Multiculturalismo e traduzione

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Il fenomeno dell’immigrazione in Italia è abbastanza recente. Occorre infatti ricordare che l’Italia è storicamente un paese di emigranti. In modo particolare nel diciannovesimo secolo ma comunque almeno fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale, i flussi migratori dei nostri connazionali in direzione degli Stati Uniti e dell’America Latina (in particolare verso Argentina e Brasile), sono stati piuttosto intensi. Almeno fino alla fine degli anni 80 il nostro paese è stato al di fuori dei flussi migratori diretti verso l’Europa, che si sono rivolti principalmente verso i paesi a nord del vecchio continente.
A partire dai primi anni ’90 vi è stato un vero e proprio boom di immigrazione verso il nostro paese e secondo una recente ricerca condotta dall’Istat, la popolazione straniera residente nel nostro paese ad inizio 2008 era di circa 3 milioni di individui. Circa la metà di questa popolazione risultava essere composta da rumeni, albanesi e marocchini.
Queste persone, che nella stragrande maggioranza dei casi non conoscono bene la nostra lingua, spesso non parlano perfettamente nemmeno la loro poiché scarsamente istruiti ed abituati ad esprimersi nel dialetto della loro zona di residenza. Questo, com’è evidente, rende difficile la loro comunicazione sia con la società civile che con le istituzioni, poco abituate ad affrontare i problemi sociali del multiculturalismo costitutivo.
Una delle conseguenze più evidenti è l’aumento della richiesta di interpreti nei servizi pubblici per le lingue che fino a poco tempo fa erano praticamente sconosciute. Da qui nascono alcune implicazioni relative alla traduzione e all’interpretazione tra le quali vale la pena notare le seguenti:

1) la mancanza di formazione adeguata e di conoscenze da parte di molti interpreti sia circa l’etica della loro professione sia circa la terminologia giuridica o comunque specifica.
2) la procedure, a volte poco limpide, utilizzate dagli enti pubblici per la messa sotto contratto degli interpreti.
3) la mancanza di chiare linee guida sull’attività di questi interpreti.
4) la realizzazione di cattive traduzioni o interpretazioni errate che possono privare le minoranze dei loro diritti

L’argomento pluralismo-multiculturalismo-integrazione è vastissimo e non è certo questa la sede idonea per dibatterlo.
L’obiettivo di quest’articolo è solo quello di evidenziare un aspetto di un grande problema sociale considerato come marginale ma che a nostro parere non lo è. Aumentare gli interpreti qualificati nei punti cardine del sistema quali sono gli enti pubblici, significherebbe avvicinare le persone, limitando le tensioni e i problemi che a volte si creano semplicemente a causa di una cattiva comunicazione e non per questioni razziali, religiose, economiche o culturali.