Le difficoltà della traduzione medica (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

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Tipo di comunicazione
Nelle traduzioni mediche, il pubblico al quale il testo è indirizzato influenza la traduzione. A seguito dei molti tentativi fatti per elencare i diversi tipi di comunicazione nei testi medici,li possiamo raggruppare in quattro categorie: tra professionista e professionista (tra un medico e un altro), tra un professionista e un semiprofessionista (tra un medico e uno studente di medicina o un infermiere), tra un professionista e un non professionista (tra un medico e un paziente) e tra non professionisti (tra un giornalista e un lettore).Questi registri esistono anche nell’ambito della traduzione medica: medico-medico, medico-paziente e paziente-paziente. Quest’ultimo si riferisce ai documenti scritti dai non esperti per altri pazienti affetti dalla medesima patologia. Di seguito riportiamo esempi dei tre principali registri esistenti per un termine medico:

  • registro medico (ad esempio candidosi)
  • registro generico (ad esempio candida)
  • registro misto (ad esempio candida o candidosi)

L’ostacolo per il traduttore medico è quello di determinare quale delle tre, o più, potenziali traduzioni corrispondono a ciascuna delle situazioni comunicative sopra descritte. La traduzione considerata più precisa dipende spesso dalla specialità della medicina. Ad esempio, nella frase seguente sulle vaccinazioni estrapolata dal New England Journal of Medicine:”Abbiamo lanciato una campagna di vaccinazione per proteggere i rifugiati da difterite, morbillo, orecchioni, pertosse, rosolia e tetano”, l’autore usa sia un termine appartenente al registro medico (“pertosse”) sia uno proprio di quello colloquiale (“orecchioni”). Tuttavia, il significato è comprensibile dal momento che si tratta di vaccinazioni.

Un altro esempio
Trombo è il termine medico equivalente a coagulo di sangue appartenente a un registro più generico La frase seguente, tratta dal giornale sopra citato, opta chiaramente per il termine più colloquiale:
“In questo paziente, l’individuazione tramite TC di un segnale luminoso e lineare nell’arteria cerebrale media destra suggerisce la presenza di un coagulo di sangue e le prime impercettibili variazioni ischemiche nell’area servita da questa arteria rafforzano la diagnosi di infarto in evoluzione”.I dizionari possono solo parzialmente aiutare il traduttore ad affrontare il problema. A tale proposito, Newmark ha affermato: “che non bisogna considerare un dizionario, sia bilingue che monolingue, alla stregua di un’autorità. Spesso esso contiene troppi sinonimi decontestualizzati, parole obsolete o ‘parole da dizionario’, ovvero parole che si trovano solo nei dizionari”. Se un traduttore medico lavora con testi medici inerenti a una sola specialità, allora il registro non dovrebbe presentare particolari problemi. La lingua di partenza o di arrivo di molti testi medici è l’inglese poiché quest’ultima rappresenta la lingua franca della professione medica. Un buon traduttore medico saprà come affrontare la varietà di registri tra la lingua di partenza e di arrivo.

Conclusione
Quando si lavora per la prima volta su un testo medico, il traduttore deve innanzitutto identificare il suo registro e tradurlo nella lingua di destinazione. Questo può essere difficile per il traduttore quando un termine esiste o nella lingua di partenza o in quella di destinazione e quando ci sono diversi termini nella lingua di arrivo. Oltre al registro, il traduttore medico incontra gli stessi problemi che affrontano i traduttori di altre discipline, vale a dire quelli legati alla sintassi, alla grammatica, allo stile, alla terminologia e altri ancora. Considerato un settore estremamente difficile da tradurre, tutti i traduttori medici hanno generalmente una formazione medica di cui si avvalgono durante la traduzione.

Fonte: Articolo scritto da Denise Recalde e pubblicato il 31 gennaio 2017 sul sito Day Translations

Traduzione a cura di:
Elisa Bencini
Traduttrice EN, DE > IT
Firenze

Le difficoltà della traduzione medica

 Categoria: Problematiche della traduzione

Quando un traduttore deve affrontare la traduzione di documenti medici, deve tradurre collocazioni particolari, espressioni idiomatiche, connotazione, registro, stile, struttura, terminologia e sintassi al fine di effettuare una traduzione accurata. Ai fini di questo articolo, saranno approfonditi quei problemi che emergono solo a livello lessicale e non quelli che emergono a livello dell’equivalenza grammaticale, testuale e pragmatica.

Problemi che emergono a livello lessicale durante la traduzione
Il significato lessicale di una parola è il significato che questa ha in una determinata lingua che si è evoluta attraverso l’uso. È possibile identificare diversi tipi di significato associati all’origine lessicale di una parola e, più precisamente, essi sono: prepositional meaning, presupposed meaning, expressive meaning e evoked meaning. Il prepositional meaning è il significato basilare della parola, quello più palese e più chiaro. La connotazione, o expressive meaning, rappresenta, invece, le sfumature di significato che si aggiungono al prepositional meaning. Un esempio di questo è la differenza tra i verbi odorare (emanare un odore) e puzzare. Essi hanno lo stesso prepositional meaning ma differiscono in merito all’expressive meaning.Il presupposed meaning deriva dalla collocazione. Ad esempio, l’aggettivo sturdy (robusto) è prevalentemente utilizzato per descrivere gli animali, le piante e gli oggetti inanimati piuttosto che gli esseri umani. L’evoked meaning si riferisce al registro o al dialetto. Il registro è la lingua utilizzata per una specifica interazione o situazione, ad esempio un adulto che si rivolge a un bambino.  Mona Baker, nel suo libro “In other words” identifica nelle rese sbagliate di uno qualsiasi di questi quattro tipi di significati la causa di una traduzione scadente a livello lessicale. Fortunatamente, nelle traduzioni mediche, diversamente da quelle legali, c’è corrispondenza tra il prepositional meaning della lingua di partenza e quella di arrivo, poiché le malattie e l’anatomia del corpo umano sono essenzialmente le stesse in tutto il mondo. La traduzione medica, tuttavia, disorienta il traduttore quando si tratta di evoked meaning e di presupposed meaning poiché non c’è corrispondenza tra la lingua di partenza e di arrivo. Per quanto riguarda il presupposed meaning, ciò è dovuto al modo diverso in cui ogni lingua realizza le collocazioni.

I diversi registri della traduzione medica
Ciò che distingue, in termini di difficoltà, la traduzione medica dalle altre traduzioni tecniche è la presenza di registri multipli. Ad esempio, molte parti del corpo e malattie hanno un nome in un registro più elevato, registro medico, e un altro in un registro più colloquiale. Ne sono un esempio il termine torace contrapposto a petto e il termine pertosse contrapposto a tosse canina. Peter Newmark, autore di “A layman’s view of medical translation”, afferma che il motivo per il quale esistono diversi registri medici è dovuto a ragioni storiche e al fatto che le specialità della medicina si sono evolute separatamente:”Il registro della lingua medica nelle lingue europee è una giungla di sinonimi: esistono diverse parole per stessa patologia adottate in base al punto di vista, anatomico, clinico o patologico, e in base a quando e dove viene utilizzata l’espressione. Ad esempio,brucellosis (brucellosi) ha almeno 25 sinonimi solamente in inglese mentre nelle altre lingue europee se ne contano dai 6 ai 12″.La traduzione medica è considerata particolarmente difficile poiché il traduttore deve conoscere come funziona il corpo, come si evolve una malattia, ecc. Si potrebbe sostenere che anche un traduttore che lavora su un testo di elettrotecnica sui sistemi di trasmissione di potenza dovrebbe sapere come funziona il sistema. La differenza è che un traduttore di un testo di ingegneria può denominare una parte della macchina e il sistema in un registro più colloquiale per tutti gli altri testi che risulterebbero per il profano semplicemente meno dettagliati. L’esistenza di due registri nelle traduzioni mediche non presenterebbe al traduttore molta difficoltà di per sé, se non per il fatto che un certo numero di lingue ha soltanto una parola per entrambi i registri, mentre altre lingue hanno due o più parole. Quando si traduce con due o più opzioni un singolo termine medico dalla lingua di partenza in quella di arrivo, si deve considerare il contesto e il registro.

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Fonte: Articolo scritto da Denise Recalde e pubblicato il 31 gennaio 2017 sul sito Day Translations

Traduzione a cura di:
Elisa Bencini
Traduttrice EN, DE > IT
Firenze

I problemi della traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

L’atto traduttivo rappresenta due mondi paralleli, due culture che si avvicinano senza in realtà sfiorarsi mai. La traduzione riguarda il passaggio di significati da una lingua all’altra. Questo implica la necessità di ottenere un testo tradotto che sia quanto più fedele possibile all’originale. Senza ombra di dubbio ciò rappresenta un motivo di grande sfida linguistica per il traduttore che spesso durante il lavoro si imbatte in problemi legati alle lingue. Infatti, la caratteristica propria di quest’ultime è quella di possedere ognuna nel proprio bagaglio culturale, determinati modi di dire, frasi fatte, parole legate al mondo della culinaria e delle tradizioni che risultano intraducibili per altre culture, e quindi nell’atto traduttivo si presentano come residui comunicativi dato che il più delle volte è difficile trovare un corrispondente linguistico. Comunque sia ci sono vari procedimenti ai quali un traduttore può ricorrere per ovviare al problema, tra questi ricordiamo l’adattamento, la perdita, la compensazione, il calco, il prestito, ecc.. L’errore più comune è quello di aggiungere troppi elementi al prototesto provocando un risultato del tutto errato. In questo caso siamo in presenza di una compensazione di tipo invasivo e per quanto il testo possa apparire fluente e ben costruito, esso si discosterebbe troppo dall’originale e quindi sarebbe considerato frutto di una cattiva traduzione. I modi di dire delle diverse lingue, rappresentano uno degli esempi più famosi di difficoltà traduttiva perché nascondono al loro interno tutto un sistema linguistico – culturale che sovente risulta intraducibile. Il bravo traduttore sa che in questi casi è necessaria la sostituzione, vale a dire ricercare un modo di dire appartenente alla sua cultura che però sia equivalente a quello del testo di partenza.

Altri concetti chiave legati al problema della traduzione sono l’addomesticamento e lo straniamento, i quali conducono alla decisione di modernizzare o arcaicizzare un testo. Sono tutti fenomeni che mirano in qualche modo a cambiare l’opera di partenza perché si tratta sempre di una scelta del traduttore, il quale è portato in qualche modo a negoziare e a manipolare ciò con cui lavora. Quanto affermato, è legato al fatto che non si traduce solo la lingua, ma anche la cultura, è per questo che una traduzione può essere source o target oriented, vale a dire orientata verso il suo testo di partenza o quello di arrivo. La scelta consiste nel preferire ciò che è presente nella narrazione fonte ad esempio un determinato tipo di lingua, un certo contesto storico, determinate connotazioni sociali oppure puntare il tutto verso il mondo che è più vicino al traduttore, ecco perché si è soliti scegliere la via dell’addomesticamento, una sorta di terza uscita tra il modernizzare e l’arcaicizzare. Accade spesso, infatti, che un libro possa appartenere a un periodo storico molto distante. Questo porta con sé non pochi problemi perché il mondo descritto presenta caratteristiche che per i lettori odierni risulterebbero quasi irreali. Il bravo traduttore deve essere in grado di addomesticare il testo riproponendo gli stessi elementi in chiave moderna e/o comprensibile ai propri lettori.

Nel complesso si deve necessariamente asserire che il lavoro del traduttore è indissolubilmente legato a un rispetto di tipo morale nei confronti dell’autore del libro, perché ogni sua scelta deve dipendere da una selezione di dati preesistente. Diventa conseguenza naturale a questo punto che non si possa ottenere un’equivalenza completa di due sistemi linguistici a causa delle differenze che per loro natura possiedono.

Autore dell’articolo:
Bruno Giannetti
Traduttore DE-FR-EN>IT

La traduzione è possibile?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Al di là del concetto sottolineato dall’approccio strettamente linguistico secondo il quale la traduzione implica il trasferimento del significato contenuto in una serie di segni linguistici in un’altra serie di segni linguistici attraverso l’uso competente del dizionario e della grammatica, il processo implica anche un’intera serie di criteri extra-linguistici.

Esistono due approcci diversi.
Da una parte, c’è un atteggiamento mentale secondo cui la traduzione è impossibile; questo è dovuto al fatto che, quando le persone parlano lingue diverse, percepiscono la realtà in modi diversi poiché vivono in mondi diversi. Questo atteggiamento mentale era popolare presso i ricercatori Americani Edward Sapir e Benjamin Lee Whorf. Sapir sosteneva che “nessuna coppia di lingue è sufficientemente simile da essere considerata come rappresentante della stessa realtà sociale. I mondi in cui società diverse vivono sono mondi distinti, non semplicemente lo stesso mondo con etichette diverse” [Sapir citato in Bassnett, 22].
Juri Lotman, un semiologo sovietico sostiene il dibattito di Sapir dichiarando che la società, la cultura, la letteratura e l’arte sono i prodotti di una lingua che costituisce la parte più centrale della cultura. “Nessuna lingua può esistere a meno che non sia immersa nel contesto culturale; e nessuna cultura può esistere se non ha nel suo centro la struttura di una lingua naturale”. [Lotman in Bassnett 23]

Per quanto riguarda il secondo approccio, Roman Jakobson, un linguista russo, ha distinto tre tipi di traduzione; intralinguistica – all’interno di una lingua, interlinguistica – tra due lingue all’interno dello stesso sistema di segni linguistici e intersemiotica – tra due sistemi di segni. Egli ha spiegato che la traduzione è possibile, ma non ci si può aspettare di ottenere un’equivalenza completa tra il testo sorgente e il testo di arrivo poiché tale equivalenza è impossibile in una traduzione intralinguistica con l’uso di sinonimi, così come lo è in una traduzione interlinguistica. Jakobson spiega ulteriormente che ogni unità della lingua è costituita da connotazioni e associazioni che sono impossibili da trasferire. Conclude che “la traduzione è solo un’adeguata interpretazione di un’unità linguistica di un codice straniero e che l’equivalenza è impossibile”. [Bassnett, 23].

Autore dell’articolo:
Marco Gori
Traduttore PT-EN-RU>IT
Pistoia

Errori di traduzione passati alla storia

 Categoria: Problematiche della traduzione

Quello della traduzione non è mai stato un lavoro facile. Senza dubbio le lingue sono molto complesse e non sempre esistono parole che hanno esattamente lo stesso significato in due lingue diverse, in quanto ci sono sempre piccole sfumature a creare differenze. Inoltre può capitare che due termini molto simili abbiano significati totalmente differenti. Volete conoscere alcuni dei più grandi errori di traduzione della storia? Di seguito viene riportato ciò che un professionista della traduzione non deve fare.

Nel corso della storia le barriere linguistiche hanno lasciato segni significativi. Talvolta i traduttori sono riusciti a contestualizzare molte espressioni; nonostante ciò, altri non sono stati così fortunati e hanno causato delle confusioni storiche.

Se non si conosce una lingua, la cosa migliore da fare è rivolgersi a un buon traduttore. Se qualcuno l’avesse pensata così per gli esempi successivi, la storia avrebbe potuto addirittura prendere un corso diverso, in quanto un errore di traduzione può portare a conseguenze importanti.

Errore di traduzione 1: Alieni su Marte
Nel 1877 l’astronomo Giovanni Schiaparelli cominciò a osservare e analizzare la superficie marziana. Nei suoi appunti classificò le zone più scure come “mari” e quelle più chiare come “continenti”. Inoltre descrisse una serie di “canali”, intesi come formazioni naturali che ricordavano una gola.
Anni più tardi, nel 1908, l’amico Percival Lowell, riesaminando il lavoro di Schiaparelli, arrivò alla conclusione che i “canali” fossero stati costruiti da esseri intelligenti per trasportare l’acqua che scarseggiava sulla superficie marziana, dalle calotte polari fino alle regioni desertiche. In altri termini, l’uso della parola “canali” diede origine alla teoria che su Marte esistessero strutture artificiali per il trasporto dell’acqua costruite da brillanti ingegneri marziani.
Questa affermazione sollevò un gran polverone e così ebbe origine il mito sull’esistenza dei marziani.

Errore di traduzione 2: La bomba atomica
Nel 1945 si cercò di negoziare la resa dell’impero giapponese durante la Seconda guerra mondiale. Di fronte all’ultimatum, il primo ministro giapponese Kantaro Suzuki utilizzò la parola “mokusatsu“, che equivale a “no comment, ci stiamo ancora pensando”, ma che può anche essere interpretata come “ignoriamo e disprezziamo”. È facile intuire quale delle due scelse il governo statunitense, dal momento che solo dieci giorni dopo vennero sganciate le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

Errore di traduzione 3: Le corna di Mosè
Per scolpire “Il Mosè” agli inizi del XVI secolo, il celebre artista Michelangelo fece ricorso alla traduzione di San Girolamo. L’artista, imbattendosi nella parola ebraica “karan” (raggiante), la confuse erroneamente con “keren“, che significa “corna”.
Quando l’errore di traduzione venne notato, tutti gli artisti dell’epoca decisero di modificare le loro opere per aggiungere raggi splendenti; nonostante ciò, Michelangelo preferì mantenere il progetto originale.

Errore di traduzione 4: Desideri carnali
Jimmy Carter, ex presidente degli Stati Uniti, sapeva come attirare l’attenzione delle folle. In un discorso pronunciato nel 1977 in Polonia, un errore da parte del suo interprete fece sembrare che il presidente stesse esprimendo desideri sessuali nei confronti del Paese, allora comunista. L’interprete fece credere che Carter desiderasse sessualmente i polacchi, ma emerse che quello che quest’ultimo voleva veramente comunicare fosse il suo interesse di conoscere “i desideri per il futuro” dei polacchi.
Senza dubbio, la traduzione è una professione che non deve essere sottovalutata e forse un’arte per tanti, che richiede molto tempo e dedizione. È importante prestare particolare attenzione alle questioni che possono apparire semplici, dato che non è tutto oro ciò che luccica.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito di Aire Traducciones

Traduzione a cura di:
Giada Atzeni
Traduttrice e interprete ENG/ESP>ITA
Cagliari

Tradurre significa tradire?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Si dice che le traduzioni siano come le donne: brutte e fedeli, o belle e infedeli. Questo curioso gioco di parole interpreta uno dei più consolidati paradossi della comunicazione. Una traduzione fedele al 100% è praticamente quasi impossibile, il risultato sarà sempre leggermente diverso dal testo di partenza.

Se pensiamo alle traduzione dei film, soprattutto americani, non penseremmo mai
di adottare frasi come ‘Hey amico’, (hey man), ‘ma che diavolo dici’? (what the hell?) oppure di chiamare una donna ‘pollastrella’! (chick). Da adattatrice mi imbatto spesso
in questo tipo di traduzioni. La lingua inglese, diciamolo, è molto più sporca rispetto alla lingua italiana, nei film americani utilizzano la parola “fuck” o “fucking” come niente fosse
o ancora “bitch”, “son of a bitch” che ormai sono quasi una regola. Quando adattiamo un
film in italiano dobbiamo per così dire, ripulirlo e renderlo più “digeribile” al pubblico italiano, che non sopporterebbe questo continuo uso di parolacce. Tuttavia conosco persone che si rifiutano di vedere film adattati e preferiscono di gran lunga vederli in lingua originale, proprio perché per chi conosce la lingua, i film tradotti perdono molto del loro significato.

Esistono due tipi di traduzione:
- Source oriented (più fedele al testo);
- Target oriented (si allontana dall’originale ma agevola la comprensione ai lettori);

Ci sono molti punti di vista riguardo questo argomento; alcuni, ad esempio, ritengono
che il lavoro del traduttore è simile a quello del copista che riproduce una scrittura. Secondo questi la riproduzione letterale può essere così semplice che vi riuscirebbe anche un trascrittore, dotato di conoscenze elementari sulla lingua di partenza.
Nella traduzione di una poesia la questione diventa più complicata e anche di molto.
La poesia ha una sua melodia, un suo ritmo, ed evoca degli scenari interiori, bisogna insomma avere una certa sensibilità per ritrasmettere le emozioni. Il traduttore di opere
in prosa, dovrebbe avere anche il cuore di un vero poeta. Nella traduzione di testi comici
la traduzione letterale non è idonea: perché creerebbe delle mostruosità linguistiche. Umberto Eco, ad esempio, nel suo ‘Come scrivere una tesi di laurea’, afferma che tradurre è sempre tradire e aggiunge che tradurre è come avere una dentiera e non i denti veri, oppure è come indossare la parrucca o altre protesi di vario tipo.

Tradurre però, vuol dire trasmettere il messaggio senza modificarlo, restituendolo fedelmente. Il traduttore ha due personalità: il linguista e lo stilista; per essere un buon traduttore l’una non deve prevalere sull’altra. La traduzione è un importante mezzo di cultura che, dovrebbe essere aggiornata al momento storico e al pubblico dei lettori. Tradurre è quindi sempre un po’ tradire; ma se lo si fa coscienti dei rischi possibili, si tradisce solo se lo si reputa veramente indispensabile. Curiosità e distacco sono due parole da prendere in considerazione in questo mestiere: la curiosità del lettore attento al messaggio e il distacco di chi lo deve trasferire ai lettori mantenendo il più possibile il suo ritmo e il suo significato. Tradurre insomma è sostanzialmente una sfida.

Perdita e guadagno nel processo traduttivo

 Categoria: Problematiche della traduzione

C’è una convinzione che chi traduce è tentato di far sua: quella che esista una traduzione perfetta, e che il compito del traduttore sia raggiungerla. La traduzione, però, è sofferenza e sperimentazione. Sperimentazione dei propri limiti e dei limiti della lingua in cui si traduce; è tentare e sbagliare innumerevoli volte.

«Il testo fonte […] oppone una resistenza a farsi sradicare dal proprio terreno culturale per farsi tradurre altrove.»[1]

Partendo da questa premessa è possibile uscire dalla condizione di frustrazione in cui il traduttore si immerge piano piano, scoprendosi impotente di fronte alla resistenza del testo straniero. A differenza del testo scientifico, in cui l’autore «traduce se stesso passando da una lingua a una terminologia»[2] , quindi un linguaggio universale in cui gli individui non possono capirsi se prima non concordano il significato dei segni, nel testo letterario ciò che emerge dalle righe è la persona dell’autore che sta presentando se stesso senza tradursi al lettore.

Questo genera un testo che in traduzione è impossibile veicolare senza problemi; a sua volta, il testo genera una perdita, un residuo comunicativo. Citando un esempio proposto da Umberto Eco nel suo saggio Sulla traduzione, un’espressione idiomatica inglese come “it’s raining cats and dogs” non si può tradurre alla lettera; è necessario optare per una piccola infedeltà linguistica al fine di guadagnare una fedeltà culturale[3], e ottenere nel lettore di lingua italiana lo stesso effetto che si provoca nel lettore di lingua inglese: alcune possibili traduzioni potrebbero essere “piove come Dio la manda” o “piove a catinelle”. Che cosa accade in questo caso nella traduzione dall’inglese all’italiano? Si ha una perdita inevitabile a livello di immagini (tradurre “piovono cani e gatti” disegnerebbe sulla faccia del lettore un grande punto di domanda), ma c’è anche un guadagno: si è trovata un’immagine che il lettore di lingua italiana è in grado di associare al suo background culturale e che gli consente quindi di ricodificare il messaggio. In traduzione, perciò, la perdita diventa inevitabile. Tuttavia, spesso è possibile compensare questa perdita altrove, in altri punti del testo.

Quella della compensazione è una strategia efficace che aiuta il traduttore ad accettare con maturità e serenità questo lutto, a elaborarlo rinunciando definitivamente al sogno della traduzione perfetta[4]. Lo scopo della traduzione, infatti, non è la ricerca utopistica di un testo d’arrivo perfettamente equivalente al testo di partenza (anche perché il testo di partenza nel suo sopravvivere si modifica, come nel tempo anche le parole maturano e mutano, fino a diventare d’uso comune ed essere addirittura percepite come arcaiche[5]; perciò la traduzione stessa non è mai un processo statico, ma è sempre in movimento), ma è racchiuso nel concetto di hospitalité langagière[6] suggerito da Ricoeur: l’accoglienza dello straniero come fine etico dell’atto traduttivo[7]. La perdita è il segno della differenza tra il proprio e l’altrui. Ciò che si guadagna non riguarda solo la compensazione di cui sopra, ma anche l’irriducibile presenza dell’altro e la conoscenza più profonda di sé, poiché «è solo attraverso la conoscenza dell’altro che si può giungere a conoscersi meglio»[8].

NOTE
[1] Cavagnoli F., Il proprio e l’estraneo nella traduzione letteraria di lingua inglese, Monza, Polimetrica, 2010, p. 19.
[2] Ortega y Gasset J. Miseria e splendore della traduzione, (1937), (in Nergaard Siri, La teoria della traduzione nella storia, Milano, Strumenti Bompiani, 2009, p. 183).
[3] Eco U., Riflessioni teorico-pratiche sulla traduzione, (in Nergaard Siri, Teorie contemporanee della traduzione, Milano, Strumenti Bompiani, 2010, p. 123).
[4] Ricoeur P., Tradurre l’intraducibile: sulla traduzione, (traduzione e studi di Mirela Oliva), Città del Vaticano, Urbaniana University Press, 2008, p. 41.
[5] Benjamin W., Il compito del traduttore, (in Nergaard Siri, La teoria della traduzione nella storia, Milano, Strumenti Bompiani, 2009, p. 226).
[6] «Un concetto […] ben più ampio di quanto non traspaia in ‘ospitalità linguistica’, il modo in cui viene comunemente e in modo approssimativo tradotto. In realtà nell’aggettivo langagier, con quel suo rimandare al langage più che alla langue, c’è più di una questione puramente linguistica. È proprio in questo iato fra linguaggio e lingua (Jervolino 2008: 20), una differenza che in Italiano e in altre lingue neolatine è possibile esprimere, che si inserisce la pratica, l’esperienza e la riflessione sulla traduzione.». Cavagnoli F., Il proprio e l’estraneo nella traduzione letteraria di lingua inglese, Monza, Polimetrica, 2010, p. 20.
[7] «L’atto etico consiste nel riconoscere e nel ricevere l’Altro in quanto Altro». Berman A., La traduzione e la lettera o l’albergo nella lontananza, Macerata, Quodlibet, 2003, p. 61.
[8] Cavagnoli F., Il proprio e l’estraneo nella traduzione letteraria di lingua inglese, Monza, Polimetrica, 2010, p. 129.

Ostacoli della traduzione medica

 Categoria: Problematiche della traduzione

Per un traduttore che intraprende il viaggio della traduzione medica, vi sono alcuni ostacoli da considerare nella produzione di un buon lavoro finale. Come con ogni tipologia di traduzione, sono necessarie ricerche accurate e conoscenza personale, che possono facilmente essere approfondite attraverso la consultazione di siti internet affidabili e riviste mediche. Ciononostante, esistono problematiche intrinseche alla traduzione medica e comprenderle può rivelarsi cruciale per il paziente e può permettere di conseguire risultati soddisfacenti e di alta qualità.

Pubblico target
La terminologia medica presenta sfide che si differenziano da altri domini di traduzione specialistici. Prima di tutto, è importante che il traduttore medico determini con precisione il suo destinatario. Ad esempio, il termine “Varicella” non dovrebbe essere tradotto in inglese come “Varicella” se il pubblico target è costituito da inesperti (ad esempio un paziente). Il termine corretto, in inglese, sarebbe “Chickenpox”. Se si traduce verso l’inglese, è di fondamentale importanza sapere se il pubblico di riferimento adotti la terminologia medica britannica o statunitense. A volte è solo una questione di variante ortografica (ad es. “hematoma” negli Stati Uniti contro “haematoma” nel Regno Unito); in altri casi, invece, il significato di uno stesso termine cambia completamente da inglese statunitense a inglese britannico. Ad esempio, il termine “surgery” che negli Stati Uniti indica il luogo in cui si subisce un’operazione chirurgica, in inglese britannico indica invece lo studio medico, e anche i relativi orari di apertura.

Nomi di farmaci ed eufemismi
Meritano particolare attenzione i nomi dei farmaci, e bisogna tracciare una distinzione tra questi ultimi e la cosiddetta Denominazione Comune Internazionale (DCI). La DCI rappresenta un nome comune assegnato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a una sostanza farmaceutica, e si differenzia dal nome del farmaco. Per esempio, quando si traduce il termine inglese “Tylenol” in italiano, la conoscenza della DCI aiuterebbe il destinatario finale a identificare il farmaco equivalente utilizzato in Italia. “Tylenol”, infatti, è il nome commerciale dell’equivalente inglese “Paracetamol” secondo la DCI, e avere questa informazione aiuterebbe il traduttore medico a rendere correttamente il termine inglese “Tylenol” nell’italiano “Tachipirina”.
Infine, anche gli eufemismi sono comuni nella traduzione medica. Ad esempio, spesso i medici utilizzano eufemismi per riferirsi a situazioni delicate o spiacevoli, come “decedere” o “condizioni critiche” in riferimento a un paziente che sta per morire e non ha possibilità di guarigione.
È fondamentale che il traduttore medico sia in grado di cogliere le sfumature al fine di ottenere una traduzione fedele e accurata.

Tradurre le apparecchiature mediche
Una delle maggiori sfide nella traduzione di contenuti specifici relativi ad apparecchiature mediche è fornire materiale adeguato e formazione al traduttore, in modo che possa avere un’approfondita conoscenza dei prodotti su cui si lavora e portare a termine la traduzione in modo fedele e accurato. È importante che sia il cliente che il traduttore investano del tempo nella condivisione di conoscenze legate al prodotto e nel conseguente apprendimento. Potrebbe sembrare una perdita di tempo, specialmente dal punto di vista del cliente, ma vi sono enormi benefici in termini di qualità linguistica se il traduttore comprende bene tutte le complessità di quanto sta traducendo. Approcciarsi fisicamente al prodotto può anche essere estremamente d’aiuto, e un tour della sede dove si trova il cliente potrebbe sicuramente far maturare esperienza nel traduttore e aiutarlo a capire la catena di montaggio e come il prodotto è stato creato di prima mano.

Conclusioni
La traduzione medica presenta ostacoli tipici esclusivamente dell’ambito medico e che bisogna tenere in considerazione per produrre una traduzione accurata, dato che l’accuratezza risulta d’importanza vitale quando si ha a che fare con la vita e la salute delle persone. Ricerche approfondite e conoscenza di base dell’ambito medico sono essenziali nel processo di traduzione per qualsiasi traduttore medico.

Fonte: Articolo di Ilaria Ghelardoni pubblicato il 30 dicembre 2016 su Ulatus

Traduzione a cura di:
Beatrice Gandolfo
Interprete di conferenza e traduttrice,
Milano

Difficoltà nella traduzione dal russo

 Categoria: Problematiche della traduzione

Oggi, i servizi per la traduzione di testi in lingue straniere sono molto richiesti per fornire informazioni importanti ai clienti esteri. Una persona non esperta non può nemmeno immaginare quanto sia complesso questo tipo di traduzioni e quanto sia difficile trovare dei professionisti in grado di svolgere questo compito in modo adeguato. Questa problematicità è legata a una serie di difficoltà presenti in questo tipo di attività di traduzione.

