Buona traduzione o buon marketing? (3)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Le mosse fondamentali che un traduttore dovrebbe fare all’inizio o comunque durante la propria carriera sono, a mio avviso, le seguenti:

1 – AVERE UN PIANO: Fare un piano prima di iniziare ad agire. Avere ben chiaro quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere, porsi un limite in merito al denaro da spendere, al tempo da impiegare al giorno, e una scadenza finale entro cui raggiungere il proprio scopo. Le scadenze possono essere anche più di una. Possiamo avere un obiettivo generale a lungo termine, e degli obiettivi e scadenze minori lungo il cammino verso il “grande traguardo”;

2 – AVERE DEI CONTATTI “PROFESSIONALI”: Moltissimi di noi ricorrono all’uso dell’e-mail, di skype, msn, e di tanti altri metodi di comunicazione in rete. Nel momento in cui però decidiamo di servirci di questo tipo di canali anche in ambito lavorativo, sconsiglierei di dare ai nostri potenziali clienti lo stesso indirizzo yahoo che diamo ai nostri amici, o lo stesso ID skype, con magari un soprannome o un nome buffo. La cosa migliore è crearsi dei contatti ad hoc, solo per il lavoro. Lo stesso può essere fatto in realtà anche con il numero di telefono. Attivare ad esempio un nuovo numero di cellulare che sia il nostro contatto solo per la “parte lavorativa” della nostra vita può evitarci imbarazzi superflui (vi è mai capitato, ad esempio, di rispondere al telefono in maniera assolutamente annoiata e informale, per scoprire subito dopo che si trattava di una chiamata di lavoro?);

3 – CONTATTARE IL CLIENTE: Dopo aver delineato il piano in maniera chiara e aver creato i nostri recapiti ad hoc, possiamo cominciare ad agire per farci conoscere. Secondo la mia esperienza, i modi di contattare potenziali clienti sono fondamentalmente tre: per e-mail, per telefono e di persona. Ovviamente vanno operate delle distinzioni, e, a clienti diversi, vanno applicati tipi di approccio diversi. Ad esempio, un’azienda relativamente grossa, con un sito internet con relativa e-mail di contatto ecc. andrà contattata per e-mail. Un piccolo studio di avvocati che vogliamo approcciare per offrire i nostri servizi come traduttori legali probabilmente andrà contattato telefonicamente, o anche di persona, e così via. C’è da dire che, soprattutto con il metodo e-mail, nel caso di mancata risposta potrebbe essere necessario reiterare l’intervento nel tempo. Una buona idea in questo caso è ad esempio quella di ricontattare la stessa azienda, o la stessa agenzia di traduzione, con una nuova e-mail, ma aggiungendo delle nuove referenze, dei nuovi titoli conseguiti nel frattempo, o delle nuove esperienze lavorative, in modo da non risultare ripetitivi e pedanti;

Nell’articolo di domani descriverò altre tre mosse importanti nella carriera di un traduttore più o meno giovane e più o meno inesperto.

Autore dell’articolo:
Sara Alice Manis
Traduttrice e Interprete EN – IT – RU
Pomigliano D’Arco (NA)

Buona traduzione o buon marketing? (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Il fatto è che ad alcuni viene naturale muoversi nel mondo del lavoro con disinvoltura, proporsi in maniera sfacciata al punto giusto, pensare istintivamente alle mosse strategiche per arrivare alla meta con successo e in tempi relativamente brevi. Sarebbe bello se questo talento facesse parte di ognuno di noi, ma, ahimė, non è cosi. E allora che speranza rimane a tutti quei bravi professionisti che sono in grado di eseguire una traduzione impeccabile ma che non sono naturalmente portati per le public relations? Dovrebbero gettare la spugna e darsi ad un’altra professione? Oppure pagare qualcuno per fare il lavoro di promozione al posto loro?

Niente di tutto ciò, per come la vedo io. Esistono in commercio degli utilissimi libri sulla professione del linguista, sia in italiano che in altre lingue (posso fornire dei titoli, se a qualcuno interessa), ai quali i giovani freelance possono far riferimento per imparare a muoversi nel modo più intelligente al fine di valorizzare il loro talento. Oltre a questo, perchė non imparare anche dai nostri colleghi? Se vediamo che un altro professionista (in questo come in altri campi) fa delle mosse intelligenti e si sponsorizza nel modo giusto, perchė non prendere esempio?

Ecco perchė, dopo aver letto, osservato e ponderato, in questo mio primo intervento vorrei condividere con voi un breve elenco di quelle che sono, a mio parere, le mosse giuste da consigliare a un giovane traduttore in una fase più o meno iniziale della carriera.

L’elenco verrà pubblicato in due articoli separati, domani e dopodomani.

Autore dell’articolo:
Sara Alice Manis
Traduttrice e Interprete EN – IT – RU
Pomigliano D’Arco (NA)

Buona traduzione o buon marketing?

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

La mia esperienza nel mondo della traduzione e dei servizi linguistici fino ad ora mi ha insegnato che un traduttore, per poter arrivare a dei guadagni dignitosi, non deve soltanto essere bravo nel proprio lavoro, ma deve anche, e forse a volte ancora prima, essere un buon manager di sé stesso. Come ogni buon libero professionista che si rispetti, anche il linguista deve sapersi promuovere.

Secondo la mia personale esperienza, oggi come oggi il mercato, in questo campo come purtroppo in molti altri, si trova già ad un livello di saturazione notevole. Dato questo per assodato, un giovane traduttore che si trovi a dover muovere i primi passi nel mercato del lavoro e che pensi di raggiungere l’obiettivo di vivere unicamente di questa attività a tempo pieno, deve pensare strategicamente fin dall’inizio.

Ho riflettuto spesso e volentieri sull’importanza di questo aspetto, e spesso e volentieri mi sono domandata “E’ più importante la qualità del servizio, o la qualità della PROMOZIONE del servizio?”. A prescindere dal fatto che se vogliamo essere dei professionisti degni di questo nome la qualità DEVE sempre essere alta, sono in breve tempo giunta alla conclusione che gestire e promuovere in maniera intelligente e strategica la propria immagine e i propri servizi siano un requisito fondamentale per far diventare questo mestiere, che nasce prima di tutto come una passione per la maggior parte di noi, anche un’attività redditizia.

Continuerò a esporre le mie idee nel post di domani.

Autore dell’articolo:
Sara Alice Manis
Traduttrice e Interprete EN – IT – RU
Pomigliano D’Arco (NA)

L’interprete diventa traduttore

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Ad essere sincera sono sempre stata più attratta dall’interpretazione piuttosto che dalla traduzione. Da un lato perché lavorando come interprete si ha l’opportunità di viaggiare e scoprire moltissimo, dall’altro perché sono sempre stata poco precisina, poco attenta al dettaglio e interessata al nocciolo del discorso. Proprio questi pregi/difetti mi hanno resa veloce e funzionale nella traduzione, in poche parole adatta all’interpretazione. Tuttavia i problemi dell’interprete non sono del tutto diversi da quelli del traduttore. Certo, l’interprete simultaneista ha a che fare con la velocità d’eloquio dell’oratore, con la divisione dell’attenzione, deve poter prendere decisioni repentine, deve parlare un buon italiano, privo di cadenze regionali. L’interprete che lavora in consecutiva deve avere un’ottima tecnica di annotazione, nonché una buona memoria. L’interprete di comunità deve far comunicare due parti, prestando forse più attenzione all’interpretazione di quelli che sono atti illocutori, piuttosto che locutori. Eppure tutte queste figure, insieme a quella del traduttore, sono accumunate da una capacità fondamentale: la capacità di comprendere il messaggio comunicativo.

In qualità di studente, ho fatto l’errore di tradurre o interpretare in modo meccanico, traducendo parola per parola. Poi riascoltando o rileggendo il mio prodotto finale, mi sono resa conto che così non poteva funzionare. Il prodotto non era semplicemente fruibile e il mio errore è stato quello di aver tradotto ciò che non avevo capito. Non si può tradurre se non sia ha prima un’ infarinatura sull’argomento, se non si legge prima il testo, se il messaggio chiave non è chiaro. Sembra banale, ma è ciò che molti tendono a fare ed è ciò che rende una traduzione non fruibile. Quando parlo di fruibilità, mi riferisco alla caratteristica del testo, scritto o orale che sia, di essere compreso e percepito come se fosse nato in italiano.

In questa concezione mi ritengo molto vicina alla teoria del senso della Seleskovitch, secondo la quale il senso prevale sulle parole. Questo è l’approccio che rende un’interprete davvero bravo e professionale. Per il traduttore credo valga la stessa regola, prima il senso, poi le parole. Ovvio, se parliamo di traduzione in ambito poetico-letterario tutto ciò viene meno, in quel caso prevale la parola, lo stile, l’estetica. Ma, se abbiamo a che fare con testi divulgativi, informativi o addirittura tecnici, tradurre la parola prima del senso non sarà che ingannevole. Per questo motivo, fatta eccezione per l’ambito poetico-letterario, credo che la figura dell’interprete non sia poi molto diversa da quella del traduttore: entrambi sono dapprima lettori/ascoltatori e solo successivamente latori del messaggio compreso.

Autore dell’articolo:
Chiara Paoloni
Traduttrice freelance EN-DE>IT
Jesi (AN)

Ma parlo arabo?

 Categoria: Le lingue

Ma parlo arabo?” Questa è la domanda che si pone ad un interlocutore che non capisce o, più spesso, che non vuole capire cosa stiamo dicendo, dando per scontato che la lingua araba sia incomprensibile.
Che il grado di difficoltà rispetto ad una lingua neolatina sia maggiore può essere vero, ma d’altro canto ci sono delle caratteristiche della lingua araba che la rendono più semplice rispetto a molte altre lingue. Prima fra tutte si pronuncia come si scrive, cioè le lettere e i suoni corrispondono, come per la lingua italiana, anche se la nostra lingua presenta alcune eccezioni. Quindi la lettura e la scrittura sono più semplici rispetto al francese in cui questo non avviene, pensiamo al comune aggettivo “felice”, in francese “heureux”” che si pronuncia /œʀø/. La difficoltà non sta tanto nell’utilizzare un nuovo alfabeto, ma nel comprendere gli schemi secondo i quali posizionare suffissi, prefissi e vocali brevi, che non sono indicate graficamente.

Infatti la lingua araba ha una struttura introflessiva, detta anche “a pettine”; è proprio immaginando la figura di tale oggetto che si può capire come funzioni questo idioma. Le parole sono solitamente formate da tre radicali (un pettine con solo tre o quattro denti in tutto) all’interno dei quali si inseriscono vocali, prefissi e suffissi per la formazione delle parole derivanti dalla stessa radice. Di solito i manuali di linguistica araba utilizzano la radice del verbo “scrivere” per spiegare tale struttura: questa è K T B. Da cui avremo: “kataba” egli scrisse, “maktūb” scritto, “kātib” scrittore, “maktab” scrivania o ufficio. E’ pura matematica: si aggiungono e si sottraggono elementi da una radice composta da tre elementi. Una volta compreso il meccanismo la difficoltà iniziale svanisce e ci si può dedicare allo studio della lingua in modo più libero.

Con questo non vogliamo negare la difficoltà della lingua araba, al cui studio ci si deve dedicare con costanza, avendo chiaro che i primi risultati rilevanti si avranno solo dopo alcuni anni.

Luana Crisarà
Traduttrice Arabo – Inglese > Italiano
Roma

La traduzione e il talento

 Categoria: Traduttori freelance

Mi sono sempre chiesta quale fosse il lavoro più bello del mondo. Una risposta di tanti potrebbe essere il lavoro con un guadagno di diecimila euro al mese, ma forse comporterebbe affanno per tutto il giorno e sette giorni su sette senza neanche tante soddisfazioni. Altri potrebbero rispondere quello di maggior prestigio, e magari non mostrare particolare interesse per il tipo di lavoro svolto, ed altri ancora preferirebbero quello che comporta minore fatica, rischiando forse l’alienazione e la noia più totale.

Al giorno d’oggi si tende talmente tanto alla frustrazione che si trascura un elemento molto importante: il piacere nel lavorare. Proprio così, come nel divertimento più puro anche il lavoro merita il suo piacere.
Se nell’esercitare la propria professione si riesce ad avvertire una particolare sensazione piacevole e le difficoltà che si incontrano, più che un indesiderato ostacolo, rappresentano un’appassionante sfida, un bagliore di luce illumina la mente, le soluzioni anche ai quesiti più complicati si materializzano come se guidate da una mano divina. I risultati e le soddisfazioni non tardano a farsi attendere.
Riuscire a sentire questo fa la differenza, cogliere tali sfumature equivale a cogliere il sapore della vita che porta a dare il meglio di sé. Così non esisterebbe il lavoro più bello perché ognuno avrebbe il suo.

Ciò che mi ha spinto a svolgere questa professione come principale attività lavorativa è proprio questo “bagliore” ed i risultati raggiunti con la stessa ispirazione mi hanno sorpreso ancor di più.
Come le sfumature riescono a far cogliere il sapore di ciò che appassiona e rende una professione speciale, così sono riuscite a guidarmi nella pratica: tradurre è un arte e significa cogliere le sfumature poiché le differenze sottili tra un termine ed un altro suscitano sensazioni diverse. Riuscire a percepire tale differenza, ricostruirla nel proprio mondo e trasmetterla esprimendone la giusta essenza è l’obiettivo da raggiungere.
Ma allora che cosa è il talento, questa preziosa ed alquanto rara parola, tanto ricercata e tanto voluta, forse non è poi così impossibile… forse è in ognuno di noi…. bisognerebbe solo scoprire la sua identità.

Autore dell’articolo:
Cinzia Cernitore
Traduttrice Inglese – Italiano
Bari

Le origini e le peculiarità dell’inglese (2)

 Categoria: Storia della traduzione

Molto diffuso, a seguito della dominazione romana, era anche il latino. A questo contesto geo-linguistico, si sovrapposero le lingue germaniche portate dagli invasori provenienti dalla Sassonia, dalla Frisia e dalla Danimarca. In oltre quattro secoli di dominazione, si creò un nuovo idioma (l’Old English, appunto) che fu la lingua dominante nei vari regni dell’Inghilterra, fino alla metà del XI secolo.
Ma l’epopea delle lingue parlate nel paese era lungi dall’essere conclusa. Nel 1066, l’Inghilterra fu invasa dalle truppe di Guglielmo il Normanno (successivamente noto come Guglielmo il Conquistatore), e conquistata completamente. Lentamente, ma con molta determinazione, le élite anglo-sassoni furono soppiantate dai Normanni che introdussero nuove leggi e radicali cambiamenti nell’ordine sociale.

Insieme a queste innovazioni, portarono anche la loro lingua, il franco-normanno (successivamente chiamato anglo normanno) che sostituì, in particolare nel linguaggio formale, l’Old English. La conquista dell’Inghilterra e il dominio dei Normanni costituirono un importante evento nella storia del paese.
Dal punto di vista linguistico, l’influenza del francese sui preesistenti idiomi germanici diede vita ad una seconda fase dell’evoluzione dell’inglese. Fu grazie all’influenza normanna che il lessico inglese acquisì dimensioni considerevoli, accogliendo in sé numerose parole di radice latina attraverso il francese. Questo fenomeno è una delle caratteristiche dell’inglese dei nostri giorni, che tuttora possiede numerose coppie di parole sinonimiche (una di origini germaniche, l’altra di origine latina) o quasi-sinonimiche, quali step/pace, freedom/liberty, time/tense, strength/force, brotherhood/fraternity, quiet/tranquility, wedlock/marriage. O ancora, vocaboli che avevano all’origine lo stesso significato, ma che oggi hanno acquisito significati diversi, come ad esempio wedding/marriage.

Nei secoli XII e XIII, la lingua inglese diventa di nuovo la lingua nazionale, con l’affermarsi di una nuova variante, il cosiddetto Middle English. La maggior parte delle complesse strutture grammaticali dell’Old English vengono semplificate, mentre il lessico conserva le numerose influenze del francese. L’autore di riferimento del periodo è Geoffrey Chaucer, nel cui linguaggio si intravede chiaramente la vicinanza all’inglese moderno, anche se, in termini di intelligibilità siamo ancora lontani dalla lingua di oggi (esistono in commercio traduzioni in inglese moderno delle opere di Chaucer, ad uso degli studenti frettolosi).

Una volta esaurita la spinta innovativa della dominazione normanna, la lingua inglese diventa di nuovo la lingua nazionale, ma con un sostanziale cambiamento. Siamo nell’epoca di Shakespeare e Marlowe (XV e XVI secolo), e la lingua del paese, pur trattenendo un cospicuo patrimonio lessicale di origine francese, diventa il cosiddetto Early Modern English. Questa lingua, sebbene la parte fonetica differisca sostanzialmente dalla pronuncia dell’inglese dei giorni nostri, mostra molto chiaramente nella versione scritta l’affinità con l’inglese moderno (e fortunatamente non esistono traduzioni in inglese moderno dell’inglese di Shakespeare!).

Autore dell’articolo:
Settimio Biondi
Traduttore free-lance Inglese/Francese => Italiano

Le origini e le peculiarità dell’inglese

 Categoria: Storia della traduzione

Fæder ūre Þū Þe eart on heofonum,
Sī Þīn nama ġehālgod.
Tōbecume Þīn rīċe,
ĠewurÞe ðīn willa, on eorðan swā swā on heofonum.
Ūrne ġedæġhwāmlīcan hlāf syle ūs tō dæġ,
And forgiyf ūs ūre gyltas swā
swā wē forgifað ūrum gyltendum.
And ne ġelǽd Þū ūs on costnunge, ac ālŷs ūs of yfele
SōÞlīċe.

Qualche erudito collega sicuramente identificherà la lingua ed il testo di questi criptici versi. Agli altri (che sono pregati di non farsene un complesso), rivelo subito che la lingua è il Sassone occidentale, nella variante letteraria usata a partire dal VII secolo in Inghilterra, e che il testo è semplicemente il Pater Noster. Da parte mia (io faccio parte della categoria dei traduttori non eruditi), sono ben lieto che l’anglo-sassone sia diventato con il tempo la straordinaria lingua inglese, idioma molto più docile, e soprattutto meno strutturato.

Per avere un’idea della complessità delle antiche lingue germaniche, può essere utile riferirsi ad una lingua che ha avuto minimi cambiamenti dal X secolo in poi, e che sostanzialmente è la stessa in cui, grazie all’introduzione dell’alfabeto latino, sono state trascritte le Saghe Islandesi, nel XI e XII secolo. La lingua islandese è una lingua superstrutturata, in cui si declinano non solo i sostantivi, gli articoli e gli aggettivi, ma anche altre parti del discorso: autentica delizia per i cultori delle filologie germaniche, e vera croce per coloro che, tapini, cercano di avvicinarsi a questa lingua.

Per tornare alle origini della ingua inglese, occorre notare che il termine “anglo-sassone” si riferisce in effetti a due lingue, dello stesso ceppo, ma con notevoli differenze. Tanto è vero che i linguisti preferiscono utilizzare il termine Old English, lingua parlata nei vari regni in cui l’Inghilterra era divisa a seguito delle invasioni di Sassoni, Angli e Juti a partire dal VII secolo. A quell’epoca, le lingue parlate in Inghilterra, Scozia ed Irlanda erano celtiche (nelle varianti scozzese, irlandese, gallese, ed altre minori).

Continuerò a parlare dell’argomento nell’articolo di domani

Autore dell’articolo:
Settimio Biondi
Traduttore free-lance Inglese/Francese => Italiano

Un traduttore senza sede

 Categoria: Traduttori freelance

Sono ancora molto recenti gli anni dell’Università nei quali ci insegnavano come si traduce un certo tipo di testo. La maggior parte del lavoro, però, era lavoro autonomo. Erano le nostre prime creazioni nel mondo delle traduzioni. Quei tempi ormai sono dietro di noi anche se i tempi dello studio sono ancora qui e non finiscono mai.
Finita l’Università, forse sono arrivati i tempi più duri. La ricerca di clienti tramite cui farsi una propria carriera. Tutti o quasi tutti siamo passati per questo percorso. Qualcuno lo ha trovato subito, altri con un pizzico di fatica in più, e altri invece hanno dovuto letteralmente sudare per trovare un piccolo posto nel mondo delle traduzioni.
Quando sei un principiante nel settore e tutte le agenzie di traduzione e tutti i possibili clienti richiedono anni e anni di esperienza che tu, in quel momento non puoi avere, a volte senti il bisogno di sbattere la testa contro un muro. E invece bisogna avere pazienza, tradurre, leggere, fare esercizi linguistici per mantenere il livello che hai raggiunto dopo l’Università o magari, e meglio ancora, migliorarlo.
Inoltre, la ricerca del lavoro viene resa ancor più dura dalla crisi finanziaria che, nonostante si sia indebolita, persiste nel mettere il bastone tra le ruote ai traduttori neolaureati.

Il mio viaggio da traduttore è iniziato a Trieste, alla SSLMIT. Dicono, una delle migliori scuole del genere in Italia. Per questo motivo pensavo che, finiti i corsi, tutto sarebbe andato liscio come l’olio. Dopo la laurea sono tornato a casa, in Croazia. Alcuni lavoretti li avevo già iniziati a Trieste, altri li ho iniziati a casa, ma poi? Ma poi non ero felice e ho deciso di trasferirmi a Sarajevo. Qui il settore delle traduzioni è forse meno sviluppato che in Italia. Naturalmente si fanno traduzioni letterarie e si traducono saggi e testi universitari ma la traduzione tecnico-scientifica è meno presente. Tuttavia, questo non è un problema dato che si può lavorare facilmente via internet. Venendo qui, ho scoperto che la lingua bosniaca è molto più diversa dal croato di quanto potessi immaginare. Ci sono molti più stranierismi di provenienza turca e tedesca e differenze anche a livello grammaticale. Ci sono parole che non avevo mai sentito prima. E questo è stato un buon allenamento per apprendere una “nuova” lingua le cui basi erano già presenti in me grazie al croato.

Ma oltre a questo bisognava pensare anche alle altre lingue come l’italiano e l’inglese. Alla fine sono queste le lingue di origine con cui lavoro e voglio lavorare. Quindi bisognava mantenerle attive. Come penso tutti, leggo libri, giornali, magazine. Mi vedo film, serie TV e vari spettacoli con e senza sottotitoli (perché in questa parte del mondo si usano i sottotitoli piuttosto che il doppiaggio), comunico con amici e naturalmente traduco. Poi ho anche lavorato con una TV proprio nel campo del sottotitolaggio. E inoltre, per guadagnare qualche soldino in più, ho iniziato a fare la guida turistica, o meglio l’accompagnatore di gruppi turistici. Quindi oltre a “sentire” le lingue d’origine, posso anche usarle attivamente.
Dove mi porterà il domani non lo so, ma sicuramente lo aspetterò munito del mio computer e di una connessione a internet, sperando che questa crisi la smetta di mettere i bastoni tra le ruote a me e agli altri traduttori che hanno iniziato o stanno per iniziare a farsi strada nel settore della traduzione.

Autore dell’articolo:
Vili Šorgo
Traduttore freelance italiano/inglese>croato
Novigrad (Croazia)

Elenco delle sigle delle lingue

 Categoria: Le lingue

Dopo molto tempo torniamo a pubblicare un articolo sul blog. Purtroppo in quest’ultimo periodo non siamo riusciti ad occuparci di esso come avremmo voluto a causa dei troppi progetti da gestire.
Abbiamo ricevuto diversi articoli da parte di colleghi traduttori ma ancora non siamo riusciti né a leggerli né tantomeno a pubblicarli. Contiamo di farlo già nei prossimi giorni anche perché è entrato a far parte della squadra un collega  che da ora in poi si occuperà frequentemente del blog.

Il post di oggi è un elenco delle sigle delle lingue. Per chi lavora nel mondo della traduzione si tratta di sigle molto comuni, con le quali siamo abituati ad interfacciarci ogni giorno, invece, per chi non è molto pratico potrà sembrare strano che le sigle delle lingue siano diverse da quelle delle nazioni. Qui di seguito un elenco in ordine alfabetico per sigla e per lingua.

Ordine alfabetico per sigla
AA = afar
AB = abhaso
AF = afrikaans
AM = amarico
AR = arabo
AS = assamese
AY = aymara
AZ = azero
BA = baschiro
BE = bielorusso
BG = bulgaro
BH = bihari
BI = bislama
BN = bengalese
BO = tibetano
BR = bretone
CA = catalano
CO = corso
CS = ceco
CY = gallese
DA = danese
DE = tedesco
DZ = dzongkha
EL = greco
EN = inglese
EO = esperanto
ES = spagnolo
ET = estone
EU = basco
FA = persiano
FI = finlandese
FJ = figiano
FO = faeroese
FR = francese
FY = frisone
GA = irlandese
GD = gaelico scozzese
GL = galiziano
GN = guarana
GU = gujarati
HA = haussa
HE = ebraico
HI = hindi
HR = croato
HU = ungherese
HY = armeno
IA = interlingua
ID = indonesiano
IE = interlingue
IK = inupiak
IN = indonesiano
IS = islandese
IT = italiano
IU = inuktitut
IW = ebraico
JA = giapponese
JI = yiddish
JW = giavanese
KA = georgiano
KK = kazako
KL = groenlandese
KM = cambogiano
KN = kannada
KO = coreano
KS = kashmiri
KU = curdo
KY = kirghiso
LA = latino
LN = lingala
LO = lao
LT = lituano
LV = lettone
MG = malgascio
MI = maori
MK = macedone
ML = malayalam
MN = mongolo
MO = moldavo
MR = marathi
MS = malese
MT = maltese
MY = birmano
NA = nauruano
NE = nepalese
NL = olandese
NO = norvegese
OC = occitano
OM = oromo
OR = oriya
PA = punjabi
PL = polacco
PS = pashto
PT = portoghese
QU = quechua
RM = retoromanzo
RN = kirundi
RO = rumeno
RU = russo
RW = kinyarwanda
SA = sanscrito
SD = sindhi
SG = sangho
SH = serbo-croato
SI = singalese
SK = slovacco
SL = sloveno
SM = samoano
SN = shona
SO = somalo
SQ = albanese
SR = serbo
SS = siswati
ST = sesotho
SU = sudanese
SV = svedese
SW = swahili
TA = tamil
TE = telugu
TG = tagiko
TH = thai
TI = tigrinya
TK = turkmeno
TL = tagalog
TN = setswana
TO = tongano
TR = turco
TS = tsonga
TT = tataro
TW = twi
UG = uiguro
UK = ucraino
UR = urdu
UZ = uzbeko
VI = vietnamita
VO = volapuk
WO = wolof
XH = xhosa
YI = yiddish
YO = yoruba
ZA = zhuang
ZH = cinese
ZU = zulu

Ordine alfabetico per lingua
abhaso = AB
afar = AA
afrikaans = AF
albanese = SQ
amarico = AM
arabo = AR
armeno = HY
assamese = AS
aymara = AY
azero = AZ
baschiro = BA
basco = EU
bengalese = BN
bielorusso = BE
bihari = BH
birmano = MY
bislama = BI
bretone = BR
bulgaro = BG
cambogiano = KM
catalano = CA
ceco = CS
cinese = ZH
coreano = KO
corso = CO
croato = HR
curdo = KU
danese = DA
dzongkha = DZ
ebraico = HE
ebraico = IW
esperanto = EO
estone = ET
faeroese = FO
figiano = FJ
finlandese = FI
francese = FR
frisone = FY
gaelico scozzese = GD
galiziano = GL
gallese = CY
georgiano = KA
giapponese = JA
giavanese = JW
greco = EL
groenlandese = KL
guarana = GN
gujarati = GU
haussa = HA
hindi = HI
indonesiano = ID
indonesiano = IN
inglese = EN
interlingua = IA
interlingue = IE
inuktitut = IU
inupiak = IK
irlandese = GA
islandese = IS
italiano = IT
kannada = KN
kashmiri = KS
kazako = KK
kinyarwanda = RW
kirghiso = KY
kirundi = RN
lao = LO
latino = LA
lettone = LV
lingala = LN
lituano = LT
macedone = MK
malayalam = ML
malese = MS
malgascio = MG
maltese = MT
maori = MI
marathi = MR
moldavo = MO
mongolo = MN
nauruano = NA
nepalese = NE
norvegese = NO
occitano = OC
olandese = NL
oriya = OR
oromo = OM
pashto = PS
persiano = FA
polacco = PL
portoghese = PT
punjabi = PA
quechua = QU
retoromanzo = RM
rumeno = RO
russo = RU
samoano = SM
sangho = SG
sanscrito = SA
serbo = SR
serbo-croato = SH
sesotho = ST
setswana = TN
shona = SN
sindhi = SD
singalese = SI
siswati = SS
slovacco = SK
sloveno = SL
somalo = SO
spagnolo = ES
sudanese = SU
svedese = SV
swahili = SW
tagalog = TL
tagiko = TG
tamil = TA
tataro = TT
tedesco = DE
telugu = TE
thai = TH
tibetano = BO
tigrinya = TI
tongano = TO
tsonga = TS
turco = TR
turkmeno = TK
twi = TW
ucraino = UK
uiguro = UG
ungherese = HU
urdu = UR
uzbeko = UZ
vietnamita = VI
volapuk = VO
wolof = WO
xhosa = XH
yiddish = JI
yiddish = YI
yoruba = YO
zhuang = ZA
zulu = ZU

Meglio tardi che mai

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Oggi viene inaugurata a Roma, nei pressi di piazza Barberini, la prima “Casa delle traduzioni” italiana. Il progetto, in cantiere dal 2003, intende sopperire alla carenza nazionale di una struttura interamente dedicata al mondo della traduzione; il che permetterà all’Italia di uniformarsi, finalmente, al trend europeo nel settore. Sono molti, infatti, i paesi europei che hanno già attivato misure in questa direzione, dando vita alle così dette Case o Collegi del Traduttore.
Tra le molte esperienze che si potrebbero citare a proposito, è esemplare il lavoro svolto da Françoise Wuilmart, direttrice del Collège européen de Traducteurs littéraires di Seneffe in Belgio; la quale, oltre ad aver fondato nel Collège una struttura di tutto rilievo, ha anche progettato e realizzato un Centro europeo di traduzione letteraria (CELT), ovvero una scuola di formazione post-universitaria che si contraddistingue per le metodologie innovative proposte: approccio pragmatico alla traduzione, seminari condotti da alcuni dei migliori traduttori francesi e belgi, ecc…

La “Casa delle traduzioni” italiana si inserirà nel circuito bibliotecario romano, in qualità di biblioteca specializzata, dando voce e spazio alle iniziative di promozione della cultura italiana e della traduzione qualificata, anche attraverso un eventuale inserimento nella rete Recit (Réseau européen des centres internationaux de traducteurs littéraires).
L’obiettivo del progetto, secondo le dichiarazioni rese dalla responsabile Simona Cives, è quello di creare un luogo d’incontro per i traduttori che diventi anche un punto di riferimento nazionale in grado d’incentivare la multiculturalità, favorire il confronto tecnico-artistico fra i traduttori e promuovere la professionalità di chi svolge questo mestiere; diffusissimo, ma poco riconosciuto.
Se si eccettuano le numerose associazioni di categoria (SNS- Sezione Traduttori, AITI, il network dei traduttori di Biblit,…) e le molteplici iniziative librarie (Salone del libro di Torino, Fiera del libro di Bologna, Fiera della Piccola e Media Editoria romana, Pisa Book Festival,…), i traduttori, contrariamente a molti altri liberi professionisti, sono gli unici a non poter usufruire di un albo appositamente dedicato, magari diviso per settori, che certifichi ufficialmente le competenze tecniche possedute.

A tal proposito, è emblematica la situazione dei traduttori giurati italiani, costretti ad iscriversi all’albo generico dei periti e dei consulenti tecnici delle Camere di Commercio, le cui procedure variano a discrezione delle singole sedi (non tutte, ad esempio, prevedono un esame di qualifica al ruolo), per poter accedere alla posizione di CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio), soltanto presso la sede del Tribunale della città di residenza.
In questo senso, la realizzazione della “Casa delle traduzioni”, pur essendo ancora un’istituzione embrionale, potrebbe rappresentare un centro d’orientamento per chiunque voglia intraprendere il lavoro del traduttore: per esempio, indirizzando alla scelta di percorsi di studio e master adeguati, o fornendo informazioni, attraverso corsi e seminari ad hoc, sulle nozioni giuridiche di base necessarie per svolgere questo lavoro.

Il programma completo dell’inaugurazione, che prevede l’intervento di numerosi ospiti in rappresentanza delle Istituzioni e del mondo artistico-letterario ed editoriale, è reperibile sul sito del Comune di Roma www.comune.roma.it; inoltre, un video di presentazione della “Casa delle traduzioni” è visibile collegandosi al seguente link: www.mediatecaroma.it.
In attesa degli eventi futuri, non resta che augurarsi che questo ambizioso progetto decolli; anche attraverso il supporto e la collaborazione di chi ancora non crede all’utilità di simili proposte e guarda a queste iniziative con scetticismo e diffidenza.

Autore dell’articolo:
Daniela Corrado
Conciliatrice, traduttrice dall’inglese e dal francese all’italiano

Una professione fra arte e mestiere

 Categoria: Traduttori freelance

La traduzione è una delle professioni meno conosciute in Italia. È un mestiere difficile, un’arte da cesello, ma nessuno, ovviamente a parte gli addetti ai lavori, i familiari e gli amici degli addetti ai lavori, pare conoscerlo bene, né interessarsene.
I traduttori da anni lottano per l’affermazione e il riconoscimento di una professione tanto affascinante quanto complicata e misteriosa ma che al momento non è nemmeno protetta da albo. Non esistono nemmeno dei tariffari fissi. Il prezzo varia secondo capacità, tempistiche, lingue di lavoro, settori di specializzazione.

Ma come si diventa traduttori? E una volta diventatolo, quanto si lavora? Si può vivere di sola traduzione? Queste sono le domande che tutti quelli che si avvicinano alla traduzione si fanno e fanno ai professionisti che conoscono più o meno direttamente. Il fatto è che non esiste una risposta unica perché ogni caso è differente. Si tratta, infatti, di una professione che offre opportunità variegate, sbocchi diversi e ha bisogno di costanza, pazienza e tantissima umiltà. Doti che, se pur nobili e apprezzabili, fanno a pugni con il bisogno concreto di dover lavorare e di doverci anche vivere, di traduzione. Si è così sviluppata, negli anni, la curiosa immagine del traduttore “asceta”, un po’ intellettuale, che vive traducendo tutto il giorno senza quasi avere necessità di alcun tipo. “È un lavoro che si fa per passione, che si fa gratis, che prima di entrare nel giro ce ne vuole, che si trova solo attraverso determinati canali, che si ottiene grazie al passaparola…” queste le frasi d’ordinanza.

Dopo quasi dieci anni di esperienza nel settore, posso dire che non esiste una regola per diventare traduttori e per poterne vivere. Certo, questa sfida rende il lavoro ancora più affascinante e misterioso. E riguarda soprattutto la traduzione letteraria. Per quella tecnica, le cose sono un po’ diverse. Se la traduzione letteraria si avvale principalmente di pochi eletti, fortunati (e anche bravi, va detto) da poterci guadagnare la pagnotta, il settore tecnico ospita molti lavoratori soddisfatti. Conosco parecchie persone che vivono bene facendo il traduttore informatico, industriale, legale, traducendo bilanci, contratti e manuali. Lavorano tutti come matti e, forse, sono anche sottopagati per quello che fanno e per la qualità del lavoro che producono.

Per diventare traduttori bisogna studiare moltissimo, formarsi a lungo, leggere a bizzeffe, allenarsi a più non posso. Bisogna leggere libri nella propria lingua e in quella di lavoro, guardare la Tv del Paese di riferimento, conoscerne la cucina, la musica, le tradizioni, la cultura politica e quella religiosa, il pensiero della gente. Bisogna viaggiare e frequentare persone di quel Paese, andare a corsi e laboratori di traduzione specialistica e, ancora, leggere giornali, visitare siti. Non solo. Bisogna anche essere tenaci e passionali e sapere che non è abbastanza frequentare corsi che, se non vengono messi a frutto nel modo giusto, rischiano di diventare pezzi di carta che conducono alla strada del traduttore improvvisato. Per imparare a tradurre bisogna farlo, questa è la sola verità, e imparare molto sul campo. E non si deve avere troppa paura di commettere errori. Tutti li hanno commessi, li commettono e li commetteranno. Le parole sono scie luminose e ce n’è un gran bisogno, anche di quelle straniere, ed è un regalo che solo la traduzione ci può fare. Bisogna solo studiare, faticare, sudare. E osare un po’, perché, come dice Sepulveda, “Vola solo chi osa farlo”.

Autore dell’articolo:
Claudia Verardi
Traduttrice professionista en>it, fr>it,
Caserta

Traduzione in hindi

 Categoria: Servizi di traduzione

Torniamo a scrivere sul blog dopo ben tre settimane di assenza e purtroppo lo facciamo per parlare di un fatto davvero increscioso accaduto oggi.
Circa due settimane fa siamo stati contattati da un’agenzia di pratiche amministrative che ci ha richiesto la traduzione in hindi di alcuni documenti legali, uno dei quali doveva essere asseverato in Tribunale.
Visto che i traduttori italiano-hindi con cui lavoriamo abitualmente non avevano le caratteristiche giuste per eseguire il lavoro in modo efficace, abbiamo effettuato una ricerca in rete ed abbiamo selezionato alcuni profili che ci sembravano adatti.
Dopo averli contattati e verificato le loro credenziali, abbiamo scelto un traduttore e un revisore madrelingua con una lunga esperienza di traduzioni giuridiche alle spalle.
Entrambi hanno accettato il lavoro senza esprimere alcuna titubanza, anche perché non si trattava di documenti difficili da tradurre.
Il traduttore però ci ha fatto presente di essere impegnato con altre traduzioni in hindi e ci ha detto che non avrebbe potuto consegnare i documenti prima di dieci giorni. Il cliente, da noi informato delle tempistiche di consegna un po’ lunghe,  ci ha comunque confermato di poter aspettare e noi abbiamo quindi confermato l’incarico al traduttore.

La prima cosa che avrebbe dovuto fare era la traduzione giurata in hindi. A seguire le altre traduzioni, ma quella giurata avrebbe dovuto farla subito e spedircela per posta in modo da guadagnare tempo prezioso.
Dopo poco meno di una settimana, di fronte alle nostre richieste di informazioni sull’andamento dei lavori, il traduttore italiano-hindi (tra l’altro titolare di un’agenzia di traduzioni) ha iniziato a svicolare accampando una serie di scuse (impegni lavorativi all’estero, problemi di salute, ecc.).
Poi se n’è uscito dicendo che secondo lui il cliente finale avrebbe preferito una traduzione in punjabi, perché il nome della persona che appariva sui documenti era originario di una zona dove si parla questa lingua. Il cliente ci ha confermato che il traduttore aveva effettivamente ragione e noi gli abbiamo quindi confermato la traduzione in lingua punjabi, quasi felici che il traduttore fosse così esperto da capire l’esatta provenienza di una persona solo dal suo nome (per chi non lo sapesse, in India si parlano decine e decine di lingue e dialetti diversi).

Il giuramento avrebbe dovuto essere prestato la settimana scorsa e i documenti spediti per posta immediatamente a ruota. Il traduttore venerdì ci ha contattato dicendoci che non ce l’aveva fatta ad effettuare il giuramento. Tuttavia, per scusarsi dell’inconveniente, ci ha comunicato che lunedì mattina avrebbe provveduto ad inviare tutta la documentazione a sue spese, a mezzo corriere espresso. Se anche noi avessimo poi fatto lo stesso, la data di consegna con il cliente finale sarebbe stata rispettata.
Quello che non potevamo immaginare era che stamattina il traduttore ci avrebbe contattato per rinunciare all’incarico adducendo motivazioni legate all’eccessiva difficoltà dei testi da tradurre in hindi.
Abbiamo immediatamente chiamato il cliente consapevoli di essere palesemente in difetto e con la certezza di essere presi a male parole. Una volta descrittogli l’accaduto, il cliente invece è stato inaspettatamente comprensivo e ci ha rinnovato la fiducia chiedendoci di trovare un altro traduttore stavolta però in tempi rapidissimi perché a questo punto il tempo stringeva davvero.
Abbiamo rapidamente trovato un altro professionista della traduzione italiano-hindi e nei prossimi giorni consegneremo il lavoro.
Stavolta però ce la siamo davvero vista brutta, speriamo con tutto il cuore che niente di simile riaccada di nuovo.

Chiunque voglia sapere il nome di questo ciarlatano può contattarci privatamente, persone così rovinano la reputazione di coloro che fanno questo mestiere seriamente e delle agenzie di traduzione che ci mettono la faccia

I classici della traduzione (10)

 Categoria: Storia della traduzione

WALTER BENJAMIN (1892 – 1940)
Il compito del traduttore

Il riguardo dell’autore di un’opera o di una forma d’arte nei confronti del suo fruitore non è mai proficuo alla comprensione della medesima da parte di quest’ultimo. Nessun quadro è per chi l’osserva, nessuna sinfonia è per chi l’ascolta, nessuna poesia è per chi la legge.
E una traduzione dovrebbe essere per chi non comprende l’originale?
Ciò potrebbe bastare a spiegare la differenza che c’è fra l’uno e l’altra in campo artistico.
Ma cosa “dice” una poesia? Cosa comunica? Molto poco a chi la comprende davvero. Fondamentalmente la poesia non comunica, non enuncia. Quindi una traduzione che pretenda comunicare, in realtà non comunica altro che comunicazione, cioè l’inessenziale. È esattamente questo il primo segno di riconoscimento di una cattiva traduzione.

Al contrario, quello che nella poesia esce dalla comunicazione, e che anche il cattivo traduttore indica come essenziale, non è forse considerato come misterioso, inafferrabile, “poetico”? Un qualcosa che il traduttore può restituire solo se si mette a “poetare” a sua volta.
Da ciò consegue il secondo tratto distintivo della traduzione cattiva, che può essere definita come trasmissione inesatta di un contenuto inessenziale. Da qui non se ne esce finché la traduzione si pone l’obiettivo di servire il lettore. Se la traduzione fosse destinata al lettore, allora dovrebbe esserlo anche l’originale. Ma se l’originale non ha questo scopo, come può averlo la traduzione?
La traduzione è forma (letteraria). Per percepirla come tale, è necessario risalire all’originale. La legge della traduzione si trova in esso, è insita nella sua stessa traducibilità. Non sarebbe possibile alcuna traduzione se questa mirasse, nella sua essenza ultima, ad assomigliare all’originale.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria Storia della traduzione“.

Le lingue indoeuropee

 Categoria: Le lingue

L’italiano, così come quasi tutte le altre lingue europee, appartiene alla grande famiglia delle lingue indoeuropee. Ma da cosa deriva la parola “indoeuropeo”?
Con il termine “indoeuropei” si suole indicare un gruppo di popolazioni che, tra il V millennio a.C. e il II millennio a.C., avrebbe popolato una vasta area geografica comune e avrebbe parlato una lingua comune. Tali popolazioni, inizialmente compatte e coese, per ragioni non ben specificate ma probabilmente legate a dinamiche commerciali, demografiche e militari, si sarebbero poi disperse nel continente euroasiatico. Ognuna delle nuove popolazioni originate da tali migrazioni avrebbe poi sviluppato nel tempo una propria lingua che avrebbe comunque conservato dei tratti di somiglianza con la lingua originaria.

Se per parlare degli indoeuropei abbiamo utilizzato il condizionale, è perché la loro esistenza non è stata dimostrata scientificamente e la teoria circa l’esistenza di una proto-popolazione indoeuropea nasce proprio dalle analogie e dalle somiglianze di cui parlavamo poc’anzi.
Queste analogie e queste somiglianze, riscontrate anche fra lingue parlate da popolazioni geograficamente molto distanti fra loro, hanno portato gli studiosi a ritenere che tali lingue siano appunto la continuazione di una sorta di proto-lingua preistorica, parlata circa settemila anni fa e convenzionalmente denominata proto-indoeuropeo, o, più comunemente, indoeuropeo.
Secondo tali studi, quasi tutte le lingue attualmente parlate in Europa (ma anche in in altri continenti), deriverebbero appunto dall’indoeuropeo. Solo il basco e le lingue uraliche come l’ungherese, l’estone, il finlandese e poche altre farebbero eccezione.

Verificare le somiglianze fra le lingue di origine indoeuropea e le differenze rispetto ad altre lingue europee caratterizzate da un’origine diversa, è semplicissimo: è sufficiente contare fino a tre, cioè confrontare la scrittura dei primi tre numeri. Ecco qua alcuni esempi di lingue di origine indoeuropea:

Albanese: një, dy, tre
Catalano: un, dos, tres
Francese: un, deux, trois
Gallese: un, dau, tri
Greco moderno: ena, dyo, tria (traslitterazione dell’alfabeto greco)
Inglese: one, two, three
Italiano: uno, due, tre
Islandese: einn, tveir, þrír
Lituano: vienas, du, trys
Norvegese: en, to, tre
Portoghese: um, dois, três
Rumeno: unul, două, trei
Spagnolo: uno, dos, tres
Svedese: ett, två, tre
Tedesco: eins, zwei, drei

Le somiglianze sono evidenti ma in basco e nelle lingue uraliche le cose cambiano:

Basco: bat, bi, iru
Ungherese: egy, kettő, három
Finlandese: yksi, kaksi, kolme
Estone: üks, kaks, kolm

La lingua ido

 Categoria: Le lingue

Molte persone sanno cos’è l’esperanto (di cui abbiamo parlato pochi giorni fa in questo blog) ma lo stesso non può dirsi della lingua ido. Essa, infatti, non ha certo avuto la stessa diffusione ed ha anche corso il rischio di diventare una lingua morta, anche se oggi, soprattutto grazie ad internet, è una delle lingue artificiali che si espandono maggiormente, in particolare in Europa. Ma cos’è esattamente l’ido e quando è nato?

L’ido è una lingua internazionale neutra inventata da Louis de Beaufront e Louis Couturat alla fine dell’800 allo scopo di creare una versione riformata e semplificata dell’esperanto.
Non a caso, lo pseudonimo “ido”, oltre ad essere l’abbreviazione di “esperantido”, in lingua esperanto significa “discendente”.
Si tratta di una lingua che, a dispetto della scarsa utilizzazione, ha avuto il suo momento di gloria nel 1907, allorché venne scelta tra molti altri progetti di lingua universale da uno speciale comitato internazionale di scienziati e linguisti (la Delegazione per l’adozione di una lingua ausiliaria internazionale).
In seguito, tra il 1908 e il 1914, il progetto venne poi discusso pubblicamente nella rivista ufficiale Progreso e fu completato dall’Accademia Idista dopo un lungo ed estenuante lavoro.
Da quanto appena detto si evince che, nonostante la paternità di Beaufront e Couturat sia universalmente riconosciuta, il sistema adottato in via definitiva è il frutto di un lungo e ponderato lavoro collettivo, e non il semplice prodotto dell’invenzione di un singolo. Questo ha fatto sì che, anche a distanza di molti anni dalla sua approvazione, gli esperti che l’hanno esaminata e praticata l’hanno sempre ritenuta molto superiore a qualunque altra lingua internazionale.

Come si può facilmente immaginare l’ido e l’esperanto sono molto simili fra loro e, anche se sono stati numerosi i cambiamenti apportati rispetto all’esperanto, queste due lingue risultano reciprocamente intellegibili fra loro.
Al pari del suo cugino esperanto, dal quale eredita molte delle sue semplicissime costruzioni grammaticali, l’ido si propone come lingua sovranazionale, cioè superiore alle varie lingue nazionali. Negli intenti dei suoi creatori, l’ido avrebbe dovuto diventare una seconda lingua comune a tutti gli individui ed avrebbe dovuto veicolare la comunicazione internazionale, impedendo ad una delle lingue nazionali esistenti di assolvere questa funzione. In questo modo nessuna di esse avrebbe avuto più importanza rispetto alle altre.
Il vocabolario dell’ido è composto essenzialmente da vocaboli derivanti per lo più da altre lingue europee (come del resto per l’esperanto) e i suoi elementi costitutivi sono essenzialmente internazionali. Prova ne sia l’adozione dell’alfabeto anglo-latino, che è senza dubbio l’alfabeto più internazionale esistente.
Non è una lingua creata solo per eruditi o latinisti, anzi, è una lingua molto semplice che può essere facilmente imparata da chiunque in poche settimane e da autodidatta. Questa incredibile rapidità di apprendimento è dovuta dalla regolarità dell’uso degli affissi e dall’uso di parole comuni, nonché da una pronuncia molto scorrevole ed armoniosa.

L’esperanto

 Categoria: Le lingue

L’esperanto è la lingua internazionale creata a tavolino dall’oftalmologo polacco Ludwik Lejzer Zamenhof tra il 1872 e il 1887.
Il 1887 fu appunto l’anno in cui l’inventore dell’esperanto decise di presentare la sua creazione al mondo e lo fece in un opuscolo intitolato Unua Libro (Primo Libro) utilizzando lo pseudonimo di “Doktoro Esperanto”. Da qui il nome della lingua, che significa “colui che spera”.
L’esperanto è senza dubbio la lingua artificiale più conosciuta del mondo. Negli intenti di Zamenhof essa sarebbe dovuta diventare la più importante lingua ausiliaria internazionale, una lingua semplice ma espressiva che avrebbe dovuto rendere possibile la comunicazione fra gli uomini di diversa nazionalità.

Non essendo la lingua ufficiale di alcun paese, nessuna popolazione sarebbe stata privilegiata rispetto ad altre e l’esperanto sarebbe divenuto una sorta di seconda lingua per tutti.
In questo modo, anche le lingue minoritarie si sarebbero preservate nel tempo, anziché essere schiacciate dalla forza delle lingue delle nazioni più importanti. Per questa ragione, l’esperanto è stato (ed è tuttora) al centro dei dibattiti incentrati sulla cosiddetta democrazia linguistica e c’è anche chi, a livello europeo, fa pressioni affinché l’esperanto diventi la lingua franca da utilizzare nell’ambito dei lavori delle istituzioni europee.

Le regole grammaticali dell’esperanto sono state scelte fra quelle di diverse lingue. Anche i vocaboli derivano da più lingue, in gran parte dal latino e dalle lingue romanze (principalmente l’italiano e il francese) ma anche dalle lingue germaniche (inglese e tedesco), dalle lingue slave (polacco e russo) e addirittura da lingue non indoeuropee come il giapponese.
Molti linguisti ritengono che l’esperanto sia, fra quelle attualmente esistenti, la lingua più facile da imparare, anche da autodidatti e in età adulta. Questo è dovuto principalmente alla sua grammatica molto semplice e logica, alle forme regolari, all’assenza di eccezioni, alla possibilità di creare una quantità infinita di parole partendo da poche radici e anche al carattere internazionale del suo vocabolario.

Secondo una recente ricerca, gli esperantofoni sarebbero presenti in tutti i continenti, distribuiti in circa 120 stati, in particolare nel vecchio continente, in Cina e in Brasile.
Il prof. Sidney S. Culbert dell’Università di Washington ha condotto uno studio in proposito: secondo i risultati della sua ricerca, sarebbero 1,6 milioni gli individui in grado di parlare l’esperanto al “livello 3″, cioè un livello che permette di sostenere una conversazione in lingua che vada oltre le semplici frasi di saluto e commiato.
L’ente ufficiale regolatore dell’esperanto è l’Accademia dell’Esperanto ed esistono libri come il Plena Manlibro de Esperanta Gramatiko (Manuale completo della grammatica dell’esperanto) così come tutta una serie di opere letterarie scritte in esperanto nonché traduzioni in esperanto di famose opere scritte in altre lingue.

Traduttrice professionista o improvvisata?

 Categoria: Traduttori freelance

Da anni mi guadagno da vivere come traduttrice. Sono nata vicino a un grosso distretto industriale dove si producono mobili di ogni tipo (tavoli, divani, letti, armadi, ecc.) ed ho cercato di sfruttare al massimo quest’opportunità.
Sono stati i miei genitori ad indirizzarmi verso un percorso di studi che mi avrebbe permesso di lavorare nel distretto. Ho studiato commercio estero e poi lingue all’università.
Dopo la laurea ho iniziato da subito a lavorare come impiegata commerciale, ma, a distanza di pochi anni ho capito che avrei potuto dare il meglio di me stessa come traduttrice. Avrei fatto qualcosa che mi piaceva di più, in cui avrei potuto realizzarmi maggiormente e anche guadagnare di più qualora fossi riuscita a metter su qualche buon cliente.
Dopo tanti sforzi effettuati per acquisire clienti, adesso ho un bel flusso di lavoro e non mi basta mai il tempo, ho più lavoro di quanto riesca a gestirne. Per questo mi reputo molto fortunata, anche se mi sono impegnata moltissimo per raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissata. Le ditte che operano nel distretto mi contattano per tradurre lettere commerciali, contratti, schede tecniche di prodotto, cataloghi di vendita, documentazione aziendale di vario genere. Sono diventata un punto di riferimento per molte di esse.

Per diventare una traduttrice professionista ce l’ho messa proprio tutta e ancora oggi ce la metto tutta. Leggo libri, riviste e giornali in lingua straniera, guardo tv straniere, ascolto musica straniera, visito siti internet stranieri, chatto con un sacco di amici stranieri, frequento corsi di traduzione specialistica, viaggio spesso nei paesi dove si parlano le lingue con cui lavoro, acquisto dizionari aggiornati, insomma faccio di tutto per acquisire professionalità, in primis per i clienti, ma anche e soprattutto per me stessa.
Come tutti i bravi traduttori, non ho intenzione di fermarmi, voglio continuare a studiare e a migliorare. La tenacia e la passione sono i fattori che mi hanno permesso di aprirmi un varco in questo settore. Tuttavia, anche se sono soddisfattissima del mio percorso e della professionalità acquisita, a volte mi sembra che mi manchi qualcosa, percepisco una specie di lacuna.

Mi accade quando frequento alcuni forum o blog nei quali i traduttori lanciano strali contro i cosiddetti traduttori improvvisati, cioè coloro che non hanno frequentato scuole, corsi o master per traduttori. Anche se so di aver fatto un bel percorso, in qualche modo mi sento chiamata in causa e mi chiedo se anch’io sono una traduttrice improvvisata. Poi però leggo i commenti degli stessi traduttori che condannano tutti i corsi-corsetti-corsettini che a loro dire non fanno altro che consegnare pezzi di carta a persone che poi all’atto pratico non sono capaci di tradurre una lettera commerciale standard.
Io invece lo sono, prova ne sia che da anni vivo di traduzione. Del resto, un’altra delle cose che ho letto è che il buon traduttore si vede al momento del “test del pagamento”: se a lavoro finito uno viene pagato e, soprattutto, se dopo un po’ di tempo viene chiamato per un nuovo incarico, allora vuol dire che la traduzione tanto male non era.
Quando mi pagano, i dubbi sul fatto di essere una traduttrice improvvisata svaniscono come per magia e mi sento di nuovo una traduttrice professionista.

