Il localizzatore di videogiochi

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Se gli autori e i produttori di videogiochi hanno poche probabilità di raggiungere la fama, ancora meno ne hanno i disegnatori, gli sceneggiatori, i programmatori, i grafici, i tester e tutti gli altri professionisti che rimangono nell’ombra. Nella creazione di un videogioco entrano moltissime persone, molte più di quante se ne possano immaginare. Tra queste, una delle figure chiave, anche se del tutto sottovalutata, è il localizzatore. Il suo ruolo è quello di rendere il gioco godibile per gli utenti di una determinata area geografica. Un ruolo, ci ripetiamo, molto ma molto importante.

Nei paesi dove non si parla la lingua originale del gioco (che solitamente sono la stragrande maggioranza), quando l’audio non viene doppiato (o quantomeno sottotitolato) e non vengono tradotti i testi nella lingua dei giocatori, le vendite sono sempre decisamente scarse. Perché accade questo? Molto semplicemente perché i giocatori che non conoscono la lingua originale del videogioco temono di non poterne godere appieno per il fatto di perdere informazioni preziose qua e là. Chi è appassionato di videogiochi spesso si adatta a giocare anche se il gioco non è tradotto, ma non prova le stesse sensazioni.
Inoltre, come abbiamo affermato più volte su queste pagine, la traduzione è solo una parte, seppur fondamentale, del processo di adattamento di un prodotto ad un mercato diverso, che va sotto il nome di localizzazione.

È il localizzatore che, dopo aver studiato a fondo il gioco, si occupa degli aspetti relativi al suo adattamento e lo rende il più godibile possibile per il pubblico al quale è destinato.
Grazie al suo apporto, il prodotto finale arriva ad una platea più vasta e questo fa sì che il commercio del gioco sia molto più redditizio. Non dimentichiamoci che l’obiettivo finale è proprio questo: ottenere un successo commerciale. E per raggiungerlo occorre creare videogiochi che facciano divertire i giocatori e li facciano sentire più vicini alle situazioni di gioco.
I produttori più lungimiranti sanno bene che il successo dei loro prodotti dipende anche dalla scelta dei localizzatori e per questo contrattano professionisti che, oltre a conoscere perfettamente le due lingue e le due culture, hanno una passione sfrenata per i videogiochi e conoscono benissimo i gusti e la mentalità dei giocatori.

Traduzione dei sottotitoli o doppiaggio?

 Categoria: Tecniche di traduzione

Oggigiorno i video sul web sono diventati uno degli strumenti di comunicazione preferiti dalle persone. Basti pensare all’incredibile successo che ha riscosso e che tuttora riscuote un sito come YouTube. L’importanza dei video non diminuirà affatto nel prossimo futuro, anzi, si prevede che aumenterà considerevolmente e che le aziende utilizzeranno questo strumento in misura sempre maggiore per le proprie strategie di comunicazione sia interne che esterne.
Di conseguenza, le imprese interessate ad una comunicazione globale, dovranno attrezzarsi per creare dei video multilingue che permettano loro di far giungere i messaggi aziendali a persone di varie nazionalità.

Esistono due modi per trasmettere i contenuti di un video in un’altra lingua: la traduzione dei sottotitoli e il doppiaggio. Il primo comporta l’inserimento di una striscia di testo nella parte inferiore dello schermo più o meno coincidente con la narrazione e i dialoghi originali.
Il doppiaggio invece implica la sostituzione del contenuto audio originale con un nuovo contenuto audio in una lingua diversa. Entrambe le opzioni presentano vantaggi e svantaggi, qui di seguito ne elenchiamo alcuni.

Nel caso della traduzione dei sottotitoli i vantaggi principali sono:
- anche le persone non udenti possono comprendere perfettamente il contenuto del video.
- il video può essere visionato anche senza l’audio e si può mettere in pausa qualora ci si voglia concentrare su una frase particolare.
- il mantenimento della narrazione e dei dialoghi in lingua originale permette il mantenimento del tono, dell’accento, delle pause, dell’enfasi degli attori.

Gli svantaggi invece sono:
- viene occupato spazio prezioso sullo schermo (difetto alquanto fastidioso con schermi piccoli).
- l’attenzione è rivolta alla stringa testuale a scapito delle immagini.
- il contenuto non viene trasferito nella sua interezza per poter essere adattato alla stringa.
- l’utente deve guardare lo schermo sempre e comunque per non perdere informazioni.
- l’utente deve essere alfabetizzato e saper leggere senza problemi.

Nel caso del doppiaggio i vantaggi principali sono:
- si può assorbire gran parte dell’informazione anche solo attraverso l’audio senza dover stare con gli occhi incollati al video.
- le scelte terminologiche sono più fedeli ai contenuti del video originale e presentano molte meno restrizioni rispetto alla sottotitolazione.

Gli svantaggi principali invece sono:
- i movimenti della bocca degli attori non coincidono con le parole da loro pronunciate.
- le voci e i rumori di fondo non sono originali.

Non è possibile stabilire a priori quale delle due tecniche sia preferibile. Al di là dei diversi costi di realizzazione, la scelta dipende da vari fattori: il tipo di video, il contesto, il contenuto, il messaggio che si vuole trasmettere, le lingue su cui si deve lavorare, le preferenze del pubblico che si vuole raggiungere.
Prima di dare inizio ai lavori di traduzione, l’impresa e l’agenzia di traduzioni incaricata di eseguire il lavoro, devono soppesare bene tutti questi fattori poiché il procedimento per creare dei sottotitoli tradotti è completamente diverso dalla tecnica utilizzata per doppiare, e, qualora si cambi opinione dopo essere andati avanti con il progetto di traduzione, il lavoro eseguito potrà essere utilizzato solo in minima parte.

Traduzione di menù

 Categoria: Servizi di traduzione

Vi è mai capitato di mangiare in un ristorante all’estero e non aver capito assolutamente niente di quello che c’era scritto nel menù? Sicuramente sì e con ogni probabilità la cosa non vi ha fatto molto piacere. Magari non siete riusciti a capirvi nemmeno col cameriere e quello che vi hanno portato non era affatto quello che volevate.
Siamo pronti a scommettere che non avete rimesso piede in quel ristorante e, al vostro ritorno in patria, parlando del vostro soggiorno con amici, parenti e colleghi, non gli avete certo fatto una buona pubblicità.
Purtroppo, la traduzione dei menù, a nostro avviso un aspetto della ristorazione tutt’altro che secondario, viene ancora molto sottovalutato dalla maggior parte dei gestori. Sono ancora troppo pochi quelli che investono nella traduzione dei loro menù e, fra quei pochi, ve ne sono alcuni che, pur capendo l’importanza di farlo, per risparmiare si affidano a traduttori improvvisati e spesso ottengono effetti controproducenti.

Finché si tratta di tradurre nomi di piatti internazionali, il compito è relativamente semplice per chi opera nel settore da tanto tempo, ma le cose si complicano decisamente quando nel menu sono presenti ricette particolari o piatti tipici locali che, per loro stessa natura, talvolta richiedono una traduzione preliminare dal dialetto locale all’italiano.
Probabilmente la nostra sarà deformazione professionale ma ci imbattiamo molto di frequente in traduzioni alle soglie del ridicolo e non riusciamo a capirne il senso.
Perché rendere ai clienti e ai camerieri la vita difficile laddove con una semplice traduzione il problema sarebbe in gran parte risolto? Ci sarebbero molti meno disguidi e si otterrebbe un miglioramento della propria immagine poiché il cliente farebbe sicuramente una buona pubblicità al ristorante. Inoltre, anche le guide specializzate apprezzano i menù tradotti in più lingue e danno maggior importanza ai ristoranti che li adottano.

L’Italia è uno dei paesi che attraggono il maggior numero di turisti. È evidente che i ristoranti delle città d’arte o dei luoghi di villeggiatura dovrebbero avere un menù tradotto in molte lingue, non solo in inglese.
In città come Roma, Firenze, Venezia o Milano, un ristorante che voglia lavorare con clientela straniera, non può prescindere dall’avere un menù tradotto in almeno cinque o più lingue.
Ad ogni modo, vista la fama della cucina italiana all’estero, tutti i ristoranti, anche quelli con una frequentazione sporadica da parte di turisti stranieri, dovrebbero avere, come minimo, un menù tradotto in inglese, che è la lingua del turismo per eccellenza. Non tradurre il proprio menù in inglese arreca un piccolo danno al settore nel suo complesso e vanifica gli sforzi fatti dai singoli per cercare di offrire un buon servizio e un’alta qualità gastronomica.
I ristoratori, rivolgendosi a un’agenzia di traduzione, con un investimento minimo risolverebbero gran parte delle problematiche di comunicazione con i clienti stranieri, evitando incomprensioni o brutte figure ed ottenendo un sicuro beneficio in termini di immagine.

I classici della traduzione (8)

 Categoria: Storia della traduzione

BENEDETTO CROCE (1866 –1952)
Indivisibilità dell’espressione in modi o gradi e critica della retorica

Qualora per traduzione s’intenda il travasamento di un’espressione da una lingua ad un’altra, come il travasamento di un liquido da un vaso ad un altro di forma differente, la traduzione è impossibile. Una traduzione o sminuisce e guasta oppure crea una nuova espressione. Un’espressione elaborata in precedenza in forma estetica può essere rielaborata logicamente in un’altra forma altrettanto estetica, ma comunque nuova. Una buona traduzione è un’approssimazione dell’originale che ha valore d’opera d’arte in quanto può stare da sé.
Le traduzioni non estetiche, come quelle parafrastiche o quelle letterali, sono invece da considerarsi meri commenti alle espressioni originali, traduzioni che non riproducono le suddette espressioni originali, ma producono espressioni simili e più o meno vicine ad esse.
Le traduzioni di questo tipo sono semplici strumenti per una prima analisi delle opere originali, ma la comprensione del significato più profondo delle medesime può avvenire solo studiandole nella lingua in cui sono state scritte.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione”.

Traduzione blog

 Categoria: Servizi di traduzione

Un blog visitato quotidianamente da moltissime persone, se gestito in modo efficace, può diventare un vero e proprio affare. Tuttavia, far emergere un blog dall’anonimato e riuscire ad ottenere certi risultati è piuttosto arduo. Oggigiorno il blogging è un’attività che, se fatta a scopo di lucro, nella maggior parte dei casi richiede molti più sacrifici rispetto ai reali benefici che apporta in termini economici.
Ad ogni modo, dopo aver investito tanto tempo su un blog, prima di abbandonarlo al suo destino, si può fare ricorso a internet per trovare degli spunti che permettano di renderlo più visibile.
Ci sono migliaia di articoli pubblicati in rete sulle strategie da adottare per far volare un blog che non riesce nemmeno a decollare. Si parla dei contenuti da trattare, dell’importanza dei titoli degli articoli, della frequenza con la quale dovrebbero essere pubblicati, della loro lunghezza e del tipo di formattazione da privilegiare. Tra i tanti consigli che vengono dati ai lettori, c’è anche quello di tradurre il blog in inglese e in altre ingue.
L’inglese è la terza lingua più parlata del mondo come prima lingua, è la seconda lingua per il 94% dei non madrelingua in tutto il pianeta e, ancor più importante nel contesto di quest’articolo, è in assoluto la prima lingua del web, come avevamo commentato nell’articolo “Le prime dieci lingue del web” del 09 giugno. Da quanto detto appare evidente che la pubblicazione di articoli in inglese su un blog non possa che far aumentare le sue visite e i potenziali guadagni del blogger.

