I pensieri di Google Translate

 Categoria: Strumenti di traduzione

Gli esercizi di lettura più divertenti per gli alunni delle elementari mescolano parole scritte e disegni. Nella frase “Il gatto di Andrea si era nascosto sotto l’albero”, al posto della parola “albero” è disegnato un maestoso albero verde che deve essere “letto”. La lettura prosegue senza impedimenti, chiara come il significato della parola “albero”. Allo stesso modo funzionano i pensieri dove, a volte il significato diventa immagine, rappresentazione. La mente costruisce scenari, scenari fatti di immagini: “la casa della mia ex” evoca subito l’immagine dell’appartamento o la piccola casetta con il giardino della ragazza che una volta era la sua fidanzata. Ma anche qualcos’altro. Un sentimento di nostalgia, di rabbia, di dolore o di rassegnazione. Il cervello non solo traduce il pensiero in un’immagine, ma scatena anche un’emozione, un brivido.

Naturalmente, non tutti i pensieri possono essere tradotti in immagini! Una dichiarazione d’amore per la più bella studentessa della porta accanto… ha bisogno di parole! E se la ragazza della porta accanto è inglese? O francese? O tedesca? E se il ragazzo è italiano immigrato in Inghilterra e sta facendo il dottorato in Belgio? Un bigliettino con un grande cuore rosso può essere un timido inizio, ma poco eloquente. Il giovane innamorato si mette a scrivere le parole più dolci e belle, frasi loquaci con qualche battuta divertente. Nella sua lingua materna, qualunque essa sia, tutto suona meraviglioso ma come tradurle? In mancanza di tempo, perché deve studiare molto, fa una ricerca e scopre Google Translate che non è un semplice dizionario ma un traduttore esperto di testi. Copia incolla la sua dichiarazione e voilà: la più romantica delle dichiarazioni servita in poco meno di tre minuti. Stampa, infila in una busta, il discorso è un po’ lungo per essere imparato a memoria, e la butta, speranzoso, nella casella di posta della ragazza. Romanticone! Passano un po’ di giorni senza che nulla accada. Lei non si è nemmeno accorta della lettera. L’avrà letta? Buttata via? Presa qualcun altro?

Lui aspetta. Dopo un paio di settimane tormentate, ecco una lettera nella sua casella di posta! Ha risposto! Con mani tremanti l’afferra e corre nella sua stanza a leggerla. Che strano però! È la lettera che lui stesso ha scritto… arrossita spietatamente da una stilo dalla punta assai affilata! Sono completamente d’onore di conoscere voi e desidera che siamo amici ha un immenso interrogativo rosso alla fine. Non è quello che voleva dire lui, ma Google non l’ha capito. Il suo modo di ragionare ridotto e lineare non ha evidenziato errori: le parole sono giuste, l’indicativo presente non manca, la concordanza verbo soggetto esiste. Ma traducendo letteralmente, parola per parola, è andata persa la parte più importante: l’amore! Ma anche lei! Poteva capirlo, no? Io sono un uomo adulto e spero di essere un rapporto tra di noi. Hm… Lei, ironicamente ha aggiunto sopra: Ti auguro di essere il più bel rapporto. E per concludere: Ho una laurea in media in materia di salute e la composizione del gas sono bellissime. Ogni uomo vuole essere la sua ragazza, dove la ragazza ha semplicemente scritto Concordo.

Alla fine, la dichiarazione d’amore tradotta da Google si è trasformata in un mucchio di parole senza senso, una accanto all’altra come in un lunga fila indiana. Il testo è nullo. Non suscita immagini, emozioni, sentimenti. Google non ha la capacità di tradurre le parole in immagini, di esprimere concetti elaborati in modo coerente. Per Google ripetere “Io”, tante volte quanto viene usato nella lingua inglese significa eseguire una traduzione precisa. Eliminare anche per una sola volta l’ “I” inglese corrisponde a un malfunzionamento. Per noi, ripetere questo io, “Io sono partita e Io ho visto Andrea salire sul treno e Io sono andata a salutarlo. Io volevo chiedergli dov’era la sua ragazza ma poi Io ho pensato che avrebbe frainteso”, è segno o di egocentrismo o di scarsa padronanza della lingua italiana.

La traduzione di un testo va oltre il mero significato delle parole. Il testo da tradurre va letto e capito fino in fondo, più volte se necessario. È la prima regola che insegnano all’università: leggere e comprendere! Leggere non significa tradurre già mentalmente, ma semplicemente afferrare il messaggio e, per quanto poco professionale può sembrare, cercare nel vocabolario la spiegazione delle parole che non si conoscono.

Il messaggio da trasmettere non va perso per strada, ma espresso anche nell’altra lingua. La semplice traduzione di ogni singola parola non basta. Ci vuole un sinonimo, un intera espressione, una metafora. Si tratta di un intero processo di trasformazione affinché la traduzione resti fedele al suo scopo. Le istruzioni d’uso non sono divertenti ma precise. La presentazione di un itinerario di vacanza deve incuriosire e attirare sia in francese che in italiano, in inglese o in romeno. Google non può capirlo perché per quanto utile possa essere, resta un semplice programma. Non ha modi di dire, non ha senso dell’umorismo e nemmeno una briciola di creatività.

Tuttavia, qualcosa di positivo ci sarà, se lo nominano tutti. In effetti c’è! Google non resta a secco di termini e la scritta “il termine cercato non ha prodotto risultati” non comparirà mai. Sta a noi decidere se usarlo o meno, ma come nel caso dello studente innamorato, poi si incolpano gli altri quando non capiscono la nostra chiara e semplice visione!

Autore dell’articolo:
Irina Serban
Laurea Mediazione linguistica e culturale
Traduttrice EN-FR-RO<>IT

La lingua da carta a click

 Categoria: Strumenti di traduzione

Il lettore converrà come, nell’esperienza di molti, lo studio di una lingua straniera, e ad esempio la traduzione, abbia sempre evocato l’immagine di pesanti dizionari spaccati in due fino allo sfinimento e opere di autori inglesi con gorgiera e sguardo fiero.

Nel mio caso, per fortuna, l’approccio con la lingua inglese è stato naturale e indolore, quasi giocoso, e a scuola si sa com’è, se si sa più degli altri si diventa un vocabolario umano.

Procedendo verso l’età adulta, lo studio di una lingua straniera acquisisce più importanza perché si è portati ad interagire nell’ambito di una realtà più ampia.

Vent’anni fa quando ero un ragazzino, non si faceva che ripetere: “L’informatica e l’inglese sono il futuro”. E così è stato, da lì a poco si sarebbe entrati in un’epoca in cui l’una sarebbe stata complementare all’altro e il binomio avrebbe costituito la pietra miliare di un’educazione superiore.

I vocabolari cartacei cominciano ad essere sostituiti dalle controparti elettroniche: arrivano i dizionari elettronici e su cd, che costano ancora troppo e questo sicuramente non incoraggia all’acquisto. È innegabile il conseguente vantaggio di portabilità, accessibilità, fruibilità (e sicuramente la riduzione del numero di tagli da carta alle dita) ma personalmente lo ritengo un passo più lungo della gamba da parte della tecnologia che cercava di farsi strada un po’ in tutti i settori alimentata dalla novità “internet”.
Il dizionario open source online arriva in Italia (sempre in ritardo rispetto agli altri Paesi) verso la metà degli anni novanta a pari passo con la diffusione virale del mezzo internet.

Quando si pensa alla lingua straniera inevitabilmente si pensa all’inglese, vitale negli scambi commerciali, i rapporti internazionali, per non parlare della terminologia sia tecnica che colloquiale che è diventata appendice di ogni lingua. Non è insolito sentire parlare quotidianamente di team work, management, feedback o class action e – mi si perdoni la cattiveria – a volte in maniera banale e poco consapevole. Partendo dal presupposto che tutte le lingue comunitarie acquisiscono la stessa importanza, si può notare come alcune lingue siano usate più ricorrentemente in determinati contesti: il francese ad esempio viene molto usato in ambito di rapporti internazionali, vista la collocazione del Parlamento Europeo. Il tedesco, in ambito commerciale e finanziario vista la considerevole attività industriale e bancaria, lo spagnolo diventa chiave d’accesso nei rapporti tra i giovani e assieme all’italiano rappresenta una costante in ambito turistico soprattutto visto il considerevole spessore culturale.

Chiudendo questa parentesi europeista, al giorno d’oggi l’apprendimento di una lingua straniera è un bene inevitabile perché si è venuto a creare, soprattutto dopo la creazione della UE, un unico bacino culturale da cui poter attingere continuamente, per contro nei casi estremi si può parlare persino di fagocitazione linguistica.

La seconda parte di questo articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Mauro P. Miccolis
Traduttore
Mola di Bari

Il traduttore e gli strumenti CAT

 Categoria: Strumenti di traduzione

Ad un mese di distanza dalla mia laurea magistrale in Lingue e Culture per la Comunicazione Internazionale, peraltro già in possesso di laurea triennale in Mediazione Linguistica, ho maturato la passione per la traduzione di qualsiasi testo nelle due lingue da me studiate in questo mio percorso di studi: lo Spagnolo e l’Inglese. Con la consapevolezza che la traduzione richiede una conoscenza approfondita sia delle strutture linguistiche che dell’argomento trattato nel testo oggetto della traduzione, ho iniziato ad utilizzare uno specifico programma di traduzione assistita tra i vari altri programmi CAT: mi sto riferendo a Wordfast Anywhere.

Rispetto a TRADOS, ATRIL, DEJAVU, SDL, Wordfast Anywhere, ultima versione di Wordfast, è assolutamente gratuito, online, utilizzabile in qualsiasi posto dotato di una buona connessione ad Internet. Questi softwares solitamente vengono impiegati per la traduzione di testi tecnico-scientifici, medici, economici ed altri linguaggi settoriali, ma la mia iniziale esperienza con il programma coincideva con la traduzione dallo spagnolo all’italiano di un prologo di un’opera di Arturo Uslar Pietri Las Lanzas Coloradas, che è stato oggetto della mia tesi di laurea magistrale. Attualmente, uso Wordfast quotidianamente sia per la traduzione di articoli di giornale, sia per quanto riguarda le pubblicazioni della biblioteca dell’UNESCO di carattere scientifico, culturale, tecnico.

Desidero lavorare in questo ambito per ampliare ulteriormente le mie conoscenze linguistiche e culturali, poiché LINGUA è sinonimo di CULTURA, per ampliare i miei orizzonti. Mi auguro di poter intraprendere questa carriera professionale.

Autore dell’articolo:
Emanuele Focarelli
Traduttore ES-EN>IT
Bolsena (VT)

Il web come corpus

 Categoria: Strumenti di traduzione

Se per definizione un corpus è una raccolta di testi rappresentativi di una lingua, il web, ovvero la rete delle reti, può essere considerato un unico grande corpus, che contiene una quantità smisurata di testi appartenenti alle più variegate tipologie facilmente accessibili. Il web, quindi, è sia una delle maggiori fonti testuali per costruire corpora di ogni genere che un corpus di per sé, sul quale possono essere effettuate delle analisi computazionali.

Dal punto di vista delle lingue, è lecito ammettere che nel web, purtroppo, non tutte sono rappresentate nella stessa percentuale e allo stesso modo, la società odierna ha determinato la nascita di un particolare tipo di varietà, la lingua del web, fatta di un suo lessico e talvolta anche di particolari costruzioni sintattiche.

