L’arabo è un diamante dalle mille facce

 Categoria: Le lingue

JOHNSON ha parlato dell’arabo e della sua storia molte poche volte nel corso degli anni, ma mai veramente si è affrontata una domanda cruciale: cos’è “L’ Arabo”, ad oggi è davvero anche un’unica lingua?

Segue una versione breve e semplificata della storia: il Profeta Muhammad ha scritto (o ricevuto direttamente da Allah) il Corano nel settimo secolo, poi conquistò come leader politico e militare quasi tutta L’Arabia ai suoi successori — I quattro califfi, e poi ai califfi Omayyadi — conquistò ulteriormente l’Islam fino a quando il mondo islamico si estese dalla Spagna al Pakistan.  I soldati e gli amministratori di Lingua araba si stabilirono in tutti questi luoghi, e la loro lingua si radicò gradualmente fra le popolazioni locali, che fino ad allora parlavano lingue dal latino rustico, al Berbero, al Copto, al Persiano.

Per quasi 1400 anni fa, L’arabo del Corano è rimasto un prestigioso e quasi immutabile standard in tutto il mondo islamico. Questo è quello che la maggior parte degli Arabi considerano “Arabo”. Ma la varietà di lingue parlate hanno cambiato effettivamente con il tempo la lingua araba parlata nelle strade e nelle case. Differenziandola molto dal 1400. Oggi, il mondo arabo è a volte comparato all’Europa medievale, quando il latino classico era ancora la lingua unica “vera” parlata, scritta e studiata dalla maggior parte delle persone, ma “Il Latino” parlato dai popoli divenne ben presto: francese, spagnolo, portoghese e così via. Oggi riconosciamo che il francese e il portoghese sono lingue diverse — ma gli arabi non sono ancora sicuri (e sono in contrasto) su come definire oggi “L’ Arabo”. Il semplice fatto è che un cittadino marocchino e un cittadino iracheno non riescono ad avere una conversazione e intendersi perfettamente. Un cittadino algerino e un cittadino Giordano stentano a parlare tra loro, ma trovano solitamente modi per far fronte ed appianare le incomprensioni utilizzando dosi di arabo standard formale. Mentre a volte usano noti dialetti, soprattutto quello egiziano (diffuso attraverso la televisione e la radio), per colmare le lacune.

Fonte: Traduzione libera dell’articolo pubblicato il 21 giugno del 2013 sul blog Johnson dell’Economist

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