Doppiare o sottotitolare? (6)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Nonostante Macek abbia cambiato la trama di “Macross”, le sue intenzioni erano buone, in quanto grande fan degli anime, e voleva solo che il prodotto avesse la visibilità che meritava. Per questo non è raro vedere i localizzatori prendersi certe libertà, nel bene o nel male, con le trame degli anime quando li localizzano per il pubblico occidentale.

Se gli anime non fossero stati distribuiti dalle reti via cavo, forse oggi non avrebbero lo stesso successo in occidente. Prodotti come gli anime continueranno ad avere un ristretto numero di fan al di fuori del Giappone. Lo stesso vale per giochi e film. I grandi distributori hanno giocato un ruolo chiave nella trasmissione di contenuti che, altrimenti, sarebbero passati inosservati. Bisogna ammettere anche che questo genere di prodotti, nella seconda metà del secolo scorso, ha sofferto per diverse ragioni. Alcuni avevano pessimi doppiatori, altri venivano tradotti in modo inappropriato e altri ancora, come “Robotech”, non seguivano nemmeno la trama originale. Ma ora sta cambiando tutto.

Con l’aumento dei siti di streaming come Netflix, Crunchyroll e Hulu, i film e i programmi stranieri sono più accessibili. E non sono più vincolati alle restrizioni che le società di distribuzione governative come la FCC imponevano alle reti. Per questo, vengono distribuiti in versioni più fedeli all’originale, col conseguente incremento di popolarità. Inoltre, è aumentato il budget per doppiare e sottotitolare gli anime. “Space Dandy”, nonostante sia una serie giapponese, è stata doppiata contemporaneamente in America, e gli episodi sono stati trasmessi un giorno prima negli USA che in Giappone. Oggi, gli anime sono molto seguiti in occidente, a tal punto che in programmi per bambini come “Nome in codice: Kommando Nuovi Diavoli”, “Lo straordinario mondo di Gumball” e “Adventure Time” vengono inseriti riferimenti agli anime, e i fan sono perfettamente in grado di coglierli. Forse non saremmo ancora arrivati alla perfetta comprensione di un’altra cultura, ma sicuramente è stata fatta molta strada.

Fonte: Articolo scritto da Blackcat130 e pubblicato il 25 aprile 2018 sul sito The Artifice

Traduzione a cura di:
Federica Giglio
Traduzioni, adattamento dialoghi e sottotitolaggio FRA>ITA – ENG>ITA
Torino

Doppiare o sottotitolare? (5)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Ted Woosely fu uno dei primi localizzatori di videogiochi. Il suo primo progetto fu il sottotitolaggio di “Final Fantasy 6”, all’epoca noto come “Final Fantasy 3”, dato che in occidente non erano ancora arrivate tutte le serie. Era il terzo capitolo a essere localizzato per il pubblico occidentale, e fu un compito difficile, visto come la localizzazione era stata mal gestita fino a quel momento. All’epoca, infatti, era vista come una cosa poco importante dai produttori stranieri. In un’intervista del 2007 con Player One Podcast, Woosely dichiarò che la localizzazione non veniva presa sul serio, visto che si trattava di un prodotto destinato ai bambini. Per questo motivo, quando venivano localizzati i videogiochi stranieri, i produttori erano convinti che fosse sufficiente avere qualcuno in grado di tradurre il gioco dal punto di vista linguistico, ma questo caso era diverso. Woosely sapeva che vi erano alcune difficoltà tecniche e culturali che rendevano questo progetto diverso dagli altri. I giochi su cartuccia non avevano lo spazio in memoria che hanno oggi i giochi in Blue-ray. Quindi, quando si traduceva dal giapponese all’inglese, di solito non funzionava, dato che l’inglese ha più caratteri del giapponese. Fu difficile anche perché il sistema era stato ottimizzato per la versione giapponese del gioco.

Questo portò Woosely a fare una cosa per cui molti fan lo amano e altrettanti lo odiano: riscrisse gran parte del copione. E così il personaggio di Kefka, che nella versione originale giapponese era un sadico, in quella americana diventò un bamboccione. Un’idea che piacque alla Squaresoft e che venne mantenuta e approfondita nelle apparizioni successive del personaggio. Non per questo il lavoro di Woosely è privo di errori. Ad esempio, spesso diede ai personaggi il genere sbagliato. Questo perché in giapponese non si usano i generi, di solito si deducono da chi sta parlando e con chi. Ciò che è certo, è che il suo lavoro su “Final Fantasy 6” stabilì degli standard nel processo di localizzazione. Questo portò la Squaresoft, oggi Square Enix, a concedergli più collaboratori per il processo di localizzazione dei giochi successivi. È proprio questo che i fan dovrebbero giudicare nei contenuti stranieri, dal momento che un localizzatore non ha motivo di tagliare contenuti o cambiare personaggi. Woosely apportò quei cambiamenti per rendere il gioco fruibile in inglese. Non voleva cambiare il modo in cui Kefka veniva percepito. Lo stesso si può dire per Macek.

Sesta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Blackcat130 e pubblicato il 25 aprile 2018 sul sito The Artifice

Traduzione a cura di:
Federica Giglio
Traduzioni, adattamento dialoghi e sottotitolaggio FRA>ITA – ENG>ITA
Torino

Doppiare o sottotitolare? (4)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Terza parte di questo articolo

In prodotti come “Sailor Moon”, in cui erano presenti personaggi gay, dal genere ambiguo o che si travestivano, venivano cambiati il genere e i dialoghi di questi personaggi, per far sì che rientrassero nei canoni sociali. Un’altra giustificazione era che le versioni censurate fossero destinate ai bambini, e gli adulti potevano guardare altrove le versioni non censurate. Ma non sempre era così, soprattutto per quanto riguarda i primi anime, infatti, non era così comune trovare una versione doppiata non censurata. È anche per questo che alcuni anime venivano solo sottotitolati e non doppiati. Se non erano abbastanza conosciuti da poter garantire il successo al di fuori del loro Paese di origine, le case di produzione non spendevano per farli doppiare. Perché ricordiamolo, alcune case di produzione pensano solo a guadagnare. “Robotech” è uno degli esempi più eclatanti di anime localizzato solo ed esclusivamente pensando  al  guadagno, mettendo in secondo piano la produzione originale.

Molti fan accusano Carl Macek di aver preso decisioni poco felici per quanto riguarda la localizzazione della serie “Macross”. Non è stata apprezzata la fusione di tre serie anime (“Macross”, “Chōjikū kidan Southern Cross” e “Kiko soseiki Mospeada”) in un’unica storia continuativa, conosciuta nel nord America col nome di “Robotech” e trasmessa per la prima volta negli USA nel 1985. Secondo i puristi, Macek e la Harmony Gold hanno rovinato l’anime col doppiaggio, unendolo ad altri due anime che c’entravano ben poco. Gli episodi dell’85 hanno trama e contenuti completamente discontinui, dovuti all’inclusione di eventi non collegati, e, secondo lo stesso Macek, la ragione dietro a questa unione era una soltanto: i soldi.

In un’intervista del 2007 con Noziement Macek, Macek ammise che il suo capo alla Harmony Gold stava semplicemente cercando di vendere il modello per cui avevano firmato un contratto. Non era importante che l’anime avesse successo o che fosse fedele all’originale, quello che contava era vendere quel modello. Tutti derisero Macek, convinto di essere di fronte alla nascita di uno nuovo franchising in occidente. Per Macek, infatti, quello era il momento in cui gli anime iniziavano a diffondersi in America. Secondo lui, le tre serie furono unite in una unica solo perché, per produrre ogni singola serie, erano necessari almeno 65 episodi. In questo modo, potevano andare in onda ogni giorno. Nessuna delle serie soddisfaceva questo requisito, perciò le tre serie vennero unite come se fossero una sola per accontentare le richieste della Harmony Gold. Macek accettò di sacrificare la trama originale, perché era convinto che sarebbe stata un’occasione sprecata. In seguito localizzò molti altri programmi, collaborò alla localizzazione di “Bleach” e “Naruto”, fino all’infarto che gli costò la vita, il 17 aprile 2010. Grazie al suo lavoro su “Robotech”, che fu uno dei primi doppiaggi, contribuì all’approdo degli anime sui media occidentali. Lui e Ted Woosely fecero capire a molti le difficoltà e i vantaggi che questo lavoro comporta.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Blackcat130 e pubblicato il 25 aprile 2018 sul sito The Artifice

Traduzione a cura di:
Federica Giglio
Traduzioni, adattamento dialoghi e sottotitolaggio FRA>ITA – ENG>ITA
Torino

Doppiare o sottotitolare? (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Localizzare significa rendere un prodotto straniero più vicino alla cultura di arrivo. La localizzazione comprende diversi passaggi, come doppiaggio, marketing, effetti sonori, censura, casting ecc. È il motivo per cui alcuni anime avranno colonne sonore diverse o verranno censurati in modo diverso di Paese in Paese. Gli esempi più eclatanti sono gli anime dei primi anni 2000 localizzati dalla 4Kids TV. Spesso venivano cambiati i dialoghi, e così molte idee e molti cibi stranieri presenti nella versione giapponese non erano presenti nella versione americana. Lo vediamo nei “Pokémon”, dove gli onigiri sono stati trasformati in donut o sandwich. E ancora, negli anime localizzati dalla 4Kids TV spesso venivano cambiati i nomi dei personaggi, affinché sembrassero più occidentali. Ad esempio Anzu Mazaki, in “Yu-Gi-oh”, trasformata in Tea Gardner. I contenuti di natura sessuale venivano tagliati o rimossi del tutto. Ad esempio, a un personaggio femminile particolarmente prosperoso veniva ridotto il seno. Questo perché, in genere, i contenuti via cavo dovevano rispettare determinati standard. Ed è qui che la questione si fa interessante.

Quando i canali via cavo localizzavano un programma straniero, si preoccupavano solo di due aspetti: guadagnare e non essere denunciati dalla società che aveva prodotto lo show o dalla Commissione federale per le comunicazioni, in America per lo meno. Ecco perché società come la 4Kids TV ci andavano giù pesante, censurando tutto ciò che poteva essere messo in discussione dalla FCC o che poteva non invogliare il pubblico a guardare quel programma. I cambiamenti venivano approvati da diverse fonti. E fu così che i contenuti dei primi anime doppiati subirono grandi tagli. Il discorso vale anche per i canali giapponesi, che spesso tagliano scene violente, sia da programmi occidentali sia da quelli giapponesi.

Un esempio è “Terra Formars”, che venne pesantemente censurato quando fu trasmesso in Giappone, mentre il pubblico occidentale vide la versione non censurata. Quando dei contenuti venivano tagliati da questi anime, si trattava quasi sempre di una forma di censura. E di nuovo, la 4Kids TV si fece notare per i tagli. C’è chi difende questi tagli, sostenendo che non sia un problema, ammesso e concesso che non modifichino il messaggio del programma. Ma anche qui ci sarebbe da discutere.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Blackcat130 e pubblicato il 25 aprile 2018 sul sito The Artifice

Traduzione a cura di:
Federica Giglio
Traduzioni, adattamento dialoghi e sottotitolaggio FRA>ITA – ENG>ITA
Torino

Doppiare o sottotitolare? (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

La versione sottotitolata di un anime è spesso venerata dagli appassionati, perché si pensa che sia il modo migliore per capire il messaggio originale e viene ritenuta priva di lacune. Ma la verità è ben diversa. Innanzitutto, lo spettatore deve leggere per tutta la durata dell’anime. Il che è controintuitivo per un format visivo. Ma non finisce qui. Se un personaggio parla molto velocemente o più personaggi parlano contemporaneamente, può diventare difficile per il lettore restare al passo con i dialoghi, e rischia di perdersi qualche battuta o una svolta cruciale. Alcune battute, poi, non hanno senso in altre lingue o culture. Il sottotitolaggio può avvicinarsi maggiormente alla versione originale, ma non offre miglioramenti agli spettatori stranieri.

Secondo il regista Hayao Miyazaki, i sottotitoli possono sminuire il messaggio originale del programma. Per questo motivo, non ha mai voluto che i suoi film venissero letti. Pensa che i sottotitoli distraggano dai messaggi visivi che inserisce nei film, rendendo allo spettatore difficile immedesimarsi. Questo è uno dei motivi per cui promuove il doppiaggio dei propri film. È convinto che, col giusto supporto, gli studi di doppiaggio possano catturare il messaggio dei suoi film anche con dialoghi e attori diversi. Quindi, qual è il format migliore per un anime?

La risposta è semplice: nessuno dei due è di per sé migliore dell’altro. Nessuno dei due offrirà allo spettatore l’esperienza dell’originale. A meno che non si impari la lingua straniera, non c’è modo di guardare un prodotto straniero nella sua versione originale. Ogni prodotto tradotto dovrebbe essere visto come una ri-narrazione dell’originale. Questo perché, in effetti, la storia viene ri-narrata in una lingua diversa, e non dovrebbe essere considerato un lato negativo. Il problema è che diverso viene automaticamente percepito come negativo. E non c’è niente di più sbagliato, perché entrambi i modi di tradurre possono aggiungere qualcosa al prodotto. Ciò che, in realtà, dovrebbe essere al centro dell’attenzione non è se un prodotto sia doppiato o sottotitolato, ma la qualità della localizzazione.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Blackcat130 e pubblicato il 25 aprile 2018 sul sito The Artifice

Traduzione a cura di:
Federica Giglio
Traduzioni, adattamento dialoghi e sottotitolaggio FRA>ITA – ENG>ITA
Torino

Doppiare o sottotitolare?

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Tradurre un anime è sempre difficile, poiché la traduzione non è una forma d’arte tradizionale. Molti pensano che un anime tradotto debba essere una traduzione parola per parola, ma come ogni poliglotta sarebbe pronto a spiegare a un monolingue, le traduzioni non possono essere sempre gestite seguendo questa modalità. Il motivo sono quelle parole e idee che non esistono in altre lingue. Una traduzione parola per parola è praticamente impossibile, qualsiasi siano le lingue coinvolte. Ed ecco perché i traduttori sono degli artisti unici. Il loro compito non è quello di creare arte come gli artisti tradizionali, dato che devono mantenere un certo equilibrio tra interpretazione e rappresentazione.

