La lingua dei segni (4)

 Categoria: Le lingue

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LA LINGUA DEI SEGNI COME PONTE SEMIOTICO NELLA COSTRUZIONE DELLA CULTURA SORDA
Il mondo si mostra all’uomo come un caos che deve ordinare per poterlo capire, interpretare e ricostruire. Questo compito è possibile solamente tramite il linguaggio come strumento di simbolizzazione, capace di permettere la lettura della realtà circostante. Il linguaggio come facoltà umana universale e rilevante si concretizza in ciò che Duch (2002) ha definito come “spiegare la realtà”. Vale a dire, l’uomo diventa “colui che spiega a sé stesso e la realtà in maniera efficiente” (pag.35), ciò rappresenta un tentativo di umanizzarsi e di umanizzare il suo ambiente. Dobbiamo aggiungere di dare il nome a tutte le cose che lo circondano. Secondo Rumbos (2002), ciò significa “dare un nome al mondo”.

A riguardo di ciò, Cia Lamana (2007) aggiunge che “l’uomo non è solamente vicino o unito alla cose o agli avvenimenti, ma cerca di pensarci, dargli un nome e agire, perché le cose fanno pensare l’uomo” (p.25). Con il linguaggio dell’essere umano ci si eleva da ciò che è puramente sensoriale per la presa di coscienza dei sentimenti e della conoscenza che permette il processo di simbolizzazione. Una simbolizzazione che caratterizza la vita dell’uomo e lo trascende, un solo esempio riguardo ciò che è stato detto è che “solamente l’uomo è capace di sotterrare i suoi morti e simbolizzare una specie di congedo” (2007:17).

Dall’altra parte, la lingua come sistema linguistico non è solamente uno strumento per la comunicazione umana, ma costituisce anche un fatto di natura sociale. Ben oltre, la lingua costituisce l’elemento aggregante o la maglia linguistica nella quale si tesse la cultura di un popolo. Romaine (1996) annota che la lingua non possiede un’esistenza separata dalla realtà sociale dei suoi utenti. Le conoscenze riguardo la lingua e la società si frammezzano. In tal senso, Valles (2007) indica che:

“L’apprendimento di una lingua ci definisce come parte di un gruppo; perciò, l’apprendimento della nostra lingua materna, una serie di variabili culturali, sociali e linguistiche che influiscono nella nostra percezione del mondo, nel nostro modo di pensare e nel modo di vivere il presente e di ricostruire il passato e di immaginare il futuro” (p.5).

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A cura di Rita Grillo
Interprete e traduttrice
Rivodutri (Rieti)