L’importanza vitale delle traduzioni mediche

 Categoria: Servizi di traduzione

Come tutti sanno, il compito di un traduttore specializzato in campo medico o farmacologico è molto delicato ed importante. Anzi, è proprio il caso di dire che il suo ruolo riveste un’importanza vitale, nel vero senso della parola. I componenti di un farmaco, il dosaggio, le controindicazioni, la posologia, il tipo di pazienti ai quali è destinato, o, ancora, le istruzioni per il montaggio e quelle per l’utilizzo di un apparecchio elettromedicale, sono testi che influiscono in modo decisivo sulla salute e sulla qualità di vita delle persone.

Quando un farmaco arriva sugli scaffali delle farmacie, significa che ha passato indenne tutte le procedure di controllo messe in atto dalla casa produttrice e dalle autorità sanitarie, che prendono tutte le precauzioni del caso, ivi compreso il controllo delle traduzioni dei testi.
A volte però il farmaco è di carattere sperimentale e viene importato direttamente da un altro paese di lingua diversa. Quando ciò avviene e della traduzione viene incaricata un’agenzia, essa dev’essere molto attenta nella ricerca dei traduttori e, successivamente, nel monitoraggio del loro lavoro.

La traduzione medica e la traduzione farmaceutica sono discipline delicatissime ma, contrariamente a quanto si potrebbe pensare d’impulso, non sono certo le uniche discipline nelle quali la vita, la salute o la sicurezza umana dipendono da un testo tradotto. Basti pensare all’aviazione o ad altri sistemi di trasporto individuali o di gruppo. Se i progetti o i manuali di manutenzione o di sicurezza di un mezzo di trasporto sono stati tradotti male, si possono generare seri problemi. O ancora, in ambito legale un piccolo errore di traduzione può compromettere un’intera causa.

In tutti questi settori e in molti altri a cui non abbiamo fatto riferimento, è di cruciale importanza che i traduttori siano veramente dei professionisti e prendano il proprio lavoro con la massima serietà possibile, poiché da esso dipendono le vite di molti loro simili.

L’Epifania, che tutte le feste si porta via

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Stanotte la Befana è passata dalle nostre case riempiendo di dolcetti le calze dei bambini buoni e di carbone quelle dei bambini cattivi. Anche con gli adulti la vecchietta non è stata equanime.
Ad alcuni ha ricordato che il giorno dopo non sarebbero dovuti andare a lavoro e avrebbero potuto prolungare le ferie per altri tre giorni, mentre ad altri, forse più cattivi ma con ogni probabilità semplicemente più sfortunati, ha ricordato di mettere la sveglia per il traumatizzante rientro sul lavoro del venerdì mattina. Costoro si consolino: è sì vero che a loro domattina toccherà l’ingrato compito di alzarsi per andare a lavoro, ma è anche vero che ad altri è andata persino peggio. Si tratta dei colleghi che non hanno mai smesso di lavorare durante tutto il periodo delle festività, e, come se non bastasse, nelle loro case la Befana non è neppure passata. Secondo lei era inutile annunciare la fine delle feste a persone per le quali le feste non erano praticamente mai iniziate…

La traduzione delle parole in dialetto

 Categoria: Tecniche di traduzione

Per un traduttore letterario, la traduzione delle parole in dialetto rappresenta sempre un grosso ostacolo. Come direbbe un nostro famoso collega “tradurre un dialetto non è un problema senza soluzione, anzi, le difficoltà derivano proprio dal fatto che esistono molte soluzioni, anche se tutte insoddisfacenti”.
Iniziamo la nostra analisi dalla definizione di dialetto. Molto sinteticamente, un dialetto è una varietà linguistica utilizzata dagli abitanti di una determinata area geografica. Più tecnicamente, per dirla con Aloiv, un dialetto è una “modalità adottata da una lingua in un certo territorio, all’interno del quale viene delimitata da una serie di isoglosse”. Una definizione meno dotta ma molto efficace è quella data da Chomsky: “Una lingua senza né passaporto né esercito”.

Perché un dialetto pone ostacoli difficili da superare? Distinguiamo tre casi:

1) il testo da tradurre è interamente in dialetto. Questo è il caso che paradossalmente presenta meno problemi. Molto semplicemente, dev’essere eseguita una traduzione dal dialetto in questione alla lingua desiderata. Meglio ancora sarebbe tradurre ad un dialetto esistente ma poco conosciuto di questa. Si otterrebbe in questo modo un doppio effetto: da un lato si rispetterebbe la scelta espressiva dell’autore (non scrivere nella lingua nazionale), dall’altro non si creerebbe un collegamento illogico tra una vicenda che si svolge in un paese straniero e un dialetto della lingua di destinazione della cui appartenenza ad una precisa zona geografica tutti i lettori sono consapevoli. La difficoltà sta nel trovare un traduttore che abbia i requisiti linguistici adeguati, ovvero conosca alla perfezione il dialetto in cui è scritta l’opera e conosca alla perfezione il dialetto verso cui occorre tradurla, cosa niente affatto scontata.

2) Nel testo sono presenti solamente alcune parole o frasi in dialetto. Anche in questo caso l’ideale sarebbe tradurre quelle parti facendo ricorso ad un dialetto poco conosciuto della lingua di destinazione. Quello che però non abbiamo detto al punto precedente è che un dialetto con queste caratteristiche spesso non esiste. In questo caso si può superare l’ostacolo giocando un po’ con le parole, in modo particolare con l’ortografia. Per esempio trasformando le “C” occlusive e le “CH” in “K”, le “SC” in “SH”, le “G” coarticolate in “J”, alcune “I” in “Y”, e così via. L’importante è che il lettore si renda conto che i personaggi parlano un dialetto coerente e diverso dalla lingua nazionale.

3) Nel testo sono presenti capitoli interi o comunque parti consistenti in dialetto. Questo è il caso più complesso per il traduttore. Come per i due casi precedenti, una soluzione ottimale sarebbe utilizzare un dialetto poco conosciuto ma, come abbiamo detto, è raro trovarne uno che lo sia realmente. Per il povero traduttore probabilmente la soluzione meno dolorosa è sostituirlo con un linguaggio marcatamente colloquiale.

Autore dell’articolo:
Letizia Gironi
Traduttrice maltese>italiano, arabo>italiano
S.Giovanni Valdarno (AR)

Il blog sulla traduzione diventa di tutti

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Nel mese di dicembre abbiamo pubblicato in rete vari comunicati stampa per dare un certo risalto mediatico all’evento odierno, ovvero l’apertura del nostro blog ai contributi esterni. Questo piccolo spazio dedicato alla traduzione è nato in sordina nel giugno 2009 ma, a distanza di circa un anno dalla sua nascita, ha iniziato ad ottenere un discreto riscontro in termini di accessi e di interesse suscitato. Per questo motivo, gli utenti del blog (per lo più addetti ai lavori) negli ultimi mesi ci hanno chiesto sempre più insistentemente di dar loro la possibilità di pubblicare articoli. Dopo aver riflettuto a lungo sul da farsi, abbiamo deciso di assecondare le loro richieste: da oggi il blog sulla traduzione diventerà di tutti, chiunque potrà dare sfogo alla propria vena di scrittore e potrà inviarci un articolo.
Si tratta di un cambio di direzione molto significativo poiché finora gli articoli sono stati scritti esclusivamente da personale interno all’agenzia. Come si suol dire: “anno nuovo, vita nuova”.

Ovviamente, non tutti gli articoli che ci arriveranno verranno pubblicati. La pubblicazione infatti non è automatica come in molti altri siti, gli articoli verranno pubblicati solo se la redazione li riterrà in linea con i requisiti minimi richiesti. In fondo agli articoli approvati, qualora gli autori lo desiderino e ne facciano richiesta, verranno inseriti i loro nomi, i loro cognomi, la provenienza e la qualifica.
Il fatto che ogni articolo sarà oggetto di valutazione permetterà di mantenere alta la qualità dei contenuti. Non ci interessa riempire le pagine del blog, il nostro obiettivo di lungo periodo è quello di far sì che esso diventi un punto di riferimento in rete per chi opera nel settore della traduzione, un luogo dove trovare informazioni utili, comunicare notizie di interesse pubblico, discutere di varie tematiche, trovare collaboratori per progetti da svolgere a più mani, dare consigli, condividere esperienze e molto altro ancora.
Affinché questo spazio acquisisca tale importanza è indispensabile che gli articoli siano scritti in modo corretto, che siano interessanti e che in redazione ne giungano molti. Solo così, chi si è occupato finora della stesura della articoli, potrà dedicarsi all’aspetto cruciale di ogni blog che si rispetti, ovvero la moderazione dei commenti, che per il momento sono disabilitati a causa della scarsità di risorse a nostra disposizione.

Ringraziamo sentitamente tutti coloro che con i loro articoli contribuiranno a far crescere il blog sulla traduzione, nella speranza che esso raggiunga quanto prima gli obiettivi che ci siamo prefissi.

Il passaggio dal vecchio al nuovo

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Fin dagli inizi dell’Impero Romano, gennaio era il mese dedicato a Giano (Iānus in latino), un dio che veniva rappresentato con due facce rivolte verso direzioni opposte, da cui derivava l’appellativo di Giano bifronte.
Il suo ruolo era quello di vigilare le porte (ianuae), i passaggi (iani) e i ponti: grazie alle sue due facce, ne sorvegliava contemporaneamente l’entrata e l’uscita. Da qui la simbologia gli attribuì il ruolo di protettore di tutto ciò che aveva un inizio e una fine, nonché di custode di ogni forma di passaggio e cambiamento.
La scelta di questa divinità per rappresentare il passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo non sembra quindi per niente casuale, anche se, in realtà, gennaio era dedicato a Giano ancora prima che la riforma del calendario del 46 a.C stabilisse che gennaio sarebbe diventato il primo mese dell’anno.

I romani festeggiavano la notte del 31 dicembre mangiando con gli amici miele, datteri e fichi per coprire le amarezze dell’anno appena trascorso e propiziare la dolcezza di quello in arrivo. Questa antica abitudine romana entrò poco a poco in Europa, dove, con la stessa finalità portafortuna, si iniziarono ad offrire lenticchie, delle quali si diceva che propiziassero la prosperità economica. Con il tempo, ogni nazione ed ogni regione europea ha sviluppato tradizioni e usanze proprie ma, quello che è rimasto, è la considerazione della notte di San Silvestro come un passaggio dal vecchio al nuovo.

La traduzione delle misure anglosassoni

 Categoria: Tecniche di traduzione

Le misure anglosassoni, così diverse dalle nostre, talvolta fanno incappare i traduttori in errori che causano equivoci e fraintendimenti di vario genere. Gli acri, le miglia, le iarde, i piedi, i pollici, le libbre, le once, ecc., sono misure che a noi non dicono assolutamente nulla. Cosa fare allora quando ci si trova a dover tradurre una misura anglosassone o comunque una misura che non esiste nella lingua di destinazione?
Beh, è molto semplice. Partendo dal presupposto che chi legge debba farsi un’idea precisa della misura, si dovrà esprimere il valore presente nel documento originale nell’unità di misura utilizzata nel paese del lettore. Ad esempio, qualora si debba tradurre in italiano nine feet boat (barca lunga nove piedi) occorrerà munirsi di calcolatrice e impostare l’equivalenza sapendo che un piede corrisponde a circa 30 centimetri. Una volta scoperto che la barca misura circa 2,70 metri, a seconda del contesto si può tradurre in vari modi, sia utilizzando espressioni tipo “più di due metri e mezzo” sia comunicando il valore preciso.
Quest’ultima opzione però va utilizzata con l’interruttore del buonsenso acceso. Espressioni come: “l’auto viaggiava a 241,4016 km all’ora”, “Marco pesava 152,406 kg” e il “terreno si estendeva per più di 8093,8 metri quadrati” sono assurde e, rispetto alle cifre tonde 240, 152 e 8000, non aggiungono nessuna informazione utile al lettore, ottengono solo un effetto di antipatica pignoleria.

Il consiglio che noi diamo è quello di tradurre sempre le misure anche se in certi casi ammettiamo che lo si potrebbe tranquillamente evitare. Certi traduttori talvolta lasciano volutamente le misure inglesi sulle pagine, soprattutto quando si tratta di indicazioni che non necessitano essere comprese con precisione assoluta. A meno che il lettore non sia proprio digiuno di misure, dire “la strada si inerpicava per trenta miglia in un susseguirsi di curve a gomito a picco sul mare” o “la strada si inerpicava per circa cinquanta chilometri in un susseguirsi di curve a gomito a picco sul mare” dà, in entrambi i casi, un’idea piuttosto chiara sul fatto che il percorso era lungo e tortuoso. L’informazione arriva comunque anche se non con precisione millimetrica.
Chiudiamo con una traduzione spassosa che ci è capitata per le mani proprio pochi giorni fa. Riguardava un presunto assassino che aveva ucciso la sua vittima con una pistola da 45 millimetri. 45 millimetri? Più che con una pistola gli aveva sparato con una sorta di bazooka! Il calibro della pistola era di 0,45 pollici, che non corrispondono affatto a 45 millimetri ma a 11,43.

La moralità del traduttore

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il traduttore, quando traduce, deve sapere chi è l’autore del testo, perché il testo è stato scritto, qual è il pubblico al quale si rivolge e altre informazioni ad esso pertinenti. Sapere queste cose migliora esponenzialmente i risultati del suo lavoro. Quello di cui invece deve disinteressarsi sono i contenuti. O meglio, deve nutrire grande interesse per i contenuti da un punto di vista lessicale ma disinteressarsi di essi da un punto di vista ideologico o morale.

Se non condivide le idee dell’autore o le medesime addirittura lo ripugnano, deve rimanere del tutto indifferente e tradurre con imparzialità. Non può in alcun modo tagliare passaggi, alterarli o addolcirli a suo piacimento.
Nessuno è obbligato a tradurre quello con cui non è d’accordo, però, se decide di farlo, deve farlo con la massima onestà. Al di là di scelte linguistiche dettate da ragionamenti logici che abbiano l’evidente obiettivo di migliorare la fruizione o la facilità di lettura da parte dei lettori, una frase blasfema deve rimanere una frase blasfema e lo stesso dicasi per una parola oscena o volgare, così come per un insulto.

Il traduttore deve avere una sua moralità ma nel senso del rispetto del proprio ruolo. Sebbene un traduttore possa ingannare un editore, il pubblico e persino i suoi colleghi, non può però ingannare sé stesso. Sa esattamente se l’opera che ha tradotto era superiore alle sue capacità, se non ha effettuato le verifiche che avrebbe dovuto o, peggio ancora, se ha alterato deliberatamente il significato di alcune sue parti.

Auguri natalizi in venti lingue

 Categoria: Le lingue

Afrikaans: Geseënde Kersfees
Ceco: Veselé Vánoce
Croato: Sretan Božić
Danese: Glædelig Jul
Filippino: Maligayang Pasko
Finlandese: Hyvää joulua
Francese: Joyeux Noël
Gallese: Nadolig Llawen
Indonesiano: Selamat Hari Natal
Inglese: Merry Christmas
Italiano: Buon Natale
Lituano: Linksmų Kalėdų
Norvegese (bokmål): God Jul
Olandese: Vrolijk Kerstfeest
Polacco: Wesołych Świąt
Portoghese: Feliz Natal
Slovacco: Veselé Vianoce
Spagnolo: Feliz Navidad
Svedese: God Jul
Tedesco: Frohe Weihnachten

Traduzione nel cambio di registro linguistico

 Categoria: Traduzione letteraria

Nella traduzione delle opere letterarie non è raro osservare una tendenza verso l’uso smaccatamente normativo e persino retorico della lingua d’arrivo. Il desiderio di spogliare il testo da ogni ambiguità, di far piena luce su aspetti apparentemente oscuri, di smussarne gli spigoli, talvolta conduce il traduttore a intervenire massicciamente su di esso, truccandolo in modo pesante e facendogli indossare vestiti vistosi che, troppo frequentemente, trasformano quello che in origine era bellezza imperfetta ma autentica in una bellezza artefatta e innaturale.

La mano del traduttore agisce con particolare forza nel cambio di registro linguistico. Tra i vari livelli espressivi di una lingua, quello familiare o colloquiale è quello che ne fa le spese più di frequente. Contrariamente a ciò che avviene con le parole o le espressioni chiaramente volgari o dialettali, che di solito vengono scrupolosamente rispettate, le tiepide voci familiari vengono spesso rimpiazzate da espressioni appartenenti al più diffuso linguaggio standardizzato.
L’italiano presenta a questo proposito un chiaro svantaggio poiché tende a muoversi, in genere senza transizione, tra il registro neutro e quello volgare o chiaramente tabù.
Per questo motivo, sebbene armati delle migliori intenzioni, tutti i traduttori italiani prima o poi sperimentano la difficoltà nel trovare parole che comunichino la freschezza e la qualità della lingua orale senza alzare troppo il tono della comunicazione o senza appiattirne esageratamente i contenuti. Presi tra questi due fuochi, i traduttori tendono ad aggrapparsi ad un linguaggio standard che trasforma in dolce pianura l’accidentata morfologia dell’originale.

Test di traduzione automatica

 Categoria: Strumenti di traduzione

Abbiamo sottoposto il più accreditato traduttore automatico presente in rete (avrete già capito di quale stiamo parlando) ad un test di traduzione.
Il testo che abbiamo scelto per la prova è stato un famosissimo passaggio dei “Promessi sposi” di Alessandro Manzoni.
La prima richiesta che abbiamo fatto al sistema è stata quella di eseguire la traduzione in tedesco del passaggio. Dopodiché, una volta ottenuta la versione nella lingua teutonica, gli abbiamo fatto eseguire la traduzione di questa in francese, poi dal francese verso l’inglese, dall’inglese allo spagnolo, e infine di nuovo all’italiano. Qui di seguito incolliamo i risultati dell’esperimento.

Testo originale
“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien quasi a un tratto, tra un promontorio a destra e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda ricomincia per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.”

Traduzione italiano-tedesco
“Dieser Zweig des Comer Sees schaltet nach Süden zwischen zwei ununterbrochenen Gebirgsketten, alle Buchten, abhängig von der Lodge und die Rückkehr derjenigen, die fast alle auf einmal, einer Landzunge zwischen der rechten und eine ‘ausgedehnte Küstenlinie auf der anderen Seite, und die Brücke, die die beiden Seiten verbindet es scheint, um diese Transformation noch empfindlicher auf das Auge und markiert den Punkt, wo der See endet und dann wieder auf der Adda wieder Name des Sees, wo die Banken, weg wieder Permit Wasser zu entspannen und verlangsamen in den neuen Buchten und neue Brüste.”

Traduzione tedesco-francese
“Cette branche du lac de Côme tourne vers le sud entre les deux chaînes de montagnes ininterrompue, toutes les baies, en fonction de la loge et le retour de ceux-ci, presque tous à la fois, une langue de terre entre la droite et un «vaste littoral de l’autre côté, et le pont, Il relie les deux rives semble même plus sensible à cette transformation à l’œil et marque le point où le lac se termine, puis de nouveau sur le nom Adda du lac, où les banques pour se détendre loin encore permettre à l’eau et de ralentir dans la nouvelles baies et une nouvelle poitrine.”

Traduzione francese-inglese

“This branch of Lake Como turns south between two unbroken chains of mountains, all berries, depending on the lodge and the return of these, almost all at once, a tongue of land between the right and a “extensive coastline on the other side, and the bridge, it connects the two sides seems even more sensitive to this transformation in the eye and marks the point where the lake ends, and again on the name Adda the lake, where banks to relax even further and allow the water to slow in the new bays and a new chest.”

Traduzione inglese-spagnolo
“Esta rama del Lago de Como gira hacia el sur entre dos cadenas ininterrumpida de montañas, todas las bayas, dependiendo de la casa de campo y el regreso de estos, casi todos a la vez, una lengua de tierra entre la derecha y una línea costera “extensa en el otro lado, y el puente, que conecta las dos partes parece aún más sensible a esta transformación a los ojos y marca el punto donde termina el lago, y de nuevo en el nombre de Adda al lago, donde los bancos para relajarse aún más y deje que el agua lenta en el bahías nuevo y una nueva en el pecho.”

Traduzione spagnolo-italiano
“Questo ramo del lago di Como, che volge a sud, tra due catene non interrotte di monti, tutti i frutti di bosco, a seconda del lodge e il ritorno di questi, quasi tutti in una volta, una lingua di terra tra la destra e una costa “estesa sull’altro lato, e il ponte che collega le due parti sembra ancora più sensibili a questa trasformazione negli occhi e segna il punto dove il lago finisce, e sempre in nome del lago Adda, dove le banche ulteriore rilassarsi e lasciare che l’acqua lentamente nelle baie schiena e una al petto nuovo.”

La traduzione, l’abbiamo detto più volte, non è una formula matematica. Lo scopo del test non era quello di riottenere magicamente la versione manzoniana tale e quale. Se avessimo effettuato il test con cinque traduttori umani in carne e ossa non avremmo comunque riottenuto la versione originale identica in ogni sua parte. Tuttavia, non avremmo sicuramente ottenuto l’accozzaglia sconclusionata di termini catapultati qua e là senza un minimo criterio logico che è venuta fuori. Quello che avremmo ottenuto sarebbe stato un insieme di discorsi di senso compiuto legati in modo armonioso tra loro da un preciso ordine sintattico.
Ripeteremo il test fra un annetto, almeno fino ad allora crediamo di non doverci preoccupare, nessuno di noi sta per perdere il lavoro…

È più difficile tradurre manuali o romanzi?

 Categoria: Tecniche di traduzione

È impossibile rispondere a priori a questa domanda, ma possiamo comunque fare qualche riflessione in proposito.
Prima di tutto, molto banalmente, dipende dalla preparazione, dall’indole e dagli stimoli del traduttore. Il traduttore portato per la traduzione tecnica, che si è specializzato in quel campo, che può contare su risorse terminologiche di vario genere e che mette molta passione in quello che fa, sicuramente risponderà che per lui è infinitamente più semplice tradurre un manuale tecnico rispetto a un romanzo.
Viveversa, il traduttore che si è sempre dedicato alla traduzione editoriale e in modo particolare a quella letteraria, vi dirà che la traduzione di un manuale tecnico è per lui un’impresa improba e non sa neppure da dove cominciare.

Detto della soggettività della risposta e della difficoltà nell’eseguire un’analisi imparziale, proviamo ad andare un pochino più a fondo nella questione.
Il traduttore che si occupa di traduzione tecnica deve conoscere la lingua sorgente e deve sapersi esprimere in modo comprensibile nella lingua d’arrivo. Per evitare di scrivere strafalcioni deve avere buona familiarità con l’argomento trattato nel documento da tradurre (o comunque con il campo al quale esso si riferisce) e deve conoscere la terminologia tecnica settoriale.
Ad ogni modo, può avvalersi di dizionari, di glossari e, in qualche caso, di memorie di traduzione.
Nel tradurre, un grande aiuto gli arriva dai software di traduzione assisitita, che gli rendono il compito molto più facile e veloce.

