L’amore fra scrittore e traduttore

 Categoria: Traduzione letteraria

L’articolo che avevamo programmato per oggi riguardava l’interpretariato nei servizi pubblici. Abbiamo però deciso di modificare il “palinsesto” per omaggiare José Saramago, scrittore portoghese premio Nobel per la Letteratura nel 1998, scomparso tre giorni fa all’età di 87 anni.

Tutti coloro che lavorano nel mondo della traduzione conoscono bene la celebre massima “traduttore, traditore”, barbaramente utilizzata (soprattutto nell’ambito della traduzione letteraria) per indicare come il traduttore, nel trasporre un testo da una lingua all’altra, inevitabilmente lo “tradisce” ovvero non riesce ad essergli completamente fedele.
Nell’articolo di oggi e in quello di domani parleremo invece di un idillio tra letteratura e traduzione, di un matrimonio perfettamente riuscito (è proprio il caso di dirlo), tra lo scrittore e il traduttore. Anzi, in questo caso sarebbe meglio dire tra lo scrittore e la sua traduttrice, visto che vogliamo parlare del matrimonio tra José Saramago e la sua traduttrice al castigliano, la giornalista spagnola Pilar del Río.

La storia d’amore tra José Saramago e Pilar del Río iniziò nel1986 quando la giornalista comprò a Siviglia una copia del libro “Memoriale del convento” e rimase impressionata dalla forza e dal coraggio di Blimunda, la protagonista femminile.
La futura moglie del famoso scrittore, che all’epoca lavorava nella redazione andalusa di TVE (Televisión Española), decise così di recarsi a Lisbona per intervistare Saramago. Due anni dopo erano sposati.
La coppia si era poi trasferita alle isole Canarie, precisamente a Lanzarote, dove Pilar ha lavorato, e tuttora lavora, come opinionista in un programma radiofonico con lo pseudonimo di…Blimunda.

Musica e studio di una lingua

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Nell’articolo di oggi vorremmo segnalarvi il sito www.morkol.com, in cui si possono visualizzare i video di tante canzoni e il relativo testo.
I video (tratti da Youtube) appaiono sulla parte sinistra dello schermo mentre i testi sulla destra. A disposizione degli utenti ci sono moltissimi autori internazionali, la maggior parte dei quali cantano ovviamente in lingua inglese. Purtroppo, a dispetto del vasto elenco di autori presente sul sito, il numero di canzoni disponibili per ciascuno di essi è molto scarso.

Anche se i noiosi dialoghi precotti presenti nei cd dei libri di testo o dei corsi interattivi sono sempre raccomandabili, utilizzando questo sito si ha la possibilità di “allenare l’orecchio” in modo divertente, scegliendo le canzoni che più ci piacciono. La musica è in generale uno strumento molto utile per chi si sta dedicando allo studio di una lingua poiché permette di migliorare nella comprensione e nella pronuncia.

Tuttavia, segnaliamo che non tutte le canzoni presenti nella lista sono selezionabili: scegliendone alcune il video non si carica correttamente. Un altro aspetto migliorabile riguarda la “staticità” dei testi. Il sito è utile anche così com’è ma se i testi si evidenziassero man mano che il cantante va avanti con le parole, sarebbe, è proprio il caso di dirlo, tutta un’altra musica.

Parole impossibili da tradurre

 Categoria: Problematiche della traduzione

Esistono parole in altre lingue che non hanno un corrispondente univoco nella nostra e per essere tradotte necessitano una frase completa.
A volte sono frasi semplici, altre volte sono realmente complesse e introducono sensazioni o sentimenti piuttosto soggettivi. La lingua, infatti, è un riflesso di come le persone di diversa cultura concepiscono il mondo che le circonda.
Un libro pubblicato nel 2000 parla proprio di questo tipo di parole. Si intitola “They have a word for it” ed è stato scritto (in inglese) da Howard Rheingold. Si tratta di una “compilation”, tra l’altro molto divertente, di parole impossibili da tradurre. Facciamo alcuni esempi:

Kyoikumama: parola giapponese utilizzata per indicare una madre che spinge i propri figli al successo negli studi.

Mamihlapinatapai: parola appartenente ad un dialetto della Terra del Fuoco che indica l’atto di guardare un’altra persona negli occhi sperando che faccia ciò che entrambi desiderano ma che nessuno dei due ha il coraggio di fare.

Mbuki-mvuki: parola in lingua bantu che indica l’atto di togliersi i vestiti spontaneamente e inizare a ballare nudi per l’allegria.

Razbliuto
: parola russa che indica il sentimento d’affetto che ci lega a una persona che un tempo abbiamo amato.

Saudade: parola portoghese che indica un sentimento tra la melancolia e la nostalgia provocato dal desiderio di tornare in possesso di un bene perduto o di rivivere un’emozione o una sensazione non provata da tempo. Questa parola viene spesso utilizzata per riferirsi allo stato d’animo di certi calciatori brasiliani che giocano nei campionati esteri e dopo un po’ di tempo sentono una forte nostalgia per il loro paese.

Torschlüsspanik: parola tedesca che indica l’ansia irrefrenabile provata dalle donne non sposate quando il loro “orologio biologico” inizia a correre.

Traduzioni campione: valutazioni tecniche

 Categoria: Servizi di traduzione

Come anticipato nell’articolo di ieri, in quello odierno faremo alcune valutazioni di tipo tecnico sugli aspetti da prendere in considerazione per eseguire un buon test di traduzione.

Il primo aspetto è la lunghezza del testo. Una traduzione campione, in genere, non dovrebbe superare le 500 parole, anche se questo, com’è giusto che sia, è a discrezione del richiedente.
Ovviamente, qualora un’agenzia vi richieda una traduzione di 3000 parole a titolo gratuito, probabilmente la miglior cosa da fare è declinare cortesemente la gentile proposta.
La nostra agenzia normalmente richiede traduzioni di 250/350 parole, anche se, talvolta, richiediamo traduzioni di singole parole o frasi inserite in un testo più lungo.

Le parti da tradurre vengono segnalate in modo chiaro e inequivocabile, pertanto, i candidati che non si attengono alle istruzioni e traducono più (o meno) di quanto richiesto, perdono punti nella valutazione finale. Il mancato rispetto delle indicazioni fornite, costituisce un segnale negativo. Siamo infatti portati a pensare che un traduttore potrebbe comportarsi allo stesso modo una volta inserito in un contesto lavorativo reale.

Se avete dei dubbi o avete bisogno di chiarimenti, non esitate a chiedere maggiori indicazioni.
È probabile che certe informazioni siano state volutamente tenute nascoste per saggiare l’approccio del traduttore di fronte al testo. Ovviamente, è bene evitare domande banali e scontate che vi metterebbero solo in cattiva luce.

Un altro consiglio da seguire è non lasciare nel testo tradotto varie opzioni per la traduzione di singole parole. In un contesto lavorativo reale, non ha senso lasciare più possibilità, occorre fare delle scelte e assumersene la responsabilità. Lo stesso deve avvenire in una traduzione campione. Lasciare varie opzioni è da noi considerato un errore vero e proprio.

Infine, a meno che non vi venga espressamente richiesto, non inserite note di alcun genere. Molti lavori apparentemente ben eseguiti vengono bocciati perché le note inserite dai traduttori, anziché essere chiarificatrici, evidenziano la non perfetta comprensione di un concetto o del significato di una singola parola.

Detto questo, non ci rimane altro che dirvi…in bocca al lupo!

Traduzioni campione: consigli per i traduttori

 Categoria: Servizi di traduzione

Ci riallacciamo all’articolo di ieri per dare alcuni piccoli consigli ai traduttori che accettano di eseguire traduzioni campione, a titolo gratuito o, auspicabilmente, dietro regolare compenso.

Il primissimo consiglio che ci sentiamo di dare è di non far eseguire a colleghi più esperti il lavoro che è stato assegnato. Sembra scontato e banale ma così non è poiché molti traduttori credono con questo sistema di poter gabbare le agenzie di traduzioni per ottenere lavoro. Se lo scopo di un traduttore è fare una traduzione e sparire dal mercato questa è la strada migliore da percorrere. Spesso i furbi vengono pizzicati già durante il test ma quelli che riescono a farla franca vengono scoperti dopo il primo lavoro assegnato. Le agenzie serie infatti hanno severe procedure di controllo qualità e se un traduttore non produce risultati in linea con le traduzioni campione, i revisori se ne accorgono immediatamente. Il risultato è la conclusione immediata del rapporto di lavoro appena cominciato e una cattiva pubblicità sul mercato.

Il secondo fondamentale consiglio è trattare la traduzione campione come se fosse un lavoro vero. Traducendo in modo svogliato per il fatto di non essere pagati o perché si ritiene che il proprio curriculum sia sufficiente a garantirsi un posto in paradiso, non può che avere esiti negativi. Occorre dare il massimo e anche di più.
Nell’articolo di oggi ci siamo limitati a dare due consigli di carattere generale, in quello di domani affronteremo in modo più puntuale la parte tecnica.

Le traduzioni campione

 Categoria: Servizi di traduzione

Spesso, quando un traduttore contatta un’agenzia di traduzioni (e viceversa), per verificare le sue effettive competenze e capacità gli viene richiesto di effettuare un test di traduzione, o una traduzione campione. Molti traduttori, per vari motivi, non accettano di fare prove gratuite.
Le argomentazioni più gettonate per rifiutare di eseguire traduzioni campione sono le seguenti:

- I professionisti di altri settori (gli avvocati per esempio) non prestano mai i propri servizi gratuitamente. Questo è vero solo in parte, poiché molti avvocati accettano di fornire consulenze gratuite lasciando poi ai clienti la facoltà di decidere se affidarsi a loro o meno.

- Le traduzioni campione sono una scusa che le agenzie di traduzioni senza scrupoli accampano per ottenere gratuitamente dai vari traduttori porzioni tradotte di un testo molto lungo. Tutti i “pezzettini” verrebbero poi riuniti per produrre il testo finale.
Pur avendo sentito parlare di agenzie di traduzione non molto professionali, ci rifiutiamo di credere che ce ne sia qualcuna che possa arrivare a tanto, anche perché dopo aver “sbolognato” ai clienti due o tre collage del genere, sparirebbe dal mercato.

- Un’altra obiezione è che le traduzioni campione non sono lo specchio fedele della bravura di un traduttore, le agenzie dovrebbero semplicemente prendere in considerazione le esperienze lavorative, il grado di istruzione e altri indicatori simili per valutare le capacità e l’affidabilità di un traduttore. Si tratta di un’affermazione sicuramente vera, ma un test di traduzione, a nostro avviso, fornisce un’ulteriore conferma circa le effettive capacità di un traduttore. Anche perché le agenzie non hanno tutte gli stessi standard; quello che per un’agenzia è un ottimo traduttore magari per un’altra non lo è e questa ha il diritto di metterlo alla prova per valutarne le potenzialità.

Secondo noi, la motivazione più valida per non effettuare gratuitamente un test di traduzione, è che, molto semplicemente, non è giusto lavorare senza essere pagati. Spesso, solo i traduttori che al momento della richiesta sono senza lavoro accettano di eseguire gratuitamente traduzioni campione, mentre quelli che hanno già altro lavoro da sbrigare non investono il proprio tempo senza essere remunerati.
Questo, oltre a non essere affatto etico nei confronti dei lavoratori, produce un effetto negativo per l’agenzia di traduzioni stessa poiché porta, con ogni probabilità, a ciò che in economia prende il nome di “selezione avversa”.
Per queste ragioni Easy Languages retribuisce sempre i traduttori che accettano di eseguire traduzioni campione.

Una laurea e tre lingue? 900 euro…

 Categoria: Le lingue

È risaputo che nei paesi scandinavi e in altri paesi del Nord Europa come l’Olanda, tutti parlano benissimo inglese. E quando diciamo “tutti”, il riferimento non è solo alle guide turistiche, ai portieri d’albergo, ai ristoratori e a tutti i professionisti del settore turistico in genere, ma a tutte le persone comuni che passeggiano per strada.
A noi italiani questo fa sempre una certa impressione poiché, diciamocelo, siamo un po’ ignorantelli in fatto di lingue straniere. In Europa, c’è anche chi sta peggio di noi (vedi Grecia, Spagna e Portogallo) ma rispetto ad altri paesi siamo indietro anni luce.

Per combattere la nostra atavica avversione alle lingue straniere, nel corso del tempo sono state varate diverse riforme scolastiche.
Da un lato è stato innalzato il monte ore complessivo dedicato allo studio delle lingue (in particolar modo dell’inglese), e, dall’altro, è stata abbassata l’età in cui iniziare a studiarle. In parallelo, sono state introdotte molteplici iniziative formative di una certa importanza.
Un lieve miglioramento probabilmente c’è stato ma le cose non sono molto cambiate e continuiamo imperterriti ad essere tra le cenerentole d’Europa. Lo scopo di quest’articolo, tuttavia, non è quello di criticare i vari ministri dell’istruzione che si sono succeduti, il punto a cui vogliamo arrivare è un altro.
Quello che desta davvero scalpore è che il mercato del lavoro, pur richiedendo (giustamente) in misura sempre maggiore competenze linguistiche di tutto rispetto, non è poi disposto a retribuire tali competenze con salari adeguati.

Qualche giorno fa è arrivata alla casella di posta elettronica dell’agenzia un’offerta di lavoro. Un’azienda di import-export stava cercando un giovane laureato da inserire nel proprio ufficio commerciale. Oltre ad un’esperienza minima di tre anni nel commercio estero veniva richiesta la perfetta conoscenza di almeno tre lingue straniere. In cambio veniva offerto uno straordinario salario mensile di circa 900 euro senza tredicesima né incentivi di nessun genere.
Ci è venuto da ridere ma ci sarebbe da piangere.
È inutile che il sistema educativo incentivi l’apprendimento delle lingue straniere se poi il mercato del lavoro non dà alcun valore a questo tipo di formazione.
Occorre urgentemente tornare a pagare la professionalità come avveniva venti e passa anni fa. Altrimenti, dopo aver letto un annuncio del genere, a tutti i ragazzi che studiano le lingue con passione verrà voglia di mollare tutto e dedicarsi ad altro. Con i risultati che ognuno di noi può facilmente immaginare…

Pratica, teoria e didattica della traduzione

 Categoria: Storia della traduzione

Appare indiscutibile che esista una relazione di causa-effetto tra pratica, teoria e didattica della traduzione. Basta dare uno sguardo alla storia recente per rendersene conto.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la necessità di stabilire relazioni a livello internazionale propiziò l’incremento del volume di traduzioni, il che, a sua volta, rese possibile la creazione dei primi centri di formazione di interpreti e traduttori (la Scuola Interpreti di Ginevra aprì le porte nel 1942) e la fondazione delle prime associazioni professionali (la Federazione Internazionale dei Traduttori, la FIT, nacque nel 1953 con il patrocinio dell’UNESCO).
Allo stesso modo, la creazione dei primi centri universitari favorì uno straordinario sviluppo della teoria. Ciononostante, a metà degli anni settanta mancava ancora uno studio completo ed esaustivo sull’insegnamento della traduzione e le sue tecniche. Fortunatamente, con il tempo le cose sono migliorate e, oggigiorno, sono sempre di più i lavori riguardanti la formazione di interpreti e traduttori che vengono pubblicati.
A nostro modo di vedere esistono quattro ragioni che giustificano tale proliferazione.

In primo luogo, la didattica è giustamente diventata una delle colonne su cui poggia il settore della traduzione. Vista l’incredibile quantità di traduzioni pubblicate in tutto il mondo e la grande responsabilità che il traduttore deve assumersi nell’espletare la propria funzione, è necessario formare traduttori competenti. È ovvio che solo attraverso una ricerca veramente scientifica circa le modalità più appropriate per incanalare efficacemente il processo formativo sarà possibile migliorare la qualità delle traduzioni nei prossimi anni.
In secondo luogo, c’è da notare che, accanto alla traduzione automatica, la didattica costituisce il miglior campo di applicazione della teoria, dato che non è così difficile trasferire nelle aule i modelli teorici e verificarne l’efficacia.
In terzo luogo, e in stretta connessione con la precedente affermazione, è comprensibile e condivisibile che i membri della comunità accademica concentrino la loro attività di ricerca su aspetti che possano risultare utili per la docenza, attività alla quale probabilmente dovranno dedicare buona parte del loro tempo. Prova di ciò è che molte delle pubblicazioni sul tema provengono dalle scuole e dalle facoltà di traduzione e interpretariato.
Infine, vale la pena ricordare la progressiva rivalorizzazione dell’esercizio traduttivo nell’insegnamento delle lingue straniere, che ha propiziato la nascita di un discreto numero di studi orientati verso tale disciplina.

Le prime dieci lingue del web

 Categoria: Traduzione di siti web

Nell’articolo del 18 febbraio abbiamo pubblicato l’elenco delle venti lingue più parlate nel mondo in assoluto. In detta occasione abbiamo fatto una breve riflessione sulle logiche di mercato e sulle strategie imprenditoriali che potrebbero risultare vincenti alla luce dei dati presentati.
I dati che presentiamo in quest’articolo sono strettamente collegati a quelli pubblicati mesi fa, ma molto più mirati. Il numero assoluto di parlanti di una lingua è un dato sicuramente importantissimo, ma lo è ancor di più il numero di parlanti delle lingue più utilizzate dagli utenti di internet.
Sebbene l’uso di internet non sia certo l’unico criterio da tenere in considerazione per “misurare” le potenzialità economiche di un paese, è indubbio che il numero di navigatori fornisca una chiara indicazione circa le possibilità di business offerte dalla rete. Per chiarire il concetto che vogliamo esprimere citiamo un semplice esempio.
Il bengalese, con 190 milioni di parlanti madrelingua, si trova al sesto posto assoluto nella classifica delle lingue più parlate del mondo, ma è del tutto assente in quella delle prime dieci lingue del web. A meno che un’impresa non abbia un canale commerciale già aperto verso il Bangladesh o progetti di aprirne uno entro breve tempo, probabilmente non ha molto senso che traduca il suo sito internet in questa lingua.
Al contrario, è sicuramente da valutare l’ipotesi di tradurlo nelle lingue presenti nella lista sottostante, visto il numero di utenti del web (e quindi potenziali clienti) che parlano tali idiomi.
Secondo Internet World Stats, il vostro sito internet potrebbe essere compreso nell’83% del mondo se venisse tradotto nelle seguenti lingue:

1. Inglese: 478 milioni di utenti web
2. Cinese: 383 milioni
3. Spagnolo: 137 milioni
4. Giapponese: 96 milioni
5. Francese: 79 milioni
6. Portoghese: 73 milioni
7. Tedesco: 65
8. Arabo: 50 milioni
9. Russo: 45 milioni
10. Coreano: 37milioni

*Altre lingue: 290 milioni

La manipolazione delle traduzioni

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Le isole Canarie, vista la loro vicinanza alle coste africane, sono meta di tanti viaggi della speranza. I centri di accoglienza sono da anni organizzati per gestire il problema e gli immigrati irregolari vengono ospitati in strutture moderne ed efficienti in attesa del rimpatrio. Nei centri lavorano anche diversi interpreti che permettono alle forze dell’ordine e ai servizi sociali di comunicare con gli immigrati.
Recentemente, la polizia nazionale ha scoperto che due interpreti hanno manipolato migliaia di risposte per ottenere un tornaconto economico. Attuare il loro progetto criminoso non è stato difficile, vista l’assoluta ignoranza da parte delle forze dell’ordine delle lingue wolof (parlata in Senegal) e bambara (parlata in Mali), nonché dell’ignoranza da parte degli immigrati di qualsiasi altra lingua diversa dalla propria.