Fattori oggettivi
Al momento, solo il 10% del numero totale di traduttori in attività è in grado di eseguire in modo rapido ed efficiente un servizio di traduzione di documenti commerciali o tecnici in una lingua straniera. Una tale situazione in questo settore è dovuta alle seguenti difficoltà:

  • Un servizio di traduzione di qualità presuppone la consegna di un documento comprensibile e adeguato a un destinatario che parla una lingua straniera. Perché questo documento abbia tali caratteristiche, il traduttore deve immergersi completamente nella realtà linguistica ed essere anche in grado di pensare nella lingua straniera con cui lavora;
  • I servizi di traduzione di documenti comportano l’uso da parte del traduttore di parole tratte sia dal vocabolario attivo, sia da quello passivo per la costruzione di strutture linguistiche. Si tratta di quelle espressioni e costruzioni che un madrelingua sente fin dall’infanzia in televisione o dalle persone che lo circondano. È per questo che questo compito viene svolto al meglio da persone di madrelingua straniera o da professionisti che risiedono da tempo in un paese straniero;
  • Ordinare la traduzione di un testo con la relativa digitazione su un supporto può essere complicato dalle difficoltà di stampare in modo veloce e corretto il documento in una lingua straniera.

Soluzioni ottimali ai problemi
Nonostante tutte queste difficoltà, ci sono diverse soluzioni per ottenere una traduzione di qualità dal russo in una lingua straniera. Sono le seguenti:

  • Coinvolgere un madrelingua nella traduzione di un testo dal russo in una lingua straniera. Tuttavia, anche qui possono nascondersi delle “insidie”. Dopotutto, il numero di madrelingua stranieri in grado di svolgere questo lavoro è limitato e quelli che ancora lavorano in questo campo sono spesso “sommersi” di lavoro. Inoltre, tale madrelingua deve avere una conoscenza approfondita degli argomenti con cui dovrà lavorare;
  • Coinvolgere traduttori professionisti. Anche qui ci sono delle difficoltà, poiché anche un linguista di alto livello avrà bisogno di molto tempo per modificare la traduzione e adattarla ai requisiti esistenti. Di conseguenza, la velocità di traduzione si riduce notevolmente, il che può essere del tutto inaccettabile in determinate circostanze;
  • Commissionare la traduzione di un testo a una agenzia di traduzione. Tale approccio è la soluzione ottimale, in quanto il lavoro viene svolto da un grande team di linguisti e revisori che rapidamente elaborano un testo nella forma corretta. In questo caso la traduzione viene eseguita entro il termine stabilito e risulta precisa e di qualità.

Fonte:  https://als.ltd/articles/trudnosti-perevoda-s-russkogo-jazyka

Traduzione a cura di:
Alessandra Varini
Traduttrice En/Ru/De > It – Varese

Cos’è la traduzione?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Tradurre significa trasferire contenuti da una lingua (lingua d’origine) ad un’altra (lingua finale).
Tale processo  necessita di una particolare accuratezza, in modo tale da distaccarsi il meno possibile dal contenuto e dal significato del testo originario. In teoria, per il lettore, il risultato della traduzione dovrebbe suonare come il testo d’origine, affinché non sia riconoscibile che si tratta di una traduzione in una lingua straniera. Ad esempio avreste mai pensato che nel caso del presente  testo si trattasse di una traduzione dall’Inglese?

Tradurre rappresenta per il traduttore, per molteplici aspetti, un’autentica sfida. Tra le altre cose  bisogna andare oltre le  differenze grammaticali, culturali e contestuali tra la lingua di partenza e quella finale.
Nonostante molte lingue facciano riferimento ad una radice comune, spesso esse sono state soggette, nel recente passato, ad una diversa evoluzione, per cui  ad esempio le strutture di una frase in una lingua non possono essere trasferite in un’altra. Il traduttore pertanto, in questi casi,  si trova dinnanzi, prima che alla traduzione vera e propria, ad una nuova struttura e sintassi di base di cui deve tenere conto.

Inoltre si tratta anche di prestare attenzione alle particolarità culturali, sociali, storiche e geografiche delle lingue e di farle scorrere nella traduzione stessa, poiché immagini linguistiche come “bevor in Boehmen ein Viertel untergeht”, “Pommes rot-weiss” oppure “Das Venedig des Nordens” se tradotte in modo del tutto acritico  non hanno alcun senso per chi non possegga nessuna conoscenza delle condizioni culturali retrostanti.
Le sfide menzionate richiedono ad un buon traduttore non solo ed esclusivamente una perfetta conoscenza della sua lingua di partenza e di quella finale, bensì  parimenti una conoscenza completa delle culture che stanno alla base di ambedue le lingue.

Pertanto è molto complicato per un traduttore tradurre in più lingue, poiché proprio l’appropriazione di una nuova cultura è un  presupposto che richiede molto tempo.
Questo ostacolo viene un po’ alleggerito, per fortuna,  ai nostri tempi, tramite Internet, che permette al traduttore di fare delle ricerche veloci e mirate e di consultare testi di confronto nella lingua di partenza e  nella lingua finale, al fine di evitare,in fase di traduzione, incomprensioni e interpretazioni piene di errori. [...]

Fonte: Articolo pubblicato su International Translators

Traduzione a cura di:
Torrione Cristiana
Laurea in Lingue e letterature straniere moderne, specializzazione Tedesco
Rivarolo Canavese (To)

Di corse, vecchiaia e figuracce

 Categoria: Problematiche della traduzione

Primo giorno di lavoro in una piccola ma potente azienda metalmeccanica. Premettendo che non avevo neanche vagamente idea di cosa fosse una macchina utensile a controllo numerico. Mi allungano un catalogo italiano-inglese da studiare. Lo sfoglio tutto (poche pagine per fortuna), mi cade l’occhio sulle due parole “run” e “race” in seconda pagina. Mmmh, mah. Ok. Cerco su un sito di traduttori l’espressione “corsa dei punzoni”, ovviamente non c’è traccia né di “run” né di “race” perché il termine è “stroke”. Controllo su altri siti per essere sicura al 100%, “stroke” è la mia parola. Mi faccio la nota sul catalogo e vado avanti.

Pur nella mia ignoranza tecnica il radar linguistico si accende ed individua vari sfondoni: lessicali, ortografici, italianismi. Di tutto un po’. Nel rispetto del lavoro che ha fatto un’altra persona, misurando le parole e in parte minimizzando, faccio presente al mio referente la questione.
“Ah sì? Davvero? Ne abbiamo fatti stampare da poco 3000”. Gulp, ops, cielo! Quei cataloghi sono durati an-ni.
Nei giorni a seguire incontro macchine neonate (newborn) e macchine che invecchiano (aging). Insomma. Metto pezze.

Sottolineo al titolare che se mi fa tradurre il manuale di programmazione di una macchina dall’italiano all’inglese non si ottiene un prodotto neanche vagamente decente tecnicamente, un compito del genere non si può chiedere ad un traduttore. Parole al vento.
Per anni a malincuore, consapevole della battaglia persa in partenza, ho tradotto manuali dall’italiano all’inglese, tedesco, spagnolo e francese. Con mio sommo orrore ed impegno. È stata una sfida, mi ha insegnato molto a prescindere, sono arrivata a crearmi un glossario multilingue di 980 entrate in italiano. Ho dovuto lottare contro tempi stretti (mi occupavo del backoffice commerciale estero oltre che delle traduzioni), contro spiegazioni tecniche approssimative e vagamente reticenti – “cos’è? Vuoi diventare un elettricista?” – per esempio.

Mi pento e mi dolgo dei manuali che sono arrivati ai quattro angoli della Terra per mano mia. Gli ultimi clienti sono stati più fortunati dei primi, in cinque anni ho imparato molto, come vorrei rileggere le prime traduzioni!
Non sono stata professionale pur volendolo in un mondo che di linguistica e traduzione non capisce neanche l’ABC. Potrei scrivere centinaia di buoni aneddoti linguistici, la raccolta si chiamerebbe “S.O.S. Battaglie di una linguista in azienda – come sopravvivere con la dignità quasi intatta”. Spero che qualche datore di lavoro legga e si illumini.

L’autrice dell’articolo ci ha chiesto di restare anonima

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (6)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Ennesima difficoltà semantica è rappresentata dai nomi di animali e piante, spesso usati negli haiku come immagine del cambiamento stagionale: alcuni non esistono nei paesi stranieri e tormentano i traduttori. Le due traduzioni di ‘cicale’ di Bashō menzionate sopra sono buoni esempi: in Giappone, le cicale sono un’icona familiare di incantevoli panorami estivi. Ma nei paesi occidentali non sono così famose e a volte la cicala è perfino vista come un mero insetto rumoroso; per coloro che la pensano in questa maniera è difficile comprendere la visione di questo haiku.

Conseguentemente, le traduzioni degli haiku spesso necessitano di spiegazioni addizionali per superare questi ostacoli o rompere le costrizioni di forma metrica, per quanto sia desiderabile vengano riprodotte esclusivamente le varie tecniche retoriche usate nella poesia originale. Ma conseguire l’obiettivo di mantenere la compatibilità tra forma e contenuto mentre ci si conforma a queste restrizioni sembra una difficoltà troppo grande da superare, per questo molti studiosi sono arrivati alla comprensibile conclusione che sia impossibile tradurre puntualmente un haiku in inglese.

Nonostante ciò, la traduzione degli haiku è considerabile un’attività creativa valida: per superare la difficoltà del differente apparato grammaticale e del differente alfabeto è necessaria una grande inventiva. Quale forma o quale contenuto abbia più valore, quale interpretazione applicare, sono domande la cui risposta dipende dalla personalità e dall’originalità del traduttore che può mostrare così tutte le proprie abilità linguistiche. Piuttosto che vedere la traduzione degli haiku come un’operazione che rappresenti ed imiti solamente l’arte dell’haiku originale, la traduzione di per sé può essere vista come una forma d’arte, di cui questo saggio vorrebbe considerare il valore.

Bibliografia:
*D. C. Buchanan. (1976). One Hundred Famous HAIKU. Tokyo&San Francisco. Japan Publication, Inc.
*F. Yamagishi. [山岸文明] (2000). English Translation of Modern Japanese Haiku. [現代俳句の英訳]. Numadsukoutohsenmongakkoukenkyuhoukoku [沼津高等専門学校研究報告. Report of research in Professional High school of Numadsu], 34, p.175-180
*J. Reichhold. (2002). Writing an Enjoying Haiku: A Hands-on Guide. Tokyo. Kodansha International Co., Ltd.
*K. Satoh [佐藤和夫]. (1982). Sotogawakaramita haiku [外側から見た俳句. Haiku viewed from the outside]. Haiku [俳句. Haiku], 31(9), p.52-59.
*K. Tsuruta [鶴田欣也]. (1965). Eiyakusareta haiku no mondaiten [英訳された俳句の問題点. The controversial points of haikus translated into English]. Hikakubungaku [比較文学. Comparative literature], 8, p.20-27.
*O. Murata [村田修]. (1986). Haiku nyumon: Hajime no hajime. Tokyo. Tokyo Bijutsu[東京美術].
*R. H. Blyth. (1950). HAIKU Vol.2: 俳句. Tokyo. Hokuseidoshoten[北星堂書店].
*Y. Matsuo [松尾靖秋]. (1982). Haiku niokerukokusaisei [俳句における国際性. Internationality in haiku]. Haiku [俳句. Haiku], 31(9), p.42-51.
*Y. Murakami. (1991). CLASSIC HAIKU: A Master’s Selection. . Tuttle Publishing.
*Zolbrod. L. (1982). Kinsei haiku no eiyaku to goshichigotyou [近世俳句の英訳と五・七・五調. English translation of the early modern haikus and 5-7-5 syllables form]. Haiku [俳句. Haiku], 31(9), p.80-81.

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (5)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Questo poema di Bashō è controverso perfino tra gli studiosi giapponesi: che aspetto abbia l’albero, dove sia, quanti corvi vi stiano appollaiati sopra e che messaggio o sensazione il poeta stia cercando di esprimere sono tutti misteri irrisolti. Il traduttore utilizza molte rappresentazioni di colore e disegna un’immagine variopinta, ma la traduzione è innegabilmente verbosa.

Similarmente, la traduzione di parole peculiari e concetti è un grande ostacolo. Alcune particelle della lingua giapponese non possono essere tradotte in proposizioni inglesi e hanno bisogno di alcune parole esplicative, come il ‘kireji’ (切れ字), letteralmente ‘carattere finale’, che ha lo scopo di sottolineare la fine di un verso. È usato immediatamente dopo una parola o una frase per enfatizzare la profonda emozione di un poeta: ammirazione, meraviglia, nostalgia, attaccamento o sorpresa sono tutte espressioni ben espresse dal kireji. Il suo significato è piuttosto ambiguo e si traduce in varie maniere; a volte semplicemente non è tradotto e altre, purtroppo, completamente eliminato. Ecco alcuni esempi di traduzione del kireji:

Haiku Originale                      Translitterazione                    Traduzione Letterale
荒海や ———————————————— araumiya ————————————- Il mare selvaggio
佐渡によこたふ ————————— sado ni yokotau —————————– oltre l’isola di Sado
天の川 ——————————————— ama no gawa ————————————– la Via Lattea
(松尾芭蕉)                             MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                 Traduzione dall’inglese
So wild a sea—                                           Il mare così selvaggio
and, stretching over Sado Isle            Che si allunga oltre l’Isola di Sado
the Galaxy…                                                    E la Galassia…
(H. Henderson)

A wild sea!                                                   Il mare selvaggio!
And the Galaxy stretching out                 E la Galassia che si allunga
Over the Island of Sado                                Oltre l’isola di Sado
(R. H. Blyth)

O’er wild ocean spray,                             Il mare selvaggio s’allarga
All the way to Sado Isle                              Fino all’isola di Sado
Spreads the Milky Way!                               E verso la Via lattea!
(D. Blitton)

wild seas                                                        Mare selvaggio
to Sado shoring up                                      Fino a Sado s’allunga
the great star stream                              Il grande torrente di stelle
(C. Corman and S. Kameike)

Seconda particolarità oltre il kireji sono le onomatopee, decisamente più sviluppate in lingua giapponese che in tutte le lingue occidentali, molte delle quali non hanno una traduzione esatta, rendendo così necessaria da parte dei traduttori l’invenzione di soluzioni alternative. Un esempio:

Haiku Originale                     Translitterazione                  Traduzione Letterale
梅が香に —————————————– umega ka ni ————————— Al profumo del pruno
のっと日の出る ————————– notto hi no deru —————– improvvisamente sorge il sole
山路かな —————————————– yamajikana ————————– sul sentiero di montagna
(松尾芭蕉)                            MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                        Traduzione dall’inglese
Suddenly the sun rose,                                Il sole sorge improvvisamente
To the scent of the plum blossoms,              Al profumo dei fiori di pruno
Along the mountain path.                            Lungo il sentiero di montagna
(R. H. Blyth)

Blyth ha tradotto ‘notto’ come ‘improvvisamente’ anche se le due parole hanno una sfumatura piuttosto diversa; a difesa di questa traduzione, Blyth afferma che ‘notto’ e ‘improvvisamente’ rappresentano uno ‘scossone’ alla mente del poeta e alle sue impressioni, piuttosto che l’improvvisa alba del sole. Inoltre, oltre R.H.Blyth, A.Miyamori, K.Yasuda, H.Henderson, tutti hanno tradotto ‘notto’ come ‘improvvisamente’, quindi questo particolare problema sembra difficile da risolvere.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (4)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Terza parte di questo articolo

Mentre l’haiku originale non ha pronomi personali questo traduttore, utilizzandoli, traduce ingegnosamente la poesia in una forma di dialogo tra lui e il fagiano che comparato però con la semplicità dell’originale, non può non sembrare un po’ ridondante. L’ambiguità e le molteplici possibilità di interpretazione sono elementi essenziali delle composizioni haiku e queste problematiche non possono che rendere alcune traduzioni imprecise se non addirittura imperfette.