I traduttori devono tentare di rispettare la visione originale dell’artista, rendendola comprensibile a un nuovo pubblico. Questo è il motivo per cui, talvolta, tra gli appassionati di anime si accende il dibattito “sottotitoli contro doppiaggio”. I puristi sosterranno che la versione doppiata è sempre inferiore rispetto all’originale e che, per quanto possa essere doppiata bene, sarà sempre uno stravolgimento dell’originale. Questo perché ci sarà un direttore diverso, che farà interpretare a doppiatori diversi un copione diverso. Basterebbe cambiare il contesto di una scena, per andare a perdere le idee originali. Inoltre, la sincronizzazione dell’audio potrebbe non coincidere perfettamente con l’animazione.

Contrariamente a quanto pensano i puristi, questi cambiamenti non stravolgono automaticamente il messaggio originale. Spesso infatti, se il doppiaggio è fatto bene, può addirittura migliorare la qualità di un prodotto. Un buon esempio può essere “Code Geass: Lelouch of the Rebellion”. Alcuni spettatori giapponesi, infatti, hanno preferito l’interpretazione di Lelouch Vi Britannia/Lamperouge di Johnny Young Bosch, il doppiatore inglese, rispetto a quella di Jun Fukuyama, il doppiatore giapponese. Il che non sorprende, vista la maggiore esperienza di Bosch in ruoli da protagonista. Inoltre, quest’ultimo ha interpretato ruoli più seri e meno comici rispetto a Fukuyama. Questo dimostra che dare voce a un personaggio è una questione che va al di là del Paese di origine di quel personaggio, è recitazione vera e propria. Nonostante questo, molti pensano che la versione sottotitolata del programma sia superiore rispetto a quella doppiata. Ma anche il sottotitolaggio ha dei limiti.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Blackcat130 e pubblicato il 25 aprile 2018 sul sito The Artifice

Traduzione a cura di:
Federica Giglio
Traduzioni, adattamento dialoghi e sottotitolaggio FRA>ITA – ENG>ITA
Torino

Un ponte per l’uguaglianza culturale (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Verso l’estinzione
Il quadro si complica ulteriormente se si pensa alle lingue e alle culture a rischio di estinzione: l’UNESCO stima che tra il 50 e il 90% delle lingue del mondo sarà estinto entro il 2100.La traduzione in questo caso può essere un’arma a doppio taglio. Da una parte, tradurre testi indigeni (orali o scritti) può accelerare l’erosione delle lingue nelle comunità in cui vi sono pochi parlanti madrelingua in vita, ma dall’altra la traduzione verso le lingue in pericolo può aiutare a rafforzarle.

In linea di massima, sembra che la scomparsa delle lingue ci interessi molto meno delle specie in via di estinzione, soprattutto se sono adorabili. Quando l’ultimo panda gigante se ne andrà nel paradiso dei bambù il mondo piangerà a lungo, ma la scomparsa della lingua nativo americana klallamil 4 febbraio 2014 con la morte della sua ultima parlante, Hazel Sampson, ha meritato solo brevi accenni nei media.

Anche alcuni teorici della traduzione sono scettici. Emily Apter ha dichiarato senza giri di parole di avere “seri dubbi” sulla commistione tra studi di traduzione ed ecologia linguistica, ovvero lo studio di come le lingue interagiscono con l’ambiente circostante. Secondo Apter, l’esotizzazione delle espressioni dei madrelingua e altre caratteristiche specifiche di una lingua rischiano di imporre una grammatica fissa quando invece dovrebbe avere la meglio la variazione naturale.

Nel mondo moderno ci sono diversi tipi di periferia dove la vita può essere difficile, persino precaria. Ma le lingue si parlano anche lì. Possono non essere le stesse lingue parlate al “centro” delle cose, ma questo non le rende meno importanti.

Se riuscissimo a capire meglio come la traduzione riesce a rafforzare e allo stesso tempo indebolire queste lingue e culture spesso trascurate, allora potremmo essere obbligati a riconsiderare alcuni dei nostri preconcetti sulla lingua e sulla società. E, se tutto il resto non dovesse funzionare, possiamo sempre rendere il mondo un posto migliore “imparando” a tutti un po’ di inglese.

Fonte: Articolo scritto da Marcus Tomalin e pubblicato il 9 giugno 2016 su The Conversation

Traduzione a cura di:
Ilaria Milan
Traduttrice freelance EN,ES>IT, IT>EN,ES
Venezia

Un ponte per l’uguaglianza culturale

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Negli anni ’90, l’allenatore di calcio Dennis Wise non si è fatto turbare dall’acquisto di alcuni giocatori stranieri. Avrebbero presto imparato a comunicare, dato che “gli avrebbe imparato un po’ di inglese”. Nel 2016, anche David Cameron ha avuto la stessa idea geniale. In un articolo sul The Times, ha scritto che il 22% delle donne musulmane britanniche parlava poco inglese o non lo parlava affatto e per questo non riusciva a integrarsi e a migliorare la propria situazione economica. Secondo il primo ministro, tutto si sarebbe risolto se queste donne avessero imparato bene l’inglese.

Il solo fatto che un’idea del genere possa essere proposta solennemente da politici importanti dimostra quanto la diversità linguistica sia diventata un rompicapo nelle nostre vaste società postindustriali sempre in espansione e ormai diventate multietniche, multilinguistiche e multiculturali.

La crisi dei migranti iniziata nel 2015 non ha precedenti e illustra in modo doloroso come gli spostamenti di popolazioni su larga scala possano rapidamente creare situazioni sociali in cui le differenze linguistiche diventano punti di rottura. I migranti non parlano la madrelingua del paese in cui arrivano e per questo vengono isolati e guardati con sospetto. Solo la traduzione da una lingua all’altra e da una cultura all’altra può superare queste differenze.

Nelle società in cui ci sono differenze di classe o comunità di sfollati il ruolo della traduzione, stranamente, trova poco spazio nei media. Alcune ricerche hanno studiato il ruolo della traduzione nelle zone di guerra, ma sono riuscite solo a enfatizzare la retorica dell’élite politica e non le difficoltà linguistiche che i civili devono affrontare giorno dopo giorno durante i conflitti. Questo è un fatto allarmante se si pensa a come la lingua rende evidenti gli squilibri di potere all’interno delle società: secondo LinKenan, ad esempio, la traduzione potrebbe dare il via al cambiamento sociale in Cina.

Giustizia sociale
In quest’epoca di globalizzazione inarrestabile, alcuni gruppi di persone sono privati dei diritti civili per motivi di genere, etnia, nazionalità e classe sociale. È utile analizzare il ruolo che la traduzione ha in questo contesto: può contribuire a ridare potere agli emarginati o serve solo a renderli più vulnerabili?

Il teorico della traduzione Lawrence Venuti ha sostenuto con insistenza che le traduzioni fluide spesso perpetuano le disuguaglianze sociopolitiche. Secondo il suo punto di vista, la traduzione non è un’attività innocua che facilita la comunicazione, ma al contrario può consolidare le disuguaglianze rafforzando la supremazia della cultura dominante.

Studi recenti hanno iniziato ad analizzare queste problematiche complesse. La studiosa di traduzione IsraelHephzibah si è concentrata sulle traduzioni in inglese della letteratura tamil prodotte dai dalit, gli “intoccabili” indiani: queste traduzioni destabilizzano inevitabilmente il sistema di caste tradizionale poiché conferiscono credibilità alle opere di un gruppo emarginato. In questi casi la traduzione può diventare un’alleata della giustizia sociale.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Marcus Tomalin e pubblicato il 9 giugno 2016 su The Conversation

Traduzione a cura di:
Ilaria Milan
Traduttrice freelance EN,ES>IT, IT>EN,ES
Venezia

Cervello e bilinguismo

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Sapevate che sulle coste occidentali della Thailandia vive una comunità di nomadi che riesce a “vedere come delfini”? Si tratta degli straordinari bambini della tribù Moken. Questi passano gran parte della giornata immersi in acqua, procacciando cibo, e possono chiaramente vedere tutto ciò che c’è sott’acqua, come se fossero dei delfini. Questa peculiarità dimostra chiaramente il potere che l’esperienza può esercitare sulla fisiologia dei nostri corpi. Il cervello, proprio come gli occhi dei bambini Moken, ha la straordinaria abilità di cambiare struttura e funzionalità in risposta a stimoli ambientali o all’esperienza. A questo punto mi è venuto spontaneo chiedermi che effetti potesse avere l’esperienza di apprendimento di una o più lingue sul nostro cervello e, viceversa, quale fosse il ruolo del cervello sull’apprendimento delle lingue.

Più della metà della popolazione mondiale studia attivamente o parla una seconda lingua. Molte di queste persone nascono bilingue, mentre molte altre imparano le lingue successivamente, per lavoro o per immigrazione, per esempio. Nel mondo odierno, sempre più connesso, fenomeni come la globalizzazione e la diffusione di tecnologie digitali, forniscono un valido stimolo alla rapida crescita di società basate sul multilinguismo.
In questo contesto, molto spesso gli scienziati si sono domandati come fosse possibile per un solo cervello, gestire due o più lingue. Infatti, il processamento del linguaggio è una delle attività più complesse compiute dall’essere umano.

Ci sono due differenze principali tra i soggetti monolingue e quelli bilingue. Prima di tutto, i secondi sono meno esposti a ciascuna delle due lingue rispetto a quanto i monolingue sono esposti alla loro unica lingua. In secondo luogo, una delle difficoltà più grandi delle persone bilingue consiste nel bisogno di distinguere le lingue alle quali sono esposti e nel saper gestire l’interferenza tra queste. Anche se la discriminazione delle lingue non sembra essere un gran problema per i bambini (fatta eccezione per idiomi simili, come lo spagnolo e l’italiano), i bilingue richiedono un’attività di processamento del linguaggio più intensa. Infatti, la capacità di evitare errori ed interferenze di linguaggio, indica che la selezione di quest’ultimo avviene con incredibile accuratezza. Tutto ciò si traduce in un aumento dell’attività cerebrale e, più in dettaglio, in un aumento delle funzioni esecutive, ossia funzioni deputate al controllo del comportamento.

Inoltre, l’apprendimento di una seconda lingua è spesso accompagnato da cambi anatomici nella struttura del cervello. Per esempio, è frequente riscontrare nei soggetti bilingue una maggiore densità di materia grigia ed integrità di materia bianca. Questi parametri variano in base all’età di apprendimento della lingua, alla padronanza della lingua e al tipo di lingua. E ancora più sorprendente è che questi cambi possono avvenire in seguito ad esposizioni anche brevi ad una lingua straniera, sottolineando l’incredibile plasticità del sistema nervoso umano, anche negli adulti.

Nel 1962, in uno dei primi studi sul bilinguismo, condotto da Peal e Lambert (Peal E, Lambert W., 1962), i due autori concludono così:
“I bambini, in seguito all’esperienza dell’apprendimento bilingue, sembrano aver sviluppato una flessibilità mentale, una superiorità nella formazione dei concetti, un più diversificato insieme di abilità mentali”.
A distanza di quasi 60 anni da questo studio, possiamo definire la flessibilità mentale che caratterizza gli individui bilingue come una migliore capacità di processare le informazioni efficientemente ed in maniera adattativa.
È chiaro che, non solo i cervelli, ma anche le menti delle persone bilingue vengono modellate in maniera unica dall’esperienza.

Autore:
Roberta Giannetti
Professione: Biologa, aspirante traduttrice scientifica

Referenze: – Osterhouta L. et al. Second-language learning and changes in the brain. J Neurolinguistics. 2008, 21(6): 509 -521 – Peal E, Lambert W. The relation of bilingualism to intelligence. Psychol. Monogr. 1962, 76:1-23 – Ping L. et al. Neuroplasticity as a function of second language learning: Anatomical changes in the human brain. Cortex. 2014, 301-324 – Sayuri H. and Viorica M. Consequences of multilingualism for neural architecture. Behavioral and brain functions. 2019, 15:6

Traduzione chiocciola

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Idioma

Simbolo grafico @

Traduzione in italiano

afrikaans (dialetti) di Sudafrica, Namibia, Botswana e Zimbabwe

Aapstert

Coda di scimmia

arabo dell’Egitto e di vari altri paesi

Fi = si utilizza nella maggior parte dei dialetti= traduzione parola inglese “at”. Il simbolo @ non appare sulle tastiere arabe ma solo in quelle miste Arabo/Inglese.

Vicino, presso

armeno dell’Armenia e altri paesi

պարուրակ= parurak

Chiocciola

bielorusso della Bielorussia

Sabaka

Cagnolino

bulgaro della Bulgaria

Маймунско а=maimunsko-a/лудо А/кльомба = klyomba (pronuncia Klaiomba)

La a della scimmia/pazzo A/at sign-at-at symbol= (nome del)simbolo @ ovvero una lettera scritta male, la Bulgaria non tratta in quest’altra accezione il simbolo con altrettanta positività

catalano della Catalogna e di vari altri paesi

Arrova (anche unità di peso)

Chiocciola

ceco della Repubblica Ceca

Zavináč

Filetto d’aringa arrotolata/aringa marinata o salata

cinese mandarino a Taiwan

小老鼠 (pronuncia Xiao Lao shu)/ lao shu-hao/ at-hao

Topolino,piccolo topo/segno di topo/segno a

cantonese a Hong Kong

Siu lo tsu/In Hong Kong è utilizzato con lo stesso senso del “segno at” inglese e americano.

