Chi è il traduttore? (3)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Il romanzo racconta di una tradizione delle comunità indigene del Perù, la corrida india, dove il toro viene affrontato non in una plaza de toros da un torero, ma all’aperto da centinaia di indios. Durante il massacro del toro e di qualche indio, si suonano delle trombe, le wakawak’ras, fatte dalle corna di tori uccisi negli anni precedenti. La tradizione rischia quell’anno di venire sconvolta da un’ordinanza delle autorità di Lima che proibisce la maniera selvaggia di “toreare” praticata dagli indios ed ordina che la corrida avvenga nel modo civile praticato dagli spagnoli: in una plaza de toros (anche se provvisoria) e da un torero professionista. Alla fine le cose non vanno come richiesto. Il giorno della festa centinaia di toreri indios occupano Puquio. Cori di donne cantano inni che incitano il toro.

Parlo della lettura per telefono a mia moglie Elena che mi informa che il romanzo, tradotto da Umberto Bonetti, è stato pubblicato da Einaudi, assieme ad altri lavori di Arguedas: “I fiumi profondi” e “Il sesto”. Quando a fine anno ritorno per le vacanze di Natale in Italia, è la prima cosa che leggo: “Festa di sangue”.
E’ un’ottima traduzione che trasmette al lettore la storia drammatica di questa corrida india, ambientata nelle Ande del Sud. Bonetti inoltre sa conservare in italiano il sapore di uno spagnolo speciale influenzato dal quechua, dalla presenza di molte parole e dalla struttura del testo, in cui spiccano i dialoghi. Confronto la traduzione di Bonetti con i pochi pezzi che ho tradotto io e vi sono delle differenze, ma tutto sommato ininfluenti.

Leggo la traduzione italiana, con a fianco il testo originale ed anche quei pochi brani che ho tradotto. Al termine della lettura sono tentato di terminare il mio esercizio di traduzione, per migliorare italiano e spagnolo, anche se quello di Arguedas è molto speciale, molto peruano ed indio. Lo farò con molta lentezza e a grandi salti, ma alla fine, dopo decenni, esisterà un “Yawar Fiesta” tradotto da Francesco Cecchini. Alla fine posso pensare che anch’io sono un traduttore.

I miei viaggi a Lima, Puquio, Anchascocha e Cora Cora attraversavano un Perù, ora cambiato. La strada non è più di terra ma è asfaltata. A Puquio non si mangia solo caldo de pollo e cuyes arrosto, ma anche cibo internazionale, pasta e bistecche. Cora Cora, un pueblo isolato e povero, nell’agosto di quell’anno veniva preso da Sendero Luminoso e tutta la giunta comunale di Izquierda Unida, compreso il sindaco donna, uccisa dopo un processo sommario nella Plaza de Armas. Ora è un paesotto tranquillo, con molti commerci con la costa e Lima. Vi è anche internet.

Autore dell’articolo:
Francesco Cecchini
Tezze di Grigno (TN)