Gli interpreti si facevano pagare per fornire alle forze dell’ordine false indicazioni circa la provenienza degli immigrati, che avrebbero evitato loro il rimpatrio. Per gli immigrati di alcuni paesi africani, è infatti previsto il rimpatrio immediato, mentre per altri, come la Costa d’Avorio, è prevista una procedura diversa. Spesso il pagamento avveniva ancor prima che gli immigrati lasciassero le coste africane.
Inoltre, siccome la loro professione li metteva in condizione di accedere a dati riservati, non si limitavano alla manipolazione delle traduzioni; avevano sviluppato una rete di contatti con le mafie di trafficanti africani, ai quali, in cambio di denaro, fornivano indicazioni precise circa i momenti e i luoghi più propizi per tentare la traversata.
Fortunatamente si tratta di episodi più che isolati. Purtroppo, anche nel nostro settore, c’è inevitabilmente qualche mela marcia.

Inglese britannico e inglese americano

 Categoria: Le lingue

Tutti sappiamo che l’inglese britannico e l’inglese americano non sono perfettamente identici. Al di là della pronuncia e dell’accento diversi, vi sono anche molte parole che non corrispondono affatto.
Entrando in un albergo statunitense e chiedendo dov’è il lift (ascensore) che porta ai piani, probabilmente verrete capiti lo stesso, anche se il termine comunemente usato negli States per indicare l’ascensore è elevator.
Probabilmente non si scandalizzerà nessuno nemmeno se scrivete colour (in inglese britannico) anziché color (in inglese statunitense).
Oltre a queste differenze conosciute da tutti, ce n’è un’altra un po’ più nascosta ma comunque evidente agli occhi e agli orecchi più attenti.
Gli americani tendono ad essere molto più prolissi degli inglesi e talvolta si perdono in spiegazioni del tutto ovvie, fornendo dettagli assolutamente superflui.
Per chiarire il concetto che vogliamo esprimere, citiamo un piccolo aneddoto che ci ha raccontato tempo fa un collega di ritorno dalle sue vacanze estive.

Recatosi nella stazione di uno sperduto paesino andaluso (del quale non faremo il nome), ha notato che non vi era personale addetto alla biglietteria, ma solo una macchinetta. Fin qui niente di anomalo diranno i nostri lettori, in Italia vi sono biglietterie automatiche anche nelle città di una certa dimensione. La prima anomalia, in un paese solitamente piuttosto restio alle traduzioni, è che le istruzioni per l’acquisto dei biglietti erano in ben dieci lingue: castigliano, catalano, galiziano, basco, italiano, portoghese, francese, tedesco e, udite udite…inglese britannico e inglese americano!
Ma la vera e propria perla, al di là dell’inutilità di mettere una macchinetta del genere in una stazione frequentata da venti turisti all’anno, è stata la differenza fra il messaggio in inglese british e quello in inglese american. Le due versioni erano identiche in tutto e per tutto ma la versione americana aveva un punto iniziale in più.

La versione britannica iniziava così:
1. Insert coins (Inserisca le monete)

Quella americana invece diceva:
1. Make sure you have coins (Si assicuri di avere monete)
2. Insert coins

Potete gustare un altro divertente esempio sulla prolissità tipicamente americana leggendo l’articolo del 13 maggio 2010.

Traduttori e traduttrici

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Nel mondo della traduzione, il genere sessuale, a nostro avviso, ha davvero poca importanza. La nostra agenzia lavora indistintamente con traduttori maschi e con traduttrici femmine con reciproca soddisfazione di entrambe le parti, salvo rare eccezioni.
Se ci chiedessero se sono più bravi i maschi o le femmine, non sapremmo davvero cosa rispondere. Ci sono alcuni mestieri probabilmente più adatti all’uno o all’altro sesso, ma quello del traduttore, secondo noi, non fa parte di questi. Ci sono traduttori e traduttrici molto approssimativi (tanto per usare un eufemismo) così come ci sono traduttori e traduttrici estremamente preparati.
Questa considerazione vale per tutti gli aspetti legati alla traduzione, ivi comprese la ricchezza e la proprietà di linguaggio.

Queste ultime considerazioni sembrerebbero contrastare con i risultati ottenuti da un gruppo di ricercatori statunitensi, che ha condotto uno studio sull’influenza che hanno i genitori sul linguaggio utilizzato dai figli.
Dopo una lunga ed attenta osservazione sulle famiglie nelle quali lavorano sia il padre che la madre, questi studiosi sono giunti alla conclusione che i padri influiscono molto più delle madri sul linguaggio utilizzato dai figli.
Questo risultato è il frutto di varie prove fra cui, ad esempio, l’osservazione dei giochi fra padri e figli. I figli i cui padri hanno dedicato loro più tempo, in un anno circa hanno acquisito una maggior ricchezza di vocabolario e una maggior capacità di apprendimento di nuove parole. Al contrario, nei bambini che hanno passato più tempo con le madri non si è riscontrato nessun effetto significativo.

Anche se d’impulso si potrebbe pensare che tali risultati siano da ascriversi a una maggior erudizione o a più spiccate doti educative dei padri, non è affatto così. Molto semplicemente, il loro ascendente sui figli, soprattutto in tenera età, è maggiore rispetto a quello delle madri, il che probabilmente porta a una maggior predisposizione all’imitazione, all’assimilazione e di conseguenza all’arricchimento. Le traduttrici possono stare tranquille, non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi maschi…

Traduzione di libri classici per ragazzi

 Categoria: Servizi di traduzione

I libri classici sono opere destinate prettamente ad un pubblico adulto. Tuttavia, esistono in commercio versioni studiate anche per i più giovani.
In questa sede non ci interessa analizzare i criteri che fanno sì che un libro venga considerato o meno un classico, vogliamo solo richiamare l’attenzione dei nostri lettori su un aspetto, secondo noi, degno di nota: quando l’opera in questione è scritta in una lingua straniera, l’atto comunicativo dipende strettamente da una traduzione che trasmetta in modo efficace il messaggio dell’autore. La mano del traduttore è quindi fondamentale, poiché un giovane, a differenza di un adulto, non è in grado di notare le incongruenze e le imprecisioni derivanti da una traduzione di pessima qualità. Tradurre in modo chiaro un testo generalmente piuttosto complesso, non significa semplicemente adattarlo facendo tagli qua e là. Il fine non dev’essere solo quello di rendere il testo più semplice, ma anche quello di far percepire al giovane lettore, almeno in parte, la grandezza dell’opera che ha tra le mani.

Come abbiamo detto più volte, il traduttore, al momento di eseguire il proprio compito, ha tre opzioni davanti a sé, ciascuna delle quali genera traduzioni di tipo diverso: una traduzione orientata verso l’autore, un’altra verso il lettore e un’altra ancora incentrata sul testo.
D’impulso viene da pensare che, nel caso della traduzione di libri classici per ragazzi, la strada più logica da percorrere sia quella che porta al lettore.
Effettivamente, questo percorso è quello intrapreso più di frequente dai traduttori, anche se non sempre con i risultati sperati. La preoccupazione per l’aspetto pragmatico derivante dalla peculiarità del proprio pubblico, sfocia troppo spesso nell’adozione di uno stile eccessivamente lineare e semplicistico, nonché nella soppressione sistematica di informazioni che, in certi casi, sono di assoluto rilievo per la narrazione.

Menzionare il traduttore

 Categoria: Traduzione letteraria

Nessuno dubita che il lettore sia sufficientemente intelligente per rendersi conto che, se legge nella sua lingua un libro scritto da un autore con un nome straniero, generalmente è perché quel libro è stato tradotto. Tuttavia, siccome può darsi che non ci pensi affatto, crediamo sia dovere dell’editore informarlo in proposito. Il lettore, non solo ha diritto di sapere che sta leggendo un testo tradotto, ma anche come si chiama il traduttore, quali altri libri ha tradotto, e una serie di altri dati che, a nostro modo di vedere, sono indispensabili per scegliere una lettura o un’altra, poiché dalla bravura del traduttore dipende in gran parte il successo dello scrittore.

Rivelando al mondo l’identità (oltre che l’esistenza) del traduttore, e dandogli l’importanza che merita, il prodotto letterario nel suo complesso migliorerebbe, poiché, la responsabilizzazione derivante dalla maggior visibilità concessa al traduttore, sfocerebbe indubbiamente in traduzioni di qualità più alta.
Per questo motivo, non menzionare il traduttore o fare solo un breve accenno, a nostro avviso, oltre che un’ingiustizia, è anche un errore editoriale.

L’accoglimento di parole straniere

 Categoria: Le lingue

Alcune lingue, a differenza di altre, sono molto più aperte all’accoglimento di parole straniere. L’italiano è sicuramente fra di esse. Siamo un popolo che prova un piacere particolare nell’utilizzare parole prese da altre lingue. Si tratta di un fenomeno che è sempre esistito, ma che, al di là delle ragioni storiche e culturali che ne hanno giustificato e ne giustificano tuttora l’esistenza, viene oggigiorno alimentato soprattutto da internet e dai mass media (in italiano “mezzi di comunicazione di massa”, tanto per fare un esempio del concetto che vogliamo esprimere).
È innegabile che le lingue si evolvano. Da un lato però c’è un’evoluzione naturale “sana” (o comunque inevitabile), che deriva dall’integrazione di lungo periodo tra le lingue e le culture. Dall’altro, vi è una globalizzazione linguistica la cui unica motivazione è il mero gusto estetico.

È evidenti che i traduttori, molto più di altri professionisti della comunicazione, avrebbero la possibilità di invertire questo processo, o, quantomeno, di arginarlo. Purtroppo però, talvolta, anziché limitarlo, contribuiscono ad alimentarlo. Questo avviene perché hanno poco tempo a disposizione, perché non hanno voglia di ricercare e accettano passivamente quanto trovano in rete, perché si conformano a scelte altrui per timore di andare controcorrente. Insomma, una serie di ragioni che non fanno altro che accrescere il problema.

Dal canto nostro, nelle traduzioni che eseguiamo per i nostri clienti, cerchiamo sempre di privilegiare l’utilizzo di vocaboli appartenenti a tutti gli effetti alla lingua italiana, utilizzando parole straniere solo laddove sia strettamente necessario e giustificato.
Tuttavia, questo non fa di noi dei puristi, non ci consideriamo strenui difensori dell’immutabilità della lingua. Crediamo che utilizzare ogni tanto (nel posto giusto e al momento giusto!) parole prese da altri idiomi, non peggiori la comunicazione nè indebolisca la lingua, anzi. È ovvio che il contesto e il destinatario del messaggio, originale o tradotto, sono fondamentali nella scelta dei vocaboli.
In un meeting di ingegneri informatici, ha poco senso cercare ad ogni costo di esprimersi utilizzando solo parole italiane, ma è altrettanto fuori luogo prendere a piene mani da una lingua straniera per alimentare una discussione generica fra amici in un bar di periferia.

Redazione e revisione certosina

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Quando leggiamo un’opera tradotta e troviamo un errore, tendiamo sempre a pensare che la colpa sia del traduttore. L’autore del libro viene assolto ancor prima di essere processato.
Anzi, l’ipotesi della sua colpevolezza viene scartata a priori, non viene nemmena presa in considerazione. L’indiziato numero uno è sempre il traduttore.

E invece anche gli autori sbagliano. Non tutti gli scrittori sono magnifici prosatori o abili redattori. Alcuni di loro vengono tradotti non tanto per i loro meriti letterari, quanto per ragioni congiunturali come la moda, le pressioni politiche, i compromessi editoriali, ecc.
I nostri lettori si stupirebbero della quantità di errori che i traduttori correggono senza che il loro intervento venga notato. Errori di grammatica, di ortografia, di sintassi e in qualche caso errori concettuali come sfasamenti cronologici, nomi storici sbagliati, date, citazioni e riferimenti errati.

Si tratta di distrazioni che al traduttore attento non sfuggono e che, puntualmente, verifica su enciclopedie o altri testi accreditati ed eventualmente corregge. In questo modo, l’assunto di base dal quale siamo partiti in quest’articolo viene completamente ribaltato.
Anche se i traduttori purtroppo commettono veramente errori, spesso riescono a nasconderne molti altri non loro. Grazie al loro lavoro di redazione e revisione certosina svolto nell’ombra, gli autori di errori grossolani ottengono la gloria, mentre ai professionisti della traduzione resta solo la soddisfazione personale.

L’accoglimento di parole straniere

 Categoria: Le lingue

Alcune lingue, a differenza di altre, sono molto più aperte all’accoglimento di parole straniere. L’italiano è sicuramente fra di esse. Siamo un popolo che prova un piacere particolare nell’utilizzare parole prese da altre lingue.
Si tratta di un fenomeno che è sempre esistito, ma che, al di là delle ragioni storiche e culturali che ne hanno giustificato e ne giustificano tuttora l’esistenza, viene oggigiorno alimentato soprattutto da internet e dai mass media (in italiano “mezzi di comunicazione di massa”, tanto per fare un esempio del concetto che vogliamo esprimere).
È innegabile che le lingue si evolvano. Da un lato però c’è un’evoluzione naturale “sana” (o comunque inevitabile), che deriva dall’integrazione di lungo periodo tra le lingue e le culture; dall’altro, al contrario, vi è una globalizzazione linguistica la cui unica motivazione è il mero gusto estetico.

È evidenti che i traduttori, molto più di altri professionisti della comunicazione, avrebbero la possibilità di invertire questo processo, o quantomeno di arginarlo. Purtroppo però, talvolta, anziché limitarlo, contribuiscono ad alimentarlo. Questo avviene perché hanno poco tempo a disposizione, perché non hanno voglia di ricercare e accettano passivamente quanto trovano in rete, perché si conformano a scelte altrui per timore di andare contro corrente. Insomma, una serie di ragioni che non fanno altro che accrescere il problema.
Dal canto nostro, nelle traduzioni che eseguiamo per i nostri clienti, cerchiamo sempre di privilegiare l’utilizzo di vocaboli appartenenti a tutti gli effetti alla lingua italiana, utilizzando parole straniere solo laddove sia strettamente necessario e giustificato.
Tuttavia, questo non fa di noi dei puristi, non ci consideriamo strenui difensori dell’immutabilità della lingua. Crediamo che utilizzare ogni tanto (nel posto giusto e al momento giusto!) parole prese da altri idiomi, non peggiori la comunicazione nè indebolisca la lingua, anzi. È ovvio che il contesto e il destinatario del messaggio, originale o tradotto, sono fondamentali nella scelta dei vocaboli. In un meeting di ingegneri informatici, ha poco senso cercare ad ogni costo di esprimersi utilizzando solo parole italiane, ma è altrettanto fuori luogo prendere a piene mani da una lingua straniera per alimentare una discussione generica fra amici in un bar di periferia.

L’andropausa del traduttore

 Categoria: Tecniche di traduzione

La parola “menopausa” deriva dal greco menos (“mestruazione”) e pausis (“cessazione”).
Appare pertanto evidente che è del tutto inappropriato parlare di menopausa al maschile come avviene in inglese (male menopause). Tuttavia, ancor più inappropriato, è tradurre male menopause con “menopausa maschile”, come è accaduto di recente su un’importante rivista scientifica. Se sbagliano gli inglesi, perché dobbiamo sbagliare anche noi?
Ci sembra molto più logico e corretto riferirsi a questo concetto con il termine “andropausa”, dal greco andrós (“maschio”).
Al limite si potrebbe accettare “climaterio maschile”, visto che la parola “climaterio”, che viene dal greco klimakter (“gradino”, nel senso di “tappa critica della vita”), può essere utilizzata senza problemi per ambo i sessi indistintamente.

Il fatto che nelle pubblicazioni scientifiche in lingua inglese si trovino spesso errori derivanti da una non perfetta conoscenza delle lingue classiche, non significa che anche i traduttori debbano commettere gli stessi errori quando traducono tali testi nella lingua di destinazione.
Dopotutto, che un medico o un ricercatore non conoscano il greco e il latino è un fatto accettabile, molto meno che anche un traduttore abbia lo stesso di tipo di lacune, specialmente quando si tratta di terminologia standard comunemente usata.

Traduttori residenti all’estero

 Categoria: Traduttori freelance

Nel nostro settore c’è chi sostiene che i traduttori residenti all’estero, perdendo il contatto con la propria madrepatria, peggiorano inesorabilmente le propria capacità comunicative, con riferimento sia alla lingua scritta che alla lingua parlata.
A nostro avviso, questo poteva essere vero venti o trent’anni fa, ma oggigiorno tale affermazione ci pare proprio priva di fondamento.
Se in passato, infatti, rimanere in contatto con il proprio paese d’origine comportava, in qualche caso, costi piuttosto elevati (inesistenza o scarsa diffusione della tv satellitare, tariffe telefoniche onerose, irreperibilità di giornali, riviste e libri in lingua straniera, biglietti aerei costosissimi), al giorno d’oggi, con l’avvento di internet e della tv satellitare, nonché con la nascita delle compagnie aeree low cost e la maggior diffusione di pubblicazioni in lingua straniera, il problema appare del tutto superato.

Crediamo che tutto dipenda dalla volontà del singolo traduttore. Se desidera davvero mantenere in allenamento la propria lingua madre, le possibilità non mancano di certo.
La questione semmai è un’altra. Siamo davvero sicuri che vivere nel paese dove viene parlata la propria lingua d’origine sia una condizione sufficiente a far sì che una persona parli e scriva bene nella lingua medesima? Non abbiamo bisogno di proseguire con altre argomentazioni, la risposta a questa domanda ci viene data indirettamente dagli strafalcioni di cui sono infarciti i quotidiani (anche di un certo rilievo), i siti internet, i blog, ecc.
Da questo punto di vista, la tecnologia non ha aiutato la lingua. Le comunicazioni telegrafiche tipiche di e-mail e sms, se da un lato hanno avvicinato le persone facilitandone i contatti reciproci, dall’altro hanno contribuito al netto peggioramento della qualità della nostra scrittura.
Con questo non vogliamo certo affermare che sia tutta colpa della tecnologia, le cause sono molteplici e forse anche più importanti. Ad ogni modo, questo è un tema che affronteremo in un altro momento.

La traduzione comica

 Categoria: Servizi di traduzione

Ogni traduttore, almeno una volta nella vita, si è trovato sicuramente a dover tradurre una barzelletta, un divertente gioco di parole o comunque un testo con fini comici.
Raccontare o descrivere un fatto comico in un’altra lingua, non è, di per sé, niente di particolarmente complicato. Tuttavia, nell’ambito della traduzione comica, entrano in gioco certi fattori che la rendono un po’ diversa dalle altre traduzioni.

Mai come in questo caso sono importanti la cultura, le abitudini e i costumi delle varie comunità di parlanti. Quello che in una lingua viene ritenuto “comico”, magari in un’altra non lo è affatto.
Si pensi, ad esempio, ai gusti dei francesi e degli inglesi. Ai primi piace il racconto comico interminabile, i secondi preferiscono la freddura, la barzelletta rapida. Consapevole di questi aspetti, deve o meno il traduttore dilatare la propria libertà espositiva fino a modificare il testo in modo significativo quando sa per certo che, traducendo pedissequamente, nessuno riderà o addirittura verrà ferita la sensibilità del lettore?

Libri tradotti

 Categoria: Traduzione letteraria

Ci siamo chiesti molte volte quali siano le ragioni per cui i libri che hanno avuto successo in lingua originale, non riescano poi a ottenere lo stesso risultato una volta tradotti in un’altra lingua.
Perché alcuni oltrepassano indenni le barriere linguistiche e culturali mentre altri, altrettanto prestigiosi e meritevoli, passano del tutto inosservati? Insomma, cos’è che permette a un’opera di “sfondare” sui mercati esteri?
La risposta, a nostro avviso, non ha niente a che vedere con la qualità delle traduzioni, poiché ve ne sono di ottime che non riscuotono affatto il successo che meriterebbero.

Lasciando da parte considerazioni di tipo congiunturale (come le mode letterarie o gli interessi editoriali del momento), un dato che richiama l’attenzione è che i libri tradotti che ottengono maggior successo, sono quelli che, per varie ragioni, appaiono più difficili da tradurre e di conseguenza da esportare.
In molti casi, il positivo recepimento da parte del mercato in cui è stata commercializzata la versione tradotta, avviene in contemporanea con il successo raggiunto in patria. In altri casi addirittura prima, per mezzo dell’opera di un traduttore entusiasta che regala la fama ad un autore fino ad allora semi-sconosciuto. È il caso di Franz Kafka, ad esempio.

Al contrario, altri autori che sembrano più vendibili all’estero poiché la loro prosa contiene meno specificità locali e le tematiche sono più generali, producono risultati di vendita assolutamente insoddisfacenti.
La risposta forse è che i libri “diversi” da quelli cui siamo abituati, solleticano maggiormente la nostra curiosità per l’ignoto, per l’esotico, o semplicemente per lo straniero. Gli altri libri invece, quelli che si avvicinano di più alle nostre abitudini, ci deludono con una somiglianza che non ci aspettavamo, propinandoci una minestra di cui conosciamo già il sapore.

Prestiti restituiti

 Categoria: Le lingue

Un prestito, per definizione, implica sempre la restituzione di quanto è stato dato.
Nel campo della linguistica, tuttavia, un prestito indica l’appropriazione di una parola da parte di una lingua straniera, senza dare niente in cambio e senza restituzioni di sorta. Più che un prestito, si tratta di un regalo che una lingua si fa quando ha bisogno di un vocabolo che non possiede o che non le piace.
Tuttavia, in qualche raro caso, le parole prestate vengono restituite per davvero, magari dopo qualche decennio o addirittura dopo qualche secolo. È il caso di parole come fatal, emergence o severe, che la lingua inglese ha preso dal latino (o ha formato a partire da esso) ed ha inserito nella propria terminologia medica.
Dopo molto tempo, l’inglese ha restituito all’italiano (in quanto discendente diretto del latino) i vocaboli che aveva preso in prestito. Paradossalmente, la restituzione è avvenuta per mezzo di infelici calchi semantici apparsi ripetutamente in traduzioni di testi medici di dubbia qualità.

“Fatale” in italiano significa “decisivo”, “inevitabile” e viene dal latino fatum, “destino”, però con il tempo ha acquisito anche il senso di “mortale”, che è il significato che possiede il suo equivalente inglese fatal.
Il termine inglese emergence significa “urgenza”, accezione che è penetrata anche nella nostra lingua, nella quale in origine la parola “emergenza”, indicava semplicemente il concetto di “mostrarsi uscendo dall’acqua o da un altro liquido”.
Allo stesso modo, il significato “grave”, “acuto” dell’inglese severe è passato al nostro “severo”, che, originariamente, aveva come unico significato “serio, austero, rigoroso”.

Errori grossolani

 Categoria: Problematiche della traduzione

Gli strafalcioni, o gaffe, o cantonate, o errori grossolani che dir si voglia, sono l’incubo di ogni traduttore. Nessuno sfugge a questi castighi divini.
Per loro stessa natura, passano del tutto inosservati agli occhi di chi li commette, soprattutto di quelli che credono che possa accadere solo agli altri e che a loro non accadrà mai.
Poi un giorno ricevono la telefonata di un collega o di un cliente che ne ha scoperto qualcuno fra i loro testi tradotti. In quel momento vorrebbero mettere la testa sotto la sabbia o poter tornare indietro nel tempo.

Ad ogni modo, nonostante il disappunto, il traduttore che ha preso una cantonata, non la accetta mai come errore. In cuor suo si sente sempre in pace con la propria coscienza, poiché è consapevole che l’errore è da ascrivere alla stanchezza o alla distrazione di un momento.
Il fatto però che altri possano pensare che si tratta di uno strafalcione vero e proprio, dovuto non alle ragioni appena citate, ma ad una certa ignoranza da parte di chi lo ha commesso, lo infastidisce moltissimo. Si sente come un condannato per omicidio che però non ha ucciso nessuno.
Eppure il morto c’è, è lì sotto gli occhi di tutti ed è stato lui a commettere il reato. Trattasi non di omicidio volontario ma di omicidio colposo, la condanna è meno severa ma inevitabile.

In traduzione ci sono due ordini di strafalcioni: quelli che nascondono bene la loro condizione di errore mescolandosi tra le altre parole, e quelli che invece non riescono a occultare la propria natura fallace.
Un classico esempio del primo ordine sono quelli annidati all’interno di scritti dal taglio ermetico o surreale. Proprio per lo stile di questi testi, i lettori non li notano, poiché, per ovvie ragioni, non stonano con le altre parole che li accompagnano.
L’esempio più classico degli strafalcioni del secondo gruppo, cioè quelli che non passano inosservati, sono i falsi amici. Anche i traduttori più attenti e meticolosi talvolta cadono nei tranelli tesi da queste parole morfologicamente simili o identiche ma con significati completamente diversi. Solo che in questo caso, i lettori madrelingua se ne rendono conto eccome…

La Babele del terzo millennio

 Categoria: Le lingue

Con circa 800 lingue parlate, molte delle quali in via d’estinzione, New York può definirsi la Babele del terzo millennio. Lingue come come il mamuju, il garifuna, lo zaghawa, vengono ormai parlate da pochissime persone.

La lingua mamuju viene parlata da circa 160.000 persone nella provincia del Sulawesi Occidentale, creata nel 2004. Come avviene per la maggior parte delle lingue locali in Indonesia, non c’è nessun tipo di sostegno da parte delle istituzioni per il mamuju, e, l’indonesiano (la lingua nazionale), viene usato per tutte le comunicazioni ufficiali ed è l’unica lingua che viene insegnata nelle scuole. A New York vi è una rappresentanza mamuju proporzionalmente molto nutrita.

Il garifuna viene parlato principalmente in Honduras e in Belize. Gruppi di parlanti, anche se in misura molto inferiore, si trovano anche in Nicaragua e Guatemala. Il popolo garifuna discende da un gruppo di africani che, dopo essere stati strappati alle terre dell’Africa occidentale nelle quali vivevano, riuscirono a scappare a seguito di un naufragio casuale avvenuto vicino all’isola St.Vincent. Vi si stabilirono e si mescolarono con le tribù di indigeni locali. In seguito, sono state frequenti le migrazioni verso gli Stati Uniti e si calcola che a tutt’oggi circa un terzo del popolo garifuna viva a New York.

Lo zaghawa è una lingua sahariana parlata da tribù dedite alla pastorizia e alla coltivazione nel Darfur e in alcune parti del Ciad. Sebbene il loro gruppo etnico sia arrivato al più alto gradino della scala sociale con l’elezione al soglio presidenziale in Ciad di Idriss Déby (di etnia zaghawa), il Darfur (la loro madrepatria), è stato, ed è tuttora, oggetto di aspri conflitti. Gli zaghawa sono pertanto costretti a vivere in campi profughi ai confini fra il Sudan e il Ciad o a rifugiarsi all’estero, come il gruppo di persone che vive a New York.

Il progetto Endangered Language Alliance, patrocinato da Daniel Kaufman, ha lo scopo dichiarato di proteggere le lingue maggiormente in pericolo. Fra questi il caldeo, il mandaico, il gaelico irlandese, il reto-romanico della Svizzera, il bukhari, il chamorro delle Isole Marianne, il casciubico della Polonia, il vlashki, l’istrorumeno, il neo-aramaico. Senza un adeguato intervento, nel giro di qualche decade questi idiomi potrebbero estinguersi completamente.

La scelta del traduttore

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il traduttore, l’abbiamo detto più volte, ha due opzioni: avvicinarsi all’autore dell’originale o ai lettori della traduzione. I due termini comunemente accettati per definire queste due opzioni sono “adeguamento” (all’originale) e “accettabilità” (da parte dei lettori della traduzione).
Il traduttore, nel calibrare la traduzione, deve scegliere uno dei valori compresi all’interno di un’ipotetica scala ai cui estremi figurano appunto le due opzioni. Può scegliere di privilegiare l’autore, i lettori, oppure una delle infinite soluzioni intermedie.

Peter Newmark ha proposto una regola semplice per determinare la scelta del traduttore: quanto più percepisce l’impronta di un autore, tanto più deve adeguarsi al testo ed essere dipendente da esso. Viceversa, se l’autore è “debole”, il traduttore, pur senza “tradirlo”, può mantenere una certa autonomia.
Ad ogni modo, che scelga di avvicinarsi all’autore o che scelga di avvicinarsi ai lettori, la sua decisione deve comunque essere sempre dettata da un unico scopo: avvicinare i lettori all’autore.

Gli standard informatici nella traduzione

 Categoria: Traduzione di siti web

L’avvento di internet e la sua rapidissima diffusione negli anni ’90 originò un flussi di dati impressionante tra i più disparati sistemi informatici a livello mondiale. Emerse quasi subito l’esigenza di elaborare degli standard che consentissero di risolvere le innumerevoli problematiche di compatibilità che questo processo senza precedenti aveva creato.
A tale scopo, nel 1994 venne fondato il World Wide Web Consortium che iniziò a stabilire formati di interscambio dati derivati dal metalinguaggio di marcatura SGML, definito nel 1980.
Tra questi formati basati su testo con marcatori vi sono, fra gli altri, l’HTML, il linguaggio tuttora dominante in Internet, e l’XML, che si sta sempre più diffondendo e promette più flessibilità e potenza rispetto al suo predecessore.

