Presente e futuro della MT (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

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Nonostante gli enormi progressi, la traduzione automatica ha ancora molta strada da fare

« Non mi fido degli annunci troppo promettenti »

I risultati saranno anche impressionanti, ma François Yvon rimane moderato riguardo ai numerosi annunci dei giganti di Internet.
“Non mi fido degli annunci troppo promettenti. In tedesco, una lingua difficile da tradurre, il punteggio prima delle innovazioni era di 25 su 100. Adesso siamo attorno al 30. Abbiamo guadagnato 5 punti in un anno, laddove pensavamo che ci volesse un anno per guadagnare un solo punto. La differenza è dunque molto significativa ma c’è ancora molta strada da fare prima di arrivare a 100.”
Gli ostacoli sono ancora molteplici prima di giungere a questo obiettivo. A cominciare dal fatto che queste macchine non capiscono il mondo che le sta attorno e di conseguenza non sono capaci di capire il testo che devono tradurre. Se parliamo dell’11 settembre e di torri nella stessa frase, gli esseri umani capiranno automaticamente il riferimento e sapranno tradurre correttamente il termine “torre”, cosa che non succede invece con le macchine. Dotare i programmi di senso comune è una delle grandi sfide attuali dell’intelligenza artificiale, una delle sfide più difficili da vincere.
Un altro problema più immediato riguarda il funzionamento stesso di questi sistemi, spiega François Yvon:

“Per adesso abbiamo tradotto frasi fuori contesto. Ora, una serie di fenomeni linguistici si estendono a più frasi, per questo le informazioni devono essere memorizzate a distanza di intere frasi. Cosa che per adesso non si riesce a fare.”

Inoltre, per ottenere un livello di traduzione simile a quello dei professionisti, la macchina deve raggiungere una certa coerenza stilistica e se certe traduzioni funzionano bene, come quelle dall’inglese al francese, altre sono molto meno coerenti. Le macchine necessitano quindi di molto più esercizio per tradurre bene ad esempio dal coreano al polacco che dall’inglese al francese.

Il tipo di testo tradotto dà quindi dei risultati più o meno convincenti a seconda della coppia linguistica e del tipo di testo. “Nell’industria, le brochures o i resoconti delle assemblee generali funzionano molto bene: sono testi ripetitivi con frasi che si ritrovano di anno in anno”. Sottolinea François Yvon, perché sono molti e tradotti molto spesso. “Ma quando si tratta di tradurre degli sms ad esempio, non si hanno gli stessi risultati. Nessuno li traduce mai! E ci sono giochi di parole, errori..”.

Se quindi pensa che la traduzione automatica raggiungerà dei buoni livelli nei prossimi dieci anni per un certo tipo di utilizzo, François Yvon sottolinea anche che “Per i romanzi o le conversazioni siamo ancora molto lontani”.

Fonte: articolo di Morgane Tual pubblicato su “Le Monde” il 19 Maggio 2017

Traduzione a cura di Isabella Scarselli
Interprete e traduttrice IT><FR ; IT><EN
Firenze, Milano

Presente e futuro della MT

 Categoria: Strumenti di traduzione

Nonostante gli enormi progressi, la traduzione automatica ha ancora molta strada da fare

Malgrado gli annunci trionfanti dei giganti del web e i significativi miglioramenti in questo ambito, ci sono ancora molte sfide da vincere.
Facebook, TripAdvisor o Google Chrome lo propongono sempre più spesso agli utenti di internet, o peggio, lo impongono direttamente di default: “vuole tradurre questa pagina in francese ?”. Se queste proposte sono sempre più frequenti, significa che il risultato è migliorato considerevolmente nel corso degli ultimi anni. Sicuramente i testi tradotti sono ancora pieni di errori, spesso controsensi ed errori grammaticali, ma sono spesso di qualità sufficiente per permettere ai lettori di capirne il contenuto, a condizione di non entrare nei dettagli o comprendere le sfumature.

Una piccola rivincita, non paragonabile sicuramente alle tecnologie di quattro o cinque anni fa. In questi ultimi mesi, gli annunci si sono moltiplicati. L’ultimo è del 9 di Maggio, in cui Facebook afferma di aver trovato un modo di moltiplicare per nove la velocità di questi sistemi senza perdere niente in termini di qualità. A novembre era stato proprio Google ad annunciare in pompa magna una nuova versione del suo strumento di traduzione “con questo aggiornamento, Google Traduttore migliora in una sola volta quando avrebbe potuto farlo in un lasso di tempo di dieci anni”, si vantava Google nel suo annuncio. Quanto a Microsoft, non smette di annunciare miglioramenti del suo strumento di traduzione simultaneo integrato a Skype da circa un anno e mezzo.

« Ha imparato una specie di esperanto da solo »
I meriti dei recenti miglioramenti sono da attribuire al deep learning, un metodo di apprendimento automatico che si basa su reti neurali artificiali, metodo che ha dato risultati eccellenti negli ultimi anni ed in diversi ambiti dell’intelligenza artificiale, come il riconoscimento delle immagini.

All’inizio la traduzione automatica si basava su regole inculcate alla macchina, grammaticali ad esempio, scritte a mano da ingegneri. A partire dagli anni ’90 si utilizza un altro metodo basato sull’analogia statistica: la macchina paragona molti testi con le relative traduzioni tra loro e deduce la traduzione più probabile per nuovi testi.

Tuttavia è dal 2010 che l’utilizzo delle reti neurali inizia veramente a fare la differenza: “È un altro modo di apprendere i modelli statistici”, spiega al giornale François Yvon, direttore di ricerca al CNRS e responsabile del laboratorio di informatica per la meccanica e le scienze ingegneristiche. “Osserviamo esempi di testi in francese ed inglese che facciamo analizzare da queste macchine. Abbiamo scoperto che funzionava abbastanza bene da poter fare annunci trionfanti.”

Talmente bene che Google si è completamente trasformato “Prima il nostro sistema era molto complesso e fatto manualmente” racconta al giornale “Le Monde” Emmanuel Mogenet, direttore di Google Research Europe.

“Era costituito da molte parti diverse: una si occupava di apprendimento automatico, un’altra di analisi grammaticale, un’altra ancora di statistica.. era una specie di sistema Frankenstein. Il grande passo in avanti è stata la decisione di abolire del tutto questo metodo e costruire un’enorme rete neurale nella quale da una parte vengono inserite parole in francese e dall’altra si ricava il corrispondente in giapponese, senza l’aiuto dell’ingegneria tradizionale. Si tratta di apprendimento automatico”.

Il risultato? Un sistema “nettamente migliore”, spiega il ricercatore, ormai stabilitosi a Zurigo, in Svizzera. Sistema che ha lasciato esterrefatti i suoi stessi creatori: “Gli abbiamo mostrato come tradurre certe coppie di lingue e dopo ci siamo resi conto che era capace di passare da una lingua ad un’altra sulla quale non l’avevamo ancora istruito. Riesce quindi a costruire una sorta di rappresentazione al centro, indipendente dal linguaggio. Ha imparato da solo una specie di esperanto. Questa cosa non la riusciamo ancora a capire del tutto”.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo di Morgane Tual pubblicato su “Le Monde” il 19 Maggio 2017
Traduzione a cura di Isabella Scarselli
Interprete e traduttrice IT><FR ; IT><EN
Firenze, Milano

Buone vacanze a tutti

 Categoria: Agenzie di traduzione

Vista la situazione “particolare” quest’anno la redazione chiuderà i battenti per un mese intero.
Riprenderemo le pubblicazioni lunedì 31 agosto.

Buone vacanze a tutti!

Machine Translation Post Editing

 Categoria: Strumenti di traduzione

Con tanti sostenitori della sua utilità e un numero ancora maggiore di professionisti che vi si oppongono fermamente, il Machine Translation Post Editing (MTPE) è sicuramente una delle innovazioni più discusse e controverse del settore della traduzione in questi ultimi anni.

In questa modalità di lavoro, un testo elaborato con la Machine Translation viene poi revisionato da un traduttore umano, che porta il testo tradotto in modo automatico al livello qualitativo di una traduzione effettuata da un professionista, correggendo errori e apportando tutte le modifiche necessarie a rendere il testo corretto da ogni punto di vista.

Molti traduttori hanno una visione decisamente negativa del post-editing, basata su argomentazioni dettate dall’esperienza nel settore; gli svantaggi che vengono più spesso evidenziati riguardano principalmente il grado di qualità del testo finale che viene prodotto: si teme infatti che, nonostante l’intervento umano, il testo non abbia realmente le stesse caratteristiche di una traduzione effettuata completamente da un professionista. Un secondo argomento decisamente importante che viene portato in opposizione al post-editing riguarda le tariffe: un flusso di lavoro di questo genere comporta potenzialmente una produttività incredibilmente più elevata rispetto a quella raggiungibile traducendo interamente il testo, per cui le tariffe offerte sono più basse di quelle consuete per incarichi di traduzione vera e propria.

Entrambi questi ragionamenti hanno sicuramente un fondo di verità, ma sono da discutere più a fondo. Per quanto riguarda il primo caso, il testo elaborato con un processo di post-editing ha una qualità inferiore solamente se il traduttore che se ne occupa non presta attenzione sufficiente alle parti da modificare; la sintassi e lo stile potrebbero apparire leggermente differenti da quelli prodotti da un traduttore umano, ma questo non significa necessariamente che siano errati o poco scorrevoli. In un tipo di lavoro di questo genere, come in una normale traduzione, dipende tutto dal traduttore e dalla precisione con cui esegue l’incarico. Anche la questione delle tariffe è sicuramente vera, ma essendo queste basate essenzialmente sulla produttività, il guadagno ottenuto non è poi inferiore; anche solo considerando il tempo risparmiato a scrivere intere frasi, rispetto che a correggerne alcune parti, fa capire facilmente quali siano i vantaggi quantitativi del post-editing.

D’altra parte, i traduttori che lavorano con questa modalità e che la conoscono quindi in modo relativamente approfondito non hanno dubbi sui vantaggi che comporta. Partendo sempre dal concetto di base che il post-editing non sia adatto a ogni tipo di testo, ma particolarmente conveniente nel caso di testi tecnici, l’utilizzo di questo processo in combinazione con i vantaggi offerti dai CAT tool permette di massimizzare la produttività senza rinunciare alla qualità, consentendo di rimanere competitivi in un settore in cui la tecnologia è ormai fondamentale e irrinunciabile. Sicuramente, cercare di evitare questa modalità di lavoro non può che essere controproducente e svantaggioso per un traduttore; il post-editing è sempre più richiesto e utilizzato ed è necessario accettare il fatto che rappresenti il futuro nell’ambito traduttivo.

Autrice dell’articolo:
Annalisa Nuvoli
Traduttrice freelance EN/DE/RU > IT
Genova

Approccio e strategia traduttiva

 Categoria: Tecniche di traduzione

I forestierismi non adattati
Molto spesso, mentre traduciamo una bellissima storia avvincente, ci imbattiamo in parole straniere che non hanno nessuna corrispondenza nella lingua italiana. Come affrontare la traduzione di queste parole così intrise di significato per l’autore ma assolutamente impossibili da rendere nella nostra meravigliosa e complessa lingua?

Partiamo dal primo significato del verbo tradurre, come definito dal vocabolario Treccani: verbo transitivo, dal latino traducĕre “trasportare, trasferire”. Il verbo tradurre è composto da trans “oltre” e ducĕre “portare”, rifatto sull’analogia di condurre e sim. (http://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/tradurre/)

Come tutti i traduttori sono solita dar peso alle parole, al loro significato, alla loro origine. Cercare il traducente giusto, la parola, o l’espressione, che riesce a “trasportare” il lettore “oltre” il confine nazionale per renderlo partecipe, talvolta protagonista, di una storia meravigliosa. Nella traduzione letteraria, spesso il traduttore si trova a decidere che tipo di approccio scegliere, bisogna porsi sempre delle domande: voglio un lettore viaggiatore, curioso, che decide d’intraprendere un viaggio per comprendere una cultura diversa dalla propria e cercare di dare un significato a quella parola? Da qui la scelta del traduttore di lasciare il termine in lingua originale. Oppure,voglio un lettore che non vuole lasciare il divano, non viaggiare con la fantasia ma vuole semplicemente rilassarsi e farsi “trasferire” nel mondo descritto dall’autore del libro? Da qui la scelta di cercare un traducente o parafrasare il termine per cercare di passare il messaggio al nostro lettore.

Personalmente credo che tradurre la letteratura sia una delle più grandi sfide del traduttore, significa instaurare un proprio legame con i personaggi, i luoghi descritti e vivere, in un certo senso, l’avventura prima di descriverla nella nostra lingua. Bisogna entrare nel personaggio, nella storia, viaggiare per primi nella cultura del paese della lingua sorgente perché quello che per me è una pizza ai peperoni, non è una pepperoni pizza per un americano!

Tempo fa, nel tradurre un libro fantasy, ambientato nella Malesia degli anni ’30, mi sono dovuta calare nel personaggio e intraprendere un viaggio virtuale nell’Asia del periodo prebellico per scegliere se lasciare,o parafrasare, delle parole tipiche del linguaggio malese. Dopo molte ricerche, mi sono affidata al mio lettore viaggiatore, ho scelto di lasciare quei termini nella lingua originale per non perdere quella magia che scaturiva dal racconto. Ci sono state altre volte però, che ho dovuto adattare i termini alla cultura italiana e accontentare così il mio lettore da divano.

Carlo Collodi, nella prefazione del suo libro I racconti delle fate, scrive:
“Nel voltare in italiano i Racconti delle fate, m’ingegnai, per quanto era in me, di serbarmi fedele al testo francese. Parafrasarli a mano libera mi sarebbe parso un mezzo sacrilegio. A ogni modo, qua e là mi feci lecite alcune leggerissime varianti, sia di vocabolo, sia di andatura di periodo, sia di modi di dire: e questo ho voluto notare qui in principio, a scanso di commenti, di atti subitanei di stupefazione e di scrupoli grammaticali o di vocabolario. Peccato confessato, mezzo perdonato: e così sia.”

