Il localizzatore: mestiere sottovalutato (2)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Il lavoro di localizzazione, inoltre, può riguardare un volume di traduzioni talmente vasto da richiedere una suddivisione tra più traduttori, cosicché la professionalità di ciascuno risiederà proprio nel saper conferire al prodotto finale una struttura complessivamente uniforme.

Allo scopo di garantire tale uniformità ed il rispetto di talune caratteristiche che sono proprie del loro marchio, alcune industrie committenti forniscono spesso i cosiddetti manuali di stile, i quali contengono norme e direttive che i localizzatori devono osservare pedissequamente.
Ciò permette di asserire che l’attività traduttiva per un localizzatore quantunque freelance, è tutt’altro che indipendente, essa è piuttosto fortemente condizionata da fattori con connotazioni extratestuali e intratestuali. Allora si deve anche riconoscere che il lavoro di localizzazione altro non è che un vero e proprio procedimento industriale, con le sue leggi di mercato, i suoi tempi di produzione, i suoi criteri di qualità e le sue tecnologie; un procedimento che ha permesso al mestiere del traduttore un salto di qualità oltre che di responsabilità di cui purtroppo molti ignorano l’esistenza.

Il mestiere del traduttore è di per sé fortemente sottovalutato da quanti pretendono di rinchiudere la traduzione nel recinto della commutazione, dove a parola in una lingua ne corrisponde sempre una uguale in una lingua diversa e dove l’unico requisito necessario sembra essere quello di conoscere una lingua straniera. Troppo spesso questa visione semplicistica non tiene conto delle difficoltà connesse alla resa stilistica, al rispetto della funzione del discorso, alla necessità di trovare i vocaboli più pertinenti.
Si immagini dunque quanto questa assenza di consapevolezza possa amplificarsi nell’ambito della localizzazione, dove il mestiere del traduttore viene celato dietro manuali, guide in linea, siti web che non rivelano traccia alcuna dello straordinario lavoro che presiede alla loro realizzazione.
Il localizzatore rimane invisibile perché il suo lavoro non viene reso pubblico,né tanto meno gli si viene chiesto di apporre una firma come accade di contro al traduttore, quanto meno nell’editoria.

Se dunque la figura del traduttore è poco riconosciuta, ancor meno lo è quella del localizzatore.
Così echeggiano, sempre attuali e più veritiere che mai, le parole di due grandi maestri italiani della traduzione come Carlo Fruttero e Franco Lucentini, i quali nei riguardi dell’arduo mestiere del traduttore si esprimevano così: “[…]gli si chiede di […]sapere annettere imperialisticamente questo mondo a un altro del tutto diverso, trasferendo ogni sfumatura, registro, accento, allusione, tonalità entro i nuovi confini[…]di condurre a termine questa improba e tuttavia appassionata operazione senza farsi notare, senza mai salire sul podio o a cavallo. Gli si chiede di considerare suo massimo trionfo il fatto che il lettore neppure si accorga di lui”.

Autore dell’articolo:
Federica Capodici
Laureata in Lingue e culture moderne
Aspirante traduttrice ES>IT
Casteltermini (AG)