Topolino/“vicino,presso”

cinese nel continente

a (pronuncia Juan a)

“a” cerchiata/”a” chiusa/stringa a forma di “a”=il simbolo @ ha un nome più letterale, infatti i primi modi in cui veniva chiamato sono i due sopracitati,mentre il terzo è una variazione,grazie all’arricciatura alla fine del simbolo, che ricorda una stringa a forma di A.

coreano della Corea

골뱅이 = Dalphaengi (pronuncia Golbaengi)

Buccino/lumaca di mare/lumaca(perché si avvolge nella sua coda)

corso della Corsica e dell’Italia

Cipudda

Cipolla

danese della Danimarca

Alfa-tegn/ Snabel-a/ Grisehale

Segno alfa/la a con la proboscide o proboscide d’elefante(membro un po’ più grande del mondo animale)/Coda di maiale

ebraico di Israele

שטרודל /shablul – shablool

Shtrud(e)l/Strudel=tipico dolce arotolato; come il cerchio esterno che circonda la “a” così la foglia dello strudel racchiude la farcitura di frutta/ Chiocciola,lumaca

esperanto di 120 paesi del mondo(principalmente Europa [Polonia], Brasile,Cina)

Heliko

Chiocciola/ chiocciolina/lumaca

estone dell’Estonia

Ät-märk

Segno at – Coda di scimmia

finlandese della Finlandia

Ät-merkki/Apinanhäntä/ Kissanhäntä/Miukumauku

Segno at/coda di scimmia/coda di gatto/il segno del miao

francese della Francia

Arobase/arrobe(unità di misura)/un a commercial/a enroulé/escargot/petit escargot

A minuscola rotonda =derivante da “a rond bas”(secondo il nazionalismo linguistico francese) oppure ,più anticamente,da “à”, nel senso di “al tasso di”, in quanto gli scribi amanuensi avrebbero arrotondato con svolazzo elegante l’accento grave francese/Una a commerciale/A avvolta/Chiocciola/Piccola chiocciola

frisone di Paesi Bassi e Germania

Slak

Chiocciola

giapponese del Giappone

At mark (アットマーク Attomāku)=AT (i giapponesi, famosi per la traduzione geograficamente tipica delle parole,utilizzano anche il semplice at inglese, traslitterato in “atto maaku”= “at mark”), ufficialmente Tankakigou (単価記号Simbolo commerciale),Naruto

Segno di at,al segno/(vortice di) Naruto= in Giappone approfondiscono il tema circolare, prendendo in prestito un termine per i vortici, identificati in un canale tra la città di Naruto e l’isola Awaji oppure in riferimento al cilindro di pesce salato,che,tagliato a fette,rivela la caratteristica spirale

greco della Grecia

Παπάκι (pronuncia Papaki)

Piccolo papero/a (per somiglianza a papere disegnate nei fumetti, in particolare le ali, ma anche riferimento all’occhio del papero) – piccola oca

inglese britannico del Regno Unito

At sign (+specifico), a around, at (abbreviazione + comune), commercial at (espressione intera)

In inglese chiocciola/lumaca senza conchiglia= snail vs slug= chiocciola con conchiglia;

at= presso deriva dal latino apud=presso

può capitare di sentire chiamare @ anche ape(scimmia), cat(gatto),rose(rosa),whirlpool(mulinello)

inglese americano degli U.S.A.

Ampersand

Segno di invio=richiama vagamente questo senso,per affinità con un altro segno più universale, cioè l’ampersand che sta per &, cioè et, la e di congiunzione “and”

italiano dell’Italia

Chiocciola=nome animale più riccorrente nel vero e proprio zoo delle denominazioni delle altre lingue, poiché ricorda il guscio del simpatico gasteropode/ A commerciale/at,termine inglese e americano

@=a con svolazzo antiorario sta per “Addì”, nel senso di “data” di morte, in altri casi indicata con “Li” oppure come trascrizione di “ad”

kazako del Kazakistan

айқұлақ

Calamaro,seppia o orecchio della luna = in Kazakistan traggono anche ispirazione dalle stelle per identificare @; siamo talmente abituati a vederla come una “a” cerchiata, da non aver mai pensato a quanto assomigliasse ad un orecchio

latino dell’antico Impero Romano

Apud

Presso,a

norvegese della Norvegia

Alfakrøll,/grisehale/krullalpha, krøllalfa /at

Doppia alfa arricciata, /Coda di maiale/la a arrotolata, alfa a spirale/at=vicino,presso=termine inglese largamente usato nel mondo accademico

olandese dell’Olanda

at=più semplice e più spesso usata/Apestaart Ape(n)staartje/Slingeraap

Poiché l’inglese è preminente in Olanda, il significato inglese di “at” è comunemente usato./Coda di scimmia/Coda arricciata di piccola scimmia che si aggrappa ad un ramo(parte più delicata della scimmia)/Scimmia oscillante

piemontese del Piemonte

Aranda

Presso

polacco della Polonia

Małpa(pronuncia Màupa) /Kotek/Ucho s’wini

Scimmia/Piccolo gatto/Orecchio di maiale

portoghese del Portogallo

Arroba = si riferisce in origine ad un’unità di peso, massa e volume

Chiocciola/chiocciolina/simbolo @

romeno o rumeno della Romania

Coadă de maimuţă/arond/la

Coda di scimmia/la a con il cerchio/at=vicino,presso

russo di Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia

Il più utilizzato è Собака (pronuncia Sobaka) ma anche Kommercheskoe

Cane-cagnolino/ a commerciale

sardo della Sardegna

Sitzigorru

Lumaca

serbo di Serbia,Montenegro e altri paesi/macedone

мајмун=majmunce

Scimmia,piccola scimmia

sloveno della Slovenia e latri paesi

Afna

Chiocciola (colloquiale)

spagnolo della Spagna

Arroba=antica unità di peso,volume,massa(derivato da arabo “rub’a”=un quarto di unità di misura)tradotto con amphora/ensaimada, caracol

Arroba è molto utilizzato in America Latina/ensaimada è un tipico dolce arrotolato

svedese della Svezia

Snabel-a/Kanelbulle=dolce arrotolato alla cannella tipico del posto

Proboscide d’elefante/a proboscidata, cioè con una proboscide d’elefante/ a tronca/Dolce alla cannella/Coda di maiale

svizzero della Svizzera tedesca

Affenschwanz

Coda di scimmia

tedesco della Germania

Klammeraffe, Affenschwanz, At-Zeichen

Scimmia appesa/coda di scimmia/Segno at

tailandese della Tailandia

in Tailandia non c’è un termine ufficiale, ma spesso è chiamato “ai tua yiukyiu

Carattere simile ad un verme che si dimena

turco della Turchia

Et=fonetico ma non At=cavallo

çengalli a=a uncinata

güzel a= bella a (senso + poetico)

gül = rosa (fiore)

kapik=scimmia

kulak=orecchio

Et/ a uncinata/bella a/ rosa/scimmia= in Armenia sembra ricordare una scimmia che si appende ad un ramo/orecchio

ucraino dell’Ucraina

Равлик/Песик/Собака/Вухо ( pronunce ravlyk/pesyk/sobaka/vuho)

Chiocciola/cane/orecchio

ungherese dell’Ungheria

Kukac (pronuncia kukats)/Majomfarok

Vermicello/bruco/larva/coda di scimmia

uzbeko dell’Usbechistan, Afganistan e altri stati dell’Asia centrale

Kuchuk

Cagnolino

vietnamita del Vietnam

A còng

Spaghetti arrotolati

Autrice:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
Vigevano (PV)

@Email my heart (6)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Quinta parte di questo articolo

Piccolo grande capolavoro nell’Arte e nella Letteratura…

I:- “ Cosa ne pensa della creatività artistica, in base alla Sua forma così minuscola, semplice ma originale? ”-

C:- “ Penso che l’Arte mi abbia reso grandi onori, annoverandomi fin dall’antichità in tantissimi ambiti, testimoni oculari della mia origine; i monaci, innanzitutto, mi sostituivano alla preposizione latina “ad”=@, per abbreviarla ulteriormente:compaio ad esempio in un codice miniato bulgaro del Trecento come prima lettera della parola “amen”. Ho poi percorso scritti storici, del Rinascimento italiano e peruviani. Sono sempre stata una “a” particolare, perché portatrice del fatidico ricciolino, tanto che mi si può ritrovare, in qualità di chiocciola e ghirigori a spirale, nei simboli degli anarchici (già da me accennato), come A iscritta nel cerchio,e nelle copie sopravvissute di cartoni perduti del grande artista Leonardo Da Vinci, per la battaglia di Anghiari o in alcuni suoi misteriosi scritti, come un indovinello, pensato per la corte milanese di Ludovico il Moro, il cui rebus presentava come soluzione la parola “anello”.

L’Arte e la Letteratura, proprio come due Principi di un tempo, mi hanno corteggiata nei modi più inimmaginabilmente galanti ed io sono stata ben fiera di accettare entrambi i miei pretendenti!!

Ah,dimenticavo!!Sono anche stata riconosciuta come simbolo ufficiale in una delle collezioni del Moma (Museum of Modern Art n.d.r.) di New York, perché non sono ritenuta soltanto legata all’informatica, ma anche come mezzo di comunicazione e della nostra identità!Un Esempio di «eleganza, economicità, onestà intellettuale e un’idea del futuro dell’arte di questi giorni» mi hanno definita!!!”.

Un itinerario molto speciale con tracce in tutto il Mondo…

I:- “La Sua conquista del mondo quanti nomignoli Le ha allora affibbiato? ”-

C:- “I popoli di tutto il Mondo si sono sbizzarriti negli ambiti più disparati sul mio conto…

La mia Storia Linguistica è davvero buffa: sono ufficialmente il simbolo delle email, infatti la posta elettronica è uno degli strumenti più vecchi e consolidati da quando esiste Internet, tanto che non esisterebbe la possibilità di scambiarsi un messaggio senza la mia presenza, e, nelle diverse lingue e tastiere, mi travesto in mille modi, mi cammuffo, mi trasformo, creando talvolta equivoci, ipotesi sulla mia traduzione in ciascun paese, anche se il mio significato resta universale!Il linguaggio rivela, attraverso segni grafici come il mio, riferimenti culturali importanti: ciascuna cultura è unica nel suo genere,e, accomunandole tutte, possono venire fuori elementi bizzarri, come nel mio caso.

Vita e miracoli di una chiocciolina come me, insomma, parentele vicine e lontane,affinità…Il mondo ha creato una ricca documentazione sul mio conto, io che sono sempre presente negli indirizzi di posta elettronica, dalle bellissime ispirazioni culinarie al regno degli animali.”-

E per Concludere in Bellezza…

I:- “Grazie infinite per averci accompagnati in questa intervista!!! Come regalo per i nostri lettori, aggiungo il dono che Lei ci ha lasciato, rispolverando i vocabolari e la lavagna di scuola, ovvero la tabella delle traduzioni più particolari del Suo nome nelle varie lingue del mondo.”-

C:- “ Non c’è di che! E’ stato un piacere!! Auguro buona lettura a tutti, alla scoperta del mio nome  nelle varie lingue!!! Bye-bye da Mrs Chiocciola@ ”-

THE END

Articolo a cura di:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
Vigevano (PV)

@Email my heart (5)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Quarta parte di questo articolo

Chiocciola come Chiave di Richiamo di Movimento

I : -“Lei rappresenta dunque il movimento nelle sue più particolari sfaccettature. Ci può esprimere con esempi a che cosa ciò allude?”-

C:- “ Un’infinità di valori si collegano al mio andare e venire, come la danza, in particolare la spiral dance del neopaganesimo, simboleggiata da rituali, in qualità di segni nuovi per gli iniziati, cioè tatuaggi che circondano gli arti,corone che cingono il capo,orecchini o piercing, come anelli, che forano la carne.

Dal punto di vista psicologico e medico la coclea mi identifica, permettendo all’essere umano di ascoltare e mantenersi in equilibrio, collegandosi al mondo; esaminando quindi la profondità della mente e passando per la coclea, vengo portata alla luce sempre io.

Posso condurre sopra o sotto come una scala a chiocciola, trascinare verso un punto preciso come un vortice, sballottare alla rinfusa come un tornado, rallentare come la lumaca o la tartaruga chiuse in un guscio, imprimere la forza di una molla, affinché la tartaruga sconfigga Achille, far vincere o perdere, a seconda della fortuna, similmente alla pallina della roulette, arrotolare al mio interno o spiegare il mistero di me stessa. Recupero molti archetipi, tra cui quelli della natura nei suoi quattro elementi : tifoni (aria), vortici (acqua), spirali di fumo (fuoco) e rovi (terra), sintetizzando, in più, le sue geometrie frattali, nella perfezione del rapporto aureo.

Come segno spiraliforme affascino, attiro come un campo magnetico coi suoi poli opposti, mesmerizzo, ipnotizzo come la classica spirale che ruota, pietrifico come i riccioli serpentini di Medusa ,e, soprattutto, ricollego al cordone ombelicale, indirizzando l’essere umano verso la contemplazione interiore di una simbologia arcana,universale, trasversale,assoluta. Sono arrivata lentissimamente fino a voi, da secoli ricordati talvolta come “oscuri e misteriosi”.

Sesta parte di questo articolo >

Articolo a cura di:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
Vigevano (PV)

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< Terza parte di questo articolo

Leggenda e Realtà a confronto : il Mito della chiocciola

I :- “Da più punti di vista, approdando al mitologico, la sua carriera si snoda in un percorso lunghissimo che sfocia nella vita reale. Cosa ci può narrare in proposito? ”-

C: -“Beh, ecco…sono un pochino in imbarazzo per il lungo elenco… ma rappresento :

1- l’anello nuziale che unisce uomo e donna, figura simbolo tipica della matematica e dei linguaggi informatici.

2- Definisco gli interruttori di molti elettrodomestici.

3- Mi riferisco alla sezione aurea, che ritorna divinamente in serie e forme spiraliformi matematiche presenti in natura.

4-La simbologia biblica di Alpha e Omega, come Inizio e Fine, mi richiama.

5-Sono simbolo dell’anarchia, come entità prima per i Greci e teoria fisica matematica.

6-Ricordo gli anelli che circondano il pianeta Saturno, anche dio romano dell’agricoltura e dell’abbondanza : ecco spiegato il motivo della mia collocazione nei mercati e nei cicli della natura.

7-Ricordo inoltre Cronos, dio del tempo che mangia tutto cio’ che crea e regola i cicli delle stagioni, in base alla rotazione e rivoluzione dei pianeti, poiché Saturno per i Romani=Cronos in greco.

8- Suggerisco come anello concetti di chiusura,perimetro,separazione tra periferia e centro,labirinto, associati ai problemi e al nodo della nostra Rete; si tratta  di un enigma che però tiene unite le maglie della rete, complicando,intricando, ma allo stesso tempo legando i membri di una relazione sociale.

9-Sono uno dei paradossi della simbologia di Internet, vale a dire una rete che avvolge il globo e separa l’esperienza reale da quella virtuale, estendendo le comunicazioni nello spazio e nel tempo, liberando lo scambio delle informazioni tra le sue maglie.

