L’arabo è un diamante dalle mille facce (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

In Europa, le lingue che chiamiamo “Francese” e “Spagnolo” nell’arabo queste varietà sono dette”dialetti”, nonostante la mancanza di mutua intelligibilità. Alcuni linguisti fanno così il punto: si tratta di lingue diverse, dicono. Ma gli arabi considerano l’arabo una cosa sola, nonostante i vari dialetti. Tutti gli Arabi istruiti imparano la lingua basata sulla cultura coranica che i linguisti chiamano “modern standard Arabic”. È viene usato in discorsi politici, scritti e telegiornali. ma nessuno lo parla in maniera corretta, la Maggior parte delle persone fatica anche a scriverlo correttamente.

Alcuni pensatori panarabisti hanno codificato l’arabo moderno basato su determinate norme di scrittura ma spogliato di tante complessità inutili tra cui alcune forme del dialetto. Ma non c’è nessuna autorità che esprima il fatto di poter parlare correttamente l’arabo moderno. naturalmente il fascino del pan-arabismo è diminuito in concorrenza con i nazionalismi locali, il Panislamismo, il settarismo di sciiti-sunniti e altre tendenze. È un tripudio di situazioni  difficili da descrivere, con la precisazione di non infastidire qualcuno. Ma Fortunatamente, c’è internet, che permette di esprimersi senza la necessità di prevalere su qualcun altro. E alcuni utenti arabi di Reddit, hanno semplicemente deciso di dare voce ai loro dialetti registrando un breve racconto umoristico, sottolineando intenzionalmente le caratteristiche dialettali, forse immaginando vecchi avi che parlavano così. Questa è la storia, scritta in arabo standard.

فييوممنالأيامكانجحاوابنهيحزمونأمتعتهمإستعداداًللسفرإلىالمدينةالمجاورة،فركباعلىظهرالحمارلكييبدأوارحلتهم. وفيالطريقمرواعلىقريةٍصغيرةفأخذالناسينظرونإليهمبنظراتٍغريبةويقولونأنظرواإلىهؤلاءالقساهيركبونكلهماعلىظهرالحمارولايرأفونبه،وعندماأوشكواعلىالوصولإلىالقريةالثانيةنزلالأبنمنفوقالحماروسارعلىقدميهلكيلايقولعنهمأهلهذهالقريةكماقيللهمفيالقريةالتيقبلها،فلمادخلواالقريةرآهمالناسفقالواأنظرواإلىهذاالأبالظالميدعإبنهيسيرعلىقدميهوهويرتاحفوقحماره،وعندماأوشكواعلىالوصولإلىالقريةالتيبعدهانزلجحامنالحماروقاللإبنهإركبأنتفوقالحمار،وعندمادخلواإلىالقريةرآهمالناسفقالواأنظرواإلىهذاالإبنالعاقيتركأباهيمشيعلىالأرضوهويرتاحفوقالحمار،فغضبجحامنهذهالمسألةوقررأنينزلهووابنهمنفوقالحمارحتىلايكونللناسسُلْطَةًعليهما،وعندمادخلواإلىالمدينةورآهمأهلالمدينةقالواأنظرواإلىهؤلاءالحمقىيسيرونعلىأقدامهمويتعبونأنفسهمويتركونالحمارخلفهميسيرلوحده” … فلماوصلواباعوالحمار

Fonte: Traduzione libera dell’articolo pubblicato il 21 giugno del 2013 sul blog Johnson dell’Economist

Terza parte di questo articolo >

L’arabo è un diamante dalle mille facce

 Categoria: Le lingue

JOHNSON ha parlato dell’arabo e della sua storia molte poche volte nel corso degli anni, ma mai veramente si è affrontata una domanda cruciale: cos’è “L’ Arabo”, ad oggi è davvero anche un’unica lingua?

Segue una versione breve e semplificata della storia: il Profeta Muhammad ha scritto (o ricevuto direttamente da Allah) il Corano nel settimo secolo, poi conquistò come leader politico e militare quasi tutta L’Arabia ai suoi successori — I quattro califfi, e poi ai califfi Omayyadi — conquistò ulteriormente l’Islam fino a quando il mondo islamico si estese dalla Spagna al Pakistan.  I soldati e gli amministratori di Lingua araba si stabilirono in tutti questi luoghi, e la loro lingua si radicò gradualmente fra le popolazioni locali, che fino ad allora parlavano lingue dal latino rustico, al Berbero, al Copto, al Persiano.

Per quasi 1400 anni fa, L’arabo del Corano è rimasto un prestigioso e quasi immutabile standard in tutto il mondo islamico. Questo è quello che la maggior parte degli Arabi considerano “Arabo”. Ma la varietà di lingue parlate hanno cambiato effettivamente con il tempo la lingua araba parlata nelle strade e nelle case. Differenziandola molto dal 1400. Oggi, il mondo arabo è a volte comparato all’Europa medievale, quando il latino classico era ancora la lingua unica “vera” parlata, scritta e studiata dalla maggior parte delle persone, ma “Il Latino” parlato dai popoli divenne ben presto: francese, spagnolo, portoghese e così via. Oggi riconosciamo che il francese e il portoghese sono lingue diverse — ma gli arabi non sono ancora sicuri (e sono in contrasto) su come definire oggi “L’ Arabo”. Il semplice fatto è che un cittadino marocchino e un cittadino iracheno non riescono ad avere una conversazione e intendersi perfettamente. Un cittadino algerino e un cittadino Giordano stentano a parlare tra loro, ma trovano solitamente modi per far fronte ed appianare le incomprensioni utilizzando dosi di arabo standard formale. Mentre a volte usano noti dialetti, soprattutto quello egiziano (diffuso attraverso la televisione e la radio), per colmare le lacune.

Fonte: Traduzione libera dell’articolo pubblicato il 21 giugno del 2013 sul blog Johnson dell’Economist

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Il serbo-croato: nascita e declino (2)

 Categoria: Le lingue

<Prima parte di questo articolo

Nasceva finalmente una lingua nazionale, nonchè quella che sarebbe poi diventata lingua ufficiale della Federazione Jugoslava, distinta in due principali varianti, dalle differenze quasi inesistenti: quella Serba, con alfabeto cirillico, e quella Croata, con alfabeto latino. I decenni successivi all’accordo di Vienna furono anni d’oro, sia per la lingua, che si affermava lentamente anche a livello europeo e mondiale, sia per la nazione stessa, che sotto la guida di Tito si ritrovò a vivere un momento di stabilità e prosperità. Nel 1954 viene stipulata un’altra convenzione sottoscritta da 25 illustri scrittori e linguisti dell’epoca, tra cui il premio nobel per la letteratura Ivo Andric.

Vent’anni dopo, verso gli anni ’70, i primi conflitti a sfondo etnico sono solo un pallido preavviso di quello che avverrà con la guerra degli anni ’90.

Durante il conflitto civile avvenuto nel 1991, infatti, laddove ogni elemento possibile veniva considerato arma politica, l’elemento linguistico costituì uno degli strumenti più forti.  Ogni singolo nuovo stato emerso da questa tragica separazione corse ai ripari, proclamando la propria lingua ufficiale e rivendicando l’indipendenza linguistica. Questo fenomeno fu caratterizzato da una introduzione quasi forzata di neologismi che distinguessero le nuove lingue l’una dall’altra. Nascono così: il serbo, il croato, il bosniaco e il montenegrino.

La domanda principale è: ma queste differenze, così fortemente volute, sono davvero così rilevanti? Le differenze fondamentali sono differenze di pronunzcia: la divisione tra kajkavo, stokavo e cakavo è ancora oggi palese, come anche quella tra ikavski, ekavski e jekavski. Ma d’altronde, quale parlata del Nord non è diversa da una parlata del Sud? Lo stesso potremmo affermare per quanto riguarda delle scelte grammaticali, che cambiano da regione a regione. Dal punto di vista dell’uso dei vocaboli, le scelte linguistiche e soprattutto l’introduzione di forestierismi, essi sono dipesi dalla storia di ogni singola entità: nella regione della Dalmazia per esempio, è presente un gran numero di italianismi, dovuti alla dominazione italiana della seconda metà del ’900.  O ancora, la notevole presenza di parole turche in Bosnia, è dovuta all’islamizzazione del territorio nel XIX e XX sec.

Detto ciò, vi è un ultimo fondamentale dato di fatto da prendere in considerazione prima di concludere questo breve excursus: per quanto la separazione delle lingue sia ormai ufficiale, e per quanto questa verità possa risultare scomoda ai più, un serbo e un croato si capiranno sempre e comunque, anche senza il minimo sforzo.

Il serbo-croato: nascita e declino

 Categoria: Le lingue

Il serbo-croato, in lingua originale ‘srpsko-hrvatski’, è una lingua dalla storia complessa e travagliata, proprio come quella delle terre dove ha origine.

Inizialmente, verso il VII secolo d.C., le popolazioni delle terre slave parlavano una lingua comune, detta ‘paleoslava’, dal complesso alfabeto glagolitico. Col passare dei secoli però, le varie lingue del ceppo slavo iniziarono lentamente a diversificarsi, (soprattutto il macedone e lo sloveno, che rimarranno fino ai giorni d’oggi delle lingue a sè stanti), a subire le influenze dei territori vicini e ad assumere connotati diversificati. Furono rilevanti le influenze dei Bizantini e dell’Impero romano, come anche quelle dei paesi limitrofi (Bulgaria, Romania, Albania).

Nel IX sec. d.C., i fratelli Cirillo e Metodio danno vita a quello che viene detto ‘slavo antico’, ‘slavo ecclesiastico’, che diventa lingua letteraria. Ma già prima di Cirillo e Metodio, la lingua si sviluppava, pulsava, viaggiava per le terre balcaniche sulle bocche delle popolazioni attraverso le parlate locali e dialettali, utilizzate per tramandare leggende, miti e tradizioni, racconti epici che sarebbero diventati, nei secoli a venire, le fondamenta della florida letteratura serbocroata.

Le varianti parlate sui territori delle attuali Serbia, Croazia, Bosnia ed Erzevogina e Montenegro erano tuttavia abbastanza simili, con alcune varianti geografiche: nacquero  tre dialetti distinti, detti ‘kajkavo’, ‘stokavo’ e ‘cakavo’. La suddivisione si basava sulla forma che, nelle tre varianti, assume la domanda ‘che cosa?’, che nell’area di Zagabria si rende con il ‘kaj’, nell’area della Dalmazia si rende con il ‘ca’, mentre nei territori di Serbia, Bosnia e Montenegro si rende con ‘sto’. Il dialetto stokavo inoltre, subì un’ulteriore suddivisione legata alla pronuncia dell’antica vocale ‘jat’, che dipendentemente dall’area veniva (e viene) pronunciata come ‘e’ (‘ekavo’), ‘i’ (‘ikavo’), o ‘je’ (‘jekavo’).

Nel corso del XVII e XVIII sec. d.C, con i poeti e romanzieri della Controriforma, si manifesta lentamente il desiderio di una reale unificazione linguistica.

Nel XIX sec. nasce infatti il movimento degli ‘Illiri’, il cui massimo esponente croato era Ljudevit Gaj, mentre in Serbia il movimento fu portato avanti soprattutto da Vuk Karadzic, che viene infatti considerato l’effettivo fondatore della lingua serba e che basò la lingua serbo-croata su un’unica, semplice regola: ‘Scrivi come parli, leggi come è scritto’. Nel 1851 fu stipulato l’accordo di Vienna, che garantiva la standardizzazione della lingua serba e la conformazione all’alfabeto cirillico.

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Traduzione medico-sanitaria

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione di testi medici e farmaceutici fa parte del grande settore della traduzione specialistica tecnico-scientifica. Per eseguire questo tipo di traduzioni occorre acquisire buone conoscenze nel campo della medicina, chimica farmaceutica, psicopatologia, epidemiologia e nell’ambito dei processi medici in generale. Questa è una delle ragioni per cui, nella maggioranza dei casi, questi testi vengono tradotti da medici e specialisti del settore sanitario con grande padronanza linguistica, sia della lingua di partenza che di quella d’arrivo. A volte, seppur in modo meno frequente, coloro che realizzano le traduzioni mediche e farmaceutiche sono traduttori che si sono specializzati in questo settore, ed io faccio parte di questi. È un lavoro arduo e complicato, specialmente per chi, come me, proviene da una preparazione prettamente letteraria. Tuttavia, con tanto studio, impegno e una buona dose di sacrificio si può riuscire ad ottenere buoni risultati.

Come gli altri tipi di traduzione, la traduzione di testi medici è costituita da varie fasi, tutte ugualmente importanti e senza le quali il risultato non potrebbe raggiungere il grado di perfezione richiesto. La prima di queste è la lettura e comprensione del testo d’origine, senza la quale è impensabile che un traduttore possa realizzare una traduzione di qualità. Successivamente, è opportuno consultare testi paralleli e database specialistici per effettuare le necessarie ricerche terminologiche ed ottenere le informazioni aggiuntive che ci occorrono. La terza fase è quella della traduzione vera e propria del testo. Infine, la quarta e ultima fase è la revisione finale del testo tradotto, utile a verificare che in esso non vi siano errori di alcun genere, che mantenga il significato del testo di partenza e che allo stesso tempo sia perfettamente comprensibile nella lingua d’arrivo.

Il risultato della traduzione, infatti, dev’essere un testo fluido e naturale che non lasci trapelare il sentore che si tratti di una traduzione ma di un testo originale a tutti gli effetti. La terminologia utilizzata in questo settore è molto specialistica, tanto da poter risultare incomprensibile e difficoltosa a coloro che non sono abituati a tradurre testi medici. È necessario quindi prestare molta attenzione al momento della traduzione per non lasciarsi sfuggire il benché minimo dettaglio. Questa è una delle difficoltà principali di questo tipo di testi, pertanto occorre dotarsi di tutte le risorse necessarie, come glossari e dizionari specialistici monolingue e bilingui, per poter scegliere il termine corretto in ogni occasione anche se, in alcuni casi, questo non è sufficiente e bisogna eseguire una ricerca esaustiva in testi paralleli.

