Il mio metodo di traduzione di un manga (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Fase cinque: revisione (seconda stesura)
Trovo che mi sia di aiuto iniziare la revisione solo dopo aver preso una breve pausa dalla traduzione, almeno una notte di riposo, perché ho bisogno di far passare il mio cervello dalla modalità scrittura a quella revisione.
Revisione per me significa rileggere ogni pagina e focalizzarmi sulla parte giapponese della traduzione, soprattutto sui segmenti evidenziati in giallo, cioè quelli in cui ero in dubbio su cosa stesse accadendo esattamente.
Se in questa fase modifico un vocabolo, mi assicuro che venga fatto anche nel glossario.
Cerco di fare la revisione in 3-4 mezze giornate, dividendo il manga in altrettante parti.

Fase sei: correzione del testo tradotto (stesura finale)
Questa fase è completamente indipendente da quella della revisione, perché non guardo affatto la versione giapponese. Mi concentro esclusivamente sull’inglese.
Suona come qualcosa che direbbe un madrelingua inglese? Dà l’idea di qualcosa che direbbe il personaggio? Si adatta al balloon (oppure posso accorciarlo)? Cerco di leggere la traduzione inglese ad alta voce, ma ammetto che non lo faccio sempre (specialmente se sono di fretta). Se ho difficoltà con la correzione del testo tradotto, allora utilizzo la sintesi vocale di Word (anche se non mi piace molto quando è presente tanta formattazione; la utilizzo soprattutto con i romanzi).
Non prendendo in considerazione il testo source in giapponese, questa fase richiede meno tempo (1-2 mezze giornate).

Fase sette: consegna
Mi assicuro di selezionare il file corretto prima di allegarlo alla mail. A proposito, solitamente salvo un file a parte per ogni bozza e faccio il backup di tutte le bozze e di tutti i glossari per ogni eventualità. A questo punto dovrei inviare anche il glossario, ma ammetto di aver dimenticato di mandarlo più volte di quante avrei dovuto.
A seconda del cliente e del suo sistema, insieme alla traduzione invio anche la fattura oppure separatamente al suo ufficio contabilità.
Infine compilo il mio file Excel ricavi/costi con il numero di fattura, data invio, importo ecc.
E ora passiamo al prossimo progetto!

Fonte: Articolo scritto da Jennifer O’Donnell e pubblicato il 28 marzo 2020 sul sito J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Locatelli
Traduttrice JAP, DE, EN > IT
Bergamo

Il mio metodo di traduzione di un manga (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Fase quattro: prima stesura
Durante la fase di traduzione ho una finestra sulla destra con la copia digitale del manga, una sulla sinistra con Word e poi una terza finestra con Internet. La finestra di Internet ha normalmente pronti all’uso:
- Alcuni dizionari (jisho.org ed ejje.weblio)
- Thesaurus.com
- Riferimenti per gli effetti sonori (ad esempio jadednetwork)
- Alcuni tab di Google per la ricerca

Ci sono vari modi per affrontare una prima stesura. Io trascrivo la formattazione della pagina prima di iniziare a tradurre: personaggi  che parlano, narrazione, effetti sonori, ecc. La guida di stile definisce come il tutto debba essere strutturato. Poi traduco la pagina riempiendo gli spazi. Aggiungo eventualmente le note del traduttore con “NT:” in un commento. Questo può riguardare dei riferimenti (ad altri elementi o a flashback), delle battute divertenti o delle traduzioni che non voglio che cambino e la motivazione del caso.
Mi piace trascrivere la formattazione e in un secondo momento tradurre perché ciò mi permette di focalizzarmi sul flusso del testo nel corso della pagina. Se trascrivessi i personaggi che parlano ecc. mentre sto traducendo, potrebbe interrompersi quel flusso arrivando così ad un dialogo innaturale. Inoltre, operando in questo modo sono in grado di comprendere ogni elemento della pagina. A volte dimentico qualche piccolissimo effetto sonoro o inciso, ma questo metodo mi aiuta a coglierli al 99,9%.
Tuttavia, conosco alcuni traduttori che prima preferiscono tradurre tutto e poi formattare. Questo metodo, analogamente al mio, permette loro di concentrarsi sul flusso della traduzione. Aggiungere la formattazione in un secondo momento rappresenta l’occasione giusta per scovare ogni elemento mancante ed è una buona opportunità per una seconda stesura.
Durante questa fase inserisco le parole chiave nel mio glossario. Di regola separo il glossario in “vocaboli”, “personaggi” ed “effetti sonori”. Ciò non significa solo registrare la grafia giapponese e inglese, ma anche aggiungere qualsiasi commento o collegamento ai riferimenti, e anche immagini se necessario.
Evidenzio anche i segmenti della traduzione sui quali voglio ritornare, utilizzando il colore giallo ad indicare il “doppio controllo con il giapponese” e il colore blu per il “doppio controllo inglese”.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jennifer O’Donnell e pubblicato il 28 marzo 2020 sul sito J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Locatelli
Traduttrice JAP, DE, EN > IT
Bergamo

Il mio metodo di traduzione di un manga (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Fase uno: pianificare la tabella di marcia!
Si tratta di un passaggio chiave che mi aiuta a mantenere un sano equilibrio tra lavoro e vita privata (almeno in teoria…).
Calcolo il numero di pagine che devo tradurre in un giorno lavorando 5 giorni alla settimana fino alla data della consegna (questi 5 giorni sono normalmente mezze giornate, poiché mi piace lavorare su più progetti contemporaneamente). All’inizio cerco di darmi del tempo per la lettura del manga e per la creazione del glossario, poi verso la fine per la revisione e la correzione del testo tradotto.
Consideriamo per esempio  un manga di 160 pagine con consegna 4 settimane, ovvero 20 giorni.
Mi prendo del tempo per leggere prima il manga (anche se di norma lo leggo nel tempo libero, mentre sono impegnata a finire un’altra traduzione).  Cerco di avere anche 5 giorni per la revisione e per la correzione della mia traduzione. Mi restano perciò 15 giorni, che equivalgono a 10,6 pagine al giorno. Poiché so che di solito mi ritrovo ad affrontare problemi di varia natura, arrotondo aggiungendo una pagina extra per arrivare così a 12 pagine tradotte al giorno. È più facile a dirsi che a farsi dal momento che la semplicità di una traduzione dipende dal progetto: ad esempio, ci vorrà più tempo se un manga richiede molta ricerca o il testo è fitto.

Fase due: leggere il manga
Il primo passo è sempre quello di leggere il manga. So che non tutti lo fanno, ma trovo che leggere il manga prima di tradurre (se possibile, qualche volume) a lungo andare mi aiuti. Mi permette di comprendere meglio le voci dei personaggi, i termini usati frequentemente e fornisce spunti per fare delle previsioni.
In questa fase prendo appunti circa i vocaboli, i nomi dei personaggi , ma anche le possibili traduzioni. A volte prendo nota alla ricerca di tutto ciò che può rappresentare un riferimento (arrivi infatti a un punto in cui qualcosa potrebbe essere un riferimento, soprattutto se il manga è una commedia).
Sinceramente, in questa fase, mi piace acquistare una copia cartacea del manga e una copia digitale su Bookwalker per il processo di traduzione vero e proprio (entrambe le copie rientrano nelle spese professionali! Evvai!).

Fase tre: (ri) leggere la guida di stile!
Anche nel caso traduca un manga per un cliente con il quale ho già collaborato, preferisco leggere la guida di stile prima di iniziare a tradurre (o perlomeno vorrei farlo più spesso).
Provo anche a richiedere una guida di stile aggiornata, nel caso siano passati parecchi mesi o addirittura un anno dall’ultima volta che ne ho ricevuta una.  Non tutti i clienti tuttavia sono così bravi da ricontattarmi con una guida di stile aggiornata (forse perché non ne hanno una a disposizione o semplicemente perché si dimenticano di rispondere).

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jennifer O’Donnell e pubblicato il 28 marzo 2020 sul sito J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Locatelli
Traduttrice JAP, DE, EN > IT
Bergamo

Il mio metodo di traduzione di un manga

 Categoria: Tecniche di traduzione

Ultimamente ho riflettuto molto su come le persone si comportano nel momento della traduzione. Ognuno di noi è diverso e ognuno di noi trova il proprio modo di approcciarla. Non soltanto le parole con le quali traduciamo un contenuto, ma anche il procedimento attraverso il quale arriviamo a tradurre quel contenuto: il processo che va dalla ricezione alla consegna di un determinato progetto. Ecco quindi uno dei miei metodi di traduzione, nello specifico quello riguardante la traduzione di un manga.

Fase uno: pianificare la tabella di marcia!

Fase due: leggere il manga (più di un volume se possibile) [< 1 giorno]
Prendo nota delle parole chiave (comincio a definire il mio glossario)

Fase tre: (ri) leggere la guida di stile!

Fase quattro: prima stesura
- Formato > traduco (una pagina alla volta)
- Evidenzio i segmenti di cui non sono sicura (due colori)
- Redigo il glossario

Fase cinque: revisione (seconda stesura)
- Controllo con il giapponese
- Rifinisco le battute (rispecchiano accuratamente il giapponese, mantenerle corte)
- Se necessario, correggo il glossario

Fase sei: correzione del testo tradotto (stesura finale)
Rileggo solo la traduzione in inglese

Fase sette: consegna

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Jennifer O’Donnell e pubblicato il 28 marzo 2020 sul sito J-En Translations

Traduzione a cura di:
Laura Locatelli
Traduttrice JAP, DE, EN > IT
Bergamo

Come fare una pessima figura (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

UN CURRICULUM RICCO SUSCITERÀ MAGGIORE INTERESSE
Enfatizzate i campi nei quali avete più esperienza. Avete seguito la serie “Dr House”? Perfetto! Allora scrivete senza timore di essere “traduttore in ambito medico”, i medici capiranno in ogni caso su cosa verte la vostra traduzione. Imprescindibile citare il marketing. In linea generale, questo è il tipo più semplice di traduzione. La cosa principale sta nello scegliere parole lunghe e parole straniere. La consistente esperienza nell’implementare i costrutti inserendo tempi verbali passivi fornisce un’esperienza premium dell’utente finale e garantisce una comprensione esaustiva del testo senza il bisogno di rileggere più volte.

CHI L’HA DETTO CHE LA TRADUZIONE AUTOMATICA SIA UN MALE?
Su internet si trovano molti articoli riguardo la traduzione automatica. Non a caso i programmatori di Google hanno ideato Translate! È sufficiente inserire il testo, apportare qualche piccola correzione e lo potremo spacciare per nostro. Otterremo così il massimo risultato col minimo sforzo, e genereremo profitto. Il revisore nemmeno se ne accorgerà. E, in generale, chi ha detto che la traduzione automatica non dovrebbe essere usata? Anch’essa è una traduzione ma ad opera di una macchina.

LE SCADENZE SONO SOLO PER I PERDENTI
Non è necessario consegnare il testo entro dei tempi prestabiliti. Per prima cosa, fate vedere al redattore che siete delle persone molto occupate, e fate il lavoro quando potete. Non mostrate,sin da subito, di essere puntuali. La scadenza non è altro che un pro forma, non conta nulla.

E SE MI DOVESSERO CRITICARE?
Se il datore di lavoro non solo non ha accettato il vostro lavoro, ma vi ha anche risposto criticandovi per gli errori presenti nel testo, ditegliene quattro! Fategli notare che gli altri clienti sono totalmente soddisfatti. Mettete in chiaro che “colui il quale leggerà questo manuale, probabilmente non saprà neppure distinguere un router da un modem”. Vale la pena ricordare quale apprezzato specialista siete, dove avete studiato e quanti attestati possedete. Arricchite il vostro testo,aggiungete più punti esclamativi, scrivete in maiuscolo e, nel nucleo centrale, fate alcuni errori grammaticali, in questo modo sembrerà più vivace e convincente. Dopo aver ricevuto un simile testo, il datore di lavoro capirà di aver sbagliato e cambierà opinione su di voi.

L’INDIRIZZO E-MAIL È PARTE DELLA MIA IDENTITÀ
Mandate le vostre traduzioni da un indirizzo di posta elettronica accattivante e memorabile come, ad esempio,cucciolotta93@tin.net, JamesBondi@gmail.com, donato_fumato@libero.it. O, al contrario, usate un nickname come ༒♛Imperator♛༒ e mantenete segreta la vostra identità. Nell’oggetto della mail scrivete qualcosa di generico come “Testo” oppure “Traduzione”. Non lasciate che il redattore si rilassi e indovini subito il tipo di testo e chi lo manda. Meglio ancora se lasciate vuoto il campo dell’oggetto. Tutto questo vi caratterizzerà come delle persone creative e poliedriche. Così facendo resterete certamente impressi nella memoria del redattore che controllerà i vostri lavori.

Fonte: Articolo pubblicato il 26 novembre 2018 sul sito Technolex Translation Studio

Traduzione a cura di:
Aleksandr Telepov
Traduttore IT<>RU -  IT<>UKR
Dnipro, Ucraina

Come fare una pessima figura

 Categoria: Tecniche di traduzione

Abbiamo già trattato riguardo al fatto che molte agenzie chiedano di svolgere un compito di prova e di come non dovremmo prenderla a male. Se avete ricevuto un testo di prova, ecco per voi alcuni consigli disastrosi da parte di un redattore che controlla costantemente questo genere di scritti.

MAMMA DICE CHE SONO UN BRAVO TRADUTTORE, QUINDI, ANCHE IL REDATTORE SARÀ DELLO STESSO AVVISO
Uno degli aspetti principali, nella produzione del testo, è dedicargli poco tempo. Si tratta solo di una prova e non di una vera commessa di lavoro. Effettuate la traduzione quando avrete tempo, abbozzando il testo frettolosamente, ad un bravo redattore questo sarà più che sufficiente per valutare il vostro livello di professionalità. Il datore di lavoro capirà con chi ha a che fare, vi contatterà e, immediatamente, vi affiderà un importante progetto.

APPORTATE DELLE MIGLIORIE AL TESTO
Il testo di prova, molto probabilmente, sarà noioso, perciò varrà la pena migliorarlo con epiteti e metafore. Al posto di “Giappone” scrivete “Paese dal sol levante”, anziché “Gran Bretagna” “nebbioso Albione” eccetera. Se vi capiterà di imbattervi nella descrizione fisica di una persona non limitatevi alla semplice traduzione ma descrivete come voi stessi immaginate questa persona. E, al contrario, le parti più noiose sorvolatele semplicemente, tanto non interessano a nessuno.

PER VOI ESISTE SOLO WORD
Se ritenete che al traduttore, per lavorare, occorrano Windows XP e Word ma, vi viene chiesto di consegnare la traduzione con un certo Trados Studio, non è necessario che leggiate le istruzioni riguardanti la consegna dei file. Siete dei traduttori mica degli informatici! Il vostro patrimonio è costituito dalle sfumature linguistiche mica dai formati dei file, dai segmenti e termbase. I tag sono per i programmatori.
C’è stato un traduttore medico il quale,rimasto molto contrariato dal fatto che fosse stato considerato in errore per aver impropriamente disposto dei tag, esclamò: “perché mai dovrei occuparmi del significato di questi scarabocchi?”.

IL CONTESTO? NO, NON CONTA, NON PRENDETELO IN CONSIDERAZIONE!
Se nel testo qualcosa non vi torna non tormentate Google cercando di decifrarne il senso. La lingua è ricca: una parola può avere una dozzina di significati e talvolta opposti. Lasciate che il significato del testo sia stravolto o si dilegui completamente, non è colpa vostra; è così nel testo originale. Tradurre è un’attività creativa: avete la piena facoltà di scegliere uno qualsiasi dei significati disponibili. Discutetene con il redattore adducendo Translate come prova.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato il 26 novembre 2018 sul sito Technolex Translation Studio

Traduzione a cura di:
Aleksandr Telepov
Traduttore IT<>RU -  IT<>UKR
Dnipro, Ucraina

Processo della traduzione tecnica

 Categoria: Tecniche di traduzione

L’approccio alla traduzione tecnica non è facile neppure per un laureato in ingegneria.

Quando si inizia una traduzione di un manuale o di un brevetto è consigliabile, prima di iniziare la battitura del testo, fare un esame preliminare del testo per verificare quali termini siano importanti e basilari per la caratterizzazione e comprensione del testo.

In un caso mi interpellò una Società che aveva un manualetto di un prodotto di carattere meccanico del genere impastatore che era in inglese, ma tradotto male da una segretaria interna. Vi trovai alcuni errori come “compass” al posto di “bussola” (che è un tipo di cuscinetto) e molte altre improprietà tecniche che furono evidenti al mio occhio esperto.

Le mie prime esperienze sui brevetti esteri furono alquanto traumatiche e mi scontrai con una incomprensione dovuta alla mia scarsa esperienza sull’argomento. Ma, dopo aver visionato delle traduzioni su questi argomenti tecnici fatte da altri ingegneri più esperti, potei regolare la mia interpretazione dei testi e quindi procedere in modo normale e senza eccessivo sforzo “tecnico”. Certamente la traduzione di un brevetto richiede di conoscere certe dizioni particolari, ma una volta appresi essi si applicano in modo abbastanza ripetitivo.

I normali traduttori anche laureati in lingue trovano certamente molte difficoltà nel testo tecnico dovendo cercare, talvolta disperatamente, sui dizionari tecnici in commercio certi termini tecnici non di uso comune. Certamente la cultura tecnica di un ingegnere può essere di molto aiuto, e comunque si deve avere una discreta conoscenza delle lingue trattate.

In particolare i testi tecnici in tedesco o in inglese americano possono presentare alcune difficoltà in relazione alla comprensione di certe definizioni che non sono di uso comune neppure nella lingua parlata normale, ma sono gergali del compilatore tecnico e occorre essere ben addentro alla terminologia tecnica per capire il concetto di cui si scrive.

L’esperienza sul campo sicuramente può essere di aiuto sia per il traduttore che ha una discreta base di conoscenze tecniche sia per un normale traduttore educato da una scuola letteraria.

Le traduzioni dal francese o dallo spagnolo possono sembrare facili per un traduttore madrelingua italiano ma spesso non è così e talvolta è consigliabile consultare anche i dizionari completamente monolingua nella lingua originale per poter comprendere bene il contesto di un certo termine.

Negli ultimi anni certamente l’uso di internet aiuta sia il traduttore con cultura tecnica che quello letterario a svolgere il loro lavoro con precisione.

Prima della diffusione capillare di Internet anche io che sono un tecnico dovetti acquistare molti dizionari su argomenti particolari come elettrotecnica, idraulica, informatica con un certo costo e anche impegno di tempo per trovarli nelle librerie specializzate. Oggi un abbonamento per internet certo risolve molti problemi di comprensione anche per i traduttori non tecnici.

In definitiva qualsiasi interprete o tecnico che si cimenta nelle traduzioni tecniche deve armarsi di modestia e far tesoro di esperienze sul campo.

Un altro importante problema è la costanza dei termini ripetitivi e per questo è utile compilare in un foglio separato tutti i termini nuovi che si incontrano in una traduzione per poterne fare tesoro durante il lavoro in corso e anche durante i successivi lavori similari.

Penso di aver chiarito alcuni concetti sulla traduzione tecnica e gli stessi consigli possono essere applicati sicuramente a traduzioni di tipo legale o di altri argomenti particolari.

Autore dell’articolo:
Marco Ruzzin
Ingegnere e traduttore tecnico
San Martino Siccomario (PV)

Straniamento e Domesticazione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Lawrence Venuti, nel testo The Translator’s Invisibility, A History of Translation analizza i processi e le caratteristiche della strategia di straniamento e domesticazione. Egli definisce la traduzione come: “l’energica sostituzione della differenza linguistica e culturale del testo straniero con un testo che sarà comprensibile al lettore della lingua d’arrivo”. Egli afferma chiaramente che generalmente ci si aspetta che il prodotto traduzione sia comprensibile al destinatario proprio come l’originale lo è per il destinatario nella lingua sorgente. Il traduttore adatta il testo in modo da renderlo comprensibile al lettore; modifica gli elementi in modo che siano percepiti come familiari e riconoscibili. La traduzione deve adattarsi alla situazione culturale e politica del lettore della lingua di arrivo. Questa è una strategia di domesticazione, un testo completamente tradotto reso facilmente comprensibile al lettore attraverso il suo adattamento alla realtà circostante.

In alternativa, egli descrive un processo di traduzione di un testo con l’intenzione di mantenere il suo carattere di estraneità, in modo che il lettore della traduzione possa notare la sua “diversità”. Questa strategia fu nominata “straniamento” e ha acquisito numerosi seguaci proprio come la strategia di domesticazione, dovuto al fatto che entrambe le strategie hanno i loro vantaggi e svantaggi.

Friedrich Schleiermacher, un filosofo tedesco, afferma che ci sono solo due metodi di traduzione. Uno di questi consiste nello spostare l’autore della trattazione originale verso il lettore della traduzione, cioè nel manipolare il testo in un modo da farlo sembrare familiare al destinatario. L’altro metodo implica lo spostamento del destinatario della traduzione verso l’autore della trattazione originale, cioè nel mantenere tutti gli elementi potenzialmente difficili da comprendere nella loro forma originale e nel forzare il lettore ad accettarli.

È interessante che la domesticazione e lo straniamento possano essere più o meno popolari e diffusi in molti paesi. Alcune società, più di altre, sono più tolleranti verso i testi che hanno subito il processo di straniamento e quindi meno comprensibili. Venuti indirizza l’attenzione verso le società di lingua inglese e il fatto che esse non accettino elementi stranieri in una trattazione che ha le sue radici nell’etnocentrismo, nell’imperialismo e nel narcisismo. Egli afferma che “la cultura Anglo-Americana […] è stata dominata a lungo dalle teorie di domesticazione che consigliano una traduzione fluente”.

Autore dell’articolo:
Giovanni Bianchi
Traduttore DE-EN>IT
Milano

Strategie vs tecniche di traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Prima di incominciare un processo di traduzione, è importante selezionare un approccio globale da applicare al testo. Per farlo occorre prendere in considerazione numerosi fattori quali: il contesto storico, la cultura di partenza e di arrivo, i destinatari sia dell’originale che della traduzione. Questo approccio è relativo al testo nel suo insieme e gli conferisce un carattere specifico. Si fa riferimento a questo concetto come strategia di traduzione e sono stati distinti due metodi diversi: straniamento e domesticazione.

Durante il processo di traduzione, d’altra parte, un traduttore può imbattersi in parole e locuzioni problematiche che sono strettamente connesse alla cultura sorgente. Nei Translation Studies ci si riferisce a queste come elementi culturali o concetti culturalmente specifici e, secondo Mahmoud Ordudari, questi “sembrano essere i compiti più ardui per un traduttore”. Questi elementi sono stati analizzati e descritti da numerosi studenti e le loro conclusioni saranno citate in seguito in questo corso.

Peter Newmark, nel suo Textbook of Translation descrive la differenza tra i metodi di traduzione e le procedure di traduzione. Egli spiega che i primi si riferiscono all’intero testo, mentre le procedure di traduzione sono utili nel caso di piccole unità linguistiche, come parole, locuzioni o frasi. Inoltre, Venuti enfatizza il fatto che le strategie di traduzione “implicano i compiti di base nello scegliere il testo straniero da tradurre e nello sviluppare un metodo per tradurlo”. Egli impiega il concetto di “domesticazione e straniamento” per riferirsi alle strategie di traduzione. Ne parleremo in modo più approfondito nell’articolo di dopodomani (ndr).

Autore dell’articolo:
Giovanni Bianchi
Traduttore DE-EN>IT
Milano

Analisi di discorsi e registri (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Ora passiamo a Baker e al suo testo sulla traduzione. Nel suo lavoro guarda all’equivalenza a una serie di livelli: parola, sopra la parola, grammatica, ma dedica la massima attenzione a ciò che Halliday definisce metafunzione testuale, vale a dire alla struttura tematica e alla coesione, e soprattutto a livello pragmatico.

A proposito di struttura tematica sottolinea due aspetti principali. Il primo è che la struttura tematica è realizzata in modo diverso nelle diverse lingue. Il secondo è l’importanza della marcatura relativa nell’analisi del Source Text, che aiuta il traduttore a capire se usare una forma marcata nel Target Text o meno.

Passiamo ora alla coesione. Baker sottolinea, come nella struttura tematica, che le strategie di coesione potrebbero dover differire tra Source Text e Target Text. L’obiettivo del traduttore è quello di produrre un Target Text che sia collegato logicamente nella mente del ricevente del Target Text.

Questo mi porta al mio prossimo punto, il lavoro di Baker sulla pragmatica. Lo ha definito come lo studio del significato così come viene trasmesso e manipolato dai partecipanti alle comunicazioni, quindi lo studio del linguaggio in uso. Baker considera tre principali concetti pragmatici: coerenza, presupposizione e implicazione.La coerenza di un testo, che è correlata alla coesione, dipende dall’esperienza del ricevente del mondo. La presupposizione si riferisce alla conoscenza che il mittente assume che il destinatario possieda e sia in grado di utilizzare per comprendere il messaggio. L’implicazione è ciò che l’oratore intende o implica piuttosto che ciò che viene detto.

L’ultima opera influenzata dal modello di Hallyday è quella di Hatim e Mason. A differenza di Baker, che si concentra sulla funzione testuale, prestano un’attenzione particolare alla realizzazione nella traduzione delle funzioni ideazionali e interpersonali. Nello specifico hanno sottolineato come i traduttori con le loro scelte possano causare uno spostamento in queste funzioni e alterare il valore di verità del messaggio Source Text.

Ma l’aspetto a cui sono principalmente interessati è il discorso e il modo in cui linguaggio e testi comunicano relazioni sociali e di potere. Ecco la loro definizione di discorso: “modalità di parlare e scrivere che coinvolgono gruppi sociali nell’adottare un particolare atteggiamento verso l’area dell’attività socioculturale ”

Anche se in realtà non forniscono un modello da applicare, propongono una serie di elementi che il traduttore deve tenere in considerazione nel loro lavoro e analisi. Abbiamo visto lo spostamento delle funzioni e l’implicanza sociolinguistica del discorso, ma c’è un altro punto da considerare, vale  dire gli elementi dinamici e stabili di un testo. Questi non sono presentati come opposti binari ma come un continuum e sono collegati alle strategie di traduzione. In effetti gli elementi stabili di un testo sono quelli che richiedono un approccio abbastanza letterale mentre con elementi dinamici la traduzione letterale non è un’opzione percorribile e il traduttore deve affrontare sfide più interessanti.

Autore dell’articolo:
Giorgio Pisacane
Dottore in Lingue e Letterature Straniere
Napoli

Bibliografia
Munday, Jeremy (2012) Introducing Translation Studies – Theories and Applications, Routledge

Analisi di discorsi e registri

 Categoria: Tecniche di traduzione

In questo articolo vorrei esporre degli approcci all’analisi di discorsi e registri, che hanno preso piede negli studi traduttivi dal 1990, traendo origine dal lo sviluppo della linguistica applicata

Le teorie principali sono la grammatica funzionale sistemica di Halliday e alcune altre che sono state influenzate dal suo modello, vale a dire quelle di House, Baker e infine Hatim e Mason.

Cominciamo con  la grammatica funzionale sistemica di Halliday. Nel suo studio si concentra principalmente sulle scelte linguistiche, l’obiettivo della forma di comunicazione, la struttura socioculturale e la forte interrelazione tra di loro.
In cima troviamo l’ambiente socioculturale, che condiziona il discorso, che condiziona il genere e in questo modo fino alla lessico-grammatica, che si riferisce alla scelta del lessico, della grammatica e della sintassi. Analizziamo ora gli ultimi tre elementi del modello di Halliday, i quali sono particolarmente rilevanti per la sua teoria e interconnessi. Il registro è costituito da un campo, vale a dire ciò di cui si sta scrivendo, tenore, che riguarda chi sta comunicando e a chi, e modalità, cioè la forma di comunicazione. Ognuna di queste variabili è associata a una delle 3 metafunzioni relative al livello della semantica del discorso. Esse sono le metafunzioni interpersonale, testuale e  ideazionale, e di nuovo ognuna di esse è legata a un certo aspetto delle realizzazioni della lessico grammatica. Questa era una panoramica sui principali concetti della teoria di Halliday, che ci conduce al prossimo argomento: il modello di valutazione della qualità della traduzione di House. House elabora un metodo di valutazione basato principalmente sull’analisi del registro di Source Text e Target Text. La sua nozione di registro si basa sulla definizione di Halliday ma va oltre, incorporando alcuni elementi aggiuntivi.

Esaminiamo ora il metodo di House. Innanzitutto viene analizzata il Source Text, a partire dal registro. Un profilo del registro fornisce le linee guida per la descrizione del genere e quindi viene fatta una “dichiarazione di funzione”. Queste tre operazioni sono ripetute per il Target Text.

Ora le due analisi possono essere confrontate e questo consente l’identificazione di errori o mancate corrispondenze. House distingue tre tipi di discordanze: errore nascosto, errori apertamente errati e errori del sistema di destinazione. Infine viene fatta una dichiarazione di qualità e la traduzione può essere categorizzata in uno dei due tipi: traduzione aperta e traduzione nascosta. La traduzione nascosta non è chiaramente diretta al pubblico del Target Text, mentre la traduzione nascosta “gode degli status di una Source Text originale nella cultura Target”.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Giorgio Pisacane
Dottore in Lingue e Letterature Straniere
Napoli

Bibliografia
Munday, Jeremy (2012) Introducing Translation Studies – Theories and Applications, Routledge

Terminologia e terminografia

 Categoria: Tecniche di traduzione

Benché la terminologia affondi le proprie radici nel XV secolo quando furono redatti i primi lessici professionali con le prime raccolte terminologiche, la disciplina è tuttavia un concetto relativamente giovane, se considerata nell’accezione odierna del termine, e risale a dopo le conquiste scientifiche e tecnologiche dei secoli XIX e XX. E’ dunque intorno agli anni 70 / 80 del 1900 che, grazie alle opere di Eugen Wüster e Helmut Felber, vengono poste le basi teoriche per la disciplina conosciuta oggi con il nome di terminologia. Tale disciplina ebbe una spinta propulsiva a seguito della rivoluzione delle tecnologie informatiche che, difatti, hanno notevolmente promosso lo sviluppo ulteriore e la divulgazione dei lavori terminologici e terminografici. Di pari passo con lo sviluppo della disciplina in questione si percepì il bisogno di rifondare l’ente di normazione internazionale che assunse il nome di ISO, International Organization for Standardization; furono inoltre incentivate le attività delle scuole impegnate nello studio e nella divulgazione di terminologie coerenti e si procedette alla creazione di grandi banche terminologiche consultabili online.
La terminologia, da non confondere con la lessicologia[1] e con la lessicografia,[2] è “la disciplina che studia sistematicamente i concetti e le loro denominazioni, cioè i termini, in uso nelle lingue specialistiche di una scienza, un settore tecnico, un’attività professionale o un gruppo sociale, con l’obiettivo di descrivere e / o prescriverne l’uso corretto.”[3] Tuttavia, con tale termine, non solo si indica la disciplina generale ma si definisce anche “l’insieme dei termini che rappresentano un sistema concettuale di un dominio particolare.”[4] La terminologia in quanto disciplina si trova quindi a dover descrivere in modo sistemico i termini, intendendo con ciò parole, espressioni, locuzioni impiegati in settori di lavoro ben circoscritti, in una o più lingue; diffondere le conoscenze tecniche attraverso strumenti terminologici quali glossari, schede terminologiche, mappe e banche dati; definire delle norme specifiche in base alle quali si cerchi di disciplinare l’utilizzo dei termini.

La terminografia è invece “l’attività che, applicando i principi e metodi della terminologia, si occupa della registrazione, elaborazione e presentazione dei dati terminologici, acquisiti mediante la ricerca terminologica.”[5] Durante l’attività terminografica è consigliabile e preferibile perseguire un approccio onomasiologico che parte dai concetti di un dato ambito specialistico e non dal lessico e che porta alla realizzazione di due sistemi concettuali monolingue in due fasi distinte. Dopo quindi aver condotto le fasi intralinguistiche, è possibile procedere alla comparazione dei due sistemi in modo da verificare le corrispondenze e le identità concettuali. La terminologia e la terminografia sono quindi due discipline di primaria importanza per un interprete e un traduttore che si accinga a tradurre testi e / o orazioni in ambito tecnico-scientifico specialistico in quanto la comprensione del messaggio di arrivo da parte del fruitore della traduzione scritta o orale è strettamente vincolata all’impiego di termini nella LA che siano coerenti, equivalenti e adeguati. Per adempiere a ciò nel migliore dei modi, è dunque essenziale che l’interprete o il traduttore conduca un’accurata e sistemica attività terminologica e terminografica che assicuri una traduzione efficace ed efficiente.

Autrice dell’articolo:
Sara Romanelli
Docente Universitario
Traduttrice e Interprete di Conferenza Freelance ITN<>ENG ITN<>DEU


[1] Per lessicologia si intende lo studio del lessico, l’insieme delle parole e locuzioni di una lingua o di un ambito, in tutte le sue forme. Studia, registra e descrive le parole e i termini, sia del linguaggio generale sia delle lingue speciali., Cfr. H. Rieger, Cos’è la terminologia e come si fa un glossario., fascicolo in Pdf, 2010, p. 4
[2] Per lessicografia si intende la disciplina che si occupa di redigere dizionari o lessici, attraverso la raccolta, classificazione e la definizione delle parole, che vengono riassunti in singole voci sotto forma di lemmi., Cfr. H. Rieger, Cos’è la terminologia e come si fa un glossario., fascicolo in Pdf, 2010., p. 7
[3] H. Rieger, Cos’è la terminologia e come si fa un glossario., fascicolo in Pdf, 2010, p. 4
[4] Ibidem
[5] Ivi, p.7

Studi di traduzione sui saggi in inglese (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Per prima cosa, il traduttore deve scovare ed eliminare le espressioni che potrebbero essere fraintese e quelle che sono difficili per quanto riguarda la grammatica e il vocabolario; ciò viene fatto per non scoraggiare il lettore che cerca di capire il contenuto del messaggio. La traduzione è considerata illogica se un’alta percentuale di lettori interpreta male il contenuto del messaggio. Inoltre è essenziale comprendere che ogni lingua ha il proprio intelletto, contiene una varietà di caratteri distintivi così come un’unica configurazione dell’ordine della frase e dei segni discorsivi. Sfortunatamente il traduttore tende a “ricostruire” una lingua. Un esempio può essere il missionario dall’America Latina che provò ad introdurre la forma passiva del verbo in un linguaggio in cui questa forma del verbo non esiste. (Theory and Practice of Translation, Eugene Nida)

Dato che tutte le lingue differiscono nella forma, per preservare il contenuto della lingua le forme devono essere cambiate. Il livello in cui la forma deve essere cambiata, in modo che si conservi il significato, dipende dalla distanza linguistica e culturale tra le lingue.

Come dice Eugene Nida nel suo libro “Theory and Practice of Translation”, quando si traduce bisogna stabilire sette gruppi di priorità essenziali: la consistenza contestuale ha la priorità sulla consistenza verbale (o concordanza parola per parola), l’equivalenza dinamica ha la priorità sulla corrispondenza, la forma uditiva del linguaggio ha la priorità sulla forma scritta e le forme che sono utilizzate e accettate dal pubblico per cui la traduzione è stata fatta hanno la priorità sulle forme che sono ritenute più tradizionalmente prestigiose. (Theory and Practice of Translation, pag. 14)

Dal punto di vista grammaticale ci sono sue diversi sistemi di traduzione. Il primo si basa sull’introduzione di diverse regole che devono essere strettamente applicate in ordine e devono indicare esattamente ciò che dovrebbe essere fatto con ogni elemento o combinazione di elementi nella lingua di origine, così che sia facile scegliere la migliore forma corrispondente nella lingua di recezione. La lingua tradotta può essere naturale o completamente artificiale.

Il secondo sistema di traduzione contiene una struttura più complessa, che consiste in tre passaggi:
Analisi, in cui il messaggio della lingua di origine è analizzato dal punto di vista delle relazioni grammaticali e dal significato delle parole;
Trasferimento, in cui il messaggio analizzato è trasferito nella mente del traduttore dalla lingua di origine alla lingua di recezione;
Ricostruzione, in cui il materiale trasferito è ristrutturato in modo da renderlo perfettamente comprensibile nella lingua di recezione.

Traduzione libera di un articolo pubblicato sul sito Uni Assignment Centre

Studi di traduzione sui saggi in inglese

 Categoria: Tecniche di traduzione

Questa tesi è largamente basata sulla ricerca nel campo della traduzione. La traduzione è una valida caratteristica che influenza la nostra società e simboleggia uno degli aspetti più importanti nel continuo cambiamento del nostro pianeta. I compiti  del traduttore sono complessi e hanno a che fare con le sue abilità nel cimentarsi nei diversi aspetti del processo di traduzione. La traduzione è definita in molteplici modi e può essere compresa in modo differente in base alle persone che la leggono. Le persone che non sono traduttori vedono la traduzione come un testo, mentre i traduttori la vedono come un’ “attività”.

La traduzione è uno dei diversi metodi di comunicazione e, posso dire, il più importante. Ciò è maggiormente dovuto al fatto che è in grado di associare almeno due lingue e le loro culture. Attraverso la traduzione, gli elementi caratteristici di una lingua sono trasferiti in un’altra. La traduzione ha grandi conseguenze nella nostra vita quotidiana. Possiamo definirla come un processo o un prodotto, quindi ricopre differenti prospettive. La traduzione si concentra sul ruolo del traduttore, il quale ha davanti a sé un testo e deve trasformarlo in un’altra lingua e riguarda inoltre il prodotto specifico creato dal traduttore.

Nel libro di Susan Bassnett, Translation Studies, la traduzione è definita come il passaggio di significato. La traduzione implica il trasferimento del “significato” contenuto in una lingua in un’altra, attraverso l’uso competente di un dizionario e della grammatica; il processo si basa inoltre su diversi criteri extra-linguistici. (Susan Bassnett, Translation Studies, pg 21) Il linguista e teorico letterario russo, Roman Jackobson, dichiara che non ci può essere un’equivalenza completa attraverso la traduzione. Lo studio della traduzione è la disciplina accademica che studia la teoria e la pratica della traduzione.

Questa si concentrava in un primo momento nella struttura del messaggio e nell’abilità di riprodurre soggetti stilistici: il ritmo, le rime, i parallelismi e le strutture grammaticali inusuali, ora invece ciò che è importante è la risposta del recettore al messaggio tradotto. La risposta deve essere in seguito confrontata al modo in cui il recettore originale ha reagito la prima volta in cui ha letto la forma originale.  Il traduttore deve assicurarsi che il recettore medio non abbia difficoltà a comprendere il messaggio.

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Traduzione libera di un articolo pubblicato sul sito Uni Assignment Centre

La Ritraduzione (8)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Settima parte di questo articolo

Berman quindi distingue due spazi: quello delle prime traduzioni e quello delle ritraduzioni:

D’accordo con Goethe, Berman ritiene che l’intento comunicativo sia oggetto solo della prima traduzione, condannata a una posizione etnocentrica; una volta ‘sbarazzatosi’ della funzione traghettatrice derivata dalla prima traduzione esistente, il ritraduttore sarebbe l’uomo della traduzione etica e poetica […].[22]

Cosa intende Berman con “posizione etnocentrica”? La definizione di “etnocentrismo”, secondo la Treccani, corrisponde a:

In sociologia e psicologia sociale, tendenza a giudicare i membri, la struttura, la cultura, la storia e il comportamento di altri gruppi etnici con riferimento ai valori, alle norme e ai costumi del gruppo a cui si appartiene, per acritica presunzione di una propria superiorità culturale.[23]

Per Berman, dunque, il problema delle “prime traduzioni” non risiede unicamente negli eventuali errori commessi dal traduttore, ma anche dalle influenze che egli stesso subisce dalla propria cultura, che muta da un’epoca all’altra. Ne deduciamo che anche la nuova traduzione potrà essere influenzata da una nuova posizione etnocentrica di un nuovo traduttore ma questa, tendenzialmente, sarà in linea con quella del nuovo lettore in quanto si adatterà al panorama culturale in cui si inserisce.

Scopo principale di una ritraduzione, quindi, è allinearsi a una cultura di ricezione cambiata rispetto alla data di pubblicazione della prima traduzione. Nel panorama italiano, inoltre, nell’ultimo decennio abbiamo assistito a un grosso mutamento della lingua che, oggi, è molto più influenzata dall’inglese, tanto è vero che la maggior parte dei neologismi che sono entrati a fare parte della nostra lingua negli ultimi anni sono di origine anglosassone. Forse anche per questo, l’italiano è diventata una lingua molto più tollerante nei confronti degli anglicismi e lo si riscontra nelle più recenti traduzioni ma anche nelle ritraduzioni.

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[22] B. Banoun, A Monte e a Valle: Le Ragioni del Ritradurre, a cura di Andrea Chiurato in Testo a Fronte, vol. 47, p.20.
[23] http://www.treccani.it/vocabolario/etnocentrismo/

La Ritraduzione (7)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Sesta parte di questo articolo

Un altro interessante contributo teorico risiede in La retraduction comme éspace de la traduction di Antoine Berman, in cui il critico francese afferma che esistono delle “grandi traduzioni” che non invecchiano. Si tratta di opere come La Vulgata di San Girolamo, la Bibbia di Lutero o l’Authorised Version: opere che continuano a esistere e che, sebbene necessitino di una modernizzazione, continuano ad avere un pubblico di lettori, anche se limitato. Una “grande traduzione”, secondo Berman, ha caratteristiche ben definite:

Elle se caractérise par une extrême systématicité, au moins égale à celle de l’original.

Elle est le lieu d’une rencontre entre la langue de l’original et celle du traducteur.

Elle crée un lien intense avec l’original […].

Elle constitue […] un précédent incontournable.

