Scrittori inglesi di successo all’estero (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Fu solo dopo l’uscita nel 2000 dell’ottavo romanzo su Brunetti in inglese e tedesco che la Leon iniziò a rendersi conto del suo impatto commerciale. L’ultimo romanzo della saga Brunetti, The Waters of Eternal Youth, figura nella classifica del New York Time dei bestseller rilegati sin da quando apparve nel 2015. Secondo la Leon, parte dell’attrazione dei tedeschi per i romanzi deriva dalla loro ambientazione a Venezia, dove l’autrice – che ora si divide tra Venezia e una piccola città nelle Alpi svizzere – visse per molti anni. “Sembra essere la città dei loro sogni, come Firenze lo è stata per gli inglesi. Non sembra dargli fastidio che i libri trattino di seri problemi politici e sociali e che battano fortemente il tamburo ecologico. Questa connotazione seria cattura l’attenzione di chi affronta simili problemi e di chi, a differenza degli americani, è disposto a parlarne e a tentare di risolverli.”

La traduttrice Katy Derbyshire concorda che i lettori tedeschi sono entusiasti dei romanzi gialli che trattino di questioni sociali e politiche, citando scrittori come Oliver Bottini, Juli Zeh e Frank Schätzing che sono stati assunti dagli editori nel Regno Unito. Sostiene che la nazione è, inoltre, appassionata dei ritratti dell’Italia fin da Goethe ma non è convinta che leggano meno “stronzate” – forse leggono complessivamente di più. “In un certo senso va bene leggere cose più leggere finché vengano bilanciate con qualcosa di più impegnativo.” Il successo internazionale può essere gratificante, ma in che modo influenza l’opera di uno scrittore? Secondo la Leon, molto poco. “L’umorismo è ancora più inglese di ogni altra cosa, e penso che il senso etico sia più anglosassone che mediterraneo. Ho vissuto per quasi 50 anni fuori dagli Stati Uniti, molti dei quali in Europa, quindi i miei interessi sono europei. La mia politica si è sicuramente allontana dal corrente pensiero manicheo che caratterizza l’attuale politica americana.”

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Richard Lea e pubblicato l’11 gennaio 2017 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Francesca Tramontana
Traduttrice Inglese/Spagnolo – Italiano
Reggio Calabria

Scrittori inglesi di successo all’estero (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Per il traduttore Frank Wynne, il suggerimento che i lettori continentali sono più tolleranti verso i personaggi non attraenti sembra fin troppo plausibile:“La letteratura non esiste per essere commovente – anche La Collina dei conigli (Watership Down) è pieno di violenza e ferocia – eppure c’è un gran numero di lettori che desidera il confidenziale e rassicurante, e credo che sia più evidente nei lettori britannici e americani.”

Ma le differenze nel gusto letterario sono forgiate dalle diverse strutture dell’industria editoriale nel Regno Unito e negli Stati Uniti, sottolinea Wynne. “L’editoria anglo-americana è ad oggi dominata da quattro editori. La Penguin Random House da sola ha dozzine di sigle editoriali – Heinemann, Vintage, Chatto, Harvill, Cape, Crown, Bantam, Ballantine – che danno l’idea di una maggiore varietà rispetto a quella esistente. Gli editori anglo-americani cercano libri di “evasione”, autori che “ripetano”.Questo è molto meno vero in Francia, dove gli autori si muovono ancora regolarmente tra le case editrici [e] dove le recensioni, il passaparola ed i premi possono ancora spingere le vendite dei singoli titoli.”

Wynne sostiene che la vivacità e la diversità della cultura letteraria in Francia e Spagna è ancora protetta da normative che impediscono ai rivenditori di vendere i libri più famosi a prezzi troppo scontati, restrizioni che nel Regno Unito sono sparite dal 1990, aggiungendo:

“La letteratura è una parte importante della cultura francese, infatti ci sono ancora programmi radiofonici e televisivi che parlano di libri e molti autori sono considerati importanti figure pubbliche, cosa che sarebbe del tutto impossibile nel Regno Unito o negli Stati Uniti.”

L’autrice americana di libri gialli Donna Leon, che, secondo le sue parole, deve la sua carriera all’editore svizzero Diogenes Verlag, pone il contrasto in termini più marcati. “Penso che gli europei leggono meno stronzate,” dice la Leon,“ e quelle che leggono gli arrivano dagli Stati Uniti. Dato che ciò è vero per il cibo e il divertimento, perché non dovrebbe essere vero anche sui libri?

Gli europei, soprattutto i tedeschi, leggono romanzi impegnativi, ne leggono in grande quantità, e accade spesso in situazioni sociali di sentire persone parlare seriamente e a lungo di letteratura.”

Non è un fenomeno nuovo. Dopo aver pubblicato negli anni ’90 quattro romanzi sull’Ispettore Brunetti, la Leon si ritrovò senza un editore negli Stati Uniti.“ Poi Danny Keel della Diogees ne lesse uno e gli piacque,” dice. “Ne hanno fatto tantissima pubblicità e poi sparirono. Perciò, fu la Svizzera a creare il successo dei miei libri in lingua tedesca.”

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Richard Lea e pubblicato l’11 gennaio 2017 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Francesca Tramontana
Traduttrice Inglese/Spagnolo – Italiano
Reggio Calabria

Scrittori inglesi di successo all’estero

 Categoria: Traduzione letteraria

Gli autori Donna Leon, Laura Kasischke e Simon Beckett riflettono sui misteri di come centrare il bersaglio con i lettori di lingua straniera.

Per l’autrice americana Laura Kasischke , il primo sentore della sua futura seconda vita in Francia venne quando un ex studente le scrisse per dirle che il suo ritratto era sulla copertina di Le Monde. La  Kasischke stava insegnando scrittura creativa in una università statale del Michigan con due raccolte  di poesie e un paio di romanzi  già all’attivo. Ma quando il suo primo romanzo uscì in Francia con il titolo À Suspicious River nel 1999, diede il via ad una spettacolare carriera da traduttrice che la colse completamente di sorpresa ed è ancora in corso da quasi due decenni. Ad oggi, la Kasischke è riconosciuta negli Stati Uniti come poetessa, vincendo prestigiosi premi come il National Book CriticsCircle per la sua raccolta Space, in Chain del 2011 – anche se lei scherza sul fatto che negli Stati Uniti nessuno è veramente famoso per la poesia.

Ma in Francia sono i suoi romanzi ad aver avuto maggiore successo, occupando una posizione di rilievo nelle classifiche dei bestseller; con Esprit d’hiver del 2012 vinse il Grand prix des lectrices della rivista Elle. La sua apparizione al Festival America in Vincennes di quest’anno le ha provocato una sensazione di “stupore per la richiesta di centinaia di autografi, e l’essere fermata per strada, riconosciuta, voler essere fotografata e così via”. La Kasischke è solo una di una serie di scrittori che nel nostro mondo sempre più globalizzato si sono fatti un nome ben lontano dalle loro terre natie, ad esempio autori come Robert McLiam Wilson, David Mark e Rosamunde Pilcher hanno trovato un pubblico notevole in Francia ed in Germania. La Kasischke suggerisce un possibile motivo del proprio successo – basato sulla comparazione dei commenti dei lettori francesi e americani – cioè che “ai francesi piacciono i protagonisti e narratori che non siano necessariamente simpatici in un modo che gli americani possono non gradire, inoltre i francesi hanno più pazienza con …. i finali ellittici. Queste cose sono lodate da parte della clientela francese e molto condannate da parte di quella americana.”

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Richard Lea e pubblicato l’11 gennaio 2017 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Francesca Tramontana
Traduttrice Inglese/Spagnolo – Italiano
Reggio Calabria

Riscrivere il verso nella gioia e nel dolore

 Categoria: Traduzione letteraria

Qual è la ragione per cui i traduttori di testi poetici mostrano una passione smodata nel riscrivere le opere di altri autori a beneficio di lettori provenienti da diversi contesti linguistici e culturali? Forse traduciamo nel tentativo di misurare le potenzialità della Target Language (TL) di fronte alla resa di un certo tipo di poesia, magari lasciando che la prima ne risulti arricchita e rinnovata allo stesso tempo (come ad esempio avviene con Seferis e le sue traduzioni di Yeats e Eliot al greco), forse, semplicemente, perché il poeta stesso o una casa editrice ci hanno commissionato il lavoro (per ragioni economiche o di qualsiasi altro tipo), o ancora, perché sentiamo un’affinità talmente intima con la produzione dell’autore e ne siamo ispirati a tal punto da volerlo riscrivere nella nostra lingua (per ragioni personali). Potremmo voler usare il componimento come punto d’inizio per creare un’opera nuova, utilizzando meccanismi quali l’emulazione, l’imitazione o l’adattamento, e tutte quelle altre forme estreme di traduzione libera (come nel caso di Pound e Lowell); oppure ancora, il nostro obiettivo potrebbe essere quello di far conoscere un determinato autore nella cultura d’arrivo, perché ci accorgiamo di essere in presenza di una voce poetica tanto significativa e originale da meritare gli “sforzi ingrati” della traduzione (volendo citare Elytis e Seferis).

Nonostante esistano innumerevoli ragioni per ri-scrivere il lavoro di qualcun altro, la scelta del metodo è un’altra questione. La ragione per cui scegliamo di tradurre, inevitabilmente, influenzerà fortemente la maniera in cui lo faremo. Il processo di traduzione di un testo poetico è, necessariamente, un processo di ri-scrittura con specifiche finalità, che dipendono strettamente dagli obiettivi del traduttore. Gli intenti del traduttore sono fondamentali. Essi, infatti, influenzeranno la prima stesura e tutte le successive. In ogni caso, il traduttore deve accettare il fatto che esistono dei limiti a ciò che può essere restituito in traduzione; tali limiti sono intimamente connessi alle potenzialità della TL e ai vincoli e alle norme della Target Culture, ma anche all’abilità del traduttore stesso. Se è vero che la traduzione, in generale, può essere considerata una scienza e un mestiere, la traduzione poetica, invece, è un’arte e richiede talento, creatività e ispirazione. È la combinazione di tutti questi fattori, i quali fanno sì che la traduzione di un testo poetico non possa mai considerarsi conclusa e che pongono un confine al lavoro del traduttore, il quale, ad un certo punto, si vedrà costretto a fermarsi.

Fonte: Articolo di David Connolly, pubblicato sulla rivista letteraria PN Review

Traduzione a cura di:
Michela Scalia
Traduttrice EN>IT ES>IT
Palermo

La sfida di tradurre García Márquez (5)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Quarta parte di questo articolo

Solo in seguito a un provvidenziale incontro a Parigi con uno scrittore giapponese, García Márquez si tranquillizzerà sulla possibilità di poter trasporre in modo fedele la sua opera a lingue per lui del tutto ignote. Quello scrittore, infatti, che aveva letto “Cent’anni di solitudine” in giapponese, in una versione fatta a partire in modo congiunto dalle versioni inglese e francese, gli parlò per due lunghe ore del romanzo, con una tale proprietà, in modo talmente dettagliato e introspettivo, e con tanto entusiasmo, che Gabo si convinse della enorme capacità del suo traduttore – o della sua traduttrice – al giapponese. “Da quel momento smisi di preoccuparmi per questo, mi rallegrai e ora sono totalmente sicuro che ciò che i miei lettori leggono in altre lingue è proprio il libro che ho scritto”.

Il suo grande rispetto e la sua ammirazione per il lavoro del traduttore rimase inciso con lettere indelebili (almeno per i praticanti di tale mestiere), in un articolo intitolato: “I poveri bravi traduttori”, apparso nel luglio del 1982 sul quotidiano madrileno “ElPaís”. “Qualcuno ha detto che tradurre è la miglior maniera di leggere. Io penso che è anche la più difficile, la più ingrata e la meno pagata”; così iniziava il testo, per poi passare a elogiare i grandi traduttori di tutti i tempi e di tutte le lingue, i cui apporti personali a ciascuna opera tradotta raramente vengono esplicitati, mentre si tende a ingigantire le sviste o le imprecisioni.

Alla fine dell’articolo confessava, inoltre, che da molto tempo stava traducendo – assai lentamente, goccia a goccia – i Canti di Giacomo Leopardi, però che lo faceva di nascosto e pienamente consapevole che “non sarà questa la via della gloria né per me né per Leopardi. Lo considero uno di quei passatempi simili alle abluzioni che i padri gesuiti chiamavano piaceri solitari. Però il solo fatto di averci provato mi è bastato a capire quanto sia difficile, e quanta abnegazione richiederebbe, tentare di contendere il pane ai traduttori professionisti”.

