Traduzione e censura (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Altro campo in cui la censura nella traduzione è intervenuta, sempre nel caso di Detective Conan (ma non solo), è il mascheramento della cultura d’origine: in Giappone, terra da cui l’anime in questione proviene, la valuta corrente sono gli “yen”, non i “dollari”. Un bambino o un ragazzo che apprenda una falsa informazione come questa potrebbe crescere pensando che il Giappone non abbia una moneta propria, stravolgendo così ancora una volta la realtà dei fatti.

Altro campo in cui la censura è intervenuta, ancor più fortemente che in precedenza, sono i temi che riguardano il sociale: in particolare, nel caso sopracitato, la traduzione incoerente a livello linguistico, iconico e concettuale (per cui completamente errata) di “droga” con “microfilm” e il travestimento da donna da parte di un uomo. La censura ha operato su questi elementi perché toccano due tematiche sociali importanti da cui i bambini dovrebbero essere “protetti” secondo le direttive del MOIGE: le droghe e, presumibilmente, il travestitismo (non si capirebbe altrimenti perché censurare un uomo vestito da donna), elemento chiaramente legato alla sessualità. Nascondere ai bambini e ai ragazzi elementi come questi, operando una traduzione tanto censurata (linguistica nel primo caso e concettuale nel secondo), li porta inevitabilmente a una futura ignoranza o incomprensione di queste tematiche, e potrebbe portare a siparietti d’ironia pirandelliana (cioè che fanno ridere all’impatto, ma che portano in seguito a una profonda riflessione), quali l’inorridimento in un negozio di articolo fotografico a sentir parlare dell’acquisto di un microfilm o la confusione sull’identità sessuale dei protagonisti di A qualcuno piace caldo nella famosa scena in cui Joe e Jerry decidono di travestirsi da donne per infiltrarsi nell’orchestra femminile, sfuggendo così temporaneamente ai sicari della mafia che li inseguono. In questi casi dallo stravolgimento si passa addirittura alla negazione palese della realtà dei fatti.
L’applicazione della censura e la sua eliminazione sono tutt’ora soggette ad oscillazioni, come ancora riporta la pagina di Wikipedia:

Con il secondo blocco di episodi (dall’episodio 131 della numerazione italiana, 124 della numerazione originale, trasmesso il 12 gennaio 2004), si cercò di ricalcare meglio la versione originale; vi sono meno tagli e censure di scene con cadaveri e non si utilizzano più i metodi del bianco e nero e del mantenimento di metà dell’immagine precedente, ma in alcuni casi fu utilizzata la tecnica del fermo immagine o dello zoom. Il secondo blocco, rispetto agli altri, si caratterizza per la presenza di molte meno censure audio, in quanto si possono sentire spesso parole come “morto” e “uccidere”. Nella trasmissione della sesta stagione italiana della serie (dall’episodio 335 della numerazione italiana, 310 della numerazione originale, trasmesso il 20 giugno 2007) la situazione dell’adattamento mutò nuovamente: le censure a partire da questo blocco concernettero l’offuscamento di cadaveri ed alcune scene ritenute troppo violente o in cui sussistette la presenza di sangue, per esempio con la colorazione delle zone sporche di sangue, anche se si può ancora vedere il fermo-immagine. Anche l’audio ricevette un trattamento differente; tuttavia, sebbene tutt’oggi nel doppiaggio siano presenti anche parole come “morte”, “uccidere”, “assassinare”, “droga”, “omicidio”, “suicidio” o “sangue”, non poche frasi o scene necessarie per il proseguimento della trama continuano ad essere adattate erroneamente o in maniera approssimativa (cfr. “deceduto”, “scomparire”, “togliersi la vita”, “farla finita”, “eliminare”, “fare fuori”, “togliere di mezzo”, “tracce ematiche”). Dall’ottava stagione italiana (dall’episodio 439 della numerazione italiana, 404 della numerazione originale, trasmesso il 16 settembre 2009) scompaiono i fermi-immagine, anche se rimangono molte censure audio. Si ritrovano, però, tagli e forti censure video nell’episodio Una morte inattesa (552 della numerazione italiana, 504 della numerazione originale), volte per lo più ad eliminare le inquadrature di un personaggio morente ed insanguinato.”.

Nel caso appena trattato, quello dei manga e soprattutto degli anime, al posto di censurarli si potrebbe adottare una loro classificazione simile, se non identica, a quella originaria, trasmettendo gli anime in fasce orarie adeguate al pubblico di destinazione e applicando anche ai manga la classificazione PEGI. In tal modo i traduttori sarebbero liberi di rendere nella lingua d’arrivo il messaggio comunicato dall’autore (che nel caso degli anime, tratti spesso dai manga, si definisce per l’appunto “mangaka”) in modo coerente e corretto.

Concludendo, la censura in generale è un chiaro ostacolo alla traduzione in più di un caso, e qualunque traduttore che abbia un minimo di senso morale e di rispetto per l’autore originario di un testo, oltre che per i suoi destinatari, dovrebbe riportarne il pensiero senza timore di incorrere in censure di qualsivoglia tipo.

Autore dell’articolo:
Mauro Sorrentino
Dottore in Mediazione Linguistica
Palermo

Traduzione e censura

 Categoria: Problematiche della traduzione

Sappiamo bene che qualunque testo è il prodotto di un autore o di una collaborazione di più autori. Ogni autore, tramite il testo, intende comunicare un messaggio esprimendo il suo libero pensiero, utilizzando come tramite, il più delle volte, la sua lingua madre. Dal momento che esistono attualmente circa 6700 lingue, l’importanza del lavoro dei traduttori perché il messaggio passi correttamente da una lingua all’altra è ben evidente. Bisogna spesso fare i conti, però, con due entità che si scontrano spesso in questo passaggio: il libero pensiero dell’autore stesso, veicolato dal testo, e il problema della censura del paese della lingua d’arrivo. Ogni traduttore è tenuto a scegliere da che parte stare, facendo affidamento sulla propria etica di lavoro personale.
In tale contesto, bisogna però notare come la censura sia di ostacolo non solo alla piena espressione dei contenuti che l’autore del testo vuole esprimere, ma anche alla traduzione stessa.
Uno degli esempi che si possono riportare a tal proposito è la traduzione italiana dei dialoghi dell’anime Detective Conan, tratta dal manga omonimo di Gōshō Aoyama. Riportando le corrispondenti informazioni dalla pagina di Wikipedia:

I primi 123 episodi importati e trasmessi (130 per la numerazione italiana) ebbero modifiche sostanziali, con numerose omissioni o tagli: tra le altre cose, i termini “uccidere”, “cadavere” e “sangue” vennero doppiati come “eliminare”, “corpo” e “liquido corporeo” e la droga non venne mai nominata. Inoltre, solo in questi episodi, venivano eliminati anche alcuni riferimenti al Giappone, per esempio chiamando i soldi “dollari” invece che “yen” (cosa che avviene anche in un episodio della seconda stagione italiana). Nelle scene che inquadrano cadaveri si applicarono censure come lo zoom su una parte della scena, il bianco e nero o il mantenimento dell’immagine della scena precedente su metà dello schermo. L’episodio 12 della numerazione italiana (seconda parte dell’11 della numerazione originale) ha visto la censura del travestimento da donna da parte di un uomo (diventato nella versione italiana semplicemente una donna) e della droga (sostituita con “microfilm” creando, così, un’incongruenza con la polvere bianca vista prima.)”.

Le censure sono state effettuate perché in Italia gli anime sono spesso confusi per cartoni animati, destinati ai bambini (con chiare eccezioni come I Simpson, I Griffin e Futurama, ma anche South Park, perché inquadrati già nella creazione come politicamente scorretti – e come tali vanno accettati), e il MOIGE (Movimento Italiano Genitori) li ritiene passibili per questo di modifiche e tagli ad elementi che potrebbero urtare la sensibilità dei minorenni. Gli anime e manga giapponesi originali sono invece classificati per fasce di età, e Detective Conan in particolare è classificato come Shōnen (termine che in giapponese letteralmente significa “ragazzo”), ossia per un pubblico dai dieci anni alla maggiore età. La censura italiana come quella sopracitata ha quindi l’obiettivo di “proteggere” la sensibilità infantile appartenente a questa fascia di età, nascondendo però al tempo stesso la realtà dei fatti: ciò si ripercuote e si avverte sul piano della traduzione dei dialoghi, così come in quello visivo e in quello concettuale. Si pensa ad esempio che i bambini dai dieci anni in su potrebbero essere turbati mentalmente dalla visione del sangue o anche dalla sua semplice menzione, ma capita che giocando o a causa di incidenti domestici si feriscano e lo vedano dal vivo, quindi perché censurarlo? Non solo così si “copre” un elemento del tutto naturale, ma tradurre “sangue” con “liquido corporeo”, inoltre, porta a supporre che il sangue sia l’unico liquido corporeo, quando non è così dal momento che esistono anche, per dirne solo altri due, il sudore e l’urina. Questo è il primo esempio di come la traduzione censurata abbia stravolto la realtà dei fatti.

Anche tradurre “cadavere” con “corpo” ha dato origine ad una differenza di significato: “cadavere” fornisce in maniera decisiva l’idea di un “corpo” chiaramente morto, ed è quindi un termine più preciso, soprattutto in ambito medico-legale, di quest’ultimo (se si scopre un “corpo” in un casolare abbandonato, c’è la speranza di imbattersi in un essere umano debolissimo ma ancora vivo; se vi si trova un “cadavere”, questa possibilità non sussiste più). Quel che può mettere in dubbio lo spettatore di una certa fascia di età è, piuttosto, la sfumatura “edulcorata” del termine “corpo” rispetto a “cadavere”: il secondo ha una connotazione più macabra e decisiva del primo, certo, ma in un qualsiasi film, libro, fumetto, manga o anime giallo, genere cui Detective Conan appartiene, non ci si può del resto aspettare un’atmosfera diversa. Vale lo stesso discorso nel confronto tra i termini “eliminare” e “uccidere”: la sfumatura di significato del secondo termine è più macabra, precisa e forte di quella del primo, ma proprio perché in quanto tale nei contesti corretti si dovrebbe avere la libera e piena possibilità di utilizzarla.

La seconda parte di questo interessante articolo su traduzione e censura sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Mauro Sorrentino
Dottore in Mediazione Linguistica
Palermo

Traduzione affidata a persone non qualificate

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nella mia carriera giornalistica nel campo dei motori e dell’auto ho più volte dovuto scontrarmi (pun intended!) con traduttori che erano sì padroni della lingua, e nella fattispecie l’inglese-americano, ma assolutamente all’oscuro dei temi tecnici.
Certo, l’utilizzo di un buon dizionario di inglese tecnico li avrebbe aiutati, ma, grosso limite, queste persone non ne erano dotate o cadevano nell’errore dell’autoreferenzialità. Non vorrei cadere in una “gender issue“, è capitato che queste traduzioni fossero eseguite da gentili signore, che evidentemente di motori proprio non ne volevano sapere, e appunto torniamo al discorso della esagerata “self confidence“.

Un primo esempio divertente: avevo una collaborazione con una rivista mitica e assolutamente innovativa, AutoCapital, al cui creatore e primo direttore, Luca Grandori, va il mio saluto a quasi due anni dalla scomparsa. Poco prima del mio ingresso in redazione la rivista acquista un articolo da un periodico statunitense, la prova comparativa fra la Ferrari GTO e la Pontiac GTO. Doverosa premessa: GTO significa Gran Turismo Omologato e si riferisce alla qualifica per poter accedere ad una specifica “classe” nelle competizioni automobilistiche. La Ferrari in questione è una vettura quasi artigianale, con un raffinato e “difficile” motore di 3000 cc, dotato di due alberi a camme per bancata, a V, 12 cilindri. Vettura prodotta in un numero ridottissimo di esemplari.
La Pontiac GTO invece deriva dalla grande serie e monta invece un motore a 8 cilindri a V, di c/a 6,4 lt., dotato di 3 carburatori doppio corpo, ma, e qui siamo al “topic“, in inglese il corpo del carburatore si traduce in “barrell” e la gaffe della traduttrice fu proprio nel cadere nell’errore del “false friend“, e così tradusse: “Motore 8 cilindri a V, tre carburatori a doppio barile”.
Immaginate le lettere indignate giunte in redazione, inclusa la mia, che mi garantì un appuntamento col capo-redattore e l’ingresso nel mondo dell’editoria motoristica.

Un altro effetto della scarsa attitudine a comprendere che il proprio mondo culturale non è l’unico che esista, trae esempio dalla nozione dell’esistenza delle unità di misura anglosassoni, pollici, piedi, miglia etc.
Quante volte mi è capitato, al cinema, di sentire orrende castronerie nelle traduzioni e relativi doppiaggi: sempre in tema di motori, in un film di qualche anno fa una certa vettura veniva decantata come ”dotata di un motore da 300 hp e 350 centimetri cubi”!
Oddio, neanche con due turbo ce la farebbe! L’arcano è subito svelato: negli USA le cilindrate dei motori sono espresse in pollici cubi, ma il traduttore, non capendo e peccando come già detto di autoreferenzialità e di nessuna umiltà, a sentire “cubic inches” ha pensato l’errore fosse nella pellicola e ha tradotto “centimetri cubi” mentre 350 “inches” son ben 5700 centimetri cubi, ben spiegando l’elevata potenza.

Questo dimostra la necessità dell’approfondimento previo, la presenza nel traduttore delle tare dovute alla propria cultura d’origine e, spesso, la mancanza dello strumento adatto, cioè un dizionario appropriato al compito.

Autore dell’articolo:
Luca Di Grazia
Giornalista/media analyst
Milano

Fedeltà linguistica o fedeltà al testo?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Ogni volta che un traduttore si trova di fronte a un testo tecnico, gli si pone un dubbio, ossia restare fedeli alla linguistica o al contenuto del testo originale? Si sa, si può tradurre un testo quasi perfetto da un punto di vista strettamente linguistico, ma spesso il risultato è una traduzione approssimativa e insufficiente. Inoltre la sintassi, la morfologia e la semantica creano ancor più difficoltà in quanto il testo tecnico usa un linguaggio più sintetico, utile per descrivere in modo chiaro l’oggetto o il procedimento in questione, ma diventa motivo per il quale il traduttore deve stare molto attento al contenuto semantico e alla reazione che il testo deve produrre nei destinatari. Si possono creare problemi di tipo linguistico-semantico ad esempio la polisemia, la omonimia, i falsi amici, la sinonimia, l’iperonimia, l’iponimia, l’antonimia ecc. Per questa ragione la scelta dei termini è alla base di questo processo, visto che devono esprimere in modo preciso il significato del testo originale. Nel caso di traduzioni giuridiche, medico-scientifiche, socio-economiche ecc. bisogna sempre dare primaria importanza al contenuto e non alla fedeltà linguistica. La traduzione non è mai solo un problema linguistico ma anche un problema che riguarda la cultura, la storia, le tradizioni, il sistema socio-politico e giuridico del paese in questione. Proprio a questo proposito Umberto Eco ha scritto un saggio Riflessioni Teorico-pratiche sulla traduzione affermando che “una fedeltà linguistica permette una fedeltà culturale.” I due principali obiettivi di un traduttore sono: comprendere il significato del testo di partenza e la ricerca della terminologia equivalente nella lingua di arrivo. È evidente che dipende anche dalla tipologia di testo, ad esempio un testo giuridico è caratterizzato da una terminologia specializzata di una professione o di una specifica attività per questo motivo i termini giuridici devono corrispondere a significati univoci.

Ottenere una traduzione quasi perfetta in questo ambito è praticamente impossibile, lo è in ogni settore, ancor di più in campo giuridico; a tal proposito Ortega e Gasset nel loro saggio Miseria e splendore della traduzione, affermano che “è un’utopia credere che due vocaboli appartenenti a due lingue, e che il dizionario ci indica come traduzione l’uno dell’altro, facciano riferimento esattamente agli stessi oggetti”. Il traduttore deve tener presente tutti gli aspetti extra-linguistici prima di iniziare a tradurre. I significati, le connotazioni, le peculiarità semantiche del linguaggio riflettono le tradizioni, la cultura e il sistema del loro paese. Concludo dicendo che conoscere bene una lingua non significa essere un bravo traduttore, tradurre implica un’abilità specifica che richiede competenza traduttiva e il sapere specifico per comprendere le informazioni, a volte molto tecniche, del testo originale, la bravura sta nel riuscire ad esprimerle, traducendole in modo adeguato e corretto.

Autore dell’articolo:
Teresa Sasso
Laureanda in traduzione FR-ES-EN-PL>IT
Firenze-Genova

L’errore in traduzione: l’interferenza

 Categoria: Problematiche della traduzione

Il lavoro di traduttore presenta all’inizio molte trappole, alcune delle quali possono essere evitate se si fa uso dei metodi di analisi testuale, che permettono al traduttore di approcciarsi in modo più sicuro al testo di partenza (TP) che deve tradurre verso la lingua di arrivo (LA), generalmente la sua madrelingua. Una di queste trappole è sicuramente rappresentata dell’errore in traduzione. Si cade in errore per mancanza di esperienza, di professionalità, ma a volte anche a causa di un eccessivo lavoro di precisione. Alla base degli errori più comuni e analizzati in traduzione, c’è l’interferenza.

Dal punto di vista linguistico, essa viene definita come la violazione di una norma linguistica in una lingua sotto l’influenza di altri elementi linguistici. Diversa, è invece la definizione nella didattica delle lingue che definisce interferenza come l’influenza negativa della lingua madre nell’apprendimento di una lingua straniera. E’ sicuramente importante capire quale sia il significato di interferenza in traduzione e su quali livelli testuali possa agire. Si tratta sicuramente di una sorta di trasposizione di caratteristiche del TP sul TA che vanno a violare norme della lingua di arrivo. Una volta definito il concetto analizziamo gli aspetti più significativi, ossia i livelli di testo interessati dal fenomeno. Sicuramente l’interferenza agisce a livello lessicale, causando il fenomeno dei falsi amici. Infatti, a tutti i traduttori alle prime armi, sarà capitato di cadere in errore proprio a causa della differenza di significato di due parole molto simili. A mio parere, risulta invece più grave, il fenomeno di interferenza sintattica, frutto di una cattiva conoscenza delle strutture sintattiche di una lingua, che si basa invece sulle violazioni di regole grammaticali della lingua di arrivo, all’interno del testo di arrivo. E’ proprio la preparazione del traduttore e la conoscenza della lingua di arrivo che consente di evitare queste problematiche: ad esempio sarebbe sufficiente sapere che in italiano il pronome soggetto può essere omesso invece di essere esplicitato ad ogni proposizione.
Si parla poi anche di interferenza culturale, che riguarda i diversi modi di esprimere atti linguistici, come ad esempio una richiesta, il porgere un invito e l’uso di forme di cortesia. A tal proposito è utile affermare che un traduttore non deve essere soltanto bilingue ma deve assolutamente conoscere la cultura della lingua di arrivo.

Concludo dicendo che non bisogna mai aver troppa paura dell’errore in traduzione. Certamente lo studio e la conoscenza di metodi e analisi della traduzione aiuta e dà sicurezza, ma si può sempre avere a che fare con questi fenomeni che risultano sempre più frequenti anche tra i professionisti. Da ultimo, si dovrebbe tradurre sempre e soltanto verso la propria lingua madre.

Autore dell’articolo:
Mariastella Gambardella
Traduttore FR-DE>IT
Maratea (PZ)

Processo traduttivo e ruolo del traduttore

 Categoria: Problematiche della traduzione

Il processo traduttivo è affascinante quanto problematico. Le difficoltà di quella che amo definire una vera e propria arte scaturiscono da un insieme di fattori e aspetti che non si limitano alla sola sfera linguistica, ma abbracciano anche questioni di tipo culturale e pragmatico.
Del resto, la traduzione non è solo un semplice passaggio di informazioni, attraverso il quale un messaggio prodotto in una lingua viene trasferito in un’altra, ma possiamo dire che permette la comunicazione e il contatto tra culture e mondi concepiti in modo diverso che altrimenti resterebbero esclusi l’uno dall’altro. La lingua è lo specchio di una cultura e di come essa percepisce e vede il mondo. Il traduttore, oltre ad avere una solida conoscenza delle lingue di lavoro, non può esimersi dal considerare queste implicazioni.

La concezione del processo traduttivo è stata per lungo tempo caratterizzata da un atteggiamento estremamente etnocentrico che ha portato il traduttore a preoccuparsi della ricezione nella lingua di arrivo, tanto da non esitare ad apportare cambiamenti incisivi alla forma e, spesso, al significato del testo originale, in nome della chiarezza e della volontà di esprimersi necessariamente in una buona lingua, ritenuta tale dalla norma. Soltanto a partire dal XIX secolo le nuove teorie dette descrittive hanno aperto nuovi orizzonti e approcci e la traduzione ha iniziato ad acquisire valore di opera originale.
Le due tendenze principali delineatesi durante il XX secolo hanno pertanto visto il traduttore diviso tra due tendenze contrapposte: quella dei ciblistes e quella dei sourciers. Le scelte del traduttore lo porteranno a favorire una maggiore o minore aderenza al testo di partenza, sia per quanto riguarda il senso sia la forma. Entrambe le posizioni hanno dei risvolti negativi, in quanto la totale fedeltà al testo originale può a volte pregiudicare la comprensione nella lingua d’arrivo, o viceversa, la volontà di ricreare nella traduzione un effetto il più naturale possibile, può comportare il rischio di appiattire e standardizzare la lingua e gli aspetti culturali del testo originale. Inoltre, il traduttore, come intermediario tra lo scrittore e il lettore, si sente diviso tra lasciare che sia quest’ultimo ad avvicinarsi all’opera o al contrario aiutarlo, adattando e interpretando secondo la cultura e la lingua del lettore. Nel caso in cui il traduttore decida di interpretare il testo di partenza, il lettore riceve un lavoro più comprensibile, ma meno fedele all’originale, con la possibilità di introdurre involontariamente il punto di vista del traduttore; nel caso della traduzione letterale, il concetto che l’autore vuole trasmettere potrebbe venire a mancare, anche se la versione sarà più fedele nella forma all’originale. Qualunque sia la scelta del traduttore, si ha sempre la sensazione che sfugga qualcosa, tanto che, spesso, il concetto di traduzione è legato a un’idea di perdita e di impoverimento, in quanto sembra che nel passaggio da una lingua all’altra non si riesca a riprodurre l’opera originale in tutta la sua integrità. Il traduttore è consapevole di avere il difficile compito di restituire il testo dalla lingua di origine alla lingua di destinazione in maniera tale da mantenere il più possibile inalterato il significato e lo stile del testo, così come la sua “anima” e il pensiero dell’autore.

In conclusione, la traduzione è un procedimento complesso, in cui sono molte le varianti che entrano in gioco e di cui il traduttore deve tenere conto nel tentativo di fornire un risultato bilanciato e il più possibile armonioso tra rispetto del testo di partenza e di arrivo.

Autore dell’articolo:
Carmen Mangiola
Traduttrice freelance EN-FR-ES>IT
Messina

Le variabili della traduzione (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Il secondo brano che sarà preso in considerazione si riferisce al momento successivo all’epifania dei due personaggi e presenta delle caratteristiche assai differenti che sollevano nuovi problemi nel processo di traduzione:

On the Indian carpet there fell a square of sunlight, pale red; it came and went and came – and stayed, deepened – until it shone almost golden.
“The sun’s out,” said Josephine, as though it really mattered.
A perfect fountain of bubbling notes shook from the barrel-organ, round, bright notes, carelessly scattered.

Qui la prosa diventa poetica, la lettura diventa un’esperienza sensoriale: visiva, uditiva, tattile. Il ritmo è dettato dalla graduale e illusoria apertura delle due protagoniste alla speranza. Il compito del traduttore diviene più complesso: veicolare un contenuto che è essenzialmente emotivo. Lessico, sintassi e ritmo devono interagire al fine di creare l’effetto finale voluto dall’autrice:

Sul tappeto indiano cadde un riflesso di luce solare, un quadrato rosso pallido; apparve, scomparve e riapparve – e indugiò, divenne più intenso – fino a risplendere di una luce quasi dorata.
“C’è il sole”, disse Josephine, come se fosse realmente importante.
Dall’organetto sgorgò una perfetta fontana di note gorgoglianti, note piene, allegre, che si dispersero con noncuranza.

Le problematiche evidenziate non si limitano soltanto ai testi letterari, ma sono, in diversa misura, comuni a tutte le categorie testuali. Non importa se il testo sia un messaggio pubblicitario, un saggio, l’articolo di un quotidiano o di una rivista o persino un testo specialistico, in tutti i casi una traduzione è sempre il risultato di un lavoro complesso che implica la considerazione di molteplici variabili che rendono piuttosto problematico ogni tentativo di dare una definizione precisa e esaustiva del concetto di “fedeltà al testo”. Ogni scelta in relazione ai vari livelli testuali, è dettata dalle peculiarità del testo stesso e dall’abilità e sensibilità del traduttore che si presenta come il garante di una corretta trasmissione del messaggio che il testo veicola. In conclusione, il traduttore rappresenta l’interprete del messaggio originale e colui che si assume la responsabilità di renderne il contenuto, inteso nel suo senso più ampio, fruibile ad un pubblico più vasto in possesso di un diverso codice non soltanto linguistico, ma anche culturale.

Autore dell’articolo:
Stefanina Sechi
Traduttrice EN-FR>IT
Villanova Monteleone (SS)

Le variabili della traduzione (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Il brano presenta:

  • a livello lessicale, uso di parole onomatopeiche, come “thump”, “bellow”; vocaboli che occorre contestualizzare, “monkey”, “nose”;
  • a livello grammaticale e sintattico, una costruzione passiva che in italiano deve essere inevitabilmente trasformata in attiva, con conseguente ridistribuzione degli elementi della frase; una forma di futuro (to be going to) che non trova riscontro nella lingua italiana; una successione di frasi negative, la maggioranza delle quali sintatticamente enfatiche (never + inversion), volte a creare un effetto cumulativo.
  • a livello del ritmo, frasi che si succedono in rapida sequenza, riflettendo il flusso dei pensieri che si affollano nella mente del personaggio e che culminano nell’epifania finale.
  • variazioni stilistiche connesse all’idioletto dei vari personaggi della storia e che vanno inserite nel contesto, rappresentato in questo caso dalle sezioni precedenti del racconto. Così l’espressione “to make that monkey take his nose somewhere else” costituisce una deviazione stilistica poiché non è attribuibile alla protagonista di cui il lettore segue il flusso dei pensieri, bensì al padre defunto.

