Le fasi del processo traduttivo

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nel corso delle tue prime lezioni di traduzione, ti viene insegnato che per svolgere un lavoro di qualità è necessario rispettare una serie di fasi. Alcuni traduttori inesperti appaiono disorientati davanti a questi passaggi e non sanno come procedere quando si accingono a tradurre un nuovo testo. Spesso saltano o trascurano alcune fasi del processo traduttivo e questo produce un testo misero, incoerente e inaccettabile per il lettore a cui quella traduzione si rivolge.
Ecco dunque illustrate le fasi del processo di traduzione:

1. Lettura preliminare del testo di partenza
La lettura preliminare consente al traduttore di comprendere contenuti e stile dell’autore, di individuare nozioni e termini che non conosce e giungere così ad una visione d’insieme del lavoro da tradurre.

2. Prima stesura della traduzione
Il traduttore stende la prima versione, comprende più a fondo lo stile dell’autore e ne decodifica il messaggio.

3. Lavoro di documentazione e approfondimento (seconda stesura)
In questa fase il traduttore scava in profondità nel testo e, dopo un’approfondita ricerca, traduce i termini che non conosce. Il lavoro di documentazione sul testo di partenza è infatti necessario per una perfetta comprensione dello stesso.
La cultura del traduttore si forma proprio attraverso ricerche e letture.

4. Revisione della traduzione
Dopo aver completato la seconda stesura, il traduttore confronta il testo di arrivo con quello di partenza. Questa fase è determinante in quanto il traduttore deve assicurarsi di aver tradotto il testo nella sua interezza e di non averne frainteso il messaggio.

5. Acquisire il distacco necessario dalla traduzione
Il traduttore lascia passare alcune ore o addirittura un giorno dal lavoro svolto per liberare i pensieri e tornare sul testo a mente riposata.

6. Rilettura del testo
In questa fase il traduttore dimentica di essere tale e si cala nei panni del lettore per sincerarsi che il testo sia privo di errori, si presenti logico sul piano concettuale e coeso. Questa fase appare simile alla costruzione di un puzzle: il traduttore esamina attentamente il testo sul piano sintattico-lessicale e rimodula l’ordine delle frasi per stendere una traduzione convincente e scorrevole.
Ovviamente, la traduzione finale deve tener conto del destinatario: il traduttore non può consegnare un lavoro mal eseguito e che prima non sia stato accuratamente revisionato.
Questa fase del processo traduttivo è di estrema importanza: leggere più volte il testo tradotto fa emergere errori anche gravi che mai il traduttore avrebbe immaginato di commettere, al punto da pensare: “Grazie a Dio non ho consegnato frettolosamente la traduzione!

Fonte: Articolo scritto da Wajdan Al Khanabshy e pubblicato il 20 giugno 2017 sul sito www.iamatranslator.org

Traduzione dall’arabo a cura di:
Dott.ssa Emma Interesse
Traduttrice editoriale e tecnico-scientifica AR-FR-EN> IT
Bari

Consigli per i traduttori tecnici (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

La prima risorsa sono dizionari specialistici. Dato che questi variano da una lingua all’altra, dovrai fare le tue ricerche su quali sono i migliori dizionari tecnici disponibili. Puoi senz’altro leggere le recensioni degli utenti, i commenti e le valutazioni condivise online oppure puoi semplicemente verificare con i tuoi colleghi senior o colleghi traduttori.
Una volta stabilito quali sono i dizionari più utili, sarà sicuramente necessario renderli disponibili in formato cartaceo, online o installarli sul PC.
La seconda risorsa sono i glossari tecnici. Questi sono ampiamente disponibili online e sono molto utili per qualsiasi traduttore tecnico.
La terza risorsa è Google Traduttore. Sì, Google Traduttore, ma NON fare affidamento ad esso per tradurre al posto tuo. La cosa buona di Google Traduttore è che a volte fornisce la traduzione di alcuni termini tecnici complessi per i quali potresti perdere ore e ore a cercarli altrove. Google è una risorsa molto utile se stai traducendo un testo con termini ed espressioni tecniche molto complesse.

Mettersi in discussione e ricercare
Ho trovato estremamente importante mettermi in discussione quando traduco un testo tecnico. Spiegherò il perché.
Ci sono forum di domande e risposte centrate sulla traduzione e molti dei membri di questi forum discutono la migliore traduzione per certe parole.
Sulla base della mia esperienza, molto spesso ciò che viene classificato dai moderatori del forum come “la migliore risposta” non è in realtà la versione più accurata della parola originale, e in alcuni casi può anche essere una traduzione errata.
Quindi, il mio consiglio per qualsiasi traduttore tecnico è che lui o lei DEVE mettersi in discussione e fare ricerche appropriate se si trova di fronte a un termine difficile da tradurre, senza dare per scontato ciò che è disponibile su questi forum.

Tecnologia
In qualità di traduttore tecnico, ti ritrovi a imbatterti in determinati termini ed espressioni più e più volte nel materiale che stai traducendo, quindi l’utilizzo di un software come Trados ti sarà sicuramente di grande aiuto.
Per coloro che non sanno molto di Trados, è uno strumento di traduzione assistita da computer e software di memoria di traduzione con funzionalità che aiutano i traduttori a tradurre più rapidamente e più facilmente.

Fonte: Articolo scritto da M. Ibrahim e pubblicato a ottobre 2016 su Translationdirectory.com

Traduzione a cura di:
Arianna Apollonio
Traduttore Professionista di Audiovisivi e sottotitolazione
Combinazioni linguistiche Eng/De/Fra>Ita
Roma

Consigli per i traduttori tecnici

 Categoria: Tecniche di traduzione

La traduzione di materiale tecnico da una lingua all’altra è una delle tipologie più difficili
Essendo specializzato nella traduzione di materiale tecnico – come manuali, opuscoli, linee guida ecc. – dall’arabo all’inglese e dall’inglese all’arabo, ho qualche idea, o puoi chiamarli principi guida, da condividere con chiunque sia interessato o piaccia intraprendere la carriera di traduttore tecnico.

La conoscenza è la chiave
Costruire conoscenze tecniche è essenziale per qualsiasi traduttore tecnico. Per cominciare, se non si dispone di conoscenze sufficienti su argomenti e sviluppi tecnologici e tecnici, rendere un testo tecnico da una lingua all’altra potrebbe diventare un compito insormontabile.

Ma perché costruire la conoscenza è un aspetto così importante nella traduzione tecnica? La traduzione di un testo tecnico non è questione di una resa parola per parola; è più una lettura approfondita del testo nella sua interezza, digerendolo fino in fondo e poi trasferendolo in un’altra lingua.

Se non hai abbastanza informazioni tecniche e conoscenze sull’argomento, il testo stesso diventerà bizzarro e isolato, difficile da capire e di conseguenza difficile da tradurre.
Un vantaggio fondamentale della costruzione della conoscenza tecnica è che consente al traduttore di essere esperto nel vocabolario e nello stile della scrittura tecnica.

Come raggiungerlo allora? Per acquisire conoscenze tecniche, è necessario leggere libri, articoli di stampa ben studiati, studi, articoli accademici e saggi che discutono o ruotano attorno a un argomento tecnico. Questo dovrebbe idealmente essere svolto in entrambe le lingue, quella d’origine e di arrivo.
Una volta creato un livello adeguato di conoscenza tecnica, ti sentirai estremamente sicuro quando tradurrai un testo tecnico da una lingua all’altra.

Necessità di risorse
Sebbene disporre di una base tecnica approfondita sia importante per qualsiasi traduttore tecnico, lui o lei avrebbero comunque bisogno di risorse di supporto durante l’esecuzione dell’attività di traduzione.
Sulla base dell’esperienza, direi che qualsiasi traduttore tecnico dovrebbe assicurarsi di avere accesso a tre tipi di risorse che sono piuttosto strumentali nella traduzione tecnica.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da M. Ibrahim e pubblicato a ottobre 2016 su Translationdirectory.com

Traduzione a cura di:
Arianna Apollonio
Traduttore Professionista di Audiovisivi e sottotitolazione
Combinazioni linguistiche Eng/De/Fra>Ita
Roma

I cinque errori dei traduttori più esperti (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Non seguire gli sviluppi
Ricordo che, quando ero un traduttore novello, seguivo tutto: leggevo tutte le riviste, mi iscrivevo a tutte le newsletter, partecipavo a tutti gli eventi possibili.
Naturalmente, non dovremmo farlo per sempre. Ma quello che ho notato, ora, è che ho sempre minor probabilità di leggere una rivista del settore, ho minor probabilità di visitare il blog di un collega, è meno probabile che mi concentri su quel che sta accadendo.

Ebbene, tutte queste fonti sono ancora lì, da qualche parte, nella periferia, ma non do più loro molta attenzione, così come facevo prima.

Mi dico che sono troppo impegnato a lavorare, che mi aggiornerò con le newsletter durante il fine settimana, che l’anno prossimo andrò a questo o a quell’evento – ma non faccio mai nulla di tutto questo.

Quel che posso fare, attualmente, è – tutt’al più – scorrere tra i titoli e le linee tematiche, per ottenere una sintesi di ciò che sta accadendo.

Ovviamente, ora sono aggiornato sui principali sviluppi, ma non ho la stessa spinta che avevo un tempo, per entrare nei dettagli.

Sono già stato lì, ho già avuto quell’atteggiamento
L’essere stati in questo settore, per alcuni anni, ti consente di ottenere abbastanza facilmente l’atteggiamento del “sono stato lì, ho fatto questo”: hai letto articoli simili, hai ascoltato discussioni simili, hai partecipato ad eventi simili o hai persino lavorato a progetti simili; quindi, non c’è nulla di nuovo per te, non riesci più a capire perché qualcuno potrebbe essere entusiasta di assistere ad una conferenza, di sostenere un’opportunità o di intervenire in un progetto; è tutto molto casuale, quasi prosaico.

Niente più ti sorprende, pochissime cose ti interessano o ti ispirano.

In una certa misura, è normale sentirsi così. Ma, a volte, possiamo fare un passo di troppo e scoraggiare un collega più giovane, o minare il suo entusiasmo, insistendo sul fatto che non sia cambiato niente.

È difficile conservare lo stesso atteggiamento da principianti; ma il permettere che l’approccio del “sono stato lì, ho fatto questo” influenzi il tuo pensiero, rischia di rendere il lavoro meno divertente per te.

O, a volte, potremmo finire col trascurare le idee utili che potrebbero aggiungersi al nostro repertorio, poiché esse si nascondono tra le cose che già conosciamo.

Fonte: Articolo scritto da Marta Stelmaszak e pubblicato il 4 novembre 2015 sul blog Want Words

Traduzione a cura di:
Francesco Ruggiero
Traduttore
Roma

I cinque errori dei traduttori più esperti

 Categoria: Tecniche di traduzione

Di recente, sono stato invitato a moderare un gruppo sulla rete di social media del Translating Europe Forum di Bruxelles.
Questa è stata, per un po’, una delle mie ultime presentazioni.
Inoltre, l’obiettivo del Translating Europe, per quest’anno, è stato quello di responsabilizzare e stimolare i giovani traduttori; quindi, la stanza era piena di studenti e neolaureati. Unendo queste due classi, finiremo inevitabilmente col riflettere… O, per lo meno, questo è quel che ho fatto io.

È più facile dar consigli ai colleghi più giovani (aspiranti, neofiti o comunque tu decida di chiamarli) e segnalare i loro errori. Ci sono stato, ho fatto questo, ho affrontato problemi simili; pertanto, posso condividere la mia esperienza. E certamente ero molto grato di ricevere simili indicazioni, quando stavo iniziando.
Ma che dire dei traduttori più esperti? Forse non commettiamo più errori, se siamo stati in giro per 3, 4, 5 o 6 anni. Forse abbiamo le nostre fonti fidate. O forse non chiediamo più questo tipo di consigli?

Nella mia riflessione, ho fatto un viaggio un po’ introspettivo, per cercare di scoprire quelli che pensavo fossero alcuni degli errori che stavo facendo (o che stavo osservando). E no, questo articolo non è un elenco di cose in cui i colleghi più esperti falliscono, ma è piuttosto una conversazione onesta con me stesso – e forse, solo forse, vi potrai trovare alcuni aspetti che risuonano con te.
Confidare troppo sulla tua memoria o sulla tua esperienza
Ovviamente, ottenere più esperienza in un’area velocizza le nostre prestazioni, ci rende migliori traduttori, ci dà maggiori entrate orarie; ma cosa succede, se diventiamo troppo dipendenti dalla memoria o dall’esperienza?
Ho già visto questa parola, ricordo come l’ho tradotta, ho lavorato su un testo simile – tutto questo può essere positivo e complicato, allo stesso tempo.

L’eccessiva dipendenza da quello che ho già fatto, in passato, mi renderà meno vigile, meno curioso, meno attento. Rifletterei su un testo, senza forse prestargli la giusta attenzione.
E che dire di un’analisi corretta del testo? La impariamo come studenti di traduzione ma, con il tempo, tendiamo a saltarla.
Cosa succede con questo potente strumento?
Si interiorizza, così come vorremmo, o diventa… smussato?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marta Stelmaszak e pubblicato il 4 novembre 2015 sul blog Want Words

Traduzione a cura di:
Francesco Ruggiero
Traduttore
Roma

Accuratezza Vs chiarezza nella traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Inglese puro
Se guardassimo alcuni esempi pubblicati da esponenti del movimento dell’Inglese puro/ della lingua pura, la differenza tra quello che fanno loro e quello che i traduttori spesso tendono a fare potrebbe risultare abbastanza stridente. L’editore della lingua pura lavora strettamente con il cliente per identificare il messaggio centrale, per assicurarsi che le parole siano state scelte attentamente per evocarlo e per ridurre qualche distrazione. Per esempio (da Guida Oxford per l’inglese puro di Martin Cutts), “io non vedo nessuna ragione per la quale la società non dovrebbe esigere un supporto alle spese adeguadamente preparato.” ha bisogno di una correzione, ma la più chiara “è ragionevole per la società richiedere fatture adeguate” è un equivalente preciso? Rimuove delle parole non necessarie e una doppia negazione, ma rende la frase un’affermazione assoluta piuttosto che un’opinione personale. Ha importanza? Alcuni redattori di lingua pura potrebbero risultare giustamente drastici (pertanto lasciando da parte la tendenza dei traduttori con minore esperienza a restare vicino alla fonte quando hanno dei dubbi): “il titolo di proprietà sulle merci dovrebbe rimanere legittimo nella Compagnia fino a quando il prezzo delle suddette merci dovuto alla compagnia non sia stato pagato totalmente.”> “continueremo a possedere le merci finchè tu non avrai finito di pagarle.” È una “traduzione” accurata e fedele (affermare che noi e tu siano stati adeguatamente definiti)? Forse l’unica differenza è che la seconda versione rende più chiaro chi sta effettuando il pagamento, ma presumibilmente (da confermare con il cliente) è ovvio e l’originale non aveva intenzione di lasciare aperte altre possibilità?

Alcuni potrebbero affermare che la seconda versione non rende accuratamente la versione dell’originale, “stile” arcaico. Ma il dovere primario del traduttore quando lavora con testi legali/ commerciali, come questo, è sicuramente riportare l’informazione accuratamente e completamente per rendere facilmente comprensibile ai lettori nella lingua di destinazione in uno stile che rappresenti la migliore tecnica attuale in questo genere di target.

Chiarezza come valore aggiunto
Con un po’ di coraggio e attraverso una comunicazione attiva con i clienti/ gli autori, i traduttori possono produrre traduzioni fedeli, accurate e chiare, traduzioni che servono a soddisfare i bisogni dei lettori destinatari, aiutando a potenziare la reputazione dell’autore/ del cliente e ad aggiungere valore. Le traduzioni presentano i traduttori come i professionisti seri che sono.

Fonte: Articolo scritto da Oliver Lawrence e pubblicato il 17-01-2016 sul suo sito Incisive English

Traduzione a cura di:
Chiodi Silvia
traduttrice free-lance IT>EN – EN>IT
Teramo

Accuratezza Vs chiarezza nella traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Cos’è una buona traduzione se non un’accurata e fedele traduzione? Deve riportare la stessa questione, raggiungere lo stesso obiettivo e creare la stessa impressione nella lingua d’arrivo, come l’originale aveva fatto nella lingua d’origine. Sicuramente ottenere questo può essere un’impresa difficile e superata: concetti nel testo originale potrebbero non esistere nella cultura del destinatario; le norme culturali dei lettori in lingua di partenza e di quelli d’arrivo potrebbero differire e forse la traduzione dovrebbe ricreare non la “stessa” impressione, ma una “equivalente”, qualunque essa sia esattamente.

Ma qual’ era precisamente l’intenzione dell’autore del testo in lingua di partenza? La scelta delle parole hanno avuto modo di esprimerla completamente? Un gran numero di testi in lingua originale sono stati scritti seguendo impostazioni commerciali in tempi stretti (il tempo è denaro) da persone che non erano qualificati come scrittori professionisti, senza considerare gli ambiti letterari con tutte le sfumature verbali da controllare.  Neanche gli accademici sono necessariamente esperti nel selezionare le parole per esprimere le proprie idee.

Cosa hanno detto Vs cosa intendevano
Di conseguenza, un testo può contenere degli elementi che non rispecchiano completamente l’intenzione dell’autore. Questo non perché l’autore non conosca la propria mente o perché siano superficiali – men che meno- leggibili. Ma loro possono lasciare aperte implicazioni o interpretazioni che non erano state programmate. Possono insinuarsi delle ambiguità. Il rigoroso microscopio del traduttore professionista può rivelare sfumature di significato che l’autore non aveva intenzione di includere.

Queste questioni possono risultare problematiche quando il traduttore si sta impegnando per la chiarezza, un nobile obiettivo a cui tutti i traduttori dovrebbero aspirare (eccetto forse in casi eccezionali quando il testo di partenza ha un’ostinata- oh gioia!- oscurità stilistica). E con “chiarezza” certamente non mi riferisco a “screditare”, “banalizzare” e fare ricorso esclusivamente a monosillabi anglosassoni. Una scrittura chiara rende l’informazione/ il messaggio/ l’impressione più semplice e più veloce da comprendere completamente e accuratamente, facendo così risparmiare tempo, sforzo e (di conseguenza) denaro ai lettori e creando un’impressione più favorevole nei confronti di chi ha prodotto il testo.

Scrittura chiara
In pratica, la scrittura chiara coinvolge principi sani come evitare l’uso non necessario della voce passiva, eliminare vocabolario non necessario ed usare frasi brevi in una struttura variegata, semplice. Questi principi possono essere sfidati ad essere applicati quando si sta traducendo o pubblicando il lavoro di qualcun altro per la necessità di essere fedele, per evitare di rimuovere degli elementi o delle sfumature di significato.

Per esempio, “I biglietti possono essere ritirati alla biglietteria fino a cinque minuti prima dello spettacolo” è più chiaro di “tu puoi ritirare il tuo biglietto alla biglietteria fino a cinque minuti prima dello spettacolo”, poiché ci si rivolge in parte direttamente al lettore (“tu”). Comunque l’originale lascia aperta la possibilità che qualcun altro possa ritirare i biglietti per te. Ma era intenzionale? Il teatro ora permette alle altre persone di farlo? Se seguissimo l’originale attentamente, noi probabilmente non saremmo d’aiuto (il cliente o il lettore). Anche domande pratiche ordinarie vengono fuori: per migliorare il testo, avrei bisogno del cliente per chiarire ciò che loro hanno inteso, ma ho tempo prima della scadenza? Il mio contatto saprebbe darmi la risposta? Ho sempre accesso all’autore? Dovrei dire ciò che l’autore dice o quello che penso abbia inteso? La soluzione più allettante potrebbe essere la via della minima opposizione e del minor rischio: scrivi giusto quello che è stato detto e lascialo così. Ma è la tecnica migliore? È quella nel miglior interesse del nostro cliente?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Oliver Lawrence e pubblicato il 17-01-2016 sul suo sito Incisive English

Traduzione a cura di:
Chiodi Silvia
traduttrice free-lance IT>EN – EN>IT
Teramo

Il testo tradotto ha una propria identità

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il percorso compiuto per dare alla traduzione una dignità propria, coscienza e rispetto di sé, è stato estremamente lungo.

L’esigenza insopprimibile di un contatto tra i popoli, e quindi tra culture e lingue diverse, è parte della nostra società fin dai tempi remoti; tuttavia la traduzione è sempre stata accompagnata da una scarsa considerazione ed etichettata come attività secondaria.

Le ragioni di questo ruolo marginale vanno ricercate in una visione radicata della traduzione come semplice passaggio da una lingua all’altra, mantenendo nei limiti del possibile il significato e la struttura dell’originale. Questa idea semplicistica ha dominato per anni, impedendo una riflessione più approfondita e realmente proficua sul processo traduttivo; per troppo tempo è stato considerato qualcosa di meccanico e immediato: una sorta di equazione matematica tra due lingue per la cui risoluzione era sufficiente la conoscenza delle lingue stesse.

Ogni traduzione non aveva una propria vita autonoma in quanto testo ‘nuovo’, vera ‘creazione di un autore’, e non poteva essere considerata separatamente dall’originale. L’identità del testo tradotto veniva schiacciata e l’unica riflessione su di esso sembrava essere la sua valutazione in termini di confronto con il testo di partenza.

La traduzione poteva essere fedele o infedele all’originale, riprodurlo pressoché parola per parola o mantenerne il senso.

Una visione limitata, quindi, che non teneva conto del fatto che proprio la differenza tra le lingue e le culture costituisce la condizione necessaria e il valore della traduzione.

Lunga dunque la strada verso un’idea più completa e giusta del processo traduttivo.

Superando le teorie che si sono susseguite negli anni, seppur facendo tesoro di alcuni concetti condivisibili, è il traduttore, attraverso la sua esperienza, a vivere sulla propria pelle la responsabilità, ma anche e soprattutto, l’entusiasmo di creare qualcosa che abbia un’identità propria.

L’attività di traduzione deve sempre tenere conto della situazione, del contesto e della percezione del reale tipica della lingua verso cui si traduce. Non si tratta di semplice trascrizione, ma di una nuova scrittura generata dal testo originale.

Requisiti imprescindibili di un traduttore sono certamente la conoscenza eccellente della lingua di partenza, l’ottima padronanza della lingua di arrivo, nonché la comprensione e il rispetto del registro linguistico del testo da tradurre. Ma a ciò si deve accompagnare la sensibilità che deriva da un’analisi profonda, volta a cogliere sfumature anche minime, e la capacità di ‘creare’ un testo che possa essere fruito dal lettore come se fosse l’originale.

Autrice dell’articolo:
Michela Collina
Traduttrice freelance  ENG>ITA, FRA>ITA
Bologna

La creatività nella traduzione (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

4.1. Analisi de “Le radici dell’ideologia di Breivik…”
Il testo è stato pubblicato sul sito Open Democracy ed è stato tradotto in lingua persiana nel Mehrname (v14, p: 36).Il traduttore di questo testo ha fatto principalmente uso delle microstrategie della traduzione diretta e obliqua. Questo rende il contenuto del testo di destinazione molto vicino al testo di origine e non sono quindi considerate strategie creative in base alla mia definizione di creatività. Tuttavia, vi sono alcuni esempi di cancellazione ed esplicitazione. A parte per le poche frasi di cancellazione ed esplicitazione, il comunicato stampa è stato tradotto in un modo abbastanza orientato al testo di origine.

4.2. Analisi dell’”Americanizzazione dell’Islamismo”
Il testo è un articolo di giornale online pubblicato dall’American Interest nel luglio del 2011 ed è stato tradotto dal Mehrname(V14, p: 39). La traduzione di questo testo è caratterizzata dall’uso di poche strategie creative. Il testo di destinazione non è così vicino al testo di origine, ma deve essere categorizzata una traduzione poiché più o meno tutte le informazioni comunicate dal testo di origine sono incluse anche nel testo di destinazione. Alcune delle strategie che rendono questa traduzione piuttosto creativa sono aggiunta, cancellazione e specialmente parafrasi. In questa analisi, tuttavia, includerò solamente alcuni esempi di parafrasi, visto che una valutazione di tutti sarebbe troppo lunga.

4.6. Analisi di  of“Brezhnevnell’Hejaz”
Il testo è stato pubblicato dal giornale online National Interest ed è stato tradotto in lingua persiana dal Mehrname(v16, p: 48).Il testo di destinazione inglese è caratterizzato da molte strategie creative come l’aggiunta, la cancellazione e l’esplicitazione, è in qualche modo simile al testo di origine sia nella forma che nel contenuto, ma molti dettagli sono stati alterati o conformati al pubblico di destinazione. I seguenti esempi, insieme con gli ulteriori casi di traduzione creativa, non fanno apparire il testo di destinazione così creativo come si potrebbe pensare.

5. Conclusioni
Il mio intento con questo studio empirico è stato di testare le ipotesi: Il livello di creatività usato nella traduzione varia enormemente quando si traducono testi di tipo giornalistico.Questo è stato fatto attraverso l’analisi di tipo comparativo dei testi tradotti e dei loro testi di origine di tipo giornalistico. Al fine di commentare il livello di creatività, ho suggerito un modello che definisce la creatività nella traduzione in relazione a questo progetto, raggruppando le dodici microstrategie di Anne Schjoldager in strategie creative e non creative. All’interno di questi raggruppamenti, ho trovato che il livello di creatività varia da leggermente creativo a molto creativo. L’analisi degli undici testi ha dimostrato che il livello di creatività nelle traduzioni è un argomento complesso. Esso varia non solo nei diversi tipi di testo, ma anche nei tipi. Cioè, il grado di creatività non può essere previsto esclusivamente sulla base del tipo di testo.

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)

La creatività nella traduzione (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

3.1. Le microstrategie creative
Questa parte delineerà brevemente gli aspetti importanti delle suddette microstrategie creative; cioè, gli otto più alti nel modello di creatività.

3.1.1. Esplicitazione
L’esplicitazione rende esplicite le informazioni implicite, per dirla in breve. Nella traduzione letteraria, la strategia viene spesso utilizzata per rendere i testi più coesi, ma è anche presente in altri tipi di traduzione. Viene utilizzato quando è necessario espandere su qualcosa, ad es. riferimenti culturali vincolati o presupposti non condivisi dal pubblico del testo di destinazione.

3.1.2. Condensazione
La condensazione traduce una unità del testo di origine in un modo più breve che può includere rendere implicite le informazioni esplicite; implicitazione. La condensazione rende il significato contestuale già esistente in un modo più breve e viene quindi considerato solo leggermente creativo. (Schjoldager 2008: 102).

3.1.3. Cancellazione
La cancellazione sta escludendo un’unità di significato del testo di origine dal testo di destinazione. L’unità è completamente tirata fuori e non è implicitamente presente, come nel caso della condensazione. (Schjoldager 2008: 108).

3.1.4. Aggiunta
Quando una unità di significato è aggiunta al testo di destinazione, Schjoldager (2008: 104-105) si riferisce ad essa come un’aggiunta. L’unità aggiunta non può essere dedotta direttamente dal testo di origine, perciò, l’aggiunta è diversa dall’esplicitazione ed è anche leggermente più creativa.

3.1.5. Parafrasi
Parafrasando, il significato del testo di origine è reso, anche se abbastanza liberamente. Gli elementi del testo di destinazione possono sembrare in qualche modo diversi da quelli del testo di origine ma il significato contestuale degli elementi corrisponde.

3.1.6. Adattamento
L’adattamento è una delle strategie più creative in quando non deve necessariamente rendere alcun significato contestuale, ma ricrea l’effetto di un elemento del testo di origine nel testo di destinazione. Viene applicato, ad esempio, dove i riferimenti culturali nel testo di origine non possono essere tradotti o esplicitati.

3.1.7. Permutazione
La permutazione è utilizzata principalmente nelle traduzioni letterarie. Traduce gli effetti del testo di origine in una posizione diversa nel testo di destinazione. Viene applicato quando un effetto dato del testo di origine non può essere reso nel testo di destinazione per ragioni linguistiche o stilistiche.

3.1.8. Sostituzione
Ancora una volta abbiamo a che fare con una strategia piuttosto creativa in quanto la sostituzione implica la modifica del significato di una unità del testo di origine. L’unità del testo di destinazione è chiaramente una traduzione del testo di origine, ma il significato semantico è cambiato.(Schjoldager 2008: 106).

I testi giornalistici appartengono in parte al “tipo di testo informativo” di Reiss. I testi giornalistici, come articoli di giornale e comunicati stampa hanno la funzione di comunicare “informazioni, opinioni di conoscenza ecc.” (Munday 2008: 72) dato che i fatti devono essere riportati correttamente. Sicuramente, il tipo di testo giornalistico è un termine vago e alcuni testi all’interno della categoria potrebbero essere caratterizzati dalle funzioni espressive ed operative secondo il campo e lo scopo del testo. Questa parte comprenderà l’analisi di tre testi di tipo giornalistico; un comunicato stampa, un articolo di notizie e un articolo politico. I tre testi sono stati presi da diversi siti internet giornalistici e le loro traduzioni nel Persiano sono state analizzate qui.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)

La creatività nella traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Domande:
1. Come può essere definitiva la creatività nella traduzione?
2. Come sono i traduttori creativi quando traducono testi di tipo giornalistico?

