Ruolo del traduttore dell’Unione Europea (2)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Altre strategie di traduzione, frequentemente utilizzate nei testi, sono: la trasposizione, l’equivalenza, la modulazione, la traduzione letterale, l’adattamento.
L’equivalenza è definita: zero, quando un termine della lingua di partenza non ha un termine corrispondente nella lingua d’arrivo; plurivoca, quando il termine della lingua di partenza ha diversi termini corrispondenti nella lingua d’arrivo; falsa, quando due termini sembrano corrispondenti ma, in realtà, hanno significati diversi; incerta, quando i termini utilizzati nella lingua d’arrivo, conferiscono ambiguità al testo originale.
Nella traduzione letterale, il traduttore si orienta verso il testo di partenza e realizza una traduzione parola per parola.
Con la trasposizione, il traduttore, sostituisce una parte del discorso, con un’altra parte, tramite un’operazione grammaticale.
La modulazione è invece la variazione del messaggio per assicurare l’equivalenza tra il testo di partenza e quello d’arrivo.
L’adattamento è invece il passaggio da un genere all’altro o rappresenta dei cambiamenti all’interno dello stesso genere.

Come strategie, sono utilizzate anche la metonimia (che rappresenta la corrispondenza di alcuni termini), la sineddoche (che rappresenta la parte per il tutto), la metafora ( con la quale il traduttore trasporta il significato proprio di una parola ad un altro significato, con la sostituzione di due termini).

Dato che ogni lingua ha un approccio diverso con la realtà, si creano dei luoghi semantici dell’intraducibilità e quest’ultima, spesso riguarda i testi che si occupano della vita materiale, ecologica, tecnologica, sociale, quotidiana, testi che sono scritti utilizzando una lingua regionale o un dialetto o testi in cui sono presenti giochi di parole o variazioni socialmente e parzialmente marcati.
L’intraducibilità è definita totale, quando un testo ha senso solamente nella lingua originale e non nella lingua d’arrivo. Essa è invece definita parziale, quando c’è la possibilità di eliminare qualche elemento che non è essenziale nel testo. Il traduttore quindi deve necessariamente essere bilingue ma, anche biculturale per evitare che il messaggio originale sia modificato.
In questi specifici casi, sono utilizzate strategie di traduzione come la trascrizione, il prestito lessicale, il calco.
Con la trascrizione, il traduttore trascrive il termine nella lingua originale e inserisce delle note esplicative, in basso alla pagina.
Il prestito può essere: integrato ( quando i termini utilizzati fanno ormai parte del linguaggio comune e sono quindi utilizzati senza una traduzione, perché sono comprensibili da tutti); parzialmente integrato (quando ci sono dei termini specifici non tradotti che non sono accompagnati da una traduzione); non integrato (quando sono necessariamente accompagnati da una traduzione perché, il loro significato non è immediatamente comprensibile).
Il calco può essere semantico quando, una parola assume un nuovo significato in base alla somiglianza con una parola straniera, ma può essere anche di traduzione quando gli elementi di una parola composta straniera, vengono tradotti parola per parola formando una nuova parola.

In alcuni testi è anche presente l’entropia, ovvero l’impoverimento semantico o stilistico del testo. Essa può essere totale, quando il traduttore evita di tradurre un passaggio difficile e lo elimina completamente; parziale quando il traduttore utilizza il senso figurato del termine.
Alcuni testi sono legati concettualmente ad altri testi che li hanno preceduti, rendendo così evidente l’intertestualità. Il traduttore rispetta il contesto linguistico per la selezione pertinente di un termine ma, rispetta anche il contesto generale della situazione e della cultura che egli, conosce durante la lettura del testo originale.

Nei testi concernenti le Istituzioni dell’Unione Europea, ogni Paese Membro utilizza un idioletto, chiamato in italiano anche comunitarese, che spesso assume una denotazione negativa perché, i testi della Comunità Europea sono accusati di non rispettare i modelli della lingua parlata e scritta dei diversi Paesi.
Ma, in realtà, con l’uso dell’eurocratese, l’intento è quello di utilizzare una lingua comprensibile non solamente da una cerchia ristretta ma, da un pubblico più vasto.
Analizzando la traduzione, il traduttore dell’Unione Europea deve tener conto del grado di conoscenza della lingua straniera, della sua lingua madre ma, anche dell’interesse per il mondo straniero e della sua formazione personale.

La terza e ultima parte dell’articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Teresa Viterbo
Dottoressa in Lingue e letterature straniere, indirizzo di comunicazione linguistica ed interculturale; specilizzanda in traduzione specialistica campo medico e giuridico