Che cosa ci sarà nel mio piatto?

 Categoria: Servizi di traduzione

Aprire il menù di un ristorante gourmet può farci dubitare delle nostre capacità di comprensione del testo. I nomi dei piatti sono spesso ermetici e più orientati alla suggestione poetica piuttosto che alla funzione descrittiva. Nel tradurre i menù, le preparazioni di cucina e ogni tipo di contenuto cartaceo o web di ristorazione da una lingua a un’altra, ci si imbatte nel rischio di fallire nell’intento di produrre l’incanto della lingua originale e per di più di non far arrivare all’utente una spiegazione efficace. Ho imparato a mie spese, molti anni fa, che anche una piccola sfumatura in lingua può influire sul nome di un piatto, stimolando reazioni che vanno dall’acquolina in bocca fino al limite della ripugnanza più assoluta. Lo stesso principio vale per le traduzioni di articoli e testi di un settore specifico e affascinante come quello della ristorazione e più in generale dell’enogastronomia.

Ricordo come fosse ieri il giorno in cui decisi che mi sarei occupata personalmente delle traduzioni di tutto ciò che proponevo ai clienti. Da tempo lavoravo come maître d’hotel e sommelier presso strutture di lusso in Italia, Francia e Spagna. Durante un servizio piuttosto impegnativo, un tavolo di clienti anglofoni, che avevano consultato il menù tradotto, appunto, in inglese, ordinò la cena. All’arrivo dei primi piatti, una delle signore al tavolo mi fece chiamare. Mentre mi avvicinavo, vidi l’orrore dipinto sul suo volto e pensai al peggio, pensai a tutto ciò che certamente in un ristorante di lusso non può accadere. Immaginerete il mio stupore, quando scoprii che non si trattava di un errore di cucina o di sala, bensì di un grave problema di comunicazione! La signora infatti aveva ordinato un risotto in crema di zucchine e si era vista invece servire una portata in cui il protagonista principale era il midollo, con tanto di osso cavo scenograficamente adagiato sul piatto. Premetto che io adoro il midollo e credo che il risotto accompagnato da questo elemento tipico di alcune cucine regionali sia una leccornia inenarrabile. Non faccio fatica a comprendere, però, l’orrore di una persona che non solo non ha l’abitudine di consumare questo tipo di pietanza, ma che addirittura si aspettava al suo posto una delicata passatina di zucchine.

Mi limito, in questa sede, all’esempio del midollo, ma vi garantisco che ce ne sarebbero tanti altri e anche molto più estremi, al limite dell’oltraggio al pudore, che giustificano la mia intransigenza riguardo l’attività di traduzione. Quando mi trovo nei panni di cliente, mi soffermo spesso a leggere le versioni tradotte dei contenuti web o cartacei dei ristoranti cui mi avvicino. Ammetto che, per chi conosce le varie lingue e culture enogastronomiche, può essere estremamente divertente rilevare alcune fatali imperfezioni o i grovigli di parole incomprensibili. Ma sarebbe bello che nessuno debba più chiedersi, con timore e timidezza “Che cosa ci sarà nel mio piatto?”.

Autrice dell’articolo:
Bianca Maria Malagoli
Traduzioni nel settore enogastronomico
Roma

La traduzione audiovisiva

 Categoria: Servizi di traduzione

Con l’espressione traduzione audiovisiva si definiscono:
“Tutte le modalità di trasferimento linguistico che si propongono di tradurre i dialoghi originali di prodotti audiovisivi, cioè di prodotti che comunicano simultaneamente attraverso il canale acustico e quello visivo, al fine di renderli accessibili a un pubblico più ampio’’.[1]

La traduzione audiovisiva è, pertanto, un’attività che comprende la trasposizione del significato generale di un testo di origine a un testo in un’altra lingua che risulta equivalente all’originale. Il testo di origine, in questo caso, è di tipo audiovisivo, ovvero un testo che si serve di differenti canali semiotici e il cui scopo è la comunicazione. I canali principali sono: visivo e sonoro. Il canale visivo comprende immagini, scene, sottotitoli, didascalie e scritte di scena. Il canale sonoro comprende i dialoghi, la musica, i rumori, i silenzi. Ogni modalità semiotica è fondamentale per la comprensione del testo nella sua totalità, perciò nessuna di esse deve essere trascurata dal traduttore.[2]

Erroneamente traduzione audiovisiva e traduzione filmica o traduzione per lo schermo vengono considerate sinonimi. Il termine traduzione filmica si utilizzava nel periodo in cui la televisione non era ancora popolare e va ad indicare il dialogo del film che inizialmente veniva veicolato attraverso la traduzione. Il termine traduzione filmica si focalizza sul mezzo di distribuzione dei prodotti mandati in onda, ad esempio lo schermo televisivo, cinematografico o del computer. La denominazione trasferimento linguistico (language transfer) mette in evidenza la componente verbale del prodotto audiovisivo.  Invece il termine traduzione audiovisiva (audiovisual translation) comprende tutte le categorie di testi audiovisivi traducibili che si differenziano dal film, come ad esempio programmi televisivi, documentari, pubblicità, notiziari, ecc. Riesce ad includere forme di traduzione particolari che si allontanano dalla tradizionale idea di trasferimento da una lingua ad un’altra, perché includono anche trasferimenti semiotici non tradizionali.[3]

Questa specifica tipologia di traduzione è diventata oggetto di discussione solo recentemente. Si è iniziato, infatti, a parlarne solo a partire dagli anni Cinquanta, perché prima non veniva inclusa nell’ambito della traduzione.

Articolo scritto da:
Sofia Bicchiri
Traduttrice
Tempio Pausania


[1] E. Perego, La traduzione audiovisiva, Carocci editore, Roma 2005, p. 7

[2] E. Perego, C. Taylor, Tradurre l’audiovisivo, Carocci, Roma, 2012, p. 46

[3] Cfr. E. Perego, C. Taylor Op. cit. pp. 46-47 e Cfr. E. Perego, op. cit., pp. 7-8

Confessioni di un traduttore di manga (9)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Ottava parte di questo articolo

Sapere il giapponese non basta a fare di te un buon traduttore. Devi essere un bravo scrittore. Hai bisogno di creatività e immaginazione. Non è un gran lavoro saper padroneggiare abbastanza giapponese da leggere un fumetto, e per ogni parola che non conosci andare a fare una ricerca, ma trasporre il tutto in un’altra lingua richiede qualcosa di più. In effetti, direi che l’equilibrio in questo mestiere sia qualcosa come 40% di abilità con il giapponese/60% di scrittura nella lingua madre. Ho amici il cui giapponese surclassa di gran lunga il mio, ma non sono traduttori migliori.

È anche importante amare i fumetti. Amarli davvero. Schernisco il termine “fan translator” perché tutti i traduttori di manga professionisti sono fan-se non lo fossimo, non faremmo questo. Se c’è una cosa che tutti i traduttori di manga hanno in comune è che amiamo i manga. Vogliamo fare fumetti che noi vorremmo leggere. Nei miei sogni ho la mia lista di fumetti a cui ambisco che sottopongo a ogni curatore che starà a sentirmi. Presumo sia così per tutti. A volte, come con Shigeru Mizuki, Satoshi Kon e Matsumoto Leiji, ottengo di lavorare su quei fumetti dei miei sogni. Altri, come Miyuki Saga e Daijiro Morohoshi, stanno ancora aspettando la loro occasione.(Incrocio le dita! Nessuno che sta leggendo vuole fare un tentativo?) Ma quello su cui sto lavorando non ha rilevanza, io lo amo. Devo. Metto troppo di me stesso in ogni storia per non importarmene.

Una volta ho visto qualcuno lamentarsi che una catalogazione per Showa: Una Storia Del Giappone riportasse “Di Shigeru Mizuki e Zack Davisson”. Lamentavano che Davisson (io) fosse soltanto il traduttore, e quindi non è che la serie fosse “sua”; ma penso che sia una catalogazione accurata. Sono anche uno scrittore, e per me le traduzioni che faccio sono tanto mie quanto i libri che scrivo. Sono “i miei fumetti”.

La prossima volta che leggi un manga che ami, dà un’occhiata a chi è il traduttore. Magari controlla se hai qualche altro fumetto di quel traduttore. Come esperimento, confronta due lavori dello stesso artista originale, ma tradotti da persone diverse (per esempio, la mia traduzione di Satoshi Kon per la Dark Horse e quelle per la Vertical) Verifica se la voce cambia. Guarda quanto sono diverse. E ricorda che quello che stai leggendo è sempre una collaborazione. Non importa qual è il tuo manga preferito, o chi l’abbia originariamente scritto: i traduttori sono una parte della tua esperienza.

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (8)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Settima parte di questo articolo

Parole sulla pagina
C’è anche la problematica dello spazio. La traduzione di manga comporta una sfida in più non affrontata dagli altri media. La natura del fumetto è una danza di parole e immagini. Con i manga, le immagini sono lì. I baloon per le parole sono lì. Non se ne vanno da nessuna parte e non puoi cambiarli. Tutto quello che puoi fare è assicurarti che le parole si accordino con le immagini. E che entrino nei baloon- questa parte è importante. Data la natura della lingua giapponese, si può mettere una bolgia di cose in più nello spazio disponibile di quanto si possa con l’inglese. Quando sto trascrivendo una traduzione devo sempre essere consapevole dello spazio edificabile a disposizione sulla pagina, e di come le parole andranno ad adattarsi in quel baloon. Questo per tacere dei baloon verticali…

Ho visto un collega traduttore affermare su twitter che quello che facciamo realmente è scrivere nuovi testi in inglese da incastrare in disegni già dati. Sono d’accordo fino a un certo punto. Immagino che sia un po’ simile al vecchio “Metodo Marvel” di fare fumetti, in cui l’artista disegna basandosi solo su un soggetto e poi lo sceneggiatore ritorna e riscrive il dialogo assicurandosi che si accordi con ciò che l’artista ha disegnato. È il passo finale del mio processo. Mi stampo il testo inglese, e lo leggo assieme al fumetto in tempo reale. Faccio sempre modifiche. Ci sono cose che funzionavano bene nella mia testa, ma che non fluiscono bene come pensavo. O parole che ho ripetuto troppo spesso in una pagina. O frasi che non si adattano ai volti che le dicono. Od ancora altri piccoli dettagli.

Una volta sono stato coinvolto come consulente da un grande editore che ambiva ad espandersi ai manga. Avevano pubblicato con successo romanzi tradotti, e pensavano che offrire anche una collana di manga sarebbe stato un ben piccolo salto. Ho esposto il mio processo esattamente come descritto sopra, e gli ho fatto vedere cosa comporta. Dopo la mia esposizione, hanno deciso di non dedicarsi ai manga-era più lavoro di quanto potessero gestire.

Nona parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (7)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Sesta parte di questo articolo

Una volta che hai nominato qualcosa, devi immaginarti come suona. Gli effetti sonori sono una delle più grandi sfide che affronterai come traduttore di manga.  Il giapponese usa effetti sonori ripetitivi. Don don don. Bup bup bup. Sha sha sha. E ne hanno MOLTI di più di questi. La pioggia che cade facendo zaaa è diversa dalla pioggia che cade facendo shito shito. Volevo che la “gravitysaber” di Emeralda avesse un effetto sonoro unico, e così è uscito zwark.

Ogni arma da fuoco- dalle mitragliatrici ai cannoni navali-fa un rumore diverso in Showa: Una Storia Del Giappone. Anche le astronavi sono un bel divertimento. Sono particolarmente affezionato alle navi di Queen Emeraldas. Ho fatto una ricerca nei fumetti di fantascienza degli anni ’50 per vedere gli effetti sonori usati per le astronavi e ne ho preso un paio in prestito. Credo che aggiunga un bel tocco nostalgico alle navi, che sono un marchio delle impossibili navi pirata volanti di Matsumoto.

E poi c’è il temibile sheen. È l’onomatopea giapponese per il silenzio che non ha equivalenti nell’inglese. Ognuno deve risolvere questo particolare problema a proprio modo. Ma sussulto ogni volta che lo vedo. Fortunatamente, ogni volta che ne ho bisogno ho un dizionario vivente. Mia moglie Miyuki è la mia assistente sui passaggi particolarmente insidiosi, o quando quel contesto e quella cultura diventa troppo densa da penetrare. È stata di grande aiuto per Showa: Una Storia Del Giappone e per addentrarsi nel dialogo di Oshii in Seraphim. Ci sono volte in cui essere sposato con una parlante nativa giapponese torna comodo per questa particolare professione.

Ottava parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (6)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Poi ci fu il dialogo di Mamoru Oshii. Fu di gran lunga il più difficile. Oshii tende a strafare nel’utilizzo di kanji difficile e di un fraseggio spigoloso. Giunsi a pensare che il miglior modo per renderlo era saccheggiare il tesauro e trarne la più oscura terminologia inglese che potessi trovare. Sono terribilmente fiero di come Seraphim: 266613336 Wings è venuto fuori. È stato un lavoro dannatamente impegnativo. E fermatemi prima che parli di Panty and Stockings with Garterbelt . Tradurre doppi sensi sessuali non è cosa facile…

Non è che poi non incespichi sulle singole parole. Per“Showa: Una Storia Del Giappone” mi sono dovuto tuffare nel dizionario alla ricerca di termini militari e storici. Ho usato il frasario giapponese/inglese di mio nonno risalente alla Seconda Guerra Mondiale come un ponte verso il passato, e sapevo che avrei dovuto mettere il nome corretto ad ogni nave da guerra. Non c’era spazio per l’errore. Anche le tecnociance di Matsumoto erano altrettanto difficili da decifrare. Lo juryoku seba di Queen Emeralda avrebbe potuto essere un gran numero di cose, ma alla fine optai per mettere nella la mia lingua “gravitysaber”.

Mi sono detto che se in inglese “lightsaber” (il nome dato alle famose spade laser di “Guerre Stellari”) era fico, allora gravitysaber non sarebbe stato male. È anche il nome che in Giappone usano in inglese, la qual cosa può essere d’aiuto. Però non funziona ogni volta; chiedetelo al Führer Deslock di Space Battleship Yamato, o Leader Deslock, come è stato rinominato per la traduzione ufficiale; e non c’è niente che mi aiuti con il pianeta Heavy Metal. Non c’è verso che comunichi qualcos’altro che puro giapponese scrauso degli anni ’70. Oh, beh…

Settima parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (5)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Non sono del tutto autodidatta; ho il mio master in giapponese e la traduzione letteraria è stata parte del mio corso di studio, ma è diverso dai manga. Ho imparato con la pratica. Ho preso una serie già tradotta (Dr. Slump & Arale, nel mio caso) e l’ho tradotta volume per volume, confrontando la mia traduzione con la versione pubblicata. Ho immaginato che più mi avvicinavo alla versione pubblicata, meglio stavo facendo. Mi ha insegnato anche quali scelte fare, dove erano le differenze, e perché quelle decisioni erano prese.

Il mio processo è semplice. Mi appoggio il fumetto vicino al mio computer e inizio a leggere. E a scrivere. E a sentire. Questo è importante, perché è quello che sto cercando di replicare, un sentimento. Non leggo mai il fumetto prima del tempo. Voglio catturare l’esatto momento di quando leggo una pagina, e poi usare l’inglese per dare ai lettori l’esperienza della stessa emozione. Mi faccio coinvolgere profondamente nei fumetti mentre lavoro su di essi. Rido con forza. Fino alle lacrime. Ovviamente, in seguito ci ritorno su e faccio degli aggiustamenti, ma se prima leggo l’intero fumetto, perdo l’immediatezza.

Ogni personaggio ha la propria voce. So come suona Kitaro, come parla Emeraldas. Posso parlare come Nezumi Otoko o Jakob “Che Distrugge Paesi”. Mentre leggo, sento quelle voci nella mia testa. Cerco di lasciarle dire come direbbero qualcosa. E sì, ci sono volte in cui recito ad alta voce, per essere sicuro che suoni in modo corretto. Fortunatamente di norma lavoro da solo in una stanza. Solo i miei cuccioli mi vedono che mi rendo ridicolo.

Anche catturare il tono è importante. Quando per la prima volta sono passato da Shigeru Mizuki a Leiji Matsumoto, mi ci è voluto un po’ per immergermi nella grevità formalizzata di Matsumoto ben diversa dalla leggera prosaicità di Mizuki. I personaggi di Matsumoto suonavano troppo come quelli di Mizuki e non andava bene. Ho iniziato a mettere Wagner in sottofondo mentre traducevo Queen Emeraldas, che fu la soluzione perfetta. Mi ha aiutato a concentrare tutto il melodramma e linguaggio operistico in qualcosa di egualmente potente in inglese.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

Come faccio quello che faccio
Ad essere onesto, non so come gli altri traduttori di manga ottengano il loro testo finale. Io so solo come faccio io. Quello che sto per dirvi su come opero potrebbe essere l’esatto contrario di come lavora qualcun altro. O potrebbe anche essere lo stesso. Sarebbe interessante da scoprire. A dire la verità, mi dà un poco di agitazione sentire quello che persone come Matt Smith, Fred Schodt, e Matt Alt diranno di questo articolo. O anche lo stesso Jay Rubin; annuirà consciamente con concordia? O con scherno? Lo vedremo.

Non ho fatto una scuola per fare questo, né qualche tipo di tirocinio o addestramento, quindi se il mio processo appare debole la colpa è interamente mia. Come ogni artista ho sviluppato il mio metodo attraverso la pratica e l’esperienza. Per evitare fraintendimenti, la traduzione di manga è una forma d’arte, così come la scrittura, il disegno, la colorazione, il lettering o qualsiasi altro delle miriadi di lavori che si aggiungono ad un fumetto pubblicato. C’è un motivo per il quale i CAT tools sono inutili per i manga, non siamo tecnici.

Parte della questione è la natura del linguaggio. Il giapponese non si presta facilmente alla traduzione. È un linguaggio altamente legato al contesto, ben diverso da un linguaggio poco legato al contesto come l’inglese. Questo significa che il giapponese usa meno parole e fa maggiormente affidamento sul contesto culturale per comunicare quello che accade sulla scena. Si dice spesso della letteratura giapponese che per ogni parola sulla pagina ce ne sono tre non scritte.  È ai lettori che spetta riempire i vuoti.

Come se non bastasse, il giapponese ricorre a quattro sistemi di scrittura: kanji, katakana, hiragana e romanji. Ognuno può leggermente distorcere il significato o aggiungere ulteriore contesto al contenuto di una frase. Una persona che parla in katakana probabilmente ha un accento straniero; oppure le singole parole possono cambiare il sistema di scrittura per porre enfasi, come l’inglese usa il corsivo o il grassetto. Si può addirittura scrivere una parola in kanji, come “maestro”, e poi allegare a esso un apice in hiragana per dire “signore della guerra” come significato aggiuntivo. Oltretutto, il giapponese fa massiccio uso di frasi idiomatiche e ripetizioni. Navigare il complesso mondo dei livelli di cortesia giapponese può essere pericoloso persino per coloro nati e cresciuti in quella cultura. Intraprendono spesso il percorso con meno ostacoli e usano e riusano una fraseologia socialmente appropriata, affidandosi al contesto culturale per dare il vero messaggio.

L’inglese è relativamente diretto: il più delle volte le persone dicono quello che intendono. Il giapponese è “Shaka; quando caddero le mura”.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Il ruolo di un traduttore
Ho capito su twitter che non molte persone sanno cosa fa un traduttore di manga (Twitter è stato in realtà la vera genesi di questo articolo. Ho pensato che un minimo di erudizione fosse dovuta) Le persone si imbattono in termini lavorativi quali “traduzione” e “localizzazione”, che sono differenti nella teoria, ma meno nella pratica. Molti suppongono che sia il curatore a fere il lavoro duro, e che tutto quello che il traduttore faccia è fornire una mera analisi del vocabolario, ma non è questa la mia esperienza. Il ruolo principale di un curatore è scegliere il traduttore, dirigere il progetto e poi dare ordine al fumetto finito. Mai sottostimare l’importanza della prima parte. È probabilmente la singola decisione più importante che verrà presa una volta ottenuti i diritti di pubblicazione.

Quando stanno scegliendo il traduttore, i curatori stanno scegliendo che tipo di fumetto sarà alla fine realizzato. Molti lettori non si rendono conto di quanto i traduttori influenzino il fumetto finito. È vero che alcune compagnie assumono adattatori per assistere al dialogo, e non c’è nulla di male in questo: Kelly Sue Deconnick ha iniziato come adattatrice di manga; ma non credo che sia una pratica comune. Personalmente ho usato un adattatore solo una volta, e la maggior parte dei traduttori che conosco consegnano un copione finito che va direttamente sulla pagina.

Il mio lavoro come traduttore è prendere tutto il linguaggio e il contesto e riformarlo in qualcosa che sia letto come se fosse stato originariamente scritto in inglese. Il testo giapponese è la mia materia prima. Congiuntamente alla traduzione delle parole sulla pagina, aggiungo contesto e creo frasi ponte che potrebbero non essere state presenti nell’originale. Riempio i vuoti che avrebbero potuto essere ovvi ai lettori giapponesi. E qualche volta riscrivo interamente le cose. È la Regola di Rubin in azione.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Il Giapponese nella Traduzione
La traduzione diretta-tradurre le parole alla lettera-produce un grammelot  illeggibile. Anche riordinare le parole in una corretta grammatica inglese dà come risultato un nonsense poco ispirato. Ecco un esempio: la seguente battuta è e-si-la-ran-te in giapponese! Da piegarsi in due!

Il Marito: Facciamoci un maiale allo zenzero per cena!

La Moglie: Ahimè, non abbiamo zenzero

Ho forse avuto un “LOL” da voi? No? Niente? Ma che strano…Posso raccontare questa barzelletta a mia moglie quando voglio e ottengo sempre una risatina. E invece questa qua?

Il Marito:  Voglio mangiare caviale rosso!

La Moglie: Ma quanto costerà?

Fidatevi di me, questa è SUPER divertente in giapponese. “Caviale Rosso” e “quanto” sono omofoni, si pronunciano entrambi “ikura”. La risposta della moglie (in giapponese: ikura kana…) solleva una ambiguità nella quale non sei sicuro se è preoccupata per il costo o se semplicemente non è in vena di caviale rosso. È anche una vecchia battuta che conoscono tutti, quindi è raccontata con una strizzatina d’occhio ed ha il sentore rilassato di qualcosa di familiare. Riportare questa barzelletta in inglese così come è scritta-scambiando una parola con un’altra- significa stroncarla sul nascere. Una traduzione riuscita richiede qualcosa in più. Ed è qui che subentra l’arte del traduttore.

Qualsiasi forma di traduzione letteraria è una collaborazione fra artista e traduttore. Non una collaborazione diretta: per quanto mi piacerebbe, raramente lavoro su fumetti dove discuto direttamente con l’artista originale. In qualche caso sono anche morti da tempo. Ma lavoriamo sempre insieme. Per quanto io cerchi di essere invisibile, entrambe le voci sono nel risultato. Pensateci su come a un gruppo musicale che fa una cover. Non importa quanto sia buona l’imitazione, ogni cantante aggiunge la propria voce e stile alla performance. La canzone finale nella sua interezza non è né il lavoro dell’uno né dell’altro. Potrebbe essere una metafora goffa, ma il punto è questo: un diverso traduttore produce un diverso fumetto.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Confessioni di un traduttore di manga

 Categoria: Servizi di traduzione

La Regola di Rubin
Vi confesserò un segreto. Se siete mai stati commossi da una riga di dialogo in un manga che ho tradotto; se qualcosa di pregno vi ha parlato in qualche maniera, o ha avuto qualche significato per voi; se avete pensato che qualcosa fosse fico o motivante, o se anche solo avete riso ad una battuta- quello probabilmente ero io, non l’autore originale. È una delusione, lo so. Ma vorrei introdurvi alla Regola di Rubin. Viene da Jay Rubin, traduttore dei romanzi best-seller di Haruki Murakami e uno dei più eminenti traduttori contemporanei dal giapponese verso l’inglese. Rubin ha dichiarato in un’intervista: “Quando leggete Murakami (in inglese), state leggendo me, almeno il 95% delle volte”. Quando l’ho letto, ho consciamente annuito con concordia, e ho avuto un brivido. Qualcuno finalmente lo aveva detto.

È questo il segreto. La regola di Rubin. Quando leggete le parole in un fumetto-badate bene, le parole propriamente dette- state leggendo me, almeno il 95% del tempo.

A nessuno piace sentirlo. Quando parlo alle persone della Regola di Rubin, si sentono tradite. E lo comprendo. Le persone vogliono una connessione. Vogliono credere che siano le parole del vero artista quelle a cui reagiscono. Rendere le persone consapevoli del traduttore solleva una barriera fra lettore e artista. Ci si aspetta che i traduttori siano invisibili. Siamo facilitatori,  il Pesce di Babele nell’orecchio che non dà segno della propria presenza o personalità. I lettori vogliono pensare che tutto quello che un traduttore fa è scambiare i vocaboli con quelli di un’altra lingua, sostituendo ” あ ” con “un”. Ma la traduzione non funziona così. In particolare non la traduzione letteraria. In particolare non la traduzione dal giapponese verso l’inglese. E in particolare non la traduzione di manga.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Traduzione fumettistica (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

C’è la tendenza a pensare che la traduzione riguardi soltanto le parole. Nella regolare traduzione letteraria questo è probabilmente vero, ma la traduzione fumettistica non si limita soltanto alle parole, al prendere un mucchio di testo in lingua straniera e convertirlo in quale che sia la lingua per i lettori a cui si mira. Le parole giocano un grande ruolo, ma l’arte sequenziale ha bisogno di tre cose per funzionare: testo, immagine e sequenza. (Tanto per confondere, gli studiosi della materia si riferiscono a queste tre cose insieme con “testo” negli studi fumettistici).

Prima dell’avvento della pubblicazione digitale i curatori comprensibilmente evitavano di alterare vignette e immagini là dove possibile, i cambiamenti richiedevano tempo, esperienza e spese, in aggiunta a quella della traduzione stessa.  Ma nonostante quanto sia divenuto facile modificare vignette e immagini al giorno d’oggi, è ancora un avvenimento raro. “Spanish Fever” è il solo caso che conosco in cui il curatore ha osato rimontare un fumetto, eppure la tecnologia con la facoltà di fare ciò è in giro da anni. (Okay, con essa hanno stampato quei primi manga al contrario, ma era per cambiare la direzione di lettura, non la sequenza)

Quello che la traduzione della striscia di Domingo mostra è non tanto quanto buone le traduzioni possano essere con un poco di ingegno, ma come un curatore abile e sicuro, con un autore volenteroso, possa aiutare a trasformare una traduzione media in una eccezionale. Era proprio questa la lezione per quegli studenti in Francia: i traduttori non possono lavorare in isolamento; la pubblicazione di libri è sempre stato uno sforzo di squadra.

Mi domando quante altre gemme rimontate sono lì fuori in attesa di essere scoperte. Come uno scienziato alla ricerca di vita extraterrestre, mi è davvero difficile credere che la traduzione di “Number 2 Has Been Murdered” è davvero sola nell’universo del fumetto.

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione fumettistica (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Alcune vignette dell’edizione inglese di Asterix furono modificate per il mercato britannico (comunque non aspettatevi di trovare questi cambiamenti nelle imminenti traduzioni NBM per il mercato USA). Forse la più nota di queste è una vignetta ridisegnata di “Asterix e gli Elvezi” -dove la mascotte delle benzine Antar, sconosciuta al di fuori della Francia, è stata rimpiazzata dall’omino Michelin. In “Asterix e Cleopatra” il giornale che Stocafis sta leggendo a pagina 33 fu cambiato per mostrare un nuovo titolo e due nuove strisce a fumetti sulla copertina: “Ptarzan” e “Pnuts” (delineato su Charlie Brown e Snoopy). Ci sono anche un paio di altri esempi su Hergè che modificò vignette di Tintin per il mercato britannico.

Ad ogni modo, seppure da un lato chiedere a Domingo di alterare alcune vignette non era comunque fuori discussione, visto il numero di vignette che avrebbe dovuto cambiare sarebbe stato come richiedergli una storia completamente nuova. Le atre ovvie soluzioni erano o rinunciare completamente alla storia o mandarla comunque in stampa con una traduzione alla lettera (e sperare che nessuno notasse che non aveva senso). Invece, Valenti rifiutò che questo accadesse: “Non volevo sorvolarci su” ha detto.

Fortunatamente, lo stile angolare e pulito di Domingo le presentò una possibile soluzione. Le immagini non erano il problema, lo era il loro ordine. Avrebbe potuto semplicemente riordinare le vignette per riflettere il cambiamento nella sintassi? “Senza le parole. Si doveva rimontare senza le parole. È così che facemmo” spiega “Ho fatto una stampa del fumetto, ho ritagliato le vignette e le ho ridisposte”.

Dopo ore di smontaggio e rimontaggio Valenti finalmente organizzò una nuova ridisposizione per l’edizione in inglese, tutto quello che le serviva era un’alterazione nella vignetta all’inizio della sequenza delle sciarade perché questa avesse senso. “Ottenemmo di cambiare il numero delle dita da tre a due” spiega”È così che facemmo funzionare la battuta… e ovviamente, ottenemmo l’approvazione dell’artista”.

È bene ricordare che nell’arte sequenziale c’è arte nelle sequenze. Il risultato finale della soluzione rimontata-con-le-forbici di Valenti appare tanto privo di cuciture che, a meno che non si abbia la versione originale spagnola a portata di mano, la “traduzione” sembra esattamente un originale. Invece, da pagina 4 a pagina 9, quasi ogni vignetta è stata disgiunta e ricollocata in una nuova posizione per raccontare la stessa, meravigliosa storia. (Sì, sei intere pagine sono totalmente diverse dall’originale spagnolo!) C’è poco da meravigliarsi se ha incontrato i favori  di Domingo e dei recensori nel 2016. “Ero veramente orgogliosa perché, quando l’hanno recensito, dissero che era un pezzo che spiccava; è stato molto divertente”  dichiara radiosa Valenti.

E allora parchè non ne abbiamo sentito parlare all’epoca? Beh, si deve supporre che avrebbe messo la Fantagraphics al centro del mirino per essere stata “infedele” all’originale spagnolo, e forse sminuito il contenuto del libro il quale avrebbe dovuto porre in luce l’ingegno degli autori, non dei curatori. Le decisioni di traduzione sono ardue da difendere. Ognuno sembra avere la propria versione e la propria preferenza riguardo ciò che funziona meglio per esse; e non è che non ci siano stati casi di traduzioni ridotte a pezzi da recensori senza alcuna previa conoscenza del materiale nella lingua originale.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione fumettistica (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Per comprendere perché, cercherò di spiegare la storia senza rivelare la battuta finale. È una commedia di una sola scena in cui, per ragioni che diverranno chiare quando la leggerete per conto vostro, il protagonista è disegnato intento al gioco delle sciarade; quindi, gran parte della storia è costituita da sequenze “mute” mentre mima gli indizi per ogni parola. (Domingo intervalla i gesti ostentativi del suo personaggio con le reazioni dei suoi interlocutori mentre tentano, comicamente, di indovinare le parole).

Ora, la grammatica spagnola vuole, come la maggior parte delle lingue romanze, che gli aggettivi generalmente siano posti dopo i sostantivi, invece che prima come in inglese, quindi una traduzione diretta dall’inglese allo spagnolo di THE RED TRUCK (ARTICOLO-AGGETTIVO-ARTICOLO) per esempio, si tradurrebbe direttamente come EL CAMIÓN ROJO con l’aggettivo “rojo” posto dopo il sostantivo (lo vedete-rosso messo dopo camion? Follia, no?) Quindi, dato che la frase che il personaggio sta mimando poggia sulla struttura ARTICOLO-SOSTANTIVO-AGGETTIVO, anche la sequenza delle immagini segue questa struttura: mima l’articolo, mima il sostantivo e solo alla fine mima l’aggettivo.

E proprio qui sta il problema. Se anche una traduzione in inglese potesse riposizionare l’aggettivo e il sostantivo, ci sarebbe una totale sconnessione dalle immagini, che seguono la sintassi spagnola. Similmente, c’è anche un problema culturale: l’inclusione dell’articolo in una sciarada in inglese è insolito. Sarebbe più probabile mimare “RED TRUCK” e lasciare l’articolo sottinteso.

La curatrice Kristy Valenti ricorda bene il rompicapo che stavano affrontando: “In spagnolo, le sciarade sono al contrario, e questa era di tre parole, ma negli USA sarebbe stata di due parole di ordine invertito. Quindi come lo rendi un fumetto muto che è sintatticamente completamente diverso?”.

Recentemente ho posto proprio questa domanda ad una classe di apprendisti traduttori e interpreti in Francia, presso l’Istituto per la  Traduzione, Interpretariato e Relazioni Internazionali (ITIRI) a Strasburgo, dove i migliori d’Europa studiano come tradurre pressappoco qualsiasi cosa – eccetto, sembra, fumetti. Dopo avergli dato il compito di anglicizzare l’originale di Domingo, ho visto ogni parvenza di sicurezza scomparire quando si fece loro chiara la realtà di quella che al principio era apparsa come una traduzione molto semplice. Tradurre fumetti non era facile come pensavano. Dopo circa venti minuti ogni studente aveva rinunciato all’impresa.

Una esitante mano alzata propose che la miglior risposta probabilmente si trovava al di fuori della loro area di competenza: la curatrice sarebbe dovuta tornare dall’autore per chiedergli di ridisegnare la storia. Una soluzione non senza meriti, e non senza precedenti.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione fumettistica

 Categoria: Servizi di traduzione

Traducción con tijeras: Come “Spanish Fever” della Fantagraphics ha tracciato una nuova strada per la traduzione fumettistica

C’è una striscia decisamente unica all’interno di “Spanish Fever“, l’antologia di fumettisti spagnoli che Fantagraphics ha edito negli USA nel 2016. Quando il racconto di dieci pagine di José Domingo, “Number 2 Has Been Murdered“, è arrivato alla fase di traduzione, è stato evidenziato come totalmente impossibile da tradurre. Ogni tentativo di volgere la storia spagnola in inglese, per quanto ispirato, l’avrebbe distrutta, punto. Rifiutandosi di accettare la sconfitta, la curatrice Kristy Valenti presto realizzò che una soluzione creativa e editoriale si trovava lì alla sua portata – nel cassetto della cancelleria.

Questa non è la prima volta che TCJ (The Comics Journal) ha discusso di traduzione fumettistica. In retrospettiva, forse l’articolo più istruttivo è stata la tavola rotonda in tre parti sulla traduzione postata sul TCJ nel giugno del 2010 (non siamo riusciti a caricarla anche su TCJ 301 ma rimane comunque là fuori nel cyberspazio per coloro che sanno dove guardare), con la sola e unica Kim Thompson che ha discusso dell’arte della traduzione fumettistica con Anjali Singh, che ha curato “Persepolis“, Helge Dascher di Drawn & Quarterly, e la specialista di manga Camellia Nieh. Il pezzo di Kim Thompson sulle traduzioni dell’opera di Claire Bretécher su TCJ 42 (1978), quello di TF Mills su Tintin (TCJ 86, 1983) e la recente intervista di Alex Dueben al traduttore Edward Gauvin su TCJ sono alcuni degli altri “must” da leggere a riguardo.

Spanish fever” è stata originalmente pubblicata come “Panorama” in Spagna da Astiberri nel 2013. Impressionata dal lavoro dei fumettisti spagnoli contemporanei contenuto in questo volume di 300 pagine, Fantagraphics ha deciso di acquisire i diritti  in lingua inglese per il mercato statunitense e ha mandato il massiccio manoscritto ai loro traduttori. Tuttavia, appena la versione inglese ha cominciato a prendere forma, Erica Mena, che era responsabile per il dinamico “ Nùmero 2 ha sido asesinado” di José Domingo, ha evidenziato un problema. Non poteva tradurre la storia, perché in inglese era, beh, intraducibile.

Il testo spagnolo era troppo bizzarro oppure troppo colloquiale per tradurlo, giusto? Sbagliato. Al contrario, il lavoro di Domingo linguisticamente non presentava la benché minima difficoltà. L’esiguo testo che intercorreva attraverso quelle dieci pagine monocromatiche avrebbe potuto benissimo essere decifrato con una comprensione dello spagnolo di livello scolastico (o con uno smartphone). Le parole non erano il problema, o almeno non quello principale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

L’arte del sottotitolaggio (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

10 SFIDE DA AFRONTARE PER UN TEAM DI TRADUZIONE AUDIOVISIVA

< Seconda parte di questo articolo

7-Rispetto del ritmo audiovisivo
Ciascuna scena di una serie tv o di un film è stata pianificata minuziosamente da molte persone in modo da raggiungere il ritmo perfetto. Realizzando sottotitoli che si fondono in modo naturale con il ritmo audiovisivo, possiamo aiutare lo spettatore a dimenticarsi di avere davanti una traduzione e il nostro lavoro diventerà invisibile.

8-Sincronizzazione
I traduttori devono evitare di allungare il sottotitolo oltre l’inquadratura o il cambio di scena. Si tratta di uno degli aspetti tecnici più impegnativi per il traduttore, dal momento che il discorso di fatto attraversa queste transizioni, ma è indispensabile per garantire l’invisibilità del sottotitolo.

9-Cultura contemporanea
Molte tipologie di testo presentano delle difficoltà legate al linguaggio informale e alla cultura contemporanea, che aumentano ulteriormente nel linguaggio verbale. Per esempio, i traduttori audiovisivi potrebbero dover sottotitolare una canzone cercando allo stesso tempo di attenersi all’umorismo, alle rime, assicurandosi che corrisponda a ciò che appare sullo schermo.

10-Problemi tecnici
La traduzione audiovisiva è strettamente collegata alla tecnologia. A differenza di altri settori di competenza, in cui la tecnologia costituisce solo un valore aggiunto, in questo caso rappresenta un requisito indispensabile. Ci sono normalmente problemi di formattazione e di audio da risolvere, insieme a molti altri. Per questo motivo, i traduttori e i responsabili del progetto hanno bisogno di restare costantemente in contatto per evitare di incorrere in errori quando è ormai troppo tardi.
Riassumendo La traduzione audiovisiva costituisce una sfida entusiasmante, ed è incoraggiante constatare che ci sono così tanti colleghi che vogliono lanciarsi in questo, ma le sue complessità non devono essere sottovalutate. Per ottenere la miglior traduzione possibile per lo spettatore, i clienti devono tenere in considerazione queste sfide ed evitare di assumere linguisti non qualificati. Come diceva Donald Kendall: “L’unico posto dove il successo viene prima di lavoro è presente nel dizionario”.

Fonte: Articolo scritto da Bruno Rotondo e pubblicato sul blog dell’agenzia Go Global

Traduzione a cura di:
Sindoni Mariacristina
Dott.ssa in “Teoria e Tecniche della Mediazione Linguistica”
Provincia di Roma

L’arte del sottotitolaggio

 Categoria: Servizi di traduzione

10 SFIDE DA AFRONTARE PER UN TEAM DI TRADUZIONE AUDIOVISIVA

Al giorno d’oggi la comunicazione attraverso mezzi audiovisivi è più efficace che mai. In media una persona trascorre 84 minuti al giorno guardando video online e il numero è destinato ad aumentare e raggiungere i 100 minuti entro il 2021. Per stare al passo con le ultime opportunità di lavoro, molti traduttori hanno deciso di entrare in questo, ancora nuovissimo, campo di traduzione, senza esserne davvero pronti. In questo articolo, comprenderemo quali sono le principali difficoltà che un team di traduzione deve affrontare quando si trova di fronte ad un progetto di localizzazione multimediale.

Qualche tempo fa un mio conoscente ha fatto riferimento al fatto che stesse valutando di presentarsi all’esame di ammissione per un’importante azienda internazionale in cerca di traduttori di sottotitoli. Gli ho detto che la trovavo una grande idea, ma che non sapevo avesse esperienze con la traduzione audiovisiva. Senza esitazione, mi ha detto che sarebbe stata la sua prima esperienza ma che pensava sarebbe stato divertente. Inutile dirlo, non ha passato l’esame.

Come il mio collega, molti traduttori sottovalutano il livello di specializzazione necessario per questo tipo di lavoro. Quel che è peggio è che molte aziende, inconsapevolmente, non si rendono conto del rischio di lavorare con gruppi non qualificati. Per contribuire a migliorare la consapevolezza delle sfumature e gli aspetti tecnici di questo campo di specializzazione, abbiamo stilato una lista delle principali problematiche che gli esperti di sottotitolaggio devono gestire quotidianamente.

1-Traduzione inter-linguistica e inter-semiotica
La traduzione inter-linguistica si riferisce all’atto del tradurre un messaggio da una lingua all’altra, mentre la traduzione inter-semiotica comporta un’interpretazione di diversi sistemi di segni o mezzi di comunicazione. Per esempio, ci potrebbero essere segnali visivi, come sguardi o gestualità, che potrebbero aggiungere un significato importante al discorso. I traduttori audiovisivi in realtà fanno entrambe le cose, dal momento che devono leggere attraverso il messaggio fatto di lingua parlata, suoni e immagini, ed esprimere tutto in forma scritta.

2- Spazio limitato
La traduzione non deve coprire lo spazio sullo schermo più del necessario. Per questo motivo, ci sono dei limiti stabiliti sul numero di caratteri per rigo e posizione sullo schermo. Normalmente il cliente specifica i requisiti all’interno della guida di stile. Queste istruzioni dovrebbero specificare il numero massimo di righi per sottotitolo e il numero massimo di caratteri per rigo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bruno Rotondo e pubblicato sul blog dell’agenzia Go Global

Traduzione a cura di:
Sindoni Mariacristina
Dott.ssa in “Teoria e Tecniche della Mediazione Linguistica”
Provincia di Roma

La sottotitolazione dei film multilingue (6)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

4- Conclusioni
Per riassumere, abbiamo visto esempi vari e distinti nel caso in cui in un certo film si parla un’altra lingua o addirittura molte lingue. Abbiamo anche visto esempi dell’utilizzo di un dialetto speciale o di un socioletto in un film, questione che sembra difficile da risolvere. Abbiamo osservato quali soluzioni si sono trovate in tali casi e abbiamo discusso la difficoltà di tradurre gli esempi portati. Problemi come questi spesso rappresentano una sfida per i traduttori, visto che essi non sono sempre consapevoli della gamma di possibilità a disposizione per tradurre la diversità.

Abbiamo osservato le seguenti soluzioni: non evidenziare l’utilizzo di una lingua diversa; evidenziarla senza tradurla, evidenziarla trascrivendola o traducendola. Se scegliessimo l’ultima soluzione, potremmo usare sia caratteri normali che il corsivo. Sarebbe però consigliabile usare quest’ultimo, visto che è un modo per mostrare un utilizzo della lingua speciale, e non tradurre tutte le parole “speciali”, altrimenti per gli spettatori diventerebbe difficile seguire.

Un problema simile sorge quando sia ha a che fare con più di due lingue. Come abbiamo visto, molti dei casi riportati qui non erano stati messi in rilievo, lasciando il pubblico all’oscuro dell’esistenza di diversi livelli linguistici. Una possibile soluzione potrebbe essere l’uso di colori diversi, che, come sappiamo, si adotta nella sottotitolazione per sordi.

Un’altra soluzione possibile, presa sempre dai SPS potrebbe essere la “nota” tra parentesi, come l’islandese nelle canzoni di Björk, solo per avvisare il pubblico che ciò che sentono non è inglese e che l’assenza dei sottotitoli non è dovuta all’incompetenza del traduttore.

Altra questione è il problema dell’uso di dialetti, socioletti e anche lingue “inventate”, così come impedimenti linguistici. Per la stessa natura particolare dei sottotitoli, si suggerisce di non fare uso di parole pronunciate male. E, qualora si facesse, sarebbe forse opportuno usare il corsivo. Ancora, un’altra soluzione possibile a questi problemi potrebbe essere l’aggiunta di informazioni tra parentesi, come si fa nei sottotitoli per sordi per avvisare il pubblico che nella lingua è presente qualche irregolarità.

Come già indicato nella conferenza Media for All tenuta all’Universitat Autònoma de Barcelona nel giugno del 2005, penso davvero che dovremmo riconsiderare il tradizionale divario tra i sottotitoli intralinguistici per i sordi e quelli per udenti e cercare di sfruttare tutte le possibilità offerte dai primi per risolvere le problematiche tradizionalmente “complesse”.

5- Bibliografia

Bartoll, Eduard (2004): “Parameters for the classifications of subtitles”, in Pilar Orero (ed.): Topics in Audiovisual Translation, Amsterdam/Philadelphia: John Benjamins.
Chaume, Federic (2003): Doblatge i subtitulaciò per a TV, Vic: Eumo.
Diaz Cintas, Jorge (2003): Teoria y practica de la subtitulaciòn. Inglés-Espaňol,
Barcelona: Ariel.
Gottlieb, Henrik (1997): Subtitles, Translation & Idioms, Copenhagen, University of Copenhagen.
Gottlieb, Henrik (2004): “Language-political implications of subtitling”, in Pilar Orero (ed.)Topics in Audiovisual Translation, Amsterdam/Philadelphia: John Benjamins.
Ivarsson, Jan& Carroll, Mary (1998): Subtitling, Simrisham, TransEdit HB.
Tuma, Thomas (2003): “Die Sensestimuliert”, in DerSpiegel 38, p.87.

Film
Costner, Kevin (1990): Balla coi lupi
Cukor, George (1964): My Fair Lady
Fassbinder, RainerWerner (1979): Il matrimonio di Maria Braun
Gudmundsdottir, Björk (1997): Live at Shephards Bush
Jones, Terry (1979): Brian di Nazareth
Klapisch, Cédric (1999): Guerre stellari I. La minaccia fantasma.
Nair, Mira (2002): Monsoon Wedding Payami, Babak (2001): Raye Makhfi (Il voto è segreto)
Pons, Ventura (2002): Anita no perde el tren (Anita non perde l’occasione)
Wenders, Wim (1987): Il cielo sopra Berlino

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue (5)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

3- La sottotitolazione degli impedimenti linguistici
Un’ultima questione legata a quelle già menzionate è l’uso di parole speciali, per esempio, quando un attore parla in un modo particolare. Di seguito due esempi: il film Brian di Nazareth (1979), dei MontyPython, e Guerre stellari I, La minaccia fantasma(1999), di George Lukas. In entrambi si parlano varie lingue, anche se il loro utilizzo differisce in ciascuno dei film, perché in uno, Brian di Nazareth, si tratta di un impedimento linguistico e nell’altro di una lingua inventata, la lingua di JarJarBinks e del suo popolo. La domanda che ci si può porre è: dovremmo mantenere questi effetti o impedimenti linguistici nei sottotitoli? Forse qualcuno può dire: “Perché no?” Ma visto che i sottotitoli sono scritti, diversamente dalla natura orale dell’originale o dalla versione doppiata, è facile immaginare la difficoltà di riprodurre queste stesse differenze nella versione scritta, nei sottotitoli. Bene, se guardiamo i sottotitoli, possiamo vedere che le differenze sono state mantenute. Nel primo esempio Pilato pronuncia la “r” inglese come se fosse “w”.

La prima cosa che osserviamo è che i sottotitoli spagnoli cambiano la “r” nello spagnolo standard in “d”. Perciò, non sempre, ma spesso, quando ci dovrebbe essere una “r” nella parola inglese, la si scrive con una “d”, o qualche volta anche con due. Tuttavia non è molto frequente riportare parole pronunciate male nei sottotitoli. La questione ora è: dovremmo scriverle in corsivo o semplicemente in caratteri normali? Tutto ciò può essere messo in relazione con My Fair Lady. Dovremmo usare il corsivo per mostrare quando lei parla male? Bene, nel caso dei sottotitoli in spagnolo queste parole sono scritte in caratteri normali, non in corsivo. L’altra persona che nel film parla con un impedimento è BiggusMaximus, che pronuncia però il suono “th” al posto della “s”. È interessante anche vedere il modo in cui questo possa essere rappresentato nelle lingue che non hanno lo stesso problema di pronuncia, come il catalano, il francese o l’italiano. Sarebbe interessante vedere come viene trascritto.

Cosa avviene in Guerre stellari? Bene, qui si parla una strana lingua artificiale, basata in realtà sull’inglese. Nei sottotitoli spagnoli vediamo che queste parole sono tradotte, ma anche pronunciate male,non sono in corsivo e non sono facili da seguire; perciò può essere che le si utilizzi, ma non così spesso come in originale, e meglio sarebbe metterle in corsivo per evidenziarle meglio.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

2- La sottotitolazione di dialetti e socioletti
Un altro caso che si può mettere in relazione con questo, anche se leggermente diverso, è l’uso dei dialetti e socioletti. Tutti i traduttori sanno com’è difficile rendere queste differenze nei sottotitoli o nel doppiaggio. Un buon esempio è dato dalla traduzione sottotitolata di My Fair Lady (1964), diretto da George Cukor. Com’è noto, questo film è l’adattamento cinematografico dell’opera Pigmalione di Bernard Shaw. Anche se il soggetto del film (e dell’opera) è il potere del linguaggio, e come cambiare il proprio status sociale ed economico grazie all’uso del linguaggio, è interessante vedere che anche i sottotitoli intralinguistici in inglese mostrano una resa mediocre dell’uso speciale del cockney[1]. Potrebbe essere interessante evidenziarlo all’inizio del film, per dare un’idea del personaggio, ma nella versione spagnola, né in quella sottotitolata né in quella doppiata, non viene segnalato.

C’è un capitolo dove il professor Higgins cerca di insegnare la pronuncia alla signorina Doolittle; ma lei non riesce. La famosa traduzione verso lo spagnolo, oserei persino dire conosciuta quasi da tutti, è quando lui dice: “The rain in Spainstaysmostly in the plain” (“La pioggia in Spagna continua principalmente in pianura”), e lei ripete pronunciando: “The rine in Spine staysmostly in the pline” (nel sottotitolo intralinguistico in inglese).

Nello stesso capitolo, più avanti, c’è un brano dove lei cerca di imparare a pronunciare la “h”, perché una “h” silenziosa è caratteristica tipica del cockney; e usano uno specchio con una fiamma, così se lei pronuncia l’“h” correttamente, la fiamma trema e si vede nello specchio. La frase che deve pronunciare è: “In Hartford, Hereford and Hampshire hurricaneshardlyeverhappen” (A Hartford, Hereford e Hampshire gli uragani non ci sono quasi mai”), trascritto con “In ‘artford, ‘ereford e ‘ampshire  ‘urricanes ‘ardlyhever ‘appen”.

Nei sottotitoli italiani, in entrambi i casi: “The rain in Spain… ”e “In Hartford, Hereford… ” le frasi semplicemente non sono né tradotte né trascritte, quando pronunciate in maniera errata. Penso davvero che potrebbe essere una buona soluzione, visto che il pubblico è sempre consapevole che lei parla in inglese, in questo socioletto inglese, che sta cercando di apprendere a pronunciare diversamente e che sono a Londra. Perciò forse così è più giusto ed è una buona soluzione. Inoltre, potrebbe forse essere utile l’uso delle parentesi, come si fa negli SPS, per avvisare lo spettatore che qualcuno sta usando un dialetto o socioletto, quando questo sia rilevante.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It


[1] La parlata londinese (N.d.T).

La sottotitolazione dei film multilingue (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

A questo proposito vorrei aggiungere che proprio ora in Germania c’è la tendenza a usare molte parole ed espressioni inglesi, per esempio, la pubblicità è per la maggior parte in inglese, specialmente i loghi e gli slogan. Bene, secondo l’articolo “Die Sensestimuliert” di Thomas Tuma che apparve nel giornale tedesco DerSpiegel (2003:87) fu fatta un’indagine in questo campo per scoprire se la maggior parte delle persone capisse questi slogan e il risultato mostrò che la maggior parte non li capiva. Slogan come “Come in and find out” (“Vieni e scoprilo”) per la Douglas, una ditta tedesca, venne compreso dai più come “Come in and find the way out” (“Vieni e cerca la via d’uscita”). O lo slogan “Be inspired” (“Prendi ispirazione”) per la ditta Siemens, anch’essa tedesca, fu inteso come “The inspiredbee” (“L’ape ispirata”). Si potrebbe dire che tutto questo mostra solo che l’inglese non era una lingua diffusa in Germania alla fine degli anni 70, come invece lo è oggi.

Tornando alla questione sopra esposta, potremmo semplicemente trascrivere le parole inglesi, invece di escludere i sottotitoli? Così si è fatto nei sottotitoli spagnoli per un DVD distribuito dalla FNAC[1] spagnola. Le parti parlate in inglese sono state trascritte. È molto probabile che lo stesso traduttore che si era occupato delle parti in francese conoscesse abbastanza l’inglese da poter tradurre anche quelle; ma se fossero state in russo? Immaginate che la protagonista incontri un ufficiale russo invece che americano, il traduttore trascriverebbe le parti in russo?

È come la situazione della cantante islandese Björk. Canta perlopiù in inglese, ma spesso usa alcune parole nella sua lingua, l’islandese, come nella canzone Barchelorette, presentata al concerto Live atShepards Bush (1997). Quando succede, le parole islandesi dovrebbero essere tradotte? Si dovrebbero lasciare in islandese? Bene, dal momento che si può presumere che la maggior parte delle persone non parlano islandese, cosa se ne dovrebbe dedurre? Come già ho affermato nell’introduzione, penso che una soluzione possibile e ragionevole sia l’aggiunta di questa informazione (islandese) tra parentesi, o l’uso di colori diversi.

Ma cosa accade quando si usa più di una lingua? Dovremmo mettere in rilievo questa differenza, e se così fosse, come? Forse potremmo usare il corsivo per tutte le lingue secondarie, se fosse il caso. C’è un altro film tedesco in cui si parla più di una lingua: Il cielo sopra Berlino (Wim Wenders, 1987). In questo film troviamo in prevalenza tedesco, inglese e francese, ma anche turco e altre lingue. Un angelo viene inviato sulla terra, a Berlino, per aiutare altre persone, ma vorrebbe restare lì e diventare umano. I due angeli che compaiono nel film sono interpretati dagli attori tedeschi Otto Sander e Bruno Ganz, e parlano in tedesco; l’attrice circense francese (interpretata da SolveigDommartin) parla in francese e Peter Falk, che interpreta se stesso, parla in inglese. Nella versione sottotitolata in spagnolo distribuita in DVD si usa solo un tipo di carattere e non si usa un’alternativa per mostrare queste lingue diverse.

Un altro film dove troviamo più di due lingue è L’appartamento spagnolo (CédricKlapisch, 2002). In questo film si trovano più lingue oltre il francese, la lingua principale: lo spagnolo, il catalano e l’inglese. Nei sottotitoli francesi, come si visualizzano nel DVD, questa differenza non è messa in rilievo, sicché il pubblico non può distinguere tra catalano, francese o inglese, e lo stesso è il caso del DVD in spagnolo: non c’è niente che metta in rilievo le lingue diverse nei sottotitoli spagnoli.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It


[1]Fédérationnationale d’achatsdescadres”, più tardi “Fédérationnationale d’achats”, una catena di negozi che vende prodotti dell’industria dell’intrattenimento (musica, letteratura, video games ecc.).

La sottotitolazione dei film multilingue (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Se guardiamo la versione inglese di questo film, compresa quella in DVD per la Spagna, non c’è niente che lo metta in evidenza, così gli spettatori che parlano inglese e che non conoscono né il catalano né lo spagnolo possono non essere in grado di cogliere la differenza tra le due lingue, se pensiamo a ciò che gli europei sanno della Spagna, e in particolare della Catalogna, dove anche gli studenti universitari che vanno lì per programmi di scambio Erasmus ignorano che la maggior parte delle lezioni all’università catalana sia in questa lingua “strana” e “sconosciuta”.

È sempre così? C’è un’altra possibilità? Facciamo un altro esempio: il film indiano MonsoonWedding di Mira Nair, distribuito nel 2002. Nel film si parla principalmente in inglese, visto che descrive le classi agiate di Delhi che, come si suppone, parlano inglese, pur utilizzando parole e persino frasi in hindi. In realtà è più verosimile che succeda il contrario in India, dove si parlano più di 1600 lingue (15 ufficiali) con una forte presenza dell’inglese come lingua franca, così la maggior parte delle persone parla la propria lingua usando molte espressioni e parole in inglese.

Nella versione spagnola di questo film con i sottotitoli per il DVD, si usano i caratteri normali per i dialoghi in inglese e il corsivo per le parti parlate originariamente in hindi.

Questa mi sembra una buona soluzione per rendere gli spettatori consapevoli del fatto che i personaggi parlano lingue diverse. Ma la lingua che si parla sporadicamente va tradotta o mantenuta in lingua originale e semplicemente trascritta? Un esempio di questo si può trovare nel caso del film di Fassbinder Il matrimonio di Maria Braun (1979). Il film è sul sogno economico della Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale. Maria Braun ha perso il marito durante la guerra e quando questa finisce, va alla sua ricerca. Nel frattempo conosce un ufficiale americano che era stato inviato in Germania. Maria Braun approfitta della situazione e inizia a imparare l’inglese con lui, oltre a diventare la sua fidanzata. Nella versione sottotitolata in francese distribuita da Video Arte, La Sept, le parti dove si parla inglese semplicemente non sono tradotte e neanche trascritte. Alcune di queste sono relative a un processo e in tal caso sono direttamente tradotte in tedesco. Ma ci sono altre parti dove semplicemente si parla inglese e il traduttore, o il distributore, ha deciso di non tradurle in francese. Forse hanno considerato che gran parte dei tedeschi non conosceva l’inglese al tempo in cui il film era stato distribuito, alla fine degli anni 70.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue

 Categoria: Servizi di traduzione

Abstract
La traduzione di film in cui compaiano più lingue è una questione interessante per il traduttore che può non disporre nell’immediato di tutta la gamma di soluzioni possibili. Per quanto siano stati proposti diversi approcci al problema, non tutti offrono soluzioni chiare. Interessante è ciò che emerge dall’analisi di ciò che ha fatto il traduttore e i criteri di valutazione sull’efficacia delle soluzioni adottate e, se non fossero tali, sulle soluzioni da adottare. Interessante è anche indagare se possa esserci una soluzione generale applicabile a più casi. In questo articolo non tratterò solo delle possibili soluzioni traduttive quando vi sia più di una lingua nell’originale, ma anche di ciò che si potrebbe fare in presenza di vari dialetti, idioletti e socioletti. Proporrò l’uso di alcuni elementi presi dalla sottotitolazione per sordi (SPS), come l’utilizzo di colori diversi o le informazioni paratestuali tra parentesi.

1- La traduzione di film multilingue
Nel suo libro Subtitles, Translation&Idioms (Gottlieb 1997: 114-115) e nel suo articolo più recente “Language-politicalimplications of subtitling” (Gottlieb 2004:84), Henrik Gottlieb tratta del caso del film americano Balla coi lupi, diretto da Kevin Costner nel 1990 e sottotitolato in danese. Secondo Gottlieb, nella sequenza in cui il protagonista incontra per la prima volta i nativi americani, le parti in Lakota sono sottotitolate, così il pubblico danese può leggere la traduzione delle parole dei nativi, contrariamente al pubblico americano in sala. Apparentemente, come dice Gottlieb, il fattore deciso può essere stato il fatto che nella versione DVD del film americano il parlato in Lakota era sottotitolato in inglese per il pubblico a casa.

Inoltre possiamo considerare il caso del film iraniano Il voto è segreto (RayeMakhfi, 2001, diretto da BabakPayami),sottotitolato in spagnolo e distribuito nei cinema nel 2001. Una donna deve raccogliere i voti per un’elezione politica in un’isola lontana e in una parte del film gli abitanti del posto parlano tra loro in una lingua diversa dal persiano, e questa parte non è sottotitolata. Solo quando i dialoghi sono tradotti in persiano, sono sottotitolati.
Come si dovrebbe affrontare la questione? Sarebbe ragionevole che si traducesse ciò che è già stato tradotto nella versione originale. Oppure, potremmo aggiungere, quando si è sicuri che il pubblico del testo fonte capisca tutte le varie lingue usate nell’originale. Potrebbe essere il caso dei film prodotti in Catalogna, dove per il pubblico si usa sia il catalano che lo spagnolo; una situazione che, a quanto pare, è sempre più frequente negli ultimi tempi. È il caso di Anita no perdeltren (Anita non perde l’occasione) di Ventura Pons, distribuito nel 2002. In questo film i personaggi parlano prevalentemente catalano, ma uno di loro, interpretato dall’attrice spagnola María Barranco, parla sempre in spagnolo. Tutto il pubblico catalano riesce a capire entrambe le lingue, per via della situazione politica in Catalogna. Ma come lo si può tradurre in un’altra lingua? Io credo che si dovrebbero tradurre entrambe le lingue, dal momento che si suppone che siano comprese dal pubblico del testo fonte. Ma la domanda che potrebbe sorgere è: si dovrebbe mettere in rilievo la presenza di due lingue diverse?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

Perché tradurre la ricerca scientifica?

 Categoria: Servizi di traduzione

La ricerca è terminata, gli studi sono stati condotti, l’articolo è stato scritto – ma ancora non è stato pubblicato. Il lavoro è ora concluso? Non ancora. Ad oggi, in questo mondo sempre più globalizzato, è opportuno anche tradurre la propria ricerca scientifica.

Di seguito, cinque convincenti ragioni per cui tradurre il proprio lavoro!

  1. Aumenta le informazioni disponibili
    Sebbene la maggior parte della ricerca scientifica sia condotta e pubblicata in lingua inglese, molti gruppi e laboratori di ricerca parlano altre lingue. Traducendo il proprio lavoro, le proprie scoperte e teorie vengono rese disponibili a un pubblico più ampio, che può quindi costruire e ampliare ulteriormente la ricerca.
    Inoltre, altri laboratori e gruppi potrebbero essere ispirati dal tradurre il loro lavoro in inglese o in altre lingue: ciò porterebbe maggiori benefici nel campo della ricerca! Ci potrebbero essere alcune teorie importanti su cui soltanto i ricercatori francesi stanno lavorando – quindi, se non sai il francese, non lo sapresti mai. Allo stesso modo, la propria ricerca potrebbe aiutare un gruppo in Germania o Brasile a fare le loro scoperte, che risulterebbero poi essere utili all’ampliamento della ricerca iniziale. Tradurre il proprio studio potrebbe aprire porte che prima non si sarebbero neanche considerate e l’intero settore ne beneficerebbe.
  2. Colma il divario di conoscenza
    Poiché la maggioranza delle ricerche sono condotte in lingua inglese, sia i ricercatori sia i consumatori di diversa madrelingua si trovano sempre in svantaggio. È risaputo che c’è un divario di conoscenza tra ricchi e poveri, ma è meno risaputo che c’è un divario causato dalle barriere linguistiche.
    Comunità e popolazioni che non parlano inglese – o una delle altre lingue più “globali”, come lo spagnolo o il francese – sono limitate e hanno difficoltà nell’accesso di informazioni di settori importanti come la salute pubblica e gli studi ambientali. Tradurre le ricerche aiuta a colmare questo divario di conoscenza.
  3. Guadagna una nuova prospettiva
    Il cliché “perdersi nella traduzione” preoccupa spesso scienziati e ricercatori che vogliono tradurre le loro scoperte. Comunque, molti di loro non colgono a pieno l’opportunità che la traduzione scientifica è in grado di offrire; a volte bisogna esprimere un concetto in un’altra lingua in maniera diversa: può aprire gli occhi a nuove scoperte.
    Spesso può essere difficile tradurre direttamente una parola o una frase. A volte, in una lingua, un concetto deve essere detto in modo leggermente diverso. Comunque, questo non significa che qualcosa si sta perdendo – si stanno solo facendo nuove scoperte! Forse c’è solo una parola tedesca che riesce a descrivere qualcosa di più preciso, o forse il modo in cui viene detto in francese…suona meglio!
    Non si sa mai cosa rivela una nuova lingua.
  4. Semplifica
    Molti traduttori scientifici professionisti credono che, quando si tratta di traduzioni scientifiche, il più delle volte sia più facile semplificare piuttosto che elaborare. Comunque, questo non vuol dire che la traduzione perda significato; spesso si riesce a sintetizzare o semplificare i concetti come non si erano mai pensati prima.
  5. Rende la propria ricerca intramontabile
    Sebbene l’inglese sia attualmente la lingua franca della scienza, della ricerca e della comunicazione, non sempre lo è stata. Storicamente, molte lingue hanno regnato sovrane durante epoche diverse: arabo, francese, greco, spagnolo e molte altre hanno avuto i loro giorni d’oro come “lingua franca”. Chi dice che nel futuro un’altra lingua non sostituirà l’inglese?
    La traduzione scientifica professionale migliora le probabilità per l’umanità di continuare a beneficiare della propria ricerca per i secoli a venire.

Fonte: Articolo pubblicato il 18 ottobre 2019 sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Sara Fares
Traduttrice EN/ES> IT
Fermo

Traduzione di storie per bambini

 Categoria: Servizi di traduzione

Tradurre fedelmente le storie destinate ai più piccoli può rivelarsi molto impegnativo
Coloro che non hanno familiarità con l’industria della traduzione, possono presumere che la traduzione di un testo altamente tecnico in campo medico sia molto complicata e richieda una certa conoscenza, non solo del settore medico, ma anche della lingua di destinazione. Ovviamente questa supposizione è vera.
D’altro canto, si potrebbe anche supporre che di fronte a un testo apparentemente semplice, come una storia per bambini, con una grammatica e un vocabolario lineare, non emergano gravi complicanze.
Tuttavia, anche tradurre fedelmente le storie per bambini può rivelarsi molto impegnativo.

Stesso gioco – Lingue diverse – Espressioni diverse
Una dimostrazione ce la può fornire la traduzione delle istruzioni di un semplice gioco fatto all’aperto dai bambini. Prendiamo ad esempio il gioco dell’acchiapparella. Questo gioco è ampiamente conosciuto, ma quando lo si traduce in spagnolo, il traduttore si troverà di fronte varie opzioni di resa, ad esempio: pilla, corre que te pillo, tenta, la mancha e molte altre ancora, a seconda della regione del mondo in cui si parla la lingua spagnola dove si giocherà a questo gioco.

Traduzione dei nomi propri dei personaggi nei libri per bambini
Anche tradurre i nomi dei personaggi nei libri per bambini può rappresentare una sfida. Ad esempio sarebbe possibile per un bambino di cinque anni in Messico identificarsi con qualcuno chiamato Peter o Henry? O forse sarebbe più appropriato trasformare questi nomi in Luisito o Carlitos, molto più vicini alla sua realtà quotidiana? Sappiamo che i bambini sono in grado di memorizzare più facilmente aspetti più prossimi alla loro via quotidiana e alla loro cultura. Un esempio ci viene fornito da uno studio recente, in cui il crescione mangiato da un personaggio, è stato sostituito dal traduttore con qualcosa di più familiare -il formaggio- non essendo il primo un alimento molto comune in Spagna.

Buona comunicazione tra il traduttore e il cliente
Come si è potuto notare, i traduttori devono prestare la massima attenzione quando si apprestano a lavorare su questo tipo di testi, pertanto è importante che si instauri una buona comunicazione tra il cliente e il traduttore così che si possano scambiare idee circa le scelte migliori. I bambini hanno il diritto di leggere una storia e godersela appieno, senza che nessun altro elemento estraneo arrivi a confonderli.

Alcuni consigli utili per tradurre con successo i libri per bambini

  • Idealmente, il traduttore svolgerà anche la funzione di scrittore;
  • Se possibile, incontra l’autore. Saperne di più riguardo al contesto e all’ambientazione in cui la storia è stata concepita, aiuterà nel processo traduttivo;
  • Leggi e rileggi il testo tutte le volte necessarie prima di iniziare la traduzione;
  • Se rimani bloccato mentre stai traducendo e pensi di avere la parola o la frase proprio sulla punta della lingua, fai una piccola pausa. Quando ti rimetterai a lavoro, vedrai che le parole ti torneranno alla mente;
  • Durante la correzione, leggi il testo ad alta voce: deve risultarti scorrevole;
  • Se il testo di partenza non è valido, rifiuta il progetto. È molto difficile lavorare su un testo scadente, poiché sarai portato a modificarlo durante la traduzione e questo non è essenzialmente il tuo scopo;
  • Se possibile prendi le distanze dal testo per qualche giorno e poi rendigli un’occhiata;
  • I nomi dei personaggi devono essere mantenuti, non cercare di piegare il testo;
  • Continua a rivedere il testo fino all’ultimo minuto;
  • Mantieni sempre l’essenza originale del libro, ciò significa trovare significati equivalenti per il testo di arrivo.

Fonte: Articolo pubblicato il 4 gennaio 2016 sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Elisa Lucchesi
Traduttrice EN>IT; ZH>IT

Dedicarsi alla traduzione di software? (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

SFIDE

  • Meno spazio per la creatività. Quando bisogna tradurre “Accept” o “Agree”, puoi andare poco lontano con la fantasia, anche se è vero che il software va molto al di là delle singole parole.
  • Gli spazi da riempire possono diventare dei veri e propri rompicapi. Anche se in certi contesti può valere “Il mio nome è _______” = “Mi chiamo ______”, in altri può complicarci la vita. Un esempio facile: in “What is your favourite ____ among these?”, il genere di “favourite” e “these” dipende dal testo che verrà inserito negli spazi vuoti. Se lanci una monetina ed escludi l’opzione che non è uscita, sarà terribile se verrà inserita una parola femminile: “Qual è il tuo colore preferito tra questi?”contro “Qual è la tua città preferita tra queste”. Quindi dobbiamo attingere all’immaginazione di cui parlavamo prima per arrivare ad una soluzione il più possibile equa, per esempio: “Quale ____ ti piace di più?”. A mio giudizio, queste sfide sono le cose che più mi piacciono della traduzione di software!
  • Le riduzioni di spazio sono all’ordine del giorno e a volte devi usare delle abbreviazioni (che, sinceramente, non mi piacciono proprio). Per esempio, tradurre parole così tanto brevi in inglese come “get” può diventare un problema quando la traduzione diventa “acquisisci” e per questioni di spazio hai solo tre caratteri. È un esempio molto semplice, inventato e che in genere non si trova nella realtà, dato che alla traduzione dei dispositivi viene data sempre più importanza e coloro che devono disegnare i tasti sanno che poche lingue hanno così tante parole corte come l’inglese e conviene aumentare lo spazio dove andrà inserito il testo. Nonostante ciò, la mancanza di spazio è un problema sempre più frequente, visto il trend di creare dispositivi sempre più piccoli come gli smartwatch.

In sostanza, la traduzione di software (così come succede in ogni settore) non è per tutti. Ho conosciuto persone che mi hanno detto che non lo avrebbero mai fatto perché troppo noioso o rigido e poi altri che dicono che lo sforzo viene compensato dal vedere la propria traduzione su uno schermo (come succede per l’audiovisuale) e ti rendi conto di aver partecipato attivamente nel migliorare o facilitare l’uso di una tecnologia che andranno poi ad usare altre persone. Inoltre, a seconda del diverso tipo di traduzione di software, ti permette anche di stare al passo con le novità della tecnologia, cosa che per me è un valore aggiunto.

Che vi sembra? Vi piacerebbe farlo? L’avete mai fatto? Lavorate in questo settore?

Aspetto le vostre risposte!

Fonte:  Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 15 giugno 2019 sul proprio blog Traducir & Co

Traduzione a cura di:
Donatella Andria
Freelance
Bologna

Dedicarsi alla traduzione di software? (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

VANTAGGI

  • Ci sono decisamente meno ambiguità che in altri tipi di testi, dato che un pulsante o il titolo di un menù avranno una funzione concreta che non dà adito a grosse ambiguità di significato. Per esempio, se si parla di “settings” in un contesto di telefonia mobile, è ovvio che si sta parlando di impostazioni o configurazione, non di un template o di supporto.
  • È più facile verificare la coerenza perché spesso un termine avrà una traduzione univoca (idealmente, relazionata dal cliente ad un glossario). Usando l’esempio di prima, se si traduce “setting” come “configurazione”, più avanti non si può chiamare in altro modo. Per questo, è più facile verificare che si siano usate le preferenze terminologiche del cliente (ad esempio con strumenti come Xbench, usando filtri o altro)
  • Le ripetizioni hanno senso, al contrario di ciò che succede in altri settori come il marketing, dove si devono utilizzare sinonimi per non appesantire il testo. In genere, nell’ambito della traduzione tecnica, e quindi all’interno del settore software, è meglio ripetere un termine la cui costruzione possa dare luogo a fraintendimenti. Per esempio, in “Ifyouwant to turn on thisfunctionality on your machine youwillneed to update it first”, la traduzione “Se vuoi attivare questa funzionalità nel tuo dispositivo, devi prima fare un aggiornamento” potrebbe risultare ambigua (anche se comunque si capirebbe per il contesto, stiamo parlando del dispositivo) e di sicuro il cliente preferirebbe leggere la parola “dispositivo” per evitare confusione.
  • Noi stessi usiamo questi dispositivi. A differenza di ciò che accade quando si traduce, per esempio, un testo di chimica non essendo noi dei chimici, noi traduttori di software conosciamo il punto di vista di chi leggerà quel messaggio perché siamo abituati ad esserlo. Se per esempio a noi salta all’occhio un certo termine, lo stesso accadrà anche agli altri utilizzatori. Per esempio, se dobbiamo decidere se usare “illuminazione” o “lucentezza” in riferimento allo schermo del telefono, sicuramente “lucentezza” [in Spagna n.d.t.] risulterà molto più familiare e il dubbio sarà risolto grazie alla nostra esperienza di utilizzatori. Nonostante ciò, non c’è da fidarsi del “mi suona meglio” e ad ogni modo si dovrà consultare la terminologia preferita dal cliente.

Terza parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 15 giugno 2019 sul proprio blog Traducir & Co

Traduzione a cura di:
Donatella Andria
Freelance
Bologna

Dedicarsi alla traduzione di software?

 Categoria: Servizi di traduzione

Oggi ho cercato nella barra di ricerca quale fosse l’ultimo articolo pubblicato relativo alla traduzione di software, per non ripetermi, e ho scoperto che non ho scritto niente su questo argomento! Dedicarsi alla traduzione di software è un’opzione che non tutti utilizzano per le difficoltà che comporta e la poca flessibilità che permette nella maggioranza dei casi. Nonostante tutto questo, però, alcuni prediligono questa possibilità perché presenta delle caratteristiche che altri tipi di testi, invece, non offrono. In questa prima parte racconterò dei vantaggi e delle sfide di questo tipo di traduzione a cui sto dedicando il mio tempo in modo non continuativo dal 2013 e che, unitamente al marketing, è diventata un po’ la mia specialità (mi ricordo ancora gli inizi di questo blog quando mi chiedevo in cosa “volevo” specializzarmi: alla fine le opportunità si presentano da sole, un’esperienza porta ad un’altra esperienza e alla fine finisci con lo specializzarti in qualcosa che non avevi proprio immaginato nel tuo percorso di studi).

Per coloro che non sanno che tipo di contenuto si trovano nei software (ho visto più facce stranite di quello che mi aspettavo quando dico che lavoro in questo settore), aggiungo una piccola descrizione per chiarire che si riferisce, per esempio, al testo che sta in un sistema operativo: menù, opzioni, tasti, avvisi di errore, applicazioni, popup, menù a tendina, etc. Quando si prende in mano un telefono e si entra in Configurazione e si cambia l’ora della sveglia, si attiva il bluetooth o si cambiano le notifiche, tutto ciò si fa attraverso una serie di menù e tasti che “qualcuno” ha tradotto. Lo stesso accade quando si apre una finestra di errore o c’è l’avviso di batteria bassa del pc. Allo stesso modo se in una smart tv compare una domanda a cui bisogna rispondere scegliendo tra una serie di opzioni. All’interno di un sistema operativo ci saranno applicazioni, funzioni, impostazioni, programmi, etc. che, a loro volta, avranno molto contenuto tradotto. Tutto ciò è quel tipo di testi a cui ci riferiamo quando parliamo di “tradurre software”.

Poche persone si rendono conto dell’importanza di questo tipo di traduzione fino a che sperimentiamo quanto possa essere inutile un dispositivo, per quanto di ultima generazione, se non potessimo scegliere una lingua a noi familiare. Avete fatto almeno una volta l’esperimento di mettere il telefono in una lingua sconosciuta e di provare ad usarlo? Se siete nerd almeno quanto me e lo avete provato, vi sarete resi conto che l’unico modo di usare il menù (anche quando sei disperato e vuoi solo cambiare la lingua in italiano) è ricordando più o meno la posizione di ogni opzione o lasciandosi guidare dalle immagini, se ci sono.

Quindi noi traduttori di software ci troviamo davanti delle sfide che potrebbero risultare di poco conto per coloro che non conoscono la difficoltà di questo tipo di traduzione tecnica. Dall’altro lato, però, ci divertiamo con le caratteristiche uniche di questo tipo di contenuto, che non sono presenti in altri settori.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 15 giugno 2019 sul proprio blog Traducir & Co

Traduzione a cura di:
Donatella Andria
Freelance
Bologna

La sfida della traduzione audiovisiva

 Categoria: Servizi di traduzione

L’articolo in esame affronta il problema  della traduzione e della trasmissione di emozioni in un contesto particolare, cioè quello della sottotitolazione cinematografica. In questo articolo, che mira a riflettere sul modo in cui le emozioni possono essere tradotte da una lingua all’altra, l’autore ha scelto di focalizzarsi su un sentimento specifico, quello della rabbia.

Per svolgere la sua ricerca, l’autore ha ben pensato di passare dalla parte del mezzo cinematografico per identificare, fra tre diversi film, le espressioni di rabbia che si trovano sia nel contenuto audiovisivo che nei sottotitoli tradotti. Attraverso le scelte dei traduttori, i risultati della sua ricerca ci mostrano che diversi elementi vengono presi in considerazione, nello specifico il passaggio dalla lingua orale a quella scritta e le tendenze linguisitiche suscitate dalla rabbia, che non sono necessariamente uguali da una lingua all’altra. Inoltre, “non possono essere trascurate le variabili culturali [...], in quanto sono estremamente complesse quando si parla di emozioni” l.9. Come trasmettere, dunque, l’emozione della rabbia destreggiandosi tra due universi semiotici e linguistici differenti?

Una delle strategie messe in evidenza nell’articolo consiste nel giocare sull’effetto prodotto dai sottotitoli. In effetti, per veicolare la rabbia attraverso i sottotitoli in italiano e trascrivere efficacemente la velocità del parlato, che aiuta ad esprimere questo sentimento in forma orale, i traduttori hanno deliberatamente scelto di inserire due sottotitoli nello stesso campo visivo con l’ausilio di trattini per contrassegnare la successione delle battute sullo schermo. Ciò mi ha particolarmente interessato.

Questa attenzione ai dettagli deve essere preoccupante sia per i traduttori audiovisivi che per i traduttori letterari, se non in misura maggiore per questi ultimi. In effetti, come è menzionato nell’articolo, l’audiovisivo svolge un ruolo chiave nella percezione delle emozioni, molto più dei sottotitoli. L’espressione facciale dei personaggi, i loro gesti, le loro azioni, la loro intenzione possono da soli essere rivelatori di una certa emozione. D’altra parte, i traduttori letterari devono proseguire senza questi elementi e utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per tenere conto delle emozioni; anche se costretti ad usare la loro creatività a costo di allontanarsi dalla forma iniziale della racconto.

Questo articolo interessantissimo mi ha davvero permesso di sviluppare una riflessione su molti quesiti relativi alla traduzione e alla comunicazione.

Fonte: Articolo scritto da N.Kalidi e pubblicato il 15 giugno 2017 sul sito Open Edition

Traduzione a cura di:
Jessica Incorvaia

Tre miti sulla traduzione finanziaria

 Categoria: Servizi di traduzione

Lavori in banca, vero?

Quando, qualche giorno fa, una delle mie amiche mi ha chiesto – un po’ perplessa – perché non lavorassi in banca, ha confermato un sospetto che già avevo. La gente non ha idea di che cosa faccia un traduttore finanziario, e probabilmente anche un traduttore in generale. Ho letto tanti post sui blog in tema di miti e luoghi comuni sui traduttori, sulla differenza tra traduttori e interpreti e sul lavoro freelance in generale.  La maggior parte delle persone, persino i nostri amici e conoscenti, spesso non sa nulla del nostro lavoro e concepisce la traduzione in modo bizzarro.

Mito N.1: i traduttori finanziari lavorano in banca
Anche se molti dei miei clienti lavorano per banche, società finanziarie o fondi comuni di investimento, io sono una professionista freelance indipendente e, prima di tutto, una linguista. Un traduttore finanziario, così come anche un traduttore tecnico specializzato in altri settori, è prima di tutto un traduttore, un linguista, una persona che ha imparato e parla lingue straniere e magari ha studiato tecniche di traduzione. Ovviamente, devi anche conoscere il tuo campo di specializzazione, es. finanza, macro e microeconomia, come funziona la borsa valori, cosa siano uno stato patrimoniale e un conto economico e così via. Tuttavia, puoi lavorare per clienti diversi e specializzarti in finanza o legge o altre aree (e non devi essere necessariamente un avvocato per tradurre documenti legali). D’altra parte, non è detto che un esperto di finanza conosca le lingue straniere e le tecniche traduttive. Probabilmente lui/lei capisce l’inglese o il giapponese, ma potrebbe non essere in grado di tradurre in italiano.

Mito N.2: sicuramente sai come e dove investire… sei un traduttore finanziario!
Quando dico che traduco documenti finanziari, la maggior parte della gente è convinta che io sia la maga dei mercati azionari e molto ricca. Fino a qualche anno va, la cosa mi faceva sorridere. Ora, dopo più di 20 anni di esperienza, vorrei rispondere: “Beh, se uno è grado di tradurre il manuale di una caldaia dal tedesco all’italiano, non ha bisogno di chiamare l’idraulico quando la caldaia non funziona, giusto?”. Scherzi a parte, provo a spiegare che io leggo e traduco molto sui mercati finanziari, e sono aggiornata sui trend di mercato e sulle performance dei fondi di investimento. Tuttavia, leggo quanto basta – ai fini del mio lavoro – per sapere che ogni società di investimento ha la propria visione sui trend di mercato e applica diverse strategie per diverse necessità. Così come un idraulico ha bisogno della chiave inglese, a un traduttore servono i dizionari. Se dovessi fare degli investimenti, chiederei l’assistenza di un consulente finanziario.

Mito N.3: la traduzione finanziaria dev’essere noiosa!
Tutte le professioni sono a volte noiose, a volte entusiasmanti. Questo vale anche per la traduzione finanziaria. Come ho detto nella mia recente intervista, quando andavo a scuola desideravo tradurre romanzi e racconti. Negli anni, ho capito che la finanza e l’economia, come anche la legge e la politica, sono parte della vita di tutti i giorni. Probabilmente, tradurre le notizie sullo “shutdown” degli USA o sulla ripresa economica della Cina è per me più interessante ed estremamente connesso alla vita reale.

Nella maggior parte dei casi, un traduttore finanziario è anche un freelance, un imprenditore che deve essere un traduttore, un project manager e deve avere competenze di marketing e contabilità… ma questa è un’altra storia.

Fonte: Articolo scritto da Francesca Airaghi e pubblicato su Financial Translation Hub

Traduzione a cura di:
Alsea Alessia Esposito
Traduttrice finanziaria EN>IT
Como

L’utilizzo della lingua in campo scientifico

 Categoria: Servizi di traduzione

Anticamente non esisteva nessun problema legato alla lingua impiegata in campo scientifico, infatti, fino al ‘500, tutte le Università usavano un’unica lingua, il latino, e i professori, da qualsiasi Paese provenissero, potevano capirsi tra loro come fossero connazionali.

L’uso universale del latino fra i dotti del Medioevo è ben noto e spesso citato come situazione invidiabile, ma non tutti sanno come esso venne meno per lasciare il posto alle lingue nazionali dei diversi Paesi d’Europa.

Sembra che il primo a rompere la tradizione sia stato Bombast von Hohenheim, più noto come Paracelsus, che nelle sue lezioni cominciò ad usare il tedesco.

Fra i primi ad usare una lingua nazionale in scritti scientifici è da ricordare lo stesso Galileo Galilei, non perché non conoscesse il latino ma perché era convinto che l’antica lingua non fosse più adatta alle nuove idee.

Nel corso del Medioevo, il latino visse in una condizione speciale, come strumento di quel tesoro culturale letterario, filosofico e religioso che si era diffuso in tutta Europa dopo la caduta dell’impero romano, benché non fosse più usato come lingua vivente.

Tuttavia, quando l’umanità ebbe qualcosa di nuovo da aggiungere al precedente patrimonio culturale, l’antica lingua non fu più sufficiente e ciò si verificò nei nuovi campi del sapere come scienza, matematica e fisica.

È questo il principale motivo che rende assurda l’idea che il latino (o l’esperanto) possa ancora servire come lingua internazionale della scienza.

Se osserviamo la storia dobbiamo concludere che in realtà non è mai veramente esistita una lingua comune per gli studiosi di tutto il pianeta. Il latino fu soltanto, per un certo periodo, la lingua della cultura del territorio limitato in cui si era diffuso il Cristianesimo.

Successivamente, ebbe un ruolo importante il francese, poi il tedesco, e ultimamente, si evidenzia l’importanza dell’inglese, soprattutto per l’influenza degli Stati Uniti, economicamente e culturalmente.

Per ciò che concerne la scienza è necessaria non solo una lingua atta all’informazione scritta ma anche una lingua che serva al contatto diretto tra gli scienziati, sia nei congressi che negli eventi.

Da ciò deriva l’importanza del ruolo del traduttore e dell’interprete durante eventi scientifici come convegni, congressi, fiere a carattere scientifico-ambientale, dove risulta fondamentale il ruolo del traduttore nel “traslare” i termini specifici degli atti ufficiali nelle 2 o 3 lingue ufficiali scelte per il congresso; talvolta risulta indispensabile anche il ruolo dell’interprete simultaneo per la comunicazione effettiva tra i partecipanti.

Oggigiorno, principalmente a causa dei tagli nelle spese di traduzione e interpretariato, spesso gli atti, le brochure e i documenti ufficiali degli eventi vengono tradotti solo in inglese, creando quindi non poche difficoltà nella comprensione e nella comunicazione; allo stesso modo, spesso nei congressi gli interpreti non vengono più utilizzati a causa di problemi di restrizioni nel budget.

Non bisogna dimenticare, che l’utilizzo di termini scientifici rende necessaria una conoscenza approfondita di termini tecnici, ognuno con il proprio ben preciso significato e la propria particolare accezione.

Nel 1866, il filosofo tedesco Nietzsche scrisse “Certamente un giorno l’umanità avrà una lingua comune e certamente un giorno l’uomo viaggerà volando nell’aria”.

Da molto tempo si è assistito alla realizzazione della seconda previsione del filosofo, mentre, per quanto riguarda la prima, a livello universale, questa non sarà forse mai completamente perseguibile o perseguita.

D’altro canto, riferendosi al campo scientifico, la necessità primaria di comprendersi l’un l’altro in maniera chiara, immediata ed inequivocabile, per condurre attività e ricerche che coinvolgono molti paesi in diversi settori di interesse vitale per l’interra razza umana, deve pretendere una valorizzazione del ruolo della traduzione professionale.

Autrice dell’articolo:
Martini Giulia
Traduttrice EN-ES>IT
Milano

Traduzioni scientifiche professionali

 Categoria: Servizi di traduzione

Salve a tutti, sono un fisico-matematico, laureatosi nel vecchio ordinamento, per intenderci quello in cui erano previsti 18 esami annuali, due colloqui in altrettante lingue straniere di importanza scientifica e, naturalmente, la tesi finale. Come tutti i fisici laureatisi nel vecchio ordinamento, al primo ed al secondo anno ho dovuto studiare su un paio di libri consigliati dal docente, scritti in lingua inglese, e quindi in una lingua che non era la mia. Successivamente, cioè dal terzo anno di corso in poi, i libri americani e/o inglesi erano la norma, per poter dare gli esami dei vari corsi. Nonostante quell’inizio abbia costituito, per me, una “terapia d’urto”, col tempo si è rivelato fruttuoso, non solo per i miei studi successivi; infatti, attualmente ho una collaborazione, in qualità di traduttore di testi di brevetti di invenzione, dall’Inglese verso l’Italiano.

Tuttavia, ciò su cui intendo richiamare l’attenzione dei cortesi lettori di questo breve articolo, è la questione se anche un fisico-matematico e più in generale un laureato in materie scientifiche, possa, a buon diritto, eseguire traduzioni scientifiche professionali, al pari dei colleghi laureati in lingue e letterature straniere.

Ritengo che la risposta non possa che essere positiva. Infatti, da studente mi capitava di leggere alcuni testi di matematica o di fisica tradotti, e in quelle occasioni, notavo che i traduttori erano fisici o matematici che insegnavano o insegnano tutt’ora, in prestigiose istituzioni educative del nostro Paese. Inoltre, un professionista, che abbia ricevuto il compito di tradurre in lingua italiana, per esempio, un libro o un articolo di fisica nucleare, deve avere una minima conoscenza in tale campo di studi.

Non è certo ragionevole pretendere che un traduttore laureato in lingue debba essere costretto a studiarsi la Fisica Nucleare, in breve tempo, almeno nelle sue linee essenziali, prima di mettere mano alla traduzione vera e propria. Ecco perciò che si apre uno spiraglio, per assumere dei fisici, quali possibili candidati per effettuare traduzioni del tipo sopradetto.

Lo stesso discorso può essere fatto se, invece della Fisica Nucleare, debba essere tradotto un libro o un articolo sugli “operatori di simmetria delle equazioni differenziali”, per esempio. Infatti tale argomento, specificatamente matematico coinvolge i concetti e le teorie, come la teoria dei Gruppi, delle Algebre di Lie e naturalmente le stesse equazioni differenziali, i quali concetti e teorie possono, secondo me, essere maturati solo durante l’intero corso di laurea scientifica, ovvero esame dopo esame.

A tutto ciò, va aggiunto, e qui parlo a titolo personale, il notevole numero di articoli scientifici americani, che ho dovuto leggere durante il corso di laurea, e il di cui studio mi ha permesso di apprendere lo stile di scrittura che gli scienziati americani o inglesi utilizzano per esporre le loro idee.

Prima di concludere, vorrei chiarire, che quanto esposto non vuole essere una proposta di ingerenza da parte di un gruppo di persone su una professione che non è la loro, ritengo però che una traduzione scientifica eseguita con cognizione di causa su ciò che si deve tradurre, se non doverosa, è certamente preferibile a qualunque altra.

Autore dell’articolo:
Giulio Belli
Traduttrice medico-scientifica
Torino

Traduzione medico-sanitaria

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione di testi medici e farmaceutici fa parte del grande settore della traduzione specialistica tecnico-scientifica. Per eseguire questo tipo di traduzioni occorre acquisire buone conoscenze nel campo della medicina, chimica farmaceutica, psicopatologia, epidemiologia e nell’ambito dei processi medici in generale. Questa è una delle ragioni per cui, nella maggioranza dei casi, questi testi vengono tradotti da medici e specialisti del settore sanitario con grande padronanza linguistica, sia della lingua di partenza che di quella d’arrivo. A volte, seppur in modo meno frequente, coloro che realizzano le traduzioni mediche e farmaceutiche sono traduttori che si sono specializzati in questo settore, ed io faccio parte di questi. È un lavoro arduo e complicato, specialmente per chi, come me, proviene da una preparazione prettamente letteraria. Tuttavia, con tanto studio, impegno e una buona dose di sacrificio si può riuscire ad ottenere buoni risultati.

Come gli altri tipi di traduzione, la traduzione di testi medici è costituita da varie fasi, tutte ugualmente importanti e senza le quali il risultato non potrebbe raggiungere il grado di perfezione richiesto. La prima di queste è la lettura e comprensione del testo d’origine, senza la quale è impensabile che un traduttore possa realizzare una traduzione di qualità. Successivamente, è opportuno consultare testi paralleli e database specialistici per effettuare le necessarie ricerche terminologiche ed ottenere le informazioni aggiuntive che ci occorrono. La terza fase è quella della traduzione vera e propria del testo. Infine, la quarta e ultima fase è la revisione finale del testo tradotto, utile a verificare che in esso non vi siano errori di alcun genere, che mantenga il significato del testo di partenza e che allo stesso tempo sia perfettamente comprensibile nella lingua d’arrivo.

Il risultato della traduzione, infatti, dev’essere un testo fluido e naturale che non lasci trapelare il sentore che si tratti di una traduzione ma di un testo originale a tutti gli effetti. La terminologia utilizzata in questo settore è molto specialistica, tanto da poter risultare incomprensibile e difficoltosa a coloro che non sono abituati a tradurre testi medici. È necessario quindi prestare molta attenzione al momento della traduzione per non lasciarsi sfuggire il benché minimo dettaglio. Questa è una delle difficoltà principali di questo tipo di testi, pertanto occorre dotarsi di tutte le risorse necessarie, come glossari e dizionari specialistici monolingue e bilingui, per poter scegliere il termine corretto in ogni occasione anche se, in alcuni casi, questo non è sufficiente e bisogna eseguire una ricerca esaustiva in testi paralleli.

Questa è una delle procedure operative più efficaci poiché vedendo il termine che ci interessa inserito nel proprio contesto, possiamo arrivare a comprendere in modo più approfondito il suo reale significato e la sua valenza intrinseca.
La traduzione medica racchiude al suo interno varie branche di specializzazione, come, per esempio, la cardiologia, la nefrologia, la ginecologia, la reumatologia, ecc.
In linea generale, il traduttore di testi non specialistici si assume già di per sé un’enorme responsabilità, ma il traduttore di testi medici, quando affronta una traduzione in un settore delicato come quello in cui si è specializzato, assume su di sé una responsabilità ben maggiore. Per questo motivo, in questo tipo di traduzioni non è ammesso il minimo errore ed è fondamentale che il traduttore sia estremamente preciso e scrupoloso. Anche la più piccola inesattezza potrebbe infatti ledere l’incolumità di un essere umano.

La traduzione specialistica

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione specialistica è un ramo della traduzione che può riguardare un settore specifico di carattere tecnico, scientifico, giuridico o economico. Da un punto di vista commerciale questo tipo di traduzione costituisce la parte più consistente dell’attività traduttiva, come afferma Gamero Pérez (2001), sebbene non raggiunga la stessa popolarità della traduzione letteraria (pensiamo ad esempio alla traduzione di un romanzo di successo). Attualmente la traduzione specialistica è più presente che mai nella vita di tutti i giorni: dagli articoli di giornale ai libri di testo, dalle istruzioni per l’uso degli elettrodomestici ai foglietti illustrativi dei medicinali, dai software a Internet. In genere si può dunque sostenere che i testi da tradurre in quest’ambito hanno finalità pratiche ben definite: infatti possono avere varie funzioni quali spiegare il funzionamento di un elettrodomestico, illustrare il funzionamento di un attrezzo, esplicitare una teoria scientifica o una procedura di laboratorio, oppure come nel mio caso analizzare l’inquinamento delle acque tramite definizioni, tabelle e classificazioni.

Se riflettiamo sulle rigide distinzioni che avevano caratterizzato anticamente il dibattito sulla traduzione – si pensi alla bellezza della traduzione, alla fedeltà (Salmon, 2003) – i progressi nel campo della traduttologia e i vari studi ad essa collegati hanno introdotto concetti più dinamici per definire e valutare una (buona) traduzione. Considerando la definizione contenuta nella nuova norma CEN o Comitato Europeo di Normazione (www.cen.eu/) 15038 (2006), tradurre significa “trasportare i contenutiti della lingua A nella lingua B”. Si tratta di una denominazione che racchiude in sé tutta la complessità del processo di traduzione e adattamento. In generale si può affermare che una traduzione dovrebbe avere il compito di fornire al lettore e al destinatario le stesse informazioni (grosso modo) dell’originale, “provocandone le stesse reazioni” ed evocando richiami analoghi a quelli del pubblico originario. Mentre nella traduzione letteraria lo stile, l’ordine, le rime e i vari elementi godono di grande importanza con l’obiettivo di “ottenere un’equivalenza stilistica, semantica, pragmatica” (Fernández e Arjonilla, 1998: 44) in un testo di tipo specialistico è essenziale trasmettere un messaggio rispetto alla forma in cui tale messaggio viene espresso; infatti, lo scopo principale della traduzione specialistica è pertanto la riproduzione del contenuto del testo della lingua di partenza nella lingua di arrivo (definita anche equivalenza pragmatica), avvicinando, qualora necessario, il destinatario al testo e non viceversa, come avviene nella traduzione letteraria (quindi nel nostro caso è importante che gli esperti del settore o gli studenti capiscano da un punto di vista pratico quali sono le tecniche per depurare e riciclare l’acqua inquinata).

Quindi, per semplificare, il traduttore di un romanzo non può semplificare il testo della traduzione per renderla più accessibile ai lettori né correggere eventuali scelte stilistiche magari non perfette, perché l’autore ha scelto deliberatamente di “sconvolgere” l’ordine linguistico. In tal senso, l’autorevolezza del mittente e la forma del messaggio prevalgono sul destinatario (ricevente) del messaggio. Il traduttore che invece si trova a tradurre un articolo scientifico ha il dovere di intervenire e delucidare il testo se non fosse chiaro o, peggio ancora, contenesse errori: in questo caso, il messaggio e il destinatario hanno un peso maggiore rispetto al mittente del messaggio, cioè l’autore.

Traduzione medico-scientifica

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione in campo medico e scientifico è la mia grande passione, professionale e non solo. È cominciata con l’interesse per le lingue, in particolare francese ed inglese, per poi diventare di grande utilità nell’affrontare gli studi in Biologia ed in Medicina. Il mondo della ricerca biomedica e della Medicina ha tempi strettissimi e le pubblicazioni, anche attraverso  le riviste online, si aggiornano di ora in ora. La lingua d’elezione in cui comunicano gli scienziati è l’inglese ed è necessario conoscerne le basi, quantomeno per tenersi aggiornati. La consultazione di testi medici e di pubblicazioni in lingua straniera talvolta è limitata dalla difficoltà di interpretazione poiché il linguaggio medico scientifico inglese o francese non è così semplice o immediato, una parola che in gergo colloquiale ha un significato, associato ad un termine clinico può averne un altro e non è semplice, spesso, trovare corrispondenze in italiano.

Una base scientifica forte, data da una laurea in materie medico-scientifiche, avvantaggia il traduttore in queste discipline perché sa affrontare (almeno è quello che ho notato con la mia esperienza) il discorso, entra nel testo con un approccio diverso. Chiaramente è necessaria anche una specializzazione in traduzione ed in traduzione medico-scientifica. Il motivo risiede nel fatto che non ci si improvvisa traduttori e, parlando del mio settore, traduttori biomedici, solo perché si esercita la professione di medico o di ricercatore. Questo è il motivo per cui esistono dei precisi percorsi formativi che è giusto intraprendere se, unita alle proprie conoscenze si ha una predisposizione ed una passione per la traduzione specialistica.

A questo proposito potrei segnalare alcuni percorsi come ad esempio dei Master o Corsi brevi in traduzione medica e scientifica. Lo IATI  ne organizza uno. Un altro corso interessante di Master lo propone l’Università di Pisa nell’ambito della traduzione all’interno del quale si può scegliere un curriculum specialistico. Un altro percorso formativo interessante è organizzato dall’Istituto Francese,  per quanto concerne la preparazione nella lingua francese a livello C, con una particolare attenzione all’ambito scientifico per un percorso e all’ambito letterario per l’altro. L’elemento importante però è qualificarsi ed avere una buona predisposizione, cosa che, per occuparsi di ricerca e medicina, è imprescindibile come parlare bene una lingua straniera.

Traduzione e seminari statunitensi (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Un saggio di Jonas Zdanys, uno dei partecipanti al seminario di traduzione di Yale sostiene l’idea che la scrittura creativa non si possa insegnare e che dunque il talento creativo sia innato, opponendosi in tal modo all’opinione tradizionale secondo cui è possibile insegnare traduzione all’università. Per Zdanys la traduzione è un’attività soggettiva che egli include nell’ambito dell’interpretazione letteraria. Afferma che lo studio della letteratura può portare a una comprensione qualitativamente “più alta”. E qui di nuovo la necessità e l’importanza del sostrato culturale della cultura di partenza e di arrivo che di fatto però non determina l’univocità dell’opera di traduzione.

I seminaristi hanno dimostrato nel tempo che il linguaggio, invece di stabilire un insieme di regole che assoggettassero il testo ad un’interpretazione limitata e unica,  determinassero una “visione completa”, in cui le traduzioni reali tendessero ad aprire nuovi modi di vedere e sovvertissero modi di vedere preordinati. Nonostante l’addestramento e la formazione all’uso delle metodologie giuste, la ricerca ha dimostrato che, dando a due traduttori di un seminario lo stesso testo, si ottengono due traduzioni diverse. I risultati quindi sono testi sempre nuovi che sono dissimili dall’originale e da altre traduzioni.

Se il seminario di traduzione americano ha dimostrato qualcosa, è che il testo tradotto sembra avere una vita propria e non risponde all’insieme di regole utilizzate da chi lo interpreta ma a leggi che sono peculiari al metodo di traduzione utilizzato. Da questa concezione dinamica delle idee, anche il “significato” di un’opera d’arte non può mai essere fisso, perché varia al variare del linguaggio. La gamma di associazioni di parole all’interno di un’opera d’arte più antica varia con il reinserimento di quest’ultima in un’epoca o in una cultura diversa. Anche il linguaggio quindi sembra avere una vita propria, un potere di adattamento, cambiamento e sopravvivenza che va al di là delle teorie che tentano di spiegare e di coglierne la complessità.

In conclusione, la traduzione oggi attraversa un momento di grande sviluppo e di successo grazie all’aumentata necessità di comunicazione tra le varie culture.
La comunicazione interculturale è un’esigenza primaria del mondo contemporaneo e la traduzione costituisce lo strumento essenziale perché possa avvenire nelle mutate condizioni socio-culturali. Da ciò deriva lo stretto rapporto tra cultura e traduzione espressa dalle teorie traduttive contemporanee.

Traduzione e seminari statunitensi

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Una teoria affidabile della traduzione può essere sviluppata solo se la mente del teorico è eclettica così come la pratica stessa della traduzione. Non si tratta puramente di un trasferimento linguistico; una buona conoscenza linguistica della lingua in oggetto non è sufficiente per garantire un trasferimento appropriato. Il vero traduttore deve conoscere la “cultura” alla quale appartiene l’opera da tradurre e deve avere altresì un’ottima conoscenza della cultura d’arrivo in modo da poter stabilire una corrispondenza più o meno soddisfacente.

Il mestiere del traduttore richiede poliedricità, versatilità e una certa dose di coraggio nel momento in cui è necessario operare delle scelte che determineranno di fatto la trasmissione dell’opera nella lingua di arrivo. Grande responsabilità dunque quella del mediatore culturale, ovvero di colui che fungerà da ponte tra due culture spesso lontane ed eterogenee. La mediazione è molto più di una traduzione: il mediatore, grazie al suo contributo, mette in relazione due culture, consentendone la reciproca comprensione. Il mediatore/traduttore dovrà dunque in un certo qual modo essere biculturale, cioè dovrà conoscere in modo approfondito ed esaustivo i due contesti culturali con i quali opererà, risolvendo le disparità linguistiche e culturali di entrambi i mondi.

Naturalmente, la percezione che la cultura d’arrivo avrà del testo tradotto dipenderà sostanzialmente dal modo in cui il mediatore linguistico interpreterà il testo di partenza e la responsabilità delle scelte compiute ricadrà inevitabilmente su di lui. Quella del traduttore o mediatore culturale è talvolta una vera e propria missione, con riferimento particolare all’ambito letterario. Limitando dunque l’approccio traduttivo ai testi letterari, possiamo affermare che in molti circoli americani la traduzione letteraria è ancora considerata un’attività di second’ordine, meccanica e non creativa, non degna di attenzione da parte della critica.

All’inizio degli anni sessanta, la traduzione era considerata un’attività marginale, priva di interesse e di spazio nell’ambito universitario. Non esistevano quindi centri per la traduzione né associazioni di traduttori letterari, tantomeno pubblicazioni dedicate principalmente alle traduzioni, ai traduttori e alle loro costanti problematiche.
Negli anni settanta, invece, la disciplina iniziò a svilupparsi e a diffondersi. Venne gradualmente sempre più accettata e, ben presto, corsi e seminari di traduzione furono offerti in molte università tra cui quelle di Yale, Princeton, della Columbia, dell’Iowa, del Texas, ecc. Alla fine degli anni settanta, questi sviluppi portarono alla costituzione dell’American Literary Translators Association (ALTA), l’organizzazione professionale dei traduttori letterari americani.

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Riflessioni di una traduttrice audiovisiva

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È impossibile guardare una serie televisiva, un videogioco, un film o un documentario che originariamente è in una lingua straniera e non pensare a quanto siamo fortunati perché qualcuno, con il suo impegno, ci ha portato un pezzetto di mondo alla nostra portata. Questo faticoso compito è opera di un traduttore audiovisivo. Per arrivare lassù, il percorso è stato irto di ostacoli: ha dovuto spezzarsi la schiena all’università, probabilmente ha fatto un master o dei corsi di specializzazione, ha impiegato anni per padroneggiare le lingue straniere, ha lasciato il suo paese ed è andato all’estero per tuffarsi in una cultura diversa e ha fatto tutto il possibile per essere il migliore. Insomma: sangue, sudore e lacrime.

Tuttavia, in un certo senso, il traduttore audiovisivo è anche davvero fortunato poiché ha trasformato la sua passione ‒ consumare contenuto audiovisivo e imparare continuamente ‒ nel suo mestiere. Come si suol dire “fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”. Pur essendo d’accordo con questo pensiero, devo ammettere che, come professionisti linguistici, abbiamo la corda al collo a causa delle numerose restrizioni di questa specializzazione. Per esempio:

-       In sottotitolaggio (la creazione di un testo a partire dal copione che si sovrappone sullo schermo) dobbiamo tenere conto della restrizione di caratteri per riga, della velocità di lettura degli spettatori, della separazione fra sottotitoli e della loro durata. Tutto questo dipende dalle preferenze del cliente.

-       In doppiaggio (“inserire” nella bocca degli attori la traduzione in modo che sembri che è l’autore originale delle parole colui che stiamo ascoltando) bisogna stare attenti al sincronismo labiale, corporale e di contenuto, come pure all’oralità prefabbricata che non risulta credibile alle orecchie dello spettatore.

-       In voice-over (la sovrapposizione della traduzione sull’audio originale in modo tale da ricevere il prodotto in due lingue simultaneamente) a volte non c’è un copione e si deve fare una traduzione direttamente.

-       In trascrizione (scrivere parola per parola quello che si dice nel documento audiovisivo) ci troviamo spesso a lottare contro rumori e musica di fondo e contro una pessima dizione del parlante.

-       In localizzazione (traduzione e adattamento culturale di videogiochi, siti web, applicazioni mobili e software) facciamo attenzione a restrizioni di spazio, differenze culturale o mancanza di materiale di supporto.

E non solo questo… Lessico specializzato, slang, espressioni gergali, riferimenti culturali, accenti forti, giochi di parole, doppi sensi, metafore, proverbi, battute… La lista è infinita.
Nonostante ciò, credeteci o no, il fatto di essere capace di superare gli ostacoli (a forza di leggere, consultare fonti affidabili e contare sull’aiuto di colleghi) ti dà una grande soddisfazione e ti fa innamorare un po’ più di questo bel lavoro.

Alla luce della mia esperienza, questo mestiere è così arduo come gratificante: è tua la responsabilità di trasmettere fedelmente il messaggio e le emozioni originali nonostante le difficoltà sopra menzionate, ma tua è anche la fortuna di essere il primo a guardare le ultime uscite, di divenire un esperto in temi molto diversi e di migliorare giorno dopo giorno.
La traduzione audiovisiva resta necessaria: è un ponte che colma il divario fra persone e culture diverse e che ci rende più ricchi intellettualmente. Lunga vita a lei!

Autrice dell’articolo:
Andrea Pérez Garcìa
Freelance Translator
Spagna

La traduzione per diverse fasce d’età

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La letteratura per l’infanzia è stata per lungo tempo emarginata perché considerata inferiore a quella per gli adulti. Questo, probabilmente, a causa dei contenuti, giudicati semplici, ripetitivi e banali. Tuttavia, nonostante alle volte l’intreccio sia elementare e i personaggi siano dei tipi, ciò che rende i libri per giovani lettori estremamente interessanti è il linguaggio, lo stile e il modo in cui gli autori decidono di raccontare le loro storie. Osservando, in una libreria, i testi per bambini e ragazzi di diverse fasce d’età, vedremo che a ogni lettore modello corrisponde un particolare tipo di libro, con una struttura, un linguaggio e un layout adatto alla sua età.

Il traduttore di letteratura per l’infanzia deve prestare particolare attenzione all’età del lettore a cui il testo si indirizza così da orientare la sua traduzione in base allo sviluppo cognitivo e agli interessi del bambino.

In un testo per pre-schoolers (fanciulli in età pre-scolare), uno degli aspetti su cui il traduttore si deve concentrare maggiormente è la riproduzione delle rime, delle allitterazioni e dei fenomeni di fonosimbolismo. Poiché, appunto, tali libri sono scritti per essere letti ad alta voce da un adulto, è fondamentale che l’orecchio del bambino venga allietato e stimolato.

I libri per middle grade readers (ragazzini dai 7 agli 11 anni) sono generalmente ricchi di espressioni idiomatiche, giochi di parole e situazioni ironiche. A quest’età, infatti, i bambini iniziano a comprendere l’umorismo e il linguaggio figurato e il traduttore deve cercare di riprodurre tali aspetti. Ovviamente, essendo i pun e le idiomatic expressions spesso intraducibili, bisogna trovare nella lingua di arrivo un’espressione ugualmente efficace. Nell’ultimo libro che ho tradotto, The Everything Kids’ Environment Book di Sheri Amsel, ad esempio, mi sono trovata di fronte a un titolo di un paragrafo sui vulcani contenente un gioco di parole basato sull’omonimia di fault (in inglese ‘colpa’ ma anche ‘faglia’). Non avendo, in italiano, un termine equivalente, ho deciso di sacrificare il significato dell’espressione e ho sfruttato la fonologia per raggiungere lo stesso scopo: ottenere un titolo divertente e scherzoso. Così “Whose fault is that volcano” (cfr. “Di chi è la colpa di questo vulcano?) l’ho reso con “tutta colpa delle placche”, espressione ricca di allitterazioni.

Infine, i libri per adolescenti sono per lo più romanzi narrati in prima persona dal protagonista, un ragazzo o una ragazza che ha più o meno la stessa età del lettore. Di conseguenza, viene spesso utilizzato il così detto teen talk, linguaggio particolare che imita il modo di parlare dei teenager, con un lessico ricco di termini slang, di abbreviazioni e acronimi, alle volte vago e volgare e caratterizzato da forme non standard. Riuscire a riprodurre tale linguaggio è d’obbligo per il traduttore sia per rendere il testo accattivante per il lettore target, sia per connotare, anche nella lingua di arrivo, quel determinato personaggio e favorire così l’identificazione del destinatario con il narratore. A mio avviso, la strategia migliore per riprodurre il teen talk nella nostra lingua, oltre

che l’uso di un lessico riconosciuto come “giovanile” (“cool”, “svitato”, “para”…) è l’impiego di forme di italiano neo standard, un italiano colloquiale, normalmente utilizzato nella lingua parlata ma raramente nella lingua scritta. Esempi di forme neo standard sono l’uso di “gli” invece di “a loro”, dell’imperfetto al posto del congiuntivo e della frase scissa.

A quest’età, infatti, i bambini iniziano a comprendere l’umorismo e il linguaggio figurato e il traduttore deve cercare di riprodurre tali aspetti.

Articolo scritto da:
Greta Antonioni
Dott.ssa in Linguistica e Traduzione
Lucca

L’importanza culturale della traduzione

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La traduzione è fondamentale per una buona intesa tra le istituzioni e gli individui che non sono in grado di comunicare in una stessa lingua – al fine di superare le barriere culturali attraverso la comunicazione nella lingua nativa dell’interlocutore e l’invio di messaggi rimanendo il più fedele possibile all’originale.

Tradurre non significa esclusivamente dire o scrivere qualcosa in un’altra lingua. Si tratta piuttosto di un processo impegnativo, che implica la comprensione dell’intento dell’autore e del contesto del messaggio originale e la loro trasmissione tenendo conto delle caratteristiche del pubblico a cui è diretto.

Nel campo diplomatico, quando un interprete stabilisce la comunicazione tra leader mondiali, il minimo errore nella traduzione può causare un vero e proprio incidente internazionale. Invece, una traduzione di qualità può prolungare le buone relazioni tra le nazioni.

Con tutto ciò che è in gioco nella politica internazionale, una traduzione precisa è essenziale per una buona comprensione. Proprio a tal proposito, le istituzioni pubbliche investono spesso nella traduzione e nell’interpretazione anziché nella comunicazione diretta nella stessa lingua, che non sia la lingua madre di nessuno dei relatori (l’inglese, ad esempio, essendo la più internazionale).

Questo stesso bisogno di comprensione esiste in quei luoghi in cui è necessario l’aiuto umanitario, nei paesi in via di sviluppo o in situazione di crisi, dove le barriere linguistiche possono costare delle vite umane.

Che sia tramite organizzazioni internazionali o grazie a dei volontari, come Translators Without Borders, il ruolo dei traduttori è di contribuire, attraverso l’accesso all’informazione, alla conoscenza di tematiche quali le carestie, le catastrofi naturali, l’istruzione. Oltre ai quasi 910 milioni di persone analfabete in tutto il mondo, molte persone alfabetizzate riescono a malapena a leggere e scrivere nella loro lingua madre, avendo dunque anch’essi bisogno di traduzioni.

Per questo motivo, i servizi di terminologia e localizzazione sono fondamentali per qualsiasi organizzazione, istituzione o azienda che desideri essere accessibile a tutti i tipi di pubblico, in tutte le lingue.

Cosa ancora più importante, questi servizi di traduzione sono fondamentali affinché i destinatari si sentano compresi, ecco perché le informazioni che essi trasmettono sono personalizzate e tengono conto, in particolare, della cultura di arrivo.

Fonte: Articolo pubblicato il 3 giugno 2015 sul blog dell’agenzia TraductaNet

Traduzione a cura di:
Valeria Maraventano
Traduttrice FR>IT
Palermo