La Ritraduzione (8)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Settima parte di questo articolo

Berman quindi distingue due spazi: quello delle prime traduzioni e quello delle ritraduzioni:

D’accordo con Goethe, Berman ritiene che l’intento comunicativo sia oggetto solo della prima traduzione, condannata a una posizione etnocentrica; una volta ‘sbarazzatosi’ della funzione traghettatrice derivata dalla prima traduzione esistente, il ritraduttore sarebbe l’uomo della traduzione etica e poetica […].[22]

Cosa intende Berman con “posizione etnocentrica”? La definizione di “etnocentrismo”, secondo la Treccani, corrisponde a:

In sociologia e psicologia sociale, tendenza a giudicare i membri, la struttura, la cultura, la storia e il comportamento di altri gruppi etnici con riferimento ai valori, alle norme e ai costumi del gruppo a cui si appartiene, per acritica presunzione di una propria superiorità culturale.[23]

Per Berman, dunque, il problema delle “prime traduzioni” non risiede unicamente negli eventuali errori commessi dal traduttore, ma anche dalle influenze che egli stesso subisce dalla propria cultura, che muta da un’epoca all’altra. Ne deduciamo che anche la nuova traduzione potrà essere influenzata da una nuova posizione etnocentrica di un nuovo traduttore ma questa, tendenzialmente, sarà in linea con quella del nuovo lettore in quanto si adatterà al panorama culturale in cui si inserisce.

Scopo principale di una ritraduzione, quindi, è allinearsi a una cultura di ricezione cambiata rispetto alla data di pubblicazione della prima traduzione. Nel panorama italiano, inoltre, nell’ultimo decennio abbiamo assistito a un grosso mutamento della lingua che, oggi, è molto più influenzata dall’inglese, tanto è vero che la maggior parte dei neologismi che sono entrati a fare parte della nostra lingua negli ultimi anni sono di origine anglosassone. Forse anche per questo, l’italiano è diventata una lingua molto più tollerante nei confronti degli anglicismi e lo si riscontra nelle più recenti traduzioni ma anche nelle ritraduzioni.

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[22] B. Banoun, A Monte e a Valle: Le Ragioni del Ritradurre, a cura di Andrea Chiurato in Testo a Fronte, vol. 47, p.20.
[23] http://www.treccani.it/vocabolario/etnocentrismo/

La Ritraduzione (7)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Sesta parte di questo articolo

Un altro interessante contributo teorico risiede in La retraduction comme éspace de la traduction di Antoine Berman, in cui il critico francese afferma che esistono delle “grandi traduzioni” che non invecchiano. Si tratta di opere come La Vulgata di San Girolamo, la Bibbia di Lutero o l’Authorised Version: opere che continuano a esistere e che, sebbene necessitino di una modernizzazione, continuano ad avere un pubblico di lettori, anche se limitato. Una “grande traduzione”, secondo Berman, ha caratteristiche ben definite:

Elle se caractérise par une extrême systématicité, au moins égale à celle de l’original.

Elle est le lieu d’une rencontre entre la langue de l’original et celle du traducteur.

Elle crée un lien intense avec l’original […].

Elle constitue […] un précédent incontournable.

[…] ce sont toutes des retraductions.[19]

Il motivo per cui, secondo Berman, tutte le grandes traductions sono ritraduzioni è che

Toute traduction est marquée par de la « non-traduction ». Et les premières traductions sont celles qui sont le plus frappées par la non-traduction. […] La retraduction surgit de la nécessité non certes de supprimer, mais au moins de réduire la défaillance originelle.[20]

Le ritraduzioni, quindi, secondo Berman, sono da considerarsi qualitativamente migliori rispetto alle “prime traduzioni” in quanto, a distanza di tempo, si cerca di attuare modifiche e correzioni volte a migliorare tutte quelle parti in cui il primo traduttore poteva aver riscontrato delle difficoltà. Questo punto di vista è condiviso anche da Xu Jianzhong, che afferma:

Literary retranslation is an artistic recreation and should surpass the former translation(s) because any translated version of the original cannot be perfect. Retranslation is a necessity because of the translator’s desire to surpass. The successive retranslations represent the translator’s perseveringly striving for artistic perfection. It is because of this persevering strife that makes the translated version of literary works, especially famous works, better and better.[21]

Ottava parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[19] A. Berman, La Retraduction comme Espace de la Traduction, cit., p. 3.
[20] Ivi, p.5.
[21]X. Jianzhong, Retranslation: Necessary or Unnecessary, p. 193, in E. Skibińska, Autour de la Retraduction. Sur l’Example des Traductions Françaises de Pan Tadeusz, Université de Wroclaw, Institut de Philologie Romane, Wroclaw, p. 395.

La Ritraduzione (6)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Caso diverso è quello delle numerosissime ritraduzioni, contenute nelle cosiddette ‘collane tascabili’, che spesso non sono eseguite a regola d’arte, ma sono commissionate solo per ragioni economiche:

Assistiamo così a uno sfruttamento dello stesso titolo da più editori, ciascuno dei quali preferisce commissionare una nuova ritraduzione perché questa costa meno che pagare i diritti d’autore a coloro che detengono il copyright di precedenti traduzioni. […] Di certo sono da considerarsi ‘non necessarie’ perché la ritraduzione nasce dall’esigenza di fornire una lettura innovativa del TP e/o una scrittura che ‘aggiorni’ la lingua del TA.[15]

Anche Enrico Monti conferma questa teoria:

[…] une nouvelle traduction peut être par exemple justifiée parce que l’opération s’avère plus rentable que la réédition d’une traduction existante. […] D’ailleurs, selon une pratique « dénoncée » par Jean-Pierre Lefebvre, les rétracteurs seraient souvent moins bien payés que les traducteurs, du fait que leur travail serait « facilité » par les traductions déjà existantes[16] et peut-être aussi en raison du prestige qu’il y a à devenir la nouvelle voix d’une œuvre canonique.[17]

I diritti d’autore sono garantiti per tutta la vita dello scrittore e, dal 2014, anche ai suoi eredi per un periodo di settant’anni dalla sua morte. Gli eredi di Andrea Camilleri, deceduto nel 2019, godranno quindi di questo diritto fino al 2089 e, a partire da quell’anno, ci si potranno aspettare numerose nuove edizioni e ritraduzioni in altre lingue delle sue produzioni, visto che da quel momento le case editrici non dovranno pagare alcun compenso ai suoi eredi per poterne pubblicare le opere. Analogamente:

L’année 2011 a été marquée, par exemple, par une explosion de retraductions des œuvres de Francis Scott Fitzgerald et notamment de The Great Gatsby qui, seulement dans ce début d’année a connu, entre autres, 6 retraductions en italien, 3 en allemand, 2 en espagnol, 1 en français, ce qui nous donne un aperçu de l’importance des facteurs économiques dans ces choix. Les exemples en ce sens sont nombreux : entre 1997 et 1999, on trouve au moins cinq nouvelles traductions des Duineser Elegien de Rilke en anglais – Rilke est mort en 1926. On peut déjà s’attendre, dans les prochains moins, à une augmentation des retraductions des œuvres de James Joyce et Virginia Woolf, vu qu’ils sont décédés en 1941 – sans doute plusieurs retraducteurs partout en Europe et ailleurs sont déjà à l’œuvre…[18]

Settima parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[15] P. Pierini, La Ritraduzione in Prospettiva Teorica e Pratica in L’Atto del Tradurre. Aspetti Teorici e Pratici della Traduzione, cit., p. 67.
[16]J.P. Lefebvre, «Retraduire», Traduire, n° 218, 2008, p. 12.
[17] E.Monti, Introduction – La retraduction, un état des lieux, in E. Monti, P. Schnyder, Autour de la Retraduction – Perspectives littéraires européennes, Orizons, Paris, 2011, pp. 17-18.
[18] Ivi, p.19.

La Ritraduzione (5)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Patrizia Pierini propone un’interessante prospettiva sul mondo editoriale che determinerebbe i tempi e le modalità della ritraduzione.

In un modello teorico della traduzione ‘professionale’ come atto di comunicazione, viene oggi inserito, accanto ai fattori tradizionalmente riconosciuti come costitutivi di ogni atto di comunicazione (traduttore, ricevente, contesto, ecc.), anche il ‘committente’, che si può definire come la persona o l’istituto […] che commissiona la traduzione al traduttore. Nella fattispecie le case editrici influenzano l’attività pratica della ritraduzione in più modi: danno il via al processo decidendo quali testi ritradurre, e intervengono anche sulle modalità del tradurre, sia a livello micro, ad esempio stabilendo di non inserire note esplicative al testo, sia a livello macro, intervenendo sulla funzione del TA.[11]

In alcuni casi, quindi, vengono commissionati dei lavori di ritraduzione non tanto per adattare il testo a un linguaggio più moderno, quanto piuttosto per creare nuove edizioni della stessa opera, indirizzate a destinatari diversi. È il caso, ad esempio, dei classici adattati in libri per bambini (come L’Eneide Raccontata ai Bambini di Mondadori, appartenente alla collana Oscar Junior Classici) su cui vengono effettuati interventi di semplificazione e riduzione del testo di partenza per far sì che il nuovo target possa fruire di un testo adatto alla categoria di lettori a cui è indirizzato.

Così dai Gulliver’s Travels di Swift sono stati lasciati fuori riferimenti e allusioni all’Inghilterra del Settecento, che ha perso così la sua funzione di satira politica; i romanzi di Dickens hanno perduto la loro funzione di critica di taluni aspetti della società vittoriana; le fiabe raccolte dai fratelli Grimm come testimonianze di una ‘letteratura popolare’ di dignità pari alla letteratura ‘colta’, sono diventate storie destinate ai bambini.[12]

Un esempio di questo genere di adattamento è La Divina Commedia a cura di Alberto Cristofori dove,

All’interno di ciascun capitolo si trova il racconto in prosa, condotto sulla falsariga del poema e intercalato da alcuni versi del testo originale, scelti fra i più famosi e memorabili. Il loro significato è sempre spiegato nel testo in prosa, subito prima o subito dopo la citazione. Il libro è quindi anche una sintetica antologia della Divina Commedia.[13]

L’opera non può essere definita come una “ritraduzione” in quanto il testo originale fa parte della letteratura italiana, piuttosto esso è assimilabile a un’attualizzazione dell’originale. Tuttavia, rappresenta un ottimo esempio che illustra la natura di questa tipologia editoriale:

2. La selva oscura

- Dante smarrito

Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Era la primavera dell’anno 1300. Avevo quindi trentacinque anni, e siccome la vita degli uomini, se si svolge perfettamente, è per sua natura di settant’anni, mi trovavo proprio a metà del cammino. Mi trovavo anche perduto in una foresta buia, aspra e terribile, che mi terrorizzava e che ancora adesso, nel ricordo, mi suscita spavento. [14]

Sesta parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[11] P. Pierini, La Ritraduzione in Prospettiva Teorica e Pratica in L’Atto del Tradurre. Aspetti Teorici e Pratici della Traduzione, cit., p. 66.
[12] Ivi, p. 67.
[13] Dante Alighieri, La Divina Commedia, a cura di Alberto Cristofori, ELI Edizioni, Loreto (AN), 2013
[14] Ivi,, cap. “La Selva Oscura”.

La Ritraduzione (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Nel 2014, infatti, Einaudi ha pubblicato una nuova traduzione di quest’opera affidandola a Matteo Colombo, traduttore piemontese che si è occupato di autori del calibro di DeLillo, Eggers, Chabon, Sedaris e Palahniuk. Il brano di seguito è un breve frammento estratto dalla versione originale, dalla traduzione di Motti e da quella di Colombo:

Anyway, it was December and all, and it was cold as a witch’s teat, especially on top of that stupid hill.[7]

Ad ogni modo, era dicembre e tutto quanto, e l’aria era fredda come i capezzoli di una strega, specie sulla cima di quel cretino di un colle.[8]

E comunque era dicembre e via dicendo, un freddo cane, specie in cima a quella stupida collina.[9]

Il linguaggio di Colombo è molto ringiovanito rispetto all’edizione 1961. D’altronde, da una versione all’altra sono passati più di cinquant’anni ed è quindi normale che la lingua italiana sia cambiata notevolmente. A prima vista, la traduzione di Motti sembra più fedele al significato originale, dato che ricalca l’espressione cold as a witch’s teat rendendola in “aria fredda come i capezzoli di una strega”. In realtà, l’espressione inglese è una frase idiomatica, di registro informale, usata dai giovani per esprimere l’idea di freddo. Analogamente, Colombo decide di utilizzare un’espressione che abbia lo stesso effetto in italiano, scegliendo “freddo cane”. La versione spagnola compie una scelta simile a quella di Colombo, infatti, nella traduzione di Carmen Criado, si legge:

Bueno, pues era diciembre y todo eso y hacía un frío que pelaba, sobre todo en lo alto de aquella estúpida colina.[10]

Frío que pelaba è un’espressione idiomatica spagnola appartenente allo stesso registro dell’originale (e di Colombo), e supporta quindi la teoria che nella nuova versione de Il Giovane Holden, almeno in questo caso, sia stato applicato un canone di maggior fedeltà alla forma originale.

Il testo italiano del 2014, quindi, non ha subito solo un processo di modernizzazione ma, grazie all’evoluzione degli studi traduttivi avvenuta nel frattempo, riesce anche a rispettare maggiormente il testo di partenza con un italiano che svolge le stesse funzioni comunicative.

Quinta parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[7]] J.D. Salinger, The Catcher in the Rye, Penguin Books, 2010, p. 4.
[8] J.D. Salinger, Il Giovane Holden, 1961, cit., p. 6.
[9] J.D. Salinger, Il Giovane Holden, Torino, Einaudi, 2014, p. 7.
[10] J. D. Salinger, El Guardián Entre el Centeno, Madrid, Alianza Editorial, 2010, p. 15.

La Ritraduzione (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Ma perché si ritraduce?Spesso si ritraduce per avvicinarsi maggiormente al testo di partenza, per adempiere al canone di fedeltà semantica che, talvolta, può non essere rispettato nelle edizioni precedenti di un’opera. È bene ricordare che la lingua nel corso del tempo si evolve, cambia, muta profondamente e, i testi tradotti, spesso invecchiano con lei.

Il faut retraduire parce que les traductions vieillissent, et parce qu’aucune n’est la traduction : par où l’on voit que traduire est une activité soumise au temps, et une activité qui possède une temporalité propre : celle de la caducité de l’inachèvement.[5]

Ricordo, ad esempio, che quando da adolescente leggevo la versione italiana di The Catcher in the Rye, iconico romanzo di J.D. Salinger tradotto da Adriana Motti nel 1961 in Il Giovane Holden, trovavo il lessico utilizzato, per quanto idiomatico e giovanile, più appartenente a un’epoca passata.

