Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

2. Il ruolo del traduttore è quello di raccontare o di annettere il testo straniero?
Si può affermare che l’ipotesi della naturalizzazione e della esotizzazione di un testo letterario riporti alla teoria dell’adattamento e dell’ammissibilità dei descrittivisti come Toury. La definizione di «naturalizzazione» e di «esotizzazione» ci è fornita da Kitty van Leuven in due articoli pubblicati dalla rivista TARGET (2, p. 1). In effetti quando in un testo tradotto «i personaggi, i luoghi, le istituzioni, i costumi e le tradizioni sono adattati alla cultura del lettore che fruirà della traduzione», siamo davanti a un caso di naturalizzazione del testo. In questo caso, nel testo tradotto, il narratore cerca di ridurre la distanza tra la realtà narrativa del testo straniero e quella del lettore affinché il mondo narrativo che gli è presentato assomigli al suo.

D’altra parte quando sono presentati gli elementi di culture specifiche, o che parlino di soggetti che apportino «delle informazioni su un paese, sulla cultura e sulle caratteristiche sociali di un testo originale» (TARGET, 1 p. 2), il testo tradotto avrà seguito un processo di esotizzazione, favorendo una certa innovazione del linguaggio (ad esempio, con la creazione di neologismi), nonché un’estensione dell’orizzonte culturale del paese recettivo, che è, secondo il nostro avviso, la ragione sine qua non del tradurre.

Vengono usate anche altre terminologie a seconda degli autori e dei critici. Lawrence Venuti (1995, p. 81), secondo il quale le traduzioni sono inevitabilmente “naturalizzate”, distingue con domestication method, che è una traduzione etnocentrica del testo straniero rispetto ai valori culturali dominanti, e la foreignizing method che tiene conto delle differenze linguistiche e culturali del testo straniero. José Lambert (1980, p. 252) affermava già negli anni ’80 che a seconda delle circostanze, il testo tradotto poteva adottare sia una funzione spaesante (importazione non velata), o una funzione tradizionale ( sottomessa alle convenzioni della letteratura del paese a cui era indirizzata), o ancora una funzione asimmetrica ( il carattere convenzionale non poteva essere attribuito né alla letteratura d’ origine né alla letteratura di ricezione ).

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

In base a questa analisi, partiamo dunque dall’ipotesi che ogni traduzione è antropofaga. Ogni traduttore si appropria in qualche modo del testo scritto, ovvero lo fa proprio per rendere il testo pronto a essere letto da un’altra cultura, in un’altra lingua, traducendolo. Questa duttilità, questo spostarsi, permette una crescita del volume di traduzioni e una diversificazione spazio temporale di queste. Ciò non significa che le letterature nazionali e i modelli letterari siano spariti, ma che entrano in competizione con altre tradizioni e modelli. Parlare di mobilità della letteratura attraverso le traduzioni ci porta a parlare dello sradicamento (L’espressione di Deleuze et Guattari è presa da L. Venuti – 1998) della letteratura, nel senso in cui un testo tradotto diventa un testo privato del territorio che l’ha visto nascere e crescere – sotto forma di testo d’origine – e che è proiettato verso un’altra cultura, più precisamente verso dei nuovi lettori per i quali inizialmente il testo non è stato pensato. Anthony Pym auspica la traduzione come un testo che cambia in qualità spostandosi nello spazio e nel tempo.

Questo concetto di trasferimento nello spazio o la nozione di sradicamento della letteratura tradotta è imprescindibile da quella di approvazione perché partiamo dall’ipotesi che un testo straniero é sradicato (Venuti) e dunque spostato nel tempo e nello spazio (Pym), quindi tradotto per appropriazione.Secondo noi, la teoria dell’antropofagia e del processo di traduzione hanno la stessa origine rispetto concetto di divorare, incorporare, digerire, per alla fine generare una propria creazione. Il traduttore crea dunque un altro testo: il testo tradotto, «trasformato in energia creatrice» conserva «il segno d’identità» del testo d’origine. Il Traduttore è quindi un autore.

Ogni traduzione nasce quindi da un atto di antropofagia dato dall’assorbimento di un testo originale e dalla creazione di un testo tradotto; ogni traduzione resta unica perché fatta da un particolare traduttore, in un momento preciso. Solo confrontando i testi tradotti da diversi traduttori di uno stesso testo d’origine possiamo stabilire come i traduttori hanno tradotto, ovvero a che tipo e livello di antropofagia si sono spinti.
Se ogni traduzione è un atto antropofago, questa sarà: naturalizzata, o meglio legata al suo contesto (quella che possiamo definire «antropofagia etnocentrica»); esotizzata, o più sdradicata dal suo contesto («antropofagia innovatrice»); oppure un compromesso tra naturalizzazione e innovazione («antropofagia pluriculturale»). Ma in che maniera il traduttore racconta il testo straniero?

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

1. Il traduttore è un antropofago?
La teoria dell’antropofagia é una teoria brasiliana interessante, nata da una ricerca di un’ identità nazionale: l’essere brasiliani. Fu lanciata durante la « Semana de arte moderna de 1922 » (11 au 18 febbraio) a San Paolo, da uno scrittore brasiliano, Oswald De Andrade, che pubblicherà in seguito il suo “Manifesto Antropofago” nel 1928, e che secondo Bosi (2011, P.402-407), l’avrebbe scritta in reazione alla cultura europea importata in Brasile. D’altro canto, come contro-reazione, il “Manifesto antropofago” fu tradotto in francese solo nel 1982 da Jacques Thiériot. Di cosa parla allora questa teoria dell’antropofagia? Secondo Zilá Bernd (1995, p. 77-81) nel “Manifesto Antropofago”, il mito Tupi (I tupis sono degli indigeni brasiliani) del suddetto rituale antropofago fu utilizzato come metafora culturale del movimento antropofago, rappresentando cosi il punto culminante dell’inchiesta sull’identità brasiliana.

Si tratta, ci dice la Bernd, di «un ritorno ai momenti inaugurali della nostra storia, al paradiso mitologico dove vivevano i Tupinamba prima dell’arrivo dei portoghesi». In effetti, Leyla Perrone-Moíses affermava già nel 1982 che il desiderio di creare un’arte brasiliana fu orientata piuttosto verso il ritorno alle origini e che gli Indiani divennero un tema d’ispirazione. Bernd aggiunge che, sia nel rituale dei Tupinamba che nelle antropofagie moderne, il divorare non era un atto generalizzato ma praticato a partire da certi precisi criteri di selezione. Come il « selvaggio » che divora il nemico, – ma non uno qualunque: un nemico coraggioso e che si distingue per le sue qualità, spesso dei guerrieri – l’assorbe e lo digerisce per incorporarne le qualità e le virtù, lo scrittore brasiliano si comporterà allo stesso modo rispetto al rituale dell’antropofagia culturale.

Di fronte alla cultura dell’altro, lo scrittore brasiliano avrà lo stesso comportamento: divorare la cultura straniera, assorbirla, digerirla, per restaurare così il proprio patrimonio culturale. «L’atto di divorare proposto dai nuovi Antropofagi doveva rispondere a certi criteri affinché fosse assorbito solo il necessario, affinchè il “divorato” non facesse morire il divoratore per indigestione.»

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo

 Categoria: Traduttori freelance

Valéry Larbaud nel suo libro ‘Sotto la protezione di San Girolamo’ sostiene che le gioie e i vantaggi del traduttore sono grandi e degni di desiderio. Sempre secondo Larbaud:

Ecco un’opera, un libro intero che il traduttore ama, che ha già letto venti volte con delicato piacere e di cui il suo pensiero si è nutrito; e questo poema, questo libro, non è per i suoi amici, per tutte quelle persone che stima e con le quali vorrebbe condividere tutte le sue passioni; ma per loro diventa solo del nero su bianco, questo punteggiato compatto e irregolare della pagina stampata e che definiamo ‘lettera sigillata’; “Aspettate un po’”, dice il traduttore, e si mette a lavoro. Ed ecco che con la sua piccola bacchetta magica fatta di una materia oscura e brillante inguainata d’argento, trasforma quello che era solo una triste e grigia pagina stampata, indecifrabile, impronunciabile, priva di ogni significato per il suo amico, in una parola viva, un pensiero articolato, un testo nuovo, carico di sensi e d’intuizioni che esistevano ma profondamente nascoste, per tanti, nel testo straniero. Ora il vostro amico può leggere quest’opera, questo libro che voi amate: non è più una lettera sigillata per lui; può aprirla, e siete proprio voi che avete rotto i sigilli, voi che gli avete permesso di visitare questo palazzo, voi che lo accompagnate in tutte le strade e gli angoli di quest’affascinante città straniera: senza di voi, probabilmente non l’avrebbe mai visitata. (Larbaud Valéry, 1997, Sotto la protezione di San Girolamo, Parigi, Gallimard, p. 68 III, Gioie e pro) [...]

Il traduttore ha, effettivamente, il potere di rivelare l’altro, lo straniero, e questo a tutti i livelli della società. Stabilendo una relazione interattiva  tra le culture, il traduttore può perpetuare la tradizione o trasgredirla utilizzando delle parole straniere o creando dei neologismi. In altri termini, a seconda delle strategie di traduzione che il traduttore adotterà- secondo norme esistenti, ovvero l’integrazione della cultura straniera -, esse saranno rinforzate, e per di più si creerà un’apertura innovatrice nella lingua e la cultura (Torres, 2004).

Il traduttore letterale partecipa in maniera cosciente o no alla lotta per la visibilità, ovvero al riconoscimento internazionale di una letteratura. A seconda del tipo di traduzione, sarà trasmessa una certa visione culturale e letteraria di un sistema dato, piuttosto che un’altra. Il potere del traduttore è talmente importante che potremmo interrogarci sul suo bisogno recondito di antropofagia o sui suoi metodi di annessione dell’altro. Una tale ricerca permetterà in seguito di disegnare un profilo di traduttore, considerando i segnali spazio temporali necessari. L’esistenza di un traduttore diventa possibile grazie alla sua presenza nel testo tradotto.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Credete nel vostro lavoro

 Categoria: Traduttori freelance

Il post di oggi è una questione molto seria! Si tratta di valorizzare il nostro lavoro.

Ho visto diverse persone chiedersi, in diversi gruppi di traduzione, se la tabella di Sintra (Sindacato Nazionale dei Traduttori in Brasile) è valida, se possiamo applicare questi valori e se i clienti saranno disposti a pagarli, se i traduttori possono applicare questi valori anche se sono principianti…. Tutte queste domande hanno la stessa risposta: SI!
Possiamo praticare questi valori, i clienti sono disposti a pagare, ed è possibile caricare questi valori ancorché alle prime armi. Ma bisogna stare attenti: i valori di riferimento del sindacato Sintra, sono specifici per lavori finalizzati.

Questo significa che  puoi caricare  questo valore, ma soltanto quando hai un cliente diretto. Non sarà mai possibile pagare tale importo per un’agenzia di traduzioni, oppure per un collega con il quale tu dividerai il lavoro . Ho già visto molte persone cercare di caricare i valori di riferimento del Sindacato Brasiliano  (Sintra).  Il Cliente non accetterà di pagarli e  tu lo perderai. Non si può generalizzare questa informazione ! Ma dobbiamo ricordare che se vuoi caricare  alti valori per un’agenzia di traduzioni, di sicuro l’agenzia non accetterà e non ti chiamerà più per un altro lavoro visto che essa ha il compito di trovare il cliente, ricevere il file e inviarlo perfettamente. Dopo il suo servizio di traduzione, l’agenzia paga un’ altra persona  per rivedere il testo, il formato dei file, ecc. Allora, perché l’agenzia dovrebbe pagare un prezzo così alto per te, visto che il lavoro più complicato e che richiede più sforzo  è lei che lo fa?

Fermiamoci a pensare e ad analizzare il vero prezzo del nostro lavoro. Non abbiate paura di dire il suo prezzo! Invia il tuo budget con fiducia, visto che hai studiato per questo, hai investito in vari materiali (computer, internet, corsi, strumenti di traduzione, ecc) per offrire un servizio di qualità, e se il cliente ha realmente bisogno di un servizio di qualità, questo cliente sarà d’accordo a pagare, ma per questo è necessario mostrare fiducia!

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato il 19 ottobre 2015 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro (Brasile)

Cinque consigli per iniziare un’attività

 Categoria: Traduttori freelance

Uno dei miei obiettivi per il 2016 è quello di iniziare la mia attività. Un obiettivo audace che da ora in poi richiederà un sacco di impegno, ma è qualcosa che voglio veramente. E come sempre, sto vivendo, imparando e condividendo le mie esperienze con voi. Per questa ragione, ho deciso di scrivere questo post con alcuni suggerimenti per coloro che vogliono iniziare un’attività nel settore della traduzione.

Primo consiglio – Riflettete bene se è davvero il momento giusto
Ho parlato di questo argomento nell’ultimo video del 2015, sul canale chiamato Tradutor Iniciante (Traduttore Principiante ndt). Sono consapevole che il blog è orientato verso i traduttori principianti, ma è importante parlare di questo, visto che alcune agenzie richiedono fattura e soltanto le ditte possono emetterle. Ricordate che l’avvio di un’impresa ha alcuni costi. Quando si avvia un’attività, cominciamo ad avere costi come la parcella del commercialista, le tasse, le spese di tenuta conto bancario, per non parlare dei costi di avviamento. Se non avete un portafoglio clienti sufficiente a garantirvi dei buoni introiti aspettate un altro po’! Forse non è il momento giusto.

Secondo consiglio – Cercate! La vita di un traduttore è fatta di ricerche
Se pensate che sia giunto il momento di creare la vostra attività e iniziare a fatturare, dovete cominciare a cercare un commercialista (sceglietene uno di vostra fiducia o fatevene consigliare uno), una banca (cercate di capire quella che offre il miglior rapporto qualità-prezzo per aprire un conto per una persona giuridica) avendo chiara la ragione sociale con la quale volete operare (ME, EIRELI, LTDA). Non fate niente sull’onda dell’emozione. Tutto deve essere pianificato con calma.

Terzo Consiglio – Cominciate ad accantonare fondi in anticipo
Quando ho deciso che era giunto il momento di iniziare la mia attività, ho trascorso quasi 6 mesi a risparmiare denaro, poiché sapevo che l’apertura ufficiale dell’attività non avrebbe avuto un costo bassissimo. Per alcune ragioni sociali è necessario avere un capitale minimo, ed io, non volendo sborsare quell’importo tutto insieme in un colpo solo, ogni volta che lavoravo con un cliente diretto mettevo il compenso in una busta.
Sapevo che il denaro apparteneva all’attività, non a me. Adesso non ho più bisogno di togliere soldi dal mio conto per pagare la documentazione necessaria all’avvio dell’attività, per avere il capitale iniziale ed effettuare pagamenti per gli altri adempimenti richiesti all’inizio. Devo solo mettere da parte i soldi per le spese future.

Quarto consiglio – Fate attenzione al vostro target di riferimento
È inutile che iniziate un’attività senza sapere dove sono i vostri clienti, come trovarne di nuovi e come promuovere i vostri servizi. Più lavoro ottenete, meglio è! Ma questo non significa che dovete andare a caccia dappertutto.
Mettete a fuoco, selezionate, individuate il vostro target per sapere esattamente dove andare a cercare nuovi clienti, questo ovviamene senza dimenticare quelli vecchi.

Quinto consiglio – Strutturate i vostri affari
Questa è la prima cosa che dev’essere fatta. In realtà, questo dovrebbe essere fatto molto tempo prima di iniziare a pensare di avviare un’attività. Ogni traduttore dovrebbe pensarci al momento in cui decide di intraprendere questa carriera. Se ancora non l’avete fatto, fatelo subito! Se non sapete come fare, restate sintonizzati, perché il 28/01 presenterò un webinar su come strutturare i vostri affari! […]
Io ho fatto tutto questo. Sto avviando la mia attività e, non appena sarà tutto sotto controllo, vi darò ogni dettaglio della mia esperienza qui sul blog o attraverso il canale YouTube. Se non siete ancora iscritti, iscrivetevi subito!

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato il 25 gennaio 2016 sul proprio Blog

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro (Brasile)

Le competenze del traduttore secondo l’EMT

 Categoria: Traduttori freelance

È opinione diffusa che per tradurre sia sufficiente conoscere a fondo una lingua straniera. O averne addirittura una conoscenza superficiale: ci pensa il dizionario a supplire alle carenze dei traduttori inesperti. Niente di più sbagliato! Saper parlare una lingua straniera, perfino essere perfettamente bilingui, non basta per essere dei buoni traduttori. Tradurre in modo professionale è più difficile di quanto possa apparire agli occhi dei non specialisti del settore. Ogni traduttore che si rispetti deve possedere una sensibilità linguistica, una cura del dettaglio, una perseveranza e una testardaggine fuori dal comune. Oltre che sei specifiche competenze, definite dall’EMT (European Master’s in Translation), che saranno enumerate e spiegate brevemente di seguito. È importante sottolineare il fatto che tra queste competenze non ce n’è una più importante delle altre: sono interdipendenti l’una dall’altra, in alcuni casi si sovrappongono e, insieme, offrono un quadro completo dei requisiti da cercare in un traduttore professionista.

1) Translation service provision competence – La prima competenza consiste nella capacità di fornire un servizio di traduzione adeguato. Il traduttore deve saper gestire il proprio lavoro, negoziare con i clienti, valutare i costi del servizio che sta offrendo, oltre che programmare, gestire e autovalutare le proprie traduzioni.

2) Language competence – Conoscere una lingua straniera non basta per produrre una buona traduzione, ma è ovviamente un requisito indispensabile per approcciarsi a questo mondo. Comprendere appieno le strutture grammaticali e lessicali della lingua dalla quale si sta traducendo, coglierne anche le più piccole sfumature, è essenziale per tradurre tutto nella lingua di arrivo. Va da sé che la competenza linguistica non deve limitarsi unicamente alla lingua source, ma deve includere anche la lingua target, quella di destinazione.

3) Intercultural competence – Questa competenza si trova a stretto contatto con quella linguistica. Il traduttore deve essere ben informato, oltre che sulle due lingue di lavoro, anche sulle relative culture, in modo da produrre un testo non soltanto corretto dal punto di vista linguistico, ma anche pertinente, a livello culturale, alle aspettative e alla realtà dei clienti.

4) Information mining competence – Ogni traduttore che si rispetti non lavora soltanto con i dizionari. Con la comparsa e lo sviluppo di internet il materiale di ricerca a disposizione dei traduttori è aumentato esponenzialmente. È fondamentale, quindi, che il traduttore sappia portare a termine, in maniera critica e precisa, le ricerche tematiche e terminologiche di cui necessita nel corso del suo lavoro.

5) Thematic competence – Strettamente connessa quella precedente, la competenza tematica è imprescindibile per comprendere i contenuti del testo di partenza e renderli al meglio in quello di arrivo.

6) Technological competence – Ultima, ma non per importanza, la competenza tecnologica. Come già accennato, lo sviluppo di internet e delle tecnologie hanno influito non poco sul mestiere del traduttore, non più lo scribacchino chino sulla scrivania, ma un vero e proprio esperto in informatica. Saper utilizzare le memorie di traduzione, creare e gestire database terminologici, preparare traduzioni in vari formati e per diversi media sono solo alcune delle capacità computer related che un vero traduttore dovrebbe possedere.

Dopo questo breve excursus risulta evidente che la traduzione non è un semplice lavoro di copia e incolla, una trasposizione di parole da una lingua all’altra. Si tratta, invece, un’attività che può essere portata a termine, in modo professionale, solo dopo molti anni di studio, di perfezionamento e di duro lavoro.

Autrice dell’articolo:
Fabiola Tota
Aspirante traduttrice Inglese/Francese > Italiano
Bari

L’universo della traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Che cosa significa fare il traduttore? Di cosa si occupa questa figura? Esiste una traduzione perfetta? Queste sono le domande più gettonate quando ci si avvicina al mondo della traduzione. Tutti, o quasi, pensano che fare il traduttore sia uno dei mestieri più facili ma in realtà richiede una conoscenza molto approfondita della lingua e della cultura di quel determinato paese. Il traduttore è quella persona che, rinchiusa nella propria stanza sta ore ed ore a decidere se quel termine è adatto a quel tipo di testo, che ricontrolla cento volte se quella frase rende e riesce a soddisfare tutti gli aspetti e le sfaccettature che può richiedere una lingua. Tutto questo lavoro per arrivare a un prodotto finale che soddisfi a pieno loro e i lettori. Prodotto, che come gli “addetti ai lavori” sanno non sarà mai perfetto e intoccabile”.

Ogni traduttore con la scelta di un termine cerca di dare una sfumatura, un accento diverso, un tocco personale alla propria traduzione senza che nessuno possa sentirsi dire “hai sbagliato”.Perché proprio in questo risiede la bellezza della traduzione e della lingua in sé: in ogni singola scelta effettuata risiede l’autenticità del traduttore. Questa originalità se viene condivisa con quella di altre persone può portare ad allargare ancor di più le proprie conoscenze, il proprio bagaglio personale, i propri orizzonti. Un’esperienza che ho avuto l’opportunità di vivere con altre 15 persone che venivano da parti diverse dell’Italia; un esperimento traduttivo che ha portato 15 menti ad eseguire la traduzione di un unico testo. Un laboratorio che ha fatto sì che condividessimo e mettessimo in dubbio ogni nostra personale opinione e convinzione, a favore di una scelta collettiva e condivisa abbracciando le soluzioni altrui, mettendo da parte il nostro ego, forse egoista, rendendo il prodotto finale unico e irripetibile.

Articolo di:
Michele Cascella
Laureato in lingue e letterature straniere
Milano

Cinque suggerimenti per traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

La vergogna e la timidezza non aprono porte. Create tecniche per vincerle e per mostrare il vostro potenziale al mondo!
Proprio come il perfezionismo, anche la vergogna può impedirvi di avere successo.
Ve lo garantisco poiché sono la prima ad essere molto timida!!!! Le persone che mi hanno conosciuto al Congresso hanno pensato che stessi scherzando quando ne ho parlato, ma è vero, io sono timida! Il fatto è che mi sforzo un sacco per non far trasparire questa timidezza. Ho bisogno di vendermi e di vendere il servizio che offro, e per questo non posso essere timida. Ancora non siete convinti? Guardate il primo video che postai sul mio canale youtube e poi guardate uno dei più recenti. La differenza è incredibile. Ognuno ha la propria tecnica per vincere la timidezza. Se volete, vi dirò qual è stata la mia. E’ un dato di fatto, quando si dimentica la timidezza, le porte cominciano ad aprirsi!

Focalizzatevi sui buoni esempi!
Questo è stato uno dei primi suggerimenti a cui ho pensato durante il Congresso (vi siete già accorti che sto scrivendo tutto in ordine sparso, vero?). Venerdì scorso, prima del workshop sulla traduzione per il doppiaggio, stavo guardando alcuni snapchats per passare il tempo, e ne ho visto uno di un ragazzo chiamato Murilo Gun in cui parlava di esempi. Molto spesso guardiamo soltanto le persone che stanno facendo qualcosa di sbagliato e ci dimentichiamo di guardare chi sta facendo la cosa corretta. Se ammirate qualcuno, seguite i suoi passi. Cominciate a pensare a quella persona come al vostro mentore. Io, per esempio, ho diversi “mentori segreti” nel settore della traduzione e cerco di seguire il loro stesso percorso. Presto attenzione a ciò che funziona e lo adatto a me. Abbiamo bisogno di buoni esempi per ispirarci!

Cominciate con poco, perché quando si vuole spaccare il mondo poi ci si arena.
Sapete quando abbiamo un’idea e ci buttiamo anima e corpo su di essa facendo mille cose allo stesso tempo? Calma! Fate una cosa alla volta. Userò il mio sito come esempio. Prima di tutto venne il blog. Poi un anno dopo, la Fanpage, e solo l’anno successivo nacque il canale. Forse se avessi cominciato con il blog, la Fanpage e il canale fin da subito non avrebbe funzionato. Tutti questi canali di comunicazione che ho con voi richiedono tempo e dedizione. Dovete iniziare lentamente per abituarvi  ad una nuova routine e aggiungere man mano nuove sfide.
Ho avuto altre intuizioni durante il Congresso, ma erano più personali, per cui ho estrapolato questi 5 suggerimenti credendoli più interessanti per voi.

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato sul proprio blog il 13 giugno 2016

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro, Brasile

Cinque suggerimenti per traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Quest’anno, a differenza dello scorso anno, non scriverò un articolo riassumendo le attività svolte durante il Congresso (della Abrates, Associazione Brasiliana dei Traduttori ndr). Questo per due motivi: primo perché quest’anno sono andata al Congresso con un mood diverso, più che imparare durante le attività, volevo nuovi contatti! Più gente fossi riuscita a conoscere e meglio sarebbe stato. L’altra ragione è il fatto di non volere che diventi un’abitudine.
Proprio in virtù del fatto di essere andata al Congresso con un atteggiamento diverso, durante l’evento ho avuto diverse intuizioni e vorrei condividerne 5 con voi.

Non aspettate di raggiungere la perfezione. Andate e fate del vostro meglio!
Non so voi, ma io sono una persona molto perfezionista. Da un lato questo è una cosa buona, perché dobbiamo fare del nostro meglio, ma se percepite di stare arrivando a degli estremi, state attenti! Il perfezionismo non può bloccarvi. Ricordate, imperfetto ma finito è sempre meglio che perfetto ma non finito.

Meno scuse e più azioni. Il successo è per coloro che si alzano e fanno!
Questo suggerimento l’ho pensato domenica mattina, quando stavo uscendo di casa, l’ultimo giorno del Congresso. Nella notte tra sabato e domenica ha piovuto molto qui a Rio de Janeiro, e confesso che avrei voluto rimanere a letto, sotto al piumone a dormire fino a tardi. Perché non l’ho fatto? Perché voglio crescere nella vita. Ho sete di conoscenza, ed è più grande della mia miglior scusa. Molte persone (non solo traduttori) si lamentano che la vita è brutta, che la situazione è difficile, ma allo stesso tempo non fanno nulla per cambiarla. Ciascuno ha le sue priorità. Alcuni preferiscono uscire domenica alle 7 del mattino per seguire un corso, partecipare a una conferenza, o anche a lavorare normalmente, altri preferiscono dormire, fare un barbecue oppure stare seduti al bar a bere una birra! Poi però non puoi lamentarti se non hai né lavoro né soldi, ok?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato sul proprio blog il 13 giugno 2016

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro, Brasile

Tradurre (sé stessi) è come crescere

 Categoria: Traduttori freelance

Se chiudiamo gli occhi e pensiamo al termine “traduttore”, immaginando la sua figura, immediatamente ci salterà alla mente l’immagine di un uomo solitario, in lite coi propri pensieri per dare ad un termine il suo giusto corrispondente.
E se esistesse una scuola di traduzione condivisa?

