La traduzione perfetta

 Categoria: Traduttori freelance

Circostanza irripetibile, per un traduttore, quella in cui gli è permesso di adagiarsi nel letto dei suoi pensieri e di esprimerli liberamente senza i vincoli che un testo da tradurre pone.
Questo blog, con i suoi articoli, ci dona la possibilità di sguinzagliarci nell’ambito delle nostre competenze professionali, raccontarci liberamente ed in maniera del tutto personale.
Tanto si è detto e tanto si dice riguardo alla traduzione di testi, alle tecniche e alla storia della traduzione ma il dato certo che emerge è che non possiamo mai avere una traduzione “perfetta”, “ideale” (tranne che per brevi frasi non specifiche della lingua di partenza), cioè un tipo di risposta esatta e unica come si può trovare per un problema matematico o scientifico.
Nonostante sia soggetta a metodi scientifici, come elaborazione di ipotesi, valutazione, raccolta, riesame ed osservazione, la traduzione è ben lontana dall’essere una scienza esatta.

Poiché non esiste né la lingua perfetta né, tantomeno, la traduzione perfetta, il compito del traduttore diventa quello di accompagnare il lettore attraverso il confine tra due mondi e culture diverse, senza illuderlo di trovarsi nel testo originario.
A Umberto Eco va il merito di avere definito in maniera chiara il percorso del traduttore, che è quello di produrre più che la “stessa cosa”, “lo stesso effettoin una lingua o in un linguaggio diverso. Per ottenere questo risultato, il traduttore, consapevole delle differenze esistenti tra la propria cultura e quelle proprie delle lingue che deve tradurre, affronta il vero scopo del suo lavoro, creando un “metatesto”, che rifletta il significato e lo stile del “prototesto” e considerando la possibilità di rinunciare a qualcosa: la traduzione più “fedele” diventa così il risultato di un processo continuo di negoziazione, di un accordo tra gli autori e i testi in cui tutte le parti in gioco escono “con un senso di ragionevole e reciproca soddisfazione sulla base dell’aureo principio per cui non si può avere tutto” (Luciano Minerva).

Alunna diligente di un liceo classico affrontai una delle prime prove di traduzione dal greco all’italiano forse con eccessivo entusiasmo, i caratteri greci della frase da tradurre mi dicevano “Nel vino vi è il vero“, apparentemente questa frase mi sembrava non comunicasse molto, mi ci volle un po’ di coraggio per concludere, in questa mia traduzione dal greco all’italiano, che “In vino veritas”.

Autore dell’articolo:
Caterina Russo
Laureata in “Lettere e filosofia”
Corso di laurea in “Lingue e letterature straniere”
Traduttrice ES-FR>IT
Giugliano in Campania (NA)

Conservazione dei termini originali

 Categoria: Traduttori freelance

Sempre più spesso accade di trovare termini inglesi che prima vengono sfoggiati come si sfoggia un paio di scarpe griffate e poi, trascorso un determinato lasso di tempo, diventano parte integrante del nostro vocabolario. Pensate alla parola “computer”, il suo corrispondente italiano non è molto orecchiabile, ma esiste ed è “calcolatore”. Tuttavia, persino le persone di una certa età hanno raggiunto una certa familiarità con la parola “computer” anche se non accettano il fatto che termini in consonante e tendono a inserire la “e” finale per sentirla meno straniera!

Nell’ambito informatico la scelta di adottare termini di inglese americano è quasi obbligata in quanto le ventate di innovazione arrivano spesso e volentieri dagli Stati Uniti e nel nostro vocabolario non esiste niente in grado di tradurre quel concetto. Una perifrasi sarebbe inappropriata perché il mondo della comunicazione di oggi si muove veloce. Tutto deve essere rapido e immediato (già l’aggettivo “fast” è preferibile a “veloce”, si risparmiano ben due lettere!).

L’alternativa al termine inglese vero e proprio è quello di coniare dei, talvolta orribili, calchi. E’ per questo che chattiamo, scannerizziamo, postiamo e ancor peggio googliamo!
Ad ogni modo, l’inglese è insostituibile nel campo informatico e soprattutto nell’era attuale del Web 2.0 in cui le distanze geografiche sono state abbattute. E’ assolutamente necessaria l’adozione di una lingua franca che tutti possano usare per produrre contenuti e comprendere i contenuti generati da altri. E in fondo gli italiani sono allenati ai prestiti e ai calchi dall’inglese, siamo o non siamo un popolo di “latin lover”, con fama di grandi “flirtatori”?

Non ci resta che consolarci pensando al fatto che anche all’estero molti dei termini della nostra lingua madre sono presi e incorporati senza modifica alcuna nel vocabolario nazionale… Peccato che si tratti sempre e soltanto di termini culinari: pizza, pasta, spaghetti, parmigiano, mozzarella, maccheroni e chi più ne ha più ne metta!

Autore dell’articolo:
Letizia Parri
Laureanda in lingue e comunicazione interculturale
Traduttrice freelance IT<>EN
Arezzo

Traduzione: l’arte della condivisione (2)

 Categoria: Traduttori freelance

La conoscenza di un’altra lingua, tanto per saperla parlare e tradurre appena al di là del senso letterale, o tanto per sapersi muovere per fini turistici o lavorativi, è sterile, senz’anima. La vera conoscenza di un’altra lingua, invece possiede un’anima passionale che cerca di trasmettere e di tradurre l’infinita dote culturale di un popolo.

Il traduttore non finisce mai di conoscere, di scoprire; questa smania di conoscenza lo porta ad accanirsi nella ricerca non solo della migliore traduzione, ma della perfetta traduzione. L’artista traduttore legge l’opera dapprima nella sua globalità, ne comprende il genere, lo stile, il tema, i toni, i sentimenti; successivamente approfondisce il significato di alcuni termini o espressioni per scolpirli in un’altra lingua, solitamente la propria, al fine di trasmettere ai lettori le stesse sensazioni suscitate nella lingua originale. Tradurre una proposizione suscitando le stesse sensazioni di stupore, di collera o anche di banale noia, è per il traduttore un’impresa ardua ma non impossibile, è sicuramente un divertimento mentale molto impegnativo ed elevato alla massima concentrazione. La traduzione di un testo letterario, tecnico, economico o giuridico, è, dunque, un’attività responsabile e morbosamente precisa.

Nello specifico giuridico, i traduttori con studi giuridici alle spalle, si rendono conto maggiormente dei problemi interpretativi che dovranno affrontare. Un testo giuridico e una norma giuridica devono essere commentati con la stessa terminologia in cui sono stati espressi, per non rischiare di allontanarsi dall’interpretazione giurisprudenziale o dottrinale predominante. Un giurista non deve spiegare la norma con parole sue, talvolta può essere rischioso anche l’uso dei sinonimi. Immaginate ora di rendere comprensibile quel precetto in un’altra lingua, è veramente un’attività impegnativa ma affascinante a cui può aspirare solo chi fa dell’arte e del mestiere della traduzione, una vera e propria appassionante professione, perché tradurre è veramente bello.

Autore dell’articolo:
Elena Ramponi
Traduttrice FR >IT
Corbetta (MI)

Traduzione: l’arte della condivisione

 Categoria: Traduttori freelance

L’uomo, da sempre, interpreta e traduce sensazioni, sguardi, scritti e segni, in deduzioni e pensieri. Così si è svolta la vita di tutti i giorni in tutti i tempi, così è nata la Storia, interpretazione di segni concreti e figurati. Non si è trattato di una semplice attività, ma di una vera e propria impresa. L’arte della traduzione, in senso lato, è innata nell’uomo, ma non tutti si fermano a riflettere, infatti agiscono d’istinto, improvvisano; non si vogliono complicare troppo la vita, ma che gliene importa, sarà come sarà.

Traduciamo i nostri pensieri in atteggiamenti fisici gioiosi oppure in stati fisici dolorosi, i nostri stati d’animo parlano attraverso il nostro corpo. Il gioire ed il disperarsi si traducono nella passione per la conoscenza di se stessi e di coloro che ci girano attorno come microcosmi in cerca d’attenzione e d’aiuto. Ci giungono così degli stimoli e degli avvertimenti; la difficoltà sta nel far riaffiorare in noi la sensibilità di captarli, interpretarli e tradurli in motivi.
Tradurre significa interpretare, un’arte difficile e ricca di significati ma soprattutto di scoperte che non tutti apprezzano, che alcuni sottovalutano, di cui altri si appropriano gelosamente e ne rifiutano la condivisione, ma in cui tanti altri credono fermamente e passionalmente, essi sono i veri traduttori. L’attività del tradurre ci porta lontano, oltre i confini regionali e nazionali, soprattutto ora che siamo nel tempo della mondializzazione.

I traduttori si sentono attratti dalla conoscenza, dal voler far conoscere, in poche parole dal “voler condividere”. Il primo passo per un ambizioso traduttore è imparare l’altra lingua nel vero senso del termine, ossia immergersi a più non posso nella cultura dell’altro, mole immensa di consuetudini, di vita quotidiana, religiosa, politica, economica, giuridica, sociale.

La seconda parte dell’articolo verrà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Elena Ramponi
Traduttrice FR >IT
Corbetta (MI)

La sfida della traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Fare il traduttore è affascinante e pieno di sorprese. Può essere considerato un mestiere, una passione, un hobby o persino una missione, dipende dall’approccio che si sceglie. Oppure, può dipendere dal tempo a disposizione, o ancora dalle scelte editoriali dell’eventuale casa editrice o dell’agenzia di traduzione. Se i tempi sono stretti ed è necessario consegnare il lavoro al più presto, si tratterà di un mestiere, perché bisognerà dare maggiore importanza al rispetto della scadenza, ancor di più se si tratta di un testo tecnico, con parti ripetute che poco spazio lasciano all’inventiva. Sarà richiesta rapidità, precisione e aderenza al testo di partenza. Si può cesellare la parola e dare il giusto spazio alla fantasia e al gusto estetico nel caso in cui si debba tradurre un testo editoriale, e i tempi di consegna siano più lunghi.

Fare il traduttore è affascinante e pieno di sorprese perché non si finisce mai di imparare, si apprendono di continuo cose nuove. Non solo, infatti, il testo tradotto porterà nuove informazioni nella vita delle persone che lo leggeranno, ma contribuirà ad erudire il traduttore, che sarà portato a documentarsi e approfondire argomenti dei quali prima magari sapeva ben poco. Il traduttore deve sempre tenere presente che il lettore finale del frutto del suo impegno sarà il più delle volte più preparato di lui nella materia trattata. Un testo tecnico è probabile che venga letto da gente esperta o interessata a un determinato settore, mentre in altri casi, il traduttore dovrà considerare il target di riferimento e adattare la traduzione di conseguenza.

Sia il traduttore tecnico che quello letterario sanno che devono tenersi costantemente aggiornati. Bisogna leggere molto e leggere di tutto, non solo per cercare di acquisire conoscenze che permetteranno una traduzione più accurata e agile, ma anche per studiare lo stile e la terminologia, sia nella lingua di partenza che tramite testi paralleli nella lingua di arrivo. Inoltre, quale migliore occasione per allargare e consolidare la propria cerchia di conoscenze? Se il protagonista del romanzo che stiamo traducendo è dal parrucchiere e noi siamo alle prese con complicatissimi congegni per la messa in piega, una delle soluzioni migliori potrebbe essere telefonare al nostro coiffeur di fiducia e chiedergli di guidarci in quei meandri.

Nonostante la moltitudine di lingue che esistono al mondo, non si può che considerare una grande ricchezza questa varietà. Ogni lingua è il risultato di secoli di storia, di cultura, di incontri e prestiti. Ben venga la sfida della traduzione, che impone di plasmare la parola e trasformare ogni testo in un testo nuovo e originale.

Autore dell’articolo:
Monica D’Alessandro
Traduttrice EN-ES>IT
Palermo

La mia nuova vita da traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Il 23 ottobre 2011, ho compiuto 63 anni ed ho deciso di intraprendere la carriera di traduttore.
Sono infatti andato in pensione dal mio vecchio lavoro di ingegnere meccanico e mi sono ritrovato a non avere nulla da fare di positivo. Conosco il francese e l’inglese: mi sono detto: “Perché non fare il traduttore?”.
Ma ho voluto fare le cose in grande: mi sono iscritto alla facoltà di lingue e letterature straniere, a Torino; ho inoltre deciso di andare sei mesi in Inghilterra, a migliorare il mio inglese.

