Primo anno del mio percorso di studi, una classe parecchio vivace e tanta ma tanta voglia di sapere cosa ci avrebbe riservato il futuro, finché esso stesso “bussò” alla porta in veste di preside che ci chiese di fare silenzio, un rappresentante di Intercultura ci avrebbe descritto cosa significasse fare un anno di studio all’estero. Io cosa feci? Presi appunti e mi portai via tutti i dépliant. Con le “farfalle nello stomaco” li lessi in treno mentre ritornavo a casa; volevo prendere una borsa di studio per imparare il tedesco, era deciso! Bisognava solo convincere i miei genitori. Grazie al mio impegno ci riuscì e questo anno di studi mi sconvolse la vita regalandomi nuovi occhi con cui esplorare il mondo.
I ritmi erano serrati, tra le lezioni di tedesco e tutte le materie che facevano parte del secondo anno delle superiori, ma un giorno il professore di matematica prese l’influenza e avevo un’ora di buca, “bene”, dissi io, “finalmente un po’ di riposo…”. Macché!! Ero minorenne non potevo girare per la scuola senza meta alcuna così il preside mi fece entrare in una classe che non era la mia, ma che per un’ora avrei potuto presenziare senza impegno alcuno.
Era la classe di francese e caspita che fortuna era giorno di compito in classe… così la professoressa invitò a fare il compito pure a me, con molta felicità apparente, ovviamente mi sedetti e iniziai.
Era un testo a cui seguivano risposte a crocette, io ci provai, grazie allo spagnolo e all’italiano le azzeccai tutte e senza rendermene conto mi lasciai convincere e il francese divenne la mia quinta lingua.
Bonjour, bonsoir ed ecco che gli anni passano, concludo le superiori ritornata in Italia e inizio a lavorare come commerciale estero. Lettere di corrispondenza, telefonate e viaggi, vendite e acquisti nei posti più sparati del mondo. Arrivavo in ufficio con una adrenalina che mi rendeva entusiasta del mio operato in qualsiasi parte del mondo finché una lettera con un importante ordine da parte di un cliente di lingua portoghese spense il mio sorriso. Io non parlavo il portoghese lui non parlava nessuna delle lingue che io conoscevo e mi domandavo a cosa serve sapere tante lingue se non azzecchi proprio quella di cui hai bisogno… Ma senza perdermi d’animo, scrissi in italiano un piccolo discorso da dire al telefono e lo tradussi in un portoghese approssimativo che però dette i suoi risultati. Il cliente ebbe la sua risposta, la possibilità di essere capito e seguito nel percorso di acquisto e io fui invitata dall’azienda a fare un corso di portoghese prendendo così tutto il mercato di riferimento.
Ecco la mia storia, il mio percorso formativo con i casi della vita che mi portano qui ed ora a dare il mio contributo per continuare ad essere la colla tra tante culture facendo in modo che sempre meno fronti si arriccino perché le parole non vogliono uscire… le lingue oltre i confini.
Autore dell’articolo:
Marina Lorena Trotta
Traduttrice freelance EN-DE-FR-PT>ES-IT (bilingue)