Fonte: Articolo scritto da Juan Fernando Merino e pubblicato il 12 aprile 2015 su El Pais.com.co.

Traduzione a cura di:
Miriam Mezzera
Bogotà (Colombia)

La sfida di tradurre García Márquez (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

García Márquez e i suoi traduttori
La relazione del Nobel colombiano con i suoi traduttori è sempre stata di grande rispetto ma di scarsa prossimità personale o epistolare. Secondo quanto raccontò al giornalista Darío Arizmendi in una lunga intervista realizzata via radio in due giorni (tra il 30 e il 31 maggio 1991), all’inizio, quando cominciò a essere tradotto in altre lingue, García Márquez stava molto attento alle traduzioni che venivano fatte. Controllava quelle nelle lingue a lui accessibili, come il francese, l’italiano e l’inglese; rispondeva diligentemente alle domande dei traduttori e suggeriva loro perfino sfumature di significato. Con il tempo però, e con il moltiplicarsi delle traduzioni, cominciò a perdere questo interesse, e lasciava semplicemente che “i libri andassero per la loro strada”. Ciononostante, continuò a rispondere ai dubbi principali dei traduttori, attività dalla quale trasse una conclusione molto particolare:

“Praticamente tutti i traduttori delle lingue diciamo occidentali mi mandano, subito dopo aver letto il libro, una lista di dubbi, che io gli spiego. La cosa curiosa è che in genere questa lista è sempre la stessa nelle diverse lingue. I primi 17 punti sono sempre uguali. Alcuni non sono dubbi riferiti al significato della parola, quanto piuttosto alla sfumatura che io gli ho dato, perché sono parole che hanno diverse accezioni e che ho usato in modo metaforico”.

Con le lingue di cui non aveva la minima nozione, García Márquez non poté fare altro che fidarsi dei suoi traduttori e sperare che le versioni uscite dalle mani di un vietnamita, un bengalese o un ucraino fossero il più possibile fedeli all’originale; o almeno che le perdite non fossero eccessive. “Come faccio a sapere io come saranno i miei libri in arabo o in cinese?”commentava in quella stessa intervista. “Soprattutto per il fatto che i cinesi, per quello che so, non traducono linea per linea, non fanno una traduzione letterale, ma prendono il libro e lo rielaborano all’interno di una struttura che è il modo di raccontare cinese, completamente diverso dalle strutture dei miei libri… Perciò mi chiedo, che risultato darà questa operazione?”

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Juan Fernando Merino e pubblicato il 12 aprile 2015 su El Pais.com.co.

Traduzione a cura di:
Miriam Mezzera
Bogotà (Colombia)

La sfida di tradurre García Márquez (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Tornando a “Cent’anni di solitudine”, che nel 1968 era già stata tradotta in francese e in italiano, con l’apparizione di “One Hundred Years of Solitude” nel 1970 e la sua immediata risonanza internazionale, iniziarono presto a moltiplicarsi le traduzioni alle lingue considerate letterariamente più importanti. Fu così che tra il ‘70 e il ‘73 furono pubblicate versioni in tedesco, ceco, danese, sloveno, ungherese, svedese, norvegese, serbocroato, portoghese e giapponese, tra le altre.  Qualche anno dopo, ecco anche le versioni vietnamita, bengalese, ucraina, giavanese, e molte altre, fino a giungere a 38 traduzioni in altrettante lingue. Nel 1992 arriverà l’esperanto grazie al giornalista e filologo spagnolo Fernando de Diego, con il titolo “Cent jaroj da soleco”.

E si presume che, come una specie di ritorno all’origine, si stia realizzando una traduzione alla lingua Wayuunaiki (una delle lingue indigene colombiane, ndt), coordinata dal gestore culturale e compositore di musica popolare Félix Carrillo. Lo si presume perché dopo un lancio fatto con tanto clamore, nel quale si annunciò che lo stesso García Márquez avrebbe scritto il prologo, e che a metà del 2011 la traduzione sarebbe terminata, grazie al lavoro di un gruppo di indigeni Wayúcolombiani e venezuelani, quattro anni dopo il progetto è ancora in sospeso. Carrillo non ha più fatto sapere nulla del compenso per i traduttori, e aumentano i dubbi sul fatto che il prologo sia davvero stato scritto dal Nobel.

Particolarmente complicate furono le traduzioni in cinese e in russo, seppur per ragioni diverse. Nel primo caso, dopo una decina d’anni di edizioni pirata, che infrangevano ogni regola sui diritti d’autore, finalmente e dopo lunghe negoziazioni con Carmen Balcells – l’agente di García Márquez –, nel maggio del 2011 si pubblicò una nuova traduzione cinese di “Cent’anni di solitudine”; la prima edizione contò 300.000 copie. Dato curioso: il suo traduttore Fan Ye, che sarebbe diventato una celebrità nel suo paese, impiegò esattamente un anno a tradurre il libro, e una volta pubblicato era lungo 360 pagine, un numero magico per certe culture ancestrali cinesi.

Nel caso della versione russa, la traduzione di Valeri Stolbov fu sottoposta a censura dal regime sovietico, e vari passaggi presumibilmente erotici furono omessi. Quando nel ‘79 un giornalista chiese conto al traduttore della parte censurata, questi si difese affermando: “Certo, non possiamo trascurare nell’opera di García Márquez l’elemento erotico, che è qualcosa di profondamente umano. Però voglio che sia chiaro che non c’è stata una volontà di censurare: se così fosse stato, non si sarebbe pubblicato il libro. Bisogna tenere a mente che il romanzo ha avuto la tiratura più ampia che si sia vista nella storia; nel solo mondo socialista tre milioni e mezzo di copie rappresenta qualcosa di totalmente inaudito”.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Juan Fernando Merino e pubblicato il 12 aprile 2015 su El Pais.com.co.

Traduzione a cura di:
Miriam Mezzera
Bogotà (Colombia)

La sfida di tradurre García Márquez (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Questo significava una formidabile rampa di lancio per la diffusione del romanzo, e contribuì a proclamare ai quattro venti e fino agli estremi confini del globo che era nato un capolavoro della letteratura universale. Lo stesso Rabassa sapeva che quella traduzione sarebbe stata una grande sfida e una bella avventura. Anche se come regola generale non leggeva mai un’opera prima di tradurla, per permettere che l’emozione della scoperta ispirasse il suo lavoro, con “Cent’anni di solitudine” fece un’eccezione.

“Avevo già letto il libro”, racconta Rabassa “e mi ero reso conto che se avessi applicato il mio solito metodo di lavoro il risultato sarebbe stato un poco diverso. Non so se migliore o peggiore. Mi chiedo se la traduzione verrebbe beneficiata se la facessi oggi, dopo averci speso così tanta energia nei miei corsi, e dopo aver letto ciò ne hanno detto altri. Quello che voglio dire è che ogni volta che leggiamo un libro questo si trasforma”.

Se la traduzione di Rabassa fu eccellente, tuttavia, non tutte le traduzioni delle altre opere del Nobel colombiano ebbero la stessa sorte. Sono celebri molti equivoci commessi nel passare dal castigliano alla lingua di Shakespeare: espressioni colloquiali, frasi idiomatiche o parole che probabilmente esistono sono nella terra del realismo magico.

Il gabologo (esperto nell’opera di García Márquez, ndt) Conrado Zuluaga, che ha navigato per decenni tra le pagine del premio Nobel, si è trasformato anche in un cacciatore di strafalcioni macondiani. Nella ricerca condotta insieme a Margaret S. de Oliveira, ha scovato assurdità come queste: ne “L’autunno del patriarca” il traduttore trasformò la burundanga in un frutto, quando in realtà è un alcaloide; uno zampapalo – vale a dire una zuffa o un battibecco – in una danza; e la marimonda – un tizio giocoso, burlone – in niente meno che un omosessuale. Tutto ciò nella versione inglese. Scivoloni peggiori si trovano nelle versioni tedesca e francese dello stesso romanzo. Qui il traduttore ebbe la leggerezza di trasformare un macaco (una scimmia, ovviamente) in un pappagallo, e di riferirsi alla pava, cioè alla sfortuna, come alla femmina del pavo (il tacchino in spagnolo, ndt). E la lista sarebbe ancora lunga.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Juan Fernando Merino e pubblicato il 12 aprile 2015 su El Pais.com.co.

Traduzione a cura di:
Miriam Mezzera
Bogotà (Colombia)

La sfida di tradurre García Márquez

 Categoria: Traduzione letteraria

Quando alla fine del 1968 Gabriel García Márquez decise, in seguito all’enorme successo che stava avendo la versione originale di “Cent’anni di solitudine”, che era giunto il momento di tradurlo in inglese, chiese consiglio al suo amico Julio Cortázar, che aveva viaggiato molto più di lui, parlava diverse lingue e iniziava persino a fare le sue prime traduzioni letterarie dal francese e dall’inglese al castigliano.

“Rabassa!” gli rispose senza esitazioni lo scrittore argentino. “È l’unico che può fare una traduzione del romanzo come si deve”.

Cortázar aveva motivi validi per saperlo. Gregory Rabassa, un professore universitario e un lettore inveterato, nato a Yonkers da padre cubano e madre newyorkese, aveva fatto un’impeccabile traduzione in inglese della straordinaria e criptica “Rayuela” (che in italiano si conosce come “Il gioco del mondo”, ndt). La sua traduzione fu considerata superiore a quella francese, nonostante il testo originale fosse colmo di strutture grammaticali francesi – e l’anno della sua pubblicazione vinse negli Stati Uniti il Premio nazionale del Libro nella categoria Traduzione. Gabo dette ascolto al suo amico, ma fu preso dallo sconforto al ricevere il cordiale rifiuto di Rabassa: non aveva tempo, stava traducendo niente di meno che la “Trilogia delle banane” del Nobel guatemalteco Miguel Ángel Asturias.

“Aspettalo quanto necessario”, consigliò nuovamente Cortázar a García Márquez quando questi gli raccontò del suo tentativo fallito con Rabassa. “Ma aspettalo”.

Fu così che iniziò la storia di una delle traduzioni più celebri di tutta la letteratura latino-americana. Oltre alla sua ammirevole lealtà al testo originario – quando non addirittura fedeltà esatta – e del suo enorme valore artistico e letterario, al punto che Gabo stesso affermò in più di un’occasione che preferiva questa versione all’originale, la traduzione in inglese di “Cent’anni di solitudine” fu ricevuta magnificamente dalla critica specializzata, a partire dalla recensione colma di elogi del New York Times e della rivista The New Yorker, e anche dai lettori anglosassoni.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Juan Fernando Merino e pubblicato il 12 aprile 2015 su El Pais.com.co.

Traduzione a cura di:
Miriam Mezzera
Bogotà (Colombia)

Perché la traduzione è importante (12)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Undicesima parte di questo articolo

Il processo innovativo di scoperta che ha permesso ai maggiori scrittori di flettere i muscoli d’autore al di là delle limitazioni di una singola lingua e di una singola tradizione letteraria non sarebbe stato possibile senza l’accesso a libri tradotti. La traduzione è, infatti, una potente, pervasiva forza che amplia e intensifica la percezione di stile, tecnica, e struttura dello scrittore permettendo a lui o a lei di inserire mondi letterari non necessariamente trovati in una tradizione nazionale o linguistica. Ben al di là delle ansie di influenza essenzialmente nocive, gli scrittori imparano il loro mestiere da un altro, così come fanno pittori e musicisti. I giorni di apprendistato diretto sono finiti, per la maggior parte, eccetto, naturalmente, in ambientazioni formali, accademiche (programmi di scrittura creativa, corsi di studio, studi di conservatorio, per esempio), ma gli artisti possono trovare mentori in altri modi.

Più i libri da molti posti sono a disposizione di autori alle prime armi, maggiore è il flusso potenziale di influenza creativa, più è irresistibile la scintilla che accende le immaginazioni letterarie. La traduzione gioca una parte inimitabile, essenziale nell’espansione di orizzonti letterari attraverso la fecondazione multilingue. Una comunità universale di scrittori sarebbe inconcepibile senza questo.