Il traduttore letterario deve conoscere alla perfezione entrambe le lingue per saper cogliere tutte le sfumature della lingua sorgente e saperle riprodurre in modo adeguato nella traduzione. Deve conoscere l’autore, il suo stile e la corrente letteraria alla quale appartiene. Deve sapersi esprimere con un linguaggio forbito e ricercato. Il contenuto dei libri che traduce lo costringe spesso ad informarsi su questioni che non hanno nulla a che vedere con la traduzione in generale: per svolgere il proprio compito deve saper trovare le informazioni necessarie a diventare rapidamente un esperto di alberi secolari californiani piuttosto che di indumenti tipici dell’epoca napoleonica o di tecniche aborigene per la costruzione di imbarcazioni. All’occorrenza deve sapersi documentare circa il modo di esprimere i sentimenti o in generale di rapportarsi con il prossimo di individui che parlano un dialetto della lingua sorgente con cui non ha molta familiarità. Dopo averlo fatto deve saper trovare nella lingua d’arrivo il modo per ricreare un effetto equivalente.

Alla luce di quanto detto, pur dando grandissima importanza alla traduzione tecnica, senza la quale quest’agenzia non esisterebbe, riteniamo che per essere un buon traduttore letterario occorra qualcosina in più rispetto ai requisiti necessari per essere un buon traduttore tecnico. La traduzione tecnica si impara e si migliora con lo studio, nella traduzione letteraria questo è possibile solo in parte. Traduttori letterari si nasce non si diventa.

Perché i traduttori sono mal remunerati?

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nonostante quasi tutti i traduttori moderni abbiano un background di tutto rispetto, la professione di traduttore continua a non essere remunerata come dovrebbe.
La stragrande maggioranza dei traduttori che ci contattano chiedendoci di collaborare con loro possiede una laurea specialistica. Molti ne hanno addirittura due, una in traduzione e l’altra in lingue. Parlano alla perfezione tre o più lingue, conoscono diverse culture poiché hanno vissuto per periodi più o meno lunghi all’estero, hanno conoscenze informatiche superiori alla media.
I meno giovani vantano esperienze lavorative di assoluto rilievo nell’ambito della traduzione.
Nonostante rispetto a trent’anni fa le competenze dei traduttori siano drasticamente aumentate, i traduttori di oggi in proporzione guadagnano meno di quanto guadagnavano i loro colleghi qualche decennio fa. Com’è possibile? Perché i traduttori sono così mal remunerati?

Semplice, sono le leggi del mercato. Trent’anni fa, le persone che sapevano parlare inglese, francese e spagnolo non erano molte. Ancor più rare erano quelle che conoscevano il tedesco. Non parliamo poi delle altre lingue. Al giorno d’oggi, il miglioramento dell’istruzione, le aumentate possibilità di spostamento, la diffusione della tecnologia (e in particolar modo di internet) hanno provocato un aumento esponenziale delle persone che parlano in modo fluente due, tre o più lingue.

È sì vero che il mercato trent’anni fa richiedeva molte meno traduzioni di oggi ma la quantità di traduttori in grado di eseguirle era proporzionalmente molto inferiore rispetto alla media odierna. Chi svolgeva con serietà e dedizione questo lavoro aveva la certezza di lavorare e di guadagnare un ottimo stipendio. Oggigiorno, il numero di traduttori qualificati è superiore alla domanda di traduzioni che proviene dal mercato. Inoltre, l’incontro tra domanda e offerta è diventato molto più semplice grazie a internet: ai clienti e alle agenzie basta un clic per trovare dei traduttori in gamba in grado di eseguire lavori complessi. Questo ha generato una naturale ed inevitabile concorrenza fra i traduttori, i quali, pur di lavorare, ribassano le proprie tariffe fino all’eccesso facendo sì che la professione risulti generalmente mal pagata.
Non sono le agenzie di traduzione a prendere per il collo i traduttori, o, se lo fanno, è perché anch’esse a loro volta vengono prese per il collo dai clienti. E questo avviene perché sul mercato c’è chi è disposto a lavorare a prezzi irrisori. E contro la libera concorrenza non c’è niente da fare, come abbiamo già sottolineato, è il mercato che comanda…

Agorafobia e claustrofobia in traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

In un articolo pubblicato nell’agosto del 2009 avevamo parlato di due diverse tecniche di traduzione: il traduttore che cerca la perfezione fin dalla prima stesura e si arrovella le meningi finché non ha trovato la parola che lo soddisfa e il traduttore che invece procede rapidamente e impulsivamente, abbozzando la prima versione e ricercando la perfezione in modo graduale.
In quella sede avevamo affermato che nessuna delle due tecniche è preferibile a priori, possono portare entrambe a risultati ottimi così come a risultati pessimi, dipende dalle capacità dei traduttori e dal tempo di cui dispongono.

Lo stesso non può dirsi di altre due tipologie di traduttori, i cui risultati non possono essere mai ottimali, perché il loro approccio non è quello corretto.
Potremmo definirli il “traduttore agorafobico” e il “traduttore claustrofobico“. Il primo vive il testo sorgente come un rifugio sicuro, non riesce a vivere al di fuori di esso e non se ne allontana mai. Il secondo invece non riesce per nessun motivo a rimanere all’interno del testo sorgente, lo vive come un luogo chiuso e inospitale e tenta di fuggirne con ogni mezzo possibile.

È evidente che il rischio che un traduttore sia contagiato dall’una o dall’altra malattia non dipende solo dalla propria indole ma anche e soprattutto dal tipo di testo che si trova di fronte.
Il grado di fedeltà che richiede la traduzione del manuale di montaggio di un modellino di aereo radiocomandato è ben diverso da quello richiesto per la traduzione di un romanzo d’amore.
Quel che è certo è che nessuno dei due modi di tradurre, pur presentando entrambi vantaggi e svantaggi, è auspicabile fino in fondo. Nessuno dei due traduttori affetti da tali patologie potrà mai ottenere risultati pienamente positivi. L’ideale sarebbe, molto banalmente, ricercare un equilibrio tra essi, vivendo stabilmente nel testo originale ma allontanandosene ogni qual volta l’aria di casa si faccia pesante…

Globalizzazione e mondializzazione

 Categoria: Le lingue

Oggigiorno le parole “globale”, “globalizzazione” e “globalizzare” sono divenute di uso comune ma, fino a una quindicina d’anni fa, delle tre esisteva solo la prima, le altre sono nate (meglio sarebbe dire sono state importate) in seguito.
Nella lingua italiana “globale” si riferiva a qualcosa preso nel suo insieme, nella sua totalità. Questa accezione della parola esiste tuttora, ma ad essa se n’è affiancata con prepotenza un’altra di provenienza inglese. Nella lingua di Shakespeare, global deriva direttamente dal latino globus (sfera) e, tra i suoi vari significati, i due più importanti sono appunto “sferico” (che ha forma di sfera o globo) e “mondiale” (che influisce su tutta la Terra o include tutto il territorio terrestre).

Da qui nasce il calco semantico. Globalizzare non significa “considerare qualcosa in modo globale”, come sarebbe lecito pensare vista la parola dalla quale deriva.
Per evitare di creare questo infelice neologismo di origine anglosassone avremmo dovuto utilizzare una parola già esistente nella nostra lingua, ossia “mondiale” e da lì avremmo ottenuto “mondializzare” e “mondializzazione”.
In certi casi, quando una parola inglese ottiene larghissima diffusione, vista l’importanza che riveste attualmente la lingua d’oltremanica, è difficile creare una nuova parola senza fare calchi. In questo caso però non lo era e i francesi con “mondialisation” sono lì a dimostrarcelo.

Distanze incolmabili fra lingue e culture

 Categoria: Storia della traduzione

A partire dal XIII secolo, si apre un’epoca di esplorazioni geografiche che mettono in contatto gruppi umani molto eterogenei fra loro.
Date le enormi distanze fra le lingue e le culture, il compito dei primi esploratori (e degli interpreti che li accompagnavano) dev’essere stato davvero improbo.
È il caso, ad esempio, di Giovanni da Pian del Carpine, frate francescano umbro inviato in Mongolia nel 1245 da Papa Innocenzo IV in missione diplomatica.
Giovanni partì alla volta dell’Estremo Oriente senza nessun supporto se non la compagnia di un frate polacco che avrebbe dovuto fungere da mediatore linguistico una volta giunti alla corte del Gran Khan.
A dispetto delle fatiche, degli stenti, delle difficoltà derivanti dal non conoscere affatto la lingua del luogo, dal doversi adattare a tradizioni, modi di pensare e di vivere totalmente estranei alle loro abitudini, il loro viaggio divenne uno dei più preziosi della storia e svelò agli europei i segreti di una parte del globo per secoli temuta e favoleggiata. Giovanni fu il primissimo europeo inviato in Oriente e la sua missione fece da apripista per tutte le successive spedizioni, fra cui quella di Marco Polo, che ebbe luogo ventisette anni dopo.

Consci delle difficoltà sperimentate dai loro predecessori, gli esploratori che partirono alla volta di nuove terre da scoprire anni dopo le missioni di Giovanni da Pian del Carmine e di Marco Polo, lo fecero portandosi dietro stuoli di esperti e studiosi di vario genere, con la convinzione che sarebbero stati utili alla causa. Fra di loro vi erano anche i migliori traduttori e i migliori interpreti dell’epoca.
Cionosotante, Cristoforo Colombo, ben 250 anni dopo il viaggio intrapreso da Giovanni, sperimentò sulla sua pelle, già dal primissimo giorno della scoperta dell’America (il 12 ottobre del 1492), l’impotenza derivante dall’impossibilità di comunicare.
Immaginiamo lo sconcerto dell’interprete che lo accompagnava, l’ebreo convertito Luis de la Torre, preparatissimo in molte lingue esotiche fra cui l’ebraico, l’arabo e il caldeo, che, nel Nuovo Mondo, gli servirono a ben poco.
Pervaso da questa sensazione di impotenza unita però al desiderio di superare qualsiasi avversità, Colombo annotò sul suo diario la ferma intenzione di insegnare ad alcuni indios la lingua spagnola: “quando tornerò in Spagna porterò a Vostra Altezza sei persone che sappiano parlare il castigliano”.

Lo scrittore più tradotto di sempre

 Categoria: Storia della traduzione

Che la Bibbia sia il libro più tradotto della storia è un fatto noto e universalmente accettato. Non c’è però accordo su chi sia lo scrittore che avuto più traduzioni delle proprie opere. Anche se la logica porterebbe ad identificare in San Paolo lo scrittore più tradotto di sempre (proprio perché lo si ritiene l’apostolo che si occupò della stesura di molti dei libri della Bibbia), non tutti sono d’accordo.
Ad esempio, il libro del Guinness dei Primati riporta un dato diverso. Secondo gli autori di questa celebre pubblicazione, lo scrittore più tradotto di tutti i tempi ha a che fare anch’egli con la religione, ma è vissuto quasi due millenni dopo San Paolo.
Si tratta di Lafayette Ronald Hubbard, scrittore di fantascienza nonché fondatore del movimento noto come Scientology. Le sue 1084 opere sono state tradotte in ben 71 lingue.

Hubbard, che ha spaziato dalla fantascienza alla saggistica, dalla religione al fantasy, dai testi tecnici a quelli educativi, poetici e di management, oltre ad essere l’autore più tradotto, detiene anche un altro record: quello di autore più pubblicato. A questi due record ne va aggiunto un terzo, conseguito nel 2009, per la maggior quantità di audiolibri prodotti.
In Dianetics, la sua opera più famosa pubblicata il 9 maggio 1950, espose le idee e le procedure riguardanti lo spirito, la mente e il corpo che in seguito avrebbero portato alla fondazione di Scientology.
Il titolo originale del libro era “Dianetics. La scienza moderna della salute mentale”, mentre oggigiorno il sottotitolo che compare sull’opera è “La forza del pensiero sul corpo”.
Il movimento fondato da Hubbard è da sempre molto controverso. Negli anni non sono mancati gli attacchi nei suoi confronti ma, allo stesso tempo, non sono mancate nemmeno le adesioni da parte di personaggi celebri del calibro di Tom Cruise, John Travolta e Jason Lee.

Un glossario medico multilingue

 Categoria: Storia della traduzione

L’attuale situazione di multilinguismo scientifico affonda le sue radici nel fenomeno passato alla storia con il nome di “rivoluzione scientifica”, che ebbe luogo fra il XVI e il XVII secolo, simbolicamente tra il 1543 (anno in cui venne pubblicato “Le rivoluzioni degli astri celesti” di Niccolò Copernico) e il 1687 (anno di pubblicazione de “I principi matematici della filosofia naturale” di Isaac Newton).

La rivoluzione scientifica comportò un cambiamento dei presupposti epistemologici e concettuali della scienza antica, con conseguenti modifiche nelle pratiche di comunicazione.
Questo rinnovamento di contenuti e metodi ebbe importanti conseguenze socio-linguistiche, una delle quali fu la progressiva sostituzione del latino come lingua di comunicazione scientifica universitaria a favore delle lingue nazionali, che culminò alla fine del secolo XVIII. Fu in questo contesto di consolidamento delle varie lingue europee che si sviluppò un’intensa attività di traduzione tra esse.

Per facilitare questo compito, nel 1801 F. Andrea Nemnich pubblicò ad Amburgo il Lexicon Nosologicum Poliglotton, un’opera contenente le equivalenze dei nomi di varie malattie in latino, tedesco, belga, danese, svedese, inglese, francese, italiano, spagnolo e portoghese.
Sebbene il latino avesse già perso il suo carattere di lingua franca (e precisamente per questo venne scritto questo glossario medico multilingue), paradossalmente in quest’opera terminologica (e nelle altre che la seguirono) il latino continuò ad essere la lingua veicolare. Anche dopo il suo declino, visto il ruolo che aveva rivestito in precedenza, il latino è stato (ed è tuttora) la lingua internazionale utilizzata nelle nomenclature botaniche, zoologiche e anatomiche.

Il periodo di validità di una traduzione

 Categoria: Traduzione letteraria

Le opere che hanno fatto la storia rimarranno immutate nei secoli. L’Iliade e l’Odissea di Omero, la Divina Commedia di Dante, l’Amleto di Shakespeare non hanno temuto lo scorrere del tempo e sono giunte ai giorni nostri esattamente così com’erano state scritte dai loro autori. Nonostante molte delle parole da essi usate non esistano più nelle lingue in cui essi le scrissero, nemmeno una lettera delle loro opere è stata cambiata dal peso dei secoli e possiamo prevedere con una certa sicurezza che nemmeno in futuro avverranno cambiamenti di sorta.

Questo però per quanto riguarda le opere in lingua originale. E le loro traduzioni? Può una traduzione essere così definitiva come l’originale? Che succede quando per tradurre una parola che non esisteva già più nella lingua d’origine il traduttore ha usato a suo tempo una parola che adesso non esiste più nella lingua di destinazione? Dovremmo forse far finta di nulla? E se invece la parola in questione continuasse ad essere utilizzata con frequenza nella lingua d’origine ma la parola usata per la traduzione trecento anni prima non fosse presente nemmeno nel più vecchio dei dizionari?

Talvolta gli ostacoli posti dagli sfasamenti cronologici vengono aggirati inserendo delle note esplicative. In questo modo però, se da un lato si riesce a preservare la sensazione di trovarsi di fronte a uno scritto arcaico, dall’altro si perde in chiarezza espressiva.
A nostro avviso, le traduzioni sono sempre espressione dell’epoca in cui sono state realizzate e, in quanto tali, necessitano di tanto in tanto di essere aggiornate, cioè di essere riviste e corrette, se non completamente rifatte. La questione, semmai, è stabilire quale sia il momento giusto per rifarle: quanto è lungo il periodo di validità di una traduzione?

Il contributo dei traduttori

 Categoria: Storia della traduzione

L’importanza di una professione dipende in gran parte dalla considerazione sociale di cui beneficia. Alla professione del traduttore, purtroppo, non è mai stato attribuito particolare valore e, al momento, siamo forse ai minimi storici. Ciò è dovuto principalmente alla frenesia con cui viviamo oggigiorno. Nessuno riflette sul processo che ha portato ad ottenere un certo risultato, ci si concentra solo sul prodotto finito. Questo fa sì che il lavoro dei traduttori passi del tutto inosservato. Forse esageriamo, ma ci sembra che i traduttori moderni godano più o meno della stessa considerazione degli schiavi che costruirono le piramidi, esseri anonimi che, a prezzo di enormi sforzi e senza ricevere un briciolo di riconoscenza, hanno reso possibile la costruzione di edifici meravigliosi dei quali hanno poi beneficiato altri individui.

Karl Marx vedeva nella classe lavoratrice il motore della storia: secondo lui senza lo sforzo dei lavoratori non era possibile alcun tipo di sviluppo. Lungi da noi fare politica in questa sede, utilizziamo il suo pensiero unicamente per affermare che senza il contributo dei traduttori oggi non saremmo quello che siamo. Immaginatevi un mondo in cui non avremmo potuto leggere Aristotele, Omero, Shakespeare, Voltaire, Dostoevskij, un mondo in cui non avremmo potuto conoscere il pensiero di Gandhi o di Martin Luther King. I traduttori ci hanno tradotto tutte le idee e le opere che hanno fatto la storia, con il loro lavoro nascosto ci hanno messo a portata di mano conoscenze che formano gran parte del nostro bagaglio culturale e che altrimenti non avremmo potuto acquisire. Da loro dipenderà anche la formazione dei nostri figli e dei figli dei nostri figli, giacché nel mondo sono esistite e continueranno ad esistere per sempre persone le cui idee e le cui opere valgono la pena di essere conosciute da tutti. Per questo motivo, nonostante la scarsa considerazione, il contributo dei traduttori è stato, è tuttora, e sempre sarà di vitale importanza per tutta l’umanità.

Il primo vero dizionario della lingua inglese

 Categoria: Storia della traduzione

Nel 1741, David Hume disse: “Nella nostra società, la proprietà di linguaggio e l’eleganza vengono molto trascurate. Non esiste un dizionario della lingua inglese e abbiamo a malapena una Grammatica accettabile”.
In realtà qualche dizionario era stato elaborato, ma nessuno di essi era degno di questo nome.
Nel 1746, un gruppo di editori propose a Samuel Johnson, da molti definito il letterato più illustre della storia inglese, di realizzare un dizionario monolingue che divenisse il riferimento dell’epoca.
Johnson (1709 – 1784), che oltre ad essere un grande lessicografo era anche poeta, saggista, critico letterario e biografo, accettò l’incarico e affermò che sarebbe riuscito a terminare il progetto in tre anni.

L’Académie Française aveva impiegato quaranta anni per completare il proprio dizionario della lingua francese, e questo nonostante al progetto avessero lavorato contemporaneamente quaranta studiosi. Johnson, sfidando l’Académie, con tono sprezzante dichiarò: “Quaranta per quaranta fa milleseicento. Ecco la proporzione: come tre sta a milleseicento, così un inglese sta ad un francese.”
Non riuscì a terminare l’opera in tre anni, ma la completò comunque in tempi molto ristretti, ebbe bisogno di soli nove anni. Il Dictionary of the English Language vide la luce nel 1755: un volume di grandi dimensioni che costava una cifra equivalente a 350 sterline odierne e che includeva 42.773 voci, alle quali ne vennero aggiunte alcune nelle edizioni successive.

Un’innovazione di grande importanza apportata da Johnson fu quella di illustrare il significato dei vocaboli per mezzo di citazioni letterarie. Nel suo dizionario gli autori più citati erano Shakespeare, Dryden e Milton ed erano presenti circa 114.000 citazioni. Da più parti si è parlato dell’opera non come di un semplice testo di consultazione, ma di una vera e propria opera letteraria tanto che Bate ha definito il Dictionary come “uno dei più grandi successi dell’erudizione e probabilmente il più grande successo mai conseguito da un uomo solo e che abbia lavorato in condizioni svantaggiate di mezzi e di tempo”.

Fino al 1928, anno in cui venne completato l’Oxford English Dictionary (di cui abbiamo parlato nell’articolo del 25 novembre), l’opera di Johnson è stata considerata il dizionario britannico per eccellenza.
Il Dictionary, in quanto fedele registrazione del linguaggio usato all’epoca, ha contribuito a fornire un quadro di riferimento del secolo XVIII ed inoltre ha avuto una grande influenza sulla lingua inglese moderna. L’opera diede a Johnson fama e successo anche se ci volle molto tempo prima che producesse dei guadagni.

Le traduzioni dei libri in dialetto

 Categoria: Storia della traduzione

Alcuni scrittori danno alle traduzioni dei loro libri la stessa importanza che danno alla stesura vera e propria in lingua originale. Non a caso, scrittori del calibro di Milan Kundera, Ismail Kadare e Günter Grass, controllano il processo di traduzione in ogni sua fase. Altri invece preferiscono rimanerne ai margini, non certo perché sottovalutino l’importanza delle traduzioni, quanto perché magari non hanno la competenza linguistica per esserne resi partecipi, il che spesso regala grandi gioie ai traduttori.
In certi casi, la reazione degli autori di fronte alle trasformazioni che subiscono le loro opere è di aperto disappunto, se non di totale chiusura. Henri Michaux (1899-1984), poeta belga naturalizzato francese e tradotto a moltissime lingue, non aveva alcuna fiducia nelle traduzioni ma il suo rifuto era massimo se la traduzione doveva essere fatta ad un dialetto.

Lo si evince molto chiaramente dai toni apertamente polemici coi quali si rivolge ad un suo tanto frustrato quanto ammirato traduttore in una famosa lettera:
“Il dialetto di cui mi parla (il vallone ndr) non mi è del tutto sconosciuto. Se lei sapesse che più della metà delle traduzioni americane dei miei scritti dovrebbe essere rifiutata perché piatta e volgare (a sentir dire i traduttori avrebbero trasmesso il lato semplice), capirebbe perché diffido dei dialetti nei quali, sebbene sia pacifico che un poeta possa scrivere, non si può fare una traduzione senza maltrattare le sfumature dell’originale”.

Traslitterazione di alfabeti

 Categoria: Problematiche della traduzione

Quando due lingue utilizzano alfabeti con grafemi e fonemi diversi, uno dei problemi principali che sorgono quando si vuole trasportare un toponimo o un nome proprio di persona da una lingua all’altra è la rappresentazione fedele dei segni.
L’alfabeto russo, ad esempio, utilizza caratteri cirillici, molto diversi dall’alfabeto latino. Tutti avranno sentito parlare di Gorbaciov, famoso presidente che diede impulso, nella seconda metà degli anni 80, ai processi di riforma noti come perestrojka e glasnost. Se, oltre ad aver udito questo nome, vi è anche capitato di leggerlo, avrete notato che non c’è affatto accordo sui grafemi da utilizzare: Gorbaciov, Gorbachov, Gorbáchov, Gorbachoff, Gorbatcheff, Gorbachev, Gorbacev, Gorbačëv e diverse altre rappresentazioni approssimative della grafia russa.
Oltre che con l’alfabeto cirillico, gli stessi problemi sono presenti con il greco, con l’ebraico, con l’arabo, il cinese, il giapponese, l’hindi e moltissimi altri alfabeti.

È d’obbligo ricercare la corenza anche perché non è in gioco solo la fonetica, possono sorgere problematiche di tipo giuridico-amministrative. Nei documenti personali come le carte d’identità, i passaporti, i certificati di nascita ed altri documenti anagrafici, accade di frequente di imbattersi in nomi propri di persona o nomi geografici traslitterati in modo diverso. Si tratta delle stesse persone, degli stessi luoghi di provenienza?

Per risolvere queste problematiche, sarebbe opportuno stabilire delle regole precise a livello internazionale. Tali norme dovrebbero riprodurre con la massima fedeltà possibile i fonemi originali, un compito attualmente lasciato all’arbitrio dei singoli traduttori, i quali scelgono di volta in volta la traslitterazione che ritengono più adeguata. L’elaborazione dei criteri di traslitterazione comuni dovrebbe essere affidata ad un organismo sovranazionale dotato del necessario riconoscimento e della necessaria autorità per svolgere tale delicato compito.
I traduttori sarebbero molto facilitati nel loro lavoro e potrebbero così comunicare senza indugi ai lettori che il signor Gorbaciov è e sempre sarà unicamente il signor Gorbaciov.

La traduzione dell’arabo

 Categoria: Le lingue

Come molti sapranno, l’arabo è la lingua ufficiale di tutti i paesi del Maghreb (situati a ovest del Cairo), della penisola araba, dell’Egitto, del Sudan, di Gibuti, della Somalia e di tutti i paesi del Mashrek (situati a est del Cairo e a nord della penisola araba).
A differenza del latino, che nel corso del tempo si è diversificato dando origine alle lingue romanze, la lingua araba, almeno nella sua forma scritta, è rimasta pressoché intatta.
Tuttavia, nonostante l’arabo standard (chiamato anche arabo classico), sia la lingua scritta per eccellenza, nessuno la parla. Per le comunicazioni orali le persone utilizzano i dialetti che si sono sviluppati in ogni regione nel corso del tempo. Tali dialetti sono numerosissimi e variano in modo sensibile da una regione all’altra. Alcuni di essi sono così diversi da non essere intelligibili fra loro.
Questa situazione di diglossia è però un’arma a doppio filo. Da un lato ha contribuito a mantenere unito il mondo arabo, ma, dall’altro, ha costituito e costituisce tuttora un ostacolo per risolvere gli enormi problemi di analfabetismo di cui soffrono molti paesi arabi. D’altronde, per persone che parlano tutti i giorni una certa lingua non è affatto semplice imparare a scrivere in un’altra.

Per quanto riguarda la letteratura contemporanea, e in modo particolare il romanzo, per gli scrittori è sempre più difficile trattenere l’impulso di scrivere in dialetto, la lingua che hanno sempre parlato fin da bambini. Quando l’impulso è troppo forte, qualche parola in dialetto fa la sua comparsa all’interno dei libri. Fino a pochi anni fa questo fenomeno rimaneva confinato ai dialoghi, ma, con il tempo, ha preso sempre più piede e ormai qualche parola in dialetto, seppur in modo timido e disordinato, appare anche nella narrazione. Chi si occupa di traduzione letteraria dall’arabo si trova a dover riflettere questo peculiare sdoppiamento linguistico, difficilmente risolvibile in modo soddisfacente a meno di non fare ricorso alle note. La difficoltà deriva dal fatto che un dialetto arabo non è un gergo, non è un registro colloquiale di un registro colto, non contiene inesattezze lessicali o sintattiche, né identifica una classe sociale. Non è una lingua “parlata male”, è semplicemente la madrelingua dell’autore e dei suoi personaggi.

Dizionari on-line

 Categoria: Strumenti di traduzione

L’idea di raccogliere in ordine alfabetico le parole della lingua inglese, fornendo per ciascuna di esse una definizione, cominciò a diffondersi nel settecento.
Il primo vero dizionario fu realizzato nel 1755 da Samuel Johnson. La sua opera rimase lo standard di riferimento fino al 1879, anno in cui la Oxford University Press, casa editrice dell’omonima università, lanciò il proprio dizionario, anche se la prima raccolta completa venne pubblicata solo nel 1928. La seconda edizione vide la luce dopo ben sessantuno anni, nel 1989. Accanto alla versione integrale, composta da venti volumi e tuttora in vendita a 750 sterline, si trova in commercio la versione ridotta, l’Oxford Dictionary of English, che consta di un solo volume ed è quello che si trova nelle case della gente.

Dopo più di vent’anni d’attesa per la terza edizione cartacea, laborioso progetto a cui una squadra di lessicografi lavora ininterrottamente dal 1989, è giunta la notizia che non verrà pubblicata: l’Oxford English Dictionary, pietra miliare della lingua inglese, fonte di ispirazione per tutti i dizionari e punto di riferimento per milioni di persone nel mondo, uscirà soltanto in versione digitale, sul web.
La decisione è motivata da questioni prettamente economiche: la versione integrale dell’Oxford English Dictionary, in quasi un secolo e mezzo, non ha mai prodotto profitti. Al contrario, la versione digitale, è già un successo commerciale e, con il tempo, lo sarà sempre più.
Gli introiti provengono dagli abbonamenti annuali (che costano 250 sterline) e dai diritti d’autore versati da Google, che lo utilizza come base per il suo motore di ricerca.

Il fatto che questo caposaldo della lingua inglese lasci il campo al proprio gemello digitale, è semplicemente un segnale dei tempi che cambiano.
I dizionari cartacei si vendono sempre meno, sono pochi quelli che continuano a consultarli, la maggior parte delle persone preferisce i dizionari on-line, nei quali gli aggiornamenti, come la cancellazione di termini desueti e l’inserimento di termini nuovi, avvengono in tempo reale, non dopo ventuno anni.
Questo cambiamento epocale non rimarrà confinato solamente ai dizionari ma riguarderà il settore editoriale nel suo complesso. Si calcola che nel giro di trent’anni quasi tutte le pubblicazioni cartacee si saranno trasferite sul web. Già adesso, negli Stati Uniti, le vendite di alcuni titoli di e-books, i libri elettronici da leggere su supporti come l’iPad, superano nelle vendite i libri cartacei. Lo stesso accadrà prima o poi a tutti i titoli e il fenomeno si estenderà a tutto il mondo. I libri di carta sembrano inesorabilmente destinati a rimanere a prendere polvere sugli scaffali delle biblioteche. Il mondo che verrà li leggerà e li consulterà sui computer o sui lettori digitali.

La prima programmatrice di computer

 Categoria: Storia della traduzione

Il nome di Ada Augusta Byron non ha trovato molto spazio sui libri di storia. Ciononostante, il contributo che ella ha dato alla matematica e in parte anche alla traduzione, è stato davvero notevole.
Ada Augusta Byron nacque nel 1815 dall’unione di Lord Byron, celebre poeta inglese, e di una nobildonna di nome Anne Isabella Milbanke, grande appassionata di matematica e per questo soprannominata dal marito “La principessa dei parallelogrammi”.
Ada, come tutte le giovani di buona famiglia dell’epoca, ricevette un’istruzione di altissimo livello. Oltre alla letteratura, alla musica, alla religione e alle lingue straniere, grazie alle inclinazioni materne e a quelle del suo futuro sposo, William King, Conte di Lovelace, ebbe la fortuna di ricevere lezioni di matematica dai migliori insegnanti del suo tempo.
Ada sviluppò così un talento e una sensibilità particolari per questa disciplina che la portarono nel corso del tempo a stringere un solido legame di amicizia e collaborazione con l’eminente studioso Charles Babbage.

Babbage si avvaleva del contributo di Ada per presentare le sue scoperte e le sue invenzioni, una delle quali fu la cosiddetta Analytical Engine, embrione dei moderni computer.
Nel 1843, Ada Byron iniziò a tradurre il testo della relazione riguardante la “Macchina Analitica” che il matematico Menabrea aveva presentato alla comunità scientifica internazionale a Ginevra. Nella relazione venivano descritte le possibili applicazioni della macchina e la traduzione di Ada sarebbe servita a presentare l’invenzione in Inghilterra, al fine di ottenere appoggi e finanziamenti.

Ada non si limitò a tradurre letteralmente la relazione di Menabrea perché si rese immediatamente conto che, affinché alcuni passaggi potessero essere compresi, non era sufficiente tradurli, occorreva aggiungere alcune note chiarificatrici.
Le note che Ada aggiunse di suo pugno acquisirono fin da subito un’importanza pari alla traduzione stessa. Le note furono pubblicate assieme alla traduzione della relazione in un volume intitolato “Memoire”, nel quale si spiegava come la macchina riuscisse a risolvere complicati calcoli numerici.
A dispetto di alcune critiche ricevute anni dopo, le note di A.A.L., com’era solita firmarsi Ada (Ada Augusta Lovelace) sono considerate tuttora come il primissimo algoritmo creato per essere elaborato da una macchina. Per questo motivo, molti considerano Ada addirittura la prima programmatrice di computer al mondo esistita. Non a caso, nel 1980, il linguaggio di programmazione che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti avrebbe utilizzato per i suoi progetti futuri, venne chiamato “Ada” in suo onore.

Errori dei traduttori inesperti (5)

 Categoria: Traduttori freelance

Con questo articolo concludiamo la rassegna sui più comuni errori dei traduttori inesperti.

9) Si lamentano del fatto che sul mercato ci siano molti traduttori ”improvvisati” che si spacciano per traduttori professionisti
Su internet, l’abbiamo detto più volte, si trova veramente di tutto: dal giovane diplomato che ha trascorso un’estate all’estero e per questo crede di essere già un traduttore, all’agenzia di traduzioni con decine di traduttori professionisti al suo interno. È evidente che il primo, almeno in linea di principio, non può offrire un servizio pari alla seconda ed è pacifico che chi non ha le capacità e l’esperienza per tradurre certi tipi di documenti non dovrebbe offrire servizi di traduzione di nessun genere. Detto questo però, chi stabilisce quali siano i requisiti del buon traduttore? Chi stabilisce chi ha il diritto di tradurre e chi no?
In linea di massima l’università forma nella maniera adeguata i futuri traduttori ma è anche vero che ci sono traduttori laureati del tutto impreparati e traduttori non laureati bravissimi.
Non è scritto da nessuna parte che per tradurre occorra essere laureati. Certo è un titolo di merito ma non è obbligatorio. I traduttori laureati, probabilmente per la loro natura di perfezionisti cui facevamo riferimento giorni fa, si ritengono a priori migliori del resto della popolazione in questioni linguistiche, una specie di razza superiore della lingua. E mettono alla berlina sulla pubblica piazza chi si dedica all’attività della traduzione senza avere un titolo di studio specifico. In realtà, anche senza tirare in ballo l’agenzia top, esistono moltissime figure professionali in grado di fornire servizi di traduzione di altissima qualità.

