Elogio della traduzione

 Categoria: Le lingue

In un mondo in cui la conoscenza, e il conseguente utilizzo della lingua inglese appaiono una necessità, un destino cui i popoli della Terra non possono sottrarsi, la traduzione diviene oggi, paradossalmente, strumento fondamentale della diversità e della differenza. L’importanza della lingua inglese, con tutta la sua vasta e nobile produzione letteraria, non è qui in discussione; l’inglese letterario è, infatti, espressione di una soggettività, di un gesto di riflessione individuale che, a partire da un’idea, realizza un’opera. Lo scrittore manipola, dispone, crea e ricrea la lingua, dotandola così di un carattere specifico e unico, ovvero di un’identità. Questa lingua è concreta, reale, si muove e si trasforma nella storia e nella realtà circostante, assume funzioni singolari, imprevedibili e contestualizzabili: in essa la diversità appare e costituisce molteplici forme.

Tuttavia, parallelamente a questo uso nomade dell’inglese, ve n’è un altro organizzato che sussume una pre-codificazione della lingua. Questa versione formattata dell’inglese è quella del business e dell’Università, nei quali la lingua non ha peculiarità determinate o speciali, ma soltanto scopi comunicativi prestabiliti, sicché ripetibili secondo lo stesso modus operandi. Chi si adopera ad apprendere codesto inglese finisce per non parlare (o scrivere) alcuna lingua, limitandosi piuttosto ad eseguire, acriticamente, degli insegnamenti astratti che sono, in realtà, lettera morta, parole vuote il cui senso sta nella mera esecuzione (o pratica) del codice linguistico. Soltanto nel rispetto di questi termini d’insensatezza linguistica l’inglese può essere esportato – come un vero e proprio pacchetto di parole pre-stabilite pronto al consumo linguistico. Non è, infatti, un caso che, nel mondo del commercio e della finanza, si ricorra, universalmente ovvero indipendentemente dalla lingua in uso, a parole inglesi (trend, business plan, marketing, etc.) che sono, invero, facilmente traducibili nella propria lingua.

Ciò significa che questo inglese è un’astrazione la cui sintassi non si evolve caoticamente nel tempo, bensì tende a stabilizzarsi in forme d’espressione fondamentalmente identiche e sistematiche. Questa inglesizzazione coatta del mondo moderno mette in serio pericolo la pluralità linguistica, vale a dire l’esistenza stessa delle lingue in quanto motore creativo della diversità culturale. I popoli devono poter preservare la loro identità linguistica e, al contempo, condividerla in un’ottica di scambio culturale da cui essi traggono dei vantaggi reciproci. Tuttavia, tale scambio non può certo essere mediato da un inglese astratto e pre-codificato, il quale, anziché favorire i rapporti tra le differenti culture, li limita imponendo forme di comunicazione artefatte che ostacolano l’interazione. Va allora da sé che solo la traduzione è in grado di promuovere uno scambio culturale autentico, nel quale, appunto grazie alla traduzione, la specificità di ogni lingua è conservata e condivisa allo stesso tempo.

Autore dell’articolo:
Luigi Sala
Ricercatore in ambito letterario e filosofico
Traduttore FR>IT – IT>FR
Bovisio Masciago (MB)