La lingua dei segni (7)

 Categoria: Le lingue

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Allineandosi agli approcci anteriori, Zimmermann (1999) aggiunge che la lingua ha anche la funzione di costruire un’identità sociale, etnica e culturale. Ragion per cui non si può parlare di modello comparativo di identità culturali qualificate come migliori o peggiori; si potrebbe aggiungere il criterio dell’efficienza, cioè, quando una lingua è catalogata come efficiente sembra essere la lingua con maggiore potere o viceversa. Una lingua con potere o alto status linguistico è considerata efficiente e rappresenta a sua volta la lingua maggioritaria.

Il sistema linguistico adoperato da un gruppo o una comunità di parlanti è lo specchio fedele della sua idiosincrasia, del suo modo di ragionare o della sua maniera di capire la realtà circostante. In questa direzione, Lenkerdof (1996) assevera che “scegliamo la struttura della lingua perché pensiamo che in tutte le lingue i parlanti mostrino il proprio modo di essere, di pensare e agire e in generale lo fanno senza rendersene conto” (p.25). La lingua è la manifestazione della nostra cosmovisione, la forma di come nominiamo le cose e interpretiamo gli avvenimenti all’interno della nostra cultura. Non è un caso che la nostra lingua abbia una struttura sintattica e semantica particolare, una forma di nominare il mondo che è vincolata direttamente alla sua cultura.

Allo stesso modo, le lingue dei segni, come qualsiasi altra lingua naturale, possiedono una propria struttura caratterizzata da aspetti di natura viso-gestuale che evidenziano un modo particolare di spiegare il mondo. Il sordo parla con le sue mani, nominalizza il mondo con i segni della sua lingua. Nel frattempo, la lingua dei segni è ritenuta come:

“Un codice che rispetta tutte le funzioni che le lingue orali rispettano nelle comunità degli udenti. Le lingue dei segni sono le lingue naturali delle persone sorde. Questi sistemi si acquisiscono in maniera naturale e inoltre permettono ai loro utenti di sviluppare il pensiero in maniera spontanea e di realizzare le funzioni comunicative proprie di un conglomerato sociale (Oviedo, Rumbos y Pérez, 2004:7)”.

Vista in questo modo la lingua dei segni è “un sistema arbitrario di segni per mezzo del quale le persone sorde realizzano le loro attività comunicative all’interno di una determinata cultura” (Pietrosemoli, 1989:5). Bisogna dire che i sordi hanno sviluppato e trasmesso di generazione in generazione una lingua la cui modalità di recezione e trasmissione è diversa dalle lingue parlate o orali. La varietà del nostro paese è stata denominata Lingua dei Segni Venezuelana (LSV successivamente). E quindi, le lingue dei segni appartengono allo stesso gruppo delle cosiddette lingue naturali nel senso che sono sistemi linguistici creati dall’uomo e usati per questo motivo nella sua vita quotidiana all’interno di un gruppo specifico.

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A cura di Rita Grillo
Interprete e traduttrice
Rivodutri (Rieti)