Autrice dell’articolo:
Federica Bulciolu
Traduttrice freelance EN>ITA FRA>ITA
Torre del lago Puccini, Viareggio (LU)

La sottotitolazione dei film multilingue (6)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

4- Conclusioni
Per riassumere, abbiamo visto esempi vari e distinti nel caso in cui in un certo film si parla un’altra lingua o addirittura molte lingue. Abbiamo anche visto esempi dell’utilizzo di un dialetto speciale o di un socioletto in un film, questione che sembra difficile da risolvere. Abbiamo osservato quali soluzioni si sono trovate in tali casi e abbiamo discusso la difficoltà di tradurre gli esempi portati. Problemi come questi spesso rappresentano una sfida per i traduttori, visto che essi non sono sempre consapevoli della gamma di possibilità a disposizione per tradurre la diversità.

Abbiamo osservato le seguenti soluzioni: non evidenziare l’utilizzo di una lingua diversa; evidenziarla senza tradurla, evidenziarla trascrivendola o traducendola. Se scegliessimo l’ultima soluzione, potremmo usare sia caratteri normali che il corsivo. Sarebbe però consigliabile usare quest’ultimo, visto che è un modo per mostrare un utilizzo della lingua speciale, e non tradurre tutte le parole “speciali”, altrimenti per gli spettatori diventerebbe difficile seguire.

Un problema simile sorge quando sia ha a che fare con più di due lingue. Come abbiamo visto, molti dei casi riportati qui non erano stati messi in rilievo, lasciando il pubblico all’oscuro dell’esistenza di diversi livelli linguistici. Una possibile soluzione potrebbe essere l’uso di colori diversi, che, come sappiamo, si adotta nella sottotitolazione per sordi.

Un’altra soluzione possibile, presa sempre dai SPS potrebbe essere la “nota” tra parentesi, come l’islandese nelle canzoni di Björk, solo per avvisare il pubblico che ciò che sentono non è inglese e che l’assenza dei sottotitoli non è dovuta all’incompetenza del traduttore.

Altra questione è il problema dell’uso di dialetti, socioletti e anche lingue “inventate”, così come impedimenti linguistici. Per la stessa natura particolare dei sottotitoli, si suggerisce di non fare uso di parole pronunciate male. E, qualora si facesse, sarebbe forse opportuno usare il corsivo. Ancora, un’altra soluzione possibile a questi problemi potrebbe essere l’aggiunta di informazioni tra parentesi, come si fa nei sottotitoli per sordi per avvisare il pubblico che nella lingua è presente qualche irregolarità.

Come già indicato nella conferenza Media for All tenuta all’Universitat Autònoma de Barcelona nel giugno del 2005, penso davvero che dovremmo riconsiderare il tradizionale divario tra i sottotitoli intralinguistici per i sordi e quelli per udenti e cercare di sfruttare tutte le possibilità offerte dai primi per risolvere le problematiche tradizionalmente “complesse”.

5- Bibliografia

Bartoll, Eduard (2004): “Parameters for the classifications of subtitles”, in Pilar Orero (ed.): Topics in Audiovisual Translation, Amsterdam/Philadelphia: John Benjamins.
Chaume, Federic (2003): Doblatge i subtitulaciò per a TV, Vic: Eumo.
Diaz Cintas, Jorge (2003): Teoria y practica de la subtitulaciòn. Inglés-Espaňol,
Barcelona: Ariel.
Gottlieb, Henrik (1997): Subtitles, Translation & Idioms, Copenhagen, University of Copenhagen.
Gottlieb, Henrik (2004): “Language-political implications of subtitling”, in Pilar Orero (ed.)Topics in Audiovisual Translation, Amsterdam/Philadelphia: John Benjamins.
Ivarsson, Jan& Carroll, Mary (1998): Subtitling, Simrisham, TransEdit HB.
Tuma, Thomas (2003): “Die Sensestimuliert”, in DerSpiegel 38, p.87.

Film
Costner, Kevin (1990): Balla coi lupi
Cukor, George (1964): My Fair Lady
Fassbinder, RainerWerner (1979): Il matrimonio di Maria Braun
Gudmundsdottir, Björk (1997): Live at Shephards Bush
Jones, Terry (1979): Brian di Nazareth
Klapisch, Cédric (1999): Guerre stellari I. La minaccia fantasma.
Nair, Mira (2002): Monsoon Wedding Payami, Babak (2001): Raye Makhfi (Il voto è segreto)
Pons, Ventura (2002): Anita no perde el tren (Anita non perde l’occasione)
Wenders, Wim (1987): Il cielo sopra Berlino

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue (5)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

3- La sottotitolazione degli impedimenti linguistici
Un’ultima questione legata a quelle già menzionate è l’uso di parole speciali, per esempio, quando un attore parla in un modo particolare. Di seguito due esempi: il film Brian di Nazareth (1979), dei MontyPython, e Guerre stellari I, La minaccia fantasma(1999), di George Lukas. In entrambi si parlano varie lingue, anche se il loro utilizzo differisce in ciascuno dei film, perché in uno, Brian di Nazareth, si tratta di un impedimento linguistico e nell’altro di una lingua inventata, la lingua di JarJarBinks e del suo popolo. La domanda che ci si può porre è: dovremmo mantenere questi effetti o impedimenti linguistici nei sottotitoli? Forse qualcuno può dire: “Perché no?” Ma visto che i sottotitoli sono scritti, diversamente dalla natura orale dell’originale o dalla versione doppiata, è facile immaginare la difficoltà di riprodurre queste stesse differenze nella versione scritta, nei sottotitoli. Bene, se guardiamo i sottotitoli, possiamo vedere che le differenze sono state mantenute. Nel primo esempio Pilato pronuncia la “r” inglese come se fosse “w”.

La prima cosa che osserviamo è che i sottotitoli spagnoli cambiano la “r” nello spagnolo standard in “d”. Perciò, non sempre, ma spesso, quando ci dovrebbe essere una “r” nella parola inglese, la si scrive con una “d”, o qualche volta anche con due. Tuttavia non è molto frequente riportare parole pronunciate male nei sottotitoli. La questione ora è: dovremmo scriverle in corsivo o semplicemente in caratteri normali? Tutto ciò può essere messo in relazione con My Fair Lady. Dovremmo usare il corsivo per mostrare quando lei parla male? Bene, nel caso dei sottotitoli in spagnolo queste parole sono scritte in caratteri normali, non in corsivo. L’altra persona che nel film parla con un impedimento è BiggusMaximus, che pronuncia però il suono “th” al posto della “s”. È interessante anche vedere il modo in cui questo possa essere rappresentato nelle lingue che non hanno lo stesso problema di pronuncia, come il catalano, il francese o l’italiano. Sarebbe interessante vedere come viene trascritto.

Cosa avviene in Guerre stellari? Bene, qui si parla una strana lingua artificiale, basata in realtà sull’inglese. Nei sottotitoli spagnoli vediamo che queste parole sono tradotte, ma anche pronunciate male,non sono in corsivo e non sono facili da seguire; perciò può essere che le si utilizzi, ma non così spesso come in originale, e meglio sarebbe metterle in corsivo per evidenziarle meglio.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

2- La sottotitolazione di dialetti e socioletti
Un altro caso che si può mettere in relazione con questo, anche se leggermente diverso, è l’uso dei dialetti e socioletti. Tutti i traduttori sanno com’è difficile rendere queste differenze nei sottotitoli o nel doppiaggio. Un buon esempio è dato dalla traduzione sottotitolata di My Fair Lady (1964), diretto da George Cukor. Com’è noto, questo film è l’adattamento cinematografico dell’opera Pigmalione di Bernard Shaw. Anche se il soggetto del film (e dell’opera) è il potere del linguaggio, e come cambiare il proprio status sociale ed economico grazie all’uso del linguaggio, è interessante vedere che anche i sottotitoli intralinguistici in inglese mostrano una resa mediocre dell’uso speciale del cockney[1]. Potrebbe essere interessante evidenziarlo all’inizio del film, per dare un’idea del personaggio, ma nella versione spagnola, né in quella sottotitolata né in quella doppiata, non viene segnalato.

C’è un capitolo dove il professor Higgins cerca di insegnare la pronuncia alla signorina Doolittle; ma lei non riesce. La famosa traduzione verso lo spagnolo, oserei persino dire conosciuta quasi da tutti, è quando lui dice: “The rain in Spainstaysmostly in the plain” (“La pioggia in Spagna continua principalmente in pianura”), e lei ripete pronunciando: “The rine in Spine staysmostly in the pline” (nel sottotitolo intralinguistico in inglese).

Nello stesso capitolo, più avanti, c’è un brano dove lei cerca di imparare a pronunciare la “h”, perché una “h” silenziosa è caratteristica tipica del cockney; e usano uno specchio con una fiamma, così se lei pronuncia l’“h” correttamente, la fiamma trema e si vede nello specchio. La frase che deve pronunciare è: “In Hartford, Hereford and Hampshire hurricaneshardlyeverhappen” (A Hartford, Hereford e Hampshire gli uragani non ci sono quasi mai”), trascritto con “In ‘artford, ‘ereford e ‘ampshire  ‘urricanes ‘ardlyhever ‘appen”.

Nei sottotitoli italiani, in entrambi i casi: “The rain in Spain… ”e “In Hartford, Hereford… ” le frasi semplicemente non sono né tradotte né trascritte, quando pronunciate in maniera errata. Penso davvero che potrebbe essere una buona soluzione, visto che il pubblico è sempre consapevole che lei parla in inglese, in questo socioletto inglese, che sta cercando di apprendere a pronunciare diversamente e che sono a Londra. Perciò forse così è più giusto ed è una buona soluzione. Inoltre, potrebbe forse essere utile l’uso delle parentesi, come si fa negli SPS, per avvisare lo spettatore che qualcuno sta usando un dialetto o socioletto, quando questo sia rilevante.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It


[1] La parlata londinese (N.d.T).

La sottotitolazione dei film multilingue (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

A questo proposito vorrei aggiungere che proprio ora in Germania c’è la tendenza a usare molte parole ed espressioni inglesi, per esempio, la pubblicità è per la maggior parte in inglese, specialmente i loghi e gli slogan. Bene, secondo l’articolo “Die Sensestimuliert” di Thomas Tuma che apparve nel giornale tedesco DerSpiegel (2003:87) fu fatta un’indagine in questo campo per scoprire se la maggior parte delle persone capisse questi slogan e il risultato mostrò che la maggior parte non li capiva. Slogan come “Come in and find out” (“Vieni e scoprilo”) per la Douglas, una ditta tedesca, venne compreso dai più come “Come in and find the way out” (“Vieni e cerca la via d’uscita”). O lo slogan “Be inspired” (“Prendi ispirazione”) per la ditta Siemens, anch’essa tedesca, fu inteso come “The inspiredbee” (“L’ape ispirata”). Si potrebbe dire che tutto questo mostra solo che l’inglese non era una lingua diffusa in Germania alla fine degli anni 70, come invece lo è oggi.

Tornando alla questione sopra esposta, potremmo semplicemente trascrivere le parole inglesi, invece di escludere i sottotitoli? Così si è fatto nei sottotitoli spagnoli per un DVD distribuito dalla FNAC[1] spagnola. Le parti parlate in inglese sono state trascritte. È molto probabile che lo stesso traduttore che si era occupato delle parti in francese conoscesse abbastanza l’inglese da poter tradurre anche quelle; ma se fossero state in russo? Immaginate che la protagonista incontri un ufficiale russo invece che americano, il traduttore trascriverebbe le parti in russo?

È come la situazione della cantante islandese Björk. Canta perlopiù in inglese, ma spesso usa alcune parole nella sua lingua, l’islandese, come nella canzone Barchelorette, presentata al concerto Live atShepards Bush (1997). Quando succede, le parole islandesi dovrebbero essere tradotte? Si dovrebbero lasciare in islandese? Bene, dal momento che si può presumere che la maggior parte delle persone non parlano islandese, cosa se ne dovrebbe dedurre? Come già ho affermato nell’introduzione, penso che una soluzione possibile e ragionevole sia l’aggiunta di questa informazione (islandese) tra parentesi, o l’uso di colori diversi.

Ma cosa accade quando si usa più di una lingua? Dovremmo mettere in rilievo questa differenza, e se così fosse, come? Forse potremmo usare il corsivo per tutte le lingue secondarie, se fosse il caso. C’è un altro film tedesco in cui si parla più di una lingua: Il cielo sopra Berlino (Wim Wenders, 1987). In questo film troviamo in prevalenza tedesco, inglese e francese, ma anche turco e altre lingue. Un angelo viene inviato sulla terra, a Berlino, per aiutare altre persone, ma vorrebbe restare lì e diventare umano. I due angeli che compaiono nel film sono interpretati dagli attori tedeschi Otto Sander e Bruno Ganz, e parlano in tedesco; l’attrice circense francese (interpretata da SolveigDommartin) parla in francese e Peter Falk, che interpreta se stesso, parla in inglese. Nella versione sottotitolata in spagnolo distribuita in DVD si usa solo un tipo di carattere e non si usa un’alternativa per mostrare queste lingue diverse.

Un altro film dove troviamo più di due lingue è L’appartamento spagnolo (CédricKlapisch, 2002). In questo film si trovano più lingue oltre il francese, la lingua principale: lo spagnolo, il catalano e l’inglese. Nei sottotitoli francesi, come si visualizzano nel DVD, questa differenza non è messa in rilievo, sicché il pubblico non può distinguere tra catalano, francese o inglese, e lo stesso è il caso del DVD in spagnolo: non c’è niente che metta in rilievo le lingue diverse nei sottotitoli spagnoli.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It


[1]Fédérationnationale d’achatsdescadres”, più tardi “Fédérationnationale d’achats”, una catena di negozi che vende prodotti dell’industria dell’intrattenimento (musica, letteratura, video games ecc.).

La sottotitolazione dei film multilingue (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Se guardiamo la versione inglese di questo film, compresa quella in DVD per la Spagna, non c’è niente che lo metta in evidenza, così gli spettatori che parlano inglese e che non conoscono né il catalano né lo spagnolo possono non essere in grado di cogliere la differenza tra le due lingue, se pensiamo a ciò che gli europei sanno della Spagna, e in particolare della Catalogna, dove anche gli studenti universitari che vanno lì per programmi di scambio Erasmus ignorano che la maggior parte delle lezioni all’università catalana sia in questa lingua “strana” e “sconosciuta”.

È sempre così? C’è un’altra possibilità? Facciamo un altro esempio: il film indiano MonsoonWedding di Mira Nair, distribuito nel 2002. Nel film si parla principalmente in inglese, visto che descrive le classi agiate di Delhi che, come si suppone, parlano inglese, pur utilizzando parole e persino frasi in hindi. In realtà è più verosimile che succeda il contrario in India, dove si parlano più di 1600 lingue (15 ufficiali) con una forte presenza dell’inglese come lingua franca, così la maggior parte delle persone parla la propria lingua usando molte espressioni e parole in inglese.

Nella versione spagnola di questo film con i sottotitoli per il DVD, si usano i caratteri normali per i dialoghi in inglese e il corsivo per le parti parlate originariamente in hindi.

Questa mi sembra una buona soluzione per rendere gli spettatori consapevoli del fatto che i personaggi parlano lingue diverse. Ma la lingua che si parla sporadicamente va tradotta o mantenuta in lingua originale e semplicemente trascritta? Un esempio di questo si può trovare nel caso del film di Fassbinder Il matrimonio di Maria Braun (1979). Il film è sul sogno economico della Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale. Maria Braun ha perso il marito durante la guerra e quando questa finisce, va alla sua ricerca. Nel frattempo conosce un ufficiale americano che era stato inviato in Germania. Maria Braun approfitta della situazione e inizia a imparare l’inglese con lui, oltre a diventare la sua fidanzata. Nella versione sottotitolata in francese distribuita da Video Arte, La Sept, le parti dove si parla inglese semplicemente non sono tradotte e neanche trascritte. Alcune di queste sono relative a un processo e in tal caso sono direttamente tradotte in tedesco. Ma ci sono altre parti dove semplicemente si parla inglese e il traduttore, o il distributore, ha deciso di non tradurle in francese. Forse hanno considerato che gran parte dei tedeschi non conosceva l’inglese al tempo in cui il film era stato distribuito, alla fine degli anni 70.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue

 Categoria: Servizi di traduzione

Abstract
La traduzione di film in cui compaiano più lingue è una questione interessante per il traduttore che può non disporre nell’immediato di tutta la gamma di soluzioni possibili. Per quanto siano stati proposti diversi approcci al problema, non tutti offrono soluzioni chiare. Interessante è ciò che emerge dall’analisi di ciò che ha fatto il traduttore e i criteri di valutazione sull’efficacia delle soluzioni adottate e, se non fossero tali, sulle soluzioni da adottare. Interessante è anche indagare se possa esserci una soluzione generale applicabile a più casi. In questo articolo non tratterò solo delle possibili soluzioni traduttive quando vi sia più di una lingua nell’originale, ma anche di ciò che si potrebbe fare in presenza di vari dialetti, idioletti e socioletti. Proporrò l’uso di alcuni elementi presi dalla sottotitolazione per sordi (SPS), come l’utilizzo di colori diversi o le informazioni paratestuali tra parentesi.

1- La traduzione di film multilingue
Nel suo libro Subtitles, Translation&Idioms (Gottlieb 1997: 114-115) e nel suo articolo più recente “Language-politicalimplications of subtitling” (Gottlieb 2004:84), Henrik Gottlieb tratta del caso del film americano Balla coi lupi, diretto da Kevin Costner nel 1990 e sottotitolato in danese. Secondo Gottlieb, nella sequenza in cui il protagonista incontra per la prima volta i nativi americani, le parti in Lakota sono sottotitolate, così il pubblico danese può leggere la traduzione delle parole dei nativi, contrariamente al pubblico americano in sala. Apparentemente, come dice Gottlieb, il fattore deciso può essere stato il fatto che nella versione DVD del film americano il parlato in Lakota era sottotitolato in inglese per il pubblico a casa.

Inoltre possiamo considerare il caso del film iraniano Il voto è segreto (RayeMakhfi, 2001, diretto da BabakPayami),sottotitolato in spagnolo e distribuito nei cinema nel 2001. Una donna deve raccogliere i voti per un’elezione politica in un’isola lontana e in una parte del film gli abitanti del posto parlano tra loro in una lingua diversa dal persiano, e questa parte non è sottotitolata. Solo quando i dialoghi sono tradotti in persiano, sono sottotitolati.
Come si dovrebbe affrontare la questione? Sarebbe ragionevole che si traducesse ciò che è già stato tradotto nella versione originale. Oppure, potremmo aggiungere, quando si è sicuri che il pubblico del testo fonte capisca tutte le varie lingue usate nell’originale. Potrebbe essere il caso dei film prodotti in Catalogna, dove per il pubblico si usa sia il catalano che lo spagnolo; una situazione che, a quanto pare, è sempre più frequente negli ultimi tempi. È il caso di Anita no perdeltren (Anita non perde l’occasione) di Ventura Pons, distribuito nel 2002. In questo film i personaggi parlano prevalentemente catalano, ma uno di loro, interpretato dall’attrice spagnola María Barranco, parla sempre in spagnolo. Tutto il pubblico catalano riesce a capire entrambe le lingue, per via della situazione politica in Catalogna. Ma come lo si può tradurre in un’altra lingua? Io credo che si dovrebbero tradurre entrambe le lingue, dal momento che si suppone che siano comprese dal pubblico del testo fonte. Ma la domanda che potrebbe sorgere è: si dovrebbe mettere in rilievo la presenza di due lingue diverse?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

Traduzione e interpretazione del pensiero

 Categoria: Tecniche di traduzione

Tra il 1994 e il 2003 ho vissuto negli USA, prima per motivi di studio e successivamente per lavoro.
Un aspetto della vita all’estero che ha sempre esercitato un grande fascino su di me, è il fatto che col passare del tempo, non solo le persone si esprimano sempre meglio nella lingua del paese ospitante, ma inizino anche a pensare come i locali.

La discriminante tra una traduzione ben fatta e una appena passabile, credo sia rappresentata dalla disamina, e conseguente interpretazione, del processo mentale che sta dietro alle parole, non tanto le parole in sé.
Solo quando abbiamo familiarità con il contesto culturale e sociale della persona che scrive possiamo cercare di rendere nella nostra lingua il suo pensiero; altrimenti la traduzione resta un mero esercizio di trasposizione grammaticale e sintattica, quasi sempre sterile e fine a sé stesso.

Quante volte assistiamo a traduzioni letterali in cui è evidente la mancanza di dimestichezza con la lingua “pensata” dal soggetto parlante o scrivente?
Per me che ho vissuto gomito a gomito con gli americani a casa loro, e ho continuato a lavorare con loro a casa mia negli ultimi 10 anni di attività nel turismo, è diventato quasi un passatempo stare ad ascoltare colleghi meno esperti tradurre in inglese un pensiero palesemente formulato in italiano, e vedere poi lo sguardo attonito e spaesato del turista di turno, evidentemente confuso dallo scombinato senso della frase!

Questo fenomeno del pensare come un “nativo”, sta alla base del grande prestigio internazionale di cui gode la famigerata tradizione dei doppiatori italiani. Analizzando l’arte del doppiaggio si può desumere il processo di decodifica mentale che sta alla base di ogni buona traduzione, e interpretazione. In sintesi, direi che il miglior modo per tradurre sia pensare.
Pensare nella lingua di origine per capire la scelta di un sostantivo piuttosto che un altro, e pensare nella lingua di destinazione, per restituire quel sostantivo come se l’avesse detto o scritto uno di noi.

Articolo scritto da:
Enrico Cerretti
Roma

Il traduttore nel 2020

 Categoria: Traduttori freelance

Nell’immaginario collettivo il traduttore è una figura che sta per ore china sul suo pc, sommersa tra tomi linguistici, dizionari, rigorosamente con gli occhiali, in solitudine. Non si sa bene cosa faccia, o meglio non al giorno d’oggi, quando si hanno a disposizione tanti traduttori automatici.

In qualcosa ci si azzecca pure a volte, come sullo stare chini e soli davanti al pc. Per il resto, si può pensare a qualcosa di più moderno. Vero che la maggior parte di noi traduttori è un amante dei libri e che adora esserne circondato ma gli strumenti lavorativi che ci accompagnano al giorno d’oggi sono più moderni: programmi di traduzione assistita, dizionari online, documenti digitali di vario formato.

Quindi oggi, con tanta tecnologia intorno, cosa può ancora fare il traduttore? Preserva il suo ruolo, quello di tradurre contenuti di vario tipo che i tanti traduttori automatici non riescono ad elaborare. Quest’ultimi hanno sì fatto passi da gigante negli ultimi anni grazie ad un esponenziale sviluppo tecnologico dell’Intelligenza Artificiale ma non sono ancora, e probabilmente non lo saranno mai, al pari della mente umana. Un traduttore automatico non è in grado di capire ogni tipo di espressione idiomatica, di modi di dire perché analizza i testi in base alla traduzione neurale. Soprattutto, non è in grado di riportare alcuna emozione. Vi immaginate un testo senza parole che descrivano la paura, la gioia, tristezza, rabbia o ironia?

È questa la differenza principale tra traduttore umano e automatico. Esiste però un particolare ambito nel quale i due possono collaborare e darsi man forte: il post-editing. Il traduttore che non storce la bocca di fronte ad una traduzione effettuata con la traduzione automatica, può proporsi come post-editor ed occuparsi quindi di verificare e curare la traduzione realizzata dalla macchina. In questo caso il traduttore diventa un revisore della traduzione e si preoccupa degli aspetti sui quali un traduttore automatico non riesce a soffermarsi: punteggiatura, formattazione del testo ed inesattezze della traduzione.

Infine, sia che si lavori a stretto contatto con un traduttore automatico o che si preferisca starne alla larga, finché possibile, il traduttore umano è comunque imprescindibile e riesce ancora nel 2020 ad avere il superpotere di unire mondi diversi con le parole.

Autrice dell’articolo:
Eleonora Pezzana
Traduttrice EN,FR,ES,DE>IT
Biella

Si traducono i nomi propri?

 Categoria: Tecniche di traduzione

La traduzione presenta sempre innumerevoli ostacoli e complicazioni che in molte occasioni non sappiamo come affrontare. Uno dei problemi che possiamo incontrare, praticamente in tutte le traduzioni, è quello dei nomi propri (questo già lo sappiamo) come i nomi di persona, luoghi, nomi di imprese, di prodotti, ecc. Spesso possiamo incontrare questi nomi nelle traduzioni ed esitare sul tradurli o no.
Generalmente non si traducono, però, come sempre in questa vita, c’è un’eccezione per tutto. Per esempio, i nomi propri di persona; potremmo pensare che non si traducano mai, infatti, per quanto la lingua cambi, quella persona non cambia il nome ogni volta che va in un posto con una lingua differente, anche se esiste l’eccezione degli asiatici che adattano il loro nome per renderlo più semplice agli occidentali.

Tuttavia, ci sono anche altre eccezioni. Nella traduzione letteraria può essere più logico e utile tradurre il nome di alcuni personaggi, dal momento che di solito sono nomi scelti a proposito, non casuali ma perché così ha voluto lo scrittore. Molti sono scelti con uno scopo e normalmente fanno riferimento ad una caratteristica del personaggio, come il suo carattere o il suo fisico. Per esempio, nel famoso fumetto di Asterix e Obelix, lo scrittore non scelse questi nomi perché sì: Asterix fa riferimento a “asterisco” dovuto alle piccole dimensioni del personaggio; dall’altro lato, Obelix fa riferimento ad un “obelisco” per via delle grandi dimensioni di questo monumento, il quale ben si accorda con le dimensioni di Obelix.

Altro esempio di nome con significato è Scar, lo zio di Simba nel Re Leone, che deve il nome alla sua cicatrice.
Anche nei libri di Harry Potter i nomi hanno il loro significato: Albus Dumbledor (Albus è bianco in latino); Malfoy (in francese “mal foi” significa malafede). All’epoca questi nomi non furono tradotti in spagnolo, ma erano stati tradotti in altre lingue per adattarne il significato. In conclusione, non vi è alcuna regola obbligatoria da seguire, la scelta è sempre alla mercé del cliente o del traduttore.

Fonte: Articolo pubblicato l’8 novembre 2013 sul sito dell’agenzia Dixit

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Barbara Simari

Il traduttore ieri e oggi: un viaggio nel tempo

 Categoria: Traduttori freelance

Fin dall’antichità quello del traduttore è stato un mestiere di rilievo. L’eterogeneità linguistica tra i vari Paesi, l’ha reso una professione molto richiesta. E, con l’aumentare delle interazioni tra gli Stati, si rendeva necessaria la presenza di un numero sempre maggiore di persone che potessero fungere da interpreti. Come si è evoluto il mestiere del traduttore e, come si presenta ora, sarà il tema del presente articolo.

Quella del traduttore è una professione antichissima. Possiamo sostenere che i primi interpreti siano apparsi nel momento in cui due persone necessitavano di un terzo che capisse entrambe le lingue. La traduzione è stata generata immediatamente dopo la nascita della scrittura. Le prime opere in tal senso sono di natura religiosa.  Molte fonti considerano il primo traduttore della storia San Girolamo, che ha tradotto la Bibbia dal greco al latino.

I primi strumenti del mestiere erano, naturalmente, carta e calamaio. In seguito, sono stati rimpiazzati dalla macchina da scrivere. Soltanto verso la metà del XX secolo, con l’avvento dei computer, i traduttori hanno dovuto imparare a confrontarsi con la tecnologia, come strumento del mestiere.

Al giorno d’oggi le traduzioni sono impossibili senza la conoscenza dell’informatica. Inoltre, nell’ambito della traduzione, si sta ampiamente diffondendo l’uso di programmi speciali che semplificano il lavoro con i testi e lo rendono migliore dal punto di vista qualitativo.

Gli assistenti dei traduttori moderni:

Strumenti CAT
Il nome deriva dall’inglese “computer-assisted translation”. Essi contribuiscono ad agevolare il lavoro degli specialisti, oltre a fornire la possibilità di dare al cliente un prodotto di qualità. Abbiamo descritto in precedenza, in modo dettagliato, i vantaggi derivanti dall’uso di questi programmi.

Strumenti per la redazione dei testi
Con l’avvento dei computer, lavorare sui testi è diventato molto più comodo. Sono stati introdotti gli editor di testo,i quali consentono di produrre documenti dal formato standardizzato, che  ci aiutano con la correzione degli errori, il controllo ortografico e la punteggiatura. Attualmente, Microsoft Word e OpenOffice, sono i più diffusi.

Internet
Se, in passato, tutto ciò che il traduttore era solito fare si basava sulle proprie conoscenze e sulla propria memoria, per i professionisti dell’epoca moderna il discorso cambia. Internet dà loro una mano con un sacco di suggerimenti, motori di ricerca e con l’enorme mole di informazioni in esso contenute. Tutto quello che si deve fare è sapere come effettuare la ricerca.

Mezzi di comunicazione
Il lavoro del traduttore e i mezzi di comunicazione sono notevolmente semplificati: Skype, Viber, Telegram e altri ben noti canali di comunicazione, permettono di avere un contatto costante sia coi colleghi che con i clienti. Il lavoro procede molto più spedito e le correzioni vengono fatte tempestivamente.

Lo sviluppo delle tecnologie ha quindi accelerato notevolmente il processo di traduzione e, lo ha reso qualitativamente migliore. Le moderne agenzie di traduzione utilizzano regolarmente programmi per redarre i documenti. Il loro impiego influisce sia sul volume che sulla qualità del lavoro svolto e, conseguentemente, sulla fama stessa dell’agenzia.

Fonte: Articolo pubblicato il 20 settembre 2018 sul sito Task Force

Traduzione a cura di:
Angela Posadinu
Traduttrice freelance RU<>IT
Sassari

Perché tradurre la ricerca scientifica?

 Categoria: Servizi di traduzione

La ricerca è terminata, gli studi sono stati condotti, l’articolo è stato scritto – ma ancora non è stato pubblicato. Il lavoro è ora concluso? Non ancora. Ad oggi, in questo mondo sempre più globalizzato, è opportuno anche tradurre la propria ricerca scientifica.

Di seguito, cinque convincenti ragioni per cui tradurre il proprio lavoro!

  1. Aumenta le informazioni disponibili
    Sebbene la maggior parte della ricerca scientifica sia condotta e pubblicata in lingua inglese, molti gruppi e laboratori di ricerca parlano altre lingue. Traducendo il proprio lavoro, le proprie scoperte e teorie vengono rese disponibili a un pubblico più ampio, che può quindi costruire e ampliare ulteriormente la ricerca.
    Inoltre, altri laboratori e gruppi potrebbero essere ispirati dal tradurre il loro lavoro in inglese o in altre lingue: ciò porterebbe maggiori benefici nel campo della ricerca! Ci potrebbero essere alcune teorie importanti su cui soltanto i ricercatori francesi stanno lavorando – quindi, se non sai il francese, non lo sapresti mai. Allo stesso modo, la propria ricerca potrebbe aiutare un gruppo in Germania o Brasile a fare le loro scoperte, che risulterebbero poi essere utili all’ampliamento della ricerca iniziale. Tradurre il proprio studio potrebbe aprire porte che prima non si sarebbero neanche considerate e l’intero settore ne beneficerebbe.
  2. Colma il divario di conoscenza
    Poiché la maggioranza delle ricerche sono condotte in lingua inglese, sia i ricercatori sia i consumatori di diversa madrelingua si trovano sempre in svantaggio. È risaputo che c’è un divario di conoscenza tra ricchi e poveri, ma è meno risaputo che c’è un divario causato dalle barriere linguistiche.
    Comunità e popolazioni che non parlano inglese – o una delle altre lingue più “globali”, come lo spagnolo o il francese – sono limitate e hanno difficoltà nell’accesso di informazioni di settori importanti come la salute pubblica e gli studi ambientali. Tradurre le ricerche aiuta a colmare questo divario di conoscenza.
  3. Guadagna una nuova prospettiva
    Il cliché “perdersi nella traduzione” preoccupa spesso scienziati e ricercatori che vogliono tradurre le loro scoperte. Comunque, molti di loro non colgono a pieno l’opportunità che la traduzione scientifica è in grado di offrire; a volte bisogna esprimere un concetto in un’altra lingua in maniera diversa: può aprire gli occhi a nuove scoperte.
    Spesso può essere difficile tradurre direttamente una parola o una frase. A volte, in una lingua, un concetto deve essere detto in modo leggermente diverso. Comunque, questo non significa che qualcosa si sta perdendo – si stanno solo facendo nuove scoperte! Forse c’è solo una parola tedesca che riesce a descrivere qualcosa di più preciso, o forse il modo in cui viene detto in francese…suona meglio!
    Non si sa mai cosa rivela una nuova lingua.
  4. Semplifica
    Molti traduttori scientifici professionisti credono che, quando si tratta di traduzioni scientifiche, il più delle volte sia più facile semplificare piuttosto che elaborare. Comunque, questo non vuol dire che la traduzione perda significato; spesso si riesce a sintetizzare o semplificare i concetti come non si erano mai pensati prima.
  5. Rende la propria ricerca intramontabile
    Sebbene l’inglese sia attualmente la lingua franca della scienza, della ricerca e della comunicazione, non sempre lo è stata. Storicamente, molte lingue hanno regnato sovrane durante epoche diverse: arabo, francese, greco, spagnolo e molte altre hanno avuto i loro giorni d’oro come “lingua franca”. Chi dice che nel futuro un’altra lingua non sostituirà l’inglese?
    La traduzione scientifica professionale migliora le probabilità per l’umanità di continuare a beneficiare della propria ricerca per i secoli a venire.

Fonte: Articolo pubblicato il 18 ottobre 2019 sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Sara Fares
Traduttrice EN/ES> IT
Fermo

Traduzione di storie per bambini

 Categoria: Servizi di traduzione

Tradurre fedelmente le storie destinate ai più piccoli può rivelarsi molto impegnativo
Coloro che non hanno familiarità con l’industria della traduzione, possono presumere che la traduzione di un testo altamente tecnico in campo medico sia molto complicata e richieda una certa conoscenza, non solo del settore medico, ma anche della lingua di destinazione. Ovviamente questa supposizione è vera.
D’altro canto, si potrebbe anche supporre che di fronte a un testo apparentemente semplice, come una storia per bambini, con una grammatica e un vocabolario lineare, non emergano gravi complicanze.
Tuttavia, anche tradurre fedelmente le storie per bambini può rivelarsi molto impegnativo.

Stesso gioco – Lingue diverse – Espressioni diverse
Una dimostrazione ce la può fornire la traduzione delle istruzioni di un semplice gioco fatto all’aperto dai bambini. Prendiamo ad esempio il gioco dell’acchiapparella. Questo gioco è ampiamente conosciuto, ma quando lo si traduce in spagnolo, il traduttore si troverà di fronte varie opzioni di resa, ad esempio: pilla, corre que te pillo, tenta, la mancha e molte altre ancora, a seconda della regione del mondo in cui si parla la lingua spagnola dove si giocherà a questo gioco.

Traduzione dei nomi propri dei personaggi nei libri per bambini
Anche tradurre i nomi dei personaggi nei libri per bambini può rappresentare una sfida. Ad esempio sarebbe possibile per un bambino di cinque anni in Messico identificarsi con qualcuno chiamato Peter o Henry? O forse sarebbe più appropriato trasformare questi nomi in Luisito o Carlitos, molto più vicini alla sua realtà quotidiana? Sappiamo che i bambini sono in grado di memorizzare più facilmente aspetti più prossimi alla loro via quotidiana e alla loro cultura. Un esempio ci viene fornito da uno studio recente, in cui il crescione mangiato da un personaggio, è stato sostituito dal traduttore con qualcosa di più familiare -il formaggio- non essendo il primo un alimento molto comune in Spagna.

Buona comunicazione tra il traduttore e il cliente
Come si è potuto notare, i traduttori devono prestare la massima attenzione quando si apprestano a lavorare su questo tipo di testi, pertanto è importante che si instauri una buona comunicazione tra il cliente e il traduttore così che si possano scambiare idee circa le scelte migliori. I bambini hanno il diritto di leggere una storia e godersela appieno, senza che nessun altro elemento estraneo arrivi a confonderli.

Alcuni consigli utili per tradurre con successo i libri per bambini

  • Idealmente, il traduttore svolgerà anche la funzione di scrittore;
  • Se possibile, incontra l’autore. Saperne di più riguardo al contesto e all’ambientazione in cui la storia è stata concepita, aiuterà nel processo traduttivo;
  • Leggi e rileggi il testo tutte le volte necessarie prima di iniziare la traduzione;
  • Se rimani bloccato mentre stai traducendo e pensi di avere la parola o la frase proprio sulla punta della lingua, fai una piccola pausa. Quando ti rimetterai a lavoro, vedrai che le parole ti torneranno alla mente;
  • Durante la correzione, leggi il testo ad alta voce: deve risultarti scorrevole;
  • Se il testo di partenza non è valido, rifiuta il progetto. È molto difficile lavorare su un testo scadente, poiché sarai portato a modificarlo durante la traduzione e questo non è essenzialmente il tuo scopo;
  • Se possibile prendi le distanze dal testo per qualche giorno e poi rendigli un’occhiata;
  • I nomi dei personaggi devono essere mantenuti, non cercare di piegare il testo;
  • Continua a rivedere il testo fino all’ultimo minuto;
  • Mantieni sempre l’essenza originale del libro, ciò significa trovare significati equivalenti per il testo di arrivo.

Fonte: Articolo pubblicato il 4 gennaio 2016 sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Elisa Lucchesi
Traduttrice EN>IT; ZH>IT

Il mio metodo di traduzione di un manga (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Fase cinque: revisione (seconda stesura)
Trovo che mi sia di aiuto iniziare la revisione solo dopo aver preso una breve pausa dalla traduzione, almeno una notte di riposo, perché ho bisogno di far passare il mio cervello dalla modalità scrittura a quella revisione.
Revisione per me significa rileggere ogni pagina e focalizzarmi sulla parte giapponese della traduzione, soprattutto sui segmenti evidenziati in giallo, cioè quelli in cui ero in dubbio su cosa stesse accadendo esattamente.
Se in questa fase modifico un vocabolo, mi assicuro che venga fatto anche nel glossario.
Cerco di fare la revisione in 3-4 mezze giornate, dividendo il manga in altrettante parti.

Fase sei: correzione del testo tradotto (stesura finale)
Questa fase è completamente indipendente da quella della revisione, perché non guardo affatto la versione giapponese. Mi concentro esclusivamente sull’inglese.
Suona come qualcosa che direbbe un madrelingua inglese? Dà l’idea di qualcosa che direbbe il personaggio? Si adatta al balloon (oppure posso accorciarlo)? Cerco di leggere la traduzione inglese ad alta voce, ma ammetto che non lo faccio sempre (specialmente se sono di fretta). Se ho difficoltà con la correzione del testo tradotto, allora utilizzo la sintesi vocale di Word (anche se non mi piace molto quando è presente tanta formattazione; la utilizzo soprattutto con i romanzi).
Non prendendo in considerazione il testo source in giapponese, questa fase richiede meno tempo (1-2 mezze giornate).

Fase sette: consegna
Mi assicuro di selezionare il file corretto prima di allegarlo alla mail. A proposito, solitamente salvo un file a parte per ogni bozza e faccio il backup di tutte le bozze e di tutti i glossari per ogni eventualità. A questo punto dovrei inviare anche il glossario, ma ammetto di aver dimenticato di mandarlo più volte di quante avrei dovuto.
A seconda del cliente e del suo sistema, insieme alla traduzione invio anche la fattura oppure separatamente al suo ufficio contabilità.
Infine compilo il mio file Excel ricavi/costi con il numero di fattura, data invio, importo ecc.
E ora passiamo al prossimo progetto!

Fonte: Articolo scritto da Jennifer O’Donnell e pubblicato il 28 marzo 2020 sul sito J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Locatelli
Traduttrice JAP, DE, EN > IT
Bergamo

Il mio metodo di traduzione di un manga (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Fase quattro: prima stesura
Durante la fase di traduzione ho una finestra sulla destra con la copia digitale del manga, una sulla sinistra con Word e poi una terza finestra con Internet. La finestra di Internet ha normalmente pronti all’uso:
- Alcuni dizionari (jisho.org ed ejje.weblio)
- Thesaurus.com
- Riferimenti per gli effetti sonori (ad esempio jadednetwork)
- Alcuni tab di Google per la ricerca

Ci sono vari modi per affrontare una prima stesura. Io trascrivo la formattazione della pagina prima di iniziare a tradurre: personaggi  che parlano, narrazione, effetti sonori, ecc. La guida di stile definisce come il tutto debba essere strutturato. Poi traduco la pagina riempiendo gli spazi. Aggiungo eventualmente le note del traduttore con “NT:” in un commento. Questo può riguardare dei riferimenti (ad altri elementi o a flashback), delle battute divertenti o delle traduzioni che non voglio che cambino e la motivazione del caso.
Mi piace trascrivere la formattazione e in un secondo momento tradurre perché ciò mi permette di focalizzarmi sul flusso del testo nel corso della pagina. Se trascrivessi i personaggi che parlano ecc. mentre sto traducendo, potrebbe interrompersi quel flusso arrivando così ad un dialogo innaturale. Inoltre, operando in questo modo sono in grado di comprendere ogni elemento della pagina. A volte dimentico qualche piccolissimo effetto sonoro o inciso, ma questo metodo mi aiuta a coglierli al 99,9%.
Tuttavia, conosco alcuni traduttori che prima preferiscono tradurre tutto e poi formattare. Questo metodo, analogamente al mio, permette loro di concentrarsi sul flusso della traduzione. Aggiungere la formattazione in un secondo momento rappresenta l’occasione giusta per scovare ogni elemento mancante ed è una buona opportunità per una seconda stesura.
Durante questa fase inserisco le parole chiave nel mio glossario. Di regola separo il glossario in “vocaboli”, “personaggi” ed “effetti sonori”. Ciò non significa solo registrare la grafia giapponese e inglese, ma anche aggiungere qualsiasi commento o collegamento ai riferimenti, e anche immagini se necessario.
Evidenzio anche i segmenti della traduzione sui quali voglio ritornare, utilizzando il colore giallo ad indicare il “doppio controllo con il giapponese” e il colore blu per il “doppio controllo inglese”.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jennifer O’Donnell e pubblicato il 28 marzo 2020 sul sito J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Locatelli
Traduttrice JAP, DE, EN > IT
Bergamo

Il mio metodo di traduzione di un manga (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Fase uno: pianificare la tabella di marcia!
Si tratta di un passaggio chiave che mi aiuta a mantenere un sano equilibrio tra lavoro e vita privata (almeno in teoria…).
Calcolo il numero di pagine che devo tradurre in un giorno lavorando 5 giorni alla settimana fino alla data della consegna (questi 5 giorni sono normalmente mezze giornate, poiché mi piace lavorare su più progetti contemporaneamente). All’inizio cerco di darmi del tempo per la lettura del manga e per la creazione del glossario, poi verso la fine per la revisione e la correzione del testo tradotto.
Consideriamo per esempio  un manga di 160 pagine con consegna 4 settimane, ovvero 20 giorni.
Mi prendo del tempo per leggere prima il manga (anche se di norma lo leggo nel tempo libero, mentre sono impegnata a finire un’altra traduzione).  Cerco di avere anche 5 giorni per la revisione e per la correzione della mia traduzione. Mi restano perciò 15 giorni, che equivalgono a 10,6 pagine al giorno. Poiché so che di solito mi ritrovo ad affrontare problemi di varia natura, arrotondo aggiungendo una pagina extra per arrivare così a 12 pagine tradotte al giorno. È più facile a dirsi che a farsi dal momento che la semplicità di una traduzione dipende dal progetto: ad esempio, ci vorrà più tempo se un manga richiede molta ricerca o il testo è fitto.

Fase due: leggere il manga
Il primo passo è sempre quello di leggere il manga. So che non tutti lo fanno, ma trovo che leggere il manga prima di tradurre (se possibile, qualche volume) a lungo andare mi aiuti. Mi permette di comprendere meglio le voci dei personaggi, i termini usati frequentemente e fornisce spunti per fare delle previsioni.
In questa fase prendo appunti circa i vocaboli, i nomi dei personaggi , ma anche le possibili traduzioni. A volte prendo nota alla ricerca di tutto ciò che può rappresentare un riferimento (arrivi infatti a un punto in cui qualcosa potrebbe essere un riferimento, soprattutto se il manga è una commedia).
Sinceramente, in questa fase, mi piace acquistare una copia cartacea del manga e una copia digitale su Bookwalker per il processo di traduzione vero e proprio (entrambe le copie rientrano nelle spese professionali! Evvai!).

Fase tre: (ri) leggere la guida di stile!
Anche nel caso traduca un manga per un cliente con il quale ho già collaborato, preferisco leggere la guida di stile prima di iniziare a tradurre (o perlomeno vorrei farlo più spesso).
Provo anche a richiedere una guida di stile aggiornata, nel caso siano passati parecchi mesi o addirittura un anno dall’ultima volta che ne ho ricevuta una.  Non tutti i clienti tuttavia sono così bravi da ricontattarmi con una guida di stile aggiornata (forse perché non ne hanno una a disposizione o semplicemente perché si dimenticano di rispondere).

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jennifer O’Donnell e pubblicato il 28 marzo 2020 sul sito J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Locatelli
Traduttrice JAP, DE, EN > IT
Bergamo

Il mio metodo di traduzione di un manga

 Categoria: Tecniche di traduzione

Ultimamente ho riflettuto molto su come le persone si comportano nel momento della traduzione. Ognuno di noi è diverso e ognuno di noi trova il proprio modo di approcciarla. Non soltanto le parole con le quali traduciamo un contenuto, ma anche il procedimento attraverso il quale arriviamo a tradurre quel contenuto: il processo che va dalla ricezione alla consegna di un determinato progetto. Ecco quindi uno dei miei metodi di traduzione, nello specifico quello riguardante la traduzione di un manga.

Fase uno: pianificare la tabella di marcia!

Fase due: leggere il manga (più di un volume se possibile) [< 1 giorno]
Prendo nota delle parole chiave (comincio a definire il mio glossario)

Fase tre: (ri) leggere la guida di stile!

Fase quattro: prima stesura
- Formato > traduco (una pagina alla volta)
- Evidenzio i segmenti di cui non sono sicura (due colori)
- Redigo il glossario

Fase cinque: revisione (seconda stesura)
- Controllo con il giapponese
- Rifinisco le battute (rispecchiano accuratamente il giapponese, mantenerle corte)
- Se necessario, correggo il glossario

Fase sei: correzione del testo tradotto (stesura finale)
Rileggo solo la traduzione in inglese

Fase sette: consegna

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jennifer O’Donnell e pubblicato il 28 marzo 2020 sul sito J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Locatelli
Traduttrice JAP, DE, EN > IT
Bergamo

Il Direttore d’Orchestra

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Attenzione, il Maestro è all’opera. Sta dando un’occhiata alla partitura. Ma che dico, la sta sviscerando, assaporando. Ancora non ne carpisce tutto il sapore, deve prima leggerla tutta. E mentre la scorre, ne studia il ritmo, le ripetizioni, i reconditi significati. Beve da ogni parola, la gusta, la strizza. Ne ascolta il suono, la metrica, l’armonia. Deve interpretare a puntino le volontà del compositore.

Eccolo, si sente pronto. Entra nel golfo mistico, sale sul piedistallo. Adesso ha un’ampia visione dell’azione scenica. Afferra un vocabolo, lo capovolge. Così va meglio. Questo termine stride al suo orecchio, impercettibilmente, ma stride. D’altronde, se stona il violino, stona tutta l’orchestra.

Quest’altro verbo, invece, calza a pennello. Si era arpionato a fiore di labbra, ma il Virtuoso è riuscito a domare il fiume delle parole che gli sgorgavano nella mente, e così adesso gli par di gasarsi, ha un attimo di esaltazione, poi la pace dei sensi. Plasma e forgia, l’Artista. Lima di qui, modella di là, mescola il tutto con il proprio vissuto. Rimette in riga lo zampillare dei propri pensieri, li acchiappa e li colloca al punto giusto. Le parole si accoppiano, seducenti, si fondono e si rispettano, danzano insieme.

Lui si limita a dirigere il tutto, silente. Predispone l’ingresso degli strumenti, uno ad uno. Prima l’adagio delle assonanze, poi l’allegretto del ritmo. Le parole volteggiano in un alternarsi di walzer e tango. Deve essere semplice, pertinente e conciso, accurato. Non deve contaminare il componimento, non può interferire nelle scelte stilistiche, tantomeno nella trama da altre mani tessuta. D’altronde, non ha altra prerogativa che “dire quasi la stessa cosa”.

E così, in un rapimento mistico e sensuale, il suo piccolo assolo diventa una sinfonia. E la sinfonia, a sua volta, una sua creatura. E dal suo piccolo studio si spalancano infinite finestre sugli infiniti mondi che da Traduttore ha saputo creare.

Articolo scritto da:
Viviana Mucci
Traduttrice testi tecnici ed editoriali (Lingue EN, FR, ES)
Livorno

I fenomeni del cocoliche e del lunfardo

 Categoria: Le lingue

Il periodo della grande emigrazione degli italiani verso l’America del Sud iniziò indicativamente a partire dal 1880 e una delle mete principali era l’Argentina, in particolare l’area rioplatense. Gli italiani provenivano da varie zone d’Italia, la maggior parte erano liguri e calabresi, ma anche piemontesi, veneti, friulani ecc. e di tutte le estrazioni sociali; non dobbiamo pensare che fossero tutti poveri e analfabeti, ma lasciavano l’Italia anche letterati e musicisti. Bisogna fare una premessa, a quell’epoca l’Unità d’Italia era ancora recente e la lingua italiana era diffusa a livello nazionale solo fra le persone colte. L’Italia era ancora fortemente dialettofona quindi la popolazione comunicava con difficoltà sul proprio territorio, ma come si rapportavano gli italiani all’estero dove incontravano anche altre culture e lingue?

L’Argentina aveva aperto le porte agli immigrati e gli italiani erano la maggioranza, seguiti dagli spagnoli, ma era meta di emigrazione anche per francesi, inglesi, tedeschi ecc. e la zona rioplatense divenne uno straordinario crogiolo di lingue e culture. In particolare la presenza massiva degli italiani concentrata nella zona del Rio de la Plata mise a contatto lo spagnolo di quell’area con l’italiano dialettale (e non l’italiano standard, poco parlato dagli immigrati) e portò alla nascita di due fenomeni di contatto linguistico: il cocoliche e il lunfardo.

Il cocoliche coinvolge tutti i livelli della lingua, quindi il lessico, la morfologia, la sintassi e la fonetica. Il lunfardo è un argot basato principalmente su italianismi e riguarda solo il piano lessicale. Il primo andò in disuso e rimase solo nell’ambito teatrale, mentre quest’ultimo riuscì a radicarsi. L’origine della parola cocoliche dovrebbe risalire al cognome calabrese Cuccoliccio.
Nello specifico, il cocoliche non si può definire un gergo, perché per essere tale dovrebbe essere caratterizzato dal desiderio o dalla necessità di differenziarsi dalla comunità, al contrario, il cocoliche esprime la volontà di comunicazione e di integrazione e lo si può definire come lo sforzo fatto dagli italiani per riuscire ad integrarsi nel tessuto sociale argentino. La struttura del cocoliche, infatti, si compone di tre elementi: dialetti italiani (in particolare genovese) + italiano standard + castigliano ( andaluso).

Il lunfardo, invece, è un gergo e l’origine della parola sarebbe “lombardo” inteso in senso dispregiativo in quanto chi proveniva dalla Lombardia era considerato ladro poiché molti di loro svolgevano anche l’attività di usurai. Di conseguenza questo gergo era una sorta di lingua segreta, parlata in ambiti delinquenziali. Oggigiorno il lunfardo non è più collegato alla malavita italoargentino e si è diffuso anche in Uruguay e alcuni termini sono utilizzati nella vita quotidiana.
A volte i termini cocoliche e lunfardo vengono considerati erroneamente sinonimi ma i due fenomeni sono diametralmente opposti: il cocoliche nasceva dalla volontà di comunicare, mentre il lunfardo dalla necessità di non essere compresi.

Di seguito alcuni curiosi esempi di parole in cocoliche e la loro origine.
• BACAN = deriva dal genovese “baccan” (parola che indicava il capofamiglia o un leader in generale);
• BIRRA = Si utilizza il termine italiano su entrambe le sponde del Rio de la Plata invece di dire cerveza (Spagna);
• CHAPAR = dal lombardo “ciapà” (prendere) > italiano “acchiappare”;
• FAINA’ = dal genovese “fainà”, nome dialettale della farinata di ceci; molto diffusa in Argentina, è un altro retaggio della forte immigrazione ligure nel paese.

Autrice dell’articolo:
Rosamaria Cabona
Traduttrice SP > IT
Genova

Il bilinguismo in età prescolare

 Categoria: Le lingue

Esistono innumerevoli vantaggi nell’insegnamento di una seconda lingua in età prescolare. E’ ormai un luogo comune che imparare una seconda lingua in giovane età sia più semplice se paragonato all’apprendimento della stessa in età adulta. Ad avvalorare questa ipotesi si aggiungono innumerevoli studi scientifici che affermano come tra gli 0 e i 5 anni il cervello del bambino sia estremamente più plastico.

Ne consegue che tutte le esperienze, sia quelle costruttive che quelle negative, vadano a impattare estremamente sul cervello del bambino in questa fascia di età. Ad esempio chi subisce eventi negativi tra gli 0 e i 5 anni svilupperà più facilmente depressione o alcolismo o altri tipi di patologie.

Lo stesso vale per l’apprendimento delle lingue. Il bambino bilingue inizierà ad esprimersi nella seconda lingua con un leggero ritardo rispetto al bambino che impara e parla in casa e alla scuola dell’infanzia soltanto una lingua. Ma è comprovato che una volta acquisita una seconda lingua, sarà più semplice, per il bambino bilingue, impararne una terza ed una quarta.

Anche il metodo di insegnamento va ad impattare sui risultati. Esistono svariati tipi di insegnamento, di seguito ne prenderemo in considerazione tre: il metodo induttivo, il metodo deduttivo e quello naturale.

Il metodo induttivo è quello sperimentale e più all’avanguardia. Dal Latino ‘in duco’, mi muovo verso: il bambino dovrà fare uno sforzo, implicando le funzioni logiche, per ‘andare verso’ la lingua, ovvero per riuscire ad impossessarsene e a padroneggiarla. Con il metodo induttivo si passa dal particolare al generale, ovvero dall’esempio alla regola. Questo metodo non è mnemonico né ripetitivo.

Il metodo deduttivo è quello più tradizionale. Dal Latino ‘de duco’, movimento dall’alto verso il basso: la conoscenza viene trasmessa, appunto, dall’alto a chi la riceve in modo per lo più passivo. Il metodo deduttivo procede dal generale al particolare e implica la memorizzazione e la ripetitività.

Infine, il metodo naturale, non prevede tecniche specifiche: si parlerà al bambino nella lingua da apprendere esattamente come una madre fa con il proprio figlio. Sempre più scuole dell’infanzia decidono di adottare questo tipo di metodo che non adotta la memorizzazione e la ripetitività.

Concludendo, è auspicabile l’adozione di un metodo induttivo o di un metodo naturale piuttosto che di un metodo deduttivo ed è preferibile iniziare l’apprendimento di una seconda lingua tra gli 0 e i 5 anni.

Autrice dell’articolo:
Anna Maria Delfina Adelaide Parlangeli
Traduttrice EN FR> IT
Milano

Tutelare le lingue indigene brasiliane (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni inventari delle lingue indigene attualmente parlate in Brasile, presentati in libri e riviste, con indicazioni sulle posizioni geografiche e dati demografici approssimativi. Grazie a questi strumenti, è stato possibile determinare quali lingue sono in pericolo di estinzione a causa del ridotto numero di utilizzatori. La presenza di queste minoranze linguistiche è anche causata dallo sterminio delle popolazioni indigene da parte degli invasori.
Il ridotto numero di lingue che sono sopravvissute sino ad oggi necessita di riconoscimento e tutela da parte del governo brasiliano, che è responsabile delle popolazioni autoctone e del sostegno a programmi di ricerca per evitarne l’estinzione. I governi più conservatori tendono a non rispettare i diritti delle minoranze, al contrario, hanno cercato di porre fine alle loro storia culturale.

Jair Bolsonaro, politico nazionalista di estrema destra, presidente del Brasile dal 1° gennaio 2019, ha sollevato polemiche sulla gestione del governo brasiliano della questione indigena. Dopo essere stato eletto, ha elaborato un decreto provvisorio, secondo il quale le attività di identificazione, delimitazione, demarcazione e registrazione delle terre indigene del paese, debbano andare sotto la responsabilità del Ministero dell’Agricoltura. Questa misura ha ampliato i poteri di quest’ultimo, causando la perdita di queste funzioni da parte della Fondazione Nazionale dell’Indio (FUNAI), insieme al coordinamento e alla concessione di licenze ambientali nelle terre coinvolte, che include il permesso per la costruzione di dighe idroelettriche, ferrovie e autostrade nei pressi delle comunità indigene.

Questa politica è stata molto discussa negli ultimi tempi e la resistenza indigena ha dimostrato di voler difendere i propri diritti con la mobilitazione nazionale “Acampamento Terra Livre“, svoltasi tra il 24 e 26 aprile 2019 nella capitale, Brasilia. Durante questi giorni è stata richiesta la tutela dei diritti costituzionali degli indios, riguardanti il poter vivere nella propria terra, secondo i propri valori e tradizioni. La comunità indigena continua a combattere contro le grandi compagnie minerarie e agroindustriali, i proprietari terrieri e il razzismo che, purtroppo, sopravvive ancora in questo XXI secolo. È necessario fare tutto il possibile per poter tutelare queste minoranze linguistiche, che rappresentano una parte importante del patrimonio culturale portoghese e brasiliano.

Autrice dell’articolo:
Mariangela Sforza
Traduttrice freelance (PT-EN > IT)
Bari

Tutelare le lingue indigene brasiliane

 Categoria: Le lingue

Le particolarità del portoghese brasiliano sono state definite dai linguisti come un risultato di influenze amerindie e africane. Dal lato amerindio, la fonte è essenzialmente il Tupi, la principale lingua nativa in Brasile. Il numero di lingue indigene brasiliane esistenti, attualmente 180, rappresenta una grande diversità linguistica.
I dati a riguardo hanno permesso agli studiosi di classificare queste lingue per famiglie e tronchi linguistici. Il tronco Tupi è uno dei più grandi gruppi con una grande dispersione geografica: le sue lingue sono parlate in diverse regioni del Brasile (specialmente a sud del Rio delle Amazzoni) e anche in altri paesi del Sud America.

È composto da diverse famiglie: Tupi-Guarani, Mondé, Tupari, Juruna, Mundurukú, Ramarána, Awetí, Puruborá. L’altro grande gruppo è quello delle lingue del tronco Macro-Jê, presenti in particolare nelle regioni dei campi (come quelle di Maranhão e Pará, fino al Sud del Paese). Include le famiglie: , Karajá, Maxakalí, BororoBotoctió, Guató, Ofayé, Rikbaktsá, Yate. Le famiglie Karib e Aruák sono rappresentate ciascuna da 20 lingue, distribuite a nord e a sud del Rio delle Amazzoni e nelle regioni nordoccidentale e occidentale (Stati di Amapá, Roraima, Pará, Amazonas, Acri, Mato Grosso). La famiglia Páno comprende 14 lingue parlate in Brasile (Acre, Rondônia e Amazonas) ancora poco conosciute, e altre parlate in Perù e Bolivia.

Nonostante la crescente estinzione di diverse lingue in tutto il mondo, negli ultimi tempi i linguisti si sono allarmati in modo particolare per le lingue indigene brasiliane, questione che è stata affrontata in diverse conferenze. Secondo gli studiosi, queste lingue sono soggette a pressioni molto forti e si può ritenere che siano tutte minacciate dall’estinzione. Il fattore che rappresenta la più grande minaccia alla sopravvivenza di queste lingue è l’assenza di informazioni sufficienti: questo problema conduce all’incapacità di adottare misure amministrative per tutelare o promuovere le lingue native. Il lavoro di ricerca e informazione spetta ai linguisti, per far comprendere alla società brasiliana che, come proclamato dall’UNESCO e riconosciuto dal Ministero della Cultura, tutte le lingue sono un patrimonio culturale dell’Umanità e di ogni nazione a cui appartengono.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Mariangela Sforza
Traduttrice freelance (PT-EN > IT)
Bari

Come fare una pessima figura (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

UN CURRICULUM RICCO SUSCITERÀ MAGGIORE INTERESSE
Enfatizzate i campi nei quali avete più esperienza. Avete seguito la serie “Dr House”? Perfetto! Allora scrivete senza timore di essere “traduttore in ambito medico”, i medici capiranno in ogni caso su cosa verte la vostra traduzione. Imprescindibile citare il marketing. In linea generale, questo è il tipo più semplice di traduzione. La cosa principale sta nello scegliere parole lunghe e parole straniere. La consistente esperienza nell’implementare i costrutti inserendo tempi verbali passivi fornisce un’esperienza premium dell’utente finale e garantisce una comprensione esaustiva del testo senza il bisogno di rileggere più volte.

CHI L’HA DETTO CHE LA TRADUZIONE AUTOMATICA SIA UN MALE?
Su internet si trovano molti articoli riguardo la traduzione automatica. Non a caso i programmatori di Google hanno ideato Translate! È sufficiente inserire il testo, apportare qualche piccola correzione e lo potremo spacciare per nostro. Otterremo così il massimo risultato col minimo sforzo, e genereremo profitto. Il revisore nemmeno se ne accorgerà. E, in generale, chi ha detto che la traduzione automatica non dovrebbe essere usata? Anch’essa è una traduzione ma ad opera di una macchina.

LE SCADENZE SONO SOLO PER I PERDENTI
Non è necessario consegnare il testo entro dei tempi prestabiliti. Per prima cosa, fate vedere al redattore che siete delle persone molto occupate, e fate il lavoro quando potete. Non mostrate,sin da subito, di essere puntuali. La scadenza non è altro che un pro forma, non conta nulla.

E SE MI DOVESSERO CRITICARE?
Se il datore di lavoro non solo non ha accettato il vostro lavoro, ma vi ha anche risposto criticandovi per gli errori presenti nel testo, ditegliene quattro! Fategli notare che gli altri clienti sono totalmente soddisfatti. Mettete in chiaro che “colui il quale leggerà questo manuale, probabilmente non saprà neppure distinguere un router da un modem”. Vale la pena ricordare quale apprezzato specialista siete, dove avete studiato e quanti attestati possedete. Arricchite il vostro testo,aggiungete più punti esclamativi, scrivete in maiuscolo e, nel nucleo centrale, fate alcuni errori grammaticali, in questo modo sembrerà più vivace e convincente. Dopo aver ricevuto un simile testo, il datore di lavoro capirà di aver sbagliato e cambierà opinione su di voi.

L’INDIRIZZO E-MAIL È PARTE DELLA MIA IDENTITÀ
Mandate le vostre traduzioni da un indirizzo di posta elettronica accattivante e memorabile come, ad esempio,cucciolotta93@tin.net, JamesBondi@gmail.com, donato_fumato@libero.it. O, al contrario, usate un nickname come ༒♛Imperator♛༒ e mantenete segreta la vostra identità. Nell’oggetto della mail scrivete qualcosa di generico come “Testo” oppure “Traduzione”. Non lasciate che il redattore si rilassi e indovini subito il tipo di testo e chi lo manda. Meglio ancora se lasciate vuoto il campo dell’oggetto. Tutto questo vi caratterizzerà come delle persone creative e poliedriche. Così facendo resterete certamente impressi nella memoria del redattore che controllerà i vostri lavori.

Fonte: Articolo pubblicato il 26 novembre 2018 sul sito Technolex Translation Studio

Traduzione a cura di:
Aleksandr Telepov
Traduttore IT<>RU -  IT<>UKR
Dnipro, Ucraina

Come fare una pessima figura

 Categoria: Tecniche di traduzione

Abbiamo già trattato riguardo al fatto che molte agenzie chiedano di svolgere un compito di prova e di come non dovremmo prenderla a male. Se avete ricevuto un testo di prova, ecco per voi alcuni consigli disastrosi da parte di un redattore che controlla costantemente questo genere di scritti.

MAMMA DICE CHE SONO UN BRAVO TRADUTTORE, QUINDI, ANCHE IL REDATTORE SARÀ DELLO STESSO AVVISO
Uno degli aspetti principali, nella produzione del testo, è dedicargli poco tempo. Si tratta solo di una prova e non di una vera commessa di lavoro. Effettuate la traduzione quando avrete tempo, abbozzando il testo frettolosamente, ad un bravo redattore questo sarà più che sufficiente per valutare il vostro livello di professionalità. Il datore di lavoro capirà con chi ha a che fare, vi contatterà e, immediatamente, vi affiderà un importante progetto.

APPORTATE DELLE MIGLIORIE AL TESTO
Il testo di prova, molto probabilmente, sarà noioso, perciò varrà la pena migliorarlo con epiteti e metafore. Al posto di “Giappone” scrivete “Paese dal sol levante”, anziché “Gran Bretagna” “nebbioso Albione” eccetera. Se vi capiterà di imbattervi nella descrizione fisica di una persona non limitatevi alla semplice traduzione ma descrivete come voi stessi immaginate questa persona. E, al contrario, le parti più noiose sorvolatele semplicemente, tanto non interessano a nessuno.

PER VOI ESISTE SOLO WORD
Se ritenete che al traduttore, per lavorare, occorrano Windows XP e Word ma, vi viene chiesto di consegnare la traduzione con un certo Trados Studio, non è necessario che leggiate le istruzioni riguardanti la consegna dei file. Siete dei traduttori mica degli informatici! Il vostro patrimonio è costituito dalle sfumature linguistiche mica dai formati dei file, dai segmenti e termbase. I tag sono per i programmatori.
C’è stato un traduttore medico il quale,rimasto molto contrariato dal fatto che fosse stato considerato in errore per aver impropriamente disposto dei tag, esclamò: “perché mai dovrei occuparmi del significato di questi scarabocchi?”.

IL CONTESTO? NO, NON CONTA, NON PRENDETELO IN CONSIDERAZIONE!
Se nel testo qualcosa non vi torna non tormentate Google cercando di decifrarne il senso. La lingua è ricca: una parola può avere una dozzina di significati e talvolta opposti. Lasciate che il significato del testo sia stravolto o si dilegui completamente, non è colpa vostra; è così nel testo originale. Tradurre è un’attività creativa: avete la piena facoltà di scegliere uno qualsiasi dei significati disponibili. Discutetene con il redattore adducendo Translate come prova.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 26 novembre 2018 sul sito Technolex Translation Studio

Traduzione a cura di:
Aleksandr Telepov
Traduttore IT<>RU -  IT<>UKR
Dnipro, Ucraina

Dedicarsi alla traduzione di software? (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

SFIDE

  • Meno spazio per la creatività. Quando bisogna tradurre “Accept” o “Agree”, puoi andare poco lontano con la fantasia, anche se è vero che il software va molto al di là delle singole parole.
  • Gli spazi da riempire possono diventare dei veri e propri rompicapi. Anche se in certi contesti può valere “Il mio nome è _______” = “Mi chiamo ______”, in altri può complicarci la vita. Un esempio facile: in “What is your favourite ____ among these?”, il genere di “favourite” e “these” dipende dal testo che verrà inserito negli spazi vuoti. Se lanci una monetina ed escludi l’opzione che non è uscita, sarà terribile se verrà inserita una parola femminile: “Qual è il tuo colore preferito tra questi?”contro “Qual è la tua città preferita tra queste”. Quindi dobbiamo attingere all’immaginazione di cui parlavamo prima per arrivare ad una soluzione il più possibile equa, per esempio: “Quale ____ ti piace di più?”. A mio giudizio, queste sfide sono le cose che più mi piacciono della traduzione di software!
  • Le riduzioni di spazio sono all’ordine del giorno e a volte devi usare delle abbreviazioni (che, sinceramente, non mi piacciono proprio). Per esempio, tradurre parole così tanto brevi in inglese come “get” può diventare un problema quando la traduzione diventa “acquisisci” e per questioni di spazio hai solo tre caratteri. È un esempio molto semplice, inventato e che in genere non si trova nella realtà, dato che alla traduzione dei dispositivi viene data sempre più importanza e coloro che devono disegnare i tasti sanno che poche lingue hanno così tante parole corte come l’inglese e conviene aumentare lo spazio dove andrà inserito il testo. Nonostante ciò, la mancanza di spazio è un problema sempre più frequente, visto il trend di creare dispositivi sempre più piccoli come gli smartwatch.

In sostanza, la traduzione di software (così come succede in ogni settore) non è per tutti. Ho conosciuto persone che mi hanno detto che non lo avrebbero mai fatto perché troppo noioso o rigido e poi altri che dicono che lo sforzo viene compensato dal vedere la propria traduzione su uno schermo (come succede per l’audiovisuale) e ti rendi conto di aver partecipato attivamente nel migliorare o facilitare l’uso di una tecnologia che andranno poi ad usare altre persone. Inoltre, a seconda del diverso tipo di traduzione di software, ti permette anche di stare al passo con le novità della tecnologia, cosa che per me è un valore aggiunto.

Che vi sembra? Vi piacerebbe farlo? L’avete mai fatto? Lavorate in questo settore?

Aspetto le vostre risposte!

