Il rasoio del traduttore

 Categoria: Tecniche di traduzione

Tutte le traduzioni ben riuscite si assomigliano e, a loro volta, anche gli insuccessi si assomigliano.
Con questa affermazione non vogliamo dire che le brillanti soluzioni trovate dai traduttori siano considerabili tutte alla stessa stregua, ma che vi è qualcosa nei modi trovati per uscire dalle difficoltà che le accomuna tutte.
Il trait d’union è il fatto che, a posteriori, il problema affrontato dal traduttore sembri semplice, e la risoluzione naturale. Al contrario, come sanno bene le persone che hanno una certa esperienza nell’insegnamento della traduzione, c’è sempre spazio per l’innovazione quando si tratta della possibilità di commettere errori.
Non è raro ad esempio, che tra i novizi della traduzione il desiderio di volersi distaccare a tutti i costi dall’originale finisca per far atterrare la loro versione d’arrivo a un paio di chilometri di distanza dalla pista, con conseguenze immaginabili per l’equipaggio e i passeggeri.

La nostra impressione è che anche nella traduzione vi sia molto spesso quell’affinità tra bellezza e semplicità tanto teorizzata dagli scienziati nelle loro equazioni. Per questo motivo non è un cattivo consiglio per coloro che si avvicinano all’arte della traduzione quello di lasciarsi guidare da un principio metodologico di economia: seguire cioè un primo impulso “letteralista” e tradurre di getto.
Il fine è quello di raggiungere una versione con tutte le caratteristiche giudicate rilevanti in fase d’interpretazione limitando però il numero delle modifiche al minimo. Dopodiché se il risultato non è stilisticamente soddisfacente, apportare i ritocchi ritenuti necessari senza però perdere di vista l’obiettivo della semplicità e quindi preferendo sempre la soluzione più semplice a quella più complessa.
Si tratterebbe, in definitiva, di applicare al lavoro del traduttore qualcosa di simile al vecchio principio filosofico noto come “rasoio di Ockham” per evitare il più possibile di moltiplicare le modifiche o aumentare le ipotesi interpretative.

Tradurre in gruppo

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Oggigiorno, più o meno a tutti i livelli e più o meno in tutti i settori vengono esaltate le virtù del lavoro di squadra. Anche noi siamo del parere che se un gruppo è ben assortito può raggiungere obiettivi non raggiungibili dai singoli individui. Ovviamente il gruppo dev’essere formato con attenzione e seguendo determinati criteri altrimenti si ottiene l’effetto opposto, ovvero risultati pessimi a causa delle frizioni e delle incomprensioni interne al gruppo.
Nel settore delle traduzioni il lavoro di gruppo è una soluzione ancora scarsamente adottata. Problematiche legate alla logistica, costi superiori e anche una certa predisposizione alla solitudine e all’individualismo da parte dei traduttori, fanno sì che il lavoro di gruppo sia una strada scarsamente percorsa. Probabilmente dovremmo sforzarci di più proprio per i motivi cui accennavamo all’inizio dell’articolo.

Nel nostro campo infatti a volte capita di aver bisogno di un confronto, di un consiglio, di un suggerimento, di un’idea, di una soluzione che da soli non riusciamo a trovare. Certo la tecnologia moderna ci aiuta moltissimo e se in rete non riusciamo a trovare quello che cerchiamo, possiamo sempre alzare la cornetta e contattare un collega. Ma un conto è svolgere un lavoro in autonomia completa chiedendo lo sporadico intervento di un collega in nostro aiuto, un altro conto è portare avanti il lavoro a quattro o più mani. In questo caso le conoscenze linguistiche e le competenze culturali si moltiplicano per tutta la durata del progetto.
Il numero ideale di componenti di un gruppo di traduzione ovviamente non è prefissabile a priori ma dipende da molteplici fattori legati alle dimensioni e alla tipologia del progetto.
Prendendo ad esempio un gruppo di sole due persone, appare evidente come i risultati migliori si possano ottenere laddove i due componenti siano entrambi bilingui e con combinazione linguistica opposta (ad esempio uno spagnolo che parli perfettamente italiano e un italiano che parli perfettamente spagnolo).
I metodi utilizzabili sono molteplici, si può procedere traducendo a quattro mani e scambiandosi pareri su ogni minima unità di significato, oppure uno dei due può tradurre in autonomia e far revisionare il testo finale al collega che magari non ha letto nemmeno l’originale.
Comunque si proceda, l’ideale è raggiungere il consenso, l’accettazione da parte di entrambi i traduttori della soluzione proposta ora dall’uno ora dall’altro.

Due modi di tradurre

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Esistono vari modi di procedere quando si vuole tradurre un testo. In quest’articolo ci soffermeremo sui due modi più distanti tra loro, tanto diversi da sembrare inizialmente quasi antagonisti.

Il primo metodo è quello di ricercare la perfezione fin da subito. I traduttori che lo scelgono preferiscono procedere un passo alla volta, traducendo ogni segmento o unità di significato e cercando di raggiungere il massimo risultato possibile sin dalla prima stesura. Quando incontrano delle difficoltà, anziché passare oltre, si arrovellano le meningi senza avanzare finché non ritengano di aver trovato una valida soluzione.

Al contrario, altri traduttori, quando si trovano di fronte al testo da tradurre, hanno un approccio molto istintivo e preferiscono procedere rapidamente. La loro prima stesura è quasi una bozza, alla quale farà seguito un lavoro certosino di rilettura, correzione ed affinamento che continuerà fino al raggiungimento della piena soddisfazione da un punto di vista stilistico e terminologico.

Non è nostra intenzione stabilire quale dei due metodi sia migliore, crediamo sia impossibile farlo. I risultati possono essere buoni in entrambi i casi oppure cattivi, dipende tutto dalla bravura del traduttore e dal tempo che ha a disposizione. Nonostante i due percorsi siano completamente diversi, è addirittura probabile che le due versioni finali giungano a destinazioni piuttosto vicine fra loro.
Quello che ci preme sottolineare, e che i nostri lettori probabilmente avranno già intuito leggendo l’articolo, è che se due professionisti decidessero di portare avanti insieme un progetto di traduzione, sarebbe auspicabile che prima di unire le loro forze si accertassero di prediligere entrambi lo stesso metodo o comunque un metodo simile. Qualora infatti il matrimonio avvenisse tra due traduttori che solitamente operano seguendo due metodi in antitesi, il rischio di arrivare ad aspri scontri o addirittura al divorzio in tempi rapidi sarebbe molto alto.

Strategie di traduzione

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Non sempre è possibile tradurre gli enunciati con strutture equivalenti, il traduttore deve quindi utilizzare una serie di strategie volte a garantire il più possibile la fedeltà di un testo. Queste strategie sono chiamate anche procedimenti di traduzione.

Adattamento
L’adattamento, anche conosciuto come traduzione libera, è un procedimento di traduzione in cui il traduttore sostituisce una realtà culturale o sociale nel testo originario con la corrispondente realtà nel testo tradotto. Questa nuova realtà risulta più accessibile per i fruitori di detto testo. L’adattamento è spesso utile per la traduzione di poesie, opere teatrali e pubblicità.

Prestito
Il prestito consiste nell’usare una parola o una frase del testo originale nel testo tradotto. I prestiti solitamente vengono indicati in corsivo o tra virgolette e vengono lasciati nella lingua d’origine; in altre parole, è la non traduzione della parola. Esempi di prestito sono le parole inglesi blue jeans e sandwich.

Calco
Il calco linguistico è un procedimento di traduzione che consiste nella creazione di neologismi, seguendo la struttura della lingua d’origine. Esistono vari tipi di calco linguistico fra cui quello semantico, quello morfologico, quello sintagmatico, quello sintematico, ecc. Un esempio di calco semantico è la parola “realizzare” nella sua accezione di “rendersi conto” derivata chiaramente dal verbo inglese to realize. Un esempio di calco morfologico è la parola grattacielo derivante dal termine inglese skyscraper (dove sky significa “cielo” e to scrape significa “grattare”). Prima dell’introduzione di questo termine l’italiano non aveva alcuna parola per indicare questo tipo di edificio.

Modulazione
Consiste nel variare la forma di un messaggio mediante un cambio semantico o di prospettiva. La traduzione del messaggio viene effettuata sotto un nuovo punto di vista, ad esempio:
Originale in lingua inglese: “It is not difficult to make”.
Traduzione letterale in lingua italiana: “non è difficile da fare”.
Traduzione modulata in italiano: “è facile da fare”.
In questo esempio, l’espressione della frase con una copula verbale con aggettivo negativo (“it is not difficult”), è stata tradotta in italiano con una copula verbale in affermativo (“è facile”), attraverso il cambiamento dell’aggettivo (“non difficile”=“facile”). La modulazione avviene soprattutto quando la traduzione letterale non è conforme alla peculiarità della lingua tradotta. In sostanza la modulazione produce una frase che suona meglio rispetto alla frase tradotta in modo letterale.

Trasposizione
Consiste nel cambiamento della struttura grammaticale di una frase senza che cambi il significato del messaggio.
Originale in inglese: “After he comes back”.
Traduzione letterale in lingua italiana: “Dopo che egli ritorni”.
Traduzione trasposta in italiano: “Dopo il suo ritorno”.
La clausola dipendente (“he comes back”) si traduce con una frase nominale (“il suo ritorno”).

Equivalenza
Per equivalenza si intende la corrispondenza in significato di una parola in una lingua rispetto ad un’altra lingua. Due parole sono equivalenti se hanno lo stesso significato.

Traduzione letterale
Si riferisce al passaggio dalla lingua d’origine a quella tradotta in cui questo passaggio porta ad un risultato corretto. Il traduttore deve solo preoccuparsi delle servitudes linguistiques (collocazioni) che sono specifiche di una lingua e non possono essere modificate. Ad esempio:
“Mon Dieu pardonnez-moi cette méprisable prière, mais je ne peux oublier la peine de mon cœur, ni écarter son nom de mes lèvres”.
“Dio mio perdona questa ignobile preghiera, ma non riesco a dimenticare la pena del mio cuore né a rimuovere il suo nome dalle mie labbra”.
Secondo Vinay e Dalbernet, la traduzione letterale è lecita soprattutto tra lingue che condividono una stessa cultura. Per vicinanza geografica, periodi di bilinguismo, interscambi fra intellettuali, motivi politici, ecc. può ad esempio essersi prodotta una reciproca influenza che a sua volta ha originato un’imitazione conscia o inconscia fra le due lingue che spesso rende la traduzione letterale un procedimento assolutamente efficace.

Il processo traduttologico

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Nel suo libro, “Teoria e pratica della traduzione“, Valentín García Yebra riconosce due fasi nel processo traduttologico: la fase di comprensione del testo originale e la fase di espressione del suo messaggio, il suo contenuto nella lingua d’arrivo o terminale.

Nella fase di comprensione, si decodifica il significato del testo d’origine in un’attività denominata “semasiologica” (dal greco sema, “senso” o “significato”).
Nella fase di espressione, chiamata anche “onomasiologica” (dal greco onoma, “nome”) si ricodifica tale significato nella lingua tradotta.
Durante la decodifica del significato del testo, il traduttore deve prima identificare i segmenti che compongono il testo originale, ossia deve stabilire le unità minime con significato. Il segmento può essere una parola, una o più frasi o anche un paragrafo completo.
Durante la ricodificazione nella lingua di arrivo, il traduttore deve mantenere il significato del segmento originario in un segmento della lingua tradotta rispettando una serie di regole proprie di quest’ultima. La riunione del segmento origine con il segmento tradotto è chiamato unità di traduzione.
Entrambe le fasi sono di natura ricorsiva e non necessariamente successive, vale a dire, il traduttore può tornare a decifrare il significato del testo di origine, una volta che ha ricodificato il significato nella lingua tradotta.

A monte di tale procedura, semplice a prima vista, si nasconde una complessa operazione cognitiva. Per decodificare il significato completo del testo di origine, il traduttore deve interpretare e analizzare tutte le sue caratteristiche in modo consapevole e metodico. Questo processo richiede una conoscenza approfondita della grammatica, della semantica, della sintassi, delle frasi fatte e di altri aspetti importanti della lingua d’origine come ad esempio la cultura di coloro che la parlano.
Ancor più importante è che il traduttore abbia le stesse conoscenze nella lingua di destinazione per ricodificare in modo appropriato il significato del testo originale. Per questo motivo, la maggior parte dei traduttori traduce verso la propria lingua madre.
Inoltre, è essenziale che i traduttori abbiano familiarità con l’argomento trattato. Gli studi realizzati negli ultimi anni in linguistica cognitiva ci hanno permesso di capire meglio il processo cognitivo della traduzione.