Un glossario medico multilingue

 Categoria: Storia della traduzione

L’attuale situazione di multilinguismo scientifico affonda le sue radici nel fenomeno passato alla storia con il nome di “rivoluzione scientifica”, che ebbe luogo fra il XVI e il XVII secolo, simbolicamente tra il 1543 (anno in cui venne pubblicato “Le rivoluzioni degli astri celesti” di Niccolò Copernico) e il 1687 (anno di pubblicazione de “I principi matematici della filosofia naturale” di Isaac Newton).

La rivoluzione scientifica comportò un cambiamento dei presupposti epistemologici e concettuali della scienza antica, con conseguenti modifiche nelle pratiche di comunicazione.
Questo rinnovamento di contenuti e metodi ebbe importanti conseguenze socio-linguistiche, una delle quali fu la progressiva sostituzione del latino come lingua di comunicazione scientifica universitaria a favore delle lingue nazionali, che culminò alla fine del secolo XVIII. Fu in questo contesto di consolidamento delle varie lingue europee che si sviluppò un’intensa attività di traduzione tra esse.

Per facilitare questo compito, nel 1801 F. Andrea Nemnich pubblicò ad Amburgo il Lexicon Nosologicum Poliglotton, un’opera contenente le equivalenze dei nomi di varie malattie in latino, tedesco, belga, danese, svedese, inglese, francese, italiano, spagnolo e portoghese.
Sebbene il latino avesse già perso il suo carattere di lingua franca (e precisamente per questo venne scritto questo glossario medico multilingue), paradossalmente in quest’opera terminologica (e nelle altre che la seguirono) il latino continuò ad essere la lingua veicolare. Anche dopo il suo declino, visto il ruolo che aveva rivestito in precedenza, il latino è stato (ed è tuttora) la lingua internazionale utilizzata nelle nomenclature botaniche, zoologiche e anatomiche.

Il periodo di validità di una traduzione

 Categoria: Traduzione letteraria

Le opere che hanno fatto la storia rimarranno immutate nei secoli. L’Iliade e l’Odissea di Omero, la Divina Commedia di Dante, l’Amleto di Shakespeare non hanno temuto lo scorrere del tempo e sono giunte ai giorni nostri esattamente così com’erano state scritte dai loro autori. Nonostante molte delle parole da essi usate non esistano più nelle lingue in cui essi le scrissero, nemmeno una lettera delle loro opere è stata cambiata dal peso dei secoli e possiamo prevedere con una certa sicurezza che nemmeno in futuro avverranno cambiamenti di sorta.

Questo però per quanto riguarda le opere in lingua originale. E le loro traduzioni? Può una traduzione essere così definitiva come l’originale? Che succede quando per tradurre una parola che non esisteva già più nella lingua d’origine il traduttore ha usato a suo tempo una parola che adesso non esiste più nella lingua di destinazione? Dovremmo forse far finta di nulla? E se invece la parola in questione continuasse ad essere utilizzata con frequenza nella lingua d’origine ma la parola usata per la traduzione trecento anni prima non fosse presente nemmeno nel più vecchio dei dizionari?

Talvolta gli ostacoli posti dagli sfasamenti cronologici vengono aggirati inserendo delle note esplicative. In questo modo però, se da un lato si riesce a preservare la sensazione di trovarsi di fronte a uno scritto arcaico, dall’altro si perde in chiarezza espressiva.
A nostro avviso, le traduzioni sono sempre espressione dell’epoca in cui sono state realizzate e, in quanto tali, necessitano di tanto in tanto di essere aggiornate, cioè di essere riviste e corrette, se non completamente rifatte. La questione, semmai, è stabilire quale sia il momento giusto per rifarle: quanto è lungo il periodo di validità di una traduzione?

Il contributo dei traduttori

 Categoria: Storia della traduzione

L’importanza di una professione dipende in gran parte dalla considerazione sociale di cui beneficia. Alla professione del traduttore, purtroppo, non è mai stato attribuito particolare valore e, al momento, siamo forse ai minimi storici. Ciò è dovuto principalmente alla frenesia con cui viviamo oggigiorno. Nessuno riflette sul processo che ha portato ad ottenere un certo risultato, ci si concentra solo sul prodotto finito. Questo fa sì che il lavoro dei traduttori passi del tutto inosservato. Forse esageriamo, ma ci sembra che i traduttori moderni godano più o meno della stessa considerazione degli schiavi che costruirono le piramidi, esseri anonimi che, a prezzo di enormi sforzi e senza ricevere un briciolo di riconoscenza, hanno reso possibile la costruzione di edifici meravigliosi dei quali hanno poi beneficiato altri individui.

Karl Marx vedeva nella classe lavoratrice il motore della storia: secondo lui senza lo sforzo dei lavoratori non era possibile alcun tipo di sviluppo. Lungi da noi fare politica in questa sede, utilizziamo il suo pensiero unicamente per affermare che senza il contributo dei traduttori oggi non saremmo quello che siamo. Immaginatevi un mondo in cui non avremmo potuto leggere Aristotele, Omero, Shakespeare, Voltaire, Dostoevskij, un mondo in cui non avremmo potuto conoscere il pensiero di Gandhi o di Martin Luther King. I traduttori ci hanno tradotto tutte le idee e le opere che hanno fatto la storia, con il loro lavoro nascosto ci hanno messo a portata di mano conoscenze che formano gran parte del nostro bagaglio culturale e che altrimenti non avremmo potuto acquisire. Da loro dipenderà anche la formazione dei nostri figli e dei figli dei nostri figli, giacché nel mondo sono esistite e continueranno ad esistere per sempre persone le cui idee e le cui opere valgono la pena di essere conosciute da tutti. Per questo motivo, nonostante la scarsa considerazione, il contributo dei traduttori è stato, è tuttora, e sempre sarà di vitale importanza per tutta l’umanità.

Il primo vero dizionario della lingua inglese

 Categoria: Storia della traduzione

Nel 1741, David Hume disse: “Nella nostra società, la proprietà di linguaggio e l’eleganza vengono molto trascurate. Non esiste un dizionario della lingua inglese e abbiamo a malapena una Grammatica accettabile”.
In realtà qualche dizionario era stato elaborato, ma nessuno di essi era degno di questo nome.
Nel 1746, un gruppo di editori propose a Samuel Johnson, da molti definito il letterato più illustre della storia inglese, di realizzare un dizionario monolingue che divenisse il riferimento dell’epoca.
Johnson (1709 – 1784), che oltre ad essere un grande lessicografo era anche poeta, saggista, critico letterario e biografo, accettò l’incarico e affermò che sarebbe riuscito a terminare il progetto in tre anni.

L’Académie Française aveva impiegato quaranta anni per completare il proprio dizionario della lingua francese, e questo nonostante al progetto avessero lavorato contemporaneamente quaranta studiosi. Johnson, sfidando l’Académie, con tono sprezzante dichiarò: “Quaranta per quaranta fa milleseicento. Ecco la proporzione: come tre sta a milleseicento, così un inglese sta ad un francese.”
Non riuscì a terminare l’opera in tre anni, ma la completò comunque in tempi molto ristretti, ebbe bisogno di soli nove anni. Il Dictionary of the English Language vide la luce nel 1755: un volume di grandi dimensioni che costava una cifra equivalente a 350 sterline odierne e che includeva 42.773 voci, alle quali ne vennero aggiunte alcune nelle edizioni successive.

Un’innovazione di grande importanza apportata da Johnson fu quella di illustrare il significato dei vocaboli per mezzo di citazioni letterarie. Nel suo dizionario gli autori più citati erano Shakespeare, Dryden e Milton ed erano presenti circa 114.000 citazioni. Da più parti si è parlato dell’opera non come di un semplice testo di consultazione, ma di una vera e propria opera letteraria tanto che Bate ha definito il Dictionary come “uno dei più grandi successi dell’erudizione e probabilmente il più grande successo mai conseguito da un uomo solo e che abbia lavorato in condizioni svantaggiate di mezzi e di tempo”.

Fino al 1928, anno in cui venne completato l’Oxford English Dictionary (di cui abbiamo parlato nell’articolo del 25 novembre), l’opera di Johnson è stata considerata il dizionario britannico per eccellenza.
Il Dictionary, in quanto fedele registrazione del linguaggio usato all’epoca, ha contribuito a fornire un quadro di riferimento del secolo XVIII ed inoltre ha avuto una grande influenza sulla lingua inglese moderna. L’opera diede a Johnson fama e successo anche se ci volle molto tempo prima che producesse dei guadagni.

Le traduzioni dei libri in dialetto

 Categoria: Storia della traduzione

Alcuni scrittori danno alle traduzioni dei loro libri la stessa importanza che danno alla stesura vera e propria in lingua originale. Non a caso, scrittori del calibro di Milan Kundera, Ismail Kadare e Günter Grass, controllano il processo di traduzione in ogni sua fase. Altri invece preferiscono rimanerne ai margini, non certo perché sottovalutino l’importanza delle traduzioni, quanto perché magari non hanno la competenza linguistica per esserne resi partecipi, il che spesso regala grandi gioie ai traduttori.
In certi casi, la reazione degli autori di fronte alle trasformazioni che subiscono le loro opere è di aperto disappunto, se non di totale chiusura. Henri Michaux (1899-1984), poeta belga naturalizzato francese e tradotto a moltissime lingue, non aveva alcuna fiducia nelle traduzioni ma il suo rifuto era massimo se la traduzione doveva essere fatta ad un dialetto.

Lo si evince molto chiaramente dai toni apertamente polemici coi quali si rivolge ad un suo tanto frustrato quanto ammirato traduttore in una famosa lettera:
“Il dialetto di cui mi parla (il vallone ndr) non mi è del tutto sconosciuto. Se lei sapesse che più della metà delle traduzioni americane dei miei scritti dovrebbe essere rifiutata perché piatta e volgare (a sentir dire i traduttori avrebbero trasmesso il lato semplice), capirebbe perché diffido dei dialetti nei quali, sebbene sia pacifico che un poeta possa scrivere, non si può fare una traduzione senza maltrattare le sfumature dell’originale”.

Traslitterazione di alfabeti

 Categoria: Problematiche della traduzione

Quando due lingue utilizzano alfabeti con grafemi e fonemi diversi, uno dei problemi principali che sorgono quando si vuole trasportare un toponimo o un nome proprio di persona da una lingua all’altra è la rappresentazione fedele dei segni.
L’alfabeto russo, ad esempio, utilizza caratteri cirillici, molto diversi dall’alfabeto latino. Tutti avranno sentito parlare di Gorbaciov, famoso presidente che diede impulso, nella seconda metà degli anni 80, ai processi di riforma noti come perestrojka e glasnost. Se, oltre ad aver udito questo nome, vi è anche capitato di leggerlo, avrete notato che non c’è affatto accordo sui grafemi da utilizzare: Gorbaciov, Gorbachov, Gorbáchov, Gorbachoff, Gorbatcheff, Gorbachev, Gorbacev, Gorbačëv e diverse altre rappresentazioni approssimative della grafia russa.
Oltre che con l’alfabeto cirillico, gli stessi problemi sono presenti con il greco, con l’ebraico, con l’arabo, il cinese, il giapponese, l’hindi e moltissimi altri alfabeti.

È d’obbligo ricercare la corenza anche perché non è in gioco solo la fonetica, possono sorgere problematiche di tipo giuridico-amministrative. Nei documenti personali come le carte d’identità, i passaporti, i certificati di nascita ed altri documenti anagrafici, accade di frequente di imbattersi in nomi propri di persona o nomi geografici traslitterati in modo diverso. Si tratta delle stesse persone, degli stessi luoghi di provenienza?

Per risolvere queste problematiche, sarebbe opportuno stabilire delle regole precise a livello internazionale. Tali norme dovrebbero riprodurre con la massima fedeltà possibile i fonemi originali, un compito attualmente lasciato all’arbitrio dei singoli traduttori, i quali scelgono di volta in volta la traslitterazione che ritengono più adeguata. L’elaborazione dei criteri di traslitterazione comuni dovrebbe essere affidata ad un organismo sovranazionale dotato del necessario riconoscimento e della necessaria autorità per svolgere tale delicato compito.
I traduttori sarebbero molto facilitati nel loro lavoro e potrebbero così comunicare senza indugi ai lettori che il signor Gorbaciov è e sempre sarà unicamente il signor Gorbaciov.

La traduzione dell’arabo

 Categoria: Le lingue

Come molti sapranno, l’arabo è la lingua ufficiale di tutti i paesi del Maghreb (situati a ovest del Cairo), della penisola araba, dell’Egitto, del Sudan, di Gibuti, della Somalia e di tutti i paesi del Mashrek (situati a est del Cairo e a nord della penisola araba).
A differenza del latino, che nel corso del tempo si è diversificato dando origine alle lingue romanze, la lingua araba, almeno nella sua forma scritta, è rimasta pressoché intatta.
Tuttavia, nonostante l’arabo standard (chiamato anche arabo classico), sia la lingua scritta per eccellenza, nessuno la parla. Per le comunicazioni orali le persone utilizzano i dialetti che si sono sviluppati in ogni regione nel corso del tempo. Tali dialetti sono numerosissimi e variano in modo sensibile da una regione all’altra. Alcuni di essi sono così diversi da non essere intelligibili fra loro.
Questa situazione di diglossia è però un’arma a doppio filo. Da un lato ha contribuito a mantenere unito il mondo arabo, ma, dall’altro, ha costituito e costituisce tuttora un ostacolo per risolvere gli enormi problemi di analfabetismo di cui soffrono molti paesi arabi. D’altronde, per persone che parlano tutti i giorni una certa lingua non è affatto semplice imparare a scrivere in un’altra.

Per quanto riguarda la letteratura contemporanea, e in modo particolare il romanzo, per gli scrittori è sempre più difficile trattenere l’impulso di scrivere in dialetto, la lingua che hanno sempre parlato fin da bambini. Quando l’impulso è troppo forte, qualche parola in dialetto fa la sua comparsa all’interno dei libri. Fino a pochi anni fa questo fenomeno rimaneva confinato ai dialoghi, ma, con il tempo, ha preso sempre più piede e ormai qualche parola in dialetto, seppur in modo timido e disordinato, appare anche nella narrazione. Chi si occupa di traduzione letteraria dall’arabo si trova a dover riflettere questo peculiare sdoppiamento linguistico, difficilmente risolvibile in modo soddisfacente a meno di non fare ricorso alle note. La difficoltà deriva dal fatto che un dialetto arabo non è un gergo, non è un registro colloquiale di un registro colto, non contiene inesattezze lessicali o sintattiche, né identifica una classe sociale. Non è una lingua “parlata male”, è semplicemente la madrelingua dell’autore e dei suoi personaggi.

Dizionari on-line

 Categoria: Strumenti di traduzione

L’idea di raccogliere in ordine alfabetico le parole della lingua inglese, fornendo per ciascuna di esse una definizione, cominciò a diffondersi nel settecento.
Il primo vero dizionario fu realizzato nel 1755 da Samuel Johnson. La sua opera rimase lo standard di riferimento fino al 1879, anno in cui la Oxford University Press, casa editrice dell’omonima università, lanciò il proprio dizionario, anche se la prima raccolta completa venne pubblicata solo nel 1928. La seconda edizione vide la luce dopo ben sessantuno anni, nel 1989. Accanto alla versione integrale, composta da venti volumi e tuttora in vendita a 750 sterline, si trova in commercio la versione ridotta, l’Oxford Dictionary of English, che consta di un solo volume ed è quello che si trova nelle case della gente.

Dopo più di vent’anni d’attesa per la terza edizione cartacea, laborioso progetto a cui una squadra di lessicografi lavora ininterrottamente dal 1989, è giunta la notizia che non verrà pubblicata: l’Oxford English Dictionary, pietra miliare della lingua inglese, fonte di ispirazione per tutti i dizionari e punto di riferimento per milioni di persone nel mondo, uscirà soltanto in versione digitale, sul web.
La decisione è motivata da questioni prettamente economiche: la versione integrale dell’Oxford English Dictionary, in quasi un secolo e mezzo, non ha mai prodotto profitti. Al contrario, la versione digitale, è già un successo commerciale e, con il tempo, lo sarà sempre più.
Gli introiti provengono dagli abbonamenti annuali (che costano 250 sterline) e dai diritti d’autore versati da Google, che lo utilizza come base per il suo motore di ricerca.

Il fatto che questo caposaldo della lingua inglese lasci il campo al proprio gemello digitale, è semplicemente un segnale dei tempi che cambiano.
I dizionari cartacei si vendono sempre meno, sono pochi quelli che continuano a consultarli, la maggior parte delle persone preferisce i dizionari on-line, nei quali gli aggiornamenti, come la cancellazione di termini desueti e l’inserimento di termini nuovi, avvengono in tempo reale, non dopo ventuno anni.
Questo cambiamento epocale non rimarrà confinato solamente ai dizionari ma riguarderà il settore editoriale nel suo complesso. Si calcola che nel giro di trent’anni quasi tutte le pubblicazioni cartacee si saranno trasferite sul web. Già adesso, negli Stati Uniti, le vendite di alcuni titoli di e-books, i libri elettronici da leggere su supporti come l’iPad, superano nelle vendite i libri cartacei. Lo stesso accadrà prima o poi a tutti i titoli e il fenomeno si estenderà a tutto il mondo. I libri di carta sembrano inesorabilmente destinati a rimanere a prendere polvere sugli scaffali delle biblioteche. Il mondo che verrà li leggerà e li consulterà sui computer o sui lettori digitali.

La prima programmatrice di computer

 Categoria: Storia della traduzione

Il nome di Ada Augusta Byron non ha trovato molto spazio sui libri di storia. Ciononostante, il contributo che ella ha dato alla matematica e in parte anche alla traduzione, è stato davvero notevole.
Ada Augusta Byron nacque nel 1815 dall’unione di Lord Byron, celebre poeta inglese, e di una nobildonna di nome Anne Isabella Milbanke, grande appassionata di matematica e per questo soprannominata dal marito “La principessa dei parallelogrammi”.
Ada, come tutte le giovani di buona famiglia dell’epoca, ricevette un’istruzione di altissimo livello. Oltre alla letteratura, alla musica, alla religione e alle lingue straniere, grazie alle inclinazioni materne e a quelle del suo futuro sposo, William King, Conte di Lovelace, ebbe la fortuna di ricevere lezioni di matematica dai migliori insegnanti del suo tempo.
Ada sviluppò così un talento e una sensibilità particolari per questa disciplina che la portarono nel corso del tempo a stringere un solido legame di amicizia e collaborazione con l’eminente studioso Charles Babbage.

Babbage si avvaleva del contributo di Ada per presentare le sue scoperte e le sue invenzioni, una delle quali fu la cosiddetta Analytical Engine, embrione dei moderni computer.
Nel 1843, Ada Byron iniziò a tradurre il testo della relazione riguardante la “Macchina Analitica” che il matematico Menabrea aveva presentato alla comunità scientifica internazionale a Ginevra. Nella relazione venivano descritte le possibili applicazioni della macchina e la traduzione di Ada sarebbe servita a presentare l’invenzione in Inghilterra, al fine di ottenere appoggi e finanziamenti.

Ada non si limitò a tradurre letteralmente la relazione di Menabrea perché si rese immediatamente conto che, affinché alcuni passaggi potessero essere compresi, non era sufficiente tradurli, occorreva aggiungere alcune note chiarificatrici.
Le note che Ada aggiunse di suo pugno acquisirono fin da subito un’importanza pari alla traduzione stessa. Le note furono pubblicate assieme alla traduzione della relazione in un volume intitolato “Memoire”, nel quale si spiegava come la macchina riuscisse a risolvere complicati calcoli numerici.
A dispetto di alcune critiche ricevute anni dopo, le note di A.A.L., com’era solita firmarsi Ada (Ada Augusta Lovelace) sono considerate tuttora come il primissimo algoritmo creato per essere elaborato da una macchina. Per questo motivo, molti considerano Ada addirittura la prima programmatrice di computer al mondo esistita. Non a caso, nel 1980, il linguaggio di programmazione che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti avrebbe utilizzato per i suoi progetti futuri, venne chiamato “Ada” in suo onore.

Errori dei traduttori inesperti (5)

 Categoria: Traduttori freelance

Con questo articolo concludiamo la rassegna sui più comuni errori dei traduttori inesperti.

9) Si lamentano del fatto che sul mercato ci siano molti traduttori ”improvvisati” che si spacciano per traduttori professionisti
Su internet, l’abbiamo detto più volte, si trova veramente di tutto: dal giovane diplomato che ha trascorso un’estate all’estero e per questo crede di essere già un traduttore, all’agenzia di traduzioni con decine di traduttori professionisti al suo interno. È evidente che il primo, almeno in linea di principio, non può offrire un servizio pari alla seconda ed è pacifico che chi non ha le capacità e l’esperienza per tradurre certi tipi di documenti non dovrebbe offrire servizi di traduzione di nessun genere. Detto questo però, chi stabilisce quali siano i requisiti del buon traduttore? Chi stabilisce chi ha il diritto di tradurre e chi no?
In linea di massima l’università forma nella maniera adeguata i futuri traduttori ma è anche vero che ci sono traduttori laureati del tutto impreparati e traduttori non laureati bravissimi.
Non è scritto da nessuna parte che per tradurre occorra essere laureati. Certo è un titolo di merito ma non è obbligatorio. I traduttori laureati, probabilmente per la loro natura di perfezionisti cui facevamo riferimento giorni fa, si ritengono a priori migliori del resto della popolazione in questioni linguistiche, una specie di razza superiore della lingua. E mettono alla berlina sulla pubblica piazza chi si dedica all’attività della traduzione senza avere un titolo di studio specifico. In realtà, anche senza tirare in ballo l’agenzia top, esistono moltissime figure professionali in grado di fornire servizi di traduzione di altissima qualità.

10) Traducono senza essersi registrati come lavoratori autonomi
I traduttori che si lamentano della presenza sul mercato di improvvisatori che rubano il lavoro ai professionisti magari sono poi gli stessi che fanno traduzioni senza essersi registrati come lavoratori autonomi. L’essere professionisti comporta il fornire un servizio professionale dalla a alla z, ivi compresa l’emissione della fattura al cliente e il pagamento delle tasse corrispondenti. Chi lavora senza emettere ricevute fa concorrenza sleale ai traduttori onesti e arreca un danno in termini di immagine a sé stesso e alla categoria nel suo complesso.

Errori dei traduttori inesperti (4)

 Categoria: Traduttori freelance

Questo è il penultimo post dedicato agli errori dei traduttori inesperti, l’ultimo verrà pubblicato lunedì.

7. Chiedono tariffe troppo basse
Si è radicata la convinzione che offrendo delle tariffe di traduzione bassissime si possano costruire relazioni stabili con i clienti e con le agenzie di traduzione per ottenere una mole di lavoro costante e continuata nel tempo. Il prezzo, inutile negarlo, è uno dei fattori chiave del mercato, ma non è l’unico e non è nemmeno il più importante. Ragionare solo in termini di prezzo alla lunga non paga, è come una coperta corta, se tiri troppo da una parte rimani scoperto dall’altra. Un prezzo basso inizialmente porta sicuramente lavoro, ma il lavoro, se non è ben remunerato, porta a varie conseguenze nefaste. La prima è la graduale perdita di motivazioni, cui farà inevitabilmente seguito l’abbassamento della qualità delle traduzioni. Parallelamente si assisterà anche ad un progressivo peggioramento della qualità della propria vita che sfocerà in un’insoddisfazione generalizzata nei confronti del proprio lavoro. Inoltre, da non sottovalutare la possibilità di ottenere anche l’effetto opposto a quello desiderato, cioè che ricevendo preventivi bassi, i clienti mettano in dubbio le capacità del traduttore. Infine, lo diciamo per esperienza, un cliente che richiede servizi di traduzione interessandosi solo al prezzo è impossibile da fidelizzare poiché abbandonerà immediatamente il suo fornitore di traduzioni abituale una volta trovato un fornitore più economico.

8. Non scrivono in modo corretto
Visto che, molto immodestamente, ci riteniamo tutti professionisti del linguaggio, dovremmo essere i primi a salvaguardarlo, non solo quando traduciamo ma anche quando non stiamo lavorando. Non è raro che un giovane collega scriva con errori di ortografia o mandi “1mail o 1msg scritto così xké in qst modo si fa+veloce”. Quando si inoltra una mail a vari destinatari o si scrive un messaggio su un social network, non si sa con esattezza chi ci può leggere, per questo occorre fare attenzione al modo in cui si scrive. Non occorre scervellarsi e scrivere come uno scrittore professionista, basta utilizzare sempre uno stile semplice ma corretto. Chi non lo fa, trasmette una pessima immagine di sé stesso e della categoria dei traduttori nel suo complesso.

Errori dei traduttori inesperti (3)

 Categoria: Traduttori freelance

Continuiamo la lista degli errori dei traduttori inesperti iniziata giorni fa.

5. Traducono da molte lingue
Alcuni studenti ritengono che più lingue impareranno più saranno le possibilità di lavoro che si presenteranno loro una volta laureati.
Niente di più sbagliato. È del tutto normale specializzarsi in una o al massimo due lingue. Chi scrive nel proprio curriculum che è in grado di tradurre in italiano testi in inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, greco, russo, giapponese e viceversa ottiene esattamente l’effetto opposto, cioè essere scartato a priori. Il mercato richiede traduzioni impeccabili, non approssimative. E per tradurre in modo impeccabile è necessario conoscere alla perfezione una lingua. È impossibile che qualcuno possa conoscerne molte a un livello tale da permettergli di affrontare con successo una traduzione professionale. Non si tratta di tradurre un libretto illustrato per bambini di quattro anni, ma di traduzioni tecniche con un elevato coefficiente di difficoltà.

6. Traducono qualsiasi tipo di testo
Anche se all’università ci si è trovati di fronte a traduzioni economiche, traduzioni mediche, editoriali o di altro genere, non significa che si è in grado di tradurre tutto. È la specializzazione in uno o più settori che fa la differenza, sia per il cliente che per il traduttore. Il cliente pagherà qualcosina in più ma otterrà un beneficio infinitamente maggiore in termini di qualità poiché la traduzione verrà eseguita da un professionista esperto nella materia. Il traduttore otterrà un doppio beneficio. Da un lato potrà chiedere tariffe più alte e quindi avrà un beneficio in termini di reddito. Dall’altro, rifiutando traduzioni su argomenti a lui poco noti, ne guadagnerà in termini di miglior qualità di vita poiché non impazzirà traducendo documenti che altri colleghi traducono in totale naturalezza.

Errori dei traduttori inesperti (2)

 Categoria: Traduttori freelance

Proseguiamo la lista degli errori dei traduttori inesperti iniziata con l’articolo di ieri.

3. Si specializzano solo nelle lingue più comuni
Il mercato della traduzione italiano ruota, ormai da qualche decennio, intorno all’inglese.
È difficile quantificare quale sia la fetta di mercato assorbita da questa lingua ma, almeno per quanto riguarda la nostra agenzia, le traduzioni da e verso l’inglese la fanno da padrone.
Sono più le traduzioni in inglese che quelle in tutte le altre lingue messe insieme.
Le altre lingue in ordine di importanza, sempre per quanto riguarda la nostra agenzia, sono il francese, lo spagnolo e, in misura decisamente inferiore, il tedesco.
Viste le richieste, la scelta dei traduttori di specializzarsi in queste lingue non è affatto illogica, anzi. Il problema è che la grande richiesta è superata da un’offerta ancor più grande.
Vi sono più traduttori che traduzioni da fare, anche perché, con l’avvento di internet, il mercato della traduzione è diventato globale e ormai è del tutto normale lavorare con traduttori residenti all’estero.
Una scelta saggia (o una scommessa a seconda dei punti di vista) sarebbe iniziare a specializzarsi in lingue attualmente meno utilizzate ma con un sicuro avvenire davanti, come il cinese, l’arabo e il russo.

4. Traducono verso altre lingue
La prima regola in questo settore è tradurre verso la propria madrelingua. Per bene che si conosca una lingua straniera, non la si conoscerà mai come i locutori nativi. Ovviamente, esistono eccezioni motivate di ricorso a traduttori non madrelingua e casi di bilinguismo perfetto, ma sono piuttosto rari. Pertanto, si deve sempre tradurre unicamente verso la propria lingua, mai verso altre.

Errori dei traduttori inesperti

 Categoria: Traduttori freelance

Tutti i traduttori professionisti, prima di diventare tali, sono stati dei traduttori inesperti.
E in quanto inesperti hanno commesso degli errori, gli stessi errori che oggigiorno commettono i loro colleghi più giovani. Vediamo quelli più comuni.

1. credono che le loro traduzioni siano perfette
I traduttori, si sa, sono dei gran perfezionisti. E molti lo sono non solo nel lavoro ma anche nella vita privata. Se c’è qualcosa che dà loro fastidio è che qualcuno gli faccia notare gli errori che hanno commesso. Al di là della sfera privata, sul lavoro non potrebbe esserci atteggiamento più sbagliato. Finché esisteranno i traduttori in carne e ossa esisteranno gli errori, non esiste la traduzione perfetta. L’aver superato tutti gli esami all’università a pieni voti o l’avere talento non rende immuni dagli errori. Chi vuole lavorare con profitto nel settore della traduzione dev’essere preparato a ricevere critiche e a farne tesoro. Dagli errori si impara e un traduttore non finisce mai di imparare.

2. non fanno revisionare le traduzioni
Questo errore è la diretta conseguenza dell’errore precedente. La revisione è una procedura insostituibile per realizzare traduzioni di qualità. I traduttori meno esperti, sia perché sono convinti di essere infallibili, sia per guadagnare qualcosa in più, evitano questo fondamentale passaggio. Ovviamente, per essere efficace, una revisione dev’essere eseguita seguendo determinate regole e determinati criteri. Il revisore dev’essere un madrelingua nella lingua di destinazione e dev’essere molto competente sull’argomento trattato. Il suo obiettivo dev’essere quello di migliorare il lavoro del traduttore non quello di sostituirsi a lui e stravolgere il suo lavoro.

Continueremo la lista nei prossimi giorni.

Traduttori neolaureati

 Categoria: Traduttori freelance

Un paio di decenni fa un titolo universitario era un biglietto da visita che apriva moltissime porte e permetteva di fare la differenza sul mercato del lavoro. Oggigiorno le cose sono molto cambiate e l’importanza della laurea è paragonabile a quella del diploma di scuola media superiore negli anni 70 e 80. L’inserimento nel mondo del lavoro per i traduttori neolaureati è diventato complicato per diverse ragioni. In primo luogo la crescita esponenziale delle traduzioni online che hanno allargato notevolmente i confini del mercato della traduzione, in secondo luogo il gran numero di laureati in lingue o in traduzione all’interno del territorio nazionale e in terzo luogo la presenza sul mercato di molti traduttori improvvisati. La crisi economica internazionale degli ultimi tempi ha fatto il resto.

Alla fine del percorso di studi è molto probabile che gli introiti siano molto ridotti se non addirittura inesistenti. Questo, tuttavia, non accade solo nel settore della traduzione, ma in tutte le professioni, soprattutto quelle nelle quali è necessario aver maturato una certa esperienza. Non ci si deve scoraggiare di fronte alle prime difficoltà, occorre aver pazienza, continuare la formazione con serietà e dedizione (un traduttore non smette mai di studiare e imparare) ed investire molto tempo in attività di marketing. Aspettare che siano i clienti o le agenzie di traduzione a venire a bussare alla nostra porta non è molto proficuo.
Il primo passo è entrare a far parte di un piccolo gruppo di traduttori. Si avrà la sensazione di essere sfruttati dai colleghi più esperti ma è uno scotto da pagare. Per quanto ci si sia impegnati all’università e ci si senta pronti a spaccare il mondo, da neolaureati non lo si è affatto ed è opportuno procedere per gradi. Un investimento iniziale che darà moltissimi frutti con il tempo in termini di esperienza, formazione, conoscenze, metodologia di lavoro, strategie di marketing, ecc.

Sempre in quest’ottica, non è sbagliato fare uno stage presso un’agenzia di traduzione o partecipare attivamente a progetti di traduzione solidali, che, per loro stessa natura, non sono remunerati o sono remunerati pochissimo. Ovviamente è impensabile tradurre pro bono a lungo e rimanere sempre all’interno di un gruppo di traduttori. A un certo punto, quando ci si sente veramente pronti, bisogna provare a volare con le proprie ali. Tradurre da soli è infinitamente più dispendioso da un punto di vista dell’investimento che occorre fare per ritagliarsi uno spazio e un nome sul mercato, ma è un investimento che alla lunga ripaga sia in termini economici che in termini di soddisfazione personale.

Prezzi traduzioni

 Categoria: Servizi di traduzione

Facendo seguito all’articolo di martedì sull’inconsapevolezza dei traduttori neolaureati riguardo al valore del loro lavoro, pubblichiamo oggi un articolo su una delle tematiche più scottanti nel nostro settore, soprattutto per quanto riguarda i traduttori neolaureati: i prezzi delle traduzioni.
Per i traduttori che si affacciano sul mercato della traduzione e iniziano a ricevere possibili offerte di lavoro, la fatidica domanda è: quanto devo chiedere? Dovrei chiedere molto per fare pochi lavori ma buoni oppure dovrei chiedere poco per fidelizzare i clienti? O forse dovrei chiedere poco perché sono inesperto? Queste e molte altre sono le domande che si pone la gran parte dei giovani traduttori. Tuttavia, certi dubbi continuano ad essere presenti in tutti i traduttori, non solo in quelli giovani e inesperti, anche in quelli che ormai sono sul mercato da anni.

Quando non si hanno le idee per niente chiare e non si ha il tempo o la voglia di confrontarsi con qualche collega, la rete ci viene in soccorso. Per verificare in modo piuttosto rapido quali sono le tariffe di traduzione dei traduttori che lavorano con una determinata combinazione linguistica e in un determinato campo, basta fare una ricerca su internet. L’importante però è saper valutare le differenze esistenti fra le varie offerte, non soffermarsi solo sul prezzo e convincersi che se tre traduttori chiedono 10 e uno chiede 12, quello che chiede di più sta rubando dei soldi.
Un avvocato che ha appena passato l’esame di stato non può chiedere quanto un principe del foro. Allo stesso modo, un cuoco di un ristorante con tre stelle Michelin non avrà lo stesso stipendio di un cuoco di un ristorante di periferia. Anche per la traduzione è lo stesso, i prezzi di traduzione non sono affatto univoci, dipendono da moltissimi fattori, anche se spesso è difficile farlo capire ai clienti. Per fare una panoramica sulle tariffe delle traduzioni presenti in rete occorre saper valutare i colleghi. Su internet si trova veramente di tutto, dal traduttore che si proclama tale dopo aver soggiornato tre mesi all’estero al traduttore iper specializzato con esperienza pluriennale in alcuni settori specifici.

Una volta data una sbirciatina ai vicini, occorre guardare in casa propria. Per stabilire il prezzo di una traduzione che dobbiamo eseguire, occorre sapersi autovalutare in modo preciso: saper valutare le proprie capacità, la rapidità di esecuzione, la rarità delle combinazioni linguistiche e dei settori in cui si è specializzati, il percorso di formazione seguito, nonché, ovviamente, l’esperienza. Se si è in una posizione di vantaggio rispetto ad altri colleghi (ad esempio si è altamente specializzati in una lingua rara conosciuta da pochissimi e con richieste in forte aumento), è giusto sfruttarla e pretendere di guadagnare più degli altri.
Ad ogni modo, se le ricerche su internet sono infruttuose o ci lasciano dei dubbi sulla loro attendibilità, possiamo visitare i siti delle associazioni nazionali di traduttori o contattarle direttamente. Spesso fanno indagini sulle tariffe di traduzione presso i propri affiliati e possono darci delle delucidazioni in proposito.

Traduzione e marketing

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

I progressi tecnologici come l’avvento di internet e la nascita degli strumenti di traduzione assistita hanno migliorato moltissimo le condizioni di lavoro dei traduttori e la qualità delle loro traduzioni. Hanno anche aumentato considerevolmente le loro possibilità di autopromuoversi sul mercato, cosa che in passato era molto complicata e dispendiosa.
Tuttavia, la facilità di entrata nel mercato ha invogliato molti traduttori improvvisati a introdurvisi “abusivamente”, intossicandolo con tariffe di traduzione inverosimili.

Questo, sommato alla proliferazione delle facoltà di traduzione un po’ dappertutto in Europa e al grande scollamento tra università e mondo del lavoro, ha creato grande incertezza nei traduttori meno esperti, che, alla fine del loro percorso di studi, non hanno le idee per niente chiare riguardo al valore del loro lavoro.
Il settore della traduzione non è mai stato così competitivo ed è fondamentale che un traduttore, oltre a saper svolgere bene il proprio lavoro, sappia anche “vendersi” sul mercato. Il moderno traduttore freelance è come una piccola impresa che deve competere ogni giorno con altre decine di migliaia di imprese come la sua.

All’università viene dato spazio unicamente all’insegnamento delle lingue e delle tecniche di traduzione. Non si parla mai di vantaggi competitivi, di tariffe, di trattative con i clienti e con le agenzie di traduzione. Perché nei piani di studio non vengono inseriti anche esami di marketing e di gestione aziendale? Perché non vengono valutate le capacità commerciali dei futuri traduttori? Inserire queste discipline contribuirebbe ad aumentare la consapevolezza dei giovani traduttori ed eviterebbe loro di accettare le condizioni capestro poste da certi clienti e da certe agenzie senza scrupoli.
Il mercato, se approcciato nella maniera corretta, può essere fonte di buoni guadagni, ma se non lo si conosce, per timore di finire nel completo oblio, si rischia di finire nel tritacarne delle tariffe al ribasso.

Traduzione di bilanci

 Categoria: Servizi di traduzione

Il bilancio di un’azienda è costituito da un insieme di documenti contabili che per legge (artt. 2423-2435 bis del Codice Civile) devono essere redatti dagli amministratori dell’azienda medesima al termine di ogni periodo amministrativo. I documenti più importanti che lo compongono sono il Conto Economico, lo Stato Patrimoniale e la Nota Integrativa. Altri documenti di una certa importanza, fra gli altri, sono il Rendiconto Finanziario e la Relazione sulla Gestione.
Dopo la stesura, tali documenti devono essere depositati presso la Camera di Commercio della provincia in cui ha sede l’azienda. Per assicurarne la totale trasparenza, una volta archiviati, i documenti vengono resi disponbili per tutti coloro che chiedano di visionarli, sia in formato elettronico che in formato cartaceo.

Sono molti e molto eterogenei fra loro i soggetti economici interessati alle informazioni contenute nei bilanci: fisco, pubblica amministrazione, organi di controllo, fornitori, creditori, banche, analisti finanziari, risparmiatori, clienti, dipendenti, management, azionisti, soci.
Lo scopo del bilancio è infatti quello di rendere disponibili a tutti questi soggetti, (alcuni esterni all’azienda, altri interni), dati riguardanti la situazione patrimoniale e finanziaria dell’impresa, nonché di determinare il suo risultato economico d’esercizio.
Grazie alle informazioni in esso presenti, i soggetti elencati in precedenza hanno la possibilità di fare una prima valutazione circa l’opportunità di creare, mantenere o rompere un legame con la suddetta impresa. Per una valutazione più precisa occorre richiedere il parere di un esperto nella lettura dei bilanci, il quale, dopo un’attenta analisi comparata, è in grado di stilare un giudizio più preciso circa l’andamento generale della gestione.

Fra i clienti della nostra agenzia di traduzioni ci sono una serie di operatori del settore finanziario, che, per svolgere le loro attività, ci richiedono spesso traduzioni di bilanci precise ed accurate. Tra essi vi sono agenzie di rating, società di investimenti, aziende, banche, intermediari finanziari, ecc.
La traduzione di un bilancio, come tutte le traduzioni finanziarie in genere, richiede, oltre ad una perfetta conoscenza delle lingue da e verso le quali tradurre e delle tecniche di traduzione, anche e soprattutto un’ottima conoscenza del settore finanziario. Questo implica una solida preparazione accademica o una lunga esperienza lavorativa nel settore. Solo così si possono comprendere appieno gli argomenti trattati e si possono redigere testi tradotti rispettando le peculiarità terminologiche proprie del settore finanziario e le sue norme stilistiche e pratiche.
I traduttori finanziari che lavorano per la nostra agenzia hanno tutti un’esperienza di lungo corso nellatraduzione di bilanci civilistici, bilanci consolidati, prospetti informativi, comunicati agli azionisti, relazioni finanziarie e in genere di tutti i documenti che riguardano da vicino il settore finanziario.

I nostri traduttori di testi finanziari sono tutti madrelingua che associano conoscenze di tipo linguistico a conoscenze di tipo economico, entrambe indispensabili per l’esecuzione di una traduzione di qualità. Le loro competenze derivano da anni di studi in campo finanziario ed economico condotti in parallelo agli studi di traduzione.
Lavorano tuttora o hanno lavorato in campo finanziario e si aggiornano continuamente sugli IAS (International Accounting Standards ossia Principi Contabili Internazionali), sui cambiamenti che avvengono in materia contabile e sulla legislazione in campo finanziario.
Se state cercando un’agenzia di traduzioni in grado di tradurre il bilancio della vostra azienda o di fornirvi una traduzione del bilancio di un’altra impresa, mettetevi in contatto con uno dei nostri project manager, vi offrirà la sua consulenza gratuitamente e, qualora lo richiediate, vi fornirà un preventivo gratuito e senza impegno su misura per il vostro progetto di traduzione.

Il latino e le lingue romanze

 Categoria: Le lingue

Le ragioni per cui il latino nella sua forma “pura” interruppe la sua gloriosa traiettoria secoli fa sono molteplici. La più significativa di esse fu probabilmente la caduta dell’impero romano.
Roma fu per molti secoli l’entità più potente del mondo occidentale a livello politico, economico e militare. In considerazione di ciò, non c’è da stupirsi che il latino abbia avuto, in epoca romana, il suo momento di massimo splendore. Tutte le persone che volevano raggiungere ruoli di prestigio dovevano imparare a scriverlo e a parlarlo. La conseguenza di ciò fu la rapida diffusione della lingua in parallelo alla sua standardizzazione.

Dopo la caduta dell’Impero romano, avvenuta nel 476 d.C., nel continente europeo venne a mancare una forza unificante. Di riflesso, non vi era più la necessità di mantenere una lingua standardizzata. Questo, nel corso del tempo, fece sì che poco a poco ogni regione sviluppasse un proprio dialetto diverso da tutti gli altri.
Ciononostante, anche dopo la caduta dell’Impero romano, per più di un millennio il latino continuò ad essere utilizzato nelle corti, nelle chiese e nelle università in molte aree dell’Europa. Divenne la lingua franca del sapere e delle relazioni internazionali, e, in quanto tale, ebbe una profonda influenza sui vari dialetti locali, dando origine alle lingue che oggigiorno, non a caso, prendono il nome di lingue neolatine o lingue romanze.

Le più conosciute e più parlate sono l’italiano, lo spagnolo, il portoghese, il francese e il rumeno. Tra le altre lingue neolatine non citate ce n’è una parlata in una piccola area della Svizzera che viene universalmente considerata come la lingua più simile al latino classico: il romancio.
Oltre alle lingue romanze, anche altre lingue sono state enormemente influenzate dal latino. Per esempio l’inglese, che è notoriamente una lingua germanica, contiene moltissime parole di origine latina. C’è addirittura chi sostiene che 2/3 delle parole inglesi abbiano radici latine.

Latino: lingua viva o lingua morta?

 Categoria: Le lingue

Il dibattito tra chi ritiene che il latino non sia da considerarsi una lingua morta e i sostenitori della posizione opposta è in corso da anni ed è quanto mai fervente. Le principali motivazioni addotte dai primi sono che il latino viene tuttora insegnato nelle scuole e che è tuttora la lingua ufficiale della Santa Sede, sebbene la Città del Vaticano utilizzi l’italiano come lingua per la comunicazione orale ed il latino solo per alcune celebrazioni e per le pubblicazioni.
Accanto a queste due importanti motivazioni, si aggiungono poi molte altre testimonianze di vitalità della lingua latina. Una di queste è il giornale online Ephemeris che tratta temi di attualità nella lingua di Giulio Cesare; un’altra è la radio finlandese Yle Radio1, che dal 1989 trasmette un notiziario nella lingua dell’antica Roma. Ovviamente si tratta di casi isolati, ma potremmo continuare ancora a lungo citando pubblicazioni, siti, radio online che trattano tematiche di vario genere in latino.

Quanto appena detto sembrerebbe dimostrare in modo inequivocabile che il latino non è una lingua morta e sepolta. Tuttavia, i critici di questa visione sostengono che affinché una lingua possa essere considerata davvero viva deve avere la capacità di svilupparsi, mutare, adattarsi all’epoca in cui vive, cosa che il latino decisamente non fa. Nessuno parla latino per strada, nessuno è di madrelingua latina, mancano i presupposti essenziali per poter definire il latino una lingua propriamente viva.

A nostro avviso il latino non può essere considerato una lingua morta a tutti gli effetti.
Il fatto che non sia più una lingua correntemente parlata non è una condizione sufficiente per decretarne lo stato di morte. Le lingue morte, oltre a non essere più parlate da nessuno, sono lingue che non hanno lasciato alcuna traccia nella cultura di un popolo. Una lingua non più parlata è come se fosse una lingua dormiente che potrebbe risvegliarsi in qualsiasi momento, com’è accaduto in modo sorprendente all’ebraico nel corso del ventesimo secolo.
Nemmeno l’arabo classico può essere considerato una lingua morta. Oggigiorno nessuno lo parla più, tutti gli abitanti dei paesi arabi parlano solamente il dialetto della regione in cui vivono, ma l’arabo classico sopravvive in tutte le circostanze formali e come lingua letteraria.

Il localizzatore di videogiochi

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Se gli autori e i produttori di videogiochi hanno poche probabilità di raggiungere la fama, ancora meno ne hanno i disegnatori, gli sceneggiatori, i programmatori, i grafici, i tester e tutti gli altri professionisti che rimangono nell’ombra. Nella creazione di un videogioco entrano moltissime persone, molte più di quante se ne possano immaginare. Tra queste, una delle figure chiave, anche se del tutto sottovalutata, è il localizzatore. Il suo ruolo è quello di rendere il gioco godibile per gli utenti di una determinata area geografica. Un ruolo, ci ripetiamo, molto ma molto importante.

Nei paesi dove non si parla la lingua originale del gioco (che solitamente sono la stragrande maggioranza), quando l’audio non viene doppiato (o quantomeno sottotitolato) e non vengono tradotti i testi nella lingua dei giocatori, le vendite sono sempre decisamente scarse. Perché accade questo? Molto semplicemente perché i giocatori che non conoscono la lingua originale del videogioco temono di non poterne godere appieno per il fatto di perdere informazioni preziose qua e là. Chi è appassionato di videogiochi spesso si adatta a giocare anche se il gioco non è tradotto, ma non prova le stesse sensazioni.
Inoltre, come abbiamo affermato più volte su queste pagine, la traduzione è solo una parte, seppur fondamentale, del processo di adattamento di un prodotto ad un mercato diverso, che va sotto il nome di localizzazione.

È il localizzatore che, dopo aver studiato a fondo il gioco, si occupa degli aspetti relativi al suo adattamento e lo rende il più godibile possibile per il pubblico al quale è destinato.
Grazie al suo apporto, il prodotto finale arriva ad una platea più vasta e questo fa sì che il commercio del gioco sia molto più redditizio. Non dimentichiamoci che l’obiettivo finale è proprio questo: ottenere un successo commerciale. E per raggiungerlo occorre creare videogiochi che facciano divertire i giocatori e li facciano sentire più vicini alle situazioni di gioco.
I produttori più lungimiranti sanno bene che il successo dei loro prodotti dipende anche dalla scelta dei localizzatori e per questo contrattano professionisti che, oltre a conoscere perfettamente le due lingue e le due culture, hanno una passione sfrenata per i videogiochi e conoscono benissimo i gusti e la mentalità dei giocatori.

Traduzione dei sottotitoli o doppiaggio?

 Categoria: Tecniche di traduzione

Oggigiorno i video sul web sono diventati uno degli strumenti di comunicazione preferiti dalle persone. Basti pensare all’incredibile successo che ha riscosso e che tuttora riscuote un sito come YouTube. L’importanza dei video non diminuirà affatto nel prossimo futuro, anzi, si prevede che aumenterà considerevolmente e che le aziende utilizzeranno questo strumento in misura sempre maggiore per le proprie strategie di comunicazione sia interne che esterne.
Di conseguenza, le imprese interessate ad una comunicazione globale, dovranno attrezzarsi per creare dei video multilingue che permettano loro di far giungere i messaggi aziendali a persone di varie nazionalità.

Esistono due modi per trasmettere i contenuti di un video in un’altra lingua: la traduzione dei sottotitoli e il doppiaggio. Il primo comporta l’inserimento di una striscia di testo nella parte inferiore dello schermo più o meno coincidente con la narrazione e i dialoghi originali.
Il doppiaggio invece implica la sostituzione del contenuto audio originale con un nuovo contenuto audio in una lingua diversa. Entrambe le opzioni presentano vantaggi e svantaggi, qui di seguito ne elenchiamo alcuni.

Nel caso della traduzione dei sottotitoli i vantaggi principali sono:
- anche le persone non udenti possono comprendere perfettamente il contenuto del video.
- il video può essere visionato anche senza l’audio e si può mettere in pausa qualora ci si voglia concentrare su una frase particolare.
- il mantenimento della narrazione e dei dialoghi in lingua originale permette il mantenimento del tono, dell’accento, delle pause, dell’enfasi degli attori.

Gli svantaggi invece sono:
- viene occupato spazio prezioso sullo schermo (difetto alquanto fastidioso con schermi piccoli).
- l’attenzione è rivolta alla stringa testuale a scapito delle immagini.
- il contenuto non viene trasferito nella sua interezza per poter essere adattato alla stringa.
- l’utente deve guardare lo schermo sempre e comunque per non perdere informazioni.
- l’utente deve essere alfabetizzato e saper leggere senza problemi.

Nel caso del doppiaggio i vantaggi principali sono:
- si può assorbire gran parte dell’informazione anche solo attraverso l’audio senza dover stare con gli occhi incollati al video.
- le scelte terminologiche sono più fedeli ai contenuti del video originale e presentano molte meno restrizioni rispetto alla sottotitolazione.

Gli svantaggi principali invece sono:
- i movimenti della bocca degli attori non coincidono con le parole da loro pronunciate.
- le voci e i rumori di fondo non sono originali.

Non è possibile stabilire a priori quale delle due tecniche sia preferibile. Al di là dei diversi costi di realizzazione, la scelta dipende da vari fattori: il tipo di video, il contesto, il contenuto, il messaggio che si vuole trasmettere, le lingue su cui si deve lavorare, le preferenze del pubblico che si vuole raggiungere.
Prima di dare inizio ai lavori di traduzione, l’impresa e l’agenzia di traduzioni incaricata di eseguire il lavoro, devono soppesare bene tutti questi fattori poiché il procedimento per creare dei sottotitoli tradotti è completamente diverso dalla tecnica utilizzata per doppiare, e, qualora si cambi opinione dopo essere andati avanti con il progetto di traduzione, il lavoro eseguito potrà essere utilizzato solo in minima parte.

Traduzione di menù

 Categoria: Servizi di traduzione

Vi è mai capitato di mangiare in un ristorante all’estero e non aver capito assolutamente niente di quello che c’era scritto nel menù? Sicuramente sì e con ogni probabilità la cosa non vi ha fatto molto piacere. Magari non siete riusciti a capirvi nemmeno col cameriere e quello che vi hanno portato non era affatto quello che volevate.
Siamo pronti a scommettere che non avete rimesso piede in quel ristorante e, al vostro ritorno in patria, parlando del vostro soggiorno con amici, parenti e colleghi, non gli avete certo fatto una buona pubblicità.
Purtroppo, la traduzione dei menù, a nostro avviso un aspetto della ristorazione tutt’altro che secondario, viene ancora molto sottovalutato dalla maggior parte dei gestori. Sono ancora troppo pochi quelli che investono nella traduzione dei loro menù e, fra quei pochi, ve ne sono alcuni che, pur capendo l’importanza di farlo, per risparmiare si affidano a traduttori improvvisati e spesso ottengono effetti controproducenti.

Finché si tratta di tradurre nomi di piatti internazionali, il compito è relativamente semplice per chi opera nel settore da tanto tempo, ma le cose si complicano decisamente quando nel menu sono presenti ricette particolari o piatti tipici locali che, per loro stessa natura, talvolta richiedono una traduzione preliminare dal dialetto locale all’italiano.
Probabilmente la nostra sarà deformazione professionale ma ci imbattiamo molto di frequente in traduzioni alle soglie del ridicolo e non riusciamo a capirne il senso.
Perché rendere ai clienti e ai camerieri la vita difficile laddove con una semplice traduzione il problema sarebbe in gran parte risolto? Ci sarebbero molti meno disguidi e si otterrebbe un miglioramento della propria immagine poiché il cliente farebbe sicuramente una buona pubblicità al ristorante. Inoltre, anche le guide specializzate apprezzano i menù tradotti in più lingue e danno maggior importanza ai ristoranti che li adottano.

L’Italia è uno dei paesi che attraggono il maggior numero di turisti. È evidente che i ristoranti delle città d’arte o dei luoghi di villeggiatura dovrebbero avere un menù tradotto in molte lingue, non solo in inglese.
In città come Roma, Firenze, Venezia o Milano, un ristorante che voglia lavorare con clientela straniera, non può prescindere dall’avere un menù tradotto in almeno cinque o più lingue.
Ad ogni modo, vista la fama della cucina italiana all’estero, tutti i ristoranti, anche quelli con una frequentazione sporadica da parte di turisti stranieri, dovrebbero avere, come minimo, un menù tradotto in inglese, che è la lingua del turismo per eccellenza. Non tradurre il proprio menù in inglese arreca un piccolo danno al settore nel suo complesso e vanifica gli sforzi fatti dai singoli per cercare di offrire un buon servizio e un’alta qualità gastronomica.
I ristoratori, rivolgendosi a un’agenzia di traduzione, con un investimento minimo risolverebbero gran parte delle problematiche di comunicazione con i clienti stranieri, evitando incomprensioni o brutte figure ed ottenendo un sicuro beneficio in termini di immagine.

I classici della traduzione (8)

 Categoria: Storia della traduzione

BENEDETTO CROCE (1866 –1952)
Indivisibilità dell’espressione in modi o gradi e critica della retorica

Qualora per traduzione s’intenda il travasamento di un’espressione da una lingua ad un’altra, come il travasamento di un liquido da un vaso ad un altro di forma differente, la traduzione è impossibile. Una traduzione o sminuisce e guasta oppure crea una nuova espressione. Un’espressione elaborata in precedenza in forma estetica può essere rielaborata logicamente in un’altra forma altrettanto estetica, ma comunque nuova. Una buona traduzione è un’approssimazione dell’originale che ha valore d’opera d’arte in quanto può stare da sé.
Le traduzioni non estetiche, come quelle parafrastiche o quelle letterali, sono invece da considerarsi meri commenti alle espressioni originali, traduzioni che non riproducono le suddette espressioni originali, ma producono espressioni simili e più o meno vicine ad esse.
Le traduzioni di questo tipo sono semplici strumenti per una prima analisi delle opere originali, ma la comprensione del significato più profondo delle medesime può avvenire solo studiandole nella lingua in cui sono state scritte.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione”.

Traduzione blog

 Categoria: Servizi di traduzione

Un blog visitato quotidianamente da moltissime persone, se gestito in modo efficace, può diventare un vero e proprio affare. Tuttavia, far emergere un blog dall’anonimato e riuscire ad ottenere certi risultati è piuttosto arduo. Oggigiorno il blogging è un’attività che, se fatta a scopo di lucro, nella maggior parte dei casi richiede molti più sacrifici rispetto ai reali benefici che apporta in termini economici.
Ad ogni modo, dopo aver investito tanto tempo su un blog, prima di abbandonarlo al suo destino, si può fare ricorso a internet per trovare degli spunti che permettano di renderlo più visibile.
Ci sono migliaia di articoli pubblicati in rete sulle strategie da adottare per far volare un blog che non riesce nemmeno a decollare. Si parla dei contenuti da trattare, dell’importanza dei titoli degli articoli, della frequenza con la quale dovrebbero essere pubblicati, della loro lunghezza e del tipo di formattazione da privilegiare. Tra i tanti consigli che vengono dati ai lettori, c’è anche quello di tradurre il blog in inglese e in altre ingue.
L’inglese è la terza lingua più parlata del mondo come prima lingua, è la seconda lingua per il 94% dei non madrelingua in tutto il pianeta e, ancor più importante nel contesto di quest’articolo, è in assoluto la prima lingua del web, come avevamo commentato nell’articolo “Le prime dieci lingue del web” del 09 giugno. Da quanto detto appare evidente che la pubblicazione di articoli in inglese su un blog non possa che far aumentare le sue visite e i potenziali guadagni del blogger.

La maggior parte delle persone comprende l’importanza di tradurre un blog, ma quasi tutte commettono lo stesso grave errore: utilizzano software di traduzione automatica.
Come tutti sanno, la qualità delle traduzioni che questi strumenti sono in grado di fornire è davvero molto scarsa. Ciononostante, la stragrande maggioranza dei blogger se ne infischia e pubblica comunque gli articoli tradotti in automatico credendo di ottenerne benefici in termini, se non di qualità del blog, almeno di accessi.
Il fatto è che le traduzioni automatiche dei blog non forniscono assolutamente nessun tipo di beneficio in termini di accessi, si tratta di strumenti del tutto inutili in questo senso. Perché? Perché Google utilizza degli algoritmi di controllo grammaticale, ortografico e semantico che riescono facilmente a individuare frasi sconnesse e periodi sconclusionati. I siti che utilizzano un linguaggio approssimativo non hanno alcuna possibilità di ottenere successo e pertanto la traduzione di un blog in inglese o in altre lingue utilizzando un programma di traduzione online è perfettamente inutile.
L’unico vero investimento che può portare dei benefici reali è la traduzione del blog realizzata da un traduttore. Non è detto che si tratti di un investimento oneroso, le tariffe di un traduttore non sono sempre alte. Ad esempio, i traduttori neolaureati all’inizio della loro carriera hanno tariffe abbordabili e possono essere la soluzione ideale per fornirvi la traduzione multilingue del vostro blog e mettervi così in condizione di conquistare i lettori di tutto il mondo.

Le poesie: rompicapo per traduttori

 Categoria: Problematiche della traduzione

La scorsa settimana, così come molte altre volte in passato, abbiamo parlato delle difficoltà nel tradurre testi che contengano giochi di parole, metafore, rime, alliterazioni, acrostici, palindromi, insomma i classici rompicapo dei traduttori. Fra i testi più rognosetti abbiamo spesso annoverato le poesie e le barzellette, anche se le prime, in genere, comportano problemi infinitamente più grandi.

Le poesie, infatti, anche in assenza di rime o comunque decidendo di non mantenerle nella versione tradotta (sacrilegio!), hanno una metrica, una cadenza, un ritmo che difficilmente possono essere ricreati con la traduzione. A differenza di un testo “normale”, dove con qualche accorgimento si possono trovare sinonimi perfetti o comunque parole simili che non stonino più di tanto, una poesia è una sorta di cassaforte la cui combinazione è un insieme di parole uniche disposte secondo una sequenza altrettanto unica. Per aprirla senza danneggiarla è necessario ripetere quella particolare sequenza in un’altra lingua. La si può aprire anche a martellate o con la fiamma ossidrica però dopo aver utilizzato metodi così drastici la cassaforte non è più la stessa, ne abbiamo creata un’altra più brutta e malridotta. Talvolta, qualche traduttore in gamba, modificando la struttura della cassaforte attraverso ingegnosi stratagemmi, riesce a trovare il modo di aprirla e di renderla, in qualche caso, persino più bella. Il fatto però è che si tratta di un’altra cassaforte, non è più la stessa. Non siamo più in presenza di un testo tradotto ma di una nuova poesia a tutti gli effetti. Che sia più bella è del tutto secondario.

Ma allora come possiamo risolvere il problema? Dovremmo studiare decine di lingue per poter leggere le poesie direttamente nella lingua dell’autore? Non basterebbero cento vite. Meglio rassegnarsi all’imperfezione e poter assaporare il gusto dei poeti stranieri piuttosto che rimanere a bocca asciutta. Se nessun traduttore si fosse preso il disturbo di tradurli, non avremmo mai potuto conoscere i poeti russi, i classici greci, i sonetti latini o gli haiku giapponesi. E anche se talvolta il risultato non è perfetto crediamo sia doveroso continuare a tradurre certe opere.
Le barzellette invece potremmo anche evitare di tradurle, la loro importanza culturale è minima e, inoltre, ogni paese o regione ha il proprio codice umoristico, non è detto che quello che fa ridere in Giappone faccia ridere in Italia e viceversa, pertanto non riteniamo affatto necessario tradurre le barzellette. Ognuno si tenga le proprie con buona pace degli altri.

La formazione dei traduttori

 Categoria: Storia della traduzione

A dispetto del fatto che la traduzione abbia costituito uno dei principali motori dello sviluppo culturale nel corso della storia, essa è sempre stata sminuita del suo vero valore.
Sebbene l’esercizio traduttivo esista da tempo immemore (alcuni direbbero che è antico quanto il linguaggio stesso), i centri dedicati al suo insegnamento esistono da poco più di cinquanta anni. In poche aree del sapere troviamo una attività così ampiamente praticata come la traduzione e con un percorso didattico così recente. Il motivo principale di questa ancestrale mancanza di interesse per la formazione dei traduttori è da ricercare nel modo in cui i profani di questa materia hanno da sempre semplificato la complessità dell’attività di traduzione. A lungo ha prevalso la convinzione che la traduzione consistesse in una sorta di esercizio intuitivo realizzabile anche in modo autodidattico da individui la cui unica prerogativa era la conoscenza di una lingua straniera.

Fino a qualche anno fa, non era infrequente imbattersi in individui che, seguendo percorsi del tutto casuali, entravano nel settore della traduzione per trovare una fonte di sostentamento economico. Le intrusioni professionali e gli atti vandalici nei confronti della lingua commessi da qualche traduttore improvvisato erano all’ordine del giorno. Inoltre, va detto che per molto tempo i diritti dei traduttori professionisti sono stati ben pochi, se non addirittura inesistenti. Fortunatamente, questo panorama è andato cambiando con il tempo. Sebbene la traduzione sia tuttora un’attività scarsamente remunerata, è indubbio che negli ultimi decenni si sia assistito ad un progressivo riconoscimento dell’importanza di questa professione. Basti pensare, per esempio, alla frequenza con la quale vengono menzionati i nomi dei traduttori nelle rassegne letterarie (sempre troppo poco diranno molti). Frutto di questo riconoscimento sociale è, senza dubbio, l’aumento dei centri dedicati alla formazione dei traduttori. In realtà, è difficile stabilire fino a che punto il fatto che i centri siano aumentati sia causa o effetto della presenza sempre più tangibile del traduttore nella nostra società. Ad ogni modo, è indiscutibile che la carriera universitaria che tutti i traduttori intraprendono al giorno d’oggi regala sempre più credibilità e prestigio alla categoria nel suo complesso.

Tipologie di studenti di lingue

 Categoria: Le lingue

In quest’articolo analizzeremo le tre principali tipologie di studenti di lingue: lo studente uditivo, lo studente visivo e lo studente tattile. Chi studia una lingua ottiene risultati migliori se riesce a capire a quale delle tre categorie appartiene poiché può calibrare il suo metodo di studio sulla base delle proprie caratteristiche e delle proprie preferenze.

Lo studente uditivo
Lo studente uditivo apprezza le lezioni in cui il professore fornisce spiegazioni e commenti. In genere è un persona silenziosa che preferisce ascoltare anziché parlare, si nutre delle parole degli altri. Attraverso l’ascolto delle parole pronunciate da altri, il tono della voce, la velocità e i riflessi, interpreta i significati soggiacenti alle espressioni usate e li aggiunge alle proprie conoscenze. Questo non vuol dire che rifugga il dialogo, anzi considera i dibattiti e i dialoghi con i compagni una strategia di apprendimento molto valida. Ciò che comunque predilige è l’ascolto, quindi considera ottimi tutti i testi ascoltabili come le canzoni, le trasmissioni radiofoniche e altri tipi di testi registrati. Per questo motivo non disdegna affatto l’autoregistrazione e il successivo ascolto. Per questo tipo di studente l’informazione scritta ha un valore minore, soprattutto se non è successivamente ascoltabile.

Lo studente visivo
Lo studente di questa categoria predilige lo stimolo visivo. Si siede in prima fila durante le lezioni perché non sopporta gli ostacoli che gli impediscono la vista come ad esempio le teste delle persone. Vuole vedere bene il professore mentre spiega, come muove la labbra per pronunciare le parole e come le scrive sulla lavagna. Anche i gesti gli rendono più facile la comprensione delle lezioni. Le immagini, i grafici, le illustrazioni, i lucidi e i video sono tutti strumenti che gli facilitano l’apprendimento e lo rendono più efficace.
Quando nella lezione viene utilizzato materiale visivo, lo studente visivo ha più possibilità di apprendere poiché il suo livello di concentrazione aumenta e si dimostra più interessato. Per questo tipo di studente l’ideale è prendere lezioni private individuali che gli permettano di focalizzare la propria attenzione su un unico interlocutore.

Lo studente tattile
Questi tipi di studenti imparano meglio se stimolati con attività pratiche. In genere si tratta di individui fisicamente molto attivi che si annoiano mortalmente durante le lezioni teoriche. Hanno grosse difficoltà a rimanere seduti a lungo e tendono a distrarsi con facilità.
Per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue, per ottenere i migliori risultati da questo tipo di studente è auspicabile motivarlo con attività dinamiche come giochi di ruolo e laboratori di vario genere. In queste situazioni le sue potenzialità di apprendimento aumentano esponenzialmente poiché può parteciparvi attivamente anziché subire la lezione in modo passivo rimanendo seduto per ore. Lo stimolo massimo per questo tipo di studente è mettere in pratica fin da subito quanto appreso, soprattutto parlando.

Il concetto di intraducibilità

 Categoria: Problematiche della traduzione

Per affrontare l’argomento di cui abbiamo parlato nell’articolo di ieri, ossia il concetto di intraducibilità, abbiamo accennato alle problematiche che si possono incontrare in certe traduzioni di testi letterari. In particolare, abbiamo fatto riferimento alle difficoltà pressoché insormontabili che sorgono qualora si debba tradurre un lungo lipogramma.
La scelta del lipogramma come esempio per spiegare il concetto non è stata affatto casuale; abbiamo scelto volutamente qualcosa di veramente impossibile per rendere l’idea in modo efficace e lasciare un senso di impotenza nei fautori del “non esiste niente di intraducibile”.
Nell’articolo di oggi vogliamo trasmettere il medesimo concetto ma con un esempio estremamente più semplice, una freddura di una riga (per questo chiamata one-liner) tipica dello humor inglese:

“Do you know that girl whose whole left side was cut off? Well, she’s all right now.”

Le barzellette (o freddure) come questa, spesso racchiudono dei giochi di parole praticamente impossibili da rendere in un’altra lingua, soprattutto se la lingua è molto diversa.
Per chi non conosce l’inglese, la parola right ha molteplici significati fra cui “bene” e “destra”.
Se utilizzassimo la prima delle due accezioni (cioè “bene”) otterremmo: “conosci quella ragazza a cui è stata tagliata tutta la parte sinistra? Adesso sta bene”. A parte la situazione surreale, la traduzione è sicuramente corretta, il problema è che non fa ridere nessuno, viene tradito lo scopo per cui è stata scritta. Se invece traducessimo right con “destra” otterremmo: “conosci quella ragazza a cui è stata tagliata tutta la parte sinistra? Adesso è tutta destra”. In questo modo la traduzione, oltre a non far ridere, non avrebbe neppure alcun senso.
Magari scervellandosi e cercando parole diverse con significati simili si potrebbe anche riuscire a raggiungere un risultato accettabile ma non sarà mai e poi mai la stessa barzelletta.

La traduzione come percorso a ostacoli

 Categoria: Problematiche della traduzione

Con tutto il rispetto per la traduzione tecnica, senza la quale quest’agenzia non esisterebbe, tradurre un testo letterario è probabilmente un’esperienza più gratificante che tradurre un manuale d’istruzioni. Chi ha la grande fortuna di mantenersi lavorando nel campo della traduzione letteraria sa di cosa parliamo.
In alcuni casi, però, i traduttori letterari preferirebbero dover tradurre un manuale tecnico anziché i testi commissionati dagli editori. Non tanto per la “bruttezza” dei testi da tradurre, quanto per la difficoltà nel tradurli. Quando l’autore del testo decide di utilizzare rime, alliterazioni, acrostici, lipogrammi, palindromi e figure retoriche di vario genere, la traduzione si trasforma in un complicato percorso a ostacoli.

Gli ostacoli in certi casi possono essere superati (o comunque limitati) cercando un equilibrio fra le due esigenze fondamentali: da un lato il rispetto degli artifici linguistici che caratterizzano il testo e dall’altro il rispetto dei suoi contenuti.
In altri casi, raggiungere un compromesso soddisfacente fra le due esigenze è semplicemente impossibile, poiché il rispetto della struttura formale del testo genera nella traduzione contenuti completamente diversi o, viceversa, il rispetto dei contenuti rende difficilissimo il rispetto della struttura formale.

In questi casi non è affatto sbagliato parlare di “intraducibilità”.
Pensiamo, ad esempio, ad un lipogramma, cioè un testo in cui, per scelta dell’autore, non compare mai una vocale. L’intento di chi scrive è esplorare gli orizzonti espressivi della propria lingua, mentre il traduttore si muove in senso contrario, ovvero deve rimanere entro confini già delimitati. Se scrivere un testo di centinaia di pagine senza mai utilizzare una vocale è un’impresa improba, infinitamente più arduo (diciamo pure impossibile) è il compito del traduttore che deve percorrere un itinerario seguendo dei binari strettissimi e già tracciati.

Tecniche di interpretazione simultanea (2)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

L’interpretazione in retour di cui abbiamo parlato nel post di ieri è particolarmente utile nell’ambito di una riunione o una conferenza per fornire un relais tra le lingue meno conosciute e quelle più diffuse.
Ma che cos’è un relais? È l’interpretazione passando attraverso una terza lingua.
Quando un relatore si esprime in una lingua della quale non è fornita l’interpretazione diretta in una determinata lingua, per far sì che le sue parole vengano tradotte in quella lingua, un interprete può collegarsi ad un’altra cabina e sfruttare il lavoro di un collega.

Se, ad esempio, un relatore sta parlando in greco e, pur essendo presenti alcuni delegati svedesi in sala non è presente nessun interprete greco-svedese, un interprete inglese-svedese può ascoltare l’audio della cabina del collega greco-inglese ed eseguire la traduzione simultanea dall’inglese allo svedese. L’interprete traduce da una lingua diversa da quella utilizzata dal delegato, ma questo non comporta una grossa perdita di qualità.
Quando solamente uno o due interpreti conoscono una lingua non molto diffusa in modo passivo, si dice che essi sono i pivot (dal francese “perno”) per le altre cabine, che li utilizzano in relais. La tecnica del pivot in sostanza consiste nell’uso di una sola lingua come relais.

Un’altra tecnica di interpretazione simultanea è il cosiddetto cheval, dalla parola francese che significa “cavallo”. Si utilizza questa dicitura per indicare un interprete che sta “a cavallo” di due cabine nel corso di una stessa riunione, ossia lavora alternandosi in due cabine.
In genere ad ogni incontro sono presenti almeno due interpreti per lingua, ma se le lingue utilizzate in una riunione sono soltanto due, si può decidere di fare a meno di uno dei due utilizzando un interprete “cavallo” che traduce da e verso entrambe le lingue spostandosi da una cabina all’altra a seconda delle necessità.

Prima parte di questo articolo

Tecniche di interpretazione simultanea (1)

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

In ambito europeo, la DGI, Direzione Generale Interpretazione, per poter garantire l’ampia gamma di soluzioni necessaria allo svolgimento di riunioni con 23 lingue ufficiali, utilizza tutte le tecniche di interpretazione simultanea esistenti.
Ieri abbiamo parlato del regime linguistico simmetrico (l’interpretazione è garantita da e verso tutte le lingue e ciò permette ai partecipanti di parlare e ascoltare nella loro lingua) e del regime linguistico asimmetrico (i partecipanti possono esprimersi in molte lingue ma l’interpretazione è fornita solo verso alcune).
Nell’articolo di oggi parleremo del retour (lo stesso interprete traduce da e verso due lingue) mentre in quello di domani parleremo del relais (interpretazione tra due lingue passando per una terza), del pivot (l’utilizzo di una lingua unica come relais) e dello cheval (un unico interprete lavora alternandosi in due cabine nell’ambito della stessa riunione).

Come brevemente accennato nel post di due giorni fa, generalmente gli interpreti di conferenza traducono verso la loro lingua attiva (cioè la loro madrelingua o Lingua A) a partire dalle loro lingue passive (Lingue C).
Tuttavia, alcuni interpreti, oltre alla propria madrelingua, hanno una conoscenza perfetta anche di una seconda lingua (definita Lingua B) che li mette in condizione di interpretare verso questa lingua partendo dalle altre lingue conosciute. Hanno cioè due lingue attive, anche se, per evidenti ragioni, spesso nella Lingua B non eseguono traduzioni in simultanea ma solo in consecutiva.
Sono pochi gli interpreti in grado di interpretare in due lingue e, quando ciò avviene, in gergo tecnico si dice che hanno un retour, un termine francese che significa “ritorno”. Molto rari sono i casi di interpreti che hanno più di due lingue attive.

Seconda parte di questo articolo

Regimi linguistici simmetrici e asimmetrici

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Quando in una riunione o in una conferenza tutte le lingue utilizzate dai partecipanti nel corso dei loro interventi vengono interpretate in tutte le lingue, il regime linguistico applicato viene definito, in gergo tecnico, completo e simmetrico. Se, ad esempio, in una riunione sono presenti partecipanti di 10 nazionalità diverse e viene garantita l’interpretazione verso tutte le lingue, siamo in presenza di un regime linguistico 10-10, con 10 lingue attive e 10 lingue passive.
In un regime linguistico simmetrico i partecipanti possono intervenire utilizzando liberamente la loro lingua e ascoltare, sempre nella loro lingua, la traduzione delle parole pronunciate dagli altri partecipanti.

In qualche caso, i partecipanti ad una riunione sono in grado di comprendere una lingua senza problemi ma non si sentono sufficientemente preparati per parlarla. Questa “abilità” può essere sfruttata per diminuire il numero degli interpreti necessari allo svolgimento della riunione e diminuirne i costi organizzativi. Nelle riunioni con pochi partecipanti le differenze in termini di costi non sono molto marcate, ma, nelle riunioni dove le lingue utilizzate sono molte, il risparmio è notevole. Si pensi, ad esempio, alle riunioni che si svolgono presso le istituzioni dell’Unione Europea dove le lingue ufficiali sono 23: per qualche riunione è necessaria la presenza di decine e decine di interpreti. Sfruttando le conoscenze linguistiche dei delegati, si possono diminuire drasticamente i costi di interpretazione.

Un regime linguistico nel quale si possono parlare più lingue di quelle di cui è possibile ascoltare l’interpretazione viene definito regime asimmetrico ridotto. Ovviamente, per poter utilizzare questo regime, è imprescindibile che tutti i partecipanti comprendano almeno una delle lingue attive. In gergo tecnico, una riunione con il regime EN-EL-FR-IT-ES-DE/EN-IT-ES è una cosiddetta “riunione 6-3”, in cui i partecipanti possono parlare inglese, greco, francese, italiano, spagnolo o tedesco, ma l’interpretazione è fornita solo in inglese, italiano e spagnolo.

Interpretazione: lingue attive e passive

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Nel nostro blog finora abbiamo parlato raramente di interpretazione poiché è un servizio che la nostra agenzia non fornisce direttamente.
Tuttavia, l’interpretazione (o interpretariato che dir si voglia) meriterebbe sicuramente più spazio, vista la strettissima parentela con la traduzione scritta.
Nell’articolo di oggi e in quelli dei prossimi giorni approfondiremo alcune tematiche cui abbiamo fatto riferimento in alcuni articoli pubblicati nell’ormai lontano agosto 2009.
In uno di quegli articoli facemmo un rapido accenno alla suddivisione fra Lingua A, Lingua B e Lingua C così come riconosciuta dall’AIIC, l’Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza.

La Lingua A e la Lingua B sono le cosiddette lingue “attive”. Le lingue attive sono le lingue verso le quali l’interprete traduce partendo dalle altre lingue che conosce. In genere l’interprete lavora sia in traduzione simultanea che in consecutiva verso la Lingua A (che è la sua madrelingua) mentre verso la Lingua B, pur avendone una padronanza praticamente perfetta, preferisce tradurre solo in consecutiva. Ad ogni modo, vi sono interpreti che traducono sia in simultanea che in consecutiva verso entrambe le lingue.
Nell’ambito di riunioni o conferenze nelle quali vi siano degli interpreti a lavoro, la lingua attiva è quindi la lingua parlata dagli interpreti e ascoltata dai partecipanti.
La Lingua C, invece, è detta “passiva”. L’interprete la comprende perfettamente e la sa anche parlare bene, ma non ad un livello tale da poter interpretare verso di essa (o esse, nel caso ve ne siano più di una). In un incontro, la lingua parlata dai partecipanti e ascoltata dagli interpreti è quindi la lingua passiva.

Nell’articolo di domani continueremo a parlare di questa tematica.

Una lingua franca per la scienza

 Categoria: Le lingue

Una delle idee più diffuse in ambito scientifico è che tutta la letteratura importante di settore sia pubblicata in inglese. Se ciò fosse vero e a tale convinzione aggiungessimo la credenza popolare secondo cui tutti coloro che operano nel settore conoscono alla perfezione la lingua d’oltremanica, la scienza vivrebbe inevitabilmente in un regime di totalitarismo linguistico.
Fortunatamente, lo scenario apocalittico appena descritto non si è ancora prefigurato, siamo ancora piuttosto lontani, anche se non lontanissimi. La situazione attuale corrisponde più a una sorta di multilinguismo imperfetto, con una lingua al centro del sistema e le altre tutte intorno ad essa. Una sorta di stella intorno alla quale ruotano pianeti più o meno grandi. Se i pianeti si ribellassero e smettessero di seguire le loro orbite avvicinandosi troppo alla stella, verrebbero inceneriti dal suo calore.

I nostri lettori non ci fraintendano. Siamo assolutamente favorevoli all’adozione ufficiale di una lingua franca per la scienza che contribuisca alla diffusione internazionale delle conoscenze e che faccia da ponte fra le altre lingue. Esse però devono mantenere la piena autonomia nelle aree geografiche di competenza e all’interno di queste devono fungere da strumento di comunicazione e divulgazione. L’inglese dev’essere utilizzato principalmente per la comunicazione tra persone che parlino lingue molto diverse ma non deve mai aspirare a raggiungere il rango di lingua universale, adatta a qualsiasi uso, funzione e situazione.
Ovviamente siamo di parte ma riteniamo che l’appiattimento sia pericoloso per il multiculturalismo e non sia in nessun caso auspicabile. Il pluralismo linguistico è una risorsa fondamentale sia per le lingue ma anche e soprattutto per le culture dei vari paesi e la traduzione scientifica ne costituisce la principale forma d’arricchimento. Il monolinguismo universale non è altro che la versione linguistica della dittatura in politica, che non ci risulta abbia mai funzionato in nessun luogo e in nessuna epoca.

Spagnolo lingua ufficiale negli Stati Uniti?

 Categoria: Le lingue

Come tutti sanno, a seguito della massiccia immigrazione dall’America Centrale e dall’America Latina (dove si parla prevalentemente spagnolo), questa lingua è diventata, in pratica, una seconda lingua ufficiale negli Stati Uniti. I numeri relativi al censimento del 2006 parlano da soli. Secondo i dati raccolti, gli ispanoparlanti residenti sul suolo statunitense sarebbero più di 35 milioni. Si tratta di stime da rivedere al rialzo visto che nel frattempo il fenomeno migratorio, nonostante gli sforzi fatti per contrastarlo, non si è certo arrestato.
Il tasso di crescita annuale della comunità ispanica si aggira intorno al 4%, più del triplo del tasso di crescita della popolazione mondiale.
Questi numeri fanno sì che, attualmente, gli Stati Uniti siano il sesto paese del mondo per numero di parlanti spagnolo. Vi sono più ispanoparlanti negli Stati Uniti che in Venezuela o in Colombia!
Gli esperti sostengono che, a questi ritmi, entro il 2050, più del 25% della popolazione statunitense parlerà spagnolo.

Il dibattito riguardo alla “lingua nazionale” è aperto e siamo certi continuerà ad esserlo per moltissimi anni ancora. È molto probabile che in Stati a forte concentrazione ispanica (come la California o la Florida) si arriverà presto al bilinguismo.
La televisione, le riviste e i mezzi d’informazione in genere, già oggi offrono versioni tradotte per raggiungere un pubblico più vasto. Le multinazionali come McDonalds e la Coca-Cola spendono milioni di euro per tradurre e localizzare le campagne pubblicitarie e fare in modo che arrivino anche agli ispanici. Persino il presidente Barack Obama pronuncia i suoi discorsi anche in spagnolo.
In questo scenario, i traduttori spagnolo-inglese e inglese-spagnolo che risiedono negli States (e, perché no, anche i traduttori residenti all’estero) possono stare tranquilli: negli anni a venire a loro il lavoro non mancherà di certo. Le traduzioni, sia formali che informali, rappresentano infatti un business in fortissima crescita negli Stati Uniti e conitinueranno ad esserlo a lungo.

Neologismi e parole a rischio estinzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

È da poco uscita la nuova edizione del celebre dizionario della lingua italiana “Zingarelli”, edito da Zanichelli. Accanto ai classici neologismi (parole nuove che entrano ufficialmente a far parte della lingua italiana) si segnala la presenza di 2900 parole a rischio estinzione. Si tratta di vocaboli il cui uso si è rarefatto nel tempo a causa dello scarso utilizzo da parte di giornali e tv, che di frequente li sostituiscono con sinonimi più semplici ma meno espressivi. Fra queste citiamo: “pavido”, “ineffabile”, “rigoglio”, “nitido” e “intrepido” che vengono abitualmente sostituiti dai più rassicuranti “pauroso”, “indescrivibile”, “lusso”, “chiaro” e “coraggioso”.

Come anticipato all’inizio dell’articolo, lo Zingarelli 2011 (edito nel 2010), oltre a segnalare la possibile dipartita di certe parole, si arricchisce di 1500 nuovi vocaboli, alcuni dei quali molto bizzarri. Fra questi vale la pena citarne alcuni: il “gollonzo”, un termine coniato dalla Gialappa’s Band per indicare un gol rocambolesco e fortunoso; il “barbatrucco”, una parola che proviene da lontano, ovvero dalla serie tv dei Barbapapà, nella quale i protagonisti si trasformavano grazie a un espediente ingegnoso, un “barbatrucco” appunto. E ancora: il “cinecocomero”, ovvero la variante estiva del “cinepanettone”, “archistar”, cioè “architetto celebre”, i “pinocchietti”, ossia i pantaloni sotto al ginocchio, i “fantasmini”, ovvero i calzini invisibili che si portano in estate, e moltissime altri ancora.

Trovare la giusta agenzia di traduzioni

 Categoria: Agenzie di traduzione

Un’azienda o un privato che non ricorrono abitualmente a servizi di traduzione, al momento in cui si trovassero ad aver bisogno di tali servizi, potrebbero incontrare qualche difficoltà nel reperire il fornitore adatto.
Trovare la giusta agenzia di traduzioni infatti non è così semplice come può sembrare e una ricerca su internet potrebbe trasformarsi in una grossa perdita di tempo.
Al di là della presenza sul web di truffatori, ciarlatani e incompetenti vari che non fanno certo onore alla categoria, anche le agenzie serie talvolta non forniscono i servizi desiderati dal cliente, pertanto è inutile chiamarle e perdere tempo.
Per limitare al minimo lo spreco di tempo e scremare il numero delle agenzie trovate nella ricerca è opportuno verificare direttamente sui loro siti se forniscono o meno il servizio al quale siamo interessati. Le tre domande chiave per restringere il campo sono:

1. Da quale lingua e verso quale lingua dev’essere effettuata la traduzione?
Se si tratta di lingue standard come l’inglese, lo spagnolo, l’italiano, il francese o il tedesco, la vostra ricerca non dovrebbe essere così difficile poiché la maggior parte delle agenzie lavora con queste lingue. Se, al contrario, si tratta di lingue meno conosciute, alcune agenzie di traduzione, a dispetto della loro grandezza o della loro visibilità sul web, potrebbero non essere attrezzate per eseguire traduzioni in quelle lingue. Verificate la lista delle lingue con cui lavorano prima di contattarle.

2. Il documento da tradurre contiene un linguaggio di tipo tecnico?
Alcune agenzie di traduzione offrono i propri servizi solo in certi campi. Alcune sono specializzate in traduzioni legali, altre in traduzioni finanziarie, altre ancora in traduzioni mediche e via dicendo.
Se il vostro documento contiene un linguaggio piuttosto tecnico, specifico di un settore in particolare, è probabile che molte agenzie non siano attrezzate per eseguire traduzioni di alta qualità in quel determinato campo. Verificate quindi quest’aspetto prima di contattarle.

3. Il documento richiede servizi speciali di formattazione o certificazione?
La risposta a questa domanda ridurrà non poco le vostre opzioni, poiché solo le agenzie di traduzione più grandi hanno una struttura che permette loro di offrire questo tipo di servizi. Possono infatti contare su esperti di informatica e di grafica in grado di maneggiare formati complessi nonché su traduttori abilitati a produrre traduzioni asseverate.

Siamo convinti che dopo aver valutato anche quest’ultimo aspetto, il ventaglio delle vostre opzioni sarà diminuito considerevolmente.

Il giorno del traduttore

 Categoria: Storia della traduzione

Nel calendario dei santi il 30 settembre è il giorno di San Girolamo. Nel mondo della traduzione San Girolamo (Sofronio Eusebio Girolamo, 347 d.C. – 420 d.C.) è universalmente considerato il santo patrono dei traduttori.
Storicamente San Girolamo non è stato il primissimo traduttore (nel senso letterale del termine), ma può essere considerato a pieno titolo un traduttore di fondamentale importanza nella storia della traduzione, giacché nel 383 d.C., per ordine di Papa Damaso I, tradusse la Bibbia in latino dall’antica versione greca ed ebraica. La sua opera, dal momento della sua stesura fino al Concilio Vaticano II (svoltosi fra il 1962 e il 1965), è stata per l’intera Chiesa cattolica la traduzione ufficiale della Bibbia.

La versione di San Girolamo è passata alla storia con il nome di Vulgata (da vulgus, “popolo”). Questo nome fu scelto per due ordini di ragioni: in primo luogo per il suo stile non troppo retorico e raffinato, quindi più adatto al popolo; in secondo luogo poiché ebbe una grandissima diffusione.
Oltre al merito di aver realizzato questa celebre traduzione biblica, San Girolamo è considerato anche il primo vero traduttologo, poiché, visto che la sua traduzione non era stata letterale come quella dei suoi predecessori, scrisse un trattato a sostegno della sua opera.
Nei calendari appesi alle pareti delle agenzie di traduzione, il 30 settembre è il giorno del traduttore, un giorno un po’ speciale nel quale viene commerata la figura di questo insigne traduttore, il cui contributo alla traduzione rimarrà per sempre ineguagliabile.

Barzellette sui traduttori

 Categoria: Traduttori freelance

Come per ogni professione che si rispetti, anche sui traduttori esistono freddure e barzellette. Ne riportiamo qualcuna “cattivella” sperando di strappare un sorriso ai nostri lettori e sperando che i nostri colleghi traggano alcuni piccoli consigli.

“Qual è il prezzo migliore che mi può praticare?”
“2500 euro.”
“Abbiamo in mano preventivi più bassi. Ci sono un sacco di traduttori pronti ad accettare il lavoro a un prezzo molto inferiore.”
“Non c’è problema, ci sono un sacco di clienti pronti a pagare le tariffe che richiedo.”

“Cosa fai?”
“Sono un traduttore.”
“Davvero? Interessante, ma mi riferivo a cosa fai per vivere…”
“Vuoi dire cosa faccio di lavoro? Non lavoro. Guadagno così tanto con le traduzioni che non ho bisogno di lavorare.”

“Qual è il prezzo migliore che mi può praticare?”
“2000 dollari americani.”
“Troppo alto per il Brasile.”
“Sì, lo so. Vivo qui ma non lavoro mai con clienti brasiliani. Prendo due piccioni con una fava, vivo in un posto esotico e lavoro con l’Europa e gli Stati Uniti.”

“Può consegnarmelo in tre giorni? È un lavoro veramente urgente.”
“Certo che posso.”
“Quanto mi verrà a costare?”
“1500 euro.”
“Non è un po’ troppo per un lavoro di tre giorni?”
“Posso farlo in una settimana se la può far sentire meglio”.

“Qual è il prezzo migliore che mi può praticare?”
“1000 euro.”
“Non è un po’ caro per un pezzo di carta?”
“No, non ha capito. La carta non gliela faccio pagare, il prezzo è relativo al mettere le parole sulla carta.”

“Qual è il suo prezzo migliore?”
“3000 euro.”
“Lei è completamente pazzo!”
“Ne sono consapevole. In effetti le mie tariffe sono così alte proprio per permettermi di pagare lo strizzacervelli.”

“Gli spazi non vanno tradotti, non vogliamo pagare anche gli spazi.”
“Ok, allora consegnerò il lavoro senza spazi.”

“Qual è il prezzo migliore che ci può praticare?”
“4000 euro.”
“Ci faccia un prezzo più basso. Lavoreremo spesso con lei in futuro.”
“Allora fareste meglio ad abituarvi alle mie tariffe fin da subito.”