Chi è il traduttore? (2)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Una sera in un caffè di Miraflores, ad Haiti, racconto il viaggio ad un‘amica di Lima, Maria. Parlo della sosta a Puquio e Maria esclama con voce eccitata: “ Ma Puquio è il pueblo dove José Maria Arguedas ha trascorso parte della sua infanzia ed adolescenza, parlando il quechua prima del castigliano. Arguedas, il grande scrittore peruviano, che ha scritto romanzi dove l’idioma dei conquistadores si incrocia con quello degli incas e con lo spagnolo delle Ande.
A torto è stato definito “infigenista” mentre è un inventore di scrittura con una coscienza sociale. Un grande scrittore, più grande di Palma, di Ciro Allegria e perfino di Vargas Llosa”.

Proprio a Puquio, Arguedas ambienta il suo primo romanzo del 1941 “Yawar Fiesta”, “Fiesta de sangre” in spagnolo, “Festa di sangue” in italiano. E’ il romanzo del Perù andino, figlio degli incas e degli spagnoli. “Leggilo, i tuoi viaggi dalla costa alla sierra non saranno più gli stessi. Sarà diverso quello che ascolterai e vedrai, perché lo capirai meglio”. Maria continua a parlarmi di Arguedas, della sua vita, dei suoi romanzi, “Yawar Fiesta”, “El Sexto”, “Los rios profundos”, della scrittura, dell’impegno, dell’infelicità e del suicidio. Da narratore dei miei viaggi andini divento un ascoltatore preso dall’uomo e dallo scrittore Arguedas.
Il giorno dopo non vado in ufficio, ma cerco “Yawar Fiesta” nelle librerie del centro di Lima. Lo trovo in una all’inizio del Jiron de la Uniòn. Un piccolo libro tascabile pubblicato dalla Editorial Horizonte.

In una copertina gialla un toro nero con un condor dalle ali spiegate legato al dorso che lo ferisce con gli artigli ed il becco. Dal dorso del toro sgorgano fiotti di sangue rosso. La commessa mi dice che nel romanzo non viene descritta nessuna lotta tra toro e condor, dicono che nella sierra ancora le organizzino, sono una variante della yawar fiesta, ma forse sono tutte leggende. Lei viene da Ayacucho, ne ha sentito parlare ma non le ha mai viste. Dopo il lavoro e la cena, rinuncio ad uscire ed inizio la lettura che termina la mattina del giorno dopo; è sabato per fortuna e posso dormire quanto voglio. Leggendo traduco mentalmente dallo scritto di Arguedas all’italiano, per fortuna le molte parole in quechua hanno a piè di pagina una spiegazione. Ayllu è il villaggio indio, chalos sono i meticci, yaku è l’acqua e così via.

La terza e ultimaparte dell’articolo verrà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Francesco Cecchini
Tezze di Grigno (TN)