Ruolo del traduttore dell’Unione Europea (3)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Altri elementi di cui il traduttore deve tener conto, quando si accinge a realizzare una traduzione, sono: il destinatario ed il mittente del testo, il mezzo per permettere la comunicazione ed il linguaggio da utilizzare.
Il linguaggio istituzionale deve quindi rispettare specifiche caratteristiche quali: la semplicità, chiarezza, obiettività, impersonalità, l’utilizzo di termini e simboli specifici, neutralità emotiva, coerenza logica e mancanza di ambiguità.
Il traduttore dell’Unione Europea, si trova a dover tradurre differenti testi come atti normativi, documenti politici ed amministrativi, testi d’informazione.
I traduttori dell’Unione Europea utilizzano particolari strategie di traduzione, come i neologismi semantici ed i neologismi combinatori.
I neologismi semantici introducono un elevamento ed una sostituzione del senso originale dei termini; i neologismi combinatori sono invece la combinazione di due o più parole per creare un termine stabile.
Nel linguaggio dell’Unione Europea c’ è spesso la creazione di nuovi termini tramite l’uso di prefissi e suffissi ed è anche molto diffuso l’uso delle abbreviazioni.

Al termine della traduzione, un collaboratore del traduttore, il revisore, controlla il lavoro effettuato dal traduttore ed egli può rifiutare totalmente il testo o accettarlo apportando delle modifiche, se necessario, tramite: la semplice rilettura del testo per verificare la coerenza e la chiarezza, tramite la lettura incrociata per verificare che le scelte effettuate siano valide, tramite la revisione dei termini e del lessico per controllare i termini tecnici ed infine, tramite la revisione dei termini e del lessico per migliorare il testo.
Il revisore, durante la rilettura, può riscontrare otto categorie di errori, che sono così classificati: traduzione scorretta, omissione, terminologia tecnica scorretta, errori di ortografia, errori di grammatica, errori di punteggiatura, errori di chiarezza, assenza di documenti di riferimento.

Per realizzare la traduzione dei testi della Comunità Europea, lavorano circa 3500 traduttori divisi nei diversi organi che se ne occupano: Commissione Europea, Direzione generale di traduzione, Consiglio Europeo, il Parlamento Europeo, la Corte di Giustizia delle Comunità Europee, il Tribunale ed infine altri organi consultativi come il Comitato economico e sociale ed il Comitato della Regioni.
I traduttori, possono iniziare a lavorare presso l’Unione Europea, tramite un concorso pubblico (che prevede prove scritte ed orali), titoli ed esami e devono avere competenze specifiche come: conoscere almeno una lingua straniera, possedere un’assoluta padronanza della propria lingua madre, avere una laurea.
Per affrontare la questione del plurilinguismo e per realizzare un’ottima traduzione, i traduttori analizzano il testo originale, fanno riferimento a delle lingue dette “ponte” ed infine fanno riferimento ad altre lingue.

Ultimamente la traduzione è diventata un’attività più visibile e per questo è nato un nuovo campo di studi accademici, chiamato studio di traduzione. Si è iniziato a parlare dello studio della traduzione, soprattutto nel Regno Unito, quando alcuni testi letterari stranieri, sono stati tradotti in lingua inglese. Gli studi di traduzione si dividono in letteratura comparativa e linguistica. Durante questi studi, è stata individuata un’ulteriore differenziazione tra gli studi di traduzione e gli studi di cultura.
Gli studi di traduzione sono effettuati per la lingua e per la cultura e quindi, è realizzata una traduzione tra due culture e due lingue; gli studi di cultura, invece, lavorano solamente in una lingua.
Il concetto di cultura è quindi molto importante per la traduzione e di conseguenza per il plurilinguismo.
Il traduttore può apprendere l’altra cultura tramite l’esperienza e con altri aspetti sociali e linguistici che hanno un’incidenza sulla dimensione sociale dell’uso della lingua.
La cultura è definita come: ricerca di perfezione, sviluppo della società, aiuto per le nostre difficoltà, sviluppo delle abilità morali ed intellettuali grazie all’educazione, sistema di differenziazione tra gruppi di persone, insieme di conoscenze, credenze, arte, morale di una persona che appartiene ad una particolare società.
Come conseguenza, è ovvia la diversa definizione del traduttore e del mediatore: il traduttore legge i testi prima di tradurli ed effettua la traduzione tra due parti dove c’è un’evidente comunicazione problematica; il mediatore invece deve avere la capacità di permettere la comunicazione tra differenti culture e quindi realizza la traduzione, prima dell’evento.
Il plurilinguismo è quindi la capacità degli Organismi dell’Unione Europea di effettuare l’attività istituzionale tra lingue diverse.

L’Unione Europea incoraggia quindi, il plurilinguismo perché esso rappresenta la capacità di una persona di conoscere più di una lingua ma, rappresenta anche, la presenza di differenti comunità linguistiche nella stessa area geografica, anche al fine di promuovere lo sviluppo economico.
La diversità delle lingue parlate nell’Unione Europea non deve rappresentare un ostacolo ma, al contrario, un ponte che permette la comprensione ed il rispetto reciproco.
Gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale, per l’apprendimento delle lingue straniere, ed essi hanno il compito di insegnarle ai bambini ma, anche agli adulti.
La conoscenza linguistica è anche importante nel mondo commerciale, nella pubblicità, nel giornalismo, nel servizio turistico.

Grazie alla conoscenza di altre lingue, l’uomo è predisposto al dialogo, all’apertura verso altre culture, alla tolleranza, alla comprensione, tutti questi, elementi utili per l’affermazione della pace.

Autore dell’articolo:
Teresa Viterbo
Dottoressa in Lingue e letterature straniere, indirizzo di comunicazione linguistica ed interculturale; specilizzanda in traduzione specialistica campo medico e giuridico

Ruolo del traduttore dell’Unione Europea (2)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Altre strategie di traduzione, frequentemente utilizzate nei testi, sono: la trasposizione, l’equivalenza, la modulazione, la traduzione letterale, l’adattamento.
L’equivalenza è definita: zero, quando un termine della lingua di partenza non ha un termine corrispondente nella lingua d’arrivo; plurivoca, quando il termine della lingua di partenza ha diversi termini corrispondenti nella lingua d’arrivo; falsa, quando due termini sembrano corrispondenti ma, in realtà, hanno significati diversi; incerta, quando i termini utilizzati nella lingua d’arrivo, conferiscono ambiguità al testo originale.
Nella traduzione letterale, il traduttore si orienta verso il testo di partenza e realizza una traduzione parola per parola.
Con la trasposizione, il traduttore, sostituisce una parte del discorso, con un’altra parte, tramite un’operazione grammaticale.
La modulazione è invece la variazione del messaggio per assicurare l’equivalenza tra il testo di partenza e quello d’arrivo.
L’adattamento è invece il passaggio da un genere all’altro o rappresenta dei cambiamenti all’interno dello stesso genere.

Come strategie, sono utilizzate anche la metonimia (che rappresenta la corrispondenza di alcuni termini), la sineddoche (che rappresenta la parte per il tutto), la metafora ( con la quale il traduttore trasporta il significato proprio di una parola ad un altro significato, con la sostituzione di due termini).

Dato che ogni lingua ha un approccio diverso con la realtà, si creano dei luoghi semantici dell’intraducibilità e quest’ultima, spesso riguarda i testi che si occupano della vita materiale, ecologica, tecnologica, sociale, quotidiana, testi che sono scritti utilizzando una lingua regionale o un dialetto o testi in cui sono presenti giochi di parole o variazioni socialmente e parzialmente marcati.
L’intraducibilità è definita totale, quando un testo ha senso solamente nella lingua originale e non nella lingua d’arrivo. Essa è invece definita parziale, quando c’è la possibilità di eliminare qualche elemento che non è essenziale nel testo. Il traduttore quindi deve necessariamente essere bilingue ma, anche biculturale per evitare che il messaggio originale sia modificato.
In questi specifici casi, sono utilizzate strategie di traduzione come la trascrizione, il prestito lessicale, il calco.
Con la trascrizione, il traduttore trascrive il termine nella lingua originale e inserisce delle note esplicative, in basso alla pagina.
Il prestito può essere: integrato ( quando i termini utilizzati fanno ormai parte del linguaggio comune e sono quindi utilizzati senza una traduzione, perché sono comprensibili da tutti); parzialmente integrato (quando ci sono dei termini specifici non tradotti che non sono accompagnati da una traduzione); non integrato (quando sono necessariamente accompagnati da una traduzione perché, il loro significato non è immediatamente comprensibile).
Il calco può essere semantico quando, una parola assume un nuovo significato in base alla somiglianza con una parola straniera, ma può essere anche di traduzione quando gli elementi di una parola composta straniera, vengono tradotti parola per parola formando una nuova parola.

In alcuni testi è anche presente l’entropia, ovvero l’impoverimento semantico o stilistico del testo. Essa può essere totale, quando il traduttore evita di tradurre un passaggio difficile e lo elimina completamente; parziale quando il traduttore utilizza il senso figurato del termine.
Alcuni testi sono legati concettualmente ad altri testi che li hanno preceduti, rendendo così evidente l’intertestualità. Il traduttore rispetta il contesto linguistico per la selezione pertinente di un termine ma, rispetta anche il contesto generale della situazione e della cultura che egli, conosce durante la lettura del testo originale.

Nei testi concernenti le Istituzioni dell’Unione Europea, ogni Paese Membro utilizza un idioletto, chiamato in italiano anche comunitarese, che spesso assume una denotazione negativa perché, i testi della Comunità Europea sono accusati di non rispettare i modelli della lingua parlata e scritta dei diversi Paesi.
Ma, in realtà, con l’uso dell’eurocratese, l’intento è quello di utilizzare una lingua comprensibile non solamente da una cerchia ristretta ma, da un pubblico più vasto.
Analizzando la traduzione, il traduttore dell’Unione Europea deve tener conto del grado di conoscenza della lingua straniera, della sua lingua madre ma, anche dell’interesse per il mondo straniero e della sua formazione personale.

La terza e ultima parte dell’articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Teresa Viterbo
Dottoressa in Lingue e letterature straniere, indirizzo di comunicazione linguistica ed interculturale; specilizzanda in traduzione specialistica campo medico e giuridico

Ruolo del traduttore dell’Unione Europea

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

L’Unione Europea ha attualmente ventisette Paesi Membri e quindi all’incirca venti differenti lingue; pertanto essa cerca di rispettare le varie identità nazionali presenti, attraverso il principio del plurilinguismo.
Le lingue principali sono quella inglese, francese, italiana, tedesca ed olandese ma, esistono altre lingue che vengono prese in considerazione per la stesura di testi giuridici.
La lingua di lavoro è quella utilizzata durante le riunioni tra le varie istituzioni mentre, la lingua ufficiale è quella utilizzata per la corrispondenza tra i cittadini e le istituzioni.
Tutti i regolamenti e i documenti generali sono pubblicati in tutte le lingue ufficiali e poi successivamente pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.
Il plurilinguismo è dunque un aspetto che caratterizza solamente l’Unione Europea ed ha come obiettivo quello di arricchire culturalmente l’Europa e di permettere a tutti i cittadini di poter godere dei propri diritti, come ad esempio quello di potersi candidare alle elezioni europee.
Ci sono stati, durante gli ultimi anni, delle fazioni che erano in disaccordo con il concetto del plurilinguismo e cercavano, al contrario, di individuare una lingua franca ovvero, un idioma di riferimento, quale l’inglese, per evitare lo spreco nei costi della traduzione dei testi ma, fortunatamente, grazie al plurilinguismo, è stato possibile combattere questo processo di imperialismo e colonialismo culturale.

