Confessioni di un traduttore di manga (6)

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Poi ci fu il dialogo di Mamoru Oshii. Fu di gran lunga il più difficile. Oshii tende a strafare nel’utilizzo di kanji difficile e di un fraseggio spigoloso. Giunsi a pensare che il miglior modo per renderlo era saccheggiare il tesauro e trarne la più oscura terminologia inglese che potessi trovare. Sono terribilmente fiero di come Seraphim: 266613336 Wings è venuto fuori. È stato un lavoro dannatamente impegnativo. E fermatemi prima che parli di Panty and Stockings with Garterbelt . Tradurre doppi sensi sessuali non è cosa facile…

Non è che poi non incespichi sulle singole parole. Per“Showa: Una Storia Del Giappone” mi sono dovuto tuffare nel dizionario alla ricerca di termini militari e storici. Ho usato il frasario giapponese/inglese di mio nonno risalente alla Seconda Guerra Mondiale come un ponte verso il passato, e sapevo che avrei dovuto mettere il nome corretto ad ogni nave da guerra. Non c’era spazio per l’errore. Anche le tecnociance di Matsumoto erano altrettanto difficili da decifrare. Lo juryoku seba di Queen Emeralda avrebbe potuto essere un gran numero di cose, ma alla fine optai per mettere nella la mia lingua “gravitysaber”.

Mi sono detto che se in inglese “lightsaber” (il nome dato alle famose spade laser di “Guerre Stellari”) era fico, allora gravitysaber non sarebbe stato male. È anche il nome che in Giappone usano in inglese, la qual cosa può essere d’aiuto. Però non funziona ogni volta; chiedetelo al Führer Deslock di Space Battleship Yamato, o Leader Deslock, come è stato rinominato per la traduzione ufficiale; e non c’è niente che mi aiuti con il pianeta Heavy Metal. Non c’è verso che comunichi qualcos’altro che puro giapponese scrauso degli anni ’70. Oh, beh…

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Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari