Le abitudini dei bravi traduttori (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

Organizzarsi in modo da gestire al meglio il proprio tempo
State alla larga dalle scadenze irragionevoli o incompatibili con i vostri impegni. In quanto traduttori, il tempo è una delle vostre priorità. Consegnare in ritardo le vostre traduzioni avrà un impatto negativo sulla vostra agenda. Si consiglia di conservare sempre un po’ di tempo in più per gestire eventuali imprevisti e soprattutto per sviluppare il proprio marchio. Si sa che le mansioni amministrative sono poco piacevoli, ma non bisogna mai rimandarle, altrimenti diventeranno ancora più difficile da gestire.

Restare fermi sui prezzi stabiliti
Bisogna stabilire una tariffa equa e mantenerla, in modo da trovare clienti disposti a pagare per delle traduzioni di qualità. Se i prezzi vengono abbassati, in seguito, risulterà poi difficile alzarli. La guerra dei prezzi è in contrasto con l’immagine della qualità che volete offrire ai vostri clienti. D’altro canto, fate attenzione a non sopravvalutare le vostre capacità. Si tratta di un errore altresì comune quando ci si avvia in questo mercato.

Aiutarsi a vicenda e costruire il proprio marchio
Partecipate a gruppi di discussione insieme ad altri traduttori. Chiedete consigli e pareri sulle vostre traduzioni, aiutate altri traduttori a trovare il significato di parole complesse. In sintesi, coltivate la vostra rete di conoscenze! Il mondo dei traduttori è molto competitivo, perciò bisogna essere simpatici nei confronti degli altri colleghi. Esistono molte comunità di traduttori su internet, (ProZ, TranslatorsCafé, ecc.) per rimanere aggiornati sulle ultime tendenze. Tutto questo vi aiuterà a costruirvi una solida reputazione sul web soprattutto se siete dei traduttori freelance. Una volta acquisite e rispettate queste abitudini, sarete tanto più efficaci e aumenterete le vostre opportunità lavorative.

E voi? In quanto traduttori, quali altre abitudini consigliereste? Come fate a mantenerle?

Fonte: Articolo scritto da Gaëtan Demeusy e pubblicato il 15 febbraio 2017 su Eazylang

Traduzione a cura di:
Cristina Georgiana Vieru
Laureata in teorie e tecniche della mediazione interlinguistica
Combinazioni linguistiche: FR>IT IT>FR – FR>RO RO>FR – IT>RO RO>IT
Ventimiglia

Le abitudini dei bravi traduttori (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Il cliente ha sempre ragione, ma …
Crearsi una clientela, richiede del tempo, per questo bisogna pensare a lungo termine. Avete tutto l’interesse a rendere i vostri clienti felici del vostro rapporto in modo che si rivolgano di nuovo a voi per i loro futuri progetti. Ma spetta a voi la possibilità di scegliere! Non siete obbligati ad accettare tutte le richieste che vi vengono trasmesse. Bisogna privilegiare i clienti che rispettano i tempi di pagamento, coloro con cui siete in buoni rapporti e coloro che non cercano di continuo a negoziare le vostre tariffe, perché solo così riuscirete a risparmiare tempo ed energia.

Migliorare e fare progressi
In quanto principiante, tradurre pro bono può risultare una buona abitudine per compiere progressi, aiutando associazioni che non hanno necessariamente a disposizione un budget dedicato alle traduzioni di qualità. Avrete così, la possibilità di riscontrare le stesse problematiche riguardanti le scadenze o la localizzazione come se si trattasse di traduzioni “a pagamento”. In questo modo sarete più preparati ad affrontare ulteriori situazioni di questo genere.

Coltivare la curiosità
Ovviamente, è importante tradurre dei documenti di proprio interesse e dedicarsi a un determinato campo di specializzazione, ma allo stesso tempo bisogna anche cercare di uscire dalla propria zona di sicurezza. Anche in questo caso curare progetti di traduzione pro bono, può risultare una soluzione valida, ma contenuta. Tutti i traduttori passano dei periodi di maggese. Bisogna però far fruttare questi periodi, lanciando nuove sfide, come per esempio dedicarsi a un nuovo campo di specializzazione oppure imparare una nuova lingua.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëtan Demeusy e pubblicato il 15 febbraio 2017 su Eazylang

Traduzione a cura di:
Cristina Georgiana Vieru
Laureata in teorie e tecniche della mediazione interlinguistica
Combinazioni linguistiche: FR>IT IT>FR – FR>RO RO>FR – IT>RO RO>IT
Ventimiglia

Le abitudini dei bravi traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Da diversi anni, si può parlare di una vera e propria esplosione del mercato della traduzione dovuta al continuo aumento della domanda in questo campo. Pertanto, la concorrenza tra traduttori è sempre più forte, tra l’altro, anche in seguito all’emergenza di soluzioni di traduzione automatica gratuite. Questa concorrenza risulta ancora più difficile da superare per i giovani traduttori che non dispongono ancora di una valida clientela. Per affrontare la concorrenza, alcuni scelgono di praticare tariffe più basse. Ma ovviamente, la soluzione migliore rimane quella di offrire un servizio di migliore qualità. Ma come si diventa il migliore nel proprio campo? Abbiamo individuato alcune buone abitudini da mettere in atto, che potranno servirvi come fonte di ispirazione e aiutarvi ogni giorno a diventare dei traduttori sempre più efficaci.

La qualità, sempre la qualità
La qualità è la parola d’ordine! Non bisogna recare pregiudizio ai propri clienti redigendo cattive traduzioni che potrebbero avere ripercussioni su di loro. Per esempio, la traduzione del foglio illustrativo di un medicinale può avere gravi conseguenze per i vostri clienti, nonché per i loro propri clienti. Noi vi incoraggiamo a lavorare quanto più possibile nelle lingue di cui avete una buona padronanza per rendere fedelmente il messaggio da tradurre. È inoltre possibile utilizzare basi di dati terminologiche del settore interessato, e chiedere aiuto ad altri traduttori che hanno una maggiore esperienza. Non bisogna mai dimenticare che il cliente ripone la propria fiducia nelle vostre capacità, scegliendovi per redigere le sue traduzioni.

Revisionare sempre le proprie traduzioni
Revisionare le proprie traduzioni è una condizione indispensabile per ottenere una traduzione di qualità. La rilettura della propria traduzione deve essere sistematica. L’ortografia, la grammatica, le coniugazioni, la punteggiatura, devono essere esaminate diverse volte, se necessario. In effetti, bisogna essere meticolosi, e accertarsi di non aver commesso alcun errore. Non esitate a leggere a voce alta la vostra traduzione, per individuare eventuali errori invisibili allo scritto. È altrettanto utile farla rileggere da altri traduttori.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëtan Demeusy e pubblicato il 15 febbraio 2017 su Eazylang

Traduzione a cura di:
Cristina Georgiana Vieru
Laureata in teorie e tecniche della mediazione interlinguistica
Combinazioni linguistiche: FR>IT IT>FR – FR>RO RO>FR – IT>RO RO>IT
Ventimiglia

Si può insegnare a tradurre?

 Categoria: Traduttori freelance

In questo post, rifletterò su un argomento che ha suscitato un acceso dibattito tra i traduttori negli ultimi anni: Si può insegnare a tradurre? Le università e i corsi estivi insegnano davvero agli studenti ad essere dei validi traduttori?

Al centro della questione gioca un ruolo chiave la percezione che si ha della traduzione in quanto tale: si tratta di una scienza, di una capacità da sviluppare o di una forma d’arte innata?

Forse c’è qualcosa di vero in ognuna di queste percezioni. I diversi approcci alla traduzione si basano su principi invariabili, ci sono competenze e metodi che possiamo sviluppare per diventare traduttori migliori, ma alla fine i traduttori devono trovare dentro sé stessi le parole giuste e le soluzioni migliori.

“Il linguaggio è un processo di libera creazione; le sue leggi e i suoi principi sono fissi, ma il modo in cui i principi della generazione vengono usati è libero e infinitamente vario” (Noam Chomsky).Nonostante ci sia una strategia dietro una buona traduzione, e ai traduttori di successo serva un’attitudine specifica, quest’affermazione può valere per molte professioni.

I programmi di traduzione hanno i loro limiti. Non possono insegnare la scienza esatta per risolvere i problemi che si affronteranno come traduttore. Questi problemi sono spesso unici e ci possono essere molte strade percorribili. Tuttavia, possono aiutare a comprendere meglio gli approcci da seguire, a dare la possibilità di discutere le proprie traduzioni con esperti e ad insegnare a sfruttare, in quanto traduttore, la tecnologia disponibile.

Forse, ciò che conta di più, è che i corsi di traduzione si concentrano fortemente sulla qualità. Valutandone e discutendone gli aspetti, i corsi di traduzione aiutano a promuovere un elevato standard traduttivo e incoraggiano i traduttori a valorizzare il proprio lavoro.I programmi d’istruzione, al pari dei premi di traduzione, delle conferenze e delle linee guida aziendali, mirano ad alzare lo standard per le traduzioni di qualità e a diffondere la conoscenza di quell’abilità che si cela dietro le grandi traduzioni.

E dunque? I benefici che derivano dallo studio sulla traduzione ne superano i limiti? La traduzione è un talento innato o un’abilità che può essere sviluppata?

Fonte: Articolo scritto da David Garcia-Gonzalez e pubblicato sul blog di GoLocalise

Traduzione a cura di:
Federico Acierno
Traduttore e sottotitolatore
Roma

Pianificare lo sviluppo professionale (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Sviluppare un piano di apprendimento
Ora che hai fatto chiarezza sui tuoi obiettivi, puoi cominciare a redigere il tuo piano di apprendimento. Comincia elencando i tuoi primi tre obiettivi professionali. Per ogni obiettivo, verifica se ci sono competenze o conoscenze che dovrai sviluppare per raggiungerlo. Per esempio, per tradurre testi sulle energie rinnovabili, dovrai probabilmente sviluppare competenze specifiche nel settore delle energie rinnovabili.

Adesso prendi ciascuna delle competenze o aree di conoscenza che vuoi sviluppare e inseriscile in una tabella come quella qui di seguito, sotto il rispettivo obiettivo professionale. Se necessario, aggiungi altre righe.

Quando avrai finito, il passo successivo sarà identificare i modi per poter raggiungere i tuoi obiettivi di apprendimento. Per esempio, per sviluppare le competenze in ambito di energie rinnovabili, potresti decidere di seguire un corso online su Coursera e leggere una rivista mensile di settore. Aggiungi queste due attività sotto i tuoi obiettivi di apprendimento, aggiungi anche le informazioni sulle scadenze per il completamento e le risorse necessarie.

Se non hai le idee chiare su quali siano i tuoi obiettivi di apprendimento o come raggiungerli, leggi i miei post precedenti sulle competenze più importanti per un traduttore e i modi per sviluppare queste competenze, per maggiori esempi e idee.

Piano di apprendimento

Obiettivo professionale 1
Es.diventare un traduttore specialista del settore delle energie rinnovabili nella mia combinazione linguistica
Obiettivo di apprendimento 1
Es. Sviluppare le mie competenze nel settore delle energie rinnovabili
Attività Scadenza Risorse Revisione
1 Corsi online su Coursera Entro la fine dell’anno Corso di Coursera
2 Leggere rivista di settore Mensilmente Rivista di settore
3
Obiettivo di apprendimento 2
Es. sviluppare le mie capacità redazionali nella mia lingua d’arrivo
Attività Scadenza Risorse Revisione
1 Corso di copywriting Entro la fine dell’anno Cercare un corso adeguato in aula o online
2
3
Obiettivo professionale 2
Obiettivo di apprendimento 1
Attività Scadenza Risorse Revisione
1
2
3

A questo punto, il tuo piano di apprendimento dovrebbe aver preso forma. Adesso è il momento di cominciare a imparare!
Mentre procedi con il tuo sviluppo professionale, ricordati di annotare le attività di formazione e sviluppo che hai portato a termine nel corso dell’anno. Per fare questo, puoi usare il piano di apprendimento che hai stilato e annotarvi quali attività hai svolto e quando.
Ricordati inoltre di svolgere regolarmente una revisione del piano e dei tuoi traguardi. Chiediti se hai fatto un passo avanti in direzione dei tuoi obiettivi di apprendimento e professionali, e quali potrebbero essere i passi successivi.

Cosa fare adesso?
Quindi, cosa ne pensi? Hai già l’abitudine di pianificare il tuo apprendimento e allinearlo ai tuoi obiettivi professionali, o adotti un approccio meno strutturato? O forse non hai seguito alcun sentiero di sviluppo professionale ultimamente e ora vorresti cominciare a farlo? Qualunque sia la tua situazione, ti esorto a guardare a che punto ti trovi adesso nella tua vita professionale e dove vuoi andare, a porti degli obiettivi professionali e a cominciare a imparare!

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox e pubblicato il 28.08.2018 sul suo blog Between Translations

Traduzione a cura di:
Francesca Nicolini
Traduttrice inglese <> italiano e tedesco > italiano
Bruxelles – Belgio

Pianificare lo sviluppo professionale

 Categoria: Traduttori freelance

Se vogliamo restare un passo avanti rispetto alle macchine e costruirci una carriera di successo come traduttori, è essenziale che continuiamo a sviluppare le nostre competenze. La formazione permanente è riconosciuta come un fattore fondamentale per sviluppare le competenze professionali in tutti i settori, e la traduzione non fa eccezione. Tuttavia, con una così grande disponibilità di formazioni e percorsi di sviluppo, può risultare difficile scegliere la direzione in cui andare. In questo articolo del blog, esaminerò come fare in modo che la tua crescita come traduttore sia in linea con i tuoi obiettivi professionali e contribuisca al raggiungimento degli stessi.

Formazione e sviluppo come metodo per raggiungere gli obiettivi professionali
Prima ancora di cominciare a pianificare il tuo sviluppo professionale, è importante fare chiarezza su quali siano i tuoi obiettivi generali per la tua carriera. Mentre ti poni questi obiettivi, pensa intensamente a cosa vuoi raggiungere nella tua vita professionale, cosa vuoi apportare di diverso tramite il tuo lavoro e per chi vuoi fare la differenza.

Fatto questo, puoi cominciare a porti degli obiettivi professionali a breve, medio e lungo termine. Per esempio, potresti voler diventare un traduttore specialista del settore delle energie rinnovabili nella tua combinazione linguistica. Una volta fatta chiarezza sui tuoi obiettivi, puoi pianificare il tuo sviluppo professionale per aiutarti a raggiungerli. Ciò farà in modo che la formazione e il percorso di sviluppo che seguirai ti aiutino a fare un passo avanti, a far crescere la tua attività e ad avere successo.

A questo punto vale anche la pena di considerare se ci sono degli ostacoli al tuo apprendimento. Se in questo momento non stai seguendo alcun sentiero di sviluppo professionale, perché non lo stai facendo? È troppo costoso? Non hai il tempo necessario? In quanto professionista, devi fare in modo di trovare il tempo per l’apprendimento. Ciò significa che non puoi trascorrere tutte le ore lavorative a tradurre – devi prevedere un po’ di tempo per lo sviluppo professionale (e fare in modo di essere pagato a sufficienza per poterlo fare!).

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jayne Fox e pubblicato il 28.08.2018 sul suo blog Between Translations

Traduzione a cura di:
Francesca Nicolini
Traduttrice inglese <> italiano e tedesco > italiano
Bruxelles – Belgio

Ricreare il testo in un’altra lingua

 Categoria: Traduttori freelance

Nel corso della mia esperienza lavorativa con la lingua inglese, ho avuto modo di sperimentare diverse tipologie di traduzione e infine sono approdata a quella che più fa per me, specializzandomi nella traduzione verso l’inglese. Certo, continuo a tradurre anche dall’inglese al russo, dal momento che la tradizione professionale ha determinato che una persona traducesse verso la propria lingua madre, ma ogni abilità può essere sviluppata con la pratica. L’enorme bonus del lavorare con la lingua più diffusa al mondo è rappresentato dalla possibilità di poter scegliere qualsiasi tematica/argomento. Non mi sognerei mai di tradurre qualcosa di medico, ma collaboro con grande piacere con il complesso museale ”Istituto dell’arte Realista Russa”, traducendo i cataloghi e le didascalie delle loro mostre, in quanto si tratta di un ambito a me molto vicino.

Non credo che nella traduzione scritta l’uomo possa essere sostituito da una macchina. D’altra parte, al giorno d’oggi manca quasi del tutto il mercato per l’interpretazione dall’inglese. Ciò che più mi piaceva era proprio fare l’interprete durante le trattative o gli incontri di lavoro, ma la domanda per questo tipo di servizio è calata quasi del tutto. Molto probabilmente, un importante datore di lavoro non assumerebbe proprio dei collaboratori che non padroneggiano la lingua. È utile conoscere una lingua straniera per integrare una qualsiasi altra professione. In diverse occasioni anche io ho dovuto riqualificarmi, occupandomi all’occorrenza di management, di marketing e di e-commerce. Sono la coordinatrice dell’intera squadra di traduttori di una compagnia internazionale che richiede materiale pubblicitario tradotto in 35 lingue.

Come traduttrice lavoro solo su raccomandazione e non ho mai avuto la necessità di cercarmi io stessa i clienti. Ultimamente noto che le persone conoscono decisamente meglio l’inglese, ma probabilmente è merito non tanto del sistema di istruzione statale, quanto di internet e della maggiore possibilità di viaggiare. L’inglese è una lingua relativamente poco complessa. E in effetti io mi sento completamente sicura in ogni incarico di traduzione in lingua inglese, sebbene non sia madrelingua. La complessità per un non madrelingua è rappresentata soprattutto dagli articoli e dalle virgole, del cui utilizzo non si può mai essere sicuri al cento per cento. È sempre meglio farsi correggere tali sfumature da un editor madrelingua.

Le persone che ho avuto modo di incontrare nell’industria delle traduzioni dall’inglese erano spesso più grandi di me, solitamente oltre la quarantina, hanno dedicato la loro intera vita a questo mestiere e probabilmente non sono più disposti a cambiare. I traduttori molto giovani, al contrario, traducono per circa un anno e poi decidono di cambiare direzione. Dopotutto, la traduzione scritta è un’attività piuttosto monotona che richiede una notevole perseveranza. Viviamo a ritmi sempre più serrati: le persone desiderano imparare il più possibile in poco tempo, invece di focalizzarsi su un solo lavoro.

Fonte: Articolo di Anastasja Pozgoriova tradotto dal russo tratto dal blog Theory&Practice

Traduzione a cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (7)

 Categoria: Traduttori freelance

< Sesta parte di questo articolo

I talenti del traduttore non si manifestano solo in una visione ampia e comprensione profonda della vita umana ma anche in altre peculiarità: una ricettività vitale della composizione spirituale di un altro popolo, un’inusuale sensibilità verso la loro psicologia, l’abilità di acquisire i modi di un altro gruppo etnico. Non basta saper parlare una lingua, ma anche essere bilingue e biculturali. Il bilinguismo di Aitmatov, per esempio, fa parte del suo talento. Questo rivela un’importante aspetto del suo “io” artistico, e anche la traduzione dell’autore non è una ripetizione meccanica di un testo già esistente ma una nuova versione profondamente ragionata, che prende in considerazione l’etnicità del nuovo gruppo di lettori.

Come traduttore, acquisire “uno stato mentale composto da due grammatiche”, come Cook (2003) indica rimane ancora un ideale perseguito da relativamente pochi traduttori (persino in un paese “bilingue” come il Camerun), ma ciò non vuol dire che ci sono pochi bilingue, questo articolo sostiene l’idea che il bilinguismo è un continuum, dalla padronanza delle lingue ufficiali alla padronanza di due lingue nazionali.

Non potrei concludere senza sottolineare che le lingue africane convalidano tutti i criteri per fare un qualsiasi sistema di qualità per una lingua. Siccome nessuna lingua viene usata come metro di giudizio di un’altra, stigmatizzare il bilinguismo che coinvolge una lingua africana è solo snobbismo ingiustificato, perché per imparare quelle lingue richiede lo stesso sforzo per qualsiasi lingua europea. Romaine (1995) scrive: “Il bilinguismo per me è il problema fondamentale della linguistica”. Effettivamente lo è, data la realtà linguistica che tutte le lingue sono uguali in complessità e difficoltà nell’apprenderle.

Conclusioni
Come Kaya (2007) ha sostenuto, la domanda se ogni bilingue può tradurre non ha una risposta definitiva, semplicemente perché dipende da cosa s’intende col termine “traduzione”. Vorrei concludere con una frase di A. A. Potebnia, citato da Schäffner, Christina (2001): “Una persona che parla due lingue sposta il carattere e la direzione dei suoi pensieri come passa da una lingua all’altra, e li sposta in un modo che lo sforzo del suo volere… cambia il corso del suo pensiero e influenza poi il suo percorso successivo solo indirettamente. Questo sforzo può essere comparato a quello di un ferroviere che sposta un treno su un altro binario”. Ma se parliamo di cambi, rotaie, strade e le forze motivazionali del bilinguismo e le traduzioni degli autori, continuando le metafora di Potebnia, direi che la traduzione letteraria in generale, e in particolare la traduzione di un autore, non è quando una sola strada è la “primaria” e altre sono “secondarie”.

È un fatto innegabile che il bilinguismo è necessario, ma non sufficiente per essere abili ed efficienti nella traduzione. Altre requisiti includono l’abilità naturale, l’allenamento e la formazione culturale. La necessità di ogni studioso di traduzione di introdurre il suo stile, terminologia, e modo di trasmettere i significati giocano un ruolo significativo nell’attività traduttoria.

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (6)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quinta parte di questo articolo

Implicazioni nell’abilità innata dei bilingui per la traduzione
Psicolinguisticamente, la parola “innato” indica un’abilità linguistica ereditata, che permette al bambino di parlare prima e meglio degli altri a causa del contatto col suo ambiente. Significa anche che nei bambini esiste una predisposizione nell’imparare a parlare una lingua che sentono nel loro ambiente.

È un’attività volontaria, intrapresa quando si hanno già appreso, completamente o in parte, le strutture e il vocabolario di base della propria lingua madre. Molte persone, ovviamente, non imparano altre lingue oltre quella materna; è quando si entra in contatto con una seconda lingua che ci si rende conto di quanto sia complessa una lingua e quale sia lo sforzo richiesto per apprenderla. Quindi, conoscere una lingua è un grosso ostacolo per impararne un’altra, e non si deve pensare che la competenza in entrambe sia sufficiente per essere un traduttore perfetto. È un dato di fatto che una persona normale padroneggia la propria lingua madre con inconscia facilità, e la gente varia nell’abilità di imparare altre lingue, come variano le loro abilità intellettuali; essere bilingue non vuol dire essere qualcuno in grado di comprendere la complessità dell’altre lingue imparate. Il bilinguismo tardivo porta all’interferenza reciproca tra le lingue, in particolare nel significato delle parole, nella grammatica e a livello della struttura.

Come già menzionato, l’età non è l’unico fattore per identificare la traduzione col bilinguismo, ma ci sono altri fattori come la personalità, il contesto, la motivazione e l’ambiente, fattori essenziali da applicare alla predisposizione alla traduzione. L’abilità cresce col tempo, e ciò contrasta con l’idea di traduzione naturale legata all’età: con la pratica costante l’atto traduttorio perde di naturalezza.

Cos’è quindi la traduzione naturale ? La traduzione è stata considerata come un modo di comunicare da diversi teorici, come Catford (1965), Toury (1995), Nida (1964) e altri. Toury (1995: 248), per esempio, la definisce da una prospettiva socio-culturale come produzione di un testo comunicativo. Da questa definizione, che implica socializzazione, deriva la strategia del riscontro attraverso cui il traduttore riceve ciò che è noto come riscontro normativo. Le norme della società riflettono la lingua d’arrivo e la cultura. Non c’è comunque una sola maniera di fare una traduzione perché non esistono criteri universali di appropriatezza. Questi criteri differiscono da un gruppo sociale all’altro.

Bisogna sottolineare che prima di tutto, un bilingue precoce spesso non conosce così bene le lingue da poter tradurre, alcuni addirittura soffrono di quello che è chiamato alinguismo, uno stato in cui una persona non ha pieno controllo delle lingue che parla. In secondo luogo, i bilingue precoci non conoscono così bene la cultura della lingua d’arrivo da poter fare una traduzione di qualità o non riescono a riconoscere quali aspetti della lingua di partenza e della sua cultura vadano trattati con particolare attenzione. Terzo, a un bilingue precoce spesso mancano le abilità linguistiche analitiche per poter lavorare su un testo difficile.

D’altra parte, un bilingue tardivo può non possedere la stessa conoscenza profonda dei colloquialismi, dello slang e dei dialetti che un bilingue precoce ha, anche se secondo Bell Rogers (1976: 132) bilinguismo corrisponde a biculturalismo, il che vuol dire che chiunque si definisce bilingue deve essere ferrato anche sulle due culture coinvolte.

Settima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (5)

 Categoria: Traduttori freelance

< Quarta parte di questo articolo

La traduzione può essere considerata una capacità innata, che può essere sviluppata tramite una formazione, come qualsiasi altra capacità. Questa è chiamata traduzione naturale, che Harris e Sherwood (1978: 155) definiscono come “la traduzione compiuta da persone senza una particolare formazione nelle situazioni di ogni giorno”. Questa idea è supportata dal fatto che i bambini bilingue sanno tradurre o interpretare per gli adulti in varie situazioni, come in casi medici, legali o amministrativi. Harris e Sherwood credono che, anche se l’abilità è qualcosa di naturale, esistono degli stadi attraverso cui passa un traduttore naturale, e la traduzione è coestensiva col bilinguismo, hanno cioè una relazione simile a quella tra il saper parlare una lingua e il saper comunicare.

Toury (1995) comunque è dell’opinione che, nonostante la predisposizione alla traduzione è coestensiva col bilinguismo, l’evoluzione delle abilità del traduttore dipendono dall’interlinguismo, la capacità cioè di stabilire una relazione tra le somiglianze e le differenze tra le lingue.

Secondo Harris e Sherwood un traduttore naturale attraversa tre fasi:

- La prima è la fase di “pre-traduzione”, dove il traduttore usa per lo più singole parole; questo perché il bambino, monolingue, è ancora allo stadio in cui una parola forma una frase.
- La seconda fase è chiamata “autotraduzione”, dove il traduttore traduce ad altri che lui stesso ha detto o scritto. Questa è nota anche come “traduzione intrapersonale”; quando le parole di un soggetto vengono tradotte ad altre persone, si parla di “traduzione interpersonale”.
- L’ultima fase è nota come “trasduzione”, dove il traduttore fa da intermediario tra due persone.

Secondo Harris, l’età è il fattore rilevante che contribuisce all’abilità innata nella traduzione, ma ci sono anche altri fattori: l’età è solo il fattore biologico, ma ci sono anche quello linguistico e sociale. Limitare la discussione sul bilinguismo all’età vuol dire limitare la validità della discussione. Benché i bambini traducano senza ricevere una formazione particolare nel campo della traduzione, quel tipo di traduzione può non tener conto delle implicazioni culturali del messaggio e creare barriere nella comunicazione. La traduzione può essere funzionalmente meno ridondante e spontanea.

Si può concludere che la traduzione si identifica generalmente col bilinguismo. Infatti, Shannon (1987: 115) scrive che la traduzione è coestensiva col bilinguismo, cioè hanno una relazione simile a quella tra parlare una lingua e il saper comunicare. In risposta a questa affermazione, Toury (1995) crede che anche se la traduzione è correlata col bilinguismo, le proprie capacità di traduzione dipendono dall’abilità nello stabilire una relazione tra le somiglianze e le differenze tra due lingue. Non tutti i traduttori traducono allo stesso modo perché è la caratteristica personale di ciascun traduttore, o la loro conoscenza delle lingue, a determinare il successo o il fallimento della traduzione.

Comunque è noto che la competenza può avere qualche relazione con l’età visto che ci può essere un aumento dell’abilità linguistica man mano che si procede con l’età. È necessario aggiungere che le differenze tra traduzioni dello stesso lavoro sono dovute dal fatto che la capacità di trasferimento da una lingua all’altra è diversa da individuo a individuo. Tutto dipende dalla propria capacità interlinguistica.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

La traduzione è sinonimo di bilinguismo?
Un equivoco comune nella pratica della traduzione è che la traduzione è bilinguismo e ogni bilingue è automaticamente un traduttore. Ma è davvero così ? Ogni bilingue è o può diventare un traduttore ? Prima di rispondere a questa domanda, bisogna capire chi è un bilingue e cosa fa davvero un traduttore. È anche essenziale capire la relazione tra bilinguismo e traduzione. Capirlo aiuterà il lettore a comprendere che la traduzione non è sinonimo di bilinguismo, anche se uno completa l’altro. I diversi tipi di bilinguismo (sociale, professionale e nativo) saranno discussi di seguito.

La relazione tra bilinguismo e traduzione
Il bilinguismo, secondo Kholer (1973), aiuta ad esaminare alcune domande sull’uso del linguaggio e ad imparare di più su come la mente umana gestisce diversi tipi di riformazione. Siccome la traduzione è un’applicazione pratica della teoria del significato, la comprensione del significato di un testo da parte di un traduttore può essere analizzata a diversi livelli e per diverse unità.

Le persone bilingue interpretano le parole in modo differente rispetto alle traduzioni fornite dai dizionari, e questo ha una spiegazione psicologica. I bilingue usano le parole in contesti e situazioni definiti sia dalle loro caratteristiche fisiche sia dalle loro abitudini, mentalità, inclinazioni e intenzioni nei confronti del mondo. Queste condizioni cognitive ed emozionali interessano il modo in cui le parole vengono interpretate quando vengono sentite o lette (Kholer, 1973: 283) e il significato che viene loro attribuito.

Le parole che descrivono idee politiche o etniche o emozioni hanno normalmente significati diversi in lingue e culture diverse. Anche se queste parole esistono in altre lingue, il significato che le viene attribuito differisce da cultura a cultura e questo spiega la difficoltà nel tradurre lingue culturalmente distanti tra loro e perché la traduzione di un bilingue a volte è diversa da quella di un dizionario: egli adatta il significato nell’altra cultura mentre passa da una lingua all’altra. Ciò è possibile perché essere bilingue vuol dire anche essere biculturale.

Imparare a fare una cosa in una lingua non implica saperlo fare anche nell’altra. Al contrario delle scienze naturali o delle belle arti, le lingue hanno diverse caratteristiche che interessano il processo traduttorio, rendendolo più difficile. Per esempio, se si ha a che fare con una traduzione parola per parola o frase per frase, si otterrà un risultato molto simile a quello di una traduzione automatica, perché una traduzione di questo tipo può creare un prodotto equivalente, ma anche tra lingue strettamente imparentate si presenta qualche differenza, nelle espressioni idiomatiche o nella sintassi (Malakoff e Hakuta, 1991).

Un bilingue che non pratica la sua lingua madre, o quasi per nulla, può avere difficoltà a pensare in quella lingua e trova più facile esprimersi nella sua seconda lingua. I traduttori (Lambert, 1978) sono considerati persone speciali per la serietà applicata nel catturare ogni dettaglio del messaggio del parlante e convertire tutto in un’altra lingua senza omettere nulla. Secondo Lambert, il bilinguismo nei traduttori ha l’effetto di dotarli di una speciale forma di intelligenza e sensibilità, e abilità nello scoprire cosa è inteso e cosa è implicito.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

La distinzione tra bilinguismo composto e coordinato va posta sotto esame. Negli studi fatti su persone multilingue, molti hanno mostrato un comportamento intermedio tra il bilinguismo composto e coordinato. Alcuni autori suggeriscono che la distinzione andrebbe fatta solo a livello grammaticale invece che sul vocabolario, altri usano il termine “coordinate bilingual” come sinonimo per coloro che hanno imparato due lingue fin dalla nascita, e altri hanno proposto di lasciar cadere la distinzione.

Nel bilinguismo, ci sono sempre problemi per quanto riguarda il bilinguismo bilanciato, l’idea della prevalenza  di una lingua, del perché non si può parlare di bilinguismo perfetto, per cui è difficile valutare l’equivalenza per quanto riguarda la traduzione. Si può solo misurare la dominanza di una lingua sull’altra.

A livello di competenze cognitive, quei bilingue che sono prolifici in due o più lingue, come quelli composti o coordinati, risultano avere una migliore abilità cognitiva, e imparano meglio un’ulteriore lingua in tarda età rispetto ai monolingue. Scoprire molto presto che i concetti possono essere organizzati in più di un modo dà ai bilingue un vantaggio.

Un collegamento continuo tra due lingue non mutualmente intellegibili e una che non conduce né a soppressione né a estensione di entrambe è traduzione. E quando due persone che parlano due lingue diverse devono conversare, la traduzione è necessaria anche attraverso una terza parte o direttamente. Paul Kholer (1973) discute la relazione tra bilinguismo e traduzione donando esempi studiati, considerando i livelli lessicali della traduzione e il ruolo che gioca il bilinguismo. Kholer va oltre dicendo che non esiste una traduzione automatica che sia soddisfacente per la semplice ragione che la struttura della lingua è complessa e le parole hanno più di un significato che dipende dal contesto in cui sono usate, e la traduzione automatica non può discriminare i vari significati di una parola.

La traduzione è un’applicazione pratica della teoria del significato. Il significato può essere analizzato a diversi livelli e in differenti unità, cioè dalla parola alla frase, all’enunciato, fino al testo. L’importanza del significato nella traduzione si può osservare nell’affermazione di Peter Newark (1982), il quale definisce la traduzione come “rendere il significato di un testo in un’altra lingua nel modo in cui l’autore ha inteso il testo”. Eugene Nida la definisce come “riprodurre nella lingua d’arrivo il messaggio della lingua di partenza prima in termini di significato e in secondo luogo in termini di stile”. Si osserva quindi che al significato va data priorità in qualsiasi traduzione perché il significato è la costante e va mantenuta tale; la forma può variare a seconda dello stile del traduttore o del testo.

La traduzione secondo Catford (1965: 20) implica semplicemente “la sostituzione o rimpiazzo del materiale testuale di una lingua con il materiale testuale equivalente di un’altra”. Il concetto di equivalenza pone comunque dei problemi perché può essere interpretato in varie maniere. Nell’equivalenza, non solo la parola viene presa in considerazione, ma anche il contesto.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore? (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Thiery (1978) nel suo lavoro “True bilingualism and second language learning” afferma che il termine “perfect bilingual” suggerisce due cose:

  1. Una persona parla due lingue con egual competenza
  2. Una persona ha due lingue madre

Un esempio del primo scenario: i bambini inglesi che vivevano in India durante il periodo coloniale imparavano l’inglese dai loro genitori e una lingua indiana dalle loro balie o dai loro servitori. Questo caso di bilinguismo può non essere considerato di natura generale perché risulta difficile, se non impossibile, determinare se una persona è competente allo stesso modo o meno in entrambe le lingue. Il fatto è che nessun criterio di comparazione è mai stato stilato. Nel caso del secondo tipo di bilinguismo perfetto, si potrebbe voler prima esaminare cosa s’intende per lingua madre e come le lingue vengono apprese.

Thiery (1978: 146) definisce la lingua madre come “la lingua o le lingue che il bambino apprende per immersione, cioè per normale reazione ai suoni del suo ambiente al fine di poter comunicare con esso. Quindi la lingua madre non viene insegnata attraverso un’altra lingua”. Se si accetta questa definizione, una persona non può essere considerata un “vero bilingue” se ha imparato la lingua attraverso l’insegnamento, indipendentemente da quanto la parla bene. Il bilinguismo tardivo porta alla mutua interferenza tra le due lingue, la quale può avvenire a livello della pronuncia, della grammatica, e anche del significato delle parole. I bilingue spesso parlano con un “accento” perché trasportano da una lingua all’altra alcune caratteristiche della pronuncia. Quindi, un vero bilingue, secondo Thiery, è colui che è accettato dai membri di entrambe le comunità linguistiche col suo stesso livello culturale e sociale. La traduzione è idealmente una questione di bilinguismo perché riguarda due lingue. Il bilinguismo è quindi la capacità di un individuo di parlare due lingue con lo stesso livello di competenza. Ha a che fare con l’acquisizione e la conoscenza di due lingue ed è quindi necessario portare la conoscenza di entrambe sullo stesso livello. Bell Rogers classifica i bilingue in “Compound” e “Coordinate”. Lambert (1978: 137-138) concorda con questa classifica. Secondo lui:

Per bilingue composto (compound) si intende una persona che ha imparato due lingue simultaneamente fin dall’infanzia e con interlocutori che le usavano ugualmente e bene e interscambiandole spesso. È anche noto come vero bilingue o bilingue perfetto. Per i bilingue composti, parole e frasi in lingue diverse rappresentano lo stesso concetto; ciò vuol dire che, per esempio, “chien” e “dog” sono due parole per lo stesso concetto per un parlante franco-inglese di questo tipo. Questi tipi di bilingue parlano di solito fluentemente entrambe le lingue.

Un bilingue coordinato è colui che ha appreso le lingue in contesti diversi, diversi sono i tempi di apprendimento (la seconda lingua è stata imparata dopo l’infanzia) e il contesto socio-culturale. Una lingua viene di solito usata in casa e una fuori casa (a scuola o col vicinato). Questo può essere chiamato “la bilingual d’expression”, cioè saper padroneggiare una seconda lingua come lingua di lavoro ma senza dominarla del tutto. Per esempio, si può conoscere bene la lingua francese ma dominare solo la lingua inglese. Parole e frasi nella mente dei bilingue coordinati sono collegati al loro unico concetto; così per un bilingue di questo tipo “chien” e “dog” hanno associazioni diverse. In questi individui una lingua è dominante e può interferire con la seconda. Questi bilingue sono noti per usare differenti aspetti dell’intonazione e della pronuncia, e qualche volta per affermare di avere la sensazione di avere differenti personalità legate a ciascuna lingua.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Ogni bilingue è un traduttore?

 Categoria: Traduttori freelance

In tutto il mondo, la traduzione è diventata un’attività universale. Il bilinguismo come concetto rientra nel campo della psicolinguistica, ma gli studiosi hanno differenti opinioni sul suo ruolo nella traduzione. Che cos’è l’attività traduttiva? Cos’è il bilinguismo? C’è una relazione particolare tra questi due concetti? Quali sono le funzioni specifiche del bilinguismo nella teoria della traduzione? Questo articolo cercherà di dare risposta a queste domande, considerando anche la relazione tra abilità innata per la traduzione e bilinguismo. Verranno esaminati termini come traduzione naturale, bilinguismo sociale e professionale, traduzione innata. Il traduttore ha bisogno di un allenamento particolare? Che ruolo svolge la conoscenza della metalinguistica nella traduzione di un bilingue? Tutto questo formerà il nucleo della nostra discussione.

Introduzione
Nel mondo vengono parlate un diverso numero di lingue; ogni persona parla almeno una lingua, che impara durante l’infanzia e che usa quotidianamente nel parlato e nello scritto. Comunque, molte persone scelgono di imparare altre lingue, o sono costrette a farlo. Ci sono molti benefici nell’essere bilingue, si perfezionano le abilità linguistiche e metalinguistiche, migliora l’elasticità cognitiva, come nel pensiero divergente e nella formulazione di concetti, l’abilità verbale e il ragionamento.

Il bilinguismo è necessario, ma non sufficiente per avere la giusta abilità ed efficienza nella traduzione. Molte persone hanno la capacità di imparare una seconda lingua: può essere la lingua di un altro paese, oppure un’altra lingua parlata nel proprio paese. Oggi aumentano nel mondo le scuole e gli istituti che offrono corsi di lingua straniera, e molte università li hanno inclusi nei loro programmi di studi. Quando si impara un’altra lingua, bisogna comprenderne le basi grammaticali e impararne il vocabolario. Essere bilingue offre una maggiore sensibilità verso il linguaggio, maggior flessibilità nel ragionamento e un orecchio migliore all’ascolto. Migliora anche la comprensione della propria lingua madre e apre le porte verso altre culture. Oltretutto, la conoscenza di altre lingue aumenta le opportunità di lavoro e di carriera.

Il termine “bilinguismo” deriva da “Bi” e “Lingua”, cioè “due lingue”. Il “Concise Oxford Dictionary” definisce bilingue chi sa scrivere o parlare due lingue; la completa padronanza di due lingue si definisce “bilinguismo”. Normalmente, le persone apprendono all’inizio una sola lingua, detta “lingua madre”. Le altre lingue vengono apprese fino a certi gradi di competenza in varie circostanze. Questi parlanti crescono come bilingue, ma l’apprendimento di una seconda lingua o altre lingue è un’attività sovrapposta, in una certa misura, alla padronanza della propria lingua madre ed è un processo diverso intellettualmente. Il bilinguismo è un’attività volontaria quando intrapresa dopo l’adolescenza, cioè quando si sono già apprese, in tutto o in parte, le strutture e il vocabolario della propria lingua madre. È solo venendo in contatto con un’altra lingua che ci si rende conto della complessità del linguaggio e dello sforzo necessario per apprendere una lingua. In generale si possono distinguere due tipi di bilinguismo, a seconda se le due lingue vengono apprese per esperienza simultanea, cioè l’uso di entrambe avviene nello stesso ambiente e nelle stesse circostanze, o se vengono apprese per esposizione a una lingua per volta, in situazioni differenti.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino

Perché non vai a vivere in Italia? (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Spesso mi chiedono: ”Conosci così bene la lingua italiana, perché non vai a vivere in Italia?” In Italia, paese soleggiato, sicuro e accogliente, è tuttavia molto complicato trovare lavoro, sia per gli italiani sia per gli stranieri. Per questa ragione mi sembra che in Russia, a Mosca, lavorare sia più semplice che in Italia. La lingua italiana è piena di insidie e non si è mai formati a sufficienza.

Il mio lavoro è un continuo compromesso tra quello che voglio fare e quello per cui mi pagano. Capitano nottate molto impegnative trascorse a lavorare su due consegne diverse contemporaneamente. E per quanto bene tu abbia svolto il tuo lavoro, ci saranno sempre clienti insoddisfatti, ci sarà sempre qualcosa da rifare o da rivedere. Ma se si traduce non solo per i soldi o per l’approvazione, si prospetta anche una certa dose di ispirazione e gratificazione.

Le sfide nel lavoro di un traduttore sono all’ordine del giorno. Una di queste sfide per me è stata la traduzione di alcune poesie italiane. Mentre lavoravo su una raccolta di poesie di Corrado Calabrò, era previsto che io facessi una traduzione letterale che poi sarebbe stata rielaborata da un poeta per rendere il mio materiale più poetico, nell’ottica di una traduzione comune. Alla fine sono state pubblicate le mie traduzioni letterali, in quanto risultavano più vicine al testo originale.

Nella traduzione della poesia la difficoltà maggiore risiede nel rendere in russo la quotidianità italiana. Ad esempio, c’era una poesia dal titolo ”Targhe alterne”, un concetto totalmente estraneo alla lingua russa. Targhe alterne, infatti, è una legge italiana che prevede una limitazione del traffico nel centro cittadino. Secondo tale legge nei giorni pari possono circolare nel centro solo vetture con targhe pari e viceversa. D’altronde, gli italiani troveranno sempre il modo di aggirare la leggi: quasi tutte le famiglie italiane possiedono due macchine una con il numero della targa pari e una con il numero dispari. Eppure questa limitazione esiste ed è chiara a qualsiasi italiano. La poesia si concludeva così: ”la vita è ingiusta, come le targhe alterne”. Per tradurlo abbiamo optato per la parola ”roulette”, aggiungendo la spiegazione in una nota.

Articolo scritto da Aleksandra Bibikova e pubblicato il 3 marzo 2016 sul blog Theory&Practice

Traduzione a cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Italiana
Torino

Perché non vai a vivere in Italia?

 Categoria: Traduttori freelance

Sono sempre stata affascinata dal fatto che la traduzione fosse un mezzo per facilitare la comprensione tra le persone. Spesso parliamo la stessa lingua e non ci capiamo ed è ancora più difficile farlo in lingue diverse. Io ho svolto i miei studi alla facoltà di filologia all’Università statale di Mosca e ho scelto la lingua italiana semplicemente perché mi sono innamorata dell’Italia, della sua lingua e della sua cultura. Mi ricordo il mio primo incarico da interprete: stavo aiutando un regista italiano venuto in Russia per girare un film sulle icone. Era molto interessato all’immagine di Edessa, un Mandylion, genere poco diffuso in Italia.

Era allo stesso tempo stimolante e complicato, trattandosi di una tematica molto specifica. Al termine di quell’esperienza mi sono resa conto che mi piaceva sia la traduzione sia l’interpretariato ma ciò che più mi stava a cuore era l’argomento della traduzione. Non mi ispira molto, diciamo, una traduzione  ordinaria di documenti o di trattative petrolifere. Sono sì, pronta a prendere in mano un lavoro di questo tipo, ma mi importa molto che la mia traduzione abbia un qualche tipo di valore per la società. Per esempio, oggi è spesso richiesto l’aiuto di un traduttore nella compilazione dei documenti per l’adozione oppure nelle pratiche delle cure mediche.

Oserei dire che quella del traduttore sia una professione ingrata, in quanto solitamente chi può permettersi di pagare per un servizio del genere, raramente considera il traduttore un professionista. Spesso il committente vorrebbe pagare meno di quanto richiesto e non sempre tratta un traduttore con rispetto. Per questo motivo non è tra le professioni più remunerative e rispettabili. E tuttavia, posso affermare che molti laureati Mosca in un modo o nell’altro svolgono questo mestiere, in particolar modo con la lingua italiana. E qui, come in tanti altri ambiti, occorre essere veloci, avere la capacità di inserirsi nell’ambiente lavorativo, conta molto la stessa attitudine alle relazioni interpersonali e al saper mantenere i contatti. Occorre, altresì, conoscere a fondo la realtà del paese della lingua con cui lavori.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Aleksandra Bibikova e pubblicato il 3 marzo 2016 sul blog Theory&Practice

Traduzione cura di:
Violetta Giarrizzo
Dottoressa Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Italiana
Torino

Consigli per traduttori editoriali (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Consiglio 3: partecipa a un campo estivo
Ci sono diverse scuole estive di traduzione letteraria dove puoi affinare le tue capacità e ottenere dei contatti utili. Il Regno Unito sembra essere un focolaio per questo tipo di cose. Il British Centre for LiteraryTranslation ne organizza uno (pieno per quest’anno, ma ricontrolla per i prossimi anni), e la City University of Londonne offre un altro. La nota traduttrice editoriale dallo spagnolo all’inglese Lisa Carter ha una lista di eventi di traduzione letteraria del 2016 sul suo sito, ma molti di questi programmi saranno probabilmente riproposti nel 2017.

Consiglio 4: traduci un libro di pubblico dominio e pubblicalo indipendentemente
Se non ti va di sbattere la testa contro il muro dell’editoria tradizionale, fai da te. Siti come Project Gutenberg hanno un sacco di libri in tante lingue diverse, tutti di pubblico dominio. Potresti iniziare traducendo uno di questi libri per pubblicarlo su un blog, farci un e-book o stamparlo su richiesta. Ma assicurati che il libro in questione sia davvero di pubblico dominio, prima di pubblicarlo.

Consiglio 5: scegli il metodo tradizionale e preparati a un lungo cammino
Essere pubblicato da un editore classico è impegnativo, ma tutt’altro che impossibile. Se senti che il tuo autore preferito della tua lingua d’origine debba assolutamente essere tradotto nella tua lingua di destinazione, e che quella traduzione debba essere assolutamente pubblicata da un editore tradizionale, non farti buttare giù da chi ti dice che non puoi. Cerca la lista degli editori di traduzioni sul sito del PEN e mettiti a lavoro.

Consiglio bonus: fai pace con l’aspetto finanziario della traduzione editoriale
Se ti occupi principalmente o esclusivamente di traduzioni commerciali, sarai abituato a seguire il denaro e a puntare ai mercati che pagano di più, tuttavia è difficile che questa caccia ti porti alla traduzione editoriale. Ma finché il resto del tuo lavoro è solido finanziariamente, va bene dedicarsi anche ad un progetto per passione, che può mantenere alta la tua motivazione mentre ti occupi del resto. Ciò non significa che non ci siano traduttori editoriali che non guadagnano bene, sicuramente ce ne sono. Ma così come ci sono solo pochi scrittori dilettanti che riescono a vivere grazie alla scrittura, molti traduttori devono integrare la traduzione letteraria con le traduzioni commerciali.

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 12 luglio 2017 sul suo blog Thoughts on translation

Traduzione a cura di:
Giulia Loiodice
Traduttrice DE, EN > IT
Berlino, Germania

Consigli per traduttori editoriali

 Categoria: Traduttori freelance

È il periodo dei premi letterari, quel momento dell’anno in cui tanti di noi ammirano, o addirittura invidiano, colleghi come Tess Lewis (vincitrice del PEN Translation Prize per la sua traduzione dal tedesco all’inglese del romanzo “L’angelo dell’oblio” di Maja Haderlap) o Jessica Cohen (vincitrice del Man Booker International Prize per la sua traduzione dall’ebraico all’inglese di “Applausi a scena vuota” di David Grossman). Molti di noi si sono innamorati della traduzione proprio grazie alla traduzione letteraria. Un esempio di questo fenomeno, misto ad arroganza adolescenziale, è la mia traduzione del poema “Ofelia” di Arthur Rimbaud, con conseguente lettura in pubblico, come progetto finale per il mio corso su Shakespeare al liceo nel 1989… a proposito di palesi turbe adolescenziali.Se, per fortuna, quella traduzione è finita in qualche cassonetto della spazzatura del New Jersey, molti di noi sognano tuttora di tradurre libri, per portare alla luce i nostri autori preferiti nella nostra lingua di destinazione o per tanti altri motivi.

La traduzione editoriale è un settore tosto
La maggior parte degli editori difficilmente puntasu un autore sconosciuto o un traduttore inedito, la traduzione editoriale può essere più un atto d’amore che un impiego redditizio, e la strada per ottenere un contratto è spesso più frastagliata di quella per ottenere un progetto di traduzione commerciale. Però è possibile. Il primissimo libro tradotto dalla traduttrice dal francese all’inglese Sandra Smith è stato il best seller “Suite francese”, che ha vinto il premio PEN ed è stato selezionato come libro dell’anno del Times of London. Quindi, cosa deve fare un traduttore editoriale insoddisfatto? Ecco alcune dritte!

Consiglio 1: inizia con i periodici
Se non hai mai tradotto un libro prima, i periodici sono il posto perfetto da cui iniziare. Prova a farti pubblicare un racconto o un estratto (ma prima assicurati di avere il permesso da chi detiene i diritti di traduzione, prima che il tuo trionfo editoriale si trasformi in una violazione del copyright). Il sito della PEN ha una lunga lista di periodici che cercano traduttori. Cerca le loro linee guida e inizia da lì.

Consiglio 2: cerca risorse disponibili per la tua lingua
Molti paesi, oltre agli Stati Uniti, supportano attivamente le traduzioni editoriali. C’è la French Publishers’ Agency, che si occupa di diritti di traduzione in inglese per libri scritti in francese. Per il tedesco, c’è la Frankfurt Book Fair New York, e sono sicura che ci siano organizzazioni simili anche per altre lingue.

Seconda parte di questo articolo>

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato il 12 luglio 2017 sul suo blog Thoughts on translation

Traduzione a cura di:
Giulia Loiodice
Traduttrice DE, EN > IT
Berlino, Germania

Traduttori preoccupati? Sì e no (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

La domanda da un milione di dollari
Quindi, per quanto riguarda il futuro? I traduttori temono per il loro lavoro?
Come per molti problemi sostanziali, la risposta non è facile. Ma, per il momento, i linguisti con cui abbiamo parlato non considerano la TA una minaccia imminente. Ma c’è anche un po’ di margine di manovra.

“Assolutamente no”, dice Moya quando gli viene chiesto se teme che la TA sostituirà i traduttori umani. “Il valore aggiunto, il tocco di umanità, la qualità e la sicurezza rendono i traduttori umani essenziali, come lo sono sempre stati.”

Boulton è d’accordo, dicendo che solo i linguisti umani sono in grado di cogliere le sfumature e il contesto trovati nei documenti sorgente.
Kmiec aveva un’opinione diversa. Ha spiegato che la TA sta progredendo rapidamente e questi progressi hanno il potenziale di creare un cambio di paradigma nel settore.

“La tecnologia odierna non è abbastanza avanzata perché la TA possa sostituire i traduttori umani, ma si sta evolvendo a un ritmo eccezionale. Penso che tra dieci anni i traduttori inizieranno a lavorare come revisori di TA in settori molto specifici come le traduzioni tecniche“, ha affermato.

Allo stesso tempo, tuttavia, Kmiec nota che la traduzione di testi con sfumatura di significato è ancora un ostacolo per le macchine alimentate dall’IA. Alla fine, però, dice che il futuro potrebbe non essere così radioso per i linguisti.

“Se guardiamo oltre un lasso di tempo di dieci anni, il futuro della traduzione e dell’interpretazione è molto cupo. Rabelais disse a Gargantua che ciò che distingue l’uomo è la sua capacità di ridere. Una volta che la macchina avrà questa capacità, una volta che la macchina capirà cosa è inteso e non solo ciò che viene detto, la traduzione umana sarà sul viale del tramonto”, ha detto.

Fonte: Articolo scritto da Jake Schild e pubblicato nell’edizione di luglio 2017 del Translation Journal

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Traduttori preoccupati? Sì e no (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

“Made In A Turkey:” Traduzione automatica e contesto
“Made In A Turkey” – gioco di parole in Inglese che ho preferito non tradurre.
Uno dei maggiori punti di forza della TA è la sua capacità di accelerare i flussi di lavoro. Laddove gli umani potrebbero aver bisogno di giorni per rivedere un documento, se così fosse i sistemi di TA potrebbero aver bisogno solo di un certo numero di ore.

Secondo Kmiec, la tecnologia può essere utile nelle circostanze appropriate.
“La TA aumenta l’efficienza in circostanze molto specifiche, a seconda dell’argomento della traduzione. Ma nella maggior parte degli altri casi, la TA è solo una perdita di tempo, in quanto la terminologia utilizzata è spesso la definizione generalmente accettata di un vocabolo”, ha affermato.

Ha aggiunto che la mancanza di sfumatura delle competenze linguistiche della TA può essere anche un ostacolo.
“Si troveranno traduzioni come” Fabriqué en Dinde “(francese) per “Made in Turkey”, dove il Paese viene scambiato per l’uccello”, ha detto Kmiec.

Moya ha aggiunto che una traduzione scadente, eseguita per mezzo di TA, può aggiungere inefficienze al flusso di lavoro, costringendo gli editori a trascorrere più tempo su un documento di difficile lettura. Ammette però che ha dei benefici in certe situazioni. Boulton esprime un punto di vista simile.

“Considerando le esperienze che ho avuto finora, no, la TA non rende le cose più facili. La TA potrebbe essere confacente per qualcuno (un membro del pubblico in generale, che non sia traduttore) che ha un testo e vuole avere un’idea di cosa si tratta”, ha detto.

“Ma nei miei campi (tecnico, legale, marketing), c’è ancora più lavoro, rispetto all’uso delle“vecchie e buone” memorie di traduzione, i glossari e il tradurre a mano“.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jake Schild e pubblicato nell’edizione di luglio 2017 del Translation Journal

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Traduttori preoccupati? Sì e no

 Categoria: Traduttori freelance

Il robot della narrativa, Hal, ha fatto il suo debutto in 2001: Odissea nello spazio, quasi 50 anni fa.

Più di quattro decenni dopo, non sembra che sia stato raggiunto il livello di super intelligenza che è stato caratterizzato nel film, ma ci si sta decisamente avvicinando. E l’idea di un mondo dominato dalla macchina sembra sempre meno improbabile, quando l’Intelligenza Artificiale (IA) continua a progredire.

Il dissidio tra uomo e macchina è estremamente evidente nel settore linguistico, dove molti hanno previsto che la traduzione automatica (TA) renderà obsoleti i linguisti umani.
Ci sono state molte speculazioni da parte degli analisti del settore, ma come si sentono i traduttori riguardo a queste previsioni? Dopotutto, queste sono le persone che apparentemente saranno maggiormente colpite, se l’IA raggiungerà un livello di intelligenza superiore a quello degli umani.

Abbiamo parlato con tre linguisti per sentire la loro opinione in merito al dibattito sulla TA, e il consenso generale sembra essere questo: la TA sta progredendo, ma non c’è ancora bisogno che i traduttori inizino a lasciare le loro scrivanie.

C’è qualità?
Abbiamo ottenuto informazioni da alcuni dei nostri traduttori che hanno raggiunto 40 anni di esperienza nel settore, in modo da ottenere la loro visione della qualità, delle risorse e dei lati negativi della TA. Tutti e tre hanno notato i limiti della TA, specialmente quando si tratta della scelta del contesto.

Sia Jorge Moya che Claudia Boulton hanno riportato la scarsa qualità della TA.
“I testi di base potrebbero funzionare, ma non appena entriamo nella formazione tecnica o, peggio, in quella inerente al marketing o delle risorse umane, la TA semplicemente non funziona”, ha detto Boulton, che traduce in Tedesco e Inglese.

“Ho visto molti testi, che dovevo revisionare, in cui fondamentalmente dovevo ri-tradurre l’intero progetto perché era incomprensibile.”
Il traduttore per Inglese-Francese, Nicolas Kmiec, ha ammesso che la TA non si confà con testi di letteratura o di medicina, ma ha notato che la tecnologia ha fatto molta strada.
“Credo che la qualità stia migliorando. Mi è stato chiesto da un’azienda di revisionare una traduzione automatica in un campo molto tecnico e la traduzione è stata abbastanza buona. Una volta impostata la terminologia nella macchina, il rischio di significati ingannevoli, errori di traduzione ed errori di vocabolario è ridotto”, ha affermato.
“E in questo tipo di campo, le traduzioni sono piuttosto semplici: frasi piccole, soggetto-verbo-oggetto.”

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jake Schild e pubblicato nell’edizione di luglio 2017 del Translation Journal

Traduzione a cura di:
Dott. Alessandro Nicolini
Traduttore freelance EN˃IT / IT˃EN e RU˃IT / IT˃RU
Socio IATI, n. tessera 1259
Trento

Scrivere il proprio cv da traduttore (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Siate coerenti. Se affermate nel vostro profilo che siete organizzati e che rispettate le scadenze, provatelo nella sezione delle vostre esperienze personali (“gestione di un progetto da un milione di parole realizzato in sei mesi”, “rispetto dei termini di consegna di 345 progetti”…).

Consigli utili:

  • prima di lanciarvi in questo progetto, fissatevi un obbiettivo: definite a chi è indirizzato il vostro CV (un cliente diretto, un’agenzia di traduzione o un reclutatore per un posto da interno?) e quello a cui aspirate (un lavoro sporadico o una collaborazione a lungo termine?). Le parole che scegliete, le esperienze che presentate cambieranno a seconda del vostro obbiettivo.
  • mettetevi al posto della persona che leggerà il vostro CV: fategli venire voglia di leggerlo e di chiamarvi immediatamente. Per fare ciò, scrivete immaginando che vi state rivolgendo ad una persona e adattate il vostro CV alle varie situazioni (natura della traduzione, tipo di cliente, qualità richieste, esperienze specificate nel annuncio, ecc.).
  • siate diretti e precisi: tenete a mente che il destinatario del vostro CV dedicherà solo 20 secondi (in media) alla lettura del vostro CV. Eliminate il superfluo (situazione sentimentale, numero di figli, età, percorso scolastico a partire dalla scuola primaria, tutti i lavori che avete fatto nella vostra vita o la vostra passione per lo yoga e la ceramica).
  • “vendetevi”: capite qual è il vostro punto forte e ciò che vi differenzia dagli altri. L’obbiettivo è quello di provare che voi avete le caratteristiche che cercano e l’esperienza necessaria per utilizzarle, che altri hanno fatto bene a collaborare con voi e che capite i bisogni del vostro interlocutore (il quale cerca generalmente delle persone disponibili, che rispettino le consegne e i termini prestabiliti).
  • prendete ispirazione: guardate i CV di altri professionisti sui vari siti di traduttori (ProZ, traducteur-enligne.fr, translatorscafe.com, ecc.) così da prendere spunto dalle loro idee e determinare ciò che è efficace (o no).
  • infine, anche se può sembrare un’ovvietà, state attenti allo stile che utilizzate e rileggete attentamente così da evitare errori o refusi

Fonte: Articolo scritto da Gaëlle Gagné e pubblicato il 12 febbraio 2012 sul sito di Trëma Tradutcions

Traduzione a cura di:
Claudia Ferrazzin

Scrivere il proprio cv da traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Visto che lavoro soprattutto con clienti diretti che trovo tramite passaparola, il mio curriculum ha proprio bisogno di essere spolverato. Recentemente mi sono quindi messa alla ricerca di informazioni e consigli per aggiornarlo in modo che appaia chiaro ed efficace. Ed ecco come mi sono imbattuta nell’articolo di Marta Stelmaszak: “Curriculum vitae that works in the translation industry”, disponibile gratuitamente sul suo sito internet wantwords.co.uk. Traduttrice ed interprete freelance, Marta ha lei stessa assunto numerosi traduttori durante la sua carriera, ed è quindi la persona perfetta per darci consigli su quello che funziona e quello che bisogna assolutamente evitare quando si parla di CV. Con il suo permesso, vi presento un riassunto dei suoi consigli in italiano.

Ecco le varie categorie che devono comparire nel vostro CV.

  1. Nome e dati personali: date al vostro interlocutore più mezzi possibili per contattarvi (telefono, email, indirizzo Skype, profilo LinkedIn, sito web…) e dimenticatevi della foto!
  2. Titolo: indispensabile per fare in modo che il vostro CV non diventi uno dei tanti, il titolo deve come minimo indicare la vostra combinazione linguistica (“traduttrice indipendente dallo spagnolo verso il francese“). Per essere ancora più d’impatto, pensate a degli aggettivi (“esperta”, “affidabile”, “specializzata”).
  3. Profilo: chi siete, che cosa fate e spiegate in 2 o 3 linee perché dovrebbero scegliervi, magari sotto forma di punti. Evitate di usare la prima persona in modo da non apparire troppo presuntuosi e pensate di sviluppare questi punti nella seconda parte del vostro CV.
  4. Successi: indicate quello di cui andate particolarmente fieri (diploma, raccomandazioni, riconoscimenti professionali, pubblicazioni, numero di parole tradotte fino ad ora, ecc.) Non siate troppo modesti, perché anche se alle prime armi avrete sicuramente fatto già qualche esperienza (ottenuto un diploma, pubblicato un articolo, creato un sito web, ecc.)
  5. Esperienze professionali: il rischio qui è di dire troppo o troppo poco. Presentate solo i lavori che sono attinenti con la traduzione (nome del datore di lavoro, date e mansione), fate un riassunto di circa una frase a proposito della vostra esperienza e presentate 4 o 5 dei vostri lavori. Se siete lavoratori indipendenti, fate il nome di qualche cliente e presentate alcuni dei progetti che avete realizzato in ciascun settore di specializzazione.
  6. Istruzione e formazione: a meno di non possedere un diploma prestigioso che metterete allora in luce nella sezione “Successi”, non è necessario menzionare prima la vostra istruzione. Presentate solo quello che dimostri le vostre competenze (formazione, certificazioni, formazione continua, ecc.)
  7. Associazioni e reti personali: questa sezione è importante ma più per voi stessi che per il vostro interlocutore. Essa contribuisce infatti a rafforzare la vostra immagine di esperto.
  8. Altre qualifiche e interessi: aggiungete in questa sezione le vostre competenze informatiche, le altre lingue che padroneggiate ed eventualmente le vostre qualità personali e i vostri hobby. Questa è la parte meno importante del vostro CV, ma essa sarà comunque consultata, meglio quindi non trascurarla.

Presentate le varie sezioni in questo preciso ordine. Esse sono organizzate per livello d’importanza, mettendo così in valore il vostro profilo e le vostre competenze fin dall’inizio al fine di attirare immediatamente l’attenzione del lettore. Portando le prove di quello che affermate successivamente nella restante parte del documento.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gaëlle Gagné e pubblicato il 12 febbraio 2012 sul sito di Trëma Tradutcions

Traduzione a cura di:
Claudia Ferrazzin

Consigli semplici sulla gestione del tempo (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

- Mangia la rana. Prova a googlare quest’espressione e troverai un’intera sezione di libri aiuto-aiuto completamente dedicata a questo! Ispirata dal consiglio di Mark Twain “Se la prima cosa che fai quando ti svegli al mattino è mangiare una rana viva, avrai la consapevolezza che niente di peggio potrà accaderti”, l’idea è di fare il tuo compito più sgradevole per primo. Diciamo che eviti la contabilità – non che io l’abbia mai fatto… ogni singolo giorno della mia vita da freelance. Svolgi le mansioni di contabilità non appena ti siedi alla scrivania, prima di guardare le mail, prima di bere il caffè, prima di qualsiasi altra cosa e la parte peggiore della giornata è andata, subito.

- Raggruppa le tue attività. Ad oggi, tutti sappiamo che la multifunzionalità non funziona davvero. Al suo posto, prova questo: pensa a due attività che puoi svolgere contemporaneamente, senza che il tuo rendimento ne ostacoli una o l’altra. Allenati nell’interpretariato mentre cammini sul tapis roulant. Rispondi alle telefonate mentre giri intorno all’isola della cucina. Incontra un amico che non vedi da tanto tempo per un’ora e chiacchieraci un po’. Porta i figli in bicicletta insieme a te mentre fai jogging. Prendi l’autobus per andare a lavoro al posto della macchina così da poter lavorare durante il tragitto. Questo tipo di raggruppamento può sembrare un po’ estremo, ma ricade nella categoria “meglio di niente”.

- Spunta spietatamente le cose dalla lista delle priorità. Abbandona le cose non essenziali, in questo preciso istante. Ad esempio, quando sono in un momento critico, mi do il permesso di eliminare certi tipi di mail (“Riteniamo che ai lettori del suo blog piacerebbero delle informazioni sui viaggi”) senza rispondere. Ed elimino le sollecitazioni senza rispondere. Non è così che mi piace lavorare nei momenti migliori, tuttavia mi permetto di agire in questo modo come strategia di sopravvivenza in caso di necessità.

Qualsiasi siano i tuoi programmi estivi, spero che questi consigli possano aiutarti a ricavare un po’ di sanità mentale tra tutta la non-routine confusionaria della stagione. Se hai ulteriori consigli, mi piacerebbe ascoltarli nei commenti!

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato sul proprio blog Thoughts on translation

Traduzione a cura di:
Arianna Pierangeli
Falconara Marittima (AN)

Consigli semplici sulla gestione del tempo

 Categoria: Traduttori freelance

Se la vostra tabella di marcia è simile alla mia, estate = tutti a bordo del treno dei matti quando si tratta della gestione del tempo e del portare tutto a termine. Tra le gite, i bambini senza la scuola, i picnic, i matrimoni, l’assicurarsi che il gatto abbia il suo cibo preferito a sufficienza prima che arrivi la domestica e molti dei miei clienti europei che cercano di terminare i progetti più importanti prima di prendersi il mese di ferie ad agosto, le cose possono iniziare ad andare a rotoli molto velocemente.

A peggiorare le cose, la gestione del tempo è un percorso personale. Come altre cose nella vita che sembrano facili – mettersi in forma o risparmiare soldi – ma hanno intere sezioni di libri aiuto-aiuto dedicate, gestire il proprio tempo implica consapevolezza di sé, autodisciplina, chiarezza sulle priorità ed altre qualità che richiedono tempo per essere padroneggiate. Cosa deve fare un freelance esausto? Data l’inesistenza di una soluzione adatta a tutti, il mio più grande consiglio è: Sperimentare. Scegliere alcune semplici tecniche di gestione del tempo e provarle… iniziando proprio  ora. Eccone alcune che ho trovato di aiuto e che ti invito a provare. Ricordati che – al contrario di quanto  i guru dell’aiuto-aiuto sostengono – non ti ci devi impegnare per il resto della tua vita. Provaci per un’ora; penso che tu possa farcela e che ti sentirai molto meglio.

- La Tecnica Pomodoro è una semplice e ragionevole tecnica di gestione del tempo che piace a molti. Chiamata così a causa del timer a forma di pomodoro che usava il suo fondatore, l’idea è di dare a te stesso un po’ di tempo per lavorare su un progetto soltanto. La tecnica si riduce a: scegli un progetto, imposta il timer a 25 minuti, spunta il progetto e prenditi una piccola pausa lontano dalla tua scrivania. Dopo quattro fasi di lavoro (Pomodori), prenditi una pausa più lunga di 20-30 minuti.

- L’ora di forza. Il nome l’ho inventato io, ma rende l’idea. Datti un’ora per lavorare sul tuo progetto principale SENZA interruzioni. Oggi l’ho fatto appena arrivata a lavoro. Sto lavorando su un vasto progetto di sviluppo internazionale che deve essere terminato prima di andare in ferie domenica. Rispetterò la consegna, ma all’ultimo. Sono arrivata in ufficio, ho controllato la posta in arrivo, risposto alle mail urgenti e lavorato su questa traduzione senza interruzioni per un’ora. Tombola: in quell’ora, un terzo di quello che dovevo tradurre oggi era fatto. Credo che rimarrai sorpreso da quanto puoi fare in un’ora se ti concentri davvero.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Corinne McKay e pubblicato sul proprio blog Thoughts on translation

Traduzione a cura di:
Arianna Pierangeli
Falconara Marittima (AN)

Come posso farmi notare? (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

Un argomento che ritorna regolarmente nelle conversazioni e a cui finora durante la formazione si è prestata poca attenzione: i software di traduzione. Secondo uno dei colleghi, “uno strumento CAT è certamente un vantaggio, se non un requisito per i neotraduttori.”

I PM hanno altresì precisato che preferivano collaborare con traduttori abituali. “La lealtà deve essere reciproca e se veniva violata, per esempio, nel consegnare in ritardo senza avvisare, nel non rispondere prontamente alle mail (non entro 2 ore), o semplicemente nel non essere contattabile senza preavviso, ero piuttosto incline a tralasciare quel traduttore. Tuttora, nelle poche occasioni in cui ho qualcosa da esternalizzare, applico ancora questa regola.

Oltre ai PM hanno risposto anche dei free lance che ogni tanto esternalizzano del lavoro. “Non ho un’agenzia, ma a volte esternalizzo del lavoro e talvolta inevitabilmente a traduttori che (ancora)non conosco. Spesso chiedo la prova di una traduzione che hanno fatto in precedenza. Inoltre, un buon sito web/ampio profilo Linkedin è sempre un valore aggiunto. La delusione maggiore: colleghi che chiedono tariffe ridicolmente basse o che non traducono nella loro linguamadre.”

Personalmente, se esternalizzo del lavoro, preferisco lavorare con colleghi che conosco di persona, da riunioni di traduttori o riunioni di rete. Poiché gli si affida più volentieri un incarico,se si conosce la persona che si cela dietro il nome. Per questo motivo consiglio a tutti i neotraduttori di prendere l’iniziativa e farsi conoscere nel mondo della traduzione.

Oltretutto lavoro di fatto esclusivamente con persone che hanno ricevuto una seria formazione in traduzione. Le persone che per conoscenze sono state “introdotte” nella professione devono venire elogiate molto bene dai colleghi, altrimenti ritengo che non vale la pena rischiare, anche se onestamente devo dire che una formazione in traduzione non sempre è una garanzia.

Spero che questa mia sintesi possa essere utile al neotraduttore per entrare a far parte presso delle serie agenzie di traduzione. Non farti imbrogliare, non farti sottopagare e se hai dei dubbi su una agenzia o un cliente, chiedi consiglio in rete o a un collega più esperto. Buona fortuna!

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Cortale (CZ)
Socio A.T.I. n. tessera 246

Come posso farmi notare? (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

Un altro collega, anch’egli ex PM, ha risposto: “Nella mia carriera, non ho mai giudicato traduttori dal loro indirizzo e-mail. Durante la prima selezione valutavo attentamente la formazione, l’esperienza e i risultati di una breve traduzione di prova. Dopodiché è solo una questione di dare un primo incarico e in concreto considerare la qualità e l’andamento della collaborazione, poiché quest’ultima è tanto importante quanto la prima.”

Una collega con molti anni di esperienza, titolare di un’agenzia, ha affermato: “Anzitutto controlliamo se ci sono errori nella mail. Quando ancora selezionavo freelance usavo sempre la stessa traduzione di prova. Un breve testo sorgente con 4 errori. Una parte della prova consisteva nel verificare se il traduttore indicasse e/o correggesse gli errori. Stile, abilità linguistiche, ecc. si possono imparare, l’attitudine al lavoro è più difficile da cambiare!” Questo mi ha fatto ricordare un’anziana proprietaria che lavorava nella ristorazione, quando ero giovane. Metteva spesso soldi in più nella cassa, per poi vedere se ciò veniva segnalato. La sincerità è la cosa migliore, diceva.

Un altro collega ancora mi ha detto: “Valutiamo la formazione, la specializzazione, gli anni di esperienza, per il resto ci interessano principalmente: le tariffe, le tariffe per traduzioni urgenti, la velocità di traduzione, la disponibilità al di fuori degli orari d’ufficio. Gli hobby, ecc. sono meno importanti, ma a volte indicano una specifica conoscenza/padronanza. Mettiamo il caso che tu sia un’appassionata velista (per esempio), allora potresti benissimo fare delle traduzioni sull’argomento. (Nota però, non sto scrivendo che lo si possa fare direttamente…)”

Un altro titolare di agenzia ha risposto dicendo: “Se in base all’esperienza, alla specializzazione e alle tariffe adeguate inseriamo qualcuno nella lista dei “contattabili”, allora certo, valutiamo la qualità della traduzione. Sebbene la perfezione sarebbe l’ideale, non ci contiamo e capita raramente- così quasi tutto viene revisionato in sede. Ciò fornisce una valutazione qualitativa: il lavoro consegnato può venire revisionato entro termini che consentono di ottenere un eccellente prodotto finale e senza dispendio di tempo (e quindi denaro)? In caso affermativo, allora è stata soddisfatta una condizione preliminare. Rispettare le scadenze (fondamentale), essere regolarmente disponibili per lavori urgenti (ottimo). Voler approfondire la specializzazione, magnifico. Mi pare che sia tutto. Flessibilità reciproca, fatturare e pagare puntualmente, buona collaborazione tra i project manager e i traduttori,direi che questo completa il quadro.”

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Cortale (CZ)
Socio A.T.I. n. tessera 246

Come posso farmi notare? (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Cosa valutano allora i PM e gli impiegati delle agenzie di traduzione?

  • Ci sono errori nella mail?
  • È una mail diretta a una specifica agenzia o è un mailing di massa?
  • In che modo il traduttore ha trovato l’agenzia: sito web, su suggerimento, ex collaboratori?
  • Come si presenta il curriculum? Esperienza lavorativa, conoscenza degli strumenti CAT?
  • Specializzazione: la specializzazione è adatta alla relativa agenzia? Le agenzie di traduzioni giuridiche raramente hanno lavoro per un traduttore medico, tanto per fare un esempio.
  • Il traduttore ha un proprio sito web? Come si presenta? C’è della buona informazione?
  • Il traduttore è su LinkedIn o altri social? È una persona reale? Perché sì, anche questo capita molto spesso, truffatori che si fingono traduttori.
  • Se il traduttore indica una referenza, l’agenzia di solito la contatta.

Superata positivamente la valutazione si passa alla trattativa: in alcuni casi, si fa una traduzione di prova, che poi viene valutata e se viene approvata e ci si accorda sulle tariffe, si può incominciare a lavorare. Personalmente, come traduttrice, prima della traduzione di prova mi accordo sulle tariffe, perché è un vero peccato fare una traduzione di prova e solo dopo accorgersi che la tariffa che viene proposta è ben al di sotto della propria.

Una breve parentesi sulle traduzioni di prova: ci sono diverse opinioni a riguardo. Personalmente sono disposta a fare una traduzione di prova (gratuita), però mai più di 300 parole. (A meno che non si tratti di un libro, in quel caso voglio fare qualcosa di più per dimostrare maggiormente le mie capacità). Inoltre, mi accordo sempre di fare la traduzione di prova in un momento a me opportuno. Cosi evito di fare una traduzione sulla quale poi l’agenzia ci guadagna. Lavorare gratis, non fa per me … Le traduzioni di prova per i clienti diretti della mia attività sono molto meno frequenti e necessarie, ma a volte anche lì propongo io stessa una traduzione di prova, se qualcuno esita perché ritiene che la mia tariffa sia troppo alta. Poi gli dico “confronta pure il mio lavoro con quello di un traduttore più economico.”Il più delle volte ottengo comunque l’incarico, con la mia tariffa.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Socio A.T.I. n. tessera 246
Cortale (CZ)

Come posso farmi notare?

 Categoria: Traduttori freelance

Stimolata da un post su Vertalerskoffiehoek* riguardo i CV e un dibattito all’Accademia di traduzione di Maastricht, durante la quale uno degli studenti ha chiesto su cosa le agenzie di traduzione valutassero un nuovo traduttore, ho posto talvolta le seguenti domande a PM (project manager) e titolari di agenzie di traduzione: Su cosa valutate un nuovo traduttore? Quali requisiti sono essenziali?

Cosa considerate se volete assegnare un incarico a un traduttore? Quando guardo la quantità di mail che io stessa ricevo quotidianamente da traduttori che vogliono lavorare per me, di primo acchito divento matta. Proprio come uno dei PM con cui ho parlato, anche a mio avviso l’uso di un account Hotmail è assolutamente da evitare. Anche se come traduttore sei agli inizi, puoi facilmente scegliere un altro provider. Hotmail è utilizzato da così tanti spammer e scammer, che per molte agenzie di traduzione è diventato il primo criterio di selezione.

Un collega ha detto: “Quando ero PM valutavo CV. Credo che un’alta formazione in traduzione e una rilevante specializzazione fossero una prova di competenza, ma un po’ ci si perde nei dettagli.  Arrivano veramente tantissimi CV”. Quindi la cosa importante per un traduttore, è conoscere “il canale di selezione”. Molte agenzie hanno un sistema di registrazione online. Prima bisogna compilare un modulo, poi si verrà ricontattati. La maggior parte delle agenzie neanche rispondono alle candidature spontanee, semplicemente perché ricevono giornalmente tantissime false mail.

Altre cose da evitare assolutamente nelle mail inviate alle agenzie di traduzione:
- “Ciao caro/a” come intestazione. Oppure“Caro/a,”. In breve, l’intestazione deve essere corretta.
- Contenuto troppo generico: “Offro ottima qualità”. Certo, lo facciamo tutti. Almeno, è quello che tutti crediamo.
- Non esprimere la motivazione. Dite perché potreste essere il candidato ideale, in che cosa e dove vi siete specializzati, tutti punti fondamentali.
- Non prestare attenzione alla grafica. Nessun paragrafo, nessun spazio vuoto, non si va a capo. Tutti aspetti a cui le agenzie prestano attenzione.
- Nessun riferimento ad un proprio sito web o LinkedIn.
Una mail del genere inviata da un traduttore, finisce dritta nel cestino. Eliminata! Perciò così non va bene. Quando un’agenzia riceve una candidatura e si supera questa prima verifica, iniziano di solito una ricerca sul candidato, il suo sito web, la sua presenza sui social, il suo profilo LinkedIn. Google è il nostro alleato migliore!

* (Gruppo FB per traduttori professionisti)

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Anouschka Schutte pubblicato il 29 novembre 2017 su Proactive Translations

Traduzione a cura di:
Dott. Vincenzo Mazzotta
Biologo, Traduttore tecnico-scientifico freelance EN>IT NL>IT
Cortale (CZ)
Socio A.T.I. n. tessera 246

Freelance o posto fisso (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Contatti, contatti, contatti
Più difficile è l’acquisizione dei clienti e l’avvio dell’attività. Ma le principali associazioni professionali, BDÜ (Bundesverband der Dolmetscher und Übersetzer) e VDÜ (Verband deutschsprachiger Übersetzer), organizzano seminari, webinari e tavoli rotondi in tutta la Germania. Allo stesso modo, i compagni di studio, gli amici e un sito web serio ti aiuteranno sicuramente con le commissioni (ad esempio, con un profilo di traduttore). Da questo si cristallizzano, dopo un certo tempo, i propri clienti fissi, con i quali si possono anche stipulare accordi sui prezzi. A questo punto, l’attività da freelance è davvero una libertà. La partecipazione a fiere e congressi del settore può valere oro, poiché non solo sono rappresentate tutte le imprese importanti, ma spesso ci sono anche offerte di lavoro.

Traduttori ed interpreti con posto fisso
Anche qui, il punto di partenza potrebbe essere uno stage presso un’agenzia di traduzione, fatto alcuni semestri prima. All’improvviso ricevi una chiamata dal capo ufficio dell’offerta, che ti vuole invitare a un colloquio di lavoro. Subito dopo la conclusione degli studi, quando l’incertezza sul proprio futuro comincia a crescere, un’offerta così è molto attraente. Le agenzie di traduzione dispongono di ciò che un singolo libero professionista può difficilmente ottenere o di quello che gli è stato sempre negato. Una certificazione secondo gli attuali standard DIN costa diverse migliaia di euro all’anno – un prezzo che solo le agenzie di traduzione possono permettersi per un marchio di qualità. Lo stesso vale anche per Software e Hardware. Le agenzie di traduzione possiedono spesso i propri database terminologici complessi, strumenti CAT e reti interne.

Ottenere sicurezza
In più, per molti si aggiunge la conquista della sicurezza. Il posto fisso offre solitamente 40 ore a settimana. I liberi professionisti, d’altra parte, hanno orari di lavoro, nel peggiore dei casi, anche fino a tarda notte. Per alcuni, tuttavia, lo stipendio fisso è sia maledizione che benedizione. Offre sicurezza, ma i bonus e gli accordi individuali per il lavoro straordinario sono, tuttavia, molto rari o non previsti.

Il mondo professionale in cambiamento
La tendenza negli ultimi anni va sempre più nella direzione di una vita lavorativa ibrida. Le grandi società e le grandi agenzie di traduzione spesso assumono solo il Project Manager a tempo indeterminato. Questi a loro volta si prendono cura di un gran numero di interpreti e traduttori freelance che sono connessi in una rete e che possono essere chiamati per un lavoro. Ciò aumenta il numero di lingue offerte dal fornitore di servizi, ma rende più complicato un impiego permanente come traduttore o interprete. Chiunque inizi a lavorare dovrebbe prima riflettere sulla relazione tra il proprio lavoro e il proprio datore di lavoro. Questo spesso ha come risultato la via da seguire.

Fonte: Articolo scritto da Felix Hoberg e pubblicato sul sito Übersetzer.jetzt

Traduzione a cura di:
Madalina Mihaela Ghita
Dott.ssa Magistrale in Lingue
Traduttrice ed Interprete
Roma

Freelance o posto fisso

 Categoria: Traduttori freelance

L’inizio dell’attività professionale per traduttori e interpreti
Il via è la meta! Queste parole alate sono molto adatte come introduzione per questo articolo, che entra nello specifico della vita professionale dei traduttori e degli interpreti. E questa via è riferita agli ordini e alla retribuzione, con i quali si può sostenere il proprio tenore di vita.

Per molti, queste considerazioni emergono già durante gli studi. Forse si è appena concluso il primo tirocinio presso un’agenzia di traduzione o si ha ricevuto un meraviglioso incarico da parte di altri studenti e “amici che conoscono qualcuno, che conosce qualcuno, che conosce qualcun altro che sta cercando un traduttore”, con il quale ora si stanno guadagnando i primi galloni. Tali momenti, nel corso della formazione, fanno desiderare di più. Ed esattamente a questo punto, salta fuori un pensiero quasi esistenzialista: Freelance o posto fisso?

Traduttore e interprete Freelancer
Lavorare come libero professionista non fa per tutti. Molti hanno paura di fare il passo verso il lavoro autonomo. Le ragioni sono spesso la mancanza di fiducia nella rete collegiale che si è accumulata nel corso della formazione professionale, la mancanza di conoscenza nell’avvio di un’impresa o anche l’onere non burocratico in termini di riscossione delle imposte e corretta registrazione come lavoratore autonomo. Per quanto riguarda la rete, va anche tenuto presente che senza una vasta cerchia di conoscenze manca l’opportunità di uno scambio pratico. Ed è proprio questo scambio che può risultare utile per traduzioni particolarmente difficili.

E’ richiesta una forte forza di volontà
In effetti non è facile. Ci vuole un po’ di fermezza e volontà per affermarsi sul mercato come traduttore o interprete. A questo si aggiunge il fatto che come singolo individuo non si possono mai offrire tante lingue quante ne offre un’agenzia. Tuttavia, molti operano come agenzie. Tali ostacoli scoraggiano solo a prima vista. Perché con una rete digitale sempre più stretta, avviare un’impresa diventa sempre più facile: risorse che spiegano l’essenziale in materia di basi dell’economia aziendale, strumenti adatti per rendere le faccende burocratiche trasparenti e comprensibili; c’è sempre di più e di migliore qualità.

Sfruttamento dei social media
Ci sono abbastanza canali social per connettersi con persone che hanno gli stessi interessi e per stabilire un contatto con traduttori e interpreti affermati. Molti freelance gestiscono anche un blog come appianamento creativo, attraverso il quale si può anche aumentare il raggio d’azione, a condizione che gli argomenti siano presentati in modo interessante. A livello di attrezzature e di tecnologia, nel peggiore dei casi, si parla di un solido pacchetto Office e di un potente computer, che rappresentano un rischio finanziario immediato.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Felix Hoberg e pubblicato sul sito Übersetzer.jetzt

Traduzione a cura di:
Madalina Mihaela Ghita
Dott.ssa Magistrale in Lingue
Traduttrice ed Interprete
Roma

7 differenze tra professionisti e dilettanti

 Categoria: Traduttori freelance

Specializzazione. Un professionista ha un raggio d’azione ristretto: ciò gli permette di approfondire costantemente le proprie conoscenzee di concentrarsi sull’obiettivo. Trattare dieci argomenti non correlati fra loro significa non acquisire una reale competenza in nessuno di essi.

Accuratezza. Un professionista traduce il senso, non le parole: non ha alcuna paura di trasformare una costruzionenegativa in affermativa,unire frasi o spezzarleper migliorare la fluidità del testo ed eliminare i calchi senza alcuna pietà. Un testo tradotto parola per parola èil primo indicatore del fatto che il traduttore è più concentrato sulla produzione che sulla qualità.

Esperienza e formazione.Una laurea aiuta, ma non è indispensabile. L’esperienza è più importante: da quanto tempo lavora quel traduttore? Che tipo di testi traduce? Ha ricevuto dei feedback positivi dai suoi clienti? Potete starne certi: per essere un buon traduttore non è necessario un curriculum di dieci pagine, ma è pur vero che alcuni risultati si raggiungono solo con l’esperienza.

Tariffe. Un professionista sa quanto vale il proprio lavoro, e non ha paura di chiedere un extra per le urgenze o di abbassare le tariffe in caso di grossi volumi.

Onestà. Un professionista può usare la traduzione automatica come bozza, ma in tal caso si parla di “post editing”– e non più di “traduzione”. È un’attività diversa, che implica tariffe,requisiti e metodi di lavoro diversi. Un professionista non consegna un lavoro di post-editing spacciandolo per una vera e propria traduzione: non è etico, e comunque si nota immediatamente.

Comunicazione. Un professionista è in costante contatto con il cliente. Fa domande, propone nuovi termini da inserire nei glossari esegnala se la memoria di traduzione o il testo originale presentano qualche falla. Se è in ritardo con la consegna se ne assume la responsabilità e avvisa subito il cliente, provando a trovare insieme a lui una soluzione.

Tecnologia. Infine, un professionista sa come usare adeguatamente gli strumenti di traduzione assistita: così facendo, può concentrarsi sulla traduzione e lasciare alla macchina i processi più banali e che è possibile automatizzare.

Fonte: Articolo scritto da Nadia Hidalgo Diaz e pubblicato il 17 ottobre 2017 sul blog di Smartcat

Traduzione a cura di:
Sara Galluccio
Traduttrice editoriale, letteraria, marketing, turismo
Genova

Il traduttore: 10 miti su questo mestiere (4)

 Categoria: Traduttori freelance

< Terza parte di questo articolo

9. Fare il traduttore è un lavoro tranquillo
Assolutamente no. Già essere un professionista indipendente significa essere responsabile di una buona gestione dell’attività. Non abbiamo segretarie, commercialisti, responsabili per la comunicazione e il marketing, nemmeno dei dipendenti che svolgano il lavoro al posto nostro. Dobbiamo farci conoscere, creare, sondare, vendere le nostre prestazioni, tradurre, rispettare i termini (spesso molto stretti, perché – non si sa perché – le richieste dei clienti sono sempre ‘molto urgenti’), redigere preventivi e fatture. In più, un traduttore deve aggiornarsi costantemente: nuove regolamentazioni, tecnologie, software, soggetti di traduzioni. Il traduttore ha, in più, un obbligo di formazione continua in materia di traduzioni giuridiche. Infine, in quanto collaboratore di giustizia, l’Esperto si assume una responsabilità non indifferente traducendo delle dichiarazioni delicate ed esponendosi al rischio di affrontare lui stesso problemi con la giustizia, in caso di errore. La storia della traduzione racconta episodi dove degli errori di traduzione hanno avuto conseguenze catastrofiche: incidenti diplomatici, pazienti ricoverati che hanno subito gravi danni alla salute, persone sotto processo condannate nonostante fossero innocenti. Questi sono solo pochi esempi.

10. Il traduttore si gestisce il tempo come vuole
Sì e no. E se lo fa, ne paga le conseguenze. Certo, in teoria nulla impedisce a un freelancer di dormire tutta mattina o di dedicare parte della giornata ad attività piacevoli, come lo shopping o prendere un tè con le amiche. Anche se, in generale, i professionisti intellettuali preferiscono lavorare presto al mattino, perché la mente è più ‘fresca’. In più, la traduzione non è la nostra unica attività: tempi di consegna da rispettare, persone da (ri)chiamare, preventivi da inviare quanto prima per evitare la perdita di un potenziale cliente, appuntamenti da fissare, e-mail da leggere e risposte da scrivere sono mansioni da svolgere nelle ore ‘d’ufficio’. Può capitare che ci prendiamo del tempo per andare a correre, ma questo tempo è generalmente recuperato durante le ore dei pasti, la sera e, spesso, la notte. Come tutte le libere professioni, e in particolare quando l’ufficio è in casa, la vita privata è fagocitata dal lavoro: non ci sono più orari, serate, weekend o festività (soprattutto per i traduttori/interpreti che collaborano con la giustizia).

Ecco, ora conoscete l’altro lato della medaglia di questo mestiere purtroppo poco conosciuto e, troppo spesso, sottovalutato. Spero che questo articolo vi abbia permesso di apprezzare meglio l’importanza del lavoro di traduzione e questo personaggio un po’ particolare che è il traduttore.

Fonte: Articolo scritto da Serafina Loggia e pubblicato l’8 dicembre 2016 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Michela Simonelli
Traduttrice EN>IT, IT>EN, FR>IT, IT>FR
Brescia

Il traduttore: 10 miti su questo mestiere (3)

 Categoria: Traduttori freelance

< Seconda parte di questo articolo

6. Traduttore e interprete, è la stessa cosa!
In realtà no. Sono due professioni ben distinte. La differenza principale è che il traduttore traduce un testo scritto, mentre l’interprete traduce un discorso orale. Un interprete deve essere in grado di memorizzare un grande volume di informazioni prima di restituirlo in un’altra lingua, mentre un traduttore ha il tempo di prendere appunti e di effettuare ricerche. Un interprete deve riportare non solo il discorso, ma anche il rispettivo tono della voce e le rispettive emozioni. Un traduttore è anche un autore: è l’autore delle sue traduzioni, poiché riscrive il contenuto dei testi d’origine adattandoli ad un’altra lingua e ad un’altra cultura.

7. Il traduttore può lavorare ovunque
Questa la adoro! Nell’immaginario collettivo, il traduttore – quel fortunato! – ha la possibilità di lavorare in ogni condizione piacevole: seduto al tavolo della cucina – mentre controlla la cottura dell’arrosto e mentre accarezza il gatto, – o al sole, sulla terrazza di un caffé, a bordo piscina o in spiaggia! Nonostante non sia completamente falso che i traduttori sono, generalmente, dipendenti dalle bevande eccitanti (il caffè / il tè ci accompagnano ad ogni ora della giornata), per quanto concerne l’ambiente lavorativo, i traduttori hanno bisogno di una postazione di lavoro adeguata, ovvero comoda, connessa (alla corrente elettrica, alla rete Internet ad alta velocità, alla stampante … ) ed è fuori questione l’idea di stare all’aperto, perché la luminosità del sole sullo schermo ci impedirebbe di lavorare. Abbiamo anche bisogno di una poltrona comoda, di avere i nostri dizionari a portata di mano e di un ambiente privo di distrazioni, perché dobbiamo rimanere concentrati. Ho avuto l’esperienza di lavorare sul tavolo della cucina durante le vacanze (sì, i traduttori lavorano durante le vacanze) e il mio collo e le mie spalle non l’hanno apprezzato. Non proverò mai più nemmeno a lavorare durante i viaggi e sui mezzi di trasporto pubblici.

8. Il traduttore può portare il pigiama tutto il giorno
Lo credete davvero? Ma non è vero! Soprattutto se, come me, Interprete Esperta sotto giuramento, si rischia di ricevere in qualsiasi momento della giornata (e della notte) una chiamata dalla Giustizia per un intervento immediato. In pratica, mi sveglio presto al mattino e faccio in modo di essere sempre lavata/pettinata/truccata/vestita/pronta a uscire.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Serafina Loggia e pubblicato l’8 dicembre 2016 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Michela Simonelli
Traduttrice EN>IT, IT>EN, FR>IT, IT>FR
Brescia

Il traduttore: 10 miti su questo mestiere (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

3. Le macchine rimpiazzeranno presto i traduttori
Basta effettuare una traduzione tramite uno strumento online gratuito e poi effettuarla nuovamente in senso contrario per rendersi conto di quanto questa idea sia lontana dalla realtà. Nessuno strumento, nemmeno il più sofisticato, potrà mai rimpiazzare il cervello umano. Se siete dei professionisti, tenete a mente che un errore, anche banale, nella comunicazione di un prezzo, un servizio o di condizioni può comportare perdite di tempo e di denaro, disaccordi, affari mancati e perdita di credibilità. Basta un clic per spostare nel cestino una e-mail che potrebbe contenere un’offerta interessante, ma la cui presentazione non ha invogliato il lettore a proseguire nella sua lettura. Una traduzione ‘intelligente’ non comporta la traduzione parola per parola, ma piuttosto si tratta di rendere una frase, un concetto, un’idea in un’altra lingua e – molto importante – in un’altra cultura. É un lavoro di elaborazione, di comprensione del senso intrinseco, di reinterpretazione in un’altra chiave linguistica e culturale. Appassionato di lingue straniere, curioso per natura, un maniaco dei dettagli, il traduttore a volte si tormenta l’anima e tormenta le parole per ottenere un lavoro che sia all’altezza dei suoi standard.
Invece di essere un concorrente, la tecnologia costituisce per il traduttore un aiuto prezioso che arricchisce il suo ambiente lavorativo e che valorizza le sue competenze. Del resto, sono traduttori, copywriter e revisori che contribuiscono allo sviluppo di strumenti tecnologici destinati ad abbattere le barriere linguistiche.

4. Io traduco il testo per conto mio e poi lo faccio revisionare da un traduttore
Questa è bella! Cosa vi fa pensare che uno stagista senza esperienza in traduzione o uno strumento per traduzioni automatiche vi daranno un risultato di una qualità talmente alta che una semplice rilettura da parte di un professionista sarà sufficiente? In generale, revisionare un testo tradotto da una persona che non è del mestiere o – peggio – da una macchina, occupa al traduttore più tempo che tradurre dalla A alla Z.

5. E’ un testo corto, la traduzione occuperà poco tempo!
No. Perché ogni professionista che ama il proprio mestiere si preoccupa di consegnare un lavoro di qualità ottimale, curato fin nei minimi dettagli. Anche perché non sarebbe professionale consegnare al cliente un lavoro scadente, che danneggerebbe la reputazione e la credibilità professionale del traduttore. Succede che una traduzione occupi più tempo di quel che pensavamo (e soprattutto di quel che il nostro cliente pensava). Il tempo per trovare un documento o un’informazione specifica, per effettuare una ricerca terminologica … É per questo che siamo riconoscenti verso i clienti che ci lasciano il margine di tempo necessario per far fronte agli imprevisti e per permetterci di consegnare un lavoro di qualità ottimale.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Serafina Loggia e pubblicato l’8 dicembre 2016 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Michela Simonelli
Traduttrice EN>IT, IT>EN, FR>IT, IT>FR
Brescia

Il traduttore: 10 miti su questo mestiere

 Categoria: Traduttori freelance

Il traduttore, uno dei mestieri più belli del mondo. In effetti dico spesso di adorare il mio lavoro: ogni giorno è differente, interessante, stimolante … gratificante! E poi, essere traduttori, è libertà! Di viaggiare, di lavorare ovunque, di rimanere in pigiama tutto il giorno. Beh, non proprio …
Come ogni altra professione, e soprattutto in questi casi, quando si lavora per conto proprio, l’attività del traduttore non ha solo aspetti positivi. Spesso ignorate, le responsabilità, le limitazioni e le pressioni sono numerose.
Vediamo le 10 convinzioni più diffuse riguardanti questa figura professionale, che lavora nell’ombra per portare luce alle vostre letture.

1. Il traduttore non ha bisogno di dizionari
Falso. Il traduttore non è un dizionario ambulante. Se deve risolvere una questione riguardante una parola, lo farà in maniera precisa e vorrà sempre conoscerne il contesto. Se non conosce la risposta – un traduttore non è nemmeno un’enciclopedia, – un professionista scrupoloso la cercherà, appoggiandosi a risorse quali i numerosi dizionari tecnici che colleziona, dei glossari, delle basi terminologiche, dei siti specializzati, dei libri, dei forum di discussione dedicati alla traduzione. Poi, se ancora non avrà trovato la risposta, il traduttore contatterà qualsiasi persona, azienda o amministrazione che potrebbe conoscere la soluzione. Per questo mi è già capitato di contattare commissariati di polizia e commercialisti in Italia, un Ufficio Imposte e perfino una farmacia, nel bel mezzo della notte, per avere una traduzione da consegnare il giorno seguente.

2. Ogni persona bilingue può essere un traduttore
Sarebbe come dire che ogni persona che sa scrivere può essere uno scrittore professionista o che ogni persona che sa parlare può essere un oratore esperto. Certo, una persona bilingue sa comunicare nella vita di tutti i giorni, il che va bene; ma non conosce le tecniche professionali della traduzione e questa è la differenza con un professionista di mestiere. Poche persone sanno che un traduttore professionista deve sottoporsi a una specifica e continua formazione. Un traduttore specializzato – in diritto, in ingegneria o in medicina, per esempio – è spesso anche un professionista in diritto, in ingegneria o in medicina, perché, per riuscire a tradurre un testo, deve avere una profonda conoscenza del soggetto di cui si occupa. La traduzione è anche e soprattutto un mestiere che si basa sull’esperienza: come un buon vino, il traduttore migliora col tempo. Infine, un traduttore professionista è affidabile: rivolgendovi a lui, avete la garanzia di un lavoro svolto scrupolosamente, nel rispetto della riservatezza e del codice della professione.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Serafina Loggia e pubblicato l’8 dicembre 2016 sul proprio blog

Traduzione a cura di:
Michela Simonelli
Traduttrice EN>IT, IT>EN, FR>IT, IT>FR
Brescia

Il fine ultimo di una traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Prima ancora di sollevare la penna per scrivere, accendere il PC, aprire un dizionario, o semplicemente leggere il testo che intendiamo tradurre, la questione, quasi esistenziale, che un traduttore professionista si trova ad affrontare è cercare un modo per mantenere neutra la propria traduzione. Il concetto di neutralità è molto relativo in quanto si ricerca la chiarezza per il lettore della lingua di arrivo, ma allo stesso tempo si ha il timore di metterci troppo del proprio, magari tramite aggiunte o piccole omissioni.

Il fine ultimo rimane quello di avere un testo fluido, comprensibile e neutrale, quindi che esprima al meglio la naturalezza della lingua. I teorici hanno insistito molto sull’importanza sostanziale dell’opera dei traduttori, spesso relegati in secondo piano in una società che non apprezza il valore di un mestiere moderno che poi tanto moderno non è.

Il mestiere del traduttore è infatti un mestiere antico proprio come quello della scrittura. Alcuni dicono che il traduttore non abbia l’incubo della pagina bianca, ma in alcuni casi trova un abisso tra le due culture e ha il compito, se non la responsabilità, di colmare questo vuoto. Il pensiero di non tradurre per un determinato periodo che sia prolungato o meno dà al traduttore professionista un inevitabile senso di vuoto. Un vuoto che può essere colmato solo traducendo.

La traduzione è amore. La lettura è intrinseca di malizia, il testo seduce, il traduttore/lettore si fa trasportare da ogni singola parola. Il traduttore umano (perché il digitale non ha un cuore) ama e fa di tutto per restituire la seduzione del testo alla traduzione.

Il peccato più grande che un traduttore possa essere tentato a fare è quello di essere contaminato dall’eccessiva bellezza di ciò che traduce.
La metafora sull’amore è solo la punta dell’iceberg perché la traduzione non è fatta solo di amore, ma senza questo il grande processo di trasposizione non sarà lo stesso.

Occhio all’amore! Non bisogna avere “il prosciutto davanti agli occhi”: evitiamo di travisare il messaggio, discernere ciò che l’autore vuol lasciare nell’ombra o ritrovarci a fare una riscrittura piuttosto che una traduzione.

Quindi non perdiamo di vista i nostri obiettivi, lavoriamo sodo e con amore poiché il fine ultimo rimane quello di avere un testo fluido, comprensibile e neutrale, che esprima al meglio la naturalezza della lingua d’arrivo e che comprenda quel pizzico di amore che l’autore della lingua di partenza ha espresso nel suo testo.

Autrice dell’articolo:
Giovanna Lo Iacono
Traduttrice FR/ENG-ITA
Palermo (Italia)

Laureata  in Mediazione Linguistica, Traduzione e Interpretariato per le lingue Inglese e Francese con una tesi di traduzione dal francese al italiano di un testo sull’ Expression Primitive il trattamento della psicosi e della nevrosi dal titolo “Il primitivismo in danza”.

La traduzione non è affatto un hobby!

 Categoria: Traduttori freelance

Spesso mi sento chiedere da persone al di fuori del mondo della traduzione: “ma dove trovi per fare traduzioni? Mandami i link così mando anche io!”. Beh, non funziona proprio così. Per me il fatto di iniziare a cimentarmi in questo mondo non è per niente dettato dal “fare qualche soldo”. La traduzione non è come suonare la chitarra o ballare, non è un hobby, come molti credono. C’è questa convinzione che chi sappia abbastanza bene una lingua possa tradurre, “Cosa vuoi che sia!  So l’inglese e allora traduco!”.  Mi sconforta sapere che spesso questo lavoro non venga preso con la dovuta serietà e rispetto.

Un traduttore è una persona che crea, reinventa e di lavoro ce ne vuole tanto, per non parlare del tempo speso ad informarsi e della continua formazione. Non ci si può alzare un giorno e decidere di mandare curriculum alla cieca senza sapere nulla, senza avere un’idea di che cosa significhi. Bisogna prima crearsi un percorso formativo tale da capire tutte le sfumature legate alla traduzione, che non sono soltanto prendere un testo e tradurlo, ma anche dove trovare i clienti, come fare fatture e ricevute, quali sono le tariffe adeguate e via di seguito.

Dopo aver fatto ciò, la cosa più importante è una sola: la passione. La passione per la lingua dalla quale si vuole tradurre, che ti porta a navigare su internet leggendo articoli, guardando film e facendo di tutto per renderla “nostra”. La passione per la lettura nella propria lingua madre, perché sembra banale, ma chi legge molto sarà più portato a scrivere meglio. La passione per la cultura correlata alla lingua, il primo gradino verso l’apprendimento vero e proprio: se impari a capire perché le persone si comportano in un determinato modo, riuscirai a tradurre e a comunicare meglio con loro, evitando errori “culturali”, come il saltare la coda in Inghilterra, dare i baci come saluto in Germania o presentarsi spontaneamente senza che ti presenti qualcuno in Giappone. Alcuni divari sono talmente grandi che questo punto è importantissimo.

Oltre ad una sfrenata passione entra in gioco il sapersi buttare, che è la parte più difficile all’inizio. Non sai da che parte iniziare, leggi in continuazione per informarti, ma poi sembri sempre tornare al punto di partenza e così ti scoraggi. Bisogna trovare un equilibrio e fare le cose con calma, perché è risaputo, le cose fatte di fretta non portano mai da nessuna parte. Io stessa, che sono al primo gradino della scalata verso il diventare una traduttrice, mi rendo conto di quanto sia difficile uscire allo scoperto e farsi conoscere. Sono consapevole del fatto che ci sono traduttori bravissimi, molto più preparati di me, ma se uno non ci prova non potrà mai sapere come sarebbe andata!

Il consiglio che voglio dare a tutti coloro che sono ancora nell’oblio, e anche a me stessa, è quello di non mollare mai e di continuare ad inseguire questo sogno fatto di parole, perché è vero che viviamo in un mondo che spesso ci distrugge i sogni, ma l’impegno e la devozione a volte sono la spada migliore per difenderci e sopraffare coloro che ce lo vogliono impedire!

Autrice dell’articolo:
Francesca Arcari
Traduttrice
Domodossola (VB)

Testimonianza di due traduttori freelance (2)

 Categoria: Traduttori freelance

< Prima parte di questo articolo

Patrick Thibaut, traduttore EN-FR, 20 anni di esperienza
Che cosa mi piace di questo lavoro. Potrei descrivere quello che mi piaceva di questo lavoro, ma non sono sicuro che mi piaccia! Da alcuni anni ormai assistiamo a un crescente impoverimento della professione del traduttore, con prezzi che scendono dal 30 al 40 per cento e il suo corollario, una crescente indifferenza verso la qualità da parte dei clienti, anche di molte agenzie. Potremmo anche parlare di proletarizzazione, dato che con diverse “innovazioni” come i TM online sul sito web del cliente (vedi Idiom), presto non avremo più nemmeno i nostri strumenti. Recentemente sono tornato allo studio annuale TBS per il 1999. All’ epoca abbiamo fatto molto meglio.

Perché penso che ne valga la pena oggi? A mio parere, e per il momento in ogni caso, questa professione è moribonda. Se stavo consigliando a un ragazzino di fare questo lavoro, mi sento come il ragazzo che nel 1900 gli consigliava di diventare un autista di carrozze. Oppure piantine di ribes rosso (se c’ era!)

La qualità principale per ritrovarsi lì. Sarò ancora una volta cinico: la qualità principale *per farlo bene* sarebbe il gusto per il buon lavoro, la qualità e l’ espressione. Ma la qualità principale * per essere lì bene* sarebbe quello di accettare di essere tagliabile e laborioso a volontà, per essere pronti a guadagnare presto meno di un dipendente amministrativo mentre si lavora il doppio, con qui di nuovo un corollario: per prendere in giro la qualità finale di trattenersi dietro il “si ottiene quello che si paga per”….

Il mio consiglio ai principianti:

a) Leggere, leggere, leggere, In tutte le lingue che pratica, naturalmente nella sua lingua “di origine”, ma anche e soprattutto nella sua lingua madre. Quando faccio la revisione, sono spesso stupito dalla sintassi o anche dagli errori grammaticali, scritti da “professionisti” della lingua. Più che l’ uso pericoloso del vocabolario congiuntivo e povero. Non sto dicendo che dovremmo scrivere come Flaubert, ma vedo il giorno in cui alcune persone scriveranno “traduzioni” in stile SMS.

E per quanto riguarda la parte relativa alla traduzione, non sto parlando di approssimazioni, di errori così grossolani che ci si chiede come qualcuno possa scrivere questo senza fare occhi. Come pensi che la maggior parte dei principianti traduca “Potresti desiderare…”? Pensi che perderanno tempo a chiederti se c’ è un’ espressione più appropriata in francese?

Se mi fossi messo negli ultimi anni a fare un’ antologia delle più belle sciocchezze che ho visto andare avanti, avrei abbastanza per darvi da mangiare un intero corso su cosa non fare.

b) Per imparare la meditazione trascendentale e avere una professione complementare / vino nel caso… O un fidanzato per garantire il canto di domani.

Come potete vedere, non sono troppo ottimista sul futuro e penso che avrei cambiato professione se avessi trovato qualcos’altro. O paesi: quando i salari sono a livello del Terzo Mondo, tutto ciò che resta è rifugiarsi nel Terzo Mondo! Forse verrà proposta una delle due alternative.

Fonte: Articolo pubblicato il 24 giugno 2009 sul blog L’observatoire de la traduction

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia

Testimonianza di due traduttori freelance

 Categoria: Traduttori freelance

Come parte di un corso che ho tenuto presso l’ Università di Evry Val d’ Essonne, ho presentato le testimonianze di diversi traduttori freelance sulla loro professione. Due traduttori, due visioni della professione, più o meno positive, più o meno entusiaste. Questo corso (“Diventare un traduttore freelance”) è stato progettato per gli studenti del Master in traduzioni specializzate che stavano per diventare traduttori freelance, così ho sintetizzato queste testimonianze. Qui consegno le versioni “a sgancio brusco”: appendere!

John Antony, traduttore FR-EN, 23 anni di esperienza
In “freelance”siamo infatti lavoratori autonomi. Come in tutte le situazioni, si possono individuare vantaggi e svantaggi.

I benefici che vengono in mente:

Si lavora a casa, secondo gli orari che si sceglie

Siamo liberi di accettare o meno un lavoro

Non siamo soggetti ad una gerarchia diversa da quella che regola un rapporto “cliente-fornitore”, diversa da quella che regola i rapporti “superiori-subordinati”,

Ma dobbiamo parlare degli svantaggi…..:

Tutte le traduzioni sono per il giorno prima di ieri…

Lavoriamo principalmente con le agenzie, e non tutte sono “consolidate”… anche dal punto di vista finanziario,

Il lavoro va e viene, quindi è difficile pianificare in anticipo: è tutto o niente,

Non ci sono quasi nessun fine settimana, giorni festivi, ecc… E’ difficile rifiutare il lavoro ripetutamente, perché si finisce… senza lavoro!

C’ è una feroce concorrenza da parte delle agenzie – in particolare nel sud-est asiatico – che praticano tariffe assurde e spesso fanno pessimi lavori che danneggiano tutti noi (come diciamo in Francia,”… tutti i meccanici sono truffatori, tranne il 99,5% di loro…”! )…

Le mie raccomandazioni:

Sapere come definire – e attenersi alle proprie capacità: nessuno sa “tutto”….,

Rispettare scrupolosamente le scadenze,

Assicurarsi che il lettore della traduzione capisca di che cosa si tratta, anche se a volte è necessario chiarire che non si è trovata la traduzione esatta di un termine, un’ espressione,….,

Non esitare a porre domande al cliente in caso di seri dubbi,

Lasciare riposare la traduzione per alcune ore (se possibile) prima di rivederla ed eventualmente correggere eventuali dettagli,

Il cliente non sempre ha ragione….

Per un nuovo cliente, chiedere le coordinate bancarie e avere il proprio banchiere verificare l’ affidabilità del cliente: questa è una delle poche operazioni che non costa nulla (!), e anche se non vi danno alcun dettaglio, si dirà “vai avanti” o “fate attenzione”….

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 24 giugno 2009 sul blog L’observatoire de la traduction

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisia