Lo studio parallelo di due lingue

 Categoria: Le lingue

Anni fa, prima della riforma scolastica del 2005 che rese obbligatorio lo studio dell’inglese nella scuola primaria italiana, venne condotta una ricerca su un campione di 480 classi delle scuole elementari allo scopo di valutare se il percorso di apprendimento della propria lingua in tenera età veniva in qualche misura pregiudicato dallo studio parallelo di una lingua straniera.
I risultati della ricerca confermarono quanto riscontrato in ricerche analoghe: gli alunni che studiavano inglese oltre all’italiano, traevano vantaggio dal doppio studio e nella loro lingua ottenevano risultati migliori dei loro coetanei che studiavano solo l’italiano. Lo studente bilingue apparentemente migliorava le proprie capacità di apprendimento.

Per effettuare un’osservazione neutrale, cioè non influenzata da fattori sociali, economici e geografici, si cercò di mettere a confronto classi di età identiche provenienti dalle stesse scuole e con gli stessi insegnanti di italiano. In pratica vennero create delle coppie di classi la cui unica differenza era la frequentazione di lezioni di inglese da parte di alcune sì e di altre no.
Per verificare, le classi furono sottoposte ad un test di italiano che venne poi corretto da professori di italiano esterni alle scuole e che non sapevano quali alunni fossero “bilingui”.
Il risultato della prova dimostrò chiaramente che gli alunni che frequentavano lezioni di inglese erano in possesso di un livello di comprensione e di espressione in italiano più alto rispetto ai loro coetanei “monolingui”.

Perché il bilinguismo migliora l’apprendimento delle lingue?
La risposta è che se fin da piccoli si studia una lingua straniera in parallelo alla propria lingua madre, la mente si apre maggiormente e si sviluppa la capacità di analisi. Imparando bene a leggere e scrivere in una lingua, questa capacità si trasferisce anche all’altra. Questo è ciò che affermano gli esperti in materia, al di là dei risultati della ricerca di cui abbiamo parlato nell’articolo.
Il peso cognitivo che implica un doppio apprendimento di abilità di lettura e scrittura simmetriche, aumenta non solo il tempo dedicato a queste tecniche, ma sviluppa anche le capacità necessarie all’integrazione delle forme e delle strategie proprie di ciascuna lingua.
L’apprendimento di due lingue stimola maggiormente la plasticità del cervello, un organo in costante evoluzione nei primi anni di vita.

Traduzioni di documentazione medica

 Categoria: Servizi di traduzione

Nell’articolo di ieri abbiamo parlato delle difficoltà che incontrano gli ispanici immigrati negli Stati Uniti nel comprendere le istruzioni dei farmaci e nell’interfacciarsi con il settore sanitario in generale.
Si tratta di una problematica che non riguarda solo gli ispanici o gli immigrati in generale, ma tutte le persone anziane, anche quelle di madrelingua inglese. Ma se all’età sommiamo anche le difficoltà con la lingua e il basso livello culturale, il problema assume proporzioni gigantesche.
Come se non bastasse, alla scarsa istruzione e alla scarsa conoscenza della lingua del paese ospitante, si aggiunge, spesso, anche la non buona qualità delle traduzioni inglese-spagnolo.
In qualche caso limite, purtroppo, esse contengono errori che possono pregiudicare anche in modo serio la salute dei pazienti.
Basti pensare ai già citati foglietti illustrativi dei farmaci o alle istruzioni di funzionamento di certi apparecchi medicali.

Senza una traduzione medica di qualità, gli operatori del settore sanitario, siano essi produttori di farmaci, medici di base o personale ospedaliero, non possono offrire ai loro pazienti ispanici lo stesso tipo di servizio del quale beneficiano i madrelingua.
Per questo motivo, da più parti si richiede maggior attenzione alle procedure di traduzione. Migliorando le traduzioni si può concretamente migliorare il servizio offerto ai pazienti con scarse conoscenze della lingua inglese.
Inoltre, secondo alcuni, investire in traduzioni di qualità apporterebbe benefici di lungo periodo poiché gli alti costi di traduzione verrebbero ammortizzati dalla diminuzione dei costi ospedalieri. Traduzioni di documentazione medica più accurate diminuirebbero infatti il numero di ricoveri, la durata delle degenze e il numero degli esami a cui i pazienti dovrebbero sottoporsi.

Per riuscire a migliorare il livello qualitativo delle traduzioni mediche, il governo americano sta pensando di includere lo spagnolo nell’elenco delle materie delle facoltà di medicina.
In questo modo, gli studenti di origine ispanica avrebbero modo di acquisire direttamente sul campo le competenze e le conoscenze linguistiche necessarie per diventare dei traduttori medici formidabili.

La traduzione medica negli Stati Uniti

 Categoria: Servizi di traduzione

La qualità della traduzione medica è un problema comune a tutti gli stati che ospitano un elevato numero di immigrati e non parlano correttamente la lingua ufficiale.
Negli Stati Uniti, da sempre il paese con il tasso d’immigrazione più alto nel mondo, il problema ha raggiunto la soglia di guardia dopo che una paziente messicana con rudimenti basici della lingua inglese è deceduta a seguito di un malinteso circa le modalità di assunzione di una medicina.
Le istruzioni del farmaco (riportate solo in inglese) consigliavano l’assunzione di una pastiglia al giorno (Once a day), ma, per una sfortunata coincidenza, Once, in spagnolo, anche se pronunciato in modo del tutto diverso, significa “undici”. Un classico esempio di falso amico che in questa circostanza ha provocato conseguenze tragiche: la donna ha frainteso il senso della frase ed è morta per sovradosaggio.

Il problema riguarda tutte le comunità straniere presenti negli Stati Uniti ma è particolarmente grave per gli immigrati ispanici che arrivano dai paesi dell’America Centrale, il cui livello di istruzione è piuttosto basso.
Secondo uno studio, il 67,1% degli ispanici ha un basso o bassissimo livello di istruzione, e, nel caso delle persone di età superiore ai 60 anni, la percentuale arriva all’82,6%.
Il problema riguarda tra i 90 e i 95 milioni di adulti dei quali 50 parzialmente analfabeti e tra i 40 e i 45 del tutto analfabeti, ovvero con gravi difficoltà anche nella lettura di testi semplici.
Nell’articolo di domani vedremo quali soluzioni sono allo studio per contrastare il problema.

Il genere neutro (2)

 Categoria: Le lingue

Riprendiamo l’analisi sul genere neutro nella lingua italiana iniziata nell’articolo di ieri, facendo altri esempi.

Il pallone che voglio per Natale è quello.
La pallina che voglio per Natale è quella.

Allo stesso tempo potremmo anche dire:

Quel pallone è ciò che voglio per Natale.
Quella pallina è ciò che voglio per Natale.

Nei primi due esempi, i pronomi dimostrativi “quello” e “quella” vengono utilizzati per evitare ripetizioni e concordano con il genere dei sostantivi che vanno a sostituire (rispettivamente “quel pallone” e “quella pallina”). Però, nella seconda coppia di frasi, appare il pronome “ciò”, che non ha genere ed è identico in entrambe le proposizioni.
Il senso delle frasi suggerisce che nel primo caso il parlante si riferisce ad un oggetto concreto tra quelli che rientrano nella medesima tipologia e pertanto gli attribuisce un genere, mentre nel secondo si riferisce ad elementi selezionati in un ambito universale e, proprio per questa loro universalità, li spoglia del loro genere.
Risulta più chiaro cuando la selezione è di un elemento indeterminato:

Ciò che voglio è un pallone/una pallina.

Anche qualora il sostantivo sia un verbo all’infinito, è obbligatorio usare “ciò”:

Ciò che voglio è viaggiare spesso.

In questi ultimi due casi avremmo potuto utilizzare “quello” al posto di “ciò” ma, anche se l’avessimo fatto, il senso dell’argomentazione non sarebbe cambiato poiché in entrambi gli esempi non c’è alcun legame con il genere. Infatti, non avremmo in alcun modo potuto utilizzare “quella”, al posto di “quello”. Utilizziamo la forma maschile solo per convenzione, ma in realtà si tratta a tutti gli effetti di di strutture grammaticali neutre.
Lo stesso può dirsi per alcuni quantificatori che spesso fungono da sostantivi:

Qualcosa è andato storto.
Niente può fermarlo.

Anche in questi due esempi, non possiamo determinare il genere, anche se, convenzionalmente, sia “qualcosa” che “niente” sono di genere maschile.

In conclusione, sebbene sia un dato di fatto che nella lingua italiana non esistono sostantivi di genere neutro, appare chiaro che il “neutro” non è un concetto del tutto estraneo alla nostra lingua e ciò risulta assolutamente evidente in meccanismi consolidati dall’uso.

Prima parte di questo articolo

Il genere neutro

 Categoria: Le lingue

Quanti generi esistono nella lingua italiana? Nonostante vari secoli di studio ed analisi del linguaggio, e nonostante le moderne grammatiche sostengano con decisione che nella nostra lingua esistono due soli generi (maschile e femminile), la questione, a nostro modo di vedere, non è del tutto chiusa.
Le lingue di origine indoeuropea come la lingua italiana, distinguono generalmente due generi, ai quali talvolta se ne aggiunge un terzo: il genere neutro. Al contrario, altre lingue di origine diversa, ampliano questa partizione in maniera considerevole, differenziando fra cose animate e inanimate, reali e immaginarie, terrene e spirituali, con forme e misure diverse, ecc. Alcune lingue africane arrivano a distinguere ben 14 generi!

In italiano, ogni sostantivo, cioè ogni parola che indichi una cosa, un oggetto o un’essere vivente, in concreto o in astratto, è contraddistinta dal genere maschile o da quello femminile.
Anche se in qualche caso l’attribuzione del genere è avvenuta in un modo un po’ casuale o ha seguito le radici etimologiche delle parole, se ci fermassimo a quest’analisi superficiale, concluderemmo che nella nostra lingua non esiste assolutamente nessun sostantivo neutro.
Tuttavia, al di là del piano “materiale” che rappresentano le parole (cioè il “significante”, anche se detto un po’ impropriamente) c’è il piano del significato. E qua il tema si complica.
Facciamo alcuni esempi, facendo particolare attenzione al pronome utilizzato alla fine delle frasi:

Le rimaneva una flebile speranza e si aggrappava ad essa.
Le rimaneva una flebile speranza e si aggrappava a ciò.

Nel primo caso, il sostantivo “speranza” (di genere femminile) viene sostituito dal pronome concordante “essa”. Diversamente, nella seconda frase, il pronome “ciò” si riferisce al sintagma nominale costituito dalla proposizione “Le rimaneva una flebile speranza”, cioè, non si riferisce a un oggetto ma ad una situazione o fatto, e la genetica del linguaggio ha deciso di non assegnargli un genere “sessuale”.
Nell’articolo di domani analizzeremo un po’ più a fondo la questione.

Seconda parte di questo articolo

L’Article Marketing

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

L’Article Marketing è una forma di comunicazione che ha lo scopo di promuovere un’impresa e/o i prodotti/servizi da essa offerti attraverso la pubblicazione di articoli, recensioni e comunicati stampa in siti appositi.
L’Article Marketing è nato diversi anni fa negli Stati Uniti, in Italia se ne parla già da qualche anno ma non è ancora molto diffuso.
Gli articoli possono essere pubblicati in siti nati esclusivamente per l’Article Marketing oppure in blog e riviste online specializzate nel settore della propria azienda. Negli articoli è possibile inserire dei link di approfondimento del tema trattato e, in questo modo, chi si occupa di SEO (Search Engine Optimization) e gli webmaster riescono ad aumentare la visibilità del proprio sito e migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca.
Gli scopi per cui gli articoli vengono inseriti in rete insieme ai riferimenti e ai contatti del sito dal quale provengono sono sostanzialmente i seguenti:

- Aumento della popolarità generale
- Ottenimento di link di ritorno di qualità verso il proprio sito
- Aumento della cosiddetta “link popularity
- Aumento del numero di visitatori interessati in particolare al tema trattato nel proprio sito.
- Gestione della propria reputazione online

Per questi e altri motivi, dalla prossima settimana, ogni mercoledì, anche noi di Easy Languages inizieremo a pubblicare articoli nei vari canali che la rete mette a disposizione.

Distinguere le lingue dai gesti

 Categoria: Le lingue

Di recente, un équipe di neuroscienziati ha sottoposto un gruppo di bambini piccoli (da 4 mesi a un anno di età) a un esperimento molto interessante teso a comprendere i meccanismi che regolano l’apprendimento del linguaggio. Il risultato è stato stupefacente: secondo gli studiosi, i bambini da 4 a 6 mesi di età sono in grado di distinguere le lingue dai gesti.
Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno mostrato a 36 bambini alcuni video senza audio. Nei video c’erano adulti bilingui che pronunciavano frasi in inglese e in francese. La durata massima di ogni video era di 16 secondi e la trasmissione delle immagini si bloccava automaticamente se il bambino non prestava attenzione per più di 2 secondi. In ciascun video c’era una sola persona che pronunciava un’unica frase tratta dal libro “Il piccolo principe”.

L’équipe, ha messo a confronto bambini che vivevano in un contesto monolingue (inglese) con altri che vivevano in un contesto bilingue (inglese-francese).
I risultati delle osservazioni hanno indicato che, tra i 4 e i 6 mesi, i bambini possono distinguere, attraverso stimoli visivi, fra la loro lingua nativa e un’altra. Tuttavia, questa abilità diminuisce a partire dagli 8 mesi di età circa.
Dai 6 agli 8 mesi, i bambini incamerano informazioni e modellano il proprio cervello in modo tale da comprendere la lingua che parleranno in futuro. Ascoltano ritmi e regole che alcuni mesi dopo utilizzeranno per esprimersi. Per questo motivo, l’esposizione dei bambini a stimoli visivi e uditivi (come, ad esempio, la musica e i volti delle persone) è fondamentale affinché percepiscano una lingua come nativa.

Si sapeva già che i bambini erano in grado di distinguere lingue diverse grazie ai suoni, ma fino ad oggi, il ruolo degli stimoli visivi nel processo di apprendimento del linguaggio non era stato studiato. I ricercatori hanno misurato il tempo passato dai bambini guardando con attenzione le immagini sullo schermo poiché, come spiegano nel loro studio, a quell’età i bambini guardano con più attenzione e per più tempo ciò che gli è sconosciuto. Inoltre, prestano molta attenzione alla forma e al ritmo con cui si muove la bocca di chi sta parlando. Secondo quanto osservato, anche il cervello in quei mesi impara a mettere in relazione i volti con il linguaggio.
Un risultato che ha sorpreso i ricercatori è che i bambini bilingui hanno conservato la capacità di distinguere le lingue attraverso i gesti anche dopo gli 8 mesi di età. Probabilmente, i bambini che crescono in un contesto monolingue perdono questa capacità perché non ne hanno bisogno. Al contrario, ai bambini bilingui serve per discriminare tra lingue diverse.

Aumento degli iscritti nelle facoltà di lingue

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Dall’inglese come lingua regina indiscussa dei mercati, al rumeno o al polacco come lingue di nicchia, quel che è certo è che, a dispetto della crisi economica mondiale, il settore della traduzione è in costante espansione.
Indirettamente, questo dato è confermato dall’aumento degli iscritti alle facoltà di lingue e di traduzione. Secondo i risultati di una recente indagine, nell’ambito delle facoltà umanistiche questo tipo di percorso universitario è l’unico contraddistinto da un trend positivo.
Il settore della traduzione non è certo immune dalla crisi, ma i problemi sono altri, su tutti la riscossione dei crediti. Il numero degli studenti che ogni anno decidono di intraprendere una carriera professionale in questo settore dimostra che siamo senza dubbio in un momento estremamente positivo. Le relazioni internazionali, sia politiche che economiche sono in costante crescita e, di conseguenza, anche il settore della traduzione professionale tende alla crescita.

Oltre all’incremento delle relazioni commerciali con altri paesi, che generano la gran parte del lavoro per le agenzie di traduzioni, un settore in forte espansione è quello della traduzione giuridica, all’interno del quale è in aumento la richiesta di traduzioni legate ai flussi migratori in entrata, fenomeno praticamente inarrestabile che ha caratterizzato il nostro paese negli ultimi vent’anni e che porta con sé la necessità di tradurre documenti di vario genere: certificati, attestati, permessi, ecc.
Come in qualsiasi libera professione, anche nel settore della traduzione vi è una certa percentuale di improvvisazione. C’è ancora chi crede che basti conoscere una lingua per potersi definire un traduttore. La presenza sul mercato di traduttori scarsamente qualificati è difficile da combattere e arreca un grave danno sia economico che d’immagine a chi svolge questa professione con serietà. Ad ogni modo, si tratta di un fenomeno che riguarda soprattutto i privati poiché le imprese solitamente verificano le credenziali dei loro fornitori e pretendono da loro la fattura, escludendo di fatto dal mercato i “traduttori della domenica“.

La macchina per le traduzioni perfette

 Categoria: Storia della traduzione

Dal momento preciso in cui si è rotta l’unità linguistica di Babele, la diversità fra le lingue ha costituito un grosso ostacolo per la comunicazione fra le persone. Da questa difficoltà hanno avuto origine tutti i tentativi di inventare traduttori automatici che permettessero di risolvere il problema. Tentativi che proseguono anche ai giorni nostri ma che non sembrano dare buoni frutti. Noi che lavoriamo quotidianamente con le lingue, comprendiamo bene l’importanza di tale sfida ma si tratta, a nostro avviso, di un’inutile perdita di tempo e risorse poiché la macchina per le traduzioni perfette esiste già da secoli.
Nel 1989 sono stati rinvenuti dei manoscritti originali di Raymond Roussel nei quali il celebre scrittore francese, vissuto a cavallo fra l’800 e il 900, descrive minuziosamente il funzionamento di questa macchina prodigiosa.

La macchina non è mai stata costruita, ma per farlo, basterebbe seguire le indicazioni di Roussel. Nel suo progetto, la macchina assomigliava a un enorme grammofono e conteneva i dizionari e le grammatiche di tutte le lingue. Una persona di lingua cinese che volesse parlare con un greco, non dovrebbe far altro che parlare vicino alla macchina. Il suono delle sue parole entrerebbe nei circuiti della macchina e verrebbe canalizzato verso il luogo preposto per la lingua greca. Una volta arrivate a destinazione, verrebbero impregnate da un composto chimico con proprietà speciali e trasmesse a un altro circuito che le condurrebbe verso l’altoparlante, dal quale uscirebbero frasi in perfetto greco.
Forse l’autore, consapevole delle enormi difficoltà che avrebbero incontrato i traduttori nel tradurre le sue opere colme di giochi di parole e figure retoriche, sperava che venisse costruita una macchina in grado di tradurli magicamente…

I traduttori delle Nazioni Unite

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Le lingue ufficiali presso le Nazioni Unite sono sei: l’arabo, il cinese, il francese, l’inglese, il russo e lo spagnolo. Da ciò deriva la continua necessità di personale che abbia “dimestichezza” con le lingue. A tale scopo, la Segreteria delle Nazioni Unite organizza regolarmente concorsi per traduttori, interpreti, stenografi, revisori e altri impieghi correlati con le lingue. I concorsi danno accesso a posti di lavoro a tempo pieno e non è prevista nessuna barriera geografica: chiunque può partecipare alle selezioni purché in possesso di determinati requisiti formali e purché proveniente da un paese riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Alcuni concorsi vengono banditi una volta all’anno mentre altri vengono banditi ad intervalli temporali più ampi.
Ad ogni modo, la frequenza con la quale vengono tenuti gli esami non è fissa ma dipende dal numero di posti vacanti previsti nel breve-medio periodo. Quando i candidati prescelti nella precedente sessione sono stati tutti inquadrati, o comunque poco tempo prima che ciò avvenga, si provvede ad organizzare un nuovo concorso.
Le Nazioni Unite non accettano candidature prima dell’uscita del bando di concorso. È inutile mandare il proprio curriculum, non viene nemmeno preso in considerazione.
La sede di lavoro non necessariamente è il Palazzo di Vetro. Esiste la concreta possibilità di poter essere impiegati presso una sede distaccata. L’ONU ha infatti sedi in tutti i principali centri mondiali fra cui: Ginevra, Vienna, Nairobi, Addis Abeba, Bangkok, Beirut e Santiago del Cile.

Se volete diventare traduttori delle Nazioni Unite, potete verificare se in questo momento le iscrizioni ad un certo bando sono aperte cliccando sul link: http://www.un.org/Depts/OHRM/examin/exam.htm

Il blog di Easy Languages compie un anno

 Categoria: Agenzie di traduzione

Il nostro obiettivo di lungo periodo, all’alba della creazione di questo blog, era quello di diventare gradualmente una risorsa per tutti gli operatori del settore e magari una piacevole lettura per chi non lavora in questo campo ma ha comunque un fervente interesse nei confronti delle tematiche riguardanti la traduzione.
A distanza di un anno esatto, i nostri obiettivi non sono affatto cambiati: la redazione conta su un numero sempre maggiore di collaboratori e il blog è sempre più cliccato e sempre più visibile sui principali motori di ricerca.

Grazie a ciò, negli ultimi mesi il numero di accessi è decisamente aumentato e abbiamo ricevuto dai nostri lettori diverse indicazioni sugli argomenti che vorrebbero venissero trattati.
Le loro richieste, nella misura in cui rispecchiavano i contenuti e le finalità di questo piccolo spazio dedicato al mondo della traduzione, sono state esaudite con piacere e, visti i consensi ottenuti, abbiamo deciso di continuare su questa strada di apertura aumentando sempre più il loro coinvolgimento nella realizzazione degli articoli.
Pertanto, se anche voi vorreste venisse trattato un argomento in particolare, mandate una e-mail al nostro indirizzo di posta elettronica, valuteremo con attenzione la vostra segnalazione e vi daremo una risposta il più rapidamente possibile.

Nell’augurare altri 100 di questi giorni al nostro blog, cogliamo l’occasione per salutare e per ringraziare tutti i nostri lettori.

Traduzione: dote innata o abilità acquisibile?

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Come abbiamo più volte sottolineato e non ci stancheremo mai di ripetere, conoscere una lingua straniera (anche molto bene) è una condizione necessaria ma non sufficiente per potersi definire buoni traduttori. Per approfondire questo tema, i nostri lettori possono consultare la sezione “Traduttori” del nostro sito web, nella quale abbiamo elencato una serie di criteri che permettono di valutare le capacità di un traduttore. La conoscenza approfondita di una lingua straniera è solo uno di essi.
In quest’articolo ci prefiggiamo di stabilire in che misura la bravura nel tradurre dipende da doti innate e, al contrario, in che misura dipende da abilità acquisibili e migliorabili nel tempo attraverso lo studio e la pratica.
Per la nostra analisi ricorriamo ai risultati di un’indagine svolta su un campione di coetanei nati e vissuti in Italia e suddiviso in tre gruppi:

1) neolaureati in lingue iscritti a un master di traduzione
2) neolaureati bilingui ma il cui percorso universitario non ha avuto niente a che vedere con la traduzione
3) individui bilingui non laureati

Messi di fronte agli stessi testi da tradurre da e verso l’italiano, i primi due gruppi hanno ottenuto risultati non molto diversi. Gli studenti del master hanno mostrato migliori capacità nella traduzione verso l’italiano mentre i loro coetanei bilingui hanno ottenuto risultati più soddisfacenti nella traduzione dall’italiano verso la seconda lingua. Gli individui del terzo gruppo hanno ottenuto risultati peggiori sia nel primo che nel secondo caso.
Risultati alla mano, possiamo effettuare almeno tre considerazioni.
La prima è che, visti i risultati del secondo e del terzo gruppo, conoscere (anche molto bene) due lingue non implica saper eseguire traduzioni di qualità.
La seconda è che, visti i risultati del primo gruppo, lo studio approfondito di una lingua e delle tecniche di traduzione comporta lo sviluppo di capacità di trattamento dei testi che permettono di raggiungere ottimi livelli qualitativi, anche se inferiori a quelli ottenuti dai bilingui del secondo gruppo per quanto riguarda la traduzione verso la seconda lingua.
La terza è che il fattore culturale influisce in maniera decisiva sui risultati, poiché gli individui del terzo gruppo, seppur bilingui, “traducono peggio” rispetto a quelli del secondo.

In estrema sintesi, raggruppando tali considerazioni, possiamo concludere che, stante l’importanza di crescere in un ambiente bilingue, lo studio approfondito di una lingua e delle tecniche di traduzione (nonché la cultura generale), influiscono in modo decisivo sulla qualità di traduzione di un determinato testo.

I classici della traduzione (6)

 Categoria: Storia della traduzione

WILHELM VON HUMBOLDT (1767 – 1835)
L’Agamennone di Eschilo: introduzione alla traduzione

Tradurre un autore del passato significa riportare la sua opera alla purezza della sua forma originale. Detto percorso dev’essere intrapreso da parte del traduttore con meticolosità e rigore storico, utilizzando tutto il bagaglio di erudizione in suo possesso e applicando a tutto il testo criteri di estrema coerenza. Egli non deve mai abbandonarsi al cosiddetto “senso esteso” cui può sentirsi chiamato.
Ho impiegato la massima cura possibile per quanto riguarda l’aspetto metrico del lavoro. La purezza e la precisione metrica sono il fondamento stesso della bellezza e in quest’ambito il traduttore non fa mai abbastanza. Il ritmo che troviamo nelle opere dei poeti drammatici greci è come un mondo a sé stante diverso da tutti gli altri e ciò li contraddistingue e li qualifica maggiormente.
Un traduttore, prendendosi delle libertà nel tradurre, ed in particolar modo nel tradurre i lirici antichi, in molti casi ne guadagna: pochi sono quelli in grado di seguirlo così puntualmente da constatare l’esattezza o meno di una sillaba. Anzi, alla bellezza ritmica molti preferiscono una maggior naturalezza del testo. Ma in quest’ambito un traduttore dev’essere severo con sé stesso e agire con abnegazione. Questo poiché le traduzioni, più che opere che rimangono nel tempo, sono innanzitutto lavori che saggiano lo stato di una lingua in un certo periodo storico. Quella parte di popolo che non è in grado di comprendere gli antichi in lingua originale, li conoscerà tramite più traduzioni anziché per mezzo di un’unica traduzione scolpita nel tempo.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione”.

Un sistema informatizzato di traduzione

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Quando avviene un incidente (di qualsiasi genere, non solo automobilistico) e le vittime rimangono coscienti, i medici possono comunicare con loro ed ottenere informazioni preziose per effettuare una diagnosi accurata.
Quando però le vittime sono straniere e non parlano una parola nella lingua dei soccorritori, l’accesso a tali informazioni diventa impossibile e questo può pregiudicare la salute dei pazienti.
Per ovviare a questo tipo di problemi, in Spagna il SAMUR (Servicio de Asistencia Municipal de Urgencia y Rescate de Madrid) già da 3 anni ha installato nelle sue ambulanze un sistema informatizzato di traduzione istantanea in varie lingue.

L’obiettivo di questo dispositivo, pionieristico nel suo genere in Europa, è di diminuire i tempi di applicazione delle cure adeguate per i pazienti che parlano poco spagnolo.
Il nuovo sistema informatizzato di traduzione, alla creazione del quale hanno collaborato gli stessi medici del SAMUR, prevede la traduzione in varie lingue dell’intero protocollo ufficiale di domande (più di 1500) da seguire in caso di incidenti di varia natura.
Gli immigrati o i turisti stranieri possono ascoltare (o anche leggere sullo schermo di un computer) tali domande, che sono formulate in modo tale da necessitare solo una risposta affermativa o negativa, senza che debbano dare nessun tipo di spiegazione.
Il sistema prevede anche alcune informazioni in lingua circa l’eventuale ricovero in ospedale e il tipo di cure e di trattamento che verrà applicato. All’arrivo dell’ambulanza all’ospedale, l’insieme delle risposte e un breve resoconto dell’accaduto vengono consegnati al medico che si occuperà del paziente.

L’aspirante traduttore

 Categoria: Traduttori freelance

Pochi giorni fa abbiamo ricevuto la seguente e-mail:

“Gentili signori, mi chiamo Eric e mi occupo di traduzione tecnica. La mia tariffa è 0.08. Attendo vs cortese risposta. Un saluto e buon lavoro.”

Marcus Meinz, il nostro HR Manager non ha risposto privatamente a Eric ma ha deciso di farlo su questo blog per dare, indirettamente (e in modo velatamente ironico), alcuni consigli a tutti gli aspiranti traduttori.

“Caro Eric, quante cose mi piacerebbe sapere di te! Ho in mente tante domande e così poche risposte! Sei schietto, diretto e non ti piace perder tempo. Vai dritto al sodo e vuoi risultati immediati, però vorrei che mi raccontassi qualcosa riguardo agli studi che hai fatto e riguardo alla tua esperienza professionale. Leggo la tua “lettera di presentazione” e mi chiedo: qual è la tua lingua madre? Quali sono le lingue con cui lavori? Da quanti anni ti occupi di traduzione tecnica? La curiosità mi sta uccidendo…utilizzerà Eric qualche strumento di traduzione assistita?
E cosa vorrà dire con quello 0.08? Saranno euro o dollari? E perché mette il punto e non la virgola per il decimale? Sarà una tariffa per parola originale o tradotta?
Eric sei così ermetico! Cosa darei per ricevere un’altra mail con il tuo CV in allegato…
Lo riconosco, hai un fascino tutto tuo particolare però avresti potuto mandarmi delle indicazioni sui testi tecnici che hai tradotto in passato, mi avrebbe aiutato molto a prendere una decisione: la traduzione tecnica è un campo vastissimo! Avrai le conoscenze necessarie per tradurre il manuale di montaggio di una turbina d’aereo? E il libretto d’istruzioni di uno spremiagrumi elettrico? E le specifiche tecniche per la manutenzione di un ascensore? Hai mai tradotto brevetti? Hai qualche referenza? Ora che ci penso…come ci avrai trovato? Forse su internet? No, non può essere, altrimenti avresti letto quali sono i nostri criteri di selezione e ci avresti mandato il tuo CV. Mi sento confuso: che faccio? Guardo la posta in entrata…37 mail da leggere…guardo il tuo messaggio…guardo di nuovo la posta e vedo che Lisette, Dimitra, Simone e altri 34 stanno aspettando una mia risposta. Mi spiace Eric, ma per questa volta (e sicuramente non è la prima volta che ti capita) sono costretto a scartarti”.

Marcus Meinz
HR Manager
Easy Languages & Partners

L’interpretariato nei servizi pubblici

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

L’interpretariato nei servizi pubblici (anche detto interpretariato comunitario o interpretariato sociale) è l’attività di mediazione linguistica che permette la comunicazione tra chi lavora nel settore pubblico (ospedali, tribunali, questure, municipi, scuole, prefetture, ecc.) e gli utenti che non parlano la lingua ufficiale.
Immaginate di essere in vacanza in un paese straniero del quale non conoscete la lingua e di trovarvi in una delle seguenti spiacevoli situazioni:

a) vi rubano il portafogli con documenti e carte di credito e siete a centinaia di chilometri dall’ambasciata o dal consolato italiani.
b) vi ammalate o vi ferite e avete bisogno di assistenza medica.
c) vi accusano di un crimine e vi mettono in prigione.

Potremmo fare dozzine di altri esempi ma crediamo che quelli appena citati siano sufficienti.
Come vi sentireste? Vi sentireste al sicuro, protetti, capiti?

Sicuramente, la prima cosa che fareste (qualora aveste la possibilità e il tempo di farlo) sarebbe cercare un professionista che parli la vostra lingua. Vi rendereste presto conto che non è per niente facile poiché nella maggior parte dei paesi esteri, come in Italia del resto, i servizi pubblici non dispongono di interpreti qualificati.
Nel nostro paese, in teoria, visto l’esponenziale aumento degli immigrati avvenuto negli ultimi anni, gli interpreti professionisti dovrebbero essere richiestissimi dal settore pubblico. In realtà, non è affatto così. Anche se viene percepita chiaramente la scarsezza delle risorse messe in campo, il reclutamento di interpreti specializzati è a livelli bassissimi.
La professionalità sembra non avere valore e non viene assolutamente riconosciuta. Le assunzioni sono sempre a tempo determinato, spesso con contratti giornalieri, o, addirittura, a prestazione. Il salario è bassissimo e, spesso, i requisiti richiesti sono ridicoli (nessun titolo di studio specifico e nessun test di valutazione). Si preferisce rivolgersi a volontari di ONG, a studenti di lingue, ad amici o familiari degli utenti, bambini compresi.
Tutto questo danneggia pesantemente sia gli interpreti seri e preparati (da un punto di vista economico e d’immagine), sia gli utenti del servizio. Quello che è un diritto del cittadino sancito dalle nostre leggi, si trasforma in un atto che dipende unicamente dalla buona volontà di terzi.

Scrivere è tradurre

 Categoria: Traduzione letteraria

In un saggio edito tempo fa, José Saramago difese strenuamente la traduzione sostenendo che “scrivere è tradurre e sempre lo sarà, sebbene in una lingua diversa, poiché, attraverso la scrittura, viene trasportata all’intelligenza del lettore una realtà che non è altro che una parte di quella di cui si era alimentato l’autore”.
Chi ha letto l’articolo di ieri obietterà che Saramago era un po’ di parte. Effettivamente, visto che aveva sposato una traduttrice, probabilmente un tantino di parte lo era per davvero.
Ad ogni modo, dato che la traduzione è perennemente oggetto di critica, se di tanto in tanto viene difesa da qualcuno che sta dall’altra parte della barricata, non facciamoci troppi problemi e accettiamo con gioia l’aiuto inaspettato.

Nel saggio Saramago fa una riflessione sull’opera dello scrittore, che trasporta e traduce ciò che “vive e sente”, anche se riconosce che, “nel profondo del nostro spirito”, esistono aspetti intraducibili, come ad esempio “l’emozione pura di un incontro o lo stupore per una scoperta”.
Allo stesso modo, anche il traduttore trasporta e traduce ciò che sente, pur non vivendo la stessa realtà dell’autore.
“L’opera di chi traduce consiste nel passare a un’altra lingua, normalmente la propria, ciò che nell’opera originale era stato già tradotto”, cioè la trasposizione su carta della percezione di una particolare realtà. Per Saramago, il testo originale “rappresenta una delle traduzioni possibili della realtà vissuta dall’autore”.
Secondo il celebre scrittore, entrambi i testi, il “cifrato” (cioè quello percepito dall’autore) e il “tradotto”, devono “inevitabilmente essere ambivalenti”.
“Il traduttore esegue un doppio lavoro di trasporto”: l’opera originale deve restare “intatta” affinché “rispetti allo stesso tempo il luogo dal quale viene e quello verso il quale si dirige”.

L’appoggio di questo grande autore ci mancherà senza dubbio.

L’amore fra scrittore e traduttore

 Categoria: Traduzione letteraria

L’articolo che avevamo programmato per oggi riguardava l’interpretariato nei servizi pubblici. Abbiamo però deciso di modificare il “palinsesto” per omaggiare José Saramago, scrittore portoghese premio Nobel per la Letteratura nel 1998, scomparso tre giorni fa all’età di 87 anni.

Tutti coloro che lavorano nel mondo della traduzione conoscono bene la celebre massima “traduttore, traditore”, barbaramente utilizzata (soprattutto nell’ambito della traduzione letteraria) per indicare come il traduttore, nel trasporre un testo da una lingua all’altra, inevitabilmente lo “tradisce” ovvero non riesce ad essergli completamente fedele.
Nell’articolo di oggi e in quello di domani parleremo invece di un idillio tra letteratura e traduzione, di un matrimonio perfettamente riuscito (è proprio il caso di dirlo), tra lo scrittore e il traduttore. Anzi, in questo caso sarebbe meglio dire tra lo scrittore e la sua traduttrice, visto che vogliamo parlare del matrimonio tra José Saramago e la sua traduttrice al castigliano, la giornalista spagnola Pilar del Río.

La storia d’amore tra José Saramago e Pilar del Río iniziò nel1986 quando la giornalista comprò a Siviglia una copia del libro “Memoriale del convento” e rimase impressionata dalla forza e dal coraggio di Blimunda, la protagonista femminile.
La futura moglie del famoso scrittore, che all’epoca lavorava nella redazione andalusa di TVE (Televisión Española), decise così di recarsi a Lisbona per intervistare Saramago. Due anni dopo erano sposati.
La coppia si era poi trasferita alle isole Canarie, precisamente a Lanzarote, dove Pilar ha lavorato, e tuttora lavora, come opinionista in un programma radiofonico con lo pseudonimo di…Blimunda.

Musica e studio di una lingua

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Nell’articolo di oggi vorremmo segnalarvi il sito www.morkol.com, in cui si possono visualizzare i video di tante canzoni e il relativo testo.
I video (tratti da Youtube) appaiono sulla parte sinistra dello schermo mentre i testi sulla destra. A disposizione degli utenti ci sono moltissimi autori internazionali, la maggior parte dei quali cantano ovviamente in lingua inglese. Purtroppo, a dispetto del vasto elenco di autori presente sul sito, il numero di canzoni disponibili per ciascuno di essi è molto scarso.

Anche se i noiosi dialoghi precotti presenti nei cd dei libri di testo o dei corsi interattivi sono sempre raccomandabili, utilizzando questo sito si ha la possibilità di “allenare l’orecchio” in modo divertente, scegliendo le canzoni che più ci piacciono. La musica è in generale uno strumento molto utile per chi si sta dedicando allo studio di una lingua poiché permette di migliorare nella comprensione e nella pronuncia.

Tuttavia, segnaliamo che non tutte le canzoni presenti nella lista sono selezionabili: scegliendone alcune il video non si carica correttamente. Un altro aspetto migliorabile riguarda la “staticità” dei testi. Il sito è utile anche così com’è ma se i testi si evidenziassero man mano che il cantante va avanti con le parole, sarebbe, è proprio il caso di dirlo, tutta un’altra musica.

Parole impossibili da tradurre

 Categoria: Problematiche della traduzione

Esistono parole in altre lingue che non hanno un corrispondente univoco nella nostra e per essere tradotte necessitano una frase completa.
A volte sono frasi semplici, altre volte sono realmente complesse e introducono sensazioni o sentimenti piuttosto soggettivi. La lingua, infatti, è un riflesso di come le persone di diversa cultura concepiscono il mondo che le circonda.
Un libro pubblicato nel 2000 parla proprio di questo tipo di parole. Si intitola “They have a word for it” ed è stato scritto (in inglese) da Howard Rheingold. Si tratta di una “compilation”, tra l’altro molto divertente, di parole impossibili da tradurre. Facciamo alcuni esempi:

Kyoikumama: parola giapponese utilizzata per indicare una madre che spinge i propri figli al successo negli studi.

Mamihlapinatapai: parola appartenente ad un dialetto della Terra del Fuoco che indica l’atto di guardare un’altra persona negli occhi sperando che faccia ciò che entrambi desiderano ma che nessuno dei due ha il coraggio di fare.

Mbuki-mvuki: parola in lingua bantu che indica l’atto di togliersi i vestiti spontaneamente e inizare a ballare nudi per l’allegria.

Razbliuto
: parola russa che indica il sentimento d’affetto che ci lega a una persona che un tempo abbiamo amato.

Saudade: parola portoghese che indica un sentimento tra la melancolia e la nostalgia provocato dal desiderio di tornare in possesso di un bene perduto o di rivivere un’emozione o una sensazione non provata da tempo. Questa parola viene spesso utilizzata per riferirsi allo stato d’animo di certi calciatori brasiliani che giocano nei campionati esteri e dopo un po’ di tempo sentono una forte nostalgia per il loro paese.

Torschlüsspanik: parola tedesca che indica l’ansia irrefrenabile provata dalle donne non sposate quando il loro “orologio biologico” inizia a correre.

Traduzioni campione: valutazioni tecniche

 Categoria: Servizi di traduzione

Come anticipato nell’articolo di ieri, in quello odierno faremo alcune valutazioni di tipo tecnico sugli aspetti da prendere in considerazione per eseguire un buon test di traduzione.

Il primo aspetto è la lunghezza del testo. Una traduzione campione, in genere, non dovrebbe superare le 500 parole, anche se questo, com’è giusto che sia, è a discrezione del richiedente.
Ovviamente, qualora un’agenzia vi richieda una traduzione di 3000 parole a titolo gratuito, probabilmente la miglior cosa da fare è declinare cortesemente la gentile proposta.
La nostra agenzia normalmente richiede traduzioni di 250/350 parole, anche se, talvolta, richiediamo traduzioni di singole parole o frasi inserite in un testo più lungo.

Le parti da tradurre vengono segnalate in modo chiaro e inequivocabile, pertanto, i candidati che non si attengono alle istruzioni e traducono più (o meno) di quanto richiesto, perdono punti nella valutazione finale. Il mancato rispetto delle indicazioni fornite, costituisce un segnale negativo. Siamo infatti portati a pensare che un traduttore potrebbe comportarsi allo stesso modo una volta inserito in un contesto lavorativo reale.

Se avete dei dubbi o avete bisogno di chiarimenti, non esitate a chiedere maggiori indicazioni.
È probabile che certe informazioni siano state volutamente tenute nascoste per saggiare l’approccio del traduttore di fronte al testo. Ovviamente, è bene evitare domande banali e scontate che vi metterebbero solo in cattiva luce.

Un altro consiglio da seguire è non lasciare nel testo tradotto varie opzioni per la traduzione di singole parole. In un contesto lavorativo reale, non ha senso lasciare più possibilità, occorre fare delle scelte e assumersene la responsabilità. Lo stesso deve avvenire in una traduzione campione. Lasciare varie opzioni è da noi considerato un errore vero e proprio.

Infine, a meno che non vi venga espressamente richiesto, non inserite note di alcun genere. Molti lavori apparentemente ben eseguiti vengono bocciati perché le note inserite dai traduttori, anziché essere chiarificatrici, evidenziano la non perfetta comprensione di un concetto o del significato di una singola parola.

Detto questo, non ci rimane altro che dirvi…in bocca al lupo!

Traduzioni campione: consigli per i traduttori

 Categoria: Servizi di traduzione

Ci riallacciamo all’articolo di ieri per dare alcuni piccoli consigli ai traduttori che accettano di eseguire traduzioni campione, a titolo gratuito o, auspicabilmente, dietro regolare compenso.

Il primissimo consiglio che ci sentiamo di dare è di non far eseguire a colleghi più esperti il lavoro che è stato assegnato. Sembra scontato e banale ma così non è poiché molti traduttori credono con questo sistema di poter gabbare le agenzie di traduzioni per ottenere lavoro. Se lo scopo di un traduttore è fare una traduzione e sparire dal mercato questa è la strada migliore da percorrere. Spesso i furbi vengono pizzicati già durante il test ma quelli che riescono a farla franca vengono scoperti dopo il primo lavoro assegnato. Le agenzie serie infatti hanno severe procedure di controllo qualità e se un traduttore non produce risultati in linea con le traduzioni campione, i revisori se ne accorgono immediatamente. Il risultato è la conclusione immediata del rapporto di lavoro appena cominciato e una cattiva pubblicità sul mercato.

Il secondo fondamentale consiglio è trattare la traduzione campione come se fosse un lavoro vero. Traducendo in modo svogliato per il fatto di non essere pagati o perché si ritiene che il proprio curriculum sia sufficiente a garantirsi un posto in paradiso, non può che avere esiti negativi. Occorre dare il massimo e anche di più.
Nell’articolo di oggi ci siamo limitati a dare due consigli di carattere generale, in quello di domani affronteremo in modo più puntuale la parte tecnica.

Le traduzioni campione

 Categoria: Servizi di traduzione

Spesso, quando un traduttore contatta un’agenzia di traduzioni (e viceversa), per verificare le sue effettive competenze e capacità gli viene richiesto di effettuare un test di traduzione, o una traduzione campione. Molti traduttori, per vari motivi, non accettano di fare prove gratuite.
Le argomentazioni più gettonate per rifiutare di eseguire traduzioni campione sono le seguenti:

- I professionisti di altri settori (gli avvocati per esempio) non prestano mai i propri servizi gratuitamente. Questo è vero solo in parte, poiché molti avvocati accettano di fornire consulenze gratuite lasciando poi ai clienti la facoltà di decidere se affidarsi a loro o meno.

- Le traduzioni campione sono una scusa che le agenzie di traduzioni senza scrupoli accampano per ottenere gratuitamente dai vari traduttori porzioni tradotte di un testo molto lungo. Tutti i “pezzettini” verrebbero poi riuniti per produrre il testo finale.
Pur avendo sentito parlare di agenzie di traduzione non molto professionali, ci rifiutiamo di credere che ce ne sia qualcuna che possa arrivare a tanto, anche perché dopo aver “sbolognato” ai clienti due o tre collage del genere, sparirebbe dal mercato.

- Un’altra obiezione è che le traduzioni campione non sono lo specchio fedele della bravura di un traduttore, le agenzie dovrebbero semplicemente prendere in considerazione le esperienze lavorative, il grado di istruzione e altri indicatori simili per valutare le capacità e l’affidabilità di un traduttore. Si tratta di un’affermazione sicuramente vera, ma un test di traduzione, a nostro avviso, fornisce un’ulteriore conferma circa le effettive capacità di un traduttore. Anche perché le agenzie non hanno tutte gli stessi standard; quello che per un’agenzia è un ottimo traduttore magari per un’altra non lo è e questa ha il diritto di metterlo alla prova per valutarne le potenzialità.

Secondo noi, la motivazione più valida per non effettuare gratuitamente un test di traduzione, è che, molto semplicemente, non è giusto lavorare senza essere pagati. Spesso, solo i traduttori che al momento della richiesta sono senza lavoro accettano di eseguire gratuitamente traduzioni campione, mentre quelli che hanno già altro lavoro da sbrigare non investono il proprio tempo senza essere remunerati.
Questo, oltre a non essere affatto etico nei confronti dei lavoratori, produce un effetto negativo per l’agenzia di traduzioni stessa poiché porta, con ogni probabilità, a ciò che in economia prende il nome di “selezione avversa”.
Per queste ragioni Easy Languages retribuisce sempre i traduttori che accettano di eseguire traduzioni campione.

Una laurea e tre lingue? 900 euro…

 Categoria: Le lingue

È risaputo che nei paesi scandinavi e in altri paesi del Nord Europa come l’Olanda, tutti parlano benissimo inglese. E quando diciamo “tutti”, il riferimento non è solo alle guide turistiche, ai portieri d’albergo, ai ristoratori e a tutti i professionisti del settore turistico in genere, ma a tutte le persone comuni che passeggiano per strada.
A noi italiani questo fa sempre una certa impressione poiché, diciamocelo, siamo un po’ ignorantelli in fatto di lingue straniere. In Europa, c’è anche chi sta peggio di noi (vedi Grecia, Spagna e Portogallo) ma rispetto ad altri paesi siamo indietro anni luce.

Per combattere la nostra atavica avversione alle lingue straniere, nel corso del tempo sono state varate diverse riforme scolastiche.
Da un lato è stato innalzato il monte ore complessivo dedicato allo studio delle lingue (in particolar modo dell’inglese), e, dall’altro, è stata abbassata l’età in cui iniziare a studiarle. In parallelo, sono state introdotte molteplici iniziative formative di una certa importanza.
Un lieve miglioramento probabilmente c’è stato ma le cose non sono molto cambiate e continuiamo imperterriti ad essere tra le cenerentole d’Europa. Lo scopo di quest’articolo, tuttavia, non è quello di criticare i vari ministri dell’istruzione che si sono succeduti, il punto a cui vogliamo arrivare è un altro.
Quello che desta davvero scalpore è che il mercato del lavoro, pur richiedendo (giustamente) in misura sempre maggiore competenze linguistiche di tutto rispetto, non è poi disposto a retribuire tali competenze con salari adeguati.

Qualche giorno fa è arrivata alla casella di posta elettronica dell’agenzia un’offerta di lavoro. Un’azienda di import-export stava cercando un giovane laureato da inserire nel proprio ufficio commerciale. Oltre ad un’esperienza minima di tre anni nel commercio estero veniva richiesta la perfetta conoscenza di almeno tre lingue straniere. In cambio veniva offerto uno straordinario salario mensile di circa 900 euro senza tredicesima né incentivi di nessun genere.
Ci è venuto da ridere ma ci sarebbe da piangere.
È inutile che il sistema educativo incentivi l’apprendimento delle lingue straniere se poi il mercato del lavoro non dà alcun valore a questo tipo di formazione.
Occorre urgentemente tornare a pagare la professionalità come avveniva venti e passa anni fa. Altrimenti, dopo aver letto un annuncio del genere, a tutti i ragazzi che studiano le lingue con passione verrà voglia di mollare tutto e dedicarsi ad altro. Con i risultati che ognuno di noi può facilmente immaginare…

Pratica, teoria e didattica della traduzione

 Categoria: Storia della traduzione

Appare indiscutibile che esista una relazione di causa-effetto tra pratica, teoria e didattica della traduzione. Basta dare uno sguardo alla storia recente per rendersene conto.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la necessità di stabilire relazioni a livello internazionale propiziò l’incremento del volume di traduzioni, il che, a sua volta, rese possibile la creazione dei primi centri di formazione di interpreti e traduttori (la Scuola Interpreti di Ginevra aprì le porte nel 1942) e la fondazione delle prime associazioni professionali (la Federazione Internazionale dei Traduttori, la FIT, nacque nel 1953 con il patrocinio dell’UNESCO).
Allo stesso modo, la creazione dei primi centri universitari favorì uno straordinario sviluppo della teoria. Ciononostante, a metà degli anni settanta mancava ancora uno studio completo ed esaustivo sull’insegnamento della traduzione e le sue tecniche. Fortunatamente, con il tempo le cose sono migliorate e, oggigiorno, sono sempre di più i lavori riguardanti la formazione di interpreti e traduttori che vengono pubblicati.
A nostro modo di vedere esistono quattro ragioni che giustificano tale proliferazione.

In primo luogo, la didattica è giustamente diventata una delle colonne su cui poggia il settore della traduzione. Vista l’incredibile quantità di traduzioni pubblicate in tutto il mondo e la grande responsabilità che il traduttore deve assumersi nell’espletare la propria funzione, è necessario formare traduttori competenti. È ovvio che solo attraverso una ricerca veramente scientifica circa le modalità più appropriate per incanalare efficacemente il processo formativo sarà possibile migliorare la qualità delle traduzioni nei prossimi anni.
In secondo luogo, c’è da notare che, accanto alla traduzione automatica, la didattica costituisce il miglior campo di applicazione della teoria, dato che non è così difficile trasferire nelle aule i modelli teorici e verificarne l’efficacia.
In terzo luogo, e in stretta connessione con la precedente affermazione, è comprensibile e condivisibile che i membri della comunità accademica concentrino la loro attività di ricerca su aspetti che possano risultare utili per la docenza, attività alla quale probabilmente dovranno dedicare buona parte del loro tempo. Prova di ciò è che molte delle pubblicazioni sul tema provengono dalle scuole e dalle facoltà di traduzione e interpretariato.
Infine, vale la pena ricordare la progressiva rivalorizzazione dell’esercizio traduttivo nell’insegnamento delle lingue straniere, che ha propiziato la nascita di un discreto numero di studi orientati verso tale disciplina.

Le prime dieci lingue del web

 Categoria: Traduzione di siti web

Nell’articolo del 18 febbraio abbiamo pubblicato l’elenco delle venti lingue più parlate nel mondo in assoluto. In detta occasione abbiamo fatto una breve riflessione sulle logiche di mercato e sulle strategie imprenditoriali che potrebbero risultare vincenti alla luce dei dati presentati.
I dati che presentiamo in quest’articolo sono strettamente collegati a quelli pubblicati mesi fa, ma molto più mirati. Il numero assoluto di parlanti di una lingua è un dato sicuramente importantissimo, ma lo è ancor di più il numero di parlanti delle lingue più utilizzate dagli utenti di internet.
Sebbene l’uso di internet non sia certo l’unico criterio da tenere in considerazione per “misurare” le potenzialità economiche di un paese, è indubbio che il numero di navigatori fornisca una chiara indicazione circa le possibilità di business offerte dalla rete. Per chiarire il concetto che vogliamo esprimere citiamo un semplice esempio.
Il bengalese, con 190 milioni di parlanti madrelingua, si trova al sesto posto assoluto nella classifica delle lingue più parlate del mondo, ma è del tutto assente in quella delle prime dieci lingue del web. A meno che un’impresa non abbia un canale commerciale già aperto verso il Bangladesh o progetti di aprirne uno entro breve tempo, probabilmente non ha molto senso che traduca il suo sito internet in questa lingua.
Al contrario, è sicuramente da valutare l’ipotesi di tradurlo nelle lingue presenti nella lista sottostante, visto il numero di utenti del web (e quindi potenziali clienti) che parlano tali idiomi.
Secondo Internet World Stats, il vostro sito internet potrebbe essere compreso nell’83% del mondo se venisse tradotto nelle seguenti lingue:

1. Inglese: 478 milioni di utenti web
2. Cinese: 383 milioni
3. Spagnolo: 137 milioni
4. Giapponese: 96 milioni
5. Francese: 79 milioni
6. Portoghese: 73 milioni
7. Tedesco: 65
8. Arabo: 50 milioni
9. Russo: 45 milioni
10. Coreano: 37milioni

*Altre lingue: 290 milioni

La manipolazione delle traduzioni

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Le isole Canarie, vista la loro vicinanza alle coste africane, sono meta di tanti viaggi della speranza. I centri di accoglienza sono da anni organizzati per gestire il problema e gli immigrati irregolari vengono ospitati in strutture moderne ed efficienti in attesa del rimpatrio. Nei centri lavorano anche diversi interpreti che permettono alle forze dell’ordine e ai servizi sociali di comunicare con gli immigrati.
Recentemente, la polizia nazionale ha scoperto che due interpreti hanno manipolato migliaia di risposte per ottenere un tornaconto economico. Attuare il loro progetto criminoso non è stato difficile, vista l’assoluta ignoranza da parte delle forze dell’ordine delle lingue wolof (parlata in Senegal) e bambara (parlata in Mali), nonché dell’ignoranza da parte degli immigrati di qualsiasi altra lingua diversa dalla propria.

Gli interpreti si facevano pagare per fornire alle forze dell’ordine false indicazioni circa la provenienza degli immigrati, che avrebbero evitato loro il rimpatrio. Per gli immigrati di alcuni paesi africani, è infatti previsto il rimpatrio immediato, mentre per altri, come la Costa d’Avorio, è prevista una procedura diversa. Spesso il pagamento avveniva ancor prima che gli immigrati lasciassero le coste africane.
Inoltre, siccome la loro professione li metteva in condizione di accedere a dati riservati, non si limitavano alla manipolazione delle traduzioni; avevano sviluppato una rete di contatti con le mafie di trafficanti africani, ai quali, in cambio di denaro, fornivano indicazioni precise circa i momenti e i luoghi più propizi per tentare la traversata.
Fortunatamente si tratta di episodi più che isolati. Purtroppo, anche nel nostro settore, c’è inevitabilmente qualche mela marcia.

Inglese britannico e inglese americano

 Categoria: Le lingue

Tutti sappiamo che l’inglese britannico e l’inglese americano non sono perfettamente identici. Al di là della pronuncia e dell’accento diversi, vi sono anche molte parole che non corrispondono affatto.
Entrando in un albergo statunitense e chiedendo dov’è il lift (ascensore) che porta ai piani, probabilmente verrete capiti lo stesso, anche se il termine comunemente usato negli States per indicare l’ascensore è elevator.
Probabilmente non si scandalizzerà nessuno nemmeno se scrivete colour (in inglese britannico) anziché color (in inglese statunitense).
Oltre a queste differenze conosciute da tutti, ce n’è un’altra un po’ più nascosta ma comunque evidente agli occhi e agli orecchi più attenti.
Gli americani tendono ad essere molto più prolissi degli inglesi e talvolta si perdono in spiegazioni del tutto ovvie, fornendo dettagli assolutamente superflui.
Per chiarire il concetto che vogliamo esprimere, citiamo un piccolo aneddoto che ci ha raccontato tempo fa un collega di ritorno dalle sue vacanze estive.

Recatosi nella stazione di uno sperduto paesino andaluso (del quale non faremo il nome), ha notato che non vi era personale addetto alla biglietteria, ma solo una macchinetta. Fin qui niente di anomalo diranno i nostri lettori, in Italia vi sono biglietterie automatiche anche nelle città di una certa dimensione. La prima anomalia, in un paese solitamente piuttosto restio alle traduzioni, è che le istruzioni per l’acquisto dei biglietti erano in ben dieci lingue: castigliano, catalano, galiziano, basco, italiano, portoghese, francese, tedesco e, udite udite…inglese britannico e inglese americano!
Ma la vera e propria perla, al di là dell’inutilità di mettere una macchinetta del genere in una stazione frequentata da venti turisti all’anno, è stata la differenza fra il messaggio in inglese british e quello in inglese american. Le due versioni erano identiche in tutto e per tutto ma la versione americana aveva un punto iniziale in più.

La versione britannica iniziava così:
1. Insert coins (Inserisca le monete)

Quella americana invece diceva:
1. Make sure you have coins (Si assicuri di avere monete)
2. Insert coins

Potete gustare un altro divertente esempio sulla prolissità tipicamente americana leggendo l’articolo del 13 maggio 2010.

Traduttori e traduttrici

 Categoria: Operatori nel settore traduzioni

Nel mondo della traduzione, il genere sessuale, a nostro avviso, ha davvero poca importanza. La nostra agenzia lavora indistintamente con traduttori maschi e con traduttrici femmine con reciproca soddisfazione di entrambe le parti, salvo rare eccezioni.
Se ci chiedessero se sono più bravi i maschi o le femmine, non sapremmo davvero cosa rispondere. Ci sono alcuni mestieri probabilmente più adatti all’uno o all’altro sesso, ma quello del traduttore, secondo noi, non fa parte di questi. Ci sono traduttori e traduttrici molto approssimativi (tanto per usare un eufemismo) così come ci sono traduttori e traduttrici estremamente preparati.
Questa considerazione vale per tutti gli aspetti legati alla traduzione, ivi comprese la ricchezza e la proprietà di linguaggio.

Queste ultime considerazioni sembrerebbero contrastare con i risultati ottenuti da un gruppo di ricercatori statunitensi, che ha condotto uno studio sull’influenza che hanno i genitori sul linguaggio utilizzato dai figli.
Dopo una lunga ed attenta osservazione sulle famiglie nelle quali lavorano sia il padre che la madre, questi studiosi sono giunti alla conclusione che i padri influiscono molto più delle madri sul linguaggio utilizzato dai figli.
Questo risultato è il frutto di varie prove fra cui, ad esempio, l’osservazione dei giochi fra padri e figli. I figli i cui padri hanno dedicato loro più tempo, in un anno circa hanno acquisito una maggior ricchezza di vocabolario e una maggior capacità di apprendimento di nuove parole. Al contrario, nei bambini che hanno passato più tempo con le madri non si è riscontrato nessun effetto significativo.

Anche se d’impulso si potrebbe pensare che tali risultati siano da ascriversi a una maggior erudizione o a più spiccate doti educative dei padri, non è affatto così. Molto semplicemente, il loro ascendente sui figli, soprattutto in tenera età, è maggiore rispetto a quello delle madri, il che probabilmente porta a una maggior predisposizione all’imitazione, all’assimilazione e di conseguenza all’arricchimento. Le traduttrici possono stare tranquille, non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi maschi…

Traduzione di libri classici per ragazzi

 Categoria: Servizi di traduzione

I libri classici sono opere destinate prettamente ad un pubblico adulto. Tuttavia, esistono in commercio versioni studiate anche per i più giovani.
In questa sede non ci interessa analizzare i criteri che fanno sì che un libro venga considerato o meno un classico, vogliamo solo richiamare l’attenzione dei nostri lettori su un aspetto, secondo noi, degno di nota: quando l’opera in questione è scritta in una lingua straniera, l’atto comunicativo dipende strettamente da una traduzione che trasmetta in modo efficace il messaggio dell’autore. La mano del traduttore è quindi fondamentale, poiché un giovane, a differenza di un adulto, non è in grado di notare le incongruenze e le imprecisioni derivanti da una traduzione di pessima qualità. Tradurre in modo chiaro un testo generalmente piuttosto complesso, non significa semplicemente adattarlo facendo tagli qua e là. Il fine non dev’essere solo quello di rendere il testo più semplice, ma anche quello di far percepire al giovane lettore, almeno in parte, la grandezza dell’opera che ha tra le mani.

Come abbiamo detto più volte, il traduttore, al momento di eseguire il proprio compito, ha tre opzioni davanti a sé, ciascuna delle quali genera traduzioni di tipo diverso: una traduzione orientata verso l’autore, un’altra verso il lettore e un’altra ancora incentrata sul testo.
D’impulso viene da pensare che, nel caso della traduzione di libri classici per ragazzi, la strada più logica da percorrere sia quella che porta al lettore.
Effettivamente, questo percorso è quello intrapreso più di frequente dai traduttori, anche se non sempre con i risultati sperati. La preoccupazione per l’aspetto pragmatico derivante dalla peculiarità del proprio pubblico, sfocia troppo spesso nell’adozione di uno stile eccessivamente lineare e semplicistico, nonché nella soppressione sistematica di informazioni che, in certi casi, sono di assoluto rilievo per la narrazione.

Menzionare il traduttore

 Categoria: Traduzione letteraria

Nessuno dubita che il lettore sia sufficientemente intelligente per rendersi conto che, se legge nella sua lingua un libro scritto da un autore con un nome straniero, generalmente è perché quel libro è stato tradotto. Tuttavia, siccome può darsi che non ci pensi affatto, crediamo sia dovere dell’editore informarlo in proposito. Il lettore, non solo ha diritto di sapere che sta leggendo un testo tradotto, ma anche come si chiama il traduttore, quali altri libri ha tradotto, e una serie di altri dati che, a nostro modo di vedere, sono indispensabili per scegliere una lettura o un’altra, poiché dalla bravura del traduttore dipende in gran parte il successo dello scrittore.

Rivelando al mondo l’identità (oltre che l’esistenza) del traduttore, e dandogli l’importanza che merita, il prodotto letterario nel suo complesso migliorerebbe, poiché, la responsabilizzazione derivante dalla maggior visibilità concessa al traduttore, sfocerebbe indubbiamente in traduzioni di qualità più alta.
Per questo motivo, non menzionare il traduttore o fare solo un breve accenno, a nostro avviso, oltre che un’ingiustizia, è anche un errore editoriale.

L’accoglimento di parole straniere

 Categoria: Le lingue

Alcune lingue, a differenza di altre, sono molto più aperte all’accoglimento di parole straniere. L’italiano è sicuramente fra di esse. Siamo un popolo che prova un piacere particolare nell’utilizzare parole prese da altre lingue. Si tratta di un fenomeno che è sempre esistito, ma che, al di là delle ragioni storiche e culturali che ne hanno giustificato e ne giustificano tuttora l’esistenza, viene oggigiorno alimentato soprattutto da internet e dai mass media (in italiano “mezzi di comunicazione di massa”, tanto per fare un esempio del concetto che vogliamo esprimere).
È innegabile che le lingue si evolvano. Da un lato però c’è un’evoluzione naturale “sana” (o comunque inevitabile), che deriva dall’integrazione di lungo periodo tra le lingue e le culture. Dall’altro, vi è una globalizzazione linguistica la cui unica motivazione è il mero gusto estetico.

È evidenti che i traduttori, molto più di altri professionisti della comunicazione, avrebbero la possibilità di invertire questo processo, o, quantomeno, di arginarlo. Purtroppo però, talvolta, anziché limitarlo, contribuiscono ad alimentarlo. Questo avviene perché hanno poco tempo a disposizione, perché non hanno voglia di ricercare e accettano passivamente quanto trovano in rete, perché si conformano a scelte altrui per timore di andare controcorrente. Insomma, una serie di ragioni che non fanno altro che accrescere il problema.

Dal canto nostro, nelle traduzioni che eseguiamo per i nostri clienti, cerchiamo sempre di privilegiare l’utilizzo di vocaboli appartenenti a tutti gli effetti alla lingua italiana, utilizzando parole straniere solo laddove sia strettamente necessario e giustificato.
Tuttavia, questo non fa di noi dei puristi, non ci consideriamo strenui difensori dell’immutabilità della lingua. Crediamo che utilizzare ogni tanto (nel posto giusto e al momento giusto!) parole prese da altri idiomi, non peggiori la comunicazione nè indebolisca la lingua, anzi. È ovvio che il contesto e il destinatario del messaggio, originale o tradotto, sono fondamentali nella scelta dei vocaboli.
In un meeting di ingegneri informatici, ha poco senso cercare ad ogni costo di esprimersi utilizzando solo parole italiane, ma è altrettanto fuori luogo prendere a piene mani da una lingua straniera per alimentare una discussione generica fra amici in un bar di periferia.

Redazione e revisione certosina

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Quando leggiamo un’opera tradotta e troviamo un errore, tendiamo sempre a pensare che la colpa sia del traduttore. L’autore del libro viene assolto ancor prima di essere processato.
Anzi, l’ipotesi della sua colpevolezza viene scartata a priori, non viene nemmena presa in considerazione. L’indiziato numero uno è sempre il traduttore.

E invece anche gli autori sbagliano. Non tutti gli scrittori sono magnifici prosatori o abili redattori. Alcuni di loro vengono tradotti non tanto per i loro meriti letterari, quanto per ragioni congiunturali come la moda, le pressioni politiche, i compromessi editoriali, ecc.
I nostri lettori si stupirebbero della quantità di errori che i traduttori correggono senza che il loro intervento venga notato. Errori di grammatica, di ortografia, di sintassi e in qualche caso errori concettuali come sfasamenti cronologici, nomi storici sbagliati, date, citazioni e riferimenti errati.

Si tratta di distrazioni che al traduttore attento non sfuggono e che, puntualmente, verifica su enciclopedie o altri testi accreditati ed eventualmente corregge. In questo modo, l’assunto di base dal quale siamo partiti in quest’articolo viene completamente ribaltato.
Anche se i traduttori purtroppo commettono veramente errori, spesso riescono a nasconderne molti altri non loro. Grazie al loro lavoro di redazione e revisione certosina svolto nell’ombra, gli autori di errori grossolani ottengono la gloria, mentre ai professionisti della traduzione resta solo la soddisfazione personale.

L’accoglimento di parole straniere

 Categoria: Le lingue

Alcune lingue, a differenza di altre, sono molto più aperte all’accoglimento di parole straniere. L’italiano è sicuramente fra di esse. Siamo un popolo che prova un piacere particolare nell’utilizzare parole prese da altre lingue.
Si tratta di un fenomeno che è sempre esistito, ma che, al di là delle ragioni storiche e culturali che ne hanno giustificato e ne giustificano tuttora l’esistenza, viene oggigiorno alimentato soprattutto da internet e dai mass media (in italiano “mezzi di comunicazione di massa”, tanto per fare un esempio del concetto che vogliamo esprimere).
È innegabile che le lingue si evolvano. Da un lato però c’è un’evoluzione naturale “sana” (o comunque inevitabile), che deriva dall’integrazione di lungo periodo tra le lingue e le culture; dall’altro, al contrario, vi è una globalizzazione linguistica la cui unica motivazione è il mero gusto estetico.

È evidenti che i traduttori, molto più di altri professionisti della comunicazione, avrebbero la possibilità di invertire questo processo, o quantomeno di arginarlo. Purtroppo però, talvolta, anziché limitarlo, contribuiscono ad alimentarlo. Questo avviene perché hanno poco tempo a disposizione, perché non hanno voglia di ricercare e accettano passivamente quanto trovano in rete, perché si conformano a scelte altrui per timore di andare contro corrente. Insomma, una serie di ragioni che non fanno altro che accrescere il problema.
Dal canto nostro, nelle traduzioni che eseguiamo per i nostri clienti, cerchiamo sempre di privilegiare l’utilizzo di vocaboli appartenenti a tutti gli effetti alla lingua italiana, utilizzando parole straniere solo laddove sia strettamente necessario e giustificato.
Tuttavia, questo non fa di noi dei puristi, non ci consideriamo strenui difensori dell’immutabilità della lingua. Crediamo che utilizzare ogni tanto (nel posto giusto e al momento giusto!) parole prese da altri idiomi, non peggiori la comunicazione nè indebolisca la lingua, anzi. È ovvio che il contesto e il destinatario del messaggio, originale o tradotto, sono fondamentali nella scelta dei vocaboli. In un meeting di ingegneri informatici, ha poco senso cercare ad ogni costo di esprimersi utilizzando solo parole italiane, ma è altrettanto fuori luogo prendere a piene mani da una lingua straniera per alimentare una discussione generica fra amici in un bar di periferia.

L’andropausa del traduttore

 Categoria: Tecniche di traduzione

La parola “menopausa” deriva dal greco menos (“mestruazione”) e pausis (“cessazione”).
Appare pertanto evidente che è del tutto inappropriato parlare di menopausa al maschile come avviene in inglese (male menopause). Tuttavia, ancor più inappropriato, è tradurre male menopause con “menopausa maschile”, come è accaduto di recente su un’importante rivista scientifica. Se sbagliano gli inglesi, perché dobbiamo sbagliare anche noi?
Ci sembra molto più logico e corretto riferirsi a questo concetto con il termine “andropausa”, dal greco andrós (“maschio”).
Al limite si potrebbe accettare “climaterio maschile”, visto che la parola “climaterio”, che viene dal greco klimakter (“gradino”, nel senso di “tappa critica della vita”), può essere utilizzata senza problemi per ambo i sessi indistintamente.

Il fatto che nelle pubblicazioni scientifiche in lingua inglese si trovino spesso errori derivanti da una non perfetta conoscenza delle lingue classiche, non significa che anche i traduttori debbano commettere gli stessi errori quando traducono tali testi nella lingua di destinazione.
Dopotutto, che un medico o un ricercatore non conoscano il greco e il latino è un fatto accettabile, molto meno che anche un traduttore abbia lo stesso di tipo di lacune, specialmente quando si tratta di terminologia standard comunemente usata.

Traduttori residenti all’estero

 Categoria: Traduttori freelance

Nel nostro settore c’è chi sostiene che i traduttori residenti all’estero, perdendo il contatto con la propria madrepatria, peggiorano inesorabilmente le propria capacità comunicative, con riferimento sia alla lingua scritta che alla lingua parlata.
A nostro avviso, questo poteva essere vero venti o trent’anni fa, ma oggigiorno tale affermazione ci pare proprio priva di fondamento.
Se in passato, infatti, rimanere in contatto con il proprio paese d’origine comportava, in qualche caso, costi piuttosto elevati (inesistenza o scarsa diffusione della tv satellitare, tariffe telefoniche onerose, irreperibilità di giornali, riviste e libri in lingua straniera, biglietti aerei costosissimi), al giorno d’oggi, con l’avvento di internet e della tv satellitare, nonché con la nascita delle compagnie aeree low cost e la maggior diffusione di pubblicazioni in lingua straniera, il problema appare del tutto superato.

Crediamo che tutto dipenda dalla volontà del singolo traduttore. Se desidera davvero mantenere in allenamento la propria lingua madre, le possibilità non mancano di certo.
La questione semmai è un’altra. Siamo davvero sicuri che vivere nel paese dove viene parlata la propria lingua d’origine sia una condizione sufficiente a far sì che una persona parli e scriva bene nella lingua medesima? Non abbiamo bisogno di proseguire con altre argomentazioni, la risposta a questa domanda ci viene data indirettamente dagli strafalcioni di cui sono infarciti i quotidiani (anche di un certo rilievo), i siti internet, i blog, ecc.
Da questo punto di vista, la tecnologia non ha aiutato la lingua. Le comunicazioni telegrafiche tipiche di e-mail e sms, se da un lato hanno avvicinato le persone facilitandone i contatti reciproci, dall’altro hanno contribuito al netto peggioramento della qualità della nostra scrittura.
Con questo non vogliamo certo affermare che sia tutta colpa della tecnologia, le cause sono molteplici e forse anche più importanti. Ad ogni modo, questo è un tema che affronteremo in un altro momento.

La traduzione comica

 Categoria: Servizi di traduzione

Ogni traduttore, almeno una volta nella vita, si è trovato sicuramente a dover tradurre una barzelletta, un divertente gioco di parole o comunque un testo con fini comici.
Raccontare o descrivere un fatto comico in un’altra lingua, non è, di per sé, niente di particolarmente complicato. Tuttavia, nell’ambito della traduzione comica, entrano in gioco certi fattori che la rendono un po’ diversa dalle altre traduzioni.

Mai come in questo caso sono importanti la cultura, le abitudini e i costumi delle varie comunità di parlanti. Quello che in una lingua viene ritenuto “comico”, magari in un’altra non lo è affatto.
Si pensi, ad esempio, ai gusti dei francesi e degli inglesi. Ai primi piace il racconto comico interminabile, i secondi preferiscono la freddura, la barzelletta rapida. Consapevole di questi aspetti, deve o meno il traduttore dilatare la propria libertà espositiva fino a modificare il testo in modo significativo quando sa per certo che, traducendo pedissequamente, nessuno riderà o addirittura verrà ferita la sensibilità del lettore?

Libri tradotti

 Categoria: Traduzione letteraria

Ci siamo chiesti molte volte quali siano le ragioni per cui i libri che hanno avuto successo in lingua originale, non riescano poi a ottenere lo stesso risultato una volta tradotti in un’altra lingua.
Perché alcuni oltrepassano indenni le barriere linguistiche e culturali mentre altri, altrettanto prestigiosi e meritevoli, passano del tutto inosservati? Insomma, cos’è che permette a un’opera di “sfondare” sui mercati esteri?
La risposta, a nostro avviso, non ha niente a che vedere con la qualità delle traduzioni, poiché ve ne sono di ottime che non riscuotono affatto il successo che meriterebbero.

Lasciando da parte considerazioni di tipo congiunturale (come le mode letterarie o gli interessi editoriali del momento), un dato che richiama l’attenzione è che i libri tradotti che ottengono maggior successo, sono quelli che, per varie ragioni, appaiono più difficili da tradurre e di conseguenza da esportare.
In molti casi, il positivo recepimento da parte del mercato in cui è stata commercializzata la versione tradotta, avviene in contemporanea con il successo raggiunto in patria. In altri casi addirittura prima, per mezzo dell’opera di un traduttore entusiasta che regala la fama ad un autore fino ad allora semi-sconosciuto. È il caso di Franz Kafka, ad esempio.

Al contrario, altri autori che sembrano più vendibili all’estero poiché la loro prosa contiene meno specificità locali e le tematiche sono più generali, producono risultati di vendita assolutamente insoddisfacenti.
La risposta forse è che i libri “diversi” da quelli cui siamo abituati, solleticano maggiormente la nostra curiosità per l’ignoto, per l’esotico, o semplicemente per lo straniero. Gli altri libri invece, quelli che si avvicinano di più alle nostre abitudini, ci deludono con una somiglianza che non ci aspettavamo, propinandoci una minestra di cui conosciamo già il sapore.

Prestiti restituiti

 Categoria: Le lingue

Un prestito, per definizione, implica sempre la restituzione di quanto è stato dato.
Nel campo della linguistica, tuttavia, un prestito indica l’appropriazione di una parola da parte di una lingua straniera, senza dare niente in cambio e senza restituzioni di sorta. Più che un prestito, si tratta di un regalo che una lingua si fa quando ha bisogno di un vocabolo che non possiede o che non le piace.
Tuttavia, in qualche raro caso, le parole prestate vengono restituite per davvero, magari dopo qualche decennio o addirittura dopo qualche secolo. È il caso di parole come fatal, emergence o severe, che la lingua inglese ha preso dal latino (o ha formato a partire da esso) ed ha inserito nella propria terminologia medica.
Dopo molto tempo, l’inglese ha restituito all’italiano (in quanto discendente diretto del latino) i vocaboli che aveva preso in prestito. Paradossalmente, la restituzione è avvenuta per mezzo di infelici calchi semantici apparsi ripetutamente in traduzioni di testi medici di dubbia qualità.

“Fatale” in italiano significa “decisivo”, “inevitabile” e viene dal latino fatum, “destino”, però con il tempo ha acquisito anche il senso di “mortale”, che è il significato che possiede il suo equivalente inglese fatal.
Il termine inglese emergence significa “urgenza”, accezione che è penetrata anche nella nostra lingua, nella quale in origine la parola “emergenza”, indicava semplicemente il concetto di “mostrarsi uscendo dall’acqua o da un altro liquido”.
Allo stesso modo, il significato “grave”, “acuto” dell’inglese severe è passato al nostro “severo”, che, originariamente, aveva come unico significato “serio, austero, rigoroso”.

Errori grossolani

 Categoria: Problematiche della traduzione

Gli strafalcioni, o gaffe, o cantonate, o errori grossolani che dir si voglia, sono l’incubo di ogni traduttore. Nessuno sfugge a questi castighi divini.
Per loro stessa natura, passano del tutto inosservati agli occhi di chi li commette, soprattutto di quelli che credono che possa accadere solo agli altri e che a loro non accadrà mai.
Poi un giorno ricevono la telefonata di un collega o di un cliente che ne ha scoperto qualcuno fra i loro testi tradotti. In quel momento vorrebbero mettere la testa sotto la sabbia o poter tornare indietro nel tempo.

Ad ogni modo, nonostante il disappunto, il traduttore che ha preso una cantonata, non la accetta mai come errore. In cuor suo si sente sempre in pace con la propria coscienza, poiché è consapevole che l’errore è da ascrivere alla stanchezza o alla distrazione di un momento.
Il fatto però che altri possano pensare che si tratta di uno strafalcione vero e proprio, dovuto non alle ragioni appena citate, ma ad una certa ignoranza da parte di chi lo ha commesso, lo infastidisce moltissimo. Si sente come un condannato per omicidio che però non ha ucciso nessuno.
Eppure il morto c’è, è lì sotto gli occhi di tutti ed è stato lui a commettere il reato. Trattasi non di omicidio volontario ma di omicidio colposo, la condanna è meno severa ma inevitabile.

In traduzione ci sono due ordini di strafalcioni: quelli che nascondono bene la loro condizione di errore mescolandosi tra le altre parole, e quelli che invece non riescono a occultare la propria natura fallace.
Un classico esempio del primo ordine sono quelli annidati all’interno di scritti dal taglio ermetico o surreale. Proprio per lo stile di questi testi, i lettori non li notano, poiché, per ovvie ragioni, non stonano con le altre parole che li accompagnano.
L’esempio più classico degli strafalcioni del secondo gruppo, cioè quelli che non passano inosservati, sono i falsi amici. Anche i traduttori più attenti e meticolosi talvolta cadono nei tranelli tesi da queste parole morfologicamente simili o identiche ma con significati completamente diversi. Solo che in questo caso, i lettori madrelingua se ne rendono conto eccome…