Un’altra questione problematica è l’ordine delle parole: in giapponese è abbastanza libero, ma in inglese è rigidamente statico. Come risultato i lettori di haiku tradotti non possono fare esperienza dell’emozione di domandarsi quale parola seguirà:

Haiku Originale                       Translitterazione                      Traduzione Letterale
閑けさや       —————————–        shizukesaya         ——————————- Immobilità
岩にしみいる   ————————–      iwa ni shimiiru        ————————- graffia la roccia
蝉の声    ———————————–         semi no koe        ————————– la voce delle cicale
(松尾芭蕉)  ——————-—–          MatsuoBashō

Traduzione Inglese                   Traduzione dall’inglese
Such stillness     ———————-          Tutto è immobile
The cries of the cicadas    ———–   Il pianto delle cicale
Sink into the rocks     ——————–      Penetra le rocce
(D. Keens)

Calm and serene       ——————-      Calmo e sereno
The sound of a cicada    ————–    Il suono della cicala
Penetrates the rock    —————–       Graffia la roccia
(Y. Murakami)

Nell’haiku originale, gli elementi semantici sono ordinati così: ‘immobile’, ‘penetrazione’ e ‘suono delle cicale’. Quest’ordine crea l’aspettativa e accende l’eccitazione del lettore: ‘cosa enfatizza l’immobilità e penetra le rocce’? In inglese, invece, il ‘suono delle cicale’ deve essere posizionato prima di ‘penetrazione’, perché ‘penetrare’ rappresenta un verbo o il modificatore di uno stato. Il gusto originale non è preservato nella traduzione e questo è indubbiamente un difetto.

Un’altra importante differenza linguistica che rende difficoltoso il processo di traduzione è il sistema alfabetico, caratterizzato da lettere minuscole e maiuscole per l’alfabeto romanzo, di tre tipi nella lingua giapponese: Hiragana, Katakanae Kanji. In giapponese, parole con lo stesso significato possono avere sfumature differenti, avere una pronuncia diversa ed essere scritte quindi con differenti caratteri; parole invece dalla stessa pronuncia ma di diverso significato saranno riconoscibili perché scritte in due maniere distinte. La bellezza di alcuni haiku è creata dalla combinazione di diversi tipi di caratteri che non può essere rappresentata nelle traduzioni Inglesi.

Il secondo motivo principale dell’impossibilità di una traduzione perfettamente puntuale e corretta è l’incompatibilità tra ‘forma’ e ‘contenuto’ e la difficoltà di preservazione del loro legame; in questo contesto, la parola ‘contenuto’ riguarda l’immagine e l’emozione che il poeta dell’haiku vuole esprimere nel proprio lavoro, mentre la parola ‘forma’ riguarda lo stile unico e le tecniche fonologiche o retoriche dell’haiku stesso, come lo stile metrico ‘5-7-5’ o l’uso del kigo. La difficoltà nel tradurre il contenuto sta spesso nell’interpretazione delle metafore e delle sfumature di significato di parole specifiche e distintive, che rendono alcuni haiku troppo complessi e profondi per una traduzione letterale.

Haiku Originale                     Translitterazione                  Traduzione Letterale
枯枝に  ——————————————-   kareeda ni  ————————— Sul ramo rinsecchito
烏のとまりたるや ————— karasu no tomaritaruya —————- è appollaiato il corvo
秋の暮  ——————————————— aki no kure ——————————- notte d’autunno
(松尾芭蕉)——————————-   MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                                     Traduzione dall’inglese
The Autumn gloaming deepens into night;              L’autunno scintillante nella notte
Black’ giants the slowly-facing orange light,     Gigante nero si volta verso la luce arancio
On withered bough a lonely crow is sitting.          Un corvo siede su un ramo rinsecchito
(クララ・ウォルシュ)

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Proprio per le peculiarità grammaticali della lingua, i poeti giapponesi non devono specificare se un nome è singolare o plurale, in che tempo verbale sia espresso un verbo, o anche chi o cosa sia il soggetto principale. In inglese  i traduttori devono manifestare tutti questi elementi togliendo così al lettore possibilità di immaginazione e discernimento al riguardo: per esempio, due traduzioni dello stesso haiku sottostante mostrano la differenza tra singolare e plurale per ‘cicala’ (蝉)  e ‘pietra’ (岩).

Haiku Originale                       Translitterazione                      Traduzione Letterale
閑けさや       —————————–        shizukesaya         ——————————- Immobilità
岩にしみいる   ————————–      iwa ni shimiiru        ————————- graffia la roccia
蝉の声    ———————————–         semi no koe        ————————– la voce delle cicale
(松尾芭蕉)  ————————         MatsuoBashō

Traduzione Inglese                   Traduzione dall’inglese
Such stillness     ———————-          Tutto è immobile
The cries of the cicadas    ———–   Il pianto delle cicale
Sink into the rocks     ——————–      Penetra le rocce
(D. Keens)

Calm and serene       ——————-      Calmo e sereno
The sound of a cicada    ————–    Il suono della cicala
Penetrates the rock    —————–       Graffia la roccia
(Y. Murakami)

Nella versione originale l’enfasi non è sul numero di cicale o di rocce ma nella loro mera esistenza, elemento che la traduzione inglese non può riflettere. Come altro esempio basta osservare l’haiku di Matsuo Bashō citato prima:

Haiku Originale                  Translitterazione                        Traduzione Letterale
古池や    ——————————         furuikeya    —————————————- Vecchio stagno
蛙飛び込む    ———————–    kawazutobikomu   ————————— Una rana salta dentro
水の音    ——————————        kaze no oto     ———————————- Rumore di acqua
(松尾芭蕉) ———————–       MatsuoBashō

Traduzione Inglese                Traduzione dall’inglese
Oldpond   ——————————–          Vecchio stagno
frogs jumping in    ——————       Il salto della rana
Sound of water    ———————–       Suono d’acqua
(L. Hearn)

The old pond    ————————        Il vecchio stagno
A frog jumps in   ———————          Una rana salta
Plop!   ————————————–                 Plop!
(R. H. Blyth)

In teoria, il ‘suono d’acqua’ è conseguito dal fatto che la rana vi salti dentro, ma in generale il poeta lascia intenzionalmente l’ordine della consecuzione ambiguo per creare un’immagine altrettanto ambigua. Anche in questo caso, che rana (蛙) sia singolare o plurale dipende dal traduttore. Anche questo esempio mostra bene la problematica del soggetto indefinito:

Haiku Originale                    Translitterazione                  Traduzione Letterale
秋深き   ——————————–          akifukuaki    ——————————- Tardo autunno
隣は何を    —————————      tonari wanaka o ——————————– cosa i vicini
する人ぞ    —————————         surubitozo     ———————————- fanno ora?
(松尾芭蕉) ———————–        MatsuoBashō

Traduzione Inglese                       Traduzione dall’inglese
It is late autumn    —————————–       Tardo autunno
I wonder what my neighbors    ——- Chissà cosa i miei vicini
Will be doing now    ——————————–   Fanno adesso
(D. C. Buchanan)

Nell’haiku originale, nonostante sia il poeta a porsi la domanda, abbreviando il soggetto generalizza sulla questione e cerca di accattivarsi l’empatia del lettore. Ma questo strumento è assente nella traduzione. Ecco un altro esempio:

Haiku Originale                       Translitterazione                  Traduzione Letterale
蛇食ふと     ——————————        ebishokufuto —————      Poichè mangia i serpenti
聞かばおそろし   ——————-     kiko ka baosoroshi    —————— ho paura di sentire
雉子の声  ————————–              kijishi no koe   ————————– la voce del fagiano
(松尾芭蕉)  ——————              MatsuoBashō

Traduzione Inglese                         Traduzione dall’inglese
I heard you eat snakes  —————-  Ho sentito che mangi serpenti
And since then, I fear to hear   — Per questo ho paura di sentire
Your voice, O pheasant   ————-         La tua voce, fagiano
(マークス)

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Nonostante il significato dell’haiku sia enigmatico ed oscuro per coloro che non conoscono la cultura giapponese (e spesso anche per chi la studia approfonditamente), è certo che la sua popolarità sia cresciuta in tutto il mondo; alcuni studiosi del diciannovesimo secolo hanno avuto un ruolo importante nell’introduzione dell’haiku in Occidente, i più famosi tra i quali sono Basil Hall Chamberlain e Patrick Lafcadio Hearn (conosciuto e naturalizzato in Giappone come Koizumi Yakumo  [小泉八雲]). Nel ventesimo secolo, il libro in quattro parti ‘Haiku’ redatto da Reginald Horald Blyth diede un grande contribuito allo scopo di far conoscere questo genere poetico ed è considerata la prima collezione di haiku tradotti in inglese. Una delle più famose poesie pubblicate in questo libro è:

Haiku Originale                   Translitterazione                       Traduzione Letterale
古池や    ————————————-    furuikeya    ————————————– Vecchio stagno
蛙飛び込む  —————————   kawazutobikomu —————————  Una rana salta dentro
水の音   ————————————    kaze no oto     ———————————– Rumore di acqua
(松尾芭蕉)                          MatsuoBashō

Traduzione Inglese             Traduzione dall’inglese
The oldpond   —————————–   Il vecchio stagno
A frog jumping in   —————-  Una rana salta dentro
The sound of water   ——————  Suono d’acqua

Allo stesso tempo, non solo gli occidentali ma anche alcuni studiosi giapponesi hanno provato a tradurre haiku in Inglese:

Haiku Originale                       Translitterazione                  Traduzione Letterale
夏草や   ————————————–       natsukusaya ————————           Erba estiva
兵どもが    ————————-        tsuwamono domo ga   ———————- Per i guerrieri
ゆめの跡   —————————             yume no ato    ————————— La fine del sogno
(松尾芭蕉)                               MatsuoBashō

Traduzione Inglese                                     Traduzione dall’inglese
In summer grasses     ——————————————      Nell’erba estiva
Are now buried     ————————————————–      Sono sepolti
Glorious dreams of ancient warriors   ———–  Sogni di guerrieri antichi
(Y. Murakami)

Come risultato di queste attività, l’haiku è diventato famoso e popolare in molti paesi, compreso l’Est Europa e l’Africa; per esempio, nel 1982 ben 712 persone hanno partecipato in una gara di haiku dell’Ambasciata Giapponese in Senegal. Nonostante il fascino e l’unicità degli haiku abbia stregato tutto il mondo ancora ci si chiede se sia possibile tradurli correttamente in lingua inglese, e molte delle problematiche (anche solo le più palesi) lascerebbero presumere che sia impossibile: la sola differenza grammaticale tra inglese e giapponese è uno dei fattori più rilevanti, a cui si unisce la difficoltà creata dal diverso sistema alfabetico.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese

 Categoria: Problematiche della traduzione

L’haiku, sviluppatosi attorno al diciassettesimo secolo ed ancora oggi popolarissimo non solo in Giappone ma anche in molti altri paesi stranieri, è probabilmente la più singolare forma di espressione poetica in tutta la letteratura giapponese. In questo articolo considereremo la possibilità della traduzione del genere haiku in inglese; alcune difficoltà, illustrate negli esempi, potrebbero portare alla conclusione che una traduzione adeguata e puntuale sia impossibile ma allo stesso tempo, approfondiremo l’importanza della traduzione stessa come mezzo di comunicazione interculturale.

Nell’haiku vengono utilizzate molte delle numerose tecniche retoriche e stilistiche proprie di molti altri generi poetici: similitudine, metafora, ossimori e giochi di parole sono solo alcune di queste, perché sotto altri aspetti l’haiku è un genere a sé stante: a differenza di altre composizioni è molto breve, segue rigidamente una struttura metrica propria (il primo e il terzo verso devono contenere cinque sillabe, il secondo sette) e deve essere diviso in due fasi: il ‘frammento’ e la ‘frase’. Il ‘frammento’ è il primo verso o l’ultimo, gli altri due sono ‘frasi’. Un esempio:

“Evening settles down                                               “Scende la sera
the moorhen on seven eggs                                        il fagiano su sette uova
dew upon the glass”                                                   rugiada sul vetro”

Qui il primo verso è il ‘frammento’, gli altri due sono ‘frasi’; come si può facilmente intuire, in una composizione che non può essere né lunga né complessa non è necessario inserire punteggiatura o maiuscole; viene utilizzato quasi unicamente il tempo verbale presente così che i lettori possano fare esperienza della percezione del poeta come se fosse la propria.

Altro punto di differenziazione è il tema principale dell’haiku: la rappresentazione della natura attraverso la sensibilità del poeta che la percepisce attraverso i cinque sensi; per dipingerla in sole diciassette sillabe vengono utilizzati diversi stratagemmi, tra cui ilKigo [季語], letteralmente ‘parola stagionale’, un termine che rappresenta un elemento caratteristico di ogni stagione. Infine, l’haiku si basa su concetti peculiari ed elusivi: Wabi [侘], Sabi [寂] and You-gen [幽玄]. Questi concetti hanno diversi significati, interpretabili solo a seconda del contesto; Sabi viene di solito tradotto letteralmente come ‘solitudine’, ma può rappresentare qualcuno o qualcosa di ‘miserabile’, ‘insignificante’, ‘patetico’ o ‘povero’. Wabi, considerato il ‘fratello gemello’ di Sabi, rappresenta generalmente un’idea di ‘elegante semplicità’ o ‘raffinamento sottomesso’ ed è basato sullo spirito giapponese di vedere la modestia come virtù e di considerare la bellezza come il risultato di una vita semplice. Al contrario, You-Gen rappresenta la ‘grazia misteriosa’ o la ‘profondità sconosciuta’; se anche per la letteratura e la filosofia giapponese non  c’è un’ovvia ed unica interpretazione di questi termini e della relazione che li unisce, è ovviamente difficile per gli stranieri catturarla.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM

Traduzioni diverse dello stesso romanzo (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

L’autore Hossein Sanapour, con base a Teheran, è stato uno tra i più di 100 scrittori che hanno firmato una lettera per il presidente iraniano Hassan Rouhani per chiedergli, intanto che lo sostenevano per le elezioni, che l’Iran aderisse alla convenzione di Berna. “Già prima della rivoluzione, alcuni dei nostri giganti letterari si erano opposti,” dice Sanapour. “Solo negli ultimi anni ci siamo resi conto del danno che abbiamo perdurato per non avervi aderito prima.” Sanapour disse che alcune case editrici avevano iniziato spontaneamente a rispettare il diritto d’autore: “A un certo punto, sembrò come se un’ondata di editori non vedesse l’ora di promuoverlo, ma i numeri non crescevano… all’inizio erano in cinque o sei, circa, ma poi scivolò tutto nella stagnazione.” Lo scrittore è molto critico sulla pubblicazione non autorizzata, e la paragona a un furto.

Tuttavia, non biasima i traduttori. “Il problema è che la legislazione necessaria non è qui,” conclude. Mahshid Mirmoezzi, che ha tradotto più di 40 libri dal tedesco al farsi, ha iniziato a ottenere i diritti d’autore prima della pubblicazione. I suoi ultimi libri, tra cui Night Train to Lisbon dello scrittore svizzero Pascal Mercier, sono stati tutti autorizzati. “Giorno dopo giorno, il numero di traduttori e delle persone che si interessano al diritto d’autore sta aumentando,” dice. “Ma il dibattito ha leso la scena della letteratura e della traduzione iraniana, portando i lettori alla diffidenza.” Lo stesso vale per gli autori. Mentre alcuni, come Paul Auster, hanno iniziato ad accettare una cifra simbolica dai traduttori iraniani, altri, come Mario Vargas Llosa, hanno rifiutato.

Nel 2008, il premio Nobel JM Coetzee mi chiese di inoltrare alle nuove agenzie iraniane una dichiarazione che chiarisse che la sua posizione sulla protezione dei diritti d’autore non riguardava solo il denaro. “È comprensibile che gli autori si indispongano, quando i loro libri vengono presi senza autorizzazione, tradotti da dilettanti e venduti a loro insaputa,” scrisse. Ma anche se traduttori come Mirmoezzi si prendessero la briga di pretendere i diritti d’autore, un editore potrebbe sempre chiedere a un dilettante di tradurre il libro senza autorizzazione – e i precedenti dimostrano che lo farà. “È impossibile impedire altre traduzioni,” dice. Tuttavia, come molti altri, Mirmoezzi accetta questa piccola mania iraniana come una cosa naturale. “Non è un incubo,” sostiene, “ma la nostra realtà.”

Fonte: Articolo scritto da Paula Hawkins e pubblicato il 23 giugno 2017 sul The Guardian

Traduzione a cura di:
Caterina Baldi
Traduttrice En > It
Pesaro

Traduzioni diverse dello stesso romanzo

 Categoria: Problematiche della traduzione

L’assenza del diritto d’autore ha riempito una nazione di appassionati lettori con versioni multiple di libri stranieri, danneggiando gli scrittori sia dal punto di vista artistico che finanziario

Se J.D.Salinger vedesse cosa c’era sugli scaffali delle librerie iraniane, si rivolterebbe nella tomba. The Inverted Forest, un romanzo del 1947 che si era rifiutato di ripubblicare negli Stati Uniti per più di mezzo secolo, è ampiamente disponibile in farsi nella maggior parte delle librerie iraniane per soli 90.000 rial o a 2,20 sterline (i patiti di Salinger che setacciano AbeBooks per la versione inglese hanno come unica opzione una copia di seconda mano a 500 dollari del numero di Cosmopolitan dove apparve la prima volta).  La pubblicazione di The Inverted Forest in farsi è solo un esempio della caotica, complicata, seppur affascinante scena della traduzione iraniana, che è stata a lungo minata per la mancata partecipazione del paese alla convenzione di Berna sul diritto d’autore. Gli autori iraniani che pubblicano in casa propria sono protetti dalle leggi nazionali, ma il lavoro degli scrittori che pubblicano fuori dall’Iran è del tutto privo di protezione. Stando al Teheran Times, un solo traduttore iraniano ha depositato i diritti d’autore per produrre una versione in farsi di Into the Water, un romanzo del 2017 di Paula Hawkins. Ma almeno altri cinque stanno già lavorando su traduzioni concorrenti.

Grazie all’amore dell’Iran per la letteratura, le librerie di Teheran vantano un’offerta diversificata di titoli stranieri che spazia ovunque, da Marcel Proust a Haruki Murakami. Persino opere che raramente si vedono nelle librerie inglesi, come L’educazione sentimentale di Gustave Flaubert, in Iran abbondano – e sono ampiamente lette. Va anche detto che la censura è diffusa: il ministro della cultura e dell’orientamento islamico esamina ogni testo prima della pubblicazione, e molti vengono redatti – seppure sotto la corrente dell’amministrazione moderata ci sia un crescente margine di libertà. I traduttori in Iran godono di un grado di popolarità che raramente si vede in occidente; i loro nomi vengono pubblicati sulle copertine a fianco degli autori, e alcuni sono personaggi celebri della cultura. Ma per la stragrande maggioranza, la traduzione è una carriera che si sceglie per amore, con un riconoscimento economico minimo se non assente, e mesi trascorsi in attesa di ricevere l’autorizzazione.

La popolarità della narrativa straniera e le difficoltà per ottenere i permessi hanno esacerbato il problema della proliferazione di traduzioni multiple di uno stesso libro, con alcuni traduttori che sfruttano il vuoto dei diritti d’autore – specie con i bestseller. And the Mountains Echoed di Khaled Hosseini, per esempio, è stato tradotto in persiano da almeno 16 persone diverse. Di recente, Arsalan Fasihi, traduttore dell’autore turco Orhan Pamuk, ha messo in guardia sul rischio di un possibile “tracollo della letteratura persiana” perché la situazione sta compromettendo la qualità delle traduzioni.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Paula Hawkins e pubblicato il 23 giugno 2017 sul The Guardian

Traduzione a cura di:
Caterina Baldi
Traduttrice En > It
Pesaro

Traduzione di riferimenti culturali (5)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Il linguaggio tabù è un altro fattore molto interessante, di cui tener conto nella traduzione dei riferimenti culturali.  Ciascuna lingua articola le proprie espressioni del linguaggio tabù intorno a sistemi di riferimento diversi.  Così, se in tedesco queste espressioni sono circoscritte quasi esclusivamente a codici di natura scatologica, in inglese succede qualcosa di simile, con in più varie derivazioni di contenuto sessuale del lessema fuck.  Lo spagnolo, invece, utilizza sistemi di riferimento appartenenti alla sfera della religione, della famiglia e del sesso.  Ne costituisce un esempio il film di Quentin Tarantino Pulp Fiction (1994): il linguaggio tabù viene trattato in modo completamente diverso nella versione doppiata rispetto a quella originale.  La nostra opinione è che ci sia una maggiore ricchezza linguistica nella versione doppiata. Esiste una maggiore carica fatica. Comunque, in questo caso, si chiude un circolo, in quanto pare che il film si basi su di un romanzo latinoamericano scritto originariamente in spagnolo e ambientato in Colombia, nel quale probabilmente il linguaggio possedeva una carica fatica e una marcatura culturale molto più vicina a quella della versione doppiata in spagnolo.

Ciò nonostante, aderiamo all’affermazione di Whitman-Linsen (1992: 133), rispetto alle allusioni o ai riferimenti marcati culturalmente:

allusions which bear meaning only to the source language audience, have no equivalent in the target language and cannot be expected to be familiar in their original form, for example, the Boston Tea party.  (…) however, it allows for references which, owing to their widespread usage and exposure, can still be retained in the translated text, for example, the House of Lords.  Moreover, many of the culturally linked references are retained since they serve the function of conveying the flavor of the local milieu.

Per quanto riguarda l’efficacia funzionale e la validità temporale della traduzione, dissentiamo circa le limitazioni di determinati procedimenti nella traduzione subordinata. A questo proposito, riportiamo l’opinione di Mayoral (1995): “l’equivalenza culturale vede alquanto ridotte le sue possibilità dal momento che l’esistenza dell’immagine marcata culturalmente provoca quasi sempre incompatibilità culturali riscontrabili con estrema facilità dallo spettatore e che possono compromettere la verosimiglianza del film”. Pensiamo che questo sia vero solo fino a un certo punto. Attualmente, la tendenza generale, specialmente nella traduzione audiovisiva, è orientata a cercare una traduzione efficace o funzionale (Fuentes, 1997). Questa può consistere in una riformulazione completa del passaggio marcato culturalmente, nella quale si ottenga la reazione culturale, per esempio umoristica, in entrambi i destinatari. Questa è, evidentemente, la situazione ideale. Potrebbe darsi un’ulteriore ipotesi, nella quale il traduttore riesce a discostarsi dalla situazione umoristica dell’originale, anche se questa possibilità non occorre frequentemente. Di solito si presenta in situazioni dove il traduttore crea una situazione comica in sostituzione di qualcosa che è stato costretto a omettere. È il caso, per esempio, della popolare serie televisiva El príncipe de Bel Air [7], nella quale il traduttore introdusse dei riferimenti a un noto comico di Malaga, la cui sola menzione provoca almeno sorriso. Bisognerebbe però domandarsi se questa operazione, in termini contestuali, sia del tutto ortodossa, giacché introduce in un contesto e in un ambiente del tutto diversi dei riferimenti culturali estranei. In quel caso tuttavia il traduttore decise di privilegiare gli obiettivi prioritari del testo, ossia far ridere, conseguire un effetto umoristico, e da questo punto di vista, ci pare che abbia ottenuto il risultato, pur avendo oltrepassato i limiti consueti. Gli effetti secondari sono naturalmente riconducibili alla validità spazio-temporale di questa soluzione. La validità di una strategia traduttiva tanto efficace e funzionale sarebbe molto limitata se dovesse essere trasferita a un altro contesto spazio-temporale (pensiamo per esempio alla validità di questo procedimento nel caso la serie venisse ritrasmessa a distanza di alcuni anni).

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia


[7] Serie televisiva statunitense trasmessa in Italia con il titolo Il principe di Bel Air. (n.d.t.)

Traduzione di riferimenti culturali (4)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Terza parte di questo articolo

Il doppiaggio riesce a riflettere l’informazione sociale, culturale e umoristica contenuta nel film, anche se solo fino a un certo punto, data la costante presenza di riferimenti culturali, molti dei quali non vengono percepiti non solo dagli stranieri ma anche da molti spagnoli. Perciò la presenza di un lehendakari [5] di colore durante una cerimonia nozze di una famiglia benestante basca può sembrare solamente una battuta visiva basata sul gusto dell’assurdo. Invece il riferimento culturale è molto più profondo, con una forte carica di critica politica e sociale (ancora più dura se si tiene conto che lo stesso regista è basco). Ciò non potrebbe essere reso più esplicito neppure in forma scritta, in una versione sottotitolata, anzi la perdita persisterebbe. Qualcosa di simile, ma in un contesto differente, succede nei film di Woody Allen, stracolmi di riferimenti culturali molto marcati. Le allusioni a New York, a determinati principi e valori della società americana, e più precisamente, all’ambiente progressista della classe media ebraica, sono costanti. L’identificazione di nomi, istituzioni, situazioni, luoghi, etc. nella cultura di origine è immediata, mentre nella traduzione subisce uno sfasamento di trasmissione verso la cultura d’arrivo, e non solo verso la lingua di destinazione, ma anche in seno alla medesima lingua, verso un contesto socioculturale differente o estraneo all’ambiente dell’autore. In ogni caso, Woody Allen, è uno dei pochi registi che, insieme a Bertolucci e agli scomparsi Fellini e Kubrick, si preoccupa del travaso culturale dei propri film e supervisiona il processo di doppiaggio.

Neppure i titoli delle serie televisive e dei film sfuggono a queste limitazioni (Fuentes, 1996).  Prendiamo ad esempio il film Todos los hombres del presidente (All the president’s men, 1976) [6]. “La funzione descrittiva o referenziale” di Nord (1994) descrive il testo o alcuni dei suoi aspetti extra- o intratestuali.  Tale funzione è molto interessante dal punto di vista della traduzione, e più specificatamente degli aspetti metalinguistici o tematici presenti nel titolo originale, dato che il bagaglio culturale del destinatario della cultura d’arrivo può differire profondamente da quello della cultura d’origine.  Infatti, in All the President’s Men, si scelse di tradurre il titolo in modo letterale (Todos los hombres del presidente), annullando nella cultura d’arrivo la chiara allusione del titolo ai versi di Alice nel paese delle meraviglie (“Humpty Dumpty sat on a wall/ Humpty Dumpty had a free fall/ all the King’s horses/ and all the King’s men/ couldn’t put Humpty together again”).  Allo stesso filone appartiene la vignetta del disegnatore umoristico Gary Larson, autore del celebre Far Side, dove si vede un uovo gigante, sul quale è stata disegnata la faccia di Humpty Dumpty, dal cui guscio rotto spunta uno feroce uccello preistorico, che guarda di storto due soldati.  Uno dei due, spaventato, dice al compagno:  “Look…You wanna try putting him back together again?”.  Il destinatario anglosassone capta immediatamente il riferimento, mentre la traduzione lascerà senz’altro impassibile il lettore di un’altra lingua/cultura d’arrivo, ispanico in questo caso. Ma se nel travaso o nell’adattamento del titolo i riferimenti interni o vicini alla cultura d’origine vedono diminuita la loro capacità semiotica e il loro significato culturale, nella creazione di un titolo completamente nuovo e diverso vengono del tutto annullati.  Lo spettatore americano individua un referente informativo immediato sapendo che un film si chiama Air Force One (1997) (nome dell’aereo presidenziale statunitense) o Murder at 1600 (1997) (il numero 1600 di Pennsylvania Avenue è l’indirizzo della Casa Bianca). Questo referente informativo sfugge invece in Spagna, dove questi titoli sono stati mantenuti in inglese.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia


[5] Presidente del governo autonomo delle province basche. (n.d.t.)
[6] In Italia fu presentato con il titolo Tutti gli uomini del presidente.

Traduzione di riferimenti culturali (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Anche la pubblicità appare fortemente determinata dalla presenza di riferimenti culturali, e sfrutta in modo differente gli stereotipi. Nella maggior parte dei casi e principalmente a causa di esigenze di marketing, vengono realizzati annunci pubblicitari completamente diversi per mercati e culture diverse, tenendo conto di motivazioni psicologiche, culturali, sociali, etc., dell’ambiente etnico, religioso o politico dei destinatari della cultura d’arrivo (per es., nei paesi africani degli annunci di Marlboro appare un cowboy nero, al posto di uno bianco, nell’intento di adattare e favorire l’identificazione del destinatario con il messaggio).

I riferimenti culturali nel mezzo audiovisivo, sia che si tratti di doppiaggio che di sottotitolazione, vanno incontro a forme di trattamento molto differenti. Così, come esempio estremo, ricordiamo il doppiaggio simultaneo diffuso in molti paesi dell’est europeo, nel quale non esiste quasi nessun tipo di convenzione né ci si attiene a criteri di sincronia di contenuto, di fonetica o di caratterizzazione. Lo spettatore sente una sola voce, incaricata di verbalizzare nella lingua d’arrivo tutti i dialoghi di tutti i personaggi, i quali si possono avvertire in sottofondo nella lingua originale. Il risultato è, ovviamente, quanto meno spiacevole e poco definito dal punto di vista informativo: con la resa di tutti i personaggi affidata a una sola voce, generalmente maschile, di tutti personaggi, si produce una perdita di contenuto e di informazione in generale, e culturale in particolare. Tanto più che la presenza costante di rumore di fondo (la colonna sonora originale) contribuisce a sua volta ad aumentare l’interferenza del rumore culturale. L’immagine e il testo in immagine (quando esistono) restano gli unici referenti per potere discernere qualche indicazione relativa al riferimento culturale; ne risultano una comprensione limitata, un travaso culturale e comunicativo fallito, e una perdita di messaggio. In altre occasioni, il travaso puramente traduttivo del riferimento culturale (del contenuto) del messaggio, può risultare perfettamente compiuto, ma apparire limitato in aspetti collaterali e inerenti alla cultura, come nel caso del doppiaggio verso lo spagnolo di certi film o serie televisive di origine statunitense. Così, nelle serie Miami Vice (Corrupción en Miami) [2] e The X-Files (Expedientes X) [3] fu deciso di cambiare la caratterizzazione delle voci dei personaggi in relazione a criteri di caratterizzazione culturale, mascherando così i protagonisti, che appaiono con voci molto più virili di quelle originali.  Per quanto ne sappiamo, questo criterio è stato seguito almeno in Spagna, in Italia e in vari paesi dell’America latina, adducendo che “la caratterizzazione delle voci originali non era adatta alla cultura d’arrivo”.

La marcatura spazio-temporale del riferimento, nel quadro del contesto socioculturale del supporto subordinato è un ulteriore elemento in gioco. L’impatto dei riferimenti culturali presenti in una serie sul Vietnam o nel film Salvar al soldato Ryan (Saving Private Ryan, di Steven Spielberg, 1998) [4] non è lo stesso per un ispanofono e per uno statunitense. Analogamente, ma in senso inverso, possiamo commentare l’esempio del film spagnolo Airbag (Juanma Bajo Ulloa, 1997).  Si tratta di un film estremamente marcato dal punto di vista culturale, che può persino risultare incomprensibile a una prima visione in versione originale, e quasi intraducibile.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia


[2] In Italia questa celebre serie televisiva fu proposta con il titolo originale Miami Vice. (n.d.t.)
[3] Il titolo della versione italiana è invece X-Files. (n.d.t.)
[4] In Italia: Salvate il soldato Ryan. (n.d.t.)

Traduzione di riferimenti culturali (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Tutti i tratti etnici, religiosi, politici, eccetera, propri non già di una comunità parlante, quali possono essere quella inglese quella spagnola, ma di una comunità culturale, si sovrappongono all’icona, all’immagine, condizionando il prodotto finale tradotto. Per citare Whitman-Linsen (1992: 125) “the problem is that the image is inviolable.  Scenes cannot be re-shot for the sake of confronting the new audience with familiar setting and stories”.  Perlomeno nel caso degli audiovisivi, l’immagine non si può cambiare, per cui se, per esempio, appaiono immagini della famiglia Simpson che discute sulla convenienza di comprare al locale Kwik-E-Mart (alludendo ai K-Mart, una catena di supermercati degli USA), non potremo cambiare i disegni con altri in cui compaia un supermercato Día.  Ciò nonostante, si può trovare un esempio di traduzione di un fumetto di Asterix (questo supporto è più facilmente modificabile), Astérix chez les Helvètes / Asterix in Switzerland (1989), nel quale l’immagine della versione inglese viene modificata rispetto all’originale francese sostituendo un pupazzo poco conosciuto, forse caratteristico della cultura d’origine, con il paffuto omino della Michelin.

Alcune serie televisive, specialmente quelle denominate “situation comedy”, devono il loro successo nel paese e nella cultura di origine precisamente al fatto che permettono al destinatario (spettatore) un’identificazione chiara ed immediata con il riferimento culturale proposto. Questa marcatura culturale, sia sotto forma di comportamento sociale (per esempio, nella famosa serie statunitense Seinfeld, i personaggi discutono furiosamente con la cameriera di un diner, ristorante tipico negli USA), identificazione nazionale (come in riferimenti molto determinati culturalmente e inquadrati in un codice specifico più o meno politicamente corretto e eufemistico: African-american; Hispanic-american, Native-american, etc.), marcatura istituzionale (Tonight Show with Jay Reno, Old Bailey, Prom o Halloween, istituzioni con i loro rituali e costumi; termini sportivi autoctoni come home run o touch down, etc.), implica da un lato una difficoltà supplementare per il traduttore, ma comporta anche un valore aggiunto di diffusione e conoscenza dei riferimenti culturali in questione per i  destinatari della lingua e cultura di arrivo, nonostante giungano loro in certo senso sfumati e dispersi a causa  della naturale e inevitabile perdita di contenuto e di carica di identificazione culturale.

La presenza dell’inevitabile rumore culturale è, perciò, garanzia di travaso culturale e certificato di comunicazione. Il grado di rumore, o travaso di comunicazione effettiva, verrà determinato dalla presenza, frequenza, conoscenza, familiarità, e “permeabilità stereotipica” dei destinatari della lingua e cultura d’arrivo.  Introduciamo questo termine per indicare il livello di disposizione o attitudine sociale di ricettività dei destinatari (spettatori, lettori) rispetto alla progressiva dissoluzione o assimilazione dei marcatori stereotipici socioculturali.  La frequenza di comparsa e il fattore tempo sfruttano questa permeabilità del destinatario, che in molti casi finisce per riconoscere determinati elementi estranei alla propria cultura o contesto sociale, incorporandoli nei propri schemi linguistico-culturali.

Alcuni stereotipi propri o esclusivi di un paese hanno oltrepassato i limiti del contesto culturale, grazie alla diffusione e al trasferimento che di essi fanno i mezzi di comunicazione, estendendosi ad altri contesti culturali o nazionali, di modo che il simbolo o icona viene incorporata in un contesto differente, mantenendo una finalità simile (così, fiocchi rossi, neri, o rosa come rivendicazione di certe cause: AIDS, lutto, cancro al seno).

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia

Traduzione di riferimenti culturali

 Categoria: Problematiche della traduzione

Il presente studio si propone di esporre e analizzare alcuni dei problemi cui il traduttore va incontro nell’affrontare i diversi tipi di generi testuali nella sfera della traduzione subordinata: canzoni, pubblicità, fumetti, sottotitolazione, doppiaggio, multimedia. Questo è infatti un segmento della traduzione che merita speciale attenzione, in primo luogo perché non è mai stato trattato con troppa frequenza né esaustività, e poi perché così esigono di una società e un mercato sempre più attivi e interconnessi. Illustreremo la nostra esposizione con esempi di riferimenti culturali concreti che permettano di avvicinarsi con maggiore precisione alla traduzione di un riferimento culturale, invece di lasciare che la sua peculiarità sfugga o giunga solo in parte al destinatario finale. I casi sono numerosi e di vario tipo: i termini sportivi relativi a  sport finora poco frequenti sullo schermo, l’adattamento della pubblicità, l’ipotetico doppiaggio di una corrida o la sottotitolazione di un film di Almodóvar, l’interpretazione simultanea del cinema o della televisione, la traduzione dei titoli dei film (spesso capricciosa e a volte persino risibile), la sottotitolazione intralinguistica per sordi, i nomi delle istituzioni in serie come Yes, Minister o Los Simpson [1], e la terminologia specializzata in altre come Star Trek o in Internet.

Cultura, riferimenti culturali e traduzione subordinata
Il dizionario Espasa definisce il termine “cultura” come il “complesso di modi di vivere e costumi, conoscenze, grado di sviluppo artistico, scientifico, industriale, etc., di un’epoca o di un gruppo sociale”. Questa definizione, più o meno completa, solleva due questioni direttamente riconducibili alla traduzione. Da un lato, la temporalità culturale di un testo, filmico o a fumetti in questo caso, con conseguenti problemi di validità e attualizzazione. Dall’altro lato, rispetto al gruppo sociale in questione, situazioni di universalità socioculturale, ma anche di opacità culturale tra i diversi gruppi sociali di una stessa lingua.

La dicotomia traducibilità-intraducibilità ricorre frequentemente nei dibattiti sulla traduzione.  Riteniamo, come Snell-Hornby (1988: 30), che non si tratti tanto di un’alternativa radicale possibile-impossibile, quanto piuttosto di una sfumatura più sottile, che dipenderà, tra le altre cose, dal contesto situazionale, dal tipo e dal livello di marcatura culturale esistente, e dalla prossimità culturale tra i due gruppi di parlanti in questione.

Il problema della traduzione subordinata, di audiovisivi e di fumetti, è che esiste un supporto visivo, statico (fumetti) o in movimento (doppiaggio, sottotitolazione), che determina in modo assoluto il processo di travaso comunicativo da una lingua, e soprattutto, da una cultura, ad altre.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Adrián Fuentes Luque – Università di Cadice

Traduzione a cura di:
Alessandra Bove
Traduttrice e adattatrice dialoghista ENG>ITA ESP>ITA
Torino, Italia


[1] La prima è una serie televisiva anglosassone, finora non riproposta in Italia. La seconda è ovviamente la famosa serie a cartoni I Simpson. (n.d.t.)

Le difficoltà traduttive

 Categoria: Problematiche della traduzione

“E’ facile essere traduttore: basta comprendere l’inglese, no?”… Niente affatto, non ci si inventa traduttori dopo un soggiorno all’estero e sì, è molto più semplice leggere un menù in un ristorante di Madrid che tradurre. Sarebbe ora di sfatare questi miti relativi alla pratica della traduzione. Tradurre significa trasmettere intenzioni, sentimenti, messaggi impliciti osservando le sfumature di significato, l’accuratezza e l’eleganza della lingua. Tradurre vuol dire anche comunicare e a volte significa essere poeta, antropologo e linguista, altre volte psicologo e scrittore.  Allora facciamo il punto su alcune delle principali difficoltà legate alla bellissima professione del traduttore.

La polisemia
Non è detto che un termine di uso comune sia semplice da tradurre. Soffermiamoci sull’America latina. Come si fa ad essere un buon traduttore in quest’area del pianeta, quando persino una parola di base come “fresa” (“fragola” nella maggior parte dei paesi di lingua spagnola) definisce  un figlio di papà del Messico, un omosessuale in Colombia,  una persona presuntuosa in Ecuador, mentre in Argentina questo frutto delizioso è semplicemente “una frutilla” (letteralmente “un piccolo frutto”)? Peggio ancora “el chuco”: è una prigione in Cile, un cane in Messico e un animale di compagnia qualsiasi in Spagna. In Venezuela, se vi chiamate “Jesύs” (nome tipico ispanico), vi soprannomineranno Chuco; in Guatemala i “chuchos” sono dei buongustai e in Honduras sono persone avare. Ciò dimostra che molte parole sembrano insignificanti ma in realtà hanno diverse connotazioni.

I falsi amici
Parliamo dei famosi falsi amici. Come possiamo dare fiducia a qualcuno che chiama il pericolo “azzardo” e l’azzardo “chance”? I falsi amici sono proprio questi termini che si traducono a priori letteralmente, ma che in realtà hanno tutt’altro significato. In Gran Bretagna, vi consiglieranno di rivolgervi a un fisico quando sembrerete pallidi e non comprerete un berretto se avrete un’insolazione. Quanto agli Stati Uniti, non stupitevi se  il giorno della consegna dei diplomi sarete invitati alla cerimonia di “Commencement”, così viene chiamata la consegna dei diplomi.

I giochi di parole e le battute
Tuttavia il peggior incubo del traduttore è rappresentato dai giochi di parole. E bisogna ammettere che alcune lingue, tra cui l’inglese ne fanno un uso eccessivo. A questo proposito, il traduttore dispone di pochi metodi per preservare l’essenziale: allora deve necessariamente ricorrere alla propria immaginazione. Se le battute fanno ridere nella maggior parte dei casi è perché riguardano la cultura. È in questi casi che entra in scena il lato comico del traduttore (e non è un gioco di parole). Spetta proprio al traduttore il compito di ritrovare l’equivalente culturale in base ai singoli destinatari, senza allontanarsi troppo dalla battuta originale. Ad esempio, osserviamo lo slogan originale di Haribo: “Haribo macht Kinder froh, und Erwachsene ebenso”, letteralmente significa: “Haribo rende felici i bambini e anche gli adulti”. Dalla rima tra froh e ebenso è nato lo slogan francese: “ Haribo c’est beau la vie, pour les grands et les petits!” e quello italiano: “Haribo è la bontà, che si gusta ad ogni età.” Purtroppo non esiste la traduzione perfetta e può accadere che il traduttore debba ricorrere a una spiegazione, a discapito dell’aspetto comico.

Dunque, è davvero così semplice la traduzione?

Fonte: Articolo scritto da Gaelle Hardy e pubblicato il 24 agosto 2016 su Cultures Connection

Traduzione a cura di:
Jessica Mele
Dottoressa in Lingue e Letterature Moderne
Salerno

Donald Trump e i suoi traduttori (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Molti hanno visto un parallelismo tra Jean-Marie Le Pen, del fronte di estrema destra del partito nazionalista francese, e Donald Trump. La figlia di Le Pen, Marine Le Pen, è attualmente in testa nei dati dei sondaggi elettorali, rilasciati nei giorni scorsi. Eppure, sotto il punto di vista linguistico, esiste una differenza basilare tra l’ottantottenne Jean-Marie Le Pen e Donald Trump. “Così come Trump, Le Pen ha sempre affermato tutto ciò che gli passava per la testa; tuttavia, il suo linguaggio e i suoi pensieri sono sempre stati molto più articolati, per quanto terribilmente razzisti e anti-semiti e, di conseguenza, illegali in Francia.”

Prosegue nell’intervista: “nel 1987, (Le Pen) ha affermato che i forni crematori dei campi di sterminio erano solo “un dettaglio della storia”. Questa affermazione è stata condannata da un tribunale francese per aver negato la natura della Shoah, eppure lo stesso tribunale ha sostenuto che la frase in questione fosse stata elaborata da un “politico che avesse dimestichezza nella retorica politica e nelle sfumature della lingua francese””. L’inglese di Trump non celebra le sfumature della lingua, ma forse questa definizione di “politico che abbia dimestichezza nella retorica politica” è solo un’espressione moderna di un concetto da cui George Orwell ci aveva già messo in guardia ai suoi tempi: il voler utilizzare un linguaggio volontariamente poco chiaro per nascondere la verità oppure, come ha dimostrato Betsy DeVos, ignorare direttamente le domande poste.

Non lontano da Washington, il Baltimore Museum of Art ha riesposto una celebre installazione intitolata “Violins Violence Silence” di Bruce Nauman, che sta nuovamente illuminando la sua facciata orientale. Le parole “Silence-Violence-Violins” riproducono, una dopo l’altra, un fascio di luce che illumina il cielo notturno. Quando ero uno studente dell’università, mi sono ritrovato più volte a camminare vicino queste parole, pensando alla relazione tra silenzio e violenza e a come la musica fosse in grado estraniarci da entrambi. Non posso che pensare che in futuro il compito dei traduttori possa essere proprio questo: tradurre il silenzio, illuminandolo con la giusta attenzione.

Fonte: articolo scritto da Aviya Kushner e pubblicato il 20 gennaio 2017 sulla rivista online Forward

Traduzione a cura di:
Cristina Righi
Traduttrice freelance EN/ZH>IT
Milano

Donald Trump e i suoi traduttori (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Un comportamento analogo è stato riscontrato anche tra i suoi collaboratori, come risulta evidente dallo scambio tra Betsy DeVos e il Senatore Tim Kaine, durante il quale quest’ultimo le ha chiesto se fosse sua intenzione evitare le sue domande durante tutte le sedute della settimana.

Tutte queste forme di evasione rappresentano un grande ostacolo per i traduttori, il cui obiettivo è svelare il significato di un’affermazione, non offuscarlo. Sebbene durante la gara alla presidenza Trump abbia fatto di un linguaggio semplice il suo stendardo per arrivare a tutti, la Viennot vede nell’utilizzo dello stesso un motivo completamente diverso. “Nel caso di Trump, non si tratta di una strategia, quanto di un vocabolario limitato che esprime un pensiero a sua volta poco articolato”, afferma durante l’intervista. La Viennot ha eleborato ulteriormente il concetto della difficoltà di tradurre le affermazioni di Trump – e spiegato come spesso il traduttore venga accusato di aver prodotto un eleaborato senza alcun senso – durante un’intervista con il Los Angeles Review of Books.

“In quanto traduttrice, ho il compito di scrivere testi comprensibili, per cui, in questa circostanza, mi trovo costantemente di fronte a un bivio: tradurre Trump così come parla, lasciando ai lettori francesi l’arduo compito di comprendere il contenuto dei suoi commenti (senza dimenticare il fatto che verrei poi giudicata per l’utilizzo dei termini scelti o per la bassa qualità del pezzo); oppure mantenere il contenuto, ma riadattando lo stile così che risulti comprensibile, delineando l’idea che Trump sia un politico qualunque che si esprime in maniera corretta, sebbene sia evidente il contrario”.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Aviya Kushner e pubblicato il 20 gennaio 2017 sulla rivista online Forward

Traduzione a cura di:
Cristina Righi
Traduttrice freelance EN/ZH>IT
Milano

Donald Trump e i suoi traduttori

 Categoria: Problematiche della traduzione

Un traduttore rappresenta il più attento dei lettori, considerando nella lettura di un testo ogni parola, virgola o sfumatura di linguaggio utilizzata: ed è per questo che da mesi ormai, “translator Twitter” ha postato i commenti dei traduttori di tutto il mondo riguardo alle difficoltà della “Trumpduzione”. Uno dei dubbi più frequenti riguardava la traduzione di “Make America Great Again” in spagnolo, e così il quotidiano El País ha deciso di intervistare una serie di traduttori, ritrovandosi con ben sette risposte possibili, compresa “¡Arriba América!”. Recentemente, la questione ha suscitato un interesse sempre maggiore da parte dei media, e grazie alle analisi dettagliate fornite dai traduttori durante le interviste, è stato possibile delineare una visione più o meno concreta di ciò che Trump (non) afferma durante i suoi discorsi, e di come stia “(r)aggirando” il mondo.

Bérengère Viennot, incaricata di tradurre Trump in francese, spiega a Le Monde e Slate che uno dei problemi principali comparsi nella traduzione dei suoi discorsi riguarda la presenza di una ripetizione costante delle medesime costruzioni.  Solo per citare un esempio, durante la sua intervista presso il quartier generale del New York Times, l’attuale presidente degli Stati Uniti ha citato la parola “great”per ben 45 volte. Eccone un caso tra I tanti: “I mentioned them at the Republican National Convention, and everybody said that was so great”. In questa circostanza, la Viennot ha optato per un “c’était trop bien”(NdT.“è stato davvero grandioso”).

Uno degli aspetti più succulenti dell’articolo del Le Monde è rappresentato dall’affermazione della Viennot, secondo la quale il vocabolario di Trump risulti essere monopolizzato da aggettivi iperbolici: oltre a “great”, si è imbattuta in una serie interminabile di “strong”,“tough,” “tremendous” e “incredible”. In aggiunta, la traduttrice ha ribadito che oltre a ripetersi in maniera costante, Trump ha la tendenza a non rispondere alle domande che gli vengono poste, o per lo meno a non articolare chiaramente il punto della questione.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Aviya Kushner e pubblicato il 20 gennaio 2017 sulla rivista online Forward

Traduzione a cura di:
Cristina Righi
Traduttrice freelance EN/ZH>IT
Milano

Difficoltà nel tradurre documenti legali (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Forme di traduzione più difficili
Le traduzioni di documenti legali in lingue straniere sono considerate più difficili di altre traduzioni tecniche. Ciò che le rende tali è la terminologia giuridica perché ogni nazione possiede il proprio gergo così come il proprio sistema giuridico. Succede spesso che la terminologia sia diversa anche in paesi in cui la lingua parlata è identica.

Requisiti del traduttore
Un traduttore legale deve avere le competenze in tre aree: competenze nello stile di scrittura particolare della lingua di arrivo, familiarità con la terminologia pertinente e una conoscenza generale dei sistemi giuridici degli lingue di partenza e di arrivo. Non c’è spazio per la traduzione parola per parola quando si traducono documenti legali. Pertanto, il traduttore professionista di documenti legali deve essere in parte detective, esperto di diritto e linguista con la quantità di lavoro di ricerca che deve essere fatto per poter decodificare la fonte e scrivere il suo significato reale che non dovrà discostarsi mai, anche se una traduzione esatta non è possibile in nessun caso, dal contenuto di origine.

Allo stesso modo, il traduttore deve capire il contesto in cui deve essere utilizzata la traduzione poiché questo influenzerà l’approccio nella traduzione del documento. Questo influisce sicuramente su diversi parametri, tra cui il tono o registro, la sintassi, la fraseologia e la terminologia. Quando il testo di partenza non è ben scritto, anche in questo caso è lavoro del traduttore decidere se tradurlo in qualcosa di vago come l’originale o renderlo significativo, che potrebbe essere il caso, pur essendo ostacolato dalla scarsa scrittura. La traduzione di documenti legali è un compito così impegnativo. Richiede traduttori professionisti che hanno la giusta formazione accademica e che siano supportati da anni di esperienza in traduzione giuridica.

Fonte: articolo scritto da Amit Sonawane e pubblicato sul sito Omniglot

Traduzione a cura di:
Simona Altobelli
Laurea in Lingue e Letterature Straniere
Latina

Difficoltà nel tradurre documenti legali

 Categoria: Problematiche della traduzione

Se il linguaggio giuridico necessita di essere tradotto, occorre ricorrere ad un esperto che sia altamente informato di pratiche e termini legali. La traduzione di documenti legali deve essere corretta ed accurata e, tra tutti i lavori di traduzione, è uno dei più difficili. Ci sono molte cose che necessitano di una traduzione legale come i certificati di nascita, lettere di domande di lavoro, conferme di brevetti tecnici, registrazioni di deposizioni, rendiconti finanziari, documenti prove, materiali contenziosi e contratti commerciali. I traduttori non dovrebbero essere in possesso soltanto di una conoscenza generale della terminologia giuridica, dovrebbero essere anche molto esperti di requisiti di legge e delle complessità legali appartenenti ai sistemi giuridici e culturali stranieri.

Il processo
La traduzione di per sé è già un processo complesso che coinvolge così tante competenze specifiche.
Tuttavia, tradurre documenti giuridici è ancora più impegnativo poiché le ripercussioni del benché minimo errore comportano una procedura legale complessa per essere invertita, a prescindere dai costi finanziari. Ci sono alcune cose da tenere in mente quando si esegue una traduzione di un testo legale.  Il testo di partenza è strutturato per seguire il sistema legale conforme alla propria lingua e cultura giuridica. Il testo di arrivo invece sarà letto da un’altra persona che ha familiarità con un’altra lingua e un altro sistema giuridico. Dovrebbero essere chiaramente definiti diritti e doveri per tutte le organizzazioni e individui interessati al momento della creazione della traduzione. Si dovrebbe garantire che questi vengano forniti precisamente sia nei testi di origine che di destinazione.
Allo stesso modo va ricordato che le strutture linguistiche della lingua di partenza potrebbero non avere degli equivalenti diretti nella lingua di arrivo, pertanto è responsabilità del traduttore trovare una struttura di linguaggio idonea che sia simile al testo di partenza.

Questioni legali
La traduzione giuridica prevede scadenze rigide perché, in particolare quando sono necessari i documenti tradotti in tribunale, un ritardo potrebbe rendere il documento nullo. La riservatezza è un problema perché quasi tutti i documenti legali contengono dati sensibili. Gli avvocati devono affrontare costantemente il mondo contrastante della vera vita giuridica e il look ideale della legge, che è in realtà un assortimento di numerosi precedenti ancora soggetti ad interpretazione generale più che a leggi permanenti.
Quando trattano problemi legali internazionali, gli avvocati hanno a che fare con le parole che dovrebbero essere accuratamente scritte, il che significa una buona struttura della frase, della selezione di parola e una giusta sintassi. Questo è il motivo per cui traduttori devono avere l’esperienza necessaria e la conoscenza delle terminologie legali di entrambe le lingue, di partenza e di arrivo. Un avvocato internazionale si affiderà alla competenza di un traduttore per avere documenti stranieri tradotti nella sua lingua.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: articolo scritto da Amit Sonawane e pubblicato sul sito Omniglot

Traduzione a cura di:
Simona Altobelli
Laurea in Lingue e Letterature Straniere
Latina

Dipingere con le parole

 Categoria: Problematiche della traduzione

Uno dei problemi maggiori quando si traduce narrativa è quello di rendere l’immagine. Capita di leggere l’originale e di avere ben chiara in mente la scena davanti agli occhi, come se fosse un film. Compito del traduttore è far sì che il lettore della lingua d’arrivo provi la stessa sensazione.
Dato che nel mestiere di traduttore non si butta via niente, voglio raccontare di un’esperienza che mi è stata molto utile per affinare questa capacità e che potrebbe essere un esercizio interessante per un traduttore che voglia dedicarsi alla traduzione di narrativa.

Per varie vicissitudini, dal 2008 a oggi mi è capitato di frequentare con continuità persone non vedenti e di passare insieme tanto tempo in ambienti nuovi per me e per loro. Nelle stanze d’albergo è essenziale descrivere perfettamente la posizione delle cose (e non spostarle!), in modo che possano muoversi autonomamente. All’esterno è fondamentale indicare con la voce la presenza di gradini, rampe o ostacoli. Tutto questo è sufficiente a far sì che non si facciano male, ma per godere appieno dell’esperienza che stanno vivendo è fondamentale fornire loro descrizioni precise e dettagliate delle cose e delle persone che hanno intorno, in modo che si facciano un’idea, assieme alle loro percezioni olfattive tattili e sonore, dell’ambiente in cui si trovano.

Pensateci, è una cosa che noi vedenti non facciamo praticamente mai. Se dobbiamo dire a un amico dove incontrarci diciamo: “all’edificio in mattoni rossi”, “alla casa all’angolo”, ecc. Non descriviamo mai con precisione ciò che abbiamo intorno perché le altre persone che frequentiamo vedono le stesse cose che vediamo noi. Quando invece viaggiamo con i non vedenti, dobbiamo essere precisi e spesso fare ricorso a metafore o similitudini, in modo che la nostra percezione visiva possa essere tradotta in un’immagine mentale definita per loro. Si passa da descrizioni molto elementari, come indicare a tavola la posizione delle stoviglie e delle persone, ad altre complicate, come il racconto di uno spettacolo di danza.

In alcuni casi le descrizioni non sono affatto neutre. Ciò che ci preme è trasmettere la stessa sensazione di meraviglia o disgusto anche a chi non può vedere. Per una descrizione che faccia “vedere”, la connotazione è fondamentale. Se di una zuppa dirò che è una “poltiglia” trasmetterò l’idea di un cibo dal cattivo sapore e dalla consistenza molle. Se descriverò una casa come una “reggia”, si capirà che è grande ed elegante.

Come per tutte le cose che riguardano il mio mestiere, in cui le cause e gli effetti spesso si confondono, non so se aver imparato a descrivere per i non vedenti mi abbia reso una traduttrice migliore o se la mia abilità di traduttrice mi abbia dato la possibilità di descrivere meglio il mondo a chi non lo vede con i suoi occhi. So per certo però che entrambe le capacità si allenano con la pratica e, dato che spesso è difficile dare ricette di successo agli aspiranti traduttori, sono lieta di poter suggerire un esercizio pratico: guardatevi intorno e descrivete con la massima precisione possibile ciò che vedete.

Diventerete capaci di dipingere con le parole.

Autrice dell’articolo:
Francesca Secci
Traduttrice EN-FR>IT
Selargius (CA)

Lo scontro fra traduzione e ideologia

 Categoria: Problematiche della traduzione

Il lavoro del traduttore viene spesso confuso con un’azione meccanica che consiste nella sostituzione delle parole di una lingua con quelle di un’altra, un’azione semplice e facile da eseguire, che non richiede preparazione o capacità linguistiche. In realtà, chiunque conosca o eserciti questo mestiere conosce le implicazioni che ne derivano, conosce l’importanza dei significati e dei concetti che si trovano alla base di tutti i testi (non solo letterari, ma di qualunque genere). È per questo che, al di là delle difficoltà legate al processo traduttivo, spesso i traduttori si scontrano con difficoltà legate ai concetti espressi nei testi: mi riferisco, in particolare, a quei testi che esprimono opinioni relative ad ambiti controversi e discussi. Questo può accadere, ad esempio, con testi di argomento politico che supportano o criticano un movimento, un’ideologia o un partito, o con testi di tipo culturale, nei quali spesso si esaltano pratiche o modi di pensare differenti da quelli della cultura della lingua meta della traduzione.

Cosa succede se un vegetariano deve tradurre un articolo sull’importanza delle carni nell’alimentazione? O se una femminista deve tradurre un testo incentrato su un modo di pensare maschilista? O se un religioso deve tradurre un testo basato su tesi atee? Sono tanti i casi in cui un traduttore potrebbe sentirsi toccato personalmente da un testo col quale deve lavorare e spesso questo genera un conflitto interiore che può essere difficile da risolvere. A volte ci si trova a dover tradurre un testo col quale semplicemente non siamo d’accordo, ma in alcuni casi ci si può trovare davanti ad un testo che affronta un argomento tanto toccante da generare un vero e proprio problema etico. Quindi, come ci si comporta in questi casi? Personalmente, credo che un traduttore debba cercare di rispettare il parere contrastante del testo col quale si sta confrontando e portare a termine il lavoro mantenendosi a distanza dal contenuto del testo stesso: anche se un traduttore considera proprio il testo su cui ha lavorato, va sempre tenuto presente il fatto che l’autore è un altro e, di conseguenza, i concetti di quel testo sono riconducibili solo e soltanto all’autore, mentre il traduttore rappresenta l’anello di congiunzione tra il testo ed i lettori, perché è colui che ne permette la diffusione.

Credo anche che la traduzione sia uno degli ambiti in cui è più facile trovarsi a dover superare certe difficoltà etiche perché dà la possibilità di spaziare e confrontarsi con vari argomenti. In realtà, la vera missione del traduttore è quella di riuscire ad unire chi non ha punti in comune, permettendo a persone che non possono comunicare di avere accesso alle stesse informazioni, siano esse istruzioni di un elettrodomestico, romanzi, articoli accademici o film. Ed è questo il motivo per cui, alla fine, spesso i traduttori riescono a risolvere lo scontro tra il lavoro e l’ideologia personale.

Autrice dell’articolo:
Lisa Meschi
Traduttrice freelance ES, EN > IT
Lucca

Perdere la pronuncia nella traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Un mio amico spagnolo, recentemente mi ha raccomandato di guardare una nuova serie tv di Netflix che era diventata virale; avrete sentito parlare di “Stranger Things”. All’inizio ci fu un po’ di confusione, perché il mio amico non mi disse “Things”, ma piuttosto “Fings”.

Questo fenomeno ha attirato la mia attenzione: (mi è sempre interessato, ed è per questo che ho deciso di parlarne) quanto difficile sia per alcuni ispanofoni pronunciare parole che contengono il suono “th” [Ɵ] . Ho anche sentito che succede con il numero “free” e il verbo “fink”. In un mondo sempre più multilinguista, dove la maggior parte di noi è in costante contatto con Internet e le diverse lingue, come pronunciamo parole straniere è interessante.

Ecco alcuni esempi che ho trovato:

1) Alcuni ispanici trovano difficile pronunciare il suono “sh” [ʃ], cosi che Sheldon Cooper potrebbe in realtà essere conosciuto come “Cheldon” e Shakira come “Chakira”.

Comunque in altre nazioni ispaniche, dove sia la “Y” e la “LL” vengono pronunciate come [ʃ], i parlanti non avranno questo problema dato che la pronuncia di “Sh” è spesso usata in parole come “ayuda” (aiuto) o “estrella” (stella). Ci riferiamo alle zone del Rio della Plata e la parte sud dell’America Latina.

2) L’uso della lettera H da sola vale un intero post nel blog. In spagnolo la lettera H è spesso muta all’inizio di una frase, esempio “Huevos” (uova). Quindi un ispanico (che non conosce molto la lingua Inglese) potrebbe dire “ello” o “ow are you?”.

Per pronunciarlo nel miglior modo possibile, dovrebbero usare i suoni che in Spagnolo sono rappresentati dalle lettere “j” o “g”. Le parole “juego” (gioco) o “gente” (persone) sono due esempi dove la prima lettera è pronunciata come la “H” Inglese.

3) Cambiamo il punto di vista e analizziamo gli anglofoni. Considerate le informazioni del punto 2 (la H muta all’inizio di una parola) succede spesso che molti anglofoni aggiungono un suono eccessivo a parole come “heladera” (frigorifero) o “almohada” (cuscino).

Alcuni studi hanno dimostrato che una delle ragioni di tutto questo, puo’ essere che la neuroplasticità di una persona generalmente decresce con il tempo. Percio’, se non siamo venuti a contatto con certe lingue durante i nostri primi anni di vita, le nostre abilità di pronunciare certi fonemi naturalmente diventano minori più in la con gli anni, ciò che porta a conversazioni interessanti e confuse.

Fonte: articolo pubblicato il 06 agosto 2016 sul sito Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Rossella Di Pede
Dott.ssa in Lingue e Letterature Straniere
Aspirante traduttrice in ING-SPA>ITA / ITA>ING-SPA
Matera

L’intraducibile

 Categoria: Problematiche della traduzione

La lingua è un corpo vibrante, un torrente inarrestabile di parole, uno strumento a corde dal quale scaturiscono suoni, un corollario di colori, immagini e sensazioni uniche. Questo flusso così ricco, questa carica di energia così coinvolgente è ciò che fa innamorare il traduttore. Egli recita la parte di un amante, un amante che all’inizio non sa esprimere ciò che prova e che non riesce a trovare le parole giuste per descrivere questa bellezza così rara. Nella piena contemplazione dell’oggetto del suo amore, il traduttore realizza che ciò che ama così tanto di questa lingua è proprio la sua diversità, il particolare, il dettaglio che la rende così speciale e allo stesso tempo così difficile da tradurre. In ragione di questo amore, di questa infinita adorazione, il traduttore cerca con tutte le sue forze di superare l’ostacolo più grande, l’intraducibilità.

L’intraducibile si pone come prova, una delle tante prove che il traduttore-guerriero deve affrontare per ottenere la vittoria: la traduzione perfetta. Il percorso attraverso questo labirinto minoico sarà fatto di scelte, di strategie che porteranno il nostro traduttore a riconoscere inesorabilmente l’enorme difficoltà del raggiungere la fedeltà verso il testo. La differenza tra il suo mondo e quello della sua amata si pone allora come un ulteriore ostacolo, un dilemma amletico quasi irrisolvibile: fedeltà o tradimento? Il nostro traduttore sarà fedele o tradirà la sua amata? La risposta la troviamo nella traduzione stessa.

Un traduttore innamorato intonerà sicuramente un inno alla primavera di suoni, sensazioni e immagini della lingua che traduce, tesserà le lodi della sua amata. Un traduttore infedele, invece, si abbandonerà a ciò che già conosce: in un momento di debolezza si dimenticherà di ciò che rendeva così unica quella lingua, la rara bellezza di cui si era così perdutamente innamorato. Rinunciando a questa sfida e non battendosi per la lingua che aveva tanto amato, opterà invece per la soluzione più semplice, il sentiero meno impervio, l’approdo sicuro: la propria lingua.

Autrice dell’articolo:
Alessandra Murgia
Traduttrice freelance EN-ES> IT
Quartu Sant’Elena (CA)

Tradurre il terrorismo (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Si tratta quindi di un lavoro di squadra, seppur paradossale. Un soldato americano con una conoscenza limitata dell’arabo sta collaborando con un iracheno del posto per interrogare un detenuto/terrorista. È molto probabile che si verifichi il famoso effetto “linea telefonica”.
Ricorderemo tutti il gioco del telefono della nostra infanzia: una persona inizia comunicando un messaggio alla persona vicina, che a sua volta lo riferisce alla persona di fianco e così via; dopo essere passato attraverso venti o trenta compagni di classe, il messaggio è inevitabilmente alterato e il risultato comicamente grottesco. Ma nello scenario di un interrogatorio militare questa alterazione non è divertente, ma potrebbe anzi essere disastrosa.

In altre parole, questa è una situazione-tipo in cui l’errore umano e la capacità degli uomini contano molto più di quanto si possa immaginare. Nessuna tecnologia è coinvolta, solo persone con vari gradi di formazione per compiere compiti diversi.
Il traduttore/interprete militare non è preparato per quelle specifiche abilità e manca di una sufficiente competenza nella lingua nella maggior parte dei casi.
Colui che conduce l’interrogatorio probabilmente non conosce niente della lingua che il detenuto/terrorista parla, ed è perciò totalmente dipendente dal traduttore/interprete che a sua volta viene affiancato da uno del posto.
Non è difficile immaginare la quantità di errori e omissioni, fraintendimenti e incomprensioni in cui si incombe.

Ciò che l’esercito e i servizi di intelligence stiano facendo per risolvere il problema rimane poco chiaro. Nonostante gli svariati nuovi programmi governativi per promuovere l’apprendimento della lingua, i fondi stanziati alle scuole per creare o incentivare la conoscenza dell’arabo e delle altre lingue straniere in cui si ha un critico bisogno, il reclutamento di figure che conoscono queste lingue, si assiste solo a un piccolo miglioramento.
Dal momento che l’apprendimento di una lingua è un percorso lungo e tortuoso, i risultati potrebbero non verificarsi prima di alcuni anni.
Sfortunatamente, ci vorrà molto tempo per scoprire cosa significa cosa.

Fonte:  Articolo pubblicato sul sito Language Realm

Traduzione a cura di:
Chiara Gatti
Como

Tradurre il terrorismo

 Categoria: Problematiche della traduzione

Chi traduce i terroristi? Quando un terrorista o un nemico viene catturato, chi traduce tutto quello che viene detto durante un interrogatorio? Questo sembra in apparenza un aspetto marginale, ma in fin dei conti è un quesito piuttosto valido dal momento in cui sulle informazioni raccolte in un interrogatorio si basano le strategie militari e la politica di governo.
I traduttori dell’esercito americano, che sono difatti coloro che nelle cerchie professionali vengono identificati come interpreti, presenziano l’interrogatorio, ascoltano ciò che la persona interrogata dice in arabo, farsi, davi, pashtu, o in qualsiasi altra lingua, e poi riportano la frase in inglese.

Questi traduttori non sono del tutti formati nell’arte dell’interpretariato e solitamente non presentano un alto livello di competenza nella seconda lingua.
Per semplificare, focalizzeremo l’attenzione sulla lingua araba e sugli interrogatori di sospetti terroristi e detenuti della Guerra del Terrore.
Altre persone provenienti da altri paesi e che parlano altre lingue ovviamente esistono, ma dato che viene mantenuta la medesima procedura di base, non occorre analizzarle tutte nel dettaglio.

Per prima cosa, gli interrogatori vengono registrati, cosicché niente che venga detto possa essere riesaminato successivamente da altri specialisti. Sia che questo venga effettivamente fatto o no, sia che tali specialisti sia disponibili o no e sia che le registrazioni siano di alta qualità o meno, non ci è dato saperlo. Probabilmente dipende dalla varietà di risorse impiegate.
Registrare un interrogatorio poi, sebbene utile, può rivelarsi rischioso, dato che una molteplicità di nuove agenzie, associazioni per i diritti umani e molti altri ucciderebbero per poter accedere a questo tipo di materiale e lo tradurrebbero senza aver in riferimento il contesto necessario per comprendere appieno ciò che viene espresso.

Come seconda cosa, notizia ricavata da persone interne al sistema, locali, nel nostro scenario gli Iracheni che parlano il dialetto locale dell’arabo sono coinvolti, come aiuto, nel processo comunicativo con il terrorista o il detenuto. Una completa conoscenza di tutti i modi di dire, delle frasi fatte, dei dialetti e di ciò che di contorno a una lingua esiste, richiede molti anni di permanenza nel paese per acquisirne la giusta padronanza, sempre che venga raggiunta.
Perciò collaborare con chi è già a questo livello si rivela molto utile. È anche rischioso, poiché le persone locali potrebbero non riuscire a tradurre determinate sfumature linguistiche e potrebbero non trovarsi a proprio agio nel guardare un interrogatorio, una tortura o cose di questo genere.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte:  Articolo pubblicato sul sito Language Realm

Traduzione a cura di:
Chiara Gatti
Como

Persi nella traduzione (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Acronimi acrimoniosi
Gli acronimi sono spesso un mal di testa per i traduttori. Bisogna mantenere l’acronimo originale o bisogna creare un nuovo nome dell’organizzazione in base alla traduzione? Da un certo punto di vista ciò dipende da quanto è nota l’organizzazione. Per esempio, l’acronimo WTO (OMC) in francese è conosciuto come in inglese. Tuttavia, la questione è diversa per organismi meno noti. Se si traduce il nome di un’organizzazione, non avrebbe molto senso tradurne anche l’acronimo. Ma così si corre il rischio di rendere completamente irriconoscibile l’organizzazione. Un modo sicuro di affrontare questo problema è quello di lasciare il nome e l’acronimo originali (“Summer Camp Switzerland” e SSC, per esempio) ma includere una traduzione di questo nome tra parentesi quando appare per la prima volta.

Altre traduzioni problematiche
Ci sono molti alti settori problematici per i traduttori, inclusi: i nomi propri di persona, organizzazioni e luoghi, l’uso dei modi di dire e la gestione delle norme di scrittura e della punteggiatura. Poiché si arriva alla soluzione tramite una scelta personale, si dovrebbe guardare con attenzione a come gli altri hanno gestito i problemi a scegliere quella che sembra la soluzione più elegante ed efficace. È altrettanto importante essere coerenti: scegliete un modo per trattare qualcosa e utilizzatelo tutte le volte. Nella speranza che i vostri significati non si perdano troppo nella traduzione.

Fonte: Articolo scritto da  Tereza Kaplanova e pubblicato sul blog Omniglot

Traduzione a cura di:
Giovanna Greco
Traduttrice freelance (EN>IT – IT>EN)
Lecce

Persi nella traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Come non si stancheranno mai di dirci i postmodernisti, la lingua è un terreno scivoloso. Il significato preciso delle parole può slittare e scorrere invece di restare fisso. Si consideri il cartello che recita “I cani devono essere presi in braccio su una scala mobile”: apparentemente sembra abbastanza chiaro che se avete un cane si dovrebbe prenderlo in braccio prima di salire su una scala mobile. Ma pensiamo a quelle persone che cercano disperatamente di prendere in prestito un cane per raggiungere il livello superiore.

Se la natura scivolosa di un significato è un problema nell’uso di una lingua, i problemi sono molteplici per i traduttori professionisti o coloro i quali traducono perché intraprendono studi linguistici o imparano una nuova lingua a casa. Quando si lavora con diverse lingue, mantenere il significato di alcune parole scivolose può trasformarsi in una vera e propria pista di pattinaggio. Ecco alcuni settori in cui è facile perdersi nella traduzione:

Gli idiomi demenziali
I traduttori automatici, come Google Translate, spesso sono in conflitto con frasi idiomatiche. In generale, gli idiomi sono espressioni che non possono essere completamente comprese dai significati dei loro singoli componenti.

Frasi come “a heavy smoker” (un fumatore incallito) richiedono, non solo la conoscenza delle singole parole, ma una comprensione ed una valutazione di come la lingua viene effettivamente usata nel linguaggio di tutti i giorni. La frase si riferisce a qualcuno che fuma molto e non ad un individuo sovrappeso dipendente da nicotina. Durante un recente corso di tedesco a Friburgo, uno studente ha incontrato un problema simile traducendo la frase idiomatica tedesca “ein blaues auge” riferita a un individuo con “gli occhi azzurri” e non a qualcuno con un “occhio nero” a causa di un colpo.

Mentre alcune espressioni idiomatiche passano molto bene da una lingua ad un’altra, altre semplicemente non lo fanno. “Mi dà sui nervi” e “Er geht mir auf die Nerven” sono pressoché identiche. Ma molto più spesso il tedesco e le versioni inglesi non sono per niente simili: “He had the nerve to say that” (Ha avuto il coraggio di dire che) e “Er hatte die Stirn, das zu sagen” (che letteralmente si traduce con “aveva la fronte…”) può causare problemi, ma un traduttore astuto potrebbe sostituire un’altra parte del corpo con una equivalente inglese: “He had the cheek to say that” (Ha avuto la faccia tosta di dire che).

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da  Tereza Kaplanova e pubblicato sul blog Omniglot

Traduzione a cura di:
Giovanna Greco
Traduttrice freelance (EN>IT – IT>EN)
Lecce

Un ostacolo del traduttore audiovisivo (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Ma andiamo all’episodio 02X04. Jen organizza una cena a casa sua e invita tre amici, tre amiche e in più l’uomo per il quale ha una cotta, Peter. Ad un tratto Roy chiede a Peter il suo indirizzo email e lui risponde:

“It’s filepeter@hotmail.com” .

Il dialogo va avanti così:

Roy: Filepeter? And why Filepeter?
Peter: Well, File is my second name.
Roy: Right, I see. Peter File.
Moss: Who’s a paedophile?
Roy: No, no, his name is Peter File.

Questa scena fa ridere proprio perché il nome “Peter File” ha lo stesso suono della parola “paedophile”. La difficoltà qui è evidente, poiché l’unica soluzione sarebbe cambiare il nome del personaggio, in modo che, pronunciato insieme al suo cognome, crei una parola di senso compiuto, e che in più sia un insulto.

Il fatto curioso è che la battuta è divertente poiché pronunciata in un inglese britannico; se fosse stata in inglese americano, non avrebbe avuto alcun senso. Infatti, in seguito vediamo Moss che si rivolge a Peter in questo modo:

They say “PED-o-phile” in America. Maybe you should move to America!”.

Come ultima cosa, analizziamo un problema molto simile: gli equivoci.

È questo il caso dell’episodio 04X03 in cui Douglas, il capo di Jen, Moss e Roy, conosce una ragazza di nome April. Al primo appuntamento la donna, in lacrime, gli fa una confessione:

I used to be a man, Douglas”.

Dopo di che, con totale indifferenza. Douglas risponde:

I don’t care”.

Felici e contenti, i due passano tanto tempo insieme e si amano follemente.
Ma verso la fine dell’episodio, ci troviamo di fronte a un fatto curioso.
I due sono a letto insieme e ad un tratto Douglas dice:

Oh, poppet, to think when we met, you were so worried that you came from Iran”.

E April risponde:

No, not Iran! I said I used to be a man!”

E la reazione di Douglas non sarà tra le migliori.
In questo caso ci troviamo di fronte a un equivoco, i due personaggi si sono fraintesi, in seguito alla pronuncia della parola “man”, “uomo”.
Come rendere tutto ciò in italiano?
Come trovare una parola che faccia rima con “uomo” e dare alla battuta italiana la stessa comicità di quella originale?
Questa è una delle tante difficoltà presenti nel lavoro di un traduttore, in questo caso di un traduttore audiovisivo.  Si tratta di un lavoro che richiede tanto tempo e creatività.

Autrice dell’articolo:
Federica Privitera
Traduttrice
Messina

Un ostacolo del traduttore audiovisivo (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Prima parte di questo articolo

Sempre nello stesso episodio, Jen racconta ai suoi due colleghi, Moss e Roy, che l’appuntamento con Bill è stato un vero flop e in più lui non ha voluto condividere alcun piatto con lei. Il fatto l’ha lasciata un po’ perplessa dal momento che si trovavano in un ristorante di “tapas”. Il problema, in questo caso, non sta in un gioco di parole, ma proprio nella pronuncia della parola spagnola “tapas”.

Il caso è il seguente:

Jen: In a tapas restaurant, he doesn’t like sharing.
Moss: What the heck is tapas?
Jen: You know, tapas, tiny food from Spain.
Moss: Oh, yes. “Teipas”!
Jen: Yeah, that’s no how you say it.
Moss: Yes,it is.
Jen: You’re a teipas.

Qui il problema sta nel pronunciare diversamente una parola di un’altra lingua. In Italiano, il problema si risolverebbe, trasformando la parola “teipas” in un’altra che nella nostra lingua ha un senso.

Nell’episodio 01X06, il problema non è un gioco di parole, ma un modo di dire inglese. In questo caso, Jen spiega ai suoi colleghi che si sente molto nervosa poiché si trova in quel periodo del mese comune a tutte le donne. Vuole comunicarglielo, ma senza essere molto diretta, quindi utilizza dei modi di dire.

“I’ve got Aunt Irma visiting”.
“I’m closed for maintenance”.
“I’ve fallen to the Communists!”

Sicuramente in lingua originale sono molto divertenti, ma come diventerebbero in italiano?

Zia Irma viene a trovarmi”.
“Sono chiusa per manutenzione”.
“Sono precipitata sui comunisti”.

Sono dei modi di dire originali, e probabilmente possono essere apprezzati in diverse lingue; ma il fatto è che solo il pubblico inglese può capirli al volo e ridere di gusto. Un telespettatore italiano li sentirà invece per la prima volta.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Federica Privitera
Traduttrice
Messina