Come posso farmi notare? (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

Un argomento che ritorna regolarmente nelle conversazioni e a cui finora durante la formazione si è prestata poca attenzione: i software di traduzione. Secondo uno dei colleghi, “uno strumento CAT è certamente un vantaggio, se non un requisito per i neotraduttori.”

I PM hanno altresì precisato che preferivano collaborare con traduttori abituali. “La lealtà deve essere reciproca e se veniva violata, per esempio, nel consegnare in ritardo senza avvisare, nel non rispondere prontamente alle mail (non entro 2 ore), o semplicemente nel non essere contattabile senza preavviso, ero piuttosto incline a tralasciare quel traduttore. Tuttora, nelle poche occasioni in cui ho qualcosa da esternalizzare, applico ancora questa regola.

Oltre ai PM hanno risposto anche dei free lance che ogni tanto esternalizzano del lavoro. “Non ho un’agenzia, ma a volte esternalizzo del lavoro e talvolta inevitabilmente a traduttori che (ancora)non conosco. Spesso chiedo la prova di una traduzione che hanno fatto in precedenza. Inoltre, un buon sito web/ampio profilo Linkedin è sempre un valore aggiunto. La delusione maggiore: colleghi che chiedono tariffe ridicolmente basse o che non traducono nella loro linguamadre.”

Personalmente, se esternalizzo del lavoro, preferisco lavorare con colleghi che conosco di persona, da riunioni di traduttori o riunioni di rete. Poiché gli si affida più volentieri un incarico,se si conosce la persona che si cela dietro il nome. Per questo motivo consiglio a tutti i neotraduttori di prendere l’iniziativa e farsi conoscere nel mondo della traduzione.

Oltretutto lavoro di fatto esclusivamente con persone che hanno ricevuto una seria formazione in traduzione. Le persone che per conoscenze sono state “introdotte” nella professione devono venire elogiate molto bene dai colleghi, altrimenti ritengo che non vale la pena rischiare, anche se onestamente devo dire che una formazione in traduzione non sempre è una garanzia.

Spero che questa mia sintesi possa essere utile al neotraduttore per entrare a far parte presso delle serie agenzie di traduzione. Non farti imbrogliare, non farti sottopagare e se hai dei dubbi su una agenzia o un cliente, chiedi consiglio in rete o a un collega più esperto. Buona fortuna!

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Cortale (CZ)
Socio A.T.I. n. tessera 246

Come posso farmi notare? (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

Un altro collega, anch’egli ex PM, ha risposto: “Nella mia carriera, non ho mai giudicato traduttori dal loro indirizzo e-mail. Durante la prima selezione valutavo attentamente la formazione, l’esperienza e i risultati di una breve traduzione di prova. Dopodiché è solo una questione di dare un primo incarico e in concreto considerare la qualità e l’andamento della collaborazione, poiché quest’ultima è tanto importante quanto la prima.”

Una collega con molti anni di esperienza, titolare di un’agenzia, ha affermato: “Anzitutto controlliamo se ci sono errori nella mail. Quando ancora selezionavo freelance usavo sempre la stessa traduzione di prova. Un breve testo sorgente con 4 errori. Una parte della prova consisteva nel verificare se il traduttore indicasse e/o correggesse gli errori. Stile, abilità linguistiche, ecc. si possono imparare, l’attitudine al lavoro è più difficile da cambiare!” Questo mi ha fatto ricordare un’anziana proprietaria che lavorava nella ristorazione, quando ero giovane. Metteva spesso soldi in più nella cassa, per poi vedere se ciò veniva segnalato. La sincerità è la cosa migliore, diceva.

Un altro collega ancora mi ha detto: “Valutiamo la formazione, la specializzazione, gli anni di esperienza, per il resto ci interessano principalmente: le tariffe, le tariffe per traduzioni urgenti, la velocità di traduzione, la disponibilità al di fuori degli orari d’ufficio. Gli hobby, ecc. sono meno importanti, ma a volte indicano una specifica conoscenza/padronanza. Mettiamo il caso che tu sia un’appassionata velista (per esempio), allora potresti benissimo fare delle traduzioni sull’argomento. (Nota però, non sto scrivendo che lo si possa fare direttamente…)”

Un altro titolare di agenzia ha risposto dicendo: “Se in base all’esperienza, alla specializzazione e alle tariffe adeguate inseriamo qualcuno nella lista dei “contattabili”, allora certo, valutiamo la qualità della traduzione. Sebbene la perfezione sarebbe l’ideale, non ci contiamo e capita raramente- così quasi tutto viene revisionato in sede. Ciò fornisce una valutazione qualitativa: il lavoro consegnato può venire revisionato entro termini che consentono di ottenere un eccellente prodotto finale e senza dispendio di tempo (e quindi denaro)? In caso affermativo, allora è stata soddisfatta una condizione preliminare. Rispettare le scadenze (fondamentale), essere regolarmente disponibili per lavori urgenti (ottimo). Voler approfondire la specializzazione, magnifico. Mi pare che sia tutto. Flessibilità reciproca, fatturare e pagare puntualmente, buona collaborazione tra i project manager e i traduttori,direi che questo completa il quadro.”

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Cortale (CZ)
Socio A.T.I. n. tessera 246

Come posso farmi notare? (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Cosa valutano allora i PM e gli impiegati delle agenzie di traduzione?

  • Ci sono errori nella mail?
  • È una mail diretta a una specifica agenzia o è un mailing di massa?
  • In che modo il traduttore ha trovato l’agenzia: sito web, su suggerimento, ex collaboratori?
  • Come si presenta il curriculum? Esperienza lavorativa, conoscenza degli strumenti CAT?
  • Specializzazione: la specializzazione è adatta alla relativa agenzia? Le agenzie di traduzioni giuridiche raramente hanno lavoro per un traduttore medico, tanto per fare un esempio.
  • Il traduttore ha un proprio sito web? Come si presenta? C’è della buona informazione?
  • Il traduttore è su LinkedIn o altri social? È una persona reale? Perché sì, anche questo capita molto spesso, truffatori che si fingono traduttori.
  • Se il traduttore indica una referenza, l’agenzia di solito la contatta.

Superata positivamente la valutazione si passa alla trattativa: in alcuni casi, si fa una traduzione di prova, che poi viene valutata e se viene approvata e ci si accorda sulle tariffe, si può incominciare a lavorare. Personalmente, come traduttrice, prima della traduzione di prova mi accordo sulle tariffe, perché è un vero peccato fare una traduzione di prova e solo dopo accorgersi che la tariffa che viene proposta è ben al di sotto della propria.

Una breve parentesi sulle traduzioni di prova: ci sono diverse opinioni a riguardo. Personalmente sono disposta a fare una traduzione di prova (gratuita), però mai più di 300 parole. (A meno che non si tratti di un libro, in quel caso voglio fare qualcosa di più per dimostrare maggiormente le mie capacità). Inoltre, mi accordo sempre di fare la traduzione di prova in un momento a me opportuno. Cosi evito di fare una traduzione sulla quale poi l’agenzia ci guadagna. Lavorare gratis, non fa per me … Le traduzioni di prova per i clienti diretti della mia attività sono molto meno frequenti e necessarie, ma a volte anche lì propongo io stessa una traduzione di prova, se qualcuno esita perché ritiene che la mia tariffa sia troppo alta. Poi gli dico “confronta pure il mio lavoro con quello di un traduttore più economico.”Il più delle volte ottengo comunque l’incarico, con la mia tariffa.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Socio A.T.I. n. tessera 246
Cortale (CZ)

Come posso farmi notare?

 Categoria: Traduttori freelance

Stimolata da un post su Vertalerskoffiehoek* riguardo i CV e un dibattito all’Accademia di traduzione di Maastricht, durante la quale uno degli studenti ha chiesto su cosa le agenzie di traduzione valutassero un nuovo traduttore, ho posto talvolta le seguenti domande a PM (project manager) e titolari di agenzie di traduzione: Su cosa valutate un nuovo traduttore? Quali requisiti sono essenziali?

Cosa considerate se volete assegnare un incarico a un traduttore? Quando guardo la quantità di mail che io stessa ricevo quotidianamente da traduttori che vogliono lavorare per me, di primo acchito divento matta. Proprio come uno dei PM con cui ho parlato, anche a mio avviso l’uso di un account Hotmail è assolutamente da evitare. Anche se come traduttore sei agli inizi, puoi facilmente scegliere un altro provider. Hotmail è utilizzato da così tanti spammer e scammer, che per molte agenzie di traduzione è diventato il primo criterio di selezione.

Un collega ha detto: “Quando ero PM valutavo CV. Credo che un’alta formazione in traduzione e una rilevante specializzazione fossero una prova di competenza, ma un po’ ci si perde nei dettagli.  Arrivano veramente tantissimi CV”. Quindi la cosa importante per un traduttore, è conoscere “il canale di selezione”. Molte agenzie hanno un sistema di registrazione online. Prima bisogna compilare un modulo, poi si verrà ricontattati. La maggior parte delle agenzie neanche rispondono alle candidature spontanee, semplicemente perché ricevono giornalmente tantissime false mail.

Altre cose da evitare assolutamente nelle mail inviate alle agenzie di traduzione:
- “Ciao caro/a” come intestazione. Oppure“Caro/a,”. In breve, l’intestazione deve essere corretta.
- Contenuto troppo generico: “Offro ottima qualità”. Certo, lo facciamo tutti. Almeno, è quello che tutti crediamo.
- Non esprimere la motivazione. Dite perché potreste essere il candidato ideale, in che cosa e dove vi siete specializzati, tutti punti fondamentali.
- Non prestare attenzione alla grafica. Nessun paragrafo, nessun spazio vuoto, non si va a capo. Tutti aspetti a cui le agenzie prestano attenzione.
- Nessun riferimento ad un proprio sito web o LinkedIn.
Una mail del genere inviata da un traduttore, finisce dritta nel cestino. Eliminata! Perciò così non va bene. Quando un’agenzia riceve una candidatura e si supera questa prima verifica, iniziano di solito una ricerca sul candidato, il suo sito web, la sua presenza sui social, il suo profilo LinkedIn. Google è il nostro alleato migliore!

* (Gruppo FB per traduttori professionisti)

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Cortale (CZ)
Socio A.T.I. n. tessera 246

Freelance o posto fisso (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Contatti, contatti, contatti
Più difficile è l’acquisizione dei clienti e l’avvio dell’attività. Ma le principali associazioni professionali, BDÜ (Bundesverband der Dolmetscher und Übersetzer) e VDÜ (Verband deutschsprachiger Übersetzer), organizzano seminari, webinari e tavoli rotondi in tutta la Germania. Allo stesso modo, i compagni di studio, gli amici e un sito web serio ti aiuteranno sicuramente con le commissioni (ad esempio, con un profilo di traduttore). Da questo si cristallizzano, dopo un certo tempo, i propri clienti fissi, con i quali si possono anche stipulare accordi sui prezzi. A questo punto, l’attività da freelance è davvero una libertà. La partecipazione a fiere e congressi del settore può valere oro, poiché non solo sono rappresentate tutte le imprese importanti, ma spesso ci sono anche offerte di lavoro.

Traduttori ed interpreti con posto fisso
Anche qui, il punto di partenza potrebbe essere uno stage presso un’agenzia di traduzione, fatto alcuni semestri prima. All’improvviso ricevi una chiamata dal capo ufficio dell’offerta, che ti vuole invitare a un colloquio di lavoro. Subito dopo la conclusione degli studi, quando l’incertezza sul proprio futuro comincia a crescere, un’offerta così è molto attraente. Le agenzie di traduzione dispongono di ciò che un singolo libero professionista può difficilmente ottenere o di quello che gli è stato sempre negato. Una certificazione secondo gli attuali standard DIN costa diverse migliaia di euro all’anno – un prezzo che solo le agenzie di traduzione possono permettersi per un marchio di qualità. Lo stesso vale anche per Software e Hardware. Le agenzie di traduzione possiedono spesso i propri database terminologici complessi, strumenti CAT e reti interne.

Ottenere sicurezza
In più, per molti si aggiunge la conquista della sicurezza. Il posto fisso offre solitamente 40 ore a settimana. I liberi professionisti, d’altra parte, hanno orari di lavoro, nel peggiore dei casi, anche fino a tarda notte. Per alcuni, tuttavia, lo stipendio fisso è sia maledizione che benedizione. Offre sicurezza, ma i bonus e gli accordi individuali per il lavoro straordinario sono, tuttavia, molto rari o non previsti.

Il mondo professionale in cambiamento
La tendenza negli ultimi anni va sempre più nella direzione di una vita lavorativa ibrida. Le grandi società e le grandi agenzie di traduzione spesso assumono solo il Project Manager a tempo indeterminato. Questi a loro volta si prendono cura di un gran numero di interpreti e traduttori freelance che sono connessi in una rete e che possono essere chiamati per un lavoro. Ciò aumenta il numero di lingue offerte dal fornitore di servizi, ma rende più complicato un impiego permanente come traduttore o interprete. Chiunque inizi a lavorare dovrebbe prima riflettere sulla relazione tra il proprio lavoro e il proprio datore di lavoro. Questo spesso ha come risultato la via da seguire.

Fonte: Articolo scritto da Felix Hoberg e pubblicato sul sito Übersetzer.jetzt

Traduzione a cura di:
Madalina Mihaela Ghita
Dott.ssa Magistrale in Lingue
Traduttrice ed Interprete
Roma

Freelance o posto fisso

 Categoria: Traduttori freelance

L’inizio dell’attività professionale per traduttori e interpreti
Il via è la meta! Queste parole alate sono molto adatte come introduzione per questo articolo, che entra nello specifico della vita professionale dei traduttori e degli interpreti. E questa via è riferita agli ordini e alla retribuzione, con i quali si può sostenere il proprio tenore di vita.

