Spese di traduzione nell’Unione Europea

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Di tutti i laureati impiegati presso le istituzioni dell’Unione Europea, circa uno su tre è traduttore o interprete. Gli interpreti vengono convocati per tutte le sessioni e le riunioni delle commissioni dell’Europarlamento, lavorano nelle delegazioni, presenziano ai convegni e alle conferenze stampa.
Tra le varie istituzioni europee, è la Commissione quella che dà lavoro al maggior numero di professionisti della traduzione: nella DGT (Direzione Generale di Traduzione), che è l’agenzia incaricata di tutte le traduzioni scritte della CE, lavorano circa 1.750 traduttori a tempo pieno e 600 professionisti che si occupano di varie attività di gestione, amministrazione, comunicazione, pianificazione, ricerca e sviluppo.
Gli ultimi dati parlano di una produzione annuale di circa un milione e mezzo di pagine, l’80% delle quali tradotte dalle risorse interne alla DGT stessa, mentre il restante 20% da traduttori esterni.

La DGI (DG Interpretazione, l’ex SCIC) invece si avvale di uno staff permanente di circa 500 interpreti di ruolo (funzionari) e 150 amministrativi, ai quali si affiancano più di 2700 interpreti freelance riconosciuti.
Per quanto riguarda le cifre dell’interpretariato, la DG Interpretazione fornisce 700-800 interpreti per circa 50/60 riunioni che si tengono quotidianamente a Bruxelles e in altri luoghi. Le ultime cifre rivelano che nel 2009, la DGI ha prodotto 135.000 giornate di interpretariato in circa 10.500 riunioni.

La cifra più recente delle spese di traduzione nell’Unione Europea è di 1.123 milioni di euro, corrispondente all’1% del suo budget annuale.
Dividendo tale cifra per la popolazione dell’Unione risultano 2,28 euro per abitante all’anno.
Ogni volta che vengono aperte le porte ad un nuovo paese e ad una nuova lingua, a questo budget vanno aggiunti 25 milioni di euro.
Nella programmazione del loro lavoro, le istituzioni della UE hanno dato impulso a nuovi dispositivi di riduzione dei costi. Nel suo lavoro quotidiano la Commissione utilizza tre lingue: inglese, francese e tedesco. I progetti legislativi o documenti di altro genere vengono elaborati in una o più di queste lingue. Solamente nelle tappe finali i testi vengono tradotti nelle altre ventitre lingue ufficiali.

Il più grande servizio di traduzione al mondo

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

L’Unione Europea, l’abbiamo detto più volte, è, a livello mondiale, l’istituzione che dà lavoro al maggior numero di traduttori ed interpreti. Si tratta del più grande servizio di traduzione al mondo: un esercito di migliaia di persone schierato tra Bruxelles, Strasburgo e il Lussemburgo.
Per i corridoi delle istituzioni europee circolano traduttori italiano-inglese, traduttori francese-italiano, interpreti italiano-spagnolo, bulgaro-tedesco, portoghese-svedese e così via fino a completare tutte le 506 possibili combinazioni linguistiche originate dalla presenza di 23 lingue ufficiali. Nemmeno l’ONU, con sei lingue ufficiali, è superiore all’UE in fatto di multilinguismo.
Sono migliaia gli interpreti e i traduttori impiegati a tempo pieno presso le istituzioni europee.
La maggior parte lavorano nella DGT (Direzione Generale di Traduzione) e nella DGI (Direzione Generale di Interpretazione) che si occupano delle traduzioni scritte e delle traduzioni orali della Commissione Europea. Le altre istituzioni europee (il Consiglio, il Parlamento, la Corte di Giustizia, la Banca Centrale Europea, la Banca Europea per gli Investimenti, ecc.) hanno i loro dipartimenti di traduzione.

Grazie all’incredibile lavoro di traduttori ed interpreti, tutti i funzionari possono ascoltare (e spesso anche leggere) nella loro lingua le parole pronunciate (e scritte) dai loro colleghi stranieri. Il vicepresidente del Parlamento Europeo ha di recente definito il lavoro dei traduttori come un vero e proprio “miracolo”.
In qualche caso, occorre fare i salti mortali per fare in modo che questo “miracolo” continui.
Ad esempio, nel 2004, quando Malta entrò nell’UE, sull’isola non esisteva neppure una Facoltà di Traduzione e fra i suoi 400.000 abitanti non c’era nemmeno un interprete. La Commissione Europea fu obbligata ad organizzare frettolosamente un corso per formare una squadra di traduttori ed interpreti qualificati.
Problemi altrettanto spinosi ma di tipo diverso si sono presentati allorché un alfabeto nuovo ha varcato le porte dell’Unione. È successo con il greco nel 1981 e con il cirillico nel 2007, al momento dell’entrata della Bulgaria. In tali circostanze gli organismi europei hanno dovuto adottare nuovi sistemi informatici o riconvertire quelli già esistenti.

L’importanza della traduzione nel commercio

 Categoria: Servizi di traduzione

Nell’articolo di ieri e in quello precedente abbiamo parlato dell’importanza della traduzione nel commercio e delle fasi che un’impresa di solito percorre per giungere alla positiva conclusione di un affare.
Nel caso le parti raggiungano un accordo, la trattativa termina con l’acquisto del prodotto o del servizio da parte del cliente.
Anche in quest’ultima fase, avvalersi dei servizi di traduzione di un’agenzia è fondamentale. Occorre predisporre imballaggi, etichette, confezioni in lingua straniera e, in certi casi, anche manuali d’uso o libretti d’istruzioni. Inoltre, anche dopo la consegna dei prodotti è necessario mantenere aperto il canale comunicativo.

Per tradurre documenti di questo tipo, ci sembrerebbe indispensabile rivolgersi a dei traduttori qualificati ma la tendenza seguita dalle imprese negli ultimi anni è stata invece quella di assumere personale interno con conoscenze linguistiche di base.
Se da un lato questa scelta comporta sicuramente maggiori benefici in termini di flessibilità e disponibilità (le comunicazioni sono più rapide e dirette), dall’altro comporta il rischio che le competenze del personale selezionato non siano sufficienti a garantire l’adeguatezza delle informazioni trasmesse e ricevute.
Per tradurre efficacemente un testo, l’abbiamo detto mille volte, non basta avere una discreta padronanza di una lingua straniera, occorre avere conoscenze che vadano al di là dell’aspetto puramente linguistico; conoscenze che solo un traduttore professionista può avere.

Inoltre, da un punto di vista prettamente economico, la creazione di un ufficio commerciale interno, è sicuramente una scelta vantaggiosa per imprese di una certa dimensione che abbiano già creato solidi legami con clienti stranieri e abbiano con loro rapporti quotidiani, ma le imprese che si affacciano per la prima volta sui mercati esteri hanno sicuramente più convenienza nell’usufruire di un servizio saltuario e ritagliato su misura.
Assumendo personale fisso, infatti, il rischio è quello di pagare mensilmente stipendi senza avere un ritorno economico. Avvalendosi di un’agenzia di traduzioni, i clienti pagano solo per i servizi effettivamente prestati, chiudendo i rapporti qualora i risultati non siano quelli sperati.

Traduzione nel settore commerciale

 Categoria: Servizi di traduzione

Riprendiamo l’articolo di ieri sulla traduzione nel settore commerciale descrivendo il modo in cui un’agenzia di traduzioni può coadiuvare un’impresa che desideri esportare i propri prodotti all’estero.

Una volta decisa la propria strategia di marketing per entrare in contatto con potenziali clienti stranieri (partecipazione a fiere internazionali, ricerche su banche dati online, richieste di elenchi di imprese a Camere di Commercio estere, all’ICE, ecc.), l’impresa deve confezionare un pacchetto commerciale accattivante che contenga le informazioni sui propri prodotti o servizi necessarie a suscitare l’interesse dei potenziali clienti.
Nella fase iniziale sarà quindi indispensabile eseguire la traduzione del sito internet, dei cataloghi, delle brochure e, in generale, di tutto il materiale pubblicitario che si ritiene opportuno.
Occorrerà inoltre preparare una comunicazione standard per la presentazione della propria azienda in inglese o nella lingua del cliente. Una semplice mail o, nel caso si desideri qualcosa di più elaborato, una presentazione in powerpoint (o altro programma analogo) contenente schemi, grafici, immagini e quant’altro.

Se un cliente si dimostra interessato ai prodotti/servizi offerti, si passa alla fase della trattativa vera e propria contraddistinta da uno scambio incessante di comunicazioni, documenti di vario genere e magari da incontri fisici. Anche in questa fase un’agenzia di traduzioni può coadiuvare in modo efficace l’impresa eliminando del tutto i rischi di equivoci e malintesi.
Inoltre, durante una trattativa, è molto probabile che emerga la necessità di tradurre lettere di intenti, lettere di credito, contratti, o simili. Si tratta di documenti elaborati ed estremamente delicati, basati su legislazioni che variano da un paese ad un altro e nei quali la la terminologia tecnica deve pertanto essere tradotta in modo rigoroso, senza lasciare margini all’intuizione o all’interpretazione. Le agenzie di traduzioni come la nostra, offrono servizi di traduzione legale e giurata che garantiscono al cliente la corretta traduzione di documenti complessi come quelli appena citati, permettendo al cliente di concentrarsi completamente sugli aspetti commerciali dell’affare come se stesse conducendo una trattativa con un cliente italiano.

Nell’articolo di domani parleremo della fase conclusiva della trattativa, la consegna della merce o la prestazione del servizio.

La traduzione nel commercio

 Categoria: Servizi di traduzione

Uno degli ostacoli che si trovano di fronte le imprese che vogliono esportare i loro prodotti è la lingua. Si tratta di un ostacolo molto più facile da superare rispetto ad altri poiché le imprese possono rivolgersi alle agenzie di traduzione o ad altri professionisti del settore.
Al contrario, per ostacoli puramente economici, fiscali, legali, logistici o di altro genere, non esistono soluzioni altrettanto immediate e concrete.
Come segnalano gli esperti dell’ICE (Istituto nazionale per il Commercio Estero), dietro a una buona operazione commerciale, c’è, in non poche occasioni, una buona traduzione commerciale. Viceversa, la rinuncia ai servizi di traduttori e interpreti professionisti può comportare l’inaspettato insuccesso di una trattativa.

Effettivamente, quando in un affare sono coinvolti individui appartenenti a comunità linguistiche diverse, la qualità della traduzione nel commercio è cruciale. La mancanza di chiarezza di un documento o anche di una semplice comunicazione può bloccare in qualunque momento la trattativa ed impedire di concludere in modo proficuo l’affare.
Un’offerta commerciale tradotta male non viene presa in seria considerazione, o addirittura viene rifiutata senza nemmeno essere valutata.
Inoltre, è sì vero che l’inglese è la lingua commerciale per eccellenza a livello internazionale, ma le imprese non abituate ad avere contatti con l’estero non sono in grado di utilizzarla nelle comunicazioni, e, pertanto, se si vuole intrattenere relazioni commerciali con esse, si rende necessario contattarle nella loro lingua madre.

Le agenzie di traduzione possono risolvere efficacemente queste problematiche accompagnando passo per passo un’impresa fino a condurre in porto una difficile trattativa sul mercato estero.
Nell’articolo di domani analizzeremo questo tema più dettagliatamente.

I traduttori e il decadentismo linguistico

 Categoria: Le lingue

Nell’articolo di ieri abbiamo osservato come l’epoca moderna viva un periodo di indubbio “decadentismo linguistico”.
I traduttori, siano essi giovani ed inesperti o adulti che di parole ne hanno scritte e lette tante, appartengono a una sorta di élite, un gruppo ristretto di individui che ama la lingua, la cura, la studia a fondo e, pertanto, ha acquisito una notevole ricchezza di vocabolario.
Avvertono il proprio lavoro come una sorta di missione uno dei cui obiettivi è quello di preservare la lingua dall’attacco dell’ignoranza. Non vivono quest’aspetto in modo opprimente, anzi, il loro ruolo li riempie di orgoglio e soddisfazione poiché, nel loro piccolo, hanno la possibilità di fare in modo che la lingua non si impoverisca.

Questo non avviene affatto nella loro vita extra-lavorativa. Pur conoscendo le regole, per comunicare con gli altri spesso non le utilizzano, non si curano né della correttezza delle frasi né della forma. Privilegiano la comunicazione mordi e fuggi da tastiera, utilizzano parole sbagliate, forme dialettali, parole straniere non necessarie. Perché? Forse si vergognano di essere “diversi” e hanno paura di essere additati? O forse è troppo faticoso e preferiscono investire le loro energie solo sul lavoro?
Qualunque sia la risposta, anche i traduttori, nella vita privata, sono come tutti gli altri, e, viste le loro attitudini, è un peccato che sia così. Si dovrebbero sforzare un po’ di più per utilizzare la lingua come si deve, dando agli altri il buon esempio e facendo sì che non venga maltrattata giorno dopo giorno in misura sempre maggiore…

L’impoverimento del linguaggio

 Categoria: Le lingue

È impossibile non notare come, al giorno d’oggi, le persone parlino e scrivano sempre peggio.
Non sappiamo con esattezza se si tratta di un fenomeno comune ad altri paesi del mondo, ma, a giudicare dai racconti dei nostri colleghi, sembra proprio di sì.
Quello che possiamo affermare senza timore di essere smentiti è che sia in Italia sia in Spagna (dove ha sede la nostra agenzia di traduzioni) il fenomeno è in preoccupante crescita.

Si calcola che mediamente i giovani utilizzino un vocabolario di circa 200 parole, mentre gli adulti non più di 2000. Di fronte a questi dati, gli illustri scrittori di cui la nostra storia è piena si staranno rivoltando nella tomba.
Anche la televisione, la radio e i giornali non sfuggono a questa tendenza, anzi. Quelli che una volta erano considerati templi della cultura, o almeno luoghi piuttosto sicuri per la lingua, sono oggi in prima fila nella corsa all’impoverimento del linguaggio.

Per non parlare dei nuovi mezzi di comunicazione come gli sms, la posta elettronica, le chat, i social network, ecc. Paradossalmente, se da un lato facilitano la comunicazione fra le persone, dall’altro ci costringono o comunque ci spingono ad utilizzare meno parole, ad abbreviarle, spesso ad inserire nei testi sigle ed acronimi ai limiti dell’incomprensibile.
Nell’articolo di domani vedremo come si inseriscono i traduttori in questo contesto di degrado della lingua.

L’invenzione dell’alfabeto

 Categoria: Storia della traduzione

L’invenzione dell’alfabeto viene comunemente attribuita ai Fenici. In realtà, studi approfonditi sul tema dimostrano che i Fenici furono, più che i veri inventori dell’alfabeto, coloro che razionalizzarono e utilizzarono un sistema grafico e fonetico già esistente.
Nell’area tra la Siria e la Palestina, di cui la Fenicia faceva parte, vista l’influenza sia politica che culturale da sempre esercitata dall’Egitto e dalla Mesopotamia su quell’area, sono stati rinvenuti molti documenti in geroglifico e in cuneiforme risalenti al II millennio a.C..

Con il tempo, date le difficoltà di utilizzazione della scrittura egizia e di quella mesopotamica, cominciò a farsi sentire l’esigenza di adottare un nuovo sistema.
Le prime tracce relative ad un alfabeto diverso furono rinvenute nel 1905 nella penisola del Sinai.
Una quarantina di iscrizioni (le famose “iscrizioni sinaitiche”) dimostrarono in modo inequivocabile l’esistenza, già a partire dal XV sec. a.C., di una scrittura consonantica basata su quella egizia che venne denominata “protosinaitica”.
Tuttavia, tale scrittura, che rifletteva la lingua parlata nella Palestina centro-meridionale, non ebbe larga diffusione. In seguito, nel corso del XIII secolo, iniziò a diffondersi in Siria, in Palestina e soprattutto in Fenicia, una nuova forma consonantica, utilizzata ad Ugarit (un’importante città sulla costa siriana) dove si parlava una lingua simile al fenicio. L’alfabeto era costituito da caratteri cuneiformi ed era composto solo da consonanti (trenta segni circa). I fenici ridussero il numero dei segni, che divennero ventidue, eliminando quelli più pittografici e sostituendoli con forme più schematiche.
La scrittura fenicia, attraverso le vie battute dai mercanti, si diffuse in seguito nell’area mediterranea. I greci utilizzarono alcune delle lettere fenicie che non avevano un suono corrispondente nella loro lingua e vi aggiunsero altri segni, introducendo nell’alfabeto anche le vocali.

L’invenzione dell’alfabeto non è quindi attribuibile ad un solo popolo, ma a più civiltà. I primi a introdurre dei segni grafici furono gli egizi e i sumeri, i fenici ne razionalizzarono l’opera e il lavoro fu completato dai greci con l’introduzione delle vocali.

Consigli per i traduttori (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Con l’articolo di oggi concludiamo il percorso iniziato lunedì scorso sulle traduzioni urgenti inserendo gli ultimi consigli utili per i traduttori.

6. Anche il riposo è importante. Dormire qualche ora consente al cervello di “resettarsi” e prepararsi per altre ore di intenso lavoro. Se non potete proprio permettervi il “lusso” di riposare come si deve, cercate di non esagerare con il caffè, aiuta a stare svegli ma si porta dietro una serie di effetti secondari che non migliorano di certo la vostra capacità di concentrazione.
7. Salvate continuamente il lavoro e inviatelo con frequenza al project manager o direttamente al revisore (a seconda degli accordi presi con l’agenzia), affinché quest’ultimo esegua la revisione in tempo reale, in modo tale da far quasi coincidere il termine della traduzione con il termine della revisione.
8. Se avete dubbi circa la traduzione di una singola parola e non riuscite a venirne a capo velocemente, proseguite il lavoro senza bloccarvi. Può darsi che il revisore conosca quella parola o comunque sia in grado di trovare la traduzione corrispondente senza particolari difficoltà. Evidenziatela e inviate comunque il file.
9. Per qualsiasi problema più grave chiamate il pm, anche di notte se necessario. Non siete soli a combattere questa battaglia, anche le altre figure coinvolte nel progetto devono assumersi le proprie responsabilità.
10. Infine, se vedete che non fate in tempo a terminare il lavoro, non aspettate l’ultima ora utile a comunicarlo al project manager. Se il problema emerge con varie ore di anticipo rispetto alla consegna prevista, questi forse avrà il tempo di reperire un altro traduttore che possa aiutarvi, in caso contrario la situazione non sarà più gestibile e arrecherete un danno all’agenzia di traduzioni e al cliente finale, oltre che a voi stessi poiché, con ogni probabilità, non verrete richiamati da quell’agenzia.

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Consigli per i traduttori (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Proseguiamo con la lista di consigli per i traduttori nel caso si trovassero ad affrontare una traduzione urgente.

5. I primi tre punti enunciati nell’articolo di ieri non implicano lavorare 24 ore di fila, anzi. Per ottenere un risultato migliore è opportuno prendersi varie pause brevi. Anche se sembra impossibile farlo poiché il tempo per completare il lavoro degnamente sembra troppo poco, occorre farsi violenza e fare sistematicamente una pausa.
Le traduzioni urgenti producono spesso risultati di pessima qualità, ma non tanto per il poco tempo a disposizione, quanto per la cattiva abitudine di incollarsi dieci ore consecutive davanti al computer senza togliere gli occhi dallo schermo.

In questo lasso di tempo, la concentrazione si abbassa esponenzialmente, si commettono errori e la traduzione si fa sempre più letterale. Prendetevi almeno 5 minuti all’ora o 10 ogni due ore. Approfittatene per fare quello che vi rilassa maggiormente: date un’occhiata dalla finestra, fate una passeggiatina per il corridoio, sgranchitevi le gambe, la schiena e il collo, mangiatevi uno snack o una mela, fumate una sigaretta se siete fumatori, insomma fate quello che vi fa stare meglio seppur solo per cinque minuti.

Superfluo aggiungere che è opportuno non farsi mancare il tempo per mangiare. Non saltate i pasti, anzi, ritagliatevi almeno mezz’ora per ogni pasto. Considerate che ritardare l’ingestione di cibo non vi permetterà di guadagnare tempo da dedicare al lavoro ma otterrà solo l’effetto di aumentare lo stress emotivo e fisico. Mangiare poco e male è del tutto negativo per la qualità della prestazione lavorativa. Il cervello ha bisogno di essere nutrito così come il resto del corpo.
Con l’articolo di lunedì termineremo la nostra breve lista di consigli.

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Traduzioni urgenti: consigli per i traduttori

 Categoria: Problematiche della traduzione

Quando viene richiesta una traduzione urgente, tutte le figure professionali coinvolte nel progetto soffrono di ansie e stress di vario genere, ma quelli che stanno peggio di tutti sono sicuramente i traduttori.
Il cliente è in ansia perché teme che il lavoro non venga consegnato nei tempi richiesti e il risultato non sia quello atteso; lo stato d’animo del project manager è più o meno lo stesso, o forse anche peggiore se si rende conto che il lavoro procede più lentamente del previsto; i traduttori, oltre a questo tipo di ansie, soffrono anche di stress psicofisico poiché vengono sottoposti ad un carico di lavoro particolarmente gravoso e al quale non sono abituati.

Di seguito forniamo alcuni piccoli consigli per i traduttori affinché reggano l’urto delle traduzioni urgenti e ne escano indenni:
1. Isolatevi dal resto del mondo, staccate telefoni fissi e cellulari e mettete segreterie ovunque. Riaccendeteli solo tre volte al giorno per ascoltare i messaggi e leggere gli sms.
2. Fate lo stesso con la posta elettronica e il fax. Leggete e-mail e fax una volta la mattina, un’altra nel pomeriggio e l’ultima prima di andare a letto. Se potete dare risposte brevi ai messaggi che avete ricevuto fatelo, altrimenti create un messaggio standard da inviare a tutti nel quale spiegate in modo educato di essere impegnati e che non avete tempo di dare risposte esaurienti. A meno che non si tratti di qualcosa di grave, non c’è niente di più urgente della consegna della traduzione.
3. Dimenticatevi le vostre distrazioni abituali (internet, televisione, social network, videogiochi, hobby di vario genere).
4. Riunite tutto il materiale a vostra disposizione, assicuratevi di avere ben chiare tutte le specifiche del progetto e date inizio ai lavori.
Continueremo con la lista dei consigli nell’articolo di domani.

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Traduzioni urgenti: istruzioni per l’uso

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nell’articolo di ieri abbiamo introdotto l’argomento “traduzioni urgenti“, in quello di oggi proseguiamo la trattazione cercando di fornire alcune brevi istruzioni per chi si trova a dover gestire queste situazioni particolari.
Il project manager deve innanzitutto acquisire tutte le informazioni necessarie al fine di stabilire la fattibilità del progetto ed eventualmente il prezzo. Il cliente deve rispondere a tutte le domande che gli vengono poste nel modo più esauriente possibile, in modo tale da limitare gli intoppi una volta dato il via al processo di traduzione.
Qualora il project manager decida di confermare il progetto, dev’essere totalmente sincero circa le modalità di esecuzione del medesimo, senza promettere risultati irrealizzabili e fornendo al cliente tutte le informazioni del caso.

I miracoli non appartengono alla natura umana, pertanto, una traduzione particolarmente lunga non potrà essere realizzata da una sola persona se i tempi sono ristretti. Ciò detto, qualora sia possibile reperire in tutta fretta due o più traduttori disponibili ad eseguire il lavoro, è opportuno far notare al cliente le conseguenze che potrebbero derivare da una traduzione eseguita a più mani e oltretutto rapidamente. Anche se il lavoro dei traduttori viene abilmente coordinato e revisionato in tempo reale, i rischi di ottenere un documento linguisticamente e stilisticamente non omogeneo permangono.

Inoltre, nel caso delle traduzioni urgenti, sembra impossibile ma piove quasi sempre sul bagnato. La famosa legge di Murphy viene rispettata con rigore pressoché matematico, e, per il lavoro richiesto, non vengono forniti né glossari, né memorie di traduzione, né tantomeno guide di stile o altro materiale utile. La revisione viene fatta sulle parti di testo inviati dai traduttori man mano che portano avanti il lavoro e manca il tempo materiale per una revisione d’insieme.
Impensabile infine effettuare un controllo di qualità.

Traduzioni urgenti

 Categoria: Problematiche della traduzione

Tra i tanti fattori che concorrono alla realizzazione di una buona traduzione, uno molto importante è il tempo. Lavorare con calma è essenziale. Si ha il tempo di riflettere, si ha modo di effettuare delle ricerche approfondite, di eseguire opportune verifiche e chiarire alcuni dubbi rivolgendosi magari a colleghi più esperti. Purtroppo non sempre è possibile lavorare con calma. Oggigiorno il tempo è un bene prezioso e non ce n’è mai abbastanza.

In un’economia che viaggia a mille all’ora, capita sempre più spesso di ricevere richieste di traduzioni di decine di migliaia di parole da consegnare…il giorno successivo!
Quasi sempre è chi commissiona il lavoro ad aver combinato un pasticcio: c’è chi si è dimenticato che un manuale tecnico andava tradotto in due lingue anziché solo in inglese, c’è chi ha bisogno di una presentazione in PowerPoint per la riunione fissata per il mattino seguente, c’è chi ha bisogno di tradurre le specifiche tecniche di un progetto da approvare entro due giorni e così via.

Tutti quanti, sia per errori umani dettati dalla sbadataggine, sia per motivi legati veramente ad esigenze impreviste ed improvvise, si rivolgono alle agenzie di traduzioni nella speranza che possano riuscire a toglierli dai guai in cui si sono cacciati.
In questi casi, l’importante è che entrambe le parti (cliente e agenzia) mantengano il sangue freddo per cercare di ottenere il miglior risultato possibile in una situazione da tutti riconosciuta come foriera di crisi nervose per tutte le persone coinvolte nel progetto.
Continueremo a trattare l’argomento “traduzioni urgenti” nei prossimi giorni.

Traduzione di brevetti

 Categoria: Servizi di traduzione

I brevetti sono, in genere, documenti piuttosto complessi da tradurre. Gli autori dei testi sono sempre esperti del settore e il linguaggio che utilizzano è talmente tecnico da rendere molto complicata la ricerca dei termini adeguati.
Ciononostante, i problemi maggiori non vengono dalla terminologia. Con le risorse moderne, anche il testo tecnico più ostico, se redatto correttamente, crea difficoltà ma non ostacoli insormontabili. Il problema riguarda proprio la redazione del testo, che in molti casi è pessima.
Gli autori, infatti, spesso li scrivono direttamente in inglese pur non essendo madrelingua e fanno un ampio ricorso alle ripetizioni nel timore che vi possano essere fraintendimenti di varia natura.
In genere, il lavoro del traduttore consiste nel riflettere il più fedelmente possibile un testo senza che il lettore si renda conto di essere di fronte a una traduzione. Per far ciò deve rendere il testo d’arrivo quanto più fluido e scorrevole possibile, senza troppe ridondanze, cacofonie e ripetizioni varie.

Nel caso della traduzione di brevetti raggiungere tale obiettivo è particolarmente difficile, per non dire impossibile. Il linguaggio dei brevetti è diverso, è necessariamente ripetitivo e ridondante ed è per questo motivo che il traduttore, oltre a possedere le conoscenze tecniche e linguistiche adeguate, deve avere piena coscienza dell’importanza di ogni parola del testo.
Il suo compito non è quello di mettersi a cercare formule magiche di traduzione che rendano il testo più godibile, ma analizzare e soppesare ogni parola poiché gli Uffici brevetti e gli enti preposti al rilascio dei medesimi in genere sono molto severi e possono rifiutare la concessione per una “e” al posto di una “o”. Guai a effettuare tagli qua e là in nome della scorrevolezza del testo!
Il brevetto è un documento estremamente delicato proprio per le ripercussioni economiche e legali che si porta dietro. Una pessima traduzione può portare infatti al mancato rilascio, arrecando un grave danno al richiedente e di riflesso all’agenzia di traduzioni che l’ha eseguito, che, oltre a perdere un cliente e dover gestire un reclamo assolutamente legittimo, subisce anche un danno d’immagine di una certa importanza poiché l’eco di un episodio del genere si propaga a dismisura.

Due o più traduttori

 Categoria: Traduzione letteraria

Se nella traduzione tecnica è accettabile che partecipino più traduttori al progetto (a patto di creare un glossario comune, a patto che il loro lavoro venga coordinato in ogni fase da un project manager e a patto che il lavoro venga sottoposto a scrupolosa revisione), lo stesso non può dirsi per la traduzione letteraria. Una delle regole auree di questa disciplina è che il progetto venga portato avanti da un solo traduttore.
Il motivo è evidente: trattandosi di un campo in cui l’intervento del traduttore è di fondamentale importanza, per assicurare l’omogeneità stilistica dell’opera e rispettarne le peculiarità è opportuno che sia solamente una persona ad occuparsi della traduzione.
Al contrario, un testo tecnico è molto più freddo, molto più impersonale, e può essere efficacemente tradotto a più mani, sempre che sussistano le condizioni enunciate all’inizio dell’articolo.

Nonostante la maggior parte degli operatori del settore condivida le nostre considerazioni, oggigiorno, la fretta e la cupidigia fanno sì che non sia un evento raro imbattersi in traduzioni letterarie in cui è evidente l’intervento di più mani. La regola aurea è divenuta all’improvviso obsoleta.
Come si è potuti arrivare a questo stato di cose? Chiunque operi nel settore editoriale sa bene che il traduttore è, in pratica, una sorta di autore del libro in una lingua diversa. Questo ruolo determinante porta con sé enormi responsabilità sia da parte del traduttore stesso sia della casa editrice che lo sceglie. In Italia esistono ottimi traduttori ed eccellenti case editrici ma le logiche di prezzo portate all’eccesso hanno prodotto un progressivo abbrutimento della qualità.

I prezzi che le case editrici offrono ai traduttori non sono cambiati molto nell’ultimo ventennio. Di tutti i professionisti della catena del libro, quelli che hanno beneficiato in misura minore della crescita della torta editoriale, sono stati proprio i traduttori.
Salvo qualche caso isolato di buoni traduttori remunerati adeguatamente o di buoni traduttori che, per attaccamento nei confronti del proprio lavoro, accettano compensi da fame o iniqui diritti di traduzione, i traduttori validi, in risposta a questo perdurante stato di cose, si sono spesso dirottati, seppur a malincuore, verso settori della traduzione più remunerativi.
La conseguenza di ciò è che le case editrici affidano i lavori ai traduttori che, per necessità, non possono proprio dire di no alle loro proposte. Inoltre, le esasperate tempistiche richieste dalla distribuzione, talvolta rendono necessario l’impiego contemporaneo di due o più traduttori, in qualche caso senza che venga pianificata neppure una revisione finale del lavoro svolto.
I risultati di queste scelte sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti.

Un metodo per migliorare l’inglese (2)

 Categoria: Le lingue

Sei anni dopo la ristrutturazione del villaggio medievale e l’organizzazione del corso di inglese, Pueblo Inglés, impresa leader in programmi di immersione linguistica, ha ricreato su Second Life, il mondo virtuale con svariati milioni di utenti, una replica esatta della Valdelavilla reale.
Quasi tutto quello che è stato fatto su Second Life non esiste nella vita reale, però in qualche caso sì, e questo è uno di quelli. Ogni via, ogni pietra, ogni recinzione, ogni finestra, ogni minimo dettaglio è stato riprodotto con assoluta fedeltà affinché lo spirito di Valdelavilla si trasferisca dall’altra parte dello schermo.
L’accesso a Valdelavilla su Second Life è completamente gratuito. Tutti i navigatori interessati possono conversare con individui madrelingua e migliorare il loro livello di inglese senza spendere nemmeno un linden dollar (la moneta ufficiale su Second Life).

Che Second Life, l’universo parallelo inventato nel 2003 da Philip Rosedale, non sia un gioco per bambini è evidente. Si è parlato a lungo dei linden dollars e delle implicazioni soggiacenti, però quasi per niente delle possibilità educative e formative che si aprono. C’è un dato importante che non dev’essere dimenticato: anche se il tasso di crescita di questo mondo digitale online che emula la vita reale è diminuito nel corso degli anni, può tuttora contare su una base di utenti di molti milioni.
Per le vie di questo villaggio tridimensionale la gente passeggia e conversa, ovviamente solo in inglese perché quella è la lingua ufficiale. Nell’insegnamento delle lingue bisogna sempre cercare nuove strade da percorrere, nuove formule al passo con i tempi, affinché tutti quelli che desiderano perfezionarle non ci rinuncino per mancanza di tempo o denaro. Nella Valdelavilla virtuale si ha la possibilità di migliorare gratuitamente l’inglese stando comodamente seduti sul divano di casa. Non ci sembra poco.

Prima parte di questo articolo

Un metodo per migliorare l’inglese

 Categoria: Le lingue

Uno dei sistemi più efficaci di apprendere una lingua straniera è comunemente ritenuto quello di soggiornare nel paese dove si parla quella lingua per un certo periodo di tempo.
Alcune persone, particolarmente refrattarie allo studio sui libri, come unica soluzione per poter esaudire il loro desiderio di conoscenza, fanno le valigie e partono all’avventura. Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna.
Nell’articolo di oggi parleremo però di un esperimento nel quale è stata la montagna ad andare da Maometto, non viceversa.
Tutto iniziò nel luglio del 2001. Pueblo Inglés, un’azienda spagnola fornitrice di servizi linguistici, studiò un metodo pionieristico, oltre che molto originale, di migliorare il livello di inglese di venti spagnoli.
Come sede del progetto venne scelta Valdelavilla, un piccolo villaggio del diciottesimo secolo in stato di abbandono fin dagli anni sessanta. Dopo che la società Soria Tierras Altas lo ebbe ristrutturato e reso abitabile, il villaggio aprì le sue porte a venti spagnoli desiderosi di migliorare il proprio livello di inglese, e venti individui madrelingua inglese provenienti da tutto il mondo. Venne così creato il primo microcosmo di lingua inglese in terra di Spagna.

Viene immediatamente da chiedersi se fosse davvero necessario scegliere una location tanto impervia e tanto costosa. Non bastava mettere le stesse 40 persone in una casa bella grande stile Grande Fratello? Oppure: non era più semplice utilizzare Gibilterra come location per l’esperimento? Gibilterra, per coloro che non lo sapessero, è a tutti gli effetti un’enclave inglese in terra spagnola, e, altrettanto a tutti gli effetti, la lingua ufficiale del luogo è l’inglese.
I nostri invece hanno voluto fare le cose in grande e un’idea un po’ bislacca si è trasformata in un grande successo. I due obiettivi che si erano prefissi sono stati raggiunti in pieno. Il primo era quello di migliorare il livello di inglese dei venti spagnoli, il secondo, non dichiarato, era quello di farsi una gran pubblicità.
Ad ogni modo, il loro progetto non si è sgonfiato nel corso del tempo, anzi. Allo stato attuale, le “enclave” create da Pueblo Inglés sono più di dieci, fra cui una anche in Italia, a Borgo di Celle un paesino immerso nella campagna di Città di Castello.

Seconda parte di questo articolo

Traduzione di istruzioni

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nell’articolo del 13 maggio (“La traduzione eccessiva”) e in quello del 07 giugno (“Inglese britannico e inglese americano”) abbiamo parlato della proverbiale prolissità degli statunitensi.
Secondo noi (e secondo molti altri), oltreoceano si tende spesso a fornire informazioni scontate e a ripetere concetti che in altri paesi vengono ritenuti del tutto ovvi.
Per corroborare la nostra tesi, nell’articolo di oggi raccontiamo un curioso episodio accaduto ad un collega negli Stati Uniti.

Di ritorno da un viaggio di lavoro, aveva riportato a casa una bottiglia di spumante californiano di cui gli era stato fatto dono durante un convegno.
Giunto il momento di aprire la bottiglia, spinto dalla curiosità tipica dei traduttori, si mise a leggere l’etichetta per scoprire l’esatta provenienza del vino, il tipo d’uva, l’anno di produzione, i gradi alcolici. Con sua grande sorpresa, oltre a trovare le informazioni che tutti i comuni mortali si aspetterebbero di trovare sull’etichetta di una bottiglia di spumante, nella parte posteriore vi erano…le istruzioni per l’uso della bottiglia!
Scritto in rosso e con vari segnali di pericolo qua e là, si spiegava in cinque punti come dev’essere maneggiata una bottiglia di spumante:

1) Raffreddi la bottiglia
2) non la agiti
3) non orienti il collo della bottiglia verso sé stesso o verso altre persone
4) tolga la capsula
5) estragga il tappo girandolo con la mano

In un paragrafo a parte si proibiva l’uso del cavatappi e si ricordava il pericolo di accecamento aprendo la bottiglia in direzione del viso.

La cosa migliore che può fare un traduttore che si trova a dover tradurre un testo di questo genere, è far presente al cliente che, traducendo alla lettera quel messaggio in un mercato come quello italiano, otterrebbe un effetto molto diverso rispetto a quello auspicato.
Credendo di proteggere i propri clienti avvisandoli di un potenziale pericolo, cadrebbe irrimediabilmente nel ridicolo poiché nel nostro paese, così come in moltissimi altri, tale rischio è ben noto a tutti fin da bambini e non è necessario scriverlo sull’etichetta.
Tradurre le istruzioni correttamente è importantissimo, ma la correttezza non sempre implica una traduzione letterale…

Lo studio parallelo di due lingue

 Categoria: Le lingue

Anni fa, prima della riforma scolastica del 2005 che rese obbligatorio lo studio dell’inglese nella scuola primaria italiana, venne condotta una ricerca su un campione di 480 classi delle scuole elementari allo scopo di valutare se il percorso di apprendimento della propria lingua in tenera età veniva in qualche misura pregiudicato dallo studio parallelo di una lingua straniera.
I risultati della ricerca confermarono quanto riscontrato in ricerche analoghe: gli alunni che studiavano inglese oltre all’italiano, traevano vantaggio dal doppio studio e nella loro lingua ottenevano risultati migliori dei loro coetanei che studiavano solo l’italiano. Lo studente bilingue apparentemente migliorava le proprie capacità di apprendimento.

Per effettuare un’osservazione neutrale, cioè non influenzata da fattori sociali, economici e geografici, si cercò di mettere a confronto classi di età identiche provenienti dalle stesse scuole e con gli stessi insegnanti di italiano. In pratica vennero create delle coppie di classi la cui unica differenza era la frequentazione di lezioni di inglese da parte di alcune sì e di altre no.
Per verificare, le classi furono sottoposte ad un test di italiano che venne poi corretto da professori di italiano esterni alle scuole e che non sapevano quali alunni fossero “bilingui”.
Il risultato della prova dimostrò chiaramente che gli alunni che frequentavano lezioni di inglese erano in possesso di un livello di comprensione e di espressione in italiano più alto rispetto ai loro coetanei “monolingui”.

Perché il bilinguismo migliora l’apprendimento delle lingue?
La risposta è che se fin da piccoli si studia una lingua straniera in parallelo alla propria lingua madre, la mente si apre maggiormente e si sviluppa la capacità di analisi. Imparando bene a leggere e scrivere in una lingua, questa capacità si trasferisce anche all’altra. Questo è ciò che affermano gli esperti in materia, al di là dei risultati della ricerca di cui abbiamo parlato nell’articolo.
Il peso cognitivo che implica un doppio apprendimento di abilità di lettura e scrittura simmetriche, aumenta non solo il tempo dedicato a queste tecniche, ma sviluppa anche le capacità necessarie all’integrazione delle forme e delle strategie proprie di ciascuna lingua.
L’apprendimento di due lingue stimola maggiormente la plasticità del cervello, un organo in costante evoluzione nei primi anni di vita.

Traduzioni di documentazione medica

 Categoria: Servizi di traduzione

Nell’articolo di ieri abbiamo parlato delle difficoltà che incontrano gli ispanici immigrati negli Stati Uniti nel comprendere le istruzioni dei farmaci e nell’interfacciarsi con il settore sanitario in generale.
Si tratta di una problematica che non riguarda solo gli ispanici o gli immigrati in generale, ma tutte le persone anziane, anche quelle di madrelingua inglese. Ma se all’età sommiamo anche le difficoltà con la lingua e il basso livello culturale, il problema assume proporzioni gigantesche.
Come se non bastasse, alla scarsa istruzione e alla scarsa conoscenza della lingua del paese ospitante, si aggiunge, spesso, anche la non buona qualità delle traduzioni inglese-spagnolo.
In qualche caso limite, purtroppo, esse contengono errori che possono pregiudicare anche in modo serio la salute dei pazienti.
Basti pensare ai già citati foglietti illustrativi dei farmaci o alle istruzioni di funzionamento di certi apparecchi medicali.

Senza una traduzione medica di qualità, gli operatori del settore sanitario, siano essi produttori di farmaci, medici di base o personale ospedaliero, non possono offrire ai loro pazienti ispanici lo stesso tipo di servizio del quale beneficiano i madrelingua.
Per questo motivo, da più parti si richiede maggior attenzione alle procedure di traduzione. Migliorando le traduzioni si può concretamente migliorare il servizio offerto ai pazienti con scarse conoscenze della lingua inglese.
Inoltre, secondo alcuni, investire in traduzioni di qualità apporterebbe benefici di lungo periodo poiché gli alti costi di traduzione verrebbero ammortizzati dalla diminuzione dei costi ospedalieri. Traduzioni di documentazione medica più accurate diminuirebbero infatti il numero di ricoveri, la durata delle degenze e il numero degli esami a cui i pazienti dovrebbero sottoporsi.

Per riuscire a migliorare il livello qualitativo delle traduzioni mediche, il governo americano sta pensando di includere lo spagnolo nell’elenco delle materie delle facoltà di medicina.
In questo modo, gli studenti di origine ispanica avrebbero modo di acquisire direttamente sul campo le competenze e le conoscenze linguistiche necessarie per diventare dei traduttori medici formidabili.

La traduzione medica negli Stati Uniti

 Categoria: Servizi di traduzione

La qualità della traduzione medica è un problema comune a tutti gli stati che ospitano un elevato numero di immigrati e non parlano correttamente la lingua ufficiale.
Negli Stati Uniti, da sempre il paese con il tasso d’immigrazione più alto nel mondo, il problema ha raggiunto la soglia di guardia dopo che una paziente messicana con rudimenti basici della lingua inglese è deceduta a seguito di un malinteso circa le modalità di assunzione di una medicina.
Le istruzioni del farmaco (riportate solo in inglese) consigliavano l’assunzione di una pastiglia al giorno (Once a day), ma, per una sfortunata coincidenza, Once, in spagnolo, anche se pronunciato in modo del tutto diverso, significa “undici”. Un classico esempio di falso amico che in questa circostanza ha provocato conseguenze tragiche: la donna ha frainteso il senso della frase ed è morta per sovradosaggio.

Il problema riguarda tutte le comunità straniere presenti negli Stati Uniti ma è particolarmente grave per gli immigrati ispanici che arrivano dai paesi dell’America Centrale, il cui livello di istruzione è piuttosto basso.
Secondo uno studio, il 67,1% degli ispanici ha un basso o bassissimo livello di istruzione, e, nel caso delle persone di età superiore ai 60 anni, la percentuale arriva all’82,6%.
Il problema riguarda tra i 90 e i 95 milioni di adulti dei quali 50 parzialmente analfabeti e tra i 40 e i 45 del tutto analfabeti, ovvero con gravi difficoltà anche nella lettura di testi semplici.
Nell’articolo di domani vedremo quali soluzioni sono allo studio per contrastare il problema.

Il genere neutro (2)

 Categoria: Le lingue

Riprendiamo l’analisi sul genere neutro nella lingua italiana iniziata nell’articolo di ieri, facendo altri esempi.

Il pallone che voglio per Natale è quello.
La pallina che voglio per Natale è quella.

Allo stesso tempo potremmo anche dire:

Quel pallone è ciò che voglio per Natale.
Quella pallina è ciò che voglio per Natale.

Nei primi due esempi, i pronomi dimostrativi “quello” e “quella” vengono utilizzati per evitare ripetizioni e concordano con il genere dei sostantivi che vanno a sostituire (rispettivamente “quel pallone” e “quella pallina”). Però, nella seconda coppia di frasi, appare il pronome “ciò”, che non ha genere ed è identico in entrambe le proposizioni.
Il senso delle frasi suggerisce che nel primo caso il parlante si riferisce ad un oggetto concreto tra quelli che rientrano nella medesima tipologia e pertanto gli attribuisce un genere, mentre nel secondo si riferisce ad elementi selezionati in un ambito universale e, proprio per questa loro universalità, li spoglia del loro genere.
Risulta più chiaro cuando la selezione è di un elemento indeterminato:

Ciò che voglio è un pallone/una pallina.

Anche qualora il sostantivo sia un verbo all’infinito, è obbligatorio usare “ciò”:

Ciò che voglio è viaggiare spesso.

In questi ultimi due casi avremmo potuto utilizzare “quello” al posto di “ciò” ma, anche se l’avessimo fatto, il senso dell’argomentazione non sarebbe cambiato poiché in entrambi gli esempi non c’è alcun legame con il genere. Infatti, non avremmo in alcun modo potuto utilizzare “quella”, al posto di “quello”. Utilizziamo la forma maschile solo per convenzione, ma in realtà si tratta a tutti gli effetti di di strutture grammaticali neutre.
Lo stesso può dirsi per alcuni quantificatori che spesso fungono da sostantivi:

Qualcosa è andato storto.
Niente può fermarlo.

Anche in questi due esempi, non possiamo determinare il genere, anche se, convenzionalmente, sia “qualcosa” che “niente” sono di genere maschile.

In conclusione, sebbene sia un dato di fatto che nella lingua italiana non esistono sostantivi di genere neutro, appare chiaro che il “neutro” non è un concetto del tutto estraneo alla nostra lingua e ciò risulta assolutamente evidente in meccanismi consolidati dall’uso.

Prima parte di questo articolo

Il genere neutro

 Categoria: Le lingue

Quanti generi esistono nella lingua italiana? Nonostante vari secoli di studio ed analisi del linguaggio, e nonostante le moderne grammatiche sostengano con decisione che nella nostra lingua esistono due soli generi (maschile e femminile), la questione, a nostro modo di vedere, non è del tutto chiusa.
Le lingue di origine indoeuropea come la lingua italiana, distinguono generalmente due generi, ai quali talvolta se ne aggiunge un terzo: il genere neutro. Al contrario, altre lingue di origine diversa, ampliano questa partizione in maniera considerevole, differenziando fra cose animate e inanimate, reali e immaginarie, terrene e spirituali, con forme e misure diverse, ecc. Alcune lingue africane arrivano a distinguere ben 14 generi!

In italiano, ogni sostantivo, cioè ogni parola che indichi una cosa, un oggetto o un’essere vivente, in concreto o in astratto, è contraddistinta dal genere maschile o da quello femminile.
Anche se in qualche caso l’attribuzione del genere è avvenuta in un modo un po’ casuale o ha seguito le radici etimologiche delle parole, se ci fermassimo a quest’analisi superficiale, concluderemmo che nella nostra lingua non esiste assolutamente nessun sostantivo neutro.
Tuttavia, al di là del piano “materiale” che rappresentano le parole (cioè il “significante”, anche se detto un po’ impropriamente) c’è il piano del significato. E qua il tema si complica.
Facciamo alcuni esempi, facendo particolare attenzione al pronome utilizzato alla fine delle frasi:

Le rimaneva una flebile speranza e si aggrappava ad essa.
Le rimaneva una flebile speranza e si aggrappava a ciò.

Nel primo caso, il sostantivo “speranza” (di genere femminile) viene sostituito dal pronome concordante “essa”. Diversamente, nella seconda frase, il pronome “ciò” si riferisce al sintagma nominale costituito dalla proposizione “Le rimaneva una flebile speranza”, cioè, non si riferisce a un oggetto ma ad una situazione o fatto, e la genetica del linguaggio ha deciso di non assegnargli un genere “sessuale”.
Nell’articolo di domani analizzeremo un po’ più a fondo la questione.

Seconda parte di questo articolo

L’Article Marketing

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

L’Article Marketing è una forma di comunicazione che ha lo scopo di promuovere un’impresa e/o i prodotti/servizi da essa offerti attraverso la pubblicazione di articoli, recensioni e comunicati stampa in siti appositi.
L’Article Marketing è nato diversi anni fa negli Stati Uniti, in Italia se ne parla già da qualche anno ma non è ancora molto diffuso.
Gli articoli possono essere pubblicati in siti nati esclusivamente per l’Article Marketing oppure in blog e riviste online specializzate nel settore della propria azienda. Negli articoli è possibile inserire dei link di approfondimento del tema trattato e, in questo modo, chi si occupa di SEO (Search Engine Optimization) e gli webmaster riescono ad aumentare la visibilità del proprio sito e migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.
Gli scopi per cui gli articoli vengono inseriti in rete insieme ai riferimenti e ai contatti del sito dal quale provengono sono sostanzialmente i seguenti:

- Aumento della popolarità generale
- Ottenimento di link di ritorno di qualità verso il proprio sito
- Aumento della cosiddetta “link popularity
- Aumento del numero di visitatori interessati in particolare al tema trattato nel proprio sito.
- Gestione della propria reputazione online

Per questi e altri motivi, dalla prossima settimana, ogni mercoledì, anche noi di Easy Languages inizieremo a pubblicare articoli nei vari canali che la rete mette a disposizione.

Distinguere le lingue dai gesti

 Categoria: Le lingue

Di recente, un équipe di neuroscienziati ha sottoposto un gruppo di bambini piccoli (da 4 mesi a un anno di età) a un esperimento molto interessante teso a comprendere i meccanismi che regolano l’apprendimento del linguaggio. Il risultato è stato stupefacente: secondo gli studiosi, i bambini da 4 a 6 mesi di età sono in grado di distinguere le lingue dai gesti.
Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno mostrato a 36 bambini alcuni video senza audio. Nei video c’erano adulti bilingui che pronunciavano frasi in inglese e in francese. La durata massima di ogni video era di 16 secondi e la trasmissione delle immagini si bloccava automaticamente se il bambino non prestava attenzione per più di 2 secondi. In ciascun video c’era una sola persona che pronunciava un’unica frase tratta dal libro “Il piccolo principe”.

L’équipe, ha messo a confronto bambini che vivevano in un contesto monolingue (inglese) con altri che vivevano in un contesto bilingue (inglese-francese).
I risultati delle osservazioni hanno indicato che, tra i 4 e i 6 mesi, i bambini possono distinguere, attraverso stimoli visivi, fra la loro lingua nativa e un’altra. Tuttavia, questa abilità diminuisce a partire dagli 8 mesi di età circa.
Dai 6 agli 8 mesi, i bambini incamerano informazioni e modellano il proprio cervello in modo tale da comprendere la lingua che parleranno in futuro. Ascoltano ritmi e regole che alcuni mesi dopo utilizzeranno per esprimersi. Per questo motivo, l’esposizione dei bambini a stimoli visivi e uditivi (come, ad esempio, la musica e i volti delle persone) è fondamentale affinché percepiscano una lingua come nativa.

Si sapeva già che i bambini erano in grado di distinguere lingue diverse grazie ai suoni, ma fino ad oggi, il ruolo degli stimoli visivi nel processo di apprendimento del linguaggio non era stato studiato. I ricercatori hanno misurato il tempo passato dai bambini guardando con attenzione le immagini sullo schermo poiché, come spiegano nel loro studio, a quell’età i bambini guardano con più attenzione e per più tempo ciò che gli è sconosciuto. Inoltre, prestano molta attenzione alla forma e al ritmo con cui si muove la bocca di chi sta parlando. Secondo quanto osservato, anche il cervello in quei mesi impara a mettere in relazione i volti con il linguaggio.
Un risultato che ha sorpreso i ricercatori è che i bambini bilingui hanno conservato la capacità di distinguere le lingue attraverso i gesti anche dopo gli 8 mesi di età. Probabilmente, i bambini che crescono in un contesto monolingue perdono questa capacità perché non ne hanno bisogno. Al contrario, ai bambini bilingui serve per discriminare tra lingue diverse.

Aumento degli iscritti nelle facoltà di lingue

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Dall’inglese come lingua regina indiscussa dei mercati, al rumeno o al polacco come lingue di nicchia, quel che è certo è che, a dispetto della crisi economica mondiale, il settore della traduzione è in costante espansione.
Indirettamente, questo dato è confermato dall’aumento degli iscritti alle facoltà di lingue e di traduzione. Secondo i risultati di una recente indagine, nell’ambito delle facoltà umanistiche questo tipo di percorso universitario è l’unico contraddistinto da un trend positivo.
Il settore della traduzione non è certo immune dalla crisi, ma i problemi sono altri, su tutti la riscossione dei crediti. Il numero degli studenti che ogni anno decidono di intraprendere una carriera professionale in questo settore dimostra che siamo senza dubbio in un momento estremamente positivo. Le relazioni internazionali, sia politiche che economiche sono in costante crescita e, di conseguenza, anche il settore della traduzione professionale tende alla crescita.

Oltre all’incremento delle relazioni commerciali con altri paesi, che generano la gran parte del lavoro per le agenzie di traduzioni, un settore in forte espansione è quello della traduzione giuridica, all’interno del quale è in aumento la richiesta di traduzioni legate ai flussi migratori in entrata, fenomeno praticamente inarrestabile che ha caratterizzato il nostro paese negli ultimi vent’anni e che porta con sé la necessità di tradurre documenti di vario genere: certificati, attestati, permessi, ecc.
Come in qualsiasi libera professione, anche nel settore della traduzione vi è una certa percentuale di improvvisazione. C’è ancora chi crede che basti conoscere una lingua per potersi definire un traduttore. La presenza sul mercato di traduttori scarsamente qualificati è difficile da combattere e arreca un grave danno sia economico che d’immagine a chi svolge questa professione con serietà. Ad ogni modo, si tratta di un fenomeno che riguarda soprattutto i privati poiché le imprese solitamente verificano le credenziali dei loro fornitori e pretendono da loro la fattura, escludendo di fatto dal mercato i “traduttori della domenica“.

La macchina per le traduzioni perfette

 Categoria: Storia della traduzione

Dal momento preciso in cui si è rotta l’unità linguistica di Babele, la diversità fra le lingue ha costituito un grosso ostacolo per la comunicazione fra le persone. Da questa difficoltà hanno avuto origine tutti i tentativi di inventare traduttori automatici che permettessero di risolvere il problema. Tentativi che proseguono anche ai giorni nostri ma che non sembrano dare buoni frutti. Noi che lavoriamo quotidianamente con le lingue, comprendiamo bene l’importanza di tale sfida ma si tratta, a nostro avviso, di un’inutile perdita di tempo e risorse poiché la macchina per le traduzioni perfette esiste già da secoli.
Nel 1989 sono stati rinvenuti dei manoscritti originali di Raymond Roussel nei quali il celebre scrittore francese, vissuto a cavallo fra l’800 e il 900, descrive minuziosamente il funzionamento di questa macchina prodigiosa.

La macchina non è mai stata costruita, ma per farlo, basterebbe seguire le indicazioni di Roussel. Nel suo progetto, la macchina assomigliava a un enorme grammofono e conteneva i dizionari e le grammatiche di tutte le lingue. Una persona di lingua cinese che volesse parlare con un greco, non dovrebbe far altro che parlare vicino alla macchina. Il suono delle sue parole entrerebbe nei circuiti della macchina e verrebbe canalizzato verso il luogo preposto per la lingua greca. Una volta arrivate a destinazione, verrebbero impregnate da un composto chimico con proprietà speciali e trasmesse a un altro circuito che le condurrebbe verso l’altoparlante, dal quale uscirebbero frasi in perfetto greco.
Forse l’autore, consapevole delle enormi difficoltà che avrebbero incontrato i traduttori nel tradurre le sue opere colme di giochi di parole e figure retoriche, sperava che venisse costruita una macchina in grado di tradurli magicamente…

I traduttori delle Nazioni Unite

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Le lingue ufficiali presso le Nazioni Unite sono sei: l’arabo, il cinese, il francese, l’inglese, il russo e lo spagnolo. Da ciò deriva la continua necessità di personale che abbia “dimestichezza” con le lingue. A tale scopo, la Segreteria delle Nazioni Unite organizza regolarmente concorsi per traduttori, interpreti, stenografi, revisori e altri impieghi correlati con le lingue. I concorsi danno accesso a posti di lavoro a tempo pieno e non è prevista nessuna barriera geografica: chiunque può partecipare alle selezioni purché in possesso di determinati requisiti formali e purché proveniente da un paese riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Alcuni concorsi vengono banditi una volta all’anno mentre altri vengono banditi ad intervalli temporali più ampi.
Ad ogni modo, la frequenza con la quale vengono tenuti gli esami non è fissa ma dipende dal numero di posti vacanti previsti nel breve-medio periodo. Quando i candidati prescelti nella precedente sessione sono stati tutti inquadrati, o comunque poco tempo prima che ciò avvenga, si provvede ad organizzare un nuovo concorso.
Le Nazioni Unite non accettano candidature prima dell’uscita del bando di concorso. È inutile mandare il proprio curriculum, non viene nemmeno preso in considerazione.
La sede di lavoro non necessariamente è il Palazzo di Vetro. Esiste la concreta possibilità di poter essere impiegati presso una sede distaccata. L’ONU ha infatti sedi in tutti i principali centri mondiali fra cui: Ginevra, Vienna, Nairobi, Addis Abeba, Bangkok, Beirut e Santiago del Cile.

Se volete diventare traduttori delle Nazioni Unite, potete verificare se in questo momento le iscrizioni ad un certo bando sono aperte cliccando sul link: http://www.un.org/Depts/OHRM/examin/exam.htm

Il blog di Easy Languages compie un anno

 Categoria: Agenzie di traduzione

Il nostro obiettivo di lungo periodo, all’alba della creazione di questo blog, era quello di diventare gradualmente una risorsa per tutti gli operatori del settore e magari una piacevole lettura per chi non lavora in questo campo ma ha comunque un fervente interesse nei confronti delle tematiche riguardanti la traduzione.
A distanza di un anno esatto, i nostri obiettivi non sono affatto cambiati: la redazione conta su un numero sempre maggiore di collaboratori e il blog è sempre più cliccato e sempre più visibile sui principali motori di ricerca.

Grazie a ciò, negli ultimi mesi il numero di accessi è decisamente aumentato e abbiamo ricevuto dai nostri lettori diverse indicazioni sugli argomenti che vorrebbero venissero trattati.
Le loro richieste, nella misura in cui rispecchiavano i contenuti e le finalità di questo piccolo spazio dedicato al mondo della traduzione, sono state esaudite con piacere e, visti i consensi ottenuti, abbiamo deciso di continuare su questa strada di apertura aumentando sempre più il loro coinvolgimento nella realizzazione degli articoli.
Pertanto, se anche voi vorreste venisse trattato un argomento in particolare, mandate una e-mail al nostro indirizzo di posta elettronica, valuteremo con attenzione la vostra segnalazione e vi daremo una risposta il più rapidamente possibile.

Nell’augurare altri 100 di questi giorni al nostro blog, cogliamo l’occasione per salutare e per ringraziare tutti i nostri lettori.

Traduzione: dote innata o abilità acquisibile?

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Come abbiamo più volte sottolineato e non ci stancheremo mai di ripetere, conoscere una lingua straniera (anche molto bene) è una condizione necessaria ma non sufficiente per potersi definire buoni traduttori. Per approfondire questo tema, i nostri lettori possono consultare la sezione “Traduttori” del nostro sito web, nella quale abbiamo elencato una serie di criteri che permettono di valutare le capacità di un traduttore. La conoscenza approfondita di una lingua straniera è solo uno di essi.
In quest’articolo ci prefiggiamo di stabilire in che misura la bravura nel tradurre dipende da doti innate e, al contrario, in che misura dipende da abilità acquisibili e migliorabili nel tempo attraverso lo studio e la pratica.
Per la nostra analisi ricorriamo ai risultati di un’indagine svolta su un campione di coetanei nati e vissuti in Italia e suddiviso in tre gruppi:

1) neolaureati in lingue iscritti a un master di traduzione
2) neolaureati bilingui ma il cui percorso universitario non ha avuto niente a che vedere con la traduzione
3) individui bilingui non laureati

Messi di fronte agli stessi testi da tradurre da e verso l’italiano, i primi due gruppi hanno ottenuto risultati non molto diversi. Gli studenti del master hanno mostrato migliori capacità nella traduzione verso l’italiano mentre i loro coetanei bilingui hanno ottenuto risultati più soddisfacenti nella traduzione dall’italiano verso la seconda lingua. Gli individui del terzo gruppo hanno ottenuto risultati peggiori sia nel primo che nel secondo caso.
Risultati alla mano, possiamo effettuare almeno tre considerazioni.
La prima è che, visti i risultati del secondo e del terzo gruppo, conoscere (anche molto bene) due lingue non implica saper eseguire traduzioni di qualità.
La seconda è che, visti i risultati del primo gruppo, lo studio approfondito di una lingua e delle tecniche di traduzione comporta lo sviluppo di capacità di trattamento dei testi che permettono di raggiungere ottimi livelli qualitativi, anche se inferiori a quelli ottenuti dai bilingui del secondo gruppo per quanto riguarda la traduzione verso la seconda lingua.
La terza è che il fattore culturale influisce in maniera decisiva sui risultati, poiché gli individui del terzo gruppo, seppur bilingui, “traducono peggio” rispetto a quelli del secondo.

In estrema sintesi, raggruppando tali considerazioni, possiamo concludere che, stante l’importanza di crescere in un ambiente bilingue, lo studio approfondito di una lingua e delle tecniche di traduzione (nonché la cultura generale), influiscono in modo decisivo sulla qualità di traduzione di un determinato testo.

I classici della traduzione (6)

 Categoria: Storia della traduzione

WILHELM VON HUMBOLDT (1767 – 1835)
L’Agamennone di Eschilo: introduzione alla traduzione

Tradurre un autore del passato significa riportare la sua opera alla purezza della sua forma originale. Detto percorso dev’essere intrapreso da parte del traduttore con meticolosità e rigore storico, utilizzando tutto il bagaglio di erudizione in suo possesso e applicando a tutto il testo criteri di estrema coerenza. Egli non deve mai abbandonarsi al cosiddetto “senso esteso” cui può sentirsi chiamato.
Ho impiegato la massima cura possibile per quanto riguarda l’aspetto metrico del lavoro. La purezza e la precisione metrica sono il fondamento stesso della bellezza e in quest’ambito il traduttore non fa mai abbastanza. Il ritmo che troviamo nelle opere dei poeti drammatici greci è come un mondo a sé stante diverso da tutti gli altri e ciò li contraddistingue e li qualifica maggiormente.
Un traduttore, prendendosi delle libertà nel tradurre, ed in particolar modo nel tradurre i lirici antichi, in molti casi ne guadagna: pochi sono quelli in grado di seguirlo così puntualmente da constatare l’esattezza o meno di una sillaba. Anzi, alla bellezza ritmica molti preferiscono una maggior naturalezza del testo. Ma in quest’ambito un traduttore dev’essere severo con sé stesso e agire con abnegazione. Questo poiché le traduzioni, più che opere che rimangono nel tempo, sono innanzitutto lavori che saggiano lo stato di una lingua in un certo periodo storico. Quella parte di popolo che non è in grado di comprendere gli antichi in lingua originale, li conoscerà tramite più traduzioni anziché per mezzo di un’unica traduzione scolpita nel tempo.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione”.

Un sistema informatizzato di traduzione

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Quando avviene un incidente (di qualsiasi genere, non solo automobilistico) e le vittime rimangono coscienti, i medici possono comunicare con loro ed ottenere informazioni preziose per effettuare una diagnosi accurata.
Quando però le vittime sono straniere e non parlano una parola nella lingua dei soccorritori, l’accesso a tali informazioni diventa impossibile e questo può pregiudicare la salute dei pazienti.
Per ovviare a questo tipo di problemi, in Spagna il SAMUR (Servicio de Asistencia Municipal de Urgencia y Rescate de Madrid) già da 3 anni ha installato nelle sue ambulanze un sistema informatizzato di traduzione istantanea in varie lingue.

L’obiettivo di questo dispositivo, pionieristico nel suo genere in Europa, è di diminuire i tempi di applicazione delle cure adeguate per i pazienti che parlano poco spagnolo.
Il nuovo sistema informatizzato di traduzione, alla creazione del quale hanno collaborato gli stessi medici del SAMUR, prevede la traduzione in varie lingue dell’intero protocollo ufficiale di domande (più di 1500) da seguire in caso di incidenti di varia natura.
Gli immigrati o i turisti stranieri possono ascoltare (o anche leggere sullo schermo di un computer) tali domande, che sono formulate in modo tale da necessitare solo una risposta affermativa o negativa, senza che debbano dare nessun tipo di spiegazione.
Il sistema prevede anche alcune informazioni in lingua circa l’eventuale ricovero in ospedale e il tipo di cure e di trattamento che verrà applicato. All’arrivo dell’ambulanza all’ospedale, l’insieme delle risposte e un breve resoconto dell’accaduto vengono consegnati al medico che si occuperà del paziente.

L’aspirante traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Pochi giorni fa abbiamo ricevuto la seguente e-mail:

“Gentili signori, mi chiamo Eric e mi occupo di traduzione tecnica. La mia tariffa è 0.08. Attendo vs cortese risposta. Un saluto e buon lavoro.”

Marcus Meinz, il nostro HR Manager non ha risposto privatamente a Eric ma ha deciso di farlo su questo blog per dare, indirettamente (e in modo velatamente ironico), alcuni consigli a tutti gli aspiranti traduttori.

“Caro Eric, quante cose mi piacerebbe sapere di te! Ho in mente tante domande e così poche risposte! Sei schietto, diretto e non ti piace perder tempo. Vai dritto al sodo e vuoi risultati immediati, però vorrei che mi raccontassi qualcosa riguardo agli studi che hai fatto e riguardo alla tua esperienza professionale. Leggo la tua “lettera di presentazione” e mi chiedo: qual è la tua lingua madre? Quali sono le lingue con cui lavori? Da quanti anni ti occupi di traduzione tecnica? La curiosità mi sta uccidendo…utilizzerà Eric qualche strumento di traduzione assistita?
E cosa vorrà dire con quello 0.08? Saranno euro o dollari? E perché mette il punto e non la virgola per il decimale? Sarà una tariffa per parola originale o tradotta?
Eric sei così ermetico! Cosa darei per ricevere un’altra mail con il tuo CV in allegato…
Lo riconosco, hai un fascino tutto tuo particolare però avresti potuto mandarmi delle indicazioni sui testi tecnici che hai tradotto in passato, mi avrebbe aiutato molto a prendere una decisione: la traduzione tecnica è un campo vastissimo! Avrai le conoscenze necessarie per tradurre il manuale di montaggio di una turbina d’aereo? E il libretto d’istruzioni di uno spremiagrumi elettrico? E le specifiche tecniche per la manutenzione di un ascensore? Hai mai tradotto brevetti? Hai qualche referenza? Ora che ci penso…come ci avrai trovato? Forse su internet? No, non può essere, altrimenti avresti letto quali sono i nostri criteri di selezione e ci avresti mandato il tuo CV. Mi sento confuso: che faccio? Guardo la posta in entrata…37 mail da leggere…guardo il tuo messaggio…guardo di nuovo la posta e vedo che Lisette, Dimitra, Simone e altri 34 stanno aspettando una mia risposta. Mi spiace Eric, ma per questa volta (e sicuramente non è la prima volta che ti capita) sono costretto a scartarti”.

Marcus Meinz
HR Manager
Easy Languages & Partners

L’interpretariato nei servizi pubblici

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

L’interpretariato nei servizi pubblici (anche detto interpretariato comunitario o interpretariato sociale) è l’attività di mediazione linguistica che permette la comunicazione tra chi lavora nel settore pubblico (ospedali, tribunali, questure, municipi, scuole, prefetture, ecc.) e gli utenti che non parlano la lingua ufficiale.
Immaginate di essere in vacanza in un paese straniero del quale non conoscete la lingua e di trovarvi in una delle seguenti spiacevoli situazioni:

a) vi rubano il portafogli con documenti e carte di credito e siete a centinaia di chilometri dall’ambasciata o dal consolato italiani.
b) vi ammalate o vi ferite e avete bisogno di assistenza medica.
c) vi accusano di un crimine e vi mettono in prigione.

Potremmo fare dozzine di altri esempi ma crediamo che quelli appena citati siano sufficienti.
Come vi sentireste? Vi sentireste al sicuro, protetti, capiti?

Sicuramente, la prima cosa che fareste (qualora aveste la possibilità e il tempo di farlo) sarebbe cercare un professionista che parli la vostra lingua. Vi rendereste presto conto che non è per niente facile poiché nella maggior parte dei paesi esteri, come in Italia del resto, i servizi pubblici non dispongono di interpreti qualificati.
Nel nostro paese, in teoria, visto l’esponenziale aumento degli immigrati avvenuto negli ultimi anni, gli interpreti professionisti dovrebbero essere richiestissimi dal settore pubblico. In realtà, non è affatto così. Anche se viene percepita chiaramente la scarsezza delle risorse messe in campo, il reclutamento di interpreti specializzati è a livelli bassissimi.
La professionalità sembra non avere valore e non viene assolutamente riconosciuta. Le assunzioni sono sempre a tempo determinato, spesso con contratti giornalieri, o, addirittura, a prestazione. Il salario è bassissimo e, spesso, i requisiti richiesti sono ridicoli (nessun titolo di studio specifico e nessun test di valutazione). Si preferisce rivolgersi a volontari di ONG, a studenti di lingue, ad amici o familiari degli utenti, bambini compresi.
Tutto questo danneggia pesantemente sia gli interpreti seri e preparati (da un punto di vista economico e d’immagine), sia gli utenti del servizio. Quello che è un diritto del cittadino sancito dalle nostre leggi, si trasforma in un atto che dipende unicamente dalla buona volontà di terzi.

Scrivere è tradurre

 Categoria: Traduzione letteraria

In un saggio edito tempo fa, José Saramago difese strenuamente la traduzione sostenendo che “scrivere è tradurre e sempre lo sarà, sebbene in una lingua diversa, poiché, attraverso la scrittura, viene trasportata all’intelligenza del lettore una realtà che non è altro che una parte di quella di cui si era alimentato l’autore”.
Chi ha letto l’articolo di ieri obietterà che Saramago era un po’ di parte. Effettivamente, visto che aveva sposato una traduttrice, probabilmente un tantino di parte lo era per davvero.
Ad ogni modo, dato che la traduzione è perennemente oggetto di critica, se di tanto in tanto viene difesa da qualcuno che sta dall’altra parte della barricata, non facciamoci troppi problemi e accettiamo con gioia l’aiuto inaspettato.

