Che cosa ci sarà nel mio piatto?

 Categoria: Servizi di traduzione

Aprire il menù di un ristorante gourmet può farci dubitare delle nostre capacità di comprensione del testo. I nomi dei piatti sono spesso ermetici e più orientati alla suggestione poetica piuttosto che alla funzione descrittiva. Nel tradurre i menù, le preparazioni di cucina e ogni tipo di contenuto cartaceo o web di ristorazione da una lingua a un’altra, ci si imbatte nel rischio di fallire nell’intento di produrre l’incanto della lingua originale e per di più di non far arrivare all’utente una spiegazione efficace. Ho imparato a mie spese, molti anni fa, che anche una piccola sfumatura in lingua può influire sul nome di un piatto, stimolando reazioni che vanno dall’acquolina in bocca fino al limite della ripugnanza più assoluta. Lo stesso principio vale per le traduzioni di articoli e testi di un settore specifico e affascinante come quello della ristorazione e più in generale dell’enogastronomia.

Ricordo come fosse ieri il giorno in cui decisi che mi sarei occupata personalmente delle traduzioni di tutto ciò che proponevo ai clienti. Da tempo lavoravo come maître d’hotel e sommelier presso strutture di lusso in Italia, Francia e Spagna. Durante un servizio piuttosto impegnativo, un tavolo di clienti anglofoni, che avevano consultato il menù tradotto, appunto, in inglese, ordinò la cena. All’arrivo dei primi piatti, una delle signore al tavolo mi fece chiamare. Mentre mi avvicinavo, vidi l’orrore dipinto sul suo volto e pensai al peggio, pensai a tutto ciò che certamente in un ristorante di lusso non può accadere. Immaginerete il mio stupore, quando scoprii che non si trattava di un errore di cucina o di sala, bensì di un grave problema di comunicazione! La signora infatti aveva ordinato un risotto in crema di zucchine e si era vista invece servire una portata in cui il protagonista principale era il midollo, con tanto di osso cavo scenograficamente adagiato sul piatto. Premetto che io adoro il midollo e credo che il risotto accompagnato da questo elemento tipico di alcune cucine regionali sia una leccornia inenarrabile. Non faccio fatica a comprendere, però, l’orrore di una persona che non solo non ha l’abitudine di consumare questo tipo di pietanza, ma che addirittura si aspettava al suo posto una delicata passatina di zucchine.

Mi limito, in questa sede, all’esempio del midollo, ma vi garantisco che ce ne sarebbero tanti altri e anche molto più estremi, al limite dell’oltraggio al pudore, che giustificano la mia intransigenza riguardo l’attività di traduzione. Quando mi trovo nei panni di cliente, mi soffermo spesso a leggere le versioni tradotte dei contenuti web o cartacei dei ristoranti cui mi avvicino. Ammetto che, per chi conosce le varie lingue e culture enogastronomiche, può essere estremamente divertente rilevare alcune fatali imperfezioni o i grovigli di parole incomprensibili. Ma sarebbe bello che nessuno debba più chiedersi, con timore e timidezza “Che cosa ci sarà nel mio piatto?”.

Autrice dell’articolo:
Bianca Maria Malagoli
Traduzioni nel settore enogastronomico
Roma