Il web è sicuramente molto esteso e non è possibile definire con certezza le sue reali dimensioni, visto che quotidianamente vengono tolte o aggiunte nuove informazioni, quindi non è possibile incasellarlo nella tipologia di corpus dinamico.

Per poter affermare se il web sia un corpus o meno, bisogna considerare anche l’aspetto della rappresentatività, ovvero la capacità di un corpus di contenere diverse tipologie di testi in eguali quantità, in modo da rappresentare le differenti varietà di una stessa lingua. Da questo punto di vista, il web riesce a rappresentare effettivamente ogni differente forma della lingua di riferimento, perché non solo contiene ogni genere di materiale in forma scritta, ma risulta provvisto anche di molte testimonianze in video di parlato spontaneo (es.: YouTube è un sito web che consente la condivisione di video tra i suoi utenti e permette l’accesso a una quantità molto elevata e variegata di materiale audiovisivo). Il fatto, però, che i risultati forniti dai motori di ricerca vengano elencati sulla base di criteri non linguistici, comporta una disparità nel poter bilanciare la tipologia dei testi scelti. Ne deriva che il web non può essere considerato un corpus rappresentativo a tutti gli effetti.

Altro aspetto molto controverso è il grado di autorevolezza del web, perché esso contiene molto spesso materiale redatto a livello amatoriale (es.: Wikipedia) o da autori di dubbia affidabilità, che comporta di conseguenza la presenza non solo di semplici errori di battitura, ma anche di un basso profilo linguistico. L’utente, o il traduttore in questo caso, deve essere molto cauto e consapevole di riuscire a gestire il problema legato al ‘rumore’, ovvero la grande quantità di materiale non rilevante presente nel web, che andrà poi sfrondata dalle informazioni inutili per ottenere dati più attendibili.

Autore dell’articolo:
Elena Bartolucci
Traduttrice EN-DE>IT
Macerata

I traduttori automatici servono davvero?

 Categoria: Strumenti di traduzione

Di recente notizia è la gaffe “piccante” di un bando pubblicato sul sito del MIUR. Infatti, pare che un professore della facoltà Agraria dell’università di Firenze abbia affidato la traduzione di un testo scritto in italiano intitolato “Dalla pecora al pecorino” a un traduttore professionista, e che quest’ultimo si sia affidato a un traduttore automatico per svolgere il lavoro. Risultato: il titolo tradotto è stato “From sheep to Doggy Style”, ossia “Dalla pecora alla pecorina”. Ma come è possibile?! Siamo nel 2012 e ci sono ancora traduttori che non hanno capito la completa inutilità dei traduttori automatici?

Alcuni definiscono giustamente i traduttori automatici come “una tra le migliori idee peggio funzionanti di sempre” ed effettivamente non hanno tutti i torti, ma c’è anche chi sostiene che questi software abbiano fatto dei progressi enormi e che riescano a tradurre testi tecnici in modo accettabile. Noi traduttori sappiamo benissimo che questi strumenti dovrebbero essere eliminati definitivamente dal web e che è sempre meglio affidarsi alle proprie capacità e conoscenze personali, ma spiegatelo per favore anche a quei traduttori che li utilizzano ancora per facilitare il lavoro. Mi chiedo: al posto di utilizzare questi software, con i quali potreste rischiare anche di essere licenziati per aver consegnato lavori pessimi, non sarebbe meglio mettersi un po’ di soldi da parte per aumentare le vostre conoscenze e magari acquistare anche un CAT tool (o scaricarne uno gratis come OmegaT )? Sicuramente aiutano molto di più durante il lavoro di traduzione e aiutano a non commettere quegli enormi strafalcioni che i traduttori automatici invece commettono.

In conclusione, credo che la traduzione debba avvenire attraverso un accurato processo “umano” e che, in caso di utilizzo di traduttori automatici, si abbia per lo meno la decenza di revisionare il testo tradotto al fine di evitare brutte figure che potrebbero persino compromettere l’attività lavorativa professionale.

Autore dell’articolo:
Lucia Valentino
Traduttrice EN-ES>IT
Giugliano in Campania (NA)

La terminologia e il traduttore

 Categoria: Strumenti di traduzione

Il termine stesso ‘terminologia’, nella sua accezione più comune, indica sia una disciplina che studia il significato delle parole, in particolare di vocabolari speciali o settoriali, sia l’insieme dei termini che rappresentano un sistema concettuale. Basti pensare, ad esempio, alla terminologia legata alla nautica, all’informatica, alla medicina, etc.

La comparsa di sempre maggiori discipline porta alla creazione di termini tecnici e neologismi.
E lo sanno molto bene i traduttori che si trovano, quasi quotidianamente, a dover affrontare tecnicismi in continua evoluzione.
Ritengo che la parte più difficile e al tempo stesso più affascinante del mestiere di traduttore sia quella di creare una terminologia specifica. La ricerca puntuale del termine migliore e l’impegno nel rendere fruibile e utile la traduzione siano il nucleo di questo mestiere, che è sempre più una passione e sempre meno un mestiere.
È ovvio, quindi, che per un traduttore è più che mai essenziale “costruirsi” una buona terminologia specialistica.
Il traduttore si trova nelle condizioni di doversi creare un proprio “vocabolario” specialistico, cui attingere ogni volta che deve affrontare argomenti molto settoriali. Di grande aiuto, in questi casi, sono le banche-dati, le ricerche sistematiche e puntuali, le fonti, le riviste specialistiche, come anche consultare esperti del settore.

Fortunatamente la tecnologia è arrivata in soccorso al traduttore per la gestione di questa mole di informazioni; al traduttore spetta, infatti, il compito di archiviare e memorizzare in apposite “memorie” informatiche, disponibili con gli applicativi di “traduzione assistita”, tutte le informazioni reperite, per condividerle e riutilizzarle all’occorrenza.
Come in ogni ambito lavorativo la ricerca e il continuo aggiornamento sono molto importanti, a maggior ragione lo sono per un traduttore, in quanto fanno la differenza tra un lavoro di media qualità ed uno di ottima qualità.

Autore dell’articolo:
Rita Bandiera
Traduttrice EN>IT
Bologna

La tecnologia sostituirà i traduttori? (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

Da circa un anno infatti è stata rilasciata un’applicazione per Android chiamata Google Conversation Mode. Al momento del rilascio erano disponibili solo tre lingue (inglese, spagnolo e tedesco) ma la promessa di poter comunicare senza sforzi deve aver allettato molti uomini di affari sempre in viaggio per lavoro e gli svogliati che di imparare una lingua straniera non volevano saperne. L’utilizzo dell’applicazione è facile ed intuitivo: tu parli e lui ripete nella lingua del tuo interlocutore. Così si viene ad avere una conversazione uomo-macchina-uomo che sconcerterebbe chiunque. Potrà anche essere un’applicazione che può aiutarti in casi di estrema necessità come ad esempio malaugurati casi in cui qualcuno finisce in ospedale e non sa proprio come farsi capire però io ritengo che non tutto possa basarsi su algoritmi, statistiche e voci metalliche.

Tradurre non è un atto meccanico in cui si legge parola per parola e la si traduce, nel tradurre si mette cuore, passione e anche un pizzico di empatia. Il traduttore non legge semplicemente un testo e lo rende appetibile per il pubblico che dovrà leggere un libro o un articolo nella lingua di arrivo, il traduttore deve pensare quasi le medesime cose che l’autore di un testo (di qualsiasi natura esso sia) voleva comunicare. Perché tradurre non è un processo sterile e automatico e non sempre le idee possono passare da lingua a lingua senza subire delle, seppur minime, modifiche. Non si può tradurre alla lettera, altrimenti il testo non avrebbe senso, e nemmeno ci si può discostare troppo dai termini di partenza. Il traduttore quindi opera un atto di mediazione, scende a compromessi con le lingue, cerca di rendere la sua traduzione quanto più aderente al testo di partenza. Questo non è di certo un lavoro che una macchina può compiere, come può un computer sapere come tradurre un’espressione di slang come l’americano “It’s raining cats and dogs”? Se si fa un tentativo su Google Translate il risultato è “Piove cani e gatti”, la traduzione corretta invece è “Piove tantissimo”.

È difficile creare un programma che basi le sue traduzioni anche su espressioni idiomatiche, perifrasi e slang ed è più gratificante a livello umano avere rapporti con persone invece che con macchine, quindi è per questo che nel futuro della traduzione vedo l’uomo al centro, un po’ come un nuovo Umanesimo delle lingue.

Autore dell’articolo:
Lorena Bellano
Traduttrice EN>IT
Bologna

La tecnologia sostituirà i traduttori?

 Categoria: Strumenti di traduzione

È indubbio che in questi ultimi anni la tecnologia stia facendo progressi da gigante, soppiantando in alcuni settori il ruolo base che l’uomo assumeva nello svolgere determinate mansioni. Sarà questo anche il futuro dei traduttori? Di recente è stato pubblicato un articolo su Repubblica in cui viene svelato come Ashish Venugopal l’ideatore di Google Translate, il noto motore di Google che permette a milioni di persone nel mondo di traduttore in maniera più o meno grammaticalmente corretta frasi in lingue che vanno dall’arabo allo yiddish passando per lo swahili e il persiano, abbia improntato le basi del suo programma su un approccio di tipo statistico: per tradurre un vocabolo da una lingua A ad una lingua B non ci verrà più detto quale regola applicare (questo metodo di traduzione appartiene alla vecchia scuola) ma il nuovo sistema ci darà qualcosa in grado di funzionare sempre, forse non corretta, ma che comunque funziona. Il potentissimo computer del dottor Venugopal basa le sue deduzioni tra documenti tradotti in tutte le lingue dell’Onu e scava inoltre tra i classici della letteratura e delle religioni. In questo modo si può creare una base statistica di incidenza delle parole e voilà, il gioco è fatto.

Ma basta davvero questo computer, seppur potente, a scalzare il primato del traduttore in carne e ossa, che ha studiato lingua e cultura di un determinato paese, passato notti insonni sulla dura grammatica araba e sulle flessioni del cinese e vedere così il suo lavoro rimpiazzato da un automa? A tal proposito mi viene in mente una puntata di CSI in cui il poliziotto usava un dispositivo di riconoscimento vocale per parlare con una potenziale indiziata. Il suo funzionamento era piuttosto semplice: la giovane donna parlava in russo e il futuristico marchingegno ripeteva il tutto in inglese con solo un paio di secondi di ritardo. Se sembra solo una fantasia televisiva, un qualcosa lontano anni luce da ciò a cui siamo abituati rassegniamoci, anche qui Google ha messo il suo zampino.

A domani la seconda parte di questo articolo.

Autore dell’articolo:
Lorena Bellano
Traduttrice EN>IT
Bologna

Google Translator Toolkit

 Categoria: Strumenti di traduzione

Google Translator Toolkit, fornito dal noto motore di ricerca, è un’applicazione che semplifica il processo di traduzione.

Per usare le sue funzionalità è sufficiente disporre di un account gratuito Google e si può cominciare subito a lavorare. È possibile tradurre un file locale, una pagina web o un articolo di Wikipedia. Analizziamo il processo:

Caricare il file, la pagina web o l’articolo Wikipedia – Per iniziare il processo di traduzione occorre caricare il documento in questione, inserire l’URL di un file sul Web o inserire il nome o l’URL di un articolo Wikipedia. È necessario assegnare un nome al progetto e inserire la combinazione linguistica. È inoltre possibile condividere la memoria di traduzione (TM). Infatti, se non viene specificata alcuna TM, i segmenti tradotti saranno memorizzati nella TM globale condivisa, altrimenti basta creare una nuova TM per limitare la condivisione dei segmenti tradotti. Infine si può specificare un glossario che andrà utilizzato come riferimento principale per la terminologia specifica della traduzione.

Tradurre – Google Translator Toolkit convertirà il file e in pochi secondi apparirà a schermo la classica interfaccia di traduzione, dove a sinistra avremo il testo originale e a destra la traduzione. L’applicazione evidenzierà a sinistra la frase che stiamo traducendo, mentre a destra ci suggerisce la traduzione effettuata da Google Translator. Ovviamente la traduzione suggerita andrà sostituita, perché come ben sappiamo, Google Translator può essere utile per cercare una parola al volo (e la maggior parte delle volte neanche per quello). Quindi basta sovrascrivere il testo e cliccare il tasto Avanti>>. Ci sposteremo al nuovo segmento e così via, fino a completare la traduzione.

Scaricare, condividere… – Una volta completata la traduzione si può scaricare, condividere con altri utenti, eseguire il controllo ortografico… Le funzioni offerte, tutte accessibili dal menù superiore, sono poche ma basilari.

In conclusione, Google Translator Toolkit è una buona applicazione per la traduzione assistita. Certo, non sarà mai e poi mai al pari degli altri programmi, come ad esempio SDL Trados, ma per essere gratuito è un ottimo strumento per i traduttori ai primi anni di esperienza che non dispongono di fondi sufficienti per acquistare i fratelli maggiori.

Autore dell’articolo:
Francesco Foresta
Traduttore EN-FR>IT
Narni (TR)

Glossari e risorse utili per traduttori

 Categoria: Strumenti di traduzione

Nella vasta scelta di glossari e terminologie utilizzati nel settore delle traduzioni non possono mancare anche i veri e propri supporti cartacei costituti da dizionari monolingue, dizionari della lingua italiana (pressoché indispensabile l’ottima conoscenza della lingua madre), dizionari bilingue, un buon vocabolario nomenclatore che vi aiuta a spiegare dettagliatamente e a scegliere le parole utilizzate nel contesto che state traducendo, senza tralasciare quelli visuali e le enciclopedie illustrate che agevolano la ricerca del termine grazie a schede corredate da ottime immagini tra i quali segnalo il Visual Dictionary in 5 languages della Dorling Kindersley Book e quello di Jean-Claude Corbeil.
Si può inoltre attingere a una più vasta scelta sia di dizionari sia di link ipertestuali da dove possiamo reperire le voci, i glossari più specialistici per esempio nei vari settori dell’industria, agricoltura, animali, natura, arte, economia e finanza, legale, organizzazioni governative ed europee, musica, sport, scienze, viaggi, turismo e trasporti.

Encyclo.co.uk, il portale britannico per eccellenza, vi conduce in un ambiente ricco di collegamenti ipertestuali dove c’e’ l’imbarazzo della scelta: da Encyclo si può passare direttamente ad altre fonti come multi dizionari e sottoclassi che comprendono gli acronimi di Istituti di Medicina o quelli del settore informatico, perfino una ricca enciclopedia che parla della gravidanza e della salute della donna, da non tralasciare il dizionario di biologia cellulare dell’Università di Glasgow.
Tra i dizionari bilingui opterei per un buon Il Ragazzini degno di nota da anni, tra i migliori sul mercato in versione bilingue ma anche tecnico commerciale e tra i migliori link da cliccare One Look un ottimo dizionario online per ricerche terminologiche e settoriali a scopo traduttivo e famigliare. Per la nostra lingua opterei per un Picchi e un Devoto Oli, senza tralasciare uno Zingarelli.
Un altro buon dizionario cartaceo che dovrebbe essere alla mano di ogni traduttore è il noto Roget’s Thesaurus dove si attinge ad una miriade di sinonimi dei termini inglesi. Non meno noto è il dizionario dell’editore Penguin e Wow della Zanichelli, che consiglio per le frasi idiomatiche e gergali ad ogni lettore di lingua inglese.

Non resta che la scelta per fare un buon lavoro e prepararsi a diventare i più qualificati traduttori. Buon lavoro!

Autore dell’articolo:
Federico Moncini
Traduttore EN-FR-ES>IT
Borgo a Buggiano (PT)

Test di traduzione automatica

 Categoria: Strumenti di traduzione

Abbiamo sottoposto il più accreditato traduttore automatico presente in rete (avrete già capito di quale stiamo parlando) ad un test di traduzione.
Il testo che abbiamo scelto per la prova è stato un famosissimo passaggio dei “Promessi sposi” di Alessandro Manzoni.
La prima richiesta che abbiamo fatto al sistema è stata quella di eseguire la traduzione in tedesco del passaggio. Dopodiché, una volta ottenuta la versione nella lingua teutonica, gli abbiamo fatto eseguire la traduzione di questa in francese, poi dal francese verso l’inglese, dall’inglese allo spagnolo, e infine di nuovo all’italiano. Qui di seguito incolliamo i risultati dell’esperimento.

Testo originale
“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien quasi a un tratto, tra un promontorio a destra e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda ricomincia per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.”

Traduzione italiano-tedesco
“Dieser Zweig des Comer Sees schaltet nach Süden zwischen zwei ununterbrochenen Gebirgsketten, alle Buchten, abhängig von der Lodge und die Rückkehr derjenigen, die fast alle auf einmal, einer Landzunge zwischen der rechten und eine ‘ausgedehnte Küstenlinie auf der anderen Seite, und die Brücke, die die beiden Seiten verbindet es scheint, um diese Transformation noch empfindlicher auf das Auge und markiert den Punkt, wo der See endet und dann wieder auf der Adda wieder Name des Sees, wo die Banken, weg wieder Permit Wasser zu entspannen und verlangsamen in den neuen Buchten und neue Brüste.”

Traduzione tedesco-francese
“Cette branche du lac de Côme tourne vers le sud entre les deux chaînes de montagnes ininterrompue, toutes les baies, en fonction de la loge et le retour de ceux-ci, presque tous à la fois, une langue de terre entre la droite et un «vaste littoral de l’autre côté, et le pont, Il relie les deux rives semble même plus sensible à cette transformation à l’œil et marque le point où le lac se termine, puis de nouveau sur le nom Adda du lac, où les banques pour se détendre loin encore permettre à l’eau et de ralentir dans la nouvelles baies et une nouvelle poitrine.”

Traduzione francese-inglese

“This branch of Lake Como turns south between two unbroken chains of mountains, all berries, depending on the lodge and the return of these, almost all at once, a tongue of land between the right and a “extensive coastline on the other side, and the bridge, it connects the two sides seems even more sensitive to this transformation in the eye and marks the point where the lake ends, and again on the name Adda the lake, where banks to relax even further and allow the water to slow in the new bays and a new chest.”

Traduzione inglese-spagnolo
“Esta rama del Lago de Como gira hacia el sur entre dos cadenas ininterrumpida de montañas, todas las bayas, dependiendo de la casa de campo y el regreso de estos, casi todos a la vez, una lengua de tierra entre la derecha y una línea costera “extensa en el otro lado, y el puente, que conecta las dos partes parece aún más sensible a esta transformación a los ojos y marca el punto donde termina el lago, y de nuevo en el nombre de Adda al lago, donde los bancos para relajarse aún más y deje que el agua lenta en el bahías nuevo y una nueva en el pecho.”

Traduzione spagnolo-italiano
“Questo ramo del lago di Como, che volge a sud, tra due catene non interrotte di monti, tutti i frutti di bosco, a seconda del lodge e il ritorno di questi, quasi tutti in una volta, una lingua di terra tra la destra e una costa “estesa sull’altro lato, e il ponte che collega le due parti sembra ancora più sensibili a questa trasformazione negli occhi e segna il punto dove il lago finisce, e sempre in nome del lago Adda, dove le banche ulteriore rilassarsi e lasciare che l’acqua lentamente nelle baie schiena e una al petto nuovo.”

La traduzione, l’abbiamo detto più volte, non è una formula matematica. Lo scopo del test non era quello di riottenere magicamente la versione manzoniana tale e quale. Se avessimo effettuato il test con cinque traduttori umani in carne e ossa non avremmo comunque riottenuto la versione originale identica in ogni sua parte. Tuttavia, non avremmo sicuramente ottenuto l’accozzaglia sconclusionata di termini catapultati qua e là senza un minimo criterio logico che è venuta fuori. Quello che avremmo ottenuto sarebbe stato un insieme di discorsi di senso compiuto legati in modo armonioso tra loro da un preciso ordine sintattico.
Ripeteremo il test fra un annetto, almeno fino ad allora crediamo di non doverci preoccupare, nessuno di noi sta per perdere il lavoro…

Dizionari on-line

 Categoria: Strumenti di traduzione

L’idea di raccogliere in ordine alfabetico le parole della lingua inglese, fornendo per ciascuna di esse una definizione, cominciò a diffondersi nel settecento.
Il primo vero dizionario fu realizzato nel 1755 da Samuel Johnson. La sua opera rimase lo standard di riferimento fino al 1879, anno in cui la Oxford University Press, casa editrice dell’omonima università, lanciò il proprio dizionario, anche se la prima raccolta completa venne pubblicata solo nel 1928. La seconda edizione vide la luce dopo ben sessantuno anni, nel 1989. Accanto alla versione integrale, composta da venti volumi e tuttora in vendita a 750 sterline, si trova in commercio la versione ridotta, l’Oxford Dictionary of English, che consta di un solo volume ed è quello che si trova nelle case della gente.

Dopo più di vent’anni d’attesa per la terza edizione cartacea, laborioso progetto a cui una squadra di lessicografi lavora ininterrottamente dal 1989, è giunta la notizia che non verrà pubblicata: l’Oxford English Dictionary, pietra miliare della lingua inglese, fonte di ispirazione per tutti i dizionari e punto di riferimento per milioni di persone nel mondo, uscirà soltanto in versione digitale, sul web.
La decisione è motivata da questioni prettamente economiche: la versione integrale dell’Oxford English Dictionary, in quasi un secolo e mezzo, non ha mai prodotto profitti. Al contrario, la versione digitale, è già un successo commerciale e, con il tempo, lo sarà sempre più.
Gli introiti provengono dagli abbonamenti annuali (che costano 250 sterline) e dai diritti d’autore versati da Google, che lo utilizza come base per il suo motore di ricerca.

Il fatto che questo caposaldo della lingua inglese lasci il campo al proprio gemello digitale, è semplicemente un segnale dei tempi che cambiano.
I dizionari cartacei si vendono sempre meno, sono pochi quelli che continuano a consultarli, la maggior parte delle persone preferisce i dizionari on-line, nei quali gli aggiornamenti, come la cancellazione di termini desueti e l’inserimento di termini nuovi, avvengono in tempo reale, non dopo ventuno anni.
Questo cambiamento epocale non rimarrà confinato solamente ai dizionari ma riguarderà il settore editoriale nel suo complesso. Si calcola che nel giro di trent’anni quasi tutte le pubblicazioni cartacee si saranno trasferite sul web. Già adesso, negli Stati Uniti, le vendite di alcuni titoli di e-books, i libri elettronici da leggere su supporti come l’iPad, superano nelle vendite i libri cartacei. Lo stesso accadrà prima o poi a tutti i titoli e il fenomeno si estenderà a tutto il mondo. I libri di carta sembrano inesorabilmente destinati a rimanere a prendere polvere sugli scaffali delle biblioteche. Il mondo che verrà li leggerà e li consulterà sui computer o sui lettori digitali.

Neologismi e parole a rischio estinzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

È da poco uscita la nuova edizione del celebre dizionario della lingua italiana “Zingarelli”, edito da Zanichelli. Accanto ai classici neologismi (parole nuove che entrano ufficialmente a far parte della lingua italiana) si segnala la presenza di 2900 parole a rischio estinzione. Si tratta di vocaboli il cui uso si è rarefatto nel tempo a causa dello scarso utilizzo da parte di giornali e tv, che di frequente li sostituiscono con sinonimi più semplici ma meno espressivi. Fra queste citiamo: “pavido”, “ineffabile”, “rigoglio”, “nitido” e “intrepido” che vengono abitualmente sostituiti dai più rassicuranti “pauroso”, “indescrivibile”, “lusso”, “chiaro” e “coraggioso”.

Come anticipato all’inizio dell’articolo, lo Zingarelli 2011 (edito nel 2010), oltre a segnalare la possibile dipartita di certe parole, si arricchisce di 1500 nuovi vocaboli, alcuni dei quali molto bizzarri. Fra questi vale la pena citarne alcuni: il “gollonzo”, un termine coniato dalla Gialappa’s Band per indicare un gol rocambolesco e fortunoso; il “barbatrucco”, una parola che proviene da lontano, ovvero dalla serie tv dei Barbapapà, nella quale i protagonisti si trasformavano grazie a un espediente ingegnoso, un “barbatrucco” appunto. E ancora: il “cinecocomero”, ovvero la variante estiva del “cinepanettone”, “archistar”, cioè “architetto celebre”, i “pinocchietti”, ossia i pantaloni sotto al ginocchio, i “fantasmini”, ovvero i calzini invisibili che si portano in estate, e moltissime altri ancora.

La banca dati terminologica dell’UE

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IATE (InterActive Terminology for Europe) è la banca dati terminologica dell’Unione Europea.
È già attiva in tutte le 23 lingue ufficiali dell’UE e, allo stato attuale, contiene 8,7 milioni di termini, 100.000 frasi e 500.000 abbreviazioni.
La quantità di contenuti è diversa per ogni lingua e varia principalmente in base al tempo trascorso dal momento in cui ciascuna di esse è diventata lingua ufficiale dell’UE. Più una lingua è “vecchia”, più ricco è il contenuto terminologico ad essa relativo. L’obiettivo di lungo periodo è quello di livellare il contenuto di tutte le lingue ufficiali.
La riunione in un unico sito internet di tutte le risorse terminologiche delle istituzioni e degli organismi che compongono l’UE, consente di armonizzarle e di renderle più facilmente accessibili.

L’obiettivo di IATE è appunto quello di garantire attendibilità e coerenza terminologica a tutti i testi, in modo da assicurare la qualità della comunicazione scritta delle istituzioni e degli organismi dell’UE in tutte le lingue.
Gli utenti di quest’immensa banca dati terminologica multilingue possono trovare, per un certo termine nella lingua sorgente, il termine equivalente nella lingua d’arrivo selezionata.
In quest’ottica, si tratta di uno strumento di grande utilità anche per le istituzioni dei singoli paesi, che hanno la possibilità di trasferire in modo chiaro e senza ambiguità la legislazione europea nell’ordinamento nazionale.

IATE è il compendio di tutte le varie banche dati terminologiche che sono state utilizzate in passato dai vari servizi di traduzione dell’UE (Eurodicautom, TIS ed Euterpe) ma si distingue rispetto ai suoi predecessori per due ordini di ragioni.
In primis, il suo carattere interattivo: tutti i traduttori delle istituzioni europee possono modificare le informazioni o immetterne di nuove. I terminologi dei servizi di traduzione si occupano di verificare la validità delle informazioni che essi aggiungono o aggiornano.
In secondo luogo, il suo carattere interistituzionale: tutte le principali istituzioni europee hanno partecipato attivamente alla creazione di IATE e contribuiscono al suo continuo aggiornamento. Tra queste citiamo la Commissione, il Parlamento, il Consiglio, la Banca centrale, la Banca europea per gli investimenti, la Corte dei conti, la Corte di giustizia, il Comitato economico e sociale, il Comitato delle regioni e, ovviamente, il Centro di traduzione.
L’accesso al sito è gratuito ed è aperto a chiunque voglia utilizzarlo: traduttori, linguisti, studiosi, studenti, professionisti in genere, o anche semplici cittadini.

Creare una memoria di traduzione

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In questo blog abbiamo più volte accennato alle memorie di traduzione. Nell’articolo di oggi aggiungiamo un altro mattoncino alla costruzione e parliamo brevemente di come crearne una.

Gli strumenti di traduzione assistita (CAT) permettono di creare una memoria di traduzione vuota e di alimentarla durante la traduzione stessa: il testo tradotto viene infatti archiviato (generalmente in maniera automatica) nella memoria di traduzione. Essa inoltre può essere alimentata a partire da testi preesistenti attraverso una procedura chiamata allineamento.
Affinché questa operazione sia possibile, è però necessario che il testo originale nella lingua di partenza e la corrispondente traduzione nella lingua d’arrivo siano disponibili in formato elettronico.
La prima fase dell’allineamento prevede innanzitutto la segmentazione del testo originale e di quello tradotto. Una volta segmentati i due testi, è necessario l’intervento manuale del traduttore per definire le corrispondenze tra i segmenti nelle due lingue. Se il programma utilizzato per l’allineamento adotta algoritmi “intelligenti”, il grado di intervento manuale sarà piuttosto ridotto, viceversa sarà abbastanza esteso. Completata questa fase i segmenti allineati vengono inseriti nel database di memoria.

Una volta creata la memoria di traduzione, quasi tutti gli strumenti CAT permettono di cercare parole singole o espressioni al suo interno: sarà pertanto possibile verificare la precedente traduzione di una parola anche se nei glossari a disposizione tale termine non è presente.
Come abbiamo più volte sottolineato, le memorie di traduzione sono strumenti utilissimi per il traduttore quando si trova di fronte a testi molto lunghi ripetitivi. Se ad esempio deve tradurre manuali tecnici (voluminosi per definizione!) oppure deve tradurre documenti legali piuttosto corposi, le memorie di traduzione gli consentono di ridurre notevolmente i tempi di consegna della traduzione e di mantenere coerenza terminologica e stilistica per tutto il testo.

Considerazioni sugli strumenti CAT

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Gli strumenti di traduzione assistita (o  CAT),  soprattutto negli utenti inesperti, possono all’inzio suscitare sensazioni negative.
Dopo la scomposizione del testo da tradurre, questo si presenta infatti in un formato spesso molto diverso dal testo originale, generando difficoltà nel cogliere il contesto.
In generale, per limitare questo problema, è buona norma lavorare avendo sotto mano anche il documento originale, in formato cartaceo oppure sullo schermo del computer.

Alcuni traduttori in qualche caso tendono inoltre ad essere insoddisfatti dei risultati ottenuti dopo l’intervento iniziale del programma e abbandonano la modalità assistita a favore della modalità tradizionale.
Al contrario, altri traduttori, per ridurre i tempi di consegna o semplicemente per scarsa conoscenza del programma, tendono ad affidarsi troppo ad operazioni automatiche e ciò conduce inesorabilmente a traduzioni di bassa qualità. Chi traduce deve sempre mantenere il totale controllo del processo di traduzione. Il programma dev’essere uno strumento al servizio del traduttore, non viceversa.
I benefici derivanti dall’utilizzo degli strumenti di traduzione assistita, dipendono, come per tutte le cose, dall’uso che ne viene fatto.

Tanti traduttori, soprattutto quelli della vecchia guardia (che in genere non hanno una buona preparazione tecnico-informatica di base), incontrano difficoltà nell’utilizzo degli strumenti CAT o comunque, nell’utilizzarli, si rendono conto di non sfruttare appieno il loro potenziale.
A loro parziale giustificazione c’è comunque da notare come tali strumenti in genere non siano propriamente semplicissimi da usare. Manca qualcosa nel loro sviluppo, non hanno ancora raggiunto la piena maturità e per questo presentano una certa complessità.

Per imparare o perfezionare la conoscenza di un determinato strumento si possono frequentare corsi di formazione specifici. Vengono organizzati dagli stessi produttori, dalle agenzie di traduzione autorizzate alla formazione, dall’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti, (AITI) o da altre associazioni di traduttori italiane o internazionali. In alternativa, ci si può rivolgere anche a traduttori professionisti indipendenti disposti a fare formazione.

Programmi di ricerca su desktop (2)

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Nel post di ieri abbiamo introdotto i programmi di ricerca su desktop. Vediamone alcuni più da vicino.

Google Desktop Search
Questo programma funziona come se l’utente stesse effettuando una ricerca su Google in internet. L’applicazione ricerca file in formato Word e Excel, le e-mail, i messaggi e anche i file audiovisivi. Tra l’altro, quando si effettua una ricerca su internet utilizzando Google, il programma esegue la medesima ricerca anche all’interno del nostro computer e, alla fine del processo, vengono mostrati sia gli oggetti trovati in internet che quelli trovati nel pc.

Yahoo! Desktop Search
Pur offrendo funzioni simili, questo programma è dotato di un’interfaccia diversa. Cliccando sull’icona nella barra degli strumenti, si apre una finestra. In alto, nella barra degli strumenti, appare una casella di ricerca. L’utente può inserire il nome del file che sta cercando ed anche i campi di esecuzione della ricerca: Files – Pictures – Music – Email – Attachments – Contacts – All.
Una volta effettuata la ricerca, una finestra di anteprima posta a destra permette di visualizzare i contenuti dei file trovati. Il programma è in grado di trovare anche file zippati ma non può visualizzarne l’anteprima. Ad ogni modo, viste le funzioni offerte, riteniamo che questo programma sia il migliore in assoluto.

Microsoft Windows Desktop Search
Questo programma fa parte della barra degli strumenti di MSN. Oltre alla ricerca di file, immagini ecc., l’applicazione prende in esame anche i metadati contenuti nei file multimediali. Inoltre, è in grado di creare indici separati per account diversi e ciò consente di occultare certi file nel caso non si voglia condividerne il contenuto con altri utenti.

Alcuni colleghi utilizzano i molto meno famosi Ask Jeeves Desktop Search e Copernic Desktop Search.

Prima parte di questo articolo

Programmi di ricerca su desktop

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Quando compriamo un computer nuovo, giuriamo solennemente di trattarlo con i guanti bianchi. Memori dell’intrico di cartelle che si era creato a un certo punto in quello vecchio, ci ripromettiamo di mantenere in ordine le cartelle e gli archivi il più a lungo possibile.
Ciononostante, senza che ce ne accorgiamo o quasi, il nostro computer inizia a riempirsi di file di ogni genere, e dopo poco tempo arriva a congestionarsi in un modo tale che diventa difficile trovare un documento, una e-mail o anche un’immagine. La facilità e la velocità con cui ciò avviene a dispetto dei nostri sforzi è impressionante.
Fortunatamente anni fa la cara vecchia tecnologia ci è venuta in soccorso, proponendoci una serie di applicazioni che ci hanno aiutato nella ricerca di file nei nostri computer.

Si tratta dei programmi di ricerca su desktop, fra i quali vale la pena menzionare quelli forniti da Yahoo!, Google, Microsoft, Ask Jeeves e Copernic. Chi utilizza Windows Vista, può fare a meno di questo tipo di programmi poiché la ricerca interna è molto efficace, ma per gli altri milioni di computer nei quali sono ancora installate versioni precedenti, consigliamo di provare questi programmi, tutti funzionali, scaricabili gratuitamente, facili da installare e da usare.

Dopo il download e l’installazione, ognuno di questi programmi procede all’indicizzazione di tutti i file contenuti nel computer.
Una volta portata a termine questa operazione (che in qualche caso purtroppo può durare anche alcune ore), cliccando sull’icona posizionata nella barra degli strumenti del desktop, l’utente può iniziare ad utilizzare il programma di ricerca.
Quasi tutte le persone che lavorano nella nostra agenzia di traduzione e non hanno ancora installato Windows Vista nei loro computer, utilizzano Yahoo! Desktop Search, Google Desktop Search e Microsoft Desktop Search, anche se non sono certo gli unici in circolazione. Nel post di domani vedremo un po’ più da vicino questi programmi.

Seconda parte di questo articolo

L’importanza della fonte nella traduzione

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Nel nostro lavoro, ci imbattiamo quotidianamente in termini o espressioni la cui traduzione ci mette in difficoltà. A volte la difficoltà risiede nel fatto che non troviamo da nessuna parte una traduzione corretta, a volte ne troviamo troppe e non sappiamo quale scegliere. Una fonte che ci confermi la bontà della traduzione è di fondamentale importanza.
In qualche caso troviamo la conferma che cerchiamo in documenti tradotti precedentemente da altri traduttori, in altri casi è internet a venirci incontro, in altri ancora la telefonata a un collega. Tuttavia, ciò che ci rende davvero sicuri di aver tradotto correttamente una parola o un’espressione, è la sua presenza in un dizionario.
In Italia ci sono tantissimi dizionari in commercio, alcuni dei quali sono opere prestigiose, iniziate decenni fa e nel tempo riviste, corrette, migliorate.
Senza dubitare dell’indiscutibile eccellenza di tali opere, si tratta di fonti affidabili al 100%? Sono veramente il compendio totale di tutte le parole e le espressioni corrette di una lingua?

I traduttori, e in particolar modo i traduttori specializzati in varie aree della traduzione tecnica, risponderebbero sicuramente di no a questa domanda, poiché capita loro piuttosto spesso di non riuscire a trovare nei dizionari parole molto comuni nell’ambito della loro area di specializzazione.
Per quanto eccellente possa essere un dizionario infatti, nessuno di essi riuscirà mai ad essere completamente esaustivo.
Un compendio definitivo è infatti possibile solo nel caso in cui una lingua sia morta. Lingue come il latino e il greco classico, presenti nei libri ma che nessuno utilizza più per comunicare.
Nel caso delle lingue vive invece non è possibile redigere un compendio poiché le lingue si evolvono continuamente grazie alla creazione di nuove parole ed espressioni e alla caduta in disuso di altre.
Quanto affermato è vero a tutti i livelli della società ma ancor più vero nell’ambito delle aree ad alto contenuto tecnologico. Le continue innovazioni e invenzioni in questi settori fanno sì che gli specialisti che vi operano siano essi stessi creatori di nuove parole. Solo successivamente i vocaboli creati vengono inseriti nei dizionari.
Pertanto non preoccupiamoci troppo se una parola della cui traduzione siamo certi non è presente nei dizionari.

Utilizzo di strumenti di traduzione assistita

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Come abbiamo più volte affermato in questo blog, gli strumenti di traduzione assistita esprimono le loro massime potenzialità quando il traduttore deve tradurre documenti con un elevato grado di ripetitività. Non a caso vengono massicciamente utilizzati da chi si occupa di traduzioni di manuali o di traduzione tecnica in genere.
L’utilità di questi strumenti è ancor più grande qualora debbano essere tradotte versioni attualizzate di manuali precedentemente tradotti, in cui gran parte del testo resta immutata.

Anche nel caso delle traduzioni informatiche, l’uso che viene fatto di questi strumenti è ampissimo. Ciò si deve, oltre all’alto grado di ripetitività del materiale da tradurre, anche alla forte propensione all’utilizzo di tecnologie avanzate da parte delle aziende che sviluppano software.
Ad ogni modo, sono molti altri i settori che beneficiano dei vantaggi offerti sotto il profilo terminologico dagli strumenti di traduzione assistita. Il settore legale, quello scientifico, quello commerciale e quello turistico sono sicuramente fra questi.

Anche in ambito artistico gli strumenti di traduzione assistita trovano in qualche caso il loro campo di applicazione. Chi si occupa ad esempio di traduzioni di sceneggiature si avvale di questi programmi.
Il discorso cambia quando il tema della traduzione è puramente letterario: in quest’ambito l’utilità degli strumenti CAT è piuttosto scarsa. Il traduttore vecchia maniera è, e forse sempre sarà, insostituibile.

Traduzioni automatiche su YouTube

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La maggior parte degli utenti di internet conosce bene l’opzione di traduzione automatica in tempo reale fornita da Google. In vari articoli apparsi su questo blog poche settimane fa abbiamo affrontato l’argomento “traduzione automatica” in modo, crediamo, piuttosto esauriente.
Il nostro punto di vista, condiviso peraltro da molti altri, è che attualmente le traduzioni automatiche, pur non potendo in alcun modo uguagliare la precisione e l’affidabilità delle traduzioni eseguite dall’uomo, sono in qualche misura utili, poiché piuttosto efficaci per tradurre singole parole o frasi semplici.
Per questo motivo, questa tecnologia di traduzione è diventata uno strumento estremamente popolare fra i naviganti, al punto che YouTube ha deciso di utilizzarla per tradurre i sottotitoli dei video.

La nuova funzione permette la traduzione in tempo reale in varie lingue poiché utilizza appunto la piattaforma tecnologica cui facevamo riferimento all’inizio dell’articolo, Google Translator.
Sebbene i manager di YouTube ammettano senza problemi che le traduzioni automatiche contengono errori (a volte clamorosi, aggiungiamo noi), sperano che i loro video diventino accessibili ad un pubblico più vasto.
Per ricevere la traduzione in una delle lingue disponibili, è sufficiente spostarsi con il mouse sul pulsante CC in basso a destra accanto al volume e cliccare su “Traduci sottotitoli”.
A quel punto basta selezionare la lingua desiderata dall’elenco a tendina e cliccarci sopra.

Un programma di traduzione automatica

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Non è mai piacevole, in quanto traduttori professionisti, accogliere notizie relative ai progressi della traduzione automatica.
Ciononostante, il programma di cui parleremo nell’articolo odierno è davvero ingegnoso e merita almeno una citazione.
Ovviamente, come tutti i programmi che sfruttano la traduzione automatica, attualmente è molto fallace. Può darsi però che i futuri progressi tecnologici lo rendano un ottimo strumento di comunicazione e che tra qualche tempo gli interpreti debbano cercarsi un altro impiego. Per qualche anno però non dovrebbero esserci problemi in tal senso.

Il programma di traduzione automatica in questione si chiama Tele Scouter ed è stato proposto di recente da NEC, un colosso della tecnologia giapponese. Il programma visualizza quasi in tempo reale su degli occhiali speciali la traduzione scritta delle parole che l’interlocutore di chi indossa gli occhiali sta pronunciando. Ci spieghiamo meglio.
L’ascoltatore, oltre agli occhiali speciali, è dotato di un computer portatile che indossa in vita. Un microfono installato negli occhiali capta le parole pronunciate dall’interlocutore e le trasmette al computer. Il computer trasforma le parole in testo, le passa a un server remoto e questo produce una traduzione automatica che viene proiettata direttamente sulle lenti degli occhiali.
L’idea è veramente notevole, non c’è che dire. Il problema, come abbiamo accennato all’inizio dell’articolo, è che la qualità delle traduzione automatiche al giorno d’oggi è (per nostra fortuna!) davvero pessima. Pertanto da un procedimento incredibilmente elaborato si ottiene nel migliore dei casi una traduzione imprecisa e nel peggiore dei casi una traduzione disastrosa.

A dispetto di quanto affermato nella prima riga di quest’articolo, se in futuro l’uomo riuscirà a comunicare in lingue diverse grazie a Tele Scouter o a programmi analoghi, ne saremo sinceramente felici poiché si tratterà di un grossissimo passo avanti nella comunicazione e quindi nell’avvicinamento tra razze e culture diverse.
Il fatto che il nostro business (che comunque si incentra sulla traduzione scritta, non sull’interpretariato) possa subire un peggioramento, passa del tutto in secondo piano.
Ad ogni modo, nutriamo seri dubbi sul successo di queste tecnologie e qualcosa ci dice che i nostri colleghi interpreti avranno molto lavoro da sbrigare ancora a lungo…

I progressi della traduzione

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Quando noi traduttori ormai un po’ in là con gli anni ci soffermiamo a ricordare il passato, la prima cosa che ci torna in mente è che solo una ventina d’anni fa erano pochissimi i colleghi (e ancora meno gli scrittori) che utilizzavano abitualmente il computer per lavorare.
Oggigiorno è impensabile affrontare una traduzione tecnica senza un editor di testi, senza un buon programma di traduzione assistita, senza internet, senza dizionari tecnici digitali, ecc. Eppure non più tardi di tre decadi fa, i traduttori non avevano risorse digitali, solo tantissima carta e una macchina da scrivere.
A volte è incredibile la facilità con la quale ci si dimentica del passato. La vita è talmente frenetica che si pensa sempre al presente e al futuro, sono pochi i momenti in cui ci soffermiamo a ricordare il tempo che fu.
I nostri genitori hanno vissuto un’epoca nella quale non vi era assolutamente la tecnologia che c’è adesso. Erano poche le case nelle quali c’erano la lavastoviglie, il frigorifero, la lavatrice. In nessuna c’era la televisione, la gente la sera si riuniva al bar a vedere l’unica televisione del paese. Oggigiorno sembra impossibile ma per millenni il mondo ha fatto a meno di tutto ciò, e quel che stupisce ancor di più è che ha funzionato!

Che il mondo di adesso sia migliore o peggiore, con tanti strumenti di appoggio, è qualcosa che devono giudicare quelli che hanno vissuto quella situazione di passaggio, non certo i giovani di oggi, nati praticamente con il modem incorporato. È passato sufficiente tempo per poter paragonare i risultati ed è pertanto arrivato il momento di fare un bilancio e trarre delle conclusioni.

Restando nell’ambito della traduzione, che è il mondo nel quale viviamo da tanti lustri, è fuori discussione che la tecnologia abbia trasformato radicalmente la professione di traduttore.
Con gli strumenti di adesso è tutto più facile e veloce anche se, proprio in virtù di ciò, viene richiesta una qualità di traduzione decisamente più alta e una rapidità di consegna nettamente superiore. Il traduttore lavora meglio ma produce molto di più quindi la sua qualità di vita non ha subito grossi scossoni.
Quando lavorava con la macchina da scrivere e commetteva un errore doveva farlo sparire con una gomma che, se usata con troppa energia abradeva il foglio e nel peggiore dei casi lo forava. Però era comunque felice poiché in quel momento non sapeva che entro breve tempo sarebbero arrivate le macchine da scrivere elettriche, seguite a ruota da quelle elettroniche e infine dai computer. Il presente è insufficiente solo quando diventa passato. Quando è in attività, quando è presente, sembra che non possa essere superato da niente.
E invece il superamento c’è stato, ed ha prodotto un cambiamento spaventoso nel giro di solo dieci anni. Quello che non è cambiato è la sensazione che si prova di fronte a un nuovo testo da tradurre. Quella, finché sarà l’uomo a farla sarà sempre la stessa.

Traduzione automatica (9)

 Categoria: Strumenti di traduzione

Fin dai primi pioneristici tentativi degli anni ’40, la traduzione automatica è stata una tecnologia altamente controversa. A dispetto degli indubbi progressi ottenuti nel corso degli anni, il confronto fra i suoi sostenitori e i suoi detrattori è continuato nel tempo e probabilmente continuerà ancora a lungo.
La questione riguarda principalmente la qualità delle traduzioni ed il dibattito è alimentato per lo più da false presunzioni sui possibili risultati ottenibili dalla traduzione automatica e su quali potrebbero essere i beneficiari dell’uso di questo tipo di tecnologia. Secondo i suoi sostenitori, se i sistemi di traduzione automatica fossero messi nelle giuste condizioni, i risultati potrebbero in qualche caso essere ottimi già da ora. La nostra agenzia di traduzioni appartiene invece (qualcuno forse lo dubitava?) alla schiera dei detrattori.

Senza nessuna paura di essere contraddetti, possiamo tranquillamente affermare che, in generale, i sistemi di traduzione automatica disponibili attualmente in commercio non possono in alcun modo sostituire i traduttori umani, in particolar modo se tali sistemi vengono usati da utenti senza alcuna formazione linguistica.
Ad ogni modo, riteniamo che anche i sistemi di traduzione automatica abbiano sicuramente una propria utilità. Se lo scopo del loro utilizzo è ad esempio quello di coadiuvare l’uomo migliorando l’efficienza del processo traduttivo oppure quello di realizzare traduzioni di buon livello in ambienti in cui la traduzione umana non è contemplata, la traduzione automatica potrebbe in futuro essere davvero una risorsa utile e a buon mercato.
Naturalmente, affinché ciò avvenga, è assolutamente fondamentale che nel processo traduttivo i sistemi di traduzione automatica vengano impostati da esperti traduttori professionisti i quali possono sfruttare al massimo il potenziale offerto da questo strumento.
Comunque sia, fortunatamente per noi, occorre percorrere ancora tantissima strada e investire moltissimo denaro nella ricerca prima che la traduzione automatica raggiunga gli stessi risultati della traduzione manuale.

Traduzione automatica (8)

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Oggi parleremo della traduzione automatica basata sul contesto. Questa tecnologia utilizza un metodo basato su idee abbastanza semplici ma in qualche caso offre risultati molto buoni rispetto ad altri metodi.
Il concetto operativo su cui si basa è la ricerca della migliore traduzione di una parola prendendo in considerazione il resto delle parole che la circondano.
Il sistema suddivide un testo in unità di quattro/otto parole e propone traduzioni di ogni sequenza nella lingua di destinazione eliminando le traduzioni che contengono frasi senza senso. Tale filtraggio utilizza un corpus nella lingua di destinazione, nel quale viene conteggiato il numero di volte in cui compare la frase cercata.
In seguito la sequenza creata viene spostata di una posizione (una parola), la maggior parte dei vocaboli viene ritradotta e il testo viene filtrato di nuovo in modo da lasciare solo le frasi coerenti. Tale procedimento viene ripetuto per tutto il testo. Nella fase finale vengono concatenati i risultati di ciascuna sequenza in modo da ottenere un’unica traduzione del testo.

La traduzione automatica basata sul contesto presenta un grande vantaggio rispetto alle altre tecnologie di traduzione automatica basate su corpora linguistici e cioè la facilità nell’aggiungere nuove lingue. Per inserire una nuova lingua infatti non è necessario tradurre milioni di parole come nei metodi statistici, sono sufficienti due corpora linguistici di dimensioni ridotte:
- un buon dizionario elettronico contenente regole che permettano al sistema di coniugare correttamente  i verbi e di accordare aggettivi e sostantivi in base al genere e al numero.
- un corpus nella lingua di destinazione, che può essere facilmente reperito su internet.

Traduzione automatica (7)

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La tipologia di traduzione automatica di cui parleremo oggi è quella che utilizza corpora linguistici e che si basa sull’analisi di campioni reali e delle loro traduzioni corrispondenti. Fra questi sistemi, quello principale è la traduzione automatica statistica, abbreviata in SMT (Statistical Machine Translation).
L’obiettivo di questa tecnologia è generare traduzioni a partire da metodi statistici basati su corpora di testi bilingui e monolingui.
Affinché la SMT funzioni correttamente è necessario mettere a disposizione del sistema due banche dati piuttosto corpose: una di testi nella lingua di partenza con le relative traduzioni nella lingua di destinazione e un’altra di testi solo nella lingua d’arrivo.
Di fronte a un nuovo testo da tradurre, il sistema genera possibili traduzioni delle sequenze di parole che trova nel testo stesso sulla base delle corrispondenze che riscontra nella prima banca dati. Tra le varie proposte di traduzione seleziona poi la migliore sulla base della seconda banca dati, quella relativa alla sola lingua d’arrivo.

Il vantaggio della traduzione automatica statistica è che, una volta impostato il sistema secondo le specifiche richieste dal cliente, questi ha a disposizione uno strumento in grado di fornire una discreta qualità traduttiva di testi simili tra loro. Il lato negativo è che, affinché il sistema fornisca risultati di un certo livello, occorre mettere a sua disposizione un corpus molto sostanzioso di traduzioni esistenti e approvate.
Come si può facilmente immaginare, con questa tecnologia la qualità della traduzione aumenta all’aumentare della dimensione dei corpora linguistici nelle banche dati. Con un insieme sterminato di traduzioni esistenti e di testi nella lingua d’arrivo, si potrebbero ottenere risultati eccellenti con testi di argomento similare.
Language Weaver, il principale fornitore di sistemi di traduzione automatica statistica a livello mondiale, per ogni combinazione linguistica consiglia un corpus bilingue minimo di due milioni di parole, ma a nostro avviso si tratta di un valore molto inferiore rispetto a quello necessario per ottenere traduzioni almeno accettabili.
Per questo motivo e anche per il costo tendenzialmente superiore rispetto ad alcuni sistemi basati su regole, i sistemi di traduzione automatica statistica vengono usati quasi unicamente da agenzie governative e da multinazionali.

Traduzione automatica (6)

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Oggi parleremo della traduzione automatica basata su regole. Questa tecnologia utilizza in genere un processo traduttivo suddiviso in tre fasi.
Nella prima fase, nota come fase di analisi, il sistema esegue il parsing delle frasi del testo di partenza e le trasforma in strutture sintattiche ad albero.
Nella seconda fase, detta fase di trasferimento, gli alberi sintattici creati per il testo di partenza vengono trasformati in altrettanti alberi con la struttura sintattica della lingua d’arrivo.
Nella terza fase, chiamata fase di generazione, le parole della lingua di partenza vengono tradotte nella lingua d’arrivo e inserite nell’albero d’arrivo seguendo le regole sintattiche proprie della lingua medesima al fine di creare frasi di senso compiuto.

Una tecnica particolare della traduzione automatica basata su regole è quella che parte da un linguaggio intermedio. La lingua d’origine del testo da tradurre viene trasferita a una lingua intermedia, la cui struttura è indipendente da quella della lingua originale e da quella della lingua finale. Il testo nella lingua di destinazione viene ottenuto a partire dalla rappresentazione del testo nella lingua intermedia.

I più famosi sistemi di traduzione automatica attuali sono tutti basati su regole. Fra questi i più conosciuti sono sicuramente Systran (usato da Google) e Babelfish (usato da Altavista).
La traduzione automatica basata su regole (o basata sul principio del trasferimento), è infatti al giorno d’oggi il paradigma prevalente per la traduzione automatica.
I principali punti deboli di questa tecnologia sono sostanzialmente due.
In primo luogo, la quantità di regole su cui si basa qualsiasi sistema è ovviamente limitata. Per ottenere risultati migliori, gli autori del testo da tradurre dovrebbero adeguare il loro stile di scrittura, la qual cosa è, per ovvi motivi, assolutamente improponibile.
In secondo luogo, nonostante sul mercato siano reperibili pacchetti commerciali di traduzione automatica basata su regole con decine di combinazioni linguistiche, molte lingue ancora non sono state attivate.

Traduzione automatica (5)

 Categoria: Strumenti di traduzione

L’aspirazione di creare marchingegni meccanici per superare le barriere linguistiche viene da lontano. Nel secolo XVII si parla dell’utilizzazione di dizionari meccanici (basati su codici numerici universali) per superare le barriere del linguaggio, nell’ambito di un movimento a favore della creazione di una “lingua universale” non ambigua, basata su principi logici e simboli iconici, che permettesse la comunicazione a tutta l’umanità. Quest’impegno precede di moltissimo tempo la nascita del computer. Per questo motivo, si può capire come dal momento in cui un computer fu disponibile negli anni ’40, la traduzione automatica diventò immediatamente una delle applicazioni di punta della ricerca in campo informatico.

Da allora sono stati fatti molti progressi ed è stata sviluppata una vasta gamma di tecnologie di traduzione automatica. Tuttavia, sebbene la qualità delle traduzioni sia migliorata negli anni, le molteplici forme che può assumere una parola nel passaggio da una lingua ad un’altra rende la traduzione automatica, a tutt’oggi, un metodo scarsamente affidabile.
Stante questo principio di base, è opportuno aggiungere che, se vengono inserite nell’ambiente giusto e se hanno a disposizione informazioni sufficienti, tecnologie di traduzione automatica anche molto diverse fra loro possono produrre risultati traduttivi accettabili in certi campi, facendo in modo che una persona parlante una determinata lingua sia in grado di farsi perlomeno un’idea di ciò che ha scritto un’altra persona in un’altra lingua. Il problema principale di ogni metodo di traduzione è l’ottenimento delle informazioni appropriate.

Nei prossimi giorni tratteremo le tre tecnologie di traduzione automatica più importanti nelle applicazioni commerciali al giorno d’oggi. I sistemi di traduzione automatica possono infatti essere classificati nei seguenti gruppi: quelli basati su regole linguistiche, quelli che utilizzano corpus testuali e quelli basati sul contesto, sicuramente di importanza inferiore rispetto agli altri due.

Traduzione automatica (4)

 Categoria: Strumenti di traduzione

Negli ultimi decenni c’è stato un forte impulso nell’uso di tecniche statistiche per lo sviluppo di sistemi di traduzione automatica. Per l’applicazione di queste tecniche a due determinate lingue, è necessario disporre di un corpus parallelo per entrambe. Mediante questo corpus si stimano parametri di modelli statistici che stabiliscono la probabilità con la quale certe parole siano suscettibili di essere tradotte da altre, così come le posizioni più probabili che tendono ad occupare le parole della lingua di destinazione in funzione delle parole corrispondenti della frase originaria.
Il fascino di queste tecniche risiede nel fatto che lo sviluppo di un sistema per due determinate lingue può essere effettuato in modo automatico, con una ridotta necessità di lavoro esperto da parte degli specialisti in linguistica.
Ad ogni modo, l’intervento umano può migliorare la qualità del testo di uscita: per esempio, alcuni sistemi possono tradurre con maggior esattezza se il traduttore ha identificato previamente le parole che corrispondono a nomi propri.

Con l’aiuto di queste tecniche, la traduzione automatica ha dimostrato di essere un valido strumento per i traduttori umani. Tuttavia, i sistemi attuali sono incapaci di produrre risultati della stessa qualità di cui è capace un traduttore umano, in modo particolare quando il testo da tradurre usa linguaggio colloquiale o familiare.
In questa direzione, recentemente stanno destando particolare interesse le tecniche statistiche di traduzione assistita basate su un’approssimazione interattiva-predittiva, nella quale il computer e il traduttore umano lavorano in stretta collaborazione mutua.
Prendendo come base il testo fonte da tradurre, il sistema offre suggerimenti circa possibili traduzioni verso la lingua di destinazione. Se qualcuno di questi suggerimenti è accettabile, il traduttore lo seleziona e, in caso contrario, corregge il necessario fino ad ottenere un testo corretto. A partire da questo testo, il sistema produce migliori previsioni. Il processo continua in questo modo fino a ottenere una traduzione completamente accettata dal traduttore.
Secondo le valutazioni realizzate con vari traduttori professionisti nel progetto TransType-2, questo processo permette di ridurre considerevolmente il tempo e lo sforzo necessari per ottenere traduzioni di qualità.

Traduzione automatica (3)

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La traduzione automatica, chiamata anche MT (dall’inglese Machine Translation), è un’area della linguistica computazionale che si occupa della ricerca in campo informatico di tecniche per la traduzione di un messaggio scritto o orale da una lingua ad un’altra.
A un livello base, la traduzione automatica realizza semplicemente una sostituzione di parole da una lingua ad un’altra. Attualmente si ottengono discreti livelli di qualità nella traduzione tra lingue romanze (italiano, spagnolo, francese, portoghese, ecc.) ma i risultati peggiorano sensibilmente quando due lingue sono tra loro lontane, come nel caso della traduzione dall’italiano verso l’inglese o il tedesco, per esempio.
Tuttavia, attraverso l’uso di corpora linguistici, che permettono una gestione più appropriata delle differenze nella tipologia linguistica, il riconoscimento delle frasi, la traduzione di espressioni idiomatiche e l’isolamento di anomalie, si possono eseguire traduzioni leggermente più complesse.

Normalmente, per migliorare il risultato finale, i sistemi di traduzione automatica attuali permettono di stabilire parametri (per esempio, limitando la quantità di sostituzioni permesse) in accordo con il dominio o il settore nell’ambito del quale si esegue la traduzione. Un fattore che influisce molto nella qualità è infatti il grado di specializzazione dei sistemi di traduzione, che migliorano nella misura in cui si adeguano al tipo di testo e vocabolario che si vada a tradurre. Questa tecnica è particolarmente utile in campi dove si impiega un linguaggio formale o basato su moduli, come gli annunci schematici nelle stazioni dei treni o negli aeroporti oppure nei documenti legali o amministrativi, però il suo uso non è possibile nella traduzione di conversazioni o di testi meno standardizzati.
Tanto per capirsi, un sistema specializzato nella traduzione di bollettini meteorologici raggiungerà probabilmente buoni livelli di qualità anche quando i testi da tradurre appartengano a due lingue molto distanti, però sarà praticamente inutile per tradurre altri tipi di testi, come ad esempio notizie sportive o finanziarie.

Traduzione automatica (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

Alla luce dei nuovi sviluppi tecnologici e del maggior accesso agli strumenti di traduzione elettronica per le traduzioni automatiche, alcuni studiosi considerano che in futuro questa tecnologia sostituirà il traduttore umano.
Per decenni sono state portate avanti ricerche volte a stabilire se i sistemi di computazione possano tradurre efficacemente da una lingua ad un’altra. Questi sistemi funzionano essenzialmente disaggregando tutte le componenti del testo (fra le quali segni di interpunzione e frasi idiomatiche riconosciute) e poi ricostruendo tali elementi nella lingua d’arrivo mediante l’applicazione di regole linguistiche specifiche e mediante l’“apprendimento” dalle traduzioni già esistenti.

Tradurre, tuttavia, è un’arte nobile che richiede talento e dedizione. Non è sufficiente sostituire una parola con un’altra, chi traduce dev’essere in grado di riconoscere tutte le parole di una frase e l’influenza che hanno le une sulle altre. Le lingue constano di morfologia (la forma nella quale si costruiscono le parole a partire da piccole unità provviste di significato), di sintassi (la struttura di una frase), di semantica (il significato delle parole) e di tante altre regole complesse. Il traduttore dev’essere inoltre in grado di fare tutta una serie di considerazioni riguardanti lo stile o saper riflettere su questioni prettamente pragmatiche. Dato che perfino il testo più semplice può essere colmo di ambiguità, oggigiorno nemmeno il miglior computer del mondo è in grado di analizzarlo in modo adeguato.

Nei prossimi giorni descriveremo in modo più approfondito le tecniche utilizzate dai traduttori automatici.

Traduzione automatica

 Categoria: Strumenti di traduzione

In questo blog abbiamo accennato più volte alla traduzione automatica. Si tratta di un tipo di traduzione in cui l’uomo non interviene minimamente, il testo viene tradotto dal computer in modo completamente automatico.
Tutti gli operatori del settore sono ovviamente strenui fautori della traduzione umana, non solo per una questione di mero tornaconto personale ma anche e soprattutto perché allo stato attuale i risultati ottenuti dalla traduzione automatica sono qualitativamente molto inferiori rispetto a quelli della traduzione umana.
La traduzione automatica offre sicuramente grandi vantaggi in termini di velocità d’esecuzione ma, oltre ad essere molto fallace, non è in alcun modo in grado di valutare se una traduzione è appropriata per un certo tipo di pubblico.

Questo non significa che i computer non siano importanti nel moderno settore della traduzione. La nostra agenzia di traduzioni crede fermamente che la tecnologia al giorno d’oggi sia uno strumento imprescindibile nella traduzione. Questo però solo a condizione che il controllo su di essa da parte dell’essere umano sia totale. I traduttori sono assolutamente essenziali per il processo di traduzione e il loro lavoro non può essere semplificato e processato tramite una macchina. Per questo motivo facciamo largo uso di strumenti di traduzione assistita ma in nessun caso ricorriamo alla traduzione automatica.

Ciononostante, abbiamo deciso di trattare l’argomento traduzione automatica in modo piuttosto esaustivo e pertanto con l’articolo di domani inizieremo un percorso che durerà una settimana circa.

Traduzione e gestione della terminologia

 Categoria: Strumenti di traduzione

Quando qualcuno, nella notte dei tempi, decise per la prima volta di tradurre un documento, la terminologia esisteva già. Traduzione e terminologia sono come sorelle, lo sono sempre state, viaggiano a braccetto da millenni.
A differenza di altre risorse come ad esempio le memorie di traduzione, le risorse terminologiche non sono state introdotte nel campo della traduzione con l’avvento della tecnologia informatica, sono sempre esistite. Ovviamente i traduttori del medioevo non potevano sedersi davanti al personal computer e spostare icone con il mouse ottico, dovevano sfogliare pagine e pagine di pesanti dizionari e glossari cartacei. Se volevano eseguire delle buone traduzioni non potevano prescindere dall’utilizzo di tali strumenti terminologici.
Pertanto, non c’è da stupirsi se la tecnologia informatica applicata al campo della traduzione abbia mosso i primi passi proprio in questa direzione, creando degli strumenti di gestione della terminologia che potessero facilitare e velocizzare il lavoro del traduttore.
Ciò che prima avveniva mediante liste o schede ha subito un radicale cambiamento. Tutto è passato nelle mani dei computer. La gestione della terminologia è stata affidata inizialmente a database generici e con il tempo ad applicazioni specifiche progettate appositamente per assolvere questa funzione.

Alcune settimane fa abbiamo inserito nel nostro blog alcuni articoli riguardanti i principali software di traduzione assistita attualmente in commercio. Come abbiamo potuto constatare, per la gestione della terminologia praticamente tutti gli strumenti descritti sono dotati di specifici componenti.
La novità più importante è sicuramente il riconoscimento terminologico automatico: mentre il traduttore esegue la traduzione, i termini contenuti sia nel testo oggetto di traduzione sia nel glossario o nei glossari associati a quel determinato testo, vengono individuati automaticamente. Selezionando le opzioni opportune, le applicazioni inseriscono immediatamente i termini tradotti nel testo di uscita oppure li visualizzano in tempo reale sullo schermo lasciando al traduttore tale compito. Quale che sia l’opzione scelta dal traduttore vengono drasticamente ridotti i tempi di digitazione e le probabilità di incappare in refusi.

Traduzione assistita: definizioni varie

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Tutte le risorse informatiche che in qualche misura concorrono all’elaborazione del linguaggio umano potrebbero essere considerate, in senso ampio, strumenti di traduzione assistita.
Tra i vari strumenti esistenti ricordiamo ad esempio quelli per il riconoscimento e la sintesi vocale, quelli per il riconoscimento ottico (software OCR: Optical Character Recognition), quelli per la ricerca e la sostituzione di testo, gli elaboratori testuali, i database testuali.
Tuttavia, in senso stretto, quando si parla di sistemi informatici per la traduzione, si fa riferimento in modo particolare alle applicazioni CAT (Computer Aided Translation o Computer Assisted Translation, traduzione assistita da computer).
Con questa sigla si indicano collettivamente i sistemi appositamente progettati per il settore delle traduzioni. Ad ogni modo, solitamente si tende ad escludere dall’insieme degli strumenti CAT sia la traduzione totalmente automatica (MT, Machine Translation), sia la sua versione assistita (HAMT, Human Aided Machine Translation). Trattasi infatti di strumenti progettati non per assistere il traduttore umano quanto per sostituirsi ad esso.

Rientrano invece a pieno titolo nella categoria degli strumenti CAT tutte le applicazioni che forniscono al traduttore un valido aiuto per l’esecuzione di attività tradizionalmente svolte manualmente. Sarebbe più corretto indicare queste applicazioni con MAHT (Machine Aided Human Translation) ma questa definizione viene scarsamente utilizzata. Gli acronimi CAT e MAHT, anche se in modo improprio vengono usati quasi indistintamente.
Come abbiamo accennato poc’anzi, questi sistemi forniscono al traduttore professionista un ampio ventaglio di utili funzioni. Tra esse ne ricordiamo brevemente alcune: consultazione, gestione e creazione di glossari, analisi di vario genere sia sul testo di partenza che su quello di arrivo, ricerche in corpora linguistici, ecc.
In esse e non solo, il ruolo chiave è svolto dalla memoria di traduzione (TM, Translation Memory), di cui abbiamo parlato in qualche articolo precedente e di cui torneremo a parlare anche in futuro.
L’importanza della memoria di traduzione è tale che spesso, seppur commettendo un errore, ci si riferisce agli strumenti di traduzione assistita con la dicitura di “strumenti TM” anziché di “strumenti CAT” o “strumenti MAHT”.

