Alcuni aspetti della traduzione giuridica

 Categoria: Problematiche della traduzione

Gli scienziati e i traduttori di tutto il mondo negli ultimi anni si sono uniti nella opinione che la traduzione non è solo una correlazione fra lingue, ma anche una correlazione ed interazione fra le culture che parlano queste lingue.
Quindi diventa chiaro che il compito del traduttore non è solo quello di trovare il lessema adeguato nella lingua di arrivo, ma anche presentare questo lessema così che il suo senso sia ben chiaro nel contesto culturale e situativo nella lingua di arrivo, senza però esagerare con le spiegazioni e le note ed evitando di allontanarsi dallo stile, dalla forma e dal contenuto del testo nella lingua di partenza.
Questo approccio significa che il risultato del lavoro del traduttore sarà, comunque, un testo nuovo che supplisce in un modo adeguato al testo originario nell’altra cultura, altra lingua: un’altra situazione comunicativa.
Di conseguenza possiamo affermare che il traduttore dev’essere, non solo persona bilingue, ma anche bi-culturale.

Parlando invece delle varie tipologie di traduzione credo che quella medica e quella giuridica siano tra le più complicate ed esigenti poiché, oltre al bilinguismo e alla bi-culturalità è indispensabile anche un’ottima conoscenza della materia.
Cerchiamo di approfondire gli aspetti di almeno una tipologia di traduzione, per esempio quella giuridica, per capire, quali siano i problemi principali che un traduttore dovrà affrontare. Il problema della traduzione giuridica non è solo la sua provenienza dall’altra cultura, ma il fatto che la terminologia “rispecchia” le caratteristiche particolari del sistema legislativo di un certo paese. Un’altra cosa specifica è che i giuristi nell’ambito del loro sistema nazionale creano il proprio linguaggio e anche lo stile, che sono difficili da capire non solo per un traduttore-giurista dell’altro paese, ma anche per una persona comune del loro stesso paese. Bisogna, quindi, conoscere bene i concetti giuridici sia della lingua di partenza che della lingua di arrivo.

La creazione dell’Unione Europea ha complicato la vita del traduttore giuridico ancora di più; da qui è cominciato il nuovo periodo, portando nuovi problemi che richiedono una soluzione. Rimane, quindi, un vasto campo tutto da esplorare nella traduzione giuridica internazionale, che dà una spinta al continuo sviluppo della comparazione giuridica. Allo stesso tempo nasce il bisogno della sintesi dei termini della legge dei diversi paesi, per creare un prodotto che funzionerà nell’ambito Europeo come una materia chiara e univoca per tutti i sistemi legislativi.

Autore dell’articolo:
Liliia Matskivska
Traduttrice EN-IT-RU-UK>RU-UK
Udine

I realia nella lingua russa

 Categoria: Problematiche della traduzione

Una problematica alla quale spesso il traduttore deve far fronte è quella della traduzione dei cosiddetti realia, parole o modi di dire tipici della lingua di partenza che caratterizzano fenomeni, oggetti rappresentativi del colore locale o storico di quel popolo e che non hanno un esatto corrispondente nella lingua di arrivo. Con questo breve articolo vorrei concentrarmi sul grande numero di realia legati alla lingua russa e alla loro resa in italiano. C’è da dire che oggi, è con sempre maggiore frequenza che ci troviamo a contatto con “russismi”, da quelli presenti negli articoli di giornale a quelli dei testi letterari a quelli dei discorsi politici e ufficiali. Buona parte di queste parole sono entrate ampiamente nel nostro linguaggio in particolar modo dopo la caduta dell’Unione Sovietica e questo mostra ancor di più quanto la lingua sia lo specchio della cultura , della storia di un popolo.

Se pensiamo a parole come intelligéncija, pògrom, stacanovista, nomenclatura, matrioska, sono termini che usiamo comunemente e in cui, nella gran parte dei casi ne è stato assorbito il significato, ma per cui se andassimo a cercarne un esatto corrispondente italiano non riusciremmo a trovarlo e avremmo bisogno almeno di due o tre parole per esprimere ciò che esse designano. Ogni qualvolta il traduttore ha davanti un realia, si trova davanti ad un problema di intraducibilità o resa del significato e quindi a delle scelte da dover fare: egli può optare per una nota a piè di pagina (strumento però poco gradito in quanto spesso tende ad appesantire il testo, inoltre è comunque una scelta non sempre adattabile a tutti i tipi di testo, si pensi ad un articolo giornalistico) o può scegliere per una breve esplicazione in parentesi tonda o incorrere in un residuo traduttivo, scelta sicuramente più difficile e azzardata. E’ d’obbligo quindi per ogni buon traduttore avere non solo una conoscenza specifica della lingua, ma anche un buon bagaglio di nozioni legate alla storia, alla cultura, alle tradizioni di quel popolo così da dare un’informazione e una traduzione il più possibile completa al lettore.

In questo modo si può evitare di incorrere in quegli errori, come quello per esempio di tradurre la parola troika come semplice equivalente di slitta, anche perché dietro questo termine c’è una lunga storia legata alla vecchia Russia e non si può arrivare a banalizzarne così tanto il suo significato.
O se pensiamo alla parola sputnik la prima cosa che a tutti viene in mente è il famoso satellite artificiale lanciato negli anni ’50 in orbita, ma pochi sanno che invece il suo significato è legato ad una persona con cui si compie il cammino, composto dal prefisso “S- con” e la parola “Put –strada”; ed è nel ‘700 che tale parola venne poi impiegata per indicare un “satellite naturale”e nel corso dei secoli il suo utilizzo è stato modificato ulteriormente fino ad arrivare ad essere quello di “satellite artificiale”. Tutte queste informazioni, spesso, il traduttore non può riportarle, altre volte però gli è necessario così da evitare che il pigro lettore possa poi incorrere in un uso improprio di quel termine in altri contesti. Quindi nel momento in cui il traduttore si trova davanti ad un realia in russo come deve comportarsi? La prima cosa è sicuramente non tradurlo, pena la perdita di significato del testo, ma semplicemente limitarsi a traslitterarlo in maniera corretta e sottolineandolo con un corsivo, dopo di che, come abbiamo già detto in precedenza, ha davanti a sé delle scelte da fare, determinate anche dal tipo di testo che sta traducendo, così da poter rendere più agevole al lettore la comprensione di quella parola o di quel modo di dire.

Autore dell’articolo:
Chiara Trezza
Traduttrice russo-italiano arabo-italiano
Roma

I falsi amici in agguato nel castigliano

 Categoria: Problematiche della traduzione

Da vari anni “convivo” con una lingua che io considero straordinaria per ricchezza e complessità, ma che purtroppo il “popolino”, forse per pura ignoranza, continua a considerare semplice: sto parlando del castigliano.
È noto che la percentuale di “mutua intelligibilità” fra italiano e spagnolo è certo molto alta (anche senza conoscere spagnolo o italiano, una frase può essere compresa almeno all’80% quando un ispanofono ascolta o legge una frase in italiano o quando un italofono ascolta o legge una frase in castigliano).
Ma, senza addentrarmi nella questione di che cosa sia parlare realmente una lingua in modo fluente e facendosi comprendere, la questione che pongo è: che succede quando ci ritroviamo davanti ad un “falso amico” (i cosiddetti false friends in inglese)?

Se in un ristorante spagnolo chiediamo del burro, chi prende la nostra ordinazione ci guarderà certamente un po’ sconcertato, visto che gli stiamo chiedendo non il derivato del latte ma un amabilissimo animale, cioè l’asino.
Quanto al verbo augurar, non vuol dire “augurare” ma “prevedere, pronosticare”: il Re di Spagna ieri certo non “augurava” al suo popolo molti sacrifici.
Un esempio ancor più calzante di quanto si sottovaluti la difficoltà della lingua spagnola è presente anche nell’introduzione di un ormai “antico” dizionario bilingue italiano-spagnolo, quello del prof. Lucio Ambruzzi, con cui io stessa ho avuto a che fare diversi anni or sono iniziando il mio percorso di studentessa di castigliano.

Il professor Ambruzzi racconta che era sua abitudine sperimentare la “boria” dei suoi studenti proponendo loro di tradurre a bruciapelo frasi come Tengo muchas pipas en la bodega (per la cronaca “Ho molte botti in cantina” e non “Ho molte pipe in bottega”) o No prende la vela (che non è “non fa vela” o cose simili, ma “non si accende la candela”). Naturalmente l’esperimento falliva regolarmente e i saputelli venivano messi a tacere in un batter d’occhio.
Credo che questi pochissimi esempi rendano molto chiaro quanto i falsi amici possano diventarlo ancor di più in due lingue apparentate; perciò parlo di agguato, anche se in maniera forse un pizzico ridondante.

Autore dell’articolo:
Manuela Pelizzon
Traduttrice IT>ES ES>IT
Mirano (Venezia)

Cos’è tradurre? (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Tra le lingue esistono vere e proprie lacune lessicali e il passaggio tra Source Text e Target Text rivela anche la lontananza tra culture, in cui il traduttore con la sua consapevolezza deve intervenire. Difficoltà esistono per esempio anche nella traduzione dei modi verbali e di particelle che hanno varie traduzioni secondo l’intonazione data (un esempio è il tedesco doch, che può dare a una frase quattro significati diversi). Il fatto che le diverse lingue segmentino diversamente il continuum non significa che tra loro vi sia una totale incomparabilità, ma piuttosto occorre ogni volta negoziare la soluzione che può sembrare più appropriata, lavorando sull’intenzione originaria e sulla comprensibilità.

Il livello più ampio su cui lavorare per un traduttore è quello del tipo di testo, che va identificato, insieme alla strategia utilizzata nel combinare la struttura, la coerenza logica, l’uso dei coesivi e della punteggiatura e il paratesto. L’inglese britannico connette questi elementi diversamente dall’italiano, che è più flessibile; in particolare, nel testo argomentativo, l’italiano tende ad avere una costruzione circolare in cui si fa meno uso del pensiero deduttivo. I testi in cui spesso è più evidente questa differenza sono quelli informativi, in cui l’inglese rispetto all’italiano avvicina di più il testo al destinatario, con un linguaggio più amichevole e informale e inoltre utilizza formule di cortesia (come nel parlato). Strumenti usati in italiano ma più spesso in inglese sono gli hedge. Questo termine, coniato nel 1972 da Lakoff, indica secondo Brown e Levnson, due tipi di parole, approximators, cioè elementi che modificano la condizione di verità di un enunciato, e shields, indicatori dell’atteggiamento e dell’opinione del parlante.

Autore dell’articolo:
Francesco Filippi
Traduttore En>It De>It
Viareggio (Lu)

Cos’è tradurre?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Un tema che mi sembra decisivo per l’attività traduttiva è la questione della relatività linguistica, un fattore decisivo per un traduttore nella prospettiva di una lettura debole dell’ipotesi Sapir-Whorf, secondo cui è possibile uscire dal binomio della propria lingua/cultura. Essere in grado di entrare nelle altre esperienze culturali permette infatti al traduttore di capire come le lingue ritagliano la realtà, cioè segmentano il continuum pre-linguistico. I segni linguistici hanno come caratteristica l’arbitrarietà, presente tra significato e significante oltre che tra il linguaggio e la realtà. I segni sono comunque legati a una dimensione che sussiste prima di essi: l’intenzione, la volontà umana di esprimere qualcosa. Il segno linguistico è correlato a una sorta di idea, chiamata ground (da Pierce), ciò che motiva la semiosi a un livello di percezione sensoriale e soprattutto categoriale e quindi culturale. Una buona traduzione deve cercare di identificare così l’intenzione e lo stesso effetto cui mirava il testo originale: per ottenere questo il traduttore formula un’ipotesi su quello che poteva essere questo effetto e deve essere consapevole del ritaglio del continuum in questione.

Spesso, il testo ci offre difficoltà tali da renderci complicato un raggiungimento seppur approssimato della reversibilità della traduzione al testo originale (secondo Eco la reversibilità massima della traduzione nel suo originale è l’aspirazione, spesso irrealizzabile, di una traduzione). Tradurre non vuol dire sostituire una lista di etichette a un’altra. A proposito si parla di untranslatability, e alcune delle soluzioni sono la parafrasi, l’adattamento, il prestito, il calco, la compensazione. Ogni lingua ha le sue difficoltà e la traduzione di un termine ha in genere dei limiti e vi sono gradazioni di appropriatezza. Inoltre, le lingue sono sistemi semiotici in continuo movimento, che si rinnovano assieme alla cultura.

L’argomento verrà approfondito nella seconda ed ultima parte dell’articolo che verrà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Francesco Filippi
Traduttore En>It De>It
Viareggio (Lu)

Tradurre: un problema più o meno risolto (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Cominciamo col dire che dipende dal tipo di traduzione che ci si trova davanti. E’ chiaro che un manuale tecnico lascerà meno spazio all’interpretazione del traduttore, mentre di contro un testo letterario darà adito ad ampi spazi per l’interpretazione personale del traduttore. E’ qui che torna in ballo l’espressione che ho usato precedentemente, cioè più o meno fedelmente. L’arte del tradurre non riguarda soltanto la lingua, ma riguarda anche tutta quella serie di aspetti culturali ed intellettuali che fanno parte della quotidianità delle persone che parlano quella lingua come L1 (lingua madre).

Dal cibo alla letteratura, al sistema scolastico alla religione e la storia. Tutte queste conoscenze sono fondamentali per il traduttore tanto quanto le conoscenze linguistiche. Un esempio piuttosto semplicistico ma efficace può essere “il panettone”. Avete capito bene. Dunque, questo dolce è tipico della tradizione natalizia italiana, ma non possiede traduzione in inglese e questo perché il panettone non appartiene alla cultura natalizia inglese, che invece, al suo posto, prevede il pudding.
Nelle nostre traduzioni, quindi, si dovranno tenere presenti tutte quelle caratteristiche e norme culturali che regolano, in questo caso, i Paesi anglosassoni e l’Italia. E’ necessaria una conoscenza capillare degli usi e dei costumi di entrambi i Paesi per poter operare una buona traduzione, una traduzione che riesca a mantenere invariato il significato principale del testo ma avendo sempre presente l’audience di riferimento. Il traduttore, in questo senso, è un autore, uno scrittore che non parte dal classico foglio bianco, ma da un testo scritto in una lingua che egli deve trasportare quasi magicamente in una lingua diversa, adattandolo. Il traduttore, perciò, non deve rendere soltanto la parte lessicale e sintattica. Questo sarebbe troppo facile…o meglio…difficile da capire per il lettore.

Un insieme di lessemi anche ben costruiti sintatticamente non bastano, risultano poco comprensibili e mancano di quel je ne sais quoi che ogni buon traduttore deve dare al testo. Umberto Eco affermava che tradurre significa “dire quasi la stessa cosa” e quel quasi è l’inserimento nel contesto sia culturale che generale del testo di cui parlavo prima. Il tutto per raggiungere una precisa finalità: fare in modo che il lettore comprenda in modo chiaro ed efficace ciò che il testo originale voleva esprimere. Il lettore non conosce la versione originale e non è tenuto a conoscerla, ma è importante che comprenda il testo che si trova dinnanzi. Lo ripeto ancora, lo scopo è la comunicazione efficiente.

Autore dell’articolo:
Chiara L. Pernigotti
Traduttrice freelance Inglese/Italiano
Tortona (AL)

Tradurre: un problema più o meno risolto

 Categoria: Problematiche della traduzione

Il mestiere del traduttore è uno di quei mestieri che viene spesso sottovalutato, in quanto l’operazione stessa del tradurre viene ritenuta non così difficile. E questo soprattutto per il traduttore dall’inglese all’italiano. L’inglese, infatti, è la lingua più diffusa nel mondo e, per questo motivo oltre che per il ruolo che l’inglese ricopre in ambito business, molti italiani pensano, a torto, di poter fare traduzioni quanto meno discrete.

E’ inutile dire che questa situazione non corrisponde per nulla alla realtà. Tradurre dall’inglese, infatti, non vuol dire prendere delle loan words (prestiti lessicali) e mescolarle ad altre parole italiane, non vuol dire nemmeno utilizzare i traduttori on-line ed aggiustare queste traduzioni, se così si possono chiamare, in qualche modo. In entrambi i casi non otterremo lo scopo principale della traduzione, che è quello di comunicare i concetti da una lingua all’altra. Comunicazione efficiente è la nostra parola chiave. In una traduzione dall’inglese, la finalità è quella di far comprendere ad un lettore italiano un dato testo riportando più o meno fedelmente ciò che il testo inglese voleva esprimere. Ho appena detto più o meno fedelmente. Sono consapevole di poter far affiorare dubbi o addirittura scatenare polemiche con l’espressione più o meno fedelmente. Che cosa significa?

Partiamo da cosa è una traduzione. Se cerchiamo la parola sui vari dizionari anche on-line troviamo che la traduzione è un’attività che prevede l’interpretazione del significato di un testo (di origine) e la successiva produzione di un nuovo testo, equivalente a quello d’origine, in un’altra lingua. Interpretare un significato può voler dire molte cose, in quanto un significato può avere molteplici interpretazioni. E già qui il jeu de mots dovrebbe farci riflettere su come sia possibile tradurre (esattamente) un significato da una lingua ad un’altra considerato il fatto che una frase o parole possono essere interpretate in diversi modi. Che tipo di interpretazione quindi deve conferire il traduttore? Come si è detto, certamente molteplici, ma quale quella giusta?

All’articolo di domani il compito di dare una risposta a tali quesiti.

Autore dell’articolo:
Chiara L. Pernigotti
Traduttrice freelance Inglese/Italiano
Tortona (AL)

Perché i traduttori sono mal remunerati?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nonostante quasi tutti i traduttori moderni abbiano un background di tutto rispetto, la professione di traduttore continua a non essere remunerata come dovrebbe.
La stragrande maggioranza dei traduttori che ci contattano chiedendoci di collaborare con loro possiede una laurea specialistica. Molti ne hanno addirittura due, una in traduzione e l’altra in lingue. Parlano alla perfezione tre o più lingue, conoscono diverse culture poiché hanno vissuto per periodi più o meno lunghi all’estero, hanno conoscenze informatiche superiori alla media.
I meno giovani vantano esperienze lavorative di assoluto rilievo nell’ambito della traduzione.
Nonostante rispetto a trent’anni fa le competenze dei traduttori siano drasticamente aumentate, i traduttori di oggi in proporzione guadagnano meno di quanto guadagnavano i loro colleghi qualche decennio fa. Com’è possibile? Perché i traduttori sono così mal remunerati?

Semplice, sono le leggi del mercato. Trent’anni fa, le persone che sapevano parlare inglese, francese e spagnolo non erano molte. Ancor più rare erano quelle che conoscevano il tedesco. Non parliamo poi delle altre lingue. Al giorno d’oggi, il miglioramento dell’istruzione, le aumentate possibilità di spostamento, la diffusione della tecnologia (e in particolar modo di internet) hanno provocato un aumento esponenziale delle persone che parlano in modo fluente due, tre o più lingue.

È sì vero che il mercato trent’anni fa richiedeva molte meno traduzioni di oggi ma la quantità di traduttori in grado di eseguirle era proporzionalmente molto inferiore rispetto alla media odierna. Chi svolgeva con serietà e dedizione questo lavoro aveva la certezza di lavorare e di guadagnare un ottimo stipendio. Oggigiorno, il numero di traduttori qualificati è superiore alla domanda di traduzioni che proviene dal mercato. Inoltre, l’incontro tra domanda e offerta è diventato molto più semplice grazie a internet: ai clienti e alle agenzie basta un clic per trovare dei traduttori in gamba in grado di eseguire lavori complessi. Questo ha generato una naturale ed inevitabile concorrenza fra i traduttori, i quali, pur di lavorare, ribassano le proprie tariffe fino all’eccesso facendo sì che la professione risulti generalmente mal pagata.
Non sono le agenzie di traduzione a prendere per il collo i traduttori, o, se lo fanno, è perché anch’esse a loro volta vengono prese per il collo dai clienti. E questo avviene perché sul mercato c’è chi è disposto a lavorare a prezzi irrisori. E contro la libera concorrenza non c’è niente da fare, come abbiamo già sottolineato, è il mercato che comanda…

Traslitterazione di alfabeti

 Categoria: Problematiche della traduzione

Quando due lingue utilizzano alfabeti con grafemi e fonemi diversi, uno dei problemi principali che sorgono quando si vuole trasportare un toponimo o un nome proprio di persona da una lingua all’altra è la rappresentazione fedele dei segni.
L’alfabeto russo, ad esempio, utilizza caratteri cirillici, molto diversi dall’alfabeto latino. Tutti avranno sentito parlare di Gorbaciov, famoso presidente che diede impulso, nella seconda metà degli anni 80, ai processi di riforma noti come perestrojka e glasnost. Se, oltre ad aver udito questo nome, vi è anche capitato di leggerlo, avrete notato che non c’è affatto accordo sui grafemi da utilizzare: Gorbaciov, Gorbachov, Gorbáchov, Gorbachoff, Gorbatcheff, Gorbachev, Gorbacev, Gorbačëv e diverse altre rappresentazioni approssimative della grafia russa.
Oltre che con l’alfabeto cirillico, gli stessi problemi sono presenti con il greco, con l’ebraico, con l’arabo, il cinese, il giapponese, l’hindi e moltissimi altri alfabeti.

È d’obbligo ricercare la corenza anche perché non è in gioco solo la fonetica, possono sorgere problematiche di tipo giuridico-amministrative. Nei documenti personali come le carte d’identità, i passaporti, i certificati di nascita ed altri documenti anagrafici, accade di frequente di imbattersi in nomi propri di persona o nomi geografici traslitterati in modo diverso. Si tratta delle stesse persone, degli stessi luoghi di provenienza?

Per risolvere queste problematiche, sarebbe opportuno stabilire delle regole precise a livello internazionale. Tali norme dovrebbero riprodurre con la massima fedeltà possibile i fonemi originali, un compito attualmente lasciato all’arbitrio dei singoli traduttori, i quali scelgono di volta in volta la traslitterazione che ritengono più adeguata. L’elaborazione dei criteri di traslitterazione comuni dovrebbe essere affidata ad un organismo sovranazionale dotato del necessario riconoscimento e della necessaria autorità per svolgere tale delicato compito.
I traduttori sarebbero molto facilitati nel loro lavoro e potrebbero così comunicare senza indugi ai lettori che il signor Gorbaciov è e sempre sarà unicamente il signor Gorbaciov.

Le poesie: rompicapo per traduttori

 Categoria: Problematiche della traduzione

La scorsa settimana, così come molte altre volte in passato, abbiamo parlato delle difficoltà nel tradurre testi che contengano giochi di parole, metafore, rime, alliterazioni, acrostici, palindromi, insomma i classici rompicapo dei traduttori. Fra i testi più rognosetti abbiamo spesso annoverato le poesie e le barzellette, anche se le prime, in genere, comportano problemi infinitamente più grandi.

Le poesie, infatti, anche in assenza di rime o comunque decidendo di non mantenerle nella versione tradotta (sacrilegio!), hanno una metrica, una cadenza, un ritmo che difficilmente possono essere ricreati con la traduzione. A differenza di un testo “normale”, dove con qualche accorgimento si possono trovare sinonimi perfetti o comunque parole simili che non stonino più di tanto, una poesia è una sorta di cassaforte la cui combinazione è un insieme di parole uniche disposte secondo una sequenza altrettanto unica. Per aprirla senza danneggiarla è necessario ripetere quella particolare sequenza in un’altra lingua. La si può aprire anche a martellate o con la fiamma ossidrica però dopo aver utilizzato metodi così drastici la cassaforte non è più la stessa, ne abbiamo creata un’altra più brutta e malridotta. Talvolta, qualche traduttore in gamba, modificando la struttura della cassaforte attraverso ingegnosi stratagemmi, riesce a trovare il modo di aprirla e di renderla, in qualche caso, persino più bella. Il fatto però è che si tratta di un’altra cassaforte, non è più la stessa. Non siamo più in presenza di un testo tradotto ma di una nuova poesia a tutti gli effetti. Che sia più bella è del tutto secondario.

Ma allora come possiamo risolvere il problema? Dovremmo studiare decine di lingue per poter leggere le poesie direttamente nella lingua dell’autore? Non basterebbero cento vite. Meglio rassegnarsi all’imperfezione e poter assaporare il gusto dei poeti stranieri piuttosto che rimanere a bocca asciutta. Se nessun traduttore si fosse preso il disturbo di tradurli, non avremmo mai potuto conoscere i poeti russi, i classici greci, i sonetti latini o gli haiku giapponesi. E anche se talvolta il risultato non è perfetto crediamo sia doveroso continuare a tradurre certe opere.
Le barzellette invece potremmo anche evitare di tradurle, la loro importanza culturale è minima e, inoltre, ogni paese o regione ha il proprio codice umoristico, non è detto che quello che fa ridere in Giappone faccia ridere in Italia e viceversa, pertanto non riteniamo affatto necessario tradurre le barzellette. Ognuno si tenga le proprie con buona pace degli altri.

Il concetto di intraducibilità

 Categoria: Problematiche della traduzione

Per affrontare l’argomento di cui abbiamo parlato nell’articolo di ieri, ossia il concetto di intraducibilità, abbiamo accennato alle problematiche che si possono incontrare in certe traduzioni di testi letterari. In particolare, abbiamo fatto riferimento alle difficoltà pressoché insormontabili che sorgono qualora si debba tradurre un lungo lipogramma.
La scelta del lipogramma come esempio per spiegare il concetto non è stata affatto casuale; abbiamo scelto volutamente qualcosa di veramente impossibile per rendere l’idea in modo efficace e lasciare un senso di impotenza nei fautori del “non esiste niente di intraducibile”.
Nell’articolo di oggi vogliamo trasmettere il medesimo concetto ma con un esempio estremamente più semplice, una freddura di una riga (per questo chiamata one-liner) tipica dello humor inglese:

“Do you know that girl whose whole left side was cut off? Well, she’s all right now.”

Le barzellette (o freddure) come questa, spesso racchiudono dei giochi di parole praticamente impossibili da rendere in un’altra lingua, soprattutto se la lingua è molto diversa.
Per chi non conosce l’inglese, la parola right ha molteplici significati fra cui “bene” e “destra”.
Se utilizzassimo la prima delle due accezioni (cioè “bene”) otterremmo: “conosci quella ragazza a cui è stata tagliata tutta la parte sinistra? Adesso sta bene”. A parte la situazione surreale, la traduzione è sicuramente corretta, il problema è che non fa ridere nessuno, viene tradito lo scopo per cui è stata scritta. Se invece traducessimo right con “destra” otterremmo: “conosci quella ragazza a cui è stata tagliata tutta la parte sinistra? Adesso è tutta destra”. In questo modo la traduzione, oltre a non far ridere, non avrebbe neppure alcun senso.
Magari scervellandosi e cercando parole diverse con significati simili si potrebbe anche riuscire a raggiungere un risultato accettabile ma non sarà mai e poi mai la stessa barzelletta.

La traduzione come percorso a ostacoli

 Categoria: Problematiche della traduzione

Con tutto il rispetto per la traduzione tecnica, senza la quale quest’agenzia non esisterebbe, tradurre un testo letterario è probabilmente un’esperienza più gratificante che tradurre un manuale d’istruzioni. Chi ha la grande fortuna di mantenersi lavorando nel campo della traduzione letteraria sa di cosa parliamo.
In alcuni casi, però, i traduttori letterari preferirebbero dover tradurre un manuale tecnico anziché i testi commissionati dagli editori. Non tanto per la “bruttezza” dei testi da tradurre, quanto per la difficoltà nel tradurli. Quando l’autore del testo decide di utilizzare rime, alliterazioni, acrostici, lipogrammi, palindromi e figure retoriche di vario genere, la traduzione si trasforma in un complicato percorso a ostacoli.

Gli ostacoli in certi casi possono essere superati (o comunque limitati) cercando un equilibrio fra le due esigenze fondamentali: da un lato il rispetto degli artifici linguistici che caratterizzano il testo e dall’altro il rispetto dei suoi contenuti.
In altri casi, raggiungere un compromesso soddisfacente fra le due esigenze è semplicemente impossibile, poiché il rispetto della struttura formale del testo genera nella traduzione contenuti completamente diversi o, viceversa, il rispetto dei contenuti rende difficilissimo il rispetto della struttura formale.

In questi casi non è affatto sbagliato parlare di “intraducibilità”.
Pensiamo, ad esempio, ad un lipogramma, cioè un testo in cui, per scelta dell’autore, non compare mai una vocale. L’intento di chi scrive è esplorare gli orizzonti espressivi della propria lingua, mentre il traduttore si muove in senso contrario, ovvero deve rimanere entro confini già delimitati. Se scrivere un testo di centinaia di pagine senza mai utilizzare una vocale è un’impresa improba, infinitamente più arduo (diciamo pure impossibile) è il compito del traduttore che deve percorrere un itinerario seguendo dei binari strettissimi e già tracciati.

Consigli per i traduttori (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Con l’articolo di oggi concludiamo il percorso iniziato lunedì scorso sulle traduzioni urgenti inserendo gli ultimi consigli utili per i traduttori.

6. Anche il riposo è importante. Dormire qualche ora consente al cervello di “resettarsi” e prepararsi per altre ore di intenso lavoro. Se non potete proprio permettervi il “lusso” di riposare come si deve, cercate di non esagerare con il caffè, aiuta a stare svegli ma si porta dietro una serie di effetti secondari che non migliorano di certo la vostra capacità di concentrazione.
7. Salvate continuamente il lavoro e inviatelo con frequenza al project manager o direttamente al revisore (a seconda degli accordi presi con l’agenzia), affinché quest’ultimo esegua la revisione in tempo reale, in modo tale da far quasi coincidere il termine della traduzione con il termine della revisione.
8. Se avete dubbi circa la traduzione di una singola parola e non riuscite a venirne a capo velocemente, proseguite il lavoro senza bloccarvi. Può darsi che il revisore conosca quella parola o comunque sia in grado di trovare la traduzione corrispondente senza particolari difficoltà. Evidenziatela e inviate comunque il file.
9. Per qualsiasi problema più grave chiamate il pm, anche di notte se necessario. Non siete soli a combattere questa battaglia, anche le altre figure coinvolte nel progetto devono assumersi le proprie responsabilità.
10. Infine, se vedete che non fate in tempo a terminare il lavoro, non aspettate l’ultima ora utile a comunicarlo al project manager. Se il problema emerge con varie ore di anticipo rispetto alla consegna prevista, questi forse avrà il tempo di reperire un altro traduttore che possa aiutarvi, in caso contrario la situazione non sarà più gestibile e arrecherete un danno all’agenzia di traduzioni e al cliente finale, oltre che a voi stessi poiché, con ogni probabilità, non verrete richiamati da quell’agenzia.

Prima parte di questo articoloSeconda parte

Consigli per i traduttori (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Proseguiamo con la lista di consigli per i traduttori nel caso si trovassero ad affrontare una traduzione urgente.

5. I primi tre punti enunciati nell’articolo di ieri non implicano lavorare 24 ore di fila, anzi. Per ottenere un risultato migliore è opportuno prendersi varie pause brevi. Anche se sembra impossibile farlo poiché il tempo per completare il lavoro degnamente sembra troppo poco, occorre farsi violenza e fare sistematicamente una pausa.
Le traduzioni urgenti producono spesso risultati di pessima qualità, ma non tanto per il poco tempo a disposizione, quanto per la cattiva abitudine di incollarsi dieci ore consecutive davanti al computer senza togliere gli occhi dallo schermo.

In questo lasso di tempo, la concentrazione si abbassa esponenzialmente, si commettono errori e la traduzione si fa sempre più letterale. Prendetevi almeno 5 minuti all’ora o 10 ogni due ore. Approfittatene per fare quello che vi rilassa maggiormente: date un’occhiata dalla finestra, fate una passeggiatina per il corridoio, sgranchitevi le gambe, la schiena e il collo, mangiatevi uno snack o una mela, fumate una sigaretta se siete fumatori, insomma fate quello che vi fa stare meglio seppur solo per cinque minuti.

Superfluo aggiungere che è opportuno non farsi mancare il tempo per mangiare. Non saltate i pasti, anzi, ritagliatevi almeno mezz’ora per ogni pasto. Considerate che ritardare l’ingestione di cibo non vi permetterà di guadagnare tempo da dedicare al lavoro ma otterrà solo l’effetto di aumentare lo stress emotivo e fisico. Mangiare poco e male è del tutto negativo per la qualità della prestazione lavorativa. Il cervello ha bisogno di essere nutrito così come il resto del corpo.
Con l’articolo di lunedì termineremo la nostra breve lista di consigli.

Prima parte di questo articoloTerza parte

Traduzioni urgenti: consigli per i traduttori

 Categoria: Problematiche della traduzione

Quando viene richiesta una traduzione urgente, tutte le figure professionali coinvolte nel progetto soffrono di ansie e stress di vario genere, ma quelli che stanno peggio di tutti sono sicuramente i traduttori.
Il cliente è in ansia perché teme che il lavoro non venga consegnato nei tempi richiesti e il risultato non sia quello atteso; lo stato d’animo del project manager è più o meno lo stesso, o forse anche peggiore se si rende conto che il lavoro procede più lentamente del previsto; i traduttori, oltre a questo tipo di ansie, soffrono anche di stress psicofisico poiché vengono sottoposti ad un carico di lavoro particolarmente gravoso e al quale non sono abituati.

Di seguito forniamo alcuni piccoli consigli per i traduttori affinché reggano l’urto delle traduzioni urgenti e ne escano indenni:
1. Isolatevi dal resto del mondo, staccate telefoni fissi e cellulari e mettete segreterie ovunque. Riaccendeteli solo tre volte al giorno per ascoltare i messaggi e leggere gli sms.
2. Fate lo stesso con la posta elettronica e il fax. Leggete e-mail e fax una volta la mattina, un’altra nel pomeriggio e l’ultima prima di andare a letto. Se potete dare risposte brevi ai messaggi che avete ricevuto fatelo, altrimenti create un messaggio standard da inviare a tutti nel quale spiegate in modo educato di essere impegnati e che non avete tempo di dare risposte esaurienti. A meno che non si tratti di qualcosa di grave, non c’è niente di più urgente della consegna della traduzione.
3. Dimenticatevi le vostre distrazioni abituali (internet, televisione, social network, videogiochi, hobby di vario genere).
4. Riunite tutto il materiale a vostra disposizione, assicuratevi di avere ben chiare tutte le specifiche del progetto e date inizio ai lavori.
Continueremo con la lista dei consigli nell’articolo di domani.

Seconda parte di questo articoloTerza parte

Traduzioni urgenti: istruzioni per l’uso

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nell’articolo di ieri abbiamo introdotto l’argomento “traduzioni urgenti“, in quello di oggi proseguiamo la trattazione cercando di fornire alcune brevi istruzioni per chi si trova a dover gestire queste situazioni particolari.
Il project manager deve innanzitutto acquisire tutte le informazioni necessarie al fine di stabilire la fattibilità del progetto ed eventualmente il prezzo. Il cliente deve rispondere a tutte le domande che gli vengono poste nel modo più esauriente possibile, in modo tale da limitare gli intoppi una volta dato il via al processo di traduzione.
Qualora il project manager decida di confermare il progetto, dev’essere totalmente sincero circa le modalità di esecuzione del medesimo, senza promettere risultati irrealizzabili e fornendo al cliente tutte le informazioni del caso.

I miracoli non appartengono alla natura umana, pertanto, una traduzione particolarmente lunga non potrà essere realizzata da una sola persona se i tempi sono ristretti. Ciò detto, qualora sia possibile reperire in tutta fretta due o più traduttori disponibili ad eseguire il lavoro, è opportuno far notare al cliente le conseguenze che potrebbero derivare da una traduzione eseguita a più mani e oltretutto rapidamente. Anche se il lavoro dei traduttori viene abilmente coordinato e revisionato in tempo reale, i rischi di ottenere un documento linguisticamente e stilisticamente non omogeneo permangono.

Inoltre, nel caso delle traduzioni urgenti, sembra impossibile ma piove quasi sempre sul bagnato. La famosa legge di Murphy viene rispettata con rigore pressoché matematico, e, per il lavoro richiesto, non vengono forniti né glossari, né memorie di traduzione, né tantomeno guide di stile o altro materiale utile. La revisione viene fatta sulle parti di testo inviati dai traduttori man mano che portano avanti il lavoro e manca il tempo materiale per una revisione d’insieme.
Impensabile infine effettuare un controllo di qualità.

Traduzioni urgenti

 Categoria: Problematiche della traduzione

Tra i tanti fattori che concorrono alla realizzazione di una buona traduzione, uno molto importante è il tempo. Lavorare con calma è essenziale. Si ha il tempo di riflettere, si ha modo di effettuare delle ricerche approfondite, di eseguire opportune verifiche e chiarire alcuni dubbi rivolgendosi magari a colleghi più esperti. Purtroppo non sempre è possibile lavorare con calma. Oggigiorno il tempo è un bene prezioso e non ce n’è mai abbastanza.

In un’economia che viaggia a mille all’ora, capita sempre più spesso di ricevere richieste di traduzioni di decine di migliaia di parole da consegnare…il giorno successivo!
Quasi sempre è chi commissiona il lavoro ad aver combinato un pasticcio: c’è chi si è dimenticato che un manuale tecnico andava tradotto in due lingue anziché solo in inglese, c’è chi ha bisogno di una presentazione in PowerPoint per la riunione fissata per il mattino seguente, c’è chi ha bisogno di tradurre le specifiche tecniche di un progetto da approvare entro due giorni e così via.

Tutti quanti, sia per errori umani dettati dalla sbadataggine, sia per motivi legati veramente ad esigenze impreviste ed improvvise, si rivolgono alle agenzie di traduzioni nella speranza che possano riuscire a toglierli dai guai in cui si sono cacciati.
In questi casi, l’importante è che entrambe le parti (cliente e agenzia) mantengano il sangue freddo per cercare di ottenere il miglior risultato possibile in una situazione da tutti riconosciuta come foriera di crisi nervose per tutte le persone coinvolte nel progetto.
Continueremo a trattare l’argomento “traduzioni urgenti” nei prossimi giorni.

Parole impossibili da tradurre

 Categoria: Problematiche della traduzione

Esistono parole in altre lingue che non hanno un corrispondente univoco nella nostra e per essere tradotte necessitano una frase completa.
A volte sono frasi semplici, altre volte sono realmente complesse e introducono sensazioni o sentimenti piuttosto soggettivi. La lingua, infatti, è un riflesso di come le persone di diversa cultura concepiscono il mondo che le circonda.
Un libro pubblicato nel 2000 parla proprio di questo tipo di parole. Si intitola “They have a word for it” ed è stato scritto (in inglese) da Howard Rheingold. Si tratta di una “compilation”, tra l’altro molto divertente, di parole impossibili da tradurre. Facciamo alcuni esempi:

Kyoikumama: parola giapponese utilizzata per indicare una madre che spinge i propri figli al successo negli studi.

Mamihlapinatapai: parola appartenente ad un dialetto della Terra del Fuoco che indica l’atto di guardare un’altra persona negli occhi sperando che faccia ciò che entrambi desiderano ma che nessuno dei due ha il coraggio di fare.

Mbuki-mvuki: parola in lingua bantu che indica l’atto di togliersi i vestiti spontaneamente e inizare a ballare nudi per l’allegria.

Razbliuto
: parola russa che indica il sentimento d’affetto che ci lega a una persona che un tempo abbiamo amato.

Saudade: parola portoghese che indica un sentimento tra la melancolia e la nostalgia provocato dal desiderio di tornare in possesso di un bene perduto o di rivivere un’emozione o una sensazione non provata da tempo. Questa parola viene spesso utilizzata per riferirsi allo stato d’animo di certi calciatori brasiliani che giocano nei campionati esteri e dopo un po’ di tempo sentono una forte nostalgia per il loro paese.

Torschlüsspanik: parola tedesca che indica l’ansia irrefrenabile provata dalle donne non sposate quando il loro “orologio biologico” inizia a correre.

Errori grossolani

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Gli strafalcioni, o gaffe, o cantonate, o errori grossolani che dir si voglia, sono l’incubo di ogni traduttore. Nessuno sfugge a questi castighi divini.
Per loro stessa natura, passano del tutto inosservati agli occhi di chi li commette, soprattutto di quelli che credono che possa accadere solo agli altri e che a loro non accadrà mai.
Poi un giorno ricevono la telefonata di un collega o di un cliente che ne ha scoperto qualcuno fra i loro testi tradotti. In quel momento vorrebbero mettere la testa sotto la sabbia o poter tornare indietro nel tempo.

Ad ogni modo, nonostante il disappunto, il traduttore che ha preso una cantonata, non la accetta mai come errore. In cuor suo si sente sempre in pace con la propria coscienza, poiché è consapevole che l’errore è da ascrivere alla stanchezza o alla distrazione di un momento.
Il fatto però che altri possano pensare che si tratta di uno strafalcione vero e proprio, dovuto non alle ragioni appena citate, ma ad una certa ignoranza da parte di chi lo ha commesso, lo infastidisce moltissimo. Si sente come un condannato per omicidio che però non ha ucciso nessuno.
Eppure il morto c’è, è lì sotto gli occhi di tutti ed è stato lui a commettere il reato. Trattasi non di omicidio volontario ma di omicidio colposo, la condanna è meno severa ma inevitabile.

In traduzione ci sono due ordini di strafalcioni: quelli che nascondono bene la loro condizione di errore mescolandosi tra le altre parole, e quelli che invece non riescono a occultare la propria natura fallace.
Un classico esempio del primo ordine sono quelli annidati all’interno di scritti dal taglio ermetico o surreale. Proprio per lo stile di questi testi, i lettori non li notano, poiché, per ovvie ragioni, non stonano con le altre parole che li accompagnano.
L’esempio più classico degli strafalcioni del secondo gruppo, cioè quelli che non passano inosservati, sono i falsi amici. Anche i traduttori più attenti e meticolosi talvolta cadono nei tranelli tesi da queste parole morfologicamente simili o identiche ma con significati completamente diversi. Solo che in questo caso, i lettori madrelingua se ne rendono conto eccome…

Un principio chiave della traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Che un testo tradotto debba mantenersi fedele al senso contenuto nel testo originale senza per questo perdere di vista le norme linguistiche proprie della lingua d’arrivo, è un principio chiave della traduzione, accettato più o meno universalmente.
A tale principio si rifanno, o dovrebbero rifarsi, tutte le considerazioni del traduttore e le tecniche di traduzione da lui scelte. Tuttavia, questo non sempre è possibile o, ad ogni modo, non sempre è così facile come può sembrare leggendo tale enunciato. Talvolta infatti è lo stesso autore del testo originale a complicare la vita del povero traduttore.

L’autore di un testo non letterario è mosso da una volontà (o talvolta da una necessità oggettiva) di comunicare qualcosa. Nella sua azione si trova sempre fortemente condizionato da ragionamenti linguistici che lo portano a cercare di attenersi in modo più o meno scrupoloso a ciò che viene comunemente ritenuto corretto.
Anche l’autore di un testo letterario è mosso da una volontà o, in certi casi, addirittura da una necessità di comunicare qualcosa. La differenza rispetto al caso precedente è che, pur seguendo i dettami linguistici della propria epoca, cerca di plasmare la lingua ai suoi voleri, facendo di tutto per raggiungere una propria originalità stilistica e ottenendo talvolta un risultato non totalmente ortodosso, per usare un eufemismo.

Riassumendo: l’obiettivo dell’autore di un testo senza aspirazioni letterarie è semplicemente quello di trasmettere un messaggio, di comunicare qualcosa. L’autore letterario, al contrario, pur avendo lo stesso fine comunicativo, cerca di ottenere il proprio obiettivo utilizzando una forma del tutto peculiare. Le diverse ripercussioni che queste scelte hanno sul risultato finale della traduzione sono facilmente immaginabili.

L’importanza della comunicazione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Mesi fa, negli articoli del 16, 17 e 18 novembre, abbiamo trattato il tema dell’importanza della comunicazione fra agenzia di traduzione e cliente. Si tratta di un aspetto davvero fondamentale nel nostro settore.
Per ottenere il miglior risultato possibile è necessaria una buona comunicazione non solo da parte del traduttore, ma anche e soprattutto da parte del cliente.
Nel caso vi sia una grande mole di materiale da tradurre molto tecnico e complesso, il risultato non dipende solo dalla competenza e dall’esperienza del traduttore ma anche dall’apporto che il cliente, o chi per lui, può dare al progetto.
A volte succede che l’azienda che richiede una traduzione (e magari la paga in anticipo) dia il lavoro già per eseguito senza tenere in considerazione le difficoltà che possono sorgere. Purtroppo non sempre fila tutto liscio. Per quanto bravi possano essere i traduttori incaricati di tradurre i documenti, questi a volte sono talmente ingarbugliati che nemmeno i loro proprietari li capiscono fino in fondo. Ciononostante vengono consegnati e dati per tradotti, senza alcun tipo di spiegazione o chiarimento di sorta, come se non fosse interesse stesso del cliente ottenere un buon risultato.

Quando si lavora con documenti contenenti espressioni, abbreviazioni, sigle, nomenclature particolari usate nell’azienda del cliente, è di fondamentale importanza che all’agenzia di traduzioni venga fornito un glossario che permetta al traduttore o all’equipe di traduttori di mantenere la coerenza terminologica in tutte le parti del documento. Se il cliente non dispone di un glossario è quantomeno auspicabile che fornisca spiegazioni, chiarimenti e quant’altro prima di dare inizio ai lavori di traduzione. In tal modo l’agenzia risparmia noiosi grattacapi ed è in grado di consegnare il prodotto finito in tempi più ristretti.
Dopo la pianificazione iniziale è inoltre importante che il cliente stesso o una persona di sua fiducia a conoscenza della tematica oggetto di traduzione venga messa a disposizione dell’agenzia come referente in grado di rispondere con celerità e concretezza alle eventuali richieste di chiarimento del traduttore che sta eseguendo il lavoro.
Questo canale di comunicazione, purtroppo a volte non è efficiente e costringe il project manager che sta coadiuvando il traduttore ad effettuare varie telefonate in cerca di qualche responsabile che possa chiarire certi dubbi. Anche in questa fase del progetto appare evidente come la mancanza di comunicazione da parte del cliente o comunque una cattiva comunicazione, possa pregiudicare l’esito finale del progetto stesso.

Tradurre per l’autore o per il lettore?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nella storia della traduzione vi è sempre stata una certa tensione fra la corrente dei sostenitori della fedeltà all’autore e quella dei sostenitori della fedeltà al lettore.
Nell’ultimo secolo, in generale, ha prevalso la seconda corrente: si è tradotto di più per i lettori. Quest’affermazione, che sembra così ovvia, può significare cose molto diverse. Tra esse, l’idea fondamentale è che al lettore l’opera debba “suonare” naturale tanto nella lingua originale quanto in quella di destinazione. Sebbene alcune voci più che rispettate e rispettabili (come quelle di Nabokov e Benjamin, per citarne un paio), si siano alzate contro questa forma di pensiero, ci azzardiamo ad affermare che, oggigiorno, moltissimi traduttori accendono le proprie candele davanti all’altare pagano della naturalezza. Vi sono comunque importanti eccezioni a questo dogma.

In una traduzione di poesia, ad esempio, la fedeltà all’autore (o al testo stesso, se si preferisce) è quasi una condizione necessaria.
Sebbene l’haiku giapponese sia qualcosa di assolutamente sconosciuto ai lettori della lingua d’arrivo, non possiamo tradurre la forma poetica orientale in questione come se si trattasse di un testo breve in prosa. La forma è parte del contenuto, e, fra le nostre attribuzioni, non è annoverato il diritto ad alterarla, neppure nel caso in cui quella forma non sia, per i lettori finali, così apertamente comprensibile e naturale come per quelli della lingua originale.

Questo non accade (com’è giusto che sia) con la traduzione del manuale di istruzioni di una lavastoviglie. Se nel paese di fabbricazione dell’elettrodomestico, ad esempio, fossero soliti scrivere tali manuali in versi e con rime baciate, i traduttori dovrebbero, senza dubbio, convertire il testo in una prosa naturale per i loro lettori. Qualche italiano potrebbe forse imparare a usare la macchina in questione se le istruzioni fossero scritte in versi con rime? Lo troverebbe divertente nei primi due minuti ma, dopo la sorpresa iniziale, probabilmente finirebbe per utilizzare l’elettrodomestico come ripiano per una pianta e, per evitare che l’umidità del vaso rovinasse la superficie della lavastoviglie, metterebbe il manuale tradotto sotto alla pianta.

Il problema della traduzione doppia

 Categoria: Problematiche della traduzione

Una difficoltà molto nota ai traduttori, e della quale ha poca conoscenza chi non è del mestiere, è che il testo da tradurre talvolta è esso stesso la versione tradotta (e magari nemmeno molto fedele) di un altro testo.
Il traduttore, nella misura in cui ciò sia possibile, deve cercare di superare l’ostacolo della traduzione doppia e fare in modo che la sua versione sia quanto più simile possibile all’originale.

L’esempio classico è costituito dai Vangeli. I più antichi manoscritti conosciuti sono stati redatti in greco antico ma verosimilmente si tratta di traduzioni dall’aramaico. Gli eventuali originali in questa lingua, se mai sono esistiti, sono andati persi e da ciò traggono origine interminabili dibattiti sulla fedeltà delle traduzioni esistenti.
Ai giorni nostri il fenomeno si è amplificato e si presenta sotto forme diverse.
Una di esse è l’utilizzazione consapevole di una lingua ponte. Se ad esempio si deve tradurre un testo dallo svedese allo swahili non sarà affatto semplice trovare un traduttore in grado di dominare alla perfezione le due lingue e allo stesso tempo l’oggetto della materia trattata.
Il traduttore nella lingua di destinazione molto probabilmente farà affidamento su una traduzione eseguita da un altro traduttore verso una lingua ponte, quasi sempre l’inglese. Il fatto però è che questa lingua può talvolta creare delle difficoltà a livello interpretativo. Ad esempio in una frase come “They might not agree with the amendments to the draft resolution proposed by the italian minister”, il primo traduttore non può sapere con certezza se proposed si riferisce a amendments o a resolution.

L’inglese è universalmente considerato la lingua più internazionale e più compresa. Per questo motivo vi si fa frequentemente ricorso, soprattutto in ambito commerciale, pensando di rendere le cose più semplici, ma non sempre è così.
Pensiamo per esempio a un’impresa italiana che voglia scrivere a una ditta spagnola. La cosa più facile sarebbe che lo facesse direttamente nella propria lingua. Il destinatario affiderebbe la lettera ad un’agenzia di traduzioni o a un traduttore italiano-spagnolo e riceverebbe una traduzione quasi sicuramente molto fedele all’originale.
Spesso però viene giudicato più educato mandare qualcosa scritto in inglese anche se magari non si ha una buona padronanza della lingua. Il ricevente, non comprendendo bene il contenuto, molto probabilmente si rivolgerà lo stesso a un professionista della traduzione e questi, per decifrarlo, dovrà impegnarsi molto di più che se avesse avuto direttamente sotto gli occhi il testo in italiano.
Qualcosa di analogo accade quando una società dispone ad esempio di un documento in russo e della sua traduzione in inglese e necessita di una traduzione verso l’italiano. Istintivamente, all’agenzia di traduzioni verrà inviata la versione inglese, che, con ogni probabilità, creerà infinitamente più problemi di quanti non ne avrebbe creati l’originale in russo.

Le traduzioni buone e quelle cattive

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nel nostro ambiente uno degli argomenti preferiti di discussione fra colleghi è (guarda caso) la traduzione. Anche se cerchiamo di evitare di parlare di lavoro talvolta non ci riusciamo.
Nella maggior parte dei casi le conversazioni sono piuttosto tecniche ma in qualche circostanza commentiamo le traduzioni non proprio perfette eseguite da altri colleghi. A volte si tratta semplicemente di sterili pettegolezzi ma a volte la malizia non c’entra per niente.
Il fatto è che è molto più facile e istruttivo (nel senso di imparare dagli errori, anche se altrui) parlare delle traduzioni sbagliate piuttosto che di quelle riuscite.
I commenti negativi però, sia che si tratti di pettegolezzi sia di critiche costruttive, sono abbastanza frequenti e questo d’istinto potrebbe portare a pensare che la qualità delle traduzioni in Italia sia piuttosto bassa, ma non è così.
Nel nostro paese vengono realizzate tantissime traduzioni, di tantissimi tipi e con tantissimi oggetti diversi: generalizzare è impossibile.
Magari ci capita di leggere cinquanta traduzioni buone senza che ce ne rendiamo nemmeno conto e di rimanere negativamente colpiti da una meno buona. A nostro modo di vedere è arrivato il momento di invertire questa tendenza, ovvero iniziare a notare le buone e a ritenere come qualcosa di normale e inevitabile la presenza sporadica delle meno buone.

Forse ai giornalisti, agli scrittori, agli avvocati, ai medici, non capita di scrivere in modo pessimo direttamente nella loro lingua? E questo senza riferirsi al contenuto dei loro scritti (in qualche caso da mani nei capelli) ma semplicemente allo stile, alla scelta del vocabolario, al dominio della lingua in generale. A volte si traduce male ma a volte semplicemente si scrive male.
Ovviamente siamo di parte, ma, salvo rare eccezioni, crediamo non sia il caso di colpevolizzare più di tanto la categoria dei traduttori nel suo complesso. Anzi, dovremmo rallegrarci perché sono sempre di più le traduzioni buone e sempre meno quelle cattive….

La valutazione di una traduzione (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

I parametri elencati nel post di ieri permettono, a nostro modo di vedere, di capire se una traduzione possiede i requisiti di base per poter essere giudicata accettabile.
Oltre ai suddetti parametri ne esistono sicuramente molti altri. Andare più a fondo nel giudizio è però molto più complicato. Le vere difficoltà iniziano infatti al momento di dover stabilire i criteri oggettivi da prendere in considerazione per giudicare e inserire una traduzione in una scala di valori precisa.

Il problema è che essa, in quanto lavoro risultante da un processo come quello di provare a mettere per iscritto il pensiero di una persona con uno schema mentale diverso, ha davvero ben poco di oggettivo, in particolare quando siamo nel campo della traduzione letteraria.
E se tradurre è di per sé un compito piuttosto difficile, valutare e proporre correzioni argomentate a una traduzione è ancor più arduo. E inoltre, come possiamo accertarci che il correttore/valutatore nella sua opera di valutazione abbia prodotto una versione migliore di quella da lui analizzata? Un altro valutatore? E chi valuta la versione di quest’ultimo?
Seguendo questo ragionamento arriviamo inevitabilmente a citare un’altra frase vecchia quanto il mondo della traduzione: non esiste la traduzione perfetta.

Non ci rimane altra soluzione che articolare il processo di correzione sulla base di certi parametri ben delimitati, che dovranno sostanzialmente stabilirsi in funzione di due regole, tanto fondamentali quanto ovvie: da un lato la fedeltà a ciò che è stato espresso dall’autore e, dall’altro, il rispetto per ciò che il lettore si aspetta dall’opera tradotta.
Al valutatore spetterà pertanto di mettersi ogni volta nei panni di un lettore diverso e stabilire le regole del gioco. Per questo motivo, dovrà fissare dall’inizio criteri come, per esempio, i tipi di errore e la loro gravità, e questo in funzione di una scala che misuri il grado di adeguatezza rispetto a quanto richiesto dal cliente. È in questa cornice che il traduttore potrà portare avanti il proprio lavoro con la parziale garanzia che la soggettività della valutazione della traduzione sarà, perlomeno, ridotta. È un male minore, però che altra soluzione ci resta?

Prima parte di questo articolo

La valutazione di una traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Iniziamo la nostra riflessione partendo da una considerazione vecchia quanto il mondo. Tutte le traduzioni che vengono eseguite a partire dal medesimo testo possono essere buone o cattive ma il giudizio finale su di esse non dipende dalle differenze talvolta significative che si possono riscontrare fra loro.
In altre parole, lo stesso testo di partenza può dare origine a infinite traduzioni e il fatto ad esempio che due di esse siano piuttosto distanti l’una dall’altra non implica che siano una buona e una cattiva, possono essere anche entrambe buone o entrambe cattive.
Allontaniamoci un attimo dal nostro filosofeggiare e andiamo sul pratico. Non c’è dubbio che esistano traduzioni ottime, buone, sufficienti, insufficienti o addirittura pessime. Dare una valutazione di base non crea grosse difficoltà in coloro che possiedono una buona conoscenza delle due lingue in questione e una certa sensibilità linguistica. Esistono fattori oggettivi che possono determinare chiaramente quali traduzioni non riescono a raggiungere parametri minimi di qualità. Ne elenchiamo alcuni:

1. La traduzione deve contenere tutti i paragrafi e tutte le frasi del documento originale. In caso contrario, la traduzione è incompleta e non contiene tutte le idee che l’autore aveva voluto trasmettere in origine.

2. La traduzione non deve alterare in modo evidente il senso di nessun concetto espresso nel documento originale.

3. Non devono essere presenti errori di grammatica o di ortografia. In quest’ambito risulta molto utile la funzione di correzione automatica di cui abbiamo parlato pochi giorni fa.

4. La traduzione dev’essere redatta nel modo più fluido possibile e cercando di rispettare la sintassi dell’originale. Ciò permette ai fruitori una lettura più gradevole, una miglior comprensione del testo e di conseguenza il raggiungimento dell’obiettivo finale, ovvero la trasmissione dell’idea originale.

Seconda parte di questo articolo

La traduzione non è una scienza esatta

 Categoria: Problematiche della traduzione

Gli aspiranti traduttori si rassegnino all’ineluttabile: abbiamo scoperto che la traduzione non è una scienza esatta.
Alcuni dei nostri lettori sorrideranno e penseranno che la nostra affermazione è alquanto scontata e banale. Come la scoperta dell’acqua calda ma più inutile.
In effetti non si tratta di una vera e propria scoperta, qualcuno purtroppo ci ha preceduto di qualche secolo e al giorno d’oggi il fatto è universalmente accettato.
L’intento di quest’articolo è dimostrare in modo “scientifico” la veridicità di tale affermazione. Per farlo raccontiamo un divertente esperimento che abbiamo fatto tra colleghi tempo fa.
Uno dei Project Manager scrisse una frase in italiano e la tradusse in inglese senza comunicare a nessuno la frase esatta in lingua originale. Dopodiché inviò via e-mail la frase in inglese da (ri)tradurre in italiano a tutti i traduttori madrelingua italiani specializzati in traduzioni dall’inglese. L’unica regola del gioco è che nessuno di loro poteva confrontarsi con gli altri partecipanti. La frase era la seguente: “It was in Rome, in January, 1989, that the event took place”. Delle tantissime traduzioni in italiano che ricevette ne citiamo solo alcune:

L’episodio ebbe luogo nel gennaio del 1989, a Roma.
Successe a Roma, nel mese di gennaio del 1989.
Il fatto avvenne a Roma, nel gennaio del 1989.
Accadde nel mese di gennaio del 1989, a Roma.
Fu a Roma, nel gennaio del 1989, che l’episodio ebbe luogo.
L’episodio avvenne a Roma, nel mese di gennaio del 1989.
Accadde a Roma, nel gennaio del 1989.
L’evento ebbe luogo a Roma, nel gennaio del 1989.
Fu a Roma, nel mese di gennaio del 1989, che avvenne l’episodio.
Il fatto ebbe luogo nel gennaio del 1989, a Roma.

E qual era la frase originale? Ciò che aveva scritto in italiano il PM era: “Il fatto avvenne nel mese di gennaio del 1989, a Roma”. Nessuno dei partecipanti all’esperimento scrisse esattamente la frase originale.
In questa sede non ci interessa affatto valutare quale delle dieci traduzioni sia la migliore e quale la peggiore. Lo scopo dell’articolo, come avevamo promesso all’inizio, era quello di dimostrare empiricamente che la traduzione non è una scienza esatta. Crediamo proprio di esserci riusciti.

Fisica e traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Forse una delle distinzioni più pertinenti quando si parla di traduzione è quella fra interpretazione aperta e interpretazione chiusa.
Octavio Paz ha scritto: “Il sole che canta la poesia azteca è diverso da quello dell’inno egiziano, sebbene l’astro sia lo stesso”.
Da questa osservazione potremmo trarre spunto per varie riflessioni. Una di queste è la seguente. L’accordo che esiste nei modi di utilizzare il linguaggio per parlare dell’astro nel terreno in cui brillano il rigore e l’univocità non esclude altri accordi propri di terreni inondati dall’ambiguo e dal contraddittorio.

Nel passaggio da una lingua ad un’altra, nella misura in cui si sia raggiunto un alto grado di accordo sui termini del contratto linguistico e che ci si muova nell’ambito dell’interpretazione chiusa, la traduzione scorrerà all’interno di ingranaggi ben oliati.
Al contrario, maggiore è il marchio culturale ed espressivo, cioè l’elemento di “gioco” di una lingua, più le decisioni stilistiche e interpretative del traduttore assomiglieranno ai sistemi complessi della fisica in cui piccole variazioni talvolta producono effetti spettacolari.

Traduzione e pioggia

 Categoria: Problematiche della traduzione

Che la traduzione sia un atto di comunicazione non si discute.
Non è però affatto scontato che la comunicazione avvenga sempre in modo efficace. Affinché questo scopo sia raggiunto è necessario che chi legge possegga le stesse chiavi – linguistiche ed extralinguistiche – di chi traduce. Com’è facile supporre, le sorti di questo processo comunicativo dipendono in gran parte dal lavoro del traduttore.

Ogni traduttore ha le proprie risorse, i propri testi di riferimento, le proprie esperienze, i propri metodi. Ogni traduttore è diverso dall’altro.
Tuttavia, anche se ognuno ha un proprio stile, un proprio ritmo e segue certi canoni e certe procedure piuttosto che altri, alla fine ogni traduttore procede passando da “segmenti di comprensione” a “segmenti di espressione”.
In altre parole, legge un testo, lo analizza, lo comprende e infine traduce le varie “unità di significato” che lo compongono in altre “unità di significato” nella lingua di destinazione.
Questo percorso dà sempre luogo ad una profonda riflessione, e, in molti casi, genera vari dubbi. Gli studenti di traduzione, nella virginale ingenuità in cui navigano all’inizio, sono assolutamente convinti che l’insegnante abbia, dall’alto della sua grande saggezza, la soluzione per tutti i dubbi che possano nascere. Se così non fosse non sarebbe un insegnante, ovviamente.
Però non è affatto così. Forse la più grande differenza tra un insegnante di traduzione e i suoi studenti è che il primo sa che i dubbi esistono e possono rimanere tali senza aver trovato delle soluzioni soddisfacenti.
Certo non tutti i dubbi sono frutto di una reale difficoltà ma talvolta risulta davvero arduo risolverli. A differenza della maggior parte dei traduttori alle prime armi egli è tuttavia disposto ad affrontarli con la necessaria pazienza. Il che non significa che li risolva, ancor meno che li risolva bene, e decisamente molto meno che lo faccia in un modo che piaccia a tutti.
La traduzione è un po’ come la pioggia…

Traduttore, traditore

 Categoria: Problematiche della traduzione

Tutti i traduttori professionisti conoscono l’espressione “traduttore, traditore” e hanno sicuramente avuto varie esperienze personali con le difficoltà di traduzione.
Tutti si saranno imbattuti almeno una volta in testi tradotti praticamente incomprensibili, avranno visto traduzioni di scarsa qualità, traduzioni che cambiano l’idea del testo originale, o avranno notato errori palesi un po’ ovunque, nei sottotitoli dei film, nei testi delle canzoni, nelle istruzioni per l’uso degli elettrodomestici.

I traduttori diventano così i “cattivi” della storia, i bersagli facili da attaccare. Dopotutto, tradurre non implica semplicemente prendere le parole di una lingua e trovare il loro equivalente in un’altra lingua? Che grado di difficoltà può presentare ciò?
In primo luogo, la traduzione non è un compito facile e richiede molto più di un semplice trasferimento di parole da una lingua ad un’altra. Richiede una conoscenza perfetta sia della lingua di partenza sia di quella d’arrivo, richiede un’ottima cultura generale e un’elevata conoscenza dell’argomento oggetto della traduzione.
Inoltre, pur in presenza di questi requisiti ci sono traduzioni che presentano problematiche interpretative così ardue da risolvere che in qualche caso i traduttori incorrono in errori, talvolta anche piuttosto gravi. Spesso poi i significati delle frasi sono talmente collegati al contesto culturale nelle quali sono inserite, che risulta praticamente impossibile eseguire una traduzione equivalente in grado di mantenere lo stesso senso del testo di origine.

Come si dovrebbe comportare il traduttore in queste circostanze? È meglio tradurre letteralmente per non “tradire” l’idea dell’autore del testo, con il rischio però di pregiudicare la qualità della traduzione, o è meglio trovare l’alternativa più vicina che abbia un senso nella lingua di destinazione, anche se la versione tradotta modifica leggermente l’idea del testo originale?
La maggior parte dei traduttori risponderebbe a questa domanda dicendo che il loro compito è quello di comunicare efficacemente la stessa idea del testo originale. Anche noi siamo dello stesso avviso. Per ottenere lo scopo è necessario tradurre tenendo ben presente chi saranno i fruitori della traduzione, cioè  i lettori madrelingua nell’idioma di destinazione.
Tradurre in questo modo ci condanna probabilmente alla critica perenne, ma noi preferiamo continuare per la strada che riteniamo giusta lasciando da parte le accuse e le critiche poiché la traduzione è un’attività troppo gratificante per noi e troppo essenziale per miliardi di persone. Lo diciamo con Goethe: “Dite quello che volete sull’inadeguatezza della traduzione, essa è e sarà sempre una delle attività più importanti e complesse negli interessi generali del mondo”.