La lingua dei segni (5)

 Categoria: Le lingue

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La lingua ci modella come individui, ci differenzia e segna il modo in cui immaginiamo il mondo. Secondo le parole di Chela-Flores (1998), la nostra lingua ci definisce e ci fornisce le risorse per dare senso alla vita. A riguardo annota “siamo quello che siamo, non per i geni che ci hanno formato ma per la visione del mondo che abbiamo. E la visione del mondo ce la dà la lingua, costituisce la lingua e la trasmettiamo attraverso la lingua” (p.16). Questo processo di simbolizzazione è un’attività esclusivamente umana, un attributo della sua specie, ottenuto grazie alla lingua. In questo senso, White (1987) sostiene che “L’uomo utilizzi i simboli e che non esista nessun’altra creatura che lo faccia. Un organismo ha la facoltà di usare i simboli o non ce l’ha; non ci sono stadi intermedi” (p.43). Essa è ciò che avvia tale processo, che è possibile solamente all’interno di una cultura. Lorenz (1974) già sottolineava il fatto che “l’uomo è un essere culturale di natura”. Detto in altro modo, è la costruzione del mondo umano attraverso ciò che è simbolico.

Si può comprendere il perché la lingua dei segni giochi un ruolo così decisivo nella visione del mondo che costruiscono. Questo mettersi d’accordo verbalmente (coniato da Duch, 2002) implica il dare il nome alle cose partendo da tutto ciò che è visivo spaziale. Riguarda come si percepisca il mondo attraverso lo sguardo o come organizzano l’esperienza del quotidiano attraverso ciò che è visivo; il quale è immensamente interessante e sorprendente se si prende in considerazione la tradizione dell’oralità come unica strada per dare il nome alla realtà. Morales (2008) spiega ciò dicendo che la costruzione del mondo in un gruppo sociale che utilizza una lingua con canali di recezione e espressione diversi da quelli delle lingue orali, come lo è la lingua dei segni per i sordi, deve comportare anche una relazione diversa con l’ambiente circostante.

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A cura di Rita Grillo
Interprete e traduttrice
Rivodutri (Rieti)