Internet e la traduzione

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Qualche decennio fa, quando studiavamo traduzione all’università, i professori ci ricordavano costantemente che non si poteva tradurre senza tenere dizionari sulla nostra scrivania. La ricerca è fondamentale per comprovare la validità del nostro lavoro, ci dicevano.
Tuttavia, chi di recente ha avuto occasione di osservare il lavoro quotidiano di un traduttore, sulla sua scrivania avrà notato più spesso l’assenza di un dizionario che la sua presenza. Sono moltissimi i traduttori che lavorano quasi senza dizionari o strumenti cartacei in genere. Com’è possibile? Semplice, i tempi sono cambiati e la nostra professione con loro.

Molto è cambiato ma non tutto. Qualcosa che non è cambiato e che non cambierà mai è l’importanza della ricerca. Questo è un principio che i professori cercano tutt’oggi di inculcare ai loro studenti. Sono cambiati però i metodi per effettuare le ricerche, possiamo permetterci di non tenere dizionari sulla scrivania ma questi dovranno necessariamente essere installati nel nostro computer.
In piena era informatica inoltre, non possiamo prescindere da una buona connessione a internet per poter effettuare ricerche di tipo terminologico.
Su internet possiamo incontrare praticamente tutto ciò di cui abbiamo bisogno.
Non solamente possiamo consultare dizionari, glossari e manuali, possiamo anche analizzare i vari contesti in cui sono inserite frasi intere o verificare l’esattezza di una frase tradotta della quale non siamo certi.
Possiamo inoltre ricevere rapidamente la consulenza da parte di un collega che magari vive in un altro continente oppure possiamo accedere a blog o forum di dibattito per ricevere suggerimenti e consigli.
I nostri professori di un tempo non crederebbero ai loro occhi.

La funzione di correzione automatica

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La funzione di correzione ortografica e grammaticale degli editor di testi è di grande aiuto per chi si occupa di traduzioni. Sebbene nel caso della grammatica i programmi utilizzino criteri che il traduttore talvolta non condivide, egli conserva sempre e comunque la propria totale indipendenza, poiché, dopo aver vagliato le correzioni proposte, ha piena facoltà di accettarle o rifiutarle.

La funzione di correzione automatica toglie dai guai chi la utilizza facendo in modo che nel testo non rimangano ripetizioni indesiderate, termini in altre lingue, che vi sia accordo nel genere e nel numero fra le parole, ecc.
Questa funzione inoltre, dato che può essere impostata anche sui programmi di gestione della posta elettronica, permette a coloro che devono spesso inviare e-mail in varie lingue, di fare sempre bella figura con i destinatari dei messaggi.
Ciononostante, i traduttori e gli utenti in generale devono sempre tenere gli occhi ben aperti poiché certi tipi di errore non possono e forse non potranno mai essere eliminati.
Le parole scritte correttamente da un punto di vista ortografico ma inadeguate al contesto, non vengono infatti segnalate. Ad esempio, la funzione sorvola su “la matita è fossa”, sebbene l’intenzione del traduttore sia quella di scrivere “la matita è rossa”. “Fossa” è infatti una parola corretta che si trova nel dizionario del programma.
A volte invece avviene esattamente l’opposto, ovvero una parola corretta ma non inserita nel dizionario del programma viene trasformata in una parola che non c’entra nulla e così “online”(senza trattino) diventa “ondine”, “faldone”, diventa “falcone”, ecc.
Inoltre, a livello grammaticale il programma talvolta rifiuta delle formule complesse e arzigogolate dalle quali però il traduttore non può prescindere poiché, molto semplicemente, anche la versione originale risulta altrettanto complessa e arzigogolata.

La funzione di correzione è insomma uno strumento utilissimo per i traduttori, ma in qualche caso fallace. Visto che per ora il cervello umano ha ancora la meglio sulla macchina, potremmo anche decidere di disattivarla con maggior frequenza. Il problema però spesso non è il cervello che non ragiona sugli errori, sono gli occhi che non li vedono! In definitiva forse è meglio lasciarla attiva…

Wordfast

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Gli strumenti che abbiamo analizzato brevemente nei giorni precedenti sono programmi a tutti gli effetti, Wordfast invece è un insieme di macro di MS Word, non è un programma vero e proprio. Ciononostante, l’elaborazione dei documenti segue modalità molto simili a quelle seguite da Trados.
Wordfast nacque anni fa come strumento gratuito per i traduttori che non avevano disponibilità sufficienti per acquistare programmi costosi, ma con il tempo si è evoluto moltissimo, trasformandosi in uno strumento sofisticato che, a un costo decisamente inferiore rispetto agli altri programmi, offre funzioni molto apprezzate dai traduttori e in qualche caso non presenti nemmeno in Trados.

I glossari di Wordfast sono in semplice formato testo delimitato da tabulazione. Per questo motivo risultano estremamente semplici da gestire e compatibili con la maggior parte delle applicazioni più comuni, quali ad esempio Word ed Excel.
Tale semplicità ovviamente si riflette in modo negativo sulla potenza dei glossari stessi che non sono strutturati per concetti e sono solamente bilingui. Per tale motivo risultano in genere sufficienti per il lavoro dei traduttori ma inadeguati per le esigenze dei terminologisti. Una funzione di estrazione terminologica è disponibile in +Tools, la suite di strumenti gratuita che accompagna Wordfast.

Come in Trados, anche in Wordfast il traduttore può scegliere di segmentare i documenti prima di iniziare a tradurre o durante il processo di traduzione, utilizzando solamente macro di Word. Così come i glossari, anche le memorie di traduzione sono in formato testo delimitato da tabulazione, e per tale ragione risultano facilmente scambiabili e gestibili. Ciononostante non memorizzano informazioni sulla formattazione, che dovrà pertanto essere applicata dal traduttore stesso.
La gestione dei segmenti privi di corrispondenza in memoria è uno dei vantaggi di Wordfast rispetto a Trados: attivando determinate opzioni, le traduzioni dei termini eventualmente presenti nel glossario possono essere inserite nei segmenti, andando in tal modo a sostituire i termini originali.
Tra i programmi analizzati, Déjà Vu, capace di effettuare inserimenti dai glossari anche nei fuzzy match, è quello che offre in modo più completo questo meccanismo di “assemblaggio” della traduzione. Transit lo offre in modo più parziale in quanto consente inserimenti solo nei fuzzy match.

Trados

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Trados, fornito da SDL (la stessa azienda di SDLX), è senza dubbio il sistema più conosciuto e più diffuso nel settore delle traduzioni. In realtà non si tratta di una singola applicazione, bensì di una suite di programmi (Translator’s WorkBench, WinAlign, MultiTerm, Tag Editor), ognuno dei quali specializzato in una particolare funzione.
Il nucleo centrale di Trados è Translator’s WorkBench, l’applicazione che gestisce, anche per mezzo di alcune macro installate in MS Word, l’interazione fra l’editor di scrittura, i database di memoria e i database terminologici.
A Translator’s WorkBench è inoltre affidato il compito di gestire le memorie di traduzione.
Il programma lavora normalmente su documenti MS Word (formati DOC ed RTF) ma grazie ad appositi filtri può tranquillamente gestire anche formati come HTML, PPT, XLS, e molti altri ancora. I file contenenti tag, come quelli in formato HTML vengono tradotti usando Translator’s WorkBench grazie ad un’altra applicazione cui abbiamo fatto riferimento all’inizio del post, Tag Editor.

MultiTerm è invece l’applicazione per la gestione della terminologia.
I punti di forza di MultiTerm sono la strutturazione in concetti, la capacità di gestire più lingue e l’ampia possibilità di configurazione degli attributi.
Si tratta però di uno strumento piuttosto complesso da usare e l’ultima versione lanciata sul mercato, MultiTerm iX, se da un lato ha introdotto alcune operazioni in precedenza non possibili (come ad esempio l’inserimento interattivo di termini durante la traduzione), dall’altro ne ha amplificato la difficoltà d’uso. In certe versioni di Trados vi è anche un componente per l’estrazione terminologica.

WinAlign è un’altra applicazione del pacchetto Trados e permette l’allineamento di due file, uno nella lingua d’origine e l’altro tradotto, allo scopo di creare una memoria da importare in Trados e poter utilizzare in seguito.

Il traduttore, grazie alla funzione di pre-traduzione, può scegliere di segmentare i documenti prima di iniziare a tradurre oppure può farlo durante la traduzione stessa man mano che il lavoro va avanti.
Lavora tenendo aperti contemporaneamente Translator’s WorkBench, MS Word e nel caso ne abbia bisogno, MultiTerm. Mentre in Translator’s WorkBench vengono visualizzati i suggerimenti della memoria di traduzione (ed eventualmente del glossario), il traduttore traduce agendo sui segmenti del testo mediante le macro di Word installate da Trados.
Translator’s WorkBench permette inoltre di creare, importare ed esportare memorie di traduzione, nonché di eseguire l’analisi dei file che devono essere tradotti ed elaborare i file già tradotti al fine di ripristinarne il formato originario e, laddove si renda necessario, aggiornare la memoria (procedimento detto clean-up).

Transit

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Il software di traduzione fornito da Star è composto da due applicazioni separate ma strettamente legate fra loro.
Il programma di traduzione vero e proprio è Transit mentre TermStar è il programma di gestione terminologica.
Il primo è basato su un concetto di memoria di traduzione flessibile e originale. L’applicazione infatti utilizza come memoria di traduzione i file dei progetti passati e i file del progetto su cui si sta lavorando (segmentati, indicizzati e tradotti) invece di memorizzare le coppie di segmenti in un database apposito. È inoltre possibile associare ad ogni progetto un numero qualsiasi di database terminologici.

TermStar è un flessibile e potente strumento di gestione terminologica. Come per i due programmi analizzati nei giorni precedenti, la terminologia è organizzata per concetti ed è possibile gestire più lingue nell’ambito dello stesso database nonché definire attributi personalizzati.
L’importazione e l’esportazione dei file avviene tramite un procedimento piuttosto macchinoso anche se sicuramente potente ed efficace. Transit (XV), la versione più recente del software offre inoltre una funzione di estrazione terminologica.
Anche in Transit i vari tipi di file vengono importati in un ambiente di lavoro unificato tramite un’ampia serie di filtri (alcuni dei quali vengono forniti a parte).
La presentazione però è piuttosto diversa: il documento di partenza viene visualizzato in una finestra diversa rispetto a quello di arrivo e i segmenti sono suddivisi in tag numerati.

SDLX

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SDLX è un’applicazione fornita da SDL che per diversi aspetti risulta molto somigliante a Déjà Vu.
Anche in SDLX, sia i database di memoria sia quelli terminologici vengono gestiti su piattaforma MS Access.
Come per Déjà Vu, la terminologia è organizzata per concetti e al traduttore viene data la possibilità di gestire più lingue nell’ambito dello stesso database nonché di definire attributi personalizzati.
L’importazione e l’esportazione dei termini in altri formati è resa possibile dalla vasta gamma di formati compatibili con altre applicazioni.
Anche SDLX è dotato di svariati filtri di importazione file. L’applicativo di gestione terminologica di SDLX si chiama SDL TermBase.
All’interno del programma, la formattazione del documento di origine è visivamente rappresentata da vari colori di sfondo del testo e anche l’interfaccia tabellare ricorda molto quella di Déjà Vu.
Infine, la funzione di visualizzazione dell’anteprima del documento tradotto risulta molto pratica ed efficace.