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 Categoria: Servizi di traduzione

Una visione d’insieme
La traduzione degli audiovisivi esprime l’idea di un trasferimento interlinguistico in situazioni in cui il linguaggio verbale è trasmesso e reso accessibile sia in termini visivi che acustici, solitamente – ma non necessariamente – attraverso l’uso di dispositivi elettronici.
La maggior parte dei prodotti audiovisivi è sottoposta a tre diverse modalità di traduzione:

- dubbing, un processo che utilizza il canale acustico a fini traduttologici;
- sottotitolazione, che si avvale del mezzo visivo e che implica un tipo di traduzione scritta, di fatto visibile sullo schermo;
- voice-over, che però risulta essere un metodo poco utilizzato

Tradurre per il grande/piccolo schermo è cosa piuttosto diversa dal tradurre per prodotti destinati alla stampa: libri, quotidiani e tutti quei prodotti «cartacei» sono creati appositamente per essere letti e la presenza di eventuali illustrazioni è direttamente finalizzata a completare o approfondire un concetto già espresso verbalmente nel contenuto scritto.
Al contrario, i prodotti per lo schermo – film, serie TV, documentari – sono per definizione e natura audiovisivi, ovvero lavorano simultaneamente su due o più livelli, configurandosi come elementi polisemici, ovvero costituiti da numerosi codici; questi ultimi interagiscono al fine di ottenere un unico effetto.

Per quanto concerne il genere audiovisivo dei videogiochi, invece, questo definisce i suoi prodotti come «computer-based entertainment software, using any electronic platform… , involving one or multiple players in a physical or networked environment» (Frasca 2001:4)
I videogiochi sono accessibili attraverso l’ausilio di computer, televisori, console o anche mediante dispositivi specializzati o installati all’interno di telefoni cellulari; la difficoltà e le modalità sono piuttosto variabili, passando perciò dal giocatore singolo a più giocatori, in una situazione ludica di tipo interattivo.

Come già accennato, i videogiochi sono di natura audiovisiva, ma ciò che li distingue dagli altri prodotti per lo schermo sta nell’utilizzo spasmodico di una tecnologia d’avanguardia, che fa largo uso di effetti sempre più creativi e originali, in modo da ottenere effetti audio-video sempre nuovi e realistici; un esempio è l’inserimento di voci umane, le quali necessitano di essere così doppiate/sottotitolate ai fini di estendere la comprensione dei contenuti ad una clientela linguisticamente variegata.

Nel caso dei videogiochi, tuttavia, i processi di traduzione e programmazione informatica del prodotto vanno di pari passo con gli sforzi atti a localizzare quest’ultimo all’interno di un preciso mercato; non è un caso se in termini di guadagni, l’industria dei videogiochi ha largamente superato quelle del cinema e della televisione e questo può essere indice di un più attento controllo qualitativo da parte delle aziende sul singolo prodotto. In altri termini, l’industria dei videogiochi si configura come un raro esempio di come la traduzione non sia semplicemente un elemento di contorno: i cosiddetti game publisher sono spesso responsabili della localizzazione del prodotto, processo attraverso il quale si cerca di assicurare un certo standard qualitativo e che si traduce in rigorosi testing funzionali e linguistici; ne è la prova il fatto che gli stessi traduttori siano coinvolti in ogni fase del progetto, con i loro pro e contro, dal momento che si tratta di figure che si raffrontano continuamente con «unstable work models», di fatto fortemente variabili.

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Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto