Come fare una pessima figura

 Categoria: Tecniche di traduzione

Abbiamo già trattato riguardo al fatto che molte agenzie chiedano di svolgere un compito di prova e di come non dovremmo prenderla a male. Se avete ricevuto un testo di prova, ecco per voi alcuni consigli disastrosi da parte di un redattore che controlla costantemente questo genere di scritti.

MAMMA DICE CHE SONO UN BRAVO TRADUTTORE, QUINDI, ANCHE IL REDATTORE SARÀ DELLO STESSO AVVISO
Uno degli aspetti principali, nella produzione del testo, è dedicargli poco tempo. Si tratta solo di una prova e non di una vera commessa di lavoro. Effettuate la traduzione quando avrete tempo, abbozzando il testo frettolosamente, ad un bravo redattore questo sarà più che sufficiente per valutare il vostro livello di professionalità. Il datore di lavoro capirà con chi ha a che fare, vi contatterà e, immediatamente, vi affiderà un importante progetto.

APPORTATE DELLE MIGLIORIE AL TESTO
Il testo di prova, molto probabilmente, sarà noioso, perciò varrà la pena migliorarlo con epiteti e metafore. Al posto di “Giappone” scrivete “Paese dal sol levante”, anziché “Gran Bretagna” “nebbioso Albione” eccetera. Se vi capiterà di imbattervi nella descrizione fisica di una persona non limitatevi alla semplice traduzione ma descrivete come voi stessi immaginate questa persona. E, al contrario, le parti più noiose sorvolatele semplicemente, tanto non interessano a nessuno.

PER VOI ESISTE SOLO WORD
Se ritenete che al traduttore, per lavorare, occorrano Windows XP e Word ma, vi viene chiesto di consegnare la traduzione con un certo Trados Studio, non è necessario che leggiate le istruzioni riguardanti la consegna dei file. Siete dei traduttori mica degli informatici! Il vostro patrimonio è costituito dalle sfumature linguistiche mica dai formati dei file, dai segmenti e termbase. I tag sono per i programmatori.
C’è stato un traduttore medico il quale,rimasto molto contrariato dal fatto che fosse stato considerato in errore per aver impropriamente disposto dei tag, esclamò: “perché mai dovrei occuparmi del significato di questi scarabocchi?”.

IL CONTESTO? NO, NON CONTA, NON PRENDETELO IN CONSIDERAZIONE!
Se nel testo qualcosa non vi torna non tormentate Google cercando di decifrarne il senso. La lingua è ricca: una parola può avere una dozzina di significati e talvolta opposti. Lasciate che il significato del testo sia stravolto o si dilegui completamente, non è colpa vostra; è così nel testo originale. Tradurre è un’attività creativa: avete la piena facoltà di scegliere uno qualsiasi dei significati disponibili. Discutetene con il redattore adducendo Translate come prova.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 26 novembre 2018 sul sito Technolex Translation Studio

Traduzione a cura di:
Aleksandr Telepov
Traduttore IT<>RU -  IT<>UKR
Dnipro, Ucraina

Dedicarsi alla traduzione di software? (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

SFIDE

  • Meno spazio per la creatività. Quando bisogna tradurre “Accept” o “Agree”, puoi andare poco lontano con la fantasia, anche se è vero che il software va molto al di là delle singole parole.
  • Gli spazi da riempire possono diventare dei veri e propri rompicapi. Anche se in certi contesti può valere “Il mio nome è _______” = “Mi chiamo ______”, in altri può complicarci la vita. Un esempio facile: in “What is your favourite ____ among these?”, il genere di “favourite” e “these” dipende dal testo che verrà inserito negli spazi vuoti. Se lanci una monetina ed escludi l’opzione che non è uscita, sarà terribile se verrà inserita una parola femminile: “Qual è il tuo colore preferito tra questi?”contro “Qual è la tua città preferita tra queste”. Quindi dobbiamo attingere all’immaginazione di cui parlavamo prima per arrivare ad una soluzione il più possibile equa, per esempio: “Quale ____ ti piace di più?”. A mio giudizio, queste sfide sono le cose che più mi piacciono della traduzione di software!
  • Le riduzioni di spazio sono all’ordine del giorno e a volte devi usare delle abbreviazioni (che, sinceramente, non mi piacciono proprio). Per esempio, tradurre parole così tanto brevi in inglese come “get” può diventare un problema quando la traduzione diventa “acquisisci” e per questioni di spazio hai solo tre caratteri. È un esempio molto semplice, inventato e che in genere non si trova nella realtà, dato che alla traduzione dei dispositivi viene data sempre più importanza e coloro che devono disegnare i tasti sanno che poche lingue hanno così tante parole corte come l’inglese e conviene aumentare lo spazio dove andrà inserito il testo. Nonostante ciò, la mancanza di spazio è un problema sempre più frequente, visto il trend di creare dispositivi sempre più piccoli come gli smartwatch.

In sostanza, la traduzione di software (così come succede in ogni settore) non è per tutti. Ho conosciuto persone che mi hanno detto che non lo avrebbero mai fatto perché troppo noioso o rigido e poi altri che dicono che lo sforzo viene compensato dal vedere la propria traduzione su uno schermo (come succede per l’audiovisuale) e ti rendi conto di aver partecipato attivamente nel migliorare o facilitare l’uso di una tecnologia che andranno poi ad usare altre persone. Inoltre, a seconda del diverso tipo di traduzione di software, ti permette anche di stare al passo con le novità della tecnologia, cosa che per me è un valore aggiunto.

Che vi sembra? Vi piacerebbe farlo? L’avete mai fatto? Lavorate in questo settore?

Aspetto le vostre risposte!

Fonte:  Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 15 giugno 2019 sul proprio blog Traducir & Co

Traduzione a cura di:
Donatella Andria
Freelance
Bologna

Dedicarsi alla traduzione di software? (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

VANTAGGI

  • Ci sono decisamente meno ambiguità che in altri tipi di testi, dato che un pulsante o il titolo di un menù avranno una funzione concreta che non dà adito a grosse ambiguità di significato. Per esempio, se si parla di “settings” in un contesto di telefonia mobile, è ovvio che si sta parlando di impostazioni o configurazione, non di un template o di supporto.
  • È più facile verificare la coerenza perché spesso un termine avrà una traduzione univoca (idealmente, relazionata dal cliente ad un glossario). Usando l’esempio di prima, se si traduce “setting” come “configurazione”, più avanti non si può chiamare in altro modo. Per questo, è più facile verificare che si siano usate le preferenze terminologiche del cliente (ad esempio con strumenti come Xbench, usando filtri o altro)
  • Le ripetizioni hanno senso, al contrario di ciò che succede in altri settori come il marketing, dove si devono utilizzare sinonimi per non appesantire il testo. In genere, nell’ambito della traduzione tecnica, e quindi all’interno del settore software, è meglio ripetere un termine la cui costruzione possa dare luogo a fraintendimenti. Per esempio, in “Ifyouwant to turn on thisfunctionality on your machine youwillneed to update it first”, la traduzione “Se vuoi attivare questa funzionalità nel tuo dispositivo, devi prima fare un aggiornamento” potrebbe risultare ambigua (anche se comunque si capirebbe per il contesto, stiamo parlando del dispositivo) e di sicuro il cliente preferirebbe leggere la parola “dispositivo” per evitare confusione.
  • Noi stessi usiamo questi dispositivi. A differenza di ciò che accade quando si traduce, per esempio, un testo di chimica non essendo noi dei chimici, noi traduttori di software conosciamo il punto di vista di chi leggerà quel messaggio perché siamo abituati ad esserlo. Se per esempio a noi salta all’occhio un certo termine, lo stesso accadrà anche agli altri utilizzatori. Per esempio, se dobbiamo decidere se usare “illuminazione” o “lucentezza” in riferimento allo schermo del telefono, sicuramente “lucentezza” [in Spagna n.d.t.] risulterà molto più familiare e il dubbio sarà risolto grazie alla nostra esperienza di utilizzatori. Nonostante ciò, non c’è da fidarsi del “mi suona meglio” e ad ogni modo si dovrà consultare la terminologia preferita dal cliente.

Terza parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 15 giugno 2019 sul proprio blog Traducir & Co

Traduzione a cura di:
Donatella Andria
Freelance
Bologna

Dedicarsi alla traduzione di software?

 Categoria: Servizi di traduzione

Oggi ho cercato nella barra di ricerca quale fosse l’ultimo articolo pubblicato relativo alla traduzione di software, per non ripetermi, e ho scoperto che non ho scritto niente su questo argomento! Dedicarsi alla traduzione di software è un’opzione che non tutti utilizzano per le difficoltà che comporta e la poca flessibilità che permette nella maggioranza dei casi. Nonostante tutto questo, però, alcuni prediligono questa possibilità perché presenta delle caratteristiche che altri tipi di testi, invece, non offrono. In questa prima parte racconterò dei vantaggi e delle sfide di questo tipo di traduzione a cui sto dedicando il mio tempo in modo non continuativo dal 2013 e che, unitamente al marketing, è diventata un po’ la mia specialità (mi ricordo ancora gli inizi di questo blog quando mi chiedevo in cosa “volevo” specializzarmi: alla fine le opportunità si presentano da sole, un’esperienza porta ad un’altra esperienza e alla fine finisci con lo specializzarti in qualcosa che non avevi proprio immaginato nel tuo percorso di studi).

Per coloro che non sanno che tipo di contenuto si trovano nei software (ho visto più facce stranite di quello che mi aspettavo quando dico che lavoro in questo settore), aggiungo una piccola descrizione per chiarire che si riferisce, per esempio, al testo che sta in un sistema operativo: menù, opzioni, tasti, avvisi di errore, applicazioni, popup, menù a tendina, etc. Quando si prende in mano un telefono e si entra in Configurazione e si cambia l’ora della sveglia, si attiva il bluetooth o si cambiano le notifiche, tutto ciò si fa attraverso una serie di menù e tasti che “qualcuno” ha tradotto. Lo stesso accade quando si apre una finestra di errore o c’è l’avviso di batteria bassa del pc. Allo stesso modo se in una smart tv compare una domanda a cui bisogna rispondere scegliendo tra una serie di opzioni. All’interno di un sistema operativo ci saranno applicazioni, funzioni, impostazioni, programmi, etc. che, a loro volta, avranno molto contenuto tradotto. Tutto ciò è quel tipo di testi a cui ci riferiamo quando parliamo di “tradurre software”.

Poche persone si rendono conto dell’importanza di questo tipo di traduzione fino a che sperimentiamo quanto possa essere inutile un dispositivo, per quanto di ultima generazione, se non potessimo scegliere una lingua a noi familiare. Avete fatto almeno una volta l’esperimento di mettere il telefono in una lingua sconosciuta e di provare ad usarlo? Se siete nerd almeno quanto me e lo avete provato, vi sarete resi conto che l’unico modo di usare il menù (anche quando sei disperato e vuoi solo cambiare la lingua in italiano) è ricordando più o meno la posizione di ogni opzione o lasciandosi guidare dalle immagini, se ci sono.

Quindi noi traduttori di software ci troviamo davanti delle sfide che potrebbero risultare di poco conto per coloro che non conoscono la difficoltà di questo tipo di traduzione tecnica. Dall’altro lato, però, ci divertiamo con le caratteristiche uniche di questo tipo di contenuto, che non sono presenti in altri settori.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 15 giugno 2019 sul proprio blog Traducir & Co

Traduzione a cura di:
Donatella Andria
Freelance
Bologna

Le belle infedeli

 Categoria: Traduzione letteraria

Il diciassettesimo e diciottesimo secolo sono conosciuti come l’età d’oro della letteratura francese. In questo periodo appaiono i testi denominati <<belle infedeli>> , che rimandano a un modo di tradurre i classici in conformità al gusto francese, poiché gli scritti greci e latini erano giudicati antiquati. Questa espressione è attribuita al lessicografo Ménage che dichiarò, a proposito delle traduzioni di Perrot d’Ablancourt (scritte nel diciassettesimo secolo, versione francese delle opere originali redatte in greco dallo scrittore siriano Luciano di Samosata, del secondo secolo d.C): << Mi ricordano una donna che ho molto amato a Tours, che era bella ma anche infedele>>. Gilles Ménage (diciassettesimo secolo) fu uno scrittore straordinario, che iniziò a studiare legge per diventare avvocato come suo padre, ma fu costretto da una malattia ad abbandonare questa carriera per abbracciare quella ecclesiastica.

Queste traduzioni conosciute come << belle infedeli >>  ignoravano quindi parole che avrebbero fatto sussultare il lettore, come << ubriachezza>>, <<orgia>> , o <<sodomia>>. .Il problema era che queste traduzioni spesso rendevano i testi originali <<irriconoscibili>> divenendo, di fatto, delle opere inedite. Oggi, grazie alla teoria della traduzione, è possibile avere delle traduzioni << belle e fedeli >>.

Adesso citiamo un’icona francese della traduzione, conosciuta per le sue versioni delle opere classiche.

Anne Dacier, la traduttrice dei classici dal greco e dal latino in francese
I pionieri della traduzione meritano davvero di essere riconosciuti per il loro impegno e la loro vocazione. Oggi ricordiamo una pietra miliare della traduzione: Anne Dacier, filologa e scrittrice.

Anne Le Fèvre nasce nel 1647. Suo padre era il filosofo Tanneguy Le Fèvre. Nel 1644, Anne sposa colui che tempo dopo pubblicherà le opere di suo padre, Jean Lesnier. Nel 1672, alla morte del genitore, la donna si separa da Lesnier e parte per stabilirsi a Parigi con André Dacier, membro dell’Accademia francese e brillante allievo di suo padre. Si sposano nel 1683. Nel 1684, la coppia si ritira per dedicarsi allo studio della teologia , e nel 1685 annuncia la conversione al cattolicesimo.

Tra le traduzioni di Anne Dacier si possono citare: le opere di Anacreonte e Saffo (1681), diverse opere di Plauto e Aristofane (1683-84), Terenzio (1688), l’Iliade (1699), l’Odissea (1708).

Il padre di Anne Dacier, professore dell’Accademia di Saumur, fu una figura influente per sua figlia, che ereditò da lui il senso critico e gli elementi fondamentali della filologia che daranno ai suoi lavori uno stile molto personale. Madame Dacier introdusse nozioni proprie, come la non traduzione e la traduzione parziale per ricostruire il testo in maniera esplicativa. Tuttavia ella non si permise né di arrivare agli estremi della traduzione letterale, né a quelli della traduzione libera. Il risultato fu un giusto equilibrio.

Fonte: Articolo scritto da Guillaume G. e pubblicato sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Caterina Speri
Traduttrice letteraria  dal francese e dallo svedese all’italiano
Napoli

Processo della traduzione tecnica

 Categoria: Tecniche di traduzione

L’approccio alla traduzione tecnica non è facile neppure per un laureato in ingegneria.

Quando si inizia una traduzione di un manuale o di un brevetto è consigliabile, prima di iniziare la battitura del testo, fare un esame preliminare del testo per verificare quali termini siano importanti e basilari per la caratterizzazione e comprensione del testo.

In un caso mi interpellò una Società che aveva un manualetto di un prodotto di carattere meccanico del genere impastatore che era in inglese, ma tradotto male da una segretaria interna. Vi trovai alcuni errori come “compass” al posto di “bussola” (che è un tipo di cuscinetto) e molte altre improprietà tecniche che furono evidenti al mio occhio esperto.

Le mie prime esperienze sui brevetti esteri furono alquanto traumatiche e mi scontrai con una incomprensione dovuta alla mia scarsa esperienza sull’argomento. Ma, dopo aver visionato delle traduzioni su questi argomenti tecnici fatte da altri ingegneri più esperti, potei regolare la mia interpretazione dei testi e quindi procedere in modo normale e senza eccessivo sforzo “tecnico”. Certamente la traduzione di un brevetto richiede di conoscere certe dizioni particolari, ma una volta appresi essi si applicano in modo abbastanza ripetitivo.

I normali traduttori anche laureati in lingue trovano certamente molte difficoltà nel testo tecnico dovendo cercare, talvolta disperatamente, sui dizionari tecnici in commercio certi termini tecnici non di uso comune. Certamente la cultura tecnica di un ingegnere può essere di molto aiuto, e comunque si deve avere una discreta conoscenza delle lingue trattate.

In particolare i testi tecnici in tedesco o in inglese americano possono presentare alcune difficoltà in relazione alla comprensione di certe definizioni che non sono di uso comune neppure nella lingua parlata normale, ma sono gergali del compilatore tecnico e occorre essere ben addentro alla terminologia tecnica per capire il concetto di cui si scrive.

L’esperienza sul campo sicuramente può essere di aiuto sia per il traduttore che ha una discreta base di conoscenze tecniche sia per un normale traduttore educato da una scuola letteraria.

Le traduzioni dal francese o dallo spagnolo possono sembrare facili per un traduttore madrelingua italiano ma spesso non è così e talvolta è consigliabile consultare anche i dizionari completamente monolingua nella lingua originale per poter comprendere bene il contesto di un certo termine.

Negli ultimi anni certamente l’uso di internet aiuta sia il traduttore con cultura tecnica che quello letterario a svolgere il loro lavoro con precisione.

Prima della diffusione capillare di Internet anche io che sono un tecnico dovetti acquistare molti dizionari su argomenti particolari come elettrotecnica, idraulica, informatica con un certo costo e anche impegno di tempo per trovarli nelle librerie specializzate. Oggi un abbonamento per internet certo risolve molti problemi di comprensione anche per i traduttori non tecnici.

In definitiva qualsiasi interprete o tecnico che si cimenta nelle traduzioni tecniche deve armarsi di modestia e far tesoro di esperienze sul campo.

Un altro importante problema è la costanza dei termini ripetitivi e per questo è utile compilare in un foglio separato tutti i termini nuovi che si incontrano in una traduzione per poterne fare tesoro durante il lavoro in corso e anche durante i successivi lavori similari.

Penso di aver chiarito alcuni concetti sulla traduzione tecnica e gli stessi consigli possono essere applicati sicuramente a traduzioni di tipo legale o di altri argomenti particolari.

Autore dell’articolo:
Marco Ruzzin
Ingegnere e traduttore tecnico
San Martino Siccomario (PV)

La traduzione modella la storia (2)

 Categoria: Storia della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Usando il meccanismo matematico l` uomo ha avuto l` opportunità di descrivere cose che non esistono in una maniera sorprendentemente precisa e pulita. Come conseguenza le azioni e le opere dei popoli divennero più organizzate, efficaci e complesse; i resti delle popolazioni antiche che padroneggiavano la Matematica danno prova di ciò. Poiché le civiltà e le lingue si sono accumulate, è sorto il bisogno di tradurre da una lingua all` altra. Questa è la pratica che ha portato a noi gli scritti antichi da cui abbiamo ereditato sapere e credenze. Molto noto è il lavoro di trascrizione e traduzione svolto dagli amanuensi, il quale fu fondamentale nel preservare l`esistenza dei testi antichi e nel formulare un sistema di credenze  che ha ancora le sue tracce presenti nella cultura occidentale di oggi. È noto anche che l`operato degli scribi conteneva difetti di trascrizione e traduzione dovuti al fatto che essi avevano una conoscenza limitata delle lingue in cui i testi originali erano formulati. Questi errori alterarono i significati dei messaggi iniziali e portarono inevitabilmente a fraintendimenti che divennero parte degli insegnamenti pronunciati alle altre persone. Fu inevitabile anche che, essendo la nostra cultura radicata profondamente in quelle antiche e medievali, i risultati di questi errori ebbero effetti per lunghi periodi di tempo.

Tutto questo aiuta anche a spiegare come è nata la professione del traduttore e perché la pratica di traduzione  sia così importante oggi. Solo padroneggiare una lingua rende possibile preservare interamente un contenuto quando si cambia la forma in cui esso è espresso. Quando deve essere riformulato in un` altra lingua, un messaggio può mantenere il suo potere ed i suoi effetti solo se la forma finale produce gli stessi significati e sensazioni di quella iniziale. Quindi la giusta scelta di parole e schemi, anche se potrebbe sembrar differire dall` originale all` apparenza, è indispensabile per ottenere gli stessi effetti con la stessa forza su un lettore, che usa un diverso meccanismo di comunicazione, e per far sopravvivere un messaggio oltre tempo e confini.

Autore dell’articolo:
Davide Grossi
Traduttore tecnico e scientifico
Corby, England

La traduzione modella la storia

 Categoria: Storia della traduzione

È una delle qualità intrinseche degli esseri umani chiedersi cosa li renda differenti degli altri tipi di creature. Le persone oggi, come quelle del passato, si sforzano per definire quali siano le caratteristiche essenziali che hanno reso possibile per l` umanità sviluppare delle civiltà  che si sono stabilite su quasi tutta la terraferma disponibile sulla Terra, lasciando dietro di sé opere e strutture che senza fine meravigliano i posteri. Attraverso i tempi, congetture ed idee di ogni genere sono state elaborate riguardo a quali fossero i doni o abilità chiave che hanno portato i nostri più primitivi antenati dove siamo noi adesso, le più rispettate di cui sono materia di studi scientifici e filosofici ancora aperti al dibattito.

Tra tutte le ragioni che possiamo argomentare, una che molti sottovalutano è la nostra capacità di traduzione. Ogni qualvolta ci esprimiamo per mezzo di una lingua, la quale è un sistema di suoni, simboli o immagini che noi usiamo  per codificare un messaggio, facciamo uso di uno strumento che deve essere stato inventato per la necessità di tradurre esperienze del mondo materiale in una forma che potesse essere compresa dagli altri, allo scopo di descrivere ed organizzare un modo di vivere. Questa iniziale traduzione ha permesso di avere luogo a una delle prime rivoluzioni umane; dopo questo passo cruciale è stato possibile trasferire conoscenza da una persona ad un indefinito numero di altre, con un singolo atto.

Il più lampante esampio dei modi in cui la realtà può essere tradotta in una lingua è la Matematica. Questa è la lingua che, più di qualsiasi altra, può inequivocabilmente trasformare idee, oggetti e gruppi di essi concreti o astratti, forme ed eventi in serie di simboli e formule che li riuniscano.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Davide Grossi
Traduttore tecnico e scientifico
Corby, England

Il lavoro più bello del mondo

 Categoria: Traduttori freelance

Lo ricordo ancora, il primo giorno col lettore cinese all’Università:non una parola d’italiano, e l’esordio con āáǎ à,  ripetuto all’infinito. E noi, in bilico fra terrore e risatine incontenibili, ancora ignari che la ricerca della pronuncia perfetta ci avrebbe segnato per tutti gli anni a venire.

E’ stato un periodo meraviglioso. Una scoperta continua verso una lingua lontanissima, in tutti i sensi, musicale e tesa alla ricerca dell’equilibrio, ed intrinsecamente legata alla cultura del suo popolo; non sarebbe stato certo possibile arrivare ad una certa padronanza del cinese se all’approfondimento prettamente linguistico non si fosse accompagnato lo studio di arte, letteratura e filosofia.

Una scelta del tutto casuale (ho sempre amato le lingue straniere, ma anche lo sport, e mille altre cose, il che generò una fase schizofrenica nei mesi precedenti all’iscrizione in Università), che mi ha portato all’opzione per me quasi scontata di intraprendere la libera professione come interprete e traduttrice.

Il che, e gli addetti lo sanno bene, significa giornate vuote ad aspettare la chiamata di un cliente, alternate a settimane di nottate in bianco per riuscire a smaltire le traduzioni che immancabilmente arrivano tutte in una volta (lo so, che esiste un disegno contro la sanità mentale di noi traduttori); giorni e giorni di studio per prepararsi ad un’unica giornata di interpretariato sul sistema di trattamento delle acque reflue con biomasse algali, preceduti da sfibranti giorni di contrattazione col cliente, che non vuole mollare i suoi file perché tu possa prepararti (ma lo sai, no, il cinese??).

E ancora lo considero il lavoro più bello del mondo.

Nonostante l’incertezza economica, nonostante la diffusa mancanza di apprezzamento per la professione, nonostante tutto.. la soddisfazione per una traduzione ben fatta, per giornate di interpretariato che hanno costruito un ponte fra culture tanto diverse, è impagabile.

Autrice dell’articolo:
Cristina Franzoni
Interprete e traduttrice in lingua cinese
Ravenna

Si può dimenticare la lingua materna? (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Capacità innata per preservare la lingua nativa
Però va detto, una perdita così drastica della lingua non è altro che un’eccezione. Nella maggior parte degli immigrati che vanno a vivere in un altro paese, entrambe le lingue si mantengono più o meno vive. In questi casi, la prima lingua si conserva meglio o peggio a seconda del talento innato della persona. Coloro che, in generale, sono bravi con le lingue, tendono a preservare meglio l’idioma nativo, indipendentemente dal tempo che hanno trascorso fuori dal loro paese. Lo stesso vale per la scioltezza tipica della madrelingua, strettamente legata al modo in cui padroneggiamo le diverse lingue nel nostro cervello.

La vera differenza tra il parlare una o due lingue è che il cervello deve aggiungere una sorta di sistema di controllo che gli permetta di passare dall’una all’altra. Se questo meccanismo di controllo è debole, la persona può avere difficoltà nel trovare la parola giusta o nel continuare a destreggiarsi nella seconda lingua.

Socializzare con i parlanti stranieri
Passare molto tempo con parlanti della tua stessa madrelingua all’estero può peggiorare le cose, poiché si sa che entrambe le lingue saranno comprese. In molti casi il risultato è un ibrido linguistico. Per esempio, a Londra, una delle città più multilingue del pianeta, questo tipo di ibrido è così comune che si è quasi convertito in un dialetto urbano. Però va detto, modificare non equivale a dimenticare. Quel che è certo è che, con il tempo, questo scambio informale e simultaneo tra le due lingue può impedire che il cervello resti in un’unica casella linguistica quando ciò è necessario. Così, ciò che viene prodotto è una spirale accelerata di trasformazione del linguaggio.

Tuttavia, questa capacità di adattamento non ha motivo di essere vista negativamente, quanto piuttosto come un test della nostra inventiva come esseri umani. È solamente un processo naturale che spinge le persone ad apportare cambiamenti nella loro grammatica per adattarsi alla nuova realtà. Il fatto è che ciò che ci permette di apprendere nuove lingue, ci permette anche di fare cambiamenti.

In ogni caso, bisogna tenere presente che il deterioramento dell’idioma nativo non è qualcosa di irreversibile, almeno negli adulti. Un periodo di riavvicinamento al nostro paese di origine, ai nostri ricordi e al nostro senso di identità farà sì che possiamo recuperarla in poco tempo, dal momento che la nostra lingua è legata alla nostra identità più profonda.

Fonte: Articolo pubblicato il 31 agosto 2018 sul sito dell’agenzia Salminter

Traduzione a cura di:
Arianna Tognelli
Traduttrice ES>IT \ ENG>IT
Roma

Si può dimenticare la lingua materna?

 Categoria: Le lingue

Ti può essere capitato, dopo aver vissuto alcuni anni all’estero, di iniziare a notare che la tua lingua materna ti suona strana. La maggior parte degli immigrati che hanno vissuto per molto tempo nei paesi di accoglienza sanno perfettamente cosa significa sentirsi un parlante nativo un po’ arrugginito. In un primo momento potrebbe sembrare normale che, dopo molti anni senza usare la nostra lingua in modo regolare nella vita quotidiana, iniziamo a dimenticare alcune cose. Tuttavia, devi sapere che il processo non è così semplice.

La scienza del quando, perché e come perdiamo la nostra lingua materna è anzi piuttosto complessa. Non sempre influisce quanto a lungo siamo stati fuori. E inoltre, socializzare con altri parlanti nativi in un paese straniero può far sì che le nostre competenze nella lingua con cui siamo cresciuti peggiorino. Anche se in realtà sono i fattori emotivi l’elemento più importante di tutti.

Differenze tra bambini e adulti
Per di più devi sapere che, a lungo termine, gli immigrati non sono gli unici interessati. In certa misura, qualunque persona che sta imparando una seconda lingua può iniziare a dimenticare l’idioma nativo. Nel momento in cui iniziamo a studiare un’altra lingua, i due sistemi cominciano a competere tra loro.

Di fatto, nei bambini il fenomeno di dimenticare la lingua è ancora più rilevante perché le loro menti sono più flessibili e adattabili. Si sono verificati molti casi di bambini che sono stati adottati e sono andati a vivere in altri paesi e che addirittura, pur avendo già 9 anni, hanno scordato completamente la loro lingua madre non appena allontanati dal paese di nascita.  Nel caso degli adulti è molto meno probabile che la prima lingua scompaia del tutto.

Forti traumi
Ciononostante, il fatto di dimenticare la lingua materna può essere dovuto anche a un forte shock. Per esempio, gli ebrei rifugiatisi negli Stati Uniti e nel Regno Unito durante la II Guerra Mondiale hanno vissuto un grande trauma in quanto vittime della persecuzione nazista. Le persone che abbandonarono la Germania nei primi giorni del regime di Hitler, prima che si producesse il genocidio, parlavano bene il tedesco anche se  erano fuori da più tempo, mentre coloro che lasciarono il paese dopo lo sterminio, parlavano tedesco con difficoltà o, addirittura, lo avevano dimenticato completamente. Il fatto è che, nonostante il tedesco fosse la lingua della loro infanzia e quella parlata in casa, era anche la lingua legata a ricordi dolorosi, perciò i rifugiati maggiormente traumatizzati lo rimossero.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 31 agosto 2018 sul sito dell’agenzia Salminter

Traduzione a cura di:
Arianna Tognelli
Traduttrice ES>IT \ ENG>IT
Roma

Traduzione letteraria per i più giovani (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Quali sono le preoccupazioni del traduttore?
Un traduttore minuzioso deve tenere conto di tutte queste particolarità per trasferirle nella lingua di arrivo. Potremmo dire la stessa cosa per i toponimi. Facciamo un esempio famosissimo: Mouseton. In italiano viene tradotto come Topolinia, una parola inventata che rappresenta sia la «città», sia i suoi abitanti (i topi, per l’appunto). Non è sempre possibile trovare una trasposizione così diretta e spesso bisogna ricorrere ad altre strategie.

Il titolo The Croaky Trio, per esempio, non è molto evocativo nella sua traduzione letteraria, e il traduttore francese, giocando sul significato dell’aggettivo «croaky» (che in inglese vuol dire rauco o roco), ha introdotto un’onomatopea e optato per «Le Trio cracracra», conservando così l’assonanza originale con una forma diversa. La traduzione delle onomatopee meriterebbe comunque un capitolo a parte, anche perché forse non tutti sanno che i versi degli animali variano in base alla lingua. In italiano i gatti fanno «miao», in Inghilterra fanno «miew», e così via. Il traduttore deve quindi conoscere questi diversi «linguaggi animali» o per lo meno le convenzioni linguistiche. Non deve mai destabilizzare il giovane lettore usando delle onomatopee che non conosce.

Qual è la frontiera tra traduttore e autore?
Il lavoro richiesto per queste trasposizioni è così vasto che spesso gli autori scelgono di tradurre loro stessi le loro creazioni. In altri casi, per rispondere a determinate esigenze di rielaborazione lessicale, le case editrici fanno appello agli autori invece che ai traduttori. È il caso per esempio di Umberto Eco, scrittore e traduttore di fama mondiale, che nel preciso manuale Dire quasi la stessa cosa, ha analizzato i tipi di intervento che possono essere operati dal traduttore.

Senza cadere in un’apologia eccessiva del nostro mestiere, possiamo dire che i traduttori letterari sono in parte autori. E se sono specializzati nella letteratura per bambini, devono conoscere per forza il mondo dei «minori di 16 anni». Devono essere al contempo pedagoghi e ragazzini, comportarsi come professori e compagni di gioco… Vi sembra troppo difficile? Secondo alcuni lo è, ma non per tutti! I professionisti che scelgono questa attività lo fanno soprattutto PER PASSIONE, e si vede!

Fonte: Articolo pubblicato il 15 gennaio 2018 sul blog dell’agenzia Traduction-In

Traduzione a cura di:
Daniela Di Lisio
Traduttrice
Milano

Traduzione letteraria per i più giovani

 Categoria: Traduzione letteraria

La letteratura è sicuramente il campo più interessante e appetibile per i traduttori letterari professionisti. Coloro che scelgono questa affascinante strada di solito sono follemente innamorati del linguaggio e della linguistica, in tutte le loro accez.ioni ed espressioni, nonché lettori insaziabili che si appassionano a qualsiasi tipo di genere letterario. C’è forse un traduttore letterario che non ha mai sognato di lavorare su un best-seller, magari del suo autore preferito?

Ma quali sono le difficoltà legate alla traduzione di testi rivolti a bambini e ragazzi?
Il settore della traduzione letteraria è molto ampio e si divide in sottocategorie precise: letteratura romantica, saggi, letteratura per bambini ecc. Quest’ultima categoria è un genere a parte perché ha delle esigenze contenutistiche ben precise. Ma ha soprattutto un’esigenza in termini linguistici e stilistici. La letteratura per bambini, infatti, comprende generi molto diversi in base alle fasce d’età, così l’offerta dei libri proposti è estremamente variegata. Un autore che scrive libri per adolescenti non saprà per forza creare storie adatte ai bambini in età prescolastica. Stessa cosa per il traduttore letterario, che può specializzarsi nella traduzione di racconti per adolescenti o magari di libri per bambini molto piccoli.

Le caratteristiche di questi testi sono molto evidenti ed è facile capire perché questa letteratura sia così «specializzata»: un romanzo adatto alla fascia d’età 12-14 anni deve essere di facile leggibilità e proporre un vocabolario che rifletta il modo di parlare degli adolescenti, mentre un libro per bambini deve offrire un linguaggio semplice o didattico, spesso sotto forma di poesia o filastrocca. Nella letteratura per bambini nessun elemento è lasciato al caso: i nomi dei personaggi, per esempio, sono spesso scelti dall’autore in base alle loro caratteristiche. In molte lingue le rane hanno nomi che contengono la sillaba «cra», per ricordare il verso che producono. Nei romanzi per i più grandi, i personaggi «cattivi» o anticonformisti spesso si chiamano Alex, nome che viene da a-lex e che significa «senza fede né legge».

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Fonte: Articolo pubblicato il 15 gennaio 2018 sul blog dell’agenzia Traduction-In

Traduzione a cura di:
Daniela Di Lisio
Traduttrice
Milano

Elogio della traduzione (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Ci sono altri scrittori che, a differenza dell’austriaco e dei suoi accoliti, hanno innalzato l’arte del tradurre. Borges diceva che, in realtà, è il testo originale quello che è infedele alla traduzione.  Questa apparente folle idea riassume una poetica di questa professione che, invece di mettere al primo posto la corrispondenza parola per parola, lo vede come un atto di creazione letteraria. Di fatto, Borges, nel suo curriculum, metteva avanti le sue traduzioni all’opera originale. Nabokov, da parte sua, collocava la sua versione in inglese di Eugenio Oneguin, di Pushkin, al vertice del suo apporto ai testi universali.

Chi traduce deve rischiare e dosare in parti uguali e capire che essere fedeli non equivale ad essere servili. Più di un teorico ha osservato che c’è un’evidente contraddizione nell’insistere sul fatto che il codice etico al quale il traduttore si deve sottomettere si basa sull’obiettività e sul non intervento, una concezione secondo la quale si pretende di convertire un partecipante fondamentale di questa transazione linguistica in un’entità diafana la cui esistenza paradossalmente si nega. Il traduttore, inteso così, sarebbe un mero strumento ottico che permette di “focalizzare” un’opera scritta in una lingua straniera, tuttavia ricordiamo che qualsiasi lente, inclusa la più precisa, getta un’anomalia nell’immagine risultante. Affermava Alphonse de Lamartine: “Nella mia opinione, l’opera letteraria più difficile è la traduzione”, e quella difficoltà risiede nell’utopico che è cercare di ascoltare nell’altro la tua propria voce e, allo stesso tempo, parlare con quella voce estranea. Solo quando si pretende questa chimera, il traduttore rispetta il difficile obbligo di essere fedele, allo stesso tempo, a due padroni di uguale esigenza, l’autore dell’opera ed il lettore della traduzione.

Si perde qualcosa nel tradurre un testo da una lingua all’altra? Ogni atto comunicativo è pieno di errori e confusioni. Dice un antico proverbio yiddish che una persona ascolta una parola ma ne comprende due. Tradurre è l’arte dell’approssimazione e per questo bisogna saper convivere con l’errore. “Fallisce meglio” ripeteva Beckett, perché il fallimento è inevitabile. Sottolineava Ivo Andrić che è facile scoprire le imperfezioni o anche gli errori nell’opera dei migliori traduttori, però è molto difficile capire la complessità ed il valore del loro lavoro. Traduciamo e continueremo traducendo, perché se vogliamo ampliare le nostre coordinate e andare incontro ad altre culture non ci rimane altro rimedio. Attraversando la frontiera dell’idioma, ci confiscano sempre qualcosa alla dogana, ma vale la pena arrivare a destinazione con la valigia piena. Tradurre è il trionfo di un’utopia, quindi con lei vinciamo. In fin dei conti, come disse la poetessa Elizabeth Bishop, l’arte di perdere non è nessun disastro.

Fonte: Articolo scritto da Marta Rebón e pubblicato il 16 aprile 2019 su El Pais

Traduzione a cura di:
Mariella Ingino
Traduttrice letteraria

Elogio della traduzione

 Categoria: Traduzione letteraria

Tradurre un testo in un’altra lingua è uno strumento di resistenza (o di riflessione) contro il pensiero omogeneo
Nella settimana in cui celebriamo il libro, quell’oggetto versatile il cui design non è cambiato nel tempo, bisogna sottolineare il suo stretto e prospero rapporto con la traduzione. La letteratura, che spesso consumiamo trascritta in un’altra lingua, può compiere degnamente tanto la funzione di captare la curiosità di un lettore solitario durante le ore morte in aeroporto quanto trasformarsi in un rifugio affollato dai sentimenti più complessi e debordanti. Quando Notre Dame ancora fumava i lettori di tutto il mondo ricorrevano a Victor Hugo, come se il legno calcinato della sua struttura si potesse ricostruire con la cellulosa delle pagine del suo celebre romanzo sul gobbo Quasimodo. Anche quando il terrorismo ha attaccato la capitale francese ci si è affidati ad Ernest Hemingway oppure a George Orwell dopo che Edward Snowden ha svelato la rete di sorveglianza mondiale.

Grazie ai traduttori possiamo accedere a queste opere nella nostra lingua, diversa da quella in cui si sono espresse in origine. La traduzione, gesto politico e filosofico che rende reale l’ideale di unione e comprensione oltre le frontiere linguistiche, è uno strumento di resistenza (e di riflessione) contro il pensiero omogeneo. Non so se sia stata già scritta o filmata una distopia su di una realtà nella quale si è sradicata la traduzione, un mondo condannato alla monotonia linguistica e radicalmente diverso dal nostro, basato sulla circolazione di idee da un idioma all’altro. Orwell ha plasmato una variante in 1984 immaginando l’imposizione di una neolingua semplificata all’estremo per governare il pensiero della popolazione.

Tutta la traduzione amplia la lingua di destinazione poiché integra nuove maniere di dire e pensare. È un viaggio verso l’uno e l’altro. Secondo Roberto Calasso, una buona traduzione non si riconosce dalla sua fluidità al contrario di quanto si possa affermare, ma per le insolite e originali forme che il traduttore ha avuto il coraggio di conservare e difendere. Anche se, nel nostro mondo plurilingue, spesso si continua a vedere il traduttore come colpevole di alto tradimento per aver osato tradurre titoli stranieri nella sua lingua con l’aspirazione di riprodurre sfumature originali. Che avrà pensato uno dei nostri migliori traduttori,il grande Miguel Sáenz, quando ha tradotto in  spagnolo la forte convinzione di Thomas Bernhard sul fatto che “un libro tradotto è come un cadavere mutilato da una macchina fino a rimanere irriconoscibile”.

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Fonte: Articolo scritto da Marta Rebón e pubblicato il 16 aprile 2019 su El Pais

Traduzione a cura di:
Mariella Ingino
Traduttrice letteraria

Il bilinguismo

 Categoria: Le lingue

Da molti decenni il problema del bilinguismo è argomento di studio di psicologi e pedagogisti.
Eppure, nonostante tale fenomeno abbia una vasta incidenza, la crescente necessità di un’istituzione bi- o plurilingue e il numero degli studi e delle ricerche in proposito, poco si conosce ancora riguardo la vera natura psicologica e linguistica del bilinguismo, circa i suoi problemi socio-culturali, l’effetto del bilinguismo individuale sullo sviluppo intellettuale, linguistico ed emotivo del soggetto bilingue, i mezzi più idonei per condurre l’individuo all’acquisizione di un ben integrato stato di bilinguismo.

La maggior parte delle ricerche compiute su vari aspetti del bilinguismo è costituita da studi biografici di bambini bilingui condotti dai loro genitori, o da indagini sull’incidenza del fenomeno in zone in cui accanto al fenomeno del bilinguismo esistono tensioni socio-economiche o problemi di acculturazione. O ancora si tratta di resoconti di tentativi tendenti a confrontare l’intelligenza e il profitto scolastico in gruppi di bambini monoglotti e bilingui.

Attualmente l’interesse per lo studio dei fenomeni del bilinguismo non è più soltanto di origine psicologica o antropologica, ma anche pedagogico-didattica, poiché la consapevolezza dell’importanza della conoscenza di più lingue nel mondo odierno ripropone il problema dei metodi atti a riprodurre nello studente uno stato di apprendimento per quanto possibile simile a quello del parlante bilingue.

Tornando al concetto di bilinguismo come meta educativa, sorgono spontanei alcuni quesiti riguardo il vero significato del termine, se sia possibile di fatto un perfetto equilibrio nell’uso delle due lingue (“equi-linguismo”), e ancora circa le eventuali condizioni e le conseguenze che uno stato effettivo di bilinguismo possa comportare all’individuo e alla società. Sono proprio questi gli interrogativi posti da numerosi studiosi in tutto il mondo e molti dei quali in contatto con popolazioni viventi in ambiti geopolitici plurilingui.

Il problema del bilinguismo è quindi tra i più complessi che si possano presentare a professionisti come il linguista, lo psicologo, l’antropologo o l’educatore.

Autrice dell’articolo:
Giulia Lobascio
Qualifica: traduttrice Fr & En>It

Doppiare o sottotitolare? (6)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Nonostante Macek abbia cambiato la trama di “Macross”, le sue intenzioni erano buone, in quanto grande fan degli anime, e voleva solo che il prodotto avesse la visibilità che meritava. Per questo non è raro vedere i localizzatori prendersi certe libertà, nel bene o nel male, con le trame degli anime quando li localizzano per il pubblico occidentale.

Se gli anime non fossero stati distribuiti dalle reti via cavo, forse oggi non avrebbero lo stesso successo in occidente. Prodotti come gli anime continueranno ad avere un ristretto numero di fan al di fuori del Giappone. Lo stesso vale per giochi e film. I grandi distributori hanno giocato un ruolo chiave nella trasmissione di contenuti che, altrimenti, sarebbero passati inosservati. Bisogna ammettere anche che questo genere di prodotti, nella seconda metà del secolo scorso, ha sofferto per diverse ragioni. Alcuni avevano pessimi doppiatori, altri venivano tradotti in modo inappropriato e altri ancora, come “Robotech”, non seguivano nemmeno la trama originale. Ma ora sta cambiando tutto.

Con l’aumento dei siti di streaming come Netflix, Crunchyroll e Hulu, i film e i programmi stranieri sono più accessibili. E non sono più vincolati alle restrizioni che le società di distribuzione governative come la FCC imponevano alle reti. Per questo, vengono distribuiti in versioni più fedeli all’originale, col conseguente incremento di popolarità. Inoltre, è aumentato il budget per doppiare e sottotitolare gli anime. “Space Dandy”, nonostante sia una serie giapponese, è stata doppiata contemporaneamente in America, e gli episodi sono stati trasmessi un giorno prima negli USA che in Giappone. Oggi, gli anime sono molto seguiti in occidente, a tal punto che in programmi per bambini come “Nome in codice: Kommando Nuovi Diavoli”, “Lo straordinario mondo di Gumball” e “Adventure Time” vengono inseriti riferimenti agli anime, e i fan sono perfettamente in grado di coglierli. Forse non saremmo ancora arrivati alla perfetta comprensione di un’altra cultura, ma sicuramente è stata fatta molta strada.

Fonte: Articolo scritto da Blackcat130 e pubblicato il 25 aprile 2018 sul sito The Artifice

Traduzione a cura di:
Federica Giglio
Traduzioni, adattamento dialoghi e sottotitolaggio FRA>ITA – ENG>ITA
Torino

Doppiare o sottotitolare? (5)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Ted Woosely fu uno dei primi localizzatori di videogiochi. Il suo primo progetto fu il sottotitolaggio di “Final Fantasy 6”, all’epoca noto come “Final Fantasy 3”, dato che in occidente non erano ancora arrivate tutte le serie. Era il terzo capitolo a essere localizzato per il pubblico occidentale, e fu un compito difficile, visto come la localizzazione era stata mal gestita fino a quel momento. All’epoca, infatti, era vista come una cosa poco importante dai produttori stranieri. In un’intervista del 2007 con Player One Podcast, Woosely dichiarò che la localizzazione non veniva presa sul serio, visto che si trattava di un prodotto destinato ai bambini. Per questo motivo, quando venivano localizzati i videogiochi stranieri, i produttori erano convinti che fosse sufficiente avere qualcuno in grado di tradurre il gioco dal punto di vista linguistico, ma questo caso era diverso. Woosely sapeva che vi erano alcune difficoltà tecniche e culturali che rendevano questo progetto diverso dagli altri. I giochi su cartuccia non avevano lo spazio in memoria che hanno oggi i giochi in Blue-ray. Quindi, quando si traduceva dal giapponese all’inglese, di solito non funzionava, dato che l’inglese ha più caratteri del giapponese. Fu difficile anche perché il sistema era stato ottimizzato per la versione giapponese del gioco.

Questo portò Woosely a fare una cosa per cui molti fan lo amano e altrettanti lo odiano: riscrisse gran parte del copione. E così il personaggio di Kefka, che nella versione originale giapponese era un sadico, in quella americana diventò un bamboccione. Un’idea che piacque alla Squaresoft e che venne mantenuta e approfondita nelle apparizioni successive del personaggio. Non per questo il lavoro di Woosely è privo di errori. Ad esempio, spesso diede ai personaggi il genere sbagliato. Questo perché in giapponese non si usano i generi, di solito si deducono da chi sta parlando e con chi. Ciò che è certo, è che il suo lavoro su “Final Fantasy 6” stabilì degli standard nel processo di localizzazione. Questo portò la Squaresoft, oggi Square Enix, a concedergli più collaboratori per il processo di localizzazione dei giochi successivi. È proprio questo che i fan dovrebbero giudicare nei contenuti stranieri, dal momento che un localizzatore non ha motivo di tagliare contenuti o cambiare personaggi. Woosely apportò quei cambiamenti per rendere il gioco fruibile in inglese. Non voleva cambiare il modo in cui Kefka veniva percepito. Lo stesso si può dire per Macek.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Blackcat130 e pubblicato il 25 aprile 2018 sul sito The Artifice

Traduzione a cura di:
Federica Giglio
Traduzioni, adattamento dialoghi e sottotitolaggio FRA>ITA – ENG>ITA
Torino

Doppiare o sottotitolare? (4)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Terza parte di questo articolo

In prodotti come “Sailor Moon”, in cui erano presenti personaggi gay, dal genere ambiguo o che si travestivano, venivano cambiati il genere e i dialoghi di questi personaggi, per far sì che rientrassero nei canoni sociali. Un’altra giustificazione era che le versioni censurate fossero destinate ai bambini, e gli adulti potevano guardare altrove le versioni non censurate. Ma non sempre era così, soprattutto per quanto riguarda i primi anime, infatti, non era così comune trovare una versione doppiata non censurata. È anche per questo che alcuni anime venivano solo sottotitolati e non doppiati. Se non erano abbastanza conosciuti da poter garantire il successo al di fuori del loro Paese di origine, le case di produzione non spendevano per farli doppiare. Perché ricordiamolo, alcune case di produzione pensano solo a guadagnare. “Robotech” è uno degli esempi più eclatanti di anime localizzato solo ed esclusivamente pensando  al  guadagno, mettendo in secondo piano la produzione originale.

Molti fan accusano Carl Macek di aver preso decisioni poco felici per quanto riguarda la localizzazione della serie “Macross”. Non è stata apprezzata la fusione di tre serie anime (“Macross”, “Chōjikū kidan Southern Cross” e “Kiko soseiki Mospeada”) in un’unica storia continuativa, conosciuta nel nord America col nome di “Robotech” e trasmessa per la prima volta negli USA nel 1985. Secondo i puristi, Macek e la Harmony Gold hanno rovinato l’anime col doppiaggio, unendolo ad altri due anime che c’entravano ben poco. Gli episodi dell’85 hanno trama e contenuti completamente discontinui, dovuti all’inclusione di eventi non collegati, e, secondo lo stesso Macek, la ragione dietro a questa unione era una soltanto: i soldi.

In un’intervista del 2007 con Noziement Macek, Macek ammise che il suo capo alla Harmony Gold stava semplicemente cercando di vendere il modello per cui avevano firmato un contratto. Non era importante che l’anime avesse successo o che fosse fedele all’originale, quello che contava era vendere quel modello. Tutti derisero Macek, convinto di essere di fronte alla nascita di uno nuovo franchising in occidente. Per Macek, infatti, quello era il momento in cui gli anime iniziavano a diffondersi in America. Secondo lui, le tre serie furono unite in una unica solo perché, per produrre ogni singola serie, erano necessari almeno 65 episodi. In questo modo, potevano andare in onda ogni giorno. Nessuna delle serie soddisfaceva questo requisito, perciò le tre serie vennero unite come se fossero una sola per accontentare le richieste della Harmony Gold. Macek accettò di sacrificare la trama originale, perché era convinto che sarebbe stata un’occasione sprecata. In seguito localizzò molti altri programmi, collaborò alla localizzazione di “Bleach” e “Naruto”, fino all’infarto che gli costò la vita, il 17 aprile 2010. Grazie al suo lavoro su “Robotech”, che fu uno dei primi doppiaggi, contribuì all’approdo degli anime sui media occidentali. Lui e Ted Woosely fecero capire a molti le difficoltà e i vantaggi che questo lavoro comporta.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Blackcat130 e pubblicato il 25 aprile 2018 sul sito The Artifice

Traduzione a cura di:
Federica Giglio
Traduzioni, adattamento dialoghi e sottotitolaggio FRA>ITA – ENG>ITA
Torino

Doppiare o sottotitolare? (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Localizzare significa rendere un prodotto straniero più vicino alla cultura di arrivo. La localizzazione comprende diversi passaggi, come doppiaggio, marketing, effetti sonori, censura, casting ecc. È il motivo per cui alcuni anime avranno colonne sonore diverse o verranno censurati in modo diverso di Paese in Paese. Gli esempi più eclatanti sono gli anime dei primi anni 2000 localizzati dalla 4Kids TV. Spesso venivano cambiati i dialoghi, e così molte idee e molti cibi stranieri presenti nella versione giapponese non erano presenti nella versione americana. Lo vediamo nei “Pokémon”, dove gli onigiri sono stati trasformati in donut o sandwich. E ancora, negli anime localizzati dalla 4Kids TV spesso venivano cambiati i nomi dei personaggi, affinché sembrassero più occidentali. Ad esempio Anzu Mazaki, in “Yu-Gi-oh”, trasformata in Tea Gardner. I contenuti di natura sessuale venivano tagliati o rimossi del tutto. Ad esempio, a un personaggio femminile particolarmente prosperoso veniva ridotto il seno. Questo perché, in genere, i contenuti via cavo dovevano rispettare determinati standard. Ed è qui che la questione si fa interessante.

Quando i canali via cavo localizzavano un programma straniero, si preoccupavano solo di due aspetti: guadagnare e non essere denunciati dalla società che aveva prodotto lo show o dalla Commissione federale per le comunicazioni, in America per lo meno. Ecco perché società come la 4Kids TV ci andavano giù pesante, censurando tutto ciò che poteva essere messo in discussione dalla FCC o che poteva non invogliare il pubblico a guardare quel programma. I cambiamenti venivano approvati da diverse fonti. E fu così che i contenuti dei primi anime doppiati subirono grandi tagli. Il discorso vale anche per i canali giapponesi, che spesso tagliano scene violente, sia da programmi occidentali sia da quelli giapponesi.

Un esempio è “Terra Formars”, che venne pesantemente censurato quando fu trasmesso in Giappone, mentre il pubblico occidentale vide la versione non censurata. Quando dei contenuti venivano tagliati da questi anime, si trattava quasi sempre di una forma di censura. E di nuovo, la 4Kids TV si fece notare per i tagli. C’è chi difende questi tagli, sostenendo che non sia un problema, ammesso e concesso che non modifichino il messaggio del programma. Ma anche qui ci sarebbe da discutere.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Blackcat130 e pubblicato il 25 aprile 2018 sul sito The Artifice

Traduzione a cura di:
Federica Giglio
Traduzioni, adattamento dialoghi e sottotitolaggio FRA>ITA – ENG>ITA
Torino

Doppiare o sottotitolare? (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

La versione sottotitolata di un anime è spesso venerata dagli appassionati, perché si pensa che sia il modo migliore per capire il messaggio originale e viene ritenuta priva di lacune. Ma la verità è ben diversa. Innanzitutto, lo spettatore deve leggere per tutta la durata dell’anime. Il che è controintuitivo per un format visivo. Ma non finisce qui. Se un personaggio parla molto velocemente o più personaggi parlano contemporaneamente, può diventare difficile per il lettore restare al passo con i dialoghi, e rischia di perdersi qualche battuta o una svolta cruciale. Alcune battute, poi, non hanno senso in altre lingue o culture. Il sottotitolaggio può avvicinarsi maggiormente alla versione originale, ma non offre miglioramenti agli spettatori stranieri.

Secondo il regista Hayao Miyazaki, i sottotitoli possono sminuire il messaggio originale del programma. Per questo motivo, non ha mai voluto che i suoi film venissero letti. Pensa che i sottotitoli distraggano dai messaggi visivi che inserisce nei film, rendendo allo spettatore difficile immedesimarsi. Questo è uno dei motivi per cui promuove il doppiaggio dei propri film. È convinto che, col giusto supporto, gli studi di doppiaggio possano catturare il messaggio dei suoi film anche con dialoghi e attori diversi. Quindi, qual è il format migliore per un anime?

La risposta è semplice: nessuno dei due è di per sé migliore dell’altro. Nessuno dei due offrirà allo spettatore l’esperienza dell’originale. A meno che non si impari la lingua straniera, non c’è modo di guardare un prodotto straniero nella sua versione originale. Ogni prodotto tradotto dovrebbe essere visto come una ri-narrazione dell’originale. Questo perché, in effetti, la storia viene ri-narrata in una lingua diversa, e non dovrebbe essere considerato un lato negativo. Il problema è che diverso viene automaticamente percepito come negativo. E non c’è niente di più sbagliato, perché entrambi i modi di tradurre possono aggiungere qualcosa al prodotto. Ciò che, in realtà, dovrebbe essere al centro dell’attenzione non è se un prodotto sia doppiato o sottotitolato, ma la qualità della localizzazione.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Blackcat130 e pubblicato il 25 aprile 2018 sul sito The Artifice

Traduzione a cura di:
Federica Giglio
Traduzioni, adattamento dialoghi e sottotitolaggio FRA>ITA – ENG>ITA
Torino

Doppiare o sottotitolare?

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Tradurre un anime è sempre difficile, poiché la traduzione non è una forma d’arte tradizionale. Molti pensano che un anime tradotto debba essere una traduzione parola per parola, ma come ogni poliglotta sarebbe pronto a spiegare a un monolingue, le traduzioni non possono essere sempre gestite seguendo questa modalità. Il motivo sono quelle parole e idee che non esistono in altre lingue. Una traduzione parola per parola è praticamente impossibile, qualsiasi siano le lingue coinvolte. Ed ecco perché i traduttori sono degli artisti unici. Il loro compito non è quello di creare arte come gli artisti tradizionali, dato che devono mantenere un certo equilibrio tra interpretazione e rappresentazione.

I traduttori devono tentare di rispettare la visione originale dell’artista, rendendola comprensibile a un nuovo pubblico. Questo è il motivo per cui, talvolta, tra gli appassionati di anime si accende il dibattito “sottotitoli contro doppiaggio”. I puristi sosterranno che la versione doppiata è sempre inferiore rispetto all’originale e che, per quanto possa essere doppiata bene, sarà sempre uno stravolgimento dell’originale. Questo perché ci sarà un direttore diverso, che farà interpretare a doppiatori diversi un copione diverso. Basterebbe cambiare il contesto di una scena, per andare a perdere le idee originali. Inoltre, la sincronizzazione dell’audio potrebbe non coincidere perfettamente con l’animazione.

Contrariamente a quanto pensano i puristi, questi cambiamenti non stravolgono automaticamente il messaggio originale. Spesso infatti, se il doppiaggio è fatto bene, può addirittura migliorare la qualità di un prodotto. Un buon esempio può essere “Code Geass: Lelouch of the Rebellion”. Alcuni spettatori giapponesi, infatti, hanno preferito l’interpretazione di Lelouch Vi Britannia/Lamperouge di Johnny Young Bosch, il doppiatore inglese, rispetto a quella di Jun Fukuyama, il doppiatore giapponese. Il che non sorprende, vista la maggiore esperienza di Bosch in ruoli da protagonista. Inoltre, quest’ultimo ha interpretato ruoli più seri e meno comici rispetto a Fukuyama. Questo dimostra che dare voce a un personaggio è una questione che va al di là del Paese di origine di quel personaggio, è recitazione vera e propria. Nonostante questo, molti pensano che la versione sottotitolata del programma sia superiore rispetto a quella doppiata. Ma anche il sottotitolaggio ha dei limiti.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Blackcat130 e pubblicato il 25 aprile 2018 sul sito The Artifice

Traduzione a cura di:
Federica Giglio
Traduzioni, adattamento dialoghi e sottotitolaggio FRA>ITA – ENG>ITA
Torino

Un ponte per l’uguaglianza culturale (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Verso l’estinzione
Il quadro si complica ulteriormente se si pensa alle lingue e alle culture a rischio di estinzione: l’UNESCO stima che tra il 50 e il 90% delle lingue del mondo sarà estinto entro il 2100.La traduzione in questo caso può essere un’arma a doppio taglio. Da una parte, tradurre testi indigeni (orali o scritti) può accelerare l’erosione delle lingue nelle comunità in cui vi sono pochi parlanti madrelingua in vita, ma dall’altra la traduzione verso le lingue in pericolo può aiutare a rafforzarle.

In linea di massima, sembra che la scomparsa delle lingue ci interessi molto meno delle specie in via di estinzione, soprattutto se sono adorabili. Quando l’ultimo panda gigante se ne andrà nel paradiso dei bambù il mondo piangerà a lungo, ma la scomparsa della lingua nativo americana klallamil 4 febbraio 2014 con la morte della sua ultima parlante, Hazel Sampson, ha meritato solo brevi accenni nei media.

Anche alcuni teorici della traduzione sono scettici. Emily Apter ha dichiarato senza giri di parole di avere “seri dubbi” sulla commistione tra studi di traduzione ed ecologia linguistica, ovvero lo studio di come le lingue interagiscono con l’ambiente circostante. Secondo Apter, l’esotizzazione delle espressioni dei madrelingua e altre caratteristiche specifiche di una lingua rischiano di imporre una grammatica fissa quando invece dovrebbe avere la meglio la variazione naturale.

Nel mondo moderno ci sono diversi tipi di periferia dove la vita può essere difficile, persino precaria. Ma le lingue si parlano anche lì. Possono non essere le stesse lingue parlate al “centro” delle cose, ma questo non le rende meno importanti.

Se riuscissimo a capire meglio come la traduzione riesce a rafforzare e allo stesso tempo indebolire queste lingue e culture spesso trascurate, allora potremmo essere obbligati a riconsiderare alcuni dei nostri preconcetti sulla lingua e sulla società. E, se tutto il resto non dovesse funzionare, possiamo sempre rendere il mondo un posto migliore “imparando” a tutti un po’ di inglese.

Fonte: Articolo scritto da Marcus Tomalin e pubblicato il 9 giugno 2016 su The Conversation

Traduzione a cura di:
Ilaria Milan
Traduttrice freelance EN,ES>IT, IT>EN,ES
Venezia

Un ponte per l’uguaglianza culturale

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Negli anni ’90, l’allenatore di calcio Dennis Wise non si è fatto turbare dall’acquisto di alcuni giocatori stranieri. Avrebbero presto imparato a comunicare, dato che “gli avrebbe imparato un po’ di inglese”. Nel 2016, anche David Cameron ha avuto la stessa idea geniale. In un articolo sul The Times, ha scritto che il 22% delle donne musulmane britanniche parlava poco inglese o non lo parlava affatto e per questo non riusciva a integrarsi e a migliorare la propria situazione economica. Secondo il primo ministro, tutto si sarebbe risolto se queste donne avessero imparato bene l’inglese.

Il solo fatto che un’idea del genere possa essere proposta solennemente da politici importanti dimostra quanto la diversità linguistica sia diventata un rompicapo nelle nostre vaste società postindustriali sempre in espansione e ormai diventate multietniche, multilinguistiche e multiculturali.

La crisi dei migranti iniziata nel 2015 non ha precedenti e illustra in modo doloroso come gli spostamenti di popolazioni su larga scala possano rapidamente creare situazioni sociali in cui le differenze linguistiche diventano punti di rottura. I migranti non parlano la madrelingua del paese in cui arrivano e per questo vengono isolati e guardati con sospetto. Solo la traduzione da una lingua all’altra e da una cultura all’altra può superare queste differenze.

Nelle società in cui ci sono differenze di classe o comunità di sfollati il ruolo della traduzione, stranamente, trova poco spazio nei media. Alcune ricerche hanno studiato il ruolo della traduzione nelle zone di guerra, ma sono riuscite solo a enfatizzare la retorica dell’élite politica e non le difficoltà linguistiche che i civili devono affrontare giorno dopo giorno durante i conflitti. Questo è un fatto allarmante se si pensa a come la lingua rende evidenti gli squilibri di potere all’interno delle società: secondo LinKenan, ad esempio, la traduzione potrebbe dare il via al cambiamento sociale in Cina.

Giustizia sociale
In quest’epoca di globalizzazione inarrestabile, alcuni gruppi di persone sono privati dei diritti civili per motivi di genere, etnia, nazionalità e classe sociale. È utile analizzare il ruolo che la traduzione ha in questo contesto: può contribuire a ridare potere agli emarginati o serve solo a renderli più vulnerabili?

Il teorico della traduzione Lawrence Venuti ha sostenuto con insistenza che le traduzioni fluide spesso perpetuano le disuguaglianze sociopolitiche. Secondo il suo punto di vista, la traduzione non è un’attività innocua che facilita la comunicazione, ma al contrario può consolidare le disuguaglianze rafforzando la supremazia della cultura dominante.

Studi recenti hanno iniziato ad analizzare queste problematiche complesse. La studiosa di traduzione IsraelHephzibah si è concentrata sulle traduzioni in inglese della letteratura tamil prodotte dai dalit, gli “intoccabili” indiani: queste traduzioni destabilizzano inevitabilmente il sistema di caste tradizionale poiché conferiscono credibilità alle opere di un gruppo emarginato. In questi casi la traduzione può diventare un’alleata della giustizia sociale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marcus Tomalin e pubblicato il 9 giugno 2016 su The Conversation

Traduzione a cura di:
Ilaria Milan
Traduttrice freelance EN,ES>IT, IT>EN,ES
Venezia

Cervello e bilinguismo

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Sapevate che sulle coste occidentali della Thailandia vive una comunità di nomadi che riesce a “vedere come delfini”? Si tratta degli straordinari bambini della tribù Moken. Questi passano gran parte della giornata immersi in acqua, procacciando cibo, e possono chiaramente vedere tutto ciò che c’è sott’acqua, come se fossero dei delfini. Questa peculiarità dimostra chiaramente il potere che l’esperienza può esercitare sulla fisiologia dei nostri corpi. Il cervello, proprio come gli occhi dei bambini Moken, ha la straordinaria abilità di cambiare struttura e funzionalità in risposta a stimoli ambientali o all’esperienza. A questo punto mi è venuto spontaneo chiedermi che effetti potesse avere l’esperienza di apprendimento di una o più lingue sul nostro cervello e, viceversa, quale fosse il ruolo del cervello sull’apprendimento delle lingue.

Più della metà della popolazione mondiale studia attivamente o parla una seconda lingua. Molte di queste persone nascono bilingue, mentre molte altre imparano le lingue successivamente, per lavoro o per immigrazione, per esempio. Nel mondo odierno, sempre più connesso, fenomeni come la globalizzazione e la diffusione di tecnologie digitali, forniscono un valido stimolo alla rapida crescita di società basate sul multilinguismo.
In questo contesto, molto spesso gli scienziati si sono domandati come fosse possibile per un solo cervello, gestire due o più lingue. Infatti, il processamento del linguaggio è una delle attività più complesse compiute dall’essere umano.

Ci sono due differenze principali tra i soggetti monolingue e quelli bilingue. Prima di tutto, i secondi sono meno esposti a ciascuna delle due lingue rispetto a quanto i monolingue sono esposti alla loro unica lingua. In secondo luogo, una delle difficoltà più grandi delle persone bilingue consiste nel bisogno di distinguere le lingue alle quali sono esposti e nel saper gestire l’interferenza tra queste. Anche se la discriminazione delle lingue non sembra essere un gran problema per i bambini (fatta eccezione per idiomi simili, come lo spagnolo e l’italiano), i bilingue richiedono un’attività di processamento del linguaggio più intensa. Infatti, la capacità di evitare errori ed interferenze di linguaggio, indica che la selezione di quest’ultimo avviene con incredibile accuratezza. Tutto ciò si traduce in un aumento dell’attività cerebrale e, più in dettaglio, in un aumento delle funzioni esecutive, ossia funzioni deputate al controllo del comportamento.

Inoltre, l’apprendimento di una seconda lingua è spesso accompagnato da cambi anatomici nella struttura del cervello. Per esempio, è frequente riscontrare nei soggetti bilingue una maggiore densità di materia grigia ed integrità di materia bianca. Questi parametri variano in base all’età di apprendimento della lingua, alla padronanza della lingua e al tipo di lingua. E ancora più sorprendente è che questi cambi possono avvenire in seguito ad esposizioni anche brevi ad una lingua straniera, sottolineando l’incredibile plasticità del sistema nervoso umano, anche negli adulti.

Nel 1962, in uno dei primi studi sul bilinguismo, condotto da Peal e Lambert (Peal E, Lambert W., 1962), i due autori concludono così:
“I bambini, in seguito all’esperienza dell’apprendimento bilingue, sembrano aver sviluppato una flessibilità mentale, una superiorità nella formazione dei concetti, un più diversificato insieme di abilità mentali”.
A distanza di quasi 60 anni da questo studio, possiamo definire la flessibilità mentale che caratterizza gli individui bilingue come una migliore capacità di processare le informazioni efficientemente ed in maniera adattativa.
È chiaro che, non solo i cervelli, ma anche le menti delle persone bilingue vengono modellate in maniera unica dall’esperienza.

Autore:
Roberta Giannetti
Professione: Biologa, aspirante traduttrice scientifica

Referenze: – Osterhouta L. et al. Second-language learning and changes in the brain. J Neurolinguistics. 2008, 21(6): 509 -521 – Peal E, Lambert W. The relation of bilingualism to intelligence. Psychol. Monogr. 1962, 76:1-23 – Ping L. et al. Neuroplasticity as a function of second language learning: Anatomical changes in the human brain. Cortex. 2014, 301-324 – Sayuri H. and Viorica M. Consequences of multilingualism for neural architecture. Behavioral and brain functions. 2019, 15:6

Traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Un’idea molto comune tra la gente collega la figura del traduttore alla sola conoscenza di due o più lingue, senza tener conto che la lingua di un posto è legata e modellata strettamente alla sua cultura. L’aspetto divertente si trova nel fatto che questa idea non ha confini.
Gran parte di italiani, di cinesi, di americani la pensano in questo modo.

Tradurre un testo non consiste nel riportare parola per parola o frase per frase da una lingua ad un’altra. E’ necessario conoscere, in modo più approfondito, quanto l’autore vuole esprimere, quali esperienze e sensazioni vuole trasmettere e in quale contesto è ambientato il racconto.
In italiano, per esempio, c’è un detto popolare: ‘Buono come il pane’, che può essere riferito ad un cibo o anche ad una persona. Il pane, soprattutto in Italia, è un cibo semplice ed economico che si trova in ogni casa e anche fuori.

Spesso è quello che si offre ai mendicanti. Ma è la sua bontà, la sua fragranza, il senso di calore, ospitalità e generosità che fa di esso oggetto di questo detto popolare. In che modo si potrebbe tradurre questo in altre lingue se non si conoscono gli aspetti che ci sono dietro? E se questi si conoscono, serve anche sapere qual è, nella lingua straniera, l’espressione che più le si avvicina.
E’ importante quindi, che la persona che traduce abbia un certo livello di conoscenza delle culture oltre che delle lingue per cui si propone di fare traduzioni.

Autrice dell’articolo:
Lucia Hou
Educatrice  (IT/EN/CN)
Cork (Irlanda)

Spirito segreto di una lingua

 Categoria: Le lingue

Uno degli aspetti più affascinanti delle lingue, per chi le studia o le traduce, è la loro misteriosa natura di esseri quasi viventi. Le lingue nascono, lentamente, l’una dall’altra; si nutrono di oggetti, pensieri, esperienze dei popoli che le usano; crescono e mutano, mettono radici o seccano, si fondono e si fecondano; muoiono, né tenerle sotto campane di vetro ne prolunga la vita. Parole e costrutti sorgono non voluti, si diffondono, migrano o scivolano via dall’uso, oltre l’illusione di controllo delle grammatiche, dei progetti, dei poteri di ogni sorta.

Così, viva com’è, ogni lingua ha un corpo e una sorta di spirito. Descrivere il primo e comprenderne i meccanismi è un compito arduo; si avvale però di dati misurabili e di eccellenti strumenti d’analisi, quali la scienza linguistica oggi fornisce e continua ad affinare. Molto più sfuggente – eppure a suo modo autoevidente – è il secondo. Chi nega, anche a un primo impatto, che il tedesco e il francese abbiano due “carismi” diversi? Chi, traducendo testi pur semplici dall’arabo all’italiano, non si è dovuto misurare con modi distanti di sentire, esprimere e organizzare il mondo? E come per gli esseri umani si è tentati di inquadrare un carattere in pochi stereotipi, così per le lingue sono in agguato infiniti luoghi comuni: “lingua da poeti”, “da commercianti”, “da militari”, “fredda”, “dura”, “musicale”, “romantica”. Eppure, come per qualcuno che si voglia conoscere, soltanto anni di frequentazione e d’ascolto, d’immedesimazione e di messa alla prova in contesti diversi possono portare a una vera familiarità, e perciò a comprensione.

In questo processo si scopre, tra l’altro, come ogni lingua sembri meglio attrezzata per certi scopi o, viceversa, abbia meno risorse per raggiungerne altri. Chi scrive ha constatato negli anni che il tedesco, grazie alla produttività del suo sistema di prefissi e suffissi e alla duttilità dei sostantivi composti, permette di esprimere contenuti analitico-astratti con una precisione e una brevità inarrivabili per l’italiano; mentre questo ha una frequenza di espressioni figurate, e soprattutto uno slancio a crearne liberamente di inedite, straordinari: un parlante italiano anche incolto intesse metafore, iperboli, ironie, metonimie, antonomasie a ritmo incessante senza saperlo, ed incappa in seri problemi di comunicazione se mantiene lo stesso stile in un’altra lingua.

Dunque la traduzione è un processo quanto mai delicato, paragonabile alla trascrizione di una melodia per vari strumenti, o alla recitazione di uno stesso monologo da parte di vari attori. Per Elisa non suonerà identica sul pianoforte, sull’organo o sul controfagotto, né To be or not to be farà lo stesso effetto se impersonato da un bimbo, un giovane o un vecchio: ogni lingua darà il suo vivo carattere ai testi che in essa prendono forma. Il traduttore si farà amico di quel suo segreto spirito e cercherà – con umiltà e audacia – di trarne il massimo, come fa il compositore coi suoi strumenti e il regista coi suoi attori. Vi saranno limiti invalicabili, ma anche gustose sorprese. Di tutte le infinite traduzioni in tedesco di Odi et amo di Catullo, solo una ha mai fatto balzare in piedi, folgorata, l’alunna men che mediocre di un liceo di provincia: “Prof, ora ho capito!”. Era quella, in prosa, nel suo dialetto materno.

Autrice dell’articolo:
Paola Franchi
Filologa, insegnante e bloggerin
Baden bei Wien (Austria)

Traduzione chiocciola

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Idioma

Simbolo grafico @

Traduzione in italiano

afrikaans (dialetti) di Sudafrica, Namibia, Botswana e Zimbabwe

Aapstert

Coda di scimmia

arabo dell’Egitto e di vari altri paesi

Fi = si utilizza nella maggior parte dei dialetti= traduzione parola inglese “at”. Il simbolo @ non appare sulle tastiere arabe ma solo in quelle miste Arabo/Inglese.

Vicino, presso

armeno dell’Armenia e altri paesi

պարուրակ= parurak

Chiocciola

bielorusso della Bielorussia

Sabaka

Cagnolino

bulgaro della Bulgaria

Маймунско а=maimunsko-a/лудо А/кльомба = klyomba (pronuncia Klaiomba)

La a della scimmia/pazzo A/at sign-at-at symbol= (nome del)simbolo @ ovvero una lettera scritta male, la Bulgaria non tratta in quest’altra accezione il simbolo con altrettanta positività

catalano della Catalogna e di vari altri paesi

Arrova (anche unità di peso)

Chiocciola

ceco della Repubblica Ceca

Zavináč

Filetto d’aringa arrotolata/aringa marinata o salata

cinese mandarino a Taiwan

小老鼠 (pronuncia Xiao Lao shu)/ lao shu-hao/ at-hao

Topolino,piccolo topo/segno di topo/segno a

cantonese a Hong Kong

Siu lo tsu/In Hong Kong è utilizzato con lo stesso senso del “segno at” inglese e americano.

Topolino/“vicino,presso”

cinese nel continente

a (pronuncia Juan a)

“a” cerchiata/”a” chiusa/stringa a forma di “a”=il simbolo @ ha un nome più letterale, infatti i primi modi in cui veniva chiamato sono i due sopracitati,mentre il terzo è una variazione,grazie all’arricciatura alla fine del simbolo, che ricorda una stringa a forma di A.

coreano della Corea

골뱅이 = Dalphaengi (pronuncia Golbaengi)

Buccino/lumaca di mare/lumaca(perché si avvolge nella sua coda)

corso della Corsica e dell’Italia

Cipudda

Cipolla

danese della Danimarca

Alfa-tegn/ Snabel-a/ Grisehale

Segno alfa/la a con la proboscide o proboscide d’elefante(membro un po’ più grande del mondo animale)/Coda di maiale

ebraico di Israele

שטרודל /shablul – shablool

Shtrud(e)l/Strudel=tipico dolce arotolato; come il cerchio esterno che circonda la “a” così la foglia dello strudel racchiude la farcitura di frutta/ Chiocciola,lumaca

esperanto di 120 paesi del mondo(principalmente Europa [Polonia], Brasile,Cina)

Heliko

Chiocciola/ chiocciolina/lumaca

estone dell’Estonia

Ät-märk

Segno at – Coda di scimmia

finlandese della Finlandia

Ät-merkki/Apinanhäntä/ Kissanhäntä/Miukumauku

Segno at/coda di scimmia/coda di gatto/il segno del miao

francese della Francia

Arobase/arrobe(unità di misura)/un a commercial/a enroulé/escargot/petit escargot

A minuscola rotonda =derivante da “a rond bas”(secondo il nazionalismo linguistico francese) oppure ,più anticamente,da “à”, nel senso di “al tasso di”, in quanto gli scribi amanuensi avrebbero arrotondato con svolazzo elegante l’accento grave francese/Una a commerciale/A avvolta/Chiocciola/Piccola chiocciola

frisone di Paesi Bassi e Germania

Slak

Chiocciola

giapponese del Giappone

At mark (アットマーク Attomāku)=AT (i giapponesi, famosi per la traduzione geograficamente tipica delle parole,utilizzano anche il semplice at inglese, traslitterato in “atto maaku”= “at mark”), ufficialmente Tankakigou (単価記号Simbolo commerciale),Naruto

Segno di at,al segno/(vortice di) Naruto= in Giappone approfondiscono il tema circolare, prendendo in prestito un termine per i vortici, identificati in un canale tra la città di Naruto e l’isola Awaji oppure in riferimento al cilindro di pesce salato,che,tagliato a fette,rivela la caratteristica spirale

greco della Grecia

Παπάκι (pronuncia Papaki)

Piccolo papero/a (per somiglianza a papere disegnate nei fumetti, in particolare le ali, ma anche riferimento all’occhio del papero) – piccola oca

inglese britannico del Regno Unito

At sign (+specifico), a around, at (abbreviazione + comune), commercial at (espressione intera)

In inglese chiocciola/lumaca senza conchiglia= snail vs slug= chiocciola con conchiglia;

at= presso deriva dal latino apud=presso

può capitare di sentire chiamare @ anche ape(scimmia), cat(gatto),rose(rosa),whirlpool(mulinello)

inglese americano degli U.S.A.

Ampersand

Segno di invio=richiama vagamente questo senso,per affinità con un altro segno più universale, cioè l’ampersand che sta per &, cioè et, la e di congiunzione “and”

italiano dell’Italia

Chiocciola=nome animale più riccorrente nel vero e proprio zoo delle denominazioni delle altre lingue, poiché ricorda il guscio del simpatico gasteropode/ A commerciale/at,termine inglese e americano

@=a con svolazzo antiorario sta per “Addì”, nel senso di “data” di morte, in altri casi indicata con “Li” oppure come trascrizione di “ad”

kazako del Kazakistan

айқұлақ

Calamaro,seppia o orecchio della luna = in Kazakistan traggono anche ispirazione dalle stelle per identificare @; siamo talmente abituati a vederla come una “a” cerchiata, da non aver mai pensato a quanto assomigliasse ad un orecchio

latino dell’antico Impero Romano

Apud

Presso,a

norvegese della Norvegia

Alfakrøll,/grisehale/krullalpha, krøllalfa /at

Doppia alfa arricciata, /Coda di maiale/la a arrotolata, alfa a spirale/at=vicino,presso=termine inglese largamente usato nel mondo accademico

olandese dell’Olanda

at=più semplice e più spesso usata/Apestaart Ape(n)staartje/Slingeraap

Poiché l’inglese è preminente in Olanda, il significato inglese di “at” è comunemente usato./Coda di scimmia/Coda arricciata di piccola scimmia che si aggrappa ad un ramo(parte più delicata della scimmia)/Scimmia oscillante

piemontese del Piemonte

Aranda

Presso

polacco della Polonia

Małpa(pronuncia Màupa) /Kotek/Ucho s’wini

Scimmia/Piccolo gatto/Orecchio di maiale

portoghese del Portogallo

Arroba = si riferisce in origine ad un’unità di peso, massa e volume

Chiocciola/chiocciolina/simbolo @

romeno o rumeno della Romania

Coadă de maimuţă/arond/la

Coda di scimmia/la a con il cerchio/at=vicino,presso

russo di Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia

Il più utilizzato è Собака (pronuncia Sobaka) ma anche Kommercheskoe

Cane-cagnolino/ a commerciale

sardo della Sardegna

Sitzigorru

Lumaca

serbo di Serbia,Montenegro e altri paesi/macedone

мајмун=majmunce

Scimmia,piccola scimmia

sloveno della Slovenia e latri paesi

Afna

Chiocciola (colloquiale)

spagnolo della Spagna

Arroba=antica unità di peso,volume,massa(derivato da arabo “rub’a”=un quarto di unità di misura)tradotto con amphora/ensaimada, caracol

Arroba è molto utilizzato in America Latina/ensaimada è un tipico dolce arrotolato

svedese della Svezia

Snabel-a/Kanelbulle=dolce arrotolato alla cannella tipico del posto

Proboscide d’elefante/a proboscidata, cioè con una proboscide d’elefante/ a tronca/Dolce alla cannella/Coda di maiale

svizzero della Svizzera tedesca

Affenschwanz

Coda di scimmia

tedesco della Germania

Klammeraffe, Affenschwanz, At-Zeichen

Scimmia appesa/coda di scimmia/Segno at

tailandese della Tailandia

in Tailandia non c’è un termine ufficiale, ma spesso è chiamato “ai tua yiukyiu

Carattere simile ad un verme che si dimena

turco della Turchia

Et=fonetico ma non At=cavallo

çengalli a=a uncinata

güzel a= bella a (senso + poetico)

gül = rosa (fiore)

kapik=scimmia

kulak=orecchio

Et/ a uncinata/bella a/ rosa/scimmia= in Armenia sembra ricordare una scimmia che si appende ad un ramo/orecchio

ucraino dell’Ucraina

Равлик/Песик/Собака/Вухо ( pronunce ravlyk/pesyk/sobaka/vuho)

Chiocciola/cane/orecchio

ungherese dell’Ungheria

Kukac (pronuncia kukats)/Majomfarok

Vermicello/bruco/larva/coda di scimmia

uzbeko dell’Usbechistan, Afganistan e altri stati dell’Asia centrale

Kuchuk

Cagnolino

vietnamita del Vietnam

A còng

Spaghetti arrotolati

Autrice:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
Vigevano (PV)

@Email my heart (6)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Piccolo grande capolavoro nell’Arte e nella Letteratura…

I:- “ Cosa ne pensa della creatività artistica, in base alla Sua forma così minuscola, semplice ma originale? ”-

C:- “ Penso che l’Arte mi abbia reso grandi onori, annoverandomi fin dall’antichità in tantissimi ambiti, testimoni oculari della mia origine; i monaci, innanzitutto, mi sostituivano alla preposizione latina “ad”=@, per abbreviarla ulteriormente:compaio ad esempio in un codice miniato bulgaro del Trecento come prima lettera della parola “amen”. Ho poi percorso scritti storici, del Rinascimento italiano e peruviani. Sono sempre stata una “a” particolare, perché portatrice del fatidico ricciolino, tanto che mi si può ritrovare, in qualità di chiocciola e ghirigori a spirale, nei simboli degli anarchici (già da me accennato), come A iscritta nel cerchio,e nelle copie sopravvissute di cartoni perduti del grande artista Leonardo Da Vinci, per la battaglia di Anghiari o in alcuni suoi misteriosi scritti, come un indovinello, pensato per la corte milanese di Ludovico il Moro, il cui rebus presentava come soluzione la parola “anello”.

L’Arte e la Letteratura, proprio come due Principi di un tempo, mi hanno corteggiata nei modi più inimmaginabilmente galanti ed io sono stata ben fiera di accettare entrambi i miei pretendenti!!

Ah,dimenticavo!!Sono anche stata riconosciuta come simbolo ufficiale in una delle collezioni del Moma (Museum of Modern Art n.d.r.) di New York, perché non sono ritenuta soltanto legata all’informatica, ma anche come mezzo di comunicazione e della nostra identità!Un Esempio di «eleganza, economicità, onestà intellettuale e un’idea del futuro dell’arte di questi giorni» mi hanno definita!!!”.

Un itinerario molto speciale con tracce in tutto il Mondo…

I:- “La Sua conquista del mondo quanti nomignoli Le ha allora affibbiato? ”-

C:- “I popoli di tutto il Mondo si sono sbizzarriti negli ambiti più disparati sul mio conto…

La mia Storia Linguistica è davvero buffa: sono ufficialmente il simbolo delle email, infatti la posta elettronica è uno degli strumenti più vecchi e consolidati da quando esiste Internet, tanto che non esisterebbe la possibilità di scambiarsi un messaggio senza la mia presenza, e, nelle diverse lingue e tastiere, mi travesto in mille modi, mi cammuffo, mi trasformo, creando talvolta equivoci, ipotesi sulla mia traduzione in ciascun paese, anche se il mio significato resta universale!Il linguaggio rivela, attraverso segni grafici come il mio, riferimenti culturali importanti: ciascuna cultura è unica nel suo genere,e, accomunandole tutte, possono venire fuori elementi bizzarri, come nel mio caso.

