Cos’è la traduzione giuridica? (2)

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La traduzione giuridica è sì una questione di terminologia, poiché i termini possono, anzi spesso assumono significati diversi all’interno dei diversi ordinamenti nazionali. Tuttavia, si può sostenere che più che una questione terminologica è una questione culturale, poiché l’ordinamento giuridico di una nazione è sempre il prodotto delle particolari circostanze storiche di quel paese; il linguaggio giuridico di una nazione esprime al più alto grado il carico storico della stessa e delle sue istituzioni. Da quest’ultima affermazione si parte per argomentare il quarto e ultimo postulato, anch’esso accettabile solo in parte: la traduzione giuridica esige una grande precisione che spesso porta alla transcodificazione. Ora, tale affermazione è una contradictio in terminis.

Se è vero che la traduzione giuridica esige una grande precisione, effettuare una transcodificazione porterebbe proprio alla mancanza di quella tanto auspicata precisione nell’ambito delle traduzioni giuridiche. C’è inoltre da dire che trasferire un concetto da un sistema giuridico a un altro non è sempre possibile. Si pensi alla traduzione del diritto statuario: non è assolutamente pensabile effettuare, in tal caso, una transcodificazione, pena l’incomprensibilità e l’inapplicabilità in un altro ordinamento. Oppure si considerino i flussi giuridici da common law a civil law: non è sempre possibile ridurre soluzioni giurisprudenziali in fattispecie normative (sia pure fortemente generiche) o inserire determinati istituti in categorie logiche generali e astratte. E gli esempi abbondano: act of God, habeas corpus, rule of law, trust, consideration, corporation, equity. E cosa dire della nozione stessa di “diritto” rispetto all’inglese law? La traduzione di questi termini rende effettivamente giustizia alla complessità che tali nozioni esprimono? Spesso si aderisce così tanto al testo di partenza che la traduzione ne risulta deformata fino al punto di risultare assurda, come nel caso della traduzione inglese del Code Civil del Québec (1886), dove per tradurre “personne morale” è stato proposto moral person e Meredith (1979:54) ne deduce la presenza di persone immorali in Québec!

Il nocciolo del problema è ben riassunto da una semplice domanda: una buona traduzione è identica all’originale al punto da poter essere a essa sostituita? Ora, un tale quesito può sembrare puramente teorico (e in effetti lo è) poiché si traduce da sempre e l’equivalenza va di per sé. Ma di quale equivalenza si tratta? Nozioni come fair/fairness e reasonable, sebbene esistano equivalenti funzionali, sono dei veri e propri rompicapi per i traduttori. Per coloro che conoscono la base del campo semantico che sottende a ognuno dei termini summenzionati, frutto di una lunga storia giuridica e politica, credere alla loro equivalenza testimonia una qualche ingenuità verso le lingue, le culture e le tradizioni sociopolitiche di ogni paese (Jean-Claud Gémar). Queste tradizioni si esprimono fortemente nel modo di interpretare i testi, in particolare quelli giuridici, e ogni paese appartenente alla famiglia di Common law possiede la propria “legge d’interpretazione” che a volte differisce da un paese all’altro. In un tale contesto è lecito chiedersi qual è l’equivalenza di cui si parla. È possibile nell’ambito di una traduzione giuridica, riuscire a ottenere un’equivalenza dei testi (ossia delle lingue) nel rispetto di un sistema (giuridico) evitando di sacrificare l’equivalenza per rispetto del sistema di riferimento o viceversa? E se è necessario scendere a compromessi cosa bisogna privilegiare? L’equivalenza funzionale sacrificando la regola di diritto (e quindi l’oggetto stesso di tale equivalenza) oppure l’espressione della regola? Secondo Gémar il grande dilemma della traduzione giuridica si trova proprio in questa alternativa: il traduttore è costretto a servire due padroni contemporaneamente, senza trascurare l’uno a favore dell’altro.

Domani sarà pubblicata la terza parte dell’articolo.

Autore dell’articolo:
Mariangela Marcoccia
Traduttrice giuridica EN-FR>IT
Sevran (Francia)