Chi è il traduttore?

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Un luogo comune afferma che tradurre è tradire, ma l’affermazione è un trito cliché privo di significato. Tradurre è capire e comunicare quello che si è capito. E’ un’attività necessaria perché gli uomini, dagli incresciosi fatti della Torre di Babele, parlano e scrivono in lingue differenti tra loro. Al lodevole tentativo di assaltare il cielo e detronizzare un Dio despota e mal sopportato, questi rispose “ Ecco, essi sono un popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera ed ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo loro la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Così fece, fondando in questa maniera la categoria dei traduttori.
Da allora, infatti, per capire cosa scrive un autore straniero la maggior parte di noi ha bisogno che il testo sia tradotto nella propria lingua.

Anche chi, come me, legge in lingua straniera, traduce sempre mentalmente in italiano per capire ed imparare la lingua straniera e l’italiano stesso. Tradurre nella mente è inoltre un esercizio che perfeziona la scrittura. Fa capire come lo scrittore scrive e costruisce le proprie storie. Insegna a inventare le storie.
Non ho nessuna formazione, a parte qualche ora di lezione nei pochi anni di scuole superiori. Conosco un paio di lingue, forse tre. Una di queste, quella che più amo, è lo spagnolo. La scuola è stata lavorare e vivere in vari paesi dell’America Latina, tra questi il Perù.

Molti anni fa, per un anno intero, un paio di volte al mese intraprendevo un viaggio da Lima fino alla puna, per attraversare l’altipiano ed arrivare alla diga di Ancascocha, a circa 3000 metri di altitudine e ad una decina di chilometri dal pueblo di Cora Cora. Ogni volta un viaggio di molte ore, per una strada stretta e di terra, fra strapiombi verticali, cieli limpidi da dicembre a maggio e nubi di polvere sollevate dall’auto, dalle poche corriere e dai camion. Durante l’inverno che inizia a giugno, piogge torrenziali, fango e frane.
Un viaggio in cui a volte si incontrava l’Esercito e a volte Sendero Luminoso ma c’era sempre un biglietto da pagare per continuare il viaggio. Un viaggio quasi epico in cui spesso passavo per Puquio, un paese delle Ande centro meridionali, dove mi fermavo volentieri per una sosta, per tirare il fiato e mangiare un boccone.

Continuerò a parlare di Perù e di traduzione nei prossimi giorni.

Autore dell’articolo:
Francesco Cecchini
Tezze di Grigno (TN)