Vita e miracoli di una chiocciolina come me, insomma, parentele vicine e lontane,affinità…Il mondo ha creato una ricca documentazione sul mio conto, io che sono sempre presente negli indirizzi di posta elettronica, dalle bellissime ispirazioni culinarie al regno degli animali.”-

E per Concludere in Bellezza…

I:- “Grazie infinite per averci accompagnati in questa intervista!!! Come regalo per i nostri lettori, aggiungo il dono che Lei ci ha lasciato, rispolverando i vocabolari e la lavagna di scuola, ovvero la tabella delle traduzioni più particolari del Suo nome nelle varie lingue del mondo.”-

C:- “ Non c’è di che! E’ stato un piacere!! Auguro buona lettura a tutti, alla scoperta del mio nome  nelle varie lingue!!! Bye-bye da Mrs Chiocciola@ ”-

THE END

Articolo a cura di:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
Vigevano (PV)

@Email my heart (5)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Chiocciola come Chiave di Richiamo di Movimento

I : -“Lei rappresenta dunque il movimento nelle sue più particolari sfaccettature. Ci può esprimere con esempi a che cosa ciò allude?”-

C:- “ Un’infinità di valori si collegano al mio andare e venire, come la danza, in particolare la spiral dance del neopaganesimo, simboleggiata da rituali, in qualità di segni nuovi per gli iniziati, cioè tatuaggi che circondano gli arti,corone che cingono il capo,orecchini o piercing, come anelli, che forano la carne.

Dal punto di vista psicologico e medico la coclea mi identifica, permettendo all’essere umano di ascoltare e mantenersi in equilibrio, collegandosi al mondo; esaminando quindi la profondità della mente e passando per la coclea, vengo portata alla luce sempre io.

Posso condurre sopra o sotto come una scala a chiocciola, trascinare verso un punto preciso come un vortice, sballottare alla rinfusa come un tornado, rallentare come la lumaca o la tartaruga chiuse in un guscio, imprimere la forza di una molla, affinché la tartaruga sconfigga Achille, far vincere o perdere, a seconda della fortuna, similmente alla pallina della roulette, arrotolare al mio interno o spiegare il mistero di me stessa. Recupero molti archetipi, tra cui quelli della natura nei suoi quattro elementi : tifoni (aria), vortici (acqua), spirali di fumo (fuoco) e rovi (terra), sintetizzando, in più, le sue geometrie frattali, nella perfezione del rapporto aureo.

Come segno spiraliforme affascino, attiro come un campo magnetico coi suoi poli opposti, mesmerizzo, ipnotizzo come la classica spirale che ruota, pietrifico come i riccioli serpentini di Medusa ,e, soprattutto, ricollego al cordone ombelicale, indirizzando l’essere umano verso la contemplazione interiore di una simbologia arcana,universale, trasversale,assoluta. Sono arrivata lentissimamente fino a voi, da secoli ricordati talvolta come “oscuri e misteriosi”.

Sesta parte di questo articolo >

Articolo a cura di:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
Vigevano (PV)

@Email my heart (4)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Terza parte di questo articolo

Leggenda e Realtà a confronto : il Mito della chiocciola

I :- “Da più punti di vista, approdando al mitologico, la sua carriera si snoda in un percorso lunghissimo che sfocia nella vita reale. Cosa ci può narrare in proposito? ”-

C: -“Beh, ecco…sono un pochino in imbarazzo per il lungo elenco… ma rappresento :

1- l’anello nuziale che unisce uomo e donna, figura simbolo tipica della matematica e dei linguaggi informatici.

2- Definisco gli interruttori di molti elettrodomestici.

3- Mi riferisco alla sezione aurea, che ritorna divinamente in serie e forme spiraliformi matematiche presenti in natura.

4-La simbologia biblica di Alpha e Omega, come Inizio e Fine, mi richiama.

5-Sono simbolo dell’anarchia, come entità prima per i Greci e teoria fisica matematica.

6-Ricordo gli anelli che circondano il pianeta Saturno, anche dio romano dell’agricoltura e dell’abbondanza : ecco spiegato il motivo della mia collocazione nei mercati e nei cicli della natura.

7-Ricordo inoltre Cronos, dio del tempo che mangia tutto cio’ che crea e regola i cicli delle stagioni, in base alla rotazione e rivoluzione dei pianeti, poiché Saturno per i Romani=Cronos in greco.

8- Suggerisco come anello concetti di chiusura,perimetro,separazione tra periferia e centro,labirinto, associati ai problemi e al nodo della nostra Rete; si tratta  di un enigma che però tiene unite le maglie della rete, complicando,intricando, ma allo stesso tempo legando i membri di una relazione sociale.

9-Sono uno dei paradossi della simbologia di Internet, vale a dire una rete che avvolge il globo e separa l’esperienza reale da quella virtuale, estendendo le comunicazioni nello spazio e nel tempo, liberando lo scambio delle informazioni tra le sue maglie.

10-Sono circolare come una ruota, che ricorda i cerchi nel grano, il mistero di Atlantide, sfociato nel labirinto di Cnosso, stilizzato come un cervello, fondamentale per risolvere i problemi della vita. Labirinto non chiuso, ma con due passaggi esterni: una via d’uscita e una d’ingresso.

11-Per navigare nei labirinti della Rete, esplorandoli come in un viaggio tra i continenti, sono come una matassa di filo, una bussola o la rosa dei venti, tipici dell’orientamento su terra e mare, per quest’ultimo sfruttando correnti e stelle come punti di riferimento.

12- Rievocando simboli anche orientali, sono una contraddizione unica,tipica della lotta vitale degli opposti.

Quinta parte di questo articolo >

Articolo a cura di:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
Vigevano (PV)

@Email my heart (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Gli Utilizzi più disparati di una vera protagonista…

I:- “ D’accordo, tutti gli indirizzi, dagli albori del web, portano dunque Lei, la celebre chiocciola, come simbolo ufficiale… ma quanti utilizzi l’hanno vista e la vedono protagonista? ”-

C:- “ Dunque, mi faccia pensare…sarei lieta di citare i più curiosi in assoluto!

-         In informatica mi preoccupo di separare il nome dell’utente dal nome di dominio, negli indirizzi di posta elettronica, ad esempio marilisa@gmail.com e su twitter annuncio il nickname di ciascun utente, ad es @beatricesofia

-         Come ho raccontato prima, i mercanti e commercianti veneziani mi utilizzavano, ma in che modo? Come abbreviazione dell’espressione “contenuto in”; ogni giorno dovevano caricare e scaricare dalle navi un mare di merce, dunque esistevano molte abbreviazioni come la mia, ad es 1l acqua@ 1 bot vetro, cioè un litro di acqua contenuto in una bottiglia di vetro.

-         Compaio nella posta comune, come segno simile a c/o, ad indicare “presso”, quindi mi trovo negli indirizzi della corrispondenza, per indicare il luogo in cui vive/lavora il destinatario.

-         In motoristica ed elettronica ad es “Potenza:100kW@5000giri/min” =la potenza massima di 100 kW è raggiungibile ad un regime di 5000 giri/min come ad es “Tensione a vuoto:100 V @ T=25°C” precisa, essendo tale valore variabile con la temperatura, che la sua misura è stata effettuata a 25°C. In qualità di “at” sono quindi adoperata per identificare le prestazioni condizionate, dipendenti dal regime di funzionamento o dalle condizioni ambientali in cui si effettua la misura.

-         Negli eventi sportivi degli U.S.A. mi trovo come separatrice dei nomi delle due squadre contendenti, ad indicare quale delle due (in genere la seconda) gioca sul campo casalingo, ad es LA Lakers@ Boston Celtics ,che vuole dire che la partita ha luogo a Boston.

-         In Contabilità mi preoccupo di indicare il cambio di una moneta in un’operazione con valuta estera; in questo caso derivo da “al Cambio di”= AC (contrazione) = @ o,  nei versamenti di contanti in conto corrente, sono utilizzata per comporre gli articoli di partita doppia nel libro giornale, ad es “Banca c/c Cassa”, cioè “conto di dare (Banca) al conto di avere (Cassa)” e sono interpretabile come l’unione della lettera “a”, la cui gamba prosegue sino ad avvolgere la lettera stessa formando una lettera “c”

ecc ecc…”-

Quarta parte di questo articolo >

Articolo a cura di:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
Vigevano (PV)

@Email my heart (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

In volo nel Cyberspazio…

I:- “ Come è approdata, quindi, nel campo dell’informatica? ”-

C:- “ Il mio papà adottivo si chiama Raymond (per gli amici Ray) Tomlinson (R.I.P.), ricercatore (ingegnere e programmatore) laureato al MIT, che stava lavorando per l’azienda BNN= Bolt Beranek and Newman e nel team di sviluppatori del progetto ARPANET(la BBN forniva alla neonata ARPANET gran parte del software e dell’hardware necessario a portare avanti un progetto così promettente), la rete universitaria di origine militare (creata dal DARPA=Dipartimento della Difesa americano) da cui sarebbe nata Internet, perciò sua antenata. Egli invio’ il primo messaggio elettronico con un dispositivo telescrivente Teletype Modello 33, impiegandomi per indicare il luogo o l’istituzione del destinatario: non ero presente come lettera in un nome, perciò non creavo confusione, ed indicavo allo stesso tempo un utente seduto “at” (in italiano “ad”) uno specifico computer. Da quel momento in poi  Ray ha stravolto per sempre il modo di comunicare fra gli esseri umani!!!Correva l’anno 1972 ed egli, definendomi “solo una preposizione sulla tastiera”,mi scelse, perché sono tanto particolare da essere unica come icona standard e simbolo perfetto, rispetto a tutti gli altri segni di punteggiatura tradizionali,ovvero insostituibile nel mondo digitale. Il primo messaggio dal primo indirizzo email della storia tomlinson@bbm-tenexa fu scambiato tra due macchine vicine, Tenex A e Tenex B, collegate solamente dalla rete Arpanet. Il contenuto della prima mail, forse qualcosa come “test” o “1234” o il  mito della sigla “QWERTYUIOP” (la prima riga di lettere della tastiera), dall’aneddotto molto curioso, era probabilmente un insieme di più lettere senza importanza, tanto da essere dimenticato dall’autore stesso, come sottolineato nel suo blog .  Accompagnai così i primi nickname e fui estesa agli unici 12 siti esistenti in cui Arpanet era già operativa. Sempre nel suo blog,il mio babbo, impegnato a sfatare i falsi miti createsi intorno all’invenzione dell’email, scrisse questa  bella riflessione : “Don’t believe everything you read on the web. Remember, there are humans behind those web pages and humans make mistakes.”(Non credete a tutto ciò che leggete sul web. Ricordate, ci sono degli esseri umani dietro a quelle pagine web e gli esseri umani commettono errori).”-.

Terza parte di questo articolo >

Articolo a cura di:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
Vigevano (PV)

@Email my heart

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Sulla scia di una simpatica canzone in tema, l’epica chiocciolina ci racconta, in un’ intervista esclusiva, la sua biografia, dalla nascita al suo successo mondiale, ricco di immagini e valori curiosi, a seconda delle latitudini.

Un po’ di Storia…

INTERVISTATORE:- “ Signora Chiocciola, ho sentito dire che Lei vanta origini italiane. Da quale epoca arriva, dunque, lemme lemme? ”-

CHIOCCIOLA:-“Se Lei percorre a ritroso le tracce storiche da me lasciate, approda nella Serenissima,ovvero la fiorente Repubblica di Venezia, nell’anno 1500; io sono di discendenza veneziana, infatti comparii per la prima volta presso i commercianti e mercanti del posto, ma anche fiorentini, in rappresentanza dell’anfora, molto anticamente misura di peso e di capacità. Tanti documenti e lettere, squisitamente mercantili e commerciali, mi nominavano, tanto che i mondi arabo-ispanico e greco-latino mi scelsero, indicandomi con il termine arroba=anfora (equivalente al peso di 25 libbre), e, in seguito, il mondo navale anglosassone decise di utilizzarmi, designandomi con l’espressione “at price/rate of=al prezzo di” e facendomi seguire da un valore numerico indicante la quantità di moneta; sono cosi’ sopravvissuta e scivolata, senza nemmeno accorgermene, sulla tastiera della macchina da scrivere, tanto utile ai ragionieri e dattilografi del globo…Sono rimasta lì, a lungo dimenticata, ad attendere che qualcheduno mi riscoprisse, accorgendosi di me.”-

Anche della Scrittura …

I:- “ E dal punto di vista grafico che cosa ci racconta? ”-

C:- “ Nasco comunque tracciata con il mio singolare stilema, come fusione, unione stilizzata della vocale “a” e della consonante “d” scritte in minuscolo, che formano la locuzione latina ad=verso (moto a luogo) o che  possono valere come abbreviazione delle parole latine a(nnus) ‘anno’, a(ut) ‘o’, a(lius) ‘altro’, a(nte) ‘prima’o come fusione tra le lettere “a” e “c”, perché il cerchio attorno alla “a” presenta la forma di una “c”. I popoli anglofoni hanno poi modificato il mio significato da “ad”a “at”, da “verso a” a “presso” , da moto a luogo a stato in luogo in grammatica, curvando l’asta della lettera d verso sinistra; tale cambiamento si è reso necessario per differenziare “ad” da “AD”, Anno Domini.

Nei titoli dei processi dei Tribunali Criminali Pontifici, nei secoli XVII-XVIII, ero presente come indicazione del Tribunale “versus”= “contro” (l’imputato).

Sono poi arrivata sulle macchine da scrivere Lambert del 1902 (prodotta dalla Lambert Typewriter Company di New York )e nella IBMSelectric del 1961 , ad abbreviare la frase commerciale inglese da me citata in precedenza ,e, successivamente, sono stata inserita nel set originale dei caratteri ASCII.

Sono comunque sempre rimasta un’elegante abbreviazione con svolazzo…”-

Seconda parte di questo articolo >

Articolo a cura di:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
Vigevano (PV)

Lettera aperta al traduttore principiante (9)

 Categoria: Traduttori freelance

< Ottava parte di questo articolo

Lo stesso vale per quanto riguarda le case editrici. È già da un po’ di anni, sembra preistoria, ma credo 10 anni ormai, dopo una delle mie “battute di invio curricula”, feci una prova per la casa editrice VM (lascio le iniziali come nei programmi di gossip, onde evitare…) adesso inesistente, e mi scelsero. Con la promessa di un lavoro regolare, proponevano delle tariffe irrisorie: 5,5 € i 2100 caratteri. Però, ho pensato, intanto meglio iniziare e poi ci sarà modo di chiedere di più. Errore grossolano. E non solo riguardo alle tariffe, anche l’organizzazione della casa editrice era nefasta, non mandavano mai esempi giustificativi al traduttore e alla fine chiusero, dovendo molti soldi ai collaboratori esterni. Ho avuto la fortuna di essere pagata, però non tutti possono dire lo stesso, purtroppo. Inoltre, non riuscirono a pubblicare molte traduzioni, tra le quali un romanzo bellissimo di Brandon Sanderson da me tradotto e caduto nel dimenticatoio. Tariffe e condizioni a parte, il trattamento ancora una volta è anch’esso importante. Lavoriamo e siamo delle persone, non robots senza anima. Ricordo quanto furono comprensivi con me la maggior parte dei miei clienti, quando mio padre fu in punto di morte, alcuni anni fa. Furono dei mesi di incertezza, di corse all’ospedale nel momento meno opportuno e di notti insonni. Avevo vari progetti a metà, che rimasero nell’aria o che dovettero essere poi riassegnati. Ci fu chi fu comprensivo e chi affatto, come un’azienda per la quale dovevo fare descrizioni audio. Come succede con gli amici, è nei momenti peggiori che vedi la qualità umana e ti rendi conto se vale la pena o meno continuare a lavorare per e a seconda di chi. E con il tempo, ti renderai conto che dare la priorità è vantaggioso.

Lavori con più tranquillità e, inoltre, molto meglio, sapendo che quel determinato cliente paga bene e a tempo, che è flessibile, nel caso avessi qualche imprevisto. In sostanza, caro lettore principiante ti capisco e quasi tutti, almeno io, abbiamo cominciato così, con incertezze, insicurezze e paure. Non saranno tutte rose e fiori, però non lasciare che ti facciano credere che sia un futuro nero come la pece. Come tutto nella vita, se veramente vuoi dedicarti alla traduzione, provaci, lavoraci e cerca di non abbatterti. Perché questa professione, ne vale la pena.

Lettera aperta al traduttore principiante (8)

 Categoria: Traduttori freelance

< Settima parte di questo articolo

Clienti
Prima ti dicevo che lavorare come freelance è un’arma a doppio taglio. Il fatto di non avere un superiore è una bugia: noi siamo i nostri stessi superiori e, a tratti, arriviamo ad essere troppo duri con noi stessi. Anche se è difficile organizzarci e non dedicare al lavoro più tempo del dovuto, possiamo scegliere con chi lavorare. All’inizio questo può non risultarti facile, perché vuoi tradurre e fare esperienza, però con il tempo non è male controllare e valutare con chi ti interessa continuare a collaborare e con chi no.

Anche io ho cominciato traducendo per 4 centesimi a parola, per questo so cosa vuol dire, quando qualcuno di noi dà conferenze, scrive sui blog o in altri mezzi e ti dice di cominciare con una tariffa più alta, perché poi aumentarla è molto difficile. All’inizio del mio essere freelance, per una delle prime agenzie di traduzioni per cui ho lavorato e che mi offrì incarichi continui, mi facevo pagare questa cifra e ti prometto che quasi tutti erano documenti inviati per fax scannerizzati in pdf non editabili. Dei gioielli, sì. Nonostante questo, all’epoca mi dissi che era un modo di cominciare e mi tappai il naso. Quando, pochi mesi fa, la stessa agenzia mi ha ricontattato per un progetto simile e con la stessa tariffa, ho fatto presente che se l’importo non fosse aumentato, non avrei accettato il lavoro; era una cifra ridicola e il lavoro considerevole. Mi hanno risposto che non sarebbe stato possibile, così dissi: …che liberazione! Sono consapevole che quando si inizia non si hanno molte scelte, però è bene sollevare la questione.

Nona parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni

Lettera aperta al traduttore principiante (7)

 Categoria: Traduttori freelance

< Sesta parte di questo articolo

Però, sai una cosa? Se quello che scrivo oggi può esserti utile, ti dirò solo di essere te stesso, di pubblicare ciò che vuoi, di condividere i tuoi risultati sui social se ti va o di lamentarti di ciò che ritieni opportuno se te lo senti. Ti dirò anche di lavorare, di stare attivo e, allo stesso tempo, di non fare confronti. Tu sei tu con le tue contingenze. Non farti abbattere da una prova di traduzione non superata. Funziona come per i gratta e vinci: continua a giocare. Ci sono momenti peggiori e migliori, giorni più tranquilli e notti senza quasi dormire, per arrivare a consegnare in tempo un lavoro. Tieni sempre presente che se guadagni meno, non significa che traduci peggio di Tizio o Caio.

Nonostante questo, bisogna aver bene a mente che la traduzione è un amante esigente, soprattutto se si lavora come freelance. Devi essere allo stesso tempo: traduttore, responsabile di progetti di traduzione e contabile. Il fatto di essere proprietario del tuo tempo è un inganno, perché molte volte capita che finisci col dedicare ad un lavoro più tempo di quello che dovresti.

E se mi permetti un consiglio, un consiglio da madre, sii un buon collega. Sii gentile con tutti quelli che ti circondano, anche se solo virtualmente. Conoscerai molte persone lungo la strada e alla fine imparerai a separare i conoscenti dai veri colleghi. Io ho la fortuna di avere un bel gruppo, un gruppo di amici traduttori ed editori al mio fianco (non farò nomi, sapete che mi sto riferendo a voi) che mi danno una mano e con i quali a volte condivido la traduzione, un bicchiere di vino, e un po’ di frustrazioni.

Perché ti dico questo? Perché un’altra maniera di cominciare è facendo gruppo con altri colleghi, per la tua promozione o altre promozioni, ma anche cercando un mentore, un professionista attivo che possa darti dei consigli (come il sistema che offre Asetrad). Nel mio caso, lavoro oggi stesso con una traduttrice che me lo ha chiesto e, per il momento, è una buona esperienza per entrambe.

Ottava parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni

Lettera aperta al traduttore principiante (6)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quinta parte di questo articolo

Reti e ragnatele
Non ti ingannare: un blog non è la panacea di tutti i mali. Fallo se ti va, però non è garanzia di nulla. Non curarlo troppo o sentirti continuamente obbligato a scrivere qualcosa, è una perdita di tempo e un motivo di frustrazione. Da molto tempo ho deciso di scrivere quando mi pare e quando ho veramente qualcosa da dire. Pubblicare per pubblicare, avere l’obbligo di scrivere solo per una visita o due al mese, non fa per me. Non voglio finire avendo una collezione di links a cose che (nemmeno io stessa) andrò a consultare. Però, ancora una volta, è bene chiarire che niente è fiore per un giorno. Nel mio caso ho aperto il blog e il mio account twitter quasi nello stesso momento. Era il 2011 e stavo finendo il Master in Traduzione Audiovisuale della UAB. Avevamo una materia di orientamento al lavoro e la professoressa ci raccomandò di uscire allo scoperto e di entrare nel mondo… delle reti sociali. Ci parlò di alcuni blog sulla traduzione (credo di ricordare che ci parlò di quello di Pablo Muñoz, Curri, Eugenia Arrés e quello di Eva Martínez) e mi sembrò un’idea bellissima per parlare di quello che sapevo o di quello che stavo imparando, man mano. Come tutto, almeno una volta va provato – soprattutto se non è nulla di nocivo – e così ho cominciato. In quel momento, erano già sei anni che lavoravo come freelance e pensavo di avere cose da raccontare.

All’inizio non conoscevo nessuno, né ovviamente mi leggeva nessuno; però, ho potuto subito comprovare che si trattava di una maniera fantastica di imparare dagli altri. In generale, posso dire che essere presente sui social è stato molto positivo per me. Ho conosciuto professionisti fantastici, ancora più fantastici come persone, grazie alla mia visibilità crescente sono stata invitata a congressi molto interessanti e mi hanno offerto progetti altrettanto interessanti, anche se io penso che ci sia dell’altro oltre alla visibilità. Non credo nelle facciate senza un buon lavoro strutturale interno. Ancora una volta, ci sono anni e anni di lavoro alle spalle.

Perché, e questa è l’altra faccia della medaglia, essere visibile ha anche i suoi lati negativi. Ci sono i vari commenti: “sì ma questa traduce solo romanzi rosa”, “ripete quello che ha detto l’altro giorno”, “non capisco perché prova a tradurre letteratura erotica” e i momenti di frustrazione, quando si condivide qualcosa di cui si fraintende il fine reale con cui si è condivisa, o quando non si è riusciti ad esprimere con chiarezza quello che si voleva dire. Perché non dirlo: mi sono sbagliata e mi sbaglio, ovvio. Esiste sempre la possibilità che la gente si faccia un’idea erronea di te, però lo deve nascondere perché “sei visibile” e queste cose accadono.

Settima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni

Lettera aperta al traduttore principiante (5)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quarta parte di questo articolo

Mi sono messa in contatto con un’associazione di traduttori, per chiedere informazioni riguardo a questo caso e non ho avuto alcuna risposta. Ho parlato con un’avvocatessa che, non ti nascondo, mi ha fatto stare nel suo studio più di un’ora per cercare materiale giuridico in internet e determinare il mio grado di responsabilità. Ero esterrefatta. Alla fine, le venne in mente che, avvalendomi della poca gravità degli errori commessi e del fatto che l’agenzia aveva ammesso la non correzione finale del testo, potevo offrirmi di pagare una somma a parte. E fu così che ho pagato 400 euro. La cosa migliore è stata che, poco dopo, quella stessa agenzia mi contattò per un’altra collaborazione. Che strano! E io che pensavo di non essere all’altezza del lavoro. Ovviamente, non ho accettato. Questo è importante: decidi con chi vale la pena lavorare e con chi no, oh mio giovane padawan! Parleremo ancora di questo tema. Successivamente, ho passato una settimana a rifiutare lavori, pensavo: e se sbagliassi qualcosa di più grave? In quel periodo traducevo, dal tedesco al castigliano per un’altra agenzia, delle parti di testo su incidenti, cartelle cliniche e documenti riguardo a sinistri stradali. La mia autostima era a pezzi. Però, come dicono, The show must go on, no?

Succederanno molte cose durante il tuo percorso professionale. Ovviamente, ci saranno momenti più brutti e cose che forse non pubblicheremo sui social. Per esempio, sicuramente non faremo presente che non abbiamo superato la prova di traduzione per quella casa editrice o che non abbiamo consegnato a tempo una traduzione e un cliente si è lamentato e l’agenzia ce l’ha fatto pesare. Non faremo presente che abbiamo dimenticato la consegna di un testo e che abbiamo passato una notte intera, dandoci dentro con la tastiera per rimediare al nostro errore. Non faremo presente che ci è capitato di consegnare un documento incompiuto, perché non ci siamo accorti di alcune finestre o documenti in più, rispettivamente nel documento excel o nell’archivio zip. E non sono casi isolati, succede a tutti.

Questo processo di apprendimento non finisce mai. Dopo dodici anni, mi succede ancora di imbattermi in alcuni errori in qualche progetto, mi sbaglio o mi distraggo. Accetto degli incarichi anche se sono oberata di lavoro per paura di dire di no oppure, non mi impongo abbastanza per aumentare una tariffa in casi concreti urgenti, accettati più che altro per obbligo. Credimi, continuo ancora a lavorarci su.

Per questo, quando do consigli agli studenti che incontro alle mie conferenze o in questo stesso blog, non è perché io sappia più di altri, ma semplicemente perché ho avuto esperienza concreta e ho risolto in un modo o nell’altro. È chiaro che molte volte non possiamo controllare l’idea che qualcuno si fa di noi e ci sarà sicuramente chi pensa che io mi do delle arie. E questo mi porta al punto seguente, il blog e i social, elementi di cui sono consapevole ti hanno parlato all’università.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni

Lettera aperta al traduttore principiante (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

Sulla qualità e altre creature
No, nemmeno io ho finito l’università con una competenza impeccabile in materia di traduzione. Ho superato alcune prove e alcune non le ho superate, però, diverse agenzie cominciarono ad assegnarmi incarichi in modo abbastanza regolare; deduco che non lo facevo poi così male. La pratica, come in qualsiasi altro lavoro, è essenziale. Lo è anche leggere molto, sia testi in lingua originale (per continuare a pulire la nostra lingua B) sia in lingua “meta” (per esprimerci di volta in volta meglio nella nostra stessa lingua) e traduzioni. Sì, credo fermamente che possiamo apprendere dagli altri traduttori. A volte leggo traduzioni e faccio un confronto con il testo originale, appuntandomi (mentalmente o meno) le soluzioni più buone che il traduttore in questione ha trovato. Credimi, da tutto si impara. E, parlando di tutto ciò che si può apprendere, incontrerai dei sassolini sul tuo cammino o pietre più grandi, addirittura rocce. Tutto fa parte del processo. Il primo anno come freelance, ho avuto un incarico di lavoro il 23 dicembre; mi ricorderò tutta la vita. Si trattava di un piccolo volume per un’agenzia di traduzione di Granada: la traduzione di un opuscolo dal castigliano al catalano per una catena di centri di bellezza. In totale il lavoro ascendeva a 30 euro. Erano giorni particolari, sembrava un testo facile e può darsi che non abbia posto tutta l’attenzione che avrei dovuto. Non ho fatto caso a due errori di ortografia e ho sbagliato la traduzione di un testo riguardo a una pianta medicinale, anche se questo l’ho saputo solo il giorno D. Il giorno D fu il giorno in cui l’agenzia mi comunicò che il cliente si era lamentato del fatto che il testo era stato stampato con degli errori e che si sarebbero dovuti cestinare tutti gli opuscoli. Ho visionato il testo e ho evidenziato gli errori, chiedendo se ci fossero state delle correzioni successive alla mia traduzione. No, non ce n’erano state, però l’unica responsabile, secondo l’agenzia, ero io.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni