Colpiti dall’aria in Italia (2)

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Dopo anni di esperienza diretta della delicata costituzione italiana, ho elaborato una teoria sul perché noi inglesi siamo molto più robusti. Se non puoi nominarlo, non può nuocerti. Se non sai dov’è, non può farti male. Tra gli amici italiani, sono considerato una specie di superumano del sistema immunitario. Posso uscire dalla palestra sudato per farmi la doccia a casa e non prendere freddo nel percorso. Posso nuotare dopo mangiato e non avere la congestione o i crampi. Posso andare in giro coi capelli bagnati e non prendermi “la cervicale”. Me ne vanto persino. Al ristorante dico: “Mi siedo io vicino allo spiffero. Starò bene. Sono inglese”.

‘Mai lamentarsi’
Ho sottoposto la mia teoria a uno psicanalista siciliano e ha detto che avevo ragione. Per esempio, gli inglesi non hanno un termine per il “colpo d’aria”. Si traduce letteralmente come “colpiti dall’aria” e sembra sia incredibilmente pericoloso per gli italiani. Possono averne uno all’occhio, all’orecchio, alla testa o in qualunque altra parte dell’addome. Per evitare di prendersi un “colpo d’aria”, almeno fino ad aprile non devono mai uscire senza una canottiera di lana, nota come “maglia della salute”. Le mamme inglesi tengono le giacche dei figli così non si accaldano e sudano mentre corrono e giocano. Al contrario, i parchi qui in Italia sono pieni di omini Michelin imbottiti e alti come pinte, imbacuccati fino al naso per impedire all’aria di entrare e colpirli. Gli italiani sono allevati per temere questi rischi per la salute, mentre la nostra ignoranza della loro stessa esistenza ci rende forti e impavidi. È anche una questione di etichetta. Siamo una nazione che “non deve lamentarsi”, addestrata dalla più tenera età che la sola risposta a “Come stai?” è “Bene, grazie.” Il nostro vocabolario lo riflette. Se abbiamo avuto il raffreddore o abbiamo trascorso sei settimane in terapia intensiva, ti diremo che siamo stati “poco bene”.

‘Cambio di stagione’
Ma la scorsa settimana ho provato un momento di panico. Mi sono svegliato debole e con la nausea. E se la differenza culturale fosse davvero contagiosa? E se anni nel paese avessero cambiato la mia costituzione e pure io stessi soffrendo un altro comune rischio per la salute italiano, il “cambio di stagione”? Ho cercato di convincermi che la colpa era della mancanza di sonno, ma non ero sicuro. Più tardi quel giorno mi sono imbattuto in una vicina e ho confessato di sentirmi “poco bene”. “Ooh”, ha detto con aria preoccupata. “Sono andata dal dottore ieri e mi ha detto che va in giro una influenza intestinale che dura 48 ore.” Poi la faccia le si è illuminata. “Ma non ti preoccupare, sei inglese, perciò a te durerà solo 24 ore!” E all’improvviso –  restaurato lo status di superumano – mi sono sentito decisamente meglio.

Fonte: Articolo scritto da Danny Miltzman e pubblicato il 3-12-2011 sul Magazine Online della BBC

Traduzione a cura di:
Giusy De Nicolo
Dottoressa Magistrale in Lettere, insegnante e scrittrice
Alton  (UK)