Una memoria di traduzione è un database contenente segmenti di testo in una determinata lingua e l’equivalente di questi segmenti in un’altra lingua.
La funzione delle memorie di traduzione è quella di memorizzare segmenti di frase e di riutilizzarli nell’ambito della medesima traduzione o di traduzioni future.
Quando inizia a lavorare, il traduttore lancia un programma che segmenta il testo di origine. Se nel database si trova un segmento identico (exact match, corrispondenza esatta) o simile (fuzzy match, corrispondenza parziale) ad uno presente nel testo originale (la soglia di similarità viene determinata da delle opzioni), il programma propone una traduzione.
Il traduttore ha quindi la possibilità di accettarla, adattarla o rifiutarla.
Se, per sua scelta o per reale mancanza di corrispondenza, il traduttore decide di rifiutare la soluzione proposta, è lui stesso che manualmente deve inserire il segmento tradotto.
In tal caso, la traduzione da lui effettuata viene memorizzata in una banca dati. Qualora si ripresenti un segmento identico, il programma riproporrà in automatico la versione inserita dal traduttore.
Come si può ben intuire, l’intervento dell’uomo in questo caso risulta assolutamente decisivo.
Siamo infatti nel campo della traduzione assistita, non in quello della traduzione automatica, termine generalmente utilizzato per indicare software che non richiedono l’intervento di traduttori, ma che, proprio per questo motivo, producono risultati molto più approssimativi.
Il modello lessicografico bilingue attualmente in auge è quello di un dizionario d’uso oppure descrittivo, che riflette la situazione reale di due diversi ambiti linguistici.
L’obiettivo fondamentale è quello di fornire un quadro il più vivo ed attuale possibile di due lingue. Poco importano i dettami delle accademie linguistiche, i parametri normativi che fissano, delimitano e sanzionano.
Un buon dizionario bilingue dev’essere innanzitutto “maneggevole”, cioè di facile consultazione. L’opera inoltre dev’essere agile e diretta, non deve avere troppi fronzoli. Per queste ragioni, i team di traduttori che elaborano tali opere cercano di ridurre al minimo il numero di equivalenze per ogni accezione. La traduzione più flessibile e adattabile, che può essere utilizzata nel maggior numero di contesti differenti possibile, è quella che vince la partita.
Tuttavia queste norme, che si applicano a tutte le lingue consolidate, creano varie problematiche quando si tratta di redigere un dizionario bilingue da e verso una lingua non normalizzata. Se ad esempio valutiamo con attenzione il contenuto di certi dizionari bilingui del catalano, del basco e del galiziano da e verso il castigliano, vediamo come si rende inevitabile una soluzione di consenso.
Il criterio della frequenza d’uso tende a perdere d’importanza in queste lingue. La loro fragile situazione, costantemente minacciata dal castigliano rende imprescindibile la realizzazione di un importante lavoro di protezione.
In equilibrio precario tra l’uso e la norma, tra la gestibilità e la completezza, i lessicografi si trovano quindi di fronte a un’infinità di ulteriori problemi aggiuntivi al compito, già di per sé rischioso e insoddisfacente, di elaborare un dizionario bilingue. Consapevoli del lavoro di recupero e normalizzazione di cui necessita questo tipo di opera, essi raramente si orientano verso i criteri della flessibilità e anzi, preferiscono lasciare ampio spazio alla ricchezza lessicale della lingua in pericolo.
Secondo recenti ricerche la tecnologia legata alle traduzioni automatiche non è assolutamente affidabile e spesso dà risultati grotteschi.
Cerchiamo di spiegare brevemente cos’è un dispositivo di traduzione automatica e come funziona.
A qualcuno sarà già capitato di imbattersi in turisti che parlano a degli apparecchi che traducono le parole ad alta voce. Se non vi è successo avrete però sicuramente utilizzato almeno una volta gli “strumenti per le lingue” di Google o altri traduttori automatici su internet per tradurre singole parole o intere frasi presenti su siti web stranieri. Ebbene avrete sicuramente notato che il risultato talvolta è davvero spassoso. Un dispositivo di traduzione infatti traduce parola per parola ed è quindi uno strumento piuttosto utile laddove si voglia conoscere il significato di una singola parola. In qualche caso riesce a tradurre correttamente anche una frase semplice ma nel caso di testi più complessi il risultato è davvero pessimo.
I dizionari contenuti nelle memorie dei suddetti dispositivi sono enormi e la ricerca delle singole voci è rapidissima. Contengono inoltre regole programmate per trasformare la sintassi nel passaggio da una lingua all’altra. Ciononostante non riescono ad essere efficaci. La traduzione è un’attività che richiede molto ma molto di più. Ogni lingua possiede specificità, ambiguità, sfumature, frasi fatte, modi di dire, metafore, sinonimi, frasi idiomatiche, ecc. impossibili da tradurre in modo automatico. A dispetto della loro incredibile velocità e dell’abilità di chi li ha programmati, allo stato attuale i computer hanno un’intelligenza e una flessibilità paragonabile a quella di un bimbo piccolo. Sono necessari anni e anni di studio e di vita vissuta per essere in grado di effettuare delle buone traduzioni. I computer fortunatamente per noi non possono ancora vivere le stesse esperienze degli esseri umani.
Ad ogni modo tra qualche decennio (o forse tra qualche secolo) la tecnologia avrà raggiunto un livello tale da abbattere tutte le barriere linguistiche. Ci metteranno degli apparecchi nelle orecchie che convertiranno le parole dette in una lingua straniera direttamente nella nostra lingua, tutti i siti internet si tradurranno automaticamente con un clic e a quel punto le agenzie di traduzione come la nostra non avranno più ragion d’essere. Con nostro immenso sollievo manca ancora molto a quel momento.