La traduzione di siti Internet (2)

 Categoria: Traduttori freelance

Una ricetta per un successo da marchio mondiale

< Prima parte di questo articolo

Cultura contro lingua
Una buona traduzione di un sito Internet non riguarda solo la lingua, ma anche l’integrazione della cultura e delle abitudini locali. I linguisti la chiamano localizzazione.

Diversamente dalla traduzione regolare, la localizzazione affronta anche componenti non  testuali e culturali per conferire una descrizione accurata a un prodotto o un servizio per uno specifico gruppo di utenti. Riguarda l’adattamento di un messaggio affinché i locali riescano a cogliere tutte le sfumature.

Infatti, tutti i siti Internet, le applicazioni, i videogiochi e ogni altra tipologia di contenuto di successo globale sono il risultato sia di una traduzione che di una localizzazione.

Inoltre, la localizzazione non è solo per i paesi stranieri in cui si parla una lingua diversa. Un sito Internet con contenuti in inglese dovrà comunque usare le tecniche di localizzazione per risultare più accattivante alle utenze in Australia o nel Regno Unito.

Il modo migliore per vedere la localizzazione all’opera è dare un’occhiata al caso delle calzature sportive. Ciò che gli americani chiamano sneakers, nel Regno Unito sono le trainers e in Irlanda le runners. Ora, tutte queste parole definiscono un’unica tipologia di prodotto, ma se si prova a vendere delle sneakers nel Regno Unito, non si avrà grande successo perché le persone non capiranno ciò che si sta offrendo.

Per riassumere, non è un caso di cultura contro lingua, ma piuttosto di saper usare lingua e cultura per promuovere il proprio marchio.

Come tradurre un sito Internet?
A seconda del proprio budget e delle proprie intenzioni generali, vi sono due modi per tradurre e localizzare siti Internet: un approccio fai-da-te e una collaborazione con dei linguisti e degli esperti professionisti.

Diamo una rapida occhiata a ciascuno di essi:

L’approccio fai-da-te
Se hai la conoscenza necessaria per svolgere traduzioni affidabili e di alta qualità, allora è possibile il fai-da-te. Tuttavia, non è un approccio che raccomandiamo, dato che richiede un grande livello di competenza in due settori contrastanti: la lingua e la tecnologia web.

Molti siti Internet utilizzano uno specifico linguaggio di programmazione (come Python) per creare diverse versioni linguistiche dello stesso sito, che vengono rese disponibili sulla base dell’ubicazione di ogni utente. Sebbene imparare a usare Python online non sia difficile, si ha comunque bisogno di una conoscenza tecnica della distribuzione delle risorse, dei server web e molto altro.

L’approccio fa-da-te funziona solamente se si gestisce un piccolo sito Internet o se si stanno creando delle pagine di destinazione indipendenti per un’unica lingua che si conosce molto bene. Altrimenti, se il sito Internet è di dimensioni maggiori (come una piattaforma di e-commerce) o si stanno utilizzando degli strumenti di traduzione automatica (come Google Traduttore), le possibilità di successo sono praticamente nulle.

Terza parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Cristina Par e pubblicato il 22 giugno 2020 sul sito Speakt

Traduzione a cura di:
Dott.ssa Silvia Fusi
Traduttrice freelance
Brescia

Il mondo fuori dal vocabolario (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Questa persona non sapeva cosa significhi tradurre, quanto lavoro e passione ci sia dietro, quanto studio e fatica. E non sapeva che tradurre è un lavoro e che come tale viene valutato e pagato.

Quest’esperienza mi ha sicuramente aperto gli occhi e portata fuori dall’ambiente dei traduttori che, a volte, può essere un po’ chiuso, specialmente durante il periodo universitario, quando si è ancora molto presi a studiare e la pratica vera e propria occupa solo una parte minoritaria dell’intero percorso.

Con il tempo mi sono imbattuta in diverse traduzioni approssimative e mi sono chiesta in che condizioni avesse lavorato quel traduttore, se per caso gli fosse stato fornito il testo completo o se invece gli fosse stato consegnato solamente uno stralcio di testo da tradurre senza contesto o se, addirittura, fosse stato davvero un traduttore professionista oppure l’amico che ha passato qualche settimana all’estero e per questo sa le lingue.

E in queste situazioni sovviene sempre il pensiero del “ma chi me l’ha fatto fare?” Perché ho scelto un lavoro così poco compreso e valorizzato eppure così indispensabile che viene richiesto continuamente negli uffici, negli studi e nelle aziende, a persone che semplicemente parlano una lingua straniera, perché bisogna pur sapere cosa c’è scritto in quel documento, altrimenti come possono procedere le trattative?

Sono dell’idea che bisogna far conoscere la traduzione e il mondo che le sta dietro. Dare più visibilità ai traduttori, non solo pubblicando il loro nome sulla copertina dei libri da loro tradotti (che sarebbe già una grande vittoria!), ma anche coinvolgendoli maggiormente nelle discussioni sui libri in uscita, ad esempio, in modo che possano prendere parte ad interviste e incontri non solo con gli esperti del settore, ma anche con il pubblico comune. In questo modo si potrebbe spiegare meglio il grande lavoro nascosto che sta dietro la traduzione, non solo dei libri, ma anche dei dialoghi dei film e dei sottotitoli, fino ad arrivare a quei testi non prettamente artistici ma operativi, che servono nel mondo del lavoro e delle attività commerciali quotidiane negli uffici, aziende e nei vari enti. Solo in questo modo, il nostro lavoro sarà veramente valorizzato e ricompensato quanto deve.

Autrice dell’articolo:
Valentina Buttignon
Traduttrice madrelingua italiana, DE, RU, EN > IT
Milano

Il mondo fuori dal vocabolario

 Categoria: Traduttori freelance

Ero nel pieno del periodo universitario e per chi ha fatto la scuola interpreti sa quale carico di lavoro potessi avere in quel periodo!

Ovviamente come quasi tutti i miei colleghi oltre a studiare mi occupavo di qualche lavoretto saltuario di traduzione. Metti un avviso su quella bacheca, passa la parola a quell’amico, cose così. Un giorno un conoscente mi passa i contatti di una ragazza che studiava psicologia nell’università di un’altra città. La sua richiesta era di tradurre dall’inglese all’italiano un testo scientifico: era il resoconto di uno studio condotto nel Regno Unito su come il livello culturale e la posizione sociale delle madri influenzasse i loro figli nella crescita.

A questa ragazza sarebbe servita la traduzione in italiano per poter usarne alcuni stralci nella sua tesi di laurea. Ero molto contenta perché finalmente mi si proponeva un lavoro serio (finalmente un testo scientifico! Non elenchi incomprensibili di oggetti in vendita su qualche sito internet di e-commerce!). Per cui, sfoderando tutta la professionalità di cui ero capace all’epoca, conto le cartelle da tradurre, scelgo la tariffa considerando lingua di partenza, lingua di arrivo, tipo di testo e propongo la mia tariffa alla ragazza. Devo anche aver applicato un po’ di sconto, pensando che, dopotutto, eravamo colleghe, entrambe universitarie squattrinate, che devono aiutarsi fra loro.

Non vi dico lo sconcerto quando ricevo la risposta della ragazza:” No, ma guarda, non è che mi serva una traduzione letterale (sic!), devo solamente capire quello che c’è scritto (SIC!)”.

Inutile dire che non mi ha fatto tradurre il testo e di conseguenza non mi ha pagato quanto le chiedessi.

Ero sconcertata. Ma come, “devo solo capire cosa dice”? Un testo, qualsiasi testo, o lo traduci o non lo traduci. E se anche avessi dovuto farne una parafrasi (rabbrividisco ancora all’idea che fosse quello che la ragazza mi stava chiedendo, sopratutto pensando che poi questa rielaborazione sarebbe dovuta essere pubblicata come parte di una tesi di laurea!), avrebbe comunque significato creare un nuovo testo partendo da quel report in inglese, un lavoro che implica comunque la lettura di un testo in lingua straniera, la sua comprensione completa e rielaborazione nella lingua di arrivo, con i corretti termini, dato che si trattava di un testo scientifico che andava pubblicato in una tesi di laurea!

Sconcerto sì, ma credo che questo primo incontro con un cliente in carne ed ossa, sia stato istruttivo.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Valentina Buttignon
Traduttrice madrelingua italiana, DE, RU, EN > IT
Milano

Il traduttore nel 2020

 Categoria: Traduttori freelance

Nell’immaginario collettivo il traduttore è una figura che sta per ore china sul suo pc, sommersa tra tomi linguistici, dizionari, rigorosamente con gli occhiali, in solitudine. Non si sa bene cosa faccia, o meglio non al giorno d’oggi, quando si hanno a disposizione tanti traduttori automatici.

In qualcosa ci si azzecca pure a volte, come sullo stare chini e soli davanti al pc. Per il resto, si può pensare a qualcosa di più moderno. Vero che la maggior parte di noi traduttori è un amante dei libri e che adora esserne circondato ma gli strumenti lavorativi che ci accompagnano al giorno d’oggi sono più moderni: programmi di traduzione assistita, dizionari online, documenti digitali di vario formato.

Quindi oggi, con tanta tecnologia intorno, cosa può ancora fare il traduttore? Preserva il suo ruolo, quello di tradurre contenuti di vario tipo che i tanti traduttori automatici non riescono ad elaborare. Quest’ultimi hanno sì fatto passi da gigante negli ultimi anni grazie ad un esponenziale sviluppo tecnologico dell’Intelligenza Artificiale ma non sono ancora, e probabilmente non lo saranno mai, al pari della mente umana. Un traduttore automatico non è in grado di capire ogni tipo di espressione idiomatica, di modi di dire perché analizza i testi in base alla traduzione neurale. Soprattutto, non è in grado di riportare alcuna emozione. Vi immaginate un testo senza parole che descrivano la paura, la gioia, tristezza, rabbia o ironia?

È questa la differenza principale tra traduttore umano e automatico. Esiste però un particolare ambito nel quale i due possono collaborare e darsi man forte: il post-editing. Il traduttore che non storce la bocca di fronte ad una traduzione effettuata con la traduzione automatica, può proporsi come post-editor ed occuparsi quindi di verificare e curare la traduzione realizzata dalla macchina. In questo caso il traduttore diventa un revisore della traduzione e si preoccupa degli aspetti sui quali un traduttore automatico non riesce a soffermarsi: punteggiatura, formattazione del testo ed inesattezze della traduzione.

Infine, sia che si lavori a stretto contatto con un traduttore automatico o che si preferisca starne alla larga, finché possibile, il traduttore umano è comunque imprescindibile e riesce ancora nel 2020 ad avere il superpotere di unire mondi diversi con le parole.

Autrice dell’articolo:
Eleonora Pezzana
Traduttrice EN,FR,ES,DE>IT
Biella

Il traduttore ieri e oggi: un viaggio nel tempo

 Categoria: Traduttori freelance

Fin dall’antichità quello del traduttore è stato un mestiere di rilievo. L’eterogeneità linguistica tra i vari Paesi, l’ha reso una professione molto richiesta. E, con l’aumentare delle interazioni tra gli Stati, si rendeva necessaria la presenza di un numero sempre maggiore di persone che potessero fungere da interpreti. Come si è evoluto il mestiere del traduttore e, come si presenta ora, sarà il tema del presente articolo.

Quella del traduttore è una professione antichissima. Possiamo sostenere che i primi interpreti siano apparsi nel momento in cui due persone necessitavano di un terzo che capisse entrambe le lingue. La traduzione è stata generata immediatamente dopo la nascita della scrittura. Le prime opere in tal senso sono di natura religiosa.  Molte fonti considerano il primo traduttore della storia San Girolamo, che ha tradotto la Bibbia dal greco al latino.

I primi strumenti del mestiere erano, naturalmente, carta e calamaio. In seguito, sono stati rimpiazzati dalla macchina da scrivere. Soltanto verso la metà del XX secolo, con l’avvento dei computer, i traduttori hanno dovuto imparare a confrontarsi con la tecnologia, come strumento del mestiere.

Al giorno d’oggi le traduzioni sono impossibili senza la conoscenza dell’informatica. Inoltre, nell’ambito della traduzione, si sta ampiamente diffondendo l’uso di programmi speciali che semplificano il lavoro con i testi e lo rendono migliore dal punto di vista qualitativo.

Gli assistenti dei traduttori moderni:

Strumenti CAT
Il nome deriva dall’inglese “computer-assisted translation”. Essi contribuiscono ad agevolare il lavoro degli specialisti, oltre a fornire la possibilità di dare al cliente un prodotto di qualità. Abbiamo descritto in precedenza, in modo dettagliato, i vantaggi derivanti dall’uso di questi programmi.

Strumenti per la redazione dei testi
Con l’avvento dei computer, lavorare sui testi è diventato molto più comodo. Sono stati introdotti gli editor di testo,i quali consentono di produrre documenti dal formato standardizzato, che  ci aiutano con la correzione degli errori, il controllo ortografico e la punteggiatura. Attualmente, Microsoft Word e OpenOffice, sono i più diffusi.

Internet
Se, in passato, tutto ciò che il traduttore era solito fare si basava sulle proprie conoscenze e sulla propria memoria, per i professionisti dell’epoca moderna il discorso cambia. Internet dà loro una mano con un sacco di suggerimenti, motori di ricerca e con l’enorme mole di informazioni in esso contenute. Tutto quello che si deve fare è sapere come effettuare la ricerca.

Mezzi di comunicazione
Il lavoro del traduttore e i mezzi di comunicazione sono notevolmente semplificati: Skype, Viber, Telegram e altri ben noti canali di comunicazione, permettono di avere un contatto costante sia coi colleghi che con i clienti. Il lavoro procede molto più spedito e le correzioni vengono fatte tempestivamente.

Lo sviluppo delle tecnologie ha quindi accelerato notevolmente il processo di traduzione e, lo ha reso qualitativamente migliore. Le moderne agenzie di traduzione utilizzano regolarmente programmi per redarre i documenti. Il loro impiego influisce sia sul volume che sulla qualità del lavoro svolto e, conseguentemente, sulla fama stessa dell’agenzia.

Fonte: Articolo pubblicato il 20 settembre 2018 sul sito Task Force

Traduzione a cura di:
Angela Posadinu
Traduttrice freelance RU<>IT
Sassari

Il lavoro più bello del mondo

 Categoria: Traduttori freelance

Lo ricordo ancora, il primo giorno col lettore cinese all’Università:non una parola d’italiano, e l’esordio con āáǎ à,  ripetuto all’infinito. E noi, in bilico fra terrore e risatine incontenibili, ancora ignari che la ricerca della pronuncia perfetta ci avrebbe segnato per tutti gli anni a venire.

E’ stato un periodo meraviglioso. Una scoperta continua verso una lingua lontanissima, in tutti i sensi, musicale e tesa alla ricerca dell’equilibrio, ed intrinsecamente legata alla cultura del suo popolo; non sarebbe stato certo possibile arrivare ad una certa padronanza del cinese se all’approfondimento prettamente linguistico non si fosse accompagnato lo studio di arte, letteratura e filosofia.

Una scelta del tutto casuale (ho sempre amato le lingue straniere, ma anche lo sport, e mille altre cose, il che generò una fase schizofrenica nei mesi precedenti all’iscrizione in Università), che mi ha portato all’opzione per me quasi scontata di intraprendere la libera professione come interprete e traduttrice.

Il che, e gli addetti lo sanno bene, significa giornate vuote ad aspettare la chiamata di un cliente, alternate a settimane di nottate in bianco per riuscire a smaltire le traduzioni che immancabilmente arrivano tutte in una volta (lo so, che esiste un disegno contro la sanità mentale di noi traduttori); giorni e giorni di studio per prepararsi ad un’unica giornata di interpretariato sul sistema di trattamento delle acque reflue con biomasse algali, preceduti da sfibranti giorni di contrattazione col cliente, che non vuole mollare i suoi file perché tu possa prepararti (ma lo sai, no, il cinese??).

E ancora lo considero il lavoro più bello del mondo.

Nonostante l’incertezza economica, nonostante la diffusa mancanza di apprezzamento per la professione, nonostante tutto.. la soddisfazione per una traduzione ben fatta, per giornate di interpretariato che hanno costruito un ponte fra culture tanto diverse, è impagabile.

Autrice dell’articolo:
Cristina Franzoni
Interprete e traduttrice in lingua cinese
Ravenna

Traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Un’idea molto comune tra la gente collega la figura del traduttore alla sola conoscenza di due o più lingue, senza tener conto che la lingua di un posto è legata e modellata strettamente alla sua cultura. L’aspetto divertente si trova nel fatto che questa idea non ha confini.
Gran parte di italiani, di cinesi, di americani la pensano in questo modo.

Tradurre un testo non consiste nel riportare parola per parola o frase per frase da una lingua ad un’altra. E’ necessario conoscere, in modo più approfondito, quanto l’autore vuole esprimere, quali esperienze e sensazioni vuole trasmettere e in quale contesto è ambientato il racconto.
In italiano, per esempio, c’è un detto popolare: ‘Buono come il pane’, che può essere riferito ad un cibo o anche ad una persona. Il pane, soprattutto in Italia, è un cibo semplice ed economico che si trova in ogni casa e anche fuori.

Spesso è quello che si offre ai mendicanti. Ma è la sua bontà, la sua fragranza, il senso di calore, ospitalità e generosità che fa di esso oggetto di questo detto popolare. In che modo si potrebbe tradurre questo in altre lingue se non si conoscono gli aspetti che ci sono dietro? E se questi si conoscono, serve anche sapere qual è, nella lingua straniera, l’espressione che più le si avvicina.
E’ importante quindi, che la persona che traduce abbia un certo livello di conoscenza delle culture oltre che delle lingue per cui si propone di fare traduzioni.

Autrice dell’articolo:
Lucia Hou
Educatrice  (IT/EN/CN)
Cork (Irlanda)

Lettera aperta al traduttore principiante (9)

 Categoria: Traduttori freelance

< Ottava parte di questo articolo

Lo stesso vale per quanto riguarda le case editrici. È già da un po’ di anni, sembra preistoria, ma credo 10 anni ormai, dopo una delle mie “battute di invio curricula”, feci una prova per la casa editrice VM (lascio le iniziali come nei programmi di gossip, onde evitare…) adesso inesistente, e mi scelsero. Con la promessa di un lavoro regolare, proponevano delle tariffe irrisorie: 5,5 € i 2100 caratteri. Però, ho pensato, intanto meglio iniziare e poi ci sarà modo di chiedere di più. Errore grossolano. E non solo riguardo alle tariffe, anche l’organizzazione della casa editrice era nefasta, non mandavano mai esempi giustificativi al traduttore e alla fine chiusero, dovendo molti soldi ai collaboratori esterni. Ho avuto la fortuna di essere pagata, però non tutti possono dire lo stesso, purtroppo. Inoltre, non riuscirono a pubblicare molte traduzioni, tra le quali un romanzo bellissimo di Brandon Sanderson da me tradotto e caduto nel dimenticatoio. Tariffe e condizioni a parte, il trattamento ancora una volta è anch’esso importante. Lavoriamo e siamo delle persone, non robots senza anima. Ricordo quanto furono comprensivi con me la maggior parte dei miei clienti, quando mio padre fu in punto di morte, alcuni anni fa. Furono dei mesi di incertezza, di corse all’ospedale nel momento meno opportuno e di notti insonni. Avevo vari progetti a metà, che rimasero nell’aria o che dovettero essere poi riassegnati. Ci fu chi fu comprensivo e chi affatto, come un’azienda per la quale dovevo fare descrizioni audio. Come succede con gli amici, è nei momenti peggiori che vedi la qualità umana e ti rendi conto se vale la pena o meno continuare a lavorare per e a seconda di chi. E con il tempo, ti renderai conto che dare la priorità è vantaggioso.

Lavori con più tranquillità e, inoltre, molto meglio, sapendo che quel determinato cliente paga bene e a tempo, che è flessibile, nel caso avessi qualche imprevisto. In sostanza, caro lettore principiante ti capisco e quasi tutti, almeno io, abbiamo cominciato così, con incertezze, insicurezze e paure. Non saranno tutte rose e fiori, però non lasciare che ti facciano credere che sia un futuro nero come la pece. Come tutto nella vita, se veramente vuoi dedicarti alla traduzione, provaci, lavoraci e cerca di non abbatterti. Perché questa professione, ne vale la pena.

Lettera aperta al traduttore principiante (8)

 Categoria: Traduttori freelance

< Settima parte di questo articolo

Clienti
Prima ti dicevo che lavorare come freelance è un’arma a doppio taglio. Il fatto di non avere un superiore è una bugia: noi siamo i nostri stessi superiori e, a tratti, arriviamo ad essere troppo duri con noi stessi. Anche se è difficile organizzarci e non dedicare al lavoro più tempo del dovuto, possiamo scegliere con chi lavorare. All’inizio questo può non risultarti facile, perché vuoi tradurre e fare esperienza, però con il tempo non è male controllare e valutare con chi ti interessa continuare a collaborare e con chi no.

Anche io ho cominciato traducendo per 4 centesimi a parola, per questo so cosa vuol dire, quando qualcuno di noi dà conferenze, scrive sui blog o in altri mezzi e ti dice di cominciare con una tariffa più alta, perché poi aumentarla è molto difficile. All’inizio del mio essere freelance, per una delle prime agenzie di traduzioni per cui ho lavorato e che mi offrì incarichi continui, mi facevo pagare questa cifra e ti prometto che quasi tutti erano documenti inviati per fax scannerizzati in pdf non editabili. Dei gioielli, sì. Nonostante questo, all’epoca mi dissi che era un modo di cominciare e mi tappai il naso. Quando, pochi mesi fa, la stessa agenzia mi ha ricontattato per un progetto simile e con la stessa tariffa, ho fatto presente che se l’importo non fosse aumentato, non avrei accettato il lavoro; era una cifra ridicola e il lavoro considerevole. Mi hanno risposto che non sarebbe stato possibile, così dissi: …che liberazione! Sono consapevole che quando si inizia non si hanno molte scelte, però è bene sollevare la questione.

Nona parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni

Lettera aperta al traduttore principiante (7)

 Categoria: Traduttori freelance

< Sesta parte di questo articolo

Però, sai una cosa? Se quello che scrivo oggi può esserti utile, ti dirò solo di essere te stesso, di pubblicare ciò che vuoi, di condividere i tuoi risultati sui social se ti va o di lamentarti di ciò che ritieni opportuno se te lo senti. Ti dirò anche di lavorare, di stare attivo e, allo stesso tempo, di non fare confronti. Tu sei tu con le tue contingenze. Non farti abbattere da una prova di traduzione non superata. Funziona come per i gratta e vinci: continua a giocare. Ci sono momenti peggiori e migliori, giorni più tranquilli e notti senza quasi dormire, per arrivare a consegnare in tempo un lavoro. Tieni sempre presente che se guadagni meno, non significa che traduci peggio di Tizio o Caio.

Nonostante questo, bisogna aver bene a mente che la traduzione è un amante esigente, soprattutto se si lavora come freelance. Devi essere allo stesso tempo: traduttore, responsabile di progetti di traduzione e contabile. Il fatto di essere proprietario del tuo tempo è un inganno, perché molte volte capita che finisci col dedicare ad un lavoro più tempo di quello che dovresti.

E se mi permetti un consiglio, un consiglio da madre, sii un buon collega. Sii gentile con tutti quelli che ti circondano, anche se solo virtualmente. Conoscerai molte persone lungo la strada e alla fine imparerai a separare i conoscenti dai veri colleghi. Io ho la fortuna di avere un bel gruppo, un gruppo di amici traduttori ed editori al mio fianco (non farò nomi, sapete che mi sto riferendo a voi) che mi danno una mano e con i quali a volte condivido la traduzione, un bicchiere di vino, e un po’ di frustrazioni.

Perché ti dico questo? Perché un’altra maniera di cominciare è facendo gruppo con altri colleghi, per la tua promozione o altre promozioni, ma anche cercando un mentore, un professionista attivo che possa darti dei consigli (come il sistema che offre Asetrad). Nel mio caso, lavoro oggi stesso con una traduttrice che me lo ha chiesto e, per il momento, è una buona esperienza per entrambe.

Ottava parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni

Lettera aperta al traduttore principiante (6)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quinta parte di questo articolo

Reti e ragnatele
Non ti ingannare: un blog non è la panacea di tutti i mali. Fallo se ti va, però non è garanzia di nulla. Non curarlo troppo o sentirti continuamente obbligato a scrivere qualcosa, è una perdita di tempo e un motivo di frustrazione. Da molto tempo ho deciso di scrivere quando mi pare e quando ho veramente qualcosa da dire. Pubblicare per pubblicare, avere l’obbligo di scrivere solo per una visita o due al mese, non fa per me. Non voglio finire avendo una collezione di links a cose che (nemmeno io stessa) andrò a consultare. Però, ancora una volta, è bene chiarire che niente è fiore per un giorno. Nel mio caso ho aperto il blog e il mio account twitter quasi nello stesso momento. Era il 2011 e stavo finendo il Master in Traduzione Audiovisuale della UAB. Avevamo una materia di orientamento al lavoro e la professoressa ci raccomandò di uscire allo scoperto e di entrare nel mondo… delle reti sociali. Ci parlò di alcuni blog sulla traduzione (credo di ricordare che ci parlò di quello di Pablo Muñoz, Curri, Eugenia Arrés e quello di Eva Martínez) e mi sembrò un’idea bellissima per parlare di quello che sapevo o di quello che stavo imparando, man mano. Come tutto, almeno una volta va provato – soprattutto se non è nulla di nocivo – e così ho cominciato. In quel momento, erano già sei anni che lavoravo come freelance e pensavo di avere cose da raccontare.

All’inizio non conoscevo nessuno, né ovviamente mi leggeva nessuno; però, ho potuto subito comprovare che si trattava di una maniera fantastica di imparare dagli altri. In generale, posso dire che essere presente sui social è stato molto positivo per me. Ho conosciuto professionisti fantastici, ancora più fantastici come persone, grazie alla mia visibilità crescente sono stata invitata a congressi molto interessanti e mi hanno offerto progetti altrettanto interessanti, anche se io penso che ci sia dell’altro oltre alla visibilità. Non credo nelle facciate senza un buon lavoro strutturale interno. Ancora una volta, ci sono anni e anni di lavoro alle spalle.

Perché, e questa è l’altra faccia della medaglia, essere visibile ha anche i suoi lati negativi. Ci sono i vari commenti: “sì ma questa traduce solo romanzi rosa”, “ripete quello che ha detto l’altro giorno”, “non capisco perché prova a tradurre letteratura erotica” e i momenti di frustrazione, quando si condivide qualcosa di cui si fraintende il fine reale con cui si è condivisa, o quando non si è riusciti ad esprimere con chiarezza quello che si voleva dire. Perché non dirlo: mi sono sbagliata e mi sbaglio, ovvio. Esiste sempre la possibilità che la gente si faccia un’idea erronea di te, però lo deve nascondere perché “sei visibile” e queste cose accadono.

Settima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni

Lettera aperta al traduttore principiante (5)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quarta parte di questo articolo

Mi sono messa in contatto con un’associazione di traduttori, per chiedere informazioni riguardo a questo caso e non ho avuto alcuna risposta. Ho parlato con un’avvocatessa che, non ti nascondo, mi ha fatto stare nel suo studio più di un’ora per cercare materiale giuridico in internet e determinare il mio grado di responsabilità. Ero esterrefatta. Alla fine, le venne in mente che, avvalendomi della poca gravità degli errori commessi e del fatto che l’agenzia aveva ammesso la non correzione finale del testo, potevo offrirmi di pagare una somma a parte. E fu così che ho pagato 400 euro. La cosa migliore è stata che, poco dopo, quella stessa agenzia mi contattò per un’altra collaborazione. Che strano! E io che pensavo di non essere all’altezza del lavoro. Ovviamente, non ho accettato. Questo è importante: decidi con chi vale la pena lavorare e con chi no, oh mio giovane padawan! Parleremo ancora di questo tema. Successivamente, ho passato una settimana a rifiutare lavori, pensavo: e se sbagliassi qualcosa di più grave? In quel periodo traducevo, dal tedesco al castigliano per un’altra agenzia, delle parti di testo su incidenti, cartelle cliniche e documenti riguardo a sinistri stradali. La mia autostima era a pezzi. Però, come dicono, The show must go on, no?

Succederanno molte cose durante il tuo percorso professionale. Ovviamente, ci saranno momenti più brutti e cose che forse non pubblicheremo sui social. Per esempio, sicuramente non faremo presente che non abbiamo superato la prova di traduzione per quella casa editrice o che non abbiamo consegnato a tempo una traduzione e un cliente si è lamentato e l’agenzia ce l’ha fatto pesare. Non faremo presente che abbiamo dimenticato la consegna di un testo e che abbiamo passato una notte intera, dandoci dentro con la tastiera per rimediare al nostro errore. Non faremo presente che ci è capitato di consegnare un documento incompiuto, perché non ci siamo accorti di alcune finestre o documenti in più, rispettivamente nel documento excel o nell’archivio zip. E non sono casi isolati, succede a tutti.

Questo processo di apprendimento non finisce mai. Dopo dodici anni, mi succede ancora di imbattermi in alcuni errori in qualche progetto, mi sbaglio o mi distraggo. Accetto degli incarichi anche se sono oberata di lavoro per paura di dire di no oppure, non mi impongo abbastanza per aumentare una tariffa in casi concreti urgenti, accettati più che altro per obbligo. Credimi, continuo ancora a lavorarci su.

Per questo, quando do consigli agli studenti che incontro alle mie conferenze o in questo stesso blog, non è perché io sappia più di altri, ma semplicemente perché ho avuto esperienza concreta e ho risolto in un modo o nell’altro. È chiaro che molte volte non possiamo controllare l’idea che qualcuno si fa di noi e ci sarà sicuramente chi pensa che io mi do delle arie. E questo mi porta al punto seguente, il blog e i social, elementi di cui sono consapevole ti hanno parlato all’università.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni

Lettera aperta al traduttore principiante (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

Sulla qualità e altre creature
No, nemmeno io ho finito l’università con una competenza impeccabile in materia di traduzione. Ho superato alcune prove e alcune non le ho superate, però, diverse agenzie cominciarono ad assegnarmi incarichi in modo abbastanza regolare; deduco che non lo facevo poi così male. La pratica, come in qualsiasi altro lavoro, è essenziale. Lo è anche leggere molto, sia testi in lingua originale (per continuare a pulire la nostra lingua B) sia in lingua “meta” (per esprimerci di volta in volta meglio nella nostra stessa lingua) e traduzioni. Sì, credo fermamente che possiamo apprendere dagli altri traduttori. A volte leggo traduzioni e faccio un confronto con il testo originale, appuntandomi (mentalmente o meno) le soluzioni più buone che il traduttore in questione ha trovato. Credimi, da tutto si impara. E, parlando di tutto ciò che si può apprendere, incontrerai dei sassolini sul tuo cammino o pietre più grandi, addirittura rocce. Tutto fa parte del processo. Il primo anno come freelance, ho avuto un incarico di lavoro il 23 dicembre; mi ricorderò tutta la vita. Si trattava di un piccolo volume per un’agenzia di traduzione di Granada: la traduzione di un opuscolo dal castigliano al catalano per una catena di centri di bellezza. In totale il lavoro ascendeva a 30 euro. Erano giorni particolari, sembrava un testo facile e può darsi che non abbia posto tutta l’attenzione che avrei dovuto. Non ho fatto caso a due errori di ortografia e ho sbagliato la traduzione di un testo riguardo a una pianta medicinale, anche se questo l’ho saputo solo il giorno D. Il giorno D fu il giorno in cui l’agenzia mi comunicò che il cliente si era lamentato del fatto che il testo era stato stampato con degli errori e che si sarebbero dovuti cestinare tutti gli opuscoli. Ho visionato il testo e ho evidenziato gli errori, chiedendo se ci fossero state delle correzioni successive alla mia traduzione. No, non ce n’erano state, però l’unica responsabile, secondo l’agenzia, ero io.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni

Lettera aperta al traduttore principiante (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

Conosco altri colleghi che, come me, hanno cominciato con pochi clienti nel loro portfolio, hanno inviato moltissimi curricula e bussato ad altrettante porte, dapprima hanno iniziato come responsabili di progetti in piccolissime agenzie e sono tornati poi di rimbalzo alla traduzione. È difficile riuscire a crearsi un buon portfolio di clienti, è qualcosa che richiede il suo tempo come chiunque potrà confermarti. Come dicevo, finita la specializzazione, Olivia de Miguel, direttrice e professoressa della stessa, che aveva notato il mio interesse e apprezzava molto il mio modo di lavorare, mi passò il contatto di una casa editrice del gruppo Planeta, che si occupava dei marchi aziendali Deusto e Gestión 2000. Per loro ho tradotto alcuni manuali e libri su innovazione aziendale e simili.

Ora penserai: “Ah! Sei stata raccomandata!” Insomma, non è del tutto corretto; io preferisco dire che sono stata semplicemente messa in contatto. Tieni presente che nessuno, solo perché qualcuno ti segnala, ti continuerà a dare del lavoro se non lo fai bene. Però, e questo è molto importante, è vero che la fortuna può essere un fattore decisivo. Diciamolo, il lavoro è importantissimo, devi essere sempre pronto ed essere motivato, voler fare ciò che fai, però, allo stesso tempo, non possiamo scartare il fattore fortuna: essere al momento giusto, nel posto giusto.

Può essere che quel CV che hai inoltrato a marzo non lo terranno in considerazione fino allo stesso mese dell’anno successivo (sì mi è successo anche questo!) però, proprio in quel momento avranno bisogno di qualcuno e voilá. O, forse conosci qualcuno che conosce qualcun altro, ecc.; inoltre, d’ora in avanti, è molto importante che tutti sappiano di cosa ti occupi.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni

Lettera aperta al traduttore principiante (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

All’ultimo anno dell’università, sono andata per un semestre a Saint Andrews, in Scozia. Non era un Erasmus, dato che il mio primo Erasmus l’ho fatto in Danimarca (e lì non ho fatto un bel niente, dovevamo solo scrivere un diario linguistico sulle nostre esperienze nel paese). In quell’ultimo anno, ho voluto studiare fuori e farlo sul serio. Al mio rientro, mi mancava poco per finire gli studi, mi sono dovuta mettere al pari con qualche materia che non era possibile convalidare e, allo stesso tempo, ho cominciato a pensare a che cosa avrei fatto, finita l’università. Così, ho iniziato a cercare case editrici e agenzie di traduzione, perché, a differenza di alcuni miei compagni, io avevo ben chiaro a che lavoro volevo dedicarmi. Ho ricevuto alcune risposte negative, molti “al momento non abbiamo posizioni aperte, però includiamo i tuoi dati nella nostra base dati” e molti più silenzi, per risposta. Però, non potevo fermarmi. Ho cominciato a collaborare con SOS. RACISME, traducendo documentazione dall’inglese e dal castigliano, al catalano; volevo avere esperienza dimostrabile e se, inoltre, riuscivo ad aiutare in qualcosa, meglio ancora.

Inizi

Ricordo che alla fine dell’università mi sentivo persa. La cosa più semplice, per usare un eufemismo, era continuare a studiare per specializzarmi (continuare a studiare dopo l’università è quella cosa che ti avvolge nella carta fatta di bollicine) così mi sono iscritta alla specializzazione di traduzione letteraria dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona. Correva l’anno 2004, proprio così, “correva”, perché il tempo vola e io andavo a lezione, davo lezioni di inglese (una delle prime cose che cominciai a fare, per avere un sostentamento) e cominciavo a tradurre. Dato che non ricevevo incarichi con regolarità, il commercialista mi consigliò di usare la partita iva a intermittenza, disattivandola e mantenendola attiva in uno stesso mese, mese nel quale avrei fatturato tutto il lavoro fin lì svolto. Da quel momento in poi, mi sono mossa come una formichina. Perché tutto te lo devi guadagnare.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni

Lettera aperta al traduttore principiante

 Categoria: Traduttori freelance

Era da molto tempo che avevo in mente di scrivere qualcosa di simile, però aspettavo di avere un motivo concreto. L’inizio dell’anno nuovo? Una ricorrenza del blog? Sembra che se non vi sia un motivo specifico, è un po’ come scrivere a vuoto, come parlare per dare fiato alla bocca. Come se io scrivessi, perché mi è successo qualcosa e, no, nel mio caso non è così. Scrivo questo, perché le reti sociali possono essere nocive, possono condurci sulla strada sbagliata e possono farci sentire male. Scrivo per te, alunno che mi leggi abitualmente e che forse sei già all’ultimo anno di studi e non sai cosa fare con la tua vita, finita l’università. Però, scrivo anche per me, dato che a volte fa molto bene volgere lo sguardo al passato, per vedere cosa ha funzionato e cosa no e quale sia la direzione giusta da prendere. Scrivo, soprattutto, perché è da molto tempo che osservo certa amarezza o frustrazione in alcuni casi: “all’università ci dipingono tutto nero”, “non mi avevano mai spiegato questo e non so cosa fare”, “non trovo lavoro”, “che fortuna per te che hai x libri tradotti alle spalle!”, “non mi considera nessuno”, ecc. Poco tempo fa, un ragazzo ha lasciato un commento in questo blog, in cui si lamentava di quanto siano poco solidali tra loro i traduttori, del fatto che nessuno lo avesse aiutato, né gli avesse dato alcuna opportunità per cominciare a lavorare e per continuare ad imparare. Sono consapevole del fatto che non sia l’unico a pensarla così.

Molte volte sui social sembra che tutto sia facilissimo e di colore rosa: “guarda che serie accattivante hanno assegnato a Tizio!” oppure, “Caio è pieno di lavoro!”, o ancora, “lui è interprete a New York, come deve stare bene!” Nessuno parla, però, di cosa ci sia dietro; i rifiuti, gli errori, le ore infinite di traduzione, i giorni senza lavoro a fissare la parete e a rigirarci i pollici. E, comunque, perché mai dovrebbero parlarne? Sui social ognuno è libero di raccontare ciò che più preferisce, non è vero? Alla fine dei conti, non sono i blog, i social, dei mezzi di comunicazione dal carattere del tutto personale? Sì, e alcuni di noi cerchiamo semplicemente di proporre idee e condividere esperienze che, alla fine, non sono altro che cognizioni soggettive. Nonostante questo, inconsapevolmente, molte volte ci paragoniamo agli altri e finiamo col sabotare noi stessi.

Non sei solo. Tutti ci siamo passati. Quando ho letto il commento del ragazzo di cui ti ho parlato prima, ho pensato ai miei inizi e mi sono sentita pienamente identificata nelle sue parole. Se non hai fretta, fatti un tè o un caffè e te lo racconto.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni

I sogni infranti di una traduttrice

 Categoria: Traduttori freelance

Sono una traduttrice. Forse lo sono da sempre, l’ho sempre saputo, ma mi è stato davvero difficile accettarlo. Quando ero piccola mi ritrovavo davanti alla tv a cantare tutte le canzoni straniere che sentivo nelle pubblicità; non sapevo cosa volessero dire quelle parole strane, ma uscivano dalla mia bocca in modo così naturale. Eppure io quest’attitudine non l’ho mai assecondata, anzi ho cercato in tutti i modi di soffocarla, di nasconderla. Forse l’ultima cosa che un buon traduttore dovrebbe dire la dirò io: le lingue mi spaventano, mi terrorizzano, ma allo stesso tempo fanno parte della mia vita e sto imparando a conviverci.

Non ho mai avuto un’ambizione smisurata, un grande sogno da perseguire : interprete alle Nazioni Unite, docente universitario, ecc. ecc. ma c’è qualcosa che mi ha sempre accompagnato nella mia vita, l’amore per la parola, in particolare la parola scritta; per questo motivo ho iniziato a leggere, leggere e leggere. Ho letto tantissimi libri e tanti ancora ne leggerò, in particolare i classici francesi, inglesi. Leggendo libri di autori stranieri ho iniziato a domandarmi se ci fossero delle differenze fra i testi che leggevo io e quelli in lingua originale; grazie ai miei studi linguistici ho potuto iniziare a leggere le versioni in lingua e di differenze ne ho trovate eccome! Allora è sorta spontanea la questione: chi sono questi individui che hanno il potere di leggere, interpretare e dare senso alle parole di altri nella propria lingua? Sono i traduttori!

Da quel momento è nata in me l’immagine del traduttore, anzi,della traduttrice: bella, colta, elegante, seduta ad una scrivania colma di dizionari, libri, penne, matite ed evidenziatori, magari anche con un gattone nero acciambellato lì vicino. Il passare degli anni, la fatica derivata dagli studi, le condizioni economico-culturali del nostro paese, la bella Italia, hanno parzialmente distrutto questa immagine idilliaca.

Terminata l’università, i giovani traduttori come me si affacciano al mondo del lavoro pieni di speranze e desiderosi di imparare, esercitarsi, fare esperienza, ma nella maggior parte dei casi ci si trova a dover stabilire: ore di lavoro, numeri di cartelle, prezzo di parole e più che professionisti ci si sente un po’ dei contabili. Però, finché la soddisfazione provata di fronte ad un’ottima traduzione sarà più grande di tutto questo…traduciamo!

Regole per i traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

1. Sii sempre uno scrittore mentre traduci, e ogni volta che te ne dimentichi, ricordatelo.

2. La cosa più importante nella struttura di una frase è l’ordine in cui vengono trasmessi i vari pezzi dell’informazione.

3. Se il testo originale non è ben scritto, sei fregato; sentiti libero di disperarti.

4. Se l’originale è ben scritto, assicurati di aver capito esattamente cosa lo rende un buon testo, cioè quali sono i tratti caratteristici dello stile di questo scrittore. Azzeccare il tono giusto è fondamentale.

5. Alzati dal tuo computer almeno una volta ogni ora per stiracchiarti e camminare. Se stai traducendo mentre sei in uno stato di torpore, non andrà a finire bene per nessuno.

6. La fonte più importante che puoi avere è il tesauro internazionale Roget’s. Indicizzato, non in forma di dizionario. Sì, fa la differenza. E no, non esiste un dizionario di sinonimi disponibile online che possa reggere il confronto con un buon Roget’s.

7. No, non va ancora abbastanza bene, continua a correggere.

8. Non posso crederci che tu me lo stia chiedendo di nuovo. Continua a correggere.

9. Leggi tutto ciò che traduci ad alta voce, preferibilmente ad un ascoltatore che ama i libri e che aggrotterebbe le sopracciglia se una frase suonasse strana.

10. Leggi tanti, ma tanti libri meravigliosi in ogni momento in modo da riempire costantemente la tua mente con le cadenze della grandezza letteraria.

11. Ricorda che, per quanto sia difficile, tradurre dovrebbe essere divertente; se ti ritrovi costantemente a non divertirti mentre traduci, perché non provi qualcos’altro che ti faccia anche guadagnare dei soldi?

Fonte: Traduzione libera dell’articolo scritto da Susan Bernofsky & Hala Salah Eldin Hussein e pubblicato sul sito Arablit

Il traduttore professionista (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

La competenza specialistica di settore è uno dei motivi per cui molti traduttori tecnici possiedono un background diverso da quello linguistico e, avendo una padronanza pressoché perfetta di una o più lingue straniere, hanno deciso di dedicarsi alla traduzione con ottimi risultati proprio per via della conoscenza della materia.

Ciò che contraddistingue un traduttore professionista è quindi la formazione, sia essa in campo tecnico, seguita da anni di esperienza nel settore, o in ambito linguistico e traduttivo. In questo modo il traduttore è in grado di dotarsi di tutti le tecniche e gli strumenti necessari a garantire un servizio professionale e di qualità, apprendere capacità di analisi e di ricerca avanzate, prestare attenzione a ogni dettaglio e cogliere la minima sfumatura di ciascuna parola, avere la professionalità di lavorare unicamente verso la propria lingua madre per far sì che il testo tradotto sia reso in modo naturale nella lingua di arrivo.

I tanti pregiudizi sulla figura del traduttore costituiscono ancora un grosso problema per il riconoscimento della professione. Nonostante la situazione sia in via di miglioramento, in molti paesi europei (Italia compresa) il traduttore manca ancora di un riconoscimento ufficiale, di un albo e, di conseguenza, di un regolamento per l’accesso alla professione, motivo per cui potenzialmente chiunque potrebbe avviare un’attività come traduttore. Ad oggi, per sentirci tutelati come professionisti e poter dare prova della qualità del nostro servizio, possiamo aderire a una delle numerose associazioni professionali di traduttori e interpreti (come ad esempio AITI, ITI, CIOL, etc.), dotate di codici di condotta e best practice da seguire come linee guida e possono persino certificare i traduttori a seguito di una prova che ne attesti le capacità.

In quanto linguisti siamo i primi a elogiare la bellezza di imparare nuove lingue, una passione che apre molte porte e soprattutto la mente! Ma concordiamo sul fatto che per essere un buon traduttore è necessario dotarsi anche di competenze culturali, tecniche, specialistiche e professionali. La nostra figura sta acquisendo visibilità negli ultimi anni grazie agli sforzi di molti professionisti e di enti professionali che hanno portato e continuano a portare all’attenzione delle autorità competenti la necessità di una regolamentazione. Ci auguriamo che tale impegno venga ripagato al più presto e che venga colmata quanto prima la disinformazione in merito alla figura del traduttore, dando importanza all’empatia culturale e al lungo e impegnativo cammino di formazione intrapreso da chi ha deciso di dedicarsi alla meravigliosa professione del traduttore.

Articolo scritto da:
Francesca Cassina
Traduttore e Revisore EN/ES>IT
Milano

Il traduttore professionista (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

La competenza del traduttore, in questo contesto, sta nel decidere in quali occasioni è utile e opportuno utilizzare gli strumenti che possiede per poterli sfruttare al meglio.

E questo è quanto mai vero quando si parla di traduzione automatica (o machine translation): i motori di traduzione automatica, tanto temuti anche da chi è del mestiere, non sono altro che uno strumento a disposizione del traduttore. Se utilizzata correttamente, con i testi appropriati e nelle giuste occasioni (sempre mantenendo la trasparenza con il cliente e rispettando i vincoli di riservatezza), la machine translation può velocizzare notevolmente il lavoro del traduttore, che può ricorrere alla pratica del PEMT (Post-Editing di Machine Translation). Si tratta di una tecnica recente che consiste in una revisione più o meno approfondita della traduzione automatica svolta dalla macchina e che è sempre più richiesta, specialmente dalle agenzie di traduzione.

Per noi traduttori è pertanto cruciale tenerci aggiornati sulle nuove tecnologie e le nuove tecniche di traduzione, per rimanere sempre al passo con i tempi ed evolverci nella stessa direzione del nostro settore.

Inoltre, è importante continuare a formarsi e informarsi anche in merito alle aree di specializzazione di cui ci occupiamo. Un traduttore professionista, infatti, possiede delle competenze specialistiche in uno o più settori che gli permettono di fornire un servizio dal valore aggiunto grazie alla conoscenza approfondita dei temi che tratta. Avendo oramai chiarito che il traduttore si occupa di trasmettere concetti e non di tradurre le singole parole, viene da sé che è necessario comprendere appieno il testo per poterlo rendere al meglio in un’altra lingua. Soprattutto nel caso di testi specialistici, questo è possibile solo se il traduttore è ben preparato sull’argomento di cui traduce. Prendiamo, ad esempio, il bilancio di una società, testo già di per sé complesso nella nostra lingua madre se non ci occupiamo o non siamo appassionati di finanza: è necessario che il traduttore abbia delle competenze finanziarie per poter comprendere e rendere nella maniera più corretta la terminologia di settore e tradurre, quindi, “liabilities” con “passività” invece che con “responsabilità”, come suggerirebbe la prima voce di un dizionario bilingue. Per non parlare poi di settori ancora più delicati e complessi come quello medico. Si pensi anche solo di leggere un testo che descrive una procedura chirurgica quando le conoscenze mediche di cui disponiamo derivano da anni di bingewatching di E.R. o di Grey’s Anatomy: siamo certi di poter comprendere perfettamente il testo? E se il bingewatcher fosse il traduttore, metteremmo la nostra salute o addirittura la nostra vita nelle mani di quella traduzione?

Quarta parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Francesca Cassina
Traduttore e Revisore EN/ES>IT
Milano

Il traduttore professionista (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Un po’ meno considerata, ma certamente non meno importante, è invece la competenza culturale: il traduttore, oltre a conoscere le lingue con le quali lavora, ha necessità di comprendere profondamente anche le culture dei paesi della lingua di origine e di arrivo del testo che traduce per poter veicolare i concetti nel modo più naturale possibile per i lettori finali.

L’utilizzo del termine “concetti” non è affatto casuale, poiché è proprio di questo che si occupa un traduttore: trasmette un concetto da una lingua e una cultura di origine a una lingua e cultura di arrivo, senza limitarsi a tradurre esclusivamente parole. Se così fosse, i tanto discussi motori di traduzione automatica funzionerebbero alla perfezione da soli. Le parole non sono altro che il “carburante” del traduttore: senza benzina (le parole) la macchina (il testo tradotto) non funziona, ma bisogna anche accertarsi di scegliere quella giusta e metterla nel posto giusto perché l’auto parta. Allo stesso modo, dunque, bisogna accertarsi che la parola che utilizziamo nel nostro testo di arrivo sia la più appropriata al contesto della frase in cui la inseriamo.

Arriviamo così alle competenze tecniche, intese sia a livello di tecniche traduttive – grazie alle quali il traduttore sarà in grado di decidere se è necessario, ad esempio, sostituire un gioco di parole con un’espressione corrispondente nella lingua di arrivo, se tradurre letteralmente o riformulare una frase, se è necessaria una Nota del Traduttore per spiegare un termine intraducibile, ecc. – sia a livello di strumenti da utilizzare.

Oggi abbiamo la fortuna di disporre di un’ampia gamma di software di traduzione assistita (CAT Tool) molto avanzati che permettono di incrementare la nostra produttività e migliorare la qualità delle nostre traduzioni.Grazie alle funzioni presenti in questi programmi è possibile rendere più uniformi le nostre traduzioni e assicurare l’utilizzo dei termini preferiti dai nostri clienti attraverso l’associazione di un glossario, che ci consiglia quali termini utilizzare e quali no, o di una o più memorie di traduzione, che ci consentono di reperire terminologia e frasi ricorrenti sia dalla traduzione in corso che da traduzioni effettuate in passato.

Terza parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Francesca Cassina
Traduttore e Revisore EN/ES>IT
Milano

Il traduttore professionista

 Categoria: Traduttori freelance

Persino con gli strumenti altamente tecnologici e l’odierna facilità di informazione di cui disponiamo, restano diversi pregiudizi e molta confusione sulla figura del traduttore e la sua attività professionale.

Mi è capitato più volte di sentire: “Basta usare Google traduttore”, “C’è un collega che è stato sei mesi a Londra, se ne occupa lui” o il classico “Lo faccio tradurre a mio cugino che sa l’inglese”, avviando così una discussione infinita e senza via d’uscita sull’importanza della figura del traduttore e sul fatto che, senza nulla togliere al cugino, è necessario avere certe competenze per fornire un servizio di qualità.

Partiamo dalle basi. Quante volte dopo aver detto che facciamo i traduttori ci siamo sentiti dire: “Ah, bello! Quindi fai la simultanea?” e (a meno che non siamo anche interpreti) rispondiamo che no, non facciamo la simultanea perché in quanto traduttori ci occupiamo di testi scritti. In genere la domanda seguente è: “Quindi traduci libri?” e noi, che magari siamo traduttori legali, finanziari o tecnici, ci troviamo nuovamente a smentire le aspettative dei nostri interlocutori spiegando che non tutti i traduttori traducono letteratura; anzi, buona parte si occupa di documenti, articoli, pubblicità, comunicati stampa, schede prodotto, manuali, contratti e altri testi specialistici per cui sono richieste competenze molto diverse.

Ma di quali competenze parliamo? E qual è il valore aggiunto di avvalersi dei servizi di un traduttore professionista piuttosto che chiedere a quel collega che è stato sei mesi a Londra?

Certamente, la prima e fondamentale competenza è quella linguistica: per fare il traduttore bisogna conoscere alla perfezione almeno una lingua straniera, ma non basta. È necessario avere anche un’ottima padronanza della propria lingua madre (sembra scontato, ma non lo è) e soprattutto buone capacità di analisi del testo di partenza e di produzione scritta nella lingua di arrivo.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Francesca Cassina
Traduttore e Revisore EN/ES>IT
Milano

Tradurre: passione o missione

 Categoria: Traduttori freelance

Già da ragazza per me le lingue erano una passione. Le lezioni a scuola passavano in un lampo, mentre quelle di matematica sembravano non finire mai… Tutti mi spronavano a proseguire su questa strada, il mio percorso futuro sembrava tracciato e mi sono iscritta alla scuola per traduttori e interpreti di Bruxelles, dove mi sono laureata nel 1996.
Inizialmente ho lavorato per un’agenzia di traduzioni, sempre a Bruxelles. Nel febbraio del 1999 mi sono trasferita a Milano, continuando lo stesso lavoro, solo questa volta come freelance.

Le aziende che hanno necessità di far tradurre un testo dall’Italiano quasi sempre si affidano ai servizi di un’agenzia di traduzioni. Prima di tutto, bisogna capire a chi è destinato il testo, a lettori nei Paesi Bassi o in Belgio. Anche se entrambi i popoli parlano la stessa lingua, il Neerlandese, ne esistono due varianti, l’Olandese parlato nei Paesi Bassi, e il Fiammingo parlato in Belgio. Ecco, è qui che entro in campo io, e avendo il fiammingo come lingua madre, non ho molta concorrenza in Italia.

La conoscenza di un Paese e delle sue usanze, caratteristiche e abitanti è fondamentale per poter tradurre bene un testo, anche se questa regola vale meno per, ad esempio, la traduzione di manuali tecnici. Anche se olandesi e fiamminghi spesso si “scontrano”, l’importante è trovare un punto d’incontro e riuscire a trasformare critiche in opportunità per fare meglio ancora in futuro.

L’italiano è forse la lingua più amata al mondo.E’ la lingua della cultura, dell’amore, della buona cucina, etc. Non è facile tradurre le mille sfumature e sensazioni che suscita, ma il traduttore saprà consegnare un prodotto finale che raccoglie tutto il significato del testo originale. Il lettore lo leggerà senza mai accorgersi che si tratti di una traduzione. Questo è lo scopo che ogni traduttore desidera raggiungere.

Autrice dell’articolo:
Valerie D’hondt
Traduttrice freelance
Milano

Il traduttore: tra alienazione e contatto

 Categoria: Traduttori freelance

Si è spesso parlato della solitudine dei traduttori, dell’isolamento di giornate trascorse davanti al PC a cercare di ri-dare un nome alle cose, di filtrarle dal contingente del paese di origine per osservarle nella loro essenzialità estatica e “senza patria”, per poi rivestirle di una nuova contingenza, quella di un altrove, di un “secondo dove”; il paese di destinazione appunto. Ancora più spesso si è sentito parlare nello specifico della solitudine dei rapporti lavorativi che il traduttore vive. Il traduttore fa sì parte di un tessuto sociale, ma sui generis, qui, infatti, gli attori non si danno il buongiorno, non si scambiano una stretta di mano e, in linea di massima, non conoscono nemmeno il volto che c’è dietro una mail, una chiamata, un PO o una fattura.

Oltre a ciò, temi logori e abusati sono di certo la precarietà di questo lavoro, la difficoltà di intrattenere collaborazioni costanti e proficue, la legislazione fantasma e il rischio di credersi afoni quando non è la voce di un altro a chiederci aiuto per liberarsi e raggiungere altri paesi.
Ma nondimeno, quello del traduttore resta un lavoro molto ambito.

Il come e il dove del tessuto sociale di cui il traduttore è parte comportano intrinsecamente l’isolamento; per questo i volti di colleghi, clienti, vendor manager, ecc. si negano nella quotidianità, ma tra i tanti volti negati, ne vediamo uno. È il volto più ricercato, ed è esattamente quello di cui noi traduttori siamo chiamati a consegnare il ritratto. È la musica di un libro, il volto di un film, la voce di un’intervista. È l’opera.
Ed ecco la nostra sfida: offrire un ritratto autentico, pur refrattario alla fedeltà assoluta. È la sfida di regalare un volto che sia proprio quel volto lì, ma che diventi pure qualcos’altro. Esattamente in questo passaggio il contatto vince l’alienazione, l’incontro autore-traduttore disperde le distanze virtuali. La mera traduzione diventa a sua volta creazione sui generis.

Da qui l’incanto di un lavoro che da una parte ci aliena (niente ufficio, nessun collega gomito a gomito, solo pause silenziose per noi!), ma dall’altra ci dà la possibilità di un contatto totale. “Totale” perché il contatto qui non è semplicemente auspicabile, ma è condizione stessa di esistenza della traduzione e del traduttore. Noi siamo a contatto con un’opera, la spogliamo fino a incontrarne l’essenza, preserviamo quest’essenza pur rivestendola di quello che siamo e che serve per donarla agli altri e in questo esistiamo sia con e per noi sia con e per gli altri.

Autrice dell’articolo:
Jessica Fanelli
Dott.ssa in Filosofia Estetica
Traduttrice Audiovisiva EN>IT
Italia

Chi sono i traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Storia della traduzione
L’atto di interpretare e tradurre è antico tanto quanto la lingua. Col passare del tempo ciascuna lingua si è evoluta in modo differente e gli uomini hanno iniziato a sentire il bisogno di potersi affidare a persone che fossero in grado di comunicare in lingue diverse dalla propria, facendo da intermediari. Comprendere le lingue di altre comunità rendeva infatti possibile commerciare, ampliare le proprie conoscenze e, in alcuni casi, semplicemente sventare una guerra. Con l’evoluzione della razza il bisogno di poter comprendersi l’un l’altro si è fatto sempre più forte, poiché ciò significava poter condividere saperi e conoscenze e potersi aprire ad un commercio in continua crescita. Così è ancora oggi: un paese difficilmente sopravvivrebbe senza aver contatti con i paesi confinanti, e questi contatti richiedono obbligatoriamente l’uso di traduzioni.

Tipi di traduzione
Esistono diversi tipi di traduzione, a seconda del tipo di documento che deve essere tradotto. I testi possono essere di natura scientifica, tecnica, commerciale, letteraria, legale o educativa, o possono anche non appartenere ad una sola categoria. Per questo motivo, di norma un traduttore opera nei settori nei quali ha avuto modo di specializzarsi: ovviamente un traduttore letterario si sentirà più sicuro nel tradurre un romanzo piuttosto che un testo tecnico riguardante la scatola del cambio di una 4×4. Si tratta insomma di una professione che necessita di tipologie diverse di traduttore, ciascuna delle quali si occupa di un determinato settore. Generalmente le traduzioni vengono suddivise in due macrocategorie: letterarie e tecniche.

La carriera del traduttore
La decisione di un traduttore di specializzarsi in un determinato settore non è sempre preterintenzionale. A volte è semplice conseguenza dell’aver accettato, agli inizi della propria carriera, un tipo di incarico che si è poi tramutato in un rapporto lavorativo duraturo con una compagnia/gruppo di compagnie. Va detto anche che, parallelamente al fenomeno della globalizzazione, la traduzione si è sempre più professionalizzata e ovunque hanno iniziato a proliferare corsi specifici presso scuole e università.
La maggior parte di questi corsi si focalizza su un particolare aspetto della traduzione, tant’è che vi sono corsi di traduzione che si occupano di un’ampia gamma di argomenti: letteratura, doppiaggio, sottotitolaggio, business, o tematiche di natura commerciale, legale, scientifica, medica o tecnica. Solitamente questi corsi accettano le candidature di studenti che già possiedono una buona padronanza della lingua di partenza, poiché il fine non è insegnare le lingue, bensì aiutare gli studenti a servirsi di esse nel campo della traduzione. Durante questi corsi i futuri traduttori apprendono i fondamenti del mestiere: dalla stipulazione di un contratto fino ad arrivare alla consegna del prodotto finito. Impareranno inoltre ad utilizzare i diversi strumenti di cui dispone un traduttore: libri, dizionari e l’ormai “onnipotente” Internet.

Il futuro dei traduttori
Un traduttore si sentirà spesso domandare quale sia la sua utilità all’interno di una società che può contare su traduttori online. La risposta è abbastanza semplice: fintanto che il materiale verrà redatto da esseri umani, saranno i soli esseri umani a poterlo tradurre correttamente. Il computer è infatti una macchina programmata per rispondere a degli ordini caricati nella sua memoria e, di conseguenza, non è in grado di mettere in discussione i propri risultati né può capire quando una certa frase sia da intendere in senso letterale o ironico. Un computer può ottenere dei risultati pressoché decenti se utilizzato per tradurre un testo semplice, non letterario e non eccessivamente tecnico, e solo nel caso in cui la traduzione offerta dalla macchina venga utilizzata come semplice bozza per quella che diventerà poi la traduzione finale.

Le condizioni lavorative del traduttore
I traduttori possono essere suddivisi in due categorie:

  • traduttori in-house, che vengono assunti come dipendenti per una compagnia che vi si affida per le proprie esigenze aziendali.
  • traduttori freelance, la stragrande maggioranza, che lavorano a contratto direttamente da casa e non hanno un datore di lavoro specifico. I traduttori letterari lavorano con editori e case editrici, mentre i traduttori tecnici vengono assunti da agenzie di traduzione e collaborano con una rete di aziende.

Fonte: Articolo pubblicato su International Translators

Traduzione a cura di:
Urtone Laura
Laurea in Scienze Linguistiche, Letterarie e della Traduzione
Traduttrice freelance
Roma

Le abitudini dei bravi traduttori (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

Organizzarsi in modo da gestire al meglio il proprio tempo
State alla larga dalle scadenze irragionevoli o incompatibili con i vostri impegni. In quanto traduttori, il tempo è una delle vostre priorità. Consegnare in ritardo le vostre traduzioni avrà un impatto negativo sulla vostra agenda. Si consiglia di conservare sempre un po’ di tempo in più per gestire eventuali imprevisti e soprattutto per sviluppare il proprio marchio. Si sa che le mansioni amministrative sono poco piacevoli, ma non bisogna mai rimandarle, altrimenti diventeranno ancora più difficile da gestire.

Restare fermi sui prezzi stabiliti
Bisogna stabilire una tariffa equa e mantenerla, in modo da trovare clienti disposti a pagare per delle traduzioni di qualità. Se i prezzi vengono abbassati, in seguito, risulterà poi difficile alzarli. La guerra dei prezzi è in contrasto con l’immagine della qualità che volete offrire ai vostri clienti. D’altro canto, fate attenzione a non sopravvalutare le vostre capacità. Si tratta di un errore altresì comune quando ci si avvia in questo mercato.

Aiutarsi a vicenda e costruire il proprio marchio
Partecipate a gruppi di discussione insieme ad altri traduttori. Chiedete consigli e pareri sulle vostre traduzioni, aiutate altri traduttori a trovare il significato di parole complesse. In sintesi, coltivate la vostra rete di conoscenze! Il mondo dei traduttori è molto competitivo, perciò bisogna essere simpatici nei confronti degli altri colleghi. Esistono molte comunità di traduttori su internet, (ProZ, TranslatorsCafé, ecc.) per rimanere aggiornati sulle ultime tendenze. Tutto questo vi aiuterà a costruirvi una solida reputazione sul web soprattutto se siete dei traduttori freelance. Una volta acquisite e rispettate queste abitudini, sarete tanto più efficaci e aumenterete le vostre opportunità lavorative.

E voi? In quanto traduttori, quali altre abitudini consigliereste? Come fate a mantenerle?

Fonte: Articolo scritto da Gaëtan Demeusy e pubblicato il 15 febbraio 2017 su Eazylang

Traduzione a cura di:
Cristina Georgiana Vieru
Laureata in teorie e tecniche della mediazione interlinguistica
Combinazioni linguistiche: FR>IT IT>FR – FR>RO RO>FR – IT>RO RO>IT
Ventimiglia

Le abitudini dei bravi traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Il cliente ha sempre ragione, ma …
Crearsi una clientela, richiede del tempo, per questo bisogna pensare a lungo termine. Avete tutto l’interesse a rendere i vostri clienti felici del vostro rapporto in modo che si rivolgano di nuovo a voi per i loro futuri progetti. Ma spetta a voi la possibilità di scegliere! Non siete obbligati ad accettare tutte le richieste che vi vengono trasmesse. Bisogna privilegiare i clienti che rispettano i tempi di pagamento, coloro con cui siete in buoni rapporti e coloro che non cercano di continuo a negoziare le vostre tariffe, perché solo così riuscirete a risparmiare tempo ed energia.

Migliorare e fare progressi
In quanto principiante, tradurre pro bono può risultare una buona abitudine per compiere progressi, aiutando associazioni che non hanno necessariamente a disposizione un budget dedicato alle traduzioni di qualità. Avrete così, la possibilità di riscontrare le stesse problematiche riguardanti le scadenze o la localizzazione come se si trattasse di traduzioni “a pagamento”. In questo modo sarete più preparati ad affrontare ulteriori situazioni di questo genere.

Coltivare la curiosità
Ovviamente, è importante tradurre dei documenti di proprio interesse e dedicarsi a un determinato campo di specializzazione, ma allo stesso tempo bisogna anche cercare di uscire dalla propria zona di sicurezza. Anche in questo caso curare progetti di traduzione pro bono, può risultare una soluzione valida, ma contenuta. Tutti i traduttori passano dei periodi di maggese. Bisogna però far fruttare questi periodi, lanciando nuove sfide, come per esempio dedicarsi a un nuovo campo di specializzazione oppure imparare una nuova lingua.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëtan Demeusy e pubblicato il 15 febbraio 2017 su Eazylang

Traduzione a cura di:
Cristina Georgiana Vieru
Laureata in teorie e tecniche della mediazione interlinguistica
Combinazioni linguistiche: FR>IT IT>FR – FR>RO RO>FR – IT>RO RO>IT
Ventimiglia

Le abitudini dei bravi traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Da diversi anni, si può parlare di una vera e propria esplosione del mercato della traduzione dovuta al continuo aumento della domanda in questo campo. Pertanto, la concorrenza tra traduttori è sempre più forte, tra l’altro, anche in seguito all’emergenza di soluzioni di traduzione automatica gratuite. Questa concorrenza risulta ancora più difficile da superare per i giovani traduttori che non dispongono ancora di una valida clientela. Per affrontare la concorrenza, alcuni scelgono di praticare tariffe più basse. Ma ovviamente, la soluzione migliore rimane quella di offrire un servizio di migliore qualità. Ma come si diventa il migliore nel proprio campo? Abbiamo individuato alcune buone abitudini da mettere in atto, che potranno servirvi come fonte di ispirazione e aiutarvi ogni giorno a diventare dei traduttori sempre più efficaci.

La qualità, sempre la qualità
La qualità è la parola d’ordine! Non bisogna recare pregiudizio ai propri clienti redigendo cattive traduzioni che potrebbero avere ripercussioni su di loro. Per esempio, la traduzione del foglio illustrativo di un medicinale può avere gravi conseguenze per i vostri clienti, nonché per i loro propri clienti. Noi vi incoraggiamo a lavorare quanto più possibile nelle lingue di cui avete una buona padronanza per rendere fedelmente il messaggio da tradurre. È inoltre possibile utilizzare basi di dati terminologiche del settore interessato, e chiedere aiuto ad altri traduttori che hanno una maggiore esperienza. Non bisogna mai dimenticare che il cliente ripone la propria fiducia nelle vostre capacità, scegliendovi per redigere le sue traduzioni.

Revisionare sempre le proprie traduzioni
Revisionare le proprie traduzioni è una condizione indispensabile per ottenere una traduzione di qualità. La rilettura della propria traduzione deve essere sistematica. L’ortografia, la grammatica, le coniugazioni, la punteggiatura, devono essere esaminate diverse volte, se necessario. In effetti, bisogna essere meticolosi, e accertarsi di non aver commesso alcun errore. Non esitate a leggere a voce alta la vostra traduzione, per individuare eventuali errori invisibili allo scritto. È altrettanto utile farla rileggere da altri traduttori.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëtan Demeusy e pubblicato il 15 febbraio 2017 su Eazylang

Traduzione a cura di:
Cristina Georgiana Vieru
Laureata in teorie e tecniche della mediazione interlinguistica
Combinazioni linguistiche: FR>IT IT>FR – FR>RO RO>FR – IT>RO RO>IT
Ventimiglia

Si può insegnare a tradurre?

 Categoria: Traduttori freelance

In questo post, rifletterò su un argomento che ha suscitato un acceso dibattito tra i traduttori negli ultimi anni: Si può insegnare a tradurre? Le università e i corsi estivi insegnano davvero agli studenti ad essere dei validi traduttori?

Al centro della questione gioca un ruolo chiave la percezione che si ha della traduzione in quanto tale: si tratta di una scienza, di una capacità da sviluppare o di una forma d’arte innata?

Forse c’è qualcosa di vero in ognuna di queste percezioni. I diversi approcci alla traduzione si basano su principi invariabili, ci sono competenze e metodi che possiamo sviluppare per diventare traduttori migliori, ma alla fine i traduttori devono trovare dentro sé stessi le parole giuste e le soluzioni migliori.

“Il linguaggio è un processo di libera creazione; le sue leggi e i suoi principi sono fissi, ma il modo in cui i principi della generazione vengono usati è libero e infinitamente vario” (Noam Chomsky).Nonostante ci sia una strategia dietro una buona traduzione, e ai traduttori di successo serva un’attitudine specifica, quest’affermazione può valere per molte professioni.

I programmi di traduzione hanno i loro limiti. Non possono insegnare la scienza esatta per risolvere i problemi che si affronteranno come traduttore. Questi problemi sono spesso unici e ci possono essere molte strade percorribili. Tuttavia, possono aiutare a comprendere meglio gli approcci da seguire, a dare la possibilità di discutere le proprie traduzioni con esperti e ad insegnare a sfruttare, in quanto traduttore, la tecnologia disponibile.

Forse, ciò che conta di più, è che i corsi di traduzione si concentrano fortemente sulla qualità. Valutandone e discutendone gli aspetti, i corsi di traduzione aiutano a promuovere un elevato standard traduttivo e incoraggiano i traduttori a valorizzare il proprio lavoro.I programmi d’istruzione, al pari dei premi di traduzione, delle conferenze e delle linee guida aziendali, mirano ad alzare lo standard per le traduzioni di qualità e a diffondere la conoscenza di quell’abilità che si cela dietro le grandi traduzioni.

E dunque? I benefici che derivano dallo studio sulla traduzione ne superano i limiti? La traduzione è un talento innato o un’abilità che può essere sviluppata?

Fonte: Articolo scritto da David Garcia-Gonzalez e pubblicato sul blog di GoLocalise

Traduzione a cura di:
Federico Acierno
Traduttore e sottotitolatore
Roma

Pianificare lo sviluppo professionale (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Sviluppare un piano di apprendimento
Ora che hai fatto chiarezza sui tuoi obiettivi, puoi cominciare a redigere il tuo piano di apprendimento. Comincia elencando i tuoi primi tre obiettivi professionali. Per ogni obiettivo, verifica se ci sono competenze o conoscenze che dovrai sviluppare per raggiungerlo. Per esempio, per tradurre testi sulle energie rinnovabili, dovrai probabilmente sviluppare competenze specifiche nel settore delle energie rinnovabili.

Adesso prendi ciascuna delle competenze o aree di conoscenza che vuoi sviluppare e inseriscile in una tabella come quella qui di seguito, sotto il rispettivo obiettivo professionale. Se necessario, aggiungi altre righe.

Quando avrai finito, il passo successivo sarà identificare i modi per poter raggiungere i tuoi obiettivi di apprendimento. Per esempio, per sviluppare le competenze in ambito di energie rinnovabili, potresti decidere di seguire un corso online su Coursera e leggere una rivista mensile di settore. Aggiungi queste due attività sotto i tuoi obiettivi di apprendimento, aggiungi anche le informazioni sulle scadenze per il completamento e le risorse necessarie.

Se non hai le idee chiare su quali siano i tuoi obiettivi di apprendimento o come raggiungerli, leggi i miei post precedenti sulle competenze più importanti per un traduttore e i modi per sviluppare queste competenze, per maggiori esempi e idee.

Piano di apprendimento

Obiettivo professionale 1
Es.diventare un traduttore specialista del settore delle energie rinnovabili nella mia combinazione linguistica
Obiettivo di apprendimento 1
Es. Sviluppare le mie competenze nel settore delle energie rinnovabili
Attività Scadenza Risorse Revisione
1 Corsi online su Coursera Entro la fine dell’anno Corso di Coursera
2 Leggere rivista di settore Mensilmente Rivista di settore
3
Obiettivo di apprendimento 2
Es. sviluppare le mie capacità redazionali nella mia lingua d’arrivo
Attività Scadenza Risorse Revisione
1 Corso di copywriting Entro la fine dell’anno Cercare un corso adeguato in aula o online
2
3
Obiettivo professionale 2
Obiettivo di apprendimento 1
Attività Scadenza Risorse Revisione
1
2
3

A questo punto, il tuo piano di apprendimento dovrebbe aver preso forma. Adesso è il momento di cominciare a imparare!
Mentre procedi con il tuo sviluppo professionale, ricordati di annotare le attività di formazione e sviluppo che hai portato a termine nel corso dell’anno. Per fare questo, puoi usare il piano di apprendimento che hai stilato e annotarvi quali attività hai svolto e quando.
Ricordati inoltre di svolgere regolarmente una revisione del piano e dei tuoi traguardi. Chiediti se hai fatto un passo avanti in direzione dei tuoi obiettivi di apprendimento e professionali, e quali potrebbero essere i passi successivi.

Cosa fare adesso?
Quindi, cosa ne pensi? Hai già l’abitudine di pianificare il tuo apprendimento e allinearlo ai tuoi obiettivi professionali, o adotti un approccio meno strutturato? O forse non hai seguito alcun sentiero di sviluppo professionale ultimamente e ora vorresti cominciare a farlo? Qualunque sia la tua situazione, ti esorto a guardare a che punto ti trovi adesso nella tua vita professionale e dove vuoi andare, a porti degli obiettivi professionali e a cominciare a imparare!

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox e pubblicato il 28.08.2018 sul suo blog Between Translations

Traduzione a cura di:
Francesca Nicolini
Traduttrice inglese <> italiano e tedesco > italiano
Bruxelles – Belgio

Pianificare lo sviluppo professionale

 Categoria: Traduttori freelance

Se vogliamo restare un passo avanti rispetto alle macchine e costruirci una carriera di successo come traduttori, è essenziale che continuiamo a sviluppare le nostre competenze. La formazione permanente è riconosciuta come un fattore fondamentale per sviluppare le competenze professionali in tutti i settori, e la traduzione non fa eccezione. Tuttavia, con una così grande disponibilità di formazioni e percorsi di sviluppo, può risultare difficile scegliere la direzione in cui andare. In questo articolo del blog, esaminerò come fare in modo che la tua crescita come traduttore sia in linea con i tuoi obiettivi professionali e contribuisca al raggiungimento degli stessi.

Formazione e sviluppo come metodo per raggiungere gli obiettivi professionali
Prima ancora di cominciare a pianificare il tuo sviluppo professionale, è importante fare chiarezza su quali siano i tuoi obiettivi generali per la tua carriera. Mentre ti poni questi obiettivi, pensa intensamente a cosa vuoi raggiungere nella tua vita professionale, cosa vuoi apportare di diverso tramite il tuo lavoro e per chi vuoi fare la differenza.

Fatto questo, puoi cominciare a porti degli obiettivi professionali a breve, medio e lungo termine. Per esempio, potresti voler diventare un traduttore specialista del settore delle energie rinnovabili nella tua combinazione linguistica. Una volta fatta chiarezza sui tuoi obiettivi, puoi pianificare il tuo sviluppo professionale per aiutarti a raggiungerli. Ciò farà in modo che la formazione e il percorso di sviluppo che seguirai ti aiutino a fare un passo avanti, a far crescere la tua attività e ad avere successo.

A questo punto vale anche la pena di considerare se ci sono degli ostacoli al tuo apprendimento. Se in questo momento non stai seguendo alcun sentiero di sviluppo professionale, perché non lo stai facendo? È troppo costoso? Non hai il tempo necessario? In quanto professionista, devi fare in modo di trovare il tempo per l’apprendimento. Ciò significa che non puoi trascorrere tutte le ore lavorative a tradurre – devi prevedere un po’ di tempo per lo sviluppo professionale (e fare in modo di essere pagato a sufficienza per poterlo fare!).

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox e pubblicato il 28.08.2018 sul suo blog Between Translations

Traduzione a cura di:
Francesca Nicolini
Traduttrice inglese <> italiano e tedesco > italiano
Bruxelles – Belgio

Ricreare il testo in un’altra lingua

 Categoria: Traduttori freelance

Nel corso della mia esperienza lavorativa con la lingua inglese, ho avuto modo di sperimentare diverse tipologie di traduzione e infine sono approdata a quella che più fa per me, specializzandomi nella traduzione verso l’inglese. Certo, continuo a tradurre anche dall’inglese al russo, dal momento che la tradizione professionale ha determinato che una persona traducesse verso la propria lingua madre, ma ogni abilità può essere sviluppata con la pratica. L’enorme bonus del lavorare con la lingua più diffusa al mondo è rappresentato dalla possibilità di poter scegliere qualsiasi tematica/argomento. Non mi sognerei mai di tradurre qualcosa di medico, ma collaboro con grande piacere con il complesso museale ”Istituto dell’arte Realista Russa”, traducendo i cataloghi e le didascalie delle loro mostre, in quanto si tratta di un ambito a me molto vicino.

Non credo che nella traduzione scritta l’uomo possa essere sostituito da una macchina. D’altra parte, al giorno d’oggi manca quasi del tutto il mercato per l’interpretazione dall’inglese. Ciò che più mi piaceva era proprio fare l’interprete durante le trattative o gli incontri di lavoro, ma la domanda per questo tipo di servizio è calata quasi del tutto. Molto probabilmente, un importante datore di lavoro non assumerebbe proprio dei collaboratori che non padroneggiano la lingua. È utile conoscere una lingua straniera per integrare una qualsiasi altra professione. In diverse occasioni anche io ho dovuto riqualificarmi, occupandomi all’occorrenza di management, di marketing e di e-commerce. Sono la coordinatrice dell’intera squadra di traduttori di una compagnia internazionale che richiede materiale pubblicitario tradotto in 35 lingue.

Come traduttrice lavoro solo su raccomandazione e non ho mai avuto la necessità di cercarmi io stessa i clienti. Ultimamente noto che le persone conoscono decisamente meglio l’inglese, ma probabilmente è merito non tanto del sistema di istruzione statale, quanto di internet e della maggiore possibilità di viaggiare. L’inglese è una lingua relativamente poco complessa. E in effetti io mi sento completamente sicura in ogni incarico di traduzione in lingua inglese, sebbene non sia madrelingua. La complessità per un non madrelingua è rappresentata soprattutto dagli articoli e dalle virgole, del cui utilizzo non si può mai essere sicuri al cento per cento. È sempre meglio farsi correggere tali sfumature da un editor madrelingua.

Le persone che ho avuto modo di incontrare nell’industria delle traduzioni dall’inglese erano spesso più grandi di me, solitamente oltre la quarantina, hanno dedicato la loro intera vita a questo mestiere e probabilmente non sono più disposti a cambiare. I traduttori molto giovani, al contrario, traducono per circa un anno e poi decidono di cambiare direzione. Dopotutto, la traduzione scritta è un’attività piuttosto monotona che richiede una notevole perseveranza. Viviamo a ritmi sempre più serrati: le persone desiderano imparare il più possibile in poco tempo, invece di focalizzarsi su un solo lavoro.

Fonte: Articolo di Anastasja Pozgoriova tradotto dal russo tratto dal blog Theory&Practice

Traduzione a cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (7)

 Categoria: Traduttori freelance

< Sesta parte di questo articolo

I talenti del traduttore non si manifestano solo in una visione ampia e comprensione profonda della vita umana ma anche in altre peculiarità: una ricettività vitale della composizione spirituale di un altro popolo, un’inusuale sensibilità verso la loro psicologia, l’abilità di acquisire i modi di un altro gruppo etnico. Non basta saper parlare una lingua, ma anche essere bilingue e biculturali. Il bilinguismo di Aitmatov, per esempio, fa parte del suo talento. Questo rivela un’importante aspetto del suo “io” artistico, e anche la traduzione dell’autore non è una ripetizione meccanica di un testo già esistente ma una nuova versione profondamente ragionata, che prende in considerazione l’etnicità del nuovo gruppo di lettori.

Come traduttore, acquisire “uno stato mentale composto da due grammatiche”, come Cook (2003) indica rimane ancora un ideale perseguito da relativamente pochi traduttori (persino in un paese “bilingue” come il Camerun), ma ciò non vuol dire che ci sono pochi bilingue, questo articolo sostiene l’idea che il bilinguismo è un continuum, dalla padronanza delle lingue ufficiali alla padronanza di due lingue nazionali.

Non potrei concludere senza sottolineare che le lingue africane convalidano tutti i criteri per fare un qualsiasi sistema di qualità per una lingua. Siccome nessuna lingua viene usata come metro di giudizio di un’altra, stigmatizzare il bilinguismo che coinvolge una lingua africana è solo snobbismo ingiustificato, perché per imparare quelle lingue richiede lo stesso sforzo per qualsiasi lingua europea. Romaine (1995) scrive: “Il bilinguismo per me è il problema fondamentale della linguistica”. Effettivamente lo è, data la realtà linguistica che tutte le lingue sono uguali in complessità e difficoltà nell’apprenderle.

Conclusioni
Come Kaya (2007) ha sostenuto, la domanda se ogni bilingue può tradurre non ha una risposta definitiva, semplicemente perché dipende da cosa s’intende col termine “traduzione”. Vorrei concludere con una frase di A. A. Potebnia, citato da Schäffner, Christina (2001): “Una persona che parla due lingue sposta il carattere e la direzione dei suoi pensieri come passa da una lingua all’altra, e li sposta in un modo che lo sforzo del suo volere… cambia il corso del suo pensiero e influenza poi il suo percorso successivo solo indirettamente. Questo sforzo può essere comparato a quello di un ferroviere che sposta un treno su un altro binario”. Ma se parliamo di cambi, rotaie, strade e le forze motivazionali del bilinguismo e le traduzioni degli autori, continuando le metafora di Potebnia, direi che la traduzione letteraria in generale, e in particolare la traduzione di un autore, non è quando una sola strada è la “primaria” e altre sono “secondarie”.

È un fatto innegabile che il bilinguismo è necessario, ma non sufficiente per essere abili ed efficienti nella traduzione. Altre requisiti includono l’abilità naturale, l’allenamento e la formazione culturale. La necessità di ogni studioso di traduzione di introdurre il suo stile, terminologia, e modo di trasmettere i significati giocano un ruolo significativo nell’attività traduttoria.

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (6)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quinta parte di questo articolo

Implicazioni nell’abilità innata dei bilingui per la traduzione
Psicolinguisticamente, la parola “innato” indica un’abilità linguistica ereditata, che permette al bambino di parlare prima e meglio degli altri a causa del contatto col suo ambiente. Significa anche che nei bambini esiste una predisposizione nell’imparare a parlare una lingua che sentono nel loro ambiente.

È un’attività volontaria, intrapresa quando si hanno già appreso, completamente o in parte, le strutture e il vocabolario di base della propria lingua madre. Molte persone, ovviamente, non imparano altre lingue oltre quella materna; è quando si entra in contatto con una seconda lingua che ci si rende conto di quanto sia complessa una lingua e quale sia lo sforzo richiesto per apprenderla. Quindi, conoscere una lingua è un grosso ostacolo per impararne un’altra, e non si deve pensare che la competenza in entrambe sia sufficiente per essere un traduttore perfetto. È un dato di fatto che una persona normale padroneggia la propria lingua madre con inconscia facilità, e la gente varia nell’abilità di imparare altre lingue, come variano le loro abilità intellettuali; essere bilingue non vuol dire essere qualcuno in grado di comprendere la complessità dell’altre lingue imparate. Il bilinguismo tardivo porta all’interferenza reciproca tra le lingue, in particolare nel significato delle parole, nella grammatica e a livello della struttura.

Come già menzionato, l’età non è l’unico fattore per identificare la traduzione col bilinguismo, ma ci sono altri fattori come la personalità, il contesto, la motivazione e l’ambiente, fattori essenziali da applicare alla predisposizione alla traduzione. L’abilità cresce col tempo, e ciò contrasta con l’idea di traduzione naturale legata all’età: con la pratica costante l’atto traduttorio perde di naturalezza.

Cos’è quindi la traduzione naturale ? La traduzione è stata considerata come un modo di comunicare da diversi teorici, come Catford (1965), Toury (1995), Nida (1964) e altri. Toury (1995: 248), per esempio, la definisce da una prospettiva socio-culturale come produzione di un testo comunicativo. Da questa definizione, che implica socializzazione, deriva la strategia del riscontro attraverso cui il traduttore riceve ciò che è noto come riscontro normativo. Le norme della società riflettono la lingua d’arrivo e la cultura. Non c’è comunque una sola maniera di fare una traduzione perché non esistono criteri universali di appropriatezza. Questi criteri differiscono da un gruppo sociale all’altro.

Bisogna sottolineare che prima di tutto, un bilingue precoce spesso non conosce così bene le lingue da poter tradurre, alcuni addirittura soffrono di quello che è chiamato alinguismo, uno stato in cui una persona non ha pieno controllo delle lingue che parla. In secondo luogo, i bilingue precoci non conoscono così bene la cultura della lingua d’arrivo da poter fare una traduzione di qualità o non riescono a riconoscere quali aspetti della lingua di partenza e della sua cultura vadano trattati con particolare attenzione. Terzo, a un bilingue precoce spesso mancano le abilità linguistiche analitiche per poter lavorare su un testo difficile.

D’altra parte, un bilingue tardivo può non possedere la stessa conoscenza profonda dei colloquialismi, dello slang e dei dialetti che un bilingue precoce ha, anche se secondo Bell Rogers (1976: 132) bilinguismo corrisponde a biculturalismo, il che vuol dire che chiunque si definisce bilingue deve essere ferrato anche sulle due culture coinvolte.

Settima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (5)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quarta parte di questo articolo

La traduzione può essere considerata una capacità innata, che può essere sviluppata tramite una formazione, come qualsiasi altra capacità. Questa è chiamata traduzione naturale, che Harris e Sherwood (1978: 155) definiscono come “la traduzione compiuta da persone senza una particolare formazione nelle situazioni di ogni giorno”. Questa idea è supportata dal fatto che i bambini bilingue sanno tradurre o interpretare per gli adulti in varie situazioni, come in casi medici, legali o amministrativi. Harris e Sherwood credono che, anche se l’abilità è qualcosa di naturale, esistono degli stadi attraverso cui passa un traduttore naturale, e la traduzione è coestensiva col bilinguismo, hanno cioè una relazione simile a quella tra il saper parlare una lingua e il saper comunicare.

Toury (1995) comunque è dell’opinione che, nonostante la predisposizione alla traduzione è coestensiva col bilinguismo, l’evoluzione delle abilità del traduttore dipendono dall’interlinguismo, la capacità cioè di stabilire una relazione tra le somiglianze e le differenze tra le lingue.

Secondo Harris e Sherwood un traduttore naturale attraversa tre fasi:

- La prima è la fase di “pre-traduzione”, dove il traduttore usa per lo più singole parole; questo perché il bambino, monolingue, è ancora allo stadio in cui una parola forma una frase.
- La seconda fase è chiamata “autotraduzione”, dove il traduttore traduce ad altri che lui stesso ha detto o scritto. Questa è nota anche come “traduzione intrapersonale”; quando le parole di un soggetto vengono tradotte ad altre persone, si parla di “traduzione interpersonale”.
- L’ultima fase è nota come “trasduzione”, dove il traduttore fa da intermediario tra due persone.

Secondo Harris, l’età è il fattore rilevante che contribuisce all’abilità innata nella traduzione, ma ci sono anche altri fattori: l’età è solo il fattore biologico, ma ci sono anche quello linguistico e sociale. Limitare la discussione sul bilinguismo all’età vuol dire limitare la validità della discussione. Benché i bambini traducano senza ricevere una formazione particolare nel campo della traduzione, quel tipo di traduzione può non tener conto delle implicazioni culturali del messaggio e creare barriere nella comunicazione. La traduzione può essere funzionalmente meno ridondante e spontanea.

Si può concludere che la traduzione si identifica generalmente col bilinguismo. Infatti, Shannon (1987: 115) scrive che la traduzione è coestensiva col bilinguismo, cioè hanno una relazione simile a quella tra parlare una lingua e il saper comunicare. In risposta a questa affermazione, Toury (1995) crede che anche se la traduzione è correlata col bilinguismo, le proprie capacità di traduzione dipendono dall’abilità nello stabilire una relazione tra le somiglianze e le differenze tra due lingue. Non tutti i traduttori traducono allo stesso modo perché è la caratteristica personale di ciascun traduttore, o la loro conoscenza delle lingue, a determinare il successo o il fallimento della traduzione.

Comunque è noto che la competenza può avere qualche relazione con l’età visto che ci può essere un aumento dell’abilità linguistica man mano che si procede con l’età. È necessario aggiungere che le differenze tra traduzioni dello stesso lavoro sono dovute dal fatto che la capacità di trasferimento da una lingua all’altra è diversa da individuo a individuo. Tutto dipende dalla propria capacità interlinguistica.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

La traduzione è sinonimo di bilinguismo?
Un equivoco comune nella pratica della traduzione è che la traduzione è bilinguismo e ogni bilingue è automaticamente un traduttore. Ma è davvero così ? Ogni bilingue è o può diventare un traduttore ? Prima di rispondere a questa domanda, bisogna capire chi è un bilingue e cosa fa davvero un traduttore. È anche essenziale capire la relazione tra bilinguismo e traduzione. Capirlo aiuterà il lettore a comprendere che la traduzione non è sinonimo di bilinguismo, anche se uno completa l’altro. I diversi tipi di bilinguismo (sociale, professionale e nativo) saranno discussi di seguito.

La relazione tra bilinguismo e traduzione
Il bilinguismo, secondo Kholer (1973), aiuta ad esaminare alcune domande sull’uso del linguaggio e ad imparare di più su come la mente umana gestisce diversi tipi di riformazione. Siccome la traduzione è un’applicazione pratica della teoria del significato, la comprensione del significato di un testo da parte di un traduttore può essere analizzata a diversi livelli e per diverse unità.

Le persone bilingue interpretano le parole in modo differente rispetto alle traduzioni fornite dai dizionari, e questo ha una spiegazione psicologica. I bilingue usano le parole in contesti e situazioni definiti sia dalle loro caratteristiche fisiche sia dalle loro abitudini, mentalità, inclinazioni e intenzioni nei confronti del mondo. Queste condizioni cognitive ed emozionali interessano il modo in cui le parole vengono interpretate quando vengono sentite o lette (Kholer, 1973: 283) e il significato che viene loro attribuito.

Le parole che descrivono idee politiche o etniche o emozioni hanno normalmente significati diversi in lingue e culture diverse. Anche se queste parole esistono in altre lingue, il significato che le viene attribuito differisce da cultura a cultura e questo spiega la difficoltà nel tradurre lingue culturalmente distanti tra loro e perché la traduzione di un bilingue a volte è diversa da quella di un dizionario: egli adatta il significato nell’altra cultura mentre passa da una lingua all’altra. Ciò è possibile perché essere bilingue vuol dire anche essere biculturale.

Imparare a fare una cosa in una lingua non implica saperlo fare anche nell’altra. Al contrario delle scienze naturali o delle belle arti, le lingue hanno diverse caratteristiche che interessano il processo traduttorio, rendendolo più difficile. Per esempio, se si ha a che fare con una traduzione parola per parola o frase per frase, si otterrà un risultato molto simile a quello di una traduzione automatica, perché una traduzione di questo tipo può creare un prodotto equivalente, ma anche tra lingue strettamente imparentate si presenta qualche differenza, nelle espressioni idiomatiche o nella sintassi (Malakoff e Hakuta, 1991).

Un bilingue che non pratica la sua lingua madre, o quasi per nulla, può avere difficoltà a pensare in quella lingua e trova più facile esprimersi nella sua seconda lingua. I traduttori (Lambert, 1978) sono considerati persone speciali per la serietà applicata nel catturare ogni dettaglio del messaggio del parlante e convertire tutto in un’altra lingua senza omettere nulla. Secondo Lambert, il bilinguismo nei traduttori ha l’effetto di dotarli di una speciale forma di intelligenza e sensibilità, e abilità nello scoprire cosa è inteso e cosa è implicito.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

La distinzione tra bilinguismo composto e coordinato va posta sotto esame. Negli studi fatti su persone multilingue, molti hanno mostrato un comportamento intermedio tra il bilinguismo composto e coordinato. Alcuni autori suggeriscono che la distinzione andrebbe fatta solo a livello grammaticale invece che sul vocabolario, altri usano il termine “coordinate bilingual” come sinonimo per coloro che hanno imparato due lingue fin dalla nascita, e altri hanno proposto di lasciar cadere la distinzione.

Nel bilinguismo, ci sono sempre problemi per quanto riguarda il bilinguismo bilanciato, l’idea della prevalenza  di una lingua, del perché non si può parlare di bilinguismo perfetto, per cui è difficile valutare l’equivalenza per quanto riguarda la traduzione. Si può solo misurare la dominanza di una lingua sull’altra.

A livello di competenze cognitive, quei bilingue che sono prolifici in due o più lingue, come quelli composti o coordinati, risultano avere una migliore abilità cognitiva, e imparano meglio un’ulteriore lingua in tarda età rispetto ai monolingue. Scoprire molto presto che i concetti possono essere organizzati in più di un modo dà ai bilingue un vantaggio.

Un collegamento continuo tra due lingue non mutualmente intellegibili e una che non conduce né a soppressione né a estensione di entrambe è traduzione. E quando due persone che parlano due lingue diverse devono conversare, la traduzione è necessaria anche attraverso una terza parte o direttamente. Paul Kholer (1973) discute la relazione tra bilinguismo e traduzione donando esempi studiati, considerando i livelli lessicali della traduzione e il ruolo che gioca il bilinguismo. Kholer va oltre dicendo che non esiste una traduzione automatica che sia soddisfacente per la semplice ragione che la struttura della lingua è complessa e le parole hanno più di un significato che dipende dal contesto in cui sono usate, e la traduzione automatica non può discriminare i vari significati di una parola.

La traduzione è un’applicazione pratica della teoria del significato. Il significato può essere analizzato a diversi livelli e in differenti unità, cioè dalla parola alla frase, all’enunciato, fino al testo. L’importanza del significato nella traduzione si può osservare nell’affermazione di Peter Newark (1982), il quale definisce la traduzione come “rendere il significato di un testo in un’altra lingua nel modo in cui l’autore ha inteso il testo”. Eugene Nida la definisce come “riprodurre nella lingua d’arrivo il messaggio della lingua di partenza prima in termini di significato e in secondo luogo in termini di stile”. Si osserva quindi che al significato va data priorità in qualsiasi traduzione perché il significato è la costante e va mantenuta tale; la forma può variare a seconda dello stile del traduttore o del testo.

La traduzione secondo Catford (1965: 20) implica semplicemente “la sostituzione o rimpiazzo del materiale testuale di una lingua con il materiale testuale equivalente di un’altra”. Il concetto di equivalenza pone comunque dei problemi perché può essere interpretato in varie maniere. Nell’equivalenza, non solo la parola viene presa in considerazione, ma anche il contesto.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Thiery (1978) nel suo lavoro “True bilingualism and second language learning” afferma che il termine “perfect bilingual” suggerisce due cose:

  1. Una persona parla due lingue con egual competenza
  2. Una persona ha due lingue madre

Un esempio del primo scenario: i bambini inglesi che vivevano in India durante il periodo coloniale imparavano l’inglese dai loro genitori e una lingua indiana dalle loro balie o dai loro servitori. Questo caso di bilinguismo può non essere considerato di natura generale perché risulta difficile, se non impossibile, determinare se una persona è competente allo stesso modo o meno in entrambe le lingue. Il fatto è che nessun criterio di comparazione è mai stato stilato. Nel caso del secondo tipo di bilinguismo perfetto, si potrebbe voler prima esaminare cosa s’intende per lingua madre e come le lingue vengono apprese.

Thiery (1978: 146) definisce la lingua madre come “la lingua o le lingue che il bambino apprende per immersione, cioè per normale reazione ai suoni del suo ambiente al fine di poter comunicare con esso. Quindi la lingua madre non viene insegnata attraverso un’altra lingua”. Se si accetta questa definizione, una persona non può essere considerata un “vero bilingue” se ha imparato la lingua attraverso l’insegnamento, indipendentemente da quanto la parla bene. Il bilinguismo tardivo porta alla mutua interferenza tra le due lingue, la quale può avvenire a livello della pronuncia, della grammatica, e anche del significato delle parole. I bilingue spesso parlano con un “accento” perché trasportano da una lingua all’altra alcune caratteristiche della pronuncia. Quindi, un vero bilingue, secondo Thiery, è colui che è accettato dai membri di entrambe le comunità linguistiche col suo stesso livello culturale e sociale. La traduzione è idealmente una questione di bilinguismo perché riguarda due lingue. Il bilinguismo è quindi la capacità di un individuo di parlare due lingue con lo stesso livello di competenza. Ha a che fare con l’acquisizione e la conoscenza di due lingue ed è quindi necessario portare la conoscenza di entrambe sullo stesso livello. Bell Rogers classifica i bilingue in “Compound” e “Coordinate”. Lambert (1978: 137-138) concorda con questa classifica. Secondo lui:

Per bilingue composto (compound) si intende una persona che ha imparato due lingue simultaneamente fin dall’infanzia e con interlocutori che le usavano ugualmente e bene e interscambiandole spesso. È anche noto come vero bilingue o bilingue perfetto. Per i bilingue composti, parole e frasi in lingue diverse rappresentano lo stesso concetto; ciò vuol dire che, per esempio, “chien” e “dog” sono due parole per lo stesso concetto per un parlante franco-inglese di questo tipo. Questi tipi di bilingue parlano di solito fluentemente entrambe le lingue.

Un bilingue coordinato è colui che ha appreso le lingue in contesti diversi, diversi sono i tempi di apprendimento (la seconda lingua è stata imparata dopo l’infanzia) e il contesto socio-culturale. Una lingua viene di solito usata in casa e una fuori casa (a scuola o col vicinato). Questo può essere chiamato “la bilingual d’expression”, cioè saper padroneggiare una seconda lingua come lingua di lavoro ma senza dominarla del tutto. Per esempio, si può conoscere bene la lingua francese ma dominare solo la lingua inglese. Parole e frasi nella mente dei bilingue coordinati sono collegati al loro unico concetto; così per un bilingue di questo tipo “chien” e “dog” hanno associazioni diverse. In questi individui una lingua è dominante e può interferire con la seconda. Questi bilingue sono noti per usare differenti aspetti dell’intonazione e della pronuncia, e qualche volta per affermare di avere la sensazione di avere differenti personalità legate a ciascuna lingua.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore?

 Categoria: Traduttori freelance

In tutto il mondo, la traduzione è diventata un’attività universale. Il bilinguismo come concetto rientra nel campo della psicolinguistica, ma gli studiosi hanno differenti opinioni sul suo ruolo nella traduzione. Che cos’è l’attività traduttiva? Cos’è il bilinguismo? C’è una relazione particolare tra questi due concetti? Quali sono le funzioni specifiche del bilinguismo nella teoria della traduzione? Questo articolo cercherà di dare risposta a queste domande, considerando anche la relazione tra abilità innata per la traduzione e bilinguismo. Verranno esaminati termini come traduzione naturale, bilinguismo sociale e professionale, traduzione innata. Il traduttore ha bisogno di un allenamento particolare? Che ruolo svolge la conoscenza della metalinguistica nella traduzione di un bilingue? Tutto questo formerà il nucleo della nostra discussione.

Introduzione
Nel mondo vengono parlate un diverso numero di lingue; ogni persona parla almeno una lingua, che impara durante l’infanzia e che usa quotidianamente nel parlato e nello scritto. Comunque, molte persone scelgono di imparare altre lingue, o sono costrette a farlo. Ci sono molti benefici nell’essere bilingue, si perfezionano le abilità linguistiche e metalinguistiche, migliora l’elasticità cognitiva, come nel pensiero divergente e nella formulazione di concetti, l’abilità verbale e il ragionamento.

Il bilinguismo è necessario, ma non sufficiente per avere la giusta abilità ed efficienza nella traduzione. Molte persone hanno la capacità di imparare una seconda lingua: può essere la lingua di un altro paese, oppure un’altra lingua parlata nel proprio paese. Oggi aumentano nel mondo le scuole e gli istituti che offrono corsi di lingua straniera, e molte università li hanno inclusi nei loro programmi di studi. Quando si impara un’altra lingua, bisogna comprenderne le basi grammaticali e impararne il vocabolario. Essere bilingue offre una maggiore sensibilità verso il linguaggio, maggior flessibilità nel ragionamento e un orecchio migliore all’ascolto. Migliora anche la comprensione della propria lingua madre e apre le porte verso altre culture. Oltretutto, la conoscenza di altre lingue aumenta le opportunità di lavoro e di carriera.

Il termine “bilinguismo” deriva da “Bi” e “Lingua”, cioè “due lingue”. Il “Concise Oxford Dictionary” definisce bilingue chi sa scrivere o parlare due lingue; la completa padronanza di due lingue si definisce “bilinguismo”. Normalmente, le persone apprendono all’inizio una sola lingua, detta “lingua madre”. Le altre lingue vengono apprese fino a certi gradi di competenza in varie circostanze. Questi parlanti crescono come bilingue, ma l’apprendimento di una seconda lingua o altre lingue è un’attività sovrapposta, in una certa misura, alla padronanza della propria lingua madre ed è un processo diverso intellettualmente. Il bilinguismo è un’attività volontaria quando intrapresa dopo l’adolescenza, cioè quando si sono già apprese, in tutto o in parte, le strutture e il vocabolario della propria lingua madre. È solo venendo in contatto con un’altra lingua che ci si rende conto della complessità del linguaggio e dello sforzo necessario per apprendere una lingua. In generale si possono distinguere due tipi di bilinguismo, a seconda se le due lingue vengono apprese per esperienza simultanea, cioè l’uso di entrambe avviene nello stesso ambiente e nelle stesse circostanze, o se vengono apprese per esposizione a una lingua per volta, in situazioni differenti.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Perché non vai a vivere in Italia? (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Spesso mi chiedono: ”Conosci così bene la lingua italiana, perché non vai a vivere in Italia?” In Italia, paese soleggiato, sicuro e accogliente, è tuttavia molto complicato trovare lavoro, sia per gli italiani sia per gli stranieri. Per questa ragione mi sembra che in Russia, a Mosca, lavorare sia più semplice che in Italia. La lingua italiana è piena di insidie e non si è mai formati a sufficienza.

Il mio lavoro è un continuo compromesso tra quello che voglio fare e quello per cui mi pagano. Capitano nottate molto impegnative trascorse a lavorare su due consegne diverse contemporaneamente. E per quanto bene tu abbia svolto il tuo lavoro, ci saranno sempre clienti insoddisfatti, ci sarà sempre qualcosa da rifare o da rivedere. Ma se si traduce non solo per i soldi o per l’approvazione, si prospetta anche una certa dose di ispirazione e gratificazione.

Le sfide nel lavoro di un traduttore sono all’ordine del giorno. Una di queste sfide per me è stata la traduzione di alcune poesie italiane. Mentre lavoravo su una raccolta di poesie di Corrado Calabrò, era previsto che io facessi una traduzione letterale che poi sarebbe stata rielaborata da un poeta per rendere il mio materiale più poetico, nell’ottica di una traduzione comune. Alla fine sono state pubblicate le mie traduzioni letterali, in quanto risultavano più vicine al testo originale.

Nella traduzione della poesia la difficoltà maggiore risiede nel rendere in russo la quotidianità italiana. Ad esempio, c’era una poesia dal titolo ”Targhe alterne”, un concetto totalmente estraneo alla lingua russa. Targhe alterne, infatti, è una legge italiana che prevede una limitazione del traffico nel centro cittadino. Secondo tale legge nei giorni pari possono circolare nel centro solo vetture con targhe pari e viceversa. D’altronde, gli italiani troveranno sempre il modo di aggirare la leggi: quasi tutte le famiglie italiane possiedono due macchine una con il numero della targa pari e una con il numero dispari. Eppure questa limitazione esiste ed è chiara a qualsiasi italiano. La poesia si concludeva così: ”la vita è ingiusta, come le targhe alterne”. Per tradurlo abbiamo optato per la parola ”roulette”, aggiungendo la spiegazione in una nota.

Articolo scritto da Aleksandra Bibikova e pubblicato il 3 marzo 2016 sul blog Theory&Practice

Traduzione a cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Italiana
Torino