Confessioni di un traduttore di manga (5)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Non sono del tutto autodidatta; ho il mio master in giapponese e la traduzione letteraria è stata parte del mio corso di studio, ma è diverso dai manga. Ho imparato con la pratica. Ho preso una serie già tradotta (Dr. Slump & Arale, nel mio caso) e l’ho tradotta volume per volume, confrontando la mia traduzione con la versione pubblicata. Ho immaginato che più mi avvicinavo alla versione pubblicata, meglio stavo facendo. Mi ha insegnato anche quali scelte fare, dove erano le differenze, e perché quelle decisioni erano prese.

Il mio processo è semplice. Mi appoggio il fumetto vicino al mio computer e inizio a leggere. E a scrivere. E a sentire. Questo è importante, perché è quello che sto cercando di replicare, un sentimento. Non leggo mai il fumetto prima del tempo. Voglio catturare l’esatto momento di quando leggo una pagina, e poi usare l’inglese per dare ai lettori l’esperienza della stessa emozione. Mi faccio coinvolgere profondamente nei fumetti mentre lavoro su di essi. Rido con forza. Fino alle lacrime. Ovviamente, in seguito ci ritorno su e faccio degli aggiustamenti, ma se prima leggo l’intero fumetto, perdo l’immediatezza.

Ogni personaggio ha la propria voce. So come suona Kitaro, come parla Emeraldas. Posso parlare come Nezumi Otoko o Jakob “Che Distrugge Paesi”. Mentre leggo, sento quelle voci nella mia testa. Cerco di lasciarle dire come direbbero qualcosa. E sì, ci sono volte in cui recito ad alta voce, per essere sicuro che suoni in modo corretto. Fortunatamente di norma lavoro da solo in una stanza. Solo i miei cuccioli mi vedono che mi rendo ridicolo.

Anche catturare il tono è importante. Quando per la prima volta sono passato da Shigeru Mizuki a Leiji Matsumoto, mi ci è voluto un po’ per immergermi nella grevità formalizzata di Matsumoto ben diversa dalla leggera prosaicità di Mizuki. I personaggi di Matsumoto suonavano troppo come quelli di Mizuki e non andava bene. Ho iniziato a mettere Wagner in sottofondo mentre traducevo Queen Emeraldas, che fu la soluzione perfetta. Mi ha aiutato a concentrare tutto il melodramma e linguaggio operistico in qualcosa di egualmente potente in inglese.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari