La differenza fra interpreti e traduttori

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Tutti sappiamo perfettamente qual è la differenza fra interpreti e traduttori. Tutti meno i mezzi di comunicazione. Non sono affatto rare le occasioni in cui i giornalisti indicano con l’appellativo di “traduttore” o “traduttrice” la persona che sta traducendo (simultaneamente o consecutivamente) a beneficio del politico di turno. La frequenza con la quale si confonde tra interpretariato e traduzione ferisce la nostra sensibilità professionale. Crediamo e speriamo che tutti gli interpreti e tutti i traduttori provino questa sgradevole sensazione nell’ascoltare una tale barbarità.

Da cosa deriva questa continua confusione? Visto che entrambe le specialità hanno radici comuni non vale forse la pena distinguerle? È come se, ad esempio, non distinguessimo tra un muratore e un carpentiere. Visto che con la loro opera entrambi concorrono alla costruzione di una casa e in qualche caso utilizzano alcuni attrezzi simili non vale forse la pena differenziare le loro professioni? L’indifferenza nei confronti dell’interpretariato e della traduzione dimostra la scarsa considerazione sociale di cui sfortunatamente godono queste due specialità sorelle. Sorelle, non gemelle.

La cosa peggiore è che sembra alquanto complicato rimuovere questo malcostume.
Una nostra collega traduttrice, in un’intervista rilasciata di recente riguardo alle due realtà, spiegò in modo puntuale che la sua professione era quella di traduttrice di romanzi. Con sua grande sorpresa, la giornalista, dopo averla ascoltata in modo apparentemente attento, terminò l’intervista chiedendole se l’avessero mai chiamata al Quirinale per tradurre un discorso del presidente! Complimenti, ottima domanda. Come se a un interprete, dopo che egli abbia spiegato in cosa consiste il proprio lavoro, chiedessero se ha mai tradotto Molière o Shakespeare…