Ostacoli della traduzione medica

 Categoria: Problematiche della traduzione

Per un traduttore che intraprende il viaggio della traduzione medica, vi sono alcuni ostacoli da considerare nella produzione di un buon lavoro finale. Come con ogni tipologia di traduzione, sono necessarie ricerche accurate e conoscenza personale, che possono facilmente essere approfondite attraverso la consultazione di siti internet affidabili e riviste mediche. Ciononostante, esistono problematiche intrinseche alla traduzione medica e comprenderle può rivelarsi cruciale per il paziente e può permettere di conseguire risultati soddisfacenti e di alta qualità.

Pubblico target
La terminologia medica presenta sfide che si differenziano da altri domini di traduzione specialistici. Prima di tutto, è importante che il traduttore medico determini con precisione il suo destinatario. Ad esempio, il termine “Varicella” non dovrebbe essere tradotto in inglese come “Varicella” se il pubblico target è costituito da inesperti (ad esempio un paziente). Il termine corretto, in inglese, sarebbe “Chickenpox”. Se si traduce verso l’inglese, è di fondamentale importanza sapere se il pubblico di riferimento adotti la terminologia medica britannica o statunitense. A volte è solo una questione di variante ortografica (ad es. “hematoma” negli Stati Uniti contro “haematoma” nel Regno Unito); in altri casi, invece, il significato di uno stesso termine cambia completamente da inglese statunitense a inglese britannico. Ad esempio, il termine “surgery” che negli Stati Uniti indica il luogo in cui si subisce un’operazione chirurgica, in inglese britannico indica invece lo studio medico, e anche i relativi orari di apertura.

Nomi di farmaci ed eufemismi
Meritano particolare attenzione i nomi dei farmaci, e bisogna tracciare una distinzione tra questi ultimi e la cosiddetta Denominazione Comune Internazionale (DCI). La DCI rappresenta un nome comune assegnato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a una sostanza farmaceutica, e si differenzia dal nome del farmaco. Per esempio, quando si traduce il termine inglese “Tylenol” in italiano, la conoscenza della DCI aiuterebbe il destinatario finale a identificare il farmaco equivalente utilizzato in Italia. “Tylenol”, infatti, è il nome commerciale dell’equivalente inglese “Paracetamol” secondo la DCI, e avere questa informazione aiuterebbe il traduttore medico a rendere correttamente il termine inglese “Tylenol” nell’italiano “Tachipirina”.
Infine, anche gli eufemismi sono comuni nella traduzione medica. Ad esempio, spesso i medici utilizzano eufemismi per riferirsi a situazioni delicate o spiacevoli, come “decedere” o “condizioni critiche” in riferimento a un paziente che sta per morire e non ha possibilità di guarigione.
È fondamentale che il traduttore medico sia in grado di cogliere le sfumature al fine di ottenere una traduzione fedele e accurata.

Tradurre le apparecchiature mediche
Una delle maggiori sfide nella traduzione di contenuti specifici relativi ad apparecchiature mediche è fornire materiale adeguato e formazione al traduttore, in modo che possa avere un’approfondita conoscenza dei prodotti su cui si lavora e portare a termine la traduzione in modo fedele e accurato. È importante che sia il cliente che il traduttore investano del tempo nella condivisione di conoscenze legate al prodotto e nel conseguente apprendimento. Potrebbe sembrare una perdita di tempo, specialmente dal punto di vista del cliente, ma vi sono enormi benefici in termini di qualità linguistica se il traduttore comprende bene tutte le complessità di quanto sta traducendo. Approcciarsi fisicamente al prodotto può anche essere estremamente d’aiuto, e un tour della sede dove si trova il cliente potrebbe sicuramente far maturare esperienza nel traduttore e aiutarlo a capire la catena di montaggio e come il prodotto è stato creato di prima mano.

Conclusioni
La traduzione medica presenta ostacoli tipici esclusivamente dell’ambito medico e che bisogna tenere in considerazione per produrre una traduzione accurata, dato che l’accuratezza risulta d’importanza vitale quando si ha a che fare con la vita e la salute delle persone. Ricerche approfondite e conoscenza di base dell’ambito medico sono essenziali nel processo di traduzione per qualsiasi traduttore medico.

Fonte: Articolo di Ilaria Ghelardoni pubblicato il 30 dicembre 2016 su Ulatus

Traduzione a cura di:
Beatrice Gandolfo
Interprete di conferenza e traduttrice,
Milano

Difficoltà nella traduzione dal russo

 Categoria: Problematiche della traduzione

Oggi, i servizi per la traduzione di testi in lingue straniere sono molto richiesti per fornire informazioni importanti ai clienti esteri. Una persona non esperta non può nemmeno immaginare quanto sia complesso questo tipo di traduzioni e quanto sia difficile trovare dei professionisti in grado di svolgere questo compito in modo adeguato. Questa problematicità è legata a una serie di difficoltà presenti in questo tipo di attività di traduzione.

Fattori oggettivi
Al momento, solo il 10% del numero totale di traduttori in attività è in grado di eseguire in modo rapido ed efficiente un servizio di traduzione di documenti commerciali o tecnici in una lingua straniera. Una tale situazione in questo settore è dovuta alle seguenti difficoltà:

  • Un servizio di traduzione di qualità presuppone la consegna di un documento comprensibile e adeguato a un destinatario che parla una lingua straniera. Perché questo documento abbia tali caratteristiche, il traduttore deve immergersi completamente nella realtà linguistica ed essere anche in grado di pensare nella lingua straniera con cui lavora;
  • I servizi di traduzione di documenti comportano l’uso da parte del traduttore di parole tratte sia dal vocabolario attivo, sia da quello passivo per la costruzione di strutture linguistiche. Si tratta di quelle espressioni e costruzioni che un madrelingua sente fin dall’infanzia in televisione o dalle persone che lo circondano. È per questo che questo compito viene svolto al meglio da persone di madrelingua straniera o da professionisti che risiedono da tempo in un paese straniero;
  • Ordinare la traduzione di un testo con la relativa digitazione su un supporto può essere complicato dalle difficoltà di stampare in modo veloce e corretto il documento in una lingua straniera.

Soluzioni ottimali ai problemi
Nonostante tutte queste difficoltà, ci sono diverse soluzioni per ottenere una traduzione di qualità dal russo in una lingua straniera. Sono le seguenti:

  • Coinvolgere un madrelingua nella traduzione di un testo dal russo in una lingua straniera. Tuttavia, anche qui possono nascondersi delle “insidie”. Dopotutto, il numero di madrelingua stranieri in grado di svolgere questo lavoro è limitato e quelli che ancora lavorano in questo campo sono spesso “sommersi” di lavoro. Inoltre, tale madrelingua deve avere una conoscenza approfondita degli argomenti con cui dovrà lavorare;
  • Coinvolgere traduttori professionisti. Anche qui ci sono delle difficoltà, poiché anche un linguista di alto livello avrà bisogno di molto tempo per modificare la traduzione e adattarla ai requisiti esistenti. Di conseguenza, la velocità di traduzione si riduce notevolmente, il che può essere del tutto inaccettabile in determinate circostanze;
  • Commissionare la traduzione di un testo a una agenzia di traduzione. Tale approccio è la soluzione ottimale, in quanto il lavoro viene svolto da un grande team di linguisti e revisori che rapidamente elaborano un testo nella forma corretta. In questo caso la traduzione viene eseguita entro il termine stabilito e risulta precisa e di qualità.

Fonte:  https://als.ltd/articles/trudnosti-perevoda-s-russkogo-jazyka

Traduzione a cura di:
Alessandra Varini
Traduttrice En/Ru/De > It – Varese

Cos’è la traduzione?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Tradurre significa trasferire contenuti da una lingua (lingua d’origine) ad un’altra (lingua finale).
Tale processo  necessita di una particolare accuratezza, in modo tale da distaccarsi il meno possibile dal contenuto e dal significato del testo originario. In teoria, per il lettore, il risultato della traduzione dovrebbe suonare come il testo d’origine, affinché non sia riconoscibile che si tratta di una traduzione in una lingua straniera. Ad esempio avreste mai pensato che nel caso del presente  testo si trattasse di una traduzione dall’Inglese?

Tradurre rappresenta per il traduttore, per molteplici aspetti, un’autentica sfida. Tra le altre cose  bisogna andare oltre le  differenze grammaticali, culturali e contestuali tra la lingua di partenza e quella finale.
Nonostante molte lingue facciano riferimento ad una radice comune, spesso esse sono state soggette, nel recente passato, ad una diversa evoluzione, per cui  ad esempio le strutture di una frase in una lingua non possono essere trasferite in un’altra. Il traduttore pertanto, in questi casi,  si trova dinnanzi, prima che alla traduzione vera e propria, ad una nuova struttura e sintassi di base di cui deve tenere conto.

Inoltre si tratta anche di prestare attenzione alle particolarità culturali, sociali, storiche e geografiche delle lingue e di farle scorrere nella traduzione stessa, poiché immagini linguistiche come “bevor in Boehmen ein Viertel untergeht”, “Pommes rot-weiss” oppure “Das Venedig des Nordens” se tradotte in modo del tutto acritico  non hanno alcun senso per chi non possegga nessuna conoscenza delle condizioni culturali retrostanti.
Le sfide menzionate richiedono ad un buon traduttore non solo ed esclusivamente una perfetta conoscenza della sua lingua di partenza e di quella finale, bensì  parimenti una conoscenza completa delle culture che stanno alla base di ambedue le lingue.

Pertanto è molto complicato per un traduttore tradurre in più lingue, poiché proprio l’appropriazione di una nuova cultura è un  presupposto che richiede molto tempo.
Questo ostacolo viene un po’ alleggerito, per fortuna,  ai nostri tempi, tramite Internet, che permette al traduttore di fare delle ricerche veloci e mirate e di consultare testi di confronto nella lingua di partenza e  nella lingua finale, al fine di evitare,in fase di traduzione, incomprensioni e interpretazioni piene di errori. [...]

Fonte: Articolo pubblicato su International Translators

Traduzione a cura di:
Torrione Cristiana
Laurea in Lingue e letterature straniere moderne, specializzazione Tedesco
Rivarolo Canavese (To)

Di corse, vecchiaia e figuracce

 Categoria: Problematiche della traduzione

Primo giorno di lavoro in una piccola ma potente azienda metalmeccanica. Premettendo che non avevo neanche vagamente idea di cosa fosse una macchina utensile a controllo numerico. Mi allungano un catalogo italiano-inglese da studiare. Lo sfoglio tutto (poche pagine per fortuna), mi cade l’occhio sulle due parole “run” e “race” in seconda pagina. Mmmh, mah. Ok. Cerco su un sito di traduttori l’espressione “corsa dei punzoni”, ovviamente non c’è traccia né di “run” né di “race” perché il termine è “stroke”. Controllo su altri siti per essere sicura al 100%, “stroke” è la mia parola. Mi faccio la nota sul catalogo e vado avanti.

Pur nella mia ignoranza tecnica il radar linguistico si accende ed individua vari sfondoni: lessicali, ortografici, italianismi. Di tutto un po’. Nel rispetto del lavoro che ha fatto un’altra persona, misurando le parole e in parte minimizzando, faccio presente al mio referente la questione.
“Ah sì? Davvero? Ne abbiamo fatti stampare da poco 3000”. Gulp, ops, cielo! Quei cataloghi sono durati an-ni.
Nei giorni a seguire incontro macchine neonate (newborn) e macchine che invecchiano (aging). Insomma. Metto pezze.

Sottolineo al titolare che se mi fa tradurre il manuale di programmazione di una macchina dall’italiano all’inglese non si ottiene un prodotto neanche vagamente decente tecnicamente, un compito del genere non si può chiedere ad un traduttore. Parole al vento.
Per anni a malincuore, consapevole della battaglia persa in partenza, ho tradotto manuali dall’italiano all’inglese, tedesco, spagnolo e francese. Con mio sommo orrore ed impegno. È stata una sfida, mi ha insegnato molto a prescindere, sono arrivata a crearmi un glossario multilingue di 980 entrate in italiano. Ho dovuto lottare contro tempi stretti (mi occupavo del backoffice commerciale estero oltre che delle traduzioni), contro spiegazioni tecniche approssimative e vagamente reticenti – “cos’è? Vuoi diventare un elettricista?” – per esempio.

Mi pento e mi dolgo dei manuali che sono arrivati ai quattro angoli della Terra per mano mia. Gli ultimi clienti sono stati più fortunati dei primi, in cinque anni ho imparato molto, come vorrei rileggere le prime traduzioni!
Non sono stata professionale pur volendolo in un mondo che di linguistica e traduzione non capisce neanche l’ABC. Potrei scrivere centinaia di buoni aneddoti linguistici, la raccolta si chiamerebbe “S.O.S. Battaglie di una linguista in azienda – come sopravvivere con la dignità quasi intatta”. Spero che qualche datore di lavoro legga e si illumini.

L’autrice dell’articolo ci ha chiesto di restare anonima

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (6)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Ennesima difficoltà semantica è rappresentata dai nomi di animali e piante, spesso usati negli haiku come immagine del cambiamento stagionale: alcuni non esistono nei paesi stranieri e tormentano i traduttori. Le due traduzioni di ‘cicale’ di Bashō menzionate sopra sono buoni esempi: in Giappone, le cicale sono un’icona familiare di incantevoli panorami estivi. Ma nei paesi occidentali non sono così famose e a volte la cicala è perfino vista come un mero insetto rumoroso; per coloro che la pensano in questa maniera è difficile comprendere la visione di questo haiku.

Conseguentemente, le traduzioni degli haiku spesso necessitano di spiegazioni addizionali per superare questi ostacoli o rompere le costrizioni di forma metrica, per quanto sia desiderabile vengano riprodotte esclusivamente le varie tecniche retoriche usate nella poesia originale. Ma conseguire l’obiettivo di mantenere la compatibilità tra forma e contenuto mentre ci si conforma a queste restrizioni sembra una difficoltà troppo grande da superare, per questo molti studiosi sono arrivati alla comprensibile conclusione che sia impossibile tradurre puntualmente un haiku in inglese.

Nonostante ciò, la traduzione degli haiku è considerabile un’attività creativa valida: per superare la difficoltà del differente apparato grammaticale e del differente alfabeto è necessaria una grande inventiva. Quale forma o quale contenuto abbia più valore, quale interpretazione applicare, sono domande la cui risposta dipende dalla personalità e dall’originalità del traduttore che può mostrare così tutte le proprie abilità linguistiche. Piuttosto che vedere la traduzione degli haiku come un’operazione che rappresenti ed imiti solamente l’arte dell’haiku originale, la traduzione di per sé può essere vista come una forma d’arte, di cui questo saggio vorrebbe considerare il valore.

Bibliografia:
*D. C. Buchanan. (1976). One Hundred Famous HAIKU. Tokyo&San Francisco. Japan Publication, Inc.
*F. Yamagishi. [山岸文明] (2000). English Translation of Modern Japanese Haiku. [現代俳句の英訳]. Numadsukoutohsenmongakkoukenkyuhoukoku [沼津高等専門学校研究報告. Report of research in Professional High school of Numadsu], 34, p.175-180
*J. Reichhold. (2002). Writing an Enjoying Haiku: A Hands-on Guide. Tokyo. Kodansha International Co., Ltd.
*K. Satoh [佐藤和夫]. (1982). Sotogawakaramita haiku [外側から見た俳句. Haiku viewed from the outside]. Haiku [俳句. Haiku], 31(9), p.52-59.
*K. Tsuruta [鶴田欣也]. (1965). Eiyakusareta haiku no mondaiten [英訳された俳句の問題点. The controversial points of haikus translated into English]. Hikakubungaku [比較文学. Comparative literature], 8, p.20-27.
*O. Murata [村田修]. (1986). Haiku nyumon: Hajime no hajime. Tokyo. Tokyo Bijutsu[東京美術].
*R. H. Blyth. (1950). HAIKU Vol.2: 俳句. Tokyo. Hokuseidoshoten[北星堂書店].
*Y. Matsuo [松尾靖秋]. (1982). Haiku niokerukokusaisei [俳句における国際性. Internationality in haiku]. Haiku [俳句. Haiku], 31(9), p.42-51.
*Y. Murakami. (1991). CLASSIC HAIKU: A Master’s Selection. . Tuttle Publishing.
*Zolbrod. L. (1982). Kinsei haiku no eiyaku to goshichigotyou [近世俳句の英訳と五・七・五調. English translation of the early modern haikus and 5-7-5 syllables form]. Haiku [俳句. Haiku], 31(9), p.80-81.

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (5)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Questo poema di Bashō è controverso perfino tra gli studiosi giapponesi: che aspetto abbia l’albero, dove sia, quanti corvi vi stiano appollaiati sopra e che messaggio o sensazione il poeta stia cercando di esprimere sono tutti misteri irrisolti. Il traduttore utilizza molte rappresentazioni di colore e disegna un’immagine variopinta, ma la traduzione è innegabilmente verbosa.

Similarmente, la traduzione di parole peculiari e concetti è un grande ostacolo. Alcune particelle della lingua giapponese non possono essere tradotte in proposizioni inglesi e hanno bisogno di alcune parole esplicative, come il ‘kireji’ (切れ字), letteralmente ‘carattere finale’, che ha lo scopo di sottolineare la fine di un verso. È usato immediatamente dopo una parola o una frase per enfatizzare la profonda emozione di un poeta: ammirazione, meraviglia, nostalgia, attaccamento o sorpresa sono tutte espressioni ben espresse dal kireji. Il suo significato è piuttosto ambiguo e si traduce in varie maniere; a volte semplicemente non è tradotto e altre, purtroppo, completamente eliminato. Ecco alcuni esempi di traduzione del kireji:

Haiku Originale                      Translitterazione                    Traduzione Letterale
荒海や ———————————————— araumiya ————————————- Il mare selvaggio
佐渡によこたふ ————————— sado ni yokotau —————————– oltre l’isola di Sado
天の川 ——————————————— ama no gawa ————————————– la Via Lattea
(松尾芭蕉)                             MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                 Traduzione dall’inglese
So wild a sea—                                           Il mare così selvaggio
and, stretching over Sado Isle            Che si allunga oltre l’Isola di Sado
the Galaxy…                                                    E la Galassia…
(H. Henderson)

A wild sea!                                                   Il mare selvaggio!
And the Galaxy stretching out                 E la Galassia che si allunga
Over the Island of Sado                                Oltre l’isola di Sado
(R. H. Blyth)

O’er wild ocean spray,                             Il mare selvaggio s’allarga
All the way to Sado Isle                              Fino all’isola di Sado
Spreads the Milky Way!                               E verso la Via lattea!
(D. Blitton)

wild seas                                                        Mare selvaggio
to Sado shoring up                                      Fino a Sado s’allunga
the great star stream                              Il grande torrente di stelle
(C. Corman and S. Kameike)

Seconda particolarità oltre il kireji sono le onomatopee, decisamente più sviluppate in lingua giapponese che in tutte le lingue occidentali, molte delle quali non hanno una traduzione esatta, rendendo così necessaria da parte dei traduttori l’invenzione di soluzioni alternative. Un esempio:

Haiku Originale                     Translitterazione                  Traduzione Letterale
梅が香に —————————————– umega ka ni ————————— Al profumo del pruno
のっと日の出る ————————– notto hi no deru —————– improvvisamente sorge il sole
山路かな —————————————– yamajikana ————————– sul sentiero di montagna
(松尾芭蕉)                            MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                        Traduzione dall’inglese
Suddenly the sun rose,                                Il sole sorge improvvisamente
To the scent of the plum blossoms,              Al profumo dei fiori di pruno
Along the mountain path.                            Lungo il sentiero di montagna
(R. H. Blyth)

Blyth ha tradotto ‘notto’ come ‘improvvisamente’ anche se le due parole hanno una sfumatura piuttosto diversa; a difesa di questa traduzione, Blyth afferma che ‘notto’ e ‘improvvisamente’ rappresentano uno ‘scossone’ alla mente del poeta e alle sue impressioni, piuttosto che l’improvvisa alba del sole. Inoltre, oltre R.H.Blyth, A.Miyamori, K.Yasuda, H.Henderson, tutti hanno tradotto ‘notto’ come ‘improvvisamente’, quindi questo particolare problema sembra difficile da risolvere.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (4)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Terza parte di questo articolo

Mentre l’haiku originale non ha pronomi personali questo traduttore, utilizzandoli, traduce ingegnosamente la poesia in una forma di dialogo tra lui e il fagiano che comparato però con la semplicità dell’originale, non può non sembrare un po’ ridondante. L’ambiguità e le molteplici possibilità di interpretazione sono elementi essenziali delle composizioni haiku e queste problematiche non possono che rendere alcune traduzioni imprecise se non addirittura imperfette.

Un’altra questione problematica è l’ordine delle parole: in giapponese è abbastanza libero, ma in inglese è rigidamente statico. Come risultato i lettori di haiku tradotti non possono fare esperienza dell’emozione di domandarsi quale parola seguirà:

Haiku Originale                       Translitterazione                      Traduzione Letterale
閑けさや       —————————–        shizukesaya         ——————————- Immobilità
岩にしみいる   ————————–      iwa ni shimiiru        ————————- graffia la roccia
蝉の声    ———————————–         semi no koe        ————————– la voce delle cicale
(松尾芭蕉)  ——————-—–          MatsuoBashō

Traduzione Inglese                   Traduzione dall’inglese
Such stillness     ———————-          Tutto è immobile
The cries of the cicadas    ———–   Il pianto delle cicale
Sink into the rocks     ——————–      Penetra le rocce
(D. Keens)

Calm and serene       ——————-      Calmo e sereno
The sound of a cicada    ————–    Il suono della cicala
Penetrates the rock    —————–       Graffia la roccia
(Y. Murakami)

Nell’haiku originale, gli elementi semantici sono ordinati così: ‘immobile’, ‘penetrazione’ e ‘suono delle cicale’. Quest’ordine crea l’aspettativa e accende l’eccitazione del lettore: ‘cosa enfatizza l’immobilità e penetra le rocce’? In inglese, invece, il ‘suono delle cicale’ deve essere posizionato prima di ‘penetrazione’, perché ‘penetrare’ rappresenta un verbo o il modificatore di uno stato. Il gusto originale non è preservato nella traduzione e questo è indubbiamente un difetto.

Un’altra importante differenza linguistica che rende difficoltoso il processo di traduzione è il sistema alfabetico, caratterizzato da lettere minuscole e maiuscole per l’alfabeto romanzo, di tre tipi nella lingua giapponese: Hiragana, Katakanae Kanji. In giapponese, parole con lo stesso significato possono avere sfumature differenti, avere una pronuncia diversa ed essere scritte quindi con differenti caratteri; parole invece dalla stessa pronuncia ma di diverso significato saranno riconoscibili perché scritte in due maniere distinte. La bellezza di alcuni haiku è creata dalla combinazione di diversi tipi di caratteri che non può essere rappresentata nelle traduzioni Inglesi.

Il secondo motivo principale dell’impossibilità di una traduzione perfettamente puntuale e corretta è l’incompatibilità tra ‘forma’ e ‘contenuto’ e la difficoltà di preservazione del loro legame; in questo contesto, la parola ‘contenuto’ riguarda l’immagine e l’emozione che il poeta dell’haiku vuole esprimere nel proprio lavoro, mentre la parola ‘forma’ riguarda lo stile unico e le tecniche fonologiche o retoriche dell’haiku stesso, come lo stile metrico ‘5-7-5’ o l’uso del kigo. La difficoltà nel tradurre il contenuto sta spesso nell’interpretazione delle metafore e delle sfumature di significato di parole specifiche e distintive, che rendono alcuni haiku troppo complessi e profondi per una traduzione letterale.

Haiku Originale                     Translitterazione                  Traduzione Letterale
枯枝に  ——————————————-   kareeda ni  ————————— Sul ramo rinsecchito
烏のとまりたるや ————— karasu no tomaritaruya —————- è appollaiato il corvo
秋の暮  ——————————————— aki no kure ——————————- notte d’autunno
(松尾芭蕉)——————————-   MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                                     Traduzione dall’inglese
The Autumn gloaming deepens into night;              L’autunno scintillante nella notte
Black’ giants the slowly-facing orange light,     Gigante nero si volta verso la luce arancio
On withered bough a lonely crow is sitting.          Un corvo siede su un ramo rinsecchito
(クララ・ウォルシュ)

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Proprio per le peculiarità grammaticali della lingua, i poeti giapponesi non devono specificare se un nome è singolare o plurale, in che tempo verbale sia espresso un verbo, o anche chi o cosa sia il soggetto principale. In inglese  i traduttori devono manifestare tutti questi elementi togliendo così al lettore possibilità di immaginazione e discernimento al riguardo: per esempio, due traduzioni dello stesso haiku sottostante mostrano la differenza tra singolare e plurale per ‘cicala’ (蝉)  e ‘pietra’ (岩).

Haiku Originale                       Translitterazione                      Traduzione Letterale
閑けさや       —————————–        shizukesaya         ——————————- Immobilità
岩にしみいる   ————————–      iwa ni shimiiru        ————————- graffia la roccia
蝉の声    ———————————–         semi no koe        ————————– la voce delle cicale
(松尾芭蕉)  ————————         MatsuoBashō

Traduzione Inglese                   Traduzione dall’inglese
Such stillness     ———————-          Tutto è immobile
The cries of the cicadas    ———–   Il pianto delle cicale
Sink into the rocks     ——————–      Penetra le rocce
(D. Keens)

Calm and serene       ——————-      Calmo e sereno
The sound of a cicada    ————–    Il suono della cicala
Penetrates the rock    —————–       Graffia la roccia
(Y. Murakami)

Nella versione originale l’enfasi non è sul numero di cicale o di rocce ma nella loro mera esistenza, elemento che la traduzione inglese non può riflettere. Come altro esempio basta osservare l’haiku di Matsuo Bashō citato prima:

Haiku Originale                  Translitterazione                        Traduzione Letterale
古池や    ——————————         furuikeya    —————————————- Vecchio stagno
蛙飛び込む    ———————–    kawazutobikomu   ————————— Una rana salta dentro
水の音    ——————————        kaze no oto     ———————————- Rumore di acqua
(松尾芭蕉) ———————–       MatsuoBashō

Traduzione Inglese                Traduzione dall’inglese
Oldpond   ——————————–          Vecchio stagno
frogs jumping in    ——————       Il salto della rana
Sound of water    ———————–       Suono d’acqua
(L. Hearn)

The old pond    ————————        Il vecchio stagno
A frog jumps in   ———————          Una rana salta
Plop!   ————————————–                 Plop!
(R. H. Blyth)

In teoria, il ‘suono d’acqua’ è conseguito dal fatto che la rana vi salti dentro, ma in generale il poeta lascia intenzionalmente l’ordine della consecuzione ambiguo per creare un’immagine altrettanto ambigua. Anche in questo caso, che rana (蛙) sia singolare o plurale dipende dal traduttore. Anche questo esempio mostra bene la problematica del soggetto indefinito:

Haiku Originale                    Translitterazione                  Traduzione Letterale
秋深き   ——————————–          akifukuaki    ——————————- Tardo autunno
隣は何を    —————————      tonari wanaka o ——————————– cosa i vicini
する人ぞ    —————————         surubitozo     ———————————- fanno ora?
(松尾芭蕉) ———————–        MatsuoBashō

Traduzione Inglese                       Traduzione dall’inglese
It is late autumn    —————————–       Tardo autunno
I wonder what my neighbors    ——- Chissà cosa i miei vicini
Will be doing now    ——————————–   Fanno adesso
(D. C. Buchanan)

Nell’haiku originale, nonostante sia il poeta a porsi la domanda, abbreviando il soggetto generalizza sulla questione e cerca di accattivarsi l’empatia del lettore. Ma questo strumento è assente nella traduzione. Ecco un altro esempio:

Haiku Originale                       Translitterazione                  Traduzione Letterale
蛇食ふと     ——————————        ebishokufuto —————      Poichè mangia i serpenti
聞かばおそろし   ——————-     kiko ka baosoroshi    —————— ho paura di sentire
雉子の声  ————————–              kijishi no koe   ————————– la voce del fagiano
(松尾芭蕉)  ——————              MatsuoBashō

Traduzione Inglese                         Traduzione dall’inglese
I heard you eat snakes  —————-  Ho sentito che mangi serpenti
And since then, I fear to hear   — Per questo ho paura di sentire
Your voice, O pheasant   ————-         La tua voce, fagiano
(マークス)

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Nonostante il significato dell’haiku sia enigmatico ed oscuro per coloro che non conoscono la cultura giapponese (e spesso anche per chi la studia approfonditamente), è certo che la sua popolarità sia cresciuta in tutto il mondo; alcuni studiosi del diciannovesimo secolo hanno avuto un ruolo importante nell’introduzione dell’haiku in Occidente, i più famosi tra i quali sono Basil Hall Chamberlain e Patrick Lafcadio Hearn (conosciuto e naturalizzato in Giappone come Koizumi Yakumo  [小泉八雲]). Nel ventesimo secolo, il libro in quattro parti ‘Haiku’ redatto da Reginald Horald Blyth diede un grande contribuito allo scopo di far conoscere questo genere poetico ed è considerata la prima collezione di haiku tradotti in inglese. Una delle più famose poesie pubblicate in questo libro è:

Haiku Originale                   Translitterazione                       Traduzione Letterale
古池や    ————————————-    furuikeya    ————————————– Vecchio stagno
蛙飛び込む  —————————   kawazutobikomu —————————  Una rana salta dentro
水の音   ————————————    kaze no oto     ———————————– Rumore di acqua
(松尾芭蕉)                          MatsuoBashō

Traduzione Inglese             Traduzione dall’inglese
The oldpond   —————————–   Il vecchio stagno
A frog jumping in   —————-  Una rana salta dentro
The sound of water   ——————  Suono d’acqua

Allo stesso tempo, non solo gli occidentali ma anche alcuni studiosi giapponesi hanno provato a tradurre haiku in Inglese:

Haiku Originale                       Translitterazione                  Traduzione Letterale
夏草や   ————————————–       natsukusaya ————————           Erba estiva
兵どもが    ————————-        tsuwamono domo ga   ———————- Per i guerrieri
ゆめの跡   —————————             yume no ato    ————————— La fine del sogno
(松尾芭蕉)                               MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                     Traduzione dall’inglese
In summer grasses     ——————————————      Nell’erba estiva
Are now buried     ————————————————–      Sono sepolti
Glorious dreams of ancient warriors   ———–  Sogni di guerrieri antichi
(Y. Murakami)

Come risultato di queste attività, l’haiku è diventato famoso e popolare in molti paesi, compreso l’Est Europa e l’Africa; per esempio, nel 1982 ben 712 persone hanno partecipato in una gara di haiku dell’Ambasciata Giapponese in Senegal. Nonostante il fascino e l’unicità degli haiku abbia stregato tutto il mondo ancora ci si chiede se sia possibile tradurli correttamente in lingua inglese, e molte delle problematiche (anche solo le più palesi) lascerebbero presumere che sia impossibile: la sola differenza grammaticale tra inglese e giapponese è uno dei fattori più rilevanti, a cui si unisce la difficoltà creata dal diverso sistema alfabetico.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese

 Categoria: Problematiche della traduzione

L’haiku, sviluppatosi attorno al diciassettesimo secolo ed ancora oggi popolarissimo non solo in Giappone ma anche in molti altri paesi stranieri, è probabilmente la più singolare forma di espressione poetica in tutta la letteratura giapponese. In questo articolo considereremo la possibilità della traduzione del genere haiku in inglese; alcune difficoltà, illustrate negli esempi, potrebbero portare alla conclusione che una traduzione adeguata e puntuale sia impossibile ma allo stesso tempo, approfondiremo l’importanza della traduzione stessa come mezzo di comunicazione interculturale.

Nell’haiku vengono utilizzate molte delle numerose tecniche retoriche e stilistiche proprie di molti altri generi poetici: similitudine, metafora, ossimori e giochi di parole sono solo alcune di queste, perché sotto altri aspetti l’haiku è un genere a sé stante: a differenza di altre composizioni è molto breve, segue rigidamente una struttura metrica propria (il primo e il terzo verso devono contenere cinque sillabe, il secondo sette) e deve essere diviso in due fasi: il ‘frammento’ e la ‘frase’. Il ‘frammento’ è il primo verso o l’ultimo, gli altri due sono ‘frasi’. Un esempio:

“Evening settles down                                               “Scende la sera
the moorhen on seven eggs                                        il fagiano su sette uova
dew upon the glass”                                                   rugiada sul vetro”

Qui il primo verso è il ‘frammento’, gli altri due sono ‘frasi’; come si può facilmente intuire, in una composizione che non può essere né lunga né complessa non è necessario inserire punteggiatura o maiuscole; viene utilizzato quasi unicamente il tempo verbale presente così che i lettori possano fare esperienza della percezione del poeta come se fosse la propria.

Altro punto di differenziazione è il tema principale dell’haiku: la rappresentazione della natura attraverso la sensibilità del poeta che la percepisce attraverso i cinque sensi; per dipingerla in sole diciassette sillabe vengono utilizzati diversi stratagemmi, tra cui ilKigo [季語], letteralmente ‘parola stagionale’, un termine che rappresenta un elemento caratteristico di ogni stagione. Infine, l’haiku si basa su concetti peculiari ed elusivi: Wabi [侘], Sabi [寂] and You-gen [幽玄]. Questi concetti hanno diversi significati, interpretabili solo a seconda del contesto; Sabi viene di solito tradotto letteralmente come ‘solitudine’, ma può rappresentare qualcuno o qualcosa di ‘miserabile’, ‘insignificante’, ‘patetico’ o ‘povero’. Wabi, considerato il ‘fratello gemello’ di Sabi, rappresenta generalmente un’idea di ‘elegante semplicità’ o ‘raffinamento sottomesso’ ed è basato sullo spirito giapponese di vedere la modestia come virtù e di considerare la bellezza come il risultato di una vita semplice. Al contrario, You-Gen rappresenta la ‘grazia misteriosa’ o la ‘profondità sconosciuta’; se anche per la letteratura e la filosofia giapponese non  c’è un’ovvia ed unica interpretazione di questi termini e della relazione che li unisce, è ovviamente difficile per gli stranieri catturarla.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Traduzioni diverse dello stesso romanzo (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

L’autore Hossein Sanapour, con base a Teheran, è stato uno tra i più di 100 scrittori che hanno firmato una lettera per il presidente iraniano Hassan Rouhani per chiedergli, intanto che lo sostenevano per le elezioni, che l’Iran aderisse alla convenzione di Berna. “Già prima della rivoluzione, alcuni dei nostri giganti letterari si erano opposti,” dice Sanapour. “Solo negli ultimi anni ci siamo resi conto del danno che abbiamo perdurato per non avervi aderito prima.” Sanapour disse che alcune case editrici avevano iniziato spontaneamente a rispettare il diritto d’autore: “A un certo punto, sembrò come se un’ondata di editori non vedesse l’ora di promuoverlo, ma i numeri non crescevano… all’inizio erano in cinque o sei, circa, ma poi scivolò tutto nella stagnazione.” Lo scrittore è molto critico sulla pubblicazione non autorizzata, e la paragona a un furto.

Tuttavia, non biasima i traduttori. “Il problema è che la legislazione necessaria non è qui,” conclude. Mahshid Mirmoezzi, che ha tradotto più di 40 libri dal tedesco al farsi, ha iniziato a ottenere i diritti d’autore prima della pubblicazione. I suoi ultimi libri, tra cui Night Train to Lisbon dello scrittore svizzero Pascal Mercier, sono stati tutti autorizzati. “Giorno dopo giorno, il numero di traduttori e delle persone che si interessano al diritto d’autore sta aumentando,” dice. “Ma il dibattito ha leso la scena della letteratura e della traduzione iraniana, portando i lettori alla diffidenza.” Lo stesso vale per gli autori. Mentre alcuni, come Paul Auster, hanno iniziato ad accettare una cifra simbolica dai traduttori iraniani, altri, come Mario Vargas Llosa, hanno rifiutato.

Nel 2008, il premio Nobel JM Coetzee mi chiese di inoltrare alle nuove agenzie iraniane una dichiarazione che chiarisse che la sua posizione sulla protezione dei diritti d’autore non riguardava solo il denaro. “È comprensibile che gli autori si indispongano, quando i loro libri vengono presi senza autorizzazione, tradotti da dilettanti e venduti a loro insaputa,” scrisse. Ma anche se traduttori come Mirmoezzi si prendessero la briga di pretendere i diritti d’autore, un editore potrebbe sempre chiedere a un dilettante di tradurre il libro senza autorizzazione – e i precedenti dimostrano che lo farà. “È impossibile impedire altre traduzioni,” dice. Tuttavia, come molti altri, Mirmoezzi accetta questa piccola mania iraniana come una cosa naturale. “Non è un incubo,” sostiene, “ma la nostra realtà.”

Fonte: Articolo scritto da Paula Hawkins e pubblicato il 23 giugno 2017 sul The Guardian

Traduzione a cura di:
Caterina Baldi
Traduttrice En > It
Pesaro

Traduzioni diverse dello stesso romanzo

 Categoria: Problematiche della traduzione

L’assenza del diritto d’autore ha riempito una nazione di appassionati lettori con versioni multiple di libri stranieri, danneggiando gli scrittori sia dal punto di vista artistico che finanziario

Se J.D.Salinger vedesse cosa c’era sugli scaffali delle librerie iraniane, si rivolterebbe nella tomba. The Inverted Forest, un romanzo del 1947 che si era rifiutato di ripubblicare negli Stati Uniti per più di mezzo secolo, è ampiamente disponibile in farsi nella maggior parte delle librerie iraniane per soli 90.000 rial o a 2,20 sterline (i patiti di Salinger che setacciano AbeBooks per la versione inglese hanno come unica opzione una copia di seconda mano a 500 dollari del numero di Cosmopolitan dove apparve la prima volta).  La pubblicazione di The Inverted Forest in farsi è solo un esempio della caotica, complicata, seppur affascinante scena della traduzione iraniana, che è stata a lungo minata per la mancata partecipazione del paese alla convenzione di Berna sul diritto d’autore. Gli autori iraniani che pubblicano in casa propria sono protetti dalle leggi nazionali, ma il lavoro degli scrittori che pubblicano fuori dall’Iran è del tutto privo di protezione. Stando al Teheran Times, un solo traduttore iraniano ha depositato i diritti d’autore per produrre una versione in farsi di Into the Water, un romanzo del 2017 di Paula Hawkins. Ma almeno altri cinque stanno già lavorando su traduzioni concorrenti.

Grazie all’amore dell’Iran per la letteratura, le librerie di Teheran vantano un’offerta diversificata di titoli stranieri che spazia ovunque, da Marcel Proust a Haruki Murakami. Persino opere che raramente si vedono nelle librerie inglesi, come L’educazione sentimentale di Gustave Flaubert, in Iran abbondano – e sono ampiamente lette. Va anche detto che la censura è diffusa: il ministro della cultura e dell’orientamento islamico esamina ogni testo prima della pubblicazione, e molti vengono redatti – seppure sotto la corrente dell’amministrazione moderata ci sia un crescente margine di libertà. I traduttori in Iran godono di un grado di popolarità che raramente si vede in occidente; i loro nomi vengono pubblicati sulle copertine a fianco degli autori, e alcuni sono personaggi celebri della cultura. Ma per la stragrande maggioranza, la traduzione è una carriera che si sceglie per amore, con un riconoscimento economico minimo se non assente, e mesi trascorsi in attesa di ricevere l’autorizzazione.

La popolarità della narrativa straniera e le difficoltà per ottenere i permessi hanno esacerbato il problema della proliferazione di traduzioni multiple di uno stesso libro, con alcuni traduttori che sfruttano il vuoto dei diritti d’autore – specie con i bestseller. And the Mountains Echoed di Khaled Hosseini, per esempio, è stato tradotto in persiano da almeno 16 persone diverse. Di recente, Arsalan Fasihi, traduttore dell’autore turco Orhan Pamuk, ha messo in guardia sul rischio di un possibile “tracollo della letteratura persiana” perché la situazione sta compromettendo la qualità delle traduzioni.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Paula Hawkins e pubblicato il 23 giugno 2017 sul The Guardian

Traduzione a cura di:
Caterina Baldi
Traduttrice En > It
Pesaro

Traduzione di riferimenti culturali (5)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Il linguaggio tabù è un altro fattore molto interessante, di cui tener conto nella traduzione dei riferimenti culturali.  Ciascuna lingua articola le proprie espressioni del linguaggio tabù intorno a sistemi di riferimento diversi.  Così, se in tedesco queste espressioni sono circoscritte quasi esclusivamente a codici di natura scatologica, in inglese succede qualcosa di simile, con in più varie derivazioni di contenuto sessuale del lessema fuck.  Lo spagnolo, invece, utilizza sistemi di riferimento appartenenti alla sfera della religione, della famiglia e del sesso.  Ne costituisce un esempio il film di Quentin Tarantino Pulp Fiction (1994): il linguaggio tabù viene trattato in modo completamente diverso nella versione doppiata rispetto a quella originale.  La nostra opinione è che ci sia una maggiore ricchezza linguistica nella versione doppiata. Esiste una maggiore carica fatica. Comunque, in questo caso, si chiude un circolo, in quanto pare che il film si basi su di un romanzo latinoamericano scritto originariamente in spagnolo e ambientato in Colombia, nel quale probabilmente il linguaggio possedeva una carica fatica e una marcatura culturale molto più vicina a quella della versione doppiata in spagnolo.

Ciò nonostante, aderiamo all’affermazione di Whitman-Linsen (1992: 133), rispetto alle allusioni o ai riferimenti marcati culturalmente:

allusions which bear meaning only to the source language audience, have no equivalent in the target language and cannot be expected to be familiar in their original form, for example, the Boston Tea party.  (…) however, it allows for references which, owing to their widespread usage and exposure, can still be retained in the translated text, for example, the House of Lords.  Moreover, many of the culturally linked references are retained since they serve the function of conveying the flavor of the local milieu.

Per quanto riguarda l’efficacia funzionale e la validità temporale della traduzione, dissentiamo circa le limitazioni di determinati procedimenti nella traduzione subordinata. A questo proposito, riportiamo l’opinione di Mayoral (1995): “l’equivalenza culturale vede alquanto ridotte le sue possibilità dal momento che l’esistenza dell’immagine marcata culturalmente provoca quasi sempre incompatibilità culturali riscontrabili con estrema facilità dallo spettatore e che possono compromettere la verosimiglianza del film”. Pensiamo che questo sia vero solo fino a un certo punto. Attualmente, la tendenza generale, specialmente nella traduzione audiovisiva, è orientata a cercare una traduzione efficace o funzionale (Fuentes, 1997). Questa può consistere in una riformulazione completa del passaggio marcato culturalmente, nella quale si ottenga la reazione culturale, per esempio umoristica, in entrambi i destinatari. Questa è, evidentemente, la situazione ideale. Potrebbe darsi un’ulteriore ipotesi, nella quale il traduttore riesce a discostarsi dalla situazione umoristica dell’originale, anche se questa possibilità non occorre frequentemente. Di solito si presenta in situazioni dove il traduttore crea una situazione comica in sostituzione di qualcosa che è stato costretto a omettere. È il caso, per esempio, della popolare serie televisiva El príncipe de Bel Air [7], nella quale il traduttore introdusse dei riferimenti a un noto comico di Malaga, la cui sola menzione provoca almeno sorriso. Bisognerebbe però domandarsi se questa operazione, in termini contestuali, sia del tutto ortodossa, giacché introduce in un contesto e in un ambiente del tutto diversi dei riferimenti culturali estranei. In quel caso tuttavia il traduttore decise di privilegiare gli obiettivi prioritari del testo, ossia far ridere, conseguire un effetto umoristico, e da questo punto di vista, ci pare che abbia ottenuto il risultato, pur avendo oltrepassato i limiti consueti. Gli effetti secondari sono naturalmente riconducibili alla validità spazio-temporale di questa soluzione. La validità di una strategia traduttiva tanto efficace e funzionale sarebbe molto limitata se dovesse essere trasferita a un altro contesto spazio-temporale (pensiamo per esempio alla validità di questo procedimento nel caso la serie venisse ritrasmessa a distanza di alcuni anni).

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia


[7] Serie televisiva statunitense trasmessa in Italia con il titolo Il principe di Bel Air. (n.d.t.)

Traduzione di riferimenti culturali (4)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Terza parte di questo articolo

Il doppiaggio riesce a riflettere l’informazione sociale, culturale e umoristica contenuta nel film, anche se solo fino a un certo punto, data la costante presenza di riferimenti culturali, molti dei quali non vengono percepiti non solo dagli stranieri ma anche da molti spagnoli. Perciò la presenza di un lehendakari [5] di colore durante una cerimonia nozze di una famiglia benestante basca può sembrare solamente una battuta visiva basata sul gusto dell’assurdo. Invece il riferimento culturale è molto più profondo, con una forte carica di critica politica e sociale (ancora più dura se si tiene conto che lo stesso regista è basco). Ciò non potrebbe essere reso più esplicito neppure in forma scritta, in una versione sottotitolata, anzi la perdita persisterebbe. Qualcosa di simile, ma in un contesto differente, succede nei film di Woody Allen, stracolmi di riferimenti culturali molto marcati. Le allusioni a New York, a determinati principi e valori della società americana, e più precisamente, all’ambiente progressista della classe media ebraica, sono costanti. L’identificazione di nomi, istituzioni, situazioni, luoghi, etc. nella cultura di origine è immediata, mentre nella traduzione subisce uno sfasamento di trasmissione verso la cultura d’arrivo, e non solo verso la lingua di destinazione, ma anche in seno alla medesima lingua, verso un contesto socioculturale differente o estraneo all’ambiente dell’autore. In ogni caso, Woody Allen, è uno dei pochi registi che, insieme a Bertolucci e agli scomparsi Fellini e Kubrick, si preoccupa del travaso culturale dei propri film e supervisiona il processo di doppiaggio.

Neppure i titoli delle serie televisive e dei film sfuggono a queste limitazioni (Fuentes, 1996).  Prendiamo ad esempio il film Todos los hombres del presidente (All the president’s men, 1976) [6]. “La funzione descrittiva o referenziale” di Nord (1994) descrive il testo o alcuni dei suoi aspetti extra- o intratestuali.  Tale funzione è molto interessante dal punto di vista della traduzione, e più specificatamente degli aspetti metalinguistici o tematici presenti nel titolo originale, dato che il bagaglio culturale del destinatario della cultura d’arrivo può differire profondamente da quello della cultura d’origine.  Infatti, in All the President’s Men, si scelse di tradurre il titolo in modo letterale (Todos los hombres del presidente), annullando nella cultura d’arrivo la chiara allusione del titolo ai versi di Alice nel paese delle meraviglie (“Humpty Dumpty sat on a wall/ Humpty Dumpty had a free fall/ all the King’s horses/ and all the King’s men/ couldn’t put Humpty together again”).  Allo stesso filone appartiene la vignetta del disegnatore umoristico Gary Larson, autore del celebre Far Side, dove si vede un uovo gigante, sul quale è stata disegnata la faccia di Humpty Dumpty, dal cui guscio rotto spunta uno feroce uccello preistorico, che guarda di storto due soldati.  Uno dei due, spaventato, dice al compagno:  “Look…You wanna try putting him back together again?”.  Il destinatario anglosassone capta immediatamente il riferimento, mentre la traduzione lascerà senz’altro impassibile il lettore di un’altra lingua/cultura d’arrivo, ispanico in questo caso. Ma se nel travaso o nell’adattamento del titolo i riferimenti interni o vicini alla cultura d’origine vedono diminuita la loro capacità semiotica e il loro significato culturale, nella creazione di un titolo completamente nuovo e diverso vengono del tutto annullati.  Lo spettatore americano individua un referente informativo immediato sapendo che un film si chiama Air Force One (1997) (nome dell’aereo presidenziale statunitense) o Murder at 1600 (1997) (il numero 1600 di Pennsylvania Avenue è l’indirizzo della Casa Bianca). Questo referente informativo sfugge invece in Spagna, dove questi titoli sono stati mantenuti in inglese.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia


[5] Presidente del governo autonomo delle province basche. (n.d.t.)
[6] In Italia fu presentato con il titolo Tutti gli uomini del presidente.

Traduzione di riferimenti culturali (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Anche la pubblicità appare fortemente determinata dalla presenza di riferimenti culturali, e sfrutta in modo differente gli stereotipi. Nella maggior parte dei casi e principalmente a causa di esigenze di marketing, vengono realizzati annunci pubblicitari completamente diversi per mercati e culture diverse, tenendo conto di motivazioni psicologiche, culturali, sociali, etc., dell’ambiente etnico, religioso o politico dei destinatari della cultura d’arrivo (per es., nei paesi africani degli annunci di Marlboro appare un cowboy nero, al posto di uno bianco, nell’intento di adattare e favorire l’identificazione del destinatario con il messaggio).

I riferimenti culturali nel mezzo audiovisivo, sia che si tratti di doppiaggio che di sottotitolazione, vanno incontro a forme di trattamento molto differenti. Così, come esempio estremo, ricordiamo il doppiaggio simultaneo diffuso in molti paesi dell’est europeo, nel quale non esiste quasi nessun tipo di convenzione né ci si attiene a criteri di sincronia di contenuto, di fonetica o di caratterizzazione. Lo spettatore sente una sola voce, incaricata di verbalizzare nella lingua d’arrivo tutti i dialoghi di tutti i personaggi, i quali si possono avvertire in sottofondo nella lingua originale. Il risultato è, ovviamente, quanto meno spiacevole e poco definito dal punto di vista informativo: con la resa di tutti i personaggi affidata a una sola voce, generalmente maschile, di tutti personaggi, si produce una perdita di contenuto e di informazione in generale, e culturale in particolare. Tanto più che la presenza costante di rumore di fondo (la colonna sonora originale) contribuisce a sua volta ad aumentare l’interferenza del rumore culturale. L’immagine e il testo in immagine (quando esistono) restano gli unici referenti per potere discernere qualche indicazione relativa al riferimento culturale; ne risultano una comprensione limitata, un travaso culturale e comunicativo fallito, e una perdita di messaggio. In altre occasioni, il travaso puramente traduttivo del riferimento culturale (del contenuto) del messaggio, può risultare perfettamente compiuto, ma apparire limitato in aspetti collaterali e inerenti alla cultura, come nel caso del doppiaggio verso lo spagnolo di certi film o serie televisive di origine statunitense. Così, nelle serie Miami Vice (Corrupción en Miami) [2] e The X-Files (Expedientes X) [3] fu deciso di cambiare la caratterizzazione delle voci dei personaggi in relazione a criteri di caratterizzazione culturale, mascherando così i protagonisti, che appaiono con voci molto più virili di quelle originali.  Per quanto ne sappiamo, questo criterio è stato seguito almeno in Spagna, in Italia e in vari paesi dell’America latina, adducendo che “la caratterizzazione delle voci originali non era adatta alla cultura d’arrivo”.

La marcatura spazio-temporale del riferimento, nel quadro del contesto socioculturale del supporto subordinato è un ulteriore elemento in gioco. L’impatto dei riferimenti culturali presenti in una serie sul Vietnam o nel film Salvar al soldato Ryan (Saving Private Ryan, di Steven Spielberg, 1998) [4] non è lo stesso per un ispanofono e per uno statunitense. Analogamente, ma in senso inverso, possiamo commentare l’esempio del film spagnolo Airbag (Juanma Bajo Ulloa, 1997).  Si tratta di un film estremamente marcato dal punto di vista culturale, che può persino risultare incomprensibile a una prima visione in versione originale, e quasi intraducibile.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia


[2] In Italia questa celebre serie televisiva fu proposta con il titolo originale Miami Vice. (n.d.t.)
[3] Il titolo della versione italiana è invece X-Files. (n.d.t.)
[4] In Italia: Salvate il soldato Ryan. (n.d.t.)

Traduzione di riferimenti culturali (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Tutti i tratti etnici, religiosi, politici, eccetera, propri non già di una comunità parlante, quali possono essere quella inglese quella spagnola, ma di una comunità culturale, si sovrappongono all’icona, all’immagine, condizionando il prodotto finale tradotto. Per citare Whitman-Linsen (1992: 125) “the problem is that the image is inviolable.  Scenes cannot be re-shot for the sake of confronting the new audience with familiar setting and stories”.  Perlomeno nel caso degli audiovisivi, l’immagine non si può cambiare, per cui se, per esempio, appaiono immagini della famiglia Simpson che discute sulla convenienza di comprare al locale Kwik-E-Mart (alludendo ai K-Mart, una catena di supermercati degli USA), non potremo cambiare i disegni con altri in cui compaia un supermercato Día.  Ciò nonostante, si può trovare un esempio di traduzione di un fumetto di Asterix (questo supporto è più facilmente modificabile), Astérix chez les Helvètes / Asterix in Switzerland (1989), nel quale l’immagine della versione inglese viene modificata rispetto all’originale francese sostituendo un pupazzo poco conosciuto, forse caratteristico della cultura d’origine, con il paffuto omino della Michelin.

Alcune serie televisive, specialmente quelle denominate “situation comedy”, devono il loro successo nel paese e nella cultura di origine precisamente al fatto che permettono al destinatario (spettatore) un’identificazione chiara ed immediata con il riferimento culturale proposto. Questa marcatura culturale, sia sotto forma di comportamento sociale (per esempio, nella famosa serie statunitense Seinfeld, i personaggi discutono furiosamente con la cameriera di un diner, ristorante tipico negli USA), identificazione nazionale (come in riferimenti molto determinati culturalmente e inquadrati in un codice specifico più o meno politicamente corretto e eufemistico: African-american; Hispanic-american, Native-american, etc.), marcatura istituzionale (Tonight Show with Jay Reno, Old Bailey, Prom o Halloween, istituzioni con i loro rituali e costumi; termini sportivi autoctoni come home run o touch down, etc.), implica da un lato una difficoltà supplementare per il traduttore, ma comporta anche un valore aggiunto di diffusione e conoscenza dei riferimenti culturali in questione per i  destinatari della lingua e cultura di arrivo, nonostante giungano loro in certo senso sfumati e dispersi a causa  della naturale e inevitabile perdita di contenuto e di carica di identificazione culturale.

La presenza dell’inevitabile rumore culturale è, perciò, garanzia di travaso culturale e certificato di comunicazione. Il grado di rumore, o travaso di comunicazione effettiva, verrà determinato dalla presenza, frequenza, conoscenza, familiarità, e “permeabilità stereotipica” dei destinatari della lingua e cultura d’arrivo.  Introduciamo questo termine per indicare il livello di disposizione o attitudine sociale di ricettività dei destinatari (spettatori, lettori) rispetto alla progressiva dissoluzione o assimilazione dei marcatori stereotipici socioculturali.  La frequenza di comparsa e il fattore tempo sfruttano questa permeabilità del destinatario, che in molti casi finisce per riconoscere determinati elementi estranei alla propria cultura o contesto sociale, incorporandoli nei propri schemi linguistico-culturali.

Alcuni stereotipi propri o esclusivi di un paese hanno oltrepassato i limiti del contesto culturale, grazie alla diffusione e al trasferimento che di essi fanno i mezzi di comunicazione, estendendosi ad altri contesti culturali o nazionali, di modo che il simbolo o icona viene incorporata in un contesto differente, mantenendo una finalità simile (così, fiocchi rossi, neri, o rosa come rivendicazione di certe cause: AIDS, lutto, cancro al seno).

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia

Traduzione di riferimenti culturali

 Categoria: Problematiche della traduzione

Il presente studio si propone di esporre e analizzare alcuni dei problemi cui il traduttore va incontro nell’affrontare i diversi tipi di generi testuali nella sfera della traduzione subordinata: canzoni, pubblicità, fumetti, sottotitolazione, doppiaggio, multimedia. Questo è infatti un segmento della traduzione che merita speciale attenzione, in primo luogo perché non è mai stato trattato con troppa frequenza né esaustività, e poi perché così esigono di una società e un mercato sempre più attivi e interconnessi. Illustreremo la nostra esposizione con esempi di riferimenti culturali concreti che permettano di avvicinarsi con maggiore precisione alla traduzione di un riferimento culturale, invece di lasciare che la sua peculiarità sfugga o giunga solo in parte al destinatario finale. I casi sono numerosi e di vario tipo: i termini sportivi relativi a  sport finora poco frequenti sullo schermo, l’adattamento della pubblicità, l’ipotetico doppiaggio di una corrida o la sottotitolazione di un film di Almodóvar, l’interpretazione simultanea del cinema o della televisione, la traduzione dei titoli dei film (spesso capricciosa e a volte persino risibile), la sottotitolazione intralinguistica per sordi, i nomi delle istituzioni in serie come Yes, Minister o Los Simpson [1], e la terminologia specializzata in altre come Star Trek o in Internet.

Cultura, riferimenti culturali e traduzione subordinata
Il dizionario Espasa definisce il termine “cultura” come il “complesso di modi di vivere e costumi, conoscenze, grado di sviluppo artistico, scientifico, industriale, etc., di un’epoca o di un gruppo sociale”. Questa definizione, più o meno completa, solleva due questioni direttamente riconducibili alla traduzione. Da un lato, la temporalità culturale di un testo, filmico o a fumetti in questo caso, con conseguenti problemi di validità e attualizzazione. Dall’altro lato, rispetto al gruppo sociale in questione, situazioni di universalità socioculturale, ma anche di opacità culturale tra i diversi gruppi sociali di una stessa lingua.

La dicotomia traducibilità-intraducibilità ricorre frequentemente nei dibattiti sulla traduzione.  Riteniamo, come Snell-Hornby (1988: 30), che non si tratti tanto di un’alternativa radicale possibile-impossibile, quanto piuttosto di una sfumatura più sottile, che dipenderà, tra le altre cose, dal contesto situazionale, dal tipo e dal livello di marcatura culturale esistente, e dalla prossimità culturale tra i due gruppi di parlanti in questione.

Il problema della traduzione subordinata, di audiovisivi e di fumetti, è che esiste un supporto visivo, statico (fumetti) o in movimento (doppiaggio, sottotitolazione), che determina in modo assoluto il processo di travaso comunicativo da una lingua, e soprattutto, da una cultura, ad altre.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia


[1] La prima è una serie televisiva anglosassone, finora non riproposta in Italia. La seconda è ovviamente la famosa serie a cartoni I Simpson. (n.d.t.)

Le difficoltà traduttive

 Categoria: Problematiche della traduzione

“E’ facile essere traduttore: basta comprendere l’inglese, no?”… Niente affatto, non ci si inventa traduttori dopo un soggiorno all’estero e sì, è molto più semplice leggere un menù in un ristorante di Madrid che tradurre. Sarebbe ora di sfatare questi miti relativi alla pratica della traduzione. Tradurre significa trasmettere intenzioni, sentimenti, messaggi impliciti osservando le sfumature di significato, l’accuratezza e l’eleganza della lingua. Tradurre vuol dire anche comunicare e a volte significa essere poeta, antropologo e linguista, altre volte psicologo e scrittore.  Allora facciamo il punto su alcune delle principali difficoltà legate alla bellissima professione del traduttore.

La polisemia
Non è detto che un termine di uso comune sia semplice da tradurre. Soffermiamoci sull’America latina. Come si fa ad essere un buon traduttore in quest’area del pianeta, quando persino una parola di base come “fresa” (“fragola” nella maggior parte dei paesi di lingua spagnola) definisce  un figlio di papà del Messico, un omosessuale in Colombia,  una persona presuntuosa in Ecuador, mentre in Argentina questo frutto delizioso è semplicemente “una frutilla” (letteralmente “un piccolo frutto”)? Peggio ancora “el chuco”: è una prigione in Cile, un cane in Messico e un animale di compagnia qualsiasi in Spagna. In Venezuela, se vi chiamate “Jesύs” (nome tipico ispanico), vi soprannomineranno Chuco; in Guatemala i “chuchos” sono dei buongustai e in Honduras sono persone avare. Ciò dimostra che molte parole sembrano insignificanti ma in realtà hanno diverse connotazioni.

I falsi amici
Parliamo dei famosi falsi amici. Come possiamo dare fiducia a qualcuno che chiama il pericolo “azzardo” e l’azzardo “chance”? I falsi amici sono proprio questi termini che si traducono a priori letteralmente, ma che in realtà hanno tutt’altro significato. In Gran Bretagna, vi consiglieranno di rivolgervi a un fisico quando sembrerete pallidi e non comprerete un berretto se avrete un’insolazione. Quanto agli Stati Uniti, non stupitevi se  il giorno della consegna dei diplomi sarete invitati alla cerimonia di “Commencement”, così viene chiamata la consegna dei diplomi.

I giochi di parole e le battute
Tuttavia il peggior incubo del traduttore è rappresentato dai giochi di parole. E bisogna ammettere che alcune lingue, tra cui l’inglese ne fanno un uso eccessivo. A questo proposito, il traduttore dispone di pochi metodi per preservare l’essenziale: allora deve necessariamente ricorrere alla propria immaginazione. Se le battute fanno ridere nella maggior parte dei casi è perché riguardano la cultura. È in questi casi che entra in scena il lato comico del traduttore (e non è un gioco di parole). Spetta proprio al traduttore il compito di ritrovare l’equivalente culturale in base ai singoli destinatari, senza allontanarsi troppo dalla battuta originale. Ad esempio, osserviamo lo slogan originale di Haribo: “Haribo macht Kinder froh, und Erwachsene ebenso”, letteralmente significa: “Haribo rende felici i bambini e anche gli adulti”. Dalla rima tra froh e ebenso è nato lo slogan francese: “ Haribo c’est beau la vie, pour les grands et les petits!” e quello italiano: “Haribo è la bontà, che si gusta ad ogni età.” Purtroppo non esiste la traduzione perfetta e può accadere che il traduttore debba ricorrere a una spiegazione, a discapito dell’aspetto comico.

Dunque, è davvero così semplice la traduzione?

Fonte: Articolo scritto da Gaelle Hardy e pubblicato il 24 agosto 2016 su Cultures Connection

Traduzione a cura di:
Jessica Mele
Dottoressa in Lingue e Letterature Moderne
Salerno

Donald Trump e i suoi traduttori (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Molti hanno visto un parallelismo tra Jean-Marie Le Pen, del fronte di estrema destra del partito nazionalista francese, e Donald Trump. La figlia di Le Pen, Marine Le Pen, è attualmente in testa nei dati dei sondaggi elettorali, rilasciati nei giorni scorsi. Eppure, sotto il punto di vista linguistico, esiste una differenza basilare tra l’ottantottenne Jean-Marie Le Pen e Donald Trump. “Così come Trump, Le Pen ha sempre affermato tutto ciò che gli passava per la testa; tuttavia, il suo linguaggio e i suoi pensieri sono sempre stati molto più articolati, per quanto terribilmente razzisti e anti-semiti e, di conseguenza, illegali in Francia.”

Prosegue nell’intervista: “nel 1987, (Le Pen) ha affermato che i forni crematori dei campi di sterminio erano solo “un dettaglio della storia”. Questa affermazione è stata condannata da un tribunale francese per aver negato la natura della Shoah, eppure lo stesso tribunale ha sostenuto che la frase in questione fosse stata elaborata da un “politico che avesse dimestichezza nella retorica politica e nelle sfumature della lingua francese””. L’inglese di Trump non celebra le sfumature della lingua, ma forse questa definizione di “politico che abbia dimestichezza nella retorica politica” è solo un’espressione moderna di un concetto da cui George Orwell ci aveva già messo in guardia ai suoi tempi: il voler utilizzare un linguaggio volontariamente poco chiaro per nascondere la verità oppure, come ha dimostrato Betsy DeVos, ignorare direttamente le domande poste.

Non lontano da Washington, il Baltimore Museum of Art ha riesposto una celebre installazione intitolata “Violins Violence Silence” di Bruce Nauman, che sta nuovamente illuminando la sua facciata orientale. Le parole “Silence-Violence-Violins” riproducono, una dopo l’altra, un fascio di luce che illumina il cielo notturno. Quando ero uno studente dell’università, mi sono ritrovato più volte a camminare vicino queste parole, pensando alla relazione tra silenzio e violenza e a come la musica fosse in grado estraniarci da entrambi. Non posso che pensare che in futuro il compito dei traduttori possa essere proprio questo: tradurre il silenzio, illuminandolo con la giusta attenzione.

Fonte: articolo scritto da Aviya Kushner e pubblicato il 20 gennaio 2017 sulla rivista online Forward

Traduzione a cura di:
Cristina Righi
Traduttrice freelance EN/ZH>IT
Milano

Donald Trump e i suoi traduttori (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Un comportamento analogo è stato riscontrato anche tra i suoi collaboratori, come risulta evidente dallo scambio tra Betsy DeVos e il Senatore Tim Kaine, durante il quale quest’ultimo le ha chiesto se fosse sua intenzione evitare le sue domande durante tutte le sedute della settimana.

Tutte queste forme di evasione rappresentano un grande ostacolo per i traduttori, il cui obiettivo è svelare il significato di un’affermazione, non offuscarlo. Sebbene durante la gara alla presidenza Trump abbia fatto di un linguaggio semplice il suo stendardo per arrivare a tutti, la Viennot vede nell’utilizzo dello stesso un motivo completamente diverso. “Nel caso di Trump, non si tratta di una strategia, quanto di un vocabolario limitato che esprime un pensiero a sua volta poco articolato”, afferma durante l’intervista. La Viennot ha eleborato ulteriormente il concetto della difficoltà di tradurre le affermazioni di Trump – e spiegato come spesso il traduttore venga accusato di aver prodotto un eleaborato senza alcun senso – durante un’intervista con il Los Angeles Review of Books.

“In quanto traduttrice, ho il compito di scrivere testi comprensibili, per cui, in questa circostanza, mi trovo costantemente di fronte a un bivio: tradurre Trump così come parla, lasciando ai lettori francesi l’arduo compito di comprendere il contenuto dei suoi commenti (senza dimenticare il fatto che verrei poi giudicata per l’utilizzo dei termini scelti o per la bassa qualità del pezzo); oppure mantenere il contenuto, ma riadattando lo stile così che risulti comprensibile, delineando l’idea che Trump sia un politico qualunque che si esprime in maniera corretta, sebbene sia evidente il contrario”.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Aviya Kushner e pubblicato il 20 gennaio 2017 sulla rivista online Forward

Traduzione a cura di:
Cristina Righi
Traduttrice freelance EN/ZH>IT
Milano

Donald Trump e i suoi traduttori

 Categoria: Problematiche della traduzione

Un traduttore rappresenta il più attento dei lettori, considerando nella lettura di un testo ogni parola, virgola o sfumatura di linguaggio utilizzata: ed è per questo che da mesi ormai, “translator Twitter” ha postato i commenti dei traduttori di tutto il mondo riguardo alle difficoltà della “Trumpduzione”. Uno dei dubbi più frequenti riguardava la traduzione di “Make America Great Again” in spagnolo, e così il quotidiano El País ha deciso di intervistare una serie di traduttori, ritrovandosi con ben sette risposte possibili, compresa “¡Arriba América!”. Recentemente, la questione ha suscitato un interesse sempre maggiore da parte dei media, e grazie alle analisi dettagliate fornite dai traduttori durante le interviste, è stato possibile delineare una visione più o meno concreta di ciò che Trump (non) afferma durante i suoi discorsi, e di come stia “(r)aggirando” il mondo.

Bérengère Viennot, incaricata di tradurre Trump in francese, spiega a Le Monde e Slate che uno dei problemi principali comparsi nella traduzione dei suoi discorsi riguarda la presenza di una ripetizione costante delle medesime costruzioni.  Solo per citare un esempio, durante la sua intervista presso il quartier generale del New York Times, l’attuale presidente degli Stati Uniti ha citato la parola “great”per ben 45 volte. Eccone un caso tra I tanti: “I mentioned them at the Republican National Convention, and everybody said that was so great”. In questa circostanza, la Viennot ha optato per un “c’était trop bien”(NdT.“è stato davvero grandioso”).

Uno degli aspetti più succulenti dell’articolo del Le Monde è rappresentato dall’affermazione della Viennot, secondo la quale il vocabolario di Trump risulti essere monopolizzato da aggettivi iperbolici: oltre a “great”, si è imbattuta in una serie interminabile di “strong”,“tough,” “tremendous” e “incredible”. In aggiunta, la traduttrice ha ribadito che oltre a ripetersi in maniera costante, Trump ha la tendenza a non rispondere alle domande che gli vengono poste, o per lo meno a non articolare chiaramente il punto della questione.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Aviya Kushner e pubblicato il 20 gennaio 2017 sulla rivista online Forward

Traduzione a cura di:
Cristina Righi
Traduttrice freelance EN/ZH>IT
Milano

Difficoltà nel tradurre documenti legali (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Forme di traduzione più difficili
Le traduzioni di documenti legali in lingue straniere sono considerate più difficili di altre traduzioni tecniche. Ciò che le rende tali è la terminologia giuridica perché ogni nazione possiede il proprio gergo così come il proprio sistema giuridico. Succede spesso che la terminologia sia diversa anche in paesi in cui la lingua parlata è identica.

Requisiti del traduttore
Un traduttore legale deve avere le competenze in tre aree: competenze nello stile di scrittura particolare della lingua di arrivo, familiarità con la terminologia pertinente e una conoscenza generale dei sistemi giuridici degli lingue di partenza e di arrivo. Non c’è spazio per la traduzione parola per parola quando si traducono documenti legali. Pertanto, il traduttore professionista di documenti legali deve essere in parte detective, esperto di diritto e linguista con la quantità di lavoro di ricerca che deve essere fatto per poter decodificare la fonte e scrivere il suo significato reale che non dovrà discostarsi mai, anche se una traduzione esatta non è possibile in nessun caso, dal contenuto di origine.

Allo stesso modo, il traduttore deve capire il contesto in cui deve essere utilizzata la traduzione poiché questo influenzerà l’approccio nella traduzione del documento. Questo influisce sicuramente su diversi parametri, tra cui il tono o registro, la sintassi, la fraseologia e la terminologia. Quando il testo di partenza non è ben scritto, anche in questo caso è lavoro del traduttore decidere se tradurlo in qualcosa di vago come l’originale o renderlo significativo, che potrebbe essere il caso, pur essendo ostacolato dalla scarsa scrittura. La traduzione di documenti legali è un compito così impegnativo. Richiede traduttori professionisti che hanno la giusta formazione accademica e che siano supportati da anni di esperienza in traduzione giuridica.

Fonte: articolo scritto da Amit Sonawane e pubblicato sul sito Omniglot

Traduzione a cura di:
Simona Altobelli
Laurea in Lingue e Letterature Straniere
Latina

Difficoltà nel tradurre documenti legali

 Categoria: Problematiche della traduzione

Se il linguaggio giuridico necessita di essere tradotto, occorre ricorrere ad un esperto che sia altamente informato di pratiche e termini legali. La traduzione di documenti legali deve essere corretta ed accurata e, tra tutti i lavori di traduzione, è uno dei più difficili. Ci sono molte cose che necessitano di una traduzione legale come i certificati di nascita, lettere di domande di lavoro, conferme di brevetti tecnici, registrazioni di deposizioni, rendiconti finanziari, documenti prove, materiali contenziosi e contratti commerciali. I traduttori non dovrebbero essere in possesso soltanto di una conoscenza generale della terminologia giuridica, dovrebbero essere anche molto esperti di requisiti di legge e delle complessità legali appartenenti ai sistemi giuridici e culturali stranieri.

Il processo
La traduzione di per sé è già un processo complesso che coinvolge così tante competenze specifiche.
Tuttavia, tradurre documenti giuridici è ancora più impegnativo poiché le ripercussioni del benché minimo errore comportano una procedura legale complessa per essere invertita, a prescindere dai costi finanziari. Ci sono alcune cose da tenere in mente quando si esegue una traduzione di un testo legale.  Il testo di partenza è strutturato per seguire il sistema legale conforme alla propria lingua e cultura giuridica. Il testo di arrivo invece sarà letto da un’altra persona che ha familiarità con un’altra lingua e un altro sistema giuridico. Dovrebbero essere chiaramente definiti diritti e doveri per tutte le organizzazioni e individui interessati al momento della creazione della traduzione. Si dovrebbe garantire che questi vengano forniti precisamente sia nei testi di origine che di destinazione.
Allo stesso modo va ricordato che le strutture linguistiche della lingua di partenza potrebbero non avere degli equivalenti diretti nella lingua di arrivo, pertanto è responsabilità del traduttore trovare una struttura di linguaggio idonea che sia simile al testo di partenza.

Questioni legali
La traduzione giuridica prevede scadenze rigide perché, in particolare quando sono necessari i documenti tradotti in tribunale, un ritardo potrebbe rendere il documento nullo. La riservatezza è un problema perché quasi tutti i documenti legali contengono dati sensibili. Gli avvocati devono affrontare costantemente il mondo contrastante della vera vita giuridica e il look ideale della legge, che è in realtà un assortimento di numerosi precedenti ancora soggetti ad interpretazione generale più che a leggi permanenti.
Quando trattano problemi legali internazionali, gli avvocati hanno a che fare con le parole che dovrebbero essere accuratamente scritte, il che significa una buona struttura della frase, della selezione di parola e una giusta sintassi. Questo è il motivo per cui traduttori devono avere l’esperienza necessaria e la conoscenza delle terminologie legali di entrambe le lingue, di partenza e di arrivo. Un avvocato internazionale si affiderà alla competenza di un traduttore per avere documenti stranieri tradotti nella sua lingua.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Amit Sonawane e pubblicato sul sito Omniglot

Traduzione a cura di:
Simona Altobelli
Laurea in Lingue e Letterature Straniere
Latina

Dipingere con le parole

 Categoria: Problematiche della traduzione

Uno dei problemi maggiori quando si traduce narrativa è quello di rendere l’immagine. Capita di leggere l’originale e di avere ben chiara in mente la scena davanti agli occhi, come se fosse un film. Compito del traduttore è far sì che il lettore della lingua d’arrivo provi la stessa sensazione.
Dato che nel mestiere di traduttore non si butta via niente, voglio raccontare di un’esperienza che mi è stata molto utile per affinare questa capacità e che potrebbe essere un esercizio interessante per un traduttore che voglia dedicarsi alla traduzione di narrativa.

Per varie vicissitudini, dal 2008 a oggi mi è capitato di frequentare con continuità persone non vedenti e di passare insieme tanto tempo in ambienti nuovi per me e per loro. Nelle stanze d’albergo è essenziale descrivere perfettamente la posizione delle cose (e non spostarle!), in modo che possano muoversi autonomamente. All’esterno è fondamentale indicare con la voce la presenza di gradini, rampe o ostacoli. Tutto questo è sufficiente a far sì che non si facciano male, ma per godere appieno dell’esperienza che stanno vivendo è fondamentale fornire loro descrizioni precise e dettagliate delle cose e delle persone che hanno intorno, in modo che si facciano un’idea, assieme alle loro percezioni olfattive tattili e sonore, dell’ambiente in cui si trovano.

Pensateci, è una cosa che noi vedenti non facciamo praticamente mai. Se dobbiamo dire a un amico dove incontrarci diciamo: “all’edificio in mattoni rossi”, “alla casa all’angolo”, ecc. Non descriviamo mai con precisione ciò che abbiamo intorno perché le altre persone che frequentiamo vedono le stesse cose che vediamo noi. Quando invece viaggiamo con i non vedenti, dobbiamo essere precisi e spesso fare ricorso a metafore o similitudini, in modo che la nostra percezione visiva possa essere tradotta in un’immagine mentale definita per loro. Si passa da descrizioni molto elementari, come indicare a tavola la posizione delle stoviglie e delle persone, ad altre complicate, come il racconto di uno spettacolo di danza.

In alcuni casi le descrizioni non sono affatto neutre. Ciò che ci preme è trasmettere la stessa sensazione di meraviglia o disgusto anche a chi non può vedere. Per una descrizione che faccia “vedere”, la connotazione è fondamentale. Se di una zuppa dirò che è una “poltiglia” trasmetterò l’idea di un cibo dal cattivo sapore e dalla consistenza molle. Se descriverò una casa come una “reggia”, si capirà che è grande ed elegante.

Come per tutte le cose che riguardano il mio mestiere, in cui le cause e gli effetti spesso si confondono, non so se aver imparato a descrivere per i non vedenti mi abbia reso una traduttrice migliore o se la mia abilità di traduttrice mi abbia dato la possibilità di descrivere meglio il mondo a chi non lo vede con i suoi occhi. So per certo però che entrambe le capacità si allenano con la pratica e, dato che spesso è difficile dare ricette di successo agli aspiranti traduttori, sono lieta di poter suggerire un esercizio pratico: guardatevi intorno e descrivete con la massima precisione possibile ciò che vedete.

Diventerete capaci di dipingere con le parole.

Autrice dell’articolo:
Francesca Secci
Traduttrice EN-FR>IT
Selargius (CA)

Lo scontro fra traduzione e ideologia

 Categoria: Problematiche della traduzione

Il lavoro del traduttore viene spesso confuso con un’azione meccanica che consiste nella sostituzione delle parole di una lingua con quelle di un’altra, un’azione semplice e facile da eseguire, che non richiede preparazione o capacità linguistiche. In realtà, chiunque conosca o eserciti questo mestiere conosce le implicazioni che ne derivano, conosce l’importanza dei significati e dei concetti che si trovano alla base di tutti i testi (non solo letterari, ma di qualunque genere). È per questo che, al di là delle difficoltà legate al processo traduttivo, spesso i traduttori si scontrano con difficoltà legate ai concetti espressi nei testi: mi riferisco, in particolare, a quei testi che esprimono opinioni relative ad ambiti controversi e discussi. Questo può accadere, ad esempio, con testi di argomento politico che supportano o criticano un movimento, un’ideologia o un partito, o con testi di tipo culturale, nei quali spesso si esaltano pratiche o modi di pensare differenti da quelli della cultura della lingua meta della traduzione.

Cosa succede se un vegetariano deve tradurre un articolo sull’importanza delle carni nell’alimentazione? O se una femminista deve tradurre un testo incentrato su un modo di pensare maschilista? O se un religioso deve tradurre un testo basato su tesi atee? Sono tanti i casi in cui un traduttore potrebbe sentirsi toccato personalmente da un testo col quale deve lavorare e spesso questo genera un conflitto interiore che può essere difficile da risolvere. A volte ci si trova a dover tradurre un testo col quale semplicemente non siamo d’accordo, ma in alcuni casi ci si può trovare davanti ad un testo che affronta un argomento tanto toccante da generare un vero e proprio problema etico. Quindi, come ci si comporta in questi casi? Personalmente, credo che un traduttore debba cercare di rispettare il parere contrastante del testo col quale si sta confrontando e portare a termine il lavoro mantenendosi a distanza dal contenuto del testo stesso: anche se un traduttore considera proprio il testo su cui ha lavorato, va sempre tenuto presente il fatto che l’autore è un altro e, di conseguenza, i concetti di quel testo sono riconducibili solo e soltanto all’autore, mentre il traduttore rappresenta l’anello di congiunzione tra il testo ed i lettori, perché è colui che ne permette la diffusione.

Credo anche che la traduzione sia uno degli ambiti in cui è più facile trovarsi a dover superare certe difficoltà etiche perché dà la possibilità di spaziare e confrontarsi con vari argomenti. In realtà, la vera missione del traduttore è quella di riuscire ad unire chi non ha punti in comune, permettendo a persone che non possono comunicare di avere accesso alle stesse informazioni, siano esse istruzioni di un elettrodomestico, romanzi, articoli accademici o film. Ed è questo il motivo per cui, alla fine, spesso i traduttori riescono a risolvere lo scontro tra il lavoro e l’ideologia personale.

Autrice dell’articolo:
Lisa Meschi
Traduttrice freelance ES, EN > IT
Lucca

Perdere la pronuncia nella traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Un mio amico spagnolo, recentemente mi ha raccomandato di guardare una nuova serie tv di Netflix che era diventata virale; avrete sentito parlare di “Stranger Things”. All’inizio ci fu un po’ di confusione, perché il mio amico non mi disse “Things”, ma piuttosto “Fings”.

Questo fenomeno ha attirato la mia attenzione: (mi è sempre interessato, ed è per questo che ho deciso di parlarne) quanto difficile sia per alcuni ispanofoni pronunciare parole che contengono il suono “th” [Ɵ] . Ho anche sentito che succede con il numero “free” e il verbo “fink”. In un mondo sempre più multilinguista, dove la maggior parte di noi è in costante contatto con Internet e le diverse lingue, come pronunciamo parole straniere è interessante.

Ecco alcuni esempi che ho trovato:

1) Alcuni ispanici trovano difficile pronunciare il suono “sh” [ʃ], cosi che Sheldon Cooper potrebbe in realtà essere conosciuto come “Cheldon” e Shakira come “Chakira”.

Comunque in altre nazioni ispaniche, dove sia la “Y” e la “LL” vengono pronunciate come [ʃ], i parlanti non avranno questo problema dato che la pronuncia di “Sh” è spesso usata in parole come “ayuda” (aiuto) o “estrella” (stella). Ci riferiamo alle zone del Rio della Plata e la parte sud dell’America Latina.

2) L’uso della lettera H da sola vale un intero post nel blog. In spagnolo la lettera H è spesso muta all’inizio di una frase, esempio “Huevos” (uova). Quindi un ispanico (che non conosce molto la lingua Inglese) potrebbe dire “ello” o “ow are you?”.

Per pronunciarlo nel miglior modo possibile, dovrebbero usare i suoni che in Spagnolo sono rappresentati dalle lettere “j” o “g”. Le parole “juego” (gioco) o “gente” (persone) sono due esempi dove la prima lettera è pronunciata come la “H” Inglese.

3) Cambiamo il punto di vista e analizziamo gli anglofoni. Considerate le informazioni del punto 2 (la H muta all’inizio di una parola) succede spesso che molti anglofoni aggiungono un suono eccessivo a parole come “heladera” (frigorifero) o “almohada” (cuscino).

Alcuni studi hanno dimostrato che una delle ragioni di tutto questo, puo’ essere che la neuroplasticità di una persona generalmente decresce con il tempo. Percio’, se non siamo venuti a contatto con certe lingue durante i nostri primi anni di vita, le nostre abilità di pronunciare certi fonemi naturalmente diventano minori più in la con gli anni, ciò che porta a conversazioni interessanti e confuse.

Fonte: articolo pubblicato il 06 agosto 2016 sul sito Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Rossella Di Pede
Dott.ssa in Lingue e Letterature Straniere
Aspirante traduttrice in ING-SPA>ITA / ITA>ING-SPA
Matera

L’intraducibile

 Categoria: Problematiche della traduzione

La lingua è un corpo vibrante, un torrente inarrestabile di parole, uno strumento a corde dal quale scaturiscono suoni, un corollario di colori, immagini e sensazioni uniche. Questo flusso così ricco, questa carica di energia così coinvolgente è ciò che fa innamorare il traduttore. Egli recita la parte di un amante, un amante che all’inizio non sa esprimere ciò che prova e che non riesce a trovare le parole giuste per descrivere questa bellezza così rara. Nella piena contemplazione dell’oggetto del suo amore, il traduttore realizza che ciò che ama così tanto di questa lingua è proprio la sua diversità, il particolare, il dettaglio che la rende così speciale e allo stesso tempo così difficile da tradurre. In ragione di questo amore, di questa infinita adorazione, il traduttore cerca con tutte le sue forze di superare l’ostacolo più grande, l’intraducibilità.

L’intraducibile si pone come prova, una delle tante prove che il traduttore-guerriero deve affrontare per ottenere la vittoria: la traduzione perfetta. Il percorso attraverso questo labirinto minoico sarà fatto di scelte, di strategie che porteranno il nostro traduttore a riconoscere inesorabilmente l’enorme difficoltà del raggiungere la fedeltà verso il testo. La differenza tra il suo mondo e quello della sua amata si pone allora come un ulteriore ostacolo, un dilemma amletico quasi irrisolvibile: fedeltà o tradimento? Il nostro traduttore sarà fedele o tradirà la sua amata? La risposta la troviamo nella traduzione stessa.

Un traduttore innamorato intonerà sicuramente un inno alla primavera di suoni, sensazioni e immagini della lingua che traduce, tesserà le lodi della sua amata. Un traduttore infedele, invece, si abbandonerà a ciò che già conosce: in un momento di debolezza si dimenticherà di ciò che rendeva così unica quella lingua, la rara bellezza di cui si era così perdutamente innamorato. Rinunciando a questa sfida e non battendosi per la lingua che aveva tanto amato, opterà invece per la soluzione più semplice, il sentiero meno impervio, l’approdo sicuro: la propria lingua.

Autrice dell’articolo:
Alessandra Murgia
Traduttrice freelance EN-ES> IT
Quartu Sant’Elena (CA)

Tradurre il terrorismo (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Si tratta quindi di un lavoro di squadra, seppur paradossale. Un soldato americano con una conoscenza limitata dell’arabo sta collaborando con un iracheno del posto per interrogare un detenuto/terrorista. È molto probabile che si verifichi il famoso effetto “linea telefonica”.
Ricorderemo tutti il gioco del telefono della nostra infanzia: una persona inizia comunicando un messaggio alla persona vicina, che a sua volta lo riferisce alla persona di fianco e così via; dopo essere passato attraverso venti o trenta compagni di classe, il messaggio è inevitabilmente alterato e il risultato comicamente grottesco. Ma nello scenario di un interrogatorio militare questa alterazione non è divertente, ma potrebbe anzi essere disastrosa.

In altre parole, questa è una situazione-tipo in cui l’errore umano e la capacità degli uomini contano molto più di quanto si possa immaginare. Nessuna tecnologia è coinvolta, solo persone con vari gradi di formazione per compiere compiti diversi.
Il traduttore/interprete militare non è preparato per quelle specifiche abilità e manca di una sufficiente competenza nella lingua nella maggior parte dei casi.
Colui che conduce l’interrogatorio probabilmente non conosce niente della lingua che il detenuto/terrorista parla, ed è perciò totalmente dipendente dal traduttore/interprete che a sua volta viene affiancato da uno del posto.
Non è difficile immaginare la quantità di errori e omissioni, fraintendimenti e incomprensioni in cui si incombe.

Ciò che l’esercito e i servizi di intelligence stiano facendo per risolvere il problema rimane poco chiaro. Nonostante gli svariati nuovi programmi governativi per promuovere l’apprendimento della lingua, i fondi stanziati alle scuole per creare o incentivare la conoscenza dell’arabo e delle altre lingue straniere in cui si ha un critico bisogno, il reclutamento di figure che conoscono queste lingue, si assiste solo a un piccolo miglioramento.
Dal momento che l’apprendimento di una lingua è un percorso lungo e tortuoso, i risultati potrebbero non verificarsi prima di alcuni anni.
Sfortunatamente, ci vorrà molto tempo per scoprire cosa significa cosa.

Fonte:  Articolo pubblicato sul sito Language Realm

Traduzione a cura di:
Chiara Gatti
Como

Tradurre il terrorismo

 Categoria: Problematiche della traduzione

Chi traduce i terroristi? Quando un terrorista o un nemico viene catturato, chi traduce tutto quello che viene detto durante un interrogatorio? Questo sembra in apparenza un aspetto marginale, ma in fin dei conti è un quesito piuttosto valido dal momento in cui sulle informazioni raccolte in un interrogatorio si basano le strategie militari e la politica di governo.
I traduttori dell’esercito americano, che sono difatti coloro che nelle cerchie professionali vengono identificati come interpreti, presenziano l’interrogatorio, ascoltano ciò che la persona interrogata dice in arabo, farsi, davi, pashtu, o in qualsiasi altra lingua, e poi riportano la frase in inglese.

Questi traduttori non sono del tutti formati nell’arte dell’interpretariato e solitamente non presentano un alto livello di competenza nella seconda lingua.
Per semplificare, focalizzeremo l’attenzione sulla lingua araba e sugli interrogatori di sospetti terroristi e detenuti della Guerra del Terrore.
Altre persone provenienti da altri paesi e che parlano altre lingue ovviamente esistono, ma dato che viene mantenuta la medesima procedura di base, non occorre analizzarle tutte nel dettaglio.

Per prima cosa, gli interrogatori vengono registrati, cosicché niente che venga detto possa essere riesaminato successivamente da altri specialisti. Sia che questo venga effettivamente fatto o no, sia che tali specialisti sia disponibili o no e sia che le registrazioni siano di alta qualità o meno, non ci è dato saperlo. Probabilmente dipende dalla varietà di risorse impiegate.
Registrare un interrogatorio poi, sebbene utile, può rivelarsi rischioso, dato che una molteplicità di nuove agenzie, associazioni per i diritti umani e molti altri ucciderebbero per poter accedere a questo tipo di materiale e lo tradurrebbero senza aver in riferimento il contesto necessario per comprendere appieno ciò che viene espresso.

Come seconda cosa, notizia ricavata da persone interne al sistema, locali, nel nostro scenario gli Iracheni che parlano il dialetto locale dell’arabo sono coinvolti, come aiuto, nel processo comunicativo con il terrorista o il detenuto. Una completa conoscenza di tutti i modi di dire, delle frasi fatte, dei dialetti e di ciò che di contorno a una lingua esiste, richiede molti anni di permanenza nel paese per acquisirne la giusta padronanza, sempre che venga raggiunta.
Perciò collaborare con chi è già a questo livello si rivela molto utile. È anche rischioso, poiché le persone locali potrebbero non riuscire a tradurre determinate sfumature linguistiche e potrebbero non trovarsi a proprio agio nel guardare un interrogatorio, una tortura o cose di questo genere.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo pubblicato sul sito Language Realm

Traduzione a cura di:
Chiara Gatti
Como

Persi nella traduzione (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Acronimi acrimoniosi
Gli acronimi sono spesso un mal di testa per i traduttori. Bisogna mantenere l’acronimo originale o bisogna creare un nuovo nome dell’organizzazione in base alla traduzione? Da un certo punto di vista ciò dipende da quanto è nota l’organizzazione. Per esempio, l’acronimo WTO (OMC) in francese è conosciuto come in inglese. Tuttavia, la questione è diversa per organismi meno noti. Se si traduce il nome di un’organizzazione, non avrebbe molto senso tradurne anche l’acronimo. Ma così si corre il rischio di rendere completamente irriconoscibile l’organizzazione. Un modo sicuro di affrontare questo problema è quello di lasciare il nome e l’acronimo originali (“Summer Camp Switzerland” e SSC, per esempio) ma includere una traduzione di questo nome tra parentesi quando appare per la prima volta.

Altre traduzioni problematiche
Ci sono molti alti settori problematici per i traduttori, inclusi: i nomi propri di persona, organizzazioni e luoghi, l’uso dei modi di dire e la gestione delle norme di scrittura e della punteggiatura. Poiché si arriva alla soluzione tramite una scelta personale, si dovrebbe guardare con attenzione a come gli altri hanno gestito i problemi a scegliere quella che sembra la soluzione più elegante ed efficace. È altrettanto importante essere coerenti: scegliete un modo per trattare qualcosa e utilizzatelo tutte le volte. Nella speranza che i vostri significati non si perdano troppo nella traduzione.

Fonte: Articolo scritto da  Tereza Kaplanova e pubblicato sul blog Omniglot

Traduzione a cura di:
Giovanna Greco
Traduttrice freelance (EN>IT – IT>EN)
Lecce

Persi nella traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Come non si stancheranno mai di dirci i postmodernisti, la lingua è un terreno scivoloso. Il significato preciso delle parole può slittare e scorrere invece di restare fisso. Si consideri il cartello che recita “I cani devono essere presi in braccio su una scala mobile”: apparentemente sembra abbastanza chiaro che se avete un cane si dovrebbe prenderlo in braccio prima di salire su una scala mobile. Ma pensiamo a quelle persone che cercano disperatamente di prendere in prestito un cane per raggiungere il livello superiore.

Se la natura scivolosa di un significato è un problema nell’uso di una lingua, i problemi sono molteplici per i traduttori professionisti o coloro i quali traducono perché intraprendono studi linguistici o imparano una nuova lingua a casa. Quando si lavora con diverse lingue, mantenere il significato di alcune parole scivolose può trasformarsi in una vera e propria pista di pattinaggio. Ecco alcuni settori in cui è facile perdersi nella traduzione:

Gli idiomi demenziali
I traduttori automatici, come Google Translate, spesso sono in conflitto con frasi idiomatiche. In generale, gli idiomi sono espressioni che non possono essere completamente comprese dai significati dei loro singoli componenti.

Frasi come “a heavy smoker” (un fumatore incallito) richiedono, non solo la conoscenza delle singole parole, ma una comprensione ed una valutazione di come la lingua viene effettivamente usata nel linguaggio di tutti i giorni. La frase si riferisce a qualcuno che fuma molto e non ad un individuo sovrappeso dipendente da nicotina. Durante un recente corso di tedesco a Friburgo, uno studente ha incontrato un problema simile traducendo la frase idiomatica tedesca “ein blaues auge” riferita a un individuo con “gli occhi azzurri” e non a qualcuno con un “occhio nero” a causa di un colpo.

Mentre alcune espressioni idiomatiche passano molto bene da una lingua ad un’altra, altre semplicemente non lo fanno. “Mi dà sui nervi” e “Er geht mir auf die Nerven” sono pressoché identiche. Ma molto più spesso il tedesco e le versioni inglesi non sono per niente simili: “He had the nerve to say that” (Ha avuto il coraggio di dire che) e “Er hatte die Stirn, das zu sagen” (che letteralmente si traduce con “aveva la fronte…”) può causare problemi, ma un traduttore astuto potrebbe sostituire un’altra parte del corpo con una equivalente inglese: “He had the cheek to say that” (Ha avuto la faccia tosta di dire che).

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da  Tereza Kaplanova e pubblicato sul blog Omniglot

Traduzione a cura di:
Giovanna Greco
Traduttrice freelance (EN>IT – IT>EN)
Lecce

Un ostacolo del traduttore audiovisivo (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Ma andiamo all’episodio 02X04. Jen organizza una cena a casa sua e invita tre amici, tre amiche e in più l’uomo per il quale ha una cotta, Peter. Ad un tratto Roy chiede a Peter il suo indirizzo email e lui risponde:

“It’s filepeter@hotmail.com” .

Il dialogo va avanti così:

Roy: Filepeter? And why Filepeter?
Peter: Well, File is my second name.
Roy: Right, I see. Peter File.
Moss: Who’s a paedophile?
Roy: No, no, his name is Peter File.

Questa scena fa ridere proprio perché il nome “Peter File” ha lo stesso suono della parola “paedophile”. La difficoltà qui è evidente, poiché l’unica soluzione sarebbe cambiare il nome del personaggio, in modo che, pronunciato insieme al suo cognome, crei una parola di senso compiuto, e che in più sia un insulto.

Il fatto curioso è che la battuta è divertente poiché pronunciata in un inglese britannico; se fosse stata in inglese americano, non avrebbe avuto alcun senso. Infatti, in seguito vediamo Moss che si rivolge a Peter in questo modo:

They say “PED-o-phile” in America. Maybe you should move to America!”.

Come ultima cosa, analizziamo un problema molto simile: gli equivoci.

È questo il caso dell’episodio 04X03 in cui Douglas, il capo di Jen, Moss e Roy, conosce una ragazza di nome April. Al primo appuntamento la donna, in lacrime, gli fa una confessione:

I used to be a man, Douglas”.

Dopo di che, con totale indifferenza. Douglas risponde:

I don’t care”.

Felici e contenti, i due passano tanto tempo insieme e si amano follemente.
Ma verso la fine dell’episodio, ci troviamo di fronte a un fatto curioso.
I due sono a letto insieme e ad un tratto Douglas dice:

Oh, poppet, to think when we met, you were so worried that you came from Iran”.

E April risponde:

No, not Iran! I said I used to be a man!”

E la reazione di Douglas non sarà tra le migliori.
In questo caso ci troviamo di fronte a un equivoco, i due personaggi si sono fraintesi, in seguito alla pronuncia della parola “man”, “uomo”.
Come rendere tutto ciò in italiano?
Come trovare una parola che faccia rima con “uomo” e dare alla battuta italiana la stessa comicità di quella originale?
Questa è una delle tante difficoltà presenti nel lavoro di un traduttore, in questo caso di un traduttore audiovisivo.  Si tratta di un lavoro che richiede tanto tempo e creatività.

Autrice dell’articolo:
Federica Privitera
Traduttrice
Messina

Un ostacolo del traduttore audiovisivo (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Sempre nello stesso episodio, Jen racconta ai suoi due colleghi, Moss e Roy, che l’appuntamento con Bill è stato un vero flop e in più lui non ha voluto condividere alcun piatto con lei. Il fatto l’ha lasciata un po’ perplessa dal momento che si trovavano in un ristorante di “tapas”. Il problema, in questo caso, non sta in un gioco di parole, ma proprio nella pronuncia della parola spagnola “tapas”.

Il caso è il seguente:

Jen: In a tapas restaurant, he doesn’t like sharing.
Moss: What the heck is tapas?
Jen: You know, tapas, tiny food from Spain.
Moss: Oh, yes. “Teipas”!
Jen: Yeah, that’s no how you say it.
Moss: Yes,it is.
Jen: You’re a teipas.

Qui il problema sta nel pronunciare diversamente una parola di un’altra lingua. In Italiano, il problema si risolverebbe, trasformando la parola “teipas” in un’altra che nella nostra lingua ha un senso.

Nell’episodio 01X06, il problema non è un gioco di parole, ma un modo di dire inglese. In questo caso, Jen spiega ai suoi colleghi che si sente molto nervosa poiché si trova in quel periodo del mese comune a tutte le donne. Vuole comunicarglielo, ma senza essere molto diretta, quindi utilizza dei modi di dire.

“I’ve got Aunt Irma visiting”.
“I’m closed for maintenance”.
“I’ve fallen to the Communists!”

Sicuramente in lingua originale sono molto divertenti, ma come diventerebbero in italiano?

Zia Irma viene a trovarmi”.
“Sono chiusa per manutenzione”.
“Sono precipitata sui comunisti”.

Sono dei modi di dire originali, e probabilmente possono essere apprezzati in diverse lingue; ma il fatto è che solo il pubblico inglese può capirli al volo e ridere di gusto. Un telespettatore italiano li sentirà invece per la prima volta.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Federica Privitera
Traduttrice
Messina

Un ostacolo del traduttore audiovisivo

 Categoria: Problematiche della traduzione

I giochi di parole delle sit-com inglesi

THE IT CROWD
The IT crowd è una sitcom britannica scritta da Graham Linehan e andata in onda per la prima volta nel 2006. In essa non mancano di certo le battute divertenti e le gag. Insomma, vi è una comicità che funziona e che “fa ridere” il pubblico inglese.  Che dire invece del pubblico italiano? I dialoghi della serie sono stati tradotti e poi adattati in lingua italiana, ma il risultato non è stato dei migliori. Con questo non s’intende che i traduttori della serie non hanno fatto un buon lavoro. Assolutamente.

La verità è che nella serie spiccano delle battute caratterizzate dai cosiddetti “giochi di parole”. Come fa un traduttore a convertire in un’altra lingua dei giochi di parole e creare lo stesso effetto comico? Questo è uno dei problemi principali che un traduttore di dialoghi deve affrontare nella sua quotidianità.

Ma analizziamo questo problema da vicino, con dei piccoli esempi.
Nell’episodio 01X05, il personaggio Jen Barber ha un appuntamento con un uomo, di nome Bill. Sono seduti a un tavolo in un ristorante di lusso e notano che uno dei camerieri somiglia a Mick Hucknall, cantante e frontman dei SimplyRed.

Trascorre un po’ di tempo e ancora nessuno prende l’ordinazione del loro tavolo; allora Bill, arrabbiato, si rivolge al cameriere in questo modo:

“…if we could get some service round here! Yeah, you, Hucknall.
When you, when you Simply Ready?”

Non è di certo facile rendere in italiano, o in qualunque altra lingua, una battuta del genere. Il problema sta nel tradurre l’avverbio “simply” ,“semplicemente” e l’aggettivo “ready”, “pronto”, utilizzato in questo caso poiché ha lo stesso suono di “red”.

La frase finale sarebbe:
Quando, quando sei semplicemente pronto?”

Oltre a non aver alcun senso in italiano, non fa ridere.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Federica Privitera
Traduttre
Messina

Il mistero di un libro intraducibile

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nella Beinecke Rare Book & Manuscript Library dell’Università di Yale, negli Stati Uniti, è conservato un libro che nessuno ha mai avuto la possibilità di leggere, scritto in una lingua inesistente o sconosciuta, che presenta illustrazioni di piante e creature mai viste da occhio umano. L’esemplare è formato da 240 pagine illustrate, è piuttosto piccolo ed è protetto da una sottile copertina di vitellino (cioè pelle di mucca o di vitello utilizzata per dipingere o scrivere) color avorio antico. Nelle sue pagine si possono ammirare piante esotiche, simboli astrologici, creature che ricordano delle meduse e perfino un essere che somiglia in qualche modo a un’aragosta. Una di queste immagini riporta un gruppo di donne con la pelle d’alabastro, nude, che si divertono con uno scivolo d’acqua. Il testo è scritto con un inchiostro marrone, in una lingua che somiglia all’elfico, l’idioma inventato dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien e presente nelle sue storie fantastiche.

Le teorie su quale sia l’origine di questo libro sono numerose e tutte diverse le une dalle altre. Si tratta di un sistema di comunicazione segreto per scovare un tesoro nascosto? O forse del manuale di un avvelenatore? O, ancora, della ricetta crittografata per l’eterna giovinezza? Si è perfino ipotizzato che si tratti del diario illustrato di un extraterrestre adolescente, abbandonato sulla Terra prima di ripartire.

Questo libro misterioso è conosciuto con il nome di Manoscritto di Voynich, in onore di Wilfrid Voynich, venditore di libri di seconda mano, che disse di averlo trovato in Italia nel 1912. Quel che si sa con certezza a proposito di Voynlich è che nacque nel 1865, era polacco di origini, e viveva in Lituania, territorio che, a quei tempi, apparteneva all’Impero Russo. Fu incarcerato e deportato in Siberia per aver commesso atti rivoluzionari; in seguito, Voynlich riuscì a fuggire in Inghilterra attraverso la Manciuria. Una volta a Londra, aprì un negozio di libri di seconda mano, che diventò un centro d’incontro di esiliati politici. Voynlich disse di essersi imbattuto nel manoscritto in un seminario gesuita, a Villa Madragone, vicino Roma.

Nel manoscritto si trovava una lettera scritta nel 1665 da Johannes Marcus Marci, un fisico del Sacro Romano Impero. L’autore di questo scritto rivelava che il testo era appartenuto a Rodolfo II, imperatore del Sacro Romano Impero Germanico e che, probabilmente, era opera dell’alchimista isabellino Roger Bacon. Altri due autori che probabilmente sono collegabili al libro sono John Dee, straordinario mago e astrologo della regina Isabella, ed Edward Kelley, uno dei suoi seguaci.

Secondo un’altra teoria, probabilmente non era stato Voynlich a scoprire il manoscritto: si tratterebbe, infatti, di un falso, frutto proprio del libraio che avrebbe utilizzato la sua preparazione di chimico risalente all’Università di Mosca, all’epoca del suo passaggio in Russia, e utilizzando una grande quantità di pergamena avrebbe creato questo curioso esemplare.

Da che si ha conoscenza del libro, molti studiosi si sono interessati a decifrarne il contenuto. L’americano William Friedman, uno dei più grandi crittografi del XX secolo, trascorse 30 anni cercando di decodificare il testo. Inoltre, si ritiene che le piante raffigurate nel tomo siano di origine mesoamericana, mentre altri affermano di aver tradotto alcune parole grazie all’applicazione della linguistica. Tuttavia, nonostante le numerose ricerche e gli sforzi profusi, il manoscritto continua a essere, almeno per il momento, del tutto intraducibile.

Fonte: Articolo pubblicato il 12 maggio 2014 sul Blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Ilaria Lopez
Traduttrice en/spa>ita
Aree di lavoro: romanzi, racconti, fumetti, videogames, IT, marketing, economia, biologia, chimica
Milano (Italia)

La fallacia dei madrelingua (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nell’articolo di ieri abbiamo parlato di un caso evidente di fallacia dei madrelingua. Qui di seguito ne citiamo un altro altrettanto lampante (ndr).

Caso 2
Mi accorsi di alcuni errori gravi, come errori di punteggiatura, calchi dall’inglese e altro, in una traduzione di un’organizzazione per la quale lavoro. Chiesi di non pubblicare quella traduzione prima di farla revisionare e correggere. Mi dissero che lo avrebbero tenuto presente, ma il giorno dopo la traduzione venne pubblicata senza alcuna modifica. Poiché mi infastidiva vedere quegli errori, e credo danneggino l’organizzazione, segnalai nuovamente gli errori che avevo trovato, spiegando il perché dell’errore, e chiesi di correggerli. Spiegai loro che non è sufficiente essere bilingue per essere traduttore e lo dimostrai con gli errori presenti nel testo. Sapete cosa risposero? Questo: “Quello che dici è interessante, però la traduttrice è madrelingua di inglese e spagnolo, sicuramente sa tradurre bene”.

Ah, avevo dimenticato di nuovo che se qualcuno è madrelingua di professione non gli si può contestare nulla.

È questa la fallacia dei madrelingua. Essere madrelingua non è una professione! Siamo tutti parlanti nativi di qualche lingua, non è una cosa che si studia né per la quale è prevista una specializzazione.

Presa dall’impotenza che provavo quasi stavo per rispondergli qualcosa come “Anche Belén Rodriguez (ndr) è madrelingua spagnola e non le chiederesti di revisionare un testo”. Invece mi rassegnai e risposi “va bene, grazie”.

Questo mi riporta alla domanda iniziale: perché? Perché alla gente costa tanto credere che noi traduttori possiamo apportare qualcosa in più? Perché la nostra formazione non è valida come quella di qualsiasi altro professionista? Perché anche quando si dimostra che quel “madrelingua” ha commesso un errore, si dà priorità al suo criterio e non al nostro?

Non lo capisco e non trovo nessuna risposta a questa domanda. Non è che, in preda a un attacco di ego, abbia detto “sono una traduttrice, so farlo meglio”. Quello che ho fatto è stato trovare e spiegare gli errori che dimostrano che qualcuno con formazione ed esperienza nel campo della traduzione può tradurre meglio rispetto a chi non ha questi requisiti. È davvero un’idea così strampalata?

Occhio, non fraintendetemi. Sono sicura che molti bilingue madrelingua sono anche traduttori, eccellenti traduttori. Non dico che chi è bilingue madrelingua traduca peggio di coloro che non lo sono. Il fatto è che ci sono bilingue che si sono formati come traduttori o che sono arrivati alla traduzione da un’altra strada e vantano anni di esperienza. In ogni caso, i traduttori non sono solo “madrelingua”.

Sarebbe molto difficile per altre professioni. Assumereste un cuoco solo perché è nato in Italia? Se voleste un quadro della Torre Eiffel, chiamereste un pittore o il primo parigino che passa per strada? Con la traduzione succede la stessa cosa: bisogna assumere un professionista. Non dimentichiamo che noi traduttori siamo anche madrelingua, o monolingue o bilingue, l’importante è essere professionali. Per questo dobbiamo farci valere e far sì che la gente capisca che essere madrelingua non è di per sé una professione, mentre essere traduttore sì, e che inoltre siamo sempre e comunque madrelingua.

Non saprei dire come farlo, ma credo che sia nostro dovere lottare per il riconoscimento del nostro lavoro. Per il momento, ho pensato di creare questa immagine per rivendicare un poco quello che siamo. Se volete, potete condividerla su Twitter o Facebook, e magari riusciremo a farci apprezzare di più. Vi invito anche a condividere le vostre esperienze nella sezione dei commenti, sperando che ce ne siano di positive.

Fonte: Articolo pubblicato il 22 settembre 2015 sul Blog “Bailando entre traducciones

Traduzione a cura di:
Ambra Sottile
Master Translation Studies
Traduttrice EN-FR-ES-CAT>IT
Catania

La fallacia dei madrelingua

 Categoria: Problematiche della traduzione

Oggi vi parlerò di un male con il quale noi traduttori dobbiamo misurarci: la fallacia dei madrelingua. Di che si tratta? Lasciate che lo contestualizzi e capirete rapidamente.

Sono arrabbiata. Sì, sono arrabbiata per il poco rispetto che si ha verso la nostra professione. So che questo argomento è stato discusso molte volte, che non raggiungeremo nessuna nuova conclusione e che l’unica cosa che possiamo fare è difendere il nostro lavoro. D’accordo, però io mi pongo una domanda: perché?

Tornerò dopo su questa domanda, adesso voglio illustrarvi le situazioni che mi hanno portata a scrivere questo articolo.

Caso 1
Tempo fa avevo trovato un’impresa che sembrava ambire a una clientela internazionale, ma i cui testi erano un disastro. Pensai che avessero un buon progetto e che magari, essendo un’impresa piccola e giovane, non sapessero come offrire determinati servizi.

Per alcuni giorni indagai un poco, prendendo appunti e cercando informazioni, e alla fine mi misi in contatto con l’impresa. Spiegai loro perché li contattavo, quello che avremmo potuto fare e i vantaggi che ne avrebbero tratto. Non mi ascoltarono, era come parlare al muro. Neanche un “in questo momento non possiamo permettercelo” o un “grazie, ci penseremo”. Nulla.

Negli ultimi mesi li ho visti pubblicare, tramite i loro profili sulle reti sociali, testi pieni di errori, uno dopo l’altro. Mi venne in mente che una buona maniera per convincerli del bisogno di assumere un professionista era inviando loro una delle traduzioni pubblicate, segnalando tutti gli errori e fornendo una spiegazione per ognuno di essi.

Mi misi di nuovo in contatto con l’impresa e spiegai loro, ancora una volta, che pubblicare un testo con tanti errori crea una pessima impressione, che poi non è facile cambiare. Inviai loro il testo con tutti gli errori segnati e la loro risposta fu la seguente: “Non abbiamo bisogno di traduttori”. Forse non vorrete dei traduttori, ma è abbastanza chiaro che ve ne serve uno. Considerate che non si trattava di errori insignificanti, che a malapena si notano. C’erano tantissimi errori di concordanza, con le preposizioni, articoli mancanti e tutto quello che potete immaginare, oltre che chiari errori di traduzione. Al “non abbiamo bisogno di traduttori” seguiva un “inoltre, a tradurre i testi è un madrelingua”. Ah, certo, scusate! Avevo dimenticato che essere madrelingua è una professione!

Nell’articolo di domani parleremo di un altro caso di fallacia dei madrelingua (ndr).

Fonte: Articolo pubblicato il 22 settembre 2015 sul Blog “Bailando entre traducciones

Traduzione a cura di:
Ambra Sottile
Master Translation Studies
Traduttrice EN-FR-ES-CAT>IT
Catania

Traduzione è tradimento?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Tradurre è tradire. Verità o falsa credenza?

Tradurre da un sistema linguistico a un altro significa trasportare da una cultura a un’altra una serie di valori, pensieri ed ideologie strettamente connesse al tessuto linguistico di chi scrive. Dal momento che il traduttore, più che un semplice “traghettatore” di significati letterali è prima di tutto un mediatore culturale, il suo compito è più complesso di quanto sembri. Si è parlato a lungo della presunta fedeltà o meno al testo, ma è ormai chiaro che il termine fedeltà, da solo, non riesca a esprimere la notevole varietà di implicazioni sottese a una traduzione.

Il vero tradimento non consiste nella traduzione in sé, quanto nel rischio di fraintendere le intenzioni e il background culturale dell’autore della lingua di partenza. La teoria della traduzione è ricca di dibattiti sull’argomento, ma non tutti sono pienamente convinti dell’importanza, da parte del traduttore, di un’ interdisciplinarietà. Il traduttore dovrebbe essere non un semplice conoscitore di lingue e idiomi, non soltanto un teorico della traduzione, ma anche (e soprattutto) un abile conciliatore. Un conciliatore fra chi? Fra che cosa?

In primo luogo, un conciliatore fra due lingue. Il rischio di scivolare nelle numerose trappole offerte dal testo, specialmente i calchi, è notevole. Il testo di partenza, con tutta la sua ricchezza e complessità, si mostra al traduttore con le strutture linguistiche e narrative proprie del suo sistema linguistico. Una traduzione che presenti troppi calchi manifesta immediatamente il suo carattere artificioso e forzato, privo di naturalezza e musicalità. Il calco, oltre che un fastidioso ostacolo ai fini della comprensione del testo, è indice della scarsa propensione del traduttore alla mediazione.

In secondo luogo, è necessaria una conciliazione fra la cultura di partenza e quella di arrivo. Ammettiamo, per esempio, che il testo di partenza sia un romanzo incentrato sulla vita di una famiglia americana negli anni ’90 e che il traduttore italiano si appresti a  tradurlo nel 2015. Non risulterebbe forse un po’ strano trovare marchi commerciali italiani, magari nati dopo il 2000? È molto probabile che una traduzione del genere inneschi nel lettore un meccanismo di rifiuto, una percezione dell’artificiosità pari a quella suscitata dal calco. Oltretutto, vi sono fraintendimenti culturali che scivolano in un odioso atteggiamento di superiorità da parte del traduttore, convinto che l’autore del testo di partenza appartenga a una società inferiore a quella di chi traduce.

Infine, il traduttore deve saper conciliare il proprio lavoro con la creatività e il messaggio dell’autore del testo di partenza. Si tratta di un dialogo fra due autori a tutti gli effetti: il primo, che parla e si esprime nella propria lingua, il secondo con il compito di ri-scrivere nella lingua di arrivo.

Alla luce di queste riflessioni, ecco le conclusioni che potremmo trarre. Il traduttore dovrebbe sempre ricordare che la traduzione da un sistema linguistico all’altro, lungi dall’essere un mero esercizio stilistico o uno sfoggio di conoscenze grammaticali, dovrebbe prima di tutto essere un atto di mediazione culturale fra realtà diverse, una mediazione che tenga conto dei numerosi elementi sottesi a un testo.

Autrice dell’articolo:
Francesca Perozziello
Dottore in Storia e forme delle arti visive, dello spettacolo e dei nuovi media
Dottore in Scienze umanistiche per la comunicazione
Traduttrice freelance EN > ITA
Marina di Pietrasanta (LU)

Il collo della chitarra

 Categoria: Problematiche della traduzione

Sin dall’adolescenza sono un appassionato musicista dilettante (chitarrista, tastierista & computer musician) e nel mio percorso ho incontrato e utilizzato molti dispositivi che generano, alterano e riproducono suoni, la grande famiglia delle apparecchiature audio e degli strumenti musicali elettronici legati alla produzione di quei toni organizzati che chiamiamo “musica”.

Se abbiamo in mente un timbro e vogliamo far sì che la macchina (in questo caso un sintetizzatore) lo riproduca proprio come l’abbiamo concepito, dobbiamo avere una conoscenza chiara e approfondita di tutti i parametri che sono a nostra disposizione per arrivare a concretizzare la nostra idea. Per studiare il nostro strumento ci serviamo quindi del manuale (a volte di centinaia di pagine) che ci spiega (o dovrebbe) ogni aspetto dell’apparecchio.

I guai iniziano quando questo manuale è stato scritto in Inglese da un Giapponese (ottimo tecnico, ma non ferratissimo nella lingua di Shakespeare) e tradotto in Italiano da un Cinese con una conoscenza scolastica del nostro idioma. Si arriva così al “collo” della chitarra. Come tutti sappiamo, questo strumento si compone principalmente di due parti: la sinuosa cassa armonica o corpo che teniamo sulle gambe, e il “prolungamento” su cui corrono le corde, detto manico, in Inglese “neck”, che ho visto tradotto brillantemente col termine “collo” dal nostro esperto di turno, non proprio madre-lingua, nel manuale di un noto costruttore.

Ventun anni fa ho deciso di unire le mie conoscenze linguistiche e tecniche, ponendole al servizio degli utenti e degli importatori di strumenti musicali (e di dispositivi audio) per cercare di creare un “ponte” e non una barriera tra l’idea creativa di chi vuole (o deve) utilizzare un’apparecchiatura, spesso complessa, e la realizzazione di quell’idea.

Trans ducere: portare al di là, traghettare il significato da una lingua ad un’altra. Per svolgere al meglio questo compito, facendo felice chi leggerà il nostro lavoro e onorando l’impegno preso con il nostro committente, occorre una profonda conoscenza della materia che trattiamo. Dobbiamo anche saperci immedesimare nel nostro utente: se per esempio stiamo traducendo la guida di un prodotto professionale, si può dare per scontata la comprensione di certi termini, da spiegare invece se ci troviamo di fronte ad un prodotto destinato ad un target meno smaliziato. In ambito tecnico, è naturalmente fondamentale conoscere e utilizzare la terminologia già consolidata che caratterizza il brand del nostro committente, senza creare confusioni.

Come in un’ottima ricetta ogni ingrediente è sapientemente dosato per dare il suo contributo al gusto finale del nostro piatto, una traduzione tecnica riuscita è il risultato del giusto mix tra competenza e coerenza terminologica, semplicità e chiarezza di esposizione.

È altresì importante saper comunicare ai nostri committenti il vero valore di una manualistica tradotta con competenza da un professionista che sa di cosa sta parlando, e proprio per questo riesce a mettersi nei panni di chi si rivolge con fiducia al manuale per trovare le risposte che cerca. Non dunque un semplice costo aggiuntivo, da affrontare per rispettare le norme di legge, ma un segno tangibile della cura e della volontà di seguire al meglio, anche dopo la vendita, chi ha investito in un nostro prodotto.

Spero, con queste mie piccole osservazioni sul mondo della traduzione, frutto della mia esperienza nella nostra affascinante professione, di aver portato il mio modestissimo contributo a questo blog che illumina ogni aspetto del nostro vasto e sfaccettato mondo.

Autore dell’articolo:
Pierpaolo Punzo
Traduttore EN – ITA
Macello (TO)

Traduzione e manipolazione (7)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Sesta parte di questo articolo

Conclusioni

«Nel villaggio c’era tra i profughi anche un’operaia berlinese con le sue figliolette. Non so come fu che cominciammo a parlare con lei ancor prima dell’arrivo degli americani; già per diversi giorni nel passarle accanto mi aveva fatto piacere ascoltare, in terra bavarese, quel suo berlinese puro. La donna era molto cordiale e intuì subito l’affinità delle nostre opinioni politiche. Ben presto ci confidò che suo marito era stato a lungo in carcere perché comunista e attualmente si trovava in un battaglione di disciplina, chissà dove, se pure era ancora vivo. E anche lei, affermò con orgoglio, era stata in prigione, anzi ci sarebbe stata ancora se le prigioni non fossero state sovraffollate e non avessero avuto bisogno di lei come operaia.
“Per quale motivo è stata in carcere?”, chiesi.
“Beh, per delle parole…” (aveva offeso il Führer, i simboli e le istituzioni del Terzo Reich)»(18).

Le parole costituiscono il più potente mezzo di espressione e comunicazione. Per “delle parole” si rischia di finire in prigione, come la donna della citazione, o di perdere le elezioni. Le parole sono la porta della mente e danno accesso al sistema di idee e concetti usati nel pensiero. Ma il linguaggio non esprime soltanto identità, può cambiare l’identità. Un articolo di giornale, un film e una discussione amichevole possono entrare nel nostro cervello e fornire modelli di comportamento che seguiamo e definiscono chi siamo. È in questo senso che le parole si materializzano improvvisamente in una moltitudine incontrollata di identità, passando da uno stato puramente astratto a uno pericolosamente fisico. Il modo in cui pensiamo modella il linguaggio, e a sua volta il linguaggio modella il modo in cui pensiamo, in un gioco infinito fatto di input e output.
È per questi motivi che occorre vigilare costantemente sulla produzione del linguaggio privilegiata dai gruppi di potere che hanno accesso ai moderni mezzi di comunicazione di massa. Non solo, occorre interrogarsi anche sulle traduzioni dei vari messaggi propagandistici, considerata la forza della traduzione quale mezzo di connessione e contaminazione tra le varie culture.
Concludo affermando che manipolare significa ignorare pratiche propagandistiche latenti, tradurle e instillarle in culture “altre”, favorendone così la diffusione immediata e incontrastata. Tradurre significa anche, e soprattutto, individuare e segnalare pratiche manipolative non immediatamente riconoscibili nella cultura di arrivo. Tradurre non equivale soltanto a trasferire passivamente idee politiche da una cultura a un’altra. Farlo costituisce un atto politico allo stesso modo di rifiutare una pratica del genere.

(18) Klemperer, LTI, La lingua del Terzo Reich, cit., p. 340.

Articolo scritto da:
Stefano Iuliani
Traduttore e scrittore freelance
Barcellona