Al fine di eseguire analisi precise dei testi tradotti, i concetti coinvolti devono essere definiti chiaramente. Pertanto, la parte introduttiva di questo studio elaborerà la nozione di traduzione e concetti importanti che saranno impiegati nelle parti successive.

3. Creatività nella traduzione

4. Analisi della creatività nella traduzione di testi giornalistici
Per poter rispondere alla domanda “come può essere definita la creatività nella traduzione”, questo studio suggerirà un modello di creatività nella traduzione, basato sulla tassonomia delle microstrategie di Anne Schjoldager di cui sopra, la teoria di Loffredo e Perteghella sulla creatività e la mia personale caratterizzazione della creatività.

Secondo Loffredo e Perteghella (2006: 9) “la creatività è ancora considerata come un processo spontaneo facilmente associato ad un individuo speciale e ad una sorta di libertà, che è sostenuta da una concezione individualistica della paternità…In base a questa concezione, l’autore esprime liberamente i suoi pensieri e le sue emozioni nella scrittura.” Questo studio, tuttavia, avrà una definizione un po’ più ristretta di creatività. Le dodici microstrategie sopracitate poste da Anne Schjoldager possono essere divise in strategie più o meno creative. La caratteristica per alcune di esse è che non alterano, aggiungono o tolgono alcun significato linguistico o semantico quando applicate al testo di destinazione (Target Text).

Questo vale per il trasferimento diretto, il calco, la traduzione diretta e la traduzione obliqua che traducono tutti vicini o molto vicini al testo di origine (Source Text)(Schjoldager 2008: 93-99). Quindi, non le considero microstrategie creative, e i testi tradotti usando esclusivamente questi non possono essere considerati traduzioni creative.

Al contrario, le rimanenti otto strategie fanno in qualche modo aumentare il livello di creatività quando applicate nella traduzione. Sebbene il significato semantico sia in qualche modo reso, ci sono dei cambiamenti linguistici quando si impiegano queste strategie. Tra queste otto strategie creative, il livello di creatività varia a sua volta. Il modello di creatività classifica le strategie di esplicitazione, condensazione e cancellazione come leggermente creative in quanto implicano semplicemente l’elaborazione di un significato esistente, l’accorciamento del testo e l’assunzione di significato. Le cinque strategie principali, tuttavia, stanno riscrivendo la semantica del testo di origine o stanno aggiungendo un significato che non può essere direttamente dedotto dal testo di destinazione. Pertanto, li considero leggermente più creativi.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)


La creatività nella traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Abstract
La traduzione ha molti scopi e destinatari diversi – e quindi, lo stesso testo può avere molte traduzioni diverse dovute al fatto che i traduttori, come qualsiasi altro autore, usano la creatività mentre traducono, ma come può essere definito nella traduzione? Per poter rispondere a questa domanda, il seguente progetto suggerirà un modello di creatività nella traduzione, basato sulla tassonomia delle microstrategie di Anne Schjoldager. Per esempio: Trasferimento diretto, Calco, Traduzione diretta, Traduzione obliqua, Esplicitazione, Parafrasi, Condensazione, Adattamento, Aggiunta, Eliminazione, Permutazione. Verrà esplorata la definizione di ciascuno di essi e dei loro livelli di creatività. Queste dodici microstrategie possono essere divise in strategie più o meno creative.

Condotto con il modello di ricerca comparativa negli studi di traduzione, il presente progetto è uno studio descrittivo-analitico basato su un corpus che affronta lo studio della creatività nella traduzione del testo giornalistico dall’Inglese al Persiano. Il corpus costruito per lo scopo di questo studio è un parallelo che comprende 1000 frasi inglesi che compaiono in tre testi inglesi di tipo giornalistico; un comunicato stampa, un nuovo articolo e un articolo politico che è stato messo a confronto con le loro traduzioni Persiane. Quindi, sulla base delle dodici microstrategie sopracitate di Anne Schjoldager, si conclude sia se il traduttore di testi giornalistici è creativo come la traduzione di ogni testo. E tra le strategie di cui sopra che è usato di più e che è meno.

Parole chiave: Creatività, Testi giornalistici, Microstrategie, Traduzione.

1. Introduzione

2. Resoconto del Problema
La traduzione è stata definita nel seguente modo: “La sostituzione di materiale testuale in una lingua attraverso materiale testuale equivalente in un’altra lingua.” (Schjoldager 2008: 17) Tuttavia, molti traduttori sosterranno che la traduzione è molto più di questo. La traduzione ha molti scopi e destinatari diversi – e quindi, lo stesso testo può avere molte traduzioni diverse. Ma i traduttori si avvalgono dell’opzione di essere creativi mentre traducono? Questo studio proverà a rispondere a questa particolare domanda.

Con riferimento alle ipotesi e alle domande seguenti, questo progetto si concentrerà su come e perché la creatività può essere usata nella traduzione. L’obiettivo è esaminare come sono i traduttori creativi quando traducono testi di tipo giornalistico.

Ipotesi:

  • Il grado di creatività usato nella traduzione varia enormemente quando si traducono testi di diverso tipo.
  • I traduttori usano la loro creatività mentre traducono testi giornalistici.

Seconda parte di questo articolo

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)

Una traduzione eccellente (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Traduco solo verso l’inglese ma, ai fini dell’esempio,in francese direi qualcosa come:

“Dans le bilan conventionnel, les actifs, eux aussi, sont regroupés surtout pour mettre en valeur le coefficient de liquidité, Mais si on s’éloigne un peu de cette perspective il devient possible de considérer les actifs en fonction de leur nature, plutôt que leur échéance.”

["In uno stato patrimoniale convenzionale, i ben attivi, sono categorizzati soprattutto per mettere in risalto il rapporto di liquidità corrente ma, se ci si allontana un po' da questa prospettiva, diventa possibile considerare i beni attivi in funzione della loro natura."]

Google dal canto suo, dà questo risultato:

“Le regroupement des actifs dans le bilan conventionnel est également conçu pour mettre en évidence le rapport actuel, mais quand on enlève cette restriction on peut considérer actifs en fonction de leur type. »

[“La categorizzazione dei beni attivi all'interno di uno stato patrimoniale convenzionale viene ideata per mettere in evidenza il rapporto corrente ma, rimuovendo tale restrizione, si può prendere in considerazione i beni attivi in funzione della loro tipologia.”]

Google non conosce il significato di “rapporto di liquidità corrente”, ma anche se quel termine in particolare fosse stato corretto, dubito che questa versione francese possa avere molto senso.

Confido che la mia versione, pur considerando i suoi difetti, abbia un senso cristallino.

Le parole in maiuscolo nella mia versione ristrutturata della frase rappresenterebbero le parole enfatizzate. Le eccezioni possono essere “convenzionale” e “rapporto di liquidità corrente” — ma i loro concetti sono importanti perché l’autore ne ha già discusso, mentre le altre parole in maiuscolo sono importanti in quanto elementi “nuovi” del discorso.

Paul: Come valuteresti questo tipo di tecnica in confronto alla specializzazione in un determinato settore?

John:Gli specialisti di settore che non riescono a sentire il significato implicito di un testo, non sono in grado di seguire la linea di ragionamento dell’autore e non possono produrre una buona traduzione. Il concetto che voglio esprimere è che, pur non essendo esperti della materia, possiamo gestire testi complessi arrivando al loro significato, individuando dove cadono gli accenti e le parole importanti che si ripetono, come se il testo venisse letto a voce. Quando si recupera la “musica” che sta alla base del testo, il significato implicito dell’autore balza all’occhio. Vi garantisco che questo vi offrirà un vantaggio significativo per produrre una buona traduzione di testi specializzati, anche se non siete specialisti dell’argomento.

Credo che dovremmo utilizzare questa tecnica ponderata per diventare noi stessi dei professionisti migliori. Questo ci darà un vantaggio nella partita.

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Una traduzione eccellente (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Paul: Quindi, come è possibile arrivare rapidamente al significato più profondo di un testo specializzato?

John: Il segreto consiste nel decifrare dove cadono gli accenti all’interno di una frase – qual è l’enfasi percepita dagli ascoltatori se l’autore originale leggesse il testo a voce alta. I tratti soprasegmentali, vale a dire il tono, il registro, l’intonazione e la struttura degli accenti della lingua parlata, nascondono una quantità enorme di informazioni sul significato inteso dall’oratore che, tuttavia,vengono persi nella lingua scritta.

Paul: Credi che queste informazioni possano essere recuperate da un testo scritto?

John: Senz’altro! È sufficiente “sentire” il testo. Se si legge un testo a voce alta, si può fugare ogni dubbio circa le intenzioni dell’autore e il suo significato implicito. Se non si riesce a sentire il testo leggendolo silenziosamente, la lettura ad alta voce può essere utile per individuare dove l’autore ha posto maggiore enfasi e, di conseguenza, il significato implicito del testo.

Paul: Puoi fornire un esempio pratico di questa tecnica?

John: Prendiamo una frase da un libro che tratta di contabilità – un argomento da cui molti traduttori si tengono alla larga perché considerato troppo “specialistico”. Eccone una:

“The grouping of assets in a conventional Balance Sheet is also designed to highlight the current ratio, but when we remove this restriction we can consider assets according to their type.”

“La categorizzazione dei beni attivi all’interno di uno stato patrimoniale convenzionale viene concepita per evidenziare anche il rapporto di liquidità corrente, tuttavia rimuovendo tale restrizione è possibile valutare ciascun bene attivo in base alla sua tipologia.”
Ascoltando come questa frase potrebbe essere letta a voce alta e individuando gli elementi sui quali cade l’accento, è possibile arrivare a una comprensione migliore dell’idea espressa. Questo aiuta a identificare quali siano gli elementi più importanti.

Il contesto rivela che l’autore del testo pensa che le regole della contabilità abbiano bisogno di essere riorganizzate in qualche modo. Nello specifico, l’autore crede che si riservi troppa importanza al “rapporto di liquidità corrente” – che lui stesso definisce come il rapporto tra i beni attivi correnti (cioè che debbano essere realizzati entro un anno) e le passività correnti (ovvero tutti i pagamenti da onorare entro lo stesso periodo di tempo). La sua discussione inizia dalle passività dello stato patrimoniale, e nella frase dell’esempio sta spostando l’attenzione verso la parte dei beni attivi. Sta proponendo un approccio alternativo che non sia troppo legato al rapporto di liquidità corrente.
Una volta in possesso di queste informazioni, e per conoscerle abbiamo bisogno di leggere un paio di pagine, possiamo ricostruire mentalmente la frase imprimendole un’enfasi più definita:

“Il metodo con cui I BENI ATTIVI (a differenza delle passività) vengono categorizzati, all’interno di uno stato patrimoniale CONVENZIONALE (a differenza delle mie idee innovative) viene ANCHE concepito per evidenziare IL RAPPORTO DI LIQUIDITÀ CORRENTE (come abbiamo già discusso, in riferimento alle passività). Tuttavia, se TRALASCIAMO il rapporto di liquidità corrente (invece di attribuirgli così tanta importanza), è possibile strutturare i beni attivi in maniera più logica in base alla loro TIPOLOGIA (anziché in base al periodo di tempo entro cui debbano essere realizzati).”
Individuando la posizione all’interno della frase degli elementi più importanti, o enfatizzati, è possibile affinarne il significato identificando gli elementi cui vengono contrapposti.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Una traduzione eccellente (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Paul: Ma non è pur vero che la popolarità delle traduzioni di qualità medio-bassa sia un mercato in espansione? Assistiamo all’impatto crescente della competizione digitale a basso costo – online e spesso istantanea. La consideri come una minaccia per la professione?

John: È una minaccia, certamente; ma forse è una minaccia maggiore per i nostri colleghi meno capaci piuttosto che per quei traduttori che hanno meglio sviluppato le proprie abilità. Stranamente, credo che sul lungo termine, il maremoto digitale potrebbe aprire a nuove opportunità per i traduttori umani.

Paul:Ma John, questa è un’affermazione del tutto nuova! Come mai?

John: Così come i computer diventano sempre più simili a noi, noi diventiamo sempre più simili a loro. Mentre le macchine diventano sempre più intelligenti, noi tendiamo a essere sempre meno disposti, e possibilmente meno capaci, a leggere e comprendere,a un livello più profondo,le informazioni complesse. Alla stregua dei cassieri che non sanno più calcolare il resto (perché non ne hanno necessità), molti di noi stanno perdendo rapidamente l’arte della scrittura: ci aspettiamo tutti di essere capaci di assorbire velocemente e con facilità le informazioni che leggiamo.
Allo stesso tempo però, ho notato che le persone stanno perdendo la capacità di scrivere sufficientemente bene perché questo sia possibile. E nonostante siamo in grado di accedere facilmente a enormi quantità di informazioni, assistiamo alla diminuzione della capacità di comprendere cosa queste “significhino” davvero. Quindi, mentre abbiamo sempre più bisogno che le informazioni siano presentate in modo da essere comprese rapidamente e con facilità, le persone in grado di scrivere abbastanza bene da poter permettere il raggiungimento di questo obbiettivo sono sempre di meno.
Ora, mentre questo è già un problema all’interno di una stessa comunità linguistica, quando l’informazione deve essere tradotta da una lingua all’altra, il problema diventa inevitabilmente più complesso.
Caratteristica dei traduttori più abili, è la capacità di comprendere il testo sorgente a un livello più profondo e, allo stesso tempo, di essere uno scrittore provetto nella lingua di arrivo; ed è qui che si trova l’occasione da cogliere. Un’opportunità di mercato a cui i traduttori umani meno capaci o la competizione digitale non possono rivolgersi.
Lo standard qualitativo di una grossa porzione delle traduzioni che vengono prodotte giornalmente è basso, e molte traduzioni in ambito tecnico sono spesso ben al di sotto della soglia di coerenza. Tuttavia, abbiamo a disposizione alcune tecniche che,oltre ad aiutare a produrre traduzioni di argomenti difficili piuttosto buone, eseguono una funzione molto utile.

Paul: Puoi fornire un esempio pratico di queste tecniche?

John: Comprendere un testo scritto, e crearne successivamente una versione che sia comprensibile anche in un’altra lingua, alla fin fine si riduce ad ascoltare ed esprimere la voce nascosta all’interno del testo originale. Questa è il significato interno delle parole che l’autore sta cercando di trasmettere. Se si riesce a “sentire” il significato implicito dietro alle parole, è possibile acquisire rapidamente una comprensione più profonda anche di testi che trattano argomenti molto specializzati.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Una traduzione eccellente

 Categoria: Tecniche di traduzione

Una “traduzione eccellente” si ottiene quando il traduttore riesce a spingersi oltre le parole, afferrandone il significato interiore. Ecco come fare…

Alcuni affermano che i clienti disposti a pagare fior di quattrini per traduzioni di qualità molto elevata non manchino. L’americana Chris Durban, emigrata a Parigi dove lavora come traduttrice, è una sostenitrice molto famosa dell’idea – e le sue tariffe onerose supportano questa teoria. Tuttavia, avverte, per arrivare a proporre tariffe simili non basta essere bravi… ma molto, molto bravi [1]. Come possono quindi i traduttori “ordinari”, come la maggior parte di noi, alzare la posta in gioco e produrre traduzioni migliori? Giro la domanda al traduttore esperto il Dott. John Jamieson.

Paul: Molti nel nostro ambiente adorano affermare che la civiltà non si sarebbe potuta sviluppare senza il contributo, unico nel suo genere, portato dai traduttori. Sovente, si dice che questi conducano la delicata trattativa tra lingue e culture diverse, permettendo la diffusione di nuove conoscenze e portando a grandi scoperte. Tale ruolo li rende esperti di rilievo che, al pari di dottori e contabili, meritano un’adeguata compensazione.

John: Esattamente, i traduttori così come meccanici e idraulici, necessitano di essere compensati in maniera adeguata al contributo professionale che apportano alla società.
Tuttavia, pur ammettendo che la traduzione sia davvero una professione, è fondamentalmente differente da qualsiasi altro mestiere che si fregi di tale appellativo per il semplice motivo che la nostra merce di scambio – la lingua – fa parte del patrimonio innato di ogni essere umano. Quasi tutti sul pianeta parlano una lingua, e molti di noi ne parlano due o anche di più, quindi ogni tentativo di costruire un ordine religioso o una professione, partendo da una simile base universale, è destinato ad avere successo solo in maniera parziale. Dal mio punto di vista, le affermazioni di alcune associazioni professionali di traduzione e non solo, secondo le quali svolgiamo un qualche ruolo sociale superiore, sono molto simili al topo che cerca di farsi grosso come un elefante.

Paul: Converrai però, che il lavoro richiede una buona dose di abilità professionale?

John: Certamente. Tuttavia, secondo quanto ho potuto osservare, la qualità del lavoro di traduzione prodotto dalla grande maggioranza di traduttori “professionisti” risulta essere, nel migliore dei casi, molto ordinaria. Un esempio semplice ma efficace è la qualità di alcune traduzioni verso l’inglese presenti su siti come Linguee, che offrono campioni di traduzioni che i professionisti del settore possono imitare o riutilizzare. Resto sempre sorpreso di quanto spesso queste dimostrino una poca maestria o un’inadeguata capacità di analisi del significato del testo sorgente.

[1] “Per lavorare nel “segmento premium” i traduttori debbono possedere eccellenti capacità di scrittura (“superiore al 98% della popolazione generale”), e hanno bisogno di specializzarsi.” Jayne Fox, http://foxdocs.biz/BetweenTranslations/bulk-versus-premium-translation-chris-durban/

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Creare traduzioni di qualità

 Categoria: Tecniche di traduzione

Le traduzioni di qualità sono sempre richieste, e per raggiungere la massima qualità possibile i traduttori studiano e si allenano per anni, perfezionando la propria arte. Eppure, anche se ogni traduttore è un individuo a se, il processo di traduzione si articola in varie fasi ordinarie, e conoscendole anche il traduttore meno esperto può imparare un po’ più velocemente a padroneggiare l’arte della traduzione.
Senza ulteriori indugi diamo un’occhiata al procedimento tipico seguito da un traduttore professionista nel corso del suo lavoro.

1. I traduttori familiarizzano col materiale
Prima di passare al processo di traduzione devono conoscere l’argomento del lavoro e ciò che gli serve sapere per svolgerlo. In molti sensi ogni traduzione è unica, ed è importante sapere che tipo di difficoltà potreste trovarvi ad affrontare per poter fornire la migliore traduzione possibile. Inoltre durante questa fase i traduttori prendono appunti per accelerare il procedimento ed evitare complicazioni.

2. Valutate le capacità necessarie per la traduzione
Un’altra parte fondamentale della traduzione è la valutazione delle vostre capacità. Siete in grado di capire il materiale per intero mentre lo leggete? Riuscite a tradurre coerentemente le parti più difficili nella vostra mente? Siete sicuri di poter offrire la qualità migliore? Se avete forti dubbi o perplessità meglio rifiutare il lavoro prima di fare errori.

3. Fate ricerche accurate
Studiare il tema è importante, soprattutto  se avete a che fare con argomenti con cui non avete familiarità. Per esempio, potreste tradurre un testo sui computer senza avere nozioni di informatica, il che potrebbe creare problemi se il testo si basa su vari termini e descrizioni tecniche.

4. Credete nelle vostre capacità
Conoscere i propri limiti è importante, ma lo è anche credere in se stessi. A volte pochi ostacoli potrebbero convincervi  che quel lavoro non fa per voi. Abbiate fiducia, niente è intraducibile, e se darete il meglio di voi stessi sarete soddisfatti.

5. Fate un brutta copia
Fate una prima stesura invece di tuffarvi direttamente nel processo di traduzione, così da sapere che tipo di problemi potreste trovarvi di fronte. Una volta capito ciò che vi serve, potreste fare ulteriori ricerche o consultare uno specialista in materia. In ogni caso ciò che conta è il risultato finale , quindi prendetevi il tempo necessario.

6. Cercate di suonare naturali
Non c’è nulla di più frustrante che mettere tutto il proprio impegno in una traduzione  per poi rendersi conto che non suona. Si tratta di un problema comune nelle traduzioni, ma dovrete assicurarvi di evitarlo, altrimenti rischiate di intaccare la vostra reputazione e la vostra credibilità di traduttori.

7. Fate fluire il testo in modo lineare
Un altro punto è il flusso del testo. Potreste trovarvi in difficoltà quando una poesia tradotta non rima correttamente o non sembra avere il giusto “ritmo”. Dovrete quindi evitare di interrompere il flusso,  per quanto possibile, ed adattare il testo in modo che scorra con naturalezza.

8. Rileggete con cura
La rilettura è importante, soprattutto se non vi considerate ancora professionisti con esperienza. Valutate se inviare la traduzione ad un parlante madrelingua  per una rilettura e ascoltate attentamente ciò che avrà da dirvi.

9. Non smettete di migliorarvi
Non esistono confini quando si tratta di traduzioni. C’è sempre margine di crescita, e non importa come migliorerete le vostre capacità (traducendo come freelance per 2polyglot.com oppure facendo pratica senza la possibilità di trarne profitto) ogni metodo funziona quando si tratta di esercitarsi. Non abbiate paura di continuare a fare pratica, imparare e perfezionare l’arte della traduzione.

Speriamo che questi consigli vi siano utili in futuro, e se vi interessa anche solo lontanamente la traduzione continuate a leggerci.

Fonte: Articolo scritto da Vadim Dikman e pubblicato nel luglio 2016 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Niccolò De Bernardis
Traduttore ENG>ITA – SWE>ITA

Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

I motti delle Grandi Case e i chengyu cinesi

< Seconda parte di questo articolo

Casa Lannister: 蘭尼斯特家族 Lán nísī tè jiāzú

Motto

Hear me roar! Udite il mio ruggito! 听我怒吼 Tīng wǒ nùhǒu

La nobile e orgogliosa Casata di Castel Granito, il cui emblema è un leone dorato in campo rosso, si fregia del motto “Hear me roar!”. La traduzione italiana ha modificato il verbo “roar” sostituendolo con il sostantivo “ruggito”, anziché con il verbo “ruggire”. La sostituzione della categoria grammaticale, però, non influisce sul valore semantico. La traduzione cinese sembra comportarsi in modo identico e ancora una volta mantiene la struttura del chengyu a quattro caratteri.

Casa Targaryen 坦格利安家族 Tǎn gé lì’ān jiāzú

Motto

Fire and Blood Fuoco e sangue 血火同源 Xuèhuǒ tóng yuán

I Targaryen, signori dei draghi, uniscono fuoco e sangue nel proprio motto. In italiano viene tradotto alla lettera senza creare alcuna difficoltà strutturale. In cinese, viene ricreata la struttura a quattro caratteri nel motto 血火同源 Xuèhuǒ tóng yuán. Il primo carattere (血) è il “sangue”, il secondo (火) il “fuoco”, mentre gli ultimi due (同源) indicano “un’origine comune”. Una possibile traduzione potrebbe quindi essere: “fuoco e sangue hanno la stessa origine”. Non è dunque una traduzione strettamente letterale, ma consta di un’aggiunta che spiega meglio il motto originale. Il fuoco e il sangue derivano infatti entrambi dai draghi, animali fantastici associati alla Casa Targaryen, impiegati nelle guerre di conquista come arma devastante.

Dai tre esempi, estrapolati da uno studio analitico molto più corposo, si evince come la principale tendenza dei traduttori cinesi sia quella dell’addomesticamento. La versione cinese, quindi, tende una mano amica ai propri lettori, vestita di familiarità e adornata di tradizione, pur mantenendosi fedele all’intento dello scrittore.

Di esempi da citare e studi da riportare ce ne sarebbero molti altri per cui, nell’immenso mare della ricerca incentrata sulle strategie traduttive di questo popolo orientale, il presente articolo non è che una goccia trovata tra Delta delle Acque e il Mare Stretto.

Articolo tratto dalla tesi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: analisi sociolinguistica della traduzione cinese con riferimenti all’adattamento televisivo e alla sua ricezione in Cina”

Autrice:
Emanuela Catarra
Traduttrice ENG>ITA, CIN>ITA
Bergamo

Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

I motti delle Grandi Case e i chengyu cinesi

< Prima parte di questo articolo

La traduzione dei motti delle Grandi Case, con espressioni per lo più a quattro caratteri, dimostra la tendenza largamente diffusa in Cina all’addomesticamento.

Termine coniato da Lawrence Venuti, l’addomesticamento è la strategia opposta allo straniamento. “Addomesticare” un testo straniero consiste nel tradurlo in un modo fluido e trasparente che tende a cancellare l’estraneità del testo fonte e a renderlo conforme alla necessità e ai valori del pubblico d’arrivo. Rievocando Schleiermacher (1813), “Il traduttore lascia il più possibile in pace il lettore e gli muove incontro lo scrittore”. Fenomeno contrario è invece quello dello straniamento per cui “il traduttore lascia l’autore in pace il più possibile e conduce il lettore verso di lui”. Il lettore viene quindi avvicinato a contenuti non familiari ed esotici e viene meno l’invisibilità del traduttore. Teorizzata da Venuti, l’invisibilità è prodotta dal modo in cui i traduttori tendono a tradurre in maniera scorrevole verso la lingua target allo scopo di produrre un testo d’arrivo idiomatico e leggibile che crei l’illusione della trasparenza. Nella lingua d’arrivo, il testo viene quindi letto non come una traduzione, ma come se fosse l’originale. L’atto della traduzione viene celato. L’addomesticamento rende invisibile il traduttore mentre lo straniamento (anche chiamato resistenza da Venuti) lo rende visibile.

Alcuni esempi di traduzione dei motti delle Grandi Case del Trono di Spade rendono evidente la tendenza cinese all’invisibilità, proponendo strutture linguistiche culturalmente vicine ai propri lettori:

Casa Stark: 史塔克家族 Shǐ tǎ kè jiāzú

Motto:

Winter is coming L’inverno sta arrivando 凛冬将至 Lǐn dōng jiāng zhì

Il motto di casa Stark esprime un monito. I membri della nobile casa del Nord non vantano le proprie qualità ma, rispecchiando la propria indole seria, valorosa, forte e temprata dal gelido clima settentrionale, esprimono un avvertimento nel proprio motto. L’arrivo dell’inverno è legato all’approssimarsi di un periodo di caos, sconvolgimenti politici, carestie e difficoltà economiche. Il motto originale, in inglese, è asciutto e diretto e in italiano viene tradotto alla lettera. In cinese, la frase a quattro caratteri 凛冬将至 Lǐn dōng jiāng zhì, consta di una piccola aggiunta probabilmente apportata perché i caratteri raggiungessero il numero quattro. 凛 infatti, vuol dire “freddo”. La traduzione letterale potrebbe allora essere: “il freddo inverno sta arrivando”. La particella 将 indica l’approssimarsi di un evento futuro e rispecchia quindi il tempo verbale del motto originale.

Terza parte di questo articolo >

Articolo tratto dalla tesi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: analisi sociolinguistica della traduzione cinese con riferimenti all’adattamento televisivo e alla sua ricezione in Cina”

Autrice:
Emanuela Catarra
Traduttrice ENG>ITA, CIN>ITA
Bergamo

Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco

 Categoria: Tecniche di traduzione

I motti delle Grandi Case e i chengyu cinesi

I motti delle Grandi Case, le cui vicende sono narrate nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, saga fantasy scaturita dal genio letterario di George R.R. Martin, sono stati creati in modo da risultare suggestivi e d’impatto. Sono inoltre carichi di valore semantico che lascia trasparire le peculiari caratteristiche di cui si fregia ogni casato. Frasi brevi, incisive, dense di significato, che vanno analizzate nel dettaglio per essere comprese appieno. Dietro ogni motto si nasconde la storia delle sue origini.

Il motto dei Targaryen (“fuoco e sangue” / “fire and blood”), ad esempio, si riferisce alla grande guerra di Aegon il Conquistatore che lasciò sul campo il sangue di numerosi nemici divorati dal fuoco dei suoi draghi. Racconta un’antica storia anche il motto di Casa Martell: “mai inchinati, mai piegati, mai spezzati” (“unbowed, unbent, unbroken”). I Dorniani furono infatti gli unici a non piegarsi davanti alla potenza dei Targaryen e, piuttosto che sottomettersi alla conquista, accettarono un’unione matrimoniale tra il principe erede al trono, Rhaegar Targaryen, e la principessa Elia Martell. Altrettanto emblematico è il motto di Casa Greyjoy: “noi non seminiamo” (“we do not sow”). Parole apparentemente poco evocative, racchiudono invece la vera natura degli abitanti delle Isole di Ferro. Pirati, predoni, dediti al saccheggio e allo stupro, non seminano perché l’agricoltura non rientra nel loro stile di vita. Le aspre sporgenze rocciose, bagnate dal mare, hanno forgiato gli uomini di ferro plasmandone la vita e le abitudini sociali. Il motto dei signori di Pyke dunque, riflette e riassume le caratteristiche del proprio popolo.

I traduttori cinesi che a partire dal primo romanzo hanno seguito il progetto, Tan Guanglei e Qu Chang (谭光磊, 屈畅), dovevano quindi coniare espressioni brevi, dense di significato, dal sapore arcaico e che riecheggiassero uno stile epico. Si sono dunque avvalsi di arcaismi linguistici, dove possibile, ed è inoltre evidente il tentativo di traduzione volto a racchiudere i motti in soli quattro caratteri. Scelta che deriva dalla tradizione letteraria cinese ed è dovuta all’esistenza dei cosiddetti chengyu (成语, chéngyǔ) o frasi a quattro caratteri. Espressioni idiomatiche del cinese classico, i chengyu racchiudono solitamente un significato comprensibile solo conoscendo il mito, la leggenda, la storia a cui sono collegati. Visto che non rispondono alla normale struttura sintattica del cinese moderno, ma sono molto più sintetici, è spesso necessario conoscere il contesto in cui sono nati per poterli comprendere correttamente. I cinesi ne fanno largo utilizzo sia nella lingua scritta che in quella parlata, conoscere e padroneggiare i chengyu è ritenuto segno di cultura e riflette l’intramontabile amore e rispetto per gli antichi, tipico della cultura orientale.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo tratto dalla tesi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: analisi sociolinguistica della traduzione cinese con riferimenti all’adattamento televisivo e alla sua ricezione in Cina”

Autrice:
Emanuela Catarra
Traduttrice ENG>ITA, CIN>ITA
Bergamo

Traduzione: non solo questione di parole (5)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Anche il Linguista Roman Jakobson suggerisce che “tutto sarebbe tradotto in atti di linguaggio”. Per lui, la comunicazione è divisa in tre tipi di traduzione. La prima, la traduzione interlinguistica, è quella che alcuni autori chiamano “vera e propria” traduzione, cioè la traduzione di un testo da una lingua all’altra nella sua concezione più tradizionale. Da parte sua, il secondo tipo di traduzione, la traduzione Intralinguistica, è più comunemente noto come riformulazione, cioè il tentativo di utilizzare parole diverse della stessa lingua per spiegare un concetto o idea.

Nella vita quotidiana, questa strategia è spesso usata tra due livelli linguistici o tra due dialetti regionali, o tra diversi modi di parlare legati ad un dato periodo di tempo. Infine, il terzo tipo di traduzione proposto da Jakobson è la traduzione intersemiotica, cioè l’uso di un sistema non verbale per rappresentare i segni verbali. Le espressioni facciali o gestuali o le onomatopee usate al posto delle parole nella comunicazione, o l’uso di emoticon nei messaggi di testo per tradurre un’idea sono esempi di questo tipo di traduzione. Di conseguenza, la traduzione equipara, secondo questo teorico, ad una sorta di sinonimia sulla scala di significato, e una conversazione sarebbe un atto di traduzione intersemiotica costante, dove ogni interlocutore “tradurrebbe” continuamente per sé il significato di ogni gesto che accompagna le parole che sente. Seguendo la logica del linguista russo, dire che il significato è una traduzione sarebbe possibile.

Una nuova versione del mondo
Nel complesso, il concetto di traduzione, inteso da alcuni come fenomeno puramente linguistico, e rivendicato da altri come atto interpretativo in senso lato che rende possibile la creazione di una nuova “versione” del mondo, gioca un ruolo fondamentale nel rimettere in discussione e riappropriarsi del significato degli elementi tradotti. Che la traduzione implica una certa perdita di significato o che porta ad un’aggiunta interessante in termini di semantica, essa dà luogo all’esistenza di una versione alternativa e polifonica della realtà. Così, anche se i teorici concordano sul fatto che una traduzione non può essere perfetta e che è necessariamente incompleta, apre la possibilità della coesistenza e della creazione di nuove soggettività e analisi plurali altrettanto valide delle interpretazioni iniziali, poiché, come ci ricorda Berman, non esiste un originale in termini assoluti, esistono solo traduzioni.

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Traduzione: non solo questione di parole (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

La Traduzione, solo da una lingua all’altra?
Per capire l’idea di Berman, dobbiamo concordare sulla definizione del termine traduzione. Da un lato, quello che molti specialisti danno è essenzialmente linguistico: la traduzione sarebbe l’espressione in una lingua di che cosa è stato scritto o espresso in un altro.  Così, invece di considerare ogni situazione quotidiana o qualsiasi atto di comunicazione in cui si decodifica e interpreta un concetto come uno dei tanti aspetti della traduzione, Il poeta e teorico dell’arte Johan Wolfgang von Goethe preferisce separare ciò che egli percepisce come “traduzione”, che si limita a tradurre un testo da una lingua all’altra, di tutti gli altri tipi di riformulazione, parafrasi o interpretazione. Il filosofo, scrittore e traduttore Umberto Eco difende anche la stessa idea, applicando con forza e chiarezza che l’interpretariato non sta traducendo se il trasferimento di discorso ad un’altra lingua non è coinvolto nel processo.

La Traduzione: un atto interpretativo?
D’altra parte, Antoine Berman condivide la concezione che i romantici tedeschi del XIX secolo avevano della traduzione, opposta a quella di Goethe ed Eco, e la definisce in questi termini: stiamo parlando volutamente di traduzione generalizzata: tutto ciò che riguarda la “versione” di qualcosa in qualcos’altro [...] La traduzione, qui, riguarda sia la manifestazione di qualcosa, sia l’interpretazione di qualcosa, sia la possibilità di formulare o riformulare qualcosa in altro modo.

Questa concezione della traduzione permette di affermare che la comunicazione stessa è la traduzione di un’idea. In realtà, l’uso attuale del verbo tradurre riflette questo significato della parola come una riformulazione, come in frasi frequentemente utilizzate come “ho tradotto il mio pensiero nel modo seguente…” “o” non posso tradurre quello che sento”. In questo senso, “ogni comunicazione è in una certa misura un atto di traduzione-comprensione”. Per Steiner, la comprensione è sinonimo di interpretazione e traduzione, dal momento in cui la translation (che significa “azione mossa” o “forma di movimento”) e lo “spostamento” del significato che si verificano durante la decodifica di un’informazione sono presi in conto. Inoltre, da un punto di vista strettamente etimologico, il verbo tradurre deriva dal latino Traducere, il cui significato si avvicinerebbe a “far passare da un luogo all’altro” (la nostra traduzione). Da questa osservazione, Esteban Torre, professore di letteratura e traduzione all’Università di Siviglia, definisce la traduzione come una traduzione, una trasposizione, un passaggio da un luogo all’altro. Infatti, il termine inglese per riferirsi alla traduzione è appunto la traduzione, in cui la nozione di spostamento è molto esplicita.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Traduzione: non solo questione di parole (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

La Traduzione, per riscrivere il mondo
Se la traduzione è, agli occhi di alcuni, un tradimento, è percepita paradossalmente da altri come una strategia di riscrittura polifonica del mondo, cioè come un processo positivo in cui i sensi e le voci si moltiplicano. Poiché qualsiasi traduzione (comprese le opere originali) sarebbe di per sé la maggior parte del tempo imperfetto, la moltiplicazione delle traduzioni diventa possibile e anche giustificata, come tanti tentativi di approssimare la realtà. Ogni traduzione, invece di essere un’imitazione, costituirebbe dunque una versione, una riscrittura o una correzione di un testo, un pensiero o un evento, una versione che avrebbe quindi un’esistenza pulita al di fuori dell’”originale”.

Rappresenterebbe così una visione alternativa alla visione iniziale, cioè una visione che differisce dalla versione ufficiale o anche egemonica. In questo senso, la traduzione aprirebbe gli orizzonti di un interlocutore, assicurando che “l’originale [è solo] una delle tante possibili versioni ” (la nostra traduzione). Ad esempio, gli adattamenti cinematografici dei romanzi del millennio (la loro “traduzione” nel linguaggio cinematografico) rappresentano in un certo senso una seconda versione di queste opere, ma esistono ancora nel loro diritto e hanno avuto successo considerevole. Le traduzioni francesi dei racconti e poesie di Edgar Allan Poe di Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé, la cui qualità letteraria è così grande che molti lettori li hanno giudicati ricchi come la loro versione originale in inglese, fornire altri esempi che illustrano bene questa possibilità.

Ancora di più, per alcuni teorici della traduzione, il lavoro tradotto, piuttosto che essere una versione diminuita, costituirebbe solo una “rigenerazione” dell’idea originale che il romanzo stesso cercava di esprimere. Il processo traduttivo potrebbe così dare vita ad una dimensione del testo che non appare nella versione originale e che solo la traduzione rivelerebbe. Secondo il teorico della traduzione francese Antoine Berman, lo scopo di una traduzione non è quello di riuscire a rappresentare l’idea espressa nella parola originale, ma piuttosto di rappresentare l’idea di cui la parola originale stava cercando un approccio senza necessariamente realizzarlo completamente.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Traduzione: non solo questione di parole (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

La Traduzione come tradimento
La prima domanda che i ricercatori si pongono nel pensare alle implicazioni della traduzione è la seguente: il processo di traduzione impoverisce o al contrario arricchisce il significato desiderato? Per alcuni, la traduzione appare come una rappresentazione mancata dell’idea originale. Secondo lo scrittore Charles Pierre Péguy, qualsiasi traduzione, ogni movimento, porta necessariamente ad una trasformazione ed una perdita di significato in relazione all’originale, che lui chiama “perdita” o “alterazione”. Così, secondo questa concezione, anche se una traduzione o una riformulazione può essere più vicina all’idea originale, non può mai completamente uguagliarla, e questo porta il teologo e filosofo tedesco Friedrich Daniel Ernst Schleiermacher ad affermare che “se la lettera e il significato sono collegati, la traduzione è tradimento e impossibilità.”

In questo senso, è vero che ci sono quasi tante varietà della stessa lingua come ci sono gli oratori, e una traduzione perfetta richiederebbe che ogni espressione sia tradotta in modo diverso per ogni destinatario. Infatti, il significato dato alle varie espressioni varia probabilmente da un oratore all’altro, cosicché un discorso non significa mai esattamente la stessa cosa per due individui, ciascuno dei quali lo analizza, lo codifica e lo “traduce” secondo le proprie concezioni e definizioni di parole e le proprie sfumature. In questa prospettiva, anche il lettore di un romanzo sarebbe un Traduttore- traditore, dal momento che la sua comprensione personale e soggettiva filtra e modifica il significato che le parole prenderanno per lui. Infine, la realtà stessa non può essere tradotta perfettamente dal linguaggio, poiché le parole sono difficili da tradurre con fedeltà e precisione assoluta i pensieri di un individuo, né questi pensieri possono tradurre con precisione i concetti ai quali si riferiscono. Lo scrittore e teorico della traduzione George Steiner spiega questo fenomeno o perdita di significato come conseguenza dello spostamento di fase iniziale che esiste tra il linguaggio e la realtà, tra la parola e l’oggetto.

Seguendo questa logica, la traduzione perfetta sarebbe impossibile, dal momento che la comunicazione stessa sarebbe un filtro insufficiente. In senso lato, qualsiasi opera originale sarebbe fondamentalmente una traduzione, poiché costituirebbe una traduzione approssimativa di idee in parole. Lo dice il saggista messicano Octavio Paz: ogni testo è unico e simultaneamente, è la traduzione di un altro testo. Nessun testo è del tutto originale, perché la lingua stessa, nella sua essenza, è una traduzione: prima, del mondo non verbale e, in secondo luogo, perché ogni segno e ogni frase è la traduzione di un altro segno e di un’altra frase (la nostra traduzione).

Pertanto, una traduzione (fatta da una lingua all’altra o semplicemente traducendo un’idea con altre parole della stessa lingua) potrebbe difficilmente essere perfetta, poiché è essa stessa la traduzione di una traduzione o una copia di una copia. In questo senso, come potrebbe una traduzione essere vera all’originale se l’originale in se non è allineare alla realtà?

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Traduzione: non solo questione di parole

 Categoria: Tecniche di traduzione

Una buona traduzione, anche se deve essere il più fedele possibile al testo di partenza, riesce raramente a corrispondere la qualità di esso in tutti gli aspetti, sembra ovvio. E se qualsiasi processo di traduzione non implica necessariamente una perdita di significato, ma ha invece aggiunto una seconda dimensione al testo, assente dall’originale? Per comprendere la misura in cui un testo può trarre beneficio dalla sua traduzione, il primo passo è innanzitutto quello di considerare la traduzione come un fenomeno che va ben oltre la linguistica, e a constatare che si estende al contrario alla maggior parte delle operazioni di vita quotidiana, come la conversazione che hai avuto con il tuo collega pochi minuti fa o anche capire la frase che stai leggendo in questo momento. Mettere in discussione alcuni dei concetti tradizionali della traduzione, considerando in modo completamente diverso questa disciplina troppo spesso limitata alla linguistica.

Tradurre: concetto noto, non è vero? Molti lo credono, ma niente è meno sicuro. La traduzione ha un significato più ampio del trasferimento di informazioni da una lingua all’altra, e apre molteplici possibilità in termini di significato che superano di gran lunga la relazione con il testo originale. Così, una moltitudine di definizioni distinte e talvolta contraddittorie coesistono per la traduzione. Ad esempio, all’interno della comunità di traduttori e teorici di traduzione, molti non sono d’accordo con le distinzioni (o anche l’esistenza di distinzioni) tra le nozioni di traduzione e quelle di interpretazione. Nel suo più ampio senso scientifico, la traduzione può essere concepita come un atto interpretativo che permette di presentare diverse versioni valide della realtà proponendo una riscrittura e una riappropriazione dei concetti che si cercano di tradurre. Ma cosa significa realmente la traduzione?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi

Le insidie della traduzione letterale

 Categoria: Tecniche di traduzione

Quanto spesso ti è capitato di leggere un libro di un autore straniero? Lo leggi in versione originale o tradotto nella tua lingua madre?  Hai mai pensato a quante opere letterarie sarebbero sconosciute ai più senza il lavoro dei traduttori, che aprono a tutti il mondo virtuale creato dalle pagine dei libri? La traduzione letterale è un arte; essendo creatività, è del tutto incompatibile con il letteralismo.  Quindi che cosa accade? Il traduttore si trasforma improvvisamente in un vero e proprio scrittore, con il compito di riscrivere il libro daccapo per i lettori della sua lingua. Ovviamente, senza il ‘dono dello scrittore’, questo compito non risulta semplice. Ecco perché i traduttori considerano questo tipo di traduzione una delle più difficili della professione. Non può essere paragonata ad una traduzione per delle trattative d’affari, dove le frasi ufficiali devono dare l’informazione che l’altra persona si aspetta. È diversa dall’interpretariato, dove è importante rispondere rapidamente con delle parole esatte, ma dove l’armonia della frase è un fattore secondario.  La traduzione letterale, in qualunque lingua, deve preservare interamente l’atmosfera della storia e lo stile dell’autore.

A proposito, ci hai mai pensato? Ogni volta che hai espresso la tua ammirazione verso uno scrittore straniero, stavi in realtà elogiando le capacità del traduttore che ha reso il testo nella tua lingua. Rendere il testo fruibile e interessante, conservare lo stile originale e rispettare l’idea dell’autore fanno parte delle abilità del traduttore. Ogni traduttore deve padroneggiare la teoria e la pratica della traduzione letterale per tutta la vita. Non è un mistero il fatto che la traduzione letterale abbia differenti caratteristiche e che nasconda, ovviamente, molte insidie.  Per prima cosa, la totale assenza di letteralismo. Questo tipo di traduzione non deve essere letterale e non deve avvenire parola per parola. Questo fattore è  da sempre causa di disaccordo tra studiosi e traduttori.

In secondo luogo, la traduzione di aforismi e frasi idiomatiche.  Anche se quest’ aspetto è in realtà meno complicato di quanto possa sembrare a prima vista, richiede un vocabolario vasto e la disponibilità di un dizionario specializzato. Un’altra insidia è l’uso delle parole per creare umorismo. La presenza di umorismo o ironia nel testo di partenza rende il processo di traduzione molto più interessante. Il traduttore deve essere abile a mantenere il tono ironico voluto dall’autore. Infine, un’altra insidia è la conformità di stili, culture ed epoche. In questo caso, il traduttore letterario si trasforma in ricercatore. Tradurre un testo di un’epoca o di una cultura diversa può risultare difficile se si ha una scarsa familiarità con esse. Il discorso non cambia: un buon traduttore deve avere talento. Perchè, senza talento, non riuscirà mai a creare dei testi che suscitino piacere e meraviglia nei propri lettori.

Fonte: Articolo scritto da Arsenii Shack e pubblicato nell’ottobre 2015 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Marco Liguori
Traduttore e Adattatore
Napoli

Tradurre i chengyu (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

La traduzione libera è consigliata nei casi in cui il chengyu presenti degli elementi culturospecifici, ovvero dei riferimenti unici alla storia, alla geografia e alle tradizioni cinesi.

Unchengyu che riflette un tratto tipico della Cina è 稳如泰山 (wěnrútàishān), che, alla lettera, significa stabile come il monte Tai. Il monte Tai è la più importante delle cinque montagne sacre taoiste della Cina, situata nella provincia dello Shandong. L’espressione idiomatica, quindi, riflette un aspetto geografico prettamente cinese. In italiano, potrebbe essere tradotto con l’idioma essere fermo come una roccia. Lo svantaggio è l’evidente perdita dell’aspetto culturale cinese.

Un altro esempio che riflette le differenze geografiche tra gli Stati è挥金如土 (huījīnrútǔ), che letteralmente significa spendere soldi come terra. Essendo la Cina un Paese di origini agricole, si è dato sempre estrema importanza alla terra, unica fonte di sostentamento per milioni di famiglie. Questo aspetto culturale del Paese si riflette anche nella lingua. Ecco perché molti modi di dire designano elementi geografi e naturali.

Nel Regno Unito, questo chengyu non potrebbe mai essere tradotto alla lettera, perché non riflette le origini, la mentalità e le abitudini della popolazione. A differenza della Cina, essendo stato nel passato una potenza marittima e commerciale, il Regno Unito presenta numerose espressioni idiomatiche che hanno come tema l’acqua. L’idioma cinese che significa alla lettera spendere soldi come terra, in inglese è spend money like water. La parola terra è sostituita da water, che significa appunto acqua.

In italiano entrambi i modi di dire non esistono, bensì vi è il modo di dire avere le mani bucate.

Ci sono, quindi, due opzioni per gli interpreti e i traduttori che si imbattono nella traduzione dei chengyu: traduzione letterale o libera. Sta a loro decidere se voler tradurre più letteralmente l’espressione idiomatica, mantenendo gli aspetti originali della lingua e della cultura di partenza, o, invece, optare per una traduzione libera, che stravolga la frase originale pur preservando lo stesso significato.È senz’altro una scelta difficile e rischiosa. Nel caso della traduzione libera, alcuni esperti sostengono che si si perde traccia della cultura di origine e di quel sapore locale legato ai chengyu. Altri studiosi, invece, credono che adattare il chengyu alla LA sia positivo, in quanto il lettore o l’oratore, ascoltando qualcosa appartenente alla sua cultura, si senta a casa, capisca meglio il messaggio e lo memorizzi meglio. Sta al traduttore e all’interprete decidere quale scelta prendere. L’importante sarà sempre quello di non stravolgere il significato vero ed intrinseco del chengyu, anche proponendo un’immagine diversa ai lettori della cultura e della lingua d’arrivo, e adattarlo al significato complessivo della frase in cui il chengyuè collocato, al contesto e al registro.

Autrice di questo articolo:
Antonella Ercolano
Interprete e Traduttrice ZH <> IT

Tradurre i chengyu (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Per poter essere in grado di trovare un corrispettivo idiomatico dalla lingua di partenza (LP) alla lingua d’arrivo(LA) è necessario padroneggiare gli aspetti culturali delle due lingue.

Sicuramente sarà più semplice trovare un corrispettivo idiomatico tra LP e LA per quelle espressioni che indicano concetti universalmente diffusi e accettati. Ad esempio, l’espressione italiana anche i muri hanno le orecchie ha il corrispettivo cinese 隔墙有耳 (géqiángyǒuěr). Il corrispettivo cinese dell’espressione due piccioni con una fava è 一石而鸟 (yìshíérniǎo). L’espressione italiana la pratica rende perfetti in cinese è 孰能生巧 (shúnéngshēngqiǎo). Infine, l’espressione italiana lontano dagli occhi lontano dal cuore è la traduzione alla lettera dell’espressione cinese 眼不见,心不烦 (yǎnbújiànxīnbùfán).

In altri casi, però, potrebbe risultare difficile trovare un corrispettivo idiomatico nella LA. Ciò avviene quando si traducono dei chengyu strettamente legati alla cultura, alla storia e alle tradizioni cinesi che comprendono degli elementi che non appartengono alla cultura della LA. In questo caso, il traduttore o l’interprete dovranno decidere se optare per una traduzione letterale o una traduzione libera.

Per quanto riguarda il primo tipo di traduzione, Nida (1993), nel libro Language, Culture and Translating, afferma che con la traduzione letterale si preserva l’aspetto caratteristico della cultura di provenienza. Il vantaggio della traduzione letterale è la possibilità di diffondere la cultura d’origine dell’espressione idiomatica, pur creando un effetto estraniante nell’ascoltatore o lettore della LA che si trova ad affrontare concetti lontani dalla sua cultura.

In alcuni casi, la traduzione letterale non è adatta, in quanto i parlanti della LA potrebbe non comprendere l’espressione idiomatica. In questo caso, si dovrà adattare il modo di dire cinese alla cultura di arrivo, eliminando il tratto tipico cinese e sostituendolo con quello della LA.

Ad esempio, l’espressione idiomatica cinese 在梦乡里 (zàimèngxiānglǐ) viene utilizzata per indicare l’azione di dormire serenamente. In italiano, l’espressione ha il corrispettivo idiomatico di essere tra le braccia di Morfeo. L’espressione occidentale è diversa da quella orientale, in quanto legata alla mitologia greca (per i Greci, Morfeo era il Dio dei sogni). È evidente, quindi, che una traduzione superficiale o frettolosa potrebbe portare a tradurre l’espressione idiomatica cinese nel modo meno comune e diffuso tra la popolazione della LA, causando fraintendimenti o confusione.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Antonella Ercolano
Interprete e Traduttrice ZH <> IT

Tradurre i chengyu

 Categoria: Tecniche di traduzione

La traduzione dal cinese all’italiano è un’attività interlinguistica e interculturale molto complessa, non solo per le differenze sintattiche e grammaticali tra le due lingue, ma anche per il divario culturale tra Italia e Cina.

La presenza di elementi culturospecifici, metafore, citazioni letterarie ed espressioni idiomatiche non fa che rendere questa attività ancora più articolata. Il traduttore si trova a ricoprire un doppio ruolo: non solo deve garantire lo scambio linguistico tra parlanti di lingue diverse, ma funge anche da ponte tra culture lontane e differenti.

In questa sede si cercherà di proporre delle strategie traduttive per affrontare uno degli elementi tipici della lingua e delle cultura cinese, i celebri chengyu.Essi rappresentano l’espressione idiomatica cinese per eccellenza. Sono delle brevi espressioni, la maggior parte formata da quattro lessemi, il cui significato complessivo il più delle volte è slegato dal significato dei singoli lessemi che formano l’espressione. Ciò è dovuto prevalentemente all’origine dell’espressione idiomatica. I chengyu sono strettamente legati alla cultura tradizionale cinese e molti di essi derivano da racconti storici, tradizioni popolari e leggende. Se non si conosce il retroscena storico, culturale e sociale legato ai chengyu, essi potrebbero risultare molto difficili da comprendere e, di conseguenza, molto difficili da tradurre.

Ma perché è così importante soffermarsi sulla giusta e corretta traduzione dei chengyu?

Il motivo è semplicissimo. I cinesi fanno grande uso di queste espressioni idiomatiche, anche in contesti formali. Uno dei motivi per cui i cinesi amano usare i chengyu deriva dal fatto che, generalmente, essi non indicano termini molto tecnici o specifici. Anzi, la maggior parte dei chengyu appartiene al gergo quotidiano. Di conseguenza, non è raro per un interprete o per un traduttore professionista imbattersi nella traduzione di queste espressioni.

Ci sono due principali scelte traduttive da prendere quando si traduce un chengyu. Si deve decidere se optare per una traduzione letterale o una traduzione libera.

Un traduttore potrebbe decidere di procedere con la traduzione letterale nei casi in cui il significato complessivo di un chengyu coincide con quello di un’espressione idiomatica della lingua di arrivo. Non diversamente dal cinese, anche la lingua italiana è ricca di espressioni idiomatiche, utilizzate sia nella forma scritta che in quella orale. Il loro uso dà vigore e colore alla lingua.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Antonella Ercolano
Interprete e Traduttrice ZH <> IT

Come gestire una terza lingua in un testo

 Categoria: Tecniche di traduzione

Cosa succede se traducendo un testo da una lingua A a una lingua B, notiamo che il testo di partenza è fortemente condizionato anche da una terza lingua C? Come ci comportiamo?

Ovviamente ogni caso è sui generis, quindi mi soffermerei su un esempio in particolare.

Mi è capitato di tradurre per una ricerca parte di un libro francese ambientato in Corea del Sud (Ida aupaysduMatin Calme di Ida Daussy) che conteneva quindi molti riferimenti culturali e linguistici coreani. In particolare, all’interno del testo erano inseriti termini coreani scritti “alla francese”: erano cioè scritti non solo nel nostro alfabeto, ma si adattavano alle regole di pronuncia francesi. Questo significa per esempio che un termine come 라면 (leggasi /ra.mjən/) era trascritto come lamyone, per adattarsi al meglio alle regole di pronuncia francesi. Possiamo notare quindi che è stata aggiunta una e finale (che in francese non si legge e che permette così che on non si legga con suono nasale) e che la prima lettera (che si può trascrivere sia con r sia con l a seconda della sua posizione all’interno della parola) è stata trasformata in l nonostante si trovasse a inizio sillaba, in modo che non venisse letta con la tipica r francese.

Si può essere d’accordo oppure no con la scelta dell’autrice di utilizzare un metodo di traslitterazione “inventato” e adattato alle regole di pronuncia della propria lingua invece di utilizzare il metodo di traslitterazione ufficiale, ma non è questo il punto. Durante la traduzione da francese a italiano, il traduttore non può assolutamente mantenere i termini derivanti dal coreano così come li ha inseriti l’autrice. Per un lettore italiano, infatti, una trascrizione del genere non avrebbe senso e anzi, lo allontanerebbe ancora di più dal termine originale (soffermandoci sempre sulla stessa parola presa come esempio, un lettore italiano leggerebbe infatti “lamione”). Il traduttore dovrebbe quindi scegliere di utilizzare un metodo di traslitterazione diverso che potrebbe essere o un metodo simile a quello utilizzato dall’autrice, “inventandone” uno che si adatti alle regole di pronuncia italiane, oppure utilizzare il metodo di traslitterazione ufficiale.

E qui ci troviamo davanti a un altro problema: come fa il traduttore a sapere che la traslitterazione dei termini coreani non è corretta (o almeno non per un pubblico diverso da quello francese)? Solitamente infatti si sceglie un traduttore che sia a conoscenza della lingua di partenza e della lingua di arrivo, senza tenere conto degli eventuali terzi elementi culturali presenti nel testo. Un traduttore a conoscenza della sola lingua francese, pur documentandosi sulla cultura coreana, non avrebbe potuto sapere che questi termini non seguivano la traslitterazione ufficiale del coreano e quindi avrebbe probabilmente lasciato quei termini invariati. Solamente un traduttore a conoscenza di entrambe le lingue avrebbe potuto notare questo dettaglio importante e agire di conseguenza nella stesura della traduzione italiana.

Tutto questo è per sottolineare l’importanza di tutti gli elementi linguistici e culturali all’interno del testo, che non sono mai da sottovalutare nella scelta del traduttore. In un caso come questo, è dunque necessario che il testo venga tradotto da una persona che non solo conosca alla perfezione la lingua di partenza e quella di arrivo, ma che conosca almeno un minimo anche la terza lingua presente al suo interno.

Articolo scritto da:
Marianna Demarchi
Traduttrice freelance (EN/FR>IT)
Novara

Risposte concrete a domande concrete

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nel post precedente, ho presentato il risultato di un’indagine sui traduttori che si trovano in difficoltà nel migliorare la qualità dei propri lavori. In cima alla classifica dei probabili motivi di questa difficoltà, della quale i traduttori stessi sono consapevoli, troviamo quanto segue: quando si riscontrano problemi traduttivi, si chiede subito aiuto a qualcuno per avere soluzioni piuttosto che affrontarli prima autonomamente. Come mai?

Invece di spendere il proprio tempo ed il proprio impegno pare che sia più comodo e veloce chiedere a qualcuno che magari risolve subito la questione. Certo, se proprio non si riesce a risolvere il problema autonomamente, è saggio farsi aiutare. Umanamente parlando, saremmo lieti di aiutare chi manifesta ancora bisogno di aiuto nonostante abbia già fatto scrupolosamente le sue ricerche e le sue indagini, piuttosto che coloro che ricorrono subito ad aiuto per comodità senza neanche provare ad affrontare autonomamente le difficoltà. Anche se a priori non avremmo intenzione di discriminare quest’ultimo caso…

Nel primo caso, quindi, si otterranno delle risposte tangibili in quanto le domande poste saranno ben preparate e concrete, mentre nel secondo caso si riceveranno  solo delle risposte vaghe o poco soddisfacenti vista la scarsa chiarezza e consistenza delle domande stesse. Ne consegue che non si capisce bene cosa si vuole sapere. Dunque tra i due casi è evidente che c’è di mezzo il mare.

Conclusione: Chiedere consulenza contribuisce al miglioramento della qualità traduttiva, solo se le domande da lanciare sono preparate in modo da ottenere risposte concrete e migliorative alla traduzione.

Fonte: https://ameblo.jp/pat-trans/entry-10849130893.html

Traduzione a cura di:
Jun Nakazawa
Ingegnere meccanico, traduttore italo-giapponese, musicista
Siena

Traduzione ed intertestualità

 Categoria: Tecniche di traduzione

Abbiamo già discusso di come esempi di intertestualità possano essere trovati in tutti i testi, sia letterari, politici o altrimenti, anche nelle conversazioni quotidiane. Menzionando una citazione da un libro o un riferimento ad un film o ad una pubblicità, ogni volta che comunichiamo generiamo milioni di connessioni e creiamo una rete di legami che danno un significato più grande e una più grande profondità ai nostri messaggi.

Ogni lettore avrà un’interpretazione differente, e i riferimenti non saranno mai chiari a tutti. In ogni caso, se un lettore comune, leggendo un testo nella sua lingua nativa, può avere problemi a decifrare il significato di un riferimento o addirittura ignorarlo completamente, cosa succede allora in una traduzione, dove non solo la lingua è straniera, ma anche la cultura può essere totalmente diversa? Quanti riferimenti intertestuali è probabile che cadano in secondo piano?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo considerare la relazione stabilitasi tra il traduttore e l’intertesto. Quando comunichiamo, non entra in gioco solo il nostro apprendimento della semantica, ma si attiva anche la nostra conoscenza del soggetto, tutto il testo che abbiamo letto precedentemente, oltre al nostro bagaglio culturale. E questo è il punto in cui il lavoro del traduttore gioca un ruolo fondamentale.

Un traduttore deve possedere un eccellente comprensione della grammatica e della semantica della lingua di partenza, così come un’estesa conoscenza della cultura alla quale essa appartiene. Non viene ribadito abbastanza che il processo di traduzione non comporta solo la traduzione di ogni parola di un testo da una lingua ad un’altra, anche se in realtà il valore più grande di un traduttore sta nella sua abilità a creare una lettura trasversale del testo, e pertanto nel catturare ogni cosa che aveva intenzione di essere trasmessa dall’autore.

Pertanto, la battaglia tra la traduzione umana e automatica non è finita. Se avete mai provato a tradurre un gioco di parole usando un traduttore automatico, per esempio, avete probabilmente notato che la traduzione letterale della frase non ha assolutamente alcun senso.

Considerate la frase“beware of Greeksbearinggifts”( = “stare attenti ai greci che portano regali”). In generale, essa significa che non ci si deve fidare del tuo nemico, ma specificatamente si riferisce all’Iliade, alla guerra dei troiani e al famoso cavallo di legno. Chiunque conosce la storia non avrà difficoltà nello stabilire collegamenti, mentre qualcuno che non la conosce potrebbe domandarsi cosa c’è di male nei regali da parte dei greci. Un traduttore potrebbe semplicemente tradurla in un’altra lingua come “non fidarti dei tuoi nemici”, o un’altra versione semplificata, ma le sottigliezze del detto andrebbero perse.

È importante riconoscere questi esempi al fine di trasmettere le sfumature nello stesso modo dell’autore. In ogni caso vale la pena notare che in molti casi, la corretta interpretazione di questi esempi è il risultato di una scrupolosa ricerca. La costruzione di una lingua non dipende solo dalle parole che la formano, e il lavoro fondamentale del traduttore è di connettere le culture.

Fonte: Articolo pubblicato sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Giulia Paloschi
Traduttrice freelance
Bergamo, Italia

La traduzione: ricerca intellettuale (5)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Déjà vu,un’espressione francese, è stata vista e percepita così tanto che alcuni autoctoni inglesi la considerano originaria della propria lingua. L’inglese sta forse alle altre lingue? Ogni parola che usiamo dà un’opinione al messaggio risultante. Parole associate con luoghi e società danno indizi al lettore che permettono di inquadrare dove un testo rientra in una lingua e nella cultura della stessa.

Scrivere nella traduzione
Il traduttore è innanzitutto un buon scrittore. La traduzione di un testo in un’altra lingua coinvolge la scrittura effettiva della stessa. Nel tradurre un documento vi sono diversi passi su cui procedere: leggerlo, comprenderlo, processare l’informazione, esprimerla in una lingua diversa per una cultura diversa, e revisionare il tutto. Anche se un documento è scritto malamente nella lingua d’origine, la traduzione nella lingua target dovrebbe scorrere naturalmente, ed essere ben scritta. Questo implica la necessità di una propria comprensione concettuale nel bilanciare la cultura con la lingua.

Rivedere la traduzione
La revisione rappresenta l’elucidazione del testo, mettendolo in risalto sotto una luce dove possa essere visto chiaramente e nella quale i suoi ritocchi possano essere apprezzati. Correggere una traduzione è ciò che la colloca esattamente nella propria cultura, rendendo viva un’altra cultura a coloro che non ne conoscono la lingua.

Cos’è il lato intellettuale della Traduzione?
La sfumatura coinvolta nella traduzione si lega nell’elemento intellettuale nel considerare il significato del testo d’origine. Che significato ha il testo? Cosa cerca di descrivere? Le parole sono qui, lì, ovunque, ma è il significato dietro e all’interno di esse che porta con sé un senso, e ci parla di origini, guerre, e storia scritta sia dai vincitori che dai vinti. Libri di storia, saggi critici, e ricerche pubblicate in seguito ad eventi di grande importanza, tentano di creare un resoconto critico su ciò che è realmente avvenuto.

Quando i traduttori ricercano cosa le parole possano significare in un contesto storico, essi portano obiettività alla traduzione, letteraria e non. Cos’è esattamente il lato intellettuale della traduzione? Quale fase del processo di lettura-comprensione-concettualizzazione-scrittura-rifinitura rappresenta la parte intellettuale?

Tutte quante. Ognuno di questi tentativi contribuisce a rendere la traduzione una ricerca intellettuale svolta dagli umani: ricerche, competenza culturale, scrittura, revisione, e apprendimento. Tutta questa riflessione critica si focalizza nel creare un significato a beneficio di coloro che vogliono comprendere e apprezzare a pieno testi scritti in altre lingue. Sono l’elaborazione e il metodo umano ad essere intellettuali. La parte più umana della traduzione è la funzione cognitiva.

Quando le macchine potranno ponderare e divenire intellettuali, anche loro saranno in grado di completare le operazioni del processo di traduzione, combinando ogni processo intellettivo necessario a dare una forma d’insieme alla figura della lingua scritta. Fino ad allora, non saranno che aiutanti (tuttavia eccellenti) per le vere menti che svolgono l’attività di pensare vera e propria.

Fonte: Articolo scritto da Jesse Tomlinson e pubblicato il 18 Settembre 2017 sul blog di Steve Vitek.

Traduzione a cura di:
Daniele Ceva
Traduttore freelance
Basilea (Svizzera)

Jesse Tomlinson è responsabile della Divisione Letteraria dell’Associazione Traduttori Americani. Interprete, traduttrice, e talento vocale. Originaria del Canada, vive ora in Messico e traduce dallo Spagnolo all’Inglese, interpretando in entrambe le lingue. Attualmente traduce autori Latino Americani nati negli Anni ’80 in Inglese, per il Proyecto Arraigo. Potete leggere il suo saggio sullo sradicamento (“La vida sin limones”) al seguente indirizzo http://proyectoarraigo.com/la-vida-sin-limones/.

Jesse è interessata a sentire la vostra opinione. Il suo contatto: jesse@tomlinsontranslations.com.

La traduzione: ricerca intellettuale (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

La traduzione come ricerca
I traduttori sono ricercatori. Per ogni nuovo documento, i traduttori creano glossari di parole, concetti e idee, per familiarizzare con l’argomento e da tenere come riferimento. I traduttori diventano esperti in campi generali e specifici. I traduttori devono tenere il passo con la traduzione. Restare aggiornati e intendersi di questa professione richiede dedicare tempo all’ulteriore apprendimento della traduzione e di aree di specializzazione. L’uso di nuove parole e vocabolari, nuovi modi di tradurre, eventi attuali che cambiano la prospettiva e il modo di comprendere il mondo: per migliorare le loro abilità i traduttori devono studiare costantemente.

Competenza culturale nella traduzione
I traduttori usano la lingua per trasmettere un’idea di una cultura, così che possa essere compresa in un’altra, ricercando equivalenza semantica all’interno del contesto culturale. E non sempre la migliore traduzione diviene lampante. Ad esempio, se un testo fa menzione del nome di un vulcano in Spagnolo, va forse adattato, tradotto, o spiegato? E per quanto riguarda il nome di un Canyon? Tradurreste Canyon del cobre come “Canyon di Bronzo” oppure “Del Cobre Canyon”? E se un altro Canyon di Bronzo esiste già? Ne prenderete il nome e lo applicherete ad una diversa area geografica?

In Messico e in molte altri parti del mondo le organizzazioni e i posti locali hanno spesso più di un nome. In Guadalajara, ad esempio, un ampio Canyon poggia sui bordi delle municipalità di Tonalá, Zapotlanejo, Ixtlahuacán del Río, e Zapopan.[8] Questo parco-canyon è conosciuto sia come Barranca de Huentitán (Canyon Huentitán) che Barranca de Oblatos (Canyon Oblatos). Mentre Huentitáne Oblatos si riferiscono al canyon, sul lato che poggia sulle municipalità della Zona Metropolitana di Guadalajara ogni nome si riferisce ad una diversa entrata al canyon stesso.

E per quanto riguarda tradurre eventi culturali? Va descritto l’evento, usato un nuovo nome appositamente creato, oppure usare il nome originale, cercando di avvicinare i lettori alla cultura target? Prendereste in considerazione la traduzione di quinceañera come “festa del sedicesimo compleanno”,concetto così familiare agli americani, anche se in Messico la quinceañera è la celebrazione del quindicesimo compleanno? Le parole appartengono alle loro culture, ma come descriviamo la realtà di una cultura usando la lingua di un’altra? Uno stufato speziato di “carne di capra arrosto”e birria sono la stessa cosa? E si può adattare carne asada come “barbecue”?

Note
[8] “Barranca de Oblatos”

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jesse Tomlinson e pubblicato il 18 Settembre 2017 sul blog di Steve Vitek.

Traduzione a cura di:
Daniele Ceva
Traduttore freelance
Basilea (Svizzera)

La traduzione: ricerca intellettuale (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

La Cessione Messicana del 1848 ha concesso i territori che comprendono l’attuale California, il Nevada, lo Utah, la maggior parte dell’Arizona, metà del New Mexico e parte del Wyoming e Colorado.[6] Molti messicani che al tempo vivevano in queste aree decisero di restare e diventare americani. Ma i messicani sono americani nello stesso modo in cui è americano chiunque viva sul continente chiamato America.

Perciò come tradurrà una macchina la parola patria? Com’è stata tradotta già in precedenza o nel modo più frequentemente usato? La macchina usa la conoscenza di cui dispone, e la conoscenza di cui dispone sono parole e combinazioni di parole che sono state pubblicate precedentemente, o caricate su internet, oppure presenti in database di traduzioni automatiche. Ma queste traduzioni potranno essere rilevanti per il concetto messicano di patria?
E cosa succederà quando il database del software di traduzione includerà testi provenienti da Spagna? O Cuba? O Argentina? Tradurrà l’idea di patria come viene sentita in maniera unica da ciascuna di queste nazioni?

L’importanza dell’obiettività
I traduttori sono ossessionati da ciò che si cela dietro e dentro le parole da loro usate. Il sapore di un testo viene impregnato di associazioni connesse agli stili di scrittura, selezione di vocabolario, e uso di collocazione. I traduttori devono considerare le implicazioni d’importanza storica intrinseche nelle parole, restando al contempo imparziali nel loro lavoro. La descrizione di un prodotto, per esempio, potrebbe dirci che un prodotto è “il migliore.” Ma in Inglese quel tipo di linguaggio è soggettivo. È l’opinione di qualcuno, non un dato di fatto. Usare questo tipo di linguaggio potrebbe dare al vostro testo una pendenza commerciale o pubblicitaria non desiderata, o ingiustificata.

Barry Ritholtz, un autore americano, curatore di una rubrica giornalistica e analista finanziario, sostiene in un articolo intitolato “Le Due Regole a Sostegno della Ricerca Intellettuale” che le persone hanno bisogno di “fare esperienza intima con tutte le dottrine, teorie, ideologie e dogmi, ma di rifiutare di permettere a queste idee di governare e modellare la propria opinione.”[7] E i traduttori hanno bisogno di questa obiettività per tradurre al meglio.

I traduttori letterari potrebbero pensare che le opinioni degli autori che stanno traducendo sono i punti di vista del traduttore stesso, ma non lo sono. Il traduttore è un cronista, un osservatore-partecipe che raramente si “immette” nel testo, e lo fa quasi esclusivamente per affrontare questioni di ordine delle parole e logica della lingua target. Ma cosa intendo quando classifico la traduzione come ricerca intellettuale? Diamo un’occhiata all’essenza del processo di traduzione per chiarire questa idea.

Note
6) “Mexican Cession”
7) Ritholtz, Barry: “Two Rules Underpinning the Intellectual Pursuit” The Big Picture (December 8, 2008)

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jesse Tomlinson e pubblicato il 18 Settembre 2017 sul blog di Steve Vitek.

