Traduzione automatica (3)

 Categoria: Strumenti di traduzione

La traduzione automatica, chiamata anche MT (dall’inglese Machine Translation), è un’area della linguistica computazionale che si occupa della ricerca in campo informatico di tecniche per la traduzione di un messaggio scritto o orale da una lingua ad un’altra.
A un livello base, la traduzione automatica realizza semplicemente una sostituzione di parole da una lingua ad un’altra. Attualmente si ottengono discreti livelli di qualità nella traduzione tra lingue romanze (italiano, spagnolo, francese, portoghese, ecc.) ma i risultati peggiorano sensibilmente quando due lingue sono tra loro lontane, come nel caso della traduzione dall’italiano verso l’inglese o il tedesco, per esempio.
Tuttavia, attraverso l’uso di corpora linguistici, che permettono una gestione più appropriata delle differenze nella tipologia linguistica, il riconoscimento delle frasi, la traduzione di espressioni idiomatiche e l’isolamento di anomalie, si possono eseguire traduzioni leggermente più complesse.

Normalmente, per migliorare il risultato finale, i sistemi di traduzione automatica attuali permettono di stabilire parametri (per esempio, limitando la quantità di sostituzioni permesse) in accordo con il dominio o il settore nell’ambito del quale si esegue la traduzione. Un fattore che influisce molto nella qualità è infatti il grado di specializzazione dei sistemi di traduzione, che migliorano nella misura in cui si adeguano al tipo di testo e vocabolario che si vada a tradurre. Questa tecnica è particolarmente utile in campi dove si impiega un linguaggio formale o basato su moduli, come gli annunci schematici nelle stazioni dei treni o negli aeroporti oppure nei documenti legali o amministrativi, però il suo uso non è possibile nella traduzione di conversazioni o di testi meno standardizzati.
Tanto per capirsi, un sistema specializzato nella traduzione di bollettini meteorologici raggiungerà probabilmente buoni livelli di qualità anche quando i testi da tradurre appartengano a due lingue molto distanti, però sarà praticamente inutile per tradurre altri tipi di testi, come ad esempio notizie sportive o finanziarie.

Traduzione automatica (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

Alla luce dei nuovi sviluppi tecnologici e del maggior accesso agli strumenti di traduzione elettronica per le traduzioni automatiche, alcuni studiosi considerano che in futuro questa tecnologia sostituirà il traduttore umano.
Per decenni sono state portate avanti ricerche volte a stabilire se i sistemi di computazione possano tradurre efficacemente da una lingua ad un’altra. Questi sistemi funzionano essenzialmente disaggregando tutte le componenti del testo (fra le quali segni di interpunzione e frasi idiomatiche riconosciute) e poi ricostruendo tali elementi nella lingua d’arrivo mediante l’applicazione di regole linguistiche specifiche e mediante l’“apprendimento” dalle traduzioni già esistenti.

Tradurre, tuttavia, è un’arte nobile che richiede talento e dedizione. Non è sufficiente sostituire una parola con un’altra, chi traduce dev’essere in grado di riconoscere tutte le parole di una frase e l’influenza che hanno le une sulle altre. Le lingue constano di morfologia (la forma nella quale si costruiscono le parole a partire da piccole unità provviste di significato), di sintassi (la struttura di una frase), di semantica (il significato delle parole) e di tante altre regole complesse. Il traduttore dev’essere inoltre in grado di fare tutta una serie di considerazioni riguardanti lo stile o saper riflettere su questioni prettamente pragmatiche. Dato che perfino il testo più semplice può essere colmo di ambiguità, oggigiorno nemmeno il miglior computer del mondo è in grado di analizzarlo in modo adeguato.

Nei prossimi giorni descriveremo in modo più approfondito le tecniche utilizzate dai traduttori automatici.

Traduzione automatica

 Categoria: Strumenti di traduzione

In questo blog abbiamo accennato più volte alla traduzione automatica. Si tratta di un tipo di traduzione in cui l’uomo non interviene minimamente, il testo viene tradotto dal computer in modo completamente automatico.
Tutti gli operatori del settore sono ovviamente strenui fautori della traduzione umana, non solo per una questione di mero tornaconto personale ma anche e soprattutto perché allo stato attuale i risultati ottenuti dalla traduzione automatica sono qualitativamente molto inferiori rispetto a quelli della traduzione umana.
La traduzione automatica offre sicuramente grandi vantaggi in termini di velocità d’esecuzione ma, oltre ad essere molto fallace, non è in alcun modo in grado di valutare se una traduzione è appropriata per un certo tipo di pubblico.

Questo non significa che i computer non siano importanti nel moderno settore della traduzione. La nostra agenzia di traduzioni crede fermamente che la tecnologia al giorno d’oggi sia uno strumento imprescindibile nella traduzione. Questo però solo a condizione che il controllo su di essa da parte dell’essere umano sia totale. I traduttori sono assolutamente essenziali per il processo di traduzione e il loro lavoro non può essere semplificato e processato tramite una macchina. Per questo motivo facciamo largo uso di strumenti di traduzione assistita ma in nessun caso ricorriamo alla traduzione automatica.

Ciononostante, abbiamo deciso di trattare l’argomento traduzione automatica in modo piuttosto esaustivo e pertanto con l’articolo di domani inizieremo un percorso che durerà una settimana circa.

Traduzione e gestione della terminologia

 Categoria: Strumenti di traduzione

Quando qualcuno, nella notte dei tempi, decise per la prima volta di tradurre un documento, la terminologia esisteva già. Traduzione e terminologia sono come sorelle, lo sono sempre state, viaggiano a braccetto da millenni.
A differenza di altre risorse come ad esempio le memorie di traduzione, le risorse terminologiche non sono state introdotte nel campo della traduzione con l’avvento della tecnologia informatica, sono sempre esistite. Ovviamente i traduttori del medioevo non potevano sedersi davanti al personal computer e spostare icone con il mouse ottico, dovevano sfogliare pagine e pagine di pesanti dizionari e glossari cartacei. Se volevano eseguire delle buone traduzioni non potevano prescindere dall’utilizzo di tali strumenti terminologici.
Pertanto, non c’è da stupirsi se la tecnologia informatica applicata al campo della traduzione abbia mosso i primi passi proprio in questa direzione, creando degli strumenti di gestione della terminologia che potessero facilitare e velocizzare il lavoro del traduttore.
Ciò che prima avveniva mediante liste o schede ha subito un radicale cambiamento. Tutto è passato nelle mani dei computer. La gestione della terminologia è stata affidata inizialmente a database generici e con il tempo ad applicazioni specifiche progettate appositamente per assolvere questa funzione.

Alcune settimane fa abbiamo inserito nel nostro blog alcuni articoli riguardanti i principali software di traduzione assistita attualmente in commercio. Come abbiamo potuto constatare, per la gestione della terminologia praticamente tutti gli strumenti descritti sono dotati di specifici componenti.
La novità più importante è sicuramente il riconoscimento terminologico automatico: mentre il traduttore esegue la traduzione, i termini contenuti sia nel testo oggetto di traduzione sia nel glossario o nei glossari associati a quel determinato testo, vengono individuati automaticamente. Selezionando le opzioni opportune, le applicazioni inseriscono immediatamente i termini tradotti nel testo di uscita oppure li visualizzano in tempo reale sullo schermo lasciando al traduttore tale compito. Quale che sia l’opzione scelta dal traduttore vengono drasticamente ridotti i tempi di digitazione e le probabilità di incappare in refusi.

Traduzione assistita: definizioni varie

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Tutte le risorse informatiche che in qualche misura concorrono all’elaborazione del linguaggio umano potrebbero essere considerate, in senso ampio, strumenti di traduzione assistita.
Tra i vari strumenti esistenti ricordiamo ad esempio quelli per il riconoscimento e la sintesi vocale, quelli per il riconoscimento ottico (software OCR: Optical Character Recognition), quelli per la ricerca e la sostituzione di testo, gli elaboratori testuali, i database testuali.
Tuttavia, in senso stretto, quando si parla di sistemi informatici per la traduzione, si fa riferimento in modo particolare alle applicazioni CAT (Computer Aided Translation o Computer Assisted Translation, traduzione assistita da computer).
Con questa sigla si indicano collettivamente i sistemi appositamente progettati per il settore delle traduzioni. Ad ogni modo, solitamente si tende ad escludere dall’insieme degli strumenti CAT sia la traduzione totalmente automatica (MT, Machine Translation), sia la sua versione assistita (HAMT, Human Aided Machine Translation). Trattasi infatti di strumenti progettati non per assistere il traduttore umano quanto per sostituirsi ad esso.

Rientrano invece a pieno titolo nella categoria degli strumenti CAT tutte le applicazioni che forniscono al traduttore un valido aiuto per l’esecuzione di attività tradizionalmente svolte manualmente. Sarebbe più corretto indicare queste applicazioni con MAHT (Machine Aided Human Translation) ma questa definizione viene scarsamente utilizzata. Gli acronimi CAT e MAHT, anche se in modo improprio vengono usati quasi indistintamente.
Come abbiamo accennato poc’anzi, questi sistemi forniscono al traduttore professionista un ampio ventaglio di utili funzioni. Tra esse ne ricordiamo brevemente alcune: consultazione, gestione e creazione di glossari, analisi di vario genere sia sul testo di partenza che su quello di arrivo, ricerche in corpora linguistici, ecc.
In esse e non solo, il ruolo chiave è svolto dalla memoria di traduzione (TM, Translation Memory), di cui abbiamo parlato in qualche articolo precedente e di cui torneremo a parlare anche in futuro.
L’importanza della memoria di traduzione è tale che spesso, seppur commettendo un errore, ci si riferisce agli strumenti di traduzione assistita con la dicitura di “strumenti TM” anziché di “strumenti CAT” o “strumenti MAHT”.

Internet e la traduzione

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Qualche decennio fa, quando studiavamo traduzione all’università, i professori ci ricordavano costantemente che non si poteva tradurre senza tenere dizionari sulla nostra scrivania. La ricerca è fondamentale per comprovare la validità del nostro lavoro, ci dicevano.
Tuttavia, chi di recente ha avuto occasione di osservare il lavoro quotidiano di un traduttore, sulla sua scrivania avrà notato più spesso l’assenza di un dizionario che la sua presenza. Sono moltissimi i traduttori che lavorano quasi senza dizionari o strumenti cartacei in genere. Com’è possibile? Semplice, i tempi sono cambiati e la nostra professione con loro.

Molto è cambiato ma non tutto. Qualcosa che non è cambiato e che non cambierà mai è l’importanza della ricerca. Questo è un principio che i professori cercano tutt’oggi di inculcare ai loro studenti. Sono cambiati però i metodi per effettuare le ricerche, possiamo permetterci di non tenere dizionari sulla scrivania ma questi dovranno necessariamente essere installati nel nostro computer.
In piena era informatica inoltre, non possiamo prescindere da una buona connessione a internet per poter effettuare ricerche di tipo terminologico.
Su internet possiamo incontrare praticamente tutto ciò di cui abbiamo bisogno.
Non solamente possiamo consultare dizionari, glossari e manuali, possiamo anche analizzare i vari contesti in cui sono inserite frasi intere o verificare l’esattezza di una frase tradotta della quale non siamo certi.
Possiamo inoltre ricevere rapidamente la consulenza da parte di un collega che magari vive in un altro continente oppure possiamo accedere a blog o forum di dibattito per ricevere suggerimenti e consigli.
I nostri professori di un tempo non crederebbero ai loro occhi.

La funzione di correzione automatica

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La funzione di correzione ortografica e grammaticale degli editor di testi è di grande aiuto per chi si occupa di traduzioni. Sebbene nel caso della grammatica i programmi utilizzino criteri che il traduttore talvolta non condivide, egli conserva sempre e comunque la propria totale indipendenza, poiché, dopo aver vagliato le correzioni proposte, ha piena facoltà di accettarle o rifiutarle.

La funzione di correzione automatica toglie dai guai chi la utilizza facendo in modo che nel testo non rimangano ripetizioni indesiderate, termini in altre lingue, che vi sia accordo nel genere e nel numero fra le parole, ecc.
Questa funzione inoltre, dato che può essere impostata anche sui programmi di gestione della posta elettronica, permette a coloro che devono spesso inviare e-mail in varie lingue, di fare sempre bella figura con i destinatari dei messaggi.
Ciononostante, i traduttori e gli utenti in generale devono sempre tenere gli occhi ben aperti poiché certi tipi di errore non possono e forse non potranno mai essere eliminati.
Le parole scritte correttamente da un punto di vista ortografico ma inadeguate al contesto, non vengono infatti segnalate. Ad esempio, la funzione sorvola su “la matita è fossa”, sebbene l’intenzione del traduttore sia quella di scrivere “la matita è rossa”. “Fossa” è infatti una parola corretta che si trova nel dizionario del programma.
A volte invece avviene esattamente l’opposto, ovvero una parola corretta ma non inserita nel dizionario del programma viene trasformata in una parola che non c’entra nulla e così “online”(senza trattino) diventa “ondine”, “faldone”, diventa “falcone”, ecc.
Inoltre, a livello grammaticale il programma talvolta rifiuta delle formule complesse e arzigogolate dalle quali però il traduttore non può prescindere poiché, molto semplicemente, anche la versione originale risulta altrettanto complessa e arzigogolata.

La funzione di correzione è insomma uno strumento utilissimo per i traduttori, ma in qualche caso fallace. Visto che per ora il cervello umano ha ancora la meglio sulla macchina, potremmo anche decidere di disattivarla con maggior frequenza. Il problema però spesso non è il cervello che non ragiona sugli errori, sono gli occhi che non li vedono! In definitiva forse è meglio lasciarla attiva…

Wordfast

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Gli strumenti che abbiamo analizzato brevemente nei giorni precedenti sono programmi a tutti gli effetti, Wordfast invece è un insieme di macro di MS Word, non è un programma vero e proprio. Ciononostante, l’elaborazione dei documenti segue modalità molto simili a quelle seguite da Trados.
Wordfast nacque anni fa come strumento gratuito per i traduttori che non avevano disponibilità sufficienti per acquistare programmi costosi, ma con il tempo si è evoluto moltissimo, trasformandosi in uno strumento sofisticato che, a un costo decisamente inferiore rispetto agli altri programmi, offre funzioni molto apprezzate dai traduttori e in qualche caso non presenti nemmeno in Trados.

I glossari di Wordfast sono in semplice formato testo delimitato da tabulazione. Per questo motivo risultano estremamente semplici da gestire e compatibili con la maggior parte delle applicazioni più comuni, quali ad esempio Word ed Excel.
Tale semplicità ovviamente si riflette in modo negativo sulla potenza dei glossari stessi che non sono strutturati per concetti e sono solamente bilingui. Per tale motivo risultano in genere sufficienti per il lavoro dei traduttori ma inadeguati per le esigenze dei terminologisti. Una funzione di estrazione terminologica è disponibile in +Tools, la suite di strumenti gratuita che accompagna Wordfast.

Come in Trados, anche in Wordfast il traduttore può scegliere di segmentare i documenti prima di iniziare a tradurre o durante il processo di traduzione, utilizzando solamente macro di Word. Così come i glossari, anche le memorie di traduzione sono in formato testo delimitato da tabulazione, e per tale ragione risultano facilmente scambiabili e gestibili. Ciononostante non memorizzano informazioni sulla formattazione, che dovrà pertanto essere applicata dal traduttore stesso.
La gestione dei segmenti privi di corrispondenza in memoria è uno dei vantaggi di Wordfast rispetto a Trados: attivando determinate opzioni, le traduzioni dei termini eventualmente presenti nel glossario possono essere inserite nei segmenti, andando in tal modo a sostituire i termini originali.
Tra i programmi analizzati, Déjà Vu, capace di effettuare inserimenti dai glossari anche nei fuzzy match, è quello che offre in modo più completo questo meccanismo di “assemblaggio” della traduzione. Transit lo offre in modo più parziale in quanto consente inserimenti solo nei fuzzy match.

Trados

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Trados, fornito da SDL (la stessa azienda di SDLX), è senza dubbio il sistema più conosciuto e più diffuso nel settore delle traduzioni. In realtà non si tratta di una singola applicazione, bensì di una suite di programmi (Translator’s WorkBench, WinAlign, MultiTerm, Tag Editor), ognuno dei quali specializzato in una particolare funzione.
Il nucleo centrale di Trados è Translator’s WorkBench, l’applicazione che gestisce, anche per mezzo di alcune macro installate in MS Word, l’interazione fra l’editor di scrittura, i database di memoria e i database terminologici.
A Translator’s WorkBench è inoltre affidato il compito di gestire le memorie di traduzione.
Il programma lavora normalmente su documenti MS Word (formati DOC ed RTF) ma grazie ad appositi filtri può tranquillamente gestire anche formati come HTML, PPT, XLS, e molti altri ancora. I file contenenti tag, come quelli in formato HTML vengono tradotti usando Translator’s WorkBench grazie ad un’altra applicazione cui abbiamo fatto riferimento all’inizio del post, Tag Editor.

MultiTerm è invece l’applicazione per la gestione della terminologia.
I punti di forza di MultiTerm sono la strutturazione in concetti, la capacità di gestire più lingue e l’ampia possibilità di configurazione degli attributi.
Si tratta però di uno strumento piuttosto complesso da usare e l’ultima versione lanciata sul mercato, MultiTerm iX, se da un lato ha introdotto alcune operazioni in precedenza non possibili (come ad esempio l’inserimento interattivo di termini durante la traduzione), dall’altro ne ha amplificato la difficoltà d’uso. In certe versioni di Trados vi è anche un componente per l’estrazione terminologica.

WinAlign è un’altra applicazione del pacchetto Trados e permette l’allineamento di due file, uno nella lingua d’origine e l’altro tradotto, allo scopo di creare una memoria da importare in Trados e poter utilizzare in seguito.

Il traduttore, grazie alla funzione di pre-traduzione, può scegliere di segmentare i documenti prima di iniziare a tradurre oppure può farlo durante la traduzione stessa man mano che il lavoro va avanti.
Lavora tenendo aperti contemporaneamente Translator’s WorkBench, MS Word e nel caso ne abbia bisogno, MultiTerm. Mentre in Translator’s WorkBench vengono visualizzati i suggerimenti della memoria di traduzione (ed eventualmente del glossario), il traduttore traduce agendo sui segmenti del testo mediante le macro di Word installate da Trados.
Translator’s WorkBench permette inoltre di creare, importare ed esportare memorie di traduzione, nonché di eseguire l’analisi dei file che devono essere tradotti ed elaborare i file già tradotti al fine di ripristinarne il formato originario e, laddove si renda necessario, aggiornare la memoria (procedimento detto clean-up).

Transit

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Il software di traduzione fornito da Star è composto da due applicazioni separate ma strettamente legate fra loro.
Il programma di traduzione vero e proprio è Transit mentre TermStar è il programma di gestione terminologica.
Il primo è basato su un concetto di memoria di traduzione flessibile e originale. L’applicazione infatti utilizza come memoria di traduzione i file dei progetti passati e i file del progetto su cui si sta lavorando (segmentati, indicizzati e tradotti) invece di memorizzare le coppie di segmenti in un database apposito. È inoltre possibile associare ad ogni progetto un numero qualsiasi di database terminologici.

TermStar è un flessibile e potente strumento di gestione terminologica. Come per i due programmi analizzati nei giorni precedenti, la terminologia è organizzata per concetti ed è possibile gestire più lingue nell’ambito dello stesso database nonché definire attributi personalizzati.
L’importazione e l’esportazione dei file avviene tramite un procedimento piuttosto macchinoso anche se sicuramente potente ed efficace. Transit (XV), la versione più recente del software offre inoltre una funzione di estrazione terminologica.
Anche in Transit i vari tipi di file vengono importati in un ambiente di lavoro unificato tramite un’ampia serie di filtri (alcuni dei quali vengono forniti a parte).
La presentazione però è piuttosto diversa: il documento di partenza viene visualizzato in una finestra diversa rispetto a quello di arrivo e i segmenti sono suddivisi in tag numerati.

SDLX

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SDLX è un’applicazione fornita da SDL che per diversi aspetti risulta molto somigliante a Déjà Vu.
Anche in SDLX, sia i database di memoria sia quelli terminologici vengono gestiti su piattaforma MS Access.
Come per Déjà Vu, la terminologia è organizzata per concetti e al traduttore viene data la possibilità di gestire più lingue nell’ambito dello stesso database nonché di definire attributi personalizzati.
L’importazione e l’esportazione dei termini in altri formati è resa possibile dalla vasta gamma di formati compatibili con altre applicazioni.
Anche SDLX è dotato di svariati filtri di importazione file. L’applicativo di gestione terminologica di SDLX si chiama SDL TermBase.
All’interno del programma, la formattazione del documento di origine è visivamente rappresentata da vari colori di sfondo del testo e anche l’interfaccia tabellare ricorda molto quella di Déjà Vu.
Infine, la funzione di visualizzazione dell’anteprima del documento tradotto risulta molto pratica ed efficace.

Déjà Vu

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Déjà Vu è un programma fornito da Atril che offre all’utente un ambiente di lavoro unico per la gestione dei database di memoria, dei database terminologici e di quelli di progetto. Tutti i database usati sono in formato MS Access.
Déjà Vu fornisce strumenti tanto potenti quanto flessibili per l’importazione, l’esportazione e la gestione dei propri database, tra i quali il linguaggio SQL (Structured Query Language).
Il traduttore ha la possibilità di gestire come un unico grande file progetti complessi e di grandi dimensioni, comprendenti molti file anche di formati diversi. L’applicazione permette di impostare sul file di cui sopra operazioni di ricerca, sostituzione, propagazione e filtro.

Déjà Vu X, la versione più recente del software, integra in un’interfaccia unificata tutti gli strumenti, compresa la gestione della terminologia che è organizzata per concetti.
In questo programma vi è inoltre la possibilità di gestire più lingue nello stesso database nonché di definire attributi personalizzati.
A dispetto della maggiore complessità introdotta con la versione X, Déjà Vu resta un programma relativamente facile da usare. Clienti e colleghi che utilizzano altre applicazioni possono scambiare dati con il traduttore grazie alla vasta gamma di formati di importazione ed esportazione gestiti dall’applicazione.
Integrata nel Lexicon (un glossario inserito nel progetto), vi è anche una funzione di estrazione terminologica.

Con Déjà Vu è possibile portare avanti progetti comprendenti diversi tipi di file, ivi compresi file già segmentati con altri programmi quali Trados (DOC, RTF, BIF, TTX) e Wordfast.
L’importazione dei file avviene tramite dei componenti appositi chiamati filtri, che convertono i file nel formato utilizzato da Déjà Vu, li segmentano e li rendono disponibili per la traduzione sotto forma di tabella. Dei codici (rappresentati da numeri all’interno di parentesi graffe) sostituiscono le informazioni originarie sulla formattazione.
Nel medesimo ambiente interagiscono i database di memoria e quelli terminologici. A seconda della versione installata del software è possibile associarne più di uno al progetto.

La traduzione assistita

 Categoria: Strumenti di traduzione

In quest’articolo e in quelli che seguiranno nei prossimi giorni presenteremo alcuni dei software di traduzione assistita più diffusi sul mercato: Déjà Vu, SDLX, Trados, Transit e Wordfast. Ognuno di questi programmi è dotato delle seguenti funzioni: allineamento di traduzioni eseguite precedentemente, segmentazione del testo oggetto di traduzione, analisi e pre-traduzione, consultazione automatica della memoria, immissione automatica dei segmenti dalla memoria all’interno del testo e viceversa, desegmentazione e produzione dei documenti di arrivo.
La differenza principale fra i vari programmi è che alcuni (Déjà Vu, SDLX, Transit) forniscono al traduttore un ambiente di traduzione proprietario, mentre altri (Trados e Wordfast) utilizzano un editor di testi, di solito MS Word.

I primi hanno il vantaggio di rendere totalmente trasparente per il traduttore il processo di conversione dei file da uno qualsiasi dei formati supportati all’ambiente di lavoro unificato.
Anche la riconversione al formato originale è altrettanto trasparente. Inoltre, tali programmi danno la possibilità di mostrare tutti i file del progetto nella stessa finestra, come se fossero un unico file.
Gli altri software d’altro canto, grazie all’ambiente di lavoro già in parte conosciuto e alla possibilità di visualizzare i documenti da tradurre nel loro formato originale, permettono al traduttore neofita degli strumenti CAT (Computer Aided Translation o Computer Assisted Translation) un approccio più graduale alla nuova tecnologia.

Nei prossimi giorni analizzeremo brevemente le caratteristiche dei programmi citati in questo articolo e il modo in cui essi implementano le funzioni descritte.

L’importanza dei database in traduzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

Nell’ambito degli strumenti informatici di ausilio alla traduzione meritano un discorso a parte i programmi di gestione di basi di dati.
La terminologia, una disciplina sorella della nostra, che risulta indispensabile quando si lavora con testi più o meno specialistici, ha sperimentato un cambiamento rivoluzionario attraverso l’uso di questi potenti strumenti gestionali.
Ogni traduttore che si rispetti dovrebbe saper gestire con facilità questi programmi. Essi hanno facilitato in modo sorprendente l’elaborazione (e in particolare la consultazione) dei glossari terminologici. Ai traduttori dell’ultima generazione sembra impossibile che fino a solo un paio di decenni fa i glossari venissero creati in modo diverso. Inoltre, il problema dell’alimentazione delle banche dati, il lavoro più duro, è stato risolto in gran parte grazie a internet. La rete permette a tutti noi di apportare il nostro granello di sabbia e ci offre in cambio miliardi di granelli dal resto della comunità. Lo sforzo è minimo rispetto a quello che si ottiene.

Attualmente, grazie ai mezzi a nostra disposizione, ogni utente che disponga di una semplice connessione ad internet può (e questa è la grande novità) introdurre in un database che si trova a migliaia di chilometri di distanza, informazioni in tempo reale da qualsiasi angolo del mondo. Informazioni che, a partire da quello stesso istante, saranno consultabili da parte di tutti gli altri utenti.
Inoltre, i database relazionali (così sono chiamati quelli che stabiliscono collegamenti tra due o più tabelle di elementi seguendo criteri matematici predeterminati), non solo ci permettono di ottenere elenchi di termini equivalenti, ma addirittura di relazionare, ad esempio, coppie di documenti. Il vantaggio che si ottiene quando si lavora con traduzioni formalmente molto rigide è incalcolabile.
Nel caso della traduzione giurata per esempio, disporre istantaneamente, poniamo il caso, di un certificato di nascita spagnolo con il suo equivalente francese, italiano, tedesco o inglese, facilita all’inverosimile il lavoro del traduttore. E, ciò che è ancor più importante, fa sì che la traduzione risulti più omogenea, più sicura, più precisa…in una parola: migliore.

Pro e contro delle memorie di traduzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

Quali sono i pro e quali i contro delle memorie di traduzione? Proviamo a elencarli in modo schematico:

- Il primo vantaggio è che si risparmia tempo nei testi molto ripetitivi: il traduttore deve digitare meno e fare meno ricerche.

- Una memoria di traduzione è molto efficace per i testi tecnici, dove spesso più del 90% del testo è comune tra una versione del prodotto e quella precedente. Ovviamente questo non è il caso dei testi letterari, che contengono poche ripetizioni nel testo di origine e, ove ve ne siano, non sono auspicabili nel testo di destinazione.

- La maggior parte dei software che utilizzano memorie di traduzione sono a pagamento e sono sviluppati unicamente per Windows (Trados, Workbench, DéjàVuX, SDLX, STAR Transit, MultiTrans, Similis), ma esistono tuttavia anche diverse applicazioni Java che permettono di lavorare sia in ambiente Mac OS X che in ambiente Linux (OmegaT, Open Language Tools, Heartsome, ecc.).

- I programmatori ritengono che questi software non dovrebbero essere concepiti per essere usati da una sola persona ma la maggior parte di tali applicazioni purtroppo non è adatta per il lavoro di gruppo. I sistemi che permettono il lavoro di gruppo sono in genere più costosi. Trados, Workbench, DéjàVuX, SDLX, Similis, ad esempio, offrono ambedue le versioni.

- In termini di qualità della traduzione, i sistemi che utilizzano memorie di traduzione, se agevolano la coerenza d’insieme, possono però porre delle problematiche: essendo le frasi separate, il traduttore è in grado di riscontrare meno ripetizioni ed errori di accordo. Inoltre è più difficile, se non impossibile, a volte, rimodellare un paragrafo per adattarlo allo stile della lingua di destinazione.

- Le agenzie di traduzione impongono con frequenza sempre maggiore i sistemi che utilizzano memorie di traduzione ai traduttori indipendenti. Esse applicano tariffe decrescenti in funzione della percentuale di corrispondenza tra testo e memoria. La negoziazione fra le parti è difficile e non sempre soddisfacente.

Le memorie di traduzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

Una memoria di traduzione è un database contenente segmenti di testo in una determinata lingua e l’equivalente di questi segmenti in un’altra lingua.
La funzione delle memorie di traduzione è quella di memorizzare segmenti di frase e di riutilizzarli nell’ambito della medesima traduzione o di traduzioni future.

Quando inizia a lavorare, il traduttore lancia un programma che segmenta il testo di origine. Se nel database si trova un segmento identico (exact match, corrispondenza esatta) o simile (fuzzy match, corrispondenza parziale) ad uno presente nel testo originale (la soglia di similarità viene determinata da delle opzioni), il programma propone una traduzione.
Il traduttore ha quindi la possibilità di accettarla, adattarla o rifiutarla.
Se, per sua scelta o per reale mancanza di corrispondenza, il traduttore decide di rifiutare la soluzione proposta, è lui stesso che manualmente deve inserire il segmento tradotto.
In tal caso, la traduzione da lui effettuata viene memorizzata in una banca dati. Qualora si ripresenti un segmento identico, il programma riproporrà in automatico la versione inserita dal traduttore.
Come si può ben intuire, l’intervento dell’uomo in questo caso risulta assolutamente decisivo.
Siamo infatti nel campo della traduzione assistita, non in quello della traduzione automatica, termine generalmente utilizzato per indicare software che non richiedono l’intervento di traduttori, ma che, proprio per questo motivo, producono risultati molto più approssimativi.

I dizionari bilingui nelle lingue non normalizzate

 Categoria: Strumenti di traduzione

 

Il modello lessicografico bilingue attualmente in auge è quello di un dizionario d’uso oppure descrittivo, che riflette la situazione reale di due diversi ambiti linguistici.
L’obiettivo fondamentale è quello di fornire un quadro il più vivo ed attuale possibile di due lingue. Poco importano i dettami delle accademie linguistiche, i parametri normativi che fissano, delimitano e sanzionano.
Un buon dizionario bilingue dev’essere innanzitutto “maneggevole”, cioè di facile consultazione. L’opera inoltre dev’essere agile e diretta, non deve avere troppi fronzoli. Per queste ragioni, i team di traduttori che elaborano tali opere cercano di ridurre al minimo il numero di equivalenze per ogni accezione. La traduzione più flessibile e adattabile, che può essere utilizzata nel maggior numero di contesti differenti possibile, è quella che vince la partita.

Tuttavia queste norme, che si applicano a tutte le lingue consolidate, creano varie problematiche quando si tratta di redigere un dizionario bilingue da e verso una lingua non normalizzata. Se ad esempio valutiamo con attenzione il contenuto di certi dizionari bilingui del catalano, del basco e del galiziano da e verso il castigliano, vediamo come si rende inevitabile una soluzione di consenso.
Il criterio della frequenza d’uso tende a perdere d’importanza in queste lingue. La loro fragile situazione, costantemente minacciata dal castigliano rende imprescindibile la realizzazione di un importante lavoro di protezione. 

In equilibrio precario tra l’uso e la norma, tra la gestibilità e la completezza, i lessicografi si trovano quindi di fronte a un’infinità di ulteriori problemi aggiuntivi al compito, già di per sé rischioso e insoddisfacente, di elaborare un dizionario bilingue. Consapevoli del lavoro di recupero e normalizzazione di cui necessita questo tipo di opera, essi raramente si orientano verso i criteri della flessibilità e anzi, preferiscono lasciare ampio spazio alla ricchezza lessicale della lingua in pericolo.

Brutte notizie per i traduttori automatici

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Secondo recenti ricerche la tecnologia legata alle traduzioni automatiche non è assolutamente affidabile e spesso dà risultati grotteschi.
Cerchiamo di spiegare brevemente cos’è un dispositivo di traduzione automatica e come funziona.
A qualcuno sarà già capitato di imbattersi in turisti che parlano a degli apparecchi che traducono le parole ad alta voce. Se non vi è successo avrete però sicuramente utilizzato almeno una volta gli “strumenti per le lingue” di Google o altri traduttori automatici su internet per tradurre singole parole o intere frasi presenti su siti web stranieri. Ebbene avrete sicuramente notato che il risultato talvolta è davvero spassoso. Un dispositivo di traduzione infatti traduce parola per parola ed è quindi uno strumento piuttosto utile laddove si voglia conoscere il significato di una singola parola. In qualche caso riesce a tradurre correttamente anche una frase semplice ma nel caso di testi più complessi il risultato è davvero pessimo.

I dizionari contenuti nelle memorie dei suddetti dispositivi sono enormi e la ricerca delle singole voci è rapidissima. Contengono inoltre regole programmate per trasformare la sintassi nel passaggio da una lingua all’altra. Ciononostante non riescono ad essere efficaci. La traduzione è un’attività che richiede molto ma molto di più. Ogni lingua possiede specificità, ambiguità, sfumature, frasi fatte, modi di dire, metafore, sinonimi, frasi idiomatiche, ecc. impossibili da tradurre in modo automatico. A dispetto della loro incredibile velocità e dell’abilità di chi li ha programmati, allo stato attuale i computer hanno un’intelligenza e una flessibilità paragonabile a quella di un bimbo piccolo. Sono necessari anni e anni di studio e di vita vissuta per essere in grado di effettuare delle buone traduzioni. I computer fortunatamente per noi non possono ancora vivere le stesse esperienze degli esseri umani.
Ad ogni modo tra qualche decennio (o forse tra qualche secolo) la tecnologia avrà raggiunto un livello tale da abbattere tutte le barriere linguistiche. Ci metteranno degli apparecchi nelle orecchie che convertiranno le parole dette in una lingua straniera direttamente nella nostra lingua, tutti i siti internet si tradurranno automaticamente con un clic e a quel punto le agenzie di traduzione come la nostra non avranno più ragion d’essere. Con nostro immenso sollievo manca ancora molto a quel momento.