Traduzione di siti

 Categoria: Traduzione di siti web

Oggigiorno moltissime persone hanno un sito internet personale, un blog o uno spazio web, attraverso i quali comunicano al mondo esterno notizie di varia natura. Alcune persone utilizzano i loro siti anche commercialmente, ma si tratta di una minoranza. Per la maggior parte della gente un sito è solo un passatempo.
Lo stesso non può dirsi per le aziende, per cui un sito web non costituisce un piacevole diversivo, ma uno dei principali strumenti di lavoro, sia che si tratti di grandi sia che si tratti di piccole aziende.
Internet è un immenso mercato che offre possibilità illimitate. Il fatto di poter essere raggiungibili dai clienti di tutto il mondo con un solo clic è un vantaggio che non può non essere sfruttato.
Per farlo però occorre organizzare bene il proprio sito, inserendo tutte le informazioni utili alla clientela, rendendole facilmente reperibili e dando alle pagine un aspetto grafico accattivante.
Inoltre, se si vuole essere cliccati da potenziali clienti di tutto il mondo o dagli immigrati residenti in Italia e che non conoscono l’italiano, è d’obbligo far eseguire la traduzione del sito almeno nelle lingue più importanti.

Sia che un sito abbia un carattere pubblicitario, informativo o commerciale, se si vuole veramente che esso comunichi ad un pubblico internazionale, è imprescindibile rivolgersi a dei professionisti della traduzione per tradurlo in più lingue.
In quali lingue tradurre un sito internet dipende essenzialmente dagli scopi strategici del proprietario del sito, in sostanza da quali mercati egli vuole raggiungere.
La nostra agenzia di traduzioni fornisce ai propri clienti tutto il supporto linguistico necessario ad internazionalizzare i loro siti e a creare un’immagine davvero globale della loro azienda.
Siamo in grado di farlo poiché nel corso del tempo abbiamo selezionato i migliori traduttori presenti sul mercato, linguisti che uniscono alla conoscenza approfondita di una o più lingue, competenze di livello assoluto in moltissimi settori, caratteristiche che li mettono in condizione di tradurre siti internet di qualsiasi tipo.

Le prime dieci lingue del web

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Nell’articolo del 18 febbraio abbiamo pubblicato l’elenco delle venti lingue più parlate nel mondo in assoluto. In detta occasione abbiamo fatto una breve riflessione sulle logiche di mercato e sulle strategie imprenditoriali che potrebbero risultare vincenti alla luce dei dati presentati.
I dati che presentiamo in quest’articolo sono strettamente collegati a quelli pubblicati mesi fa, ma molto più mirati. Il numero assoluto di parlanti di una lingua è un dato sicuramente importantissimo, ma lo è ancor di più il numero di parlanti delle lingue più utilizzate dagli utenti di internet.
Sebbene l’uso di internet non sia certo l’unico criterio da tenere in considerazione per “misurare” le potenzialità economiche di un paese, è indubbio che il numero di navigatori fornisca una chiara indicazione circa le possibilità di business offerte dalla rete. Per chiarire il concetto che vogliamo esprimere citiamo un semplice esempio.
Il bengalese, con 190 milioni di parlanti madrelingua, si trova al sesto posto assoluto nella classifica delle lingue più parlate del mondo, ma è del tutto assente in quella delle prime dieci lingue del web. A meno che un’impresa non abbia un canale commerciale già aperto verso il Bangladesh o progetti di aprirne uno entro breve tempo, probabilmente non ha molto senso che traduca il suo sito internet in questa lingua.
Al contrario, è sicuramente da valutare l’ipotesi di tradurlo nelle lingue presenti nella lista sottostante, visto il numero di utenti del web (e quindi potenziali clienti) che parlano tali idiomi.
Secondo Internet World Stats, il vostro sito internet potrebbe essere compreso nell’83% del mondo se venisse tradotto nelle seguenti lingue:

1. Inglese: 478 milioni di utenti web
2. Cinese: 383 milioni
3. Spagnolo: 137 milioni
4. Giapponese: 96 milioni
5. Francese: 79 milioni
6. Portoghese: 73 milioni
7. Tedesco: 65
8. Arabo: 50 milioni
9. Russo: 45 milioni
10. Coreano: 37milioni

*Altre lingue: 290 milioni

Gli standard informatici nella traduzione

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L’avvento di internet e la sua rapidissima diffusione negli anni ’90 originò un flussi di dati impressionante tra i più disparati sistemi informatici a livello mondiale. Emerse quasi subito l’esigenza di elaborare degli standard che consentissero di risolvere le innumerevoli problematiche di compatibilità che questo processo senza precedenti aveva creato.
A tale scopo, nel 1994 venne fondato il World Wide Web Consortium che iniziò a stabilire formati di interscambio dati derivati dal metalinguaggio di marcatura SGML, definito nel 1980.
Tra questi formati basati su testo con marcatori vi sono, fra gli altri, l’HTML, il linguaggio tuttora dominante in Internet, e l’XML, che si sta sempre più diffondendo e promette più flessibilità e potenza rispetto al suo predecessore.

Dopo la definizione degli standard generici per il web si passò all’elaborazione di standard specifici per il settore della traduzione per i quali vennero presi come basi l’SGML e in particolar modo l’XML.
Fra essi, quello più diffuso è il Translation Memory eXchange (TMX) usato per l’interscambio delle memorie di traduzione. Venne sviluppato nel 1998 dal gruppo OSCAR ed è supportato praticamente da tutti gli strumenti CAT/TM.
Per il settore della localizzazione, nel 2003 il gruppo OASIS ha sviluppato l’XML Localisation Interchange File Format (XLIFF).
Il quadro è invece molto più complesso per quanto riguarda la terminologia, settore in cui siamo piuttosto lontani dalla definizione di un unico standard accettato e utilizzato a livello generale. Relativamente al formato dei database lessicali e terminologici coesistono tuttora diversi standard. Fra gli altri menzioniamo:

- Il MAchine-Readable Terminology Interchange Format (MARTIF) è un formato per l’archiviazione di dati terminologici basato sui concetti. È basato sull’SGML ed è stato definito nel 1998. Corrisponde allo standard ISO 12200.
- L’Open Lexicon Interchange Format (OLIF) è un formato sviluppato per l’utilizzo con sistemi di traduzione automatica. È basato sull’XML ed è stato definito nel 1999 dal gruppo SAP.
- L’XML representation of Lexicons and Terminologies (XLT) venne definito da SALT nel 2000 allo scopo di riunire le capacità dei due formati precedentemente citati.
- Il TermBase eXchange (TBX) è in pratica un’implementazione dello standard XLT. È basato sull’XML e venne definito da OSCAR nel 2000.

L’importanza della traduzione di un sito web

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Oggigiorno, chiunque (o quasi) possieda un’attività commerciale ha anche un sito internet. Si tratta di uno strumento divenuto pressoché imprescindibile per ogni impresa, piccola o grande che sia.
Per facilitare la fruizione del sito agli utenti stranieri i siti spesso vengono tradotti in più lingue. Tuttavia, in molti casi non vengono tradotti nemmeno in inglese.
Si tratta a nostro avviso di un grave errore poiché, dall’analisi dei risultati di alcune recenti ricerche condotte sulle preferenze degli utenti di internet, emerge in modo chiaro che moltissimi desiderano “comprare nella loro lingua” e che spesso non lo fanno perché il sito che interessa loro non è tradotto nel loro idioma. Il concetto è ben riassunto da una frase ricorrente nel mondo degli internauti “Se non posso leggere non compro”.
La non traduzione di un sito web danneggia quindi sia il potenziale cliente (che rinuncia all’acquisto), sia l’impresa che offre il proprio prodotto/servizio (e che, suo malgrado, è costretta a rinunciare alla vendita).

Anche quando il cliente ha una discreta padronanza della lingua nella quale è scritto il sito, spesso accade che non si trovi a suo agio e decida di non comprare o di rivolgersi altrove.
Negli Stati Uniti per esempio, dove gli individui di origine ispanica sono cresciuti notevolmente negli ultimi anni, sebbene la maggior parte di essi sia tranquillamente in grado di leggere un sito in inglese, per fare i loro acquisti preferiscono di gran lunga siti tradotti nella loro lingua d’origine.
Gli imprenditori che lo hanno capito per primi hanno fatto affari d’oro e attualmente è impensabile che una impresa americana non abbia un sito tradotto in spagnolo.
Tradurre un sito internet in un’altra lingua, consente inoltre di aggiungere alle chiavi di ricerca già presenti nella versione italiana altre parole chiave contribuendo in questo modo a rendere più visibile il sito.
Per queste ragioni (e non solo), crediamo che attualmente sia assolutamente auspicabile per un’azienda tradurre il proprio sito in più lingue. Un piccolo investimento come questo potrebbe infatti rivelarsi un’arma importante nella lotta contro la crisi.

Traduzione e linguaggio HTML

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Fino a una decina d’anni fa la traslitterazione di parole appartenenti ad alfabeti diversi causava non pochi problemi alle povere agenzie di traduzione. Il Project Manager di turno si metteva le mani nei capelli quando un cliente richiedeva ad esempio di tradurre un documento contenente una parte in russo, una in arabo, una in cinese, una in italiano e una in greco (lingue dalla grafia molto diversa fra loro).
Fortunatamente la tecnologia ancora una volta ci venne incontro e qualcuno creò il linguaggio informatico HTML, tuttora uno dei linguaggi più importanti per la creazione di pagine web.
Oggigiorno la traslitterazione non è più un problema, ma all’epoca l’HTML compì una piccola rivoluzione fornendo una serie di strumenti che permisero di risolvere molto facilmente ciò che fino a poco tempo prima era costosissimo sia in termini di tempo che di denaro.

Questo linguaggio crea un ambiente virtuale che permette l’uso di varie copie di uno stesso documento con la sostituzione di caratteri tra lingue secondo alcune regole predeterminate di associazione. Il traduttore può così creare un documento con una serie di parole in una lingua e la loro traslitterazione immediata in un altra.
Uno dei grandi vantaggi di questo linguaggio e delle sue varianti (HTML dinamico, javascript, ecc.) è che non è necessario essere programmatori informatici per utilizzarlo con una certa scioltezza. Basta imparare ad usare appositi editor molto intuitivi e la cui gestione è molto simile a quella di qualsiasi editor di testi come ad esempio Word. In HTML si possono inoltre creare indici che ci permettono di realizzare ricerche istantanee, in un unico documento o in documenti diversi. I link ipertestuali rendono possibile ciò con un’efficacia e una rapidità straordinarie.

Traduzione e localizzazione di siti internet

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L’importanza dell’apertura ai mercati stranieri per un’impresa moderna è ben nota a tutti. I tempi nei quali le imprese riuscivano a sopravvivere operando solo localmente sono ormai finiti. Con l’apertura delle frontiere e l’avvento della globalizzazione è ormai quasi imprescindibile per un’impresa medio-grande che una fetta del proprio fatturato arrivi dalle vendite effettuate all’estero. Il discorso ovviamente non riguarda solo le imprese ma tutti gli operatori economici nel loro complesso. Basti pensare al settore turistico: un hotel o un ristorante ubicati in una città d’arte o di villeggiatura non possono proprio permettersi di rinunciare alla clientela straniera.

Espandere il proprio giro d’affari all’estero sembrerebbe essere relativamente semplice con internet. Un sito accattivante realizzato nella lingua del paese in cui si vuole sbarcare o della cui clientela si vuole attirare l’attenzione e il gioco è fatto. In realtà non è proprio così.
Il problema è il modo in cui si traduce il proprio sito. Utilizzando traduttori automatici via internet si rischia addirittura di perdere clienti anziché di guadagnarli poiché il livello delle traduzioni è talmente scarso che in alcuni casi l’immagine dell’azienda può risultare decisamente danneggiata. Chi ha un po’ di dimestichezza con questi traduttori sa di cosa parliamo: in qualche caso il risultato è veramente grottesco. Escludendo i coraggiosi che operano questo tipo di scelta, talvolta i risultati non sono quelli sperati nemmeno per chi si affida a persone che conoscono bene la lingua verso la quale si desidera tradurre il proprio sito. Tradurre i testi in modo corretto è sicuramente il primo passo per poter “parlare” agli utenti stranieri però, in alcuni casi, una traduzione corretta può non essere sufficiente. L’ideale sarebbe tradurre non solo i testi del sito ma il sito nella sua interezza. In altre parole sarebbe auspicabile localizzare il proprio sito web, non solo i testi ma anche l’impostazione grafica, le immagini, l’albero delle pagine interne, la struttura. Un sito web creato per rivolgersi agli utenti italiani, con la loro cultura, tradizione e sensibilità, potrebbe non essere adeguato per “parlare” ai giapponesi o ai russi. Le culture dei vari paesi europei, pur avendo ciascuna le proprie peculiarità, sono piuttosto simili tra loro ma uscendo dal vecchio continente si potrebbe andare incontro a spiacevoli sorprese.

La comunicazione investe ambiti vastissimi, ben oltre la mera questione della lingua. Il procedimento più corretto, pertanto, sarebbe quello di affidarsi a professionisti del settore, che abbiano una profonda conoscenza del mercato a cui si punta, al fine di ottenere una consulenza a 360° sul proprio sito. Il sito dovrà sicuramente essere rivisto e corretto, se non addirittura reimpostato completamente, in modo tale da renderlo in grado di comunicare in modo corretto ed efficace col nuovo mercato che si desidera raggiungere. Ovviamente tale operazione non dovrà modificare la filosofia comunicativa che ha ispirato il sito madre. È inoltre importante che l’impostazione di fondo permanga la stessa in modo tale da poter parlare a tutti gli utenti lo stesso linguaggio di base.
Un’operazione del genere è sicuramente molto onerosa in termini di risorse, tempo e soprattutto denaro. Per questo motivo probabilmente il gioco non vale la candela per realtà commerciali medio-piccole che abbiano intenzione di incrementare di qualche punto le vendite aprendosi all’estero. Ma è di sicuro un passo inevitabile per i soggetti economici di un certo livello che credano fortemente nelle possibilità offerte da un nuovo mercato.

Ad ogni modo, prima di effettuare questo tipo di investimento tali soggetti dovrebbero effettuare una serie di valutazioni primarie.
Il primo criterio è senza dubbio l’importanza strategica dello Stato verso cui ci si rivolge.
In secondo luogo si dovrebbe tener conto della diffusione di internet e della propensione all’e-commerce nel paese di riferimento, al fine di calibrare nel miglior modo possibile i servizi da offrire sul sito. Un conto è limitarsi alla semplice presentazione di un prodotto o di un servizio, un altro è prevedere una struttura di vendita online efficiente.
Occorre poi organizzare la propria attività affinché sia in grado di gestire le transazioni commerciali con il paese o i paesi scelti. Bisognerà obbligatoriamente essere ben informati circa gli aspetti legislativi che regolano l’attività delle aziende straniere nel paese al quale ci si rivolge (tassazione, normativa sulla vendita a distanza, diritto di recesso, trattamento dei dati personali e simili). Inoltre occorrerà avere una visione chiara del sistema dei pagamenti della nazione destinataria del servizio e un ufficio commerciale attrezzato a gestire le comunicazioni telefoniche o via e-mail nella lingua in cui è stato tradotto il sito. Non è infatti auspicabile invogliare i clienti alla valutazione dell’acquisto o addirittura portarli all’acquisto stesso lasciandoli poi nelle incertezze di una lingua sconosciuta.
Come minimo si dovrebbe prevedere un’assistenza in lingua via e-mail ma, in assenza di un ufficio commerciale ben strutturato, ciò sarebbe sicuramente molto difficoltoso da realizzare. Si potrebbe cercare di aggirare l’ostacolo facendo ricorso a risorse esterne in grado di tradurre in modo corretto le comunicazioni ma, a nostro avviso, ciò renderebbe farraginose le transazioni e alla lunga produrrebbe effetti negativi sulle relazioni con la clientela.