Per permettere una buona comprensione dei testi giuridici da parte di tutti i cittadini europei, l’Unione Europea ha realizzato un’unità di traduzione per la quale, lavorano traduttori qualificati e specializzati.
Tramite le loro competenze tecniche e tramite la loro ottima conoscenza di almeno due lingue straniere, i traduttori dell’Unione Europea realizzano traduzioni basandosi sul principio della chiarezza linguistica e soprattutto rispettando la coerenza lessicale e concettuale tra il testo originale e quello tradotto.
Per tradurre al meglio i testi tecnici e giuridici, i traduttori si servono di specifiche strategie di traduzione che spesso, permettono di combattere il problema dell’intraducibilità di alcuni testi piuttosto ostici.
Spesso il problema dell’intraducibilità si verifica quando, il traduttore deve tradurre testi sociali ed istituzionali ed è quindi, obbligato a tener conto della diversa cultura, delle diverse organizzazioni statali, del diverso contesto.
Molto spesso, per i testi giuridici, si utilizzano delle banche dati terminologiche e quindi si ricorre anche spesso all’aiuto della traduzione automatica on line che però, non riuscirà mai ad avere la stessa efficacia e precisione di un testo redatto da un traduttore.
L’elaborazione di un testo giuridico segue delle fasi ben precise e durante queste fasi, il traduttore deve sempre tener a mente la diversità delle culture presenti nell’Unione Europea.
Il traduttore deve dunque conoscere la società in questione, avere competenze di comunicazione verbale e scritta, capacità tecniche e soprattutto una sensibilità interculturale.

Quando il traduttore effettua una traduzione, ci sono differenti finalità, in base alla tipologia della traduzione.
In effetti, c’è una distinzione tra traduzione universitaria e traduzione professionale.
La prima, serve per apprendere la lingua straniera e per migliorare la comprensione del testo; la seconda serve invece a trasmettere un messaggio a chi non comprende la lingua d’arrivo.
Il traduttore quindi, deve tenere conto sia del cotesto che del contesto.
Il cotesto è la selezione dei termini e delle parole che devono essere appropriati alla situazione descritta.
Il contesto è, invece, la conoscenza globale della situazione e della cultura presenti nel testo da tradurre.
La lingua è l’espressione della cultura di un popolo e permette la comprensione tra popoli differenti e l’affermazione della propria capacità relazionale.
La traduzione è un aspetto molto importante che ha come obiettivo il trasferimento del significato e del senso, di un termine, da una lingua di partenza ad una lingua d’arrivo.
Il traduttore, ed anche il mediatore, con particolari strategie di traduzione, cercano di rispettare le due lingue ma, soprattutto le due culture.
Tra le varie tipologie di strategie di traduzione c’è, ad esempio, la parasinonimia che consiste nel ricercare dei sinonimi, aggiungendo un senso supplementare alla frase tradotta.
Con la parafrasi, il traduttore, realizza una frase simile a quella originale ma, esprimendosi in maniera differente. La parafrasi è legittima quando rispetta il senso ed il registro del messaggio della lingua originale.
Essa è invece volontaria, quando il traduttore afferma esplicitamente di aver manipolato il testo originale, aggiungendo degli elementi.

Domani sarà pubblicata la seconda parte di questo interessante articolo sul ruolo del traduttore dell’Unione Europea.

Autore dell’articolo:
Teresa Viterbo
Dottoressa in Lingue e letterature straniere, indirizzo di comunicazione linguistica ed interculturale; specilizzanda in traduzione specialistica campo medico e giuridico

Comunicazione e New Media

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Nel campo dell’organizzazione di eventi la chiave del buon esito di un progetto risiede nella comunicazione. Prescindendo dalla tipologia d’evento (sia esso una conferenza, un festival, un mostra etc.), l’attività più importante che qualsiasi professionista del settore deve svolgere costantemente è proprio quella di comunicare: agli artisti, ai club, ai centri d’arte e spazi culturali, al pubblico… Oggigiorno il concetto che domina l’etica lavorativa dei manager è il glocale, risultante dalla fusione delle due parole chiave globale e locale. La comunicazione deve avvenire parallelamente e in modo costante sui due livelli del territorio e della web; grazie ad un sapiente utilizzo dei nuovi media, soprattutto per quanto riguarda i cosiddetti media sociali (Facebook, Twitter, Youtube…), si possono interconnettere le due realtà facendole funzionare insieme: da un lato la città con i suoi quartieri, dall’altro i siti web con i relativi social media.

Risulta chiara la necessità di conoscere le lingue, quante più se ne possano imparare sul campo, grazie alle facoltà principali di intuizione e memoria. Ovviamente, non potendo dedicare lo stesso tempo di un interprete o di un traduttore allo studio della lingua, per un manager è importante scegliere delle lingue vicine alla lingua madre, in cui siano presenti delle forti connessioni, agevolando il passaggio tra un idioma e l’altro. La mia personale esperienza mi ha portato all’apprendimento di due lingue (tra le tre più parlate nel web): inglese e spagnolo. Sono nato a Roma, però vivo a Barcellona da ormai due anni e da Novembre 2011 gestisco AudioVisual City: Magazine online internazionale (in inglese) & Agenzia artistica attiva nell’ambito della cultura audiovisual. Per poter connettere la realtà globale della web, campo d’azione giornalistica e di comunicazione new media, con la realtà locale della città, dove svolgere le attività di organizzatore di eventi e manager degli artisti, è essenziale la conoscenza di queste due lingue: a partire da una base scolastica e accademica esse si possono imparare effettivamente sul campo, stando a contatto con le persone e con i professionisti del settore. Solo così si può portare a termine un efficace e proficuo lavoro di comunicazione.

In qualsiasi momento è necessario essere pronti ad imparare e fare proprie determinate espressioni e scorciatoie linguistiche che incontriamo progressivamente sul nostro cammino, mantenendo sempre salda la relazione con professionisti vicini e lontani a noi: grazie allo spagnolo, posso connettermi al tessuto della città e del paese in cui risiedo, mantenendo sempre viva la comunicazione con il Sud America. L’inglese mi fornisce un passepartout indispensabile per generare connessioni con entità e professionisti vicini e lontani e per imporre la propria presenza nella rete, appropriandosi di uno specifico campo d’azione e muovendosi in esso apportando le proprie idee e i propri progetti.

Autore dell’articolo:
Marco Savo
Audiovisual Curator / Traduttore ES-EN>IT
Barcellona (Spagna)

Il localizzatore: mestiere sottovalutato (2)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Il lavoro di localizzazione, inoltre, può riguardare un volume di traduzioni talmente vasto da richiedere una suddivisione tra più traduttori, cosicché la professionalità di ciascuno risiederà proprio nel saper conferire al prodotto finale una struttura complessivamente uniforme.

Allo scopo di garantire tale uniformità ed il rispetto di talune caratteristiche che sono proprie del loro marchio, alcune industrie committenti forniscono spesso i cosiddetti manuali di stile, i quali contengono norme e direttive che i localizzatori devono osservare pedissequamente.
Ciò permette di asserire che l’attività traduttiva per un localizzatore quantunque freelance, è tutt’altro che indipendente, essa è piuttosto fortemente condizionata da fattori con connotazioni extratestuali e intratestuali. Allora si deve anche riconoscere che il lavoro di localizzazione altro non è che un vero e proprio procedimento industriale, con le sue leggi di mercato, i suoi tempi di produzione, i suoi criteri di qualità e le sue tecnologie; un procedimento che ha permesso al mestiere del traduttore un salto di qualità oltre che di responsabilità di cui purtroppo molti ignorano l’esistenza.

Il mestiere del traduttore è di per sé fortemente sottovalutato da quanti pretendono di rinchiudere la traduzione nel recinto della commutazione, dove a parola in una lingua ne corrisponde sempre una uguale in una lingua diversa e dove l’unico requisito necessario sembra essere quello di conoscere una lingua straniera. Troppo spesso questa visione semplicistica non tiene conto delle difficoltà connesse alla resa stilistica, al rispetto della funzione del discorso, alla necessità di trovare i vocaboli più pertinenti.
Si immagini dunque quanto questa assenza di consapevolezza possa amplificarsi nell’ambito della localizzazione, dove il mestiere del traduttore viene celato dietro manuali, guide in linea, siti web che non rivelano traccia alcuna dello straordinario lavoro che presiede alla loro realizzazione.
Il localizzatore rimane invisibile perché il suo lavoro non viene reso pubblico,né tanto meno gli si viene chiesto di apporre una firma come accade di contro al traduttore, quanto meno nell’editoria.

Se dunque la figura del traduttore è poco riconosciuta, ancor meno lo è quella del localizzatore.
Così echeggiano, sempre attuali e più veritiere che mai, le parole di due grandi maestri italiani della traduzione come Carlo Fruttero e Franco Lucentini, i quali nei riguardi dell’arduo mestiere del traduttore si esprimevano così: “[…]gli si chiede di […]sapere annettere imperialisticamente questo mondo a un altro del tutto diverso, trasferendo ogni sfumatura, registro, accento, allusione, tonalità entro i nuovi confini[…]di condurre a termine questa improba e tuttavia appassionata operazione senza farsi notare, senza mai salire sul podio o a cavallo. Gli si chiede di considerare suo massimo trionfo il fatto che il lettore neppure si accorga di lui”.

Autore dell’articolo:
Federica Capodici
Laureata in Lingue e culture moderne
Aspirante traduttrice ES>IT
Casteltermini (AG)

Il localizzatore: mestiere sottovalutato

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Se si cerca su un dizionario tradizionale la definizione del termine localizzazione, difficilmente corrisponderà ad esso un’accezione che vada al di là della mera attribuzione spaziale o temporale di qualche cosa. Sui dizionari di recente pubblicazione, si troverà invece che al termine localizzazione corrisponde un’altra spiegazione legata ad un fenomeno moderno, ovvero il “processo per rendere un prodotto linguisticamente e culturalmente adeguato al mercato di destinazione”.

Ma cos’è esattamente la localizzazione? Chi se ne occupa? Quanti sono a conoscenza dell’esistenza di un settore che può essere davvero molto redditizio per chi svolge il difficile mestiere del traduttore? La localizzazione è un fenomeno recente, che si può fare risalire agli anni ‘80, quando finalmente si inizia a comprendere che affinché la globalizzazione possa avvenire a tutto tondo, è necessario avvalersi del prezioso ausilio di internet.

Le industrie informatiche, al fine di adattare i propri prodotti alle aspettative dei clienti, capiscono l’urgenza di appoggiarsi ad una figura professionale appropriata che sia in grado di tradurre i siti web, la terminologia dei prodotti hardware e software e tutta la documentazione informatica, e che al contempo sia in possesso di imprescindibili competenze informatiche. È così che nasce la figura del localizzatore, un traduttore specializzato con abilità informatiche.

Il localizzatore non si occupa soltanto di materiale linguistico, ma anche di dati non linguistici che necessitano un adattamento in funzione del contesto d’uso a cui sono destinati. Esempi sono il formato di una data, l’orario, le unità di misurazione, la conversione delle valute o le immagini connotate culturalmente. Per questa ragione bisogna tenere nella giusta considerazione gli aspetti e le diversità culturali legati al processo di localizzazione, poiché sono proprio questi ultimi a determinare la differenza nel modo di recepire il messaggio da parte dei destinatari.

La mole di lavoro e di difficoltà che un localizzatore deve affrontare non è certo indifferente; si tratta di un processo lungo e complesso che richiede una pianificazione in diverse fasi.
Queste vanno dall’analisi del materiale che dovrà essere localizzato, ai vari testing delle funzionalità del prodotto, sia in itinere che finali, passando per l’identificazione delle risorse umane, la loro gestione e l’attività di traduzione e di ingegnerizzazione che costituiscono il fulcro di tutto il lavoro. È vero che il localizzatore può avvalersi dell’ausilio di strumenti come le fonti on-line e off-line (dizionari terminologici, database di traduzioni precedenti, sistemi di traduzione automatica) che consentono di accelerare notevolmente i tempi, ma rimane il fatto che il suo lavoro deve svolgersi in tempi abbastanza ristretti per adempiere alle scadenze fissate dal committente.

Domani verrà pubblicata la seconda parte dell’articolo.

Autore dell’articolo:
Federica Capodici
Laureata in Lingue e culture moderne
Aspirante traduttrice ES>IT
Casteltermini (AG)

Traduttore professionista: specializzarsi (2)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Può darsi che un traduttore, prima di intraprendere questa professione, abbia lavorato per anni
in un’azienda che si occupa, facciamo un esempio, della fornitura e installazione di impianti fotovoltaici, per cui avrà sicuramente acquisito la terminologia tecnica utilizzata nel settore.
Il traduttore potrà quindi sfruttare le sue conoscenze in merito per offrire traduzioni tecniche professionali. Altre volte la scelta del settore di specializzazione è dettata da interessi puramente personali: ad esempio, un traduttore particolarmente appassionato di cucina potrebbe approfondire questo ambito dedicandosi alla traduzione di ricette o testi di tipo culinario, oppure chi gioca quotidianamente con i videogiochi potrebbe cimentarsi in questo settore divertente e ricco di sfide.
In altri casi, invece, un traduttore potrebbe scegliere il proprio ambito di specializzazione sulla base delle richieste del mercato. Per poter acquisire la terminologia necessaria per districarsi tra i meandri di un testo giuridico, medico o finanziario si possono frequentare corsi, seminari, incontri di vario tipo, e ancora leggere libri e riviste in merito, tenendosi sempre aggiornati.

Per quanto riguarda i corsi o master di specializzazione, bisogna precisare che esiste sul mercato una vasta gamma di corsi che si propongono di specializzare questo o quel settore applicato a questa o quella lingua. Senza dubbio sono ben strutturati e offrono informazioni utili, ma è bene prestare attenzione al tipo di corso che si decide di frequentare, in quanto troppo spesso vengono fornite nozioni generiche e teoriche che poi non sono direttamente spendibili sul piano pratico. Sarebbe invece opportuno non fossilizzarsi sull’idea di seguire corsi di traduzione giuridica, di traduzione economico-finanziaria, ecc., ma piuttosto corsi di diritto, corsi di economia e finanza, magari nella lingua dalla quale si traduce, in modo tale da acquisire le conoscenze specifiche della materia.

In ultima battuta, un traduttore deve cercare di seguire le proprie motivazioni personali, i propri interessi e desideri, in quanto, in fin dei conti, la traduzione è il suo pane quotidiano, per cui lavorare in un settore che appassiona può rappresentare uno stimolo in più per svolgere il proprio lavoro al meglio.

Autore dell’articolo:
Irene Acler
Traduttrice EN-ES>IT
Bieno (Trento)

Traduttore professionista: specializzarsi

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Uno dei passi fondamentali da compiere per lavorare come traduttore professionista è quello di specializzarsi. La “semplice” conoscenza di almeno due lingue straniere non è più sufficiente per poter svolgere questo lavoro e il traduttore non può ritenersi in grado di tradurre qualsiasi tipo di testo inerente a qualsiasi tipo di settore. Inevitabilmente la traduzione implica, oltre al conoscere approfonditamente due lingue e le loro rispettive culture, avere “toccato con mano” alcuni ambiti specifici.

Oggi il mercato della traduzione è pieno zeppo di traduttori che hanno conoscenze molto spesso generiche su una gran varietà di settori, e molti si sentono anche sicuri nell’accettare lavori di traduzione relativi a testi dei quali magari non hanno nessuna conoscenza. Sono molto pochi, purtroppo, i traduttori specializzati in pochi ambiti, magari soltanto uno o due, che li conoscono però alla perfezione, nei minimi dettagli. Certamente non è facile scegliere il tipo di specializzazione e portare avanti il proprio progetto: già lo studio delle lingue straniere assorbe un’enorme quantità di tempo, in più la necessità di una specializzazione implica inevitabilmente una considerevole mole di studio. Ma per farsi veramente strada nel mercato delle traduzioni, per farsi un nome e diventare traduttori professionisti, è necessario avere competenze specifiche spendibili in un dato settore.

Le conoscenze generali e generiche ormai non sono più sufficienti. Le aziende che richiedono la traduzione di testi e documenti operano in settori estremamente specifici e richiedono sempre più traduttori che abbiamo conoscenze davvero approfondite. Molte volte, addirittura, richiedono persone con una qualifica tecnica e che abbiano, in seconda battuta, delle conoscenze linguistiche.
La scelta del tipo di specializzazione è molto ampia, dalla traduzione in ambito legale, commerciale, tecnico o medico, alla traduzione per il turismo, l’editoria, il marketing e chi più ne ha più ne metta. Ma come può specializzarsi un traduttore? Le strade perseguibili sono varie.

L’argomento verrà approfondito nella seconda ed ultima parte dell’articolo che verrà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Irene Acler
Traduttrice EN-ES>IT
Bieno (Trento)

Chi è il traduttore? (3)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Il romanzo racconta di una tradizione delle comunità indigene del Perù, la corrida india, dove il toro viene affrontato non in una plaza de toros da un torero, ma all’aperto da centinaia di indios. Durante il massacro del toro e di qualche indio, si suonano delle trombe, le wakawak’ras, fatte dalle corna di tori uccisi negli anni precedenti. La tradizione rischia quell’anno di venire sconvolta da un’ordinanza delle autorità di Lima che proibisce la maniera selvaggia di “toreare” praticata dagli indios ed ordina che la corrida avvenga nel modo civile praticato dagli spagnoli: in una plaza de toros (anche se provvisoria) e da un torero professionista. Alla fine le cose non vanno come richiesto. Il giorno della festa centinaia di toreri indios occupano Puquio. Cori di donne cantano inni che incitano il toro.

Parlo della lettura per telefono a mia moglie Elena che mi informa che il romanzo, tradotto da Umberto Bonetti, è stato pubblicato da Einaudi, assieme ad altri lavori di Arguedas: “I fiumi profondi” e “Il sesto”. Quando a fine anno ritorno per le vacanze di Natale in Italia, è la prima cosa che leggo: “Festa di sangue”.
E’ un’ottima traduzione che trasmette al lettore la storia drammatica di questa corrida india, ambientata nelle Ande del Sud. Bonetti inoltre sa conservare in italiano il sapore di uno spagnolo speciale influenzato dal quechua, dalla presenza di molte parole e dalla struttura del testo, in cui spiccano i dialoghi. Confronto la traduzione di Bonetti con i pochi pezzi che ho tradotto io e vi sono delle differenze, ma tutto sommato ininfluenti.

Leggo la traduzione italiana, con a fianco il testo originale ed anche quei pochi brani che ho tradotto. Al termine della lettura sono tentato di terminare il mio esercizio di traduzione, per migliorare italiano e spagnolo, anche se quello di Arguedas è molto speciale, molto peruano ed indio. Lo farò con molta lentezza e a grandi salti, ma alla fine, dopo decenni, esisterà un “Yawar Fiesta” tradotto da Francesco Cecchini. Alla fine posso pensare che anch’io sono un traduttore.

I miei viaggi a Lima, Puquio, Anchascocha e Cora Cora attraversavano un Perù, ora cambiato. La strada non è più di terra ma è asfaltata. A Puquio non si mangia solo caldo de pollo e cuyes arrosto, ma anche cibo internazionale, pasta e bistecche. Cora Cora, un pueblo isolato e povero, nell’agosto di quell’anno veniva preso da Sendero Luminoso e tutta la giunta comunale di Izquierda Unida, compreso il sindaco donna, uccisa dopo un processo sommario nella Plaza de Armas. Ora è un paesotto tranquillo, con molti commerci con la costa e Lima. Vi è anche internet.

Autore dell’articolo:
Francesco Cecchini
Tezze di Grigno (TN)

Chi è il traduttore? (2)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Una sera in un caffè di Miraflores, ad Haiti, racconto il viaggio ad un‘amica di Lima, Maria. Parlo della sosta a Puquio e Maria esclama con voce eccitata: “ Ma Puquio è il pueblo dove José Maria Arguedas ha trascorso parte della sua infanzia ed adolescenza, parlando il quechua prima del castigliano. Arguedas, il grande scrittore peruviano, che ha scritto romanzi dove l’idioma dei conquistadores si incrocia con quello degli incas e con lo spagnolo delle Ande.
A torto è stato definito “infigenista” mentre è un inventore di scrittura con una coscienza sociale. Un grande scrittore, più grande di Palma, di Ciro Allegria e perfino di Vargas Llosa”.

Proprio a Puquio, Arguedas ambienta il suo primo romanzo del 1941 “Yawar Fiesta”, “Fiesta de sangre” in spagnolo, “Festa di sangue” in italiano. E’ il romanzo del Perù andino, figlio degli incas e degli spagnoli. “Leggilo, i tuoi viaggi dalla costa alla sierra non saranno più gli stessi. Sarà diverso quello che ascolterai e vedrai, perché lo capirai meglio”. Maria continua a parlarmi di Arguedas, della sua vita, dei suoi romanzi, “Yawar Fiesta”, “El Sexto”, “Los rios profundos”, della scrittura, dell’impegno, dell’infelicità e del suicidio. Da narratore dei miei viaggi andini divento un ascoltatore preso dall’uomo e dallo scrittore Arguedas.
Il giorno dopo non vado in ufficio, ma cerco “Yawar Fiesta” nelle librerie del centro di Lima. Lo trovo in una all’inizio del Jiron de la Uniòn. Un piccolo libro tascabile pubblicato dalla Editorial Horizonte.

In una copertina gialla un toro nero con un condor dalle ali spiegate legato al dorso che lo ferisce con gli artigli ed il becco. Dal dorso del toro sgorgano fiotti di sangue rosso. La commessa mi dice che nel romanzo non viene descritta nessuna lotta tra toro e condor, dicono che nella sierra ancora le organizzino, sono una variante della yawar fiesta, ma forse sono tutte leggende. Lei viene da Ayacucho, ne ha sentito parlare ma non le ha mai viste. Dopo il lavoro e la cena, rinuncio ad uscire ed inizio la lettura che termina la mattina del giorno dopo; è sabato per fortuna e posso dormire quanto voglio. Leggendo traduco mentalmente dallo scritto di Arguedas all’italiano, per fortuna le molte parole in quechua hanno a piè di pagina una spiegazione. Ayllu è il villaggio indio, chalos sono i meticci, yaku è l’acqua e così via.

La terza e ultimaparte dell’articolo verrà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Francesco Cecchini
Tezze di Grigno (TN)

Chi è il traduttore?

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Un luogo comune afferma che tradurre è tradire, ma l’affermazione è un trito cliché privo di significato. Tradurre è capire e comunicare quello che si è capito. E’ un’attività necessaria perché gli uomini, dagli incresciosi fatti della Torre di Babele, parlano e scrivono in lingue differenti tra loro. Al lodevole tentativo di assaltare il cielo e detronizzare un Dio despota e mal sopportato, questi rispose “ Ecco, essi sono un popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera ed ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo loro la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Così fece, fondando in questa maniera la categoria dei traduttori.
Da allora, infatti, per capire cosa scrive un autore straniero la maggior parte di noi ha bisogno che il testo sia tradotto nella propria lingua.

Anche chi, come me, legge in lingua straniera, traduce sempre mentalmente in italiano per capire ed imparare la lingua straniera e l’italiano stesso. Tradurre nella mente è inoltre un esercizio che perfeziona la scrittura. Fa capire come lo scrittore scrive e costruisce le proprie storie. Insegna a inventare le storie.
Non ho nessuna formazione, a parte qualche ora di lezione nei pochi anni di scuole superiori. Conosco un paio di lingue, forse tre. Una di queste, quella che più amo, è lo spagnolo. La scuola è stata lavorare e vivere in vari paesi dell’America Latina, tra questi il Perù.

Molti anni fa, per un anno intero, un paio di volte al mese intraprendevo un viaggio da Lima fino alla puna, per attraversare l’altipiano ed arrivare alla diga di Ancascocha, a circa 3000 metri di altitudine e ad una decina di chilometri dal pueblo di Cora Cora. Ogni volta un viaggio di molte ore, per una strada stretta e di terra, fra strapiombi verticali, cieli limpidi da dicembre a maggio e nubi di polvere sollevate dall’auto, dalle poche corriere e dai camion. Durante l’inverno che inizia a giugno, piogge torrenziali, fango e frane.
Un viaggio in cui a volte si incontrava l’Esercito e a volte Sendero Luminoso ma c’era sempre un biglietto da pagare per continuare il viaggio. Un viaggio quasi epico in cui spesso passavo per Puquio, un paese delle Ande centro meridionali, dove mi fermavo volentieri per una sosta, per tirare il fiato e mangiare un boccone.

Continuerò a parlare di Perù e di traduzione nei prossimi giorni.

Autore dell’articolo:
Francesco Cecchini
Tezze di Grigno (TN)

L’artista traduttore

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Purtroppo, un’ormai consolidata cultura a livello globale, tende a considerare la figura del traduttore come una figura secondaria, come una semplice “macchina di traduzione” che, sfruttando conoscenze e bagagli linguistici, riesce meccanicamente a trasferire le parole di un testo da una lingua all’altra. Ma chi è effettivamente il traduttore?
Un semplice artigiano della lingua, o piuttosto un’artista? E cos’è effettivamente la traduzione? Molti studi condotti dai più importanti studiosi nel campo, George Steiner in primis, hanno dimostrato che uno studio sulla traduzione altro non è che uno studio sul linguaggio: in ogni momento della nostra vita, quando comunichiamo, effettuiamo mentalmente una traduzione, un’interpretazione dei segni linguistici che ci giungono, per capire ciò che il nostro interlocutore intende comunicarci. E qual è la più opportuna risposta a tale tentativo di comunicazione? Il famoso modello “source language-target language” altro non è che un’equivalente del modello comunicativo “transmitter-receiver“, con l’unica differenza che nel primo caso è implicato l’utilizzo di due differenti codici linguistici.

Ecco cos’è la traduzione: linguaggio. Ma c’è molto di più: la traduzione è arte. L’arte di sentire ciò che uno scrittore, un uomo linguisticamente e magari anche temporalmente lontano da noi, intendeva comunicarci. Fare da tramite tra la sua cultura e la nostra e permettere a tanti uomini e tante donne di venire a contatto con opere ed autori che altrimenti non avrebbero mai conosciuto.

Il traduttore è creativo, ma è un genio responsabile, responsabile verso l’autore di un messaggio in un idioma e responsabile verso nuovi riceventi dello stesso messaggio in un altro idioma. La traduzione non è trasporre meccanicamente parola per parola un testo da una lingua all’altra: è sentire il messaggio, l’essenza di un’opera in lingua straniera, e comunicarla a nuovi utenti tentando di ricreare le stesse emozioni e sensazioni che essa aveva provocato nei fruitori in lingua originale.
Ecco perché il traduttore può essere tutto e può essere niente ma, a conti fatti, è pur sempre un’artista.

Autore dell’articolo:
Antonino Abbate
Traduttore Es>It – En>It
Barcellona Pozzo di Gotto

Traduzione e marketing

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I progressi tecnologici come l’avvento di internet e la nascita degli strumenti di traduzione assistita hanno migliorato moltissimo le condizioni di lavoro dei traduttori e la qualità delle loro traduzioni. Hanno anche aumentato considerevolmente le loro possibilità di autopromuoversi sul mercato, cosa che in passato era molto complicata e dispendiosa.
Tuttavia, la facilità di entrata nel mercato ha invogliato molti traduttori improvvisati a introdurvisi “abusivamente”, intossicandolo con tariffe di traduzione inverosimili.

Questo, sommato alla proliferazione delle facoltà di traduzione un po’ dappertutto in Europa e al grande scollamento tra università e mondo del lavoro, ha creato grande incertezza nei traduttori meno esperti, che, alla fine del loro percorso di studi, non hanno le idee per niente chiare riguardo al valore del loro lavoro.
Il settore della traduzione non è mai stato così competitivo ed è fondamentale che un traduttore, oltre a saper svolgere bene il proprio lavoro, sappia anche “vendersi” sul mercato. Il moderno traduttore freelance è come una piccola impresa che deve competere ogni giorno con altre decine di migliaia di imprese come la sua.

All’università viene dato spazio unicamente all’insegnamento delle lingue e delle tecniche di traduzione. Non si parla mai di vantaggi competitivi, di tariffe, di trattative con i clienti e con le agenzie di traduzione. Perché nei piani di studio non vengono inseriti anche esami di marketing e di gestione aziendale? Perché non vengono valutate le capacità commerciali dei futuri traduttori? Inserire queste discipline contribuirebbe ad aumentare la consapevolezza dei giovani traduttori ed eviterebbe loro di accettare le condizioni capestro poste da certi clienti e da certe agenzie senza scrupoli.
Il mercato, se approcciato nella maniera corretta, può essere fonte di buoni guadagni, ma se non lo si conosce, per timore di finire nel completo oblio, si rischia di finire nel tritacarne delle tariffe al ribasso.

Il localizzatore di videogiochi

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Se gli autori e i produttori di videogiochi hanno poche probabilità di raggiungere la fama, ancora meno ne hanno i disegnatori, gli sceneggiatori, i programmatori, i grafici, i tester e tutti gli altri professionisti che rimangono nell’ombra. Nella creazione di un videogioco entrano moltissime persone, molte più di quante se ne possano immaginare. Tra queste, una delle figure chiave, anche se del tutto sottovalutata, è il localizzatore. Il suo ruolo è quello di rendere il gioco godibile per gli utenti di una determinata area geografica. Un ruolo, ci ripetiamo, molto ma molto importante.

Nei paesi dove non si parla la lingua originale del gioco (che solitamente sono la stragrande maggioranza), quando l’audio non viene doppiato (o quantomeno sottotitolato) e non vengono tradotti i testi nella lingua dei giocatori, le vendite sono sempre decisamente scarse. Perché accade questo? Molto semplicemente perché i giocatori che non conoscono la lingua originale del videogioco temono di non poterne godere appieno per il fatto di perdere informazioni preziose qua e là. Chi è appassionato di videogiochi spesso si adatta a giocare anche se il gioco non è tradotto, ma non prova le stesse sensazioni.
Inoltre, come abbiamo affermato più volte su queste pagine, la traduzione è solo una parte, seppur fondamentale, del processo di adattamento di un prodotto ad un mercato diverso, che va sotto il nome di localizzazione.

È il localizzatore che, dopo aver studiato a fondo il gioco, si occupa degli aspetti relativi al suo adattamento e lo rende il più godibile possibile per il pubblico al quale è destinato.
Grazie al suo apporto, il prodotto finale arriva ad una platea più vasta e questo fa sì che il commercio del gioco sia molto più redditizio. Non dimentichiamoci che l’obiettivo finale è proprio questo: ottenere un successo commerciale. E per raggiungerlo occorre creare videogiochi che facciano divertire i giocatori e li facciano sentire più vicini alle situazioni di gioco.
I produttori più lungimiranti sanno bene che il successo dei loro prodotti dipende anche dalla scelta dei localizzatori e per questo contrattano professionisti che, oltre a conoscere perfettamente le due lingue e le due culture, hanno una passione sfrenata per i videogiochi e conoscono benissimo i gusti e la mentalità dei giocatori.

La carriera di interprete presso l’UE

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Oltre alla necessità di traduttori in lingue dell’Europa dell’Est, le istituzioni europee stanno cercando anche madrelingua inglese che parlino altre lingue. Gli individui con queste caratteristiche sono diventati merce rara poiché, visto il ruolo di assoluto dominio della lingua inglese a livello planetario, pochi giovani inglesi sentono il bisogno di imparare altre lingue.
Si calcola che le istituzioni europee entro il 2015 necessiteranno di altri 300 traduttori inglesi.
Inoltre, c’è una richiesta crescente di interpreti e traduttori da e verso il cinese, l’arabo e il russo per venire incontro alle esigenze delle centinaia di giornalisti stranieri che presenziano alle conferenze stampa e alle sessioni che si tengono presso le istituzioni europee.

Per lavorare come interprete presso l’UE è necessario acquisire una formazione accademica di alto profilo, sia attraverso un ciclo di studi universitari mirato, sia attraverso dottorati specifici.
È inoltre imprescindibile, o, quantomeno, fortemente raccomandabile, avere la padronanza di tre lingue oltre alla propria. Per ottenere la qualifica di interprete accreditato presso le istituzioni europee occorre superare un esame, nel quale vengono valutate le capacità di interpretazione simultanea e consecutiva dei candidati. Per diventare funzionari è necessario partecipare ad un concorso e vincerlo. Questo tipo di percorso è del tutto trasparente e assicura che tutti abbiano le stesse opportunità di accesso alla carriera. Gli interpreti esterni invece, vengono contattati in qualità di freelance e non è obbligatorio che siano cittadini dell’Unione.

Gli organi comunitari competenti stanno stipulando accordi con i governi, le università, le scuole e tutte le altre istituzioni coinvolte, affinché tutti mettano il proprio granello di sabbia per la buona riuscita del progetto.
Il multilinguismo è una parte essenziale del progetto comunitario e dev’esser fatto tutto il possibile per assicurare che i servizi di traduzione e i servizi di interpretariato rispondano in modo adeguato alle esigenze dei cittadini europei.

Gli interpreti e i traduttori di domani

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Nonostante i numeri impressionanti citati negli articoli dei giorni scorsi, l’efficiente impianto che rende possibile la comunicazione all’interno delle istituzioni europee è in pericolo: si prevede infatti che nei prossimi 15 anni andrà in pensione il 18% degli interpreti attualmente in servizio.

“Se non cominciamo a programmare oggi il futuro, avremo presto difficoltà nel soddisfare le necessità di un’Unione in continua espansione: occorre iniziare a reclutare e a formare i traduttori e gli interpreti futuri“, ha spiegato in una conferenza stampa la Direttrice generale della DG Interpretazione.
“Il lavoro degli interpreti è fondamentale in questo momento storico. In tempi di guerra sono le armi che decidono i rapporti di forza; in tempi di pace, come quelli che sta vivendo attualmente l’Europa, il futuro viene deciso attraverso le negoziazioni diplomatiche. I traduttori sono essenziali in quest’ambito, senza di loro non sarebbe possibile raggiungere gli accordi internazionali che permettono il protrarsi dell’attuale situazione”.

Per far fronte alla situazione di probabile futura insufficienza di risorse, il programma delle istituzioni europee è chiaro e univoco: reclutare e formare quanto prima gli interpreti e i traduttori di domani. “L’obiettivo principale è sostituire gradualmente i professionisti “storici” che prestano i propri servizi da moltissimi anni e che andranno presto in pensione. In secondo luogo, dobbiamo programmare l’inserimento di nuove risorse per le lingue dei paesi che entro breve verranno inglobati nell’Unione”, ha affermato la Direttrice generale della DGI.
Dal canto suo, il vicepresidente del Parlamento Europeo, ha aggiunto che è necessario aumentare le risorse per le traduzioni nelle lingue dei paesi dell’Europa dell’Est, che attualmente sono troppo scarse.

Spese di traduzione nell’Unione Europea

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Di tutti i laureati impiegati presso le istituzioni dell’Unione Europea, circa uno su tre è traduttore o interprete. Gli interpreti vengono convocati per tutte le sessioni e le riunioni delle commissioni dell’Europarlamento, lavorano nelle delegazioni, presenziano ai convegni e alle conferenze stampa.
Tra le varie istituzioni europee, è la Commissione quella che dà lavoro al maggior numero di professionisti della traduzione: nella DGT (Direzione Generale di Traduzione), che è l’agenzia incaricata di tutte le traduzioni scritte della CE, lavorano circa 1.750 traduttori a tempo pieno e 600 professionisti che si occupano di varie attività di gestione, amministrazione, comunicazione, pianificazione, ricerca e sviluppo.
Gli ultimi dati parlano di una produzione annuale di circa un milione e mezzo di pagine, l’80% delle quali tradotte dalle risorse interne alla DGT stessa, mentre il restante 20% da traduttori esterni.

La DGI (DG Interpretazione, l’ex SCIC) invece si avvale di uno staff permanente di circa 500 interpreti di ruolo (funzionari) e 150 amministrativi, ai quali si affiancano più di 2700 interpreti freelance riconosciuti.
Per quanto riguarda le cifre dell’interpretariato, la DG Interpretazione fornisce 700-800 interpreti per circa 50/60 riunioni che si tengono quotidianamente a Bruxelles e in altri luoghi. Le ultime cifre rivelano che nel 2009, la DGI ha prodotto 135.000 giornate di interpretariato in circa 10.500 riunioni.