Mi sento ringiovanito di almeno 30 anni, anche se ho la barba bianca, mal di schiena e faccio fatica a camminare bene (figuriamoci a correre!).
Vado in piscina tutti i giorni, ed ho inviato il mio curriculum a varie società di traduzione.
Ho acquistato un notebook nuovo, perché quello vecchio mi ricordava troppo il mio lavoro precedente (non ho avuto il coraggio di disinstallare Autocad ed i vari pacchetti che mi aiutavano nella programmazione, anche perché potrebbero sempre servire …), e via, verso l’ignoto.

Forse ignoto no, perché a dire il vero il traduttore l’ho già fatto in passato, ma sempre per poco tempo e non come lavoro principale; ho rispolverato i miei dizionari di francese e di inglese e … naturalmente mi appresto ad imparare una terza lingua; non so ancora quale, e con questa non potrò certo fare traduzioni, inizialmente, ma … poi vedremo.

Autore dell’articolo
GianAngelo Cencio
Traduttore Fr>It En>It
Roddino (Cn)

Facebook: un ausilio per la traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Nell’era di Internet, dei social network, dei programmi di assistenza alla traduzione, delle banche dati, dei motori di ricerca e delle e-mail in tempo reale, reperire l’informazione di cui si necessita potrebbe sembrare un gioco da ragazzi, vista l’ingente mole di dati disponibili. In realtà queste informazioni, talvolta, possono fuorviare e gettare in confusione il traduttore che sta lavorando su un testo, oltre al fatto che deve pure accertarsi della loro veridicità. Infatti, lungi dall’essere un tuttologo ed essendo confrontato a testi di ogni settore e, spesso non potendo contare nemmeno sull’aiuto di un esperto, deve venirne a capo con le sue stesse forze.
In questo contesto, però, uno dei più celeberrimi social network, ovvero Facebook, può venire incontro alle esigenze dei professionisti della traduzione e dar loro una mano. Infatti, quest’ultimo non serve solo ed esclusivamente a restare in contatto con amici e conoscenti di tutto il mondo, taggare foto e post vari.

Negli ultimi tempi alcuni traduttori professionisti hanno deciso di cogliere la palla al balzo e sfruttare questo social network in modo proficuo, coscienti che al giorno d’oggi quasi tutti dispongono di un account su Facebook. Sono così sorti numerosi gruppi dedicati a questa professione, spesso sottovalutata e non sufficientemente riconosciuta. Il traduttore iscritto può di conseguenza chiedere aiuto ai colleghi se una parte di un testo risulta poco chiara, può trovare offerte di lavoro, postare e reperire glossari online sulle tematiche più svariate e nelle diverse lingue, venire a conoscenza di seminari e corsi organizzati sul tema della traduzione, essere sempre al corrente della normativa vigente sulla sua professione, solo per citare alcuni esempi.
Insomma un mezzo che può sembrare un mero oggetto di svago, si può trasformare in una risorsa molto utile per il traduttore, oltre a tenere compagnia ed essere una valvola di sfogo per coloro che trascorrono ore e ore davanti al computer e necessitano di cinque minuti per distrarsi.

Di seguito vorrei citare alcuni di questi gruppi nella speranza che possano essere d’aiuto agli utenti di questo blog

• Liberi professionisti traduttori
• Übersetzer und Dolmetscher
• Traduttore Cerca Aiuto
• Interpreting for Europe
• Trova traduttore
• Traduzioni legali
• Traduttori e traduttrice de-it-de

Autore dell’articolo:
Laura Broggi
Interprete e traduttrice DE e FR
Merano (Bz)

Cos’è la traduzione?

 Categoria: Traduttori freelance

Cos’è la traduzione? Difficile darne una definizione dal momento che la sua storia dimostra come l’idea del tradurre e il linguaggio siano cambiati nel corso dei secoli. Considerare la traduzione come un mezzo di comunicazione tra lingue e culture diverse renderebbe la traduzione un’attività inferiore; essa è invece lo spazio privilegiato per l’osservazione delle dinamiche interne al linguaggio perché è attraverso essa che si può constatare l’evoluzione costante delle lingue.

Possiamo innanzitutto dire che la traduzione è un’attività inseparabile dalla sua storia, dal linguaggio, dalla letteratura e dalla cultura di partenza e da quella di arrivo di un’opera e prima di essere attività è un atto d’intenzione del traduttore che deve così confrontarsi con il mito dell’originale. Da qui ci interroghiamo sul ruolo del traduttore o, per citare Walter Benjamin, su quale sia il suo compito.

Un compito, quello del traduttore, che all’origine prevede un atto di fede nei confronti del testo da tradurre: credere fermamente di aver incontrato un universo, il testo, che meriti di essere rivelato attraverso un’altra lingua. E questo rivelare diventa una sfida ogni volta che saranno messe a confronto due lingue e due culture diverse.
Attraverso la riflessione di W. Benjamin abbiamo compreso che il valore di un’opera letteraria non risiede nella trasmissione di informazioni ad un pubblico di lettori, ma nel modo in cui un autore si enuncia di fronte al mondo. Allo stesso modo, dunque, il traduttore dovrebbe riprodurre l’intenzione dell’opera originale e per far ciò dovrà affrontare dei problemi di natura culturale che gli assegnano il ruolo di mediatore.

Per adempiere al ruolo di mediatore culturale egli dovrà possedere un gran numero di saperi come la conoscenza della società, della sua storia, della sua gastronomia, dei suoi costumi; la conoscenza delle regole della comunicazione, delle frasi idiomatiche e dei proverbi; la conoscenza degli strumenti informatici utili per la parte pratica del suo lavoro. L’abilità del traduttore dovrebbe consistere in una conoscenza ottimale delle due culture messe a confronto al fine di adattare il testo di partenza alla cultura di arrivo.
Un lavoro, dunque, carico di responsabilità che a volte porterà a fare della negoziazione ovvero a compiere scelte nella misura in cui sarà necessario cambiare l’aspetto dei segni linguistici nel passaggio da una lingua all’altra, rinunciando a volte a qualcosa nella lingua d’arrivo per far gustare al lettore un po’ del sapore dell’opera originale.

Autore dell’articolo:
Maria A. Montanaro
Aspirante traduttrice
(Laurea Specialistica in Teoria e Prassi della Traduzione Letteraria)
Lingue Français =>Italien; English =>Italian
Bari

L’articolo è l’adattamento in italiano dell’introduzione presente nella mia tesi di laurea in francese dal titolo “Une proposition de traduction et commentaire de Caroline assassine de Sophie Jabès

Tradurre è comunicare

 Categoria: Traduttori freelance

“I traduttori sono dei deviati. Persone assurde”. Così esordì il mio professore di traduzione un bel giorno all’università. Parole che mi sono rimaste chiaramente impresse e che mi accompagnano nella mia ricerca di un posto nel mondo della traduzione. Dopo essersi ripresi dal piccolo shock che tale affermazione provoca, bisogna ammettere che un pizzico di verità c’è: il traduttore è lettore e autore allo stesso tempo, si nasconde e si annulla per dar voce a qualcun altro; il suo intervento, il suo lavoro è quello di non trapelare dalle parole che qualcun altro ha scritto, farsi portavoce di cose mai dette, mai pensate, magari neanche condivise e lontane da sé.

Il traduttore è un personaggio nell’ombra, il suo è un lavoro non sempre riconosciuto e onorato come meriterebbe, a mio parere. Eppure riflettiamo: avremmo mai potuto apprezzare e lasciarci incantare dai libri di un Flaubert, di un Kafka, di Dostoevskij, senza l’intercessione (non esiste termine più appropriato, direi) di un traduttore?

Tradurre è comunicare, è mediare, livellare e scavalcare i muri delle differenze linguistiche e culturali. Già, perché il traduttore non è un semplice amanuense che copia parole scritte soltanto in modo diverso, ma è un conoscitore di due o più paesi diversi, e costruisce quel ponte che ci permette di affacciarci e di passeggiare sul sentiero di un nuovo modo di scrivere, pensare, essere.

Autore dell’articolo:
Valeria Visentin
Traduttrice EN>IT
Borgo Bodgora (LT)

Niente sconti, ma nulla per scontato

 Categoria: Traduttori freelance

E’ iniziato tutto con Compuserve, un software pesantissimo che allora serviva, credo, per comunicazioni interaziendali. In azienda nemmeno avevano capito cos’era. Me ne avevano affidato la comprensione, visto che le spiegazioni erano in tedesco. E così ero l’unica a sapere cos’era, ad avervi accesso e dopo un po’ di tempo a gestire le pochissime mail che venivano mandate da qualche collega. Tutti usavano il fax, una sorta di totem dove ci si riuniva verso le 10.30 a mandare i 3 o 4 fogli prodotti nella mattina. Poi si scendeva al bar a bere il caffè. Con Compuserve eseguivo le mie prime trasmissioni remote, ma ancora non avevo compreso le potenzialità di quel pesante e oscuro sistema. Pensavo a qualche diavoleria tedesca, affibbiataci dai nostri partner aziendali.

Ho invece compreso veramente che cosa stava succedendo, il giorno in cui un amico titolare di un’agenzia per cui lavoravo, e alla quale da tempo consegnavo floppy-disk con i file di traduzione, mi installò un “modem”, una scatoletta dall’aspetto antiquato.
La barra che da 100% scendeva, fino allo 0%, e la scritta in dos, di conferma dell’invio, mi davano una certa euforia. Fu in quel preciso momento che capii di essere libera. E l’avvento della posta elettronica me lo confermò.Da allora avrei potuto lavorare ovunque, quella scatoletta mi avrebbe salvato da anni di pendolarismo, di logoramento, e da tutte quelle cose che da giovane dipendente apprezzavo ma che temevo avrei sofferto con il passare degli anni. Avrei invece potuto decidere dove, e con chi lavorare. Dedicarmi esclusivamente a quello che mi piaceva. Trasformare l’incomprensibile in comprensibile, l’ingarbugliato in semplice. In una parola avrei tradotto. Avrei potuto scegliere dove lavorare e, in una certa misura, anche per chi. Avrei potuto mettermi per conto mio. Più avanti l’ho fatto.

E quando lo feci nemmeno immaginavo che di lì a qualche anno ancora un PC mobile con chiavetta mi avrebbe permesso di trascorrere villeggiature di lavoro accanto ai miei famigliari, e soprattutto a mia figlia. Sono passati 15 anni da quella volta con Compuserve. Non sono su Facebook, né su Twitter, non voglio esagerare. Mi basta la libertà che oggi possiedo. Dopo 25 anni posso dire di non aver avuto sconti nella mia professione, ma di non dare assolutamente nulla per scontato.

Autore dell’articolo:
Monica Mantovani
Traduttrice di brevetti – ENG-ITA TED-ITA
Novara

Sono una traduttrice

 Categoria: Traduttori freelance

Sono una traduttrice. Ho sempre amato tradurre. All’inizio per diletto, e poi per il gusto di dare agli amici l’opportunità di condividere con me letture affascinanti che loro non potevano gustarsi in lingua originale.

Poi, dalla semplice passione per la lettura, è nato l’amore sfrenato per il lavoro da sarto del traduttore. Sì, perché sono convinta che chi lo fa per mestiere abbia grandi responsabilità e grandi missioni da svolgere quando intraprende tale strada. Infatti, nonostante il tradurre sia dar voce a un autore, riportando pedissequamente nella propria lingua le sue parole, il traduttore passa in secondo piano dimenticato dal lettore. Tranne nel caso in cui il testo sia cucito talmente male da rendere oltremodo ingombrante la sua presenza. Questo è il paradosso a cui ci dobbiamo arrendere: far bene una traduzione ed essere dimenticati, passando in secondo piano, piuttosto che essere notati perché il lavoro fatto è stridente, ingarbugliato e cacofonico.

Tuttavia tale aspetto è solo una delle facce della medaglia. Nel frequentare svariati corsi, per affinare le mie capacità e le mie conoscenze, ho imparato che non esiste la traduzione per antonomasia, ma una traduzione: quella che è frutto del lavoro di una persona che ha il proprio bagaglio culturale e formativo. Per cui, a parità di competenza e professionalità, la mia traduzione sarà diversa da quella di un altro collega, perché diversi sono i nostri processi mentali e le nostre realtà. Diversi saranno i dubbi amletici che sorgeranno ogniqualvolta si preferisca una scelta lessicale invece di un’altra. Senza parlare dei sensi di colpa che ci si porta dietro per averlo fatto.
Però, vuoi mettere che soddisfazione sapere che chi leggerà il lavoro finito non penserà a quel testo come a una traduzione ma come a qualcosa di naturale?