Dopo che la vecchia Sunny se n’era andata, restai per un poco seduto nella poltrona a fumare un paio di sigarette. Fuori faceva giorno. Ragazzi, come mi sentivo infelice. Mi sentivo così depresso che non potete immaginarvelo. […]

Bobby Fallon abitava proprio vicino a noi, nel Maine – questo, anni fa. Ad ogni modo, successe che un giorno Bobby ed io dovevamo andare in bicicletta al Lago Sedebego. Dovevamo portarci la colazione e tutto quanto, e i nostri fucili ad aria compressa – eravamo due ragazzini e via discorrendo, e credevamo di poter sparare a qualche cosa coi nostri fucili ad aria compressa.[6]

Quarta parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[5] A.Berman, La Retraduction comme Espace de la Traduction, Presses Sorbonne Nouvelle, Parigi, 1990, p. 1.
[6] J.D. Salinger, Il Giovane Holden, Torino, Einaudi, 1961, p. 116.

La Ritraduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Perché ritradurre?
La ritraduzione è una pratica molto antica e ben consolidata, tanto è vero che nel XVII secolo, Charles Sorel affermava:

[…] c’est le privilège de la traduction de pouvoir être réitérée dans tous les siècles, pour refaire les livres, selon la mode qui court.[2]

Nel panorama letterario di oggi, una sostanziosa percentuale della prassi traduttiva è rappresentata da ritraduzioni. Seguendo il ragionamento di Patrizia Pierini esposto in La Ritraduzione in Prospettiva Teorica e Pratica, scopriamo che:

La ritraduzione ha luogo di solito perché nella cultura di arrivo muta in tutto o in parte la ‘situazione di traduzione’, vale a dire i riceventi, l’uso linguistico, le convenzioni testuali, l’esigenza traduttiva, il contesto nei suoi vari aspetti sociali, politici, economici, culturali. […]

Come altre questioni traduttive, il fenomeno della ritraduzione è da porsi in relazione alla tipologia dei testi […]. Se il testo letterario è il tipo per eccellenza che viene ritradotto, ve ne sono anche altri, come il testo biblico e il testo argomentativo all’interno della comunicazione settoriale.[3]

Nell’ambito della letteratura sacra, in una recente ritraduzione della Bibbia, è stata rivista la versione italiana del Padre Nostro e il cardinale Giuseppe Vetori, in un’intervista ad Avvenire, ha affermato:

  • Perché si scelse proprio quella traduzione?

Non è la traduzione più letterale, ma quella più vicina al contenuto effettivo della preghiera. In italiano, infatti, il verbo indurre non è l’equivalente del latino inducere o del greco eisferein, ma qualcosa in più. Il nostro verbo è costrittivo, mentre quelli latino e greco hanno soltanto un valore concessivo: in pratica lasciar entrare.

  • I francesi hanno tradotto ne nous laisse pas entrer en tentation, cioè, “non lasciarci entrare in tentazione. C’è differenza?

Noi abbiamo scelto una traduzione volutamente più ampia. “Non abbandonarci alla tentazione” può significare “non abbandonarci, affinché non cadiamo nella tentazione” […] ma anche “non abbandonarci alla tentazione quando già siamo nella tentazione”. C’è dunque maggiore ricchezza di significato perché chiediamo a Dio che resti al nostro fianco e ci preservi sia quando stiamo per entrare in tentazione, sia quando vi siamo già dentro.[4]

Terza parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[2] Ch. Sorel : Bibliothèque française, Paris, 1664, cap. XI, De la Traduction p. 194 in M. Ballard: De Cicéron à Benjamin. Traducteurs, traductions, réflexions, Lille, Presse Universitaires de Lille, 1992, p. 264.
[3] P. Pierini, La Ritraduzione in Prospettiva Teorica e Pratica in L’Atto del Tradurre. Aspetti Teorici e Pratici della Traduzione, Roma, Bulzoni 1999, p. 51.
[4] https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/ii-padre-nostro-ecco-come-cambia-in-italiano

La Ritraduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Tradurre significa trasferire un messaggio da una lingua di partenza (LP) a una lingua di arrivo (LA). Spesso riprodurre questo messaggio utilizzando le stesse parole è impossibile, dato che le lingue sono sistemi autonomi che funzionano in maniera diversa, sempre influenzate dalla propria cultura.

Come giustamente fa notare Umberto Eco, non è mai possibile dire la stessa cosa in una lingua diversa, tanto è vero che intitola un suo famoso libro sulla traduzione Dire quasi la Stessa Cosa, nel quale afferma:

Supponiamo che in un romanzo inglese un personaggio dica it’s raining cats and dogs. Sciocco sarebbe quel traduttore che, pensando di dire la stessa cosa, traducesse letteralmente piove cani e gatti. Si tradurrà piove a catinelle o piove come Dio la manda. Ma se il romanzo fosse di fantascienza […] e raccontasse che davvero piovono cani e gatti? […] se il personaggio stesse andando dal dottor Freud per raccontargli che soffre di una curiosa ossessione verso cani e gatti […]? Si tradurrebbe […] letteralmente, ma si sarebbe perduta la sfumatura che quell’Uomo dei Gatti è ossessionato anche dalle frasi idiomatiche.[1]

Esiste un numero infinito di variabili che obbligano il traduttore a evitare la strada della traduzione letterale. Le espressioni idiomatiche citate da Eco sono solo una delle innumerevoli sfide che un traduttore deve affrontare quotidianamente.

La traduzione, nel corso dei secoli, ha sempre affascinato gli studiosi della letteratura ma solo negli anni Settanta e Ottanta del Novecento nascono i cosiddetti Translation Studies, studi volti a comprendere le pratiche e le strategie che si celano dietro a questa prassi ormai consolidata. L’interesse si sposta sul processo traduttivo, cercando di chiarire le ragioni che hanno determinato le scelte di un traduttore. La traduzione, finalmente, da questo momento in poi, viene considerata come un atto creativo, un lavoro di reinterpretazione e come opera autonoma rispetto all’originale, e non più come il semplice frutto di un lavoro meccanico che consisteva nel trasferire parole da una lingua all’altra. Inoltre, per la prima volta si passa a osservare la pratica traduttiva, si attribuisce grande importanza alla figura del traduttore che è visto come mediatore culturale in grado di individuare la diversità tra la cultura di partenza e quella di arrivo, sapendosi comportare di conseguenza.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[1]U. Eco, Dire Quasi la Stessa Cosa– Esperienze di Traduzione, Bompiani, Milano, 2016, pp. 9-10.

Un traditore invisibile (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Un traditore contestualizzato
Per fortuna, quest’idea a mano a mano sta venendo sostituita da un approccio relativista, in cui il pensiero viene considerato come linguisticamente costruito. Da questa prospettiva, i linguaggi rappresentano concetti invece di oggetti e questi concetti prendono forma nella mente dei parlanti indipendentemente dagli oggetti che essi rappresentano. In passato, gli accademici hanno dibattuto sul fatto se fosse possibile trasferire il significato da una lingua all’altra. Gli accademici di oggi, invece, hanno iniziato a chiedersi fin dove sia possibile trasferire un significato, fino a che punto i linguaggi sono formati dalla “natura umana” e fino a che punto sono plasmati dalla cultura.
Seguendo queste idee e tenendo in considerazione l’ambiente in cui si trova il traduttore, egli non appare più come “traditore”. Oggi ci rendiamo conto quanto veniamo influenzati dal momento storico, dalla cultura e dalla società in cui ci troviamo. Sappiamo anche che prima di tradurre un testo è necessario contestualizzarlo, identificare il periodo, il luogo e le circostanze in cui è stato scritto. Rosemary Arrojo descrive questo processo nel suo libro “Oficina de tradução” (“Laboratorio di traduzione”):

Il testo, così come il segno, smette di essere una rappresentazione “fedele” di un oggetto immutabile capace di esistere al di fuori dell’infinito labirinto del linguaggio, diventando una macchina di significati potenziali. Dunque, l’immagine prototipica del testo “originale” smette di assomigliare ad una sequenza di recipienti che trasportano un contenuto determinabile e completamente recuperabile. Invece di prendere in considerazione il testo, o il segno, come recipiente in cui il “contenuto” può essere depositato e tenuto sotto controllo, suggerisco che la sua immagine prototipica diventi quella di un palinsesto, parola che deriva dal greco palimpsestos (“strofinare una superficie per farla tornare liscia”) e che si riferiva ad un “materiale di scrittura antico, in particolare alla pergamena, che a causa della sua scarsità o del suo prezzo elevato, veniva usato due o tre volte [...] rimuovendo ogni volta il testo scritto in precedenza”.
Metaforicamente, nel nostro “laboratorio”, il “palinsesto” diventa il testo rimosso in ogni comunità culturale e in ogni epoca, in modo tale da lasciare il posto ad un nuovo scritto (o ad una nuova interpretazione, lettura o traduzione) dello “stesso” testo.
Considerati da questo punto di vista, i traduttori non sembrano più traditori, bensì persone responsabili dell’adattamento del testo originale al contesto sociale e storico attuale.

Il lavoro di traduzione sta finalmente ottenendo l’apprezzamento che merita. Le persone e le aziende richiedono lavori di qualità superiore, ma si rendono conto delle difficoltà coinvolte in questo processo. Ogni branca della traduzione (letteraria, legale, informatica, adattamento di film, programmi TV e video) ha le sue peculiarità, come ad esempio l’impiego di strumenti particolari, i limiti dettati da spazio e tempo, la traduzione di un testo originale scritto da un parlante non madrelingua e così via. Questi aspetti, associati ad una domanda sempre crescente data dalla globalizzazione, hanno messo in risalto le domande poste in precedenza e hanno dimostrato come in realtà la traduzione sia di fatto un processo molto complesso e specializzato.
Quindi, quando l’irritante cognato viene a trovarvi con il manuale d’istruzioni del suo ultimo apparecchio elettronico, dibattete riguardo alle questioni filosofiche che abbiamo preso in considerazione in questo articolo. E alla fine, preventivate il costo della vostra traduzione. Vi assicuro che rinuncerà molto presto.

Fonte: Articolo scritto da Claudia Moreira e pubblicato su Translation Directory

Traduzione a cura di:
Federica Veggiotti
Laurea in Lingue Straniere Moderne
Master in traduzione specializzata per adattamento dialoghi e sottotitolaggio

Un traditore invisibile (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Il nostro compito è quello di trasmettere il significato del testo di partenza, tenendo presente che non sempre è possibile trovare equivalenti esatti. Ad esempio, in polacco, la parola “tavolo” non ha un solo corrispondente, ma due: stól (che indica un tavolo da pranzo) e stolik (che indica invece un tavolino da caffè o un tavolino porta telefono). In questo caso, così come in molti altri in cui non possiamo semplicemente scambiare una parola con un’altra, siamo costretti ad adattare il testo. La traduzione è un complesso processo mentale di sostituzione di significati in cui operiamo continuamente delle scelte basandoci sul nostro stile di vita attuale, sul Paese in cui viviamo, sulla nostra storia di vita e anche sulle nostre esperienze pregresse.

Differenze linguistiche a parte, ci sono una serie di altre differenze che il traduttore deve tenere in considerazione. Alcune di queste travolgono ogni traduttore, come, ad esempio, il contesto storico e sociale. A titolo esemplificativo, di recente la TV via cavo ha trasmesso una miniserie sul movimento rap negli Stati Uniti. Posso solo immaginare quanto sia stato difficile sottotitolarla, date le enormi differenze culturali presenti. Ovviamente il portoghese parlato in Brasile presenta delle varianti che riflettono il contesto sociale dei suoi parlanti, ma a differenza del rap negli Stati Uniti, queste varianti non sono intenzionali. Negli Stati Uniti, il linguaggio del rap viene spesso usato come forma di protesta. Anche se il traduttore opta per un linguaggio più informale e gergale, questo non basta a cogliere il contesto sociale complessivo del rap. Anche il contesto storico influenza la creazione del testo tradotto. Se i testi di Shakespeare o Cervantes venissero tradotti oggi, di sicuro i testi di arrivo sarebbero molto diversi dalle traduzioni fatte anche solo qualche decennio fa.

L’idea che la traduzione sia un semplice scambio di significato implica un’altra supposizione, ovvero che il traduttore sia in grado di leggere nella mente dell’autore e convertire quello che quest’ultimo pensa in un’altra lingua. Tuttavia, nessun lettore, traduttori inclusi, è capace di recepire alla perfezione ciò che un autore intendeva dire. Ogni lettura che facciamo viene influenzata in ugual modo dal nostro grado di educazione, dall’ambiente in cui viviamo e dal momento presente.

Tenendo in considerazione questi fattori, è difficile credere che il traduttore sia un essere invisibile: anche il testo più scorrevole viene fortemente influenzato dall’ambiente che lo circonda. Nessun traduttore lavora semplicemente scambiando le parole. Il nostro lavoro comporta un adattamento e un trasferimento del significato delle parole dell’autore nella realtà locale e non è quindi un caso che la traduzione di software venga chiamata “localizzazione”, in altre parole: “adattamento a modelli locali”.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Claudia Moreira e pubblicato su Translation Directory

Traduzione a cura di:
Federica Veggiotti
Laurea in Lingue Straniere Moderne
Master in traduzione specializzata per adattamento dialoghi e sottotitolaggio

Un traditore invisibile (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Chi di noi non ha un parente o un amico che compare di tanto in tanto per mostrarci il manuale d’istruzioni di un qualche apparecchio elettronico per chiederci se fosse possibile farne una veloce traduzione? A me è capitato diverse volte e ormai ho trovato un modo per uscire da questa situazione: do un’occhiata al manuale, ne conto le pagine e comunico quanto verrebbe a costare la mia “veloce traduzione”. Nella maggior parte dei casi questo è sufficiente a scoraggiare l’amico o il parente sfacciato.

Il risultato di questo comportamento (che possiamo definire universale) è credere che la traduzione sia un lavoro poco impegnativo. Si presume che tradurre sia facile; la gente pensa che la traduzione sia poco più di un processo automatico e meccanico in cui si fa corrispondere parola per parola il contenuto del testo di partenza (processo in cui solo “l’involucro” viene sostituito). Un’altra nefasta conseguenza della diffusione a lungo termine di questa convinzione è che i lavori di traduzione vengono sottopagati. L’idea che tradurre sia un gioco da ragazzi porta i clienti a preventivare costi contenuti ed è normale che sia le aziende sia i privati rimangano meravigliati davanti ai prezzi praticati: non sono preparati a pagare la cifra adeguata al lavoro richiesto.

Un’invisibilità impossibile
Un altro nodo centrale di questo articolo riguarda l’idea dell’invisibilità del traduttore. Questo concetto spesso trova riscontro nelle indicazioni che il traduttore deve seguire, all’incirca sulla falsa riga di queste: “riproduci integralmente il concetto del testo di partenza, segui alla lettera lo stile dell’originale e assicurati che la traduzione abbia la stessa scorrevolezza e naturalezza del testo originale”. Per la maggior parte dei critici, una buona traduzione è quella che non sembra affatto tale ed è quella in cui il traduttore riesce a rendere il senso del testo originale. Questo atteggiamento nega completamente l’intervento essenziale del traduttore nel testo.

Nella realtà, ovviamente, il nostro lavoro è leggermente più complicato di una semplice sostituzione di parole, come se fossero mattoni: è qualcosa di molto più complesso e impegnativo. È uno scambio di significati. Se la traduzione fosse un’operazione semplice, i programmi di traduzione automatica sarebbero in grado di svolgere questo compito, ma dal momento che è necessario scambiare e modificare significati, soprattutto per raggiungere la così bramata scorrevolezza nella lingua di arrivo, niente è allo stesso livello del pensiero e della capacità di astrazione degli esseri umani.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Claudia Moreira e pubblicato su Translation Directory

Traduzione a cura di:
Federica Veggiotti
Laurea in Lingue Straniere Moderne
Master in traduzione specializzata per adattamento dialoghi e sottotitolaggio

Un traditore invisibile

 Categoria: Tecniche di traduzione

Un noto detto italiano recita: “Traduttore, traditore”. È un detto che lascia sottintendere che questa subdola specie è geneticamente incapace di rimanere fedele al testo di partenza. Per molte persone, una buona traduzione è quella che non sembra affatto tale. In altre parole, il traduttore dovrebbe essere invisibile, limitando il proprio lavoro alla trasmissione del messaggio originale in uno stile scorrevole e naturale.

Questi luoghi comuni hanno suscitato le domande che mi hanno portata a scrivere questo articolo. Siamo davvero tutti traditori occulti che devono restare invisibili affinché il nostro lavoro sia minimamente accettabile? Perché le persone, di norma, prendono in considerazione queste credenze e che rilevanza hanno nella nostra professione?

Partiamo dal detto “Traduttore, traditore”. Le persone che sono in grado di leggere testi o guardare film in lingua originale quasi sempre si lamentano della qualità della traduzione di libri e sottotitoli. Chi di noi non ha mai sentito qualcuno brontolare durante una proiezione al cinema: “Hmm, non è esattamente ciò che ha detto quel personaggio: il traduttore è inutile”?

La maggior parte di coloro che fanno questo tipo di commenti sono ignari delle difficoltà inerenti alla traduzione audiovisiva. Oltre a doversi attenere ai dialoghi e avere una profonda conoscenza del Paese e della cultura in cui la storia è ambientata, il sottotitolatore è vincolato dalle scene. Dal momento che un sottotitolo non può rimanere a cavallo tra due scene, lo spettatore dev’essere in grado di poter leggere la traduzione del dialogo all’interno della scena stessa.

Senza dubbio, talvolta, il pubblico amatoriale ha ragione. Dopotutto, esistono traduzioni audiovisive pessime che si prestano a diventare candidate ideali per programmi di papere ed errori in TV, ma i traduttori audiovisivi, inclusi coloro che traducono programmi TV o più semplicemente video, seppure con qualche differenza, sono costretti a tagliare drasticamente i discorsi, limitando il contenuto dei sottotitoli alla trasmissione del concetto di base. Di conseguenza, la traduzione audiovisiva (sia che si tratti di doppiaggio o sottotitolaggio) si avvicina molto di più a un adattamento che a una trascrizione nella lingua di arrivo.

Dal momento che la maggior parte delle persone pensa che il processo traduttivo sia un semplice scambio di parole da una lingua all’altra, è normale che giungano all’orecchio del traduttore commenti che in sostanza sottovalutano il suo lavoro. Se fosse davvero così facile fare una traduzione i programmi informatici ci avrebbero rimpiazzati da tempo e la traduzione non sarebbe più un faticoso lavoro intellettuale, cosa che in realtà è.

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Fonte: Articolo scritto da Claudia Moreira e pubblicato su Translation Directory

Traduzione a cura di:
Federica Veggiotti
Laurea in Lingue Straniere Moderne
Master in traduzione specializzata per adattamento dialoghi e sottotitolaggio

Creare “quasi” la stessa sfumatura (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Per chi non si interessasse di traduzione fumettistica, premetto che la dimensione ridotta delle vignette richiede spesso degli adattamenti del testo all’immagine, che riducono lo spazio fisico di intervento del traduttore. Il traduttore è così impegnato in primis in un processo di rielaborazione creativa del testo, al fine di limitare le perdite provocate dalla rielaborazione stessa. Questo implica che la sua attenzione sia rivolta allo studio del testo e alla sua riproduzione in un’altra lingua e, parallelamente, a convenzioni formali proprie del linguaggio del fumetto, dove testo e immagine dialogano in un rapporto di interdipendenza. Il suddetto graphic novel (“Idiotizadas” di Raquel Córcoles) ha come protagoniste delle ragazze sulla trentina, la cui parlata attinge a un registro molto informale e colloquiale della lingua, talvolta volutamente volgare e cacofonico, per sottolineare una serie di contraddizioni sociali contro cui il movimento femminista lotta per ottenere l’effettiva parità dei sessi.

Quando si realizza con espressioni volgari, il loro linguaggio presenta espressioni di natura irriverente, perlopiù legate al tabù del sesso, che pongono al traduttore dei dubbi di natura morale. Ci si chiede se sia il caso di tradurre senza adattamenti, mantenendo la fedeltà letterale al testo di partenza, se sia il caso di attenuare l’elemento volgare o di sostituirlo con espressioni non marcate. La strategia che ho adottato è stata quella di raccogliere e valutare gli indizi sul testo che potessero rivelare gli scopi soggiacenti alle scelte lessicali dell’autrice, nonché ragionare sull’impatto che il testo avrebbe potuto avere sul mercato italiano, in caso di pubblicazione. Laddove fosse necessario adattare il testo, ho attenuato qualche espressione, ma nella maggior parte dei casi ho ritenuto importante mantenermi fedele al tono del testo di partenza, allo scopo di allinearmi con la volontà dell’autrice di criticare i pilastri della società maschilista, utilizzando di tanto in tanto delle espressioni decisamente malsonanti per il lettore italiano.

Da tutto ciò si possono evincere le difficoltà inerenti alla traduzione: dimostrare che tradurre non è dire la stessa cosa in un’altra lingua; dimostrare che tradurre implica una forte sensibilità e passione per le lingue e le culture coinvolte; dimostrare che tradurre richiede una raccolta di indizi a livello di superficie e di nucleo interno, come se il traduttore fosse l’investigatore Poirot che deve ascoltare la voce dell’autore, cercando di radunare tutti gli elementi utili a rendere il caso comprensibile ai lettori di un’altra cultura. L’ostacolo più arduo sta nel mostrare che il “quasi” di cui parlava il maestro Eco cela la gamma delle sfumature invisibili agli occhi del lettore (non attento) di una traduzione; sfumature che solo i traduttori, collaborando come classe professionale, possono portare alla luce, per far sì che alla traduzione venga riconosciuta la dignità che merita.

Autrice dell’articolo:
Valentina Simonella
Traduttrice freelance EN>IT, ES>IT, PT>IT
Roma

Creare “quasi” la stessa sfumatura

 Categoria: Tecniche di traduzione

Un giorno mi sono posta una domanda. Dentro di me ribolliva il dubbio di non aver scelto il percorso di studi adeguato. Adeguato ai tempi, alle richieste del mercato, alle aspirazioni su cui avevo fantasticato sin da bambina? Ancora non so darmi una risposta precisa. Forse ho dato troppo spazio alle insicurezze alimentate da affermazioni come “lo spagnolo è facile”, “per parlare spagnolo basta aggiungere la -s”, “anche io mastico bene le lingue”, “mio cugino ha studiato qualche mese in (paese a caso) e adesso anche lui fa traduzioni, è bravo”. L’ignoranza e la mancanza di consapevolezza imperanti in conversazioni di questo tipo mi turbavano, perché temevo di aver preso una scelta (accademica) sbagliata. Poi sono cresciuta e ho imparato che il senso di appagamento nasce con lo svolgimento di attività che toccano l’essenza di un individuo, quelle passioni talvolta innate, talvolta approfondite nel corso del tempo da interessi inizialmente scolastici o di altra natura, che possono trasformarsi in un’attività lavorativa costruttiva per l’io interiore.

Ed eccomi qua, a scrivere di traduzione e a inneggiarla, in una società che, purtroppo, non riconosce ancora un grado di dignità professionale piena al traduttore, tale da assicurargli un futuro sicuro sul piano economico. Ma chi decide di investire le proprie energie sulla traduzione, in realtà, lo fa perché probabilmente ha sviluppato un desiderio di scavare a fondo l’impalcatura superficiale di una lingua e vedere quali reperti essa celi nei piani sottostanti. Quello che Umberto Eco avrebbe definito “il senso profondo”, che in questa sede definirei l’“anima” nascosta di un testo. Lo stesso Eco, nella sacrosanta opera “Dire quasi la stessa cosa” dà un imprinting al traduttore, avvertendolo di tenere a mente che la traduzione non implica solo un trasferimento degli aspetti superficiali di un testo da una lingua ad un’altra, ma che tali contenuti sono intrisi di un sapore culturale proprio delle lingue e delle culture coinvolte nello scambio di informazioni. Pertanto, tradurre non equivale a “masticare una lingua”, a “sapersi arrangiare” ed esprimere con espressioni equivalenti un concetto in una lingua diversa dalla lingua di partenza. Tradurre è dire “quasi” la stessa cosa nella lingua d’arrivo. Quel “quasi” nasconde un universo, quell’universo che rivela con veemenza che ogni lingua ha dei caratteri linguistici e culturali propri, che attendono di essere indagati con curiosità, passione, costanza, talvolta ironia.

Il campo della traduzione è aperto a generi testuali variegati; un traduttore, pertanto, può trovarsi a tradurre un testo di taglio tecnico, scientifico, editoriale e via dicendo, ciascuno con le proprie convenzioni stilistiche e contenutistiche da osservare e riprodurre in un’altra lingua. Ma cosa succede quando quelle stesse convenzioni richiedono degli aggiustamenti da una lingua/cultura a un’altra? Cosa succede quando tali aggiustamenti sono necessari in virtù di una differente percezione dei valori fondanti di una cultura? Mi sono scontrata con questo dubbio quando mi sono trovata a tradurre, per la mia tesi di laurea, un graphic novel spagnolo di stampo femminista.

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Autrice dell’articolo:
Valentina Simonella
Traduttrice freelance EN>IT, ES>IT, PT>IT
Roma

Variazione e traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Quando mi chiedono che lingue ho studiato e quali traduco, rispondo, un po’ per convenzione e un po’ senza pensarci, francese e spagnolo. In verità, parlare di ‘spagnolo’ è una sorta di forzatura: se prendiamo in considerazione la vastità dei territori in cui si parla e la moltitudine di modalità che esistono, diventa riduttivo riunire tutti i parlanti ispanofoni sotto un’unica etichetta, ovvero quella di ‘spagnolo’.

Di recente mi è capitato di lavorare alla traduzione di un romanzo di uno scrittore argentino ed è stato inevitabile scontrarsi con l’affascinante realtà della variazione linguistica. Com’è noto nel campo della traduttologia, quando si incorre nella traduzione di un’opera letteraria è inevitabile non prendere in considerazione il testo in quanto prodotto di un autore e di un contesto, che diventano i perni essenziali su cui ruoterà l’intero lavoro di traduzione.

Nel mio caso, la scarsità di strumenti specifici di traduzione e l’alto livello di variazione, soprattutto lessicale, presente nel testo hanno fatto sì che la varietà argentina si presentasse in un primo momento come un ostacolo. Solo attraverso le risorse online, quali dizionari, blog e siti argentini, è stato possibile entrare a pieno nella traduzione e arrivare persino ad apprezzare la modalità argentina. Solo a quel punto, nel lessico e nella fraseologia, per non parlare dei fenomeni di variazione sintattica, come ad esempio il voseo o il leísmo, si scopre un’intera storia di interferenza e contatto tra culture che, ancora oggi rende la lingua viva e ‘inetichettabile’.

Solo una volta arrivati al termine del lungo percorso di traduzione, mi è stato possibile guardare il fenomeno di variazione da un’altra angolazione. In fondo, che cos’è la variazione se non un essere differenti? Cos’è la lingua se non un punto di unione tra culture ed esperienze? E così, la morfologia, la sintassi e il lessico diventano un mezzo per abbracciare la diversità e accoglierla poi in un nuovo fenomeno di variazione.

Il difficile problema del tradurre

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il lavoro del traduttore non è un’attività semplice. Come sostiene Eco “[…] ogni traduzione presenta margini di infedeltà rispetto ad un nucleo di presunta fedeltà, ma la decisione rispetto alla posizione del nucleo e l’ampiezza dei margini dipende dai fini che si pone il traduttore” (Eco, 2003: 15).
Non è semplice tradurre un testo senza che vi siano perdite o aggiunte inserite dall’autore del testo tradotto. Nel primo caso si tende ad omettere alcuni dettagli che per l’autore possono sembrare superflui; questo può provocare nel testo-meta la perdita di alcune informazioni presenti invece nel testo originale, producendo una traduzione che potrà divergere dall’originale.

Inoltre, per approfondire questo aspetto, si può affermare che questo processo può avvenire in un modo volontario (l’autore della traduzione fa delle specifiche scelte in maniera conscia), oppure può succedere che il traduttore compia questo tipo di azione in un modo totalmente involontario, non rendendosi conto però che il testo prodotto sarà differente rispetto a quello di partenza. Un altro caso che può produrre delle perdite nel testo-meta è la mancata conoscenza enciclopedica da parte dell’autore del testo tradotto o l’impossibilità di questi, di chiedere informazioni a colui che ha redatto l’opera originale (caso in cui si traduce per esempio un’ opera datata).

Nel secondo caso, analizzando il problema delle incorporazioni, si può a volte intravedere la volontà del traduttore di imporsi sulla figura dell’autore del testo stesso. Questa operazione può essere fatta in maniera volontaria oppure involontaria. Talvolta può capitare che il traduttore, inconsciamente, senta la necessità di sostituire la figura dell’autore dell’opera originale.

Questi aspetti ci portano a pensare che il traduttore possa essere visto come un Ponte, vale a dire come un mediatore tra diverse culture e lingue. Partendo da questa idea possiamo affermare che il traduttore  è, allo stesso tempo, sia un mediatore culturale che linguistico. In questa doppia veste questa figura professionale dovrà perciò poter contare sia su un’ ottima preparazione linguistica che su una vasta conoscenza culturale, in riferimento alle sue lingue di studio. Soffermandoci ancora sulla figura del traduttore come Ponte, possiamo sostenere che il compito di questa figura professionale è quello di confrontare due distinti codici o, per meglio dire, culture: emittente e ricevente.

A questo proposito Eco sostiene che “[...] una traduzione non riguarda solo il passaggio tra due lingue, ma tra due culture o enciclopedie. Un traduttore non deve solo tener conto di regole strettamente linguistiche, ma anche di elementi culturali, nel senso più alto del termine” (Eco, 2003: 162). In questa dicotomia si nota come, normalmente, nella cultura emittente il traduttore consta di una forte competenza passiva, vale a dire che ha appreso la  lingua, le strutture  e i suoi diversi registri e stili linguistici attraverso lo studio. Per quel che riguarda la cultura ricevente, possiamo dire che il traduttore conosce la lingua in quanto questa è la sua lingua nativa.

La qualità in traduzione: come valutarla?

 Categoria: Tecniche di traduzione

La qualità di una traduzione è un concetto tanto fondamentale quanto difficile da definire.

Ciascuno dei partecipanti al processo traduttivo (l’emittente del testo di partenza, il traduttore, il committente e i destinatari) ha infatti un proprio particolare punto di vista sulla qualità traduttiva che può essere in contrasto con quello degli altri. Per esempio, mentre il committente può attribuire più importanza alla velocità con cui la traduzione viene consegnata, l’utente finale è solitamente più interessato alla funzionalità della stessa. È tuttavia possibile identificare alcuni criteri universali di qualità traduttiva su cui tende a convergere l’accordo di tutti: l’accuratezza, l’adeguatezza, la fruibilità e l’accettabilità.

Per ciò che concerne l’accuratezza, essa riguarda il rapporto tra testo di partenza e testo di arrivo relativamente al contenuto informativo, che deve essere trasmesso in maniera corretta e completa.
Per realizzare una traduzione accurata è quindi essenziale identificare il contenuto informativo del testo di partenza, distinguendo gli elementi fattuali o “primari”, che vanno tradotti fedelmente, dagli elementi accessori o “secondari”, che vanno invece omessi o riformulati. La distinzione tra contenuto fattuale e contenuto accessorio deve tenere conto di una serie di variabili, quali la rilevanza delle informazioni per i destinatari, l’intenzione comunicativa dell’emittente e le eventuali differenze tra le competenze culturali dei destinatari del testo di partenza e quelle dei destinatari del testo di arrivo.

Anche il criterio dell’adeguatezza concerne il rapporto tra testo originale e testo di arrivo e si misura in termini di idoneità della traduzione all’obiettivo concordato. Per il traduttore l’adeguatezza è legata all’efficienza con cui viene svolto il processo traduttivo (ed è dunque valutata sulla base del rapporto tra risorse impiegate e risultato ottenuto), per il destinatario una traduzione può definirsi adeguata se è efficace dal punto di vista comunicativo, mentre per il committente l’adeguatezza è legata alla correttezza linguistico-contenutistica della traduzione, oltre che alla sua presentazione grafica.

I parametri della fruibilità e dell’accettabilità pongono invece l’enfasi sull’aderenza della traduzione alle norme del contesto socio-culturale cui è destinata.
In particolare, con il criterio della fruibilità si fa riferimento alla comprensibilità, alla chiarezza e alla scorrevolezza del testo prodotto dal traduttore. Una traduzione fruibile deve pertanto avere un livello di leggibilità e naturalezza pari a quello del testo originale se non addirittura superiore, giacché il traduttore possiede auspicabilmente capacità di scrittura assai superiori a quelle dell’autore del testo di partenza.

Quanto al criterio dell’accettabilità, essa riguarda la conformità della traduzione alle aspettative dei destinatari in termini di regole linguistico-stilistiche. Una traduzione è quindi accettabile se rispetta una serie di convenzioni sintattiche, lessicali, ortografiche e di punteggiatura.
È chiaro dunque che, per quanto la qualità traduttiva sia un concetto essenzialmente soggettivo e variabile, i quattro criteri esaminati forniscono indubitabilmente un valido strumento nella valutazione di una traduzione.

La PEMT: Post Editing Machine Translation (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Questo esempio di PEMT presuppone che si tratti di una revisione completa, cioè che i revisori debbano eliminare tutti gli errori e produrre un testo che suoni come tradotto da un umano piuttosto che da una macchina. In altre parole, è come se cercassero di estrarre oro da una miniera di carbone.

Esiste anche un servizio di PEMT chiamata revisione leggera, cioè quando i revisori si limitano a eliminare gli errori che distorcono il significato, mantenendone però molti altri perché sono pagati troppo poco per fare questa operazione. Sì, avete letto bene. Non si correggono tutti gli errori del testo tradotto dalla macchina perché il cliente preferisce accontentarsi di un lavoro approssimativo per risparmiare pochi centesimi, anche se è chiaro che un testo poco curato produce nel pubblico un’impressione negativa dei suoi prodotti e dei suoi servizi. Spero vivamente che non siate quel tipo di cliente. Spero che non autorizziate la carneficina della nostra lingua permettendo ai prodotti di queste orribili macchine di popolare i nostri testi.

Dovrei menzionare anche la pre-revisione. È un passaggio che può avvenire prima della MT. Consiste nel ripulire il testo, rimuovendone la terminologia specifica, gli errori grammaticali e di battitura e le frasi sbagliate, in modo che per la macchina sia più facile riconoscere cosa c’è scritto e possa quindi produrre un testo di arrivo più comprensibile. È chiaro che un traduttore umano capirebbe subito il messaggio e correggerebbe comunque gli errori nel corso del lavoro. E se per qualche ragione avesse dei dubbi, vi contatterebbe per chiedere chiarimenti. Il dialogo è spesso una fase importante del processo e può andare a vantaggio sia del traduttore che del cliente, contribuendo a instaurare rapporti duraturi e proficui.

I traduttori si accorgono se i clienti hanno usato la MT.

Sicuramente ormai avrete capito che la PEMT è un processo estremamente faticoso, logorante e molto lungo. Poiché mi è capitato fin troppe volte di essere stata incastrata da clienti che speravano di diminuire i costi dandomi da rivedere testi tradotti da macchine, adesso metto subito le cose bene in chiaro. Se scopro che un cliente ha utilizzato la MT, e me ne accorgo sempre, interrompo la correzione e la riprendo soltanto se ci si accorda a trattare e pagare il lavoro come se fosse una traduzione vera e propria. Chiaramente, mi faccio pagare anche per tutto il tempo che ho impiegato a rivedere il testo fin lì. Usate Google Translate e simili a vostro rischio e pericolo. Vi ho avvertiti.

Fonte:  Articolo scritto da Nikki Graham e pubblicato il 30 maggio 2015 sul proprio blog My Words for a Change

Traduzione a cura di:
Gaia Giaccone
Traduttrice freelance
Roma

La PEMT: Post Editing Machine Translation

 Categoria: Tecniche di traduzione

Sapete l’ultima dell’industria della traduzione? Si chiama PEMT, che sta per l’inglese “Post-Editing Machine Translation”, ed è quando un cliente fa tradurre un testo a un programma per poi mandarlo a un traduttore per la revisione finale. Alcuni clienti utilizzano MT (Machine Translation) più sofisticate di quelle on line, ma nella mia esperienza Google Translate è lo strumento di traduzione più conosciuto e perciò quello che i clienti usano di più quando vogliono una traduzione al prezzo di una revisione (cioè circa la metà).

Sembra bello, vero? A chi non piace risparmiare qualche centesimo quando compra qualcosa? Ma il primo errore sta proprio qui. La traduzione non è una merce, ma un servizio. Non si paga soltanto il prodotto finito. Si paga la competenza che sta dietro ai passaggi necessari ad arrivare a quel prodotto finito: una traduzione che funziona, senza errori, che non suona letterale e macchinosa, adeguata al contesto o, come dice qualcuno, che canta.

Ma vediamo innanzitutto le fasi del processo traduttivo, perché i non traduttori spesso non hanno idea di quanto possa essere complesso.

TRADUZIONE UMANA
1. L’agenzia o il cliente mandano il testo originale al traduttore.
2. Il traduttore lo legge nella lingua originale.
3. Riflette.
4. Digita la traduzione.
5. La rivede attentamente.
6. La rimanda all’agenzia o a un altro traduttore per un’ulteriore revisione.
7. Il testo viene rivisto.
8. Le criticità vengono discusse e corrette.
9. Il traduttore e/o il revisore confermano la versione definitiva.
10. La traduzione viene inviata al cliente.

PEMT
1. La macchina traduce il testo.
2. Il testo di arrivo che ne risulta viene mandato al traduttore per la revisione.
3. Il traduttore legge il testo originale.
4. Legge il testo di arrivo.
5. Si accorge che la traduzione è piena di errori.
6. Riflette, ma dover leggere costruzioni linguistiche sbagliate e vedere termini e periodi totalmente inadeguati in quel contesto infiacchisce i suoi processi cerebrali.
7. Legge e rilegge il testo d’origine e quello di arrivo per assicurarsi che le sue correzioni rispettino il testo originale. Questo processo può richiedere parecchio tempo.
8. Deve usare il mouse per selezionare parole e frasi da eliminare o tagliare e incollare altrove. Anche questo fa perdere molto tempo. Il traduttore potrebbe addirittura decidere che sia più veloce cancellare intere frasi e rifarle daccapo.
9. Il traduttore rilegge la traduzione daccapo, perché ha fatto talmente tante correzioni che deve assicurarsi che abbia senso e sia scorrevole.
10. Rimanda il testo di arrivo all’agenzia o al cliente. Poiché si è trattato di una revisione, non verranno fatti ulteriori controlli, a meno che il cliente non lo richieda esplicitamente e paghi per il servizio.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Nikki Graham e pubblicato il 30 maggio 2015 sul proprio blog My Words for a Change

Traduzione a cura di:
Gaia Giaccone
Traduttrice freelance
Roma

Le fasi del processo traduttivo

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nel corso delle tue prime lezioni di traduzione, ti viene insegnato che per svolgere un lavoro di qualità è necessario rispettare una serie di fasi. Alcuni traduttori inesperti appaiono disorientati davanti a questi passaggi e non sanno come procedere quando si accingono a tradurre un nuovo testo. Spesso saltano o trascurano alcune fasi del processo traduttivo e questo produce un testo misero, incoerente e inaccettabile per il lettore a cui quella traduzione si rivolge.
Ecco dunque illustrate le fasi del processo di traduzione:

1. Lettura preliminare del testo di partenza
La lettura preliminare consente al traduttore di comprendere contenuti e stile dell’autore, di individuare nozioni e termini che non conosce e giungere così ad una visione d’insieme del lavoro da tradurre.

2. Prima stesura della traduzione
Il traduttore stende la prima versione, comprende più a fondo lo stile dell’autore e ne decodifica il messaggio.

3. Lavoro di documentazione e approfondimento (seconda stesura)
In questa fase il traduttore scava in profondità nel testo e, dopo un’approfondita ricerca, traduce i termini che non conosce. Il lavoro di documentazione sul testo di partenza è infatti necessario per una perfetta comprensione dello stesso.
La cultura del traduttore si forma proprio attraverso ricerche e letture.

4. Revisione della traduzione
Dopo aver completato la seconda stesura, il traduttore confronta il testo di arrivo con quello di partenza. Questa fase è determinante in quanto il traduttore deve assicurarsi di aver tradotto il testo nella sua interezza e di non averne frainteso il messaggio.

5. Acquisire il distacco necessario dalla traduzione
Il traduttore lascia passare alcune ore o addirittura un giorno dal lavoro svolto per liberare i pensieri e tornare sul testo a mente riposata.

6. Rilettura del testo
In questa fase il traduttore dimentica di essere tale e si cala nei panni del lettore per sincerarsi che il testo sia privo di errori, si presenti logico sul piano concettuale e coeso. Questa fase appare simile alla costruzione di un puzzle: il traduttore esamina attentamente il testo sul piano sintattico-lessicale e rimodula l’ordine delle frasi per stendere una traduzione convincente e scorrevole.
Ovviamente, la traduzione finale deve tener conto del destinatario: il traduttore non può consegnare un lavoro mal eseguito e che prima non sia stato accuratamente revisionato.
Questa fase del processo traduttivo è di estrema importanza: leggere più volte il testo tradotto fa emergere errori anche gravi che mai il traduttore avrebbe immaginato di commettere, al punto da pensare: “Grazie a Dio non ho consegnato frettolosamente la traduzione!

Fonte: Articolo scritto da Wajdan Al Khanabshy e pubblicato il 20 giugno 2017 sul sito www.iamatranslator.org

Traduzione dall’arabo a cura di:
Dott.ssa Emma Interesse
Traduttrice editoriale e tecnico-scientifica AR-FR-EN> IT
Bari

Consigli per i traduttori tecnici (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

La prima risorsa sono dizionari specialistici. Dato che questi variano da una lingua all’altra, dovrai fare le tue ricerche su quali sono i migliori dizionari tecnici disponibili. Puoi senz’altro leggere le recensioni degli utenti, i commenti e le valutazioni condivise online oppure puoi semplicemente verificare con i tuoi colleghi senior o colleghi traduttori.
Una volta stabilito quali sono i dizionari più utili, sarà sicuramente necessario renderli disponibili in formato cartaceo, online o installarli sul PC.
La seconda risorsa sono i glossari tecnici. Questi sono ampiamente disponibili online e sono molto utili per qualsiasi traduttore tecnico.
La terza risorsa è Google Traduttore. Sì, Google Traduttore, ma NON fare affidamento ad esso per tradurre al posto tuo. La cosa buona di Google Traduttore è che a volte fornisce la traduzione di alcuni termini tecnici complessi per i quali potresti perdere ore e ore a cercarli altrove. Google è una risorsa molto utile se stai traducendo un testo con termini ed espressioni tecniche molto complesse.

Mettersi in discussione e ricercare
Ho trovato estremamente importante mettermi in discussione quando traduco un testo tecnico. Spiegherò il perché.
Ci sono forum di domande e risposte centrate sulla traduzione e molti dei membri di questi forum discutono la migliore traduzione per certe parole.
Sulla base della mia esperienza, molto spesso ciò che viene classificato dai moderatori del forum come “la migliore risposta” non è in realtà la versione più accurata della parola originale, e in alcuni casi può anche essere una traduzione errata.
Quindi, il mio consiglio per qualsiasi traduttore tecnico è che lui o lei DEVE mettersi in discussione e fare ricerche appropriate se si trova di fronte a un termine difficile da tradurre, senza dare per scontato ciò che è disponibile su questi forum.

Tecnologia
In qualità di traduttore tecnico, ti ritrovi a imbatterti in determinati termini ed espressioni più e più volte nel materiale che stai traducendo, quindi l’utilizzo di un software come Trados ti sarà sicuramente di grande aiuto.
Per coloro che non sanno molto di Trados, è uno strumento di traduzione assistita da computer e software di memoria di traduzione con funzionalità che aiutano i traduttori a tradurre più rapidamente e più facilmente.

Fonte: Articolo scritto da M. Ibrahim e pubblicato a ottobre 2016 su Translationdirectory.com

Traduzione a cura di:
Arianna Apollonio
Traduttore Professionista di Audiovisivi e sottotitolazione
Combinazioni linguistiche Eng/De/Fra>Ita
Roma

Consigli per i traduttori tecnici

 Categoria: Tecniche di traduzione

La traduzione di materiale tecnico da una lingua all’altra è una delle tipologie più difficili
Essendo specializzato nella traduzione di materiale tecnico – come manuali, opuscoli, linee guida ecc. – dall’arabo all’inglese e dall’inglese all’arabo, ho qualche idea, o puoi chiamarli principi guida, da condividere con chiunque sia interessato o piaccia intraprendere la carriera di traduttore tecnico.

La conoscenza è la chiave
Costruire conoscenze tecniche è essenziale per qualsiasi traduttore tecnico. Per cominciare, se non si dispone di conoscenze sufficienti su argomenti e sviluppi tecnologici e tecnici, rendere un testo tecnico da una lingua all’altra potrebbe diventare un compito insormontabile.

Ma perché costruire la conoscenza è un aspetto così importante nella traduzione tecnica? La traduzione di un testo tecnico non è questione di una resa parola per parola; è più una lettura approfondita del testo nella sua interezza, digerendolo fino in fondo e poi trasferendolo in un’altra lingua.

Se non hai abbastanza informazioni tecniche e conoscenze sull’argomento, il testo stesso diventerà bizzarro e isolato, difficile da capire e di conseguenza difficile da tradurre.
Un vantaggio fondamentale della costruzione della conoscenza tecnica è che consente al traduttore di essere esperto nel vocabolario e nello stile della scrittura tecnica.

Come raggiungerlo allora? Per acquisire conoscenze tecniche, è necessario leggere libri, articoli di stampa ben studiati, studi, articoli accademici e saggi che discutono o ruotano attorno a un argomento tecnico. Questo dovrebbe idealmente essere svolto in entrambe le lingue, quella d’origine e di arrivo.
Una volta creato un livello adeguato di conoscenza tecnica, ti sentirai estremamente sicuro quando tradurrai un testo tecnico da una lingua all’altra.

Necessità di risorse
Sebbene disporre di una base tecnica approfondita sia importante per qualsiasi traduttore tecnico, lui o lei avrebbero comunque bisogno di risorse di supporto durante l’esecuzione dell’attività di traduzione.
Sulla base dell’esperienza, direi che qualsiasi traduttore tecnico dovrebbe assicurarsi di avere accesso a tre tipi di risorse che sono piuttosto strumentali nella traduzione tecnica.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da M. Ibrahim e pubblicato a ottobre 2016 su Translationdirectory.com

Traduzione a cura di:
Arianna Apollonio
Traduttore Professionista di Audiovisivi e sottotitolazione
Combinazioni linguistiche Eng/De/Fra>Ita
Roma

I cinque errori dei traduttori più esperti (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Non seguire gli sviluppi
Ricordo che, quando ero un traduttore novello, seguivo tutto: leggevo tutte le riviste, mi iscrivevo a tutte le newsletter, partecipavo a tutti gli eventi possibili.
Naturalmente, non dovremmo farlo per sempre. Ma quello che ho notato, ora, è che ho sempre minor probabilità di leggere una rivista del settore, ho minor probabilità di visitare il blog di un collega, è meno probabile che mi concentri su quel che sta accadendo.

Ebbene, tutte queste fonti sono ancora lì, da qualche parte, nella periferia, ma non do più loro molta attenzione, così come facevo prima.

Mi dico che sono troppo impegnato a lavorare, che mi aggiornerò con le newsletter durante il fine settimana, che l’anno prossimo andrò a questo o a quell’evento – ma non faccio mai nulla di tutto questo.

Quel che posso fare, attualmente, è – tutt’al più – scorrere tra i titoli e le linee tematiche, per ottenere una sintesi di ciò che sta accadendo.

Ovviamente, ora sono aggiornato sui principali sviluppi, ma non ho la stessa spinta che avevo un tempo, per entrare nei dettagli.

Sono già stato lì, ho già avuto quell’atteggiamento
L’essere stati in questo settore, per alcuni anni, ti consente di ottenere abbastanza facilmente l’atteggiamento del “sono stato lì, ho fatto questo”: hai letto articoli simili, hai ascoltato discussioni simili, hai partecipato ad eventi simili o hai persino lavorato a progetti simili; quindi, non c’è nulla di nuovo per te, non riesci più a capire perché qualcuno potrebbe essere entusiasta di assistere ad una conferenza, di sostenere un’opportunità o di intervenire in un progetto; è tutto molto casuale, quasi prosaico.

Niente più ti sorprende, pochissime cose ti interessano o ti ispirano.

In una certa misura, è normale sentirsi così. Ma, a volte, possiamo fare un passo di troppo e scoraggiare un collega più giovane, o minare il suo entusiasmo, insistendo sul fatto che non sia cambiato niente.

È difficile conservare lo stesso atteggiamento da principianti; ma il permettere che l’approccio del “sono stato lì, ho fatto questo” influenzi il tuo pensiero, rischia di rendere il lavoro meno divertente per te.

O, a volte, potremmo finire col trascurare le idee utili che potrebbero aggiungersi al nostro repertorio, poiché esse si nascondono tra le cose che già conosciamo.

Fonte: Articolo scritto da Marta Stelmaszak e pubblicato il 4 novembre 2015 sul blog Want Words

Traduzione a cura di:
Francesco Ruggiero
Traduttore
Roma

I cinque errori dei traduttori più esperti

 Categoria: Tecniche di traduzione

Di recente, sono stato invitato a moderare un gruppo sulla rete di social media del Translating Europe Forum di Bruxelles.
Questa è stata, per un po’, una delle mie ultime presentazioni.
Inoltre, l’obiettivo del Translating Europe, per quest’anno, è stato quello di responsabilizzare e stimolare i giovani traduttori; quindi, la stanza era piena di studenti e neolaureati. Unendo queste due classi, finiremo inevitabilmente col riflettere… O, per lo meno, questo è quel che ho fatto io.

È più facile dar consigli ai colleghi più giovani (aspiranti, neofiti o comunque tu decida di chiamarli) e segnalare i loro errori. Ci sono stato, ho fatto questo, ho affrontato problemi simili; pertanto, posso condividere la mia esperienza. E certamente ero molto grato di ricevere simili indicazioni, quando stavo iniziando.
Ma che dire dei traduttori più esperti? Forse non commettiamo più errori, se siamo stati in giro per 3, 4, 5 o 6 anni. Forse abbiamo le nostre fonti fidate. O forse non chiediamo più questo tipo di consigli?

Nella mia riflessione, ho fatto un viaggio un po’ introspettivo, per cercare di scoprire quelli che pensavo fossero alcuni degli errori che stavo facendo (o che stavo osservando). E no, questo articolo non è un elenco di cose in cui i colleghi più esperti falliscono, ma è piuttosto una conversazione onesta con me stesso – e forse, solo forse, vi potrai trovare alcuni aspetti che risuonano con te.
Confidare troppo sulla tua memoria o sulla tua esperienza
Ovviamente, ottenere più esperienza in un’area velocizza le nostre prestazioni, ci rende migliori traduttori, ci dà maggiori entrate orarie; ma cosa succede, se diventiamo troppo dipendenti dalla memoria o dall’esperienza?
Ho già visto questa parola, ricordo come l’ho tradotta, ho lavorato su un testo simile – tutto questo può essere positivo e complicato, allo stesso tempo.

L’eccessiva dipendenza da quello che ho già fatto, in passato, mi renderà meno vigile, meno curioso, meno attento. Rifletterei su un testo, senza forse prestargli la giusta attenzione.
E che dire di un’analisi corretta del testo? La impariamo come studenti di traduzione ma, con il tempo, tendiamo a saltarla.
Cosa succede con questo potente strumento?
Si interiorizza, così come vorremmo, o diventa… smussato?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marta Stelmaszak e pubblicato il 4 novembre 2015 sul blog Want Words

Traduzione a cura di:
Francesco Ruggiero
Traduttore
Roma

Accuratezza Vs chiarezza nella traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Inglese puro
Se guardassimo alcuni esempi pubblicati da esponenti del movimento dell’Inglese puro/ della lingua pura, la differenza tra quello che fanno loro e quello che i traduttori spesso tendono a fare potrebbe risultare abbastanza stridente. L’editore della lingua pura lavora strettamente con il cliente per identificare il messaggio centrale, per assicurarsi che le parole siano state scelte attentamente per evocarlo e per ridurre qualche distrazione. Per esempio (da Guida Oxford per l’inglese puro di Martin Cutts), “io non vedo nessuna ragione per la quale la società non dovrebbe esigere un supporto alle spese adeguadamente preparato.” ha bisogno di una correzione, ma la più chiara “è ragionevole per la società richiedere fatture adeguate” è un equivalente preciso? Rimuove delle parole non necessarie e una doppia negazione, ma rende la frase un’affermazione assoluta piuttosto che un’opinione personale. Ha importanza? Alcuni redattori di lingua pura potrebbero risultare giustamente drastici (pertanto lasciando da parte la tendenza dei traduttori con minore esperienza a restare vicino alla fonte quando hanno dei dubbi): “il titolo di proprietà sulle merci dovrebbe rimanere legittimo nella Compagnia fino a quando il prezzo delle suddette merci dovuto alla compagnia non sia stato pagato totalmente.”> “continueremo a possedere le merci finchè tu non avrai finito di pagarle.” È una “traduzione” accurata e fedele (affermare che noi e tu siano stati adeguatamente definiti)? Forse l’unica differenza è che la seconda versione rende più chiaro chi sta effettuando il pagamento, ma presumibilmente (da confermare con il cliente) è ovvio e l’originale non aveva intenzione di lasciare aperte altre possibilità?

Alcuni potrebbero affermare che la seconda versione non rende accuratamente la versione dell’originale, “stile” arcaico. Ma il dovere primario del traduttore quando lavora con testi legali/ commerciali, come questo, è sicuramente riportare l’informazione accuratamente e completamente per rendere facilmente comprensibile ai lettori nella lingua di destinazione in uno stile che rappresenti la migliore tecnica attuale in questo genere di target.

Chiarezza come valore aggiunto
Con un po’ di coraggio e attraverso una comunicazione attiva con i clienti/ gli autori, i traduttori possono produrre traduzioni fedeli, accurate e chiare, traduzioni che servono a soddisfare i bisogni dei lettori destinatari, aiutando a potenziare la reputazione dell’autore/ del cliente e ad aggiungere valore. Le traduzioni presentano i traduttori come i professionisti seri che sono.

Fonte: Articolo scritto da Oliver Lawrence e pubblicato il 17-01-2016 sul suo sito Incisive English

Traduzione a cura di:
Chiodi Silvia
traduttrice free-lance IT>EN – EN>IT
Teramo

Accuratezza Vs chiarezza nella traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Cos’è una buona traduzione se non un’accurata e fedele traduzione? Deve riportare la stessa questione, raggiungere lo stesso obiettivo e creare la stessa impressione nella lingua d’arrivo, come l’originale aveva fatto nella lingua d’origine. Sicuramente ottenere questo può essere un’impresa difficile e superata: concetti nel testo originale potrebbero non esistere nella cultura del destinatario; le norme culturali dei lettori in lingua di partenza e di quelli d’arrivo potrebbero differire e forse la traduzione dovrebbe ricreare non la “stessa” impressione, ma una “equivalente”, qualunque essa sia esattamente.

Ma qual’ era precisamente l’intenzione dell’autore del testo in lingua di partenza? La scelta delle parole hanno avuto modo di esprimerla completamente? Un gran numero di testi in lingua originale sono stati scritti seguendo impostazioni commerciali in tempi stretti (il tempo è denaro) da persone che non erano qualificati come scrittori professionisti, senza considerare gli ambiti letterari con tutte le sfumature verbali da controllare.  Neanche gli accademici sono necessariamente esperti nel selezionare le parole per esprimere le proprie idee.

Cosa hanno detto Vs cosa intendevano
Di conseguenza, un testo può contenere degli elementi che non rispecchiano completamente l’intenzione dell’autore. Questo non perché l’autore non conosca la propria mente o perché siano superficiali – men che meno- leggibili. Ma loro possono lasciare aperte implicazioni o interpretazioni che non erano state programmate. Possono insinuarsi delle ambiguità. Il rigoroso microscopio del traduttore professionista può rivelare sfumature di significato che l’autore non aveva intenzione di includere.

Queste questioni possono risultare problematiche quando il traduttore si sta impegnando per la chiarezza, un nobile obiettivo a cui tutti i traduttori dovrebbero aspirare (eccetto forse in casi eccezionali quando il testo di partenza ha un’ostinata- oh gioia!- oscurità stilistica). E con “chiarezza” certamente non mi riferisco a “screditare”, “banalizzare” e fare ricorso esclusivamente a monosillabi anglosassoni. Una scrittura chiara rende l’informazione/ il messaggio/ l’impressione più semplice e più veloce da comprendere completamente e accuratamente, facendo così risparmiare tempo, sforzo e (di conseguenza) denaro ai lettori e creando un’impressione più favorevole nei confronti di chi ha prodotto il testo.

Scrittura chiara
In pratica, la scrittura chiara coinvolge principi sani come evitare l’uso non necessario della voce passiva, eliminare vocabolario non necessario ed usare frasi brevi in una struttura variegata, semplice. Questi principi possono essere sfidati ad essere applicati quando si sta traducendo o pubblicando il lavoro di qualcun altro per la necessità di essere fedele, per evitare di rimuovere degli elementi o delle sfumature di significato.

Per esempio, “I biglietti possono essere ritirati alla biglietteria fino a cinque minuti prima dello spettacolo” è più chiaro di “tu puoi ritirare il tuo biglietto alla biglietteria fino a cinque minuti prima dello spettacolo”, poiché ci si rivolge in parte direttamente al lettore (“tu”). Comunque l’originale lascia aperta la possibilità che qualcun altro possa ritirare i biglietti per te. Ma era intenzionale? Il teatro ora permette alle altre persone di farlo? Se seguissimo l’originale attentamente, noi probabilmente non saremmo d’aiuto (il cliente o il lettore). Anche domande pratiche ordinarie vengono fuori: per migliorare il testo, avrei bisogno del cliente per chiarire ciò che loro hanno inteso, ma ho tempo prima della scadenza? Il mio contatto saprebbe darmi la risposta? Ho sempre accesso all’autore? Dovrei dire ciò che l’autore dice o quello che penso abbia inteso? La soluzione più allettante potrebbe essere la via della minima opposizione e del minor rischio: scrivi giusto quello che è stato detto e lascialo così. Ma è la tecnica migliore? È quella nel miglior interesse del nostro cliente?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Oliver Lawrence e pubblicato il 17-01-2016 sul suo sito Incisive English

Traduzione a cura di:
Chiodi Silvia
traduttrice free-lance IT>EN – EN>IT
Teramo

Il testo tradotto ha una propria identità

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il percorso compiuto per dare alla traduzione una dignità propria, coscienza e rispetto di sé, è stato estremamente lungo.

L’esigenza insopprimibile di un contatto tra i popoli, e quindi tra culture e lingue diverse, è parte della nostra società fin dai tempi remoti; tuttavia la traduzione è sempre stata accompagnata da una scarsa considerazione ed etichettata come attività secondaria.

Le ragioni di questo ruolo marginale vanno ricercate in una visione radicata della traduzione come semplice passaggio da una lingua all’altra, mantenendo nei limiti del possibile il significato e la struttura dell’originale. Questa idea semplicistica ha dominato per anni, impedendo una riflessione più approfondita e realmente proficua sul processo traduttivo; per troppo tempo è stato considerato qualcosa di meccanico e immediato: una sorta di equazione matematica tra due lingue per la cui risoluzione era sufficiente la conoscenza delle lingue stesse.

Ogni traduzione non aveva una propria vita autonoma in quanto testo ‘nuovo’, vera ‘creazione di un autore’, e non poteva essere considerata separatamente dall’originale. L’identità del testo tradotto veniva schiacciata e l’unica riflessione su di esso sembrava essere la sua valutazione in termini di confronto con il testo di partenza.

La traduzione poteva essere fedele o infedele all’originale, riprodurlo pressoché parola per parola o mantenerne il senso.

Una visione limitata, quindi, che non teneva conto del fatto che proprio la differenza tra le lingue e le culture costituisce la condizione necessaria e il valore della traduzione.

Lunga dunque la strada verso un’idea più completa e giusta del processo traduttivo.

Superando le teorie che si sono susseguite negli anni, seppur facendo tesoro di alcuni concetti condivisibili, è il traduttore, attraverso la sua esperienza, a vivere sulla propria pelle la responsabilità, ma anche e soprattutto, l’entusiasmo di creare qualcosa che abbia un’identità propria.

L’attività di traduzione deve sempre tenere conto della situazione, del contesto e della percezione del reale tipica della lingua verso cui si traduce. Non si tratta di semplice trascrizione, ma di una nuova scrittura generata dal testo originale.

Requisiti imprescindibili di un traduttore sono certamente la conoscenza eccellente della lingua di partenza, l’ottima padronanza della lingua di arrivo, nonché la comprensione e il rispetto del registro linguistico del testo da tradurre. Ma a ciò si deve accompagnare la sensibilità che deriva da un’analisi profonda, volta a cogliere sfumature anche minime, e la capacità di ‘creare’ un testo che possa essere fruito dal lettore come se fosse l’originale.

Autrice dell’articolo:
Michela Collina
Traduttrice freelance  ENG>ITA, FRA>ITA
Bologna

La creatività nella traduzione (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

4.1. Analisi de “Le radici dell’ideologia di Breivik…”
Il testo è stato pubblicato sul sito Open Democracy ed è stato tradotto in lingua persiana nel Mehrname (v14, p: 36).Il traduttore di questo testo ha fatto principalmente uso delle microstrategie della traduzione diretta e obliqua. Questo rende il contenuto del testo di destinazione molto vicino al testo di origine e non sono quindi considerate strategie creative in base alla mia definizione di creatività. Tuttavia, vi sono alcuni esempi di cancellazione ed esplicitazione. A parte per le poche frasi di cancellazione ed esplicitazione, il comunicato stampa è stato tradotto in un modo abbastanza orientato al testo di origine.

4.2. Analisi dell’”Americanizzazione dell’Islamismo”
Il testo è un articolo di giornale online pubblicato dall’American Interest nel luglio del 2011 ed è stato tradotto dal Mehrname(V14, p: 39). La traduzione di questo testo è caratterizzata dall’uso di poche strategie creative. Il testo di destinazione non è così vicino al testo di origine, ma deve essere categorizzata una traduzione poiché più o meno tutte le informazioni comunicate dal testo di origine sono incluse anche nel testo di destinazione. Alcune delle strategie che rendono questa traduzione piuttosto creativa sono aggiunta, cancellazione e specialmente parafrasi. In questa analisi, tuttavia, includerò solamente alcuni esempi di parafrasi, visto che una valutazione di tutti sarebbe troppo lunga.

4.6. Analisi di  of“Brezhnevnell’Hejaz”
Il testo è stato pubblicato dal giornale online National Interest ed è stato tradotto in lingua persiana dal Mehrname(v16, p: 48).Il testo di destinazione inglese è caratterizzato da molte strategie creative come l’aggiunta, la cancellazione e l’esplicitazione, è in qualche modo simile al testo di origine sia nella forma che nel contenuto, ma molti dettagli sono stati alterati o conformati al pubblico di destinazione. I seguenti esempi, insieme con gli ulteriori casi di traduzione creativa, non fanno apparire il testo di destinazione così creativo come si potrebbe pensare.

5. Conclusioni
Il mio intento con questo studio empirico è stato di testare le ipotesi: Il livello di creatività usato nella traduzione varia enormemente quando si traducono testi di tipo giornalistico.Questo è stato fatto attraverso l’analisi di tipo comparativo dei testi tradotti e dei loro testi di origine di tipo giornalistico. Al fine di commentare il livello di creatività, ho suggerito un modello che definisce la creatività nella traduzione in relazione a questo progetto, raggruppando le dodici microstrategie di Anne Schjoldager in strategie creative e non creative. All’interno di questi raggruppamenti, ho trovato che il livello di creatività varia da leggermente creativo a molto creativo. L’analisi degli undici testi ha dimostrato che il livello di creatività nelle traduzioni è un argomento complesso. Esso varia non solo nei diversi tipi di testo, ma anche nei tipi. Cioè, il grado di creatività non può essere previsto esclusivamente sulla base del tipo di testo.

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)

La creatività nella traduzione (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

3.1. Le microstrategie creative
Questa parte delineerà brevemente gli aspetti importanti delle suddette microstrategie creative; cioè, gli otto più alti nel modello di creatività.

3.1.1. Esplicitazione
L’esplicitazione rende esplicite le informazioni implicite, per dirla in breve. Nella traduzione letteraria, la strategia viene spesso utilizzata per rendere i testi più coesi, ma è anche presente in altri tipi di traduzione. Viene utilizzato quando è necessario espandere su qualcosa, ad es. riferimenti culturali vincolati o presupposti non condivisi dal pubblico del testo di destinazione.

3.1.2. Condensazione
La condensazione traduce una unità del testo di origine in un modo più breve che può includere rendere implicite le informazioni esplicite; implicitazione. La condensazione rende il significato contestuale già esistente in un modo più breve e viene quindi considerato solo leggermente creativo. (Schjoldager 2008: 102).

3.1.3. Cancellazione
La cancellazione sta escludendo un’unità di significato del testo di origine dal testo di destinazione. L’unità è completamente tirata fuori e non è implicitamente presente, come nel caso della condensazione. (Schjoldager 2008: 108).

3.1.4. Aggiunta
Quando una unità di significato è aggiunta al testo di destinazione, Schjoldager (2008: 104-105) si riferisce ad essa come un’aggiunta. L’unità aggiunta non può essere dedotta direttamente dal testo di origine, perciò, l’aggiunta è diversa dall’esplicitazione ed è anche leggermente più creativa.

3.1.5. Parafrasi
Parafrasando, il significato del testo di origine è reso, anche se abbastanza liberamente. Gli elementi del testo di destinazione possono sembrare in qualche modo diversi da quelli del testo di origine ma il significato contestuale degli elementi corrisponde.

3.1.6. Adattamento
L’adattamento è una delle strategie più creative in quando non deve necessariamente rendere alcun significato contestuale, ma ricrea l’effetto di un elemento del testo di origine nel testo di destinazione. Viene applicato, ad esempio, dove i riferimenti culturali nel testo di origine non possono essere tradotti o esplicitati.

3.1.7. Permutazione
La permutazione è utilizzata principalmente nelle traduzioni letterarie. Traduce gli effetti del testo di origine in una posizione diversa nel testo di destinazione. Viene applicato quando un effetto dato del testo di origine non può essere reso nel testo di destinazione per ragioni linguistiche o stilistiche.

3.1.8. Sostituzione
Ancora una volta abbiamo a che fare con una strategia piuttosto creativa in quanto la sostituzione implica la modifica del significato di una unità del testo di origine. L’unità del testo di destinazione è chiaramente una traduzione del testo di origine, ma il significato semantico è cambiato.(Schjoldager 2008: 106).

I testi giornalistici appartengono in parte al “tipo di testo informativo” di Reiss. I testi giornalistici, come articoli di giornale e comunicati stampa hanno la funzione di comunicare “informazioni, opinioni di conoscenza ecc.” (Munday 2008: 72) dato che i fatti devono essere riportati correttamente. Sicuramente, il tipo di testo giornalistico è un termine vago e alcuni testi all’interno della categoria potrebbero essere caratterizzati dalle funzioni espressive ed operative secondo il campo e lo scopo del testo. Questa parte comprenderà l’analisi di tre testi di tipo giornalistico; un comunicato stampa, un articolo di notizie e un articolo politico. I tre testi sono stati presi da diversi siti internet giornalistici e le loro traduzioni nel Persiano sono state analizzate qui.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)

La creatività nella traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Domande:
1. Come può essere definitiva la creatività nella traduzione?
2. Come sono i traduttori creativi quando traducono testi di tipo giornalistico?

Al fine di eseguire analisi precise dei testi tradotti, i concetti coinvolti devono essere definiti chiaramente. Pertanto, la parte introduttiva di questo studio elaborerà la nozione di traduzione e concetti importanti che saranno impiegati nelle parti successive.

3. Creatività nella traduzione

4. Analisi della creatività nella traduzione di testi giornalistici
Per poter rispondere alla domanda “come può essere definita la creatività nella traduzione”, questo studio suggerirà un modello di creatività nella traduzione, basato sulla tassonomia delle microstrategie di Anne Schjoldager di cui sopra, la teoria di Loffredo e Perteghella sulla creatività e la mia personale caratterizzazione della creatività.

Secondo Loffredo e Perteghella (2006: 9) “la creatività è ancora considerata come un processo spontaneo facilmente associato ad un individuo speciale e ad una sorta di libertà, che è sostenuta da una concezione individualistica della paternità…In base a questa concezione, l’autore esprime liberamente i suoi pensieri e le sue emozioni nella scrittura.” Questo studio, tuttavia, avrà una definizione un po’ più ristretta di creatività. Le dodici microstrategie sopracitate poste da Anne Schjoldager possono essere divise in strategie più o meno creative. La caratteristica per alcune di esse è che non alterano, aggiungono o tolgono alcun significato linguistico o semantico quando applicate al testo di destinazione (Target Text).

Questo vale per il trasferimento diretto, il calco, la traduzione diretta e la traduzione obliqua che traducono tutti vicini o molto vicini al testo di origine (Source Text)(Schjoldager 2008: 93-99). Quindi, non le considero microstrategie creative, e i testi tradotti usando esclusivamente questi non possono essere considerati traduzioni creative.

Al contrario, le rimanenti otto strategie fanno in qualche modo aumentare il livello di creatività quando applicate nella traduzione. Sebbene il significato semantico sia in qualche modo reso, ci sono dei cambiamenti linguistici quando si impiegano queste strategie. Tra queste otto strategie creative, il livello di creatività varia a sua volta. Il modello di creatività classifica le strategie di esplicitazione, condensazione e cancellazione come leggermente creative in quanto implicano semplicemente l’elaborazione di un significato esistente, l’accorciamento del testo e l’assunzione di significato. Le cinque strategie principali, tuttavia, stanno riscrivendo la semantica del testo di origine o stanno aggiungendo un significato che non può essere direttamente dedotto dal testo di destinazione. Pertanto, li considero leggermente più creativi.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)


La creatività nella traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Abstract
La traduzione ha molti scopi e destinatari diversi – e quindi, lo stesso testo può avere molte traduzioni diverse dovute al fatto che i traduttori, come qualsiasi altro autore, usano la creatività mentre traducono, ma come può essere definito nella traduzione? Per poter rispondere a questa domanda, il seguente progetto suggerirà un modello di creatività nella traduzione, basato sulla tassonomia delle microstrategie di Anne Schjoldager. Per esempio: Trasferimento diretto, Calco, Traduzione diretta, Traduzione obliqua, Esplicitazione, Parafrasi, Condensazione, Adattamento, Aggiunta, Eliminazione, Permutazione. Verrà esplorata la definizione di ciascuno di essi e dei loro livelli di creatività. Queste dodici microstrategie possono essere divise in strategie più o meno creative.

Condotto con il modello di ricerca comparativa negli studi di traduzione, il presente progetto è uno studio descrittivo-analitico basato su un corpus che affronta lo studio della creatività nella traduzione del testo giornalistico dall’Inglese al Persiano. Il corpus costruito per lo scopo di questo studio è un parallelo che comprende 1000 frasi inglesi che compaiono in tre testi inglesi di tipo giornalistico; un comunicato stampa, un nuovo articolo e un articolo politico che è stato messo a confronto con le loro traduzioni Persiane. Quindi, sulla base delle dodici microstrategie sopracitate di Anne Schjoldager, si conclude sia se il traduttore di testi giornalistici è creativo come la traduzione di ogni testo. E tra le strategie di cui sopra che è usato di più e che è meno.

Parole chiave: Creatività, Testi giornalistici, Microstrategie, Traduzione.

