L’Italia e la Russia (10)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Nona parte di questo articolo

Il brindisi
Fare il brindisi a tavola è molto importante. Fa parte della cultura russa. Fare un brindisi con il socio commerciale aiuta a capire che persona hai davanti perché dopo il terzo brindisi si inizia a essere se stessi (“in vino veritas”). Dall’altro lato, rifiutare di fare il brindisi può essere preso come un’offesa, una mancanza di rispetto, oppure significare che il socio straniero stia nascondendo qualcosa e non voglia essere scoperto. Soluzione: Cercare di non rifiutare di fare un brindisi.

Banya
Anche la banya (in russo: баня, simile a sauna) fa parte dell’accoglienza russa. Se vi invitano di venire in banya significa che il vostro socio russo vi vuole bene, e vuole procedere con l’affare. Poiché in sauna ci si rilassa e le persone sono come sono davvero. La sauna può aver luogo durante o dopo aver stipulato un contratto. Nell’ultimo caso fa parte della tradizione russa festeggiare un affare concluso, “обмыть” (“obmyt’”).

Come vestirsi
In Russia occorre prestare la massima attenzione ai vestiti. La tuta e scarpe da tennis non sono opportune a meno che non si vada in palestra. A un incontro d’affari si consiglia di mettere un completo elegante con cravatta.
Vestirsi in modo elegante (non è necessario che sia troppo caro) vi darà qualche punto in più perché la prima impressione viene formata dall’aspetto fisico. In russo si dice: “Встречают по одѐжке, провожают по уму” “Prima si guarda come sei vestito e dopo si valuta la tua intelligenza”.

Visite nelle case
Occorre sapere che entrando in una casa russa si tolgono le scarpe. Se volete fare una buona impressione, è consigliabile portare dei piccoli regali o dolci per i vostri amici russi o soci (è opportune informarsi in anticipo se loro hanno dei figli e se sono sposati/e). Può andar bene una scatola di cioccolatini. Se donate fiori, assicuratevi che siano in numero dispari (il numero pari si usa per i funerali).

***

Con un contatto frequente fra le lingue e culture il fenomeno di interferenza culturale appare inevitabile. Tuttavia, per superare con successo un’incomprensione tra i comunicanti provenienti da nazioni diverse occorre prestare attenzione alle loro consuetudini e particolarità culturali, essere informato in anticipo sulle peculiarità comportamentali e culturali, rispettare e non violare le tradizioni e i costumi da parte di entrambi i soci.

Articolo scritto da:
Prof.ssa Olga Kobzeva
Docente di lingua russa, mediazione scritta attiva e lingua per gli affari
Presso Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
Pisa

Bibliografia
1.Jakobson Roman (1971) Language in relation to other communication systems, SelectedWritings,vol.II, The Hague: Mouton,

2. Kobzeva Olga (2017) Corso avanzato di lingua Russa (B1) con glossario di linguistica. Modulo sette, Pisa, Arnus – Edizioni il Campano, – 130 p.,

2.Вольская, Н.П. (2014) Можно? Нельзя? Практический минимум по культурной адаптации в русской среде/ Н.П. Вольская, Д.Б.Гудков, И.В.Захаренко, В.В.Красных. – 8-е изд., стереотип. – М.: Русский язык. Курсы, – 48с.,

3.Мощинская, Н.В. (2015)«Русская культура: диалог со временем»: Учебное пособие для иностранцев, изучающих русский язык / Н.В.Мощинская, Н.М.Разинкина. – 2-е зид, стереотип. – М.: Русский язык.Курсы, – 416 с.,

4.Лысакова И.П. (2016) Методика обучения русскому как иностранному: учебное пособие для вузов / И.П.Лысакова, Г.М. Васильева, С.А.Вишнякова и др.; под ред. проф. И.П Лысаковой. – М.: Русский язык. Курсы. – 320 с.,

5.Ожегов С.И. (2012) Толковый словарь русского языка: Ок. 100 000 слов, терминов и фразеологических выражений / С.И.Ожегов; Под ред. Проф. Л.И. Скворцова. – 28-е изд., перераб. – М.: ООО «Издательство «Мир и Образование»: ООО «Издательство ОНИКСЛИТ», – 1375 с. Prof.ssa Olga Kobzeva 7

6. Перевозникова А.К. (2015) Россия: страна и люди. Лингвострановедение: Учебное пособие для изучающих русский язык как иностранный, – 4-е изд. Стереотип. – М.: Русский язык.Курсы, – 184с.

Intervistatori:
Erokhin Anatolij Viktorovič, giudice,Tribunale Arbitrale della regione Kemerovskaya

Kobzev Viktor Vladimirovič, direttore Svyaz’ – Bank, filiale Kemerovskij

Zheludkova Elena Ghennad’evna, docente di lingua francese e italiana presso l’Università Statale di Kemerovo

Igor’ Fedorovič, fisioterapista presso l’Ospedale regionale Kemerovskaya

Trillini Bruno, pensionato

L’Italia e la Russia (9)

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Gesticolazione
La gesticolazione degli italiani è notevole. Aiuta ad esprimersi e capirsi, senza la quale non immaginiamo l’atto di comunicazione. Però per i russi troppa gesticolazione può sembrare un po’ aggressiva.
In un incontro d’affari, un russo, vedendo la gesticolazione inadeguata alle circostanze, chiede all’interprete: “Ma perché mi sta urlando il signore italiano? In realtà, il signore italiano non stava urlando, sono stati i gesti che hanno spaventato il socio russo il quale non trovando corrispettivi ai russi, aveva frainteso la comunicazione vocale – urlo.
Soluzione: Cercare di non affidarsi molto ai gesti, ma essere espliciti per via verbale.

Fattori socio-culturali
1. Salutarsi in solito modo – stringendo la mano. Però attenzione: lo fanno uomini e non donne. Non c’è l’abitudine che una donna stringa la mano a qualcuno (né alle donne, né agli uomini). Se conoscete da tanto il vostro partner è possibile anche abbracciarsi all’incontro e (o) dare tre baci sulle guance (indipendentemente dal sesso), con gli estranei e persone non conosciute tale comportamento non è tollerato.

2. Soffiarsi il naso in pubblico (soprattutto a tavola) è considerato un gesto molto scortese, maleducato e poco gradito.
Soluzione: cercare di non soffiarsi il naso.

3. Fattore cruciale è il tempo. Si dice che il tempo sia denaro («Время – деньги»), dunque non puo’ essere sprecato. La puntualita’ viene fortemente richiesta oltre che da se stessi anche dai partner. Perciò è sempre meglio presentarsi dieci minuti in anticipo all’incontro anziché farsi attendere un minuto. La puntualità è un elemento per gli italiani spesso irrilevante, ma per il russo è un segno di considerazione e di rispetto. Fare tardi significa mancanza di rispetto.
Soluzione: cercare di non fare tardi sopratutto al primo incontro.

4. L’Ospitalità e l’accoglienza è il segno distintivo della popolazione russa. Per negoziare le condizioni vi possono invitare in un ristorante. Un orario stabilito per il pranzo non esiste, si mangia quando c’è fame.

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L’Italia e la Russia (8)

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< Settima parte di questo articolo

Essere seri
E comunque se i russi sono seri non vuol dire che siano arrabbiati (come invece si pensa di solito). È un segno del fatto che sono molto attenti a tutto quello che viene detto loro, segno di rispetto in qualche modo, è un segno positivo, se vogliamo.

La serietà oltre all’attenzione può significare un segno di difesa. La difesa contro la truffa come comportamento inconscio è dovuta agli anni novanta, quando dopo il periodo del comunismo l’organizzazione del mercato si basava sulla criminalità e la corruzione. Perciò quando i russi vedono una persona al primo incontro sorridere senza un “motivo valido”, non lo capiscono e il fatto desta loro preoccupazione.

Va notato che la neutralità di espressione e comportamento, tanta serietà e forse freddezza sono fattori educativi in una relazione soltanto in fase iniziale.
Bisogna dire anche che i russi apprezzano l’umorismo, hanno il senso dell’umorismo e capiscono l’ironia sottile.

Soluzione.
Se si vuole proseguire nell’affare, è opportuno cercare di “copiare” il comportamento del vostro socio: non sorridere, essere seri e freddi nella fase iniziale, facendogli capire che anche voi siete della stessa opinione, siete sulla stessa onda. È possibile scherzare ma “est modus in rebus”.(c’è una misura nelle cose).

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L’Italia e la Russia (7)

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< Sesta parte di questo articolo

La comunicazione non verbale

Sorriso
La neutralità nei comportamenti dei russi è assai notevole per un italiano. Capita raramente che un russo sorrida se non c’è un motivo che ritenga valido. Non può avere sicuramente un sorriso di circostanza, e non lo fa perché “bisogna sorridere”. Non è facile capire neanche dall’espressione del viso se vada tutto bene. Come si fa a capire se sono contenti? In nessun modo. Ci sarà però un modo per capire se essi non sono contenti.

Il sorriso è un atteggiamento molto significativo. Nella cultura italiana, ad esempio,un sorriso può essere un segno di successo, di cortesia, un segno per attenuare le informazioni negative o ipocrite(un sorriso amaro). Mentre nella cultura russa attraverso un sorriso i russi dimostrano una vera gioia e simpatia per le persone a cui sorridono. La funzione principale di un sorriso è la manifestazione di un atteggiamento sincero e gentile verso l’interlocutore. E può essere applicato solo per le persone che i russi conoscono. È proprio per questo che non vedrete mai sorridere una commessa se entrate in un negozio russo: non vi conosce. (e poi sarebbe un sorriso di circostanza, stereotipato).

Vi sono alcuni fattori culturali che impediscono un sorriso superficiale. Si pensa generalmente che sorridere senza un motivo valido (che sarebbe una vera gioia e soddisfazione) sia un motivo per pensare se davanti a te si trovi una persona sana di mente. Infatti, tra i russi si dice scherzando: «Улыбайтесь, шеф любит идиотов» (“Sorridere, al capo piacciono gli scemi”). Esiste anche un proverbio russo: «Смех без причины – признак дурачины» (“Ridere senza motivo significa essere stupido.”)

Dall’altro lato, se vedete un russo sorridere allora significa che lo fa davvero, sarà sicuramente un sorriso sincero che viene dal cuore.
Se il vostro socio d’affari è uno sportivo, allora preparatevi perché non arriverà mai un momento in cui sorriderà.

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L’Italia e la Russia (6)

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< Quinta parte di questo articolo

Il modo condizionale
Nella lingua italiana il modo condizionale è molto frequente. Spesso in ambito formale sentiamo “vorrei”, “direi”, “preferirei”, “bisognerebbe fare”. Oppure per rendere una richiesta, un ordine ancora più gentile si usa il modo condizionale e congiuntivo (il quale non esiste in russo) “bisognerebbe che lo facesse”.

In russo, invece, il modo condizionale si usa soltanto in tre casi: per esprimere 1) un’irrealtà di un’azione, 2) un’azione che può avere luogo in determinate circostanze o si presume, si desidera che abbia luogo, 3) uso di cortesia del condizionale, che viene spesso usato per via del verbo “мочь” potere con la particella negativa не:

“Ты не могла бы мне принести сумку?”Letteralmente: “Non mi potresti portare la borsa? E se i russi sentono usare il modo condizionale al di là di questi tre casi nominati, sentono troppa gentilezza inadeguata alle circostanze e credono che gli italiani siano troppo cortesi. Per un italiano però può sembrare inadeguato e maleducato il fatto di non usare il condizionale nelle situazioni dove se lo aspetta. Ma non è maleducato. È solo perché quest’uso del condizionale non rientra in tre casi individuati.

Soluzione.
Per rendere una richiesta gentile e cortese si possono usare gli altri mezzi linguistici, ad esempio пожалуйста (per favore): Сделайте эту работу к понедельнику, пожалуйста! (Potrebbe fare questo lavoro per lunedì?)
Si consiglia di usare comunque il condizionale italiano dove è richiesto benché i russi non ne facciano uso.

1 Jakobson, R. (1971) Language in relation to other communication systems, Selected Writings, vol.II, The Hague: Mouton,

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L’Italia e la Russia (5)

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< Quarta parte di questo articolo

La comunicazione verbale e non verbale

La comunicazione verbale
Un tratto significativo verbale che trasmette il carattere nazionale russo è la risposta alla domanda “Как дела?” (Come stai?). Non sentiremo mai un russo dire “Хорошо” (“Bene”) come invece è richiesto (perché è quello che ci si aspetta) dalla cultura italiana. Motivo? La connotazione della parola stessa “хорошо” che impedisce di usarla in questa situazione.
Per connotazione si intendono i segni del concetto espresso da una parola che realizzino l’atteggiamento socialmente accettato, nonché la valutazione di un oggetto e di un fatto per le caratteristiche tradizionali e culturali.

Sono insiti delle caratteristiche culturali russe in questa parola. “Хорошо” trasmette la valutazione connotativa positiva, e non è solo una risposta alla domanda sull’andamento delle cose. Rispondendo positivamente alla domanda “Какдела?”significa che stiamo davvero bene. Ma se non è vero?
Per di più vi è un rischio per la scaramanzia: “se ora dico che tutto va bene, chissà se domani tutto andrà sempre bene” oppure: “se ora rispondo che tutto va bene, chissà se proverà invidia nei miei confronti”.

Per un russo la domanda “Как дела?” non è un semplice gesto di educazione come, ad esempio, accade nella cultura italiana (“Come stai” appare talvolta anche senza sfumatura interrogativa, come per dire “Ciao”) o anglo-americana, dove “How do you do?” nonostante il punto interrogativo in fondo non è una domanda ma ormai un modo per salutare.
“Как дела?” in russo invece è una domanda che esige una risposta. E se un russo non se la sente non può rispondere “Хорошо” (perché non sarà vero), ma risponde “Нормàльно” (Normale) ovvero né bene né male. (ecco che qui il russo è in contraddizione con se stesso, perché dà una risposta “intermedia”.)

Nonostante il fatto che la domanda “Как дела” esegua nella comunicazione la cosiddetta funzione fatica (phatic function1 ) ovvero la funzione per stabilire un contatto con interlocutore, i russi la trattano come un vero e proprio interessamento sulla loro vita. Per un italiano che aspetterà alla domanda “Come stai” una semplice risposta “Bene, grazie” può sembrare strana la reazione da parte dei russi quando quest’ultimi inizieranno a raccontare tutti i fatti della loro vita privata: come sta lui stesso, la sua famiglia, come vanno o non vanno le cose al lavoro, problemi alla salute, ecc.

Soluzione.
La soluzione più adatta sarà comportarsi in modo naturale e semplice e alla domanda “Какдела?” rispondere con una risposta stabilita in italiano: “Va tutto bene, grazie” sebbene il parlante sia profondamente infelice. Da parte degli italiani bisogna essere preparati per affrontare una lunga risposta nel caso in cui i russi dovessero raccontare con tutta la sincerità come va la loro vita.

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L’Italia e la Russia (4)

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< Terza parte di questo articolo

I tratti contraddittori del carattere russo
I russi possono fare affidamento sul potere supremo che può risolvere tutti i problemi, e allo stesso tempo sognare una “volontà libera”; mostrare le meraviglie del coraggio, dell’eroismo e nello stesso tempo essere sottomessi; sacrificarsi per la Patria e non rispettare il suo passato storico, il quale, a seconda della situazione politica viene considerato o positivamente,o negativamente.

Anche la religione, secondo gli scienziati, formava l’incoerenza del carattere russo. Nell’ortodossia, a differenza del cattolicesimo, ci sono solo due punti polari: il paradiso e l’inferno, ma non c’è il purgatorio. Questo fatto determinò nella mentalità russa l’esistenza di due categorie: una categoria è di «molto bene» e un’altra è di «molto male». O piena sotto missione, o un comportamento senza alcun limite. Lo scrittore russo Anton Pavlovič Čechov scriveva così su questo tratto dei russi: «Tra «Dio c’è » e « Dio non c’è » si trova un enorme spazio, il quale un vero saggio passa con grande difficoltà. Un russo, invece, conosce soltanto uno di questi due estremi, il mezzo non gli interessa».

Sul fatto che l’uomo russo spesso non ha il limite e facilmente tocca il fondo, raccontano anche i proverbi russi: «O tutto o niente», «O un petto pieno di croci (si intende croce come un premio: croce di San Giorgio), o la testa in un cespuglio».
«La mancanza della parte intermedia nel ramo culturale» – così è stato definito dai filosofi il principio della vita russa.

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L’Italia e la Russia (3)

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< Seconda parte di questo articolo

Informazioni di carattere storico-sociale. Contraddizione del carattere russo
«Умом Россию не понять» (La Russia non è comprensibile con la ragione) – queste sono le parole del poeta Fѐdor Ivanovič Tjutčev che vengono spesso ricordate quando si parla della Russia e dei russi, segnandone l’incoerenza, la mistica e l’imprevedibilità.
Senza dubbio, alcune caratteristiche del carattere russo sono legate alla posizione geografica del paese. La Russia si trova tra i due continenti, due civiltà, l’Europa e l’Asia, l’Oriente e l’Occidente. La cultura russa riunisce in se le caratteristiche sia della cultura dell’Occidente, sia di quella dell’Oriente, ma comunque peculiare.

Lo sviluppo della Russia era simile a un’oscillazione del pendolo in un orologio. Si direbbe che all’inizio della sua formazione, la Rus’ di Kiev faceva parte della civilizzazione europea, la Rus’ di Mosca, invece, faceva parte della civilizzazione orientale. Le riforme di Pietro Il Grande spostarono la Russia verso l’Occidente e poi di nuovo la Russia si voltò verso l’Oriente. L’abolizione della servitù della gleba e le riforme alla fine del XIX secolo avevano un carattere occidentale. Dopo la rivoluzione del 1917 si intensificarono i tratti orientali che si verificavano nelle particolarità del regime politico, nella struttura del potere, nella gerarchia sociale. La perestrojka (letteralmente «ristrutturazione») del 1985 rivolse il paese verso i valori occidentali.

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Prof.ssa Olga Kobzeva
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L’Italia e la Russia (2)

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< Prima parte di questo articolo

Tuttavia, i comunicanti saranno indotti ad agire secondo i canoni della loro educazione e avranno sempre aspettative conformi alle nozioni acquisite su ciò che ritengono “corretto” e “adeguato” in una data situazione.
Ecco che, nelle relazioni commerciali tra stranieri, contraddizioni e fallimenti indesiderabili si possono verificare già all’atto dell’approccio, a causa di reazioni comportamentali giudicate sbagliate o inadeguate da parte del partner.

Che cosa si dovrebbe fare per evitare malintesi o interpretazioni sbagliate nella comunicazione di concetti comuni tramite definizioni linguistiche differenti?
E, per quanto ci riguarda in funzione del nostro contatto, abbiamo sufficiente conoscenza dell’universo russo, di quell’ambiente e del popolo con cui interferiremo e con il quale andremo a trattare?

Sappiamo che ragioni geografiche e climatiche, percorsi storiche e culturali ci hanno resi comprensibilmente diversi anche come mentalità, per cui è logico che, all’evidenza dei fatti, non avremo le stesse reazioni.
Allora, siccome non vogliamo che questo comprometta il successo della nostra impresa, dobbiamo prepararci meglio al russo e, oltre che apprenderne la lingua, dobbiamo analizzare l’indole e scoprire il carattere del popolo russo per entrare il sintonia con loro, per cercare di capire l’anima russa.

I russi, come sono oggi, dopo tante vicissitudini?
Quanto differiscono dall’idea che ci eravamo fatta di loro, dalle nozioni storiche e dai documenti della loro straordinaria letteratura?
Come bisogna comportarsi all’atto pratico in certe situazioni, per non fare brutta figura con loro?
In questo articolo vi forniremo alcuni consigli di comportamento i quali vi potranno aiutare a superare con successo alcune interferenze interculturali, contribuendo a sviluppare in maniera vantaggiosa il vostro business.

Terza parte di questo articolo >

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Prof.ssa Olga Kobzeva
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L’Italia e la Russia

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

Al giorno d’oggi si assiste a un gran numero di imprese russe che operano sul mercato italiano e ad imprese italiane sul mercato russo.
Questo è il fatto sicuramente significativo che dimostra quanto interesse ci sia, da entrambe le parti, per lo sviluppo della cooperazione economica tra i due paesi: Italia e Russia.
La crescita di scambi commerciali reciprocamente vantaggiosi e il richiamo esercitato dal rispettivo patrimonio storico-artistico e ambientale contribuiscono ad aumentare anche il flusso turistico dei cittadini russi in Italia e italiani in Russia.

Il rapporto tra due soci stranieri, qualsiasi contatto, avviene tramite una comunicazione fra soggetti che rappresentano lingue e culture diverse. Pertanto, per favorire un buon rapporto nelle relazioni socio-economiche e allo scopo di evitare contraddizioni e fallimenti indesiderati nella comunicazione interculturale, oltre a una buona padronanza tecnica della gestione del business, è necessario acquisire anche quelle conoscenze minime peculiari dell’identità dell’altro, conoscenze che aiuteranno a superare il fenomeno delle interferenze interculturali.
Per interferenze interculturali si intende un processo (conscio o inconscio) di trasferimento delle norme di comportamento, di abitudini, di conoscenze e di aspettative da una cultura ad un’altra.

Gli interlocutori, provenienti da culture diverse, in una maniera o in un’altra, automaticamente o no, intenzionalmente o meno, nella pratica dell’interscambio iniziano ad agire in conformità con i loro atteggiamenti culturali e ciascun soggetto si aspetta dall’altro un comportamento simile a quello cui sono abituati nella loro cultura d’origine.
Però non sempre tutte le nostre norme comportamentali trovano corrispondenza in altre culture, poiché altre culture possono aver determinato radicate norme comportamentali diverse dalle nostre, nel tempo.

Seconda parte di questo articolo >

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Prof.ssa Olga Kobzeva
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Riflessioni di una traduttrice audiovisiva

 Categoria: Servizi di traduzione

È impossibile guardare una serie televisiva, un videogioco, un film o un documentario che originariamente è in una lingua straniera e non pensare a quanto siamo fortunati perché qualcuno, con il suo impegno, ci ha portato un pezzetto di mondo alla nostra portata. Questo faticoso compito è opera di un traduttore audiovisivo. Per arrivare lassù, il percorso è stato irto di ostacoli: ha dovuto spezzarsi la schiena all’università, probabilmente ha fatto un master o dei corsi di specializzazione, ha impiegato anni per padroneggiare le lingue straniere, ha lasciato il suo paese ed è andato all’estero per tuffarsi in una cultura diversa e ha fatto tutto il possibile per essere il migliore. Insomma: sangue, sudore e lacrime.

Tuttavia, in un certo senso, il traduttore audiovisivo è anche davvero fortunato poiché ha trasformato la sua passione ‒ consumare contenuto audiovisivo e imparare continuamente ‒ nel suo mestiere. Come si suol dire “fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”. Pur essendo d’accordo con questo pensiero, devo ammettere che, come professionisti linguistici, abbiamo la corda al collo a causa delle numerose restrizioni di questa specializzazione. Per esempio:

-       In sottotitolaggio (la creazione di un testo a partire dal copione che si sovrappone sullo schermo) dobbiamo tenere conto della restrizione di caratteri per riga, della velocità di lettura degli spettatori, della separazione fra sottotitoli e della loro durata. Tutto questo dipende dalle preferenze del cliente.

-       In doppiaggio (“inserire” nella bocca degli attori la traduzione in modo che sembri che è l’autore originale delle parole colui che stiamo ascoltando) bisogna stare attenti al sincronismo labiale, corporale e di contenuto, come pure all’oralità prefabbricata che non risulta credibile alle orecchie dello spettatore.

-       In voice-over (la sovrapposizione della traduzione sull’audio originale in modo tale da ricevere il prodotto in due lingue simultaneamente) a volte non c’è un copione e si deve fare una traduzione direttamente.

-       In trascrizione (scrivere parola per parola quello che si dice nel documento audiovisivo) ci troviamo spesso a lottare contro rumori e musica di fondo e contro una pessima dizione del parlante.

-       In localizzazione (traduzione e adattamento culturale di videogiochi, siti web, applicazioni mobili e software) facciamo attenzione a restrizioni di spazio, differenze culturale o mancanza di materiale di supporto.

E non solo questo… Lessico specializzato, slang, espressioni gergali, riferimenti culturali, accenti forti, giochi di parole, doppi sensi, metafore, proverbi, battute… La lista è infinita.
Nonostante ciò, credeteci o no, il fatto di essere capace di superare gli ostacoli (a forza di leggere, consultare fonti affidabili e contare sull’aiuto di colleghi) ti dà una grande soddisfazione e ti fa innamorare un po’ più di questo bel lavoro.

Alla luce della mia esperienza, questo mestiere è così arduo come gratificante: è tua la responsabilità di trasmettere fedelmente il messaggio e le emozioni originali nonostante le difficoltà sopra menzionate, ma tua è anche la fortuna di essere il primo a guardare le ultime uscite, di divenire un esperto in temi molto diversi e di migliorare giorno dopo giorno.
La traduzione audiovisiva resta necessaria: è un ponte che colma il divario fra persone e culture diverse e che ci rende più ricchi intellettualmente. Lunga vita a lei!

Autrice dell’articolo:
Andrea Pérez Garcìa
Freelance Translator
Spagna

Il linguaggio influenza il modo di pensare (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Alcune strutture della lingua derivano dal modo in cui la comunità linguistica che la utilizza percepisce il mondo.

