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 Categoria: Servizi di traduzione

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Infine, l’avventura grafica in questione propone una serie di citazioni da altri videogiochi, molti dei quali non sono stati tradotti in italiano; le cose vengono rese ulteriormente complicate dal fatto che gli stessi titoli siano utilizzati all’interno di The Journey Down: Chapter One come nomi di prodotti congelati che Bwana ritrova all’interno di una cella frigorifera: starà al localizzatore cercare di creare un’espressione che richiami sia il videogioco citato sia l’appeal commerciale di un prodotto alimentare.

Nel primo caso l’espressione è Pickled Spoonbeak, che in italiano è stata tradotta come I Beccocucchi di Nelly Cootalot: all’interno è rintracciabile sia la citazione al videogioco (Nelly Cootalot, che è il protagonista dell’avventura citata) sia la creazione di un nome di fantasia per Spoonbeak, uccelli ispirati ad una specie realmente esistente caratterizzata da un becco a forma di cucchiaio, da qui la scelta di Beccocucchi, che richiama quindi le fattezze fisiche dell’uccello.

Il secondo caso propone l’espressione Gemini Rhubarb, che richiama Gemini Rue, ovvero il nome di un’avventura tradotta in italiano ma che ha conservato il titolo originale. La traduzione italiana propone Gemini Rustici, per via dell’assonanza con il titolo originale.

L’ultimo caso è Laurence’s deep fried chocolates, che cita al suo interno un personaggio del videogioco Airwave: Laurence, infatti, è un personaggio che frigge praticamente qualsiasi cosa; la traduzione italiana è Ciocofritti di Laurence, una crasi tra l’ingrediente principale, il cioccolato, e la modalità di cottura, ovvero la frittura.

Riflessioni e Conclusioni
Quando si parla di traduzione nel suo significato più tradizionale, caratteristiche quali l’accuratezza e l’equivalenza sono in genere garanzie di qualità del prodotto tradotto. D’altro canto, se si volge lo sguardo verso gli effetti di un intervento di localizzazione incentrato sulla transcreazione, quest’ultimo vede come oggetto di analisi l’aspetto creativo del prodotto, la sua non convenzionalità. Ad un rapido confronto, se nel caso della traduzione il lavoro viene condotto da una sola persona, la quale si occupa principalmente di traduzione e (a volte) revisione, l’intervento di transcreazione necessita di un team. Il team di transcreazione si preoccupa di consultare il pubblico al quale è rivolto il prodotto videogioco in modo da familiarizzare con il tipo di linguaggio utilizzato dal cosiddetto target player. Ad un’analisi più approfondita, nel caso della localizzazione videoludica, il team di transcreazione si impegna a stabilire un rapporto di comunicazione stretta con fasce di utenti di età variabile tra i cinque e i venticinque anni ai quali il gioco è destinato, investigando attentamente sulle peculiarità linguistiche  e sull’ambiente culturale che li caratterizza.

Ancora, traduzione e transcreazione non sono necessariamente ascrivibili ad una sola persona; questo perché un traduttore professionale sarà sempre in grado di fornire una traduzione fluente e corretta, ma questo non sarebbe necessariamente indice di efficacia e funzionalità. La figura di un localizzatore specializzato unicamente nel lavoro di transcreazione garantisce una certa destrezza linguistica oltre che concettuale

«the goal of trascreation isn’t to say the same thing in another language. The aim of the game with trascreation is to get the same reaction in each language, something that translation in itself won’t be able to achieve.»

Dagli studi effettuati in ambito traduttologico si evince che la Skopos theory proposta da Vermeer risulta applicabile in maniera più che soddisfacente al campo della localizzazione dei videogiochi: in questo ambito, la Skopos theory enfatizza notevolmente l’obiettivo che sottosta all’utilizzo di una determinata espressione e che vede come target una gamma variegata di giocatori. Per questo motivo, la figura del traduttore di videogiochi, in particolare  di avventure grafiche, dovrebbe possedere una solida conoscenza dell’approccio funzionalista nella traduzione videoludica e più in generale della traduzione. Soltanto attraverso un approccio funzionalista, infatti, è possibile evitare stasi legate all’attaccamento al testo della lingua di partenza, preferendo una maggiore confidenza e consapevolezza nell’alterare, adattare, rimuovere o applicare qualsiasi altro tipo di modifica che possa fornire un testo che soddisfi le aspettative dell’utente. E’ consigliabile che al traduttore venga concessa la possibilità (spesso negata) di testare l’avventura simultaneamente al processo di localizzazione, in quanto ciò potrebbe garantire un’interpretazione propriamente contestualizzata all’esperienza di gioco. Infine, sarebbe opportuno offrire al cliente la possibilità di effettuare un test preliminare sul videogioco prima del rilascio ufficiale.

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

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 Categoria: Servizi di traduzione

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Più tecnicamente, si parla di transcreazione, ovvero quel processo attraverso il quale il traduttore esprime un concetto cercando di focalizzarsi principalmente sull’effetto che quella data espressione dovrà scatenare nella mente del giocatore. Tra gli esempi più significativi, la scelta di identificare una specie di pesce inventata dallo sviluppatore in The Journey Down: Chapter One con un nome anch’esso di fantasia: il termine inventato mudyuggler diventa in italiano fangasio (un termine che fa il verso alla specie, realmente esistente, del pangasio) in quanto il tipo di pesce concepito dallo sviluppatore è l’unica specie che stanzia tra le acque fangose e piene di rifiuti della Baia di Kingsport; l’assonanza tra il fango delle acque e il nome del pesce è così forte da giustificare la scelta transcreativa.

Sempre in The Journey Down: Chapter One si assiste ad una scena dai risvolti fortemente creativi e stimolanti per il localizzatore: Bwana vuole entrare all’interno di una nave che però viene tenuta d’occhio dal Capitano di terra, il quale è restio all’idea di permettere l’ingresso a bordo ai comuni cittadini; per entrare Bwana dovrà fingersi mozzo, ma neanche questo sembra bastare, dal momento che il capitano lo interroga sulla parola d’ordine per poter accedere alla nave. A questo punto il giocatore dovrà scegliere tra una serie di parole d’ordine proposte dal gioco, sperando che almeno una delle tre possa garantirgli l’accesso. L’aspetto divertente e creativo è caratterizzato proprio dalle parole d’ordine: Bouncing barnacles! è tradotto come Per tutti i gamberi saltellanti!, dal momento che l’accezione italiana di barnacles, ovvero cirripede, risulta troppo tecnica e poco flessibile per una forma di trasformazione creativa. Lo stesso ragionamento è stato applicato alla parola d’ordine Scurvy scallions!: lo scorbuto (scurvy) era una malattia un tempo comune tra pirati e marinai e derivava dalla mancanza di vitamina c, rintracciabile in frutta e verdure; tra gli alimenti consigliati per curare questa patologia vi erano anche le cipolle (scallions). Ne consegue che una traduzione letteraria non avrebbe potuto garantire l’umorismo delle espressioni piratesche; tuttavia, si è tenuto conto della referenza storica per proporre una parola d’ordine che vede come protagonista non la cura bensì la vittima dello scorbuto, ovvero i marinai. La parola d’ordine creata per il pubblico italiano sarà quindi Corpo di mille pirati sdentati!, a ricordare le malattie dentali che affliggevano le persone affette da scorbuto.

Nello stesso videogioco, se si cerca di far interagire il protagonista con l’insegna di una tavola calda, questi commenterà

Bwana: Mama Makena’s Diner – A shining beacon of hope for any hungry sailor!

e successivamente il solito pirata corpulento gli risponderà

Marinai: A shining beacon of bacon I’d say!

Nonostante si parli di pancetta, si è ritenuto opportuno riformulare la risposta del marinaio in modo da far risaltare l’importanza del posto in cui si svolge l’intera avventura, ovvero una località marittima; l’effetto metaforico e al tempo stesso umoristico salta subito all’occhio nella versione italiana che quindi reciterà

Bwana: La tavola calda di Mama Makena: un colpo di fortuna per un marinaio affamato!

Marinai: Un colpo di fortuna, un polpo di fortuna!

Ancora, il gioco propone una scena il cui protagonista è un marinaio che, arrivato alla tavola calda di cui sopra, chiede dell’altro caffè, dal momento che ne apprezza il gusto concentrato. Mama Makena, la proprietaria della tavola calda, è ben felice di servire il suo cliente e commenta

Mama Makena: Sure thing sailor. Another brew of Mama Makena’s volcanic rock coming right up!

La traduzione italiana della versione di partenza recita Certo, marinaio. Un altro sorso dell’acqua di fuoco di Mama in arrivo!: in questo senso si è cercata un’analogia tra il caffè concentrato di Mama Makena e il modo in cui gli indiani d’America chiamavano il liquore che veniva offerto loro dagli europei, ricercando un’associazione tra lo stordimento provocato dal caffè della proprietaria della tavola calda e quello provocato dal liquore degli europei, somministrato volontariamente per poter approfittare delle terre degli indiani, così come Mama Makena vorrebbe approfittare dei soldi dei suoi clienti.

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Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

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 Categoria: Servizi di traduzione

< Dodicesima parte di questo articolo

In The Journey Down: Chapter One il protagonista interagisce con una figura, il cui volto è coperto da una maschera, intenta a saldare qualcosa su una nave; al saluto di Bwana, il quale si lascia andare ad un simpatico Hey, mister!, la figura non esita a rispondergli, riprendendolo ed esclamando Who are you calling mister?!, perché. come sarà visibile nel corso del gioco, si tratta di un personaggio femminile. In molti punta-e-clicca gli oggetti e/o le persone, se punti interattivi, sono solitamente indicati da un nome che li definisce sullo schermo: nel gioco, la figura analizzata prende il nome di Welder, che in inglese è privo di genere. Se ci limitassimo ad una traduzione letterale, adoperando il termine Saldatrice, non solo rischieremmo di definire in modo inappropriato il personaggio (dal momento che il termine saldatrice ha in italiano un uso più esteso per gli oggetti piuttosto che per la professione), ma porteremmo all’attenzione dell’utente il genere del personaggio prima ancora che egli vi  interagisca, di fatto rendendo inutile la scena elaborata dagli sviluppatori. Per questo motivo, si è cercato di utilizzare un termine che al suo interno non comprendesse un suffisso di genere femminile o maschile; la scelta è caduta su Macchinista.

Development of meaning. La tecnica consiste nell’esprimere un concetto utilizzando più parole, in modo da facilitare la comprensione e lo svolgimento dell’azione. In The Journey Down: Chapter One, se si prova  a far interagire la chiave inglese con un personaggio, Bwana esclamerà indignato

Bwana: Wrenching people just isn’t my thing!

In italiano l’espressione è stata tradotta come Agguati con la chiave inglese? Non è il mio stile, in virtù del fatto che la lingua italiana, al contrario di quella inglese, non costruisce i verbi a partire dal sostantivo, perciò è stato necessario aggiungere più parole per specificare la «natura» degli agguati di cui parla Bwana.

Full rearrangement. Con questa tecnica si tenta di esprimere uno stesso concetto con parole e costruzioni completamente diverse, scegliendo una modalità diversa per parlare della situazione linguistica in questione. In The Marionette il protagonista, segregato in una casa persa nello spazio-tempo della mente di Alice, ripensa alla sua situazione tenendo un diario di quello che gli succede. Si legge

Well, if she thinks it’s time to kiss and make up, she’s in for a nasty surprise…

Si è scelto di localizzare l’espressione cercando di conservare soltanto il registro stilistico colloquiale in cui Martin scrive, di fatto eliminando qualsiasi somiglianza tra le due versioni

Se spera di finirla a tarallucci e vino, si sbaglia di grosso…

Sempre nella stessa avventura grafica, se si cerca di far parlare il protagonista con una scultura a forma di mano presente nel suo studio, lo stesso protagonista commenterà

Martin: Don’t make me «talk to the hand».

L’espressione talk to the hand è spesso accompagnata da un gesto iconico per esprimere disinteresse nei confronti dell’interlocutore. Dal momento che questa espressione non è disponibile all’interno del parlato italiano, si è scelto di riformulare la frase con un significato più vicino alla lingua di arrivo

Martin: Sono un ragazzo alla mano, ma non abbastanza da parlare a una mano.

in cui il concetto di «ragazzo alla mano», ovvero di persona semplice e genuina, è sicuramente più vicino al parlato italiano.

Compensation of meaning – Transcreation. La tecnica, nelle parole di Chiaro, è

«A kind of transformation which focuses on the target of the text, its style, appropriateness of words and expressions and generally on the impact that the text will create on the reader.»

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Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

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 Categoria: Servizi di traduzione

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Dalla ricerca condotta sulle aree culturo-specifiche evince chiaramente il concetto di lingua-cultural drop in translational voltage: la metafora descrive la difficoltà e la «turbolenza» inevitabilmente percepita all’interno del codice verbale quando in stretta relazione col codice visivo.

Per superare questo genere di problemi, i traduttori si avvalgono generalmente di tre tecniche di controllo sulle referenze, rispettivamente:

- chunking upwards, la quale consiste nella generalizzazione della referenza nella lingua di arrivo rispetto alla lingua di partenza, attraverso l’uso di iperonimi; un esempio può essere rintracciato in The Journey Down: Chapter One, in cui è possibile interagire con un oggetto che nella versione inglese è identificato come winch; premesso che la storia vede Bwana e Kito proprietari di una stazione di benzina così bizzarra da avere un aereo ancorato alla baia presso la quale si trovano, affinché il velivolo decolli è necessario «levare l’ancora» e per farlo bisognerà armeggiare con il suddetto winch, che letteralmente sta per argano; tuttavia, è sembrato opportuno generalizzare la referenza per evitare di inserire troppi tecnicismi all’interno di un videogioco già pieno di tecnicismi nel campo semantico della meccanica. La traduzione alternerà allora termini come àncora o manovella, più familiari all’utente medio.

- chunking downwards, tecnica che consiste nel rimpiazzare il significato di determinate referenze con altre più specifiche, peculiari della lingua di arrivo: in The Marionette si parla di knife quando in realtà si è visivamente alle prese con un taglierino. Di conseguenza si è ritenuto opportuno specializzare la referenza nella lingua di arrivo, per cui l’espressione

Martin: Is that a knife in there?

si tradurrà in

Martin: Ehi, ma quello è un taglierino!

- chunking sideways, tecnica che consiste nel sostituire la referenza culturo-specifica con equivalenti dello stesso livello: in questo caso è sufficiente dare uno sguardo al commento fatto dal Capitano di terra in The Journey Down: Chapter One in merito all’ignoranza di Bwana su argomenti prettamente marinareschi

Dockmaster: ’tis a sailors secret, and nothing for a land crab as yerself.

Dal momento che l’espressione land crab ha un corrispettivo equivalente nella lingua di arrivo, si è scelto di optare per questo tipo di tecnica di localizzazione; la versione italiana reciterà quindi

Capitano di terra: E’ roba da marinai, una tartaruga di terra come te non può capire.

Fuzzy areas

Col termine fuzzy ci si riferisce a tutte quelle situazioni linguistiche (allusioni, canzoni, poesie, metafore, frasi idiomatiche, espressioni umoristiche, interiezioni) in cui la sovrapposizione linguistica e culturale risulta inevitabile. In casi come questi, il traduttore tende solitamente a dissociarsi dall’originale assetto della lingua di partenza, preferendo di norma l’utilizzo di tecniche di trasformazione; sebbene l’uso delle trasformazioni sia considerato uno strumento linguistico piuttosto che pragmatico, questi è di gran lunga preferito rispetto all’uso di analogie; questo perché, grazie alle prime, è possibile distaccarsi dal testo originale, evitando scomodi concetti «copia-incolla», di fatto lasciando che il traduttore manipoli l’ordine, lo stile e qualsiasi altro elemento strutturale di un’espressione per rendere quest’ultima quanto più vicina alle conoscenze linguistico-culturali dell’utente.

Recker definisce diverse modalità di trasformazione, e alcune di queste sono facilmente rintracciabili in situazioni peculiari dei videogiochi presi in esame.

Differentiation of meaning. Questa tecnica trova maggiore espressione nei casi di differenziazione di genere; nelle parole di Nissen

«languages can be classified according to whether they show grammatical gender or not. The determining criterior of gender is agreement, and saying that a specific language has, for instance, two genders implies that there are two classes of nouns, which can be distinguished syntactically according to the agreements they take.»

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Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

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La stessa tecnica di traduzione è utilizzabile in un altro episodio, che vede Martin lottare contro una specie di manichino da disegno posseduto; qualora il giocatore dovesse soccombere all’avversario, egli si troverà di fronte ad una schermata recante una citazione del drammaturgo greco Euripide, facilmente traducibile dall’inglese all’italiano

Death is a debt we all must pay. – Euripides

La morte è un debito che tutti dobbiamo pagare. – Euripide

Infine, nelle aree di equivalenza di espressione tra lingua di partenza e lingua di arrivo, si rammenta il commento fatto da Martin nell’osservare un asciugamano, citazione da Guida Intergalattica per Autostoppisti; di seguito la versione inglese e quella italiana

Martin: A towel is about the most massively useful thing an interstellar hitchhiker can have.

Martin: L’asciugamano è forse l’oggetto più utile che un autostoppista galattico possa avere.

Diverso è il caso in cui ci si imbatte in riferimenti puramente appartenenti alla lingua di partenza; l’espressione

Martin: ‘All the king’s horses and all the king’s men…’

si riferisce ad una filastrocca tipicamente inglese, che ha come protagonista Humpty Dumpty, una specie di uovo antropomorfizzato. In casi come questo, è necessario comprendere il contesto all’interno del quale la frase è pronunciata: Martin si trova di fronte ad una scacchiera sulla quale ci sono alcune pedine gettate alla rinfusa, tra le quali è possibile riconoscere gli alfieri e i cavalli; nella filastrocca, Humpty Dumpty cade da un muro e non c’è nessuna possibilità di rimetterlo a posto, nemmeno con l’intervento dei cavalli e dei cavalieri del re; allo stesso modo, Martin, che nella stanza si trova davanti al cadavere di Giuseppe, ucciso dalla sua ex fidanzata Eshana, si rende conto che nessuno riuscirà a riportare in vita il falegname, nemmeno le pedine dei cavalli e dei cavalieri intarsiate dallo stesso defunto e presenti sulla scena. La filastrocca, quindi, non ha un equivalente italiano da fornire alla localizzazione del videogioco se non la sua traduzione più nota, di seguito riportata

Martin: “Tutti i cavalli e i soldati del re…”

Si avverte lo stesso tipo di difficoltà nella lettura di un’altra espressione all’interno del videogioco: questa volta Martin scorge in sovraimpressione su un televisore in loop una scritta accompagnata dal disegno di un ragno

Come into my parlor, said the spider to the fly. I am so lonely…

Siamo di nuovo in presenza di una filastrocca poco conosciuta al pubblico italiano; di conseguenza, risulta inevitabile riproporre soltanto una semplice traduzione della versione originale

Il ragno disse alla mosca, Vieni a casa mia. Mi sento così solo…

Infine, è possibile che il traduttore possa imbattersi in una sorta di “citazione adattata”, come nel caso di

Martin: A small plaque under it reads “Self-Potrait”./ Self-portrait of the artist as a young man.

Il commento di Martin a proposito dell’autoritratto è un esempio di citazione adattata de A Portrait of the Artist as a Young Man di James Joyce; in questo caso, il traduttore si sentirà libero di riadattare ulteriormente la citazione nella sua versione italiana,

Martin: Sulla targhetta c’è scritto “Autoritratto”. / Autoritratto dell’artista da giovane.

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Claudia Mucavero
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Taranto

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< Nona parte di questo articolo

In The Marionette, invece, ci si è imbattuti in un classico gioco-passatempo, il «gioco dell’impiccato»; in questo caso la cultura di partenza trova congruenza con quella di arrivo:

Martin: It’s a classic hangman game.

Martin: E’ il gioco dell’impiccato.

L’utente medio italiano, infatti, dovrebbe aver avuto una base comune agli utenti inglesi per quanto concerne l’esperienza del passatempo in esame.

Sempre in The Marionette, si ritrova una certa congruenza tra le pratiche culturali inglesi e italiane, come dimostra il passo del diario Alice, che recita

Wednesday 1 April. Dear Diary, Happy April’s Fools. But I’m not like playing tricks today.

Si tratta evidentemente di una «festività» conosciuta anche nel panorama italiano, soprattutto tra i più piccoli come Alice, ovvero il giorno del «pesce d’aprile», festeggiato nel primo giorno del mese di aprile. La versione italiana perciò si discosterà molto poco da quella di partenza

Mercoledì 1 aprile. Caro diario, buon pesce d’aprile. Anche se oggi non mi va di fare scherzi.

Tornando a The Journey Down: Chapter One, è singolare come il traduttore debba approfondire, tra gli altri campi semantici, anche quelli inerenti alla cucina, intesa come conoscenza di ingredienti specifici per la preparazione di pietanze. Nel caso che ivi si propone, Bwana è alla ricerca di alcune erbe e spezie, chiaramente visibili al giocatore tra gli oggetti dell’inventario; tuttavia, si tratta di erbe e spezie ricercate che spingono il traduttore a cercarne il corrispettivo esatto, facendo leva sulla curiosità del giocatore italiano; ginger e chervil, dopo un’attenta ricerca, saranno resi in italiano rispettivamente come zenzero e cerfoglio.

Infine, esiste in The Marionette una notevole quantità di riferimenti culturo-specifici per quello che concerne il campo semantico dei libri, dei film e delle serie televisive, a cominciare da un elenco di libri che il protagonista osserva all’interno di una cameretta

Martin: The Ugly Duckling… Cinderella… Alice in Wonderland.

i cui corrispettivi italiani si presentano al traduttore con una certa facilità di traduzione

Martin: Il brutto anatroccolo… Cenerentola… Alice nel paese delle meraviglie.

Un ulteriore riferimento intertestuale alle fiabe si evince dalle parole pronunciate da Martin mentre questi osserva le pareti della stessa cameretta, dove è possibile intravedere i contorni  di uno specchio ormai tolto

Martin: Mirror mirror NOT on the wall…

La citazione di Martin è un riferimento intertestuale a Biancaneve e i sette nani, sebbene modificato nella presenza della negazione NOT (nella situazione in esame, infatti, ci si trova davanti ad una parete spoglia dalla quale è stato chiaramente staccato uno specchio). In italiano si è scelto di lasciare la citazione intatta, anche perché il corrispettivo nostrano della formula fiabesca non fa riferimento alla parete (wall).

Martin: Specchio, specchio delle mie brame…

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Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

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< Ottava parte di questo articolo

I personaggi di Bwana e di Kito sono una riproduzione adattata di alcune maschere africane, rispettivamente della tribù Chowke in Africa occidentale e della popolazione Makonde stanziata in Tanzania e Mozambico. E’ necessario a questo punto non sottovalutare gli aspetti culturali della versione originale e cercare di fornire un testo che si adegui alla resa grafica dei personaggi. Per questo motivo molte delle espressioni formulate da Bwana risultano fortemente amichevoli e cariche di colore, ad evidenziare il personaggio che egli rappresenta, ispirato ad una tribù africana e fortemente legato alla cultura rastafari, a sua volta intrisa di un forte attaccamento alla terra e alla libertà dell’individuo uomo.

A questo punto è possibile stilare un elenco di tre categorie base alle quali il traduttore deve fare sempre riferimento ai fini di ottenere un prodotto accessibile ed efficace:

- riferimenti culturo-specifici (e.g. toponimi, personalità illustri, istruzione…)
- tratti specifici della lingua (e.g. taboo, interiezioni…)
- aree di sovrapposizione tra lingua e cultura (e.g. canzoni, poesie, frasi idiomatiche…)

Riferimenti culturo-specifici
Si tratta di entità tipiche di una e una sola cultura, che possono essere esclusivamente o maggiormente visibili, esclusivamente o maggiormente verbali o al contempo visibili e verbali. Tra le dieci aree identificate da Antonini e Chiaro (2005:39), alcune di queste sono rintracciabili all’interno delle avventure grafiche prese in esame. Ad esempio, nell’espressione tratta da The Journey Down: Chapter One

Matoke: Yup, trusty as heck! Caught me a twelve pound mudyuggler the other day!

Matoke, un vecchio pescatore che passa le sue giornate in simbiosi con la sua canna da pesca, si vanta di quest’ultima asserendo di aver pescato grazie ad essa una ingente quantità di pesce. Nella versione originale, come si può notare, si parla chiaramente di pound, ovvero di libbre e ciò dà luogo ad una serie di incongruenze se consideriamo la possibilità di tradurre il videogioco in italiano; siamo di fronte ad un’area di confronto tra elementi specifici della cultura di partenza ed elementi specifici della cultura di arrivo: se la cultura di partenza, in questo caso anglosassone, ha come unità di misura di peso la libbra, non potrà dirsi la stessa cosa per la cultura di arrivo, ovvero quella italiana, all’interno della quale l’unità di misura di peso sarà il chilogrammo. Di conseguenza, affinché il giocatore italiano possa comprendere il peso specifico del pescato di Matoke, sarà necessaria una conversione non solo in termini linguistici, ma anche in termini matematici. La versione italiana allora reciterà

Matoke: Puoi dirlo forte! Ci ho pescato un fangasio di sei chili l’altro giorno!

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Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (8)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Settima parte di questo articolo

A un livello squisitamente sociolinguistico, il termine Mon, utilizzato da Bwana in The Journey Down: Chapter One è di particolare interesse: si tratta di un termine ombrello tipico della cultura giamaicana col quale ci si riferisce praticamente a tutti i tipi di interlocutori, senza differenze di età o  genere, che si rende di fatto intraducibile in italiano; è interessante notare come il termine, presente esclusivamente nella prima versione del gioco, sia stato sostituito in tutte le sue occorrenze nella seconda versione da Man; è possibile infatti che gli sviluppatori si siano resi conto della difficoltà incontrata dall’utente medio nel comprendere il significato sociolinguistico del termine e che abbiano optato per Man, tenuto anche conto del fatto che sorprendentemente il termine, nella prima versione del gioco, è rintracciabile soltanto in riferimento a individui di genere maschile. Per quanto concerne la traduzione italiana, quindi, è stato piuttosto semplice affidarsi ad un gergo giovanile, evitando di fornire una traduzione troppo letterale e obsoleta del termine Man, che diventa quindi un alternarsi tra parole quali amico o fratello, riprendendo di fatto il senso di fratellanza/cameratismo che viene a crearsi tra Bwana e l’interlocutore.

Ancora, l’avventura grafica ivi in questione presenta una quantità esorbitante di espressioni «marinaresche», appartenenti cioè al gergo dei marinai. Vale la pena proporre il seguente scambio di battute

Bwana: Ho there ye salty sea dog!

Fat sailor: You can relax with the salty sea lingo on us./ We are sophisticated sailors we!

Bwana si rivolge ad un marinaio corpulento in un chiaro gergo marinaresco e il marinaio, molto metalinguisticamente, non esita a riprenderlo dall’usare certe espressioni, visto il suo lato «sofisticato». In questo caso è stato opportuno affidarsi alla versione italiana del gergo piratesco, sostituendo l’espressione sea dog con un più comune lupi di mare e cercando di lasciare intatta la coloritura umoristica della situazione comunicativa:

Bwana: Ehilà, vecchi lupi di mare!

Marinai: Piano con il gergo piratesco./Stai parlando con dei marinai sofisticati!

Un caso simile è rintracciabile nelle parole del Capitano di terra con cui Bwana entra in contatto; se nella versione inglese il personaggio saluta Bwana utilizzando il gergo piratesco nel seguente modo:

Dockmaster: Aye! May the four winds fill yer sail!

nella versione italiana il Capitano di terra riprende l’immagine popolare dei quattro venti che accompagnano la vita di ogni marinaio:

Capitano di terra: Addio! Che i quattro venti siano con te!

L’espressione, dunque, rimane permeata di un’atmosfera avventuriera senza scostarsi troppo dalla resa originale. Infine, è possibile individuare una serie di caratteristiche che punteggiano l’intera avventura grafica e delle quali il traduttore deve tenere conto ai fini di una localizzazione mirata. The Journey Down: Chapter One è un’avventura ambientata in un mondo completamente inventato e ciononostante ci sono frequenti riferimenti a una gamma variegata di culture ed etnie. A cominciare dai nomi dei personaggi e dalla resa grafica degli stessi, è interessante notare come Theodor Waern, uno degli sviluppatori del team Skygoblin, abbia fatto sua una serie di nozioni apprese direttamente sul posto, in questo caso l’Africa, ai fini di ottenere un prodotto originale e ricco di significati.

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Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (7)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Sesta parte di questo articolo

Salta subito all’occhio il fatto che graficamente le due espressioni contano un numero differente di lettere (17 per la versione inglese; 16 per la versione italiana) di fatto rendendo difficoltoso il tutto ad un livello prettamente informatico: l’espressione che Martin, nella versione italiana, dovrà indovinare ha una lettera in meno e ciò deve essere reso plasticamente visibile anche a livello grafico. Per problemi di questo genere, è possibile prendere accordi con gli sviluppatori, i quali possono provvedere

a intervenire sugli aspetti informatici del prodotto e fornire una versione alterata compatibile col mercato d’interesse. Tuttavia, alterazioni degli aspetti grafici potrebbero dar luogo a esperienze di gioco totalmente diverse da quelle proposte nella lingua di partenza; non solo, ci sono casi in cui risulta impossibile intervenire informaticamente sul prodotto, il più delle volte perché quest’ultimo è già stato messo in commercio ed è già conosciuto, almeno superficialmente, dalla maggior parte degli utenti. Ad esempio, in The Journey Down: Chapter One, Bwana può leggere l’insegna della stazione di benzina presso la quale lavora e nel farlo si rende conto dell’incorrettezza grammaticale dell’espressione

CHEEP

Metalinguisticamente Bwana è consapevole del fatto che il termine, che invece dovrebbe presentarsi come CHEAP, sia stato scritto nel modo sbagliato, tanto è vero che subito dopo aver letto l’insegna della pompa di benzina non esita ad esclamare

Bwana: We’re so cheap we can’t even spell it right!

In questo caso è stato impossibile modificare l’insegna per poter fornire una localizzazione più o meno equivalente del termine, perciò si è cercato di valorizzare il giudizio espresso da Bwana, facendo leva al tempo stesso sulle conoscenze base dell’utente italiano medio, che dovrebbe saper riconoscere l’incorrettezza grammaticale dell’insegna; di conseguenza la frase pronunciata da Bwana si traduce in

Bwana: Disperati e sgrammaticati!

Lo stesso problema è riscontrabile in un’altra occasione all’interno della stessa avventura grafica, dal momento che ci si imbatte in una seconda insegna, che questa volta recita

GAS ‘N’ CHARTER

Il problema in questo caso è chiaramente di tipo referenziale: la cultura italiana rispetto al significante «charter» riconosce solo il significato di aereo adibito al servizio di trasporto viaggiatori, non riconoscendo quindi l’aspetto per cui il servizio di trasporto è possibile soltanto attraverso un vero e proprio patto stipulato tra più contraenti affinché il velivolo possa effettuare il servizio di trasporto viaggiatori. Difatti, il servizio offerto da Bwana è quello di noleggio del piccolo elicottero da lui posseduto (oltre al servizio di rifornimento di carburante per le barche); di conseguenza si è sentito il bisogno di tradurre in italiano il nome dell’attività, passando quindi da Gas ‘n’ Charter a il nolo e il serbatoio, cercando anche di ricreare un certo appeal commerciale.

Sebbene il livello burocratico (Business Conventions and Practises Layer) sia fondamentale per comprendere sfaccettature basate su strategie finanziarie da parte di numerosi publisher che investono sempre più spesso sull’esportazione di un videogioco in mercati internazionali, questo non è direttamente legato all’esperienza ludica del giocatore, come invece risultano essere i livelli socio-comunicazionale e culturale, intimamente connessi con il background di ciascuna nazione, con i costumi, le credenze e le tradizioni di ciascun campione all’interno di un paese.

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Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

About Videogame Localisation (6)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

The Journey Down: Chapter One, invece, propone una panoramica anche piuttosto articolata di termini tecnici riferiti al campo semantico della meccanica. Nell’esempio di seguito proposto, Kito si rivolge a Bwana stilando un elenco di alcune parti mancanti che suo fratello sarà costretto a ritrovare se vuole che il suo aereo possa tornare a volare:

Kito: For starters we’re missing both engines. /Also both the yoke and one of the propellers is missing!

di seguito la traduzione italiana

Kito: Per cominciare ci servono un paio di motori. /E ci mancano un’elica e qualcosa con cui pilotare l’aereo.

Entrambi i livelli di Chroust, se analizzati in correlazione con le Infrastrutture Tecnologiche, risultano utili ai fini di una traduzione dedicata specificamente al linguaggio macchina: se il linguaggio di programmazione non è tradotto in modo appropriato, ci sono buone probabilità che l’intero lavoro rimanga plasticamente invisibile.

Un interessantissimo punto di intersezione tra il livello grammaticale e quello delle infrastrutture è rappresentato da tutte quelle frasi più o meno generiche in cui compaiano dei pronomi non marcati dal genere (tipici della lingua inglese), come it, this, that, etc. I problemi generati da questa intersezione saltano subito all’occhio prendendo in analisi una frase come la seguente:

Bwana: I’d like to hold on to it a little longer!

E’ di fondamentale importanza, attraverso la ricostruzione dei path, comprendere a cosa si riferisca il pronome it; non ci si può permettere di tradurre l’espressione come, ad esempio, Lo terrò ancora con me!, dal momento che l’oggetto a cui ci si riferisce potrebbe essere di genere femminile. Le soluzioni sono due: nel primo caso, ci si renderà conto che la frase viene pronunciata dal protagonista in più situazioni e ci sarà bisogno di una traduzione impersonale, che non coinvolga pronomi marcati dal genere. È proprio questo il caso della frase presa in esame, che è stata tradotta come Può stare ancora un po’ nelle mie tasche!; nel secondo caso, la ricerca dei path sarà utile per ricostruire l’unica situazione in cui quella data frase sia stata pronunciata, comprendendo se l’oggetto a cui ci si riferisce sia di genere maschile o femminile.