Considerate le caratteristiche del brano, il traduttore dovrà effettuare una serie di scelte con l’unico obiettivo di offrire una traduzione in grado di veicolare il messaggio autentico dell’autrice, inteso nella molteplicità e complessità dei suoi componenti, rendendolo fruibile al lettore italiano, il quale, nella fase di lettura, dovrà recepire il testo come se fosse stato originariamente scritto nella lingua italiana, senza avvertire il lavoro svolto dal traduttore che sottende al risultato finale.

Ma in quel momento nella strada sottostante un organetto iniziò a suonare. Josephine e Constantia balzarono in piedi contemporaneamente.
“Corri, Con”, disse Josephine. “Corri, presto. Ci sono sei penny sul –“
In quel preciso istante ricordarono. Non aveva importanza. Non avrebbero mai più dovuto far smettere il suonatore di organetto. Nessuno avrebbe mai più detto né a lei né a Constantia di far sì che quella scimmia portasse il suo muso altrove. Mai più sarebbe risuonato quel forte e strano muggito quando papà pensava che non fossero abbastanza rapide. Il suonatore di organetto avrebbe potuto suonare là tutto il giorno e non avrebbero udito il tonfo del bastone sul pavimento….
Che cosa stava pensando Constantia? Aveva un sorriso così strano; sembrava diversa. Non poteva essere sul punto di piangere. …

Domani sarà pubblicata la terza e ultima parte dell’articolo.

Autore dell’articolo:
Stefanina Sechi
Traduttrice EN-FR>IT
Villanova Monteleone (SS)

Le variabili della traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

La traduzione di un testo da una lingua all’altra costituisce un processo complesso, conseguenza del fatto che le lingue spesso non sono strutturalmente isomorfe. Tale presupposto determina, infatti, una serie di problematiche nella traduzione a livello lessicale (casi di polisemia, in presenza di lessico con vasta gamma di sensi e traducibile in modi diversi a seconda del contesto; sinonimia, generalmente incompleta; vuoti lessicali, in assenza di termini equivalenti), grammaticale e sintattico (in relazione a categorie quali il tempo, il modo ecc. e alla struttura e funzione delle frasi), aspetti che sono tra loro strettamente interrelati. Occorrerà poi tenere conto di varianti stilistiche e di variazioni di registro. Inoltre un testo non può prescindere da un contesto. Il contesto, sia esso linguistico che extralinguistico, costituisce un punto di riferimento essenziale al fine di risolvere eventuali ambiguità che possono sorgere in relazione ai vari livelli di complessità considerati. Ulteriori problematiche possono emergere anche dalle componenti non verbali del testo, come ritmo e intonazione, che contribuiscono in modo non trascurabile alla corretta trasmissione del messaggio. Ne consegue che la traduzione è un processo che non soltanto richiede un alto livello di competenza linguistica in rapporto alla lingua di partenza e alla lingua d’arrivo, ma che, nel contempo, implica il possesso di conoscenze più vaste che esulano dall’ambito più strettamente linguistico e che sono riconducibili a diversi rami del sapere.

Alla luce di tali premesse, è possibile dare una definizione precisa del concetto di ‘fedeltà al testo’? Rispondere al quesito significherebbe dettare delle regole che guidino il traduttore nello svolgimento del proprio lavoro, stabilire degli argini che ne limitino la sfera d’azione, operazione ardua se non impossibile, se si considerano una serie di fattori: le variabili prese in esame, la molteplice tipologia di testi con cui il traduttore deve inevitabilmente confrontarsi e le varianti esistenti all’interno di ogni singolo testo.

Al fine di fornire un’illustrazione delle problematiche sollevate finora, si possono prendere in considerazione le complessità che presenta la traduzione in italiano di due brani tratti dal racconto The Daughters of the Late Colonel di Katherine Mansfield (1888-1923).

But at that moment in the street below a barrel-organ struck up. Josephine and Constantia sprang to their feet together.
“Run, Con,” said Josephine. “Run quickly. There’s sixpence on the –“
Then they remember. It didn’t matter. They would never have to stop the organ-grinder again. Never again would she and Constantia be told to make that monkey take his nose somewhere else. Never would sound that loud, strange bellow when father thought they were not hurrying enough. The organ-grinder might play there all day and the stick would not thump. …
What was Constantia thinking? She had such a strange smile; she looked different. She couldn’t be going to cry.

La seconda parte dell’articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Stefanina Sechi
Traduttrice EN-FR>IT
Villanova Monteleone (SS)

L’italiano al cinema

 Categoria: Problematiche della traduzione

In “ Il prezzo di Hollywood ” film statunitense del 1994 sul rapporto vittima–carnefice nella Mecca del cinema, il protagonista Guy, giovane assistente del perverso e tentacolare produttore Buddy, alla descrizione del suo predecessore delle esigenze costantemente diverse del capo, risponde che quello non è il modo di gestire un ufficio normale. Al che il suo scafato interlocutore oppone il fatto che quello non è un ufficio normale, non è Wall Street, ‘non’ ci sono regole, è il mondo dello spettacolo. Le scorrettezze sono benvenute, premiate addirittura.

Questa breve scena da me riassunta mi pare rifletta con sufficiente precisione le consuetudini della traduzione nell’ambito cinematografico in Italia. Si tratta di una riflessione generale senza distinzione tra dialoghi, titoli e sottotitoli. Le versioni italiane dei film stranieri di ieri e di oggi (le cattive abitudini sono difficili da estirpare) presentano un’arbitrarietà linguistica molto spinta. Qualche esempio: il film giallo di Preminger “Laura” diventa in italiano “Vertigine”, “Vertigo” di Hitchcock “ La donna che visse due volte”, “Double indemnity” di Wilder è stato tradotto in versione Blue Harmony con “La fiamma del peccato” laddove la traduzione franceseAssurance sur la mort” è molto più pertinente, nonostante l’oggettiva complessità di resa di un termine legale che vuole rimandare a uno spessore di significati molto più denso. La commedia inglese “Withnail and I” si trasforma in uno “Shakespeare a colazione” piovuto non si sa da dove. Si potrebbe ipotizzare che è stata proprio questa traduzione derelitta del titolo a far sì che questo capolavoro che nel paese d’origine e altrove ha avuto un successo strepitoso, sia passata praticamente inosservata in Italia.

Queste poche gocce scelte nell’oceano di celluloide esemplificano a sufficienza, a mio avviso, lo scarto improponibile che purtroppo si registra troppo di frequente tra la versione originale e quella italiana. Si badi che si sta parlando di semplici titoli i quali, a differenza dei sottotitoli, sottoposti a una disciplina molto più rigida dovendo rientrare in tempi ben definiti, offrono maggiori possibilità di aderenza, laddove possibile, al testo di partenza.
Una delle ragioni addotte per giustificare la manipolazione è quella del “marketing”: gli arbitrii della traduzione aiuterebbero a rendere più attraente il prodotto e quindi a venderlo meglio. Si potrebbe aggiungere che tradurre “Vertigo” con “ La donna che visse due volte” non fa torto al regista in quanto il messaggio del film viene salvaguardato. Ciò è vero in parte, ma se una traduzione più fedele giunge allo stesso scopo, a che pro la stortura?

Nel caso delle serie televisive importate principalmente dagli Stati Uniti il fenomeno è ancora più grave, datosi che la maggioranza di queste conserva il titolo originale in inglese. Questo fenomeno lascia tanto più perplessi quanto altre lingue europee a diffusione mondiale (francese spagnolo e portoghese) mostrano una cura molto più attenta alla conservazione del testo originale. La stessa lingua inglese nelle sue plurime versioni è decisamente incline alla fedeltà al testo di partenza.
L’attitudine dell’italiano si può definire schizofrenica, divisa com’è tra una libertà troppo spesso eccessiva e un’incapacità o non volontà di traduzione. Sotto quest’ultimo aspetto l’italiano del cinema soffre, e non potrebbe essere altrimenti, di un malessere diffuso in troppi settori del nostro idioma, quali quello giornalistico e quello medico, ossia l’influsso sfiancante dell’inglese. Questa passività può forse essere spiegata con il desiderio di acquisire una dimensione internazionale, senza percepire purtroppo il provincialismo che essa denota.

Autore dell’articolo:
Massimiliano Misturelli
Traduttore FR-ES-PT>IT
Gorizia

La traduzione scientifica

 Categoria: Problematiche della traduzione

Sempre più frequentemente all’università vengono fatti acquistare agli studenti iscritti a discipline medico-biologiche libri di testo redatti da autorevoli scienziati stranieri (spesso americani) e tradotti poi in italiano.
Mi sono trovata a tradurre un capitolo di un libro scientifico dall’inglese all’italiano e ho scoperto che in questo lavoro il problema più grande sta nell’inesistenza di termini italiani che abbiano lo stesso significato di quelli inglesi. L’inesattezza in campo scientifico, però, è inammissibile, e così l’utilizzo di sinonimi e perifrasi. Perciò, sempre più spesso nei libri di testo parole o concetti che sono molto chiari in inglese vengono “italianizzati”, oppure fatti semplicemente sparire.

Di seguito riporto alcuni esempi: in statistica si parla spesso di “intervallo di confidenza”, ovvero la probabilità che un dato parametro ricada in quel determinato intervallo. Vi starete sicuramente chiedendo “Perché diavolo i matematici hanno definito questa probabilità un intervallo di confidenza“? La risposta è molto semplice, in inglese questo intervallo è chiamato “confidence interval” o “confidence range“. Confidence non ha nulla a che fare con la confidenza! “Confidence” indica la sicurezza, la “fiducia” che se quel determinato parametro cade in quel determinato intervallo, allora è molto probabile che sia corretto.

Un altro esempio: in inglese esiste il verbo “to perform” che sostanzialmente significa “fare”, ma ha in realtà moltissime sfumature, soprattutto creative e/o intellettuali: e infatti il termine performance è già entrato nel lessico comune, a intendere uno sforzo o un’opera di tipo artistico, o una prestazione di tipo fisico, che si presta a valutazione o critica.
Spesso nei laboratori di ricerca, quando si parla fra colleghi, si dice “ho performato una PCR”, perché in effetti “aver performato una PCR” significa di più che “aver fatto una PCR”. L’idea che trasmette “aver fatto una PCR” è un elenco di attività meccaniche e consecutive: ho preso i tubini, li ho messi nella macchina l’ho fatta partire. “Performare una PCR” invece sottintende anche il lavoro intellettuale che c’è dietro; ovvero aver pensato quale DNA prendere, quali concentrazioni usare, che reagenti aggiungere, il tipo di ciclo ideale; e ovviamente i risultati attesi.

Un ultimo esempio mette in cattiva luce i primi traduttori che si sono trovati ad affrontare il problema della traduzione scientifica. I fotosistemi presenti nelle foglie sono costituiti da un cosiddetto “complesso antenna”, che in italiano si chiama proprio così. In inglese invece ha il nome di “light-harvesting antenna complex” che rende perfettamente l’idea del suo compito. E’ un complesso che raccoglie la luce, ma non la “raccoglie” soltanto, la cattura, la fa sua e la utilizza per sintetizzare zuccheri.

In tutti questi casi, il calco dall’inglese può essere giustificato sia per trasferire rapidamente un concetto più ricco del suo omologo italiano, sia nella “pigrizia” del parlante o del traduttore, che sopratutto in ambiente scientifico può contare su solide conoscenze linguistiche da parte di chi legge o ascolta.

Autore dell’articolo:
Martina Bodner
Laurea Specialistica in Biotecnologie Industriali
Traduttrice DE-EN>IT
Caldaro sSdV (BZ)

Traduzione e riferimenti culturali (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

L’obiettivo è individuare nella nuova lingua dei corrispondenti che siano adeguati alla situazione specifica, valutando se il nuovo costrutto può corrispondere a quello iniziale per frequenza di utilizzo e per la classe sociale e l’età del personaggio che lo utilizza. In ogni caso è sempre da preferire una soluzione che sia leggermente distante da quella originale, piuttosto che sceglierne una fedele ed equivalente a livello formale che suoni però forzata e artificiale.

All’interno del discorso riguardante la traduzione e i riferimenti culturali, possiamo aggiungere alcune considerazioni sulla traduzione delle espressioni e dei termini volgari. Seppure in genere non vengano concepiti come elementi culturali, i volgarismi sono in realtà strettamente legati alla cultura di un popolo e sono tra i termini più caratteristici di una cultura; non a caso si tratta delle prime parole che molti stranieri imparano e ricordano andando all’estero. Proprio per questo legame con la realtà geografica e sociale di partenza, non tutte le parole e le espressioni scurrili dispongono di un equivalente in altre lingue. Esse, particolarmente tipiche dell’oralità, possono esprimere diversi stati d’animo dei personaggi, come ira, spavento, paura, meraviglia, gioia; proprio per questo motivo occorre fare attenzione a non ometterle o neutralizzarle in modo aprioristico, ma anzi, al contrario, è necessario fare attenzione a ricercare soluzioni ugualmente idiomatiche nella lingua d’arrivo, che si utilizzerebbero in una situazione analoga, evitando di ricorrere a soluzioni innaturali.

Parlando infine della traduzione dell’ironia e dell’umorismo, ricordiamo che ogni cultura li intende in modo diverso e il grado di accettabilità spesso varia considerevolmente, tanto che alcune battute fanno ridere in una cultura e non in un’altra. Il traduttore deve dunque stabilire una gerarchia di priorità e decidere se riportare la forma linguistica originale, magari a discapito dell’effetto comico, o se ricercare una soluzione altrettanto comica allontanandosi dalla forma linguistica di partenza. Generalmente si ricerca una sorta di equilibrio tra le due possibilità ma, talvolta, è più importante riuscire a far ridere che tradurre il significato esatto e bisogna dunque ricreare l’ironia con altre parole o mediante il ricorso a espressioni piuttosto distanti da quella originale ma ugualmente efficaci.

Autore dell’articolo:
Alice Campodonico
Traduttrice EN-ES-FR>IT
Cogorno (GE)

Traduzione e riferimenti culturali

 Categoria: Problematiche della traduzione

Uno dei maggiori problemi che si presentano in traduzione è rappresentato dal cambio di cultura e dalla conseguente difficoltà nella trasposizione dei riferimenti culturali. La lingua di una nazione e la sua cultura vivono in un rapporto di interdipendenza l’una dall’altra tanto che è quasi impossibile scindere i due argomenti: quando si parla di lingua si fa riferimento alla cultura di cui è portavoce e quando si parla di cultura si fa riferimento alla lingua con cui questa si esprime. Proprio per questo sarebbe assurdo parlare di traduzione senza tenere presente lo stesso legame che esiste tra le due. Molto spesso infatti, si incontrano termini che sono ricchi di connotazioni locali e culturali che non sono spiegate nei dizionari nemmeno nei più specializzati e che sono impossibili da trasporre poiché, essendo intrinsecamente connessi a una realtà geografico-culturale, perderebbero il loro senso più complesso fuori da tale realtà. Talvolta vi sono parole che hanno equivalenti nella lingua verso cui si traduce, ma che hanno diverse associazioni nelle due culture. Insomma, tutti i riferimenti culturali presenti all’interno del linguaggio di un gruppo geografico-culturale rappresentano per il traduttore “grandi sfide”, ostacoli che egli deve necessariamente affrontare e superare.

A livello pratico, il problema è dunque come tradurre tali riferimenti e se dare priorità allo stile o al contenuto. La risposta è, nella maggior parte dei casi, dare la priorità al contenuto, rispettando i contenuti del testo originale e individuando espressioni e termini idiomatici nella lingua d’arrivo che possano produrre un uguale impatto sui nuovi spettatori. La strategia di traduzione è dunque una strategia orientata alla lingua d’arrivo (target-oriented) che prende cioè in considerazione lo spettatore del prodotto tradotto e tenta di elaborare soluzioni chiare che non lo inducano in confusione.

Facendo dunque riferimento alla differenza tra equivalenza formale e dinamica di cui parla il celebre linguista Eugene Nida, possiamo affermare che, nel caso dei riferimenti culturali, si rende quanto più necessario e imprescindibile il ricorso all’equivalenza dinamica che parte dal principio dell’“effetto equivalente”, cioè fare in modo che la risposta del nuovo fruitore sia il più possibile simile a quella del fruitore originale.

Domani sarà pubblicata la seconda e ultima parte di questo articolo.

Autore dell’articolo:
Alice Campodonico
Traduttrice EN-ES-FR>IT
Cogorno (GE)

La traduzione in “Harry Potter” (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Traduzione più felice è, invece, quella della versione francese, dovuta evidentemente anche alle proprietà fonetiche della lingua stessa: lo Choixpeau Magique si avvicina maggiormente all’attività di “sorting” (smistamento, classificazione, selezione) del cappello e, rispetto all’originale inglese, gioca su un doppio livello linguistico: quello fonetico, laddove il termine francese per “cappello” (chapeaux) si pronuncia /ʃapo/, dando così la possibilità di giocare anche con la pronuncia di “scelta” (choix = /ʃwa/), e quello morfologico, inserendo la parola choix all’interno della principale chapeau.

Fortunatamente la versione italiana riesce, in altri casi, a prendersi una rivincita. Si pensi allo Sneakoscope, una sorta di trottola che, alla presenza di inganni in atto o di persone di cui non fidarsi, si accende e gira: lo Spioscopio italiano rende bene l’idea dello “sneak” (=spia), al contrario del suo cugino francese, Scrutoscope (da scruter = scrutare), che si allontana dall’atto dello “spiare”, generalizzandolo un po’ troppo.

E che dire delle creature magiche? Pensiamo al Boggart, le cui traduzioni – rispettivamente in italiano e in francese – sono Molliccio e Épouvantard. Analizzando l’etimologia la parola “boggart”, tipica del Northern English ( = fantasma, poltergeist), è probabile che le traduzioni siano state basate su due possibili interpretazioni del significato e dell’origine della parola stessa: in inglese, bog vuol dire palude, e questo ci riconduce a giustificare la traduzione italiana in Molliccio, che non esclude – tuttavia – la scelta di attenersi semplicemente alla caratteristica principale della creatura (trattandosi di un Mutaforma, ossia di una creatura che può assumere forme differenti, ben si ricollega alla mancanza di rigidità di ciò che è “molle”). Consideriamo, ora, boggart come variante di bug + -ard, laddove bug (che nell’inglese moderno significa insetto) risale al termine del Middle English bugge = “spaventapasseri, qualcosa di spaventoso”, motivando così la traduzione francese in Épouvantard (da épouventer = spaventare). Insomma, due sfumature semantiche di Boggart rese in due distinte traduzioni.

Questi sono solo pochissimi esempi di problematiche e di tutto un mondo che meriterebbe un più ampio studio, considerando che una traduzione, soprattutto nell’ambito della narrativa, deve essere contemporaneamente “fedele” all’originale e “efficace” nella lingua d’arrivo.

Autore dell’articolo:
Serena Dessì
Laurea Specialistica in Letterature Moderne Comparate
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Caserta

La traduzione in “Harry Potter”

 Categoria: Problematiche della traduzione

Dire quasi la stessa cosa: così Umberto Eco intitola il suo libro sulla traduzione, frutto di una serie di esperienze pratiche in qualità di correttore di traduzioni.
Fino ad oggi, un’innumerevole quantità di libri, articoli e testi sono stati scritti sulla traduzione e su quanto sia difficile (e finanche, in alcuni casi, impossibile) rispettare il valore originale delle parole da tradurre o ciò che il loro autore avrebbe voluto far intendere. La traduzione di un testo tecnico (sia esso di tipo scientifico, medico, informatico, ecc.) si presenta, nell’immaginario comune, più semplice in relazione alla traduzione di termini specifici: una conoscenza più approfondita dell’argomento trattato, potrebbe risolvere molti dei problemi di traduzione.
Ma cosa accade quando, ad essere tradotti, sono nomi e/o oggetti fantastici che non necessitano solo di una traduzione tale da far cogliere al lettore della lingua di arrivo il valore semantico, ma che ne rispettino altresì il valore “magico”?
L’oggetto di questa riflessione è il mondo fantastico del mago Harry Potter, forgiato dalla penna della scrittrice J. K. Rowling: il successo della saga, costituita da ben sette libri, non poteva non interessare anche il mondo della traduzione.

Comparando la versione inglese alle traduzioni in italiano e in francese, è interessante notare come siano stati tradotti i nomi di alcuni oggetti magici che accompagnano le avventure del mago e dei suoi amici: le caratteristiche fonologiche e morfologiche di una lingua permettono all’autore di “giocare” con la traduzione…ma, alle volte, nell’incontro/scontro tra versione originale e versioni tradotte, quest’ultime si rivelano perdenti.

Per cominciare, all’inizio del primo anno ad Hogwarts, Harry si sottopone allo smistamento in una delle quattro case presenti (Grifondoro, Serpeverde, Tassorosso, Corvonero): ed è qui che entra in scena il primo oggetto magico, il Cappello Parlante che, posto sulla testa del candidato, ne scruta l’animo e annuncia il nome della casa a cui deve appartenere. Scopriamo che la traduzione italiana del Sorting Hat della Rowling fa perdere gran parte della sua reale particolarità: non si tratta solo di un cappello “parlante”, ma di un cappello che influenza tutta la storia della saga nel rivelare – in parte – il destino degli studenti di Hogwarts.

Domani sarà pubblicata la seconda e ultima parte dell’articolo.

Autore dell’articolo:
Serena Dessì
Laurea Specialistica in Letterature Moderne Comparate
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Caserta

Il problema della traduzione dei realia

 Categoria: Problematiche della traduzione

I realia sono parole e locuzioni che denotano cose materiali culturospecifiche, appartenenti cioè a una determinata lingua/cultura, e che, in quanto tali, non trovano corrispondenze precise in altre. La traduzione dei realia implica quindi una scelta onerosa che si sposta lungo i due poli estremi dell’addomesticamento e dello straniamento: l’addomesticamento è un avvicinamento del “testo” (considerato nel suo significato più esteso, ovvero di qualsiasi tipo di produzione scritta o orale) tradotto al lettore e alla sua cultura, un procedimento target-oriented dove il traduttore compie un vero e proprio lavoro di scalpello per smussare ed eliminare tutte le asperità, ovvero tutto ciò che può apparire estraneo o incomprensibile in quanto appartenente a un diverso background culturale; lo straniamento è invece un procedimento source-oriented, dove avviene l’opposto: si cerca di avvicinare il lettore al testo, lasciando intatte alcune peculiarità, soprattutto linguistico-culturali, dello stesso, magari fornendo, nel caso di testi scritti, un apparato critico che aiuti nell’interpretazione, come note a piè di pagina o glossari. Bruno Osimo nella sua opera “Il manuale del traduttore”, dedica un paragrafo a parte al problema della traduzione dei realia e ne analizza le varie strategie di resa, in certa misura differenti da quelle usate normalmente nella traduzione:

1. Neutralizzazione del realia (si pensa possa causare dei problemi o si trova difficoltà a tradurlo, e per questo motivo si omette);
2. sostituzione con un realia della cultura ricevente;
3. esplicitazione del realia (viene fornita una spiegazione/descrizione).

Tra i realia si collocano anche le parole legate al cibo e non è un caso se «sono tra le più intraducibili e tra le meno tradotte». Un esempio vistoso di questo si può individuare nelle versioni doppiata in italiano (ma questo vale anche nel caso di altre lingue, come lo spagnolo o l’inglese) degli anime (spesso chiamati impropriamente “cartoni animati”) giapponesi, dove la tendenza a mantenere il nome originale dei cibi è praticamente inesistente. Le scelte di traduzione dominanti sono invece incentrate alla sostituzione con un altro realia più familiare alla realtà culturale degli spettatori e alla neutralizzazione; anche la tecnica dell’esplicitazione viene utilizzata in pochissimi casi. Questo è dovuta probabilmente allo scopo che ci si prefigge, ovvero rendere la visione dell’anime immediata e scorrevole, eliminando o cambiando tutto quello che può apparire estraneo alla cultura ricevente o che (si pensa) non verrà compreso, fomentando indirettamente una sorta di “pigrizia culturale”.

Autore dell’articolo:
Agnese Ciccone
Traduttrice EN-ES>IT
Siena

La difficoltà di essere traduttori

 Categoria: Problematiche della traduzione

La crisi economica sta investendo ogni settore della nostra vita quotidiana e anche quello della traduzione non sembra assolutamente immune alla tendenza attuale. A fronte di una richiesta sempre maggiore di utilizzare le lingue come veicolo di informazioni di qualsiasi tipo, ciò che viene richiesto a noi traduttori è il costante aggiornamento sulla lingua che si evolve, la costante ricerca della perfezione di scelte traduttive che saranno “la base” per accordi commerciali, cooperazioni tra tecnici provenienti dai paesi più disparati anche nella prospettiva di progetti di sviluppo tecnologico: tutti servizi che forniamo e che purtroppo nel nostro paese sono davvero mal retribuiti.

Nell’era dei devices di traduzione assistita, il mio lavoro di traduttrice mi ha portata a scontrarmi con variegate tipologie di clienti che di fronte a un costo moderato di un lavoro consegnato entro i termini richiesti, nel rispetto di un’accurata ricerca terminologica, non si sono di certo nascosti dietro la presunzione secondo la quale, avendo più tempo a disposizione, una traduzione “fai da te” sarebbe stata la soluzione ideale per risparmiare. E l’atteggiamento è sempre lo stesso, sia che si affrontino temi economici, piuttosto che giuridici, legali, scientifici o letterari.

La mia esperienza di traduzione di manuali tecnici d’installazione d’impianti petroliferi, atti notarili o articoli scientifici mi permette di pensare alla traduzione non come il riportare semplicemente un concetto da una lingua a un’altra, ma è il frutto di uno studio accurato, fatto di ricerche del “mondo nel quale ci si immerge”, di comprensione dell’argomento con il quale ci si interfaccia, di studi terminologici che permettono alla lingua di veicolare agevolmente la conoscenza di nozioni trasmissibili e rese comprensibili solo attraverso una traduzione attendibile.
Basta allora con lavori di centinaia e centinaia di pagine sottopagati perché “c’è crisi”, basta svilire in questo modo un lavoro che permette e sempre permetterà la comunicazione fra i popoli.

Autore dell’articolo:
Chiara Tramice
Traduttrice tecnica EN-FR>IT
Roma

Problematiche nella traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Esistono delle problematiche nella traduzione e nell’interpretariato che il traduttore o l’interprete deve saper affrontare, come per esempio la presenza nel testo di espressioni dialettali. Queste frasi non possono essere tradotte in senso strettamente letterale; bisogna usare termini o espressioni che riportino nella lingua in cui si sta traducendo il concetto che l’autore ha voluto esprimere.
Per esempio:
Bueno, a dormir pibe. A las cinco le metemos. Mañana atravesaremos el Colorado.” (Ernesto Sábato “Sobre héroes y tumbas”).
“Dai ragazzo, ora andiamo a dormire. Alle cinque partiamo. Domani attraverseremo il Colorado.”

“Nada es verdad ni mentira, todo es según el color del cristal con que se mira” (Poema de Campoamor). “Non c’è nulla che sia verità o menzogna, tutto dipende dal colore del cristallo attraverso cui guardiamo”.

In ambito tecnico esistono termini diversi nella stessa lingua per descrivere un oggetto.
Per esempio: “chiave avviamento” in latinoamericano “suiche” dall’inglese “switch”, in spagnolo “llave de arranque”.

Nell’àmbito scientifico quale quello chimico, farmacologico e medico la traduzione deve essere il più fedele possibile al testo originale. Riporto alcuni esempi.
In campo chimico:
“Il riscaldamento provoca la decomposizione della porzione organica , lasciando un residuo inorganico. Per evidenziare la presenza del residuo si aggiunge H2O2 e si scalda. Come già detto, in tal modo si accelera la combustione della parte organica fino ad ottenere, dopo ripetuti trattamenti con H2O2, il residuo bianco-grigio della porzione inorganica”.

El recalientamento provoca la desintegración de la porción orgánica, dejando un residuo inorgánico. Para evidenciar la presencia del residuo se agrega H2O2 y se calienta. Como ya se ha reiterado, en este modo se acelera la combustión de la parte orgánica hasta conseguir, después de tratamientos repetidos con H2O2, un residuo blanco-gris de la parte inorgánica”.

In campo medico:
“Il midollo spinale si trova all’interno nel canale midollare, compreso tra il corpo delle vertebre e i suoi prolungamenti posteriori. Le vertebre si distinguono per regione in: cervicali (collo), toraciche (torace), lombari e sacrali. Il coccige è l’ultimo segmento della colonna vertebrale”.

La médula espinal se halla en interior del canal medular, entre el cuerpo de las vértebras y sus prolongaciones traseras. Las vértebras se clasifican por zonas: cervicales (cuello), torácicas (tórax), lumbares y sacrales. El cóccix es el último segmento de la columna vertebral”.

Autore dell’articolo:
Federico Scottoni
Traduttore e Interprete bilingue ES<>IT
Segrate (MI)

Alcuni aspetti della traduzione giuridica

 Categoria: Problematiche della traduzione

Gli scienziati e i traduttori di tutto il mondo negli ultimi anni si sono uniti nella opinione che la traduzione non è solo una correlazione fra lingue, ma anche una correlazione ed interazione fra le culture che parlano queste lingue.
Quindi diventa chiaro che il compito del traduttore non è solo quello di trovare il lessema adeguato nella lingua di arrivo, ma anche presentare questo lessema così che il suo senso sia ben chiaro nel contesto culturale e situativo nella lingua di arrivo, senza però esagerare con le spiegazioni e le note ed evitando di allontanarsi dallo stile, dalla forma e dal contenuto del testo nella lingua di partenza.
Questo approccio significa che il risultato del lavoro del traduttore sarà, comunque, un testo nuovo che supplisce in un modo adeguato al testo originario nell’altra cultura, altra lingua: un’altra situazione comunicativa.
Di conseguenza possiamo affermare che il traduttore dev’essere, non solo persona bilingue, ma anche bi-culturale.

Parlando invece delle varie tipologie di traduzione credo che quella medica e quella giuridica siano tra le più complicate ed esigenti poiché, oltre al bilinguismo e alla bi-culturalità è indispensabile anche un’ottima conoscenza della materia.
Cerchiamo di approfondire gli aspetti di almeno una tipologia di traduzione, per esempio quella giuridica, per capire, quali siano i problemi principali che un traduttore dovrà affrontare. Il problema della traduzione giuridica non è solo la sua provenienza dall’altra cultura, ma il fatto che la terminologia “rispecchia” le caratteristiche particolari del sistema legislativo di un certo paese. Un’altra cosa specifica è che i giuristi nell’ambito del loro sistema nazionale creano il proprio linguaggio e anche lo stile, che sono difficili da capire non solo per un traduttore-giurista dell’altro paese, ma anche per una persona comune del loro stesso paese. Bisogna, quindi, conoscere bene i concetti giuridici sia della lingua di partenza che della lingua di arrivo.

La creazione dell’Unione Europea ha complicato la vita del traduttore giuridico ancora di più; da qui è cominciato il nuovo periodo, portando nuovi problemi che richiedono una soluzione. Rimane, quindi, un vasto campo tutto da esplorare nella traduzione giuridica internazionale, che dà una spinta al continuo sviluppo della comparazione giuridica. Allo stesso tempo nasce il bisogno della sintesi dei termini della legge dei diversi paesi, per creare un prodotto che funzionerà nell’ambito Europeo come una materia chiara e univoca per tutti i sistemi legislativi.

Autore dell’articolo:
Liliia Matskivska
Traduttrice EN-IT-RU-UK>RU-UK
Udine

I realia nella lingua russa

 Categoria: Problematiche della traduzione

Una problematica alla quale spesso il traduttore deve far fronte è quella della traduzione dei cosiddetti realia, parole o modi di dire tipici della lingua di partenza che caratterizzano fenomeni, oggetti rappresentativi del colore locale o storico di quel popolo e che non hanno un esatto corrispondente nella lingua di arrivo. Con questo breve articolo vorrei concentrarmi sul grande numero di realia legati alla lingua russa e alla loro resa in italiano. C’è da dire che oggi, è con sempre maggiore frequenza che ci troviamo a contatto con “russismi”, da quelli presenti negli articoli di giornale a quelli dei testi letterari a quelli dei discorsi politici e ufficiali. Buona parte di queste parole sono entrate ampiamente nel nostro linguaggio in particolar modo dopo la caduta dell’Unione Sovietica e questo mostra ancor di più quanto la lingua sia lo specchio della cultura , della storia di un popolo.

Se pensiamo a parole come intelligéncija, pògrom, stacanovista, nomenclatura, matrioska, sono termini che usiamo comunemente e in cui, nella gran parte dei casi ne è stato assorbito il significato, ma per cui se andassimo a cercarne un esatto corrispondente italiano non riusciremmo a trovarlo e avremmo bisogno almeno di due o tre parole per esprimere ciò che esse designano. Ogni qualvolta il traduttore ha davanti un realia, si trova davanti ad un problema di intraducibilità o resa del significato e quindi a delle scelte da dover fare: egli può optare per una nota a piè di pagina (strumento però poco gradito in quanto spesso tende ad appesantire il testo, inoltre è comunque una scelta non sempre adattabile a tutti i tipi di testo, si pensi ad un articolo giornalistico) o può scegliere per una breve esplicazione in parentesi tonda o incorrere in un residuo traduttivo, scelta sicuramente più difficile e azzardata. E’ d’obbligo quindi per ogni buon traduttore avere non solo una conoscenza specifica della lingua, ma anche un buon bagaglio di nozioni legate alla storia, alla cultura, alle tradizioni di quel popolo così da dare un’informazione e una traduzione il più possibile completa al lettore.

In questo modo si può evitare di incorrere in quegli errori, come quello per esempio di tradurre la parola troika come semplice equivalente di slitta, anche perché dietro questo termine c’è una lunga storia legata alla vecchia Russia e non si può arrivare a banalizzarne così tanto il suo significato.
O se pensiamo alla parola sputnik la prima cosa che a tutti viene in mente è il famoso satellite artificiale lanciato negli anni ’50 in orbita, ma pochi sanno che invece il suo significato è legato ad una persona con cui si compie il cammino, composto dal prefisso “S- con” e la parola “Put –strada”; ed è nel ‘700 che tale parola venne poi impiegata per indicare un “satellite naturale”e nel corso dei secoli il suo utilizzo è stato modificato ulteriormente fino ad arrivare ad essere quello di “satellite artificiale”. Tutte queste informazioni, spesso, il traduttore non può riportarle, altre volte però gli è necessario così da evitare che il pigro lettore possa poi incorrere in un uso improprio di quel termine in altri contesti. Quindi nel momento in cui il traduttore si trova davanti ad un realia in russo come deve comportarsi? La prima cosa è sicuramente non tradurlo, pena la perdita di significato del testo, ma semplicemente limitarsi a traslitterarlo in maniera corretta e sottolineandolo con un corsivo, dopo di che, come abbiamo già detto in precedenza, ha davanti a sé delle scelte da fare, determinate anche dal tipo di testo che sta traducendo, così da poter rendere più agevole al lettore la comprensione di quella parola o di quel modo di dire.

Autore dell’articolo:
Chiara Trezza
Traduttrice russo-italiano arabo-italiano
Roma

I falsi amici in agguato nel castigliano

 Categoria: Problematiche della traduzione

Da vari anni “convivo” con una lingua che io considero straordinaria per ricchezza e complessità, ma che purtroppo il “popolino”, forse per pura ignoranza, continua a considerare semplice: sto parlando del castigliano.
È noto che la percentuale di “mutua intelligibilità” fra italiano e spagnolo è certo molto alta (anche senza conoscere spagnolo o italiano, una frase può essere compresa almeno all’80% quando un ispanofono ascolta o legge una frase in italiano o quando un italofono ascolta o legge una frase in castigliano).
Ma, senza addentrarmi nella questione di che cosa sia parlare realmente una lingua in modo fluente e facendosi comprendere, la questione che pongo è: che succede quando ci ritroviamo davanti ad un “falso amico” (i cosiddetti false friends in inglese)?

Se in un ristorante spagnolo chiediamo del burro, chi prende la nostra ordinazione ci guarderà certamente un po’ sconcertato, visto che gli stiamo chiedendo non il derivato del latte ma un amabilissimo animale, cioè l’asino.
Quanto al verbo augurar, non vuol dire “augurare” ma “prevedere, pronosticare”: il Re di Spagna ieri certo non “augurava” al suo popolo molti sacrifici.
Un esempio ancor più calzante di quanto si sottovaluti la difficoltà della lingua spagnola è presente anche nell’introduzione di un ormai “antico” dizionario bilingue italiano-spagnolo, quello del prof. Lucio Ambruzzi, con cui io stessa ho avuto a che fare diversi anni or sono iniziando il mio percorso di studentessa di castigliano.

Il professor Ambruzzi racconta che era sua abitudine sperimentare la “boria” dei suoi studenti proponendo loro di tradurre a bruciapelo frasi come Tengo muchas pipas en la bodega (per la cronaca “Ho molte botti in cantina” e non “Ho molte pipe in bottega”) o No prende la vela (che non è “non fa vela” o cose simili, ma “non si accende la candela”). Naturalmente l’esperimento falliva regolarmente e i saputelli venivano messi a tacere in un batter d’occhio.
Credo che questi pochissimi esempi rendano molto chiaro quanto i falsi amici possano diventarlo ancor di più in due lingue apparentate; perciò parlo di agguato, anche se in maniera forse un pizzico ridondante.

Autore dell’articolo:
Manuela Pelizzon
Traduttrice IT>ES ES>IT
Mirano (Venezia)

Cos’è tradurre? (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Tra le lingue esistono vere e proprie lacune lessicali e il passaggio tra Source Text e Target Text rivela anche la lontananza tra culture, in cui il traduttore con la sua consapevolezza deve intervenire. Difficoltà esistono per esempio anche nella traduzione dei modi verbali e di particelle che hanno varie traduzioni secondo l’intonazione data (un esempio è il tedesco doch, che può dare a una frase quattro significati diversi). Il fatto che le diverse lingue segmentino diversamente il continuum non significa che tra loro vi sia una totale incomparabilità, ma piuttosto occorre ogni volta negoziare la soluzione che può sembrare più appropriata, lavorando sull’intenzione originaria e sulla comprensibilità.

Il livello più ampio su cui lavorare per un traduttore è quello del tipo di testo, che va identificato, insieme alla strategia utilizzata nel combinare la struttura, la coerenza logica, l’uso dei coesivi e della punteggiatura e il paratesto. L’inglese britannico connette questi elementi diversamente dall’italiano, che è più flessibile; in particolare, nel testo argomentativo, l’italiano tende ad avere una costruzione circolare in cui si fa meno uso del pensiero deduttivo. I testi in cui spesso è più evidente questa differenza sono quelli informativi, in cui l’inglese rispetto all’italiano avvicina di più il testo al destinatario, con un linguaggio più amichevole e informale e inoltre utilizza formule di cortesia (come nel parlato). Strumenti usati in italiano ma più spesso in inglese sono gli hedge. Questo termine, coniato nel 1972 da Lakoff, indica secondo Brown e Levnson, due tipi di parole, approximators, cioè elementi che modificano la condizione di verità di un enunciato, e shields, indicatori dell’atteggiamento e dell’opinione del parlante.

Autore dell’articolo:
Francesco Filippi
Traduttore En>It De>It
Viareggio (Lu)

Cos’è tradurre?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Un tema che mi sembra decisivo per l’attività traduttiva è la questione della relatività linguistica, un fattore decisivo per un traduttore nella prospettiva di una lettura debole dell’ipotesi Sapir-Whorf, secondo cui è possibile uscire dal binomio della propria lingua/cultura. Essere in grado di entrare nelle altre esperienze culturali permette infatti al traduttore di capire come le lingue ritagliano la realtà, cioè segmentano il continuum pre-linguistico. I segni linguistici hanno come caratteristica l’arbitrarietà, presente tra significato e significante oltre che tra il linguaggio e la realtà. I segni sono comunque legati a una dimensione che sussiste prima di essi: l’intenzione, la volontà umana di esprimere qualcosa. Il segno linguistico è correlato a una sorta di idea, chiamata ground (da Pierce), ciò che motiva la semiosi a un livello di percezione sensoriale e soprattutto categoriale e quindi culturale. Una buona traduzione deve cercare di identificare così l’intenzione e lo stesso effetto cui mirava il testo originale: per ottenere questo il traduttore formula un’ipotesi su quello che poteva essere questo effetto e deve essere consapevole del ritaglio del continuum in questione.

Spesso, il testo ci offre difficoltà tali da renderci complicato un raggiungimento seppur approssimato della reversibilità della traduzione al testo originale (secondo Eco la reversibilità massima della traduzione nel suo originale è l’aspirazione, spesso irrealizzabile, di una traduzione). Tradurre non vuol dire sostituire una lista di etichette a un’altra. A proposito si parla di untranslatability, e alcune delle soluzioni sono la parafrasi, l’adattamento, il prestito, il calco, la compensazione. Ogni lingua ha le sue difficoltà e la traduzione di un termine ha in genere dei limiti e vi sono gradazioni di appropriatezza. Inoltre, le lingue sono sistemi semiotici in continuo movimento, che si rinnovano assieme alla cultura.

L’argomento verrà approfondito nella seconda ed ultima parte dell’articolo che verrà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Francesco Filippi
Traduttore En>It De>It
Viareggio (Lu)

Tradurre: un problema più o meno risolto (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Cominciamo col dire che dipende dal tipo di traduzione che ci si trova davanti. E’ chiaro che un manuale tecnico lascerà meno spazio all’interpretazione del traduttore, mentre di contro un testo letterario darà adito ad ampi spazi per l’interpretazione personale del traduttore. E’ qui che torna in ballo l’espressione che ho usato precedentemente, cioè più o meno fedelmente. L’arte del tradurre non riguarda soltanto la lingua, ma riguarda anche tutta quella serie di aspetti culturali ed intellettuali che fanno parte della quotidianità delle persone che parlano quella lingua come L1 (lingua madre).

Dal cibo alla letteratura, al sistema scolastico alla religione e la storia. Tutte queste conoscenze sono fondamentali per il traduttore tanto quanto le conoscenze linguistiche. Un esempio piuttosto semplicistico ma efficace può essere “il panettone”. Avete capito bene. Dunque, questo dolce è tipico della tradizione natalizia italiana, ma non possiede traduzione in inglese e questo perché il panettone non appartiene alla cultura natalizia inglese, che invece, al suo posto, prevede il pudding.
Nelle nostre traduzioni, quindi, si dovranno tenere presenti tutte quelle caratteristiche e norme culturali che regolano, in questo caso, i Paesi anglosassoni e l’Italia. E’ necessaria una conoscenza capillare degli usi e dei costumi di entrambi i Paesi per poter operare una buona traduzione, una traduzione che riesca a mantenere invariato il significato principale del testo ma avendo sempre presente l’audience di riferimento. Il traduttore, in questo senso, è un autore, uno scrittore che non parte dal classico foglio bianco, ma da un testo scritto in una lingua che egli deve trasportare quasi magicamente in una lingua diversa, adattandolo. Il traduttore, perciò, non deve rendere soltanto la parte lessicale e sintattica. Questo sarebbe troppo facile…o meglio…difficile da capire per il lettore.

Un insieme di lessemi anche ben costruiti sintatticamente non bastano, risultano poco comprensibili e mancano di quel je ne sais quoi che ogni buon traduttore deve dare al testo. Umberto Eco affermava che tradurre significa “dire quasi la stessa cosa” e quel quasi è l’inserimento nel contesto sia culturale che generale del testo di cui parlavo prima. Il tutto per raggiungere una precisa finalità: fare in modo che il lettore comprenda in modo chiaro ed efficace ciò che il testo originale voleva esprimere. Il lettore non conosce la versione originale e non è tenuto a conoscerla, ma è importante che comprenda il testo che si trova dinnanzi. Lo ripeto ancora, lo scopo è la comunicazione efficiente.

Autore dell’articolo:
Chiara L. Pernigotti
Traduttrice freelance Inglese/Italiano
Tortona (AL)

Tradurre: un problema più o meno risolto

 Categoria: Problematiche della traduzione

Il mestiere del traduttore è uno di quei mestieri che viene spesso sottovalutato, in quanto l’operazione stessa del tradurre viene ritenuta non così difficile. E questo soprattutto per il traduttore dall’inglese all’italiano. L’inglese, infatti, è la lingua più diffusa nel mondo e, per questo motivo oltre che per il ruolo che l’inglese ricopre in ambito business, molti italiani pensano, a torto, di poter fare traduzioni quanto meno discrete.

E’ inutile dire che questa situazione non corrisponde per nulla alla realtà. Tradurre dall’inglese, infatti, non vuol dire prendere delle loan words (prestiti lessicali) e mescolarle ad altre parole italiane, non vuol dire nemmeno utilizzare i traduttori on-line ed aggiustare queste traduzioni, se così si possono chiamare, in qualche modo. In entrambi i casi non otterremo lo scopo principale della traduzione, che è quello di comunicare i concetti da una lingua all’altra. Comunicazione efficiente è la nostra parola chiave. In una traduzione dall’inglese, la finalità è quella di far comprendere ad un lettore italiano un dato testo riportando più o meno fedelmente ciò che il testo inglese voleva esprimere. Ho appena detto più o meno fedelmente. Sono consapevole di poter far affiorare dubbi o addirittura scatenare polemiche con l’espressione più o meno fedelmente. Che cosa significa?

Partiamo da cosa è una traduzione. Se cerchiamo la parola sui vari dizionari anche on-line troviamo che la traduzione è un’attività che prevede l’interpretazione del significato di un testo (di origine) e la successiva produzione di un nuovo testo, equivalente a quello d’origine, in un’altra lingua. Interpretare un significato può voler dire molte cose, in quanto un significato può avere molteplici interpretazioni. E già qui il jeu de mots dovrebbe farci riflettere su come sia possibile tradurre (esattamente) un significato da una lingua ad un’altra considerato il fatto che una frase o parole possono essere interpretate in diversi modi. Che tipo di interpretazione quindi deve conferire il traduttore? Come si è detto, certamente molteplici, ma quale quella giusta?

All’articolo di domani il compito di dare una risposta a tali quesiti.

Autore dell’articolo:
Chiara L. Pernigotti
Traduttrice freelance Inglese/Italiano
Tortona (AL)

Perché i traduttori sono mal remunerati?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nonostante quasi tutti i traduttori moderni abbiano un background di tutto rispetto, la professione di traduttore continua a non essere remunerata come dovrebbe.
La stragrande maggioranza dei traduttori che ci contattano chiedendoci di collaborare con loro possiede una laurea specialistica. Molti ne hanno addirittura due, una in traduzione e l’altra in lingue. Parlano alla perfezione tre o più lingue, conoscono diverse culture poiché hanno vissuto per periodi più o meno lunghi all’estero, hanno conoscenze informatiche superiori alla media.
I meno giovani vantano esperienze lavorative di assoluto rilievo nell’ambito della traduzione.
Nonostante rispetto a trent’anni fa le competenze dei traduttori siano drasticamente aumentate, i traduttori di oggi in proporzione guadagnano meno di quanto guadagnavano i loro colleghi qualche decennio fa. Com’è possibile? Perché i traduttori sono così mal remunerati?

Semplice, sono le leggi del mercato. Trent’anni fa, le persone che sapevano parlare inglese, francese e spagnolo non erano molte. Ancor più rare erano quelle che conoscevano il tedesco. Non parliamo poi delle altre lingue. Al giorno d’oggi, il miglioramento dell’istruzione, le aumentate possibilità di spostamento, la diffusione della tecnologia (e in particolar modo di internet) hanno provocato un aumento esponenziale delle persone che parlano in modo fluente due, tre o più lingue.

È sì vero che il mercato trent’anni fa richiedeva molte meno traduzioni di oggi ma la quantità di traduttori in grado di eseguirle era proporzionalmente molto inferiore rispetto alla media odierna. Chi svolgeva con serietà e dedizione questo lavoro aveva la certezza di lavorare e di guadagnare un ottimo stipendio. Oggigiorno, il numero di traduttori qualificati è superiore alla domanda di traduzioni che proviene dal mercato. Inoltre, l’incontro tra domanda e offerta è diventato molto più semplice grazie a internet: ai clienti e alle agenzie basta un clic per trovare dei traduttori in gamba in grado di eseguire lavori complessi. Questo ha generato una naturale ed inevitabile concorrenza fra i traduttori, i quali, pur di lavorare, ribassano le proprie tariffe fino all’eccesso facendo sì che la professione risulti generalmente mal pagata.
Non sono le agenzie di traduzione a prendere per il collo i traduttori, o, se lo fanno, è perché anch’esse a loro volta vengono prese per il collo dai clienti. E questo avviene perché sul mercato c’è chi è disposto a lavorare a prezzi irrisori. E contro la libera concorrenza non c’è niente da fare, come abbiamo già sottolineato, è il mercato che comanda…

Traslitterazione di alfabeti

 Categoria: Problematiche della traduzione

Quando due lingue utilizzano alfabeti con grafemi e fonemi diversi, uno dei problemi principali che sorgono quando si vuole trasportare un toponimo o un nome proprio di persona da una lingua all’altra è la rappresentazione fedele dei segni.
L’alfabeto russo, ad esempio, utilizza caratteri cirillici, molto diversi dall’alfabeto latino. Tutti avranno sentito parlare di Gorbaciov, famoso presidente che diede impulso, nella seconda metà degli anni 80, ai processi di riforma noti come perestrojka e glasnost. Se, oltre ad aver udito questo nome, vi è anche capitato di leggerlo, avrete notato che non c’è affatto accordo sui grafemi da utilizzare: Gorbaciov, Gorbachov, Gorbáchov, Gorbachoff, Gorbatcheff, Gorbachev, Gorbacev, Gorbačëv e diverse altre rappresentazioni approssimative della grafia russa.
Oltre che con l’alfabeto cirillico, gli stessi problemi sono presenti con il greco, con l’ebraico, con l’arabo, il cinese, il giapponese, l’hindi e moltissimi altri alfabeti.

È d’obbligo ricercare la corenza anche perché non è in gioco solo la fonetica, possono sorgere problematiche di tipo giuridico-amministrative. Nei documenti personali come le carte d’identità, i passaporti, i certificati di nascita ed altri documenti anagrafici, accade di frequente di imbattersi in nomi propri di persona o nomi geografici traslitterati in modo diverso. Si tratta delle stesse persone, degli stessi luoghi di provenienza?

Per risolvere queste problematiche, sarebbe opportuno stabilire delle regole precise a livello internazionale. Tali norme dovrebbero riprodurre con la massima fedeltà possibile i fonemi originali, un compito attualmente lasciato all’arbitrio dei singoli traduttori, i quali scelgono di volta in volta la traslitterazione che ritengono più adeguata. L’elaborazione dei criteri di traslitterazione comuni dovrebbe essere affidata ad un organismo sovranazionale dotato del necessario riconoscimento e della necessaria autorità per svolgere tale delicato compito.
I traduttori sarebbero molto facilitati nel loro lavoro e potrebbero così comunicare senza indugi ai lettori che il signor Gorbaciov è e sempre sarà unicamente il signor Gorbaciov.

Le poesie: rompicapo per traduttori

 Categoria: Problematiche della traduzione

La scorsa settimana, così come molte altre volte in passato, abbiamo parlato delle difficoltà nel tradurre testi che contengano giochi di parole, metafore, rime, alliterazioni, acrostici, palindromi, insomma i classici rompicapo dei traduttori. Fra i testi più rognosetti abbiamo spesso annoverato le poesie e le barzellette, anche se le prime, in genere, comportano problemi infinitamente più grandi.

