Iniziamo la nostra riflessione partendo da una considerazione vecchia quanto il mondo. Tutte le traduzioni che vengono eseguite a partire dal medesimo testo possono essere buone o cattive ma il giudizio finale su di esse non dipende dalle differenze talvolta significative che si possono riscontrare fra loro.
In altre parole, lo stesso testo di partenza può dare origine a infinite traduzioni e il fatto ad esempio che due di esse siano piuttosto distanti l’una dall’altra non implica che siano una buona e una cattiva, possono essere anche entrambe buone o entrambe cattive.
Allontaniamoci un attimo dal nostro filosofeggiare e andiamo sul pratico. Non c’è dubbio che esistano traduzioni ottime, buone, sufficienti, insufficienti o addirittura pessime. Dare una valutazione di base non crea grosse difficoltà in coloro che possiedono una buona conoscenza delle due lingue in questione e una certa sensibilità linguistica. Esistono fattori oggettivi che possono determinare chiaramente quali traduzioni non riescono a raggiungere parametri minimi di qualità. Ne elenchiamo alcuni:
1. La traduzione deve contenere tutti i paragrafi e tutte le frasi del documento originale. In caso contrario, la traduzione è incompleta e non contiene tutte le idee che l’autore aveva voluto trasmettere in origine.
2. La traduzione non deve alterare in modo evidente il senso di nessun concetto espresso nel documento originale.
3. Non devono essere presenti errori di grammatica o di ortografia. In quest’ambito risulta molto utile la funzione di correzione automatica di cui abbiamo parlato pochi giorni fa.
4. La traduzione dev’essere redatta nel modo più fluido possibile e cercando di rispettare la sintassi dell’originale. Ciò permette ai fruitori una lettura più gradevole, una miglior comprensione del testo e di conseguenza il raggiungimento dell’obiettivo finale, ovvero la trasmissione dell’idea originale.