Traduzione a cura di:
Daniele Ceva
Traduttore freelance
Basilea (Svizzera)

La traduzione: ricerca intellettuale (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Una traduzione automatica può giocare un ruolo produttivo nell’assistere il processo di traduzione (ad esempio facendo parte di uno dei diversi strumenti a disposizione del traduttore). È quando la traduzione assistita da un computer diventa una sua esclusiva che il processo diviene corrotto. Le parole sono ben più che scarabocchi su carta da decifrare tramite un algoritmo meccanico. Una parola può riflettere un’intera cultura.

Una macchina non tiene conto di una sfumatura culturale
Prendiamo ad esempio la parola patria in Spagnolo. La tradurremmo come Madrepatria? Terra Natia? Perché non terra nostra,una parola proveniente da una terza cultura (“nostra terra” in Latino), per descriverne il significato ai lettori inglesi? Potremmo anche proseguire su un altro percorso e tradurre patria come “nazione.”
Un traduttore ha diverse domande da tenere in considerazione. Come si riferisce la cultura target al proprio paese? Quali implicazioni ha la parola della cultura target nel suo distinto contesto culturale? Questo non è che un piccolo assaggio del lavoro intellettuale che viene effettuato dai traduttori.

Diamo uno sguardo alle parole “terra natia” e alle loro implicazioni e storia. Negli Stati Uniti, le parole divennero d’uso comune dopo l’11 Settembre, con la creazione del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America: una potente organizzazione governativa incaricata di proteggere la nazione dalle minacce terroristiche. “Terra natia” erano un tempo parole usate dal movimento Sionista negli anni ’20 e ’30 per riferirsi “alla terra natia” situata nel Medio Oriente.[3] Più in là, Hitler estese la sua interpretazione, per avanzare l’idea che le persone necessitavano di una devozione tribale alla terra e alla nazione, così da creare un senso di superiorità razziale.

Josh Marshall, autore ed editore del sito talkingpointsmemo.com, fa notare che “la frase entrò realmente a far parte del vocabolario pubblico con l’uscita di Transforming Defense: National Security in the 21st Century,un rapporto sul futuro delle forze militari statunitensi creato dal cosiddetto “Comitato per la Difesa Nazionale.”[4] Le parole “Terra natia” furono connesse a “difesa territoriale,” intrinsecamente connesse alla Difesa Missilistica Nazionale.[5]

Queste parole provenienti da altri mondi non sarebbero la mia scelta di riferimento per il Messico. Semplicemente, non sono adatte alla storia e al contesto della parola spagnola patria. Questa patria si riferisce alla storia messicana; al fare mestizaje, la mescolanza di persone spagnole con persone indigene, a due rivoluzioni, all’intrigo e imbroglio della storia messicana, così come al sangue versato sul suolo messicano. Anche in questo senso, i contorni sono sfocati, poiché l’America era il Messico, il Messico è l’America, e i confini sono cambiati.

Note
3) “Time for the U.S. to Dump the Word Homeland,” Truthout (September 23, 2014)
4) Marshall, Josh. “I Read An,” Talking Points Memo Editor’s Blog (June 5, 2002)
5) Ibid

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jesse Tomlinson e pubblicato il 18 Settembre 2017 sul blog di Steve Vitek.

Traduzione a cura di:
Daniele Ceva
Traduttore freelance
Basilea (Svizzera)

La traduzione: ricerca intellettuale

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il post ospite di oggi, originariamente pubblicato nel numero di Settembre 2017 dell’ATA Chronicle, è oggi ripubblicato qui sul mio blog con il permesso di Jesse Tomlinson, una traduttrice e interprete dallo Spagnolo all’Inglese. È attualmente responsabile della Divisione Letteraria dell’Associazione Traduttori Americani, e vive a Guadalajara, Mexico.
La sfumatura coinvolta nella traduzione si lega nell’elemento intellettuale nel considerare il significato del testo d’origine. Che significato ha il testo? Cosa cerca di descrivere?

Una traduzione ben svolta ha più bisogno di sfumature che di semplice sostituzione delle parole, con tonalità e livelli di significato che una traduzione automatica non può esprimere.
È la creazione di questa sfumatura che rende la traduzione una ricerca intellettuale. La traduzione è spesso considerata una comodità, e viene riferita nella lingua delle comodità con parole quali “venditore” e “fornitore di servizi di traduzione,” o più recentemente “editore postumo di traduzione elaborata automaticamente”, nonché “revisore di testi automaticamente tradotti.”

In alcune cerchie un’impresa di traduzione viene vista come servizio che può essere prodotto o fabbricato tramite l’uso esclusivo di processi svolti da macchine apposite.
Ad esempio, la traduzione assistita dal computer (in Inglese conosciuta con l’acronimo CAT) è stata commercializzata come strumento capace di incrementare la velocità e la precisione nell’attuare gli incarichi ripetitivi che fanno parte del processo di traduzione.[1]

Questi strumenti sono diventati per le agenzie un sistema per pagare meno i traduttori, tramite mancati pagamenti o pagamenti parziali per “corrispondenze totali” (parole in un documento che sono già tradotte nel database del software di traduzione), o per “corrispondenze parziali” dove esiste già“una frase o un segmento per il quale lo strumento di memoria di traduzione riesce ad abbinare alcune delle parole del documento originario alla lingua target […]”.[2] Pagare a parole non riflette il compito dei traduttori, poiché insinua una sostituzione parola per parola e distrae dal vero incarico degli stessi, che coinvolge la revisione (includendo sia le parole a corrispondenza parziale che totale) nella stesura finale della traduzione.

Questo modo di pensare riduttivo, sempre più popolare, è basato sul presupposto che una traduzione effettuata da una macchina possa offrire un prodotto di qualità semplicemente sostituendo le parole in una lingua con le parole di un’altra. In realtà la traduzione è un impegno complesso che coinvolge lingue connesse per propria natura agli ecosistemi culturali in cui esse vengono parlate. Il cuore del processo di traduzione opera nella mente del traduttore, non nelle viscere di una macchina. La vera traduzione è un’arte che coinvolge la comprensione e la stima dell’autore verso la cultura che sta alle spalle della lingua stessa, riflettendola. È l’arte di esercitare un intelletto.

Note
[1] SDL
[2] Net-Translators, Transation Terminology

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jesse Tomlinson e pubblicato il 18 Settembre 2017 sul blog di Steve Vitek.

Traduzione a cura di:
Daniele Ceva
Traduttore freelance
Basilea (Svizzera)

Tradurre la comicità dei prodotti audiovisivi

 Categoria: Tecniche di traduzione

L’umorismo è l’ingrediente fondamentale di molte società e dunque si trova in qualsiasi lingua e cultura, ma siamo sicuri che in ogni Paese si rida per le stesse cose? Ci possiamo trovare di fronte a battute, gag, barzellette più inclini a essere tradotte in modo efficace quando gli utenti della lingua di partenza e di quella di arrivo condividono una stessa conoscenza e dei valori che permettono loro di apprezzare quel determinato tipo di comicità, ma questo accade così spesso? Il comico è fortemente legato alle strutture socioculturali della comunità di cui è espressione, infatti non solo è vincolato alla lingua in cui nasce, ma ha anche un’importante componente geografica e temporale. Effettivamente quello che fa ridere in Italia non ha necessariamente lo stesso effetto nel resto d’Europa, e magari ancor meno in Asia; allo stesso modo, quello che divertiva i nostri nonni sembra spesso ormai superato. Lo sanno bene i traduttori che hanno il difficile compito di mantenere l’effetto comico dell’originale nella lingua e cultura di destinazione che spesso manca dei riferimenti necessari a comprendere una battuta o che predilige altri stimoli umoristici. È vero sì che esistono temi universalmente comici, ma ogni società scherza più su alcuni argomenti e rimane indifferente su altri, dando vita a un proprio senso dell’umorismo a volte inimitabile.

Il traduttore che si trova di fronte a una commedia comica o a una sit-com deve possedere un’ampia conoscenza non solo della lingua ma anche del panorama culturale emittente, dal momento che molto spesso si possono ritrovare riferimenti a persone, situazioni ed elementi sconosciuti alla cultura ricevente. Per quanto possano essere impeccabili le strategie di traduzione e adattamento adottate in questo tipo di prodotti, le immagini, il contesto, le abitudini e i paesaggi che appaiono sono espressione di un mondo che lo spettatore di un altro Paese non riconosce come suo. Molto spesso ci si imbatte anche in ostacoli linguistici come le combinazioni di giochi di parole e i riferimenti culturali che risultano divertenti nella lingua di partenza ma che presentano difficoltà per quanto riguarda la resa traduttiva. Anche quando una battuta sembra inequivocabile nell’originale, non dobbiamo dimenticarci che il linguaggio e le specificità culturali vanno di pari passo e sono inseparabili. I giochi di parole di un testo tradotto dovrebbero, idealmente, rispettare quelli della lingua di partenza, mantenendone le peculiarità linguistiche e cercando di riprodurre nel target lo stesso effetto comico dell’originale. Non tutte le lingue, però, hanno la stessa possibilità di creare combinazioni linguistiche che riescano a riprodurre battute corrispondenti a quelle iniziali.

Un elemento da tenere in considerazione nelle sit-com è poi la presenza delle risate preregistrate che devono necessariamente scaturire da una battuta che risulti comica anche in italiano, per fare in modo che il pubblico non si domandi il perché di quella reazione. Bisogna evitare che i telespettatori, sentendo ridere, non facciano altrettanto solo per imitazione o tantomeno che credano che gli ascoltatori originali si divertano facilmente per una cosa che non ha niente di comico. Sicuramente adattare questo tipo di prodotti è complicato e pieno di insidie, oltre agli ostacoli traduttivi in sé ci sono poi quelli tecnici (la lunghezza delle battute, la sincronia con il labiale etc.) ma senza dubbio si tratta di un lavoro creativo ed estremamente stimolante.

Autrice dell’articolo
Giulia Rovai
Traduttrice ed adattatrice italiano <> inglese, italiano <> spagnolo
Pescia (PT)

La traduzione intralinguistica (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Per attribuire alla traduzione intralinguistica la dignità che merita e assegnarle una posizione rilevante all’interno dei translation studies, è necessario trattarla allo stesso modo di quella interlinguistica, proponendo delle descrizioni empiriche delle strategie che la caratterizzano. Ciò è possibile avendo tracciato prima un confine all’interno della storia di una lingua, poiché tale confine aiuterà a stabilire quando la resa moderna di un testo può essere definita una traduzione intralinguistica e quando interlinguistica.

Nel caso della storia della lingua inglese, per esempio, il confine andrà collocato all’inizio di quella fase storica in cui la lingua viene denominata Middle English, data l’ampia corrispondenza a livello lessicale, morfologico e sintattico tra Middle English e inglese contemporaneo.
La traduzione dal Middle English al Modern English, perciò, può essere considerata intralinguistica, mentre quella dalla lingua più antica, l’Old English, sarà considerata interlinguistica, a causa dell’ampio scarto cronologico che ha permesso alla lingua di evolversi in modo tale che il testo fonte risulta redatto in una lingua completamente diversa da quella della traduzione.

Una trattazione sistematica di entrambe le tipologie di traduzione, quella interlinguistica e quella intralinguistica, fa emergere come esse abbiano la stessa finalità, ovvero quella di condurre i lettori alla piena comprensione del testo. Per conseguirla, esse devono affrontare le stesse problematiche, come la necessità per il traduttore di aderire a una delle due strategie teorizzate da F. Schleiermacher e ribadite da L. Venuti, ovvero la volontà di addomesticare il testo o di conservarne l’estraneità. Questa trattazione, quindi, si propone di essere uno spunto per ulteriori studi che diano alla traduzione che opera all’interno di una stessa lingua la stessa dignità che possiede la traduzione che opera tra lingue differenti.

Autrice dell’articolo:
Gloria Mambelli
Traduttrice EN>IT
Verona

La traduzione intralinguistica

 Categoria: Tecniche di traduzione

Quando si sente parlare di traduzione, viene naturale pensare a quella che opera tra due lingue differenti. Ne esiste, però, un’altra tipologia, troppo spesso trascurata dai cosiddetti translation studies, sorti negli anni Ottanta per indagare la traduzione quale disciplina autonoma e oggi imprescindibili per ogni approccio traduttivo. Si tratta della traduzione intralinguistica, definita per la prima volta nel 1959 da R. Jakobson all’interno del suo saggio On Linguistic Aspects of Translation. Egli distinse tre tipi di traduzione, quella “intralinguistica o riformulazione”, quella “interlinguistica o traduzione propriamente detta” e quella “intersemiotica o trasmutazione”. Se le tre definizioni risultano chiare, la maggior parte degli studiosi della traduzione preferisce concentrarsi sulla traduzione propriamente detta, ovvero quella interlinguistica, come se le altre due tipologie non fossero davvero rilevanti all’interno della disciplina. Certo, i translation studies non le escludono, ma si riscontra una carenza di studi empirici e trattazioni in merito.

Ancora oggi non vi è una differenziazione precisa ed esauriente tra la traduzione che avviene tra due lingue diverse e quella che avviene all’interno della stessa lingua; allo stesso modo non esiste una descrizione sistematica di parametri e criteri che caratterizzano la seconda. Innanzitutto, non è nemmeno stato definito un termine preciso e da tutti accettato per riferirsi a essa, poiché, per citarne solo alcuni, si può parlare di traduzione intralinguistica, diacronica, intertemporale, oppure di modernizzazione, parafrasi, adattamento, rifacimento. È chiaro, quindi, come vi sia ancora molta strada da fare affinché questa tipologia di traduzione acquisisca una posizione rilevante all’interno dei translation studies. Eppure, tale fenomeno ha un’importanza storica e culturale tale da non poter essere ignorata, poiché l’inevitabile evoluzione delle lingue rende difficile anche ai parlanti della medesima lingua testi redatti in un passato lontano e che si fanno via via di più difficile comprensione.

Se nella traduzione interlinguistica la differenza tra le due lingue costituisce l’ostacolo che il traduttore ha il compito di superare, nella traduzione intralinguistica il testo fonte e la sua traduzione sono divisi da una sorta di barriera temporale. Jakobson propose una distinzione di tipo sincronico, ma la dimensione diacronica è fondamentale per trattare la traduzione intralinguistica, poiché è necessario che vi sia uno scarto cronologico tra la lingua del testo fonte e quella della traduzione. I due problemi principali, tuttora non adeguatamente risolti, sono stabilire quando la lingua in cui è redatto un testo è arcaica a tal punto da necessitare una traduzione in una forma più accessibile e determinare quando la lingua di partenza ha subito un’evoluzione tale da essere considerata una lingua diversa.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Gloria Mambelli
Traduttrice EN>IT
Verona