10-Sono circolare come una ruota, che ricorda i cerchi nel grano, il mistero di Atlantide, sfociato nel labirinto di Cnosso, stilizzato come un cervello, fondamentale per risolvere i problemi della vita. Labirinto non chiuso, ma con due passaggi esterni: una via d’uscita e una d’ingresso.

11-Per navigare nei labirinti della Rete, esplorandoli come in un viaggio tra i continenti, sono come una matassa di filo, una bussola o la rosa dei venti, tipici dell’orientamento su terra e mare, per quest’ultimo sfruttando correnti e stelle come punti di riferimento.

12- Rievocando simboli anche orientali, sono una contraddizione unica,tipica della lotta vitale degli opposti.

Quinta parte di questo articolo >

Articolo a cura di:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
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@Email my heart (3)

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< Seconda parte di questo articolo

Gli Utilizzi più disparati di una vera protagonista…

I:- “ D’accordo, tutti gli indirizzi, dagli albori del web, portano dunque Lei, la celebre chiocciola, come simbolo ufficiale… ma quanti utilizzi l’hanno vista e la vedono protagonista? ”-

C:- “ Dunque, mi faccia pensare…sarei lieta di citare i più curiosi in assoluto!

-         In informatica mi preoccupo di separare il nome dell’utente dal nome di dominio, negli indirizzi di posta elettronica, ad esempio marilisa@gmail.com e su twitter annuncio il nickname di ciascun utente, ad es @beatricesofia

-         Come ho raccontato prima, i mercanti e commercianti veneziani mi utilizzavano, ma in che modo? Come abbreviazione dell’espressione “contenuto in”; ogni giorno dovevano caricare e scaricare dalle navi un mare di merce, dunque esistevano molte abbreviazioni come la mia, ad es 1l acqua@ 1 bot vetro, cioè un litro di acqua contenuto in una bottiglia di vetro.

-         Compaio nella posta comune, come segno simile a c/o, ad indicare “presso”, quindi mi trovo negli indirizzi della corrispondenza, per indicare il luogo in cui vive/lavora il destinatario.

-         In motoristica ed elettronica ad es “Potenza:100kW@5000giri/min” =la potenza massima di 100 kW è raggiungibile ad un regime di 5000 giri/min come ad es “Tensione a vuoto:100 V @ T=25°C” precisa, essendo tale valore variabile con la temperatura, che la sua misura è stata effettuata a 25°C. In qualità di “at” sono quindi adoperata per identificare le prestazioni condizionate, dipendenti dal regime di funzionamento o dalle condizioni ambientali in cui si effettua la misura.

-         Negli eventi sportivi degli U.S.A. mi trovo come separatrice dei nomi delle due squadre contendenti, ad indicare quale delle due (in genere la seconda) gioca sul campo casalingo, ad es LA Lakers@ Boston Celtics ,che vuole dire che la partita ha luogo a Boston.

-         In Contabilità mi preoccupo di indicare il cambio di una moneta in un’operazione con valuta estera; in questo caso derivo da “al Cambio di”= AC (contrazione) = @ o,  nei versamenti di contanti in conto corrente, sono utilizzata per comporre gli articoli di partita doppia nel libro giornale, ad es “Banca c/c Cassa”, cioè “conto di dare (Banca) al conto di avere (Cassa)” e sono interpretabile come l’unione della lettera “a”, la cui gamba prosegue sino ad avvolgere la lettera stessa formando una lettera “c”

ecc ecc…”-

Quarta parte di questo articolo >

Articolo a cura di:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
Vigevano (PV)

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 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

In volo nel Cyberspazio…

I:- “ Come è approdata, quindi, nel campo dell’informatica? ”-

C:- “ Il mio papà adottivo si chiama Raymond (per gli amici Ray) Tomlinson (R.I.P.), ricercatore (ingegnere e programmatore) laureato al MIT, che stava lavorando per l’azienda BNN= Bolt Beranek and Newman e nel team di sviluppatori del progetto ARPANET(la BBN forniva alla neonata ARPANET gran parte del software e dell’hardware necessario a portare avanti un progetto così promettente), la rete universitaria di origine militare (creata dal DARPA=Dipartimento della Difesa americano) da cui sarebbe nata Internet, perciò sua antenata. Egli invio’ il primo messaggio elettronico con un dispositivo telescrivente Teletype Modello 33, impiegandomi per indicare il luogo o l’istituzione del destinatario: non ero presente come lettera in un nome, perciò non creavo confusione, ed indicavo allo stesso tempo un utente seduto “at” (in italiano “ad”) uno specifico computer. Da quel momento in poi  Ray ha stravolto per sempre il modo di comunicare fra gli esseri umani!!!Correva l’anno 1972 ed egli, definendomi “solo una preposizione sulla tastiera”,mi scelse, perché sono tanto particolare da essere unica come icona standard e simbolo perfetto, rispetto a tutti gli altri segni di punteggiatura tradizionali,ovvero insostituibile nel mondo digitale. Il primo messaggio dal primo indirizzo email della storia tomlinson@bbm-tenexa fu scambiato tra due macchine vicine, Tenex A e Tenex B, collegate solamente dalla rete Arpanet. Il contenuto della prima mail, forse qualcosa come “test” o “1234” o il  mito della sigla “QWERTYUIOP” (la prima riga di lettere della tastiera), dall’aneddotto molto curioso, era probabilmente un insieme di più lettere senza importanza, tanto da essere dimenticato dall’autore stesso, come sottolineato nel suo blog .  Accompagnai così i primi nickname e fui estesa agli unici 12 siti esistenti in cui Arpanet era già operativa. Sempre nel suo blog,il mio babbo, impegnato a sfatare i falsi miti createsi intorno all’invenzione dell’email, scrisse questa  bella riflessione : “Don’t believe everything you read on the web. Remember, there are humans behind those web pages and humans make mistakes.”(Non credete a tutto ciò che leggete sul web. Ricordate, ci sono degli esseri umani dietro a quelle pagine web e gli esseri umani commettono errori).”-.

Terza parte di questo articolo >

Articolo a cura di:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
Vigevano (PV)

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 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Sulla scia di una simpatica canzone in tema, l’epica chiocciolina ci racconta, in un’ intervista esclusiva, la sua biografia, dalla nascita al suo successo mondiale, ricco di immagini e valori curiosi, a seconda delle latitudini.

Un po’ di Storia…

INTERVISTATORE:- “ Signora Chiocciola, ho sentito dire che Lei vanta origini italiane. Da quale epoca arriva, dunque, lemme lemme? ”-

CHIOCCIOLA:-“Se Lei percorre a ritroso le tracce storiche da me lasciate, approda nella Serenissima,ovvero la fiorente Repubblica di Venezia, nell’anno 1500; io sono di discendenza veneziana, infatti comparii per la prima volta presso i commercianti e mercanti del posto, ma anche fiorentini, in rappresentanza dell’anfora, molto anticamente misura di peso e di capacità. Tanti documenti e lettere, squisitamente mercantili e commerciali, mi nominavano, tanto che i mondi arabo-ispanico e greco-latino mi scelsero, indicandomi con il termine arroba=anfora (equivalente al peso di 25 libbre), e, in seguito, il mondo navale anglosassone decise di utilizzarmi, designandomi con l’espressione “at price/rate of=al prezzo di” e facendomi seguire da un valore numerico indicante la quantità di moneta; sono cosi’ sopravvissuta e scivolata, senza nemmeno accorgermene, sulla tastiera della macchina da scrivere, tanto utile ai ragionieri e dattilografi del globo…Sono rimasta lì, a lungo dimenticata, ad attendere che qualcheduno mi riscoprisse, accorgendosi di me.”-

Anche della Scrittura …

I:- “ E dal punto di vista grafico che cosa ci racconta? ”-

C:- “ Nasco comunque tracciata con il mio singolare stilema, come fusione, unione stilizzata della vocale “a” e della consonante “d” scritte in minuscolo, che formano la locuzione latina ad=verso (moto a luogo) o che  possono valere come abbreviazione delle parole latine a(nnus) ‘anno’, a(ut) ‘o’, a(lius) ‘altro’, a(nte) ‘prima’o come fusione tra le lettere “a” e “c”, perché il cerchio attorno alla “a” presenta la forma di una “c”. I popoli anglofoni hanno poi modificato il mio significato da “ad”a “at”, da “verso a” a “presso” , da moto a luogo a stato in luogo in grammatica, curvando l’asta della lettera d verso sinistra; tale cambiamento si è reso necessario per differenziare “ad” da “AD”, Anno Domini.

Nei titoli dei processi dei Tribunali Criminali Pontifici, nei secoli XVII-XVIII, ero presente come indicazione del Tribunale “versus”= “contro” (l’imputato).

Sono poi arrivata sulle macchine da scrivere Lambert del 1902 (prodotta dalla Lambert Typewriter Company di New York )e nella IBMSelectric del 1961 , ad abbreviare la frase commerciale inglese da me citata in precedenza ,e, successivamente, sono stata inserita nel set originale dei caratteri ASCII.

Sono comunque sempre rimasta un’elegante abbreviazione con svolazzo…”-

Seconda parte di questo articolo >

Articolo a cura di:
Beatrice Brasolin
Interprete e traduttrice EN-FR-DE-ES > IT
Vigevano (PV)

L’interprete: un vero e proprio stratega

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Multitasking, autodisciplina, capacità di controllo dello stress e applicazione mirata delle tecniche apprese durante gli studi di interpretazione: queste sono solo alcune delle caratteristiche che caratterizzano un buon interprete. È ormai risaputo come l’interpretazione di conferenza sia una delle professioni più impegnative e stressanti in assoluto.Ma da dove deriva questo stress e cosa fare per tenerlo sotto controllo?

L’interpretazione simultanea è un processo cognitivo molto complesso in cui numerose attività vanno gestite e coordinate simultaneamente. L’interprete si trova in una cabina isolata acusticamente, ascolta tramite cuffie il discorso pronunciato dall’oratore in sala riunioni e provvede simultaneamente alla traduzione parlando al microfono.

A seconda della situazione comunicativa specifica, c’è una maggiore o minore pressione sulle risorse mentali dell’interprete. Senza contare poi le difficoltà legate alle differenze tra le lingue in questione, a un’elevata velocità d’eloquio, a un’inflessione dialettale più marcata o a un argomento altamente specialistico. A questo punto, sorge spontaneo chiedersi: di quali superpoteri dispone l’interprete per far fronte a tutte queste problematiche?

Non esiste una formula magica per far scomparire questi problemi in un battibaleno. L’interprete professionista, però, durante la sua formazione ha imparato un certo numero di tattiche, o strategie, che gli consentono di destreggiarsi abilmente anche nelle situazioni più complesse. Vediamone insieme alcune:

-       Anticipazione: anticipare significa iniziare a tradurre prima che l’oratore abbia pronunciato gli elementi necessari per farlo nel testo originale. Ciò non significa affatto che l’interprete tirerà ad indovinare, bensì che utilizzerà indizi testuali, conoscenze proprio sull’argomento o collocazioni ricorrenti.

-       Waiting: l’interprete aspetta l’enunciazione degli elementi mancanti, ritenuti necessari per poter formulare la frase nella lingua di arrivo. In questo modo avrà a disposizione tutte le informazioni indispensabili. Il rischio? Aspettando a lungo, aumenta il carico sulla memoria a breve termine che potrebbe avere come conseguenza una perdita di informazioni.

-       Segmentazione: divisione del testo originale in unità più piccole. Ciò significa, ad esempio, suddividere un periodo complesso in brevi frasi principali. Così facendo, l’interprete inizia immediatamente ad elaborare e a riprodurre parti delle unità di senso senza mettere sotto pressione la propria memoria.

-       Stalling: questa strategia consiste nell’inserire nel discorso informazioni già note o ridondanti per riempire le pause ed evitare un lungo silenzio che potrebbe non essere percepito positivamente dagli ascoltatori.

Queste strategie, e molte altre ancora, possono rendere la vita dell’interprete più semplice, aiutandolo a barcamenarsi nelle situazioni più insidiose. Ma attenzione: vietato improvvisare! Come recita il proverbio tedesco Die Übung macht den Meister (letteralmente, “l’esercizio fa il maestro”), prima di cimentarsi in una di queste strategie in una situazione comunicativa reale, è necessario esercitarsi ed interiorizzarle fino a farle diventare automatiche.

Autrice dell’articolo:
Laura Frascarelli
Traduttrice & interprete DE/EN -> IT

Perugia

La passione per il russo

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

La passione per le lingue me l’ha trasmessa mio padre che mi cantava e suonava le canzoni dei Beatles con la chitarra, e mi piaceva ascoltare concetti di amore, di dolore, di solitudine espressi in un’altra lingua,e col tempo anche io ho imparato ad esprimere le mie emozioni utilizzando l’inglese, tuttavia per un caso del destino alle scuole medie fui assegnata alla classe di Francese, ma con mia grande sorpresa, la facilità di ascolto ed espressione fu pari, se non superiore a quella dell’inglese ed i tre anni  di studio che seguirono furono piacevoli e molto proficui sotto il profilo dei voti conseguiti. Di conseguenza anche al Liceo classico fui assegnata ad una sezione di Francese, ma con mio grande dispiacere, gli anni dedicati a questa lingua furono soltanto due, quelli del Ginnasio. All’Università spinta da pressioni familiari e da una cattiva informazione decisi di iscrivermi a Giurisprudenza, dove avrei conseguito comunque la Laurea, ma con pochissima soddisfazione da parte mia.

I due anni di praticantato  legale che seguirono li ricordo come un periodo molto triste, piangevo, non vedevo prospettive davanti a me ! ragion per cui decisi di iscrivermi ad un’altra facoltà per studiare il  Francese e l’Ebraico, una lingua di cui mi ero appassionata qualche anno prima. Tuttavia per ragioni di incompatibilità caratteriale col docente di lingua Francese, dopo un anno decisi di cambiare programma e di inserire la Lingua Russa. In verità avevo preso la guida universitaria ed avevo scelto la prima lingua, che dalla breve presentazione, mi sembrava  di  facile interpretazione. E così fu, fin dal primo momento del mio ingresso nell’aula di Russo. Molte soddisfazioni, voti superlativi sia agli esami scritti, sia a quelli orali e questo vale anche per l’Ebraico di cui ho studiato sia quello Biblico che quello moderno (l’Ivrit).

Quindi subito dopo la laurea, (nel frattempo avevo comunque conseguito l’abilitazione alla professione di avvocato), mi sono iscritta alla Camera di Commercio di Milano, sono stata ammessa al ruolo dei periti ed esperti in Lingua Russa, e poi ho fatto domanda al Tribunale di Milano. Devo dire che già dopo qualche mese mi arrivavano delle richieste di lavoro, tramite telefonate, che poi ho scoperto venivano smistate dal Consolato Russo che mi aveva inserita in un elenco esterno di Traduttori. Certificati e Sentenze di Divorzio, all’inizio, e poi man mano anche atti societari, Procure notarili da asseverare e legalizzare con le apostille dell’Aja. Qualche volta sono stata contattata anche dai notai per fare da interprete durante la stipula di contratti Ati. E poi l’estate scorsa ho ricevuto il mio primo incarico peritale dal Tribunale di Milano, come interprete durante un processo. Inutile dire che la mia gioia e la mia soddisfazione sono state al massimo, anche se sotto il profilo economico non si raggiungono cime, ma dal punto di vista psicologico il godimento  è assicurato.

Autrice dell’articolo:
Giovanna Fringuelli
CTU Tribunale di Milano

Il doppiaggio: tra finzione e realtà (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

La teoria funzionalista in traduttologia postula che il principio dominante di qualunque traduzione è il suo stesso fine. Nel caso di un testo audiovisivo, il fine ultimo è quello di intrattenere il suo pubblico; per fare ciò, sia l’autore del testo di partenza, sia il traduttore, devono lasciarsi guidare dal criterio della verosimilitudine:
il testo deve sembrare reale, deve rappresentare le situazioni di vita che viviamo quotidianamente o comunque vicine alla realtà. Lo skopos del testo audiovisivo si può riassumere dunque nel dover intrattenere il suo pubblico con la rappresentazione di situazioni credibili, verosimili e reali.

L’esperienza professionale accumulata durante gli anni mi ha permesso di sviluppare automatismi in quest’ambito utili per il compimento dello skopos ultimo del mio lavoro. In generale, per creare situazioni credibili, verosimili e reali ho cercato sempre di stabilire delle relazioni dirette tra il mondo della realtà e quello della finzione; in altre parole, la mia “regola d’oro” è stata quella di mescolare tutti gli elementi che costituiscono questi due mondi “paralleli”, facendo sempre molta attenzione a non far prevalere la realtà sulla finzione e viceversa. Grazie a questa regola, sono riuscito a creare dialoghi in lingua di arrivo in grado di mantenere (per quanto possibile) tutti gli elementi culturali presenti nei dialoghi in lingua di partenza. Il risultato finale è stato una traduzione funzionale e credibile e, di conseguenza, costantemente diretta alla cultura meta.

Concludendo, credo che l’aspetto più affascinante di chi si occupa di traduzione per il doppiaggio sia proprio quello di poter giocare con lo strumento più potente di una comunità: la lingua. Se la cultura costituisce l’unità di traduzione principale, allo stesso modo, la lingua costituisce le “viscere” della cultura. La lingua è parte di una realtà che garantisce la ricchezza e la varietà delle culture umane. Ogni lingua, persino la più strana, è un esempio di meraviglia, un miracolo dell’evoluzione che ha prodotto un insieme unico di parole, suoni e architettura grammaticale. Un insieme che rappresenta una visione del mondo originale, uno specchio del pensiero che una determinata popolazione usa per interpretare il mondo: ogni lingua è un universo!

Il doppiaggio: tra finzione e realtà

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Oggi viviamo totalmente immersi in un tipo di società influenzata e dominata dai mezzi audiovisivi che, con il passare del tempo, sono diventati il principale veicolo di trasmissione delle informazioni, della cultura e delle ideologie. Infatti, è proprio grazie alle tecniche utilizzate da questi mezzi che oggi siamo riusciti a superare le barriere linguistiche, consolidando in questo modo i contatti fra le diverse culture che popolano il nostro pianeta, contribuendo pertanto allo sviluppo del fenomeno della globalizzazione.

In quest’ambito, la traduzione è l’unica possibilità di mediazione linguistica e culturale in grado di superare tali barriere, in quanto è diventata uno strumento indispensabile nel panorama informativo e culturale di tutti gli abitanti del nostro pianeta. Tuttavia, fra le molteplici modalità di traduzione audiovisiva, la soluzione più adottata e praticata in molti Paesi europei è il doppiaggio cinematografico.
Dal mio punto di vista, si tratta di una modalità di traduzione chiaramente orientata verso la cultura meta, in quanto il suo obiettivo principale è quello di “annullare” il testo in lingua di partenza, cercando in questo modo di avvicinarsi quanto più possibile al suo pubblico destinatario. Sotto questa nuova luce, la traduzione cinematografica non deve essere concepita solo come un mero processo, bensì come un prodotto culturale. Tutto ciò fa sì che il traduttore audiovisivo lavori sempre nella consapevolezza dell’importanza della funzione del testo tradotto nella cultura di arrivo.

A tal proposito, per portare a termine l’obiettivo principale di qualunque tipo di traduzione, il traduttore dovrebbe intervenire nel testo soprattutto sul piano linguistico, in quanto il linguaggio utilizzato dai mezzi audiovisivi costituisce le “viscere” della cultura (la cui funzione principale è quella di dotare di significato il mondo e renderlo comprensibile). Pertanto, nell’ambito della comunicazione interculturale, bisogna concepire la cultura come la principale unità di traduzione. Secondo quanto appena affermato, credo che il merito principale del doppiaggio sia concretamente quello di considerare la cultura nazionale di arrivo come l’oggetto principale del processo traduttivo. Quest’ultimo aspetto, sommato alle ragioni storiche, nazionaliste e protezioniste, ha contribuito a favorire principalmente il doppiaggio rispetto al sottotitolaggio (diretto invece alla cultura di partenza).

Seconda parte di questo articolo >

Gestione della terminologia (4)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Terza parte di questo articolo

QUALI STANDARD INTERNAZIONALI FORNISCONO GUIDA SULLA GESTIONE TERMINOLOGICA?
L’Organizzazione internazionale per la normazione ha generato diversi standard che forniscono le migliori pratiche nella gestione terminologica:

ISO ISO 704:2009 Lavoro terminologico — Principi e metodi
Questo documento di 65 pagine è un eccellente introduzione alla gestione terminologica, includendo linee guida per la scrittura delle definizioni

ISO 1087-1:2000 Lavoro terminologico — Vocabolario — Parte 1: Teoria ed applicazione
Questo è un altro testo panoramico che descrive i concetti più usati nella gestione dei termini.

ISO 12616:2002 Terminologia orientata alla traduzione
Questo documento fornisce delle informazioni sulla gestione terminologica specifica per ambienti di traduzione.

ISO 12620:2009 Applicazioni informatiche nella terminologia — Categorie di dati
Questo documento specifica le categorie di dati che dovrebbero essere usati al fine di garantire uno scambio di dati semplice tra sistemi che archiviano e processano la terminologia.

Oltre alle norme appropriate per la gestione della terminologia, l’ISO pubblica letteralmente centinaia di norme che contengono glossari monolingue e multilingue. Inoltre, molti organi normativi nazionali, così come organizzazioni governative e non, pubblicano approfonditi glossari di dominio specifico che potrebbero essere utili al momento di iniziare un progetto di gestione terminologico.

QUALI SOFTWARE SONO DISPONIBILI PER LA GESTIONE TERMINOLOGICA?
Una serie di software possono aiutare la vostra organizzazione nella gestione della terminologia, tra cui i seguenti:

Fonte: Articolo scritto da Uwe Muegge e pubblicato il 01 agosto 2011 su Bepress

Traduzione a cura di:
Dott. Andrea Balice
Combinazioni linguistiche EN>ITA; ES>ITA e viceversa
Bari

Gestione della terminologia (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Approvazione e revisione del database terminologico
Semplicemente non vi è un modo per evitare che esperti del settore in oggetto revisionino i database terminologici monolingue e multilingue precedentemente alla loro pubblicazione ed utilizzo. Essi sono documenti normativi che dovrebbero essere usati come riferimento da tutti i comunicanti all’interno dell’organizzazione così come dai propri fornitori esterni di servizi d’informazione come marketing, pubblicità e traduzione. Per tale motivo, è obbligatorio che, colui che abbia familiarità sia con il settore ricoperto dal database terminologico sia con l’organizzazione che promuove il progetto terminologico, riveda ed approvi ogni singola voce. Il compito del revisore è quello di valutare l’accuratezza della definizione e, nel caso in cui una voce contenga più di un termine (sinonimi), scegliere quali tra essi sono consigliabili e dovrebbero essere usati (termini preferenziali) e quali no (termini sconsigliati). I glossari tradotti dovrebbero essere revisionati da un bilingue esperto del settore e che lavori nel paese in cui si parli la lingua target del glossario tradotto.

Manutenzione del database terminologico
Il vecchio detto, secondo cui l’unica costante nel mondo del business è il cambiamento, si applica certamente alla gestione della terminologia. Poiché sia la tecnologia che la lingua sono in continua evoluzione, dovrebbero esserlo anche i glossari ed i database terminologici. Mettiamola così: Per essere in grado di fornire ai comunicatori interni ed esterni la terminologia aggiornata di cui hanno bisogno, i database non solo devono essere continuamente ampliati, ma i dati già presenti devono essere revisionati ed aggiornati costantemente.

QUAL E’ IL MIGLIOR MOMENTO PER DARE IL VIA AD UN PROGETTO TERMINOLOGICO?
Il miglior momento per iniziare a sviluppare una terminologia per un progetto specifico è prima della stesura del primo documento originale in una campagna globale. La cerchia terminologica dell’organizzazione dovrebbe formalizzare un glossario iniziale di nuovi termini per le caratteristiche e le funzioni durante la fase di specificazione. Questo glossario crescerà e maturerà con l’evolversi del nuovo prodotto o dei nuovi servizi. Se la gestione dei termini inizia più tardi, ad esempio estraendo termini da documenti già esistenti, inevitabilmente si dovranno cambiare alcuni o tutti questi documenti al fine di armonizzare i termini.

Cambiare i documenti alla fine dei giochi comporterà inevitabilmente una perdita di tempo e di denaro: Uno studio condotto nell’industria automobilistica indica come cambiare dei termini durante la fase di manutenzione (ad esempio, dopo la pubblicazione) è 200 volte più costoso rispetto a quando ciò si verifichi durante la fase dati del prodotto (ad esempio, durante la fase di specificazione).

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Uwe Muegge e pubblicato il 01 agosto 2011 su Bepress

Traduzione a cura di:
Dott. Andrea Balice
Combinazioni linguistiche EN>ITA; ES>ITA e viceversa
Bari

Gestione della terminologia (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

QUALI SONO LE FASI COINVOLTE NELLA GESTIONE TERMINOLOGICA?
Ricerca terminologica
Non è semplice identificare parole tanto importanti da comportare il loro utilizzo coerente all’interno e tra i documenti. Se un organizzazione ha a disposizione un team di più soggetti interessati ai termini (rappresentanti di Ricerca e Sviluppo, operazioni, comunicazioni tecniche e di marketing, senza tralasciare quelle legali) che identifica e colleziona termini, la sfida sta nel trovare il consenso tra tutti i vari gruppi ed interessi.

Se non vi è una cerchia terminologica, che è lo scenario più tipico nel mondo del business al giorno d’oggi, ed i membri dei vari gruppi hanno già redatto una grande varietà di documenti (specifiche tecniche, interfaccia utente del software, documenti di assistenza utente, documenti legali e commerciali), potrebbe essere difficile analizzare tutti i documenti annessi al rilascio per verificarne la coerenza terminologica. Ed anche se tali documenti fossero disponibili in un unico posto, la mole del volume di testo potrebbe essere troppo grande per essere elaborato da persone umane.

Creazione delle voci
Una volta risolto il problema relativo a quali termini inserire nella banca dati, la domanda successiva a cui rispondere è: Quante altre informazioni aggiuntive devo inserire? E’ discutibile se abbia senso dal punto di vista commerciale collezionare qualunque cosa oltre che delle semplici liste di termini. L’ISO 12620 cataloga quasi 200 categorie di dati possibili per l’inserimento di un termine. Allo stesso tempo, l’ISO 12616 elenca solamente tre di queste categorie di dati (termine, fonte e data) come obbligatorie. Per molte, se non la maggior parte delle organizzazioni, la soluzione più pratica consisterebbe probabilmente in un modello di dati composto da meno di due dozzine di categorie di dati. Tutti i principali standard terminologici considerano le definizioni come una categoria di dati opzionale. Sebbene scrivere una definizione può essere facilmente considerata come la fase più costosa e che richiede più tempo nell’inserimento di un termine, essa è generalmente la parte più importante di quest’ultimo. Le definizioni sono particolarmente importanti nel caso in cui un database di termini venga usato come base universale di conoscenza che può essere: La definizione aiuta i membri dello staff tecnico a scegliere il termine corretto tra una vasta gamma di opzioni, ed è la definizione che permette ai nuovi impiegati di comprendere un concetto sconosciuto meglio di qualunque altra informazione contenuta nella voce. Un piccolo inciso per coloro che hanno problemi nel scrivere definizioni: Una definizione terminologica ed una voce enciclopedica sono cose molto diverse tra loro. Una buona definizione terminologica che si attenga agli standard è una affermazione concisa non più lunga di una frase che identifica un gruppo più generico al quale appartiene il termine stesso e le caratteristiche che lo contraddistinguono da termini correlati ad esso.

Esempio: scheda di memoria
Dispositivo elettronico di archiviazione di dati digitali più portatile e robusto rispetto ad un classico disco rigido.

Terza parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Uwe Muegge e pubblicato il 01 agosto 2011 su Bepress

Traduzione a cura di:
Dott. Andrea Balice
Combinazioni linguistiche EN>ITA; ES>ITA e viceversa
Bari

Gestione della terminologia

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Uwe Muegge, CSOFT International Ltd.

“La gestione della terminologia può migliorare l’efficacia e l’efficienza degli sforzi comunicativi di un organizzazione attraverso diversi canali”

QUALI SONO GLI INCENTIVI PER UNA GESTIONE TERMINOLOGICA?
Una comunicazione più efficiente
Con una strategia di gestione terminologica, organizzazioni di qualunque grandezza sono in grado di usare gli stessi termini coerentemente all’interno e tra i vari documenti ed etichette che accompagnano un prodotto o un servizio. Dato che questi documenti vengono generalmente redatti in ambienti collaborativi, la gestione della terminologia è la soluzione più efficiente al fine di garantire che l’organizzazione, nel suo insieme, usi gli stessi termini per descrivere le medesime caratteristiche e funzioni.

Avere a disposizione delle banche dati terminologiche complete e progetto-specifiche sin dall’inizio di un progetto consente ai membri del team di essere liberi dal noioso compito di dover ricercare i termini per conto proprio. Inoltre, la disponibilità di termini progettuali riduce il rischio che più colleghi possano coniare più termini per descrivere la medesima caratteristica e che, se non identificati, potrebbero confondere l’utente o causare inutili spese e ritardi per la successiva armonizzazione terminologica durante il ciclo di vita del prodotto.

COSA SI RISCHIA SE UN’ORGANIZZAZIONE NON GESTISCE LA TERMINOLOGIA?
Il lancio di un prodotto potrebbe essere influenzato negativamente
Non ci sono dubbi: qualsiasi sforzo di gestione terminologica comporterà dei costi. D’altro canto, la mancata gestione terminologica da parte di un’organizzazione potrebbe comportare costi ancor più alti. Considerate ciò: Implementando un database di termini specifici per un organizzazione, quest’ultima avrà i mezzi necessari per aiutare tutti i comunicatori interni ed esterni ad usare gli stessi termini nel momento in cui si discute delle caratteristiche chiave dei prodotti e dei servizi che l’organizzazione stessa fornisce. Infatti, con un database di termini, i comunicatori e gli editori possono usare strumenti automatizzati per assicurarne la conformità con le regole terminologiche stabilite. In assenza di un database terminologico specifico, è molto complicato far sì che vi sia una coerenza tra i termini all’interno dei singoli documenti e tra più documenti, per non parlare dei documenti pluri-settoriali come il settore tecnico, marketing o documenti legali. Se il marchio conta, l’uso di un database di termini aggiornato e completo al fine di garantire un corretto utilizzo dei termini durante la sua fase di creazione permette alle organizzazioni di rilasciare i propri prodotti più velocemente rispetto a quelle che spendono un’infinità di tempo e di energie nel correggere incongruenze terminologiche durante le fasi di revisione e correzione.

Effettuare un ulteriore controllo qualitativo al fine di correggere le incongruenze terminologiche presenti nei documenti e mitigare l’impatto negativo di quest’ultimo sul budget e sul rilascio del prodotto non è il peggiore dei casi. Molto peggio sarebbe il caso di un lancio posticipato dovuto a ritardi nel processo di approvazione normativo a causa di terminologie incorrette o contrastanti nei documenti da consegnare. Conosco il caso di una consegna rifiutata all’istante da un organo normativo estero a causa di errori terminologici e di traduzione, arrecando una perdita di diversi milioni di dollari di profitto.

“Non è semplice identificare parole tanto importanti da comportare il loro utilizzo coerente all’interno e tra i documenti”.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Uwe Muegge e pubblicato il 01 agosto 2011 su Bepress

Traduzione a cura di:
Dott. Andrea Balice
Combinazioni linguistiche EN>ITA; ES>ITA e viceversa
Bari

Insidie nel localizzare i videogiochi (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

Esempio 4
Ecco un ultimo esempio di un gioco multilingue su cui ho lavorato.
Il termine insospettabilmente insidioso era “sorrow choker”. “Choker” è il sostantivo del verbo inglese “to choke”, soffocare, strozzare. Nell’ambito della gioielleria è chiamata choker una collana girocollo, che cinge strettamente, quasi a strozzarla, la gola di chi la indossa.
Sapendo che nel gioco erano presenti molti artefatti in forma di gioiello, come gemme, ciondoli, anelli e medaglioni, molti dei traduttori hanno reso questo termine nelle rispettive lingue come “girocollo della tristezza”.
Se non che, troppo tardi, venne fuori che il “sorrow choker” era una fiaschetta di liquore. Il suo nome, letteralmente “soffoca-tristezza” derivava dal fatto che si beve per tirarsi su di morale.

Cosa ho imparato:
In questo caso il ragionamento dei traduttori è stato perfettamente logico e in linea con gli altri elementi del gioco, eppure li ha tratti in inganno.

In certi casi non ci si può aspettare che il traduttore arrivi da solo alla risposta giusta.
In tali casi commenti chiarificatori nei file consegnati ai traduttori, l’accesso al gioco in anteprima o la condivisione dei file di risorse grafiche sono pratiche in grado di risparmiare a tutte le parti coinvolte numerosi grattacapi.

In conclusione, un bravo traduttore nel settore dei videogiochi deve svolgere un lavoro che va ben oltre la conversione linguistica del testo.
Per individuare la traduzione migliore deve aggrapparsi a ogni scampolo di informazione che riesce a trovare e risalire al rapporto tra i vari elementi, alle meccaniche di gioco stesse.
Lungi dall’accontentarsi di una traduzione corretta secondo il dizionario, deve scegliere “la traduzione”, assicurandosi che tutti gli elementi siano internamente coerenti e abbiano un senso per il giocatore nella lingua d’arrivo.
Inoltre, per quanto il game designer faccia un ottimo lavoro e il traduttore faccia anch’esso un ottimo lavoro, se tra i due non sussiste comunicazione, il prodotto finale potrebbe lo stesso contenere gravi sviste che ne fanno precipitare irrimediabilmente la qualità.
Al contrario, se si apre un dialogo tra i due, il risultato sarà veramente un prodotto di cui andare fieri, che valorizza l’impegno e la professionalità profusa da entrambi.

Autrice dell’articolo:
Sara Todaro
Traduttrice freelance da inglese a italiano, giapponese a italiano

Insidie nel localizzare i videogiochi (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Prima parte di questo articolo

Esempio 2: Mostri a tema invernale
Un altro esempio che mi è rimasto impresso è l’ambiguo termine “snowman”, trovato in un videogioco tratto da una collana di libri dell’orrore per ragazzi.
Con “snowman” gli anglofoni intendono due entità molto diverse: il vecchio, caro pupazzo di neve dal naso di carota e il leggendario Sasquatch, l’abominevole uomo delle nevi.
Dal contesto non c’era modo di capire se questo essere fosse un pupazzo di neve magicamente animato oppure un vero uomo delle nevi (nei libri figuravano sia i pupazzi di neve stregati sia il Sasquatch).
Non rimaneva che chiedere delucidazioni al cliente, il quale confermò che si trattava di un pupazzo di neve mostruoso.

Cosa ho imparato:
A volte chi scrive (il narrative designer in questo caso) fa fatica a rendersi conto dei doppi sensi della propria lingua. Dopotutto si mette nei panni del giocatore, che vedrà immagine e testo insieme, non lasciando spazio a equivoci. Non farebbe però male mettersi anche un po’ nei panni del traduttore, che ha a disposizione solo il testo.
Il traduttore dovrebbe tenere sempre presenti le possibili ambiguità e, se necessario, ottenere chiarimenti direttamente dalla fonte.
I game designer, a loro volta, potrebbero abituarsi a includere commenti chiarificatori nei file che consegnano ai traduttori, dar loro accesso al gioco in anteprima o condividere le risorse grafiche.

Esempio 3: Americani, farmacie e costumi di Halloween
Ricordo poi un caso di una sottilissima differenza linguistica, in cui mi salvai da una pessima figura grazie al potere del contesto.
Si trattava di un altro gioco gestionale di costruzione di città. Nella lista di edifici compariva un “pharmacy”, che tradussi a prima vista con “farmacia”.
Continuando a tradurre altre parti del gioco, scoprii da una linea di dialogo che questa presunta farmacia vendeva costumi di Halloween.
Presa dal dubbio, approfondii la questione e appurai che nell’inglese americano contemporaneo pharmacy è ancora sinonimo interscambiabile di drugstore, (un po’ come un tempo anche da noi farmacia e drogheria erano lo stesso negozio). Chiaramente per il giocatore italiano è assurdo comprare costumi di Halloween in farmacia, ho dunque modificato la mia traduzione in “emporio”.

Cosa ho imparato:
Non importa quanto bene si conosca una lingua straniera, ci sono sempre dei piccolissimi dettagli e sfumature negli usi più quotidiani o regionali che rimangono oscuri.
Un bravo traduttore mette in discussione ogni parola. Non importa quanto pensiamo di conoscere il significato di una parola banale e comune: se anche un minimo dettaglio non ci torna (nel nostro caso i costumi di Halloween) dobbiamo approfondire, e magari impareremo qualcosa di nuovo e sorprendente.

Terza parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Sara Todaro
Traduttrice freelance da inglese a italiano, giapponese a italiano

Insidie nel localizzare i videogiochi

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Di seguito riporterò alcuni casi particolarmente insidiosi in cui mi sono cimentata durante la mia esperienza nella localizzazione di videogiochi, in particolare nella traduzione degli inventari degli elementi di gioco.

Questo articolo ha tre scopi:
- suggerire ai colleghi traduttori del settore degli spunti per non cadere nei tranelli della localizzazione, per questo sotto ogni esempio riporto una lezione che ho imparato da esso;
- dimostrare ai creatori di videogiochi, con esempi pratici, come sia importante lavorare in sinergia con il traduttore per ottenere un servizio migliore, anche suggerendo accorgimenti per evitare gaffe imbarazzanti;
- divertire tutti i lettori con i dilemmi esistenziali dei traduttori.

A mio parere, l’ostacolo maggiore che un traduttore di videogiochi deve affrontare è la mancanza di contesto.
Classica parte di molti generi di videogame è l’inventario, ovvero una lista di elementi di gioco (articoli da acquistare o raccogliere, armi, potenziamenti ecc.) presentati scevri da ogni contesto. Questa è una delle peggiori insidie per un traduttore.

Nel gioco ogni voce dell’inventario è associata a un’immagine.
In un mondo ideale il traduttore avrebbe accesso a tali immagini, ma in realtà accade di rado. Il più delle volte si ritrova una lista di nude parole, nei casi peggiori senza conoscere neanche il genere o l’ambientazione del gioco in cui andranno a collocarsi.
In questa situazione anche un traduttore esperto potrebbe commettere gaffe.

Tra l’altro, anche se, come vedremo di seguito, la colpa non è sempre imputabile al traduttore, l’errore finale è particolarmente visibile e stridente per il giocatore, che si trova davanti un’immagine e una descrizione che non corrispondono.
Per fortuna, con una più stretta collaborazione tra traduttore e game designer si possono evitare le gaffe peggiori.

Esempio 1: Frutto o colore?
Un esempio devastante nella sua banalità. Traducendo una lista di arredi urbani per un gioco di costruzione di città, mi trovai davanti il termine “orange tree”. Ovviamente la prima cosa che mi venne in mente fu l’albero di arance.
La scelta aveva senso: nel gioco si potevano raccogliere ingredienti per creare vari prodotti, tra cui l’aranciata, quindi un albero da frutto sembrava più che plausibile…
Se non che, nello stesso elenco, trovai anche il termine “yellow tree”.
“E se ‘orange’ fosse il colore, non il frutto?!” Piombai in paranoia.

Alla fine mi decisi a chiedere alla game designer: “Hai presente quell’‘orange tree’ alla cella XY? Sarebbe, tipo, un albero che fa le arance, o un semplice albero con le foglie arancioni?”
Lei ci pensò un attimo. “Questa sì che è una bella domanda! È un albero con le foglie arancioni.”

Cosa ho imparato:
Se non fosse stato per quel “yellow tree” che mi ha insospettita, avrei scelto la traduzione “sbagliata”. Sono arrivata alla soluzione non solo analizzando il singolo termine dal punto di vista linguistico, ma confrontandolo con gli altri elementi dell’inventario, anche se non erano direttamente collegati.
Un videogioco è un microcosmo, dove ogni singolo elemento ha il suo posto.

Un abile traduttore non deve limitarsi a considerare gli elementi come singoli, ma cercare attivamente schemi e connessioni con le altre parti del testo a sua disposizione.
Un indizio prezioso per comprendere un termine può celarsi nella battuta di un dialogo, in un messaggio di sistema o, come in questo caso, nella variazione tra elementi simili.

Seconda parte di questo articolo >

Autrice dell’articolo:
Sara Todaro
Traduttrice freelance da inglese a italiano, giapponese a italiano

L’Italia e la Russia (10)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Nona parte di questo articolo

Il brindisi
Fare il brindisi a tavola è molto importante. Fa parte della cultura russa. Fare un brindisi con il socio commerciale aiuta a capire che persona hai davanti perché dopo il terzo brindisi si inizia a essere se stessi (“in vino veritas”). Dall’altro lato, rifiutare di fare il brindisi può essere preso come un’offesa, una mancanza di rispetto, oppure significare che il socio straniero stia nascondendo qualcosa e non voglia essere scoperto. Soluzione: Cercare di non rifiutare di fare un brindisi.

Banya
Anche la banya (in russo: баня, simile a sauna) fa parte dell’accoglienza russa. Se vi invitano di venire in banya significa che il vostro socio russo vi vuole bene, e vuole procedere con l’affare. Poiché in sauna ci si rilassa e le persone sono come sono davvero. La sauna può aver luogo durante o dopo aver stipulato un contratto. Nell’ultimo caso fa parte della tradizione russa festeggiare un affare concluso, “обмыть” (“obmyt’”).

Come vestirsi
In Russia occorre prestare la massima attenzione ai vestiti. La tuta e scarpe da tennis non sono opportune a meno che non si vada in palestra. A un incontro d’affari si consiglia di mettere un completo elegante con cravatta.
Vestirsi in modo elegante (non è necessario che sia troppo caro) vi darà qualche punto in più perché la prima impressione viene formata dall’aspetto fisico. In russo si dice: “Встречают по одѐжке, провожают по уму” “Prima si guarda come sei vestito e dopo si valuta la tua intelligenza”.

Visite nelle case
Occorre sapere che entrando in una casa russa si tolgono le scarpe. Se volete fare una buona impressione, è consigliabile portare dei piccoli regali o dolci per i vostri amici russi o soci (è opportune informarsi in anticipo se loro hanno dei figli e se sono sposati/e). Può andar bene una scatola di cioccolatini. Se donate fiori, assicuratevi che siano in numero dispari (il numero pari si usa per i funerali).

***

Con un contatto frequente fra le lingue e culture il fenomeno di interferenza culturale appare inevitabile. Tuttavia, per superare con successo un’incomprensione tra i comunicanti provenienti da nazioni diverse occorre prestare attenzione alle loro consuetudini e particolarità culturali, essere informato in anticipo sulle peculiarità comportamentali e culturali, rispettare e non violare le tradizioni e i costumi da parte di entrambi i soci.

Articolo scritto da:
Prof.ssa Olga Kobzeva
Docente di lingua russa, mediazione scritta attiva e lingua per gli affari
Presso Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
Pisa

Bibliografia
1.Jakobson Roman (1971) Language in relation to other communication systems, SelectedWritings,vol.II, The Hague: Mouton,

2. Kobzeva Olga (2017) Corso avanzato di lingua Russa (B1) con glossario di linguistica. Modulo sette, Pisa, Arnus – Edizioni il Campano, – 130 p.,

2.Вольская, Н.П. (2014) Можно? Нельзя? Практический минимум по культурной адаптации в русской среде/ Н.П. Вольская, Д.Б.Гудков, И.В.Захаренко, В.В.Красных. – 8-е изд., стереотип. – М.: Русский язык. Курсы, – 48с.,

3.Мощинская, Н.В. (2015)«Русская культура: диалог со временем»: Учебное пособие для иностранцев, изучающих русский язык / Н.В.Мощинская, Н.М.Разинкина. – 2-е зид, стереотип. – М.: Русский язык.Курсы, – 416 с.,

4.Лысакова И.П. (2016) Методика обучения русскому как иностранному: учебное пособие для вузов / И.П.Лысакова, Г.М. Васильева, С.А.Вишнякова и др.; под ред. проф. И.П Лысаковой. – М.: Русский язык. Курсы. – 320 с.,

5.Ожегов С.И. (2012) Толковый словарь русского языка: Ок. 100 000 слов, терминов и фразеологических выражений / С.И.Ожегов; Под ред. Проф. Л.И. Скворцова. – 28-е изд., перераб. – М.: ООО «Издательство «Мир и Образование»: ООО «Издательство ОНИКСЛИТ», – 1375 с. Prof.ssa Olga Kobzeva 7

6. Перевозникова А.К. (2015) Россия: страна и люди. Лингвострановедение: Учебное пособие для изучающих русский язык как иностранный, – 4-е изд. Стереотип. – М.: Русский язык.Курсы, – 184с.

Intervistatori:
Erokhin Anatolij Viktorovič, giudice,Tribunale Arbitrale della regione Kemerovskaya

Kobzev Viktor Vladimirovič, direttore Svyaz’ – Bank, filiale Kemerovskij

Zheludkova Elena Ghennad’evna, docente di lingua francese e italiana presso l’Università Statale di Kemerovo

Igor’ Fedorovič, fisioterapista presso l’Ospedale regionale Kemerovskaya

Trillini Bruno, pensionato

L’Italia e la Russia (9)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Ottava parte di questo articolo

Gesticolazione
La gesticolazione degli italiani è notevole. Aiuta ad esprimersi e capirsi, senza la quale non immaginiamo l’atto di comunicazione. Però per i russi troppa gesticolazione può sembrare un po’ aggressiva.
In un incontro d’affari, un russo, vedendo la gesticolazione inadeguata alle circostanze, chiede all’interprete: “Ma perché mi sta urlando il signore italiano? In realtà, il signore italiano non stava urlando, sono stati i gesti che hanno spaventato il socio russo il quale non trovando corrispettivi ai russi, aveva frainteso la comunicazione vocale – urlo.
Soluzione: Cercare di non affidarsi molto ai gesti, ma essere espliciti per via verbale.

Fattori socio-culturali
1. Salutarsi in solito modo – stringendo la mano. Però attenzione: lo fanno uomini e non donne. Non c’è l’abitudine che una donna stringa la mano a qualcuno (né alle donne, né agli uomini). Se conoscete da tanto il vostro partner è possibile anche abbracciarsi all’incontro e (o) dare tre baci sulle guance (indipendentemente dal sesso), con gli estranei e persone non conosciute tale comportamento non è tollerato.

2. Soffiarsi il naso in pubblico (soprattutto a tavola) è considerato un gesto molto scortese, maleducato e poco gradito.
Soluzione: cercare di non soffiarsi il naso.

3. Fattore cruciale è il tempo. Si dice che il tempo sia denaro («Время – деньги»), dunque non puo’ essere sprecato. La puntualita’ viene fortemente richiesta oltre che da se stessi anche dai partner. Perciò è sempre meglio presentarsi dieci minuti in anticipo all’incontro anziché farsi attendere un minuto. La puntualità è un elemento per gli italiani spesso irrilevante, ma per il russo è un segno di considerazione e di rispetto. Fare tardi significa mancanza di rispetto.
Soluzione: cercare di non fare tardi sopratutto al primo incontro.

4. L’Ospitalità e l’accoglienza è il segno distintivo della popolazione russa. Per negoziare le condizioni vi possono invitare in un ristorante. Un orario stabilito per il pranzo non esiste, si mangia quando c’è fame.

Decima parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Prof.ssa Olga Kobzeva
Docente di lingua russa, mediazione scritta attiva e lingua per gli affari
Presso Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
Pisa

L’Italia e la Russia (8)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Settima parte di questo articolo

Essere seri
E comunque se i russi sono seri non vuol dire che siano arrabbiati (come invece si pensa di solito). È un segno del fatto che sono molto attenti a tutto quello che viene detto loro, segno di rispetto in qualche modo, è un segno positivo, se vogliamo.

La serietà oltre all’attenzione può significare un segno di difesa. La difesa contro la truffa come comportamento inconscio è dovuta agli anni novanta, quando dopo il periodo del comunismo l’organizzazione del mercato si basava sulla criminalità e la corruzione. Perciò quando i russi vedono una persona al primo incontro sorridere senza un “motivo valido”, non lo capiscono e il fatto desta loro preoccupazione.

Va notato che la neutralità di espressione e comportamento, tanta serietà e forse freddezza sono fattori educativi in una relazione soltanto in fase iniziale.
Bisogna dire anche che i russi apprezzano l’umorismo, hanno il senso dell’umorismo e capiscono l’ironia sottile.

Soluzione.
Se si vuole proseguire nell’affare, è opportuno cercare di “copiare” il comportamento del vostro socio: non sorridere, essere seri e freddi nella fase iniziale, facendogli capire che anche voi siete della stessa opinione, siete sulla stessa onda. È possibile scherzare ma “est modus in rebus”.(c’è una misura nelle cose).

Nona parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Prof.ssa Olga Kobzeva
Docente di lingua russa, mediazione scritta attiva e lingua per gli affari
Presso Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
Pisa

L’Italia e la Russia (7)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Sesta parte di questo articolo

La comunicazione non verbale

Sorriso
La neutralità nei comportamenti dei russi è assai notevole per un italiano. Capita raramente che un russo sorrida se non c’è un motivo che ritenga valido. Non può avere sicuramente un sorriso di circostanza, e non lo fa perché “bisogna sorridere”. Non è facile capire neanche dall’espressione del viso se vada tutto bene. Come si fa a capire se sono contenti? In nessun modo. Ci sarà però un modo per capire se essi non sono contenti.

Il sorriso è un atteggiamento molto significativo. Nella cultura italiana, ad esempio,un sorriso può essere un segno di successo, di cortesia, un segno per attenuare le informazioni negative o ipocrite(un sorriso amaro). Mentre nella cultura russa attraverso un sorriso i russi dimostrano una vera gioia e simpatia per le persone a cui sorridono. La funzione principale di un sorriso è la manifestazione di un atteggiamento sincero e gentile verso l’interlocutore. E può essere applicato solo per le persone che i russi conoscono. È proprio per questo che non vedrete mai sorridere una commessa se entrate in un negozio russo: non vi conosce. (e poi sarebbe un sorriso di circostanza, stereotipato).

Vi sono alcuni fattori culturali che impediscono un sorriso superficiale. Si pensa generalmente che sorridere senza un motivo valido (che sarebbe una vera gioia e soddisfazione) sia un motivo per pensare se davanti a te si trovi una persona sana di mente. Infatti, tra i russi si dice scherzando: «Улыбайтесь, шеф любит идиотов» (“Sorridere, al capo piacciono gli scemi”). Esiste anche un proverbio russo: «Смех без причины – признак дурачины» (“Ridere senza motivo significa essere stupido.”)

Dall’altro lato, se vedete un russo sorridere allora significa che lo fa davvero, sarà sicuramente un sorriso sincero che viene dal cuore.
Se il vostro socio d’affari è uno sportivo, allora preparatevi perché non arriverà mai un momento in cui sorriderà.

Ottava parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Prof.ssa Olga Kobzeva
Docente di lingua russa, mediazione scritta attiva e lingua per gli affari
Presso Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
Pisa

L’Italia e la Russia (6)

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Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Quinta parte di questo articolo

Il modo condizionale
Nella lingua italiana il modo condizionale è molto frequente. Spesso in ambito formale sentiamo “vorrei”, “direi”, “preferirei”, “bisognerebbe fare”. Oppure per rendere una richiesta, un ordine ancora più gentile si usa il modo condizionale e congiuntivo (il quale non esiste in russo) “bisognerebbe che lo facesse”.

In russo, invece, il modo condizionale si usa soltanto in tre casi: per esprimere 1) un’irrealtà di un’azione, 2) un’azione che può avere luogo in determinate circostanze o si presume, si desidera che abbia luogo, 3) uso di cortesia del condizionale, che viene spesso usato per via del verbo “мочь” potere con la particella negativa не:

“Ты не могла бы мне принести сумку?”Letteralmente: “Non mi potresti portare la borsa? E se i russi sentono usare il modo condizionale al di là di questi tre casi nominati, sentono troppa gentilezza inadeguata alle circostanze e credono che gli italiani siano troppo cortesi. Per un italiano però può sembrare inadeguato e maleducato il fatto di non usare il condizionale nelle situazioni dove se lo aspetta. Ma non è maleducato. È solo perché quest’uso del condizionale non rientra in tre casi individuati.

Soluzione.
Per rendere una richiesta gentile e cortese si possono usare gli altri mezzi linguistici, ad esempio пожалуйста (per favore): Сделайте эту работу к понедельнику, пожалуйста! (Potrebbe fare questo lavoro per lunedì?)
Si consiglia di usare comunque il condizionale italiano dove è richiesto benché i russi non ne facciano uso.

1 Jakobson, R. (1971) Language in relation to other communication systems, Selected Writings, vol.II, The Hague: Mouton,

Settima parte di questo articolo >

Articolo scritto da:
Prof.ssa Olga Kobzeva
Docente di lingua russa, mediazione scritta attiva e lingua per gli affari
Presso Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
Pisa

L’Italia e la Russia (5)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

< Quarta parte di questo articolo

La comunicazione verbale e non verbale

La comunicazione verbale
Un tratto significativo verbale che trasmette il carattere nazionale russo è la risposta alla domanda “Как дела?” (Come stai?). Non sentiremo mai un russo dire “Хорошо” (“Bene”) come invece è richiesto (perché è quello che ci si aspetta) dalla cultura italiana. Motivo? La connotazione della parola stessa “хорошо” che impedisce di usarla in questa situazione.
Per connotazione si intendono i segni del concetto espresso da una parola che realizzino l’atteggiamento socialmente accettato, nonché la valutazione di un oggetto e di un fatto per le caratteristiche tradizionali e culturali.

Sono insiti delle caratteristiche culturali russe in questa parola. “Хорошо” trasmette la valutazione connotativa positiva, e non è solo una risposta alla domanda sull’andamento delle cose. Rispondendo positivamente alla domanda “Какдела?”significa che stiamo davvero bene. Ma se non è vero?
Per di più vi è un rischio per la scaramanzia: “se ora dico che tutto va bene, chissà se domani tutto andrà sempre bene” oppure: “se ora rispondo che tutto va bene, chissà se proverà invidia nei miei confronti”.

Per un russo la domanda “Как дела?” non è un semplice gesto di educazione come, ad esempio, accade nella cultura italiana (“Come stai” appare talvolta anche senza sfumatura interrogativa, come per dire “Ciao”) o anglo-americana, dove “How do you do?” nonostante il punto interrogativo in fondo non è una domanda ma ormai un modo per salutare.
“Как дела?” in russo invece è una domanda che esige una risposta. E se un russo non se la sente non può rispondere “Хорошо” (perché non sarà vero), ma risponde “Нормàльно” (Normale) ovvero né bene né male. (ecco che qui il russo è in contraddizione con se stesso, perché dà una risposta “intermedia”.)

Nonostante il fatto che la domanda “Как дела” esegua nella comunicazione la cosiddetta funzione fatica (phatic function1 ) ovvero la funzione per stabilire un contatto con interlocutore, i russi la trattano come un vero e proprio interessamento sulla loro vita. Per un italiano che aspetterà alla domanda “Come stai” una semplice risposta “Bene, grazie” può sembrare strana la reazione da parte dei russi quando quest’ultimi inizieranno a raccontare tutti i fatti della loro vita privata: come sta lui stesso, la sua famiglia, come vanno o non vanno le cose al lavoro, problemi alla salute, ecc.

Soluzione.
La soluzione più adatta sarà comportarsi in modo naturale e semplice e alla domanda “Какдела?” rispondere con una risposta stabilita in italiano: “Va tutto bene, grazie” sebbene il parlante sia profondamente infelice. Da parte degli italiani bisogna essere preparati per affrontare una lunga risposta nel caso in cui i russi dovessero raccontare con tutta la sincerità come va la loro vita.

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Articolo scritto da:
Prof.ssa Olga Kobzeva
Docente di lingua russa, mediazione scritta attiva e lingua per gli affari
Presso Scuola Superiore per Mediatori Linguistici
Pisa

L’Italia e la Russia (4)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

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I tratti contraddittori del carattere russo
I russi possono fare affidamento sul potere supremo che può risolvere tutti i problemi, e allo stesso tempo sognare una “volontà libera”; mostrare le meraviglie del coraggio, dell’eroismo e nello stesso tempo essere sottomessi; sacrificarsi per la Patria e non rispettare il suo passato storico, il quale, a seconda della situazione politica viene considerato o positivamente,o negativamente.