Per quanto concerne il livello grafico e iconico, è sufficiente sapere che spesso il processo di traduzione può essere accompagnato da modifiche grafiche all’interno di particolari situazioni di gioco, specialmente quelle in cui è possibile che immagini o simboli risultino poco chiari o poco interpretabili nella lingua di arrivo. Ne sia esempio l’episodio di The Marionette in cui Martin si imbatte in uno dei giochi «carta e matita» più comuni, ovvero il cosiddetto «gioco dell’impiccato»: Martin dovrà indovinare le parole nascoste prima che il diagramma dell’impiccato venga completato; la versione inglese del gioco propone un fermo immagine in cui, una volta risolto l’enigma, compare chiaramente l’espressione

THE MANNEQUIN IS KEY

che nella versione italiana è stata tradotta come

GIOCA IL MANICHINO

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Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

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< Quarta parte di questo articolo

Un altro aspetto di cui è necessario che il traduttore si renda conto è il fatto che una frase che compare una volta sola all’interno dello script potrà ricorrere più volte all’interno del gioco ed in situazioni non connesse tra loro; starà dunque al traduttore cercare di rendere quella frase quanto più impersonale possibile. Un esempio interessante è quanto accaduto in The Marionette, un gioco sviluppato da Team Effigy. La scena è la seguente: Martin, il protagonista, è nel bel mezzo di una lite con la sua fidanzata, Eshana; egli non è d’accordo con la sua idea di trasferirsi da lui per cominciare una lunga vita insieme. La schermaglia tra i due recita come segue:

Eshana: I – But I thought –
Martin: Did you?

La frase era stata inizialmente tradotta come:

Eshana: Io – ho pensato che –
Martin: Perché, tu pensi?

La stessa frase, tuttavia, presenta dei problemi, in quanto la battuta di Martin, tradotta come Perché, tu pensi? corrisponde anche ad una risposta che Giuseppe dà a Martin in un dialogo completamente diverso. La scena è quella del primo dialogo tra i due, in cui il protagonista mostra a Giuseppe una foto che gli è stata recapitata per posta giorni prima. La battuta recita:

Martin: I found this in my mail box a while ago.
Giuseppe: Did you?

In questo caso la risposta di Giuseppe è nient’altro che un’esortazione affinché Martin gli sveli ulteriori dettagli in merito all’accaduto. La versione italiana definitiva sarà perciò Fai sul serio?, applicabile in entrambi i contesti.
Proseguendo, i livelli grammaticale e semantico, rispettivamente al secondo e terzo grado della gerarchia di Chroust, abbracciano aspetti legati principalmente a elementi specifici della lingua di arrivo, quali l’uso di un linguaggio tecnico comune piuttosto che il grado di espressività della lingua o l’uso di abbreviazioni.

Per quello che concerne il livello semantico, ad un’analisi più approfondita sulle avventure grafiche prese in esame, è interessante notare la differenza di fondo che le caratterizza e che si traduce in differenze di carattere semantico: se nel primo caso ci si imbatte in bozzetti, sculture, tecniche pittoriche più o meno apprezzabili, a suggerire un universo incentrato sul potere creativo/distruttivo dell’arte, dall’altro si è alle prese con un mondo completamente inventato, in cui però tratti peculiari del quotidiano non entrano in collisione con lo sviluppo della storia.
The Marionette permette di entrare in contatto con aspetti peculiari del campo artistico, ne sia esempio significativo il tentativo di Martin di marcare un confine tra la sua professione di scultore e quella di Giuseppe, una figura imprecisata che si mostra a lui e al giocatore nelle vesti di falegname:

Giuseppe: Oh, I know of you. A sculptor, yes? /I am a craftsman too, as you see, but I work with wood and clay.
Martin: But sculpting is an art, not a craft.

di seguito la traduzione italiana

Giuseppe: Ho sentito parlare di te. Uno scultore, non è così?/ Come avrai notato, anch’io sono un artigiano, soltanto che lavoro con legno e argilla.
Martin: Uno scultore è un artista, non un artigiano.

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Claudia Mucavero
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< Terza parte di questo articolo

Le tecniche e gli esperimenti
La piramide di Chroust
Il processo di localizzazione, come si è detto, necessita di uno studio preparatorio multilivellare. Chroust definisce una gerarchia di livelli nei quali è possibile imbattersi durante il processo di localizzazione; si tratta di una struttura a piramide alla cui base sono presenti le cosiddette Infrastrutture Tecnologiche, vale a dire tutta la preparazione e organizzazione che costituisce l’elemento propedeutico necessario ai fini della localizzazione.

Uno degli aspetti peculiari delle Infrastrutture Tecnologiche in correlazione con il genere delle avventure grafiche è la presenza dei path. I path (letteralmente “sentieri”, “percorsi”) sono ciò che distingue l’esperienza interattiva da una semplice lettura di un libro dalla struttura perfettamente lineare; i path comprendono tutte le azioni/dialoghi a disposizione del giocatore, per quanto stupide e impensabili alcune di esse possano sembrare. Ad esempio, in The Journey Down: Chapter One , del team Skygoblin, un’azione insensata come usare delle spezie su un altro personaggio dà luogo alla frase

Bwana: Little spice, some salt and pepper, fry him up …/I’m sure he’d make a fine little roast.
Bwana: Cotto con la giusta salsina e un pizzico di sale e pepe,/sarebbe un arrosto niente male.

A questo punto è ovvio come, a causa della presenza di innumerevoli path, il traduttore si trovi a tradurre molte più frasi di quante il giocatore effettivamente incontrerà nella sua esperienza. I path, inoltre, di solito vanno ricostruiti dal traduttore stesso: spesso il copione inviato dagli sviluppatori, per ragioni tecniche, si presenta in modo non lineare. Ad esempio, lo script di The Journey Down: Chapter One presenta, senza troppa coerenza, prima tutte le battute del personaggio principale, poi quelle degli altri personaggi ed infine un elenco insensato di oggetti; se ne prenda ad esempio il seguente estratto, in cui tre frasi numerate in modo progressivo non hanno alcuna connessione le une con le altre:

“bwan529″ : {
“english” : “That needs no wrenching.”
},
“bwan530″ : {
“english” : “Nah, I don’t wanna mess with this little fella.”
},
“bwan531″ : {
“english” : “The fishing pole is fine the way it is.”

Il traduttore sarà dunque costretto a possedere un’infarinatura di conoscenze informatiche settoriali.
Per tradurre, a questo punto, sarà necessario contestualizzare ogni frase all’interno dello script, in un’esperienza di gioco mirata a identificare tutti i path possibili e immaginabili. Gli appunti del traduttore compariranno più o meno così:

No need to go bragging about my beautiful broom. (COMBO MOP+SAILORS)
Ad indicare che questa frase viene pronunciata solo quando si cerca di far interagire il mocio con i marinai.

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Claudia Mucavero
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< Seconda parte di questo articolo

Interventi di localizzazione nel mondo videoludico
Gli interventi di localizzazione cominciano a diventare parte integrante del processo traduttologico informatico attorno al 1980 come risposta alle richieste sempre più specifiche di una sempre più emergente globalizzazione informatica, per cui la sola traduzione si rivelava piuttosto insufficiente, soprattutto in casi in cui un software sviluppato in un certo paese doveva essere reso disponibile e fruibile nel mercato di un altro paese.
I prodotti videoludici sono generalmente strutturati in diversi livelli tra i quali il giocatore è chiamato a districarsi, e che contengono al loro interno un certo margine di errore consentito al giocatore stesso, le cui azioni corrispondono inevitabilmente ai feedback del sistema di gioco, sempre diverso a seconda del genere al quale esso appartiene.

In questo senso, va da sé che un intervento di localizzazione si rivelerà tanto più efficiente quanto più il traduttore possiederà un quadro delineato delle caratteristiche dell’universo videoludico, specialmente nei casi in cui la versione originale e quella localizzata si sviluppano e vengono rilasciate sui rispettivi mercati simultaneamente, in una modalità di localizzazione conosciuta col nome di simship, ovvero portata avanti senza l’ausilio di un testo completo nella lingua di partenza, privo perciò di elementi di co-testo/contesto (Bernal-Merino 2006); di conseguenza, il traduttore potrà fare leva soltanto sulle proprie capacità intuitive e sul proprio bagaglio di conoscenze.

In ultima istanza, il traduttore dovrà tenere conto della cosiddetta raison d’etre del prodotto videogioco, finalizzato quindi all’intrattenimento; attraverso la localizzazione, il traduttore dovrà essere in grado di offrire all’utente un’esperienza di gioco che si avvicini quanto più possibile a quella dell’equivalente originale. Un gioco localizzato deve garantire il più alto grado di comprensibilità e usabilità, di fatto configurandosi come un prodotto easy to play. Per questo motivo ai traduttori è concessa ampia libertà creativa nel modificare, adattare o rimuovere riferimenti culturali, giochi di parole o qualsiasi altro elemento che possa interferire in qualche modo con la lingua d’arrivo. La localizzazione dei videogiochi permette al traduttore di «transcreare» ciò che è necessario al fine di preservare l’esperienza di gioco e fornire una traduzione originale e coinvolgente. Questo tipo di licenza creativa non è altro che il risultato di teorie che ruotano attorno alla definizione accademica di skopos, messa a punto da Vermeer e che viene di seguito illustrata nelle parole di Snell-Hornby (2006, pp. 54-55)

«translation as a cultural transfer rather than a linguistic one, language being part of culture… The concept of culture is central to the Skopos theory as it is considered to  be a special form of communication and social action otherwise to abstract code-switching.»

La traduzione deve ispirare comunicazione e in questa circostanza il concetto si traduce come libertà per i traduttori di non essere necessariamente fedeli al testo originale; piuttosto, si cerca di finalizzare l’intervento di localizzazione direttamente all’esperienza ludica, al testo di arrivo nel suo insieme e più in generale alla cultura del paese di arrivo.

Quarta parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
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Taranto

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 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Non bisogna dimenticare che il fine ultimo dei prodotti videoludici è quello di intrattenere, di divertire. E’ fondamentale che il traduttore, in questo senso, comprenda e rammenti l’importanza del concetto «look-and-feel of the original», e certamente questo comporta uno studio approfondito per ciò che concerne tratti culturo-specifici insieme con tratti prettamente umoristici, di fatto spingendo il traduttore a fare proprio il contesto culturale del genere dei videogiochi e del registro stilistico che lo caratterizza. In questo campo, infatti, il traduttore ha molto spesso una certa libertà d’azione, soprattutto nell’utilizzo di tratti peculiari alla cultura di arrivo visibili all’utente mediante giochi di parole e chiari riferimenti alla cultura popolare. Questo tipo di traduzione, come vedremo in seguito, prende il nome di transcreazione.

Il piccolo grande universo dei videogiochi
Qualsiasi ne sia la modalità (sottotitoli, dubbing, voice-over), la traduzione all’interno dei media resta non priva di punti nevralgici anche piuttosto comuni. Come già accennato, infatti, a differenza di testi puramente scritti od orali, i prodotti multimediali sono costituiti da elementi acustici e visivi al tempo stesso. Tuttavia, la complessità degli audiovisivi risiede nella stretta combinazione tra i codici acustico e visivo; di conseguenza, sebbene il traduttore si trovi ad operare materialmente solo a livello verbale, modificando il testo, questi è inevitabilmente legato al livello visivo, che invece rimane invariato.

Se ci si concentra sul genere dei videogiochi, sin dall’avvento del tridimensionale, la maggior parte dei guadagni sul mercato videoludico è stata derivata dalla vendita di prodotti caratterizzati principalmente da una grafica impressionante; al giorno d’oggi l’interesse verso gli effetti audio-video sembra essersi ridotto o può alla meglio considerarsi più o meno stabile, Le ragioni sono diverse: molti giochi nascono da uno stesso motore, che ripropone gli stessi effetti, di fatto dando vita a prodotti molto simili tra loro; ancora, i videogiochi dell’età contemporanea presentano un tipo di grafica altamente realistica e questo rischia di assottigliare notevolmente il confine tra grafica «buona» e grafica «cattiva»; infine, ma non meno importante, la grafica lascia il posto alle nuove esigenze dell’utente, il quale non si accontenta più dell’effetto, bensì ricerca un’esperienza di gioco coinvolgente. In poche parole, ricerca una storia.

«At same point the environments look the same to the player no matter how many extra polygons or texture passes you add. We’ve reached that point – now we must turn our focus to story. A good story is much more accessible to people than snazzy technology.”
Le avventure grafiche e/o i giochi di ruolo (RPG) fanno del cosiddetto storytelling la propria raison d’etre, il perno attorno al quale gira il successo o l’insuccesso del prodotto. Tuttavia, esiste una differenza non trascurabile tra la storia all’interno del prodotto videogioco e la storia, il filo narrativo, dei libri, dei film o degli spettacoli: i videogiochi, infatti, sono conosciuti per la propria non-linearità. Se nella stesura di un libro la storia non è altro che un’esperienza controllata di eventi scelti accuratamente dall’autore, nei videogiochi niente ha un ordine precostituito.

«To the degree that you make a game more like a story – a controlled, predetermined experience with events occurring as the author wishes – you make it a less effective game. To the degree that you make a story more like a game – with alternative paths and outcomes – you make it a less effective story.»
Greg Costikyan propone in questa citazione un giusto mix tra storia e azione, un equilibrio che si traduce nell’offrire al giocatore la possibilità di muoversi all’interno di uno spazio non troppo delimitato e lasciare che sia artefice della risoluzione di enigmi o missioni, in modo del tutto arbitrario. Terminate le missioni e/o risolti gli enigmi, il filo narrativo non-lineare del gioco si dipana all’interno di una nuova area di gioco.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

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 Categoria: Servizi di traduzione

Una visione d’insieme
La traduzione degli audiovisivi esprime l’idea di un trasferimento interlinguistico in situazioni in cui il linguaggio verbale è trasmesso e reso accessibile sia in termini visivi che acustici, solitamente – ma non necessariamente – attraverso l’uso di dispositivi elettronici.
La maggior parte dei prodotti audiovisivi è sottoposta a tre diverse modalità di traduzione:

- dubbing, un processo che utilizza il canale acustico a fini traduttologici;
- sottotitolazione, che si avvale del mezzo visivo e che implica un tipo di traduzione scritta, di fatto visibile sullo schermo;
- voice-over, che però risulta essere un metodo poco utilizzato

Tradurre per il grande/piccolo schermo è cosa piuttosto diversa dal tradurre per prodotti destinati alla stampa: libri, quotidiani e tutti quei prodotti «cartacei» sono creati appositamente per essere letti e la presenza di eventuali illustrazioni è direttamente finalizzata a completare o approfondire un concetto già espresso verbalmente nel contenuto scritto.
Al contrario, i prodotti per lo schermo – film, serie TV, documentari – sono per definizione e natura audiovisivi, ovvero lavorano simultaneamente su due o più livelli, configurandosi come elementi polisemici, ovvero costituiti da numerosi codici; questi ultimi interagiscono al fine di ottenere un unico effetto.

Per quanto concerne il genere audiovisivo dei videogiochi, invece, questo definisce i suoi prodotti come «computer-based entertainment software, using any electronic platform… , involving one or multiple players in a physical or networked environment» (Frasca 2001:4)
I videogiochi sono accessibili attraverso l’ausilio di computer, televisori, console o anche mediante dispositivi specializzati o installati all’interno di telefoni cellulari; la difficoltà e le modalità sono piuttosto variabili, passando perciò dal giocatore singolo a più giocatori, in una situazione ludica di tipo interattivo.

Come già accennato, i videogiochi sono di natura audiovisiva, ma ciò che li distingue dagli altri prodotti per lo schermo sta nell’utilizzo spasmodico di una tecnologia d’avanguardia, che fa largo uso di effetti sempre più creativi e originali, in modo da ottenere effetti audio-video sempre nuovi e realistici; un esempio è l’inserimento di voci umane, le quali necessitano di essere così doppiate/sottotitolate ai fini di estendere la comprensione dei contenuti ad una clientela linguisticamente variegata.

Nel caso dei videogiochi, tuttavia, i processi di traduzione e programmazione informatica del prodotto vanno di pari passo con gli sforzi atti a localizzare quest’ultimo all’interno di un preciso mercato; non è un caso se in termini di guadagni, l’industria dei videogiochi ha largamente superato quelle del cinema e della televisione e questo può essere indice di un più attento controllo qualitativo da parte delle aziende sul singolo prodotto. In altri termini, l’industria dei videogiochi si configura come un raro esempio di come la traduzione non sia semplicemente un elemento di contorno: i cosiddetti game publisher sono spesso responsabili della localizzazione del prodotto, processo attraverso il quale si cerca di assicurare un certo standard qualitativo e che si traduce in rigorosi testing funzionali e linguistici; ne è la prova il fatto che gli stessi traduttori siano coinvolti in ogni fase del progetto, con i loro pro e contro, dal momento che si tratta di figure che si raffrontano continuamente con «unstable work models», di fatto fortemente variabili.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

La professione della traduzione

 Categoria: Servizi di traduzione

Lavorare come traduttore può essere una carriera a tempo pieno, ma offre anche molte opportunità di contratti part-time e freelance. Identificando il proprio campo di traduzione, molti traduttori guadagnano soldi facendo qualcosa che amano, spesso nel comfort delle proprie case o come parte di una piccola squadra.

La storia della traduzione
Nella storia, le civiltà hanno avuto bisogno di traduttori per diffondere il proprio lavoro nel mondo. Quasi ogni testo storico, poema epico, e bei romanzi sono passati tra le mani dei traduttori. In un certo senso, i traduttori non sono solo il collegamento tra diverse lingue, ma anche tra diversi periodi storici.
Le grandi scoperte scientifiche devono la propria diffusione ai traduttori, e oggi i traduttori continuano  a fornire un notevole servizio alla comunità scientifica, così come al business internazionale, al mondo accademico e alla corrispondenza privata.

Come diventare un buon traduttore?
Per diventare un buon traduttore devi possedere le seguenti competenze:

Ottima conoscenza di almeno due lingue
Mentre è meglio essere un parlante nativo della lingua verso la quali traduci, devi avere la passione per entrambe le lingue, e leggere molto in entrambe per raggiungere un alto livello di qualità della traduzione.

Capacità di ricerca
Il desiderio di ricerca nei campi principali in cui le lingue hanno bisogno di traduzioni fa parte del processo per diventare un buon traduttore. Chiediti: quali tipi di lavoro esistono in queste lingue? E’ più presente il campo di libri e fumetti, o contratti d’affari, oppure contratti legali? Tradurrai testi scientifici o accademici? Conoscere gli argomenti del settori ti aiuterà ad avere successo come traduttore, così come la volontà di capire questi argomenti.

Buona etica
Come traduttore c’è un’etica nel produrre lavori che comunichino l’intenzione della lingua al nuovo pubblico. Inoltre, in alcune circostanze ti sarà anche richiesto di proteggere la riservatezza del tuo lavoro. Dimostrare una buona etica e guadagnarti la fiducia dei clienti è un buon modo di migliorare la tua reputazione di traduttore.

Stabilire degli obiettivi
Decidi cosa vuoi ottenere da questo lavoro. E’ un lavoro part-time o a tempo pieno? Vuoi aprire una tua agenzia? Quanto tempo hai per fare ricerche e migliorare le tue abilità di traduzione? Gli obiettivi sono elementi importanti per migliorare le tue abilità di traduzione.

Tenersi al passo con la cultura popolare e le novità
Le novità e la cultura popolare possono dimostrare che è in uso un nuovo linguaggio e ciò influirà sulla qualità della tua traduzione. Non devi soltanto capire i settori che traduci, ma anche come essi sono influenzati dalle novità.

Di quali programmi ha bisogno un traduttore?
Ci sono un certo numero di programmi che possono aiutare qualunque traduttore nella professione della traduzione:

Software Computer aided traslation (CAT)
Programmi come SDL Trados possono aiutare i traduttori ad aumentare il volume di produzione. Un buon CAT tool possiede una memoria di traduzione che identifica le similarità nella traduzione, velocizzando il processo. Sebbene un CAT tool non ti dia la naturalezza nella lingua, può ‘imparare’ dalla tua naturalezza e aiutare moltissimo qualunque traduttore.

Uso dei cloud
Sebbene Dropbox sia un fantastico cloud, applicazioni come Google Drive e Docs permettono  la collaborazione simultanea di più autori ed editori sullo stesso documento. Altri servizi, come Evernote, includono semplici modi di presentazioni e altre caratteristiche utili.

Programmi per la gestione dei progetti
Un programma come PODIO è utile per gestire progetti in una situazione di lavoro di squadra.
Come potete vedere, la professione del traduttore può essere un’avventura complessa. Sapere cosa ne volete ricavare è un ottimo modo per iniziare.

Fonte: Articolo scritto da Chris Richardson e pubblicato sul blog Omniglot

Traduzione a cura di:
Rita Carli
Traduttrice freelance inglese-italiano
Villafranca in Lunigiana (MS)

Riflessioni sulla traduzione in Yiddish (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

<  Seconda parte di questo articolo

La traduzione, l’adattamento o il «tradattamento» della cultura yiddish sono diventati componenti centrali della sua stessa esistenza. In un certo senso, è stato così fin dall’immediato dopoguerra, a partire dalle antologie di Irving Howe e proseguendo con la macchina traduttiva di Bashevis Singer. Negli ultimi cinquant’anni la traduzione dello yiddish ha seguito gli usuali modelli di conservazione, allineandosi o con il survivalismo di Howe o con l’universalismo di Bashevis e trovando di rado una via di mezzo. Tuttavia, con lo sviluppo delle pubblicazioni digitali e delle nuove piattaforme web, si ha la sensazione che sia giunto il momento di pensare al di là di questi modelli e di prendere in esame nuove direzioni per la traduzione della letteratura yiddish.

Lo yiddish si può trovare in molti nuovi contesti, che superino potenzialmente certi vincoli istituzionali e di mercato. Potrebbe essere possibile muoversi oltre i progetti di salvataggio per riflettere sulle conseguenze culturali e accademiche della traduzione. Uno degli obiettivi potrebbe essere quello di trovare qualche modo per evitare le continue, apologetiche affermazioni sull’importanza della lettura degli scrittori yiddish e sul loro diritto a un posto nei programmi di pubblicazione dei principali organi di stampa letteraria. O forse non abbiamo tradotto le cose giuste, o collocato i testi nei contesti opportuni. È ora di pensare con, ma anche senza, quel senso di «catena precaria» della conoscenza letteraria yiddish, di concepire tali sfide come essenziali a ogni traduzione e, invece di lamentare questo fatto, di immaginare la frattura generazionale come un’opportunità creativa.

In geveb si accinge a diventare un forum in cui sia possibile esplorare tali sfide, un’opportunità per superare i precedenti modelli di traduzione dello yiddish e per guardare al futuro della traduzione stessa. Anche al fine di riflettere sul primo anno accademico di pubblicazione di nuove traduzioni da parte di In geveb, nelle prossime due settimane presenteremo una serie di saggi di traduttori e studiosi di lingua yiddish sul procedimento traduttivo, sulle possibilità dei testi yiddish in altre lingue e sulle contingenze culturali e accademiche che si manifestano nella traduzione della letteratura yiddish. Questi saggi, pur riconoscendo il senso di declino inevitabile evidenziato da Howe, tentano comunque di rivelare o scoprire nuove metodologie e nuovi mercati per lo yiddish in traduzione.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Saul Noam Zaritt e pubblicato il 1 maggio 2016 su In Geveb

Traduzione a cura di:
Bianca Bertola
Traduttrice Editoriale
Torino

Riflessioni sulla traduzione in Yiddish (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

In tale contesto, la traduzione è per Howe una forma di salvataggio inadeguata ma necessaria: un anello della «catena precaria». I traduttori, nonostante i loro limiti, possono effettuare interventi tardivi per salvare alcuni resti dello yiddish, oggi trasposti in inglese per i posteri, e per lasciare eventualmente un segno su una nuova esperienza ebraico-americana del dopoguerra.
Quasi cinquant’anni dopo, l’impulso ad archiviare e a recuperare continua a essere la «difesa» più comune del progetto di traduzione della letteratura yiddish. Lo Yiddish Book Centre porta avanti la sua opera di salvataggio promuovendo la traduzione di quelli che ritiene essere testi perduti. La traduzione è anche diventata una parte centrale degli studi dello yiddish.

In un recente saggio per In geveb. A Journal of Yiddish Studies, Hana Wirth-Nesher ha sostenuto che «la ricerca sulla letteratura e la cultura yiddish è quasi interamente condotta in inglese», mentre Mikhail Krutilov indica in un altro saggio i sempre più numerosi contributi in ebraico, tedesco, polacco, russo, spagnolo e molte altre lingue. La stessa In geveb pubblica in inglese, e a volte in inglese e in yiddish allo stesso tempo, ma mai soltanto in yiddish. Accanto a queste traduzioni accademiche, lo yiddish compare talvolta come elemento di  sostegno al giudaismo post-etnico, [i] oppure, secondo le parole di Isaac Bashevis Singer, come «cosa figurata»,[ii] sotto forma di nostalgia degli immigrati o come una specie di «yiddish di Broadway».

Perfino mentre la rivista Forverts continua a produrre grande giornalismo in yiddish e gli studiosi ammettono che la padronanza di questa lingua è un aspetto essenziale degli studi yiddish,si riconosce sempre di più che lo yiddish come forza culturale oggi vive sotto il segno della traduzione. Al di fuori del mondo chassidico (e sempre di più anche al suo interno), lo yiddish viene affiancato da una seconda lingua: non esiste un teatro yiddish senza sottotitoli, e non esiste letteratura yiddish senza la stampa accademica, sostenuta dalle organizzazioni yiddish no profit.

[iii] Un concetto teorizzato dal professor Shaul Magid, secondo il quale la nuova identità ebraica americana dovrebbe oggi fondarsi non più un senso di appartenenza etnica, legata al sionismo e alle conseguenze dell’Olocausto, bensì religiosa. Si veda qui
[iv] Si tratta probabilmente di un riferimento al discorso tenuto dall’autore in occasione della vincita del Premio Nobel. Si veda l’ultimo paragrafo

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Saul Noam Zaritt e pubblicato il 1 maggio 2016 su In Geveb

Traduzione a cura di:
Bianca Bertola
Traduttrice Editoriale
Torino

Riflessioni sulla traduzione in Yiddish

 Categoria: Servizi di traduzione

Introduzione
Alla Conferenza annuale dell’Associazione di Studi Ebraici nel dicembre 2015, la nostra rivista In geveb ha organizzato una tavola rotonda intitolata «Fartaytsht un farbesert1 [i] Tradurre lo Yiddish nel 21esimo secolo». Questo saggio è il primo di una serie di considerazioni a opera di traduttori e studiosi della lingua yiddish ispirate da quella discussione. È possibile leggere l’intera serie qui.
Nel 1970, riflettendo sul proprio progetto di antologia poetica in collaborazione con Eliezer Greenberg, [ii] Irving Howe commentava così il futuro della traduzione della letteratura yiddish:

Quella che abbiamo costruito qui è a tutti gli effetti una catena culturale. Il primo anello unisce i traduttori inclusi nell’antologia a me, che in questo campo sono un dilettante con una conoscenza molto limitata della tradizione ebraica e abbastanza limitata della lingua yiddish. Poi si va da me a Greenberg, un poeta yiddish navigato, e infine, naturalmente, da lui all’intera tradizione yiddish. È una catena terribilmente precaria, che può essere spezzata in qualsiasi punto. Dunque il problema del futuro della traduzione dallo yiddish all’inglese non è di trovare persone che conoscano il significato delle parole o che le sappiano cercare nel dizionario, ma di avere a disposizione, in un momento in cui la maggior parte degli ebrei sta gradualmente abbandonando lo yiddish, un corpo di esperti che desiderino mantenere viva la tradizione e che posseggano il senso dell’atmosfera e delle associazioni culturali legate alla lingua, in modo che chiunque voglia imbarcarsi in un lavoro tecnico di traduzione abbia una risorsa a cui rivolgersi per controllare e confrontare il proprio lavoro. Per certi versi, naturalmente, questa è oggi una proposta tragica, ma lo è anche, a quanto sembra, la situazione da cui tale proposta scaturisce.

Howe richiama qui un vecchio problema della storia letteraria ebraica, un problema dall’orizzonte apocalittico: yeridas hadoyres, il declino delle generazioni. Questo concetto rabbinico descrive la crescente distanza dalla rivelazione divina e il declino dell’autorità spirituale con il passare del tempo: le generazioni precedenti erano molto più vicine alla fonte,e custodiscono dunque una conoscenza superiore che andando avanti diventa sempre più difficile, se non impossibile, da trasmettere, ma anche da accedere. Nel caso dello yiddish, questa sensazione di declino è accentuata secondo Howe a causa dell’evidente decimazione della lingua – dovuta alla morte di antenati trascurati e inascoltati ­­– e a causa della percezione di Howe stesso dell’inevitabile cancellazione di quella cultura dopo l’Olocausto, dovuta a una sorta di estinzione naturale, a un’assimilazione cieca e, cosa che per Howe è la più insidiosa, agli impulsi distruttivi della nostalgia.

[i] Espressione yiddish che significa «tradotto e migliorato».
[ii] Il critico letterario Irving Howe e il poeta e traduttore Eliezer Greenberg hanno curato insieme cinque antologie dedicate alla letteratura yiddish; è probabile che l’autore si riferisca qui al volume uscito intitolato A treasury of Yiddish poetry, Holt, Rinehart & Winston, New York 1969.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Saul Noam Zaritt e pubblicato il 1 maggio 2016 su In Geveb

Traduzione a cura di:
Bianca Bertola
Traduttrice Editoriale
Torino

Anche lo svago vuole la sua traduzione (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

L’ultimo esempio che vorrei portare alla vostra attenzione è tratto dal videogioco Fallout 3. Durante una missione secondaria il protagonista esplora le rovine di una stazione metropolitana, e vi trova dei sopravvissuti mutati dalle radiazioni, durante un dialogo uno di questi sopravvissuti termina il suo discorso con una frase ad effetto: “Karma è una vera str**za”. Questa frase sarà sfuggita ad un po’ di persone, poiché è un modo di dire tipico dei paesi anglosassoni oltremare, “Karma is a bitch”. Nonostante l’espressione sia molto colorita, qui purtroppo il messaggio non passa per niente nella resa in italiano, sembra quasi che venga insultata una persona di nome Karma.

Ai tempi quando giocai questo titolo mi domandai confuso chi fosse questa persona di cui né io né il protagonista sapevano chi fosse. Personalmente un: “Il Karma fa proprio schifo”, avrebbe sortito un effetto migliore con un risultato non troppo volgare. Con questi esempi non voglio assolutamente puntare il dito contro chi ha fatto questi lavori, di certo non c’è nulla di incomprensibile al 100%, anche se in alcuni casi il contenuto rischia di sembrare confusionario. La mia è semplicemente una critica costruttiva affinché in futuro vi sia una maggiore attenzione dei contenuti di questi passatempi che sono sempre stati visti dall’alto al basso. È giusto ricordare che nella maggior parte dei casi odierni gli errori più numerosi sono sviste di disattenzione e che la fruibilità del testo ne è intaccata solo in piccola percentuale.

Ciò nonostante è ancora più giusto ricordare che bisogna fare particolare attenzione a non intaccare l’immedesimazione di un giocatore o di un lettore, poiché le conseguenze potrebbero essere molteplici, ci si può ridere sopra, o nel peggiore dei casi addirittura fare cattiva pubblicità al prodotto. Come si può fare quindi per evitare di incorrere in questi problemi? Dal mio punto vista, quando possibile preferisco godermi un videogioco o un libro in lingua originale, anche se riconosco che non tutti abbiano la pazienza o il tempo di imparare una nuova lingua, come può essere l’inglese, ed è per questo che la figura del traduttore ricopre un ruolo importantissimo, poiché fa da tramite, o da porta volendo citare la mia professoressa di versione, tra due mondi: un’opera e un appassionato.

Articolo di:
Matteo Grande
Traduttore ING-TED>IT –IT>ING
Varese

Anche lo svago vuole la sua traduzione

 Categoria: Servizi di traduzione

Videogiochi, libri delle correnti fantasy e fantascientifica e giochi da tavolo sono ormai parte integrante della vita di noi appassionati. Sfortunatamente i sopracitati metodi di svago vengono bistrattati e considerati passatempi da bambini, nonostante diversi studi abbiano dimostrato come, ad esempio, l’età media dei videogiocatori superi i trent’anni. C’è anche da riconoscere che parecchi di questi passatempi provengano dall’estero, e di conseguenza la maggior parte di essa ha come lingua di partenza l’inglese. È quindi necessario l’impiego di traduttori affinché un determinato prodotto sia fruibile anche a chi non mastica un lingua straniera.
Vi sono tuttavia dei lavori che sono stati conclusi in modo grossolano, e questo sfortunatamente è un problema poiché rischiano di andare a minare un’esperienza che è unica del suo genere.

Gli esempi sono diversi, ma è anche giusto dire a priori che tali errori sono minimi sotto certi aspetti, ciò nonostante rischiano di spezzare la continuità di un momento di svago. Tra i primi esempi che vorrei citare ce n’è uno riguardante il videogioco Grand Theft Auto V, durante una missione due protagonisti rubano una moto, e in inglese parlano del veicolo con il termine “bike”, sfortunatamente il termine è stato tradotto con “bicicletta”. Si può capire che un episodio simile possa creare una leggera confusione, in quanto sia strano parlare di un veicolo, e guidarne uno completamente diverso. È bene aggiungere però che un fatto simile possa essere scusabile, forse chi ha tradotto non ha avuto il sostegno audiovisivo, fatto non così raro, per un’ottima resa. Un altro esempio viene questa volta da un gioco da tavolo, Warhammer 40 000, gioco famigerato per avere avuto dei manuali con una pessima resa in italiano. Oltre alle regole vi sono anche delle storie di guerra per dare più profondità ad un gioco con diverse pubblicazioni nei decenni passati. In questa particolare storia un ufficiale dà il fatico ordine ai suoi uomini, “give them all we’ve got!”, in italiano è stata tradotta “dategli tutto ciò che avete!”.

Questo è forse uno degli esempi più lampanti, se ci immaginiamo la scena abbiamo questa battaglia e proprio nel momento catartico in cui le armi stanno per fare fuoco salta fuori questa frase, è chiaro che un episodio simile possa suscitare particolare ilarità anche nel lettore meno appassionato. Mi ricordo la prima volta che lessi questo racconto passai una mezz’ora buona a scherzare con un mio amico su come i soldati si mettessero a lanciare il loro portafoglio e il loro orologio in direzione del nemico. Ci si può rendere conto che una traduzione simile sia problematica, e come ho scritto sopra anche le regole contenevano qualche imprecisione accendendo diversi dibattiti tra i giocatori, il risultato alla fine è stato che durante i tornei era molto consigliato avere i manuali in lingua originale al fine di capire al meglio le regole.

Seconda parte di questo articolo >

Articolo di:
Matteo Grande
Traduttore ING-TED>IT –IT>ING
Varese

Tradurre l’intraducibile

 Categoria: Servizi di traduzione, Traduzione di siti web

La lingua è cultura, è lo specchio dell’evoluzione di un popolo in un determinato contesto storico e sociale, è legata ad esso da una connessione imprescindibile. La lingua cambia, è dinamica, sempre in movimento si adatta alla realtà e a sua volta modifica essa stessa la realtà, la plasma dando un nome alle cose. È la nostra lingua che crea la nostra Weltanschauung, la nostra visione del mondo ed è diversa per ogni lingua e ogni popolo. La lingua ha il potere di costruire e di comunicare, ovvero, trasmettere un messaggio dal pensiero alle parole, da un codice linguistico in un altro. Per questo, anche la traduzione è comunicazione ed è efficace solo quando il messaggio arriva a destinazione. Ma come si fa a comunicare termini intraducibili? Spesso si tende a commettere l’errore di considerare termini e concetti come sinonimi. La realtà linguistica è ben diversa, soprattutto nel campo della traduzione. Il termine è l’elemento lessicale, la parola, mentre il concetto è l’essenza della cosa, l’idea. Per questo, quando traduciamo da una lingua in un’altra, non sempre possiamo trovare il termine esatto che descrive un concetto. Esistono concetti racchiusi in parole che ci sembrano “intraducibili”, cioè parole che non hanno un’equivalenza con alcun termine in un’altra lingua, soprattutto se appartengono ad una sfera molto più profonda del sentire e dell’immaginazione di una cultura. Il primo passo per la traduzione dopo la comprensione è l’interpretazione per questo comprendere e tradurre una lingua non significa imparare termini, ma acquisire concetti. Come lo spleen inglese che non si può di certo tradurre banalmente con milza, lo chutzpah ebraico o la Zweisamkeit tedesca che si può tradurre maldestramente con solitudine a due; la saudade portoghese, una nostalgia particolare avvicinabile forse solo all’Heimweh tedesco, e tantissime altre parole che non trovano un riscontro esatto nella lingua di ogni giorno perché frutto di una specifica cultura. Parole cariche di matrice ideologica come human rights e democrazia hanno una connotazione diversa in regioni del mondo differenti come il Medio Oriente e l’estremo oriente, in cui vigono assetti socio-politici diversi dall’Occidente o fondati su valori religiosi estranei ai nostri. Ma la sfida della traduzione è proprio riuscire a comunicare il concetto, il senso che si esprime in una lingua e trasferirlo in un’altra cercando di riferire la stessa immagine o lo stesso sentimento. Non esiste nulla di completamente intraducibile. Schopenhauer riteneva che si arriva a possedere una lingua quando si ha la capacità di tradurre in questa non solo libri, ma se stessi. Forse la cosa più bella di conoscere più lingue è proprio quella di trovare in un’altra lingua un termine per qualcosa che nella tua madrelingua non saresti mai stato capace di dire con le parole.

Articolo di:

Gabriella De Rosa

Traduttrice EN-ITA DE-ITA

Salerno

Le “traduzioni” assurde dei titoli dei film

 Categoria: Servizi di traduzione

Quei traduttori incompetenti…
Ogni due per tre sugli schermi dei cinema polacchi danno un film in lingua straniera, il cui titolo nella versione polacca fa ridere. Di solito ci accompagna una sensazione di piacevole vanità, un senso di superiorità nei confronti dei mitici traduttori che non sanno nulla di inglese (molto spesso), e che sicuramente ne sanno meno di noi. Ovviamente basta un attimo di riflessione per capire quel fenomeno che effettivamente porta alla creazione delle seguenti liste di “titoli tradotti terribilmente”.

Il cinema è innanzitutto un business
E’ vero che ci sono dei titoli che non rendono in alcun modo il significato originale e neppure, il che è peggio, la trama o il senso dell’opera cinematografica. E quindi divertono solamente o non piacciono (più raramente), comunque destando sempre un’emozione nei destinatari. Tuttavia, si può scommettere quasi al 100%, che i poveri traduttori non abbiano nulla a che fare con questo. Qualsiasi cosa si pensi del cinema, il suo scopo principale è quello di creare profitti. Per questo i titoli polacchi, dai quali traiamo tanta gioia, devono innanzitutto influenzare il potenziale spettatore, tentarlo. Li creano gli specialisti selezionati dal distributore e nella maggior parte dei casi non seguono le motivazioni filologiche.

Non tutti i titoli dicono la verità
Come in qualsiasi azienda, anche nel settore cinematografico ci sono prodotti migliori o peggiori, anche a livello dei titoli. Ci sono diverse strategie di marketing, chi decide, raramente sceglie una traduzione fedele all’originale (per esempio Dawnotemu w Ameryce (Tempo fa in America) di S. Leone, originale Once Upon a Time in America, CzułeSłowa (parole dolci) di J.L. Brooks, originale Terms of Endearment, oppure OjciecChrzestny (il padrino) di F.F. Coppola originale The Goodfather), altre volte viene leggermente modificato (per esempio Djangodi Q. Tarantino, originale DjangoUnchained, oppure Bravehearth – WaleczneSerce (cuore impavido) di M. Gibson, originale Braveheart, ma ci sono anche titoli in versione originale (per esempio Pulp Fiction di Q. Tarantino oppure Gran Torino di Eastwood). E alla fine ci sono le perle di cui si parlava in questo articolo:

Szklanapułapka (Trappola di vetro) di J. McTiernan– originale Die Hard
ElektronicznyMorderca (Assassino elettronico) di J. Cameron – originale Terminator
Orbitowaniebezcukru (Orbitare senza zucchero) di B. Stiller – originale Reality Bites
WirującySeks (Sesso vorticante) di E. Aldorino – originale Dirty Dancing
Za wszelkącenę (Ad ogni costo) di C. Eastwood – originale MillionDollar Baby
W rytmiehip-hopu (A ritmo di hip-hop) di T. Cater – originale Save the Last Dance
Włamanienaśniadanie (Una rapina per colazione) di B. Levinson – originaleBandits

Alla fine vale la pena di rendersi conto di una cosa: la traduzione di film (dei sottotitoli) è un’arte difficile che, principalmente per ragioni economiche, di recente ha subito una recessione ed è un eccellente soggetto di riflessione. E su questo argomento si può avere qualche riserva sui traduttori, sul loro laboratorio filologico. D’altra parte, i problemi sopra descritti con i titoli dei film sono tutt’altra cosa. In questo caso i traduttori sono “puliti”.

Fonte: Articolo pubblicato sul blog del sito dell’agenzia ABC Tłumaczenia

Traduzione a cura di:
Anna M.K. Tempesta
Dott.ssa in Lingue e Culture per la cooperazione internazionale
Romentino

Tradurre contenuti turistici

 Categoria: Servizi di traduzione

Interesse per i viaggi
Con la globalizzazione, favorita dallo sviluppo di nuove tecnologie di comunicazione, viaggiare è alla portata di tutti. Ad ogni età, che si parlino altre lingue o meno, la scoperta del mondo attira e appassiona. Quindi è ad un pubblico multilingue che ormai si rivolgono i professionisti del turismo quando tentano di promuovere i punti di forza di un paese, di una regione o di altro.

Nelle guide o nelle brochure on-line la problematica è ricorrente: come comunicare informazioni sui costumi e la cultura di un posto, sorpassando la barriera linguistica? A tal fine è essenziale distinguersi dai concorrenti e ciò presuppone, tra l’altro, un adattamento linguistico adeguato.

Creare una strategia linguistica ad hoc
In effetti quando si cerca di trasmettere un messaggio ad un pubblico straniero che si desidera sedurre, è indispensabile farlo nella propria lingua. Partire dal presupposto che tutti i turisti o viaggiatori parlino inglese correttamente è un errore.

Bisogna determinare realmente quali sono le nazionalità più rappresentate tra i vostri clienti, e anzi, definire le 2 o 3 lingue  principali che saranno necessarie per tutta la vostra documentazione.

Si tratta naturalmente di restare coerenti. Non c’è bisogno di far tradurre il vostro sito in cinese se il vostro taget è europeo. Al contrario se tra i vostri clienti notate sempre più sud americani  e i vostri opuscoli  sono unicamente in francese e inglese, forse sarebbe ragionevole aggiungerci lo spagnolo e il portoghese.

Rivolgersi a traduttori professionisti che traducono verso la propria lingua madre
Ma se è importante tradurre il proprio sito o la propria brochure, è cruciale farlo fare da traduttori professionisti che traducono verso la propria lingua madre, ed evitare ad ogni costo l’utilizzo di traduttori automatici come Google Translate. Perché? Penserete che una traduzione mediocre è sempre meglio di nulla. Dovete ricredervi!

Una cattiva traduzione riflette una cattiva immagine e può dar luogo a malintesi. Nel migliore dei casi risulterà comica e screditerà la vostra attività, nel peggiore farà fuggire i potenziali turisti.

In entrambi i casi non ne uscirete indenni e affronterete un insuccesso in termini di sviluppo sul mercato potenziale.

Un manifesto con frasi scorrette come  « Français bien parlant » o « On se parle français »rivelerà immediatamente che in questa struttura il francese non si parla realmente bene  e quindi  che questa affermazione è falsa.  Abbastanza per far indietreggiare un buon numero di francofoni a disagio con la lingua di Shakespeare e bisognosi di essere rassicurati ascoltando qualcuno parlare la loro lingua.

Valorizzare le peculiarità culturali
Per di più nel settore turistico l’adattamento linguistico deve essere realizzato da persone che conoscono bene sia la cultura del paese di destinazione  sul piano del marketing, sia quello del paese che si cerca di risaltare e far scoprire.

Per esempio se si vuole informare un target francese su un’offerta in Spagna, è importante conoscere bene la Francia e le differenze tra i due paesi, altrimenti le peculiarità culturali non saranno valorizzate bene e non saranno ben comprese dai destinatari.

In conclusione per essere sicuri di rendere attraente un offerta ad un pubblico straniero, è importante definire il pubblico di destinazione, tradurre la documentazione nelle lingue selezionate e richiedere questo adattamento linguistico a dei professionisti!La qualità che ne emergerà si ripercuoterà immancabilmente sulla vostra immagine e su quella delle vostre offerte.

Fonte: Articolo scritto da Elsa Hoffmann e pubblicato il 29 marzo 2016 sul sito INPUZZLE

Traduzione a cura di:
Maria Pia Laganella
Laurea magistrale in Lingue per l’Impresa e la Cooperazione Internazionale
Laurea triennale in Mediazione Linguistica e Comunicazione Interculturale

La traduzione medica nel XXI secolo (10)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Nona parte di questo articolo

Non possiamo nemmeno approvare ufficialmente la prima cosa che ci passa per la testa. Nel momento in cui viene coniato un termine spagnolo per la parola beta-blocker (non ancora incluso nel DRAE ma sicuramente lo sarà a breve a giudicare dalla diffusione di questo gruppo di farmaci per il trattamento della cardiopatia ischemica e della ipertensione arteriosa), è tanto illogico quanto inutile iniziare a conferire legittimità ad ogni calco diretto come beta-bloqueador o betabloqueador, senza aver analizzato prima dettagliatamente i vantaggi e gli svantaggi degli altri sinonimi il cui uso si alterna con quelli presenti già nelle pubblicazioni scientifiche: bloqueador beta, betabloqueante, bloqueante β, bloqueador-β e molti altri come bloqueante adrenérgico β, bloqueador de los adrenoceptores beta o bloqueante de los receptores adrenérgicos β.

Tutto questo richiede ovviamente una certa conoscenza dei beta bloccanti, del sistema neurovegetativo e del meccanismo d’azione della noradrenalina, non da ora che i dizionari generali iniziano a prendere in considerazione l’idea che possa essere utile aggiungere il termine, ma da venticinque anni, periodo durante il quale tali farmaci si iniziavano ad utilizzare in farmacologia e cardiologia. Per questo, per reagire con prontezza alle necessità neologiche del linguaggio scientifico e farlo con cognizione di causa, il comitato superiore di terminologia di cui abbiamo bisogno dovrà fare affidamento, tra le sue fila e tra quelle dei suoi collaboratori più assidui, su traduttori scientifici professionisti e ricercatori scientifici che esercitano in Spagna e America latina.

Ma non solo traduttori e scienziati, bensì anche terminologi e linguisti. Un  elemento fondamentale come il rispetto delle regole ortografiche di base dello spagnolo è sufficiente a spiegare come mai il nome rifampicina si impose senza problemi tra i medici di lingua spagnola dal primo momento e invece la carbamazepina, mezzo secolo dopo che la OMS rendesse ufficiale nella lingua spagnola il suo utilizzo, non è riuscita a sostituire l’uso della forma carbamacepina. Non dimentichiamo ciò che comporta una circostanza simile, in apparenza curiosa: nel momento in cui si effettua la ricerca della parola carbamazepina in una banca dati elettronica non si riescono a visualizzare tutte le voci corrispondenti a carbamacepina. Dunque, non si ha bisogno solamente di una conoscenza approfondita specifica e del linguaggio scientifico.

La selezione del termine più adeguato per definire un nuovo concetto ci obbliga a ponderare con cura aspetti tanto diversi come la conformità alle norme ortografiche, l’opinione dei professionisti, le caratteristiche fonetiche e grafiche, l’analogia con modelli precedenti, le considerazioni etimologiche o la frequenza d’uso nell’epoca attuale. Solo un team completo di scienziati, traduttori specializzati, terminologi e linguisti d’oltreoceano e non, potrebbe realizzare con successo un progetto simile. Solamente un lavoro di terminologia ben fatto acquisirà l’autorevolezza naturale necessaria a promuovere lo sviluppo di una lingua specialistica comune senza imposizioni né coercizioni.

Naturalmente, non è un sfida semplice. Nessuna delle proposte che ho azzardato in questa relazione lo è. Argomentare in maniera approfondita le ripercussioni linguistiche, scientifiche e sociali dovute all’attuale predominanza dell’inglese come lingua internazionale della medicina; far luce sul problema reale della discriminazione linguistica e attuare le misure necessarie per neutralizzarla; esaltare lo studio del linguaggio scientifico in spagnolo tramite l’introduzione della neologia, della terminologia, della traduzione e della redazione scientifica nel sistema universitario e rinnovare il piano di studi delle facoltà scientifiche, affinché  i medici e i ricercatori di lingua spagnola abbiano a disposizione i mezzi necessari per effettuare un lavoro terminologico adeguato; istituire un comitato superiore di terminologia scientifica riconosciuto da tutto il mondo di lingua spagnola. Realizzare il tutto nel corso della nostra generazione, ovvero entro i prossimi venticinque anni, potrebbe sembrare un’utopia, quasi un’impresa titanica. Pur ammettendo che la realizzazione di quanto affermato finora sia davvero impossibile – che di per sé vuol dire già ammetterlo -  non si può negare che il semplice fatto di fare un tentativo in tal senso potrebbe rivelarsi una sfida davvero appassionante.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (9)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Ottava parte di questo articolo

Pur ammettendo il fatto che avere a disposizione un unico elenco di riferimento valido per tutti i paesi del mondo comporti dei vantaggi, è comunque opportuno adeguare anche la nomenclatura internazionale a ciascuna lingua moderna. La nomenclatura in latino o il ricorso ai simboli sono certamente molto utili a garantire l’uniformità linguistica internazionale ma spesso risultano inadeguati all’uso che si fa del linguaggio in moltissimi contesti, sia a livello orale che scritto: non si può scrivere Canis domesticus ogni volta che si realizza un esperimento con i cani oppure  Homo sapiens ogni volta che ci si riferisce ad una donna incinta.

Concludiamo menzionando una credenza molto diffusa secondo la quale la normalizzazione debba condurre verso un’unica forma ufficiale adottata in tutte le lingue del mondo e debba considerare incorretto tutto ciò che si discosti da essa. Non c’è niente di più errato: una volta che l’uso di un termine normalizzato è stato ammesso, il suo adattamento alle particolarità linguistiche e ortografiche di ciascuna lingua non solo è concesso, ma è addirittura gradito in quanto contribuisce così alla sua diffusione tra i parlanti nativi di una certa comunità. Tradizionalmente è sempre stato interpretato così in varie nomenclature normalizzate (ironia della sorte, tra l’altro, proprio in quelle che hanno riscontrato un successo maggiore nella pratica). Nella nomenclatura anatomica, ad esempio, è corretto usare tanto l’inglese middle cerebral artery quanto lo spagnolo arteria cerebral media oppure la forma latina ufficiale arteria cerebri media.

Un altro errore frequente consiste nel confondere i simboli, identici in tutte le lingue del mondo, con i loro nomi corrispondenti che invece cambiano. Un esempio molto conosciuto in tal senso è quello relativo all’elemento chimico con numero atomico 53 il cui simbolo è “I” in tutte le lingue: ci si riferisce a quest’ultimo sia attraverso il termine spagnolo yodo che attraverso il termine inglese iodine , il tedesco Jod e il francese iode. Gli organi competenti dimenticano tutto ciò quando vogliono impedire a tutti i costi alla comunità scientifica di lingua spagnola di modificare sia i nomi che i simboli delle unità di misura incluse nel sistema internazionale delle unità di misura.

Così, l’inglese meter (ma non yard oinch!) corrisponde alla misura di lunghezza spagnola metro (ma non vara o legua!); l’inglese watt , che si riferisce all’unita di misura internazionale della potenza, coincide con lo spagnolo vatio (il cui simbolo è sempre W); l’inglese coulomb, che si riferisce all’unità di misura internazionale della carica elettrica, coincide con lo spagnolo culombio (il cui simbolo è sempre C); l’inglese hertz, che si riferisce all’unità di misura internazionale della frequenza, coincide con lo spagnolo hercio (il cui simbolo è sempre Hz); o l’inglese ohm, che si riferisce all’unità di misura internazionale della resistenza elettrica, coincide con lo spagnolo ohmio (il cui simbolo è sempre Ω).

La normalizzazione di tutti i tecnicismi in spagnolo è la nostra grande questione da risolvere e, al tempo stesso, una missione ineludibile. La sinonimia e la polisemia, alquanto preoccupanti nei nostri paesi di “scienza tradotta”, esigono la creazione immediata di un ente che abbia l’incarico di selezionare, normalizzare e diffondere i neologismi e i tecnicismi nei paesi di lingua spagnola e che sia capace di reagire prontamente alle necessità del linguaggio scientifico odierno.

Va bene reagire prontamente e integrare i neologismi alla nostra lingua man mano che emergono in inglese, ma bisogna farlo in maniera scrupolosa e sensata. Con riferimento al linguaggio scientifico, non possiamo continuare ad approvare ufficialmente l’uso simultaneo di tutte le varianti di uno stesso termine, sia che circoli attraverso le riviste specialistiche sia attraverso le pagine del web, come accadde con la parola inglese kiwi quando, nel 1992, il DRAE consentì simultaneamente l’uso delle tre varianti del termine: quivi, quiwi e kiwi.

Decima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (8)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Settima parte di questo articolo

In primo luogo, è risaputo che la maggior parte dei tecnicismi non arriverà mai a far parte di un dizionario generico come lo è quello della RAE. Consideriamo solamente due elementi che ci possono essere utili a farci un’idea sulla straordinaria ricchezza del linguaggio scientifico: 1) i grandi dizionari tecnici contengono oltre 300.000 voci; 2) solo i nomi dei farmaci in uso e i loro sinonimi superano più del dovuto il numero totale di voci del DRAE, il Dizionario della lingua spagnola.

In secondo luogo, i tecnicismi inclusi nel DRAE solitamente rimangono in uso fino a molti anni dopo la loro inclusione nel dizionario stesso, ovvero quando le possibilità di modificare le abitudini linguistiche della comunità scientifica sono oramai scarse. Ad esempio i termini come dacriorrea, displasia, glicérido, hepatocito, hipertiroidismo, laparoscopia, lípido, logopedia, mielina, nefrosis, osteopatía, quiasma, ribosoma, tomografía, tripanosoma o zoofilia, ammessi dalla RAE nel 1992, era tutti quanti ben noti ai medici che si presero cura delle nostre generazioni passate. Ciò che invece preoccupa i medici di oggi è come rinominare i nuovi concetti di gene chipsstent, key-hole surgerygenomic imprintingstatins.

Infine, ma non per ultimo in ordine di importanza, rimane il fatto che nel linguaggio scientifico, a differenza di quanto accade nel linguaggio comune, la struttura logica e normalizzata deve predominare quasi sempre sulle regole transitorie della lingua usata quotidianamente. Per questo, quando un termine scientifico di uso incerto finisce per essere incluso nel DRAE, spesso non risolve il problema in maniera soddisfacente. Può anche accadere ad esempio che la RAE riconosca simultaneamente tutte le varianti in uso del termine ma, così facendo, il problema della sinonimia non verrebbe risolto; al contrario, l’uso dei sinonimi verrebbe ufficialmente sancito.

E’ inspiegabile che il volframio (tungsteno), unico elemento chimico battezzato in lingua spagnola e da chimici spagnoli (i fratelli De Elhúyar) continui a comparire ancora oggi nel DRAE in quattro forme diverse quali volframio, wolframio, wólfram e tungsteno, oppure che per il vocabolo francese kinésithérapie – oggi noto come fisioterapia a causa dell’influenza linguistica nordamericana – la RAE continui ad ammettere niente meno che cinque sinonimi diversi: quinesiterapia, quinesioterapia, kinesiterapia, kinesioterapia e cinesiterapia (ma non cinesiterapia). In altre occasioni accade il contrario: si approva solamente una delle varianti in uso senza un’ analisi preliminare delle diverse opzioni disponibili. Solo così si spiega perché nel 1992 si incluse l’anlgo-francesismo tisular (tissutale) per esprimere la relazione con i tessuti organici, anziché il suo sinonimo hístico che sicuramente risulta più familiare al mondo scientifico spagnolo.

A risolvere il problema della creazione di neologismi in spagnolo non servono nemmeno le nomenclature normalizzate a carattere internazionale che cercano di unificare il vocabolario di una determinata disciplina scientifica in tutte le lingue. Non si tratta solamente della difficoltà di imporre il loro uso nella pratica e dei problemi di concorrenza tra distinte nomenclature affini [ad esempio la nomenclatura chimica IUPAC, l’elenco di denominazioni comuni internazionali della OMS (Organizzazione Mondiale della Società) e la Farmacopea Europea], che abbiamo già menzionato altrove.

Nona parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (7)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Sesta parte di questo articolo

Se il problema posto dai sinonimi come fenomeno naturale del linguaggio riguarda da vicino anche il linguaggio scientifico in tutte le lingue, nei paesi scientificamente meno rilevanti e subordinati come il nostro e come molti altri, esso raggiunge livelli ancor più preoccupanti.

L’inglese è la lingua in cui vengono coniati praticamente tutti i neologismi che ogni giorno arricchiscono il linguaggio scientifico: risulta perciò relativamente semplice arginare il problema dell’uso dei sinonimi concordando l’uso nella lingua scritta di un unico termine specifico, che si tratti del termine originale coniato dall’ideatore stesso o del termine normalizzato indicato ufficialmente dalla commissione di nomenclatura di qualche organismo internazionale. La situazione è di gran lunga diversa nella lingua scientifica tradotta, come lo è la nostra, nella quale i neologismi non si coniano bensì si traducono o si adattano a partire da un’altra lingua. L’assenza di organismi regolatori validi e il fatto già ampiamente commentato in precedenza che ogni scienziato e ogni traduttore agisce nella pratica in maniera autonoma come un ideatore di neologismi, moltiplica all’infinito il numero di varianti in uso nella lingua spagnola per definire lo stesso concetto scientifico.

E’ il caso di alcuni termini come quello dell’enzima creatine-kinase che in inglese si è imposto senza grandi difficoltà una volta che l’ Unione Internazionale di Chimica Pura e Applicata (UICPA) gli conferì carattere di ufficialità ma che, nella lingua spagnola, viene impiegato nelle forme più varie: creatina-kinasa, creatinaquinasa, creatincinasa, creatinoquinasa, creatina cinasa, kinasa de la creatina e moltissime altre. Ho effettuato un piccolo esperimento per cercare di determinare la portata di questo problema. Ho avviato una ricerca in internet, tramite Google, di una parola usata in Spagna per definire le pile ricaricabili che in inglese si chiamano nickel-metal hydride batteries, impostando una modalità con restrizione che prevede la visualizzazione di pagine scritte esclusivamente in spagnolo. In solo 169 pagine scritte in spagnolo riesco ad individuare 71 modi diversi di tradurre le suddette nickel-metal hydride batteries. Da níquel metal hídrido a híbrido de metal-níquel, per seguire ancora con hidrato de níquel metálico, hídrido metálico de níquel, hidruro de metal de níquel, hidruro de níquel metal, hidruros metálicos y níquel, metal híbrido de níquel, metalhidruro de níquel, níquel de hidro-metal, níquel e hidruros metálicos, níquel-hidruro metálico, níquel metal hídruro, níquel-metal hydrido e molte altre.

Di fronte a questo mare di incertezza, gli scienziati sono sempre più inclini a rivolgere lo sguardo verso il supremo organismo normativo della lingua spagnola, la Real Academia Española (RAE). Dimenticano però che nel settore dei tecnicismi scientifici, la RAE non può e non deve essere considerata come punto di riferimento, sostanzialmente perché non è per questa ragione che è stata istituita.

Ottava parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (6)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Siamo ancora fermi al punto che, tanto per citare un esempio concreto, ancora nessuna università in Spagna o in America latina offre un percorso di studi finalizzato all’ottenimento di un titolo di specializzazione nell’ambito della traduzione medico scientifica. Non è difficile prevedere il fatto che nel mondo della traduzione bisognerà istituire, nei prossimi decenni, un sistema di specializzazione simile a quello sperimentato dalla medicina durante la seconda metà del XX secolo, in modo tale che l’università inizi ad offrire percorsi formativi specializzanti tipici degli studi del terzo ciclo, ben differenziati a seconda dei diversi tipi di traduzione: letteraria, economica, giuridica, medico-scientifica, informatica ecc.

In quanto alla formazione universitaria scientifica, siamo già consapevoli da tempo che un medico non può abbandonare gli studi senza prima aver ricevuto una formazione esaustiva in materie quali biologia molecolare, biostatistica, psicologia, genetica e biochimica.
Ma attualmente non va così con la formazione necessaria per affrontare le esigenze del linguaggio scientifico moderno con garanzie. Alla nostra generazione spetta integrare i piani di studio delle facoltà scientifiche non solo con lo studio dell’inglese settoriale, ma anche con le nozioni fondamentali di neologia, terminologia, redazione e traduzione scientifica. Solamente allora, quando nei paesi di lingua spagnola potremo contare su una generazione di medici e scienziati consapevoli della loro funzione di modellatori del linguaggio e adeguatamente formati per assumersi la responsabilità di un simile incarico, sarà possibile pensare ad un lavoro efficace di normalizzazione che nei linguaggi specialistici risulta imprescindibile.

Unificazione dei tentativi di normalizzazione
La caratteristica più rilevante di un linguaggio scientifico è probabilmente la sua precisione, evidenziata dalla corrispondenza biunivoca tra significante e significato, in modo tale che ogni oggetto e ogni concetto sia definito da una sola parola e ad ogni parola corrisponda un unico concetto.
E’ facile comprendere, ovviamente, fino a che punto possano interferire le polisemie e i sinonimi con il processo di comunicazione scientifica. Dal momento in cui ci si avvale di più della ‘caloria’ usata in materia di nutrizione e metabolismo piuttosto che della ‘caloria’ usata in biochimica, essa diventa un elemento di confusione e non è più utile per la misurare l’energia calorica.

I sinonimi interferiscono in maniera ancor più incisiva: il fatto che alcuni chiamino ‘adrenalina’ ciò che altri chiamano ‘epinefrina’ comporta un rischio di confusione a cui si aggiunge anche l’impossibilità di recuperare l’informazione scientifica relativa ad una nozione all’interno delle grandi banche dati bibliografiche. Ad esempio, tra i risultati di una ricerca del termine ‘malaria’ effettuata negli archivi elettronici, non compariranno tutti i lavori pubblicati nei quali sarà stato utilizzato il sinonimo ‘paludismo’. E’ sorprendente riscontrare fino a che punto si è complicata la questione relativa all’uso dei sinonimi nei venticinque secoli di storia del linguaggio medico.

Per spiegarlo è sufficiente un esempio concreto: nel 1989 un gruppo di urologi spagnoli si propose di effettuare un’analisi d’insieme su un particolare tipo di tumore renale; ebbene, alla fine non riuscirono nemmeno a scoprire quanti casi erano stati resi noti nel mondo; anzi, scoprirono che ciò che alcuni chiamavano ‘Cisti renale multiloculare’, per altri era ‘nefroma cistico multiloculare benigno’, oppure ‘Nefroblastoma cistico differenziato benigno’, ‘linfangioma’, ‘adenoma cistico’, ‘Tumore policistico di Wilms ben differenziato’, ‘cistoadenoma renale’, malattia renale cistica segmentaria’, ‘amartoma cistico’, ‘sindrome di Perlman’, ‘rene multicistico segmentario parziale’ e così ad oltranza fino all’identificazione di oltre venti sinonimi a cui sicuramente dovremmo aggiungere molti altri che gli autori della revisione non riuscirono ad identificare.

Settima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (5)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Dobbiamo accettare quindi che nell’epoca attuale la traduzione è il motore principale del linguaggio medico spagnolo, incapace di alimentarsi autonomamente da una scienza secondaria e subordinata come quella che caratterizza i nostri paesi. E dobbiamo altresì accettare che non sempre sono i traduttori professionisti ad occuparsi della traduzione scientifica nei paesi di lingua spagnola, come accade invece nei paesi di lingua inglese; spesso se ne occupano direttamente gli scienziati stessi.

Oggi, come abbiamo appena visto, ogni autore di testi scientifici è in buona parte anche un traduttore. Nonostante ciò esistono due differenze fondamentali tra lo scienziato che si cimenta a tradurre occasionalmente e il traduttore scientifico professionista. La prima differenza è che lo scienziato che legge in inglese e pubblica in spagnolo non è spesso consapevole del fatto che sta traducendo e nemmeno del fatto che sta prendendo parte attivamente al processo di formazione e normalizzazione di neologismi e tecnicismi che lo inducono inevitabilmente ad agire in maniera individuale e scoordinata.

Siamo talmente abituati a servirci di un linguaggio scientifico tradotto da un’altra lingua che spesso e volentieri non ci rendiamo conto di quanto sia tale.
Nei dizionari generici, per esempio, spesso ci si imbatte nella parola televisión, una parola spagnola formata a partire dal greco tele- e dal latino visio,visionis; oppure in insulina che deriva dal latino insula. In realtà nessuno di noi, quando pensa a queste parole,  le associa a particelle greche o latine; piuttosto in spagnolo le si associa ad una traduzione delle due parole inglesi: television insulin.

Alla stessa maniera, anche se la forza dell’abitudine fa si che  riusciamo a malapena a rendercene conto, la frase <<la parola sinapsis fu coniata da Sherrington nel 1897>>,  senza ombra di dubbio, è frutto di un processo traduttivo quasi involontario. Ovviamente il neurofisiologo britannico, che non parla castigliano, non le attribuì quel nome bensì synapse. E qualcosa di simile accade con molte altre frasi e addirittura con paragrafi interi di articoli e libri di testo pubblicati in castigliano. Le frasi seguenti sono chiaramente tutte traduzioni dall’inglese, alquanto imperfette tra l’altro: << Furry e McMurray hanno registrato un drastico aumento di guarigioni attraverso la terapia ai raggi X>>, <<l’immagine mostra una micrografia di Bacillus anthracis, agente eziologico dell’antrace>>, <<l’efficacia di questa droga è stata clinicamente testata su esseri umani>> e << i potenziali evocati sono altamente utili nella diagnosi di molte gravi condizioni di salute>>.

La seconda differenza essenziale tra il traduttore scientifico professionista e lo scienziato che traduce in maniera automatica è che quest’ultimo che non ha alle spalle una formazione prettamente specifica sulle pratiche traduttive. Nonostante la crescente domanda da parte della società, il linguaggio scientifico continua ad essere oggigiorno una delle più grandi lacune del nostro sistema universitario che né le facoltà di traduzione né quelle scientifiche hanno saputo gestire fino ad ora.

Infatti, nonostante di recente in Spagna si siano notevolmente affermate le facoltà di traduzione, il problema della formazione del traduttore scientifico non è stato risolto e così dunque si è iniziato ad insegnare l’arte del tradurre essenzialmente nelle facoltà di filologia riqualificate, le quali prediligono nettamente, quasi in maniera sproporzionata, la traduzione letteraria e la filologia comparata.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

L’olandese Jan P. Vandenbroucke lo ha affermato chiaramente: << Il fatto di non essere nato madrelingua inglese è il più grande handicap occupazionale ereditario per uno scienziato che opera in campo medico. […] Forse saremmo dovuti nascere oltreoceano>>. La presunta povertà di stile dell’inglese è’ stata utilizzata come pretesto per consolidare la supremazia mondiale degli scienziati di lingua inglese a tutti i livelli: pubblicazioni delle principali riviste scientifiche, posizioni dirigenziali nelle associazioni scientifiche internazionali, incarichi di responsabilità nelle grandi multinazionali, elaborazioni di linee guida e protocolli negli enti internazionali e nei gruppi di lavoro ecc. In una società che lavora duramente per distruggere una tradizione radicata quale la discriminazione per motivi legati alla razza, al sesso, alla religione e all’ideologia, il problema della discriminazione linguistica non può più essere sorvolato. In caso contrario, è come dare per scontato che i paesi di lingua spagnola si accontentino di occupare per un tempo indefinito una posizione secondaria nel grande palcoscenico della scienza mondiale.

Sensibilizzazione e formazione linguistica degli scienziati
Nell’ambito traduttivo, la conseguenza più rilevante del predominio dell’inglese in campo scientifico è che attualmente si può fronteggiare in maniera autonoma la formazione di neologismi e la normalizzazione del linguaggio scientifico soltanto in inglese. Bisogna ammettere che in tutte le altre lingue la traduzione svolge una funzione fondamentale senza la quale è impensabile il progresso del linguaggio scientifico.
Se fino ad un secolo fa Ramón y Cajal ancora affermava che <<per quanto riguarda la biologia, occorre necessariamente riconoscere che l’unica a fornire innovazioni rispetto a tutte le altre nazioni messe insieme è la Germania>>, attualmente più dell’87% dei 476.000 articoli pubblicati nell’anno 2000 e indicizzati nella banca dati Medline sono stati scritti in inglese e il 48% è stato pubblicato su riviste statunitensi [informazioni inedite].

Che ci piaccia o no, dunque, la verità è che oggi il linguaggio scientifico spagnolo è in buona parte il risultato di un processo di traduzione dalla lingua inglese. E quando affermo che il nostro linguaggio specifico proviene da un processo di traduzione, non mi riferisco solo al fatto oramai comprovato che un quarto dei testi di medicina stampati in Spagna e in America latina provengano da traduzioni di opere scritte originariamente in altre lingue. Perfino la gran parte delle pubblicazioni che consideriamo <<originali>>, ovvero i libri di testo scritti da scienziati di lingua ispanica e gli articoli scientifici originali che vengono pubblicati dalle riviste specialistiche spagnole e latinoamericane,  sono il risultato di un processo involontario di traduzione a partire dalla lingua inglese.

Ѐ facile dimostrarlo. I riferimenti bibliografici di un articolo originale costituiscono le fonti di consultazione utilizzate dagli autori ai fini di documentare e rendere attendibili le informazioni scientifiche che divulgano. Pertanto, un modo per scoprire qual è la lingua predominante delle fonti di informazione è analizzare la sezione relativa ai riferimenti bibliografici degli articoli originali pubblicati in una rivista medica. Un’analisi sequenziale di questo tipo permette di dimostrare che le riviste mediche spagnole, tanto quelle generiche quanto quelle specifiche, possiedono più dell’ 80% di riferimenti bibliografici in inglese. Nella figura 1 è rappresentata l’evoluzione temporale nel corso del XX secolo del numero di riferimenti bibliografici in inglese contenuti negli articoli originali pubblicati nella rivista Actas Dermo-Sifiliográficas.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
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Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

La dipendenza dal settore scientifico e l’omogeneizzazione del pensiero sono questioni altrettanto serie e anch’esse in attesa di essere dibattute dal momento che, dal 1975, i medici che non hanno la lingua inglese come lingua materna sono sempre più inclini a pubblicare in inglese i loro articoli più significativi. Le linee di ricerca, le concezioni, le idee e le riflessioni vengono stabilite da una manciata di riviste internazionali pubblicate in inglese i cui comitati di redazione sono composti per un 75% da autori che hanno come lingua materna la lingua inglese ( 8 su 10 statunitensi). Poiché sono i comitati di redazione coloro che decidono quali articoli potranno essere pubblicati e quali scartati, gli autori preferiscono scegliere sin dall’inizio i temi della propria ricerca, le proprie idee e i propri metodi di lavoro in funzione di quelli che vengono adottati negli Stati Uniti. Tutto ciò conduce ad un monolitismo intellettuale. Per i paesi in via di sviluppo quest’atteggiamento emulativo può avere conseguenze gravi. Mentre cinque milioni di persone muoiono ogni anno di malaria, si moltiplicano fino allo stremo gli studi sulle principali problematiche sanitarie degli Stati Uniti tra cui il managed care (assistenza sanitaria integrata), l’obesità, il cancro alla prostata o la demenza senile.

Il fatto che i più illustri scienziati abbiano iniziato a pubblicare i risultati delle loro ricerche in inglese ha avuto due conseguenze fondamentali. Da un lato si è venuta a creare una barriera linguistica tra la scienza medica avanzata, che viene divulgata in inglese,  e la medicina di base che usa principalmente la lingua materna; dall’altro si è diffusa la credenza  che un articolo redatto in inglese è di qualità migliore rispetto ad uno redatto in spagnolo, o in qualsiasi altra lingua, per il solo fatto di essere scritto in inglese. Il celebre modo di dire inglese publish or perish (pubblica o muori) si è trasformato così, nei paesi di lingua spagnola, in un detto bilingue «publish o muere» (pubblica o muori); vale a dire che per i nostri uomini di scienza la questione si riduce ora ad un «to be o no ser» (essere o non essere) all’interno della comunità medica internazionale.

Matías-Guiu illustra la situazione attuale della Spagna in questi termini: i metodi di valutazione di un lavoro, decisivi al fine di ottenere un supporto economico per finanziare la propria ricerca o per l’avanzamento della propria carriera, in molti paesi non dipendono dalla qualità stessa del lavoro bensì dal fattore di impatto della rivista secondo lo Science Citation Index (SCI). Nelle università spagnole ad esempio, il modo di procacciarsi le cosiddette “sezioni di ricerca”, che presuppongono un contributo economico, si basa sulla valutazione del piano di studi del candidato in accordo con lo SCI. Dato che la maggior parte delle pubblicazioni in spagnolo non sono racchiuse nello SCI, esse non presuppongono alcun vantaggio per i candidati indipendentemente dalla loro qualità intrinseca. Il gruppo scandinavo di Nylenna è riuscito addirittura a dimostrare, in maniera oggettiva e tramite dati statistici, qualcosa che ad oggi sembrava difficile palesare: il fatto che un articolo redatto nella lingua nazionale si consideri di qualità inferiore ad un altro identico scritto in lingua inglese. Tuttavia, la conseguenza più grave del monolinguismo anglofono odierno è probabilmente la discriminazione linguistica.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Naturalmente,  tanto la lettura ricorrente di articoli medico-scientifici in inglese quanto la circolazione di riviste specialistiche e libri di testo che consentono un libero accesso ai principali progressi scientifici sempre attraverso l’uso della lingua inglese, stanno modificando il modo in cui i medici di tutto il mondo si esprimono attraverso la loro lingua materna.

I medici di lingua spagnola si accorgono del fatto che l’inglese stia cambiando l’uso che essi stessi fanno della loro lingua nativa, inconsapevoli però, spesso e volentieri, dell’intensità e della portata di tale influenza. Per molti di essi, l’influenza dell’inglese sulla terminologia medica dello spagnolo sembra essere circoscritta esclusivamente all’ uso crescente degli anglicismi più diffusi come borderline, buffer, by-pass, clamping, distress, doping, feedback, flapping tremor, flush, flutter, handicap, immunoblotting, killer, kit, mapping, pool, rash, relax, scanner, screening, shock, shunt, spray, staff, standard, stress, test, turnover o versus.

Dimenticano però che l’influsso dell’inglese è di gran lunga più intenso e più esteso di quanto credono e interessa il linguaggio a tutti i livelli: a livello ortografico (amfetamina, colorectal, halucinación, proteina); a livello lessicale (confusione tra ántrax e carbunco, tra urgencia e emergencia, tra plaga e peste, tra timpanitis e meteorismo, tra pituitaria e hipófisis) e a livello sintattico (uso smodato della perifrastica passiva, dell’ apposizione del soggetto, dell’eliminazione dell’articolo all’ inizio della proposizione, dell’articolo indeterminativo ecc).

In riferimento alla seconda delle conseguenze sopracitate, ovvero la semplificazione della comunicazione internazionale, si è constatato che la supremazia odierna dell’inglese ha contribuito in maniera efficace     all’ abbattimento delle barriere nazionali esistenti all’inizio del XX secolo e a garantire la diffusione mondiale delle conoscenze e dei progressi scientifici, così come accadde nell’epoca di predominanza della lingua latina nel contesto scientifico europeo dal Rinascimento all’Illuminismo.

La cosa incredibile è che, ancora oggi, la maggior parte di coloro che hanno analizzato il nuovo contesto derivato dall’egemonia assoluta dell’inglese nel settore medico odierno tendono ad interrompere qui la loro ricerca. Sono rare le volte in cui ci si imbatte in qualche considerazione a proposito degli svantaggi o degli ostacoli causati dal monolinguismo nel linguaggio scientifico. Questa situazione mi ha sempre stupito in quanto è ovvio che nei paesi di lingua inglese si ignori un’indagine in tal senso, ma nel resto del mondo bisognerebbe sollecitare con la massima urgenza un dibattito approfondito in merito alle ripercussioni del nuovo equilibrio linguistico in ambito scientifico e sociale.

In altra sede ho affrontato in maniera approfondita le implicazioni velate del monolinguismo scientifico odierno e credo che ora sia interessante menzionare brevemente alcune tra le più significative.

Ad esempio c’è l’esclusione dei contributi apportati in altre lingue con conseguente rischio di assegnazione indebita della priorità delle idee – se non dell’ autentico furto delle idee stesse – da parte degli autori in lingua inglese. Chi ricorda ad esempio che la dermatologa venezuelana Imelda Campo Aasen fu la prima a segnalare, tra le pagine della rivista spagnola Medicina Cutánea, il carattere macrofagico delle cellule di Langerhans («se sugiere que las células de Langerhans son, de hecho, macrófagos epidérmicos») (si indicano in realtà le cellule di Langerhans come macrofagi cutanei)?

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
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Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione medica nel XXI secolo

 Categoria: Servizi di traduzione

Per quanto lo si voglia considerare un momento storico del tutto libero da costrizioni, l’inizio di un nuovo secolo ci invita sempre a soffermarci lungo il cammino, a rivolgere lo sguardo agli anni che ci lasciamo alle spalle e a guardare avanti per provare ad indovinare, con curiosità, cosa ci riserva il futuro. Probabilmente è per questo motivo che, quando è arrivato il momento di pensare ad un titolo per il mio articolo sulla traduzione medico-farmaceutica, ho preferito analizzare l’evoluzione del linguaggio medico nel XX secolo e discutere le principali sfide alle quali la nostra generazione dovrà far fronte in relazione al linguaggio tecnico scientifico spagnolo durante la prima metà del XXI secolo anziché occuparmi dell’esercizio quotidiano, delle difficoltà esistenti e delle ripercussioni economiche sulla mia professione.

Analogamente a quanto accade in qualsiasi altro periodo, in questi primi anni del nuovo secolo la traduzione medico-farmaceutica, come ogni altra disciplina, ha davanti a sé numerose sfide da affrontare ma,  per motivi di spazio, mi limiterò a trattarne solamente tre che considero di importanza cruciale.

Conseguenze del predominio assoluto dell’inglese come lingua internazionale della medicina
Dal nostro punto di vista, appare chiaro che una delle caratteristiche salienti del linguaggio medico negli ultimi trent’anni del secolo scorso è stata l’egemonia dell’inglese come unica lingua internazionale della medicina, dato che non è sempre stato così ovviamente.

La portata del cambiamento sperimentato in tal senso traspare dal paragone tra le parole dell’istologo spagnolo Santiago Ramón y Cajal quando, un secolo fa, nella sua opera “Reglas y consejos sobre investigación científica” (Regole e consigli sulla ricerca scientifica) affermava << non crediate che il ricercatore debba saper parlare o scrivere tutte le lingue europee; al ricercatore spagnolo sarà sufficiente tradurre le quattro qui di seguito: il francese, l’inglese, l’italiano e il tedesco>> e le parole con cui, nel 1994, ha esordito nel suo intervento il direttore del Museo di Scienze Naturali di Madrid, Pere Alberch, durante il dibattito europeo Sciences et Langues en Europe tenutosi a Parigi: <<Non ho mai pensato che la lingua usata nei dibattiti [scientifici internazionali] potesse essere un potenziale oggetto di discussione. Sicuramente potrebbe essere l’argomento di un’analisi storica […] ma … le lingue? Non c’è una forma plurale nella scienza contemporanea di base e di alto livello: l’inglese è LA lingua della comunicazione e non mi è mai passato per la mente l’idea che oggigiorno, chiunque abbia appreso qualcosa circa le dinamiche scientifiche, potesse addirittura sollevare la questione>>.

Il monolinguismo nella comunicazione scientifica attuale sembra essere pertanto un fenomeno riconosciuto e accettato tanto dall’intera comunità scientifica quanto dalla società stessa. Tuttavia rimane ancora in sospeso il dibattito sulle conseguenze di tale fenomeno.
In effetti, i medici interrogati sulla situazione attuale di egemonia assoluta della lingua inglese nella comunicazione scientifica e sulla tipologia di conseguenze che il suo crescente impiego ha avuto nel loro campo negli ultimi decenni, solitamente rispondono citandone solo due: l’influenza della lingua inglese sul linguaggio medico attuale e la semplificazione della comunicazione internazionale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)

La traduzione di contenuti turistici (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Attirare l’attenzione mantenendo l’identità del marchio
Anche quando un’azienda opta per la traduzione umana al posto della traduzione automatica, molti traduttori traducono comunque il testo in maniera troppo letterale, rendendolo meno scorrevole e efficace dell’originale. Poco tempo fa, ho notato questo messaggio su un cartello in un hotel:

As every action matters, this hotel propose you to reuse your towels and thus acting in favour of positive hospitality.

Questi toni rispecchiano chiaramente una specifica strategia di brand di questo hotel, nella lingua francese. Ma non è stato tradotto molto bene, dimostrando che è anche responsabilità dell’azienda condividere la propria visione con i traduttori e, allo stesso modo, il traduttore ha la responsabilità di chiedere all’azienda quali sono i toni da utilizzare. E non abbiate paura di allontanarvi dal testo ed essere creativi, se è quello che richiede. Lo scopo della maggior parte dei testi per il turismo è spingere la gente a viaggiare, quindi il linguaggio utilizzato dev’essere vivido ed esclusivo.

Non poter vedere quello che si descrive
A volte è sorprendentemente difficile descrivere un posto in cui non si è stati, perché non si vogliono dare false informazioni. Mi è capitato spesso che il testo da tradurre non fosse molto chiaro riguardo un punto di riferimento, per esempio in un sentiero di montagna. Anzi, proprio l’altro giorno, una collega ha avuto difficoltà a tradurre un testo turistico dal tedesco: il testo descrive la storia della cripta di una cattedrale, dopo inizia a parlare di uno spazio per la meditazione. Questo l’ha bloccata: i momenti di meditazione si svolgevano nella stessa cripta o nella cattedrale in generale? Nel primo caso sarebbe stato un po’ inquietante! I testi ambigui come questo richiedono un’ulteriore lavoro di approfondimento in entrambi lingue, come la lettura di guide turistiche o recensioni per trovare altre informazioni. Inoltre conviene sempre chiedere al cliente se può mandare delle foto insieme al testo per avere un’idea più chiara di cosa dire.

Concludendo, per tutti i punti precedenti, a volte basta più semplicemente chiedere al cliente un chiarimento piuttosto che sbagliarsi. Non abbiate paura di fare domande – bisogna incoraggiare la collaborazione. Dopotutto, il traduttore e l’azienda turistica stanno lavorando per lo stesso obiettivo, quello di creare un contenuto di grande effetto!

Fonte: Articolo scritto da Natalie Soper e pubblicato il 12 luglio 2017 su SDL Trados Blog

Traduzione a cura di:
Daniela Mannino
Traduttrice En, Es >It
Roma

La traduzione di contenuti turistici

 Categoria: Servizi di traduzione

Tradurre per l’industria turistica può essere molto divertente. Non solo è un’opportunità per mettere alla prova la propria creatività nella scrittura, ma porta a scoperte interessanti di posti sperduti, di cui è inevitabile non prender nota per la prossima vacanza!
Molti traduttori esordienti fanno l’errore di pensare che il turismo sia una branca “semplice”, perché non presenta testi particolarmente tecnici e i progetti non sono lunghi come, ad esempio, per i testi letterari. Allo stesso modo, è raro che le aziende del settore turistico prendano in considerazione la possibilità di destinare un budget specifico per traduzioni professionali, credendo che i lori contenuti siano piuttosto immediati e niente che non possano risolvere con Google Translate. Oppure, scelgono traduzioni economiche, utilizzando siti di freelance come Fiverr o Upwork.

Ma in realtà, anche i testi turistici possono rivelarsi laboriosi e una traduzione qualitativamente scarsa può danneggiare l’immagine dell’azienda. Secondo una ricerca del 2013, l’82% dei britannici ci penserebbe due volte a rivolgersi ad un’azienda il cui sito è stato tradotto male in inglese, e gli strumenti di traduzione automatica come Google Translate non sono di grande aiuto: quando si utilizza questo servizio, Google classifica automaticamente i siti tradotti come “contenuti generati automaticamente” e peggiora il loro posizionamento nei risultati della ricerca.
Sebbene esistano diversi rami di traduzioni per il turismo, come hotel, voli, mangiare e bere, cultura e sport, presentano tutti delle idiosincrasie che richiedono ulteriori ricerche e delle soluzioni creative. Ecco alcuni esempi del perché la traduzione per il turismo non è così semplice come sembra…

Termini specifici di una cultura
Quasi sempre mi imbatto in cibi, eventi o luoghi che sono propri della destinazione di cui scrivo. Se, da un lato, il tentativo di tradurli porta a frasi senza senso e può causare una maggiore confusione, dall’altro lato, lasciarli nella lingua originale può comunque non essere sufficiente. Il posto in cui vivo, per esempio, è famoso per cibi tipicamente britannici come cream tea e Cornish pasties– ma provate a tradurli in un’altra lingua! In base allo scopo del testo, i traduttori potranno dover aggiungere una spiegazione aggiuntiva o una postilla e le aziende turistiche dovranno di conseguenza autorizzare l’aggiunta di testo nei materiali.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Natalie Soper e pubblicato il 12 luglio 2017 su SDL Trados Blog

Traduzione a cura di:
Daniela Mannino
Traduttrice En, Es >It
Roma

Traduzione di fumetti

 Categoria: Servizi di traduzione

Quando si traduce un testo che presenta delle immagini, si traducono sia il testo sia le immagini. Posto di fronte a un qualsiasi oggetto iconico-testuale, il traduttore è sempre cosciente di trovarsi all’interno di uno spazio di scrittura che bisogna, innanzitutto, studiare a fondo; poi interpretarlo al meglio e, in seguito, arrivare a una traduzione la più precisa possibile. Completamente avviluppato dall’atmosfera spaziale di ogni fumetto, il traduttore di BD (bande dessinée, N.d.T.), vi si immerge, non solo per tradurre il testo delle nuvolette, ma anche, e soprattutto, per identificarsi con l’immagine, restituendo l’intima essenza propria di ognuna di esse. Curare il senso dello sguardo del traduttore, imparare a «bloccare l’immagine», ecco l’obiettivo pedagogico che mi sono posto come insegnante-ricercatore dell’Università di Vigo, poiché non è che la prospettiva figurativa propria del traduttore che diventa immagine. È, in effetti, lo sguardo del traduttore che, in tutti i suoi lavori, crea l’immagine nello spazio da esplorare. È ancora quello sguardo che permette all’immagine di sprigionare il suo potere immaginifico.

La stessa immagine può, secondo il lettore (oppure secondo il momento che riguarda lo stesso lettore) essere recepita (e, di conseguenza, letta, interpretata e tradotta) in maniera estremamente diversa. L’immagine tradotta non può più essere esclusivamente pensata dal punto di vista del solo segno, in quanto il modello del segno costituisce il paradigma che ci permette di pensare il nostro rapporto con la lingua.  Mai come oggi, l’immagine è considerata un mezzo fondamentale di comunicazione. Ma sia i sostenitori che gli oppositori di questa, compiono lo stesso errore: considerano l’immagine da uno solo dei suoi punti di vista, quello del senso. Vi è un eccesso di senso nella nostra lettura dell’immagine! L’occidente ha appreso a trattare le immagini come dei segni. Questa concezione ha permesso, a partire dal Rinascimento, di poterci appropriare di strumenti fondamentali di controllo e di conquista. Ma, allo stesso tempo, ci ha impedito di comprendere il significato delle nuove forme di immagine. […]

Di conseguenza, dobbiamo insegnare agli alunni dei corsi di traduzione a leggere, interpretare e tradurre ogni immagine come un simbolo e non come un segno! Più precisamente, un traduttore deve pensare l’immagine come un elemento para testuale essenziale e fare in modo che l’elemento simbolico diventi la chiave di lettura di ogni strategia testuale da leggere, interpretare e tradurre in una lingua e in una cultura determinate. Come a più riprese è stato suggerito dalle opere di Serge Tisseron, ogni immagine, ancora prima di significare qualcosa, è uno spazio aperto da penetrare e percorrere (Tisseron, 2003, Ibidem, p. 104).   I semiologi che studiano l’immagine (…) si sono resi conto che la categoria dell’icona ideata da Peirce, incentrata sulla somiglianza, è insufficiente a descrivere i poteri dell’immagine. […] La carenza maggiore rappresentata da questo approccio è quella di utilizzare uno strumento inadatto per raggiungere l’obiettivo. Effettivamente, lo strumento pensato da Peirce, riguarda le relazioni interne fra il significante dell’immagine e il suo referente, mentre, il problema principale che pone ogni immagine, concerne la relazione che ogni lettore stabilisce con essa. […] Pensare all’immagine esclusivamente come un «segno» è, in generale, pericoloso e insufficiente. Pericoloso, perché subordina l’immagine alla parola; insufficiente, in quanto non tiene conto delle peculiarità che presenta. […] l’immagine considerata come segno soffre di una irrimediabile inferiorità rispetto alla parola. (Tisseron, 2003, Ibidem, pp. 128-129) […]

Fonte: Articolo scritto da José Yuste Frías e pubblicato l’8 maggio 2013 sul sito Sur les suils du traduire

Traduzione a cura di:
Marco Gravina
Traduttore tecnico professionista
Latina

Le competenze del traduttore giuridico

 Categoria: Servizi di traduzione

Sintassi complessa, elevato grado di specializzazione, diversità contestuali e dei sistemi giuridici, termini non univoci inseriti in una cultura ben definita,  presenza di linguaggi specialistici legati ad un dominio in particolare, trasposizione di concettualizzazioni e categorizzazioni: queste sono soltanto alcune delle difficoltà che il traduttore giuridico si trova ad affrontare quotidianamente.
In questo breve articolo, intendo delineare le molteplici competenze specialistiche richieste dal mercato al traduttore professionista giuridico (da non confondere con quello giurato!).

L’ambito giuridico rappresenta un campo di analisi esteso e permeato a livello culturale, essendo il diritto la manifestazione culturale per eccellenza di una nazione. Il linguaggio di questo settore si presenta strettamente legato al diritto di riferimento e ricco di divergenze derivanti dal diverso approccio classificatorio all’interno dei vari sistemi giuridici.
Il traduttore professionista dovrà essere in grado di maturare consapevolezza in merito a questioni di ordine comparativo, possedere nozioni di legistica (modalità di elaborazione e di applicazione delle norme), di legimatica (modellizzazione del ragionamento e delle procedure), di sociolinguistica giudiziaria e di linguistica forense ed in definitiva va a svolgere un ruolo di mediazione tra le culture presenti in ciascun testo.

La traduzione di un testo giuridico è destinata ad avere valore di testo autentico e, quindi, si riconosce l’esigenza di adottare un criterio molto pratico: il principio della legal equivalence, l’equivalenza giuridica in un’ottica consapevole di quelle che sono le esigenze del pubblico destinatario. Si tratta di un vero e proprio processo di ritestualizzazione che permette di produrre nuovi testi con valore giuridico a partire da un testo di partenza.

In questo frangente, la terminologia riveste innegabilmente un’importanza primaria. I dizionari, pur altamente specialistici, non risultano ancora sufficienti per il traduttore professionista. Non è soltanto necessaria la consultazione di banche dati terminologiche provviste di informazioni contestuali riguardanti ciascun lemma, bensì è richiesto di saper risalire al concetto designato nel testo di partenza, di verificarne il suo valore e la sua funzione nella lingua di partenza e successivamente di procedere a una ritestualizzazione che dovrà contraddistinguersi per chiarezza interpretativa nella lingua d’arrivo. Alcune volte, la ritestualizzazione risulterà molto complessa, in quanto sarà prevista una vera e propria riformulazione e spiegazione di un concetto giuridico non presente nel sistema di diritto della lingua d’arrivo. Perciò, viene spesso fornito un equivalente di tipo descrittivo.

Inoltre, la mancata corrispondenza di alcuni concetti molto simili tra lingue diverse spesso comporta la creazione di falsi amici che il traduttore deve essere in grado di evitare, a cui si aggiunge la conoscenza delle differenze lessicali e terminologiche tra diversi paesi. In sintesi, è molto importante che il traduttore, oltre a vantare eccellenti conoscenze linguistiche e terminologiche, riesca a cogliere ed interpretare la logica delle procedure e delle norme, piuttosto che a decodificare semplicemente questa logica. In questo modo, è possibile ottenere un prodotto preciso e puntuale che sarà il risultato finale di un meticoloso lavoro di tipo multidisciplinare.

Autrice dell’articolo:
Giulia Grasso
Traduttrice Inglese/Tedesco/Francese>Italiano
Genova

Ostacoli nella traduzione medica

 Categoria: Servizi di traduzione

Per un traduttore che si affaccia al mondo della traduzione medica sono diversi gli ostacoli a cui fare attenzione per garantire una traduzione accurata. Come per tutti gli altri tipi di traduzione è necessaria un’adeguata attività di ricerca e conoscenza dell’ambito di interesse, che può essere facilmente ottenuta consultando siti attendibili e riviste mediche. Tuttavia, esistono alcune problematiche specifiche della traduzione medica, la cui comprensione è essenziale sia per il paziente sia per ottenere risultati soddisfacenti e di alta qualità.

Il pubblico target
La terminologia medica presenta sfide diverse da altri ambiti di traduzione specialistica. Innanzitutto è importante che il traduttore medico individui chiaramente il proprio pubblico target. Ad esempio, se il target di riferimento è un pubblico profano (ovvero un paziente) il termine italiano “varicella” non dovrebbe essere tradotto con l’inglese “varicella“. Il termine corretto per gli inglesi è “chickenpox“. Quando si traduce in inglese è importante sapere se il pubblico a cui ci si rivolge utilizza il linguaggio medico britannico o americano. A volte è solo una questione di ortografia (ad es.”hematomaconsistentterminologys” negli Stati Uniti contro “haematomas” nel Regno Unito). In altri casi invece il significato dello stesso termine è completamente diverso tra inglese britannico e inglese americano. Ad esempio, il termine “surgery“, che negli Stati Uniti indica il luogo dove vieni operato e subisci un intervento, nel Regno Unito rappresenta l’ufficio del medico, nonché l’orario di apertura.

Nomi di farmaci e eufemismi
I nomi dei farmaci necessitano di un’attenzione particolare e si dovrebbe distinguere tra il nome del farmaco e il cosiddetto Nome Internazionale Non Proprietario (International Nonproprietary Name, INN). L’INN è un nome unico attribuito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a una sostanza farmaceutica e differisce dal nome del farmaco. Ad esempio, nella traduzione del termine “Tylenol” in italiano sarebbe utile far conoscere al lettore l’INN, per poter identificare il farmaco equivalente usato in Italia. Tylenol è il nome del farmaco brand per l’INN paracetamolo, e avere questa informazione aiuterebbe il traduttore medico a rendere in modo corretto Tylenol in “Tachipirina”. Infine, anche nella traduzione medica sono comuni gli eufemismi. Per esempio, i medici parlano talvolta di temi delicati e spiacevoli usando eufemismi come “spirare” o “malato terminale” per qualcuno che sta per morire e non ha speranza di recupero. È importante che il traduttore medico catturi queste sfumature per fornire una traduzione accurata e autentica.

Traduzione di dispositivi medici
Una delle maggiori problematiche nella traduzione di contenuti specifici per un dispositivo medico è fornire al linguista il materiale e una formazione adeguati, in modo che possa acquisire una profonda conoscenza dei prodotti su cui sta lavorando e garantire una traduzione accurata. È importante che sia il cliente che il linguista investano tempo nell’apprendere e nel condividere le conoscenze sul prodotto. Questo potrebbe sembrare una perdita di tempo, soprattutto dalla parte del cliente, ma se il linguista comprende appieno la complessità di quello che sta traducendo, la qualità della traduzione ne beneficerà enormemente. Anche l’esposizione diretta al prodotto potrebbe essere estremamente utile, e una visita al sito del cliente sarebbe un’esperienza preziosa per il traduttore, per aiutarlo a comprendere la catena di montaggio e vedere in prima persona come vengono creati i prodotti.

Conclusioni
La traduzione medica presenta alcuni ostacoli specifici del settore medico a cui bisogna fare attenzione per fornire una traduzione accurata, un elemento di vitale importanza quando si ha a che fare con la vita delle persone e le loro condizioni di salute. L’attività di ricerca e una profonda conoscenza del campo medico sono essenziali per chiunque voglia fare il traduttore medico.

Fonte: Articolo scritto da Ilaria Ghelardoni e pubblicato il 30 dicembre 2016 sul blog dell’agenzia Ulatus

Traduzione a cura di:
Ambra Corti
Dr.ssa in Biotecnologie
Traduttrice specializzata in traduzioni mediche EN>IT
Milano

La traduzione cinematografica…

 Categoria: Servizi di traduzione

Paula Byrne, biografa di Jane Austen, non può dirsi una grande ammiratrice di come Hollywood ha presentato le eroine della sua prediletta. Spiegando la popolarità di Jane Austen durante lo Hay Literary Festival 2017, in una pungente discussione si è lamentata del tono “troppo nasale” di Gwyneth Paltrow in Emma: “Vorrei solo strangolarla”, ha detto, aggiungendo che Emma Thompson era troppo vecchia per interpretare Elinor in Ragione e Sentimento.

Il suo maggiore appunto riguardava Keira Knightley nei panni di Elizabeth Bennet nel film Orgoglio e Pregiudizio del 2005. “È completamente sbagliata,” ha detto. “Piatta e incapace di esprimersi bene.” Non ci sono solo critiche però. Cercando di trovare qualcosa di carino da dire sull’attrice, Byrne ha asserito: “Però, ha una bellissima schiena.”

L’autrice ha dichiarato inoltre che Jane Austen nel suo libro non ha mai descritto Elizabeth Bennet come una donna particolarmente bella, ma si è soffermata piuttosto sul suo acume tagliente, la sua intelligenza e i suoi begli occhi.

“Keira è troppo bella per impersonare Elizabeth perché di Elizabeth sappiamo solo una cosa, che sua sorella era molto bella ma lei aveva solo dei begli occhi. Questo è tutto quello che sappiamo dell’eroina di Orgoglio e Pregiudizio”, ha detto.

“La vivacità di Elizabeth Bennet la rende un personaggio molto interessante. È una figura davvero particolare per essere una donna del XVIII secolo. Ma non è bella. Jane Austen diceva chiaramente che le sue eroine erano diverse da quelle canoniche, non erano magnificamente belle… e Keira Knightley non era per niente adatta a interpretare quel ruolo”, ha aggiunto Byrne.

Anche Gwyneth Paltrow, che nel 1996 ha interpretato la protagonista dell’adattamento di Emma, è stata criticata dall’autrice per il suo tono nasale.

“Mi fa diventare matta! È come Keira Knightley – anche lei ha quell’odiosa intonazione nasale”, ha detto.

“Nessuno – leggendo il romanzo – vuole veramente strangolare Emma! Certo, è un personaggio che infastidisce perché è incredibilmente snob e prende continuamente degli abbagli, ma nonostante questo è adorabile e per me Gwyneth Paltrow non lo era abbastanza.’

A questo punto possiamo chiederci: meglio il film o meglio il libro?

Prima di rispondere bisogna separare le due cose, l’opera letteraria e quella cinematografica. A mio avviso è naturale che tra le due ci sia una notevole differenza perché parlano lingue diverse.

Come traduttrice conosco bene il problema dell’intraducibilità che a volte si pone da lingua a lingua, come dice il proverbio: “traduttore, traditore”.

Il regista deve studiare un testo letterario e passare da una narrazione basata solo sulle parole a una dove parole e immagini convergono. Per apprezzare un film, lo spettatore deve saper separare le due forme artistiche e capire che come in una traduzione a volte il romanzo per trasformarsi in un film deve essere scomposto e ricomposto in una forma nuova ma equivalente.

Il trucco per noi traduttori però sta nel tradire l’originale il meno possibile, ma questo comporta un compromesso e per Paula Byrne, Hollywood non è riuscita a mantenersi in equilibrio su quel sottile filo che unisce queste due lingue diverse, quella letteraria e quella cinematografica.

Fonti: Grazia Daily, Publisher Weekly, The Times, BBC.

Traduzione a cura di:
Laura Barzan
Traduttrice/Correttrice EN-FR>IT
Oncy Sur Ecole – Francia