Anche gli scrittori, all’interno delle loro opere,hanno spesso ripreso il tema dell’influenza delle strutture linguistiche sullo sviluppo cognitivo e sul modo di pensare dei soggetti che parlano una determinata lingua. George Orwell, per esempio, nel suo romanzo “1984” immagina e descrive la “Neolingua”, una lingua artificiale imposta da un regime totalitario e volutamente caratterizzata da un vocabolario limitato, al fine di rendere impossibile ogni pensiero eretico (cioè contrario ai princìpi del regime). In questo caso la popolazione non può pensare all’insurrezione perché la lingua che utilizza non ha parole che esprimano questo concetto, che quindi non esiste.

Un recente studio ha inoltre evidenziato come i parlanti anglofoni tendano a dirottare i propri pensieri su aspetti diversi rispetto ai soggetti di madrelingua tedesca, quando per esempio si soffermano ad osservare un’azione. In particolare, i ricercatori hanno potuto dimostrare che gli individui di lingua inglese tendono a concentrarsi sulle dinamiche dell’azione, mentre quelli di lingua tedesca ad interrogarsi sullo scopo di quella medesima azione.

Anche gli individui bilingue hanno mostrato diverse reazioni rispetto all’azione, a seconda che essa fosse descritta in inglese o in tedesco.

Altri studi ancora hanno dimostrato come le persone tendano a prendere decisioni maggiormente orientate all’utilità e al beneficio quando sono costrette a parlare in una lingua straniera rispetto a quando parlano la propria lingua nativa. In quest’ultimo caso, infatti, si sono rilevate maggiori anche le emozioni in grado di trasparire attraverso il linguaggio verbale, ma questo è dovuto essenzialmente alla maggiore distanza emotiva che associamo alle lingue straniere.

Ovviamente, resta da verificare se questi studi, spesso condotti utilizzando un numero molto limitato di persone, siano da considerarsi validi e significativi. D’altra parte, spesso le azioni degli individui sono conseguenza del loro carattere e della loro personalità piuttosto che del loro background linguistico.

Non si può comunque negare che siano indagini molto interessanti, che stimolano una riflessione sulla relazione che intercorre tra la lingua che parliamo e lo sviluppo dei nostri pensieri e della nostra visione del mondo.

Fonte: Articolo scritto da Brigitte Schreyer e pubblicato il 18 giugno 2017 sul proprio blog

Traduzione dal tedesco a cura di:
Samantha Di Venezia
Traduttrice freelance DE/EN/ES > IT
Larciano (PT)

Il linguaggio influenza il modo di pensare

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Che cos’è il linguaggio? In che modo influisce sul nostro pensiero? Il linguaggio non è soltanto un mezzo di comunicazione fatto di suoni e parole. Diversi studi hanno infatti dimostrato che la lingua che utilizziamo influisce anche sul nostro modo di pensare.

L’ipotesi di Sapir-Whorf è soltanto uno dei numerosi studi che hanno approfondito la relazione esistente tra linguaggio e mente. Secondo questo studio sarebbe la lingua, con le sue strutture, a determinare il modo di pensare della comunità linguistica che la utilizza.

Questa ipotesi ha quindi condotto alla più importante teoria a sostegno dell’intraducibilità dei testi.

Nel diciannovesimo secolo, il linguista e scienziato Wilhelm von Humboldt fu uno dei primi a riprendere questa idea, sostenendo la teoria secondo la quale la lingua costituirebbe lo strumento di strutturazione del pensiero. Questo equivarrebbe a dire che siamo in grado di pensare soltanto a ciò che è definibile attraverso la lingua.

Circa 100 anni più tardi, il filosofo Ludwig Wittgenstein scriverà: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. In sintesi, tutti questi pensatori consideravano il linguaggio la base di ogni pensiero: senza il primo non sarebbe esistito il secondo.

Ma ci sono emozioni e sentimenti che gli esseri umani non riescono ad esprimere a parole. Quante volte rimaniamo senza parole o riscriviamo qualcosa mille volte senza riuscire mai ad arrivare al punto e a mettere nero su bianco esattamente quello che vorremmo dire?

Si potrebbe supporre, quindi, che più ampio è il nostro vocabolario, più diversificati saranno i nostri pensieri. Di conseguenza, per i parlanti la cui lingua madre si caratterizza per un vocabolario limitato, l’apprendimento di una lingua straniera si convertirebbe in un miglioramento della capacità di espressione e in un “ampliamento del pensiero”, da cui deriverebbe l’acquisizione di un nuovo punto di vista sul mondo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Brigitte Schreyer e pubblicato il 18 giugno 2017 sul proprio blog

Traduzione dal tedesco a cura di:
Samantha Di Venezia
Traduttrice freelance DE/EN/ES > IT
Larciano (PT)

Tradurre e insegnare lo Spagnolo (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

D: Cosa diresti a chi accusa di ingerenza un traduttore che dà lezioni di spagnolo, come nel caso di un professore di inglese che offre servizi di traduzione senza avere la formazione adeguata?

R: Uff, ingerenza. Sono d’accordo che in tutti i settori dobbiamo proteggerci da eccessi di ingerenze, ma credo anche che non tutti miriamo agli stessi clienti. Un professore di inglese e un traduttore ben formato arriveranno a clienti diversi con esigenze e necessità diverse. Allo stesso modo, un traduttore con dieci anni di esperienza arriverà a clienti che per me, che di anni di esperienza ne ho appena tre, al momento sono inaccessibili.

Forse risulto un po’ drastica, ma credo che sia molto più utile, sia personalmente che per la collettività, lottare per dimostrare il nostro valore che litigare con gli intrusi. In fin dei conti, se tutti noi ci sforziamo per dimostrare perché siamo bravi in ciò che facciamo, verremo apprezzati ancora di più e gli intrusi avranno uno spazio minore nel nostro settore.

Credo che la stessa cosa si possa applicare all’insegnamento: io non ambirò agli stessi alunni di un laureato in filologia con molti anni di esperienza, ma non credo neanche che sia più utile per lo stesso laureato in filologia impegnarsi a «scacciare» l’intruso rispetto a dimostrare perché scegliere lui come professore. Poi è a discrezione della singola persona formarsi per essere un buon professionista o meno. Ho frequentato il corso di formazione per professori di spagnolo per stranieri dell’Instituto Cervantes, sono esaminatrice dei livelli A1-A2 e frequento regolarmente corsi sull’insegnamento dello spagnolo.

Grazie mille a Inés per averci raccontato in prima persona la sua esperienza di conciliazione delle sue due professioni. Ci avevate pensato? Io stessa ho frequentato un corso di insegnamento dello spagnolo di oltre 200 ore, ma devo ammettere che non avrei mai pensato che creare la mia piattaforma fosse fattibile, semplice e proficuo. Ma a quanto pare è così! All’inizio dell’articolo trovate il link per il corso di Beatriz Mora che Inés ha frequentato, ve lo reinserisco qui.

Fonte: Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 19 dicembre 2016 sul sito Traducir&Co

Traduzione a cura di:
Giovanni  Gemito
Traduttore freelance EN > IT – IT > ES – FR > IT
Napoli

Tradurre e insegnare lo Spagnolo (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

D: ¿Perché credi che noi traduttori dovremmo prendere in considerazione questa possibilità?
Credo che sia una magnifica possibilità per i traduttori a cui, come nel mio caso, appassiona insegnare e lavorare con lo spagnolo. È un modo per differenziare le entrate. Inoltre, insegnare lo spagnolo online, e non in presenza, ti consente di organizzare molto meglio il tuo tempo: puoi tradurre tra una lezione e l’altra o, ad esempio, dedicare la mattina a tradurre e il pomeriggio a fare lezione o viceversa. Questo è molto più difficile con le lezioni in presenza, perché finisci per perdere molto tempo tra il trasporto e le ore morte.

Inoltre credo che, in generale, a noi traduttori attira tutto ciò che si relaziona con altre lingue e culture. Diversamente dall’insegnamento in presenza, essere professore online ti consente di fare lezione a persone provenienti da qualsiasi posto nel mondo. Trovo molto stimolante parlare con alunni provenienti dal Giappone, dalla Norvegia, dalle Filippine o dal Canada e conoscere i loro punti di vista, le loro vite e le loro esperienze. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo.

D: Quale è stato il procedimento che ti ha portato a decidere di addentrarti in questo campo fino a quando non hai iniziato ad avere i tuoi primi alunni?

R: Il corso che ho frequentato, enseñandoespañol online, era molto pratico e dava tantissime informazioni utili con cui avrei potuto portare avanti il progetto. È stato un buon investimento nella formazione. Ho frequentato il corso per due settimane; dopo altre due avevo il mio sito web funzionante e da lì ho trovato i miei primi alunni. Inoltre, ho investito nella collocazione e nel dominio del sito web. Tutto è oramai abbondantemente ammortizzato.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 19 dicembre 2016 sul sito Traducir&Co

Traduzione a cura di:
Giovanni  Gemito
Traduttore freelance EN > IT – IT > ES – FR > IT
Napoli

Tradurre e insegnare lo Spagnolo

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Gli sbocchi professionali a cui aspira un traduttore vanno oltre l’essere correttore, revisore, project manager o responsabile della qualità. Uno dei grandi sbocchi a cui molti aspirano è dedicarsi all’insegnamento dello spagnolo e, a tal proposito, oggi intervisto Inés, una traduttrice professionista che pratica entrambe le professioni. Nello specifico, lei insegna spagnolo sulla sua piattaforma online.

Inés Fernández Taboada è di A Coruña, ha studiato a Granada e vive a Salisburgo. Traduce DE/EN > ES ed è specializzata nella traduzione letteraria e audiovisiva, ma si occupa anche di traduzione tecnica e giurata. Dopo la laurea, le è stato offerto un posto di assistente di conversazione in Austria, dove da allora (2013) vive e lavora come traduttrice autonoma. Un anno dopo, si è specializzata in traduzione audiovisiva con il METAV (máster en Traducción Audiovisual) dell’Università Autonoma di Barcellona.

D: Quando hai deciso, come traduttrice, di diventare professoressa di spagnolo online? Eserciti entrambe le professioni?

R: Mentre leggevo un blog che mi piace, mi sono imbattuta in un’intervista a Beatriz Mora, una ragazza che offriva un corso per diventare professore di spagnolo online. Avevo dato lezioni di spagnolo in presenza sia durante la carriera universitaria che come assistente di conversazione e tramite lezioni private in Austria, ma non avevo mai preso in considerazione l’idea di insegnare online. Mi sono resa conto che rappresentava un’ottima possibilità per me e quindi ho avviato il mio progetto Palabrerías.

Inizialmente, avevo accantonato l’insegnamento per dedicarmi pienamente al mio progetto di traduttrice autonoma e non l’ho ripreso fino a quando non è comparsa questa possibilità. Non ci ho pensato più di tanto. Insegnare lo spagnolo è qualcosa che adoro e inoltre mi offre qualcosa di molto importante che mi mancava nel mio quotidiano: i contatti sociali.

Attualmente l’insegnamento dello spagnolo occupa circa un terzo della mia giornata lavorativa. Quando decisi di iniziare, mi organizzai in modo da non togliere tempo alla traduzione e allo stesso tempo per fare in modo che mi servisse come entrata principale e regolare per poter così tralasciare gli ambiti che mi piacciono di meno (le traduzioni tecniche). Inoltre, avere un’entrata principale mi consente di dedicare più tempo a trovare clienti migliori per la traduzione letteraria e audiovisiva, che sono le uniche due specialità a cui aspiro a dedicarmi nel medio termine.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 19 dicembre 2016 sul sito Traducir&Co

Traduzione a cura di:
Giovanni  Gemito
Traduttore freelance EN > IT – IT > ES – FR > IT
Napoli

La traduzione per diverse fasce d’età

 Categoria: Servizi di traduzione

La letteratura per l’infanzia è stata per lungo tempo emarginata perché considerata inferiore a quella per gli adulti. Questo, probabilmente, a causa dei contenuti, giudicati semplici, ripetitivi e banali. Tuttavia, nonostante alle volte l’intreccio sia elementare e i personaggi siano dei tipi, ciò che rende i libri per giovani lettori estremamente interessanti è il linguaggio, lo stile e il modo in cui gli autori decidono di raccontare le loro storie. Osservando, in una libreria, i testi per bambini e ragazzi di diverse fasce d’età, vedremo che a ogni lettore modello corrisponde un particolare tipo di libro, con una struttura, un linguaggio e un layout adatto alla sua età.

Il traduttore di letteratura per l’infanzia deve prestare particolare attenzione all’età del lettore a cui il testo si indirizza così da orientare la sua traduzione in base allo sviluppo cognitivo e agli interessi del bambino.

In un testo per pre-schoolers (fanciulli in età pre-scolare), uno degli aspetti su cui il traduttore si deve concentrare maggiormente è la riproduzione delle rime, delle allitterazioni e dei fenomeni di fonosimbolismo. Poiché, appunto, tali libri sono scritti per essere letti ad alta voce da un adulto, è fondamentale che l’orecchio del bambino venga allietato e stimolato.

I libri per middle grade readers (ragazzini dai 7 agli 11 anni) sono generalmente ricchi di espressioni idiomatiche, giochi di parole e situazioni ironiche. A quest’età, infatti, i bambini iniziano a comprendere l’umorismo e il linguaggio figurato e il traduttore deve cercare di riprodurre tali aspetti. Ovviamente, essendo i pun e le idiomatic expressions spesso intraducibili, bisogna trovare nella lingua di arrivo un’espressione ugualmente efficace. Nell’ultimo libro che ho tradotto, The Everything Kids’ Environment Book di Sheri Amsel, ad esempio, mi sono trovata di fronte a un titolo di un paragrafo sui vulcani contenente un gioco di parole basato sull’omonimia di fault (in inglese ‘colpa’ ma anche ‘faglia’). Non avendo, in italiano, un termine equivalente, ho deciso di sacrificare il significato dell’espressione e ho sfruttato la fonologia per raggiungere lo stesso scopo: ottenere un titolo divertente e scherzoso. Così “Whose fault is that volcano” (cfr. “Di chi è la colpa di questo vulcano?) l’ho reso con “tutta colpa delle placche”, espressione ricca di allitterazioni.

Infine, i libri per adolescenti sono per lo più romanzi narrati in prima persona dal protagonista, un ragazzo o una ragazza che ha più o meno la stessa età del lettore. Di conseguenza, viene spesso utilizzato il così detto teen talk, linguaggio particolare che imita il modo di parlare dei teenager, con un lessico ricco di termini slang, di abbreviazioni e acronimi, alle volte vago e volgare e caratterizzato da forme non standard. Riuscire a riprodurre tale linguaggio è d’obbligo per il traduttore sia per rendere il testo accattivante per il lettore target, sia per connotare, anche nella lingua di arrivo, quel determinato personaggio e favorire così l’identificazione del destinatario con il narratore. A mio avviso, la strategia migliore per riprodurre il teen talk nella nostra lingua, oltre

che l’uso di un lessico riconosciuto come “giovanile” (“cool”, “svitato”, “para”…) è l’impiego di forme di italiano neo standard, un italiano colloquiale, normalmente utilizzato nella lingua parlata ma raramente nella lingua scritta. Esempi di forme neo standard sono l’uso di “gli” invece di “a loro”, dell’imperfetto al posto del congiuntivo e della frase scissa.

A quest’età, infatti, i bambini iniziano a comprendere l’umorismo e il linguaggio figurato e il traduttore deve cercare di riprodurre tali aspetti.

Articolo scritto da:
Greta Antonioni
Dott.ssa in Linguistica e Traduzione
Lucca

Cos’è la traduzione?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Tradurre significa trasferire contenuti da una lingua (lingua d’origine) ad un’altra (lingua finale).
Tale processo  necessita di una particolare accuratezza, in modo tale da distaccarsi il meno possibile dal contenuto e dal significato del testo originario. In teoria, per il lettore, il risultato della traduzione dovrebbe suonare come il testo d’origine, affinché non sia riconoscibile che si tratta di una traduzione in una lingua straniera. Ad esempio avreste mai pensato che nel caso del presente  testo si trattasse di una traduzione dall’Inglese?

Tradurre rappresenta per il traduttore, per molteplici aspetti, un’autentica sfida. Tra le altre cose  bisogna andare oltre le  differenze grammaticali, culturali e contestuali tra la lingua di partenza e quella finale.
Nonostante molte lingue facciano riferimento ad una radice comune, spesso esse sono state soggette, nel recente passato, ad una diversa evoluzione, per cui  ad esempio le strutture di una frase in una lingua non possono essere trasferite in un’altra. Il traduttore pertanto, in questi casi,  si trova dinnanzi, prima che alla traduzione vera e propria, ad una nuova struttura e sintassi di base di cui deve tenere conto.

Inoltre si tratta anche di prestare attenzione alle particolarità culturali, sociali, storiche e geografiche delle lingue e di farle scorrere nella traduzione stessa, poiché immagini linguistiche come “bevor in Boehmen ein Viertel untergeht”, “Pommes rot-weiss” oppure “Das Venedig des Nordens” se tradotte in modo del tutto acritico  non hanno alcun senso per chi non possegga nessuna conoscenza delle condizioni culturali retrostanti.
Le sfide menzionate richiedono ad un buon traduttore non solo ed esclusivamente una perfetta conoscenza della sua lingua di partenza e di quella finale, bensì  parimenti una conoscenza completa delle culture che stanno alla base di ambedue le lingue.

Pertanto è molto complicato per un traduttore tradurre in più lingue, poiché proprio l’appropriazione di una nuova cultura è un  presupposto che richiede molto tempo.
Questo ostacolo viene un po’ alleggerito, per fortuna,  ai nostri tempi, tramite Internet, che permette al traduttore di fare delle ricerche veloci e mirate e di consultare testi di confronto nella lingua di partenza e  nella lingua finale, al fine di evitare,in fase di traduzione, incomprensioni e interpretazioni piene di errori. [...]

Fonte: Articolo pubblicato su International Translators

Traduzione a cura di:
Torrione Cristiana
Laurea in Lingue e letterature straniere moderne, specializzazione Tedesco
Rivarolo Canavese (To)

Le origini della linguistica dei corpora

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

L’era del digitale ha consentito un significativo sviluppo della ricerca linguistica, grazie all’enorme disponibilità di testi, di tutti i generi, in formato elettronico. Oggi, le banche dati e i corpora linguistici a disposizione, molti dei quali di libero accesso, possono essere utilizzati per rappresentare l’evoluzione storica delle lingue, per la didattica e, non da ultimo, possono costituire una preziosa risorsa per i traduttori (i corpora multilingue in modo particolare).

Ma quali sono le origini della linguistica dei corpora?

La tradizione anglosassone viene oggi considerata preponderante nel panorama mondiale. Il Brown Corpus of American Written English è stato pubblicato nel 1964, ma già negli anni Cinquanta Charles Carpenter Fries aveva dato un contributo fondamentale con la sua grammatica descrittiva della lingua inglese basata su un consistente corpus di conversazioni telefoniche.

Secondo Manuel Barbera, ricercatore dell’Università degli Studi di Torino e autore del volume “Linguistica dei Corpora e linguistica dei corpora italiana. Un’introduzione”, viene generalmente taciuto, soprattutto nella manualistica di lingua inglese, l’importante ruolo italiano nella disciplina, che ha radici ben più antiche di quelle anglosassoni. Infatti, come sottolineato più volte da Francesco Sabatini, nella storia della lingua italiana grammatici e lessicografi hanno fatto ricorso a corpora di testi fin dai tempi di Dante, anche nelle dispute linguistiche. Questo a causa della condizione particolare della nostra lingua, nata attraverso l’opera di grandi scrittori e mantenuta vitale per lungo tempo attraverso l’uso scritto.

Quindi, secondo Barbera, la tradizione italiana dovrebbe assumere un ruolo centrale nella linguistica dei corpora in primis perché, come sopra menzionato, il procedimento corpus based è alla base della storia linguistica italiana (tanto è vero che il Dizionario della Crusca del 1612 è stato costruito proprio su testi). Non solo: secondo Barbera, si dovrebbe dare adeguato rilievo anche all’opera del Padre Roberto Busa il quale, nel 1949, diede inizio all’Index Thomisticus, una lemmatizzazione, a quanto sembra già basata su conteggi elettronici, dell’opera di Tommaso D’Aquino e degli scritti a questo connessi.

Il volume di Barbera, così come il sito della Crusca, ci mettono a disposizione un ricco elenco di banche dati e corpora di varie tipologie (multilingue, traduzionali e interpretariali, giornalistici, giuridici, radiofonici e televisivi, solo per citarne alcuni)e la quantità di materiale a disposizione per la lingua italiana è davvero sorprendente.

Articolo scritto da:
Virginia Leo
Traduttrice EN-FR, IT
Cervia (RA)

Bibliografia
- Barbera Manuel (2013), Linguistica dei corpora e linguistica dei corpora italiana. Un’introduzione, Q.u.A.S.A.R. srl, Milano (l’e-book è scaricabile gratuitamente dal sito www.bmanuel.org).
Accademia della Crusca (ultimo accesso febbraio 2019)

Le abitudini dei bravi traduttori (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

Organizzarsi in modo da gestire al meglio il proprio tempo
State alla larga dalle scadenze irragionevoli o incompatibili con i vostri impegni. In quanto traduttori, il tempo è una delle vostre priorità. Consegnare in ritardo le vostre traduzioni avrà un impatto negativo sulla vostra agenda. Si consiglia di conservare sempre un po’ di tempo in più per gestire eventuali imprevisti e soprattutto per sviluppare il proprio marchio. Si sa che le mansioni amministrative sono poco piacevoli, ma non bisogna mai rimandarle, altrimenti diventeranno ancora più difficile da gestire.

Restare fermi sui prezzi stabiliti
Bisogna stabilire una tariffa equa e mantenerla, in modo da trovare clienti disposti a pagare per delle traduzioni di qualità. Se i prezzi vengono abbassati, in seguito, risulterà poi difficile alzarli. La guerra dei prezzi è in contrasto con l’immagine della qualità che volete offrire ai vostri clienti. D’altro canto, fate attenzione a non sopravvalutare le vostre capacità. Si tratta di un errore altresì comune quando ci si avvia in questo mercato.

Aiutarsi a vicenda e costruire il proprio marchio
Partecipate a gruppi di discussione insieme ad altri traduttori. Chiedete consigli e pareri sulle vostre traduzioni, aiutate altri traduttori a trovare il significato di parole complesse. In sintesi, coltivate la vostra rete di conoscenze! Il mondo dei traduttori è molto competitivo, perciò bisogna essere simpatici nei confronti degli altri colleghi. Esistono molte comunità di traduttori su internet, (ProZ, TranslatorsCafé, ecc.) per rimanere aggiornati sulle ultime tendenze. Tutto questo vi aiuterà a costruirvi una solida reputazione sul web soprattutto se siete dei traduttori freelance. Una volta acquisite e rispettate queste abitudini, sarete tanto più efficaci e aumenterete le vostre opportunità lavorative.

E voi? In quanto traduttori, quali altre abitudini consigliereste? Come fate a mantenerle?

Fonte: Articolo scritto da Gaëtan Demeusy e pubblicato il 15 febbraio 2017 su Eazylang

Traduzione a cura di:
Cristina Georgiana Vieru
Laureata in teorie e tecniche della mediazione interlinguistica
Combinazioni linguistiche: FR>IT IT>FR – FR>RO RO>FR – IT>RO RO>IT
Ventimiglia

Le abitudini dei bravi traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Il cliente ha sempre ragione, ma …
Crearsi una clientela, richiede del tempo, per questo bisogna pensare a lungo termine. Avete tutto l’interesse a rendere i vostri clienti felici del vostro rapporto in modo che si rivolgano di nuovo a voi per i loro futuri progetti. Ma spetta a voi la possibilità di scegliere! Non siete obbligati ad accettare tutte le richieste che vi vengono trasmesse. Bisogna privilegiare i clienti che rispettano i tempi di pagamento, coloro con cui siete in buoni rapporti e coloro che non cercano di continuo a negoziare le vostre tariffe, perché solo così riuscirete a risparmiare tempo ed energia.

Migliorare e fare progressi
In quanto principiante, tradurre pro bono può risultare una buona abitudine per compiere progressi, aiutando associazioni che non hanno necessariamente a disposizione un budget dedicato alle traduzioni di qualità. Avrete così, la possibilità di riscontrare le stesse problematiche riguardanti le scadenze o la localizzazione come se si trattasse di traduzioni “a pagamento”. In questo modo sarete più preparati ad affrontare ulteriori situazioni di questo genere.

Coltivare la curiosità
Ovviamente, è importante tradurre dei documenti di proprio interesse e dedicarsi a un determinato campo di specializzazione, ma allo stesso tempo bisogna anche cercare di uscire dalla propria zona di sicurezza. Anche in questo caso curare progetti di traduzione pro bono, può risultare una soluzione valida, ma contenuta. Tutti i traduttori passano dei periodi di maggese. Bisogna però far fruttare questi periodi, lanciando nuove sfide, come per esempio dedicarsi a un nuovo campo di specializzazione oppure imparare una nuova lingua.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëtan Demeusy e pubblicato il 15 febbraio 2017 su Eazylang

Traduzione a cura di:
Cristina Georgiana Vieru
Laureata in teorie e tecniche della mediazione interlinguistica
Combinazioni linguistiche: FR>IT IT>FR – FR>RO RO>FR – IT>RO RO>IT
Ventimiglia

Le abitudini dei bravi traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Da diversi anni, si può parlare di una vera e propria esplosione del mercato della traduzione dovuta al continuo aumento della domanda in questo campo. Pertanto, la concorrenza tra traduttori è sempre più forte, tra l’altro, anche in seguito all’emergenza di soluzioni di traduzione automatica gratuite. Questa concorrenza risulta ancora più difficile da superare per i giovani traduttori che non dispongono ancora di una valida clientela. Per affrontare la concorrenza, alcuni scelgono di praticare tariffe più basse. Ma ovviamente, la soluzione migliore rimane quella di offrire un servizio di migliore qualità. Ma come si diventa il migliore nel proprio campo? Abbiamo individuato alcune buone abitudini da mettere in atto, che potranno servirvi come fonte di ispirazione e aiutarvi ogni giorno a diventare dei traduttori sempre più efficaci.

La qualità, sempre la qualità
La qualità è la parola d’ordine! Non bisogna recare pregiudizio ai propri clienti redigendo cattive traduzioni che potrebbero avere ripercussioni su di loro. Per esempio, la traduzione del foglio illustrativo di un medicinale può avere gravi conseguenze per i vostri clienti, nonché per i loro propri clienti. Noi vi incoraggiamo a lavorare quanto più possibile nelle lingue di cui avete una buona padronanza per rendere fedelmente il messaggio da tradurre. È inoltre possibile utilizzare basi di dati terminologiche del settore interessato, e chiedere aiuto ad altri traduttori che hanno una maggiore esperienza. Non bisogna mai dimenticare che il cliente ripone la propria fiducia nelle vostre capacità, scegliendovi per redigere le sue traduzioni.

Revisionare sempre le proprie traduzioni
Revisionare le proprie traduzioni è una condizione indispensabile per ottenere una traduzione di qualità. La rilettura della propria traduzione deve essere sistematica. L’ortografia, la grammatica, le coniugazioni, la punteggiatura, devono essere esaminate diverse volte, se necessario. In effetti, bisogna essere meticolosi, e accertarsi di non aver commesso alcun errore. Non esitate a leggere a voce alta la vostra traduzione, per individuare eventuali errori invisibili allo scritto. È altrettanto utile farla rileggere da altri traduttori.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëtan Demeusy e pubblicato il 15 febbraio 2017 su Eazylang

Traduzione a cura di:
Cristina Georgiana Vieru
Laureata in teorie e tecniche della mediazione interlinguistica
Combinazioni linguistiche: FR>IT IT>FR – FR>RO RO>FR – IT>RO RO>IT
Ventimiglia

Il corpo rivela ciò che nella lingua si cela (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Interpretare il corpo
“Il fatto è che lei vede ma non osserva; qui sta la differenza!”[1]

Comprendere realmente una persona
Saranno innumerevoli le volte in cui ci si trova a contatto con una persona, sul posto di lavoro, in famiglia, ad una festa; qualunque siano le circostanze, si è sempre spinti ad interagire con un altro individuo e ciò può avvenire parlando o anche soltanto guardandosi negli occhi, poiché persino “guardare” è uno dei simboli più percettivi del linguaggio corporale. L’obiettivo principale è capire soprattutto  i pensieri e nonostante sia umanamente impossibile leggere nella mente, ciò che il corpo comunica è un chiaro indizio per svelare quella parte remota dell’essere. Come tutti sanno, la natura ha donato all’essere umano i cinque sensi e nella comunicazione non verbale quelli utilizzati per esprimere qualcosa sono prevalentemente il tatto e la vista;  i restanti tre, invece,  hanno una funzione decisamente passiva, giacché entrano in gioco quando si recepisce un’informazione.

C’è anche chi parla del cosiddetto “sesto senso”, considerato quasi un dono e talvolta denominato “intuito femminile”, poiché attribuito in particolar modo alle donne. Dopotutto è risaputo che esse siano più inclini ad entrare nella mente degli altri e a capire immediatamente le intenzioni della persona con cui hanno a che fare, specialmente se dello stesso sesso; questo perché, essendo tali,  sono consapevoli di certe azioni e sentimenti di altre donne, e di come potrebbero comportarsi in determinate circostanze. Del resto  non si presta molta attenzione alle proprie posture e ai propri gesti, difatti , pur quando si manifesta un certo stato d’animo le parole dicono tutt’altro.

Questa contraddizione fa notare come il linguaggio del corpo rifletta il vero e proprio stato emozionale della persona, ascoltando ciò che  si dice e cogliendo ogni minimo movimento. Per tale motivo è necessario essere percettivi, ossia leggere e captare quei piccoli dettagli presenti nei segnali non verbali per poi metterli a confronto con quelli verbali e scoprire se vi siano contraddizioni. Ad ogni modo non è così semplice come sembra; affinché si riesca a decodificare la vera personalità di un individuo, bisogna tener conto anzitutto del carattere, attuando una sorta di psicoanalisi.

Risulta essere quell’atteggiamento alla cui base  vi è infatti sia una componente psichica che somatica, le quali permettono alla persona di affrontare la vita, di porsi di fronte agli altri, al mondo. “Il linguaggio del corpo è nato dalla necessità di integrare in uno schema unitario i concetti psicoanalitici fondamentali [...] che stanno alla base della nostra terapia, unità che viene raggiunta clinicamente con l’applicazione dei principi dell’analisi del carattere.”[2]
Dunque l’obiettivo principale è quello di approfondire il modello di comportamento, che denota come ogni gesto si inserisca in un determinato contesto;  pertanto svolgere  questa analisi mostra come i processi del linguaggio del corpo possano rivelare il carattere stesso dell’individuo.

Articolo scritto da:
Francesca Dutti
Traduttrice
Foggia


[1] Arthur Conan Doyle (1859-1930).
[2] Alexander Lowen, Il Linguaggio del Corpo, Paolo di Sarcina e Maura Pizzorno, Milano 1958, p. 103

Il corpo rivela ciò che nella lingua si cela (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Probabilmente nessuno ci fa caso, ma gli umani non sono gli unici esseri viventi capaci di comunicare, difatti il linguaggio del corpo è l’unico sistema di comunicazione presente nel regno animale. A questo punto è evidente che, pur non avendo l’abilità di parlare, le varie specie riescono ugualmente ad interloquire fra loro mediante versi o movimenti del corpo. In fin dei conti, è praticamente impossibile non comunicare.

La comunicazione non verbale
Tutto ciò che non implica l’uso delle parole fa parte di un insieme di fenomeni, quali gesti, sguardi e qualità della voce che vengono trasmessi attraverso la comunicazione non verbale. Può essere percepita in maniera consapevole o inconsapevole ed essere espressa volutamente e non, dato che fornisce informazioni principalmente su stati d’animo ed emozioni. Il linguaggio non verbale fa uso di un sistema di segni, i quali sono le unità fondamentali della comunicazione. Il tipo di segno che descrive questa attività è il segnale, usato intenzionalmente o motivato naturalmente, come ad esempio uno sbadiglio, il quale può delineare noia o sonno. Molteplici studi e osservazioni sono stati portati avanti dai migliori esperti in linguaggio e comunicazione, tra i quali il noto Albert Mehrabian , psicologo e professore statunitense  di origini iraniane.

Da ciò che ha scritto in Silent Messages (1971) e confrontandosi con altri studiosi, ha poi dedotto la cosiddetta regola del 7-38-55, la quale afferma che il canale  maggiormente utilizzato per comunicare è  proprio il linguaggio non verbale, con una percentuale del 55%, mentre la restante parte è costituita dal linguaggio para verbale ( timbro, tono e ritmo della voce) con il 38% e da quello verbale (semplici parole pronunciate) con solo il 7%.

Evidentemente questo accade perché si utilizza il linguaggio del corpo al fine di rafforzare e dare più valore al messaggio e , in certi termini, tende  anche a superarlo. Ad ogni modo la comunicazione non verbale andrebbe studiata a fondo per capire ciò che realmente viene trasmesso, che sia un’emozione, uno stato d’animo o  una menzogna.

Terza parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Francesca Dutti
Traduttrice
Foggia

Il corpo rivela ciò che nella lingua si cela

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Non a tutti capita di osservare una persona, e per “osservare” si intende entrare in quell’immenso mondo dell’interiorità umana che non viene considerato del tutto, o almeno, non quello che realmente si vuol far vedere. Facendo una riflessione, c’è sempre una parte nascosta che non si mostra agli altri con il semplice linguaggio verbale e dunque il semplice parlare, bensì attraverso la gestualità del corpo. A volte esso è spontaneo, naturale, dovuto a sintomi o reazioni involontarie, ma qualunque sia la ragione, il corpo trova sempre il modo di comunicare. Se ci si fa caso, è sin da prima della nascita che i gesti entrano in scena, come ad esempio quel tenero momento in cui il bambino, ancora in grembo, dà dei “calcetti” ogni volta che si muove per far notare a tutti la sua presenza.

Così come il neonato utilizza i propri piedini, l’uomo, durante il suo percorso di vita, si fa capire attraverso espressioni facciali, movimenti del corpo e persino degli stessi occhi; tutto si può esprimere senza neanche aprir bocca. Qualsiasi gesto, postura o anche un semplice sguardo sono un vivo segnale di comunicazione, il che significa scambiarsi informazioni l’un l’altro. Perché si utilizza il verbo “scambiare”? Rispondere è naturale, poiché, quando una persona manda un segnale al suo interlocutore, ha come obiettivo che quest’ultimo dia una sorta di “feedback”, ossia una risposta da parte del ricevente affinché abbia percepito quella determinata informazione. Questo è comunicazione, positiva o negativa che si voglia intendere. Ebbene sì, un gesto che sembra apparentemente normale, in altri ambiti e paesi risulta totalmente diverso e talvolta offensivo. Ciò accade perché il linguaggio del corpo non è sempre lo stesso in tutto il mondo, sicché ogni cultura possiede tradizioni distinte.

Un chiaro esempio lo si può notare nel classico “gesticolare”, tipico del popolo italiano (particolarmente diffuso nel sud del Paese); ciò non significa che è l’unico a farne uso, ma uno stesso gesto eseguito altrove ne trasforma il significato, tant’è che in Gran Bretagna, ad esempio, la “V” in segno di vittoria con il palmo della mano rivolto verso di sé equivale ad un segno irriverente. Per cui bisogna prestare molta attenzione a come ci si esprime, nonostante ci sia l’abitudine di accompagnare sempre un gesto a ciò che si vuol dire. Tuttavia l’atto vero e proprio o movimento che sia ha avuto origine ancor prima del linguaggio, poiché era l’unico metodo di comunicazione primitivo dell’uomo, non essendosi ancora evoluto per poter fare uso del linguaggio verbale.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Francesca Dutti
Traduttrice
Foggia

Si può insegnare a tradurre?

 Categoria: Traduttori freelance

In questo post, rifletterò su un argomento che ha suscitato un acceso dibattito tra i traduttori negli ultimi anni: Si può insegnare a tradurre? Le università e i corsi estivi insegnano davvero agli studenti ad essere dei validi traduttori?

Al centro della questione gioca un ruolo chiave la percezione che si ha della traduzione in quanto tale: si tratta di una scienza, di una capacità da sviluppare o di una forma d’arte innata?

Forse c’è qualcosa di vero in ognuna di queste percezioni. I diversi approcci alla traduzione si basano su principi invariabili, ci sono competenze e metodi che possiamo sviluppare per diventare traduttori migliori, ma alla fine i traduttori devono trovare dentro sé stessi le parole giuste e le soluzioni migliori.

“Il linguaggio è un processo di libera creazione; le sue leggi e i suoi principi sono fissi, ma il modo in cui i principi della generazione vengono usati è libero e infinitamente vario” (Noam Chomsky).Nonostante ci sia una strategia dietro una buona traduzione, e ai traduttori di successo serva un’attitudine specifica, quest’affermazione può valere per molte professioni.

I programmi di traduzione hanno i loro limiti. Non possono insegnare la scienza esatta per risolvere i problemi che si affronteranno come traduttore. Questi problemi sono spesso unici e ci possono essere molte strade percorribili. Tuttavia, possono aiutare a comprendere meglio gli approcci da seguire, a dare la possibilità di discutere le proprie traduzioni con esperti e ad insegnare a sfruttare, in quanto traduttore, la tecnologia disponibile.

Forse, ciò che conta di più, è che i corsi di traduzione si concentrano fortemente sulla qualità. Valutandone e discutendone gli aspetti, i corsi di traduzione aiutano a promuovere un elevato standard traduttivo e incoraggiano i traduttori a valorizzare il proprio lavoro.I programmi d’istruzione, al pari dei premi di traduzione, delle conferenze e delle linee guida aziendali, mirano ad alzare lo standard per le traduzioni di qualità e a diffondere la conoscenza di quell’abilità che si cela dietro le grandi traduzioni.

E dunque? I benefici che derivano dallo studio sulla traduzione ne superano i limiti? La traduzione è un talento innato o un’abilità che può essere sviluppata?

Fonte: Articolo scritto da David Garcia-Gonzalez e pubblicato sul blog di GoLocalise

Traduzione a cura di:
Federico Acierno
Traduttore e sottotitolatore
Roma

Shakespeare è di origine italiana (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Il secolare legame culturale tra Italia e Inghilterra, ed in particolare tra l’Italia e Londra è stato cruciale per accrescere la fama del drammaturgo. Lo dimostra il fatto che molti italiani illustri giunsero a Londra come emigrati politici e religiosi durante l’epoca elisabettiana, e sebbene l’Italia non fosse ancora innamorata di Shakespeare fin ad allora, Shakespeare potrebbe essersi innamorato dell’Italia letteralmente, se, come ha sostenuto lo scrittore e critico Jonathan Bate, “La signora oscura” in alcuni dei sonetti è stata modellata sulla moglie del linguista John Florio, che insegnò alla corte di Elisabetta a parlare l’italiano.

Ancora più determinante è stato il contributo di generazioni di scrittori, intellettuali e dissidenti italiani in cerca di rifugio a Londra e nelle opere di Shakespeare. Giuseppe Mazzini, ad esempio, uno dei maggiori rappresentanti del Risorgimento italiano, il movimento politico fautore dell’Unità d’Italia nella metà del XIX secolo, visse a Londra come esiliato politico. Poco prima di trasferirsi nel Regno Unito, citò Shakespeare in uno dei suoi saggi letterari per definire il suo ideale di poesia democratica del futuro: “la verità che sta sotto il reale“, come “l’anima profetica del vasto mondo che sogna sulle cose a venire” (riferimento al Sonetto n.107). Esattamente come i romantici in Germania, i critici italiani vedevano in Shakespeare uno sviluppo naturale della letteratura e della cultura italiana.

Uno di loro, Francesco de Sanctis, sostenne nel 1869-70 che “le potenti figure di Dante, in piedi sui loro piedistalli, rigide ed epiche, aspettavano l’artista che le prendesse per mano e le gettasse nel tumulto della vita”; quell’artista era Shakespeare.

Il processo di scambio culturale è avvenuto in entrambe le direzioni. In particolare, nel XIX secolo, gli attori italiani in tournée riportarono Shakespeare in Gran Bretagna. Tra i più degni di nota ci furono Tommaso Salvini, Ernesto Rossi ed Eleonora Duse, che perfezionarono stili di recitazione distintivi – questi ultimi sobri e sottili, i primi due potenti, fisici e “vividamente espressivi”, come ha osservato Henry James dopo aver visto Salvini interpretare Otello a Boston nel 1882-83. Come la tradizione operistica di Verdi, questi attori contribuirono all’esportazione di uno Shakespeare italianizzato nell’Europa continentale, nel Nord America e in Inghilterra.

E la storia d’amore con l’Italia continua. Vale la pena menzionare due nobili omaggi contemporanei targati “made in Italy”. Il Cesare deve morire dei fratelli Taviani, premiato con l’Orso d’oro 2012 al festival di Berlino, e la ricostruzione del Globe, il caratteristico teatro a forma circolare (il primo in cui recitò la compagnia di Shakespeare) nei meravigliosi giardini di Villa Borghese a Roma.

Quale migliore tributo dunque, alla memoria del suo ideatore, Sam Wanamaker e alla giovane compagnia italiana impegnata ne il Giulio Cesare, in calendario nella stagione Globe to Globe, se non la splendida citazione in versi de La Tempesta, tradotti magistralmente da Agostino Lombardo per la celeberrima produzione anni ’80,firmata  Giorgio Strehler –

“O meraviglia! Quante magnifiche creature
Ci sono qui, e com’è bella
L’umanità.
O splendido nuovo mondo
Che ha gente simile dentro di sé.”

Chiunque sostenga che la poesia di Shakespeare sia perduta nei meandri della traduzione dovrà ricredersi.

Fonte: Articolo scritto da Sonia Massai e pubblicato il 25 aprile 2012 sul Guardian

Traduzione a cura di:
Cristina Scarcia
Traduttrice
Lecce

Shakespeare è di origine italiana

 Categoria: Traduzione letteraria

Una sensazionale serie di eventi che lega il drammaturgo all’Italia da cinque secoli
Secondo una fazione molto eccentrica di anti-Stratfordiani, Shakespeare non è affatto la persona che tutti si immaginano, ma addirittura non sarebbe neanche nativo inglese, bensì italiano!

Il suo cognome effettivo, secondo le loro teorie, era appunto Crollanza o Scrollalanza, (altro se non la traduzione di Shake the Speare: Scrolla la Lancia), prima di trasferirsi a Londra dalla Sicilia attraverso l’Italia settentrionale. Dunque un quacchero di origini sicule, autore di opere teatrali che anticipano i drammi del “bardo,” in fuga verso l’Inghilterra protestante.Questa fantasiosa ipotesi, emersa per la prima volta all’inizio del XX secolo, mostra fino a che punto alcuni italiani sono pronti a rivendicare orgogliosamente William Shakespeare come loro connazionale.

Più tangibile e significativa è la misura in cui Shakespeare è profondamente radicato nella cultura italiana, sia a livello intellettuale che popolare. Le acclamate traduzioni letterarie ad opera di Giuseppe Ungaretti ad esempio, che lavorò su ben 40 sonetti del drammaturgo, danno solo un senso parziale della varietà dei dialetti locali in cui Shakespeare è stato tradotto.

Una delle più divertente è la commedia in vernacolo messinese Troppu trafficu ppi nenti (Much Ado About Nothing), un omaggio ironico alle origini pseudo-siciliane di Shakespeare ad opera di Andrea Camilleri, il creatore dell’ispettore Montalbano, in onda sul canale BBC4.

Come non dimenticare il Romeo e Giulietta in versione cinematografica, un capolavoro firmato dal maestro Franco Zeffirelli, e ancora La Bisbetica Domata,  sempre firmato dal regista fiorentino ed interpretato da Richard Burton e Liz Taylor – pellicole che hanno raggiunto gli spettatori di tutto il mondo. Più recentemente la regista Roberta Torre ha presentato un progetto molto interessante, Sud Side Story ambientato anch’esso in Sicilia, un adattamento del più celeberrimo musical West Side Story in cui si rivisita nuovamente la tragedia dei due innamorati di Verona.

La musica è un altro sentiero sublime dove gli italiani sono bravissimi nel far rivivere il mito Shakespeariano. Gli amanti dell’Opera potrebbero essere più familiari con l’Otello di Verdi che con la sua fonte shakespeariana che continua nelle strofe interpretate dal grande Domenico Modugno:“Che io possa essere dannato, se non ti amo” (“Posso essere dannato, quando non ti amo”) nel cortometraggio di Pier Paolo Pasolini, Che Cosa Sono Le Nuvole? – un altro brillante adattamento del dramma.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Sonia Massai e pubblicato il 25 aprile 2012 sul Guardian

Traduzione a cura di:
Cristina Scarcia
Traduttrice
Lecce

Il sorprendente potere della lingua (3)

 Categoria: Le lingue

< Seconda parte di questo articolo

Sicuramente alcuni potranno dubitare che la lingua sia tanto potente da sovvertire le nostre convinzioni di base, nonché i valori e gli obiettivi. Ed effettivamente una persona bilingue che parla due lingue diverse non si trasforma magicamente in due persone completamente diverse. La lingua crea piuttosto un contesto ben radicato che permette di attingere dai diversi aspetti di noi stessi. Nella stessa maniera in cui potremmo diventare più caritatevoli qualora si tirasse in ballo la religione, oppure più riservati se si parlasse di malattia, così la lingua è capace di influenzarci rendendo alcune idee e ricordi più importanti di altri.

L’influenza che la lingua esercita sul nostro modo di pensare, di sentire e persino sul nostro comportamento può avere un impatto che va al di là della sfera individuale, estendendosi fino al livello sociale ed economico. Mentre gli Stati Uniti non hanno più avuto un vero e proprio presidente multilingue dai tempi di Franklin D. Roosevelt (che era fluente in inglese, francese e tedesco), prima della Seconda Guerra Mondiale il bilinguismo tra i capi di stato era la regola, e non l’eccezione. Fuori dagli Stati Uniti spesso è ancora così, con leader mondiali come Emmanuel Macron e Angela Merkel che prendono importanti decisioni usando più lingue. In un certo senso, conoscere lingue diverse garantisce alle persone una varietà di lenti attraverso le quali vedere il mondo.

Per costruire una società funzionale dobbiamo lavorare per comprendere in che modo l’utilizzo o il non utilizzo di più lingue condizioni la nostra psicologia e il nostro comportamento, che sia nelle nostre case, negli ospedali o ai più alti livelli del governo.

Fonte: Articolo scritto Viorica Marian e Sayuri Hayakawa e pubblicato il 13 luglio 2018 sul blog Psychology Today

Traduzione dall’inglese a cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale
Torino

Il sorprendente potere della lingua (2)

 Categoria: Le lingue

< Prima parte di questo articolo

Considerato il ruolo chiave che le emozioni rivestono nel nostro processo decisionale, le persone sono spesso meno parziali e più coerenti nel prendere decisioni nella lingua meno emotiva, ovvero nella lingua straniera. La lingua arriva persino a influenzare i nostri giudizi e decisioni morali. Alla domanda se sacrificherebbero la vita di una persona per salvare un gruppo, le persone che parlano più di una lingua sono notevolmente più propense a dire di sì se rispondono in una lingua straniera. I sentimenti negativi che possono impedire di prendere delle decisioni difficili si affievoliscono se viene utilizzata una lingua diversa dalla lingua madre. Per le persone che sono responsabili per le vite ed il benessere altrui il potenziale impatto potrebbe essere rilevante.

I nostri ricordi possono essere, inoltre, fortemente influenzati dal modo in cui valutiamo la probabilità e il rischio. Prendete ad esempio il fatto che ”gli attacchi terroristici” sono classificati tra le più grandi paure degli Americani, sebbene ci siano migliaia di possibilità in più di essere uccisi da un’arma da fuoco. Questo è dovuto in parte all’euristica della disponibilità, ovvero la tendenza di valutare la probabilità degli eventi sulla base di esempi chiari e immediati immagazzinati nella nostra mente. A causa della memoria dipendente dalla lingua, l’uso di lingue diverse potrebbe far venire in mente esempi diversi, modificando in questo modo la nostra percezione del rischio. Il che potrebbe portare a conseguenze sostanziali, dal momento che il grado di rischio percepito può influenzare le scelte che facciamo in qualsiasi contesto, dalle decisioni mediche, alla sicurezza nazionale. Negli Stati Uniti, ad esempio, oltre il 25% dei medici hanno origini straniere e molti dei loro pazienti parlano a loro volta almeno un’altra lingua. È importante essere consapevoli di quanto la lingua che viene parlata possa influenzare le decisioni che prendiamo noi e chi ci circonda.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto Viorica Marian e Sayuri Hayakawa e pubblicato il 13 luglio 2018 sul blog Psychology Today

Traduzione dall’inglese a cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale
Torino

Il sorprendente potere della lingua

 Categoria: Le lingue

Siamo la lingua che parliamo
Non è raro vedere un giapponese che si inchina mentre parla al telefono. Una di noi due è nippo-americana ed effettivamente si inchina al telefono, ma solo quando parla in giapponese. I  comportamenti possono diventare talmente abitudinari da emergere persino quando non ce n’è bisogno. Gli individui bilingue e biculturali sanno in prima persona che il modo in cui si comportano può dipendere dalla lingua che stanno parlando. In qualità di studiose con alle spalle un’esperienza di trent’anni sommati insieme nel campo del bilinguismo e dei processi decisionali, le nostre ricerche dimostrano che chi siamo in un determinato momento può dipendere dalla lingua che stiamo utilizzando.

Questo si verifica perché nel momento in cui viviamo un’esperienza, si crea un’associazione con la lingua utilizzata. Per le persone bilingue ciò significa che alcuni ricordi sono più strettamente legati a una lingua piuttosto che a un’altra, un fenomeno noto come memoria dipendente dalla lingua. Ad esempio, è più probabile che un ricordo d’infanzia riaffiori quando viene nuovamente parlata la lingua che veniva parlata durante quel periodo di vita. Esattamente come una musica nostalgica ha il potere di trasportarci in un preciso momento della nostra vita, così la lingua che utilizziamo in un determinato momento ci aiuta ad attingere ai ricordi associati ad essa e a riportarli in superficie. I ricordi, inoltre, saranno spesso più emotivi in presenza di un legame tra la lingua parlata nel momento in cui aveva luogo l’esperienza e la lingua parlata nel momento del ricordo.

Il nostro modo di pensare e di sentire può, pertanto, cambiare in base alla lingua che usiamo. Per esempio, le persone bilingue hanno un’accentuata reazione da stress durante l’ascolto di parole tabù e di rimproveri in una lingua madre. Tale fenomeno può essere spiegato in parte dal fatto che i nostri ricordi infantili associati con l’apprendimento di ”parolacce” o con l’essere sgridati dai genitori siano avvenuti nella nostra lingua madre. Questo significa che una situazione può essere percepita come psicologicamente o emotivamente più distante se vista attraverso la lente di una lingua straniera.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto Viorica Marian e Sayuri Hayakawa e pubblicato il 13 luglio 2018 sul blog Psychology Today

Traduzione dall’inglese a cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale
Torino

Doppiaggio, lingue e accenti (4)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Terza parte di questo articolo

Sono pochi i casi in cui si adotta questo approccio per tradurre la variazione linguistica nella traduzione audiovisiva. Uno di essi, con la combinazione linguistica italiano-tedesco, è quello presentato da Heiss e Soffritti (2009) che, basandosi su Pym (2000), cercano di capire quale sia la funzione dei fenomeni dialettali concreti scelti e come si trasferisca tale funzione nella lingua di arrivo, e propongono una lista di soluzioni per compensare la perdita degli elementi dialettali delle produzioni testuali originali.

Sulla stessa falsa riga si posiziona Alemán (2005), che in un suo studio presenta una proposta di doppiaggio del film britannico Billy Elliot diversa da quella utilizzata nel doppiaggio ufficiale. Nell’audio originale la varietà diatopica geordie dei personaggi si sovrappone al loro status sociale di appartenenti alla classe operaia; tuttavia, nel doppiaggio in spagnolo europeo riservato alla proiezione nelle sale cinematografiche e alla distribuzione commerciale, l’accento diventa neutro, una perdita a cui Alemán (2005) propone di rimediare. Per l’autore i personaggi appartenenti alla classe operaia dovrebbero differenziarsi e utilizzare un castigliano popolare che, pur non inquadrandoli in una varietà diatopica, tenga conto della differenza sociale. Il pericolo che si corre con questa soluzione è che lo spettatore della lingua di arrivo abbia l’impressione che i personaggi impieghino un registro più basso della versione inglese, visto che il contesto sociale e linguistico dell’originale si perderebbe ed è probabile che non si capisca il motivo dell’uso di un castigliano popolare nel contesto originale del film».

Come potete vedere, non si tratta di un tema per niente irrilevante e che bisogna pensarci non una, ma più volte prima di sostituire un accento o un dialetto con un altro. Ma se niente di questo vi convince, pensate alla figura del lektor nella televisione polacca: nessun accento, poca intonazione e la stessa voce per tutti i personaggi.

E voi che ne pensate della soluzione del trailer? Vi convince? Come sempre, apprezzerò i commenti che lascerete. Alla prossima!

Fonte: Articolo pubblicato il 16 agosto 2018 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Antonella Leoci
Neolaureata in Specialized Translation
Terlizzi (BA)

Doppiaggio, lingue e accenti (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Non voglio dilungarmi oltre, perché un blog ha i suoi limiti, ma vi propongo un frammento di un articolo di Gloria Uclés, in modo che capiate la complessità della questione e quanto questa problematica venga studiata:

«Nella pratica, quando vengono proposti dei modi di agire rispetto alla presenza di variazione diatopica nel testo di partenza, esistono principalmente due linee di pensiero: una di tendenza non interventistica e un’altra che propone di sostituire le varietà dell’originale con altre che siano equivalenti dal punto di vista funzionale. Nel primo gruppo si colloca Rabadán (1991: 97), che considera inaccettabile che si utilizzino equivalenti funzionali per tradurre la varietà diatopica e afferma che in genere questo problema si risolve mediante l’uso della forma standard della lingua di arrivo, oppure traducendo con le forme standard ed esplicitando che l’espressione dell’enunciato è in dialetto.

Focalizzandosi esclusivamente sulla traduzione audiovisiva, Agost (1999: 129) segnala la difficoltà che in essa rappresenta la presenza dei dialetti e afferma che nelle versioni doppiate in spagnolo è abituale sentire gli indios parlare all’infinito, i neri di Harlem utilizzare vari gerghi, o addirittura capita spesso che i dialetti dell’inglese vengano tradotti in catalano attribuendo a ogni personaggio una variante geografica di questa lingua (Agost, 1999: 63). Tuttavia, successivamente, sulla falsa riga di Rabadán (1991), aggiunge che adottare queste soluzioni solitamente è sconsigliabile: “Molti professionisti della traduzione ritengono che questa non sia la soluzione migliore e sono favorevoli all’idea di attribuire a ogni personaggio dei tratti linguistici particolari per caratterizzarlo, grazie ai quali lo spettatore capisca subito che ci sono delle differenze con gli altri personaggi.” (Agost, 1999: 63).

Rispetto a questa linea di pensiero, altri autori propongono come soluzione alla presenza di varietà dialettali la sostituzione del dialetto della lingua di partenza con un altro dialetto equivalente nella lingua di arrivo. Il concetto di equivalenza non va considerato come una corrispondenza geografica (cosa impossibile, visto che si tratta di due lingue diverse), ma in termini di equifunzionalità: il dialetto della lingua di arrivo deve assolvere le stesse funzioni dell’originale (Catford, 1965: 87). A questa importanza della funzione del dialetto contribuisce anche Pym (2000), che ritiene fondamentale individuare, prima di tutto, quale sia la funzione assolta dalla variazione diatopica in un testo e, una volta analizzata la stessa, Pym conclude che i traduttori devono cercare in ogni modo di riprodurre nel testo di arrivo l’effetto che il dialetto produceva nel testo originale.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 16 agosto 2018 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Antonella Leoci
Neolaureata in Specialized Translation
Terlizzi (BA)

Doppiaggio, lingue e accenti (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Gli altri in traduzione
Nella traduzione a volte si vince e a volte si perde. Si cerca di perdere il meno possibile, ma non esiste una soluzione unica per tutto né una che accontenti tutti. È questa la realtà. Possono presentarsi dei problemi persino quando si fa riferimento alla propria lingua, il classico «Do you speak English?» («Parli inglese?») in un film statunitense che diventa in spagnolo, in un estremo tentativo di salvataggio, «¿Hablas mi idioma?» («Parli la mia lingua?») o «¿Me entiendes?» («Capisci quello che dico?»).

Un altro problema frequente è tradurre in spagnolo qualcosa che in lingua originale è già in spagnolo. Per esempio, ricordo una soap erotica di alcuni anni fa in cui i protagonisti, statunitensi, scappavano in Messico. La ragazza si sentiva un po’ persa perché non capiva lo spagnolo e il ragazzo faceva da interprete. Il problema era che quella forma di spagnolo era perfettamente comprensibile e la traduzione non avrebbe funzionato. La mia soluzione è stata quella di utilizzare forme dello spagnolo messicano ed espressioni più dialettali che erano difficili da capire per la protagonista. Tradurre è decidere cosa o chi tradire affinché il destinatario della traduzione riceva e usufruisca del prodotto come lo farebbe il destinatario della versione originale.

Senza dubbio, la difficoltà maggiore si presenta quando si deve tradurre un determinato accento. Per fortuna ora disponiamo di molti esempi, alcuni più recenti di altri, di come questi problemi siano stati risolti al cinema e in televisione, cosa che rappresenta un grande aiuto. Ecco qui alcuni illustrati da +Babbel:

[IL TRONO DI SPADE, dal 2011: accenti diversi in inglese; in tedesco parlano un tedesco senza accento; in francese parlano un francese senza accento; in italiano parlano un italiano senza accento; in spagnolo parlano uno spagnolo senza accento]

[MICKEY O’NEIL (BRAD PITT) IN SNATCH – LO STRAPPO (2000): in inglese ha una parlata pikey; in tedesco parla un tedesco farfugliato; in francese parla un francese farfugliato; in italiano usa il gergo gitano; in spagnolo usa il gergo gitano]

[TENENTE ARCHIE HICOX (MICHAEL FASSBENDER) IN BASTARDI SENZA GLORIA (2009): in inglese parla un tedesco con accento inglese; in tedesco parla un tedesco senza accento; in francese parla un francese senza accento; in italiano parla un italiano senza accento; in spagnolo parla uno spagnolo senza accento]

[IL GATTO CON GLI STIVALI (ANTONIO BANDERAS) IN SHREK (2004-2009-2011): in inglese parla un inglese con accento spagnolo; in tedesco parla un tedesco con accento spagnolo; in francese parla un francese con accento spagnolo; in italiano parla un italiano con accento spagnolo; in spagnolo usa il dialetto andaluso]

[ELIZA DOOLITTLE (AUDREY HEPBURN) IN MY FAIR LADY (1964): in inglese parla il cockney; in tedesco parla il dialetto berlinese; in francese usa un accento non meglio definito della classe operaia; in italiano parla un misto di dialetti (pugliese, napoletano, ciociaro); in spagnolo usa un accento della Spagna meridionale, tipico di gente di bassa estrazione e classe operaia]

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 16 agosto 2018 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Antonella Leoci
Neolaureata in Specialized Translation
Terlizzi (BA)

Doppiaggio, lingue e accenti

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Quante ne hai combinate, Merida
Ed ecco l’ennesimo caos per un doppiaggio. Se ultimamente non avete frequentato molto i social network perché siete in vacanza e avete cose migliori da fare (e vi capirei tranquillamente), vi faccio un breve riassunto qui. Alcuni giorni fa è uscito il trailer del film Ralph Spacca Internet (2018), nel quale vediamo tutte le principesse Disney in una stanza, compresa Merida (Ribelle – The Brave, 2012) che parla uno scozzese stretto, con grande rapidità e articolando pochissimo le parole. Ciò che rende divertente la scena è che le altre principesse non la capiscono e una di loro chiude così la questione: «È dell’altra casa di produzione» (Pixar).

Da parecchio tempo sui social network tutti hanno iniziato a speculare su come sarebbe stato il doppiaggio in spagnolo e, vai a capire per quali meccanismi, molti hanno ipotizzato fantasiosamente un doppiaggio in murciano o galiziano. Chi era per la prima ipotesi la difendeva perché apparentemente il murciano è poco comprensibile e chi era per la seconda sottolinea le radici gaeliche del galiziano (sic).

Ad ogni modo, il trailer in spagnolo è uscito un paio di giorni fa e no, non hanno utilizzato né il galiziano né il murciano. Hanno deciso di far parlare Merida a gran velocità e in maniera incomprensibile, non articolando bene le parole. Ed è successo un gran caos. Così si perde la magia, hanno tradito l’originale, ecc.

Vediamo le due versioni:

https://www.youtube.com/watch?v=MRD6HiPupW0
https://www.youtube.com/watch?v=mS7hjGnftDA

Ma va’, che esagerazione. A me sembra una buona soluzione. Avrebbero potuto farle articolare le parole di meno o diversamente? Probabile. Ma far parlare questo personaggio con un accento o un dialetto della lingua spagnola, questo no. Innanzitutto, qui si parla di credibilità. Il cinema ha stretto un patto sacro con lo spettatore: deve credere a ciò che succede sullo schermo. Anche se si tratta di animazione, è credibile che un personaggio parli con un accento spagnolo molto marcato? Bisogna considerare che questo è il personaggio di un film ambientato in Scozia e non nell’isola murciana La Manga del Mar Menor. Tradire questa credibilità comporta delle conseguenze e, se fatto di proposito, si crea un’altra versione, che non è una semplice traduzione, ma un vero e proprio adattamento. Esempi classici ne sono i doppiaggi delle sitcom degli anni ’90 e, più di recente, film come Ted (2012), del quale abbiamo già parlato in questo articolo.

D’altro canto c’è il discorso della coerenza. Nella versione spagnola di Ribelle – The Brave Merida fu doppiata appunto in spagnolo e la si capiva perfettamente. Se nel suo film parlava uno spagnolo standard (non lo chiamo neutro per evitare equivoci) perché qui dovrebbe parlare in maniera diversa? Andiamo a vedere cosa succede nell’originale. L’accento scozzese era forte come in questo trailer? No. In Ribelle – The Brave l’accento non era così marcato, anche se l’attrice era la stessa. L’accento è diventato così marcato in Ralph Spacca Internet per far ridere. Credetemi, se ci fosse stata qualche discrepanza, sarebbe stata la stessa cosa. Ricordate che tragedia quando nel trailer spagnolo di Alla ricerca di Dory la voce di Dory non era quella di Anabel Alonso? Beh, la coerenza è essenziale.

Un altro fattore importante, almeno secondo me, è la sensibilità. In un momento in cui i “sentimenti” linguistici e territoriali sono sempre molto forti e presenti, non mi sorprenderebbe se qualcuno si lamentasse del fatto che al galiziano o al murciano siano associate queste caratteristiche dello sketch: che non si capisce, che parla come se avesse una patata in bocca, ecc.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 16 agosto 2018 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Antonella Leoci
Neolaureata in Specialized Translation
Terlizzi (BA)

L’importanza culturale della traduzione

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione è fondamentale per una buona intesa tra le istituzioni e gli individui che non sono in grado di comunicare in una stessa lingua – al fine di superare le barriere culturali attraverso la comunicazione nella lingua nativa dell’interlocutore e l’invio di messaggi rimanendo il più fedele possibile all’originale.

Tradurre non significa esclusivamente dire o scrivere qualcosa in un’altra lingua. Si tratta piuttosto di un processo impegnativo, che implica la comprensione dell’intento dell’autore e del contesto del messaggio originale e la loro trasmissione tenendo conto delle caratteristiche del pubblico a cui è diretto.

Nel campo diplomatico, quando un interprete stabilisce la comunicazione tra leader mondiali, il minimo errore nella traduzione può causare un vero e proprio incidente internazionale. Invece, una traduzione di qualità può prolungare le buone relazioni tra le nazioni.

Con tutto ciò che è in gioco nella politica internazionale, una traduzione precisa è essenziale per una buona comprensione. Proprio a tal proposito, le istituzioni pubbliche investono spesso nella traduzione e nell’interpretazione anziché nella comunicazione diretta nella stessa lingua, che non sia la lingua madre di nessuno dei relatori (l’inglese, ad esempio, essendo la più internazionale).

Questo stesso bisogno di comprensione esiste in quei luoghi in cui è necessario l’aiuto umanitario, nei paesi in via di sviluppo o in situazione di crisi, dove le barriere linguistiche possono costare delle vite umane.

Che sia tramite organizzazioni internazionali o grazie a dei volontari, come Translators Without Borders, il ruolo dei traduttori è di contribuire, attraverso l’accesso all’informazione, alla conoscenza di tematiche quali le carestie, le catastrofi naturali, l’istruzione. Oltre ai quasi 910 milioni di persone analfabete in tutto il mondo, molte persone alfabetizzate riescono a malapena a leggere e scrivere nella loro lingua madre, avendo dunque anch’essi bisogno di traduzioni.

Per questo motivo, i servizi di terminologia e localizzazione sono fondamentali per qualsiasi organizzazione, istituzione o azienda che desideri essere accessibile a tutti i tipi di pubblico, in tutte le lingue.

Cosa ancora più importante, questi servizi di traduzione sono fondamentali affinché i destinatari si sentano compresi, ecco perché le informazioni che essi trasmettono sono personalizzate e tengono conto, in particolare, della cultura di arrivo.

Fonte: Articolo pubblicato il 3 giugno 2015 sul blog dell’agenzia TraductaNet

Traduzione a cura di:
Valeria Maraventano
Traduttrice FR>IT
Palermo

Consigli per i traduttori tecnici (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

La prima risorsa sono dizionari specialistici. Dato che questi variano da una lingua all’altra, dovrai fare le tue ricerche su quali sono i migliori dizionari tecnici disponibili. Puoi senz’altro leggere le recensioni degli utenti, i commenti e le valutazioni condivise online oppure puoi semplicemente verificare con i tuoi colleghi senior o colleghi traduttori.
Una volta stabilito quali sono i dizionari più utili, sarà sicuramente necessario renderli disponibili in formato cartaceo, online o installarli sul PC.
La seconda risorsa sono i glossari tecnici. Questi sono ampiamente disponibili online e sono molto utili per qualsiasi traduttore tecnico.
La terza risorsa è Google Traduttore. Sì, Google Traduttore, ma NON fare affidamento ad esso per tradurre al posto tuo. La cosa buona di Google Traduttore è che a volte fornisce la traduzione di alcuni termini tecnici complessi per i quali potresti perdere ore e ore a cercarli altrove. Google è una risorsa molto utile se stai traducendo un testo con termini ed espressioni tecniche molto complesse.

Mettersi in discussione e ricercare
Ho trovato estremamente importante mettermi in discussione quando traduco un testo tecnico. Spiegherò il perché.
Ci sono forum di domande e risposte centrate sulla traduzione e molti dei membri di questi forum discutono la migliore traduzione per certe parole.
Sulla base della mia esperienza, molto spesso ciò che viene classificato dai moderatori del forum come “la migliore risposta” non è in realtà la versione più accurata della parola originale, e in alcuni casi può anche essere una traduzione errata.
Quindi, il mio consiglio per qualsiasi traduttore tecnico è che lui o lei DEVE mettersi in discussione e fare ricerche appropriate se si trova di fronte a un termine difficile da tradurre, senza dare per scontato ciò che è disponibile su questi forum.

Tecnologia
In qualità di traduttore tecnico, ti ritrovi a imbatterti in determinati termini ed espressioni più e più volte nel materiale che stai traducendo, quindi l’utilizzo di un software come Trados ti sarà sicuramente di grande aiuto.
Per coloro che non sanno molto di Trados, è uno strumento di traduzione assistita da computer e software di memoria di traduzione con funzionalità che aiutano i traduttori a tradurre più rapidamente e più facilmente.

Fonte: Articolo scritto da M. Ibrahim e pubblicato a ottobre 2016 su Translationdirectory.com

Traduzione a cura di:
Arianna Apollonio
Traduttore Professionista di Audiovisivi e sottotitolazione
Combinazioni linguistiche Eng/De/Fra>Ita
Roma

Consigli per i traduttori tecnici

 Categoria: Tecniche di traduzione

La traduzione di materiale tecnico da una lingua all’altra è una delle tipologie più difficili
Essendo specializzato nella traduzione di materiale tecnico – come manuali, opuscoli, linee guida ecc. – dall’arabo all’inglese e dall’inglese all’arabo, ho qualche idea, o puoi chiamarli principi guida, da condividere con chiunque sia interessato o piaccia intraprendere la carriera di traduttore tecnico.

La conoscenza è la chiave
Costruire conoscenze tecniche è essenziale per qualsiasi traduttore tecnico. Per cominciare, se non si dispone di conoscenze sufficienti su argomenti e sviluppi tecnologici e tecnici, rendere un testo tecnico da una lingua all’altra potrebbe diventare un compito insormontabile.

Ma perché costruire la conoscenza è un aspetto così importante nella traduzione tecnica? La traduzione di un testo tecnico non è questione di una resa parola per parola; è più una lettura approfondita del testo nella sua interezza, digerendolo fino in fondo e poi trasferendolo in un’altra lingua.

Se non hai abbastanza informazioni tecniche e conoscenze sull’argomento, il testo stesso diventerà bizzarro e isolato, difficile da capire e di conseguenza difficile da tradurre.
Un vantaggio fondamentale della costruzione della conoscenza tecnica è che consente al traduttore di essere esperto nel vocabolario e nello stile della scrittura tecnica.

Come raggiungerlo allora? Per acquisire conoscenze tecniche, è necessario leggere libri, articoli di stampa ben studiati, studi, articoli accademici e saggi che discutono o ruotano attorno a un argomento tecnico. Questo dovrebbe idealmente essere svolto in entrambe le lingue, quella d’origine e di arrivo.
Una volta creato un livello adeguato di conoscenza tecnica, ti sentirai estremamente sicuro quando tradurrai un testo tecnico da una lingua all’altra.

Necessità di risorse
Sebbene disporre di una base tecnica approfondita sia importante per qualsiasi traduttore tecnico, lui o lei avrebbero comunque bisogno di risorse di supporto durante l’esecuzione dell’attività di traduzione.
Sulla base dell’esperienza, direi che qualsiasi traduttore tecnico dovrebbe assicurarsi di avere accesso a tre tipi di risorse che sono piuttosto strumentali nella traduzione tecnica.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da M. Ibrahim e pubblicato a ottobre 2016 su Translationdirectory.com

Traduzione a cura di:
Arianna Apollonio
Traduttore Professionista di Audiovisivi e sottotitolazione
Combinazioni linguistiche Eng/De/Fra>Ita
Roma

Pianificare lo sviluppo professionale (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Sviluppare un piano di apprendimento
Ora che hai fatto chiarezza sui tuoi obiettivi, puoi cominciare a redigere il tuo piano di apprendimento. Comincia elencando i tuoi primi tre obiettivi professionali. Per ogni obiettivo, verifica se ci sono competenze o conoscenze che dovrai sviluppare per raggiungerlo. Per esempio, per tradurre testi sulle energie rinnovabili, dovrai probabilmente sviluppare competenze specifiche nel settore delle energie rinnovabili.

Adesso prendi ciascuna delle competenze o aree di conoscenza che vuoi sviluppare e inseriscile in una tabella come quella qui di seguito, sotto il rispettivo obiettivo professionale. Se necessario, aggiungi altre righe.

Quando avrai finito, il passo successivo sarà identificare i modi per poter raggiungere i tuoi obiettivi di apprendimento. Per esempio, per sviluppare le competenze in ambito di energie rinnovabili, potresti decidere di seguire un corso online su Coursera e leggere una rivista mensile di settore. Aggiungi queste due attività sotto i tuoi obiettivi di apprendimento, aggiungi anche le informazioni sulle scadenze per il completamento e le risorse necessarie.

Se non hai le idee chiare su quali siano i tuoi obiettivi di apprendimento o come raggiungerli, leggi i miei post precedenti sulle competenze più importanti per un traduttore e i modi per sviluppare queste competenze, per maggiori esempi e idee.

Piano di apprendimento

Obiettivo professionale 1
Es.diventare un traduttore specialista del settore delle energie rinnovabili nella mia combinazione linguistica
Obiettivo di apprendimento 1
Es. Sviluppare le mie competenze nel settore delle energie rinnovabili
Attività Scadenza Risorse Revisione
1 Corsi online su Coursera Entro la fine dell’anno Corso di Coursera
2 Leggere rivista di settore Mensilmente Rivista di settore
3
Obiettivo di apprendimento 2
Es. sviluppare le mie capacità redazionali nella mia lingua d’arrivo
Attività Scadenza Risorse Revisione
1 Corso di copywriting Entro la fine dell’anno Cercare un corso adeguato in aula o online
2
3
Obiettivo professionale 2
Obiettivo di apprendimento 1
Attività Scadenza Risorse Revisione
1
2
3

A questo punto, il tuo piano di apprendimento dovrebbe aver preso forma. Adesso è il momento di cominciare a imparare!
Mentre procedi con il tuo sviluppo professionale, ricordati di annotare le attività di formazione e sviluppo che hai portato a termine nel corso dell’anno. Per fare questo, puoi usare il piano di apprendimento che hai stilato e annotarvi quali attività hai svolto e quando.
Ricordati inoltre di svolgere regolarmente una revisione del piano e dei tuoi traguardi. Chiediti se hai fatto un passo avanti in direzione dei tuoi obiettivi di apprendimento e professionali, e quali potrebbero essere i passi successivi.

Cosa fare adesso?
Quindi, cosa ne pensi? Hai già l’abitudine di pianificare il tuo apprendimento e allinearlo ai tuoi obiettivi professionali, o adotti un approccio meno strutturato? O forse non hai seguito alcun sentiero di sviluppo professionale ultimamente e ora vorresti cominciare a farlo? Qualunque sia la tua situazione, ti esorto a guardare a che punto ti trovi adesso nella tua vita professionale e dove vuoi andare, a porti degli obiettivi professionali e a cominciare a imparare!

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox e pubblicato il 28.08.2018 sul suo blog Between Translations

Traduzione a cura di:
Francesca Nicolini
Traduttrice inglese <> italiano e tedesco > italiano
Bruxelles – Belgio

Pianificare lo sviluppo professionale

 Categoria: Traduttori freelance

Se vogliamo restare un passo avanti rispetto alle macchine e costruirci una carriera di successo come traduttori, è essenziale che continuiamo a sviluppare le nostre competenze. La formazione permanente è riconosciuta come un fattore fondamentale per sviluppare le competenze professionali in tutti i settori, e la traduzione non fa eccezione. Tuttavia, con una così grande disponibilità di formazioni e percorsi di sviluppo, può risultare difficile scegliere la direzione in cui andare. In questo articolo del blog, esaminerò come fare in modo che la tua crescita come traduttore sia in linea con i tuoi obiettivi professionali e contribuisca al raggiungimento degli stessi.

Formazione e sviluppo come metodo per raggiungere gli obiettivi professionali
Prima ancora di cominciare a pianificare il tuo sviluppo professionale, è importante fare chiarezza su quali siano i tuoi obiettivi generali per la tua carriera. Mentre ti poni questi obiettivi, pensa intensamente a cosa vuoi raggiungere nella tua vita professionale, cosa vuoi apportare di diverso tramite il tuo lavoro e per chi vuoi fare la differenza.

Fatto questo, puoi cominciare a porti degli obiettivi professionali a breve, medio e lungo termine. Per esempio, potresti voler diventare un traduttore specialista del settore delle energie rinnovabili nella tua combinazione linguistica. Una volta fatta chiarezza sui tuoi obiettivi, puoi pianificare il tuo sviluppo professionale per aiutarti a raggiungerli. Ciò farà in modo che la formazione e il percorso di sviluppo che seguirai ti aiutino a fare un passo avanti, a far crescere la tua attività e ad avere successo.

A questo punto vale anche la pena di considerare se ci sono degli ostacoli al tuo apprendimento. Se in questo momento non stai seguendo alcun sentiero di sviluppo professionale, perché non lo stai facendo? È troppo costoso? Non hai il tempo necessario? In quanto professionista, devi fare in modo di trovare il tempo per l’apprendimento. Ciò significa che non puoi trascorrere tutte le ore lavorative a tradurre – devi prevedere un po’ di tempo per lo sviluppo professionale (e fare in modo di essere pagato a sufficienza per poterlo fare!).

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox e pubblicato il 28.08.2018 sul suo blog Between Translations

Traduzione a cura di:
Francesca Nicolini
Traduttrice inglese <> italiano e tedesco > italiano
Bruxelles – Belgio