Traduttori residenti all’estero

 Categoria: Traduttori freelance

Nel nostro settore c’è chi sostiene che i traduttori residenti all’estero, perdendo il contatto con la propria madrepatria, peggiorano inesorabilmente le propria capacità comunicative, con riferimento sia alla lingua scritta che alla lingua parlata.
A nostro avviso, questo poteva essere vero venti o trent’anni fa, ma oggigiorno tale affermazione ci pare proprio priva di fondamento.
Se in passato, infatti, rimanere in contatto con il proprio paese d’origine comportava, in qualche caso, costi piuttosto elevati (inesistenza o scarsa diffusione della tv satellitare, tariffe telefoniche onerose, irreperibilità di giornali, riviste e libri in lingua straniera, biglietti aerei costosissimi), al giorno d’oggi, con l’avvento di internet e della tv satellitare, nonché con la nascita delle compagnie aeree low cost e la maggior diffusione di pubblicazioni in lingua straniera, il problema appare del tutto superato.

Crediamo che tutto dipenda dalla volontà del singolo traduttore. Se desidera davvero mantenere in allenamento la propria lingua madre, le possibilità non mancano di certo.
La questione semmai è un’altra. Siamo davvero sicuri che vivere nel paese dove viene parlata la propria lingua d’origine sia una condizione sufficiente a far sì che una persona parli e scriva bene nella lingua medesima? Non abbiamo bisogno di proseguire con altre argomentazioni, la risposta a questa domanda ci viene data indirettamente dagli strafalcioni di cui sono infarciti i quotidiani (anche di un certo rilievo), i siti internet, i blog, ecc.
Da questo punto di vista, la tecnologia non ha aiutato la lingua. Le comunicazioni telegrafiche tipiche di e-mail e sms, se da un lato hanno avvicinato le persone facilitandone i contatti reciproci, dall’altro hanno contribuito al netto peggioramento della qualità della nostra scrittura.
Con questo non vogliamo certo affermare che sia tutta colpa della tecnologia, le cause sono molteplici e forse anche più importanti. Ad ogni modo, questo è un tema che affronteremo in un altro momento.

La traduzione comica

 Categoria: Servizi di traduzione

Ogni traduttore, almeno una volta nella vita, si è trovato sicuramente a dover tradurre una barzelletta, un divertente gioco di parole o comunque un testo con fini comici.
Raccontare o descrivere un fatto comico in un’altra lingua, non è, di per sé, niente di particolarmente complicato. Tuttavia, nell’ambito della traduzione comica, entrano in gioco certi fattori che la rendono un po’ diversa dalle altre traduzioni.

Mai come in questo caso sono importanti la cultura, le abitudini e i costumi delle varie comunità di parlanti. Quello che in una lingua viene ritenuto “comico”, magari in un’altra non lo è affatto.
Si pensi, ad esempio, ai gusti dei francesi e degli inglesi. Ai primi piace il racconto comico interminabile, i secondi preferiscono la freddura, la barzelletta rapida. Consapevole di questi aspetti, deve o meno il traduttore dilatare la propria libertà espositiva fino a modificare il testo in modo significativo quando sa per certo che, traducendo pedissequamente, nessuno riderà o addirittura verrà ferita la sensibilità del lettore?

Libri tradotti

 Categoria: Traduzione letteraria

Ci siamo chiesti molte volte quali siano le ragioni per cui i libri che hanno avuto successo in lingua originale, non riescano poi a ottenere lo stesso risultato una volta tradotti in un’altra lingua.
Perché alcuni oltrepassano indenni le barriere linguistiche e culturali mentre altri, altrettanto prestigiosi e meritevoli, passano del tutto inosservati? Insomma, cos’è che permette a un’opera di “sfondare” sui mercati esteri?
La risposta, a nostro avviso, non ha niente a che vedere con la qualità delle traduzioni, poiché ve ne sono di ottime che non riscuotono affatto il successo che meriterebbero.

Lasciando da parte considerazioni di tipo congiunturale (come le mode letterarie o gli interessi editoriali del momento), un dato che richiama l’attenzione è che i libri tradotti che ottengono maggior successo, sono quelli che, per varie ragioni, appaiono più difficili da tradurre e di conseguenza da esportare.
In molti casi, il positivo recepimento da parte del mercato in cui è stata commercializzata la versione tradotta, avviene in contemporanea con il successo raggiunto in patria. In altri casi addirittura prima, per mezzo dell’opera di un traduttore entusiasta che regala la fama ad un autore fino ad allora semi-sconosciuto. È il caso di Franz Kafka, ad esempio.

Al contrario, altri autori che sembrano più vendibili all’estero poiché la loro prosa contiene meno specificità locali e le tematiche sono più generali, producono risultati di vendita assolutamente insoddisfacenti.
La risposta forse è che i libri “diversi” da quelli cui siamo abituati, solleticano maggiormente la nostra curiosità per l’ignoto, per l’esotico, o semplicemente per lo straniero. Gli altri libri invece, quelli che si avvicinano di più alle nostre abitudini, ci deludono con una somiglianza che non ci aspettavamo, propinandoci una minestra di cui conosciamo già il sapore.

Prestiti restituiti

 Categoria: Le lingue

Un prestito, per definizione, implica sempre la restituzione di quanto è stato dato.
Nel campo della linguistica, tuttavia, un prestito indica l’appropriazione di una parola da parte di una lingua straniera, senza dare niente in cambio e senza restituzioni di sorta. Più che un prestito, si tratta di un regalo che una lingua si fa quando ha bisogno di un vocabolo che non possiede o che non le piace.
Tuttavia, in qualche raro caso, le parole prestate vengono restituite per davvero, magari dopo qualche decennio o addirittura dopo qualche secolo. È il caso di parole come fatal, emergence o severe, che la lingua inglese ha preso dal latino (o ha formato a partire da esso) ed ha inserito nella propria terminologia medica.
Dopo molto tempo, l’inglese ha restituito all’italiano (in quanto discendente diretto del latino) i vocaboli che aveva preso in prestito. Paradossalmente, la restituzione è avvenuta per mezzo di infelici calchi semantici apparsi ripetutamente in traduzioni di testi medici di dubbia qualità.

“Fatale” in italiano significa “decisivo”, “inevitabile” e viene dal latino fatum, “destino”, però con il tempo ha acquisito anche il senso di “mortale”, che è il significato che possiede il suo equivalente inglese fatal.
Il termine inglese emergence significa “urgenza”, accezione che è penetrata anche nella nostra lingua, nella quale in origine la parola “emergenza”, indicava semplicemente il concetto di “mostrarsi uscendo dall’acqua o da un altro liquido”.
Allo stesso modo, il significato “grave”, “acuto” dell’inglese severe è passato al nostro “severo”, che, originariamente, aveva come unico significato “serio, austero, rigoroso”.

Errori grossolani

 Categoria: Problematiche della traduzione

Gli strafalcioni, o gaffe, o cantonate, o errori grossolani che dir si voglia, sono l’incubo di ogni traduttore. Nessuno sfugge a questi castighi divini.
Per loro stessa natura, passano del tutto inosservati agli occhi di chi li commette, soprattutto di quelli che credono che possa accadere solo agli altri e che a loro non accadrà mai.
Poi un giorno ricevono la telefonata di un collega o di un cliente che ne ha scoperto qualcuno fra i loro testi tradotti. In quel momento vorrebbero mettere la testa sotto la sabbia o poter tornare indietro nel tempo.

Ad ogni modo, nonostante il disappunto, il traduttore che ha preso una cantonata, non la accetta mai come errore. In cuor suo si sente sempre in pace con la propria coscienza, poiché è consapevole che l’errore è da ascrivere alla stanchezza o alla distrazione di un momento.
Il fatto però che altri possano pensare che si tratta di uno strafalcione vero e proprio, dovuto non alle ragioni appena citate, ma ad una certa ignoranza da parte di chi lo ha commesso, lo infastidisce moltissimo. Si sente come un condannato per omicidio che però non ha ucciso nessuno.
Eppure il morto c’è, è lì sotto gli occhi di tutti ed è stato lui a commettere il reato. Trattasi non di omicidio volontario ma di omicidio colposo, la condanna è meno severa ma inevitabile.

In traduzione ci sono due ordini di strafalcioni: quelli che nascondono bene la loro condizione di errore mescolandosi tra le altre parole, e quelli che invece non riescono a occultare la propria natura fallace.
Un classico esempio del primo ordine sono quelli annidati all’interno di scritti dal taglio ermetico o surreale. Proprio per lo stile di questi testi, i lettori non li notano, poiché, per ovvie ragioni, non stonano con le altre parole che li accompagnano.
L’esempio più classico degli strafalcioni del secondo gruppo, cioè quelli che non passano inosservati, sono i falsi amici. Anche i traduttori più attenti e meticolosi talvolta cadono nei tranelli tesi da queste parole morfologicamente simili o identiche ma con significati completamente diversi. Solo che in questo caso, i lettori madrelingua se ne rendono conto eccome…

La Babele del terzo millennio

 Categoria: Le lingue

Con circa 800 lingue parlate, molte delle quali in via d’estinzione, New York può definirsi la Babele del terzo millennio. Lingue come come il mamuju, il garifuna, lo zaghawa, vengono ormai parlate da pochissime persone.

La lingua mamuju viene parlata da circa 160.000 persone nella provincia del Sulawesi Occidentale, creata nel 2004. Come avviene per la maggior parte delle lingue locali in Indonesia, non c’è nessun tipo di sostegno da parte delle istituzioni per il mamuju, e, l’indonesiano (la lingua nazionale), viene usato per tutte le comunicazioni ufficiali ed è l’unica lingua che viene insegnata nelle scuole. A New York vi è una rappresentanza mamuju proporzionalmente molto nutrita.

Il garifuna viene parlato principalmente in Honduras e in Belize. Gruppi di parlanti, anche se in misura molto inferiore, si trovano anche in Nicaragua e Guatemala. Il popolo garifuna discende da un gruppo di africani che, dopo essere stati strappati alle terre dell’Africa occidentale nelle quali vivevano, riuscirono a scappare a seguito di un naufragio casuale avvenuto vicino all’isola St.Vincent. Vi si stabilirono e si mescolarono con le tribù di indigeni locali. In seguito, sono state frequenti le migrazioni verso gli Stati Uniti e si calcola che a tutt’oggi circa un terzo del popolo garifuna viva a New York.

Lo zaghawa è una lingua sahariana parlata da tribù dedite alla pastorizia e alla coltivazione nel Darfur e in alcune parti del Ciad. Sebbene il loro gruppo etnico sia arrivato al più alto gradino della scala sociale con l’elezione al soglio presidenziale in Ciad di Idriss Déby (di etnia zaghawa), il Darfur (la loro madrepatria), è stato, ed è tuttora, oggetto di aspri conflitti. Gli zaghawa sono pertanto costretti a vivere in campi profughi ai confini fra il Sudan e il Ciad o a rifugiarsi all’estero, come il gruppo di persone che vive a New York.

Il progetto Endangered Language Alliance, patrocinato da Daniel Kaufman, ha lo scopo dichiarato di proteggere le lingue maggiormente in pericolo. Fra questi il caldeo, il mandaico, il gaelico irlandese, il reto-romanico della Svizzera, il bukhari, il chamorro delle Isole Marianne, il casciubico della Polonia, il vlashki, l’istrorumeno, il neo-aramaico. Senza un adeguato intervento, nel giro di qualche decade questi idiomi potrebbero estinguersi completamente.

La scelta del traduttore

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il traduttore, l’abbiamo detto più volte, ha due opzioni: avvicinarsi all’autore dell’originale o ai lettori della traduzione. I due termini comunemente accettati per definire queste due opzioni sono “adeguamento” (all’originale) e “accettabilità” (da parte dei lettori della traduzione).
Il traduttore, nel calibrare la traduzione, deve scegliere uno dei valori compresi all’interno di un’ipotetica scala ai cui estremi figurano appunto le due opzioni. Può scegliere di privilegiare l’autore, i lettori, oppure una delle infinite soluzioni intermedie.

Peter Newmark ha proposto una regola semplice per determinare la scelta del traduttore: quanto più percepisce l’impronta di un autore, tanto più deve adeguarsi al testo ed essere dipendente da esso. Viceversa, se l’autore è “debole”, il traduttore, pur senza “tradirlo”, può mantenere una certa autonomia.
Ad ogni modo, che scelga di avvicinarsi all’autore o che scelga di avvicinarsi ai lettori, la sua decisione deve comunque essere sempre dettata da un unico scopo: avvicinare i lettori all’autore.

Gli standard informatici nella traduzione

 Categoria: Traduzione di siti web

L’avvento di internet e la sua rapidissima diffusione negli anni ’90 originò un flussi di dati impressionante tra i più disparati sistemi informatici a livello mondiale. Emerse quasi subito l’esigenza di elaborare degli standard che consentissero di risolvere le innumerevoli problematiche di compatibilità che questo processo senza precedenti aveva creato.
A tale scopo, nel 1994 venne fondato il World Wide Web Consortium che iniziò a stabilire formati di interscambio dati derivati dal metalinguaggio di marcatura SGML, definito nel 1980.
Tra questi formati basati su testo con marcatori vi sono, fra gli altri, l’HTML, il linguaggio tuttora dominante in Internet, e l’XML, che si sta sempre più diffondendo e promette più flessibilità e potenza rispetto al suo predecessore.

Dopo la definizione degli standard generici per il web si passò all’elaborazione di standard specifici per il settore della traduzione per i quali vennero presi come basi l’SGML e in particolar modo l’XML.
Fra essi, quello più diffuso è il Translation Memory eXchange (TMX) usato per l’interscambio delle memorie di traduzione. Venne sviluppato nel 1998 dal gruppo OSCAR ed è supportato praticamente da tutti gli strumenti CAT/TM.
Per il settore della localizzazione, nel 2003 il gruppo OASIS ha sviluppato l’XML Localisation Interchange File Format (XLIFF).
Il quadro è invece molto più complesso per quanto riguarda la terminologia, settore in cui siamo piuttosto lontani dalla definizione di un unico standard accettato e utilizzato a livello generale. Relativamente al formato dei database lessicali e terminologici coesistono tuttora diversi standard. Fra gli altri menzioniamo:

- Il MAchine-Readable Terminology Interchange Format (MARTIF) è un formato per l’archiviazione di dati terminologici basato sui concetti. È basato sull’SGML ed è stato definito nel 1998. Corrisponde allo standard ISO 12200.
- L’Open Lexicon Interchange Format (OLIF) è un formato sviluppato per l’utilizzo con sistemi di traduzione automatica. È basato sull’XML ed è stato definito nel 1999 dal gruppo SAP.
- L’XML representation of Lexicons and Terminologies (XLT) venne definito da SALT nel 2000 allo scopo di riunire le capacità dei due formati precedentemente citati.
- Il TermBase eXchange (TBX) è in pratica un’implementazione dello standard XLT. È basato sull’XML e venne definito da OSCAR nel 2000.

La traduzione eccessiva

 Categoria: Tecniche di traduzione

I traduttori professionisti che traducono in italiano dall’inglese (in particolar modo da quello americano) si vedono spesso obbligati a fare dei tagli anche consistenti per rendere il testo originale maggiormente fruibile in italiano.
Ciò deriva dalla mania, tutta statunitense, di ripetere costantemente concetti assolutamente ovvi e fornire banali informazioni in modo eccessivo.
Per chiarire il messaggio che vogliamo trasmettere, riportiamo le istruzioni di installazione in inglese e in italiano di un gioco in cd-rom che ci è capitato di recente fra le mani.

1. Make sure you have a cd-rom drive in your computer => Si assicuri di avere un’unità cd-rom nel suo computer
2. Open the cd-rom drive => Apra l’unità cd-rom
3. Insert the xyz installation cd in the cd-rom drive => Introduca il cd di installazione xyz nell’unità cd-rom
4. The installation dialog will appear => Si aprirà la finestra di dialogo per l’installazione
5. Follow the instructions on the screen to install the game => Segua le istruzioni che appaiono sullo schermo per installare il gioco

Senza voler puntare il dito contro il collega che ha eseguito il lavor, ci sembra una traduzione quantomeno eccessiva. Dando per scontato che l’utente italiano possieda un’unità cd-rom e che non inserisca il cd nel drive riservato ai dischetti, a nostro avviso, la traduzione corretta è la seguente:

“Introduca il cd di installazione nell’apposita unità e segua le istruzioni che compaiono sullo schermo”.

Anche se ai puristi della traduzione sembrerà brutale, tagliando il testo in un paio di punti, avremmo fornito le stesse informazioni all’utente finale senza fargli venire l’impulso di utilizzare il cd come frisbee per il proprio cane.

Localizzazione di software

 Categoria: Servizi di traduzione

La localizzazione di un software è il processo di adattamento dell’interfaccia utente di quel software da una lingua ad un’altra (attraverso la traduzione) e da una cultura ad un’altra. Durante il processo di localizzazione taluni riferimenti storici, politici, sociali, culturali del paese dov’è nato il software, vengono sostituiti con analoghi riferimenti locali che, pur non modificando il senso dell’originale, risultino pienamente godibili dall’utente del paese di destinazione.
Nei giochi a console ad esmpio, la localizzazione interviene nel processo di produzione delle console e soprattutto delle cartucce di gioco affinché possano essere usate solo nei paesi per i quali sono state progettate. Se le aziende produttrici, oltre a seguire le leggi di mercato, rispettassero scrupolosamente le leggi dei vari paesi in tema di censura, è ragionevole pensare che una cartuccia nordamericana non funzionerebbe correttamente in una console asiatica e viceversa. Nintendo, tanto per fare un esempio, ha delle regole di autocensura molto diverse in Giappone e negli Stati Uniti d’America.

La localizzazione è un processo molto delicato e che spesso richiede sforzi particolari da parte degli sviluppatori, ancor più se il software non è stato pensato e progettato fin dall’inizio considerando certi aspetti. Una pratica molto utilizzata è quella di isolare i dati testuali e altri dati dipendenti rispetto all’ambiente di utilizzo, cioè il codice del programma. In questo modo il lavoro del localizzatore viene enormemente semplificato poiché, idealmente, il supporto per un ambiente diverso richiede solamente modifiche nelle risorse separate dal codice.
I costi dei progetti di localizzazione sono in genere piuttosto elevati e per questo motivo la maggior parte di essi vengono affidati ad aziende specializzate che utilizzano esperti informatici bilingui oppure affiancano al team di sviluppo informatico, professionisti della traduzione con ottime conoscenze informatiche.
Queste aziende, grazie al loro know how, sono in grado di fornire un ottimo prodotto a un costo inferiore rispetto ad agenzie di traduzione o altre web agency che non operano abitualmente in questo settore.

Una traduzione può cambiare la storia

 Categoria: Storia della traduzione

Tutti i giorni, da millenni a questa parte, vengono eseguite migliaia e migliaia di traduzioni di ogni tipo. Nella maggior parte dei casi si tratta di lavori a scopo commerciale la cui importanza rimane confinata alla sfera d’azione di chi la richiede, spesso piuttosto ristretta in quanto a numero di fruitori.
Tuttavia, se il richiedente è un organo politico, un’organizzazione internazionale, una multinazionale o un’importante casa editrice, la traduzione può anche arrivare a milioni di persone e influenzare in qualche misura le loro vite. In casi ben più rari, una traduzione può addirittura cambiare il corso della storia. Basta dare una rapida occhiata al nostro passato per verificarlo.

La traduzione della Bibbia in latino, per esempio, fu uno dei principali fattori che contribuirono al consolidamento del Cristianesimo in tutta Europa durante i secoli di egemonia dell’Impero Romano e anche dopo la sua caduta.
Allo stesso modo, qualche secolo dopo, la traduzione della Bibbia in varie lingue vernacole (come la traduzione in tedesco da parte di Martin Lutero) provocarono la scissione della Chiesa, evento passato alla storia sotto il nome di Riforma Protestante.
Una traduzione a volte può ottenere effetti che vanno molto al di là di quelli immaginati dal traduttore durante l’esecuzione del lavoro. A Martin Lutero probabilmente successe esattamente questo.