Questa è una delle procedure operative più efficaci poiché vedendo il termine che ci interessa inserito nel proprio contesto, possiamo arrivare a comprendere in modo più approfondito il suo reale significato e la sua valenza intrinseca.
La traduzione medica racchiude al suo interno varie branche di specializzazione, come, per esempio, la cardiologia, la nefrologia, la ginecologia, la reumatologia, ecc.
In linea generale, il traduttore di testi non specialistici si assume già di per sé un’enorme responsabilità, ma il traduttore di testi medici, quando affronta una traduzione in un settore delicato come quello in cui si è specializzato, assume su di sé una responsabilità ben maggiore. Per questo motivo, in questo tipo di traduzioni non è ammesso il minimo errore ed è fondamentale che il traduttore sia estremamente preciso e scrupoloso. Anche la più piccola inesattezza potrebbe infatti ledere l’incolumità di un essere umano.

I sogni infranti di una traduttrice

 Categoria: Traduttori freelance

Sono una traduttrice. Forse lo sono da sempre, l’ho sempre saputo, ma mi è stato davvero difficile accettarlo. Quando ero piccola mi ritrovavo davanti alla tv a cantare tutte le canzoni straniere che sentivo nelle pubblicità; non sapevo cosa volessero dire quelle parole strane, ma uscivano dalla mia bocca in modo così naturale. Eppure io quest’attitudine non l’ho mai assecondata, anzi ho cercato in tutti i modi di soffocarla, di nasconderla. Forse l’ultima cosa che un buon traduttore dovrebbe dire la dirò io: le lingue mi spaventano, mi terrorizzano, ma allo stesso tempo fanno parte della mia vita e sto imparando a conviverci.

Non ho mai avuto un’ambizione smisurata, un grande sogno da perseguire : interprete alle Nazioni Unite, docente universitario, ecc. ecc. ma c’è qualcosa che mi ha sempre accompagnato nella mia vita, l’amore per la parola, in particolare la parola scritta; per questo motivo ho iniziato a leggere, leggere e leggere. Ho letto tantissimi libri e tanti ancora ne leggerò, in particolare i classici francesi, inglesi. Leggendo libri di autori stranieri ho iniziato a domandarmi se ci fossero delle differenze fra i testi che leggevo io e quelli in lingua originale; grazie ai miei studi linguistici ho potuto iniziare a leggere le versioni in lingua e di differenze ne ho trovate eccome! Allora è sorta spontanea la questione: chi sono questi individui che hanno il potere di leggere, interpretare e dare senso alle parole di altri nella propria lingua? Sono i traduttori!

Da quel momento è nata in me l’immagine del traduttore, anzi,della traduttrice: bella, colta, elegante, seduta ad una scrivania colma di dizionari, libri, penne, matite ed evidenziatori, magari anche con un gattone nero acciambellato lì vicino. Il passare degli anni, la fatica derivata dagli studi, le condizioni economico-culturali del nostro paese, la bella Italia, hanno parzialmente distrutto questa immagine idilliaca.

Terminata l’università, i giovani traduttori come me si affacciano al mondo del lavoro pieni di speranze e desiderosi di imparare, esercitarsi, fare esperienza, ma nella maggior parte dei casi ci si trova a dover stabilire: ore di lavoro, numeri di cartelle, prezzo di parole e più che professionisti ci si sente un po’ dei contabili. Però, finché la soddisfazione provata di fronte ad un’ottima traduzione sarà più grande di tutto questo…traduciamo!

Regole per i traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

1. Sii sempre uno scrittore mentre traduci, e ogni volta che te ne dimentichi, ricordatelo.

2. La cosa più importante nella struttura di una frase è l’ordine in cui vengono trasmessi i vari pezzi dell’informazione.

3. Se il testo originale non è ben scritto, sei fregato; sentiti libero di disperarti.

4. Se l’originale è ben scritto, assicurati di aver capito esattamente cosa lo rende un buon testo, cioè quali sono i tratti caratteristici dello stile di questo scrittore. Azzeccare il tono giusto è fondamentale.

5. Alzati dal tuo computer almeno una volta ogni ora per stiracchiarti e camminare. Se stai traducendo mentre sei in uno stato di torpore, non andrà a finire bene per nessuno.

6. La fonte più importante che puoi avere è il tesauro internazionale Roget’s. Indicizzato, non in forma di dizionario. Sì, fa la differenza. E no, non esiste un dizionario di sinonimi disponibile online che possa reggere il confronto con un buon Roget’s.

7. No, non va ancora abbastanza bene, continua a correggere.

8. Non posso crederci che tu me lo stia chiedendo di nuovo. Continua a correggere.

9. Leggi tutto ciò che traduci ad alta voce, preferibilmente ad un ascoltatore che ama i libri e che aggrotterebbe le sopracciglia se una frase suonasse strana.

10. Leggi tanti, ma tanti libri meravigliosi in ogni momento in modo da riempire costantemente la tua mente con le cadenze della grandezza letteraria.

11. Ricorda che, per quanto sia difficile, tradurre dovrebbe essere divertente; se ti ritrovi costantemente a non divertirti mentre traduci, perché non provi qualcos’altro che ti faccia anche guadagnare dei soldi?

Fonte: Traduzione libera dell’articolo scritto da Susan Bernofsky & Hala Salah Eldin Hussein e pubblicato sul sito Arablit

Non è mai troppo tardi

 Categoria: Le lingue

Sono nata e cresciuta nell’URSS, in un paese che non esiste più. Il russo era obbligatorio, ma il popolo locale parlava in ucraino, che in quei tempi era considerato una lingua inferiore.  Da bambina ero molto curiosa e imparavo tutto in fretta, avevo una bella memoria e parlavo bene tutte e due le due lingue. Quando sono andata a scuola, alle mie due lingue ho aggiunto la terza- l’inglese. Nonostante fosse molto diversa dalle mie lingue d’origine, la nuova lingua mi piaceva tanto e sono stata attratta da lei, come un uomo potrebbe essere attratto da una bella donna. L’inglese presentava per me un altro mondo: bello ed incantevole!

Quante persone famose parlavano in questa lingua! Winston Churchill, Margaret Thatcher, Ronald Reagan, Nelson Mandela e  tanti altri. Quante belle canzoni si cantavano  in inglese! Dai “Beatles” ai “Rolling Stones”, da Elvis Presley a Michael Jackson. Quanti bei libri erano scritti  in inglese e fra di loro c’era il mio preferito- Jane Eyre di Charlotte Bronte!  Oramai, l’inglese e’ diventata la lingua più diffusa al mondo e per questo motivo volevo impararla  a tutti i costi.

Non è stato facile per una ragazzina sovietica scrivere parole nuove e capire il loro significato. Con tutta la mia forza di volontà sono riuscita ad arrivare ad un bel risultato: dopo un anno di studi potevo leggere e scrivere abbastanza bene in inglese e questo fatto mi ha dato tanta soddisfazione. Adesso so già tre lingue e sono piena di orgoglio! Non ho mai pensato d’imparare la quarta lingua, ma nella vita  “ Mai dire mai”. A 42 anni dovevo imparare l’italiano, che era diventato la mia quarta lingua.

Se qualcuno mi dicesse, che la imparerò, non gli crederei neanche, perché da giovane non ho mai pensato di farlo. L’ho sempre trovata molto melodica,  partendo dal fatto che tutti  i cantanti lirici cantavano in italiano. Fedor Shalyapin, Maria Callas, Monserrat Caballè non erano italiani, ma le loro voci  erano incantevoli , come le loro canzoni.  Anche la cultura italiana era eccellente. Michelangelo, Leonardo da Vinci hanno immortalato le loro opere nei  secoli, come Dante e Petrarca. Per me imparare la loro lingua e’ stato il primo passo per avvicinarmi alla  cultura italiana.

Nel mondo esistono tante lingue e tante culture e sono tutte ben diverse fra di loro. Non e’ possibile impararle tutte, ma ogni tanto ci penso ad imparare qualche lingua nuova, ma poi riguardo la mia età e ci ripenso. Chissà?

Nella vita “ Mai dire mai”

Autrice dell’articolo:
Iryna Bocharnikova
Traduttrice freelance IT< RU/ UK
Novara

La Créolie

 Categoria: Traduzione letteraria

Douce comme l’amour, acide comme la jalousie,
Tu distilles sur nos papilles saisies
Des saveurs tendres, des spasmes chlorhydriques.
Goût d’enfance sous les tropiques.

Negli anni della mia formazione linguistica, spinta dalla mia sensibilità e curiosità verso la lingua francese parlata lontano dalla “Métropole”, verso la storia di questi luoghi ed i loro controversi rapporti con la madrepatria, mi ritrovavo spesso a sfogliare pagine e pagine, reali e virtuali, sull’argomento.

Durante la mia permanenza a Lione ebbi poi il privilegio di incontrare molti amici originari di queste terre.  Ascoltavo spesso i loro racconti: storie personali, tradizioni familiari, paesaggi esotici, canti popolari. Una cultura magica, la loro, ricca di valori e intrisa di una straordinaria forza immaginativa. Con curiosità decisi, su consiglio dei miei nuovi amici, di immergermi nella lettura di diversi testi della tradizione folclorica reuinionese:  poesie della tradizione creola, filastrocche, ninne nanne, espressioni umane e spontanee tra il nostalgico, il folcloristico e il divertente.

Anni dopo, divenuta già una professionista e alle prese con la traduzione di un complesso progetto editoriale sulle identità culturali francofone, fui incoraggiata a documentarmi approfonditamente sul tema in oggetto e mi ritrovai così a leggere alcuni componimenti del libro di Claude Moy de Lacroix-Mignard, dal titolo“Chansons douces et chansons tristes. Chansons nostalgiques de l’ile de la Réunion”: un’incantevole raccolta poetica dove i toni lirici si amalgamano sapientemente con i temi folclorici dello spirito creolo.

Mi diedi come missione quella di arrivare a conoscere l’autrice.

Dopo un iniziale contatto conoscitivo via email con Claude, neurologa di professione e scrittrice per passione, vennero a crearsi dapprima una leale collaborazione e poi una simpatica amicizia. Due strumenti assolutamente indispensabili per comprendere i contenuti emotivi di quelle “canzoni” così intime, che narrano le miserie e le gioie dell’isola. Durante la lettura riflettevo su quanto sarebbe stato affascinante poter tradurre l’opera di Claude immaginando, al contempo, le difficoltà che avrei potuto incontrare nel “tradurre senza tradire” la bellissima autenticità dei suoi componimenti.

Nei versi di Claude, vere e proprie istantanee dei fantastici paesaggi naturali scaldati dal sole dei tropici e della gente che abita queste terre, ho rivissuto tutta la mia esperienza di studentessa a Lione appassionata di francofonia, di curiosa linguista che nella magia del folclore creolo ha ritrovato un certo “goût d’enfance”.

Tanti colorati animali esotici la fanno da padrone: “lesMacabis”, ”lesRouges” e “lesBonites” sono pesci protagonisti di divertenti poesie ispirate alla fauna acquatica; il tipico “Merle de Maurice” fa la sua apparizione mentre si ciba di frutti sugli alberi. E poi ancora le piante, i fiori e gli alberi con le foglie “pointillées” fanno del libro un vero e proprio quadro impressionista. Altre poesie, invece, hanno un tono più serio e a tratti drammatico: raccontano della povertà della gente, di ragazzini che per sopravvivere vendono frutta agli angoli delle strade e della loro dipendenza dall’alcool.
Un intero componimento, infine, tratta l’argomento della schiavitù, raccontando una pagina molto triste della storia dell’isola.

Ritmo e musicalità sono il filo conduttore che attraversa l’opera di Claude, dove i testi sono redatti ora in francese, ora in creolo reunionese, ora mescolando le due lingue, in un tripudio di figure retoriche, rime, toponimi e lessico idiosincratico.

Grazie, Claude. Perché il tuo percorso intimo e personale è stato per me fonte di ispirazione e spunto importante di riflessione sul mio vissuto e sulla mia esperienza di lettrice e traduttrice.

Articolo scritto da:
Manuela Romeo
Interprete e traduttrice
Bologna

Il traduttore professionista (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

La competenza specialistica di settore è uno dei motivi per cui molti traduttori tecnici possiedono un background diverso da quello linguistico e, avendo una padronanza pressoché perfetta di una o più lingue straniere, hanno deciso di dedicarsi alla traduzione con ottimi risultati proprio per via della conoscenza della materia.

Ciò che contraddistingue un traduttore professionista è quindi la formazione, sia essa in campo tecnico, seguita da anni di esperienza nel settore, o in ambito linguistico e traduttivo. In questo modo il traduttore è in grado di dotarsi di tutti le tecniche e gli strumenti necessari a garantire un servizio professionale e di qualità, apprendere capacità di analisi e di ricerca avanzate, prestare attenzione a ogni dettaglio e cogliere la minima sfumatura di ciascuna parola, avere la professionalità di lavorare unicamente verso la propria lingua madre per far sì che il testo tradotto sia reso in modo naturale nella lingua di arrivo.

I tanti pregiudizi sulla figura del traduttore costituiscono ancora un grosso problema per il riconoscimento della professione. Nonostante la situazione sia in via di miglioramento, in molti paesi europei (Italia compresa) il traduttore manca ancora di un riconoscimento ufficiale, di un albo e, di conseguenza, di un regolamento per l’accesso alla professione, motivo per cui potenzialmente chiunque potrebbe avviare un’attività come traduttore. Ad oggi, per sentirci tutelati come professionisti e poter dare prova della qualità del nostro servizio, possiamo aderire a una delle numerose associazioni professionali di traduttori e interpreti (come ad esempio AITI, ITI, CIOL, etc.), dotate di codici di condotta e best practice da seguire come linee guida e possono persino certificare i traduttori a seguito di una prova che ne attesti le capacità.

In quanto linguisti siamo i primi a elogiare la bellezza di imparare nuove lingue, una passione che apre molte porte e soprattutto la mente! Ma concordiamo sul fatto che per essere un buon traduttore è necessario dotarsi anche di competenze culturali, tecniche, specialistiche e professionali. La nostra figura sta acquisendo visibilità negli ultimi anni grazie agli sforzi di molti professionisti e di enti professionali che hanno portato e continuano a portare all’attenzione delle autorità competenti la necessità di una regolamentazione. Ci auguriamo che tale impegno venga ripagato al più presto e che venga colmata quanto prima la disinformazione in merito alla figura del traduttore, dando importanza all’empatia culturale e al lungo e impegnativo cammino di formazione intrapreso da chi ha deciso di dedicarsi alla meravigliosa professione del traduttore.

Articolo scritto da:
Francesca Cassina
Traduttore e Revisore EN/ES>IT
Milano

Il traduttore professionista (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

La competenza del traduttore, in questo contesto, sta nel decidere in quali occasioni è utile e opportuno utilizzare gli strumenti che possiede per poterli sfruttare al meglio.

E questo è quanto mai vero quando si parla di traduzione automatica (o machine translation): i motori di traduzione automatica, tanto temuti anche da chi è del mestiere, non sono altro che uno strumento a disposizione del traduttore. Se utilizzata correttamente, con i testi appropriati e nelle giuste occasioni (sempre mantenendo la trasparenza con il cliente e rispettando i vincoli di riservatezza), la machine translation può velocizzare notevolmente il lavoro del traduttore, che può ricorrere alla pratica del PEMT (Post-Editing di Machine Translation). Si tratta di una tecnica recente che consiste in una revisione più o meno approfondita della traduzione automatica svolta dalla macchina e che è sempre più richiesta, specialmente dalle agenzie di traduzione.

Per noi traduttori è pertanto cruciale tenerci aggiornati sulle nuove tecnologie e le nuove tecniche di traduzione, per rimanere sempre al passo con i tempi ed evolverci nella stessa direzione del nostro settore.

Inoltre, è importante continuare a formarsi e informarsi anche in merito alle aree di specializzazione di cui ci occupiamo. Un traduttore professionista, infatti, possiede delle competenze specialistiche in uno o più settori che gli permettono di fornire un servizio dal valore aggiunto grazie alla conoscenza approfondita dei temi che tratta. Avendo oramai chiarito che il traduttore si occupa di trasmettere concetti e non di tradurre le singole parole, viene da sé che è necessario comprendere appieno il testo per poterlo rendere al meglio in un’altra lingua. Soprattutto nel caso di testi specialistici, questo è possibile solo se il traduttore è ben preparato sull’argomento di cui traduce. Prendiamo, ad esempio, il bilancio di una società, testo già di per sé complesso nella nostra lingua madre se non ci occupiamo o non siamo appassionati di finanza: è necessario che il traduttore abbia delle competenze finanziarie per poter comprendere e rendere nella maniera più corretta la terminologia di settore e tradurre, quindi, “liabilities” con “passività” invece che con “responsabilità”, come suggerirebbe la prima voce di un dizionario bilingue. Per non parlare poi di settori ancora più delicati e complessi come quello medico. Si pensi anche solo di leggere un testo che descrive una procedura chirurgica quando le conoscenze mediche di cui disponiamo derivano da anni di bingewatching di E.R. o di Grey’s Anatomy: siamo certi di poter comprendere perfettamente il testo? E se il bingewatcher fosse il traduttore, metteremmo la nostra salute o addirittura la nostra vita nelle mani di quella traduzione?

Quarta parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Francesca Cassina
Traduttore e Revisore EN/ES>IT
Milano

Il traduttore professionista (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Un po’ meno considerata, ma certamente non meno importante, è invece la competenza culturale: il traduttore, oltre a conoscere le lingue con le quali lavora, ha necessità di comprendere profondamente anche le culture dei paesi della lingua di origine e di arrivo del testo che traduce per poter veicolare i concetti nel modo più naturale possibile per i lettori finali.

L’utilizzo del termine “concetti” non è affatto casuale, poiché è proprio di questo che si occupa un traduttore: trasmette un concetto da una lingua e una cultura di origine a una lingua e cultura di arrivo, senza limitarsi a tradurre esclusivamente parole. Se così fosse, i tanto discussi motori di traduzione automatica funzionerebbero alla perfezione da soli. Le parole non sono altro che il “carburante” del traduttore: senza benzina (le parole) la macchina (il testo tradotto) non funziona, ma bisogna anche accertarsi di scegliere quella giusta e metterla nel posto giusto perché l’auto parta. Allo stesso modo, dunque, bisogna accertarsi che la parola che utilizziamo nel nostro testo di arrivo sia la più appropriata al contesto della frase in cui la inseriamo.

Arriviamo così alle competenze tecniche, intese sia a livello di tecniche traduttive – grazie alle quali il traduttore sarà in grado di decidere se è necessario, ad esempio, sostituire un gioco di parole con un’espressione corrispondente nella lingua di arrivo, se tradurre letteralmente o riformulare una frase, se è necessaria una Nota del Traduttore per spiegare un termine intraducibile, ecc. – sia a livello di strumenti da utilizzare.

Oggi abbiamo la fortuna di disporre di un’ampia gamma di software di traduzione assistita (CAT Tool) molto avanzati che permettono di incrementare la nostra produttività e migliorare la qualità delle nostre traduzioni.Grazie alle funzioni presenti in questi programmi è possibile rendere più uniformi le nostre traduzioni e assicurare l’utilizzo dei termini preferiti dai nostri clienti attraverso l’associazione di un glossario, che ci consiglia quali termini utilizzare e quali no, o di una o più memorie di traduzione, che ci consentono di reperire terminologia e frasi ricorrenti sia dalla traduzione in corso che da traduzioni effettuate in passato.

Terza parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Francesca Cassina
Traduttore e Revisore EN/ES>IT
Milano

Il traduttore professionista

 Categoria: Traduttori freelance

Persino con gli strumenti altamente tecnologici e l’odierna facilità di informazione di cui disponiamo, restano diversi pregiudizi e molta confusione sulla figura del traduttore e la sua attività professionale.

Mi è capitato più volte di sentire: “Basta usare Google traduttore”, “C’è un collega che è stato sei mesi a Londra, se ne occupa lui” o il classico “Lo faccio tradurre a mio cugino che sa l’inglese”, avviando così una discussione infinita e senza via d’uscita sull’importanza della figura del traduttore e sul fatto che, senza nulla togliere al cugino, è necessario avere certe competenze per fornire un servizio di qualità.

Partiamo dalle basi. Quante volte dopo aver detto che facciamo i traduttori ci siamo sentiti dire: “Ah, bello! Quindi fai la simultanea?” e (a meno che non siamo anche interpreti) rispondiamo che no, non facciamo la simultanea perché in quanto traduttori ci occupiamo di testi scritti. In genere la domanda seguente è: “Quindi traduci libri?” e noi, che magari siamo traduttori legali, finanziari o tecnici, ci troviamo nuovamente a smentire le aspettative dei nostri interlocutori spiegando che non tutti i traduttori traducono letteratura; anzi, buona parte si occupa di documenti, articoli, pubblicità, comunicati stampa, schede prodotto, manuali, contratti e altri testi specialistici per cui sono richieste competenze molto diverse.

Ma di quali competenze parliamo? E qual è il valore aggiunto di avvalersi dei servizi di un traduttore professionista piuttosto che chiedere a quel collega che è stato sei mesi a Londra?

Certamente, la prima e fondamentale competenza è quella linguistica: per fare il traduttore bisogna conoscere alla perfezione almeno una lingua straniera, ma non basta. È necessario avere anche un’ottima padronanza della propria lingua madre (sembra scontato, ma non lo è) e soprattutto buone capacità di analisi del testo di partenza e di produzione scritta nella lingua di arrivo.

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Articolo scritto da:
Francesca Cassina
Traduttore e Revisore EN/ES>IT
Milano

La Ritraduzione (8)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Settima parte di questo articolo

Berman quindi distingue due spazi: quello delle prime traduzioni e quello delle ritraduzioni:

D’accordo con Goethe, Berman ritiene che l’intento comunicativo sia oggetto solo della prima traduzione, condannata a una posizione etnocentrica; una volta ‘sbarazzatosi’ della funzione traghettatrice derivata dalla prima traduzione esistente, il ritraduttore sarebbe l’uomo della traduzione etica e poetica […].[22]

Cosa intende Berman con “posizione etnocentrica”? La definizione di “etnocentrismo”, secondo la Treccani, corrisponde a:

In sociologia e psicologia sociale, tendenza a giudicare i membri, la struttura, la cultura, la storia e il comportamento di altri gruppi etnici con riferimento ai valori, alle norme e ai costumi del gruppo a cui si appartiene, per acritica presunzione di una propria superiorità culturale.[23]

Per Berman, dunque, il problema delle “prime traduzioni” non risiede unicamente negli eventuali errori commessi dal traduttore, ma anche dalle influenze che egli stesso subisce dalla propria cultura, che muta da un’epoca all’altra. Ne deduciamo che anche la nuova traduzione potrà essere influenzata da una nuova posizione etnocentrica di un nuovo traduttore ma questa, tendenzialmente, sarà in linea con quella del nuovo lettore in quanto si adatterà al panorama culturale in cui si inserisce.

Scopo principale di una ritraduzione, quindi, è allinearsi a una cultura di ricezione cambiata rispetto alla data di pubblicazione della prima traduzione. Nel panorama italiano, inoltre, nell’ultimo decennio abbiamo assistito a un grosso mutamento della lingua che, oggi, è molto più influenzata dall’inglese, tanto è vero che la maggior parte dei neologismi che sono entrati a fare parte della nostra lingua negli ultimi anni sono di origine anglosassone. Forse anche per questo, l’italiano è diventata una lingua molto più tollerante nei confronti degli anglicismi e lo si riscontra nelle più recenti traduzioni ma anche nelle ritraduzioni.

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[22] B. Banoun, A Monte e a Valle: Le Ragioni del Ritradurre, a cura di Andrea Chiurato in Testo a Fronte, vol. 47, p.20.
[23] http://www.treccani.it/vocabolario/etnocentrismo/

La Ritraduzione (7)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Sesta parte di questo articolo

Un altro interessante contributo teorico risiede in La retraduction comme éspace de la traduction di Antoine Berman, in cui il critico francese afferma che esistono delle “grandi traduzioni” che non invecchiano. Si tratta di opere come La Vulgata di San Girolamo, la Bibbia di Lutero o l’Authorised Version: opere che continuano a esistere e che, sebbene necessitino di una modernizzazione, continuano ad avere un pubblico di lettori, anche se limitato. Una “grande traduzione”, secondo Berman, ha caratteristiche ben definite:

Elle se caractérise par une extrême systématicité, au moins égale à celle de l’original.

Elle est le lieu d’une rencontre entre la langue de l’original et celle du traducteur.

Elle crée un lien intense avec l’original […].

Elle constitue […] un précédent incontournable.

[…] ce sont toutes des retraductions.[19]

Il motivo per cui, secondo Berman, tutte le grandes traductions sono ritraduzioni è che

Toute traduction est marquée par de la « non-traduction ». Et les premières traductions sont celles qui sont le plus frappées par la non-traduction. […] La retraduction surgit de la nécessité non certes de supprimer, mais au moins de réduire la défaillance originelle.[20]

Le ritraduzioni, quindi, secondo Berman, sono da considerarsi qualitativamente migliori rispetto alle “prime traduzioni” in quanto, a distanza di tempo, si cerca di attuare modifiche e correzioni volte a migliorare tutte quelle parti in cui il primo traduttore poteva aver riscontrato delle difficoltà. Questo punto di vista è condiviso anche da Xu Jianzhong, che afferma:

Literary retranslation is an artistic recreation and should surpass the former translation(s) because any translated version of the original cannot be perfect. Retranslation is a necessity because of the translator’s desire to surpass. The successive retranslations represent the translator’s perseveringly striving for artistic perfection. It is because of this persevering strife that makes the translated version of literary works, especially famous works, better and better.[21]

Ottava parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[19] A. Berman, La Retraduction comme Espace de la Traduction, cit., p. 3.
[20] Ivi, p.5.
[21]X. Jianzhong, Retranslation: Necessary or Unnecessary, p. 193, in E. Skibińska, Autour de la Retraduction. Sur l’Example des Traductions Françaises de Pan Tadeusz, Université de Wroclaw, Institut de Philologie Romane, Wroclaw, p. 395.

La Ritraduzione (6)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Caso diverso è quello delle numerosissime ritraduzioni, contenute nelle cosiddette ‘collane tascabili’, che spesso non sono eseguite a regola d’arte, ma sono commissionate solo per ragioni economiche:

Assistiamo così a uno sfruttamento dello stesso titolo da più editori, ciascuno dei quali preferisce commissionare una nuova ritraduzione perché questa costa meno che pagare i diritti d’autore a coloro che detengono il copyright di precedenti traduzioni. […] Di certo sono da considerarsi ‘non necessarie’ perché la ritraduzione nasce dall’esigenza di fornire una lettura innovativa del TP e/o una scrittura che ‘aggiorni’ la lingua del TA.[15]

Anche Enrico Monti conferma questa teoria:

[…] une nouvelle traduction peut être par exemple justifiée parce que l’opération s’avère plus rentable que la réédition d’une traduction existante. […] D’ailleurs, selon une pratique « dénoncée » par Jean-Pierre Lefebvre, les rétracteurs seraient souvent moins bien payés que les traducteurs, du fait que leur travail serait « facilité » par les traductions déjà existantes[16] et peut-être aussi en raison du prestige qu’il y a à devenir la nouvelle voix d’une œuvre canonique.[17]

I diritti d’autore sono garantiti per tutta la vita dello scrittore e, dal 2014, anche ai suoi eredi per un periodo di settant’anni dalla sua morte. Gli eredi di Andrea Camilleri, deceduto nel 2019, godranno quindi di questo diritto fino al 2089 e, a partire da quell’anno, ci si potranno aspettare numerose nuove edizioni e ritraduzioni in altre lingue delle sue produzioni, visto che da quel momento le case editrici non dovranno pagare alcun compenso ai suoi eredi per poterne pubblicare le opere. Analogamente:

L’année 2011 a été marquée, par exemple, par une explosion de retraductions des œuvres de Francis Scott Fitzgerald et notamment de The Great Gatsby qui, seulement dans ce début d’année a connu, entre autres, 6 retraductions en italien, 3 en allemand, 2 en espagnol, 1 en français, ce qui nous donne un aperçu de l’importance des facteurs économiques dans ces choix. Les exemples en ce sens sont nombreux : entre 1997 et 1999, on trouve au moins cinq nouvelles traductions des Duineser Elegien de Rilke en anglais – Rilke est mort en 1926. On peut déjà s’attendre, dans les prochains moins, à une augmentation des retraductions des œuvres de James Joyce et Virginia Woolf, vu qu’ils sont décédés en 1941 – sans doute plusieurs retraducteurs partout en Europe et ailleurs sont déjà à l’œuvre…[18]

Settima parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[15] P. Pierini, La Ritraduzione in Prospettiva Teorica e Pratica in L’Atto del Tradurre. Aspetti Teorici e Pratici della Traduzione, cit., p. 67.
[16]J.P. Lefebvre, «Retraduire», Traduire, n° 218, 2008, p. 12.
[17] E.Monti, Introduction – La retraduction, un état des lieux, in E. Monti, P. Schnyder, Autour de la Retraduction – Perspectives littéraires européennes, Orizons, Paris, 2011, pp. 17-18.
[18] Ivi, p.19.