La maggior parte delle persone comprende l’importanza di tradurre un blog, ma quasi tutte commettono lo stesso grave errore: utilizzano software di traduzione automatica.
Come tutti sanno, la qualità delle traduzioni che questi strumenti sono in grado di fornire è davvero molto scarsa. Ciononostante, la stragrande maggioranza dei blogger se ne infischia e pubblica comunque gli articoli tradotti in automatico credendo di ottenerne benefici in termini, se non di qualità del blog, almeno di accessi.
Il fatto è che le traduzioni automatiche dei blog non forniscono assolutamente nessun tipo di beneficio in termini di accessi, si tratta di strumenti del tutto inutili in questo senso. Perché? Perché Google utilizza degli algoritmi di controllo grammaticale, ortografico e semantico che riescono facilmente a individuare frasi sconnesse e periodi sconclusionati. I siti che utilizzano un linguaggio approssimativo non hanno alcuna possibilità di ottenere successo e pertanto la traduzione di un blog in inglese o in altre lingue utilizzando un programma di traduzione online è perfettamente inutile.
L’unico vero investimento che può portare dei benefici reali è la traduzione del blog realizzata da un traduttore. Non è detto che si tratti di un investimento oneroso, le tariffe di un traduttore non sono sempre alte. Ad esempio, i traduttori neolaureati all’inizio della loro carriera hanno tariffe abbordabili e possono essere la soluzione ideale per fornirvi la traduzione multilingue del vostro blog e mettervi così in condizione di conquistare i lettori di tutto il mondo.

Le poesie: rompicapo per traduttori

 Categoria: Problematiche della traduzione

La scorsa settimana, così come molte altre volte in passato, abbiamo parlato delle difficoltà nel tradurre testi che contengano giochi di parole, metafore, rime, alliterazioni, acrostici, palindromi, insomma i classici rompicapo dei traduttori. Fra i testi più rognosetti abbiamo spesso annoverato le poesie e le barzellette, anche se le prime, in genere, comportano problemi infinitamente più grandi.

Le poesie, infatti, anche in assenza di rime o comunque decidendo di non mantenerle nella versione tradotta (sacrilegio!), hanno una metrica, una cadenza, un ritmo che difficilmente possono essere ricreati con la traduzione. A differenza di un testo “normale”, dove con qualche accorgimento si possono trovare sinonimi perfetti o comunque parole simili che non stonino più di tanto, una poesia è una sorta di cassaforte la cui combinazione è un insieme di parole uniche disposte secondo una sequenza altrettanto unica. Per aprirla senza danneggiarla è necessario ripetere quella particolare sequenza in un’altra lingua. La si può aprire anche a martellate o con la fiamma ossidrica però dopo aver utilizzato metodi così drastici la cassaforte non è più la stessa, ne abbiamo creata un’altra più brutta e malridotta. Talvolta, qualche traduttore in gamba, modificando la struttura della cassaforte attraverso ingegnosi stratagemmi, riesce a trovare il modo di aprirla e di renderla, in qualche caso, persino più bella. Il fatto però è che si tratta di un’altra cassaforte, non è più la stessa. Non siamo più in presenza di un testo tradotto ma di una nuova poesia a tutti gli effetti. Che sia più bella è del tutto secondario.

Ma allora come possiamo risolvere il problema? Dovremmo studiare decine di lingue per poter leggere le poesie direttamente nella lingua dell’autore? Non basterebbero cento vite. Meglio rassegnarsi all’imperfezione e poter assaporare il gusto dei poeti stranieri piuttosto che rimanere a bocca asciutta. Se nessun traduttore si fosse preso il disturbo di tradurli, non avremmo mai potuto conoscere i poeti russi, i classici greci, i sonetti latini o gli haiku giapponesi. E anche se talvolta il risultato non è perfetto crediamo sia doveroso continuare a tradurre certe opere.
Le barzellette invece potremmo anche evitare di tradurle, la loro importanza culturale è minima e, inoltre, ogni paese o regione ha il proprio codice umoristico, non è detto che quello che fa ridere in Giappone faccia ridere in Italia e viceversa, pertanto non riteniamo affatto necessario tradurre le barzellette. Ognuno si tenga le proprie con buona pace degli altri.

La formazione dei traduttori

 Categoria: Storia della traduzione

A dispetto del fatto che la traduzione abbia costituito uno dei principali motori dello sviluppo culturale nel corso della storia, essa è sempre stata sminuita del suo vero valore.
Sebbene l’esercizio traduttivo esista da tempo immemore (alcuni direbbero che è antico quanto il linguaggio stesso), i centri dedicati al suo insegnamento esistono da poco più di cinquanta anni. In poche aree del sapere troviamo una attività così ampiamente praticata come la traduzione e con un percorso didattico così recente. Il motivo principale di questa ancestrale mancanza di interesse per la formazione dei traduttori è da ricercare nel modo in cui i profani di questa materia hanno da sempre semplificato la complessità dell’attività di traduzione. A lungo ha prevalso la convinzione che la traduzione consistesse in una sorta di esercizio intuitivo realizzabile anche in modo autodidattico da individui la cui unica prerogativa era la conoscenza di una lingua straniera.

Fino a qualche anno fa, non era infrequente imbattersi in individui che, seguendo percorsi del tutto casuali, entravano nel settore della traduzione per trovare una fonte di sostentamento economico. Le intrusioni professionali e gli atti vandalici nei confronti della lingua commessi da qualche traduttore improvvisato erano all’ordine del giorno. Inoltre, va detto che per molto tempo i diritti dei traduttori professionisti sono stati ben pochi, se non addirittura inesistenti. Fortunatamente, questo panorama è andato cambiando con il tempo. Sebbene la traduzione sia tuttora un’attività scarsamente remunerata, è indubbio che negli ultimi decenni si sia assistito ad un progressivo riconoscimento dell’importanza di questa professione. Basti pensare, per esempio, alla frequenza con la quale vengono menzionati i nomi dei traduttori nelle rassegne letterarie (sempre troppo poco diranno molti). Frutto di questo riconoscimento sociale è, senza dubbio, l’aumento dei centri dedicati alla formazione dei traduttori. In realtà, è difficile stabilire fino a che punto il fatto che i centri siano aumentati sia causa o effetto della presenza sempre più tangibile del traduttore nella nostra società. Ad ogni modo, è indiscutibile che la carriera universitaria che tutti i traduttori intraprendono al giorno d’oggi regala sempre più credibilità e prestigio alla categoria nel suo complesso.

Tipologie di studenti di lingue

 Categoria: Le lingue

In quest’articolo analizzeremo le tre principali tipologie di studenti di lingue: lo studente uditivo, lo studente visivo e lo studente tattile. Chi studia una lingua ottiene risultati migliori se riesce a capire a quale delle tre categorie appartiene poiché può calibrare il suo metodo di studio sulla base delle proprie caratteristiche e delle proprie preferenze.

Lo studente uditivo
Lo studente uditivo apprezza le lezioni in cui il professore fornisce spiegazioni e commenti. In genere è un persona silenziosa che preferisce ascoltare anziché parlare, si nutre delle parole degli altri. Attraverso l’ascolto delle parole pronunciate da altri, il tono della voce, la velocità e i riflessi, interpreta i significati soggiacenti alle espressioni usate e li aggiunge alle proprie conoscenze. Questo non vuol dire che rifugga il dialogo, anzi considera i dibattiti e i dialoghi con i compagni una strategia di apprendimento molto valida. Ciò che comunque predilige è l’ascolto, quindi considera ottimi tutti i testi ascoltabili come le canzoni, le trasmissioni radiofoniche e altri tipi di testi registrati. Per questo motivo non disdegna affatto l’autoregistrazione e il successivo ascolto. Per questo tipo di studente l’informazione scritta ha un valore minore, soprattutto se non è successivamente ascoltabile.

Lo studente visivo
Lo studente di questa categoria predilige lo stimolo visivo. Si siede in prima fila durante le lezioni perché non sopporta gli ostacoli che gli impediscono la vista come ad esempio le teste delle persone. Vuole vedere bene il professore mentre spiega, come muove la labbra per pronunciare le parole e come le scrive sulla lavagna. Anche i gesti gli rendono più facile la comprensione delle lezioni. Le immagini, i grafici, le illustrazioni, i lucidi e i video sono tutti strumenti che gli facilitano l’apprendimento e lo rendono più efficace.
Quando nella lezione viene utilizzato materiale visivo, lo studente visivo ha più possibilità di apprendere poiché il suo livello di concentrazione aumenta e si dimostra più interessato. Per questo tipo di studente l’ideale è prendere lezioni private individuali che gli permettano di focalizzare la propria attenzione su un unico interlocutore.

Lo studente tattile
Questi tipi di studenti imparano meglio se stimolati con attività pratiche. In genere si tratta di individui fisicamente molto attivi che si annoiano mortalmente durante le lezioni teoriche. Hanno grosse difficoltà a rimanere seduti a lungo e tendono a distrarsi con facilità.
Per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue, per ottenere i migliori risultati da questo tipo di studente è auspicabile motivarlo con attività dinamiche come giochi di ruolo e laboratori di vario genere. In queste situazioni le sue potenzialità di apprendimento aumentano esponenzialmente poiché può parteciparvi attivamente anziché subire la lezione in modo passivo rimanendo seduto per ore. Lo stimolo massimo per questo tipo di studente è mettere in pratica fin da subito quanto appreso, soprattutto parlando.

Il concetto di intraducibilità

 Categoria: Problematiche della traduzione

Per affrontare l’argomento di cui abbiamo parlato nell’articolo di ieri, ossia il concetto di intraducibilità, abbiamo accennato alle problematiche che si possono incontrare in certe traduzioni di testi letterari. In particolare, abbiamo fatto riferimento alle difficoltà pressoché insormontabili che sorgono qualora si debba tradurre un lungo lipogramma.
La scelta del lipogramma come esempio per spiegare il concetto non è stata affatto casuale; abbiamo scelto volutamente qualcosa di veramente impossibile per rendere l’idea in modo efficace e lasciare un senso di impotenza nei fautori del “non esiste niente di intraducibile”.
Nell’articolo di oggi vogliamo trasmettere il medesimo concetto ma con un esempio estremamente più semplice, una freddura di una riga (per questo chiamata one-liner) tipica dello humor inglese:

“Do you know that girl whose whole left side was cut off? Well, she’s all right now.”

Le barzellette (o freddure) come questa, spesso racchiudono dei giochi di parole praticamente impossibili da rendere in un’altra lingua, soprattutto se la lingua è molto diversa.
Per chi non conosce l’inglese, la parola right ha molteplici significati fra cui “bene” e “destra”.
Se utilizzassimo la prima delle due accezioni (cioè “bene”) otterremmo: “conosci quella ragazza a cui è stata tagliata tutta la parte sinistra? Adesso sta bene”. A parte la situazione surreale, la traduzione è sicuramente corretta, il problema è che non fa ridere nessuno, viene tradito lo scopo per cui è stata scritta. Se invece traducessimo right con “destra” otterremmo: “conosci quella ragazza a cui è stata tagliata tutta la parte sinistra? Adesso è tutta destra”. In questo modo la traduzione, oltre a non far ridere, non avrebbe neppure alcun senso.
Magari scervellandosi e cercando parole diverse con significati simili si potrebbe anche riuscire a raggiungere un risultato accettabile ma non sarà mai e poi mai la stessa barzelletta.

La traduzione come percorso a ostacoli

 Categoria: Problematiche della traduzione

Con tutto il rispetto per la traduzione tecnica, senza la quale quest’agenzia non esisterebbe, tradurre un testo letterario è probabilmente un’esperienza più gratificante che tradurre un manuale d’istruzioni. Chi ha la grande fortuna di mantenersi lavorando nel campo della traduzione letteraria sa di cosa parliamo.
In alcuni casi, però, i traduttori letterari preferirebbero dover tradurre un manuale tecnico anziché i testi commissionati dagli editori. Non tanto per la “bruttezza” dei testi da tradurre, quanto per la difficoltà nel tradurli. Quando l’autore del testo decide di utilizzare rime, alliterazioni, acrostici, lipogrammi, palindromi e figure retoriche di vario genere, la traduzione si trasforma in un complicato percorso a ostacoli.

