L’europaio

 Categoria: Le lingue

Come abbiamo illustrato negli articoli precedenti, la UE sostiene da sempre il pluralismo linguistico e ritiene che le enormi spese in traduzioni sostenute per garantirlo siano nettamente inferiori ai benefici apportati.
Ovviamente, c’è anche chi sostiene che tali spese siano davvero eccessive e auspica l’adozione di una lingua comune. Il problema è che non c’è assolutamente accordo su quale delle 23 lingue ufficiali dell’UE dovrebbe assolvere questa funzione. Ogni paese esercita pressioni affinché la lingua scelta sia la propria, nessuno è disposto ad accettare che sia quella di un altro paese a farla da padrone.

Un giovane spagnolo di nome Carlos Quiles, per ovviare a questo problema, ha proposto l’adozione di una lingua neutra che abbia tratti in comune con tutte.
Qualcuno potrebbe pensare a un prodotto simile all’esperanto (la lingua creata a tavolino nel 1887 dall’oftalmologo polacco Ludwik Zamenhof) ma non è così.
L’idea è quella di recuperare una lingua realmente esistita, ovvero l’indoeuropeo, dal quale hanno avuto origine tutte le lingue europee ad eccezione del finlandese, dell’ungherese e dell’estone.
Secondo Quiles, escludendo queste tre lingue (che contano circa 17 milioni di parlanti), il resto della popolazione europea (cioè il 97%) parla una lingua derivata dall’indoeuropeo.
Circa sette anni fa, Quiles lasciò gli studi di giurisprudenza e iniziò a lavorare sull’ambizioso progetto di di tornare indietro nel tempo e resuscitare l’indoeuropeo. Lasciò Madrid, stabilì il quartier generale nella natia Badajoz e si circondò di filologi e linguisti esperti affinché lo aiutassero a risalire alla lingua primigenia.

Il primo passo fu la creazione di Dnghu (“lingua” in indoeuropeo), un organismo la cui missione dichiarata era promuovere la lingua e la cultura indoeuropee. Poi si dedicarono anima e corpo al recupero della lingua, passando mesi e mesi sui pochissimi dizionari conservati nelle biblioteche e creando nuovi termini da associare ad oggetti e concetti moderni che nel passato non esistevano. Il risultato del loro lavoro è visibile sul sito web http://dnghu.org/ in cui appare anche un dizionario traduttore inglese-indoeuropeo da loro stessi elaborato, e la prima versione della grammatica dell’indoeuropeo moderno, che hanno battezzato con il nome di europaio. Si tratta di una versione in evoluzione costante poiché viene continuamente aggiornata con i contributi che i filologi stranieri inviano loro via e-mail.