I problemi della traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

L’atto traduttivo rappresenta due mondi paralleli, due culture che si avvicinano senza in realtà sfiorarsi mai. La traduzione riguarda il passaggio di significati da una lingua all’altra. Questo implica la necessità di ottenere un testo tradotto che sia quanto più fedele possibile all’originale. Senza ombra di dubbio ciò rappresenta un motivo di grande sfida linguistica per il traduttore che spesso durante il lavoro si imbatte in problemi legati alle lingue. Infatti, la caratteristica propria di quest’ultime è quella di possedere ognuna nel proprio bagaglio culturale, determinati modi di dire, frasi fatte, parole legate al mondo della culinaria e delle tradizioni che risultano intraducibili per altre culture, e quindi nell’atto traduttivo si presentano come residui comunicativi dato che il più delle volte è difficile trovare un corrispondente linguistico. Comunque sia ci sono vari procedimenti ai quali un traduttore può ricorrere per ovviare al problema, tra questi ricordiamo l’adattamento, la perdita, la compensazione, il calco, il prestito, ecc.. L’errore più comune è quello di aggiungere troppi elementi al prototesto provocando un risultato del tutto errato. In questo caso siamo in presenza di una compensazione di tipo invasivo e per quanto il testo possa apparire fluente e ben costruito, esso si discosterebbe troppo dall’originale e quindi sarebbe considerato frutto di una cattiva traduzione. I modi di dire delle diverse lingue, rappresentano uno degli esempi più famosi di difficoltà traduttiva perché nascondono al loro interno tutto un sistema linguistico – culturale che sovente risulta intraducibile. Il bravo traduttore sa che in questi casi è necessaria la sostituzione, vale a dire ricercare un modo di dire appartenente alla sua cultura che però sia equivalente a quello del testo di partenza.

Altri concetti chiave legati al problema della traduzione sono l’addomesticamento e lo straniamento, i quali conducono alla decisione di modernizzare o arcaicizzare un testo. Sono tutti fenomeni che mirano in qualche modo a cambiare l’opera di partenza perché si tratta sempre di una scelta del traduttore, il quale è portato in qualche modo a negoziare e a manipolare ciò con cui lavora. Quanto affermato, è legato al fatto che non si traduce solo la lingua, ma anche la cultura, è per questo che una traduzione può essere source o target oriented, vale a dire orientata verso il suo testo di partenza o quello di arrivo. La scelta consiste nel preferire ciò che è presente nella narrazione fonte ad esempio un determinato tipo di lingua, un certo contesto storico, determinate connotazioni sociali oppure puntare il tutto verso il mondo che è più vicino al traduttore, ecco perché si è soliti scegliere la via dell’addomesticamento, una sorta di terza uscita tra il modernizzare e l’arcaicizzare. Accade spesso, infatti, che un libro possa appartenere a un periodo storico molto distante. Questo porta con sé non pochi problemi perché il mondo descritto presenta caratteristiche che per i lettori odierni risulterebbero quasi irreali. Il bravo traduttore deve essere in grado di addomesticare il testo riproponendo gli stessi elementi in chiave moderna e/o comprensibile ai propri lettori.

Nel complesso si deve necessariamente asserire che il lavoro del traduttore è indissolubilmente legato a un rispetto di tipo morale nei confronti dell’autore del libro, perché ogni sua scelta deve dipendere da una selezione di dati preesistente. Diventa conseguenza naturale a questo punto che non si possa ottenere un’equivalenza completa di due sistemi linguistici a causa delle differenze che per loro natura possiedono.

Autore dell’articolo:
Bruno Giannetti
Traduttore DE-FR-EN>IT