[…] ce sont toutes des retraductions.[19]

Il motivo per cui, secondo Berman, tutte le grandes traductions sono ritraduzioni è che

Toute traduction est marquée par de la « non-traduction ». Et les premières traductions sont celles qui sont le plus frappées par la non-traduction. […] La retraduction surgit de la nécessité non certes de supprimer, mais au moins de réduire la défaillance originelle.[20]

Le ritraduzioni, quindi, secondo Berman, sono da considerarsi qualitativamente migliori rispetto alle “prime traduzioni” in quanto, a distanza di tempo, si cerca di attuare modifiche e correzioni volte a migliorare tutte quelle parti in cui il primo traduttore poteva aver riscontrato delle difficoltà. Questo punto di vista è condiviso anche da Xu Jianzhong, che afferma:

Literary retranslation is an artistic recreation and should surpass the former translation(s) because any translated version of the original cannot be perfect. Retranslation is a necessity because of the translator’s desire to surpass. The successive retranslations represent the translator’s perseveringly striving for artistic perfection. It is because of this persevering strife that makes the translated version of literary works, especially famous works, better and better.[21]

Ottava parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[19] A. Berman, La Retraduction comme Espace de la Traduction, cit., p. 3.
[20] Ivi, p.5.
[21]X. Jianzhong, Retranslation: Necessary or Unnecessary, p. 193, in E. Skibińska, Autour de la Retraduction. Sur l’Example des Traductions Françaises de Pan Tadeusz, Université de Wroclaw, Institut de Philologie Romane, Wroclaw, p. 395.

La Ritraduzione (6)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Caso diverso è quello delle numerosissime ritraduzioni, contenute nelle cosiddette ‘collane tascabili’, che spesso non sono eseguite a regola d’arte, ma sono commissionate solo per ragioni economiche:

Assistiamo così a uno sfruttamento dello stesso titolo da più editori, ciascuno dei quali preferisce commissionare una nuova ritraduzione perché questa costa meno che pagare i diritti d’autore a coloro che detengono il copyright di precedenti traduzioni. […] Di certo sono da considerarsi ‘non necessarie’ perché la ritraduzione nasce dall’esigenza di fornire una lettura innovativa del TP e/o una scrittura che ‘aggiorni’ la lingua del TA.[15]

Anche Enrico Monti conferma questa teoria:

[…] une nouvelle traduction peut être par exemple justifiée parce que l’opération s’avère plus rentable que la réédition d’une traduction existante. […] D’ailleurs, selon une pratique « dénoncée » par Jean-Pierre Lefebvre, les rétracteurs seraient souvent moins bien payés que les traducteurs, du fait que leur travail serait « facilité » par les traductions déjà existantes[16] et peut-être aussi en raison du prestige qu’il y a à devenir la nouvelle voix d’une œuvre canonique.[17]

I diritti d’autore sono garantiti per tutta la vita dello scrittore e, dal 2014, anche ai suoi eredi per un periodo di settant’anni dalla sua morte. Gli eredi di Andrea Camilleri, deceduto nel 2019, godranno quindi di questo diritto fino al 2089 e, a partire da quell’anno, ci si potranno aspettare numerose nuove edizioni e ritraduzioni in altre lingue delle sue produzioni, visto che da quel momento le case editrici non dovranno pagare alcun compenso ai suoi eredi per poterne pubblicare le opere. Analogamente:

L’année 2011 a été marquée, par exemple, par une explosion de retraductions des œuvres de Francis Scott Fitzgerald et notamment de The Great Gatsby qui, seulement dans ce début d’année a connu, entre autres, 6 retraductions en italien, 3 en allemand, 2 en espagnol, 1 en français, ce qui nous donne un aperçu de l’importance des facteurs économiques dans ces choix. Les exemples en ce sens sont nombreux : entre 1997 et 1999, on trouve au moins cinq nouvelles traductions des Duineser Elegien de Rilke en anglais – Rilke est mort en 1926. On peut déjà s’attendre, dans les prochains moins, à une augmentation des retraductions des œuvres de James Joyce et Virginia Woolf, vu qu’ils sont décédés en 1941 – sans doute plusieurs retraducteurs partout en Europe et ailleurs sont déjà à l’œuvre…[18]

Settima parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[15] P. Pierini, La Ritraduzione in Prospettiva Teorica e Pratica in L’Atto del Tradurre. Aspetti Teorici e Pratici della Traduzione, cit., p. 67.
[16]J.P. Lefebvre, «Retraduire», Traduire, n° 218, 2008, p. 12.
[17] E.Monti, Introduction – La retraduction, un état des lieux, in E. Monti, P. Schnyder, Autour de la Retraduction – Perspectives littéraires européennes, Orizons, Paris, 2011, pp. 17-18.
[18] Ivi, p.19.

La Ritraduzione (5)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Patrizia Pierini propone un’interessante prospettiva sul mondo editoriale che determinerebbe i tempi e le modalità della ritraduzione.

In un modello teorico della traduzione ‘professionale’ come atto di comunicazione, viene oggi inserito, accanto ai fattori tradizionalmente riconosciuti come costitutivi di ogni atto di comunicazione (traduttore, ricevente, contesto, ecc.), anche il ‘committente’, che si può definire come la persona o l’istituto […] che commissiona la traduzione al traduttore. Nella fattispecie le case editrici influenzano l’attività pratica della ritraduzione in più modi: danno il via al processo decidendo quali testi ritradurre, e intervengono anche sulle modalità del tradurre, sia a livello micro, ad esempio stabilendo di non inserire note esplicative al testo, sia a livello macro, intervenendo sulla funzione del TA.[11]

In alcuni casi, quindi, vengono commissionati dei lavori di ritraduzione non tanto per adattare il testo a un linguaggio più moderno, quanto piuttosto per creare nuove edizioni della stessa opera, indirizzate a destinatari diversi. È il caso, ad esempio, dei classici adattati in libri per bambini (come L’Eneide Raccontata ai Bambini di Mondadori, appartenente alla collana Oscar Junior Classici) su cui vengono effettuati interventi di semplificazione e riduzione del testo di partenza per far sì che il nuovo target possa fruire di un testo adatto alla categoria di lettori a cui è indirizzato.

Così dai Gulliver’s Travels di Swift sono stati lasciati fuori riferimenti e allusioni all’Inghilterra del Settecento, che ha perso così la sua funzione di satira politica; i romanzi di Dickens hanno perduto la loro funzione di critica di taluni aspetti della società vittoriana; le fiabe raccolte dai fratelli Grimm come testimonianze di una ‘letteratura popolare’ di dignità pari alla letteratura ‘colta’, sono diventate storie destinate ai bambini.[12]

Un esempio di questo genere di adattamento è La Divina Commedia a cura di Alberto Cristofori dove,

All’interno di ciascun capitolo si trova il racconto in prosa, condotto sulla falsariga del poema e intercalato da alcuni versi del testo originale, scelti fra i più famosi e memorabili. Il loro significato è sempre spiegato nel testo in prosa, subito prima o subito dopo la citazione. Il libro è quindi anche una sintetica antologia della Divina Commedia.[13]

L’opera non può essere definita come una “ritraduzione” in quanto il testo originale fa parte della letteratura italiana, piuttosto esso è assimilabile a un’attualizzazione dell’originale. Tuttavia, rappresenta un ottimo esempio che illustra la natura di questa tipologia editoriale:

2. La selva oscura

- Dante smarrito

Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Era la primavera dell’anno 1300. Avevo quindi trentacinque anni, e siccome la vita degli uomini, se si svolge perfettamente, è per sua natura di settant’anni, mi trovavo proprio a metà del cammino. Mi trovavo anche perduto in una foresta buia, aspra e terribile, che mi terrorizzava e che ancora adesso, nel ricordo, mi suscita spavento. [14]

Sesta parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[11] P. Pierini, La Ritraduzione in Prospettiva Teorica e Pratica in L’Atto del Tradurre. Aspetti Teorici e Pratici della Traduzione, cit., p. 66.
[12] Ivi, p. 67.
[13] Dante Alighieri, La Divina Commedia, a cura di Alberto Cristofori, ELI Edizioni, Loreto (AN), 2013
[14] Ivi,, cap. “La Selva Oscura”.

La Ritraduzione (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Nel 2014, infatti, Einaudi ha pubblicato una nuova traduzione di quest’opera affidandola a Matteo Colombo, traduttore piemontese che si è occupato di autori del calibro di DeLillo, Eggers, Chabon, Sedaris e Palahniuk. Il brano di seguito è un breve frammento estratto dalla versione originale, dalla traduzione di Motti e da quella di Colombo:

Anyway, it was December and all, and it was cold as a witch’s teat, especially on top of that stupid hill.[7]

Ad ogni modo, era dicembre e tutto quanto, e l’aria era fredda come i capezzoli di una strega, specie sulla cima di quel cretino di un colle.[8]

E comunque era dicembre e via dicendo, un freddo cane, specie in cima a quella stupida collina.[9]

Il linguaggio di Colombo è molto ringiovanito rispetto all’edizione 1961. D’altronde, da una versione all’altra sono passati più di cinquant’anni ed è quindi normale che la lingua italiana sia cambiata notevolmente. A prima vista, la traduzione di Motti sembra più fedele al significato originale, dato che ricalca l’espressione cold as a witch’s teat rendendola in “aria fredda come i capezzoli di una strega”. In realtà, l’espressione inglese è una frase idiomatica, di registro informale, usata dai giovani per esprimere l’idea di freddo. Analogamente, Colombo decide di utilizzare un’espressione che abbia lo stesso effetto in italiano, scegliendo “freddo cane”. La versione spagnola compie una scelta simile a quella di Colombo, infatti, nella traduzione di Carmen Criado, si legge:

Bueno, pues era diciembre y todo eso y hacía un frío que pelaba, sobre todo en lo alto de aquella estúpida colina.[10]

Frío que pelaba è un’espressione idiomatica spagnola appartenente allo stesso registro dell’originale (e di Colombo), e supporta quindi la teoria che nella nuova versione de Il Giovane Holden, almeno in questo caso, sia stato applicato un canone di maggior fedeltà alla forma originale.

Il testo italiano del 2014, quindi, non ha subito solo un processo di modernizzazione ma, grazie all’evoluzione degli studi traduttivi avvenuta nel frattempo, riesce anche a rispettare maggiormente il testo di partenza con un italiano che svolge le stesse funzioni comunicative.

Quinta parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[7]] J.D. Salinger, The Catcher in the Rye, Penguin Books, 2010, p. 4.
[8] J.D. Salinger, Il Giovane Holden, 1961, cit., p. 6.
[9] J.D. Salinger, Il Giovane Holden, Torino, Einaudi, 2014, p. 7.
[10] J. D. Salinger, El Guardián Entre el Centeno, Madrid, Alianza Editorial, 2010, p. 15.

La Ritraduzione (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Ma perché si ritraduce?Spesso si ritraduce per avvicinarsi maggiormente al testo di partenza, per adempiere al canone di fedeltà semantica che, talvolta, può non essere rispettato nelle edizioni precedenti di un’opera. È bene ricordare che la lingua nel corso del tempo si evolve, cambia, muta profondamente e, i testi tradotti, spesso invecchiano con lei.

Il faut retraduire parce que les traductions vieillissent, et parce qu’aucune n’est la traduction : par où l’on voit que traduire est une activité soumise au temps, et une activité qui possède une temporalité propre : celle de la caducité de l’inachèvement.[5]

Ricordo, ad esempio, che quando da adolescente leggevo la versione italiana di The Catcher in the Rye, iconico romanzo di J.D. Salinger tradotto da Adriana Motti nel 1961 in Il Giovane Holden, trovavo il lessico utilizzato, per quanto idiomatico e giovanile, più appartenente a un’epoca passata.

Dopo che la vecchia Sunny se n’era andata, restai per un poco seduto nella poltrona a fumare un paio di sigarette. Fuori faceva giorno. Ragazzi, come mi sentivo infelice. Mi sentivo così depresso che non potete immaginarvelo. […]

Bobby Fallon abitava proprio vicino a noi, nel Maine – questo, anni fa. Ad ogni modo, successe che un giorno Bobby ed io dovevamo andare in bicicletta al Lago Sedebego. Dovevamo portarci la colazione e tutto quanto, e i nostri fucili ad aria compressa – eravamo due ragazzini e via discorrendo, e credevamo di poter sparare a qualche cosa coi nostri fucili ad aria compressa.[6]

Quarta parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[5] A.Berman, La Retraduction comme Espace de la Traduction, Presses Sorbonne Nouvelle, Parigi, 1990, p. 1.
[6] J.D. Salinger, Il Giovane Holden, Torino, Einaudi, 1961, p. 116.

La Ritraduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Perché ritradurre?
La ritraduzione è una pratica molto antica e ben consolidata, tanto è vero che nel XVII secolo, Charles Sorel affermava:

[…] c’est le privilège de la traduction de pouvoir être réitérée dans tous les siècles, pour refaire les livres, selon la mode qui court.[2]

Nel panorama letterario di oggi, una sostanziosa percentuale della prassi traduttiva è rappresentata da ritraduzioni. Seguendo il ragionamento di Patrizia Pierini esposto in La Ritraduzione in Prospettiva Teorica e Pratica, scopriamo che:

La ritraduzione ha luogo di solito perché nella cultura di arrivo muta in tutto o in parte la ‘situazione di traduzione’, vale a dire i riceventi, l’uso linguistico, le convenzioni testuali, l’esigenza traduttiva, il contesto nei suoi vari aspetti sociali, politici, economici, culturali. […]

Come altre questioni traduttive, il fenomeno della ritraduzione è da porsi in relazione alla tipologia dei testi […]. Se il testo letterario è il tipo per eccellenza che viene ritradotto, ve ne sono anche altri, come il testo biblico e il testo argomentativo all’interno della comunicazione settoriale.[3]

Nell’ambito della letteratura sacra, in una recente ritraduzione della Bibbia, è stata rivista la versione italiana del Padre Nostro e il cardinale Giuseppe Vetori, in un’intervista ad Avvenire, ha affermato:

  • Perché si scelse proprio quella traduzione?

Non è la traduzione più letterale, ma quella più vicina al contenuto effettivo della preghiera. In italiano, infatti, il verbo indurre non è l’equivalente del latino inducere o del greco eisferein, ma qualcosa in più. Il nostro verbo è costrittivo, mentre quelli latino e greco hanno soltanto un valore concessivo: in pratica lasciar entrare.

  • I francesi hanno tradotto ne nous laisse pas entrer en tentation, cioè, “non lasciarci entrare in tentazione. C’è differenza?

Noi abbiamo scelto una traduzione volutamente più ampia. “Non abbandonarci alla tentazione” può significare “non abbandonarci, affinché non cadiamo nella tentazione” […] ma anche “non abbandonarci alla tentazione quando già siamo nella tentazione”. C’è dunque maggiore ricchezza di significato perché chiediamo a Dio che resti al nostro fianco e ci preservi sia quando stiamo per entrare in tentazione, sia quando vi siamo già dentro.[4]

Terza parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[2] Ch. Sorel : Bibliothèque française, Paris, 1664, cap. XI, De la Traduction p. 194 in M. Ballard: De Cicéron à Benjamin. Traducteurs, traductions, réflexions, Lille, Presse Universitaires de Lille, 1992, p. 264.
[3] P. Pierini, La Ritraduzione in Prospettiva Teorica e Pratica in L’Atto del Tradurre. Aspetti Teorici e Pratici della Traduzione, Roma, Bulzoni 1999, p. 51.
[4] https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/ii-padre-nostro-ecco-come-cambia-in-italiano

La Ritraduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Tradurre significa trasferire un messaggio da una lingua di partenza (LP) a una lingua di arrivo (LA). Spesso riprodurre questo messaggio utilizzando le stesse parole è impossibile, dato che le lingue sono sistemi autonomi che funzionano in maniera diversa, sempre influenzate dalla propria cultura.

Come giustamente fa notare Umberto Eco, non è mai possibile dire la stessa cosa in una lingua diversa, tanto è vero che intitola un suo famoso libro sulla traduzione Dire quasi la Stessa Cosa, nel quale afferma:

Supponiamo che in un romanzo inglese un personaggio dica it’s raining cats and dogs. Sciocco sarebbe quel traduttore che, pensando di dire la stessa cosa, traducesse letteralmente piove cani e gatti. Si tradurrà piove a catinelle o piove come Dio la manda. Ma se il romanzo fosse di fantascienza […] e raccontasse che davvero piovono cani e gatti? […] se il personaggio stesse andando dal dottor Freud per raccontargli che soffre di una curiosa ossessione verso cani e gatti […]? Si tradurrebbe […] letteralmente, ma si sarebbe perduta la sfumatura che quell’Uomo dei Gatti è ossessionato anche dalle frasi idiomatiche.[1]

Esiste un numero infinito di variabili che obbligano il traduttore a evitare la strada della traduzione letterale. Le espressioni idiomatiche citate da Eco sono solo una delle innumerevoli sfide che un traduttore deve affrontare quotidianamente.

La traduzione, nel corso dei secoli, ha sempre affascinato gli studiosi della letteratura ma solo negli anni Settanta e Ottanta del Novecento nascono i cosiddetti Translation Studies, studi volti a comprendere le pratiche e le strategie che si celano dietro a questa prassi ormai consolidata. L’interesse si sposta sul processo traduttivo, cercando di chiarire le ragioni che hanno determinato le scelte di un traduttore. La traduzione, finalmente, da questo momento in poi, viene considerata come un atto creativo, un lavoro di reinterpretazione e come opera autonoma rispetto all’originale, e non più come il semplice frutto di un lavoro meccanico che consisteva nel trasferire parole da una lingua all’altra. Inoltre, per la prima volta si passa a osservare la pratica traduttiva, si attribuisce grande importanza alla figura del traduttore che è visto come mediatore culturale in grado di individuare la diversità tra la cultura di partenza e quella di arrivo, sapendosi comportare di conseguenza.

Seconda parte di questo articolo >

Autore dell’articolo:
Andrea Facci
Traduttore
Bologna

[1]U. Eco, Dire Quasi la Stessa Cosa– Esperienze di Traduzione, Bompiani, Milano, 2016, pp. 9-10.

Un traditore invisibile (4)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Un traditore contestualizzato
Per fortuna, quest’idea a mano a mano sta venendo sostituita da un approccio relativista, in cui il pensiero viene considerato come linguisticamente costruito. Da questa prospettiva, i linguaggi rappresentano concetti invece di oggetti e questi concetti prendono forma nella mente dei parlanti indipendentemente dagli oggetti che essi rappresentano. In passato, gli accademici hanno dibattuto sul fatto se fosse possibile trasferire il significato da una lingua all’altra. Gli accademici di oggi, invece, hanno iniziato a chiedersi fin dove sia possibile trasferire un significato, fino a che punto i linguaggi sono formati dalla “natura umana” e fino a che punto sono plasmati dalla cultura.
Seguendo queste idee e tenendo in considerazione l’ambiente in cui si trova il traduttore, egli non appare più come “traditore”. Oggi ci rendiamo conto quanto veniamo influenzati dal momento storico, dalla cultura e dalla società in cui ci troviamo. Sappiamo anche che prima di tradurre un testo è necessario contestualizzarlo, identificare il periodo, il luogo e le circostanze in cui è stato scritto. Rosemary Arrojo descrive questo processo nel suo libro “Oficina de tradução” (“Laboratorio di traduzione”):

Il testo, così come il segno, smette di essere una rappresentazione “fedele” di un oggetto immutabile capace di esistere al di fuori dell’infinito labirinto del linguaggio, diventando una macchina di significati potenziali. Dunque, l’immagine prototipica del testo “originale” smette di assomigliare ad una sequenza di recipienti che trasportano un contenuto determinabile e completamente recuperabile. Invece di prendere in considerazione il testo, o il segno, come recipiente in cui il “contenuto” può essere depositato e tenuto sotto controllo, suggerisco che la sua immagine prototipica diventi quella di un palinsesto, parola che deriva dal greco palimpsestos (“strofinare una superficie per farla tornare liscia”) e che si riferiva ad un “materiale di scrittura antico, in particolare alla pergamena, che a causa della sua scarsità o del suo prezzo elevato, veniva usato due o tre volte [...] rimuovendo ogni volta il testo scritto in precedenza”.
Metaforicamente, nel nostro “laboratorio”, il “palinsesto” diventa il testo rimosso in ogni comunità culturale e in ogni epoca, in modo tale da lasciare il posto ad un nuovo scritto (o ad una nuova interpretazione, lettura o traduzione) dello “stesso” testo.
Considerati da questo punto di vista, i traduttori non sembrano più traditori, bensì persone responsabili dell’adattamento del testo originale al contesto sociale e storico attuale.

Il lavoro di traduzione sta finalmente ottenendo l’apprezzamento che merita. Le persone e le aziende richiedono lavori di qualità superiore, ma si rendono conto delle difficoltà coinvolte in questo processo. Ogni branca della traduzione (letteraria, legale, informatica, adattamento di film, programmi TV e video) ha le sue peculiarità, come ad esempio l’impiego di strumenti particolari, i limiti dettati da spazio e tempo, la traduzione di un testo originale scritto da un parlante non madrelingua e così via. Questi aspetti, associati ad una domanda sempre crescente data dalla globalizzazione, hanno messo in risalto le domande poste in precedenza e hanno dimostrato come in realtà la traduzione sia di fatto un processo molto complesso e specializzato.
Quindi, quando l’irritante cognato viene a trovarvi con il manuale d’istruzioni del suo ultimo apparecchio elettronico, dibattete riguardo alle questioni filosofiche che abbiamo preso in considerazione in questo articolo. E alla fine, preventivate il costo della vostra traduzione. Vi assicuro che rinuncerà molto presto.

Fonte: Articolo scritto da Claudia Moreira e pubblicato su Translation Directory

Traduzione a cura di:
Federica Veggiotti
Laurea in Lingue Straniere Moderne
Master in traduzione specializzata per adattamento dialoghi e sottotitolaggio

Un traditore invisibile (3)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Il nostro compito è quello di trasmettere il significato del testo di partenza, tenendo presente che non sempre è possibile trovare equivalenti esatti. Ad esempio, in polacco, la parola “tavolo” non ha un solo corrispondente, ma due: stól (che indica un tavolo da pranzo) e stolik (che indica invece un tavolino da caffè o un tavolino porta telefono). In questo caso, così come in molti altri in cui non possiamo semplicemente scambiare una parola con un’altra, siamo costretti ad adattare il testo. La traduzione è un complesso processo mentale di sostituzione di significati in cui operiamo continuamente delle scelte basandoci sul nostro stile di vita attuale, sul Paese in cui viviamo, sulla nostra storia di vita e anche sulle nostre esperienze pregresse.

Differenze linguistiche a parte, ci sono una serie di altre differenze che il traduttore deve tenere in considerazione. Alcune di queste travolgono ogni traduttore, come, ad esempio, il contesto storico e sociale. A titolo esemplificativo, di recente la TV via cavo ha trasmesso una miniserie sul movimento rap negli Stati Uniti. Posso solo immaginare quanto sia stato difficile sottotitolarla, date le enormi differenze culturali presenti. Ovviamente il portoghese parlato in Brasile presenta delle varianti che riflettono il contesto sociale dei suoi parlanti, ma a differenza del rap negli Stati Uniti, queste varianti non sono intenzionali. Negli Stati Uniti, il linguaggio del rap viene spesso usato come forma di protesta. Anche se il traduttore opta per un linguaggio più informale e gergale, questo non basta a cogliere il contesto sociale complessivo del rap. Anche il contesto storico influenza la creazione del testo tradotto. Se i testi di Shakespeare o Cervantes venissero tradotti oggi, di sicuro i testi di arrivo sarebbero molto diversi dalle traduzioni fatte anche solo qualche decennio fa.

L’idea che la traduzione sia un semplice scambio di significato implica un’altra supposizione, ovvero che il traduttore sia in grado di leggere nella mente dell’autore e convertire quello che quest’ultimo pensa in un’altra lingua. Tuttavia, nessun lettore, traduttori inclusi, è capace di recepire alla perfezione ciò che un autore intendeva dire. Ogni lettura che facciamo viene influenzata in ugual modo dal nostro grado di educazione, dall’ambiente in cui viviamo e dal momento presente.

Tenendo in considerazione questi fattori, è difficile credere che il traduttore sia un essere invisibile: anche il testo più scorrevole viene fortemente influenzato dall’ambiente che lo circonda. Nessun traduttore lavora semplicemente scambiando le parole. Il nostro lavoro comporta un adattamento e un trasferimento del significato delle parole dell’autore nella realtà locale e non è quindi un caso che la traduzione di software venga chiamata “localizzazione”, in altre parole: “adattamento a modelli locali”.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Claudia Moreira e pubblicato su Translation Directory

Traduzione a cura di:
Federica Veggiotti
Laurea in Lingue Straniere Moderne
Master in traduzione specializzata per adattamento dialoghi e sottotitolaggio

Un traditore invisibile (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Chi di noi non ha un parente o un amico che compare di tanto in tanto per mostrarci il manuale d’istruzioni di un qualche apparecchio elettronico per chiederci se fosse possibile farne una veloce traduzione? A me è capitato diverse volte e ormai ho trovato un modo per uscire da questa situazione: do un’occhiata al manuale, ne conto le pagine e comunico quanto verrebbe a costare la mia “veloce traduzione”. Nella maggior parte dei casi questo è sufficiente a scoraggiare l’amico o il parente sfacciato.

Il risultato di questo comportamento (che possiamo definire universale) è credere che la traduzione sia un lavoro poco impegnativo. Si presume che tradurre sia facile; la gente pensa che la traduzione sia poco più di un processo automatico e meccanico in cui si fa corrispondere parola per parola il contenuto del testo di partenza (processo in cui solo “l’involucro” viene sostituito). Un’altra nefasta conseguenza della diffusione a lungo termine di questa convinzione è che i lavori di traduzione vengono sottopagati. L’idea che tradurre sia un gioco da ragazzi porta i clienti a preventivare costi contenuti ed è normale che sia le aziende sia i privati rimangano meravigliati davanti ai prezzi praticati: non sono preparati a pagare la cifra adeguata al lavoro richiesto.

Un’invisibilità impossibile
Un altro nodo centrale di questo articolo riguarda l’idea dell’invisibilità del traduttore. Questo concetto spesso trova riscontro nelle indicazioni che il traduttore deve seguire, all’incirca sulla falsa riga di queste: “riproduci integralmente il concetto del testo di partenza, segui alla lettera lo stile dell’originale e assicurati che la traduzione abbia la stessa scorrevolezza e naturalezza del testo originale”. Per la maggior parte dei critici, una buona traduzione è quella che non sembra affatto tale ed è quella in cui il traduttore riesce a rendere il senso del testo originale. Questo atteggiamento nega completamente l’intervento essenziale del traduttore nel testo.

Nella realtà, ovviamente, il nostro lavoro è leggermente più complicato di una semplice sostituzione di parole, come se fossero mattoni: è qualcosa di molto più complesso e impegnativo. È uno scambio di significati. Se la traduzione fosse un’operazione semplice, i programmi di traduzione automatica sarebbero in grado di svolgere questo compito, ma dal momento che è necessario scambiare e modificare significati, soprattutto per raggiungere la così bramata scorrevolezza nella lingua di arrivo, niente è allo stesso livello del pensiero e della capacità di astrazione degli esseri umani.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Claudia Moreira e pubblicato su Translation Directory

Traduzione a cura di:
Federica Veggiotti
Laurea in Lingue Straniere Moderne
Master in traduzione specializzata per adattamento dialoghi e sottotitolaggio

Un traditore invisibile

 Categoria: Tecniche di traduzione

Un noto detto italiano recita: “Traduttore, traditore”. È un detto che lascia sottintendere che questa subdola specie è geneticamente incapace di rimanere fedele al testo di partenza. Per molte persone, una buona traduzione è quella che non sembra affatto tale. In altre parole, il traduttore dovrebbe essere invisibile, limitando il proprio lavoro alla trasmissione del messaggio originale in uno stile scorrevole e naturale.

Questi luoghi comuni hanno suscitato le domande che mi hanno portata a scrivere questo articolo. Siamo davvero tutti traditori occulti che devono restare invisibili affinché il nostro lavoro sia minimamente accettabile? Perché le persone, di norma, prendono in considerazione queste credenze e che rilevanza hanno nella nostra professione?

Partiamo dal detto “Traduttore, traditore”. Le persone che sono in grado di leggere testi o guardare film in lingua originale quasi sempre si lamentano della qualità della traduzione di libri e sottotitoli. Chi di noi non ha mai sentito qualcuno brontolare durante una proiezione al cinema: “Hmm, non è esattamente ciò che ha detto quel personaggio: il traduttore è inutile”?

La maggior parte di coloro che fanno questo tipo di commenti sono ignari delle difficoltà inerenti alla traduzione audiovisiva. Oltre a doversi attenere ai dialoghi e avere una profonda conoscenza del Paese e della cultura in cui la storia è ambientata, il sottotitolatore è vincolato dalle scene. Dal momento che un sottotitolo non può rimanere a cavallo tra due scene, lo spettatore dev’essere in grado di poter leggere la traduzione del dialogo all’interno della scena stessa.

Senza dubbio, talvolta, il pubblico amatoriale ha ragione. Dopotutto, esistono traduzioni audiovisive pessime che si prestano a diventare candidate ideali per programmi di papere ed errori in TV, ma i traduttori audiovisivi, inclusi coloro che traducono programmi TV o più semplicemente video, seppure con qualche differenza, sono costretti a tagliare drasticamente i discorsi, limitando il contenuto dei sottotitoli alla trasmissione del concetto di base. Di conseguenza, la traduzione audiovisiva (sia che si tratti di doppiaggio o sottotitolaggio) si avvicina molto di più a un adattamento che a una trascrizione nella lingua di arrivo.

Dal momento che la maggior parte delle persone pensa che il processo traduttivo sia un semplice scambio di parole da una lingua all’altra, è normale che giungano all’orecchio del traduttore commenti che in sostanza sottovalutano il suo lavoro. Se fosse davvero così facile fare una traduzione i programmi informatici ci avrebbero rimpiazzati da tempo e la traduzione non sarebbe più un faticoso lavoro intellettuale, cosa che in realtà è.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Claudia Moreira e pubblicato su Translation Directory

Traduzione a cura di:
Federica Veggiotti
Laurea in Lingue Straniere Moderne
Master in traduzione specializzata per adattamento dialoghi e sottotitolaggio

Creare “quasi” la stessa sfumatura (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Per chi non si interessasse di traduzione fumettistica, premetto che la dimensione ridotta delle vignette richiede spesso degli adattamenti del testo all’immagine, che riducono lo spazio fisico di intervento del traduttore. Il traduttore è così impegnato in primis in un processo di rielaborazione creativa del testo, al fine di limitare le perdite provocate dalla rielaborazione stessa. Questo implica che la sua attenzione sia rivolta allo studio del testo e alla sua riproduzione in un’altra lingua e, parallelamente, a convenzioni formali proprie del linguaggio del fumetto, dove testo e immagine dialogano in un rapporto di interdipendenza. Il suddetto graphic novel (“Idiotizadas” di Raquel Córcoles) ha come protagoniste delle ragazze sulla trentina, la cui parlata attinge a un registro molto informale e colloquiale della lingua, talvolta volutamente volgare e cacofonico, per sottolineare una serie di contraddizioni sociali contro cui il movimento femminista lotta per ottenere l’effettiva parità dei sessi.

Quando si realizza con espressioni volgari, il loro linguaggio presenta espressioni di natura irriverente, perlopiù legate al tabù del sesso, che pongono al traduttore dei dubbi di natura morale. Ci si chiede se sia il caso di tradurre senza adattamenti, mantenendo la fedeltà letterale al testo di partenza, se sia il caso di attenuare l’elemento volgare o di sostituirlo con espressioni non marcate. La strategia che ho adottato è stata quella di raccogliere e valutare gli indizi sul testo che potessero rivelare gli scopi soggiacenti alle scelte lessicali dell’autrice, nonché ragionare sull’impatto che il testo avrebbe potuto avere sul mercato italiano, in caso di pubblicazione. Laddove fosse necessario adattare il testo, ho attenuato qualche espressione, ma nella maggior parte dei casi ho ritenuto importante mantenermi fedele al tono del testo di partenza, allo scopo di allinearmi con la volontà dell’autrice di criticare i pilastri della società maschilista, utilizzando di tanto in tanto delle espressioni decisamente malsonanti per il lettore italiano.

Da tutto ciò si possono evincere le difficoltà inerenti alla traduzione: dimostrare che tradurre non è dire la stessa cosa in un’altra lingua; dimostrare che tradurre implica una forte sensibilità e passione per le lingue e le culture coinvolte; dimostrare che tradurre richiede una raccolta di indizi a livello di superficie e di nucleo interno, come se il traduttore fosse l’investigatore Poirot che deve ascoltare la voce dell’autore, cercando di radunare tutti gli elementi utili a rendere il caso comprensibile ai lettori di un’altra cultura. L’ostacolo più arduo sta nel mostrare che il “quasi” di cui parlava il maestro Eco cela la gamma delle sfumature invisibili agli occhi del lettore (non attento) di una traduzione; sfumature che solo i traduttori, collaborando come classe professionale, possono portare alla luce, per far sì che alla traduzione venga riconosciuta la dignità che merita.

Autrice dell’articolo:
Valentina Simonella
Traduttrice freelance EN>IT, ES>IT, PT>IT
Roma

Creare “quasi” la stessa sfumatura

 Categoria: Tecniche di traduzione

Un giorno mi sono posta una domanda. Dentro di me ribolliva il dubbio di non aver scelto il percorso di studi adeguato. Adeguato ai tempi, alle richieste del mercato, alle aspirazioni su cui avevo fantasticato sin da bambina? Ancora non so darmi una risposta precisa. Forse ho dato troppo spazio alle insicurezze alimentate da affermazioni come “lo spagnolo è facile”, “per parlare spagnolo basta aggiungere la -s”, “anche io mastico bene le lingue”, “mio cugino ha studiato qualche mese in (paese a caso) e adesso anche lui fa traduzioni, è bravo”. L’ignoranza e la mancanza di consapevolezza imperanti in conversazioni di questo tipo mi turbavano, perché temevo di aver preso una scelta (accademica) sbagliata. Poi sono cresciuta e ho imparato che il senso di appagamento nasce con lo svolgimento di attività che toccano l’essenza di un individuo, quelle passioni talvolta innate, talvolta approfondite nel corso del tempo da interessi inizialmente scolastici o di altra natura, che possono trasformarsi in un’attività lavorativa costruttiva per l’io interiore.

Ed eccomi qua, a scrivere di traduzione e a inneggiarla, in una società che, purtroppo, non riconosce ancora un grado di dignità professionale piena al traduttore, tale da assicurargli un futuro sicuro sul piano economico. Ma chi decide di investire le proprie energie sulla traduzione, in realtà, lo fa perché probabilmente ha sviluppato un desiderio di scavare a fondo l’impalcatura superficiale di una lingua e vedere quali reperti essa celi nei piani sottostanti. Quello che Umberto Eco avrebbe definito “il senso profondo”, che in questa sede definirei l’“anima” nascosta di un testo. Lo stesso Eco, nella sacrosanta opera “Dire quasi la stessa cosa” dà un imprinting al traduttore, avvertendolo di tenere a mente che la traduzione non implica solo un trasferimento degli aspetti superficiali di un testo da una lingua ad un’altra, ma che tali contenuti sono intrisi di un sapore culturale proprio delle lingue e delle culture coinvolte nello scambio di informazioni. Pertanto, tradurre non equivale a “masticare una lingua”, a “sapersi arrangiare” ed esprimere con espressioni equivalenti un concetto in una lingua diversa dalla lingua di partenza. Tradurre è dire “quasi” la stessa cosa nella lingua d’arrivo. Quel “quasi” nasconde un universo, quell’universo che rivela con veemenza che ogni lingua ha dei caratteri linguistici e culturali propri, che attendono di essere indagati con curiosità, passione, costanza, talvolta ironia.

Il campo della traduzione è aperto a generi testuali variegati; un traduttore, pertanto, può trovarsi a tradurre un testo di taglio tecnico, scientifico, editoriale e via dicendo, ciascuno con le proprie convenzioni stilistiche e contenutistiche da osservare e riprodurre in un’altra lingua. Ma cosa succede quando quelle stesse convenzioni richiedono degli aggiustamenti da una lingua/cultura a un’altra? Cosa succede quando tali aggiustamenti sono necessari in virtù di una differente percezione dei valori fondanti di una cultura? Mi sono scontrata con questo dubbio quando mi sono trovata a tradurre, per la mia tesi di laurea, un graphic novel spagnolo di stampo femminista.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Valentina Simonella
Traduttrice freelance EN>IT, ES>IT, PT>IT
Roma

Variazione e traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Quando mi chiedono che lingue ho studiato e quali traduco, rispondo, un po’ per convenzione e un po’ senza pensarci, francese e spagnolo. In verità, parlare di ‘spagnolo’ è una sorta di forzatura: se prendiamo in considerazione la vastità dei territori in cui si parla e la moltitudine di modalità che esistono, diventa riduttivo riunire tutti i parlanti ispanofoni sotto un’unica etichetta, ovvero quella di ‘spagnolo’.

Di recente mi è capitato di lavorare alla traduzione di un romanzo di uno scrittore argentino ed è stato inevitabile scontrarsi con l’affascinante realtà della variazione linguistica. Com’è noto nel campo della traduttologia, quando si incorre nella traduzione di un’opera letteraria è inevitabile non prendere in considerazione il testo in quanto prodotto di un autore e di un contesto, che diventano i perni essenziali su cui ruoterà l’intero lavoro di traduzione.

Nel mio caso, la scarsità di strumenti specifici di traduzione e l’alto livello di variazione, soprattutto lessicale, presente nel testo hanno fatto sì che la varietà argentina si presentasse in un primo momento come un ostacolo. Solo attraverso le risorse online, quali dizionari, blog e siti argentini, è stato possibile entrare a pieno nella traduzione e arrivare persino ad apprezzare la modalità argentina. Solo a quel punto, nel lessico e nella fraseologia, per non parlare dei fenomeni di variazione sintattica, come ad esempio il voseo o il leísmo, si scopre un’intera storia di interferenza e contatto tra culture che, ancora oggi rende la lingua viva e ‘inetichettabile’.

Solo una volta arrivati al termine del lungo percorso di traduzione, mi è stato possibile guardare il fenomeno di variazione da un’altra angolazione. In fondo, che cos’è la variazione se non un essere differenti? Cos’è la lingua se non un punto di unione tra culture ed esperienze? E così, la morfologia, la sintassi e il lessico diventano un mezzo per abbracciare la diversità e accoglierla poi in un nuovo fenomeno di variazione.

Il difficile problema del tradurre

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il lavoro del traduttore non è un’attività semplice. Come sostiene Eco “[…] ogni traduzione presenta margini di infedeltà rispetto ad un nucleo di presunta fedeltà, ma la decisione rispetto alla posizione del nucleo e l’ampiezza dei margini dipende dai fini che si pone il traduttore” (Eco, 2003: 15).
Non è semplice tradurre un testo senza che vi siano perdite o aggiunte inserite dall’autore del testo tradotto. Nel primo caso si tende ad omettere alcuni dettagli che per l’autore possono sembrare superflui; questo può provocare nel testo-meta la perdita di alcune informazioni presenti invece nel testo originale, producendo una traduzione che potrà divergere dall’originale.

Inoltre, per approfondire questo aspetto, si può affermare che questo processo può avvenire in un modo volontario (l’autore della traduzione fa delle specifiche scelte in maniera conscia), oppure può succedere che il traduttore compia questo tipo di azione in un modo totalmente involontario, non rendendosi conto però che il testo prodotto sarà differente rispetto a quello di partenza. Un altro caso che può produrre delle perdite nel testo-meta è la mancata conoscenza enciclopedica da parte dell’autore del testo tradotto o l’impossibilità di questi, di chiedere informazioni a colui che ha redatto l’opera originale (caso in cui si traduce per esempio un’ opera datata).

Nel secondo caso, analizzando il problema delle incorporazioni, si può a volte intravedere la volontà del traduttore di imporsi sulla figura dell’autore del testo stesso. Questa operazione può essere fatta in maniera volontaria oppure involontaria. Talvolta può capitare che il traduttore, inconsciamente, senta la necessità di sostituire la figura dell’autore dell’opera originale.

Questi aspetti ci portano a pensare che il traduttore possa essere visto come un Ponte, vale a dire come un mediatore tra diverse culture e lingue. Partendo da questa idea possiamo affermare che il traduttore  è, allo stesso tempo, sia un mediatore culturale che linguistico. In questa doppia veste questa figura professionale dovrà perciò poter contare sia su un’ ottima preparazione linguistica che su una vasta conoscenza culturale, in riferimento alle sue lingue di studio. Soffermandoci ancora sulla figura del traduttore come Ponte, possiamo sostenere che il compito di questa figura professionale è quello di confrontare due distinti codici o, per meglio dire, culture: emittente e ricevente.

A questo proposito Eco sostiene che “[...] una traduzione non riguarda solo il passaggio tra due lingue, ma tra due culture o enciclopedie. Un traduttore non deve solo tener conto di regole strettamente linguistiche, ma anche di elementi culturali, nel senso più alto del termine” (Eco, 2003: 162). In questa dicotomia si nota come, normalmente, nella cultura emittente il traduttore consta di una forte competenza passiva, vale a dire che ha appreso la  lingua, le strutture  e i suoi diversi registri e stili linguistici attraverso lo studio. Per quel che riguarda la cultura ricevente, possiamo dire che il traduttore conosce la lingua in quanto questa è la sua lingua nativa.

La qualità in traduzione: come valutarla?

 Categoria: Tecniche di traduzione

La qualità di una traduzione è un concetto tanto fondamentale quanto difficile da definire.

Ciascuno dei partecipanti al processo traduttivo (l’emittente del testo di partenza, il traduttore, il committente e i destinatari) ha infatti un proprio particolare punto di vista sulla qualità traduttiva che può essere in contrasto con quello degli altri. Per esempio, mentre il committente può attribuire più importanza alla velocità con cui la traduzione viene consegnata, l’utente finale è solitamente più interessato alla funzionalità della stessa. È tuttavia possibile identificare alcuni criteri universali di qualità traduttiva su cui tende a convergere l’accordo di tutti: l’accuratezza, l’adeguatezza, la fruibilità e l’accettabilità.

Per ciò che concerne l’accuratezza, essa riguarda il rapporto tra testo di partenza e testo di arrivo relativamente al contenuto informativo, che deve essere trasmesso in maniera corretta e completa.
Per realizzare una traduzione accurata è quindi essenziale identificare il contenuto informativo del testo di partenza, distinguendo gli elementi fattuali o “primari”, che vanno tradotti fedelmente, dagli elementi accessori o “secondari”, che vanno invece omessi o riformulati. La distinzione tra contenuto fattuale e contenuto accessorio deve tenere conto di una serie di variabili, quali la rilevanza delle informazioni per i destinatari, l’intenzione comunicativa dell’emittente e le eventuali differenze tra le competenze culturali dei destinatari del testo di partenza e quelle dei destinatari del testo di arrivo.

Anche il criterio dell’adeguatezza concerne il rapporto tra testo originale e testo di arrivo e si misura in termini di idoneità della traduzione all’obiettivo concordato. Per il traduttore l’adeguatezza è legata all’efficienza con cui viene svolto il processo traduttivo (ed è dunque valutata sulla base del rapporto tra risorse impiegate e risultato ottenuto), per il destinatario una traduzione può definirsi adeguata se è efficace dal punto di vista comunicativo, mentre per il committente l’adeguatezza è legata alla correttezza linguistico-contenutistica della traduzione, oltre che alla sua presentazione grafica.

I parametri della fruibilità e dell’accettabilità pongono invece l’enfasi sull’aderenza della traduzione alle norme del contesto socio-culturale cui è destinata.
In particolare, con il criterio della fruibilità si fa riferimento alla comprensibilità, alla chiarezza e alla scorrevolezza del testo prodotto dal traduttore. Una traduzione fruibile deve pertanto avere un livello di leggibilità e naturalezza pari a quello del testo originale se non addirittura superiore, giacché il traduttore possiede auspicabilmente capacità di scrittura assai superiori a quelle dell’autore del testo di partenza.

Quanto al criterio dell’accettabilità, essa riguarda la conformità della traduzione alle aspettative dei destinatari in termini di regole linguistico-stilistiche. Una traduzione è quindi accettabile se rispetta una serie di convenzioni sintattiche, lessicali, ortografiche e di punteggiatura.
È chiaro dunque che, per quanto la qualità traduttiva sia un concetto essenzialmente soggettivo e variabile, i quattro criteri esaminati forniscono indubitabilmente un valido strumento nella valutazione di una traduzione.

La PEMT: Post Editing Machine Translation (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Questo esempio di PEMT presuppone che si tratti di una revisione completa, cioè che i revisori debbano eliminare tutti gli errori e produrre un testo che suoni come tradotto da un umano piuttosto che da una macchina. In altre parole, è come se cercassero di estrarre oro da una miniera di carbone.

Esiste anche un servizio di PEMT chiamata revisione leggera, cioè quando i revisori si limitano a eliminare gli errori che distorcono il significato, mantenendone però molti altri perché sono pagati troppo poco per fare questa operazione. Sì, avete letto bene. Non si correggono tutti gli errori del testo tradotto dalla macchina perché il cliente preferisce accontentarsi di un lavoro approssimativo per risparmiare pochi centesimi, anche se è chiaro che un testo poco curato produce nel pubblico un’impressione negativa dei suoi prodotti e dei suoi servizi. Spero vivamente che non siate quel tipo di cliente. Spero che non autorizziate la carneficina della nostra lingua permettendo ai prodotti di queste orribili macchine di popolare i nostri testi.

Dovrei menzionare anche la pre-revisione. È un passaggio che può avvenire prima della MT. Consiste nel ripulire il testo, rimuovendone la terminologia specifica, gli errori grammaticali e di battitura e le frasi sbagliate, in modo che per la macchina sia più facile riconoscere cosa c’è scritto e possa quindi produrre un testo di arrivo più comprensibile. È chiaro che un traduttore umano capirebbe subito il messaggio e correggerebbe comunque gli errori nel corso del lavoro. E se per qualche ragione avesse dei dubbi, vi contatterebbe per chiedere chiarimenti. Il dialogo è spesso una fase importante del processo e può andare a vantaggio sia del traduttore che del cliente, contribuendo a instaurare rapporti duraturi e proficui.

I traduttori si accorgono se i clienti hanno usato la MT.

Sicuramente ormai avrete capito che la PEMT è un processo estremamente faticoso, logorante e molto lungo. Poiché mi è capitato fin troppe volte di essere stata incastrata da clienti che speravano di diminuire i costi dandomi da rivedere testi tradotti da macchine, adesso metto subito le cose bene in chiaro. Se scopro che un cliente ha utilizzato la MT, e me ne accorgo sempre, interrompo la correzione e la riprendo soltanto se ci si accorda a trattare e pagare il lavoro come se fosse una traduzione vera e propria. Chiaramente, mi faccio pagare anche per tutto il tempo che ho impiegato a rivedere il testo fin lì. Usate Google Translate e simili a vostro rischio e pericolo. Vi ho avvertiti.

Fonte:  Articolo scritto da Nikki Graham e pubblicato il 30 maggio 2015 sul proprio blog My Words for a Change

Traduzione a cura di:
Gaia Giaccone
Traduttrice freelance
Roma

La PEMT: Post Editing Machine Translation

 Categoria: Tecniche di traduzione

Sapete l’ultima dell’industria della traduzione? Si chiama PEMT, che sta per l’inglese “Post-Editing Machine Translation”, ed è quando un cliente fa tradurre un testo a un programma per poi mandarlo a un traduttore per la revisione finale. Alcuni clienti utilizzano MT (Machine Translation) più sofisticate di quelle on line, ma nella mia esperienza Google Translate è lo strumento di traduzione più conosciuto e perciò quello che i clienti usano di più quando vogliono una traduzione al prezzo di una revisione (cioè circa la metà).

Sembra bello, vero? A chi non piace risparmiare qualche centesimo quando compra qualcosa? Ma il primo errore sta proprio qui. La traduzione non è una merce, ma un servizio. Non si paga soltanto il prodotto finito. Si paga la competenza che sta dietro ai passaggi necessari ad arrivare a quel prodotto finito: una traduzione che funziona, senza errori, che non suona letterale e macchinosa, adeguata al contesto o, come dice qualcuno, che canta.

Ma vediamo innanzitutto le fasi del processo traduttivo, perché i non traduttori spesso non hanno idea di quanto possa essere complesso.

TRADUZIONE UMANA
1. L’agenzia o il cliente mandano il testo originale al traduttore.
2. Il traduttore lo legge nella lingua originale.
3. Riflette.
4. Digita la traduzione.
5. La rivede attentamente.
6. La rimanda all’agenzia o a un altro traduttore per un’ulteriore revisione.
7. Il testo viene rivisto.
8. Le criticità vengono discusse e corrette.
9. Il traduttore e/o il revisore confermano la versione definitiva.
10. La traduzione viene inviata al cliente.

PEMT
1. La macchina traduce il testo.
2. Il testo di arrivo che ne risulta viene mandato al traduttore per la revisione.
3. Il traduttore legge il testo originale.
4. Legge il testo di arrivo.
5. Si accorge che la traduzione è piena di errori.
6. Riflette, ma dover leggere costruzioni linguistiche sbagliate e vedere termini e periodi totalmente inadeguati in quel contesto infiacchisce i suoi processi cerebrali.
7. Legge e rilegge il testo d’origine e quello di arrivo per assicurarsi che le sue correzioni rispettino il testo originale. Questo processo può richiedere parecchio tempo.
8. Deve usare il mouse per selezionare parole e frasi da eliminare o tagliare e incollare altrove. Anche questo fa perdere molto tempo. Il traduttore potrebbe addirittura decidere che sia più veloce cancellare intere frasi e rifarle daccapo.
9. Il traduttore rilegge la traduzione daccapo, perché ha fatto talmente tante correzioni che deve assicurarsi che abbia senso e sia scorrevole.
10. Rimanda il testo di arrivo all’agenzia o al cliente. Poiché si è trattato di una revisione, non verranno fatti ulteriori controlli, a meno che il cliente non lo richieda esplicitamente e paghi per il servizio.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Nikki Graham e pubblicato il 30 maggio 2015 sul proprio blog My Words for a Change

Traduzione a cura di:
Gaia Giaccone
Traduttrice freelance
Roma

Le fasi del processo traduttivo

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nel corso delle tue prime lezioni di traduzione, ti viene insegnato che per svolgere un lavoro di qualità è necessario rispettare una serie di fasi. Alcuni traduttori inesperti appaiono disorientati davanti a questi passaggi e non sanno come procedere quando si accingono a tradurre un nuovo testo. Spesso saltano o trascurano alcune fasi del processo traduttivo e questo produce un testo misero, incoerente e inaccettabile per il lettore a cui quella traduzione si rivolge.
Ecco dunque illustrate le fasi del processo di traduzione:

1. Lettura preliminare del testo di partenza
La lettura preliminare consente al traduttore di comprendere contenuti e stile dell’autore, di individuare nozioni e termini che non conosce e giungere così ad una visione d’insieme del lavoro da tradurre.

2. Prima stesura della traduzione
Il traduttore stende la prima versione, comprende più a fondo lo stile dell’autore e ne decodifica il messaggio.

3. Lavoro di documentazione e approfondimento (seconda stesura)
In questa fase il traduttore scava in profondità nel testo e, dopo un’approfondita ricerca, traduce i termini che non conosce. Il lavoro di documentazione sul testo di partenza è infatti necessario per una perfetta comprensione dello stesso.
La cultura del traduttore si forma proprio attraverso ricerche e letture.

4. Revisione della traduzione
Dopo aver completato la seconda stesura, il traduttore confronta il testo di arrivo con quello di partenza. Questa fase è determinante in quanto il traduttore deve assicurarsi di aver tradotto il testo nella sua interezza e di non averne frainteso il messaggio.

5. Acquisire il distacco necessario dalla traduzione
Il traduttore lascia passare alcune ore o addirittura un giorno dal lavoro svolto per liberare i pensieri e tornare sul testo a mente riposata.

6. Rilettura del testo
In questa fase il traduttore dimentica di essere tale e si cala nei panni del lettore per sincerarsi che il testo sia privo di errori, si presenti logico sul piano concettuale e coeso. Questa fase appare simile alla costruzione di un puzzle: il traduttore esamina attentamente il testo sul piano sintattico-lessicale e rimodula l’ordine delle frasi per stendere una traduzione convincente e scorrevole.
Ovviamente, la traduzione finale deve tener conto del destinatario: il traduttore non può consegnare un lavoro mal eseguito e che prima non sia stato accuratamente revisionato.
Questa fase del processo traduttivo è di estrema importanza: leggere più volte il testo tradotto fa emergere errori anche gravi che mai il traduttore avrebbe immaginato di commettere, al punto da pensare: “Grazie a Dio non ho consegnato frettolosamente la traduzione!

Fonte: Articolo scritto da Wajdan Al Khanabshy e pubblicato il 20 giugno 2017 sul sito www.iamatranslator.org

Traduzione dall’arabo a cura di:
Dott.ssa Emma Interesse
Traduttrice editoriale e tecnico-scientifica AR-FR-EN> IT
Bari

Consigli per i traduttori tecnici (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

La prima risorsa sono dizionari specialistici. Dato che questi variano da una lingua all’altra, dovrai fare le tue ricerche su quali sono i migliori dizionari tecnici disponibili. Puoi senz’altro leggere le recensioni degli utenti, i commenti e le valutazioni condivise online oppure puoi semplicemente verificare con i tuoi colleghi senior o colleghi traduttori.
Una volta stabilito quali sono i dizionari più utili, sarà sicuramente necessario renderli disponibili in formato cartaceo, online o installarli sul PC.
La seconda risorsa sono i glossari tecnici. Questi sono ampiamente disponibili online e sono molto utili per qualsiasi traduttore tecnico.
La terza risorsa è Google Traduttore. Sì, Google Traduttore, ma NON fare affidamento ad esso per tradurre al posto tuo. La cosa buona di Google Traduttore è che a volte fornisce la traduzione di alcuni termini tecnici complessi per i quali potresti perdere ore e ore a cercarli altrove. Google è una risorsa molto utile se stai traducendo un testo con termini ed espressioni tecniche molto complesse.

Mettersi in discussione e ricercare
Ho trovato estremamente importante mettermi in discussione quando traduco un testo tecnico. Spiegherò il perché.
Ci sono forum di domande e risposte centrate sulla traduzione e molti dei membri di questi forum discutono la migliore traduzione per certe parole.
Sulla base della mia esperienza, molto spesso ciò che viene classificato dai moderatori del forum come “la migliore risposta” non è in realtà la versione più accurata della parola originale, e in alcuni casi può anche essere una traduzione errata.
Quindi, il mio consiglio per qualsiasi traduttore tecnico è che lui o lei DEVE mettersi in discussione e fare ricerche appropriate se si trova di fronte a un termine difficile da tradurre, senza dare per scontato ciò che è disponibile su questi forum.

Tecnologia
In qualità di traduttore tecnico, ti ritrovi a imbatterti in determinati termini ed espressioni più e più volte nel materiale che stai traducendo, quindi l’utilizzo di un software come Trados ti sarà sicuramente di grande aiuto.
Per coloro che non sanno molto di Trados, è uno strumento di traduzione assistita da computer e software di memoria di traduzione con funzionalità che aiutano i traduttori a tradurre più rapidamente e più facilmente.

Fonte: Articolo scritto da M. Ibrahim e pubblicato a ottobre 2016 su Translationdirectory.com

Traduzione a cura di:
Arianna Apollonio
Traduttore Professionista di Audiovisivi e sottotitolazione
Combinazioni linguistiche Eng/De/Fra>Ita
Roma

Consigli per i traduttori tecnici

 Categoria: Tecniche di traduzione

La traduzione di materiale tecnico da una lingua all’altra è una delle tipologie più difficili
Essendo specializzato nella traduzione di materiale tecnico – come manuali, opuscoli, linee guida ecc. – dall’arabo all’inglese e dall’inglese all’arabo, ho qualche idea, o puoi chiamarli principi guida, da condividere con chiunque sia interessato o piaccia intraprendere la carriera di traduttore tecnico.

La conoscenza è la chiave
Costruire conoscenze tecniche è essenziale per qualsiasi traduttore tecnico. Per cominciare, se non si dispone di conoscenze sufficienti su argomenti e sviluppi tecnologici e tecnici, rendere un testo tecnico da una lingua all’altra potrebbe diventare un compito insormontabile.

Ma perché costruire la conoscenza è un aspetto così importante nella traduzione tecnica? La traduzione di un testo tecnico non è questione di una resa parola per parola; è più una lettura approfondita del testo nella sua interezza, digerendolo fino in fondo e poi trasferendolo in un’altra lingua.

Se non hai abbastanza informazioni tecniche e conoscenze sull’argomento, il testo stesso diventerà bizzarro e isolato, difficile da capire e di conseguenza difficile da tradurre.
Un vantaggio fondamentale della costruzione della conoscenza tecnica è che consente al traduttore di essere esperto nel vocabolario e nello stile della scrittura tecnica.

Come raggiungerlo allora? Per acquisire conoscenze tecniche, è necessario leggere libri, articoli di stampa ben studiati, studi, articoli accademici e saggi che discutono o ruotano attorno a un argomento tecnico. Questo dovrebbe idealmente essere svolto in entrambe le lingue, quella d’origine e di arrivo.
Una volta creato un livello adeguato di conoscenza tecnica, ti sentirai estremamente sicuro quando tradurrai un testo tecnico da una lingua all’altra.

Necessità di risorse
Sebbene disporre di una base tecnica approfondita sia importante per qualsiasi traduttore tecnico, lui o lei avrebbero comunque bisogno di risorse di supporto durante l’esecuzione dell’attività di traduzione.
Sulla base dell’esperienza, direi che qualsiasi traduttore tecnico dovrebbe assicurarsi di avere accesso a tre tipi di risorse che sono piuttosto strumentali nella traduzione tecnica.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da M. Ibrahim e pubblicato a ottobre 2016 su Translationdirectory.com

Traduzione a cura di:
Arianna Apollonio
Traduttore Professionista di Audiovisivi e sottotitolazione
Combinazioni linguistiche Eng/De/Fra>Ita
Roma

I cinque errori dei traduttori più esperti (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Non seguire gli sviluppi
Ricordo che, quando ero un traduttore novello, seguivo tutto: leggevo tutte le riviste, mi iscrivevo a tutte le newsletter, partecipavo a tutti gli eventi possibili.
Naturalmente, non dovremmo farlo per sempre. Ma quello che ho notato, ora, è che ho sempre minor probabilità di leggere una rivista del settore, ho minor probabilità di visitare il blog di un collega, è meno probabile che mi concentri su quel che sta accadendo.

Ebbene, tutte queste fonti sono ancora lì, da qualche parte, nella periferia, ma non do più loro molta attenzione, così come facevo prima.

Mi dico che sono troppo impegnato a lavorare, che mi aggiornerò con le newsletter durante il fine settimana, che l’anno prossimo andrò a questo o a quell’evento – ma non faccio mai nulla di tutto questo.

Quel che posso fare, attualmente, è – tutt’al più – scorrere tra i titoli e le linee tematiche, per ottenere una sintesi di ciò che sta accadendo.

Ovviamente, ora sono aggiornato sui principali sviluppi, ma non ho la stessa spinta che avevo un tempo, per entrare nei dettagli.

Sono già stato lì, ho già avuto quell’atteggiamento
L’essere stati in questo settore, per alcuni anni, ti consente di ottenere abbastanza facilmente l’atteggiamento del “sono stato lì, ho fatto questo”: hai letto articoli simili, hai ascoltato discussioni simili, hai partecipato ad eventi simili o hai persino lavorato a progetti simili; quindi, non c’è nulla di nuovo per te, non riesci più a capire perché qualcuno potrebbe essere entusiasta di assistere ad una conferenza, di sostenere un’opportunità o di intervenire in un progetto; è tutto molto casuale, quasi prosaico.

Niente più ti sorprende, pochissime cose ti interessano o ti ispirano.

In una certa misura, è normale sentirsi così. Ma, a volte, possiamo fare un passo di troppo e scoraggiare un collega più giovane, o minare il suo entusiasmo, insistendo sul fatto che non sia cambiato niente.

È difficile conservare lo stesso atteggiamento da principianti; ma il permettere che l’approccio del “sono stato lì, ho fatto questo” influenzi il tuo pensiero, rischia di rendere il lavoro meno divertente per te.

O, a volte, potremmo finire col trascurare le idee utili che potrebbero aggiungersi al nostro repertorio, poiché esse si nascondono tra le cose che già conosciamo.

Fonte: Articolo scritto da Marta Stelmaszak e pubblicato il 4 novembre 2015 sul blog Want Words

Traduzione a cura di:
Francesco Ruggiero
Traduttore
Roma

I cinque errori dei traduttori più esperti

 Categoria: Tecniche di traduzione

Di recente, sono stato invitato a moderare un gruppo sulla rete di social media del Translating Europe Forum di Bruxelles.
Questa è stata, per un po’, una delle mie ultime presentazioni.
Inoltre, l’obiettivo del Translating Europe, per quest’anno, è stato quello di responsabilizzare e stimolare i giovani traduttori; quindi, la stanza era piena di studenti e neolaureati. Unendo queste due classi, finiremo inevitabilmente col riflettere… O, per lo meno, questo è quel che ho fatto io.

È più facile dar consigli ai colleghi più giovani (aspiranti, neofiti o comunque tu decida di chiamarli) e segnalare i loro errori. Ci sono stato, ho fatto questo, ho affrontato problemi simili; pertanto, posso condividere la mia esperienza. E certamente ero molto grato di ricevere simili indicazioni, quando stavo iniziando.
Ma che dire dei traduttori più esperti? Forse non commettiamo più errori, se siamo stati in giro per 3, 4, 5 o 6 anni. Forse abbiamo le nostre fonti fidate. O forse non chiediamo più questo tipo di consigli?

Nella mia riflessione, ho fatto un viaggio un po’ introspettivo, per cercare di scoprire quelli che pensavo fossero alcuni degli errori che stavo facendo (o che stavo osservando). E no, questo articolo non è un elenco di cose in cui i colleghi più esperti falliscono, ma è piuttosto una conversazione onesta con me stesso – e forse, solo forse, vi potrai trovare alcuni aspetti che risuonano con te.
Confidare troppo sulla tua memoria o sulla tua esperienza
Ovviamente, ottenere più esperienza in un’area velocizza le nostre prestazioni, ci rende migliori traduttori, ci dà maggiori entrate orarie; ma cosa succede, se diventiamo troppo dipendenti dalla memoria o dall’esperienza?
Ho già visto questa parola, ricordo come l’ho tradotta, ho lavorato su un testo simile – tutto questo può essere positivo e complicato, allo stesso tempo.

L’eccessiva dipendenza da quello che ho già fatto, in passato, mi renderà meno vigile, meno curioso, meno attento. Rifletterei su un testo, senza forse prestargli la giusta attenzione.
E che dire di un’analisi corretta del testo? La impariamo come studenti di traduzione ma, con il tempo, tendiamo a saltarla.
Cosa succede con questo potente strumento?
Si interiorizza, così come vorremmo, o diventa… smussato?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marta Stelmaszak e pubblicato il 4 novembre 2015 sul blog Want Words

Traduzione a cura di:
Francesco Ruggiero
Traduttore
Roma

Accuratezza Vs chiarezza nella traduzione (2)

 Categoria: Tecniche di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Inglese puro
Se guardassimo alcuni esempi pubblicati da esponenti del movimento dell’Inglese puro/ della lingua pura, la differenza tra quello che fanno loro e quello che i traduttori spesso tendono a fare potrebbe risultare abbastanza stridente. L’editore della lingua pura lavora strettamente con il cliente per identificare il messaggio centrale, per assicurarsi che le parole siano state scelte attentamente per evocarlo e per ridurre qualche distrazione. Per esempio (da Guida Oxford per l’inglese puro di Martin Cutts), “io non vedo nessuna ragione per la quale la società non dovrebbe esigere un supporto alle spese adeguadamente preparato.” ha bisogno di una correzione, ma la più chiara “è ragionevole per la società richiedere fatture adeguate” è un equivalente preciso? Rimuove delle parole non necessarie e una doppia negazione, ma rende la frase un’affermazione assoluta piuttosto che un’opinione personale. Ha importanza? Alcuni redattori di lingua pura potrebbero risultare giustamente drastici (pertanto lasciando da parte la tendenza dei traduttori con minore esperienza a restare vicino alla fonte quando hanno dei dubbi): “il titolo di proprietà sulle merci dovrebbe rimanere legittimo nella Compagnia fino a quando il prezzo delle suddette merci dovuto alla compagnia non sia stato pagato totalmente.”> “continueremo a possedere le merci finchè tu non avrai finito di pagarle.” È una “traduzione” accurata e fedele (affermare che noi e tu siano stati adeguatamente definiti)? Forse l’unica differenza è che la seconda versione rende più chiaro chi sta effettuando il pagamento, ma presumibilmente (da confermare con il cliente) è ovvio e l’originale non aveva intenzione di lasciare aperte altre possibilità?

Alcuni potrebbero affermare che la seconda versione non rende accuratamente la versione dell’originale, “stile” arcaico. Ma il dovere primario del traduttore quando lavora con testi legali/ commerciali, come questo, è sicuramente riportare l’informazione accuratamente e completamente per rendere facilmente comprensibile ai lettori nella lingua di destinazione in uno stile che rappresenti la migliore tecnica attuale in questo genere di target.

Chiarezza come valore aggiunto
Con un po’ di coraggio e attraverso una comunicazione attiva con i clienti/ gli autori, i traduttori possono produrre traduzioni fedeli, accurate e chiare, traduzioni che servono a soddisfare i bisogni dei lettori destinatari, aiutando a potenziare la reputazione dell’autore/ del cliente e ad aggiungere valore. Le traduzioni presentano i traduttori come i professionisti seri che sono.

Fonte: Articolo scritto da Oliver Lawrence e pubblicato il 17-01-2016 sul suo sito Incisive English

Traduzione a cura di:
Chiodi Silvia
traduttrice free-lance IT>EN – EN>IT
Teramo

Accuratezza Vs chiarezza nella traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Cos’è una buona traduzione se non un’accurata e fedele traduzione? Deve riportare la stessa questione, raggiungere lo stesso obiettivo e creare la stessa impressione nella lingua d’arrivo, come l’originale aveva fatto nella lingua d’origine. Sicuramente ottenere questo può essere un’impresa difficile e superata: concetti nel testo originale potrebbero non esistere nella cultura del destinatario; le norme culturali dei lettori in lingua di partenza e di quelli d’arrivo potrebbero differire e forse la traduzione dovrebbe ricreare non la “stessa” impressione, ma una “equivalente”, qualunque essa sia esattamente.

Ma qual’ era precisamente l’intenzione dell’autore del testo in lingua di partenza? La scelta delle parole hanno avuto modo di esprimerla completamente? Un gran numero di testi in lingua originale sono stati scritti seguendo impostazioni commerciali in tempi stretti (il tempo è denaro) da persone che non erano qualificati come scrittori professionisti, senza considerare gli ambiti letterari con tutte le sfumature verbali da controllare.  Neanche gli accademici sono necessariamente esperti nel selezionare le parole per esprimere le proprie idee.

Cosa hanno detto Vs cosa intendevano
Di conseguenza, un testo può contenere degli elementi che non rispecchiano completamente l’intenzione dell’autore. Questo non perché l’autore non conosca la propria mente o perché siano superficiali – men che meno- leggibili. Ma loro possono lasciare aperte implicazioni o interpretazioni che non erano state programmate. Possono insinuarsi delle ambiguità. Il rigoroso microscopio del traduttore professionista può rivelare sfumature di significato che l’autore non aveva intenzione di includere.

Queste questioni possono risultare problematiche quando il traduttore si sta impegnando per la chiarezza, un nobile obiettivo a cui tutti i traduttori dovrebbero aspirare (eccetto forse in casi eccezionali quando il testo di partenza ha un’ostinata- oh gioia!- oscurità stilistica). E con “chiarezza” certamente non mi riferisco a “screditare”, “banalizzare” e fare ricorso esclusivamente a monosillabi anglosassoni. Una scrittura chiara rende l’informazione/ il messaggio/ l’impressione più semplice e più veloce da comprendere completamente e accuratamente, facendo così risparmiare tempo, sforzo e (di conseguenza) denaro ai lettori e creando un’impressione più favorevole nei confronti di chi ha prodotto il testo.

Scrittura chiara
In pratica, la scrittura chiara coinvolge principi sani come evitare l’uso non necessario della voce passiva, eliminare vocabolario non necessario ed usare frasi brevi in una struttura variegata, semplice. Questi principi possono essere sfidati ad essere applicati quando si sta traducendo o pubblicando il lavoro di qualcun altro per la necessità di essere fedele, per evitare di rimuovere degli elementi o delle sfumature di significato.

Per esempio, “I biglietti possono essere ritirati alla biglietteria fino a cinque minuti prima dello spettacolo” è più chiaro di “tu puoi ritirare il tuo biglietto alla biglietteria fino a cinque minuti prima dello spettacolo”, poiché ci si rivolge in parte direttamente al lettore (“tu”). Comunque l’originale lascia aperta la possibilità che qualcun altro possa ritirare i biglietti per te. Ma era intenzionale? Il teatro ora permette alle altre persone di farlo? Se seguissimo l’originale attentamente, noi probabilmente non saremmo d’aiuto (il cliente o il lettore). Anche domande pratiche ordinarie vengono fuori: per migliorare il testo, avrei bisogno del cliente per chiarire ciò che loro hanno inteso, ma ho tempo prima della scadenza? Il mio contatto saprebbe darmi la risposta? Ho sempre accesso all’autore? Dovrei dire ciò che l’autore dice o quello che penso abbia inteso? La soluzione più allettante potrebbe essere la via della minima opposizione e del minor rischio: scrivi giusto quello che è stato detto e lascialo così. Ma è la tecnica migliore? È quella nel miglior interesse del nostro cliente?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Oliver Lawrence e pubblicato il 17-01-2016 sul suo sito Incisive English

Traduzione a cura di:
Chiodi Silvia
traduttrice free-lance IT>EN – EN>IT
Teramo