Le poesie, infatti, anche in assenza di rime o comunque decidendo di non mantenerle nella versione tradotta (sacrilegio!), hanno una metrica, una cadenza, un ritmo che difficilmente possono essere ricreati con la traduzione. A differenza di un testo “normale”, dove con qualche accorgimento si possono trovare sinonimi perfetti o comunque parole simili che non stonino più di tanto, una poesia è una sorta di cassaforte la cui combinazione è un insieme di parole uniche disposte secondo una sequenza altrettanto unica. Per aprirla senza danneggiarla è necessario ripetere quella particolare sequenza in un’altra lingua. La si può aprire anche a martellate o con la fiamma ossidrica però dopo aver utilizzato metodi così drastici la cassaforte non è più la stessa, ne abbiamo creata un’altra più brutta e malridotta. Talvolta, qualche traduttore in gamba, modificando la struttura della cassaforte attraverso ingegnosi stratagemmi, riesce a trovare il modo di aprirla e di renderla, in qualche caso, persino più bella. Il fatto però è che si tratta di un’altra cassaforte, non è più la stessa. Non siamo più in presenza di un testo tradotto ma di una nuova poesia a tutti gli effetti. Che sia più bella è del tutto secondario.

Ma allora come possiamo risolvere il problema? Dovremmo studiare decine di lingue per poter leggere le poesie direttamente nella lingua dell’autore? Non basterebbero cento vite. Meglio rassegnarsi all’imperfezione e poter assaporare il gusto dei poeti stranieri piuttosto che rimanere a bocca asciutta. Se nessun traduttore si fosse preso il disturbo di tradurli, non avremmo mai potuto conoscere i poeti russi, i classici greci, i sonetti latini o gli haiku giapponesi. E anche se talvolta il risultato non è perfetto crediamo sia doveroso continuare a tradurre certe opere.
Le barzellette invece potremmo anche evitare di tradurle, la loro importanza culturale è minima e, inoltre, ogni paese o regione ha il proprio codice umoristico, non è detto che quello che fa ridere in Giappone faccia ridere in Italia e viceversa, pertanto non riteniamo affatto necessario tradurre le barzellette. Ognuno si tenga le proprie con buona pace degli altri.

Il concetto di intraducibilità

 Categoria: Problematiche della traduzione

Per affrontare l’argomento di cui abbiamo parlato nell’articolo di ieri, ossia il concetto di intraducibilità, abbiamo accennato alle problematiche che si possono incontrare in certe traduzioni di testi letterari. In particolare, abbiamo fatto riferimento alle difficoltà pressoché insormontabili che sorgono qualora si debba tradurre un lungo lipogramma.
La scelta del lipogramma come esempio per spiegare il concetto non è stata affatto casuale; abbiamo scelto volutamente qualcosa di veramente impossibile per rendere l’idea in modo efficace e lasciare un senso di impotenza nei fautori del “non esiste niente di intraducibile”.
Nell’articolo di oggi vogliamo trasmettere il medesimo concetto ma con un esempio estremamente più semplice, una freddura di una riga (per questo chiamata one-liner) tipica dello humor inglese:

“Do you know that girl whose whole left side was cut off? Well, she’s all right now.”

Le barzellette (o freddure) come questa, spesso racchiudono dei giochi di parole praticamente impossibili da rendere in un’altra lingua, soprattutto se la lingua è molto diversa.
Per chi non conosce l’inglese, la parola right ha molteplici significati fra cui “bene” e “destra”.
Se utilizzassimo la prima delle due accezioni (cioè “bene”) otterremmo: “conosci quella ragazza a cui è stata tagliata tutta la parte sinistra? Adesso sta bene”. A parte la situazione surreale, la traduzione è sicuramente corretta, il problema è che non fa ridere nessuno, viene tradito lo scopo per cui è stata scritta. Se invece traducessimo right con “destra” otterremmo: “conosci quella ragazza a cui è stata tagliata tutta la parte sinistra? Adesso è tutta destra”. In questo modo la traduzione, oltre a non far ridere, non avrebbe neppure alcun senso.
Magari scervellandosi e cercando parole diverse con significati simili si potrebbe anche riuscire a raggiungere un risultato accettabile ma non sarà mai e poi mai la stessa barzelletta.

La traduzione come percorso a ostacoli

 Categoria: Problematiche della traduzione

Con tutto il rispetto per la traduzione tecnica, senza la quale quest’agenzia non esisterebbe, tradurre un testo letterario è probabilmente un’esperienza più gratificante che tradurre un manuale d’istruzioni. Chi ha la grande fortuna di mantenersi lavorando nel campo della traduzione letteraria sa di cosa parliamo.
In alcuni casi, però, i traduttori letterari preferirebbero dover tradurre un manuale tecnico anziché i testi commissionati dagli editori. Non tanto per la “bruttezza” dei testi da tradurre, quanto per la difficoltà nel tradurli. Quando l’autore del testo decide di utilizzare rime, alliterazioni, acrostici, lipogrammi, palindromi e figure retoriche di vario genere, la traduzione si trasforma in un complicato percorso a ostacoli.

Gli ostacoli in certi casi possono essere superati (o comunque limitati) cercando un equilibrio fra le due esigenze fondamentali: da un lato il rispetto degli artifici linguistici che caratterizzano il testo e dall’altro il rispetto dei suoi contenuti.
In altri casi, raggiungere un compromesso soddisfacente fra le due esigenze è semplicemente impossibile, poiché il rispetto della struttura formale del testo genera nella traduzione contenuti completamente diversi o, viceversa, il rispetto dei contenuti rende difficilissimo il rispetto della struttura formale.

In questi casi non è affatto sbagliato parlare di “intraducibilità”.
Pensiamo, ad esempio, ad un lipogramma, cioè un testo in cui, per scelta dell’autore, non compare mai una vocale. L’intento di chi scrive è esplorare gli orizzonti espressivi della propria lingua, mentre il traduttore si muove in senso contrario, ovvero deve rimanere entro confini già delimitati. Se scrivere un testo di centinaia di pagine senza mai utilizzare una vocale è un’impresa improba, infinitamente più arduo (diciamo pure impossibile) è il compito del traduttore che deve percorrere un itinerario seguendo dei binari strettissimi e già tracciati.

Consigli per i traduttori (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Con l’articolo di oggi concludiamo il percorso iniziato lunedì scorso sulle traduzioni urgenti inserendo gli ultimi consigli utili per i traduttori.

6. Anche il riposo è importante. Dormire qualche ora consente al cervello di “resettarsi” e prepararsi per altre ore di intenso lavoro. Se non potete proprio permettervi il “lusso” di riposare come si deve, cercate di non esagerare con il caffè, aiuta a stare svegli ma si porta dietro una serie di effetti secondari che non migliorano di certo la vostra capacità di concentrazione.
7. Salvate continuamente il lavoro e inviatelo con frequenza al project manager o direttamente al revisore (a seconda degli accordi presi con l’agenzia), affinché quest’ultimo esegua la revisione in tempo reale, in modo tale da far quasi coincidere il termine della traduzione con il termine della revisione.
8. Se avete dubbi circa la traduzione di una singola parola e non riuscite a venirne a capo velocemente, proseguite il lavoro senza bloccarvi. Può darsi che il revisore conosca quella parola o comunque sia in grado di trovare la traduzione corrispondente senza particolari difficoltà. Evidenziatela e inviate comunque il file.
9. Per qualsiasi problema più grave chiamate il pm, anche di notte se necessario. Non siete soli a combattere questa battaglia, anche le altre figure coinvolte nel progetto devono assumersi le proprie responsabilità.
10. Infine, se vedete che non fate in tempo a terminare il lavoro, non aspettate l’ultima ora utile a comunicarlo al project manager. Se il problema emerge con varie ore di anticipo rispetto alla consegna prevista, questi forse avrà il tempo di reperire un altro traduttore che possa aiutarvi, in caso contrario la situazione non sarà più gestibile e arrecherete un danno all’agenzia di traduzioni e al cliente finale, oltre che a voi stessi poiché, con ogni probabilità, non verrete richiamati da quell’agenzia.

Prima parte di questo articoloSeconda parte

Consigli per i traduttori (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Proseguiamo con la lista di consigli per i traduttori nel caso si trovassero ad affrontare una traduzione urgente.

5. I primi tre punti enunciati nell’articolo di ieri non implicano lavorare 24 ore di fila, anzi. Per ottenere un risultato migliore è opportuno prendersi varie pause brevi. Anche se sembra impossibile farlo poiché il tempo per completare il lavoro degnamente sembra troppo poco, occorre farsi violenza e fare sistematicamente una pausa.
Le traduzioni urgenti producono spesso risultati di pessima qualità, ma non tanto per il poco tempo a disposizione, quanto per la cattiva abitudine di incollarsi dieci ore consecutive davanti al computer senza togliere gli occhi dallo schermo.

In questo lasso di tempo, la concentrazione si abbassa esponenzialmente, si commettono errori e la traduzione si fa sempre più letterale. Prendetevi almeno 5 minuti all’ora o 10 ogni due ore. Approfittatene per fare quello che vi rilassa maggiormente: date un’occhiata dalla finestra, fate una passeggiatina per il corridoio, sgranchitevi le gambe, la schiena e il collo, mangiatevi uno snack o una mela, fumate una sigaretta se siete fumatori, insomma fate quello che vi fa stare meglio seppur solo per cinque minuti.

Superfluo aggiungere che è opportuno non farsi mancare il tempo per mangiare. Non saltate i pasti, anzi, ritagliatevi almeno mezz’ora per ogni pasto. Considerate che ritardare l’ingestione di cibo non vi permetterà di guadagnare tempo da dedicare al lavoro ma otterrà solo l’effetto di aumentare lo stress emotivo e fisico. Mangiare poco e male è del tutto negativo per la qualità della prestazione lavorativa. Il cervello ha bisogno di essere nutrito così come il resto del corpo.
Con l’articolo di lunedì termineremo la nostra breve lista di consigli.

Prima parte di questo articoloTerza parte

Traduzioni urgenti: consigli per i traduttori

 Categoria: Problematiche della traduzione

Quando viene richiesta una traduzione urgente, tutte le figure professionali coinvolte nel progetto soffrono di ansie e stress di vario genere, ma quelli che stanno peggio di tutti sono sicuramente i traduttori.
Il cliente è in ansia perché teme che il lavoro non venga consegnato nei tempi richiesti e il risultato non sia quello atteso; lo stato d’animo del project manager è più o meno lo stesso, o forse anche peggiore se si rende conto che il lavoro procede più lentamente del previsto; i traduttori, oltre a questo tipo di ansie, soffrono anche di stress psicofisico poiché vengono sottoposti ad un carico di lavoro particolarmente gravoso e al quale non sono abituati.

Di seguito forniamo alcuni piccoli consigli per i traduttori affinché reggano l’urto delle traduzioni urgenti e ne escano indenni:
1. Isolatevi dal resto del mondo, staccate telefoni fissi e cellulari e mettete segreterie ovunque. Riaccendeteli solo tre volte al giorno per ascoltare i messaggi e leggere gli sms.
2. Fate lo stesso con la posta elettronica e il fax. Leggete e-mail e fax una volta la mattina, un’altra nel pomeriggio e l’ultima prima di andare a letto. Se potete dare risposte brevi ai messaggi che avete ricevuto fatelo, altrimenti create un messaggio standard da inviare a tutti nel quale spiegate in modo educato di essere impegnati e che non avete tempo di dare risposte esaurienti. A meno che non si tratti di qualcosa di grave, non c’è niente di più urgente della consegna della traduzione.
3. Dimenticatevi le vostre distrazioni abituali (internet, televisione, social network, videogiochi, hobby di vario genere).
4. Riunite tutto il materiale a vostra disposizione, assicuratevi di avere ben chiare tutte le specifiche del progetto e date inizio ai lavori.
Continueremo con la lista dei consigli nell’articolo di domani.

Seconda parte di questo articoloTerza parte

Traduzioni urgenti: istruzioni per l’uso

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nell’articolo di ieri abbiamo introdotto l’argomento “traduzioni urgenti“, in quello di oggi proseguiamo la trattazione cercando di fornire alcune brevi istruzioni per chi si trova a dover gestire queste situazioni particolari.
Il project manager deve innanzitutto acquisire tutte le informazioni necessarie al fine di stabilire la fattibilità del progetto ed eventualmente il prezzo. Il cliente deve rispondere a tutte le domande che gli vengono poste nel modo più esauriente possibile, in modo tale da limitare gli intoppi una volta dato il via al processo di traduzione.
Qualora il project manager decida di confermare il progetto, dev’essere totalmente sincero circa le modalità di esecuzione del medesimo, senza promettere risultati irrealizzabili e fornendo al cliente tutte le informazioni del caso.

I miracoli non appartengono alla natura umana, pertanto, una traduzione particolarmente lunga non potrà essere realizzata da una sola persona se i tempi sono ristretti. Ciò detto, qualora sia possibile reperire in tutta fretta due o più traduttori disponibili ad eseguire il lavoro, è opportuno far notare al cliente le conseguenze che potrebbero derivare da una traduzione eseguita a più mani e oltretutto rapidamente. Anche se il lavoro dei traduttori viene abilmente coordinato e revisionato in tempo reale, i rischi di ottenere un documento linguisticamente e stilisticamente non omogeneo permangono.

Inoltre, nel caso delle traduzioni urgenti, sembra impossibile ma piove quasi sempre sul bagnato. La famosa legge di Murphy viene rispettata con rigore pressoché matematico, e, per il lavoro richiesto, non vengono forniti né glossari, né memorie di traduzione, né tantomeno guide di stile o altro materiale utile. La revisione viene fatta sulle parti di testo inviati dai traduttori man mano che portano avanti il lavoro e manca il tempo materiale per una revisione d’insieme.
Impensabile infine effettuare un controllo di qualità.

Traduzioni urgenti

 Categoria: Problematiche della traduzione

Tra i tanti fattori che concorrono alla realizzazione di una buona traduzione, uno molto importante è il tempo. Lavorare con calma è essenziale. Si ha il tempo di riflettere, si ha modo di effettuare delle ricerche approfondite, di eseguire opportune verifiche e chiarire alcuni dubbi rivolgendosi magari a colleghi più esperti. Purtroppo non sempre è possibile lavorare con calma. Oggigiorno il tempo è un bene prezioso e non ce n’è mai abbastanza.

In un’economia che viaggia a mille all’ora, capita sempre più spesso di ricevere richieste di traduzioni di decine di migliaia di parole da consegnare…il giorno successivo!
Quasi sempre è chi commissiona il lavoro ad aver combinato un pasticcio: c’è chi si è dimenticato che un manuale tecnico andava tradotto in due lingue anziché solo in inglese, c’è chi ha bisogno di una presentazione in PowerPoint per la riunione fissata per il mattino seguente, c’è chi ha bisogno di tradurre le specifiche tecniche di un progetto da approvare entro due giorni e così via.

Tutti quanti, sia per errori umani dettati dalla sbadataggine, sia per motivi legati veramente ad esigenze impreviste ed improvvise, si rivolgono alle agenzie di traduzioni nella speranza che possano riuscire a toglierli dai guai in cui si sono cacciati.
In questi casi, l’importante è che entrambe le parti (cliente e agenzia) mantengano il sangue freddo per cercare di ottenere il miglior risultato possibile in una situazione da tutti riconosciuta come foriera di crisi nervose per tutte le persone coinvolte nel progetto.
Continueremo a trattare l’argomento “traduzioni urgenti” nei prossimi giorni.

Parole impossibili da tradurre

 Categoria: Problematiche della traduzione

Esistono parole in altre lingue che non hanno un corrispondente univoco nella nostra e per essere tradotte necessitano una frase completa.
A volte sono frasi semplici, altre volte sono realmente complesse e introducono sensazioni o sentimenti piuttosto soggettivi. La lingua, infatti, è un riflesso di come le persone di diversa cultura concepiscono il mondo che le circonda.
Un libro pubblicato nel 2000 parla proprio di questo tipo di parole. Si intitola “They have a word for it” ed è stato scritto (in inglese) da Howard Rheingold. Si tratta di una “compilation”, tra l’altro molto divertente, di parole impossibili da tradurre. Facciamo alcuni esempi:

Kyoikumama: parola giapponese utilizzata per indicare una madre che spinge i propri figli al successo negli studi.

Mamihlapinatapai: parola appartenente ad un dialetto della Terra del Fuoco che indica l’atto di guardare un’altra persona negli occhi sperando che faccia ciò che entrambi desiderano ma che nessuno dei due ha il coraggio di fare.

Mbuki-mvuki: parola in lingua bantu che indica l’atto di togliersi i vestiti spontaneamente e inizare a ballare nudi per l’allegria.

Razbliuto
: parola russa che indica il sentimento d’affetto che ci lega a una persona che un tempo abbiamo amato.

Saudade: parola portoghese che indica un sentimento tra la melancolia e la nostalgia provocato dal desiderio di tornare in possesso di un bene perduto o di rivivere un’emozione o una sensazione non provata da tempo. Questa parola viene spesso utilizzata per riferirsi allo stato d’animo di certi calciatori brasiliani che giocano nei campionati esteri e dopo un po’ di tempo sentono una forte nostalgia per il loro paese.

Torschlüsspanik: parola tedesca che indica l’ansia irrefrenabile provata dalle donne non sposate quando il loro “orologio biologico” inizia a correre.

Errori grossolani

 Categoria: Problematiche della traduzione

Gli strafalcioni, o gaffe, o cantonate, o errori grossolani che dir si voglia, sono l’incubo di ogni traduttore. Nessuno sfugge a questi castighi divini.
Per loro stessa natura, passano del tutto inosservati agli occhi di chi li commette, soprattutto di quelli che credono che possa accadere solo agli altri e che a loro non accadrà mai.
Poi un giorno ricevono la telefonata di un collega o di un cliente che ne ha scoperto qualcuno fra i loro testi tradotti. In quel momento vorrebbero mettere la testa sotto la sabbia o poter tornare indietro nel tempo.

Ad ogni modo, nonostante il disappunto, il traduttore che ha preso una cantonata, non la accetta mai come errore. In cuor suo si sente sempre in pace con la propria coscienza, poiché è consapevole che l’errore è da ascrivere alla stanchezza o alla distrazione di un momento.
Il fatto però che altri possano pensare che si tratta di uno strafalcione vero e proprio, dovuto non alle ragioni appena citate, ma ad una certa ignoranza da parte di chi lo ha commesso, lo infastidisce moltissimo. Si sente come un condannato per omicidio che però non ha ucciso nessuno.
Eppure il morto c’è, è lì sotto gli occhi di tutti ed è stato lui a commettere il reato. Trattasi non di omicidio volontario ma di omicidio colposo, la condanna è meno severa ma inevitabile.

In traduzione ci sono due ordini di strafalcioni: quelli che nascondono bene la loro condizione di errore mescolandosi tra le altre parole, e quelli che invece non riescono a occultare la propria natura fallace.
Un classico esempio del primo ordine sono quelli annidati all’interno di scritti dal taglio ermetico o surreale. Proprio per lo stile di questi testi, i lettori non li notano, poiché, per ovvie ragioni, non stonano con le altre parole che li accompagnano.
L’esempio più classico degli strafalcioni del secondo gruppo, cioè quelli che non passano inosservati, sono i falsi amici. Anche i traduttori più attenti e meticolosi talvolta cadono nei tranelli tesi da queste parole morfologicamente simili o identiche ma con significati completamente diversi. Solo che in questo caso, i lettori madrelingua se ne rendono conto eccome…

Un principio chiave della traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Che un testo tradotto debba mantenersi fedele al senso contenuto nel testo originale senza per questo perdere di vista le norme linguistiche proprie della lingua d’arrivo, è un principio chiave della traduzione, accettato più o meno universalmente.
A tale principio si rifanno, o dovrebbero rifarsi, tutte le considerazioni del traduttore e le tecniche di traduzione da lui scelte. Tuttavia, questo non sempre è possibile o, ad ogni modo, non sempre è così facile come può sembrare leggendo tale enunciato. Talvolta infatti è lo stesso autore del testo originale a complicare la vita del povero traduttore.

L’autore di un testo non letterario è mosso da una volontà (o talvolta da una necessità oggettiva) di comunicare qualcosa. Nella sua azione si trova sempre fortemente condizionato da ragionamenti linguistici che lo portano a cercare di attenersi in modo più o meno scrupoloso a ciò che viene comunemente ritenuto corretto.
Anche l’autore di un testo letterario è mosso da una volontà o, in certi casi, addirittura da una necessità di comunicare qualcosa. La differenza rispetto al caso precedente è che, pur seguendo i dettami linguistici della propria epoca, cerca di plasmare la lingua ai suoi voleri, facendo di tutto per raggiungere una propria originalità stilistica e ottenendo talvolta un risultato non totalmente ortodosso, per usare un eufemismo.

Riassumendo: l’obiettivo dell’autore di un testo senza aspirazioni letterarie è semplicemente quello di trasmettere un messaggio, di comunicare qualcosa. L’autore letterario, al contrario, pur avendo lo stesso fine comunicativo, cerca di ottenere il proprio obiettivo utilizzando una forma del tutto peculiare. Le diverse ripercussioni che queste scelte hanno sul risultato finale della traduzione sono facilmente immaginabili.

L’importanza della comunicazione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Mesi fa, negli articoli del 16, 17 e 18 novembre, abbiamo trattato il tema dell’importanza della comunicazione fra agenzia di traduzione e cliente. Si tratta di un aspetto davvero fondamentale nel nostro settore.
Per ottenere il miglior risultato possibile è necessaria una buona comunicazione non solo da parte del traduttore, ma anche e soprattutto da parte del cliente.
Nel caso vi sia una grande mole di materiale da tradurre molto tecnico e complesso, il risultato non dipende solo dalla competenza e dall’esperienza del traduttore ma anche dall’apporto che il cliente, o chi per lui, può dare al progetto.
A volte succede che l’azienda che richiede una traduzione (e magari la paga in anticipo) dia il lavoro già per eseguito senza tenere in considerazione le difficoltà che possono sorgere. Purtroppo non sempre fila tutto liscio. Per quanto bravi possano essere i traduttori incaricati di tradurre i documenti, questi a volte sono talmente ingarbugliati che nemmeno i loro proprietari li capiscono fino in fondo. Ciononostante vengono consegnati e dati per tradotti, senza alcun tipo di spiegazione o chiarimento di sorta, come se non fosse interesse stesso del cliente ottenere un buon risultato.

Quando si lavora con documenti contenenti espressioni, abbreviazioni, sigle, nomenclature particolari usate nell’azienda del cliente, è di fondamentale importanza che all’agenzia di traduzioni venga fornito un glossario che permetta al traduttore o all’equipe di traduttori di mantenere la coerenza terminologica in tutte le parti del documento. Se il cliente non dispone di un glossario è quantomeno auspicabile che fornisca spiegazioni, chiarimenti e quant’altro prima di dare inizio ai lavori di traduzione. In tal modo l’agenzia risparmia noiosi grattacapi ed è in grado di consegnare il prodotto finito in tempi più ristretti.
Dopo la pianificazione iniziale è inoltre importante che il cliente stesso o una persona di sua fiducia a conoscenza della tematica oggetto di traduzione venga messa a disposizione dell’agenzia come referente in grado di rispondere con celerità e concretezza alle eventuali richieste di chiarimento del traduttore che sta eseguendo il lavoro.
Questo canale di comunicazione, purtroppo a volte non è efficiente e costringe il project manager che sta coadiuvando il traduttore ad effettuare varie telefonate in cerca di qualche responsabile che possa chiarire certi dubbi. Anche in questa fase del progetto appare evidente come la mancanza di comunicazione da parte del cliente o comunque una cattiva comunicazione, possa pregiudicare l’esito finale del progetto stesso.

Tradurre per l’autore o per il lettore?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nella storia della traduzione vi è sempre stata una certa tensione fra la corrente dei sostenitori della fedeltà all’autore e quella dei sostenitori della fedeltà al lettore.
Nell’ultimo secolo, in generale, ha prevalso la seconda corrente: si è tradotto di più per i lettori. Quest’affermazione, che sembra così ovvia, può significare cose molto diverse. Tra esse, l’idea fondamentale è che al lettore l’opera debba “suonare” naturale tanto nella lingua originale quanto in quella di destinazione. Sebbene alcune voci più che rispettate e rispettabili (come quelle di Nabokov e Benjamin, per citarne un paio), si siano alzate contro questa forma di pensiero, ci azzardiamo ad affermare che, oggigiorno, moltissimi traduttori accendono le proprie candele davanti all’altare pagano della naturalezza. Vi sono comunque importanti eccezioni a questo dogma.

In una traduzione di poesia, ad esempio, la fedeltà all’autore (o al testo stesso, se si preferisce) è quasi una condizione necessaria.
Sebbene l’haiku giapponese sia qualcosa di assolutamente sconosciuto ai lettori della lingua d’arrivo, non possiamo tradurre la forma poetica orientale in questione come se si trattasse di un testo breve in prosa. La forma è parte del contenuto, e, fra le nostre attribuzioni, non è annoverato il diritto ad alterarla, neppure nel caso in cui quella forma non sia, per i lettori finali, così apertamente comprensibile e naturale come per quelli della lingua originale.

Questo non accade (com’è giusto che sia) con la traduzione del manuale di istruzioni di una lavastoviglie. Se nel paese di fabbricazione dell’elettrodomestico, ad esempio, fossero soliti scrivere tali manuali in versi e con rime baciate, i traduttori dovrebbero, senza dubbio, convertire il testo in una prosa naturale per i loro lettori. Qualche italiano potrebbe forse imparare a usare la macchina in questione se le istruzioni fossero scritte in versi con rime? Lo troverebbe divertente nei primi due minuti ma, dopo la sorpresa iniziale, probabilmente finirebbe per utilizzare l’elettrodomestico come ripiano per una pianta e, per evitare che l’umidità del vaso rovinasse la superficie della lavastoviglie, metterebbe il manuale tradotto sotto alla pianta.