Il pubblico

 Categoria: Traduzione letteraria

C’è una domanda classica che il poeta si pone: “E se non esistesse nessuno nel mondo, smetteresti di scrivere?”. E si risponde: “No, non smetterei di scrivere”.

Temo fortemente che questa non sia una domanda adatta ai traduttori. Non potrebbero dare una risposta così bella o così sublime come il poeta.

Non c’è traduttore senza pubblico. Il traduttore non scriverebbe una riga senza un destinatario, perché è dall’esistenza del destinatario che nasce la necessità della traduzione. Non ci sono traduttori solitari, traduttori riservati, esiliati interiori. Se ci sono in qualche caso concreto, lo sono in parallelo ad una dimensione pubblica, come vizio privato che completa la loro vera personalità. Traduciamo per comunicare. Se qualche pulsione mistica ci domina, non è una pulsione originaria, ma prometeica.

Ciò nonostante, difficilmente si può trovare un esempio maggiore di scollegamento rispetto a quello che si verifica tra i traduttori e il loro pubblico naturale. Il lettore medio cresce e si forma abituato a pensare che il traduttore non esista, che se esiste non è importante, che se è importante non è ad ogni modo così rilevante da non poter essere sostituito con facilità. Questa usanza si è radicata a tal punto che i lettori acculturati sono incapaci di menzionare il nome del traduttore di un’opera importante che li ha colpiti, o addirittura noi traduttori dimentichiamo di citare i nostri colleghi nelle bibliografie. Non è che il traduttore sia irrilevante per il lettore, è molto meno: è strumentale. Quando il lettore non avverte la sua presenza si sente soddisfatto, quando l’avverte pensa che lo strumento abbia qualche pecca e debba essere disdegnato e sostituito. Il fuoco arde nel focolare e basta: nessuno ricorda che qualcuno lo abbia rubato dal cielo per consegnarlo agli uomini.

Tuttavia accade che questo strumento dia origine a qualcosa che non esisterebbe senza di lui: la letteratura universale.

Non c’è letteratura senza traduzione. Ci sono le letterature, ma senza traduzione non esiste lo stupore di constatare proprio quello che il traduttore meno si aspetta quando inizia il suo viaggio d’esplorazione: che tutto ciò che incontrerà al di là dei mari e delle montagne c’era già nella sua terra d’origine, espresso con altri suoni, vestito con altri indumenti. Ciò che i traduttori offrono al mondo non è solo la semplice constatazione del riconoscimento della primogenitura. Cos’è l’esotismo, se non la narrazione in altre parole di ciò che si conosce già?

La narrazione in altre parole di ciò che si conosce già, che fa sì che i nostri occhi si fissino di sorpresa sulle proprie parole, nella capacità infinita di raccontare lo stesso e che non sia lo stesso, di raccontare lo stesso e che aggiunga qualcosa in più, di ritornare alla fonte per assicurarsi che vi sgorghi acqua sempre nuova. Come da qualsiasi altra fonte. La traduzione non è come uno di quegli edifici pubblici da cui svetta un cartello che dice: “Questa fonte utilizza sempre la stessa acqua”.

Quando scriviamo un’opera nostra, non chiamiamo questo semplicemente letteratura? O era fuoco?

Fonte: Articolo scritto da Carlos Fortea e pubblicato il 26/08/2011 su “El Trujamán“, la rivista di traduzione dell’Istituto Cervantes

Traduzione a cura di:
Diletta Pugnali
Docente di lingua e traduttrice EN, ES > IT
Fano (PU)

Le belle infedeli

 Categoria: Traduzione letteraria

Il diciassettesimo e diciottesimo secolo sono conosciuti come l’età d’oro della letteratura francese. In questo periodo appaiono i testi denominati <<belle infedeli>> , che rimandano a un modo di tradurre i classici in conformità al gusto francese, poiché gli scritti greci e latini erano giudicati antiquati. Questa espressione è attribuita al lessicografo Ménage che dichiarò, a proposito delle traduzioni di Perrot d’Ablancourt (scritte nel diciassettesimo secolo, versione francese delle opere originali redatte in greco dallo scrittore siriano Luciano di Samosata, del secondo secolo d.C): << Mi ricordano una donna che ho molto amato a Tours, che era bella ma anche infedele>>. Gilles Ménage (diciassettesimo secolo) fu uno scrittore straordinario, che iniziò a studiare legge per diventare avvocato come suo padre, ma fu costretto da una malattia ad abbandonare questa carriera per abbracciare quella ecclesiastica.

Queste traduzioni conosciute come << belle infedeli >>  ignoravano quindi parole che avrebbero fatto sussultare il lettore, come << ubriachezza>>, <<orgia>> , o <<sodomia>>. .Il problema era che queste traduzioni spesso rendevano i testi originali <<irriconoscibili>> divenendo, di fatto, delle opere inedite. Oggi, grazie alla teoria della traduzione, è possibile avere delle traduzioni << belle e fedeli >>.

Adesso citiamo un’icona francese della traduzione, conosciuta per le sue versioni delle opere classiche.

Anne Dacier, la traduttrice dei classici dal greco e dal latino in francese
I pionieri della traduzione meritano davvero di essere riconosciuti per il loro impegno e la loro vocazione. Oggi ricordiamo una pietra miliare della traduzione: Anne Dacier, filologa e scrittrice.

Anne Le Fèvre nasce nel 1647. Suo padre era il filosofo Tanneguy Le Fèvre. Nel 1644, Anne sposa colui che tempo dopo pubblicherà le opere di suo padre, Jean Lesnier. Nel 1672, alla morte del genitore, la donna si separa da Lesnier e parte per stabilirsi a Parigi con André Dacier, membro dell’Accademia francese e brillante allievo di suo padre. Si sposano nel 1683. Nel 1684, la coppia si ritira per dedicarsi allo studio della teologia , e nel 1685 annuncia la conversione al cattolicesimo.

Tra le traduzioni di Anne Dacier si possono citare: le opere di Anacreonte e Saffo (1681), diverse opere di Plauto e Aristofane (1683-84), Terenzio (1688), l’Iliade (1699), l’Odissea (1708).

Il padre di Anne Dacier, professore dell’Accademia di Saumur, fu una figura influente per sua figlia, che ereditò da lui il senso critico e gli elementi fondamentali della filologia che daranno ai suoi lavori uno stile molto personale. Madame Dacier introdusse nozioni proprie, come la non traduzione e la traduzione parziale per ricostruire il testo in maniera esplicativa. Tuttavia ella non si permise né di arrivare agli estremi della traduzione letterale, né a quelli della traduzione libera. Il risultato fu un giusto equilibrio.

Fonte: Articolo scritto da Guillaume G. e pubblicato sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Caterina Speri
Traduttrice letteraria  dal francese e dallo svedese all’italiano
Napoli

Traduzione letteraria per i più giovani (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Quali sono le preoccupazioni del traduttore?
Un traduttore minuzioso deve tenere conto di tutte queste particolarità per trasferirle nella lingua di arrivo. Potremmo dire la stessa cosa per i toponimi. Facciamo un esempio famosissimo: Mouseton. In italiano viene tradotto come Topolinia, una parola inventata che rappresenta sia la «città», sia i suoi abitanti (i topi, per l’appunto). Non è sempre possibile trovare una trasposizione così diretta e spesso bisogna ricorrere ad altre strategie.

Il titolo The Croaky Trio, per esempio, non è molto evocativo nella sua traduzione letteraria, e il traduttore francese, giocando sul significato dell’aggettivo «croaky» (che in inglese vuol dire rauco o roco), ha introdotto un’onomatopea e optato per «Le Trio cracracra», conservando così l’assonanza originale con una forma diversa. La traduzione delle onomatopee meriterebbe comunque un capitolo a parte, anche perché forse non tutti sanno che i versi degli animali variano in base alla lingua. In italiano i gatti fanno «miao», in Inghilterra fanno «miew», e così via. Il traduttore deve quindi conoscere questi diversi «linguaggi animali» o per lo meno le convenzioni linguistiche. Non deve mai destabilizzare il giovane lettore usando delle onomatopee che non conosce.

Qual è la frontiera tra traduttore e autore?
Il lavoro richiesto per queste trasposizioni è così vasto che spesso gli autori scelgono di tradurre loro stessi le loro creazioni. In altri casi, per rispondere a determinate esigenze di rielaborazione lessicale, le case editrici fanno appello agli autori invece che ai traduttori. È il caso per esempio di Umberto Eco, scrittore e traduttore di fama mondiale, che nel preciso manuale Dire quasi la stessa cosa, ha analizzato i tipi di intervento che possono essere operati dal traduttore.

Senza cadere in un’apologia eccessiva del nostro mestiere, possiamo dire che i traduttori letterari sono in parte autori. E se sono specializzati nella letteratura per bambini, devono conoscere per forza il mondo dei «minori di 16 anni». Devono essere al contempo pedagoghi e ragazzini, comportarsi come professori e compagni di gioco… Vi sembra troppo difficile? Secondo alcuni lo è, ma non per tutti! I professionisti che scelgono questa attività lo fanno soprattutto PER PASSIONE, e si vede!

Fonte: Articolo pubblicato il 15 gennaio 2018 sul blog dell’agenzia Traduction-In

Traduzione a cura di:
Daniela Di Lisio
Traduttrice
Milano

Traduzione letteraria per i più giovani

 Categoria: Traduzione letteraria

La letteratura è sicuramente il campo più interessante e appetibile per i traduttori letterari professionisti. Coloro che scelgono questa affascinante strada di solito sono follemente innamorati del linguaggio e della linguistica, in tutte le loro accez.ioni ed espressioni, nonché lettori insaziabili che si appassionano a qualsiasi tipo di genere letterario. C’è forse un traduttore letterario che non ha mai sognato di lavorare su un best-seller, magari del suo autore preferito?

Ma quali sono le difficoltà legate alla traduzione di testi rivolti a bambini e ragazzi?
Il settore della traduzione letteraria è molto ampio e si divide in sottocategorie precise: letteratura romantica, saggi, letteratura per bambini ecc. Quest’ultima categoria è un genere a parte perché ha delle esigenze contenutistiche ben precise. Ma ha soprattutto un’esigenza in termini linguistici e stilistici. La letteratura per bambini, infatti, comprende generi molto diversi in base alle fasce d’età, così l’offerta dei libri proposti è estremamente variegata. Un autore che scrive libri per adolescenti non saprà per forza creare storie adatte ai bambini in età prescolastica. Stessa cosa per il traduttore letterario, che può specializzarsi nella traduzione di racconti per adolescenti o magari di libri per bambini molto piccoli.

Le caratteristiche di questi testi sono molto evidenti ed è facile capire perché questa letteratura sia così «specializzata»: un romanzo adatto alla fascia d’età 12-14 anni deve essere di facile leggibilità e proporre un vocabolario che rifletta il modo di parlare degli adolescenti, mentre un libro per bambini deve offrire un linguaggio semplice o didattico, spesso sotto forma di poesia o filastrocca. Nella letteratura per bambini nessun elemento è lasciato al caso: i nomi dei personaggi, per esempio, sono spesso scelti dall’autore in base alle loro caratteristiche. In molte lingue le rane hanno nomi che contengono la sillaba «cra», per ricordare il verso che producono. Nei romanzi per i più grandi, i personaggi «cattivi» o anticonformisti spesso si chiamano Alex, nome che viene da a-lex e che significa «senza fede né legge».

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 15 gennaio 2018 sul blog dell’agenzia Traduction-In

Traduzione a cura di:
Daniela Di Lisio
Traduttrice
Milano

Elogio della traduzione (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Ci sono altri scrittori che, a differenza dell’austriaco e dei suoi accoliti, hanno innalzato l’arte del tradurre. Borges diceva che, in realtà, è il testo originale quello che è infedele alla traduzione.  Questa apparente folle idea riassume una poetica di questa professione che, invece di mettere al primo posto la corrispondenza parola per parola, lo vede come un atto di creazione letteraria. Di fatto, Borges, nel suo curriculum, metteva avanti le sue traduzioni all’opera originale. Nabokov, da parte sua, collocava la sua versione in inglese di Eugenio Oneguin, di Pushkin, al vertice del suo apporto ai testi universali.

Chi traduce deve rischiare e dosare in parti uguali e capire che essere fedeli non equivale ad essere servili. Più di un teorico ha osservato che c’è un’evidente contraddizione nell’insistere sul fatto che il codice etico al quale il traduttore si deve sottomettere si basa sull’obiettività e sul non intervento, una concezione secondo la quale si pretende di convertire un partecipante fondamentale di questa transazione linguistica in un’entità diafana la cui esistenza paradossalmente si nega. Il traduttore, inteso così, sarebbe un mero strumento ottico che permette di “focalizzare” un’opera scritta in una lingua straniera, tuttavia ricordiamo che qualsiasi lente, inclusa la più precisa, getta un’anomalia nell’immagine risultante. Affermava Alphonse de Lamartine: “Nella mia opinione, l’opera letteraria più difficile è la traduzione”, e quella difficoltà risiede nell’utopico che è cercare di ascoltare nell’altro la tua propria voce e, allo stesso tempo, parlare con quella voce estranea. Solo quando si pretende questa chimera, il traduttore rispetta il difficile obbligo di essere fedele, allo stesso tempo, a due padroni di uguale esigenza, l’autore dell’opera ed il lettore della traduzione.