Ebbene sì. Esiste un luogo, in un determinato momento dell’anno, in cui è possibile vivere un’esperienza di traduzione condivisa: un unico racconto per quindici menti operanti e attive. Ciascuno di noi sa cosa significhi spendere ore e giorni interi sulla stesura di un testo, perché poi proprio di questo si tratta, d’altra parte un traduttore altro non è che uno scrittore molto timido che si fa supporto delle parole di qualcun altro. Ecco: ora pensate di condividere questa intimità, questa indecisione così profonda,con altre quindici teste e altrettante anime. Credetemi: è fantastico. Significa creare un essere stupendo, ricco di sfumature che una persona sola non potrebbe e non saprebbe nemmeno dare.

Le difficoltà sono molte: ognuno ha una provenienza differente dagli altri, dialetti diversi quindi, e ognuno col suo modo di parlare. Abbiamo apportato qualcosa di nostro con fatica, scendendo spesso a compromessi con noi stessi. Perché si sa, quando si lavora in gruppo, il proprio io, le proprie convinzioni vanno  messe da parte e bisogna imparare a capire la visione altrui e saper ammettere che talvolta “lui è meglio di me” o semplicemente “la sua idea è meglio della mia”.

E allora non è solo un laboratorio di creazione di qualcosa di comune, di condiviso e condivisibile con altri ma diventa un laboratorio sociale per conoscere gli altri, migliorando sé stessi. Il lavoro è molto, i pensieri tanti, le parole migliaia e con milioni di accezioni differenti. La bellezza dell’Italia e dei suoi dialetti tutti in una stanza, per quattro giorni e riflessi poi, in due pagine di racconto. Tutto mio, tutto nostro.

Articolo scritto da:
Avveduto Valentina Consuelo,
Laurea in lingue e letterature straniere
Milano

Riflessioni sul mestiere dei traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Ogni traduzione rappresenta il punto di vista di chi traduce, che nonostante si sforzi per ottenere un risultato imparziale, alla fine si troverà tra le mani un testo leggermente nuovo, influenzato dall’ideologia culturale, dal luogo geografico, dal periodo storico in cui vive. Come sostiene Bruno Osimo, in un certo senso il traduttore priva il lettore che legge un testo tradotto delle possibilità iniziali che il testo originale può offrire, si sostituisce a lui e offre la sua versione dei fatti. Propone direttamente al lettore le sue ipotesi, prendendosi la totale responsabilità dell’interpretazione del significato originale. Una responsabilità enorme. Non esistono traduttori perfetti, ma ci sono una serie di qualità che il traduttore ideale dovrebbe possedere: la perfetta conoscenza della storia e della cultura della lingua da cui traduce, per capire non solo il significato superficiale, ma anche gli artifici retorici e stilistici. Dovrebbe anche essere uno scrittore capace nella sua lingua madre, per padroneggiare le tecniche di scrittura e saper riconoscere la differenza tra i vari registri linguistici e poterla così riprodurre durante la traduzione. Dovrebbe avere anni di esperienza alle spalle, perché la traduzione è anche una disciplina pratica, e come in tutte le discipline pratiche, è possibile migliorare solo con il costante esercizio. Il traduttore ideale deve essere un ponte fra due culture, ma non può fare queste veci rimanendo neutrale.

Massimo Bocchiola parla di questo mestiere facendo una magnifica metafora: il traduttore è come Caronte, il traghettatore per eccellenza. Trasporta le persone da un luogo all’altro, da una sponda culturale all’altra, attraversando il fiume delle lingue. In questo meraviglioso viaggio porta con sé il lettore e gli mostra il testo attraverso i suoi occhi, offrendogli la sua prospettiva. Ancora una volta, si nota come la nozione di traduzione cambi a seconda di chi ne parla. Ogni studioso e ogni traduttore ha la propria idea di come portare a termine questo difficile compito. Mi permetto di citare ancora il grande Umberto Eco, che diede un’altra interessante definizione di traduzione, definendola come una negoziazione di significati. Quando il traduttore svolge il suo lavoro, si trova a negoziare costantemente il significato del testo che ha di fronte, proprio come nella vita quotidiana si negoziano di continuo le espressioni che vengono usate. Ognuno ha un proprio schema mentale, che non è necessariamente lo stesso dell’interlocutore.

Al sentire la parola “gatto”, la scenografia che si crea mentalmente può essere diversa per ogni persona: qualcuno potrebbe pensare a un esemplare dal soffice pelo lungo e bianco, altri potrebbero pensare a un gattino di pochi mesi di vita, altri ancora immaginerebbero un gatto nero e così via. Una volta chiarito lo schema mentale proposto dall’autore, il traduttore deve negoziare una serie di altri significati perché la traduzione aderisca il più possibile all’originale. Per questo, il lavoro di traduzione è di una complessità enorme; per questo, durante il proprio lavoro il traduttore dovrà inevitabilmente perdere una parte delle sfumature del testo originale e sempre per questo, Umberto Eco, conclude che tradurre significa “dire quasi la stessa cosa”.

Autrice dell’articolo:
Alice Borsetto
Dott.ssa in Scienze del linguaggio, ramo filologico-editoriale
Rovigo

BIBLIOGRAFIA
- Osimo Bruno, Manuale del traduttore. Guida pratica con glossario, Milano, Hoepli, 2002.
- Eco Umberto, Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione, IV, Milano, Bompiani, 2013.
- Bocchiola Massimo, Mai più come ti ho visto. Gli occhi del traduttore e il tempo, Torino, Einaudi, 2015.

Riflessioni sul mestiere dei traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Cosa significa tradurre? A quanto pare, è la prima domanda che viene posta in tutti i libri che trattano il metodo della traduzione. La risposta è sempre diversa, perché ad essere diversi sono i libri che vengono tradotti, gli autori e, ovviamente, i traduttori. Tradurre non è mai un compito facile, soprattutto quando si parla di traduzione letteraria; perché la traduzione non rappresenta solamente un atto linguistico, ma anche un atto di mediazione culturale. Per questo, prima di avvicinarsi a una traduzione, è necessario leggere e comprendere a fondo il testo su cui si decide di lavorare, attraverso una lettura profonda che permetta di conoscere l’autore e capire i motivi che l’hanno spinto a raccontare ciò che narra.

Umberto Eco disse che tradurre significa anche interpretare, capire il sistema di una lingua straniera e sostituirlo con il sistema della propria lingua madre, in modo da produrre gli stessi effetti semantici, metrici, stilistici, che il testo originale vuole trasmettere al lettore. Tradurre è quindi una forma di interpretazione che rispetta la principale intenzione di un testo e dei contenuti che esprime nella lingua e nel contesto culturale in cui nasce. Il traduttore, effettuando la sua personale interpretazione del testo, non può permettersi di cambiarlo, ma solo di fare una serie di ipotesi interpretative sull’intenzione originale dell’autore. Interpretare significa quasi scommettere sul significato di un testo: il traduttore può azzardarsi a fare una serie di ipotesi che poi deciderà di tradurre seguendo la sua personale interpretazione delle parole dell’autore. Chi fa questo mestiere lo sa bene: purtroppo, nella traduzione si perdono sempre alcune sfumature del testo originale.

Il traduttore si batterà fino all’ultima parola per riprodurre la stessa atmosfera, gli stessi giochi di parole, addirittura gli stessi effetti sonori, ma prima o poi si troverà ad accettare che una piccola parte di significato della sua traduzione sarà leggermente diversa dal testo di partenza. Non esistono traduzioni perfette, né traduttori perfetti. Esistono diverse versioni di traduzione che rappresentano il punto di vista di chi ha avuto l’occasione di lavorare a un determinato testo. La concezione comune della traduzione, porta le persone a pensare che esista una qualche “versione ideale”, un risultato assoluto a cui ogni traduttore può arrivare, grazie a esperienza e competenza, eppure la comunità dei traduttori ha mostrato varie volte che possono coesistere traduzioni diverse e ugualmente corrette. La traduzione è quindi un processo interpretativo, e in quanto tale è soggetto alle variazioni di chi effettua tale processo.

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Autrice dell’articolo:
Alice Borsetto
Dott.ssa in Scienze del linguaggio, ramo filologico-editoriale
Rovigo

Traduttore freelance: vantaggi/svantaggi (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Passiamo ora ai vantaggi di questa posizione: la libertà. Si è liberi di lavorare come si vuole, dove si vuole e quando si vuole, essendo consapevoli ovviamente che tali fattori influenzeranno probabilmente la nostra produttività. Altro vantaggio da associare a quest’ultimo è che nessuno controllerà il nostro lavoro, né ci dirà come lavorare: anche in questo caso di può parlare di “libertà”. Inoltre, si è liberi di lavorare su diversi progetti allo stesso tempo, per diversi clienti.

Il terzo vantaggio da menzionare è che se si è iscritti al ROI, il Registro degli Operatori Intracomunitari, si può lavorare con aziende estere eseguendo quindi un’operazione intracomunitaria il cui vantaggio è l’esenzione dal pagamento dell’IVA.

Qual è dunque la migliore opzione, per i neotraduttori?
Senza dubbio, il primo obiettivo di un neotraduttore deve essere accumulare esperienza. Inizialmente, dunque, è più consigliabile lavorare per un’agenzia di traduzione, nella quale probabilmente già si trovano traduttori che hanno fatto la gavetta e hanno esperienza lavorativa da poter condividere. Aver lavorato in un buon team è assolutamente imprescindibile per arrivare ad essere freelance. La capacità decisionale, l’organizzazione ma anche la tecnica, caratteristiche fondamentali nell’ambito lavorativo, quando si è ancora alle prime armi hanno bisogno di essere modellate, e per farlo devono seguire un modello esistente. Passo dopo passo, si può arrivare a lanciarsi nel mondo dei liberi professionisti: solo così si potrà decidere se restarvi o se si è più portati a dipendere da qualcun altro, almeno nel mondo del lavoro.

Difficile ma non impossibile, la sfida del freelance è ancora viva e mette a confronto ogni giorno milioni di liberi professionisti con la dura (ma affascinante) realtà del dipendere solo da se stessi. Lo Stato italiano, dal suo canto, ha cercato di dare una mano a questo gruppo di lavoratori con un nuovo tipo di partita Iva a regime forfettario agevolato, lanciata nel 2016, che sembra fatto risalire il numero di liberi professionisti italiani rispetto al passato. Solo nel lungo termine, però, si potrà esprimere un giudizio a riguardo. Nel frattempo, l’unica opzione è quella di continuare a lavorare.

Autore dell’articolo:
Cristiano Capomaccio
Traduttore EN-ES-FR-CA>IT – EN-FR-CA-IT>ES
Barcellona – Spagna

Traduttore freelance: vantaggi/svantaggi

 Categoria: Traduttori freelance

Il sogno di tutti è fare il lavoro dei propri sogni, non dipendere da nessuno se non da se stessi e decidere quando, dove e come lavorare. Ma non è tutto oro quel che luccica, soprattutto di questi tempi: la professione di libero professionista non è più conveniente come lo era una volta, e la prova è che il numero di questa categoria di persone è calato negli ultimi 10 anni e continuerà a calare nel prossimo futuro.

Andiamo a dare un’occhiata velocemente ai numeri del lavoro in Italia dell’ultimo anno solare: dei 22,7 milioni di occupati, i lavoratori freelance sono circa 3,5 milioni, ovvero il 13,8% della popolazione attiva. Nonostante abbia subito un calo del 2% nell’ultimo decennio, tale percentuale è superiore a quella della media europea, che è del 9,2%.

Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di dipendere solo da se stessi?
Nel mondo della traduzione, ovviamente, sono diversi da quelli di altri settori. Iniziamo citando i più ovvi: tra gli svantaggi, l’instabilità. Essere lavoratori autonomi porta in molti casi ad un’instabilità professionale, non potendo essere certi di avere un carico di lavoro stabile e continuo per un determinato periodo di tempo. Spesso non dipende solo dal lavoratore in sé, ma anche dall’assenza di lavoro, dall’impossibilità di essere in contatto proprio con l’azienda che avrebbe bisogno di una determinata traduzione in un determinato momento, e anche dalla concorrenza, che non manca mai.

Un secondo svantaggio sono le spese: ogni spesa, ovviamente, è a carico del lavoratore stesso, e in genere le ritenute sono leggermente superiori per i liberi professionisti rispetto a quelle di un normale contratto di lavoro.

Infine, non dimentichiamoci che essere liberi professionisti significa lavorare da soli: per se stessi, e con se stessi. Si è l’unica compagnia che si ha, durante le ore di lavoro. A meno che non si voglia passare il tempo con qualcun altro, ma probabilmente ne risentirebbe la produttività.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Cristiano Capomaccio
Traduttore EN-ES-FR-CA>IT – EN-FR-CA-IT>ES
Barcellona – Spagna

Mettere un piede nella traduzione (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Scomoda verità n°3 – Serve tempo
Serve un sacco di tempo per costruirsi una base di clienti. E le agenzie sono notoriamente lente a rispondere, se mai lo fanno. Questo mitico Posto in cui Traduttori e Clienti si Incontrano, se permette ai più affermati di crogiolarsi in una luce dorata, può diventare freddo e solitario per chi non conosce il territorio. Quindi tenetevi stretto il vostro lavoro attuale mentre spolverate le ragnatele dalla vostra posta in arrivo, o trovate qualcuno che vi sostenga per il primo anno circa, finché non cominciate a vedere i frutti del vostro lavoro, e i rotola campo non smettano di rotolare senza speranza lungo la strada. Vi salverà anche dall’accettare quei lavori così terribili da indurre un’ondata di nausea all’Arancia Meccanica ogni volta che pensate di mettere le dita sulla tastiera. Capitano a tutti noi, prima o poi, e ci fanno sentire come Luke Skywalker quando la sua X-wing si schianta nella palude del pianeta Dagobah, ma più a lungo riesci a rimandare l’inevitabile, meglio è.

Scomoda verità n°4 – Il tuo CV (probabilmente) non è abbastanza buono
Ogni volta che qualcuno crea un CV Europass, un reclutatore muore. Da qualche parte, in maniera orribile, tra spasmi agonizzanti. Nonostante le onorevoli intenzioni dell’iniziativa Europass, crearne uno da freelancer è l’equivalente di un suicidio professionale: questo documento ripugnante presume che siamo tutti perfettamente uguali, in grado di essere infilati in comode piccionaie, come le specifiche tecniche delle varie automobili disponibili sul mercato, elencate sul retro di qualche rivista automobilistica. Dato che il CV è un documento di marketing che lascia una libertà praticamente illimitata su come crearlo, perché non approfittare di questa libertà? Invece di provare a spremere i vostri talenti e traguardi in un formato taglia unica, che alla fine non veste bene nessuno, dovete esplorare e capire cosa potenziali agenzie o clienti vogliono sapere e stanno cercando. L’introspezione e la preparazione che mettete nella realizzazione di un CV efficace, creato su misura per le vostre esperienze e abilità come individui, vi mostreranno che avete pensato a ciò di cui il mercato ha bisogno, e a cosa potete offrire di conseguenza, e che potete trasmetterlo in modo accattivante e pertinente, piuttosto che produrre una serie di copie carbone di un CV che presume voi siate gli ultimi portelloni di fascia media della catena di montaggio.

Restate sintonizzati per la Seconda Parte!

Fonte: Articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 15 febbraio 2017 sul proprio Blog

Traduzione a cura di:
Melanie Jean Messina
Traduttrice EN-FR > IT
Monreale (PA)

Mettere un piede nella traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

La nostra professione sembra attirare novizi come vespe ad un picnic. Ma troppo spesso le domande che pongono sui forum di Internet vengono scacciate stizzosamente da traduttori più esperti, convinti che coloro che vogliano intraprendere una professione che richiede iniziativa e abilità di ricerca dovrebbero essere in grado di trovarsi le risposte da soli. Ma è facile dimenticare che siamo esseri umani, non tacchini di boscaglia: quei curiosi e precoci uccelli australiani, indipendenti dai genitori non appena escono dall’uovo e che spiccano il volo già mentre il sole tramonta sul loro primo giorno di vita. Noi invece siamo cacciati in un mondo del lavoro duro, e che diventa sempre più duro. E mentre i nostri nuovi arrivati sono sbattuti in giro sui tempestosi mari dell’inesperienza, persi nella nebbia della confusione e dell’indifferenza, a chi si rivolgono? A Internet, ovviamente! Quel dio onnisciente, dove le informazioni si moltiplicano più veloci dei batteri. Ma, come chiunque si intenda anche solo minimamente di questi incredibili microorganismi saprà, mentre alcuni sono amichevoli, altri vi uccideranno immediatamente, senza pensarci due volte. Quindi, a questi traduttori esordienti che muoiono dalla voglia di intraprendere la professione ma faticano a trovare i loro primi piccoli incarichi, spero che questo post sia il vostro faro di speranza nella nebbia. O, se non un faro, una candela. O una scintilla come minimo. Restate con me, vi prometto che ci saranno buone notizie nella seconda parte di questo post. Ma prima alcune scomode verità.

Scomoda verità n°1 – La verità è là fuori.
Tutte le informazioni che vi servono per iniziare sono là fuori. Lasciatemelo ripetere. Tutte le informazioni sono là fuori. Ma vi siete presi il tempo per guardare e leggere cosa c’è? (Siate onesti ora). Il sito ProZ riceve molte critiche, alcune delle quali giustificabili, ma i suoi forum sono una vera e propria miniera d’oro d’informazioni sotto tutti gli aspetti della traduzione, dalla teoria ai dilemmi etici e ai modi di affermarsi, e funzionano dal 1999, quando il sito è apparso sul web per la prima volta. Altrove, Internet sta letteralmente sprizzando risorse: provate il blog eccezionale di Corinne McKay’s Thoughts on Translation, o il blog di Jo Rourke’s Translator Talk. Sia Corinne che Jo tengono corsi per traduttori – dovreste anche dare un’occhiata al canale YouTube di Jo. La Business School for Translation di Marta Stelmaszak’s non c’è più, ma lei ha lasciato molto generosamente a disposizione tutte le informazioni raccolte nel corso degli anni in un archivio sul suo sito. E tutto gratis! Quindi con tutte queste informazioni e risorse per i novizi, più di quanto chiunque possa digerire ed attuare in tre vite, figuriamoci una, l’immensa distesa di informazioni offerte comincia a sembrare più una scena del classico film La Grande Bouffe (suicidio da cibo, avete presente?) che la scodella di porridge di Oliver Twist, una situazione che naturalmente pone la sua serie di problemi. Ma questo post è per un altro giorno.

Scomoda verità n°2 – Non esiste un’app che crei un florido business da un giorno all’altro
Sarebbe meraviglioso, vero? Ossigeno iniettabile? Solo un’iniezione di micro-particelle gassose e la tua base ansimante di clienti raggiunge livelli di normale saturazione in pochi secondi. E senza effetti collaterali da far fuori. Ma persino il cardiologo John Kheir del Boston Children’s Hospital e la sua squadra hanno impiegato anni a sviluppare la loro miracolosa miscela schiumosa: la scomoda e francamente noiosa verità è che affermarsi come traduttore comporta un duro, duro lavoro. Siti come ProZ e Translators’ Café, con la loro allettante gamma di offerte di lavoro e benefici, possono sembrare oasi quando il vostro aereo si è schiantato nel Sahara e avete vagato senza meta o acqua per tre giorni, ma limitarsi a iscriversi, mettersi comodi e aspettarsi che piova lavoro non è sufficiente. Deprimente, lo so. (Mi dispiace). Iscriversi ad un sito di traduzioni è un primo grande passo. Ma persino una Bugatti è inutile se non metti un po’ di benzina nel serbatoio.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 15 febbraio 2017 sul proprio Blog

Traduzione a cura di:
Melanie Jean Messina
Traduttrice EN-FR > IT
Monreale (PA)

Lavoro da casa: cinque dettagli importanti

 Categoria: Traduttori freelance

Scagli la prima pietra chi è senza peccato! Ma è anche vero che la persona intelligente impara dagli errori altrui, siete d’accordo?

Per questa ragione, ho deciso di scrivere questo post per avvisare i traduttori principianti che inizieranno a lavorare da casa e vogliono crearsi il proprio ufficio domestico. Credo di aver già scritto qui sul blog che, quando smisi di lavorare in banca e decisi di lavorare a tempo pieno come traduttrice, il mio ufficio a casa era il tavolo del soggiorno. Mi ero appena sposata e stavo ancora sistemando la casa, quindi non avevo uno spazio tutto mio. Tale sogno ha richiesto circa due anni per diventare una realtà.

Naturalmente in quel periodo ho imparato alcune cose e voglio lasciare qui alcune indicazioni per chiunque stia pensando di crearsi un angolo per lavorare, per non incorrere negli stessi errori fatti da me.

1) Dare la preferenza ai tavoli con cassetti
Io pensavo che i cassetti non avessero importanza, ma solo dopo che ho cambiato la mia scrivania con due cassetti per una altra senza ho capito la loro vera utilità.

2) Se sei uno a cui piace avere tanto spazio intorno, evita di comprare tavoli piccoli.
Non riesco a lavorare solo con il computer sul tavolo ma ho bisogno di avere un portapenne e la mia agenda. Sì, io ho ancora la mia agenda di carta, anche con tutta la tecnologia del secolo.

3) Non risparmiare sull’acquisto della sedia
Io ho commesso un errore due volte. La prima volta che ho comprato una sedia economica (su Internet) e un giorno uno dei bracci si è rotto.
Qualche tempo dopo, una delle ruote si è rotta (e se mio marito non fosse stato vicino, sarei caduta al suolo). Ho deciso che la mia prossima sedia sarebbe stata una sedia di qualità. Quando sono andata a comprarla, mi sono ricordata della postura ma ho dimenticato diversi altri dettagli. La sedia non ha i bracciali (questo è molto importante per me) e la seduta è molto stretta, quindi non è così comoda per trascorrere ore seduta al lavoro.

4) Fai attenzione all’illuminazione
Se la stanza che hai scelto per ufficio è un po’ buia devi mettere una buona lampada sulla scrivania. Non mettere il monitor davanti alla finestra, per evitare il riflesso sullo schermo, soprattutto se lo schermo non è a LED.

5) La profondità e l’altezza del tavolo sono molto importanti
Ho pensato che l’altezza dei tavoli fosse qualcosa di standard, ma mi sono resa conto che non è così. Se vuoi comprare i mobili da ufficio su Internet, fai attenzione alle misure, e se vai in un negozio, devi misurare l’altezza del tavolo in relazione alla sedia. Quando ho comprato il mio tavolo attuale, si trovava sopra ad una piattaforma, e non mi sono resa conto di quanto fosse basso (questo è un problema serio per le persone alte come me). Ho imparato che non è utile comprare i mobili per l’ufficio a casa pensando soltanto alla bellezza e solo in parte alla praticità o all’ergonomia.

Bisogna pensare a tutto l’insieme o altrimenti incontreremo grosse difficoltà prima di realizzare il nostro angolo. […]

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato il 9 maggio 2016 sul proprio Blog

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro, in Brasile

La zappa sui piedi del marketing online (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Parlar male dei clienti e dei colleghi, divulgare informazioni confidenziali  sui progetti, tutto questo è molto negativo per la nostra immagine, senza considerare l’eventualità di un possibile procedimento penale (la legge regolamenta questo tipo di reati e viene applicata nei confronti di tutti senza alcuna distinzione).

– “Ma va ! , – qualcuno potrà dire –  i miei clienti non sapranno mai di cosa sto parlando! Io ho commentato in un gruppo chiuso, è impossibile che qualcuno possa scoprirmi“

E se vi dico che l’altro giorno ho visto una collega traduttrice israeliana che chiacchierava con la proprietaria di un’agenzia statunitense che è mia cliente? I proprietari delle agenzie si parlano. I project manager si parlano. I traduttori si parlano. E si incontrano pure! Si incontrano a volte a prendere un caffè o a pranzo, oppure si incontrano nei molti congressi sulla traduzione in giro per il mondo. Credete davvero che dopo aver saputo delle indiscrezioni che avete fatto sui social network vi daranno un incarico di lavoro? Rispondete onestamente: voi ve lo dareste?  Di sicuro, io non lo farei!

Molto grave, inoltre, è divulgare informazioni confidenziali dei clienti. La maggior parte di noi firma  l’NDA (Non Disclosure Agreement, accordo di non divulgazione ndr) che vieta la diffusione di questo tipo di  informazioni. Vedasi a questo proposito il seguente estratto di un NDA che ho firmato di recente:

È possibile parlare del lavoro svolto, del servizio fornito o di ciò che ho appreso lavorando su un progetto?
No, non devi parlare mai dei metodi di lavoro, dei tuoi compensi, di qualsiasi problema incontrato o di qualsiasi altra informazione relativa a un progetto. Non dovrai mai pubblicare o condividere foto che riguardino un prodotto o le sue fasi produttive, o pubblicare, condividere e neppure divulgare le date di lancio di uno o più prodotti o di qualsiasi altra informazione in generale che hai appreso durante l’esecuzione del progetto.

Non devi, per nessuna ragione, discutere questi argomenti nei forum, sui blog o sui social network , in tweets, messaggi di testo, e-mail o qualsiasi altro mezzo di comunicazione che esiste adesso o che possa esistere in futuro. Le violazioni di questa restrizione possono essere perseguite nel pieno rispetto della legge, anche senza la dimostrazione dei danni che potrebbero essere stati causati.

Questo documento mi vieta di dire in giro, che io ho lavorato in determinati progetti (il che è  un vero peccato, perché ci sono dei progetti molto belli ed interessanti). Ma anche nel caso in cui non ci sia un accordo firmato con un determinato cliente, l’etica professionale ci impone di trattare ogni e qualsiasi informazione in modo strettamente confidenziale.

- Ma qualcuno potrebbe dire: “il mio cliente non si preoccupa di queste cose, a lui non importa che io divulghi informazioni riservate“. Se un cliente non si preoccupa dell’etica della vostra professione, io mi preoccuperei del rapporto che ho con questo cliente. Forse sarò io la prossima vittima della sua mancanza di etica.

Fonte: Articolo scritto da Val Ivonica e pubblicato il 3 ottobre 2016 sul proprio sito Tradução via Val

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro (Brasile)

La zappa sui piedi del marketing online

 Categoria: Traduttori freelance

La settimana scorsa ho fatto il workshop della professoressa Marta Stelmaszak sul marketing per i traduttori, promosso dal Abrates  (Associazione Brasiliana dei Traduttori) con il supporto del sito Proz.
- Ma forse direte, ma dopo tanto tempo sul mercato, avevi realmente bisogno di fare un seminario come questo? Si, era  davvero necessario. Perché io sono una libera professionista sempre a caccia di buoni clienti e se un workshop mi aiuta, perché no?

E non mi  sono pentita. Nel primo esercizio del pomeriggio, ci siamo riuniti in gruppi di 4 persone per discutere di come non ottenere nessun cliente. Cioè, come rovinare tutto. Dopo dieci minuti di discussione, il risultato è stato questo: poi  parleremo di come fare la cosa giusta, naturalmente, ma adesso mi concentrerò solo sugli errori, perché sono cose che possono accadere ogni giorno. In un’altra occasione ci concentreremo sul rapporto con i clienti.

Gli errori elencati sono stati:

> Non rispettare i tempi di consegna;
> Non avere una presenza online (o non saper comportarsi professionalmente);
> Divulgare informazioni confidenziali;
> Parlare sui social network di prezzi, clienti e colleghi,
> Essere scortesi (con clienti e colleghi);
> Lasciar passare troppo tempo prima di rispondere ad un cliente;
> Evitare il networking;
> Vantarsi (evitare insomma di presentarsi come il re delle traduzione);
> Mancare di rispetto ai clienti o colleghi;
> Non far sapere alla tua cerchia di conoscenti (amici o parenti) ciò che fai di lavoro qualcuno potrebbe avere bisogno di un traduttore in questo stesso momento;
> Limitarsi a tradurre, senza cercare di risolvere i problemi dei clienti;
> Non saper  negoziare (tempi di consegna e prezzi).
> Mentire  (sulle  proprie aree di specializzazione, conoscenze, competenze, ecc) – questo punto è stato incluso dopo,  per questo non appare nella foto.

Ciò che mi stupisce di più di questa lista, è che dimostra una mancanza enorme di attenzione su uno dei nostri più grandi patrimoni: la nostra reputazione. Il detto tipicamente social dei tempi moderni  “non importa che si parli bene o male di me, l’importante è che se ne parli”, non è compatibile con la nostra vita di  traduttori. Dipendiamo dalla nostra buona reputazione per attirare nuovi clienti e mantenere i vecchi. E come lo facciamo? Come costruiamo la nostra reputazione? Partecipando a conferenze, eventi, facendo parte di associazioni (sì, i buoni clienti considerano questo un segno di professionalità) pensando bene a quello che pubblichiamo su Facebook oppure in altri social network.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Val Ivonica e pubblicato il 3 ottobre 2016 sul proprio sito Tradução via Val

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro (Brasile)

Bilingue = traduttore?

 Categoria: Traduttori freelance

In tutto il mondo, sempre più persone parlano due o più lingue; ci spostiamo di più a causa di un conflitto, o per lavoro o per esigenze di studio, e viviamo in un mondo dove la maggioranza dei paesi sono bilingue tanto per cominciare. Infatti, sono abbastanza pochi i paesi tradizionalmente monolingue, e le cose stanno cambiando rapidamente.

Ma cos’è esattamente il bilinguismo?
La definizione del dizionario è di solito sulle seguenti linee: Quando qualcuno parla due lingue (quasi) perfettamente, ed entrambe le lingue possono essere considerate come la sua lingua nativa. Tuttavia, raramente le cose sono così semplici. Anche se qualcuno cresce in un ambiente dove apprende due lingue, e le apprende anche bene, raramente mostra lo stesso livello di bravura con entrambe le lingue in tutte le situazioni. Le persone bilingue hanno spesso differenti livelli di conoscenza e di vocabolario, secondo la situazione, a causa dei contesti in cui hanno imparato le loro lingue. Questa è una delle ragioni per cui non puoi automaticamente imbarcarti in una carriera di interprete o di traduttore, anche se sei bilingue. Inoltre, la professione linguistica richiede molto di più. Occorre anche quanto segue:

  • Avere una buona conoscenza dei diversi dialetti e delle espressioni gergali
  • Conoscere la terminologia specialistica in entrambe le lingue in relazione alle determinate situazioni in cui si deve fare l’interprete, o ai tipi di testi che si devono tradurre
  • Avere una vasta conoscenza delle differenze culturali esistenti nelle varie aree linguistiche
  • Sapere quali parole, espressioni o temi possano rappresentare un tabù
  • Avere una buona comprensione dei livelli stilistici, e capire cosa sia appropriato nelle diverse situazioni
  • Capire bene la situazione e il target di riferimento.

Virtualmente, ogni esperienza è una buona esperienza, sia che consista in un’ampia formazione che in un’esperienza lavorativa, o in una combinazione di entrambe. La tecnologia anche è importante per entrambe le professioni, in particolar modo per i traduttori che devono saper utilizzare i computer e diversi software specializzati per eseguire il loro lavoro. Naturalmente, valide competenze linguistiche in entrambe le lingue sono molto importanti al fine di diventare un interprete o un traduttore di successo, ma dato che il compito di traduttori e interpreti è quello di trasmettere informazioni con accuratezza in una specifica situazione, sono necessarie anche delle ulteriori competenze.

Come si diventa interprete o traduttore in Svezia?
Certamente, è del tutto possibile scoprire e imparare queste abilità. Potrete scoprire di più su come si diventa un interprete a questo link. La Swedish Association of Professional Translators elenca i corsi di traduzione proposti dalle università svedesi qui. Kammarkollegiet è l’organo svedese che esamina gli interpreti e i traduttori abilitati. Per saperne di più sul processo e sui requisiti clicca qui.

Fonte: Articolo scritto da Synnöve MT e pubblicato il 3 marzo 2016 sul sito Semantix

Traduzione a cura di:
Tania Falchi
Adattatrice e sottotitolatrice di programmi TV per non udenti (SDH)
Roma

La traduzione è un mestiere?

 Categoria: Traduttori freelance

Quando qualcuno mi chiede cosa faccio per vivere e dico che sono un traduttore freelance mi fissano come se fossi un alieno. Mi domandano sempre: “Ma è un lavoro? Credevo fosse un hobby!”. Ebbene sì, questa purtroppo è la triste realtà. Ogni volta, mi tocca spiegare che è un lavoro vero e proprio, che sono pagata per quello che faccio, e che, cosa più importante, ho studiato per diventare una traduttrice. Tradurre non significa conoscere due lingue e trasferire il concetto letterale da una lingua all’altra.  Come Walter Benjamin ha detto in Illuminazione: Saggi e riflessioni: “È compito del traduttore quello di rilasciare nella sua lingua il linguaggio puro che si trova sotto l’incantesimo di un altro, per liberare la lingua imprigionata in un lavoro nella sua ricreazione di questo lavoro”.

Sì, perché la traduzione è un’arte, una nuova creazione, non è un processo ovvio e facile e abbiamo bisogno di diversi anni per farlo nel modo corretto. Abbiamo costantemente bisogno di aggiornarmenti, di sforzi. Penso che una delle cose più belle, mentre si traduce, è trovare un equivalente (nella lingua di destinazione) quando l’equivalente, in realtà, non esiste. Si lotta, si pensa a molte opzioni ma quando si arriva alla soluzione finale ci si sente dei supereroi, pieni di magia, invincibili.

Quindi, penso che tutti noi dovremmo ricordare che tradurre non è un hobby che tutti possono praticare. Bisogna studiare, esercitarsi e, a mio parere, bisogna anche essere portati per tradurre. Tradurre significa lavorare da casa, creare il proprio programma, essere il capo di sé stessi, avere un calendario, rispettare le scadenze, le cosiddette “deadlines”. A volte si può rimanere diversi giorni in attesa che qualcuno vi chiami, a volte si è sommersi di lavoro e costretti a lavorare giorno e notte, ma non importa; se davvero amate questo lavoro, amerete anche il brivido che vi darà, e penso che non c’è niente di più bello.  Voglio concludere questo articolo con una citazione di Jose Saramago: “Gli scrittori fanno letteratura nazionale, i traduttori la rendono universale”.

Articolo scritto da:
Pamela Calianno
Laurea Magistrale in Traduzione tecnico-scientifica e Interpretariato
Martina Franca (TA)

Il difficile mestiere del traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Fare il traduttore può spesso apparire come il lavoro ideale: lavorare dove, quando e come si vuole (anche in pigiama!), poter gestire autonomamente i propri tempi, leggere libri in anteprima, guadagnarsi da vivere comodamente seduti al computer, svolgere un lavoro appassionante e interessante. Tutte cose verissime. Eppure quello del traduttore non è certo un lavoro perfetto, a volte, la sua vita può essere davvero dura. Perché? Ecco qua:

1) Lavorare dove si vuole, tipo da casa, è un bel vantaggio certo, ma… quando il postino suona nel bel mezzo di un passaggio complicato? Quando in casa guardano la televisione o ascoltano musica a tutto volume e la concentrazione sfugge in ogni momento?

2) Lavorare da soli sì, che bello, potersi organizzare il proprio tempo, però bisogna anche saperselo organizzare. Evitare distrazioni ma comunque sapersi porre dei limiti. Insomma, non bisogna distrarsi ma neanche andare avanti a oltranza. È necessario imparare a un certo punto a spegnere il computer. Solo così un traduttore potrà avere una vita “normale”.

3) Le prove da superare non finiscono mai. Per lavorare con una nuova casa editrice o agenzia di traduzione ci sarà sempre un test di traduzione da affrontare. È comprensibile. Ma, pur facendo un ottimo lavoro, non è detto che il test andrà bene, ci potrà infatti essere sempre qualcuno con più esperienza o con tariffe più basse che verrà preferito.

4) Il pagamento, altro tasto dolente. La maggior parte dei clienti chiede il classico lavoro fatto “per ieri” eppure i pagamenti spesso tardano ad arrivare, soprattutto quando si parla di clienti privati. Ecco dunque che arriva a un certo punto il momento di sollecitare il pagamento per il lavoro svolto, magari già da qualche mese. C’è chi è più bravo in queste cose e chi lo è meno. Ad ogni modo è una vera scocciatura.

5) La sfida della traduzione in sé stessa è, per la maggior parte delle volte, davvero stimolante per chi questo mestiere lo fa con vera passione. A volte però il compito di riportare un concetto in una lingua diversa dall’originale si fa davvero arduo. La preparazione linguistica da sola non basta, ad esempio, per tradurre giochi di parole, slogan o battute divertenti, ciò che serve è una grande creatività e una profonda conoscenza delle due culture.

6) E comunque, per essere un traduttore, non basta “conoscere le lingue”, bisogna avere anche una grande padronanza della propria lingua madre (quella verso cui si traduce), bisogna costantemente aggiornarsi e mai sospendere la propria formazione. In questa professione non si può mai dire di essere arrivati. Ci sarà sempre qualcosa in più da imparare.

7) Il tutto deve poi essere fatto nel rispetto dell’autore, del suo stile, delle sue intenzioni. Il traduttore c’è, ma quello più bravo è quello che non si vede, quello che riesce a farsi invisibile. Quindi, se è davvero bravo probabilmente il suo lavoro certosino non verrà nemmeno notato.

Diciamocelo dunque, quello del traduttore è un mestiere davvero difficile, eppure pieno di tutte le cose più belle che la vita ha da offrire: sfide, parole, storie, creatività, conoscenza, nuovi mondi. Quindi, probabilmente – anzi, sicuramente – ne vale la pena!

Autrice dell’articolo:
Eleonora Tedeschi
Traduttrice, editor, giornalista
Firenze

L’invisibilità dei traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Cresci!
Non finire mai di imparare! La nostra professione è in rapida evoluzione, le lingue si evolvono ogni giorno. Dobbiamo evolverci! Rinnova le tue fonti, segui un corso di formazione a distanza, leggi, anche se è qualcosa che ti non interessa, non si sa mai se dovrai tradurre qualcosa su questo argomento. Tutto è per il nostro bene!

Non avere paura
Non avere paura di buttarti in un progetto nuovo o diverso. Ogni volta che cominci un nuovo progetto, tema, libro, stile, ricorda che in un primo momento sarà difficile, ma non preoccuparti, alla fine tutto passa e finirai con sentirti a tuo agio anche il lavoro ti sembrerà difficile.

Convivi con la lingua
Devi convivere con le tue lingue e utilizzarle tutte le volte che puoi: leggi, guarda la TV, scrivi, ascolta, parla. Puoi anche inventare giochi praticando accenti diversi, o giocare ai sinonimi, o a “come si traduce questo”, ecc. Dovresti inoltre usare o leggere non solo nella lingua di tutti i giorni o i best-seller, ma anche la letteratura classica e un linguaggio più altolocato; ciò contribuirà a espandere e mantenere il tuo vocabolario, la comprensione, la memoria, ecc.

Altri traduttori
Ascolta e leggi altri traduttori, imparerai sempre qualcosa di nuovo dai tuoi colleghi. Leggi traduzioni di lingua che conosci e di quelle che non conosci. Leggi articoli di traduttori di fama o opere legate alla nostra professione, ti aiuterà a crescere e ad aprire nuovi orizzonti.

Dov’è la mia musa?
Accade a tutti che, improvvisamente, la tua motivazione, la tua ispirazione, la tua musa svanisce. Ma se ci fermiamo ad aspettarla probabilmente non arriverà mai. È meglio sedersi davanti al computer, aprire la traduzione e far si che la musa ritorni. Iniziare con delle bozze, a mettere e togliere parole, aprire una pagina sull’argomento, navigare in rete, e vedrai come, alla fine,l’ispirazione ritornerà; se non funziona, forse hai bisogno di una pausa.

Limiti
Traccia tuoi limiti! È meglio decidere in anticipo su quali argomenti o testi preferisci lavorare. Devi tracciare tuoi principi professionali, sia quando ti appresti a tradurre un testo, sia sulle tue tempistiche, le tue tariffe, ecc. Quando avrai deciso tutto, vedrai che sarà più facile prendere altre decisioni.

Fonte: Articolo scritto da Cristina Aroutiounova e pubblicato il 24 febbraio 2011 sul suo blogEl placer de traducir

Traduzione a cura di:
Sara Castelletti
Traduttrice letteraria
Novara

L’invisibilità dei traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Molti di noi, se non la maggior parte, sono invisibili nelle traduzioni, siccome il lettore dovrebbe leggere l’autore piuttosto che il traduttore. Certo che, come traduttore, tu sei il fulcro di questo processo, e lascerai sempre qualcosa della tua personalità nel risultato finale. Ti vedrai riflesso nelle parole che hai scelto di utilizzare, nelle espressioni, la sintassi, e via dicendo, ma non dovresti, in nessun caso, apportare nulla del tuo proprio repertorio. Ciò che è vero è che alcune opere guadagnano molto grazie ai traduttori e altre, invece, ci rimettono.

La traduzione di un testo può essere molto variopinta, dove io metterei A, tu metteresti B, ma la cosa più importante è sapere che cosa può essere sacrificato. Ci saranno sempre traduzioni migliori e peggiori, più o meno accurate, ma la precisione non dipende solo dalle parole che vengono usate, ma dal testo nel suo insieme e il risultato finale nella lingua di destinazione. Deve risultare natural!

Cerca e indaga bene
Le persone che non conoscono bene la nostra professione, credono che tradurre sia facile. Che puoi lavorare su un testo di 30.000 parole in tre giorni, senza commettere errori e in un italiano perfetto! Però no, si devono consultare i dizionari, il web, altre fonti di informazione, verificare se l’uso che si darà alla parola o ad un’espressione è corretta, la giusta trascrizione di un nome proprio, se la citazione che stai per tradurre è già stata tradotta, ecc. Più risorse si hanno, meglio è! È consigliabile fare più di una consultazione, piuttosto che rammaricarsi della propria pigrizia più tardi. Come afferma un detto russo: “семь раз отмерь, один раз отрежь” (qualcosa come “Prima di sposarti, guarda quello che fai”). Penso che dovremmo sempre unire la fiducia in noi stessi con un pizzico di dubbio verso di noi e la nostra conoscenza.

Come sta la tua ortografia?
L’ortografia e la grammatica sono essenziali per la nostra professione; per questo motivo devi amare sia la grammatica ama di una lingua tanto come quella di un’altra, o di diverse. Devi scrivere correttamente, è il tuo lavoro il tuo biglietto da visita! Dovresti anche sapere come lavora il tuo correttore o editore, conoscere lo stylebook della società, ecc. Questo ti aiuterà a conoscere meglio la lingua impiegata per il tuo lavoro!

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Cristina Aroutiounova e pubblicato il 24 febbraio 2011 sul suo blogEl placer de traducir

Traduzione a cura di:
Sara Castelletti
Traduttrice letteraria
Novara

Lavorare come traduttore in Bulgaria (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

Transizione permanente
Pian piano e senza far tanto clamore è arrivato l’anno 2000. L’internet aveva già iniziato da qualche anno la sua marcia trionfante diffondendosi in tutta la Bulgaria. Con l’apparizione e lo sviluppo della rete mondiale il lavoro dei traduttori si è ulteriormente semplificato. Non bisogna girare per la città per consegnare il testo tradotto o prendere il materiale da tradurre, visto che le agenzie mandavano tutto per posta elettronica (il fax pian piano è sparito dalla circolazione). Per me questo significa avere a disposizione più tempo da dedicare alla cura dei testi tradotti.

I programmi di elaborazione dei testi avevano subito una rapidissima evoluzione. Quasi non riuscivo a seguire tutte le novità. Tuttavia cercavo di essere informata su tutto quello che concerneva il settore delle traduzioni e di ampliare le mie conoscenze, specialmente in materia di diritto ed economia. Sono apparsi i primi programmi di traduzione assistita (fantascienza all’epoca dei miei studi universitari). Naturalmente, potevo soltanto informarmi in oggetto, visto che tali programmi costavano (e tutt’ora costano) un occhio della testa e presuppongono un elevato grado di ripetizioni nei testi, mentre a me raramente succede che si ripeta un testo da tradurre nell’arco di un anno (salvi gli atti di stato civile).

La diffusione di massa dell’internet ha avuto un altro effetto sul settore delle traduzioni e vale a dire l’allargamento delle opportunità di lavoro a tutto il territorio nazionale e la possibilità di avere a portata di mano un accesso illimitato ad informazioni dettagliate sugli svariati argomenti dei testi da tradurre assegnatimi. Il settore della traduzione è in continua evoluzione seguendo e a volte anticipando i grandi cambiamenti tecnologici e mentali. Il mondo è in continuo movimento e noi traduttori non dobbiamo mai smettere di perfezionarci e di istruirci.

Articolo scritto da:
Ina Peeva
Dott.ssa di Ricerca
Varna – Bulgaria

Lavorare come traduttore in Bulgaria (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

C’era una volta ancora…
Verso la metà degli anni 90 già si percepiva “il vento del cambiamento” anche nel settore delle traduzioni in Bulgaria.  Agenzie e uffici di traduzioni ed interpretariato spuntavano come funghi in tutta la città. “Gestori” di ogni genere, con o senza nessun titolo di studio, costituivano società con oggetto sociale le traduzioni e felicemente iniziavano a sfruttare il lavoro degli “sherpa” traduttori, con o senza titoli di studio indispensabili. L’importante era avere le conoscenze giuste e trovarsi nel momento giusto e nel posto giusto.

La dotazione tecnica cambiava volto con l’apparizione dei primi computer personali. Io non osavo toccare il mio primo computer, ma la pressante esigenza di tradurre dal bulgaro all’italiano 80 pagine di programmi di studio di un corso di laurea magistrale dell’Università Tecnica di Varna (Bulgaria) mi costringeva ad assumermi in fretta e furia la padronanza del nuovissimo strumento informatico di lavoro. Fin dalle prime versioni primitive del programma Word, il mio lavoro era stato notevolmente alleggerito e velocizzato. Quanta gioia nel poter creare più varianti del medesimo testo. Non bisognava inoltre cambiare la macchina (in caratteri cirillici o in caratteri latini) – c’era un’unica tastiera (con i due tipi di caratteri in colori diversi).

L’assegnazione degli incarichi continuava ad essere nelle due direzioni (da e verso il bulgaro/l’italiano) e a comprendere un ampio ventaglio di argomenti.  Si osservava un moderato sviluppo del mercato dei libri in generale e dei volumi da consultare in varie occasioni. Non si parlava ancora di campi di specializzazione degli traduttori e degli interpreti, nemmeno di differenziazione delle prestazioni richieste da un professionista in orali e scritte. Si osservava, invece, un notevole aumento dell’entità del lavoro da svolgere, chiaramente dovuto ai cambiamenti politici, all’apertura dell’economia e del mercato bulgari, allo sviluppo dell’industria e del commercio in Bulgaria, all’intensificazione delle relazioni internazionali e dei viaggi dei cittadini bulgari in Europa e altrove, nonché a una serie di fattori di vario genere.

Malgrado la sempre più crescente diffusione dell’uso dei computer, il rituale del percorrere la città ai fini del ritiro o della consegna dei testi da tradurre e di quelli tradotti si ripeteva regolarmente con la conseguente perdita di tempo. L’unico vantaggio di quelle “passeggiate” era l’effetto benefico sulla salute se almeno una parte della strada si faceva a piedi attraversando il parco lungo il litorale del Mar nero.

Quarta parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Ina Peeva
Dott.ssa di Ricerca
Varna – Bulgaria

Lavorare come traduttore in Bulgaria (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

C’era una volta…
All’inizio degli anni 90 l’unico mezzo di scrittura per le traduzioni era la macchina da scrivere e per lo più era molto difficile trovarsene una. Inoltre, le traduzioni di regola venivano assegnate dall’italiano al bulgaro e dal bulgaro all’italiano (queste ultime certe volte a tariffe più elevate).

A me servivano due macchine da scrivere – una in caratteri cirillici e una in caratteri latini (comprate dopo lunghe ricerche e parecchi sacrifici finanziari nel più grande negozio della capitale bulgara). Scrivere a macchina significava non permettersi nessun errore né di battitura, né di sostanza, significava ricominciare da capo in caso di errori o omissioni, significava ore ed ore di lavoro lento mantenendo la massima concentrazione possibile.  A quell’epoca essere traduttore o interprete significava prima di tutto avere buone conoscenze sugli argomenti dei testi da tradurre. Fra l’altro non si menzionava nemmeno la possibilità che un professionista si cimenti solo in prestazioni scritte o solo in prestazioni orali. Si attendeva che sapesse fare tutto e sempre. Mi assegnavano qualsivoglia tipo di testi (scienza, cosmesi, medicina, economia, stato civile, musica, arte e quant’altro immaginabile e no) e dovevo riuscire a cavarmela rispettando i termini di consegna e lavorando a regola d’arte.

Per non dilungarmi sopra l’argomento, evidenzierò il fatto che risulta difficilissimo tradurre bene un testo senza conoscere gli argomenti trattati o senza poter consultare materiale affidabile ai fini del chiarimento dei punti oscuri (sempre presenti, persino nei testi più ricercati e curati). Ero dovuta riuscire a tradurre un’ampia opera di macroeconomia all’epoca in cui perfino il concetto di macroeconomia era noto a pochissimi professori universitari. Avevo consultato quanto reperibile in materia sul mercato dei libri in bulgaro, russo, francese ed inglese. Avevo lavorato sodo e alla fine ce l’ho fatta battendo a macchina il testo tradotto.

Fra le tante capacità richieste per l’esercizio della professione di traduttore va evidenziata quella di poter uscire velocemente da casa, recarsi in agenzia percorrendo quasi tutta la città, prendere il materiale da tradurre e ripercorrere di nuovo quasi tutta la città per tornare a casa e mettersi al lavoro. Una volta compiuto l’incarico “lo sherpa” traduttore si recava di nuovo in agenzia per consegnare tutto quanto (testo di partenza e testo di arrivo).

Terza parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Ina Peeva
Dott.ssa di Ricerca
Varna – Bulgaria

Lavorare come traduttore in Bulgaria

 Categoria: Traduttori freelance

Le seguenti righe sono un saggio di testimonianza sull’evoluzione del settore delle traduzioni in Bulgaria che presenta alcune differenze da quello in Italia e negli altri paesi comunitari ed extracomunitari. Spero che sarà interessante esaminarne alcune tappe rilevanti.

Chi sono?
Sono una libera professionista e mi occupo di traduzione ed interpretariato da più di 28 anni. Avevo iniziato la mia attività di traduttore anche prima di aver conseguito la laurea magistrale a ciclo unico (quinquennale secondo il vecchio ordinamento universitario) in Filologia italiana con specializzazione in Traduzione ed Interpretariato presso l’Università di Sofia (Bulgaria). Detto corso di laurea era a numero chiuso a livello nazionale (ammissione di soli 10 studenti, provenienti da tutta la Bulgaria). Con la certificazione di studi superiori conseguiti in mano, mi ero presentata all’unico ente a Varna (Bulgaria) che all’epoca si occupava di traduzioni – quello presso l’Unione dei Traduttori Bulgari. Una volta percepito il diploma di laurea magistrale, avevo inoltrato i documenti richiesti al Ministero degli Affari Esteri e di conseguenza ero diventata traduttore/interprete giurato.

Pian piano mi ero resa conto della complessità dell’arte di tradurre. Avevo un consistente bagaglio di conoscenze linguistiche e teoriche in materia di traduzione, ma pochissima esperienza pratica. Prima del crollo della Cortina di Ferro non avevo accesso perfino ai più comuni materiali di consultazione, quali dizionari, vari testi di riferimento indispensabili per svolgere il lavoro in maniera corretta. Con il passar degli anni ero riuscita ad acquisire abilità professionale e flessibilità mentale, nonché di procurarmi alcuni vocabolari in più lingue.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Ina Peeva
Dott.ssa di Ricerca
Varna – Bulgaria

Cliente e traduttore possono aiutarsi (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

E poiché i traduttori non sono mai veramente riconosciuti per il loro lavoro – eccetto i traduttori letterari, il cui nome può apparire nel volume tradotto – il traduttore diviene una sorta di “scrittore fantasma” a tutti gli effetti, la cui presenza viene notata solamente quando compie degli errori, o quando qualcuno si accorge che quei listini di prodotti devono giusto essere tradotti in spagnolo per il lancio delle vendite di lunedì a Madrid.

Sicuramente la migliore traduzione è quella che non appare come una traduzione, in cui il traduttore fatica a rendere il suo lavoro il più impercettibile possibile. Allo stesso modo dell’esaustività delle proprie aspettative, sentiamo regolarmente lamentele da ambo le parti. Clienti che si lamentano del livello scarso del traduttore, che il suo prezzo è troppo alto, che il file non è mai stato consegnato, o che la terminologia era sbagliata. Nel frattempo i traduttori si lamentano che i clienti pagano troppo poco, che le scadenze sono irragionevoli, o di aspettative quali mettere insieme i pezzi di un testo tradotto usando sistemi automatici di traduzione.

La fluida gestione di qualsiasi lavoro di traduzione è quindi di pari interesse per il cliente e per il traduttore, e ancora, la mancanza di comprensione del procedimento di traduzione ha la potenzialità di essere altamente dannosa. In questa serie di articoli spero di dare qualche idea su cosa comporti veramente questa meravigliosa professione, e di fornire qualche suggerimento a coloro che si chiedono come scegliere il tipo di fornitore di traduzioni adatto, per rendere il procedimento il più possibile vantaggioso e senza stress per tutte le parti coinvolte.
Buona lettura.

Fonte:  Articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 18 ottobre 2016 sul suo sito

Traduzione a cura di:
Andrea Piancastelli
Traduttrice freelance
London, UK

Cliente e traduttore possono aiutarsi

 Categoria: Traduttori freelance

Oggigiorno la traduzione rappresenta una parte cruciale nell’attività di molte aziende, ma non è sempre stato così. Nel libro “Is that a fish in your ear?“ David Bellos ci mostra come l’India, per esempio, nonostante la sua moltitudine di lingue, non possieda una tradizione nel campo della traduzione. Nulla è stato prodotto fino ai tempi più recenti, mentre i suoi abitanti parlano tre, quattro o cinque lingue. E nel Medioevo, i grandi viaggiatori come mercanti e marinai, avrebbero assorbito e mescolato le varie lingue che incontravano: Cristoforo Colombo, per esempio, pare che parlasse italiano, spagnolo, latino, greco, ebraico e un po’ di arabo. Ma i tempi sono cambiati, e la traduzione è diventata non solo una necessità pratica per coloro che aspirano a rendere accessibile la propria documentazione a un pubblico più vasto, ma anche un requisito legale per istituzioni come l’Unione Europea o l’Agenzia europea per i medicinali. Ciò nonostante, è una professione che continua a essere sottostimata e sottovalutata, da molti incompresa e conturbante.

Sicuramente molte persone non la considerano neanche una professione, piuttosto qualcosa che può essere fatta da chiunque abbia una minima conoscenza di due lingue e l’aiuto di un dizionario, testimonianza rintracciabile nel flusso continuo di errori di traduzione che incontriamo ovunque ci voltiamo, dai menu dei ristoranti agli annunci dei negozi, dai manuali tecnici ai siti internet. In realtà la traduzione è una professione altamente qualificata, affinata in anni di pratica, che richiede una conoscenza specialistica e tanta abilità. Coloro che non hanno esperienza di traduzione diretta probabilmente ignorano il gran numero di diversi aspetti coinvolti: una padronanza completa della lingua di origine e di destinazione, familiarità con l’argomento, abilità nel ricreare lo stile del testo originale in modo da produrre lo stesso effetto sul lettore destinatario, così come una conoscenza della cultura delle lingue coinvolte, in modo da produrre una traduzione che sia tanto precisa quanto naturale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 18 ottobre 2016 sul suo sito

Traduzione a cura di:
Andrea Piancastelli
Traduttrice freelance
London, UK

Mamma voglio fare il traduttore (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

Passo 3: Analizza e pianifica
Bene, possiedi già la base necessaria per diventare un buon traduttore; ora devi pianificare una strategia che ti faccia da guida per farti strada nel settore della traduzione senza perire nel tentativo. Pensa:

  • Quali servizi vuoi offrire? Traduzione, interpretariato, editing, trascrizione, ecc.
  • Con quali lingue lavorerai? A questo proposito, io sono una seguace della massima “chi troppo vuole nulla stringe”,di solito è meglio lavorare con poche lingue (una o due al massimo) che conosci bene piuttosto che offrire varie lingue senza conoscerne nessuna in modo approfondito. Quando si lavora con più lingue di partenza, è inevitabile che si traduca una lingua più di un’altra, il che significa che con questa lingua si avrà maggior confidenza e sarà più facile lavorare con essa, mentre l’altra lingua poco a poco si ossiderà e sarà sempre più difficile e faticoso tradurre testi da essa.
    E quali lingue scegliere? L’ideale e utopistico sarebbe quello di trovare una lingua relativamente esotica che poche persone dominano ma che comunque abbia abbastanza richiesta. Facile, no? Se non è possibile combinare le due cose e devi scegliere fra una lingua esotico con bassa domanda o una lingua comune con forte domanda, è meglio, naturalmente, optare per questa seconda opzione, anche se c’è più concorrenza.Ad ogni modo scegli una lingua che domini e che ti piace.
  • In che area ti specializzerai? Specializzarsi in un certo tipo di traduzione, sia essa scientifica, tecnica, giuridica o economica, in genere costituisce un punto a favore sia per il cliente (che otterrà traduzioni di qualità), sia per il traduttore (per il quale sarà più facile tradurre testi il cui argomento sia a lui ben noto). Ciò detto, in generale non conviene limitarsi a un solo settore di specializzazione, a meno che non abbia una domanda molto elevata. L’ideale è avere una specializzazione o un insieme di specializzazioni in campi piuttosto vasti.Per sceglierle, tieni conto delle tue lingue di lavoro e dei tuoi mercati di destinazione. Quali sono i settori più dinamici dei paesi in cui si parla la tua lingua straniera? Se per esempio traduci dal tedesco e la Germania ha un importante settore industriale, non sarebbe una cattiva idea specializzarsi in traduzione tecnica.
  • Altri punti che conviene tenere in considerazione prima di iniziare l’attività: attrezzature e tariffe

E, come in ogni business plan che si rispetti, datti tempo, fissa un periodo ragionevole per  crescere (direi almeno uno o due anni) e fai in modo di avere un sostegno finanziario per andare avanti mentre le entrate scarseggiano. Se alla fine del periodo prestabilito non hai avuto successo nella tua avventura, abbandona o riprogramma il percorso che stai seguendo.

Passo 4: Lanciati
Una volta che hai sistemato tutti ma proprio tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato, non attendere oltre: buttati! Non troverai mai il momento perfetto e non potrai sapere tutto prima di cominciare, quindi prima fai il primo passo prima acquisirai esperienza e ti perfezionerai come facciamo tutti noi: attraverso tentativi ed errori. Ricerca clienti, fatti conoscere, grida ai quattro venti che esisti e che sei bravo in quello che fai: fai qualsiasi cosa ma non restare fermo.

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Mamma voglio fare il traduttore (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

  • Lingua Straniera: Forse ciò che vuoi migliorare sono le tue conoscenze della lingua straniera dalla quale vuoi tradurre. In tal caso leggi il mio articolo“Come mantenere viva e praticare una lingua straniera?”.
  • Informatica: Il modo più economico per formarsi in questo campo è dedicare un po’ di tempo a leggere la documentazione e i manuali d’uso dei programmi, così come cercare su internet corsi e tutorial gratuiti e, soprattutto, fare pratica. Però se non ti fidi del tuo spirito di autodidatta e preferisci che qualcuno ti istruisca, puoi optare per laboratori e corsi specifici.
  • Formazione generale in traduzione o conoscenze specifiche in determinati campi: Anche in questo caso, la formazione da autodidatti leggendo, leggendo, leggendo e domandando è ovviamente l’opzione più economica, ma non la più semplice poiché richiede estrema dedizione e sforzi notevoli in assenza di supervisione. Se vuoi una formazione controllata e impartita da professionisti, puoi iscriverti a corsi o master di università o aziende specializzate nel campo della formazione per traduttori. Per assicurarti che il livello del corso sia in linea con le tue aspettative e valga l’esborso che comporta, chiedi opinioni e pareri da vecchi alunni, leggiti bene il programma e i contenuti e informati sul percorso e sulla reputazione dei docenti.Dove trovare corsi: Associazioni professionali (come i corsi di APTIC e gli webinar di Asetrad), Università spagnole e straniere, società di formazione per traduttori (ad esempio AulaSIC, Cálamo&CranCon Trazo FirmeEstudioSampere).

Ma prima di gettarti nella mischia, acquisisci familiarità con il settore: i social network, le mailing list, i blog, le associazioni professionali o le riviste di traduzione come La Lanterna del Traduttore possono essere un buon punto di partenza per sapere cosa bolle in pentola. Osserva, immergiti, domanda, interfacciati con altri traduttori.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Mamma voglio fare il traduttore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Passo 2: (In)formati
Ok, hai riflettuto e hai deciso che desideri andare avanti impegnandoti per diventare un traduttore perché ti piacciono le lingue e il linguaggio, ti piace leggere e scrivere, hai un’ottima conoscenza della lingua X (metti qui la lingua che conosci), fin da piccolo hai sempre scritto senza commettere errori di ortografia e pensi che saresti bravo a fare questo lavoro. Inoltre, non ti spaventa l’idea di lavorare come autonomo.

Magnifico, è un buon punto di partenza, però è probabile che non ti senta abbastanza sicuro per lanciarti nel mondo delle traduzioni e che ti manchi una base per poter ingranare in questo lavoro con determinate garanzie. Fermati un attimo e pensa: che conoscenze ti mancano?
Se hai una formazione di carattere letterario vicina alla traduzione (come ad esempio filologia o giornalismo), è probabile che tu abbia una buona base linguistica, ma ti manchino competenze informatiche o conoscenze in altre materie nelle quali poterti specializzare. Se invece sei un professionista di un settore completamente diverso (ingegneria, medicina, legge, ecc.) che vuole reinventarsi e riorientare la propria carriera verso la traduzione, le conoscenze specialistiche già le hai, ma sicuramente non sei in possesso di una buona base linguistica. Cosa fare per colmare queste lacune?

  • Lingua spagnola: Parlare una lingua non fa di te un esperto di quella lingua. È essenziale conoscere almeno i capisaldi linguistici e le opere di riferimento della nostra lingua, come ad esempio il Dizionario della lingua spagnola, il Dizionario Panispanico dei dubbi, laNuova grammatica della lingua spagnola e l’Ortografia della lingua spagnola della Real Academía Española; le opere di José Martínez de Sousa, come il celeberrimo Manuale di stile della lingua spagnola, nonché le norme dettate dalla Fundéu, solo per citare alcuni dei tanti riferimenti e autori. Se ciò che ti manca sono i rudimenti della lingua spagnola, comincia da lì.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Mamma voglio fare il traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

È già passato un anno da quando ho pubblicato l’ultimo articolo su questo blog, ma oggi ho deciso di tornare alla blogosfera per rispondere a una domanda che mi hanno fatto decine di volte in questi anni e che molte altre persone si faranno negli anni a venire: “Voglio diventare traduttore, che faccio?”
Ovviamente non esistono ricette magiche e ogni caso presenta le sue peculiarità ma se dovessi consigliare una formula per cominciare da zero in questo settore, sarebbe la seguente:

Passo 1: Rifletti
Innanzitutto devi chiederti se sai cosa comporta essere traduttore e se vuoi veramente fare questo lavoro. Nove su dieci aspiranti traduttori (ok, mi sono inventata la statistica ma almeno così è possibile farsi un’idea) non conoscono il lavoro del traduttore o ne hanno un’idea distorta, idilliaca e romantica, quindi poi vengono le delusioni quando si ha che fare con la dura e per niente accattivante realtà.

Il secondo aspetto su cui dovrebbe riflettere chi si pone come obiettivo quello di vivere di traduzione è se si hanno le qualità necessarie. Domini la tua lingua madre? Sei un esperto in qualche argomento oltre ad avere una buona conoscenza di una lingua straniera? Sai usare bene il computer? Sei persistente, disciplinato, curioso, indipendente?

E  la terza domanda da porsi è: Vuoi lavorare come autonomo (come fa la maggioranza dei traduttori) o in un’agenzia? Se la risposta è “come lavoratore autonomo” allora continua a leggere questo articolo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Isabel Garcia Cutillas e pubblicato il 5 maggio 2015 sul proprio blog Tradusfera

Traduzione a cura di:
Antonio Palladino
Traduttore ES-EN-FR>IT
Barcellona (Spagna)

Di nuovo questo testo orribile…

 Categoria: Traduttori freelance

Ho già parlato in varie occasioni del tema della specializzazione e come sempre consiglio agli studenti di specializzarsi in un determinato settore, perché chi troppo vuole nulla stringe. Proprio ieri a TransCreat ci chiedevamo se è davvero fattibile per un traduttore dedicarsi solo a un settore specifico o se alla fine siamo condannati a sapere un po’ di tutto ma in realtà non molto di nulla. Si tratta di un argomento delicato, perché, molto spesso, anche se vogliamo dirigere il nostro futuro verso un determinato obiettivo, il mondo che ci circonda si impegna a porci ostacoli o a metterci alla prova durante il nostro percorso. Ciò vuol dire che se vuoi vivere solo della traduzione, non puoi rifiutare temi più generici o altre specialità che non sono di tuo particolare interesse. Il problema che ne deriva è che a volte sei costretto ad accettare testi che personalmente non ti trasmettono nulla o che non ti dispiacciono, ma nemmeno sono quello che sognavi quando pensavi a ciò che avresti voluto fare quando fossi diventato traduttore e nel momento in cui arrivano i testi che veramente ti piacciono o con i quali ti senti a tuo agio, non sei capace di accettarli.

Non saprei dirti qual è l’opzione migliore: se accettare solo quello che vuoi fare o se accontentarti per guadagnare almeno un buon stipendio alla fine del mese. Tutte e due le opzioni hanno i loro pro e contro. Tuttavia, l’ideale sarebbe raggiungere una via di mezzo. Credo davvero che traduciamo meglio se traduciamo quello che ci piace e che ci rende felici e, se traduciamo meglio, generiamo più fiducia nei nostri clienti. Quindi, sì, dobbiamo cercare di porci un obiettivo in un campo specifico e sforzarci per raggiungerlo, anche se ciò non esclude la possibilità di imparare altre cose lungo il cammino, non si sa mai, o di trovare qualcosa che sorprendentemente ci piaccia di più o che sappiamo fare meglio.

Come possiamo raggiungere questo obiettivo? Credo che la prima cosa è affermarsi, crescere come traduttori e avere una fonte di entrate costante e per questo dobbiamo avere pazienza. Una volta che lo abbiamo raggiunto, potremo dare priorità a quello che ci piace di più rispetto a quello che ci piace di meno, ma durante questo percorso non dobbiamo smettere di provarci, di cercare clienti dell’ambito che ci interessa, di rafforzare la nostra rete di contatti sia nella nostra area sia nelle altre e di continuare a formarci nel nostro settore, in modo che quando si presenti il momento giusto, possiamo davvero vivere solo della traduzione, senza dover ricorrere ad altre entrate o semplicemente delegando ciò che non ci rende felici. Dopo tutto, i gusti sono gusti, non c’è nulla di scritto al riguardo e sempre ci sarà qualcuno a cui lo entusiasmerà un tipo di testo che a te non fa né caldo né freddo. Per questo, esiste la rete di contatti, perché, dopo tutto, i traduttori uniti sono più felici e più forti.

Fonte: Articolo scritto da Ana Abad e pubblicato il 13 luglio 2016 sul suo blog “Transcreando por palabra”

Traduzione a cura di:
Grazia Pia Cammisa
Traduttrice ES<>IT, EN<>IT
Madrid

La traduzione – una professione senza età (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Come avere successo: Innanzitutto, per riuscire ad affermarsi, è importante lavorare duramente. Se non si ottiene successo, non si sta lavorando abbastanza duramente. Per essere un traduttore freelance di successo, è necessario essere abili sia nella traduzione che negli affari. Impiegare una parte del proprio tempo proponendosi sul mercato—non importa da quanto tempo si è traduttori, è necessario promuovere se stessi in modo incessante. Secondo: qual è il segreto? In una parola: tempistica. Nella traduzione, la tempistica è tutto. Non restituire mai nulla in ritardo!

Passione per le lingue: I traduttori amano le lingue, e sono già esperti in almeno due di esse. Amano l’attività di analizzare il significato della lingua e trasferire tale significato dalla lingua B alla lingua A. Essi continuano a migliorare le proprie capacità di scrittura con grande entusiasmo e sono esperti in un settore richiesto sul mercato.

Lavorare da casa: I traduttori freelance sono tra i pochi fortunati che non devono indossare abiti da lavoro. Tuttavia, i traduttori devono dimostrarsi professionali in tutte le occasioni, indipendentemente dalla situazione. In molti casi, l’impatto visivo costituisce l’aspetto più importante. Un abito elegante, un taglio di capelli adeguato, una rasatura pulita e un’attrezzatura professionale sono elementi essenziali per il successo. Per i traduttori, tutto questo non è necessario, a meno che non lavorino fuori casa o sia necessario incontrare personalmente i clienti. Invece, è molto più importante prestare attenzione a cosa dire ed al modo in cui comunicare, in forma scritta ed orale, per creare e mantenere relazioni lavorative durevoli. Pertanto, è fondamentale un’eccellente conoscenza della lingua, accompagnata da modi educati e da un forte senso di professionalità nei propri discorsi.

Denaro: Fondamentalmente, il business è una questione di denaro, in particolare di profitto. Un business senza profitto è come una cena senza cibo: semplicemente non funziona. Pertanto, negli affari esistono solo due regole: a) Guadagnare nel più breve tempo possibile, b) Conservare il denaro per il maggior tempo possibile.

Valore senza tempo: Un traduttore professionista è una sorta di pacchetto completo, che unisce un eccellente background linguistico all’interesse per la scrittura e a brillanti capacità imprenditoriali. Essere traduttori è una professione senza tempo, con importanza sempre maggiore nell’ambiente economico globale.

Fonte: Articolo scritto da Katia Spanakaki e pubblicato nell’aprile del 2013 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Stefano Gaito Criscuolo
Traduttore
Portici (NA)

La traduzione – una professione senza età

 Categoria: Traduttori freelance

Possiamo affermare che tutti sorridono nella stessa lingua; tuttavia, per rendere efficace la comunicazione, sono comunque necessari i traduttori. La professione di traduttore è una professione creativa, che richiede un livello di conoscenza accademico e capacità di pensiero critico. La traduzione consiste nello spostamento dell’anima di un testo in un corpo differente. Un buon traduttore dispone di grande esperienza e di una forte passione e, come il buon vino, migliora con il tempo.

Il lusso della scelta: Alcuni traduttori lavorano per agenzie, altri per se stessi. La vita lavorativa di ciascuno di essi è piuttosto differente, ma per tutti è necessario essere disposti a lavorare duramente per i propri clienti. Allo stesso tempo, in qualità di lavoratori autonomi, i traduttori desiderano proteggere la propria vita privata ed impedire che i clienti pensino ad essi come sempre disponibili. Una carriera è come una maratona; solo stimolando se stessi sarà possibile arrivare al traguardo con armonia ed equilibrio.

Capi di voi stessi: Se il lavoro scarseggia, sforzatevi di trovarne. Generalmente, i traduttori freelance, come la maggior parte dei lavoratori autonomi, descrivono il proprio flusso di lavoro come “abbondanza o carestia”. In alcuni momenti, si è sommersi dal lavoro: seduti a tradurre dall’alba a notte fonda, cercando di rispettare scadenze impossibili e preoccupandosi della sindrome del tunnel carpale; in altri si resta in attesa di una telefonata, pregando San Girolamo, Patrono dei traduttori, o il Santo Patrono delle Cause Perse.

Regole di vita: La maggior parte dei traduttori, se non tutti, sembra seguire due regole della professione di traduttore. Regola numero uno: lavorare nel paese della propria “lingua B”. Regola numero due: sposare una persona madrelingua della propria “lingua B”. Tali regole non sono da intendersi come spiritose. Negli Stati Uniti, i traduttori che traducono in una lingua straniera lavorano generalmente dal dieci al venti percento in più rispetto a coloro che traducono in inglese.

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Fonte: Articolo scritto da Katia Spanakaki e pubblicato nell’aprile del 2013 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Stefano Gaito Criscuolo
Traduttore
Portici (NA)

Strategie di diversificazione per traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Diversificazione linguistica
La diversificazione linguistica può essere definita come espansione del vostro portafoglio intorno al vostro servizio base di traduzione. Questo include i servizi come “l’editing”, la trascrizione, la gestione della terminologia, “post-editing” di traduzione automatica, la convalida linguistica, la revisione della copia tradotta, la voce fuori campo, sottotitoli, consulenza di intermediazione culturale,  e l’insegnamento delle lingue online. Molti traduttori freelance offrono già alcuni di questi servizi, senza essere consapevoli che questo è già un primo livello di diversificazione.

Diversificazione extra-linguistica
La diversificazione extra-linguistica fa riferimento al concetto di sviluppo delle nuove strategie di affari. La gamma di opzioni compresa offre ai clienti la gestione del progetto a distanza, formando alleanze strategiche con i colleghi professionisti per offrire ai clienti un pacchetto migliore a tutto tondo, diversificando e specializzandosi, diventando un esperto riconosciuto in un certo campo, diversificando la propria base di clienti – per esempio, transizione da un’agenzia solo per un’agenzia – e diretta ad un modello di cliente d’affari.

Diversificazione passiva
La diversificazione passiva si riferisce alla diversificazione attraverso la produzione. Abbiamo almeno bisogno di prendere in considerazione quello che succede se ci ammaliamo, siamo incapaci o comunque non in grado di lavorare per un prolungato periodo di tempo. Quindi ha senso creare un flusso di reddito passivo ruotando il vostro servizio o esperienza verso un prodotto per clienti che possano comprare senza consumare il vostro tempo. Le opzioni più fattibili per i traduttori freelance sono la vendita di pubblicazioni e l’insegnamento di corsi di formazione on line per traduttore avanzato CPD.

Diversificazione esterna
La diversificazione esterna è definita come servizi specializzati offerti da fornitori di servizi linguistici e traduzioni di colleghi professionisti. Questi possono includere la formazione con CAT tool, “business coaching”, e “multi-lingual desktop publishing”.

Diversificazione caratteristica
Solamente alcuni freelance sono colpiti dalla fortuna: questi principali attori del  settore forniscono un servizio unico nel suo genere, di cui ogni professionista di traduzione freelance ha sentito parlare o che attivamente utilizza.  Essi hanno coraggiosamente creato prodotti o servizi distinti che non esistevano in precedenza nel settore della lingua, ma sono oggi nomi conosciuti tra i traduttori freelance. Esempi importanti  sono “Mox’s Blog”, “Translator Pay” e “Translator without Borders”.

Conclusione
Credo fermamente che il futuro per i traduttori freelance sia positivo se siamo di mentalità aperta ed abbracciamo il cambiamento. Questo include l’esplorazione della diversificazione dei nostri affari in modo da avere flussi di reddito sicuri in ogni situazione. Mentre la diversificazione non è un “must”, è un buon affare avere un’alternativa a portata di mano, al fine di tenere conto delle circostanze impreviste (se un  polso è rotto, cambiamenti del mercato o progresso tecnologico). Possiamo vedere la diversificazione come inutile e non tenerne conto. Possiamo vedere come offuscare l’immagine del traduttore come un artigiano, che picchietta la tastiera nella sua camera, circondato da pile di dizionari e qualche ragnatela – o possiamo scegliere di mantenere una mente aperta e permettere a noi stessi di dare un’occhiata più da vicino e forse anche abbracciare nuovi concetti a prova di futuro per le nostre imprese. Come abbiamo visto, la seconda opzione contribuisce ad un atteggiamento più positivo verso il nostro settore e le opportunità che esso contiene.

Fonte: Articolo scritto da Nicole Y. Adams e pubblicato nel luglio 2014 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Chiara Basile
Dottoressa Magistrale in Lingue e Traduzione
Palermo

Strategie di diversificazione per traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Perché diversificare? Nel corso degli ultimi due anni, il tema della diversificazione per i traduttori freelance è diventato sempre più rilevante e non è privo di polemiche. Perché dovremmo avere la necessità di diversificare se la traduzione freelance è un modello sostenibile di business (che credo lo sia)? Non è diversificazione solo per coloro che sono in grado di avere successo con la loro attività di traduzione e che lottano per far quadrare il bilancio? Quando ho effettuato un sondaggio tra 250 traduttori freelance nel luglio 2013 come parte della ricerca per il mio libro “Diversification in the Language Industry”, alcuni risultati molto interessanti sono venuti alla luce. Più in particolare che la diversificazione sembra contribuire – non poco – con le prospettive sempre più positive adottate da traduttori freelance quando considerano il loro futuro professionale.

Nel 2013 solo il 30,8% dei traduttori freelance si considerava traduttore freelance di successo facendo una vita come venditore di servizi di traduzione ed oggi di altri servizi - cioè, diversificando successo. Questa cifra sale a un impressionante 43,6% che si aspetta lo stesso per il 2018. La cosa ancora più positiva è che, mentre il 19,2% degli intervistati si considerano oggi “liberi professionisti in difficoltà” (cioè non riuscendo a garantire un adeguato lavoro di traduzione pensano di lasciare l’industria della traduzione o sono “costretti” a diversificare per sopravvivere), solo il 4,4% si aspetta di essere in difficoltà cinque anni lungo la pista, ed il 6,4% vede se stesso lavorare in casa o in un altro settore.  L’umore generale tra traduttori  freelance oggi è positivamente incoraggiante, come questa tendenza da “difficoltà” a  spettacoli “diversificati”, e l’aumento del livello di diversificazione che stiamo intraprendendo sta contribuendo a questa prospettiva positiva. Nella mia esperienza, questi colleghi che sono i più positivi circa la nostra industria ed il loro futuro sono quelli che si sono affermati come liberi professionisti di successo e hanno anche abbracciato il concetto di diversificazione.

Nell’articolo di domani (ndr) daremo uno sguardo a cinque strategie di diversificazione per i traduttori freelance che ho identificato.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Nicole Y. Adams e pubblicato nel luglio 2014 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Chiara Basile
Dottoressa Magistrale in Lingue e Traduzione
Palermo