Traduzione letteraria dai tempi dell’URSS (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Pagamento del lavoro del traduttore
La specificità del business editoriale è tale che, fin dall’inizio, l’editore investe nella produzione e promozione del libro, e solo in seguito riceve dividendi. E le previsioni rosee non sempre si avverano. Pertanto, l’editore è interessato a rischiare il meno possibile i propri mezzi. Il traduttore in questo sistema diventa l’anello debole. Per l’editore è redditizio pagare il suo lavoro al minimo. Se non si parla solamente della pubblicazione di un libro del vincitore di un prestigioso premio, per esempio – in questo caso, è fondamentale importanza che al riguardo vi abbia lavorato un traduttore di alta qualità, che è d’accordo a non fare un lavoro mediocre.

Il caso di “Harry Potter”, dal momento che era proposta una generosa ricompensa per l’urgenza, è più che un’eccezione. Spesso è necessario tradurre sia rapidamente che in economia. Soprattutto per un traduttore senza nome.

Inoltre, sorge la domanda sulla relazione tra il prezzo e la qualità della traduzione. Perché pagare un sacco di soldi per la traduzione di un passaggio “horror” o di un melodramma? – si chiederà l’editore. In questo caso non è necessario il lavoro di precisione, significa che per essa il traduttore si accosterà con “più facilità”. Il quale non deve essere necessariamente pagato molto e che conviene disperatamente a lavorare per tali soldi.

Pertanto, se l’Unione Sovietica richiedeva un traduttore letterario, egli poteva vivere completamente delle sue traduzioni (e senza prodezze stacanoviste), ora con una traduzione letteraria è difficile nutrirsi. La traduzione letteraria deve essere combinata con altre traduzioni o, ad esempio, con l’insegnamento.

Periodicamente gli editori ricevono sovvenzioni da agenzie governative, oppure da organizzazioni straniere, per la produzione di letteratura tradotta. Quindi c’è opportunità di stampa non solo di ciò che viene richiesto dal lettore di massa. Ma anche in presenza di sovvenzione, ciò non è sempre garanzia di pagamento decente del lavoro del traduttore, perché la casa editrice dispone della sovvenzione.

Tuttavia, nonostante tutti i prerequisiti per un deterioramento della qualità della traduzione della letteratura, gli esperti affermano che esistono tuttora dei traduttori letterari di qualità in Russia. Ci sono devoti che accettano una vita molto modesta, e chi è addetto a più lavori che traduce “per l’anima” e guadagna da vivere altrove. È vero, non sono la maggioranza. E la questione dell’approntamento di una mutazione nell’ambito della traduzione rimane aperta.

Fonte: Articolo scritto da Ksenija Elagina e pubblicato il 25 gennaio 2018 su Tranzilla.ru

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Traduzione letteraria dai tempi dell’URSS (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Velocità di traduzione
Naturalmente, le case editrici sovietiche, come tutte le altre imprese di quel tempo, erano piani di produzione. Ma, poiché gli editori non perseguivano l’ottenimento di profitti, le tempistiche assegnate per la preparazione di un libro erano indulgenti. La velocità non veniva impostata come attributo più importante. Ciò riguardava anche il tempo assegnato per la traduzione – non più di due pagine del testo originale (80 mila caratteri spazi inclusi) al mese.

Il mercato detta altre condizioni. Il processo di produzione editoriale, in generale, ha un corso più lungo: le questioni del diritto d’autore, di ricerca del traduttore, dell’artista, della traduzione in sé, dell’editing, dell’impaginazione, della stampa del libro. Più si protrae la preparazione di un libro per la pubblicazione, più tardi l’editore riceverà entrate da esso. Perché un libro possa essere redditizio, bisogna fare in tempo a pubblicarlo, mentre c’è interesse per quest’opera, per questo autore, per questo argomento o per questa serie.

È indicativo un racconto con Harry Potter. Gli ultimi libri della serie sono stati tradotti in brevissimo tempo – la casa editrice aveva fretta di raccogliere i profitti sull’onda della frenesia, nel mentre molti non avevano ancora letto la traduzione amatoriale sul Web. Il traduttore Sergei Ilyin, che ha lavorato alla traduzione della sesta e della settima parte, riporta che gli sono state assegnate tre settimane per tradurre metà del sesto libro e due per tradurre la metà del settimo (!). A causa della frenesia, i libri sono stati tradotti “in tandem” – metà è stata concessa a Ilyin, l’altra metà a Maya Lahuti. È positivo un lavoro del genere “a mosaico” per un libro? Ne dubito. Sulla settima parte dei libri di Harry Potter, Il’in ha lavorato dodici ore al giorno. E anche se il traduttore ammette che per le tempistiche “draconiane” è stato ricevuto pagamento adeguato, è molto dispendioso in termini di energia lavorare secondo questa modalità. Incrementa anche la probabilità di errori. In questo caso aumenta la responsabilità dell’editore, che dovrebbe notare tutti gli errori e le discordanze. Ma anche il suo lavoro è strettamente regolato dalle tempistiche.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Ksenija Elagina e pubblicato il 25 gennaio 2018 su Tranzilla.ru

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259

Traduzione letteraria dai tempi dell’URSS

 Categoria: Traduzione letteraria

I concetti chiave per comprendere l’attività editoriale degli anni sovietici sono la pianificazione dell’economia e dell’ideologia.
Tutte le case editrici erano di proprietà statale. Non dipendevano dai gusti del pubblico, bensì erano loro stesse a plasmarli. È difficile immaginare che oggi le traduzioni dei poeti Ciuk ci vengano pubblicate in migliaia di copie nelle case editrici principali, mentre al tempo ciò era realtà.

L’ideologia dettava una dura selezione delle opere da tradurre. E riguardava non solo l’”affidabilità” delle opere, ma anche il loro valore letterario. Anche i traduttori dovevano soddisfare criteri elevati. Tra loro c’erano molti letterati. Tra i traduttori di narrativa non rientravano persone prese a caso “dalla strada”. La traduzione letteraria era un’occupazione prestigiosa, simile al lavoro di scrittore. E veniva retribuita di conseguenza.

Le prime concessioni sono iniziate già con la perestrojka, quando è stata adottata una linea per la democratizzazione e hanno iniziato a fare la propria comparsa editori non statali. E negli anni ’90, finalmente, le porte si sono dischiuse. L’attività editoriale si è spostata, in modo particolare, su binari puramente commerciali. Si è riversato nel Paese un flusso di svariate pubblicazioni di letteratura tradotta, per lo più di intrattenimento: romanzi femminili, thriller, erotica … A volte c’erano più gialli e fantascienza. Il quadro sul mercato editoriale è cambiato radicalmente, e questo non poteva non incidere sul lavoro dei traduttori letterari.

Lingue di traduzione
Negli anni sovietici, la gamma di lingue per la traduzione letteraria era estremamente ampia. Erano richieste traduzioni dalle lingue dei popoli dell’URSS – dal Tagiko alla lingua dei Nenets (1). Erano stimati anche i libri di popoli amici–degli autori della DDR, della Polonia, ecc. Inoltre, gli editori letterari miravano a istruire il lettore in modo completo. Nessuno si è sorpreso per i testi collettivi come «Современнаяяпонскаяповесть»o «Голосаафриканскихпоэтов». Con la transizione verso l’economia di mercato, l’elenco degli orientamenti per la traduzione si è ristretto drasticamente. Ora questi sono principalmente le lingue europee (con un forte distacco per l’Inglese), così come alcune lingue asiatiche.

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Note a cura del traduttore
(1)   Il Circondario autonomo dei Nenec (rus. Нене́цкийавтоно́мныйо́круг, Nenéckijavtonómnyjókrug, 176.700 km², 41.546 ab. nel 2001) si trova in Russia, e il suo territorio è compreso nell’oblast’ di Arcangelo. La lingua nenec, ivi parlata, ha status ufficiale insieme al russo.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Circondario_autonomo_dei_Nenec

Fonte: Articolo scritto da Ksenija Elagina e pubblicato il 25 gennaio 2018 su Tranzilla.ru

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259

Tradurre la metrica nascosta di J.Cortázar (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

Tra i componimenti classici si può includere anche La hiedra, una poesia composta interamente di versi alessandrini non rimati formati da due emistichi settenari, in cui l’edera che cresce sulle lapidi diventa simbolo di rigenerazione ed è rappresentata come un’entità immune al passare del tempo:

Mar de oídos atentos, ¿qué te dice la piedra?
Yaces sobre las tumbas, colectora de nombres,
trémula cuando el viento vesperal te despierta

para indagar tus manos y quitarles las voces
que minuciosa juntas, sigilosa de tiempo,
guardiana de los diálogos y los turbios adioses.

Sobre las tumbas vela tu solitario sueño,
oh madre de las lenguas, oh estremecida hiedra
donde se va juntando la noche de los muertos-

En vano te reclaman los juegos de la lluvia;
las fuentes de la luz y las diurnas estatuas
te han esperado tanto para darse desnudas,

mientras tú, recogida, habitas en las lápidas.

Nel tradurre il componimento è stato necessario rinunciare a una resa letterale, al fine di trasporre in italiano la stessa struttura metrica: in questo caso, infatti, non era sufficiente conservare il numero totale di sillabe del verso, ma ho dovuto preservare anche la suddivisione in emistichi con l’ultimo accento forte posizionato sulla sesta sillaba. Ad esempio, nel verso 6 la ripetizione della preposizione articolata e la traduzione di “turbios” con “tormentati” hanno permesso di ottenere due emistichi formati ciascuno da un settenario, preservando così la struttura originale:

Mare di orecchi attenti, che ti dice la pietra?
Giaci sopra le tombe, collezionando nomi,
tremula quando il vento della sera ti sveglia

per scrutarti le mani e togliere le voci
che accurata raccogli, confidente del tempo,
guardiana dei colloqui, dei tormentati addii.

Sopra le tombe veglia il tuo sonno appartato,
oh madre delle lingue, oh edera tremante
laddove avviene il rito della notte dei morti-

Invano ti reclamano i giochi della pioggia;
le fonti della luce e le statue del giorno
ti hanno aspettato tanto per consegnarsi nude,

mentre tu, solitaria, abiti sulle lapidi.

Questa breve analisi delle  caratteristiche metriche dei componimenti di Cortázar può dare un’idea delle varie difficoltà che incontra il traduttore dell’opera; tali sfide traduttive sono originate dalla complessità, eterogeneità e raffinatezza delle poesie che compongono la raccolta, cioè da alcuni degli elementi che rendono Salvo el crepúsculo un’opera “inoubliable”, indimenticabile, come afferma la traduttrice francese della raccolta Silvia Baron Supervielle nella sua introduzione. La comprensione di tali tratti distintivi dell’opera crea nel traduttore un senso di affinità con l’autore e gli permette di identificarsi con i personaggi sofferenti e combattuti che affollano le poesie di Cortázar.

Articolo e traduzioni di:
Arianna Bernini Carri
Traduttrice freelance ING>ITA, SPA>ITA
Torino

Tradurre la metrica nascosta di J.Cortázar (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Un altro componimento peculiare dal punto di vista metrico è Doble invención: si tratta di un sonetto minore, cioè di un sonetto formato da versi inferiori all’endecasillabo, in questo caso da novenari:

Cuando la rosa que nos mueve
cifre los términos del viaje,
cuando en el tiempo del paisaje
se borre la palabra nieve,

habrá un amor que al fin nos lleve
hasta la barca de pasaje,
y en esta mano sin mensaje
despertará tu signo leve,

Creo que soy porque te invento,
alquimia de águila en el viento
desde la arena y las penumbras,

y tú en esa vigilia alientas
la sombra con la que me alumbras
y él murmurar con que me inventas.

Le rime sono incrociate nelle quartine (ABBA – ABBA), mentre le terzine seguono lo schema CCD – EDE. In questo caso, nella traduzione ho ritenuto necessario trasformare alcune rime del testo originale in assonanze; questa ‘infedeltà’ è giustificata anche dalla presenza di una rima imperfetta tra il verso 1 e il verso 4 del componimento cortazariano (mueve : nieve):

Quando la rosa che ci muove
fisserà i termini del viaggio,
quando nel tempo del paesaggio
sparirà la parole neve,

un amore ci condurrà
fino alla barca di passaggio,
e nella mano senza messaggio,
lieve il tuo segno si sveglierà.

So di essere perché ti invento,
alchimia d’aquila nel vento,
dalla sabbia e dai chiaroscuri,

e tu in questa veglia alimenti
quell’ombra con cui mi rischiari
e il mormorio con cui mi inventi.

Come si può notare, infatti, i versi 1 e 4, 5 e 8, 11 e 13 sono legati da rime imperfette; tuttavia, è rispettato sia lo schema delle rime sia la metrica in novenari.

Quarta parte di questo articolo >

Articolo e traduzioni di:
Arianna Bernini Carri
Traduttrice freelance ING>ITA, SPA>ITA
Torino

Tradurre la metrica nascosta di J.Cortázar (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

A questi casi particolari, si affiancano in Salvo el crepúsculo esempi più classici di metrica tradizionale, volti alla ricerca di un nuovo classicismo più autentico. I componimenti a cui si fa riferimento, per la loro struttura, pongono varie problematiche, tra cui la necessità di rispettare, nella traduzione, il numero sillabico e le rime.

Si può prendere in esame, ad esempio, il sonetto La ceremonia, uno dei tre sonetti erotici presenti nella raccolta:

Te desnudé entre llantos y temblores
sobre una cama abierta a lo infinito,
y si no tuve lástima del grito
ni de las súplicas o los rubores,

fui en cambio el alfarero en los albores,
el fuego y el azar. del lento rito,
sentí nacer bajo la arcilla el mito
del retorno a la fuente y a las flores.

En mis brazos tejiste la madeja
rumorosa del tiempo encadenado,
su eternidad de fuego recurrente;

no sé qué viste tú desde tu queja,
yo vi águilas y musgos, fui ese lado
del espejo en que canta la serpiente.

Come si può notare, si tratta di un sonetto tradizionale in endecasillabi, con rima incrociata che segue lo schema ABBA – ABBA nelle quartine e rima ripetuta nelle terzine secondo lo schema CDE-CDE. Al fine di rispettare la struttura nel testo tradotto, sono stati necessari alcuni cambiamenti:

Ti ho spogliata tra lacrime e tremori
sopra ad un letto aperto all’infinito,
e se non ebbi pena del tuo grido
né delle suppliche né dei rossori,

ero invece il vasaio degli albori,
fuoco e casualità del lento rito,
vidi nascere nell’argilla il mito
del ritornare alla sorgente e ai fiori,

Nelle mie braccia hai ordito il tessuto
mormorante del tempo incatenato,
l’eternità di fuoco ricorrente;

dal tuo pianto non so cosa hai veduto,
io ho visto aquile e muschio, ero quel lato
dello specchio da cui canta il serpente.

Le strofe più problematiche sono le due terzine: al fine di mantenere la rima tra nono e dodicesimo verso (in spagnolo madeja : queja) la “matassa” è stata trasformata in “tessuto”, conservando così la metafora tessile, mentre al più comune “hai visto” ho preferito, nel verso 12, il più colto “hai veduto”, in linea con lo stile ‘classico’ della poesia.

Terza parte di questo articolo >

Articolo e traduzioni di:
Arianna Bernini Carri
Traduttrice freelance ING>ITA, SPA>ITA
Torino

Tradurre la metrica nascosta di J.Cortázar

 Categoria: Traduzione letteraria

Julio Cortázar (Bruxelles, 1914 – Parigi, 1984) è stato considerato prima di tutto e quasi esclusivamente un autore di racconti e la sua produzione poetica ha sempre avuto un ruolo marginale rispetto alla prosa. In realtà, l’autore argentino continuerà a scrivere poesie per tutta la vita, conservandole in quaderni e fogli sparsi, finché, poco prima di morire, non deciderà di raccoglierle e organizzarle in Salvo el crepúsculo
[1], pubblicato postumo nel 1984, a pochi mesi dalla sua morte. Di tale raccolta non esiste una versione italiana, a parte quei componimenti inclusi da Gianni Toti nella silloge del 1995 intitolata Le ragioni della collera [2].

Nel tradurre Salvo el crepúsculo ho individuato un gran numero di problematiche con cui mi sono dovuta confrontare in qualità di traduttrice: nella lettera a Gianni Toti lo stesso Cortázar ha definito il processo di traduzione delle sue poesie una “tanto insensata avventura”.
Tra queste difficoltà, gioca un ruolo fondamentale la questione metrica. La maggior parte dei componimenti della raccolta è in versi liberi e presenta, solitamente, una metrica fortemente irregolare. Il numero di sillabe del verso perde di rilevanza, mentre assume una maggiore importanza la posizione degli accenti forti: riportare nel testo tradotto gli stessi accenti presenti nel componimento originale permette, infatti, di riprodurre in italiano un ritmo simile a quello del verso spagnolo. Tuttavia, Cortázar inserisce talvolta versi che presentano una metrica regolare, ‘nascosti’ all’interno di poesie in verso libero. È il caso di Ándele, componimento incentrato sul tema del tempo: è il poeta anziano a parlare, preoccupandosi dell’equilibrio che deve trovare tra tempo della realtà e tempo della letteratura, tempo della vita sociale, a cui il poeta non può sottrarsi in quanto la situazione storica richiede il suo impegno, e tempo della scrittura, che implica il bisogno di ripiegarsi su se stesso e di chiudersi in uno spazio poetico.

Pero pasa que el tipo es un poeta
y un cronopio a sus horas,
que a cada vuelta de la esquina
le salta encima el tigre azul,
un nuevo laberinto que reclama
ser relato o novela o viaje a Islandia
(ha de ser tan translúcida la alborada en Islandia,
se dice el pobre punto en un café de barrio).

Il componimento presenta una metrica irregolare; tuttavia, nell’estratto riportato, si possono notare tra parentesi due alessandrini classici, che assumono valore semantico, rappresentando lo slancio lirico del poeta. Nella traduzione italiana ho preferito apportare dei piccoli cambiamenti ai due versi, al fine di ottenere due alessandrini anche nella versione italiana:

Accade però che il tizio è un poeta
e un cronopio a tempo perso,
e ogni volta che gira l’angolo
lo aggredisce la tigre blu,
un nuovo labirinto che richiede
di essere racconto o viaggio in Islanda
(dev’esser così chiaro l’albeggiare in Islanda
si dice il poveretto in un caffè di zona).

[1] J. Cortázar, Salvo el crepúsculo. Edición definitiva, Alfaguara, Madrid, 2009.
[2] J. Cortázar, Le ragioni della collera, a cura di Gianni Toti, Roma, Fahrenheit 451, 1995.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo e traduzioni di:
Arianna Bernini Carri
Traduttrice freelance ING>ITA, SPA>ITA
Torino

Amicizia e traduzione (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

4. La traduzione di Cathay di Ezra Pound, 1915
Sulla traduzione: una raccolta di quattordici traduzioni di poesia cinese classica insieme a The Seafarer in inglese antico, Cathay rappresenta un testo di riferimento nella traduzione moderna. Per quanto Pound fosse stato accusato di non conoscere davvero il cinese, le sue traduzioni confermarono la potenziale capacità del vers libre di trasportare lo spirito dell’originale. Cathay allargò anche i confini di ciò che la poesia inglese poteva fare e fu il testo che introdusse il pubblico di lettori inglesi alla poesia cinese.

Sull’amicizia: dato che Pound non conosceva quasi per niente il cinese, fece molto affidamento sugli appunti di Ernest Fellonosa, un orientalista americano e specializzato in arte giapponese. Pound non si sarebbe imbattuto negli appunti di Fellonosa se non avesse incontrato la vedova Mary McNeil Fellonosa nel 1913. L’incontro fu fortunatissimo per entrambi: McNeil trovò un poeta in grado di interpretare e riportare in vita gli appunti del marito sulla poesia cinese, mentre Pound, scontento delle traduzioni che aveva letto in precedenza, espresse il suo interesse nel sapere di Fellonosa. Dopo il primo incontro, Pound iniziò una corrispondenza con McNeil e si incontrarono di persona altre tre volte prima di convenire che avrebbe usato gli appunti di Fellonosa per curare l’edizione di un libro sul teatro Nō giapponese e un’antologia di poeti cinesi.

5. Le traduzioni dei grandi classici russi di Richard Pevear e Larissa Volokhonsky, 1990
Sulla traduzione: è una verità (quasi) universalmente riconosciuta che Richard Pevear e Larissa Volokhonsky sono i traduttori autoritari dei classici della letteratura russa. Le loro traduzioni sono state lodate per aver ripristinato le diverse voci e gli stili degli autori da loro scelti. Laddove i precedenti traduttori – in particolare Constable Garnett – avevano appianato la lingua aspra o rozza dell’originale, Pevear e Volokhonsky preferiscono eccedere nel troppo letterale o nel non idiomatico. Hanno vinto numerosi premi per il loro lavoro, compreso il PEN Translation Priza nel 1991 e nel 2002 rispettivamente per la traduzione de I fratelli Karamazov di Dostoyevsky e Anna Karenina di Tolstoy.

Sull’amicizia: si dà il caso che Pevear e Volokhonsky siano stati anche sposati. Sebbene avessero avuto entrambi esperienze individuali di traduzione, cominciarono a collaborare solo dopo un evento fortuito. A metà degli anni Ottanta, Pevear iniziò a leggere la traduzione di David Magarshak de I fratelli Karamazov e un giorno Volokhonsky gli diede un’occhiata: ciò che vide non era affatto il Dostoyevsky che aveva letto e che conosceva nell’originale russo. La coppia decise allora di sperimentare una propria traduzione del capolavoro di Dostoyevsky: completata una prima versione molto letterale della Volokhonsky, il testo passò a Pevear per la revisione dell’inglese. Dopo qualche difficoltà, la loro traduzione fu accolta con grandissimo successo quando venne pubblicata nel 1990. Da allora, si stanno facendo largo a fatica attraverso l’opera russa.

Fonte: Articolo scritto da Alice Yang e pubblicato il 14 agosto 2017 sul blog del sito Center for the Art of Translation

Traduzione a cura di:
Carmela Di Stasi
Traduttrice  EN > IT, SP > IT
Pisa

Amicizia e traduzione (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

3. La traduzione di Edward FitzGerald delle Rubaiyat di Omar Khayyam, 1859-1889
Sulla traduzione: la traduzione delle Rubaiyat di Edward FitzGerald ha avuto un’influenza senza pari sia in termini di rilievo letterario duraturo sia di numero di lettori. Nella traduzione, FitzGerald conserva in maniera straordinaria il modello delle quartine. A parte questo, si prese considerevoli libertà nel sintetizzare e distribuire il contenuto quando lo riteneva giusto e si impegnò a organizzare le strofe sparse dell’originale. Pubblicate per la prima volta nel 1859 ma riviste altre quattro volte nell’arco di trent’anni, si pensò inizialmente che le Rubaiyat fossero una composizione originale e furono lodate all’unanimità da personaggi come Tennyson, Swinburne, Rossetti, Carlyle, Thackeray e Ruskin. Persino oggi, le Rubaiyat di FitzGerald sono ancora la più eminente traduzione del capolavoro di Omar Khayyam.

Sull’amicizia: non sarebbe una forzatura dire che FitzGerald non avrebbe tradotto le Rubaiyat senza il suo caro amico e possibile amante Edward Byles Cowell. Un mentore per FitzGerald, Cowell non solo lo incoraggiò a tradurre ma gli insegnò anche il persiano (e lo spagnolo). Inoltre, Cowell offrì in dono a FitzGerald la sua trascrizione del manoscritto delle Rubaiyat di Sir William Ouseley (che all’epoca era stato scoperto solo da poco nella Biblioteca Bodleiana) e più tardi gli diede una copia del manoscritto stesso.  La loro relazione non fu affatto unidirezionale: FitzGerald intraprese il progetto in parte anche per ringraziare Cowell per averlo aiutato con i suoi primi tentativi di traduzione dal persiano e dallo spagnolo. Le Rubaiyat di FitzGerald sono al centro di questa lista e sono l’esempio di come l’amicizia possa produrre a volte capolavori letterari.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Alice Yang e pubblicato il 14 agosto 2017 sul blog del sito Center for the Art of Translation

Traduzione a cura di:
Carmela Di Stasi
Traduttrice  EN > IT, SP > IT
Pisa

Amicizia e traduzione (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

1. La traduzione della Bibbia di William Tyndale, 1530
Sulla traduzione: Tyndale è la figura più autorevole nella storia della traduzione della Bibbia inglese e fu il primo a lavorare direttamente dall’ebraico e dal greco all’inglese. Difensore degli ideali riformatori, Tyndale cercò di rendere la Bibbia accessibile alla gente comune con una traduzione in vernacolo. Le successive traduzioni inglesi (soprattutto la Bibbia di Re Giacomo), hanno attinto molto dalla prosa di Tyndale il quale ha arricchito la lingua inglese coniando parole ebraico-inglesi come “scapegoat” (capro espiatorio), “passover” (Pasqua ebraica) e “atonement” (Redenzione).

Sull’amicizia: Tyndale ha corso un gran rischio quando ha intrapreso il progetto della traduzione della Bibbia: all’epoca, in Inghilterra era illegale tradurre la Bibbia in vernacolo. Tuttavia, grazie in parte all’aiuto di Martin Lutero, riuscì a trovare un ambiente di lavoro più sicuro in Germania e lasciò l’Inghilterra nel 1524 per continuare la traduzione del Nuovo Testamento. Sebbene possa sembrare un po’ forzato etichettarli come amici, Tyndale e Lutero erano, senza dubbio, coevi e solidali l’uno con l’altro data la loro mutua lealtà nei confronti della Riforma. Inoltre, Tyndale usò la Bibbia di Lutero come riferimento sia per la traduzione che per il commento.

2. La traduzione di Omero di Alexander Pope, 1715-1720 (Iliade), 1726 (Odissea)
Sulla traduzione: tra la miriade di traduzioni inglesi di Omero, la versione di Pope le supera tutte e a buon diritto. Con l’obiettivo di catturare lo spirito e l’energia di Omero, Pope rese l’Iliade e l’Odissea con un vigoroso distico eroico, il suo preferito e con il quale aveva già dimostrato la sua maestria nel poema eroicomico Il ricciolo rapito pubblicato per la prima volta nel 1712. L’Omero di Pope ottenne un successo commerciale e critico senza pari e il guadagno che ottenne soltanto dalla traduzione era abbastanza per sostenerlo in uno stile di vita confortevole.

Sull’amicizia: l’amico di Pope, scrittore di satire e co-fondatore dello Scriblerus Club, Jonathan Swift, fu colui che lo incoraggiò con entusiasmo a intraprendere il progetto della traduzione dell’Iliade. Swift, che giudicava Pope come il più bravo poeta inglese del tempo e che aveva dichiarato che Omero “aveva più talento di tutto il mondo messo insieme”, aveva previsto il potenziale talento dell’Omero di Pope e dimostrò una dedizione notevole nel promuovere sottoscrizioni all’avanguardia. Grazie agli sforzi di Swift, Pope fu in grado di realizzare la traduzione sia dell’Iliade che dell’Odissea, ognuna divisa in sei volumi pubblicati con lo stesso modello della sottoscrizione.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Alice Yang e pubblicato il 14 agosto 2017 sul blog del sito Center for the Art of Translation

Traduzione a cura di:
Carmela Di Stasi
Traduttrice  EN > IT, SP > IT
Pisa

Amicizia e traduzione

 Categoria: Traduzione letteraria

Come l’amicizia ha ispirato molte delle traduzioni pionieristiche della letteratura.

Lo scorso semestre ho seguito un corso di teoria e pratica della traduzione. Come succede nella maggior parte dei corsi, ho assorbito molto di quello che ho imparato, o in maniera impercettibile nella struttura del mio pensiero o come conoscenza messa da parte e da consultare in futuro. Ma a distanza di quasi due mesi, sto ancora pensando all’amicizia (pensate un po’!) legata alla traduzione e mi ritrovo di continuo a ricordare un particolare commento che il professore fece a seguito delle mie riflessioni di fine semestre sulla traduzione:

… non sono d’accordo con te solo su una cosa, che il tuo provare piace nell’ascoltare il lavoro fatto dagli altri membri del corso non abbia nulla a che fare con le riflessioni sulla traduzione. Come l’amicizia nella poesia del Conte di Roscommon o quella legata al componimento/traduzione delle Rubaiyat di Edward FitzGerald, il coinvolgimento con i propri pari ha avuto, talvolta, parecchio a che fare con la traduzione, un profondo attaccamento al proprio lavoro o comunque una decisiva seppur impercettibile influenza…

Vi do un po’ di contesto: stavo per esaurire le cose intelligenti da dire così ho continuato a dichiarare quanto mi fosse piaciuto vedere e sentire i lavori dei miei compagni (un’osservazione che consideravo un po’ troppo frivola per definirla una riflessione). Il professore evidentemente non era d’accordo e, inutile a dirsi, ho finito per cambiare idea.

L’amicizia può avere molto a che fare con la traduzione, in molti modi diversi e in ogni fase del processo, dal momento in cui ci si imbatte in un lavoro tramite la raccomandazione di un amico al consultare un amico in merito alla scelta finale della redazione. Dunque, con il pretesto di considerare la traduzione come un qualcosa di più che un’impresa solitaria, ecco cinque importanti traduzioni che devono parte del loro successo all’amicizia.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Alice Yang e pubblicato il 14 agosto 2017 sul blog del sito Center for the Art of Translation

Traduzione a cura di:
Carmela Di Stasi
Traduttrice  EN > IT, SP > IT
Pisa

La traduzione di Gloria Fuertes (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Negoziare la traduzione è stata la strategia più rispettosa che ho applicato in questo caso: ogni volta che non riuscivo a ricreare un verso o gioco di parole nel modo migliore possibile ho sempre cercato di soppesare la perdita attraverso l’inserimento di altri elementi all’interno del componimento quando l’italiano lo permetteva, in modo da ricreare, almeno in parte, l’atmosfera e il sapore della poesia originale. D’altronde, davanti alle infinite possibilità di traduzione, la scelta di un singolo traduttore è la sua firma, il pizzico di sale che lascia inevitabilmente all’interno del componimento. Quando si traduce bisogna farlo dimostrandosi il più trasparenti possibile, ma non trasparenti come il vetro, trasparenti come l’acqua, che lascia trasparire la luce attraverso le sue infinite increspature, che diventano così il contributo di ogni traduttore alla letteratura universale.

Tra le strategie che mi è capitato di utilizzare, il cambiamento grammaticale è stato senza dubbio il più emblematico: nei versi in cui era necessario, i sostantivi sono diventati verbi o viceversa, gli avverbi aggettivi e così via, in un gioco grammaticale che mi permettesse ricreare fedelmente il processo mentale all’interno di ogni singolo gioco della Fuertes, in un sistema diverso, quello italiano. Questa tecnica mi è stata di grande aiuto per rispettare eventuali rime o giochi di parole che sarebbero stati inevitabilmente persi. Ho cercato, tuttavia, di cambiare, solo quando estremamente necessario, le immagini create dall’autrice. È il traduttore in queste situazioni che deve soppesare quanto e cosa sia necessario perdere, nella volontà di far acquisire al testo una natura nuova e brillante nella propria lingua. Infatti credo fermamente che bisognerebbe smettere di soppesare la traduzione per ciò che si perde e iniziare a prendere atto di ciò che regala e di ciò che guadagna.

Il testo poetico tradotto è un testo su cui bisogna spaccarsi la testa, bisogna cambiarlo, trasformarlo e non stancarsi mai di provare nuove strutture o nuove strategie traduttive, mettendo sempre in discussione la propria lingua. Il testo poetico mette seriamente alla prova ogni relativismo legato alla traduzione e proprio per questo non è c’è nulla di più futile che pensare che possa esistere un dogma tanto forte come quello dell’intraducibilità.

Autore dell’articolo:
Andrea Bigliardi
Traduttore dall’inglese e dallo spagnolo verso l’italiano
Castelnovo di Sotto (RE)

La traduzione di Gloria Fuertes (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Ero a Madrid in quel momento ed era il centenario dalla nascita della scrittrice e mi sono trovato dentro ad un uragano che mi ha portato direttamente nel cuore della poesia e della critica postuma dedicata all’autrice. Poter vedere non solo il mondo attraverso i suoi testi, ma avere anche la possibilità di vedere quella Madrid così preponderante all’interno dei suoi scritti – quella città in cui ha vissuto la guerra e la pace, l’amore e l’odio – è stato un privilegio di cui, temo, non avrò la possibilità di godere in futuro nel tradurre altri poeti. Gloria Fuertes viveva a Lavapiés, uno dei quartieri più caratteristici di Madrid, l’anima pluriculturale della città e la sua poesia, che ne è così tanto invasa, è una poesia che definirei di quartiere, di strada, fatta di piccole cose, stravolte dalla visione esplosiva e ironica della poetessa e dalla sua ineluttabile critica alla società; è una poesia che strappa quel mezzo sorriso, a metà tra l’amoroso e l’amareggiato, con cui sempre la scrittrice parlava della vita, creato da un connubio di infanzia e maturità: la sua poesia è, in una parola, castiza.

La difficoltà forse più grossa che ho incontrato è stato ricreare il suo umorismo che non solo è presente ovunque nella sua opera ma ha la grande capacità di rompere le regole del discorso, che il traduttore dovrà non solo ricostruire ma ri-distruggere. Passando ora alla metodologia con cui mi sono avvicinato alla traduzione, posso dire che tradurre poesia è una questione di esercizio quotidiano: dopo aver letto una buona parte dell’opera omnia dell’autrice, ho selezionato le poesie che più mi avevano colpito e piaciuto e ho provato a renderle in italiano. Prima le traducevo nella forma più letterale possibile, sottolineando nel testo di partenza tutti gli elementi che lasciato da parte per ricreare il significato ma che dovevano, in un modo o nell’altro, rientrare a far parte del componimento. Successivamente mi sono chiesto quali fossero gli elementi da mantenere: la metrica, le rime, la scelta del lessico, ecc.

Una volta create le traduzioni letterali ho lavorato verso per verso su tutte le strutture che avevano bisogno di essere aggiustate. Ho sempre ritenuto che, dove la traduzione avesse leso e forato in modo poco naturale l’italiano, avrei lasciato da parte l’intento di ricreare un’aderenza testuale con l’originale per una migliore fluidità, che d’altronde è un elemento fondante della poesia della Fuertes.

Terza parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Bigliardi
Traduttore dall’inglese e dallo spagnolo verso l’italiano
Castelnovo di Sotto (RE)

La traduzione di Gloria Fuertes

 Categoria: Traduzione letteraria

Scrivo quest’articolo dopo aver speso qualche mese alle prese con la traduzione di alcune poesie di Gloria Fuertes, poetessa spagnola; traduzione che ho intrapreso per un progetto universitario che vedrà la luce in un futuro, spero, molto prossimo.

Innanzitutto, vorrei  sottolineare che il testo poetico non ha nulla di più difficile degli altri testi o generi letterari: la traduzione, tanto quella letteraria quanto quella specialistica, è, a prescindere, un processo complesso e intricato e, come ogni genere, la poesia ha il suo gergo, le sue regole, le sue sfide e i suoi bisogni. Secondariamente, la poesia, come un romanzo, un racconto o qualsiasi altro genere letterario, non è frutto di un’illuminazione divina, o della benevolenza di una musa ispiratrice, tutt’altro, di divino in questo mestiere c’è ben poco e per poter svolgere un buon lavoro si ha bisogno di un impegno quotidiano sul testo, di una revisione ottimale e di una buona strategia traduttiva. Ci tengo poi a sfatare un mito che ha preso piede in questo ambito: per tradurre poesia non bisogna essere buoni poeti; per tradurre poesia bisogna essere buoni traduttori.

È chiaro, tuttavia, che la poesia necessita di una buona quantità di inventiva e fantasia. Questo è il genere in cui più si palesa il lavoro di “impasto” testuale e di ricerca della parola esatta che va poi posizionata nel punto esatto del testo in accordo con le varie parti del componimento: la poesia a differenza di un romanzo è molto più breve e concentrata, quindi, qualsiasi errore si palesa immediatamente. Quando mi è stato proposto di tradurre Gloria Fuertes conoscevo la poetessa solo attraverso le sue opere di letteratura infantile. Ho quindi iniziato a leggere Obras incompletas, l’opera da cui poi avremmo tratto i testi, e mi sono avvicinato sempre di più alla sua poesia per adulti, aprendo un mondo fino ad allora nascosto persino a gran parte degli spagnoli.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Bigliardi
Traduttore dall’inglese e dallo spagnolo verso l’italiano
Castelnovo di Sotto (RE)

Consigli utili per traduttori letterari (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Consiglio numero 1: Cominciate con le riviste
Se non avete mai tradotto un libro, le riviste sono un ottimo inizio. Cercate un racconto breve o un estratto pubblicato (assicuratevi prima di ottenere l’autorizzazione dal detentore dei diritti di traduzione, in modo che il trionfo della vostra pubblicazione non sia una violazione di copyright). Il sito del PEN ha una lunga lista di riviste che cercano lavori di traduzione. Cercate le loro linee guida e cominciate da lì.

Consiglio numero 2: Date uno sguardo alle risorse per la vostra lingua
Molti paesi – oltre agli Stati Uniti – supportano attivamente le traduzioni letterarie. C’è ad esempio la French Publishers’ Agency, che negozia i diritti della traduzione inglese per libri scritti in francese. Per il tedesco, c’è la Frankfurt Book Fair New York, e sono sicura che esista qualcosa anche per le altre lingue.

Consiglio numero 3: Partecipate ad un campo estivo
Ci sono varie scuole estive sulla traduzione letteraria dove potete perfezionare la vostra tecnica e ottenere dei buoni contratti. L’Inghilterra sembra un ricettacolo per queste cose; il Centro Britannico per le Traduzioni Letterarie organizza l’International Literary Translation & Creative Writing Summer School, e la City University di Londra ne offre un altro. La nota Lisa Carter, traduttrice letteraria dallo spagnolo all’inglese, ha stilato una lista per il 2016 sul suo sito web, ma un sacco di questi programmi verranno attivati di nuovo nel 2017.

Consiglio numero 4: Traducete un libro non protetto da copyright e auto-pubblicatelo
Se non avete voglia di sbattere la testa contro il muro dell’industria editoriale nazionale, usate le risorse disponibili. Siti come il Progetto Gutenberg hanno tonnellate di opere in una vasta gamma di lingue, non protette da copyright. Potete iniziare a tradurre uno di questi libri e poi pubblicarlo su un blog, o farne un e-book, o pubblicarne una stampa su richiesta. Assicuratevi solo che il libro sia davvero non protetto da copyright prima di pubblicarlo.

Consiglio numero 5: Seguite la via tradizionale e preparatevi per un lungo viaggio
Essere pubblicati da una stampa tradizionale è una cosa impegnativa, ma tutt’altro che impossibile. Se ritenete che il vostro autore debba essere assolutamente tradotto nella vostra lingua d’arrivo, e che quella traduzione debba essere assolutamente pubblicata da un editore tradizionale, non fatevi abbattere dai bastian contrari. Andate sulla lista dei pubblicatori di lavori di traduzione del PEN, e arrivate al punto.

Consiglio bonus: Tenete in considerazione gli aspetti finanziari della traduzione letteraria
Se siete principalmente o esclusivamente dei traduttori commerciali, sarete abituati a seguire il denaro e a focalizzarvi su mercati ben pagati. E questo inseguimento probabilmente non ti porterà molto vicino alla traduzione letteraria. Ma finché il resto della vostra attività resta su solide basi finanziarie, va bene avere un progetto dei sogni da qualche parte. Anzi, questi progetti possono motivarvi nel resto del vostro lavoro. Ciò non significa che non ci siano traduttori letterari che guadagnano soldi veri – perché sicuramente ce ne sono. Ma così come pochi scrittori minori si guadagnano da vivere scrivendo, molti traduttori letterari completano il loro introito traduttivo con la traduzione commerciale.

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 12 luglio 2017 sul suo blog Thoughts on Translation

Traduzione a cura di:
Roberta De Vita
Traduttrice freelance EN>IT, IT>EN
Laureanda presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Moio della Civitella (SA)

Consigli utili per traduttori letterari

 Categoria: Traduzione letteraria

Questa è la stagione dei premi letterari, quel periodo dell’anno in cui alcuni di noi ammirano, o invidiano, colleghi come Tess Lewis (vincitrice del PEN Translation Prize per la sua traduzione dal tedesco all’italiano di Angel Of Oblivion di Maja Haderlap) o Jessica Cohen (vincitrice del Man Booker International Prize per la traduzione dall’ebraico all’inglese di A Horse Walks Into a Bar di David Grossman). Molti di noi si sono innamorati della traduzione grazie alla traduzione letteraria. Per fare un esempio di quel fenomeno, combinato con l’arroganza adolescenziale, nel 1989 tradussi il poema Ofelia di Arthur Rimbaud e ne feci una rilettura, come progetto finale per il mio corso su Shakespeare… parlando di angoscia adolescenziale in grande stile. Mentre quella traduzione è finita allegramente in qualche discarica sconosciuta del New Jersey, molti di noi sognano ancora di tradurre libri – per portare alla luce i nostri autori preferiti nella nostra lingua di arrivo, o per una serie di altri motivi.

La traduzione letteraria è un settore tosto. Le stampe più note sono restie nel dare una possibilità ad autori sconosciuti o a traduttori inediti, la traduzione letteraria può diventare più un atto d’amore che un’attività redditizia, e riuscire ad ottenere un contratto è spesso molto meno semplice di quanto lo siano i progetti di traduzione. Eppure, è possibile; il primo vero libro tradotto di Sandra Smith, traduttrice dal francese all’inglese, è stato il grande successo Suite Francese, che ha vinto il premio PEN ed è stato selezionato come Libro dell’Anno dal Times londinese. Quindi cosa deve fare un traduttore letterario frustrato? Nell’articolo di domani troverete alcuni consigli! (ndr)

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 12 luglio 2017 sul suo blog Thoughts on Translation

Traduzione a cura di:
Roberta De Vita
Traduttrice freelance EN>IT, IT>EN
Laureanda presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Moio della Civitella (SA)

Pensieri sulla traduzione letteraria (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Traduzione della rappresentazione teatrale
una delle maggior parti delle rappresentazioni che arrivano ai teatri sono state tradotte in Sud America.  L’informazione deve essere “raccontata”, deve essere esposta sul palco e questo da’ una serie di restrizioni o condizioni generali da tenere in considerazione: l’anno in cui è stato detto e scritto, il luogo e il tempo nella storia, lo stile, il linguaggio, ecc…La persona che traduce una rappresentazione dovrebbe dire ad alta voce le parole che lui\lei sta traducendo per sentire come sono sul palco. Una cosa è leggere e un’altra è “dire e sentire”. Un testo può essere ben tradotto in un libro ma può sembrare orribile sul palco.

Il lavoro del traduttore non finisce quando il lavoro è stato consegnato per essere rappresentato in un teatro. È quasi obbligatorio, nonché conveniente, che il traduttore lavori insieme al direttore e agli attori per risolvere dei problemi che potrebbero sorgere quando il testo viene esposto sul palco. Ma, è molto importante tenere in considerazione il tempo storico della storia che sta prendendo luogo e il pubblico al quale è diretto. Per esempio, un traduttore spagnolo userà la parola “cojin” per dire cuscino mentre un traduttore latino americano userà la parola “almohadon”. Quindi il lavoro del traduttore in questi casi, non finisce con la consegna della traduzione, dovrebbe lavorare fino a che la rappresentazione è esposta sul palco. Riuscite a trovare altri esempi?

In sintesi, possiamo concludere che la traduzione letteraria è uno dei più difficili compiti che un traduttore possa fare! Siete d’accordo?

Alcune Università del mondo che offrono corsi sulla traduzione letteraria:
Università Pompeu Fabra, Spagna
Università de Las Palmas de Gran Canaria, Spagna
Università di Manchester, Manchester, Inghilterra
Università di Alicante, Spagna
Università di Endiburgo, Scozia
Università del Surrey, Inghilterra
Istituto di Traduzione e Interpretariato, Inghilterra

Bibliografia:
“Teoria e Pratica della Traduzione Letteraria”, Ana Ramos Calvo, Università Autonoma di Madrid
“Traduzione dello Stile Letterario”, Sosng Xiaoxhu-Cheng Dongming, Scuola di Economia, Changchun, Cina.
“Traduzione delle Rappresentazioni Teatrali”, Cristina Piña, scrittrice, professoressa e traduttrice.

Fonte: Articolo scritto da Laura C. Bazzurro e pubblicato nell’aprile 2015 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Mancini Samanta
Traduttrice da Inglese->ita Tedesco->ita
Pesaro

Pensieri sulla traduzione letteraria (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Traduzione della poesia
Nella poesia, la struttura è fondamentale quanto preservare il contenuto. Se la struttura non è mantenuta allora non è una poesia. Susan Bassnett-McGuire dice “Il livello per il quale il traduttore riproduce la struttura, la metrica, il ritmo, il tono, il registro, ecc…del testo della lingua d’origine, sarebbe molto più sicuro del sistema della lingua di destinazione e dipenderà anche sulla funzione della traduzione”. Una delle cose più difficili da tradurre è la poesia. È importante mantenere il genere del testo originale. In una buona traduzione si trovano le “dinamiche” della poesia, se non necessariamente i suoi “meccanismi”  (Kopp, 1998). Inoltre, come disse Newmark “la traduzione della poesia è una prova del fuoco mostrando la sua complessività nel tradurre”. Nella traduzione della poesia, giochi di parole, allusioni, analogie, alliterazioni, figure retoriche e metafore sono sempre comuni.

Traduzione della prosa
La maggior parte degli autori traduttori credono nella perdita stilistica nella traduzione della prosa, figuriamoci interpretare un poema nel suo corrispondente verso. Dobbiamo ricordarci che dovremmo sempre essere fedeli al senso del poema originale!

Traduzione dei versi
Arberry (1945) disse che la traduzione rimata era come fare uno spettacolo di acrobazie come “far camminare un elefante su un funambolo”. Questa sola dichiarazione potrebbe bastare per mostrare le difficoltà inerenti nell’eseguire un tale compito. Osservate il seguente esempio di un verso della traduzione:

“In verità tutti gli esseri umani sono affini
tutto il creato ha in comune le origini”.
“Tutti i figli di Adamo sono arti uniti
nella stessa sostanza come viti”
“Gli esseri umani sono gli unici membri,
che hanno uno spirito e un’ anima viventi”
“i figli di Adamo sono membra di un corpo, per affermare
che sono stati creati dello stesso spirito per adorare”

Basandoci su quello che abbiamo discusso, si è dedotto che la traduzione dei testi letterari in generale e quello della poesia sembrerebbe una vera sfida e in casi rari, è possibile solamente con parziali semantiche e perdita stilistica, ma non significa che sia del tutto impossibile. L’evidenza dimostra che un traduttore professionista con gusto poetico può archiviare questa parte con le necessarie caratteristiche letterarie e immedesimarsi nel testo originale per mantenerlo intatto.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Laura C. Bazzurro e pubblicato nell’aprile 2015 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Mancini Samanta
Traduttrice da Inglese->ita Tedesco->ita
Pesaro

Pensieri sulla traduzione letteraria

 Categoria: Traduzione letteraria

Cos’è la traduzione letteraria? Consiste nella traduzione di poesie, rappresentazioni teatrali, libri, testi letterari, canzoni, rime, articoli letterari, romanzi gialli, saggi, racconti brevi, poemi, ecc. In questi casi non dovremmo far capire solo la lingua ma anche la cultura che la storia o il romanzo racconta.

Cos’è lo stile? Lo stile è la caratteristica essenziale di tutta la scrittura, il risultato della personalità dello scrittore e delle sue emozioni espresse in quel momento. Un singolo paragrafo non può essere composto senza rivelare un minimo di personalità dell’autore. Ogni scrittore ha uno stile letterario e il suo stile è riflesso nella scrittura. Alcuni autori dicono che una traduzione dovrebbe riflettere lo stile del  testo originale ma altri dicono che una traduzione dovrebbe avere lo stile del traduttore.

Un bravo traduttore dovrebbe avere una vasta conoscenza dell’origine e destinazione della lingua, dovrebbe essere in grado di identificarsi con l’autore del libro o del poema, ha una vasta conoscenza della sua cultura e del suo paese, e usa un buon metodo per tradurre i testi letterari. Il traduttore letterario deve tenere in considerazione la bellezza del testo, il suo stile e gli aspetti grammatici lessicali e fonologici. Alcuni aspetti potrebbero non essere uguali alla lingua di destinazione. Per esempio, nella lingua Araba non c’è il “Voi”, il quale potrebbe essere fondamentale per una buona traduzione. L’obiettivo del traduttore è che la qualità della traduzione sia uguale al testo originale senza variare il contenuto.

In genere, nella traduzione letteraria traduciamo i messaggi, no i significati. Il testo dovrebbe essere visto come un’integra e coerente opera.

Per esempio, se traduciamo dall’Arabo all’Italiano o viceversa, dovremmo tenere in considerazione che le due entità sono molto diverse, a volte le loro culture hanno punti di vista diversi su questioni importanti, oltre a differenze nello sviluppo scientifico e tecnologico. Quindi la ricerca delle parole simili è più complesso. In questo caso, il traduttore dovrebbe trovare nella sua propria lingua le parole che esprimono quasi fedelmente il senso della lingua originale, per esempio, coloro che sono legati  alle caratteristiche culturali, ai talenti o alle capacità di quella cultura specifica. Alcune idee o caratteristiche non sono nemmeno conosciute nell’altra cultura o praticate.

La pratica della traduzione letteraria è cambiata in conseguenza della globalizzazione, quindi queste traduzioni dovrebbero contribuire per una migliore e una più corretta comprensione della cultura d’origine di un paese specifico.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Laura C. Bazzurro e pubblicato nell’aprile 2015 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Mancini Samanta
Traduttrice da Inglese->ita Tedesco->ita
Pesaro

Gli Harry Potter non autorizzati (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Alcuni libri in realtà lo sono. Gli innumerevoli libri politici ed ideologici apparsi dopo gli attacchi dell’11 settembre e durante le elezioni americane del 2004, sono stati presumibilmente prodotti da gruppi di ghostwriters. Un simile approccio viene utilizzato con traduzioni di riviste o giornali, così come di libri, il cui contenuto è di carattere informativo ed impellente. Battere il ferro finché è caldo o lasciar perdere.

Il romanzo è una questione completamente diversa, si tratta di un’opera d’arte. Mettiamo da parte l’interrogativo sul fatto che Harry Potter sia letteratura, arte, fiction, o qualsiasi altra cosa, e assumiamo che si avvicini più ad un’opera d’arte piuttosto che ad un’opera di giornalismo o di romanzo pulp o di saggistica. In quanto tale, esso merita la scrupolosa attenzione di una persona che sia in grado di mantenere lo stile, il tono e la coerenza dell’originale, qualcuno che possa decidere i nomi ed i termini più adeguati al mondo dei maghi, e che abbia accesso diretto all’autore e all’editore, così da poter ricevere risposta ad ogni domanda, chiarire i problemi e prendere decisioni (ad esempio come tradurre il nome di una persona o un’espressione idiomatica ambigua) in modo accurato ed appropriato.

Quindi  varrà la pena attendere, anche se per le persone che nel mondo non leggono in inglese, sarà un’attesa frustrante. Se vi sembra difficile da credere, immaginate questo scenario: un archeologo trova un manoscritto nel Medio Oriente, scritto in latino da uno degli apostoli di Gesù. Molto probabilmente presto appariranno traduzioni non autorizzate, insieme a numerose speculazioni e brevi stralci circa il suo contenuto. Ma finché i traduttori non avranno finito il proprio lavoro, non vorrete certamente trarre conclusioni sommarie sul manoscritto. Harry Potter e i Doni della Morte non sarà sicuramente comparabile a tale manoscritto, ma rimane comunque un libro importante e merita una degna traduzione.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Language Realm

Traduzione a cura di:
Valentina Lo Monaco
Traduttrice freelance EN>IT specializzata in traduzione editoriale
Seregno (MB)

Gli Harry Potter non autorizzati (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Innanzitutto è necessario considerare alcuni fatti riguardanti la traduzione letteraria in particolare e la traduzione linguistica in generale. Un traduttore esperto e competente è in grado di produrre in media due o tremila parole al giorno. Persino i traduttori più brillanti difficilmente producono più di cinquemila parole al giorno. Quindi i conti semplicemente non tornano. È presumibile che questo ragazzino francese sia stato aiutato, probabilmente da amici o addirittura da qualche insegnante, tutti impazienti di avere una versione francese, sebbene ovviamente il ragazzo stesso non ne avesse alcun bisogno, essendo perfettamente in grado di leggere la versione originale in inglese.

È  inoltre molto importante tenere presente che la traduzione è una forma di scrittura, e nella maggior parte dei casi non si diventa buoni scrittori senza almeno un decennio di pratica alle spalle. Secondo il punto di vista di Gregory Rabassa (quasi certamente il più famoso traduttore letterario al mondo, nonché l’uomo che si cela dietro alle versioni in inglese dei lavori di Gabriel Garcia Marquez), traduttori letterari si può nascere, ma è altrettanto necessaria una notevole dose di allenamento e di esperienza prima di poter esercitare la propria attività.

Spero di poter esaminare la traduzione non autorizzata in francese dei Doni della Morte per poterla confrontare con il lavoro dei professionisti. La versione cinese è già stata oggetto di pesante critica, definita approssimativa, incompleta ed inaccurata, una versione scadente affastellata insieme da troppe persone che hanno lavorato troppo in fretta su un progetto per il quale non erano qualificate. Detto ciò, non sarebbe un compito molto arduo mettere insieme un gruppo di traduttori esperti per una data coppia linguistica e farli lavorare su un libro per una o due settimane. Per quale ragione quindi i libri non vengono prodotti in questo modo?

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Language Realm

Traduzione a cura di:
Valentina Lo Monaco
Traduttrice freelance EN>IT specializzata in traduzione editoriale
Seregno (MB)

Gli Harry Potter non autorizzati

 Categoria: Traduzione letteraria

La bramosia dei fan di tutto il mondo per Harry Potter e i Doni della Morte, associata all’avidità di pirati organizzati, ha generato un fenomeno prevedibile: traduzioni non autorizzate dell’ultimo libro della saga di Harry Potter. A due giorni di distanza dal lancio dell’edizione in inglese avvenuta il 21 luglio, in Cina è apparsa una traduzione in cinese. Una versione in francese è approdata in internet il 9 agosto (forse addirittura prima), il prodotto di un ragazzino sedicenne di Aix-en-Provence, il quale è stato arrestato per il suo misfatto. Nel  frattempo J.K. Rowling e il suo editore francese Gallimard hanno espresso il proprio sconcerto, non tanto riguardo alle produzioni parziali o complete elaborate da fan entusiasti nel loro tempo libero, (sebbene ciò sia accaduto), ma piuttosto circa le associazioni organizzate che hanno distribuito pagine o capitoli da tradurre a singoli individui, ed hanno in seguito arrangiato insieme una versione del libro in una lingua straniera prima della pubblicazione ufficiale.

Considerando che i sette libri hanno venduto 335 milioni di copie a livello mondiale, è evidente che ci sia in gioco un lauto guadagno. Molte nazioni, la Cina in particolare, sono note per non rispettareil copyright del materiale stampato, e una volta che qualcosa viene immesso nel web è pressoché impossibile rimuoverlo. Un indice dell’interesse da parte della Francia per il settimo libro è rappresentato dalla rapida vendita della sua versione in lingua inglese. Questo fatto è a dir poco sorprendente se si pensa che la Francia detiene in Europa uno dei tassi più bassi di padronanza della lingua inglese. Tuttavia, una chiacchierata con un rivenditore di libri circa l’effetto di Harry Potter, mi ha dato conferma che questi libri hanno stimolato un interesse per la lingua inglese tra i bambini di tutto il mondo, e che J.K. Rowling probabilmente ha avuto molta più influenza sull’alfabetizzazione e sull’inglese come seconda lingua, rispetto a qualsiasi altra persona nella storia.

A questo punto il quesito principale è: queste traduzioni non autorizzate sono ben fatte? Se uno studente riesce a produrre una traduzione del settimo libro in tre settimane, perché i francesi attendono fino al 26 ottobre la pubblicazione ufficiale di Gallimard? E se il cinese riesce a produrre una traduzione in due giorni, perché tutti, in generale, dovrebbero aspettare per avere il libro in altre lingue?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito Language Realm

Traduzione a cura di:
Valentina Lo Monaco
Traduttrice freelance EN>IT specializzata in traduzione editoriale
Seregno (MB)

Il quotidiano del traduttore letterario (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

Chi ad esempio traduce dalle lingue scandinave ha una parola per testa (Kopf), non per principale (Haupt). Ci si orienta dunque al testo nel suo complesso, al contesto. Quali sono i termini corretti, è la sintassi corretta? Dal punto di vista  grammaticale è più semplice, tuttavia non sempre, come nel caso del  congiuntivo. Il bello in letteratura è che tutto è possibile. A potere tutto sono in primo luogo gli autori. Anche i traduttori possono tutto, ma devono poter dire perché. Nella traduzione di Céline, che nel “Voyage au bout de la nuit” utilizza correttamente i congiuntivi francesi e scrive correttamente il discorso indiretto, il traduttore deve riflettere se far parlare il narrante al congiuntivo 1 o al congiuntivo 2 o all’indicativo.

Nella trasposizione di questo testo narrativo incredibilmente in lingua parlata e appassionante, il traduttore deve sottostare a parecchie limitazioni. Ricorre alla possibilità di rinunciare totalmente al congiuntivo nel discorso indiretto tedesco e di restare all’indicativo, salvo poche eccezioni. La questione decisiva in questo caso è se il tipo di testo, la forma narrativa, la figura, la funzione nel testo consentano di rimanere all’indicativo o se sia meglio optare per un congiuntivo.

Domande che il traduttore si deve sempre costantemente porre e alle quali l’originale non risponde sul piano grammaticale: che tipo di testo deve scrivere il traduttore? Come deve muoversi tra le possibilità della propria lingua che la lingua di partenza proprio non gli offre? Sull’esempio della prima frase de “L’ Etranger” di Camus (Hier matin maman est morte), si pone il quesito:  come va tradotto “maman”? Perché Camus ha scritto quel che ha scritto?  Già persino una frase così breve mostra che ci sono diverse possibilità di una traduzione corretta. Ma quale di queste è la letteraria che corrisponde al  meglio al testo di partenza nel suo complesso e a questo punto del testo stesso?  Questo è il nodo cruciale. La letteratura diventa letteratura solo a mezzo di un grande insieme di fattori mutevoli: suono e ritmo, brillantezza, humor, ironia, giochi di parole, slang,  idioletti, socioletti, etc. Tutte queste caratteristiche devono essere trasmesse nel modo più adeguato possibile.

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Il quotidiano del traduttore letterario (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

La letteratura tradotta come fattore economico
La Germania è il più vasto mercato nel mondo per quanto concerne la letteratura tradotta. Il 15% delle nuove pubblicazioni sono traduzioni, di cui il 75% dall’area linguistica inglese o angloamericana che costituisce una grossa parte dell’economia nazionale. Parte rilevante della produzione editoriale è costituita da traduzioni. Spesso vengono già indicati gli autori delle traduzioni. Alcuni editori hanno persino iniziato a inserire delle brevi descrizioni dei traduttori nelle loro presentazioni o anche nel risvolto di copertina. Le case editrici non potrebbero esistere senza i traduttori, i traduttori letterari non possono vivere di traduzione, cosa che è un ulteriore paradosso. Quindi il traduttore deve lavorare sempre di più e più velocemente, vale a dire a cottimo; è pagato a pagina. Grazie alla provvigione in percentuale sui biglietti, la traduzione di pezzi teatrali è leggermente più vantaggiosa.

Criteri di traduzione
Un tempo era semplice. Allora per le traduzioni, alla maturità vigeva il criterio “giusto” o “sbagliato”. Più avanti non ci furono più traduzioni. Giusto/sbagliato vale anche per le traduzioni tecniche quali istruzioni per il montaggio, corrispondenza legale, ecc. I criteri “giusto” e “sbagliato” sono presenti anche nelle traduzioni letterarie, ma in questo caso si aggiungono proprietà estetiche, ad esempio suono e ritmo, non solo nella poesia, ma anche nella prosa narrativa. La letteratura lavora con parecchi fattori mutevoli, non solo con lessico e grammatica, ma anche con spazi associativi e qualità emozionali, che sono i primi a fare della letteratura quello che è e che rendono il grado di letterarietà dei testi più o meno alto. Nelle traduzioni letterarie devono senz’altro essere presenti i termini esatti, si devono utilizzare correttamente grammatica e sintassi, ma proprio la sintassi tedesca è cosi flessibile da offrire molte possibilità in più di tante altre lingue , tanto che il traduttore deve riflettere se utilizzare o meno le varianti tedesche che la lingua straniera gli offre.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Il quotidiano del traduttore letterario (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Versione leggermente abbreviata dell’ esposizione di Hinrich Schmidt-Henkel
Hinrich Schmidt Henkel traduce dal 1987 letteratura dal Francese, Italiano e Norvegese, essenzialmente letteratura di intrattenimento e pezzi per il teatro. In precedenza ha studiato Germanistica e Romanistica ai fini dell’insegnamento, il che tuttavia non costituisce alcuna premessa per tradurre letteratura, così come del resto l’avere intrapreso un percorso di studi quale interprete-traduttore. Tra i colleghi ci sono provenienze e background  formativi  piuttosto diversificati, ma gli studi filologici sono comuni. Tutti noi abbiamo a che fare con letteratura tradotta sia nelle professioni accademiche che nei  media e nell’editoria e tutti, in qualità di lettori, abbiamo a che fare con la traduzione letteraria.

Il  traduttore letterario – un autore mancato
Hinrich Schmidt-Henkel mette fine alla falsa convinzione che il traduttore letterario sia un autore mancato, come spesso editori e lettori erroneamente pensano. Si tratta di due professioni sostanzialmente differenti. Secondo Schmidt-Henkel bisognerebbe scrivere solo nel caso in cui si abbia qualcosa da dire. Il traduttore letterario potrebbe scrivere, qualora lo volesse, avendo a disposizione una lingua per farlo. Ma anche se lo facesse, disporrebbe comunque di una sola lingua. Gli mancherebbe dunque quello che nel tradurre dà accessibilità allo spazio che per il traduttore letterario risulta così affascinante ed esistenzialmente necessario: il contatto tra due lingue e lo spazio tra le stesse.

Tradurre letteratura significa: amore per la stessa e amore per le lingue, percepire un’opera letteraria in una lingua straniera che si ama e si conosce al meglio, e decostruire l’opera in un’altra lingua, muoversi in uno spazio intermedio non descrivibile fino a ricostruirla nella propria amata lingua madre, di cui occorre innanzitutto essere padroni. Per la traduzione letteraria esistono moltissime immagini comparative e metafore; sarebbe come “ballare coi piedi incatenati” o ”scolpire un liquido”. A tutte è comune un chiaro paradosso.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Il quotidiano del traduttore letterario

 Categoria: Traduzione letteraria

L’antologia “Relazioni su esperienze maturate” di Germanopolis si rivolge a tutti coloro che desiderano lavorare a livello professionale nel settore linguistico. Nell’ambito di questa raccolta, esperti in lingue relazionano sulle proprie esperienze e sulle specificità della propria professione. Lo scopo è di offrire ai futuri interpreti e traduttori uno sguardo sull’aspetto pratico, preparandoli così al meglio per il futuro professionale.

Tradurre letteratura significa: amore per la stessa e amore per le lingue, percepire un’opera letteraria  in una lingua straniera che si ama e si conosce al meglio, e decostruire l’opera in un’altra lingua, muoversi in uno spazio intermedio non descrivibile fino a ricostruirla nella propria amata lingua madre, di cui occorre innanzitutto essere padroni” (Hinrich Schmidt-Henkel).

Relazione su esperienze maturate
L’espressione letteratura mondiale è per molti oggi qualcosa di scontato, ma potrebbe esistere  questa opinione senza il traduttore letterario? Goethe, Hugo, Shakespeare, per citare solo alcuni grandi nomi della letteratura mondiale, sarebbero probabilmente accessibili solo ad una élite di linguisti. Oggi circa la metà di tutte le nuove pubblicazioni di letteratura di intrattenimento  presenti sul mercato tedesco è costituita da  traduzioni. Nonostante ciò il traduttore letterario, questo artista nel mondo dei traduttori, passa purtroppo  troppo spesso inosservato. Ma chi è allora  questo lavoratore nell’ombra, questo orafo delle parole, che spesso viene sottopagato? Hinrich Schmidt-Henkel, traduttore di autori prestigiosi, quali L.-F. Céline, Jean Echenoz, Hervé Guibert, Albert Camus, Jon Fosse, Erik Fosnes Hansen, Henrik Ibsen, Stefano Benni, Pier Vittorio Tondelli , nella sua esposizione ci fa prendere confidenza con il profilo professionale del traduttore letterario.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Sulla traduzione letteraria

 Categoria: Traduzione letteraria

Nel leggere un libro spesso mi capita di soffermarmi a pensare a come io avrei espresso un concetto, una frase, una sensazione, nella lingua che, a parte  l’italiano, meglio conosco: il tedesco.  E’ avvincente la ricerca di varie soluzioni lessicali, dettate, oltre che dalle indispensabili conoscenze grammaticali e sintattiche, anche dall’esigenza di restare assolutamente fedele al pensiero dell’autore, utilizzando quindi la capacità di “spostarsi” da una traduzione prettamente letterale, da strutture diverse dalle abituali e – fattore a mio parere importantissimo – dalla propria personale  interpretazione, dalle proprie emozioni: spessissimo ciò che leggiamo ci rimanda a noi stessi e il nostro sentire, ancor prima del pensiero, ritrova stati conosciuti, vissuti o sperati. Del resto la forza di un libro consiste in gran parte anche in questo: nel farci ritrovare; e il lettore è avido di queste sensazioni, per le quali forse mai avrebbe trovato espressioni più confacenti. Arduo si presenta quindi  il compito del traduttore che  deve allinearsi invece in modo preciso al sentire dell’autore, ricreando il suo messaggio con le stesse sfumature, con lo stesso stile, fedelmente, libero da qualsiasi personale condizionamento.

A questo proposito mi è molto utile leggere un libro in lingua originale  e poi rileggerlo e analizzarlo in italiano (mai il contrario): nell’idioma in cui è nato ho  una possibilità molto maggiore di coglierne l’essenza, in base alle mie conoscenze, alle mie intuizioni. In una lingua straniera si corre credo un po’ meno il rischio di ricondurre a sé, per il fatto che per quanto immediata sia la comprensione, le parole non ci arrivano così direttamente come  in quella  madre; si frappone l’elaborazione mentale che non consente di calarcisi così a fondo; è più semplice, per un italiano,  riferire a sé un’emozione che gli giunge nella sua lingua, senza il passaggio intermedio della traduzione, che a volte può un po’ fiaccare la trasmissione dell’idea.  Penso che un buon traduttore sia egli stesso un autore che dà vita a  qualcosa di nuovo, e questo non perché il risultato  si scosti dal senso dell’opera originaria, bensì perché viene raggiunto con altri mezzi, attraverso un’altra lingua, fino a  creare  una assonanza tra i due scritti. Assonanza: forse è questo il termine che mi pare più calzante a definire  un’ armonia di  intenti, suoni e significati.  E arrivare ad una assonanza fa sì che il traduttore si trasformi in vero e proprio interprete del pensiero altrui.

Articolo scritto da:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)

Molto più che una questione di parole (5)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Quarta parte di questo articolo

Il linguista Roman Jakobson propone ugualmente che tutto sarebbe traduzione negli atti del linguaggio [20] . Per lui, la comunicazione si divide in tre tipi di traduzione. La prima, la traduzione interlinguistica, è quella che alcuni autori qualificano di traduzione “propriamente detta”, cioè la traduzione di un testo da una lingua verso un’altra nella sua concezione più tradizionale. Da parte sua, il secondo tipo di traduzione, la traduzione intralinguistica, è più comunemente conosciuto nella forma della riformulazione che consiste nel tentativo di ricorrere a delle parole differenti di una stessa lingua per spiegare un concetto o un’idea. Nella vita quotidiana, questa strategia è frequentemente usata tra due livelli di lingua o due dialetti regionali, o tra diversi modi di parlare legati ad un dato periodo temporale [21].

Infine, il terzo tipo di traduzione proposto da Jakobson è la traduzione intersemiotica, ossia il fatto di usare un sistema non verbale per rappresentare dei segni verbali. Le espressioni facciali o gestuali o le onomatopee usate al posto delle parole nella comunicazione, o ancora l’uso di emoticon negli SMS per tradurre un’idea sono altrettanti esempi di questo tipo di traduzione [22]. Di conseguenza, la traduzione equivale, secondo questo teorico, ad una sorta di sinonimia a livello del senso, ed una conversazione sarebbe un atto di traduzione di intersemiotica costante, dove ogni interlocutore  “tradurrebbe” di continuo per se stesso il senso di ciascuno dei gesti che accompagnano le parole che egli sente. Seguendo la logica del linguista russo, affermare che il senso è una traduzione sarebbe dunque possibile.

Una nuova versione del mondo
Tutto sommato, il concetto di traduzione, inteso da alcuni come un fenomeno puramente linguistico, e rivendicato da altri come un atto interpretativo in senso allargato che rende possibile la creazione di una nuova “versione” del mondo, gioca un ruolo fondamentale nelle questioni e nella riappropriazione del senso degli elementi tradotti. Che la traduzione implichi una certa perdita di senso o che comporti al contrario un’aggiunta interessante sul piano semantico, essa da luogo all’esistenza di una versione alternativa e polifonica della realtà. Così, sebbene i teorici sono d’accordo per dire che una traduzione non può essere perfetta e che è per forza incompleta, essa apre la possibilità di coesistenza e di creazione di nuove soggettività ed analisi plurali altrettanto validi quanto le interpretazioni iniziali, poiché, come  lo ricorda Berman, nessun originale esiste in assoluto ma unicamente delle traduzioni [23].

Fonte: Articolo scritto da Gabriel Pannetier Leboeuf e pubblicato sul sito Ficsum

Traduzione a cura di:
Enrico Tosi
Traduttore freelance
Bastia (Francia)

Bibliografia

20 Cité dans Ibid. p. 69.
21 Ibid.
22 Ibid.
23 Berman, op. cit.

Molto più che una questione di parole (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

La traduzione, solo da una lingua ad un’altra ?
Per capire questa idea di Berman, occorre mettersi d’accordo sulla definizione della parola traduzione. Da una parte, quella che viene data da un buon numero di esperti è essenzialmente linguistica : la traduzione sarebbe l’espressione in una lingua di ciò che è stato scritto o espresso in un’altra [12]. Così, invece di considerare ogni situazione quotidiana o ogni atto di comunicazione in cui viene decodificato e interpretato un concetto come uno dei molteplici aspetti della traduzione, il poeta e teorico dell’arte Johan Wolfgang von Goethe preferisce separare ciò che egli percepisce come la  “traduzione”, che si limita alla traduzione di un testo da una lingua ad un’altra, da tutti gli altri tipi di riformulazione, parafrasi o interpretazione [13]. Il filosofo, scrittore e traduttore Umberto Eco difende anche lui la stessa idea, postulando con forza e chiarezza che interpretare non è tradurre se il trasferimento del discorso verso un’altra lingua non è incluso nel processo [14].

La traduzione: un atto interpretativo?
D’altra parte, dal canto suo, Antoine Berman condivide la concezione che i romantici tedeschi dell’Ottocento avevano della traduzione, opposta a quella di Goethe e di Eco, e la definisce in questi termini: parliamo a ragion veduta di traduzione generalizzata , tutto ciò che riguarda la “versione” di qualcosa in un’altra cosa… La traduzione, qui, tocca contemporaneamente alla manifestazione di qualcosa, all’interpretazione di qualcosa, alla possibilità di formulare, o di riformulare, qualcosa in un altro modo [15]. Questa concezione della traduzione permette di affermare che la comunicazione in sé è essa stessa la traduzione di un’idea. In realtà, l’uso corrente del verbo tradurre riflette questa accezione della parola in quanto riformulazione, come in quelle espressioni frequentemente usate quali “ ho tradotto il mio pensiero in questo modo… ” o ancora  “ non riesco a tradurre ciò che sento [16] ”. In tal senso, “ ogni comunicazione è fino ad un certo punto un atto di traduzione-comprensione [17] ”.

Per Steiner, capire è perfino sinonimo di interpretare e di tradurre, a partire dal momento in cui la traslazione (che significa “azione di spostare” o “forma di spostamento”) e lo “spostamento”  di senso che si effettuano durante la decodificazione di un’informazione sono prese in conto [ 18 ]. Inoltre, da un punto di vista rigorosamente etimologico, il verbo tradurre viene dal latino traducere, il cui il senso si avvicinerebbe a “fare passare da un luogo ad un altro” [19] (nostra traduzione). Partendo da questa constatazione, Esteban Torre, professore di letteratura e di traduzione all’università di Siviglia, definisce la traduzione come una traslazione, una trasposizione, uno spostamento da un luogo ad un altro. Di fatto, il termine inglese per designare la traduzione è precisamente traslazione, nel quale la nozione di spostamento è molto esplicita.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabriel Pannetier Leboeuf e pubblicato sul sito Ficsum

Traduzione a cura di:
Enrico Tosi
Traduttore freelance
Bastia (Francia)

Bibliografia

12 Torre, E. (1994). Teoría de la traducción literaria [Théorie de la traduction littéraire]. 12 Torre, E. (1994). Madrid, Esp. : Síntesis.
13 Cité dans Berman, op. cit.
14 Eco, U. (2003). Dire quasi la stessa cosa : Esperienze di traduzione. [Dire presque la même chose. Expériences de traduction] Milan, It. : Bompiani.
15 Berman, op. cit., p. 136-137.
16 Ibid.
17 Ibid., p. 232.
18 Cité dans Wiesse Rebagliati, op. cit.
19 Torre, op. cit., p. 7.

Molto più che una questione di parole (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

La traduzione, per riscrivere il mondo
Se la traduzione è, agli occhi di alcuni, un tradimento, è percepita paradossalmente da altri come una strategia di riscrittura polifonica del mondo, cioè come un processo positivo dove i sensi e le voci si moltiplicano. Perché ogni traduzione (includendo le opere originali) sarebbe essa stessa imperfetta la maggior parte del tempo, la moltiplicazione delle traduzioni diventa possibile e perfino giustificata, come tentativi di approssimazione della realtà. Ogni traduzione, piuttosto che essere un’imitazione, costituirebbe così una versione, una riscrittura o una correzione di un testo, di un pensiero o di un avvenimento, versione che avrebbe dunque un’esistenza propria all’infuori dell’originale [7] .

Rappresenterebbe così una visione alternativa alla visione iniziale, cioè una visione che differisce dalla versione ufficiale, per non dire egemonica [8]. In questo senso, la traduzione permetterebbe di allargare le prospettive di un interlocutore, facendo in modo che  “l’originale [non sia che] una delle numerose versioni possibili [9] ” (nostra traduzione). Per esempio, gli adattamenti cinematografici del romanzo Millenium (e la loro traduzione nel linguaggio cinematografico) rappresentano in qualche modo una seconda versione di queste opere, ma nondimeno esse esistono a tutti gli effetti e hanno conosciuto un successo considerevole. Le traduzioni francesi dei racconti e dei poemi di Edgar Allan Poe da parte di Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé, la cui qualità letteraria è così grande che diversi lettori le hanno giudicate tanto ricche quanto la loro versione originale in inglese, forniscono altri esempi che illustrano bene questa possibilità.

Più ancora, per alcuni teorici della traduzione, l’opera tradotta, piuttosto che essere una versione diminuita, costituirebbe solo una  “rigenerazione” dell’idea iniziale che l’originale stesso tentava di esprimere. Il processo di traduzione potrebbe così dare vita ad una dimensione del testo che non appariva nella versione iniziale e che solo la traduzione permetterebbe di rivelare [10]. Secondo il teorico francese della traduzione Antoine Berman, l’obiettivo di una traduzione non è dunque di riuscire a rappresentare l’idea espressa nella parola originale, ma piuttosto di rappresentare l’idea alla quale la parola originale tentava essa stessa di avvicinarsi senza necessariamente riuscirci totalmente [11].

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabriel Pannetier Leboeuf e pubblicato sul sito Ficsum

Traduzione a cura di:
Enrico Tosi
Traduttore freelance
Bastia (Francia)

Bibliografia

7 Benjamin, W. (1968). Selected Writings: Vol. 1. 1913-1926. Cambridge, Mass. : Harvard College.
8 Levine, op. cit.
9 Baixeras Borrell, op. cit., p. 220.
10 Benjamin (1968), op. cit.
11 Berman, A. (1984). L’épreuve de l’étranger : culture et traduction dans l’Allemagne romantique. Mayenne, France: Gallimard.

Molto più che una questione di parole (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

La traduzione come tradimento
Il primo interrogativo che i ricercatori si pongono pensando alle implicazioni della traduzione è il seguente : il processo di traduzione impoverisce o al contrario arricchisce il senso auspicato ? Per alcuni, la traduzione appare come una rappresentazione mancata dell’idea iniziale. Secondo lo scrittore Charles Pierre Péguy, ogni traduzione, ogni spostamento, comporta necessariamente una trasformazione ed una perdita di senso rispetto all’originale, che egli qualifica di  “ deperdizione “  o “ alterazione “ [1] . Così, secondo questa concezione, sebbene una traduzione o una riformulazione possa avvicinarsi all’idea originale, non la può mai uguagliare pienamente, e ciò porta il teologo e filosofo tedesco Friedrich Daniel Ernst Schleiermacher ad affermare che  “ se lettera e senso sono legati, la traduzione è un tradimento e una impossibilità [2]” .

In questo ordine di idee, è vero che esistono quasi altrettante variétà di una stessa lingua che locutori, ed una traduzione perfetta esigerebbe che ogni espressione fosse tradotta in modo diverso per ogni destinatario. Infatti, il senso dato a diverse espressioni varia probabilmente da un locutore all’altro, in modo che un discorso non vuole mai dire esattamente la stessa cosa per due individui, perché ciascuno lo analizzerà, lo codificherà e lo tradurrà in funzione delle proprie concezioni e definizioni delle parole e delle loro sfumature [3]. In questa ottica, perfino il lettore di un romanzo è un traduttore-traditore, poiché la sua comprensione personale e soggettiva filtra e modifica il senso che per lui prenderanno le parole. Infine, la realtà stessa non può essere tradotta perfettamente dalla lingua, poiché le parole riescono difficilmente a tradurre con fedeltà e precisione assoluta i pensieri di un individuo,  non più di quanto questi pensieri possano tradurre in modo esatto i concetti ai quali essi si riferiscono. Lo scrittore e teorico della traduzione George Steiner spiega questo fenomeno o questa perdita di senso come una conseguenza dello sfasamento iniziale che esiste tra linguaggio e realtà, tra parola ed oggetto [4].

Seguendo questa logica, la traduzione perfetta sarebbe impossibile, poiché la comunicazione sarebbe essa stessa un filtro insufficiente. In senso lato, ogni opera originale sarebbe alla base una traduzione, poiché essa costituirebbe una traduzione approssimativa di idee in parole. Il saggista messicano Octavio Paz afferma questo: ogni testo è unico e, simultaneamente, esso è la traduzione di un altro testo. Nessun testo  è interamente originale, perché il linguaggio stesso, nella sua essenza, è una traduzione: innanzitutto, del mondo non verbale, e poi perché ogni segno ed ogni frase sono la traduzione di un altro segno e di un’altra frase [5] (nostra traduzione). Di conseguenza, una traduzione (che sia effettuata da una lingua ad un’altra o che traduca semplicemente un’idea con delle altre parole di una stessa lingua) può difficilmente essere perfetta, poiché è essa stessa la traduzione di una traduzione o la copia di una copia [6]. In tal senso, come potrebbe una traduzione essere fedele all’originale se l’originale stesso non è fedele alla realtà?

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabriel Pannetier Leboeuf e pubblicato sul sito Ficsum

Traduzione a cura di:
Enrico Tosi
Traduttore freelance
Bastia (Francia)

Bibliografia

1 Cité dans Steiner, G. (1975). After Babel: Aspects of Language and Translation. New York, N. Y. : Oxford University Press, p. 301-302.
2 Schleiermacher, F. D. E. (1985). Traduction ethnocentrique et traduction hypertextuelle. Dans A. Berman et al. (dir.), Les tours de Babel. Essais sur la traduction (p. 48-64). Mauvezin, France : Trans-Europ-Repress, p. 59.
3 Wisse Rebagliati, J. R.(1999). El lenguaje. Dos aproximaciones [Le langage. Deux approches]. Lima, Pérou : Universidad del Pacífico, p. 31.
4 Cité dans ibid.
5 Cité dans Baixeras Borrell, R. (2007). Análisis pluridisciplinar de Tres tristes tigres para el estudio de la poética de Guillermo Cabrera Infante [Analyse pluridisciplinaire de l’étude de la poétique de Guillermo Cabrera Infante]. Barcelone, Esp. : Universitat Pompeu Fabra Press, p. 219-220.
6 Levine, S. J. (1975). Writing as translation: Three Trapped Tigers and a Cobra. MLN, 90(2).

Molto più che una questione di parole

 Categoria: Traduzione letteraria

Una buona traduzione, sebbene debba essere il più fedele possibile al testo di origine, riesce raramente ad uguagliare sotto ogni aspetto la qualità di questo, ciò sembra un’evidenza. E se tutto questo processo di traduzione non implicasse necessariamente una perdita di senso, ma aggiungesse piuttosto una seconda dimensione al testo, assente dall’originale? Per capire in quale misura un testo può giovarsi della sua traduzione, la prima tappa consiste innanzitutto nel considerare la traduzione come un fenomeno che va ampiamente oltre la linguistica, e nel constatare che si estende al contrario ad una maggioranza di operazioni della vita quotidiana, come la conversazione che hai avuto con il collega alcuni minuti fa o anche la comprensione della frase che leggi in questo momento. Messa in discussione da certe concezioni tradizionali della traduzione considerando sotto una tutt’altra angolatura questa disciplina troppo spesso limitata alla linguistica.

Tradurre: concetto conosciuto, non è vero ? Molti lo credono, eppure non c’è nulla di meno sicuro. La traduzione ha un senso più ampio che il trasferimento di informazioni da una lingua ad un’altra, e permette di aprire molteplici possibilità sul piano del senso che superano ampiamente il rapporto con il testo originale. Così, una moltitudine di definizioni distinte e talvolta contraddittorie coesistono per la traduzione. Per esempio, in seno alla stessa comunità dei traduttori e teorici della traduzione, parecchi sono in disaccordo riguardo alle distinzioni ( o riguardo all’esistenza stessa di distinzioni ) tra le nozioni di traduzione e quelle di interpretazione. Nella sua accezione scientifica la più ampia, la traduzione può essere concettualizzata come un atto interpretativo che permette di presentare diverse versioni valide della realtà proponendo una riscrittura ed una riappropriazione delle nozioni che si cerca di tradurre. Ora, cosa implica realmente la traduzione ?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabriel Pannetier Leboeuf e pubblicato sul sito Ficsum

Traduzione a cura di:
Enrico Tosi
Traduttore freelance
Bastia (Francia)

Scrittori inglesi di successo all’estero (5)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Quarta parte di questo articolo

Beckett prova a spiegare perché i suoi romanzi hanno toccato il tasto giusto in Germania.“Per esperienza, so che i lettori sono più o meno gli stessi in Germania e nel Regno Unito, solo che ce ne sono di più.”

Per quanto riguarda i traduttori che hanno portato le sue opere ad un nuovo pubblico, Beckett dice di non esserne molto in contatto, ma va d’accordo con quelli che ha incontrato.“È strano quando ti spediscono un libro con il tuo nome in copertina e tu non capisci cosa ci sia scritto dentro. La traduzione è una vera e propria abilità, e siccome io non parlo nessun altra lingua, figuriamoci 29, ho dovuto fidarmi che si trattava di una esatta rappresentazione di ciò che ho scritto.”Continua dicendo che molto dipende dalla capacità del traduttore di cogliere lo stile, il tono e l’atmosfera dell’originale. “Ma è comunque il romanzo con la storia ed i personaggi che ho creato e sudato. Una buona traduzione ne tiene conto e lo rende accessibile a chi altrimenti non sarebbe in grado di leggerlo.”

Donna Leon la vede in modo leggermente diverso: “Penso che leggere una traduzione sia un atto di fiducia.

Dobbiamo fidarci dell’intelligenza di quella persona, del suo gusto e delle sue scelte per rendere il nostro testo simile a quello in cui viene tradotto. Il traduttore deve avere una conoscenza profonda del linguaggio e della cultura del paese in cui il libro è ambientato in modo da poter capire i rimandi, le allusioni, l’umorismo e il codice morale prevalente nell’altra nazione.” Secondo la Kasischke, le associazioni culturali sono più importanti quando ci si muove nel campo della prosa. “Ho lavorato a più stretto contatto con la mia più recente traduttrice, Céline Leroy, perché, oltre ai romanzi, ha tradotto il mio primo libro di poesie.” Wild Brides, che è apparso agli inizi di quest’anno con il titolo Mariéesrebelles “richiese più colloqui rispetto al romanzo,” aggiunge, “alcune piuttosto esilaranti come: che cosa intende suggerire con sandwich arrabbiato?” Nonostante queste discussioni, il mistero fondamentale del suo successo in Francia lascia la Kasischke con una indelebile sensazione di esser stata fortunata. Dice: “è stata una inaspettatamente meravigliosa fonte di reddito per la quale non ho dovuto fare alcun lavoro, dato che stavo semplicemente scrivendo, in inglese, romanzi che avrei comunque scritto.”

Fonte: Articolo scritto da Richard Lea e pubblicato l’11 gennaio 2017 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Francesca Tramontana
Traduttrice Inglese/Spagnolo – Italiano
Reggio Calabria

Scrittori inglesi di successo all’estero (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

Per la Kasischke le barriere sono sia culturali che geografiche:“Se io vivessi lì e potessi parlare la lingua, e forse parlare con altri scrittori francese, o se addirittura potessi … parlare con i miei fan francesi, i loro pensieri potrebbero influenzare la mia visione della scrittura. Ma vivo a Chelsea nel Michigan – ed è molto, molto lontana dal mondo letterario francese.” Simon Beckett, scrittore inglese di gialli che ha trovato in Germania un pubblico molto più numeroso di quello concittadino, concorda che è impossibile adattare la sua scrittura per i lettori stranieri. “Non vedo come possa funzionare,” sostiene.“ Devi solo scrivere la miglior storia possibile e sperare che alla gente piaccia. Che, comunque, è quello che ho sempre fatto.”

Un paio dei suoi thriller psicologici pubblicati negli anni ’90 apparvero tradotti in tedesco. Ma, quando il primo della serie sull’antropologo forense David Hunter, La chimica della morte (The Chemistry of Death), uscì col titolo Die Chemiedes Todes nel 2007, Beckett capì che la sua carriera era passata ad un livello completamente diverso. “Mi stavo imbarcando su un areo a Leipzig quando qualcuno corse verso me gridando il mio nome”, rievoca. “Pensavo ci fosse un problema col mio biglietto, ma era una operatrice aeroportuale che mi aveva riconosciuto all’imbarco. Si era precipitata in libreria a comprare un mio romanzo e fece tutta la strada di corsa per un autografo.”

La serie di Hunter è andata bene nel Regno Unito ed è stata tradotta in 29 lingue, ma la reazione in Germania è stata differente rispetto ad ogni altra.“Sembra che abbiano moltissimi festival letterari, e i romanzi gialli in particolare sono molto popolari, così com’è nel Regno Unito. Ma, mentre qui potrei fare una chiacchierata informale in una libreria davanti a 20 o 30 persone, in Germania solitamente sarebbe in un palco davanti a un centinaio di persone. Ci sarebbe anche un intervistatore che tradurrebbe, dato che non parlo tedesco, e un attore che leggerebbe un estratto dal libro.” C’è una tale passione per i romanzi di Beckett all’estero che il suo ultimo libro apparve con la traduzione tedesca prima di venir pubblicato in inglese. Totenfang, in cui Hunter indaga su un corpo ritrovato nelle paludi dell’Essex, è balzato al vertice della classifica dei bestseller  tedeschi fin dalla sua pubblicazione ad ottobre. I lettori inglesi dovranno aspettare fino ad aprile per la risoluzione del caso in The Restless Dead.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Richard Lea e pubblicato l’11 gennaio 2017 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Francesca Tramontana
Traduttrice Inglese/Spagnolo – Italiano
Reggio Calabria

Scrittori inglesi di successo all’estero (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Seconda parte di questo articolo

Fu solo dopo l’uscita nel 2000 dell’ottavo romanzo su Brunetti in inglese e tedesco che la Leon iniziò a rendersi conto del suo impatto commerciale. L’ultimo romanzo della saga Brunetti, The Waters of Eternal Youth, figura nella classifica del New York Time dei bestseller rilegati sin da quando apparve nel 2015. Secondo la Leon, parte dell’attrazione dei tedeschi per i romanzi deriva dalla loro ambientazione a Venezia, dove l’autrice – che ora si divide tra Venezia e una piccola città nelle Alpi svizzere – visse per molti anni. “Sembra essere la città dei loro sogni, come Firenze lo è stata per gli inglesi. Non sembra dargli fastidio che i libri trattino di seri problemi politici e sociali e che battano fortemente il tamburo ecologico. Questa connotazione seria cattura l’attenzione di chi affronta simili problemi e di chi, a differenza degli americani, è disposto a parlarne e a tentare di risolverli.”

La traduttrice Katy Derbyshire concorda che i lettori tedeschi sono entusiasti dei romanzi gialli che trattino di questioni sociali e politiche, citando scrittori come Oliver Bottini, Juli Zeh e Frank Schätzing che sono stati assunti dagli editori nel Regno Unito. Sostiene che la nazione è, inoltre, appassionata dei ritratti dell’Italia fin da Goethe ma non è convinta che leggano meno “stronzate” – forse leggono complessivamente di più. “In un certo senso va bene leggere cose più leggere finché vengano bilanciate con qualcosa di più impegnativo.” Il successo internazionale può essere gratificante, ma in che modo influenza l’opera di uno scrittore? Secondo la Leon, molto poco. “L’umorismo è ancora più inglese di ogni altra cosa, e penso che il senso etico sia più anglosassone che mediterraneo. Ho vissuto per quasi 50 anni fuori dagli Stati Uniti, molti dei quali in Europa, quindi i miei interessi sono europei. La mia politica si è sicuramente allontana dal corrente pensiero manicheo che caratterizza l’attuale politica americana.”

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Richard Lea e pubblicato l’11 gennaio 2017 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Francesca Tramontana
Traduttrice Inglese/Spagnolo – Italiano
Reggio Calabria

Scrittori inglesi di successo all’estero (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Per il traduttore Frank Wynne, il suggerimento che i lettori continentali sono più tolleranti verso i personaggi non attraenti sembra fin troppo plausibile:“La letteratura non esiste per essere commovente – anche La Collina dei conigli (Watership Down) è pieno di violenza e ferocia – eppure c’è un gran numero di lettori che desidera il confidenziale e rassicurante, e credo che sia più evidente nei lettori britannici e americani.”

Ma le differenze nel gusto letterario sono forgiate dalle diverse strutture dell’industria editoriale nel Regno Unito e negli Stati Uniti, sottolinea Wynne. “L’editoria anglo-americana è ad oggi dominata da quattro editori. La Penguin Random House da sola ha dozzine di sigle editoriali – Heinemann, Vintage, Chatto, Harvill, Cape, Crown, Bantam, Ballantine – che danno l’idea di una maggiore varietà rispetto a quella esistente. Gli editori anglo-americani cercano libri di “evasione”, autori che “ripetano”.Questo è molto meno vero in Francia, dove gli autori si muovono ancora regolarmente tra le case editrici [e] dove le recensioni, il passaparola ed i premi possono ancora spingere le vendite dei singoli titoli.”

Wynne sostiene che la vivacità e la diversità della cultura letteraria in Francia e Spagna è ancora protetta da normative che impediscono ai rivenditori di vendere i libri più famosi a prezzi troppo scontati, restrizioni che nel Regno Unito sono sparite dal 1990, aggiungendo:

“La letteratura è una parte importante della cultura francese, infatti ci sono ancora programmi radiofonici e televisivi che parlano di libri e molti autori sono considerati importanti figure pubbliche, cosa che sarebbe del tutto impossibile nel Regno Unito o negli Stati Uniti.”

L’autrice americana di libri gialli Donna Leon, che, secondo le sue parole, deve la sua carriera all’editore svizzero Diogenes Verlag, pone il contrasto in termini più marcati. “Penso che gli europei leggono meno stronzate,” dice la Leon,“ e quelle che leggono gli arrivano dagli Stati Uniti. Dato che ciò è vero per il cibo e il divertimento, perché non dovrebbe essere vero anche sui libri?

Gli europei, soprattutto i tedeschi, leggono romanzi impegnativi, ne leggono in grande quantità, e accade spesso in situazioni sociali di sentire persone parlare seriamente e a lungo di letteratura.”

Non è un fenomeno nuovo. Dopo aver pubblicato negli anni ’90 quattro romanzi sull’Ispettore Brunetti, la Leon si ritrovò senza un editore negli Stati Uniti.“ Poi Danny Keel della Diogees ne lesse uno e gli piacque,” dice. “Ne hanno fatto tantissima pubblicità e poi sparirono. Perciò, fu la Svizzera a creare il successo dei miei libri in lingua tedesca.”

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Richard Lea e pubblicato l’11 gennaio 2017 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Francesca Tramontana
Traduttrice Inglese/Spagnolo – Italiano
Reggio Calabria

Scrittori inglesi di successo all’estero

 Categoria: Traduzione letteraria

Gli autori Donna Leon, Laura Kasischke e Simon Beckett riflettono sui misteri di come centrare il bersaglio con i lettori di lingua straniera.

Per l’autrice americana Laura Kasischke , il primo sentore della sua futura seconda vita in Francia venne quando un ex studente le scrisse per dirle che il suo ritratto era sulla copertina di Le Monde. La  Kasischke stava insegnando scrittura creativa in una università statale del Michigan con due raccolte  di poesie e un paio di romanzi  già all’attivo. Ma quando il suo primo romanzo uscì in Francia con il titolo À Suspicious River nel 1999, diede il via ad una spettacolare carriera da traduttrice che la colse completamente di sorpresa ed è ancora in corso da quasi due decenni. Ad oggi, la Kasischke è riconosciuta negli Stati Uniti come poetessa, vincendo prestigiosi premi come il National Book CriticsCircle per la sua raccolta Space, in Chain del 2011 – anche se lei scherza sul fatto che negli Stati Uniti nessuno è veramente famoso per la poesia.

Ma in Francia sono i suoi romanzi ad aver avuto maggiore successo, occupando una posizione di rilievo nelle classifiche dei bestseller; con Esprit d’hiver del 2012 vinse il Grand prix des lectrices della rivista Elle. La sua apparizione al Festival America in Vincennes di quest’anno le ha provocato una sensazione di “stupore per la richiesta di centinaia di autografi, e l’essere fermata per strada, riconosciuta, voler essere fotografata e così via”. La Kasischke è solo una di una serie di scrittori che nel nostro mondo sempre più globalizzato si sono fatti un nome ben lontano dalle loro terre natie, ad esempio autori come Robert McLiam Wilson, David Mark e Rosamunde Pilcher hanno trovato un pubblico notevole in Francia ed in Germania. La Kasischke suggerisce un possibile motivo del proprio successo – basato sulla comparazione dei commenti dei lettori francesi e americani – cioè che “ai francesi piacciono i protagonisti e narratori che non siano necessariamente simpatici in un modo che gli americani possono non gradire, inoltre i francesi hanno più pazienza con …. i finali ellittici. Queste cose sono lodate da parte della clientela francese e molto condannate da parte di quella americana.”

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Fonte: Articolo scritto da Richard Lea e pubblicato l’11 gennaio 2017 sul sito del The Guardian

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Francesca Tramontana
Traduttrice Inglese/Spagnolo – Italiano
Reggio Calabria

Riscrivere il verso nella gioia e nel dolore

 Categoria: Traduzione letteraria

Qual è la ragione per cui i traduttori di testi poetici mostrano una passione smodata nel riscrivere le opere di altri autori a beneficio di lettori provenienti da diversi contesti linguistici e culturali? Forse traduciamo nel tentativo di misurare le potenzialità della Target Language (TL) di fronte alla resa di un certo tipo di poesia, magari lasciando che la prima ne risulti arricchita e rinnovata allo stesso tempo (come ad esempio avviene con Seferis e le sue traduzioni di Yeats e Eliot al greco), forse, semplicemente, perché il poeta stesso o una casa editrice ci hanno commissionato il lavoro (per ragioni economiche o di qualsiasi altro tipo), o ancora, perché sentiamo un’affinità talmente intima con la produzione dell’autore e ne siamo ispirati a tal punto da volerlo riscrivere nella nostra lingua (per ragioni personali). Potremmo voler usare il componimento come punto d’inizio per creare un’opera nuova, utilizzando meccanismi quali l’emulazione, l’imitazione o l’adattamento, e tutte quelle altre forme estreme di traduzione libera (come nel caso di Pound e Lowell); oppure ancora, il nostro obiettivo potrebbe essere quello di far conoscere un determinato autore nella cultura d’arrivo, perché ci accorgiamo di essere in presenza di una voce poetica tanto significativa e originale da meritare gli “sforzi ingrati” della traduzione (volendo citare Elytis e Seferis).

Nonostante esistano innumerevoli ragioni per ri-scrivere il lavoro di qualcun altro, la scelta del metodo è un’altra questione. La ragione per cui scegliamo di tradurre, inevitabilmente, influenzerà fortemente la maniera in cui lo faremo. Il processo di traduzione di un testo poetico è, necessariamente, un processo di ri-scrittura con specifiche finalità, che dipendono strettamente dagli obiettivi del traduttore. Gli intenti del traduttore sono fondamentali. Essi, infatti, influenzeranno la prima stesura e tutte le successive. In ogni caso, il traduttore deve accettare il fatto che esistono dei limiti a ciò che può essere restituito in traduzione; tali limiti sono intimamente connessi alle potenzialità della TL e ai vincoli e alle norme della Target Culture, ma anche all’abilità del traduttore stesso. Se è vero che la traduzione, in generale, può essere considerata una scienza e un mestiere, la traduzione poetica, invece, è un’arte e richiede talento, creatività e ispirazione. È la combinazione di tutti questi fattori, i quali fanno sì che la traduzione di un testo poetico non possa mai considerarsi conclusa e che pongono un confine al lavoro del traduttore, il quale, ad un certo punto, si vedrà costretto a fermarsi.

Fonte: Articolo di David Connolly, pubblicato sulla rivista letteraria PN Review

Traduzione a cura di:
Michela Scalia
Traduttrice EN>IT ES>IT
Palermo

La sfida di tradurre García Márquez (5)

 Categoria: Traduzione letteraria

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Solo in seguito a un provvidenziale incontro a Parigi con uno scrittore giapponese, García Márquez si tranquillizzerà sulla possibilità di poter trasporre in modo fedele la sua opera a lingue per lui del tutto ignote. Quello scrittore, infatti, che aveva letto “Cent’anni di solitudine” in giapponese, in una versione fatta a partire in modo congiunto dalle versioni inglese e francese, gli parlò per due lunghe ore del romanzo, con una tale proprietà, in modo talmente dettagliato e introspettivo, e con tanto entusiasmo, che Gabo si convinse della enorme capacità del suo traduttore – o della sua traduttrice – al giapponese. “Da quel momento smisi di preoccuparmi per questo, mi rallegrai e ora sono totalmente sicuro che ciò che i miei lettori leggono in altre lingue è proprio il libro che ho scritto”.

Il suo grande rispetto e la sua ammirazione per il lavoro del traduttore rimase inciso con lettere indelebili (almeno per i praticanti di tale mestiere), in un articolo intitolato: “I poveri bravi traduttori”, apparso nel luglio del 1982 sul quotidiano madrileno “ElPaís”. “Qualcuno ha detto che tradurre è la miglior maniera di leggere. Io penso che è anche la più difficile, la più ingrata e la meno pagata”; così iniziava il testo, per poi passare a elogiare i grandi traduttori di tutti i tempi e di tutte le lingue, i cui apporti personali a ciascuna opera tradotta raramente vengono esplicitati, mentre si tende a ingigantire le sviste o le imprecisioni.

Alla fine dell’articolo confessava, inoltre, che da molto tempo stava traducendo – assai lentamente, goccia a goccia – i Canti di Giacomo Leopardi, però che lo faceva di nascosto e pienamente consapevole che “non sarà questa la via della gloria né per me né per Leopardi. Lo considero uno di quei passatempi simili alle abluzioni che i padri gesuiti chiamavano piaceri solitari. Però il solo fatto di averci provato mi è bastato a capire quanto sia difficile, e quanta abnegazione richiederebbe, tentare di contendere il pane ai traduttori professionisti”.

Fonte: Articolo scritto da Juan Fernando Merino e pubblicato il 12 aprile 2015 su El Pais.com.co.

Traduzione a cura di:
Miriam Mezzera
Bogotà (Colombia)

La sfida di tradurre García Márquez (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

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García Márquez e i suoi traduttori
La relazione del Nobel colombiano con i suoi traduttori è sempre stata di grande rispetto ma di scarsa prossimità personale o epistolare. Secondo quanto raccontò al giornalista Darío Arizmendi in una lunga intervista realizzata via radio in due giorni (tra il 30 e il 31 maggio 1991), all’inizio, quando cominciò a essere tradotto in altre lingue, García Márquez stava molto attento alle traduzioni che venivano fatte. Controllava quelle nelle lingue a lui accessibili, come il francese, l’italiano e l’inglese; rispondeva diligentemente alle domande dei traduttori e suggeriva loro perfino sfumature di significato. Con il tempo però, e con il moltiplicarsi delle traduzioni, cominciò a perdere questo interesse, e lasciava semplicemente che “i libri andassero per la loro strada”. Ciononostante, continuò a rispondere ai dubbi principali dei traduttori, attività dalla quale trasse una conclusione molto particolare:

“Praticamente tutti i traduttori delle lingue diciamo occidentali mi mandano, subito dopo aver letto il libro, una lista di dubbi, che io gli spiego. La cosa curiosa è che in genere questa lista è sempre la stessa nelle diverse lingue. I primi 17 punti sono sempre uguali. Alcuni non sono dubbi riferiti al significato della parola, quanto piuttosto alla sfumatura che io gli ho dato, perché sono parole che hanno diverse accezioni e che ho usato in modo metaforico”.

Con le lingue di cui non aveva la minima nozione, García Márquez non poté fare altro che fidarsi dei suoi traduttori e sperare che le versioni uscite dalle mani di un vietnamita, un bengalese o un ucraino fossero il più possibile fedeli all’originale; o almeno che le perdite non fossero eccessive. “Come faccio a sapere io come saranno i miei libri in arabo o in cinese?”commentava in quella stessa intervista. “Soprattutto per il fatto che i cinesi, per quello che so, non traducono linea per linea, non fanno una traduzione letterale, ma prendono il libro e lo rielaborano all’interno di una struttura che è il modo di raccontare cinese, completamente diverso dalle strutture dei miei libri… Perciò mi chiedo, che risultato darà questa operazione?”

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Fonte: Articolo scritto da Juan Fernando Merino e pubblicato il 12 aprile 2015 su El Pais.com.co.

Traduzione a cura di:
Miriam Mezzera
Bogotà (Colombia)