Si perde qualcosa nel tradurre un testo da una lingua all’altra? Ogni atto comunicativo è pieno di errori e confusioni. Dice un antico proverbio yiddish che una persona ascolta una parola ma ne comprende due. Tradurre è l’arte dell’approssimazione e per questo bisogna saper convivere con l’errore. “Fallisce meglio” ripeteva Beckett, perché il fallimento è inevitabile. Sottolineava Ivo Andrić che è facile scoprire le imperfezioni o anche gli errori nell’opera dei migliori traduttori, però è molto difficile capire la complessità ed il valore del loro lavoro. Traduciamo e continueremo traducendo, perché se vogliamo ampliare le nostre coordinate e andare incontro ad altre culture non ci rimane altro rimedio. Attraversando la frontiera dell’idioma, ci confiscano sempre qualcosa alla dogana, ma vale la pena arrivare a destinazione con la valigia piena. Tradurre è il trionfo di un’utopia, quindi con lei vinciamo. In fin dei conti, come disse la poetessa Elizabeth Bishop, l’arte di perdere non è nessun disastro.

Fonte: Articolo scritto da Marta Rebón e pubblicato il 16 aprile 2019 su El Pais

Traduzione a cura di:
Mariella Ingino
Traduttrice letteraria

Elogio della traduzione

 Categoria: Traduzione letteraria

Tradurre un testo in un’altra lingua è uno strumento di resistenza (o di riflessione) contro il pensiero omogeneo
Nella settimana in cui celebriamo il libro, quell’oggetto versatile il cui design non è cambiato nel tempo, bisogna sottolineare il suo stretto e prospero rapporto con la traduzione. La letteratura, che spesso consumiamo trascritta in un’altra lingua, può compiere degnamente tanto la funzione di captare la curiosità di un lettore solitario durante le ore morte in aeroporto quanto trasformarsi in un rifugio affollato dai sentimenti più complessi e debordanti. Quando Notre Dame ancora fumava i lettori di tutto il mondo ricorrevano a Victor Hugo, come se il legno calcinato della sua struttura si potesse ricostruire con la cellulosa delle pagine del suo celebre romanzo sul gobbo Quasimodo. Anche quando il terrorismo ha attaccato la capitale francese ci si è affidati ad Ernest Hemingway oppure a George Orwell dopo che Edward Snowden ha svelato la rete di sorveglianza mondiale.

Grazie ai traduttori possiamo accedere a queste opere nella nostra lingua, diversa da quella in cui si sono espresse in origine. La traduzione, gesto politico e filosofico che rende reale l’ideale di unione e comprensione oltre le frontiere linguistiche, è uno strumento di resistenza (e di riflessione) contro il pensiero omogeneo. Non so se sia stata già scritta o filmata una distopia su di una realtà nella quale si è sradicata la traduzione, un mondo condannato alla monotonia linguistica e radicalmente diverso dal nostro, basato sulla circolazione di idee da un idioma all’altro. Orwell ha plasmato una variante in 1984 immaginando l’imposizione di una neolingua semplificata all’estremo per governare il pensiero della popolazione.

Tutta la traduzione amplia la lingua di destinazione poiché integra nuove maniere di dire e pensare. È un viaggio verso l’uno e l’altro. Secondo Roberto Calasso, una buona traduzione non si riconosce dalla sua fluidità al contrario di quanto si possa affermare, ma per le insolite e originali forme che il traduttore ha avuto il coraggio di conservare e difendere. Anche se, nel nostro mondo plurilingue, spesso si continua a vedere il traduttore come colpevole di alto tradimento per aver osato tradurre titoli stranieri nella sua lingua con l’aspirazione di riprodurre sfumature originali. Che avrà pensato uno dei nostri migliori traduttori,il grande Miguel Sáenz, quando ha tradotto in  spagnolo la forte convinzione di Thomas Bernhard sul fatto che “un libro tradotto è come un cadavere mutilato da una macchina fino a rimanere irriconoscibile”.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marta Rebón e pubblicato il 16 aprile 2019 su El Pais

Traduzione a cura di:
Mariella Ingino
Traduttrice letteraria

La soggettività del traduttore (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

La cooperazione e la scommessa interpretativa del testo in Umberto Eco

< Prima parte di questo articolo

La cooperazione si attua a tre livelli: a livello della Manifestazione Lineare, a livello delle strutture del discorso e a livello delle strutture narrative. L’applicazione delle competenze linguistiche alla Manifestazione Lineare permette di trasformare le espressioni in un primo livello di contenuto: grazie alle sue conoscenze enciclopediche e al suo bagaglio culturale generale, il lettore può risalire al livello delle strutture del discorso, dove può riassumere parti significative di discorso in macro-proposizioni narrative, le quali costituiranno l’intreccio (gli eventi così come sono raccontati) del testo.

Queste macroproposizioni consentono al lettore di risalire alla fabula (lo schema di base della narrazione) del testo e di cooperare all’interpretazione a livello delle strutture narrative. La cooperazione interpretativa, invece, si realizza nel tempo: mentre prosegue nella lettura, il lettore entra in uno stato di attesa che lo porta a fare previsioni sul corso degli eventi e sui mondi possibili che veicolano.

Secondo Eco il traduttore si trova nella doppia posizione dell’autore, che deve immaginare il lettore del suo testo, e del lettore, che interpreta e attualizza il testo che ha davanti. Al pari di quest’ultimo, il traduttore fa ipotesi sui mondi possibili che il testo rappresenta, pur sostenendo le congetture più plausibili: davanti a una voce di dizionario, sceglierà l’accezione del termine che reputerà più adeguata al contesto o al mondo possibile che ha preso in considerazione. È proprio qui che entra in gioco la soggettività del traduttore: nella scommessa interpretativa che fa su i vari livelli di senso e su quali privilegiare.

Allo stesso modo della cooperazione, l’interpretazione può avvenire a livello della Manifestazione lineare, a livello delle strutture del discorso e a livello delle strutture narrative. La prima permette di accedere alle forme dell’espressione, ovvero alla fonologia, alla morfologia, alla sintassi e al lessico del testo. La seconda permette di accedere alla forma del contenuto e fare quindi alcune distinzioni come, per esempio, tra una pecora e una capra (ogni cultura da forma ai propri contenuti in modo diverso). La terza permette di accedere alla sostanza del contenuto: ogni elemento di forma del contenuto acquisisce il proprio senso nel processo di enunciazione. La sostanza del contenuto può assumere forme diverse secondo il tipo di testo: può essere puramente linguistica, metrica o fonosimbolica, come nel caso della poesia, ecc.

Eco insiste sul fatto che il processo interpretativo non segue una cronologia verticale,dall’alto verso il basso o viceversa, ma che, in ogni momento, il traduttore fa la sua scommessa interpretativa e decide quale tra i livelli preferire.

Autrice dell’articolo:
Mafalda Morelli Ottiger
Traduttrice editoriale
Napoli

La soggettività del traduttore

 Categoria: Traduzione letteraria

La cooperazione e la scommessa interpretativa del testo in Umberto Eco
Nel 1979, Umberto Eco pubblica una raccolta di studi che vanno dal 1976 al 1978, con l’intento di presentare un discorso organico sulla cooperazione interpretativa del testo. Il punto di partenza di tale cooperazione è il lettore, principio attivo del testo ed elemento fondamentale della sua genesi. Secondo Eco, il testo è una forma espressiva molto complessa che, nella sua manifestazione linguistica, ha bisogno essere attualizzata dal lettore (come nel caso delle riprese anaforiche);  la complessità maggiore deriva dai suoi “non-detto”,elementi che non si manifestano a livello dell’espressione e che il lettore deve attualizzare a livello del contenuto. La cooperazione tra autore e lettore si fonda su questi spazi che sono stati lasciati volontariamente vuoti: per funzionare, un testo ha sempre bisogno di qualcuno che lo aiuti a funzionare e che ne riempia gli spazi vuoti.

Per quanto riguarda i testi come i romanzi, Eco specifica che l’Emittente e il Destinatario non partecipano alla cooperazione in qualità di poli dell’atto di enunciazione, o come persone fisiche, ma come strategie discorsive: l’autore si manifesta nel testo non solo come il semplice soggetto dell’enunciato, ma anche come uno stile o come un intervento esterno, presente nel tessuto generale del testo.

Nel momento in cui organizza la sua strategia testuale, l’autore prevede un Lettore Modello in grado di attualizzare il testo, che abbia le stesse competenze dell’autore e che faccia riferimento allo stesso sistema di codici. Il suo ruolo è di procedere all’interpretazione del testo seguendo un cammino che, in senso inverso, raggiunga quello percorso dall’autore quando ha prodotto il testo.

Eco definisce allora due tipi di testi: i testi chiusi, destinati a un Lettore Modello ben definito e che non necessitano di grande cooperazione per farsi capire; i testi aperti, che si prestano a varie letture e nei quali l’autore spinge o controlla il Lettore attraverso livelli di interpretazione diversi. Tutti i testi si compongono di una Manifestazione Lineare, ciò che si percepisce con la lettura o l’ascolto, e di un Senso o dei sensi. L’esplicitarsi della Manifestazione Lineare avviene tramite le conoscenze linguistiche, ma il processo è molto più complicato per quanto riguarda l’attualizzazione dei sensi.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Mafalda Morelli Ottiger
Traduttrice editoriale
Napoli

La Créolie

 Categoria: Traduzione letteraria

Douce comme l’amour, acide comme la jalousie,
Tu distilles sur nos papilles saisies
Des saveurs tendres, des spasmes chlorhydriques.
Goût d’enfance sous les tropiques.

Negli anni della mia formazione linguistica, spinta dalla mia sensibilità e curiosità verso la lingua francese parlata lontano dalla “Métropole”, verso la storia di questi luoghi ed i loro controversi rapporti con la madrepatria, mi ritrovavo spesso a sfogliare pagine e pagine, reali e virtuali, sull’argomento.

Durante la mia permanenza a Lione ebbi poi il privilegio di incontrare molti amici originari di queste terre.  Ascoltavo spesso i loro racconti: storie personali, tradizioni familiari, paesaggi esotici, canti popolari. Una cultura magica, la loro, ricca di valori e intrisa di una straordinaria forza immaginativa. Con curiosità decisi, su consiglio dei miei nuovi amici, di immergermi nella lettura di diversi testi della tradizione folclorica reuinionese:  poesie della tradizione creola, filastrocche, ninne nanne, espressioni umane e spontanee tra il nostalgico, il folcloristico e il divertente.

Anni dopo, divenuta già una professionista e alle prese con la traduzione di un complesso progetto editoriale sulle identità culturali francofone, fui incoraggiata a documentarmi approfonditamente sul tema in oggetto e mi ritrovai così a leggere alcuni componimenti del libro di Claude Moy de Lacroix-Mignard, dal titolo“Chansons douces et chansons tristes. Chansons nostalgiques de l’ile de la Réunion”: un’incantevole raccolta poetica dove i toni lirici si amalgamano sapientemente con i temi folclorici dello spirito creolo.

Mi diedi come missione quella di arrivare a conoscere l’autrice.

Dopo un iniziale contatto conoscitivo via email con Claude, neurologa di professione e scrittrice per passione, vennero a crearsi dapprima una leale collaborazione e poi una simpatica amicizia. Due strumenti assolutamente indispensabili per comprendere i contenuti emotivi di quelle “canzoni” così intime, che narrano le miserie e le gioie dell’isola. Durante la lettura riflettevo su quanto sarebbe stato affascinante poter tradurre l’opera di Claude immaginando, al contempo, le difficoltà che avrei potuto incontrare nel “tradurre senza tradire” la bellissima autenticità dei suoi componimenti.

Nei versi di Claude, vere e proprie istantanee dei fantastici paesaggi naturali scaldati dal sole dei tropici e della gente che abita queste terre, ho rivissuto tutta la mia esperienza di studentessa a Lione appassionata di francofonia, di curiosa linguista che nella magia del folclore creolo ha ritrovato un certo “goût d’enfance”.

Tanti colorati animali esotici la fanno da padrone: “lesMacabis”, ”lesRouges” e “lesBonites” sono pesci protagonisti di divertenti poesie ispirate alla fauna acquatica; il tipico “Merle de Maurice” fa la sua apparizione mentre si ciba di frutti sugli alberi. E poi ancora le piante, i fiori e gli alberi con le foglie “pointillées” fanno del libro un vero e proprio quadro impressionista. Altre poesie, invece, hanno un tono più serio e a tratti drammatico: raccontano della povertà della gente, di ragazzini che per sopravvivere vendono frutta agli angoli delle strade e della loro dipendenza dall’alcool.
Un intero componimento, infine, tratta l’argomento della schiavitù, raccontando una pagina molto triste della storia dell’isola.

Ritmo e musicalità sono il filo conduttore che attraversa l’opera di Claude, dove i testi sono redatti ora in francese, ora in creolo reunionese, ora mescolando le due lingue, in un tripudio di figure retoriche, rime, toponimi e lessico idiosincratico.

Grazie, Claude. Perché il tuo percorso intimo e personale è stato per me fonte di ispirazione e spunto importante di riflessione sul mio vissuto e sulla mia esperienza di lettrice e traduttrice.

Articolo scritto da:
Manuela Romeo
Interprete e traduttrice
Bologna

Tradurre la letteratura: qualche curiosità (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

<Terza parte di questo articolo

Una professione rischiosa
Un appunto curioso per concludere; qualcosa su cui forse non ci siamo mai soffermati riguardo ai traduttori letterari . I servizi segreti britannici sono resi a vita la vita di Salman Rushdie quando I versi satanici (1988) hanno offeso il mondo arabo. Eppure molti dei suoi traduttori non beneficiano di questa protezione ed ebbero meno fortuna. Il suo traduttore giapponese Hitoshi Igarashi fu assassinato, il traduttore italiano Ettore Capriolo fu picchiato e pugnalato a Milano e fui un attentato alla vita norvegese, William Nygaard, al quale spararono davanti alla sua casa di Oslo e fu ferito gravemente.

Rushdie, venendo a conoscenza della morte del traduttore giapponese scrisse: “la traduzione è una sorta di intimità, una sorta di amicizia, e per questo piango per la sua morte come piangerei per quella di un amico”.
Il ruolo dei traduttori nel mondo della letteratura (e in generale, evidentemente) dovrebbe essere molto più valorizzato. Sono coloro che ci permettono di intravedere le vite delle persone la cui esperienza culturale è molto distante dalla nostra. Per mezzo dei traduttori letterari viviamo altre vite. O, con le parole del traduttore di Stieg Larsson, Reg Keeland: “Let’s face it, reading good fiction from other countries is a fantastic way to learn about other cultures without leaving your armchair”.

Fonte: Articolo pubblicato il 10 ottobre 2012 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Rocco Marco Misino
Traduttore ES-EN> IT
Foggia

Tradurre la letteratura: qualche curiosità (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

<Seconda parte di questo articolo

Spaghetti al dente
Al momento, un modo di riassunto, è una traduzione che non è mai stata tradotta in lingua d’arrivo, che rispecchiano lo stile e il carattere dello scrittore originale e, allo stesso tempo, adattare quegli elementi culturali che rendonobbero più difficile l’esperienza di lettura.
Tuttavia, in fin dei conti, vi è sempre un grado di soggettività. Alfred Birnbaum, professore inglese, ha tradotto le prime opere del giapponese Haruki Murakami. Il primo passo di L’uccello che girava le viti del mondo (1997) fu redatto così:

I’m in the kitchen cooking spaghetti when the woman calls. Another moment until the spaghetti is done; there I am, whistling the prelude to Rossini’s La Gazza Ladra along with the FM radio. Perfect spaghetti-cooking music. “I hear the telephone ring but tell myself, Ignore it. Let the spaghetti finish cooking. It’s almost done, and besides, Claudio Abbado and the London Symphony Orchestra are coming to a crescendo.

Quando la fama di Murakami accrebbe, Jay Rubin fu scelto come suo traduttore ufficiale. Lo stesso passo diventò così:

When the phone rang I was in the kitchen, boiling a potful of spaghetti and whistling along with an FM broadcast of the overture to Rossini’s The Thieving Magpie, which has to be the perfect music for cooking pasta. “I wanted to ignore the phone, not only because the spaghetti was nearly done, but because Claudio Abbado was bringing the London Symphony to its musical climax.

Lo stile di Rubin è più elegante e di facile lettura. Tuttavia, molti dei primi adepti di Murakami in lingua inglese si erano ormai abituati allo stile più brusco e diretto di Birnbaum e lo consideravano l’autentica voce dello scrittore giapponese. E la “controversia” è tutt’oggi accesa. Sembra che, come in tanti altri aspetti della vita, non si possa accontentare tutti.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 10 ottobre 2012 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Rocco Marco Misino
Traduttore ES-EN> IT
Foggia

Tradurre la letteratura: qualche curiosità (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

<Prima parte di questo articolo

Sensibilità culturali
Tradurre letteratura non è diventata specializzata relazioni aziendali. Non è un buon modo per dire, ma per ogni testo e ogni traduzione sono differenti. Parlo del fatto che non si tratta di una questione di esattezza. I traduttori letterari devono tener presente la musicalità e il ritmo che viene scritto nella lingua d’arrivo. Devono anche scegliere il trasferimento culturale da una mentalità all’altra.
In ogni caso, ci si potrebbe dilungare troppo a proposito, vieni nel caso della traduzione inglese dei grandi nomi della letteratura russa.

Constance Garnett ha tradotto 70 grandi opere russe di spessore considerevole. Per realizzare tale compito, Garnett traduceva molto frettolosamente, saltava i passaggi più difficili e commetteva molti errori. Ma la cosa peggiore fu che introdusse una sensibilità vittoriana nelle opere di Tolstoy, Gogol e Dostoyevsky. Dovette trascorrere un secolo prima che Richard Pevear e Larissa Volokhonsky elaborassero delle versioni più autorevoli delle opere russe, già negli anni novanta.
Nell’ottobre del 2007, l’edizione di Guerra e pace del traduttore britannico Andrew Bloomfield riaprì il vaso di Pandora riavviando il dibattito. Egli ridusse il romanzo da 1267 a 886 pagine e gli diede un lieto fine. Il suo editore, Ecco, fu rapito dalla versione di Bloomfield e la difese affermando che fosse “la metà più corta e quattro volte più interessante… Più pace e meno guerra”.

Traduzioni da Nobel
“Incoraggio i traduttori dei miei libri a prendere tutte le licenze che ritengano necessarie. Questo non è il gesto eroico che potrebbe sembrare, perché ho imparato, lavorando da anni con i traduttori, che il romanzo originale è, in qualche modo, esso stesso una traduzione. Non è, certamente, tradotto in un’altra lingua ma è una traduzione delle immagini nella mente dell’autore in altre immagini che si possano riportare sulla carta.”
Come dice Michael Cunningham, autore di Le ore, in questa dichiarazione estratta da un’intervista del New York Times (2 ottobre 2010), gli scrittori traducono le loro immagini mentali in parole ei traduttori le traducono a loro volta e ottengono le loro proprie immagini. Ma il traduttore in questo processo non è un elemento aggiuntivo; è essenziale.
In realtà, Gregory Rabassa delle opere di Gabriel García Marquez è uno straordinario romanzo di essere preselezionato per il premio Nobel, che alla fine vinse.

Terza parte di questo articolo>

Fonte: Articolo pubblicato il 10 ottobre 2012 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Rocco Marco Misino
Traduttore ES-EN> IT
Foggia

Tradurre la letteratura: qualche curiosità

 Categoria: Traduzione letteraria

Oggi parliamo di qualche curiosità sulla traduzione letteraria . Non voglio essere pesante né importunare troppo con argomenti storici ma credo ci sono molti aspetti che non si conoscono e che valgano la pena di essere rispolverati di tanto in tanto. Per esempio, sapevate che un traduttore ha ha e ridotto Guerra e pace ? E i lettori inglesi di Murakami in discussione le traduzioni di questo scrittore giapponese? E sapevate che fare il traduttore può essere una professione rischiosa? No? Allora continua a leggere.

La traduzione come letteratura
Una delle parti migliori di I racconti di Canterbury di Chaucer è “Il racconto del cavaliere”, considerato l’apice della letteratura medievale inglese. Tuttavia, questo è un resoconto della Teseida di Boccaccio. Questo non vuol dire che il poeta inglese ha tradotto il poema italiano verso per verso. Infatti, solo un centinaio di versi del poema di Chaucer sono traduzioni approssimate di quello di Boccaccio, che conta attorno ai 10.000 versi. Ci sono altri 400 versi de “Il racconto del cavaliere” che conservano una certa similitudine verbale. La maggior parte del poema di Chaucer, di 2 250 versi, è originale. Ma non è finita qui. A sua volta, la Teseida di Boccaccio si basa, in modo similare, sulla Tabaida di Stazio.

Ci fu un’epoca in cui l’originalità in letteratura non era del tutto ben vista e gli scrittori basavano le loro storie su quelle già scritte in precedenza. Tutto cio per arrivare a dire Che l’ Abisso Che vediamo Tra scrittura e traduzione (CHE MOLTI considerano Come un Processo Più meccanico Che creativo) E Qualcosa di molto Più immaginario Che reale.
Ana Rosa Quintana quando si rilassa lo scandalo del “suo” romanzo Sabor a hiel , che contiene le opere di autrici conosciute dal grande pubblico come la nordamericana Danielle Steel e la messicana Angeles Mastretta. “Prima informata” e dopo un errore che ha fatto commettere l’errore.

Seconda parte di questo articolo>

Fonte: Articolo pubblicato il 10 ottobre 2012 sul blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Rocco Marco Misino
Traduttore ES-EN> IT
Foggia

Shakespeare è di origine italiana (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Il secolare legame culturale tra Italia e Inghilterra, ed in particolare tra l’Italia e Londra è stato cruciale per accrescere la fama del drammaturgo. Lo dimostra il fatto che molti italiani illustri giunsero a Londra come emigrati politici e religiosi durante l’epoca elisabettiana, e sebbene l’Italia non fosse ancora innamorata di Shakespeare fin ad allora, Shakespeare potrebbe essersi innamorato dell’Italia letteralmente, se, come ha sostenuto lo scrittore e critico Jonathan Bate, “La signora oscura” in alcuni dei sonetti è stata modellata sulla moglie del linguista John Florio, che insegnò alla corte di Elisabetta a parlare l’italiano.

Ancora più determinante è stato il contributo di generazioni di scrittori, intellettuali e dissidenti italiani in cerca di rifugio a Londra e nelle opere di Shakespeare. Giuseppe Mazzini, ad esempio, uno dei maggiori rappresentanti del Risorgimento italiano, il movimento politico fautore dell’Unità d’Italia nella metà del XIX secolo, visse a Londra come esiliato politico. Poco prima di trasferirsi nel Regno Unito, citò Shakespeare in uno dei suoi saggi letterari per definire il suo ideale di poesia democratica del futuro: “la verità che sta sotto il reale“, come “l’anima profetica del vasto mondo che sogna sulle cose a venire” (riferimento al Sonetto n.107). Esattamente come i romantici in Germania, i critici italiani vedevano in Shakespeare uno sviluppo naturale della letteratura e della cultura italiana.

Uno di loro, Francesco de Sanctis, sostenne nel 1869-70 che “le potenti figure di Dante, in piedi sui loro piedistalli, rigide ed epiche, aspettavano l’artista che le prendesse per mano e le gettasse nel tumulto della vita”; quell’artista era Shakespeare.

Il processo di scambio culturale è avvenuto in entrambe le direzioni. In particolare, nel XIX secolo, gli attori italiani in tournée riportarono Shakespeare in Gran Bretagna. Tra i più degni di nota ci furono Tommaso Salvini, Ernesto Rossi ed Eleonora Duse, che perfezionarono stili di recitazione distintivi – questi ultimi sobri e sottili, i primi due potenti, fisici e “vividamente espressivi”, come ha osservato Henry James dopo aver visto Salvini interpretare Otello a Boston nel 1882-83. Come la tradizione operistica di Verdi, questi attori contribuirono all’esportazione di uno Shakespeare italianizzato nell’Europa continentale, nel Nord America e in Inghilterra.

E la storia d’amore con l’Italia continua. Vale la pena menzionare due nobili omaggi contemporanei targati “made in Italy”. Il Cesare deve morire dei fratelli Taviani, premiato con l’Orso d’oro 2012 al festival di Berlino, e la ricostruzione del Globe, il caratteristico teatro a forma circolare (il primo in cui recitò la compagnia di Shakespeare) nei meravigliosi giardini di Villa Borghese a Roma.

Quale migliore tributo dunque, alla memoria del suo ideatore, Sam Wanamaker e alla giovane compagnia italiana impegnata ne il Giulio Cesare, in calendario nella stagione Globe to Globe, se non la splendida citazione in versi de La Tempesta, tradotti magistralmente da Agostino Lombardo per la celeberrima produzione anni ’80,firmata  Giorgio Strehler –

“O meraviglia! Quante magnifiche creature
Ci sono qui, e com’è bella
L’umanità.
O splendido nuovo mondo
Che ha gente simile dentro di sé.”

Chiunque sostenga che la poesia di Shakespeare sia perduta nei meandri della traduzione dovrà ricredersi.

Fonte: Articolo scritto da Sonia Massai e pubblicato il 25 aprile 2012 sul Guardian

Traduzione a cura di:
Cristina Scarcia
Traduttrice
Lecce

Shakespeare è di origine italiana

 Categoria: Traduzione letteraria

Una sensazionale serie di eventi che lega il drammaturgo all’Italia da cinque secoli
Secondo una fazione molto eccentrica di anti-Stratfordiani, Shakespeare non è affatto la persona che tutti si immaginano, ma addirittura non sarebbe neanche nativo inglese, bensì italiano!

Il suo cognome effettivo, secondo le loro teorie, era appunto Crollanza o Scrollalanza, (altro se non la traduzione di Shake the Speare: Scrolla la Lancia), prima di trasferirsi a Londra dalla Sicilia attraverso l’Italia settentrionale. Dunque un quacchero di origini sicule, autore di opere teatrali che anticipano i drammi del “bardo,” in fuga verso l’Inghilterra protestante.Questa fantasiosa ipotesi, emersa per la prima volta all’inizio del XX secolo, mostra fino a che punto alcuni italiani sono pronti a rivendicare orgogliosamente William Shakespeare come loro connazionale.

Più tangibile e significativa è la misura in cui Shakespeare è profondamente radicato nella cultura italiana, sia a livello intellettuale che popolare. Le acclamate traduzioni letterarie ad opera di Giuseppe Ungaretti ad esempio, che lavorò su ben 40 sonetti del drammaturgo, danno solo un senso parziale della varietà dei dialetti locali in cui Shakespeare è stato tradotto.

Una delle più divertente è la commedia in vernacolo messinese Troppu trafficu ppi nenti (Much Ado About Nothing), un omaggio ironico alle origini pseudo-siciliane di Shakespeare ad opera di Andrea Camilleri, il creatore dell’ispettore Montalbano, in onda sul canale BBC4.

Come non dimenticare il Romeo e Giulietta in versione cinematografica, un capolavoro firmato dal maestro Franco Zeffirelli, e ancora La Bisbetica Domata,  sempre firmato dal regista fiorentino ed interpretato da Richard Burton e Liz Taylor – pellicole che hanno raggiunto gli spettatori di tutto il mondo. Più recentemente la regista Roberta Torre ha presentato un progetto molto interessante, Sud Side Story ambientato anch’esso in Sicilia, un adattamento del più celeberrimo musical West Side Story in cui si rivisita nuovamente la tragedia dei due innamorati di Verona.

La musica è un altro sentiero sublime dove gli italiani sono bravissimi nel far rivivere il mito Shakespeariano. Gli amanti dell’Opera potrebbero essere più familiari con l’Otello di Verdi che con la sua fonte shakespeariana che continua nelle strofe interpretate dal grande Domenico Modugno:“Che io possa essere dannato, se non ti amo” (“Posso essere dannato, quando non ti amo”) nel cortometraggio di Pier Paolo Pasolini, Che Cosa Sono Le Nuvole? – un altro brillante adattamento del dramma.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Sonia Massai e pubblicato il 25 aprile 2012 sul Guardian

Traduzione a cura di:
Cristina Scarcia
Traduttrice
Lecce

Traduzione letteraria dai tempi dell’URSS (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Pagamento del lavoro del traduttore
La specificità del business editoriale è tale che, fin dall’inizio, l’editore investe nella produzione e promozione del libro, e solo in seguito riceve dividendi. E le previsioni rosee non sempre si avverano. Pertanto, l’editore è interessato a rischiare il meno possibile i propri mezzi. Il traduttore in questo sistema diventa l’anello debole. Per l’editore è redditizio pagare il suo lavoro al minimo. Se non si parla solamente della pubblicazione di un libro del vincitore di un prestigioso premio, per esempio – in questo caso, è fondamentale importanza che al riguardo vi abbia lavorato un traduttore di alta qualità, che è d’accordo a non fare un lavoro mediocre.

Il caso di “Harry Potter”, dal momento che era proposta una generosa ricompensa per l’urgenza, è più che un’eccezione. Spesso è necessario tradurre sia rapidamente che in economia. Soprattutto per un traduttore senza nome.

Inoltre, sorge la domanda sulla relazione tra il prezzo e la qualità della traduzione. Perché pagare un sacco di soldi per la traduzione di un passaggio “horror” o di un melodramma? – si chiederà l’editore. In questo caso non è necessario il lavoro di precisione, significa che per essa il traduttore si accosterà con “più facilità”. Il quale non deve essere necessariamente pagato molto e che conviene disperatamente a lavorare per tali soldi.

Pertanto, se l’Unione Sovietica richiedeva un traduttore letterario, egli poteva vivere completamente delle sue traduzioni (e senza prodezze stacanoviste), ora con una traduzione letteraria è difficile nutrirsi. La traduzione letteraria deve essere combinata con altre traduzioni o, ad esempio, con l’insegnamento.

Periodicamente gli editori ricevono sovvenzioni da agenzie governative, oppure da organizzazioni straniere, per la produzione di letteratura tradotta. Quindi c’è opportunità di stampa non solo di ciò che viene richiesto dal lettore di massa. Ma anche in presenza di sovvenzione, ciò non è sempre garanzia di pagamento decente del lavoro del traduttore, perché la casa editrice dispone della sovvenzione.

Tuttavia, nonostante tutti i prerequisiti per un deterioramento della qualità della traduzione della letteratura, gli esperti affermano che esistono tuttora dei traduttori letterari di qualità in Russia. Ci sono devoti che accettano una vita molto modesta, e chi è addetto a più lavori che traduce “per l’anima” e guadagna da vivere altrove. È vero, non sono la maggioranza. E la questione dell’approntamento di una mutazione nell’ambito della traduzione rimane aperta.

Fonte: Articolo scritto da Ksenija Elagina e pubblicato il 25 gennaio 2018 su Tranzilla.ru

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Traduzione letteraria dai tempi dell’URSS (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Velocità di traduzione
Naturalmente, le case editrici sovietiche, come tutte le altre imprese di quel tempo, erano piani di produzione. Ma, poiché gli editori non perseguivano l’ottenimento di profitti, le tempistiche assegnate per la preparazione di un libro erano indulgenti. La velocità non veniva impostata come attributo più importante. Ciò riguardava anche il tempo assegnato per la traduzione – non più di due pagine del testo originale (80 mila caratteri spazi inclusi) al mese.

Il mercato detta altre condizioni. Il processo di produzione editoriale, in generale, ha un corso più lungo: le questioni del diritto d’autore, di ricerca del traduttore, dell’artista, della traduzione in sé, dell’editing, dell’impaginazione, della stampa del libro. Più si protrae la preparazione di un libro per la pubblicazione, più tardi l’editore riceverà entrate da esso. Perché un libro possa essere redditizio, bisogna fare in tempo a pubblicarlo, mentre c’è interesse per quest’opera, per questo autore, per questo argomento o per questa serie.

È indicativo un racconto con Harry Potter. Gli ultimi libri della serie sono stati tradotti in brevissimo tempo – la casa editrice aveva fretta di raccogliere i profitti sull’onda della frenesia, nel mentre molti non avevano ancora letto la traduzione amatoriale sul Web. Il traduttore Sergei Ilyin, che ha lavorato alla traduzione della sesta e della settima parte, riporta che gli sono state assegnate tre settimane per tradurre metà del sesto libro e due per tradurre la metà del settimo (!). A causa della frenesia, i libri sono stati tradotti “in tandem” – metà è stata concessa a Ilyin, l’altra metà a Maya Lahuti. È positivo un lavoro del genere “a mosaico” per un libro? Ne dubito. Sulla settima parte dei libri di Harry Potter, Il’in ha lavorato dodici ore al giorno. E anche se il traduttore ammette che per le tempistiche “draconiane” è stato ricevuto pagamento adeguato, è molto dispendioso in termini di energia lavorare secondo questa modalità. Incrementa anche la probabilità di errori. In questo caso aumenta la responsabilità dell’editore, che dovrebbe notare tutti gli errori e le discordanze. Ma anche il suo lavoro è strettamente regolato dalle tempistiche.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Ksenija Elagina e pubblicato il 25 gennaio 2018 su Tranzilla.ru

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259

Traduzione letteraria dai tempi dell’URSS

 Categoria: Traduzione letteraria

I concetti chiave per comprendere l’attività editoriale degli anni sovietici sono la pianificazione dell’economia e dell’ideologia.
Tutte le case editrici erano di proprietà statale. Non dipendevano dai gusti del pubblico, bensì erano loro stesse a plasmarli. È difficile immaginare che oggi le traduzioni dei poeti Ciuk ci vengano pubblicate in migliaia di copie nelle case editrici principali, mentre al tempo ciò era realtà.

L’ideologia dettava una dura selezione delle opere da tradurre. E riguardava non solo l’”affidabilità” delle opere, ma anche il loro valore letterario. Anche i traduttori dovevano soddisfare criteri elevati. Tra loro c’erano molti letterati. Tra i traduttori di narrativa non rientravano persone prese a caso “dalla strada”. La traduzione letteraria era un’occupazione prestigiosa, simile al lavoro di scrittore. E veniva retribuita di conseguenza.

Le prime concessioni sono iniziate già con la perestrojka, quando è stata adottata una linea per la democratizzazione e hanno iniziato a fare la propria comparsa editori non statali. E negli anni ’90, finalmente, le porte si sono dischiuse. L’attività editoriale si è spostata, in modo particolare, su binari puramente commerciali. Si è riversato nel Paese un flusso di svariate pubblicazioni di letteratura tradotta, per lo più di intrattenimento: romanzi femminili, thriller, erotica … A volte c’erano più gialli e fantascienza. Il quadro sul mercato editoriale è cambiato radicalmente, e questo non poteva non incidere sul lavoro dei traduttori letterari.

Lingue di traduzione
Negli anni sovietici, la gamma di lingue per la traduzione letteraria era estremamente ampia. Erano richieste traduzioni dalle lingue dei popoli dell’URSS – dal Tagiko alla lingua dei Nenets (1). Erano stimati anche i libri di popoli amici–degli autori della DDR, della Polonia, ecc. Inoltre, gli editori letterari miravano a istruire il lettore in modo completo. Nessuno si è sorpreso per i testi collettivi come «Современнаяяпонскаяповесть»o «Голосаафриканскихпоэтов». Con la transizione verso l’economia di mercato, l’elenco degli orientamenti per la traduzione si è ristretto drasticamente. Ora questi sono principalmente le lingue europee (con un forte distacco per l’Inglese), così come alcune lingue asiatiche.

Seconda parte di questo articolo >

Note a cura del traduttore
(1)   Il Circondario autonomo dei Nenec (rus. Нене́цкийавтоно́мныйо́круг, Nenéckijavtonómnyjókrug, 176.700 km², 41.546 ab. nel 2001) si trova in Russia, e il suo territorio è compreso nell’oblast’ di Arcangelo. La lingua nenec, ivi parlata, ha status ufficiale insieme al russo.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Circondario_autonomo_dei_Nenec

Fonte: Articolo scritto da Ksenija Elagina e pubblicato il 25 gennaio 2018 su Tranzilla.ru

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259

Tradurre la metrica nascosta di J.Cortázar (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

Tra i componimenti classici si può includere anche La hiedra, una poesia composta interamente di versi alessandrini non rimati formati da due emistichi settenari, in cui l’edera che cresce sulle lapidi diventa simbolo di rigenerazione ed è rappresentata come un’entità immune al passare del tempo:

Mar de oídos atentos, ¿qué te dice la piedra?
Yaces sobre las tumbas, colectora de nombres,
trémula cuando el viento vesperal te despierta

para indagar tus manos y quitarles las voces
que minuciosa juntas, sigilosa de tiempo,
guardiana de los diálogos y los turbios adioses.

Sobre las tumbas vela tu solitario sueño,
oh madre de las lenguas, oh estremecida hiedra
donde se va juntando la noche de los muertos-

En vano te reclaman los juegos de la lluvia;
las fuentes de la luz y las diurnas estatuas
te han esperado tanto para darse desnudas,

mientras tú, recogida, habitas en las lápidas.

Nel tradurre il componimento è stato necessario rinunciare a una resa letterale, al fine di trasporre in italiano la stessa struttura metrica: in questo caso, infatti, non era sufficiente conservare il numero totale di sillabe del verso, ma ho dovuto preservare anche la suddivisione in emistichi con l’ultimo accento forte posizionato sulla sesta sillaba. Ad esempio, nel verso 6 la ripetizione della preposizione articolata e la traduzione di “turbios” con “tormentati” hanno permesso di ottenere due emistichi formati ciascuno da un settenario, preservando così la struttura originale:

Mare di orecchi attenti, che ti dice la pietra?
Giaci sopra le tombe, collezionando nomi,
tremula quando il vento della sera ti sveglia

per scrutarti le mani e togliere le voci
che accurata raccogli, confidente del tempo,
guardiana dei colloqui, dei tormentati addii.

Sopra le tombe veglia il tuo sonno appartato,
oh madre delle lingue, oh edera tremante
laddove avviene il rito della notte dei morti-

Invano ti reclamano i giochi della pioggia;
le fonti della luce e le statue del giorno
ti hanno aspettato tanto per consegnarsi nude,

mentre tu, solitaria, abiti sulle lapidi.

Questa breve analisi delle  caratteristiche metriche dei componimenti di Cortázar può dare un’idea delle varie difficoltà che incontra il traduttore dell’opera; tali sfide traduttive sono originate dalla complessità, eterogeneità e raffinatezza delle poesie che compongono la raccolta, cioè da alcuni degli elementi che rendono Salvo el crepúsculo un’opera “inoubliable”, indimenticabile, come afferma la traduttrice francese della raccolta Silvia Baron Supervielle nella sua introduzione. La comprensione di tali tratti distintivi dell’opera crea nel traduttore un senso di affinità con l’autore e gli permette di identificarsi con i personaggi sofferenti e combattuti che affollano le poesie di Cortázar.

Articolo e traduzioni di:
Arianna Bernini Carri
Traduttrice freelance ING>ITA, SPA>ITA
Torino

Tradurre la metrica nascosta di J.Cortázar (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Un altro componimento peculiare dal punto di vista metrico è Doble invención: si tratta di un sonetto minore, cioè di un sonetto formato da versi inferiori all’endecasillabo, in questo caso da novenari:

Cuando la rosa que nos mueve
cifre los términos del viaje,
cuando en el tiempo del paisaje
se borre la palabra nieve,

habrá un amor que al fin nos lleve
hasta la barca de pasaje,
y en esta mano sin mensaje
despertará tu signo leve,

Creo que soy porque te invento,
alquimia de águila en el viento
desde la arena y las penumbras,

y tú en esa vigilia alientas
la sombra con la que me alumbras
y él murmurar con que me inventas.

Le rime sono incrociate nelle quartine (ABBA – ABBA), mentre le terzine seguono lo schema CCD – EDE. In questo caso, nella traduzione ho ritenuto necessario trasformare alcune rime del testo originale in assonanze; questa ‘infedeltà’ è giustificata anche dalla presenza di una rima imperfetta tra il verso 1 e il verso 4 del componimento cortazariano (mueve : nieve):

Quando la rosa che ci muove
fisserà i termini del viaggio,
quando nel tempo del paesaggio
sparirà la parole neve,

un amore ci condurrà
fino alla barca di passaggio,
e nella mano senza messaggio,
lieve il tuo segno si sveglierà.

So di essere perché ti invento,
alchimia d’aquila nel vento,
dalla sabbia e dai chiaroscuri,

e tu in questa veglia alimenti
quell’ombra con cui mi rischiari
e il mormorio con cui mi inventi.

Come si può notare, infatti, i versi 1 e 4, 5 e 8, 11 e 13 sono legati da rime imperfette; tuttavia, è rispettato sia lo schema delle rime sia la metrica in novenari.

Quarta parte di questo articolo >

Articolo e traduzioni di:
Arianna Bernini Carri
Traduttrice freelance ING>ITA, SPA>ITA
Torino

Tradurre la metrica nascosta di J.Cortázar (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

A questi casi particolari, si affiancano in Salvo el crepúsculo esempi più classici di metrica tradizionale, volti alla ricerca di un nuovo classicismo più autentico. I componimenti a cui si fa riferimento, per la loro struttura, pongono varie problematiche, tra cui la necessità di rispettare, nella traduzione, il numero sillabico e le rime.

Si può prendere in esame, ad esempio, il sonetto La ceremonia, uno dei tre sonetti erotici presenti nella raccolta:

Te desnudé entre llantos y temblores
sobre una cama abierta a lo infinito,
y si no tuve lástima del grito
ni de las súplicas o los rubores,

fui en cambio el alfarero en los albores,
el fuego y el azar. del lento rito,
sentí nacer bajo la arcilla el mito
del retorno a la fuente y a las flores.

En mis brazos tejiste la madeja
rumorosa del tiempo encadenado,
su eternidad de fuego recurrente;

no sé qué viste tú desde tu queja,
yo vi águilas y musgos, fui ese lado
del espejo en que canta la serpiente.

Come si può notare, si tratta di un sonetto tradizionale in endecasillabi, con rima incrociata che segue lo schema ABBA – ABBA nelle quartine e rima ripetuta nelle terzine secondo lo schema CDE-CDE. Al fine di rispettare la struttura nel testo tradotto, sono stati necessari alcuni cambiamenti:

Ti ho spogliata tra lacrime e tremori
sopra ad un letto aperto all’infinito,
e se non ebbi pena del tuo grido
né delle suppliche né dei rossori,

ero invece il vasaio degli albori,
fuoco e casualità del lento rito,
vidi nascere nell’argilla il mito
del ritornare alla sorgente e ai fiori,

Nelle mie braccia hai ordito il tessuto
mormorante del tempo incatenato,
l’eternità di fuoco ricorrente;

dal tuo pianto non so cosa hai veduto,
io ho visto aquile e muschio, ero quel lato
dello specchio da cui canta il serpente.

Le strofe più problematiche sono le due terzine: al fine di mantenere la rima tra nono e dodicesimo verso (in spagnolo madeja : queja) la “matassa” è stata trasformata in “tessuto”, conservando così la metafora tessile, mentre al più comune “hai visto” ho preferito, nel verso 12, il più colto “hai veduto”, in linea con lo stile ‘classico’ della poesia.

Terza parte di questo articolo >

Articolo e traduzioni di:
Arianna Bernini Carri
Traduttrice freelance ING>ITA, SPA>ITA
Torino

Tradurre la metrica nascosta di J.Cortázar

 Categoria: Traduzione letteraria

Julio Cortázar (Bruxelles, 1914 – Parigi, 1984) è stato considerato prima di tutto e quasi esclusivamente un autore di racconti e la sua produzione poetica ha sempre avuto un ruolo marginale rispetto alla prosa. In realtà, l’autore argentino continuerà a scrivere poesie per tutta la vita, conservandole in quaderni e fogli sparsi, finché, poco prima di morire, non deciderà di raccoglierle e organizzarle in Salvo el crepúsculo
[1], pubblicato postumo nel 1984, a pochi mesi dalla sua morte. Di tale raccolta non esiste una versione italiana, a parte quei componimenti inclusi da Gianni Toti nella silloge del 1995 intitolata Le ragioni della collera [2].

Nel tradurre Salvo el crepúsculo ho individuato un gran numero di problematiche con cui mi sono dovuta confrontare in qualità di traduttrice: nella lettera a Gianni Toti lo stesso Cortázar ha definito il processo di traduzione delle sue poesie una “tanto insensata avventura”.
Tra queste difficoltà, gioca un ruolo fondamentale la questione metrica. La maggior parte dei componimenti della raccolta è in versi liberi e presenta, solitamente, una metrica fortemente irregolare. Il numero di sillabe del verso perde di rilevanza, mentre assume una maggiore importanza la posizione degli accenti forti: riportare nel testo tradotto gli stessi accenti presenti nel componimento originale permette, infatti, di riprodurre in italiano un ritmo simile a quello del verso spagnolo. Tuttavia, Cortázar inserisce talvolta versi che presentano una metrica regolare, ‘nascosti’ all’interno di poesie in verso libero. È il caso di Ándele, componimento incentrato sul tema del tempo: è il poeta anziano a parlare, preoccupandosi dell’equilibrio che deve trovare tra tempo della realtà e tempo della letteratura, tempo della vita sociale, a cui il poeta non può sottrarsi in quanto la situazione storica richiede il suo impegno, e tempo della scrittura, che implica il bisogno di ripiegarsi su se stesso e di chiudersi in uno spazio poetico.

Pero pasa que el tipo es un poeta
y un cronopio a sus horas,
que a cada vuelta de la esquina
le salta encima el tigre azul,
un nuevo laberinto que reclama
ser relato o novela o viaje a Islandia
(ha de ser tan translúcida la alborada en Islandia,
se dice el pobre punto en un café de barrio).

Il componimento presenta una metrica irregolare; tuttavia, nell’estratto riportato, si possono notare tra parentesi due alessandrini classici, che assumono valore semantico, rappresentando lo slancio lirico del poeta. Nella traduzione italiana ho preferito apportare dei piccoli cambiamenti ai due versi, al fine di ottenere due alessandrini anche nella versione italiana:

Accade però che il tizio è un poeta
e un cronopio a tempo perso,
e ogni volta che gira l’angolo
lo aggredisce la tigre blu,
un nuovo labirinto che richiede
di essere racconto o viaggio in Islanda
(dev’esser così chiaro l’albeggiare in Islanda
si dice il poveretto in un caffè di zona).

[1] J. Cortázar, Salvo el crepúsculo. Edición definitiva, Alfaguara, Madrid, 2009.
[2] J. Cortázar, Le ragioni della collera, a cura di Gianni Toti, Roma, Fahrenheit 451, 1995.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo e traduzioni di:
Arianna Bernini Carri
Traduttrice freelance ING>ITA, SPA>ITA
Torino

Amicizia e traduzione (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

4. La traduzione di Cathay di Ezra Pound, 1915
Sulla traduzione: una raccolta di quattordici traduzioni di poesia cinese classica insieme a The Seafarer in inglese antico, Cathay rappresenta un testo di riferimento nella traduzione moderna. Per quanto Pound fosse stato accusato di non conoscere davvero il cinese, le sue traduzioni confermarono la potenziale capacità del vers libre di trasportare lo spirito dell’originale. Cathay allargò anche i confini di ciò che la poesia inglese poteva fare e fu il testo che introdusse il pubblico di lettori inglesi alla poesia cinese.

Sull’amicizia: dato che Pound non conosceva quasi per niente il cinese, fece molto affidamento sugli appunti di Ernest Fellonosa, un orientalista americano e specializzato in arte giapponese. Pound non si sarebbe imbattuto negli appunti di Fellonosa se non avesse incontrato la vedova Mary McNeil Fellonosa nel 1913. L’incontro fu fortunatissimo per entrambi: McNeil trovò un poeta in grado di interpretare e riportare in vita gli appunti del marito sulla poesia cinese, mentre Pound, scontento delle traduzioni che aveva letto in precedenza, espresse il suo interesse nel sapere di Fellonosa. Dopo il primo incontro, Pound iniziò una corrispondenza con McNeil e si incontrarono di persona altre tre volte prima di convenire che avrebbe usato gli appunti di Fellonosa per curare l’edizione di un libro sul teatro Nō giapponese e un’antologia di poeti cinesi.

5. Le traduzioni dei grandi classici russi di Richard Pevear e Larissa Volokhonsky, 1990
Sulla traduzione: è una verità (quasi) universalmente riconosciuta che Richard Pevear e Larissa Volokhonsky sono i traduttori autoritari dei classici della letteratura russa. Le loro traduzioni sono state lodate per aver ripristinato le diverse voci e gli stili degli autori da loro scelti. Laddove i precedenti traduttori – in particolare Constable Garnett – avevano appianato la lingua aspra o rozza dell’originale, Pevear e Volokhonsky preferiscono eccedere nel troppo letterale o nel non idiomatico. Hanno vinto numerosi premi per il loro lavoro, compreso il PEN Translation Priza nel 1991 e nel 2002 rispettivamente per la traduzione de I fratelli Karamazov di Dostoyevsky e Anna Karenina di Tolstoy.

Sull’amicizia: si dà il caso che Pevear e Volokhonsky siano stati anche sposati. Sebbene avessero avuto entrambi esperienze individuali di traduzione, cominciarono a collaborare solo dopo un evento fortuito. A metà degli anni Ottanta, Pevear iniziò a leggere la traduzione di David Magarshak de I fratelli Karamazov e un giorno Volokhonsky gli diede un’occhiata: ciò che vide non era affatto il Dostoyevsky che aveva letto e che conosceva nell’originale russo. La coppia decise allora di sperimentare una propria traduzione del capolavoro di Dostoyevsky: completata una prima versione molto letterale della Volokhonsky, il testo passò a Pevear per la revisione dell’inglese. Dopo qualche difficoltà, la loro traduzione fu accolta con grandissimo successo quando venne pubblicata nel 1990. Da allora, si stanno facendo largo a fatica attraverso l’opera russa.

Fonte: Articolo scritto da Alice Yang e pubblicato il 14 agosto 2017 sul blog del sito Center for the Art of Translation

Traduzione a cura di:
Carmela Di Stasi
Traduttrice  EN > IT, SP > IT
Pisa

Amicizia e traduzione (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

3. La traduzione di Edward FitzGerald delle Rubaiyat di Omar Khayyam, 1859-1889
Sulla traduzione: la traduzione delle Rubaiyat di Edward FitzGerald ha avuto un’influenza senza pari sia in termini di rilievo letterario duraturo sia di numero di lettori. Nella traduzione, FitzGerald conserva in maniera straordinaria il modello delle quartine. A parte questo, si prese considerevoli libertà nel sintetizzare e distribuire il contenuto quando lo riteneva giusto e si impegnò a organizzare le strofe sparse dell’originale. Pubblicate per la prima volta nel 1859 ma riviste altre quattro volte nell’arco di trent’anni, si pensò inizialmente che le Rubaiyat fossero una composizione originale e furono lodate all’unanimità da personaggi come Tennyson, Swinburne, Rossetti, Carlyle, Thackeray e Ruskin. Persino oggi, le Rubaiyat di FitzGerald sono ancora la più eminente traduzione del capolavoro di Omar Khayyam.

Sull’amicizia: non sarebbe una forzatura dire che FitzGerald non avrebbe tradotto le Rubaiyat senza il suo caro amico e possibile amante Edward Byles Cowell. Un mentore per FitzGerald, Cowell non solo lo incoraggiò a tradurre ma gli insegnò anche il persiano (e lo spagnolo). Inoltre, Cowell offrì in dono a FitzGerald la sua trascrizione del manoscritto delle Rubaiyat di Sir William Ouseley (che all’epoca era stato scoperto solo da poco nella Biblioteca Bodleiana) e più tardi gli diede una copia del manoscritto stesso.  La loro relazione non fu affatto unidirezionale: FitzGerald intraprese il progetto in parte anche per ringraziare Cowell per averlo aiutato con i suoi primi tentativi di traduzione dal persiano e dallo spagnolo. Le Rubaiyat di FitzGerald sono al centro di questa lista e sono l’esempio di come l’amicizia possa produrre a volte capolavori letterari.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Alice Yang e pubblicato il 14 agosto 2017 sul blog del sito Center for the Art of Translation

Traduzione a cura di:
Carmela Di Stasi
Traduttrice  EN > IT, SP > IT
Pisa

Amicizia e traduzione (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

1. La traduzione della Bibbia di William Tyndale, 1530
Sulla traduzione: Tyndale è la figura più autorevole nella storia della traduzione della Bibbia inglese e fu il primo a lavorare direttamente dall’ebraico e dal greco all’inglese. Difensore degli ideali riformatori, Tyndale cercò di rendere la Bibbia accessibile alla gente comune con una traduzione in vernacolo. Le successive traduzioni inglesi (soprattutto la Bibbia di Re Giacomo), hanno attinto molto dalla prosa di Tyndale il quale ha arricchito la lingua inglese coniando parole ebraico-inglesi come “scapegoat” (capro espiatorio), “passover” (Pasqua ebraica) e “atonement” (Redenzione).

Sull’amicizia: Tyndale ha corso un gran rischio quando ha intrapreso il progetto della traduzione della Bibbia: all’epoca, in Inghilterra era illegale tradurre la Bibbia in vernacolo. Tuttavia, grazie in parte all’aiuto di Martin Lutero, riuscì a trovare un ambiente di lavoro più sicuro in Germania e lasciò l’Inghilterra nel 1524 per continuare la traduzione del Nuovo Testamento. Sebbene possa sembrare un po’ forzato etichettarli come amici, Tyndale e Lutero erano, senza dubbio, coevi e solidali l’uno con l’altro data la loro mutua lealtà nei confronti della Riforma. Inoltre, Tyndale usò la Bibbia di Lutero come riferimento sia per la traduzione che per il commento.

2. La traduzione di Omero di Alexander Pope, 1715-1720 (Iliade), 1726 (Odissea)
Sulla traduzione: tra la miriade di traduzioni inglesi di Omero, la versione di Pope le supera tutte e a buon diritto. Con l’obiettivo di catturare lo spirito e l’energia di Omero, Pope rese l’Iliade e l’Odissea con un vigoroso distico eroico, il suo preferito e con il quale aveva già dimostrato la sua maestria nel poema eroicomico Il ricciolo rapito pubblicato per la prima volta nel 1712. L’Omero di Pope ottenne un successo commerciale e critico senza pari e il guadagno che ottenne soltanto dalla traduzione era abbastanza per sostenerlo in uno stile di vita confortevole.

Sull’amicizia: l’amico di Pope, scrittore di satire e co-fondatore dello Scriblerus Club, Jonathan Swift, fu colui che lo incoraggiò con entusiasmo a intraprendere il progetto della traduzione dell’Iliade. Swift, che giudicava Pope come il più bravo poeta inglese del tempo e che aveva dichiarato che Omero “aveva più talento di tutto il mondo messo insieme”, aveva previsto il potenziale talento dell’Omero di Pope e dimostrò una dedizione notevole nel promuovere sottoscrizioni all’avanguardia. Grazie agli sforzi di Swift, Pope fu in grado di realizzare la traduzione sia dell’Iliade che dell’Odissea, ognuna divisa in sei volumi pubblicati con lo stesso modello della sottoscrizione.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Alice Yang e pubblicato il 14 agosto 2017 sul blog del sito Center for the Art of Translation

Traduzione a cura di:
Carmela Di Stasi
Traduttrice  EN > IT, SP > IT
Pisa

Amicizia e traduzione

 Categoria: Traduzione letteraria

Come l’amicizia ha ispirato molte delle traduzioni pionieristiche della letteratura.

Lo scorso semestre ho seguito un corso di teoria e pratica della traduzione. Come succede nella maggior parte dei corsi, ho assorbito molto di quello che ho imparato, o in maniera impercettibile nella struttura del mio pensiero o come conoscenza messa da parte e da consultare in futuro. Ma a distanza di quasi due mesi, sto ancora pensando all’amicizia (pensate un po’!) legata alla traduzione e mi ritrovo di continuo a ricordare un particolare commento che il professore fece a seguito delle mie riflessioni di fine semestre sulla traduzione:

… non sono d’accordo con te solo su una cosa, che il tuo provare piace nell’ascoltare il lavoro fatto dagli altri membri del corso non abbia nulla a che fare con le riflessioni sulla traduzione. Come l’amicizia nella poesia del Conte di Roscommon o quella legata al componimento/traduzione delle Rubaiyat di Edward FitzGerald, il coinvolgimento con i propri pari ha avuto, talvolta, parecchio a che fare con la traduzione, un profondo attaccamento al proprio lavoro o comunque una decisiva seppur impercettibile influenza…

Vi do un po’ di contesto: stavo per esaurire le cose intelligenti da dire così ho continuato a dichiarare quanto mi fosse piaciuto vedere e sentire i lavori dei miei compagni (un’osservazione che consideravo un po’ troppo frivola per definirla una riflessione). Il professore evidentemente non era d’accordo e, inutile a dirsi, ho finito per cambiare idea.

L’amicizia può avere molto a che fare con la traduzione, in molti modi diversi e in ogni fase del processo, dal momento in cui ci si imbatte in un lavoro tramite la raccomandazione di un amico al consultare un amico in merito alla scelta finale della redazione. Dunque, con il pretesto di considerare la traduzione come un qualcosa di più che un’impresa solitaria, ecco cinque importanti traduzioni che devono parte del loro successo all’amicizia.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Alice Yang e pubblicato il 14 agosto 2017 sul blog del sito Center for the Art of Translation

Traduzione a cura di:
Carmela Di Stasi
Traduttrice  EN > IT, SP > IT
Pisa

La traduzione di Gloria Fuertes (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Negoziare la traduzione è stata la strategia più rispettosa che ho applicato in questo caso: ogni volta che non riuscivo a ricreare un verso o gioco di parole nel modo migliore possibile ho sempre cercato di soppesare la perdita attraverso l’inserimento di altri elementi all’interno del componimento quando l’italiano lo permetteva, in modo da ricreare, almeno in parte, l’atmosfera e il sapore della poesia originale. D’altronde, davanti alle infinite possibilità di traduzione, la scelta di un singolo traduttore è la sua firma, il pizzico di sale che lascia inevitabilmente all’interno del componimento. Quando si traduce bisogna farlo dimostrandosi il più trasparenti possibile, ma non trasparenti come il vetro, trasparenti come l’acqua, che lascia trasparire la luce attraverso le sue infinite increspature, che diventano così il contributo di ogni traduttore alla letteratura universale.

Tra le strategie che mi è capitato di utilizzare, il cambiamento grammaticale è stato senza dubbio il più emblematico: nei versi in cui era necessario, i sostantivi sono diventati verbi o viceversa, gli avverbi aggettivi e così via, in un gioco grammaticale che mi permettesse ricreare fedelmente il processo mentale all’interno di ogni singolo gioco della Fuertes, in un sistema diverso, quello italiano. Questa tecnica mi è stata di grande aiuto per rispettare eventuali rime o giochi di parole che sarebbero stati inevitabilmente persi. Ho cercato, tuttavia, di cambiare, solo quando estremamente necessario, le immagini create dall’autrice. È il traduttore in queste situazioni che deve soppesare quanto e cosa sia necessario perdere, nella volontà di far acquisire al testo una natura nuova e brillante nella propria lingua. Infatti credo fermamente che bisognerebbe smettere di soppesare la traduzione per ciò che si perde e iniziare a prendere atto di ciò che regala e di ciò che guadagna.

Il testo poetico tradotto è un testo su cui bisogna spaccarsi la testa, bisogna cambiarlo, trasformarlo e non stancarsi mai di provare nuove strutture o nuove strategie traduttive, mettendo sempre in discussione la propria lingua. Il testo poetico mette seriamente alla prova ogni relativismo legato alla traduzione e proprio per questo non è c’è nulla di più futile che pensare che possa esistere un dogma tanto forte come quello dell’intraducibilità.

Autore dell’articolo:
Andrea Bigliardi
Traduttore dall’inglese e dallo spagnolo verso l’italiano
Castelnovo di Sotto (RE)

La traduzione di Gloria Fuertes (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Ero a Madrid in quel momento ed era il centenario dalla nascita della scrittrice e mi sono trovato dentro ad un uragano che mi ha portato direttamente nel cuore della poesia e della critica postuma dedicata all’autrice. Poter vedere non solo il mondo attraverso i suoi testi, ma avere anche la possibilità di vedere quella Madrid così preponderante all’interno dei suoi scritti – quella città in cui ha vissuto la guerra e la pace, l’amore e l’odio – è stato un privilegio di cui, temo, non avrò la possibilità di godere in futuro nel tradurre altri poeti. Gloria Fuertes viveva a Lavapiés, uno dei quartieri più caratteristici di Madrid, l’anima pluriculturale della città e la sua poesia, che ne è così tanto invasa, è una poesia che definirei di quartiere, di strada, fatta di piccole cose, stravolte dalla visione esplosiva e ironica della poetessa e dalla sua ineluttabile critica alla società; è una poesia che strappa quel mezzo sorriso, a metà tra l’amoroso e l’amareggiato, con cui sempre la scrittrice parlava della vita, creato da un connubio di infanzia e maturità: la sua poesia è, in una parola, castiza.

La difficoltà forse più grossa che ho incontrato è stato ricreare il suo umorismo che non solo è presente ovunque nella sua opera ma ha la grande capacità di rompere le regole del discorso, che il traduttore dovrà non solo ricostruire ma ri-distruggere. Passando ora alla metodologia con cui mi sono avvicinato alla traduzione, posso dire che tradurre poesia è una questione di esercizio quotidiano: dopo aver letto una buona parte dell’opera omnia dell’autrice, ho selezionato le poesie che più mi avevano colpito e piaciuto e ho provato a renderle in italiano. Prima le traducevo nella forma più letterale possibile, sottolineando nel testo di partenza tutti gli elementi che lasciato da parte per ricreare il significato ma che dovevano, in un modo o nell’altro, rientrare a far parte del componimento. Successivamente mi sono chiesto quali fossero gli elementi da mantenere: la metrica, le rime, la scelta del lessico, ecc.

Una volta create le traduzioni letterali ho lavorato verso per verso su tutte le strutture che avevano bisogno di essere aggiustate. Ho sempre ritenuto che, dove la traduzione avesse leso e forato in modo poco naturale l’italiano, avrei lasciato da parte l’intento di ricreare un’aderenza testuale con l’originale per una migliore fluidità, che d’altronde è un elemento fondante della poesia della Fuertes.

Terza parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Bigliardi
Traduttore dall’inglese e dallo spagnolo verso l’italiano
Castelnovo di Sotto (RE)

La traduzione di Gloria Fuertes

 Categoria: Traduzione letteraria

Scrivo quest’articolo dopo aver speso qualche mese alle prese con la traduzione di alcune poesie di Gloria Fuertes, poetessa spagnola; traduzione che ho intrapreso per un progetto universitario che vedrà la luce in un futuro, spero, molto prossimo.

Innanzitutto, vorrei  sottolineare che il testo poetico non ha nulla di più difficile degli altri testi o generi letterari: la traduzione, tanto quella letteraria quanto quella specialistica, è, a prescindere, un processo complesso e intricato e, come ogni genere, la poesia ha il suo gergo, le sue regole, le sue sfide e i suoi bisogni. Secondariamente, la poesia, come un romanzo, un racconto o qualsiasi altro genere letterario, non è frutto di un’illuminazione divina, o della benevolenza di una musa ispiratrice, tutt’altro, di divino in questo mestiere c’è ben poco e per poter svolgere un buon lavoro si ha bisogno di un impegno quotidiano sul testo, di una revisione ottimale e di una buona strategia traduttiva. Ci tengo poi a sfatare un mito che ha preso piede in questo ambito: per tradurre poesia non bisogna essere buoni poeti; per tradurre poesia bisogna essere buoni traduttori.

È chiaro, tuttavia, che la poesia necessita di una buona quantità di inventiva e fantasia. Questo è il genere in cui più si palesa il lavoro di “impasto” testuale e di ricerca della parola esatta che va poi posizionata nel punto esatto del testo in accordo con le varie parti del componimento: la poesia a differenza di un romanzo è molto più breve e concentrata, quindi, qualsiasi errore si palesa immediatamente. Quando mi è stato proposto di tradurre Gloria Fuertes conoscevo la poetessa solo attraverso le sue opere di letteratura infantile. Ho quindi iniziato a leggere Obras incompletas, l’opera da cui poi avremmo tratto i testi, e mi sono avvicinato sempre di più alla sua poesia per adulti, aprendo un mondo fino ad allora nascosto persino a gran parte degli spagnoli.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Bigliardi
Traduttore dall’inglese e dallo spagnolo verso l’italiano
Castelnovo di Sotto (RE)

Consigli utili per traduttori letterari (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Consiglio numero 1: Cominciate con le riviste
Se non avete mai tradotto un libro, le riviste sono un ottimo inizio. Cercate un racconto breve o un estratto pubblicato (assicuratevi prima di ottenere l’autorizzazione dal detentore dei diritti di traduzione, in modo che il trionfo della vostra pubblicazione non sia una violazione di copyright). Il sito del PEN ha una lunga lista di riviste che cercano lavori di traduzione. Cercate le loro linee guida e cominciate da lì.

Consiglio numero 2: Date uno sguardo alle risorse per la vostra lingua
Molti paesi – oltre agli Stati Uniti – supportano attivamente le traduzioni letterarie. C’è ad esempio la French Publishers’ Agency, che negozia i diritti della traduzione inglese per libri scritti in francese. Per il tedesco, c’è la Frankfurt Book Fair New York, e sono sicura che esista qualcosa anche per le altre lingue.

Consiglio numero 3: Partecipate ad un campo estivo
Ci sono varie scuole estive sulla traduzione letteraria dove potete perfezionare la vostra tecnica e ottenere dei buoni contratti. L’Inghilterra sembra un ricettacolo per queste cose; il Centro Britannico per le Traduzioni Letterarie organizza l’International Literary Translation & Creative Writing Summer School, e la City University di Londra ne offre un altro. La nota Lisa Carter, traduttrice letteraria dallo spagnolo all’inglese, ha stilato una lista per il 2016 sul suo sito web, ma un sacco di questi programmi verranno attivati di nuovo nel 2017.

Consiglio numero 4: Traducete un libro non protetto da copyright e auto-pubblicatelo
Se non avete voglia di sbattere la testa contro il muro dell’industria editoriale nazionale, usate le risorse disponibili. Siti come il Progetto Gutenberg hanno tonnellate di opere in una vasta gamma di lingue, non protette da copyright. Potete iniziare a tradurre uno di questi libri e poi pubblicarlo su un blog, o farne un e-book, o pubblicarne una stampa su richiesta. Assicuratevi solo che il libro sia davvero non protetto da copyright prima di pubblicarlo.

Consiglio numero 5: Seguite la via tradizionale e preparatevi per un lungo viaggio
Essere pubblicati da una stampa tradizionale è una cosa impegnativa, ma tutt’altro che impossibile. Se ritenete che il vostro autore debba essere assolutamente tradotto nella vostra lingua d’arrivo, e che quella traduzione debba essere assolutamente pubblicata da un editore tradizionale, non fatevi abbattere dai bastian contrari. Andate sulla lista dei pubblicatori di lavori di traduzione del PEN, e arrivate al punto.

Consiglio bonus: Tenete in considerazione gli aspetti finanziari della traduzione letteraria
Se siete principalmente o esclusivamente dei traduttori commerciali, sarete abituati a seguire il denaro e a focalizzarvi su mercati ben pagati. E questo inseguimento probabilmente non ti porterà molto vicino alla traduzione letteraria. Ma finché il resto della vostra attività resta su solide basi finanziarie, va bene avere un progetto dei sogni da qualche parte. Anzi, questi progetti possono motivarvi nel resto del vostro lavoro. Ciò non significa che non ci siano traduttori letterari che guadagnano soldi veri – perché sicuramente ce ne sono. Ma così come pochi scrittori minori si guadagnano da vivere scrivendo, molti traduttori letterari completano il loro introito traduttivo con la traduzione commerciale.

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 12 luglio 2017 sul suo blog Thoughts on Translation

Traduzione a cura di:
Roberta De Vita
Traduttrice freelance EN>IT, IT>EN
Laureanda presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Moio della Civitella (SA)

Consigli utili per traduttori letterari

 Categoria: Traduzione letteraria

Questa è la stagione dei premi letterari, quel periodo dell’anno in cui alcuni di noi ammirano, o invidiano, colleghi come Tess Lewis (vincitrice del PEN Translation Prize per la sua traduzione dal tedesco all’italiano di Angel Of Oblivion di Maja Haderlap) o Jessica Cohen (vincitrice del Man Booker International Prize per la traduzione dall’ebraico all’inglese di A Horse Walks Into a Bar di David Grossman). Molti di noi si sono innamorati della traduzione grazie alla traduzione letteraria. Per fare un esempio di quel fenomeno, combinato con l’arroganza adolescenziale, nel 1989 tradussi il poema Ofelia di Arthur Rimbaud e ne feci una rilettura, come progetto finale per il mio corso su Shakespeare… parlando di angoscia adolescenziale in grande stile. Mentre quella traduzione è finita allegramente in qualche discarica sconosciuta del New Jersey, molti di noi sognano ancora di tradurre libri – per portare alla luce i nostri autori preferiti nella nostra lingua di arrivo, o per una serie di altri motivi.

La traduzione letteraria è un settore tosto. Le stampe più note sono restie nel dare una possibilità ad autori sconosciuti o a traduttori inediti, la traduzione letteraria può diventare più un atto d’amore che un’attività redditizia, e riuscire ad ottenere un contratto è spesso molto meno semplice di quanto lo siano i progetti di traduzione. Eppure, è possibile; il primo vero libro tradotto di Sandra Smith, traduttrice dal francese all’inglese, è stato il grande successo Suite Francese, che ha vinto il premio PEN ed è stato selezionato come Libro dell’Anno dal Times londinese. Quindi cosa deve fare un traduttore letterario frustrato? Nell’articolo di domani troverete alcuni consigli! (ndr)

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 12 luglio 2017 sul suo blog Thoughts on Translation

Traduzione a cura di:
Roberta De Vita
Traduttrice freelance EN>IT, IT>EN
Laureanda presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Moio della Civitella (SA)

Pensieri sulla traduzione letteraria (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Traduzione della rappresentazione teatrale
una delle maggior parti delle rappresentazioni che arrivano ai teatri sono state tradotte in Sud America.  L’informazione deve essere “raccontata”, deve essere esposta sul palco e questo da’ una serie di restrizioni o condizioni generali da tenere in considerazione: l’anno in cui è stato detto e scritto, il luogo e il tempo nella storia, lo stile, il linguaggio, ecc…La persona che traduce una rappresentazione dovrebbe dire ad alta voce le parole che lui\lei sta traducendo per sentire come sono sul palco. Una cosa è leggere e un’altra è “dire e sentire”. Un testo può essere ben tradotto in un libro ma può sembrare orribile sul palco.

Il lavoro del traduttore non finisce quando il lavoro è stato consegnato per essere rappresentato in un teatro. È quasi obbligatorio, nonché conveniente, che il traduttore lavori insieme al direttore e agli attori per risolvere dei problemi che potrebbero sorgere quando il testo viene esposto sul palco. Ma, è molto importante tenere in considerazione il tempo storico della storia che sta prendendo luogo e il pubblico al quale è diretto. Per esempio, un traduttore spagnolo userà la parola “cojin” per dire cuscino mentre un traduttore latino americano userà la parola “almohadon”. Quindi il lavoro del traduttore in questi casi, non finisce con la consegna della traduzione, dovrebbe lavorare fino a che la rappresentazione è esposta sul palco. Riuscite a trovare altri esempi?

In sintesi, possiamo concludere che la traduzione letteraria è uno dei più difficili compiti che un traduttore possa fare! Siete d’accordo?

Alcune Università del mondo che offrono corsi sulla traduzione letteraria:
Università Pompeu Fabra, Spagna
Università de Las Palmas de Gran Canaria, Spagna
Università di Manchester, Manchester, Inghilterra
Università di Alicante, Spagna
Università di Endiburgo, Scozia
Università del Surrey, Inghilterra
Istituto di Traduzione e Interpretariato, Inghilterra

Bibliografia:
“Teoria e Pratica della Traduzione Letteraria”, Ana Ramos Calvo, Università Autonoma di Madrid
“Traduzione dello Stile Letterario”, Sosng Xiaoxhu-Cheng Dongming, Scuola di Economia, Changchun, Cina.
“Traduzione delle Rappresentazioni Teatrali”, Cristina Piña, scrittrice, professoressa e traduttrice.

Fonte: Articolo scritto da Laura C. Bazzurro e pubblicato nell’aprile 2015 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Mancini Samanta
Traduttrice da Inglese->ita Tedesco->ita
Pesaro

Pensieri sulla traduzione letteraria (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Traduzione della poesia
Nella poesia, la struttura è fondamentale quanto preservare il contenuto. Se la struttura non è mantenuta allora non è una poesia. Susan Bassnett-McGuire dice “Il livello per il quale il traduttore riproduce la struttura, la metrica, il ritmo, il tono, il registro, ecc…del testo della lingua d’origine, sarebbe molto più sicuro del sistema della lingua di destinazione e dipenderà anche sulla funzione della traduzione”. Una delle cose più difficili da tradurre è la poesia. È importante mantenere il genere del testo originale. In una buona traduzione si trovano le “dinamiche” della poesia, se non necessariamente i suoi “meccanismi”  (Kopp, 1998). Inoltre, come disse Newmark “la traduzione della poesia è una prova del fuoco mostrando la sua complessività nel tradurre”. Nella traduzione della poesia, giochi di parole, allusioni, analogie, alliterazioni, figure retoriche e metafore sono sempre comuni.

Traduzione della prosa
La maggior parte degli autori traduttori credono nella perdita stilistica nella traduzione della prosa, figuriamoci interpretare un poema nel suo corrispondente verso. Dobbiamo ricordarci che dovremmo sempre essere fedeli al senso del poema originale!

Traduzione dei versi
Arberry (1945) disse che la traduzione rimata era come fare uno spettacolo di acrobazie come “far camminare un elefante su un funambolo”. Questa sola dichiarazione potrebbe bastare per mostrare le difficoltà inerenti nell’eseguire un tale compito. Osservate il seguente esempio di un verso della traduzione:

“In verità tutti gli esseri umani sono affini
tutto il creato ha in comune le origini”.
“Tutti i figli di Adamo sono arti uniti
nella stessa sostanza come viti”
“Gli esseri umani sono gli unici membri,
che hanno uno spirito e un’ anima viventi”
“i figli di Adamo sono membra di un corpo, per affermare
che sono stati creati dello stesso spirito per adorare”

Basandoci su quello che abbiamo discusso, si è dedotto che la traduzione dei testi letterari in generale e quello della poesia sembrerebbe una vera sfida e in casi rari, è possibile solamente con parziali semantiche e perdita stilistica, ma non significa che sia del tutto impossibile. L’evidenza dimostra che un traduttore professionista con gusto poetico può archiviare questa parte con le necessarie caratteristiche letterarie e immedesimarsi nel testo originale per mantenerlo intatto.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Laura C. Bazzurro e pubblicato nell’aprile 2015 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Mancini Samanta
Traduttrice da Inglese->ita Tedesco->ita
Pesaro

Pensieri sulla traduzione letteraria

 Categoria: Traduzione letteraria

Cos’è la traduzione letteraria? Consiste nella traduzione di poesie, rappresentazioni teatrali, libri, testi letterari, canzoni, rime, articoli letterari, romanzi gialli, saggi, racconti brevi, poemi, ecc. In questi casi non dovremmo far capire solo la lingua ma anche la cultura che la storia o il romanzo racconta.

Cos’è lo stile? Lo stile è la caratteristica essenziale di tutta la scrittura, il risultato della personalità dello scrittore e delle sue emozioni espresse in quel momento. Un singolo paragrafo non può essere composto senza rivelare un minimo di personalità dell’autore. Ogni scrittore ha uno stile letterario e il suo stile è riflesso nella scrittura. Alcuni autori dicono che una traduzione dovrebbe riflettere lo stile del  testo originale ma altri dicono che una traduzione dovrebbe avere lo stile del traduttore.

Un bravo traduttore dovrebbe avere una vasta conoscenza dell’origine e destinazione della lingua, dovrebbe essere in grado di identificarsi con l’autore del libro o del poema, ha una vasta conoscenza della sua cultura e del suo paese, e usa un buon metodo per tradurre i testi letterari. Il traduttore letterario deve tenere in considerazione la bellezza del testo, il suo stile e gli aspetti grammatici lessicali e fonologici. Alcuni aspetti potrebbero non essere uguali alla lingua di destinazione. Per esempio, nella lingua Araba non c’è il “Voi”, il quale potrebbe essere fondamentale per una buona traduzione. L’obiettivo del traduttore è che la qualità della traduzione sia uguale al testo originale senza variare il contenuto.

In genere, nella traduzione letteraria traduciamo i messaggi, no i significati. Il testo dovrebbe essere visto come un’integra e coerente opera.

Per esempio, se traduciamo dall’Arabo all’Italiano o viceversa, dovremmo tenere in considerazione che le due entità sono molto diverse, a volte le loro culture hanno punti di vista diversi su questioni importanti, oltre a differenze nello sviluppo scientifico e tecnologico. Quindi la ricerca delle parole simili è più complesso. In questo caso, il traduttore dovrebbe trovare nella sua propria lingua le parole che esprimono quasi fedelmente il senso della lingua originale, per esempio, coloro che sono legati  alle caratteristiche culturali, ai talenti o alle capacità di quella cultura specifica. Alcune idee o caratteristiche non sono nemmeno conosciute nell’altra cultura o praticate.

La pratica della traduzione letteraria è cambiata in conseguenza della globalizzazione, quindi queste traduzioni dovrebbero contribuire per una migliore e una più corretta comprensione della cultura d’origine di un paese specifico.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Laura C. Bazzurro e pubblicato nell’aprile 2015 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Mancini Samanta
Traduttrice da Inglese->ita Tedesco->ita
Pesaro

Gli Harry Potter non autorizzati (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Alcuni libri in realtà lo sono. Gli innumerevoli libri politici ed ideologici apparsi dopo gli attacchi dell’11 settembre e durante le elezioni americane del 2004, sono stati presumibilmente prodotti da gruppi di ghostwriters. Un simile approccio viene utilizzato con traduzioni di riviste o giornali, così come di libri, il cui contenuto è di carattere informativo ed impellente. Battere il ferro finché è caldo o lasciar perdere.

Il romanzo è una questione completamente diversa, si tratta di un’opera d’arte. Mettiamo da parte l’interrogativo sul fatto che Harry Potter sia letteratura, arte, fiction, o qualsiasi altra cosa, e assumiamo che si avvicini più ad un’opera d’arte piuttosto che ad un’opera di giornalismo o di romanzo pulp o di saggistica. In quanto tale, esso merita la scrupolosa attenzione di una persona che sia in grado di mantenere lo stile, il tono e la coerenza dell’originale, qualcuno che possa decidere i nomi ed i termini più adeguati al mondo dei maghi, e che abbia accesso diretto all’autore e all’editore, così da poter ricevere risposta ad ogni domanda, chiarire i problemi e prendere decisioni (ad esempio come tradurre il nome di una persona o un’espressione idiomatica ambigua) in modo accurato ed appropriato.

Quindi  varrà la pena attendere, anche se per le persone che nel mondo non leggono in inglese, sarà un’attesa frustrante. Se vi sembra difficile da credere, immaginate questo scenario: un archeologo trova un manoscritto nel Medio Oriente, scritto in latino da uno degli apostoli di Gesù. Molto probabilmente presto appariranno traduzioni non autorizzate, insieme a numerose speculazioni e brevi stralci circa il suo contenuto. Ma finché i traduttori non avranno finito il proprio lavoro, non vorrete certamente trarre conclusioni sommarie sul manoscritto. Harry Potter e i Doni della Morte non sarà sicuramente comparabile a tale manoscritto, ma rimane comunque un libro importante e merita una degna traduzione.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Language Realm

Traduzione a cura di:
Valentina Lo Monaco
Traduttrice freelance EN>IT specializzata in traduzione editoriale
Seregno (MB)

Gli Harry Potter non autorizzati (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Innanzitutto è necessario considerare alcuni fatti riguardanti la traduzione letteraria in particolare e la traduzione linguistica in generale. Un traduttore esperto e competente è in grado di produrre in media due o tremila parole al giorno. Persino i traduttori più brillanti difficilmente producono più di cinquemila parole al giorno. Quindi i conti semplicemente non tornano. È presumibile che questo ragazzino francese sia stato aiutato, probabilmente da amici o addirittura da qualche insegnante, tutti impazienti di avere una versione francese, sebbene ovviamente il ragazzo stesso non ne avesse alcun bisogno, essendo perfettamente in grado di leggere la versione originale in inglese.

È  inoltre molto importante tenere presente che la traduzione è una forma di scrittura, e nella maggior parte dei casi non si diventa buoni scrittori senza almeno un decennio di pratica alle spalle. Secondo il punto di vista di Gregory Rabassa (quasi certamente il più famoso traduttore letterario al mondo, nonché l’uomo che si cela dietro alle versioni in inglese dei lavori di Gabriel Garcia Marquez), traduttori letterari si può nascere, ma è altrettanto necessaria una notevole dose di allenamento e di esperienza prima di poter esercitare la propria attività.

Spero di poter esaminare la traduzione non autorizzata in francese dei Doni della Morte per poterla confrontare con il lavoro dei professionisti. La versione cinese è già stata oggetto di pesante critica, definita approssimativa, incompleta ed inaccurata, una versione scadente affastellata insieme da troppe persone che hanno lavorato troppo in fretta su un progetto per il quale non erano qualificate. Detto ciò, non sarebbe un compito molto arduo mettere insieme un gruppo di traduttori esperti per una data coppia linguistica e farli lavorare su un libro per una o due settimane. Per quale ragione quindi i libri non vengono prodotti in questo modo?

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Language Realm

Traduzione a cura di:
Valentina Lo Monaco
Traduttrice freelance EN>IT specializzata in traduzione editoriale
Seregno (MB)

Gli Harry Potter non autorizzati

 Categoria: Traduzione letteraria

La bramosia dei fan di tutto il mondo per Harry Potter e i Doni della Morte, associata all’avidità di pirati organizzati, ha generato un fenomeno prevedibile: traduzioni non autorizzate dell’ultimo libro della saga di Harry Potter. A due giorni di distanza dal lancio dell’edizione in inglese avvenuta il 21 luglio, in Cina è apparsa una traduzione in cinese. Una versione in francese è approdata in internet il 9 agosto (forse addirittura prima), il prodotto di un ragazzino sedicenne di Aix-en-Provence, il quale è stato arrestato per il suo misfatto. Nel  frattempo J.K. Rowling e il suo editore francese Gallimard hanno espresso il proprio sconcerto, non tanto riguardo alle produzioni parziali o complete elaborate da fan entusiasti nel loro tempo libero, (sebbene ciò sia accaduto), ma piuttosto circa le associazioni organizzate che hanno distribuito pagine o capitoli da tradurre a singoli individui, ed hanno in seguito arrangiato insieme una versione del libro in una lingua straniera prima della pubblicazione ufficiale.

Considerando che i sette libri hanno venduto 335 milioni di copie a livello mondiale, è evidente che ci sia in gioco un lauto guadagno. Molte nazioni, la Cina in particolare, sono note per non rispettareil copyright del materiale stampato, e una volta che qualcosa viene immesso nel web è pressoché impossibile rimuoverlo. Un indice dell’interesse da parte della Francia per il settimo libro è rappresentato dalla rapida vendita della sua versione in lingua inglese. Questo fatto è a dir poco sorprendente se si pensa che la Francia detiene in Europa uno dei tassi più bassi di padronanza della lingua inglese. Tuttavia, una chiacchierata con un rivenditore di libri circa l’effetto di Harry Potter, mi ha dato conferma che questi libri hanno stimolato un interesse per la lingua inglese tra i bambini di tutto il mondo, e che J.K. Rowling probabilmente ha avuto molta più influenza sull’alfabetizzazione e sull’inglese come seconda lingua, rispetto a qualsiasi altra persona nella storia.

A questo punto il quesito principale è: queste traduzioni non autorizzate sono ben fatte? Se uno studente riesce a produrre una traduzione del settimo libro in tre settimane, perché i francesi attendono fino al 26 ottobre la pubblicazione ufficiale di Gallimard? E se il cinese riesce a produrre una traduzione in due giorni, perché tutti, in generale, dovrebbero aspettare per avere il libro in altre lingue?

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Fonte: Articolo pubblicato sul sito Language Realm

Traduzione a cura di:
Valentina Lo Monaco
Traduttrice freelance EN>IT specializzata in traduzione editoriale
Seregno (MB)

Il quotidiano del traduttore letterario (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

Chi ad esempio traduce dalle lingue scandinave ha una parola per testa (Kopf), non per principale (Haupt). Ci si orienta dunque al testo nel suo complesso, al contesto. Quali sono i termini corretti, è la sintassi corretta? Dal punto di vista  grammaticale è più semplice, tuttavia non sempre, come nel caso del  congiuntivo. Il bello in letteratura è che tutto è possibile. A potere tutto sono in primo luogo gli autori. Anche i traduttori possono tutto, ma devono poter dire perché. Nella traduzione di Céline, che nel “Voyage au bout de la nuit” utilizza correttamente i congiuntivi francesi e scrive correttamente il discorso indiretto, il traduttore deve riflettere se far parlare il narrante al congiuntivo 1 o al congiuntivo 2 o all’indicativo.

Nella trasposizione di questo testo narrativo incredibilmente in lingua parlata e appassionante, il traduttore deve sottostare a parecchie limitazioni. Ricorre alla possibilità di rinunciare totalmente al congiuntivo nel discorso indiretto tedesco e di restare all’indicativo, salvo poche eccezioni. La questione decisiva in questo caso è se il tipo di testo, la forma narrativa, la figura, la funzione nel testo consentano di rimanere all’indicativo o se sia meglio optare per un congiuntivo.

Domande che il traduttore si deve sempre costantemente porre e alle quali l’originale non risponde sul piano grammaticale: che tipo di testo deve scrivere il traduttore? Come deve muoversi tra le possibilità della propria lingua che la lingua di partenza proprio non gli offre? Sull’esempio della prima frase de “L’ Etranger” di Camus (Hier matin maman est morte), si pone il quesito:  come va tradotto “maman”? Perché Camus ha scritto quel che ha scritto?  Già persino una frase così breve mostra che ci sono diverse possibilità di una traduzione corretta. Ma quale di queste è la letteraria che corrisponde al  meglio al testo di partenza nel suo complesso e a questo punto del testo stesso?  Questo è il nodo cruciale. La letteratura diventa letteratura solo a mezzo di un grande insieme di fattori mutevoli: suono e ritmo, brillantezza, humor, ironia, giochi di parole, slang,  idioletti, socioletti, etc. Tutte queste caratteristiche devono essere trasmesse nel modo più adeguato possibile.

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Il quotidiano del traduttore letterario (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

La letteratura tradotta come fattore economico
La Germania è il più vasto mercato nel mondo per quanto concerne la letteratura tradotta. Il 15% delle nuove pubblicazioni sono traduzioni, di cui il 75% dall’area linguistica inglese o angloamericana che costituisce una grossa parte dell’economia nazionale. Parte rilevante della produzione editoriale è costituita da traduzioni. Spesso vengono già indicati gli autori delle traduzioni. Alcuni editori hanno persino iniziato a inserire delle brevi descrizioni dei traduttori nelle loro presentazioni o anche nel risvolto di copertina. Le case editrici non potrebbero esistere senza i traduttori, i traduttori letterari non possono vivere di traduzione, cosa che è un ulteriore paradosso. Quindi il traduttore deve lavorare sempre di più e più velocemente, vale a dire a cottimo; è pagato a pagina. Grazie alla provvigione in percentuale sui biglietti, la traduzione di pezzi teatrali è leggermente più vantaggiosa.

Criteri di traduzione
Un tempo era semplice. Allora per le traduzioni, alla maturità vigeva il criterio “giusto” o “sbagliato”. Più avanti non ci furono più traduzioni. Giusto/sbagliato vale anche per le traduzioni tecniche quali istruzioni per il montaggio, corrispondenza legale, ecc. I criteri “giusto” e “sbagliato” sono presenti anche nelle traduzioni letterarie, ma in questo caso si aggiungono proprietà estetiche, ad esempio suono e ritmo, non solo nella poesia, ma anche nella prosa narrativa. La letteratura lavora con parecchi fattori mutevoli, non solo con lessico e grammatica, ma anche con spazi associativi e qualità emozionali, che sono i primi a fare della letteratura quello che è e che rendono il grado di letterarietà dei testi più o meno alto. Nelle traduzioni letterarie devono senz’altro essere presenti i termini esatti, si devono utilizzare correttamente grammatica e sintassi, ma proprio la sintassi tedesca è cosi flessibile da offrire molte possibilità in più di tante altre lingue , tanto che il traduttore deve riflettere se utilizzare o meno le varianti tedesche che la lingua straniera gli offre.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Il quotidiano del traduttore letterario (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Versione leggermente abbreviata dell’ esposizione di Hinrich Schmidt-Henkel
Hinrich Schmidt Henkel traduce dal 1987 letteratura dal Francese, Italiano e Norvegese, essenzialmente letteratura di intrattenimento e pezzi per il teatro. In precedenza ha studiato Germanistica e Romanistica ai fini dell’insegnamento, il che tuttavia non costituisce alcuna premessa per tradurre letteratura, così come del resto l’avere intrapreso un percorso di studi quale interprete-traduttore. Tra i colleghi ci sono provenienze e background  formativi  piuttosto diversificati, ma gli studi filologici sono comuni. Tutti noi abbiamo a che fare con letteratura tradotta sia nelle professioni accademiche che nei  media e nell’editoria e tutti, in qualità di lettori, abbiamo a che fare con la traduzione letteraria.

Il  traduttore letterario – un autore mancato
Hinrich Schmidt-Henkel mette fine alla falsa convinzione che il traduttore letterario sia un autore mancato, come spesso editori e lettori erroneamente pensano. Si tratta di due professioni sostanzialmente differenti. Secondo Schmidt-Henkel bisognerebbe scrivere solo nel caso in cui si abbia qualcosa da dire. Il traduttore letterario potrebbe scrivere, qualora lo volesse, avendo a disposizione una lingua per farlo. Ma anche se lo facesse, disporrebbe comunque di una sola lingua. Gli mancherebbe dunque quello che nel tradurre dà accessibilità allo spazio che per il traduttore letterario risulta così affascinante ed esistenzialmente necessario: il contatto tra due lingue e lo spazio tra le stesse.

Tradurre letteratura significa: amore per la stessa e amore per le lingue, percepire un’opera letteraria in una lingua straniera che si ama e si conosce al meglio, e decostruire l’opera in un’altra lingua, muoversi in uno spazio intermedio non descrivibile fino a ricostruirla nella propria amata lingua madre, di cui occorre innanzitutto essere padroni. Per la traduzione letteraria esistono moltissime immagini comparative e metafore; sarebbe come “ballare coi piedi incatenati” o ”scolpire un liquido”. A tutte è comune un chiaro paradosso.

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Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)