Confessioni di un traduttore di manga

 Categoria: Servizi di traduzione

La Regola di Rubin
Vi confesserò un segreto. Se siete mai stati commossi da una riga di dialogo in un manga che ho tradotto; se qualcosa di pregno vi ha parlato in qualche maniera, o ha avuto qualche significato per voi; se avete pensato che qualcosa fosse fico o motivante, o se anche solo avete riso ad una battuta- quello probabilmente ero io, non l’autore originale. È una delusione, lo so. Ma vorrei introdurvi alla Regola di Rubin. Viene da Jay Rubin, traduttore dei romanzi best-seller di Haruki Murakami e uno dei più eminenti traduttori contemporanei dal giapponese verso l’inglese. Rubin ha dichiarato in un’intervista: “Quando leggete Murakami (in inglese), state leggendo me, almeno il 95% delle volte”. Quando l’ho letto, ho consciamente annuito con concordia, e ho avuto un brivido. Qualcuno finalmente lo aveva detto.

È questo il segreto. La regola di Rubin. Quando leggete le parole in un fumetto-badate bene, le parole propriamente dette- state leggendo me, almeno il 95% del tempo.

A nessuno piace sentirlo. Quando parlo alle persone della Regola di Rubin, si sentono tradite. E lo comprendo. Le persone vogliono una connessione. Vogliono credere che siano le parole del vero artista quelle a cui reagiscono. Rendere le persone consapevoli del traduttore solleva una barriera fra lettore e artista. Ci si aspetta che i traduttori siano invisibili. Siamo facilitatori,  il Pesce di Babele nell’orecchio che non dà segno della propria presenza o personalità. I lettori vogliono pensare che tutto quello che un traduttore fa è scambiare i vocaboli con quelli di un’altra lingua, sostituendo ” あ ” con “un”. Ma la traduzione non funziona così. In particolare non la traduzione letteraria. In particolare non la traduzione dal giapponese verso l’inglese. E in particolare non la traduzione di manga.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Zack Davisson e pubblicato il 7 marzo 2016 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante Traduttore
Bari

Traduzione fumettistica (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

C’è la tendenza a pensare che la traduzione riguardi soltanto le parole. Nella regolare traduzione letteraria questo è probabilmente vero, ma la traduzione fumettistica non si limita soltanto alle parole, al prendere un mucchio di testo in lingua straniera e convertirlo in quale che sia la lingua per i lettori a cui si mira. Le parole giocano un grande ruolo, ma l’arte sequenziale ha bisogno di tre cose per funzionare: testo, immagine e sequenza. (Tanto per confondere, gli studiosi della materia si riferiscono a queste tre cose insieme con “testo” negli studi fumettistici).

Prima dell’avvento della pubblicazione digitale i curatori comprensibilmente evitavano di alterare vignette e immagini là dove possibile, i cambiamenti richiedevano tempo, esperienza e spese, in aggiunta a quella della traduzione stessa.  Ma nonostante quanto sia divenuto facile modificare vignette e immagini al giorno d’oggi, è ancora un avvenimento raro. “Spanish Fever” è il solo caso che conosco in cui il curatore ha osato rimontare un fumetto, eppure la tecnologia con la facoltà di fare ciò è in giro da anni. (Okay, con essa hanno stampato quei primi manga al contrario, ma era per cambiare la direzione di lettura, non la sequenza)

Quello che la traduzione della striscia di Domingo mostra è non tanto quanto buone le traduzioni possano essere con un poco di ingegno, ma come un curatore abile e sicuro, con un autore volenteroso, possa aiutare a trasformare una traduzione media in una eccezionale. Era proprio questa la lezione per quegli studenti in Francia: i traduttori non possono lavorare in isolamento; la pubblicazione di libri è sempre stato uno sforzo di squadra.

Mi domando quante altre gemme rimontate sono lì fuori in attesa di essere scoperte. Come uno scienziato alla ricerca di vita extraterrestre, mi è davvero difficile credere che la traduzione di “Number 2 Has Been Murdered” è davvero sola nell’universo del fumetto.

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione fumettistica (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Alcune vignette dell’edizione inglese di Asterix furono modificate per il mercato britannico (comunque non aspettatevi di trovare questi cambiamenti nelle imminenti traduzioni NBM per il mercato USA). Forse la più nota di queste è una vignetta ridisegnata di “Asterix e gli Elvezi” -dove la mascotte delle benzine Antar, sconosciuta al di fuori della Francia, è stata rimpiazzata dall’omino Michelin. In “Asterix e Cleopatra” il giornale che Stocafis sta leggendo a pagina 33 fu cambiato per mostrare un nuovo titolo e due nuove strisce a fumetti sulla copertina: “Ptarzan” e “Pnuts” (delineato su Charlie Brown e Snoopy). Ci sono anche un paio di altri esempi su Hergè che modificò vignette di Tintin per il mercato britannico.

Ad ogni modo, seppure da un lato chiedere a Domingo di alterare alcune vignette non era comunque fuori discussione, visto il numero di vignette che avrebbe dovuto cambiare sarebbe stato come richiedergli una storia completamente nuova. Le atre ovvie soluzioni erano o rinunciare completamente alla storia o mandarla comunque in stampa con una traduzione alla lettera (e sperare che nessuno notasse che non aveva senso). Invece, Valenti rifiutò che questo accadesse: “Non volevo sorvolarci su” ha detto.

Fortunatamente, lo stile angolare e pulito di Domingo le presentò una possibile soluzione. Le immagini non erano il problema, lo era il loro ordine. Avrebbe potuto semplicemente riordinare le vignette per riflettere il cambiamento nella sintassi? “Senza le parole. Si doveva rimontare senza le parole. È così che facemmo” spiega “Ho fatto una stampa del fumetto, ho ritagliato le vignette e le ho ridisposte”.

Dopo ore di smontaggio e rimontaggio Valenti finalmente organizzò una nuova ridisposizione per l’edizione in inglese, tutto quello che le serviva era un’alterazione nella vignetta all’inizio della sequenza delle sciarade perché questa avesse senso. “Ottenemmo di cambiare il numero delle dita da tre a due” spiega”È così che facemmo funzionare la battuta… e ovviamente, ottenemmo l’approvazione dell’artista”.

È bene ricordare che nell’arte sequenziale c’è arte nelle sequenze. Il risultato finale della soluzione rimontata-con-le-forbici di Valenti appare tanto privo di cuciture che, a meno che non si abbia la versione originale spagnola a portata di mano, la “traduzione” sembra esattamente un originale. Invece, da pagina 4 a pagina 9, quasi ogni vignetta è stata disgiunta e ricollocata in una nuova posizione per raccontare la stessa, meravigliosa storia. (Sì, sei intere pagine sono totalmente diverse dall’originale spagnolo!) C’è poco da meravigliarsi se ha incontrato i favori  di Domingo e dei recensori nel 2016. “Ero veramente orgogliosa perché, quando l’hanno recensito, dissero che era un pezzo che spiccava; è stato molto divertente”  dichiara radiosa Valenti.

E allora parchè non ne abbiamo sentito parlare all’epoca? Beh, si deve supporre che avrebbe messo la Fantagraphics al centro del mirino per essere stata “infedele” all’originale spagnolo, e forse sminuito il contenuto del libro il quale avrebbe dovuto porre in luce l’ingegno degli autori, non dei curatori. Le decisioni di traduzione sono ardue da difendere. Ognuno sembra avere la propria versione e la propria preferenza riguardo ciò che funziona meglio per esse; e non è che non ci siano stati casi di traduzioni ridotte a pezzi da recensori senza alcuna previa conoscenza del materiale nella lingua originale.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione fumettistica (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Per comprendere perché, cercherò di spiegare la storia senza rivelare la battuta finale. È una commedia di una sola scena in cui, per ragioni che diverranno chiare quando la leggerete per conto vostro, il protagonista è disegnato intento al gioco delle sciarade; quindi, gran parte della storia è costituita da sequenze “mute” mentre mima gli indizi per ogni parola. (Domingo intervalla i gesti ostentativi del suo personaggio con le reazioni dei suoi interlocutori mentre tentano, comicamente, di indovinare le parole).

Ora, la grammatica spagnola vuole, come la maggior parte delle lingue romanze, che gli aggettivi generalmente siano posti dopo i sostantivi, invece che prima come in inglese, quindi una traduzione diretta dall’inglese allo spagnolo di THE RED TRUCK (ARTICOLO-AGGETTIVO-ARTICOLO) per esempio, si tradurrebbe direttamente come EL CAMIÓN ROJO con l’aggettivo “rojo” posto dopo il sostantivo (lo vedete-rosso messo dopo camion? Follia, no?) Quindi, dato che la frase che il personaggio sta mimando poggia sulla struttura ARTICOLO-SOSTANTIVO-AGGETTIVO, anche la sequenza delle immagini segue questa struttura: mima l’articolo, mima il sostantivo e solo alla fine mima l’aggettivo.

E proprio qui sta il problema. Se anche una traduzione in inglese potesse riposizionare l’aggettivo e il sostantivo, ci sarebbe una totale sconnessione dalle immagini, che seguono la sintassi spagnola. Similmente, c’è anche un problema culturale: l’inclusione dell’articolo in una sciarada in inglese è insolito. Sarebbe più probabile mimare “RED TRUCK” e lasciare l’articolo sottinteso.

La curatrice Kristy Valenti ricorda bene il rompicapo che stavano affrontando: “In spagnolo, le sciarade sono al contrario, e questa era di tre parole, ma negli USA sarebbe stata di due parole di ordine invertito. Quindi come lo rendi un fumetto muto che è sintatticamente completamente diverso?”.

Recentemente ho posto proprio questa domanda ad una classe di apprendisti traduttori e interpreti in Francia, presso l’Istituto per la  Traduzione, Interpretariato e Relazioni Internazionali (ITIRI) a Strasburgo, dove i migliori d’Europa studiano come tradurre pressappoco qualsiasi cosa – eccetto, sembra, fumetti. Dopo avergli dato il compito di anglicizzare l’originale di Domingo, ho visto ogni parvenza di sicurezza scomparire quando si fece loro chiara la realtà di quella che al principio era apparsa come una traduzione molto semplice. Tradurre fumetti non era facile come pensavano. Dopo circa venti minuti ogni studente aveva rinunciato all’impresa.

Una esitante mano alzata propose che la miglior risposta probabilmente si trovava al di fuori della loro area di competenza: la curatrice sarebbe dovuta tornare dall’autore per chiedergli di ridisegnare la storia. Una soluzione non senza meriti, e non senza precedenti.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

Traduzione fumettistica

 Categoria: Servizi di traduzione

Traducción con tijeras: Come “Spanish Fever” della Fantagraphics ha tracciato una nuova strada per la traduzione fumettistica

C’è una striscia decisamente unica all’interno di “Spanish Fever“, l’antologia di fumettisti spagnoli che Fantagraphics ha edito negli USA nel 2016. Quando il racconto di dieci pagine di José Domingo, “Number 2 Has Been Murdered“, è arrivato alla fase di traduzione, è stato evidenziato come totalmente impossibile da tradurre. Ogni tentativo di volgere la storia spagnola in inglese, per quanto ispirato, l’avrebbe distrutta, punto. Rifiutandosi di accettare la sconfitta, la curatrice Kristy Valenti presto realizzò che una soluzione creativa e editoriale si trovava lì alla sua portata – nel cassetto della cancelleria.

Questa non è la prima volta che TCJ (The Comics Journal) ha discusso di traduzione fumettistica. In retrospettiva, forse l’articolo più istruttivo è stata la tavola rotonda in tre parti sulla traduzione postata sul TCJ nel giugno del 2010 (non siamo riusciti a caricarla anche su TCJ 301 ma rimane comunque là fuori nel cyberspazio per coloro che sanno dove guardare), con la sola e unica Kim Thompson che ha discusso dell’arte della traduzione fumettistica con Anjali Singh, che ha curato “Persepolis“, Helge Dascher di Drawn & Quarterly, e la specialista di manga Camellia Nieh. Il pezzo di Kim Thompson sulle traduzioni dell’opera di Claire Bretécher su TCJ 42 (1978), quello di TF Mills su Tintin (TCJ 86, 1983) e la recente intervista di Alex Dueben al traduttore Edward Gauvin su TCJ sono alcuni degli altri “must” da leggere a riguardo.

Spanish fever” è stata originalmente pubblicata come “Panorama” in Spagna da Astiberri nel 2013. Impressionata dal lavoro dei fumettisti spagnoli contemporanei contenuto in questo volume di 300 pagine, Fantagraphics ha deciso di acquisire i diritti  in lingua inglese per il mercato statunitense e ha mandato il massiccio manoscritto ai loro traduttori. Tuttavia, appena la versione inglese ha cominciato a prendere forma, Erica Mena, che era responsabile per il dinamico “ Nùmero 2 ha sido asesinado” di José Domingo, ha evidenziato un problema. Non poteva tradurre la storia, perché in inglese era, beh, intraducibile.

Il testo spagnolo era troppo bizzarro oppure troppo colloquiale per tradurlo, giusto? Sbagliato. Al contrario, il lavoro di Domingo linguisticamente non presentava la benché minima difficoltà. L’esiguo testo che intercorreva attraverso quelle dieci pagine monocromatiche avrebbe potuto benissimo essere decifrato con una comprensione dello spagnolo di livello scolastico (o con uno smartphone). Le parole non erano il problema, o almeno non quello principale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bart Hulley e pubblicato il 14 maggio 2020 su The Comics Journal

Traduzione a cura di:
Edoardo Vòllono
Aspirante traduttore
Bari

L’arte del sottotitolaggio (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

10 SFIDE DA AFRONTARE PER UN TEAM DI TRADUZIONE AUDIOVISIVA

< Seconda parte di questo articolo

7-Rispetto del ritmo audiovisivo
Ciascuna scena di una serie tv o di un film è stata pianificata minuziosamente da molte persone in modo da raggiungere il ritmo perfetto. Realizzando sottotitoli che si fondono in modo naturale con il ritmo audiovisivo, possiamo aiutare lo spettatore a dimenticarsi di avere davanti una traduzione e il nostro lavoro diventerà invisibile.

8-Sincronizzazione
I traduttori devono evitare di allungare il sottotitolo oltre l’inquadratura o il cambio di scena. Si tratta di uno degli aspetti tecnici più impegnativi per il traduttore, dal momento che il discorso di fatto attraversa queste transizioni, ma è indispensabile per garantire l’invisibilità del sottotitolo.

9-Cultura contemporanea
Molte tipologie di testo presentano delle difficoltà legate al linguaggio informale e alla cultura contemporanea, che aumentano ulteriormente nel linguaggio verbale. Per esempio, i traduttori audiovisivi potrebbero dover sottotitolare una canzone cercando allo stesso tempo di attenersi all’umorismo, alle rime, assicurandosi che corrisponda a ciò che appare sullo schermo.

10-Problemi tecnici
La traduzione audiovisiva è strettamente collegata alla tecnologia. A differenza di altri settori di competenza, in cui la tecnologia costituisce solo un valore aggiunto, in questo caso rappresenta un requisito indispensabile. Ci sono normalmente problemi di formattazione e di audio da risolvere, insieme a molti altri. Per questo motivo, i traduttori e i responsabili del progetto hanno bisogno di restare costantemente in contatto per evitare di incorrere in errori quando è ormai troppo tardi.
Riassumendo La traduzione audiovisiva costituisce una sfida entusiasmante, ed è incoraggiante constatare che ci sono così tanti colleghi che vogliono lanciarsi in questo, ma le sue complessità non devono essere sottovalutate. Per ottenere la miglior traduzione possibile per lo spettatore, i clienti devono tenere in considerazione queste sfide ed evitare di assumere linguisti non qualificati. Come diceva Donald Kendall: “L’unico posto dove il successo viene prima di lavoro è presente nel dizionario”.

Fonte: Articolo scritto da Bruno Rotondo e pubblicato sul blog dell’agenzia Go Global

Traduzione a cura di:
Sindoni Mariacristina
Dott.ssa in “Teoria e Tecniche della Mediazione Linguistica”
Provincia di Roma

L’arte del sottotitolaggio

 Categoria: Servizi di traduzione

10 SFIDE DA AFRONTARE PER UN TEAM DI TRADUZIONE AUDIOVISIVA

Al giorno d’oggi la comunicazione attraverso mezzi audiovisivi è più efficace che mai. In media una persona trascorre 84 minuti al giorno guardando video online e il numero è destinato ad aumentare e raggiungere i 100 minuti entro il 2021. Per stare al passo con le ultime opportunità di lavoro, molti traduttori hanno deciso di entrare in questo, ancora nuovissimo, campo di traduzione, senza esserne davvero pronti. In questo articolo, comprenderemo quali sono le principali difficoltà che un team di traduzione deve affrontare quando si trova di fronte ad un progetto di localizzazione multimediale.

Qualche tempo fa un mio conoscente ha fatto riferimento al fatto che stesse valutando di presentarsi all’esame di ammissione per un’importante azienda internazionale in cerca di traduttori di sottotitoli. Gli ho detto che la trovavo una grande idea, ma che non sapevo avesse esperienze con la traduzione audiovisiva. Senza esitazione, mi ha detto che sarebbe stata la sua prima esperienza ma che pensava sarebbe stato divertente. Inutile dirlo, non ha passato l’esame.

Come il mio collega, molti traduttori sottovalutano il livello di specializzazione necessario per questo tipo di lavoro. Quel che è peggio è che molte aziende, inconsapevolmente, non si rendono conto del rischio di lavorare con gruppi non qualificati. Per contribuire a migliorare la consapevolezza delle sfumature e gli aspetti tecnici di questo campo di specializzazione, abbiamo stilato una lista delle principali problematiche che gli esperti di sottotitolaggio devono gestire quotidianamente.

1-Traduzione inter-linguistica e inter-semiotica
La traduzione inter-linguistica si riferisce all’atto del tradurre un messaggio da una lingua all’altra, mentre la traduzione inter-semiotica comporta un’interpretazione di diversi sistemi di segni o mezzi di comunicazione. Per esempio, ci potrebbero essere segnali visivi, come sguardi o gestualità, che potrebbero aggiungere un significato importante al discorso. I traduttori audiovisivi in realtà fanno entrambe le cose, dal momento che devono leggere attraverso il messaggio fatto di lingua parlata, suoni e immagini, ed esprimere tutto in forma scritta.

2- Spazio limitato
La traduzione non deve coprire lo spazio sullo schermo più del necessario. Per questo motivo, ci sono dei limiti stabiliti sul numero di caratteri per rigo e posizione sullo schermo. Normalmente il cliente specifica i requisiti all’interno della guida di stile. Queste istruzioni dovrebbero specificare il numero massimo di righi per sottotitolo e il numero massimo di caratteri per rigo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Bruno Rotondo e pubblicato sul blog dell’agenzia Go Global

Traduzione a cura di:
Sindoni Mariacristina
Dott.ssa in “Teoria e Tecniche della Mediazione Linguistica”
Provincia di Roma

La sottotitolazione dei film multilingue (6)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quinta parte di questo articolo

4- Conclusioni
Per riassumere, abbiamo visto esempi vari e distinti nel caso in cui in un certo film si parla un’altra lingua o addirittura molte lingue. Abbiamo anche visto esempi dell’utilizzo di un dialetto speciale o di un socioletto in un film, questione che sembra difficile da risolvere. Abbiamo osservato quali soluzioni si sono trovate in tali casi e abbiamo discusso la difficoltà di tradurre gli esempi portati. Problemi come questi spesso rappresentano una sfida per i traduttori, visto che essi non sono sempre consapevoli della gamma di possibilità a disposizione per tradurre la diversità.

Abbiamo osservato le seguenti soluzioni: non evidenziare l’utilizzo di una lingua diversa; evidenziarla senza tradurla, evidenziarla trascrivendola o traducendola. Se scegliessimo l’ultima soluzione, potremmo usare sia caratteri normali che il corsivo. Sarebbe però consigliabile usare quest’ultimo, visto che è un modo per mostrare un utilizzo della lingua speciale, e non tradurre tutte le parole “speciali”, altrimenti per gli spettatori diventerebbe difficile seguire.

Un problema simile sorge quando sia ha a che fare con più di due lingue. Come abbiamo visto, molti dei casi riportati qui non erano stati messi in rilievo, lasciando il pubblico all’oscuro dell’esistenza di diversi livelli linguistici. Una possibile soluzione potrebbe essere l’uso di colori diversi, che, come sappiamo, si adotta nella sottotitolazione per sordi.

Un’altra soluzione possibile, presa sempre dai SPS potrebbe essere la “nota” tra parentesi, come l’islandese nelle canzoni di Björk, solo per avvisare il pubblico che ciò che sentono non è inglese e che l’assenza dei sottotitoli non è dovuta all’incompetenza del traduttore.

Altra questione è il problema dell’uso di dialetti, socioletti e anche lingue “inventate”, così come impedimenti linguistici. Per la stessa natura particolare dei sottotitoli, si suggerisce di non fare uso di parole pronunciate male. E, qualora si facesse, sarebbe forse opportuno usare il corsivo. Ancora, un’altra soluzione possibile a questi problemi potrebbe essere l’aggiunta di informazioni tra parentesi, come si fa nei sottotitoli per sordi per avvisare il pubblico che nella lingua è presente qualche irregolarità.

Come già indicato nella conferenza Media for All tenuta all’Universitat Autònoma de Barcelona nel giugno del 2005, penso davvero che dovremmo riconsiderare il tradizionale divario tra i sottotitoli intralinguistici per i sordi e quelli per udenti e cercare di sfruttare tutte le possibilità offerte dai primi per risolvere le problematiche tradizionalmente “complesse”.

5- Bibliografia

Bartoll, Eduard (2004): “Parameters for the classifications of subtitles”, in Pilar Orero (ed.): Topics in Audiovisual Translation, Amsterdam/Philadelphia: John Benjamins.
Chaume, Federic (2003): Doblatge i subtitulaciò per a TV, Vic: Eumo.
Diaz Cintas, Jorge (2003): Teoria y practica de la subtitulaciòn. Inglés-Espaňol,
Barcelona: Ariel.
Gottlieb, Henrik (1997): Subtitles, Translation & Idioms, Copenhagen, University of Copenhagen.
Gottlieb, Henrik (2004): “Language-political implications of subtitling”, in Pilar Orero (ed.)Topics in Audiovisual Translation, Amsterdam/Philadelphia: John Benjamins.
Ivarsson, Jan& Carroll, Mary (1998): Subtitling, Simrisham, TransEdit HB.
Tuma, Thomas (2003): “Die Sensestimuliert”, in DerSpiegel 38, p.87.

Film
Costner, Kevin (1990): Balla coi lupi
Cukor, George (1964): My Fair Lady
Fassbinder, RainerWerner (1979): Il matrimonio di Maria Braun
Gudmundsdottir, Björk (1997): Live at Shephards Bush
Jones, Terry (1979): Brian di Nazareth
Klapisch, Cédric (1999): Guerre stellari I. La minaccia fantasma.
Nair, Mira (2002): Monsoon Wedding Payami, Babak (2001): Raye Makhfi (Il voto è segreto)
Pons, Ventura (2002): Anita no perde el tren (Anita non perde l’occasione)
Wenders, Wim (1987): Il cielo sopra Berlino

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue (5)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Quarta parte di questo articolo

3- La sottotitolazione degli impedimenti linguistici
Un’ultima questione legata a quelle già menzionate è l’uso di parole speciali, per esempio, quando un attore parla in un modo particolare. Di seguito due esempi: il film Brian di Nazareth (1979), dei MontyPython, e Guerre stellari I, La minaccia fantasma(1999), di George Lukas. In entrambi si parlano varie lingue, anche se il loro utilizzo differisce in ciascuno dei film, perché in uno, Brian di Nazareth, si tratta di un impedimento linguistico e nell’altro di una lingua inventata, la lingua di JarJarBinks e del suo popolo. La domanda che ci si può porre è: dovremmo mantenere questi effetti o impedimenti linguistici nei sottotitoli? Forse qualcuno può dire: “Perché no?” Ma visto che i sottotitoli sono scritti, diversamente dalla natura orale dell’originale o dalla versione doppiata, è facile immaginare la difficoltà di riprodurre queste stesse differenze nella versione scritta, nei sottotitoli. Bene, se guardiamo i sottotitoli, possiamo vedere che le differenze sono state mantenute. Nel primo esempio Pilato pronuncia la “r” inglese come se fosse “w”.

La prima cosa che osserviamo è che i sottotitoli spagnoli cambiano la “r” nello spagnolo standard in “d”. Perciò, non sempre, ma spesso, quando ci dovrebbe essere una “r” nella parola inglese, la si scrive con una “d”, o qualche volta anche con due. Tuttavia non è molto frequente riportare parole pronunciate male nei sottotitoli. La questione ora è: dovremmo scriverle in corsivo o semplicemente in caratteri normali? Tutto ciò può essere messo in relazione con My Fair Lady. Dovremmo usare il corsivo per mostrare quando lei parla male? Bene, nel caso dei sottotitoli in spagnolo queste parole sono scritte in caratteri normali, non in corsivo. L’altra persona che nel film parla con un impedimento è BiggusMaximus, che pronuncia però il suono “th” al posto della “s”. È interessante anche vedere il modo in cui questo possa essere rappresentato nelle lingue che non hanno lo stesso problema di pronuncia, come il catalano, il francese o l’italiano. Sarebbe interessante vedere come viene trascritto.

Cosa avviene in Guerre stellari? Bene, qui si parla una strana lingua artificiale, basata in realtà sull’inglese. Nei sottotitoli spagnoli vediamo che queste parole sono tradotte, ma anche pronunciate male,non sono in corsivo e non sono facili da seguire; perciò può essere che le si utilizzi, ma non così spesso come in originale, e meglio sarebbe metterle in corsivo per evidenziarle meglio.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Terza parte di questo articolo

2- La sottotitolazione di dialetti e socioletti
Un altro caso che si può mettere in relazione con questo, anche se leggermente diverso, è l’uso dei dialetti e socioletti. Tutti i traduttori sanno com’è difficile rendere queste differenze nei sottotitoli o nel doppiaggio. Un buon esempio è dato dalla traduzione sottotitolata di My Fair Lady (1964), diretto da George Cukor. Com’è noto, questo film è l’adattamento cinematografico dell’opera Pigmalione di Bernard Shaw. Anche se il soggetto del film (e dell’opera) è il potere del linguaggio, e come cambiare il proprio status sociale ed economico grazie all’uso del linguaggio, è interessante vedere che anche i sottotitoli intralinguistici in inglese mostrano una resa mediocre dell’uso speciale del cockney[1]. Potrebbe essere interessante evidenziarlo all’inizio del film, per dare un’idea del personaggio, ma nella versione spagnola, né in quella sottotitolata né in quella doppiata, non viene segnalato.

C’è un capitolo dove il professor Higgins cerca di insegnare la pronuncia alla signorina Doolittle; ma lei non riesce. La famosa traduzione verso lo spagnolo, oserei persino dire conosciuta quasi da tutti, è quando lui dice: “The rain in Spainstaysmostly in the plain” (“La pioggia in Spagna continua principalmente in pianura”), e lei ripete pronunciando: “The rine in Spine staysmostly in the pline” (nel sottotitolo intralinguistico in inglese).

Nello stesso capitolo, più avanti, c’è un brano dove lei cerca di imparare a pronunciare la “h”, perché una “h” silenziosa è caratteristica tipica del cockney; e usano uno specchio con una fiamma, così se lei pronuncia l’“h” correttamente, la fiamma trema e si vede nello specchio. La frase che deve pronunciare è: “In Hartford, Hereford and Hampshire hurricaneshardlyeverhappen” (A Hartford, Hereford e Hampshire gli uragani non ci sono quasi mai”), trascritto con “In ‘artford, ‘ereford e ‘ampshire  ‘urricanes ‘ardlyhever ‘appen”.

Nei sottotitoli italiani, in entrambi i casi: “The rain in Spain… ”e “In Hartford, Hereford… ” le frasi semplicemente non sono né tradotte né trascritte, quando pronunciate in maniera errata. Penso davvero che potrebbe essere una buona soluzione, visto che il pubblico è sempre consapevole che lei parla in inglese, in questo socioletto inglese, che sta cercando di apprendere a pronunciare diversamente e che sono a Londra. Perciò forse così è più giusto ed è una buona soluzione. Inoltre, potrebbe forse essere utile l’uso delle parentesi, come si fa negli SPS, per avvisare lo spettatore che qualcuno sta usando un dialetto o socioletto, quando questo sia rilevante.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It


[1] La parlata londinese (N.d.T).

La sottotitolazione dei film multilingue (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

A questo proposito vorrei aggiungere che proprio ora in Germania c’è la tendenza a usare molte parole ed espressioni inglesi, per esempio, la pubblicità è per la maggior parte in inglese, specialmente i loghi e gli slogan. Bene, secondo l’articolo “Die Sensestimuliert” di Thomas Tuma che apparve nel giornale tedesco DerSpiegel (2003:87) fu fatta un’indagine in questo campo per scoprire se la maggior parte delle persone capisse questi slogan e il risultato mostrò che la maggior parte non li capiva. Slogan come “Come in and find out” (“Vieni e scoprilo”) per la Douglas, una ditta tedesca, venne compreso dai più come “Come in and find the way out” (“Vieni e cerca la via d’uscita”). O lo slogan “Be inspired” (“Prendi ispirazione”) per la ditta Siemens, anch’essa tedesca, fu inteso come “The inspiredbee” (“L’ape ispirata”). Si potrebbe dire che tutto questo mostra solo che l’inglese non era una lingua diffusa in Germania alla fine degli anni 70, come invece lo è oggi.

Tornando alla questione sopra esposta, potremmo semplicemente trascrivere le parole inglesi, invece di escludere i sottotitoli? Così si è fatto nei sottotitoli spagnoli per un DVD distribuito dalla FNAC[1] spagnola. Le parti parlate in inglese sono state trascritte. È molto probabile che lo stesso traduttore che si era occupato delle parti in francese conoscesse abbastanza l’inglese da poter tradurre anche quelle; ma se fossero state in russo? Immaginate che la protagonista incontri un ufficiale russo invece che americano, il traduttore trascriverebbe le parti in russo?

È come la situazione della cantante islandese Björk. Canta perlopiù in inglese, ma spesso usa alcune parole nella sua lingua, l’islandese, come nella canzone Barchelorette, presentata al concerto Live atShepards Bush (1997). Quando succede, le parole islandesi dovrebbero essere tradotte? Si dovrebbero lasciare in islandese? Bene, dal momento che si può presumere che la maggior parte delle persone non parlano islandese, cosa se ne dovrebbe dedurre? Come già ho affermato nell’introduzione, penso che una soluzione possibile e ragionevole sia l’aggiunta di questa informazione (islandese) tra parentesi, o l’uso di colori diversi.

Ma cosa accade quando si usa più di una lingua? Dovremmo mettere in rilievo questa differenza, e se così fosse, come? Forse potremmo usare il corsivo per tutte le lingue secondarie, se fosse il caso. C’è un altro film tedesco in cui si parla più di una lingua: Il cielo sopra Berlino (Wim Wenders, 1987). In questo film troviamo in prevalenza tedesco, inglese e francese, ma anche turco e altre lingue. Un angelo viene inviato sulla terra, a Berlino, per aiutare altre persone, ma vorrebbe restare lì e diventare umano. I due angeli che compaiono nel film sono interpretati dagli attori tedeschi Otto Sander e Bruno Ganz, e parlano in tedesco; l’attrice circense francese (interpretata da SolveigDommartin) parla in francese e Peter Falk, che interpreta se stesso, parla in inglese. Nella versione sottotitolata in spagnolo distribuita in DVD si usa solo un tipo di carattere e non si usa un’alternativa per mostrare queste lingue diverse.

Un altro film dove troviamo più di due lingue è L’appartamento spagnolo (CédricKlapisch, 2002). In questo film si trovano più lingue oltre il francese, la lingua principale: lo spagnolo, il catalano e l’inglese. Nei sottotitoli francesi, come si visualizzano nel DVD, questa differenza non è messa in rilievo, sicché il pubblico non può distinguere tra catalano, francese o inglese, e lo stesso è il caso del DVD in spagnolo: non c’è niente che metta in rilievo le lingue diverse nei sottotitoli spagnoli.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It


[1]Fédérationnationale d’achatsdescadres”, più tardi “Fédérationnationale d’achats”, una catena di negozi che vende prodotti dell’industria dell’intrattenimento (musica, letteratura, video games ecc.).

La sottotitolazione dei film multilingue (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Se guardiamo la versione inglese di questo film, compresa quella in DVD per la Spagna, non c’è niente che lo metta in evidenza, così gli spettatori che parlano inglese e che non conoscono né il catalano né lo spagnolo possono non essere in grado di cogliere la differenza tra le due lingue, se pensiamo a ciò che gli europei sanno della Spagna, e in particolare della Catalogna, dove anche gli studenti universitari che vanno lì per programmi di scambio Erasmus ignorano che la maggior parte delle lezioni all’università catalana sia in questa lingua “strana” e “sconosciuta”.

È sempre così? C’è un’altra possibilità? Facciamo un altro esempio: il film indiano MonsoonWedding di Mira Nair, distribuito nel 2002. Nel film si parla principalmente in inglese, visto che descrive le classi agiate di Delhi che, come si suppone, parlano inglese, pur utilizzando parole e persino frasi in hindi. In realtà è più verosimile che succeda il contrario in India, dove si parlano più di 1600 lingue (15 ufficiali) con una forte presenza dell’inglese come lingua franca, così la maggior parte delle persone parla la propria lingua usando molte espressioni e parole in inglese.

Nella versione spagnola di questo film con i sottotitoli per il DVD, si usano i caratteri normali per i dialoghi in inglese e il corsivo per le parti parlate originariamente in hindi.

Questa mi sembra una buona soluzione per rendere gli spettatori consapevoli del fatto che i personaggi parlano lingue diverse. Ma la lingua che si parla sporadicamente va tradotta o mantenuta in lingua originale e semplicemente trascritta? Un esempio di questo si può trovare nel caso del film di Fassbinder Il matrimonio di Maria Braun (1979). Il film è sul sogno economico della Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale. Maria Braun ha perso il marito durante la guerra e quando questa finisce, va alla sua ricerca. Nel frattempo conosce un ufficiale americano che era stato inviato in Germania. Maria Braun approfitta della situazione e inizia a imparare l’inglese con lui, oltre a diventare la sua fidanzata. Nella versione sottotitolata in francese distribuita da Video Arte, La Sept, le parti dove si parla inglese semplicemente non sono tradotte e neanche trascritte. Alcune di queste sono relative a un processo e in tal caso sono direttamente tradotte in tedesco. Ma ci sono altre parti dove semplicemente si parla inglese e il traduttore, o il distributore, ha deciso di non tradurle in francese. Forse hanno considerato che gran parte dei tedeschi non conosceva l’inglese al tempo in cui il film era stato distribuito, alla fine degli anni 70.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

La sottotitolazione dei film multilingue

 Categoria: Servizi di traduzione

Abstract
La traduzione di film in cui compaiano più lingue è una questione interessante per il traduttore che può non disporre nell’immediato di tutta la gamma di soluzioni possibili. Per quanto siano stati proposti diversi approcci al problema, non tutti offrono soluzioni chiare. Interessante è ciò che emerge dall’analisi di ciò che ha fatto il traduttore e i criteri di valutazione sull’efficacia delle soluzioni adottate e, se non fossero tali, sulle soluzioni da adottare. Interessante è anche indagare se possa esserci una soluzione generale applicabile a più casi. In questo articolo non tratterò solo delle possibili soluzioni traduttive quando vi sia più di una lingua nell’originale, ma anche di ciò che si potrebbe fare in presenza di vari dialetti, idioletti e socioletti. Proporrò l’uso di alcuni elementi presi dalla sottotitolazione per sordi (SPS), come l’utilizzo di colori diversi o le informazioni paratestuali tra parentesi.

1- La traduzione di film multilingue
Nel suo libro Subtitles, Translation&Idioms (Gottlieb 1997: 114-115) e nel suo articolo più recente “Language-politicalimplications of subtitling” (Gottlieb 2004:84), Henrik Gottlieb tratta del caso del film americano Balla coi lupi, diretto da Kevin Costner nel 1990 e sottotitolato in danese. Secondo Gottlieb, nella sequenza in cui il protagonista incontra per la prima volta i nativi americani, le parti in Lakota sono sottotitolate, così il pubblico danese può leggere la traduzione delle parole dei nativi, contrariamente al pubblico americano in sala. Apparentemente, come dice Gottlieb, il fattore deciso può essere stato il fatto che nella versione DVD del film americano il parlato in Lakota era sottotitolato in inglese per il pubblico a casa.

Inoltre possiamo considerare il caso del film iraniano Il voto è segreto (RayeMakhfi, 2001, diretto da BabakPayami),sottotitolato in spagnolo e distribuito nei cinema nel 2001. Una donna deve raccogliere i voti per un’elezione politica in un’isola lontana e in una parte del film gli abitanti del posto parlano tra loro in una lingua diversa dal persiano, e questa parte non è sottotitolata. Solo quando i dialoghi sono tradotti in persiano, sono sottotitolati.
Come si dovrebbe affrontare la questione? Sarebbe ragionevole che si traducesse ciò che è già stato tradotto nella versione originale. Oppure, potremmo aggiungere, quando si è sicuri che il pubblico del testo fonte capisca tutte le varie lingue usate nell’originale. Potrebbe essere il caso dei film prodotti in Catalogna, dove per il pubblico si usa sia il catalano che lo spagnolo; una situazione che, a quanto pare, è sempre più frequente negli ultimi tempi. È il caso di Anita no perdeltren (Anita non perde l’occasione) di Ventura Pons, distribuito nel 2002. In questo film i personaggi parlano prevalentemente catalano, ma uno di loro, interpretato dall’attrice spagnola María Barranco, parla sempre in spagnolo. Tutto il pubblico catalano riesce a capire entrambe le lingue, per via della situazione politica in Catalogna. Ma come lo si può tradurre in un’altra lingua? Io credo che si dovrebbero tradurre entrambe le lingue, dal momento che si suppone che siano comprese dal pubblico del testo fonte. Ma la domanda che potrebbe sorgere è: si dovrebbe mettere in rilievo la presenza di due lingue diverse?

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Eduard Bartoll nell’ambito del MuTra (Traduzione Multidimensionale) 2006, Scenari di traduzione audiovisiva: atti del convegno – Serie di conferenze europee di alto livello scientifico

Traduzione di Daniela Marcello
Traduttrice e sottotitolatrice En>It

Perché tradurre la ricerca scientifica?

 Categoria: Servizi di traduzione

La ricerca è terminata, gli studi sono stati condotti, l’articolo è stato scritto – ma ancora non è stato pubblicato. Il lavoro è ora concluso? Non ancora. Ad oggi, in questo mondo sempre più globalizzato, è opportuno anche tradurre la propria ricerca scientifica.

Di seguito, cinque convincenti ragioni per cui tradurre il proprio lavoro!

  1. Aumenta le informazioni disponibili
    Sebbene la maggior parte della ricerca scientifica sia condotta e pubblicata in lingua inglese, molti gruppi e laboratori di ricerca parlano altre lingue. Traducendo il proprio lavoro, le proprie scoperte e teorie vengono rese disponibili a un pubblico più ampio, che può quindi costruire e ampliare ulteriormente la ricerca.
    Inoltre, altri laboratori e gruppi potrebbero essere ispirati dal tradurre il loro lavoro in inglese o in altre lingue: ciò porterebbe maggiori benefici nel campo della ricerca! Ci potrebbero essere alcune teorie importanti su cui soltanto i ricercatori francesi stanno lavorando – quindi, se non sai il francese, non lo sapresti mai. Allo stesso modo, la propria ricerca potrebbe aiutare un gruppo in Germania o Brasile a fare le loro scoperte, che risulterebbero poi essere utili all’ampliamento della ricerca iniziale. Tradurre il proprio studio potrebbe aprire porte che prima non si sarebbero neanche considerate e l’intero settore ne beneficerebbe.
  2. Colma il divario di conoscenza
    Poiché la maggioranza delle ricerche sono condotte in lingua inglese, sia i ricercatori sia i consumatori di diversa madrelingua si trovano sempre in svantaggio. È risaputo che c’è un divario di conoscenza tra ricchi e poveri, ma è meno risaputo che c’è un divario causato dalle barriere linguistiche.
    Comunità e popolazioni che non parlano inglese – o una delle altre lingue più “globali”, come lo spagnolo o il francese – sono limitate e hanno difficoltà nell’accesso di informazioni di settori importanti come la salute pubblica e gli studi ambientali. Tradurre le ricerche aiuta a colmare questo divario di conoscenza.
  3. Guadagna una nuova prospettiva
    Il cliché “perdersi nella traduzione” preoccupa spesso scienziati e ricercatori che vogliono tradurre le loro scoperte. Comunque, molti di loro non colgono a pieno l’opportunità che la traduzione scientifica è in grado di offrire; a volte bisogna esprimere un concetto in un’altra lingua in maniera diversa: può aprire gli occhi a nuove scoperte.
    Spesso può essere difficile tradurre direttamente una parola o una frase. A volte, in una lingua, un concetto deve essere detto in modo leggermente diverso. Comunque, questo non significa che qualcosa si sta perdendo – si stanno solo facendo nuove scoperte! Forse c’è solo una parola tedesca che riesce a descrivere qualcosa di più preciso, o forse il modo in cui viene detto in francese…suona meglio!
    Non si sa mai cosa rivela una nuova lingua.
  4. Semplifica
    Molti traduttori scientifici professionisti credono che, quando si tratta di traduzioni scientifiche, il più delle volte sia più facile semplificare piuttosto che elaborare. Comunque, questo non vuol dire che la traduzione perda significato; spesso si riesce a sintetizzare o semplificare i concetti come non si erano mai pensati prima.
  5. Rende la propria ricerca intramontabile
    Sebbene l’inglese sia attualmente la lingua franca della scienza, della ricerca e della comunicazione, non sempre lo è stata. Storicamente, molte lingue hanno regnato sovrane durante epoche diverse: arabo, francese, greco, spagnolo e molte altre hanno avuto i loro giorni d’oro come “lingua franca”. Chi dice che nel futuro un’altra lingua non sostituirà l’inglese?
    La traduzione scientifica professionale migliora le probabilità per l’umanità di continuare a beneficiare della propria ricerca per i secoli a venire.

Fonte: Articolo pubblicato il 18 ottobre 2019 sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Sara Fares
Traduttrice EN/ES> IT
Fermo

Traduzione di storie per bambini

 Categoria: Servizi di traduzione

Tradurre fedelmente le storie destinate ai più piccoli può rivelarsi molto impegnativo
Coloro che non hanno familiarità con l’industria della traduzione, possono presumere che la traduzione di un testo altamente tecnico in campo medico sia molto complicata e richieda una certa conoscenza, non solo del settore medico, ma anche della lingua di destinazione. Ovviamente questa supposizione è vera.
D’altro canto, si potrebbe anche supporre che di fronte a un testo apparentemente semplice, come una storia per bambini, con una grammatica e un vocabolario lineare, non emergano gravi complicanze.
Tuttavia, anche tradurre fedelmente le storie per bambini può rivelarsi molto impegnativo.

Stesso gioco – Lingue diverse – Espressioni diverse
Una dimostrazione ce la può fornire la traduzione delle istruzioni di un semplice gioco fatto all’aperto dai bambini. Prendiamo ad esempio il gioco dell’acchiapparella. Questo gioco è ampiamente conosciuto, ma quando lo si traduce in spagnolo, il traduttore si troverà di fronte varie opzioni di resa, ad esempio: pilla, corre que te pillo, tenta, la mancha e molte altre ancora, a seconda della regione del mondo in cui si parla la lingua spagnola dove si giocherà a questo gioco.

Traduzione dei nomi propri dei personaggi nei libri per bambini
Anche tradurre i nomi dei personaggi nei libri per bambini può rappresentare una sfida. Ad esempio sarebbe possibile per un bambino di cinque anni in Messico identificarsi con qualcuno chiamato Peter o Henry? O forse sarebbe più appropriato trasformare questi nomi in Luisito o Carlitos, molto più vicini alla sua realtà quotidiana? Sappiamo che i bambini sono in grado di memorizzare più facilmente aspetti più prossimi alla loro via quotidiana e alla loro cultura. Un esempio ci viene fornito da uno studio recente, in cui il crescione mangiato da un personaggio, è stato sostituito dal traduttore con qualcosa di più familiare -il formaggio- non essendo il primo un alimento molto comune in Spagna.

Buona comunicazione tra il traduttore e il cliente
Come si è potuto notare, i traduttori devono prestare la massima attenzione quando si apprestano a lavorare su questo tipo di testi, pertanto è importante che si instauri una buona comunicazione tra il cliente e il traduttore così che si possano scambiare idee circa le scelte migliori. I bambini hanno il diritto di leggere una storia e godersela appieno, senza che nessun altro elemento estraneo arrivi a confonderli.

Alcuni consigli utili per tradurre con successo i libri per bambini

  • Idealmente, il traduttore svolgerà anche la funzione di scrittore;
  • Se possibile, incontra l’autore. Saperne di più riguardo al contesto e all’ambientazione in cui la storia è stata concepita, aiuterà nel processo traduttivo;
  • Leggi e rileggi il testo tutte le volte necessarie prima di iniziare la traduzione;
  • Se rimani bloccato mentre stai traducendo e pensi di avere la parola o la frase proprio sulla punta della lingua, fai una piccola pausa. Quando ti rimetterai a lavoro, vedrai che le parole ti torneranno alla mente;
  • Durante la correzione, leggi il testo ad alta voce: deve risultarti scorrevole;
  • Se il testo di partenza non è valido, rifiuta il progetto. È molto difficile lavorare su un testo scadente, poiché sarai portato a modificarlo durante la traduzione e questo non è essenzialmente il tuo scopo;
  • Se possibile prendi le distanze dal testo per qualche giorno e poi rendigli un’occhiata;
  • I nomi dei personaggi devono essere mantenuti, non cercare di piegare il testo;
  • Continua a rivedere il testo fino all’ultimo minuto;
  • Mantieni sempre l’essenza originale del libro, ciò significa trovare significati equivalenti per il testo di arrivo.

Fonte: Articolo pubblicato il 4 gennaio 2016 sul sito One Hour Translation

Traduzione a cura di:
Elisa Lucchesi
Traduttrice EN>IT; ZH>IT

Dedicarsi alla traduzione di software? (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

SFIDE

  • Meno spazio per la creatività. Quando bisogna tradurre “Accept” o “Agree”, puoi andare poco lontano con la fantasia, anche se è vero che il software va molto al di là delle singole parole.
  • Gli spazi da riempire possono diventare dei veri e propri rompicapi. Anche se in certi contesti può valere “Il mio nome è _______” = “Mi chiamo ______”, in altri può complicarci la vita. Un esempio facile: in “What is your favourite ____ among these?”, il genere di “favourite” e “these” dipende dal testo che verrà inserito negli spazi vuoti. Se lanci una monetina ed escludi l’opzione che non è uscita, sarà terribile se verrà inserita una parola femminile: “Qual è il tuo colore preferito tra questi?”contro “Qual è la tua città preferita tra queste”. Quindi dobbiamo attingere all’immaginazione di cui parlavamo prima per arrivare ad una soluzione il più possibile equa, per esempio: “Quale ____ ti piace di più?”. A mio giudizio, queste sfide sono le cose che più mi piacciono della traduzione di software!
  • Le riduzioni di spazio sono all’ordine del giorno e a volte devi usare delle abbreviazioni (che, sinceramente, non mi piacciono proprio). Per esempio, tradurre parole così tanto brevi in inglese come “get” può diventare un problema quando la traduzione diventa “acquisisci” e per questioni di spazio hai solo tre caratteri. È un esempio molto semplice, inventato e che in genere non si trova nella realtà, dato che alla traduzione dei dispositivi viene data sempre più importanza e coloro che devono disegnare i tasti sanno che poche lingue hanno così tante parole corte come l’inglese e conviene aumentare lo spazio dove andrà inserito il testo. Nonostante ciò, la mancanza di spazio è un problema sempre più frequente, visto il trend di creare dispositivi sempre più piccoli come gli smartwatch.

In sostanza, la traduzione di software (così come succede in ogni settore) non è per tutti. Ho conosciuto persone che mi hanno detto che non lo avrebbero mai fatto perché troppo noioso o rigido e poi altri che dicono che lo sforzo viene compensato dal vedere la propria traduzione su uno schermo (come succede per l’audiovisuale) e ti rendi conto di aver partecipato attivamente nel migliorare o facilitare l’uso di una tecnologia che andranno poi ad usare altre persone. Inoltre, a seconda del diverso tipo di traduzione di software, ti permette anche di stare al passo con le novità della tecnologia, cosa che per me è un valore aggiunto.

Che vi sembra? Vi piacerebbe farlo? L’avete mai fatto? Lavorate in questo settore?

Aspetto le vostre risposte!

Fonte:  Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 15 giugno 2019 sul proprio blog Traducir & Co

Traduzione a cura di:
Donatella Andria
Freelance
Bologna

Dedicarsi alla traduzione di software? (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

VANTAGGI

  • Ci sono decisamente meno ambiguità che in altri tipi di testi, dato che un pulsante o il titolo di un menù avranno una funzione concreta che non dà adito a grosse ambiguità di significato. Per esempio, se si parla di “settings” in un contesto di telefonia mobile, è ovvio che si sta parlando di impostazioni o configurazione, non di un template o di supporto.
  • È più facile verificare la coerenza perché spesso un termine avrà una traduzione univoca (idealmente, relazionata dal cliente ad un glossario). Usando l’esempio di prima, se si traduce “setting” come “configurazione”, più avanti non si può chiamare in altro modo. Per questo, è più facile verificare che si siano usate le preferenze terminologiche del cliente (ad esempio con strumenti come Xbench, usando filtri o altro)
  • Le ripetizioni hanno senso, al contrario di ciò che succede in altri settori come il marketing, dove si devono utilizzare sinonimi per non appesantire il testo. In genere, nell’ambito della traduzione tecnica, e quindi all’interno del settore software, è meglio ripetere un termine la cui costruzione possa dare luogo a fraintendimenti. Per esempio, in “Ifyouwant to turn on thisfunctionality on your machine youwillneed to update it first”, la traduzione “Se vuoi attivare questa funzionalità nel tuo dispositivo, devi prima fare un aggiornamento” potrebbe risultare ambigua (anche se comunque si capirebbe per il contesto, stiamo parlando del dispositivo) e di sicuro il cliente preferirebbe leggere la parola “dispositivo” per evitare confusione.
  • Noi stessi usiamo questi dispositivi. A differenza di ciò che accade quando si traduce, per esempio, un testo di chimica non essendo noi dei chimici, noi traduttori di software conosciamo il punto di vista di chi leggerà quel messaggio perché siamo abituati ad esserlo. Se per esempio a noi salta all’occhio un certo termine, lo stesso accadrà anche agli altri utilizzatori. Per esempio, se dobbiamo decidere se usare “illuminazione” o “lucentezza” in riferimento allo schermo del telefono, sicuramente “lucentezza” [in Spagna n.d.t.] risulterà molto più familiare e il dubbio sarà risolto grazie alla nostra esperienza di utilizzatori. Nonostante ciò, non c’è da fidarsi del “mi suona meglio” e ad ogni modo si dovrà consultare la terminologia preferita dal cliente.

Terza parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 15 giugno 2019 sul proprio blog Traducir & Co

Traduzione a cura di:
Donatella Andria
Freelance
Bologna

Dedicarsi alla traduzione di software?

 Categoria: Servizi di traduzione

Oggi ho cercato nella barra di ricerca quale fosse l’ultimo articolo pubblicato relativo alla traduzione di software, per non ripetermi, e ho scoperto che non ho scritto niente su questo argomento! Dedicarsi alla traduzione di software è un’opzione che non tutti utilizzano per le difficoltà che comporta e la poca flessibilità che permette nella maggioranza dei casi. Nonostante tutto questo, però, alcuni prediligono questa possibilità perché presenta delle caratteristiche che altri tipi di testi, invece, non offrono. In questa prima parte racconterò dei vantaggi e delle sfide di questo tipo di traduzione a cui sto dedicando il mio tempo in modo non continuativo dal 2013 e che, unitamente al marketing, è diventata un po’ la mia specialità (mi ricordo ancora gli inizi di questo blog quando mi chiedevo in cosa “volevo” specializzarmi: alla fine le opportunità si presentano da sole, un’esperienza porta ad un’altra esperienza e alla fine finisci con lo specializzarti in qualcosa che non avevi proprio immaginato nel tuo percorso di studi).

Per coloro che non sanno che tipo di contenuto si trovano nei software (ho visto più facce stranite di quello che mi aspettavo quando dico che lavoro in questo settore), aggiungo una piccola descrizione per chiarire che si riferisce, per esempio, al testo che sta in un sistema operativo: menù, opzioni, tasti, avvisi di errore, applicazioni, popup, menù a tendina, etc. Quando si prende in mano un telefono e si entra in Configurazione e si cambia l’ora della sveglia, si attiva il bluetooth o si cambiano le notifiche, tutto ciò si fa attraverso una serie di menù e tasti che “qualcuno” ha tradotto. Lo stesso accade quando si apre una finestra di errore o c’è l’avviso di batteria bassa del pc. Allo stesso modo se in una smart tv compare una domanda a cui bisogna rispondere scegliendo tra una serie di opzioni. All’interno di un sistema operativo ci saranno applicazioni, funzioni, impostazioni, programmi, etc. che, a loro volta, avranno molto contenuto tradotto. Tutto ciò è quel tipo di testi a cui ci riferiamo quando parliamo di “tradurre software”.

Poche persone si rendono conto dell’importanza di questo tipo di traduzione fino a che sperimentiamo quanto possa essere inutile un dispositivo, per quanto di ultima generazione, se non potessimo scegliere una lingua a noi familiare. Avete fatto almeno una volta l’esperimento di mettere il telefono in una lingua sconosciuta e di provare ad usarlo? Se siete nerd almeno quanto me e lo avete provato, vi sarete resi conto che l’unico modo di usare il menù (anche quando sei disperato e vuoi solo cambiare la lingua in italiano) è ricordando più o meno la posizione di ogni opzione o lasciandosi guidare dalle immagini, se ci sono.

Quindi noi traduttori di software ci troviamo davanti delle sfide che potrebbero risultare di poco conto per coloro che non conoscono la difficoltà di questo tipo di traduzione tecnica. Dall’altro lato, però, ci divertiamo con le caratteristiche uniche di questo tipo di contenuto, che non sono presenti in altri settori.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 15 giugno 2019 sul proprio blog Traducir & Co

Traduzione a cura di:
Donatella Andria
Freelance
Bologna

La sfida della traduzione audiovisiva

 Categoria: Servizi di traduzione

L’articolo in esame affronta il problema  della traduzione e della trasmissione di emozioni in un contesto particolare, cioè quello della sottotitolazione cinematografica. In questo articolo, che mira a riflettere sul modo in cui le emozioni possono essere tradotte da una lingua all’altra, l’autore ha scelto di focalizzarsi su un sentimento specifico, quello della rabbia.

Per svolgere la sua ricerca, l’autore ha ben pensato di passare dalla parte del mezzo cinematografico per identificare, fra tre diversi film, le espressioni di rabbia che si trovano sia nel contenuto audiovisivo che nei sottotitoli tradotti. Attraverso le scelte dei traduttori, i risultati della sua ricerca ci mostrano che diversi elementi vengono presi in considerazione, nello specifico il passaggio dalla lingua orale a quella scritta e le tendenze linguisitiche suscitate dalla rabbia, che non sono necessariamente uguali da una lingua all’altra. Inoltre, “non possono essere trascurate le variabili culturali [...], in quanto sono estremamente complesse quando si parla di emozioni” l.9. Come trasmettere, dunque, l’emozione della rabbia destreggiandosi tra due universi semiotici e linguistici differenti?

Una delle strategie messe in evidenza nell’articolo consiste nel giocare sull’effetto prodotto dai sottotitoli. In effetti, per veicolare la rabbia attraverso i sottotitoli in italiano e trascrivere efficacemente la velocità del parlato, che aiuta ad esprimere questo sentimento in forma orale, i traduttori hanno deliberatamente scelto di inserire due sottotitoli nello stesso campo visivo con l’ausilio di trattini per contrassegnare la successione delle battute sullo schermo. Ciò mi ha particolarmente interessato.

Questa attenzione ai dettagli deve essere preoccupante sia per i traduttori audiovisivi che per i traduttori letterari, se non in misura maggiore per questi ultimi. In effetti, come è menzionato nell’articolo, l’audiovisivo svolge un ruolo chiave nella percezione delle emozioni, molto più dei sottotitoli. L’espressione facciale dei personaggi, i loro gesti, le loro azioni, la loro intenzione possono da soli essere rivelatori di una certa emozione. D’altra parte, i traduttori letterari devono proseguire senza questi elementi e utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per tenere conto delle emozioni; anche se costretti ad usare la loro creatività a costo di allontanarsi dalla forma iniziale della racconto.

Questo articolo interessantissimo mi ha davvero permesso di sviluppare una riflessione su molti quesiti relativi alla traduzione e alla comunicazione.

Fonte: Articolo scritto da N.Kalidi e pubblicato il 15 giugno 2017 sul sito Open Edition

Traduzione a cura di:
Jessica Incorvaia

Tre miti sulla traduzione finanziaria

 Categoria: Servizi di traduzione

Lavori in banca, vero?

Quando, qualche giorno fa, una delle mie amiche mi ha chiesto – un po’ perplessa – perché non lavorassi in banca, ha confermato un sospetto che già avevo. La gente non ha idea di che cosa faccia un traduttore finanziario, e probabilmente anche un traduttore in generale. Ho letto tanti post sui blog in tema di miti e luoghi comuni sui traduttori, sulla differenza tra traduttori e interpreti e sul lavoro freelance in generale.  La maggior parte delle persone, persino i nostri amici e conoscenti, spesso non sa nulla del nostro lavoro e concepisce la traduzione in modo bizzarro.

Mito N.1: i traduttori finanziari lavorano in banca
Anche se molti dei miei clienti lavorano per banche, società finanziarie o fondi comuni di investimento, io sono una professionista freelance indipendente e, prima di tutto, una linguista. Un traduttore finanziario, così come anche un traduttore tecnico specializzato in altri settori, è prima di tutto un traduttore, un linguista, una persona che ha imparato e parla lingue straniere e magari ha studiato tecniche di traduzione. Ovviamente, devi anche conoscere il tuo campo di specializzazione, es. finanza, macro e microeconomia, come funziona la borsa valori, cosa siano uno stato patrimoniale e un conto economico e così via. Tuttavia, puoi lavorare per clienti diversi e specializzarti in finanza o legge o altre aree (e non devi essere necessariamente un avvocato per tradurre documenti legali). D’altra parte, non è detto che un esperto di finanza conosca le lingue straniere e le tecniche traduttive. Probabilmente lui/lei capisce l’inglese o il giapponese, ma potrebbe non essere in grado di tradurre in italiano.

Mito N.2: sicuramente sai come e dove investire… sei un traduttore finanziario!
Quando dico che traduco documenti finanziari, la maggior parte della gente è convinta che io sia la maga dei mercati azionari e molto ricca. Fino a qualche anno va, la cosa mi faceva sorridere. Ora, dopo più di 20 anni di esperienza, vorrei rispondere: “Beh, se uno è grado di tradurre il manuale di una caldaia dal tedesco all’italiano, non ha bisogno di chiamare l’idraulico quando la caldaia non funziona, giusto?”. Scherzi a parte, provo a spiegare che io leggo e traduco molto sui mercati finanziari, e sono aggiornata sui trend di mercato e sulle performance dei fondi di investimento. Tuttavia, leggo quanto basta – ai fini del mio lavoro – per sapere che ogni società di investimento ha la propria visione sui trend di mercato e applica diverse strategie per diverse necessità. Così come un idraulico ha bisogno della chiave inglese, a un traduttore servono i dizionari. Se dovessi fare degli investimenti, chiederei l’assistenza di un consulente finanziario.

Mito N.3: la traduzione finanziaria dev’essere noiosa!
Tutte le professioni sono a volte noiose, a volte entusiasmanti. Questo vale anche per la traduzione finanziaria. Come ho detto nella mia recente intervista, quando andavo a scuola desideravo tradurre romanzi e racconti. Negli anni, ho capito che la finanza e l’economia, come anche la legge e la politica, sono parte della vita di tutti i giorni. Probabilmente, tradurre le notizie sullo “shutdown” degli USA o sulla ripresa economica della Cina è per me più interessante ed estremamente connesso alla vita reale.

Nella maggior parte dei casi, un traduttore finanziario è anche un freelance, un imprenditore che deve essere un traduttore, un project manager e deve avere competenze di marketing e contabilità… ma questa è un’altra storia.

Fonte: Articolo scritto da Francesca Airaghi e pubblicato su Financial Translation Hub

Traduzione a cura di:
Alsea Alessia Esposito
Traduttrice finanziaria EN>IT
Como

L’utilizzo della lingua in campo scientifico

 Categoria: Servizi di traduzione

Anticamente non esisteva nessun problema legato alla lingua impiegata in campo scientifico, infatti, fino al ‘500, tutte le Università usavano un’unica lingua, il latino, e i professori, da qualsiasi Paese provenissero, potevano capirsi tra loro come fossero connazionali.

L’uso universale del latino fra i dotti del Medioevo è ben noto e spesso citato come situazione invidiabile, ma non tutti sanno come esso venne meno per lasciare il posto alle lingue nazionali dei diversi Paesi d’Europa.

Sembra che il primo a rompere la tradizione sia stato Bombast von Hohenheim, più noto come Paracelsus, che nelle sue lezioni cominciò ad usare il tedesco.

Fra i primi ad usare una lingua nazionale in scritti scientifici è da ricordare lo stesso Galileo Galilei, non perché non conoscesse il latino ma perché era convinto che l’antica lingua non fosse più adatta alle nuove idee.

Nel corso del Medioevo, il latino visse in una condizione speciale, come strumento di quel tesoro culturale letterario, filosofico e religioso che si era diffuso in tutta Europa dopo la caduta dell’impero romano, benché non fosse più usato come lingua vivente.

Tuttavia, quando l’umanità ebbe qualcosa di nuovo da aggiungere al precedente patrimonio culturale, l’antica lingua non fu più sufficiente e ciò si verificò nei nuovi campi del sapere come scienza, matematica e fisica.

È questo il principale motivo che rende assurda l’idea che il latino (o l’esperanto) possa ancora servire come lingua internazionale della scienza.

Se osserviamo la storia dobbiamo concludere che in realtà non è mai veramente esistita una lingua comune per gli studiosi di tutto il pianeta. Il latino fu soltanto, per un certo periodo, la lingua della cultura del territorio limitato in cui si era diffuso il Cristianesimo.

Successivamente, ebbe un ruolo importante il francese, poi il tedesco, e ultimamente, si evidenzia l’importanza dell’inglese, soprattutto per l’influenza degli Stati Uniti, economicamente e culturalmente.

Per ciò che concerne la scienza è necessaria non solo una lingua atta all’informazione scritta ma anche una lingua che serva al contatto diretto tra gli scienziati, sia nei congressi che negli eventi.

Da ciò deriva l’importanza del ruolo del traduttore e dell’interprete durante eventi scientifici come convegni, congressi, fiere a carattere scientifico-ambientale, dove risulta fondamentale il ruolo del traduttore nel “traslare” i termini specifici degli atti ufficiali nelle 2 o 3 lingue ufficiali scelte per il congresso; talvolta risulta indispensabile anche il ruolo dell’interprete simultaneo per la comunicazione effettiva tra i partecipanti.

Oggigiorno, principalmente a causa dei tagli nelle spese di traduzione e interpretariato, spesso gli atti, le brochure e i documenti ufficiali degli eventi vengono tradotti solo in inglese, creando quindi non poche difficoltà nella comprensione e nella comunicazione; allo stesso modo, spesso nei congressi gli interpreti non vengono più utilizzati a causa di problemi di restrizioni nel budget.

Non bisogna dimenticare, che l’utilizzo di termini scientifici rende necessaria una conoscenza approfondita di termini tecnici, ognuno con il proprio ben preciso significato e la propria particolare accezione.

Nel 1866, il filosofo tedesco Nietzsche scrisse “Certamente un giorno l’umanità avrà una lingua comune e certamente un giorno l’uomo viaggerà volando nell’aria”.

Da molto tempo si è assistito alla realizzazione della seconda previsione del filosofo, mentre, per quanto riguarda la prima, a livello universale, questa non sarà forse mai completamente perseguibile o perseguita.

D’altro canto, riferendosi al campo scientifico, la necessità primaria di comprendersi l’un l’altro in maniera chiara, immediata ed inequivocabile, per condurre attività e ricerche che coinvolgono molti paesi in diversi settori di interesse vitale per l’interra razza umana, deve pretendere una valorizzazione del ruolo della traduzione professionale.

Autrice dell’articolo:
Martini Giulia
Traduttrice EN-ES>IT
Milano

Traduzioni scientifiche professionali

 Categoria: Servizi di traduzione

Salve a tutti, sono un fisico-matematico, laureatosi nel vecchio ordinamento, per intenderci quello in cui erano previsti 18 esami annuali, due colloqui in altrettante lingue straniere di importanza scientifica e, naturalmente, la tesi finale. Come tutti i fisici laureatisi nel vecchio ordinamento, al primo ed al secondo anno ho dovuto studiare su un paio di libri consigliati dal docente, scritti in lingua inglese, e quindi in una lingua che non era la mia. Successivamente, cioè dal terzo anno di corso in poi, i libri americani e/o inglesi erano la norma, per poter dare gli esami dei vari corsi. Nonostante quell’inizio abbia costituito, per me, una “terapia d’urto”, col tempo si è rivelato fruttuoso, non solo per i miei studi successivi; infatti, attualmente ho una collaborazione, in qualità di traduttore di testi di brevetti di invenzione, dall’Inglese verso l’Italiano.

Tuttavia, ciò su cui intendo richiamare l’attenzione dei cortesi lettori di questo breve articolo, è la questione se anche un fisico-matematico e più in generale un laureato in materie scientifiche, possa, a buon diritto, eseguire traduzioni scientifiche professionali, al pari dei colleghi laureati in lingue e letterature straniere.

Ritengo che la risposta non possa che essere positiva. Infatti, da studente mi capitava di leggere alcuni testi di matematica o di fisica tradotti, e in quelle occasioni, notavo che i traduttori erano fisici o matematici che insegnavano o insegnano tutt’ora, in prestigiose istituzioni educative del nostro Paese. Inoltre, un professionista, che abbia ricevuto il compito di tradurre in lingua italiana, per esempio, un libro o un articolo di fisica nucleare, deve avere una minima conoscenza in tale campo di studi.

Non è certo ragionevole pretendere che un traduttore laureato in lingue debba essere costretto a studiarsi la Fisica Nucleare, in breve tempo, almeno nelle sue linee essenziali, prima di mettere mano alla traduzione vera e propria. Ecco perciò che si apre uno spiraglio, per assumere dei fisici, quali possibili candidati per effettuare traduzioni del tipo sopradetto.

Lo stesso discorso può essere fatto se, invece della Fisica Nucleare, debba essere tradotto un libro o un articolo sugli “operatori di simmetria delle equazioni differenziali”, per esempio. Infatti tale argomento, specificatamente matematico coinvolge i concetti e le teorie, come la teoria dei Gruppi, delle Algebre di Lie e naturalmente le stesse equazioni differenziali, i quali concetti e teorie possono, secondo me, essere maturati solo durante l’intero corso di laurea scientifica, ovvero esame dopo esame.

A tutto ciò, va aggiunto, e qui parlo a titolo personale, il notevole numero di articoli scientifici americani, che ho dovuto leggere durante il corso di laurea, e il di cui studio mi ha permesso di apprendere lo stile di scrittura che gli scienziati americani o inglesi utilizzano per esporre le loro idee.

Prima di concludere, vorrei chiarire, che quanto esposto non vuole essere una proposta di ingerenza da parte di un gruppo di persone su una professione che non è la loro, ritengo però che una traduzione scientifica eseguita con cognizione di causa su ciò che si deve tradurre, se non doverosa, è certamente preferibile a qualunque altra.

Autore dell’articolo:
Giulio Belli
Traduttrice medico-scientifica
Torino

Traduzione medico-sanitaria

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione di testi medici e farmaceutici fa parte del grande settore della traduzione specialistica tecnico-scientifica. Per eseguire questo tipo di traduzioni occorre acquisire buone conoscenze nel campo della medicina, chimica farmaceutica, psicopatologia, epidemiologia e nell’ambito dei processi medici in generale. Questa è una delle ragioni per cui, nella maggioranza dei casi, questi testi vengono tradotti da medici e specialisti del settore sanitario con grande padronanza linguistica, sia della lingua di partenza che di quella d’arrivo. A volte, seppur in modo meno frequente, coloro che realizzano le traduzioni mediche e farmaceutiche sono traduttori che si sono specializzati in questo settore, ed io faccio parte di questi. È un lavoro arduo e complicato, specialmente per chi, come me, proviene da una preparazione prettamente letteraria. Tuttavia, con tanto studio, impegno e una buona dose di sacrificio si può riuscire ad ottenere buoni risultati.

Come gli altri tipi di traduzione, la traduzione di testi medici è costituita da varie fasi, tutte ugualmente importanti e senza le quali il risultato non potrebbe raggiungere il grado di perfezione richiesto. La prima di queste è la lettura e comprensione del testo d’origine, senza la quale è impensabile che un traduttore possa realizzare una traduzione di qualità. Successivamente, è opportuno consultare testi paralleli e database specialistici per effettuare le necessarie ricerche terminologiche ed ottenere le informazioni aggiuntive che ci occorrono. La terza fase è quella della traduzione vera e propria del testo. Infine, la quarta e ultima fase è la revisione finale del testo tradotto, utile a verificare che in esso non vi siano errori di alcun genere, che mantenga il significato del testo di partenza e che allo stesso tempo sia perfettamente comprensibile nella lingua d’arrivo.

Il risultato della traduzione, infatti, dev’essere un testo fluido e naturale che non lasci trapelare il sentore che si tratti di una traduzione ma di un testo originale a tutti gli effetti. La terminologia utilizzata in questo settore è molto specialistica, tanto da poter risultare incomprensibile e difficoltosa a coloro che non sono abituati a tradurre testi medici. È necessario quindi prestare molta attenzione al momento della traduzione per non lasciarsi sfuggire il benché minimo dettaglio. Questa è una delle difficoltà principali di questo tipo di testi, pertanto occorre dotarsi di tutte le risorse necessarie, come glossari e dizionari specialistici monolingue e bilingui, per poter scegliere il termine corretto in ogni occasione anche se, in alcuni casi, questo non è sufficiente e bisogna eseguire una ricerca esaustiva in testi paralleli.

Questa è una delle procedure operative più efficaci poiché vedendo il termine che ci interessa inserito nel proprio contesto, possiamo arrivare a comprendere in modo più approfondito il suo reale significato e la sua valenza intrinseca.
La traduzione medica racchiude al suo interno varie branche di specializzazione, come, per esempio, la cardiologia, la nefrologia, la ginecologia, la reumatologia, ecc.
In linea generale, il traduttore di testi non specialistici si assume già di per sé un’enorme responsabilità, ma il traduttore di testi medici, quando affronta una traduzione in un settore delicato come quello in cui si è specializzato, assume su di sé una responsabilità ben maggiore. Per questo motivo, in questo tipo di traduzioni non è ammesso il minimo errore ed è fondamentale che il traduttore sia estremamente preciso e scrupoloso. Anche la più piccola inesattezza potrebbe infatti ledere l’incolumità di un essere umano.

La traduzione specialistica

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione specialistica è un ramo della traduzione che può riguardare un settore specifico di carattere tecnico, scientifico, giuridico o economico. Da un punto di vista commerciale questo tipo di traduzione costituisce la parte più consistente dell’attività traduttiva, come afferma Gamero Pérez (2001), sebbene non raggiunga la stessa popolarità della traduzione letteraria (pensiamo ad esempio alla traduzione di un romanzo di successo). Attualmente la traduzione specialistica è più presente che mai nella vita di tutti i giorni: dagli articoli di giornale ai libri di testo, dalle istruzioni per l’uso degli elettrodomestici ai foglietti illustrativi dei medicinali, dai software a Internet. In genere si può dunque sostenere che i testi da tradurre in quest’ambito hanno finalità pratiche ben definite: infatti possono avere varie funzioni quali spiegare il funzionamento di un elettrodomestico, illustrare il funzionamento di un attrezzo, esplicitare una teoria scientifica o una procedura di laboratorio, oppure come nel mio caso analizzare l’inquinamento delle acque tramite definizioni, tabelle e classificazioni.

Se riflettiamo sulle rigide distinzioni che avevano caratterizzato anticamente il dibattito sulla traduzione – si pensi alla bellezza della traduzione, alla fedeltà (Salmon, 2003) – i progressi nel campo della traduttologia e i vari studi ad essa collegati hanno introdotto concetti più dinamici per definire e valutare una (buona) traduzione. Considerando la definizione contenuta nella nuova norma CEN o Comitato Europeo di Normazione (www.cen.eu/) 15038 (2006), tradurre significa “trasportare i contenutiti della lingua A nella lingua B”. Si tratta di una denominazione che racchiude in sé tutta la complessità del processo di traduzione e adattamento. In generale si può affermare che una traduzione dovrebbe avere il compito di fornire al lettore e al destinatario le stesse informazioni (grosso modo) dell’originale, “provocandone le stesse reazioni” ed evocando richiami analoghi a quelli del pubblico originario. Mentre nella traduzione letteraria lo stile, l’ordine, le rime e i vari elementi godono di grande importanza con l’obiettivo di “ottenere un’equivalenza stilistica, semantica, pragmatica” (Fernández e Arjonilla, 1998: 44) in un testo di tipo specialistico è essenziale trasmettere un messaggio rispetto alla forma in cui tale messaggio viene espresso; infatti, lo scopo principale della traduzione specialistica è pertanto la riproduzione del contenuto del testo della lingua di partenza nella lingua di arrivo (definita anche equivalenza pragmatica), avvicinando, qualora necessario, il destinatario al testo e non viceversa, come avviene nella traduzione letteraria (quindi nel nostro caso è importante che gli esperti del settore o gli studenti capiscano da un punto di vista pratico quali sono le tecniche per depurare e riciclare l’acqua inquinata).

Quindi, per semplificare, il traduttore di un romanzo non può semplificare il testo della traduzione per renderla più accessibile ai lettori né correggere eventuali scelte stilistiche magari non perfette, perché l’autore ha scelto deliberatamente di “sconvolgere” l’ordine linguistico. In tal senso, l’autorevolezza del mittente e la forma del messaggio prevalgono sul destinatario (ricevente) del messaggio. Il traduttore che invece si trova a tradurre un articolo scientifico ha il dovere di intervenire e delucidare il testo se non fosse chiaro o, peggio ancora, contenesse errori: in questo caso, il messaggio e il destinatario hanno un peso maggiore rispetto al mittente del messaggio, cioè l’autore.

Traduzione medico-scientifica

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione in campo medico e scientifico è la mia grande passione, professionale e non solo. È cominciata con l’interesse per le lingue, in particolare francese ed inglese, per poi diventare di grande utilità nell’affrontare gli studi in Biologia ed in Medicina. Il mondo della ricerca biomedica e della Medicina ha tempi strettissimi e le pubblicazioni, anche attraverso  le riviste online, si aggiornano di ora in ora. La lingua d’elezione in cui comunicano gli scienziati è l’inglese ed è necessario conoscerne le basi, quantomeno per tenersi aggiornati. La consultazione di testi medici e di pubblicazioni in lingua straniera talvolta è limitata dalla difficoltà di interpretazione poiché il linguaggio medico scientifico inglese o francese non è così semplice o immediato, una parola che in gergo colloquiale ha un significato, associato ad un termine clinico può averne un altro e non è semplice, spesso, trovare corrispondenze in italiano.

Una base scientifica forte, data da una laurea in materie medico-scientifiche, avvantaggia il traduttore in queste discipline perché sa affrontare (almeno è quello che ho notato con la mia esperienza) il discorso, entra nel testo con un approccio diverso. Chiaramente è necessaria anche una specializzazione in traduzione ed in traduzione medico-scientifica. Il motivo risiede nel fatto che non ci si improvvisa traduttori e, parlando del mio settore, traduttori biomedici, solo perché si esercita la professione di medico o di ricercatore. Questo è il motivo per cui esistono dei precisi percorsi formativi che è giusto intraprendere se, unita alle proprie conoscenze si ha una predisposizione ed una passione per la traduzione specialistica.

A questo proposito potrei segnalare alcuni percorsi come ad esempio dei Master o Corsi brevi in traduzione medica e scientifica. Lo IATI  ne organizza uno. Un altro corso interessante di Master lo propone l’Università di Pisa nell’ambito della traduzione all’interno del quale si può scegliere un curriculum specialistico. Un altro percorso formativo interessante è organizzato dall’Istituto Francese,  per quanto concerne la preparazione nella lingua francese a livello C, con una particolare attenzione all’ambito scientifico per un percorso e all’ambito letterario per l’altro. L’elemento importante però è qualificarsi ed avere una buona predisposizione, cosa che, per occuparsi di ricerca e medicina, è imprescindibile come parlare bene una lingua straniera.

Traduzione e seminari statunitensi (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Prima parte di questo articolo

Un saggio di Jonas Zdanys, uno dei partecipanti al seminario di traduzione di Yale sostiene l’idea che la scrittura creativa non si possa insegnare e che dunque il talento creativo sia innato, opponendosi in tal modo all’opinione tradizionale secondo cui è possibile insegnare traduzione all’università. Per Zdanys la traduzione è un’attività soggettiva che egli include nell’ambito dell’interpretazione letteraria. Afferma che lo studio della letteratura può portare a una comprensione qualitativamente “più alta”. E qui di nuovo la necessità e l’importanza del sostrato culturale della cultura di partenza e di arrivo che di fatto però non determina l’univocità dell’opera di traduzione.

I seminaristi hanno dimostrato nel tempo che il linguaggio, invece di stabilire un insieme di regole che assoggettassero il testo ad un’interpretazione limitata e unica,  determinassero una “visione completa”, in cui le traduzioni reali tendessero ad aprire nuovi modi di vedere e sovvertissero modi di vedere preordinati. Nonostante l’addestramento e la formazione all’uso delle metodologie giuste, la ricerca ha dimostrato che, dando a due traduttori di un seminario lo stesso testo, si ottengono due traduzioni diverse. I risultati quindi sono testi sempre nuovi che sono dissimili dall’originale e da altre traduzioni.

Se il seminario di traduzione americano ha dimostrato qualcosa, è che il testo tradotto sembra avere una vita propria e non risponde all’insieme di regole utilizzate da chi lo interpreta ma a leggi che sono peculiari al metodo di traduzione utilizzato. Da questa concezione dinamica delle idee, anche il “significato” di un’opera d’arte non può mai essere fisso, perché varia al variare del linguaggio. La gamma di associazioni di parole all’interno di un’opera d’arte più antica varia con il reinserimento di quest’ultima in un’epoca o in una cultura diversa. Anche il linguaggio quindi sembra avere una vita propria, un potere di adattamento, cambiamento e sopravvivenza che va al di là delle teorie che tentano di spiegare e di coglierne la complessità.

In conclusione, la traduzione oggi attraversa un momento di grande sviluppo e di successo grazie all’aumentata necessità di comunicazione tra le varie culture.
La comunicazione interculturale è un’esigenza primaria del mondo contemporaneo e la traduzione costituisce lo strumento essenziale perché possa avvenire nelle mutate condizioni socio-culturali. Da ciò deriva lo stretto rapporto tra cultura e traduzione espressa dalle teorie traduttive contemporanee.

Traduzione e seminari statunitensi

 Categoria: Servizi di traduzione

Una teoria affidabile della traduzione può essere sviluppata solo se la mente del teorico è eclettica così come la pratica stessa della traduzione. Non si tratta puramente di un trasferimento linguistico; una buona conoscenza linguistica della lingua in oggetto non è sufficiente per garantire un trasferimento appropriato. Il vero traduttore deve conoscere la “cultura” alla quale appartiene l’opera da tradurre e deve avere altresì un’ottima conoscenza della cultura d’arrivo in modo da poter stabilire una corrispondenza più o meno soddisfacente.

Il mestiere del traduttore richiede poliedricità, versatilità e una certa dose di coraggio nel momento in cui è necessario operare delle scelte che determineranno di fatto la trasmissione dell’opera nella lingua di arrivo. Grande responsabilità dunque quella del mediatore culturale, ovvero di colui che fungerà da ponte tra due culture spesso lontane ed eterogenee. La mediazione è molto più di una traduzione: il mediatore, grazie al suo contributo, mette in relazione due culture, consentendone la reciproca comprensione. Il mediatore/traduttore dovrà dunque in un certo qual modo essere biculturale, cioè dovrà conoscere in modo approfondito ed esaustivo i due contesti culturali con i quali opererà, risolvendo le disparità linguistiche e culturali di entrambi i mondi.

Naturalmente, la percezione che la cultura d’arrivo avrà del testo tradotto dipenderà sostanzialmente dal modo in cui il mediatore linguistico interpreterà il testo di partenza e la responsabilità delle scelte compiute ricadrà inevitabilmente su di lui. Quella del traduttore o mediatore culturale è talvolta una vera e propria missione, con riferimento particolare all’ambito letterario. Limitando dunque l’approccio traduttivo ai testi letterari, possiamo affermare che in molti circoli americani la traduzione letteraria è ancora considerata un’attività di second’ordine, meccanica e non creativa, non degna di attenzione da parte della critica.

All’inizio degli anni sessanta, la traduzione era considerata un’attività marginale, priva di interesse e di spazio nell’ambito universitario. Non esistevano quindi centri per la traduzione né associazioni di traduttori letterari, tantomeno pubblicazioni dedicate principalmente alle traduzioni, ai traduttori e alle loro costanti problematiche.
Negli anni settanta, invece, la disciplina iniziò a svilupparsi e a diffondersi. Venne gradualmente sempre più accettata e, ben presto, corsi e seminari di traduzione furono offerti in molte università tra cui quelle di Yale, Princeton, della Columbia, dell’Iowa, del Texas, ecc. Alla fine degli anni settanta, questi sviluppi portarono alla costituzione dell’American Literary Translators Association (ALTA), l’organizzazione professionale dei traduttori letterari americani.

Seconda parte di questo articolo >

Riflessioni di una traduttrice audiovisiva

 Categoria: Servizi di traduzione

È impossibile guardare una serie televisiva, un videogioco, un film o un documentario che originariamente è in una lingua straniera e non pensare a quanto siamo fortunati perché qualcuno, con il suo impegno, ci ha portato un pezzetto di mondo alla nostra portata. Questo faticoso compito è opera di un traduttore audiovisivo. Per arrivare lassù, il percorso è stato irto di ostacoli: ha dovuto spezzarsi la schiena all’università, probabilmente ha fatto un master o dei corsi di specializzazione, ha impiegato anni per padroneggiare le lingue straniere, ha lasciato il suo paese ed è andato all’estero per tuffarsi in una cultura diversa e ha fatto tutto il possibile per essere il migliore. Insomma: sangue, sudore e lacrime.

Tuttavia, in un certo senso, il traduttore audiovisivo è anche davvero fortunato poiché ha trasformato la sua passione ‒ consumare contenuto audiovisivo e imparare continuamente ‒ nel suo mestiere. Come si suol dire “fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”. Pur essendo d’accordo con questo pensiero, devo ammettere che, come professionisti linguistici, abbiamo la corda al collo a causa delle numerose restrizioni di questa specializzazione. Per esempio:

-       In sottotitolaggio (la creazione di un testo a partire dal copione che si sovrappone sullo schermo) dobbiamo tenere conto della restrizione di caratteri per riga, della velocità di lettura degli spettatori, della separazione fra sottotitoli e della loro durata. Tutto questo dipende dalle preferenze del cliente.

-       In doppiaggio (“inserire” nella bocca degli attori la traduzione in modo che sembri che è l’autore originale delle parole colui che stiamo ascoltando) bisogna stare attenti al sincronismo labiale, corporale e di contenuto, come pure all’oralità prefabbricata che non risulta credibile alle orecchie dello spettatore.

-       In voice-over (la sovrapposizione della traduzione sull’audio originale in modo tale da ricevere il prodotto in due lingue simultaneamente) a volte non c’è un copione e si deve fare una traduzione direttamente.

-       In trascrizione (scrivere parola per parola quello che si dice nel documento audiovisivo) ci troviamo spesso a lottare contro rumori e musica di fondo e contro una pessima dizione del parlante.

-       In localizzazione (traduzione e adattamento culturale di videogiochi, siti web, applicazioni mobili e software) facciamo attenzione a restrizioni di spazio, differenze culturale o mancanza di materiale di supporto.

E non solo questo… Lessico specializzato, slang, espressioni gergali, riferimenti culturali, accenti forti, giochi di parole, doppi sensi, metafore, proverbi, battute… La lista è infinita.
Nonostante ciò, credeteci o no, il fatto di essere capace di superare gli ostacoli (a forza di leggere, consultare fonti affidabili e contare sull’aiuto di colleghi) ti dà una grande soddisfazione e ti fa innamorare un po’ più di questo bel lavoro.

Alla luce della mia esperienza, questo mestiere è così arduo come gratificante: è tua la responsabilità di trasmettere fedelmente il messaggio e le emozioni originali nonostante le difficoltà sopra menzionate, ma tua è anche la fortuna di essere il primo a guardare le ultime uscite, di divenire un esperto in temi molto diversi e di migliorare giorno dopo giorno.
La traduzione audiovisiva resta necessaria: è un ponte che colma il divario fra persone e culture diverse e che ci rende più ricchi intellettualmente. Lunga vita a lei!

Autrice dell’articolo:
Andrea Pérez Garcìa
Freelance Translator
Spagna

La traduzione per diverse fasce d’età

 Categoria: Servizi di traduzione

La letteratura per l’infanzia è stata per lungo tempo emarginata perché considerata inferiore a quella per gli adulti. Questo, probabilmente, a causa dei contenuti, giudicati semplici, ripetitivi e banali. Tuttavia, nonostante alle volte l’intreccio sia elementare e i personaggi siano dei tipi, ciò che rende i libri per giovani lettori estremamente interessanti è il linguaggio, lo stile e il modo in cui gli autori decidono di raccontare le loro storie. Osservando, in una libreria, i testi per bambini e ragazzi di diverse fasce d’età, vedremo che a ogni lettore modello corrisponde un particolare tipo di libro, con una struttura, un linguaggio e un layout adatto alla sua età.

Il traduttore di letteratura per l’infanzia deve prestare particolare attenzione all’età del lettore a cui il testo si indirizza così da orientare la sua traduzione in base allo sviluppo cognitivo e agli interessi del bambino.

In un testo per pre-schoolers (fanciulli in età pre-scolare), uno degli aspetti su cui il traduttore si deve concentrare maggiormente è la riproduzione delle rime, delle allitterazioni e dei fenomeni di fonosimbolismo. Poiché, appunto, tali libri sono scritti per essere letti ad alta voce da un adulto, è fondamentale che l’orecchio del bambino venga allietato e stimolato.

I libri per middle grade readers (ragazzini dai 7 agli 11 anni) sono generalmente ricchi di espressioni idiomatiche, giochi di parole e situazioni ironiche. A quest’età, infatti, i bambini iniziano a comprendere l’umorismo e il linguaggio figurato e il traduttore deve cercare di riprodurre tali aspetti. Ovviamente, essendo i pun e le idiomatic expressions spesso intraducibili, bisogna trovare nella lingua di arrivo un’espressione ugualmente efficace. Nell’ultimo libro che ho tradotto, The Everything Kids’ Environment Book di Sheri Amsel, ad esempio, mi sono trovata di fronte a un titolo di un paragrafo sui vulcani contenente un gioco di parole basato sull’omonimia di fault (in inglese ‘colpa’ ma anche ‘faglia’). Non avendo, in italiano, un termine equivalente, ho deciso di sacrificare il significato dell’espressione e ho sfruttato la fonologia per raggiungere lo stesso scopo: ottenere un titolo divertente e scherzoso. Così “Whose fault is that volcano” (cfr. “Di chi è la colpa di questo vulcano?) l’ho reso con “tutta colpa delle placche”, espressione ricca di allitterazioni.

Infine, i libri per adolescenti sono per lo più romanzi narrati in prima persona dal protagonista, un ragazzo o una ragazza che ha più o meno la stessa età del lettore. Di conseguenza, viene spesso utilizzato il così detto teen talk, linguaggio particolare che imita il modo di parlare dei teenager, con un lessico ricco di termini slang, di abbreviazioni e acronimi, alle volte vago e volgare e caratterizzato da forme non standard. Riuscire a riprodurre tale linguaggio è d’obbligo per il traduttore sia per rendere il testo accattivante per il lettore target, sia per connotare, anche nella lingua di arrivo, quel determinato personaggio e favorire così l’identificazione del destinatario con il narratore. A mio avviso, la strategia migliore per riprodurre il teen talk nella nostra lingua, oltre

che l’uso di un lessico riconosciuto come “giovanile” (“cool”, “svitato”, “para”…) è l’impiego di forme di italiano neo standard, un italiano colloquiale, normalmente utilizzato nella lingua parlata ma raramente nella lingua scritta. Esempi di forme neo standard sono l’uso di “gli” invece di “a loro”, dell’imperfetto al posto del congiuntivo e della frase scissa.

A quest’età, infatti, i bambini iniziano a comprendere l’umorismo e il linguaggio figurato e il traduttore deve cercare di riprodurre tali aspetti.

Articolo scritto da:
Greta Antonioni
Dott.ssa in Linguistica e Traduzione
Lucca

L’importanza culturale della traduzione

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione è fondamentale per una buona intesa tra le istituzioni e gli individui che non sono in grado di comunicare in una stessa lingua – al fine di superare le barriere culturali attraverso la comunicazione nella lingua nativa dell’interlocutore e l’invio di messaggi rimanendo il più fedele possibile all’originale.

Tradurre non significa esclusivamente dire o scrivere qualcosa in un’altra lingua. Si tratta piuttosto di un processo impegnativo, che implica la comprensione dell’intento dell’autore e del contesto del messaggio originale e la loro trasmissione tenendo conto delle caratteristiche del pubblico a cui è diretto.

Nel campo diplomatico, quando un interprete stabilisce la comunicazione tra leader mondiali, il minimo errore nella traduzione può causare un vero e proprio incidente internazionale. Invece, una traduzione di qualità può prolungare le buone relazioni tra le nazioni.

Con tutto ciò che è in gioco nella politica internazionale, una traduzione precisa è essenziale per una buona comprensione. Proprio a tal proposito, le istituzioni pubbliche investono spesso nella traduzione e nell’interpretazione anziché nella comunicazione diretta nella stessa lingua, che non sia la lingua madre di nessuno dei relatori (l’inglese, ad esempio, essendo la più internazionale).

Questo stesso bisogno di comprensione esiste in quei luoghi in cui è necessario l’aiuto umanitario, nei paesi in via di sviluppo o in situazione di crisi, dove le barriere linguistiche possono costare delle vite umane.

Che sia tramite organizzazioni internazionali o grazie a dei volontari, come Translators Without Borders, il ruolo dei traduttori è di contribuire, attraverso l’accesso all’informazione, alla conoscenza di tematiche quali le carestie, le catastrofi naturali, l’istruzione. Oltre ai quasi 910 milioni di persone analfabete in tutto il mondo, molte persone alfabetizzate riescono a malapena a leggere e scrivere nella loro lingua madre, avendo dunque anch’essi bisogno di traduzioni.

Per questo motivo, i servizi di terminologia e localizzazione sono fondamentali per qualsiasi organizzazione, istituzione o azienda che desideri essere accessibile a tutti i tipi di pubblico, in tutte le lingue.

Cosa ancora più importante, questi servizi di traduzione sono fondamentali affinché i destinatari si sentano compresi, ecco perché le informazioni che essi trasmettono sono personalizzate e tengono conto, in particolare, della cultura di arrivo.

Fonte: Articolo pubblicato il 3 giugno 2015 sul blog dell’agenzia TraductaNet

Traduzione a cura di:
Valeria Maraventano
Traduttrice FR>IT
Palermo

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 Categoria: Servizi di traduzione

< Quattordicesima parte di questo articolo

Infine, l’avventura grafica in questione propone una serie di citazioni da altri videogiochi, molti dei quali non sono stati tradotti in italiano; le cose vengono rese ulteriormente complicate dal fatto che gli stessi titoli siano utilizzati all’interno di The Journey Down: Chapter One come nomi di prodotti congelati che Bwana ritrova all’interno di una cella frigorifera: starà al localizzatore cercare di creare un’espressione che richiami sia il videogioco citato sia l’appeal commerciale di un prodotto alimentare.

Nel primo caso l’espressione è Pickled Spoonbeak, che in italiano è stata tradotta come I Beccocucchi di Nelly Cootalot: all’interno è rintracciabile sia la citazione al videogioco (Nelly Cootalot, che è il protagonista dell’avventura citata) sia la creazione di un nome di fantasia per Spoonbeak, uccelli ispirati ad una specie realmente esistente caratterizzata da un becco a forma di cucchiaio, da qui la scelta di Beccocucchi, che richiama quindi le fattezze fisiche dell’uccello.

Il secondo caso propone l’espressione Gemini Rhubarb, che richiama Gemini Rue, ovvero il nome di un’avventura tradotta in italiano ma che ha conservato il titolo originale. La traduzione italiana propone Gemini Rustici, per via dell’assonanza con il titolo originale.

L’ultimo caso è Laurence’s deep fried chocolates, che cita al suo interno un personaggio del videogioco Airwave: Laurence, infatti, è un personaggio che frigge praticamente qualsiasi cosa; la traduzione italiana è Ciocofritti di Laurence, una crasi tra l’ingrediente principale, il cioccolato, e la modalità di cottura, ovvero la frittura.

Riflessioni e Conclusioni
Quando si parla di traduzione nel suo significato più tradizionale, caratteristiche quali l’accuratezza e l’equivalenza sono in genere garanzie di qualità del prodotto tradotto. D’altro canto, se si volge lo sguardo verso gli effetti di un intervento di localizzazione incentrato sulla transcreazione, quest’ultimo vede come oggetto di analisi l’aspetto creativo del prodotto, la sua non convenzionalità. Ad un rapido confronto, se nel caso della traduzione il lavoro viene condotto da una sola persona, la quale si occupa principalmente di traduzione e (a volte) revisione, l’intervento di transcreazione necessita di un team. Il team di transcreazione si preoccupa di consultare il pubblico al quale è rivolto il prodotto videogioco in modo da familiarizzare con il tipo di linguaggio utilizzato dal cosiddetto target player. Ad un’analisi più approfondita, nel caso della localizzazione videoludica, il team di transcreazione si impegna a stabilire un rapporto di comunicazione stretta con fasce di utenti di età variabile tra i cinque e i venticinque anni ai quali il gioco è destinato, investigando attentamente sulle peculiarità linguistiche  e sull’ambiente culturale che li caratterizza.

Ancora, traduzione e transcreazione non sono necessariamente ascrivibili ad una sola persona; questo perché un traduttore professionale sarà sempre in grado di fornire una traduzione fluente e corretta, ma questo non sarebbe necessariamente indice di efficacia e funzionalità. La figura di un localizzatore specializzato unicamente nel lavoro di transcreazione garantisce una certa destrezza linguistica oltre che concettuale

«the goal of trascreation isn’t to say the same thing in another language. The aim of the game with trascreation is to get the same reaction in each language, something that translation in itself won’t be able to achieve.»

Dagli studi effettuati in ambito traduttologico si evince che la Skopos theory proposta da Vermeer risulta applicabile in maniera più che soddisfacente al campo della localizzazione dei videogiochi: in questo ambito, la Skopos theory enfatizza notevolmente l’obiettivo che sottosta all’utilizzo di una determinata espressione e che vede come target una gamma variegata di giocatori. Per questo motivo, la figura del traduttore di videogiochi, in particolare  di avventure grafiche, dovrebbe possedere una solida conoscenza dell’approccio funzionalista nella traduzione videoludica e più in generale della traduzione. Soltanto attraverso un approccio funzionalista, infatti, è possibile evitare stasi legate all’attaccamento al testo della lingua di partenza, preferendo una maggiore confidenza e consapevolezza nell’alterare, adattare, rimuovere o applicare qualsiasi altro tipo di modifica che possa fornire un testo che soddisfi le aspettative dell’utente. E’ consigliabile che al traduttore venga concessa la possibilità (spesso negata) di testare l’avventura simultaneamente al processo di localizzazione, in quanto ciò potrebbe garantire un’interpretazione propriamente contestualizzata all’esperienza di gioco. Infine, sarebbe opportuno offrire al cliente la possibilità di effettuare un test preliminare sul videogioco prima del rilascio ufficiale.

Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
Titolo/Qualifica: Transcreator
Taranto

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 Categoria: Servizi di traduzione

< Tredicesima parte di questo articolo

Più tecnicamente, si parla di transcreazione, ovvero quel processo attraverso il quale il traduttore esprime un concetto cercando di focalizzarsi principalmente sull’effetto che quella data espressione dovrà scatenare nella mente del giocatore. Tra gli esempi più significativi, la scelta di identificare una specie di pesce inventata dallo sviluppatore in The Journey Down: Chapter One con un nome anch’esso di fantasia: il termine inventato mudyuggler diventa in italiano fangasio (un termine che fa il verso alla specie, realmente esistente, del pangasio) in quanto il tipo di pesce concepito dallo sviluppatore è l’unica specie che stanzia tra le acque fangose e piene di rifiuti della Baia di Kingsport; l’assonanza tra il fango delle acque e il nome del pesce è così forte da giustificare la scelta transcreativa.

Sempre in The Journey Down: Chapter One si assiste ad una scena dai risvolti fortemente creativi e stimolanti per il localizzatore: Bwana vuole entrare all’interno di una nave che però viene tenuta d’occhio dal Capitano di terra, il quale è restio all’idea di permettere l’ingresso a bordo ai comuni cittadini; per entrare Bwana dovrà fingersi mozzo, ma neanche questo sembra bastare, dal momento che il capitano lo interroga sulla parola d’ordine per poter accedere alla nave. A questo punto il giocatore dovrà scegliere tra una serie di parole d’ordine proposte dal gioco, sperando che almeno una delle tre possa garantirgli l’accesso. L’aspetto divertente e creativo è caratterizzato proprio dalle parole d’ordine: Bouncing barnacles! è tradotto come Per tutti i gamberi saltellanti!, dal momento che l’accezione italiana di barnacles, ovvero cirripede, risulta troppo tecnica e poco flessibile per una forma di trasformazione creativa. Lo stesso ragionamento è stato applicato alla parola d’ordine Scurvy scallions!: lo scorbuto (scurvy) era una malattia un tempo comune tra pirati e marinai e derivava dalla mancanza di vitamina c, rintracciabile in frutta e verdure; tra gli alimenti consigliati per curare questa patologia vi erano anche le cipolle (scallions). Ne consegue che una traduzione letteraria non avrebbe potuto garantire l’umorismo delle espressioni piratesche; tuttavia, si è tenuto conto della referenza storica per proporre una parola d’ordine che vede come protagonista non la cura bensì la vittima dello scorbuto, ovvero i marinai. La parola d’ordine creata per il pubblico italiano sarà quindi Corpo di mille pirati sdentati!, a ricordare le malattie dentali che affliggevano le persone affette da scorbuto.

Nello stesso videogioco, se si cerca di far interagire il protagonista con l’insegna di una tavola calda, questi commenterà

Bwana: Mama Makena’s Diner – A shining beacon of hope for any hungry sailor!

e successivamente il solito pirata corpulento gli risponderà

Marinai: A shining beacon of bacon I’d say!

Nonostante si parli di pancetta, si è ritenuto opportuno riformulare la risposta del marinaio in modo da far risaltare l’importanza del posto in cui si svolge l’intera avventura, ovvero una località marittima; l’effetto metaforico e al tempo stesso umoristico salta subito all’occhio nella versione italiana che quindi reciterà

Bwana: La tavola calda di Mama Makena: un colpo di fortuna per un marinaio affamato!

Marinai: Un colpo di fortuna, un polpo di fortuna!

Ancora, il gioco propone una scena il cui protagonista è un marinaio che, arrivato alla tavola calda di cui sopra, chiede dell’altro caffè, dal momento che ne apprezza il gusto concentrato. Mama Makena, la proprietaria della tavola calda, è ben felice di servire il suo cliente e commenta

Mama Makena: Sure thing sailor. Another brew of Mama Makena’s volcanic rock coming right up!

La traduzione italiana della versione di partenza recita Certo, marinaio. Un altro sorso dell’acqua di fuoco di Mama in arrivo!: in questo senso si è cercata un’analogia tra il caffè concentrato di Mama Makena e il modo in cui gli indiani d’America chiamavano il liquore che veniva offerto loro dagli europei, ricercando un’associazione tra lo stordimento provocato dal caffè della proprietaria della tavola calda e quello provocato dal liquore degli europei, somministrato volontariamente per poter approfittare delle terre degli indiani, così come Mama Makena vorrebbe approfittare dei soldi dei suoi clienti.

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Autrice dell’articolo:
Claudia Mucavero
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< Dodicesima parte di questo articolo

In The Journey Down: Chapter One il protagonista interagisce con una figura, il cui volto è coperto da una maschera, intenta a saldare qualcosa su una nave; al saluto di Bwana, il quale si lascia andare ad un simpatico Hey, mister!, la figura non esita a rispondergli, riprendendolo ed esclamando Who are you calling mister?!, perché. come sarà visibile nel corso del gioco, si tratta di un personaggio femminile. In molti punta-e-clicca gli oggetti e/o le persone, se punti interattivi, sono solitamente indicati da un nome che li definisce sullo schermo: nel gioco, la figura analizzata prende il nome di Welder, che in inglese è privo di genere. Se ci limitassimo ad una traduzione letterale, adoperando il termine Saldatrice, non solo rischieremmo di definire in modo inappropriato il personaggio (dal momento che il termine saldatrice ha in italiano un uso più esteso per gli oggetti piuttosto che per la professione), ma porteremmo all’attenzione dell’utente il genere del personaggio prima ancora che egli vi  interagisca, di fatto rendendo inutile la scena elaborata dagli sviluppatori. Per questo motivo, si è cercato di utilizzare un termine che al suo interno non comprendesse un suffisso di genere femminile o maschile; la scelta è caduta su Macchinista.

Development of meaning. La tecnica consiste nell’esprimere un concetto utilizzando più parole, in modo da facilitare la comprensione e lo svolgimento dell’azione. In The Journey Down: Chapter One, se si prova  a far interagire la chiave inglese con un personaggio, Bwana esclamerà indignato

Bwana: Wrenching people just isn’t my thing!

In italiano l’espressione è stata tradotta come Agguati con la chiave inglese? Non è il mio stile, in virtù del fatto che la lingua italiana, al contrario di quella inglese, non costruisce i verbi a partire dal sostantivo, perciò è stato necessario aggiungere più parole per specificare la «natura» degli agguati di cui parla Bwana.

Full rearrangement. Con questa tecnica si tenta di esprimere uno stesso concetto con parole e costruzioni completamente diverse, scegliendo una modalità diversa per parlare della situazione linguistica in questione. In The Marionette il protagonista, segregato in una casa persa nello spazio-tempo della mente di Alice, ripensa alla sua situazione tenendo un diario di quello che gli succede. Si legge

Well, if she thinks it’s time to kiss and make up, she’s in for a nasty surprise…

Si è scelto di localizzare l’espressione cercando di conservare soltanto il registro stilistico colloquiale in cui Martin scrive, di fatto eliminando qualsiasi somiglianza tra le due versioni

Se spera di finirla a tarallucci e vino, si sbaglia di grosso…

Sempre nella stessa avventura grafica, se si cerca di far parlare il protagonista con una scultura a forma di mano presente nel suo studio, lo stesso protagonista commenterà

Martin: Don’t make me «talk to the hand».

L’espressione talk to the hand è spesso accompagnata da un gesto iconico per esprimere disinteresse nei confronti dell’interlocutore. Dal momento che questa espressione non è disponibile all’interno del parlato italiano, si è scelto di riformulare la frase con un significato più vicino alla lingua di arrivo

Martin: Sono un ragazzo alla mano, ma non abbastanza da parlare a una mano.

in cui il concetto di «ragazzo alla mano», ovvero di persona semplice e genuina, è sicuramente più vicino al parlato italiano.

Compensation of meaning – Transcreation. La tecnica, nelle parole di Chiaro, è

«A kind of transformation which focuses on the target of the text, its style, appropriateness of words and expressions and generally on the impact that the text will create on the reader.»

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Claudia Mucavero
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Dalla ricerca condotta sulle aree culturo-specifiche evince chiaramente il concetto di lingua-cultural drop in translational voltage: la metafora descrive la difficoltà e la «turbolenza» inevitabilmente percepita all’interno del codice verbale quando in stretta relazione col codice visivo.

Per superare questo genere di problemi, i traduttori si avvalgono generalmente di tre tecniche di controllo sulle referenze, rispettivamente:

- chunking upwards, la quale consiste nella generalizzazione della referenza nella lingua di arrivo rispetto alla lingua di partenza, attraverso l’uso di iperonimi; un esempio può essere rintracciato in The Journey Down: Chapter One, in cui è possibile interagire con un oggetto che nella versione inglese è identificato come winch; premesso che la storia vede Bwana e Kito proprietari di una stazione di benzina così bizzarra da avere un aereo ancorato alla baia presso la quale si trovano, affinché il velivolo decolli è necessario «levare l’ancora» e per farlo bisognerà armeggiare con il suddetto winch, che letteralmente sta per argano; tuttavia, è sembrato opportuno generalizzare la referenza per evitare di inserire troppi tecnicismi all’interno di un videogioco già pieno di tecnicismi nel campo semantico della meccanica. La traduzione alternerà allora termini come àncora o manovella, più familiari all’utente medio.

- chunking downwards, tecnica che consiste nel rimpiazzare il significato di determinate referenze con altre più specifiche, peculiari della lingua di arrivo: in The Marionette si parla di knife quando in realtà si è visivamente alle prese con un taglierino. Di conseguenza si è ritenuto opportuno specializzare la referenza nella lingua di arrivo, per cui l’espressione

Martin: Is that a knife in there?

si tradurrà in

Martin: Ehi, ma quello è un taglierino!

- chunking sideways, tecnica che consiste nel sostituire la referenza culturo-specifica con equivalenti dello stesso livello: in questo caso è sufficiente dare uno sguardo al commento fatto dal Capitano di terra in The Journey Down: Chapter One in merito all’ignoranza di Bwana su argomenti prettamente marinareschi

Dockmaster: ’tis a sailors secret, and nothing for a land crab as yerself.

Dal momento che l’espressione land crab ha un corrispettivo equivalente nella lingua di arrivo, si è scelto di optare per questo tipo di tecnica di localizzazione; la versione italiana reciterà quindi

Capitano di terra: E’ roba da marinai, una tartaruga di terra come te non può capire.

Fuzzy areas

Col termine fuzzy ci si riferisce a tutte quelle situazioni linguistiche (allusioni, canzoni, poesie, metafore, frasi idiomatiche, espressioni umoristiche, interiezioni) in cui la sovrapposizione linguistica e culturale risulta inevitabile. In casi come questi, il traduttore tende solitamente a dissociarsi dall’originale assetto della lingua di partenza, preferendo di norma l’utilizzo di tecniche di trasformazione; sebbene l’uso delle trasformazioni sia considerato uno strumento linguistico piuttosto che pragmatico, questi è di gran lunga preferito rispetto all’uso di analogie; questo perché, grazie alle prime, è possibile distaccarsi dal testo originale, evitando scomodi concetti «copia-incolla», di fatto lasciando che il traduttore manipoli l’ordine, lo stile e qualsiasi altro elemento strutturale di un’espressione per rendere quest’ultima quanto più vicina alle conoscenze linguistico-culturali dell’utente.

Recker definisce diverse modalità di trasformazione, e alcune di queste sono facilmente rintracciabili in situazioni peculiari dei videogiochi presi in esame.

Differentiation of meaning. Questa tecnica trova maggiore espressione nei casi di differenziazione di genere; nelle parole di Nissen

«languages can be classified according to whether they show grammatical gender or not. The determining criterior of gender is agreement, and saying that a specific language has, for instance, two genders implies that there are two classes of nouns, which can be distinguished syntactically according to the agreements they take.»

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< Decima parte di questo articolo

La stessa tecnica di traduzione è utilizzabile in un altro episodio, che vede Martin lottare contro una specie di manichino da disegno posseduto; qualora il giocatore dovesse soccombere all’avversario, egli si troverà di fronte ad una schermata recante una citazione del drammaturgo greco Euripide, facilmente traducibile dall’inglese all’italiano

Death is a debt we all must pay. – Euripides

La morte è un debito che tutti dobbiamo pagare. – Euripide

Infine, nelle aree di equivalenza di espressione tra lingua di partenza e lingua di arrivo, si rammenta il commento fatto da Martin nell’osservare un asciugamano, citazione da Guida Intergalattica per Autostoppisti; di seguito la versione inglese e quella italiana

Martin: A towel is about the most massively useful thing an interstellar hitchhiker can have.

Martin: L’asciugamano è forse l’oggetto più utile che un autostoppista galattico possa avere.

Diverso è il caso in cui ci si imbatte in riferimenti puramente appartenenti alla lingua di partenza; l’espressione

Martin: ‘All the king’s horses and all the king’s men…’

si riferisce ad una filastrocca tipicamente inglese, che ha come protagonista Humpty Dumpty, una specie di uovo antropomorfizzato. In casi come questo, è necessario comprendere il contesto all’interno del quale la frase è pronunciata: Martin si trova di fronte ad una scacchiera sulla quale ci sono alcune pedine gettate alla rinfusa, tra le quali è possibile riconoscere gli alfieri e i cavalli; nella filastrocca, Humpty Dumpty cade da un muro e non c’è nessuna possibilità di rimetterlo a posto, nemmeno con l’intervento dei cavalli e dei cavalieri del re; allo stesso modo, Martin, che nella stanza si trova davanti al cadavere di Giuseppe, ucciso dalla sua ex fidanzata Eshana, si rende conto che nessuno riuscirà a riportare in vita il falegname, nemmeno le pedine dei cavalli e dei cavalieri intarsiate dallo stesso defunto e presenti sulla scena. La filastrocca, quindi, non ha un equivalente italiano da fornire alla localizzazione del videogioco se non la sua traduzione più nota, di seguito riportata

Martin: “Tutti i cavalli e i soldati del re…”

Si avverte lo stesso tipo di difficoltà nella lettura di un’altra espressione all’interno del videogioco: questa volta Martin scorge in sovraimpressione su un televisore in loop una scritta accompagnata dal disegno di un ragno

Come into my parlor, said the spider to the fly. I am so lonely…

Siamo di nuovo in presenza di una filastrocca poco conosciuta al pubblico italiano; di conseguenza, risulta inevitabile riproporre soltanto una semplice traduzione della versione originale

Il ragno disse alla mosca, Vieni a casa mia. Mi sento così solo…

Infine, è possibile che il traduttore possa imbattersi in una sorta di “citazione adattata”, come nel caso di

Martin: A small plaque under it reads “Self-Potrait”./ Self-portrait of the artist as a young man.

Il commento di Martin a proposito dell’autoritratto è un esempio di citazione adattata de A Portrait of the Artist as a Young Man di James Joyce; in questo caso, il traduttore si sentirà libero di riadattare ulteriormente la citazione nella sua versione italiana,

Martin: Sulla targhetta c’è scritto “Autoritratto”. / Autoritratto dell’artista da giovane.

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Claudia Mucavero
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< Nona parte di questo articolo

In The Marionette, invece, ci si è imbattuti in un classico gioco-passatempo, il «gioco dell’impiccato»; in questo caso la cultura di partenza trova congruenza con quella di arrivo:

Martin: It’s a classic hangman game.

Martin: E’ il gioco dell’impiccato.

L’utente medio italiano, infatti, dovrebbe aver avuto una base comune agli utenti inglesi per quanto concerne l’esperienza del passatempo in esame.

Sempre in The Marionette, si ritrova una certa congruenza tra le pratiche culturali inglesi e italiane, come dimostra il passo del diario Alice, che recita

Wednesday 1 April. Dear Diary, Happy April’s Fools. But I’m not like playing tricks today.

Si tratta evidentemente di una «festività» conosciuta anche nel panorama italiano, soprattutto tra i più piccoli come Alice, ovvero il giorno del «pesce d’aprile», festeggiato nel primo giorno del mese di aprile. La versione italiana perciò si discosterà molto poco da quella di partenza

Mercoledì 1 aprile. Caro diario, buon pesce d’aprile. Anche se oggi non mi va di fare scherzi.

Tornando a The Journey Down: Chapter One, è singolare come il traduttore debba approfondire, tra gli altri campi semantici, anche quelli inerenti alla cucina, intesa come conoscenza di ingredienti specifici per la preparazione di pietanze. Nel caso che ivi si propone, Bwana è alla ricerca di alcune erbe e spezie, chiaramente visibili al giocatore tra gli oggetti dell’inventario; tuttavia, si tratta di erbe e spezie ricercate che spingono il traduttore a cercarne il corrispettivo esatto, facendo leva sulla curiosità del giocatore italiano; ginger e chervil, dopo un’attenta ricerca, saranno resi in italiano rispettivamente come zenzero e cerfoglio.

Infine, esiste in The Marionette una notevole quantità di riferimenti culturo-specifici per quello che concerne il campo semantico dei libri, dei film e delle serie televisive, a cominciare da un elenco di libri che il protagonista osserva all’interno di una cameretta

Martin: The Ugly Duckling… Cinderella… Alice in Wonderland.

i cui corrispettivi italiani si presentano al traduttore con una certa facilità di traduzione

Martin: Il brutto anatroccolo… Cenerentola… Alice nel paese delle meraviglie.

Un ulteriore riferimento intertestuale alle fiabe si evince dalle parole pronunciate da Martin mentre questi osserva le pareti della stessa cameretta, dove è possibile intravedere i contorni  di uno specchio ormai tolto

Martin: Mirror mirror NOT on the wall…

La citazione di Martin è un riferimento intertestuale a Biancaneve e i sette nani, sebbene modificato nella presenza della negazione NOT (nella situazione in esame, infatti, ci si trova davanti ad una parete spoglia dalla quale è stato chiaramente staccato uno specchio). In italiano si è scelto di lasciare la citazione intatta, anche perché il corrispettivo nostrano della formula fiabesca non fa riferimento alla parete (wall).

Martin: Specchio, specchio delle mie brame…

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Claudia Mucavero
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< Ottava parte di questo articolo

I personaggi di Bwana e di Kito sono una riproduzione adattata di alcune maschere africane, rispettivamente della tribù Chowke in Africa occidentale e della popolazione Makonde stanziata in Tanzania e Mozambico. E’ necessario a questo punto non sottovalutare gli aspetti culturali della versione originale e cercare di fornire un testo che si adegui alla resa grafica dei personaggi. Per questo motivo molte delle espressioni formulate da Bwana risultano fortemente amichevoli e cariche di colore, ad evidenziare il personaggio che egli rappresenta, ispirato ad una tribù africana e fortemente legato alla cultura rastafari, a sua volta intrisa di un forte attaccamento alla terra e alla libertà dell’individuo uomo.

A questo punto è possibile stilare un elenco di tre categorie base alle quali il traduttore deve fare sempre riferimento ai fini di ottenere un prodotto accessibile ed efficace:

- riferimenti culturo-specifici (e.g. toponimi, personalità illustri, istruzione…)
- tratti specifici della lingua (e.g. taboo, interiezioni…)
- aree di sovrapposizione tra lingua e cultura (e.g. canzoni, poesie, frasi idiomatiche…)

Riferimenti culturo-specifici
Si tratta di entità tipiche di una e una sola cultura, che possono essere esclusivamente o maggiormente visibili, esclusivamente o maggiormente verbali o al contempo visibili e verbali. Tra le dieci aree identificate da Antonini e Chiaro (2005:39), alcune di queste sono rintracciabili all’interno delle avventure grafiche prese in esame. Ad esempio, nell’espressione tratta da The Journey Down: Chapter One

Matoke: Yup, trusty as heck! Caught me a twelve pound mudyuggler the other day!

Matoke, un vecchio pescatore che passa le sue giornate in simbiosi con la sua canna da pesca, si vanta di quest’ultima asserendo di aver pescato grazie ad essa una ingente quantità di pesce. Nella versione originale, come si può notare, si parla chiaramente di pound, ovvero di libbre e ciò dà luogo ad una serie di incongruenze se consideriamo la possibilità di tradurre il videogioco in italiano; siamo di fronte ad un’area di confronto tra elementi specifici della cultura di partenza ed elementi specifici della cultura di arrivo: se la cultura di partenza, in questo caso anglosassone, ha come unità di misura di peso la libbra, non potrà dirsi la stessa cosa per la cultura di arrivo, ovvero quella italiana, all’interno della quale l’unità di misura di peso sarà il chilogrammo. Di conseguenza, affinché il giocatore italiano possa comprendere il peso specifico del pescato di Matoke, sarà necessaria una conversione non solo in termini linguistici, ma anche in termini matematici. La versione italiana allora reciterà

Matoke: Puoi dirlo forte! Ci ho pescato un fangasio di sei chili l’altro giorno!

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< Settima parte di questo articolo

A un livello squisitamente sociolinguistico, il termine Mon, utilizzato da Bwana in The Journey Down: Chapter One è di particolare interesse: si tratta di un termine ombrello tipico della cultura giamaicana col quale ci si riferisce praticamente a tutti i tipi di interlocutori, senza differenze di età o  genere, che si rende di fatto intraducibile in italiano; è interessante notare come il termine, presente esclusivamente nella prima versione del gioco, sia stato sostituito in tutte le sue occorrenze nella seconda versione da Man; è possibile infatti che gli sviluppatori si siano resi conto della difficoltà incontrata dall’utente medio nel comprendere il significato sociolinguistico del termine e che abbiano optato per Man, tenuto anche conto del fatto che sorprendentemente il termine, nella prima versione del gioco, è rintracciabile soltanto in riferimento a individui di genere maschile. Per quanto concerne la traduzione italiana, quindi, è stato piuttosto semplice affidarsi ad un gergo giovanile, evitando di fornire una traduzione troppo letterale e obsoleta del termine Man, che diventa quindi un alternarsi tra parole quali amico o fratello, riprendendo di fatto il senso di fratellanza/cameratismo che viene a crearsi tra Bwana e l’interlocutore.

Ancora, l’avventura grafica ivi in questione presenta una quantità esorbitante di espressioni «marinaresche», appartenenti cioè al gergo dei marinai. Vale la pena proporre il seguente scambio di battute

Bwana: Ho there ye salty sea dog!

Fat sailor: You can relax with the salty sea lingo on us./ We are sophisticated sailors we!

Bwana si rivolge ad un marinaio corpulento in un chiaro gergo marinaresco e il marinaio, molto metalinguisticamente, non esita a riprenderlo dall’usare certe espressioni, visto il suo lato «sofisticato». In questo caso è stato opportuno affidarsi alla versione italiana del gergo piratesco, sostituendo l’espressione sea dog con un più comune lupi di mare e cercando di lasciare intatta la coloritura umoristica della situazione comunicativa:

Bwana: Ehilà, vecchi lupi di mare!

Marinai: Piano con il gergo piratesco./Stai parlando con dei marinai sofisticati!

Un caso simile è rintracciabile nelle parole del Capitano di terra con cui Bwana entra in contatto; se nella versione inglese il personaggio saluta Bwana utilizzando il gergo piratesco nel seguente modo:

Dockmaster: Aye! May the four winds fill yer sail!

nella versione italiana il Capitano di terra riprende l’immagine popolare dei quattro venti che accompagnano la vita di ogni marinaio:

Capitano di terra: Addio! Che i quattro venti siano con te!

L’espressione, dunque, rimane permeata di un’atmosfera avventuriera senza scostarsi troppo dalla resa originale. Infine, è possibile individuare una serie di caratteristiche che punteggiano l’intera avventura grafica e delle quali il traduttore deve tenere conto ai fini di una localizzazione mirata. The Journey Down: Chapter One è un’avventura ambientata in un mondo completamente inventato e ciononostante ci sono frequenti riferimenti a una gamma variegata di culture ed etnie. A cominciare dai nomi dei personaggi e dalla resa grafica degli stessi, è interessante notare come Theodor Waern, uno degli sviluppatori del team Skygoblin, abbia fatto sua una serie di nozioni apprese direttamente sul posto, in questo caso l’Africa, ai fini di ottenere un prodotto originale e ricco di significati.

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Claudia Mucavero
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< Sesta parte di questo articolo

Salta subito all’occhio il fatto che graficamente le due espressioni contano un numero differente di lettere (17 per la versione inglese; 16 per la versione italiana) di fatto rendendo difficoltoso il tutto ad un livello prettamente informatico: l’espressione che Martin, nella versione italiana, dovrà indovinare ha una lettera in meno e ciò deve essere reso plasticamente visibile anche a livello grafico. Per problemi di questo genere, è possibile prendere accordi con gli sviluppatori, i quali possono provvedere

a intervenire sugli aspetti informatici del prodotto e fornire una versione alterata compatibile col mercato d’interesse. Tuttavia, alterazioni degli aspetti grafici potrebbero dar luogo a esperienze di gioco totalmente diverse da quelle proposte nella lingua di partenza; non solo, ci sono casi in cui risulta impossibile intervenire informaticamente sul prodotto, il più delle volte perché quest’ultimo è già stato messo in commercio ed è già conosciuto, almeno superficialmente, dalla maggior parte degli utenti. Ad esempio, in The Journey Down: Chapter One, Bwana può leggere l’insegna della stazione di benzina presso la quale lavora e nel farlo si rende conto dell’incorrettezza grammaticale dell’espressione

CHEEP

Metalinguisticamente Bwana è consapevole del fatto che il termine, che invece dovrebbe presentarsi come CHEAP, sia stato scritto nel modo sbagliato, tanto è vero che subito dopo aver letto l’insegna della pompa di benzina non esita ad esclamare

Bwana: We’re so cheap we can’t even spell it right!

In questo caso è stato impossibile modificare l’insegna per poter fornire una localizzazione più o meno equivalente del termine, perciò si è cercato di valorizzare il giudizio espresso da Bwana, facendo leva al tempo stesso sulle conoscenze base dell’utente italiano medio, che dovrebbe saper riconoscere l’incorrettezza grammaticale dell’insegna; di conseguenza la frase pronunciata da Bwana si traduce in

Bwana: Disperati e sgrammaticati!

Lo stesso problema è riscontrabile in un’altra occasione all’interno della stessa avventura grafica, dal momento che ci si imbatte in una seconda insegna, che questa volta recita

GAS ‘N’ CHARTER

Il problema in questo caso è chiaramente di tipo referenziale: la cultura italiana rispetto al significante «charter» riconosce solo il significato di aereo adibito al servizio di trasporto viaggiatori, non riconoscendo quindi l’aspetto per cui il servizio di trasporto è possibile soltanto attraverso un vero e proprio patto stipulato tra più contraenti affinché il velivolo possa effettuare il servizio di trasporto viaggiatori. Difatti, il servizio offerto da Bwana è quello di noleggio del piccolo elicottero da lui posseduto (oltre al servizio di rifornimento di carburante per le barche); di conseguenza si è sentito il bisogno di tradurre in italiano il nome dell’attività, passando quindi da Gas ‘n’ Charter a il nolo e il serbatoio, cercando anche di ricreare un certo appeal commerciale.

Sebbene il livello burocratico (Business Conventions and Practises Layer) sia fondamentale per comprendere sfaccettature basate su strategie finanziarie da parte di numerosi publisher che investono sempre più spesso sull’esportazione di un videogioco in mercati internazionali, questo non è direttamente legato all’esperienza ludica del giocatore, come invece risultano essere i livelli socio-comunicazionale e culturale, intimamente connessi con il background di ciascuna nazione, con i costumi, le credenze e le tradizioni di ciascun campione all’interno di un paese.

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Claudia Mucavero
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< Quinta parte di questo articolo

The Journey Down: Chapter One, invece, propone una panoramica anche piuttosto articolata di termini tecnici riferiti al campo semantico della meccanica. Nell’esempio di seguito proposto, Kito si rivolge a Bwana stilando un elenco di alcune parti mancanti che suo fratello sarà costretto a ritrovare se vuole che il suo aereo possa tornare a volare:

Kito: For starters we’re missing both engines. /Also both the yoke and one of the propellers is missing!

di seguito la traduzione italiana

Kito: Per cominciare ci servono un paio di motori. /E ci mancano un’elica e qualcosa con cui pilotare l’aereo.

Entrambi i livelli di Chroust, se analizzati in correlazione con le Infrastrutture Tecnologiche, risultano utili ai fini di una traduzione dedicata specificamente al linguaggio macchina: se il linguaggio di programmazione non è tradotto in modo appropriato, ci sono buone probabilità che l’intero lavoro rimanga plasticamente invisibile.

Un interessantissimo punto di intersezione tra il livello grammaticale e quello delle infrastrutture è rappresentato da tutte quelle frasi più o meno generiche in cui compaiano dei pronomi non marcati dal genere (tipici della lingua inglese), come it, this, that, etc. I problemi generati da questa intersezione saltano subito all’occhio prendendo in analisi una frase come la seguente:

Bwana: I’d like to hold on to it a little longer!

E’ di fondamentale importanza, attraverso la ricostruzione dei path, comprendere a cosa si riferisca il pronome it; non ci si può permettere di tradurre l’espressione come, ad esempio, Lo terrò ancora con me!, dal momento che l’oggetto a cui ci si riferisce potrebbe essere di genere femminile. Le soluzioni sono due: nel primo caso, ci si renderà conto che la frase viene pronunciata dal protagonista in più situazioni e ci sarà bisogno di una traduzione impersonale, che non coinvolga pronomi marcati dal genere. È proprio questo il caso della frase presa in esame, che è stata tradotta come Può stare ancora un po’ nelle mie tasche!; nel secondo caso, la ricerca dei path sarà utile per ricostruire l’unica situazione in cui quella data frase sia stata pronunciata, comprendendo se l’oggetto a cui ci si riferisce sia di genere maschile o femminile.

Per quanto concerne il livello grafico e iconico, è sufficiente sapere che spesso il processo di traduzione può essere accompagnato da modifiche grafiche all’interno di particolari situazioni di gioco, specialmente quelle in cui è possibile che immagini o simboli risultino poco chiari o poco interpretabili nella lingua di arrivo. Ne sia esempio l’episodio di The Marionette in cui Martin si imbatte in uno dei giochi «carta e matita» più comuni, ovvero il cosiddetto «gioco dell’impiccato»: Martin dovrà indovinare le parole nascoste prima che il diagramma dell’impiccato venga completato; la versione inglese del gioco propone un fermo immagine in cui, una volta risolto l’enigma, compare chiaramente l’espressione

THE MANNEQUIN IS KEY

che nella versione italiana è stata tradotta come

GIOCA IL MANICHINO

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