Goethe credeva che una letteratura esaurisca se stessa e le sue risorse diventano corrotte se si chiude alle influenze e ai contributi di altre letterature. Non solo la letteratura ma il linguaggio stesso prospera quando crea connessioni con altre lingue. Il risultato dell’infusione linguistica dei nuovi mezzi di espressione è un’espansione del vocabolario, potenzialità evocativa, e sperimentazione strutturale. In altre parole, l’ampliamento degli orizzonti che presuppone la traduzione non colpisce solo i lettori, i relatori, e gli scrittori di una lingua, ma la vera natura del linguaggio stesso. Quanto più il linguaggio abbraccia infusioni e trasfusioni di nuovi elementi e giri stranieri di frasi, più largo, più forzato, e più flessibile diventa come mezzo espressivo. Che tristezza contemplare gli sforzi dei governi che non sanno nulla e dei movimenti sociali di esclusione per inventare prima e favorire poi la mitica “purezza” di una lingua sospendendo l’uso di ogni altra all’interno del territorio nazionale. La lingua che sperano di preservare prima o poi si eroderebbe, consumata e impoverita da una mancanza di accesso a nuovi e inconsueti mezzi di espressione e comunicazione, se non fosse per l’irresistibile, inevitabile ondata di arricchimento interculturale e multilinguistica attraverso il mondo.

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (11)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Decima parte di questo articolo

Lo sviluppo del romanzo in Europa, specialmente nell’Inghilterra del diciottesimo secolo e nel fondamentale lavoro di Henry Fielding, è cresciuto direttamente fuori dal modello del Don Quixote (Don Chisciotte), che è stato tradotto quasi immediatamente dopo la pubblicazione. La versione inglese di Thomas Shelton, pubblicata nel 1611, è stata la prima traduzione in qualsiasi lingua della prima parte del romanzo di Cervantes, che è apparsa nel 1605. La speculazione che Shakespeare intendesse scrivere un’opera basata sulle avventure di Cardenio, il protagonista di uno dei racconti inseriti nella prima parte del Don Quixote (Don Chisciotte), o in realtà l’opera l’ha scritto davvero, sebbene sia andata sfortunatamente perduta, diventa particolarmente intrigante per i nostri scopi a causa della presenza e del successo della traduzione di Shelton in Inghilterra, che ha innescato la lunga, sfaccettata storia dell’influenza di Cervantes sulla crescita della narrativa, lungo il percorso sui cui i romanzieri scrivono, e certamente sulla via sui cui Faulkner scriveva.

Non c’è dubbio che nella metà del ventesimo secolo, Faulkner era il più importante scrittore contemporaneo di lingua-inglese in America Latina. Il suo stile sonoro, eloquente, barocco con le sue risonanze alla Cervantes viene percepito come familiare dai lettori parlanti-spagnolo, ma credo che ancora più decisivo per la sua profonda importanza per lo sviluppo del romanzo Latino Americano, soprattutto per il fenomeno letterario chiamo The Boom (Esplosione), è stata la leggendaria, megastorica, multigenerazionale visione di Faulkner della terra e delle persone che vivono su di essa. Non solo García Márquez ma Carlos Fuentes, Mario VargasLlosa, e un mucchio di altri scrittori Latino Americani contemporanei ha un serio debito con Faulkner (e certamente con Cervantes). Nessuna di questa fertilizzazione letteraria incrociata sarebbe potuta accadere se Cervantes, Faulkner, e così tanti altri non fossero mai stati tradotti.

Per lo stesso motivo, è impossibile immaginare il romanzo contemporaneo in Inglese senza prendere in considerazione García Márquez (per non menzionare Jorge Luis Borges e Julio Cortázar). L’influenza della scrittura di García Márquez, presumibilmente in traduzione, come l’influenza di Faulkner in America Latina indubbiamente ha avuto luogo per la maggior parte in Spagnolo,è evidente in una gamma di rinomati scrittori come Toni Morrison, Salman Rushdie, Don De Lillo, e Michael Chabon, per citarne solo alcuni. È meraviglioso contemplare, non è così: la libertà scoperta da García Márquez in Joyce, e le lezioni strutturali e tecniche che ha imparato da lui e da Faulkner, sono stati trasmessi a una generazione più giovane di scrittori di romanzi di lingua-Inglese attraverso l’impatto tradotto della scrittura Colombiana.

Dodicesima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (10)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Nona parte di questo articolo

William Faulkner era il più fedele dei miei demoni tutelari.” Prosegue poi col dire: “Sono rimasto nella stanza a leggere . . . libri che ho ottenuto per caso e fortuna. . . . Questi [erano] come pane caldo dal forno, stampati a Buenos Aires in nuove traduzioni dopo il lungo intervallo nella pubblicazione a causa della Seconda Guerra Mondiale. In questo modo ho scoperto, per mia buona fortuna, il già-molto-scoperto Jorge Luis Borges, D.H. Lawrence e Aldous Huxley, Graham Greene e Gilbert Chesterton, William Irish e Katherine Mansfield, e molti altri.” Del Ulysses (Ulisse) di James Joyce egli scrive: “Non era solo la scoperta di un mondo puro che non avevo mai sospettato dentro di me ma mi ha anche fornito un inestimabile aiuto tecnico nel liberare la lingua e nel gestire il tempo e le strutture nei miei libri.” E finalmente, questo è il modo in cui lui descrive l’effetto del leggere Kafka per la prima volta: “Non ho mai più dormito con la mia vecchia serenità. Il libro era The Metamorphosis (La Metamorfosi) di Franz Kafka, nell’ingannevole traduzione di Borges pubblicata da Losada in Buenos Aires, che ha determinato una nuova direzione per la mia vita dalla sua prima linea, che oggi è una dei numerosi espedienti nella letteratura mondiale.”

Potrebbe aver chiamato la traduzione “ingannevole” perché, come lui descrive quello che ha imparato da Borges, tutto quello che un autore doveva fare era scrivere qualcosa che fosse vero. In ogni caso, in questi brevi brani, questo scrittore degno di nota rievoca in maniera indimenticabile la portata e la vivacità dell’educazione di un giovane scrittore nel mestiere dello scrivere un romanzo, un’iniziazione che non sarebbe stata possibile senza l’esperienza delle traduzioni letterarie. Questi libri, e tutti gli altri libri che ha letto, hanno avuto un impatto definente sulla sua formazione come scrittore e gli ha permesso di leggere come un apprendista per gli autori che di fatto sono serviti come mentori a lunga distanza.

Qualcuno una volta ha chiamato Faulkner lo scrittore Latino Americano meglio-conosciuto in inglese, una descrizione che potrebbe essere più di una semplice battuta. Egli sembra aver ereditato e poi trasformato in inglese l’espansivo stile di Cervantes che ha avuto una così profonda influenza, sia positiva che negativa, su tutti i successivi scrittori di lingua-spagnola. Inoltre, Cervantes ha creato la forma e la condizione del romanzo moderno, una trasformazione del genere di fondamentale importanza indipendentemente dalla lingua dello scrittore del romanzo.

Undicesima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (9)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Ottava parte di questo articolo

L’impatto del tipo di scoperta artistica che la traduzione abilita è profondamente importante per la salute e la vitalità di qualsiasi lingua e qualsiasi letteratura. Potrebbe essere una delle ragioni per cui le storie delle letterature nazionali sembrano così spesso escludere connessioni estremamente significative tra scrittori. “Letteratura nazionale” è un concetto limitato, confinante, basato sulla distinzione tra nativo e straniero, che è certamente una valida e utile differenziazione in alcune aree e in alcune circostanze, ma per iscritto si è ovviati dalla traduzione, che si dedica a negare e negare l’impatto della punizione divina per la costruzione della Torre di Babele, o perlomeno superare i suoi peggiori effetti controversi.

La traduzione asserisce la possibilità di una esperienza di letteratura coerente, unificata nella moltitudine di lingue del mondo. Allo stesso tempo, la traduzione celebra le differenze tra le lingue e le molte varietà dell’esperienza umana e della percezione che possono esprimere. Io non credo che questa sia una contraddizione. Piuttosto, testimonia l’abbraccio omnicomprensivo e aperto a tutti di letteratura e traduzione.

Un esempio tra molti degli scambi proficui tra le lingue portati dalla traduzione è l’ininterrotta connessione tra William Faulkner e Gabriel García Márquez. Quando era un giovane uomo, García Márquez aveva un insaziabile appetito per il romanzo di Faulkner e ha divorato i suoi romanzi in traduzioni spagnole, insieme ai libri di molti altri autori che scrivono in altre lingue. Nel corso degli anni ha parlato spesso di Faulkner come suo autore preferito di lingua inglese, il soggetto di una lunga conversazione tra il colombiano e l’ex presidente Bill Clinton (che ha sostenuto che One Hundred Years of Solitude {Cent’anni di solitudine} è stato il più grande romanzo degli ultimi cinquant’anni e lo ha chiamato il suo lavoro preferito di narrativa) ad una cena inerente a Martha Vieneyard a casa di William Styron nell’estate del 1995. Anche Carlos Fuentes era presente, e quando ha detto che il suo libro preferito era Absalom, Absalom, Clinton si è alzato in piedi e ha recitato a memoria parte del monologo di Benjy da The Sound and the Fury (Il suono e la furia). In Living to Tell the Tale (Vivere per raccontare una storia), la lettura di García Márquez di Light in August (Luce in agosto) corre come un filo conduttore attraverso la sua narrativa del viaggio che fa con sua madre per vendere la casa di famiglia in Aracataca: “Ho appena letto, in traduzione, e in edizioni prese in prestito, tutti i libri da cui avrei avuto bisogno di imparare il mestiere dello scrittore. . . .

Decima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (8)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Settima parte di questo articolo

Una delle fandonie a doppio taglio sul Premio Nobel è che nessun scrittore che non è stato tradotto in inglese può sperare anche solo di essere considerato per il premio in letteratura, perché l’inglese è una lingua che tutti i giudici sanno leggere. Questa nozione sembra attualmente essere vera per l’uso di un libro in altri media, come i film. Un libro che non è stato tradotto in inglese ha poche probabilità di essere mai trasformato in un film ampiamente distribuito.

La traduzione colpisce gli artisti creativi in un altro modo, forse meno ovvio ma molto più importante e straordinariamente significativo, uno che va ben oltre le domande di ricompensa finanziaria, non importa quanto significativo esso possa essere. Come Walter Benjamin indica nel passaggio citato in precedenza, la traduzione letteraria infonde un linguaggio con influenze, alterazioni, e combinazioni che non sarebbero state possibili senza la presenza di stili e impressioni letterarie e straniere tradotte, il significato materiale e il peso della letteratura che si trova fuori dal territorio degli esclusivamente monolingue. In altre parole, l’influenza della letteratura tradotta ha un effetto rinvigorente e ampio su ciò che viene orrendamente chiamato “linguaggio target”, la lingua in cui il testo viene tradotto.

Nel 1964 Robert Bly scrisse un saggio intitolato “La sorpresa di Neruda,” nel quale parla direttamente di questo problema:

Tendiamo ad associare l’immaginazione moderna all’immaginazione a scatti,che parte sfrontata, si ferma, si gira, cambia da soggetto a soggetto. Nel poema di Neruda, l’immaginazione sospinge, si unisce all’intero poema in un crescente flusso di energia immaginativa. . . . Lui è un nuovo tipo di creatura che non sta mai fermo sotto la superficie del tutto.

Muovendosi sotto la terra, conosce tutto dal basso verso l’alto (che è la maniera corretta di imparare la natura di una cosa) e perciò non è mai una perdita per il nome della cosa stessa. Rispetto a lui, il poeta americano assomiglia a un uomo cieco che si sposta spesso sul suolo da un albero all’altro, da una casa all’altra, percependo ogni cosa per un lungo tempo, e in seguito chiamando “casa,” quando già sapevamo che è una casa.

Nona parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (7)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Sesta parte di questo articolo

La traduzione espande le nostre abilità di esplorare attraverso la letteratura i pensieri e i sentimenti delle persone da un’altra società o un altro tempo. Ci permette di assaporare la trasformazione dello straniero in qualcosa di familiare e per un breve periodo di vivere fuori dalla nostra propria pelle, dai nostri propri preconcetti e pregiudizi. Esso espande e intensifica il nostro mondo, le nostre coscienze, in innumerevoli, indescrivibili vie. La traduzione dei loro lavori è anche di importanza critica per gli scrittori di tutto il mondo, promettendo loro un significativo aumento dei lettori. Una delle molte ragioni per cui gli scrittori scrivono, benché non sia la sola, è quella di comunicare ed emozionare il maggior numero possibile di persone.

La traduzione espande quel numero in maniera esponenziale, permettendo a più e più lettori di essere toccati dal lavoro di un autore. Per gli scrittori la cui prima lingua è limitata nei termini di quante persone la parlano, la traduzione è indispensabile per raggiungere una audience/pubblico di dimensioni significative. Per quelli la cui prima lingua viene parlata da milioni, sebbene un numero decisivo di loro possa essere analfabeta o così povero che comprare libri non possa essere un’opzione, la traduzione è anche un imperativo. È uno degli irragionevoli paradossi della nostra attuale situazione letteraria che a dispetto del numero pateticamente basso di traduzioni pubblicate ogni anno negli Stati Uniti, nel Regno Unito, e nel resto nel mondo inglese-parlante rispetto, per esempio, alle nazioni industrializzare dell’Europa occidentale o dell’America Latina, il mercato della lingua-inglese è uno dei più bramati dagli scrittori e dai loro agenti per i loro libri.