1. Introduzione

2. Resoconto del Problema
La traduzione è stata definita nel seguente modo: “La sostituzione di materiale testuale in una lingua attraverso materiale testuale equivalente in un’altra lingua.” (Schjoldager 2008: 17) Tuttavia, molti traduttori sosterranno che la traduzione è molto più di questo. La traduzione ha molti scopi e destinatari diversi – e quindi, lo stesso testo può avere molte traduzioni diverse. Ma i traduttori si avvalgono dell’opzione di essere creativi mentre traducono? Questo studio proverà a rispondere a questa particolare domanda.

Con riferimento alle ipotesi e alle domande seguenti, questo progetto si concentrerà su come e perché la creatività può essere usata nella traduzione. L’obiettivo è esaminare come sono i traduttori creativi quando traducono testi di tipo giornalistico.

Ipotesi:

  • Il grado di creatività usato nella traduzione varia enormemente quando si traducono testi di diverso tipo.
  • I traduttori usano la loro creatività mentre traducono testi giornalistici.

Seconda parte di questo articolo

Fonte: Articolo scritto da Elham Rajab Dorri pubblicato nel luglio 2018 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Arianna Picchio
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Allerona Scalo (TR)

Una traduzione eccellente (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Traduco solo verso l’inglese ma, ai fini dell’esempio,in francese direi qualcosa come:

“Dans le bilan conventionnel, les actifs, eux aussi, sont regroupés surtout pour mettre en valeur le coefficient de liquidité, Mais si on s’éloigne un peu de cette perspective il devient possible de considérer les actifs en fonction de leur nature, plutôt que leur échéance.”

["In uno stato patrimoniale convenzionale, i ben attivi, sono categorizzati soprattutto per mettere in risalto il rapporto di liquidità corrente ma, se ci si allontana un po' da questa prospettiva, diventa possibile considerare i beni attivi in funzione della loro natura."]

Google dal canto suo, dà questo risultato:

“Le regroupement des actifs dans le bilan conventionnel est également conçu pour mettre en évidence le rapport actuel, mais quand on enlève cette restriction on peut considérer actifs en fonction de leur type. »

[“La categorizzazione dei beni attivi all'interno di uno stato patrimoniale convenzionale viene ideata per mettere in evidenza il rapporto corrente ma, rimuovendo tale restrizione, si può prendere in considerazione i beni attivi in funzione della loro tipologia.”]

Google non conosce il significato di “rapporto di liquidità corrente”, ma anche se quel termine in particolare fosse stato corretto, dubito che questa versione francese possa avere molto senso.

Confido che la mia versione, pur considerando i suoi difetti, abbia un senso cristallino.

Le parole in maiuscolo nella mia versione ristrutturata della frase rappresenterebbero le parole enfatizzate. Le eccezioni possono essere “convenzionale” e “rapporto di liquidità corrente” — ma i loro concetti sono importanti perché l’autore ne ha già discusso, mentre le altre parole in maiuscolo sono importanti in quanto elementi “nuovi” del discorso.

Paul: Come valuteresti questo tipo di tecnica in confronto alla specializzazione in un determinato settore?

John:Gli specialisti di settore che non riescono a sentire il significato implicito di un testo, non sono in grado di seguire la linea di ragionamento dell’autore e non possono produrre una buona traduzione. Il concetto che voglio esprimere è che, pur non essendo esperti della materia, possiamo gestire testi complessi arrivando al loro significato, individuando dove cadono gli accenti e le parole importanti che si ripetono, come se il testo venisse letto a voce. Quando si recupera la “musica” che sta alla base del testo, il significato implicito dell’autore balza all’occhio. Vi garantisco che questo vi offrirà un vantaggio significativo per produrre una buona traduzione di testi specializzati, anche se non siete specialisti dell’argomento.

Credo che dovremmo utilizzare questa tecnica ponderata per diventare noi stessi dei professionisti migliori. Questo ci darà un vantaggio nella partita.

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Una traduzione eccellente (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Paul: Quindi, come è possibile arrivare rapidamente al significato più profondo di un testo specializzato?

John: Il segreto consiste nel decifrare dove cadono gli accenti all’interno di una frase – qual è l’enfasi percepita dagli ascoltatori se l’autore originale leggesse il testo a voce alta. I tratti soprasegmentali, vale a dire il tono, il registro, l’intonazione e la struttura degli accenti della lingua parlata, nascondono una quantità enorme di informazioni sul significato inteso dall’oratore che, tuttavia,vengono persi nella lingua scritta.

Paul: Credi che queste informazioni possano essere recuperate da un testo scritto?

John: Senz’altro! È sufficiente “sentire” il testo. Se si legge un testo a voce alta, si può fugare ogni dubbio circa le intenzioni dell’autore e il suo significato implicito. Se non si riesce a sentire il testo leggendolo silenziosamente, la lettura ad alta voce può essere utile per individuare dove l’autore ha posto maggiore enfasi e, di conseguenza, il significato implicito del testo.

Paul: Puoi fornire un esempio pratico di questa tecnica?

John: Prendiamo una frase da un libro che tratta di contabilità – un argomento da cui molti traduttori si tengono alla larga perché considerato troppo “specialistico”. Eccone una:

“The grouping of assets in a conventional Balance Sheet is also designed to highlight the current ratio, but when we remove this restriction we can consider assets according to their type.”

“La categorizzazione dei beni attivi all’interno di uno stato patrimoniale convenzionale viene concepita per evidenziare anche il rapporto di liquidità corrente, tuttavia rimuovendo tale restrizione è possibile valutare ciascun bene attivo in base alla sua tipologia.”
Ascoltando come questa frase potrebbe essere letta a voce alta e individuando gli elementi sui quali cade l’accento, è possibile arrivare a una comprensione migliore dell’idea espressa. Questo aiuta a identificare quali siano gli elementi più importanti.

Il contesto rivela che l’autore del testo pensa che le regole della contabilità abbiano bisogno di essere riorganizzate in qualche modo. Nello specifico, l’autore crede che si riservi troppa importanza al “rapporto di liquidità corrente” – che lui stesso definisce come il rapporto tra i beni attivi correnti (cioè che debbano essere realizzati entro un anno) e le passività correnti (ovvero tutti i pagamenti da onorare entro lo stesso periodo di tempo). La sua discussione inizia dalle passività dello stato patrimoniale, e nella frase dell’esempio sta spostando l’attenzione verso la parte dei beni attivi. Sta proponendo un approccio alternativo che non sia troppo legato al rapporto di liquidità corrente.
Una volta in possesso di queste informazioni, e per conoscerle abbiamo bisogno di leggere un paio di pagine, possiamo ricostruire mentalmente la frase imprimendole un’enfasi più definita:

“Il metodo con cui I BENI ATTIVI (a differenza delle passività) vengono categorizzati, all’interno di uno stato patrimoniale CONVENZIONALE (a differenza delle mie idee innovative) viene ANCHE concepito per evidenziare IL RAPPORTO DI LIQUIDITÀ CORRENTE (come abbiamo già discusso, in riferimento alle passività). Tuttavia, se TRALASCIAMO il rapporto di liquidità corrente (invece di attribuirgli così tanta importanza), è possibile strutturare i beni attivi in maniera più logica in base alla loro TIPOLOGIA (anziché in base al periodo di tempo entro cui debbano essere realizzati).”
Individuando la posizione all’interno della frase degli elementi più importanti, o enfatizzati, è possibile affinarne il significato identificando gli elementi cui vengono contrapposti.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Una traduzione eccellente (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Paul: Ma non è pur vero che la popolarità delle traduzioni di qualità medio-bassa sia un mercato in espansione? Assistiamo all’impatto crescente della competizione digitale a basso costo – online e spesso istantanea. La consideri come una minaccia per la professione?

John: È una minaccia, certamente; ma forse è una minaccia maggiore per i nostri colleghi meno capaci piuttosto che per quei traduttori che hanno meglio sviluppato le proprie abilità. Stranamente, credo che sul lungo termine, il maremoto digitale potrebbe aprire a nuove opportunità per i traduttori umani.

Paul:Ma John, questa è un’affermazione del tutto nuova! Come mai?

John: Così come i computer diventano sempre più simili a noi, noi diventiamo sempre più simili a loro. Mentre le macchine diventano sempre più intelligenti, noi tendiamo a essere sempre meno disposti, e possibilmente meno capaci, a leggere e comprendere,a un livello più profondo,le informazioni complesse. Alla stregua dei cassieri che non sanno più calcolare il resto (perché non ne hanno necessità), molti di noi stanno perdendo rapidamente l’arte della scrittura: ci aspettiamo tutti di essere capaci di assorbire velocemente e con facilità le informazioni che leggiamo.
Allo stesso tempo però, ho notato che le persone stanno perdendo la capacità di scrivere sufficientemente bene perché questo sia possibile. E nonostante siamo in grado di accedere facilmente a enormi quantità di informazioni, assistiamo alla diminuzione della capacità di comprendere cosa queste “significhino” davvero. Quindi, mentre abbiamo sempre più bisogno che le informazioni siano presentate in modo da essere comprese rapidamente e con facilità, le persone in grado di scrivere abbastanza bene da poter permettere il raggiungimento di questo obbiettivo sono sempre di meno.
Ora, mentre questo è già un problema all’interno di una stessa comunità linguistica, quando l’informazione deve essere tradotta da una lingua all’altra, il problema diventa inevitabilmente più complesso.
Caratteristica dei traduttori più abili, è la capacità di comprendere il testo sorgente a un livello più profondo e, allo stesso tempo, di essere uno scrittore provetto nella lingua di arrivo; ed è qui che si trova l’occasione da cogliere. Un’opportunità di mercato a cui i traduttori umani meno capaci o la competizione digitale non possono rivolgersi.
Lo standard qualitativo di una grossa porzione delle traduzioni che vengono prodotte giornalmente è basso, e molte traduzioni in ambito tecnico sono spesso ben al di sotto della soglia di coerenza. Tuttavia, abbiamo a disposizione alcune tecniche che,oltre ad aiutare a produrre traduzioni di argomenti difficili piuttosto buone, eseguono una funzione molto utile.

Paul: Puoi fornire un esempio pratico di queste tecniche?

John: Comprendere un testo scritto, e crearne successivamente una versione che sia comprensibile anche in un’altra lingua, alla fin fine si riduce ad ascoltare ed esprimere la voce nascosta all’interno del testo originale. Questa è il significato interno delle parole che l’autore sta cercando di trasmettere. Se si riesce a “sentire” il significato implicito dietro alle parole, è possibile acquisire rapidamente una comprensione più profonda anche di testi che trattano argomenti molto specializzati.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Una traduzione eccellente

 Categoria: Tecniche di traduzione

Una “traduzione eccellente” si ottiene quando il traduttore riesce a spingersi oltre le parole, afferrandone il significato interiore. Ecco come fare…

Alcuni affermano che i clienti disposti a pagare fior di quattrini per traduzioni di qualità molto elevata non manchino. L’americana Chris Durban, emigrata a Parigi dove lavora come traduttrice, è una sostenitrice molto famosa dell’idea – e le sue tariffe onerose supportano questa teoria. Tuttavia, avverte, per arrivare a proporre tariffe simili non basta essere bravi… ma molto, molto bravi [1]. Come possono quindi i traduttori “ordinari”, come la maggior parte di noi, alzare la posta in gioco e produrre traduzioni migliori? Giro la domanda al traduttore esperto il Dott. John Jamieson.

Paul: Molti nel nostro ambiente adorano affermare che la civiltà non si sarebbe potuta sviluppare senza il contributo, unico nel suo genere, portato dai traduttori. Sovente, si dice che questi conducano la delicata trattativa tra lingue e culture diverse, permettendo la diffusione di nuove conoscenze e portando a grandi scoperte. Tale ruolo li rende esperti di rilievo che, al pari di dottori e contabili, meritano un’adeguata compensazione.

John: Esattamente, i traduttori così come meccanici e idraulici, necessitano di essere compensati in maniera adeguata al contributo professionale che apportano alla società.
Tuttavia, pur ammettendo che la traduzione sia davvero una professione, è fondamentalmente differente da qualsiasi altro mestiere che si fregi di tale appellativo per il semplice motivo che la nostra merce di scambio – la lingua – fa parte del patrimonio innato di ogni essere umano. Quasi tutti sul pianeta parlano una lingua, e molti di noi ne parlano due o anche di più, quindi ogni tentativo di costruire un ordine religioso o una professione, partendo da una simile base universale, è destinato ad avere successo solo in maniera parziale. Dal mio punto di vista, le affermazioni di alcune associazioni professionali di traduzione e non solo, secondo le quali svolgiamo un qualche ruolo sociale superiore, sono molto simili al topo che cerca di farsi grosso come un elefante.

Paul: Converrai però, che il lavoro richiede una buona dose di abilità professionale?

John: Certamente. Tuttavia, secondo quanto ho potuto osservare, la qualità del lavoro di traduzione prodotto dalla grande maggioranza di traduttori “professionisti” risulta essere, nel migliore dei casi, molto ordinaria. Un esempio semplice ma efficace è la qualità di alcune traduzioni verso l’inglese presenti su siti come Linguee, che offrono campioni di traduzioni che i professionisti del settore possono imitare o riutilizzare. Resto sempre sorpreso di quanto spesso queste dimostrino una poca maestria o un’inadeguata capacità di analisi del significato del testo sorgente.

[1] “Per lavorare nel “segmento premium” i traduttori debbono possedere eccellenti capacità di scrittura (“superiore al 98% della popolazione generale”), e hanno bisogno di specializzarsi.” Jayne Fox, http://foxdocs.biz/BetweenTranslations/bulk-versus-premium-translation-chris-durban/

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Paul Sulzberger pubblicato il 2 novembre 2016 su Translation Business

Traduzione a cura di:
Nicola Sirci
Traduttore freelance IT>EN – EN>IT
Assisi (PG)

Creare traduzioni di qualità

 Categoria: Tecniche di traduzione

Le traduzioni di qualità sono sempre richieste, e per raggiungere la massima qualità possibile i traduttori studiano e si allenano per anni, perfezionando la propria arte. Eppure, anche se ogni traduttore è un individuo a se, il processo di traduzione si articola in varie fasi ordinarie, e conoscendole anche il traduttore meno esperto può imparare un po’ più velocemente a padroneggiare l’arte della traduzione.
Senza ulteriori indugi diamo un’occhiata al procedimento tipico seguito da un traduttore professionista nel corso del suo lavoro.

1. I traduttori familiarizzano col materiale
Prima di passare al processo di traduzione devono conoscere l’argomento del lavoro e ciò che gli serve sapere per svolgerlo. In molti sensi ogni traduzione è unica, ed è importante sapere che tipo di difficoltà potreste trovarvi ad affrontare per poter fornire la migliore traduzione possibile. Inoltre durante questa fase i traduttori prendono appunti per accelerare il procedimento ed evitare complicazioni.

2. Valutate le capacità necessarie per la traduzione
Un’altra parte fondamentale della traduzione è la valutazione delle vostre capacità. Siete in grado di capire il materiale per intero mentre lo leggete? Riuscite a tradurre coerentemente le parti più difficili nella vostra mente? Siete sicuri di poter offrire la qualità migliore? Se avete forti dubbi o perplessità meglio rifiutare il lavoro prima di fare errori.

3. Fate ricerche accurate
Studiare il tema è importante, soprattutto  se avete a che fare con argomenti con cui non avete familiarità. Per esempio, potreste tradurre un testo sui computer senza avere nozioni di informatica, il che potrebbe creare problemi se il testo si basa su vari termini e descrizioni tecniche.

4. Credete nelle vostre capacità
Conoscere i propri limiti è importante, ma lo è anche credere in se stessi. A volte pochi ostacoli potrebbero convincervi  che quel lavoro non fa per voi. Abbiate fiducia, niente è intraducibile, e se darete il meglio di voi stessi sarete soddisfatti.

5. Fate un brutta copia
Fate una prima stesura invece di tuffarvi direttamente nel processo di traduzione, così da sapere che tipo di problemi potreste trovarvi di fronte. Una volta capito ciò che vi serve, potreste fare ulteriori ricerche o consultare uno specialista in materia. In ogni caso ciò che conta è il risultato finale , quindi prendetevi il tempo necessario.

6. Cercate di suonare naturali
Non c’è nulla di più frustrante che mettere tutto il proprio impegno in una traduzione  per poi rendersi conto che non suona. Si tratta di un problema comune nelle traduzioni, ma dovrete assicurarvi di evitarlo, altrimenti rischiate di intaccare la vostra reputazione e la vostra credibilità di traduttori.

7. Fate fluire il testo in modo lineare
Un altro punto è il flusso del testo. Potreste trovarvi in difficoltà quando una poesia tradotta non rima correttamente o non sembra avere il giusto “ritmo”. Dovrete quindi evitare di interrompere il flusso,  per quanto possibile, ed adattare il testo in modo che scorra con naturalezza.

8. Rileggete con cura
La rilettura è importante, soprattutto se non vi considerate ancora professionisti con esperienza. Valutate se inviare la traduzione ad un parlante madrelingua  per una rilettura e ascoltate attentamente ciò che avrà da dirvi.

9. Non smettete di migliorarvi
Non esistono confini quando si tratta di traduzioni. C’è sempre margine di crescita, e non importa come migliorerete le vostre capacità (traducendo come freelance per 2polyglot.com oppure facendo pratica senza la possibilità di trarne profitto) ogni metodo funziona quando si tratta di esercitarsi. Non abbiate paura di continuare a fare pratica, imparare e perfezionare l’arte della traduzione.

Speriamo che questi consigli vi siano utili in futuro, e se vi interessa anche solo lontanamente la traduzione continuate a leggerci.

Fonte: Articolo scritto da Vadim Dikman e pubblicato nel luglio 2016 sul Translation Journal

Traduzione a cura di:
Niccolò De Bernardis
Traduttore ENG>ITA – SWE>ITA

Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

I motti delle Grandi Case e i chengyu cinesi

< Seconda parte di questo articolo

Casa Lannister: 蘭尼斯特家族 Lán nísī tè jiāzú

Motto

Hear me roar! Udite il mio ruggito! 听我怒吼 Tīng wǒ nùhǒu

La nobile e orgogliosa Casata di Castel Granito, il cui emblema è un leone dorato in campo rosso, si fregia del motto “Hear me roar!”. La traduzione italiana ha modificato il verbo “roar” sostituendolo con il sostantivo “ruggito”, anziché con il verbo “ruggire”. La sostituzione della categoria grammaticale, però, non influisce sul valore semantico. La traduzione cinese sembra comportarsi in modo identico e ancora una volta mantiene la struttura del chengyu a quattro caratteri.

Casa Targaryen 坦格利安家族 Tǎn gé lì’ān jiāzú

Motto

Fire and Blood Fuoco e sangue 血火同源 Xuèhuǒ tóng yuán

I Targaryen, signori dei draghi, uniscono fuoco e sangue nel proprio motto. In italiano viene tradotto alla lettera senza creare alcuna difficoltà strutturale. In cinese, viene ricreata la struttura a quattro caratteri nel motto 血火同源 Xuèhuǒ tóng yuán. Il primo carattere (血) è il “sangue”, il secondo (火) il “fuoco”, mentre gli ultimi due (同源) indicano “un’origine comune”. Una possibile traduzione potrebbe quindi essere: “fuoco e sangue hanno la stessa origine”. Non è dunque una traduzione strettamente letterale, ma consta di un’aggiunta che spiega meglio il motto originale. Il fuoco e il sangue derivano infatti entrambi dai draghi, animali fantastici associati alla Casa Targaryen, impiegati nelle guerre di conquista come arma devastante.

Dai tre esempi, estrapolati da uno studio analitico molto più corposo, si evince come la principale tendenza dei traduttori cinesi sia quella dell’addomesticamento. La versione cinese, quindi, tende una mano amica ai propri lettori, vestita di familiarità e adornata di tradizione, pur mantenendosi fedele all’intento dello scrittore.

Di esempi da citare e studi da riportare ce ne sarebbero molti altri per cui, nell’immenso mare della ricerca incentrata sulle strategie traduttive di questo popolo orientale, il presente articolo non è che una goccia trovata tra Delta delle Acque e il Mare Stretto.

Articolo tratto dalla tesi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: analisi sociolinguistica della traduzione cinese con riferimenti all’adattamento televisivo e alla sua ricezione in Cina”

Autrice:
Emanuela Catarra
Traduttrice ENG>ITA, CIN>ITA
Bergamo

Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

I motti delle Grandi Case e i chengyu cinesi

< Prima parte di questo articolo

La traduzione dei motti delle Grandi Case, con espressioni per lo più a quattro caratteri, dimostra la tendenza largamente diffusa in Cina all’addomesticamento.

Termine coniato da Lawrence Venuti, l’addomesticamento è la strategia opposta allo straniamento. “Addomesticare” un testo straniero consiste nel tradurlo in un modo fluido e trasparente che tende a cancellare l’estraneità del testo fonte e a renderlo conforme alla necessità e ai valori del pubblico d’arrivo. Rievocando Schleiermacher (1813), “Il traduttore lascia il più possibile in pace il lettore e gli muove incontro lo scrittore”. Fenomeno contrario è invece quello dello straniamento per cui “il traduttore lascia l’autore in pace il più possibile e conduce il lettore verso di lui”. Il lettore viene quindi avvicinato a contenuti non familiari ed esotici e viene meno l’invisibilità del traduttore. Teorizzata da Venuti, l’invisibilità è prodotta dal modo in cui i traduttori tendono a tradurre in maniera scorrevole verso la lingua target allo scopo di produrre un testo d’arrivo idiomatico e leggibile che crei l’illusione della trasparenza. Nella lingua d’arrivo, il testo viene quindi letto non come una traduzione, ma come se fosse l’originale. L’atto della traduzione viene celato. L’addomesticamento rende invisibile il traduttore mentre lo straniamento (anche chiamato resistenza da Venuti) lo rende visibile.

Alcuni esempi di traduzione dei motti delle Grandi Case del Trono di Spade rendono evidente la tendenza cinese all’invisibilità, proponendo strutture linguistiche culturalmente vicine ai propri lettori:

Casa Stark: 史塔克家族 Shǐ tǎ kè jiāzú

Motto:

Winter is coming L’inverno sta arrivando 凛冬将至 Lǐn dōng jiāng zhì

Il motto di casa Stark esprime un monito. I membri della nobile casa del Nord non vantano le proprie qualità ma, rispecchiando la propria indole seria, valorosa, forte e temprata dal gelido clima settentrionale, esprimono un avvertimento nel proprio motto. L’arrivo dell’inverno è legato all’approssimarsi di un periodo di caos, sconvolgimenti politici, carestie e difficoltà economiche. Il motto originale, in inglese, è asciutto e diretto e in italiano viene tradotto alla lettera. In cinese, la frase a quattro caratteri 凛冬将至 Lǐn dōng jiāng zhì, consta di una piccola aggiunta probabilmente apportata perché i caratteri raggiungessero il numero quattro. 凛 infatti, vuol dire “freddo”. La traduzione letterale potrebbe allora essere: “il freddo inverno sta arrivando”. La particella 将 indica l’approssimarsi di un evento futuro e rispecchia quindi il tempo verbale del motto originale.

Terza parte di questo articolo >

Articolo tratto dalla tesi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: analisi sociolinguistica della traduzione cinese con riferimenti all’adattamento televisivo e alla sua ricezione in Cina”

Autrice:
Emanuela Catarra
Traduttrice ENG>ITA, CIN>ITA
Bergamo

Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco

 Categoria: Tecniche di traduzione

I motti delle Grandi Case e i chengyu cinesi

I motti delle Grandi Case, le cui vicende sono narrate nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, saga fantasy scaturita dal genio letterario di George R.R. Martin, sono stati creati in modo da risultare suggestivi e d’impatto. Sono inoltre carichi di valore semantico che lascia trasparire le peculiari caratteristiche di cui si fregia ogni casato. Frasi brevi, incisive, dense di significato, che vanno analizzate nel dettaglio per essere comprese appieno. Dietro ogni motto si nasconde la storia delle sue origini.

Il motto dei Targaryen (“fuoco e sangue” / “fire and blood”), ad esempio, si riferisce alla grande guerra di Aegon il Conquistatore che lasciò sul campo il sangue di numerosi nemici divorati dal fuoco dei suoi draghi. Racconta un’antica storia anche il motto di Casa Martell: “mai inchinati, mai piegati, mai spezzati” (“unbowed, unbent, unbroken”). I Dorniani furono infatti gli unici a non piegarsi davanti alla potenza dei Targaryen e, piuttosto che sottomettersi alla conquista, accettarono un’unione matrimoniale tra il principe erede al trono, Rhaegar Targaryen, e la principessa Elia Martell. Altrettanto emblematico è il motto di Casa Greyjoy: “noi non seminiamo” (“we do not sow”). Parole apparentemente poco evocative, racchiudono invece la vera natura degli abitanti delle Isole di Ferro. Pirati, predoni, dediti al saccheggio e allo stupro, non seminano perché l’agricoltura non rientra nel loro stile di vita. Le aspre sporgenze rocciose, bagnate dal mare, hanno forgiato gli uomini di ferro plasmandone la vita e le abitudini sociali. Il motto dei signori di Pyke dunque, riflette e riassume le caratteristiche del proprio popolo.

I traduttori cinesi che a partire dal primo romanzo hanno seguito il progetto, Tan Guanglei e Qu Chang (谭光磊, 屈畅), dovevano quindi coniare espressioni brevi, dense di significato, dal sapore arcaico e che riecheggiassero uno stile epico. Si sono dunque avvalsi di arcaismi linguistici, dove possibile, ed è inoltre evidente il tentativo di traduzione volto a racchiudere i motti in soli quattro caratteri. Scelta che deriva dalla tradizione letteraria cinese ed è dovuta all’esistenza dei cosiddetti chengyu (成语, chéngyǔ) o frasi a quattro caratteri. Espressioni idiomatiche del cinese classico, i chengyu racchiudono solitamente un significato comprensibile solo conoscendo il mito, la leggenda, la storia a cui sono collegati. Visto che non rispondono alla normale struttura sintattica del cinese moderno, ma sono molto più sintetici, è spesso necessario conoscere il contesto in cui sono nati per poterli comprendere correttamente. I cinesi ne fanno largo utilizzo sia nella lingua scritta che in quella parlata, conoscere e padroneggiare i chengyu è ritenuto segno di cultura e riflette l’intramontabile amore e rispetto per gli antichi, tipico della cultura orientale.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo tratto dalla tesi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: analisi sociolinguistica della traduzione cinese con riferimenti all’adattamento televisivo e alla sua ricezione in Cina”

Autrice:
Emanuela Catarra
Traduttrice ENG>ITA, CIN>ITA
Bergamo

Traduzione: non solo questione di parole (5)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Anche il Linguista Roman Jakobson suggerisce che “tutto sarebbe tradotto in atti di linguaggio”. Per lui, la comunicazione è divisa in tre tipi di traduzione. La prima, la traduzione interlinguistica, è quella che alcuni autori chiamano “vera e propria” traduzione, cioè la traduzione di un testo da una lingua all’altra nella sua concezione più tradizionale. Da parte sua, il secondo tipo di traduzione, la traduzione Intralinguistica, è più comunemente noto come riformulazione, cioè il tentativo di utilizzare parole diverse della stessa lingua per spiegare un concetto o idea.

Nella vita quotidiana, questa strategia è spesso usata tra due livelli linguistici o tra due dialetti regionali, o tra diversi modi di parlare legati ad un dato periodo di tempo. Infine, il terzo tipo di traduzione proposto da Jakobson è la traduzione intersemiotica, cioè l’uso di un sistema non verbale per rappresentare i segni verbali. Le espressioni facciali o gestuali o le onomatopee usate al posto delle parole nella comunicazione, o l’uso di emoticon nei messaggi di testo per tradurre un’idea sono esempi di questo tipo di traduzione. Di conseguenza, la traduzione equipara, secondo questo teorico, ad una sorta di sinonimia sulla scala di significato, e una conversazione sarebbe un atto di traduzione intersemiotica costante, dove ogni interlocutore “tradurrebbe” continuamente per sé il significato di ogni gesto che accompagna le parole che sente. Seguendo la logica del linguista russo, dire che il significato è una traduzione sarebbe possibile.

Una nuova versione del mondo
Nel complesso, il concetto di traduzione, inteso da alcuni come fenomeno puramente linguistico, e rivendicato da altri come atto interpretativo in senso lato che rende possibile la creazione di una nuova “versione” del mondo, gioca un ruolo fondamentale nel rimettere in discussione e riappropriarsi del significato degli elementi tradotti. Che la traduzione implica una certa perdita di significato o che porta ad un’aggiunta interessante in termini di semantica, essa dà luogo all’esistenza di una versione alternativa e polifonica della realtà. Così, anche se i teorici concordano sul fatto che una traduzione non può essere perfetta e che è necessariamente incompleta, apre la possibilità della coesistenza e della creazione di nuove soggettività e analisi plurali altrettanto valide delle interpretazioni iniziali, poiché, come ci ricorda Berman, non esiste un originale in termini assoluti, esistono solo traduzioni.

Fonte: Articolo scritto da Gabrielle Pannetier Leboeuf e pubblicato sul volume 2 dell’estate 2016 della rivista Dire

Traduzione a cura di:
Ayoub Benzarti
Traduttore indipendente
Tunisi