I due traduttori

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Ci sono traduttori che mettono molto di loro stessi nei testi che traducono. In genere tendono ad essere buoni scrittori ed hanno una padronanza della lingua sicuramente invidiabile. Quando si trovano un testo davanti, utilizzano le tecniche che conoscono meglio e che hanno dato loro buoni risultati in altri campi letterari.
Le loro versioni hanno sempre una forza speciale, una personalità propria. I testi sono pertanto opere letterarie di per sé, di una qualità evidente e con le caratteristiche proprie di un’opera nata dal foglio bianco.

Altri traduttori, al contrario, si nascondono dietro le parole, fanno uno sforzo notevole per diluirsi nella personalità dell’autore tradotto, cercano risorse al di fuori del loro campo d’azione e fanno di tutto per non stonare. Il loro lavoro è apparentemente più oscuro, più incerto, più dubbioso, perché devono scavare nella terra delle parole per trovare le loro radici, individuarle e interpretarle in modo che non mentano. Sono degli imitatori, perché abbandonano la loro personalità per immergersi in un testo che non appartiene loro.

Se questi due professionisti traducessero lo stesso testo, cos’avrebbero in comune le due versioni? Alcuni direbbero che conserverebbero lo stesso spirito sebbene si differenzierebbero per la forma. Altri sosterrebbero che una versione reinventerebbe il testo originale mentre l’altra sarebbe come una coperta troppo corta. I revisori non sarebbero così puntigliosi. E i lettori leggerebbero entrambe le versioni pensando di leggere l’originale, e si formerebbero la propria immagine di questa, magari molto diversa da quella vera.
Dopo tutto, questo è ciò che voleva l’autore quando ha scritto un paio di parole in una lingua strana. O forse no…