Cliente e traduttore possono aiutarsi (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

E poiché i traduttori non sono mai veramente riconosciuti per il loro lavoro – eccetto i traduttori letterari, il cui nome può apparire nel volume tradotto – il traduttore diviene una sorta di “scrittore fantasma” a tutti gli effetti, la cui presenza viene notata solamente quando compie degli errori, o quando qualcuno si accorge che quei listini di prodotti devono giusto essere tradotti in spagnolo per il lancio delle vendite di lunedì a Madrid.

Sicuramente la migliore traduzione è quella che non appare come una traduzione, in cui il traduttore fatica a rendere il suo lavoro il più impercettibile possibile. Allo stesso modo dell’esaustività delle proprie aspettative, sentiamo regolarmente lamentele da ambo le parti. Clienti che si lamentano del livello scarso del traduttore, che il suo prezzo è troppo alto, che il file non è mai stato consegnato, o che la terminologia era sbagliata. Nel frattempo i traduttori si lamentano che i clienti pagano troppo poco, che le scadenze sono irragionevoli, o di aspettative quali mettere insieme i pezzi di un testo tradotto usando sistemi automatici di traduzione.

La fluida gestione di qualsiasi lavoro di traduzione è quindi di pari interesse per il cliente e per il traduttore, e ancora, la mancanza di comprensione del procedimento di traduzione ha la potenzialità di essere altamente dannosa. In questa serie di articoli spero di dare qualche idea su cosa comporti veramente questa meravigliosa professione, e di fornire qualche suggerimento a coloro che si chiedono come scegliere il tipo di fornitore di traduzioni adatto, per rendere il procedimento il più possibile vantaggioso e senza stress per tutte le parti coinvolte.
Buona lettura.

Fonte:  Articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 18 ottobre 2016 sul suo sito

Traduzione a cura di:
Andrea Piancastelli
Traduttrice freelance
London, UK

Cliente e traduttore possono aiutarsi

 Categoria: Traduttori freelance

Oggigiorno la traduzione rappresenta una parte cruciale nell’attività di molte aziende, ma non è sempre stato così. Nel libro “Is that a fish in your ear?“ David Bellos ci mostra come l’India, per esempio, nonostante la sua moltitudine di lingue, non possieda una tradizione nel campo della traduzione. Nulla è stato prodotto fino ai tempi più recenti, mentre i suoi abitanti parlano tre, quattro o cinque lingue. E nel Medioevo, i grandi viaggiatori come mercanti e marinai, avrebbero assorbito e mescolato le varie lingue che incontravano: Cristoforo Colombo, per esempio, pare che parlasse italiano, spagnolo, latino, greco, ebraico e un po’ di arabo. Ma i tempi sono cambiati, e la traduzione è diventata non solo una necessità pratica per coloro che aspirano a rendere accessibile la propria documentazione a un pubblico più vasto, ma anche un requisito legale per istituzioni come l’Unione Europea o l’Agenzia europea per i medicinali. Ciò nonostante, è una professione che continua a essere sottostimata e sottovalutata, da molti incompresa e conturbante.

Sicuramente molte persone non la considerano neanche una professione, piuttosto qualcosa che può essere fatta da chiunque abbia una minima conoscenza di due lingue e l’aiuto di un dizionario, testimonianza rintracciabile nel flusso continuo di errori di traduzione che incontriamo ovunque ci voltiamo, dai menu dei ristoranti agli annunci dei negozi, dai manuali tecnici ai siti internet. In realtà la traduzione è una professione altamente qualificata, affinata in anni di pratica, che richiede una conoscenza specialistica e tanta abilità. Coloro che non hanno esperienza di traduzione diretta probabilmente ignorano il gran numero di diversi aspetti coinvolti: una padronanza completa della lingua di origine e di destinazione, familiarità con l’argomento, abilità nel ricreare lo stile del testo originale in modo da produrre lo stesso effetto sul lettore destinatario, così come una conoscenza della cultura delle lingue coinvolte, in modo da produrre una traduzione che sia tanto precisa quanto naturale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 18 ottobre 2016 sul suo sito

Traduzione a cura di:
Andrea Piancastelli
Traduttrice freelance
London, UK

Mamma voglio fare il traduttore (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

Passo 3: Analizza e pianifica
Bene, possiedi già la base necessaria per diventare un buon traduttore; ora devi pianificare una strategia che ti faccia da guida per farti strada nel settore della traduzione senza perire nel tentativo. Pensa:

  • Quali servizi vuoi offrire? Traduzione, interpretariato, editing, trascrizione, ecc.
  • Con quali lingue lavorerai? A questo proposito, io sono una seguace della massima “chi troppo vuole nulla stringe”,di solito è meglio lavorare con poche lingue (una o due al massimo) che conosci bene piuttosto che offrire varie lingue senza conoscerne nessuna in modo approfondito. Quando si lavora con più lingue di partenza, è inevitabile che si traduca una lingua più di un’altra, il che significa che con questa lingua si avrà maggior confidenza e sarà più facile lavorare con essa, mentre l’altra lingua poco a poco si ossiderà e sarà sempre più difficile e faticoso tradurre testi da essa.
    E quali lingue scegliere? L’ideale e utopistico sarebbe quello di trovare una lingua relativamente esotica che poche persone dominano ma che comunque abbia abbastanza richiesta. Facile, no? Se non è possibile combinare le due cose e devi scegliere fra una lingua esotico con bassa domanda o una lingua comune con forte domanda, è meglio, naturalmente, optare per questa seconda opzione, anche se c’è più concorrenza.Ad ogni modo scegli una lingua che domini e che ti piace.
  • In che area ti specializzerai? Specializzarsi in un certo tipo di traduzione, sia essa scientifica, tecnica, giuridica o economica, in genere costituisce un punto a favore sia per il cliente (che otterrà traduzioni di qualità), sia per il traduttore (per il quale sarà più facile tradurre testi il cui argomento sia a lui ben noto). Ciò detto, in generale non conviene limitarsi a un solo settore di specializzazione, a meno che non abbia una domanda molto elevata. L’ideale è avere una specializzazione o un insieme di specializzazioni in campi piuttosto vasti.Per sceglierle, tieni conto delle tue lingue di lavoro e dei tuoi mercati di destinazione. Quali sono i settori più dinamici dei paesi in cui si parla la tua lingua straniera? Se per esempio traduci dal tedesco e la Germania ha un importante settore industriale, non sarebbe una cattiva idea specializzarsi in traduzione tecnica.
  • Altri punti che conviene tenere in considerazione prima di iniziare l’attività: attrezzature e tariffe

E, come in ogni business plan che si rispetti, datti tempo, fissa un periodo ragionevole per  crescere (direi almeno uno o due anni) e fai in modo di avere un sostegno finanziario per andare avanti mentre le entrate scarseggiano. Se alla fine del periodo prestabilito non hai avuto successo nella tua avventura, abbandona o riprogramma il percorso che stai seguendo.

Passo 4: Lanciati
Una volta che hai sistemato tutti ma proprio tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato, non attendere oltre: buttati! Non troverai mai il momento perfetto e non potrai sapere tutto prima di cominciare, quindi prima fai il primo passo prima acquisirai esperienza e ti perfezionerai come facciamo tutti noi: attraverso tentativi ed errori. Ricerca clienti, fatti conoscere, grida ai quattro venti che esisti e che sei bravo in quello che fai: fai qualsiasi cosa ma non restare fermo.

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Mamma voglio fare il traduttore (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

  • Lingua Straniera: Forse ciò che vuoi migliorare sono le tue conoscenze della lingua straniera dalla quale vuoi tradurre. In tal caso leggi il mio articolo“Come mantenere viva e praticare una lingua straniera?”.
  • Informatica: Il modo più economico per formarsi in questo campo è dedicare un po’ di tempo a leggere la documentazione e i manuali d’uso dei programmi, così come cercare su internet corsi e tutorial gratuiti e, soprattutto, fare pratica. Però se non ti fidi del tuo spirito di autodidatta e preferisci che qualcuno ti istruisca, puoi optare per laboratori e corsi specifici.
  • Formazione generale in traduzione o conoscenze specifiche in determinati campi: Anche in questo caso, la formazione da autodidatti leggendo, leggendo, leggendo e domandando è ovviamente l’opzione più economica, ma non la più semplice poiché richiede estrema dedizione e sforzi notevoli in assenza di supervisione. Se vuoi una formazione controllata e impartita da professionisti, puoi iscriverti a corsi o master di università o aziende specializzate nel campo della formazione per traduttori. Per assicurarti che il livello del corso sia in linea con le tue aspettative e valga l’esborso che comporta, chiedi opinioni e pareri da vecchi alunni, leggiti bene il programma e i contenuti e informati sul percorso e sulla reputazione dei docenti.Dove trovare corsi: Associazioni professionali (come i corsi di APTIC e gli webinar di Asetrad), Università spagnole e straniere, società di formazione per traduttori (ad esempio AulaSIC, Cálamo&CranCon Trazo FirmeEstudioSampere).

Ma prima di gettarti nella mischia, acquisisci familiarità con il settore: i social network, le mailing list, i blog, le associazioni professionali o le riviste di traduzione come La Lanterna del Traduttore possono essere un buon punto di partenza per sapere cosa bolle in pentola. Osserva, immergiti, domanda, interfacciati con altri traduttori.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Mamma voglio fare il traduttore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Passo 2: (In)formati
Ok, hai riflettuto e hai deciso che desideri andare avanti impegnandoti per diventare un traduttore perché ti piacciono le lingue e il linguaggio, ti piace leggere e scrivere, hai un’ottima conoscenza della lingua X (metti qui la lingua che conosci), fin da piccolo hai sempre scritto senza commettere errori di ortografia e pensi che saresti bravo a fare questo lavoro. Inoltre, non ti spaventa l’idea di lavorare come autonomo.

Magnifico, è un buon punto di partenza, però è probabile che non ti senta abbastanza sicuro per lanciarti nel mondo delle traduzioni e che ti manchi una base per poter ingranare in questo lavoro con determinate garanzie. Fermati un attimo e pensa: che conoscenze ti mancano?
Se hai una formazione di carattere letterario vicina alla traduzione (come ad esempio filologia o giornalismo), è probabile che tu abbia una buona base linguistica, ma ti manchino competenze informatiche o conoscenze in altre materie nelle quali poterti specializzare. Se invece sei un professionista di un settore completamente diverso (ingegneria, medicina, legge, ecc.) che vuole reinventarsi e riorientare la propria carriera verso la traduzione, le conoscenze specialistiche già le hai, ma sicuramente non sei in possesso di una buona base linguistica. Cosa fare per colmare queste lacune?

  • Lingua spagnola: Parlare una lingua non fa di te un esperto di quella lingua. È essenziale conoscere almeno i capisaldi linguistici e le opere di riferimento della nostra lingua, come ad esempio il Dizionario della lingua spagnola, il Dizionario Panispanico dei dubbi, laNuova grammatica della lingua spagnola e l’Ortografia della lingua spagnola della Real Academía Española; le opere di José Martínez de Sousa, come il celeberrimo Manuale di stile della lingua spagnola, nonché le norme dettate dalla Fundéu, solo per citare alcuni dei tanti riferimenti e autori. Se ciò che ti manca sono i rudimenti della lingua spagnola, comincia da lì.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Mamma voglio fare il traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

È già passato un anno da quando ho pubblicato l’ultimo articolo su questo blog, ma oggi ho deciso di tornare alla blogosfera per rispondere a una domanda che mi hanno fatto decine di volte in questi anni e che molte altre persone si faranno negli anni a venire: “Voglio diventare traduttore, che faccio?”
Ovviamente non esistono ricette magiche e ogni caso presenta le sue peculiarità ma se dovessi consigliare una formula per cominciare da zero in questo settore, sarebbe la seguente:

Passo 1: Rifletti
Innanzitutto devi chiederti se sai cosa comporta essere traduttore e se vuoi veramente fare questo lavoro. Nove su dieci aspiranti traduttori (ok, mi sono inventata la statistica ma almeno così è possibile farsi un’idea) non conoscono il lavoro del traduttore o ne hanno un’idea distorta, idilliaca e romantica, quindi poi vengono le delusioni quando si ha che fare con la dura e per niente accattivante realtà.

Il secondo aspetto su cui dovrebbe riflettere chi si pone come obiettivo quello di vivere di traduzione è se si hanno le qualità necessarie. Domini la tua lingua madre? Sei un esperto in qualche argomento oltre ad avere una buona conoscenza di una lingua straniera? Sai usare bene il computer? Sei persistente, disciplinato, curioso, indipendente?

E  la terza domanda da porsi è: Vuoi lavorare come autonomo (come fa la maggioranza dei traduttori) o in un’agenzia? Se la risposta è “come lavoratore autonomo” allora continua a leggere questo articolo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Di nuovo questo testo orribile…

 Categoria: Traduttori freelance

Ho già parlato in varie occasioni del tema della specializzazione e come sempre consiglio agli studenti di specializzarsi in un determinato settore, perché chi troppo vuole nulla stringe. Proprio ieri a TransCreat ci chiedevamo se è davvero fattibile per un traduttore dedicarsi solo a un settore specifico o se alla fine siamo condannati a sapere un po’ di tutto ma in realtà non molto di nulla. Si tratta di un argomento delicato, perché, molto spesso, anche se vogliamo dirigere il nostro futuro verso un determinato obiettivo, il mondo che ci circonda si impegna a porci ostacoli o a metterci alla prova durante il nostro percorso. Ciò vuol dire che se vuoi vivere solo della traduzione, non puoi rifiutare temi più generici o altre specialità che non sono di tuo particolare interesse. Il problema che ne deriva è che a volte sei costretto ad accettare testi che personalmente non ti trasmettono nulla o che non ti dispiacciono, ma nemmeno sono quello che sognavi quando pensavi a ciò che avresti voluto fare quando fossi diventato traduttore e nel momento in cui arrivano i testi che veramente ti piacciono o con i quali ti senti a tuo agio, non sei capace di accettarli.

Non saprei dirti qual è l’opzione migliore: se accettare solo quello che vuoi fare o se accontentarti per guadagnare almeno un buon stipendio alla fine del mese. Tutte e due le opzioni hanno i loro pro e contro. Tuttavia, l’ideale sarebbe raggiungere una via di mezzo. Credo davvero che traduciamo meglio se traduciamo quello che ci piace e che ci rende felici e, se traduciamo meglio, generiamo più fiducia nei nostri clienti. Quindi, sì, dobbiamo cercare di porci un obiettivo in un campo specifico e sforzarci per raggiungerlo, anche se ciò non esclude la possibilità di imparare altre cose lungo il cammino, non si sa mai, o di trovare qualcosa che sorprendentemente ci piaccia di più o che sappiamo fare meglio.

Come possiamo raggiungere questo obiettivo? Credo che la prima cosa è affermarsi, crescere come traduttori e avere una fonte di entrate costante e per questo dobbiamo avere pazienza. Una volta che lo abbiamo raggiunto, potremo dare priorità a quello che ci piace di più rispetto a quello che ci piace di meno, ma durante questo percorso non dobbiamo smettere di provarci, di cercare clienti dell’ambito che ci interessa, di rafforzare la nostra rete di contatti sia nella nostra area sia nelle altre e di continuare a formarci nel nostro settore, in modo che quando si presenti il momento giusto, possiamo davvero vivere solo della traduzione, senza dover ricorrere ad altre entrate o semplicemente delegando ciò che non ci rende felici. Dopo tutto, i gusti sono gusti, non c’è nulla di scritto al riguardo e sempre ci sarà qualcuno a cui lo entusiasmerà un tipo di testo che a te non fa né caldo né freddo. Per questo, esiste la rete di contatti, perché, dopo tutto, i traduttori uniti sono più felici e più forti.

Fonte: Articolo scritto da Ana Abad e pubblicato il 13 luglio 2016 sul suo blog “Transcreando por palabra”

Traduzione a cura di:
Grazia Pia Cammisa
Traduttrice ES<>IT, EN<>IT
Madrid

La traduzione – una professione senza età (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Come avere successo: Innanzitutto, per riuscire ad affermarsi, è importante lavorare duramente. Se non si ottiene successo, non si sta lavorando abbastanza duramente. Per essere un traduttore freelance di successo, è necessario essere abili sia nella traduzione che negli affari. Impiegare una parte del proprio tempo proponendosi sul mercato—non importa da quanto tempo si è traduttori, è necessario promuovere se stessi in modo incessante. Secondo: qual è il segreto? In una parola: tempistica. Nella traduzione, la tempistica è tutto. Non restituire mai nulla in ritardo!

Passione per le lingue: I traduttori amano le lingue, e sono già esperti in almeno due di esse. Amano l’attività di analizzare il significato della lingua e trasferire tale significato dalla lingua B alla lingua A. Essi continuano a migliorare le proprie capacità di scrittura con grande entusiasmo e sono esperti in un settore richiesto sul mercato.

Lavorare da casa: I traduttori freelance sono tra i pochi fortunati che non devono indossare abiti da lavoro. Tuttavia, i traduttori devono dimostrarsi professionali in tutte le occasioni, indipendentemente dalla situazione. In molti casi, l’impatto visivo costituisce l’aspetto più importante. Un abito elegante, un taglio di capelli adeguato, una rasatura pulita e un’attrezzatura professionale sono elementi essenziali per il successo. Per i traduttori, tutto questo non è necessario, a meno che non lavorino fuori casa o sia necessario incontrare personalmente i clienti. Invece, è molto più importante prestare attenzione a cosa dire ed al modo in cui comunicare, in forma scritta ed orale, per creare e mantenere relazioni lavorative durevoli. Pertanto, è fondamentale un’eccellente conoscenza della lingua, accompagnata da modi educati e da un forte senso di professionalità nei propri discorsi.

Denaro: Fondamentalmente, il business è una questione di denaro, in particolare di profitto. Un business senza profitto è come una cena senza cibo: semplicemente non funziona. Pertanto, negli affari esistono solo due regole: a) Guadagnare nel più breve tempo possibile, b) Conservare il denaro per il maggior tempo possibile.

Valore senza tempo: Un traduttore professionista è una sorta di pacchetto completo, che unisce un eccellente background linguistico all’interesse per la scrittura e a brillanti capacità imprenditoriali. Essere traduttori è una professione senza tempo, con importanza sempre maggiore nell’ambiente economico globale.

Fonte: Articolo scritto da Katia Spanakaki e pubblicato nell’aprile del 2013 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Stefano Gaito Criscuolo
Traduttore
Portici (NA)

La traduzione – una professione senza età

 Categoria: Traduttori freelance

Possiamo affermare che tutti sorridono nella stessa lingua; tuttavia, per rendere efficace la comunicazione, sono comunque necessari i traduttori. La professione di traduttore è una professione creativa, che richiede un livello di conoscenza accademico e capacità di pensiero critico. La traduzione consiste nello spostamento dell’anima di un testo in un corpo differente. Un buon traduttore dispone di grande esperienza e di una forte passione e, come il buon vino, migliora con il tempo.

Il lusso della scelta: Alcuni traduttori lavorano per agenzie, altri per se stessi. La vita lavorativa di ciascuno di essi è piuttosto differente, ma per tutti è necessario essere disposti a lavorare duramente per i propri clienti. Allo stesso tempo, in qualità di lavoratori autonomi, i traduttori desiderano proteggere la propria vita privata ed impedire che i clienti pensino ad essi come sempre disponibili. Una carriera è come una maratona; solo stimolando se stessi sarà possibile arrivare al traguardo con armonia ed equilibrio.

Capi di voi stessi: Se il lavoro scarseggia, sforzatevi di trovarne. Generalmente, i traduttori freelance, come la maggior parte dei lavoratori autonomi, descrivono il proprio flusso di lavoro come “abbondanza o carestia”. In alcuni momenti, si è sommersi dal lavoro: seduti a tradurre dall’alba a notte fonda, cercando di rispettare scadenze impossibili e preoccupandosi della sindrome del tunnel carpale; in altri si resta in attesa di una telefonata, pregando San Girolamo, Patrono dei traduttori, o il Santo Patrono delle Cause Perse.

Regole di vita: La maggior parte dei traduttori, se non tutti, sembra seguire due regole della professione di traduttore. Regola numero uno: lavorare nel paese della propria “lingua B”. Regola numero due: sposare una persona madrelingua della propria “lingua B”. Tali regole non sono da intendersi come spiritose. Negli Stati Uniti, i traduttori che traducono in una lingua straniera lavorano generalmente dal dieci al venti percento in più rispetto a coloro che traducono in inglese.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Katia Spanakaki e pubblicato nell’aprile del 2013 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Stefano Gaito Criscuolo
Traduttore
Portici (NA)

Strategie di diversificazione per traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Diversificazione linguistica
La diversificazione linguistica può essere definita come espansione del vostro portafoglio intorno al vostro servizio base di traduzione. Questo include i servizi come “l’editing”, la trascrizione, la gestione della terminologia, “post-editing” di traduzione automatica, la convalida linguistica, la revisione della copia tradotta, la voce fuori campo, sottotitoli, consulenza di intermediazione culturale,  e l’insegnamento delle lingue online. Molti traduttori freelance offrono già alcuni di questi servizi, senza essere consapevoli che questo è già un primo livello di diversificazione.

Diversificazione extra-linguistica
La diversificazione extra-linguistica fa riferimento al concetto di sviluppo delle nuove strategie di affari. La gamma di opzioni compresa offre ai clienti la gestione del progetto a distanza, formando alleanze strategiche con i colleghi professionisti per offrire ai clienti un pacchetto migliore a tutto tondo, diversificando e specializzandosi, diventando un esperto riconosciuto in un certo campo, diversificando la propria base di clienti – per esempio, transizione da un’agenzia solo per un’agenzia – e diretta ad un modello di cliente d’affari.

Diversificazione passiva
La diversificazione passiva si riferisce alla diversificazione attraverso la produzione. Abbiamo almeno bisogno di prendere in considerazione quello che succede se ci ammaliamo, siamo incapaci o comunque non in grado di lavorare per un prolungato periodo di tempo. Quindi ha senso creare un flusso di reddito passivo ruotando il vostro servizio o esperienza verso un prodotto per clienti che possano comprare senza consumare il vostro tempo. Le opzioni più fattibili per i traduttori freelance sono la vendita di pubblicazioni e l’insegnamento di corsi di formazione on line per traduttore avanzato CPD.

Diversificazione esterna
La diversificazione esterna è definita come servizi specializzati offerti da fornitori di servizi linguistici e traduzioni di colleghi professionisti. Questi possono includere la formazione con CAT tool, “business coaching”, e “multi-lingual desktop publishing”.

Diversificazione caratteristica
Solamente alcuni freelance sono colpiti dalla fortuna: questi principali attori del  settore forniscono un servizio unico nel suo genere, di cui ogni professionista di traduzione freelance ha sentito parlare o che attivamente utilizza.  Essi hanno coraggiosamente creato prodotti o servizi distinti che non esistevano in precedenza nel settore della lingua, ma sono oggi nomi conosciuti tra i traduttori freelance. Esempi importanti  sono “Mox’s Blog”, “Translator Pay” e “Translator without Borders”.

Conclusione
Credo fermamente che il futuro per i traduttori freelance sia positivo se siamo di mentalità aperta ed abbracciamo il cambiamento. Questo include l’esplorazione della diversificazione dei nostri affari in modo da avere flussi di reddito sicuri in ogni situazione. Mentre la diversificazione non è un “must”, è un buon affare avere un’alternativa a portata di mano, al fine di tenere conto delle circostanze impreviste (se un  polso è rotto, cambiamenti del mercato o progresso tecnologico). Possiamo vedere la diversificazione come inutile e non tenerne conto. Possiamo vedere come offuscare l’immagine del traduttore come un artigiano, che picchietta la tastiera nella sua camera, circondato da pile di dizionari e qualche ragnatela – o possiamo scegliere di mantenere una mente aperta e permettere a noi stessi di dare un’occhiata più da vicino e forse anche abbracciare nuovi concetti a prova di futuro per le nostre imprese. Come abbiamo visto, la seconda opzione contribuisce ad un atteggiamento più positivo verso il nostro settore e le opportunità che esso contiene.

Fonte: Articolo scritto da Nicole Y. Adams e pubblicato nel luglio 2014 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Chiara Basile
Dottoressa Magistrale in Lingue e Traduzione
Palermo

Strategie di diversificazione per traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Perché diversificare? Nel corso degli ultimi due anni, il tema della diversificazione per i traduttori freelance è diventato sempre più rilevante e non è privo di polemiche. Perché dovremmo avere la necessità di diversificare se la traduzione freelance è un modello sostenibile di business (che credo lo sia)? Non è diversificazione solo per coloro che sono in grado di avere successo con la loro attività di traduzione e che lottano per far quadrare il bilancio? Quando ho effettuato un sondaggio tra 250 traduttori freelance nel luglio 2013 come parte della ricerca per il mio libro “Diversification in the Language Industry”, alcuni risultati molto interessanti sono venuti alla luce. Più in particolare che la diversificazione sembra contribuire – non poco – con le prospettive sempre più positive adottate da traduttori freelance quando considerano il loro futuro professionale.

Nel 2013 solo il 30,8% dei traduttori freelance si considerava traduttore freelance di successo facendo una vita come venditore di servizi di traduzione ed oggi di altri servizi - cioè, diversificando successo. Questa cifra sale a un impressionante 43,6% che si aspetta lo stesso per il 2018. La cosa ancora più positiva è che, mentre il 19,2% degli intervistati si considerano oggi “liberi professionisti in difficoltà” (cioè non riuscendo a garantire un adeguato lavoro di traduzione pensano di lasciare l’industria della traduzione o sono “costretti” a diversificare per sopravvivere), solo il 4,4% si aspetta di essere in difficoltà cinque anni lungo la pista, ed il 6,4% vede se stesso lavorare in casa o in un altro settore.  L’umore generale tra traduttori  freelance oggi è positivamente incoraggiante, come questa tendenza da “difficoltà” a  spettacoli “diversificati”, e l’aumento del livello di diversificazione che stiamo intraprendendo sta contribuendo a questa prospettiva positiva. Nella mia esperienza, questi colleghi che sono i più positivi circa la nostra industria ed il loro futuro sono quelli che si sono affermati come liberi professionisti di successo e hanno anche abbracciato il concetto di diversificazione.

Nell’articolo di domani (ndr) daremo uno sguardo a cinque strategie di diversificazione per i traduttori freelance che ho identificato.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Nicole Y. Adams e pubblicato nel luglio 2014 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Chiara Basile
Dottoressa Magistrale in Lingue e Traduzione
Palermo

Come si diventa traduttore o interprete?

 Categoria: Traduttori freelance

Da qualche parte, tra le righe, può nascondersi un gioco di parole, uno scherzo o una provocazione. Elena Zerlin nel suo lavoro deve spesso riflettere due volte. La venticinquenne frequenta un corso di laurea specialistica in traduzione tecnica all’Università Würzburg- Schweinfurt.

“Può essere davvero spiacevole quando nella traduzione mi lascio sfuggire un’allusione o interpreto in modo non corretto” dice la studentessa. Per riconoscere tali sottigliezze lei, in qualità di traduttore, deve essere perfettamente padrona della lingua e conoscere la cultura di un popolo.

Attualmente svolge un tirocinio a Francoforte sul Meno presso un’agenzia di traduzione  specializzata in testi finanziari, dove, ad esempio, traduce relazioni di bilancio. Per questo ha bisogno di conoscenze tecniche. “Non si può tradurre da una lingua ad un’altra se non si conosce affatto la materia”, dice Zerlin.

Il traduttore si occupa di testi scritti, l’interprete della lingua parlata. “In solo pochi altri campi le proprie personali inclinazioni rendono il lavoro migliore”, dichiara Lisa Rüth della Confederazione degli interpreti e traduttori (BDÜ). Chi per esempio si interessa di medicina, si specializza in testi o conferenze in tale ambito. Il percorso classico consiste nel conseguire una laurea triennale o specialistica, dichiara Reiner Heard, presidente del consiglio di amministrazione di Aticom, l’associazione professionale del traduttore e interprete professionista. In alcuni stati è possibile anche svolgere un apprendistato di tre anni presso una scuola o accademia professionale, al termine del quale si dovrà sostenere un esame statale. Chi vuole diventare interprete o traduttore deve avere una perfetta padronanza della lingua madre e un’ottima conoscenza delle lingue straniere già all’inizio dell’apprendistato. Inoltre, soprattutto agli interpreti, è richiesta una rapida capacità di comprensione e un’elevata resistenza allo stress, dice Heard. Se nel corso di una conferenza si verificano modifiche rispetto al programma che era stato pianificato, gli interpreti devono mantenere la mente lucida e reagire con grande abilità. Zerlin considera uno svantaggio della sua professione la mancanza di tutela della categoria professionale.

Accanto al corso di studi in traduzione tecnica un’ulteriore opzione è costituita dalla materia di studio della traduzione e interpretariato. Molte università offrono inoltre lauree specialistiche in interpretariato di conferenza. Chi desidera ottenere un titolo di studio presso un’accademia professionale deve calcolare preventivamente che il costo delle tasse ammonta a circa 200 Euro al mese. Dopo il percorso di studio, o meglio l’apprendistato, la maggior parte degli interpreti e traduttori lavora come libero professionista. Lo stipendio iniziale di un interprete o traduttore che lavora come dipendente può ammontare, secondo i più recenti sondaggi sull’onorario del BDÜ, a circa 3000 Euro lorde, ma può anche non raggiungere tale cifra. Finora Zerlin non ha pensato a tali calcoli. Innanzitutto vuole finire di studiare. “ Il bello è che la giornata lavorativa di un libero professionista è varia e inoltre si può pianificare di avere più o meno tempo libero” conclude.

Fonte: Articolo pubblicato il 10 ottobre 2016 sul sito del quotidiano tedesco “Bild”

Traduzione a cura di:
Claudia Del Punta
Traduttrice giuridica DE>IT
Pisa

Concorsi per traduttori, sì o no?

 Categoria: Traduttori freelance

Il mio messaggio è rivolto non a quei pochi prediletti del mestiere che traducono i testi letterari ma a quelli come me che per mesi hanno a che fare con contratti, statuti, certificati di morte e di nascita, manuali tecnici, cartelle cliniche ecc. Nei nostri tempi il mestiere di traduttore richiede diverse conoscenze in vari settori. Ma a volte si vuole dimenticare stampi, cliché e linguaggi professionali, prendere una boccata d’aria e tuffarsi nella traduzione di narrativa o di poesia. Come sappiamo la traduzione letteraria richiede particolari e specifiche competenze ed il  traduttore agisce come coautore che tramite varie sfaccettature stilistiche ricrea un opera artistica nella lingua di destinazione.

Una buona occasione per mettere alla prova le proprie forze nel campo della traduzione editoriale è la partecipazione ai concorsi per giovani traduttori. Oltre il piacere di lavoro creativo non vincolato da deadline le traduzioni dei vincitori potranno essere pubblicate nelle note riviste professionali.
L’obbiettivo principale di questi concorsi è la promozione del mestiere di traduttore letterario e la possibilità di far conoscere al pubblico le nuove opere di letteratura straniera. L’altro obbiettivo di queste gare è scoprire i traduttori promettenti contribuendo alla loro crescita professionale. Di solito il compito da tradurre va rappresentato con narrativa e/o poesia. In alcuni concorsi la poesia non è obbligatoria. Siccome i testi da tradurre vanno scelti dagli organizzatori, avrete un’ottima possibilità di conoscere nuovi scrittori di cui non avete sentito parlare prima.

Allora vale la pena di partecipare ad un concorso per traduttori? La risposta è decisamente sì!
Vorrei elencare alcuni concorsi internazionali (la mia lingua attiva è l’italiano e sono di madrelingua russa, perciò punto sui concorsi che offrono questa combinazione linguistica):

- Concorso Internazionale per Giovani Traduttori, organizzato dall’Albo dei Traduttori della Federazione Russa di San Pietroburgo e dall’Istituto della Traduzione di Mosca. Lingue in gara nel 2016: inglese (prosa e poesia), tedesco (prosa e poesia) francese (prosa e poesia), spagnolo (prosa e poesia), italiano (prosa e poesia), latino (prosa e poesia), ceco (prosa).

- Concorso Internazionale Cernomorskiy per Traduttori, dedicato alle problematiche del Mar Nero,organizzato dall’Albo dei Traduttori dellaFederazione Russa nella regione di Krasnodar. Combinazioni linguistiche proposte nel 2016: inglese->russo, tedesco->russo, italiano->russo, greco->russo, turco->russo, russo->italiano, russo->turco, russo->greco.

In bocca a lupo a tutti!

Autrice dell’articolo:
Elena Arabadgi
Interprete, traduttrice freelance.
Kharkov (Ucraina)

Il traduttore come esportatore di essenze

 Categoria: Traduttori freelance

Il darsi della socialità è essenzialmente il darsi di un linguaggio. Che sia un linguaggio dotato della parola oppure no, non cambia molto. Ciò che è il nocciolo della questione è la necessità di comunicare qualcosa. Questo qualcosa che desideriamo comunicare è sempre parte integrante della nostra identità personale, tant’è che anche nel caso in cui sia presente il linguaggio propriamente detto, cioè quello dotato della forza simbolica della parola, la comunicazione è sempre accompagnata da aspetti che parola non sono. Tutto questo strascico prelinguistico è formato gesti, cenni, atteggiamenti, riferimenti impliciti, qualcosa che di solito va sotto il nome di “contesto”.

È inevitabile, quindi, che nell’atto della comunicazione si vada sempre oltre la semplice e mera trasmissione di dati asettici da un soggetto all’altro: in ogni atto comunicativo degno di questo nome si mette in gioco la propria identità personale, poiché con la propria identità personale si contribuisce a dire ciò che si dice.

L’esperienza dell’apprendimento di un’altra lingua rispetto alla propria lingua madre è una delle esperienze più arricchenti che una persona possa fare. Avendo acquisito una lingua in tenera età, l’identità personale si è costruita di pari passo secondo le potenzialità espressive che il linguaggio offre, e quando si apprende un linguaggio più o meno estraneo a quello originario subito si presenta la sfida di potersi esprimere in modo soddisfacente secondo il nuovo linguaggio, mirando all’aderenza ideale che già si possiede nella propria lingua di provenienza. Questo dovrebbe essere l’ideale di qualsiasi traduttore, quello cioè di puntare all’aderenza perfetta tra due lingue, o linguaggi, diversi, con la conseguenza che la priorità sarà quella di non tradire l’originale per quanto ostico sia rendere in altro idioma quello che originariamente un pensiero intendeva.

Proprio qui sta il talento del traduttore, che è quasi una vocazione: quello di essere un esportatore di essenze. Oltre che essere in parte innato, questo talento va esercitato ed affinato giorno per giorno.  Ora, l’apprendimento di una lingua straniera (o, per meglio dire, di una lingua estranea, giacché tutto quello che non ci è familiare in un primo momento ci è estraneo) è sempre legato alla familiarizzazione con una cultura: non è possibile assimilare una certa lingua senza assimilare un po’ anche la cultura ad essa legata. E la cultura è in primis contesto. Il traduttore, dunque, lungi dall’essere solo un efficiente dizionario di parole, è una sorta di dizionario di contesti, di concetti, di situazioni culturali; una specie di giocoliere di sinonimi e contrari interculturali.

A prescindere dalla cultura di appartenenza, ciò che accomuna gli esseri umani (e gli esseri in toto) è precisamente la condivisione di quanto più intimo si possiede: i significati fondamentali che si stagliano nelle nostre ricorrenze quotidiane. Poiché ciò che dà il massimo senso di comunione è la comprensione di noi stessi ad opera dell’Altro.

Articolo scritto da:
Loris Pasinato
Dottore di ricerca in filosofia e traduttore editoriale
Bassano del Grappa – Vicenza

Come approcciare un testo di prova

 Categoria: Traduttori freelance

Un traduttore dopo aver mandato la sua offerta ad una agenzia di traduzioni può ottenere un cosiddetto testo per la prova di traduzione che servirà a far valutare le sue abilità. Una parte di traduttori rifiuta questo metodo di valutazione delle loro abilità, negando allo stesso momento la possibilità di collaborazione con una agenzia. Questo discorso si applica specialmente ai traduttori giurati che vedono tale modo di verifica come vergognoso ed offensivo.Tralasciando i commenti si può notare che grazie alla suddetta situazione i traduttori prinicipianti ottengono la loro chance.

I testi per la prova non sono uguali
Di solito i testi di prova consistono in uno o due brani, brevi e di vari livelli di difficoltà, e il loro scopo è quello di mostrare le capacità di un traduttore in un campo particolare. Nel caso in cui il testo di prova sia stato mandato da una casa editrice, il testo può essere più ampio e composto perfino da qualche pagina. Tuttavia, bisognerebbe evitare di tradurre i testi di prova che constano per esempio di un capitolo intero di un libro.

Mostra le tue armi
Nel mondo delle traduzioni i testi di prova sono qualcosa di perfettamente normale. Sono come un tipo di “colloquio” in cui bisogna presentarsi e ci si deve approcciare a questo compito nel modo migliore. Traducendo un testo di prova si deve curare ogni minimo dettaglio perchè la qualità del lavoro determinerà se il traduttore verrà assunto dalla agenzia o collaborerà con il cliente. Se il testo di prova è stato mandato con delle istruzioni, che indicano in che modo la traduzione dovrebbe essere eseguita, la traduzione deve rispettarle accuratamente. Non c’è spazio per l’improvvisazione o la libertà di esecuzione del lavoro. Esiste probabilmente solo un’eccezione a questa regola.

Granigliatrice? No grazie, sono a posto
Se per esempio un testo per la prova consistesse in sei brevi brani riguardanti campi diversi di cui due  fuori specializzazione per il traduttore, quest’ultimo potrebbe (anzi, dovrebbe) saltare entrambi i brani non corrispondenti alle sue competenze. Mandando la traduzione di prova all’agenzia, si devono naturalmente descrivere con precisione i motivi per cui i due testi sono stati omessi. Non si deve temere di avere tale comportamento. La capacità di ammettere che le nostre competenze e le nostre abilità non ci permettono di tradurre tutto non è una ragione per essere in imbarazzo. Le informazioni di questo tipo che vengono fornite ad un’agenzia di traduzioni testimoniano la maturità e la responsabilità del traduttore.
Il traduttore segnala, in modo chiaro ed espicito, alle persone che lavorano nell’agenzia che non è un disperato che intraprenderebbe a tutti i costi un compito di qualsiasi tipo, senza pensare agli effetti di eventuali errori. I proprietari e i dipendenti di un’agenzia affidabile sicuramente apprezzerebbero tale persona, e in caso contrario sarebbe meglio evitare la collaborazione.

Le trappole nel mondo dei traduttori
Riguardo ai testi di prova si deve menzionare il problema delle agenzie disoneste. Ogni tanto può capitare che un traduttore ottiene qualche pagina, o addirittura una dozzina, di un testo intero  da tradurre come un testo di prova.Una situazione come questa appena descritta ci può fare sospettare che non sia un testo di prova ma bensì un tentativo di estorsione di una traduzione “gratuita”. Un’agenzia disonesta in questo modo può ottenere senza compenso una traduzione di un documento di grande lunghezza.

Riassumendo, i testi di prova sono anche una occasione per imparare. Si può migliorare e modernizzare il proprio lavoro controllando i cambiamenti e i commenti aggiunti dai correttori. È meglio imparare e svilupparsi in questo modo che acquisire l’esperienza durante un cosiddetto “volontariato”.

Fonte: Articolo scritto da Dominik Madej e pubblicato il 29 novembre 2012 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Beata Bury
Traduttrice freelance IT – ENG > PL
Bologna

I dieci comandamenti del traduttore freelance

 Categoria: Traduttori freelance

Hai deciso di lanciarti nella traduzione come freelance? Sogni di liberarti dalle innumerevoli richieste di certi progetti? Qui di seguito i nostri 10 comandamenti per traduttori freelance da attaccare sul pc e leggere ogni mattina prima di accenderlo.

1. Lavora con entusiasmo
Progetti che non si concretizzano mai, stress da scadenza di consegna… La vita di un traduttore professionista freeelance è spesso cosparsa di ostacoli…e l’umore influenza il lavoro. Datti il tempo per rilassarti, spegni il pc, fai una passeggiata invece di guardare le foto dei tuoi amici in vacanza su Facebook o di scorrere le ultime, deprimenti notizie dal mondo.

2. Non ti chiudere nella tua bolla
Coworking, caffetterie, parchi …. Il vantaggio del freelance è che puoi lavorare dove vuoi, non ti chiudere in casa! E se preferisci stare a casa in una giornata piovosa, puoi sempre scambiare e condividere informazioni utili sui forum di traduzione.

3. Non pensare di essere Tom Cruise
Rifiuta missioni impossibili, tipo per esempio 5,000 parole in due ore. Non ammucchiare progetti che non sarai in grado di consegnare in tempo, o traduzioni altamente tecniche che vanno oltre le tue conoscenze.

4. Cura la tua reputazione
Oltre alla tua reputazione, c’è in ballo anche l’immagine del cliente. Evita Google traduttore, ogni tipo di traduttore automatico inattendibile o traduttori online; controlla più volte quando non sei sicuro di un termine. Dopo una pausa o un riposo, fai un check ortografico finale.

5. No al procrastinare
La tua postazione riflette il modo in cui lavori. Organizzati in modo da sentirti motivato nei giorni in cui ricevi progetti urgenti. Non procrastinare le mansioni amministrative, metti da parte un certo numero di ore a settimana per la parte amministrativa o per preparare le fatture, ad esempio.

6. Sii fedele all’autore
Nonostante sia importante adattare un testo a una traduzione di qualità, è pur sempre necessario rimanere fedele allo stile e alle sfumature che l’autore utilizza, al fine di trascrivere le sue idee e il suo messaggio.

7. Non lavorare per una miseria
All’interno del mondo della traduzione, la competizione è spietata; la globalizzazione del mercato e lo sviluppo di potentissimi mezzi tecnologici spingono molti traduttori ad accettare progetti a tariffe ridicolmente basse.

8. Aggiorna i tuoi siti freelance
Non aspettare di completare un progetto per iniziare a cercarne un altro. Avvantaggiati! Nei periodi di scarsa attività, specialmente durante le vacanze scolastiche, usa la maggior parte del tuo tempo per aggiornare i tuoi dati sui siti freelance dove ci si iscrive per trovare nuovi progetti.

9. Evita cattivi clienti
Evita quei clienti che non ti pagano in tempo, che ti inviano costantemente dei cambiamenti al testo, così come quelli che non riescono a spiegare chiaramente ciò di cui hanno bisogno, facendoti perdere un mucchio di tempo…. Identificali ed evitali!

10. Mostra il tuo apprezzamento nei confronti dei buoni clienti
Cura le relazioni con i buoni clienti. Se segui tutti questi suggerimenti, sarai in grado di lavorare con fiducia a progetti interessanti a lunga scadenza, senza dover temere sorprese spiacevoli che potrebbero arrivare a fine mese.

Fonte: Articolo scritto da Baptiste e pubblicato il 07 aprile 2016 sul blog dell’agenzia Cultures Connection

Traduzione a cura di:
Lara Jennifer Antonelli
Traduttrice IT>EN – EN>IT
Roma

Il traduttore: l’anello tra lingue e culture (5)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quarta parte di questo articolo

Tuttavia, la complessità intrinseca al processo di traduzione e il fatto che il traduttore si stabilisce come mediatore tra culture forse non abbraccia completamente il lavoro di questo professionista. Il lavoro del traduttore, realmente, consiste in qualcosa di più che produrre un semplice trasferimento adattato (trasferire idee da un testo a un altro, da una cultura a un’altra). Il traduttore deve essere capace di produrre questo trasferimento e convertirlo in una costruzione (il traduttore partecipa attivamente alla costruzione del nuovo testo). Queste due visioni, che non sono contraddittorie, stanno suscitando attualmente un grande dibattito traduttologico nei forum dei traduttori.
In qualche modo, ciò che rimane chiaro è che l’incarico di traduzione deve essere ciò che va a delimitare le dosi della costruzione che un traduttore può applicare al prodotto finale, ovviamente conoscendo e rispettando sempre le caratteristiche culturali del testo di origine e del testo meta.

In sintesi, il traduttore possiede un’arma di lavoro che deve adeguare alla forma più corretta e idiomatica possibile all’altra lingua, cioè, il traduttore si converte in un “traditore” che deve utilizzare tutto il suo ingegno per far credere al lettore finale che ciò che sta leggendo “non sia una traduzione”. Possiamo, dunque, definire la traduzione come un processo molto complesso nel quale il traduttore deve far valere le sue conoscenze delle due lingue e delle due differenti culture, e stabilire il processo decisionale e le strategie che permettano che il lettore del testo tradotto si senta comodo con la traduzione. Per raggiungere questo obiettivo, si parte dalla base che il buon traduttore deve possedere una sufficiente competenza linguistica e culturale in queste due lingue, al quale dovrà aggiungere una sufficiente competenza traduttiva, ovvero, quelle qualità che gli permettono di tradurre correttamente.

Un alto sviluppo di queste competenze e un equilibrio tra le tre ci avvicinerebbe alla figura del traduttore ideale. Ciò nonostante, l’esperienza ci porta a costatare che non esiste il traduttore ideale, e nemmeno la traduzione ideale. Ciò che esiste sono traduttori reali, alcuni migliori di altri, però tutti con i propri limiti, tanto personali come esterni, così come un ridotto termine di consegna o una totale mancanza di preparazione specifica (per il quale bisogna, previamente, realizzare una lavoro di ricerca di informazioni). Questi professionisti devono pretendere, dunque, il massimo adattamento del significato pragmatico del testo di origine a una cultura meta.

Conclusione
In considerazione di quanto sopra esposto, credo che sia adesso, in un’epoca in cui si sta promuovendo tanto la interculturalità e la comunicazione tra le più diverse culture, che noi traduttori dobbiamo svolgere l’esercizio di autoriflessione. Perché è proprio ora il momento in cui siamo indispensabili, ma è anche il momento in cui più ci sottovalutano. Non tutti sono capaci di tradurre adeguatamente. Nemmeno un computer ha questa capacità di adattamento interculturale, nonostante ci siano numerosi progressi nel settore dei programmi di traduzione automatica.

Effettivamente, tutte le coordinate sociali si stanno unendo per far sì che sia adesso il momento in cui dobbiamo fermarci a pensare, e riconoscere come la nostra professione sia al di sopra dell’intrusione professionale di basso livello e dei apparentemente meravigliosi programmi informatici che ci tendono un agguato. È adesso che dobbiamo ampliare la nostra definizione come traduttori e/o interpreti per passare ad essere denominati mediatori culturali. Perché, ladies and gentleman, forse, chiunque oggi giorno potrebbe pretendere di essere definito traduttore ma, di sicuro, pochissimi riescono ad essere dei buoni mediatori culturali.

Fonte: Articolo scritto da Nuria Ponce Marquez (Universidad Pablo di Olavide, Sevilla) e pubblicato nel luglio 2007 sul numero 13 di “Tonos”, rivista elettronica di studi filologici

Traduzione a cura di:
Daniela Montalbano
Traduttrice SP>IT / IT>SP
Caltagirone (CT)

Il traduttore: l’anello tra lingue e culture (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

La Real Academia Española de la Lengua definisce il termine “cultura” come “l’insieme dei modi di vivere, dei costumi, la conoscenza e il livello di sviluppo artistico, scientifico, industriale, in un’epoca, gruppo sociale, etc.” l’ultima espressione di tutte le culture è la lingua, e il traduttore è l’elemento mediatore che funziona da vaso comunicante. Come è stato menzionato anteriormente, il fatto che ratifica questa affermazione è che da tempi remoti una delle forme più efficaci di colonizzazione è sempre stata l’imposizione di una lingua. Lingua e cultura formano un tutt’uno indivisibile, non si può comprendere l’una senza l’altra. In questo modo, la traduzione suppone una porta aperta alla comunicazione tra popoli e culture, trasformandosi nella principale via per ricevere informazioni aggiornate di tutto ciò che accade al di là della nostre frontiere.

In questo contesto, le ultime tendenze traduttologiche sviluppano il concetto di “interculturalità”, cioè, enfatizzare il fatto che il traduttore deve possedere un’ampia conoscenza sulle similitudini e le differenze che si apprezzano tra una cultura e l’altra, quella della lingua d’origine e quella della lingua meta. A questo proposito, Jenny Brumme, professoressa dell’Università di Pompeu Fabra di Barcellona, afferma il seguente:

“Durante le ultime decadi, gli studi dedicati alla traduzione si sono soffermati sulla necessità di concepire questa attività come un processo di comunicazione interculturale [...]. Non si intende più il traduttore come un mero trasmettitore tra due lingue, bensì come uno specialista bi o multiculturale che deve ricreare, in una determinata situazione, per una cultura meta, un testo impregnato di una cultura d’origine. Con l’aiuto di un sapere culturale più ampio possibile, deve poter distinguere tra le realtà dell’autore, quella di sé stesso e quella del cliente / recettore [...]. Il sapere interculturale abbraccia la totalità delle conoscenze sulle similitudini e le differenze tra due o più culture, ovvero, non solo comprende le conoscenze dei contrasti più o meno forti, ma anche il sapere in aree dove non c’è da aspettarsi nessun conflitto grazie alle caratteristiche comuni delle culture” (Brumme, 2006: 1-11).

Brumme conferma un aspetto molto interessante e spesso dimenticato dall’insegnamento della disciplina della traduzione e la interpretazione: il fatto di osservare non solo ciò che differenzia due testi, ma anche ciò che li accomuna, che li rende simili, con l’obbiettivo di poter svolgere come lavoro previo un’analisi contrastiva completa, sulla quale si basa la ricerca del tanto desiderato adattamento culturale. Questa autrice descrive tutti i fattori che deve tener presente un buon traduttore per conseguire questo adattamento, perciò studia un metodo basato sull’analisi della funzione prevista per il teso nella cultura meta, la familiarità o l’estraneità del lettore meta davanti ad elementi concreti della cultura di origine, così come la necessità o no di adattare il genere testuale secondo le norme vigenti nella cultura meta:

“Per prima cosa bisognerebbe determinare la funzione prevista per il testo, che si deve tradurre, nella cultura meta. In secondo luogo, per ciascun testo o genere testuale concreto, in quale misura gli elementi specifici della cultura di origine si ritrovano nell’esperienza quotidiana e le conoscenze acquisite dal cliente / lettore meta o in quale misura sono estranei al recettore meta.  In fine, il traduttore dovrebbe decidere se “il diverso/estraneo/alieno” nel testo di partenza riveste una funzione importante nel testo meta, o se sia necessario adattare il testo alle norme del genere testuale meta per mantenere la funzione del testo di partenza” (Brumme, 2006:22-30).

Dunque, la traduzione è un processo complesso nel quale il traduttore deve studiare l’originale e il suo contesto, prestando particolare attenzione al periodo storico nel quale è stato prodotto, la società nella quale si trovava, la biografia dell’autore originale e tutti i fattori socioeconomici che lo circondano.  Ciò significa che non è sufficiente conoscere con rigore la lingua e le sue funzioni per essere un buon traduttore. Non basta solo questo. In conclusione, per il suo importante compito come mediatore culturale, il traduttore deve essere il primo ad acquisire consapevolezza che il suo lavoro ha implicazioni che vanno al di là del semplice esercizio traduttologico, valorizzando l’importanza delle sue strategie e delle decisioni prese durante il processo di traduzione.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Nuria Ponce Marquez (Universidad Pablo di Olavide, Sevilla) e pubblicato nel luglio 2007 sul numero 13 di “Tonos”, rivista elettronica di studi filologici

Traduzione a cura di:
Daniela Montalbano
Traduttrice SP>IT / IT>SP
Caltagirone (CT)

Il traduttore: l’anello tra lingue e culture (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

Nel corso della storia della traduttologia, i traduttori hanno sempre pensato a quale fosse il modo migliore per portare a termine una traduzione perfetta.  Nella sua Carta sobre el arte de traducir, Lutero esponeva già nel secolo XVI le difficoltà sopraggiunte durante la sua traduzione della Bibbia.

“Non è stato facile tradurre per offrire un tedesco puro e chiaro. Capitava spesso di dover cercare e di dover soffermarci durante quindici giorni, o per tre o quattro settimane, su una sola parola, senza trovare un’immediata risposta. Al momento di tradurre  il libro di Job, Melanchton, Aurogallus e io lavoravamo in modo tale da riuscire a malapena a finire tre righe in quattro giorni… Adesso è in tedesco ed è concluso; chiunque può leggerlo ed esaminare il testo; si possono leggere tre o quattro  pagine senza alcuna difficoltà e senza incontrare il minimo intoppo…” continuando aggiunge: “ Non è la letteratura latina che deve essere esaminata per sapere come si parla in tedesco…, ma bisogna chiedere alla madre che sta in casa, ai bambini per strada, all’uomo comune al mercato e osservare la loro bocca per capire come parlano, così da tradurre in questa forma; quindi comprendere e osservare che è con loro che si parla il vero tedesco” (Peláez, 1997: 1).

Con questa affermazione, Lutero confermava il processo traduttologico che tutti i professionisti devono seguire prima di iniziare con il loro lavoro di traduzione, ovvero, il traduttore deve stabilire una fase di comprensione nella quale deve stabilire quel è il senso del testo originale. Mentre redige, è normale che al traduttore sorgano dei dubbi non solo in merito a una sola parola, ma anche, a volte a un’intera frase. Precisamente è questo il fattore chiave per qualsiasi buon traduttore: il dubbio.  Ed è proprio il dubbio il grande alleato del traduttore. Quando il professionista dubita, scende dal suo piedistallo della superbia e si rende conto di trovarsi davanti a una dura sfida che deve superare nonostante i molti anni di esperienza. L’orgoglio, sopraggiunto per volere superar questa disfida, porta il professionista a dover investigare e mettere in chiaro quali sono le locuzioni idiomatiche più pertinenti alla lingua di arrivo. Il professionista deve sempre chiedersi se la locuzione e/o le locuzioni che sta utilizzando saranno identificate come proprie dai recettori del testo meta. Questo è il vero compito di adattamento ed il vero obbiettivo che si raggiunge dopo una lunga formazione che continua durante tutti gli anni di esercizio professionale e che, personalmente, credo che mai finisca.

Il traduttore è, dunque, nient’altro che responsabile di un messaggio, che probabilmente non fu concepito per essere tradotto, che effettivamente si traduce verso una lingua meta senza provocare senso di stranezza ai parlanti di quella lingua. Per riuscirci, il traduttore deve immergersi sino alle viscere del testo originale e lasciarsi impregnare da tutto il carico culturale che il testo vuole trasmettere per tornare di nuovo a risorgere dalle sue ceneri con il fine di adattare tutto il messaggio a una cultura meta totalmente diversa. Tutto questo implica che il traduttore non si eriga solamente come un mero trasmettitore di parole, bensì come un vero anello, una connessione tanto versatile da intrecciare due culture diverse.

Il professionista adotta così la funzione di anello invisibile, giacché, il buon traduttore deve essere capace di adattare un messaggio espresso in una lingua d’origine a una lingua meta impregnata da una cultura totalmente differente senza che il recettore si renda conto di trovarsi davanti a una traduzione.  Per questa ragione, il vero obbiettivo di qualsiasi traduttore è quello di mantenersi invisibile agli occhi di un recettore meta che concepisce il testo come un prodotto nuovo e non come un prodotto che ha sofferto un processo di trasformazione.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Nuria Ponce Marquez (Universidad Pablo di Olavide, Sevilla) e pubblicato nel luglio 2007 sul numero 13 di “Tonos”, rivista elettronica di studi filologici

Traduzione a cura di:
Daniela Montalbano
Traduttrice SP>IT / IT>SP
Caltagirone (CT)

Il traduttore: l’anello tra lingue e culture (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Da tempi immemorabili, la conquista di territori portava con sé anche la necessità di imporre la lingua del dominatore sul sottomesso. Nonostante la differenza di status tra i vincitori e i vinti, la convivenza tra le diverse culture permetteva che si oltrepassasse qualsiasi tipo di barriera linguistica, cominciando così a svilupparsi il processo traduttologico come un nesso necessario tra le differenti culture. Da molti anni, questo processo traduttologico è stato oggetto di analisi e di studio con il fine di creare le basi per un apparato teorico-pratico che delimitasse la funzione di traduttori e interpreti. Sono passati già molti anni da quando Eugene Nida espose il concetto di equivalenza tra due lingue, e col passare del tempo vi sono stati numerosi progressi riguardanti la conoscenza e la comprensione di ciò che implica il processo di traduzione e dei differenti meccanismi che si attivano al momento di tradurre.

Quando uno studente di traduzione ascolta per la prima volta la spiegazione del verbo “tradurre”, non è realmente cosciente della complessità che comporta il fatto che tradurre consiste, niente più e niente meno, nel “trasferire un messaggio da una lingua d’origine o di partenza a una lingua meta o di arrivo”. Probabilmente l’utilizzo in questa definizione del verbo “trasferire” non è la più idonea; da lì che oggi le tendenze traduttologiche più attuali parlano di “adattamento” anzi che di “trasferimento”. Si tratta effettivamente di adattamento di un enunciato da una lingua a un’altra, affinché il messaggio finale, prima che arrivi a convertirsi nel risultato desiderato, soffre varie trasformazioni di diversa indole. Risulta quasi impossibile, nella maggior pare dei casi mantenere, per esempio, la forma linguistica fonetica e grammatica- sintattica del TO, e ciò che generalmente si traferisce da una lingua a un’altra è il significato pragmatico, ovvero, traduciamo significati adattando detti concetti da una cultura a un’altra.

Jesús Peláez, cattedratico di Filologia Greca dell’Università di Cordova, espone chiaramente la complessità di questo processo basandosi sulla traduzione del proverbio di origine italiana “il traduttore, traditore” verso il tedesco (“der Übersetzer ist ein Verräter” = “il traduttore è un traditore”). Secondo Peláez, “al tradurlo in tedesco, si conserva il significato (traduttore = traditore), ma vi è una perdita sul piano fonologico: in tedesco non vi è la rima come in italiano (“il traduttore, traditore”); un’altra differenza risiede sul fatto che, in italiano la struttura sintattica si compone di due parole, soggetto e predicato, meramente giustapposti, senza verbo tra di essi. In tedesco, invece, si usano due parole foneticamente meno simili (“Übersetzer” – “Verräter”), unite da un verbo copulativo che dà maggiore complessità all’orazione. Fonetica, sintassi ed effetto pragmatico sono differenti. Come accade con il trapasso di acqua da un fiume a un altro, al tradurre sempre si perde quantità. Il lavoro del buon traduttore consiste nel farne perdere il meno possibile” (Peláez, 1997: 1).

Per far sì che questa quantità non si perda, il traduttore deve esser fedele sia alla lingua d’origine che a quella di arrivo, o per meglio dire alla cultura di origine e quella di arrivo, adattando nella forma più approssimata possibile il senso espresso nella lingua d’origine marcata da una cultura d’origine a una lingua meta marcata da una cultura meta. Ad ogni modo, una lingua, altro non è che l’espressione di determinati parlanti immersi in una determinata cultura con determinate caratteristiche. Senza dubbio, questo adattamento che deve portare a termine il traduttore implica una profonda conoscenza non solo delle due lingue con le quali sta lavorando ma, soprattutto, delle implicazioni culturali di ambo le lingue. Perciò, il traduttore si converte in un anello interculturale che funziona da mediatore tra la cultura di origine e la cultura meta.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Nuria Ponce Marquez (Universidad Pablo di Olavide, Sevilla) e pubblicato nel luglio 2007 sul numero 13 di “Tonos”, rivista elettronica di studi filologici

Traduzione a cura di:
Daniela Montalbano
Traduttrice SP>IT / IT>SP
Caltagirone (CT)

Il traduttore: l’anello tra lingue e culture

 Categoria: Traduttori freelance

Riassunto
In una società multiculturale come la nostra, il lavoro del traduttore come mediatore interculturale ha un’importanza speciale. Al giorno d’oggi, i traduttori sono diventati professionisti capaci di connettere realtà di due culture differenti come se fossero anelli invisibili. Il buon traduttore deve essere capace di adattare un messaggio espresso in una lingua di origine ad una lingua meta impregnata di una cultura totalmente differente, senza che il recettore riconosca che si trova davanti ad una traduzione. Per questa ragione, il vero scopo di qualsiasi traduttore è quello di rendersi invisibile agli occhi di un recettore meta, che concepisce il testo che riceve come un costrutto nuovo, e non come un prodotto che ha sofferto un processo di trasformazione.

Prologo
Dopo essermi dedicato per diversi anni all’appassionante mondo della traduzione e interpretazione, sento la necessità di tornare a camminare sui miei passi e di considerare realmente l’importanza dell’attività che questi professionisti svolgono. Ciascun lavoratore, qualunque sia il suo settore, dovrebbe, almeno una volta nella vita, riflettere sull’attività che realizza e sulle ripercussioni che il suo lavoro può avere sulla società.
Normalmente, quando si realizza questa situazione, ovvero, quando un lavoratore svolge l’esercizio di autoriflessione, è solito essere dovuto a qualche fattore esterno, che lo ha spinto a guardarsi indietro per fare un respiro profondo ed esaminare attentamente il lavoro che gli è toccato svolgere nel mondo in cui vive.

Nel mio caso, probabilmente, questo esercizio di autoriflessione è stato provocato dalla continua lotta che dobbiamo mantenere noi traduttori e interpreti con una serie di miti irreali che pullulano nella nostra società. Il fatto che, chiunque abbia svolto un paio di corsi di qualsiasi lingua straniera osa a voler tradurre, o molte altre situazioni nelle quali i traduttori si sentono sottovalutati da un cliente che non ha saputo apprezzare l’arduo lavoro che il detto traduttore ha dovuto realizzare per offrire un risultato corretto sono fattori determinanti che devono provocare l’esercizio di autoriflessione menzionato anteriormente, così che nel mercato del lavoro sappiamo chi siamo e qual è l’importanza del lavoro che svolgiamo. Chiunque non può essere un traduttore, né tantomeno, un buon traduttore.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Nuria Ponce Marquez (Universidad Pablo di Olavide, Sevilla) e pubblicato nel luglio 2007 sul numero 13 di “Tonos”, rivista elettronica di studi filologici

Traduzione a cura di:
Daniela Montalbano
Traduttrice SP>IT / IT>SP
Caltagirone (CT)

Cinque suggerimenti per il freelance

 Categoria: Traduttori freelance

Il freelance offre una vasta gamma di vantaggi così come un certo grado di libertà a cui noi traduttori non siamo disposti a rinunciare. Tuttavia, non è sempre facile lavorare in proprio. E’ difficile ‘stare sul pezzo’ per tutto l’arco della giornata, se non anche per tutta la notte, e ciò ha un impatto sulla qualità del lavoro di traduzione. In questo articolo offriamo cinque suggerimenti per aiutarvi a lavorare in maniera efficiente senza perdersi e soprattutto a crescere professionalmente.

1) Organizzati: fai una lista delle cose da fare
La prima cosa da fare è stabilire il numero di ore lavorative da non oltrepassare. Lavora 8 ore al giorno, per esempio, non di più. Anche se finisci la traduzione. Organizza il tuo lavoro in base a un criterio di efficienza: ad esempio, puoi lavorare sei ore a una traduzione e poi, alla fine della giornata, dedicare un paio d’ore a mansioni amministrative. Metti sempre a punto la lista delle cose da fare la sera prima e usala il giorno dopo.

2) Evita distrazioni
Quando si lavora da casa, si è sempre tentati da piccole distrazioni, in particolare il telefono o il frigo che ci chiama dalla stanza accanto. Quindi spegni il telefono o mettilo in un’altra stanza. Stabilisci gli orari dei pasti. Produrrai molto di più lavorando 2 ore di seguito, piuttosto che 3 in cui mandi messaggi, leggi un paio di articoli sullo smartphone, o trotterelli verso il frigo per uno snack.

3) Fai delle pause
Quando inizi un progetto di traduzione, ti può spesso accadere di voler finire il prima possibile per poter iniziarne uno nuovo. Ma devi sapere come prenderti il tuo tempo. Fai delle vere e proprie pause, cerca di staccare un attimo, rilassati, distogli lo sguardo dallo schermo. Così sarai più produttivo e in grado di mettere una distanza tra te e il lavoro che stai svolgendo. E ricorda: il segreto per essere efficienti e proficui non è lavorare di più, ma lavorare meglio.

4) Assicurati un piacevole habitat lavorativo
Affinché il tuo lavoro sia produttivo e piacevole, è essenziale scegliere la postazione di lavoro in modo corretto. Devi sentirti comodo. Si alle stanze luminose e arieggiate. Non risparmiare sul comfort e sull’ ergonomia della tua postazione. Inoltre, si possono affittare giornalmente o settimanalmente postazioni di lavoro in caffetterie o altri spazi che offrono caffè e una buona connessione internet.

5) Ama ciò che fai
Steve Jobs riassunse in questo modo come sia necessario ed efficace amare ciò che si fa: “Il lavoro riempirà gran parte della tua vita, e l’unico modo per essere pienamente soddisfatti è fare ciò che credi sia fatto bene. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare ciò che fai. ”

E tu? Quale consigli vuoi condividere con noi?

Fonte: Articolo scritto da Pauline D. e pubblicato il 04 agosto 2016 sul blog dell’agenzia Cultures Connection

Traduzione a cura di:
Lara Jennifer Antonelli
Traduttrice IT>EN – EN>IT
Roma

Tradurre è arte al servizio dell’arte (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Prendevano tutti la RER (senza traduzione di servizio tra parentesi) anche se fu inventata nel 1969. Per la strada c’erano carri armati e mezzi blindati ovunque disposti ad angolo retto sulle banchine e il bambino ne aveva molta paura e per farsi coraggio cantava spesso l’inno europeo. Gli piacevano molto i macaron, ma aveva il tartaro, quindi non li poteva mangiare spesso. La sua mamma, che era una donna che sudava molto, gli cucinava quindi potimarron e spigola farcita. Il papà di questo bambino era un poliziotto che a tempo perso allevava vitelli con il metodo della linea vacca-vitello e gamberi PENEIDI.  Queste povere mucche potevano pascolare solo in strisce d’erba rara nei parcheggi invadenti e pervadenti sotto palazzi con balconi immersi nel verde e sommersi di piante che li facevano crollare. In questi complessi di case popolari, c’era un volgare barbone che era stato un soldato tedesco.

“«-Mamma!-»” disse il bambino “«-Cos’è il mercato éconaturel?-»” la mamma gli rispose che non lo sapeva, ma che avrebbe controllato su Google, che è la nuova Bibbia digitalizzata e aggiornata del 2012. La Bibbia ha sempre le risposte che stavi cercando. Scesero in piazza, dove c’era una fontana incatenata all’entrata del metrò che però oggi si dice la metro. La carreggiata del bar era invasa da cori che cantavano l’inno alla gioia avendo paura di essere arrestati dal padre del bambino che era un’autorità e non amava le rappresaglie. Seduto a un tavolino della terrasse del bar, c’era il barbone di prima che litigava adesso con la sua ragazza, Maga Magò. Lei dopo l’incidente in motorio di un ragazzo fumato, aveva deciso di rinchiudersi in una fortezza invece che in una normale abitazione perché aveva paura dei balconi che crollavano sotto il peso delle piante. Queste piante correvano anche lungo i muri e si infilavano persino nelle prese del telefono come fili con le spalle al muro. Altro che bei ricordi!

Le tastiere del telefono a casa del bambino erano rotonde, per fare pressappoco colpo su sua madre che doveva scegliere la data e telefonare a tutti, perché del resto mi sarei incaricato io (io chi? Boh, a caso). Sempre recitando la Bibbia ad alta voce il bambino-mandarino andava per le vie di Parigi 7, rue Bernard Palissy, Paris 6e; SergeGainsbourg, 5 bis, rue de Verneuil, Paris 7e…era la sua felicità più grande. Dava del voi alle persone che incontrava ma anche del lei oppure dell’essi. Con gli amici fumava, rubava motorini e andava in giro, ai bei tempi quando ancora si chiamava Jerome o Jérôme, ma non era un problema, perché tanto non era un nome russo o arabo. Se fosse stato necessario avrebbe preso qualche provvedimento per quel signore di Rotterdam, che era il barbone di prima fidanzato con Maga Magò. In incognita lui affittava appartamenti, ma non si capì mai se li dava o se li prendeva in affitto. Non si capì mai, perché era un mondo secondo l’orrore.

Con quella lentezza che ho fatto mia per tutte le cose (ritorna questo io a caso, ma chi è?!?) raccolsi la carcassa dei giovani traduttori, sfiniti dalla giornata di follia che si erano lasciati alle spalle. Erano rottami, in senso dispregiativo, mucchi di ossa e parole a caso. Stanchezza che parlava e cervelli in libertà.

Autrice dell’articolo:
Violetta Galgani
Traduttrice EN/FR>ITA
Pisa/Milano

Tradurre è arte al servizio dell’arte

 Categoria: Traduttori freelance

Quando studiavo all’università mi capitò di sostenere un esame da casa. Era l’esame di traduzione francese. Il professore inviò per e-mail un testo non tradotto che gli studenti avrebbero dovuto rinviargli entro le successive 24 ore. Ognuno, naturalmente, ricevette un brano diverso. Ma nella classe di francese eravamo in dodici e dunque tutti amici.

Subito creammo un gruppo su Facebook per sostenerci a vicenda durante la prova: se qualcuno avesse avuto un problema o un dubbio, avrebbe scritto sul gruppo e gli altri sarebbero stati pronti ad aiutarlo consultando le proprie fonti, digitando parole chiave diverse su google, che a detta del professore era (quasi) sempre la soluzione a ogni problema o, infine, chiedendo e disturbando un lontano conoscente che di sicuro ne sapeva più di noi.

Eh sì, perché uno degli strumenti di traduzione più utili sono le persone, gli amici, i conoscenti, i legami; perché in fondo che cos’è la traduzione se non creare un legame? Un legame tra una lingua e un’altra, tra un autore e il suo pubblico, tra due o più culture, tra il testo e noi stessi. Creare legami e aprire orizzonti.

Comunque, tornando al nostro esame; dai testi vennero fuori i problemi di traduzione più disparati come ad esempio “Metto o non metto la traduzione di servizio tra parentesi? Meglio una nota a piè di pagina? Ma distrae il lettore.” O ancora “E le parole scritte con un alfabeto diverso, come si traslitterano in alfabeto latino?” oppure “Quale tipo di virgolette uso? Quelle altre semplici ‘’, quelle alte doppie “” o quelle basse«»?” o l’uso dei pronomi di cortesia. Ciò che venne fuori da quell’esame è una storiella senza senso, che Alice nel paese delle meraviglie a confronto è logico come il principio di non contraddizione. L’unica differenza è che la mia storia è tratta da fatti realmente accaduti, e che continuano ad accadere nelle vite di ogni traduttore.

C’era una volta… Cosa? Un gruppo di giovani traduttori. Gli venne dato un libro da tradurre. Era un libro particolare, uscito il 19 febbraio 2013, che parlava di tante cose e il cui filo conduttore era la demenza. Era un poliziesco ambientato nella banlieue parigina durante la seconda guerra mondiale, era la storia di un bambino pazzo e invasato che aveva un bel faccino (o visino, fate un po’ voi) da mandarino e parlava da solo. Questo bambino leggeva spesso la Bibbia, così spesso da saperla citare a memoria, ma sbagliata perché mischiava le 2000 versioni che aveva letto. Suo fratello era un demente che faceva da badante a un altro demente, fratello di una demente capa di un’agenzia di marketing! Tutti dementi insomma.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Violetta Galgani
Traduttrice EN/FR>ITA
Pisa/Milano

Consigli per un traduttore alle prime armi

 Categoria: Traduttori freelance

Ho scritto questo articolo basandomi sulle mie esperienze. Vorrei condividerle con tutti coloro che stanno per entrare nella dimensione sconfinata della traduzione, un mondo caratterizzato da tante sfaccettature, alcune buone altre cattive. Soprattutto queste sfaccettature possono essere insidiose per chi è alle prime armi.  Ormai al giorno d’oggi il traduttore novellino deve affrontare tante insidie per riuscire a destreggiarsi tra i tanti traduttori in concorrenza tra loro, o quanto meno riuscire a crearsi una propria cerchia.
Viviamo in un mondo in continua evoluzione, ci sono sempre richieste per quanto riguarda la traduzione, ma purtroppo non ci si fida del nuovo arrivato, per qualsiasi compito, anche quello più banale.

Qui di seguito vi illustrerò alcuni punti importanti (quantomeno per me) che mi hanno permesso di fare esperienze, e di aprirmi la strada lungo questo percorso.

  • Prima di buttarvi alla ricerca di potenziali clienti, vi consiglio di elaborare e studiare bene le vostre tariffe. Pensate a cosa sapete fare, i mezzi che avete a disposizione e calcolate soprattutto i tempi. Evitate di essere colti alla sprovvista dal cliente. Mostratevi sicuri e fermi sui vostri prezzi. Non screditate mai il vostro lavoro offrendo tariffe da “discount”. Ricordate che anche se siete da poco laureati siete comunque dei professionisti che hanno già un minimo di esperienza. Ricordate che avete studiato tanto per questo e che ogni tipologia di testo ha un suo prezzo, non offrite mai tariffe di 0,01€ per parola, credetemi, non ne vale il vostro tempo.
  • Se nessuno sa della vostra esistenza, mai nessuno vi contatterà! Iniziate a farvi della pubblicità presso delle agenzie di traduzione oppure case editrici. Molte agenzie sono sempre alla ricerca di traduttori per ampliare il loro database. Alcune di esse sono anche disposte ad accogliere un traduttore con poca esperienza ma solo dopo averlo messo alla prova. Impegnatevi e riuscirete.
  • Create il vostro profilo da freelance. Vi consiglio di utilizzare Linkedin, oppure Proz. Create il vostro profilo più dettagliato possibile. Scrivete chi siete, cosa sapete fare,cosa NON sapete fare (si siate onesti verrete premiati, ve lo assicuro), molte agenzie e anche privati cercano i propri traduttori tramite questi siti. Occhio alla foto che utilizzate!
  • Createvi un blog personale, per esempio wordpress è molto utilizzato in questo campo. Creandovi il vostro blog potrete scrivere ciò che vi piace, espandere i vostri contatti e fare conoscere i vostri lavori.
  • Piccola parentesi riguardo i CAT tool ovvero, gli strumenti di traduzione assistita. Da una parte ci sono alcuni traduttori che non li approvano, in questo modo sembrerebbe tutto automatizzato anche se poi la mano umana serve sempre per apportare eventuali correzioni. Dall’altra parte molte agenzie e anche privati, reputano fondamentale l’utilizzo di questo strumento soprattutto per tradurre un volume di pagine maggiore. Se volete utilizzarne qualcuno in rete ne trovate tanti gratuiti, versioni freeware o trial, ma vi avverto quelli professionali sono molto costosi.
  • Tenete presente che il lavoro del traduttore non conosce né vacanze né festività. Proprio per questo motivo, dato che siete all’inizio, molte agenzie cercano nuovi traduttori quando i loro fidati non sono disponibili. Ovviamente se vi farete apprezzare verrete ricontattati sicuramente.
  • Punto finale che reputo il più importante in assoluto. Tenetevi cari i clienti che avete, offrite sempre un lavoro onesto e di alta qualità. Comunicate con loro e rendeteli partecipi del vostro lavoro, fare domande è molto importante per conoscere sia il vostro committente sia il testo che state per tradurre.

Miglioratevi sempre ogni giorno che passa, e fate tesoro di ogni piccola esperienza a voi offerta, così il vostro lavoro verrà sicuramente ripagato.

Autrice dell’articolo:
Lo Cicero Roberta
Traduttore freelance ENG – ITA  FRA – ITA
Palermo

Quanti soldi guadagnano i traduttori?

 Categoria: Traduttori freelance

La piattaforma internazionale linguistica freelance 2Polylot ha analizzato il mercato globale dei servizi di traduzione e definito l’ammontare del reddito medio dei traduttori nei diversi paesi.
I giorni stanno passando, le tecnologie sono in via di miglioramento, ma nonostante le previsioni degli scienziati, le macchine non sono riuscite a sostituire il lavoro umano. Google Translate non ha eliminato il lavoro di routine di un traduttore umano, durante gli otto anni della sua esistenza, e ancora continua ad essere il principale concorrente solo per i dizionari cartacei, nonostante la complessa analisi algoritmica di testi tradotti da umani su Internet e un sacco di funzioni aggiuntive. Recentemente diversi media hanno scritto traduzioni errate della frase “dignityrevolution” su Google Translate, il che indica i sistemi imperfetti e la sua vulnerabilità.

Pertanto, la professione del traduttore si mantiene ancora attuale e sicuramente sarà tale nei prossimi anni. Questo non è un segreto, tagliare la conoscenza più necessaria in aree linguistiche e filologiche cui sono in possesso lingue grammaticalmente complesse, cioè cinese, arabo, giapponese o quelle abbastanza rare, come l’ebraico. Inoltre, ogni giorno ci appaiono sempre più dati che necessitano di traduzione: audio, video, articoli, ricerche, ecc. Oltre ai dati, cresce la quantità di specialisti di area linguistica e soprattutto, la concorrenza è alta tra le persone che conoscono lingue diffuse come inglese, francese, ecc.

Come è stato influenzato il mercato dei servizi di traduzione in tutto il mondo?
Secondo i dati della società di ricerca «CommonSenseAdvisory” il mercato globale dei servizi linguistici sta emergendo dinamicamente. Nel 2014 sono stati spesi $73 miliardi solo per i servizi linguistici rispetto ai $34 miliardi nel 2013 cui  il 15% di tutto il volume speso sulla traduzione.Tenendo conto della comune crescita di tendenza e dello sviluppo delle tecnologie online non è difficile stabilire che la crescita della domanda di servizi linguistici andrà avanti e secondo i dati preliminari, saranno circa il 10% fino alla fine del 2015. Inoltre, l’agenzia di ricerca prevede l’aumento della quantità di specialisti della traduzione del 42% nel 2020, che era di 1,5 milioni di persone nel 2014.

Stipendi dei traduttori in diversi paesi
Il reddito di un traduttore ordinario dipende in gran parte da diversi fattori:

  • Sia che uno specialista ha un lavoro a tempo pieno o lavora come libero professionista
  • Traduzione o interpretariato.
  • Il successo di una società (per un lavoratore a tempo pieno).
  • volume di lavoro.
  • La complessità e la predominanza di una lingua

È necessario aggiungere che il reddito dei traduttori freelance spesso può superare gli stipendi dei dipendenti ordinari a causa di una mancanza di limite per le fonti di reddito e posizione. Un libero professionista può scegliere un lavoro con qualsiasi pagamento disponibile e il paese di residenza del cliente, ciò permette di aumentare il reddito da lavoro eseguito. Inoltre, la quantità di lavoro può essere limitata solo dal tempo a disposizione dello specialista. Tuttavia, il lavoro in una società prospera con stipendio elevato in paesi come gli Stati Uniti, Canada e Germania garantisce lavoro stabile e ben pagato senza necessità di ricerca permanente di lavoro. Purtroppo, non tutti i linguisti nemmeno quelli altamente qualificati riescono ad ottenere un lavoro in simili società all’estero, ma per fortuna, c’è un’altra alternativa.

Fonte: Articolo scritto da Aaron Fields pubblicato nell’ottobre del 2015 sul sito Translation Journal

Traduzione a cura di:
Chiara Basile
Dottoressa Magistrale in Lingue e Traduzione”
Palermo

Autore di un testo o semplice tecnico?

 Categoria: Traduttori freelance

Si è menzionato più volte quello che dovrebbe fare questa figura che ha la grande responsabilità di caricarsi del peso del termine “tradurre”. La cultura americana e anglosassone moderna attribuiscono un’importanza maggiore all’autore del libro, testo, etc. : è l’autore che, attraverso la sua opera, si esprime liberamente, mentre il traduttore fa un lavoro di seconda categoria: “solo il testo straniero può essere l’originale, la copia autentica[...] mentre la traduzione è derivata, fittizia, potenzialmente un copia falsa.” (Venuti L.2008). E, per supportare questa visione, un obbiettivo importante consiste nel “dissimulare nel testo tradotto la presenza dell’autore: in questa maniera l’opera può essere scambiata come l’originale” (Venuti L. 2008). La posizione moderna del traduttore si delinea come un lavoro tecnico e alcune volte anche psicologico. Una posizione dove il traduttore passa come invisibile, come già affermò William Trusk(1900-80), il traduttore realizza un’acrobazia tecnica e un lavoro psicologico come quello di un attore: “prendere qualcosa che non è tuo e renderlo come se fosse tuo” (Honing 1985:13) o come altri autori affermano con altre parole “reprimere la propria personalità” o “non manifestare la propria personalità” e, di fatto, ci sono state opere dove il traduttore neanche è stato citato, come nella versione Pinguin Classic di Anna Karenina del 2001. (Venuti L.2008)

L’autore ha concretamente i suoi meriti e diritti ma il compito del traduttore non si può dare così per scontato giacché, come dice Susan Bassnet, “sia l’opera originale che la traduzione sono viste oggigiorno come prodotti della creatività dello scrittore e del traduttore” (Susan Bassnet 2013). Inoltre la traduzione prevede in molti contesti un lavoro di carattere culturale non indifferente e ciò non può essere un lavoro solo tecnico o nel quale il traduttore non mette la propria personalità. E’ lui quello che decide i metodi di traduzione, in che maniera il messaggio, lo stile e le caratteristiche del testo possano provocare le stesse reazioni in un altro tipo di pubblico. Per esempio, un libro in spagnolo che contiene discorsi in dialetto o battute che si riferiscono a certi tratti specifici propri della cultura dello Stato dalla quale proviene l’autore, non possono essere tradotti letteralmente perché non avrebbero senso per il lettore italiano; per questo si può dire che il traduttore, di fatto, andrà a riscrivere il testo un’altra volta, con battute e dialetti più familiari alla cultura di destino della traduzione. Non avrà l’originalità dell’idea che ha creato il libro in primo luogo, ma c’è un altro tipo di originalità, un altro tipo di processo creativo.

Per concludere, citando le parole di Bassnet, scrittura e traduzione “hanno obbiettivi differenti. E’ responsabilità dello scrittore concretizzare la parola in una forma ideale e immutabile ed è compito del traduttore liberare queste parole dai loro limiti linguistici e permettergli di vivere un’altra volta nella lingua nella quale sono tradotte” (Susan Bassnet 2013).

Autore dell’articolo:
Alberto Lo Iacono
Aspirante traduttore
Milano

Intervista al traduttore R.López Sánchez (6)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quinta parte di questo articolo

8. Per concludere, vorremmo sottolineare anche il tuo lavoro d’insegnante, nel progetto di Traduversia, insieme a Pablo Muñoz. Come è nato questo progetto?

In realtà è nato in modo molto naturale. Io e Pablo ci siamo conosciuti poco a poco, incontrandoci in diverse cene ed eventi sulla traduzione. Siamo andati subito d’accordo e ci siamo resi conto di avere una visione molto simile su molte cose, tra cui il mercato della formazione on-line. Entrambi avevano già un blog da diverso tempo, in cui condividevamo tutorial e articoli che molti lettori trovavano utili. Inoltre, avevamo già collaborato con diverse aziende, associazioni e università, tenendo corsi e seminari, per cui avevamo anche un certo bagaglio di esperienza su cui costruire qualcosa, migliorando quel che già conoscevamo.
Un giorno a Pablo si è accesa una lampadina e mi ha detto: “Ehi, Rafa, e se creassimo questa cosa?”. La mia risposta a quella domanda è stata un sonoro sì e, dopo mesi di duro lavoro e impegno, Traduversia è diventato realtà. Sono passati due anni e abbiamo già avuto più di 5000 studenti e, fra tutti e due, abbiamo già tenuto 11 corsi (uno dei quali gratuito), quindi non potrei essere più soddisfatto dei risultati raggiunti.
Per me, Traduversia è la dimostrazione di cosa sono in grado di realizzare due teste pensanti piene di idee, speranze ed energia, tutti valori che tentiamo di trasmettere ai nostri studenti, in modo che possano anch’essi fare molta strada in campo professionale.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito www.lenguasmodernas.com e riportato sul blog dell’intervistato, il traduttore Rafael López Sánchez jugandoatraducir.com

http://jugandoatraducir.com/entrevista-en-el-boletin-del-selm/

Rafael López Sánchez, 27 anni, spagnolo, laureatosi in Traduzione all’Università di Granada, è specializzato in traduzione audiovisiva, localizzazione e desktop publishing. Ha tradotto diverse serie televisive, film e documentari e impartisce corsi on-line sulle sue materie di competenza.

Traduzione a cura di:
Dario Semino
Traduttore freelancee insegnante di lingue
Cormòns (GO)

Intervista al traduttore R.López Sánchez (5)

 Categoria: Traduttori freelance

6. Quale fra i progetti a cui hai lavorato diresti che è stato il più stimolante o ispiratore per te?

Ce ne sono stati molti. Per quanto riguarda i progetti di traduzione, credo che quello che mi ha dato più soddisfazione (e continua a darmene) è, senza dubbio, il gioco del calcio che sto traducendo in questo momento. Ho iniziato a giocare a questo gioco quando ero solo un bambino e, da allora, ho giocato a tutte le successive edizioni lanciate sul mercato, quindi per me è come la realizzazione di un sogno.

D’altra parte, è stato molto stimolante anche creare Traduversia insieme a Pablo Muñoz. È stato un processo molto lungo e pieno di ostacoli, in cui ho imparato molto sul web design, la localizzazione e l’e-learning, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti tecnici. Inoltre, mi ha anche permesso di rafforzare il mio rapporto con Pablo, che non è solo il mio socio, ma anche un grande amico.

7. Sono degne di nota anche le tue capacità come progettista e sviluppatore grafico. Come sei arrivato a specializzarti in questo campo?

Como ho detto prima, ho sempre posseduto una certa creatività ereditata dalla mia famiglia. Da quando ho l’uso della ragione, ho sempre avuto bisogno di realizzare una qualche attività creativa diversa dalla traduzione, che fosse un hobby o una specializzazione professionale. La grafica è una disciplina che mi ha affascinato fin da bambino, al punto che da adolescente ho avuto la gran fortuna di frequentare vari corsi di informatica e disegno in diverse accademie private, così che possedevo già una base su cui poter costruire. Per coincidenza, quando ho finito l’Università, mentre cominciavo a muovere i miei primi passi come traduttore audiovisivo, mi sono accorto che c’era un gran numero di aziende che cercavano traduttori con conoscenza grafiche, ovvero esperti in quel che in inglese si chiama desktop publishing. Vedevo annunci dappertutto e sentivo che era una nicchia di mercato che avrei potuto sfruttare, con la giusta preparazione.

E così, senza pensarci troppo, ha frequentato un corso post-laurea di un anno in grafica pubblicitaria, in cui ho imparato a utilizzare programmi come InDesign, Photoshop, Illustrator o Dreamweaver, nonché preziose nozioni di progettazione grafica che custodisco gelosamente nella mia libreria e sul mio hard disk. Grazie a questa specializzazione, ho potuto accettare molti lavori di grafica da agenzie di traduzione e anche da colleghi traduttori che mi hanno commissionato la realizzazione dei loro siti web o la creazione della loro grafica aziendale, quindi penso che investire in questa specializzazione sia stata una delle migliori decisioni che abbia potuto prendere in quel momento. Saper cogliere le occasioni al volo è molto importante quando sei un neolaureato. Ma continua ad esserlo anche quando sei un professionista con molti anni di esperienza. In ogni caso, è importante saper fiutare le opportunità ed essere pronti a coglierle al volo quando si presentano.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito www.lenguasmodernas.com e riportato dall’intervistato (il traduttore Rafael López Sánchez) sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Dario Semino
Traduttore freelancee insegnante di lingue
Cormòns (GO)

Intervista al traduttore R.López Sánchez (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

5. Nell’ambito dei progetti audiovisivi, quali differenze si possono riscontrare lavorando, ad esempio, ad un reality show, una serie televisiva o un documentario?

Moltissime. Tanto per cominciare, ognuno dei prodotti che hai menzionato vengono normalmente doppiati in modo diverso: ad esempio, in questo momento la tendenza è di tradurre i documentari con una voce fuori campo (voice-over), con una elocuzione standard. Cioè, una voce narrante principale e voci secondarie per tradurre possibili interviste con voci sovrapposte. Le serie televisive, soprattutto quelli di successo, si doppiano invece usando la tecnica della sincronizzazione labiale (lipsync), in modo che le voci degli attori originali vengono sostituite da quelle dei doppiatori. Ciò provoca una serie di limitazioni sulla corrispondenza e sulla durata degli interventi dei vari personaggi. Infine, i reality show vengono oggi tradotti con una tecnica moderna di voice-over, in cui i doppiatori interpretano il testo e imitano il tono dei personaggi, contrariamente a quanto avviene nei documentari, in cui la voce del presentatore rimane solitamente piatta. Il tipo di doppiaggio influisce sul tipo di approccio alla traduzione, sulle specifiche scelte traduttive e sul lavoro di adattamento, tra le altre cose.

Grande importanza ha, naturalmente, anche il formato del prodotto. I reality, per esempio, non hanno un copione preconfezionato, poiché si presume che i personaggi agiscano improvvisando. Questo fa sì che i traduttori debbano lavorare sulle trascrizioni dei loro interventi messi in forma di copione, così che il testo che ne deriva può risultare alquanto eterogeneo e caotico (si pensi al possibile copione di un episodio del Grande fratello, per esempio). Invece, le serie televisive e i film seguono un copione convenzionale, di modo che in molti casi il traduttore lavora su un copione che riporta perfino riferimenti di contesto sia sulle scene che sui ruoli dei personaggi, tutti dettagli estremamente utili.

Per quanto riguarda invece i documentari, alcune volte richiedono un approfondito lavoro di documentazione per verificare i contenuti ed evitare strafalcioni. Anche se, personalmente, li ho sempre trovati più facili da tradurre, perché tendono a non contenere troppi riferimenti culturali o umoristici, contrariamente a ciò che accade nelle commedie o nei reality. L’umorismo e i riferimenti culturali sono, secondo me, le due principali spine nel fianco per un traduttore audiovisivo, perché lo obbligano a cercare soluzioni alternative per riprodurre l’umorismo originale o provocare un effetto equivalente.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito www.lenguasmodernas.com e riportato dall’intervistato (il traduttore Rafael López Sánchez) sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Dario Semino
Traduttore freelancee insegnante di lingue
Cormòns (GO)

Intervista al traduttore R.López Sánchez (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

4. Come sono le scadenze e il ritmo di lavoro per questo tipo di progetti?

Frenetici. Se vuoi fare questo lavoro hai due opzioni: formarti e adattarti fino a diventare un professionista molto produttivo, o comprarti una DeLorean. E siccome finita l’Università non navigavo nell’oro, non mi rimase altro da fare che adattarmi.

Scherzi a parte, le scadenze e il ritmo di lavoro variano a seconda dei progetti e dei clienti. Ad esempio, da una parte ho clienti che mi chiedono di tradurre un capitolo di una serie di 20 minuti da un giorno all’altro e, dall’altra parte, ci sono clienti che mi danno tre giorni di tempo per un incarico del tutto simile. Inutile dire che, quanto più sono strette le scadenze, maggiore è la probabilità di commettere errori e che questi rimangano scolpiti su pietra per l’eternità, per cui è necessario essere produttivi e molto competenti ed efficaci per fare questo lavoro.

Nei videogiochi, le scadenze sono molto simili a quelle di qualsiasi progetto di traduzione scritta. Queste traduzioni vengono pagate a parola e gli incarichi vengono assegnati per volumi giornalieri o settimanali, per cui i clienti per i quali lavoro cercano di non assegnare più di 3-4000 parole al giorno ad un singolo traduttore, sapendo bene che superando quelle quantità, ci possono essere ripercussioni negative sulla qualità dal lavoro. Quel che è certo è che, nella localizzazione dei videogiochi, sono molto particolari i mesi precedenti al loro lancio, quel periodo che in inglese chiamano crunch time, per cui puoi passare intere settimane senza ricevere nulla e poi, all’improvviso, ti arriva una montagna di lavoro in pochi giorni e con scadenze molto strette. Così, ancora una volta, è importante essere produttivi per evitare di trovarsi con l’acqua alla gola.

Detto questo, in realtà credo che il problema principale che esiste oggi nel campo della traduzione audiovisiva non siano tanto le scadenze (certo anch’esse, anche se in realtà sono sempre state abbastanza strette), quanto piuttosto le tariffe, soprattutto quelle per i sottotitoli e il doppiaggio. Nel momento in cui un cliente ti paga 40 euro per un progetto che ti impegna per 2 o 3 giornate lavorative, la redditività del tuo lavoro cade a picco e, con essa, anche il tuo tenore di vita. Purtroppo, sono in molti quelli che non riescono a capire questa cosa. Io penso che sia importante per noi entrare nell’ottica di offrire tariffe adeguate dal momento in cui lasciamo l’Università, perché altrimenti non facciamo altro che peggiorare le nostre condizioni di lavoro e svalutare la nostra professione e la nostra categoria.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito www.lenguasmodernas.com e riportato dall’intervistato (il traduttore Rafael López Sánchez) sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Dario Semino
Traduttore freelancee insegnante di lingue
Cormòns (GO)

Intervista al traduttore R.López Sánchez (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

2. Per quanto riguarda la traduzione, sei in grado di coprire un gran numero di specializzazioni e servizi, dalla traduzione di prodotti audiovisivi ai videogiochi. Ma tu quale preferisci?

A chi vuoi più bene, alla mamma o al papà? È davvero difficile rispondere. Trovo soddisfazione in tutte le specializzazioni a cui mi dedico, perché penso che se mi dedico ad esse è perché davvero mi piacciono.

Credo che la chiave per me sia la diversificazione. Sono figlio di musicisti e quindi possiedo una vena creativa che mi impedisce di tenermi legato a una sola cosa per molto tempo. Mi fa piacere volgere lo sguardo indietro e pensare che, ad esempio, un paio di mesi fa ho iniziato a tradurre un noto videogioco di calcio, che il mese scorso ho tradotto diverse serie che saranno trasmesse su Netflix e sui canali Mediaset, o che a gennaio ho potuto creare la grafica aziendale completa e il sito internet di un collega traduttore, per citare solo alcune delle cose che ho fatto di recente. La varietà mi riempie interiormente e non mi fa sentire schiavo della routine o di una singola attività.

3. Hai lavorato per il gruppo Mediaset, Canal Plus e altri canali. Ci potresti parlare delle serie e dei programmi a cui hai lavorato?

A dire il vero la varietà di argomenti è così ampia che a pensarci mi fa quasi paura. Ho tradotto di tutto: da programmi conosciuti, come Masterchef, ai reality show più strani, come uno sulle drag queen, che ho sottotitolato poco tempo fa per Netflix, o altri sugli abiti da sposa che vengono trasmessi su Divinity. Dell’elenco fanno parte anche serie e programmi rivolti a bambini e adolescenti, documentari su temi di attualità, quali il conflitto israelo-palestinese o la violenza nei mezzi di comunicazione, o commedie horror, di quelle in cui saltano fuori gnomi verdi che fumano erba.

Come vedi, la lista è infinita, e penso che ciò dimostri che, in effetti, i traduttori audiovisivi devono essere professionisti molto versatili, in grado di cambiare il “chip” da un momento all’altro per risolvere problemi di registro, oralità, riferimenti culturali, salti tematici o cambi di umore, per poter tradurre o adattare i prodotti correttamente.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito www.lenguasmodernas.com e riportato dall’intervistato (il traduttore Rafael López Sánchez) sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Dario Semino
Traduttore freelancee insegnante di lingue
Cormòns (GO)

Intervista al traduttore R.López Sánchez

 Categoria: Traduttori freelance

L’articolo che segue è un’intervista rilasciata dal traduttore Rafael López Sánchez alla Sociedad Española de Lenguas Modernas e riportata anche sul blog dell’intervistato.

1. Grazie mille per averci concesso questa intervista. Potresti parlarci un po’ di te?

Di solito lascio che siano gli altri a parlare di me, ma va bene. Sono nativo di Granada. Sono cresciuto lì, e lì ho svolto i miei studi in Traduzione e Interpretariato, che ho concluso in cinque anni. Poco prima di terminare gli studi ho aperto un blog (jugandoatraducir.com), in cui ho cominciato a postare articoli sulla traduzione audiovisiva e gli strumenti per la traduzione, che era ciò che più attirava la mia attenzione allora.

In pochi mesi, ho guadagnato abbastanza visibilità attraverso i social network e contatti che mi stavo creando, al punto che prima di finire l’Università stavo già traducendo delle serie TV per uno studio di doppiaggio che mi ha contattato attraverso LinkedIn (ebbene sì, a quanto pare sono una delle poche persone a cui LinkedIn sia servito a qualcosa). A poco a poco sono arrivati altri clienti, e anche i primi inviti ad eventi, che ho accettato lasciandomi trascinare dall’audacia. A 24 anni stavo tenendo la mia prima conferenza nella prima edizione di Traduemprende, tenutosi a Madrid.

Da quel momento in poi, a dire il vero, il tempo è letteralmente volato via, perché non mi sono più fermato. Ho continuato a partecipare ad eventi, ho iniziato il mio lavoro di insegnante, dando sia corsi on-line che in presenza, dentro e fuori dalla Spagna, ho iniziato a pubblicare i miei primi articoli su riviste, ho ampliato il mio portafoglio clienti, ho creato Traduversia insieme al mio collega Pablo Muñoz… E poi, forse il traguardo più importante, sono riuscito a rendermi indipendente a soli 25 anni, cosa abbastanza difficile da realizzare in Spagna di questi tempi, no?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito www.lenguasmodernas.com e riportato dall’intervistato (il traduttore Rafael López Sánchez) sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Dario Semino
Traduttore freelancee insegnante di lingue
Cormòns (GO)

Passioni e sfide della vita

 Categoria: Traduttori freelance

Ho appena compiuto 46 anni e mi sembra doveroso fare un bilancio: dopo le superiori, ho studiato Fisica a Bologna e, quando ho scoperto che c’è un settore della fisica che trova applicazione in campo ospedaliero, ho capito di aver trovato la mia strada. Mi sono specializzata in Fisica Sanitaria a Genova. Lavoro a tutt’oggi in ospedale, in un reparto di Radioterapia, dove vengono utilizzate le radiazioni ionizzanti (raggi X ed elettroni) principalmente per distruggere cellule tumorali. Il lavoro è molto interessante e coinvolgente: vedere pazienti che tornano a fare i controlli a distanza di anni dà molta soddisfazione; purtroppo, però, non è per tutti così….e questo è il lato doloroso di questo lavoro.

Dopo aver avuto tre figli e aver preso il cane, parlando un giorno con mio marito di quanto fosse bello poter veder crescere i nostri figli e quanto fosse importante seguire anche i loro ritmi, mi è venuto in mente di intraprendere una nuova strada che mi permettesse di lavorare da casa. Oltre al lavoro di fisica, quello che sapevo fare era “tradurre”: dopo aver studiato tedesco a scuola, avevo dovuto imparare l’inglese per lavorare in radioterapia (molti dei testi di riferimento sono in inglese e anche le riviste di aggiornamento più importanti sono scritte in inglese); in più avevo avuto l’opportunità di andare per 4 mesi a New York presso lo SloanKetteringCancer Center con una borsa di studio, durante la specializzazione.

Ho così deciso di iniziare un corso di studi in Mediazione Linguistica presso la SSML di Pisa. Sono stati 4 anni molto intensi ma anche molto belli: ho riscoperto l’ambiente universitario che già mi aveva dato tanto anche a Bologna; l’amicizia con tre o quattro studenti del mio anno e l’incontro con alcuni docenti veramente “speciali” e innamorati del loro lavoro mi hanno consentito di portare a termine i miei studi. Ho potuto riscoprire il piacere di studiare e di imparare cose nuove in settori molto diversi dal mio, ma altrettanto interessanti (e questo mi ha aiutato a relativizzare anche un po’ la visione della realtà che stava diventando troppo focalizzata e specializzata…). Ho finito i miei studi nell’ottobre 2014 e, dopo circa 9 mesi, ho potuto rinunciare all’esclusività con la mia Azienda Ospedaliera e ho potuto aprire una partita IVA.

Adesso sto muovendo i miei primi passi in questo nuovo mondo che mi incuriosisce tantissimo: dopo una iperspecializzazione, sto riscoprendo la bellezza di imparare ed approfondire argomenti nuovi, che sicuramente è il lato più allettante del lavoro di traduttore. Il secondo aspetto che mi piace di questo lavoro è che si tratta di un’attività “nascosta”: quello che appare in primo piano è l’autore del documento da tradurre, così come nel lavoro del fisico sanitario è il medico che è in primo piano e che gestisce il paziente in tutti i suoi aspetti e nelle sue necessità, mentre il fisico collabora col medico e con il tecnico per l’ottimizzazione e per la miglior riuscita del trattamento sul paziente; questo lavorare “dietro le quinte” mi è sempre piaciuto molto. Adesso devo solo capire “cosa voglio fare da grande…” anche se “grande” lo sono già: quello a cui non sono disposta a rinunciare è il continuo studiare ed approfondire, aspetti molto arricchenti della vita!!

Autrice dell’articolo:
Eleonora Negri
Fisica Sanitaria e Traduttrice freelance (ENG-ESP>IT)
Novara

Come diventare un traduttore migliore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Cosa rende un traduttore un buon traduttore?
Un buon traduttore non è un robot che fa dei passaggi dalla L1 alla L2. Lui o lei è un “creativo” che mantiene il significato e la fluenza della frase originale, senza utilizzare parole superflue solo perché ci starebbero bene, ma estraendo dalla propria memoria o dal database di un computer la combinazione di parole più appropriata che non solo esprimerà l’essenza dell’intenzione dello scrittore originale, ma costituirà la scelta linguistica più naturale in un dato contesto. Questo vale sia per le traduzioni tecniche sia per quelle letterarie, anche se quest’ultima categoria potrebbe diventare soggetto di un ulteriore dibattito.

Come si deve fare?

  • Anche se si sta traducendo da un’altra lingua verso la propria lingua madre, si avrà bisogno di tempo per familiarizzare con i tecnicismi di campi dei quali si potrebbe avere una conoscenza superficiale nella propria madrelingua. In ogni caso, leggere una grande varietà di testi tecnici in entrambe le lingue può essere un buon inizio per chi ha in programma di migliorare la qualità e la velocità del proprio lavoro.

  • Non bisogna investire troppo tempo in ciò che non si conosce bene. Un progetto impegnativo con una scadenza vicina non è la scelta migliore per qualcuno che abbia intenzione di affrontare un nuovo settore. Ci vorrà molto tempo per svolgere il lavoro e si potrebbe aver bisogno di tempo extra. Se si vuole espandere la propria competenza è preferibile impegnarsi in progetti più semplici. Alcuni brani brevi, dopo qualche tempo, aiuteranno ad acquisire sicurezza con testi più lunghi ed amplieranno significativamente la banca dati esistente del proprio lessico. Non bisogna avere paura di rifiutare un lavoro nel quale non ci si sente a proprio agio. Il cliente apprezzerà l’onestà.

  • Quando si guardano film e documentari nella lingua straniera alla quale si è interessati da un punto di vista professionale e si sente un’espressione o una collocazione linguistica interessante, non si ricorra ai sottotitoli disponibili; è meglio trovare da soli una traduzione adeguata nella propria madrelingua. Questo tipo di esercizio manterrà la mente attiva ed aumenterà considerevolmente il potenziale intellettivo. Si può fare la stessa cosa con qualunque cosa si senta da parte di parlanti nella propria lingua alla TV, alla radio o per strada, al fine di esercitare l’abilità di fare connessioni tra la L1 e la L2. Se possibile, annotare qualunque cosa valga la pena di ricordare.

  • La ripetizione dà luogo all’apprendimento, quindi è meglio assicurarsi di avere un libro di studio sul comodino, almeno fino a che non si riesca a provare di essere un traduttore efficiente ed affidabile. Durante la lettura del proprio libro preferito, ripassare le frasi fatte e le collocazioni linguistiche più difficili che probabilmente si dovranno utilizzare al lavoro in ufficio. Se si farà in questo modo, si riempiranno molte lacune della propria conoscenza in tempi brevissimi.

  • Come ultima cosa, creare sul computer un database facile da usare, anche colorato (se si addice al proprio stile di apprendimento), di parole ed espressioni complicate e consultarlo ogni volta che se ne ha bisogno. Questo è utile per due importanti motivi: è di più facile accesso rispetto a un dizionario multidisciplinare e più facile da ricordare rispetto alla grafica di un dizionario tradizionale.

Fonte: articolo scritto da Alina Cincan e pubblicato il16 maggio 2013 sul blog di Inbox Translations

Traduzione a cura di:
Antonella Tilocca
Traduttrice en-es-fr>it
Padova

Come diventare un traduttore migliore

 Categoria: Traduttori freelance

Ammettere di non essere perfetti
In qualsiasi campo, nessuno nasce esperto. Ci vogliono anni di esperienza per diventare davvero bravi in ciò che si sceglie di fare per vivere. Più a lungo si rimanda il proprio sviluppo professionale, più sarà difficile affrontare la concorrenza, a prescindere dalla parte del mondo nella quale si viva. La chiave per il successo professionale risiede nel modo in cui si gestisce il proprio tempo e negli sforzi che si è disposti a fare con lo scopo di migliorare.
Certamente non si raggiunge il massimo potenziale nel parlare o tradurre una lingua nel momento in cui si ottiene un attestato o la commissione di un primo lavoro in campo linguistico. Per chiunque, un’istruzione continua è un processo necessario e una conditio sine qua non da soddisfare al fine di diventare un vero specialista. Nessuno sarà mai in grado di conoscere tutto lo scibile, non importa quanto a lungo vivrà. Per questo motivo, in accordo con gli standard richiesti dalla propria specializzazione e dal personale metodo di apprendimento, si dovrà ideare un piano brillante, preferibilmente veloce ed efficiente, per portare il più lontano possibile il proprio sviluppo professionale.

Essere bilingue è abbastanza?
No. Anche i pochi (e fortunati) traduttori ed interpreti perfettamente bilingui con due lingue madri hanno bisogno di pratica, studio e di un piano ben ideato. Però, ciò che vorrei analizzare in questo articolo è il gruppo meno fortunato – quello di traduttori ed interpreti che lavorano utilizzando la propria lingua madre in combinazione con una o più lingue straniere che hanno imparato all’università o che hanno assimilato vivendo in un altro Paese.

Può bastare studiare sui libri?
Un libro può essere il migliore amico di un uomo, ma non è affidabile al 100%. Per raggiungere un’ottima competenza in una lingua straniera non basta maneggiare una grammatica ed accumulare una grande quantità di lessico.
Ciò che solitamente manca nell’offerta formativa delle università tradizionali nelle facoltà contemporanee che formano i traduttori è la possibilità per gli studenti di essere “impegnati in un’immersione totale”. Se si studia nell’università del Paese d’origine, sicuramente non si hanno tante opportunità di conversare con madrelingua della lingua di interesse. Molti dei docenti hanno la stessa nazionalità degli allievi e le conversazioni tra studenti, se previste, non possono riempire la distanza linguistica tra parlanti madrelingua e non. Il triste risultato è che la parlata potrebbe risultare troppo “libresca” per essere scambiati per dei madrelingua o almeno per degli specialisti perfettamente istruiti nel proprio campo. Ovviamente non si ha colpa, ed esistono dei modi per migliorare la situazione, specialmente se si ambisce al campo della traduzione/interpretariato.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Alina Cincan e pubblicato il16 maggio 2013 sul blog di Inbox Translations

Traduzione a cura di:
Antonella Tilocca
Traduttrice en-es-fr>it
Padova

Il cibo e la traduzione (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Il cibo ha trascorso un lungo cammino, dagli antichi tentativi di essere conservato nel sale oppure essiccato, agli innumerevoli metodi di conservazione resi possibili dall’industria alimentare moderna. E comunque, abbiamo chiuso il cerchio e siamo tornati alle origini, alla tendenza di apprezzare i piatti fatti in casa e i prodotti biologici, e allo stesso tempo demonizzare tutto quello prodotto industrialmente.
“Naturale” è preferito a “surgelato”, “essiccato” o “inscatolato” e, traendo somiglianze con lingue, Cronin (N.d.T.: Michael Cronin, un accademico inglese) chiede se anche la traduzione assistita può essere abbandonata prima o poi. Forse i traduttori del futuro ignoreranno i vantaggi di CAT e della traduzione automatica e sceglieranno un approccio più naturale? (…)

Il cibo e la preparazione del cibo sono ben presenti nel cinema e in televisione, soprattutto con l’apparizione dei numerosi canali televisivi che trasmettono i programmi di cucina 24 ore su 24. Davvero tanto spazio televisivo è dedicato alle serie culinarie, e super-chef Jamie Oliver, un allegro ragazzo della porta accanto, è uno dei volti più conosciuti di questo genere.
Numerosi programmi di Jamie Oliver, doppiati oppure con i sottotitoli, sono trasmessi in tutto il mondo. Rossato analizza come queste serie sono legate all­a industria editoriale e quella di traduzione tramite i prodotti come le riviste e i libri di cucina ispirati appunto ai programmi televisivi.

Come fa notare Rossato, la cosa più interessante di Jamie è che dopo che lui ha introdotto la cucina italiana (con qualche tocco personale) al pubblico britannico, le stesse serie sono state tradotte in italiano e vendute ai canali televisivi in Italia.
Questo esempio interessante di  vendere ghiaccio agli esquimesi dimostra che i programmi culinari non sono solo la preparazione del cibo ma anche l’intrattenimento. Però il perché gli italiani dovrebbero acquistare i libri su come preparare il cibo italiano, scritti da un cuoco britannico, ricette di cui sono state tradotte dall’italiano, per poi essere tradotte in italiano di nuovo, rimane un mistero.

Fonte:  Articolo scritto da Delia Chiaro e Linda Rossato, pubblicato in data 8 Dicembre 2015 sul sito The Translator

Traduzione a cura di:
Ekaterina Bespalova
Traduttrice freelance IT-EN>RU
Monza

Il cibo e la traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Gli spostamenti delle persone nel mondo e la facilità con cui oggigiorno si può raccogliere ogni tipo di informazione sono tra i fattori che contribuiscono alla popolarità di fusion cuisine, che non è altro che un’unione dei sapori di almeno due culture, nella società moderna.
I sapori mediterranei  si mischiano con le spezie orientali, tradizionali pies e puddings, che una volta erano i piatti tipici degli operai britannici, ora sono conditi con basilico e wasabi. Il cibo di strada è stato accolto sulle tavole dei signori ed entrato nel reame di haute cuisine.

Cos’è fusion se non un genere di traduzione creativa? Sono numerosi gli esempi di piatti “tradotti”: dalla tanto diffamata pizza hawaiana di Pizza Hut, con prosciutto ed ananas, alle croste di pizza della stessa catena  farcite con qualsiasi cosa, dalla salsa barbecue e formaggio allo jalapeño. Infatti, il nesso tra il cibo, la lingua e la traduzione è più che evidente se guardiamo i menu delle grandi catene internazionali come, per esempio, Starbucks: Frappuccino, Babyccino, Petitesed onnipresente caffè conosciuto come Latte, il nome del quale deriva direttamente dall’italiano. Antipastiteller ha sostituito Hors d’oevres nella Svizzera tedesca, e la catena italiana America Graffiti (sic) serve gli hamburger a moltissimi strati chiamati “rostytowers” anche nelle porzioni doppie e triple.(…)

Questa tendenza di creare la gastronomia biculturale sembra di irritare i puristi culinari, come gli italiani conservativi descritti da Linda Rossato, che criticano duramente celebrity chef Jamie Oliver e i suoi tentativi di rivisitare i piatti tradizionali, semplicemente perché per loro questi piatti sono intraducibili, come una poesia oppure una battuta.
Ciò nonostante, come poesie e battute, i piatti vengono tradotti e rivisitati, provocando parecchio discontento in quelli che conoscono bene l’originale e credono di capirne di più. Ovviamente, il traduttore deve essere creativo e impegnarsi non poco, se una battuta o una poesia sono strettamente legate alla cultura e alla lingua in cui esse erano nate.Ma il cibo è né una battuta né una poesia, ma il fondamento della vita, il cuore della nostra identità culturale.(…)

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Delia Chiaro e Linda Rossato, pubblicato in data 8 Dicembre 2015 sul sito The Translator

Traduzione a cura di:
Ekaterina Bespalova
Traduttrice freelance IT-EN>RU
Monza

La traduzione non riguarda le parole (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

Il Russo non ha parole per quello
Una delle mie storie preferite che illustra gradevolmente questo dilemma è nata da una richiesta che ricevemmo da un produttore statunitense di sistemi per la purificazione dell’acqua, basati su una recente e semplice tecnologia che voleva vendere in Russia. La compagnia aveva assunto una traduttrice (una donna russa) per tradurre la sua documentazione tecnica dall’Inglese al Russo. Non stavano andando da nessuna parte con questo approccio, e chiamarono me per cercare di capire perché.

“Ogni volta che le diamo la documentazione da tradurre lei risponde “I russi non hanno parole per niente di tutto questo””, mi disse il manager. “Allora si attacca al telefono e parla russo tutto il giorno con i suoi amici. Io non capisco come possa parlare così tanto Russo e non essere in grado di tradurre quello che le chiediamo”, disse. “E’ vero che i russi non hanno parole per la purificazione delle acque?”.
Lo rassicurai che il Russo ha un lessico tecnico altamente sofisticato, e che in ogni caso era improbabile che la lingua di Mendeleev (l’autore della Tavola periodica degli Elementi, dopotutto) dovesse dimostrarsi del tutto inutile di fronte all’osmosi inversa.

Era certamente possibile che quella donna fosse semplicemente a digiuno di tecnologia (o stesse fingendo ignoranza), ma nella pratica la sua apparente completa carenza di ogni conoscenza tecnica stava vanificando gli sforzi della compagnia per ragioni che non avevano niente a che fare con la lingua.

Linea o link?
Più problematiche sono le traduzioni che descrivono un mondo che non esiste, non può esistere, o non esisterà mai. E questo accade perché il traduttore non ha la conoscenza del mondo reale necessaria per capire cosa non esiste, non può esistere o non esisterò mai.
Esistono innumerevoli migliaia di esempi di questo fenomeno. Uno è la parola “liniya” in Russo, che indica una linea telefonica fisica come una linea cablata a terra in rame. Sfortunatamente, la medesima esatta parola russa significa anche radio link verso un terminal remoto, un satellite o un ripetitore, che è quello che utilizzano i telefoni cellulari. L’unico modo per capire che cosa è corretto o meno è possedere una conoscenza almeno rudimentale di telecomunicazioni.
Ahimè, non sembra esserci limite alla traduzione Inglese di questa parola che descrive un mondo in cui del filo di Rame fisico è magicamente inviato ad un satellite orbitante ad una altitudine di 42000 km.

Sfide senza fine
E’ certamente vero che anche il più esperto, accurato e colto dei traduttori si troverà in un ambito di argomenti per lui incerti in vari momenti lungo la sua carriera.
E’ una delle principali ragioni per coinvolgere un collega esperto con una conoscenza maggiore della materia durante il processo di review, mentre si acquisisce competenza sui concetti tecnici (un processo che può, e in effetti richiede, anni).

Appello finale
Nel caso in cui abbia fallito nel persuadere su questo aspetto, si consideri ancora il titolo di questo post del blog: “La traduzione non riguarda le parole. Riguarda quello che le parole  significano.”
Il messaggio qui è che la traduzione riguarda il significato, non le parole. Per illustrare questa idea, ho usato le stesse parole in entrambe le frasi. La sola spiegazione che il significato trasmette è che le frasi sono in differente ordine di riferimento. E’ il significato che sta dietro a quell’ordine che trasmette l’idea.

Fonte: Articolo scritto da Kevin Hendzel e pubblicato il 14 dicembre 2012 sul suo Blog

Traduzione a cura di:
Dr. Andrea Vannini
Biologo ambientale
Prato

La traduzione non riguarda le parole (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Parole o idee?
Non è certo colpa del nostro educato frequentatore di party che chiede “quante lingue”, dal momento che è solo un tentativo di intavolare una amichevole discussione.
E non arriva un aiuto dalla nostra cultura, dove (specialmente negli Stati Uniti) i traduttori sono visti con profondo sospetto come delle bizzarre e mitologiche creature di ambigua progenie, il cui campo di azione è certamente banale e avrebbe dovuto essere reso muto decenni fa dalla traduzione automatizzata.

Alla base di questo errore si trova l’antica e in qualche modo pittoresca opinione che la traduzione riguardi solo le lingue, solo le parole.
Questo non può essere vero, poiché la lingua stessa non riguarda le parole. Le parole di una lingua sono solo dei simboli che noi manipoliamo per ottenere dei significati nel nostro mondo; per progettare immagini che trasmettano il retrostante messaggio, concetto o idea.

Quindi i traduttori non traducono lingue o parole. Traducono idee.
E nel moderno mercato commerciale della traduzione, questo significa che traduciamo le idee di persone che sono profondamente coinvolte in qualche attività molto complicata e sono disposte a pagarci per trasmetterle.
Dal momento che dobbiamo capire quelle idee per far questo adeguatamente, dobbiamo non solo sapere quello che noi sappiamo, ma dobbiamo anche sapere quello che loro sanno.

Un focus solitario sulla lingua.
Cosa succede se un traduttore comprende la lingua, ma non le idee? Come funzionano quelle traduzioni là fuori nel mondo reale? Risposta breve: catastroficamente.
L’attuale  mondo delle traduzioni appare sovraccarico di principianti (pur certamente bene intenzionati) annaspanti in acque pericolose infestate dalla loro stessa cecità. Questo è il prodotto inevitabile del persistente e disorientante focus solitario sulla lingua escludendo il contenuto.

E’ per questo che gli studenti che entrano nei programmi di studio della traduzione dovrebbero essere appropriatamente avvertiti di imparare parecchio del mondo che li circonda prima ancora di tentare di indagare quali vie percorrere per trasmettere quella conoscenza (che è esattamente ciò che fa la traduzione), per evitare di finire per trasmettere una fastidiosa e molto costosa carenza di conoscenza, un risultato che mette in difficoltà sia il traduttore principiante che il povero cliente in buona fede che, dopo tutto, pensa che la traduzione sia solo un modo di “parlare un linguaggio straniero”.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Kevin Hendzel e pubblicato il 14 dicembre 2012 sul suo Blog

Traduzione a cura di:
Dr. Andrea Vannini
Biologo ambientale
Prato