10) Traducono senza essersi registrati come lavoratori autonomi
I traduttori che si lamentano della presenza sul mercato di improvvisatori che rubano il lavoro ai professionisti magari sono poi gli stessi che fanno traduzioni senza essersi registrati come lavoratori autonomi. L’essere professionisti comporta il fornire un servizio professionale dalla a alla z, ivi compresa l’emissione della fattura al cliente e il pagamento delle tasse corrispondenti. Chi lavora senza emettere ricevute fa concorrenza sleale ai traduttori onesti e arreca un danno in termini di immagine a sé stesso e alla categoria nel suo complesso.

Errori dei traduttori inesperti (4)

 Categoria: Traduttori freelance

Questo è il penultimo post dedicato agli errori dei traduttori inesperti, l’ultimo verrà pubblicato lunedì.

7. Chiedono tariffe troppo basse
Si è radicata la convinzione che offrendo delle tariffe di traduzione bassissime si possano costruire relazioni stabili con i clienti e con le agenzie di traduzione per ottenere una mole di lavoro costante e continuata nel tempo. Il prezzo, inutile negarlo, è uno dei fattori chiave del mercato, ma non è l’unico e non è nemmeno il più importante. Ragionare solo in termini di prezzo alla lunga non paga, è come una coperta corta, se tiri troppo da una parte rimani scoperto dall’altra. Un prezzo basso inizialmente porta sicuramente lavoro, ma il lavoro, se non è ben remunerato, porta a varie conseguenze nefaste. La prima è la graduale perdita di motivazioni, cui farà inevitabilmente seguito l’abbassamento della qualità delle traduzioni. Parallelamente si assisterà anche ad un progressivo peggioramento della qualità della propria vita che sfocerà in un’insoddisfazione generalizzata nei confronti del proprio lavoro. Inoltre, da non sottovalutare la possibilità di ottenere anche l’effetto opposto a quello desiderato, cioè che ricevendo preventivi bassi, i clienti mettano in dubbio le capacità del traduttore. Infine, lo diciamo per esperienza, un cliente che richiede servizi di traduzione interessandosi solo al prezzo è impossibile da fidelizzare poiché abbandonerà immediatamente il suo fornitore di traduzioni abituale una volta trovato un fornitore più economico.

8. Non scrivono in modo corretto
Visto che, molto immodestamente, ci riteniamo tutti professionisti del linguaggio, dovremmo essere i primi a salvaguardarlo, non solo quando traduciamo ma anche quando non stiamo lavorando. Non è raro che un giovane collega scriva con errori di ortografia o mandi “1mail o 1msg scritto così xké in qst modo si fa+veloce”. Quando si inoltra una mail a vari destinatari o si scrive un messaggio su un social network, non si sa con esattezza chi ci può leggere, per questo occorre fare attenzione al modo in cui si scrive. Non occorre scervellarsi e scrivere come uno scrittore professionista, basta utilizzare sempre uno stile semplice ma corretto. Chi non lo fa, trasmette una pessima immagine di sé stesso e della categoria dei traduttori nel suo complesso.

Errori dei traduttori inesperti (3)

 Categoria: Traduttori freelance

Continuiamo la lista degli errori dei traduttori inesperti iniziata giorni fa.

5. Traducono da molte lingue
Alcuni studenti ritengono che più lingue impareranno più saranno le possibilità di lavoro che si presenteranno loro una volta laureati.
Niente di più sbagliato. È del tutto normale specializzarsi in una o al massimo due lingue. Chi scrive nel proprio curriculum che è in grado di tradurre in italiano testi in inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, greco, russo, giapponese e viceversa ottiene esattamente l’effetto opposto, cioè essere scartato a priori. Il mercato richiede traduzioni impeccabili, non approssimative. E per tradurre in modo impeccabile è necessario conoscere alla perfezione una lingua. È impossibile che qualcuno possa conoscerne molte a un livello tale da permettergli di affrontare con successo una traduzione professionale. Non si tratta di tradurre un libretto illustrato per bambini di quattro anni, ma di traduzioni tecniche con un elevato coefficiente di difficoltà.

6. Traducono qualsiasi tipo di testo
Anche se all’università ci si è trovati di fronte a traduzioni economiche, traduzioni mediche, editoriali o di altro genere, non significa che si è in grado di tradurre tutto. È la specializzazione in uno o più settori che fa la differenza, sia per il cliente che per il traduttore. Il cliente pagherà qualcosina in più ma otterrà un beneficio infinitamente maggiore in termini di qualità poiché la traduzione verrà eseguita da un professionista esperto nella materia. Il traduttore otterrà un doppio beneficio. Da un lato potrà chiedere tariffe più alte e quindi avrà un beneficio in termini di reddito. Dall’altro, rifiutando traduzioni su argomenti a lui poco noti, ne guadagnerà in termini di miglior qualità di vita poiché non impazzirà traducendo documenti che altri colleghi traducono in totale naturalezza.

Errori dei traduttori inesperti (2)

 Categoria: Traduttori freelance

Proseguiamo la lista degli errori dei traduttori inesperti iniziata con l’articolo di ieri.

3. Si specializzano solo nelle lingue più comuni
Il mercato della traduzione italiano ruota, ormai da qualche decennio, intorno all’inglese.
È difficile quantificare quale sia la fetta di mercato assorbita da questa lingua ma, almeno per quanto riguarda la nostra agenzia, le traduzioni da e verso l’inglese la fanno da padrone.
Sono più le traduzioni in inglese che quelle in tutte le altre lingue messe insieme.
Le altre lingue in ordine di importanza, sempre per quanto riguarda la nostra agenzia, sono il francese, lo spagnolo e, in misura decisamente inferiore, il tedesco.
Viste le richieste, la scelta dei traduttori di specializzarsi in queste lingue non è affatto illogica, anzi. Il problema è che la grande richiesta è superata da un’offerta ancor più grande.
Vi sono più traduttori che traduzioni da fare, anche perché, con l’avvento di internet, il mercato della traduzione è diventato globale e ormai è del tutto normale lavorare con traduttori residenti all’estero.
Una scelta saggia (o una scommessa a seconda dei punti di vista) sarebbe iniziare a specializzarsi in lingue attualmente meno utilizzate ma con un sicuro avvenire davanti, come il cinese, l’arabo e il russo.

4. Traducono verso altre lingue
La prima regola in questo settore è tradurre verso la propria madrelingua. Per bene che si conosca una lingua straniera, non la si conoscerà mai come i locutori nativi. Ovviamente, esistono eccezioni motivate di ricorso a traduttori non madrelingua e casi di bilinguismo perfetto, ma sono piuttosto rari. Pertanto, si deve sempre tradurre unicamente verso la propria lingua, mai verso altre.

Errori dei traduttori inesperti

 Categoria: Traduttori freelance

Tutti i traduttori professionisti, prima di diventare tali, sono stati dei traduttori inesperti.
E in quanto inesperti hanno commesso degli errori, gli stessi errori che oggigiorno commettono i loro colleghi più giovani. Vediamo quelli più comuni.

1. credono che le loro traduzioni siano perfette
I traduttori, si sa, sono dei gran perfezionisti. E molti lo sono non solo nel lavoro ma anche nella vita privata. Se c’è qualcosa che dà loro fastidio è che qualcuno gli faccia notare gli errori che hanno commesso. Al di là della sfera privata, sul lavoro non potrebbe esserci atteggiamento più sbagliato. Finché esisteranno i traduttori in carne e ossa esisteranno gli errori, non esiste la traduzione perfetta. L’aver superato tutti gli esami all’università a pieni voti o l’avere talento non rende immuni dagli errori. Chi vuole lavorare con profitto nel settore della traduzione dev’essere preparato a ricevere critiche e a farne tesoro. Dagli errori si impara e un traduttore non finisce mai di imparare.

2. non fanno revisionare le traduzioni
Questo errore è la diretta conseguenza dell’errore precedente. La revisione è una procedura insostituibile per realizzare traduzioni di qualità. I traduttori meno esperti, sia perché sono convinti di essere infallibili, sia per guadagnare qualcosa in più, evitano questo fondamentale passaggio. Ovviamente, per essere efficace, una revisione dev’essere eseguita seguendo determinate regole e determinati criteri. Il revisore dev’essere un madrelingua nella lingua di destinazione e dev’essere molto competente sull’argomento trattato. Il suo obiettivo dev’essere quello di migliorare il lavoro del traduttore non quello di sostituirsi a lui e stravolgere il suo lavoro.

Continueremo la lista nei prossimi giorni.

Traduttori neolaureati

 Categoria: Traduttori freelance

Un paio di decenni fa un titolo universitario era un biglietto da visita che apriva moltissime porte e permetteva di fare la differenza sul mercato del lavoro. Oggigiorno le cose sono molto cambiate e l’importanza della laurea è paragonabile a quella del diploma di scuola media superiore negli anni 70 e 80. L’inserimento nel mondo del lavoro per i traduttori neolaureati è diventato complicato per diverse ragioni. In primo luogo la crescita esponenziale delle traduzioni online che hanno allargato notevolmente i confini del mercato della traduzione, in secondo luogo il gran numero di laureati in lingue o in traduzione all’interno del territorio nazionale e in terzo luogo la presenza sul mercato di molti traduttori improvvisati. La crisi economica internazionale degli ultimi tempi ha fatto il resto.

Alla fine del percorso di studi è molto probabile che gli introiti siano molto ridotti se non addirittura inesistenti. Questo, tuttavia, non accade solo nel settore della traduzione, ma in tutte le professioni, soprattutto quelle nelle quali è necessario aver maturato una certa esperienza. Non ci si deve scoraggiare di fronte alle prime difficoltà, occorre aver pazienza, continuare la formazione con serietà e dedizione (un traduttore non smette mai di studiare e imparare) ed investire molto tempo in attività di marketing. Aspettare che siano i clienti o le agenzie di traduzione a venire a bussare alla nostra porta non è molto proficuo.
Il primo passo è entrare a far parte di un piccolo gruppo di traduttori. Si avrà la sensazione di essere sfruttati dai colleghi più esperti ma è uno scotto da pagare. Per quanto ci si sia impegnati all’università e ci si senta pronti a spaccare il mondo, da neolaureati non lo si è affatto ed è opportuno procedere per gradi. Un investimento iniziale che darà moltissimi frutti con il tempo in termini di esperienza, formazione, conoscenze, metodologia di lavoro, strategie di marketing, ecc.

Sempre in quest’ottica, non è sbagliato fare uno stage presso un’agenzia di traduzione o partecipare attivamente a progetti di traduzione solidali, che, per loro stessa natura, non sono remunerati o sono remunerati pochissimo. Ovviamente è impensabile tradurre pro bono a lungo e rimanere sempre all’interno di un gruppo di traduttori. A un certo punto, quando ci si sente veramente pronti, bisogna provare a volare con le proprie ali. Tradurre da soli è infinitamente più dispendioso da un punto di vista dell’investimento che occorre fare per ritagliarsi uno spazio e un nome sul mercato, ma è un investimento che alla lunga ripaga sia in termini economici che in termini di soddisfazione personale.

Prezzi traduzioni

 Categoria: Servizi di traduzione

Facendo seguito all’articolo di martedì sull’inconsapevolezza dei traduttori neolaureati riguardo al valore del loro lavoro, pubblichiamo oggi un articolo su una delle tematiche più scottanti nel nostro settore, soprattutto per quanto riguarda i traduttori neolaureati: i prezzi delle traduzioni.
Per i traduttori che si affacciano sul mercato della traduzione e iniziano a ricevere possibili offerte di lavoro, la fatidica domanda è: quanto devo chiedere? Dovrei chiedere molto per fare pochi lavori ma buoni oppure dovrei chiedere poco per fidelizzare i clienti? O forse dovrei chiedere poco perché sono inesperto? Queste e molte altre sono le domande che si pone la gran parte dei giovani traduttori. Tuttavia, certi dubbi continuano ad essere presenti in tutti i traduttori, non solo in quelli giovani e inesperti, anche in quelli che ormai sono sul mercato da anni.

Quando non si hanno le idee per niente chiare e non si ha il tempo o la voglia di confrontarsi con qualche collega, la rete ci viene in soccorso. Per verificare in modo piuttosto rapido quali sono le tariffe di traduzione dei traduttori che lavorano con una determinata combinazione linguistica e in un determinato campo, basta fare una ricerca su internet. L’importante però è saper valutare le differenze esistenti fra le varie offerte, non soffermarsi solo sul prezzo e convincersi che se tre traduttori chiedono 10 e uno chiede 12, quello che chiede di più sta rubando dei soldi.
Un avvocato che ha appena passato l’esame di stato non può chiedere quanto un principe del foro. Allo stesso modo, un cuoco di un ristorante con tre stelle Michelin non avrà lo stesso stipendio di un cuoco di un ristorante di periferia. Anche per la traduzione è lo stesso, i prezzi di traduzione non sono affatto univoci, dipendono da moltissimi fattori, anche se spesso è difficile farlo capire ai clienti. Per fare una panoramica sulle tariffe delle traduzioni presenti in rete occorre saper valutare i colleghi. Su internet si trova veramente di tutto, dal traduttore che si proclama tale dopo aver soggiornato tre mesi all’estero al traduttore iper specializzato con esperienza pluriennale in alcuni settori specifici.

Una volta data una sbirciatina ai vicini, occorre guardare in casa propria. Per stabilire il prezzo di una traduzione che dobbiamo eseguire, occorre sapersi autovalutare in modo preciso: saper valutare le proprie capacità, la rapidità di esecuzione, la rarità delle combinazioni linguistiche e dei settori in cui si è specializzati, il percorso di formazione seguito, nonché, ovviamente, l’esperienza. Se si è in una posizione di vantaggio rispetto ad altri colleghi (ad esempio si è altamente specializzati in una lingua rara conosciuta da pochissimi e con richieste in forte aumento), è giusto sfruttarla e pretendere di guadagnare più degli altri.
Ad ogni modo, se le ricerche su internet sono infruttuose o ci lasciano dei dubbi sulla loro attendibilità, possiamo visitare i siti delle associazioni nazionali di traduttori o contattarle direttamente. Spesso fanno indagini sulle tariffe di traduzione presso i propri affiliati e possono darci delle delucidazioni in proposito.

Traduzione e marketing

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

I progressi tecnologici come l’avvento di internet e la nascita degli strumenti di traduzione assistita hanno migliorato moltissimo le condizioni di lavoro dei traduttori e la qualità delle loro traduzioni. Hanno anche aumentato considerevolmente le loro possibilità di autopromuoversi sul mercato, cosa che in passato era molto complicata e dispendiosa.
Tuttavia, la facilità di entrata nel mercato ha invogliato molti traduttori improvvisati a introdurvisi “abusivamente”, intossicandolo con tariffe di traduzione inverosimili.

Questo, sommato alla proliferazione delle facoltà di traduzione un po’ dappertutto in Europa e al grande scollamento tra università e mondo del lavoro, ha creato grande incertezza nei traduttori meno esperti, che, alla fine del loro percorso di studi, non hanno le idee per niente chiare riguardo al valore del loro lavoro.
Il settore della traduzione non è mai stato così competitivo ed è fondamentale che un traduttore, oltre a saper svolgere bene il proprio lavoro, sappia anche “vendersi” sul mercato. Il moderno traduttore freelance è come una piccola impresa che deve competere ogni giorno con altre decine di migliaia di imprese come la sua.

All’università viene dato spazio unicamente all’insegnamento delle lingue e delle tecniche di traduzione. Non si parla mai di vantaggi competitivi, di tariffe, di trattative con i clienti e con le agenzie di traduzione. Perché nei piani di studio non vengono inseriti anche esami di marketing e di gestione aziendale? Perché non vengono valutate le capacità commerciali dei futuri traduttori? Inserire queste discipline contribuirebbe ad aumentare la consapevolezza dei giovani traduttori ed eviterebbe loro di accettare le condizioni capestro poste da certi clienti e da certe agenzie senza scrupoli.
Il mercato, se approcciato nella maniera corretta, può essere fonte di buoni guadagni, ma se non lo si conosce, per timore di finire nel completo oblio, si rischia di finire nel tritacarne delle tariffe al ribasso.

Traduzione di bilanci

 Categoria: Servizi di traduzione

Il bilancio di un’azienda è costituito da un insieme di documenti contabili che per legge (artt. 2423-2435 bis del Codice Civile) devono essere redatti dagli amministratori dell’azienda medesima al termine di ogni periodo amministrativo. I documenti più importanti che lo compongono sono il Conto Economico, lo Stato Patrimoniale e la Nota Integrativa. Altri documenti di una certa importanza, fra gli altri, sono il Rendiconto Finanziario e la Relazione sulla Gestione.
Dopo la stesura, tali documenti devono essere depositati presso la Camera di Commercio della provincia in cui ha sede l’azienda. Per assicurarne la totale trasparenza, una volta archiviati, i documenti vengono resi disponbili per tutti coloro che chiedano di visionarli, sia in formato elettronico che in formato cartaceo.

Sono molti e molto eterogenei fra loro i soggetti economici interessati alle informazioni contenute nei bilanci: fisco, pubblica amministrazione, organi di controllo, fornitori, creditori, banche, analisti finanziari, risparmiatori, clienti, dipendenti, management, azionisti, soci.
Lo scopo del bilancio è infatti quello di rendere disponibili a tutti questi soggetti, (alcuni esterni all’azienda, altri interni), dati riguardanti la situazione patrimoniale e finanziaria dell’impresa, nonché di determinare il suo risultato economico d’esercizio.
Grazie alle informazioni in esso presenti, i soggetti elencati in precedenza hanno la possibilità di fare una prima valutazione circa l’opportunità di creare, mantenere o rompere un legame con la suddetta impresa. Per una valutazione più precisa occorre richiedere il parere di un esperto nella lettura dei bilanci, il quale, dopo un’attenta analisi comparata, è in grado di stilare un giudizio più preciso circa l’andamento generale della gestione.

Fra i clienti della nostra agenzia di traduzioni ci sono una serie di operatori del settore finanziario, che, per svolgere le loro attività, ci richiedono spesso traduzioni di bilanci precise ed accurate. Tra essi vi sono agenzie di rating, società di investimenti, aziende, banche, intermediari finanziari, ecc.
La traduzione di un bilancio, come tutte le traduzioni finanziarie in genere, richiede, oltre ad una perfetta conoscenza delle lingue da e verso le quali tradurre e delle tecniche di traduzione, anche e soprattutto un’ottima conoscenza del settore finanziario. Questo implica una solida preparazione accademica o una lunga esperienza lavorativa nel settore. Solo così si possono comprendere appieno gli argomenti trattati e si possono redigere testi tradotti rispettando le peculiarità terminologiche proprie del settore finanziario e le sue norme stilistiche e pratiche.
I traduttori finanziari che lavorano per la nostra agenzia hanno tutti un’esperienza di lungo corso nellatraduzione di bilanci civilistici, bilanci consolidati, prospetti informativi, comunicati agli azionisti, relazioni finanziarie e in genere di tutti i documenti che riguardano da vicino il settore finanziario.

I nostri traduttori di testi finanziari sono tutti madrelingua che associano conoscenze di tipo linguistico a conoscenze di tipo economico, entrambe indispensabili per l’esecuzione di una traduzione di qualità. Le loro competenze derivano da anni di studi in campo finanziario ed economico condotti in parallelo agli studi di traduzione.
Lavorano tuttora o hanno lavorato in campo finanziario e si aggiornano continuamente sugli IAS (International Accounting Standards ossia Principi Contabili Internazionali), sui cambiamenti che avvengono in materia contabile e sulla legislazione in campo finanziario.
Se state cercando un’agenzia di traduzioni in grado di tradurre il bilancio della vostra azienda o di fornirvi una traduzione del bilancio di un’altra impresa, mettetevi in contatto con uno dei nostri project manager, vi offrirà la sua consulenza gratuitamente e, qualora lo richiediate, vi fornirà un preventivo gratuito e senza impegno su misura per il vostro progetto di traduzione.

Il latino e le lingue romanze

 Categoria: Le lingue

Le ragioni per cui il latino nella sua forma “pura” interruppe la sua gloriosa traiettoria secoli fa sono molteplici. La più significativa di esse fu probabilmente la caduta dell’impero romano.
Roma fu per molti secoli l’entità più potente del mondo occidentale a livello politico, economico e militare. In considerazione di ciò, non c’è da stupirsi che il latino abbia avuto, in epoca romana, il suo momento di massimo splendore. Tutte le persone che volevano raggiungere ruoli di prestigio dovevano imparare a scriverlo e a parlarlo. La conseguenza di ciò fu la rapida diffusione della lingua in parallelo alla sua standardizzazione.

Dopo la caduta dell’Impero romano, avvenuta nel 476 d.C., nel continente europeo venne a mancare una forza unificante. Di riflesso, non vi era più la necessità di mantenere una lingua standardizzata. Questo, nel corso del tempo, fece sì che poco a poco ogni regione sviluppasse un proprio dialetto diverso da tutti gli altri.
Ciononostante, anche dopo la caduta dell’Impero romano, per più di un millennio il latino continuò ad essere utilizzato nelle corti, nelle chiese e nelle università in molte aree dell’Europa. Divenne la lingua franca del sapere e delle relazioni internazionali, e, in quanto tale, ebbe una profonda influenza sui vari dialetti locali, dando origine alle lingue che oggigiorno, non a caso, prendono il nome di lingue neolatine o lingue romanze.

Le più conosciute e più parlate sono l’italiano, lo spagnolo, il portoghese, il francese e il rumeno. Tra le altre lingue neolatine non citate ce n’è una parlata in una piccola area della Svizzera che viene universalmente considerata come la lingua più simile al latino classico: il romancio.
Oltre alle lingue romanze, anche altre lingue sono state enormemente influenzate dal latino. Per esempio l’inglese, che è notoriamente una lingua germanica, contiene moltissime parole di origine latina. C’è addirittura chi sostiene che 2/3 delle parole inglesi abbiano radici latine.

Latino: lingua viva o lingua morta?

 Categoria: Le lingue

Il dibattito tra chi ritiene che il latino non sia da considerarsi una lingua morta e i sostenitori della posizione opposta è in corso da anni ed è quanto mai fervente. Le principali motivazioni addotte dai primi sono che il latino viene tuttora insegnato nelle scuole e che è tuttora la lingua ufficiale della Santa Sede, sebbene la Città del Vaticano utilizzi l’italiano come lingua per la comunicazione orale ed il latino solo per alcune celebrazioni e per le pubblicazioni.
Accanto a queste due importanti motivazioni, si aggiungono poi molte altre testimonianze di vitalità della lingua latina. Una di queste è il giornale online Ephemeris che tratta temi di attualità nella lingua di Giulio Cesare; un’altra è la radio finlandese Yle Radio1, che dal 1989 trasmette un notiziario nella lingua dell’antica Roma. Ovviamente si tratta di casi isolati, ma potremmo continuare ancora a lungo citando pubblicazioni, siti, radio online che trattano tematiche di vario genere in latino.