Fonte:  Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 15 giugno 2019 sul proprio blog Traducir & Co

Traduzione a cura di:
Donatella Andria
Freelance
Bologna

Dedicarsi alla traduzione di software? (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

VANTAGGI

  • Ci sono decisamente meno ambiguità che in altri tipi di testi, dato che un pulsante o il titolo di un menù avranno una funzione concreta che non dà adito a grosse ambiguità di significato. Per esempio, se si parla di “settings” in un contesto di telefonia mobile, è ovvio che si sta parlando di impostazioni o configurazione, non di un template o di supporto.
  • È più facile verificare la coerenza perché spesso un termine avrà una traduzione univoca (idealmente, relazionata dal cliente ad un glossario). Usando l’esempio di prima, se si traduce “setting” come “configurazione”, più avanti non si può chiamare in altro modo. Per questo, è più facile verificare che si siano usate le preferenze terminologiche del cliente (ad esempio con strumenti come Xbench, usando filtri o altro)
  • Le ripetizioni hanno senso, al contrario di ciò che succede in altri settori come il marketing, dove si devono utilizzare sinonimi per non appesantire il testo. In genere, nell’ambito della traduzione tecnica, e quindi all’interno del settore software, è meglio ripetere un termine la cui costruzione possa dare luogo a fraintendimenti. Per esempio, in “Ifyouwant to turn on thisfunctionality on your machine youwillneed to update it first”, la traduzione “Se vuoi attivare questa funzionalità nel tuo dispositivo, devi prima fare un aggiornamento” potrebbe risultare ambigua (anche se comunque si capirebbe per il contesto, stiamo parlando del dispositivo) e di sicuro il cliente preferirebbe leggere la parola “dispositivo” per evitare confusione.
  • Noi stessi usiamo questi dispositivi. A differenza di ciò che accade quando si traduce, per esempio, un testo di chimica non essendo noi dei chimici, noi traduttori di software conosciamo il punto di vista di chi leggerà quel messaggio perché siamo abituati ad esserlo. Se per esempio a noi salta all’occhio un certo termine, lo stesso accadrà anche agli altri utilizzatori. Per esempio, se dobbiamo decidere se usare “illuminazione” o “lucentezza” in riferimento allo schermo del telefono, sicuramente “lucentezza” [in Spagna n.d.t.] risulterà molto più familiare e il dubbio sarà risolto grazie alla nostra esperienza di utilizzatori. Nonostante ciò, non c’è da fidarsi del “mi suona meglio” e ad ogni modo si dovrà consultare la terminologia preferita dal cliente.

Terza parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 15 giugno 2019 sul proprio blog Traducir & Co

Traduzione a cura di:
Donatella Andria
Freelance
Bologna

Dedicarsi alla traduzione di software?

 Categoria: Servizi di traduzione

Oggi ho cercato nella barra di ricerca quale fosse l’ultimo articolo pubblicato relativo alla traduzione di software, per non ripetermi, e ho scoperto che non ho scritto niente su questo argomento! Dedicarsi alla traduzione di software è un’opzione che non tutti utilizzano per le difficoltà che comporta e la poca flessibilità che permette nella maggioranza dei casi. Nonostante tutto questo, però, alcuni prediligono questa possibilità perché presenta delle caratteristiche che altri tipi di testi, invece, non offrono. In questa prima parte racconterò dei vantaggi e delle sfide di questo tipo di traduzione a cui sto dedicando il mio tempo in modo non continuativo dal 2013 e che, unitamente al marketing, è diventata un po’ la mia specialità (mi ricordo ancora gli inizi di questo blog quando mi chiedevo in cosa “volevo” specializzarmi: alla fine le opportunità si presentano da sole, un’esperienza porta ad un’altra esperienza e alla fine finisci con lo specializzarti in qualcosa che non avevi proprio immaginato nel tuo percorso di studi).

Per coloro che non sanno che tipo di contenuto si trovano nei software (ho visto più facce stranite di quello che mi aspettavo quando dico che lavoro in questo settore), aggiungo una piccola descrizione per chiarire che si riferisce, per esempio, al testo che sta in un sistema operativo: menù, opzioni, tasti, avvisi di errore, applicazioni, popup, menù a tendina, etc. Quando si prende in mano un telefono e si entra in Configurazione e si cambia l’ora della sveglia, si attiva il bluetooth o si cambiano le notifiche, tutto ciò si fa attraverso una serie di menù e tasti che “qualcuno” ha tradotto. Lo stesso accade quando si apre una finestra di errore o c’è l’avviso di batteria bassa del pc. Allo stesso modo se in una smart tv compare una domanda a cui bisogna rispondere scegliendo tra una serie di opzioni. All’interno di un sistema operativo ci saranno applicazioni, funzioni, impostazioni, programmi, etc. che, a loro volta, avranno molto contenuto tradotto. Tutto ciò è quel tipo di testi a cui ci riferiamo quando parliamo di “tradurre software”.

Poche persone si rendono conto dell’importanza di questo tipo di traduzione fino a che sperimentiamo quanto possa essere inutile un dispositivo, per quanto di ultima generazione, se non potessimo scegliere una lingua a noi familiare. Avete fatto almeno una volta l’esperimento di mettere il telefono in una lingua sconosciuta e di provare ad usarlo? Se siete nerd almeno quanto me e lo avete provato, vi sarete resi conto che l’unico modo di usare il menù (anche quando sei disperato e vuoi solo cambiare la lingua in italiano) è ricordando più o meno la posizione di ogni opzione o lasciandosi guidare dalle immagini, se ci sono.

Quindi noi traduttori di software ci troviamo davanti delle sfide che potrebbero risultare di poco conto per coloro che non conoscono la difficoltà di questo tipo di traduzione tecnica. Dall’altro lato, però, ci divertiamo con le caratteristiche uniche di questo tipo di contenuto, che non sono presenti in altri settori.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 15 giugno 2019 sul proprio blog Traducir & Co

Traduzione a cura di:
Donatella Andria
Freelance
Bologna

Le belle infedeli

 Categoria: Traduzione letteraria

Il diciassettesimo e diciottesimo secolo sono conosciuti come l’età d’oro della letteratura francese. In questo periodo appaiono i testi denominati <<belle infedeli>> , che rimandano a un modo di tradurre i classici in conformità al gusto francese, poiché gli scritti greci e latini erano giudicati antiquati. Questa espressione è attribuita al lessicografo Ménage che dichiarò, a proposito delle traduzioni di Perrot d’Ablancourt (scritte nel diciassettesimo secolo, versione francese delle opere originali redatte in greco dallo scrittore siriano Luciano di Samosata, del secondo secolo d.C): << Mi ricordano una donna che ho molto amato a Tours, che era bella ma anche infedele>>. Gilles Ménage (diciassettesimo secolo) fu uno scrittore straordinario, che iniziò a studiare legge per diventare avvocato come suo padre, ma fu costretto da una malattia ad abbandonare questa carriera per abbracciare quella ecclesiastica.

Queste traduzioni conosciute come << belle infedeli >>  ignoravano quindi parole che avrebbero fatto sussultare il lettore, come << ubriachezza>>, <<orgia>> , o <<sodomia>>. .Il problema era che queste traduzioni spesso rendevano i testi originali <<irriconoscibili>> divenendo, di fatto, delle opere inedite. Oggi, grazie alla teoria della traduzione, è possibile avere delle traduzioni << belle e fedeli >>.

Adesso citiamo un’icona francese della traduzione, conosciuta per le sue versioni delle opere classiche.

Anne Dacier, la traduttrice dei classici dal greco e dal latino in francese
I pionieri della traduzione meritano davvero di essere riconosciuti per il loro impegno e la loro vocazione. Oggi ricordiamo una pietra miliare della traduzione: Anne Dacier, filologa e scrittrice.

Anne Le Fèvre nasce nel 1647. Suo padre era il filosofo Tanneguy Le Fèvre. Nel 1644, Anne sposa colui che tempo dopo pubblicherà le opere di suo padre, Jean Lesnier. Nel 1672, alla morte del genitore, la donna si separa da Lesnier e parte per stabilirsi a Parigi con André Dacier, membro dell’Accademia francese e brillante allievo di suo padre. Si sposano nel 1683. Nel 1684, la coppia si ritira per dedicarsi allo studio della teologia , e nel 1685 annuncia la conversione al cattolicesimo.

Tra le traduzioni di Anne Dacier si possono citare: le opere di Anacreonte e Saffo (1681), diverse opere di Plauto e Aristofane (1683-84), Terenzio (1688), l’Iliade (1699), l’Odissea (1708).

Il padre di Anne Dacier, professore dell’Accademia di Saumur, fu una figura influente per sua figlia, che ereditò da lui il senso critico e gli elementi fondamentali della filologia che daranno ai suoi lavori uno stile molto personale. Madame Dacier introdusse nozioni proprie, come la non traduzione e la traduzione parziale per ricostruire il testo in maniera esplicativa. Tuttavia ella non si permise né di arrivare agli estremi della traduzione letterale, né a quelli della traduzione libera. Il risultato fu un giusto equilibrio.

Fonte: Articolo scritto da Guillaume G. e pubblicato sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Caterina Speri
Traduttrice letteraria  dal francese e dallo svedese all’italiano
Napoli

Processo della traduzione tecnica

 Categoria: Tecniche di traduzione

L’approccio alla traduzione tecnica non è facile neppure per un laureato in ingegneria.

Quando si inizia una traduzione di un manuale o di un brevetto è consigliabile, prima di iniziare la battitura del testo, fare un esame preliminare del testo per verificare quali termini siano importanti e basilari per la caratterizzazione e comprensione del testo.

In un caso mi interpellò una Società che aveva un manualetto di un prodotto di carattere meccanico del genere impastatore che era in inglese, ma tradotto male da una segretaria interna. Vi trovai alcuni errori come “compass” al posto di “bussola” (che è un tipo di cuscinetto) e molte altre improprietà tecniche che furono evidenti al mio occhio esperto.

Le mie prime esperienze sui brevetti esteri furono alquanto traumatiche e mi scontrai con una incomprensione dovuta alla mia scarsa esperienza sull’argomento. Ma, dopo aver visionato delle traduzioni su questi argomenti tecnici fatte da altri ingegneri più esperti, potei regolare la mia interpretazione dei testi e quindi procedere in modo normale e senza eccessivo sforzo “tecnico”. Certamente la traduzione di un brevetto richiede di conoscere certe dizioni particolari, ma una volta appresi essi si applicano in modo abbastanza ripetitivo.

I normali traduttori anche laureati in lingue trovano certamente molte difficoltà nel testo tecnico dovendo cercare, talvolta disperatamente, sui dizionari tecnici in commercio certi termini tecnici non di uso comune. Certamente la cultura tecnica di un ingegnere può essere di molto aiuto, e comunque si deve avere una discreta conoscenza delle lingue trattate.

In particolare i testi tecnici in tedesco o in inglese americano possono presentare alcune difficoltà in relazione alla comprensione di certe definizioni che non sono di uso comune neppure nella lingua parlata normale, ma sono gergali del compilatore tecnico e occorre essere ben addentro alla terminologia tecnica per capire il concetto di cui si scrive.

L’esperienza sul campo sicuramente può essere di aiuto sia per il traduttore che ha una discreta base di conoscenze tecniche sia per un normale traduttore educato da una scuola letteraria.

Le traduzioni dal francese o dallo spagnolo possono sembrare facili per un traduttore madrelingua italiano ma spesso non è così e talvolta è consigliabile consultare anche i dizionari completamente monolingua nella lingua originale per poter comprendere bene il contesto di un certo termine.

Negli ultimi anni certamente l’uso di internet aiuta sia il traduttore con cultura tecnica che quello letterario a svolgere il loro lavoro con precisione.

Prima della diffusione capillare di Internet anche io che sono un tecnico dovetti acquistare molti dizionari su argomenti particolari come elettrotecnica, idraulica, informatica con un certo costo e anche impegno di tempo per trovarli nelle librerie specializzate. Oggi un abbonamento per internet certo risolve molti problemi di comprensione anche per i traduttori non tecnici.

In definitiva qualsiasi interprete o tecnico che si cimenta nelle traduzioni tecniche deve armarsi di modestia e far tesoro di esperienze sul campo.

Un altro importante problema è la costanza dei termini ripetitivi e per questo è utile compilare in un foglio separato tutti i termini nuovi che si incontrano in una traduzione per poterne fare tesoro durante il lavoro in corso e anche durante i successivi lavori similari.

Penso di aver chiarito alcuni concetti sulla traduzione tecnica e gli stessi consigli possono essere applicati sicuramente a traduzioni di tipo legale o di altri argomenti particolari.

Autore dell’articolo:
Marco Ruzzin
Ingegnere e traduttore tecnico
San Martino Siccomario (PV)

La traduzione modella la storia (2)

 Categoria: Storia della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Usando il meccanismo matematico l` uomo ha avuto l` opportunità di descrivere cose che non esistono in una maniera sorprendentemente precisa e pulita. Come conseguenza le azioni e le opere dei popoli divennero più organizzate, efficaci e complesse; i resti delle popolazioni antiche che padroneggiavano la Matematica danno prova di ciò. Poiché le civiltà e le lingue si sono accumulate, è sorto il bisogno di tradurre da una lingua all` altra. Questa è la pratica che ha portato a noi gli scritti antichi da cui abbiamo ereditato sapere e credenze. Molto noto è il lavoro di trascrizione e traduzione svolto dagli amanuensi, il quale fu fondamentale nel preservare l`esistenza dei testi antichi e nel formulare un sistema di credenze  che ha ancora le sue tracce presenti nella cultura occidentale di oggi. È noto anche che l`operato degli scribi conteneva difetti di trascrizione e traduzione dovuti al fatto che essi avevano una conoscenza limitata delle lingue in cui i testi originali erano formulati. Questi errori alterarono i significati dei messaggi iniziali e portarono inevitabilmente a fraintendimenti che divennero parte degli insegnamenti pronunciati alle altre persone. Fu inevitabile anche che, essendo la nostra cultura radicata profondamente in quelle antiche e medievali, i risultati di questi errori ebbero effetti per lunghi periodi di tempo.

Tutto questo aiuta anche a spiegare come è nata la professione del traduttore e perché la pratica di traduzione  sia così importante oggi. Solo padroneggiare una lingua rende possibile preservare interamente un contenuto quando si cambia la forma in cui esso è espresso. Quando deve essere riformulato in un` altra lingua, un messaggio può mantenere il suo potere ed i suoi effetti solo se la forma finale produce gli stessi significati e sensazioni di quella iniziale. Quindi la giusta scelta di parole e schemi, anche se potrebbe sembrar differire dall` originale all` apparenza, è indispensabile per ottenere gli stessi effetti con la stessa forza su un lettore, che usa un diverso meccanismo di comunicazione, e per far sopravvivere un messaggio oltre tempo e confini.

Autore dell’articolo:
Davide Grossi
Traduttore tecnico e scientifico
Corby, England

La traduzione modella la storia

 Categoria: Storia della traduzione

È una delle qualità intrinseche degli esseri umani chiedersi cosa li renda differenti degli altri tipi di creature. Le persone oggi, come quelle del passato, si sforzano per definire quali siano le caratteristiche essenziali che hanno reso possibile per l` umanità sviluppare delle civiltà  che si sono stabilite su quasi tutta la terraferma disponibile sulla Terra, lasciando dietro di sé opere e strutture che senza fine meravigliano i posteri. Attraverso i tempi, congetture ed idee di ogni genere sono state elaborate riguardo a quali fossero i doni o abilità chiave che hanno portato i nostri più primitivi antenati dove siamo noi adesso, le più rispettate di cui sono materia di studi scientifici e filosofici ancora aperti al dibattito.

Tra tutte le ragioni che possiamo argomentare, una che molti sottovalutano è la nostra capacità di traduzione. Ogni qualvolta ci esprimiamo per mezzo di una lingua, la quale è un sistema di suoni, simboli o immagini che noi usiamo  per codificare un messaggio, facciamo uso di uno strumento che deve essere stato inventato per la necessità di tradurre esperienze del mondo materiale in una forma che potesse essere compresa dagli altri, allo scopo di descrivere ed organizzare un modo di vivere. Questa iniziale traduzione ha permesso di avere luogo a una delle prime rivoluzioni umane; dopo questo passo cruciale è stato possibile trasferire conoscenza da una persona ad un indefinito numero di altre, con un singolo atto.

Il più lampante esampio dei modi in cui la realtà può essere tradotta in una lingua è la Matematica. Questa è la lingua che, più di qualsiasi altra, può inequivocabilmente trasformare idee, oggetti e gruppi di essi concreti o astratti, forme ed eventi in serie di simboli e formule che li riuniscano.

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Autore dell’articolo:
Davide Grossi
Traduttore tecnico e scientifico
Corby, England

Il lavoro più bello del mondo

 Categoria: Traduttori freelance

Lo ricordo ancora, il primo giorno col lettore cinese all’Università:non una parola d’italiano, e l’esordio con āáǎ à,  ripetuto all’infinito. E noi, in bilico fra terrore e risatine incontenibili, ancora ignari che la ricerca della pronuncia perfetta ci avrebbe segnato per tutti gli anni a venire.

E’ stato un periodo meraviglioso. Una scoperta continua verso una lingua lontanissima, in tutti i sensi, musicale e tesa alla ricerca dell’equilibrio, ed intrinsecamente legata alla cultura del suo popolo; non sarebbe stato certo possibile arrivare ad una certa padronanza del cinese se all’approfondimento prettamente linguistico non si fosse accompagnato lo studio di arte, letteratura e filosofia.

Una scelta del tutto casuale (ho sempre amato le lingue straniere, ma anche lo sport, e mille altre cose, il che generò una fase schizofrenica nei mesi precedenti all’iscrizione in Università), che mi ha portato all’opzione per me quasi scontata di intraprendere la libera professione come interprete e traduttrice.

Il che, e gli addetti lo sanno bene, significa giornate vuote ad aspettare la chiamata di un cliente, alternate a settimane di nottate in bianco per riuscire a smaltire le traduzioni che immancabilmente arrivano tutte in una volta (lo so, che esiste un disegno contro la sanità mentale di noi traduttori); giorni e giorni di studio per prepararsi ad un’unica giornata di interpretariato sul sistema di trattamento delle acque reflue con biomasse algali, preceduti da sfibranti giorni di contrattazione col cliente, che non vuole mollare i suoi file perché tu possa prepararti (ma lo sai, no, il cinese??).

E ancora lo considero il lavoro più bello del mondo.

Nonostante l’incertezza economica, nonostante la diffusa mancanza di apprezzamento per la professione, nonostante tutto.. la soddisfazione per una traduzione ben fatta, per giornate di interpretariato che hanno costruito un ponte fra culture tanto diverse, è impagabile.

Autrice dell’articolo:
Cristina Franzoni
Interprete e traduttrice in lingua cinese
Ravenna

Si può dimenticare la lingua materna? (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Capacità innata per preservare la lingua nativa
Però va detto, una perdita così drastica della lingua non è altro che un’eccezione. Nella maggior parte degli immigrati che vanno a vivere in un altro paese, entrambe le lingue si mantengono più o meno vive. In questi casi, la prima lingua si conserva meglio o peggio a seconda del talento innato della persona. Coloro che, in generale, sono bravi con le lingue, tendono a preservare meglio l’idioma nativo, indipendentemente dal tempo che hanno trascorso fuori dal loro paese. Lo stesso vale per la scioltezza tipica della madrelingua, strettamente legata al modo in cui padroneggiamo le diverse lingue nel nostro cervello.

La vera differenza tra il parlare una o due lingue è che il cervello deve aggiungere una sorta di sistema di controllo che gli permetta di passare dall’una all’altra. Se questo meccanismo di controllo è debole, la persona può avere difficoltà nel trovare la parola giusta o nel continuare a destreggiarsi nella seconda lingua.

Socializzare con i parlanti stranieri
Passare molto tempo con parlanti della tua stessa madrelingua all’estero può peggiorare le cose, poiché si sa che entrambe le lingue saranno comprese. In molti casi il risultato è un ibrido linguistico. Per esempio, a Londra, una delle città più multilingue del pianeta, questo tipo di ibrido è così comune che si è quasi convertito in un dialetto urbano. Però va detto, modificare non equivale a dimenticare. Quel che è certo è che, con il tempo, questo scambio informale e simultaneo tra le due lingue può impedire che il cervello resti in un’unica casella linguistica quando ciò è necessario. Così, ciò che viene prodotto è una spirale accelerata di trasformazione del linguaggio.

Tuttavia, questa capacità di adattamento non ha motivo di essere vista negativamente, quanto piuttosto come un test della nostra inventiva come esseri umani. È solamente un processo naturale che spinge le persone ad apportare cambiamenti nella loro grammatica per adattarsi alla nuova realtà. Il fatto è che ciò che ci permette di apprendere nuove lingue, ci permette anche di fare cambiamenti.

In ogni caso, bisogna tenere presente che il deterioramento dell’idioma nativo non è qualcosa di irreversibile, almeno negli adulti. Un periodo di riavvicinamento al nostro paese di origine, ai nostri ricordi e al nostro senso di identità farà sì che possiamo recuperarla in poco tempo, dal momento che la nostra lingua è legata alla nostra identità più profonda.

Fonte: Articolo pubblicato il 31 agosto 2018 sul sito dell’agenzia Salminter

Traduzione a cura di:
Arianna Tognelli
Traduttrice ES>IT \ ENG>IT
Roma

Si può dimenticare la lingua materna?

 Categoria: Le lingue

Ti può essere capitato, dopo aver vissuto alcuni anni all’estero, di iniziare a notare che la tua lingua materna ti suona strana. La maggior parte degli immigrati che hanno vissuto per molto tempo nei paesi di accoglienza sanno perfettamente cosa significa sentirsi un parlante nativo un po’ arrugginito. In un primo momento potrebbe sembrare normale che, dopo molti anni senza usare la nostra lingua in modo regolare nella vita quotidiana, iniziamo a dimenticare alcune cose. Tuttavia, devi sapere che il processo non è così semplice.

La scienza del quando, perché e come perdiamo la nostra lingua materna è anzi piuttosto complessa. Non sempre influisce quanto a lungo siamo stati fuori. E inoltre, socializzare con altri parlanti nativi in un paese straniero può far sì che le nostre competenze nella lingua con cui siamo cresciuti peggiorino. Anche se in realtà sono i fattori emotivi l’elemento più importante di tutti.

Differenze tra bambini e adulti
Per di più devi sapere che, a lungo termine, gli immigrati non sono gli unici interessati. In certa misura, qualunque persona che sta imparando una seconda lingua può iniziare a dimenticare l’idioma nativo. Nel momento in cui iniziamo a studiare un’altra lingua, i due sistemi cominciano a competere tra loro.

Di fatto, nei bambini il fenomeno di dimenticare la lingua è ancora più rilevante perché le loro menti sono più flessibili e adattabili. Si sono verificati molti casi di bambini che sono stati adottati e sono andati a vivere in altri paesi e che addirittura, pur avendo già 9 anni, hanno scordato completamente la loro lingua madre non appena allontanati dal paese di nascita.  Nel caso degli adulti è molto meno probabile che la prima lingua scompaia del tutto.

Forti traumi
Ciononostante, il fatto di dimenticare la lingua materna può essere dovuto anche a un forte shock. Per esempio, gli ebrei rifugiatisi negli Stati Uniti e nel Regno Unito durante la II Guerra Mondiale hanno vissuto un grande trauma in quanto vittime della persecuzione nazista. Le persone che abbandonarono la Germania nei primi giorni del regime di Hitler, prima che si producesse il genocidio, parlavano bene il tedesco anche se  erano fuori da più tempo, mentre coloro che lasciarono il paese dopo lo sterminio, parlavano tedesco con difficoltà o, addirittura, lo avevano dimenticato completamente. Il fatto è che, nonostante il tedesco fosse la lingua della loro infanzia e quella parlata in casa, era anche la lingua legata a ricordi dolorosi, perciò i rifugiati maggiormente traumatizzati lo rimossero.

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Fonte: Articolo pubblicato il 31 agosto 2018 sul sito dell’agenzia Salminter

Traduzione a cura di:
Arianna Tognelli
Traduttrice ES>IT \ ENG>IT
Roma

Traduzione letteraria per i più giovani (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Quali sono le preoccupazioni del traduttore?
Un traduttore minuzioso deve tenere conto di tutte queste particolarità per trasferirle nella lingua di arrivo. Potremmo dire la stessa cosa per i toponimi. Facciamo un esempio famosissimo: Mouseton. In italiano viene tradotto come Topolinia, una parola inventata che rappresenta sia la «città», sia i suoi abitanti (i topi, per l’appunto). Non è sempre possibile trovare una trasposizione così diretta e spesso bisogna ricorrere ad altre strategie.

Il titolo The Croaky Trio, per esempio, non è molto evocativo nella sua traduzione letteraria, e il traduttore francese, giocando sul significato dell’aggettivo «croaky» (che in inglese vuol dire rauco o roco), ha introdotto un’onomatopea e optato per «Le Trio cracracra», conservando così l’assonanza originale con una forma diversa. La traduzione delle onomatopee meriterebbe comunque un capitolo a parte, anche perché forse non tutti sanno che i versi degli animali variano in base alla lingua. In italiano i gatti fanno «miao», in Inghilterra fanno «miew», e così via. Il traduttore deve quindi conoscere questi diversi «linguaggi animali» o per lo meno le convenzioni linguistiche. Non deve mai destabilizzare il giovane lettore usando delle onomatopee che non conosce.

Qual è la frontiera tra traduttore e autore?
Il lavoro richiesto per queste trasposizioni è così vasto che spesso gli autori scelgono di tradurre loro stessi le loro creazioni. In altri casi, per rispondere a determinate esigenze di rielaborazione lessicale, le case editrici fanno appello agli autori invece che ai traduttori. È il caso per esempio di Umberto Eco, scrittore e traduttore di fama mondiale, che nel preciso manuale Dire quasi la stessa cosa, ha analizzato i tipi di intervento che possono essere operati dal traduttore.

Senza cadere in un’apologia eccessiva del nostro mestiere, possiamo dire che i traduttori letterari sono in parte autori. E se sono specializzati nella letteratura per bambini, devono conoscere per forza il mondo dei «minori di 16 anni». Devono essere al contempo pedagoghi e ragazzini, comportarsi come professori e compagni di gioco… Vi sembra troppo difficile? Secondo alcuni lo è, ma non per tutti! I professionisti che scelgono questa attività lo fanno soprattutto PER PASSIONE, e si vede!

Fonte: Articolo pubblicato il 15 gennaio 2018 sul blog dell’agenzia Traduction-In

Traduzione a cura di:
Daniela Di Lisio
Traduttrice
Milano

Traduzione letteraria per i più giovani

 Categoria: Traduzione letteraria

La letteratura è sicuramente il campo più interessante e appetibile per i traduttori letterari professionisti. Coloro che scelgono questa affascinante strada di solito sono follemente innamorati del linguaggio e della linguistica, in tutte le loro accez.ioni ed espressioni, nonché lettori insaziabili che si appassionano a qualsiasi tipo di genere letterario. C’è forse un traduttore letterario che non ha mai sognato di lavorare su un best-seller, magari del suo autore preferito?

Ma quali sono le difficoltà legate alla traduzione di testi rivolti a bambini e ragazzi?
Il settore della traduzione letteraria è molto ampio e si divide in sottocategorie precise: letteratura romantica, saggi, letteratura per bambini ecc. Quest’ultima categoria è un genere a parte perché ha delle esigenze contenutistiche ben precise. Ma ha soprattutto un’esigenza in termini linguistici e stilistici. La letteratura per bambini, infatti, comprende generi molto diversi in base alle fasce d’età, così l’offerta dei libri proposti è estremamente variegata. Un autore che scrive libri per adolescenti non saprà per forza creare storie adatte ai bambini in età prescolastica. Stessa cosa per il traduttore letterario, che può specializzarsi nella traduzione di racconti per adolescenti o magari di libri per bambini molto piccoli.

Le caratteristiche di questi testi sono molto evidenti ed è facile capire perché questa letteratura sia così «specializzata»: un romanzo adatto alla fascia d’età 12-14 anni deve essere di facile leggibilità e proporre un vocabolario che rifletta il modo di parlare degli adolescenti, mentre un libro per bambini deve offrire un linguaggio semplice o didattico, spesso sotto forma di poesia o filastrocca. Nella letteratura per bambini nessun elemento è lasciato al caso: i nomi dei personaggi, per esempio, sono spesso scelti dall’autore in base alle loro caratteristiche. In molte lingue le rane hanno nomi che contengono la sillaba «cra», per ricordare il verso che producono. Nei romanzi per i più grandi, i personaggi «cattivi» o anticonformisti spesso si chiamano Alex, nome che viene da a-lex e che significa «senza fede né legge».

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 15 gennaio 2018 sul blog dell’agenzia Traduction-In

Traduzione a cura di:
Daniela Di Lisio
Traduttrice
Milano