Nel saggio Saramago fa una riflessione sull’opera dello scrittore, che trasporta e traduce ciò che “vive e sente”, anche se riconosce che, “nel profondo del nostro spirito”, esistono aspetti intraducibili, come ad esempio “l’emozione pura di un incontro o lo stupore per una scoperta”.
Allo stesso modo, anche il traduttore trasporta e traduce ciò che sente, pur non vivendo la stessa realtà dell’autore.
“L’opera di chi traduce consiste nel passare a un’altra lingua, normalmente la propria, ciò che nell’opera originale era stato già tradotto”, cioè la trasposizione su carta della percezione di una particolare realtà. Per Saramago, il testo originale “rappresenta una delle traduzioni possibili della realtà vissuta dall’autore”.
Secondo il celebre scrittore, entrambi i testi, il “cifrato” (cioè quello percepito dall’autore) e il “tradotto”, devono “inevitabilmente essere ambivalenti”.
“Il traduttore esegue un doppio lavoro di trasporto”: l’opera originale deve restare “intatta” affinché “rispetti allo stesso tempo il luogo dal quale viene e quello verso il quale si dirige”.

L’appoggio di questo grande autore ci mancherà senza dubbio.

L’amore fra scrittore e traduttore

 Categoria: Traduzione letteraria

L’articolo che avevamo programmato per oggi riguardava l’interpretariato nei servizi pubblici. Abbiamo però deciso di modificare il “palinsesto” per omaggiare José Saramago, scrittore portoghese premio Nobel per la Letteratura nel 1998, scomparso tre giorni fa all’età di 87 anni.

Tutti coloro che lavorano nel mondo della traduzione conoscono bene la celebre massima “traduttore, traditore”, barbaramente utilizzata (soprattutto nell’ambito della traduzione letteraria) per indicare come il traduttore, nel trasporre un testo da una lingua all’altra, inevitabilmente lo “tradisce” ovvero non riesce ad essergli completamente fedele.
Nell’articolo di oggi e in quello di domani parleremo invece di un idillio tra letteratura e traduzione, di un matrimonio perfettamente riuscito (è proprio il caso di dirlo), tra lo scrittore e il traduttore. Anzi, in questo caso sarebbe meglio dire tra lo scrittore e la sua traduttrice, visto che vogliamo parlare del matrimonio tra José Saramago e la sua traduttrice al castigliano, la giornalista spagnola Pilar del Río.

La storia d’amore tra José Saramago e Pilar del Río iniziò nel1986 quando la giornalista comprò a Siviglia una copia del libro “Memoriale del convento” e rimase impressionata dalla forza e dal coraggio di Blimunda, la protagonista femminile.
La futura moglie del famoso scrittore, che all’epoca lavorava nella redazione andalusa di TVE (Televisión Española), decise così di recarsi a Lisbona per intervistare Saramago. Due anni dopo erano sposati.
La coppia si era poi trasferita alle isole Canarie, precisamente a Lanzarote, dove Pilar ha lavorato, e tuttora lavora, come opinionista in un programma radiofonico con lo pseudonimo di…Blimunda.

Musica e studio di una lingua

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Nell’articolo di oggi vorremmo segnalarvi il sito www.morkol.com, in cui si possono visualizzare i video di tante canzoni e il relativo testo.
I video (tratti da Youtube) appaiono sulla parte sinistra dello schermo mentre i testi sulla destra. A disposizione degli utenti ci sono moltissimi autori internazionali, la maggior parte dei quali cantano ovviamente in lingua inglese. Purtroppo, a dispetto del vasto elenco di autori presente sul sito, il numero di canzoni disponibili per ciascuno di essi è molto scarso.

Anche se i noiosi dialoghi precotti presenti nei cd dei libri di testo o dei corsi interattivi sono sempre raccomandabili, utilizzando questo sito si ha la possibilità di “allenare l’orecchio” in modo divertente, scegliendo le canzoni che più ci piacciono. La musica è in generale uno strumento molto utile per chi si sta dedicando allo studio di una lingua poiché permette di migliorare nella comprensione e nella pronuncia.

Tuttavia, segnaliamo che non tutte le canzoni presenti nella lista sono selezionabili: scegliendone alcune il video non si carica correttamente. Un altro aspetto migliorabile riguarda la “staticità” dei testi. Il sito è utile anche così com’è ma se i testi si evidenziassero man mano che il cantante va avanti con le parole, sarebbe, è proprio il caso di dirlo, tutta un’altra musica.

Parole impossibili da tradurre

 Categoria: Problematiche della traduzione

Esistono parole in altre lingue che non hanno un corrispondente univoco nella nostra e per essere tradotte necessitano una frase completa.
A volte sono frasi semplici, altre volte sono realmente complesse e introducono sensazioni o sentimenti piuttosto soggettivi. La lingua, infatti, è un riflesso di come le persone di diversa cultura concepiscono il mondo che le circonda.
Un libro pubblicato nel 2000 parla proprio di questo tipo di parole. Si intitola “They have a word for it” ed è stato scritto (in inglese) da Howard Rheingold. Si tratta di una “compilation”, tra l’altro molto divertente, di parole impossibili da tradurre. Facciamo alcuni esempi:

Kyoikumama: parola giapponese utilizzata per indicare una madre che spinge i propri figli al successo negli studi.

Mamihlapinatapai: parola appartenente ad un dialetto della Terra del Fuoco che indica l’atto di guardare un’altra persona negli occhi sperando che faccia ciò che entrambi desiderano ma che nessuno dei due ha il coraggio di fare.

Mbuki-mvuki: parola in lingua bantu che indica l’atto di togliersi i vestiti spontaneamente e inizare a ballare nudi per l’allegria.

Razbliuto
: parola russa che indica il sentimento d’affetto che ci lega a una persona che un tempo abbiamo amato.

Saudade: parola portoghese che indica un sentimento tra la melancolia e la nostalgia provocato dal desiderio di tornare in possesso di un bene perduto o di rivivere un’emozione o una sensazione non provata da tempo. Questa parola viene spesso utilizzata per riferirsi allo stato d’animo di certi calciatori brasiliani che giocano nei campionati esteri e dopo un po’ di tempo sentono una forte nostalgia per il loro paese.

Torschlüsspanik: parola tedesca che indica l’ansia irrefrenabile provata dalle donne non sposate quando il loro “orologio biologico” inizia a correre.

Traduzioni campione: valutazioni tecniche

 Categoria: Servizi di traduzione

Come anticipato nell’articolo di ieri, in quello odierno faremo alcune valutazioni di tipo tecnico sugli aspetti da prendere in considerazione per eseguire un buon test di traduzione.

Il primo aspetto è la lunghezza del testo. Una traduzione campione, in genere, non dovrebbe superare le 500 parole, anche se questo, com’è giusto che sia, è a discrezione del richiedente.
Ovviamente, qualora un’agenzia vi richieda una traduzione di 3000 parole a titolo gratuito, probabilmente la miglior cosa da fare è declinare cortesemente la gentile proposta.
La nostra agenzia normalmente richiede traduzioni di 250/350 parole, anche se, talvolta, richiediamo traduzioni di singole parole o frasi inserite in un testo più lungo.

Le parti da tradurre vengono segnalate in modo chiaro e inequivocabile, pertanto, i candidati che non si attengono alle istruzioni e traducono più (o meno) di quanto richiesto, perdono punti nella valutazione finale. Il mancato rispetto delle indicazioni fornite, costituisce un segnale negativo. Siamo infatti portati a pensare che un traduttore potrebbe comportarsi allo stesso modo una volta inserito in un contesto lavorativo reale.

Se avete dei dubbi o avete bisogno di chiarimenti, non esitate a chiedere maggiori indicazioni.
È probabile che certe informazioni siano state volutamente tenute nascoste per saggiare l’approccio del traduttore di fronte al testo. Ovviamente, è bene evitare domande banali e scontate che vi metterebbero solo in cattiva luce.

Un altro consiglio da seguire è non lasciare nel testo tradotto varie opzioni per la traduzione di singole parole. In un contesto lavorativo reale, non ha senso lasciare più possibilità, occorre fare delle scelte e assumersene la responsabilità. Lo stesso deve avvenire in una traduzione campione. Lasciare varie opzioni è da noi considerato un errore vero e proprio.

Infine, a meno che non vi venga espressamente richiesto, non inserite note di alcun genere. Molti lavori apparentemente ben eseguiti vengono bocciati perché le note inserite dai traduttori, anziché essere chiarificatrici, evidenziano la non perfetta comprensione di un concetto o del significato di una singola parola.

Detto questo, non ci rimane altro che dirvi…in bocca al lupo!

Traduzioni campione: consigli per i traduttori

 Categoria: Servizi di traduzione

Ci riallacciamo all’articolo di ieri per dare alcuni piccoli consigli ai traduttori che accettano di eseguire traduzioni campione, a titolo gratuito o, auspicabilmente, dietro regolare compenso.

Il primissimo consiglio che ci sentiamo di dare è di non far eseguire a colleghi più esperti il lavoro che è stato assegnato. Sembra scontato e banale ma così non è poiché molti traduttori credono con questo sistema di poter gabbare le agenzie di traduzioni per ottenere lavoro. Se lo scopo di un traduttore è fare una traduzione e sparire dal mercato questa è la strada migliore da percorrere. Spesso i furbi vengono pizzicati già durante il test ma quelli che riescono a farla franca vengono scoperti dopo il primo lavoro assegnato. Le agenzie serie infatti hanno severe procedure di controllo qualità e se un traduttore non produce risultati in linea con le traduzioni campione, i revisori se ne accorgono immediatamente. Il risultato è la conclusione immediata del rapporto di lavoro appena cominciato e una cattiva pubblicità sul mercato.

Il secondo fondamentale consiglio è trattare la traduzione campione come se fosse un lavoro vero. Traducendo in modo svogliato per il fatto di non essere pagati o perché si ritiene che il proprio curriculum sia sufficiente a garantirsi un posto in paradiso, non può che avere esiti negativi. Occorre dare il massimo e anche di più.
Nell’articolo di oggi ci siamo limitati a dare due consigli di carattere generale, in quello di domani affronteremo in modo più puntuale la parte tecnica.