CICERONE (106 a.C.- 43 a.C.)
L’oratore migliore
Il miglior oratore possibile è quello che attraverso le parole riesce con la stessa efficacia a persuadere, a dilettare, a commuovere i propri ascoltatori: persuadere è il suo dovere, dilettare gli dà prestigio, commuovere gli è necessario.
L’oratore che possiede tutti questi requisiti al loro più alto livello, è l’oratore perfetto.
Io ho tradotto da oratore, non da interprete del testo, con un lessico appropriato alla nostra lingua, con le espressioni stesse del pensiero, con i modi più appropriati di renderlo. In essi, pur non traducendo parola per parola, ho comunque mantenuto ogni carattere del testo iniziale e ogni efficacia espressiva delle parole in esso contenute. Questo perché non ho ritenuto opportuno dare al lettore soldo su soldo, una parola dopo l’altra.
Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione“
Già a partire dal 1950, le potenzialità intraviste nei primissimi elaboratori elettronici e le teorie linguistiche legate al filone strutturalista prevalenti all’epoca, avevano portato a ritenere che sostituire i traduttori umani con i computer, in modo completo e soddisfacente, fosse solo un fatto di tempo.
L’obiettivo non apertamente dichiarato era l’applicazione pratica della tecnologia informatica al campo della traduzione per supportare le attività spionistiche della guerra fredda. A tale scopo furono progettati i primi sistemi per la traduzione automatica.
Nel 1966, quindici anni più tardi, il famoso rapporto ALPAC raffreddò notevolmente l’entusiasmo e con esso gli studi nel campo della traduzione automatica. Si capì però che la tecnologia informatica poteva essere messa al servizio del traduttore umano. Cominciarono così le ricerche nel campo della traduzione assistita.
Il passo iniziale fu la creazione delle prime banche dati terminologiche. I costi delle tecnologie informatiche erano tuttavia molto elevati e negli anni ’70 solo alcune grandi aziende potevano permettersele.
A cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80 iniziarono a circolare idee sul concetto di memoria di traduzione.
Arthern nel 1981 scrisse: “dev’essere per forza possibile creare un software che permetta al programma di scrittura di ricordare se una parte di un nuovo testo inserito è già stata tradotta, prendere questa parte insieme alla traduzione già eseguita e mostrarla sullo schermo oppure stamparla, in modo automatico”.
Negli anni ’80, con l’immissione sul mercato dei primi personal computer, i sistemi fino ad allora solo teorizzati cominciarono ad essere realizzati concretamente.
Il capostipite è stato molto probabilmente TSS (Translation Support System), un programma compatibile con il sistema operativo OS/2 e realizzato da ALPS (divenuta poi Alpnet), un’azienda americana produttrice di software per applicazioni linguistiche.
TSS vide la luce intorno alla metà degli anni ’80 e fu subito adottato da alcune grandi compagnie, tra le quali spiccava la IBM, cui il programma serviva per la propria attività di traduzione interna.
Nella seconda metà degli anni ’80 ci fu un grande fermento in questo campo: nel 1987 la società olandese INK realizzò un pacchetto denominato Text Tools che conteneva un software ispirato a TSS ma integrato da un componente terminologico (chiamato TermTracer). La società Trados, che era stata fondata nel 1984, ottenne il diritto di commercializzare il prodotto sul mercato tedesco. Sempre nel 1987 la compagnia svizzera Star AG, specializzata in traduzioni tecniche, creò a beneficio dei propri collaboratori interni, un software di traduzione chiamato Transit, compatibile col sistema operativo DOS. Molte altre società realizzarono strumenti similari ad uso interno.
L’immissione di tali pacchetti sul mercato globale al di fuori del ristretto circuito delle grandi aziende avvenne faticosamente nella prima metà degli anni ’90.
Nel 1990 nacque la prima versione di Trados MultiTerm funzionante sotto DOS. Due anni dopo IBM immise sul mercato SAA AD/Cycle Translation Manager/2 (abbreviato in TM/2) funzionante sotto OS/2. Sempre nel 1992 venne lanciato sul mercato anche Trados Translator’s Workbench per DOS. L’anno dopo Atril realizzò ed iniziò a commercializzare Déjà Vu per Windows.
Con il sistema operativo Windows a farla ormai da padrone assoluto, nel 1994 anche Star lanciò la versione del proprio pacchetto compatibile con questo sistema operativo.
Tuttavia, il successo di questi nuovi strumenti e la loro diffusione presso i traduttori freelance furono inizialmente rallentati da due fattori: i requisiti hardware piuttosto elevati di cui necessitavano per essere installati e i loro prezzi non certo modici (diverse migliaia degli attuali euro).
Nello stesso periodo fecero il loro esordio molti altri programmi basati sul concetto di memoria di traduzione, che tuttavia non ottennero il successo sperato e pertanto vennero accantonati. Nella seconda parte del decennio, si assistette ad un generale quanto sostanziale ribasso dei prezzi. Ciò da un lato fece sì che alcuni dei software nati agli inizi degli anni ’90 conquistassero una popolarità sempre maggiore fra i traduttori, dall’altro favorì la commercializzazione di nuovi pacchetti, tra cui SDLX (1998) e Wordfast (1999).
La traduzione (dal latino “traductĭo,- ōnís”: passaggio da un luogo ad un altro, conduzione verso, trasporto) è un’attività che consiste nel comprendere il significato di un testo in una lingua, noto come testo di origine o testo di uscita, per produrre un testo di equivalente significato in un’altra lingua, denominato testo tradotto o testo di arrivo.
Il risultato di questa attività, il testo tradotto appunto, viene chiamato anche traduzione.
L’obiettivo della traduzione è creare una relazione di equivalenza tra il testo di origine e il testo tradotto, in altre parole avere la certezza che entrambi i testi comunichino esattamente lo stesso messaggio.
Per ottenere tale risultato è necessario dare grande importanza ad alcuni aspetti fondamentali quali il genere testuale, il contesto, le regole grammaticali di entrambe le lingue, le convenzioni stilistiche, la fraseologia, ecc.
La traduzione è da sempre un’attività svolta prettamente da esseri umani; tuttavia in epoca recente abbiamo assistito al proliferare di software di traduzione automatica e di traduzione assistita.
Con il primo termine si indicano quei programmi che traducono in automatico un testo senza nessun tipo di intervento da parte del traduttore, con il secondo si indicano programmi che semplificano il lavoro del traduttore ma non lo sostituiscono in alcun modo.
Un piccolo esempio di traduzione assistita è costituito dall’uso di memorie di traduzione.
È importante distinguere la traduzione dall’interpretazione: nel primo caso, si trasferiscono idee espresse in forma scritta da una lingua ad un’altra, mentre nell’interpretazione le idee sono espresse verbalmente o attraverso i gesti (come nel linguaggio dei segni). Secondo l’analisi dei processi coinvolti nella traduzione e nell’interpretazione, si potrebbe considerare quest’ultima come una sottocategoria della traduzione.
Esistono varie definizioni di traduzione, ciascuna legata alla scuola di pensiero che ne ha affrontato lo studio.
V.García Yebra ad esempio sostiene che “tradurre è enunciare in un’altra lingua quello che è stato enunciato in una lingua fonte, conservando le equivalenze semantiche e stilistiche”.
A sua volta, E.A.Nida afferma che la traduzione consiste in:
”[...] riprodurre nella lingua terminale il messaggio della lingua originale per mezzo dell’equivalente più prossimo e più naturale, in primo luogo in termini di significato, e poi per quanto riguarda lo stile”.
Con il post di oggi chiudiamo il nostro breve excursus sulla storia della traduzione iniziato due giorni fa.
Traduzione libera o esatta?
Il fenomeno delle Belles infidèles condusse alla famosa querelle fra i perrotins e gli anti-perrotins. I primi, seguaci di Nicolas Perrot d’Ablancourt (1606-1664), considerato il padre delle Belles infidèles e della libera traduzione, si contrapponevano ai secondi, che, al contrario, difendevano strenuamente il concetto di traduzione esatta, fedele e scrupolosa.
Fu proprio in quell’epoca che fu coniato il verbo tradurre (dal latino, letteralmente “portare o condurre attraverso, far passare da un luogo ad un altro”): si prende un testo da una lingua e lo si porta ad un’altra.
Il secolo dei lumi
Il secolo dell’Illuminismo e poi quello della Rivoluzione industriale, furono segnati da una proliferazione di traduzioni che toccò tutti i settori, in particolare quelli tecnici e scientifici.
Vennero dati alle stampe molti dizionari, monolingui e bilingui, generali o specialistici. Tali opere vengono attualmente considerate il fondamento della moderna terminologia.
Di straordinaria importanza fu poi l’opera di Champollion che nel 1822 svelò i misteri della Stele di Rosetta permettendo da lì in poi di decifrare tutti i geroglifici egiziani.
Dalla piuma al word processor
Il ventesimo secolo fu contraddistinto da un generale quanto prodigioso progresso tecnologico. Tra i tanti campi che beneficiarono di tale progresso quello informatico fu senz’altro quello che influenzò più direttamente il mondo della traduzione.
Il computer s’impose fin dalla sua nascita come il principale strumento di lavoro del traduttore. Negli anni successivi la digitalizzazione, le banche dati e soprattutto internet consentirono l’accesso immediato a nuove risorse terminologiche, le quali, unite allo sviluppo di software di traduzione assistita, rivoluzionarono completamente la professione del traduttore.
La metamorfosi continua
Il fenomeno della globalizzazione sta generando una crescente domanda di traduzioni, in particolare nei settori amministrativi e specialistici.
In un mercato in cui le frontiere tendono a scomparire, la professione del traduttore, che è sempre più vista come un lavoro di comunicazione, ha delle belle prospettive davanti a sé e una metamorfosi da continuare.
Come anticipato nel post di ieri riprendiamo oggi il nostro breve excursus sulla storia della traduzione.
Trasmettere le buone notizie
Nel 383 d.C., san Girolamo si vide assegnare da Papa Damaso I il compito di redigere una nuova versione latina della Bibbia. Prima di cominciare la propria opera San Girolamo si trasferì a Betlemme per perfezionare la sua conoscenza dell’ebraico. Grande conoscitore della lingua greca, lavorò instancabilmente alla sua opera traducendo testi ebraici e greci per gran parte della sua vita.
Il risultato dei suoi sforzi, la “Vulgata”, è stato a lungo considerato come una delle migliori traduzioni bibliche mai effettuate ed è stato, fino al XX secolo, la base per tutte le successive traduzioni della Bibbia. Per questo motivo San Girolamo è simpaticamente considerato il santo patrono dei traduttori. Sempre per quanto riguarda le traduzioni bibliche, un’altra pietra miliare nella storia della traduzione sarà poi la traduzione della Bibbia in tedesco ad opera di Martin Lutero nel XV secolo.
Il contributo degli arabi
Alla morte di Maometto, nel 632, gli arabi si espansero in tutta Europa e oltre diventando i principali depositari del sapere occidentale. Molti documenti erano già stati persi con la caduta di Roma ad opera dei barbari, e solo Bisanzio conservava un certo splendore culturale.
Avidi di conoscenza, gli arabi si prodigarono nella traduzione di moltissimi scritti greci e romani e vi aggiunsero le proprie conoscenze in campo scientifico. Fondarono molteplici scuole di traduzione a Baghdad e a Cordoba. Grazie a loro, il sapere degli antichi non scomparse con le invasioni barbariche.
Copisti e monaci all’opera
Nel dodicesimo secolo, Cordoba e Toledo ritornarono nelle mani dei cristiani e quest’ultima divenne sede di una prestigiosa scuola di traduzione, iniziando ad attirare studiosi ed eruditi da tutto il mondo.
In questa fase della storia, il ruolo dei monaci e degli amanuensi nel continuare l’importantissima opera svolta dagli arabi nei secoli precedenti è di assoluto rilievo. In questo caso i testi vennero tradotti dall’arabo e dagli originali greci verso il latino, poi col tempo sempre più verso la lingua di ciascun paese.
Le Belles infidèles
La riscoperta degli antichi greci in concomitanza con gli inizi della stampa genera un’emozione ed un entusiasmo senza precedenti nel campo della traduzione. I testi classici di Omero, Aristotele, Virgilio e molti altri vengono tradotti a più riprese.
E’ l’epoca delle Belles infidèles (dal francese “belle infedeli”): cioè traduzioni riviste e corrette per risultare più adatte al gusto del lettore del tempo. I traduttori in molti casi adattano davvero troppo. Anziché limitarsi alla mera traduzione cercano infatti di rendere più bello il testo, ad esempio depurandolo da espressioni considerate troppo volgari. Da qui la metafora sulle donne “belle e infedeli” cui verranno associate le suddette traduzioni.
Terza parte di questo articolo
In questo articolo faremo un breve excursus sulla storia della traduzione, senza nessuna pretesa di trattare in modo esaustivo la materia. Per semplicità, suddivideremo l’argomento in vari mini capitoli. Oggi ci fermeremo al secondo secolo d.C., domani proseguiremo fino al sedicesimo secolo e con il terzo post completeremo il percorso arrivando fino ai giorni nostri.
La preistoria della traduzione
La storia della traduzione inizia simbolicamente con la distruzione della mitica Torre di Babele, che rappresenta la fine dell’unità linguistica universale.
Non vi è alcun dubbio che la traduzione abbia origini molto antiche. In effetti, gli uomini vi hanno dovuto ricorrere ogni qualvolta si rendesse necessario stabilire una comunicazione scritta tra due popoli con lingue diverse.
L’epoca degli scribi
Varie leggende giunte fino ai giorni nostri narrano dell’esistenza della professione di traduttore nella civiltà egizia e in quelle mesopotamiche già a partire dal 3000 a.C.
I primissimi traduttori furono gli scribi, figure di alto spessore intellettuale che rivestivano importanti funzioni ufficiali e amministrative e per questo motivo occupavano posizioni di spicco all’interno delle suddette civiltà.
Ad avvalorare tali leggende hanno concretamente contribuito i ritrovamenti archeologici avvenuti nel corso del tempo. Si tratta per lo più di tavole facenti riferimento a grammatiche e a primitivi glossari multilingue.
La traduzione della Bibbia
Una parte significativa della storia della traduzione in Occidente ha a che fare con la traduzione di testi biblici. Le prime traduzioni scritte attestate sono state infatti quelle della Bibbia. Ciò si deve al prolungato non utilizzo della lingua ebraica in forma orale che ne determinò la quasi scomparsa. La maggior parte degli ebrei infatti non conosceva la propria lingua d’origine e per permetter loro di comprendere le Sacre Scritture queste furono tradotte in un linguaggio più accessibile.
Tolomeo II Filadelfo nel terzo secolo a.C. ordinò la traduzione delle Sacre Scritture dall’ebreo al greco a 72 saggi che conoscevano perfettamente entrambe le lingue. Questa versione è nota come versione alessandrina o versione dei 70. Nel secondo secolo d.C. la Bibbia fu tradotta dal greco al latino (Vecchio e Nuovo Testamento). Questa versione fu denominata Vetus Latina.
Seconda parte di questo articolo