Autore dell’articolo:
Ina Uzzanu
Traduttrice Freelance & Scout Reader
Sassari

La traduzione e il talento

 Categoria: Traduttori freelance

Mi sono sempre chiesta quale fosse il lavoro più bello del mondo. Una risposta di tanti potrebbe essere il lavoro con un guadagno di diecimila euro al mese, ma forse comporterebbe affanno per tutto il giorno e sette giorni su sette senza neanche tante soddisfazioni. Altri potrebbero rispondere quello di maggior prestigio, e magari non mostrare particolare interesse per il tipo di lavoro svolto, ed altri ancora preferirebbero quello che comporta minore fatica, rischiando forse l’alienazione e la noia più totale.

Al giorno d’oggi si tende talmente tanto alla frustrazione che si trascura un elemento molto importante: il piacere nel lavorare. Proprio così, come nel divertimento più puro anche il lavoro merita il suo piacere.
Se nell’esercitare la propria professione si riesce ad avvertire una particolare sensazione piacevole e le difficoltà che si incontrano, più che un indesiderato ostacolo, rappresentano un’appassionante sfida, un bagliore di luce illumina la mente, le soluzioni anche ai quesiti più complicati si materializzano come se guidate da una mano divina. I risultati e le soddisfazioni non tardano a farsi attendere.
Riuscire a sentire questo fa la differenza, cogliere tali sfumature equivale a cogliere il sapore della vita che porta a dare il meglio di sé. Così non esisterebbe il lavoro più bello perché ognuno avrebbe il suo.

Ciò che mi ha spinto a svolgere questa professione come principale attività lavorativa è proprio questo “bagliore” ed i risultati raggiunti con la stessa ispirazione mi hanno sorpreso ancor di più.
Come le sfumature riescono a far cogliere il sapore di ciò che appassiona e rende una professione speciale, così sono riuscite a guidarmi nella pratica: tradurre è un arte e significa cogliere le sfumature poiché le differenze sottili tra un termine ed un altro suscitano sensazioni diverse. Riuscire a percepire tale differenza, ricostruirla nel proprio mondo e trasmetterla esprimendone la giusta essenza è l’obiettivo da raggiungere.
Ma allora che cosa è il talento, questa preziosa ed alquanto rara parola, tanto ricercata e tanto voluta, forse non è poi così impossibile… forse è in ognuno di noi…. bisognerebbe solo scoprire la sua identità.

Autore dell’articolo:
Cinzia Cernitore
Traduttrice Inglese – Italiano
Bari

Un traduttore senza sede

 Categoria: Traduttori freelance

Sono ancora molto recenti gli anni dell’Università nei quali ci insegnavano come si traduce un certo tipo di testo. La maggior parte del lavoro, però, era lavoro autonomo. Erano le nostre prime creazioni nel mondo delle traduzioni. Quei tempi ormai sono dietro di noi anche se i tempi dello studio sono ancora qui e non finiscono mai.
Finita l’Università, forse sono arrivati i tempi più duri. La ricerca di clienti tramite cui farsi una propria carriera. Tutti o quasi tutti siamo passati per questo percorso. Qualcuno lo ha trovato subito, altri con un pizzico di fatica in più, e altri invece hanno dovuto letteralmente sudare per trovare un piccolo posto nel mondo delle traduzioni.
Quando sei un principiante nel settore e tutte le agenzie di traduzione e tutti i possibili clienti richiedono anni e anni di esperienza che tu, in quel momento non puoi avere, a volte senti il bisogno di sbattere la testa contro un muro. E invece bisogna avere pazienza, tradurre, leggere, fare esercizi linguistici per mantenere il livello che hai raggiunto dopo l’Università o magari, e meglio ancora, migliorarlo.
Inoltre, la ricerca del lavoro viene resa ancor più dura dalla crisi finanziaria che, nonostante si sia indebolita, persiste nel mettere il bastone tra le ruote ai traduttori neolaureati.

Il mio viaggio da traduttore è iniziato a Trieste, alla SSLMIT. Dicono, una delle migliori scuole del genere in Italia. Per questo motivo pensavo che, finiti i corsi, tutto sarebbe andato liscio come l’olio. Dopo la laurea sono tornato a casa, in Croazia. Alcuni lavoretti li avevo già iniziati a Trieste, altri li ho iniziati a casa, ma poi? Ma poi non ero felice e ho deciso di trasferirmi a Sarajevo. Qui il settore delle traduzioni è forse meno sviluppato che in Italia. Naturalmente si fanno traduzioni letterarie e si traducono saggi e testi universitari ma la traduzione tecnico-scientifica è meno presente. Tuttavia, questo non è un problema dato che si può lavorare facilmente via internet. Venendo qui, ho scoperto che la lingua bosniaca è molto più diversa dal croato di quanto potessi immaginare. Ci sono molti più stranierismi di provenienza turca e tedesca e differenze anche a livello grammaticale. Ci sono parole che non avevo mai sentito prima. E questo è stato un buon allenamento per apprendere una “nuova” lingua le cui basi erano già presenti in me grazie al croato.

Ma oltre a questo bisognava pensare anche alle altre lingue come l’italiano e l’inglese. Alla fine sono queste le lingue di origine con cui lavoro e voglio lavorare. Quindi bisognava mantenerle attive. Come penso tutti, leggo libri, giornali, magazine. Mi vedo film, serie TV e vari spettacoli con e senza sottotitoli (perché in questa parte del mondo si usano i sottotitoli piuttosto che il doppiaggio), comunico con amici e naturalmente traduco. Poi ho anche lavorato con una TV proprio nel campo del sottotitolaggio. E inoltre, per guadagnare qualche soldino in più, ho iniziato a fare la guida turistica, o meglio l’accompagnatore di gruppi turistici. Quindi oltre a “sentire” le lingue d’origine, posso anche usarle attivamente.
Dove mi porterà il domani non lo so, ma sicuramente lo aspetterò munito del mio computer e di una connessione a internet, sperando che questa crisi la smetta di mettere i bastoni tra le ruote a me e agli altri traduttori che hanno iniziato o stanno per iniziare a farsi strada nel settore della traduzione.

Autore dell’articolo:
Vili Šorgo
Traduttore freelance italiano/inglese>croato
Novigrad (Croazia)

Una professione fra arte e mestiere

 Categoria: Traduttori freelance

La traduzione è una delle professioni meno conosciute in Italia. È un mestiere difficile, un’arte da cesello, ma nessuno, ovviamente a parte gli addetti ai lavori, i familiari e gli amici degli addetti ai lavori, pare conoscerlo bene, né interessarsene.
I traduttori da anni lottano per l’affermazione e il riconoscimento di una professione tanto affascinante quanto complicata e misteriosa ma che al momento non è nemmeno protetta da albo. Non esistono nemmeno dei tariffari fissi. Il prezzo varia secondo capacità, tempistiche, lingue di lavoro, settori di specializzazione.

Ma come si diventa traduttori? E una volta diventatolo, quanto si lavora? Si può vivere di sola traduzione? Queste sono le domande che tutti quelli che si avvicinano alla traduzione si fanno e fanno ai professionisti che conoscono più o meno direttamente. Il fatto è che non esiste una risposta unica perché ogni caso è differente. Si tratta, infatti, di una professione che offre opportunità variegate, sbocchi diversi e ha bisogno di costanza, pazienza e tantissima umiltà. Doti che, se pur nobili e apprezzabili, fanno a pugni con il bisogno concreto di dover lavorare e di doverci anche vivere, di traduzione. Si è così sviluppata, negli anni, la curiosa immagine del traduttore “asceta”, un po’ intellettuale, che vive traducendo tutto il giorno senza quasi avere necessità di alcun tipo. “È un lavoro che si fa per passione, che si fa gratis, che prima di entrare nel giro ce ne vuole, che si trova solo attraverso determinati canali, che si ottiene grazie al passaparola…” queste le frasi d’ordinanza.

Dopo quasi dieci anni di esperienza nel settore, posso dire che non esiste una regola per diventare traduttori e per poterne vivere. Certo, questa sfida rende il lavoro ancora più affascinante e misterioso. E riguarda soprattutto la traduzione letteraria. Per quella tecnica, le cose sono un po’ diverse. Se la traduzione letteraria si avvale principalmente di pochi eletti, fortunati (e anche bravi, va detto) da poterci guadagnare la pagnotta, il settore tecnico ospita molti lavoratori soddisfatti. Conosco parecchie persone che vivono bene facendo il traduttore informatico, industriale, legale, traducendo bilanci, contratti e manuali. Lavorano tutti come matti e, forse, sono anche sottopagati per quello che fanno e per la qualità del lavoro che producono.

Per diventare traduttori bisogna studiare moltissimo, formarsi a lungo, leggere a bizzeffe, allenarsi a più non posso. Bisogna leggere libri nella propria lingua e in quella di lavoro, guardare la Tv del Paese di riferimento, conoscerne la cucina, la musica, le tradizioni, la cultura politica e quella religiosa, il pensiero della gente. Bisogna viaggiare e frequentare persone di quel Paese, andare a corsi e laboratori di traduzione specialistica e, ancora, leggere giornali, visitare siti. Non solo. Bisogna anche essere tenaci e passionali e sapere che non è abbastanza frequentare corsi che, se non vengono messi a frutto nel modo giusto, rischiano di diventare pezzi di carta che conducono alla strada del traduttore improvvisato. Per imparare a tradurre bisogna farlo, questa è la sola verità, e imparare molto sul campo. E non si deve avere troppa paura di commettere errori. Tutti li hanno commessi, li commettono e li commetteranno. Le parole sono scie luminose e ce n’è un gran bisogno, anche di quelle straniere, ed è un regalo che solo la traduzione ci può fare. Bisogna solo studiare, faticare, sudare. E osare un po’, perché, come dice Sepulveda, “Vola solo chi osa farlo”.

Autore dell’articolo:
Claudia Verardi
Traduttrice professionista en>it, fr>it,
Caserta

Traduttrice professionista o improvvisata?

 Categoria: Traduttori freelance

Da anni mi guadagno da vivere come traduttrice. Sono nata vicino a un grosso distretto industriale dove si producono mobili di ogni tipo (tavoli, divani, letti, armadi, ecc.) ed ho cercato di sfruttare al massimo quest’opportunità.
Sono stati i miei genitori ad indirizzarmi verso un percorso di studi che mi avrebbe permesso di lavorare nel distretto. Ho studiato commercio estero e poi lingue all’università.
Dopo la laurea ho iniziato da subito a lavorare come impiegata commerciale, ma, a distanza di pochi anni ho capito che avrei potuto dare il meglio di me stessa come traduttrice. Avrei fatto qualcosa che mi piaceva di più, in cui avrei potuto realizzarmi maggiormente e anche guadagnare di più qualora fossi riuscita a metter su qualche buon cliente.
Dopo tanti sforzi effettuati per acquisire clienti, adesso ho un bel flusso di lavoro e non mi basta mai il tempo, ho più lavoro di quanto riesca a gestirne. Per questo mi reputo molto fortunata, anche se mi sono impegnata moltissimo per raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissata. Le ditte che operano nel distretto mi contattano per tradurre lettere commerciali, contratti, schede tecniche di prodotto, cataloghi di vendita, documentazione aziendale di vario genere. Sono diventata un punto di riferimento per molte di esse.

Per diventare una traduttrice professionista ce l’ho messa proprio tutta e ancora oggi ce la metto tutta. Leggo libri, riviste e giornali in lingua straniera, guardo tv straniere, ascolto musica straniera, visito siti internet stranieri, chatto con un sacco di amici stranieri, frequento corsi di traduzione specialistica, viaggio spesso nei paesi dove si parlano le lingue con cui lavoro, acquisto dizionari aggiornati, insomma faccio di tutto per acquisire professionalità, in primis per i clienti, ma anche e soprattutto per me stessa.
Come tutti i bravi traduttori, non ho intenzione di fermarmi, voglio continuare a studiare e a migliorare. La tenacia e la passione sono i fattori che mi hanno permesso di aprirmi un varco in questo settore. Tuttavia, anche se sono soddisfattissima del mio percorso e della professionalità acquisita, a volte mi sembra che mi manchi qualcosa, percepisco una specie di lacuna.

Mi accade quando frequento alcuni forum o blog nei quali i traduttori lanciano strali contro i cosiddetti traduttori improvvisati, cioè coloro che non hanno frequentato scuole, corsi o master per traduttori. Anche se so di aver fatto un bel percorso, in qualche modo mi sento chiamata in causa e mi chiedo se anch’io sono una traduttrice improvvisata. Poi però leggo i commenti degli stessi traduttori che condannano tutti i corsi-corsetti-corsettini che a loro dire non fanno altro che consegnare pezzi di carta a persone che poi all’atto pratico non sono capaci di tradurre una lettera commerciale standard.
Io invece lo sono, prova ne sia che da anni vivo di traduzione. Del resto, un’altra delle cose che ho letto è che il buon traduttore si vede al momento del “test del pagamento”: se a lavoro finito uno viene pagato e, soprattutto, se dopo un po’ di tempo viene chiamato per un nuovo incarico, allora vuol dire che la traduzione tanto male non era.
Quando mi pagano, i dubbi sul fatto di essere una traduttrice improvvisata svaniscono come per magia e mi sento di nuovo una traduttrice professionista.

Autore dell’articolo:
Daria Capecchi
Traduttrice professionista fr>it, en>it
Quarrata (PT)

Tradurre in pigiama

 Categoria: Traduttori freelance

Quali sono le cose che amate di più della vostra professione? Cos’è che vi ha portato a fare il lavoro che fate? Alcuni, purtroppo, risponderanno che non ne hanno idea, che è stato il caso o peggio la necessità a motivare le loro scelte. I più fortunati daranno una risposta diversa.
I traduttori, in genere, di fronte alle domande appena enunciate, rispondono facendo riferimento all’amore smisurato che hanno per le lingue straniere e alla sensazione di estrema soddisfazione che provano nel tradurre un testo da una lingua ad un’altra.
Anche nel mio caso (sono traduttrice cinese-italiano e inglese-italiano) questi due fattori sono stati sicuramente importanti quando ho deciso di intraprendere la carriera di traduttore, ma non sono stati decisivi.
Avrei potuto tranquillamente utilizzare le lingue lavorando nel turismo o nel commercio e avrei sicuramente guadagnato più soldi. Il problema è che non avrei potuto lavorare da casa.

Ebbene sì, ammetto che una delle cose che amo di più del mio lavoro è il fatto di poter lavorare da casa. Volete mettere svegliarsi la mattina e non doversi gettare nel caos della città? Rimanere a casa al calduccio, accendere il computer ed iniziare a lavorare con la tazza del caffé caldo sulla scrivania. Non cambierei il mio lavoro con nessun altro.
Per contro, il mio fidanzato morirebbe se facesse questo lavoro, lui è iperdinamico, iperattivo, non può stare chiuso in una stanza più di cinque minuti, io sono l’esatto opposto, una vera pigrona. Ci sono giorni in cui lavoro persino a letto, senza nemmeno togliermi il pigiama! Normalmente però mi metto in tuta per stare comoda.
Alcuni teorici sostengono che per essere professionali (ad esempio nel rispondere al telefono o a un’e-mail) occorra vestirsi in modo professionale poiché chi sta dall’altra parte della cornetta o legge i nostri messaggi, a loro dire percepirebbe in qualche modo che non siamo esattamente “in tiro” e ci riterrebbe di conseguenza poco professionali.
Mai sentita una stupidaggine più colossale! I miei clienti e le agenzie di traduzione con cui collaboro non si sono mai lamentate della mia professionalità. Lavoro in pigiama ma consegno sempre traduzioni accurate e rispetto le scadenze pattuite.

Autore dell’articolo:
Marika Aldini
Traduttrice cinese-italiano e inglese-italiano
Domodossola (TO)

Traduttori e marketing

 Categoria: Traduttori freelance

Uno degli errori più comuni che commettiamo noi traduttori con qualche anno alle spalle è smettere di fare attività di marketing quando si raggiungono determinati obiettivi.
Quando vediamo che il lavoro arriva anche senza cercarlo e si guadagnano delle cifre che ci permettono di vivere bene e di continuare ad avere un po’ di tempo libero, generalmente tendiamo a credere che sia fatta e che da quel momento in poi potremo vivere di rendita.
Purtroppo non sempre è così e, talvolta, com’è successo a me, ci si trova a dover ricominciare tutto daccapo all’improvviso.
Anni fa iniziai a tradurre per una grossa azienda della quale non farò il nome. Dopo poco tempo, questa azienda era diventata il mio miglior cliente diretto ed avevo bisogno di pochi altri lavoretti saltuari per considerarmi pienamente soddisfatto. Lavoretti che puntualmente arrivavano perché raccoglievo i frutti dei tanti semi che avevo piantato in passato.
Smisi allora di dedicarmi al marketing per concentrarmi esclusivamente sulla mia professione di traduttore. Credevo che lavorare come traduttore non implicasse fare attività di marketing per tutta la vita. Mi sbagliavo, ma in quel momento non me ne rendevo conto. Il marketing è un aspetto dal quale non si può mai prescindere. Ci saranno momenti in cui si privilegiano maggiormente altri aspetti ma, se si vuole continuare ad essere competitivi sul mercato, occorre fare continuamente attività di marketing.

Io l’ho capito mio malgrado solo dopo che l’azienda di cui ho appena parlato ha chiuso in men che non si dica. Altrettanto in men che non si dica mi sono ritrovato senza un lavoro poiché nel frattempo anche i lavoretti saltuari erano diminuiti sempre più senza che io dessi più di tanta importanza a quanto stava accadendo.
Sono stato costretto a ripartire praticamente da zero e sul momento ho provato una sensazione di panico totale. Fortunatamente, nel giro di qualche settimana ho trovato due nuovi clienti che si soo rivelati molto buoni. Anziché sfruttare le nuove tecnologie ho utilizzato i cari vecchi canali, che secondo me sono sempre i migliori. Il primo cliente, una ditta molto grande, cercava un traduttore francese-italiano e un traduttore spagnolo-italiano (le mie lingue di lavoro) e per trovarlo ha mandato una mail a pioggia a tutti i collaboratori interni ed esterni all’azienda. Un mio amico, che lavora per quella ditta, mi ha presentato all’autore della mail e, dopo alcuni test, mi è stato proposto un accordo biennale che ovviamente ho accettato.

Molti diranno che non ho fatto molto per ottenere questo incarico poiché è come se fosse piovuto dal cielo. Non è esattamente così. È vero che ho avuto sicuramente fortuna ma è anche vero che se non avessi fatto presente a tutti i miei conoscenti che stavo cercando lavoro, probabilmente al mio amico non sarebbe venuto in mente di contattarmi. Lo stesso dicasi per il secondo cliente che mi è stato presentato da una collega traduttrice. In passato le avevo girato un po’ di lavoro quando ero pieno fino al collo e lo stesso ha fatto lei con me quando le ho fatto presente (a lei come a tutti gli altri traduttori che conosco) che avevo bisogno di lavorare.
Con questo non voglio dire che i metodi moderni siano da scartare, solo che per gente di una certa età, creare siti web o inviare di migliaia di mail di presentazione e curriculum alle agenzie di traduzioni e ai clienti diretti non sempre ripaga dello sforzo fatto, vista l’età può capitare di essere scartati a priori. Molto meglio sfruttare le conoscenze fatte nel corso del tempo.
Diverso è il discorso per i giovani traduttori, che conoscono meno persone nell’ambiente ma, in compenso, hanno molta più dimestichezza con le nuove tecnologie…

Autore dell’articolo:
Giuseppe Antonacci
Traduttore fr>it, es>it
Bordighera (IM)

Un traduttore italiano all’estero

 Categoria: Traduttori freelance

Ho dimostrato fin dalla tenerissima età una certa attitudine per le lingue. Quando alle elementari ancora non si insegnava la lingua di Shakespeare e i miei compagni erano impegnati a studiare l’alfabeto e le tabelline, io già mi dilettavo con dei librettini pieni di disegni e didascalie in inglese. Incoraggiato dai miei genitori, già dopo le scuole medie decisi che da grande avrei fatto il traduttore.
Ho fatto di tutto per imparare l’inglese alla perfezione. Liceo linguistico a Roma, scuola interpreti e traduttori a Trieste con Erasmus a Londra, viaggi piuttosto frequenti in Inghilterra, libri di narrativa in inglese, film in inglese, musica in inglese, chat in inglese, amici inglesi in Italia.
A un certo punto ho capito che per quanto lo avessi studiato e per quanto continuassi a studiarlo non avrei mai potuto impararlo alla perfezione se non avessi vissuto per qualche anno all’estero. O meglio, la lingua probabilmente avrei potuto impararla anche restando in Italia, ma per quanta roba leggessi, vedessi e ascoltassi, non avrei mai potuto conoscere fino in fondo la cultura anglosassone. E per un traduttore la cultura del luogo ha un importanza cruciale, quasi come la lingua.

Decisi di partire. E andai non solo in Inghilterra, ma anche negli Stati Uniti e visto che c’ero pure in Australia. L’inglese si sa, non è uguale in tutto il mondo. L’idea era quella di stare fuori tre/quattro anni al massimo e poi tornare in patria e vivere di rendita con le traduzioni. Con il mio curriculum e la mia abilità con le lingue avrei trovato sicuramente lavoro.
Sono passati quasi vent’anni da allora, non sono più tornato in Italia, vivo a Melbourne, faccio traduzioni tecniche e di lavoro ne ho in abbondanza. Purtroppo però nel frattempo mi è venuto il problema opposto: ho imparato troppo bene l’inglese e sto lentamente dimenticando l’italiano. Buffo, vero? Una mezza vita a studiare una lingua per cercare di impararla bene e l’altra mezza a ripassare quella che già sapevo per non scordarmela.
Per combattere il fenomeno della naturale erosione della mia madrelingua ho iniziato a fare esattamente tutto quello che facevo nella prima mezza vita: leggo libri in italiano, vedo film in italiano, ascolto musica italiana e radio italiane su internet, visito siti di informazione italiani, frequento amici italiani qua in Australia, mi collego con skype con la mia famiglia in Italia. Devo dire che tutte queste cose, oltre al cervello, fanno bene anche al cuore, soprattutto l’ultima…

Autore dell’articolo:
Vittorio Pagetti
Traduttore inglese-italiano e italiano-inglese
Melbourne, Australia

Tariffe di traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Non esiste un listino delle tariffe di traduzione valido per tutte le stagioni. I prezzi variano a seconda delle capacità, delle combinazioni linguistiche, dei settori di specializzazione, della rapidità di esecuzione, ecc. Ci sono però delle regole non scritte che sarebbe bene seguire.
Una di queste è che non è giusto (soprattutto nei confronti dei clienti ma anche nei confronti dei colleghi) che un traduttore neolaureato richieda la stessa tariffa di un traduttore con esperienza pluriennale.
Un traduttore professionista, per diventarlo, ha intrapreso un percorso lungo e difficoltoso, facendo formazione nei momenti in cui non aveva incarichi, cercando di offrire quello che la concorrenza non offriva, dando il meglio di sé sempre e comunque in ogni traduzione, ascoltando i consigli dei colleghi, sbagliando e imparando dagli errori fatti. Un traduttore appena uscito dall’università, per diligente e talentuoso che sia, non ha alle spalle il trascorso di un collega più anziano.

Ciò detto, non è nemmeno giusto che un traduttore inesperto accetti compensi da fame solo per il fatto di non avere esperienza.
Purtroppo, i casi di palese sfruttamento della manodopera sono all’ordine del giorno, gli episodi sono tutt’altro che isolati. Ad ogni modo, occorre vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e pensare che non tutto il male viene per nuocere. Talvolta, infatti, il danno derivante dall’aver accettato un incarico a un prezzo ridotto, viene più che compensato dal ritorno in termini di esperienza. Dopo aver lavorato per qualche tempo “sottocosto”, arriva un momento nel quale un traduttore non è più un traduttore neolaureato e può chiedere una tariffa di traduzione consona alle proprie capacità. Ma come si fa a capire che quel momento è arrivato e dobbiamo smettere di accettare incarichi mal retribuiti? Anche in questo caso non c’è una risposta magica, dipende dall’esperienza del singolo. Il punto cruciale credo sia l’aggiunta di valore alla traduzione che ci è stata affidata. Se il nostro apporto fa la differenza, è giusto essere ben remunerati, indipendentemente dalla nostra esperienza lavorativa e dal tipo di formazione ricevuta.

Normalmente, però, si può essere in grado di aggiungere valore ad una traduzione solo dopo anni di esperienza, nei quali ci si è formati, specializzati e si sono commessi gli errori che ci hanno permesso di acquisire le competenze necessarie ad offrire un servizio di qualità. Una volta giunti a questo traguardo, probabilmente il lavoro non ci mancherà e potremmo permetterci di dire di no se un lavoro non ci stimola. Sì perché a volte, anche se si è esperti, l’accettazione di un lavoro non è solo una questione di prezzo, ma di stimoli. Uno degli aspetti più importanti nel lavoro è l’essere motivati da ciò che si fa. Si può anche lavorare per una tariffa di traduzione bassina se ci interessa il progetto e crediamo che possa farci acquisire esperienza e rendere ancor più appetibile il nostro Curriculum Vitae. Però nel frattempo dovremo compensare con altri lavori ben remunerati se vogliamo vivere di traduzione.

Autore dell’articolo:
Stefano Mariotti
Traduttore en/fr>it
Ferruccia (PT)

Errori dei traduttori inesperti (5)

 Categoria: Traduttori freelance

Con questo articolo concludiamo la rassegna sui più comuni errori dei traduttori inesperti.

9) Si lamentano del fatto che sul mercato ci siano molti traduttori ”improvvisati” che si spacciano per traduttori professionisti
Su internet, l’abbiamo detto più volte, si trova veramente di tutto: dal giovane diplomato che ha trascorso un’estate all’estero e per questo crede di essere già un traduttore, all’agenzia di traduzioni con decine di traduttori professionisti al suo interno. È evidente che il primo, almeno in linea di principio, non può offrire un servizio pari alla seconda ed è pacifico che chi non ha le capacità e l’esperienza per tradurre certi tipi di documenti non dovrebbe offrire servizi di traduzione di nessun genere. Detto questo però, chi stabilisce quali siano i requisiti del buon traduttore? Chi stabilisce chi ha il diritto di tradurre e chi no?
In linea di massima l’università forma nella maniera adeguata i futuri traduttori ma è anche vero che ci sono traduttori laureati del tutto impreparati e traduttori non laureati bravissimi.
Non è scritto da nessuna parte che per tradurre occorra essere laureati. Certo è un titolo di merito ma non è obbligatorio. I traduttori laureati, probabilmente per la loro natura di perfezionisti cui facevamo riferimento giorni fa, si ritengono a priori migliori del resto della popolazione in questioni linguistiche, una specie di razza superiore della lingua. E mettono alla berlina sulla pubblica piazza chi si dedica all’attività della traduzione senza avere un titolo di studio specifico. In realtà, anche senza tirare in ballo l’agenzia top, esistono moltissime figure professionali in grado di fornire servizi di traduzione di altissima qualità.

10) Traducono senza essersi registrati come lavoratori autonomi
I traduttori che si lamentano della presenza sul mercato di improvvisatori che rubano il lavoro ai professionisti magari sono poi gli stessi che fanno traduzioni senza essersi registrati come lavoratori autonomi. L’essere professionisti comporta il fornire un servizio professionale dalla a alla z, ivi compresa l’emissione della fattura al cliente e il pagamento delle tasse corrispondenti. Chi lavora senza emettere ricevute fa concorrenza sleale ai traduttori onesti e arreca un danno in termini di immagine a sé stesso e alla categoria nel suo complesso.

Errori dei traduttori inesperti (4)

 Categoria: Traduttori freelance

Questo è il penultimo post dedicato agli errori dei traduttori inesperti, l’ultimo verrà pubblicato lunedì.

7. Chiedono tariffe troppo basse
Si è radicata la convinzione che offrendo delle tariffe di traduzione bassissime si possano costruire relazioni stabili con i clienti e con le agenzie di traduzione per ottenere una mole di lavoro costante e continuata nel tempo. Il prezzo, inutile negarlo, è uno dei fattori chiave del mercato, ma non è l’unico e non è nemmeno il più importante. Ragionare solo in termini di prezzo alla lunga non paga, è come una coperta corta, se tiri troppo da una parte rimani scoperto dall’altra. Un prezzo basso inizialmente porta sicuramente lavoro, ma il lavoro, se non è ben remunerato, porta a varie conseguenze nefaste. La prima è la graduale perdita di motivazioni, cui farà inevitabilmente seguito l’abbassamento della qualità delle traduzioni. Parallelamente si assisterà anche ad un progressivo peggioramento della qualità della propria vita che sfocerà in un’insoddisfazione generalizzata nei confronti del proprio lavoro. Inoltre, da non sottovalutare la possibilità di ottenere anche l’effetto opposto a quello desiderato, cioè che ricevendo preventivi bassi, i clienti mettano in dubbio le capacità del traduttore. Infine, lo diciamo per esperienza, un cliente che richiede servizi di traduzione interessandosi solo al prezzo è impossibile da fidelizzare poiché abbandonerà immediatamente il suo fornitore di traduzioni abituale una volta trovato un fornitore più economico.

8. Non scrivono in modo corretto
Visto che, molto immodestamente, ci riteniamo tutti professionisti del linguaggio, dovremmo essere i primi a salvaguardarlo, non solo quando traduciamo ma anche quando non stiamo lavorando. Non è raro che un giovane collega scriva con errori di ortografia o mandi “1mail o 1msg scritto così xké in qst modo si fa+veloce”. Quando si inoltra una mail a vari destinatari o si scrive un messaggio su un social network, non si sa con esattezza chi ci può leggere, per questo occorre fare attenzione al modo in cui si scrive. Non occorre scervellarsi e scrivere come uno scrittore professionista, basta utilizzare sempre uno stile semplice ma corretto. Chi non lo fa, trasmette una pessima immagine di sé stesso e della categoria dei traduttori nel suo complesso.

Errori dei traduttori inesperti (3)

 Categoria: Traduttori freelance

Continuiamo la lista degli errori dei traduttori inesperti iniziata giorni fa.

5. Traducono da molte lingue
Alcuni studenti ritengono che più lingue impareranno più saranno le possibilità di lavoro che si presenteranno loro una volta laureati.
Niente di più sbagliato. È del tutto normale specializzarsi in una o al massimo due lingue. Chi scrive nel proprio curriculum che è in grado di tradurre in italiano testi in inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, greco, russo, giapponese e viceversa ottiene esattamente l’effetto opposto, cioè essere scartato a priori. Il mercato richiede traduzioni impeccabili, non approssimative. E per tradurre in modo impeccabile è necessario conoscere alla perfezione una lingua. È impossibile che qualcuno possa conoscerne molte a un livello tale da permettergli di affrontare con successo una traduzione professionale. Non si tratta di tradurre un libretto illustrato per bambini di quattro anni, ma di traduzioni tecniche con un elevato coefficiente di difficoltà.

6. Traducono qualsiasi tipo di testo
Anche se all’università ci si è trovati di fronte a traduzioni economiche, traduzioni mediche, editoriali o di altro genere, non significa che si è in grado di tradurre tutto. È la specializzazione in uno o più settori che fa la differenza, sia per il cliente che per il traduttore. Il cliente pagherà qualcosina in più ma otterrà un beneficio infinitamente maggiore in termini di qualità poiché la traduzione verrà eseguita da un professionista esperto nella materia. Il traduttore otterrà un doppio beneficio. Da un lato potrà chiedere tariffe più alte e quindi avrà un beneficio in termini di reddito. Dall’altro, rifiutando traduzioni su argomenti a lui poco noti, ne guadagnerà in termini di miglior qualità di vita poiché non impazzirà traducendo documenti che altri colleghi traducono in totale naturalezza.

Errori dei traduttori inesperti (2)

 Categoria: Traduttori freelance

Proseguiamo la lista degli errori dei traduttori inesperti iniziata con l’articolo di ieri.

3. Si specializzano solo nelle lingue più comuni
Il mercato della traduzione italiano ruota, ormai da qualche decennio, intorno all’inglese.
È difficile quantificare quale sia la fetta di mercato assorbita da questa lingua ma, almeno per quanto riguarda la nostra agenzia, le traduzioni da e verso l’inglese la fanno da padrone.
Sono più le traduzioni in inglese che quelle in tutte le altre lingue messe insieme.
Le altre lingue in ordine di importanza, sempre per quanto riguarda la nostra agenzia, sono il francese, lo spagnolo e, in misura decisamente inferiore, il tedesco.
Viste le richieste, la scelta dei traduttori di specializzarsi in queste lingue non è affatto illogica, anzi. Il problema è che la grande richiesta è superata da un’offerta ancor più grande.
Vi sono più traduttori che traduzioni da fare, anche perché, con l’avvento di internet, il mercato della traduzione è diventato globale e ormai è del tutto normale lavorare con traduttori residenti all’estero.
Una scelta saggia (o una scommessa a seconda dei punti di vista) sarebbe iniziare a specializzarsi in lingue attualmente meno utilizzate ma con un sicuro avvenire davanti, come il cinese, l’arabo e il russo.

4. Traducono verso altre lingue
La prima regola in questo settore è tradurre verso la propria madrelingua. Per bene che si conosca una lingua straniera, non la si conoscerà mai come i locutori nativi. Ovviamente, esistono eccezioni motivate di ricorso a traduttori non madrelingua e casi di bilinguismo perfetto, ma sono piuttosto rari. Pertanto, si deve sempre tradurre unicamente verso la propria lingua, mai verso altre.

Errori dei traduttori inesperti

 Categoria: Traduttori freelance

Tutti i traduttori professionisti, prima di diventare tali, sono stati dei traduttori inesperti.
E in quanto inesperti hanno commesso degli errori, gli stessi errori che oggigiorno commettono i loro colleghi più giovani. Vediamo quelli più comuni.

1. credono che le loro traduzioni siano perfette
I traduttori, si sa, sono dei gran perfezionisti. E molti lo sono non solo nel lavoro ma anche nella vita privata. Se c’è qualcosa che dà loro fastidio è che qualcuno gli faccia notare gli errori che hanno commesso. Al di là della sfera privata, sul lavoro non potrebbe esserci atteggiamento più sbagliato. Finché esisteranno i traduttori in carne e ossa esisteranno gli errori, non esiste la traduzione perfetta. L’aver superato tutti gli esami all’università a pieni voti o l’avere talento non rende immuni dagli errori. Chi vuole lavorare con profitto nel settore della traduzione dev’essere preparato a ricevere critiche e a farne tesoro. Dagli errori si impara e un traduttore non finisce mai di imparare.

2. non fanno revisionare le traduzioni
Questo errore è la diretta conseguenza dell’errore precedente. La revisione è una procedura insostituibile per realizzare traduzioni di qualità. I traduttori meno esperti, sia perché sono convinti di essere infallibili, sia per guadagnare qualcosa in più, evitano questo fondamentale passaggio. Ovviamente, per essere efficace, una revisione dev’essere eseguita seguendo determinate regole e determinati criteri. Il revisore dev’essere un madrelingua nella lingua di destinazione e dev’essere molto competente sull’argomento trattato. Il suo obiettivo dev’essere quello di migliorare il lavoro del traduttore non quello di sostituirsi a lui e stravolgere il suo lavoro.

Continueremo la lista nei prossimi giorni.

Traduttori neolaureati

 Categoria: Traduttori freelance

Un paio di decenni fa un titolo universitario era un biglietto da visita che apriva moltissime porte e permetteva di fare la differenza sul mercato del lavoro. Oggigiorno le cose sono molto cambiate e l’importanza della laurea è paragonabile a quella del diploma di scuola media superiore negli anni 70 e 80. L’inserimento nel mondo del lavoro per i traduttori neolaureati è diventato complicato per diverse ragioni. In primo luogo la crescita esponenziale delle traduzioni online che hanno allargato notevolmente i confini del mercato della traduzione, in secondo luogo il gran numero di laureati in lingue o in traduzione all’interno del territorio nazionale e in terzo luogo la presenza sul mercato di molti traduttori improvvisati. La crisi economica internazionale degli ultimi tempi ha fatto il resto.

Alla fine del percorso di studi è molto probabile che gli introiti siano molto ridotti se non addirittura inesistenti. Questo, tuttavia, non accade solo nel settore della traduzione, ma in tutte le professioni, soprattutto quelle nelle quali è necessario aver maturato una certa esperienza. Non ci si deve scoraggiare di fronte alle prime difficoltà, occorre aver pazienza, continuare la formazione con serietà e dedizione (un traduttore non smette mai di studiare e imparare) ed investire molto tempo in attività di marketing. Aspettare che siano i clienti o le agenzie di traduzione a venire a bussare alla nostra porta non è molto proficuo.
Il primo passo è entrare a far parte di un piccolo gruppo di traduttori. Si avrà la sensazione di essere sfruttati dai colleghi più esperti ma è uno scotto da pagare. Per quanto ci si sia impegnati all’università e ci si senta pronti a spaccare il mondo, da neolaureati non lo si è affatto ed è opportuno procedere per gradi. Un investimento iniziale che darà moltissimi frutti con il tempo in termini di esperienza, formazione, conoscenze, metodologia di lavoro, strategie di marketing, ecc.

Sempre in quest’ottica, non è sbagliato fare uno stage presso un’agenzia di traduzione o partecipare attivamente a progetti di traduzione solidali, che, per loro stessa natura, non sono remunerati o sono remunerati pochissimo. Ovviamente è impensabile tradurre pro bono a lungo e rimanere sempre all’interno di un gruppo di traduttori. A un certo punto, quando ci si sente veramente pronti, bisogna provare a volare con le proprie ali. Tradurre da soli è infinitamente più dispendioso da un punto di vista dell’investimento che occorre fare per ritagliarsi uno spazio e un nome sul mercato, ma è un investimento che alla lunga ripaga sia in termini economici che in termini di soddisfazione personale.

Barzellette sui traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Come per ogni professione che si rispetti, anche sui traduttori esistono freddure e barzellette. Ne riportiamo qualcuna “cattivella” sperando di strappare un sorriso ai nostri lettori e sperando che i nostri colleghi traggano alcuni piccoli consigli.

“Qual è il prezzo migliore che mi può praticare?”
“2500 euro.”
“Abbiamo in mano preventivi più bassi. Ci sono un sacco di traduttori pronti ad accettare il lavoro a un prezzo molto inferiore.”
“Non c’è problema, ci sono un sacco di clienti pronti a pagare le tariffe che richiedo.”

“Cosa fai?”
“Sono un traduttore.”
“Davvero? Interessante, ma mi riferivo a cosa fai per vivere…”
“Vuoi dire cosa faccio di lavoro? Non lavoro. Guadagno così tanto con le traduzioni che non ho bisogno di lavorare.”

“Qual è il prezzo migliore che mi può praticare?”
“2000 dollari americani.”
“Troppo alto per il Brasile.”
“Sì, lo so. Vivo qui ma non lavoro mai con clienti brasiliani. Prendo due piccioni con una fava, vivo in un posto esotico e lavoro con l’Europa e gli Stati Uniti.”

“Può consegnarmelo in tre giorni? È un lavoro veramente urgente.”
“Certo che posso.”
“Quanto mi verrà a costare?”
“1500 euro.”
“Non è un po’ troppo per un lavoro di tre giorni?”
“Posso farlo in una settimana se la può far sentire meglio”.

“Qual è il prezzo migliore che mi può praticare?”
“1000 euro.”
“Non è un po’ caro per un pezzo di carta?”
“No, non ha capito. La carta non gliela faccio pagare, il prezzo è relativo al mettere le parole sulla carta.”

“Qual è il suo prezzo migliore?”
“3000 euro.”
“Lei è completamente pazzo!”
“Ne sono consapevole. In effetti le mie tariffe sono così alte proprio per permettermi di pagare lo strizzacervelli.”

“Gli spazi non vanno tradotti, non vogliamo pagare anche gli spazi.”
“Ok, allora consegnerò il lavoro senza spazi.”

“Qual è il prezzo migliore che ci può praticare?”
“4000 euro.”
“Ci faccia un prezzo più basso. Lavoreremo spesso con lei in futuro.”
“Allora fareste meglio ad abituarvi alle mie tariffe fin da subito.”

Conferme d’ordine e ricevute di pagamento

 Categoria: Traduttori freelance

Con l’articolo di oggi concludiamo la panoramica sull’organizzazione del lavoro per un traduttore freelance, che ha occupato le pagine di questo blog nelle ultime settimane.
Ieri abbiamo parlato dell’archiviazione delle fatture sul computer, in quello di oggi parleremo brevemente delle conferme d’ordine e delle ricevute di pagamento.

Le conferme d’ordine, così come le fatture, sono documenti di vitale importanza, pertanto è auspicabile archiviarle seguendo uno schema preciso. A nostro avviso, può essere ricalcato lo schema creato per l’archiviazione delle fatture: due macrocartelle, una per le conferme d’ordine che i clienti ci inviano e l’altra per quelle che mandiamo noi (per lavori che abbiamo affidato ad altri colleghi o ad altri operatori del settore e per gli acquisti che abbiamo effettuato).
All’interno della cartella delle conferme d’ordine ricevute possiamo poi creare due sottocartelle, una organizzata per cliente e l’altra per data. Nella prima, ogni cliente avrà a sua volta una propria sottocartella nella quale inseriremo le conferme d’ordine che ci ha inviato. Nella seconda invece faremo un elenco cronologico delle conferme d’ordine ricevute. Grazie a questo duplice salvataggio potremmo poi effettuare ricerche sia per data che per cliente, trovando con rapidità il documento che cerchiamo.
Concluso l’anno solare, sposteremo il contenuto delle due cartelle in due nuove cartelle denominate come l’anno al quale si riferiscono. Nel compiere quest’operazione, è essenziale mantenere la suddivisione creata proprio per semplificare eventuali ricerche future.

Per quanto riguarda l’archiviazione delle ricevute dei pagamenti, possiamo impostare un discorso analogo alle fatture e alle conferme d’ordine creando un’altra cartella apposita.
La maggior parte dei pagamenti che effettuiamo sono relativi alle imposte. Effettuando le transazioni online, le tracce dei pagamenti rimangono memorizzate nell’account che la banca mette a nostra disposizione sul proprio sito, però è comunque buona norma effettuare delle copie sul nostro computer o su altri supporti. Anche le ricevute di pagamento che emettiamo a beneficio dei nostri collaboratori possono essere facilmente archiviate in formato digitale. Ovviamente, lo stesso non può essere fatto per una parte dei nostri acquisti (hardware di vario genere, dizionari, ecc.), accompagnati sempre da ricevute cartacee. Ad ogni modo, a meno che non siate dei compratori compulsivi, si tratterà di pochissime ricevute e potremmo quindi pensare di farne delle scansioni per avere comunque un archivio elettronico.

Accanto a questa miriade di file (cartelle di lavoro, fatture, conferme d’ordine, ricevute dei pagamenti), è molto utile creare delle tabelle riepilogative. Ad esempio, nel caso delle fatture emesse, per avere sempre la situazione pagamenti sotto controllo, basta preparare una tabella che contenga i dati di ogni fattura (numero progressivo, data di emissione, nome del cliente, importo, modalità di pagamento). Per non dimenticare di incassare una fattura sarà sufficiente contrassegnare ciascuna con la sigla “pagata” oppure “in attesa di pagamento”.
Un problema che sembra impossibile che accada ed invece a qualche distratto capita con frequenza è dimenticare di fare la fattura. Se non la facciamo, non la inviamo, non la salviamo in nessuna cartella e non la registriamo nelle tabelle riepilogative. Con il tempo ci dimentichiamo del lavoro svolto ed è come se non avessimo mai lavorato! La maggior parte dei clienti ovviamente si guarda bene dal farci notare la mancata ricezione della fattura e il pagamento va in cavalleria.
Per evitare che ciò accada, è buona norma preparare la fattura immediatamente dopo la consegna del lavoro. Magari si può aspettare anche qualche giorno ad inviarla ma, una volta fatta, con le regole di archiviazione che ci siamo dati, se ci dimenticassimo di inviarla ce ne accorgeremmo in breve.

Fatture

 Categoria: Traduttori freelance

Di ritorno dalle vacanze, si sa, non si riesce a dare il 100% da subito e le disattenzioni possono giocare brutti scherzi. L’articolo di ieri e quello di oggi dovevano chiudere il cerchio su un argomento la cui trattazione era iniziata settimane fa, cioè l’organizzazione del lavoro nell’ambito della professione di traduttore freelance. In realtà, a causa della distrazione di un redattore, ieri è stato pubblicato un articolo che non ha nulla a che vedere con l’argomento in questione e la cui uscita era infatti programmata per lunedì. Ci scusiamo con i nostri lettori per l’errore e inseriamo oggi l’articolo relativo all’archiviazione delle fatture, il penultimo della serie. Con quello di domani sulle conferme d’ordine e sulle ricevute dei pagamenti effettuati, termineremo la rassegna iniziata il 30 agosto.

Per la gestione della contabilità di un traduttore non è necessario un programma apposito, è sufficiente essere ordinati e organizzati. Innanzitutto, per risparmiare tempo quando dobbiamo fare una nuova fattura, è consigliabile predisporre un modello di fattura per ciascun cliente, in modo tale da non dover inserire i suoi dati tutte le volte. Tra i dati da inserire c’è l’intestazione della ditta o il nome per esteso se si tratta di un privato, l’indirizzo, il numero di partita Iva o il codice fiscale. Al contrario, è opportuno lasciare vuoti gli spazi relativi alla descrizione del lavoro e alla tariffa applicata, nonché al numero della fattura e al suo importo.

Per l’archiviazione delle fatture, è opportuno creare due macrocartelle, una per le fatture che emettiamo a fronte dei lavori realizzati e l’altra per le fatture che riceviamo (per acquisti fatti o per lavori che abbiamo affidato a terzi). Nella cartella delle fatture emesse possiamo creare due cartelle, una per data e l’altra per cliente. Nella prima inseriremo direttamente tutte le fatture ordinate cronologicamente, nella seconda creeremo tante sottocartelle quanti sono i clienti e all’interno di ciascuna inseriremo le rispettive fatture. In pratica ogni file di fattura sarà in duplice copia e presente in due cartelle diverse in modo tale da semplificare eventuali ricerche. Alla fine di ogni anno dovremmo spostare le fatture per data fatte nell’anno appena trascorso in una nuova cartella che chiameremo come l’anno medesimo. Lo stesso dovrà essere fatto all’interno di ogni cartella cliente. In questo modo rimarrà tutto a portata di mano e ben archiviato.

Cartelle di lavoro

 Categoria: Traduttori freelance

Nei giorni scorsi abbiamo parlato della sicurezza del computer e della gestione della posta elettronica. La stessa filosofia improntata all’organizzazione e all’ordine dev’essere mantenuta anche per le cartelle di lavoro presenti nel nostro computer.
Dopo aver creato una cartella madre (che potremmo ad esempio chiamare “Lavoro”) è opportuno creare delle sottocartelle dedicate ad ogni cliente in cui salvare i dati in entrata e quelli in uscita.
Per razionalizzare al massimo il lavoro, all’interno di ogni cartella cliente si può pensare di creare quattro sottocartelle: una relativa ai file ricevuti, un’altra relativa ai preventivi inviati, un’altra ancora contenente il materiale riguardante i lavori in corso e l’ultima contenente i file tradotti e consegnati.

Nella prima cartella archivieremo le copie originali dei file. Questo è importante per mille motivi, non ultimo il fatto che programmi come Trados a volte non riescono più a gestire certi file a causa di tag corrotti e dobbiamo per forza riutilizzare il file originale.
La seconda cartella ci serve per archiviare provvisoriamente i preventivi inviati.
Nella terza cartella vanno invece salvati tutti i file relativi al progetto in corso, ivi compresi eventuali glossari, memorie di traduzione o file di riferimento e di consultazione.
Una volta ultimato il lavoro e consegnato il file definitivo, questo va salvato nella quarta cartella.

In quest’ultima vanno opportunamente spostati anche tutti i file contenuti nelle prime tre cartelle, in modo da tenerle sempre vuote e ordinate per i lavori in corso. Tuttavia, se alla fine di ogni lavoro spostassimo il contenuto delle prime tre cartelle nell’ultima, entro qualche settimana in questa si verrebbe a creare un intricatissimo elenco di file.
La miglior cosa da fare affinché ciò non avvenga, è creare nella cartella in questione una sottocartella relativa ad ogni lavoro consegnato. In questo modo avremo sempre le prime tre cartelle con i file relativi ai soli lavori in corso, mentre nella quarta tutto il materiale relativo ai lavori consegnati, dalla a alla z.
Seguendo queste semplici regole (più facili da seguire che da spiegare), riuscirete a tenere tutto sotto controllo, non farete confusione tra file appartenenti a progetti diversi e correrete il rischio di perdere dati. Provare per credere.

Nei prossimi 6 giorni le pubblicazioni di questo blog verranno sospese. Non ci prendevamo una pausa così lunga dal lontano 8 ottobre 2009. Torneremo a parlare dell’importanza dell’organizzazione del lavoro per i traduttori freelance il 23 settembre.

Schema di protezione per il computer

 Categoria: Traduttori freelance

Negli articoli più recenti abbiamo parlato di firewall, di antivirus, di spyware, insomma di una serie di concetti legati alla sicurezza del computer. L’articolo di oggi costituisce un po’ il riassunto di quanto detto nei giorni scorsi. Lo scopo è quello di fornire uno schema di protezione per il computer. Nella nostra lista di applicazioni utili abbiamo volutamente inserito solo programmi scaricabili gratuitamente su internet sempre che l’utilizzazione degli stessi non abbia finalità commerciali, imprenditoriali o governative.

Firewall: Zone Alarm
Antivirus: Avast
Antispyware: Ad-Aware

Se questi programmi vengono impostati in modo corretto e aggiornati continuamente, il computer godrà di buona salute a lungo. In aggiunta al loro utilizzo, per mantenere il pc in ordine, è consigliabile effettuare delle operazioni periodiche utilizzando le applicazioni fornite dalla casa madre. In ambiente Windows, eseguendo la funzione “Pulizia disco” una volta alla settimana vengono eliminati tutti i file temporanei di internet e i file di backup che si creano quotidianamente nel computer e rimangono inutilizzati. Se la quantità di file di questo tipo diventa eccessiva, con il tempo le prestazioni del sistema risultano rallentate.
Un’altra operazione che permette di riordinare l’hard-disk e recuperare spazio utile è la deframmentazione. Non ha senso eseguirla frequentemente, un paio di volte all’anno sono sufficienti. È possibile programmare queste operazioni in modo tale che il computer ci avvisi con degli alert quando è giunto il momento di eseguirle.
Per comprimere dati in modo tale da renderli meno pesanti e poterli salvare su supporti esterni abbiamo consigliato WinRAR e 7Zip, anch’essi gratuiti.

Nei giorni scorsi abbiamo anche parlato della gestione efficiente della posta elettronica.
A nostro avviso i provider che forniscono maggiori garanzie in termini di protezione contro la spam sono Hotmail, Yahoo e Gmail. Ovviamente ve ne sono anche moltissimi altri che funzionano bene.
Per proteggersi ulteriormente contro la posta indesiderata si possono usare programmi appositi come Cloudmark mentre per estrarre le mail dall’account di posta e salvare i dati altrove si possono usare programmi come DBXtract.

Programmi spia (spyware)

 Categoria: Traduttori freelance

Sicuramente vi sarà capitato spesso di effettuare una ricerca su internet di un prodotto o di un servizio. Vi siete mai chiesti perché, dopo aver effettuato ricerche mirate e piuttosto insistite, nei giorni successivi alla ricerca vi appaiono dei banner con delle offerte commerciali riguardanti prodotti o servizi strettamente attinenti a quelli che stavate cercando?
La risposta è che un qualche tipo di programma spia si annida nel vostro computer.
I programmi spia sono programmi che captano informazioni sulle nostri abitudini di navigazione in internet e li inviano alle imprese che li distribuiscono. Talvolta questi programmi vengono integrati all’interno di altri programmi utili e scaricabili gratuitamente. È sì vero che la ditta che fornisce tali programmi quasi sempre ci informa della sua politica sulla privacy, ma questo non ci evita lo scotto di essere costantemente monitorati. Ogni qual volta ci colleghiamo alla rete, la nostra connessione viene spiata al fine di carpire dati riguardanti le nostre preferenze.

Alla luce di quanto appena detto, prima di eliminare dal computer determinati programmi spia, dovremmo valutare attentamente se ci arreca un danno maggiore la presenza del programma spia o l’assenza di quello nel quale esso è integrato. Con ogni probabilità, infatti, l’eliminazione dello spyware ha come conseguenza il mancato funzionamento del programma principale.
Per verificare se nel nostro pc si sono introdotti spyware più o meno pericolosi ed eventualmente eliminarli, occorre attivare con una certa frequenza degli appositi programmi anti-spyware (o spyware remover). Ce ne sono molti sul mercato, sia a pagamento che gratuiti e la maggior parte di essi elimina anche i fastidiosi adware (applicazioni che generano finestre pop-up nelle quali appaiono pubblicità di prodotti). Un software gratuito che raccomandiamo è Ad-Aware.

La gestione della posta elettronica

 Categoria: Traduttori freelance

Perché è importante evitare di ricevere tanta spam? La risposta è ovvia: per poter lavorare meglio. Come abbiamo detto all’inizio di questa rassegna di articoli sui traduttori freelance, l’organizzazione è basilare in questa professione, e, visto che la posta elettronica ne è uno strumento essenziale, tenerla in ordine permette di gestire i nostri affari in modo efficace e tempestivo. Al contrario, se è piena di spazzatura ciò risulta molto più complicato.

Dopo aver vinto la battaglia contro gli spammer non abbiamo vinto la guerra. Il passo successivo è organizzare l’account in modo tale da poter rintracciare in caso di necessità la comunicazione giusta in poco tempo.
La prima operazione da compiere è creare sotto alla cartella “Posta in arrivo” delle cartelle separate per i clienti con i quali abbiamo una corrispondenza frequente. Dopodiché occorre impostare delle regole affinché i messaggi vengano smistati automaticamente nelle rispettive cartelle. In questo modo, nella cartella della “Posta in arrivo” confluiranno solo i messaggi di posta generica.
Se abbiamo seguito le regole elencate nei post dei giorni scorsi, in teoria non dovremmo ricevere tanta spam, ma, laddove qualche messaggio riuscisse a superare tutte le barriere erette a protezione della nostra casella, basterà bloccarne il mittente per non ricevere nessun’altra comunicazione da quell’indirizzo.

Alcuni rapidi consigli. Il successo in ogni professione di tipo commerciale, dipende oltre che dalle capacità e dalle competenze, anche e soprattutto dalla bravura nel “vendersi” sul mercato. Mantenere delle buone relazioni con i clienti è fondamentale per creare rapporti di lavoro continuativi. Per riuscirci, è necessaria una buona gestione della posta elettronica.
Oltre ad usare un tono e uno stile di scrittura corretto, occorre imparare a dare delle priorità. È fondamentale riuscire a capire quando è necessario dare una risposta immediata e quando invece il cliente può aspettare.
Quando si è assenti oppure non si ha il tempo materiale di rispondere, è auspicabile impostare un messaggio automatico di risposta per avvertire il cliente del ritardo nel rispondere.
Buona norma è contrassegnare come “da leggere” i messaggi ai quali non si è dato risposta per avere un ordine visivo oltre che mentale.

Infine, quando la casella inizia a riempirsi, è opportuno liberarla dai messaggi più datati. Questo non vuol dire cancellarli completamente, ma salvarli sull’hard disk o su un’unità rimuovibile in modo da poterli recuperare se si ha bisogno di informazioni inerenti a lavori passati o qualora sorgessero problemi a distanza di tempo. Ci sono vari programmi che permettono di estrarre i dati dall’account e trasferirli altrove, uno di questi è ad esempio DBXtract.

Posta indesiderata

 Categoria: Traduttori freelance

Nell’articolo di ieri abbiamo parlato della posta indesiderata, la cosiddetta spam, dando alcuni suggerimenti per cercare di limitarne la ricezione. Anche seguendo le due regole a cui abbiamo fatto riferimento (non pubblicare il proprio indirizzo in un sito e non utilizzarlo per iscrizioni in siti di dubbia reputazione), è comunque probabile che prima o poi si riceva lo stesso un po’ di spazzatura.
La maggior parte di questi messaggi sono di tipo commerciale e includono dei link per annullare la propria registrazione. Non si deve mai rispondere a questi messaggi o cliccare su quei link (e su nessun altro contenuto dei messaggi come banner o simili) poiché quasi sempre l’unico risultato che si ottiene è quello di confermare ai mittenti dei messaggi indesiderati che l’indirizzo del destinatario è attivo.

Un altro dei motivi per cui riceviamo tanta posta indesiderata è la proliferazione delle catene di messaggi. Si tratta di un tipo di spam che, con un qualsiasi pretesto, esorta i destinatari a inoltrare i messaggi in questione a tutti gli indirizzi presenti nella loro rubrica. In questo modo si forma una catena di indirizzi validi nei campi “Per:” (o “A:”) e “Cc:”, che possono essere facilmente catturati dagli spammer. La miglior cosa da fare è non rispondere mai a questo tipo di messaggi né inoltrarli. Tuttavia, se riteniamo sia assolutamente necessario inoltrare un messaggio di questo tipo, non si dovrebbero mai utilizzare i campi sopraindicati ma il campo “Ccn:” (Copia nascosta). In questo modo la lista dei destinatari rimane nascosta, rispettando così la privacy dei nostri contatti.

Ad ogni buon conto, per avere una protezione completa contro i messaggi di posta indesiderata, oltre a seguire le regole che abbiamo indicato nell’articolo di oggi e in quello di ieri, è comunque necessario configurare correttamente le impostazioni del nostro account di posta elettronica.
Generalmente i moderni provider di posta elettronica come Hotmail, Yahoo o Gmail contengono applicazioni che identificano la posta indesiderata mediante parole chiave e la inviano direttamente nel cestino oppure la contrassegnano mettendo la parola (SPAM) in evidenza nell’oggetto del messaggio.
Se il provider che utilizziamo non fornisce questo tipo di servizio in automatico, l’unica soluzione per limitare la ricezione di questa robaccia è aumentare il grado di filtraggio antispam della nostra casella di posta utilizzando programmi appositamente creati per combattere questa piaga sociale. Uno di questi è ad esempio Cloudmark.

Posta elettronica non richiesta (spam)

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Un altro problema molto fastidioso e che, in qualche caso, può addirittura pregiudicare la sicurezza del nostro computer, è la posta elettronica non richiesta, la cosiddetta spam. Ne riceviamo ogni giorno di più, è una specie di peste che si diffonde a macchia d’olio. Alcuni si chiederanno: chi ha dato agli spammer il nostro indirizzo di posta elettronica? La risposta è molto semplice: noi stessi o qualcuno dei nostri contatti.

La casistica dei modi in cui ciò può essere avvenuto è piuttosto varia. Se possediamo un sito internet e in esso abbiamo inserito il nostro indirizzo di posta elettronica in bella vista, abbiamo offerto su un piatto d’argento l’accesso alla nostra casella.
Esistono infatti appositi programmi denominati “spider” il cui scopo è quello di rastrellare indirizzi e-mail passando internet a pettine. Gli spider sono programmati per trovare tutte le stringhe di testo che comprendono la “@”, che è il simbolo convenzionalmente associato alla posta elettronica. Per evitare che gli spider trovino il loro indirizzo, i più avveduti non lo pubblicano sul proprio sito internet ma inseriscono in esso un form di contatto da compilare. Altri sostituiscono la @ con [at] o (at), per rendere più difficile il compito degli spider. Questo stratagemma però può trarre in inganno gli utenti meno esperti, che così “camuffato” non lo riconoscono come indirizzo di posta elettronica. Inoltre, gli spider stanno diventando sempre più “intelligenti” e qualcuno di essi è già in grado di capire il trucco.

La pubblicazione sul proprio sito internet non è certo l’unico modo per fornire involontariamente il proprio indirizzo e-mail agli spammer. Esso può essere caduto nelle loro mani perché ci siamo registrati in un forum, in un blog, in una chat, o in qualunque altro sito ci abbia richiesto l’indirizzo di posta elettronica. Ovviamente, in più siti si lascia il nostro indirizzo e più è alta la probabilità di ricevere spazzatura ma in qualche caso è sufficiente anche farlo una sola volta in un solo sito internet.
Il primo suggerimento che ci sentiamo di dare è non iscriversi in nessun sito con il proprio indirizzo personale o aziendale. Una volta finito nelle mani sbagliate, di esso può essere fatto un utilizzo fraudolento e, in barba alla legge sulla privacy, può essere rivenduto a terzi insieme a quelli di moltissimi altri malcapitati come noi. Se dobbiamo per forza fornire un indirizzo per registrarsi da qualche parte, la cosa più logica da fare è creare due account: uno da dare ai nostri contatti e ai siti che riteniamo seri (banche, siti istituzionali, enti di vario genere) e un altro per i siti più “leggeri”. Così facendo, avremo la matematica certezza che tutta la posta che riceviamo nel primo sia degna di interesse o comunque non sia spam, mentre tutto ciò che riceviamo nel secondo sia posta indesiderata.

La sicurezza del computer: i virus

 Categoria: Traduttori freelance

Ogni giorno che passa, gli attacchi ai nostri computer si fanno sempre più frequenti e sofisticati. Vista l’importanza dei file contenuti nel nostro pc è fondamentale proteggerlo nel miglior modo possibile. Dedicheremo i prossimi post alla sicurezza del computer.

Iniziamo la nostra rassegna dai virus. Si tratta di programmi che si introducono all’interno del pc e si eseguono senza il nostro consenso. Esistono varie tipologie di virus, alcuni sono pressoché innocui, altri possono provocare danni più o meno gravi. I virus si introducono nel nostro computer in vari modi. Le due vie classiche sono i supporti informatici infettati e gli strumenti di comunicazione elettronica come le e-mail. Com’è logico supporre, il miglior modo per poter contrastare efficacemente questo tipo di minacce è dotarsi di un buon antivirus (come Norton, McAfee, Kaspersky, o Avast, che tra l’altro è gratuito). Purtroppo i programmi antivirus spesso rallentano non poco le prestazioni del computer e di conseguenza il nostro lavoro. Per limitare questa problematica possiamo programmare le scansioni quotidiane del sistema in un momento della giornata in cui siamo certi che non utilizzeremo il computer.

