Il più grande servizio di traduzione al mondo

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

L’Unione Europea, l’abbiamo detto più volte, è, a livello mondiale, l’istituzione che dà lavoro al maggior numero di traduttori ed interpreti. Si tratta del più grande servizio di traduzione al mondo: un esercito di migliaia di persone schierato tra Bruxelles, Strasburgo e il Lussemburgo.
Per i corridoi delle istituzioni europee circolano traduttori italiano-inglese, traduttori francese-italiano, interpreti italiano-spagnolo, bulgaro-tedesco, portoghese-svedese e così via fino a completare tutte le 506 possibili combinazioni linguistiche originate dalla presenza di 23 lingue ufficiali. Nemmeno l’ONU, con sei lingue ufficiali, è superiore all’UE in fatto di multilinguismo.
Sono migliaia gli interpreti e i traduttori impiegati a tempo pieno presso le istituzioni europee.
La maggior parte lavorano nella DGT (Direzione Generale di Traduzione) e nella DGI (Direzione Generale di Interpretazione) che si occupano delle traduzioni scritte e delle traduzioni orali della Commissione Europea. Le altre istituzioni europee (il Consiglio, il Parlamento, la Corte di Giustizia, la Banca Centrale Europea, la Banca Europea per gli Investimenti, ecc.) hanno i loro dipartimenti di traduzione.

Grazie all’incredibile lavoro di traduttori ed interpreti, tutti i funzionari possono ascoltare (e spesso anche leggere) nella loro lingua le parole pronunciate (e scritte) dai loro colleghi stranieri. Il vicepresidente del Parlamento Europeo ha di recente definito il lavoro dei traduttori come un vero e proprio “miracolo”.
In qualche caso, occorre fare i salti mortali per fare in modo che questo “miracolo” continui.
Ad esempio, nel 2004, quando Malta entrò nell’UE, sull’isola non esisteva neppure una Facoltà di Traduzione e fra i suoi 400.000 abitanti non c’era nemmeno un interprete. La Commissione Europea fu obbligata ad organizzare frettolosamente un corso per formare una squadra di traduttori ed interpreti qualificati.
Problemi altrettanto spinosi ma di tipo diverso si sono presentati allorché un alfabeto nuovo ha varcato le porte dell’Unione. È successo con il greco nel 1981 e con il cirillico nel 2007, al momento dell’entrata della Bulgaria. In tali circostanze gli organismi europei hanno dovuto adottare nuovi sistemi informatici o riconvertire quelli già esistenti.