I traduttori militari

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Dai dragomanni ai maestri dell’interrogatorio
Il 21 maggio 1929 il vice direttore del Commissariato per gli Affari Militari e Marittimi, Iosif Unšlicht, firmò la direttiva Sull’istituzione della carica di “traduttore militare” per gli ufficiali dell’Armata Rossa. Di fatto, si trattava dell’istituzionalizzazione, nell’ambito delle forze armate sovietiche, di una carica che esisteva sin dai tempi delle corti della Rus’.

Gli antichi dragomanni
Con l’inizio dei conflitti, i condottieri e gli eserciti del mondo antico si erano trovati di fronte alla necessità di avere uomini che conoscevano la lingua del nemico. Infatti, la maggior parte delle guerre si combatteva sempre fra popoli che parlano lingue diverse. Tuttavia, alle volte, capitava che un esercito (come la Grande Armata napoleonica) fosse costituito da talmente tante nazionalità provenienti da tutta Europa, che i traduttori erano necessari anche al suo interno. Non a caso, i soldati russi ribattezzarono l’esercito di Napoleone “l’armata delle venti lingue”.
La Rus’ e la Russia erano Stati il cui territorio si estendeva fra Europa e Asia. Essendo da sempre un crocevia, da sempre avevano combattuto guerre con molti nemici, che parlavano decine di lingue differenti. Fin da tempi antichissimi, presso le corti della Rus’, si trovavano traduttori che conoscevano lo svedese, il tedesco, il polacco e i numerosi dialetti delle popolazioni della steppa che attaccavano da sud. Questi uomini venivano chiamati dragomanni e venivano tenuti in gran conto dai principi.
Più tardi, con la centralizzazione della Rus’ e l’affermazione di Mosca come forza trainante, venne fondato un dipartimento speciale, il Posol’skijprikaz (1549), costituito da 39 dragomanni che parlavano l’inglese, l’armeno, il greco, l’olandese, l’italiano, il latino, il mongolo, il persiano, il tartaro, lo svedese e altre lingue.
Le riforme di Pietro I e il processo accelerato di modernizzazione della Russia contribuirono a un’ancor maggiore penetrazione reciproca fra culture e, di conseguenza, fra lingue.Molti provvedimenti adottati dallo zar puntavano a insegnare le lingue straniere al maggior numero possibile di russi. D’altro canto, anche i molti stranieri giunti in Russia ne imparavano la lingua.Ciononostante, fino alla metà del XIX secolo la professione del traduttore non presentava specificità particolari, non aveva una “branca militare” specifica.

I traduttori dell’impero
L’ampliamento impetuoso dei confini dell’Impero Russo pose la necessità di un numero sempre maggiore di esperti di lingue straniere. L’espansione sul Baltico, sul Mar Nero, nel Caucaso, nell’Asia Centrale, in Polonia e nel Lontano Oriente richiedeva un ingente numero di traduttori, che non sempre erano dei civili. Infatti, in molte spedizioni rischiose c’era bisogno di personale militare che possedesse le conoscenze necessarie. Inizialmente si riusciva а sopperire a queste mancanze grazie alla buona istruzione degli ufficiali provenienti dai ranghi della nobiltà che, fin dall’infanzia, conoscevano due o tre lingue.
Tuttavia, la rapida crescita numerica dell’esercito aumentò la richiesta di ufficiali-traduttori presso i reggimenti е gli stati maggiori. Così, nel 1885, presso la sezione di lingue orientali del dipartimento per l’Asia del Ministero degli Esteri russo, vennero istituiti corsi di lingue straniere rivolti agli ufficiali. Si rivelarono molto popolari e ai concorsi, alle volte, arrivavano a presentarsi fino a dieci candidati per un solo posto. In tal senso, un’altra pietra miliare fu l’apertura, nel 1899, dell’Istituto Orientale di Vladivostok.  Gli ufficiali che vi si diplomavano non assolvevano solamente a funzioni militari, ma anche diplomatiche.  Inoltre, i traduttori venivano preparati anche ai corsi di lingue straniere che erano stati aperti presso i comandi dei distretti militari dell’esercito.
All’inizio della Prima Guerra Mondiale, il corpo ufficiale russo padroneggiava tutte le lingue che gli erano necessarie, mentre la maggior parte dei suoi componenti era in grado di condurre un primo interrogatorio dei prigionieri, capacità molto importante durante le operazioni.

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Fonte: Articolo pubblicato sul sito histrf.ru

Traduzione a cura di:
Daniele Franzoni
PhD
Genova