La sottotitolazione dei film multilingue (3)

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A questo proposito vorrei aggiungere che proprio ora in Germania c’è la tendenza a usare molte parole ed espressioni inglesi, per esempio, la pubblicità è per la maggior parte in inglese, specialmente i loghi e gli slogan. Bene, secondo l’articolo “Die Sensestimuliert” di Thomas Tuma che apparve nel giornale tedesco DerSpiegel (2003:87) fu fatta un’indagine in questo campo per scoprire se la maggior parte delle persone capisse questi slogan e il risultato mostrò che la maggior parte non li capiva. Slogan come “Come in and find out” (“Vieni e scoprilo”) per la Douglas, una ditta tedesca, venne compreso dai più come “Come in and find the way out” (“Vieni e cerca la via d’uscita”). O lo slogan “Be inspired” (“Prendi ispirazione”) per la ditta Siemens, anch’essa tedesca, fu inteso come “The inspiredbee” (“L’ape ispirata”). Si potrebbe dire che tutto questo mostra solo che l’inglese non era una lingua diffusa in Germania alla fine degli anni 70, come invece lo è oggi.

Tornando alla questione sopra esposta, potremmo semplicemente trascrivere le parole inglesi, invece di escludere i sottotitoli? Così si è fatto nei sottotitoli spagnoli per un DVD distribuito dalla FNAC[1] spagnola. Le parti parlate in inglese sono state trascritte. È molto probabile che lo stesso traduttore che si era occupato delle parti in francese conoscesse abbastanza l’inglese da poter tradurre anche quelle; ma se fossero state in russo? Immaginate che la protagonista incontri un ufficiale russo invece che americano, il traduttore trascriverebbe le parti in russo?

È come la situazione della cantante islandese Björk. Canta perlopiù in inglese, ma spesso usa alcune parole nella sua lingua, l’islandese, come nella canzone Barchelorette, presentata al concerto Live atShepards Bush (1997). Quando succede, le parole islandesi dovrebbero essere tradotte? Si dovrebbero lasciare in islandese? Bene, dal momento che si può presumere che la maggior parte delle persone non parlano islandese, cosa se ne dovrebbe dedurre? Come già ho affermato nell’introduzione, penso che una soluzione possibile e ragionevole sia l’aggiunta di questa informazione (islandese) tra parentesi, o l’uso di colori diversi.

Ma cosa accade quando si usa più di una lingua? Dovremmo mettere in rilievo questa differenza, e se così fosse, come? Forse potremmo usare il corsivo per tutte le lingue secondarie, se fosse il caso. C’è un altro film tedesco in cui si parla più di una lingua: Il cielo sopra Berlino (Wim Wenders, 1987). In questo film troviamo in prevalenza tedesco, inglese e francese, ma anche turco e altre lingue. Un angelo viene inviato sulla terra, a Berlino, per aiutare altre persone, ma vorrebbe restare lì e diventare umano. I due angeli che compaiono nel film sono interpretati dagli attori tedeschi Otto Sander e Bruno Ganz, e parlano in tedesco; l’attrice circense francese (interpretata da SolveigDommartin) parla in francese e Peter Falk, che interpreta se stesso, parla in inglese. Nella versione sottotitolata in spagnolo distribuita in DVD si usa solo un tipo di carattere e non si usa un’alternativa per mostrare queste lingue diverse.

Un altro film dove troviamo più di due lingue è L’appartamento spagnolo (CédricKlapisch, 2002). In questo film si trovano più lingue oltre il francese, la lingua principale: lo spagnolo, il catalano e l’inglese. Nei sottotitoli francesi, come si visualizzano nel DVD, questa differenza non è messa in rilievo, sicché il pubblico non può distinguere tra catalano, francese o inglese, e lo stesso è il caso del DVD in spagnolo: non c’è niente che metta in rilievo le lingue diverse nei sottotitoli spagnoli.

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Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It


[1]Fédérationnationale d’achatsdescadres”, più tardi “Fédérationnationale d’achats”, una catena di negozi che vende prodotti dell’industria dell’intrattenimento (musica, letteratura, video games ecc.).