Anche la religione, secondo gli scienziati, formava l’incoerenza del carattere russo. Nell’ortodossia, a differenza del cattolicesimo, ci sono solo due punti polari: il paradiso e l’inferno, ma non c’è il purgatorio. Questo fatto determinò nella mentalità russa l’esistenza di due categorie: una categoria è di «molto bene» e un’altra è di «molto male». O piena sotto missione, o un comportamento senza alcun limite. Lo scrittore russo Anton Pavlovič Čechov scriveva così su questo tratto dei russi: «Tra «Dio c’è » e « Dio non c’è » si trova un enorme spazio, il quale un vero saggio passa con grande difficoltà. Un russo, invece, conosce soltanto uno di questi due estremi, il mezzo non gli interessa».

Sul fatto che l’uomo russo spesso non ha il limite e facilmente tocca il fondo, raccontano anche i proverbi russi: «O tutto o niente», «O un petto pieno di croci (si intende croce come un premio: croce di San Giorgio), o la testa in un cespuglio».
«La mancanza della parte intermedia nel ramo culturale» – così è stato definito dai filosofi il principio della vita russa.

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Prof.ssa Olga Kobzeva
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L’Italia e la Russia (3)

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Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

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Informazioni di carattere storico-sociale. Contraddizione del carattere russo
«Умом Россию не понять» (La Russia non è comprensibile con la ragione) – queste sono le parole del poeta Fѐdor Ivanovič Tjutčev che vengono spesso ricordate quando si parla della Russia e dei russi, segnandone l’incoerenza, la mistica e l’imprevedibilità.
Senza dubbio, alcune caratteristiche del carattere russo sono legate alla posizione geografica del paese. La Russia si trova tra i due continenti, due civiltà, l’Europa e l’Asia, l’Oriente e l’Occidente. La cultura russa riunisce in se le caratteristiche sia della cultura dell’Occidente, sia di quella dell’Oriente, ma comunque peculiare.

Lo sviluppo della Russia era simile a un’oscillazione del pendolo in un orologio. Si direbbe che all’inizio della sua formazione, la Rus’ di Kiev faceva parte della civilizzazione europea, la Rus’ di Mosca, invece, faceva parte della civilizzazione orientale. Le riforme di Pietro Il Grande spostarono la Russia verso l’Occidente e poi di nuovo la Russia si voltò verso l’Oriente. L’abolizione della servitù della gleba e le riforme alla fine del XIX secolo avevano un carattere occidentale. Dopo la rivoluzione del 1917 si intensificarono i tratti orientali che si verificavano nelle particolarità del regime politico, nella struttura del potere, nella gerarchia sociale. La perestrojka (letteralmente «ristrutturazione») del 1985 rivolse il paese verso i valori occidentali.

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Prof.ssa Olga Kobzeva
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L’Italia e la Russia (2)

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Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

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Tuttavia, i comunicanti saranno indotti ad agire secondo i canoni della loro educazione e avranno sempre aspettative conformi alle nozioni acquisite su ciò che ritengono “corretto” e “adeguato” in una data situazione.
Ecco che, nelle relazioni commerciali tra stranieri, contraddizioni e fallimenti indesiderabili si possono verificare già all’atto dell’approccio, a causa di reazioni comportamentali giudicate sbagliate o inadeguate da parte del partner.

Che cosa si dovrebbe fare per evitare malintesi o interpretazioni sbagliate nella comunicazione di concetti comuni tramite definizioni linguistiche differenti?
E, per quanto ci riguarda in funzione del nostro contatto, abbiamo sufficiente conoscenza dell’universo russo, di quell’ambiente e del popolo con cui interferiremo e con il quale andremo a trattare?

Sappiamo che ragioni geografiche e climatiche, percorsi storiche e culturali ci hanno resi comprensibilmente diversi anche come mentalità, per cui è logico che, all’evidenza dei fatti, non avremo le stesse reazioni.
Allora, siccome non vogliamo che questo comprometta il successo della nostra impresa, dobbiamo prepararci meglio al russo e, oltre che apprenderne la lingua, dobbiamo analizzare l’indole e scoprire il carattere del popolo russo per entrare il sintonia con loro, per cercare di capire l’anima russa.

I russi, come sono oggi, dopo tante vicissitudini?
Quanto differiscono dall’idea che ci eravamo fatta di loro, dalle nozioni storiche e dai documenti della loro straordinaria letteratura?
Come bisogna comportarsi all’atto pratico in certe situazioni, per non fare brutta figura con loro?
In questo articolo vi forniremo alcuni consigli di comportamento i quali vi potranno aiutare a superare con successo alcune interferenze interculturali, contribuendo a sviluppare in maniera vantaggiosa il vostro business.

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Prof.ssa Olga Kobzeva
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L’Italia e la Russia

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Interferenze culturali che possono incidere sul business. Soluzioni e tecnologie linguistiche per fare con successo il business con i russi

Al giorno d’oggi si assiste a un gran numero di imprese russe che operano sul mercato italiano e ad imprese italiane sul mercato russo.
Questo è il fatto sicuramente significativo che dimostra quanto interesse ci sia, da entrambe le parti, per lo sviluppo della cooperazione economica tra i due paesi: Italia e Russia.
La crescita di scambi commerciali reciprocamente vantaggiosi e il richiamo esercitato dal rispettivo patrimonio storico-artistico e ambientale contribuiscono ad aumentare anche il flusso turistico dei cittadini russi in Italia e italiani in Russia.

Il rapporto tra due soci stranieri, qualsiasi contatto, avviene tramite una comunicazione fra soggetti che rappresentano lingue e culture diverse. Pertanto, per favorire un buon rapporto nelle relazioni socio-economiche e allo scopo di evitare contraddizioni e fallimenti indesiderati nella comunicazione interculturale, oltre a una buona padronanza tecnica della gestione del business, è necessario acquisire anche quelle conoscenze minime peculiari dell’identità dell’altro, conoscenze che aiuteranno a superare il fenomeno delle interferenze interculturali.
Per interferenze interculturali si intende un processo (conscio o inconscio) di trasferimento delle norme di comportamento, di abitudini, di conoscenze e di aspettative da una cultura ad un’altra.

Gli interlocutori, provenienti da culture diverse, in una maniera o in un’altra, automaticamente o no, intenzionalmente o meno, nella pratica dell’interscambio iniziano ad agire in conformità con i loro atteggiamenti culturali e ciascun soggetto si aspetta dall’altro un comportamento simile a quello cui sono abituati nella loro cultura d’origine.
Però non sempre tutte le nostre norme comportamentali trovano corrispondenza in altre culture, poiché altre culture possono aver determinato radicate norme comportamentali diverse dalle nostre, nel tempo.

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Prof.ssa Olga Kobzeva
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Il linguaggio influenza il modo di pensare (2)

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< Prima parte di questo articolo

Alcune strutture della lingua derivano dal modo in cui la comunità linguistica che la utilizza percepisce il mondo.

Anche gli scrittori, all’interno delle loro opere,hanno spesso ripreso il tema dell’influenza delle strutture linguistiche sullo sviluppo cognitivo e sul modo di pensare dei soggetti che parlano una determinata lingua. George Orwell, per esempio, nel suo romanzo “1984” immagina e descrive la “Neolingua”, una lingua artificiale imposta da un regime totalitario e volutamente caratterizzata da un vocabolario limitato, al fine di rendere impossibile ogni pensiero eretico (cioè contrario ai princìpi del regime). In questo caso la popolazione non può pensare all’insurrezione perché la lingua che utilizza non ha parole che esprimano questo concetto, che quindi non esiste.

Un recente studio ha inoltre evidenziato come i parlanti anglofoni tendano a dirottare i propri pensieri su aspetti diversi rispetto ai soggetti di madrelingua tedesca, quando per esempio si soffermano ad osservare un’azione. In particolare, i ricercatori hanno potuto dimostrare che gli individui di lingua inglese tendono a concentrarsi sulle dinamiche dell’azione, mentre quelli di lingua tedesca ad interrogarsi sullo scopo di quella medesima azione.

Anche gli individui bilingue hanno mostrato diverse reazioni rispetto all’azione, a seconda che essa fosse descritta in inglese o in tedesco.

Altri studi ancora hanno dimostrato come le persone tendano a prendere decisioni maggiormente orientate all’utilità e al beneficio quando sono costrette a parlare in una lingua straniera rispetto a quando parlano la propria lingua nativa. In quest’ultimo caso, infatti, si sono rilevate maggiori anche le emozioni in grado di trasparire attraverso il linguaggio verbale, ma questo è dovuto essenzialmente alla maggiore distanza emotiva che associamo alle lingue straniere.

Ovviamente, resta da verificare se questi studi, spesso condotti utilizzando un numero molto limitato di persone, siano da considerarsi validi e significativi. D’altra parte, spesso le azioni degli individui sono conseguenza del loro carattere e della loro personalità piuttosto che del loro background linguistico.

Non si può comunque negare che siano indagini molto interessanti, che stimolano una riflessione sulla relazione che intercorre tra la lingua che parliamo e lo sviluppo dei nostri pensieri e della nostra visione del mondo.

Fonte: Articolo scritto da Brigitte Schreyer e pubblicato il 18 giugno 2017 sul proprio blog

Traduzione dal tedesco a cura di:
Samantha Di Venezia
Traduttrice freelance DE/EN/ES > IT
Larciano (PT)

Il linguaggio influenza il modo di pensare

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Che cos’è il linguaggio? In che modo influisce sul nostro pensiero? Il linguaggio non è soltanto un mezzo di comunicazione fatto di suoni e parole. Diversi studi hanno infatti dimostrato che la lingua che utilizziamo influisce anche sul nostro modo di pensare.

L’ipotesi di Sapir-Whorf è soltanto uno dei numerosi studi che hanno approfondito la relazione esistente tra linguaggio e mente. Secondo questo studio sarebbe la lingua, con le sue strutture, a determinare il modo di pensare della comunità linguistica che la utilizza.

Questa ipotesi ha quindi condotto alla più importante teoria a sostegno dell’intraducibilità dei testi.

Nel diciannovesimo secolo, il linguista e scienziato Wilhelm von Humboldt fu uno dei primi a riprendere questa idea, sostenendo la teoria secondo la quale la lingua costituirebbe lo strumento di strutturazione del pensiero. Questo equivarrebbe a dire che siamo in grado di pensare soltanto a ciò che è definibile attraverso la lingua.

Circa 100 anni più tardi, il filosofo Ludwig Wittgenstein scriverà: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. In sintesi, tutti questi pensatori consideravano il linguaggio la base di ogni pensiero: senza il primo non sarebbe esistito il secondo.

Ma ci sono emozioni e sentimenti che gli esseri umani non riescono ad esprimere a parole. Quante volte rimaniamo senza parole o riscriviamo qualcosa mille volte senza riuscire mai ad arrivare al punto e a mettere nero su bianco esattamente quello che vorremmo dire?

Si potrebbe supporre, quindi, che più ampio è il nostro vocabolario, più diversificati saranno i nostri pensieri. Di conseguenza, per i parlanti la cui lingua madre si caratterizza per un vocabolario limitato, l’apprendimento di una lingua straniera si convertirebbe in un miglioramento della capacità di espressione e in un “ampliamento del pensiero”, da cui deriverebbe l’acquisizione di un nuovo punto di vista sul mondo.

Seconda parte di questo articolo >

Fonte: Articolo scritto da Brigitte Schreyer e pubblicato il 18 giugno 2017 sul proprio blog

Traduzione dal tedesco a cura di:
Samantha Di Venezia
Traduttrice freelance DE/EN/ES > IT
Larciano (PT)

Tradurre e insegnare lo Spagnolo (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

< Seconda parte di questo articolo

D: Cosa diresti a chi accusa di ingerenza un traduttore che dà lezioni di spagnolo, come nel caso di un professore di inglese che offre servizi di traduzione senza avere la formazione adeguata?

R: Uff, ingerenza. Sono d’accordo che in tutti i settori dobbiamo proteggerci da eccessi di ingerenze, ma credo anche che non tutti miriamo agli stessi clienti. Un professore di inglese e un traduttore ben formato arriveranno a clienti diversi con esigenze e necessità diverse. Allo stesso modo, un traduttore con dieci anni di esperienza arriverà a clienti che per me, che di anni di esperienza ne ho appena tre, al momento sono inaccessibili.

Forse risulto un po’ drastica, ma credo che sia molto più utile, sia personalmente che per la collettività, lottare per dimostrare il nostro valore che litigare con gli intrusi. In fin dei conti, se tutti noi ci sforziamo per dimostrare perché siamo bravi in ciò che facciamo, verremo apprezzati ancora di più e gli intrusi avranno uno spazio minore nel nostro settore.

Credo che la stessa cosa si possa applicare all’insegnamento: io non ambirò agli stessi alunni di un laureato in filologia con molti anni di esperienza, ma non credo neanche che sia più utile per lo stesso laureato in filologia impegnarsi a «scacciare» l’intruso rispetto a dimostrare perché scegliere lui come professore. Poi è a discrezione della singola persona formarsi per essere un buon professionista o meno. Ho frequentato il corso di formazione per professori di spagnolo per stranieri dell’Instituto Cervantes, sono esaminatrice dei livelli A1-A2 e frequento regolarmente corsi sull’insegnamento dello spagnolo.

Grazie mille a Inés per averci raccontato in prima persona la sua esperienza di conciliazione delle sue due professioni. Ci avevate pensato? Io stessa ho frequentato un corso di insegnamento dello spagnolo di oltre 200 ore, ma devo ammettere che non avrei mai pensato che creare la mia piattaforma fosse fattibile, semplice e proficuo. Ma a quanto pare è così! All’inizio dell’articolo trovate il link per il corso di Beatriz Mora che Inés ha frequentato, ve lo reinserisco qui.

Fonte: Articolo scritto da Merche García Lledó e pubblicato il 19 dicembre 2016 sul sito Traducir&Co

Traduzione a cura di:
Giovanni  Gemito
Traduttore freelance EN > IT – IT > ES – FR > IT
Napoli