Dopo la definizione degli standard generici per il web si passò all’elaborazione di standard specifici per il settore della traduzione per i quali vennero presi come basi l’SGML e in particolar modo l’XML.
Fra essi, quello più diffuso è il Translation Memory eXchange (TMX) usato per l’interscambio delle memorie di traduzione. Venne sviluppato nel 1998 dal gruppo OSCAR ed è supportato praticamente da tutti gli strumenti CAT/TM.
Per il settore della localizzazione, nel 2003 il gruppo OASIS ha sviluppato l’XML Localisation Interchange File Format (XLIFF).
Il quadro è invece molto più complesso per quanto riguarda la terminologia, settore in cui siamo piuttosto lontani dalla definizione di un unico standard accettato e utilizzato a livello generale. Relativamente al formato dei database lessicali e terminologici coesistono tuttora diversi standard. Fra gli altri menzioniamo:

- Il MAchine-Readable Terminology Interchange Format (MARTIF) è un formato per l’archiviazione di dati terminologici basato sui concetti. È basato sull’SGML ed è stato definito nel 1998. Corrisponde allo standard ISO 12200.
- L’Open Lexicon Interchange Format (OLIF) è un formato sviluppato per l’utilizzo con sistemi di traduzione automatica. È basato sull’XML ed è stato definito nel 1999 dal gruppo SAP.
- L’XML representation of Lexicons and Terminologies (XLT) venne definito da SALT nel 2000 allo scopo di riunire le capacità dei due formati precedentemente citati.
- Il TermBase eXchange (TBX) è in pratica un’implementazione dello standard XLT. È basato sull’XML e venne definito da OSCAR nel 2000.

La traduzione eccessiva

 Categoria: Tecniche di traduzione

I traduttori professionisti che traducono in italiano dall’inglese (in particolar modo da quello americano) si vedono spesso obbligati a fare dei tagli anche consistenti per rendere il testo originale maggiormente fruibile in italiano.
Ciò deriva dalla mania, tutta statunitense, di ripetere costantemente concetti assolutamente ovvi e fornire banali informazioni in modo eccessivo.
Per chiarire il messaggio che vogliamo trasmettere, riportiamo le istruzioni di installazione in inglese e in italiano di un gioco in cd-rom che ci è capitato di recente fra le mani.

1. Make sure you have a cd-rom drive in your computer => Si assicuri di avere un’unità cd-rom nel suo computer
2. Open the cd-rom drive => Apra l’unità cd-rom
3. Insert the xyz installation cd in the cd-rom drive => Introduca il cd di installazione xyz nell’unità cd-rom
4. The installation dialog will appear => Si aprirà la finestra di dialogo per l’installazione
5. Follow the instructions on the screen to install the game => Segua le istruzioni che appaiono sullo schermo per installare il gioco

Senza voler puntare il dito contro il collega che ha eseguito il lavor, ci sembra una traduzione quantomeno eccessiva. Dando per scontato che l’utente italiano possieda un’unità cd-rom e che non inserisca il cd nel drive riservato ai dischetti, a nostro avviso, la traduzione corretta è la seguente:

“Introduca il cd di installazione nell’apposita unità e segua le istruzioni che compaiono sullo schermo”.

Anche se ai puristi della traduzione sembrerà brutale, tagliando il testo in un paio di punti, avremmo fornito le stesse informazioni all’utente finale senza fargli venire l’impulso di utilizzare il cd come frisbee per il proprio cane.

Localizzazione di software

 Categoria: Servizi di traduzione

La localizzazione di un software è il processo di adattamento dell’interfaccia utente di quel software da una lingua ad un’altra (attraverso la traduzione) e da una cultura ad un’altra. Durante il processo di localizzazione taluni riferimenti storici, politici, sociali, culturali del paese dov’è nato il software, vengono sostituiti con analoghi riferimenti locali che, pur non modificando il senso dell’originale, risultino pienamente godibili dall’utente del paese di destinazione.
Nei giochi a console ad esmpio, la localizzazione interviene nel processo di produzione delle console e soprattutto delle cartucce di gioco affinché possano essere usate solo nei paesi per i quali sono state progettate. Se le aziende produttrici, oltre a seguire le leggi di mercato, rispettassero scrupolosamente le leggi dei vari paesi in tema di censura, è ragionevole pensare che una cartuccia nordamericana non funzionerebbe correttamente in una console asiatica e viceversa. Nintendo, tanto per fare un esempio, ha delle regole di autocensura molto diverse in Giappone e negli Stati Uniti d’America.

La localizzazione è un processo molto delicato e che spesso richiede sforzi particolari da parte degli sviluppatori, ancor più se il software non è stato pensato e progettato fin dall’inizio considerando certi aspetti. Una pratica molto utilizzata è quella di isolare i dati testuali e altri dati dipendenti rispetto all’ambiente di utilizzo, cioè il codice del programma. In questo modo il lavoro del localizzatore viene enormemente semplificato poiché, idealmente, il supporto per un ambiente diverso richiede solamente modifiche nelle risorse separate dal codice.
I costi dei progetti di localizzazione sono in genere piuttosto elevati e per questo motivo la maggior parte di essi vengono affidati ad aziende specializzate che utilizzano esperti informatici bilingui oppure affiancano al team di sviluppo informatico, professionisti della traduzione con ottime conoscenze informatiche.
Queste aziende, grazie al loro know how, sono in grado di fornire un ottimo prodotto a un costo inferiore rispetto ad agenzie di traduzione o altre web agency che non operano abitualmente in questo settore.

Una traduzione può cambiare la storia

 Categoria: Storia della traduzione

Tutti i giorni, da millenni a questa parte, vengono eseguite migliaia e migliaia di traduzioni di ogni tipo. Nella maggior parte dei casi si tratta di lavori a scopo commerciale la cui importanza rimane confinata alla sfera d’azione di chi la richiede, spesso piuttosto ristretta in quanto a numero di fruitori.
Tuttavia, se il richiedente è un organo politico, un’organizzazione internazionale, una multinazionale o un’importante casa editrice, la traduzione può anche arrivare a milioni di persone e influenzare in qualche misura le loro vite. In casi ben più rari, una traduzione può addirittura cambiare il corso della storia. Basta dare una rapida occhiata al nostro passato per verificarlo.

La traduzione della Bibbia in latino, per esempio, fu uno dei principali fattori che contribuirono al consolidamento del Cristianesimo in tutta Europa durante i secoli di egemonia dell’Impero Romano e anche dopo la sua caduta.
Allo stesso modo, qualche secolo dopo, la traduzione della Bibbia in varie lingue vernacole (come la traduzione in tedesco da parte di Martin Lutero) provocarono la scissione della Chiesa, evento passato alla storia sotto il nome di Riforma Protestante.
Una traduzione a volte può ottenere effetti che vanno molto al di là di quelli immaginati dal traduttore durante l’esecuzione del lavoro. A Martin Lutero probabilmente successe esattamente questo.

Concludendo, la traduzione talvolta è un lavoro faticoso e difficile, spesso è mal pagato e quasi sempre non è riconosciuto a dovere. Occasionalmente però nasce una traduzione che produce una risonanza tale da diventare per secoli un punto di riferimento per le masse. Essere l’autore di quella traduzione è il sogno di ogni traduttore professionista

Gestire un reclamo

 Categoria: Traduttori freelance

Riprendiamo il discorso sulla gestione dei reclami accennato nell’ultimo post.

Nel caso in cui il cliente ci reinvii un file pieno di correzioni, per poter gestire il reclamo nel migliore dei modi, occorre mantenere la calma e analizzare la natura di ogni singola correzione.
Visto che il cliente non conosce la lingua di destinazione, non è in grado di fare questo tipo di valutazione e, nel vedere un file con molte correzioni, magari ha pensato che fosse totalmente sbagliato e si è allarmato più del dovuto.
Il fatto è che i proofreader spesso non si limitano a correggere gli errori, ma cercano di migliorare il lavoro del traduttore, operando scelte terminologiche diverse al fine di rendere il testo più fluido e scorrevole.

Questo tipo di intervento spesso è migliorativo e in qualche rara circostanza è peggiorativo ma non è questo il punto. Il punto è che in questo caso non è corretto parlare di errori ma di preferenze stilistiche diverse. E un traduttore non può mai essere ritenuto responsabile di aver usato uno stile non gradito. Anche perché in questo modo il processo di revisioni e controrevisioni non avrebbe mai fine.
Il lavoro del proofreader potrebbe essere stravolto da un altro proofreader, il lavoro di questi potrebbe essere rivoluzionato da un altro ancora e via dicendo. Quello che importa al traduttore e che deve importare al cliente è la correttezza del testo, non se la traduzione vincerà un premio. Non siamo nel campo della traduzione letteraria.

Ad ogni modo, se dopo la nostra analisi verifichiamo che si tratta di errori veri e propri invece che di diverse preferenze linguistiche come credevamo, il miglior atteggiamento possibile è cospargersi il capo di cenere ammettendo lo sbaglio, scusarsi ed eventualmente correggere la traduzione se non è già stato fatto. La faccenda si risolve quasi sempre con una stretta di mano virtuale, ma, se così non fosse e il cliente richiedesse uno sconto, sta al nostro buon senso decidere se accettare o meno di praticarglielo.

Pagamento e gestione di un falso allarme

 Categoria: Traduttori freelance

Dopo aver consegnato la traduzione al cliente, arriva il momento della fatturazione.
Se abbiamo eseguito il compitino e siamo in possesso di una conferma d’ordine o un ordine di lavoro ben scritti, preparare la fattura è molto semplice.
Basta copiare e incollare sulla fattura i dati del cliente, la descrizione del lavoro, l’importo unitario concordato, aggiungere l’importo totale netto, l’importo totale IVA inclusa, i dati bancari e il gioco è fatto.
Se invece per qualche motivo non abbiamo il PO, dobbiamo andare a riprendere le comunicazioni intercorse col cliente e verificare gli accordi scritti che avevamo preso (mai verbali, nemmeno con i clienti abituali!).
Anche se siamo sicuri del prezzo pattuito e delle altre informazioni riguardanti il lavoro, meglio ridare un’occhiata ed evitare correzioni o modifiche varie dopo l’invio della fattura. Credendo di risparmiare tempo, spesso si ottiene il risultato opposto. Una volta ricostruito il puzzle, occorre preparare una fattura nella lingua del cliente, poiché chi la riceve si occupa di amministrazione non di traduzione.

Per quanto si possa essere seri e professionali, talvolta purtroppo si ricevono dei reclami.
Nella maggior parte dei casi si tratta di falsi allarmi derivanti da problemi tecnici e non da errori di traduzione veri e propri: manca un allegato, un file non si apre oppure sembra corrotto, un altro è senza immagini e così via. Se abbiamo svolto per intero il nostro lavoro e lo abbiamo salvato correttamente, questi inconvenienti sono rimediabili in un attimo o comunque in tempi rapidi e pertanto non devono farci preoccupare più di tanto.
Il discorso è diverso nel caso in cui nel messaggio si parli di errori di traduzione e si faccia magari riferimento alla figura di un professionista (un revisore o un proofreader) che ha corretto il nostro lavoro.
Ne parleremo nel post di lunedì.

Conferma ed esecuzione della traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Se le indagini effettuate ci portano a concludere che il nostro potenziale cliente (sia esso un privato, un’impresa o un’agenzia di traduzioni) è affidabile, possiamo accettare l’incarico.
Prima di farlo però è buona norma richiedere al cliente una conferma d’ordine, o, nel caso si tratti di un’agenzia, l’ordine di lavoro (il famoso PO). Normalmente le agenzie sono solite inviare l’ordine di lavoro automaticamente, ma se non fosse così, è opportuno richiederlo.
La conferma d’ordine e l’ordine di lavoro costituiscono la prova che il cliente ha commissionato al traduttore un determinato progetto di traduzione e rappresenta quindi una specie di garanzia sia per il traduttore che per il cliente stesso.
Tale documento deve contenere tutte le specifiche del lavoro da eseguire. Ci devono essere i dati completi del cliente, la descrizione del lavoro da realizzare, il numero approssimativo di parole, la tariffa concordata, i tempi di consegna e qualsiasi altra informazione si ritenga necessaria.

Una volta ricevuta la conferma d’ordine (o l’ordine di lavoro) occorre verificare che tutto il materiale ricevuto corrisponda a quanto specificato nella conferma.
Dopodiché, si può procedere ad organizzare il lavoro secondo le modalità cui siamo abituati e che più si confanno al nostro modus operandi, ad esempio creando una cartella con i file originali, una dei file di lavoro, un’altra degli eventuali glossari o dei testi di riferimento, della memoria di traduzione e così via.
La presenza di glossari o memorie di traduzione ci semplifica non poco il lavoro ma è di fondamentale importanza attenervisi per non correre il rischio di essere contestati in un secondo momento.
Se nel corso della traduzione sorgono dei dubbi di tipo terminologico o contenutistico, è opportuno informare immediatamente il cliente del problema affinché possa fornirci le informazioni richieste o possa a sua volta contattare il cliente finale e chiedere lumi in proposito.
Una volta terminata la traduzione (ovviamente entro i tempi di consegna pattuiti) possiamo finalmente inviarla al cliente e, per evitare ogni possibile rischio, chiedergli conferma dell’avvenuta ricezione. Sempre nell’ottica di evitare possibili grattacapi, è consigliabile conservare copia delle comunicazioni intercorse almeno per un anno.

Lavorare con un’agenzia di traduzioni

 Categoria: Traduttori freelance

Anche le agenzie di traduzione sono piuttosto restie ad effettuare pagamenti anticipati. Quando riceviamo una proposta di traduzione da parte di un’agenzia, cosa possiamo fare per poter vivere non eccessivamente angustiati fino alla scadenza della fattura?
Dovremmo innanzitutto effettuare le verifiche che abbiamo descritto ieri nel caso delle imprese. Anche se può sembrare incredibile, il rischio di essere contattati da un’agenzia che semplicemente “non esiste” purtroppo c’è.
Dopo tali verifiche, dovremmo controllare la reputazione dell’agenzia accedendo a GoTranslators.com (che invia messaggi di avvertimento) oppure a Payment Practices.net, Proz.com o siti e portali analoghi che offrono blue board, blacklist, hall of fame, ecc.
Inoltre, buona norma è dare un’occhiata ai post che hanno lasciato i colleghi riguardo ai nostri potenziali clienti. Nella sezione blue board di Proz ad esempio è possibile trovare moltissime agenzie con le relative opinioni dei traduttori.

Ad ogni modo, è evidente che i post debbano essere presi con le molle, poiché si tratta di opinioni strettamente personali. Senza conoscere a fondo la situazione che ha portato il traduttore a scrivere quel post è difficile fare una valutazione precisa. Tra l’altro, le note negative in qualche caso rimangono visibili anche se il problema o il fraintendimento fra agenzia e traduttore nel frattempo è stato positivamente risolto.
I criteri più razionali da applicare sono: la proporzione di note negative sul totale, il tipo di problema a cui si accenna, la data di pubblicazione della nota e il tenore di eventuali risposte date dall’agenzia.
Se prevalgono di gran lunga le note positive o se comunque le problematiche riscontrate nei post sono relativamente poco gravi, probabilmente vale la pena lavorare con quell’agenzia di traduzioni, altrimenti meglio lasciar perdere. Molto meglio non lavorare che lavorare e non essere pagati.
All’inizio può sembrare noioso effettuare tutte queste indagini ma, come abbiamo affermato nell’articolo di due giorni fa, si tratta di procedure che col tempo diventano abituali e che ci permettono di risparmiare tempo e denaro…nel vero senso della parola!

Decidere se accettare o meno un lavoro

 Categoria: Traduttori freelance

Quando veniamo contattati da un nuovo cliente, sia esso un privato o un’azienda, la cosa più logica da fare sarebbe pretendere un pagamento anticipato dell’intero importo o almeno di una parte. Purtroppo, molti colleghi traduttori accettano pagamenti posticipati e questo fa sì, com’è logico, che i clienti preferiscano rivolgersi a loro.
Che fare quindi per non perdere tutti i potenziali clienti e allo stesso tempo fare in modo che la nostra lista di lavori non pagati sia quanto più corta possibile?
Il primo passo è verificare che tipo di account di posta ha il nostro interlocutore. Se ci ha contattato da un account gratuito (come hotmail, gmail, yahoo, ecc.) ed è un privato, consigliamo vivamente ai nostri colleghi di pretendere un pagamento anticipato. In caso di rifiuto da parte del cliente, meglio rinunciare al lavoro.
Se è un’impresa ad averci contattato con un account gratuito è lecito avere qualche sospetto, visto che praticamente nessuna impresa che si rispetti utilizza quel tipo di account.
Tuttavia, anche se ci contattano da un indirizzo e-mail che ci sembra “buono” ovviamente non è detto che ci pagheranno. Dobbiamo approfondire l’indagine.

Nel corpo dell’e-mail devono comparire il nome del nostro interlocutore, l’incarico che ricopre presso l’azienda, l’indirizzo fisico dell’azienda, il telefono, il fax, l’indirizzo del sito internet e, ancor meglio, il numero di Partita IVA.
Se non sono presenti nel corpo della mail, è buona norma richiederli. Con questi dati è possibile effettuare qualche controllo più approfondito.
Innanzitutto possiamo visitare il sito web: una pagina squallida produce sempre vibrazioni negative. Consultando i siti allwhois.com, whois.com o whois.net, si può facilmente verificare chi ha registrato il dominio.
Andando sul sito dell’Agenzia delle Entrate si può verificare l’esistenza del numero di Partita IVA e l’esatta denominazione della ditta.
Per controllare l’esistenza del numero di telefono basta fare una chiamata a quel numero e dire di aver sbagliato.

Ad ogni modo, anche dopo aver fatto tutti questi controlli non abbiamo assolutamente alcuna garanzia che il cliente in questione ci pagherà.
In economia esistono tre tipi di soggetti economici: propensi al rischio, neutrali al rischio e avversi al rischio. Se apparteniamo alla prima categoria probabilmente questo tipo di controlli sarà sufficiente a farci stare tranquilli. Al contrario, se apparteniamo alla terza, quasi sicuramente ci rivolgeremo ad un’agenzia di assicurazione crediti che, a fronte del pagamento di una somma, ci garantirà la quasi totalità dell’importo dovuto in caso di mancato pagamento.

Consigli per aspiranti traduttori freelance

 Categoria: Traduttori freelance

Dopo qualche mese torniamo a parlare dei traduttori freelance.
Nell’articolo di oggi e in quelli dei prossimi giorni daremo qualche consiglio a chi si sta avvicinando a questa professione o a chi la pratica da poco.
Lo scopo è quello di evitare che vengano commessi errori dettati dall’inesperienza che potrebbero arrecare al traduttore danni sia economici che d’immagine.

Nella nostra professione, per essere efficienti e allo stesso tempo poter lavorare in tranquillità e al riparo da eventuali brutte sorprese, occorre stabilire fin da subito delle regole ben precise e seguirle costantemente.
All’inizio attenersi a tali regole non sarà piacevole, ma poi si trasformerà in una routine lavorativa razionale della quale apprezzeremo sicuramente i benefici. Non si tratta di lavorare di più, si tratta di lavorare meglio.

Il lavoro di traduttore non si limita alla di traduzione, ci sono altri due momenti altrettanto importanti, quello che precede il lavoro concreto e quello successivo alla consegna dello stesso.
Nel post di domani parleremo dei passi da compiere prima di accettare un lavoro nel caso il richiedente sia un privato o un’azienda. Il giorno dopo analizzeremo una situazione analoga ma nella quale il richiedente è un’agenzia di traduzioni. Passeremo poi alla fase di accettazione del lavoro, a quella esecutiva, a quella successiva alla consegna della traduzione e infine alla gestione di un eventuale reclamo.

Creare una memoria di traduzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

In questo blog abbiamo più volte accennato alle memorie di traduzione. Nell’articolo di oggi aggiungiamo un altro mattoncino alla costruzione e parliamo brevemente di come crearne una.

Gli strumenti di traduzione assistita (CAT) permettono di creare una memoria di traduzione vuota e di alimentarla durante la traduzione stessa: il testo tradotto viene infatti archiviato (generalmente in maniera automatica) nella memoria di traduzione. Essa inoltre può essere alimentata a partire da testi preesistenti attraverso una procedura chiamata allineamento.
Affinché questa operazione sia possibile, è però necessario che il testo originale nella lingua di partenza e la corrispondente traduzione nella lingua d’arrivo siano disponibili in formato elettronico.
La prima fase dell’allineamento prevede innanzitutto la segmentazione del testo originale e di quello tradotto. Una volta segmentati i due testi, è necessario l’intervento manuale del traduttore per definire le corrispondenze tra i segmenti nelle due lingue. Se il programma utilizzato per l’allineamento adotta algoritmi “intelligenti”, il grado di intervento manuale sarà piuttosto ridotto, viceversa sarà abbastanza esteso. Completata questa fase i segmenti allineati vengono inseriti nel database di memoria.

Una volta creata la memoria di traduzione, quasi tutti gli strumenti CAT permettono di cercare parole singole o espressioni al suo interno: sarà pertanto possibile verificare la precedente traduzione di una parola anche se nei glossari a disposizione tale termine non è presente.
Come abbiamo più volte sottolineato, le memorie di traduzione sono strumenti utilissimi per il traduttore quando si trova di fronte a testi molto lunghi ripetitivi. Se ad esempio deve tradurre manuali tecnici (voluminosi per definizione!) oppure deve tradurre documenti legali piuttosto corposi, le memorie di traduzione gli consentono di ridurre notevolmente i tempi di consegna della traduzione e di mantenere coerenza terminologica e stilistica per tutto il testo.

Considerazioni sugli strumenti CAT

 Categoria: Strumenti di traduzione

Gli strumenti di traduzione assistita (o  CAT),  soprattutto negli utenti inesperti, possono all’inzio suscitare sensazioni negative.
Dopo la scomposizione del testo da tradurre, questo si presenta infatti in un formato spesso molto diverso dal testo originale, generando difficoltà nel cogliere il contesto.
In generale, per limitare questo problema, è buona norma lavorare avendo sotto mano anche il documento originale, in formato cartaceo oppure sullo schermo del computer.

Alcuni traduttori in qualche caso tendono inoltre ad essere insoddisfatti dei risultati ottenuti dopo l’intervento iniziale del programma e abbandonano la modalità assistita a favore della modalità tradizionale.
Al contrario, altri traduttori, per ridurre i tempi di consegna o semplicemente per scarsa conoscenza del programma, tendono ad affidarsi troppo ad operazioni automatiche e ciò conduce inesorabilmente a traduzioni di bassa qualità. Chi traduce deve sempre mantenere il totale controllo del processo di traduzione. Il programma dev’essere uno strumento al servizio del traduttore, non viceversa.
I benefici derivanti dall’utilizzo degli strumenti di traduzione assistita, dipendono, come per tutte le cose, dall’uso che ne viene fatto.

Tanti traduttori, soprattutto quelli della vecchia guardia (che in genere non hanno una buona preparazione tecnico-informatica di base), incontrano difficoltà nell’utilizzo degli strumenti CAT o comunque, nell’utilizzarli, si rendono conto di non sfruttare appieno il loro potenziale.
A loro parziale giustificazione c’è comunque da notare come tali strumenti in genere non siano propriamente semplicissimi da usare. Manca qualcosa nel loro sviluppo, non hanno ancora raggiunto la piena maturità e per questo presentano una certa complessità.

Per imparare o perfezionare la conoscenza di un determinato strumento si possono frequentare corsi di formazione specifici. Vengono organizzati dagli stessi produttori, dalle agenzie di traduzione autorizzate alla formazione, dall’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti, (AITI) o da altre associazioni di traduttori italiane o internazionali. In alternativa, ci si può rivolgere anche a traduttori professionisti indipendenti disposti a fare formazione.

Programmi di ricerca su desktop (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

Nel post di ieri abbiamo introdotto i programmi di ricerca su desktop. Vediamone alcuni più da vicino.

Google Desktop Search
Questo programma funziona come se l’utente stesse effettuando una ricerca su Google in internet. L’applicazione ricerca file in formato Word e Excel, le e-mail, i messaggi e anche i file audiovisivi. Tra l’altro, quando si effettua una ricerca su internet utilizzando Google, il programma esegue la medesima ricerca anche all’interno del nostro computer e, alla fine del processo, vengono mostrati sia gli oggetti trovati in internet che quelli trovati nel pc.

Yahoo! Desktop Search
Pur offrendo funzioni simili, questo programma è dotato di un’interfaccia diversa. Cliccando sull’icona nella barra degli strumenti, si apre una finestra. In alto, nella barra degli strumenti, appare una casella di ricerca. L’utente può inserire il nome del file che sta cercando ed anche i campi di esecuzione della ricerca: Files – Pictures – Music – Email – Attachments – Contacts – All.
Una volta effettuata la ricerca, una finestra di anteprima posta a destra permette di visualizzare i contenuti dei file trovati. Il programma è in grado di trovare anche file zippati ma non può visualizzarne l’anteprima. Ad ogni modo, viste le funzioni offerte, riteniamo che questo programma sia il migliore in assoluto.

Microsoft Windows Desktop Search
Questo programma fa parte della barra degli strumenti di MSN. Oltre alla ricerca di file, immagini ecc., l’applicazione prende in esame anche i metadati contenuti nei file multimediali. Inoltre, è in grado di creare indici separati per account diversi e ciò consente di occultare certi file nel caso non si voglia condividerne il contenuto con altri utenti.

Alcuni colleghi utilizzano i molto meno famosi Ask Jeeves Desktop Search e Copernic Desktop Search.

Prima parte di questo articolo

Programmi di ricerca su desktop

 Categoria: Strumenti di traduzione

Quando compriamo un computer nuovo, giuriamo solennemente di trattarlo con i guanti bianchi. Memori dell’intrico di cartelle che si era creato a un certo punto in quello vecchio, ci ripromettiamo di mantenere in ordine le cartelle e gli archivi il più a lungo possibile.
Ciononostante, senza che ce ne accorgiamo o quasi, il nostro computer inizia a riempirsi di file di ogni genere, e dopo poco tempo arriva a congestionarsi in un modo tale che diventa difficile trovare un documento, una e-mail o anche un’immagine. La facilità e la velocità con cui ciò avviene a dispetto dei nostri sforzi è impressionante.
Fortunatamente anni fa la cara vecchia tecnologia ci è venuta in soccorso, proponendoci una serie di applicazioni che ci hanno aiutato nella ricerca di file nei nostri computer.

Si tratta dei programmi di ricerca su desktop, fra i quali vale la pena menzionare quelli forniti da Yahoo!, Google, Microsoft, Ask Jeeves e Copernic. Chi utilizza Windows Vista, può fare a meno di questo tipo di programmi poiché la ricerca interna è molto efficace, ma per gli altri milioni di computer nei quali sono ancora installate versioni precedenti, consigliamo di provare questi programmi, tutti funzionali, scaricabili gratuitamente, facili da installare e da usare.

Dopo il download e l’installazione, ognuno di questi programmi procede all’indicizzazione di tutti i file contenuti nel computer.
Una volta portata a termine questa operazione (che in qualche caso purtroppo può durare anche alcune ore), cliccando sull’icona posizionata nella barra degli strumenti del desktop, l’utente può iniziare ad utilizzare il programma di ricerca.
Quasi tutte le persone che lavorano nella nostra agenzia di traduzione e non hanno ancora installato Windows Vista nei loro computer, utilizzano Yahoo! Desktop Search, Google Desktop Search e Microsoft Desktop Search, anche se non sono certo gli unici in circolazione. Nel post di domani vedremo un po’ più da vicino questi programmi.

Seconda parte di questo articolo

Un milione di parole

 Categoria: Le lingue

Il Global Language Monitor, nato dalle ceneri di yourdictionary.com, è un’organizzazione che analizza le tendenze d’uso delle lingue mediante letture automatiche di algoritmi di testo sul web.
Recentemente sul loro sito è apparsa una notizia che ha avuto un’ampissima eco mediatica: secondo questi signori il 10 giugno del 2009 la lingua inglese avrebbe creato la sua milionesima parola, ossia “Web 2.0”.
La quantità non è stata ancora verificata da un ente di maggior prestigio, però l’ultima edizione del Dizionario di Oxford conteneva un totale di 231.100 “accezioni principali”. Sommando le accezioni obsolete, quelle proprio errate e i rimandi, si arrivava a un totale di 291.500, anche se ricerche piuttosto attendibili hanno dimostrato che il vocabolario medio utilizzato da una persona consta di circa 10.000 vocaboli, il che stride abbastanza con le cifre esorbitanti del GLM.

Tutti sappiamo benissimo che internet, la tecnologia in genere e il contatto con altre lingue hanno aumentato notevolmente la creazione di nuove parole e frasi, ma un milione di parole ci sembra davvero eccessivo. Abbiamo così deciso di analizzare i criteri che hanno portato a tale cifra spropositata.
Nel conteggio, giusto per fare qualche esempio, vengono incluse parole come “J-Lo”, “Becks” e “Jai Ho!”. Come possono soprannomi dati a personaggi famosi e improbabili titoli di canzoni in un’altra lingua formar parte del compendio della lingua inglese? E che dire di “Obamamania”? Già adesso è una parola obsoleta. Se mai è stata una parola, lo è stata solo nel 2009.
C’è di più. Le “letture automatiche di algoritmi di testo” di cui parlavamo all’inizio dell’articolo (o più semplicemente “bots” tanto per citare una delle parole di recente creazione), selezionano praticamente qualsiasi parola che appare online e la conteggiano.
Tra queste troviamo quindi “misunderestimate”, una parola diventata famosa per essere stata utilizzata erroneamente da George W. Bush in un suo discorso. Come se non bastasse, nell’elenco troviamo tutte le coniugazioni dei verbi e quindi “be” ma anche “is”, “are”, “was”, “were”, ecc. Assurdo. Con un sistema così l’italiano avrebbe dieci milioni di parole, se pensiamo che nella nostra lingua ci sono un’infinità di coniugazioni e che i sostantivi e gli aggettivi constano di genere e numero.

In conclusione, un milione di parole è una quantità inconcepibile, indipendentemente dall’influenza che la tecnologia e le altre lingue possano aver avuto sull’inglese negli ultimi anni. Tuttavia, quello che è ancor più inconcepibile è il metodo con cui questi signori hanno effettuato il calcolo.
La colpa della risonanza che è stata data a questa notizia bislacca è degli organi di informazione che hanno agito guidati dalla stessa logica di GLM, ovvero un fine prettamente pubblicitario.