Per molti, queste considerazioni emergono già durante gli studi. Forse si è appena concluso il primo tirocinio presso un’agenzia di traduzione o si ha ricevuto un meraviglioso incarico da parte di altri studenti e “amici che conoscono qualcuno, che conosce qualcuno, che conosce qualcun altro che sta cercando un traduttore”, con il quale ora si stanno guadagnando i primi galloni. Tali momenti, nel corso della formazione, fanno desiderare di più. Ed esattamente a questo punto, salta fuori un pensiero quasi esistenzialista: Freelance o posto fisso?

Traduttore e interprete Freelancer
Lavorare come libero professionista non fa per tutti. Molti hanno paura di fare il passo verso il lavoro autonomo. Le ragioni sono spesso la mancanza di fiducia nella rete collegiale che si è accumulata nel corso della formazione professionale, la mancanza di conoscenza nell’avvio di un’impresa o anche l’onere non burocratico in termini di riscossione delle imposte e corretta registrazione come lavoratore autonomo. Per quanto riguarda la rete, va anche tenuto presente che senza una vasta cerchia di conoscenze manca l’opportunità di uno scambio pratico. Ed è proprio questo scambio che può risultare utile per traduzioni particolarmente difficili.

E’ richiesta una forte forza di volontà
In effetti non è facile. Ci vuole un po’ di fermezza e volontà per affermarsi sul mercato come traduttore o interprete. A questo si aggiunge il fatto che come singolo individuo non si possono mai offrire tante lingue quante ne offre un’agenzia. Tuttavia, molti operano come agenzie. Tali ostacoli scoraggiano solo a prima vista. Perché con una rete digitale sempre più stretta, avviare un’impresa diventa sempre più facile: risorse che spiegano l’essenziale in materia di basi dell’economia aziendale, strumenti adatti per rendere le faccende burocratiche trasparenti e comprensibili; c’è sempre di più e di migliore qualità.

Sfruttamento dei social media
Ci sono abbastanza canali social per connettersi con persone che hanno gli stessi interessi e per stabilire un contatto con traduttori e interpreti affermati. Molti freelance gestiscono anche un blog come appianamento creativo, attraverso il quale si può anche aumentare il raggio d’azione, a condizione che gli argomenti siano presentati in modo interessante. A livello di attrezzature e di tecnologia, nel peggiore dei casi, si parla di un solido pacchetto Office e di un potente computer, che rappresentano un rischio finanziario immediato.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Felix Hoberg e pubblicato sul sito Übersetzer.jetzt

Traduzione a cura di:
Madalina Mihaela Ghita
Dott.ssa Magistrale in Lingue
Traduttrice ed Interprete
Roma

7 differenze tra professionisti e dilettanti

 Categoria: Traduttori freelance

Specializzazione. Un professionista ha un raggio d’azione ristretto: ciò gli permette di approfondire costantemente le proprie conoscenzee di concentrarsi sull’obiettivo. Trattare dieci argomenti non correlati fra loro significa non acquisire una reale competenza in nessuno di essi.

Accuratezza. Un professionista traduce il senso, non le parole: non ha alcuna paura di trasformare una costruzionenegativa in affermativa,unire frasi o spezzarleper migliorare la fluidità del testo ed eliminare i calchi senza alcuna pietà. Un testo tradotto parola per parola èil primo indicatore del fatto che il traduttore è più concentrato sulla produzione che sulla qualità.

Esperienza e formazione.Una laurea aiuta, ma non è indispensabile. L’esperienza è più importante: da quanto tempo lavora quel traduttore? Che tipo di testi traduce? Ha ricevuto dei feedback positivi dai suoi clienti? Potete starne certi: per essere un buon traduttore non è necessario un curriculum di dieci pagine, ma è pur vero che alcuni risultati si raggiungono solo con l’esperienza.

Tariffe. Un professionista sa quanto vale il proprio lavoro, e non ha paura di chiedere un extra per le urgenze o di abbassare le tariffe in caso di grossi volumi.

Onestà. Un professionista può usare la traduzione automatica come bozza, ma in tal caso si parla di “post editing”– e non più di “traduzione”. È un’attività diversa, che implica tariffe,requisiti e metodi di lavoro diversi. Un professionista non consegna un lavoro di post-editing spacciandolo per una vera e propria traduzione: non è etico, e comunque si nota immediatamente.

Comunicazione. Un professionista è in costante contatto con il cliente. Fa domande, propone nuovi termini da inserire nei glossari esegnala se la memoria di traduzione o il testo originale presentano qualche falla. Se è in ritardo con la consegna se ne assume la responsabilità e avvisa subito il cliente, provando a trovare insieme a lui una soluzione.

Tecnologia. Infine, un professionista sa come usare adeguatamente gli strumenti di traduzione assistita: così facendo, può concentrarsi sulla traduzione e lasciare alla macchina i processi più banali e che è possibile automatizzare.

Fonte: Articolo scritto da Nadia Hidalgo Diaz e pubblicato il 17 ottobre 2017 sul blog di Smartcat

Traduzione a cura di:
Sara Galluccio
Traduttrice editoriale, letteraria, marketing, turismo
Genova

Il traduttore: 10 miti su questo mestiere (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

9. Fare il traduttore è un lavoro tranquillo
Assolutamente no. Già essere un professionista indipendente significa essere responsabile di una buona gestione dell’attività. Non abbiamo segretarie, commercialisti, responsabili per la comunicazione e il marketing, nemmeno dei dipendenti che svolgano il lavoro al posto nostro. Dobbiamo farci conoscere, creare, sondare, vendere le nostre prestazioni, tradurre, rispettare i termini (spesso molto stretti, perché – non si sa perché – le richieste dei clienti sono sempre ‘molto urgenti’), redigere preventivi e fatture. In più, un traduttore deve aggiornarsi costantemente: nuove regolamentazioni, tecnologie, software, soggetti di traduzioni. Il traduttore ha, in più, un obbligo di formazione continua in materia di traduzioni giuridiche. Infine, in quanto collaboratore di giustizia, l’Esperto si assume una responsabilità non indifferente traducendo delle dichiarazioni delicate ed esponendosi al rischio di affrontare lui stesso problemi con la giustizia, in caso di errore. La storia della traduzione racconta episodi dove degli errori di traduzione hanno avuto conseguenze catastrofiche: incidenti diplomatici, pazienti ricoverati che hanno subito gravi danni alla salute, persone sotto processo condannate nonostante fossero innocenti. Questi sono solo pochi esempi.

10. Il traduttore si gestisce il tempo come vuole
Sì e no. E se lo fa, ne paga le conseguenze. Certo, in teoria nulla impedisce a un freelancer di dormire tutta mattina o di dedicare parte della giornata ad attività piacevoli, come lo shopping o prendere un tè con le amiche. Anche se, in generale, i professionisti intellettuali preferiscono lavorare presto al mattino, perché la mente è più ‘fresca’. In più, la traduzione non è la nostra unica attività: tempi di consegna da rispettare, persone da (ri)chiamare, preventivi da inviare quanto prima per evitare la perdita di un potenziale cliente, appuntamenti da fissare, e-mail da leggere e risposte da scrivere sono mansioni da svolgere nelle ore ‘d’ufficio’. Può capitare che ci prendiamo del tempo per andare a correre, ma questo tempo è generalmente recuperato durante le ore dei pasti, la sera e, spesso, la notte. Come tutte le libere professioni, e in particolare quando l’ufficio è in casa, la vita privata è fagocitata dal lavoro: non ci sono più orari, serate, weekend o festività (soprattutto per i traduttori/interpreti che collaborano con la giustizia).

Ecco, ora conoscete l’altro lato della medaglia di questo mestiere purtroppo poco conosciuto e, troppo spesso, sottovalutato. Spero che questo articolo vi abbia permesso di apprezzare meglio l’importanza del lavoro di traduzione e questo personaggio un po’ particolare che è il traduttore.

Fonte: Articolo scritto da Serafina Loggia e pubblicato l’8 dicembre 2016 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Michela Simonelli
Traduttrice EN>IT, IT>EN, FR>IT, IT>FR
Brescia

Il traduttore: 10 miti su questo mestiere (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

6. Traduttore e interprete, è la stessa cosa!
In realtà no. Sono due professioni ben distinte. La differenza principale è che il traduttore traduce un testo scritto, mentre l’interprete traduce un discorso orale. Un interprete deve essere in grado di memorizzare un grande volume di informazioni prima di restituirlo in un’altra lingua, mentre un traduttore ha il tempo di prendere appunti e di effettuare ricerche. Un interprete deve riportare non solo il discorso, ma anche il rispettivo tono della voce e le rispettive emozioni. Un traduttore è anche un autore: è l’autore delle sue traduzioni, poiché riscrive il contenuto dei testi d’origine adattandoli ad un’altra lingua e ad un’altra cultura.

7. Il traduttore può lavorare ovunque
Questa la adoro! Nell’immaginario collettivo, il traduttore – quel fortunato! – ha la possibilità di lavorare in ogni condizione piacevole: seduto al tavolo della cucina – mentre controlla la cottura dell’arrosto e mentre accarezza il gatto, – o al sole, sulla terrazza di un caffé, a bordo piscina o in spiaggia! Nonostante non sia completamente falso che i traduttori sono, generalmente, dipendenti dalle bevande eccitanti (il caffè / il tè ci accompagnano ad ogni ora della giornata), per quanto concerne l’ambiente lavorativo, i traduttori hanno bisogno di una postazione di lavoro adeguata, ovvero comoda, connessa (alla corrente elettrica, alla rete Internet ad alta velocità, alla stampante … ) ed è fuori questione l’idea di stare all’aperto, perché la luminosità del sole sullo schermo ci impedirebbe di lavorare. Abbiamo anche bisogno di una poltrona comoda, di avere i nostri dizionari a portata di mano e di un ambiente privo di distrazioni, perché dobbiamo rimanere concentrati. Ho avuto l’esperienza di lavorare sul tavolo della cucina durante le vacanze (sì, i traduttori lavorano durante le vacanze) e il mio collo e le mie spalle non l’hanno apprezzato. Non proverò mai più nemmeno a lavorare durante i viaggi e sui mezzi di trasporto pubblici.

8. Il traduttore può portare il pigiama tutto il giorno
Lo credete davvero? Ma non è vero! Soprattutto se, come me, Interprete Esperta sotto giuramento, si rischia di ricevere in qualsiasi momento della giornata (e della notte) una chiamata dalla Giustizia per un intervento immediato. In pratica, mi sveglio presto al mattino e faccio in modo di essere sempre lavata/pettinata/truccata/vestita/pronta a uscire.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Serafina Loggia e pubblicato l’8 dicembre 2016 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Michela Simonelli
Traduttrice EN>IT, IT>EN, FR>IT, IT>FR
Brescia

Il traduttore: 10 miti su questo mestiere (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

3. Le macchine rimpiazzeranno presto i traduttori
Basta effettuare una traduzione tramite uno strumento online gratuito e poi effettuarla nuovamente in senso contrario per rendersi conto di quanto questa idea sia lontana dalla realtà. Nessuno strumento, nemmeno il più sofisticato, potrà mai rimpiazzare il cervello umano. Se siete dei professionisti, tenete a mente che un errore, anche banale, nella comunicazione di un prezzo, un servizio o di condizioni può comportare perdite di tempo e di denaro, disaccordi, affari mancati e perdita di credibilità. Basta un clic per spostare nel cestino una e-mail che potrebbe contenere un’offerta interessante, ma la cui presentazione non ha invogliato il lettore a proseguire nella sua lettura. Una traduzione ‘intelligente’ non comporta la traduzione parola per parola, ma piuttosto si tratta di rendere una frase, un concetto, un’idea in un’altra lingua e – molto importante – in un’altra cultura. É un lavoro di elaborazione, di comprensione del senso intrinseco, di reinterpretazione in un’altra chiave linguistica e culturale. Appassionato di lingue straniere, curioso per natura, un maniaco dei dettagli, il traduttore a volte si tormenta l’anima e tormenta le parole per ottenere un lavoro che sia all’altezza dei suoi standard.
Invece di essere un concorrente, la tecnologia costituisce per il traduttore un aiuto prezioso che arricchisce il suo ambiente lavorativo e che valorizza le sue competenze. Del resto, sono traduttori, copywriter e revisori che contribuiscono allo sviluppo di strumenti tecnologici destinati ad abbattere le barriere linguistiche.

4. Io traduco il testo per conto mio e poi lo faccio revisionare da un traduttore
Questa è bella! Cosa vi fa pensare che uno stagista senza esperienza in traduzione o uno strumento per traduzioni automatiche vi daranno un risultato di una qualità talmente alta che una semplice rilettura da parte di un professionista sarà sufficiente? In generale, revisionare un testo tradotto da una persona che non è del mestiere o – peggio – da una macchina, occupa al traduttore più tempo che tradurre dalla A alla Z.

5. E’ un testo corto, la traduzione occuperà poco tempo!
No. Perché ogni professionista che ama il proprio mestiere si preoccupa di consegnare un lavoro di qualità ottimale, curato fin nei minimi dettagli. Anche perché non sarebbe professionale consegnare al cliente un lavoro scadente, che danneggerebbe la reputazione e la credibilità professionale del traduttore. Succede che una traduzione occupi più tempo di quel che pensavamo (e soprattutto di quel che il nostro cliente pensava). Il tempo per trovare un documento o un’informazione specifica, per effettuare una ricerca terminologica … É per questo che siamo riconoscenti verso i clienti che ci lasciano il margine di tempo necessario per far fronte agli imprevisti e per permetterci di consegnare un lavoro di qualità ottimale.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Serafina Loggia e pubblicato l’8 dicembre 2016 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Michela Simonelli
Traduttrice EN>IT, IT>EN, FR>IT, IT>FR
Brescia

Il traduttore: 10 miti su questo mestiere

 Categoria: Traduttori freelance

Il traduttore, uno dei mestieri più belli del mondo. In effetti dico spesso di adorare il mio lavoro: ogni giorno è differente, interessante, stimolante … gratificante! E poi, essere traduttori, è libertà! Di viaggiare, di lavorare ovunque, di rimanere in pigiama tutto il giorno. Beh, non proprio …
Come ogni altra professione, e soprattutto in questi casi, quando si lavora per conto proprio, l’attività del traduttore non ha solo aspetti positivi. Spesso ignorate, le responsabilità, le limitazioni e le pressioni sono numerose.
Vediamo le 10 convinzioni più diffuse riguardanti questa figura professionale, che lavora nell’ombra per portare luce alle vostre letture.

1. Il traduttore non ha bisogno di dizionari
Falso. Il traduttore non è un dizionario ambulante. Se deve risolvere una questione riguardante una parola, lo farà in maniera precisa e vorrà sempre conoscerne il contesto. Se non conosce la risposta – un traduttore non è nemmeno un’enciclopedia, – un professionista scrupoloso la cercherà, appoggiandosi a risorse quali i numerosi dizionari tecnici che colleziona, dei glossari, delle basi terminologiche, dei siti specializzati, dei libri, dei forum di discussione dedicati alla traduzione. Poi, se ancora non avrà trovato la risposta, il traduttore contatterà qualsiasi persona, azienda o amministrazione che potrebbe conoscere la soluzione. Per questo mi è già capitato di contattare commissariati di polizia e commercialisti in Italia, un Ufficio Imposte e perfino una farmacia, nel bel mezzo della notte, per avere una traduzione da consegnare il giorno seguente.

2. Ogni persona bilingue può essere un traduttore
Sarebbe come dire che ogni persona che sa scrivere può essere uno scrittore professionista o che ogni persona che sa parlare può essere un oratore esperto. Certo, una persona bilingue sa comunicare nella vita di tutti i giorni, il che va bene; ma non conosce le tecniche professionali della traduzione e questa è la differenza con un professionista di mestiere. Poche persone sanno che un traduttore professionista deve sottoporsi a una specifica e continua formazione. Un traduttore specializzato – in diritto, in ingegneria o in medicina, per esempio – è spesso anche un professionista in diritto, in ingegneria o in medicina, perché, per riuscire a tradurre un testo, deve avere una profonda conoscenza del soggetto di cui si occupa. La traduzione è anche e soprattutto un mestiere che si basa sull’esperienza: come un buon vino, il traduttore migliora col tempo. Infine, un traduttore professionista è affidabile: rivolgendovi a lui, avete la garanzia di un lavoro svolto scrupolosamente, nel rispetto della riservatezza e del codice della professione.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Serafina Loggia e pubblicato l’8 dicembre 2016 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Michela Simonelli
Traduttrice EN>IT, IT>EN, FR>IT, IT>FR
Brescia

Il fine ultimo di una traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Prima ancora di sollevare la penna per scrivere, accendere il PC, aprire un dizionario, o semplicemente leggere il testo che intendiamo tradurre, la questione, quasi esistenziale, che un traduttore professionista si trova ad affrontare è cercare un modo per mantenere neutra la propria traduzione. Il concetto di neutralità è molto relativo in quanto si ricerca la chiarezza per il lettore della lingua di arrivo, ma allo stesso tempo si ha il timore di metterci troppo del proprio, magari tramite aggiunte o piccole omissioni.

Il fine ultimo rimane quello di avere un testo fluido, comprensibile e neutrale, quindi che esprima al meglio la naturalezza della lingua. I teorici hanno insistito molto sull’importanza sostanziale dell’opera dei traduttori, spesso relegati in secondo piano in una società che non apprezza il valore di un mestiere moderno che poi tanto moderno non è.

Il mestiere del traduttore è infatti un mestiere antico proprio come quello della scrittura. Alcuni dicono che il traduttore non abbia l’incubo della pagina bianca, ma in alcuni casi trova un abisso tra le due culture e ha il compito, se non la responsabilità, di colmare questo vuoto. Il pensiero di non tradurre per un determinato periodo che sia prolungato o meno dà al traduttore professionista un inevitabile senso di vuoto. Un vuoto che può essere colmato solo traducendo.

La traduzione è amore. La lettura è intrinseca di malizia, il testo seduce, il traduttore/lettore si fa trasportare da ogni singola parola. Il traduttore umano (perché il digitale non ha un cuore) ama e fa di tutto per restituire la seduzione del testo alla traduzione.

Il peccato più grande che un traduttore possa essere tentato a fare è quello di essere contaminato dall’eccessiva bellezza di ciò che traduce.
La metafora sull’amore è solo la punta dell’iceberg perché la traduzione non è fatta solo di amore, ma senza questo il grande processo di trasposizione non sarà lo stesso.

Occhio all’amore! Non bisogna avere “il prosciutto davanti agli occhi”: evitiamo di travisare il messaggio, discernere ciò che l’autore vuol lasciare nell’ombra o ritrovarci a fare una riscrittura piuttosto che una traduzione.

Quindi non perdiamo di vista i nostri obiettivi, lavoriamo sodo e con amore poiché il fine ultimo rimane quello di avere un testo fluido, comprensibile e neutrale, che esprima al meglio la naturalezza della lingua d’arrivo e che comprenda quel pizzico di amore che l’autore della lingua di partenza ha espresso nel suo testo.

Autrice dell’articolo:
Giovanna Lo Iacono
Traduttrice FR/ENG-ITA
Palermo (Italia)

Laureata  in Mediazione Linguistica, Traduzione e Interpretariato per le lingue Inglese e Francese con una tesi di traduzione dal francese al italiano di un testo sull’ Expression Primitive il trattamento della psicosi e della nevrosi dal titolo “Il primitivismo in danza”.

La traduzione non è affatto un hobby!

 Categoria: Traduttori freelance

Spesso mi sento chiedere da persone al di fuori del mondo della traduzione: “ma dove trovi per fare traduzioni? Mandami i link così mando anche io!”. Beh, non funziona proprio così. Per me il fatto di iniziare a cimentarmi in questo mondo non è per niente dettato dal “fare qualche soldo”. La traduzione non è come suonare la chitarra o ballare, non è un hobby, come molti credono. C’è questa convinzione che chi sappia abbastanza bene una lingua possa tradurre, “Cosa vuoi che sia!  So l’inglese e allora traduco!”.  Mi sconforta sapere che spesso questo lavoro non venga preso con la dovuta serietà e rispetto.

Un traduttore è una persona che crea, reinventa e di lavoro ce ne vuole tanto, per non parlare del tempo speso ad informarsi e della continua formazione. Non ci si può alzare un giorno e decidere di mandare curriculum alla cieca senza sapere nulla, senza avere un’idea di che cosa significhi. Bisogna prima crearsi un percorso formativo tale da capire tutte le sfumature legate alla traduzione, che non sono soltanto prendere un testo e tradurlo, ma anche dove trovare i clienti, come fare fatture e ricevute, quali sono le tariffe adeguate e via di seguito.

Dopo aver fatto ciò, la cosa più importante è una sola: la passione. La passione per la lingua dalla quale si vuole tradurre, che ti porta a navigare su internet leggendo articoli, guardando film e facendo di tutto per renderla “nostra”. La passione per la lettura nella propria lingua madre, perché sembra banale, ma chi legge molto sarà più portato a scrivere meglio. La passione per la cultura correlata alla lingua, il primo gradino verso l’apprendimento vero e proprio: se impari a capire perché le persone si comportano in un determinato modo, riuscirai a tradurre e a comunicare meglio con loro, evitando errori “culturali”, come il saltare la coda in Inghilterra, dare i baci come saluto in Germania o presentarsi spontaneamente senza che ti presenti qualcuno in Giappone. Alcuni divari sono talmente grandi che questo punto è importantissimo.

Oltre ad una sfrenata passione entra in gioco il sapersi buttare, che è la parte più difficile all’inizio. Non sai da che parte iniziare, leggi in continuazione per informarti, ma poi sembri sempre tornare al punto di partenza e così ti scoraggi. Bisogna trovare un equilibrio e fare le cose con calma, perché è risaputo, le cose fatte di fretta non portano mai da nessuna parte. Io stessa, che sono al primo gradino della scalata verso il diventare una traduttrice, mi rendo conto di quanto sia difficile uscire allo scoperto e farsi conoscere. Sono consapevole del fatto che ci sono traduttori bravissimi, molto più preparati di me, ma se uno non ci prova non potrà mai sapere come sarebbe andata!

Il consiglio che voglio dare a tutti coloro che sono ancora nell’oblio, e anche a me stessa, è quello di non mollare mai e di continuare ad inseguire questo sogno fatto di parole, perché è vero che viviamo in un mondo che spesso ci distrugge i sogni, ma l’impegno e la devozione a volte sono la spada migliore per difenderci e sopraffare coloro che ce lo vogliono impedire!

Autrice dell’articolo:
Francesca Arcari
Traduttrice
Domodossola (VB)

Testimonianza di due traduttori freelance (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Patrick Thibaut, traduttore EN-FR, 20 anni di esperienza
Che cosa mi piace di questo lavoro. Potrei descrivere quello che mi piaceva di questo lavoro, ma non sono sicuro che mi piaccia! Da alcuni anni ormai assistiamo a un crescente impoverimento della professione del traduttore, con prezzi che scendono dal 30 al 40 per cento e il suo corollario, una crescente indifferenza verso la qualità da parte dei clienti, anche di molte agenzie. Potremmo anche parlare di proletarizzazione, dato che con diverse “innovazioni” come i TM online sul sito web del cliente (vedi Idiom), presto non avremo più nemmeno i nostri strumenti. Recentemente sono tornato allo studio annuale TBS per il 1999. All’ epoca abbiamo fatto molto meglio.

Perché penso che ne valga la pena oggi? A mio parere, e per il momento in ogni caso, questa professione è moribonda. Se stavo consigliando a un ragazzino di fare questo lavoro, mi sento come il ragazzo che nel 1900 gli consigliava di diventare un autista di carrozze. Oppure piantine di ribes rosso (se c’ era!)

La qualità principale per ritrovarsi lì. Sarò ancora una volta cinico: la qualità principale *per farlo bene* sarebbe il gusto per il buon lavoro, la qualità e l’ espressione. Ma la qualità principale * per essere lì bene* sarebbe quello di accettare di essere tagliabile e laborioso a volontà, per essere pronti a guadagnare presto meno di un dipendente amministrativo mentre si lavora il doppio, con qui di nuovo un corollario: per prendere in giro la qualità finale di trattenersi dietro il “si ottiene quello che si paga per”….

Il mio consiglio ai principianti:

a) Leggere, leggere, leggere, In tutte le lingue che pratica, naturalmente nella sua lingua “di origine”, ma anche e soprattutto nella sua lingua madre. Quando faccio la revisione, sono spesso stupito dalla sintassi o anche dagli errori grammaticali, scritti da “professionisti” della lingua. Più che l’ uso pericoloso del vocabolario congiuntivo e povero. Non sto dicendo che dovremmo scrivere come Flaubert, ma vedo il giorno in cui alcune persone scriveranno “traduzioni” in stile SMS.

E per quanto riguarda la parte relativa alla traduzione, non sto parlando di approssimazioni, di errori così grossolani che ci si chiede come qualcuno possa scrivere questo senza fare occhi. Come pensi che la maggior parte dei principianti traduca “Potresti desiderare…”? Pensi che perderanno tempo a chiederti se c’ è un’ espressione più appropriata in francese?

Se mi fossi messo negli ultimi anni a fare un’ antologia delle più belle sciocchezze che ho visto andare avanti, avrei abbastanza per darvi da mangiare un intero corso su cosa non fare.

b) Per imparare la meditazione trascendentale e avere una professione complementare / vino nel caso… O un fidanzato per garantire il canto di domani.

Come potete vedere, non sono troppo ottimista sul futuro e penso che avrei cambiato professione se avessi trovato qualcos’altro. O paesi: quando i salari sono a livello del Terzo Mondo, tutto ciò che resta è rifugiarsi nel Terzo Mondo! Forse verrà proposta una delle due alternative.

Fonte: Articolo pubblicato il 24 giugno 2009 sul blog L’observatoire de la traduction

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Testimonianza di due traduttori freelance

 Categoria: Traduttori freelance

Come parte di un corso che ho tenuto presso l’ Università di Evry Val d’ Essonne, ho presentato le testimonianze di diversi traduttori freelance sulla loro professione. Due traduttori, due visioni della professione, più o meno positive, più o meno entusiaste. Questo corso (“Diventare un traduttore freelance”) è stato progettato per gli studenti del Master in traduzioni specializzate che stavano per diventare traduttori freelance, così ho sintetizzato queste testimonianze. Qui consegno le versioni “a sgancio brusco”: appendere!

John Antony, traduttore FR-EN, 23 anni di esperienza
In “freelance”siamo infatti lavoratori autonomi. Come in tutte le situazioni, si possono individuare vantaggi e svantaggi.

I benefici che vengono in mente:

Si lavora a casa, secondo gli orari che si sceglie

Siamo liberi di accettare o meno un lavoro

Non siamo soggetti ad una gerarchia diversa da quella che regola un rapporto “cliente-fornitore”, diversa da quella che regola i rapporti “superiori-subordinati”,

Ma dobbiamo parlare degli svantaggi…..:

Tutte le traduzioni sono per il giorno prima di ieri…

Lavoriamo principalmente con le agenzie, e non tutte sono “consolidate”… anche dal punto di vista finanziario,

Il lavoro va e viene, quindi è difficile pianificare in anticipo: è tutto o niente,

Non ci sono quasi nessun fine settimana, giorni festivi, ecc… E’ difficile rifiutare il lavoro ripetutamente, perché si finisce… senza lavoro!

C’ è una feroce concorrenza da parte delle agenzie – in particolare nel sud-est asiatico – che praticano tariffe assurde e spesso fanno pessimi lavori che danneggiano tutti noi (come diciamo in Francia,”… tutti i meccanici sono truffatori, tranne il 99,5% di loro…”! )…

Le mie raccomandazioni:

Sapere come definire – e attenersi alle proprie capacità: nessuno sa “tutto”….,

Rispettare scrupolosamente le scadenze,

Assicurarsi che il lettore della traduzione capisca di che cosa si tratta, anche se a volte è necessario chiarire che non si è trovata la traduzione esatta di un termine, un’ espressione,….,

Non esitare a porre domande al cliente in caso di seri dubbi,

Lasciare riposare la traduzione per alcune ore (se possibile) prima di rivederla ed eventualmente correggere eventuali dettagli,

Il cliente non sempre ha ragione….

Per un nuovo cliente, chiedere le coordinate bancarie e avere il proprio banchiere verificare l’ affidabilità del cliente: questa è una delle poche operazioni che non costa nulla (!), e anche se non vi danno alcun dettaglio, si dirà “vai avanti” o “fate attenzione”….

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 24 giugno 2009 sul blog L’observatoire de la traduction

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Le tre abilità necessarie ad un traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Di quali abilità necessitano i traduttori per avere successo? È sufficiente saper tradurre o ci sono altre qualità di pari importanza per riuscire nella professione? Ecco le qualità che ho scoperto essere più importanti nel mio lavoro di traduttrice.

Abilità di traduzione
Le abilità di traduzione sono certamente le fondamenta del traduttore e i prerequisiti per avere successo.
Per tradurre bene è necessario conoscere a fondo sia la lingua di partenza sia quella di destinazione, possedere ottime capacità di ricerca terminologica nonché un’elevata abilità di trasferire concetti da una lingua ad un’altra. Su questo si focalizzano la maggior parte di corsi universitari che in tutto il mondo sfornano certificazioni e lauree in traduzione. Tuttavia le abilità di traduzione non sono le uniche competenze necessarie al professionista. Ci sono altre due aree determinanti il successo o il fallimento nella professione.

Abilità di scrittura
Secondo la nota traduttrice Edith Grossman il traduttore serio si sente anche scrittore e come collega non posso che concordare. I traduttori devono padroneggiare la lingua di arrivo oltre che possedere un eccezionale gusto stilistico nella scrittura. Per questa ragione è pratica comune che i traduttori lavorino da una lingua straniera verso la propria madre lingua – almeno per quanto riguarda le principali combinazioni linguistiche. La maggior parte di noi sa esprimersi molto meglio nella propria lingua madre rispetto ad una lingua straniera, per quanto conoscano a fondo le sfumature di quest’ultima .
Sebbene molte lauree e certificazioni in traduzione contemplino corsi di scrittura, molte non lo fanno e questa sembra essere un’omissione la cui gravità rischia di compromettere il futuro successo dei laureati.

Conoscenza dell’argomento
Il terzo aspetto assolutamente critico per il successo è l’opportuna conoscenza dell’argomento trattato. Poiché i traduttori non traducono soltanto parole, ma anche il significato, senza conoscere l’argomento di un testo non si potrà produrre una traduzione convincente nella lingua di destinazione.
Questo fatto sembra piuttosto ovvio, ma è incredibile quanto spesso venga trascurato: traduttori senza alcuna competenza in ingegneria, legge, medicina, business o finanza sono incaricati di tradurre testi approfonditi su questa o quella materia per pubblicazioni sia scritte che online. Io sono preparata in scienze e scrittura commerciale per grandi imprese e quando iniziai a tradurre mi aspettavo la stessa conoscenza e competenza in ambito commerciale tra i colleghi traduttori, ma rimasi alquanto scioccata nello scoprire che non era sempre così.
Per essere un traduttore esperto in una delle principali combinazioni linguistiche, è necessario avere un alto livello di competenza in uno o più settori, che si acquisisce soprattutto con lo studio o l’esperienza professionale in quel determinato campo. Questo aspetto sembra essere quasi completamente trascurato in molte specializzazioni in traduzione. Non deve pertanto stupire che testi specialistici siano spesso mal tradotti con il risultato di ottenere traduzioni di basso livello qualitativo che hanno ovviamente una ripercussione negativa sull’immagine generale della professione.

Le tre abilità fondamentali del traduttore
Per tradurre testi idonei alla pubblicazione i traduttori devono sviluppare un alto livello di abilità di traduzione, scrittura e conoscenza dell’argomento. Lacune in uno di questi campi possono dar luogo a traduzioni scadenti, bizzarre in alcune loro parti, inaccurate se non addirittura completamente sbagliate. La buona notizia è che è sempre possibile migliorare tali abilità leggendo, facendo ricerche, studiando,facendo pratica, oppure grazie alle valutazioni ricevute e alla collaborazione con altri traduttori.

Oltre a queste tre competenze imprescindibili, anche conoscenze in ambito tecnologico e del mondo degli affari possono essere utili a far fiorire l’attività del traduttore. Le capacità professionali principali formano comunque gli elementi fondamentali necessari per avere successo nella traduzione.

Fonte: Articolo scritto da Jane Fox e pubblicato l’8 giugno 2016 sul blog Between Translations

Traduzione a cura di:
Gabriella Gelmi
Traduttrice EN→IT; FR→IT
Bergamo

Un traduttore migliore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Sonnellini e vacanze
Potrebbe suonare contro producente suggerire che pisolini e vacanze rendono i freelancers più produttivi rispetto al lavoro di molte ore, ma vi sono sempre più prove raccolte a rafforzare queste idee.

Per quanto riguarda i sonnellini, la ricerca dell’Università della Pennsylvania ha riscontrato che un breve sonno durante il pomeriggio può portare la prestazione del nostro cervello al livello di una persona più giovane di 5 anni. Le capacità sia di pensiero che di memoria migliorano a seguito di costanti sonnellini pomeridiani.  Per esempio, un freelancer che ogni giorno dopo pranzo dorme 20 minuti può effettivamente avere un giorno più produttivo di un altro che invece trascorre quel tempo lavorando, grazie alla maggiore agilità mentale di cui gode a seguito del sonnellino.

Nel frattempo, uno studio interno da parte del EY ha scoperto che i lavoratori che usano più delle loro ferie annuali permesse hanno dato risultati migliori nelle loro performance. Un lavoratore, per ogni 10 minuti di vacanza che preso, ha ottenuto in media un punteggio migliore dell’ 8%. Esiste quindi un chiaro collegamento tra il prendersi una pausa e il fornire una prestazione più alta. A sua volta, è facile notare come le stesse scoperte possono essere riflesse sul lavoro di un freelancer.

Prendersi una pausa
Ogni lavoratore freelance ha una propria routine, stabilita nel tempo in modo da bilanciare guadagno, efficienza e vita privata. Ciò nonostante, per coloro che lavorano molte ore al giorno potrebbe essere il momento per riconsiderare questa routine, usando come guida degli studi scientifici. Dopotutto, chi non vorrebbe raggiungere risultati migliori lavorando di meno?

Fonte: Articolo scritto da Louise Taylor e pubblicato il 30 ottobre 2017 su LinguaGreca.com

Traduzione a cura di:
Giulia Lauria
Traduttrice EN>IT
Torino

Un traduttore migliore

 Categoria: Traduttori freelance

Chiunque abbia lavorato freelance per un po’ sarà ferrato nei naturali alti e bassi cui è soggetto questo tipo di lavoro. I clienti talvolta sembrano essere sincronizzati tra loro: se uno di loro ha bisogno che un progetto sia completato urgentemente, è probabile che altri due si presenteranno con delle scadenze ugualmente irrealistiche. Naturalmente tutto ciò è compensato da quei periodi in cui tutti i clienti contemporaneamente sembrano essersi calmati, ma piuttosto che approfittare di quel momento per rilassarsi, la maggior parte dei freelancers dedica più tempo a preoccuparsi del proprio futuro guadagno.

Per molti freelancers la risposta ad affrontare periodi di lavoro particolarmente intensi è lavorare di più. In alcuni casi questa è davvero l’unica soluzione e probabilmente questo resterà il caso, a meno che leggi come la Normativa Europea sull’Orario di Lavoro vengano magicamente applicate per i lavoratori freelance. In ogni caso, forzare te stesso a lavorare per un numero assurdo di ore con una frequenza regolare può rivelarsi una strategia fallimentare. Ecco perché.

Calo di produttività e concentrazione
Nel 2014 John Pencavel dell’Università di Stanford ha condotto uno studio sulla produttività dei lavoratori in relazione al numero di ore di lavoro. La sua ricerca ha individuato un netto calo della produzione di un dipendente dopo che questi ha lavorato più di 50 ore a settimana. Questo calo peggiorava considerevolmente se la persona aveva lavorato per 55 ore a settimana e se le ore arrivavano a 70, il livello di produttività si appiattiva . Il risultato fu che la persona che aveva lavorato per 70 ore a settimana non aveva prodotto nulla di più rispetto a quella che aveva lavorato per 55 ore.

Sebbene lo studio riguardasse gli impiegati, le sue scoperte possono essere facilmente riflesse sui lavoratori freelance. Tutti noi conosciamo quella sensazione di inefficienza dopo aver lavorato per tanti e lunghi giorni: la mente perde il suo solito acume di concentrazione e le mansioni finiscono per protrarsi nel tempo più di quanto farebbero normalmente. Infatti la ricerca di David Rock, co-fondatore dell’Istituto Neuro Leadership, ha rivelato che in media una persona è realmente concentrata sul suo lavoro per sole 6 ore a settimana.

Una ricerca complementare della Professoressa Gloria Mark dell’Università della California, Irvine, ha riscontrato che ci interrompiamo per il 44% del tempo, indipendentemente da qualsiasi telefonata, e-mail o notifica di social media ricevuta e che potrebbe distogliere la nostra attenzione durante la giornata lavorativa.

Questo perché la mente umana ha la capacità di concentrarsi fermamente su un compito da svolgere per circa due ore. Dopo di che ha bisogno di una pausa di 20 o 30 minuti per rinfrescarsi e riottenere la capacità di concentrarsi intensamente. Come tale, se eliminiamo tutte le possibili distrazioni (a parte noi stessi), possiamo lavorare in modo più produttivo concentrandoci esclusivamente sull’argomento in questione.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Louise Taylor e pubblicato il 30 ottobre 2017 su LinguaGreca.com

Traduzione a cura di:
Giulia Lauria
Traduttrice EN>IT
Torino

Investi nella tua presentazione

 Categoria: Traduttori freelance

Una delle cose che dico sempre è che un traduttore deve avere un proprio biglietto da visita. So che quando stiamo iniziando la carriera è abbastanza difficile fare alcuni investimenti, ma questo è davvero necessario, sia per darlo ai colleghi traduttori che per fornirlo ai potenziali clienti. Ci sono alcuni siti on-line che creano i biglietti e li inviano per posta ad un buon prezzo. Un esempio è il sito Zocprint. Ho fatto i miei su questo sito e lo consiglio a tutti!

Non ci sono molte opzioni ma è possibile usufruire di formati già pronti, come pure sottoporre i propri. Un altro vantaggio è che è possibile richiedere 50, 100, 250, 500 e 1000 pezzi, mentre la maggior parte dei siti chiede di farne almeno 1000. Io personalmente penso che 1000 biglietti siano tanti. Preferisco farne pochi e, quando sono finiti, li rifaccio da zero modificandone il formato e la grafica. Comunque, se pensi che adesso non sia il momento adeguato per investire su un biglietto da visita perché è una spesa che sfora il tuo budget, ti do una grande notizia: è possibile creare un biglietto da visita on-line e gratuitamente!!!

Recentemente ho scoperto l’applicazione Kardshare. Con essa possiamo creare e scambiare biglietti da visita. È semplice e facile da usare, ed è disponibile per iOS e Android. Puoi creare il tuo biglietto da visita sul sito e poi basta scaricare l’applicazione sul telefono e  scambiare il biglietto con altre persone che hanno questa applicazione. Quando si crea il biglietto sul sito Kardshare, è possibile condividerlo con WhatsApp, su Facebook, e-mail, LinkedIn, Bluetooth.

Non sono riuscita a fare un biglietto da visita uguale a quello stampato, ma il risultato mi è piaciuto lo stesso. Chi vuole vedere il mio biglietto e scambiare il proprio con me, basta che clicchi qui. L’applicazione è ancora in fase di test, per cui potrebbero verificarsi delle discrepanze tra il biglietto modificato al computer e la visualizzazione sul cellulare, ma vale lo comunque la pena. E quando l’applicazione sarà al 100%, la varrà ancora di più!

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato il 28 dicembre 2015 sul suo blog Tradutor Iniciante

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro (Brasile)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (9)

 Categoria: Traduttori freelance

< Ottava parte di questo articolo

Per raggiungere questo pubblico internazionale, il best-seller una volta tradotto sarà spogliato dai suoi riferimenti originari, sarà interpretato e analizzato in maniera diversa rispetto a quello che era il suo senso iniziale. Per raggiungere un pubblico più eterogeneo Venuti parte dalla sensazione di piacere che permette l’identificazione dei lettori ai personaggi e agli eventi del racconto. Per dare questo piacere, precisa che la narrazione deve essere immediatamente comprensibile, avere un linguaggio preciso e semplice,una sintassi continuativa e un lessico familiare. Questa semplicità di linguaggio, di sintassi, di vocabolario, porta Venuti a parlare di fluent translations grazie alla quale si percepisce un effetto di trasparenza rispetto al testo originale; per ottenere questo genere di traduzioni, prosegue, i traduttori usano delle strategie appropriate, sintassi lineari, senza equivoci, di uso corrente, e con coerenza lessicale.

I traduttori evitano, sempre secondo lui, le costruzioni non idiomatiche, le polisemie, gli arcaismi, il gergo, e tutte quelle parole che secondo loro attirerebbero troppo l’attenzione del lettore. Queste traduzioni con «linguaggio corrente» privilegiano quindi il concetto di familiarità, ovvero un linguaggio riconoscibile, che diventa cosi invisibile. La naturalizzazione di queste traduzioni – che Venuti chiama «addomesticazione» – é davvero considerevole, al punto da arrivare a neutralizzare , secondo noi, la cultura straniera e di renderla come dice Venuti, invisibile.

L’invisibilità del traduttore e la trasparenza della traduzione, come dimostra Venuti, sembrano essere le parole d’ordine per le traduzioni dei best seller che ci sono servite qui come un esempio estremo della morte del traduttore. La sua riconoscibilità dipenderà come abbiamo visto, solo da delle scelte stabilite a priori. Ma lui conserva comunque ogni potere tra le sue mani, nella punta della sua piuma. Resta un intermediario culturale di grande peso. Il suo potere, manipolatore o no, resta quello più importante: quello delle parole.

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (8)

 Categoria: Traduttori freelance

< Settima parte di questo articolo

4. Il traduttore può essere invisibile? Ovvero il caso del best-seller nella traduzione
Venuti, che consacra un intero capitolo al best-seller nel suo libro The Scandals of Translation, afferma che, per pubblicare un best-seller, l’attenzione degli editori si consacra verso i testi stranieri che hanno avuto un importante successo commerciale già nel loro paese d’origine, sperando di rinnovare e continuare simili risultati. Il best-seller è infatti supportato da una grande diffusione e da una pubblicazione di grande volume dovendo raggiungere un grande ventaglio di lettori possibili, come categoria, ma soprattutto in termini di numero. Per questo motivo, secondo Venuti, le caste culturali considerano i best-sellers come della letteratura commerciale e a buon mercato. Questo giudizio di valore porta, a nostro avviso, in realtà di programmi come quelli scolastici e universitari, a un’esclusione della letteratura detta «popolare» o a un ruolo marginale nelle linee di ricerche sporadiche, soprattutto nei cicli universitari avanzati (terzo ciclo per l’università francese, ad esempio).

Il primo approccio dell’editore è quello commerciale, quasi imperialista, secondo Venuti, nel senso in cui, quello che attendiamo qui da una traduzione è la sua capacità di rinforzare dei valori letterari, morali, religiosi o politici del lettore. Per Venuti, le traduzioni confermano la regola generale enunciata da Pierre Nora sui «best-seller inattesi, ovvero la trasgressione, la fuga fuori dallo spazio sociologico naturale del libro, un’esplosione che permetta di toccare un pubblico per il quale non era stato pensato». Trovandosi davanti a un pubblico diversificato, la traduzione del best-seller mette in atto delle strategie discorsive che, sempre secondo Venuti, faciliteranno l’impatto con una massa importante di lettori. Il successo del best-seller dipenderà, aggiunge, dall’identificazione del lettore con i personaggi confrontati con delle problematiche sociali contemporanee.Il testo tradotto deve creare quindi un mondo che il lettore possa riconoscere.

Altri criteri per il successo di un best-seller sono la semplicità del linguaggio, delle immagini stereotipate e l’identificazione chiara dei personaggi in modo tale che permettano al lettore di accedere facilmente al mondo immaginario del testo, perché i valori che i personaggi rappresentano e divulgano gli sono chiari e familiari. Pascale Casanova (1999, p. 173) parla anche dell’importanza del pubblico che si vuole raggiungere, un «pubblico internazionale». Secondo lei, gli editori americani hanno cercato il segreto dei nuovi best-seller internazionali, ovvero le norme estetiche in vigore (ma anche quelle del secolo scorso) e la visione del mondo occidentale. Attualmente sono questi, secondo lei, i criteri commerciali più diffusi.

Nona parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (7)

 Categoria: Traduttori freelance

< Sesta parte di questo articolo

Anthony Pym (1998, p. 160) ha una visione totalmente opposta a quella di Berman, perché lui vede i traduttori in quanto persone in carne ed ossa, come esseri umani e non come mercenari che abbiano fatto una traduzione. E quindi, al contrario di Berman, Pym sostiene che certi dettagli della vita privata dei traduttori possano essere pertinenti per spiegare le loro scelte nella traduzione stessa. D’altra parte, Pym avanza l’ipotesi che i traduttori sono raramente dei professionisti del settore, ovvero che vivano solo facendo traduzioni,ma che esercitino spesso un’altra professione. Questo sarebbe secondo Pym, un vantaggio, perché un traduttore che vivesse solo delle proprie traduzioni sarebbe molto più dipendente dalle urgenze delle strutture organizzative (date di consegna, esigenze dell’editore, ecc) e cosi penalizzerebbe le sue capacità come traduttore.

Una delle domande fondamentali che si pone Pym è di sapere come si diventa traduttori. Perché si è bilingue? Questo criterio secondo lui, non influenza il fatto che qualcuno possa diventare traduttore, perché molto più spesso, dice Pym, il traduttore ha un legame particolare con cultura in particolare o con un autore specifico. Il traduttore traduce perché prova un piacere nel tradurre, nello scoprire l’altro. L’ipotesi di Pym è quella dell’intercultura che dimostra che la nazionalità del traduttore non ha alcuna importanza perché, secondo lui, il traduttore si situa nel confine tra due culture, ovvero nello spazio interculturale. Quindi, contrariamente a Berman che stabilisce una separazione binaria tra le due culture, Pym afferma che non solo i traduttori non appartengono che a una sola cultura ma che per di più ne sono i mediatori.

Tenendo conto dei criteri di Pym sull’interculturalità e del questionario di Berman, è possibile stabilire il profilo dei traduttori di una specifica letteratura, prendendo anche in considerazione il discorso implicito dei paratesti (prefazioni, note del traduttore e altre introduzioni o postfazioni) oltre a quelle del dei metatesti (note e glossari) e quelle di altri testi scritti dai traduttori. Tutti questi documenti diventano delle importanti fonti d’informazione. Per concludere, tutte queste informazioni sulla vita dei traduttori, in accordo con Pym, permettono di comprendere e apprezzare meglio le decisioni prese dai traduttori nonché le strategie di traduzione utilizzate. Ma per questo c’è bisogno che il traduttore sia visibile.

Ottava parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (6)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quinta parte di questo articolo

3. Come tracciare il profilo di un traduttore?
Secondo i postulati della teoria descrittiva, l’analisi parte dal testo tradotto, perché il confronto nasce in maniera reale solo a partire da quest’ultimo per Toury (1995, p. 36). Questo processo permette di evitare le analisi prescrittive per poter studiare le traduzioni nella maniera più oggettiva possibile, per quello che sono, e per quello che rappresentano nel sistema culturale in cui arrivano. Bisogna anche dire che uno dei principali vantaggi dello studio della letteratura tradotta a partire da basi concettuali descrittive, secondo Lambert et Van Gorp nel loro testo On Describing Translations, é quella di oltrepassare la visione tradizionale dei problemi tradizionali- e anche le domande ricorrenti : perché si traduce? oppure, la traduzione è fedele all’originale? O ancora, tale testo è una buona o una cattiva traduzione? – per interessarsi piuttosto a domande come: chi traduce? come? Che tipo di valore hanno le traduzioni nel sistema culturale e letterario di ricezione? O ancora, qual è il sottotesto con cui si è approcciata la traduzione rispetto al testo tradotto?

La teoria descrittiva della traduzione si propone di studiare dei modelli, delle strategie e delle tendenze seguite dai traduttori che permettano di stabilire come sono stati tradotti dei testi esistenti. In seguito, l’utilizzo della teoria brasiliana dell’antropofagia, in complemento alla teoria descrittrice, prende un valore innovativo visto che la nostra ipotesi parte dal principio che, a livelli diversi, tutti i traduttori siano antropofagi, e per esteso, che anche tutte le culture, sempre a livelli diversi, lo siano.

Ma «Per comprendere la logica del testo tradotto siamo ricondotti all’effettivo “lavoro di traduzione” e per associazione al “traduttore”», come ci dice Antoine Berman (1995, p. 72-73). Partendo quindi alla ricerca del traduttore, Berman si pone in maniera chiara una domanda : chi é il traduttore? Per lui questa domanda ha un’altra finalità rispetto a quella di conoscere un autore (chi é l’autore ?), perché afferma che «la vita del traduttore non ci interessa, e ancor meno i suoi stati d’animo». Quello che ci importa sapere secondo Berman è:

- se il traduttore è francese o straniero;
- se lavora solo come traduttore o esercita anche un’altra professione;
- se è anche un autore, se ha scritto delle opere;
- da quale(i) lingua(e) traduce;
- se è bilingue;
- che genere(i) di opere traduce;
- se ha scritto sulla sua tecnica di traduzione;
- se traduce anche con altri traduttori (traduzioni a «quattro mani»).

Settima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (5)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quarta parte di questo articolo

Per nascondere una lacuna terminologica antica – la questione della scelta iniziale del traduttore era discussa già due secoli fa, Schleiermacher (1999, p. 300-301) vedeva solo due metodi possibili: in un caso il traduttore può tradurre come se l’autore stesso avesse scritto nella lingua tradotta, nell’altro «il traduttore cerca di comunicare la sua conoscenza della lingua d’origine», portando il lettore verso l’altro, verso lo straniero –, per cui noi ci troviamo a lavorare con l’ipotesi della naturalizzazione e dell’esotizzazione.

Il problema della «scelta iniziale» è abbordato anche da Toury, secondo il quale la traduzione è un’attività che tocca allo stesso tempo due lingue e due tradizioni culturali. Il traduttore, sempre secondo Toury, si trova a doversi confrontare a priori con due scelte iniziali possibili. Toury (1980, p. 115-117) enuncia che il traduttore opera dall’inizio una scelta di base, ovvero che segue una «norma iniziale» (1995, p. 56-57) che lo pone davanti a due scelte.

Se il traduttore si assoggetta al testo d’origine (TO), la sua traduzione si piegherà alle norme del TO e nello stesso tempo alle regole della lingua e della cultura del TO. Quindi si tratterà, secondo Toury, di una traduzione adeguata rispetto al TO. Ed è quella che definisce come source-oriented translation. Se al contrario, il traduttore si piega alle regole del paese ricevente per il quale il testo è tradotto, la sua traduzione sarà accettabile solo rispetto alla lingua e alla cultura del paese fruitore: quello che Toury chiama target-oriented translation. Ma aggiunge che, generalmente, le decisioni prese dai traduttori si rivelano essere una fusione o una combinazione tra le due scelte. E’ possibile verificare come i traduttori hanno scelto di tradurre legandosi particolarmente agli elementi culturali presenti nelle traduzioni (espressioni linguistiche, nomi propri,toponomastiche,orali…).

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

2. Il ruolo del traduttore è quello di raccontare o di annettere il testo straniero?
Si può affermare che l’ipotesi della naturalizzazione e della esotizzazione di un testo letterario riporti alla teoria dell’adattamento e dell’ammissibilità dei descrittivisti come Toury. La definizione di «naturalizzazione» e di «esotizzazione» ci è fornita da Kitty van Leuven in due articoli pubblicati dalla rivista TARGET (2, p. 1). In effetti quando in un testo tradotto «i personaggi, i luoghi, le istituzioni, i costumi e le tradizioni sono adattati alla cultura del lettore che fruirà della traduzione», siamo davanti a un caso di naturalizzazione del testo. In questo caso, nel testo tradotto, il narratore cerca di ridurre la distanza tra la realtà narrativa del testo straniero e quella del lettore affinché il mondo narrativo che gli è presentato assomigli al suo.

D’altra parte quando sono presentati gli elementi di culture specifiche, o che parlino di soggetti che apportino «delle informazioni su un paese, sulla cultura e sulle caratteristiche sociali di un testo originale» (TARGET, 1 p. 2), il testo tradotto avrà seguito un processo di esotizzazione, favorendo una certa innovazione del linguaggio (ad esempio, con la creazione di neologismi), nonché un’estensione dell’orizzonte culturale del paese recettivo, che è, secondo il nostro avviso, la ragione sine qua non del tradurre.

Vengono usate anche altre terminologie a seconda degli autori e dei critici. Lawrence Venuti (1995, p. 81), secondo il quale le traduzioni sono inevitabilmente “naturalizzate”, distingue con domestication method, che è una traduzione etnocentrica del testo straniero rispetto ai valori culturali dominanti, e la foreignizing method che tiene conto delle differenze linguistiche e culturali del testo straniero. José Lambert (1980, p. 252) affermava già negli anni ’80 che a seconda delle circostanze, il testo tradotto poteva adottare sia una funzione spaesante (importazione non velata), o una funzione tradizionale ( sottomessa alle convenzioni della letteratura del paese a cui era indirizzata), o ancora una funzione asimmetrica ( il carattere convenzionale non poteva essere attribuito né alla letteratura d’ origine né alla letteratura di ricezione ).

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

In base a questa analisi, partiamo dunque dall’ipotesi che ogni traduzione è antropofaga. Ogni traduttore si appropria in qualche modo del testo scritto, ovvero lo fa proprio per rendere il testo pronto a essere letto da un’altra cultura, in un’altra lingua, traducendolo. Questa duttilità, questo spostarsi, permette una crescita del volume di traduzioni e una diversificazione spazio temporale di queste. Ciò non significa che le letterature nazionali e i modelli letterari siano spariti, ma che entrano in competizione con altre tradizioni e modelli. Parlare di mobilità della letteratura attraverso le traduzioni ci porta a parlare dello sradicamento (L’espressione di Deleuze et Guattari è presa da L. Venuti – 1998) della letteratura, nel senso in cui un testo tradotto diventa un testo privato del territorio che l’ha visto nascere e crescere – sotto forma di testo d’origine – e che è proiettato verso un’altra cultura, più precisamente verso dei nuovi lettori per i quali inizialmente il testo non è stato pensato. Anthony Pym auspica la traduzione come un testo che cambia in qualità spostandosi nello spazio e nel tempo.

Questo concetto di trasferimento nello spazio o la nozione di sradicamento della letteratura tradotta è imprescindibile da quella di approvazione perché partiamo dall’ipotesi che un testo straniero é sradicato (Venuti) e dunque spostato nel tempo e nello spazio (Pym), quindi tradotto per appropriazione.Secondo noi, la teoria dell’antropofagia e del processo di traduzione hanno la stessa origine rispetto concetto di divorare, incorporare, digerire, per alla fine generare una propria creazione. Il traduttore crea dunque un altro testo: il testo tradotto, «trasformato in energia creatrice» conserva «il segno d’identità» del testo d’origine. Il Traduttore è quindi un autore.

Ogni traduzione nasce quindi da un atto di antropofagia dato dall’assorbimento di un testo originale e dalla creazione di un testo tradotto; ogni traduzione resta unica perché fatta da un particolare traduttore, in un momento preciso. Solo confrontando i testi tradotti da diversi traduttori di uno stesso testo d’origine possiamo stabilire come i traduttori hanno tradotto, ovvero a che tipo e livello di antropofagia si sono spinti.
Se ogni traduzione è un atto antropofago, questa sarà: naturalizzata, o meglio legata al suo contesto (quella che possiamo definire «antropofagia etnocentrica»); esotizzata, o più sdradicata dal suo contesto («antropofagia innovatrice»); oppure un compromesso tra naturalizzazione e innovazione («antropofagia pluriculturale»). Ma in che maniera il traduttore racconta il testo straniero?

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

1. Il traduttore è un antropofago?
La teoria dell’antropofagia é una teoria brasiliana interessante, nata da una ricerca di un’ identità nazionale: l’essere brasiliani. Fu lanciata durante la « Semana de arte moderna de 1922 » (11 au 18 febbraio) a San Paolo, da uno scrittore brasiliano, Oswald De Andrade, che pubblicherà in seguito il suo “Manifesto Antropofago” nel 1928, e che secondo Bosi (2011, P.402-407), l’avrebbe scritta in reazione alla cultura europea importata in Brasile. D’altro canto, come contro-reazione, il “Manifesto antropofago” fu tradotto in francese solo nel 1982 da Jacques Thiériot. Di cosa parla allora questa teoria dell’antropofagia? Secondo Zilá Bernd (1995, p. 77-81) nel “Manifesto Antropofago”, il mito Tupi (I tupis sono degli indigeni brasiliani) del suddetto rituale antropofago fu utilizzato come metafora culturale del movimento antropofago, rappresentando cosi il punto culminante dell’inchiesta sull’identità brasiliana.

Si tratta, ci dice la Bernd, di «un ritorno ai momenti inaugurali della nostra storia, al paradiso mitologico dove vivevano i Tupinamba prima dell’arrivo dei portoghesi». In effetti, Leyla Perrone-Moíses affermava già nel 1982 che il desiderio di creare un’arte brasiliana fu orientata piuttosto verso il ritorno alle origini e che gli Indiani divennero un tema d’ispirazione. Bernd aggiunge che, sia nel rituale dei Tupinamba che nelle antropofagie moderne, il divorare non era un atto generalizzato ma praticato a partire da certi precisi criteri di selezione. Come il « selvaggio » che divora il nemico, – ma non uno qualunque: un nemico coraggioso e che si distingue per le sue qualità, spesso dei guerrieri – l’assorbe e lo digerisce per incorporarne le qualità e le virtù, lo scrittore brasiliano si comporterà allo stesso modo rispetto al rituale dell’antropofagia culturale.

Di fronte alla cultura dell’altro, lo scrittore brasiliano avrà lo stesso comportamento: divorare la cultura straniera, assorbirla, digerirla, per restaurare così il proprio patrimonio culturale. «L’atto di divorare proposto dai nuovi Antropofagi doveva rispondere a certi criteri affinché fosse assorbito solo il necessario, affinchè il “divorato” non facesse morire il divoratore per indigestione.»

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Parliamo del traduttore: ruolo e profilo

 Categoria: Traduttori freelance

Valéry Larbaud nel suo libro ‘Sotto la protezione di San Girolamo’ sostiene che le gioie e i vantaggi del traduttore sono grandi e degni di desiderio. Sempre secondo Larbaud:

Ecco un’opera, un libro intero che il traduttore ama, che ha già letto venti volte con delicato piacere e di cui il suo pensiero si è nutrito; e questo poema, questo libro, non è per i suoi amici, per tutte quelle persone che stima e con le quali vorrebbe condividere tutte le sue passioni; ma per loro diventa solo del nero su bianco, questo punteggiato compatto e irregolare della pagina stampata e che definiamo ‘lettera sigillata’; “Aspettate un po’”, dice il traduttore, e si mette a lavoro. Ed ecco che con la sua piccola bacchetta magica fatta di una materia oscura e brillante inguainata d’argento, trasforma quello che era solo una triste e grigia pagina stampata, indecifrabile, impronunciabile, priva di ogni significato per il suo amico, in una parola viva, un pensiero articolato, un testo nuovo, carico di sensi e d’intuizioni che esistevano ma profondamente nascoste, per tanti, nel testo straniero. Ora il vostro amico può leggere quest’opera, questo libro che voi amate: non è più una lettera sigillata per lui; può aprirla, e siete proprio voi che avete rotto i sigilli, voi che gli avete permesso di visitare questo palazzo, voi che lo accompagnate in tutte le strade e gli angoli di quest’affascinante città straniera: senza di voi, probabilmente non l’avrebbe mai visitata. (Larbaud Valéry, 1997, Sotto la protezione di San Girolamo, Parigi, Gallimard, p. 68 III, Gioie e pro) [...]

Il traduttore ha, effettivamente, il potere di rivelare l’altro, lo straniero, e questo a tutti i livelli della società. Stabilendo una relazione interattiva  tra le culture, il traduttore può perpetuare la tradizione o trasgredirla utilizzando delle parole straniere o creando dei neologismi. In altri termini, a seconda delle strategie di traduzione che il traduttore adotterà- secondo norme esistenti, ovvero l’integrazione della cultura straniera -, esse saranno rinforzate, e per di più si creerà un’apertura innovatrice nella lingua e la cultura (Torres, 2004).

Il traduttore letterale partecipa in maniera cosciente o no alla lotta per la visibilità, ovvero al riconoscimento internazionale di una letteratura. A seconda del tipo di traduzione, sarà trasmessa una certa visione culturale e letteraria di un sistema dato, piuttosto che un’altra. Il potere del traduttore è talmente importante che potremmo interrogarci sul suo bisogno recondito di antropofagia o sui suoi metodi di annessione dell’altro. Una tale ricerca permetterà in seguito di disegnare un profilo di traduttore, considerando i segnali spazio temporali necessari. L’esistenza di un traduttore diventa possibile grazie alla sua presenza nel testo tradotto.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marie-Hélène Catherine Torres e pubblicato sul numero 227/2012 della rivista on line Traduire

Traduzione a cura di:
Annalisa Trillo
Parigi (Francia)

Credete nel vostro lavoro

 Categoria: Traduttori freelance

Il post di oggi è una questione molto seria! Si tratta di valorizzare il nostro lavoro.

Ho visto diverse persone chiedersi, in diversi gruppi di traduzione, se la tabella di Sintra (Sindacato Nazionale dei Traduttori in Brasile) è valida, se possiamo applicare questi valori e se i clienti saranno disposti a pagarli, se i traduttori possono applicare questi valori anche se sono principianti…. Tutte queste domande hanno la stessa risposta: SI!
Possiamo praticare questi valori, i clienti sono disposti a pagare, ed è possibile caricare questi valori ancorché alle prime armi. Ma bisogna stare attenti: i valori di riferimento del sindacato Sintra, sono specifici per lavori finalizzati.

Questo significa che  puoi caricare  questo valore, ma soltanto quando hai un cliente diretto. Non sarà mai possibile pagare tale importo per un’agenzia di traduzioni, oppure per un collega con il quale tu dividerai il lavoro . Ho già visto molte persone cercare di caricare i valori di riferimento del Sindacato Brasiliano  (Sintra).  Il Cliente non accetterà di pagarli e  tu lo perderai. Non si può generalizzare questa informazione ! Ma dobbiamo ricordare che se vuoi caricare  alti valori per un’agenzia di traduzioni, di sicuro l’agenzia non accetterà e non ti chiamerà più per un altro lavoro visto che essa ha il compito di trovare il cliente, ricevere il file e inviarlo perfettamente. Dopo il suo servizio di traduzione, l’agenzia paga un’ altra persona  per rivedere il testo, il formato dei file, ecc. Allora, perché l’agenzia dovrebbe pagare un prezzo così alto per te, visto che il lavoro più complicato e che richiede più sforzo  è lei che lo fa?

Fermiamoci a pensare e ad analizzare il vero prezzo del nostro lavoro. Non abbiate paura di dire il suo prezzo! Invia il tuo budget con fiducia, visto che hai studiato per questo, hai investito in vari materiali (computer, internet, corsi, strumenti di traduzione, ecc) per offrire un servizio di qualità, e se il cliente ha realmente bisogno di un servizio di qualità, questo cliente sarà d’accordo a pagare, ma per questo è necessario mostrare fiducia!

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato il 19 ottobre 2015 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro (Brasile)

Cinque consigli per iniziare un’attività

 Categoria: Traduttori freelance

Uno dei miei obiettivi per il 2016 è quello di iniziare la mia attività. Un obiettivo audace che da ora in poi richiederà un sacco di impegno, ma è qualcosa che voglio veramente. E come sempre, sto vivendo, imparando e condividendo le mie esperienze con voi. Per questa ragione, ho deciso di scrivere questo post con alcuni suggerimenti per coloro che vogliono iniziare un’attività nel settore della traduzione.

Primo consiglio – Riflettete bene se è davvero il momento giusto
Ho parlato di questo argomento nell’ultimo video del 2015, sul canale chiamato Tradutor Iniciante (Traduttore Principiante ndt). Sono consapevole che il blog è orientato verso i traduttori principianti, ma è importante parlare di questo, visto che alcune agenzie richiedono fattura e soltanto le ditte possono emetterle. Ricordate che l’avvio di un’impresa ha alcuni costi. Quando si avvia un’attività, cominciamo ad avere costi come la parcella del commercialista, le tasse, le spese di tenuta conto bancario, per non parlare dei costi di avviamento. Se non avete un portafoglio clienti sufficiente a garantirvi dei buoni introiti aspettate un altro po’! Forse non è il momento giusto.

Secondo consiglio – Cercate! La vita di un traduttore è fatta di ricerche
Se pensate che sia giunto il momento di creare la vostra attività e iniziare a fatturare, dovete cominciare a cercare un commercialista (sceglietene uno di vostra fiducia o fatevene consigliare uno), una banca (cercate di capire quella che offre il miglior rapporto qualità-prezzo per aprire un conto per una persona giuridica) avendo chiara la ragione sociale con la quale volete operare (ME, EIRELI, LTDA). Non fate niente sull’onda dell’emozione. Tutto deve essere pianificato con calma.

Terzo Consiglio – Cominciate ad accantonare fondi in anticipo
Quando ho deciso che era giunto il momento di iniziare la mia attività, ho trascorso quasi 6 mesi a risparmiare denaro, poiché sapevo che l’apertura ufficiale dell’attività non avrebbe avuto un costo bassissimo. Per alcune ragioni sociali è necessario avere un capitale minimo, ed io, non volendo sborsare quell’importo tutto insieme in un colpo solo, ogni volta che lavoravo con un cliente diretto mettevo il compenso in una busta.
Sapevo che il denaro apparteneva all’attività, non a me. Adesso non ho più bisogno di togliere soldi dal mio conto per pagare la documentazione necessaria all’avvio dell’attività, per avere il capitale iniziale ed effettuare pagamenti per gli altri adempimenti richiesti all’inizio. Devo solo mettere da parte i soldi per le spese future.

Quarto consiglio – Fate attenzione al vostro target di riferimento
È inutile che iniziate un’attività senza sapere dove sono i vostri clienti, come trovarne di nuovi e come promuovere i vostri servizi. Più lavoro ottenete, meglio è! Ma questo non significa che dovete andare a caccia dappertutto.
Mettete a fuoco, selezionate, individuate il vostro target per sapere esattamente dove andare a cercare nuovi clienti, questo ovviamene senza dimenticare quelli vecchi.

Quinto consiglio – Strutturate i vostri affari
Questa è la prima cosa che dev’essere fatta. In realtà, questo dovrebbe essere fatto molto tempo prima di iniziare a pensare di avviare un’attività. Ogni traduttore dovrebbe pensarci al momento in cui decide di intraprendere questa carriera. Se ancora non l’avete fatto, fatelo subito! Se non sapete come fare, restate sintonizzati, perché il 28/01 presenterò un webinar su come strutturare i vostri affari! […]
Io ho fatto tutto questo. Sto avviando la mia attività e, non appena sarà tutto sotto controllo, vi darò ogni dettaglio della mia esperienza qui sul blog o attraverso il canale YouTube. Se non siete ancora iscritti, iscrivetevi subito!

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato il 25 gennaio 2016 sul proprio Blog

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro (Brasile)

Le competenze del traduttore secondo l’EMT

 Categoria: Traduttori freelance

È opinione diffusa che per tradurre sia sufficiente conoscere a fondo una lingua straniera. O averne addirittura una conoscenza superficiale: ci pensa il dizionario a supplire alle carenze dei traduttori inesperti. Niente di più sbagliato! Saper parlare una lingua straniera, perfino essere perfettamente bilingui, non basta per essere dei buoni traduttori. Tradurre in modo professionale è più difficile di quanto possa apparire agli occhi dei non specialisti del settore. Ogni traduttore che si rispetti deve possedere una sensibilità linguistica, una cura del dettaglio, una perseveranza e una testardaggine fuori dal comune. Oltre che sei specifiche competenze, definite dall’EMT (European Master’s in Translation), che saranno enumerate e spiegate brevemente di seguito. È importante sottolineare il fatto che tra queste competenze non ce n’è una più importante delle altre: sono interdipendenti l’una dall’altra, in alcuni casi si sovrappongono e, insieme, offrono un quadro completo dei requisiti da cercare in un traduttore professionista.

1) Translation service provision competence – La prima competenza consiste nella capacità di fornire un servizio di traduzione adeguato. Il traduttore deve saper gestire il proprio lavoro, negoziare con i clienti, valutare i costi del servizio che sta offrendo, oltre che programmare, gestire e autovalutare le proprie traduzioni.

2) Language competence – Conoscere una lingua straniera non basta per produrre una buona traduzione, ma è ovviamente un requisito indispensabile per approcciarsi a questo mondo. Comprendere appieno le strutture grammaticali e lessicali della lingua dalla quale si sta traducendo, coglierne anche le più piccole sfumature, è essenziale per tradurre tutto nella lingua di arrivo. Va da sé che la competenza linguistica non deve limitarsi unicamente alla lingua source, ma deve includere anche la lingua target, quella di destinazione.

3) Intercultural competence – Questa competenza si trova a stretto contatto con quella linguistica. Il traduttore deve essere ben informato, oltre che sulle due lingue di lavoro, anche sulle relative culture, in modo da produrre un testo non soltanto corretto dal punto di vista linguistico, ma anche pertinente, a livello culturale, alle aspettative e alla realtà dei clienti.

4) Information mining competence – Ogni traduttore che si rispetti non lavora soltanto con i dizionari. Con la comparsa e lo sviluppo di internet il materiale di ricerca a disposizione dei traduttori è aumentato esponenzialmente. È fondamentale, quindi, che il traduttore sappia portare a termine, in maniera critica e precisa, le ricerche tematiche e terminologiche di cui necessita nel corso del suo lavoro.

5) Thematic competence – Strettamente connessa quella precedente, la competenza tematica è imprescindibile per comprendere i contenuti del testo di partenza e renderli al meglio in quello di arrivo.

6) Technological competence – Ultima, ma non per importanza, la competenza tecnologica. Come già accennato, lo sviluppo di internet e delle tecnologie hanno influito non poco sul mestiere del traduttore, non più lo scribacchino chino sulla scrivania, ma un vero e proprio esperto in informatica. Saper utilizzare le memorie di traduzione, creare e gestire database terminologici, preparare traduzioni in vari formati e per diversi media sono solo alcune delle capacità computer related che un vero traduttore dovrebbe possedere.

Dopo questo breve excursus risulta evidente che la traduzione non è un semplice lavoro di copia e incolla, una trasposizione di parole da una lingua all’altra. Si tratta, invece, un’attività che può essere portata a termine, in modo professionale, solo dopo molti anni di studio, di perfezionamento e di duro lavoro.

Autrice dell’articolo:
Fabiola Tota
Aspirante traduttrice Inglese/Francese > Italiano
Bari

L’universo della traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Che cosa significa fare il traduttore? Di cosa si occupa questa figura? Esiste una traduzione perfetta? Queste sono le domande più gettonate quando ci si avvicina al mondo della traduzione. Tutti, o quasi, pensano che fare il traduttore sia uno dei mestieri più facili ma in realtà richiede una conoscenza molto approfondita della lingua e della cultura di quel determinato paese. Il traduttore è quella persona che, rinchiusa nella propria stanza sta ore ed ore a decidere se quel termine è adatto a quel tipo di testo, che ricontrolla cento volte se quella frase rende e riesce a soddisfare tutti gli aspetti e le sfaccettature che può richiedere una lingua. Tutto questo lavoro per arrivare a un prodotto finale che soddisfi a pieno loro e i lettori. Prodotto, che come gli “addetti ai lavori” sanno non sarà mai perfetto e intoccabile”.

Ogni traduttore con la scelta di un termine cerca di dare una sfumatura, un accento diverso, un tocco personale alla propria traduzione senza che nessuno possa sentirsi dire “hai sbagliato”.Perché proprio in questo risiede la bellezza della traduzione e della lingua in sé: in ogni singola scelta effettuata risiede l’autenticità del traduttore. Questa originalità se viene condivisa con quella di altre persone può portare ad allargare ancor di più le proprie conoscenze, il proprio bagaglio personale, i propri orizzonti. Un’esperienza che ho avuto l’opportunità di vivere con altre 15 persone che venivano da parti diverse dell’Italia; un esperimento traduttivo che ha portato 15 menti ad eseguire la traduzione di un unico testo. Un laboratorio che ha fatto sì che condividessimo e mettessimo in dubbio ogni nostra personale opinione e convinzione, a favore di una scelta collettiva e condivisa abbracciando le soluzioni altrui, mettendo da parte il nostro ego, forse egoista, rendendo il prodotto finale unico e irripetibile.

Articolo di:
Michele Cascella
Laureato in lingue e letterature straniere
Milano

Cinque suggerimenti per traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

La vergogna e la timidezza non aprono porte. Create tecniche per vincerle e per mostrare il vostro potenziale al mondo!
Proprio come il perfezionismo, anche la vergogna può impedirvi di avere successo.
Ve lo garantisco poiché sono la prima ad essere molto timida!!!! Le persone che mi hanno conosciuto al Congresso hanno pensato che stessi scherzando quando ne ho parlato, ma è vero, io sono timida! Il fatto è che mi sforzo un sacco per non far trasparire questa timidezza. Ho bisogno di vendermi e di vendere il servizio che offro, e per questo non posso essere timida. Ancora non siete convinti? Guardate il primo video che postai sul mio canale youtube e poi guardate uno dei più recenti. La differenza è incredibile. Ognuno ha la propria tecnica per vincere la timidezza. Se volete, vi dirò qual è stata la mia. E’ un dato di fatto, quando si dimentica la timidezza, le porte cominciano ad aprirsi!

Focalizzatevi sui buoni esempi!
Questo è stato uno dei primi suggerimenti a cui ho pensato durante il Congresso (vi siete già accorti che sto scrivendo tutto in ordine sparso, vero?). Venerdì scorso, prima del workshop sulla traduzione per il doppiaggio, stavo guardando alcuni snapchats per passare il tempo, e ne ho visto uno di un ragazzo chiamato Murilo Gun in cui parlava di esempi. Molto spesso guardiamo soltanto le persone che stanno facendo qualcosa di sbagliato e ci dimentichiamo di guardare chi sta facendo la cosa corretta. Se ammirate qualcuno, seguite i suoi passi. Cominciate a pensare a quella persona come al vostro mentore. Io, per esempio, ho diversi “mentori segreti” nel settore della traduzione e cerco di seguire il loro stesso percorso. Presto attenzione a ciò che funziona e lo adatto a me. Abbiamo bisogno di buoni esempi per ispirarci!

Cominciate con poco, perché quando si vuole spaccare il mondo poi ci si arena.
Sapete quando abbiamo un’idea e ci buttiamo anima e corpo su di essa facendo mille cose allo stesso tempo? Calma! Fate una cosa alla volta. Userò il mio sito come esempio. Prima di tutto venne il blog. Poi un anno dopo, la Fanpage, e solo l’anno successivo nacque il canale. Forse se avessi cominciato con il blog, la Fanpage e il canale fin da subito non avrebbe funzionato. Tutti questi canali di comunicazione che ho con voi richiedono tempo e dedizione. Dovete iniziare lentamente per abituarvi  ad una nuova routine e aggiungere man mano nuove sfide.
Ho avuto altre intuizioni durante il Congresso, ma erano più personali, per cui ho estrapolato questi 5 suggerimenti credendoli più interessanti per voi.

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato sul proprio blog il 13 giugno 2016

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro, Brasile

Cinque suggerimenti per traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Quest’anno, a differenza dello scorso anno, non scriverò un articolo riassumendo le attività svolte durante il Congresso (della Abrates, Associazione Brasiliana dei Traduttori ndr). Questo per due motivi: primo perché quest’anno sono andata al Congresso con un mood diverso, più che imparare durante le attività, volevo nuovi contatti! Più gente fossi riuscita a conoscere e meglio sarebbe stato. L’altra ragione è il fatto di non volere che diventi un’abitudine.
Proprio in virtù del fatto di essere andata al Congresso con un atteggiamento diverso, durante l’evento ho avuto diverse intuizioni e vorrei condividerne 5 con voi.

Non aspettate di raggiungere la perfezione. Andate e fate del vostro meglio!
Non so voi, ma io sono una persona molto perfezionista. Da un lato questo è una cosa buona, perché dobbiamo fare del nostro meglio, ma se percepite di stare arrivando a degli estremi, state attenti! Il perfezionismo non può bloccarvi. Ricordate, imperfetto ma finito è sempre meglio che perfetto ma non finito.

Meno scuse e più azioni. Il successo è per coloro che si alzano e fanno!
Questo suggerimento l’ho pensato domenica mattina, quando stavo uscendo di casa, l’ultimo giorno del Congresso. Nella notte tra sabato e domenica ha piovuto molto qui a Rio de Janeiro, e confesso che avrei voluto rimanere a letto, sotto al piumone a dormire fino a tardi. Perché non l’ho fatto? Perché voglio crescere nella vita. Ho sete di conoscenza, ed è più grande della mia miglior scusa. Molte persone (non solo traduttori) si lamentano che la vita è brutta, che la situazione è difficile, ma allo stesso tempo non fanno nulla per cambiarla. Ciascuno ha le sue priorità. Alcuni preferiscono uscire domenica alle 7 del mattino per seguire un corso, partecipare a una conferenza, o anche a lavorare normalmente, altri preferiscono dormire, fare un barbecue oppure stare seduti al bar a bere una birra! Poi però non puoi lamentarti se non hai né lavoro né soldi, ok?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Laila Compan e pubblicato sul proprio blog il 13 giugno 2016

Traduzione a cura di:
Thiago Lima
Rio de Janeiro, Brasile

Tradurre (sé stessi) è come crescere

 Categoria: Traduttori freelance

Se chiudiamo gli occhi e pensiamo al termine “traduttore”, immaginando la sua figura, immediatamente ci salterà alla mente l’immagine di un uomo solitario, in lite coi propri pensieri per dare ad un termine il suo giusto corrispondente.
E se esistesse una scuola di traduzione condivisa?

Ebbene sì. Esiste un luogo, in un determinato momento dell’anno, in cui è possibile vivere un’esperienza di traduzione condivisa: un unico racconto per quindici menti operanti e attive. Ciascuno di noi sa cosa significhi spendere ore e giorni interi sulla stesura di un testo, perché poi proprio di questo si tratta, d’altra parte un traduttore altro non è che uno scrittore molto timido che si fa supporto delle parole di qualcun altro. Ecco: ora pensate di condividere questa intimità, questa indecisione così profonda,con altre quindici teste e altrettante anime. Credetemi: è fantastico. Significa creare un essere stupendo, ricco di sfumature che una persona sola non potrebbe e non saprebbe nemmeno dare.

Le difficoltà sono molte: ognuno ha una provenienza differente dagli altri, dialetti diversi quindi, e ognuno col suo modo di parlare. Abbiamo apportato qualcosa di nostro con fatica, scendendo spesso a compromessi con noi stessi. Perché si sa, quando si lavora in gruppo, il proprio io, le proprie convinzioni vanno  messe da parte e bisogna imparare a capire la visione altrui e saper ammettere che talvolta “lui è meglio di me” o semplicemente “la sua idea è meglio della mia”.

E allora non è solo un laboratorio di creazione di qualcosa di comune, di condiviso e condivisibile con altri ma diventa un laboratorio sociale per conoscere gli altri, migliorando sé stessi. Il lavoro è molto, i pensieri tanti, le parole migliaia e con milioni di accezioni differenti. La bellezza dell’Italia e dei suoi dialetti tutti in una stanza, per quattro giorni e riflessi poi, in due pagine di racconto. Tutto mio, tutto nostro.

Articolo scritto da:
Avveduto Valentina Consuelo,
Laurea in lingue e letterature straniere
Milano

Riflessioni sul mestiere dei traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Ogni traduzione rappresenta il punto di vista di chi traduce, che nonostante si sforzi per ottenere un risultato imparziale, alla fine si troverà tra le mani un testo leggermente nuovo, influenzato dall’ideologia culturale, dal luogo geografico, dal periodo storico in cui vive. Come sostiene Bruno Osimo, in un certo senso il traduttore priva il lettore che legge un testo tradotto delle possibilità iniziali che il testo originale può offrire, si sostituisce a lui e offre la sua versione dei fatti. Propone direttamente al lettore le sue ipotesi, prendendosi la totale responsabilità dell’interpretazione del significato originale. Una responsabilità enorme. Non esistono traduttori perfetti, ma ci sono una serie di qualità che il traduttore ideale dovrebbe possedere: la perfetta conoscenza della storia e della cultura della lingua da cui traduce, per capire non solo il significato superficiale, ma anche gli artifici retorici e stilistici. Dovrebbe anche essere uno scrittore capace nella sua lingua madre, per padroneggiare le tecniche di scrittura e saper riconoscere la differenza tra i vari registri linguistici e poterla così riprodurre durante la traduzione. Dovrebbe avere anni di esperienza alle spalle, perché la traduzione è anche una disciplina pratica, e come in tutte le discipline pratiche, è possibile migliorare solo con il costante esercizio. Il traduttore ideale deve essere un ponte fra due culture, ma non può fare queste veci rimanendo neutrale.

Massimo Bocchiola parla di questo mestiere facendo una magnifica metafora: il traduttore è come Caronte, il traghettatore per eccellenza. Trasporta le persone da un luogo all’altro, da una sponda culturale all’altra, attraversando il fiume delle lingue. In questo meraviglioso viaggio porta con sé il lettore e gli mostra il testo attraverso i suoi occhi, offrendogli la sua prospettiva. Ancora una volta, si nota come la nozione di traduzione cambi a seconda di chi ne parla. Ogni studioso e ogni traduttore ha la propria idea di come portare a termine questo difficile compito. Mi permetto di citare ancora il grande Umberto Eco, che diede un’altra interessante definizione di traduzione, definendola come una negoziazione di significati. Quando il traduttore svolge il suo lavoro, si trova a negoziare costantemente il significato del testo che ha di fronte, proprio come nella vita quotidiana si negoziano di continuo le espressioni che vengono usate. Ognuno ha un proprio schema mentale, che non è necessariamente lo stesso dell’interlocutore.

Al sentire la parola “gatto”, la scenografia che si crea mentalmente può essere diversa per ogni persona: qualcuno potrebbe pensare a un esemplare dal soffice pelo lungo e bianco, altri potrebbero pensare a un gattino di pochi mesi di vita, altri ancora immaginerebbero un gatto nero e così via. Una volta chiarito lo schema mentale proposto dall’autore, il traduttore deve negoziare una serie di altri significati perché la traduzione aderisca il più possibile all’originale. Per questo, il lavoro di traduzione è di una complessità enorme; per questo, durante il proprio lavoro il traduttore dovrà inevitabilmente perdere una parte delle sfumature del testo originale e sempre per questo, Umberto Eco, conclude che tradurre significa “dire quasi la stessa cosa”.

Autrice dell’articolo:
Alice Borsetto
Dott.ssa in Scienze del linguaggio, ramo filologico-editoriale
Rovigo

BIBLIOGRAFIA
- Osimo Bruno, Manuale del traduttore. Guida pratica con glossario, Milano, Hoepli, 2002.
- Eco Umberto, Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione, IV, Milano, Bompiani, 2013.
- Bocchiola Massimo, Mai più come ti ho visto. Gli occhi del traduttore e il tempo, Torino, Einaudi, 2015.

Riflessioni sul mestiere dei traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Cosa significa tradurre? A quanto pare, è la prima domanda che viene posta in tutti i libri che trattano il metodo della traduzione. La risposta è sempre diversa, perché ad essere diversi sono i libri che vengono tradotti, gli autori e, ovviamente, i traduttori. Tradurre non è mai un compito facile, soprattutto quando si parla di traduzione letteraria; perché la traduzione non rappresenta solamente un atto linguistico, ma anche un atto di mediazione culturale. Per questo, prima di avvicinarsi a una traduzione, è necessario leggere e comprendere a fondo il testo su cui si decide di lavorare, attraverso una lettura profonda che permetta di conoscere l’autore e capire i motivi che l’hanno spinto a raccontare ciò che narra.

Umberto Eco disse che tradurre significa anche interpretare, capire il sistema di una lingua straniera e sostituirlo con il sistema della propria lingua madre, in modo da produrre gli stessi effetti semantici, metrici, stilistici, che il testo originale vuole trasmettere al lettore. Tradurre è quindi una forma di interpretazione che rispetta la principale intenzione di un testo e dei contenuti che esprime nella lingua e nel contesto culturale in cui nasce. Il traduttore, effettuando la sua personale interpretazione del testo, non può permettersi di cambiarlo, ma solo di fare una serie di ipotesi interpretative sull’intenzione originale dell’autore. Interpretare significa quasi scommettere sul significato di un testo: il traduttore può azzardarsi a fare una serie di ipotesi che poi deciderà di tradurre seguendo la sua personale interpretazione delle parole dell’autore. Chi fa questo mestiere lo sa bene: purtroppo, nella traduzione si perdono sempre alcune sfumature del testo originale.

Il traduttore si batterà fino all’ultima parola per riprodurre la stessa atmosfera, gli stessi giochi di parole, addirittura gli stessi effetti sonori, ma prima o poi si troverà ad accettare che una piccola parte di significato della sua traduzione sarà leggermente diversa dal testo di partenza. Non esistono traduzioni perfette, né traduttori perfetti. Esistono diverse versioni di traduzione che rappresentano il punto di vista di chi ha avuto l’occasione di lavorare a un determinato testo. La concezione comune della traduzione, porta le persone a pensare che esista una qualche “versione ideale”, un risultato assoluto a cui ogni traduttore può arrivare, grazie a esperienza e competenza, eppure la comunità dei traduttori ha mostrato varie volte che possono coesistere traduzioni diverse e ugualmente corrette. La traduzione è quindi un processo interpretativo, e in quanto tale è soggetto alle variazioni di chi effettua tale processo.

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Autrice dell’articolo:
Alice Borsetto
Dott.ssa in Scienze del linguaggio, ramo filologico-editoriale
Rovigo

Traduttore freelance: vantaggi/svantaggi (2)

 Categoria: Traduttori freelance

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Passiamo ora ai vantaggi di questa posizione: la libertà. Si è liberi di lavorare come si vuole, dove si vuole e quando si vuole, essendo consapevoli ovviamente che tali fattori influenzeranno probabilmente la nostra produttività. Altro vantaggio da associare a quest’ultimo è che nessuno controllerà il nostro lavoro, né ci dirà come lavorare: anche in questo caso di può parlare di “libertà”. Inoltre, si è liberi di lavorare su diversi progetti allo stesso tempo, per diversi clienti.

Il terzo vantaggio da menzionare è che se si è iscritti al ROI, il Registro degli Operatori Intracomunitari, si può lavorare con aziende estere eseguendo quindi un’operazione intracomunitaria il cui vantaggio è l’esenzione dal pagamento dell’IVA.

Qual è dunque la migliore opzione, per i neotraduttori?
Senza dubbio, il primo obiettivo di un neotraduttore deve essere accumulare esperienza. Inizialmente, dunque, è più consigliabile lavorare per un’agenzia di traduzione, nella quale probabilmente già si trovano traduttori che hanno fatto la gavetta e hanno esperienza lavorativa da poter condividere. Aver lavorato in un buon team è assolutamente imprescindibile per arrivare ad essere freelance. La capacità decisionale, l’organizzazione ma anche la tecnica, caratteristiche fondamentali nell’ambito lavorativo, quando si è ancora alle prime armi hanno bisogno di essere modellate, e per farlo devono seguire un modello esistente. Passo dopo passo, si può arrivare a lanciarsi nel mondo dei liberi professionisti: solo così si potrà decidere se restarvi o se si è più portati a dipendere da qualcun altro, almeno nel mondo del lavoro.

Difficile ma non impossibile, la sfida del freelance è ancora viva e mette a confronto ogni giorno milioni di liberi professionisti con la dura (ma affascinante) realtà del dipendere solo da se stessi. Lo Stato italiano, dal suo canto, ha cercato di dare una mano a questo gruppo di lavoratori con un nuovo tipo di partita Iva a regime forfettario agevolato, lanciata nel 2016, che sembra fatto risalire il numero di liberi professionisti italiani rispetto al passato. Solo nel lungo termine, però, si potrà esprimere un giudizio a riguardo. Nel frattempo, l’unica opzione è quella di continuare a lavorare.

Autore dell’articolo:
Cristiano Capomaccio
Traduttore EN-ES-FR-CA>IT – EN-FR-CA-IT>ES
Barcellona – Spagna

Traduttore freelance: vantaggi/svantaggi

 Categoria: Traduttori freelance

Il sogno di tutti è fare il lavoro dei propri sogni, non dipendere da nessuno se non da se stessi e decidere quando, dove e come lavorare. Ma non è tutto oro quel che luccica, soprattutto di questi tempi: la professione di libero professionista non è più conveniente come lo era una volta, e la prova è che il numero di questa categoria di persone è calato negli ultimi 10 anni e continuerà a calare nel prossimo futuro.

Andiamo a dare un’occhiata velocemente ai numeri del lavoro in Italia dell’ultimo anno solare: dei 22,7 milioni di occupati, i lavoratori freelance sono circa 3,5 milioni, ovvero il 13,8% della popolazione attiva. Nonostante abbia subito un calo del 2% nell’ultimo decennio, tale percentuale è superiore a quella della media europea, che è del 9,2%.

Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di dipendere solo da se stessi?
Nel mondo della traduzione, ovviamente, sono diversi da quelli di altri settori. Iniziamo citando i più ovvi: tra gli svantaggi, l’instabilità. Essere lavoratori autonomi porta in molti casi ad un’instabilità professionale, non potendo essere certi di avere un carico di lavoro stabile e continuo per un determinato periodo di tempo. Spesso non dipende solo dal lavoratore in sé, ma anche dall’assenza di lavoro, dall’impossibilità di essere in contatto proprio con l’azienda che avrebbe bisogno di una determinata traduzione in un determinato momento, e anche dalla concorrenza, che non manca mai.

Un secondo svantaggio sono le spese: ogni spesa, ovviamente, è a carico del lavoratore stesso, e in genere le ritenute sono leggermente superiori per i liberi professionisti rispetto a quelle di un normale contratto di lavoro.

Infine, non dimentichiamoci che essere liberi professionisti significa lavorare da soli: per se stessi, e con se stessi. Si è l’unica compagnia che si ha, durante le ore di lavoro. A meno che non si voglia passare il tempo con qualcun altro, ma probabilmente ne risentirebbe la produttività.

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Autore dell’articolo:
Cristiano Capomaccio
Traduttore EN-ES-FR-CA>IT – EN-FR-CA-IT>ES
Barcellona – Spagna

Mettere un piede nella traduzione (2)

 Categoria: Traduttori freelance

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Scomoda verità n°3 – Serve tempo
Serve un sacco di tempo per costruirsi una base di clienti. E le agenzie sono notoriamente lente a rispondere, se mai lo fanno. Questo mitico Posto in cui Traduttori e Clienti si Incontrano, se permette ai più affermati di crogiolarsi in una luce dorata, può diventare freddo e solitario per chi non conosce il territorio. Quindi tenetevi stretto il vostro lavoro attuale mentre spolverate le ragnatele dalla vostra posta in arrivo, o trovate qualcuno che vi sostenga per il primo anno circa, finché non cominciate a vedere i frutti del vostro lavoro, e i rotola campo non smettano di rotolare senza speranza lungo la strada. Vi salverà anche dall’accettare quei lavori così terribili da indurre un’ondata di nausea all’Arancia Meccanica ogni volta che pensate di mettere le dita sulla tastiera. Capitano a tutti noi, prima o poi, e ci fanno sentire come Luke Skywalker quando la sua X-wing si schianta nella palude del pianeta Dagobah, ma più a lungo riesci a rimandare l’inevitabile, meglio è.

Scomoda verità n°4 – Il tuo CV (probabilmente) non è abbastanza buono
Ogni volta che qualcuno crea un CV Europass, un reclutatore muore. Da qualche parte, in maniera orribile, tra spasmi agonizzanti. Nonostante le onorevoli intenzioni dell’iniziativa Europass, crearne uno da freelancer è l’equivalente di un suicidio professionale: questo documento ripugnante presume che siamo tutti perfettamente uguali, in grado di essere infilati in comode piccionaie, come le specifiche tecniche delle varie automobili disponibili sul mercato, elencate sul retro di qualche rivista automobilistica. Dato che il CV è un documento di marketing che lascia una libertà praticamente illimitata su come crearlo, perché non approfittare di questa libertà? Invece di provare a spremere i vostri talenti e traguardi in un formato taglia unica, che alla fine non veste bene nessuno, dovete esplorare e capire cosa potenziali agenzie o clienti vogliono sapere e stanno cercando. L’introspezione e la preparazione che mettete nella realizzazione di un CV efficace, creato su misura per le vostre esperienze e abilità come individui, vi mostreranno che avete pensato a ciò di cui il mercato ha bisogno, e a cosa potete offrire di conseguenza, e che potete trasmetterlo in modo accattivante e pertinente, piuttosto che produrre una serie di copie carbone di un CV che presume voi siate gli ultimi portelloni di fascia media della catena di montaggio.

Restate sintonizzati per la Seconda Parte!

Fonte: Articolo scritto da Fiona Grace Peterson e pubblicato il 15 febbraio 2017 sul proprio Blog

Traduzione a cura di:
Melanie Jean Messina
Traduttrice EN-FR > IT
Monreale (PA)