La cifra più recente delle spese di traduzione nell’Unione Europea è di 1.123 milioni di euro, corrispondente all’1% del suo budget annuale.
Dividendo tale cifra per la popolazione dell’Unione risultano 2,28 euro per abitante all’anno.
Ogni volta che vengono aperte le porte ad un nuovo paese e ad una nuova lingua, a questo budget vanno aggiunti 25 milioni di euro.
Nella programmazione del loro lavoro, le istituzioni della UE hanno dato impulso a nuovi dispositivi di riduzione dei costi. Nel suo lavoro quotidiano la Commissione utilizza tre lingue: inglese, francese e tedesco. I progetti legislativi o documenti di altro genere vengono elaborati in una o più di queste lingue. Solamente nelle tappe finali i testi vengono tradotti nelle altre ventitre lingue ufficiali.

Il più grande servizio di traduzione al mondo

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L’Unione Europea, l’abbiamo detto più volte, è, a livello mondiale, l’istituzione che dà lavoro al maggior numero di traduttori ed interpreti. Si tratta del più grande servizio di traduzione al mondo: un esercito di migliaia di persone schierato tra Bruxelles, Strasburgo e il Lussemburgo.
Per i corridoi delle istituzioni europee circolano traduttori italiano-inglese, traduttori francese-italiano, interpreti italiano-spagnolo, bulgaro-tedesco, portoghese-svedese e così via fino a completare tutte le 506 possibili combinazioni linguistiche originate dalla presenza di 23 lingue ufficiali. Nemmeno l’ONU, con sei lingue ufficiali, è superiore all’UE in fatto di multilinguismo.
Sono migliaia gli interpreti e i traduttori impiegati a tempo pieno presso le istituzioni europee.
La maggior parte lavorano nella DGT (Direzione Generale di Traduzione) e nella DGI (Direzione Generale di Interpretazione) che si occupano delle traduzioni scritte e delle traduzioni orali della Commissione Europea. Le altre istituzioni europee (il Consiglio, il Parlamento, la Corte di Giustizia, la Banca Centrale Europea, la Banca Europea per gli Investimenti, ecc.) hanno i loro dipartimenti di traduzione.

Grazie all’incredibile lavoro di traduttori ed interpreti, tutti i funzionari possono ascoltare (e spesso anche leggere) nella loro lingua le parole pronunciate (e scritte) dai loro colleghi stranieri. Il vicepresidente del Parlamento Europeo ha di recente definito il lavoro dei traduttori come un vero e proprio “miracolo”.
In qualche caso, occorre fare i salti mortali per fare in modo che questo “miracolo” continui.
Ad esempio, nel 2004, quando Malta entrò nell’UE, sull’isola non esisteva neppure una Facoltà di Traduzione e fra i suoi 400.000 abitanti non c’era nemmeno un interprete. La Commissione Europea fu obbligata ad organizzare frettolosamente un corso per formare una squadra di traduttori ed interpreti qualificati.
Problemi altrettanto spinosi ma di tipo diverso si sono presentati allorché un alfabeto nuovo ha varcato le porte dell’Unione. È successo con il greco nel 1981 e con il cirillico nel 2007, al momento dell’entrata della Bulgaria. In tali circostanze gli organismi europei hanno dovuto adottare nuovi sistemi informatici o riconvertire quelli già esistenti.

I traduttori delle Nazioni Unite

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Le lingue ufficiali presso le Nazioni Unite sono sei: l’arabo, il cinese, il francese, l’inglese, il russo e lo spagnolo. Da ciò deriva la continua necessità di personale che abbia “dimestichezza” con le lingue. A tale scopo, la Segreteria delle Nazioni Unite organizza regolarmente concorsi per traduttori, interpreti, stenografi, revisori e altri impieghi correlati con le lingue. I concorsi danno accesso a posti di lavoro a tempo pieno e non è prevista nessuna barriera geografica: chiunque può partecipare alle selezioni purché in possesso di determinati requisiti formali e purché proveniente da un paese riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Alcuni concorsi vengono banditi una volta all’anno mentre altri vengono banditi ad intervalli temporali più ampi.
Ad ogni modo, la frequenza con la quale vengono tenuti gli esami non è fissa ma dipende dal numero di posti vacanti previsti nel breve-medio periodo. Quando i candidati prescelti nella precedente sessione sono stati tutti inquadrati, o comunque poco tempo prima che ciò avvenga, si provvede ad organizzare un nuovo concorso.
Le Nazioni Unite non accettano candidature prima dell’uscita del bando di concorso. È inutile mandare il proprio curriculum, non viene nemmeno preso in considerazione.
La sede di lavoro non necessariamente è il Palazzo di Vetro. Esiste la concreta possibilità di poter essere impiegati presso una sede distaccata. L’ONU ha infatti sedi in tutti i principali centri mondiali fra cui: Ginevra, Vienna, Nairobi, Addis Abeba, Bangkok, Beirut e Santiago del Cile.

Se volete diventare traduttori delle Nazioni Unite, potete verificare se in questo momento le iscrizioni ad un certo bando sono aperte cliccando sul link: http://www.un.org/Depts/OHRM/examin/exam.htm

Traduzione: dote innata o abilità acquisibile?

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Come abbiamo più volte sottolineato e non ci stancheremo mai di ripetere, conoscere una lingua straniera (anche molto bene) è una condizione necessaria ma non sufficiente per potersi definire buoni traduttori. Per approfondire questo tema, i nostri lettori possono consultare la sezione “Traduttori” del nostro sito web, nella quale abbiamo elencato una serie di criteri che permettono di valutare le capacità di un traduttore. La conoscenza approfondita di una lingua straniera è solo uno di essi.
In quest’articolo ci prefiggiamo di stabilire in che misura la bravura nel tradurre dipende da doti innate e, al contrario, in che misura dipende da abilità acquisibili e migliorabili nel tempo attraverso lo studio e la pratica.
Per la nostra analisi ricorriamo ai risultati di un’indagine svolta su un campione di coetanei nati e vissuti in Italia e suddiviso in tre gruppi:

1) neolaureati in lingue iscritti a un master di traduzione
2) neolaureati bilingui ma il cui percorso universitario non ha avuto niente a che vedere con la traduzione
3) individui bilingui non laureati

Messi di fronte agli stessi testi da tradurre da e verso l’italiano, i primi due gruppi hanno ottenuto risultati non molto diversi. Gli studenti del master hanno mostrato migliori capacità nella traduzione verso l’italiano mentre i loro coetanei bilingui hanno ottenuto risultati più soddisfacenti nella traduzione dall’italiano verso la seconda lingua. Gli individui del terzo gruppo hanno ottenuto risultati peggiori sia nel primo che nel secondo caso.
Risultati alla mano, possiamo effettuare almeno tre considerazioni.
La prima è che, visti i risultati del secondo e del terzo gruppo, conoscere (anche molto bene) due lingue non implica saper eseguire traduzioni di qualità.
La seconda è che, visti i risultati del primo gruppo, lo studio approfondito di una lingua e delle tecniche di traduzione comporta lo sviluppo di capacità di trattamento dei testi che permettono di raggiungere ottimi livelli qualitativi, anche se inferiori a quelli ottenuti dai bilingui del secondo gruppo per quanto riguarda la traduzione verso la seconda lingua.
La terza è che il fattore culturale influisce in maniera decisiva sui risultati, poiché gli individui del terzo gruppo, seppur bilingui, “traducono peggio” rispetto a quelli del secondo.

In estrema sintesi, raggruppando tali considerazioni, possiamo concludere che, stante l’importanza di crescere in un ambiente bilingue, lo studio approfondito di una lingua e delle tecniche di traduzione (nonché la cultura generale), influiscono in modo decisivo sulla qualità di traduzione di un determinato testo.

La manipolazione delle traduzioni

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Le isole Canarie, vista la loro vicinanza alle coste africane, sono meta di tanti viaggi della speranza. I centri di accoglienza sono da anni organizzati per gestire il problema e gli immigrati irregolari vengono ospitati in strutture moderne ed efficienti in attesa del rimpatrio. Nei centri lavorano anche diversi interpreti che permettono alle forze dell’ordine e ai servizi sociali di comunicare con gli immigrati.
Recentemente, la polizia nazionale ha scoperto che due interpreti hanno manipolato migliaia di risposte per ottenere un tornaconto economico. Attuare il loro progetto criminoso non è stato difficile, vista l’assoluta ignoranza da parte delle forze dell’ordine delle lingue wolof (parlata in Senegal) e bambara (parlata in Mali), nonché dell’ignoranza da parte degli immigrati di qualsiasi altra lingua diversa dalla propria.

Gli interpreti si facevano pagare per fornire alle forze dell’ordine false indicazioni circa la provenienza degli immigrati, che avrebbero evitato loro il rimpatrio. Per gli immigrati di alcuni paesi africani, è infatti previsto il rimpatrio immediato, mentre per altri, come la Costa d’Avorio, è prevista una procedura diversa. Spesso il pagamento avveniva ancor prima che gli immigrati lasciassero le coste africane.
Inoltre, siccome la loro professione li metteva in condizione di accedere a dati riservati, non si limitavano alla manipolazione delle traduzioni; avevano sviluppato una rete di contatti con le mafie di trafficanti africani, ai quali, in cambio di denaro, fornivano indicazioni precise circa i momenti e i luoghi più propizi per tentare la traversata.
Fortunatamente si tratta di episodi più che isolati. Purtroppo, anche nel nostro settore, c’è inevitabilmente qualche mela marcia.

Traduttori e traduttrici

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Nel mondo della traduzione, il genere sessuale, a nostro avviso, ha davvero poca importanza. La nostra agenzia lavora indistintamente con traduttori maschi e con traduttrici femmine con reciproca soddisfazione di entrambe le parti, salvo rare eccezioni.
Se ci chiedessero se sono più bravi i maschi o le femmine, non sapremmo davvero cosa rispondere. Ci sono alcuni mestieri probabilmente più adatti all’uno o all’altro sesso, ma quello del traduttore, secondo noi, non fa parte di questi. Ci sono traduttori e traduttrici molto approssimativi (tanto per usare un eufemismo) così come ci sono traduttori e traduttrici estremamente preparati.
Questa considerazione vale per tutti gli aspetti legati alla traduzione, ivi comprese la ricchezza e la proprietà di linguaggio.

Queste ultime considerazioni sembrerebbero contrastare con i risultati ottenuti da un gruppo di ricercatori statunitensi, che ha condotto uno studio sull’influenza che hanno i genitori sul linguaggio utilizzato dai figli.
Dopo una lunga ed attenta osservazione sulle famiglie nelle quali lavorano sia il padre che la madre, questi studiosi sono giunti alla conclusione che i padri influiscono molto più delle madri sul linguaggio utilizzato dai figli.
Questo risultato è il frutto di varie prove fra cui, ad esempio, l’osservazione dei giochi fra padri e figli. I figli i cui padri hanno dedicato loro più tempo, in un anno circa hanno acquisito una maggior ricchezza di vocabolario e una maggior capacità di apprendimento di nuove parole. Al contrario, nei bambini che hanno passato più tempo con le madri non si è riscontrato nessun effetto significativo.

Anche se d’impulso si potrebbe pensare che tali risultati siano da ascriversi a una maggior erudizione o a più spiccate doti educative dei padri, non è affatto così. Molto semplicemente, il loro ascendente sui figli, soprattutto in tenera età, è maggiore rispetto a quello delle madri, il che probabilmente porta a una maggior predisposizione all’imitazione, all’assimilazione e di conseguenza all’arricchimento. Le traduttrici possono stare tranquille, non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi maschi…

Traduttori professionisti

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

I traduttori professionisti sono veri e propri amanti della traduzione. La traduzione è la passione della loro vita e per questo motivo ne hanno fatto la propria professione.
Per diventare traduttori si sono applicati per anni e hanno ottenuto titoli di studio, master e attestazioni di vario genere. Praticano la professione ad alti livelli da molto tempo e pertanto hanno un notevole bagaglio di esperienza nel settore della traduzione.
A differenza del traduttore a inizio carriera che offre traduzioni da e verso la propria lingua madre, il traduttore professionista propone i propri servizi da una o due lingue ma solo ed esclusivamente verso la propria lingua madre. Fanno eccezione a questa regola i rari casi di traduttori perfettamente bilingui che comunque segnalano questa particolarità nella presentazione dei loro servizi.

I traduttori professionisti inoltre, pur avendo anni di esperienza alle loro spalle e pur vantando conoscenze approfondite in determinati settori, non traducono indifferentemente qualsiasi tipo di testo.
La terminologia legale è del tutto diversa da quella medica, da quella meccanica, da quella finanziaria, e, per questo motivo, i traduttori professionisti accettano solamente traduzioni afferenti alle loro aree di specializzazione o, in caso contrario, fanno presente la necessità di una revisione tecnica da parte di esperti nella materia trattata.
I professionisti difficilmente lavorano su due progetti contemporaneamente, pertanto se ricevono una proposta mentre sono impegnati in un altro lavoro, sono quasi sempre costretti a rinunciarvi se è richiesta una consegna urgente.
In tal caso il cliente viene messo in contatto con colleghi o con agenzie di traduzioni di fiducia in grado di eseguire il lavoro nei tempi richiesti.

Com’è ovvio supporre, i prezzi offerti dai professionisti sono sensibilmente più alti rispetto a quelli dei traduttori a inizio carriera cui facevamo riferimento nell’articolo del 25 marzo.
Quando il progetto è urgente o particolarmente complesso da un punto di vista tecnico, i prezzi dei professionisti possono essere addirittura superiori a quelli delle agenzie di traduzione.
Infine, il traduttore professionista si distingue per le referenze, che indica sempre in modo chiaro nel proprio curriculum o nella propria pagina web e sono quasi sempre verificabili dai clienti.

Procacciatori di traduzioni

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Un agente (o procacciatore d’affari che dir si voglia), è un soggetto di mercato che si occupa di trovare clienti a imprese che forniscono un determinato prodotto o servizio e che viene remunerato per quest’attività.
Anche nel settore della traduzione esistono queste figure professionali, che si propongono come intermediari tra i clienti finali e i le agenzie di traduzione (o i traduttori freelance).
Questi “procacciatori di traduzioni” sono nella maggior parte dei casi webmaster piuttosto capaci che creano portali per l’incontro tra chi richiede traduzioni e chi le offre.

Lo scopo dei portali ed i servizi che offrono in genere sono molto chiari e ben specificati, non ci sono trucchi di sorta.
I clienti hanno la possibilità di accedere gratuitamente al sito e richiedere la traduzione di un documento mentre i traduttori e le agenzie, per poter visualizzare le richieste, devono pagare in qualche caso un abbonamento fisso e in qualche altro caso una percentuale calcolata sul valore dei lavori eseguiti tramite il sito.
Il progetto di traduzione non viene gestito all’interno del portale, la funzione di quest’ultimo è semplicemente quella di mettere in contatto clienti e fornitori, non vengono stabiliti prezzi o condizioni di pagamento di alcun genere, né tantomeno vengono fornite garanzie sulla qualità della traduzione. Gli accordi vengono presi in forma privata tra fornitori e clienti.

Il successo di questi portali dipende in gran parte dalla bravura di chi li crea nel renderli visibili sui principali motori di ricerca. Se gli accessi giornalieri dei clienti sono molti, le agenzie saranno sicuramente interessate a registrarsi sul portale. In caso contrario, le agenzie che si registreranno saranno poche e questo porterà di riflesso a una diminuzione degli accessi da parte della potenziale clientela che si sentirà scarsamente tutelata dalla presenza di pochi professionisti.
I portali di questo genere, se ben gestiti, possono essere attività discretamente redditizie all’inizio ma, con il tempo,  i clienti che necessitano abitualmente di traduzioni creano relazioni commerciali stabili con le agenzie di traduzione incontrate sul portale e non riutilizzano questo strumento per necessità future. Portali di questo tipo nascono e muoiono ogni giorno.

Traduttori a inizio carriera

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

I traduttori a inizio carriera, in quanto tali, spesso commettono errori. E quando parliamo di errori non ci riferiamo solo ad errori di traduzione ma anche e soprattutto ad errori nella scelta del proprio percorso professionale. Dopo la scuola interpreti e traduttori o la laurea in lingue, credono di poter lavorare fin da subito come traduttori indipendenti e offrono servizi professionali non essendo ancora professionisti.
I nostri lettori non ci fraintendano, non è affatto nostra intenzione denigrare i nostri giovani colleghi. Ci preme solo sottolineare come l’ardore giovanile a volte porta a commettere errori di cui ci si pente in seguito.
All’inizio della loro carriera quasi tutti i giovani traduttori, anche se di talento e in grado di offrire traduzioni di discreta qualità, non hanno la necessaria esperienza per poter gestire progetti in autonomia. Prima di provare a volare da soli, dovrebbero avere la pazienza di crescere professionalmente sotto l’ala protettrice di un’agenzia di traduzioni o di un traduttore professionista.
In questo modo, i loro progetti di traduzione verrebbero seguiti, indirizzati e controllati da personale esperto in grado di dare ai giovani traduttori consigli e suggerimenti preziosi nonché di apportare le necessarie correzioni tecnico-stilistiche al progetto e consegnare al cliente finale un prodotto di ottima qualità.

Questo tipo di percorso è assolutamente normale in tutti gli studi di professionisti. Architetti, ingegneri, avvocati, medici devono tutti fare la “gavetta” prima di potersi affermare nei loro campi. Immaginatevi un giovane laureato in giurisprudenza che difende una multinazionale in un processo per frode fiscale. O un giovane laureato in medicina che esegue un trapianto di fegato.
Lo stesso vale per la traduzione: dopo gli studi occorrono anni di pratica per diventare a tutti gli effetti veri traduttori.
Talvolta invece, come accennavamo all’inizio dell’articolo, i giovani traduttori non hanno la pazienza sufficiente di aspettare e si propongono su internet come traduttori professionisti senza averne le credenziali.
Su internet si riconoscono quasi sempre per i prezzi estremamente convenienti che offrono. Affermano di essere in grado di tradurre da e verso la propria lingua madre e non forniscono referenze circa i lavori eseguiti in precedenza, o, se le forniscono, non sono verificabili.
Talvolta, per dare l’impressione di maggior professionalità, cedono alla tentazione di proporre i propri servizi anche in combinazioni linguistiche per cui non sono affatto preparati, e, nel caso ricevano lavoro in tali combinazioni si rivolgono a colleghi altrettanto inesperti.

Traduttori improvvisati

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Purtroppo per la reputazione dei traduttori professionisti e per il prestigio del settore della traduzione nel suo complesso, ci sono in giro false agenzie di traduzione e falsi traduttori che offrono servizi di traduzione senza poi somministrarli concretamente, lasciando i malcapitati clienti in braghe di tela.
Oltre a questi veri e propri truffatori vi sono poi altri soggetti che offrono servizi di traduzione senza possedere minimamente le credenziali per potersi definire traduttori.

A differenza dei primi, che operano palesemente in malafede, i secondi non hanno quasi mai intenti fraudolenti. In pratica però, pur senza volerlo, offrono ai propri clienti servizi talmente scadenti da poter quasi essere definiti truffe.
I traduttori improvvisati sono persone che per qualche motivo parlano piuttosto bene o anche molto bene un’altra lingua. Magari hanno vissuto all’estero, magari sono sposati con una persona straniera, oppure si recano spesso all’estero per lavoro, o hanno due genitori di nazionalità diverse, o infine hanno una sana passione per una lingua e la studiano in autonomia.
Tutte queste ragioni possono essere più che valide per fare di questi individui dei buoni parlanti ma nessuna di esse fa di loro un buon traduttore.
Parlare una lingua straniera non è affatto sufficiente per poter tradurre un testo in modo efficace. Occorrono anni di studio e di preparazione tecnica per poter garantire al cliente che la traduzione sia corretta e adeguata al contesto per cui è stata pensata.

Una traduzione non è un semplice passaggio di parole da una lingua ad un’altra. Per fare in modo che la trasmissione del messaggio avvenga in modo corretto occorre essere in possesso di requisiti che un traduttore improvvisato non può proprio avere.
La peggiore situazione si profila quando il traduttore improvvisato è al contempo piuttosto bravo con internet (o con il marketing in genere) e riesce inizialmente a costruirsi un piccolo giro d’affari. Quasi certamente la sua avventura nel mondo della traduzione finirà molto presto e molto male ma altrettanto male finirà per quei clienti distratti che non avranno fatto in tempo ad accorgersi della sua scarsa professionalità.

Il mercato globale della traduzione (2)

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Nell’articolo di ieri abbiamo visto come il mercato della traduzione abbia tratto grandi benefici dal processo di globalizzazione e come quest’ultimo, di riflesso, si sia alimentato e continui ad alimentarsi di traduzioni.
Tuttavia, come tutte le cose, anche la globalizzazione produce tanti effetti negativi. Nel nostro settore uno di questi è stato il proliferare incontrollato di pseudo traduttori e pseudo agenzie di traduzione che hanno inquinato il mercato con le loro offerte da mercatino dell’usato.
Il mercato della traduzione è estremamente frammentato, è come un centro commerciale di dimensioni mondiali. Nelle vetrine dei negozi si può trovare di tutto: dalle grandi agenzie di traduzione con migliaia di traduttori e avanzatissimi sistemi di controllo della qualità fino al cameriere che ha lavorato una stagione all’estero e si improvvisa traduttore.

Per i clienti del centro commerciale spesso non è facile distinguere i prodotti di qualità dai prodotti scadenti e da quelli falsi.
Nemmeno i prezzi costituiscono un buon indicatore della qualità poiché, accanto a grandi agenzie che col tempo sono riuscite a ottimizzare le loro procedure interne e riescono a offrire un prodotto ottimo a prezzi molto competitivi, coesistono ciarlatani che vendono a costi esorbitanti servizi scadenti ma ben presentati e pubblicizzati.
Per districarsi in questa giungla di offerte e acquistare il servizio desiderato è necessario procedere con grande attenzione. Dare un’occhiata fugace su internet e concludere la navigazione dopo aver fatto rapidamente tappa in due o tre porti, non permette di captare le differenze sostanziali nei servizi forniti dai vari operatori del settore. Occorre effettuare un’analisi più approfondita verificando, oltre ai prezzi, le soluzioni offerte e la metodologia di lavoro adottata.

Ciò che sembra risparmio oggi (in termini di tempo e denaro) può rivelarsi esattamente l’opposto domani. Errori nella traduzione di contratti, nella traduzione di manuali tecnici, nella traduzione di siti internet possono causare danni molto ma molto maggiori rispetto al costo di una traduzione ben eseguita, sia in termini economici che di reputazione aziendale o personale.
Consapevoli della difficoltà nell’identificare i vari operatori di mercato, abbiamo preparato una specie di vademecum per il cliente, una guida da utilizzare per cercare di orientarsi nel settore della traduzione. Senza voler stilare nessuna classifica di merito o emettere giudizi, nei prossimi giorni parleremo dei vari soggetti che operano in questo settore.

Prima parte di questo articolo

Il mercato globale della traduzione

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Il mercato della traduzione corrisponde perfettamente alla definizione di mercato globale.
Anzi, di più, forse è il mercato più globale che ci sia.
Come tutti sappiamo, il progresso tecnologico è stato uno dei motori della globalizzazione.
Con esso, abbiamo assistito a un miglioramento dei mezzi di comunicazione, dei mezzi di trasporto, alla nascita e alla diffusione planetaria di internet.
Oggigiorno i paesi sono più aperti, la gente si muove da un paese all’altro senza barriere o quasi, si muovono le merci, i servizi, le idee.
Questo processo ha reso necessario comunicare in più lingue e ciò ha comportato una forte crescita nella domanda di traduzioni a livello mondiale.

La prima legge dell’economia è l’equilibrio tra domanda e offerta, pertanto, a fronte di una domanda sempre crescente di questo tipo di servizi, sono aumentati gli operatori in grado di offrirli.
Questo fenomeno è stato veicolato da un potentissimo mezzo di comunicazione globale quale internet, che ha reso semplicissimo l’incontro tra chi richiede traduzioni e chi le offre. Attualmente, un numero sempre crescente di aziende e privati sfrutta i motori di ricerca per entrare in contatto con i professionisti in grado di fornire i servizi di traduzione o localizzazione di cui necessitano, siano essi nazionali o internazionali.
Dall’altro lato, internet consente ai professionisti della traduzione (e non solo) di presentare la propria offerta ed entrare in contatto con potenziali clienti di tutto il mondo.

Se in un primo momento è stato il processo di globalizzazione ad aver permesso la crescita del mercato della traduzione, ora è il contrario, è il settore della traduzione che sta alimentando il processo di globalizzazione.
Al giorno d’oggi  si vendono prodotti e servizi in tutto il mondo grazie alla traduzione, si leggono libri di ogni tipo grazie alla traduzione, si vedono film grazie alla traduzione, si naviga su internet grazie alla traduzione. Nel mercato della traduzione i clienti sono globali, i fornitori sono globali, i traduttori sono globali, i servizi prestati sono globali, il mezzo utilizzato per operare è globale: cosa c’è di più globale del mercato della traduzione?

Seconda parte di questo articolo

Il proofreader

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A seconda del tipo di progetto, della sua dimensione e della sua complessità, intervengono nel processo di traduzione e revisione varie figure professionali.
Nella fase iniziale la traduzione viene affidata ad uno o più traduttori coadiuvati da un project manager. Una volta terminata la traduzione, viene revisionata da uno o più revisori e, nell’ultima fase, anche se si tratta di un documento molto corposo, il lavoro viene ripassato a pettine da un solo specialista del settore oggetto della traduzione per assicurare omogeneità a tutto il testo. Nelle fasi di revisione, in inglese “editing”, si interviene sul testo per verificarne la consistenza terminologica, l’adeguatezza lessicale, lo stile di scrittura, la leggibilità, e, se non fatto in precedenza, vengono apportate le opportune modifiche per far sì che il testo sia adeguato al pubblico di destinazione (localizzazione).

Tuttavia, nonostante tutti questi passaggi, può accadere che in una traduzione permangano errori ortografici o piccole imprecisioni di vario genere (punteggiatura, maiuscole, grassetti, corsivi, spazi, sottolineature, abbreviazioni, ecc.). Il proofreader (in italiano “correttore di bozze”) è il professionista che si occupa di “ripulire” il testo da tutte queste imperfezioni.
Si tratta di un madrelingua nella lingua di destinazione, che possiede una conoscenza perfetta della propria lingua ed è dotato di ottime capacità espressive e analitiche.
Visto che nella fase di revisione sono stati accuratamente controllati tutti gli aspetti relativi alla traduzione, non è fondamentale che il proofreader sia a sua volta un traduttore nè tantomeno un profondo conoscitore della materia trattata.

Tutti i passaggi successivi alla traduzione vera e propria sono importanti in egual misura.
Un lavoro non perfetto vanifica gli sforzi dell’equipe che lo ha eseguito e soprattutto vanifica l’investimento di chi lo ha commissionato. La mancanza di chiarezza di un lavoro, la poca scorrevolezza, la scarsa coerenza terminolgica, o semplicemente la presenza di errori vari, diminuiranno l’interesse di un lettore o di un potenziale cliente e ciò determinerà inevitabilmente il fallimento del progetto di traduzione.

Traduttori specializzati

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Il traduttore deve avere la piena padronanza della propria lingua d’origine, delle sue regole ortografiche, grammaticali, sintattiche, morfologiche. Deve avere una grande capacità espressiva e analitica. Idem dicasi per quanto riguarda la lingua verso la quale traduce.
Il buon traduttore oltre a conoscere alla perfezione due lingue deve conoscere le regole, le tecniche e gli strumenti di traduzione e deve avere talento nel tradurre.
L’ottimo traduttore, oltre a conoscere alla perfezione due lingue e avere un’ottima preparazione nel campo della traduzione deve avere anche una buona cultura generale.
Il traduttore specializzato è un ottimo traduttore che in più vanta una conoscenza approfondita di un determinato settore.

La specializzazione di un traduttore in un certo campo può derivare da molti fattori. Egli può aver sviluppato in proprio una passione talmente forte per una certa tematica da essere in grado di tradurre documenti specialistici in totale scioltezza. Può aver studiato all’università e sostenuto diversi esami su una certa materia (magari anche all’estero). Può essere un professionista di un determinato settore che si dedica anche alla professione di traduttore specializzato.
I principali settori nei quali si specializzano i traduttori sono quello medico-scientifico, quello giuridico-legale, quello informatico e quello tecnico (che racchiude un infinità di campi di attività anche molto diversi fra loro).

Oggigiorno le agenzie di traduzione per essere competitive e offrire ai propri clienti un servizio di qualità, devono poter contare su un elevato numero di traduttori specializzati, in modo tale da coprire tutti i settori appena menzionati (considerando che il settore tecnico include decine di sotto settori) in più combinazioni linguistiche possibile. Per questa ragione la nostra agenzia e molte altre agenzie concorrenti si avvalgono di migliaia di traduttori freelance residenti in ogni parte del mondo.

Buon anno!

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In altre parti del mondo mancano ancora molti giorni alla fine del 2009, ma qui in Europa ci siamo quasi, tra qualche ora staremo tutti facendo il conto alla rovescia con i calici in mano pronti a brindare all’anno nuovo.

Al di là dell’entusiasmo dovuto ai festeggiamenti, un’occasione di svago e di divertimento per tutti, di solito si vivono questi momenti con lo spirito di chi si sta apprestando a fare una nuova esperienza, con nuovi propositi per l’anno che viene e con la speranza che esso sia migliore dell’anno appena passato. Quest’anno come non mai speriamo che sia così visto che il 2009 per molti non è stato affatto buono.

L’augurio che vi facciamo ce lo ha mandato giorni fa una nostra collega traduttrice. Ci è piaciuto molto e, visto che era in spagnolo, da bravi traduttori ve lo riportiamo in italiano: “vi auguriamo che nelle vostre vite ci siano sempre sogni per cui lottare, progetti da realizzare, qualcosa da imparare, luoghi da visitare e qualcuno a cui voler bene”. (Cinzia)

Buon anno a tutti!

La differenza fra interpreti e traduttori

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Tutti sappiamo perfettamente qual è la differenza fra interpreti e traduttori. Tutti meno i mezzi di comunicazione. Non sono affatto rare le occasioni in cui i giornalisti indicano con l’appellativo di “traduttore” o “traduttrice” la persona che sta traducendo (simultaneamente o consecutivamente) a beneficio del politico di turno. La frequenza con la quale si confonde tra interpretariato e traduzione ferisce la nostra sensibilità professionale. Crediamo e speriamo che tutti gli interpreti e tutti i traduttori provino questa sgradevole sensazione nell’ascoltare una tale barbarità.

Da cosa deriva questa continua confusione? Visto che entrambe le specialità hanno radici comuni non vale forse la pena distinguerle? È come se, ad esempio, non distinguessimo tra un muratore e un carpentiere. Visto che con la loro opera entrambi concorrono alla costruzione di una casa e in qualche caso utilizzano alcuni attrezzi simili non vale forse la pena differenziare le loro professioni? L’indifferenza nei confronti dell’interpretariato e della traduzione dimostra la scarsa considerazione sociale di cui sfortunatamente godono queste due specialità sorelle. Sorelle, non gemelle.

La cosa peggiore è che sembra alquanto complicato rimuovere questo malcostume.
Una nostra collega traduttrice, in un’intervista rilasciata di recente riguardo alle due realtà, spiegò in modo puntuale che la sua professione era quella di traduttrice di romanzi. Con sua grande sorpresa, la giornalista, dopo averla ascoltata in modo apparentemente attento, terminò l’intervista chiedendole se l’avessero mai chiamata al Quirinale per tradurre un discorso del presidente! Complimenti, ottima domanda. Come se a un interprete, dopo che egli abbia spiegato in cosa consiste il proprio lavoro, chiedessero se ha mai tradotto Molière o Shakespeare…

La vocazione del traduttore di libri

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Lo scrittore e il traduttore di libri prima di diventare tali sono stati innanzitutto lettori. Lettori attenti e interessati, che hanno mangiato con voracità pane e letteratura fin da piccoli. Lettori così appassionati che, per provare il puro piacere di leggere il proprio o i propri scrittori preferiti in lingua originale hanno studiato il loro idioma a un livello talmente approfondito da poter eventualmente intraprendere in seguito la carriera di traduttori professionisti.
A un certo punto della loro vita, solitamente piuttosto presto, questa loro immensa passione li ha spinti ad uscire dal guscio e ad intervenire attivamente nel processo letterario.
Alcuni hanno intrapreso la carriera di scrittori, alcuni quella di traduttori, altri hanno intrapreso entrambe le carriere allo stesso tempo, altri ancora prima l’una e poi l’altra. Dipende dalla storia personale e lavorativa di ciascuno.

Abbiamo sempre ritenuto assai improbabile che qualcuno decidesse di essere scrittore o traduttore basandosi semplicemente su un freddo calcolo delle probabilità di successo dell’una o dell’altra carriera. Eravamo convinti che scrittori e traduttori si nascesse, che fosse una vocazione.
Di questi tempi, non è però affatto raro imbattersi in giovani scrittori dalle belle speranze le cui aspirazioni frustrate li hanno momentaneamente portati ad operare nel settore della traduzione.
Questo è sicuramente un danno per chiunque. In primis per il movimento letterario in sé che perde preziose fonti di approvvigionamento. Poi per lo stesso scrittore, obbligato per necessità a fare il traduttore pur senza possederne il sacro fuoco. Per il mondo della traduzione in generale, che soffre un abbassamento del suo livello medio di qualità e quindi un peggioramento della sua immagine generale. Anche ai traduttori professionisti viene arrecato un danno, poiché si trovano a dover competere con nuovi concorrenti. Infine per i clienti dei traduttori-scrittori che forse non saranno soddisfatti come se le traduzioni fossero state eseguite da chi questo mestiere lo fa da sempre.

Ci rendiamo perfettamente conto che allo stato attuale la crisi internazionale sta generando problematiche ben più gravi e che questa è solo una goccia nell’oceano. Lo scopo di questo articolo era semplicemente quello di far notare come, oltre agli effetti che tutti possono vedere facilmente ve ne sono anche altri molto più nascosti e su cui nessuno riflette. Effetti che nell’immediato non sembrano gravi ma che nel lungo periodo potrebbero portare ad un forte impoverimento culturale.

Visibilità dei traduttori

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Sono tre gli ambiti in cui i traduttori di libri (e le loro associazioni) dovrebbero pretendere una maggiore visibilità e un maggior riconoscimento del loro lavoro.

1) Nei libri stessi.
Il nome del traduttore dovrebbe apparire, così come richiede la stessa legge sulla proprietà intellettuale, nella pagina dei crediti. Questo purtroppo non sempre accade.
A nostro avviso il nome del traduttore dovrebbe essere presente anche in prima pagina o comunque nel frontespizio. Questo non accade quasi mai.
Alcuni colleghi sostengono poi che dovrebbe apparire addirittura in copertina ma a nostro modo di vedere questo forse sarebbe addirittura troppo.

2) Nei commenti e nelle recensioni dei libri fatti da quotidiani e riviste.
Una pratica molto frequente (e a nostro avviso deleteria), è che i critici letterari commentino un’opera tradotta come se avessero letto l’originale. Secondo noi, le recensioni dei libri dovrebbero essere svolte solo a cura dei critici in grado di dominare completamente la lingua in cui è scritta l’opera originale. A margine dovrebbe essere inserita una critica della traduzione effettuata da esperti. In tal modo, a dispetto dell’inevitabile soggettività della critica, l’autore del libro riceverebbe un giudizio obiettivo e lo stesso accadrebbe al traduttore. “Buon libro, ma la traduzione non rende come l’originale”, oppure il contrario “Pessimo libro, traduzione ottima, forse addirittura migliore dell’originale”.

3) Nella percezione sociale (formata in parte dalla critica).
Il traduttore di fatto non è percepito socialmente come un “agente culturale”, come un creatore di cultura. Allo stesso modo in cui il pubblico è capace di riconoscere la differenza tra un attore in quanto persona e il ruolo cinematografico che sta interpretando (ad esempio Luca Zingaretti e il Commissario Montalbano), dovrebbe essere possibile creare una coscienza sociale che permettesse di riconoscere il ruolo chiave dei traduttori nella costruzione della cultura. I lettori invece spesso non si rendono nemmeno conto che stanno leggendo un’opera tradotta. Magari sanno bene che l’autore è straniero però sono talmente assuefatti a leggere opere nella propria lingua che non si pongono neppure il problema. E invece dovrebbero essere messi nella condizione di rendersi conto che senza il lavoro di un traduttore quell’opera non la potrebbero neppure leggere.