Concludendo, la traduzione talvolta è un lavoro faticoso e difficile, spesso è mal pagato e quasi sempre non è riconosciuto a dovere. Occasionalmente però nasce una traduzione che produce una risonanza tale da diventare per secoli un punto di riferimento per le masse. Essere l’autore di quella traduzione è il sogno di ogni traduttore professionista

Gestire un reclamo

 Categoria: Traduttori freelance

Riprendiamo il discorso sulla gestione dei reclami accennato nell’ultimo post.

Nel caso in cui il cliente ci reinvii un file pieno di correzioni, per poter gestire il reclamo nel migliore dei modi, occorre mantenere la calma e analizzare la natura di ogni singola correzione.
Visto che il cliente non conosce la lingua di destinazione, non è in grado di fare questo tipo di valutazione e, nel vedere un file con molte correzioni, magari ha pensato che fosse totalmente sbagliato e si è allarmato più del dovuto.
Il fatto è che i proofreader spesso non si limitano a correggere gli errori, ma cercano di migliorare il lavoro del traduttore, operando scelte terminologiche diverse al fine di rendere il testo più fluido e scorrevole.

Questo tipo di intervento spesso è migliorativo e in qualche rara circostanza è peggiorativo ma non è questo il punto. Il punto è che in questo caso non è corretto parlare di errori ma di preferenze stilistiche diverse. E un traduttore non può mai essere ritenuto responsabile di aver usato uno stile non gradito. Anche perché in questo modo il processo di revisioni e controrevisioni non avrebbe mai fine.
Il lavoro del proofreader potrebbe essere stravolto da un altro proofreader, il lavoro di questi potrebbe essere rivoluzionato da un altro ancora e via dicendo. Quello che importa al traduttore e che deve importare al cliente è la correttezza del testo, non se la traduzione vincerà un premio. Non siamo nel campo della traduzione letteraria.

Ad ogni modo, se dopo la nostra analisi verifichiamo che si tratta di errori veri e propri invece che di diverse preferenze linguistiche come credevamo, il miglior atteggiamento possibile è cospargersi il capo di cenere ammettendo lo sbaglio, scusarsi ed eventualmente correggere la traduzione se non è già stato fatto. La faccenda si risolve quasi sempre con una stretta di mano virtuale, ma, se così non fosse e il cliente richiedesse uno sconto, sta al nostro buon senso decidere se accettare o meno di praticarglielo.

Pagamento e gestione di un falso allarme

 Categoria: Traduttori freelance

Dopo aver consegnato la traduzione al cliente, arriva il momento della fatturazione.
Se abbiamo eseguito il compitino e siamo in possesso di una conferma d’ordine o un ordine di lavoro ben scritti, preparare la fattura è molto semplice.
Basta copiare e incollare sulla fattura i dati del cliente, la descrizione del lavoro, l’importo unitario concordato, aggiungere l’importo totale netto, l’importo totale IVA inclusa, i dati bancari e il gioco è fatto.
Se invece per qualche motivo non abbiamo il PO, dobbiamo andare a riprendere le comunicazioni intercorse col cliente e verificare gli accordi scritti che avevamo preso (mai verbali, nemmeno con i clienti abituali!).
Anche se siamo sicuri del prezzo pattuito e delle altre informazioni riguardanti il lavoro, meglio ridare un’occhiata ed evitare correzioni o modifiche varie dopo l’invio della fattura. Credendo di risparmiare tempo, spesso si ottiene il risultato opposto. Una volta ricostruito il puzzle, occorre preparare una fattura nella lingua del cliente, poiché chi la riceve si occupa di amministrazione non di traduzione.

Per quanto si possa essere seri e professionali, talvolta purtroppo si ricevono dei reclami.
Nella maggior parte dei casi si tratta di falsi allarmi derivanti da problemi tecnici e non da errori di traduzione veri e propri: manca un allegato, un file non si apre oppure sembra corrotto, un altro è senza immagini e così via. Se abbiamo svolto per intero il nostro lavoro e lo abbiamo salvato correttamente, questi inconvenienti sono rimediabili in un attimo o comunque in tempi rapidi e pertanto non devono farci preoccupare più di tanto.
Il discorso è diverso nel caso in cui nel messaggio si parli di errori di traduzione e si faccia magari riferimento alla figura di un professionista (un revisore o un proofreader) che ha corretto il nostro lavoro.
Ne parleremo nel post di lunedì.

Conferma ed esecuzione della traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Se le indagini effettuate ci portano a concludere che il nostro potenziale cliente (sia esso un privato, un’impresa o un’agenzia di traduzioni) è affidabile, possiamo accettare l’incarico.
Prima di farlo però è buona norma richiedere al cliente una conferma d’ordine, o, nel caso si tratti di un’agenzia, l’ordine di lavoro (il famoso PO). Normalmente le agenzie sono solite inviare l’ordine di lavoro automaticamente, ma se non fosse così, è opportuno richiederlo.
La conferma d’ordine e l’ordine di lavoro costituiscono la prova che il cliente ha commissionato al traduttore un determinato progetto di traduzione e rappresenta quindi una specie di garanzia sia per il traduttore che per il cliente stesso.
Tale documento deve contenere tutte le specifiche del lavoro da eseguire. Ci devono essere i dati completi del cliente, la descrizione del lavoro da realizzare, il numero approssimativo di parole, la tariffa concordata, i tempi di consegna e qualsiasi altra informazione si ritenga necessaria.

Una volta ricevuta la conferma d’ordine (o l’ordine di lavoro) occorre verificare che tutto il materiale ricevuto corrisponda a quanto specificato nella conferma.
Dopodiché, si può procedere ad organizzare il lavoro secondo le modalità cui siamo abituati e che più si confanno al nostro modus operandi, ad esempio creando una cartella con i file originali, una dei file di lavoro, un’altra degli eventuali glossari o dei testi di riferimento, della memoria di traduzione e così via.
La presenza di glossari o memorie di traduzione ci semplifica non poco il lavoro ma è di fondamentale importanza attenervisi per non correre il rischio di essere contestati in un secondo momento.
Se nel corso della traduzione sorgono dei dubbi di tipo terminologico o contenutistico, è opportuno informare immediatamente il cliente del problema affinché possa fornirci le informazioni richieste o possa a sua volta contattare il cliente finale e chiedere lumi in proposito.
Una volta terminata la traduzione (ovviamente entro i tempi di consegna pattuiti) possiamo finalmente inviarla al cliente e, per evitare ogni possibile rischio, chiedergli conferma dell’avvenuta ricezione. Sempre nell’ottica di evitare possibili grattacapi, è consigliabile conservare copia delle comunicazioni intercorse almeno per un anno.

Lavorare con un’agenzia di traduzioni

 Categoria: Traduttori freelance

Anche le agenzie di traduzione sono piuttosto restie ad effettuare pagamenti anticipati. Quando riceviamo una proposta di traduzione da parte di un’agenzia, cosa possiamo fare per poter vivere non eccessivamente angustiati fino alla scadenza della fattura?
Dovremmo innanzitutto effettuare le verifiche che abbiamo descritto ieri nel caso delle imprese. Anche se può sembrare incredibile, il rischio di essere contattati da un’agenzia che semplicemente “non esiste” purtroppo c’è.
Dopo tali verifiche, dovremmo controllare la reputazione dell’agenzia accedendo a GoTranslators.com (che invia messaggi di avvertimento) oppure a Payment Practices.net, Proz.com o siti e portali analoghi che offrono blue board, blacklist, hall of fame, ecc.
Inoltre, buona norma è dare un’occhiata ai post che hanno lasciato i colleghi riguardo ai nostri potenziali clienti. Nella sezione blue board di Proz ad esempio è possibile trovare moltissime agenzie con le relative opinioni dei traduttori.

Ad ogni modo, è evidente che i post debbano essere presi con le molle, poiché si tratta di opinioni strettamente personali. Senza conoscere a fondo la situazione che ha portato il traduttore a scrivere quel post è difficile fare una valutazione precisa. Tra l’altro, le note negative in qualche caso rimangono visibili anche se il problema o il fraintendimento fra agenzia e traduttore nel frattempo è stato positivamente risolto.
I criteri più razionali da applicare sono: la proporzione di note negative sul totale, il tipo di problema a cui si accenna, la data di pubblicazione della nota e il tenore di eventuali risposte date dall’agenzia.
Se prevalgono di gran lunga le note positive o se comunque le problematiche riscontrate nei post sono relativamente poco gravi, probabilmente vale la pena lavorare con quell’agenzia di traduzioni, altrimenti meglio lasciar perdere. Molto meglio non lavorare che lavorare e non essere pagati.
All’inizio può sembrare noioso effettuare tutte queste indagini ma, come abbiamo affermato nell’articolo di due giorni fa, si tratta di procedure che col tempo diventano abituali e che ci permettono di risparmiare tempo e denaro…nel vero senso della parola!

Decidere se accettare o meno un lavoro

 Categoria: Traduttori freelance

Quando veniamo contattati da un nuovo cliente, sia esso un privato o un’azienda, la cosa più logica da fare sarebbe pretendere un pagamento anticipato dell’intero importo o almeno di una parte. Purtroppo, molti colleghi traduttori accettano pagamenti posticipati e questo fa sì, com’è logico, che i clienti preferiscano rivolgersi a loro.
Che fare quindi per non perdere tutti i potenziali clienti e allo stesso tempo fare in modo che la nostra lista di lavori non pagati sia quanto più corta possibile?
Il primo passo è verificare che tipo di account di posta ha il nostro interlocutore. Se ci ha contattato da un account gratuito (come hotmail, gmail, yahoo, ecc.) ed è un privato, consigliamo vivamente ai nostri colleghi di pretendere un pagamento anticipato. In caso di rifiuto da parte del cliente, meglio rinunciare al lavoro.
Se è un’impresa ad averci contattato con un account gratuito è lecito avere qualche sospetto, visto che praticamente nessuna impresa che si rispetti utilizza quel tipo di account.
Tuttavia, anche se ci contattano da un indirizzo e-mail che ci sembra “buono” ovviamente non è detto che ci pagheranno. Dobbiamo approfondire l’indagine.

Nel corpo dell’e-mail devono comparire il nome del nostro interlocutore, l’incarico che ricopre presso l’azienda, l’indirizzo fisico dell’azienda, il telefono, il fax, l’indirizzo del sito internet e, ancor meglio, il numero di Partita IVA.
Se non sono presenti nel corpo della mail, è buona norma richiederli. Con questi dati è possibile effettuare qualche controllo più approfondito.
Innanzitutto possiamo visitare il sito web: una pagina squallida produce sempre vibrazioni negative. Consultando i siti allwhois.com, whois.com o whois.net, si può facilmente verificare chi ha registrato il dominio.
Andando sul sito dell’Agenzia delle Entrate si può verificare l’esistenza del numero di Partita IVA e l’esatta denominazione della ditta.
Per controllare l’esistenza del numero di telefono basta fare una chiamata a quel numero e dire di aver sbagliato.

Ad ogni modo, anche dopo aver fatto tutti questi controlli non abbiamo assolutamente alcuna garanzia che il cliente in questione ci pagherà.
In economia esistono tre tipi di soggetti economici: propensi al rischio, neutrali al rischio e avversi al rischio. Se apparteniamo alla prima categoria probabilmente questo tipo di controlli sarà sufficiente a farci stare tranquilli. Al contrario, se apparteniamo alla terza, quasi sicuramente ci rivolgeremo ad un’agenzia di assicurazione crediti che, a fronte del pagamento di una somma, ci garantirà la quasi totalità dell’importo dovuto in caso di mancato pagamento.

Consigli per aspiranti traduttori freelance

 Categoria: Traduttori freelance

Dopo qualche mese torniamo a parlare dei traduttori freelance.
Nell’articolo di oggi e in quelli dei prossimi giorni daremo qualche consiglio a chi si sta avvicinando a questa professione o a chi la pratica da poco.
Lo scopo è quello di evitare che vengano commessi errori dettati dall’inesperienza che potrebbero arrecare al traduttore danni sia economici che d’immagine.

Nella nostra professione, per essere efficienti e allo stesso tempo poter lavorare in tranquillità e al riparo da eventuali brutte sorprese, occorre stabilire fin da subito delle regole ben precise e seguirle costantemente.
All’inizio attenersi a tali regole non sarà piacevole, ma poi si trasformerà in una routine lavorativa razionale della quale apprezzeremo sicuramente i benefici. Non si tratta di lavorare di più, si tratta di lavorare meglio.

Il lavoro di traduttore non si limita alla di traduzione, ci sono altri due momenti altrettanto importanti, quello che precede il lavoro concreto e quello successivo alla consegna dello stesso.
Nel post di domani parleremo dei passi da compiere prima di accettare un lavoro nel caso il richiedente sia un privato o un’azienda. Il giorno dopo analizzeremo una situazione analoga ma nella quale il richiedente è un’agenzia di traduzioni. Passeremo poi alla fase di accettazione del lavoro, a quella esecutiva, a quella successiva alla consegna della traduzione e infine alla gestione di un eventuale reclamo.

Creare una memoria di traduzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

In questo blog abbiamo più volte accennato alle memorie di traduzione. Nell’articolo di oggi aggiungiamo un altro mattoncino alla costruzione e parliamo brevemente di come crearne una.

Gli strumenti di traduzione assistita (CAT) permettono di creare una memoria di traduzione vuota e di alimentarla durante la traduzione stessa: il testo tradotto viene infatti archiviato (generalmente in maniera automatica) nella memoria di traduzione. Essa inoltre può essere alimentata a partire da testi preesistenti attraverso una procedura chiamata allineamento.
Affinché questa operazione sia possibile, è però necessario che il testo originale nella lingua di partenza e la corrispondente traduzione nella lingua d’arrivo siano disponibili in formato elettronico.
La prima fase dell’allineamento prevede innanzitutto la segmentazione del testo originale e di quello tradotto. Una volta segmentati i due testi, è necessario l’intervento manuale del traduttore per definire le corrispondenze tra i segmenti nelle due lingue. Se il programma utilizzato per l’allineamento adotta algoritmi “intelligenti”, il grado di intervento manuale sarà piuttosto ridotto, viceversa sarà abbastanza esteso. Completata questa fase i segmenti allineati vengono inseriti nel database di memoria.

Una volta creata la memoria di traduzione, quasi tutti gli strumenti CAT permettono di cercare parole singole o espressioni al suo interno: sarà pertanto possibile verificare la precedente traduzione di una parola anche se nei glossari a disposizione tale termine non è presente.
Come abbiamo più volte sottolineato, le memorie di traduzione sono strumenti utilissimi per il traduttore quando si trova di fronte a testi molto lunghi ripetitivi. Se ad esempio deve tradurre manuali tecnici (voluminosi per definizione!) oppure deve tradurre documenti legali piuttosto corposi, le memorie di traduzione gli consentono di ridurre notevolmente i tempi di consegna della traduzione e di mantenere coerenza terminologica e stilistica per tutto il testo.

Considerazioni sugli strumenti CAT

 Categoria: Strumenti di traduzione

Gli strumenti di traduzione assistita (o  CAT),  soprattutto negli utenti inesperti, possono all’inzio suscitare sensazioni negative.
Dopo la scomposizione del testo da tradurre, questo si presenta infatti in un formato spesso molto diverso dal testo originale, generando difficoltà nel cogliere il contesto.
In generale, per limitare questo problema, è buona norma lavorare avendo sotto mano anche il documento originale, in formato cartaceo oppure sullo schermo del computer.

Alcuni traduttori in qualche caso tendono inoltre ad essere insoddisfatti dei risultati ottenuti dopo l’intervento iniziale del programma e abbandonano la modalità assistita a favore della modalità tradizionale.
Al contrario, altri traduttori, per ridurre i tempi di consegna o semplicemente per scarsa conoscenza del programma, tendono ad affidarsi troppo ad operazioni automatiche e ciò conduce inesorabilmente a traduzioni di bassa qualità. Chi traduce deve sempre mantenere il totale controllo del processo di traduzione. Il programma dev’essere uno strumento al servizio del traduttore, non viceversa.
I benefici derivanti dall’utilizzo degli strumenti di traduzione assistita, dipendono, come per tutte le cose, dall’uso che ne viene fatto.

Tanti traduttori, soprattutto quelli della vecchia guardia (che in genere non hanno una buona preparazione tecnico-informatica di base), incontrano difficoltà nell’utilizzo degli strumenti CAT o comunque, nell’utilizzarli, si rendono conto di non sfruttare appieno il loro potenziale.
A loro parziale giustificazione c’è comunque da notare come tali strumenti in genere non siano propriamente semplicissimi da usare. Manca qualcosa nel loro sviluppo, non hanno ancora raggiunto la piena maturità e per questo presentano una certa complessità.

Per imparare o perfezionare la conoscenza di un determinato strumento si possono frequentare corsi di formazione specifici. Vengono organizzati dagli stessi produttori, dalle agenzie di traduzione autorizzate alla formazione, dall’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti, (AITI) o da altre associazioni di traduttori italiane o internazionali. In alternativa, ci si può rivolgere anche a traduttori professionisti indipendenti disposti a fare formazione.

Programmi di ricerca su desktop (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

Nel post di ieri abbiamo introdotto i programmi di ricerca su desktop. Vediamone alcuni più da vicino.

Google Desktop Search
Questo programma funziona come se l’utente stesse effettuando una ricerca su Google in internet. L’applicazione ricerca file in formato Word e Excel, le e-mail, i messaggi e anche i file audiovisivi. Tra l’altro, quando si effettua una ricerca su internet utilizzando Google, il programma esegue la medesima ricerca anche all’interno del nostro computer e, alla fine del processo, vengono mostrati sia gli oggetti trovati in internet che quelli trovati nel pc.

Yahoo! Desktop Search
Pur offrendo funzioni simili, questo programma è dotato di un’interfaccia diversa. Cliccando sull’icona nella barra degli strumenti, si apre una finestra. In alto, nella barra degli strumenti, appare una casella di ricerca. L’utente può inserire il nome del file che sta cercando ed anche i campi di esecuzione della ricerca: Files – Pictures – Music – Email – Attachments – Contacts – All.
Una volta effettuata la ricerca, una finestra di anteprima posta a destra permette di visualizzare i contenuti dei file trovati. Il programma è in grado di trovare anche file zippati ma non può visualizzarne l’anteprima. Ad ogni modo, viste le funzioni offerte, riteniamo che questo programma sia il migliore in assoluto.

Microsoft Windows Desktop Search
Questo programma fa parte della barra degli strumenti di MSN. Oltre alla ricerca di file, immagini ecc., l’applicazione prende in esame anche i metadati contenuti nei file multimediali. Inoltre, è in grado di creare indici separati per account diversi e ciò consente di occultare certi file nel caso non si voglia condividerne il contenuto con altri utenti.

Alcuni colleghi utilizzano i molto meno famosi Ask Jeeves Desktop Search e Copernic Desktop Search.

Prima parte di questo articolo

Programmi di ricerca su desktop

 Categoria: Strumenti di traduzione

Quando compriamo un computer nuovo, giuriamo solennemente di trattarlo con i guanti bianchi. Memori dell’intrico di cartelle che si era creato a un certo punto in quello vecchio, ci ripromettiamo di mantenere in ordine le cartelle e gli archivi il più a lungo possibile.
Ciononostante, senza che ce ne accorgiamo o quasi, il nostro computer inizia a riempirsi di file di ogni genere, e dopo poco tempo arriva a congestionarsi in un modo tale che diventa difficile trovare un documento, una e-mail o anche un’immagine. La facilità e la velocità con cui ciò avviene a dispetto dei nostri sforzi è impressionante.
Fortunatamente anni fa la cara vecchia tecnologia ci è venuta in soccorso, proponendoci una serie di applicazioni che ci hanno aiutato nella ricerca di file nei nostri computer.

Si tratta dei programmi di ricerca su desktop, fra i quali vale la pena menzionare quelli forniti da Yahoo!, Google, Microsoft, Ask Jeeves e Copernic. Chi utilizza Windows Vista, può fare a meno di questo tipo di programmi poiché la ricerca interna è molto efficace, ma per gli altri milioni di computer nei quali sono ancora installate versioni precedenti, consigliamo di provare questi programmi, tutti funzionali, scaricabili gratuitamente, facili da installare e da usare.

Dopo il download e l’installazione, ognuno di questi programmi procede all’indicizzazione di tutti i file contenuti nel computer.
Una volta portata a termine questa operazione (che in qualche caso purtroppo può durare anche alcune ore), cliccando sull’icona posizionata nella barra degli strumenti del desktop, l’utente può iniziare ad utilizzare il programma di ricerca.
Quasi tutte le persone che lavorano nella nostra agenzia di traduzione e non hanno ancora installato Windows Vista nei loro computer, utilizzano Yahoo! Desktop Search, Google Desktop Search e Microsoft Desktop Search, anche se non sono certo gli unici in circolazione. Nel post di domani vedremo un po’ più da vicino questi programmi.

Seconda parte di questo articolo

Un milione di parole

 Categoria: Le lingue

Il Global Language Monitor, nato dalle ceneri di yourdictionary.com, è un’organizzazione che analizza le tendenze d’uso delle lingue mediante letture automatiche di algoritmi di testo sul web.
Recentemente sul loro sito è apparsa una notizia che ha avuto un’ampissima eco mediatica: secondo questi signori il 10 giugno del 2009 la lingua inglese avrebbe creato la sua milionesima parola, ossia “Web 2.0”.
La quantità non è stata ancora verificata da un ente di maggior prestigio, però l’ultima edizione del Dizionario di Oxford conteneva un totale di 231.100 “accezioni principali”. Sommando le accezioni obsolete, quelle proprio errate e i rimandi, si arrivava a un totale di 291.500, anche se ricerche piuttosto attendibili hanno dimostrato che il vocabolario medio utilizzato da una persona consta di circa 10.000 vocaboli, il che stride abbastanza con le cifre esorbitanti del GLM.

Tutti sappiamo benissimo che internet, la tecnologia in genere e il contatto con altre lingue hanno aumentato notevolmente la creazione di nuove parole e frasi, ma un milione di parole ci sembra davvero eccessivo. Abbiamo così deciso di analizzare i criteri che hanno portato a tale cifra spropositata.
Nel conteggio, giusto per fare qualche esempio, vengono incluse parole come “J-Lo”, “Becks” e “Jai Ho!”. Come possono soprannomi dati a personaggi famosi e improbabili titoli di canzoni in un’altra lingua formar parte del compendio della lingua inglese? E che dire di “Obamamania”? Già adesso è una parola obsoleta. Se mai è stata una parola, lo è stata solo nel 2009.
C’è di più. Le “letture automatiche di algoritmi di testo” di cui parlavamo all’inizio dell’articolo (o più semplicemente “bots” tanto per citare una delle parole di recente creazione), selezionano praticamente qualsiasi parola che appare online e la conteggiano.
Tra queste troviamo quindi “misunderestimate”, una parola diventata famosa per essere stata utilizzata erroneamente da George W. Bush in un suo discorso. Come se non bastasse, nell’elenco troviamo tutte le coniugazioni dei verbi e quindi “be” ma anche “is”, “are”, “was”, “were”, ecc. Assurdo. Con un sistema così l’italiano avrebbe dieci milioni di parole, se pensiamo che nella nostra lingua ci sono un’infinità di coniugazioni e che i sostantivi e gli aggettivi constano di genere e numero.

In conclusione, un milione di parole è una quantità inconcepibile, indipendentemente dall’influenza che la tecnologia e le altre lingue possano aver avuto sull’inglese negli ultimi anni. Tuttavia, quello che è ancor più inconcepibile è il metodo con cui questi signori hanno effettuato il calcolo.
La colpa della risonanza che è stata data a questa notizia bislacca è degli organi di informazione che hanno agito guidati dalla stessa logica di GLM, ovvero un fine prettamente pubblicitario.

L’importanza della fonte nella traduzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

Nel nostro lavoro, ci imbattiamo quotidianamente in termini o espressioni la cui traduzione ci mette in difficoltà. A volte la difficoltà risiede nel fatto che non troviamo da nessuna parte una traduzione corretta, a volte ne troviamo troppe e non sappiamo quale scegliere. Una fonte che ci confermi la bontà della traduzione è di fondamentale importanza.
In qualche caso troviamo la conferma che cerchiamo in documenti tradotti precedentemente da altri traduttori, in altri casi è internet a venirci incontro, in altri ancora la telefonata a un collega. Tuttavia, ciò che ci rende davvero sicuri di aver tradotto correttamente una parola o un’espressione, è la sua presenza in un dizionario.
In Italia ci sono tantissimi dizionari in commercio, alcuni dei quali sono opere prestigiose, iniziate decenni fa e nel tempo riviste, corrette, migliorate.
Senza dubitare dell’indiscutibile eccellenza di tali opere, si tratta di fonti affidabili al 100%? Sono veramente il compendio totale di tutte le parole e le espressioni corrette di una lingua?

I traduttori, e in particolar modo i traduttori specializzati in varie aree della traduzione tecnica, risponderebbero sicuramente di no a questa domanda, poiché capita loro piuttosto spesso di non riuscire a trovare nei dizionari parole molto comuni nell’ambito della loro area di specializzazione.
Per quanto eccellente possa essere un dizionario infatti, nessuno di essi riuscirà mai ad essere completamente esaustivo.
Un compendio definitivo è infatti possibile solo nel caso in cui una lingua sia morta. Lingue come il latino e il greco classico, presenti nei libri ma che nessuno utilizza più per comunicare.
Nel caso delle lingue vive invece non è possibile redigere un compendio poiché le lingue si evolvono continuamente grazie alla creazione di nuove parole ed espressioni e alla caduta in disuso di altre.
Quanto affermato è vero a tutti i livelli della società ma ancor più vero nell’ambito delle aree ad alto contenuto tecnologico. Le continue innovazioni e invenzioni in questi settori fanno sì che gli specialisti che vi operano siano essi stessi creatori di nuove parole. Solo successivamente i vocaboli creati vengono inseriti nei dizionari.
Pertanto non preoccupiamoci troppo se una parola della cui traduzione siamo certi non è presente nei dizionari.

Utilizzo di strumenti di traduzione assistita

 Categoria: Strumenti di traduzione

Come abbiamo più volte affermato in questo blog, gli strumenti di traduzione assistita esprimono le loro massime potenzialità quando il traduttore deve tradurre documenti con un elevato grado di ripetitività. Non a caso vengono massicciamente utilizzati da chi si occupa di traduzioni di manuali o di traduzione tecnica in genere.
L’utilità di questi strumenti è ancor più grande qualora debbano essere tradotte versioni attualizzate di manuali precedentemente tradotti, in cui gran parte del testo resta immutata.

Anche nel caso delle traduzioni informatiche, l’uso che viene fatto di questi strumenti è ampissimo. Ciò si deve, oltre all’alto grado di ripetitività del materiale da tradurre, anche alla forte propensione all’utilizzo di tecnologie avanzate da parte delle aziende che sviluppano software.
Ad ogni modo, sono molti altri i settori che beneficiano dei vantaggi offerti sotto il profilo terminologico dagli strumenti di traduzione assistita. Il settore legale, quello scientifico, quello commerciale e quello turistico sono sicuramente fra questi.

Anche in ambito artistico gli strumenti di traduzione assistita trovano in qualche caso il loro campo di applicazione. Chi si occupa ad esempio di traduzioni di sceneggiature si avvale di questi programmi.
Il discorso cambia quando il tema della traduzione è puramente letterario: in quest’ambito l’utilità degli strumenti CAT è piuttosto scarsa. Il traduttore vecchia maniera è, e forse sempre sarà, insostituibile.

Traduttori letterari

 Categoria: Traduzione letteraria

Chi si occupa di traduzione letteraria, oltre a possedere tutti i requisiti per essere un buon traduttore, in genere ha qualcosa che i suoi colleghi specializzati in altri settori non hanno.
Oltre ad una cultura letteraria di rilievo, ha una spiccata capacità espressiva e soprattutto una grande sensibilità per la bellezza del testo. Altrimenti non sarebbe un traduttore letterario, penseranno giustamente i nostri lettori.
Quasi tutti i traduttori letterari traggono grande soddisfazione dal proprio lavoro poiché riescono a dare sfogo al proprio estro e alla propria creatività. Non potrebbero in alcun modo lavorare nel campo della traduzione tecnica. Prima di tradurre il manuale di un treno si farebbero investire dal treno costruito con quel manuale.

Tuttavia, alcuni traduttori letterari vivono la propria professione con frustrazione perché dentro di loro nascondono il desiderio di essere scrittori, non traduttori.
Nel tempo libero scrivono pagine e pagine di proprio pugno e, in cuor loro, vorrebbero che fossero quelle ad essere pubblicate, non quelle che hanno tradotto.
La condizione di scrittori mancati gli impedisce di godere appieno della bellezza del loro lavoro. Sentono come se la traduzione imprigionasse il dono che la natura ha regalato loro.
Talvolta si sente dire che anche certi editori e certi critici letterari siano scrittori frustrati.
Certo per menti così creative non deve essere affatto semplice creare per delega. Tuttavia, conoscendo l’insicurezza e l’eterna insoddisfazione che gli scrittori sentono nei confronti delle loro opere, forse è meglio continuare a tradurre

Traduzione di testi antichi

 Categoria: Servizi di traduzione

Nell’articolo di oggi riportiamo l’interessante classificazione degli spostamenti che si producono nel processo traduttivo proposta da una grandissima studiosa spagnola, Amparo Hurtado, senza la quale la teoria della traduzione oggi non sarebbe quello che è. Ella li suddivide in:

Linguisitico: la lingua di partenza e la lingua d’arrivo hanno ognuna la propria storia, la propria struttura e le proprie peculiarità.
Umano: l’autore del testo originale e quello del testo d’uscita (il traduttore) sono due persone distinte, con i loro caratteri, i loro gusti, le loro conoscenze, i loro limiti, i loro condizionamenti.
Cronologico: lo scarto di tempo dal momento della stesura del testo originale al momento della traduzione può essere minimo ma può essere anche notevole.
Socioculturale: la cultura della lingua di partenza può essere simile a quella della lingua d’arrivo ma anche molto distante.
Di destinatario: i fruitori del testo d’uscita sono sempre importanti. Questo spostamento può essere quasi nullo ma anche determinante.

Lo spostamento cronologico, non a caso il nocciolo del suo dottorato, è considerato dalla studiosa il più importante di tutti.
Secondo Hurtado, la traduzione di testi antichi crea sempre al traduttore un problema doppio di percezione dovuto alle differenze linguistiche e culturali esistenti tra il periodo in cui viene redatto il testo originale e quello in cui viene tradotto. Più è ampio il lasso di tempo che intercorre tra la stesura del testo originale e la traduzione più le difficoltà aumentano.
Il traduttore in pratica deve affrontare uno spostamento linguistico e uno spostamento socioculturale amplificati dallo scorrere del tempo.
La riespressione del significato di un testo di partenza piuttosto “attempato” risulta sicuramente molto più complessa rispetto a un testo moderno poiché il traduttore, da un lato deve adattare una lingua arcaica con espressioni morte e sepolte alla lingua terminale moderna e, dall’altro, fare in modo che le scelte operate risultino comprensibili per il destinatario.

Traduzioni automatiche su YouTube

 Categoria: Strumenti di traduzione

La maggior parte degli utenti di internet conosce bene l’opzione di traduzione automatica in tempo reale fornita da Google. In vari articoli apparsi su questo blog poche settimane fa abbiamo affrontato l’argomento “traduzione automatica” in modo, crediamo, piuttosto esauriente.
Il nostro punto di vista, condiviso peraltro da molti altri, è che attualmente le traduzioni automatiche, pur non potendo in alcun modo uguagliare la precisione e l’affidabilità delle traduzioni eseguite dall’uomo, sono in qualche misura utili, poiché piuttosto efficaci per tradurre singole parole o frasi semplici.
Per questo motivo, questa tecnologia di traduzione è diventata uno strumento estremamente popolare fra i naviganti, al punto che YouTube ha deciso di utilizzarla per tradurre i sottotitoli dei video.

La nuova funzione permette la traduzione in tempo reale in varie lingue poiché utilizza appunto la piattaforma tecnologica cui facevamo riferimento all’inizio dell’articolo, Google Translator.
Sebbene i manager di YouTube ammettano senza problemi che le traduzioni automatiche contengono errori (a volte clamorosi, aggiungiamo noi), sperano che i loro video diventino accessibili ad un pubblico più vasto.
Per ricevere la traduzione in una delle lingue disponibili, è sufficiente spostarsi con il mouse sul pulsante CC in basso a destra accanto al volume e cliccare su “Traduci sottotitoli”.
A quel punto basta selezionare la lingua desiderata dall’elenco a tendina e cliccarci sopra.

Un principio chiave della traduzione

 Categoria: Problematiche della traduzione

Che un testo tradotto debba mantenersi fedele al senso contenuto nel testo originale senza per questo perdere di vista le norme linguistiche proprie della lingua d’arrivo, è un principio chiave della traduzione, accettato più o meno universalmente.
A tale principio si rifanno, o dovrebbero rifarsi, tutte le considerazioni del traduttore e le tecniche di traduzione da lui scelte. Tuttavia, questo non sempre è possibile o, ad ogni modo, non sempre è così facile come può sembrare leggendo tale enunciato. Talvolta infatti è lo stesso autore del testo originale a complicare la vita del povero traduttore.

L’autore di un testo non letterario è mosso da una volontà (o talvolta da una necessità oggettiva) di comunicare qualcosa. Nella sua azione si trova sempre fortemente condizionato da ragionamenti linguistici che lo portano a cercare di attenersi in modo più o meno scrupoloso a ciò che viene comunemente ritenuto corretto.
Anche l’autore di un testo letterario è mosso da una volontà o, in certi casi, addirittura da una necessità di comunicare qualcosa. La differenza rispetto al caso precedente è che, pur seguendo i dettami linguistici della propria epoca, cerca di plasmare la lingua ai suoi voleri, facendo di tutto per raggiungere una propria originalità stilistica e ottenendo talvolta un risultato non totalmente ortodosso, per usare un eufemismo.

Riassumendo: l’obiettivo dell’autore di un testo senza aspirazioni letterarie è semplicemente quello di trasmettere un messaggio, di comunicare qualcosa. L’autore letterario, al contrario, pur avendo lo stesso fine comunicativo, cerca di ottenere il proprio obiettivo utilizzando una forma del tutto peculiare. Le diverse ripercussioni che queste scelte hanno sul risultato finale della traduzione sono facilmente immaginabili.

Un programma di traduzione automatica

 Categoria: Strumenti di traduzione

Non è mai piacevole, in quanto traduttori professionisti, accogliere notizie relative ai progressi della traduzione automatica.
Ciononostante, il programma di cui parleremo nell’articolo odierno è davvero ingegnoso e merita almeno una citazione.
Ovviamente, come tutti i programmi che sfruttano la traduzione automatica, attualmente è molto fallace. Può darsi però che i futuri progressi tecnologici lo rendano un ottimo strumento di comunicazione e che tra qualche tempo gli interpreti debbano cercarsi un altro impiego. Per qualche anno però non dovrebbero esserci problemi in tal senso.

Il programma di traduzione automatica in questione si chiama Tele Scouter ed è stato proposto di recente da NEC, un colosso della tecnologia giapponese. Il programma visualizza quasi in tempo reale su degli occhiali speciali la traduzione scritta delle parole che l’interlocutore di chi indossa gli occhiali sta pronunciando. Ci spieghiamo meglio.
L’ascoltatore, oltre agli occhiali speciali, è dotato di un computer portatile che indossa in vita. Un microfono installato negli occhiali capta le parole pronunciate dall’interlocutore e le trasmette al computer. Il computer trasforma le parole in testo, le passa a un server remoto e questo produce una traduzione automatica che viene proiettata direttamente sulle lenti degli occhiali.
L’idea è veramente notevole, non c’è che dire. Il problema, come abbiamo accennato all’inizio dell’articolo, è che la qualità delle traduzione automatiche al giorno d’oggi è (per nostra fortuna!) davvero pessima. Pertanto da un procedimento incredibilmente elaborato si ottiene nel migliore dei casi una traduzione imprecisa e nel peggiore dei casi una traduzione disastrosa.

A dispetto di quanto affermato nella prima riga di quest’articolo, se in futuro l’uomo riuscirà a comunicare in lingue diverse grazie a Tele Scouter o a programmi analoghi, ne saremo sinceramente felici poiché si tratterà di un grossissimo passo avanti nella comunicazione e quindi nell’avvicinamento tra razze e culture diverse.
Il fatto che il nostro business (che comunque si incentra sulla traduzione scritta, non sull’interpretariato) possa subire un peggioramento, passa del tutto in secondo piano.
Ad ogni modo, nutriamo seri dubbi sul successo di queste tecnologie e qualcosa ci dice che i nostri colleghi interpreti avranno molto lavoro da sbrigare ancora a lungo…

Tratti comuni fra lingue

 Categoria: Le lingue

Ogni lingua è un mondo a sé stante, con la propria storia, le proprie regole, il proprio vocabolario. Alcune lingue condividono la stessa origine e per questo conservano più somiglianze rispetto ad altre.
Le lingue come l’italiano, lo spagnolo, il francese e il portoghese derivano tutte dal latino (non a caso vengono definite “neolatine”) e per questo motivo hanno molti tratti in comune.
Se mettiamo a confronto lingue con un’origine spazio temporale molto diversa, tali similitudini, com’è ovvio, si attenuano moltissimo.
Il cinese e il danese si assomigliano davvero poco, lo stesso può dirsi per il giapponese e il polacco e per un infinità di altre lingue.
Tuttavia tutte le lingue hanno alcuni tratti comuni che non dipendono dalle loro origini.

In primo luogo l’arbitrarietà, che si manifesta nell’assenza di relazione naturale tra i codici del linguaggio scelti e i concetti, gli oggetti e i fatti ai quali fanno riferimento. L’associazione tra le parole e i loro significati è il risultato di un processo di sviluppo culturale distinto da un paese ad un altro.
Una seconda caratteristica condivisa è l’utilizzazione di fonemi, cioè segni corrispondenti a suoni. Ogni fonema riproduce sempre lo stesso suono, diverso dagli altri fonemi. Modificando un fonema in una parola, il risultato sarà una parola inesistente e sprovvista di significato oppure una parola con un significato completamente diverso.
Una terza caratteristica è la doppia organizzazione della struttura delle lingue. Esse sono costituite da un numero ridotto di fonemi privi di significato intrinseco, ma la cui combinazione arbitraria permette la creazione di parole dotate di un significato variabile a seconda del contesto nel quale sono inserite.
Infine, questo tipo di organizzazione consente una produttività semantica illimitata. A partire da un numero convenzionalmente finito di fonemi si possono generare un numero infinito di parole e di messaggi.

La conoscenza della propria lingua

 Categoria: Le lingue

All’epoca in cui non esisteva un insegnamento codificato della traduzione, i traduttori arrivavano ad intraprendere questa professione attraverso i canali più insoliti: parentela, conoscenze, passione, vocazione, semplice casualità.
Attualmente, gli studi specialistici abbondano ma le cose non sono cambiate eccessivamente per quanto concerne le motivazioni. La gran parte delle persone che inizia a tradurre lo fa per ragioni di vario genere, non vi è un’unica ragione ben determinata.
Vi è però in ogni caso un elemento comune e insostituibile che è la conoscenza, ragionevolmente profonda, della propria lingua. Non c’è alcun dubbio che la conoscenza della lingua d’arrivo sia importante, ma quella della lingua di partenza è cruciale.

Giorni fa un nostro collega ci ha raccontato che un suo amico madrelingua svedese laureatosi negli States e con una conoscenza dell’inglese americano da far invidia agli stessi statunitensi, si era proposto come traduttore inglese-svedese a un’agenzia di traduzione ma la sua candidatura era stata rifiutata per insufficiente conoscenza della propria lingua.
La cosa potrà sembrare paradossale ai lettori meno esperti ma noi non ci siamo affatto stupiti.
La conoscenza della propria lingua non è qualcosa di scontato che ci viene regalato per il semplice fatto di essere nati e vissuti in un certo paese.

Osservando i neo laureati che si apprestano a fare il grande salto nel mondo della traduzione, notiamo che quasi tutti, ancor prima di iniziare la propria carriera professionale, sono già in possesso delle necessarie conoscenze tecniche, e in molti aspetti sono molto più preparati dei loro colleghi della vecchia guardia.
Tuttavia, li notiamo piuttosto carenti a livello di cultura generale e in qualche caso senza una conoscenza perfetta della propria lingua, cose che i loro colleghi più attempati avevano (e tuttora hanno) in abbondanza e che non si acquisiscono certo con una semplice consultazione in un database…

L’importanza della traduzione di un sito web

 Categoria: Traduzione di siti web

Oggigiorno, chiunque (o quasi) possieda un’attività commerciale ha anche un sito internet. Si tratta di uno strumento divenuto pressoché imprescindibile per ogni impresa, piccola o grande che sia.
Per facilitare la fruizione del sito agli utenti stranieri i siti spesso vengono tradotti in più lingue. Tuttavia, in molti casi non vengono tradotti nemmeno in inglese.
Si tratta a nostro avviso di un grave errore poiché, dall’analisi dei risultati di alcune recenti ricerche condotte sulle preferenze degli utenti di internet, emerge in modo chiaro che moltissimi desiderano “comprare nella loro lingua” e che spesso non lo fanno perché il sito che interessa loro non è tradotto nel loro idioma. Il concetto è ben riassunto da una frase ricorrente nel mondo degli internauti “Se non posso leggere non compro”.
La non traduzione di un sito web danneggia quindi sia il potenziale cliente (che rinuncia all’acquisto), sia l’impresa che offre il proprio prodotto/servizio (e che, suo malgrado, è costretta a rinunciare alla vendita).

Anche quando il cliente ha una discreta padronanza della lingua nella quale è scritto il sito, spesso accade che non si trovi a suo agio e decida di non comprare o di rivolgersi altrove.
Negli Stati Uniti per esempio, dove gli individui di origine ispanica sono cresciuti notevolmente negli ultimi anni, sebbene la maggior parte di essi sia tranquillamente in grado di leggere un sito in inglese, per fare i loro acquisti preferiscono di gran lunga siti tradotti nella loro lingua d’origine.
Gli imprenditori che lo hanno capito per primi hanno fatto affari d’oro e attualmente è impensabile che una impresa americana non abbia un sito tradotto in spagnolo.
Tradurre un sito internet in un’altra lingua, consente inoltre di aggiungere alle chiavi di ricerca già presenti nella versione italiana altre parole chiave contribuendo in questo modo a rendere più visibile il sito.
Per queste ragioni (e non solo), crediamo che attualmente sia assolutamente auspicabile per un’azienda tradurre il proprio sito in più lingue. Un piccolo investimento come questo potrebbe infatti rivelarsi un’arma importante nella lotta contro la crisi.

L’unità di traduzione corretta

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il compito del traduttore, lo abbiamo detto più volte, è quello di trasferire i concetti della lingua di partenza nella lingua d’arrivo utilizzando le stesse espressioni che utilizzerebbe un madrelingua in un’analoga situazione comunicativa.
Tuttavia, quando nella lingua di partenza ci sono riferimenti, fatti, circostanze o anche semplicemente oggetti che non esistono nella lingua d’arrivo, soddisfare questo principio è impossibile.
In svedese per esempio esistono parole per indicare “nonno paterno” (farfar) e “nonno materno” (morfar) ma non c’è nessun iperonimo per “nonno” in generale. Il traduttore incontra un ostacolo davanti a sé ma in qualche modo può superarlo.
Lo stesso non può dirsi nel caso debba tradurre “macchina fotografica digitale” nella lingua parlata dalle tribù che popolano l’Amazzonia e non sanno nemmeno cosa sia l’elettricità.
Il concetto è, senza dubbio, assolutamente intraducibile.
Allo stesso modo, pensiamo a uno strumento, un utensile dalla forma molto particolare costruito con un materiale non esistente in Italia e usato da quelle stesse tribù per difendersi da un animale che nemmeno gli zoofili nostrani conoscono. Gli indigeni per indicarlo usano una sola parola, a noi per tradurlo in italiano senza perdere informazioni per strada non basterebbe un intero paragrafo.

Spesso infatti è quasi impossibile tradurre rispettando un ideale rapporto 1:1 fra le parole del testo d’entrata e quelle del testo d’uscita, sostituire cioè una singola parola nella lingua di partenza con un’altra singola parola nella lingua d’arrivo.
Se dobbiamo ad esempio tradurre il nome di un colore, quasi sicuramente sarà possibile una traduzione 1:1 in tutte le lingue. Ad esempio, “giallo” in inglese si dice yellow, in spagnolo è amarillo e in francese è jaune.
Al contrario, nel caso di proverbi, formule di cortesia, frasi fatte, frasi idiomatiche e spesso anche normalissimi concetti è quasi impossibile mantenere il rapporto 1:1 e, per rendere il senso in modo appropriato, devono essere utilizzate unità di significato più estese.
Nell’articolo del 1 marzo abbiamo fatto un esempio che rende bene l’idea.
Tradurre “Staff entrance only” con una tecnica quasi 1:1 (come spesso fanno i traduttori automatici) produce “Entrata di personale solamente”, un’espressione sicuramente corretta da un punto di vista meramente grammaticale ma non certo adeguata al contesto italiano.
Come abbiamo visto, una traduzione sicuramente più appropriata è “Vietato l’accesso alle persone non autorizzate”, un’espressione formata da ben 7 parole invece di 3.
Questo è solo uno dei tantissimi aspetti che deve tener in grande considerazione chi traduce: la scelta dell’unità di traduzione corretta.

Legalizzazione di una traduzione

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Oltre all’asseverazione, di cui abbiamo parlato nell’articolo di ieri, spesso i clienti richiedono contestualmente anche la legalizzazione di una traduzione.

Il fine della legalizzazione (o apostille) è quello di attestare che la firma apposta da un pubblico ufficiale su un determinato documento sia autentica e che quel pubblico ufficiale al momento di apporla avesse la qualità legale per farlo.
La Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo è l’ente preposto all’erogazione del servizio per delega del Ministro degli Esteri.
La competenza della Prefettura riguarda sia i documenti e gli atti rilasciati in Italia affinché abbiano valore all’estero, sia i documenti prodotti da autorità estere (ivi comprese rappresentanze diplomatiche e consolari in Italia) affinché abbiano valore in Italia.
A questa regola fanno eccezione gli atti firmati dai Notai, dai Funzionari di Cancelleria e degli Uffici Giudiziari per la cui legalizzazione, invece, è competente la Procura della Repubblica.
Il processo di legalizzazione è molto rapido. Le varie Prefetture dispongono infatti di un apposito registro di firme depositate e se la firma sul documento da legalizzare è presente in esso, l’iter si conclude con l’immediata apposizione del timbro di legalizzazione. Tuttavia, se la firma non è presente nel registro, la procedura di legalizzazione può durare anche alcuni giorni poiché vengono richieste tutte le informazioni del caso all’ente che ha emanato l’atto.
Una volte ottenute, si procede alla legalizzazione del documento.

La legalizzazione può essere richiesta da chiunque, semplicemente presentandosi presso la Prefettura con il documento da legalizzare e i suoi eventuali allegati. Il costo del servizio, salvo i casi di esenzione è una marca da bollo.

Asseverazione di una traduzione

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

In certi settori, in particolare quello legale e quello commerciale, a un’agenzia di traduzioni vengono richiesti servizi aggiuntivi alla mera traduzione di un documento. Si tratta dell’asseverazione (di cui parleremo oggi) e della legalizzazione (di cui parleremo domani).

L’asseverazione (o giuramento) è l’attestazione ufficiale da parte di un traduttore circa la corrispondenza fra un determinato testo e la traduzione del medesimo che egli stesso ha eseguito.
Contratti, atti legali e notarili, lettere di incarico, certificati, documenti anagrafici, attestati, diplomi, sono tutti documenti per i quali viene sempre richiesta l’asseverazione per rendere valido il documento tradotto nel paese in cui dev’essere utilizzato.
L’asseverazione di una traduzione è una materia di competenza del Tribunale.
Il traduttore che ha eseguito la traduzione (che deve essere autorizzato e certificato), deve presentare personalmente il documento originale e il documento tradotto in un’apposita Cancelleria per le asseverazioni all’interno del Tribunale stesso. Il traduttore si assume la responsabilità della traduzione con un verbale di giuramento al Tribunale.
Generalmente tale giuramento può essere prestato al momento della presentazione della traduzione.

L’asseverazione è in effetti un servizio che viene reso in un normale giorno lavorativo e in pratica richiede solamente il versamento di una tassa di cancelleria sotto forma di bolli (diritti di cancelleria presso il Tribunale Ordinario o presso il Giudice di Pace) e l’applicazione di una marca giudiziaria ogni quattro pagine di traduzione.

I classici della traduzione (5)

 Categoria: Storia della traduzione

JOHANN WOLFGANG GÖETHE (1749 – 1832)
Note e saggi sul divan orientale-occidentale

Esistono tre stadi di traduzione.
Il primo di essi ci fa semplicemente vedere le cose con una prospettiva diversa dalla nostra. [...]
Ad esso segue un seconda epoca, detta parodistica, in cui il traduttore cerca di immedesimarsi nel contesto del paese straniero, ma ciò che fa in realtà è solo appropriarsi dell’essenza ad egli estranea e raffigurarla di nuovo nell’essenza che egli ben conosce. Egli non fa altro che adattare le parole straniere alla sua lingua, sia che esse esprimano pensieri, sentimenti o indichino oggetti.
Il terzo periodo è l’ultimo ed è il più elevato. Il traduttore si sforza di rendere la traduzione identica all’originale rappresentandola in modo paritario, non come se fosse un suo surrogato. Aderendo totalmente al testo di base, il traduttore rinuncia in parte all’originalità della sua nazione e dà vita ad una terza entità. I suoi compatrioti devono abituarsi a questa nuova dimensione per poterne godere appieno.
Quando una traduzione tende ad identificarsi con il testo di base, il cerchio in cui si muovono l’estraneo e il consueto, il noto e l’ignoto, viene finalmente chiuso e veniamo condotti alla piena comprensione del testo originale.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione”

Agenzie di traduzione “network”

 Categoria: Agenzie di traduzione

Le agenzie di traduzione “network” hanno una struttura sotto certi aspetti simile a quella dalle grandi agenzie di traduzione.
Anche i network possono avere più sedi o uffici di rappresentanza esteri, ma, a differenza delle grandi agenzie, possono contare su un numero di risorse umane esterne decisamente superiore.
I network infatti lavorano principalmente o esclusivamente online avvalendosi di migliaia di traduttori residenti in tutto il mondo e selezionati, oltre che in base alle loro capacità di traduzione, in base alle combinazioni linguistiche e alle aree di specializzazione che sono in grado di offrire.
Generalmente le risorse interne del network sono più ridotte rispetto alle grandi agenzie di traduzione e hanno solamente funzioni di indirizzo e gestione della rete di traduttori, revisori, proofreader, ecc. che operano nel loro paese di residenza, senza spostarsi fisicamente presso la sede dell’agenzia.

La metodologia di lavoro è la seconda grande differenza che contraddistingue un network da un’agenzia di grandi dimensioni.
In un network, i grandi progetti nei quali intervengono vari professionisti della traduzione, vengono pianificati, realizzati e monitorati completamente online.
Dalla sede fisica dell’agenzia i project manager creano team di lavoro internazionali dove i partecipanti al progetto di traduzione lavorano a stretto contatto grazie alle moderne tecnologie di comunicazione pur essendo fisicamente a migliaia di chilometri l’uno dall’altro. Ad ogni modo, anche in questo caso, al cliente viene garantito un livello di qualità del prodotto finale estremamente alto.
Questo tipo di organizzazione, basata sulla delocalizzazione della manodopera, comporta costi inferiori rispetto a un’agenzia di traduzioni di grandi dimensioni e permette al network di posizionarsi in una fascia di prezzi decisamente più bassa rispetto ad essa, grosso modo quella di un traduttore freelance.
È a quest’ultima categoria che appartiene Easy Languages.

Con l’articolo di oggi chiudiamo il percorso iniziato due settimane fa sugli operatori presenti nel mercato della traduzione.
Speriamo che i nostri articoli vi abbiano reso le idee più chiare e vi permettano in futuro di scegliere il prestatore di servizi che fa più al caso vostro.

Grandi agenzie di traduzione

 Categoria: Agenzie di traduzione

Le grandi agenzie di traduzione sono strutture che assomigliano molto alle aziende che lavorano nel settore manifatturiero.
A seconda della loro grandezza, possono contare su un equipe di traduttori interni ed esterni molto numerosa, su segreterie, uffici marketing, uffici commerciali, uffici amministrativi, dipartimenti per le risorse umane, oltre che su una serie di professionisti grafici e informatici che coadiuvano i traduttori nei progetti.
Generalmente queste agenzie hanno sedi piuttosto grandi e talvolta hanno distaccamenti o uffici di rappresentanza in paesi esteri.

Offrono un vasto numero di combinazioni linguistiche e di aree di specializzazione, e, nel caso i loro clienti presentino progetti al di fuori di tali combinazioni e tali aree, possono sfruttare accordi di collaborazione che hanno con altre agenzie di traduzioni.
I servizi offerti normalmente vanno molto al di là della semplice traduzione di testi.
Potendo contare su personale altamente qualificato e con competenze di vario genere, sono in grado di fornire servizi di interpretariato, di traduzione e localizzazione di siti internet, di localizzazione di software, o di fornire servizi aggiuntivi come ad esempio il Desktop Publishing.

I progetti di grandi dimensioni sono quelli che permettono alle agenzie di questo tipo di fare la differenza rispetto alle agenzie di traduzione più piccole.
Per la loro gestione vengono creati gruppi di lavoro nei quali i professionisti della traduzione (traduttori, revisori, proofreader, ecc.) lavorano a fianco di professionisti di altri settori selezionati a seconda del progetto. Il lavoro del team viene coordinato e supervisionato da esperti project manager che inoltre mantengono i rapporti con il cliente prima, durante e dopo la traduzione.
Questo tipo di organizzazione del lavoro permette alle grandi agenzie di selezionare i professionisti più adeguati per ogni singolo progetto di traduzione e di adottare procedure di gestione e controllo estremamente efficaci.

A fronte di prezzi generalmente un po’ più alti di quelli dei traduttori freelance e delle piccole agenzie, ai clienti viene garantito un livello di qualità del prodotto finale molto elevata.

Piccole agenzie di traduzione

 Categoria: Agenzie di traduzione

Le piccole agenzie di traduzione sono strutture quasi sempre create da alcuni traduttori professionisti, che uniscono le proprie capacità e le proprie esperienze per un progetto comune.
Rispetto al lavoro in autonomia, costituire un’agenzia presenta sicuramente costi più alti ma i benefici sono quasi sempre maggiori.
Un’agenzia, seppur di piccole dimensioni, è infatti in grado di assorbire una quantità di lavoro proporzionalmente superiore rispetto ad un singolo professionista e, a differenza di quest’ultimo, è generalmente disponibile per lavori urgenti.
Inoltre, è improbabile che un singolo sia in grado di gestire da solo un progetto di traduzione piuttosto corposo che richieda competenze specifiche di vario genere come la traduzione di un testo tecnico complesso, l’adattamento del testo ad un catalogo con immagini, la creazione di una presentazione in PowerPoint e successivamente la formattazione del testo per l’inserimento in un sito Web.
Al contrario, in una piccola agenzia di traduzioni, se i titolari collaborano tutti insieme contemporaneamente e sfruttano le rispettive capacità e conoscenze, possono riuscire a gestire il progetto in tutte le sue fasi in modo assolutamente professionale.

Tuttavia, il numero di combinazioni linguistiche che un’agenzia di traduzioni di piccole dimensioni può offrire, è piuttosto limitato ed è strettamente legato al numero dei titolari, che generalmente sono gli unici traduttori interni.
Anche il numero delle materie trattate, per le stesse ragioni cui facevamo riferimento nell’articolo sui traduttori professionisti, è abbastanza limitato.
Ad ogni modo, qualora un progetto di grandi dimensioni richieda competenze che vanno al di là di quelle dei titolari, la piccola agenzia può decidere se appoggiarsi ad agenzie più grandi o reclutare altri professionisti per l’occasione.
Com’è logico supporre, i prezzi offerti dalle piccole agenzie di traduzione in genere sono più alti di quelli offerti da un traduttore professionista per lo stesso tipo di servizio.

Agenzie di traduzione broker

 Categoria: Agenzie di traduzione

Le agenzie di traduzione broker sono una via di mezzo tra le agenzie di traduzione vere e proprie e i procacciatori di traduzioni.
Come abbiamo visto nell’articolo del 26 marzo, i procacciatori di traduzioni dispongono semplicemente di un portale attraverso il quale clienti e fornitori si mettono in contatto.
Essi non hanno nessun tipo di relazione commerciale con i visitatori del sito, si limitano alla riscossione dei pagamenti effettuati dalle agenzie per essere presenti nel portale.
L’agenzia di traduzione broker, al contrario, ha generalmente una sede fisica con personale di segreteria e amministrativo. Il cliente contatta l’agenzia ai recapiti presenti sul sito internet credendo di interfacciarsi con un’agenzia di traduzioni a tutti gli effetti. In realtà, quest’ultima incarica del lavoro un’altra agenzia o un traduttore freelance poiché al proprio interno non dispone di personale specializzato per le traduzioni.

Praticamente l’attività dell’agenzia di traduzione broker è una “compravendita di traduzioni”: compra una traduzione a un’altra agenzia o a un traduttore e la rivende al cliente finale ricaricando una percentuale sul costo.
Nonostante ciò riesce a praticare prezzi in linea con il mercato poiché spesso, grazie alla quantità di lavoro che richiede, riesce a ottenere condizioni speciali in fase di acquisto. La fatturazione al cliente finale viene ovviamente effettuata dall’agenzia stessa.

La qualità della traduzione in questo caso è interamente nelle mani dell’agenzia che ha effettuato concretamente il lavoro. I risultati possono essere buoni o cattivi, dipendono in gran parte dalla capacità e dalla volontà del broker nello scegliere un’agenzia di traduzioni seria ed affidabile.
Talvolta la tentazione del broker è quella di incaricare del lavoro l’agenzia che pratica i prezzi più bassi al fine di avere un margine di guadagno superiore.
Questo tipo di scelta si riflette negativamente sulla qualità del lavoro e, nel lungo periodo, un abuso di tale strategia porta con ogni probabilità alla chiusura dell’agenzia.