Non perdere la mano…

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

L’esercizio della traduzione, come moltissimi altri, è un’attività che se non viene praticata in modo costante e con grande impegno rischia di essere parzialmente dimenticata. Ad un traduttore professionista non basta laurearsi a pieni voti e fare qualche traduzione per due o tre anni per essere sicuro che le sue competenze rimarranno immutate nel corso della sua vita. La traduzione è un compito pratico in cui non si può “perdere la mano”.
Tale riflessione ci porta ad affermare che un docente di traduzione il cui obiettivo sia quello di formare al meglio le nuove leve dovrebbe essere al tempo stesso un professionista della traduzione in attività.
Differenze, vantaggi o svantaggi del traduttore universitario rispetto al traduttore professionista: può tradurre solo ciò che realmente vuole (anche se a volte vuole ma non trova) e con più tempo perché non vive solo di traduzioni. Però a nostro parere dovrebbe comunque tradurre e mettersi sullo stesso piano degli altri traduttori, esponendosi come loro alla critica e al rifiuto.

Un’altra riflessione: non è concepibile che nel mondo universitario non vi sia un’adeguata ricerca. Gli studi superiori di traduzione non possono essere un’eccezione. A nostro avviso, è assolutamente imprescindibile che al mero insegnamento universitario si affianchi un’attività di ricerca ben sviluppata e diffusa capillarmente, alla quale partecipino, direttamente o indirettamente, tutti i traduttori e della quale possano beneficiare gli studenti e i traduttori stessi.
Il punto è che si impara a tradurre solo traducendo (teoria professionale tanto semplice quanto veritiera), non c’è altro modo. All’università, a nostro modo di vedere, spetta il compito di definire una metodologia di insegnamento e di ricerca che permetta di evitare gli errori passati, aprire nuovi sentieri, stimolare l’eccellenza, in una sola parola: fare sistema. Ma ciò non è possibile solo osservando. Bisogna tradurre.

Tra la professione, l’istruzione e la ricerca c’è una sorta di fossato (talvolta pieno di spine), alle cui estremità ci sono da un lato i traduttori professionisti e dall’altro gli insegnanti e i ricercatori universitari. Situazione assurda, piena di diffidenza, che dev’essere superata ad ogni costo.