Una volta che il testo è stato messo per iscritto, abbiamo la seconda fase cruciale, quella in cui attraverso gli occhi del lettore il testo viene capito, apprezzato oppure non tocca le corde giuste, viene frainteso; su questa fase lo scrittore non può più intervenire e solitamente, per fortuna, non ci prova neanche.
Il traduttore invece, quando è chiamato in causa, vive sospeso proprio tra questi due momenti, in una terra di mezzo tra l’autore del testo ed il lettore. Lui sì, interviene, e fa la differenza – qui le parole sono importanti – perché ha il potere di distruggere la poetica di un autore, come anche di distruggere l’impatto a livello pubblicitario di una semplice brochure, oppure di consegnare al lettore straniero il testo di partenza in tutta la sua ricchezza, in tutte le sfumature, pur lavorando nell’invisibilità.
Sono musicista prima che traduttrice, ed è proprio la musica che mi ha portato a vivere per un periodo e viaggiare continuamente in Spagna, quindi non posso evitare un paragone musicale.
Penso ad un concerto o ad una sinfonia di Mozart, per esempio. Alcuni dei suoi temi nella loro semplicità hanno già qualcosa di assolutamente geniale, ma la vera bellezza sta nel loro sviluppo e nell’arrangiamento. Chi si trova a riarrangiare un capolavoro musicale, ovvero a trascrivere un’opera adattandola ad un altro organico strumentale, deve fare i conti con un numero diverso di strumenti, con timbri ed estensioni diverse, ed addirittura con la tradizione culturale che sta dietro ad uno strumento. Ha letteralmente il potere di trasmettere la bellezza dell’opera ma anche quello di distruggerla, di renderla inefficace e incomprensibile, tanto quanto un’interprete mentre la suona.
Il traduttore pur con minore libertà ha un compito simile, si muove con alcune limitazioni, per esempio si trova a combattere con il fatto che non ogni concetto esiste in ogni lingua, o che alcuni concetti sono impossibili da comprendere per un lettore che non conosce profondamente il paese e la cultura della lingua di partenza; nonostante questo lavora con lo stesso labor limae, in un continuo domandarsi, cercare di capire, reinventarsi per fare in modo che niente vada perso nella traduzione.
Autore dell’articolo:
Elisa Azzarà
Traduttrice freelance ES>IT
Pisa