L’inglese è la lingua franca del mondo nel commercio, nella tecnologia, e nella diplomazia, e tende a essere parlato in luoghi dove l’alfabetismo è prevalente e le persone sono abbastanza benestanti da acquistare libri, anche se il numero di coloro che acquista libri sembra a diminuire costantemente. Alcuni anni fa Philip Roth ha stimato che ci siano almeno quattromila persone negli Stati Uniti che acquistano libri, e ha proseguito col dire che una volta che il tuo lavoro è stato venduto a loro e alle librerie, la tua corsa è essenzialmente finita. Nei giorni ottimistici, presumo che Roth fosse tipicamente beffardo. In altre circostanze, non sono così sicuro.

Ottava parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (6)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Quinta parte di questo articolo

Eppure a volte anche il critico più aggressivo, di animo meschino ammette con riluttanza che alcune poche traduzioni decenti appaiono davvero ogni tanto. E il vero concetto di letteratura mondiale come disciplina adatta allo studio accademico dipende dalla disponibilità di traduzioni. La traduzione occupa una posizione centrale ed illustre nella concettualizzazione di una civiltà universale, illuminata, e, non è un risultato da poco, definisce quasi il Rinascimento Europeo. La “rinascita” che noi tutti abbiamo studiato in un momento o in un altro è iniziata quando la traduzione in latino e poi nei linguaggi vernacolari dell’antica filosofia greca e della scienza è andata persa per l’Europa cristiana per secoli. I poeti del tardo XV, XVI, e XVII secolo, per esempio, gli spagnoli Garcilaso de la Vega e Fray Luis de León, abitualmente hanno tradotto e adattato classici e poi opere italiane, e queste versioni di Orazio o di Virgilio o di Petrarca sono state incluse come materiale/questione di corso in collezioni dei loro poemi originali.

La traduzione è cruciale al senso di noi stessi come lettori seri, e come letterati, uomini e donne istruiti troveremmo inconcepibile l’assenza di traduzioni da leggere e studiare. Ci sono in vigore nel mondo più o meno seicento lingue. Lasciateci ipotizzare che approssimativamente un centinaio di loro siano scritte. Nemmeno il linguista più dotato sarebbe in grado di leggere testi letterari complessi in un centinaio di lingue. Tendiamo ad essere incantati da quelle poche persone che sanno leggere bene dieci lingue, ed è chiaramente uno sforzo stupefacente, sebbene dobbiamo ricordare che se non ci fossero traduzioni, anche quei prodigi poliglotti verrebbero privati di qualunque incontro con lavori scritti nelle 990 lingue che non conoscono. Se questo è vero per i dotati linguisticamente, immaginate l’impatto che la scomparsa delle traduzioni avrebbe sul resto di noi.

Settima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (5)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Quarta parte di questo articolo

E come Ralph Manheim, il grande traduttore dal tedesco, ha così magnificamente detto, i traduttori sono come attori che recitano le battute come farebbe l’autore se l’autore sapesse parlare inglese. Come uno si aspetterebbe da un così dotato praticante dell’arte, l’osservazione di Manheim sulla traduzione è così meravigliosamente acuta e rivelatrice. Qualsiasi cosa sia, la traduzione nella formulazione di Manheim è una sorta di performance interpretativa, recante lo stesso rapporto con il testo originale come il lavoro dell’autore fa allo script, l’esecuzione della composizione da parte dei musicisti. Questa immagine di performance potrebbe contare sul fatto che, abbastanza sorprendentemente, io sembri sempre concepire e discutere il processo di traduzione come essenzialmente uditivo, qualcosa immediatamente disponibile alle altre persone, come opposto a un silenzioso, solitario processo.

Credo nella voce dell’autore e nel suono del testo, poi nel mio dovere nell’ascoltare entrambi il più chiaramente e profondamente possibile, e infine allo stesso modo il mio incalzante bisogno di esprimere il pezzo in una seconda lingua. Specialmente nella traduzione della poesia, questa pratica non è puramente metaforica. È, invece, parte integrante del mio approccio attuale all’interpretazione di un poema in spagnolo e la sua resa in inglese. Nel mio caso, il lavoro tende ad essere fatto in ‘viva voce’.

Leggiamo traduzioni tutto il tempo, ma di tutte le arti interpretative, è affascinante e sorprendente rendersi conto che la sola traduzione deve respingere l’insidiosa, compromettente domanda del se sia o meno, del se possa essere, o del se dovrebbe essere possibile. Non verrebbe mai in mente a nessuno di chiedere se sia fattibile per un attore mettere in scena un ruolo drammatico o per un musicista interpretare un brano musicale. Certamente è fattibile, proprio come è possibile per un traduttore riscrivere un lavoro di letteratura in un’altra lingua. Può essere fatto bene? Io la penso così, come fanno i miei colleghi traduttori, ma ce ne sono altri, di opinioni contrarie.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

Il nostro scopo è ricreare per quanto possibile, all’interno del sistema alieno di una seconda lingua, tutte le caratteristiche, le stravaganze, le manie, e le peculiarità stilistiche dell’opera che stiamo traducendo. E facciamo questo per analogia che consiste, nel trovare caratteristiche, stravaganze, manie, e peculiarità stilistiche analoghe, non identiche nella seconda lingua. Ripetere il lavoro in un altro modo per esempio, soccombendo alla fallacia letterale e tentando di duplicare il testo in un’altra lingua, seguendo un modello della trascrizione parola-per-parola  non condurrebbe a una traduzione ma a una grottesca variazione del Pierre Menard di Borges, che riscrive il suo Don Quixote che coincide parola-per-parola con l’originale di Cervantes, sebbene sia considerato superiore all’originale a causa della sua modernità. Inoltre, una traduzione irrazionale, letteraria costituirebbe una serie violazione del contratto. Non c’è un editore al mondo che si rispetti che non rifiuterebbe un manoscritto costruito in questo modo. Non è accettabile, leggibile, o fedele, come le lettere di accordo richiedono, nonostante possa avere una sua originalità perversa.

Per citare Walter Benjamin nel suo saggio “The Task of the Translator,” (“Il compito del traduttore”)

Nessuna traduzione sarebbe possibile se nella sua essenza ultima non si impegnasse a somigliare all’originale… Infatti, come il tenore e il significato delle grandi opere della letteratura subiscono una completa trasformazione nel corso dei secoli, anche la madrelingua del traduttore si trasforma. Mentre le parole di un poeta perdurano nella sua lingua, anche la più grande traduzione è destinata a divenire parte della crescita della sua propria lingua e, infine, di essere assorbita dal suo rinnovamento. La traduzione è così lontana dall’essere la sterile equazione di due lingue morte che di tutte le forme letterarie è quella incaricata di tenere d’occhio il processo di maturazione della lingua originale e le problematiche iniziali di sua spontanea volontà.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Nel processo di traduzione, ci sforziamo di udire per quanto possibile la prima versione del lavoro come profonda e completa, lottando per scoprire la carica linguistica, i ritmi strutturali, le imprecazioni sottili, le complessità di significato e i suggerimenti nel lessico e nelle espressioni, e le implicazioni e le conclusioni ambientali e culturali che queste tonalità ci permettono di estrapolare.

Questo è un tipo di lettura in profondità come un qualsiasi incontro con un testo letterario può essere. Per esempio, si consideri la narrativa. Il dialogo contiene spesso delle sfumature nonostante a volte le oltraggiose indicazioni della classe, lo stato, e l’educazione dei personaggi, per non menzionare la loro intelligenza e stato emozionale; intenzioni e sonorità significative abbondano nella narrazione e nelle sezioni descrittive del lavoro; ci potrebbero essere elementi di ironia o di satira; il ritmo della prosa (lunga, periodi scorrevoli o corti, frasi precise) e il tono della scrittura (espressione colloquiale, elevata dizione, presunzioni, gergo, eleganza, uso al di sotto dello standard) sono fondamentali strumenti stilistici, ed è obbligatorio per il traduttore apprendere i modi in cui questi usi strumentali promuovono gli scopi della narrativa, la rivelazione del personaggio, il progresso dell’azione.

A vari livelli, tutti i lettori attenti lo fanno, consciamente o inconsciamente. Certamente studenti e insegnanti di letteratura tentano di raggiungere questo tipo di profonda analisi in ogni pagina che scrivono, ogni lezione che danno. Come, poi, differisce il tentativo del traduttore da quello di ogni lettore attento, per non menzionare gli studenti infastiditi e i loro istruttori in ugual modo in difficoltà? L’unico fattore nell’esperienza dei traduttori è che non siamo solo ascoltatori del testo, udiamo la voce dell’autore nell’orecchio della mente ma relatori di un secondo testo, il lavoro tradotto, che ripete quello che abbiamo sentito, sebbene in un’altra lingua, una lingua con la sua propria tradizione letteraria, con i suoi propri accrescimenti culturali, il suo proprio lessico e sintassi, la sua propria esperienza storica, ognuno dei quali deve essere trattato, con tanto rispetto, considerazione, e apprezzamento poiché facciamo rinvenire la lingua dello scrittore originale.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Come primo passo verso il raggiungimento di un fine in maniera così esemplare, i traduttori hanno bisogno di sviluppare uno scrupoloso senso di stile in entrambe le lingue, affinando ed espandendo la nostra consapevolezza critica dell’impatto emozionale delle parole, l’aura sociale che le circonda, l’ambientazione e l’umore che le caratterizza, l’atmosfera che creano. Lottiamo per perfezionare ed elaborare la nostra percezione dei significati e delle implicazioni dietro il significato denotativo di base in un processo non dissimile dagli sforzi che gli scrittori fanno per aumentare la loro familiarità e competenza in un idioma letterario dato.

Scrivere, come ogni altra pratica artistica, è una vocazione che chiama ad approfondire, che risuona nelle parti della nostra psiche; non è qualcosa da cui traduttori e scrittori possono essere dissuasi dal fare o che abbandonerebbero facilmente. Sembra considerevolmente paradossale, ma sebbene ovviamente i traduttori stiano scrivendo il lavoro di qualcun’altro, non sussiste alcuna vergogna o sotterfugio in questo nonostante la peculiare critica e la sottostima continua di quello che facciamo per alcuni editori e molti critici.

Come ha detto William Carlos Williams in una lettera scritta nel 1940 al critico d’arte e poeta Nicolas Calas (e i miei ringraziamenti a Jonathan Cohen, studioso di letteratura inter-americana, per aver condiviso con me la citazione):
Se facessi un lavoro originale tanto meglio. Ma se posso dirlo (la questione della forma intendo) traducendo il lavoro di altri questo ha comunque valore. Che differenza fa?

L’incontrovertibile realtà è che il lavoro diventa del traduttore (mentre simultaneamente e misteriosamente in qualche modo rimane lavoro dell’autore originale) come se lo trasformassimo in una seconda lingua. Forse trasformare è il verbo sbagliato; quello che noi facciamo non è un atto di magia, come l’alterare i metalli base in quelli preziosi, ma il risultato di una serie di decisioni creative e fantasiosi atti di criticismo.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Perché la traduzione è importante

 Categoria: Traduzione letteraria

Perché tradurre è importante: l’argomento è talmente vasto, talmente complesso e così caro al mio cuore che ho deciso di iniziare il mio approccio ad esso rispondendo all’implicita domanda con un’altra domanda, usando la tecnica del quesito-come-risposta, un metodo tradizionale, forse radicato nel tempo per indicare la quasi impenetrabile difficoltà di un argomento, e certamente, come ogni pedagogo sa, una buona via per ritardare e perfino confondere chi pone le domande finché non sia possibile pensare ad una risposta accettabile che abbia almeno un barlume di coerenza. La mia variante in merito a quel tradizionale stratagemma consiste nel ripartire la domanda in componenti ancora più piccole in modo da riorientare la domanda e da non chiedere solamente perché tradurre sia importante, ma anche se lo sia minimamente, e se in effetti ha importanza, a chi importerebbe.