Autore dell’articolo:
Daria Capecchi
Traduttrice professionista fr>it, en>it
Quarrata (PT)

Traduzione bruco e traduzione farfalla

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nella vita sono sempre stata una precisina, tanto per capirsi una alla quale una piccola suppellettile posizionata in un posto diverso da quello prestabilito dal mio ordine mentale o un alimento riposto nel frigorifero in uno scompartimento diverso da quello da me ritenuto più adatto ha sempre dato fastidio. Forse è per questo che alla veneranda età di 42 anni nessuno mi ha ancora messo un anello al dito.

Ad ogni modo, se da un lato questo mio “difettuccio” mi ha causato qualche intoppo nelle relazioni con le persone, a livello lavorativo la mia precisione mi ha sempre regalato grandi soddisfazioni poiché i clienti hanno sempre apprezzato la qualità che sono in grado di offrire.
Nel lavoro, infatti, quanto appena descritto si è sempre tradotto (è proprio il caso di dirlo) in una cura maniacale dei dettagli, talvolta al limite del patologico. Quando i clienti mi danno delle scadenze larghe, riesco a dare il meglio di me: se lo ritengo oportuno, sono capace di investire anche mezz’ora o più su una singola parola o su un segno di interpunzione.
Di solito adotto la seguente metodologia: leggo innanzitutto il testo (o quantomeno le prime pagine) per focalizzare bene l’argomento, poi inizio a tradurre soffermandomi su ciascun dubbio lessicale o di altro genere. Non vado avanti finché non ho trovato una soluzione soddisfacente. Una volta terminata la traduzione, procedo all’autorevisione con entrambi i testi sott’occhio. Dopo la fase di editing procedo personalmente alla correzione delle bozze. Infine, invio il testo tradotto ad una collega affinché lo rilegga e verifichi se è tutto in ordine poiché talvolta, sui testi tradotti da noi stessi, ci sono errori o imprecisioni che non riusciamo a notare neppure se li leggiamo mille volte. Questo modus operandi, ha inesorabilmente fatto di me una traduttrice lenta visto che non riesco a tradurre più di 2000 parole al giorno nemmeno se mi faccio un’endovena di caffé. Il lato economico non è mai stato un problema per me, ho sempre guadagnato cifre sufficienti a farmi vivere in maniera più che dignitosa e non mi è mai importato di guadagnare di più. Sentirmi a posto con la mia coscienza e gratificata dall’apprezzamento altrui è il mio vero guadagno.

Tuttavia, in questi tempi bui in cui non ci si può permettere di selezionare il lavoro e si è costretti ad accettare tutto quello che ci viene proposto, ho dovuto farmi violenza ed accettare anche lavori mal pagati e con scadenze brevi. È ovvio che, dovendo consegnare cento cartelle in pochi giorni, i dettagli sono stati l’ultimo dei miei pensieri ed ho dovuto scendere a patti con la mia coscienza e modificare il mio approccio.
Quando non posso tradurre con calma, le quattro fasi che seguo per la traduzione di un testo diventano solamente due. Nella prima fase, traduco di getto tutto quello che mi si para davanti senza soffermarmi su nessuna parola e senza preoccuparmi che quello che scrivo sia corretto. Se ho un dubbio su una parola semplicemente la salto o metto una traduzione approssimativa e proseguo per la mia strada evidenziandola con un colore diverso. Nella seconda fase procedo ad una revisione approfondita, nella quale, oltre a sciogliere i vari nodi che ho lasciato nella prima versione, eseguo tutti i controlli grammaticali, sintattici, semantici, ortografici del caso e faccio in modo che la prima traduzione bruco si trasformi, nei limiti del possibile, in una traduzione farfalla.

Autore dell’articolo:
Lavinia Torregiani
Traduttrice tedesco-italiano
Ascoli Piceno

Quante parole si possono tradurre al giorno?

 Categoria: Tecniche di traduzione

Cercando informazioni sulla velocità di traduzione di altri colleghi, mi sono imbattuta in un forum in cui alcuni colleghi sostenevano di essere in grado di tradurre anche 1000 parole all’ora finite (cioè pronte per la consegna al cliente) e mantenere un ritmo costante per 10 ore arrivando a produrre anche 10.000 parole al giorno. C’era qualcuno che si vantava di aver tradotto persino 12.000 parole finite in un giorno.
Ovviamente facevano presente che si trattava di casi del tutto eccezionali, motivati dall’urgenza richiesta dai clienti e che, per affrontare moli di lavoro di questo tipo, avevano staccato i telefoni fissi e mobili, si erano chiusi in una stanza e avevano mangiato davanti al computer pietanze fredde o precotte senza concedersi intervallo alcuno se non per i bisogni fisiologici che comunque avevano espletato portandosi il computer in bagno.

Per i non addetti ai lavori, ipotizzando che 250 parole in inglese corrispondano a una cartella, 12.000 parole equivalgono a circa 48 cartelle. Trattandosi di parole finite, questo significa aver letto, compreso, tradotto e scritto quasi 17 parole al minuto, per 720 volte nello stesso giorno.
Per me è attualmente impossibile raggiungere certi standard. Una volta sono riuscita a tradurre più di 5000 parole in un giorno ma ho lavorato quasi 20 ore di fila senza chiudere occhio e il giorno dopo ero talmente a pezzi che non sono riuscita a fare praticamente niente.
Mi sono rincuorata spulciando siti nei quali compaiono cifre medie nell’ordine di 3000/3500 parole al giorno (io sono sulle 2500) e leggendo le affermazioni di alcuni colleghi che sostengono di aver aumentato la loro produttività dopo circa 10 anni, sia per l’esperienza e la competenza acquisite, sia per la maggior velocità di battitura o dettatura con programmi specifici.

Autore dell’articolo:
Mara Valsecchi
Traduttrice fr>it
Aosta

Quantità di parole traducibili in un giorno

 Categoria: Tecniche di traduzione

Mi sono laureata da circa due anni e solo da qualche mese ho iniziato a ricevere i primi lavori di traduzione. Nonostante non sia esattamente strapiena di lavoro, ho dovuto rinunciare ad alcuni lavori alla mia portata perché le tempistiche di consegna erano troppo ridotte per la mia attuale velocità di traduzione. Ho preferito rinunciare perché voglio assolutamente impostare fin dall’inizio della mia carriera una strategia di approccio al cliente basata sulla qualità e sul rispetto delle scadenze pattuite.
Tuttavia, non vorrei che tale strategia, associata alla mia attuale lentezza, mi togliesse nel frattempo delle buone opportunità lavorative (come in effetti è già successo) o mi causasse qualche problema con i clienti. So bene che per raggiungere una certa velocità di traduzione dovrò aspettare ancora qualche anno, ma vorrei capire se attualmente sono del tutto fuori scala oppure se rientro nei parametri della normalità. Per questo motivo mi chiedo: quante sono le parole traducibili in un giorno?

Essendo stata abituata fin da bambina ad affrontare i problemi in modo diretto, ho cercato di quantificare in modo analitico la mia produttività media calcolando quante parole riesco a tradurre in una giornata lavorativa di 8 ore, delle quali 4 mattutine e 4 pomeridiane intervallate da un’oretta e mezzo per la pausa pranzo.
Togliendo dalle 8 ore un paio di pause caffè, telefonate di amici/colleghi, e-mail di lavoro e qualche distrazione in rete, mi rimangono non più di 7 ore nette nelle quali riesco a tradurre circa 10 cartelle, ma non di più. Ho eseguito la misurazione per un mese di fila utilizzando per fare i calcoli testi piuttosto tecnici ma che trattavano argomenti nei quali ero molto ferrata. Inoltre, avevo a disposizione ottime risorse terminologiche.
A questo punto ho utilizzato la rete per confrontare la mia produttività media con quella di altri colleghi. Nell’articolo di domani parlerò dei risultati delle ricerche che ho effettuato.

Autore dell’articolo:
Mara Valsecchi
Traduttrice fr>it
Aosta

Traduzioni italiano-hindi

 Categoria: Le lingue

Così come l’italiano ha un legame molto stretto con il latino, l’hindi ha un legame altrettanto stretto con il sanscrito, la lingua da cui deriva. Nel corso dei secoli, tutte le genti che hanno popolato il cosiddetto hindi heartland (corrispondente grosso modo alla pianura intorno ai due fiumi più importanti del nord dell’India, il Gange e lo Yamuna) hanno influenzato in vario modo la lingua, che è arrivata ai giorni nostri in due forme distinte: la lingua conosciuta da tutti come hindi ed una forma più comune detta hindustani. Sembra banale, ma quando si esegue una traduzione in hindi, è molto importante capire a chi è rivolto il testo, proprio perché esistono due forme diverse della stessa lingua. L’hindi “puro” si usa nelle occasioni formali, nelle comunicazioni ufficiali, nelle pratiche amministrative, ecc. Al contrario, l’hindustani è la lingua che si sente parlare dalla gente nelle strade.

Se un cliente deve tradurre una lettera commerciale in hindi, è sicuramente auspicabile l’utilizzo della lingua pura, ma se si vuole condurre un’indagine di mercato all’interno di un centro commerciale per comprendere il gradimento verso un prodotto tipico italiano, è sicuramente più indicato l’hindustani.
Inoltre, visto che sono più di 500 milioni le persone in grado di comprendere l’hindi, è facile immaginare come, accanto all’hindi e all’hindustani, vi siano poi varie sfumature regionali.
Per questo motivo, per un traduttore italiano-hindi, è sicuramente utile sapere dove risiedono i destinatari della traduzione: se a Nuova Delhi (capitale del paese), oppure a Bhopal (capoluogo della regione del Madhya Pradesh nell’India centrale), o ancora a Shimla (capoluogo dell’Himachal Pradesh alle pendici dell’Himalaya).
Le variazioni legate alle tradizioni locali possono essere anche molto sensibili, pertanto, se si vuole raggiungere un obiettivo commerciale preciso, è opportuno affidarsi a dei professionisti della traduzione italiano-hindi.
La nostra agenzia di traduzioni collabora con molti traduttori madrelingua hindi e può supportarvi in qualsiasi tipo di progetto relativo alle lingue parlate nella penisola indiana.

Autore dell’articolo:
Ashish Saroha
Fano (PU)

Livelli linguistici

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nel mio approccio al tradurre, che comprende lavori tecnici e lavori letterari, c’è una cosa che faccio sempre, e che accomuna le due attività: arrivare alla “verità” per successive approssimazioni. In altre parole, un lavoro di traduzione consiste in ogni caso nell’avvicinarsi progressivamente a un risultato, che sia – nella lingua obiettivo – l’immagine il più fedele possibile di quello che un certo testo era nella lingua d’origine. Determinate parole emergono subito nel loro significato, mentre altre richiedono un approfondimento, uno studio, per “rivelarsi”. In teoria, si potrebbe svolgerlo subito, fermandosi sui dettagli fin dalla prima stesura, ma questo correrebbe il rischio di far perdere il senso dell’insieme, o quella continuità musicale (ma, direi di più, energetica) che collega le varie parti di un discorso articolato. Personalmente, preferisco stendere il mio “rullo” del tradurre su tutto il testo a ondate successive, via via scandagliando e mettendo sempre più a fuoco i singoli termini.

In questo sono utilissimi gli strumenti che Word mette a disposizione. È sufficiente mettere in giallo le parole che necessitano di questo tipo di riflessione, o anche evidenziare – separandole con lineette o barre – diverse possibili traduzioni di un nome, un aggettivo o un verbo. Insomma, far sì che, al seguente passaggio in quel punto del testo, si possa avere un orientamento per proseguire il percorso, migliorandolo. Un po’ come degli esploratori farebbero in una foresta che stanno attraversando per la prima volta. Tradurre è, in questo senso, tracciare un sentiero che prima non esisteva. È imparare a orientarsi in un mondo che non è il “nostro”, perché è di colui che ha scritto il testo che stiamo traducendo, ma stendendovi sopra un lieve “strato” del nostro mondo: esterno e non invasivo, certo, perché alla fine noi saremo sì presenti, ma senza farci sentire, bensì dando solamente una voce alla voce di un’altra persona. Come dei bravi interpreti musicali, o degli attori ben calati in un personaggio diverso da loro.

Autore dell’articolo:
Giovanni Agnoloni
Scrittore e traduttore tecnico e letterario
(lingue: EN, ES, FR, PT)
Firenze

I 150 anni dell’unità d’Italia e l’italiano

 Categoria: Le lingue

Oggi si celebra il 150° anniversario dell’unità d’Italia, che fu sancita dalla promulgazione della legge 4671 del 17 marzo 1861.
Secondo molti, la lingua italiana ha unito il paese già a partire da qualche secolo prima di quella fatidica data anche se, a onor del vero, la popolazione della penisola fino ad allora si era espressa utilizzando i molteplici dialetti regionali e locali e l’italiano era stato utilizzato solo dalla popolazione colta come lingua scritta.
Tuttavia, l’italiano ebbe un ruolo chiave nel processo che precedette la nascita dello Stato nazionale. All’alba degli accadimenti che portarono all’unità, infatti, l’italiano divenne il fondamento dell’identità culturale unitaria che spinse gli abitanti della penisola a battersi per l’indipendenza e per l’unificazione politica del paese.