Gli ostacoli in certi casi possono essere superati (o comunque limitati) cercando un equilibrio fra le due esigenze fondamentali: da un lato il rispetto degli artifici linguistici che caratterizzano il testo e dall’altro il rispetto dei suoi contenuti.
In altri casi, raggiungere un compromesso soddisfacente fra le due esigenze è semplicemente impossibile, poiché il rispetto della struttura formale del testo genera nella traduzione contenuti completamente diversi o, viceversa, il rispetto dei contenuti rende difficilissimo il rispetto della struttura formale.

In questi casi non è affatto sbagliato parlare di “intraducibilità”.
Pensiamo, ad esempio, ad un lipogramma, cioè un testo in cui, per scelta dell’autore, non compare mai una vocale. L’intento di chi scrive è esplorare gli orizzonti espressivi della propria lingua, mentre il traduttore si muove in senso contrario, ovvero deve rimanere entro confini già delimitati. Se scrivere un testo di centinaia di pagine senza mai utilizzare una vocale è un’impresa improba, infinitamente più arduo (diciamo pure impossibile) è il compito del traduttore che deve percorrere un itinerario seguendo dei binari strettissimi e già tracciati.

Tecniche di interpretazione simultanea (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

L’interpretazione in retour di cui abbiamo parlato nel post di ieri è particolarmente utile nell’ambito di una riunione o una conferenza per fornire un relais tra le lingue meno conosciute e quelle più diffuse.
Ma che cos’è un relais? È l’interpretazione passando attraverso una terza lingua.
Quando un relatore si esprime in una lingua della quale non è fornita l’interpretazione diretta in una determinata lingua, per far sì che le sue parole vengano tradotte in quella lingua, un interprete può collegarsi ad un’altra cabina e sfruttare il lavoro di un collega.

Se, ad esempio, un relatore sta parlando in greco e, pur essendo presenti alcuni delegati svedesi in sala non è presente nessun interprete greco-svedese, un interprete inglese-svedese può ascoltare l’audio della cabina del collega greco-inglese ed eseguire la traduzione simultanea dall’inglese allo svedese. L’interprete traduce da una lingua diversa da quella utilizzata dal delegato, ma questo non comporta una grossa perdita di qualità.
Quando solamente uno o due interpreti conoscono una lingua non molto diffusa in modo passivo, si dice che essi sono i pivot (dal francese “perno”) per le altre cabine, che li utilizzano in relais. La tecnica del pivot in sostanza consiste nell’uso di una sola lingua come relais.

Un’altra tecnica di interpretazione simultanea è il cosiddetto cheval, dalla parola francese che significa “cavallo”. Si utilizza questa dicitura per indicare un interprete che sta “a cavallo” di due cabine nel corso di una stessa riunione, ossia lavora alternandosi in due cabine.
In genere ad ogni incontro sono presenti almeno due interpreti per lingua, ma se le lingue utilizzate in una riunione sono soltanto due, si può decidere di fare a meno di uno dei due utilizzando un interprete “cavallo” che traduce da e verso entrambe le lingue spostandosi da una cabina all’altra a seconda delle necessità.

Prima parte di questo articolo

Tecniche di interpretazione simultanea (1)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

In ambito europeo, la DGI, Direzione Generale Interpretazione, per poter garantire l’ampia gamma di soluzioni necessaria allo svolgimento di riunioni con 23 lingue ufficiali, utilizza tutte le tecniche di interpretazione simultanea esistenti.
Ieri abbiamo parlato del regime linguistico simmetrico (l’interpretazione è garantita da e verso tutte le lingue e ciò permette ai partecipanti di parlare e ascoltare nella loro lingua) e del regime linguistico asimmetrico (i partecipanti possono esprimersi in molte lingue ma l’interpretazione è fornita solo verso alcune).
Nell’articolo di oggi parleremo del retour (lo stesso interprete traduce da e verso due lingue) mentre in quello di domani parleremo del relais (interpretazione tra due lingue passando per una terza), del pivot (l’utilizzo di una lingua unica come relais) e dello cheval (un unico interprete lavora alternandosi in due cabine nell’ambito della stessa riunione).

Come brevemente accennato nel post di due giorni fa, generalmente gli interpreti di conferenza traducono verso la loro lingua attiva (cioè la loro madrelingua o Lingua A) a partire dalle loro lingue passive (Lingue C).
Tuttavia, alcuni interpreti, oltre alla propria madrelingua, hanno una conoscenza perfetta anche di una seconda lingua (definita Lingua B) che li mette in condizione di interpretare verso questa lingua partendo dalle altre lingue conosciute. Hanno cioè due lingue attive, anche se, per evidenti ragioni, spesso nella Lingua B non eseguono traduzioni in simultanea ma solo in consecutiva.
Sono pochi gli interpreti in grado di interpretare in due lingue e, quando ciò avviene, in gergo tecnico si dice che hanno un retour, un termine francese che significa “ritorno”. Molto rari sono i casi di interpreti che hanno più di due lingue attive.

Seconda parte di questo articolo

Regimi linguistici simmetrici e asimmetrici

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Quando in una riunione o in una conferenza tutte le lingue utilizzate dai partecipanti nel corso dei loro interventi vengono interpretate in tutte le lingue, il regime linguistico applicato viene definito, in gergo tecnico, completo e simmetrico. Se, ad esempio, in una riunione sono presenti partecipanti di 10 nazionalità diverse e viene garantita l’interpretazione verso tutte le lingue, siamo in presenza di un regime linguistico 10-10, con 10 lingue attive e 10 lingue passive.
In un regime linguistico simmetrico i partecipanti possono intervenire utilizzando liberamente la loro lingua e ascoltare, sempre nella loro lingua, la traduzione delle parole pronunciate dagli altri partecipanti.

In qualche caso, i partecipanti ad una riunione sono in grado di comprendere una lingua senza problemi ma non si sentono sufficientemente preparati per parlarla. Questa “abilità” può essere sfruttata per diminuire il numero degli interpreti necessari allo svolgimento della riunione e diminuirne i costi organizzativi. Nelle riunioni con pochi partecipanti le differenze in termini di costi non sono molto marcate, ma, nelle riunioni dove le lingue utilizzate sono molte, il risparmio è notevole. Si pensi, ad esempio, alle riunioni che si svolgono presso le istituzioni dell’Unione Europea dove le lingue ufficiali sono 23: per qualche riunione è necessaria la presenza di decine e decine di interpreti. Sfruttando le conoscenze linguistiche dei delegati, si possono diminuire drasticamente i costi di interpretazione.

Un regime linguistico nel quale si possono parlare più lingue di quelle di cui è possibile ascoltare l’interpretazione viene definito regime asimmetrico ridotto. Ovviamente, per poter utilizzare questo regime, è imprescindibile che tutti i partecipanti comprendano almeno una delle lingue attive. In gergo tecnico, una riunione con il regime EN-EL-FR-IT-ES-DE/EN-IT-ES è una cosiddetta “riunione 6-3”, in cui i partecipanti possono parlare inglese, greco, francese, italiano, spagnolo o tedesco, ma l’interpretazione è fornita solo in inglese, italiano e spagnolo.

Interpretazione: lingue attive e passive

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Nel nostro blog finora abbiamo parlato raramente di interpretazione poiché è un servizio che la nostra agenzia non fornisce direttamente.
Tuttavia, l’interpretazione (o interpretariato che dir si voglia) meriterebbe sicuramente più spazio, vista la strettissima parentela con la traduzione scritta.
Nell’articolo di oggi e in quelli dei prossimi giorni approfondiremo alcune tematiche cui abbiamo fatto riferimento in alcuni articoli pubblicati nell’ormai lontano agosto 2009.
In uno di quegli articoli facemmo un rapido accenno alla suddivisione fra Lingua A, Lingua B e Lingua C così come riconosciuta dall’AIIC, l’Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza.

La Lingua A e la Lingua B sono le cosiddette lingue “attive”. Le lingue attive sono le lingue verso le quali l’interprete traduce partendo dalle altre lingue che conosce. In genere l’interprete lavora sia in traduzione simultanea che in consecutiva verso la Lingua A (che è la sua madrelingua) mentre verso la Lingua B, pur avendone una padronanza praticamente perfetta, preferisce tradurre solo in consecutiva. Ad ogni modo, vi sono interpreti che traducono sia in simultanea che in consecutiva verso entrambe le lingue.
Nell’ambito di riunioni o conferenze nelle quali vi siano degli interpreti a lavoro, la lingua attiva è quindi la lingua parlata dagli interpreti e ascoltata dai partecipanti.
La Lingua C, invece, è detta “passiva”. L’interprete la comprende perfettamente e la sa anche parlare bene, ma non ad un livello tale da poter interpretare verso di essa (o esse, nel caso ve ne siano più di una). In un incontro, la lingua parlata dai partecipanti e ascoltata dagli interpreti è quindi la lingua passiva.

Nell’articolo di domani continueremo a parlare di questa tematica.

Una lingua franca per la scienza

 Categoria: Le lingue

Una delle idee più diffuse in ambito scientifico è che tutta la letteratura importante di settore sia pubblicata in inglese. Se ciò fosse vero e a tale convinzione aggiungessimo la credenza popolare secondo cui tutti coloro che operano nel settore conoscono alla perfezione la lingua d’oltremanica, la scienza vivrebbe inevitabilmente in un regime di totalitarismo linguistico.
Fortunatamente, lo scenario apocalittico appena descritto non si è ancora prefigurato, siamo ancora piuttosto lontani, anche se non lontanissimi. La situazione attuale corrisponde più a una sorta di multilinguismo imperfetto, con una lingua al centro del sistema e le altre tutte intorno ad essa. Una sorta di stella intorno alla quale ruotano pianeti più o meno grandi. Se i pianeti si ribellassero e smettessero di seguire le loro orbite avvicinandosi troppo alla stella, verrebbero inceneriti dal suo calore.

I nostri lettori non ci fraintendano. Siamo assolutamente favorevoli all’adozione ufficiale di una lingua franca per la scienza che contribuisca alla diffusione internazionale delle conoscenze e che faccia da ponte fra le altre lingue. Esse però devono mantenere la piena autonomia nelle aree geografiche di competenza e all’interno di queste devono fungere da strumento di comunicazione e divulgazione. L’inglese dev’essere utilizzato principalmente per la comunicazione tra persone che parlino lingue molto diverse ma non deve mai aspirare a raggiungere il rango di lingua universale, adatta a qualsiasi uso, funzione e situazione.
Ovviamente siamo di parte ma riteniamo che l’appiattimento sia pericoloso per il multiculturalismo e non sia in nessun caso auspicabile. Il pluralismo linguistico è una risorsa fondamentale sia per le lingue ma anche e soprattutto per le culture dei vari paesi e la traduzione scientifica ne costituisce la principale forma d’arricchimento. Il monolinguismo universale non è altro che la versione linguistica della dittatura in politica, che non ci risulta abbia mai funzionato in nessun luogo e in nessuna epoca.

Spagnolo lingua ufficiale negli Stati Uniti?

 Categoria: Le lingue

Come tutti sanno, a seguito della massiccia immigrazione dall’America Centrale e dall’America Latina (dove si parla prevalentemente spagnolo), questa lingua è diventata, in pratica, una seconda lingua ufficiale negli Stati Uniti. I numeri relativi al censimento del 2006 parlano da soli. Secondo i dati raccolti, gli ispanoparlanti residenti sul suolo statunitense sarebbero più di 35 milioni. Si tratta di stime da rivedere al rialzo visto che nel frattempo il fenomeno migratorio, nonostante gli sforzi fatti per contrastarlo, non si è certo arrestato.
Il tasso di crescita annuale della comunità ispanica si aggira intorno al 4%, più del triplo del tasso di crescita della popolazione mondiale.
Questi numeri fanno sì che, attualmente, gli Stati Uniti siano il sesto paese del mondo per numero di parlanti spagnolo. Vi sono più ispanoparlanti negli Stati Uniti che in Venezuela o in Colombia!
Gli esperti sostengono che, a questi ritmi, entro il 2050, più del 25% della popolazione statunitense parlerà spagnolo.

Il dibattito riguardo alla “lingua nazionale” è aperto e siamo certi continuerà ad esserlo per moltissimi anni ancora. È molto probabile che in Stati a forte concentrazione ispanica (come la California o la Florida) si arriverà presto al bilinguismo.
La televisione, le riviste e i mezzi d’informazione in genere, già oggi offrono versioni tradotte per raggiungere un pubblico più vasto. Le multinazionali come McDonalds e la Coca-Cola spendono milioni di euro per tradurre e localizzare le campagne pubblicitarie e fare in modo che arrivino anche agli ispanici. Persino il presidente Barack Obama pronuncia i suoi discorsi anche in spagnolo.
In questo scenario, i traduttori spagnolo-inglese e inglese-spagnolo che risiedono negli States (e, perché no, anche i traduttori residenti all’estero) possono stare tranquilli: negli anni a venire a loro il lavoro non mancherà di certo. Le traduzioni, sia formali che informali, rappresentano infatti un business in fortissima crescita negli Stati Uniti e conitinueranno ad esserlo a lungo.

Neologismi e parole a rischio estinzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

È da poco uscita la nuova edizione del celebre dizionario della lingua italiana “Zingarelli”, edito da Zanichelli. Accanto ai classici neologismi (parole nuove che entrano ufficialmente a far parte della lingua italiana) si segnala la presenza di 2900 parole a rischio estinzione. Si tratta di vocaboli il cui uso si è rarefatto nel tempo a causa dello scarso utilizzo da parte di giornali e tv, che di frequente li sostituiscono con sinonimi più semplici ma meno espressivi. Fra queste citiamo: “pavido”, “ineffabile”, “rigoglio”, “nitido” e “intrepido” che vengono abitualmente sostituiti dai più rassicuranti “pauroso”, “indescrivibile”, “lusso”, “chiaro” e “coraggioso”.

Come anticipato all’inizio dell’articolo, lo Zingarelli 2011 (edito nel 2010), oltre a segnalare la possibile dipartita di certe parole, si arricchisce di 1500 nuovi vocaboli, alcuni dei quali molto bizzarri. Fra questi vale la pena citarne alcuni: il “gollonzo”, un termine coniato dalla Gialappa’s Band per indicare un gol rocambolesco e fortunoso; il “barbatrucco”, una parola che proviene da lontano, ovvero dalla serie tv dei Barbapapà, nella quale i protagonisti si trasformavano grazie a un espediente ingegnoso, un “barbatrucco” appunto. E ancora: il “cinecocomero”, ovvero la variante estiva del “cinepanettone”, “archistar”, cioè “architetto celebre”, i “pinocchietti”, ossia i pantaloni sotto al ginocchio, i “fantasmini”, ovvero i calzini invisibili che si portano in estate, e moltissime altri ancora.

Trovare la giusta agenzia di traduzioni

 Categoria: Agenzie di traduzione

Un’azienda o un privato che non ricorrono abitualmente a servizi di traduzione, al momento in cui si trovassero ad aver bisogno di tali servizi, potrebbero incontrare qualche difficoltà nel reperire il fornitore adatto.
Trovare la giusta agenzia di traduzioni infatti non è così semplice come può sembrare e una ricerca su internet potrebbe trasformarsi in una grossa perdita di tempo.
Al di là della presenza sul web di truffatori, ciarlatani e incompetenti vari che non fanno certo onore alla categoria, anche le agenzie serie talvolta non forniscono i servizi desiderati dal cliente, pertanto è inutile chiamarle e perdere tempo.
Per limitare al minimo lo spreco di tempo e scremare il numero delle agenzie trovate nella ricerca è opportuno verificare direttamente sui loro siti se forniscono o meno il servizio al quale siamo interessati. Le tre domande chiave per restringere il campo sono:

1. Da quale lingua e verso quale lingua dev’essere effettuata la traduzione?
Se si tratta di lingue standard come l’inglese, lo spagnolo, l’italiano, il francese o il tedesco, la vostra ricerca non dovrebbe essere così difficile poiché la maggior parte delle agenzie lavora con queste lingue. Se, al contrario, si tratta di lingue meno conosciute, alcune agenzie di traduzione, a dispetto della loro grandezza o della loro visibilità sul web, potrebbero non essere attrezzate per eseguire traduzioni in quelle lingue. Verificate la lista delle lingue con cui lavorano prima di contattarle.

2. Il documento da tradurre contiene un linguaggio di tipo tecnico?
Alcune agenzie di traduzione offrono i propri servizi solo in certi campi. Alcune sono specializzate in traduzioni legali, altre in traduzioni finanziarie, altre ancora in traduzioni mediche e via dicendo.
Se il vostro documento contiene un linguaggio piuttosto tecnico, specifico di un settore in particolare, è probabile che molte agenzie non siano attrezzate per eseguire traduzioni di alta qualità in quel determinato campo. Verificate quindi quest’aspetto prima di contattarle.

3. Il documento richiede servizi speciali di formattazione o certificazione?
La risposta a questa domanda ridurrà non poco le vostre opzioni, poiché solo le agenzie di traduzione più grandi hanno una struttura che permette loro di offrire questo tipo di servizi. Possono infatti contare su esperti di informatica e di grafica in grado di maneggiare formati complessi nonché su traduttori abilitati a produrre traduzioni asseverate.

Siamo convinti che dopo aver valutato anche quest’ultimo aspetto, il ventaglio delle vostre opzioni sarà diminuito considerevolmente.

Il giorno del traduttore

 Categoria: Storia della traduzione

Nel calendario dei santi il 30 settembre è il giorno di San Girolamo. Nel mondo della traduzione San Girolamo (Sofronio Eusebio Girolamo, 347 d.C. – 420 d.C.) è universalmente considerato il santo patrono dei traduttori.
Storicamente San Girolamo non è stato il primissimo traduttore (nel senso letterale del termine), ma può essere considerato a pieno titolo un traduttore di fondamentale importanza nella storia della traduzione, giacché nel 383 d.C., per ordine di Papa Damaso I, tradusse la Bibbia in latino dall’antica versione greca ed ebraica. La sua opera, dal momento della sua stesura fino al Concilio Vaticano II (svoltosi fra il 1962 e il 1965), è stata per l’intera Chiesa cattolica la traduzione ufficiale della Bibbia.

La versione di San Girolamo è passata alla storia con il nome di Vulgata (da vulgus, “popolo”). Questo nome fu scelto per due ordini di ragioni: in primo luogo per il suo stile non troppo retorico e raffinato, quindi più adatto al popolo; in secondo luogo poiché ebbe una grandissima diffusione.
Oltre al merito di aver realizzato questa celebre traduzione biblica, San Girolamo è considerato anche il primo vero traduttologo, poiché, visto che la sua traduzione non era stata letterale come quella dei suoi predecessori, scrisse un trattato a sostegno della sua opera.
Nei calendari appesi alle pareti delle agenzie di traduzione, il 30 settembre è il giorno del traduttore, un giorno un po’ speciale nel quale viene commerata la figura di questo insigne traduttore, il cui contributo alla traduzione rimarrà per sempre ineguagliabile.

Barzellette sui traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Come per ogni professione che si rispetti, anche sui traduttori esistono freddure e barzellette. Ne riportiamo qualcuna “cattivella” sperando di strappare un sorriso ai nostri lettori e sperando che i nostri colleghi traggano alcuni piccoli consigli.

“Qual è il prezzo migliore che mi può praticare?”
“2500 euro.”
“Abbiamo in mano preventivi più bassi. Ci sono un sacco di traduttori pronti ad accettare il lavoro a un prezzo molto inferiore.”
“Non c’è problema, ci sono un sacco di clienti pronti a pagare le tariffe che richiedo.”

“Cosa fai?”
“Sono un traduttore.”
“Davvero? Interessante, ma mi riferivo a cosa fai per vivere…”
“Vuoi dire cosa faccio di lavoro? Non lavoro. Guadagno così tanto con le traduzioni che non ho bisogno di lavorare.”

“Qual è il prezzo migliore che mi può praticare?”
“2000 dollari americani.”
“Troppo alto per il Brasile.”
“Sì, lo so. Vivo qui ma non lavoro mai con clienti brasiliani. Prendo due piccioni con una fava, vivo in un posto esotico e lavoro con l’Europa e gli Stati Uniti.”

“Può consegnarmelo in tre giorni? È un lavoro veramente urgente.”
“Certo che posso.”
“Quanto mi verrà a costare?”
“1500 euro.”
“Non è un po’ troppo per un lavoro di tre giorni?”
“Posso farlo in una settimana se la può far sentire meglio”.

“Qual è il prezzo migliore che mi può praticare?”
“1000 euro.”
“Non è un po’ caro per un pezzo di carta?”
“No, non ha capito. La carta non gliela faccio pagare, il prezzo è relativo al mettere le parole sulla carta.”

“Qual è il suo prezzo migliore?”
“3000 euro.”
“Lei è completamente pazzo!”
“Ne sono consapevole. In effetti le mie tariffe sono così alte proprio per permettermi di pagare lo strizzacervelli.”

“Gli spazi non vanno tradotti, non vogliamo pagare anche gli spazi.”
“Ok, allora consegnerò il lavoro senza spazi.”

“Qual è il prezzo migliore che ci può praticare?”
“4000 euro.”
“Ci faccia un prezzo più basso. Lavoreremo spesso con lei in futuro.”
“Allora fareste meglio ad abituarvi alle mie tariffe fin da subito.”

La banca dati terminologica dell’UE

 Categoria: Strumenti di traduzione

IATE (InterActive Terminology for Europe) è la banca dati terminologica dell’Unione Europea.
È già attiva in tutte le 23 lingue ufficiali dell’UE e, allo stato attuale, contiene 8,7 milioni di termini, 100.000 frasi e 500.000 abbreviazioni.
La quantità di contenuti è diversa per ogni lingua e varia principalmente in base al tempo trascorso dal momento in cui ciascuna di esse è diventata lingua ufficiale dell’UE. Più una lingua è “vecchia”, più ricco è il contenuto terminologico ad essa relativo. L’obiettivo di lungo periodo è quello di livellare il contenuto di tutte le lingue ufficiali.
La riunione in un unico sito internet di tutte le risorse terminologiche delle istituzioni e degli organismi che compongono l’UE, consente di armonizzarle e di renderle più facilmente accessibili.

L’obiettivo di IATE è appunto quello di garantire attendibilità e coerenza terminologica a tutti i testi, in modo da assicurare la qualità della comunicazione scritta delle istituzioni e degli organismi dell’UE in tutte le lingue.
Gli utenti di quest’immensa banca dati terminologica multilingue possono trovare, per un certo termine nella lingua sorgente, il termine equivalente nella lingua d’arrivo selezionata.
In quest’ottica, si tratta di uno strumento di grande utilità anche per le istituzioni dei singoli paesi, che hanno la possibilità di trasferire in modo chiaro e senza ambiguità la legislazione europea nell’ordinamento nazionale.

IATE è il compendio di tutte le varie banche dati terminologiche che sono state utilizzate in passato dai vari servizi di traduzione dell’UE (Eurodicautom, TIS ed Euterpe) ma si distingue rispetto ai suoi predecessori per due ordini di ragioni.
In primis, il suo carattere interattivo: tutti i traduttori delle istituzioni europee possono modificare le informazioni o immetterne di nuove. I terminologi dei servizi di traduzione si occupano di verificare la validità delle informazioni che essi aggiungono o aggiornano.
In secondo luogo, il suo carattere interistituzionale: tutte le principali istituzioni europee hanno partecipato attivamente alla creazione di IATE e contribuiscono al suo continuo aggiornamento. Tra queste citiamo la Commissione, il Parlamento, il Consiglio, la Banca centrale, la Banca europea per gli investimenti, la Corte dei conti, la Corte di giustizia, il Comitato economico e sociale, il Comitato delle regioni e, ovviamente, il Centro di traduzione.
L’accesso al sito è gratuito ed è aperto a chiunque voglia utilizzarlo: traduttori, linguisti, studiosi, studenti, professionisti in genere, o anche semplici cittadini.

Conferme d’ordine e ricevute di pagamento

 Categoria: Traduttori freelance

Con l’articolo di oggi concludiamo la panoramica sull’organizzazione del lavoro per un traduttore freelance, che ha occupato le pagine di questo blog nelle ultime settimane.
Ieri abbiamo parlato dell’archiviazione delle fatture sul computer, in quello di oggi parleremo brevemente delle conferme d’ordine e delle ricevute di pagamento.

Le conferme d’ordine, così come le fatture, sono documenti di vitale importanza, pertanto è auspicabile archiviarle seguendo uno schema preciso. A nostro avviso, può essere ricalcato lo schema creato per l’archiviazione delle fatture: due macrocartelle, una per le conferme d’ordine che i clienti ci inviano e l’altra per quelle che mandiamo noi (per lavori che abbiamo affidato ad altri colleghi o ad altri operatori del settore e per gli acquisti che abbiamo effettuato).
All’interno della cartella delle conferme d’ordine ricevute possiamo poi creare due sottocartelle, una organizzata per cliente e l’altra per data. Nella prima, ogni cliente avrà a sua volta una propria sottocartella nella quale inseriremo le conferme d’ordine che ci ha inviato. Nella seconda invece faremo un elenco cronologico delle conferme d’ordine ricevute. Grazie a questo duplice salvataggio potremmo poi effettuare ricerche sia per data che per cliente, trovando con rapidità il documento che cerchiamo.
Concluso l’anno solare, sposteremo il contenuto delle due cartelle in due nuove cartelle denominate come l’anno al quale si riferiscono. Nel compiere quest’operazione, è essenziale mantenere la suddivisione creata proprio per semplificare eventuali ricerche future.

Per quanto riguarda l’archiviazione delle ricevute dei pagamenti, possiamo impostare un discorso analogo alle fatture e alle conferme d’ordine creando un’altra cartella apposita.
La maggior parte dei pagamenti che effettuiamo sono relativi alle imposte. Effettuando le transazioni online, le tracce dei pagamenti rimangono memorizzate nell’account che la banca mette a nostra disposizione sul proprio sito, però è comunque buona norma effettuare delle copie sul nostro computer o su altri supporti. Anche le ricevute di pagamento che emettiamo a beneficio dei nostri collaboratori possono essere facilmente archiviate in formato digitale. Ovviamente, lo stesso non può essere fatto per una parte dei nostri acquisti (hardware di vario genere, dizionari, ecc.), accompagnati sempre da ricevute cartacee. Ad ogni modo, a meno che non siate dei compratori compulsivi, si tratterà di pochissime ricevute e potremmo quindi pensare di farne delle scansioni per avere comunque un archivio elettronico.

Accanto a questa miriade di file (cartelle di lavoro, fatture, conferme d’ordine, ricevute dei pagamenti), è molto utile creare delle tabelle riepilogative. Ad esempio, nel caso delle fatture emesse, per avere sempre la situazione pagamenti sotto controllo, basta preparare una tabella che contenga i dati di ogni fattura (numero progressivo, data di emissione, nome del cliente, importo, modalità di pagamento). Per non dimenticare di incassare una fattura sarà sufficiente contrassegnare ciascuna con la sigla “pagata” oppure “in attesa di pagamento”.
Un problema che sembra impossibile che accada ed invece a qualche distratto capita con frequenza è dimenticare di fare la fattura. Se non la facciamo, non la inviamo, non la salviamo in nessuna cartella e non la registriamo nelle tabelle riepilogative. Con il tempo ci dimentichiamo del lavoro svolto ed è come se non avessimo mai lavorato! La maggior parte dei clienti ovviamente si guarda bene dal farci notare la mancata ricezione della fattura e il pagamento va in cavalleria.
Per evitare che ciò accada, è buona norma preparare la fattura immediatamente dopo la consegna del lavoro. Magari si può aspettare anche qualche giorno ad inviarla ma, una volta fatta, con le regole di archiviazione che ci siamo dati, se ci dimenticassimo di inviarla ce ne accorgeremmo in breve.

Fatture

 Categoria: Traduttori freelance

Di ritorno dalle vacanze, si sa, non si riesce a dare il 100% da subito e le disattenzioni possono giocare brutti scherzi. L’articolo di ieri e quello di oggi dovevano chiudere il cerchio su un argomento la cui trattazione era iniziata settimane fa, cioè l’organizzazione del lavoro nell’ambito della professione di traduttore freelance. In realtà, a causa della distrazione di un redattore, ieri è stato pubblicato un articolo che non ha nulla a che vedere con l’argomento in questione e la cui uscita era infatti programmata per lunedì. Ci scusiamo con i nostri lettori per l’errore e inseriamo oggi l’articolo relativo all’archiviazione delle fatture, il penultimo della serie. Con quello di domani sulle conferme d’ordine e sulle ricevute dei pagamenti effettuati, termineremo la rassegna iniziata il 30 agosto.

Per la gestione della contabilità di un traduttore non è necessario un programma apposito, è sufficiente essere ordinati e organizzati. Innanzitutto, per risparmiare tempo quando dobbiamo fare una nuova fattura, è consigliabile predisporre un modello di fattura per ciascun cliente, in modo tale da non dover inserire i suoi dati tutte le volte. Tra i dati da inserire c’è l’intestazione della ditta o il nome per esteso se si tratta di un privato, l’indirizzo, il numero di partita Iva o il codice fiscale. Al contrario, è opportuno lasciare vuoti gli spazi relativi alla descrizione del lavoro e alla tariffa applicata, nonché al numero della fattura e al suo importo.

Per l’archiviazione delle fatture, è opportuno creare due macrocartelle, una per le fatture che emettiamo a fronte dei lavori realizzati e l’altra per le fatture che riceviamo (per acquisti fatti o per lavori che abbiamo affidato a terzi). Nella cartella delle fatture emesse possiamo creare due cartelle, una per data e l’altra per cliente. Nella prima inseriremo direttamente tutte le fatture ordinate cronologicamente, nella seconda creeremo tante sottocartelle quanti sono i clienti e all’interno di ciascuna inseriremo le rispettive fatture. In pratica ogni file di fattura sarà in duplice copia e presente in due cartelle diverse in modo tale da semplificare eventuali ricerche. Alla fine di ogni anno dovremmo spostare le fatture per data fatte nell’anno appena trascorso in una nuova cartella che chiameremo come l’anno medesimo. Lo stesso dovrà essere fatto all’interno di ogni cartella cliente. In questo modo rimarrà tutto a portata di mano e ben archiviato.

Agenzie di traduzione

 Categoria: Agenzie di traduzione

Dopo un breve periodo di vacanza torniamo a scrivere sul blog. E lo facciamo parlando delle agenzie di traduzione.
Fino a una quindicina d’anni fa, prima che iniziasse il boom di internet, la maggior parte delle agenzie di traduzioni sia italiane che estere, traducevano da e verso pochissime lingue, disponevano al massimo di un programma di traduzione e il loro personale era composto unicamente da traduttori locali.
Nel corso degli anni le esigenze dei clienti sono decisamente aumentate. Il mercato di riferimento non è più la regione sede dell’azienda ma il mondo intero e questo comporta di riflesso la necessità di traduzioni da e verso un numero molto maggiore di lingue.
Il discorso vale anche per le agenzie di traduzione stesse, che devono spostare i propri orizzonti sempre più verso l’estero, poiché il mercato interno è invaso dalle agenzie nostrane e anche da quelle straniere, le quali attirano clienti con politiche di prezzo aggressive spesso però accompagnate da un servizio di scarsa qualità.

Escludendo queste mele marce, vi sono sul mercato agenzie grandi e molto professionali che, oltre a poter contare su eserciti di traduttori, dispongono di personale commerciale e amministrativo, specializzato in marketing, hanno dipartimenti interni per la gestione delle risorse umane, programmatori, project manager, grafici, consulenti di vario tipo e molte altre figure professionali.
A questi professionisti vengono forniti programmi, strumenti di traduzione, sistemi e software specialistici di ogni genere che permettono alle agenzie di offrire servizi che vanno al di là della mera traduzione, come ad esempio la grafica e la localizzazione.

Inoltre, avvalendosi di traduttori non solo locali ma residenti in tutto il mondo e specializzati in vari settori, le agenzie riescono ad tradurre in un’infinità di combinazioni linguistiche e ad aumentare notevolmente il ventaglio dei settori in cui sono in grado di realizzare traduzioni, garantendo allo stesso tempo una qualità molto alta, una maggior puntualità e una maggior convenienza per il cliente.
Un’agenzia di traduzione che voglia mantenersi in linea con la concorrenza dovrebbe pertanto cercare di aumentare costantemente la gamma di combinazioni linguistiche offerta e specializzarsi il più possibile in traduzioni tecniche di vario genere.
Le agenzie di traduzione specializzate in un solo ambito (per esempio quello legale) o comunque in pochi ambiti, pur fornendo un’eccellente qualità di traduzione, a meno di non poter contare su clienti estremamente fidelizzati, rischiano di essere schiacciate dalle realtà appena descritte ed escluse dal mercato.

Cartelle di lavoro

 Categoria: Traduttori freelance

Nei giorni scorsi abbiamo parlato della sicurezza del computer e della gestione della posta elettronica. La stessa filosofia improntata all’organizzazione e all’ordine dev’essere mantenuta anche per le cartelle di lavoro presenti nel nostro computer.
Dopo aver creato una cartella madre (che potremmo ad esempio chiamare “Lavoro”) è opportuno creare delle sottocartelle dedicate ad ogni cliente in cui salvare i dati in entrata e quelli in uscita.
Per razionalizzare al massimo il lavoro, all’interno di ogni cartella cliente si può pensare di creare quattro sottocartelle: una relativa ai file ricevuti, un’altra relativa ai preventivi inviati, un’altra ancora contenente il materiale riguardante i lavori in corso e l’ultima contenente i file tradotti e consegnati.

Nella prima cartella archivieremo le copie originali dei file. Questo è importante per mille motivi, non ultimo il fatto che programmi come Trados a volte non riescono più a gestire certi file a causa di tag corrotti e dobbiamo per forza riutilizzare il file originale.
La seconda cartella ci serve per archiviare provvisoriamente i preventivi inviati.
Nella terza cartella vanno invece salvati tutti i file relativi al progetto in corso, ivi compresi eventuali glossari, memorie di traduzione o file di riferimento e di consultazione.
Una volta ultimato il lavoro e consegnato il file definitivo, questo va salvato nella quarta cartella.

In quest’ultima vanno opportunamente spostati anche tutti i file contenuti nelle prime tre cartelle, in modo da tenerle sempre vuote e ordinate per i lavori in corso. Tuttavia, se alla fine di ogni lavoro spostassimo il contenuto delle prime tre cartelle nell’ultima, entro qualche settimana in questa si verrebbe a creare un intricatissimo elenco di file.
La miglior cosa da fare affinché ciò non avvenga, è creare nella cartella in questione una sottocartella relativa ad ogni lavoro consegnato. In questo modo avremo sempre le prime tre cartelle con i file relativi ai soli lavori in corso, mentre nella quarta tutto il materiale relativo ai lavori consegnati, dalla a alla z.
Seguendo queste semplici regole (più facili da seguire che da spiegare), riuscirete a tenere tutto sotto controllo, non farete confusione tra file appartenenti a progetti diversi e correrete il rischio di perdere dati. Provare per credere.

Nei prossimi 6 giorni le pubblicazioni di questo blog verranno sospese. Non ci prendevamo una pausa così lunga dal lontano 8 ottobre 2009. Torneremo a parlare dell’importanza dell’organizzazione del lavoro per i traduttori freelance il 23 settembre.

Schema di protezione per il computer

 Categoria: Traduttori freelance

Negli articoli più recenti abbiamo parlato di firewall, di antivirus, di spyware, insomma di una serie di concetti legati alla sicurezza del computer. L’articolo di oggi costituisce un po’ il riassunto di quanto detto nei giorni scorsi. Lo scopo è quello di fornire uno schema di protezione per il computer. Nella nostra lista di applicazioni utili abbiamo volutamente inserito solo programmi scaricabili gratuitamente su internet sempre che l’utilizzazione degli stessi non abbia finalità commerciali, imprenditoriali o governative.

Firewall: Zone Alarm
Antivirus: Avast
Antispyware: Ad-Aware

Se questi programmi vengono impostati in modo corretto e aggiornati continuamente, il computer godrà di buona salute a lungo. In aggiunta al loro utilizzo, per mantenere il pc in ordine, è consigliabile effettuare delle operazioni periodiche utilizzando le applicazioni fornite dalla casa madre. In ambiente Windows, eseguendo la funzione “Pulizia disco” una volta alla settimana vengono eliminati tutti i file temporanei di internet e i file di backup che si creano quotidianamente nel computer e rimangono inutilizzati. Se la quantità di file di questo tipo diventa eccessiva, con il tempo le prestazioni del sistema risultano rallentate.
Un’altra operazione che permette di riordinare l’hard-disk e recuperare spazio utile è la deframmentazione. Non ha senso eseguirla frequentemente, un paio di volte all’anno sono sufficienti. È possibile programmare queste operazioni in modo tale che il computer ci avvisi con degli alert quando è giunto il momento di eseguirle.
Per comprimere dati in modo tale da renderli meno pesanti e poterli salvare su supporti esterni abbiamo consigliato WinRAR e 7Zip, anch’essi gratuiti.

Nei giorni scorsi abbiamo anche parlato della gestione efficiente della posta elettronica.
A nostro avviso i provider che forniscono maggiori garanzie in termini di protezione contro la spam sono Hotmail, Yahoo e Gmail. Ovviamente ve ne sono anche moltissimi altri che funzionano bene.
Per proteggersi ulteriormente contro la posta indesiderata si possono usare programmi appositi come Cloudmark mentre per estrarre le mail dall’account di posta e salvare i dati altrove si possono usare programmi come DBXtract.

Programmi spia (spyware)

 Categoria: Traduttori freelance

Sicuramente vi sarà capitato spesso di effettuare una ricerca su internet di un prodotto o di un servizio. Vi siete mai chiesti perché, dopo aver effettuato ricerche mirate e piuttosto insistite, nei giorni successivi alla ricerca vi appaiono dei banner con delle offerte commerciali riguardanti prodotti o servizi strettamente attinenti a quelli che stavate cercando?
La risposta è che un qualche tipo di programma spia si annida nel vostro computer.
I programmi spia sono programmi che captano informazioni sulle nostri abitudini di navigazione in internet e li inviano alle imprese che li distribuiscono. Talvolta questi programmi vengono integrati all’interno di altri programmi utili e scaricabili gratuitamente. È sì vero che la ditta che fornisce tali programmi quasi sempre ci informa della sua politica sulla privacy, ma questo non ci evita lo scotto di essere costantemente monitorati. Ogni qual volta ci colleghiamo alla rete, la nostra connessione viene spiata al fine di carpire dati riguardanti le nostre preferenze.

Alla luce di quanto appena detto, prima di eliminare dal computer determinati programmi spia, dovremmo valutare attentamente se ci arreca un danno maggiore la presenza del programma spia o l’assenza di quello nel quale esso è integrato. Con ogni probabilità, infatti, l’eliminazione dello spyware ha come conseguenza il mancato funzionamento del programma principale.
Per verificare se nel nostro pc si sono introdotti spyware più o meno pericolosi ed eventualmente eliminarli, occorre attivare con una certa frequenza degli appositi programmi anti-spyware (o spyware remover). Ce ne sono molti sul mercato, sia a pagamento che gratuiti e la maggior parte di essi elimina anche i fastidiosi adware (applicazioni che generano finestre pop-up nelle quali appaiono pubblicità di prodotti). Un software gratuito che raccomandiamo è Ad-Aware.

La gestione della posta elettronica

 Categoria: Traduttori freelance

Perché è importante evitare di ricevere tanta spam? La risposta è ovvia: per poter lavorare meglio. Come abbiamo detto all’inizio di questa rassegna di articoli sui traduttori freelance, l’organizzazione è basilare in questa professione, e, visto che la posta elettronica ne è uno strumento essenziale, tenerla in ordine permette di gestire i nostri affari in modo efficace e tempestivo. Al contrario, se è piena di spazzatura ciò risulta molto più complicato.

Dopo aver vinto la battaglia contro gli spammer non abbiamo vinto la guerra. Il passo successivo è organizzare l’account in modo tale da poter rintracciare in caso di necessità la comunicazione giusta in poco tempo.
La prima operazione da compiere è creare sotto alla cartella “Posta in arrivo” delle cartelle separate per i clienti con i quali abbiamo una corrispondenza frequente. Dopodiché occorre impostare delle regole affinché i messaggi vengano smistati automaticamente nelle rispettive cartelle. In questo modo, nella cartella della “Posta in arrivo” confluiranno solo i messaggi di posta generica.
Se abbiamo seguito le regole elencate nei post dei giorni scorsi, in teoria non dovremmo ricevere tanta spam, ma, laddove qualche messaggio riuscisse a superare tutte le barriere erette a protezione della nostra casella, basterà bloccarne il mittente per non ricevere nessun’altra comunicazione da quell’indirizzo.

Alcuni rapidi consigli. Il successo in ogni professione di tipo commerciale, dipende oltre che dalle capacità e dalle competenze, anche e soprattutto dalla bravura nel “vendersi” sul mercato. Mantenere delle buone relazioni con i clienti è fondamentale per creare rapporti di lavoro continuativi. Per riuscirci, è necessaria una buona gestione della posta elettronica.
Oltre ad usare un tono e uno stile di scrittura corretto, occorre imparare a dare delle priorità. È fondamentale riuscire a capire quando è necessario dare una risposta immediata e quando invece il cliente può aspettare.
Quando si è assenti oppure non si ha il tempo materiale di rispondere, è auspicabile impostare un messaggio automatico di risposta per avvertire il cliente del ritardo nel rispondere.
Buona norma è contrassegnare come “da leggere” i messaggi ai quali non si è dato risposta per avere un ordine visivo oltre che mentale.

Infine, quando la casella inizia a riempirsi, è opportuno liberarla dai messaggi più datati. Questo non vuol dire cancellarli completamente, ma salvarli sull’hard disk o su un’unità rimuovibile in modo da poterli recuperare se si ha bisogno di informazioni inerenti a lavori passati o qualora sorgessero problemi a distanza di tempo. Ci sono vari programmi che permettono di estrarre i dati dall’account e trasferirli altrove, uno di questi è ad esempio DBXtract.

Posta indesiderata

 Categoria: Traduttori freelance

Nell’articolo di ieri abbiamo parlato della posta indesiderata, la cosiddetta spam, dando alcuni suggerimenti per cercare di limitarne la ricezione. Anche seguendo le due regole a cui abbiamo fatto riferimento (non pubblicare il proprio indirizzo in un sito e non utilizzarlo per iscrizioni in siti di dubbia reputazione), è comunque probabile che prima o poi si riceva lo stesso un po’ di spazzatura.
La maggior parte di questi messaggi sono di tipo commerciale e includono dei link per annullare la propria registrazione. Non si deve mai rispondere a questi messaggi o cliccare su quei link (e su nessun altro contenuto dei messaggi come banner o simili) poiché quasi sempre l’unico risultato che si ottiene è quello di confermare ai mittenti dei messaggi indesiderati che l’indirizzo del destinatario è attivo.

Un altro dei motivi per cui riceviamo tanta posta indesiderata è la proliferazione delle catene di messaggi. Si tratta di un tipo di spam che, con un qualsiasi pretesto, esorta i destinatari a inoltrare i messaggi in questione a tutti gli indirizzi presenti nella loro rubrica. In questo modo si forma una catena di indirizzi validi nei campi “Per:” (o “A:”) e “Cc:”, che possono essere facilmente catturati dagli spammer. La miglior cosa da fare è non rispondere mai a questo tipo di messaggi né inoltrarli. Tuttavia, se riteniamo sia assolutamente necessario inoltrare un messaggio di questo tipo, non si dovrebbero mai utilizzare i campi sopraindicati ma il campo “Ccn:” (Copia nascosta). In questo modo la lista dei destinatari rimane nascosta, rispettando così la privacy dei nostri contatti.

Ad ogni buon conto, per avere una protezione completa contro i messaggi di posta indesiderata, oltre a seguire le regole che abbiamo indicato nell’articolo di oggi e in quello di ieri, è comunque necessario configurare correttamente le impostazioni del nostro account di posta elettronica.
Generalmente i moderni provider di posta elettronica come Hotmail, Yahoo o Gmail contengono applicazioni che identificano la posta indesiderata mediante parole chiave e la inviano direttamente nel cestino oppure la contrassegnano mettendo la parola (SPAM) in evidenza nell’oggetto del messaggio.
Se il provider che utilizziamo non fornisce questo tipo di servizio in automatico, l’unica soluzione per limitare la ricezione di questa robaccia è aumentare il grado di filtraggio antispam della nostra casella di posta utilizzando programmi appositamente creati per combattere questa piaga sociale. Uno di questi è ad esempio Cloudmark.

Posta elettronica non richiesta (spam)

 Categoria: Traduttori freelance

Un altro problema molto fastidioso e che, in qualche caso, può addirittura pregiudicare la sicurezza del nostro computer, è la posta elettronica non richiesta, la cosiddetta spam. Ne riceviamo ogni giorno di più, è una specie di peste che si diffonde a macchia d’olio. Alcuni si chiederanno: chi ha dato agli spammer il nostro indirizzo di posta elettronica? La risposta è molto semplice: noi stessi o qualcuno dei nostri contatti.

La casistica dei modi in cui ciò può essere avvenuto è piuttosto varia. Se possediamo un sito internet e in esso abbiamo inserito il nostro indirizzo di posta elettronica in bella vista, abbiamo offerto su un piatto d’argento l’accesso alla nostra casella.
Esistono infatti appositi programmi denominati “spider” il cui scopo è quello di rastrellare indirizzi e-mail passando internet a pettine. Gli spider sono programmati per trovare tutte le stringhe di testo che comprendono la “@”, che è il simbolo convenzionalmente associato alla posta elettronica. Per evitare che gli spider trovino il loro indirizzo, i più avveduti non lo pubblicano sul proprio sito internet ma inseriscono in esso un form di contatto da compilare. Altri sostituiscono la @ con [at] o (at), per rendere più difficile il compito degli spider. Questo stratagemma però può trarre in inganno gli utenti meno esperti, che così “camuffato” non lo riconoscono come indirizzo di posta elettronica. Inoltre, gli spider stanno diventando sempre più “intelligenti” e qualcuno di essi è già in grado di capire il trucco.