Il project manager (2)

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L’informazione del gruppo è un nodo cruciale per la buona riuscita del progetto.
Il project manager non deve dare nulla per scontato, deve stabilire un dettagliato piano di lavoro con tutte le informazioni disponibili e, man mano che esse si modificano o si sviluppano, deve analizzarle e comunicarle ai membri del gruppo.
La valutazione del rischio è un altro dei compiti chiave del pm, giacché un evento imprevisto può avere un profondo impatto sul progetto. Tuttavia, non tutti gli imprevisti hanno un effetto negativo, alcuni possono anche essere positivi. Il pm dovrà cercare di canalizzare tutti gli eventi imprevisti in questa direzione. In questo senso, il ruolo del pm consiste nel contenere e controllare i rischi.
Un altro problema per i pm sono i conflitti che sorgono tra i membri del team,  con la dirigenza, oppure con il cliente stesso. Tali disaccordi possono riguardare la terminologia,  i costi, i tempi di consegna e moltissimi altri aspetti. In questi casi il pm deve dimostrare le sue abilità di negoziatore.

Infine, il pm deve cercare di trarre insegnamenti per i progetti di traduzione futuri. Un modo concreto per farlo è quello di creare un procedimento mediante il quale tutti i membri del team possono lasciare commenti o suggerimenti in una sorta di cassetta postale in qualsiasi fase del progetto. Completato il lavoro, il pm valuterà tutti i commenti, li analizzerà in gruppo e li applicherà in futuro per migliorare le procedure, migliorare la qualità ed evitare imprevisti.

Il project manager

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Il compito del project manager (pm), è quello di creare un ambiente di lavoro in cui ciascuno dei partecipanti al progetto di traduzione venga messo in grado di esprimere le proprie massime potenzialità. Il pm deve fungere da collegamento tra tutti i partecipanti. La sua missione è quella di garantire che la squadra sia costantemente informata e motivata in modo adeguato e che ogni suo singolo membro si relazioni correttamente con gli altri per raggiungere livelli elevati di qualità e per far sì che la consegna del progetto avvenga nei modi e nei tempi prefissati.
Non è un compito assolutamente facile e i pm per svolgerlo al meglio devono possedere le necessarie competenze.

In primo luogo, come fa il pm a selezionare i traduttori professionisti giusti e a riunirli per il lavoro di gruppo?
Dopo averne vagliato le rispettive competenze, dovrà considerare la loro disponibilità e tenere in conto che quasi certamente sarà impossibile che essi lavorino fianco a fianco condividendo il medesimo luogo di lavoro fisico. Ciò costituisce già di per sé una bella sfida per il pm, che dovrà avere a che fare con professionisti indipendenti che vivono in qualche caso a migliaia di chilometri l’uno dall’altro e che hanno già altri impegni e priorità nella loro agenda.
Il pm dev’essere bravo a farli sentire parte di un team, al di là delle differenze culturali e delle distanze fisiche. Deve fare in modo che alle osservazioni e ai commenti di ciascuno di essi venga data la giusta importanza e la giusta considerazione. In questa maniera ciascuno raggiungerà la consapevolezza di essere importante e sentirà che il suo apporto può davvero fare la differenza. Per questo, il pm dovrà capire chiaramente qual è l’obiettivo del progetto e dovrà tenere il gruppo ben informato sulla portata del progetto, sulla qualità richiesta, sui tempi di consegna, sui costi e sul grado di soddisfazione del cliente. Nella pratica, questo può essere sviluppato sia attraverso incontri periodici o, qualora ciò non sia possibile, attraverso teleconferenze via internet.

Seconda parte di questo articolo

Traduttore creatore

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Forse il più famoso degli aforismi sulla traduzione è la massima “traduttore, traditore”. Questa affermazione racchiude in due sole parole tutta una filosofia della traduzione, legata ad una particolare concezione della lingua e del testo.
Il presunto “tradimento” del traduttore si basa su due assunti:
in primo luogo, il principio di intraducibilità, vale a dire l’idea che le lingue siano intraducibili, perché è impossibile tracciare una piena equivalenza tra di loro dal momento che ognuna di esse organizza in modo diverso il mondo e la realtà.
In secondo luogo, la moderna nozione di testo e di paternità del testo, seconda la quale l’autore è il proprietario assoluto del testo da lui scritto, al quale il traduttore deve pertanto essere il più fedele possibile.
Questo concetto è il prodotto di un esacerbato relativismo linguistico, che, al di là di sostenere (peraltro giustamente) che tutte le lingue possiedono una visione del mondo peculiare, difende anche l’idea che esse siano costruzioni chiuse e autonome, senza alcuna possibilità di interazione fra loro. Pericolosa convinzione che sembra negare il carattere universale del genere umano e delle sue creazioni culturali, base comune che permette la comunicazione e l’intercambio tra persone di ogni etnia e di ogni società.

Noi (che innegabilmente siamo un po’ di parte) vediamo le cose da un punto di vista un po’ diverso. Se infatti, causa il concetto di intraducibilità cui facevamo riferimento poc’anzi il traduttore è inevitabilmente un “traditore” nella lingua di partenza, con le sue soluzioni e le sue proposte (alcune indovinate, altre meno), egli è al contempo un autentico “creatore” nella lingua d’arrivo.
Grande opera quella del traduttore, architetto del linguaggio che costruisce ponti e strade talvolta quasi impossibili tra lingue e culture diverse.

La presenza sociale dei traduttori

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Non vi è alcun dubbio che la società abbia finalmente preso coscienza che la traduzione è un’attività che contribuisce in modo significativo ad una migliore comprensione tra culture diverse. Pushkin aveva pertanto ragione quando ammoniva: “Per favore non disprezzate il traduttore, poiché è colui che porta la posta della civilizzazione”.

Molteplici fattori hanno propiziato questo cambio di atteggiamento, e tutti questi fattori conservano un rapporto di interdipendenza fra loro.
Vale la pena citarne alcuni: la creazione di centri universitari dedicati alla formazione di traduttori, l’interesse che gli studi di traduzione hanno suscitato nei circoli accademici, il loro progressivo consolidamento come disciplina autonoma e di pieno diritto, la nascita di associazioni dedite a disciplinare i diritti e i doveri dei traduttori.
Da sottolineare anche la spettacolare crescita sperimentata dal mercato delle traduzioni nel corso degli ultimi decenni, come conseguenza dell’intensificazione delle relazioni internazionali, della creazione di organismi sovranazionali, della riduzione delle distanze, della graduale abolizione delle frontiere, e così via.
In parallelo, la nascita di nuovi mezzi di comunicazione ha favorito l’emergere di nuove forme di traduzione, come la traduzione simultanea, la traduzione automatica, il doppiaggio e i sottotitoli.
Va inoltre detto che, mentre un centinaio di anni fa la maggior parte dei testi tradotti erano di carattere religioso, letterario, scientifico e filosofico, nella nostra epoca la traduzione copre l’intero spettro dell’umana conoscenza, con particolare attenzione alle innovazioni tecnologiche, alle relazioni politiche e commerciali e alla letteratura.
Oltre a ciò, se fino a qualche decennio fa si traduceva da e verso poche lingue, adesso, per i motivi già citati in precedenza, il numero di lingue tradotte in modo abituale è notevolmente aumentato.

Dalle previsioni, non sembra affatto che la presenza sociale dei traduttori sia destinata a calare negli anni a venire. Al contrario, presumibilmente aumenterà grazie all’aumento dell’alfabetizzazione, allo sviluppo di nuovi e migliori canali di comunicazione, alla formazione di più traduttori, ecc.
Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che è probabile che il mercato del lavoro di questo settore si vedrà influenzato dalla comparsa di nuovi strumenti informatici che permetteranno di tradurre in automatico testi con strutture sintattiche semplici e con poco linguaggio figurato.
Ci sarà poi da analizzare l’impatto del progressivo consolidamento dell’inglese come lingua franca, che andrà sicuramente a diminuire la necessità di traduzioni in molte lingue minori.

L’arcilettore

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Appare del tutto evidente come un traduttore prima di essere tale sia in primo luogo un lettore, poiché prima di tradurre un testo deve comunque leggerlo. Tuttavia, il suo ruolo lo rende un lettore molto particolare.
Un traduttore si differenzia infatti dal semplice lettore per varie ragioni.
La prima, molto banalmente, è che il testo che si trova di fronte è scritto in una lingua diversa dalla sua.
La seconda riguarda l’intenzione e l’intensità della sua lettura: il traduttore non potrà limitarsi ad una lettura superficiale come talvolta accade per il lettore comune, ma dovrà capirlo ed entrarvi dentro completamente.

Un’altra differenza, decisamente la più importante, è che questa lettura ha il potere di condizionare tutte le letture successive. Il traduttore è un lettore con potere sopra tutti gli altri.
Nella sua opera di traduzione, il traduttore individua le caratteristiche rilevanti dei testi che ha di fronte e, nella misura in cui essi siano aperti ad interpretazione, seleziona possibilità interpretative, apre e chiude porte, permettendo alcune letture e negandone altre, tutto ciò attraverso una concatenazione ininterrotta di decisioni.
Si tratta di un compito carico di responsabilità, dato che, nella sua veste di primo lettore, di “arcilettore”, la sua missione è quella di impostare una chiave di lettura per tutti coloro che verranno dopo di lui. Dinanzi a loro, l’opera esisterà solo nella forma che egli abbia stabilito e permetterà solo le interpretazioni che, consapevolmente o inconsapevolmente, egli abbia consentito.

Multiculturalismo e traduzione

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Il fenomeno dell’immigrazione in Italia è abbastanza recente. Occorre infatti ricordare che l’Italia è storicamente un paese di emigranti. In modo particolare nel diciannovesimo secolo ma comunque almeno fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale, i flussi migratori dei nostri connazionali in direzione degli Stati Uniti e dell’America Latina (in particolare verso Argentina e Brasile), sono stati piuttosto intensi. Almeno fino alla fine degli anni 80 il nostro paese è stato al di fuori dei flussi migratori diretti verso l’Europa, che si sono rivolti principalmente verso i paesi a nord del vecchio continente.
A partire dai primi anni ’90 vi è stato un vero e proprio boom di immigrazione verso il nostro paese e secondo una recente ricerca condotta dall’Istat, la popolazione straniera residente nel nostro paese ad inizio 2008 era di circa 3 milioni di individui. Circa la metà di questa popolazione risultava essere composta da rumeni, albanesi e marocchini.
Queste persone, che nella stragrande maggioranza dei casi non conoscono bene la nostra lingua, spesso non parlano perfettamente nemmeno la loro poiché scarsamente istruiti ed abituati ad esprimersi nel dialetto della loro zona di residenza. Questo, com’è evidente, rende difficile la loro comunicazione sia con la società civile che con le istituzioni, poco abituate ad affrontare i problemi sociali del multiculturalismo costitutivo.
Una delle conseguenze più evidenti è l’aumento della richiesta di interpreti nei servizi pubblici per le lingue che fino a poco tempo fa erano praticamente sconosciute. Da qui nascono alcune implicazioni relative alla traduzione e all’interpretazione tra le quali vale la pena notare le seguenti:

1) la mancanza di formazione adeguata e di conoscenze da parte di molti interpreti sia circa l’etica della loro professione sia circa la terminologia giuridica o comunque specifica.
2) la procedure, a volte poco limpide, utilizzate dagli enti pubblici per la messa sotto contratto degli interpreti.
3) la mancanza di chiare linee guida sull’attività di questi interpreti.
4) la realizzazione di cattive traduzioni o interpretazioni errate che possono privare le minoranze dei loro diritti

L’argomento pluralismo-multiculturalismo-integrazione è vastissimo e non è certo questa la sede idonea per dibatterlo.
L’obiettivo di quest’articolo è solo quello di evidenziare un aspetto di un grande problema sociale considerato come marginale ma che a nostro parere non lo è. Aumentare gli interpreti qualificati nei punti cardine del sistema quali sono gli enti pubblici, significherebbe avvicinare le persone, limitando le tensioni e i problemi che a volte si creano semplicemente a causa di una cattiva comunicazione e non per questioni razziali, religiose, economiche o culturali.