Negli anni successivi, ed in particolare nel corso del secolo scorso, l’espansione e la diffusione capillare sul territorio, stimolate dal processo di trasformazione politica e socio-economica del paese, hanno dato origine ad una vera e propria rivoluzione linguistica. L’italiano è divenuto un patrimonio di tutti, non solo delle classi più colte.
Tuttavia, volendo fare un bilancio sull’attuale stato di salute della nostra lingua, possiamo affermare con una certa sicurezza che questa è forse la sua epoca più travagliata. Senza voler essere puristi o integralisti, è sotto gli occhi di tutti come l’italiano stia respingendo con sempre maggior difficoltà gli attacchi che gli vengono quotidianamente sferrati su più fronti, tre dei quali sono sicuramente più caldi rispetto agli altri.

Il primo fronte è senza dubbio quello con la lingua inglese. L’italiano è infatti una delle lingue più permeabili all’introduzione di parole provenienti dalla lingua d’oltremanica, anche se forse ormai sarebbe più corretto dire d’oltreoceano visto che moltissime nuove parole provengono dal settore della tecnologia, il cui quartier generale è ubicato negli States. Anche la “moda” americana in questo fenomeno di depauperamento linguistico nostrano fa la sua parte.
Il secondo fronte è quello con i dialetti, che vengono tuttora utilizzati dalla popolazione per comunicare a livello orale e che non contribuiscono certo a rafforzare la lingua nazionale.
Infine, un altro terreno di scontro è quello con le forme di comunicazione più utilizzate dai giovani (sms, e-mail, social network, ecc.) che introducono una variante “sintetica” della lingua e ne provocano il progressivo indebolimento.

Traduzione di guide turistiche

 Categoria: Servizi di traduzione

Da sempre nutro la passione per i viaggi e per le lingue. Ancor prima di diventare maggiorenne me ne andavo a zonzo per l’Europa con uno zaino, poche lire in tasca e qualche amico fedele.
Poi sono iniziati i viaggi intercontinentali e i soggiorni prolungati all’estero. Più che all’università le lingue le ho imparate sul campo. A un certo punto mi è venuta un’idea geniale. Mi sono detto: “conosci benissimo tre lingue, conosci le culture di diversi paesi perché ci hai vissuto, conosci lo stile delle guide turistiche perché nei hai lette a centinaia, perché non ti proponi come traduttore di guide turistiche? Chi meglio di te potrebbe fare questo lavoro?
Detto fatto, ho iniziato a propormi alle case editrici e alle agenzie di traduzione e in meno tempo di quanto pensassi ho iniziato a ricevere materiale da tradurre.
In questi giorni festeggio il mio decimo anno di traduzioni turistiche. Sì perché con il tempo ho iniziato ad occuparmi anche di altre traduzioni, non solo di guide turistiche, ma anche di siti internet di strutture ricettive, di cataloghi di tour operator, di brochure pubblicitarie, e, in generale, di tutte le traduzioni nel settore del turismo. Faccio anche traduzioni enogastronomiche.

La mia passione originaria resta però la traduzione di guide turistiche.
Si tratta di un tipo di traduzione che, all’occhio inesperto, potrebbe sembrare piuttosto agevole. In parte lo è, poiché il registro linguistico dei testi è quasi sempre scevro dalle raffinatezze stilistiche e lessicali tipiche del linguaggio letterario e non presenta una terminologia “criptica” come quella di molti documenti tecnici. In più, il tono utilizzato è pratico e colloquiale.
Tuttavia, non è così semplice come sembra. Per tradurre guide turistiche in modo efficace, è necessario che il traduttore possegga una profonda conoscenza della mentalità degli abitanti, dei loro usi e costumi, della loro storia passata e presente nonché dei paesaggi, del clima, ecc.
Tutte informazioni che non possono in alcun modo provenire dalla mera conoscenza della lingua del luogo. Occorre aver vissuto quel luogo, respirato l’aria di quel luogo e non sempre questo è possibile. Un traduttore non può aver visitato tutti i posti del mondo.
Quando traduco un testo che mi guida in città e paesi sconosciuti, attingo a tutta una serie di informazioni che non ho certo ricavato dal mero studio della lingua. Leggo libri, mi documento e volo con il pensiero alle mie esperienze personali del passato che in qualche modo mi avvicinano a quei luoghi. Solo così riesco, a mia volta, a guidare il lettore alla loro scoperta. Nel farlo, cerco di seguire l’approccio divulgativo che quasi sicuramente è stato adottato dallo scrittore. Questa è un’altra dote che, a mio avviso, non può mancare in un traduttore di testi turistici. Naturalmente, pur seguendo il percorso tracciato dallo scrittore, cerco di trasportare le espressioni gergali da questi eventualmente utilizzate in un linguaggio comprensibile ai più, quantomeno fin dove ciò sia possibile. Solo in questo modo un traduttore riesce a fare breccia nel cuore di moltissimi lettori.

Autore dell’articolo:
Marzio Giandonati
Traduttore EN, ES, FR > IT
Milano

La professione delle parole

 Categoria: Traduzione letteraria

Ci si può chiedere quale sia il motivo per cui uno che si è laureato in Legge si mette a fare il traduttore; la ragione per la quale, giunto a metà del suo percorso universitario, scopre in sé una vena comunicativa che passa attraverso le lingue. Nel mio caso, l’aggettivo comunicativa ha decisamente senso, visto che il germogliare di questa passione ha avuto un doppio volto: da una parte, appunto, linguistico, e dall’altro letterario. E mi ritrovo oggi ad essere un libero professionista della parola, uno scrittore-traduttore. I due aspetti, in effetti, non si possono separare l’uno dall’altro. Lo stesso criterio che guida la scelta di un tema da trattare in un saggio o in un romanzo è quello che ispira il mio orientarmi nel mare magnum delle lingue con cui lavoro (inglese, spagnolo, francese e portoghese), che si tratti di traduzioni letterarie o di traduzioni tecniche (nel campo legale, commerciale, turistico e artistico). Si tratta comunque di dare una veste verbale a un flusso di energia che attraversa la mente e lo spirito di chi scrive o interpreta il pensiero di un altro autore.

La parola è uno strumento di individuazione, per dirla con Carl Gustav Jung, ossia una potente lente che ci permette di mettere a fuoco – appunto, scegliendo la parola giusta – il concetto o la percezione che si vuole evocare, attingendola dal pozzo del nostro essere per renderla testo. Ogni parola ha una sua vibrazione specifica. Owen Barfield, filosofo inglese amico di J.R.R. Tolkien e come lui membro del circolo degli Inklings, sosteneva che in origine le parole facessero tutt’uno con gli oggetti che rappresentavano, e poi, nel corso della storia, l’uso le avesse progressivamente allontanate da quella perfetta fusione, impoverendole. Compito dello scrittore, allora, come Tolkien stesso affermava, era quello di recuperare, attraverso una scelta sapiente delle parole, quell’unità originaria.
La parola giusta ci fa sempre provare una sensazione particolare: un ecco! di riconoscimento, che ci appaga come un bisogno soddisfatto. Perché scegliere le parole giuste è un bisogno intrinseco alla natura dell’uomo. Per questo sono convinto che il mestiere di traduttore e quello di scrittore – e dico di più, quelli di traduttore tecnico e traduttore letterario – facciano tutt’uno. Al di là dei diversi gradi di creatività (maggiore, certo, nell’attività scrittoria), della più spiccata esigenza di restare aderenti alla lettera del testo originario, nel caso delle traduzioni tecniche, e della maggior “aridità” di un testo giuridico o commerciale rispetto a un romanzo o ad un saggio particolarmente profondo, il bisogno di precisione linguistica che richiamano è esattamente lo stesso.

Nello scrivere si pone il problema di esprimere esattamente il mondo che si vuole evocare; nel tradurre un testo letterario si pone quello di interpretare lo stato d’animo o la situazione che l’autore intendeva suscitare, ma bisogna sempre andare a individuare la parola giusta. In una traduzione tecnica, quest’ultima esigenza è massima. Ma il meccanismo con cui si va a “pescare” i termini da usare passa attraverso gli stessi canali.
Forse è per questo che, nonostante la mia carriera di studente superiore, iniziata col liceo classico e proseguita con la facoltà di Legge, non ho mai pensato che il mio lavoro di oggi fosse in contraddizione con quel percorso. Laddove il latino, il greco e la filosofia mi hanno fornito gli schemi di riferimento e l’elasticità mentale per affrontare qualsiasi lingua moderna (studio tuttora il polacco), le materie giuridiche mi hanno dato il rigore di cui uno scrittore e un traduttore – e, ancor più, uno scrittore-traduttore – necessitano, nella loro attività di professionisti delle parole.
In fondo, scrivere, come anche tradurre – e qui uso consapevolmente la parola sbagliata –, è un po’ come jouer, “recitare”, in francese. È un “farsi tramiti” di qualcosa che va oltre noi.

Autore dell’articolo:
Giovanni Agnoloni
Scrittore e traduttore tecnico e letterario
(lingue: EN, ES, FR, PT)
Firenze

Traduzione di siti

 Categoria: Traduzione di siti web

Oggigiorno moltissime persone hanno un sito internet personale, un blog o uno spazio web, attraverso i quali comunicano al mondo esterno notizie di varia natura. Alcune persone utilizzano i loro siti anche commercialmente, ma si tratta di una minoranza. Per la maggior parte della gente un sito è solo un passatempo.
Lo stesso non può dirsi per le aziende, per cui un sito web non costituisce un piacevole diversivo, ma uno dei principali strumenti di lavoro, sia che si tratti di grandi sia che si tratti di piccole aziende.
Internet è un immenso mercato che offre possibilità illimitate. Il fatto di poter essere raggiungibili dai clienti di tutto il mondo con un solo clic è un vantaggio che non può non essere sfruttato.
Per farlo però occorre organizzare bene il proprio sito, inserendo tutte le informazioni utili alla clientela, rendendole facilmente reperibili e dando alle pagine un aspetto grafico accattivante.
Inoltre, se si vuole essere cliccati da potenziali clienti di tutto il mondo o dagli immigrati residenti in Italia e che non conoscono l’italiano, è d’obbligo far eseguire la traduzione del sito almeno nelle lingue più importanti.

Sia che un sito abbia un carattere pubblicitario, informativo o commerciale, se si vuole veramente che esso comunichi ad un pubblico internazionale, è imprescindibile rivolgersi a dei professionisti della traduzione per tradurlo in più lingue.
In quali lingue tradurre un sito internet dipende essenzialmente dagli scopi strategici del proprietario del sito, in sostanza da quali mercati egli vuole raggiungere.
La nostra agenzia di traduzioni fornisce ai propri clienti tutto il supporto linguistico necessario ad internazionalizzare i loro siti e a creare un’immagine davvero globale della loro azienda.
Siamo in grado di farlo poiché nel corso del tempo abbiamo selezionato i migliori traduttori presenti sul mercato, linguisti che uniscono alla conoscenza approfondita di una o più lingue, competenze di livello assoluto in moltissimi settori, caratteristiche che li mettono in condizione di tradurre siti internet di qualsiasi tipo.

L’inglese internazionale

 Categoria: Le lingue

Ebbi il primo contatto con l’inglese a otto anni. La mia mamma, da sempre appassionata di lingue straniere, decise di mandarmi da un’insegnante privata per vedere se anche in me sarebbe scoppiata la stessa passione. Era il lontano 1984 e alle elementari ancora non si insegnava inglese. Anche per me fu amore a prima vista e da quel momento iniziai un percorso di studio che continua ancora oggi. Un traduttore, si sa, non finisce mai di imparare.
Alle superiori mi è capitato più volte di leggere che esistevano diverse varietà di inglese ma, nella mia testa, le differenze erano simili a quelle esistenti tra i vari dialetti dell’italiano. Credevo che la lingua scritta fosse identica ovunque.

Mi sono resa conto che non era esattamente così quando ho iniziato a viaggiare, ad approfondire i miei studi ed a leggere libri di autori anglofoni di diverse nazionalità.
Il fatto è che l’inglese è talmente diffuso che è impossibile che rimanga immobile. Una lingua viene influenzata in modo massiccio dalle differenti culture, dalle abitudini che si consolidano, dai gusti e dalle preferenze delle persone. Ciononostante, se si escludono i casi limite del Sudafrica e dell’India (paesi in cui la diversità della cultura locale è davvero molto marcata e fa sì che l’inglese si allontani sempre più dalla matrice originaria), l’inglese parlato nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Australia, a dispetto delle differenze lessicali e di altre differenze che sicuramente esistono, è sostanzialmente la stessa lingua ed è perfettamente comprensibile.

Accanto ai vari Englishes c’è poi una variante della lingua di Shakespeare che spesso non è così comprensibile come le altre. Mi riferisco a quella versione dell’inglese a cui solitamente ci si riferisce come “inglese internazionale“, cioè l’inglese scritto dai non madrelingua.
Nella mia professione di traduttrice spesso mi trovo a dover tradurre dei testi che solo apparentemente sono scritti in inglese. Già dopo la prima lettura, però, ci si rende conto che la lingua che abbiamo di fronte assomiglia all’inglese ma non è inglese. Le parole utilizzate appartengono di fatto al vocabolario della lingua inglese ma spesso non vengono correttamente impiegate. Per non parlare poi della sintassi.
Di fronte a questo tipo di testi, il traduttore, prima ancora di saper tradurre, deve saper interpretare. E per farlo non servono conoscenze linguistiche, gli anni passati a studiare sono del tutto inutili. Per capire cosa vuole dire l’autore del testo occorre intuito, immaginazione, esperienza e tanta tanta tanta buona volontà.

Autore dell’articolo:
Giulia Bongiovanni
Traduttrice italiano-inglese
Parma

Lingue regionali e minoritarie

 Categoria: Le lingue

Abbiamo già parlato delle lingue minoritarie in Europa nell’articolo dell’11 dicembre 2009.
Si tratta di lingue che, seppur riconosciute come tali, non rientrano tra le 23 lingue ufficiali dell’Unione Europea.
Tuttavia, pur non traducendo i propri documenti ufficiali in queste lingue, l’UE riconosce la loro importanza e, per tutelarle e proteggerle, nel 1992 ha ratificato a Strasburgo un trattato chiamato “Carta Europea per le lingue regionali e minoritarie“.
In tale trattato, adottato dalla maggior parte degli Stati membri, si definiscono le lingue regionali e minoritarie come lingue diverse dalla/e lingua/e ufficiale/i dello Stato in cui vengono tradizionalmente parlate da un gruppo di individui numericamente inferiore al resto della popolazione di quello Stato.
Qui di seguito forniamo un elenco parziale delle lingue minoritarie europee:

basco (Spagna, Francia)
bretone (Francia)
catalano (Spagna, Francia, Italia)
cornico (Regno Unito)
corso (Francia)
frisone (Paesi Bassi)
friulano (Italia)
gaelico (Regno Unito)
gallese (Regno Unito)
galiziano (Spagna)
irlandese (Irlanda, Regno Unito)
ladino (Italia)
leonese (Portogallo, Spagna)
lussemburghese (Lussemburgo)
occitano (Francia, Italia)
sami (Finlandia, Svezia)
sardo (Italia)
siciliano (Italia)
sorabo (Germania)
valenziano (Spagna)
vallone (Belgio)

Circa 40 milioni di cittadini dell’Unione parlano una di queste lingue oltre alla lingua ufficiale del proprio paese. Il caso della Spagna è forse il più peculiare. In tutte le scuole si insegna il castigliano (la lingua che tutti chiamiamo “spagnolo”) ma nelle scuole della Catalogna si insegna anche il catalano, in quelle della Galizia si insegna anche il galiziano e nei Paesi Baschi il basco. Anche i mass media trasmettono e stampano in queste lingue e nelle strade la gente le parla preferendole alla lingua di Stato, sono lingue a tutti gli effetti. Sul territorio spagnolo sono poi presenti anche altre lingue minoritarie, come il valenziano (una variante del catalano) e il leonese, le quali però non godono degli stessi diritti delle tre lingue citate in precedenza.
In Italia la situazione è ben diversa, i dialetti che coabitano sul suolo nazionale insieme all’italiano non hanno gli stessi riconoscimenti, hanno una diffusione prettamente orale.
Il caso della Spagna però non è un unicum nel suo genere, in molti altri Stati i documenti legali e i documenti dell’amministrazione pubblica vengono tradotti anche nelle lingue minoritarie. È per questo che la nostra agenzia di traduzione collabora con traduttori che forniscono servizi di traduzione nella maggior parte delle lingue minoritarie elencate.

Lingue ufficiali dell’UE

 Categoria: Le lingue

In questo blog abbiamo parlato più volte dell’Unione Europea, delle sue istituzioni e dell’importanza che viene riconosciuta al pluralismo linguistico. In diverse occasioni abbiamo anche fatto cenno all’esercito di traduttori ed interpreti che è stato messo in campo per rimuovere gli ostacoli creati dalla diversità linguistica.
Ma quante sono esattamente le lingue riconosciute come ufficiali dall’Unione Europea?
Chi opera nel settore della traduzione saprà sicuramente la risposta ma è improbabile che i lettori “normali” la conoscano. Ebbene, le lingue ufficiali sono 23, anche se le lingue effettivamente parlate sul suolo dell’UE sono molte di più.
Salta subito agli occhi come il numero delle lingue ufficiali sia inferiore rispetto a quello degli stati appartenti all’Unione (che sono 27). Questo è dovuto al fatto che in alcuni paesi viene parlata la stessa lingua. Il francese, ad esempio, si parla non solo in Francia, ma anche in Belgio e Lussemburgo. Il greco si parla in Grecia ma anche a Cipro, il tedesco viene parlato sia in Germania che in Austria. Di seguito l’elenco aggiornato delle 23 lingue ufficiali dell’UE e la sigla con cui ciascuna di esse viene contraddistinta:

Bulgaro (BG)
Ceco (CS)
Danese (DA)
Greco (EL)
Estone (ET)
Finlandese (FI)
Francese (FR)
Inglese (EN)
Irlandese (GA)
Italiano (IT)
Lettone (LV)
Lituano (LT)
Maltese (MT)
Olandese (NL)
Polacco (PL)
Portoghese (PT)
Rumeno (RO)
Slovacco (SK)
Sloveno (SL)
Spagnolo (ES)
Svedese (SV)
Tedesco (DE)
Ungherese (HU)

Accanto ai 27 stati membri vi sono poi diversi altri stati che hanno in programma di entrare a far parte dell’UE nel medio-lungo periodo e tra essi ve ne sono cinque ai quali è stato attribuito lo status ufficiale di candidati. Si tratta della Turchia, della Croazia, dell’Islanda, del Montenegro e della Macedonia. Qualora anch’essi entrassero a far parte dell’UE, le lingue passerebbero da 23 a 28, anche se il montenegrino da molti è considerato un dialetto del serbo e non una lingua a sé stante.
La nostra agenzia di traduzione offre servizi linguistici in tutte le 23 lingue riconosciute ufficialmente dall’UE e anche nelle lingue minoritarie di cui parleremo nell’articolo di martedì.

Tradurre in pigiama

 Categoria: Traduttori freelance

Quali sono le cose che amate di più della vostra professione? Cos’è che vi ha portato a fare il lavoro che fate? Alcuni, purtroppo, risponderanno che non ne hanno idea, che è stato il caso o peggio la necessità a motivare le loro scelte. I più fortunati daranno una risposta diversa.
I traduttori, in genere, di fronte alle domande appena enunciate, rispondono facendo riferimento all’amore smisurato che hanno per le lingue straniere e alla sensazione di estrema soddisfazione che provano nel tradurre un testo da una lingua ad un’altra.
Anche nel mio caso (sono traduttrice cinese-italiano e inglese-italiano) questi due fattori sono stati sicuramente importanti quando ho deciso di intraprendere la carriera di traduttore, ma non sono stati decisivi.
Avrei potuto tranquillamente utilizzare le lingue lavorando nel turismo o nel commercio e avrei sicuramente guadagnato più soldi. Il problema è che non avrei potuto lavorare da casa.

Ebbene sì, ammetto che una delle cose che amo di più del mio lavoro è il fatto di poter lavorare da casa. Volete mettere svegliarsi la mattina e non doversi gettare nel caos della città? Rimanere a casa al calduccio, accendere il computer ed iniziare a lavorare con la tazza del caffé caldo sulla scrivania. Non cambierei il mio lavoro con nessun altro.
Per contro, il mio fidanzato morirebbe se facesse questo lavoro, lui è iperdinamico, iperattivo, non può stare chiuso in una stanza più di cinque minuti, io sono l’esatto opposto, una vera pigrona. Ci sono giorni in cui lavoro persino a letto, senza nemmeno togliermi il pigiama! Normalmente però mi metto in tuta per stare comoda.
Alcuni teorici sostengono che per essere professionali (ad esempio nel rispondere al telefono o a un’e-mail) occorra vestirsi in modo professionale poiché chi sta dall’altra parte della cornetta o legge i nostri messaggi, a loro dire percepirebbe in qualche modo che non siamo esattamente “in tiro” e ci riterrebbe di conseguenza poco professionali.
Mai sentita una stupidaggine più colossale! I miei clienti e le agenzie di traduzione con cui collaboro non si sono mai lamentate della mia professionalità. Lavoro in pigiama ma consegno sempre traduzioni accurate e rispetto le scadenze pattuite.

Autore dell’articolo:
Marika Aldini
Traduttrice cinese-italiano e inglese-italiano
Domodossola (TO)

Tradurre e viaggiare

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Proseguiamo con la lista dei suggerimenti utili per il traduttore viaggiatore:

4. Ricordiamoci di portare con noi tutto il materiale in formato digitale che utilizziamo normalmente quando eseguiamo le traduzioni da casa: dizionari bilingue e monolingue, glossari, risorse terminologiche varie. Tra gli oggetti che è indispensabile portarsi dietro non dimentichiamoci una chiavetta usb, che può sempre far comodo.

5. Se siamo in attesa della conferma di un progetto o dobbiamo consegnare un lavoro a breve, avvisiamo il cliente o l’agenzia di traduzione del nostro viaggio ma rassicuriamoli sul fatto che continueremo a lavorare e che rispetteremo le scadenze pattuite. Questo, da un lato dimostra che siamo responsabili e coscienziosi nell’organizzazione del nostro lavoro, dall’altro rende noto ai nostri datori di lavoro che potrebbero ricevere delle risposte non proprio in “tempo reale” come d’abitudine.

6. Viaggiare apre sempre la mente. Entrare in contatto con culture anche leggermente diverse dalla nostra stimola sempre la nascita di nuove idee. E allora perché non cerchiamo di indirizzare questi stimoli verso la nascita di nuove idee riguardanti il nostro lavoro? Magari idee riguardanti nuove strategie di marketing oppure riguardanti nuovi servizi linguistici da proporre.

7. Se la meta del nostro viaggio è un paese dove si parla una delle lingue con cui lavoriamo, cerchiamo di sfruttare al meglio questa possibilità e facciamo della nostra vacanza un’occasione di crescita professionale oltre che di svago e distrazione. Quando si è in vacanza si ha voglia di staccare e di non pensare al lavoro ma, visto che in fin dei conti le lingue oltre che un lavoro sono una grande passione, sarebbe stupido non sfruttare l’occasione di approfondire le nostre conoscenze linguistiche e culturali.

8. Se davvero decidiamo di portarci una traduzione in viaggio o riceviamo un nuovo incarico tanto imprevisto quanto irrifiutabile, almeno cerchiamo di ritagliarci del tempo per riposare e rilassarci, auspicabilmente in misura maggiore o quantomeno uguale a quando siamo nel nostro consueto luogo di lavoro, casa o ufficio che sia. Dopotutto siamo in vacanza!

Il traduttore viaggiatore

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

In questo blog abbiamo più volte sottolineato come la tecnologia abbia cambiato la professione di traduttore nel corso del tempo. Oggigiorno, quasi tutte le traduzioni possono essere eseguite efficacemente in qualunque luogo del pianeta, purché sia presente un computer e una connessione internet. Non essendo legato ad un luogo fisico ben definito, il traduttore in teoria può viaggiare molto più liberamente rispetto a tante altre tipologie di lavoratori.
Tuttavia, anche se la tecnologia ci aiuta moltissimo e quanto appena detto sostanzialmente corrisponde al vero, se non adottassimo alcuni accorgimenti si potrebbero comunque incontrare difficoltà di vario genere. Di seguito forniamo delle indicazioni per evitare di incappare in situazioni spiacevoli quando si è lontani dal proprio quartier generale.

1. La miglior cosa da fare sarebbe portarsi dietro il proprio computer portatile (avendo cura di fare preventivamente un backup completo del suo contenuto). Tuttavia, qualora si voglia viaggiare “leggeri” e non lo si voglia portare con noi, prima della partenza sarebbe quantomeno opportuno accertarsi circa la possibilità di accedere a computer piuttosto moderni e funzionali nel luogo dove soggiorneremo.

2. Lo stesso tipo di indagine andrebbe fatta per la connessione internet. Ci sono paesi nei quali la velocità di connessione è molto bassa e l’accesso ad internet è sottoposto a forti limitazioni. Questo ci potrebbe causare grossi problemi qualora ci trovassimo a dover gestire allegati di un certo peso o comunque dovessimo navigare parecchio.

3. Prima di partire ricordiamoci di registrare un messaggio per la segreteria telefonica che avvisi della nostra assenza. Anche nel nostro account di posta elettronica dovremmo preparare un messaggio automatico che faccia presente che non avremo la possibilità di controllare le e-mail in modo frequente. L’ideale sarebbe fornire sia ai clienti fidelizzati sia ai potenziali nuovi clienti dei recapiti di colleghi fidati che possano gestire eventuali progetti di traduzione al posto nostro e allo stesso tempo “tenerli caldi” ed evitare il rischio che possano trovare altri traduttori in gamba. In assenza di colleghi di nostra fiducia dovremmo quantomeno fare presente quando saremo in grado di rispondere loro.

Nell’articolo di domani proseguiremo la lista dei suggerimenti utili al traduttore viaggiatore.

Traduzioni di sottotitoli

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione cinematografica, sia nel caso del doppiaggio che in quello della sottotitolazione, comporta molte problematiche ed è assai meno precisa di altri tipi di traduzione scritta.
Nel primo caso, il doppiaggio, anche ammettendo di riuscire a fare delle buone traduzioni e un buon adattamento, la discrepanza tra il labiale e il sonoro è pressoché inevitabile e i rumori di fondo non sono quelli originali.
Nel caso delle traduzioni di sottotitoli le problematiche sono anche maggiori. Dato che la lettura di un sottotitolo esige più tempo rispetto alla comprensione uditiva dello stesso messaggio, è necessario ridurre il testo affinché lo spettatore possa, oltre a vedere l’immagine, leggere dalla bocca dei personaggi ciò che sta ascoltando in un’altra lingua. Il testo contenuto nei sottotitoli dev’essere abbreviato anche a causa dello spazio ridotto offerto dallo schermo.

Facciamo un esempio. Se qualcuno pronuncia in inglese una frase come: “We’are going to watch the football match at the stadium on sunday”, la traduzione corretta sarebbe: “domenica abbiamo intenzione di andare a vedere la partita di calcio allo stadio”. Probabilmente però il traduttore farà dei tagli per poter inserire il testo nella stringa del sottotitolo e passerà a: “domenica vorremmo andare a vedere la partita di calcio allo stadio”, da qui a “domenica vorremmo andare a vedere la partita di calcio” e infine a “domenica andiamo a vedere la partita”. Il risultato di una serie di interventi di questo tipo è che la maggior parte dei dialoghi quotidiani informali presenti nel film verranno espressi con parole e modi che non hanno niente a che vedere con quelli che gli spettatori utilizzano nella quotidianietà.
In questo modo, paradossalmente, anche i film nei quali le traduzioni dei sottotitoli sono state curate in modo particolare, i dialoghi diventano una somma di espressioni innaturali agli occhi del pubblico ai quali sono destinati. Ciononostante, tutti accettano questa situazione come qualcosa di naturale anche se, leggendo i dialoghi, si giungerebbe a ben altra conclusione.

Autore dell’articolo
Giada Borgognoni
Traduttrice giapponese-italiano
Bologna

Ti amo in tutte le lingue del mondo

 Categoria: Le lingue

Oggi è S.Valentino, il giorno in cui la frase “Ti amo” viene pronunciata con più frequenza.
Se qualcuno quest’anno vuole dirla in modo originale, può dare un’occhiata alla lista sottostante e utilizzare una lingua diversa dall’italiano. Abbiamo scelto solo lingue con una grafia simile all’italiano affinché siano leggibili per tutti i nostri lettori.

Afrikaans: Ek is lief vir jou
Basco: Maite zaitut
Catalano: T’estimo
Ceco: Miluji tě
Croato: Volim te
Danese: Jeg elsker dig
Esperanto: Mi amas vin
Estone: Ma armastan sind
Filippino: Mahal kita
Finlandese: Rakastan sinua
Francese: Je t’aime
Giavanese: Aku tresnasliramu
Indonesiano: Saya cinta kamu
Inglese: I love you
Irlandese: Tá grá agam duit
Islandese: Ég elska þig
Latino: Te amo
Lettone: Es tevi mīlu
Lituano: Tave myliu
Norvegese (Bokmål): Jeg elsker deg
Olandese: Ik hou van jou
Polacco: Kocham Cię
Portoghese: Eu te amo
Rumeno: Te iubesc
Serbo: Volim te
Slovacco: Ľúbim Ťa
Sloveno: Ljubim te
Svedese: Jag älskar dig
Swahili: Ninakupenda
Tedesco: Ich liebe Dich
Turco: Seni seviyorum
Ungherese: Szeretlek
Zulu: Ngiyakuthanda

Preventivo di una traduzione

 Categoria: Servizi di traduzione

Nell’articolo di ieri ho introdotto l’argomento dei preventivi delle traduzioni, sottolineandone l’importanza cruciale. Secondo una statistica che ho letto di recente da qualche parte, quando un nuovo cliente ci contatta, le probabilità che poi accetti il nostro preventivo sono una su sette. Il che significa che per sette preventivi che facciamo, solo uno di essi viene accettato.
Ora, almeno nel mio caso non è proprio così, le probabilità di successo dei miei preventivi di traduzione fortunatamente sono un po’ più alte, ma ciò non ha importanza, prendiamo per buona la statistica.
È evidente che, date le scarse probabilità di successo, non ci possiamo permettere di sbagliare, non possiamo cioè inviare un preventivo poco chiaro, scritto frettolosamente e carente di informazioni essenziali.
Il mio consiglio è innanzitutto quello di inviare il preventivo di una traduzione o di altro servizio linguistico sotto forma di allegato, in carta intestata. Scrivere una e-mail chilometrica in risposta alla richiesta di un cliente, molto probabilmente lo spaventerà e non lo invoglierà a leggerla. Molto meglio rispondere brevemente e inserire le informazioni salienti nell’allegato.

Il preventivo dev’essere costruito in modo schematico, deve permettere la facile comprensione da parte del cliente e contenere tutte le informazioni relative al servizio linguistico fornito.
Un preventivo strutturato in questo modo consente al cliente di effettuare una valutazione oggettiva e impedisce che nascano equivoci o comunque rende più difficile che ciò accada.
Le informazioni che non possono mai mancare nel preventivo di una traduzione sono:
1) la descrizione del lavoro
2) la quantità di caratteri/parole/cartelle
3) il prezzo unitario e il prezzo totale con l’indicazione dei contributi previdenziali, della ritenuta d’acconto, dell’eventuale IVA e quant’altro.
4) la data di consegna
5) le modalità di pagamento
6) i nostri dati, ivi compreso l’IBAN
7) i dati del cliente
Eventuali altre informazioni utili possono essere inserite nel corpo del messaggio e-mail.

Da oggi la redazione del blog di Easy Languages va in vacanza. Torneremo a parlare di traduzione da lunedì 14 febbraio. Un saluto a tutti i nostri lettori

Autore dell’articolo:
Carla Pistilli
Traduttrice russo-italiano
Partinico (PA)

Preventivi di traduzione

 Categoria: Servizi di traduzione

Molti clienti non hanno un volume costante di traduzioni, ci chiamano una volta, magari ci confermano pure un lavoro però poi non si fanno più sentire per qualche anno o magari spariscono per sempre. La loro scomparsa non è quasi mai determinata dall’insoddisfazione nei confronti della traduzione consegnata, ma semplicemente dalla mancanza di traduzioni da farci fare.
Altri clienti invece hanno costantemente bisogno di traduzioni, fidelizzarne uno così può significare lavoro assicurato per molti anni.
Con questo non voglio dire che ci siano clienti di serie A e di serie B, i clienti sono tutti buoni. Tuttavia, è evidente che perderne uno potenzialmente ottimo sia infinitamente più doloroso.

Il problema è che quando un cliente ci contatta per la prima volta non possiamo in alcun modo sapere chi abbiamo davanti, a meno che non lo si conosca di fama. Per questo motivo, non dobbiamo fare nessun calcolo basato sulle apparenze e sulle sensazioni che ci potrebbero trasmettere il suo sito internet, il suo stile di scrittura, i commenti su di lui che troviamo in rete e cose similari. Non dobbiamo fare nessuna distinzione, dobbiamo essere sempre professionali con tutti i clienti fin dall’inizio, fin dal primissimo contatto che, solitamente, è una richiesta di preventivo. Ed è proprio qui che volevo arrivare, ai preventivi delle traduzioni.
I preventivi, anche se non c’entrano molto con il nostro lavoro nel senso più stretto della parola, in realtà ne sono una parte essenziale, il loro ruolo è assolutamente cruciale. Dall’accettazione o meno dei preventivi di traduzione dipendono le nostre sorti lavorative presenti e, qualora si tratti di clienti come quelli cui ho fatto cenno, anche future.
Domani vedremo come stilare un preventivo di traduzione efficace.

Autore dell’articolo:
Carla Pistilli
Traduttrice russo-italiano
Partinico (PA)

La traduzione degli aggiornamenti

 Categoria: Servizi di traduzione

Un paio d’anni fa venni contattato da un’azienda che aveva avuto il mio recapito da uno dei miei clienti più fedeli. Dovevano tradurre gli aggiornamenti di un corposo libretto di istruzioni di un elettrodomestico. Gli aggiornamenti riguardavano sia il modello base che le varianti più o meno accessoriate.
Dopo aver dato un’occhiata ai testi già tradotti, mi accorsi che c’erano degli errori qua e là, così, allo scopo di fare una buona impressione sul cliente e guadagnarmi la sua stima e la sua fiducia, mi offrii di dare gratuitamente una “rinfrescata” ai testi.
Quando però mi misi all’opera seriamente constatai che il lavoro del collega che mi aveva preceduto non era stato per niente accurato. Oltre ad evidenti errori di ortografia, c’erano anche errori grammaticali e, in molti casi, le scelte terminologiche erano quantomeno discutibili. La traduzione era talmente approssimativa che non poteva essere stata eseguita da un madrelingua. Anzi, probabilmente non solo chi aveva eseguito il lavoro non era madrelingua ma non era nemmeno un traduttore professionista.

A quel punto non potevo certo limitarmi ad una “rinfrescatina” del testo, occorreva revisionare il testo tradotto per intero o addirittura eseguire una nuova traduzione.
Superfluo aggiungere che non potevo certo fare gratis un lavoro di questo tipo. Mi misi il cuore in mano e mandai una e-mail al cliente con qualche esempio delle imperfezioni (tanto per usare un eufemismo) contenute nel testo tradotto. Insieme agli esempi allegai anche un preventivo per la revisione del testo tradotto. Temevo che mi avrebbe mandato a quel paese e mi avrebbe persino tolto il lavoro sugli aggiornamenti. Invece, sopresa delle sorprese, mi confermò entrambi i lavori!
Da allora abbiamo instaurato una relazione commerciale reciprocamente soddisfacente e quell’azienda è diventata uno dei miei clienti migliori. Ciò dimostra che non tutti si fanno guidare dalle logiche di prezzo, c’è ancora qualcuno che è interessato alla qualità ed è disposto a pagare per averla.
La cosa sarebbe stata un po’ più complicata qualora ci fosse stata un’agenzia tra me e il cliente ma alla fine avremmo comunque raggiunto lo scopo. Le buone agenzie di traduzione cercano sempre di avere una comunicazione chiara e fluida con i clienti poiché la fidelizzazione è fondamentale anche per loro, non solo per noi.

Autore dell’articolo:
Walter Brignoli
Traduttore spagnolo-italiano
Faenza (RA)

Conclusioni sui metodi di revisione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nell’articolo di martedì, parlando dell’editing, ho descritto uno scenario apocalittico nel quale il perfido revisore apporta delle modifiche superflue e introduce errori di vario genere in un testo tradotto in modo impeccabile. Si tratta di una forzatura che ho utilizzato per esprimere al meglio il concetto di “deresponsabilizzazione” di cui volevo parlare. È evidente che i revisori non sempre stravolgono i testi che vengono loro consegnati, anzi, il metodo dell’editing classico è molto utilizzato e, quando è svolto da professionisti, è sicuramente efficacissimo. Inoltre, in determinate situazioni, non solo è consigliabile, ma è l’unica soluzione possibile.

Se il testo da tradurre è molto lungo e la data di consegna è ravvicinata, questa è l’unica strada percorribile. Anzi, talvolta i tempi sono così stretti da obbligare il traduttore a prescindere persino dall’autorevisione poiché, per guadagnare minuti preziosi, è costretto ad inviare il materiale al revisore man mano che traduce senza nemmeno rileggerlo. Con questo non voglio certo dire che si può tranquillamente evitare di rileggere le proprie traduzioni, anzi, nell’articolo di martedì ho detto esattamente il contrario. Tuttavia, in casi di urgenza estrema, è un male necessario e inevitabile. Per limitare i danni, è quantomai auspicabile lavorare con la massima diligenza fin dalla prima riga e stabilire un rapporto di simbiosi con il revisore, il quale dovrà avvisare immediatamente il traduttore di ogni palese errore di traduzione affinché non commetta il medesimo errore nel resto della traduzione.

Vorrei terminare il mio excursus con una conclusione tanto ovvia quanto fondamentale e cioè che l’efficacia dei due metodi di revisione di cui ho parlato dipende in larga misura dal tipo di incarico ricevuto.
Se il testo è piuttosto semplice oppure i tempi di consegna sono molto stretti, la soluzione migliore è che un revisore rilegga la traduzione in tempo reale e corregga direttamente gli errori e le imperfezioni senza rimandare il testo al traduttore.
Al contrario, se il testo è molto lungo e molto “interpretativo” (ovvero la parte creativa o comunque non tecnica è molto estesa), il metodo della convalida è il più adatto poiché il testo viene sottoposto ad un controllo duplice e, l’autore delle traduzione, che è l’unico in grado di stabilire la ratio di certe scelte terminologiche o sintattiche, può mettere il veto a qualsiasi modifica proposta dal revisore poiché egli è il responsabile diretto della consegna finale.

Autore dell’articolo:
Andrea Di Biagio
Traduttore tedesco-italiano/inglese-italiano
Segrate (MI)

La convalida della traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nell’articolo di lunedì ho introdotto brevemente i due metodi di revisione più utilizzati, in quello di martedì ho parlato in modo un po’ più approfondito dell’editing classico e in quello di oggi approfondirò il metodo della convalida della traduzione.
In questo metodo, il revisore si comporta come un traduttore che deve fornire un’opinione su una traduzione nella quale non ha avuto un ruolo attivo e per la quale non ha dovuto prendere alcuna decisione. È il primissimo lettore del testo, ma, a differenza del lettore comune il cui scopo è la pura fruizione del contenuto, il suo è la ricerca di errori ed imperfezioni nonché di accorgimenti che possano in qualche misura migliorare il testo in termini di fluidità e facilità di lettura.

Nell’apportare le modifiche che ritiene opportune, egli annota a margine di ciascuna le motivazioni che l’hanno indotto ad effettuarla. Le sue indicazioni vengono trasmesse al traduttore, il quale, dopo averle lette e valutate attentamente, decide autonomamente quali accettare e quali scartare.
Si tratta, a mio avviso, del miglior metodo di revisione, poiché, visto che l’interesse del traduttore è che il lavoro sia di elevata qualità e visto che egli ne è il responsabile diretto, in genere tende a mettere da parte il proprio orgoglio personale ed a tenere in seria considerazione le correzioni suggerite dal revisore.

Ovviamente, questo metodo di lavoro richiede molto tempo ed è più costoso dell’editing classico. Non solo perché il revisore deve motivare per iscritto tutti i cambiamenti che farebbe, ma anche perché poi il traduttore deve leggere tutti i commenti, analizzarli, prendere delle decisioni in merito ed applicarle sul file da consegnare. Se il testo è lungo, il tempo che occorre con questo metodo è di gran lunga superiore all’editing classico.
Di positivo c’è che si evitano situazioni sgradevoli, come, ad esempio, scoprire in un secondo momento che il revisore ha introdotto errori o ha cambiato frasi che andavano bene.
Inoltre, questo metodo, qualora il revisore incaricato di passare ai raggi X la traduzione sia un professionista competente, ci permette di imparare dai nostri stessi errori, che, personalmente, ritengo sia una delle migliori tecniche di apprendimento.

Autore dell’articolo:
Andrea Di Biagio
Traduttore tedesco-italiano/inglese-italiano
Segrate (MI)