La traduzione Medico-Scientifica

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione medico-scientifica costituisce una divisione estremamente peculiare nel settore della traduzione. L’atto della traduzione medica richiede, infatti, l’interpretazione specifica di una grande quantità di termini che fanno riferimento al vocabolario medico-sanitario e che richiedono la perfetta conoscenza del contesto in cui si inseriscono per essere tradotti nel modo corretto. Un esempio della veridicità di questo assunto deriva dalla bizzarra traduzione del termine “rough” nell’espressione “rough endoplasmic reticulum”, reso con l’aggettivo italiano “rugoso”. Chiunque abbia nozioni di citologia, conosce bene l’organello citoplasmatico in oggetto, la cui caratteristica singolare è quella di esporre sulla membrana una grande quantità di ribosomi, deputati alla sintesi proteica. Le tecniche di impregnazione argentica (speciali tecniche di preparazione del tessuto per l’osservazione microscopica) mostrano infatti la presenza dei ribosomi come fini punteggiature sulla superficie. L’aggettivo “rough”, alla luce di queste evidenze di microscopia, indica pertanto più la ruvidezza della membrana che la rugosità in senso stretto, la quale si manifesterebbe con la preponderanza di ripiegamenti e indentature, che sono pure presenti, ma non caratterizzanti.
L’espressione “rough endoplasmic reticulum” ha mantenuto, nel corso degli anni, la traduzione originaria nella letteratura scientifica italiana perché ormai invalsa, benché io preferisca in ogni caso tradurre “reticolo endoplasmatico granulare” proprio per rendere netta la differenza tra questo e un altro organello cellulare, il reticolo endoplasmatico liscio, con funzione decisamente diversa e con una superficie completamente priva di asperità.

L’aneddoto di cui sopra vuole sottolineare quanto solo il background scientifico, quasi più ancora di quello meramente linguistico, sia importante nel guidare il traduttore verso la soluzione di un problema terminologico. A scrivere è uno studente di medicina-traduttore, il quale, per formazione e interesse, ha ormai ottenuto grande familiarità con la terminologia specifica in molti ambiti. Ma se non si ha una formazione medica, come si può migliorare la propria capacità di tradurre un testo medico? Sono a conoscenza della presenza di master e seminari che dovrebbero facilitare il traduttore nel suo lavoro; tuttavia non li conosco, non so come sono sviluppati e non mi permetto di giudicarli.
Un aiuto concreto proviene dalla rete, alla quale io stesso faccio spesso riferimento, per controllare che uno specifico compound sia tradotto correttamente, o dalla propria libreria e dai dizionari tecnici, a cui attingere a piene mani per sincerarsi della corretta corrispondenza della traduzione quando sia disponibile un preciso corrispettivo italiano (e non è sempre così). Poiché la massima parte della letteratura specialistica viene tradotta dalla lingua inglese, non è raro imbattersi in termini assolutamente intraducibili, che non siano mai stati tradotti prima o che la stessa letteratura specialistica italiana abbia preso in prestito e abbia lasciato come nell’originale. In tali occorrenze, preferisco specificare con una Nota del Traduttore lo svolgimento italiano della traduzione, spesso indicante una entità metaforica, indicando che lo specifico settore specialistico cui il termine appartiene usa la stessa denominazione inglese. Lungi dall’essere stato esaustivo, consiglio, quando vi sia il tempo disponibile, di studiare brevemente un documento italiano il cui argomento riguardi lo stesso campo terminologico della traduzione da effettuare: ci si accorgerà, durante lo svolgimento, di quanto sia più facile riconoscere le diverse unità semantiche e comprenderne più appieno il senso.

In conclusione, ritengo, con modestissimo parere, che non si possa tradurre un testo medico, specie se con alto grado di specializzazione, senza avere ben chiaro l’argomento di cui si sta parlando, ciò per garantire non solo immediata correttezza terminologica ma anche corrispondenza scientifica. Ripeto, non sempre si ha successo con termini estremamente settoriali; è importante saper colloquiare con il proprio Cliente, sia esso una Agenzia o un Committente di altro tipo, per discutere con il Revisore scientifico o con lo Specialista Curatore, i quali hanno la massima facoltà di intervento sul testo tradotto e sono certamente in grado di dirimere le questioni terminologiche più complesse; esse, in alcuni casi, riescono ad essere gestite con successo solo dagli addetti iperspecializzati che provengono dal campo specifico di pertinenza del testo. Tali indicazioni di massima, che sono le stesse che io metto in atto, servono a garantire l’esecuzione di una traduzione fluida, scientificamente corretta, terminologicamente rispondente e conferiscono un profilo linguistico alto e pertinente.

Autore dell’articolo:
Stefano Sprecacenere
Studente della Facoltà di Medicina & Chirurgia “G. D’Annunzio”, Chieti Scalo
Traduttore Medico-Scientifico

Tradurre il linguaggio medico-scientifico

 Categoria: Servizi di traduzione

Esistono varie ragioni per le quali si decide di diventare medico, la mia ragione principale l’ho individuata negli anni più recenti e cioè credo si tratti del desiderio e del piacere di comunicare con chi ha bisogno di essere innanzitutto ascoltato e poi aiutato a superare al meglio le proprie difficoltà, siano esse di natura fisica o psichica. La soddisfazione, dal punto di vista umano e professionale, per avere svolto una buona comunicazione è grande, soprattutto quando vi sono implicati ostacoli sensoriali o legati a gravi malattie della mente.

Anche la ricerca medico-scientifica necessita di una adeguata comunicazione dei metodi e dei risultati, al fine di un efficace scambio delle informazioni fra i gruppi di studio. Certamente in questo settore l’inglese è la lingua franca e la sua conoscenza fra gli operatori è un necessario strumento di lavoro; tuttavia fra i non madrelingua il livello comunicativo non risulta sempre adeguato, in particolare, se il linguaggio tecnico è spesso circoscritto e ripetitivo, si rileva spesso una certa difficoltà nell’affrontare banali conversazioni (small talk) o nell’accuratezza delle presentazioni orali dei lavori.

La traduzione del materiale medico-scientifico, per quanto mi riguarda, non è altro che un ulteriore modo di comunicare, dove prevale il nobile obiettivo di rendere il significato in maniera massimamente semplice, chiara ed efficace, scegliendo il linguaggio con la precisione e la cura di un artigiano.

Sin da ragazzina ho sempre coltivato una vera passione e curiosità per le lingue straniere. Recentemente sono giunta alla considerazione che l’inglese è una grande lingua perché in grado di adattarsi ai nostri tempi in continuo e rapido mutamento, con necessità di una massima semplificazione e flessibilità del linguaggio comunicativo. Per questo ritengo che l’inglese resterà per molto tempo insostituibile nella mediazione fra culture, in particolare nel mondo scientifico. Negli ultimi anni mi sto dedicando anche all’insegnamento, altro significativo settore dove la comunicazione in senso lato riveste un ruolo di primaria importanza. Insegnare l’inglese è per me un modo per comunicare prima di tutto che lo studente è ascoltato e che le sue difficoltà sono capite e affrontate insieme. Un compito utile e delicato, rivolto a chi è consapevole di vivere in un mondo globalizzato, ma per me particolarmente motivante e di grande responsabilità soprattutto quando rivolto verso le nuove generazioni.

In questo variegato contesto, la passione per la comunicazione rappresenta il principio che motiva e giustifica il doppio sforzo di mantenere l’aggiornamento linguistico e specialistico nel settore medico-scientifico.

Autore dell’articolo:
Valeria E.R. Tontodonati
Medico geriatra, insegnante d’inglese,
Traduttrice freelance EN>IT
S.Donato Milanese (MI)

L’adattamento nella traduzione

 Categoria: Servizi di traduzione

Vi siete mai chiesti quanto lavoro ci sia dietro un film o documentario tradotto? Diversamente da altri Paesi, come ad esempio la Svizzera o i Paesi scandinavi, in cui gli spettatori vedono i film stranieri nella lingua originale, o tutt’al più sottotitolati, in Italia c’è una lunga tradizione di doppiaggio. Ed ecco allora che un particolare rilievo viene assunto dalla figura del traduttore adattatore o dialoghista, cioè colui che ricrea interi copioni nella nostra bella lingua. Spesso bistrattato o nel migliore dei casi semplicemente invisibile agli occhi dei più, col suo lavoro permette la diffusione di capolavori cinematografici o di serie TV che entrano nel nostro quotidiano modificando i nostri gusti e i modi di pensare (pensiamo ai celeberrimi “X Files”, “E.R.” o al più recente “N.C.I.S”) e lanciando veri e propri fenomeni di massa. Una sorta di artista, quindi, ma con delle regole precise da rispettare. Prima tra tutte tenere ben presente lo scopo comunicativo del suo lavoro e riuscire a conciliarlo col proprio estro creativo. Infatti il traduttore, adattatore nel nostro caso, da lettore privilegiato riesce ad analizzare il testo di partenza, godendo delle sue molteplici sfumature di significato, dei rimandi extra-testuali, della sua trama fonica, insomma della piena bellezza che lo caratterizza nella lingua originale; ma poi dovrà “trasportare” tutto questo materiale in un nuovo testo e in un contesto socioculturale differente. Nel migliore dei casi ci si può imbattere in film o serie televisive che utilizzano una terminologia tecnica, da addetti ai lavori (sulla quale per lo meno, con l’aiuto di un buon glossario non si può sbagliare), ma molto più spesso è necessario ricreare il testo, come nel caso in cui si faccia riferimento a un personaggio o a una situazione noti nella cultura della lingua d’origine (source language) ma sconosciuti in quella d’arrivo (target language). Oppure ci si può imbattere in espressioni gergali, varietà linguistiche e accenti regionali o modi di dire. Un caso tipico di rimodulazione del testo si ha in presenza del turpiloquio, generalmente diffuso in alcune lingue, soprattutto in contesti colloquiali e familiari (pensiamo alla cultura spagnola) e che in Italia di solito viene attenuato. Insomma è necessario destreggiarsi tra la fedeltà all’originale e la sensibilità del pubblico della lingua d’arrivo.

Spesso l’interesse filologico per il testo di partenza viene minimizzato affinché prevalga la funzione comunicativa e il prodotto finale, cioè i dialoghi, non sembrino forzatamente tradotti, ma siano il più comprensibile possibile per il fruitore. In secondo luogo bisogna fare i conti con un aspetto più tecnico, ma ugualmente rilevante: adattare vuol dire sincronizzare i dialoghi al labiale dell’attore che compare sullo schermo. Non dimentichiamo che il testo di un copione va recitato ed è fatto anche di pause che vanno adeguatamente indicate. Per questo capita di dover smembrare e ricomporre una traduzione già pronta, per cucirla addosso al filmato. Ma non finisce qui, perché spesso il testo viene ulteriormente modificato dai doppiatori in sede di registrazione e il traduttore deve accettarlo con umiltà.

Insomma un mestiere davvero faticoso, in bilico tra l’arte e la tecnica, adatto a quanti desiderano tenersi continuamente aggiornati.

Autore dell’articolo:
Antonella Pinizzotto
Traduttrice-adattatrice EN-ES<>IT
Roma

Traduzioni di brochure

 Categoria: Servizi di traduzione

Al giorno d’oggi moltissime aziende affidano alle brochure il compito di pubblicizzare, oltre ai loro prodotti, la loro immagine. Molte volte la brochure costituisce il primo strumento di marketing aziendale e deve quindi saper catturare l’attenzione dei clienti al primo impatto.

Per realizzare brochure efficaci è essenziale curare l’impostazione grafica e la qualità della carta ma anche e soprattutto i contenuti. Alcune aziende tendono, sbagliando, ad investire più sui primi due aspetti che sui contenuti e finiscono per ottenere un prodotto “pesante”. Un po’ come produrre una bellissima autovettura che non si riesce poi a mettere in moto.

E invece è proprio sui contenuti che bisognerebbe porre l’accento, a maggior ragione se l’azienda vuole rivolgersi ad un pubblico internazionale e vuole far arrivare il proprio messaggio pubblicitario in maniera diretta ed efficace ai clienti stranieri.

Una brochure prodotta nella sola lingua di origine, per quanto ben congegnata, non otterrebbe mai lo scopo desiderato! Ecco quindi che per mantenere la propria efficacia il messaggio dovrà essere affidato ad un traduttore professionista “padrone” della lingua del mercato di riferimento.

Questo è stato compreso dalla stragrande maggioranza degli operatori che adesso commissionano traduzioni di brochure in inglese e in molte altre lingue di loro interesse. Talvolta però, alcune aziende, non riuscendo a valutare la qualità della traduzione ricevuta, finiscono per dare di sé un’immagine non curata, sottovalutando l’impatto negativo che le traduzioni pubblicitarie di bassa qualità possono portare alla loro reputazione.

L’approccio alla traduzione delle brochure deve basarsi sullo studio del messaggio che l’azienda vuole trasmettere cercando di mantenere nel testo tradotto l’enfasi del testo originale. A tale scopo non sarà sufficiente la sola correttezza ortografica e grammaticale e di poco aiuto sarà anche il buon uso della sintassi. Traduzioni effettuate parola per parola, perdono la loro efficacia e, anziché mantenere l’impatto promozionale richiesto, svuotano di contenuti e di significato ciò che si voleva promuovere.

E’ per questo motivo che la nostra agenzia affida le proprie traduzioni di brochure a traduttori madrelingua dalla spiccata conoscenza del mercato pubblicitario ed in possesso di competenze aggiuntive rispetto alle sole traduzioni tecniche. Una buona esperienza nel settore del marketing e della comunicazione permette al traduttore esperto di trovare formule comunicative appropriate proprio quando la complessità del messaggio che si vuole tradurre scoraggia il neofita.

La conoscenza della materia permette ai nostri collaboratori di rielaborare modi di dire, slogan, messaggi brevi che perderebbero di efficacia se affidati a traduttori bravi ma specializzati in altre discipline. Allo stesso tempo, grazie all’esperienza maturata sul campo, sono in grado di studiare gli adattamenti grafici a volte necessari nella traduzione di brochure.

Tutti sanno che la pubblicità è l’anima del commercio. Non affidate le sorti della vostra immagine a traduttori improvvisati. Esperti traduttori marketing attendono di potersi misurare con successo con le vostre problematiche, sia in lingua inglese, che è quella più richiesta, che in tutte le combinazioni linguistiche esistenti. Inviateci una e-mail con il testo della brochure da tradurre, riceverete in tempi rapidi un preventivo. Molti clienti soddisfatti ci riconfermano la loro fiducia certi di poter contare su competenza e professionalità di prim’ordine.

Autore dell’articolo:
Meoni Fabio
Traduttore freelance EN>IT
Pistoia

Traduzione audiovisiva, si ottiene recitando

 Categoria: Servizi di traduzione

Molto spesso accade che il pubblico, che si siede comodamente in poltrona a vedere un film in lingua straniera, non conosce veramente il lavoro che ha portato alla sua realizzazione. Infatti, ogni prodotto cinematografico proveniente dall’estero prima di essere trasmesso in televisione o al cinema ad un auditorio italiano subisce una serie di operazioni linguistiche, la prima delle quali è la traduzione che nel linguaggio tecnico viene definita traduzione audiovisiva. Ed è proprio sul termine audiovisivo che dobbiamo concentrarci per comprendere al meglio in che cosa consiste.

In un copione cinematografico non bisogna fare i conti soltanto con il testo scritto in sé come accade di solito ad un traduttore, ma anche con tutta una serie di suoni e immagini perché in questa tipologia di traduzione il testo scritto è strettamente legato ai suddetti elementi.
La difficoltà primaria dunque risiede proprio nel fatto di mettere da parte per un attimo le parole, quasi dimenticandosi del testo realizzato dallo sceneggiatore, per lasciare spazio alla creazione da parte del traduttore di frasi semplici che, seppur in alcuni casi richiedano l’utilizzo di una terminologia complessa, possano risultare comprensibili ad un pubblico medio.

La fase successiva alla traduzione è l’adattamento, un procedimento grazie al quale, come dice la parola stessa, il testo tradotto viene preparato per essere poi recitato dall’attore-doppiatore.
La fase espositiva da parte dell’attore è l’ultima passo ma è strettamente legata alla fase traduttiva. Infatti, per fare in modo che il doppiatore, al leggio, trovi davanti a sé un lavoro ben fatto, il testo che riceverà dall’adattatore dovrà essere lineare risultando il più possibile scorrevole al suo orecchio di professionista. Trovandoci spesso nelle sale di doppiaggio riusciamo a renderci conto ancora meglio di quanto questa operazione sia fondamentale perché il doppiatore stesso, a sua volta, dovrà in un certo senso ri-tradurre quel testo, cercando di trasmettere alle parole semplici del traduttore la stessa emotività dell’originale.

Nei doppiaggi italiani questa cosa accade quasi sempre, in quanto disponiamo di doppiatori davvero ben preparati. Ma non mancano le eccezioni. Anche se è difficile da credere, per quanto il testo di arrivo sia fedele all’originale in realtà sarà sempre un falso, come diceva il maestro Oreste Lionello, attore e doppiatore di successo. Come è ovvio, la sua non voleva essere un’offesa al prodotto italiano, bensì una presa di coscienza del fatto che tradurre un testo emotivamente, per renderlo il più possibile simile all’originale, è un’operazione molto complessa che comporta quindi l’utilizzo di ogni tipo di tecnica di cui un doppiatore è in possesso. E nonostante la sua esperienza non riuscirà comunque a riprodurre qualcosa che sia identico all’originale perché il suo prodotto sarà sempre qualcosa di nuovo e così deve essere.

Un doppiatore davanti ad un leggio si trova a dover fare i conti con molti aspetti linguistici. Il più interessante dal punto di vista traduttologico è quello di trovare una corrispondenza perfetta tra il sync labiale dell’attore originale ed il suo, nonostante la struttura morfo-sintattica delle lingue utilizzate sia diversa, così da non rischiare di rovinare la battuta perché si è troppo in ritardo o troppo in anticipo. In questo caso il doppiatore, per cercare di essere il più preciso possibile nel suo lavoro, spesso sceglie di eliminare alcuni termini inutili in alcuni punti ai fini della perfetta comprensione da parte del pubblico, restituendo la connotazione semantica persa precedentemente nei passaggi successivi del film o telefilm.

Questo è soltanto uno degli esempi di tecniche utilizzate dai doppiatori, ma ai fini traduttivi entrare virtualmente in una sala di doppiaggio ci è stato molto utile per far comprendere ai lettori la differenza che intercorre tra una traduzione normale ed una traduzione audiovisiva. Tradurre un film o un telefilm, infatti, non significa riprodurre letteralmente (come si direbbe nel linguaggio tecnico) un testo ma quasi recitarlo, andando perciò oltre il semplice testo scritto per riempirlo di emozioni e per renderlo il più chiaro possibile anche a discapito delle parole originali. Perché l’unico giudice finale di questo prodotto è esattamente lo stesso di un’opera teatrale o di un film: il pubblico.

Autore dell’articolo:
Valentina Giudici
Traduttrice EN-FR-ES>IT (con specializzazione in traduzione audiovisiva)
Roma

Interpretazione simultanea: come prepararsi

 Categoria: Servizi di traduzione

Prima di affrontare un’interpretazione simultanea (la quale, generalmente, si svolge all’interno di una cabina insonorizzata), l’interprete non può presentarsi sul posto di lavoro senza un’adeguata preparazione (senza conoscere, per esempio, il tema del convegno, senza aver incontrato almeno una volta i relatori, senza aver verificato che le apparecchiature tecniche funzionino correttamente, ecc.). Sebbene spesso accada che gli interpreti vengano ingaggiati solo pochi giorni prima della celebrazione dell’evento al quale prenderanno parte, molte altre volte vengono contattati con largo anticipo e possono, quindi, avere il tempo necessario da dedicare alla propria preparazione. Tale preparazione consta di vari aspetti che, nell’insieme, contribuiscono alla buona riuscita della traduzione, ed è di due tipi: preparazione costante e preparazione ad hoc.
La prima ha l’obiettivo di migliorare le conoscenze generali dell’interprete, in particolare quelle che riguardano l’attualità sociale, economica, politica e tecnologica. Per la seconda, invece, l’interprete sarà tenuto a leggere documenti legati all’argomento della conferenza sia per entrare in possesso di conoscenze generali, sia per conoscere elementi linguistici specifici della terminologia specializzata.

In primo luogo, l’interprete dovrà premurarsi di conoscere l’argomento della conferenza per potersi, poi, dedicare alla formulazione di un glossario ad hoc. Ogni interprete che si rispetti, infatti, deve essere pronto a tradurre discorsi che riguardino qualunque tipo di argomento, essere sempre al corrente delle ultime notizie relative alla politica nazionale e conoscere le istituzioni e le strutture giuridiche ed economiche dei Paesi di riferimento; tuttavia, è fondamentale che gli vengano fornite le informazioni utili (circa l’argomento della conferenza e le caratteristiche dei relatori) al fine di aumentare il livello di rendimento della traduzione e approfondire il vocabolario inerente all’argomento. L’interprete, una volta conosciuto l’argomento della conferenza e accettato l’incarico, si dedicherà al lavoro terminologico e alla ricerca di informazioni. Sarà di fondamentale importanza per lui avere, inoltre, delle informazioni generali a proposito della città in cui si terrà il congresso, ad esempio, e un’ulteriore risorsa consisterebbe nell’entrare in possesso di discorsi tenuti precedentemente dai relatori e analizzare testi inerenti al tema del congresso, così da familiarizzare con la terminologia dell’evento e attestare l’affidabilità dei termini e delle relative traduzioni.

Una volta elaborato il glossario, l’interprete dovrà riuscire a memorizzare un numero di termini tali da poter poi, durante la simultanea, fare affidamento sulla propria memoria per la traduzione di termini tecnici o specializzati la cui traduzione, se precisa e coerente, renderà più scorrevole e credibile il discorso. L’eventuale consultazione del glossario dovrà essere rapida e limitata a quei termini particolarmente difficili o, generalmente, estranei al vocabolario quotidiano dell’interprete. Egli potrà, inoltre, accrescere la propria preparazione e migliorare la propria resa, chiedendo liberamente di incontrare i relatori prima dell’inizio dell’evento per cominciare ad abituarsi al loro accento, chiedere chiarimenti a proposito di determinati termini di cui l’interprete non ha chiaro il significato ed, eventualmente, farsi consegnare, se esiste, una versione scritta del discorso del relatore. In tal caso, all’interprete saranno richieste discrezione, confidenzialità e rispetto del codice etico per la protezione delle informazioni e dei documenti, spesso confidenziali.

Per concludere, la preparazione “pre-cabina”, non si limita esclusivamente alla ricerca terminologica adeguata, bensì si fonda, in gran parte, sull’aspetto psicofisico. L’interprete è un professionista che si rivolge ad un pubblico, per questo non deve sottovalutare il mezzo di comunicazione tramite cui gli è possibile effettuare il proprio lavoro: la voce. Esistono degli esercizi che gli interpreti dovrebbero praticare prima di eseguire un’interpretazione, molto simili a quelli utilizzati dai cantanti, che coinvolgono varie parti del corpo, quali il diaframma, le corde vocali, il viso e, più in generale, la postura. Attraverso tali esercizi, si impara a controllare la respirazione per evitare di restare senza fiato nel bel mezzo della frase, di preservare gli organi fonatori e, non meno importante, il nervosismo.È altrettanto essenziale imparare a controllare la potenza della voce: a volte, può capitare che l’interprete debba parlare senza l’ausilio di un microfono, sarà quindi necessario imparare a proiettare e ad amplificare la voce (per mezzo di un corretto uso del diaframma e della risonanza della gabbia toracica).

Autore dell’articolo:
Susanna Rodio
Laureata in lingue e letterature straniere e tecniche della mediazione linguistica
Traduttrice e interprete IT<>EN, IT<>ES
Messina (ME)

Traduzione e globalizzazione

 Categoria: Servizi di traduzione

Nell’era della globalizzazione ci troviamo in un mondo più ristretto, ravvicinati l’uno con l’altro tramite nuove tecnologie; diversi compiti pratici sono da affrontare. Scambi economici, soprattutto, scambi scientifici, nello specifico, con un crescente bisogno di comunicazione interculturale, comunicazione che si basa su uno strumento essenziale: una traduzione attendibile.

In campo scientifico, la traduzione deve essere, per ovvi motivi, più vicina possibile alla lingua di partenza, più “riproduzione” possibile. Per fare questo, però, si è spesso obbligati ad abbandonare la traduzione in senso stretto e “ricostruire” il testo originario nella lingua d’arrivo. Tradurre è sempre un processo attivo che, per una corretta mediazione di informazione, ne decifra e ne ricostruisce in modo creativo il senso.

Vista così, la traduzione non è soltanto uno strumento della globalizzazione con effetto uniformante. Accanto a questa funzione strumentale della traduzione di uniformare, omologare, senz’altro indispensabile per lo svolgimento dei compiti pratici, esiste un aspetto di formazione culturale, di motore per l’arricchimento della lingua e della cultura d’arrivo attraverso un’apertura verso il nuovo, il diverso, verso l’estraneo.

La traduzione scientifica in questo senso, se basata su un’approfondita conoscenza della materia in questione anche nella lingua di partenza, porta ad un ampliamento dell’orizzonte culturale, all’omologazione di ciò che è uguale e alla maggiore comprensione della diversità. La conoscenza si evolve tramite l’uniformarsi dei sistemi di vita, dei sistemi di lavoro, tramite l’accorciarsi delle distanze; una traduzione riuscita porta all’approfondimento del proprio linguaggio, della propria cultura, approfondimento che significa ricchezza dando un valore aggiunto alle vicende della vita quotidiana.

Autore dell’articolo:
Armin Umbach
Dott. in Sociologia Medica
Traduzioni IT-EN>DE
Torino

Audiovisivi: voice-over e sottotitoli (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

Passando al sottotitolaggio, questa è una delle altre tecniche utilizzate per la traduzione di materiali audiovisivi. In Italia, a causa della forte tradizione del doppiaggio in sincrono, non si è diffusa molto questa tecnica, valutata inizialmente più scadente e di minor prestigio. Le origini di questa tendenza sono storiche, e risalgono al proibizionismo fascista, che non conosceva alcun contatto con lingue diverse dall’italiano.
Oggi, però, pare che le tendenze stiano cambiando: la popolarità e il recente interesse verso questo sistema di traduzione, che rispetta di più la realtà linguistica originale, sono aumentati a beneficio di un potenziamento nell’acquisizione di lingue seconde. Oltre a questo motivo, i sottotitoli devono la loro crescente popolarità anche alla semplicità della loro realizzazione e ai costi di produzione ridotti che comportano. Scelgono di ricorrere al sottotitolaggio, quei paesi che non ammortizzerebbero gli elevati costi del doppiaggio, stimati essere dieci volte maggiori.
La sottotitolazione permette di proporre, attraverso un testo scritto collocato nella parte bassa dello schermo, una traduzione condensata dei dialoghi originali del film” (E. Perego, La traduzione audiovisiva, Roma, Carocci Editore 2005).

Alcuni studiosi considerano i sottotitoli una “riduzione selettiva” dell’originale finalizzata ad adattare la lingua alle circostanze e a permetterle di rappresentare ciò che il parlante intendeva comunicare. Questo, spesso, va a discapito della traduzione filologica, ma allo stesso tempo a favore della leggibilità e della comprensione.
Anche questo tipo di traduzione è molto stimolante e rispetto alle classiche traduzioni specializzate o narrative, obbliga il traduttore a tener conto di diversi fattori che esulano dalla mera frase tradotta.

Io ho avuto a che fare con entrambi i tipi di traduzione descritti nel mio percorso di studi e, più in particolare, anche nella tesi di laurea e posso confermare l’estrema difficoltà che comportano. Allo stesso tempo, avere a che fare con un testo così “dinamico” è uno degli aspetti che interessa e stimola maggiormente il traduttore.

Autore dell’articolo:
Valentina Ottomano
Laureata in Traduzione e specializzata in Traduzione audiovisiva, EN-ES-FR>IT
Milano

Audiovisivi: voice-over e sottotitoli

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione audiovisiva è, a mio parere, uno dei tipi più interessanti e vari con cui avere a che fare. Il testo audiovisivo costituisce una tipologia testuale a sé stante, che comprende al suo interno un’infinità di temi a volte molto distanti tra loro.

Quando si parla di traduzione audiovisiva, ci si riferisce a “tutte le modalità di trasferimento linguistico che si propongono di tradurre i dialoghi originali di prodotti audiovisivi, cioè di prodotti che comunicano simultaneamente attraverso il canale acustico e quello visivo” (E. Perego, La traduzione audiovisiva, Roma, Carocci Editore 2005).

La traduzione audiovisiva si esprime in diversi metodi di trasferimento e di adattamento linguistico. In particolare, si fa riferimento a due tecniche principali: il voice-over e il sottotitolaggio.

La traduzione in voice-over
, o semidoppiata, si usa generalmente per mandare in onda notizie, documentari o interviste. Questa tecnica consiste nella sovrapposizione di una o più voci alla colonna sonora originale del prodotto. Il volume della versione originale viene ridotto e, a questa, viene sovrapposta la versione tradotta. I dialoghi vengono letti o recitati da professionisti, che solitamente lasciano un breve spazio all’inizio e alla fine dell’intervento per permettere al pubblico di percepire l’attacco e la chiusura dell’intervento originale. Questo, implica un adattamento e spesso una riduzione della prima versione poiché risulta più corta di circa un paio di secondi. La tecnica del voice-over si utilizza principalmente per la resa degli interventi, spesso pronunciati a braccio, presenti in un documentario e non è l’unica tecnica presente in questo tipo di prodotto. Spesso c’è anche un narratore che spiega e accompagna gli interventi degli intervistati. Per la resa della voce del narratore si utilizza la tecnica del voice-off: la colonna sonora viene cancellata e coperta integralmente con quella tradotta. Ciò comporta una maggiore libertà e flessibilità da parte del traduttore, che può aggiungere o eliminare informazioni per facilitare la ricezione del prodotto audiovisivo. Questo tipo di traduzione pone diverse sfide: l’obiettivo della traduzione, infatti, non è solo quello di tradurre il testo della traccia audio, ma è anche quello di fare in modo che il suo testo di arrivo sia più o meno dell’identica lunghezza di quello originale, in modo da non creare confusione nell’ascoltatore che vede ancora nel viso del parlante un movimento labiale e non può associare nessuna voce nella sua lingua.

La seconda parte di questo interessante articolo sulla traduzione audiovisiva sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Valentina Ottomano
Laureata in Traduzione e specializzata in Traduzione audiovisiva, EN-ES-FR>IT
Milano

Lo spagnolo giuridico

 Categoria: Servizi di traduzione

Dello spagnolo sempre si è detto che è una lingua simile all’italiano, quindi facile per gli italiani da imparare. Frequentemente ricorrono frasi del tipo “ lo spagnolo è come l’italiano però con la s finale”. Dire così, però, è come dire che gli italiani mangiano solo pasta o che in Spagna tutti ballano flamenco. Di conseguenza, la lingua spagnola ha un’identità propria e complessa (verbi irregolari, diversi modi di accentuazione, distinta pronunziazione, distinta applicazione verbi “serestar”, uso del congiuntivo e condizionale, flessibilità nell’ordine sintattico, ecc.). Inoltre, lo spagnolo ha moltissime sfumature, ad esempio i formalismi o le locali varianti dialettali, che solo può percepire un madre lingua.

Il linguaggio giuridico spagnolo si consolida storicamente come un codice utilizzato dalle classi più intellettuali. Infatti, a differenza di altri linguaggi tecnici, come il commerciale, il giuridico non si è ancora volgarizzato.
Di conseguenza, il linguaggio giuridico spagnolo ha un’identità che si è evoluta contemporaneamente alle esigenze morali, sociali e politiche della Spagna.

Alcune caratteristiche del linguaggio giuridico spagnolo sono:

• Sostantivazioni esagerate (“causante”, “obrante”, ecc)
• Utilizzo del congiuntivo imperfetto (“causare”)
• La preferenza del sostantivo alla forma verbale (“reparación del daño”)

Le citate caratteristiche, a cui si sommano le difficoltà del linguaggio giuridico, implicano che per tradurre testi giuridici in lingua spagnola non è sufficiente essere un madre lingua, ma è necessario possedere una adeguata preparazione professionale nel campo giuridico. Ad esempio, una traduzione troppo letterale di un unico termine giuridico può modificare nella sostanza le condizioni di un contratto, il quale potrebbe arrecare un danno al cliente.

Autore dell’articolo:
Antonio Rodríguez Hita
Consulente Legale in proprietà industriale (brevetti e marchi)
Traduttore IT>ES

La localizzazione videoludica

 Categoria: Servizi di traduzione

Nonostante da un recente sondaggio sia risultato che oltre 18 milioni di italiani (per la maggior parte adulti) giocano ai videogiochi, la strada verso la costruzione di una solida cultura “gaming” nel nostro paese è ancora lunga. Quando alla domanda “Che lavoro fai?” rispondo “Testo videogiochi in lingua italiana” la reazione è sempre la stessa: “Wow, giochi tutto il giorno!” e a questo punto diventa difficile convincere l’interlocutore che il mio ruolo è più concentrato sulla localizzazione, traduzione e verifica dei testi che non sul funzionamento del gioco in sé. Ma come si può spiegare a chi non è del settore in cosa consiste la localizzazione di un videogioco?

Capire il lavoro di un QA Localisation Tester potrebbe essere il primo passo verso la comprensione.

Impossibile negare che si “gioca”, e molto, ma sicuramente con un occhio diverso da quello di un normale videogiocatore il cui unico scopo è il puro divertimento. Quando al “QA Department” arrivano le prime versioni del gioco, noi localizzatori nemmeno le guardiamo; passiamo giorni a controllare le traduzioni parola per parola affinché siano “coerenti” con quelle in lingua originale, traduciamo nuovi testi che ci vengono man mano inviati, ascoltiamo e riascoltiamo i file audio verificando non solo che la traduzione coincida con l’originale, ma che la pronuncia sia corretta e comprensibile. Indispensabile è poi il corretto uso della terminologia stabilita da colossi quali Microsoft, Sony e Nintendo. Infatti, prima che un video gioco venga messo sul mercato, deve superare dei test ben precisi e se ci sono anche solo un paio di errori di terminologia, il risultato della “submission” rischia di essere un “fail“, con gravi danni in termini economici e di tempo per l’azienda. Questo purtroppo è un punto dolente dal punto di vista della traduzione: mi è capitato spesso di dover apportare correzioni dove non venivano rispettate le regole terminologiche. Tutti i traduttori che lavorano nell’ambito gaming dovrebbero usare degli appositi manuali; di solito le grandi aziende li consegnano direttamente al traduttore a cui viene affidato il lavoro, ma se così non fosse, suggerisco caldamente di farne specifica richiesta al fine di poter offrire un lavoro di maggior qualità.

Dopo che tutti i testi sono stati corretti, questi vengono inseriti nel gioco e a quel punto anche noi riceviamo una versione localizzata e cominciamo la fase di “testing“. Durante questa fase molte volte accade che nonostante la traduzione dalla lingua originale sia corretta, questa non sia coerente con il contesto con cui il videogiocatore dovrà interfacciarsi ed è qui che entrano in gioco la cultura e la capacità del localizzatore di adattare al meglio il testo nella propria lingua.

Il lavoro di controllo e traduzione, però, non si esaurisce con il testing, infatti, man mano che il progetto viene sviluppato, i “game designer” inseriscono nuovi testi che noi traduciamo ed adattiamo al contesto e così via fino a quando viene rilasciata la versione “demo” ed il gioco è pronto per essere lanciato sul mercato. A questo punto, se tutto è andato per il verso giusto, si passa ad un nuovo progetto, altrimenti si lavora alla “patch”, che verrà rilasciata per risolvere i piccoli problemi che potrebbero essersi manifestati dopo l’uscita del gioco.

Il localizzatore è una figura professionale con un solido background videoludico (per la maggior parte si tratta di veri appassionati del settore dove il lavoro si trasforma in svago nel momento in cui tornano a casa) ed un’ottima conoscenza della propria lingua madre e degli usi e costumi del paese d’origine. Una corretta localizzazione è fondamentale per il successo di un videogioco.

Autore dell’articolo:
Valentina Colombo
Experienced QA Localisation Technician
Traduttore Freelance EN-FR>IT
Royal Leamington Spa (Regno Unito)

I termini nella traduzione giuridica (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

Visitare siti tedeschi è stato funzionale alla comprensione del sistema che ha prodotto il testo di legge sulla tutela dei minori e all’indagine sulle modalità di applicazione della legge stessa, non soltanto a livello legislativo e giudiziario, ma anche nella vita di tutti i giorni. Molto utile è risultata la visione del cortometraggio “Die Wette” (La scommessa), che si è fatto portavoce di quella quotidianità che si ritrova strettamente e costantemente a contatto con i giovani.

La ricerca all’interno dei siti italiani è stata finalizzata essenzialmente alla raccolta di tutta la normativa vigente nel nostro ordinamento relativamente alla tutela dei minori in pubblico. Questa fase di studio e documentazione risulta particolarmente efficace anche per la formazione della terminologia e delle convenzioni redazionali tipiche del settore. E ancora più efficace è stato lo studio dei testi paralleli, ovvero di altri testi di legge tedeschi tradotti precedentemente in italiano, di cui sono state analizzate le strutture lessicali e grammaticali, volte a verificare la presenza di eventuali standard traduttivi. Altra importante fonte di consultazione è stata quella delle banche dati, nel caso specifico banche dati di terminologia giuridica, e infine la consultazione con gli esperti del settore, quando si sono rese necessarie delucidazioni in merito a determinati termini.

Nel corso di questo lavoro, che si sviluppa intorno alla traduzione della legge tedesca sulla tutela dei minori in pubblico, è stato tracciato un percorso che parte dalla Jugendschutzgesetz e che, attraverso il confronto tra la normativa tedesca e italiana a disciplina della stessa materia, approda alla versione italiana del testo normativo tedesco. L’obiettivo era affrontare la traduzione di un testo altamente specializzato, che racchiudesse al proprio interno le tipiche consuetudini redazionali di un testo giuridico e che al contempo si occupasse di una tematica attuale e delicata, al fine di realizzare un testo in lingua italiana rivolto a chi si occupa dello studio della materia in questione. Con questo lavoro di traduzione è stato raggiunto il risultato di un testo familiarizzante, particolarmente orientato verso il lettore di lingua italiana, poiché, pur mantenendo la fedeltà ai contenuti e ad alcune peculiarità redazionali presenti nel testo di legge tedesco, esso si presenta facilmente fruibile al destinatario di lingua italiana. Un esempio diretto dell’adozione di tale strategia localizzante è costituito dalla resa dei Realia istituzionali tedeschi, che sono stati tradotti in italiano, anche nei casi di mancata presenza di equivalenti, laddove è stata applicata la soluzione di una parafrasi, quindi di un equivalente concettuale, evitando la presenza di nomi tedeschi che avrebbero potuto pregiudicare la comprensione per il lettore italiano. In questo modo si spera di aver condotto a buon fine l’obiettivo fondamentale di una traduzione specializzata, ovvero la trasmissione d’informazioni.
È facilmente ravvisabile la complessità che si rende necessaria non solo in un lavoro di traduzione giuridica, ma in ogni lavoro di traduzione, sempre caratterizzato da documentazione, conoscenza e dunque arricchimento, elementi che a mio avviso conferiscono al mestiere del traduttore grande fascino.

Autore dell’articolo:
Marta Barone
Traduttrice EN-DE-FR > IT
Nocera Inferiore (SA)

I termini nella traduzione giuridica (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

Le difficoltà lessicali incontrate nella traduzione della Jugendschutzgesetz sono nate da una duplice causa:

1) presenza di termini per i quali è stato possibile rintracciare un corrispettivo nella lingua d’arrivo soltanto successivamente a un’attenta e minuziosa verifica, volta a constatare se l’equivalente traduttivo avesse nell’ordinamento d’arrivo la stessa funzione del termine originale nell’ordinamento di partenza;

2) presenza di termini che non hanno alcun corrispettivo nella lingua d’arrivo, i cosiddetti Realia, ovvero, secondo la definizione che è stata data dai ricercatori bulgari Vlahov e Florin: parole (e locuzioni composte) della lingua popolare che costituiscono denominazioni di oggetti, concetti, fenomeni tipici di un ambiente geografico, di una cultura, della vita materiale o di peculiarità storico-sociali di un popolo, di una nazione, di un paese, di una tribù, e che quindi sono portatrici di un colorito nazionale, locale o storico; queste parole non hanno corrispondenze precise in altre lingue.

In linea generale il traduttore decide di volta in volta quale sia la strategia traduttiva che meglio si adatta alla resa del Realia nella lingua d’arrivo, tenendo conto di diversi fattori, quali la funzione del testo, il tipo di destinatario, il tipo di cultura ricevente e il suo grado di tolleranza verso le parole straniere. Il traduttore deve in pratica valutare se il mantenimento dell’elemento esotico nella traduzione sia fondamentale nel contesto traduttivo, adottando conseguentemente una decisione circa il mantenimento del termine (prestito), circa una spiegazione del concetto contenuto dal termine di partenza attraverso una definizione nella lingua d’arrivo (parafrasi), o circa una traduzione del termine di partenza mediante un neologismo nella lingua d’arrivo. La scelta della strategia traduttiva deve fondamentalmente soddisfare la finalità primaria della traduzione giuridica, ovvero quella di trasmettere dei contenuti giuridici, garantendo l’accettabilità e la chiarezza del testo, elementi costitutivi della qualità della traduzione stessa. Gli scogli terminologici incontrati in sede di traduzione del testo legislativo tedesco sono stati resi talvolta attraverso un equivalente, in altri casi attraverso il ricorso a una parafrasi, laddove per quei termini, designanti per lo più istituzioni, leggi, regolamenti o trattati afferenti all’ordinamento federale tedesco, non esisteva alcuna traduzione standardizzata veicolante nella lingua d’arrivo.

In una traduzione giuridica, prima che sul piano strettamente lessicale, il confronto avviene quindi sul piano normativo. L’analisi di un testo di legge implica necessariamente l’analisi del sistema normativo, o parte di esso, che ha generato il testo legislativo da tradurre. È quindi fondamentale uno studio approfondito del sistema, cui il testo di partenza appartiene, che sia propedeutico al processo traduttivo stesso. Precedentemente al lavoro di traduzione della Jugendschutzgesetz, è stato necessario svolgere un lavoro di documentazione, di ricerca, d’informazione e certamente di comparazione. La navigazione in rete è stata il principale strumento informativo, attraverso il quale è stato possibile visitare siti autorevoli tedeschi e italiani, da cui è avvenuta l’estrapolazione di notizie, di testi di legge, ma anche di usi e costumi.

La terza e ultima parte dell’articolo sui termini nella traduzione giuridica sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Marta Barone
Traduttrice EN-DE-FR>IT
Nocera Inferiore (SA)

I termini nella traduzione giuridica

 Categoria: Servizi di traduzione

Attraverso il presente articolo, desidero condividere alcune importanti riflessioni su uno dei tanti settori che compongono il variegato mondo della traduzione specializzata, ovvero quello relativo alla traduzione giuridica. Tali riflessioni prendono vita dal primo grande lavoro traduttivo svolto in occasione dello svolgimento della tesi di Laurea Specialistica, lavoro incentrato e sviluppato intorno alla traduzione dal tedesco verso l’italiano di un testo normativo inedito nella nostra lingua, la Jugendschutzgesetz, legge tedesca sulla tutela dei minori.

Quello relativo alla traduzione giuridica è certamente uno degli ambiti maggiormente complicati; la lingua del diritto è, infatti, strettamente legata alla cultura che la origina e soprattutto a un sistema giuridico specifico; i sistemi giuridici differiscono da stato a stato e ogni stato ha la propria terminologia giuridica. È perciò fondamentale stabilire che un linguaggio giuridico deve essere tradotto in un altro linguaggio giuridico: non si traduce da una lingua giuridica nei termini del linguaggio ordinario della lingua d’arrivo, ma nella terminologia giuridica di quest’ultima. Si deduce quindi che non può esistere una precisa corrispondenza tra i termini giuridici delle lingue, come avviene invece per le scienze esatte i cui referenti sono universali, poiché le realtà cui i termini giuridici fanno riferimento variano da un ordinamento all’altro.

Nella fase di traduzione questa unicità del termine, determinata dal rinvio allo specifico ordinamento di appartenenza, obbliga il traduttore a ricorrere a equivalenze o a tentare di tracciare un parallelo con istituzioni o istituti simili del paese della lingua d’arrivo. Più che in altri tipi di traduzione, all’imperativo della fedeltà al testo toccherà rispondere in termini di equivalenza. A causa della specificità sistemica dei termini giuridici, si verifica però una piena equivalenza solo quando le due lingue si rapportano al medesimo sistema giuridico, poiché quando esse fanno riferimento a sistemi giuridici differenti l’equivalenza è rara. Per attestare l’accettabilità dell’equivalenza dei termini, è necessario prendere in considerazione due fattori, ovvero il contesto e la finalità della traduzione, e perché un termine nella lingua d’arrivo possa essere identificato come equivalente a un termine nella lingua di partenza non basta che tra essi vi sia equivalenza funzionale, essi devono risultare similmente incastonati sotto il profilo sistematico e strutturale, bisogna cioè sempre tenere presenti i fattori pragmatici che influenzano la traduzione giuridica. Riveste una notevole importanza la scienza del diritto comparato, il cui scopo è quello di ricavare dall’insieme delle istituzioni particolari una base comune, o quanto meno punti di contatto capaci di mettere in luce l’unità fondamentale della vita giuridica universale. La comparazione assume come oggetto di studio una pluralità di ordinamenti giuridici e ha come obiettivo finale il confronto tra gli ordinamenti indagati e la conseguente analisi delle differenze e delle analogie di struttura e disciplina ravvisabili.

In una traduzione specializzata, e dunque in una traduzione giuridica, i termini svolgono un ruolo di primaria importanza, poiché costituiscono lo strumento fondamentale attraverso cui avviene la trasmissione delle informazioni; i problemi legati alla terminologia rappresentano uno dei maggiori ostacoli che il traduttore specializzato deve affrontare e ovviamente superare. In un testo normativo tale difficoltà assume un carattere di amplificazione rispetto agli altri settori specializzati, poiché, com’è stato affermato in precedenza, i termini giuridici sono strettamente legati alla cultura e al sistema normativo da cui nascono, essi sono culturospecifici, il che significa che non esistono dei corrispondenti nelle altre lingue, o comunque ciò avviene solo in casi rari, per cui di volta in volta il traduttore giuridico sarà costretto a trovare soluzioni diverse.

Domani, nella seconda parte dell’articolo, vi parlerò delle difficoltà nella traduzione giuridica e strategie traduttive.

Autore dell’articolo:
Marta Barone
Traduttrice EN-DE-FR>IT
Nocera Inferiore (SA)

Traduzione di libri per bambini

 Categoria: Servizi di traduzione

Come traduttrice professionista, ho sempre avuto modo di visitare negli ultimi anni la Bologna Children’s Book Fair.
Un mondo di colori, emozioni e novità editoriali pervadono l’atmosfera che vi si respira. Si vedono intere scolaresche accompagnate da docenti per mostrare loro il trend del momento sul mercato dell’editoria. Dal fantasy, al romanzo per ragazzi, storie per bambini, libri pop-up per i più piccoli. Per i traduttori è un’opportunità attraverso la quale è possibile iniziare nuove collaborazioni, conoscere il mercato e quindi farsi un’idea di che cosa piaccia o non piaccia ai piccoli lettori.

Nel 2008, proprio in questa circostanza, ebbi modo di stringere rapporti con una casa editrice tedesca, la Naumann & Göbel, che mi affidò la traduzione dal Tedesco all’Italiano di due libri per bambini (età 3-5 anni) con oggetti da rintracciare e labirinti, enigmi di parole, più un libro di fiabe come Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Hansel e Gretel (6-7 anni). Per me è stata una scintilla che ha acceso la mia vera e propria passione per questo tipo di letteratura. Tanto che lo scorso anno ho voluto frequentare un laboratorio attivo di traduzione per bambini e ragazzi, per approfondire questo settore straordinario.

Una delle cose fondamentali da tenere in considerazione quando bisogna tradurre per i più piccoli è sicuramente il tipo di linguaggio, che varia molto per fascia d’età. Ad esempio per i bambini in età prescolare, l’uso di ripetizioni – affinché il piccolo possa apprendere le prime parole di uso quotidiano – è fondamentale, come anche l’utilizzo di un plain language, con frasi molto brevi e stuzzicanti. Le immagini presenti in un testo possono essere di grande aiuto al traduttore, che cercherà sempre di adattare per quanto gli è possibile la traduzione alla figura. Si devono altresì rispettare “gli spazi traduttivi”; nei libri con dialoghi a fumetti ad esempio molte case editrici forniscono già una forma rigida per il testo, una “gabbia” per la nuvoletta, che va rispettata, così come l’impaginazione (o layout). Quindi il traduttore deve essere abile nel trasporre il senso della traduzione da una lingua all’altra con il minor numero di parole possibili, visto che l’italiano è oltretutto una lingua più articolata dell’Inglese o Tedesco. I tipi di libri che si possono trovare per questa fascia d’età sono i pop-up (libri con inserti in rilievo e descrizioni o brevi storie), i rigidi con fiabe o favole, i libri di tessuto molto morbidi adatti anche ai primi mesi d’età, gli album da decorare, colorare, di figurine, libri sulla natura, con didascalie ecc.
Una cosa c’è da notare. All’estero, in particolare in Germania e Paesi nordici, le fasce d’età non corrispondono esattamente alle nostre, cioè i libri destinati al nostro mercato (e quindi da tradurre in italiano) contengono meno testo e più immagini. Questa condizione si inverte a mano a mano che si va verso la scolarizzazione, mentre all’estero si tende ad inserire molto più testo e meno disegni, in quanto i bambini si avvicinano prima alla lettura, imparano velocemente e hanno un approccio diverso all’oggetto “libro”. Già questo fa capire come molte case editrici italiane e straniere si muovano diversamente sul mercato. Infatti, spesso una casa editrice italiana che acquista i diritti di traduzione da una estera deve in un certo modo riadattare il testo e l’impaginazione del libro alla tradizione editoriale italiana, affinché quel determinato prodotto possa essere venduto.

Scostandomi ora dall’editoria, per finire vorrei trattare brevemente l’argomento del laboratorio di lingue per bambini dall’inglese, attività nella quale mi sto cimentando da circa un anno tramite il mio sito di servizi linguistici e traduzioni. Questo laboratorio è molto creativo; infatti, il bambino riesce ad avvicinarsi gradualmente alla lingua Inglese, imparandola mentre si diverte con altri piccoli. Il mio metodo è basato sulla lettura di una fiaba in Inglese con testi per bimbi da 4 a 6 anni. Inizio traducendola pian piano a voce e scrivendo sulla lavagna in Inglese le varie parole più importanti. Il bambino ascolta e ripete in gruppo con il mio aiuto. Successivamente si ritagliano le figure degli oggetti e personaggi principali del libro; quindi, dopo aver imparato i nomi, si colorano e si imparano i vari colori. Infine si fanno dei giochi interattivi con i numeri e si instaurano le varie relazioni tra cose e nomi, si fa una lista dei primi verbi ecc… Ritengo che questo laboratorio, oltre a educare, permetta ai bambini di socializzare e sentirsi pienamente a loro agio nell’apprendimento.
Avendo una formazione di scuola magistrale linguistica, mi era sempre piaciuta l’idea di poter sperimentare questa attività e devo dire che mi ha dato delle grandi soddisfazioni come insegnante, insieme alla professione di traduttrice.

Autore dell’articolo:
Sara Gneri
Traduzioni, Corsi e Servizi Linguistici EN-DE-FR-ES>IT
Fornacette (PI)

Tradurre per il doppiaggio di un film

 Categoria: Servizi di traduzione

Un tipo particolare di traduzione è la traduzione filmica per il doppiaggio. Il film oggetto del mio studio è La Haine, film francese del 1995 di Mathieu Kassovitz. Nella versione originale del film si fa ampio uso del verlan e dell’argot, varianti linguistiche che non sono presenti nella lingua di arrivo del doppiaggio, che nel nostro caso è l’italiano.
Come sono rese queste varianti della lingua francese nella lingua di arrivo?
Per prima cosa, è da notare che la lingua utilizzata nel doppiaggio riflette molte caratteristiche del linguaggio parlato italiano (aferesi, termini del linguaggio familiare, termini enfatici, volgarità, ecc.). Oltre a queste osservazioni, voglio cercare di rispondere alla seguente domanda: il linguaggio utilizzato proviene e rispecchia qualche realtà italiana particolare, o è un linguaggio caratterizzato da una neutralità fonetica e prosodica, cioè da uno scollamento tra parlato e foneticamente connotato in diatopia?

Analizzo dunque in primo luogo alcuni dei riferimenti culturali presenti nella versione originale, vedendo quale trattamento è loro riservato nel doppiaggio. Innanzitutto, mi pare opportuno soffermarmi sui nomi dei protagonisti: Saïd, Vinz e Hubert. Si tratta di nomi che parlano, ben ancorati nella realtà francese in diversi modi e con diversi significati.
Appare allora emblematico che questi nomi non vengano tradotti, forse per mantenere chiaro per il pubblico il fatto che si tratti di un film francese, sottolineato anche da tutto quel corpus di scritte che concorrono a rendere l’atmosfera di un paese straniero, senza cioè voler creare l’illusione di un film italiano. Quando si trova davanti a un film doppiato, il pubblico ha la consapevolezza di essere in presenza di un prodotto straniero, per tutto questo insieme di segnali che anche inconsapevolmente ha imparato a decodificare. Ma se il significato rimanesse esclusivamente ancorato all’universo culturale francese e se non si tentasse neppure minimamente di trasferirne qualche caratteristica nel mondo che al pubblico italiano è più vicino, forse la sua appropriazione sarebbe più superficiale. Ecco quindi che la scelta del traduttore è quella di mettere in scena un determinato accento, seppure non troppo marcato, che dà una connotazione regionale alla lingua parlata nella traduzione. Si cerca in questo modo di trasferire il mondo rappresentato nella versione originale calandolo in un contesto più familiare al pubblico italiano. I personaggi del film, infatti, parlano con un accento romano, leggero ma comunque percepibile da un orecchio italiano. Questa sfumatura attribuita al linguaggio parlato dai tre protagonisti, che pure conservano i loro nomi originali, contribuisce a rendere il film più vicino agli spettatori italiani, dando alla parlata dei protagonisti una connotazione ben riconoscibile da tutti. Probabilmente, attribuendo al linguaggio utilizzato nella versione doppiata queste caratteristiche, si è voluto collocare i personaggi nella periferia della nostra capitale, trasferendoli così dalla periferia di Parigi a quella di Roma. Ma, come ho detto in precedenza, le immagini non partecipano a questo avvicinamento al pubblico italiano, in quanto esse conservano tutti i significati della realtà di partenza. Abbiamo quindi, con il doppiaggio, la sovrapposizione di due realtà, quella francese attraverso le immagini e quella italiana attraverso la parlata dei personaggi.

In conclusione, la mia analisi mostra quanto sia difficile tradurre e trasferire tutti i significati di un prodotto culturale, in questo caso tramite il doppiaggio. Infatti, i sistemi linguistici che entrano in gioco in ogni traduzione, la lingua di partenza e quella di arrivo, non corrispondono perfettamente in tutte le loro modalità e potenzialità espressive, ed è proprio in questo scarto che si gioca la difficoltà di una buona traduzione. Poiché i sistemi linguistici non sono perfettamente corrispondenti, il traduttore, consapevole dell’importanza del suo ruolo, deve far fronte a questo limite e a questa difficoltà usando tutti i mezzi che la lingua di arrivo mette a disposizione e trasferendo sensi e modalità espressive al meglio.

Autore dell’articolo:
Loredana Bicci
Professoressa di francese
Traduttrice FR>IT
Brescia

L’inglese nella ricerca medica

 Categoria: Servizi di traduzione

Negli ultimi dieci anni, lo studio delle caratteristiche del Sistema Nervoso ha subito una notevole accelerazione. L’obiettivo dei gruppi di ricerca è quello di riuscire a conoscere le cause e gli effetti di malattie neurodegenerative quali la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) e la malattia di Alzheimer (AD). Questo compito sta coinvolgendo gruppi di ricerca sia italiani sia internazionali, accumunati dal comune obiettivo di capire l’effetto di queste patologie.
Per rendere più semplice, lo scambio di dati e le relazioni tra i differenti gruppi, si è scelto di utilizzare una lingua comune. L’opzione migliore è stata quella di utilizzare la lingua inglese; questa è quella comunemente usata non solo nella vita di tutti i giorni ma anche nell’ambito scientifico fatto di congressi nazionali e internazionali e della produzione di lavori scientifici.

La lingua inglese, nel campo della ricerca medica, è diventata comune sia nei corsi universitari sia nella descrizione delle tecniche utilizzate nei diversi laboratori.
Nel campo della ricerca delle malattie neurodegenerative molti termini di origine anglosassone sono diventati di uso quotidiano tra gli addetti ai lavori di ospedali e istituti italiani. Per esempio, nel campo della ricerca sulla malattia di Alzheimer, si parla spesso di up-regolazione oppure di down-regolazione dei livelli di Beta-Amiloide testati sul liquido cefalo rachidiano che è più comunemente conosciuto con il termine di cerebrospinal fluid (CSF). Inoltre, gli stessi protocolli dei Kit che vengono utilizzati nei diversi laboratori italiani sono scritti in lingua inglese; questo consente una facile interpretazione da parte dell’operatore poiché questa lingua risulta più facile per descrivere certi concetti di laboratorio.

Un ulteriore dato di come la lingua inglese sia comune nella ricerca delle malattie neurodegenerative è che i corsi per l’utilizzo di macchine complesse come i sequenziatori di nuova generazione (macchine che consentono la caratterizzazione di un intero genoma) vengano tenuti in inglese e non in italiano. In particolare, i programmi di bioinformatica necessari per l’analisi dei dati sono sviluppati con questo linguaggio. Anche lo scambio di dati con i responsabili di queste piattaforme viene fatto in lingua. L’esempio più comune avviene con l’impiego dei software di genetica per l’analisi delle sequenze di DNA (acido desossiribonucleico) come per il programma Sequenze Pilota. Infatti, il servizio di supporto per la comprensione del programma si basa su questo linguaggio; perciò, qualsiasi utente sia italiano o straniero deve conoscere l’inglese per potere porre qualsiasi domanda.

In conclusione, posso dire che faccio parte di questo mondo da circa sei anni, in tutto questo tempo ho conosciuto gente di diverse nazionalità, ciò che ci ha accumunato è stato l’amore per la ricerca e la lingua inglese. Grazie alla conoscenza di questa lingua ho potuto fare molte esperienze diverse che mi hanno arricchito.

Autore dell’articolo:
Francesca Cortini
Biologa
Novara

I sottotitoli in Italia

 Categoria: Servizi di traduzione

La situazione dei sottotitoli, in Italia, non è tra le più sviluppate in Europa. Infatti, l’industria cinematografica italiana dispone di una lunga tradizione nel campo del doppiaggio e di professionisti di alto livello nel campo. Il doppiaggio è quasi un passaggio obbligatorio a cui i film stranieri sono sottoposti nel momento in cui vengono importati sugli schermi italiani. Questo perché anche i telespettatori italiani sono ormai abituati a seguire i programmi stranieri adattati alla loro lingua, a differenza di quello che accade nella maggior parte dei paesi del nord Europa, dove invece i dialoghi sono tradotti in stringhe di testo nella lingua di arrivo. Un discorso a parte deve essere fatto a proposito di quelle sale cinematografiche che, contro le convenzioni, decidono di trasmettere periodicamente delle pellicole in versione originale sottotitolate. Infatti, anche se in Italia il doppiaggio resta dominante (l’89% circa dei film europei e il 63% dei film americani sono doppiati), alcuni film escono anche in versione originale.

La televisione italiana è però attenta alle esigenze dei non udenti, in quanto fornisce spesso, attraverso il televideo, la trascrizione in didascalia dei dialoghi italiani delle trasmissioni televisive. Tuttavia, per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue straniere attraverso le sottotitolazioni, le televisioni non sembrano troppo persuase della loro utilità. Infatti, sembra non essersi sviluppata, nella scena televisiva italiana, una sensibilità verso l’ausilio che i sottotitoli potrebbero fornire a chi non ha molta familiarità con una lingua straniera, ma che vuole migliorare le sue competenze.

I rari casi in cui in Italia si trova materiale estero sottotitolato sono quelli dei film o serie TV che non vengono trasmesse in televisione o al cinema, ma che vengono seguiti da persone che, comprendendo la lingua originale, decidono di sottotitolarli e di metterli a disposizione sulla rete. Queste sono iniziative di singoli che utilizzano le loro conoscenze linguistiche per rendere accessibili ai locutori della lingua italiana anche quei materiali che non sono diffusi dalle televisioni ufficiali.

Autore dell’articolo:
Oriana Siracusa
Traduttrice EN-FR-SP>IT
Ragusa

Doppiaggio o sottotitolaggio? (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

In Italia la sottotitolazione interlinguistica è confinata perlopiù ai grandi e piccoli festival di cinema e a pochissimi programmi TV, come il David Letterman Show e alcuni reality su MTV (molti dei quali, però, stanno passando dai sottotitoli alla versione in voice-over). Il doppiaggio (o, in alcuni casi, il voice-over) rimane la modalità di traduzione audiovisiva più diffusa. Senza pensare di capovolgere la situazione, si potrebbe però modificare leggermente la proporzione tra le due modalità.

Certo, in questo tipo di decisioni contano molto anche le abitudini del pubblico. Così come il ragazzo svedese di cui avevamo parlato nella prima parte dell’articolo è rimasto perplesso sentendo attori stranieri con una voce diversa, viene da pensare che noi italiani, abituati al doppiaggio, mal sopporteremmo di dover seguire delle fastidiose scritte sullo schermo. Ma le abitudini si possono in parte modificare: la diffusione dei DVD (che permettono di vedere un film in diverse lingue e, volendo, con diversi tipi di sottotitoli) ha aumentato nel pubblico la tolleranza ai sottotitoli, insieme ad altri fenomeni come il fan-subbing. A qualcuno di voi sarà capitato di scaricare una puntata della sua serie preferita, perché non riusciva ad aspettare un anno per vedere la stagione successiva. Se avete trovato una versione sottotitolata in italiano, beh, dovete ringraziare gli utenti di siti come Italiansubs o Subsfactory, che traducono e sottotitolano (spesso con buoni risultati) le principali serie TV, ma anche film, anime giapponesi… Anche in questo caso, quindi, vediamo una parte di pubblico normalmente abituata al doppiaggio che si rivolge a un prodotto sottotitolato. E parliamo di un fenomeno diffuso non solo tra i giovani, ma tra gente di tutte le età.

Sostituire il doppiaggio con il sottotitolaggio come modalità prevalente di traduzione sarebbe ormai molto difficile, e sarebbe inoltre un peccato non avvalersi dei nostri ottimi doppiatori. Ma ritengo che sarebbe una buona idea far convivere le due modalità di traduzione, ampliando un po’ l’esiguo spazio riservato ai sottotitoli sul piccolo e sul grande schermo.

Autore dell’articolo:
Nadia Cazzaniga
Traduttrice EN-FR>IT
(sottotitolatrice per il Milano Film Festival dal 2010 al 2012)
Monza

Doppiaggio o sottotitolaggio?

 Categoria: Servizi di traduzione

Una mia amica mi ha raccontato di una conversazione che ha avuto con un ragazzo svedese venuto a studiare a Milano. Si parlava di serie TV americane e il ragazzo non riusciva a capire come in Italia si potessero guardare quelle serie doppiate: “È terribile” diceva “non sentire la voce originale degli attori”. “È vero” gli ha risposto lei “ma devi sapere che i doppiatori italiani sono molto bravi”. “Ma” ha insistito lui “un attore recita con i gesti, con le espressioni, ma anche con la voce, e il doppiaggio quindi priva il pubblico di un elemento fondamentale”. La mia amica ha cercato di spiegargli che proprio grazie alla bravura dei doppiatori l’espressività viene mantenuta, anche se chiaramente la voce non è la stessa. Non l’ha convinto. Nel suo Paese, i film, i documentari e i telefilm in lingua straniera sono sempre proposti in versione originale con sottotitoli. Per lui era assurdo sentire improvvisamente gli attori parlare in un’altra lingua e con un’altra voce, e ancora più assurdo il fatto che ormai noi fossimo, fin da piccoli, abituati ad associare ad un certo attore una certa voce italiana.

Personalmente, non ho nulla contro il doppiaggio. Come spettatrice e come traduttrice, perché mi rendo conto di quali acrobazie linguistiche siano necessarie per adattare una traduzione plausibile al sincronismo labiale, cercando di mantenere lo spirito e l’espressività della battuta originale con un’altra voce. Non a caso il traduttore David Bellos, nel saggio Is That a Fish in Your Ear? definisce gli adattatori per il doppiaggioworld-class gymnasts of words”. Il doppiaggio nel nostro Paese ha una lunga tradizione e i nostri doppiatori sono considerati tra i migliori del settore. Per noi è ormai normale identificare un attore straniero con una certa voce italiana, per quanto uno straniero possa trovarlo bizzarro.
Ma, sempre come spettatrice e traduttrice, vorrei spezzare una lancia anche in favore del sottotitolaggio, soprattutto per la sua funzione educativa. Senza dubbio sono molti i motivi per cui Paesi come quelli scandinavi, in genere, sono più avanti rispetto agli italiani nell’apprendimento delle lingue, e dell’inglese in particolare. Eppure, credo che una parte del merito vada attribuita anche alla consuetudine di quei Paesi di distribuire i film stranieri in versione originale: il pubblico guarda i sottotitoli nella propria lingua, certo, ma l’orecchio, allo stesso tempo, si abitua a sentire e a riconoscere i suoni della lingua straniera.

Domani sarà pubblicata la seconda e ultima parte dell’articolo.

Autore dell’articolo:
Nadia Cazzaniga
Traduttrice EN-FR>IT
(sottotitolatrice per il Milano Film Festival dal 2010 al 2012)
Monza

Linguaggio giuridico spagnolo e italiano

 Categoria: Servizi di traduzione

I testi legali spagnoli si caratterizzano per l’uso del congiuntivo e del futuro indicativo, al contrario, quelli italiani presentano principalmente frasi asseverative, dove i tempi dominanti sono il presente e il futuro indicativo, e frequentemente si ricorre all’uso di frasi subordinate. L’utilizzo del congiuntivo in spagnolo è dovuto al fatto che il legislatore vuole conferire al discorso giuridico un valore di possibilità e potenzialità, in effetti il congiuntivo non enuncia un’azione reale e oggettiva, bensì qualcosa che potrebbe accadere. Per quanto riguarda il futuro, oltre a indicare un’azione ventura, conferisce ad essa una valorizzazione da parte dell’interlocutore, che mostra in che modo viene colpito personalmente dall’azione o dal fatto in questione. C’è un ulteriore motivo che giustifica il frequente uso del congiuntivo nel linguaggio giuridico spagnolo. In effetti, è necessario segnalare che questo tipo di linguaggio ha un carattere precettivo, pertanto, impiega verbi di comando, proibizione, ecc., ossia una classe di verbi che nelle frasi subordinate richiedono l’uso del congiuntivo. Inoltre in spagnolo si usa spesso il gerundio, in modo particolare la forma semplice, che esprime un’azione durativa; ma s’incontra anche la forma composta che, invece, indica un’azione conclusa, antecedente a quella del verbo principale.

Il futuro congiuntivo

L’uso del congiuntivo in spagnolo si differenzia abbastanza rispetto all’italiano. Lo spagnolo ha sei tempi verbali, mentre in italiano ne esistono solo quattro. Effettivamente in spagnolo esistono anche il futuro semplice o imperfetto e il futuro perfetto. I futuri del congiuntivo sono forme arcaiche. Nella lingua comune sono praticamente scomparsi, in effetti, attualmente‚ s’incontrano solo nei proverbi o nel linguaggio giuridico-amministrativo. Il loro uso è sporadico, non appaiono mai nella lingua parlata e raramente nella lingua scritta. I due futuri indicano possibilità, con riferimento al presente, al passato o al futuro. La forma semplice è imperfettiva, pertanto, indica un’azione non ancora conclusa, mentre la forma composta è perfettiva, ciò significa che si usa per indicare un’azione conclusa. La forma semplice o imperfetta del futuro congiuntivo si può sempre sostituire con altre forme dello spagnolo attuale, ciò significa che si può equiparare al presente indicativo o congiuntivo.
Pertanto, si tratta unicamente di una variante stilistica che perdura nel linguaggio giuridico, linguaggio molto conservatore. Nel linguaggio giuridico spagnolo si continuano a usare i futuri del congiuntivo perché è un linguaggio arcaico per la necessità di precisare alcune sfumature linguistiche. In italiano, solitamente, la forma del futuro semplice o imperfetto si traduce con l’imperfetto congiuntivo, come appare nel seguente esempio:

«El que sustrajere o dañare propiedades ajenas será castigado con la pena de…»
«Chi sottraesse o danneggiasse proprietà altrui, verrà punito con la pena di…»

Al contrario, il futuro perfetto congiuntivo spagnolo si traduce con il trapassato congiuntivo italiano:

«Quien hubiere realizado operaciones mercantiles fraudulentas…»
«Chi avesse realizzato operazioni commerciali fraudolente…»

Autore dell’articolo:
Oriana Simionato
Traduttrice ES-EN>IT
Ca’ Foscari – Venezia (IT)

La traduzione specialistica

 Categoria: Servizi di traduzione

Durante la prima lezione seguita in università mi è stato detto di dimenticare tutto ciò che fino ad allora mi era stato insegnato alle scuole, ovvero la traduzione parola per parola. Mi dissero che la traduzione è qualcosa di più, non è la mera traduzione scritta, vi deve essere una conoscenza profonda delle culture, da e verso le quali si traduce. Dagli anni 70 la traduzione specialistica ha avuto sempre maggior rilievo. Oggigiorno il lavoro traduttivo è sempre più ricercato, dalle aziende, dagli organi di governo e internazionali.
Cercherò con questo articolo di spiegare in breve cos’è la traduzione specialistica (TS da qui in poi). Una definizione standard è che la TS è una comunicazione interlinguistica mediata, di documenti redatti nelle “lingue speciali” (microlingue o tecno letti ovvero lingue artificiali con regole e vocaboli creati ad hoc per un determinato campo professionale o tecnico. Es. linguaggio medico, scientifico ecc.)

È bene capire che la traduzione specialistica è totalmente diversa da quella letteraria: la prima lavora su testi chiusi, la seconda vede il testo come un unico corpus dove il significato del testo di partenza deve arrivare in modo accettabile nella cultura d’arrivo il traduttore è un ricreatore, non totalmente libero, ma l’importante in queste traduzioni è riportare il senso generale del testo. La TS invece implica un approccio più razionale e automatico. Si parte dal fatto che è possibile una sola interpretazione e il traduttore è fin dall’inizio vincolato e orientato nella redazione del testo dalla funzione, dai destinatari, cosi come dalle norme e dalle convenzioni del genere testuale. L’obiettivo principale è la fedeltà al testo di partenza; bisogna riportare integralmente le informazioni in esso contenute. Un errore cognitivo in una TS è molto più grave rispetto a uno fatto in una traduzione letteraria. Un’altra caratteristica delle TS oltre alla fedeltà, è l’assenza di intraducibilità: in questi testi è sempre possibile tradurre.

Le lingue speciali che caratterizzano le TS, si differenziano dalla lingua comune in primis sul piano lessicale e morfosintattico; ad uno sguardo più attento si nota inoltre che si differenziano l’una dall’altra per la particolare frequenza di determinati fenomeni sintattici; si predilige l’utilizzo di uno stile nominale (visibile soprattutto in inglese dove troviamo le noun phrases o noun strings), stile che può creare problemi nel traduttore poco esperto. Questo stile serve a soddisfare i requisiti tipici delle TS di chiarezza, economia e compattezza nella sintassi.
Un altro fenomeno è quello della semplificazione della struttura del periodo, soddisfacendo così i requisiti di concisione, chiarezza e compattezza. Si prediligono costruzioni sintattiche semplici affinché i destinatari si concentrino sulle informazioni contenute nel testo.
Per quanto riguarda l’uso dei verbi si preferisce l’uso di forme impersonali e passive, questa scelta spersonalizza ciò che viene scritto evidenziando cosi il fatto, il processo.
Inoltre spesso ritroviamo nelle TS l’uso di hedging che servono per attenuare le proprie affermazioni (es. certainly, clearly, ecc .).
Come già brevemente citato, nelle lingue speciali si cerca di soddisfare determinati requisiti oltre a quelli già citati di chiarezza, economia, compattezza, concisione si hanno così trasparenza e assenza di emotività. E per soddisfare questi requisiti tipici si utilizzano tutte quelle forme sintattiche e morfosintattiche brevemente citate sopra. Ci sarebbe molto altro da dire sulla TS e le sue caratteristiche ma questa doveva essere una semplice introduzione.

Per concludere, il lavoro del traduttore non è qualcosa di semplice, non è solo prendere un dizionario o un vocabolario e tradurre le parole. Implica una conoscenza completa di almeno due lingue comuni, di tutte le lingue speciali, e soprattutto delle culture tra cui si fa da ponte. Dietro a una traduzione specialistica c’è un lavoro davvero grande … la prossima volta che leggerete anche un semplice manuale d’istruzioni pensateci!

Autore dell’articolo:
Marika Rocco
Dottoressa in Mediazione Linguistica e Culturale
Traduttrice EN-ES> IT
Milano

Le traduzioni nell’ambito turistico

 Categoria: Servizi di traduzione

Le traduzioni nel settore turistico-alberghiero richiedono competenze specifiche da parte dei traduttori sia per il lessico che per lo stile utilizzato. I testi turistici riguardano la cultura di un Paese diverso (traduzioni intralinguistiche), luoghi, eventi (come festival e fiere), viaggi, vacanze, presentazioni di strutture ricettive e ristorazione, per cui lo stile è di solito informale ed accattivante. È necessario, quindi, che il traduttore conosca bene l’ambito in cui si realizzano gli atti linguistici, cioè il contesto situazionale e la cultura sottesa alla comunicazione: il contesto culturale.

I testi turistici tradotti vengono pubblicati in opuscoli, giornali del settore, dépliant, menù ed attualmente soprattutto in siti internet, dato che rendono più visibile il prodotto turistico e più veloce la comunicazione con gli utenti. Per questo motivo, soprattutto per i testi pubblicati in siti web, occorre una particolare abilità da parte del traduttore nel combinare l’informazione e la descrizione turistica con il messaggio pubblicitario e la sua forza persuasiva. Il testo di arrivo è sempre semplice, lineare, fruibile e scorrevole; è una caratteristica tipica del linguaggio turistico.
La traduzione di un testo turistico è quindi strettamente collegata con l’attività di marketing, infatti, il traduttore deve curare molto la terminologia, i modi di dire, le metafore, per capire se hanno un equivalente nella lingua di destinazione o se è necessaria una soluzione alternativa che renda il testo ugualmente efficace nella trasmissione del messaggio. È molto importante, inoltre, che il traduttore individui le parole chiave che contraddistinguono la specificità lessicale del settore, sia per tradurre correttamente un testo, sia perché sono spesso utilizzate dagli utenti del web per ricercare, ad esempio, il sito internet di una struttura ricettiva, di un ristorante o di un operatore turistico. Più sono scelte con accuratezza dal traduttore, più il sito sarà facilmente trovato poiché le parole chiave giuste permettono al sito web di essere sempre in cima nelle posizioni sui motori di ricerca e ciò è fondamentale per la visibilità.

Le traduzioni turistiche richiedono particolare cura e ricerca della sfumatura giusta di significato di ogni termine perché il linguaggio è sempre molto evocativo e colorato, ma la mia esperienza di traduttrice, soprattutto in tale settore, mi ha arricchito e divertito poiché ogni traduzione è un viaggio attraverso culture diverse, innovazioni tecnologiche e nuove strategie di marketing. Un viaggio da non perdere!

Autore dell’articolo:
Alessandra Cafieri
Traduttrice EN-ES<>IT
Caserta (CE)

Parlare di vino, tradurre il vino

 Categoria: Servizi di traduzione

Recentemente ho svolto – per dovere, ma con grande piacere – una ricerca approfondita sul linguaggio del vino in lingua inglese.
Ciò che balza subito all’occhio è una grande somiglianza con lo stesso tipo di linguaggio italiano, sia dal punto di vista terminologico, che da quello morfologico (ad esempio nell’uso diffuso della suffissazione: en. fruit>fruity; it. frutto>fruttato) e stilistico.

Quello del vino costituisce un ottimo esempio di linguaggio specialistico, il cui uso si può notare in particolare in tre diverse situazioni comunicazionali: la prima è la comunicazione tra esperti, che dà luogo ad un genere di discorso scientifico e tecnico; vi è poi la comunicazione divulgativa, quella usata nelle riviste di settore e nelle guide ai vini; ed infine la comunicazione promozionale, che si ritrova nella descrizione dei prodotti di aziende, cantine ed enoteche.
La comunicazione tra esperti è forse quella che crea meno problemi linguistici: i professionisti cercano soprattutto chiarezza e precisione, utilizzando uno stile conciso, commenti ragionati e termini con un significato accettato e condiviso. La traduzione dei loro discorsi è probabilmente quella meno problematica nell’ambito della descrizione enologica: stile pulito, termini precisi (anche se spesso tecnici, ed in questo caso è necessaria una ricerca terminologica approfondita) e dal significato chiaro.
La comunicazione promozionale è invece più complessa: si va dalle descrizioni delle caratteristiche sensoriali del prodotto in esame, presenti ad esempio nelle schede tecniche dei vini (assimilabili alle descrizioni dei professionisti di cui si parlava sopra), all’utilizzo di nomi fantasiosi dati ai vini, per attirare l’attenzione dei consumatori e degli appassionati. A questo proposito Adrienne Lehrer, linguista americana che studia da più di trent’anni il linguaggio enologico, ha notato che, per dare un nome ai vini o alle cantine, si utilizzano sempre più frequentemente nomi di animali, di solito preceduti da un aggettivo che non ha alcuna attinenza con l’animale a cui è riferito: Dancing Bull, Painted Turtle o Arrogant Frog. Altri nomi non hanno alcun rapporto con il vino, come Two Left Feet o Cabs: quest’ultimo è un vino composto dalle uve Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, e lo stratagemma linguistico nasce dal plurale dell’abbreviazione di Cabernet. Ma nella comunicazione promozionale lo slogan e il gioco di parole la fanno da padroni, e qui la sfida per il traduttore si fa più interessante: entra in gioco la creatività linguistica, sia nel testo di partenza che in quello d’arrivo, e a volte bisogna proprio rompersi la testa per arrivare ad una traduzione soddisfacente.

Nella mia ricerca ho avuto a che fare anche con l’analisi delle cosiddette tasting notes, ovvero le note di degustazione scritte dai giornalisti enologici: si tratta di testi molto brevi, che vanno da 10 a 100 parole, che hanno la funzione di descrivere e valutare un vino, ricalcando le fasi della valutazione sensoriale (analisi visiva, olfattiva e gustativa). Poiché la trasposizione di queste sensazioni fisiche in descrizioni verbali è tutt’altro che semplice, e poiché spesso i professionisti devono descrivere vini dalle caratteristiche molto simili (pensiamo a chi deve confrontare una trentina di Chianti prodotti da cantine diverse), i giornalisti ricorrono spessissimo all’uso di metafore e di immagini sempre più bizzarre, che diventano una caratteristica dello stile di chi scrive, ma spesso risultano di difficile o impossibile comprensione per i destinatari. A questo proposito, la famosa giornalista enologica Natalie MacLean ha proposto le note di degustazione di alcuni vini in due versioni: la traditional description e la delirious description. Eccone due, per capire meglio di cosa stiamo parlando:

VINO: Masi Amarone (Italia)
TRADITIONAL DESCRIPTION: dark cherries, charred wood, full-bodied
DELIRIOUS DESCRIPTION: Explosive fruit with a tannic structure to straighten the Tower of Piza
(sic!)

VINO: Marlborough Sauvignon Blanc (Nuova Zelanda)
TRADITIONAL DESCRIPTION: herbal, gooseberry, good acidity
DELIRIOUS DESCRIPTION: The Toronto Argonauts football field after a fresh mow on a crisp October morning

Certo, si può tradurre il contenuto linguistico, ma il significato vero… quella è un’altra storia!

Per farsi un viaggio virtuale nel mondo del vino e del suo linguaggio, può essere molto interessante la lettura del fumetto The Drops of God: si tratta della traduzione inglese del manga giapponese Kami no Shizuku (per i francesisti, è stato tradotto anche in francese, con il titolo Les Gouttes de Dieu). Gli autori hanno creato una storia avvincente e divertente, ambientata nel mondo del vino. La cosa singolare è che i vini citati in queste avventure hanno registrato delle vere impennate nelle vendite. Addirittura, la compagnia aerea All Nippon Airways ha modificato la propria carta dei vini a bordo, seguendo le indicazioni di Shizuku Kanzaki e degli altri protagonisti di questo manga.

Insomma, oltre ad essere piacevole da bere, il vino è anche interessante da leggere e da tradurre.

Autore dell’articolo:
Daniela Bottazzi
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Piacenza

Tradurre un testo

 Categoria: Servizi di traduzione

Tradurre un testo richiede la capacità di comprendere a fondo il reale significato del testo, anche al di là delle parole. In linea di massima, quando si traduce un libro, prima di tutto bisognerebbe capire e conoscere lo spirito del tempo, l’atmosfera in cui è ambientato il romanzo e l’esperienza di vita dello scrittore.
Particolare attenzione dovrebbe anche essere prestata al contesto dei personaggi protagonisti o meno del racconto, al momento storico ed economico in cui è ambientato.

Dall’altro lato, nella traduzione di un testo tecnico bisogna curare il lessico specifico, ossia è necessario prima conoscere i prodotti a cui ci si riferisce e familiarizzare con le relative caratteristiche al fine di essere in grado di spiegare come funzionano, come si installano, come gestirli al meglio e quali problemi possono avere; descrivere i loro componenti con l’assistenza tecnica eventualmente offerta.

In merito invece alle traduzioni di testi commerciali (siano essi offerte, ordini, richieste di consegna, ritardi di produzione, garanzia, termini di pagamento, imballo, resa, fatture, documenti di consegna, bolle doganali, listini prezzi, contratti di rappresentanza/agenzia etc.), è necessario disporre di una buona capacità comunicativa e conoscenza dei termini specificatamente utilizzati.

Ultimo, ma non per importanza, bisognerebbe sempre tenere a mente che qualsiasi testo deve essere contestualizzato relativamente al paese di origine dell’autore, adattato all’atmosfera in cui è stato concepito ed interpretato come è stato inteso fin dall’inizio.
Concludo affermando che il lavoro di traduttore/interprete mi ha sempre appassionato proprio perché richiede la capacità e profondità necessarie per poter “leggere” oltre che tra le righe!

Autore dell’articolo:
Anna Maruelli
Traduttrice freelance
Brescia

Le traduzioni tecnico-scientifiche

 Categoria: Servizi di traduzione

La fedeltà nella traduzione di un testo tecnico-scientifico, oggi, comporta delle problematiche che vanno indubbiamente affrontate. La questione alla base di tutto è la ancora scarsa conoscenza di lingue straniere che, mediamente, gli studenti italiani hanno ancora oggi. Sicuramente il progetto Erasmus apre a tutti gli studenti delle opportunità un tempo lontane. Ma non tutti vi aderiscono e non tutti, altrettanto, sono in grado di trarne i vantaggi. In questo senso va considerata una strada obbligata quella intrapresa dal Politecnico di Milano che ha disposto che a partire dal prossimo anno accademico le lezioni saranno tenute solo in inglese.
Questo consentirà un approccio ed una familiarità con l’uso della lingua straniera che ha come unica alternativa, per la maggior parte degli studenti, il doversi costruire questa conoscenza individualmente, con alti costi in termini di impegno e spesa.
L’ambito, tuttavia, è ristretto. I soli studenti del Politecnico avranno quest’opportunità. Resta aperta, pertanto, la questione della traduzione di testi tecnico-scientifici e a chi affidarla.
Se confrontiamo un testo scientifico di, diciamo, trenta anni fa con uno dei giorni nostri le differenze sono, ovviamente, enormi.

Trenta anni fa un traduttore di testi generici poteva accostarsi alla traduzione scientifica grazie alla normalità del linguaggio e, con pochi ricorsi alle spiegazioni di esperti in materia, poteva affrontare il lavoro senza grandi difficoltà.
Oggi il panorama è molto cambiato. I testi scientifici e tecnici sono scritti in una sorta di linguaggio specifico per ogni settore. Il gergo complesso, il linguaggio per iniziati, sono diventati la normalità in quasi tutti i settori, ed anche per la provenienza. Un testo in inglese, ad esempio, che tratta di uno stesso argomento tecnico, presenta ovviamente delle notevoli differenze a seconda se è scritto in Giappone, in India, in Germania o negli Stati Uniti.
A questo va ad aggiungersi una marcata e necessaria tendenza alla sintesi, un largo uso di acronimi che spesso sono identici ma che hanno significati profondamente diversi a seconda del campo di applicazione, e che sono il vero incubo dell’interprete sul campo, ed infine, riferimenti a parametri statistici e matematici dai quali non si può prescindere. Inoltre bisogna saper leggere un grafico, una tabella, il risultato di un’analisi, per poter tradurre in modo corretto un testo.

In conclusione, l’interpretariato, la traduzione e la revisione di lavori tecnico scientifici necessitano da parte del traduttore/interprete/revisore di una preparazione di base che consenta la qualità alta del lavoro.
Le agenzie, chiamate a svolgere il proprio ruolo, hanno il compito di effettuare le opportune selezioni dei loro collaboratori e promuovere le condizioni che consentano a più specialisti di accostarsi al mondo delle traduzioni, così che questi possano offrire il proprio know-how a beneficio della qualità del lavoro.

Autore dell’articolo:
Marina Modafferi Magliano
Traduttrice freelance EN>IT
Napoli

Il desiderio di tradurre un libro

 Categoria: Servizi di traduzione

Scrivere su un blog?!
Io che ho sempre fatto resistenza e che appartengo alla generazione della carta e della penna e mi piace riconoscere le calligrafie e conoscere il mio interlocutore?
Eppure, a pensarci bene, non eravamo altro che blogger ante litteram, solo meno pigri, noi che trovavamo pacchi di lettere nella cassetta della posta ogni mattina e che alcune, già a vederle lì, ancora chiuse, ci davano un fremito e ci facevano spuntare un sorriso di gioia vera.
È vero, anche senza i vantaggi di adesso, comunicavamo, eccome, con tutto il mondo. Ci scambiavamo visite e regali. Senza saperlo costruivamo un pezzetto del nostro futuro. Quindi, comunicare non è mai stato un problema e, malgrado le lingue diverse e le distanze ed i tempi lunghi, l’impegno anche fisico profuso non è mai pesato e non pesa tuttora. La soddisfazione di abbattere la barriera della differenza della lingua e della cultura, arrivare a quel punto magico in cui il discorso scorre fluido, perché si comunica quasi telepaticamente e ci si dimentica ogni diversità di fondo, e tutto questo avviene perché ci sei tu a tradurre, è grande. Tutto questo è diventato un lavoro. Il mio lavoro.

Già, le traduzioni. Chi pensava di farne un lavoro? Eppure ci sono arrivata. I miei studi di chimica, fisica, meccanica, idraulica, economia, diritto e, soprattutto, tutti i rami della biologia e dell’industria alimentare, perché ad agraria si studiava tutto, ma proprio tutto, mi hanno fatto diventare un discreto agronomo ed un ottimo traduttore. E’ immodestia pura, lo so, ma come si fa a tradurre un lavoro scientifico se non si ha una conoscenza di fondo di quanto si sta trattando? Sia per interpretariati, sia per traduzioni scritte. Troppe volte, durante i miei interpretariati in fabbriche e laboratori mi sento dire: “Si vede che capisci quello che traduci”, come se non fosse indispensabile capire; oppure “Con te riusciamo a capire”, ma lo scopo dell’interpretariato non è proprio quello? E piano, piano sono passati più di venti anni. Mi è stato chiesto di entrare in questo mondo che mi ha regalato le esperienze più belle e gli amici più cari. Mi ci sono accostata in punta di piedi, pensando di non averne il diritto, perché i miei studi sono stati diversi, eppure ora non saprei dire quale lavoro mi piace di più. Le agenzie mi hanno offerto le tecniche che mi mancavano. La simultanea, la consecutiva, le trattative, le revisioni. Scariche di adrenalina a mille quando le trattative sono per contratti importanti. E poi lavori di ricerca scientifica, arte e restauro di monumenti, a me che ne sono appassionata. Quale altro lavoro mi avrebbe fatto partecipare allo smantellamento di un grosso aereo, o a guidare un’unità cinofila straniera sui luoghi di un terremoto, o assistere alle fasi di ricerca e sviluppo di gelati che poi ho visto in commercio? Mi considero fortunata.

Eppure, qualcosa mi manca. Un desiderio che mi è rimasto ancora inappagato.
La traduzione di un libro. Vedere il mio nome sulla seconda di copertina: ”Traduzione di…”.
Ovviamente un libro bello, di quelli che compro e leggo d’un fiato. Di quelli in cui mi piace giocare a cercare l’errore o il “come avrei tradotto io”. Già, dalla traduzione che leggo intuisco come doveva essere il testo originale ed immagino come sarebbe stato più fedele all’intenzione dell’autore tradurre in modo diverso. Ebbene, questo mi capita spesso ed ora mi è venuto il desiderio di tradurre un libro.
Hai visto mai…

Autore dell’articolo:
Marina Modafferi Magliano
Traduttrice freelance EN>IT
Napoli

La traduzione turistica

 Categoria: Servizi di traduzione

Che cos’è tradurre? Che cos’è turismo? Ergo, che cos’è la traduzione turistica? Questi i quesiti! Nella mia visione di mediatore linguistico e in veste di traduttore turistico, l’arte del tradurre è un’immensa opera artigianale. Così come il bravo giardiniere cura-coltiva-custodisce un prezioso giardino col lavoro quotidiano che, minuziosamente e sapientemente, crea con le proprie mani, così la Traduzione si propone come costante Medi-a-zione di Sens-a-zione del passato, del presente, del futuro.
Nel libro della Genesi è scritto: “…Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel Giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse”.
Nel 1800 , in “The Glory of the Garden”, Rudyard Kipling scriveva: “…la Gloria del Giardino sta laddove non cade lo sguardo…”.
Negli anni ’70, la celebre band americana “The Doors” si presenta al mondo con un verso del poeta-incisore inglese William Blake: “Se le porte della percezione fossero spalancate, ogni cosa apparirebbe all’uomo com’è, infinita…”. Ergo, quali si rivelano essere la visione, la natura, l’Essere stesso dell’opera di traduzione? Tradurre è assaporare il Profumo della Parola-Coltivare la Parola-Ri-creare la Parola. Accedere alla Parola nella sua dimensione olistica. Accogliere la Parola in ogni sua singola sfumatura. Annunciare una Parola Nuova. La tela del Beato Angelico “Annunciazione a Maria” ben coglie questo incanto. La Parola è rivelazione di mistero, di desiderio, d’ infinito. L’arte del tradurre si rivela, quindi, come il Ricreare un nuovo telaio di tessitura del nuovo testo; il Ridisegnare una parola in costante-continuo-incessante cammino; il Rimodellare il tessuto della Parola nella molteplicità, nella varietà e nella totalità di fili, incroci, ricami che la abbelliscono e la impreziosiscono per, poi, conservare quello stupore di bambino di fronte a tale Bellezza, Grandezza e Immensità e com-piacere dell’armonia e della sintonia di questo nuovo canto scritto.
Nel Cantico dei Cantici è scritto: “…Questo è il tempo di cantare..” e… di ascoltare, aggiunge Gerard Manley Hokins. In “The habit of perfection” , lo scrittore ripropone la ricerca dell’amore per la Parola quale“quella musica che io curi di ascoltare” .

Qual è il senso della Parola nel Turismo? Quale mediazione tra Parola e Turismo? Quale il significato della Traduzione Turistica?
Questo l’elogio di Proust al viaggio: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma, nell’avere nuovi occhi”.
La parola nella mediazione turistica ha in sé eloquenza-inerenza-coerenza tra testo di partenza e testo di arrivo. Una parola capace di amare la bellezza del testo: il suo colore, il suo ritmo, il suo senso. Una parola capace di manifestare l’essenzialità del testo. Una parola capace di rivelare la natura più nascosta, più profonda, più intima del testo. Nella traduzione turistica, la natura del testo si rivela come mediazione di una sens-a-zione legata a un’immagine. Quindi, tradurre Turismo è riconvertire-rielaborare-riproporre l’Immagine di un Luogo. La traduzione si manifesta, quindi, come momento di incontro-confronto di diverse società, culture, lingue. La parola è strumento di analisi-approfondimento-apprendimento del viaggio che stiamo per in-tra-prendere; un viaggio che è conoscenza dell’Altro che si rispecchia in Noi.
Chatwin, famoso viaggiatore-scopritore-narratore, sosteneva che “il viaggio non soltanto allarga la mente, le dà forma”. Formare l’uomo alla conoscenza di sé, della parola, del Libro del Mondo. E cosa rispondere all’affermazione di Sant’Agostino: “Il mondo è un libro e chi non viaggia ne legge solo una pagina”? Semplicemente con questi tre imperativi: Leggiamo! Conosciamo! Viaggiamo!

Autore dell’articolo:
R.V.
Laurea in Lingue Straniere Spec.Mediazione LInguistica
Traduttore turistico ENG <>ITL e FRA<>ITL

Traduzione Giuridica: giurista o traduttore?

 Categoria: Servizi di traduzione

Giuridico, tutto ciò che tratti la natura del diritto, in tutte le sue forme, in tutte le sue tematiche, di conseguenza piuttosto complessa e con diversi cavilli, per coloro che non siano del settore.
Essere traduttori implica che questo possa arrivare da esigenze di lavoro o per passione, io personalmente mi sono resa conto che alla base c’è la passione, che poi a questa vada aggiunta anche la parte di competenze giuridiche per pregresso formativo o per esigenze di lavoro, è un surplus.

A questo punto, ci si domanda a volte se nella traduzione tecnico-giuridica, prevalga la competenza del traduttore o quella del giurista.
A mio avviso, per una traduzione il più possibile attinente al testo da trattare, la competenza la vedo del giurista, che possa essere allo stesso tempo traduttore, la vedo meno vicina alla competenza del singolo traduttore in quanto la maggior parte dei professionisti, si vede costretto ad avere competenze professionali di vario tipo, da quelle tecniche a quelle informatiche a quelle ingegneristiche ed altro, per portare a compimento l’incarico affidato.

Se invece si decidesse di ingaggiare il giurista come traduttore specializzato in tale ambito, la traduzione avrebbe sicuramente una qualità migliore, più fine, con termini più appropriati, agendo di conseguenza sulla formazione del giurista per renderlo più competente anche per la parte tecnica.
Giurista o traduttore?
Il binomio sarebbe perfetto per una stesura più completa e affidabile del testo da tradurre.

Autrice dell’articolo:
Sabrina Barbin
Traduttrice EN-FR>IT
Padova (PD)

Tradurre un articolo scientifico

 Categoria: Servizi di traduzione

Dal 2003 collaboro con una rivista di chirurgia, una delle più vecchie in Italia. La rivista è sempre stata molto attenta alle esigenze dei tanti chirurghi che scrivono sulle sue pagine, tanto da decidere, ad un certo punto, di pubblicare in lingua inglese in modo da garantire agli autori maggiore visibilità. Sono però pochi i chirurghi italiani che scrivono in inglese corretto ed una buona percentuale di contributi che giunge in redazione per la pubblicazione necessita di essere ampiamente revisionata o, nel peggiore dei casi, ritradotta.

Tradurre testi scientifici non è facile e non solo perché richiede la conoscenza della terminologia medica, chirurgica od anatomica. Durante la mia collaborazione con la rivista ho visto avvicendarsi molti traduttori che pensavano che bastasse una ottima padronanza dei termini per poter fare un buon lavoro. I risultati sono spesso stati insoddisfacenti, con traduzioni ineccepibili dal punto di vista grammaticale e sintattico, ma troppo letterali e perciò “sterili”, proprio come un tavolo operatorio. È indiscutibile che tradurre gli step di un intervento chirurgico o le casistiche di pazienti affetti da una certa patologia non permette grandi voli pindarici (sarebbero inoltre fuori luogo considerando gli argomenti!) ma questo non toglie che si tratti pur sempre di una traduzione e come per ogni traduzione che si rispetti, anche in questo caso è necessario che il traduttore “entri” nel testo per poterlo trasformare al meglio in una nuova lingua: dovrà pertanto fare un preventivo lavoro di ricerca bibliografica (ad esempio su Internet), informandosi bene sugli argomenti trattati, prima di affrontare l’arduo compito. Questo vale ovviamente sia per traduzioni dall’italiano all’inglese sia per quelle dall’inglese all’italiano che, a mio avviso, trovo ancora più stimolanti in quanto l’inglese – lingua già di per sé concisa rispetto al nostro più articolato italiano – quando è scientifico è ancora più stringato ed implica perciò un grosso sforzo interpretativo.

La traduzione di un articolo scientifico rappresenta una sfida importante che richiede tempo ed impegno ma senza dubbio si tratta di una sfida affascinante che, se affrontata nella maniera giusta, non mancherà di dare grandi soddisfazioni.

Autore dell’articolo:
Stefania Tavanti
Traduttrice professionista EN>IT
Firenze

Cos’è la traduzione giuridica? (5)

 Categoria: Servizi di traduzione

In altre parole, la traduzione in ambito giuridico mantiene un doppio legame con l’interpretazione dal momento che il linguaggio giuridico non parla di una realtà normativa a esso preesistente e da esso indipendente, bensì la pone in essere. A favore di questa tesi si può riprendere ciò che più volte ha ribadito Hans Kelsen “non c’è nulla in natura che di per sé sia un illecito o una sanzione. Al contrario, è giuridico, ha una valenza giuridica quello che il diritto dice, quello, cioè, che il diritto, secondo luoghi e/o tempi diversi, stabilisce che abbia valenza giuridica (…)”. E ancora, quale sia questa valenza, come si configuri, quali siano le sue condizioni o i suoi effetti, dipende ancora una volta dalla caratterizzazione mutevole e contingente che secondo i casi è fissata in ordinamenti giuridici di tempi e/o luoghi diversi. Riprendendo la metafora dello stesso Kelsen: “Come Re Mida trasformava in oro tutto ciò che toccasse, così il diritto trasforma in giuridico ossia da una specifica valenza e connotazioni giuridiche a tutto ciò che è oggetto della propria disciplina e regolamentazione”.

Sebbene possedere conoscenze di diritto sia di grande aiuto al traduttore nel suo lavoro, oltre a essere un requisito fondamentale, tali conoscenze non sono sufficienti a risolvere i problemi di traduzione, quali per esempio l’esistenza di un principio di common law da riportare in un ordinamento di civil law (a titolo esemplificativo la regola dello stare decisis). Come esaustivamente evidenziato da Sacco, la traduzione giuridica è una disciplina che verte sulla lingua, ma la lingua giuridica è nota solo al giurista. Si ha quindi un’ulteriore ramificazione: la traduzione giuridica in senso proprio costituisce un ramo della dottrina che presuppone conoscenze adeguate di matrice teorica e, pertanto, dovrebbe essere eseguita da giuristi sperimentati di diritto comparato; questa sarebbe la traduzione giuridica “alta”, (Megale, 2008:25). Esistono, tuttavia, altre esperienze di traduzione, tra loro anche sensibilmente diverse, dove il lavoro è svolto da traduttori la cui formazione accademica è prevalentemente di natura linguistica.

In base alle presenti considerazioni si può concludere affermando che tradurre nell’ambito giuridico non è sempre semplice e non sempre possibile. Eppure la traduzione del diritto ha sempre giocato un ruolo fondamentale nel contatto tra popolazioni e culture diverse e attualmente ha una posizione ancora più centrale: si prenda per esempio l’Unione europea dove si evince l’importanza e il ruolo sempre più rilevante giocato dalle traduzioni giuridiche e dai traduttori giuridici. Il Parlamento europeo emana norme e direttive che entrano a far parte dei sistemi giuridici nazionali, alcune delle quali hanno forza vincolante diretta sui cittadini degli Stati membri. Pertanto esse debbono essere tradotte nelle varie lingue dei diversi paesi comunitari; la traduzione è quindi indispensabile per il funzionamento del Parlamento europeo. Come ha ben sottolineato Correia, “le norme dell’Unione europea sono inconcepibili senza traduzione” (Correia 2003:40). Ciò e ben comprovato dal numero di traduttori che lavorano presso l’Unione europea, la quale impiega circa 3500 traduttori nelle sue diverse istituzioni, oltre le varie centinaia di traduttori esterni a essa legati da forme contrattuali (Megale, 2008:25).

Autore dell’articolo:
Mariangela Marcoccia
Traduttrice giuridica EN-FR>IT
Sevran (Francia)

Cos’è la traduzione giuridica? (4)

 Categoria: Servizi di traduzione

Le diversità e le peculiarità dei sistemi giuridici dei diversi paesi, e di conseguenza la loro cultura, rende l’uso della terminologia giuridica molto problematico poiché il collegamento tra un lemma e un dato concetto giuridico, all’interno di uno specifico sistema, molto spesso non ha una corrispondenza in altri sistemi giuridici anche se similari o utilizzanti la stessa lingua, potendo anche accadere che uno specifico lemma esistente in due distinti sistemi giuridici possa al loro interno riferirsi a concetti differenti. Pertanto, il traduttore giuridico vive nella perdurante tensione fra due esigenze antinomiche: da una parte egli deve restare aderente al testo di partenza e al suo significato sostanziale, dall’altra deve evitare l’uso di termini che, sebbene coerenti da un punto di vista linguistico, sono fuorvianti da un punto di vista concettuale. Quindi, in questa particolare categoria di traduzioni, il classico dilemma fra la traduzione “bella” e quella “fedele” si complica maggiormente.
Si evidenziano, dunque, due limiti opposti: da una parte l’idea dell’impossibilità della traduzione e dall’altra l’idea della traduzione perfetta. Potremmo paragonare queste due contrapposte limitazioni a una sorta di continuum dove in un punto intermedio si potrebbe collocare la proposta di Umberto Eco, il quale definisce la traduzione come il tentativo di “dire quasi la stessa cosa” da una lingua all’altra. Tale affermazione risulta particolarmente rilevante e di grande utilità ai traduttori dal momento che, pur sottolineando la difficoltà e le problematiche che un traduttore si trova ad affrontare, non cede all’alibi dell’intraducibilità da un lato, ma al contempo non fornisce l’illusione della traduzione perfetta.

La traduzione giuridica rappresenta un campo particolare dell’attività produttiva di testi poiché implica conoscenze di diritto e, pertanto, tali traduzioni spesso producono effetti non solo linguistici, ma anche giuridici. Inoltre, come espresso da vari studiosi e teorici, la traduzione di testi giuridici è una pratica che si pone all’incrocio tra teoria di diritto, teoria del linguaggio e teoria della traduzione, quindi è essenziale che il traduttore giuridico abbia una conoscenza della natura del diritto, del linguaggio giuridico e dell’impatto che questo ha sulle traduzioni giuridiche che svolge.

Come ricorda Mazzarese (2000:165-171) l’interpretazione giuridica a volte è paragonata a una forma di traduzione. Ne risulta che i due settori, quello dell’interpretazione giuridica e quello della traduzione (e necessariamente della linguistica) sono strettamente connessi. Se è vero che la legge necessita di un’interpretazione (dove, riprendendo la terminologia di Roman Jakobson, per interpretazione giuridica si intende una forma di traduzione intra-linguistica, ossia all’interno della stessa lingua, e non inter-linguistica, ossia da una lingua a un’altra) e che l’interpretazione e la traduzione fanno parte di una stessa famiglia, non si può pensare di tradurre una sentenza senza tener conto dell’interpretazione che i concetti espressi assumono all’interno dell’ordinamento vigente. La traduzione giuridica, tuttavia, non si presta a essere caratterizzata semplicemente come un’operazione speculare o simmetrica all’interpretazione avente per oggetto due o più lingue naturali nelle quali il linguaggio giuridico può trovare espressione; infatti, in ambito giuridico la traduzione ha un legame più complesso con l’interpretazione, legame che per riprendere Greorgy Bateson, può essere caratterizzato come un double bind, ossia un doppio legame. Questo perché non si ha traduzione senza interpretazione del testo giuridico da tradurre e, di conseguenza, non si può consegnare un testo giuridico tradotto che non sia stato esso stesso oggetto di una previa interpretazione.

Domani sarà pubblicata la quinta e ultima parte dell’articolo.

Autore dell’articolo:
Mariangela Marcoccia
Traduttrice giuridica EN-FR>IT
Sevran (Francia)

Cos’è la traduzione giuridica? (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

Nonostante ciò si traduce e anzi la diversità dei singoli paesi unita alla sempre più crescente globalizzazione ha fatto sì che questa particolare categoria di traduzioni si sviluppasse in modo esponenziale, tanto che Rodolfo Sacco è arrivato a parlare della traduttologia in campo giuridico come una disciplina a sé stante e verso le metà del secolo si è iniziato a parlare di “linguistica giuridica” dove ovviamente l’aspetto e il metodo comparativisti rivestono una fondamentale importanza. Il linguaggio giuridico è stato per molto tempo, ed è ancora oggi, oggetto di approfondite analisi. I giuristi stessi hanno guardato al linguaggio come mezzo primario per la formulazione e l’interpretazione di concetti legali. Il ruolo del linguaggio delle scienze giuridiche, l’uso e l’interpretazione di termini o concetti specifici sono stati oggetto di lunghi dibattiti intrapresi o dal punto di vista linguistico (caratteristiche linguistiche specifiche del linguaggio giuridico) o dal punto di vista strettamente giuridico.
Il secondo processo che ha interessato l’intero pianeta è il fenomeno della globalizzazione che, sebbene coinvolga la quotidianità di tutti gli individui, sortisce i più considerevoli effetti nell’ambito delle transazioni commerciali internazionali, sulle loro regolamentazioni, nei contratti internazionali, nonché sulla risoluzione delle liti attraverso l’arbitrato internazionale.

Non stupisce dunque che, nel panorama delle varie forme scritte, i testi giuridici sono quelli la cui traduzione in un’altra lingua presenta maggiori problemi. Il traduttore di opere letterarie, avendo come obiettivo primario quello di rendere delle emozioni o descrivere concetti che precedono e trascendono le parole utilizzate, può discostarsi dal testo originario qualora la specificità delle espressioni o l’uso di metafore non facilmente comprensibili lo richiedano, fermo restando che qualsiasi attività traduttiva presenta difficoltà non trascurabili. Nello stesso modo possono comportarsi i traduttori di opere tecniche e scientifiche i quali, laddove non si trovino in presenza di testi altamente vincolanti seguendo la terminologia di Sabatini, possono discostarsi dal testo originario fintantoché questo non comporti un’alterazione dei dati fenomenici in esso descritti.
Il traduttore del testo giuridico, al contrario, non possiede questa libertà poiché risulta vincolato nella sua attività traduttiva ancor più di quanto possa esserlo nel tradurre un prodotto letterario o scientifico. Nella fattispecie, non si applica ai traduttori dei testi giuridici la regola classica secondo cui, sul presupposto che il fine della traduzione sia quello di far comprendere, tutti i mezzi sono buoni in traduzione, premesso che il significato ultimo sia rispettato.

Il traduttore giuridico deve confrontarsi con una serie di limiti che gravano su di lui, e in particolare tali vincoli derivano dal fatto che i termini giuridici non raffigurano dei fenomeni (e quindi dati materiali), ma piuttosto ricostruzioni logiche non esistenti in natura: nel caso dei termini giuridici, talvolta il lemma non serve per trasmettere un concetto che lo precede, ma costituisce esso stesso il concetto che deve essere trasmesso. Inoltre, le norme e i concetti giuridici che si ricollegano a un determinato lemma non hanno valenza universale, ma sono coerenti e utilizzati in uno specifico sistema giuridico, non essendo altrettanto pieni di significato nell’ordinamento giuridico di riferimento a cui afferisce la lingua nella quale deve essere eseguita la traduzione. Infatti, ogni sistema giuridico, come già detto, è frutto di eventi storici e rappresenta l’esito di un incessante evolversi degli elementi sociali e politici che identificano un particolare stato e una determinata comunità. I sistemi giuridici non sono mai uguali, anche se le loro origini possono avere punti di contatto o se essi hanno condiviso un percorso comune, come d’altronde testimoniato dagli ordinamenti giuridici della tradizione continentale.

La quarta parte di questo articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Mariangela Marcoccia
Traduttrice giuridica EN-FR>IT
Sevran (Francia)

Cos’è la traduzione giuridica? (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione giuridica è sì una questione di terminologia, poiché i termini possono, anzi spesso assumono significati diversi all’interno dei diversi ordinamenti nazionali. Tuttavia, si può sostenere che più che una questione terminologica è una questione culturale, poiché l’ordinamento giuridico di una nazione è sempre il prodotto delle particolari circostanze storiche di quel paese; il linguaggio giuridico di una nazione esprime al più alto grado il carico storico della stessa e delle sue istituzioni. Da quest’ultima affermazione si parte per argomentare il quarto e ultimo postulato, anch’esso accettabile solo in parte: la traduzione giuridica esige una grande precisione che spesso porta alla transcodificazione. Ora, tale affermazione è una contradictio in terminis.

Se è vero che la traduzione giuridica esige una grande precisione, effettuare una transcodificazione porterebbe proprio alla mancanza di quella tanto auspicata precisione nell’ambito delle traduzioni giuridiche. C’è inoltre da dire che trasferire un concetto da un sistema giuridico a un altro non è sempre possibile. Si pensi alla traduzione del diritto statuario: non è assolutamente pensabile effettuare, in tal caso, una transcodificazione, pena l’incomprensibilità e l’inapplicabilità in un altro ordinamento. Oppure si considerino i flussi giuridici da common law a civil law: non è sempre possibile ridurre soluzioni giurisprudenziali in fattispecie normative (sia pure fortemente generiche) o inserire determinati istituti in categorie logiche generali e astratte. E gli esempi abbondano: act of God, habeas corpus, rule of law, trust, consideration, corporation, equity. E cosa dire della nozione stessa di “diritto” rispetto all’inglese law? La traduzione di questi termini rende effettivamente giustizia alla complessità che tali nozioni esprimono? Spesso si aderisce così tanto al testo di partenza che la traduzione ne risulta deformata fino al punto di risultare assurda, come nel caso della traduzione inglese del Code Civil del Québec (1886), dove per tradurre “personne morale” è stato proposto moral person e Meredith (1979:54) ne deduce la presenza di persone immorali in Québec!

Il nocciolo del problema è ben riassunto da una semplice domanda: una buona traduzione è identica all’originale al punto da poter essere a essa sostituita? Ora, un tale quesito può sembrare puramente teorico (e in effetti lo è) poiché si traduce da sempre e l’equivalenza va di per sé. Ma di quale equivalenza si tratta? Nozioni come fair/fairness e reasonable, sebbene esistano equivalenti funzionali, sono dei veri e propri rompicapi per i traduttori. Per coloro che conoscono la base del campo semantico che sottende a ognuno dei termini summenzionati, frutto di una lunga storia giuridica e politica, credere alla loro equivalenza testimonia una qualche ingenuità verso le lingue, le culture e le tradizioni sociopolitiche di ogni paese (Jean-Claud Gémar). Queste tradizioni si esprimono fortemente nel modo di interpretare i testi, in particolare quelli giuridici, e ogni paese appartenente alla famiglia di Common law possiede la propria “legge d’interpretazione” che a volte differisce da un paese all’altro. In un tale contesto è lecito chiedersi qual è l’equivalenza di cui si parla. È possibile nell’ambito di una traduzione giuridica, riuscire a ottenere un’equivalenza dei testi (ossia delle lingue) nel rispetto di un sistema (giuridico) evitando di sacrificare l’equivalenza per rispetto del sistema di riferimento o viceversa? E se è necessario scendere a compromessi cosa bisogna privilegiare? L’equivalenza funzionale sacrificando la regola di diritto (e quindi l’oggetto stesso di tale equivalenza) oppure l’espressione della regola? Secondo Gémar il grande dilemma della traduzione giuridica si trova proprio in questa alternativa: il traduttore è costretto a servire due padroni contemporaneamente, senza trascurare l’uno a favore dell’altro.

Domani sarà pubblicata la terza parte dell’articolo.

Autore dell’articolo:
Mariangela Marcoccia
Traduttrice giuridica EN-FR>IT
Sevran (Francia)

Cos’è la traduzione giuridica?

 Categoria: Servizi di traduzione

Francesco de Franchis nel secondo volume del suo Dizionario Giuridico afferma che la traduzione giuridica è “compito assai ingrato per chi vi si dedichi: si tratta di un lavoro misconosciuto e troppo spesso mal pagato”.
Da qualche anno, la traduzione giuridica è oggetto di un numero impressionante di pubblicazioni. Ma che cosa s’intende per traduzione giuridica? E quali sono le opinioni più abitualmente espresse in merito a essa? Dai vari volumi consultati in materia, emergono, in linea molto generale, quattro opinioni principali:

1) la traduzione giuridica è la traduzione di tutti testi che parlano di diritto;
2) la traduzione giuridica rientra nella categoria di traduzioni tecniche;
3) la traduzione giuridica è, in primis, una questione di terminologia;
4) la traduzione giuridica esige una grande precisione che spesso porta alla transcodificazione.

In relazione al primo assunto, si può sostenere che esso è vero solo in parte. La traduzione giuridica è sì la traduzione di testi che parlano di diritto, ma il diritto ha un ambito applicativo vastissimo. A tal proposito è di grande utilità la classificazione dei testi giuridici operata da Bice Mortara Garavelli: a seconda del tipo di attività che li produce – di creazione del diritto (o normazione), di interpretazione e di applicazione -, i testi giuridici si possono distinguere in testi normativi, interpretativi e applicati. Bisogna tuttavia sottolineare che questa distinzione non è rigida, giacché le diverse attività di produzione giuridica tendono spesso a intersecarsi e a sovrapporsi, soprattutto nel campo dell’interpretazione e dell’applicazione: in realtà, la separazione dei poteri dello Stato, individuata da Montesquieu in potere legislativo, giudiziario ed esecutivo, ha da sempre mostrato di avere contorni alquanto sfumati.
Ciò detto, è lecito chiedersi se sia possibile una traduzione per tutti i testi giuridici. Sono numerosi gli autori, in particolare i giuristi, che non sono di questo avviso. René David, grande comparatista del XX secolo è categorico: “Ne correspondant à aucune notion connue de nous, les termes du droit anglais sont intraduisibles dans nos langues, comme sont les termes de la faune ou de la flore d’un autre climat. On en dénature le sens, le plus souvent, quand on veut coute que coute les traduire (…)”.

È ormai convinzione diffusa che il diritto è uno tra i settori in cui la cultura ha un’incidenza particolarmente significativa. Esso risale alle fonti della civilizzazione, di ogni lingua e della cultura che essa porta. Il diritto è per natura un fenomeno locale, soggetto alla legge del luogo (locus regit actum). Difficilmente esso valica le frontiere nazionali e ne Les Pensées, Pascal umoristicamente ce lo ricorda: “Plaisante justice qu’une riviere borne! Verité au deça des Pyrenées, erreur au delà”.
Non tutte le traduzioni sono possibili, proprio per la peculiare natura del diritto. D’altro canto però il diritto ha sempre una forma linguistica; non ci sarebbe legge senza lingua, non ci sarebbe modo di stabilire una validità giuridica senza lingua poiché la giustizia ha bisogno della comunicazione, è fatta di comunicazione. Ne risulta che lingua e linguaggio giuridico in senso stretto possono essere collegati e allo stesso modo la linguistica e la giurisprudenza. A questo proposito è interessante il lavoro svolto da Elisabetta Zuanelli, la quale afferma “l’analisi del linguaggio normativo non può prescindere dai testi e dai discorsi normativi effettivamente prodotti e dal contesto costituito dal discorso giuridico, quali corpus di validazione dell’analisi stessa”.

Da quanto appena affermato si evince facilmente che la traduzione giuridica merita un’attenzione specifica; pertanto è si vero che essa rientra tra le traduzioni tecnico-scientifiche, ma non ne condivide tutte le caratteristiche. In un manuale di medicina un dato termine possiede un corrispondente che denota lo stesso identico concetto in diverse lingue naturali. Ciò non avviene nella traduzione giuridica dove la diversità degli ordinamenti dei singoli paesi rende quasi impossibile una corrispondenza perfetta; pertanto, ci si limita spesso, per riprendere Eco, a “dire quasi la stessa cosa”. Nonostante i contributi di Eco si siano dimostrati utili alla traduzione giuridica in quanto corrispondono al tasso di problematicità che è propria di essa e che cresce e assume nuove connotazioni lungo il processo di globalizzazione, bisogna sottolineare che non è certo sinonimo di precisione, requisito fondamentale per la traduzione giuridica. Da qui si può in parte confutare e in parte accettare il terzo assunto: la traduzione giuridica è in primis una questione di terminologia.

La seconda parte di questo interessante articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Mariangela Marcoccia
Traduttrice giuridica EN-FR>IT
Sevran (Francia)

Sottotitolazione in tempo reale per sordi (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

Quando si parla di sottotitolazione, è opportuno fare una distinzione di base. Vi sono, infatti, vari tipi di classificazioni dei sottotitoli. Una delle differenze principali è quella tra sottotitoli pre-registrati e sottotitoli live o in tempo reale. Da qualche anno i sottotitoli pre-registrati non rappresentano più un problema per le emittenti televisive, in quanto la tecnica di sottotitolazione è ormai stata talmente affinata che le tracce prodotte da operatori adeguatamente formati sfiorano livelli di accuratezza del 100%. Il problema sorge nel momento in cui i sordi rivendicano l’accesso a programmi in diretta. Negli ultimi anni, infatti, la Comunità sorda ha spesso messo in luce il fatto che, come tutti gli altri utenti, i sordi pagano il Canone Rai e quindi richiedono di avere pieno accesso al servizio offerto, pertanto c’è bisogno di una maggiore quantità di prodotti sottotitolati

Le due tecniche maggiormente usate per produrre questo genere di sottotitoli sono il “rispeakeraggio” e la stenotipia. La prima viene svolta da professionisti, spesso interpreti, che “ripetono” in un microfono quanto ascoltano nella traccia originale. Successivamente, i vari software di riconoscimento del parlato disponibili sul mercato inviano la stringa, che appare quindi sullo schermo per dare la possibilità ai sordi di leggere. Questo tipo di sottotitolazione risulta scorrevole e facilmente leggibile, ma sfortunatamente va ancora perfezionata molto, in quanto restano alcuni problemi irrisolti che rendono il compito più difficile sia ai “rispeaker” che agli spettatori; ad esempio si pensi alla punteggiatura (che va aggiunta a mano) o ai numeri (che spesso vengono mal interpretati). La stenotipia, invece, è una tecnica ben più conosciuta, grazie al suo utilizzo all’interno dei tribunali. Questo metodo viene utilizzato soprattutto da professionisti del settore – quindi non da traduttori o interpreti – e pertanto, il testo risulta sì più completo rispetto a quello prodotto tramite rispeakeraggio, ma allo stesso tempo è di più complessa decodifica, in quanto il tempo ad esso riservato è poco.

Sebbene quanto fatto finora non potrà mai considerarsi abbastanza, le ricerche ad oggi avviate potranno rappresentare un punto di partenza per avviare ulteriori studi nel campo e puntare così all’ottenimento di un servizio sempre migliore. Tramite un’indagine approfondita dei bisogni e delle necessità dei sordi, sarà forse possibile calibrare la qualità dei sottotitoli in base a questi parametri per così fornire loro un prodotto adatto alle loro esigenze.

Autore dell’articolo:
Valeria Di Virgilio
Traduttrice Freelance EN-ES>IT
Teramo – Bologna

Sottotitolazione in tempo reale per sordi

 Categoria: Servizi di traduzione

Nell’era della digitalizzazione, in cui i principali mezzi di comunicazione sono Internet e la TV digitale, il volume di informazioni trasmesse attraverso questi canali diventa sempre maggiore. Si stima che in un futuro prossimo, il totale di tali trasmissioni aumenterà in maniera esponenziale, soprattutto a causa del crescente impatto che i suddetti mezzi di comunicazione hanno sulla vita degli utenti.
Per poter accedere a questo tipo di informazioni, gli utenti devono possedere la capacità di “azionare” contemporaneamente il canale uditivo e quello visuale. Per la maggioranza di utenti che ogni giorno fanno uso di tali prodotti di informazione, questa è un’azione piuttosto naturale, ma il discorso non vale per tutti. Alcuni utenti sono fisicamente impossibilitati all’utilizzo di uno dei due canali, pertanto rischiano di ricevere solo informazioni parziali. Un esempio concreto sono gli utenti sordi, che ricevono solo le informazioni che ricavano dalle immagini e gli utenti ciechi, che accedono solo alla traccia audio, ma perdono l’importante componente visiva.

Da circa un decennio la questione della sottotitolazione per non udenti è entrata a pieno titolo nell’interesse accademico. Presso alcune università italiane sono già attivi dei corsi di traduzione multimediale. Questo perché negli ultimi anni, si sta cercando sempre più di andare incontro alle esigenze di queste persone per garantire loro una piena accessibilità ad ogni tipo di prodotto multimediale.

A questo proposito, sono state ideate molteplici tecniche per consentire alle persone con problemi di udito di accedere allo stesso numero di informazioni alle quali noi tutti giornalmente accediamo. Tutte le tecniche hanno come punto comune il risultato finale, ovvero la realizzazione di tracce di sottotitoli da incorporare ai vari programmi in modo da aggiungere le informazioni sonore necessarie per dare alla persona sorda il giusto numero di dati di cui ha bisogno per la completa decodifica del messaggio. Ma come in ogni procedimento sperimentale, anche nello svolgimento di queste procedure emergono tante insidie che vanno risolte.

Approfondirò l’argomento nell’articolo di giovedì.

Autore dell’articolo:
Valeria Di Virgilio
Traduttrice Freelance EN-ES>IT
Teramo – Bologna

Non solo trascrizione e battitura testi

 Categoria: Servizi di traduzione

Come ho spesso detto, io sono una telelavoratrice, o meglio, sono una lavoratrice autonoma e lavoro da casa, non posso dire di aver propriamente “scelto” questa situazione, ma posso dire di essermici buttata a capofitto quando l’occasione mi si è presentata in modo tangibile. Così ho rispolverato le mie conoscenze tecniche ed ho ricominciato ad occuparmi di siti web, questa volta professionalmente.
La mia “fortuna” è stata quella di avere una professionalità facilmente “vendibile” sul web: realizzo siti web e blog, trascrivo testi e faccio pure correzioni di bozze. Quindi il mio lavoro si può facilmente svolgere via terminale, e non per forza in un ufficio, ci sono tante altre professioni che si possono offrire su internet, e magari non si sa di possedere: chi ha buone capacità di scrittura può proporsi come scrittore freelance per i portali online; se si è veloci a digitare, ci si proporre per la battitura di tesi, o per data entry; se si conosce bene una lingua straniera, ci si può proporre alle agenzie di traduzione o alle aziende di import-export per traduzioni “spot o ai portali internazionali; se si fanno belle fotografie, ci si può proporre alle riviste o ai siti di stock foto; se si è bravi con la grafica, ci si può proporre alle aziende di sviluppo web, e così via…

La ricerca di lavoro è uno degli ambiti più frequentati del web. Nonostante si tratti di un’attività, il cui esito dipende dalla vivacità del mercato e dalla propria storia professionale (competenze acquisite, esperienze specifiche, etc.) la ricerca di lavoro con Internet, può rendere più facile raggiungere le offerte più interessanti e consente di presentare la propria professionalità in modo più diretto e veloce.
Chi vuole trovare lavoro con Internet ha tre possibilità: attraverso il sito aziendale, con moduli da compilare o indirizzi e-mail dedicati, tramite portali specializzati in attività di recruiting oppure attraverso i social network dedicati ad aziende e professionisti.

Il web sta cambiando radicalmente il mondo del lavoro. Ha creato professionalità inedite e portato opportunità impensabili fino a pochissimo tempo fa. «I catastrofisti metteteli alla porta. L’uomo è sempre stato capace di migliorare la propria condizione, al di là delle più nefaste previsioni». Parola di Andrea Bolla, presidente di Confindustria Verona. Il presidente Bolla, ha ricordato che ci sono campi dove i giovani possono trovare spazi per la loro creatività e per risolvere il problema dell’occupazione, come il settore delle energie rinnovabili, dei social network, delle applicazioni tecnologiche ai diversi settori dell’impresa e della comunicazione.
Ma se il web e tutte le sue infinite applicazioni rappresenta lo strumento per inserirsi nel mondo del lavoro, come pure per allargare i propri orizzonti sociali e culturali, c’è necessità subito di riempire questo strumento di contenuti di alto valore umano.

Autore dell’articolo:
Patrizia Gesmundo
Realizzazione siti web e blog, sbobinature, trascrizione e battitura testi
Silandro (BZ)

La traduzione nel contesto audiovisivo

 Categoria: Servizi di traduzione

Lo spunto per la stesura di questo articolo viene fuori dall’interesse personale nella traduzione dei prodotti cinematografici, nell’adattamento dei dialoghi filmici e nel doppiaggio/sottotitolaggio di questi ultimi, ma anche dei documentari e comunque di qualsiasi prodotto audiovisivo.

Le tradizionali tecniche traduttive, che hanno una lunga storia alle loro spalle, hanno consentito ai prodotti audiovisivi di superare i confini imposti dalle loro lingue originali e di essere fruibili in ogni parte del mondo. Ogni paese ha seguito una “politica” interna nel trattamento dei testi filmici. In alcuni casi, come l’Italia, la tradizione di doppiaggio è molto forte grazie all’alta professionalità acquisita; in altri paesi ci si è specializzati nel sottotitolaggio e si è preferito lasciare l’audio in originale; altri ancora hanno adottato la tecnica del voice-over. In un caso o nell’altro, comunque, si è ottenuto che il prodotto originale fosse accessibile ad un pubblico più ampio rispetto a quello prestabilito.

La novità in campo traduttivo è fornita dalla multi-modalità con cui viene veicolato un messaggio. Tanti elementi concorrono alla trasmissione di un significato, primo tra tutti il potere delle immagini con i suoi giochi di luci e ombre, l’uso dei colori; i rumori e i suoni, basti pensare al ruolo delle colonne sonore all’interno dei film che creano le atmosfere; i simboli che sono tutti quegli elementi che, senza ricorrere alla parola, ci dicono qualcosa di specifico. Alcuni di questi significati trasmessi sono universali, altri sono tipici di alcune culture e altri ancora cambiano di significato da una cultura ad un’altra. Nonostante la possibilità di creare significato attraverso le risorse non-verbali, la lingua rimane il perno intorno al quale si strutturano tutte le altre modalità semiotiche ed è dunque il nucleo del contesto multimodale. L’elemento verbale e l’elemento visivo si integrano a vicenda per creare un significato, ma la traduzione, che consente la vera accessibilità al prodotto, si concretizza nelle parole. Una buona traduzione di un prodotto audiovisivo dovrà interagire con le medesime modalità semiotiche (gesti, sguardi, postura, suoni, musica, simboli) del testo di partenza, producendo nel pubblico d’arrivo lo stesso effetto che il prodotto originale aveva avuto sul pubblico di partenza.

Naturalmente, oltre i problemi ordinari della traduzione, in questo contesto si deve tener conto dei vincoli di tempo per la sincronizzazione dei dialoghi; degli squilibri sintattici tra le lingue (l’italiano è una lingua più articolata e prolissa rispetto l’inglese); nel caso dei sottotitoli gioca a sfavore la mancanza di tempo necessaria alla lettura. In questo la traduzione audiovisiva è più complessa della traduzione tradizionale in quanto deve prendere in considerazione tutti quegli elementi che non compaiono sul testo scritto. Allo stesso tempo, però, può usufruire di molti vantaggi forniti dalle altre risorse semiotiche. Le scelte che si possono operare potrebbero riguardare il non tradurre, l’omissione di elementi facilmente deducibili dal contesto, la non spiegazione di gesti visivi universalmente riconosciuti. Qualsiasi operazione è compiuta con il fine di perdere il minimo o meglio nulla nella comprensione.

Autore dell’articolo:
Lorenzo Planamente
Traduttore En-Es>IT
Città Sant’Angelo (PE)

Che cos’è la traduzione audiovisiva?

 Categoria: Servizi di traduzione

Come afferma Elisa Perego, con traduzione audiovisiva si designano tradizionalmente “tutte le modalità di trasferimento linguistico che si propongono di tradurre i dialoghi originali di prodotti audiovisivi, cioè di prodotti che comunicano simultaneamente attraverso il canale acustico e quello visivo, al fine di renderli accessibili a un pubblico più ampio”.

Oggetto della traduzione audiovisiva sono testi che non contengono solo l’elemento verbale, ma che includono componenti semiotiche differenti. Bartrina Francesca afferma che la traduzione audiovisiva ingloba diversi sistemi semiotici, di cui i principali sono quello verbale e visivo, ai quali Gambier aggiunge quello sonoro, grafico, cinetico e gestuale. Ogni modalità semiotica è portatrice di un significato fondamentale ai fini della comprensione del testo nella sua totalità, perciò non deve essere trascurata dal traduttore. In altre parole, il destinatario di un testo audiovisivo può cogliere appieno il messaggio e recepirne ogni sfumatura solamente se può usufruire di tutti i segnali simultaneamente. La maggiore difficoltà della traduzione audiovisiva risiede quindi nel fatto che essa deve restituire parallelamente al senso degli elementi verbali quello degli elementi non verbali. La musica e gli effetti sonori possono cambiare da una versione all’altra, oppure il tecnico del suono può alterare la natura dei suoni introducendo dei cambiamenti nella banda sonora internazionale. Tutti questi ed altri fattori rappresentano vere e proprie difficoltà per il traduttore audiovisivo, il quale deve tenerne conto nella trasposizione nella lingua d’arrivo.

Fin dalla nascita del cinema sonoro si è manifestato il bisogno di tradurre i film importati e, di conseguenza, si sono sviluppati numerosi metodi di traduzione audiovisiva, che differiscono molto tra loro.
La storia del cinema dagli anni Trenta in poi ha assistito allo sviluppo di svariati generi cinematografici nonché canali audiovisivi; parallelamente a questo fenomeno le strategie di traduzione audiovisiva si sono moltiplicate, ed il loro studio è stato approfondito e sistematizzato. Doppiaggio e sottotitolazione sono originariamente i due metodi principali di trasferimento linguistico, nonché i più noti al pubblico e sicuramente i più diffusi, ma ad essi vanno aggiunte altre modalità di traduzione meno conosciute.
In virtù della molteplicità delle strategie di traduzione audiovisiva, esistono numerose classificazioni. Gambier individua tredici tipi di trasferimento linguistico:

- sottotitolazione interlinguistica
- doppiaggio
- interpretazione simultanea
- interpretazione consecutiva
- voice-over
- commento libero
- traduzione simultanea
- produzione multilingue
- traduzione degli script
- sottotitolazione simultanea
- sopratitolazione
- descrizione audiovisiva
- sottotitolazione intralinguistica per sordi

Tutte queste forme di traduzione audiovisiva hanno alcuni punti in comune, per esempio sono in vario modo condizionate dal fattore tempo (tempo di lettura per i sottotitoli, durata del discorso nell’interpretazione), devono tener conto della densità delle informazioni da presentare, abbattono le frontiere tra scritto e orale e inoltre, tengono conto del pubblico di destinazione.

Autore dell’articolo:
Valentina Strillacci
Traduttrice EN-FR>IT
Montemilone (PZ)