La lingua dei segni (6)

 Categoria: Le lingue

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Di seguito alcune testimonianze apportate dai partecipanti sordi riguardo questa percezione di mettersi d’accordo verbalmente sulla realtà attraverso la lingua dei segni:

“È più facile parlare in LS, è la mia cultura, è la mia identità, in più sono i miei sentimenti. Posso dire tutto quello che voglio, i miei sentimenti.” “Mia mamma cercava di spiegarmi queste cose con la lingua orale, però solo superficialmente le capivo, volevo capirle in modo più profondo, più astratto ed era possibile solamente con la lingua dei segni”. “Se mi parlano solamente in lingua orale, in quanto sordo, mi risulterà molto difficile capire, strutturare le conoscenze, sviluppare il pensiero, così che ho bisogno della lingua dei segni per capire le cose, il mondo” Le testimonianze precedenti hanno sottolineato l’immenso valore che ha la lingua materna nella vita dell’essere umano, ciò è possibile solamente all’interno della famiglia (come primo scenario) o in sua mancanza, nella comunità. In questo senso, Duch (2002) fa un paragone tra l’imparare a parlare e l’imparare a camminare dei bambini “camminare, progredire, scontrarsi con la realtà ci abitua allo stesso tempo a cercare di metterci d’accordo, concretizzare, assaporare i vocaboli e le espressioni della realtà; ricorrere al mondo va in parallelo con il fatto di iniziare a leggerlo” (p.22). Continua spiegando che quando per qualche motivo questa “grammatica dei sentimenti” (ob.cit:23), che è la lingua materna- quella che nella realtà ci dà la possibilità di spiegare a noi stessi e metterci d’accordo con l’ambiente circostante non è operativa, si verifica una dislocazione affettiva dell’individuo nella sua realtà, accompagnata da l’incapacità di relazionarsi con sé stesso, con gli altri e con la natura.

Dinanzi al concetto proposto da Duch, vale la pena domandarsi: Quale sarà la gravità del danno che è stato inflitto ai sordi privandoli, per secoli, del diritto di usare la lingua dei segni come lingua materna? Perché c’è l’ossessione di negare che essa è una lingua materna?, Come fa il sordo a spiegarsi, spiegare agli altri e all’ambiente circostante senza possedere una lingua? Nel sollevare questo aspetto del problema è possibile capire la dislocazione affettiva che essi subiscono quando gli viene tolta la possibilità di acquisire la propria lingua materna. Per cui, quando uno di loro ribadisce: “Io sono fatto tutto di segni, respiro segni, nascono dalla mia pelle” o “Sono me stesso nella lingua dei segni” si mostra con moderata chiarezza l’importanza cruciale, definitiva e trascendente che gioca la lingua dei segni nella propria vita da sordi. Più che una lingua, un codice linguistico o la possibilità di comunicazione con altri, è la sua natura, la sua essenza, è la colonna vertebrale della sua esistenza. È la lingua dei segni che li definisce come sordi ed è ciò che li distingue culturalmente a partire dal ciò che è linguistico. –

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A cura di Rita Grillo
Interprete e traduttrice
Rivodutri (Rieti)