Oltre ai virus classici, esistono virus molto nocivi che possono introdursi nel nostro pc attraverso una qualsiasi porta aperta, essendo una porta nient’altro che una posizione di memoria utilizzata dal pc per inviare e ricevere informazioni.
Se siamo perennemente collegati ad internet, anche un buon antivirus aggiornato continuamente potrebbe non essere sufficiente. Si rende necessario installare programmi come ZoneAlarm, che effettuano continue scansioni del pc bloccando le intrusioni esterne e comportandosi in pratica come un firewall. Infine, è buona norma aggiornare continuamente il nostro sistema operativo con i pacchetti di sicurezza della casa madre.

Il computer del traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Il computer è senza dubbio il principale strumento di lavoro dei traduttori. Non è necessario un computer con un hard disk di grandi dimensioni ma è consigliabile comprarne uno con una buona memoria RAM, per poter eseguire più operazioni contemporaneamente senza rallentare eccessivamente i processi. 2 gigabyte sono sufficienti ma attualmente in commercio si trovano anche modelli con più memoria.
Esistono molti tipi di schermo. Non ne consigliamo nessuno in particolare ma vi raccomandiamo che lo posizioniate davanti a voi e non di lato. Cercate inoltre di fare in modo che lo schermo rimanga leggermente più in basso rispetto ai vostri occhi e ad una distanza di 1,5/2 volte la diagonale dello schermo. Il vostro collo e la vostra vista ve ne saranno molto riconoscenti.
Il modo migliore per scrivere sulla tastiera è tenendo i gomiti a 90 gradi e appoggiando i polsi su un tappetino. Per quanto riguarda la tastiera, è consigliabile che sia meccanica, ovvero di quelle che fanno “clic, clic” quando le dita si muovono sui tasti.

Infine, fondamentale è attrezzarsi con delle unità per fare periodicamente copie di sicurezza (o copie di backup) di tutto il contenuto del computer: i file di lavoro, le memorie di traduzione, i glossari, ma anche delle fatture e delle ricevute, degli ordini di lavoro, così come di tutti i programmi e in generale dell’intero sistema.
Per eseguire il backup si possono utilizzare unità hard-disk rimovibili, chiavette usb, CD-ROM, o, per gli avversi al rischio a livelli patologici, aree ftp esterne all’abitazione o all’ufficio.
Sostanzialmente si tratta di spazi web forniti da Google, Yahoo, e altri provider che, in caso di distruzione o smarrimento del computer e di tutte le copie di sicurezza eseguite (ad esempio causa furto o incendio) permettono di salvare il contenuto del computer.
Prima di procedere al trasferimento dei file, occorre scorrere le varie cartelle da archiviare e “ripulirle”, comprimendo i file con Winzip, WinRar, 7zip o altro programma e cancellando eventuali file inutili.

A nostro avviso, per i lavori in corso d’opera è opportuno eseguire quotidianamente il backup dei file e delle memorie di traduzione. Per altri file come fatture emesse/ricevute, e-mail inviate/ricevute ecc. dipende tutto da come ci poniamo nei confronti del rischio.
Un traduttore avverso al rischio effettuerà il backup settimanalmente o magari mensilmente. Al contrario, un traduttore propenso al rischio aspetterà la fine dell’anno solare per fare le copie.

Il traduttore efficiente

 Categoria: Traduttori freelance

Con l’articolo di oggi inizia un percorso che durerà due settimane circa e in cui concentreremo la nostra attenzione sull’organizzazione del lavoro, uno degli aspetti fondamentali nella vita professionale di un traduttore freelance.
Una buona organizzazione infatti è spesso sinonimo di efficienza. Abbiamo scritto “spesso” e non “sempre” poiché conosciamo traduttori che vivono nel caos più completo ma riescono tuttavia ad essere efficienti. In linea di principio comunque, un traduttore ben organizzato è quasi sicuramente un traduttore efficiente.
Nell’articolo di oggi daremo alcuni piccoli suggerimenti sull’organizzazione del luogo di lavoro (l’ufficio o la stanza adibita allo scopo) e da domani parleremo in modo approfondito dello strumento di lavoro più importante nel lavoro di un traduttore: il personal computer.

Andiamo con ordine e iniziamo dalla dotazione di base che dev’essere presente nell’ufficio di un traduttore.
Vista la quantità di materiale di cui abbiamo bisogno per eseguire il nostro lavoro è indispensabile una scrivania di grandi dimensioni. Particolarmente funzionali sono quelle ad angolo retto.
È importante che il telefono sia a portata di mano per poter parlare con i clienti e allo stesso tempo consultare il computer. Se la presa del telefono è lontana, è auspicabile l’utilizzo di un cordless.
Il fax è uno strumento che ha le ore contate ma per adesso è imprescindibile averne uno. Attualmente si trovano in commercio apparecchi che allo stesso tempo fanno da stampanti, fotocopiatrici, scanner e fax: un’ottima soluzione a un prezzo molto ragionevole.
Infine, sulla scrivania occorre predisporre vaschette e contenitori vari per le archiviazioni nonché tutto il materiale e la documentazione di cui abbiamo bisogno per tradurre.

Un aspetto molto sottovalutato ma di fondamentale importanza è la sedia. Dev’essere comoda e deve permettere di stare seduti in una posizione corretta. La salute della nostra schiena e la nostra capacità di concentrazione dipendono dalla sedia su cui passiamo la maggior parte della giornata.
L’illuminazione è un altro aspetto, è proprio il caso di dirlo, da non perdere di vista. Se fuori è buio o brutto tempo e dalla finestra non passa abbastanza luce, la stanza dev’essere illuminata in modo diffuso per mezzo di una luce posta nel punto più centrale della stessa.
In aggiunta dobbiamo predisporre una lampada che illumini in modo particolare la zona di lavoro evitando che faccia ombra sui documenti che abbiamo sulla scrivania e che non produca riflessi sullo schermo del computer. Ad ogni modo, anche se abbiamo illuminato la stanza nel migliore dei modi e ci siamo dotati di una sedia ergonomica e di uno schermo antiriflesso, i medici consigliano di prendersi dieci minuti di pausa per ogni ora di lavoro al fine di non affaticare troppo la vista e la schiena.

L’aspirante traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Pochi giorni fa abbiamo ricevuto la seguente e-mail:

“Gentili signori, mi chiamo Eric e mi occupo di traduzione tecnica. La mia tariffa è 0.08. Attendo vs cortese risposta. Un saluto e buon lavoro.”

Marcus Meinz, il nostro HR Manager non ha risposto privatamente a Eric ma ha deciso di farlo su questo blog per dare, indirettamente (e in modo velatamente ironico), alcuni consigli a tutti gli aspiranti traduttori.

“Caro Eric, quante cose mi piacerebbe sapere di te! Ho in mente tante domande e così poche risposte! Sei schietto, diretto e non ti piace perder tempo. Vai dritto al sodo e vuoi risultati immediati, però vorrei che mi raccontassi qualcosa riguardo agli studi che hai fatto e riguardo alla tua esperienza professionale. Leggo la tua “lettera di presentazione” e mi chiedo: qual è la tua lingua madre? Quali sono le lingue con cui lavori? Da quanti anni ti occupi di traduzione tecnica? La curiosità mi sta uccidendo…utilizzerà Eric qualche strumento di traduzione assistita?
E cosa vorrà dire con quello 0.08? Saranno euro o dollari? E perché mette il punto e non la virgola per il decimale? Sarà una tariffa per parola originale o tradotta?
Eric sei così ermetico! Cosa darei per ricevere un’altra mail con il tuo CV in allegato…
Lo riconosco, hai un fascino tutto tuo particolare però avresti potuto mandarmi delle indicazioni sui testi tecnici che hai tradotto in passato, mi avrebbe aiutato molto a prendere una decisione: la traduzione tecnica è un campo vastissimo! Avrai le conoscenze necessarie per tradurre il manuale di montaggio di una turbina d’aereo? E il libretto d’istruzioni di uno spremiagrumi elettrico? E le specifiche tecniche per la manutenzione di un ascensore? Hai mai tradotto brevetti? Hai qualche referenza? Ora che ci penso…come ci avrai trovato? Forse su internet? No, non può essere, altrimenti avresti letto quali sono i nostri criteri di selezione e ci avresti mandato il tuo CV. Mi sento confuso: che faccio? Guardo la posta in entrata…37 mail da leggere…guardo il tuo messaggio…guardo di nuovo la posta e vedo che Lisette, Dimitra, Simone e altri 34 stanno aspettando una mia risposta. Mi spiace Eric, ma per questa volta (e sicuramente non è la prima volta che ti capita) sono costretto a scartarti”.

Marcus Meinz
HR Manager
Easy Languages & Partners

Traduttori residenti all’estero

 Categoria: Traduttori freelance

Nel nostro settore c’è chi sostiene che i traduttori residenti all’estero, perdendo il contatto con la propria madrepatria, peggiorano inesorabilmente le propria capacità comunicative, con riferimento sia alla lingua scritta che alla lingua parlata.
A nostro avviso, questo poteva essere vero venti o trent’anni fa, ma oggigiorno tale affermazione ci pare proprio priva di fondamento.
Se in passato, infatti, rimanere in contatto con il proprio paese d’origine comportava, in qualche caso, costi piuttosto elevati (inesistenza o scarsa diffusione della tv satellitare, tariffe telefoniche onerose, irreperibilità di giornali, riviste e libri in lingua straniera, biglietti aerei costosissimi), al giorno d’oggi, con l’avvento di internet e della tv satellitare, nonché con la nascita delle compagnie aeree low cost e la maggior diffusione di pubblicazioni in lingua straniera, il problema appare del tutto superato.

Crediamo che tutto dipenda dalla volontà del singolo traduttore. Se desidera davvero mantenere in allenamento la propria lingua madre, le possibilità non mancano di certo.
La questione semmai è un’altra. Siamo davvero sicuri che vivere nel paese dove viene parlata la propria lingua d’origine sia una condizione sufficiente a far sì che una persona parli e scriva bene nella lingua medesima? Non abbiamo bisogno di proseguire con altre argomentazioni, la risposta a questa domanda ci viene data indirettamente dagli strafalcioni di cui sono infarciti i quotidiani (anche di un certo rilievo), i siti internet, i blog, ecc.
Da questo punto di vista, la tecnologia non ha aiutato la lingua. Le comunicazioni telegrafiche tipiche di e-mail e sms, se da un lato hanno avvicinato le persone facilitandone i contatti reciproci, dall’altro hanno contribuito al netto peggioramento della qualità della nostra scrittura.
Con questo non vogliamo certo affermare che sia tutta colpa della tecnologia, le cause sono molteplici e forse anche più importanti. Ad ogni modo, questo è un tema che affronteremo in un altro momento.

Gestire un reclamo

 Categoria: Traduttori freelance

Riprendiamo il discorso sulla gestione dei reclami accennato nell’ultimo post.

Nel caso in cui il cliente ci reinvii un file pieno di correzioni, per poter gestire il reclamo nel migliore dei modi, occorre mantenere la calma e analizzare la natura di ogni singola correzione.
Visto che il cliente non conosce la lingua di destinazione, non è in grado di fare questo tipo di valutazione e, nel vedere un file con molte correzioni, magari ha pensato che fosse totalmente sbagliato e si è allarmato più del dovuto.
Il fatto è che i proofreader spesso non si limitano a correggere gli errori, ma cercano di migliorare il lavoro del traduttore, operando scelte terminologiche diverse al fine di rendere il testo più fluido e scorrevole.

Questo tipo di intervento spesso è migliorativo e in qualche rara circostanza è peggiorativo ma non è questo il punto. Il punto è che in questo caso non è corretto parlare di errori ma di preferenze stilistiche diverse. E un traduttore non può mai essere ritenuto responsabile di aver usato uno stile non gradito. Anche perché in questo modo il processo di revisioni e controrevisioni non avrebbe mai fine.
Il lavoro del proofreader potrebbe essere stravolto da un altro proofreader, il lavoro di questi potrebbe essere rivoluzionato da un altro ancora e via dicendo. Quello che importa al traduttore e che deve importare al cliente è la correttezza del testo, non se la traduzione vincerà un premio. Non siamo nel campo della traduzione letteraria.

Ad ogni modo, se dopo la nostra analisi verifichiamo che si tratta di errori veri e propri invece che di diverse preferenze linguistiche come credevamo, il miglior atteggiamento possibile è cospargersi il capo di cenere ammettendo lo sbaglio, scusarsi ed eventualmente correggere la traduzione se non è già stato fatto. La faccenda si risolve quasi sempre con una stretta di mano virtuale, ma, se così non fosse e il cliente richiedesse uno sconto, sta al nostro buon senso decidere se accettare o meno di praticarglielo.