Le risposte che emergono potrebbero veramente dipendere dal modo in cui le domande vengono formulate: perché, per esempio, la traduzione importa a traduttori, autori, e lettori? Perché non importa anche alla maggior parte degli editori e dei critici letterari? Qual è la sua rilevanza per la tradizione letteraria nelle diverse lingue? Qual è il suo contributo alla vita civilizzata del mondo? Il mio tentativo di concepire una risposta a questi svariati elementi costituisce una specie di valutazione preliminare di alcune delle questioni spinose, continue, apparentemente da-non-risolvere che circondano la questione della traduzione letterale, iniziando con la vecchia grana del se sia anche minimante possibile, e passando oltre ciò che fa in realtà, e quale dovrebbe essere il suo giusto posto nell’universo della letteratura.

Credo che i traduttori professionisti seri, spesso in privato, pensino a loro stessi, perdonatemi, intendevo a noi stessi, come scrittori, non importa cos’altro possa attraversare le nostre menti quando riflettiamo sul lavoro da noi fatto, e credo anche che siamo nel giusto nel fare così. È forse questa presunzione assoluta, una sorta di inebriante sfrontatezza da parte nostra? Cosa facciamo esattamente noi traduttori letterari per giustificare la nozione che il termine “scrittore” si applica in realtà a noi? Non siamo forse umili, anonime ancelle e uomini di letteratura, riconoscenti servi sempre ossequiosi dell’industria dell’editoria? In termini più clamorosi ancora decorosi che posso raccogliere, la risposta è no, per la più fondamentale descrizione di cosa fanno i traduttori è che noi scriviamo, o forse riscriviamo, in un linguaggio B un lavoro di letteratura originariamente composto in un linguaggio A, sperando che i lettori della seconda lingua, voglio dire, naturalmente, i lettori della traduzione,percepiranno il testo, emotivamente e artisticamente, in un modo che sia parallelo e corrisponda alla gradevole esperienza dei suoi primi lettori. Questa è la più grande ambizione di un traduttore. Buone traduzioni si avvicinano a tale scopo. Traduzioni mediocri non si allontanano mai dalla linea di partenza.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Edith Grossman e pubblicato nell’aprile 2010 su WordsWithoutBorders, magazine online per la letteratura internazionale

Traduzione a cura di:
Sara Brambilla
Dott.ssa in Scienze Linguistiche Straniere e Letterature Straniere (Mediazione Linguistica)
Traduttrice: En/Es>It – It>En/Es
Cesano Maderno

Premio per il miglior libro tradotto 2016 (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

I vincitori del premio Il miglior libro tradotto 2016
Quest’anno il vincitore nella categoria “romanzo” è stato Signs Preceding the End of the World, scritto in spagnolo da Yuri Herrera e tradotto in inglese da Lisa Dillman, mentre nella categoria “poesia” Rilke Shake, scritto in portoghese da Angélica Freitas e tradotto in inglese da Hilary Kaplan.

L’importanza del premio Il miglior libro tradotto
Un portavoce del programma Literary Partnership di Amazon ha definito il premio un “momento letterario annuale fondamentale”, puntualizzando quanto richiami l’attenzione necessaria sulle eccezionali produzioni letterarie internazionali che “meritavano di entrare a far parte del bagaglio dei lettori americani.”

Molti madrelingua inglesi che vivono al di fuori degli Stati Uniti concorderebbero sull’importanza del premio Il miglior libro tradotto. Romanzi e poesie eccellenti vengono scritti in lingue diverse dall’inglese quasi giornalmente, ed è un vero peccato che tali opere rimangano inaccessibili a chi parla e legge esclusivamente in inglese. Allo stesso modo, molte opere letterarie originariamente scritte in inglese sono state tradotte per un ampio pubblico internazionale.

Ad esempio la serie di Harry Potter dell’autrice J.K. Rowling, probabilmente una delle più importanti, influenti e conosciute saghe per bambini, è stata tradotta in 68 lingue, rendendo i sette libri che hanno segnato una generazione fruibili per ragazzi e adulti di tutto il mondo.

Visto che l’iniziativa continua con successo oramai da nove anni e che anche solo essere in lizza per un premio è fonte di prestigio all’interno della comunità traduttiva internazionale, si spera che il premio Il miglior libro tradotto continui a prosperare negli anni a venire, a beneficio della comunità letteraria internazionale e dei voraci lettori di tutto il mondo.

Fonte: Articolo pubblicato il 28 settembre 2016 sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Giada Fattoretto
Traduttrice
Padova

Premio per il miglior libro tradotto 2016 (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Finalisti del Premio Il miglior libro tradotto 2016
I finalisti del premio per il miglior libro tradotto sono stati proclamati a inizio 2016, con una notevole carrellata in entrambe le categorie, letteratura e poesia. I dieci finalisti nella categoria “romanzo” di quest’anno sono stati:

- Murder Most Serene, scritto in francese da Gabrielle Wittkope e tradotto in inglese da Louise Rogers Lalaurie
- War, So Much War, scritto in catalano da Mercè Rodoreda e tradotto in inglese da Maruxa Relaño e Martha Tennent
- The Story of My Teeth, scritto in spagnolo da Valeria Luisellie e tradotto in inglese da Christina MacSweeney
- The Complete Stories, scritto in portoghese da Clarice Lispectore e tradotto in inglese da Katrina Dodson
- Moods, scritto in ebraico da Yoel Hoffmann e tradotto in inglese da Peter Cole
- Signs Preceding the End of the World, scritto in spagnolo da Yuri Herrera e tradotto in inglese da Lisa Dillman
- The Physics of Sorrow, scritto in bulgaro da Georgi Gospodinov e tradotto in inglese da Angela Rodel
- The Story of the Lost Child, scritto in italiano da Elena Ferrante e tradotto in inglese da Ann Goldstein
- Arvida, scritto in francese da Samuel Archibald e tradotto in inglese da Donald Winkler
- A General Theory of Oblivion, scritto in portoghese da José Eduardo Agualusa e tradotto in inglese da Daniel Hahn.

I sei finalisti nella categoria “poesia” sono stati:
- Sea Summit, scritto in cinese da Yi Lu e tradotto in inglese da Fiona Sze-Lorrain
- The Nomads, My Brothers, Go Out to Drink from the Big Dipper, scritto in francese da Abdourahman A. Waberie e tradotto in inglese da Nancy Naomi Carlson
- Silvina Ocampo, scritto in spagnolo da Silvina Ocampo e tradotto in inglese da Jason Weiss
- Load Poems Like Guns: Women’s Poetry, scritto in persiano da Herat e tradotto in inglese da Farzana Marie
- Empty  Chairs: Selected Poems, scritto in cinese da Liu Xiae tradotto in inglese da Ming Di e Jennifer Stern
- Rilke Shake, scritto in portoghese da Angélica Freitas e tradotto in inglese da Hilary Kaplan

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 28 settembre 2016 sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Giada Fattoretto
Traduttrice
Padova

Premio per il miglior libro tradotto 2016

 Categoria: Traduzione letteraria

È iniziato tutto nel 2008, anno in cui si è tenuto il primo concorso Il miglior libro tradotto. L’Università di Rochester cura un giornale sulla traduzione letteraria, l’Open Letter Books, che a sua volta cura una rivista letteraria online, la Three Percent. Nel 2008 quest’ultima ha assegnato il primo riconoscimento per il miglior libro tradotto, tra una selezione di romanzi e raccolte di poesie tradotti in inglese. Questo premio letterario non rappresenta solamente un riconoscimento per la qualità della traduzione in inglese, ma prende anche in considerazione l’opera originale scritta nella lingua di partenza, oltre ai contributi della casa editrice, dell’editor, e all’impegno del traduttore.

Inizialmente la vincita non prevedeva un premio in denaro, ma al terzo anno Amazon, il più grande editore e distributore di libri a livello mondiale, ha annunciato la decisione di assegnare un premio di 5.000 dollari sia all’autore che al relativo traduttore in entrambe le categorie, come parte del programma Amazon Literary Partnership. Se da un lato i premi in denaro rappresentano sicuramente un gradito incentivo, la vincita del concorso è diventata un traguardo ambito, tanto da conferire a chi vi partecipa fama di leader nel campo della traduzione letteraria. Ad oggi, da quando è stato istituito il concorso, sono stati assegnati 100.000 dollari in premi. Solo un partecipante ha vinto per ben due volte un premio in ciascuna categoria; si tratta di László Krasznahorkai, premiato per SeioboThere Below e Satantango. Tuttavia Phoneme Media è stata la prima rivista letteraria a vincere nella categoria “poesia” per due anni consecutivi, nel 2015 e nel 2016.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 28 settembre 2016 sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Giada Fattoretto
Traduttrice
Padova

La Brexit e la traduzione letteraria (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Anche il calo della sterlina ha avuto effetto immediato – qualche breve effetto positivo, per quei traduttori britannici che vengono pagati in euro e ne hanno trovato il beneficio di qualche sterlina in più – ma largamente negativo. Per alcuni, acquisire diritti stranieri è diventato solo più costoso, come ha sottolineato Juliet Mabey di Oneworld. C’è anche il potenziale problema di come funzioneranno i diritti del linguaggio inglese. Michael Cader di Publishers Lunch ha notato che il UK potrebbe non essere più in grado di reclamare la UE come proprio mercato esclusivo, lasciando aperta la possibilità alle edizioni USA e UK di dover competere – un problema che potrebbe avere ripercussioni reali sui diritti stranieri e sui contratti dei traduttori. Ci sono infinite questioni su come gli aspetti commerciali del nostro futuro UE avranno effetto sul settore editoriale, ma, come avviene per ogni altro aspetto di questa decisione, noi semplicemente non lo sappiamo ancora.  La potenziale perdita di libertà di movimento avrebbe maggiori conseguenze su ogni lato dell’equazione di traduzione: dai viaggi dei traduttori per la ricerca o i programmi residenziali,ai viaggi degli autori in UK per i tour promozionali.

Molti traduttori hanno affinato il loro mestiere vivendo e lavorando all’estero. Non starei lavorando come traduttrice adesso se non avessi trascorso un anno come studente a Madrid. Un pensiero triste per il futuro – se perdiamo cose come la libertà di movimento e lo schema Erasmus, quanti potenziali futuri traduttori perderemo?  C’è un risultato personale da prendere in considerazione oltre al fatto che noi traduttori siamo in costante comunicazione con gli altri europei– autori, agenti, editori, per non parlare dei colleghi traduttori. Molti di noi hanno ricevuto email scioccate da loro il giorno dopo il voto, ed è difficile non percepire il sottofondo di dolore e rifiuto nelle loro voci. Per non parlare dei molti europei che hanno fatto del Regno Unito la loro casa e la loro vita, come Marta Dziurosz, l’attuale traduttrice Free Word a Residence, che ha scritto in modo commovente della sua reazione alla votazione.

Ai miei compatrioti europei: Tutto ciò che posso fare è scusarmi, e dirvi che ciò non potrà niente per cambiare il nostro desiderio di aiutare a raccontare le vostre storie al maggior numero di persone per noi possibile.

Fonte: Articolo scritto da Lindsey Ford e pubblicato il 20 settembre 2016 sul sito “Free Word

Traduzione a cura di:
Sara Radicia
Traduttrice freelance EN>IT ES>IT
Perugia

La Brexit e la traduzione letteraria

 Categoria: Traduzione letteraria

Conseguentemente al voto UK di lasciare L’Unione Europea, la traduttrice Lindsey Ford esplora le implicazioni della Brexit per la traduzione letteraria.  Qual è il significato del voto UK di lasciare l’Unione Europea per il nostro futuro?  In particolare, cosa significa per i tre temi principali su cui si focalizza Free Word: traduzione letteraria, libera espressione e storie sul cambiamento climatico? Per scoprirlo, abbiamo chiesto agli esperti di spiegare le sfide e le opportunità che questo risultato comporta.  Come gruppo di persone che trascorrono le loro intere vite a interagire con altre culture e linguaggi, i traduttori sono quasi preponderantemente contro la “B-word”; a parte tutte le altre conseguenze del voto, è un girare il coltello nella piaga che questo brutto fardello ci sia ora stato imposto per sempre.  La traduzione letteraria non è un settore particolarmente lucrativo. Quelli di noi che vi lavorano sono spesso guidati da una passione per il favorire legami trasversali tra culture e idee. Molti degli stessi ideali sostengono la UE, e un rifiuto di questi ideali suona come un rifiuto anche di ciò che facciamo. Perché annoiarsi a leggere quell’ultimo thriller scandinavo, quel classico tedesco, quella saga di famiglia italiana, quando abbiamo quei nostri libri inglesi perfettamente buoni, grazie mille?

Ciò sembra particolarmente deludente dal momento che la comunità della traduzione letteraria ha goduto di un vero boom negli anni recenti. Ci sono più eventi, programmi di residenza, workshops e plaudit pubblicitari che mai prima. Le vendite nella fiction tradotta sono cresciute del 96% negli scorsi 14 anni, e quattro dei top 5 dei libri tradotti tra i best seller nel 2015 erano di linguaggi europei.  I finanziamenti UE hanno innegabilmente giocato una parte in ciò. Gli istituti chiave della traduzione in UK, come Literature Across Frontiers (con base all’Università di Aberystwyth) sono beneficiari dei finanziamenti UE tanto necessari. Le sovvenzioni come il fondo pan-European Creative Europe Desk Literary Translation hanno sovvenzionato decine di migliaia di pubblicazioni e promozioni per libri che altrimenti non avrebbero potuto vedere la luce del giorno. Lo status di queste sovvenzioni sono adesso l’avanguardia di molte menti del settore. I cicli di finanziamento possono espandersi in diversi anni, dunque l’attuale prolungata incertezza non sta rendendo l’ansietà più facile. Se stiamo lasciando l’UE nei prossimi due anni dell’attivazione dell’Articolo 50, questo come influirà sugli editori o i traduttori che faranno richiesta delle sovvenzioni nel 2017?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Lindsey Ford e pubblicato il 20 settembre 2016 sul sito “Free Word

Traduzione a cura di:
Sara Radicia
Traduttrice freelance EN>IT ES>IT
Perugia

Alcuni preferiscono le traduzioni (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Nello studio già citato segnala che il 56% degli europei parlano una seconda lingua e che per il 38% di loro quella lingua è l’inglese. Nei paesi scandinavi e Olanda la cifra raggiunge il 90%. Ma dove la percentuale è minore, la parte più istruita della popolazione, quella che conosce una seconda lingua, è quella che legge con maggiore probabilità romanzi. E Parks li chiama “romanzi letterari”.

Sembra inevitabile, quindi, che man mano che aumentano coloro che parlano inglese aumenti la vendita di libri in questa lingua. E tuttavia, lo studio milanese individua che, in realtà, l’aumento si produce nella letteratura scritta in inglese ma letta nella lingua locale. In Olanda, il 75% di opere di narrativa in prosa si traduce dall’inglese. E le cifre sono simili in Italia. Un’indagine realizzata in varie librerie di Amsterdam, su lettori tra i venti e i sessant’anni e distribuiti tra uomini e donne, ha dimostrato che leggevano soprattutto romanzi stranieri e in particolare inglesi e americani. Il motivo era che li consideravano “migliori”, e inoltre gli servivano per integrare la realtà olandese e aprirsi verso un mondo più vasto. Ciò, naturalmente,corrisponde al consumo di massa di canzoni, film e serie televisive realizzate negli Stati Uniti, e perfino l’interesse degli europei nei confronti delle elezioni presidenziali americane, alle quali molti hanno addirittura prospettato la loro possibile partecipazione. E tornando ai lettori olandesi intervistati, lo studio registra che in un elevato numero di casi la loro preferenza per le traduzioni, e non per la lettura nella lingua originale che conoscevano, era dovuta al fatto che provavano piacere nel criticare i traduttori, considerando che loro avrebbero potuto tradurre in modo migliore.

È un’opinione che ho letto o ascoltato molte volte in Spagna in cui, come succede agli olandesi dell’indagine, ci sono persone che preferiscono leggere romanzi in inglese tradotti perché ciò amplia loro le possibilità di relazionarsi con gli altri. Il numero dei lettori di libri spagnoli o olandesi è molto esiguo ma tutti parlano di Martin Amis o Franzen. Condividere quelle letture fa sì che si sentano parte di una comunità internazionale.
E così, l’imponente globalizzazione induce a considerare la famosa risposta di Humpty Dumpty alla domanda di Alice, di Lewis Carroll, sul dare significati diversi alle parole che, come si sa, è stata: «Bisogna vedere chi è che comanda… ecco tutto».

Fonte: articolo di Mariano Antolín Rato pubblicato sulla rivista online “El Trujamán” il 24 febbraio 2016.

Traduzione a cura di:
Miriam Russo
Traduttrice freelance ES-EN>IT
Murcia (Spagna)

Alcuni preferiscono le traduzioni

 Categoria: Traduzione letteraria

In alcuni Paesi europei i lettori preferiscono leggere romanzi tradotti piuttosto che romanzi scritti nelle loro lingue native. E in concreto romanzi inglesi e, soprattutto, americani. E ciò si deduce da uno studio realizzato in Italia e in Olanda dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano, conosciuta anche con la sigla IULM (Istituto Universitario di Lingue Moderne). Ignoro i dati attuali in Spagna ma secondo uno studio del Ministero di Cultura spagnolo, quando ancora esisteva, la percentuale delle traduzioni dall’inglese si situava intorno al 50% rispetto al totale delle traduzioni realizzate. Si suppone, quindi, che nonostante la presenza di romanzi scritti in lingua spagnola nelle liste dei libri più venduti, una grande porzione di lettori propende per le traduzioni da questa lingua. E non solo dei libri lanciati su scala globale, che si vendono maggiormente nelle grandi superfici, ma anche dei romanzi, definiti dalle case editrici secondo criteri commerciali, letterari.

È Tim Parks, professore di Traduzione Letteraria presso la citata università milanese, a giustificare lo studio italiano. In realtà, è uno dei principali promotori del lavoro e tenendo conto della sua traiettoria credo che meriti credito. Romanziere, saggista e, per quello che qui interessa, traduttore, Tim Parks, nato a Manchester nel 1954, vive in Italia da più di trent’anni. Ha tradotto in inglese alcuni dei grandi classici come Machiavelli e Leopardi e, tra i tanti altri, numerose opere di Moravia, Tabucchi, Calvino e Calasso. Come narratore gode di grande prestigio. Coetzee, per esempio, lo considera fondamentale, sebbene, che io sappia, in spagnolo siano state tradotte solamente due sue opere: il romanzo Sogni di fiumi e di mari (Mondadori, Milano, 2011) e il saggio Insegnaci la quiete. Uno scettico sperimenta la via della guarigione (TeachUs To SitStill. A Skeptic’s Search for Health and Healing, trad. Rita Baldassarre, Collana Strade Blu. Non fiction, Mondadori, Milano, 2010). Non le ho lette ma sono anni che seguo i suoi lavori sulla traduzione e sempre sono pieni di suggerimenti che dimostrano una conoscenza profonda, da un punto di vista pratico, dei problemi della professione e delle diverse teorie al riguardo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo di Mariano Antolín Rato pubblicato sulla rivista online “El Trujamán” il 24 febbraio 2016.

Traduzione a cura di:
Miriam Russo
Traduttrice freelance ES-EN>IT
Murcia (Spagna)

Tradurre la letteratura

 Categoria: Traduzione letteraria

Come non conoscere le grandi opere di William Shakespeare, Lev Nikolàevič Tolstòj, Nathaniel Hawthorne e dei più grandi scrittori di tutti i secoli? Se oggigiorno ognuno di noi nella propria libreria possiede almeno uno dei grandi classici della letteraturaè proprio grazie al lavoro del traduttore, infatti è proprio grazie a lui che le grandi opere d’arte vivono nei secoli e in ogni parte del mondo. Generalmente, coloro che non sono del settore, associano la traduzione alla trascrizione di un testo da un codice linguistico ad un altro, o meglio alla traduzione di ogni singola parola in un’altra lingua, ma in realtà si tratta di un lavoro molto impegnativo e articolato che accosta non solo due idiomi diversi, ma soprattutto due culture simili e a volte opposte

Il traduttore infatti non è colui che trascrive fedelmente un testo in lingua L1 in un testo in lingua L2, ma è prima di tutto un lettore. Il suo compito principale è tradurre il significato dell’opera. Si innamora della storia e cerca di farla sua cogliendo tutte le più sottili sfumature: dalle caratteristiche semantiche a quelle linguistiche. Ma, è anche uno storico letterario. Prima di iniziare il suo lavoro e, dopo aver letto almeno una volta il testo originale, studia approfonditamente i momenti storici e culturali attraverso cui si evolve la storia, cercando di utilizzare un linguaggio fresco e allo stesso tempo moderno.

Il suo scopo è quello di tradurre il significato dell’opera rispettando regole ben precise e trascrivendola  in una lingua comprensibile al lettore di arrivo, naturalmente mantenendo invariate le emozioni e le sensazioni che l’autore dell’opera vuole trasmettere ai suoi lettori. Deve analizzare il testo in ogni sua parte, scegliendo con estrema precisione lo stile e il lessico più adatto, l’uso corretto della punteggiatura e soprattutto il ritmo espressivo. Nulla è superfluo, perché ogni piccola distrazione potrebbe mutare  il fine semantico dell’opera.

Autrice dell’articolo:
Luana Pugliese
Docente di Lingua e Letteratura Inglese e Spagnola; Traduttrice Freelance
Roma

Difficoltà della traduzione letteraria

 Categoria: Traduzione letteraria

Quanto spesso leggete libri di autori stranieri? E li leggete nella versione originale o tradotti nella vostra lingua madre? Rifletteteci giusto un secondo: quante opere della letteratura non potrebbero essere lette se non ci fossero traduttori pronti ad aprire per voi il mondo virtuale che viene creato nelle pagine di un libro?
La traduzione letteraria è un’arte; è una forma di creatività incompatibile con un’interpretazione letterale. Ma cosa succede dopo? All’improvviso salta fuori che il traduttore di opere letterarie in realtà è uno scrittore che praticamente riscrive il libro e lo ricrea per il lettore. E non si è capaci di farlo senza il dono della scrittura. Non per nulla i traduttori considerano questo tipo di traduzione una delle più toste della professione.

Non può essere paragonata alla traduzione di trattative di lavoro, visto che in quel caso le frasi ufficiali devono fornire l’informazione che l’altra persona si aspetta. Non è come l’interpretazione, dove una risposta rapida e le stesse identiche parole sono la cosa più importante e dove l’assenza di armonia è abbastanza perdonabile. La traduzione letteraria di qualunque lingua deve essere realizzata in modo che l’atmosfera della storia e lo stile dell’autore siano stati totalmente preservati.

Ad ogni modo, avete mai pensato al fatto che, quando parlate della vostra ammirazione per un certo autore straniero, state in realtà ammirando l’abilità del traduttore che ha tradotto il testo per voi?
Essere in grado di rendere il testo leggibile e interessante, di preservare lo stile originale e di trasmettere l’idea dello scrittore è il dono dell’interprete che ha intrapreso questo lavoro. E il traduttore dovrebbe padroneggiare la teoria e la pratica della traduzione letteraria durante tutto il corso della propria vita.

Quindi non c’è da stupirsi che la traduzione letteraria abbia molte caratteristiche e, di certo, alcune difficoltà. Dapprima, c’è la totale mancanza di letteralità della traduzione. Questo tipo di traduzione non è concepita per essere letterale, parola per parola. È il motivo per cui la traduzione letteraria è un soggetto su cui studiosi e traduttori non si trovano d’accordo.

Poi, è la traduzione di aforismi ed espressioni idiomatiche. Questo problema non è complicato come potrebbe sembrare a prima vista, ma richiede un ampio vocabolario e la disponibilità di un dizionario specialistico. Inoltre, contiene giochi di parole e umorismo. Uno dei momenti più interessanti della traduzione letteraria è quando il testo tradotto contiene implicazioni umoristiche o ironiche. È necessario possedere delle abilità particolari per riuscire a preservare il gioco di parole voluto dall’autore.

E da ultimo, richiede conformità di stili, culture ed epoche. Il traduttore di testi letterari dovrebbe essere in qualche modo il ricercatore. È difficile tradurre il testo di un periodo diverso, di una cultura diversa, se non se ne conoscono le caratteristiche. E di nuovo si arriva alla conclusione che il traduttore deve possedere talento. Se non si possiede talento, non si diventerà mai un maestro le cui opere saranno lette con piacere e gioia.

Fonte: articolo pubblicato da Arsenii Shack sul sito del Translation Journal

Traduzione a cura di:
Mariateresa Sala
Traduttrice freelance EN- FR>IT
Pisa

A*** e Io: conversazione con E.Ramadan(11)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Decima parte di questo articolo

MB: Garréta sembra essere una donna affascinante.

ER: Sì, è fantastica. Una donna sorprendente e dalle molte sfaccettature. Ero a conoscenza di una piccola parte della sua biografia che ha reso difficile per me il distinguere l’io narrante del romanzo da lei. E, sapendo che lei è lesbica, ho cominciato a pensare ad A*** come ad una donna. Ma la maggior parte delle persone con cui ho parlato non hanno dato per scontato che entrambi i protagonisti fossero di sesso femminile.

MB: Questa è stata la reazione della maggior parte dei lettori anglofoni che hanno letto la tua traduzione?

ER: Sì. Ne sono stata sorpresa.  In giugno, ho avuto un incontro con i lettori a New York al Community Bookstore, all’incirca  nel periodo in cui usciva il libro. Nel bel mezzo dell’incontro, una persona ha alzato una mano, ed ha fatto un commento su come fosse sicura che l’io narrante fosse di sesso maschile, perché sembrava una voce estremamente virile. E io, “In che senso? Cosa significa? Cos’è una “voce virile”? Di cosa parli?” In molti mi hanno detto, “Oh, ho avuto la sensazione precisa che il narratore fosse un uomo.” Le opinioni riguardo il sesso di A*** erano meno  unanimi. Comunque, per rispondere alla tua domanda, no, non sono riuscita a preservare l’androginia dei personaggi nella mia mente.

*****

Emma Ramadan è una traduttrice letteraria che vive a Brooklyn. Deep Vellum ha pubblicato la sua traduzione di Sfinge di Anne Garréta nel 2015, e prevede la pubblicazione della sua traduzione di Pas un Jour, della stessa autrice, nel 2016. Ha inoltre tradotto delle opere poetiche, tra cui Monospace di Anne Parian, di recente pubblicazione presso La Presse (Fence Books). Sta attualmente lavorando sulle traduzioni di alcuni scrittori marocchini, di cui alcuni estratti  sono in uscita nell’edizione marocchina di Without Borders , in Marzo 2016.

M. René Bradshaw è Editor-at-large, UK in Asymptote. È nata in California e vive attualmente a Londra.

Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma

A*** e Io: conversazione con E.Ramadan(10)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Nona parte di questo articolo

MB: Questo mi apre la strada per un’altra domanda. Ti è stato possibile continuare a mantenere nella tua mente l’androginia voluta da Garréta per i suoi protagonisti, mentre traducevi? Di nuovo, questo potrebbe essere un atteggiamento superficiale, ma sono davvero curiosa di sapere se Garréta stessa sia riuscita a farlo.

ER: Veramente le ho proprio posto questa domanda. Molto stupido da parte mia, perché la sua reazione immediata è stata del tipo, “Ma di che parli? Questi non sono personaggi di cui io ho nascosto il sesso, li ho concepiti privi di identità di genere.”

Quindi non c’è alcun codice segreto da decifrare, né sottili suggerimenti disseminati qua e là ad indicare cosa Garréta avesse veramente in testa. Non è il punto del vincolo di questo testo, il punto è che si tratta di personaggi privi di genere. Esistono nel mondo reale, e, chiaramente hanno un sesso, ma Garréta li ha costruiti come privi di genere o ha comunque evitato di fornire indicazioni di genere. Lei mi ha detto che non c’è alcun segreto – questo è il modo in cui li ha rappresentati. Per me è molto difficile.  Ci sono stati tanti di quei momenti in cui avrei voluto parlare di questo romanzo, e, anche durante la mia tesi, facevo fatica e di tanto in tanto usavo un pronome personale per descrivere questi personaggi.

È stato complicato per me tenere sempre presente questa androginia, perché sono così realistici, che tu vorresti assegnare loro un genere per rappresentarteli in maniera più precisa. Vorresti leggere un romanzo, e provare una certa empatia nei loro confronti, magari ti ricordano qualcuno che conosci, o di una situazione in cui ti sei trovata, e sono raffigurati talmente bene da sembrare quasi vivi, così tu senti il bisogno di assegnare loro un genere. Perciò, mentre traducevo, gliene avevo decisamente assegnato uno, nella mia testa. Penso sia dovuto anche al fatto che parlavo con Garréta mentre portavo avanti la traduzione, e so che lei stessa è una DJ.

Undicesima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma

A*** ed Io: conversazione con E.Ramadan(9)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Ottava parte di questo articolo

MB: Lo ammetto, e questo fa forse di me una lettrice superficiale, ma, mentre leggevo Sfinge per la seconda volta, mi sono comportata un po’ da detective. Volevo capire se ci fosse la minima indicazione, o, magari, persino qualche sfacciato indizio, riguardo il genere di A*** o del narratore. Credo che ciò che mi abbia più colpito sia l’episodio in cui il narratore incontra la madre di A*** per la prima volta.  In genere mi aspetto che l’atteggiamento di una madre verso l’amante di un figlio o una figlia differisca in qualche modo in base al genere di quest’ultimo.

ER: È singolare che tu dica questo, perché c’è effettivamente  una riga  in quel brano che potrebbe essere intesa come un indizio. Mi ha bloccata a lungo durante la traduzione.

C’è una riga in quell’episodio, appena prima che il narratore incontri i genitori o la madre di A***, in cui dice, “Mi preoccupavo di cosa lei avrebbe pensato della nostra relazione.”, o qualcosa di simile, che mi ha messo in uno stato di ipervigilanza – Non volevo assolutamente che ci fossero indicazioni sul genere, o che i lettori ne potessero desumere che i protagonisti fossero entrambi dello stesso sesso. Ho pensato, “Perché si preoccupa di ciò che la madre della persona che ama pensa della loro relazione?”

Ma in quel caso, proiettavo semplicemente la mia forma mentale sul romanzo. Eppure quella riga mi disturbava, “Oh no, è possibile che sia un indizio?”. Poi ne ho parlato con altri che lo  avevano letto, che non ci avevano visto un’ indicazione particolare, al contrario, si soffermavano sui particolari conosciuti, del tipo: un personaggio è bianco, l’altro nero, c’é una grande differenza di età, ecc. Quindi no, chiaramente non c’era alcun indizio, semplicemente io ne stavo cercando uno,  ma quella riga in particolare non aveva alcun significato specifico. Avevo sovra-interpretato.

Decima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma

A*** ed Io: conversazione con E.Ramadan(8)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Settima parte di questo articolo

MB: A mio parere, il fatto che il genere del narratore non sia specificato crea delle somiglianze significative  tra lui ed altri personaggi del romanzo, il cui sesso è necessariamente noto, soprattutto in rapporto al mentore del narratore stesso, un prete gesuita spagnolo, che lo/la guida attraverso il milieu nottambulo parigino, ma anche in rapporto agli strani personaggi che lui o lei incontra in questo milieu. Mentre la sua celebrità di DJ cresce, lui o lei comincia ad assumere il sorprendente ruolo di confidente o compagno di questi personaggi.

A pagina 31 il narratore dice: “C’erano le noiose e insensate conversazioni con uomini di mondo alticci; le chiacchiere vagamente tinte di filosofia ed estetica dei falliti arroccati su una cultura completamente superficiale e di seconda mano, come un temperamento fiero si arrocca su una bourgeoisie in menopausa; e, incidentalmente, le conversazioni limitate e velenose di vecchi scapoli  intenti a spiare di sottecchi le buffonate dei loro protégés – ho subìto tutto.”

I flussi e riflussi di questo passaggio, come molti altri, sono pregni di indicazioni di genere, abbondantemente menzionati ed esplicitati. Questi personaggi sono puramente accessori nel sottolineare la mancanza di identità di genere nel narratore, oppure Garréta fa un’osservazione più ampia della quale il narratore si fa portatore, aldilà della storia d’amore punto centrale del testo?

ER: Non so quale sia la vera risposta, o cosa risponderebbe Garréta, ma io la intendo in due modi. La prima volta che il pubblico francese ha letto il libro, nel 1986, in molte recensioni non si notava il fatto che il genere dei  due protagonisti non fosse specificato: Io credo che questa sia stata in sé prova del successo del testo,  in un certo senso, il fatto che Garréta sia stata in grado di scriverlo senza che il pubblico notasse questo particolare, precisamente perché questo non dovrebbe avere importanza. Il vincolo non è l’argomento principale del romanzo. L’argomento principale del romanzo è una storia d’amore. E il punto è che il genere non dovrebbe avere importanza. Dunque, chi legge cercando continuamente di capire quale sia il sesso dei protagonisti, potrebbe non aver veramente capito il nocciolo della questione.

Io penso che il collocare questi personaggi in un mondo che assomigli al mondo reale, che non diventi un universo in cui nessuno ha un genere,  del quale tu ti chiedi qualcosa del tipo “Ehi, ma è fantascienza?” oppure, “Cosa succede?” diventerebbe molto più banale e l’attenzione sarebbe ancora più incentrata sul vincolo linguistico, se gli altri personaggi fossero altrettanto privi di marchi di genere. Non che pensi che Garréta non sarebbe stata all’altezza della sfida. Penso che inserire i due protagonisti in un contesto reale,  in un mondo in cui chiunque possa riconoscersi, e dove questi protagonisti effettivamente esistono, la questione del genere non dovrebbe avere alcuna importanza. Non è la cosa fondamentale. È la loro storia d’amore, sullo sfondo di un contesto reale.

C’è un altro brano in cui Garréta parla di questo, quando il narratore ed A*** vanno in Germania, ed il narratore dice di aver frequentato i nightclubs, etero o omosessuali, per uomini o donne: “Oltrepassai tutti i confini. Andai in tutti quei posti.” L’importante è che ci sia questa specie di promemoria che ci ricorda che viviamo in un mondo di esclusioni, in un mondo che ha dei confini.

Inoltre, questi personaggi sono in grado di esistere al di fuori di questo mondo, o , comunque senza che la loro relazione debba subirne l’influenza. Questo perché, in questa storia, non è evidentemente possibile trattare i problemi di A*** o del narratore in termini di rapporti di potere tra i sessi; per esempio, non si può supporre che A*** venga privato di una sua voce, perché donna, e venga di conseguenza  messa nell’impossibilità di esprimersi. In questo libro non è possibile fare delle affermazioni tanto radicali, quindi i problemi di coppia dei protagonisti devono necessariamente scaturire da qualcos’altro. Non possono derivare dal genere.

Credo sia questo più o meno il punto, il fatto che viviamo in un mondo che pullula di differenze, e che noi facciamo costantemente delle distinzioni, ma che il genere non debba essere una di queste. Forse Garréta mira a ricordarci che viviamo in una società piena di limitazioni. Che erigiamo continuamente dei muri tra noi, ma che il genere sia qualcosa che non debba avere tanto controllo su di noi. Io penso che questi contrasti siano necessari, o che dobbiamo sapere e ricordarci che questi confini esistono, e che il genere influenzi effettivamente la nostra vita, ma che non è fondamentale che sia così. Questi due personaggi incarnano una possibilità di fuga da questa convenzione.

Nona parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma

A*** ed Io: conversazione con E.Ramadan(7)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Sesta parte di questo articolo

MB: A pagina 36 tu traduci : “Questa era precisamente la questione che li turbava: Pelle nera, pelle bianca: il nostro aspetto era contro di noi.”

ER: Esatto, ci sono tutte queste piccole frasi in cui Garréta non può semplicemente dire, A*** era nero/a ed io bianco/a. Di conseguenza uso delle costruzioni, nella mia traduzione,  di cui si potrebbe dire: “Ma perché l’ha scritto in maniera tanto indiretta?” e parte tutta da questo:  Garréta non poteva usare questa costruzione in francese, e anche qualora io avessi potuto usarla in inglese, traducevo dal francese, quindi dovevo restare fedele al testo originale, invece che scriverlo in maniera più diretta o più semplice.

È curioso, perché scrivere in inglese un romanzo alla prima persona che non dia indicazioni sull’identità di genere, non sembrerebbe particolarmente complicato;  per il narratore la difficoltà starebbe nel rivelare il proprio sesso, proprio perché parlerebbe in prima persona. I nostri aggettivi non si accordano, né i nostri verbi, noi non abbiamo la stessa struttura di accordo di genere.

Diventa veramente difficile perché io traduco un testo dal francese in cui la colorazione di genere viene evitata, e, per come funziona il francese, anche tutte le parti in cui Garréta poteva sfruttare le peculiarità della lingua, e non indicare il genere, come il parlare continuamente di alcune parti del corpo. Ci sono alcuni passaggi in cui il narratore semplicemente osserva alcune parti del corpo di A*** mentre A*** dorme o A*** balla. Esattamente quelli in cui in inglese si usa il genere. Non si può dire, mettiamo, “un braccio”, o “una gamba”, è sempre “il suo braccio” o “la sua gamba” [‘his’ arm or ‘her’ leg], e potrebbe suonare veramente male.

Ci si trova in questa situazione un po’ particolare, nel senso che pur non essendo, probabilmente, troppo complicato scrivere in inglese un romanzo privo di indicazione di genere alla prima persona, tradurne uno dal francese è davvero laborioso. Perché è tutto scritto in questo modo, ed è esattamente dove in francese  non ce n’è necessità, che in inglese il genere deve essere indicato. Quindi ho dovuto fare tutto un lavoro di limatura per risolvere delle possibili incongruenze, del tipo, “OK, come posso tradurre tutto un brano in cui siano descritte delle  parti del corpo senza che  queste sembrino semplicemente membra sparpagliate sul pavimento?”