La Ritraduzione (5)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Patrizia Pierini propone un’interessante prospettiva sul mondo editoriale che determinerebbe i tempi e le modalità della ritraduzione.

In un modello teorico della traduzione ‘professionale’ come atto di comunicazione, viene oggi inserito, accanto ai fattori tradizionalmente riconosciuti come costitutivi di ogni atto di comunicazione (traduttore, ricevente, contesto, ecc.), anche il ‘committente’, che si può definire come la persona o l’istituto […] che commissiona la traduzione al traduttore. Nella fattispecie le case editrici influenzano l’attività pratica della ritraduzione in più modi: danno il via al processo decidendo quali testi ritradurre, e intervengono anche sulle modalità del tradurre, sia a livello micro, ad esempio stabilendo di non inserire note esplicative al testo, sia a livello macro, intervenendo sulla funzione del TA.[11]

In alcuni casi, quindi, vengono commissionati dei lavori di ritraduzione non tanto per adattare il testo a un linguaggio più moderno, quanto piuttosto per creare nuove edizioni della stessa opera, indirizzate a destinatari diversi. È il caso, ad esempio, dei classici adattati in libri per bambini (come L’Eneide Raccontata ai Bambini di Mondadori, appartenente alla collana Oscar Junior Classici) su cui vengono effettuati interventi di semplificazione e riduzione del testo di partenza per far sì che il nuovo target possa fruire di un testo adatto alla categoria di lettori a cui è indirizzato.

Così dai Gulliver’s Travels di Swift sono stati lasciati fuori riferimenti e allusioni all’Inghilterra del Settecento, che ha perso così la sua funzione di satira politica; i romanzi di Dickens hanno perduto la loro funzione di critica di taluni aspetti della società vittoriana; le fiabe raccolte dai fratelli Grimm come testimonianze di una ‘letteratura popolare’ di dignità pari alla letteratura ‘colta’, sono diventate storie destinate ai bambini.[12]

Un esempio di questo genere di adattamento è La Divina Commedia a cura di Alberto Cristofori dove,

All’interno di ciascun capitolo si trova il racconto in prosa, condotto sulla falsariga del poema e intercalato da alcuni versi del testo originale, scelti fra i più famosi e memorabili. Il loro significato è sempre spiegato nel testo in prosa, subito prima o subito dopo la citazione. Il libro è quindi anche una sintetica antologia della Divina Commedia.[13]

L’opera non può essere definita come una “ritraduzione” in quanto il testo originale fa parte della letteratura italiana, piuttosto esso è assimilabile a un’attualizzazione dell’originale. Tuttavia, rappresenta un ottimo esempio che illustra la natura di questa tipologia editoriale:

2. La selva oscura

- Dante smarrito

Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Era la primavera dell’anno 1300. Avevo quindi trentacinque anni, e siccome la vita degli uomini, se si svolge perfettamente, è per sua natura di settant’anni, mi trovavo proprio a metà del cammino. Mi trovavo anche perduto in una foresta buia, aspra e terribile, che mi terrorizzava e che ancora adesso, nel ricordo, mi suscita spavento. [14]

Sesta parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[11] P. Pierini, La Ritraduzione in Prospettiva Teorica e Pratica in L’Atto del Tradurre. Aspetti Teorici e Pratici della Traduzione, cit., p. 66.
[12] Ivi, p. 67.
[13] Dante Alighieri, La Divina Commedia, a cura di Alberto Cristofori, ELI Edizioni, Loreto (AN), 2013
[14] Ivi,, cap. “La Selva Oscura”.

La Ritraduzione (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Nel 2014, infatti, Einaudi ha pubblicato una nuova traduzione di quest’opera affidandola a Matteo Colombo, traduttore piemontese che si è occupato di autori del calibro di DeLillo, Eggers, Chabon, Sedaris e Palahniuk. Il brano di seguito è un breve frammento estratto dalla versione originale, dalla traduzione di Motti e da quella di Colombo:

Anyway, it was December and all, and it was cold as a witch’s teat, especially on top of that stupid hill.[7]

Ad ogni modo, era dicembre e tutto quanto, e l’aria era fredda come i capezzoli di una strega, specie sulla cima di quel cretino di un colle.[8]

E comunque era dicembre e via dicendo, un freddo cane, specie in cima a quella stupida collina.[9]

Il linguaggio di Colombo è molto ringiovanito rispetto all’edizione 1961. D’altronde, da una versione all’altra sono passati più di cinquant’anni ed è quindi normale che la lingua italiana sia cambiata notevolmente. A prima vista, la traduzione di Motti sembra più fedele al significato originale, dato che ricalca l’espressione cold as a witch’s teat rendendola in “aria fredda come i capezzoli di una strega”. In realtà, l’espressione inglese è una frase idiomatica, di registro informale, usata dai giovani per esprimere l’idea di freddo. Analogamente, Colombo decide di utilizzare un’espressione che abbia lo stesso effetto in italiano, scegliendo “freddo cane”. La versione spagnola compie una scelta simile a quella di Colombo, infatti, nella traduzione di Carmen Criado, si legge:

Bueno, pues era diciembre y todo eso y hacía un frío que pelaba, sobre todo en lo alto de aquella estúpida colina.[10]

Frío que pelaba è un’espressione idiomatica spagnola appartenente allo stesso registro dell’originale (e di Colombo), e supporta quindi la teoria che nella nuova versione de Il Giovane Holden, almeno in questo caso, sia stato applicato un canone di maggior fedeltà alla forma originale.

Il testo italiano del 2014, quindi, non ha subito solo un processo di modernizzazione ma, grazie all’evoluzione degli studi traduttivi avvenuta nel frattempo, riesce anche a rispettare maggiormente il testo di partenza con un italiano che svolge le stesse funzioni comunicative.

Quinta parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[7]] J.D. Salinger, The Catcher in the Rye, Penguin Books, 2010, p. 4.
[8] J.D. Salinger, Il Giovane Holden, 1961, cit., p. 6.
[9] J.D. Salinger, Il Giovane Holden, Torino, Einaudi, 2014, p. 7.
[10] J. D. Salinger, El Guardián Entre el Centeno, Madrid, Alianza Editorial, 2010, p. 15.

La Ritraduzione (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Ma perché si ritraduce?Spesso si ritraduce per avvicinarsi maggiormente al testo di partenza, per adempiere al canone di fedeltà semantica che, talvolta, può non essere rispettato nelle edizioni precedenti di un’opera. È bene ricordare che la lingua nel corso del tempo si evolve, cambia, muta profondamente e, i testi tradotti, spesso invecchiano con lei.

Il faut retraduire parce que les traductions vieillissent, et parce qu’aucune n’est la traduction : par où l’on voit que traduire est une activité soumise au temps, et une activité qui possède une temporalité propre : celle de la caducité de l’inachèvement.[5]

Ricordo, ad esempio, che quando da adolescente leggevo la versione italiana di The Catcher in the Rye, iconico romanzo di J.D. Salinger tradotto da Adriana Motti nel 1961 in Il Giovane Holden, trovavo il lessico utilizzato, per quanto idiomatico e giovanile, più appartenente a un’epoca passata.

Dopo che la vecchia Sunny se n’era andata, restai per un poco seduto nella poltrona a fumare un paio di sigarette. Fuori faceva giorno. Ragazzi, come mi sentivo infelice. Mi sentivo così depresso che non potete immaginarvelo. […]

Bobby Fallon abitava proprio vicino a noi, nel Maine – questo, anni fa. Ad ogni modo, successe che un giorno Bobby ed io dovevamo andare in bicicletta al Lago Sedebego. Dovevamo portarci la colazione e tutto quanto, e i nostri fucili ad aria compressa – eravamo due ragazzini e via discorrendo, e credevamo di poter sparare a qualche cosa coi nostri fucili ad aria compressa.[6]

Quarta parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[5] A.Berman, La Retraduction comme Espace de la Traduction, Presses Sorbonne Nouvelle, Parigi, 1990, p. 1.
[6] J.D. Salinger, Il Giovane Holden, Torino, Einaudi, 1961, p. 116.

La Ritraduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Perché ritradurre?
La ritraduzione è una pratica molto antica e ben consolidata, tanto è vero che nel XVII secolo, Charles Sorel affermava:

[…] c’est le privilège de la traduction de pouvoir être réitérée dans tous les siècles, pour refaire les livres, selon la mode qui court.[2]

Nel panorama letterario di oggi, una sostanziosa percentuale della prassi traduttiva è rappresentata da ritraduzioni. Seguendo il ragionamento di Patrizia Pierini esposto in La Ritraduzione in Prospettiva Teorica e Pratica, scopriamo che:

La ritraduzione ha luogo di solito perché nella cultura di arrivo muta in tutto o in parte la ‘situazione di traduzione’, vale a dire i riceventi, l’uso linguistico, le convenzioni testuali, l’esigenza traduttiva, il contesto nei suoi vari aspetti sociali, politici, economici, culturali. […]

Come altre questioni traduttive, il fenomeno della ritraduzione è da porsi in relazione alla tipologia dei testi […]. Se il testo letterario è il tipo per eccellenza che viene ritradotto, ve ne sono anche altri, come il testo biblico e il testo argomentativo all’interno della comunicazione settoriale.[3]

Nell’ambito della letteratura sacra, in una recente ritraduzione della Bibbia, è stata rivista la versione italiana del Padre Nostro e il cardinale Giuseppe Vetori, in un’intervista ad Avvenire, ha affermato:

  • Perché si scelse proprio quella traduzione?

Non è la traduzione più letterale, ma quella più vicina al contenuto effettivo della preghiera. In italiano, infatti, il verbo indurre non è l’equivalente del latino inducere o del greco eisferein, ma qualcosa in più. Il nostro verbo è costrittivo, mentre quelli latino e greco hanno soltanto un valore concessivo: in pratica lasciar entrare.

  • I francesi hanno tradotto ne nous laisse pas entrer en tentation, cioè, “non lasciarci entrare in tentazione. C’è differenza?

Noi abbiamo scelto una traduzione volutamente più ampia. “Non abbandonarci alla tentazione” può significare “non abbandonarci, affinché non cadiamo nella tentazione” […] ma anche “non abbandonarci alla tentazione quando già siamo nella tentazione”. C’è dunque maggiore ricchezza di significato perché chiediamo a Dio che resti al nostro fianco e ci preservi sia quando stiamo per entrare in tentazione, sia quando vi siamo già dentro.[4]

Terza parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[2] Ch. Sorel : Bibliothèque française, Paris, 1664, cap. XI, De la Traduction p. 194 in M. Ballard: De Cicéron à Benjamin. Traducteurs, traductions, réflexions, Lille, Presse Universitaires de Lille, 1992, p. 264.
[3] P. Pierini, La Ritraduzione in Prospettiva Teorica e Pratica in L’Atto del Tradurre. Aspetti Teorici e Pratici della Traduzione, Roma, Bulzoni 1999, p. 51.
[4] https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/ii-padre-nostro-ecco-come-cambia-in-italiano

La Ritraduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Tradurre significa trasferire un messaggio da una lingua di partenza (LP) a una lingua di arrivo (LA). Spesso riprodurre questo messaggio utilizzando le stesse parole è impossibile, dato che le lingue sono sistemi autonomi che funzionano in maniera diversa, sempre influenzate dalla propria cultura.

Come giustamente fa notare Umberto Eco, non è mai possibile dire la stessa cosa in una lingua diversa, tanto è vero che intitola un suo famoso libro sulla traduzione Dire quasi la Stessa Cosa, nel quale afferma:

Supponiamo che in un romanzo inglese un personaggio dica it’s raining cats and dogs. Sciocco sarebbe quel traduttore che, pensando di dire la stessa cosa, traducesse letteralmente piove cani e gatti. Si tradurrà piove a catinelle o piove come Dio la manda. Ma se il romanzo fosse di fantascienza […] e raccontasse che davvero piovono cani e gatti? […] se il personaggio stesse andando dal dottor Freud per raccontargli che soffre di una curiosa ossessione verso cani e gatti […]? Si tradurrebbe […] letteralmente, ma si sarebbe perduta la sfumatura che quell’Uomo dei Gatti è ossessionato anche dalle frasi idiomatiche.[1]

Esiste un numero infinito di variabili che obbligano il traduttore a evitare la strada della traduzione letterale. Le espressioni idiomatiche citate da Eco sono solo una delle innumerevoli sfide che un traduttore deve affrontare quotidianamente.

La traduzione, nel corso dei secoli, ha sempre affascinato gli studiosi della letteratura ma solo negli anni Settanta e Ottanta del Novecento nascono i cosiddetti Translation Studies, studi volti a comprendere le pratiche e le strategie che si celano dietro a questa prassi ormai consolidata. L’interesse si sposta sul processo traduttivo, cercando di chiarire le ragioni che hanno determinato le scelte di un traduttore. La traduzione, finalmente, da questo momento in poi, viene considerata come un atto creativo, un lavoro di reinterpretazione e come opera autonoma rispetto all’originale, e non più come il semplice frutto di un lavoro meccanico che consisteva nel trasferire parole da una lingua all’altra. Inoltre, per la prima volta si passa a osservare la pratica traduttiva, si attribuisce grande importanza alla figura del traduttore che è visto come mediatore culturale in grado di individuare la diversità tra la cultura di partenza e quella di arrivo, sapendosi comportare di conseguenza.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[1]U. Eco, Dire Quasi la Stessa Cosa– Esperienze di Traduzione, Bompiani, Milano, 2016, pp. 9-10.

Ostacoli della traduzione medica

 Categoria: Problematiche della traduzione

Per un traduttore che intraprende il viaggio della traduzione medica, vi sono alcuni ostacoli da considerare nella produzione di un buon lavoro finale. Come con ogni tipologia di traduzione, sono necessarie ricerche accurate e conoscenza personale, che possono facilmente essere approfondite attraverso la consultazione di siti internet affidabili e riviste mediche. Ciononostante, esistono problematiche intrinseche alla traduzione medica e comprenderle può rivelarsi cruciale per il paziente e può permettere di conseguire risultati soddisfacenti e di alta qualità.

Pubblico target
La terminologia medica presenta sfide che si differenziano da altri domini di traduzione specialistici. Prima di tutto, è importante che il traduttore medico determini con precisione il suo destinatario. Ad esempio, il termine “Varicella” non dovrebbe essere tradotto in inglese come “Varicella” se il pubblico target è costituito da inesperti (ad esempio un paziente). Il termine corretto, in inglese, sarebbe “Chickenpox”. Se si traduce verso l’inglese, è di fondamentale importanza sapere se il pubblico di riferimento adotti la terminologia medica britannica o statunitense. A volte è solo una questione di variante ortografica (ad es. “hematoma” negli Stati Uniti contro “haematoma” nel Regno Unito); in altri casi, invece, il significato di uno stesso termine cambia completamente da inglese statunitense a inglese britannico. Ad esempio, il termine “surgery” che negli Stati Uniti indica il luogo in cui si subisce un’operazione chirurgica, in inglese britannico indica invece lo studio medico, e anche i relativi orari di apertura.

Nomi di farmaci ed eufemismi
Meritano particolare attenzione i nomi dei farmaci, e bisogna tracciare una distinzione tra questi ultimi e la cosiddetta Denominazione Comune Internazionale (DCI). La DCI rappresenta un nome comune assegnato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a una sostanza farmaceutica, e si differenzia dal nome del farmaco. Per esempio, quando si traduce il termine inglese “Tylenol” in italiano, la conoscenza della DCI aiuterebbe il destinatario finale a identificare il farmaco equivalente utilizzato in Italia. “Tylenol”, infatti, è il nome commerciale dell’equivalente inglese “Paracetamol” secondo la DCI, e avere questa informazione aiuterebbe il traduttore medico a rendere correttamente il termine inglese “Tylenol” nell’italiano “Tachipirina”.
Infine, anche gli eufemismi sono comuni nella traduzione medica. Ad esempio, spesso i medici utilizzano eufemismi per riferirsi a situazioni delicate o spiacevoli, come “decedere” o “condizioni critiche” in riferimento a un paziente che sta per morire e non ha possibilità di guarigione.
È fondamentale che il traduttore medico sia in grado di cogliere le sfumature al fine di ottenere una traduzione fedele e accurata.

Tradurre le apparecchiature mediche
Una delle maggiori sfide nella traduzione di contenuti specifici relativi ad apparecchiature mediche è fornire materiale adeguato e formazione al traduttore, in modo che possa avere un’approfondita conoscenza dei prodotti su cui si lavora e portare a termine la traduzione in modo fedele e accurato. È importante che sia il cliente che il traduttore investano del tempo nella condivisione di conoscenze legate al prodotto e nel conseguente apprendimento. Potrebbe sembrare una perdita di tempo, specialmente dal punto di vista del cliente, ma vi sono enormi benefici in termini di qualità linguistica se il traduttore comprende bene tutte le complessità di quanto sta traducendo. Approcciarsi fisicamente al prodotto può anche essere estremamente d’aiuto, e un tour della sede dove si trova il cliente potrebbe sicuramente far maturare esperienza nel traduttore e aiutarlo a capire la catena di montaggio e come il prodotto è stato creato di prima mano.

Conclusioni
La traduzione medica presenta ostacoli tipici esclusivamente dell’ambito medico e che bisogna tenere in considerazione per produrre una traduzione accurata, dato che l’accuratezza risulta d’importanza vitale quando si ha a che fare con la vita e la salute delle persone. Ricerche approfondite e conoscenza di base dell’ambito medico sono essenziali nel processo di traduzione per qualsiasi traduttore medico.

Fonte: Articolo di Ilaria Ghelardoni pubblicato il 30 dicembre 2016 su Ulatus

Traduzione a cura di:
Beatrice Gandolfo
Interprete di conferenza e traduttrice,
Milano

Difficoltà nella traduzione dal russo

 Categoria: Problematiche della traduzione

Oggi, i servizi per la traduzione di testi in lingue straniere sono molto richiesti per fornire informazioni importanti ai clienti esteri. Una persona non esperta non può nemmeno immaginare quanto sia complesso questo tipo di traduzioni e quanto sia difficile trovare dei professionisti in grado di svolgere questo compito in modo adeguato. Questa problematicità è legata a una serie di difficoltà presenti in questo tipo di attività di traduzione.

Fattori oggettivi
Al momento, solo il 10% del numero totale di traduttori in attività è in grado di eseguire in modo rapido ed efficiente un servizio di traduzione di documenti commerciali o tecnici in una lingua straniera. Una tale situazione in questo settore è dovuta alle seguenti difficoltà:

  • Un servizio di traduzione di qualità presuppone la consegna di un documento comprensibile e adeguato a un destinatario che parla una lingua straniera. Perché questo documento abbia tali caratteristiche, il traduttore deve immergersi completamente nella realtà linguistica ed essere anche in grado di pensare nella lingua straniera con cui lavora;
  • I servizi di traduzione di documenti comportano l’uso da parte del traduttore di parole tratte sia dal vocabolario attivo, sia da quello passivo per la costruzione di strutture linguistiche. Si tratta di quelle espressioni e costruzioni che un madrelingua sente fin dall’infanzia in televisione o dalle persone che lo circondano. È per questo che questo compito viene svolto al meglio da persone di madrelingua straniera o da professionisti che risiedono da tempo in un paese straniero;
  • Ordinare la traduzione di un testo con la relativa digitazione su un supporto può essere complicato dalle difficoltà di stampare in modo veloce e corretto il documento in una lingua straniera.

Soluzioni ottimali ai problemi
Nonostante tutte queste difficoltà, ci sono diverse soluzioni per ottenere una traduzione di qualità dal russo in una lingua straniera. Sono le seguenti:

  • Coinvolgere un madrelingua nella traduzione di un testo dal russo in una lingua straniera. Tuttavia, anche qui possono nascondersi delle “insidie”. Dopotutto, il numero di madrelingua stranieri in grado di svolgere questo lavoro è limitato e quelli che ancora lavorano in questo campo sono spesso “sommersi” di lavoro. Inoltre, tale madrelingua deve avere una conoscenza approfondita degli argomenti con cui dovrà lavorare;
  • Coinvolgere traduttori professionisti. Anche qui ci sono delle difficoltà, poiché anche un linguista di alto livello avrà bisogno di molto tempo per modificare la traduzione e adattarla ai requisiti esistenti. Di conseguenza, la velocità di traduzione si riduce notevolmente, il che può essere del tutto inaccettabile in determinate circostanze;
  • Commissionare la traduzione di un testo a una agenzia di traduzione. Tale approccio è la soluzione ottimale, in quanto il lavoro viene svolto da un grande team di linguisti e revisori che rapidamente elaborano un testo nella forma corretta. In questo caso la traduzione viene eseguita entro il termine stabilito e risulta precisa e di qualità.

Fonte:  https://als.ltd/articles/trudnosti-perevoda-s-russkogo-jazyka

Traduzione a cura di:
Alessandra Varini
Traduttrice En/Ru/De > It – Varese

Tradurre: passione o missione

 Categoria: Traduttori freelance

Già da ragazza per me le lingue erano una passione. Le lezioni a scuola passavano in un lampo, mentre quelle di matematica sembravano non finire mai… Tutti mi spronavano a proseguire su questa strada, il mio percorso futuro sembrava tracciato e mi sono iscritta alla scuola per traduttori e interpreti di Bruxelles, dove mi sono laureata nel 1996.
Inizialmente ho lavorato per un’agenzia di traduzioni, sempre a Bruxelles. Nel febbraio del 1999 mi sono trasferita a Milano, continuando lo stesso lavoro, solo questa volta come freelance.

Le aziende che hanno necessità di far tradurre un testo dall’Italiano quasi sempre si affidano ai servizi di un’agenzia di traduzioni. Prima di tutto, bisogna capire a chi è destinato il testo, a lettori nei Paesi Bassi o in Belgio. Anche se entrambi i popoli parlano la stessa lingua, il Neerlandese, ne esistono due varianti, l’Olandese parlato nei Paesi Bassi, e il Fiammingo parlato in Belgio. Ecco, è qui che entro in campo io, e avendo il fiammingo come lingua madre, non ho molta concorrenza in Italia.

La conoscenza di un Paese e delle sue usanze, caratteristiche e abitanti è fondamentale per poter tradurre bene un testo, anche se questa regola vale meno per, ad esempio, la traduzione di manuali tecnici. Anche se olandesi e fiamminghi spesso si “scontrano”, l’importante è trovare un punto d’incontro e riuscire a trasformare critiche in opportunità per fare meglio ancora in futuro.

L’italiano è forse la lingua più amata al mondo.E’ la lingua della cultura, dell’amore, della buona cucina, etc. Non è facile tradurre le mille sfumature e sensazioni che suscita, ma il traduttore saprà consegnare un prodotto finale che raccoglie tutto il significato del testo originale. Il lettore lo leggerà senza mai accorgersi che si tratti di una traduzione. Questo è lo scopo che ogni traduttore desidera raggiungere.

Autrice dell’articolo:
Valerie D’hondt
Traduttrice freelance
Milano

Perché imparare l’italiano in Francia ?

 Categoria: Le lingue

Ciascuno di noi ha un buon motivo per cominciare ad imparare l’italiano: un soggiorno linguistico, un week end a Roma, dei parenti veronesi, o semplicemente per aggiungere una lingua supplementare al Curriculum.
Io per esempio, essendo una musicista, inizialmente ho voluto imparare questa bellissima lingua per poter comprendere i testi delle canzoni che più mi piacevano, come quelli scritti da grandi cantautori : De Andrè, Dalla, Battisti, Celentano e tanti altri.

Attualmente in Francia, l’Italiano è la quarta lingua straniera studiata dalle scuole medie dopo l’inglese, lo spagnolo e il tedesco. Purtroppo, pochi sono gli istituti scolastici a proporre l’italiano; molte persone scelgono di studiare questa lingua fuori dal percorso scolastico, o per passione oppure per rintracciare le proprie origini. Per questo motivo, è un po’ più raro incontrare un francese che sappia comunicare in italiano a livello professionale. Conoscendo lo stretto legame tra la Francia e l’Italia e i loro numerosi rapporti commerciali e culturali, l’apprendimento di questa lingua è fondamentale per le imprese francesi che collaborano con aziende italiane. Avendo collaborato con una grande azienda francese, posso sostenere che la barriera della lingua non è l’unica cosa da prendere in considerazione per lavorare con un’ impresa straniera; è necessario conoscere la cultura dei suoi dipendenti, e soprattutto osservare e rispettare i suoi valori, al fine di instaurare solide e durature relazioni professionali.

A livello turistico, l’Italia è il 4° paese più visitato al mondo. Chi non ha mai sognato di vedere con i suoi occhi il Colosseo, con i suoi 2000 anni di storia, o fare un giro in gondola sui canali della romantica città di Venezia ?  Come sappiamo bene, ogni viaggio è una nuova scusa per imparare qualche parola della lingua del Paese visitato. Un semplice « Buongiorno », « grazie mille » o « arrivederci », anche con la “r” moscia, sarà sempre molto apprezzato dagli italiani e farà dimenticare l’immagine del francese antipatico che purtroppo molti hanno in mente. Oltretutto, comunicare in italiano vi permetterà di conoscere meglio il suo popolo e la sua cultura. Ciò è un valore aggiunto unico, che non si studia sui libri ma si scopre solo passando più tempo possibile nel Paese prescelto.

La cosa che mi piace di più dell’italiano, è che è una lingua molto ricca e che non si finisce mai di imparare. Per quelli come me che si sono appassionati a questo Paese e alla sua cultura, avranno sicuramente cercato d’imparare qualche parola del dialetto del territorio visitato. Conoscere queste peculiarità, potrebbe rivelarsi utile in futuro, visto che in quest’ultimi anni vengono prodotte serie, film e canzoni nelle lingue locali.

Autrice dell’articolo:
Julie Rifaterra
Traduttrice freelance IT > FR e IN > FR
Toulouse (Francia)

Un traditore invisibile (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Un traditore contestualizzato
Per fortuna, quest’idea a mano a mano sta venendo sostituita da un approccio relativista, in cui il pensiero viene considerato come linguisticamente costruito. Da questa prospettiva, i linguaggi rappresentano concetti invece di oggetti e questi concetti prendono forma nella mente dei parlanti indipendentemente dagli oggetti che essi rappresentano. In passato, gli accademici hanno dibattuto sul fatto se fosse possibile trasferire il significato da una lingua all’altra. Gli accademici di oggi, invece, hanno iniziato a chiedersi fin dove sia possibile trasferire un significato, fino a che punto i linguaggi sono formati dalla “natura umana” e fino a che punto sono plasmati dalla cultura.
Seguendo queste idee e tenendo in considerazione l’ambiente in cui si trova il traduttore, egli non appare più come “traditore”. Oggi ci rendiamo conto quanto veniamo influenzati dal momento storico, dalla cultura e dalla società in cui ci troviamo. Sappiamo anche che prima di tradurre un testo è necessario contestualizzarlo, identificare il periodo, il luogo e le circostanze in cui è stato scritto. Rosemary Arrojo descrive questo processo nel suo libro “Oficina de tradução” (“Laboratorio di traduzione”):

Il testo, così come il segno, smette di essere una rappresentazione “fedele” di un oggetto immutabile capace di esistere al di fuori dell’infinito labirinto del linguaggio, diventando una macchina di significati potenziali. Dunque, l’immagine prototipica del testo “originale” smette di assomigliare ad una sequenza di recipienti che trasportano un contenuto determinabile e completamente recuperabile. Invece di prendere in considerazione il testo, o il segno, come recipiente in cui il “contenuto” può essere depositato e tenuto sotto controllo, suggerisco che la sua immagine prototipica diventi quella di un palinsesto, parola che deriva dal greco palimpsestos (“strofinare una superficie per farla tornare liscia”) e che si riferiva ad un “materiale di scrittura antico, in particolare alla pergamena, che a causa della sua scarsità o del suo prezzo elevato, veniva usato due o tre volte [...] rimuovendo ogni volta il testo scritto in precedenza”.
Metaforicamente, nel nostro “laboratorio”, il “palinsesto” diventa il testo rimosso in ogni comunità culturale e in ogni epoca, in modo tale da lasciare il posto ad un nuovo scritto (o ad una nuova interpretazione, lettura o traduzione) dello “stesso” testo.
Considerati da questo punto di vista, i traduttori non sembrano più traditori, bensì persone responsabili dell’adattamento del testo originale al contesto sociale e storico attuale.

Il lavoro di traduzione sta finalmente ottenendo l’apprezzamento che merita. Le persone e le aziende richiedono lavori di qualità superiore, ma si rendono conto delle difficoltà coinvolte in questo processo. Ogni branca della traduzione (letteraria, legale, informatica, adattamento di film, programmi TV e video) ha le sue peculiarità, come ad esempio l’impiego di strumenti particolari, i limiti dettati da spazio e tempo, la traduzione di un testo originale scritto da un parlante non madrelingua e così via. Questi aspetti, associati ad una domanda sempre crescente data dalla globalizzazione, hanno messo in risalto le domande poste in precedenza e hanno dimostrato come in realtà la traduzione sia di fatto un processo molto complesso e specializzato.
Quindi, quando l’irritante cognato viene a trovarvi con il manuale d’istruzioni del suo ultimo apparecchio elettronico, dibattete riguardo alle questioni filosofiche che abbiamo preso in considerazione in questo articolo. E alla fine, preventivate il costo della vostra traduzione. Vi assicuro che rinuncerà molto presto.

Fonte: Articolo scritto da Claudia Moreira e pubblicato su Translation Directory

Traduzione a cura di:
Federica Veggiotti
Laurea in Lingue Straniere Moderne
Master in traduzione specializzata per adattamento dialoghi e sottotitolaggio

Un traditore invisibile (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Il nostro compito è quello di trasmettere il significato del testo di partenza, tenendo presente che non sempre è possibile trovare equivalenti esatti. Ad esempio, in polacco, la parola “tavolo” non ha un solo corrispondente, ma due: stól (che indica un tavolo da pranzo) e stolik (che indica invece un tavolino da caffè o un tavolino porta telefono). In questo caso, così come in molti altri in cui non possiamo semplicemente scambiare una parola con un’altra, siamo costretti ad adattare il testo. La traduzione è un complesso processo mentale di sostituzione di significati in cui operiamo continuamente delle scelte basandoci sul nostro stile di vita attuale, sul Paese in cui viviamo, sulla nostra storia di vita e anche sulle nostre esperienze pregresse.

Differenze linguistiche a parte, ci sono una serie di altre differenze che il traduttore deve tenere in considerazione. Alcune di queste travolgono ogni traduttore, come, ad esempio, il contesto storico e sociale. A titolo esemplificativo, di recente la TV via cavo ha trasmesso una miniserie sul movimento rap negli Stati Uniti. Posso solo immaginare quanto sia stato difficile sottotitolarla, date le enormi differenze culturali presenti. Ovviamente il portoghese parlato in Brasile presenta delle varianti che riflettono il contesto sociale dei suoi parlanti, ma a differenza del rap negli Stati Uniti, queste varianti non sono intenzionali. Negli Stati Uniti, il linguaggio del rap viene spesso usato come forma di protesta. Anche se il traduttore opta per un linguaggio più informale e gergale, questo non basta a cogliere il contesto sociale complessivo del rap. Anche il contesto storico influenza la creazione del testo tradotto. Se i testi di Shakespeare o Cervantes venissero tradotti oggi, di sicuro i testi di arrivo sarebbero molto diversi dalle traduzioni fatte anche solo qualche decennio fa.

L’idea che la traduzione sia un semplice scambio di significato implica un’altra supposizione, ovvero che il traduttore sia in grado di leggere nella mente dell’autore e convertire quello che quest’ultimo pensa in un’altra lingua. Tuttavia, nessun lettore, traduttori inclusi, è capace di recepire alla perfezione ciò che un autore intendeva dire. Ogni lettura che facciamo viene influenzata in ugual modo dal nostro grado di educazione, dall’ambiente in cui viviamo e dal momento presente.

Tenendo in considerazione questi fattori, è difficile credere che il traduttore sia un essere invisibile: anche il testo più scorrevole viene fortemente influenzato dall’ambiente che lo circonda. Nessun traduttore lavora semplicemente scambiando le parole. Il nostro lavoro comporta un adattamento e un trasferimento del significato delle parole dell’autore nella realtà locale e non è quindi un caso che la traduzione di software venga chiamata “localizzazione”, in altre parole: “adattamento a modelli locali”.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Claudia Moreira e pubblicato su Translation Directory

Traduzione a cura di:
Federica Veggiotti
Laurea in Lingue Straniere Moderne
Master in traduzione specializzata per adattamento dialoghi e sottotitolaggio

Un traditore invisibile (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Chi di noi non ha un parente o un amico che compare di tanto in tanto per mostrarci il manuale d’istruzioni di un qualche apparecchio elettronico per chiederci se fosse possibile farne una veloce traduzione? A me è capitato diverse volte e ormai ho trovato un modo per uscire da questa situazione: do un’occhiata al manuale, ne conto le pagine e comunico quanto verrebbe a costare la mia “veloce traduzione”. Nella maggior parte dei casi questo è sufficiente a scoraggiare l’amico o il parente sfacciato.

Il risultato di questo comportamento (che possiamo definire universale) è credere che la traduzione sia un lavoro poco impegnativo. Si presume che tradurre sia facile; la gente pensa che la traduzione sia poco più di un processo automatico e meccanico in cui si fa corrispondere parola per parola il contenuto del testo di partenza (processo in cui solo “l’involucro” viene sostituito). Un’altra nefasta conseguenza della diffusione a lungo termine di questa convinzione è che i lavori di traduzione vengono sottopagati. L’idea che tradurre sia un gioco da ragazzi porta i clienti a preventivare costi contenuti ed è normale che sia le aziende sia i privati rimangano meravigliati davanti ai prezzi praticati: non sono preparati a pagare la cifra adeguata al lavoro richiesto.

Un’invisibilità impossibile
Un altro nodo centrale di questo articolo riguarda l’idea dell’invisibilità del traduttore. Questo concetto spesso trova riscontro nelle indicazioni che il traduttore deve seguire, all’incirca sulla falsa riga di queste: “riproduci integralmente il concetto del testo di partenza, segui alla lettera lo stile dell’originale e assicurati che la traduzione abbia la stessa scorrevolezza e naturalezza del testo originale”. Per la maggior parte dei critici, una buona traduzione è quella che non sembra affatto tale ed è quella in cui il traduttore riesce a rendere il senso del testo originale. Questo atteggiamento nega completamente l’intervento essenziale del traduttore nel testo.

Nella realtà, ovviamente, il nostro lavoro è leggermente più complicato di una semplice sostituzione di parole, come se fossero mattoni: è qualcosa di molto più complesso e impegnativo. È uno scambio di significati. Se la traduzione fosse un’operazione semplice, i programmi di traduzione automatica sarebbero in grado di svolgere questo compito, ma dal momento che è necessario scambiare e modificare significati, soprattutto per raggiungere la così bramata scorrevolezza nella lingua di arrivo, niente è allo stesso livello del pensiero e della capacità di astrazione degli esseri umani.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Claudia Moreira e pubblicato su Translation Directory

Traduzione a cura di:
Federica Veggiotti
Laurea in Lingue Straniere Moderne
Master in traduzione specializzata per adattamento dialoghi e sottotitolaggio

Un traditore invisibile

 Categoria: Tecniche di traduzione

Un noto detto italiano recita: “Traduttore, traditore”. È un detto che lascia sottintendere che questa subdola specie è geneticamente incapace di rimanere fedele al testo di partenza. Per molte persone, una buona traduzione è quella che non sembra affatto tale. In altre parole, il traduttore dovrebbe essere invisibile, limitando il proprio lavoro alla trasmissione del messaggio originale in uno stile scorrevole e naturale.

Questi luoghi comuni hanno suscitato le domande che mi hanno portata a scrivere questo articolo. Siamo davvero tutti traditori occulti che devono restare invisibili affinché il nostro lavoro sia minimamente accettabile? Perché le persone, di norma, prendono in considerazione queste credenze e che rilevanza hanno nella nostra professione?

Partiamo dal detto “Traduttore, traditore”. Le persone che sono in grado di leggere testi o guardare film in lingua originale quasi sempre si lamentano della qualità della traduzione di libri e sottotitoli. Chi di noi non ha mai sentito qualcuno brontolare durante una proiezione al cinema: “Hmm, non è esattamente ciò che ha detto quel personaggio: il traduttore è inutile”?

La maggior parte di coloro che fanno questo tipo di commenti sono ignari delle difficoltà inerenti alla traduzione audiovisiva. Oltre a doversi attenere ai dialoghi e avere una profonda conoscenza del Paese e della cultura in cui la storia è ambientata, il sottotitolatore è vincolato dalle scene. Dal momento che un sottotitolo non può rimanere a cavallo tra due scene, lo spettatore dev’essere in grado di poter leggere la traduzione del dialogo all’interno della scena stessa.

Senza dubbio, talvolta, il pubblico amatoriale ha ragione. Dopotutto, esistono traduzioni audiovisive pessime che si prestano a diventare candidate ideali per programmi di papere ed errori in TV, ma i traduttori audiovisivi, inclusi coloro che traducono programmi TV o più semplicemente video, seppure con qualche differenza, sono costretti a tagliare drasticamente i discorsi, limitando il contenuto dei sottotitoli alla trasmissione del concetto di base. Di conseguenza, la traduzione audiovisiva (sia che si tratti di doppiaggio o sottotitolaggio) si avvicina molto di più a un adattamento che a una trascrizione nella lingua di arrivo.

Dal momento che la maggior parte delle persone pensa che il processo traduttivo sia un semplice scambio di parole da una lingua all’altra, è normale che giungano all’orecchio del traduttore commenti che in sostanza sottovalutano il suo lavoro. Se fosse davvero così facile fare una traduzione i programmi informatici ci avrebbero rimpiazzati da tempo e la traduzione non sarebbe più un faticoso lavoro intellettuale, cosa che in realtà è.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Claudia Moreira e pubblicato su Translation Directory

Traduzione a cura di:
Federica Veggiotti
Laurea in Lingue Straniere Moderne
Master in traduzione specializzata per adattamento dialoghi e sottotitolaggio

Creare “quasi” la stessa sfumatura (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Per chi non si interessasse di traduzione fumettistica, premetto che la dimensione ridotta delle vignette richiede spesso degli adattamenti del testo all’immagine, che riducono lo spazio fisico di intervento del traduttore. Il traduttore è così impegnato in primis in un processo di rielaborazione creativa del testo, al fine di limitare le perdite provocate dalla rielaborazione stessa. Questo implica che la sua attenzione sia rivolta allo studio del testo e alla sua riproduzione in un’altra lingua e, parallelamente, a convenzioni formali proprie del linguaggio del fumetto, dove testo e immagine dialogano in un rapporto di interdipendenza. Il suddetto graphic novel (“Idiotizadas” di Raquel Córcoles) ha come protagoniste delle ragazze sulla trentina, la cui parlata attinge a un registro molto informale e colloquiale della lingua, talvolta volutamente volgare e cacofonico, per sottolineare una serie di contraddizioni sociali contro cui il movimento femminista lotta per ottenere l’effettiva parità dei sessi.

Quando si realizza con espressioni volgari, il loro linguaggio presenta espressioni di natura irriverente, perlopiù legate al tabù del sesso, che pongono al traduttore dei dubbi di natura morale. Ci si chiede se sia il caso di tradurre senza adattamenti, mantenendo la fedeltà letterale al testo di partenza, se sia il caso di attenuare l’elemento volgare o di sostituirlo con espressioni non marcate. La strategia che ho adottato è stata quella di raccogliere e valutare gli indizi sul testo che potessero rivelare gli scopi soggiacenti alle scelte lessicali dell’autrice, nonché ragionare sull’impatto che il testo avrebbe potuto avere sul mercato italiano, in caso di pubblicazione. Laddove fosse necessario adattare il testo, ho attenuato qualche espressione, ma nella maggior parte dei casi ho ritenuto importante mantenermi fedele al tono del testo di partenza, allo scopo di allinearmi con la volontà dell’autrice di criticare i pilastri della società maschilista, utilizzando di tanto in tanto delle espressioni decisamente malsonanti per il lettore italiano.

Da tutto ciò si possono evincere le difficoltà inerenti alla traduzione: dimostrare che tradurre non è dire la stessa cosa in un’altra lingua; dimostrare che tradurre implica una forte sensibilità e passione per le lingue e le culture coinvolte; dimostrare che tradurre richiede una raccolta di indizi a livello di superficie e di nucleo interno, come se il traduttore fosse l’investigatore Poirot che deve ascoltare la voce dell’autore, cercando di radunare tutti gli elementi utili a rendere il caso comprensibile ai lettori di un’altra cultura. L’ostacolo più arduo sta nel mostrare che il “quasi” di cui parlava il maestro Eco cela la gamma delle sfumature invisibili agli occhi del lettore (non attento) di una traduzione; sfumature che solo i traduttori, collaborando come classe professionale, possono portare alla luce, per far sì che alla traduzione venga riconosciuta la dignità che merita.

Autrice dell’articolo:
Valentina Simonella
Traduttrice freelance EN>IT, ES>IT, PT>IT
Roma

Creare “quasi” la stessa sfumatura

 Categoria: Tecniche di traduzione

Un giorno mi sono posta una domanda. Dentro di me ribolliva il dubbio di non aver scelto il percorso di studi adeguato. Adeguato ai tempi, alle richieste del mercato, alle aspirazioni su cui avevo fantasticato sin da bambina? Ancora non so darmi una risposta precisa. Forse ho dato troppo spazio alle insicurezze alimentate da affermazioni come “lo spagnolo è facile”, “per parlare spagnolo basta aggiungere la -s”, “anche io mastico bene le lingue”, “mio cugino ha studiato qualche mese in (paese a caso) e adesso anche lui fa traduzioni, è bravo”. L’ignoranza e la mancanza di consapevolezza imperanti in conversazioni di questo tipo mi turbavano, perché temevo di aver preso una scelta (accademica) sbagliata. Poi sono cresciuta e ho imparato che il senso di appagamento nasce con lo svolgimento di attività che toccano l’essenza di un individuo, quelle passioni talvolta innate, talvolta approfondite nel corso del tempo da interessi inizialmente scolastici o di altra natura, che possono trasformarsi in un’attività lavorativa costruttiva per l’io interiore.

Ed eccomi qua, a scrivere di traduzione e a inneggiarla, in una società che, purtroppo, non riconosce ancora un grado di dignità professionale piena al traduttore, tale da assicurargli un futuro sicuro sul piano economico. Ma chi decide di investire le proprie energie sulla traduzione, in realtà, lo fa perché probabilmente ha sviluppato un desiderio di scavare a fondo l’impalcatura superficiale di una lingua e vedere quali reperti essa celi nei piani sottostanti. Quello che Umberto Eco avrebbe definito “il senso profondo”, che in questa sede definirei l’“anima” nascosta di un testo. Lo stesso Eco, nella sacrosanta opera “Dire quasi la stessa cosa” dà un imprinting al traduttore, avvertendolo di tenere a mente che la traduzione non implica solo un trasferimento degli aspetti superficiali di un testo da una lingua ad un’altra, ma che tali contenuti sono intrisi di un sapore culturale proprio delle lingue e delle culture coinvolte nello scambio di informazioni. Pertanto, tradurre non equivale a “masticare una lingua”, a “sapersi arrangiare” ed esprimere con espressioni equivalenti un concetto in una lingua diversa dalla lingua di partenza. Tradurre è dire “quasi” la stessa cosa nella lingua d’arrivo. Quel “quasi” nasconde un universo, quell’universo che rivela con veemenza che ogni lingua ha dei caratteri linguistici e culturali propri, che attendono di essere indagati con curiosità, passione, costanza, talvolta ironia.

Il campo della traduzione è aperto a generi testuali variegati; un traduttore, pertanto, può trovarsi a tradurre un testo di taglio tecnico, scientifico, editoriale e via dicendo, ciascuno con le proprie convenzioni stilistiche e contenutistiche da osservare e riprodurre in un’altra lingua. Ma cosa succede quando quelle stesse convenzioni richiedono degli aggiustamenti da una lingua/cultura a un’altra? Cosa succede quando tali aggiustamenti sono necessari in virtù di una differente percezione dei valori fondanti di una cultura? Mi sono scontrata con questo dubbio quando mi sono trovata a tradurre, per la mia tesi di laurea, un graphic novel spagnolo di stampo femminista.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Valentina Simonella
Traduttrice freelance EN>IT, ES>IT, PT>IT
Roma

La passione per il russo

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

La passione per le lingue me l’ha trasmessa mio padre che mi cantava e suonava le canzoni dei Beatles con la chitarra, e mi piaceva ascoltare concetti di amore, di dolore, di solitudine espressi in un’altra lingua,e col tempo anche io ho imparato ad esprimere le mie emozioni utilizzando l’inglese, tuttavia per un caso del destino alle scuole medie fui assegnata alla classe di Francese, ma con mia grande sorpresa, la facilità di ascolto ed espressione fu pari, se non superiore a quella dell’inglese ed i tre anni  di studio che seguirono furono piacevoli e molto proficui sotto il profilo dei voti conseguiti. Di conseguenza anche al Liceo classico fui assegnata ad una sezione di Francese, ma con mio grande dispiacere, gli anni dedicati a questa lingua furono soltanto due, quelli del Ginnasio. All’Università spinta da pressioni familiari e da una cattiva informazione decisi di iscrivermi a Giurisprudenza, dove avrei conseguito comunque la Laurea, ma con pochissima soddisfazione da parte mia.

I due anni di praticantato  legale che seguirono li ricordo come un periodo molto triste, piangevo, non vedevo prospettive davanti a me ! ragion per cui decisi di iscrivermi ad un’altra facoltà per studiare il  Francese e l’Ebraico, una lingua di cui mi ero appassionata qualche anno prima. Tuttavia per ragioni di incompatibilità caratteriale col docente di lingua Francese, dopo un anno decisi di cambiare programma e di inserire la Lingua Russa. In verità avevo preso la guida universitaria ed avevo scelto la prima lingua, che dalla breve presentazione, mi sembrava  di  facile interpretazione. E così fu, fin dal primo momento del mio ingresso nell’aula di Russo. Molte soddisfazioni, voti superlativi sia agli esami scritti, sia a quelli orali e questo vale anche per l’Ebraico di cui ho studiato sia quello Biblico che quello moderno (l’Ivrit).

Quindi subito dopo la laurea, (nel frattempo avevo comunque conseguito l’abilitazione alla professione di avvocato), mi sono iscritta alla Camera di Commercio di Milano, sono stata ammessa al ruolo dei periti ed esperti in Lingua Russa, e poi ho fatto domanda al Tribunale di Milano. Devo dire che già dopo qualche mese mi arrivavano delle richieste di lavoro, tramite telefonate, che poi ho scoperto venivano smistate dal Consolato Russo che mi aveva inserita in un elenco esterno di Traduttori. Certificati e Sentenze di Divorzio, all’inizio, e poi man mano anche atti societari, Procure notarili da asseverare e legalizzare con le apostille dell’Aja. Qualche volta sono stata contattata anche dai notai per fare da interprete durante la stipula di contratti Ati. E poi l’estate scorsa ho ricevuto il mio primo incarico peritale dal Tribunale di Milano, come interprete durante un processo. Inutile dire che la mia gioia e la mia soddisfazione sono state al massimo, anche se sotto il profilo economico non si raggiungono cime, ma dal punto di vista psicologico il godimento  è assicurato.

Autrice dell’articolo:
Giovanna Fringuelli
CTU Tribunale di Milano

Imparare una lingua (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

2) Definite un obiettivo finale. Se il vostro obiettivo è quello di imparare qualche frase di sopravvivenza per i vostri viaggi all’estero una volta all’anno allora non sarà affatto complicato raggiungerlo. Ma se il vostro scopo è padroneggiare la lingua al punto di poter tenere un discorso davanti a una platea di parlanti nativi allora avete molta strada da fare e dovrete immergervi completamente in quella lingua, dovrete fare in modo che ogni azione della vostra giornata, o quantomeno del vostro tempo libero, sia finalizzata al raggiungimento del vostro obiettivo.
Dopo una prima fase di studio in cui i libri saranno gli unici amici che avete, dovrete iniziare a espandere il vostro raggio d’azione poiché, per studiare una lingua, i corsi e i libri sono importantissimi ma non sono affatto sufficienti. Oltre al corso, dovrete essere bravi a darvi delle regole che scandiscano la vostra giornata e vi permettano di raggiungere l’obiettivo nel modo più rapido ed efficace possibile. Se accendete la televisione scegliete solo canali stranieri, se siete in treno o sull’autobus ascoltate musica straniera, se volete leggere un libro prima di addormentarvi sceglietene uno nella lingua che state studiando. Se vi va di “cazzeggiare” un po’ al computer, mettete tra i preferiti solo siti stranieri, se vi va di chattare scegliete delle chat straniere. E quando arriva il weekend, fate in modo di frequentare solo persone straniere! I viaggi (che ve lo dico a fare) fateli tutti in terra straniera e senza amici italiani al seguito, altrimenti finireste per parlare tutto il tempo in italiano.

3) Definite un metodo. Non esiste un metodo giusto per tutti, quello che va bene per me magari non va bene per voi e viceversa. Dovrete trovarlo da soli man mano che avanzate. Dovrete capire cosa funziona bene per voi, cosa vi permette di imparare di più e meglio. Io per esempio mi ero dato una regola ferrea: quando mi trovavo davanti a una parola che non conoscevo, non potevo passare alla pagina successiva finché non avevo trovato il significato principale sul dizionario, l’avevo trascritto direttamente sul libro a lapis e su un’apposita rubrica. Con il tempo quella rubrica è diventata una sorta di mini-dizionario, lì dentro c’erano a portata di mano tutte le parole che avevo cercato. Così facendo, effettuavo un triplo esercizio di memorizzazione. Cercavo, leggevo, scrivevo e scrivevo una seconda volta. Il consiglio che posso darvi è proprio quello di far lavorare contemporaneamente tutte le aree della memoria: quella visuale (lettura, scrittura), quella uditiva (ascolto di musica, visione di filmati), quella motoria (espressione orale e esercitazioni scritte) e quella logica. Trovate voi ciò che vi stimola di più e riesce a farvi rimanere in testa parole e concetti.

4) Infine, ultimo consiglio ma non in ordine di importanza: è fondamentale la quantità di tempo che dedicherete allo studio ma anche e soprattutto come spalmerete sulla vostra settimana le ore da dedicargli. Quando parlo di studio non mi riferisco a tutte le attività accessorie cui ho fatto cenno in precedenza (musica, tv, chat, amici, viaggi) ma allo studio “puro e duro” con la testa piegata sul classico libro di grammatica. Ecco, per questa attività è infinitamente meglio un’ora al giorno tutti i giorni anziché 7 ore di fila una volta alla settimana. Studiare poco alla volta tutti i giorni permette di memorizzare e assimilare meglio, concentrare tutto in un giorno è del tutto improduttivo. Le cose che ci sembra di aver imparato sul momento, nel giro di qualche giorno già non faranno più parte del nostro bagaglio, avremo solo perso tempo.

Autore dell’articolo:
Guido Pasqualetti
Traduttore EN-ES-FR>IT
Webmaster Easy Languages

Imparare una lingua

 Categoria: Le lingue

Con l’aumento degli scambi internazionali sia economici che culturali, conoscere le lingue oggigiorno non è più un semplice sfizio ma quasi una necessità. La padronanza (almeno) dell’inglese è richiesta in quasi tutti i contesti lavorativi e, nella vita di tutti i giorni, accade sempre più spesso di doversi interfacciare con persone che parlano una lingua diversa dalla nostra e di dover usare una lingua veicolare per poter stabilire una comunicazione efficace.
Per non parlare dei viaggi…viaggiamo continuamente sia per lavoro che per piacere e non è pensabile sperare che ovunque andiamo le persone parlino la nostra lingua. Anzi, è altamente improbabile che ciò avvenga. Per cui rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci sotto!

Imparare una lingua non è semplicissimo ma nemmeno impossibile. Come tutte le altre materie, per imparare qualcosa occorre studiarla a fondo. ma ci sono alcune differenze, alcune “aggiunte” rispetto allo studio delle altre discipline che vorrei puntualizzare. Lasciate che vi dia qualche consiglio, visto che ci sono passato prima di voi.

Innanzitutto la conditio sine qua non per farcela è crederci fermamente senza fermarsi mai e senza farsi prendere dallo sconforto fino a raggiungere lo scopo. Dovete essere animati da motivazioni forti, dovete essere straconvinti che alla fine avrete successo.

1) Il primo passo è iscrivervi a un corso organizzato da professionisti, una lingua non si impara da soli, ci vuole qualcuno che ce la insegni. Com’è possibile imparare a pilotare un’astronave se nessuno ti insegna come fare? Forse è possibile, studiando centinaia di manuali per decenni ma alla fine è probabile che non saremmo dei grandi piloti. Per imparare qualcosa occorre fare pratica e sbagliare. E quando sbagli ci vuole qualcuno che ti corregga e che ti spieghi dove e perché hai sbagliato. È impensabile credere di potersi autocorreggere e darsi da soli una spiegazione. Per cui il primo consiglio è quello di scegliervi un buon insegnante.
Il corso vi aiuterà anche a darvi il “ritmo” di cui avete bisogno. Dovrete fare i compiti a casa, avrete delle scadenze da rispettare e verrete sottoposti a delle verifiche, per cui, se non vi va di buttare via tempo e denaro nonché fare brutte figure con i vostri compagni di corso, sicuramente prenderete la cosa sul serio e imparerete moltissimo. Ponetevi l’obiettivo di non mancare mai alle lezioni e di non andare mai impreparati. Se uno studia a casa da solo e non deve rendere conto a nessuno se non a sé stesso tende sempre a trovare delle buone scuse per rimandare quello che dovrebbe fare.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Guido Pasqualetti
Traduttore EN-ES-FR>IT
Webmaster Easy Languages

La traduzione specialistica

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione specialistica è un ramo della traduzione che può riguardare un settore specifico di carattere tecnico, scientifico, giuridico o economico. Da un punto di vista commerciale questo tipo di traduzione costituisce la parte più consistente dell’attività traduttiva, come afferma Gamero Pérez (2001), sebbene non raggiunga la stessa popolarità della traduzione letteraria (pensiamo ad esempio alla traduzione di un romanzo di successo). Attualmente la traduzione specialistica è più presente che mai nella vita di tutti i giorni: dagli articoli di giornale ai libri di testo, dalle istruzioni per l’uso degli elettrodomestici ai foglietti illustrativi dei medicinali, dai software a Internet. In genere si può dunque sostenere che i testi da tradurre in quest’ambito hanno finalità pratiche ben definite: infatti possono avere varie funzioni quali spiegare il funzionamento di un elettrodomestico, illustrare il funzionamento di un attrezzo, esplicitare una teoria scientifica o una procedura di laboratorio, oppure come nel mio caso analizzare l’inquinamento delle acque tramite definizioni, tabelle e classificazioni.

Se riflettiamo sulle rigide distinzioni che avevano caratterizzato anticamente il dibattito sulla traduzione – si pensi alla bellezza della traduzione, alla fedeltà (Salmon, 2003) – i progressi nel campo della traduttologia e i vari studi ad essa collegati hanno introdotto concetti più dinamici per definire e valutare una (buona) traduzione. Considerando la definizione contenuta nella nuova norma CEN o Comitato Europeo di Normazione (www.cen.eu/) 15038 (2006), tradurre significa “trasportare i contenutiti della lingua A nella lingua B”. Si tratta di una denominazione che racchiude in sé tutta la complessità del processo di traduzione e adattamento. In generale si può affermare che una traduzione dovrebbe avere il compito di fornire al lettore e al destinatario le stesse informazioni (grosso modo) dell’originale, “provocandone le stesse reazioni” ed evocando richiami analoghi a quelli del pubblico originario. Mentre nella traduzione letteraria lo stile, l’ordine, le rime e i vari elementi godono di grande importanza con l’obiettivo di “ottenere un’equivalenza stilistica, semantica, pragmatica” (Fernández e Arjonilla, 1998: 44) in un testo di tipo specialistico è essenziale trasmettere un messaggio rispetto alla forma in cui tale messaggio viene espresso; infatti, lo scopo principale della traduzione specialistica è pertanto la riproduzione del contenuto del testo della lingua di partenza nella lingua di arrivo (definita anche equivalenza pragmatica), avvicinando, qualora necessario, il destinatario al testo e non viceversa, come avviene nella traduzione letteraria (quindi nel nostro caso è importante che gli esperti del settore o gli studenti capiscano da un punto di vista pratico quali sono le tecniche per depurare e riciclare l’acqua inquinata).

Quindi, per semplificare, il traduttore di un romanzo non può semplificare il testo della traduzione per renderla più accessibile ai lettori né correggere eventuali scelte stilistiche magari non perfette, perché l’autore ha scelto deliberatamente di “sconvolgere” l’ordine linguistico. In tal senso, l’autorevolezza del mittente e la forma del messaggio prevalgono sul destinatario (ricevente) del messaggio. Il traduttore che invece si trova a tradurre un articolo scientifico ha il dovere di intervenire e delucidare il testo se non fosse chiaro o, peggio ancora, contenesse errori: in questo caso, il messaggio e il destinatario hanno un peso maggiore rispetto al mittente del messaggio, cioè l’autore.

Variazione e traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Quando mi chiedono che lingue ho studiato e quali traduco, rispondo, un po’ per convenzione e un po’ senza pensarci, francese e spagnolo. In verità, parlare di ‘spagnolo’ è una sorta di forzatura: se prendiamo in considerazione la vastità dei territori in cui si parla e la moltitudine di modalità che esistono, diventa riduttivo riunire tutti i parlanti ispanofoni sotto un’unica etichetta, ovvero quella di ‘spagnolo’.

Di recente mi è capitato di lavorare alla traduzione di un romanzo di uno scrittore argentino ed è stato inevitabile scontrarsi con l’affascinante realtà della variazione linguistica. Com’è noto nel campo della traduttologia, quando si incorre nella traduzione di un’opera letteraria è inevitabile non prendere in considerazione il testo in quanto prodotto di un autore e di un contesto, che diventano i perni essenziali su cui ruoterà l’intero lavoro di traduzione.

Nel mio caso, la scarsità di strumenti specifici di traduzione e l’alto livello di variazione, soprattutto lessicale, presente nel testo hanno fatto sì che la varietà argentina si presentasse in un primo momento come un ostacolo. Solo attraverso le risorse online, quali dizionari, blog e siti argentini, è stato possibile entrare a pieno nella traduzione e arrivare persino ad apprezzare la modalità argentina. Solo a quel punto, nel lessico e nella fraseologia, per non parlare dei fenomeni di variazione sintattica, come ad esempio il voseo o il leísmo, si scopre un’intera storia di interferenza e contatto tra culture che, ancora oggi rende la lingua viva e ‘inetichettabile’.

Solo una volta arrivati al termine del lungo percorso di traduzione, mi è stato possibile guardare il fenomeno di variazione da un’altra angolazione. In fondo, che cos’è la variazione se non un essere differenti? Cos’è la lingua se non un punto di unione tra culture ed esperienze? E così, la morfologia, la sintassi e il lessico diventano un mezzo per abbracciare la diversità e accoglierla poi in un nuovo fenomeno di variazione.

Traduzione medico-scientifica

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione in campo medico e scientifico è la mia grande passione, professionale e non solo. È cominciata con l’interesse per le lingue, in particolare francese ed inglese, per poi diventare di grande utilità nell’affrontare gli studi in Biologia ed in Medicina. Il mondo della ricerca biomedica e della Medicina ha tempi strettissimi e le pubblicazioni, anche attraverso  le riviste online, si aggiornano di ora in ora. La lingua d’elezione in cui comunicano gli scienziati è l’inglese ed è necessario conoscerne le basi, quantomeno per tenersi aggiornati. La consultazione di testi medici e di pubblicazioni in lingua straniera talvolta è limitata dalla difficoltà di interpretazione poiché il linguaggio medico scientifico inglese o francese non è così semplice o immediato, una parola che in gergo colloquiale ha un significato, associato ad un termine clinico può averne un altro e non è semplice, spesso, trovare corrispondenze in italiano.

Una base scientifica forte, data da una laurea in materie medico-scientifiche, avvantaggia il traduttore in queste discipline perché sa affrontare (almeno è quello che ho notato con la mia esperienza) il discorso, entra nel testo con un approccio diverso. Chiaramente è necessaria anche una specializzazione in traduzione ed in traduzione medico-scientifica. Il motivo risiede nel fatto che non ci si improvvisa traduttori e, parlando del mio settore, traduttori biomedici, solo perché si esercita la professione di medico o di ricercatore. Questo è il motivo per cui esistono dei precisi percorsi formativi che è giusto intraprendere se, unita alle proprie conoscenze si ha una predisposizione ed una passione per la traduzione specialistica.

A questo proposito potrei segnalare alcuni percorsi come ad esempio dei Master o Corsi brevi in traduzione medica e scientifica. Lo IATI  ne organizza uno. Un altro corso interessante di Master lo propone l’Università di Pisa nell’ambito della traduzione all’interno del quale si può scegliere un curriculum specialistico. Un altro percorso formativo interessante è organizzato dall’Istituto Francese,  per quanto concerne la preparazione nella lingua francese a livello C, con una particolare attenzione all’ambito scientifico per un percorso e all’ambito letterario per l’altro. L’elemento importante però è qualificarsi ed avere una buona predisposizione, cosa che, per occuparsi di ricerca e medicina, è imprescindibile come parlare bene una lingua straniera.

Traduzione e seminari statunitensi (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Un saggio di Jonas Zdanys, uno dei partecipanti al seminario di traduzione di Yale sostiene l’idea che la scrittura creativa non si possa insegnare e che dunque il talento creativo sia innato, opponendosi in tal modo all’opinione tradizionale secondo cui è possibile insegnare traduzione all’università. Per Zdanys la traduzione è un’attività soggettiva che egli include nell’ambito dell’interpretazione letteraria. Afferma che lo studio della letteratura può portare a una comprensione qualitativamente “più alta”. E qui di nuovo la necessità e l’importanza del sostrato culturale della cultura di partenza e di arrivo che di fatto però non determina l’univocità dell’opera di traduzione.

I seminaristi hanno dimostrato nel tempo che il linguaggio, invece di stabilire un insieme di regole che assoggettassero il testo ad un’interpretazione limitata e unica,  determinassero una “visione completa”, in cui le traduzioni reali tendessero ad aprire nuovi modi di vedere e sovvertissero modi di vedere preordinati. Nonostante l’addestramento e la formazione all’uso delle metodologie giuste, la ricerca ha dimostrato che, dando a due traduttori di un seminario lo stesso testo, si ottengono due traduzioni diverse. I risultati quindi sono testi sempre nuovi che sono dissimili dall’originale e da altre traduzioni.

Se il seminario di traduzione americano ha dimostrato qualcosa, è che il testo tradotto sembra avere una vita propria e non risponde all’insieme di regole utilizzate da chi lo interpreta ma a leggi che sono peculiari al metodo di traduzione utilizzato. Da questa concezione dinamica delle idee, anche il “significato” di un’opera d’arte non può mai essere fisso, perché varia al variare del linguaggio. La gamma di associazioni di parole all’interno di un’opera d’arte più antica varia con il reinserimento di quest’ultima in un’epoca o in una cultura diversa. Anche il linguaggio quindi sembra avere una vita propria, un potere di adattamento, cambiamento e sopravvivenza che va al di là delle teorie che tentano di spiegare e di coglierne la complessità.

In conclusione, la traduzione oggi attraversa un momento di grande sviluppo e di successo grazie all’aumentata necessità di comunicazione tra le varie culture.
La comunicazione interculturale è un’esigenza primaria del mondo contemporaneo e la traduzione costituisce lo strumento essenziale perché possa avvenire nelle mutate condizioni socio-culturali. Da ciò deriva lo stretto rapporto tra cultura e traduzione espressa dalle teorie traduttive contemporanee.

Traduzione e seminari statunitensi

 Categoria: Servizi di traduzione

Una teoria affidabile della traduzione può essere sviluppata solo se la mente del teorico è eclettica così come la pratica stessa della traduzione. Non si tratta puramente di un trasferimento linguistico; una buona conoscenza linguistica della lingua in oggetto non è sufficiente per garantire un trasferimento appropriato. Il vero traduttore deve conoscere la “cultura” alla quale appartiene l’opera da tradurre e deve avere altresì un’ottima conoscenza della cultura d’arrivo in modo da poter stabilire una corrispondenza più o meno soddisfacente.

Il mestiere del traduttore richiede poliedricità, versatilità e una certa dose di coraggio nel momento in cui è necessario operare delle scelte che determineranno di fatto la trasmissione dell’opera nella lingua di arrivo. Grande responsabilità dunque quella del mediatore culturale, ovvero di colui che fungerà da ponte tra due culture spesso lontane ed eterogenee. La mediazione è molto più di una traduzione: il mediatore, grazie al suo contributo, mette in relazione due culture, consentendone la reciproca comprensione. Il mediatore/traduttore dovrà dunque in un certo qual modo essere biculturale, cioè dovrà conoscere in modo approfondito ed esaustivo i due contesti culturali con i quali opererà, risolvendo le disparità linguistiche e culturali di entrambi i mondi.

Naturalmente, la percezione che la cultura d’arrivo avrà del testo tradotto dipenderà sostanzialmente dal modo in cui il mediatore linguistico interpreterà il testo di partenza e la responsabilità delle scelte compiute ricadrà inevitabilmente su di lui. Quella del traduttore o mediatore culturale è talvolta una vera e propria missione, con riferimento particolare all’ambito letterario. Limitando dunque l’approccio traduttivo ai testi letterari, possiamo affermare che in molti circoli americani la traduzione letteraria è ancora considerata un’attività di second’ordine, meccanica e non creativa, non degna di attenzione da parte della critica.

All’inizio degli anni sessanta, la traduzione era considerata un’attività marginale, priva di interesse e di spazio nell’ambito universitario. Non esistevano quindi centri per la traduzione né associazioni di traduttori letterari, tantomeno pubblicazioni dedicate principalmente alle traduzioni, ai traduttori e alle loro costanti problematiche.
Negli anni settanta, invece, la disciplina iniziò a svilupparsi e a diffondersi. Venne gradualmente sempre più accettata e, ben presto, corsi e seminari di traduzione furono offerti in molte università tra cui quelle di Yale, Princeton, della Columbia, dell’Iowa, del Texas, ecc. Alla fine degli anni settanta, questi sviluppi portarono alla costituzione dell’American Literary Translators Association (ALTA), l’organizzazione professionale dei traduttori letterari americani.

Seconda parte di questo articolo >

L’apprendimento di una lingua (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Lo sviluppo personale degli alunni, in quanto allievi e fruitori di due lingue, deve essere riconosciuto e sostenuto da tutte le persone delle loro cerchia più ristretta, affinché sentano che la loro scelta è approvata. La scuola e gli insegnanti devono condurre gli alunni a parlare delle loro esperienze di apprendimento linguistico. Bisogna complimentarsi con gli alunni, in particolare con gli adolescenti, ed essi devono essere incoraggiati a spingersi più lontano prendendosi la responsabilità del loro apprendimento e vivendo nelle due lingue. Affinché siano meglio ispirati, devono essere a contatto con persone che diano l’esempio. I membri della loro famiglia, i loro amici e i membri della collettività possono sostenere l’apprendimento di una lingua e rendere giustizia partecipando a delle attività culturali e organizzando degli eventi all’interno della collettività.

Un’altra maniera di sostenere l’apprendimento di una seconda lingua straniera consiste nell’esporre gli alunni a delle altre lingue e incoraggiarli ad impararne una terza.
L’acquisizione di una nuova lingua e l’apertura a un’altra cultura diventano in questo modo più facili e interessanti. Il corridoio diventa multidimensionale e non ci sono più limiti all’immaginazione dell’altro. L’apprendimento delle lingue si inserisce così di più nell’identità degli allievi.

Attraverso l’apprendimento delle lingue, gli alunni imparano a comunicare in maniere differenti, a migliorare la loro capacità di padronanza delle lingue straniere e a esplorare delle visioni differenti del mondo in relazione alla loro. Per tutti noi, l’apprendimento delle lingue è un mezzo che ci permette di diventare cittadini del mondo che hanno una coscienza personale e che sono aperti alle altre. Per tutti noi è importante riflettere sull’importanza dell’apprendimento linguistico. Qual è il ruolo dell’apprendimento linguistico nella vostra vita e nella vita dei vostri figli, della vostra famiglia, dei vostri alunni?

Fonte: Articolo di Florence Girouard e Sandra Drzystek pubblicato nel maggio 2012 sul Volume 10.2 di Éducation Manitoba