Tradurre significa tradire?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Si dice che le traduzioni siano come le donne: brutte e fedeli, o belle e infedeli. Questo curioso gioco di parole interpreta uno dei più consolidati paradossi della comunicazione. Una traduzione fedele al 100% è praticamente quasi impossibile, il risultato sarà sempre leggermente diverso dal testo di partenza.

Se pensiamo alle traduzione dei film, soprattutto americani, non penseremmo mai
di adottare frasi come ‘Hey amico’, (hey man), ‘ma che diavolo dici’? (what the hell?) oppure di chiamare una donna ‘pollastrella’! (chick). Da adattatrice mi imbatto spesso
in questo tipo di traduzioni. La lingua inglese, diciamolo, è molto più sporca rispetto alla lingua italiana, nei film americani utilizzano la parola “fuck” o “fucking” come niente fosse
o ancora “bitch”, “son of a bitch” che ormai sono quasi una regola. Quando adattiamo un
film in italiano dobbiamo per così dire, ripulirlo e renderlo più “digeribile” al pubblico italiano, che non sopporterebbe questo continuo uso di parolacce. Tuttavia conosco persone che si rifiutano di vedere film adattati e preferiscono di gran lunga vederli in lingua originale, proprio perché per chi conosce la lingua, i film tradotti perdono molto del loro significato.

Esistono due tipi di traduzione:
- Source oriented (più fedele al testo);
- Target oriented (si allontana dall’originale ma agevola la comprensione ai lettori);

Ci sono molti punti di vista riguardo questo argomento; alcuni, ad esempio, ritengono
che il lavoro del traduttore è simile a quello del copista che riproduce una scrittura. Secondo questi la riproduzione letterale può essere così semplice che vi riuscirebbe anche un trascrittore, dotato di conoscenze elementari sulla lingua di partenza.
Nella traduzione di una poesia la questione diventa più complicata e anche di molto.
La poesia ha una sua melodia, un suo ritmo, ed evoca degli scenari interiori, bisogna insomma avere una certa sensibilità per ritrasmettere le emozioni. Il traduttore di opere
in prosa, dovrebbe avere anche il cuore di un vero poeta. Nella traduzione di testi comici
la traduzione letterale non è idonea: perché creerebbe delle mostruosità linguistiche. Umberto Eco, ad esempio, nel suo ‘Come scrivere una tesi di laurea’, afferma che tradurre è sempre tradire e aggiunge che tradurre è come avere una dentiera e non i denti veri, oppure è come indossare la parrucca o altre protesi di vario tipo.

Tradurre però, vuol dire trasmettere il messaggio senza modificarlo, restituendolo fedelmente. Il traduttore ha due personalità: il linguista e lo stilista; per essere un buon traduttore l’una non deve prevalere sull’altra. La traduzione è un importante mezzo di cultura che, dovrebbe essere aggiornata al momento storico e al pubblico dei lettori. Tradurre è quindi sempre un po’ tradire; ma se lo si fa coscienti dei rischi possibili, si tradisce solo se lo si reputa veramente indispensabile. Curiosità e distacco sono due parole da prendere in considerazione in questo mestiere: la curiosità del lettore attento al messaggio e il distacco di chi lo deve trasferire ai lettori mantenendo il più possibile il suo ritmo e il suo significato. Tradurre insomma è sostanzialmente una sfida.