Quanto appena detto sembrerebbe dimostrare in modo inequivocabile che il latino non è una lingua morta e sepolta. Tuttavia, i critici di questa visione sostengono che affinché una lingua possa essere considerata davvero viva deve avere la capacità di svilupparsi, mutare, adattarsi all’epoca in cui vive, cosa che il latino decisamente non fa. Nessuno parla latino per strada, nessuno è di madrelingua latina, mancano i presupposti essenziali per poter definire il latino una lingua propriamente viva.

A nostro avviso il latino non può essere considerato una lingua morta a tutti gli effetti.
Il fatto che non sia più una lingua correntemente parlata non è una condizione sufficiente per decretarne lo stato di morte. Le lingue morte, oltre a non essere più parlate da nessuno, sono lingue che non hanno lasciato alcuna traccia nella cultura di un popolo. Una lingua non più parlata è come se fosse una lingua dormiente che potrebbe risvegliarsi in qualsiasi momento, com’è accaduto in modo sorprendente all’ebraico nel corso del ventesimo secolo.
Nemmeno l’arabo classico può essere considerato una lingua morta. Oggigiorno nessuno lo parla più, tutti gli abitanti dei paesi arabi parlano solamente il dialetto della regione in cui vivono, ma l’arabo classico sopravvive in tutte le circostanze formali e come lingua letteraria.

Il localizzatore di videogiochi

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Se gli autori e i produttori di videogiochi hanno poche probabilità di raggiungere la fama, ancora meno ne hanno i disegnatori, gli sceneggiatori, i programmatori, i grafici, i tester e tutti gli altri professionisti che rimangono nell’ombra. Nella creazione di un videogioco entrano moltissime persone, molte più di quante se ne possano immaginare. Tra queste, una delle figure chiave, anche se del tutto sottovalutata, è il localizzatore. Il suo ruolo è quello di rendere il gioco godibile per gli utenti di una determinata area geografica. Un ruolo, ci ripetiamo, molto ma molto importante.

Nei paesi dove non si parla la lingua originale del gioco (che solitamente sono la stragrande maggioranza), quando l’audio non viene doppiato (o quantomeno sottotitolato) e non vengono tradotti i testi nella lingua dei giocatori, le vendite sono sempre decisamente scarse. Perché accade questo? Molto semplicemente perché i giocatori che non conoscono la lingua originale del videogioco temono di non poterne godere appieno per il fatto di perdere informazioni preziose qua e là. Chi è appassionato di videogiochi spesso si adatta a giocare anche se il gioco non è tradotto, ma non prova le stesse sensazioni.
Inoltre, come abbiamo affermato più volte su queste pagine, la traduzione è solo una parte, seppur fondamentale, del processo di adattamento di un prodotto ad un mercato diverso, che va sotto il nome di localizzazione.

È il localizzatore che, dopo aver studiato a fondo il gioco, si occupa degli aspetti relativi al suo adattamento e lo rende il più godibile possibile per il pubblico al quale è destinato.
Grazie al suo apporto, il prodotto finale arriva ad una platea più vasta e questo fa sì che il commercio del gioco sia molto più redditizio. Non dimentichiamoci che l’obiettivo finale è proprio questo: ottenere un successo commerciale. E per raggiungerlo occorre creare videogiochi che facciano divertire i giocatori e li facciano sentire più vicini alle situazioni di gioco.
I produttori più lungimiranti sanno bene che il successo dei loro prodotti dipende anche dalla scelta dei localizzatori e per questo contrattano professionisti che, oltre a conoscere perfettamente le due lingue e le due culture, hanno una passione sfrenata per i videogiochi e conoscono benissimo i gusti e la mentalità dei giocatori.

Traduzione dei sottotitoli o doppiaggio?

 Categoria: Tecniche di traduzione

Oggigiorno i video sul web sono diventati uno degli strumenti di comunicazione preferiti dalle persone. Basti pensare all’incredibile successo che ha riscosso e che tuttora riscuote un sito come YouTube. L’importanza dei video non diminuirà affatto nel prossimo futuro, anzi, si prevede che aumenterà considerevolmente e che le aziende utilizzeranno questo strumento in misura sempre maggiore per le proprie strategie di comunicazione sia interne che esterne.
Di conseguenza, le imprese interessate ad una comunicazione globale, dovranno attrezzarsi per creare dei video multilingue che permettano loro di far giungere i messaggi aziendali a persone di varie nazionalità.

Esistono due modi per trasmettere i contenuti di un video in un’altra lingua: la traduzione dei sottotitoli e il doppiaggio. Il primo comporta l’inserimento di una striscia di testo nella parte inferiore dello schermo più o meno coincidente con la narrazione e i dialoghi originali.
Il doppiaggio invece implica la sostituzione del contenuto audio originale con un nuovo contenuto audio in una lingua diversa. Entrambe le opzioni presentano vantaggi e svantaggi, qui di seguito ne elenchiamo alcuni.

Nel caso della traduzione dei sottotitoli i vantaggi principali sono:
- anche le persone non udenti possono comprendere perfettamente il contenuto del video.
- il video può essere visionato anche senza l’audio e si può mettere in pausa qualora ci si voglia concentrare su una frase particolare.
- il mantenimento della narrazione e dei dialoghi in lingua originale permette il mantenimento del tono, dell’accento, delle pause, dell’enfasi degli attori.

Gli svantaggi invece sono:
- viene occupato spazio prezioso sullo schermo (difetto alquanto fastidioso con schermi piccoli).
- l’attenzione è rivolta alla stringa testuale a scapito delle immagini.
- il contenuto non viene trasferito nella sua interezza per poter essere adattato alla stringa.
- l’utente deve guardare lo schermo sempre e comunque per non perdere informazioni.
- l’utente deve essere alfabetizzato e saper leggere senza problemi.

Nel caso del doppiaggio i vantaggi principali sono:
- si può assorbire gran parte dell’informazione anche solo attraverso l’audio senza dover stare con gli occhi incollati al video.
- le scelte terminologiche sono più fedeli ai contenuti del video originale e presentano molte meno restrizioni rispetto alla sottotitolazione.

Gli svantaggi principali invece sono:
- i movimenti della bocca degli attori non coincidono con le parole da loro pronunciate.
- le voci e i rumori di fondo non sono originali.

Non è possibile stabilire a priori quale delle due tecniche sia preferibile. Al di là dei diversi costi di realizzazione, la scelta dipende da vari fattori: il tipo di video, il contesto, il contenuto, il messaggio che si vuole trasmettere, le lingue su cui si deve lavorare, le preferenze del pubblico che si vuole raggiungere.
Prima di dare inizio ai lavori di traduzione, l’impresa e l’agenzia di traduzioni incaricata di eseguire il lavoro, devono soppesare bene tutti questi fattori poiché il procedimento per creare dei sottotitoli tradotti è completamente diverso dalla tecnica utilizzata per doppiare, e, qualora si cambi opinione dopo essere andati avanti con il progetto di traduzione, il lavoro eseguito potrà essere utilizzato solo in minima parte.

Traduzione di menù

 Categoria: Servizi di traduzione

Vi è mai capitato di mangiare in un ristorante all’estero e non aver capito assolutamente niente di quello che c’era scritto nel menù? Sicuramente sì e con ogni probabilità la cosa non vi ha fatto molto piacere. Magari non siete riusciti a capirvi nemmeno col cameriere e quello che vi hanno portato non era affatto quello che volevate.
Siamo pronti a scommettere che non avete rimesso piede in quel ristorante e, al vostro ritorno in patria, parlando del vostro soggiorno con amici, parenti e colleghi, non gli avete certo fatto una buona pubblicità.
Purtroppo, la traduzione dei menù, a nostro avviso un aspetto della ristorazione tutt’altro che secondario, viene ancora molto sottovalutato dalla maggior parte dei gestori. Sono ancora troppo pochi quelli che investono nella traduzione dei loro menù e, fra quei pochi, ve ne sono alcuni che, pur capendo l’importanza di farlo, per risparmiare si affidano a traduttori improvvisati e spesso ottengono effetti controproducenti.

Finché si tratta di tradurre nomi di piatti internazionali, il compito è relativamente semplice per chi opera nel settore da tanto tempo, ma le cose si complicano decisamente quando nel menu sono presenti ricette particolari o piatti tipici locali che, per loro stessa natura, talvolta richiedono una traduzione preliminare dal dialetto locale all’italiano.
Probabilmente la nostra sarà deformazione professionale ma ci imbattiamo molto di frequente in traduzioni alle soglie del ridicolo e non riusciamo a capirne il senso.
Perché rendere ai clienti e ai camerieri la vita difficile laddove con una semplice traduzione il problema sarebbe in gran parte risolto? Ci sarebbero molti meno disguidi e si otterrebbe un miglioramento della propria immagine poiché il cliente farebbe sicuramente una buona pubblicità al ristorante. Inoltre, anche le guide specializzate apprezzano i menù tradotti in più lingue e danno maggior importanza ai ristoranti che li adottano.

L’Italia è uno dei paesi che attraggono il maggior numero di turisti. È evidente che i ristoranti delle città d’arte o dei luoghi di villeggiatura dovrebbero avere un menù tradotto in molte lingue, non solo in inglese.
In città come Roma, Firenze, Venezia o Milano, un ristorante che voglia lavorare con clientela straniera, non può prescindere dall’avere un menù tradotto in almeno cinque o più lingue.
Ad ogni modo, vista la fama della cucina italiana all’estero, tutti i ristoranti, anche quelli con una frequentazione sporadica da parte di turisti stranieri, dovrebbero avere, come minimo, un menù tradotto in inglese, che è la lingua del turismo per eccellenza. Non tradurre il proprio menù in inglese arreca un piccolo danno al settore nel suo complesso e vanifica gli sforzi fatti dai singoli per cercare di offrire un buon servizio e un’alta qualità gastronomica.
I ristoratori, rivolgendosi a un’agenzia di traduzione, con un investimento minimo risolverebbero gran parte delle problematiche di comunicazione con i clienti stranieri, evitando incomprensioni o brutte figure ed ottenendo un sicuro beneficio in termini di immagine.

I classici della traduzione (8)

 Categoria: Storia della traduzione

BENEDETTO CROCE (1866 –1952)
Indivisibilità dell’espressione in modi o gradi e critica della retorica

Qualora per traduzione s’intenda il travasamento di un’espressione da una lingua ad un’altra, come il travasamento di un liquido da un vaso ad un altro di forma differente, la traduzione è impossibile. Una traduzione o sminuisce e guasta oppure crea una nuova espressione. Un’espressione elaborata in precedenza in forma estetica può essere rielaborata logicamente in un’altra forma altrettanto estetica, ma comunque nuova. Una buona traduzione è un’approssimazione dell’originale che ha valore d’opera d’arte in quanto può stare da sé.
Le traduzioni non estetiche, come quelle parafrastiche o quelle letterali, sono invece da considerarsi meri commenti alle espressioni originali, traduzioni che non riproducono le suddette espressioni originali, ma producono espressioni simili e più o meno vicine ad esse.
Le traduzioni di questo tipo sono semplici strumenti per una prima analisi delle opere originali, ma la comprensione del significato più profondo delle medesime può avvenire solo studiandole nella lingua in cui sono state scritte.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione”.