La pubblicazione sul proprio sito internet non è certo l’unico modo per fornire involontariamente il proprio indirizzo e-mail agli spammer. Esso può essere caduto nelle loro mani perché ci siamo registrati in un forum, in un blog, in una chat, o in qualunque altro sito ci abbia richiesto l’indirizzo di posta elettronica. Ovviamente, in più siti si lascia il nostro indirizzo e più è alta la probabilità di ricevere spazzatura ma in qualche caso è sufficiente anche farlo una sola volta in un solo sito internet.
Il primo suggerimento che ci sentiamo di dare è non iscriversi in nessun sito con il proprio indirizzo personale o aziendale. Una volta finito nelle mani sbagliate, di esso può essere fatto un utilizzo fraudolento e, in barba alla legge sulla privacy, può essere rivenduto a terzi insieme a quelli di moltissimi altri malcapitati come noi. Se dobbiamo per forza fornire un indirizzo per registrarsi da qualche parte, la cosa più logica da fare è creare due account: uno da dare ai nostri contatti e ai siti che riteniamo seri (banche, siti istituzionali, enti di vario genere) e un altro per i siti più “leggeri”. Così facendo, avremo la matematica certezza che tutta la posta che riceviamo nel primo sia degna di interesse o comunque non sia spam, mentre tutto ciò che riceviamo nel secondo sia posta indesiderata.

La sicurezza del computer: i virus

 Categoria: Traduttori freelance

Ogni giorno che passa, gli attacchi ai nostri computer si fanno sempre più frequenti e sofisticati. Vista l’importanza dei file contenuti nel nostro pc è fondamentale proteggerlo nel miglior modo possibile. Dedicheremo i prossimi post alla sicurezza del computer.

Iniziamo la nostra rassegna dai virus. Si tratta di programmi che si introducono all’interno del pc e si eseguono senza il nostro consenso. Esistono varie tipologie di virus, alcuni sono pressoché innocui, altri possono provocare danni più o meno gravi. I virus si introducono nel nostro computer in vari modi. Le due vie classiche sono i supporti informatici infettati e gli strumenti di comunicazione elettronica come le e-mail. Com’è logico supporre, il miglior modo per poter contrastare efficacemente questo tipo di minacce è dotarsi di un buon antivirus (come Norton, McAfee, Kaspersky, o Avast, che tra l’altro è gratuito). Purtroppo i programmi antivirus spesso rallentano non poco le prestazioni del computer e di conseguenza il nostro lavoro. Per limitare questa problematica possiamo programmare le scansioni quotidiane del sistema in un momento della giornata in cui siamo certi che non utilizzeremo il computer.

Oltre ai virus classici, esistono virus molto nocivi che possono introdursi nel nostro pc attraverso una qualsiasi porta aperta, essendo una porta nient’altro che una posizione di memoria utilizzata dal pc per inviare e ricevere informazioni.
Se siamo perennemente collegati ad internet, anche un buon antivirus aggiornato continuamente potrebbe non essere sufficiente. Si rende necessario installare programmi come ZoneAlarm, che effettuano continue scansioni del pc bloccando le intrusioni esterne e comportandosi in pratica come un firewall. Infine, è buona norma aggiornare continuamente il nostro sistema operativo con i pacchetti di sicurezza della casa madre.

Il computer del traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Il computer è senza dubbio il principale strumento di lavoro dei traduttori. Non è necessario un computer con un hard disk di grandi dimensioni ma è consigliabile comprarne uno con una buona memoria RAM, per poter eseguire più operazioni contemporaneamente senza rallentare eccessivamente i processi. 2 gigabyte sono sufficienti ma attualmente in commercio si trovano anche modelli con più memoria.
Esistono molti tipi di schermo. Non ne consigliamo nessuno in particolare ma vi raccomandiamo che lo posizioniate davanti a voi e non di lato. Cercate inoltre di fare in modo che lo schermo rimanga leggermente più in basso rispetto ai vostri occhi e ad una distanza di 1,5/2 volte la diagonale dello schermo. Il vostro collo e la vostra vista ve ne saranno molto riconoscenti.
Il modo migliore per scrivere sulla tastiera è tenendo i gomiti a 90 gradi e appoggiando i polsi su un tappetino. Per quanto riguarda la tastiera, è consigliabile che sia meccanica, ovvero di quelle che fanno “clic, clic” quando le dita si muovono sui tasti.

Infine, fondamentale è attrezzarsi con delle unità per fare periodicamente copie di sicurezza (o copie di backup) di tutto il contenuto del computer: i file di lavoro, le memorie di traduzione, i glossari, ma anche delle fatture e delle ricevute, degli ordini di lavoro, così come di tutti i programmi e in generale dell’intero sistema.
Per eseguire il backup si possono utilizzare unità hard-disk rimovibili, chiavette usb, CD-ROM, o, per gli avversi al rischio a livelli patologici, aree ftp esterne all’abitazione o all’ufficio.
Sostanzialmente si tratta di spazi web forniti da Google, Yahoo, e altri provider che, in caso di distruzione o smarrimento del computer e di tutte le copie di sicurezza eseguite (ad esempio causa furto o incendio) permettono di salvare il contenuto del computer.
Prima di procedere al trasferimento dei file, occorre scorrere le varie cartelle da archiviare e “ripulirle”, comprimendo i file con Winzip, WinRar, 7zip o altro programma e cancellando eventuali file inutili.

A nostro avviso, per i lavori in corso d’opera è opportuno eseguire quotidianamente il backup dei file e delle memorie di traduzione. Per altri file come fatture emesse/ricevute, e-mail inviate/ricevute ecc. dipende tutto da come ci poniamo nei confronti del rischio.
Un traduttore avverso al rischio effettuerà il backup settimanalmente o magari mensilmente. Al contrario, un traduttore propenso al rischio aspetterà la fine dell’anno solare per fare le copie.

Il traduttore efficiente

 Categoria: Traduttori freelance

Con l’articolo di oggi inizia un percorso che durerà due settimane circa e in cui concentreremo la nostra attenzione sull’organizzazione del lavoro, uno degli aspetti fondamentali nella vita professionale di un traduttore freelance.
Una buona organizzazione infatti è spesso sinonimo di efficienza. Abbiamo scritto “spesso” e non “sempre” poiché conosciamo traduttori che vivono nel caos più completo ma riescono tuttavia ad essere efficienti. In linea di principio comunque, un traduttore ben organizzato è quasi sicuramente un traduttore efficiente.
Nell’articolo di oggi daremo alcuni piccoli suggerimenti sull’organizzazione del luogo di lavoro (l’ufficio o la stanza adibita allo scopo) e da domani parleremo in modo approfondito dello strumento di lavoro più importante nel lavoro di un traduttore: il personal computer.

Andiamo con ordine e iniziamo dalla dotazione di base che dev’essere presente nell’ufficio di un traduttore.
Vista la quantità di materiale di cui abbiamo bisogno per eseguire il nostro lavoro è indispensabile una scrivania di grandi dimensioni. Particolarmente funzionali sono quelle ad angolo retto.
È importante che il telefono sia a portata di mano per poter parlare con i clienti e allo stesso tempo consultare il computer. Se la presa del telefono è lontana, è auspicabile l’utilizzo di un cordless.
Il fax è uno strumento che ha le ore contate ma per adesso è imprescindibile averne uno. Attualmente si trovano in commercio apparecchi che allo stesso tempo fanno da stampanti, fotocopiatrici, scanner e fax: un’ottima soluzione a un prezzo molto ragionevole.
Infine, sulla scrivania occorre predisporre vaschette e contenitori vari per le archiviazioni nonché tutto il materiale e la documentazione di cui abbiamo bisogno per tradurre.

Un aspetto molto sottovalutato ma di fondamentale importanza è la sedia. Dev’essere comoda e deve permettere di stare seduti in una posizione corretta. La salute della nostra schiena e la nostra capacità di concentrazione dipendono dalla sedia su cui passiamo la maggior parte della giornata.
L’illuminazione è un altro aspetto, è proprio il caso di dirlo, da non perdere di vista. Se fuori è buio o brutto tempo e dalla finestra non passa abbastanza luce, la stanza dev’essere illuminata in modo diffuso per mezzo di una luce posta nel punto più centrale della stessa.
In aggiunta dobbiamo predisporre una lampada che illumini in modo particolare la zona di lavoro evitando che faccia ombra sui documenti che abbiamo sulla scrivania e che non produca riflessi sullo schermo del computer. Ad ogni modo, anche se abbiamo illuminato la stanza nel migliore dei modi e ci siamo dotati di una sedia ergonomica e di uno schermo antiriflesso, i medici consigliano di prendersi dieci minuti di pausa per ogni ora di lavoro al fine di non affaticare troppo la vista e la schiena.

I classici della traduzione (7)

 Categoria: Storia della traduzione

FRIEDRICH SCHLEIERMACHER (1768 – 1834)
Sui metodi diversi nel tradurre

Attraverso la traduzione, persone di origini molto diverse possono entrare in contatto tra loro e una lingua può accogliere i prodotti di un’altra. Nell’ambito della traduzione dovrebbero essere distinti due campi: l’interpretazione e la traduzione, la quale presuppone un’attività di scrittura. Il ruolo dell’interprete si esplica nelle attività di tutti i giorni mentre il traduttore assolve il proprio compito nell’ambito della scienza e dell’arte, discipline alle quali si addice la scrittura, che è l’unica via in grado di renderne durature le opere. Il fine ultimo del traduttore dev’essere quello di offrire ai lettori le stesse idee e le stesse emozioni che la lettura dell’opera in lingua originale avrebbe  suscitato in loro.
Esistono due modi per tradurre: la parafrasi e il rifacimento.
La prima ha lo scopo di superare, seppur in modo meccanico, l’irrazionalità delle lingue. Secondo i suoi principi, se il traduttore non trova nella sua lingua la parola equivalente a quella utilizzata nel testo originale, può tentare, nella misura in cui ciò gli sia possibile, di renderne il significato aggiungendo specificazioni estensive o limitative. In caso di testi particolarmente complicati, la parafrasi tende a trasformarsi in commento.
Al contrario, il rifacimento riconosce l’impossibilità di produrre la copia di un’opera d’arte letteraria in un’altra lingua. Il traduttore non può far sì che le singole parti che compongono il testo originale corrispondano esattamente a quelle del testo tradotto. Per questo motivo si piega di fronte alla diversità e all’irrazionalità delle lingue e si rassegna a realizzare un’imitazione quanto più simile possibile al modello originale.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione”

Un errore di interpretazione

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Ultimamente abbiamo affrontato spesso il tema dell’interpretariato nel settore pubblico, soprattutto in quello ospedaliero. Ne abbiamo parlato negli articoli del 23 giugno, del 25 giugno e del 12 luglio. Purtroppo siamo costretti a parlarne di nuovo poiché qualche giorno fa è accaduto uno spiacevole episodio che conferma la scarsità di risorse qualificate in questo settore e la pericolosità per i pazienti derivante dal perdurare di questo stato di cose.

Il 21 agosto una bambina cinese di sei mesi è stata portata dalla madre all’ospedale di Prato per la comparsa di alcuni puntini rossi sulla cute. La donna, che non parla per niente la lingua italiana, era stata accompagnata da una sua connazionale che, per un compenso di 20 euro, si era prestata a farle da interprete. Dopo averla visitata, i medici le avevano prescritto un antistaminico chiamato ”Tinset” nella dose di tre gocce al giorno. L’interprete ha erroneamente tradotto ”tre cucchiaini”.
Il giorno dopo, la madre, notando che la figlioletta non stava affatto bene, l’ha portata di nuovo al Pronto Soccorso, dove la piccola è arrivata in preda ad una crisi epilettica provocata verosimilmente dal sovradosaggio del farmaco.
La bambina è stata ricoverata in prognosi riservata nel reparto di Pediatria. Attualmente è fuori pericolo, ma se non fosse stata prontamente soccorsa, con ogni probabilità sarebbe deceduta a causa di un errore di interpretazione. Gli inquirenti stanno indagando per scoprire l’identità dell’interprete improvvisata.

Come molti sapranno, la comunità cinese di Prato è la più grande d’Italia ed una delle più grandi d’Europa, se non addirittura la più grande in assoluto. I cinesi, per loro stessa natura, tendono a creare comunità chiuse e scarsamente integrate. Sono assolutamente refrattari all’apprendimento di altre lingue e trovano all’interno delle loro comunità quasi tutto ciò di cui necessitano per vivere. Al di là della criticabilità del loro atteggiamento e del loro stile di vita, ci chiediamo come sia possibile che in una città che da quasi un ventennio è densamente popolata da cinesi, non sia stato creato un servizio d’interpretariato permanente almeno all’interno dell’ospedale per evitare questo tipo di problematiche.

La lingua unica dell’UE

 Categoria: Le lingue

Nell’articolo di ieri abbiamo presentato l’europaio, una lingua derivata dall’indoeuropeo che Carlos Quiles, un linguista autodidatta spagnolo, vorrebbe diventasse la lingua unica dell’UE.
Secondo lui, in questo modo si otterrebbero due grossi benefici: da un lato l’abbattimento dei costi di traduzione e, dall’altro, l’eliminazione delle diatribe fra le lingue che aspirano ad esercitare il ruolo di lingua franca nell’ambito dell’UE.
A dispetto del suo entusiasmo, la sua proposta non è stata molto ben accolta né dall’UE, che ha ribadito con decisione la propria vocazione multilingue, né dalla comunità dei linguisti, i quali sono tutti d’accordo nel sostenere che non è assolutamente possibile ricostruire l’indoeuropeo propriamente detto.
Gli studiosi presumono sia la lingua dalla quale si sono originate quasi tutte le lingue europee e alcune lingue dell’Asia occidentale, però non hanno elementi sufficienti per stabilire come fosse davvero.

Effettivamente, non c’è alcuna testimonianza scritta dell’indoeuropeo. Di questa lingua si conosce davvero poco, e ciò che si sa non è in alcun modo sufficiente né per parlarlo né per tradurre un testo.
A queste critiche, Carlos Quiles risponde dicendo che sebbene l’indoeuropeo puro non possa essere recuperato, è possibile utilizzare le conoscenze di cui disponiamo per creare una versione moderna come è stato fatto con l’ebraico.
L’europaio, è solo l’ultimo degli esperimenti linguistici con ambizioni universali. Il più celebre resta comunque l’esperanto, che, secondo stime piuttosto ottimistiche, vanta ben due milioni di parlanti nel mondo.
A differenza dell’esperanto, l’europaio non è una lingua “creata in laboratorio” e, da un punto di vista tecnico, usa l’alfabeto latino, quello cirillico e quello greco, sebbene vengano usati anche quello armeno, quello arabo-persiano e il devanagari.

L’europaio

 Categoria: Le lingue

Come abbiamo illustrato negli articoli precedenti, la UE sostiene da sempre il pluralismo linguistico e ritiene che le enormi spese in traduzioni sostenute per garantirlo siano nettamente inferiori ai benefici apportati.
Ovviamente, c’è anche chi sostiene che tali spese siano davvero eccessive e auspica l’adozione di una lingua comune. Il problema è che non c’è assolutamente accordo su quale delle 23 lingue ufficiali dell’UE dovrebbe assolvere questa funzione. Ogni paese esercita pressioni affinché la lingua scelta sia la propria, nessuno è disposto ad accettare che sia quella di un altro paese a farla da padrone.

Un giovane spagnolo di nome Carlos Quiles, per ovviare a questo problema, ha proposto l’adozione di una lingua neutra che abbia tratti in comune con tutte.
Qualcuno potrebbe pensare a un prodotto simile all’esperanto (la lingua creata a tavolino nel 1887 dall’oftalmologo polacco Ludwik Zamenhof) ma non è così.
L’idea è quella di recuperare una lingua realmente esistita, ovvero l’indoeuropeo, dal quale hanno avuto origine tutte le lingue europee ad eccezione del finlandese, dell’ungherese e dell’estone.
Secondo Quiles, escludendo queste tre lingue (che contano circa 17 milioni di parlanti), il resto della popolazione europea (cioè il 97%) parla una lingua derivata dall’indoeuropeo.
Circa sette anni fa, Quiles lasciò gli studi di giurisprudenza e iniziò a lavorare sull’ambizioso progetto di di tornare indietro nel tempo e resuscitare l’indoeuropeo. Lasciò Madrid, stabilì il quartier generale nella natia Badajoz e si circondò di filologi e linguisti esperti affinché lo aiutassero a risalire alla lingua primigenia.

Il primo passo fu la creazione di Dnghu (“lingua” in indoeuropeo), un organismo la cui missione dichiarata era promuovere la lingua e la cultura indoeuropee. Poi si dedicarono anima e corpo al recupero della lingua, passando mesi e mesi sui pochissimi dizionari conservati nelle biblioteche e creando nuovi termini da associare ad oggetti e concetti moderni che nel passato non esistevano. Il risultato del loro lavoro è visibile sul sito web http://dnghu.org/ in cui appare anche un dizionario traduttore inglese-indoeuropeo da loro stessi elaborato, e la prima versione della grammatica dell’indoeuropeo moderno, che hanno battezzato con il nome di europaio. Si tratta di una versione in evoluzione costante poiché viene continuamente aggiornata con i contributi che i filologi stranieri inviano loro via e-mail.

La carriera di interprete presso l’UE

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Oltre alla necessità di traduttori in lingue dell’Europa dell’Est, le istituzioni europee stanno cercando anche madrelingua inglese che parlino altre lingue. Gli individui con queste caratteristiche sono diventati merce rara poiché, visto il ruolo di assoluto dominio della lingua inglese a livello planetario, pochi giovani inglesi sentono il bisogno di imparare altre lingue.
Si calcola che le istituzioni europee entro il 2015 necessiteranno di altri 300 traduttori inglesi.
Inoltre, c’è una richiesta crescente di interpreti e traduttori da e verso il cinese, l’arabo e il russo per venire incontro alle esigenze delle centinaia di giornalisti stranieri che presenziano alle conferenze stampa e alle sessioni che si tengono presso le istituzioni europee.

Per lavorare come interprete presso l’UE è necessario acquisire una formazione accademica di alto profilo, sia attraverso un ciclo di studi universitari mirato, sia attraverso dottorati specifici.
È inoltre imprescindibile, o, quantomeno, fortemente raccomandabile, avere la padronanza di tre lingue oltre alla propria. Per ottenere la qualifica di interprete accreditato presso le istituzioni europee occorre superare un esame, nel quale vengono valutate le capacità di interpretazione simultanea e consecutiva dei candidati. Per diventare funzionari è necessario partecipare ad un concorso e vincerlo. Questo tipo di percorso è del tutto trasparente e assicura che tutti abbiano le stesse opportunità di accesso alla carriera. Gli interpreti esterni invece, vengono contattati in qualità di freelance e non è obbligatorio che siano cittadini dell’Unione.

Gli organi comunitari competenti stanno stipulando accordi con i governi, le università, le scuole e tutte le altre istituzioni coinvolte, affinché tutti mettano il proprio granello di sabbia per la buona riuscita del progetto.
Il multilinguismo è una parte essenziale del progetto comunitario e dev’esser fatto tutto il possibile per assicurare che i servizi di traduzione e i servizi di interpretariato rispondano in modo adeguato alle esigenze dei cittadini europei.

Gli interpreti e i traduttori di domani

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Nonostante i numeri impressionanti citati negli articoli dei giorni scorsi, l’efficiente impianto che rende possibile la comunicazione all’interno delle istituzioni europee è in pericolo: si prevede infatti che nei prossimi 15 anni andrà in pensione il 18% degli interpreti attualmente in servizio.

“Se non cominciamo a programmare oggi il futuro, avremo presto difficoltà nel soddisfare le necessità di un’Unione in continua espansione: occorre iniziare a reclutare e a formare i traduttori e gli interpreti futuri“, ha spiegato in una conferenza stampa la Direttrice generale della DG Interpretazione.
“Il lavoro degli interpreti è fondamentale in questo momento storico. In tempi di guerra sono le armi che decidono i rapporti di forza; in tempi di pace, come quelli che sta vivendo attualmente l’Europa, il futuro viene deciso attraverso le negoziazioni diplomatiche. I traduttori sono essenziali in quest’ambito, senza di loro non sarebbe possibile raggiungere gli accordi internazionali che permettono il protrarsi dell’attuale situazione”.

Per far fronte alla situazione di probabile futura insufficienza di risorse, il programma delle istituzioni europee è chiaro e univoco: reclutare e formare quanto prima gli interpreti e i traduttori di domani. “L’obiettivo principale è sostituire gradualmente i professionisti “storici” che prestano i propri servizi da moltissimi anni e che andranno presto in pensione. In secondo luogo, dobbiamo programmare l’inserimento di nuove risorse per le lingue dei paesi che entro breve verranno inglobati nell’Unione”, ha affermato la Direttrice generale della DGI.
Dal canto suo, il vicepresidente del Parlamento Europeo, ha aggiunto che è necessario aumentare le risorse per le traduzioni nelle lingue dei paesi dell’Europa dell’Est, che attualmente sono troppo scarse.

L’importanza del pluralismo linguistico

 Categoria: Le lingue

I più critici del multilinguismo sostengono che l’Unione Europea si dissangua con le spese di traduzione e interpretariato. Al contrario, i sostenitori dell’importanza del pluralismo linguistico, nonostante le cifre siano davvero considerevoli, rifiutano l’idea che siano eccessive.

Il vicepresidente del Parlamento Europeo sostiene che il costo totale è inferiore all’1% del budget comunitario e, al massimo, equivale al costo di un panino per ogni cittadino europeo. A suo (e anche a nostro) modo di vedere, visti i benefici che apporta, il valore della traduzione è, senza ombra di dubbio, infinitamente superiore al costo.
“Alcuni propongono l’adozione di una lingua unica e, guarda caso, ritengono che dovrebbe essere la lingua del loro paese d’origine. Non propongono mai l’adozione della lingua del paese confinante. Ovviamente, vi sono paesi che fanno più pressioni di altri. Per ovvie ragioni, paesi come l’Estonia non mi hanno mai fatto richieste affinché fosse il loro idioma la lingua dei Ventisette”.

Le lingue che hanno più peso nell’UE sono sicuramente l’inglese, il francese e il tedesco, seguite dallo spagnolo e dal portoghese. L’inglese, che è divenuto, de facto, la lingua franca dell’Unione, fa pesare la sua importanza mondiale. La Germania mette sul piatto della bilancia la sua forza economica e i suoi 90 milioni di abitanti (contro i 63 del Regno Unito). I francesi, oltre a considerazioni politiche, economiche e demografiche, aggiungono anche motivazioni storiche, rivendicando il ruolo di lingua franca avuto in passato dalla loro lingua. Spagna e Portogallo chiedono più spazio in virtù dei 325 e 180 milioni di individui che parlano rispettivamente spagnolo e portoghese in America Latina e in altri paesi stranieri.

Nella lista dei pretendenti al trono di lingua ufficiale dell’UE non compaiono le cosiddette lingue minoritarie, che, non essendo neppure lingue ufficiali di stato, hanno un riconoscimento legale minimo a livello europeo. È il caso, ad esempio, del catalano, del basco e del galiziano, lingue riconosciute ufficialmente sia dalla Spagna che dall’UE, ma che non rientrano nella lista delle 23 lingue oggetto di traduzione. Tuttavia, nel corso del tempo, anche le lingue minoritarie hanno ottenuto un loro spazio. Possono essere infatti usate da tutti i cittadini che vogliano scrivere all’UE e anche dai politici nei loro interventi, a patto che lo richiedano con sette settimane di anticipo. Le spese di traduzione e interpretariato, in questi casi, sono a carico del governo spagnolo.