Traduttore creatore

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Forse il più famoso degli aforismi sulla traduzione è la massima “traduttore, traditore”. Questa affermazione racchiude in due sole parole tutta una filosofia della traduzione, legata ad una particolare concezione della lingua e del testo.
Il presunto “tradimento” del traduttore si basa su due assunti:
in primo luogo, il principio di intraducibilità, vale a dire l’idea che le lingue siano intraducibili, perché è impossibile tracciare una piena equivalenza tra di loro dal momento che ognuna di esse organizza in modo diverso il mondo e la realtà.
In secondo luogo, la moderna nozione di testo e di paternità del testo, seconda la quale l’autore è il proprietario assoluto del testo da lui scritto, al quale il traduttore deve pertanto essere il più fedele possibile.
Questo concetto è il prodotto di un esacerbato relativismo linguistico, che, al di là di sostenere (peraltro giustamente) che tutte le lingue possiedono una visione del mondo peculiare, difende anche l’idea che esse siano costruzioni chiuse e autonome, senza alcuna possibilità di interazione fra loro. Pericolosa convinzione che sembra negare il carattere universale del genere umano e delle sue creazioni culturali, base comune che permette la comunicazione e l’intercambio tra persone di ogni etnia e di ogni società.

Noi (che innegabilmente siamo un po’ di parte) vediamo le cose da un punto di vista un po’ diverso. Se infatti, causa il concetto di intraducibilità cui facevamo riferimento poc’anzi il traduttore è inevitabilmente un “traditore” nella lingua di partenza, con le sue soluzioni e le sue proposte (alcune indovinate, altre meno), egli è al contempo un autentico “creatore” nella lingua d’arrivo.
Grande opera quella del traduttore, architetto del linguaggio che costruisce ponti e strade talvolta quasi impossibili tra lingue e culture diverse.