Ottava parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma

A*** ed Io: conversazione con E.Ramadan(6)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Quinta parte di questo articolo

MB: Questa osservazione a proposito del vincolo linguistico mi porta alla domanda successiva, che riguarda la natura esatta del vincolo usato da Garréta. In francese i generi sono grammaticali, in inglese, semantici. Potresti essere più specifica per i nostri lettori, che potrebbero non avere familiarità con le regole e le sfumature del francese? Cosa ha implicato questo in termini delle decisioni difficili che hai dovuto prendere nel tradurre? Nella tua nota, hai menzionato quella di mantenere il sovvertimento operato da Garréta nella maniera in cui è trattato il genere nella lingua francese, e nei rapporti umani, specificatamente nei termini in cui i verbi vengono generati in francese.

ER: Potrei cominciare con lo spiegare che il modo in cui il genere è rivelato in francese doveva essere evitato nel testo, per esempio aggettivi o verbi che avrebbero svelato il genere dell’uno o l’altro dei protagonisti. In francese, se si usa il passé composé, alcuni verbi andranno accordati col soggetto al maschile o al femminile – come il verbo essere, che è un verbo di base; “andare”, o “essere”, o, almeno, in tutti i casi in cui questi dovessero essere accordati.

Dunque, nello scrivere il romanzo, Garréta doveva evitare certi verbi. Inoltre, tutti gli aggettivi si accordano col soggetto, quindi Garréta non poteva in alcun caso scrivere “A*** era…” Non poteva scrivere “A*** è nero/a, per esempio, perché scriverlo in maniera diretta fornisce, in francese, l’indicazione precisa del genere.

Settima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma

A*** ed Io: conversazione con E.Ramadan(5)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Quarta parte di questo articolo

MB: Avrei una domanda accessoria a questo riguardo, parlando del passé simple. Il narratore di  Sfinge è raffigurato come appartenente all’élite intellettuale, forse anche aristocratica. Nella tua nota del traduttore scrivi: ”Ho infranto il codice di Garréta e ne ho creato un altro, perché scrivere usando una limitazione linguistica non significa essere limitati da ciò che si scrive.” Il passé simple francese è intrinseco all’identità del narratore. Come hai ricodificato il testo in modo da renderne il  colore in inglese?

Ti faccio un esempio. Uno dei miei esempi preferiti del monologo interiore del narratore è quello in cui lui o lei fa visita alla famiglia di A*** a New York, e viene a contatto per la prima volta con la cultura e l’ospitalità afro-americane. Dopo aver assaggiato le patate dolci, il narratore dice, “C’è nulla di più vertiginoso delle reminiscenze gustative?”

ER: Quello è un po’ un omaggio a Proust. Lo stile di questo romanzo ha spesso un registro molto formale. In inglese, non abbiamo il passé simple, che è, ovviamente, esattamente il tempo letterario in francese. Quindi, il solo modo per renderlo in inglese è chiarire quale registro il  personaggio stia usando. Che questo personaggio sia un vero intellettuale, e che abbia evidentemente un’opinione molto alta della sua intelligenza, quindi ho dovuto tradurre nel registro più alto possibile, facendo in modo che il testo che ne sarebbe risultato non si distaccasse troppo dall’originale.

Inoltre, ho dovuto usare frasi o riferimenti che si presume userebbe qualcuno che si considerasse un o una intellettuale. Ad un certo punto della mia traduzione, ho inserito un riferimento a Shakespeare perché si parlava del “il mondo è un palcoscenico”, o qualcosa di simile. Ma quella ero io che cercavo di inserire qualche piccolo riferimento letterario per il lettore anglofono, perché ci sono così tanti riferimenti al francese che sono specificatamente riferimenti letterari francesi, e che ho tradotto fedelmente in inglese. Sono ancora lì nella traduzione inglese, ma il lettore inglese potrebbe non coglierli bene quanto lo farebbe quello francese. Ci sono riferimenti a Flaubert e a tutta una serie di autori francesi. Ci sono riferimenti che io stessa non ho afferrato immediatamente, ed io ho studiato letteratura francese.

Quindi volevo che ci fossero dei piccoli riferimenti del genere in inglese, perché si capisse che il narratore è un vero intellettuale, e che è pretenzioso. Ho usato un registro molto formale dove ho potuto, e penso quella sia stata la mia maggior difficoltà, scrivere in quel particolare registro, perché non è il modo in cui scrivo abitualmente. Né leggo molti libri che siano scritti in quello stile, perciò la sfida per me è stato capire come far funzionare il testo senza farlo sembrare forzato o grossolano. Una delle mie strategie è stata leggere dei libri scritti in uno stile formale, come  Alan Hollinghurst, ma che non suonassero, ovviamente, forzati. Questo è stato il mio più grande problema.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma

A*** ed Io: conversazione con E.Ramadan(4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

MB: In quale modo Sfinge è esemplare della tradizione dell’Oulipo? Tornando all’introduzione di Daniel Levin Becker, lui dice:

“La prima volta che ho letto Sfinge, il romanzo d’esordio di Anne Garréta, sapevo che era Oulipiano, ma non sapevo in quale modo lo fosse…Aldilà del vincolo linguistico, quella particolare miscela di sforzo richiesto al lettore ed inversione figura/sfondo, è tra i migliori risultati che un romanzo Oulipiano possa ottenere, e, in quel senso, Sfinge è sapientemente Oulipiano.

Dove si situa il romanzo, in quanto Oulipiano, in termini della storia letteraria del gruppo, in particolare se si considera che è stato pubblicato quattordici anni prima che Garréta ne diventasse ufficialmente membro?

ER: La prima volta che ho incontrato Garréta, lei esitava ad attribuire al romanzo questo termine – ad etichettarlo come “Oulipiano”. In realtà l’ho incontrata per la prima volta in compagnia di Will Evans ( fondatore della Deep Vellum Publishing), e lui parlava di come avrebbe pubblicizzato il libro, del perché ne fosse entusiasta, e del fatto che fosse il primo libro scritto da un membro femminile dell’Oulipo ad essere tradotto. Garréta era più cauta nell’enfatizzare questo aspetto della cosa. Ciò che lei diceva era: ”Questo libro è radicale, lesbico, femminista e queer prima ancora di essere Oulipiano.” Dunque è un po’ strano che tutta l’attenzione vada all’aspetto Oulipiano, specialmente perché lei non era ancora entrata a far parte del gruppo quando l’ha scritto.

Certo, Sfinge fa sicuramente parte di quel filone. C’è un vincolo linguistico evidente. Si tratta di letteratura alta, molto seria, di un registro molto ricercato,  ma è, allo stesso tempo, scherzoso il modo che ha l’autrice di giocare con la lingua e piegarla  per sollevare quella particolare questione. Io penso sia stata sicuramente influenzata dall’Oulipo. Garréta leggeva la letteratura dell’Oulipo nei suoi anni formativi, quindi ritengo naturale che questa tradizione abbia avuto un’ascendenza su di lei.

Ma, in rapporto alla storia di altri testi dell’Oulipo, ciò che distingue veramente Sfinge da altri lavori  prodotti dal gruppo, è il suo vincolo linguistico. Molti dei lavori dell’Oulipo partono da un vincolo specifico e diventano esplorazione di un esercizio linguistico, al puro scopo di capire dove questo porti, cosa possa venire fuori da questo vincolo, al contrario di Sfinge, il cui fine in questo senso era chiaro dal principio.  E, di conseguenza, mi chiedevo come renderlo, “Come posso restituire questa problematica nella mia traduzione?”, ed evidenziarlo  aldilà del vincolo. Così il romanzo è molto più politico, direi, che altri lavori dell’Oulipo, e credo che l’aspetto politico sia molto più importante per Garréta che quello linguistico o quello del vincolo Oulipiano.

Il vincolo linguistico in questo romanzo è più fortuito, un modo di ribattere che il genere non è necessariamente un fattore importante della nostra identità, o della nostra vita, o delle nostre relazioni. Sarebbe certamente ingiusto dire che non ci siano altri lavori dell’Oulipo che usino il vincolo linguistico in modo politico per trasmettere qualcosa dal significato più profondo. Ma non credo che nessuno degli altri lavori Oulipiani vada altrettanto a fondo di questo testo in tal senso.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma

A*** ed Io: conversazione con E.Ramadan(3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

MB: E, dal momento che hai tradotto la maggior parte del testo a Parigi, e Parigi è un personaggio del romanzo – quantomeno, una gran parte della psicogeografia del romanzo è Parigi – l’ambiente in cui hai lavorato ha avuto una particolare influenza sulla traduzione stessa? Ha apportato qualcosa al tuo modo di concepirla, mentre la facevi?

ER: Decisamente. Penso che lo sia stato, non solo perché ho avuto occasione di accedere a Garréta e di parlare con lei e conoscerla, che, certo, è stato utile, come utile è stato il parlare la lingua, ma il fatto stesso di essere a Parigi è stato importante.

In tutta una scena del romanzo il narratore parla del Café de Flore, e di quanto lo odi e di quanto odi i suoi orribili avventori, e io credo oggi sia diverso, perché oggi il locale è frequentato solo da turisti. Ma è stato importante poterci andare, sedere lì, poter essere nei caffè dove lei andava al tempo in cui scriveva il libro – poter abitare  i luoghi di Parigi in generale.

Al tempo in cui traducevo il romanzo, lavoravo con Dan Gunn, docente all’ American University of Paris, dove studiavo per i miei master in Cultural Translation. E lui continuava a ripetermi, “devi andare in tutti quei nightclubs. Devi cercare un posto che sia simile all’Apocryphe e fare la tua propria esperienza.” Ma io non sono affatto tipo da locale notturno! È stato davvero bizzarro, perché ci sono andata a volte, ma non credo di essere stata in nessun posto che somigliasse realmente all’Apocryphe. Ho la sensazione netta che tutti quegli episodi in cui lei parla delle strade illuminate, le vedute della città, o, quando lei parla di quando percorreva certe strade, e cantava, che l’atmosfera di ciò che raccontava, mi fossero decisamente più chiari proprio perché mi trovavo fisicamente a Parigi.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma

A*** ed Io: conversazione con E.Ramadan(2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

MB: Innanzitutto, vorrei sapere qualcosa del contesto che ha portato alla traduzione inglese di Sfinge. Sfinge è stato pubblicato nel 1986 – al tempo Garréta aveva solo 23 anni. Quale è stata la molla che ha determinato l’urgenza di questa traduzione proprio ora, a quasi trent’anni di distanza?

ER: Beh, La prima volta che sono venuta a conoscenza di Sfinge, è stato in relazione a Daniel Levin Becker. Lui aveva scritto un libro a proposito dell‘ Oulipo, in cui menzionava brevemente Sfinge, ed io avevo dato per scontato che fosse stato già tradotto. Quando ne ho cercato la traduzione e mi sono resa conto che non ce n’era ancora una, mi è sembrato incredibile che nessuno avesse ancora provato a tradurlo. È incredibile che, malgrado i trascorsi, e a prescindere dal fatto che il libro sia stato pubblicato così tanti anni fa, sembri ancora talmente attuale, forse anche più oggi che allora, perché oggi la gente è più interessata a parlare del genere e del modo in cui il genere influenza la nostra vita, la nostra identità, del modo in cui ci limita, io credo oggi ancora più che nel 1984 – almeno negli Stati Uniti.

Sono molti di più coloro che parlano del modo di sovvertire queste limitazioni di genere, dei modi in cui il genere ci influenza, e di come non dobbiamo necessariamente farcene limitare. Questo tipo di discussione ha grande pertinenza con la tempistica della pubblicazione di Sfinge, nel 2015, la sua popolarità e con il fatto che il pubblico sia stato tanto ricettivo a riguardo. La gente è interessata a parlare di questi argomenti, ed io ho la sensazione che questi discorsi comincino ad entrare nell’ambito della letteratura, o, forse addirittura l’inverso,  che la loro attualità sia dovuta al fatto  che l’arte e la letteratura se ne occupano.

Mi chiedo – se questo libro fosse stato tradotto nel 1986, avrebbe avuto il seguito che ha oggi? È sorprendente quanto Garréta sia stata innovativa, o, forse, quanto indietro siamo noi, nei nostri discorsi. Ma  io credo che abbia senso che il libro sia stato tradotto proprio ora.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma