Quantità di parole traducibili in un giorno

 Categoria: Tecniche di traduzione

Mi sono laureata da circa due anni e solo da qualche mese ho iniziato a ricevere i primi lavori di traduzione. Nonostante non sia esattamente strapiena di lavoro, ho dovuto rinunciare ad alcuni lavori alla mia portata perché le tempistiche di consegna erano troppo ridotte per la mia attuale velocità di traduzione. Ho preferito rinunciare perché voglio assolutamente impostare fin dall’inizio della mia carriera una strategia di approccio al cliente basata sulla qualità e sul rispetto delle scadenze pattuite.
Tuttavia, non vorrei che tale strategia, associata alla mia attuale lentezza, mi togliesse nel frattempo delle buone opportunità lavorative (come in effetti è già successo) o mi causasse qualche problema con i clienti. So bene che per raggiungere una certa velocità di traduzione dovrò aspettare ancora qualche anno, ma vorrei capire se attualmente sono del tutto fuori scala oppure se rientro nei parametri della normalità. Per questo motivo mi chiedo: quante sono le parole traducibili in un giorno?

Essendo stata abituata fin da bambina ad affrontare i problemi in modo diretto, ho cercato di quantificare in modo analitico la mia produttività media calcolando quante parole riesco a tradurre in una giornata lavorativa di 8 ore, delle quali 4 mattutine e 4 pomeridiane intervallate da un’oretta e mezzo per la pausa pranzo.
Togliendo dalle 8 ore un paio di pause caffè, telefonate di amici/colleghi, e-mail di lavoro e qualche distrazione in rete, mi rimangono non più di 7 ore nette nelle quali riesco a tradurre circa 10 cartelle, ma non di più. Ho eseguito la misurazione per un mese di fila utilizzando per fare i calcoli testi piuttosto tecnici ma che trattavano argomenti nei quali ero molto ferrata. Inoltre, avevo a disposizione ottime risorse terminologiche.
A questo punto ho utilizzato la rete per confrontare la mia produttività media con quella di altri colleghi. Nell’articolo di domani parlerò dei risultati delle ricerche che ho effettuato.

Autore dell’articolo:
Mara Valsecchi
Traduttrice fr>it
Aosta

Traduzioni italiano-hindi

 Categoria: Le lingue

Così come l’italiano ha un legame molto stretto con il latino, l’hindi ha un legame altrettanto stretto con il sanscrito, la lingua da cui deriva. Nel corso dei secoli, tutte le genti che hanno popolato il cosiddetto hindi heartland (corrispondente grosso modo alla pianura intorno ai due fiumi più importanti del nord dell’India, il Gange e lo Yamuna) hanno influenzato in vario modo la lingua, che è arrivata ai giorni nostri in due forme distinte: la lingua conosciuta da tutti come hindi ed una forma più comune detta hindustani. Sembra banale, ma quando si esegue una traduzione in hindi, è molto importante capire a chi è rivolto il testo, proprio perché esistono due forme diverse della stessa lingua. L’hindi “puro” si usa nelle occasioni formali, nelle comunicazioni ufficiali, nelle pratiche amministrative, ecc. Al contrario, l’hindustani è la lingua che si sente parlare dalla gente nelle strade.

Se un cliente deve tradurre una lettera commerciale in hindi, è sicuramente auspicabile l’utilizzo della lingua pura, ma se si vuole condurre un’indagine di mercato all’interno di un centro commerciale per comprendere il gradimento verso un prodotto tipico italiano, è sicuramente più indicato l’hindustani.
Inoltre, visto che sono più di 500 milioni le persone in grado di comprendere l’hindi, è facile immaginare come, accanto all’hindi e all’hindustani, vi siano poi varie sfumature regionali.
Per questo motivo, per un traduttore italiano-hindi, è sicuramente utile sapere dove risiedono i destinatari della traduzione: se a Nuova Delhi (capitale del paese), oppure a Bhopal (capoluogo della regione del Madhya Pradesh nell’India centrale), o ancora a Shimla (capoluogo dell’Himachal Pradesh alle pendici dell’Himalaya).
Le variazioni legate alle tradizioni locali possono essere anche molto sensibili, pertanto, se si vuole raggiungere un obiettivo commerciale preciso, è opportuno affidarsi a dei professionisti della traduzione italiano-hindi.
La nostra agenzia di traduzioni collabora con molti traduttori madrelingua hindi e può supportarvi in qualsiasi tipo di progetto relativo alle lingue parlate nella penisola indiana.

Autore dell’articolo:
Ashish Saroha
Fano (PU)

Livelli linguistici

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nel mio approccio al tradurre, che comprende lavori tecnici e lavori letterari, c’è una cosa che faccio sempre, e che accomuna le due attività: arrivare alla “verità” per successive approssimazioni. In altre parole, un lavoro di traduzione consiste in ogni caso nell’avvicinarsi progressivamente a un risultato, che sia – nella lingua obiettivo – l’immagine il più fedele possibile di quello che un certo testo era nella lingua d’origine. Determinate parole emergono subito nel loro significato, mentre altre richiedono un approfondimento, uno studio, per “rivelarsi”. In teoria, si potrebbe svolgerlo subito, fermandosi sui dettagli fin dalla prima stesura, ma questo correrebbe il rischio di far perdere il senso dell’insieme, o quella continuità musicale (ma, direi di più, energetica) che collega le varie parti di un discorso articolato. Personalmente, preferisco stendere il mio “rullo” del tradurre su tutto il testo a ondate successive, via via scandagliando e mettendo sempre più a fuoco i singoli termini.

In questo sono utilissimi gli strumenti che Word mette a disposizione. È sufficiente mettere in giallo le parole che necessitano di questo tipo di riflessione, o anche evidenziare – separandole con lineette o barre – diverse possibili traduzioni di un nome, un aggettivo o un verbo. Insomma, far sì che, al seguente passaggio in quel punto del testo, si possa avere un orientamento per proseguire il percorso, migliorandolo. Un po’ come degli esploratori farebbero in una foresta che stanno attraversando per la prima volta. Tradurre è, in questo senso, tracciare un sentiero che prima non esisteva. È imparare a orientarsi in un mondo che non è il “nostro”, perché è di colui che ha scritto il testo che stiamo traducendo, ma stendendovi sopra un lieve “strato” del nostro mondo: esterno e non invasivo, certo, perché alla fine noi saremo sì presenti, ma senza farci sentire, bensì dando solamente una voce alla voce di un’altra persona. Come dei bravi interpreti musicali, o degli attori ben calati in un personaggio diverso da loro.

Autore dell’articolo:
Giovanni Agnoloni
Scrittore e traduttore tecnico e letterario
(lingue: EN, ES, FR, PT)
Firenze

I 150 anni dell’unità d’Italia e l’italiano

 Categoria: Le lingue

Oggi si celebra il 150° anniversario dell’unità d’Italia, che fu sancita dalla promulgazione della legge 4671 del 17 marzo 1861.
Secondo molti, la lingua italiana ha unito il paese già a partire da qualche secolo prima di quella fatidica data anche se, a onor del vero, la popolazione della penisola fino ad allora si era espressa utilizzando i molteplici dialetti regionali e locali e l’italiano era stato utilizzato solo dalla popolazione colta come lingua scritta.
Tuttavia, l’italiano ebbe un ruolo chiave nel processo che precedette la nascita dello Stato nazionale. All’alba degli accadimenti che portarono all’unità, infatti, l’italiano divenne il fondamento dell’identità culturale unitaria che spinse gli abitanti della penisola a battersi per l’indipendenza e per l’unificazione politica del paese.

Negli anni successivi, ed in particolare nel corso del secolo scorso, l’espansione e la diffusione capillare sul territorio, stimolate dal processo di trasformazione politica e socio-economica del paese, hanno dato origine ad una vera e propria rivoluzione linguistica. L’italiano è divenuto un patrimonio di tutti, non solo delle classi più colte.
Tuttavia, volendo fare un bilancio sull’attuale stato di salute della nostra lingua, possiamo affermare con una certa sicurezza che questa è forse la sua epoca più travagliata. Senza voler essere puristi o integralisti, è sotto gli occhi di tutti come l’italiano stia respingendo con sempre maggior difficoltà gli attacchi che gli vengono quotidianamente sferrati su più fronti, tre dei quali sono sicuramente più caldi rispetto agli altri.

Il primo fronte è senza dubbio quello con la lingua inglese. L’italiano è infatti una delle lingue più permeabili all’introduzione di parole provenienti dalla lingua d’oltremanica, anche se forse ormai sarebbe più corretto dire d’oltreoceano visto che moltissime nuove parole provengono dal settore della tecnologia, il cui quartier generale è ubicato negli States. Anche la “moda” americana in questo fenomeno di depauperamento linguistico nostrano fa la sua parte.
Il secondo fronte è quello con i dialetti, che vengono tuttora utilizzati dalla popolazione per comunicare a livello orale e che non contribuiscono certo a rafforzare la lingua nazionale.
Infine, un altro terreno di scontro è quello con le forme di comunicazione più utilizzate dai giovani (sms, e-mail, social network, ecc.) che introducono una variante “sintetica” della lingua e ne provocano il progressivo indebolimento.

Traduzione di guide turistiche

 Categoria: Servizi di traduzione

Da sempre nutro la passione per i viaggi e per le lingue. Ancor prima di diventare maggiorenne me ne andavo a zonzo per l’Europa con uno zaino, poche lire in tasca e qualche amico fedele.
Poi sono iniziati i viaggi intercontinentali e i soggiorni prolungati all’estero. Più che all’università le lingue le ho imparate sul campo. A un certo punto mi è venuta un’idea geniale. Mi sono detto: “conosci benissimo tre lingue, conosci le culture di diversi paesi perché ci hai vissuto, conosci lo stile delle guide turistiche perché nei hai lette a centinaia, perché non ti proponi come traduttore di guide turistiche? Chi meglio di te potrebbe fare questo lavoro?
Detto fatto, ho iniziato a propormi alle case editrici e alle agenzie di traduzione e in meno tempo di quanto pensassi ho iniziato a ricevere materiale da tradurre.
In questi giorni festeggio il mio decimo anno di traduzioni turistiche. Sì perché con il tempo ho iniziato ad occuparmi anche di altre traduzioni, non solo di guide turistiche, ma anche di siti internet di strutture ricettive, di cataloghi di tour operator, di brochure pubblicitarie, e, in generale, di tutte le traduzioni nel settore del turismo. Faccio anche traduzioni enogastronomiche.

La mia passione originaria resta però la traduzione di guide turistiche.
Si tratta di un tipo di traduzione che, all’occhio inesperto, potrebbe sembrare piuttosto agevole. In parte lo è, poiché il registro linguistico dei testi è quasi sempre scevro dalle raffinatezze stilistiche e lessicali tipiche del linguaggio letterario e non presenta una terminologia “criptica” come quella di molti documenti tecnici. In più, il tono utilizzato è pratico e colloquiale.
Tuttavia, non è così semplice come sembra. Per tradurre guide turistiche in modo efficace, è necessario che il traduttore possegga una profonda conoscenza della mentalità degli abitanti, dei loro usi e costumi, della loro storia passata e presente nonché dei paesaggi, del clima, ecc.
Tutte informazioni che non possono in alcun modo provenire dalla mera conoscenza della lingua del luogo. Occorre aver vissuto quel luogo, respirato l’aria di quel luogo e non sempre questo è possibile. Un traduttore non può aver visitato tutti i posti del mondo.
Quando traduco un testo che mi guida in città e paesi sconosciuti, attingo a tutta una serie di informazioni che non ho certo ricavato dal mero studio della lingua. Leggo libri, mi documento e volo con il pensiero alle mie esperienze personali del passato che in qualche modo mi avvicinano a quei luoghi. Solo così riesco, a mia volta, a guidare il lettore alla loro scoperta. Nel farlo, cerco di seguire l’approccio divulgativo che quasi sicuramente è stato adottato dallo scrittore. Questa è un’altra dote che, a mio avviso, non può mancare in un traduttore di testi turistici. Naturalmente, pur seguendo il percorso tracciato dallo scrittore, cerco di trasportare le espressioni gergali da questi eventualmente utilizzate in un linguaggio comprensibile ai più, quantomeno fin dove ciò sia possibile. Solo in questo modo un traduttore riesce a fare breccia nel cuore di moltissimi lettori.

Autore dell’articolo:
Marzio Giandonati
Traduttore EN, ES, FR > IT
Milano

La professione delle parole

 Categoria: Traduzione letteraria

Ci si può chiedere quale sia il motivo per cui uno che si è laureato in Legge si mette a fare il traduttore; la ragione per la quale, giunto a metà del suo percorso universitario, scopre in sé una vena comunicativa che passa attraverso le lingue. Nel mio caso, l’aggettivo comunicativa ha decisamente senso, visto che il germogliare di questa passione ha avuto un doppio volto: da una parte, appunto, linguistico, e dall’altro letterario. E mi ritrovo oggi ad essere un libero professionista della parola, uno scrittore-traduttore. I due aspetti, in effetti, non si possono separare l’uno dall’altro. Lo stesso criterio che guida la scelta di un tema da trattare in un saggio o in un romanzo è quello che ispira il mio orientarmi nel mare magnum delle lingue con cui lavoro (inglese, spagnolo, francese e portoghese), che si tratti di traduzioni letterarie o di traduzioni tecniche (nel campo legale, commerciale, turistico e artistico). Si tratta comunque di dare una veste verbale a un flusso di energia che attraversa la mente e lo spirito di chi scrive o interpreta il pensiero di un altro autore.

La parola è uno strumento di individuazione, per dirla con Carl Gustav Jung, ossia una potente lente che ci permette di mettere a fuoco – appunto, scegliendo la parola giusta – il concetto o la percezione che si vuole evocare, attingendola dal pozzo del nostro essere per renderla testo. Ogni parola ha una sua vibrazione specifica. Owen Barfield, filosofo inglese amico di J.R.R. Tolkien e come lui membro del circolo degli Inklings, sosteneva che in origine le parole facessero tutt’uno con gli oggetti che rappresentavano, e poi, nel corso della storia, l’uso le avesse progressivamente allontanate da quella perfetta fusione, impoverendole. Compito dello scrittore, allora, come Tolkien stesso affermava, era quello di recuperare, attraverso una scelta sapiente delle parole, quell’unità originaria.
La parola giusta ci fa sempre provare una sensazione particolare: un ecco! di riconoscimento, che ci appaga come un bisogno soddisfatto. Perché scegliere le parole giuste è un bisogno intrinseco alla natura dell’uomo. Per questo sono convinto che il mestiere di traduttore e quello di scrittore – e dico di più, quelli di traduttore tecnico e traduttore letterario – facciano tutt’uno. Al di là dei diversi gradi di creatività (maggiore, certo, nell’attività scrittoria), della più spiccata esigenza di restare aderenti alla lettera del testo originario, nel caso delle traduzioni tecniche, e della maggior “aridità” di un testo giuridico o commerciale rispetto a un romanzo o ad un saggio particolarmente profondo, il bisogno di precisione linguistica che richiamano è esattamente lo stesso.

Nello scrivere si pone il problema di esprimere esattamente il mondo che si vuole evocare; nel tradurre un testo letterario si pone quello di interpretare lo stato d’animo o la situazione che l’autore intendeva suscitare, ma bisogna sempre andare a individuare la parola giusta. In una traduzione tecnica, quest’ultima esigenza è massima. Ma il meccanismo con cui si va a “pescare” i termini da usare passa attraverso gli stessi canali.
Forse è per questo che, nonostante la mia carriera di studente superiore, iniziata col liceo classico e proseguita con la facoltà di Legge, non ho mai pensato che il mio lavoro di oggi fosse in contraddizione con quel percorso. Laddove il latino, il greco e la filosofia mi hanno fornito gli schemi di riferimento e l’elasticità mentale per affrontare qualsiasi lingua moderna (studio tuttora il polacco), le materie giuridiche mi hanno dato il rigore di cui uno scrittore e un traduttore – e, ancor più, uno scrittore-traduttore – necessitano, nella loro attività di professionisti delle parole.
In fondo, scrivere, come anche tradurre – e qui uso consapevolmente la parola sbagliata –, è un po’ come jouer, “recitare”, in francese. È un “farsi tramiti” di qualcosa che va oltre noi.

Autore dell’articolo:
Giovanni Agnoloni
Scrittore e traduttore tecnico e letterario
(lingue: EN, ES, FR, PT)
Firenze

Traduzione di siti

 Categoria: Traduzione di siti web

Oggigiorno moltissime persone hanno un sito internet personale, un blog o uno spazio web, attraverso i quali comunicano al mondo esterno notizie di varia natura. Alcune persone utilizzano i loro siti anche commercialmente, ma si tratta di una minoranza. Per la maggior parte della gente un sito è solo un passatempo.
Lo stesso non può dirsi per le aziende, per cui un sito web non costituisce un piacevole diversivo, ma uno dei principali strumenti di lavoro, sia che si tratti di grandi sia che si tratti di piccole aziende.
Internet è un immenso mercato che offre possibilità illimitate. Il fatto di poter essere raggiungibili dai clienti di tutto il mondo con un solo clic è un vantaggio che non può non essere sfruttato.
Per farlo però occorre organizzare bene il proprio sito, inserendo tutte le informazioni utili alla clientela, rendendole facilmente reperibili e dando alle pagine un aspetto grafico accattivante.
Inoltre, se si vuole essere cliccati da potenziali clienti di tutto il mondo o dagli immigrati residenti in Italia e che non conoscono l’italiano, è d’obbligo far eseguire la traduzione del sito almeno nelle lingue più importanti.

Sia che un sito abbia un carattere pubblicitario, informativo o commerciale, se si vuole veramente che esso comunichi ad un pubblico internazionale, è imprescindibile rivolgersi a dei professionisti della traduzione per tradurlo in più lingue.
In quali lingue tradurre un sito internet dipende essenzialmente dagli scopi strategici del proprietario del sito, in sostanza da quali mercati egli vuole raggiungere.
La nostra agenzia di traduzioni fornisce ai propri clienti tutto il supporto linguistico necessario ad internazionalizzare i loro siti e a creare un’immagine davvero globale della loro azienda.
Siamo in grado di farlo poiché nel corso del tempo abbiamo selezionato i migliori traduttori presenti sul mercato, linguisti che uniscono alla conoscenza approfondita di una o più lingue, competenze di livello assoluto in moltissimi settori, caratteristiche che li mettono in condizione di tradurre siti internet di qualsiasi tipo.

L’inglese internazionale

 Categoria: Le lingue

Ebbi il primo contatto con l’inglese a otto anni. La mia mamma, da sempre appassionata di lingue straniere, decise di mandarmi da un’insegnante privata per vedere se anche in me sarebbe scoppiata la stessa passione. Era il lontano 1984 e alle elementari ancora non si insegnava inglese. Anche per me fu amore a prima vista e da quel momento iniziai un percorso di studio che continua ancora oggi. Un traduttore, si sa, non finisce mai di imparare.
Alle superiori mi è capitato più volte di leggere che esistevano diverse varietà di inglese ma, nella mia testa, le differenze erano simili a quelle esistenti tra i vari dialetti dell’italiano. Credevo che la lingua scritta fosse identica ovunque.

Mi sono resa conto che non era esattamente così quando ho iniziato a viaggiare, ad approfondire i miei studi ed a leggere libri di autori anglofoni di diverse nazionalità.
Il fatto è che l’inglese è talmente diffuso che è impossibile che rimanga immobile. Una lingua viene influenzata in modo massiccio dalle differenti culture, dalle abitudini che si consolidano, dai gusti e dalle preferenze delle persone. Ciononostante, se si escludono i casi limite del Sudafrica e dell’India (paesi in cui la diversità della cultura locale è davvero molto marcata e fa sì che l’inglese si allontani sempre più dalla matrice originaria), l’inglese parlato nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Australia, a dispetto delle differenze lessicali e di altre differenze che sicuramente esistono, è sostanzialmente la stessa lingua ed è perfettamente comprensibile.

Accanto ai vari Englishes c’è poi una variante della lingua di Shakespeare che spesso non è così comprensibile come le altre. Mi riferisco a quella versione dell’inglese a cui solitamente ci si riferisce come “inglese internazionale“, cioè l’inglese scritto dai non madrelingua.
Nella mia professione di traduttrice spesso mi trovo a dover tradurre dei testi che solo apparentemente sono scritti in inglese. Già dopo la prima lettura, però, ci si rende conto che la lingua che abbiamo di fronte assomiglia all’inglese ma non è inglese. Le parole utilizzate appartengono di fatto al vocabolario della lingua inglese ma spesso non vengono correttamente impiegate. Per non parlare poi della sintassi.
Di fronte a questo tipo di testi, il traduttore, prima ancora di saper tradurre, deve saper interpretare. E per farlo non servono conoscenze linguistiche, gli anni passati a studiare sono del tutto inutili. Per capire cosa vuole dire l’autore del testo occorre intuito, immaginazione, esperienza e tanta tanta tanta buona volontà.

Autore dell’articolo:
Giulia Bongiovanni
Traduttrice italiano-inglese
Parma

Lingue regionali e minoritarie

 Categoria: Le lingue

Abbiamo già parlato delle lingue minoritarie in Europa nell’articolo dell’11 dicembre 2009.
Si tratta di lingue che, seppur riconosciute come tali, non rientrano tra le 23 lingue ufficiali dell’Unione Europea.
Tuttavia, pur non traducendo i propri documenti ufficiali in queste lingue, l’UE riconosce la loro importanza e, per tutelarle e proteggerle, nel 1992 ha ratificato a Strasburgo un trattato chiamato “Carta Europea per le lingue regionali e minoritarie“.
In tale trattato, adottato dalla maggior parte degli Stati membri, si definiscono le lingue regionali e minoritarie come lingue diverse dalla/e lingua/e ufficiale/i dello Stato in cui vengono tradizionalmente parlate da un gruppo di individui numericamente inferiore al resto della popolazione di quello Stato.
Qui di seguito forniamo un elenco parziale delle lingue minoritarie europee:

basco (Spagna, Francia)
bretone (Francia)
catalano (Spagna, Francia, Italia)
cornico (Regno Unito)
corso (Francia)
frisone (Paesi Bassi)
friulano (Italia)
gaelico (Regno Unito)
gallese (Regno Unito)
galiziano (Spagna)
irlandese (Irlanda, Regno Unito)
ladino (Italia)
leonese (Portogallo, Spagna)
lussemburghese (Lussemburgo)
occitano (Francia, Italia)
sami (Finlandia, Svezia)
sardo (Italia)
siciliano (Italia)
sorabo (Germania)
valenziano (Spagna)
vallone (Belgio)

Circa 40 milioni di cittadini dell’Unione parlano una di queste lingue oltre alla lingua ufficiale del proprio paese. Il caso della Spagna è forse il più peculiare. In tutte le scuole si insegna il castigliano (la lingua che tutti chiamiamo “spagnolo”) ma nelle scuole della Catalogna si insegna anche il catalano, in quelle della Galizia si insegna anche il galiziano e nei Paesi Baschi il basco. Anche i mass media trasmettono e stampano in queste lingue e nelle strade la gente le parla preferendole alla lingua di Stato, sono lingue a tutti gli effetti. Sul territorio spagnolo sono poi presenti anche altre lingue minoritarie, come il valenziano (una variante del catalano) e il leonese, le quali però non godono degli stessi diritti delle tre lingue citate in precedenza.
In Italia la situazione è ben diversa, i dialetti che coabitano sul suolo nazionale insieme all’italiano non hanno gli stessi riconoscimenti, hanno una diffusione prettamente orale.
Il caso della Spagna però non è un unicum nel suo genere, in molti altri Stati i documenti legali e i documenti dell’amministrazione pubblica vengono tradotti anche nelle lingue minoritarie. È per questo che la nostra agenzia di traduzione collabora con traduttori che forniscono servizi di traduzione nella maggior parte delle lingue minoritarie elencate.

Lingue ufficiali dell’UE

 Categoria: Le lingue

In questo blog abbiamo parlato più volte dell’Unione Europea, delle sue istituzioni e dell’importanza che viene riconosciuta al pluralismo linguistico. In diverse occasioni abbiamo anche fatto cenno all’esercito di traduttori ed interpreti che è stato messo in campo per rimuovere gli ostacoli creati dalla diversità linguistica.
Ma quante sono esattamente le lingue riconosciute come ufficiali dall’Unione Europea?
Chi opera nel settore della traduzione saprà sicuramente la risposta ma è improbabile che i lettori “normali” la conoscano. Ebbene, le lingue ufficiali sono 23, anche se le lingue effettivamente parlate sul suolo dell’UE sono molte di più.
Salta subito agli occhi come il numero delle lingue ufficiali sia inferiore rispetto a quello degli stati appartenti all’Unione (che sono 27). Questo è dovuto al fatto che in alcuni paesi viene parlata la stessa lingua. Il francese, ad esempio, si parla non solo in Francia, ma anche in Belgio e Lussemburgo. Il greco si parla in Grecia ma anche a Cipro, il tedesco viene parlato sia in Germania che in Austria. Di seguito l’elenco aggiornato delle 23 lingue ufficiali dell’UE e la sigla con cui ciascuna di esse viene contraddistinta:

Bulgaro (BG)
Ceco (CS)
Danese (DA)
Greco (EL)
Estone (ET)
Finlandese (FI)
Francese (FR)
Inglese (EN)
Irlandese (GA)
Italiano (IT)
Lettone (LV)
Lituano (LT)
Maltese (MT)
Olandese (NL)
Polacco (PL)
Portoghese (PT)
Rumeno (RO)
Slovacco (SK)
Sloveno (SL)
Spagnolo (ES)
Svedese (SV)
Tedesco (DE)
Ungherese (HU)

Accanto ai 27 stati membri vi sono poi diversi altri stati che hanno in programma di entrare a far parte dell’UE nel medio-lungo periodo e tra essi ve ne sono cinque ai quali è stato attribuito lo status ufficiale di candidati. Si tratta della Turchia, della Croazia, dell’Islanda, del Montenegro e della Macedonia. Qualora anch’essi entrassero a far parte dell’UE, le lingue passerebbero da 23 a 28, anche se il montenegrino da molti è considerato un dialetto del serbo e non una lingua a sé stante.
La nostra agenzia di traduzione offre servizi linguistici in tutte le 23 lingue riconosciute ufficialmente dall’UE e anche nelle lingue minoritarie di cui parleremo nell’articolo di martedì.

Tradurre in pigiama

 Categoria: Traduttori freelance

Quali sono le cose che amate di più della vostra professione? Cos’è che vi ha portato a fare il lavoro che fate? Alcuni, purtroppo, risponderanno che non ne hanno idea, che è stato il caso o peggio la necessità a motivare le loro scelte. I più fortunati daranno una risposta diversa.
I traduttori, in genere, di fronte alle domande appena enunciate, rispondono facendo riferimento all’amore smisurato che hanno per le lingue straniere e alla sensazione di estrema soddisfazione che provano nel tradurre un testo da una lingua ad un’altra.
Anche nel mio caso (sono traduttrice cinese-italiano e inglese-italiano) questi due fattori sono stati sicuramente importanti quando ho deciso di intraprendere la carriera di traduttore, ma non sono stati decisivi.
Avrei potuto tranquillamente utilizzare le lingue lavorando nel turismo o nel commercio e avrei sicuramente guadagnato più soldi. Il problema è che non avrei potuto lavorare da casa.

Ebbene sì, ammetto che una delle cose che amo di più del mio lavoro è il fatto di poter lavorare da casa. Volete mettere svegliarsi la mattina e non doversi gettare nel caos della città? Rimanere a casa al calduccio, accendere il computer ed iniziare a lavorare con la tazza del caffé caldo sulla scrivania. Non cambierei il mio lavoro con nessun altro.
Per contro, il mio fidanzato morirebbe se facesse questo lavoro, lui è iperdinamico, iperattivo, non può stare chiuso in una stanza più di cinque minuti, io sono l’esatto opposto, una vera pigrona. Ci sono giorni in cui lavoro persino a letto, senza nemmeno togliermi il pigiama! Normalmente però mi metto in tuta per stare comoda.
Alcuni teorici sostengono che per essere professionali (ad esempio nel rispondere al telefono o a un’e-mail) occorra vestirsi in modo professionale poiché chi sta dall’altra parte della cornetta o legge i nostri messaggi, a loro dire percepirebbe in qualche modo che non siamo esattamente “in tiro” e ci riterrebbe di conseguenza poco professionali.
Mai sentita una stupidaggine più colossale! I miei clienti e le agenzie di traduzione con cui collaboro non si sono mai lamentate della mia professionalità. Lavoro in pigiama ma consegno sempre traduzioni accurate e rispetto le scadenze pattuite.

Autore dell’articolo:
Marika Aldini
Traduttrice cinese-italiano e inglese-italiano
Domodossola (TO)

Tradurre e viaggiare

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Proseguiamo con la lista dei suggerimenti utili per il traduttore viaggiatore:

4. Ricordiamoci di portare con noi tutto il materiale in formato digitale che utilizziamo normalmente quando eseguiamo le traduzioni da casa: dizionari bilingue e monolingue, glossari, risorse terminologiche varie. Tra gli oggetti che è indispensabile portarsi dietro non dimentichiamoci una chiavetta usb, che può sempre far comodo.

5. Se siamo in attesa della conferma di un progetto o dobbiamo consegnare un lavoro a breve, avvisiamo il cliente o l’agenzia di traduzione del nostro viaggio ma rassicuriamoli sul fatto che continueremo a lavorare e che rispetteremo le scadenze pattuite. Questo, da un lato dimostra che siamo responsabili e coscienziosi nell’organizzazione del nostro lavoro, dall’altro rende noto ai nostri datori di lavoro che potrebbero ricevere delle risposte non proprio in “tempo reale” come d’abitudine.

6. Viaggiare apre sempre la mente. Entrare in contatto con culture anche leggermente diverse dalla nostra stimola sempre la nascita di nuove idee. E allora perché non cerchiamo di indirizzare questi stimoli verso la nascita di nuove idee riguardanti il nostro lavoro? Magari idee riguardanti nuove strategie di marketing oppure riguardanti nuovi servizi linguistici da proporre.

7. Se la meta del nostro viaggio è un paese dove si parla una delle lingue con cui lavoriamo, cerchiamo di sfruttare al meglio questa possibilità e facciamo della nostra vacanza un’occasione di crescita professionale oltre che di svago e distrazione. Quando si è in vacanza si ha voglia di staccare e di non pensare al lavoro ma, visto che in fin dei conti le lingue oltre che un lavoro sono una grande passione, sarebbe stupido non sfruttare l’occasione di approfondire le nostre conoscenze linguistiche e culturali.

8. Se davvero decidiamo di portarci una traduzione in viaggio o riceviamo un nuovo incarico tanto imprevisto quanto irrifiutabile, almeno cerchiamo di ritagliarci del tempo per riposare e rilassarci, auspicabilmente in misura maggiore o quantomeno uguale a quando siamo nel nostro consueto luogo di lavoro, casa o ufficio che sia. Dopotutto siamo in vacanza!

Il traduttore viaggiatore

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

In questo blog abbiamo più volte sottolineato come la tecnologia abbia cambiato la professione di traduttore nel corso del tempo. Oggigiorno, quasi tutte le traduzioni possono essere eseguite efficacemente in qualunque luogo del pianeta, purché sia presente un computer e una connessione internet. Non essendo legato ad un luogo fisico ben definito, il traduttore in teoria può viaggiare molto più liberamente rispetto a tante altre tipologie di lavoratori.
Tuttavia, anche se la tecnologia ci aiuta moltissimo e quanto appena detto sostanzialmente corrisponde al vero, se non adottassimo alcuni accorgimenti si potrebbero comunque incontrare difficoltà di vario genere. Di seguito forniamo delle indicazioni per evitare di incappare in situazioni spiacevoli quando si è lontani dal proprio quartier generale.

1. La miglior cosa da fare sarebbe portarsi dietro il proprio computer portatile (avendo cura di fare preventivamente un backup completo del suo contenuto). Tuttavia, qualora si voglia viaggiare “leggeri” e non lo si voglia portare con noi, prima della partenza sarebbe quantomeno opportuno accertarsi circa la possibilità di accedere a computer piuttosto moderni e funzionali nel luogo dove soggiorneremo.

2. Lo stesso tipo di indagine andrebbe fatta per la connessione internet. Ci sono paesi nei quali la velocità di connessione è molto bassa e l’accesso ad internet è sottoposto a forti limitazioni. Questo ci potrebbe causare grossi problemi qualora ci trovassimo a dover gestire allegati di un certo peso o comunque dovessimo navigare parecchio.

3. Prima di partire ricordiamoci di registrare un messaggio per la segreteria telefonica che avvisi della nostra assenza. Anche nel nostro account di posta elettronica dovremmo preparare un messaggio automatico che faccia presente che non avremo la possibilità di controllare le e-mail in modo frequente. L’ideale sarebbe fornire sia ai clienti fidelizzati sia ai potenziali nuovi clienti dei recapiti di colleghi fidati che possano gestire eventuali progetti di traduzione al posto nostro e allo stesso tempo “tenerli caldi” ed evitare il rischio che possano trovare altri traduttori in gamba. In assenza di colleghi di nostra fiducia dovremmo quantomeno fare presente quando saremo in grado di rispondere loro.

Nell’articolo di domani proseguiremo la lista dei suggerimenti utili al traduttore viaggiatore.

Traduzioni di sottotitoli

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione cinematografica, sia nel caso del doppiaggio che in quello della sottotitolazione, comporta molte problematiche ed è assai meno precisa di altri tipi di traduzione scritta.
Nel primo caso, il doppiaggio, anche ammettendo di riuscire a fare delle buone traduzioni e un buon adattamento, la discrepanza tra il labiale e il sonoro è pressoché inevitabile e i rumori di fondo non sono quelli originali.
Nel caso delle traduzioni di sottotitoli le problematiche sono anche maggiori. Dato che la lettura di un sottotitolo esige più tempo rispetto alla comprensione uditiva dello stesso messaggio, è necessario ridurre il testo affinché lo spettatore possa, oltre a vedere l’immagine, leggere dalla bocca dei personaggi ciò che sta ascoltando in un’altra lingua. Il testo contenuto nei sottotitoli dev’essere abbreviato anche a causa dello spazio ridotto offerto dallo schermo.

Facciamo un esempio. Se qualcuno pronuncia in inglese una frase come: “We’are going to watch the football match at the stadium on sunday”, la traduzione corretta sarebbe: “domenica abbiamo intenzione di andare a vedere la partita di calcio allo stadio”. Probabilmente però il traduttore farà dei tagli per poter inserire il testo nella stringa del sottotitolo e passerà a: “domenica vorremmo andare a vedere la partita di calcio allo stadio”, da qui a “domenica vorremmo andare a vedere la partita di calcio” e infine a “domenica andiamo a vedere la partita”. Il risultato di una serie di interventi di questo tipo è che la maggior parte dei dialoghi quotidiani informali presenti nel film verranno espressi con parole e modi che non hanno niente a che vedere con quelli che gli spettatori utilizzano nella quotidianietà.
In questo modo, paradossalmente, anche i film nei quali le traduzioni dei sottotitoli sono state curate in modo particolare, i dialoghi diventano una somma di espressioni innaturali agli occhi del pubblico ai quali sono destinati. Ciononostante, tutti accettano questa situazione come qualcosa di naturale anche se, leggendo i dialoghi, si giungerebbe a ben altra conclusione.

Autore dell’articolo
Giada Borgognoni
Traduttrice giapponese-italiano
Bologna

Ti amo in tutte le lingue del mondo

 Categoria: Le lingue

Oggi è S.Valentino, il giorno in cui la frase “Ti amo” viene pronunciata con più frequenza.
Se qualcuno quest’anno vuole dirla in modo originale, può dare un’occhiata alla lista sottostante e utilizzare una lingua diversa dall’italiano. Abbiamo scelto solo lingue con una grafia simile all’italiano affinché siano leggibili per tutti i nostri lettori.

Afrikaans: Ek is lief vir jou
Basco: Maite zaitut
Catalano: T’estimo
Ceco: Miluji tě
Croato: Volim te
Danese: Jeg elsker dig
Esperanto: Mi amas vin
Estone: Ma armastan sind
Filippino: Mahal kita
Finlandese: Rakastan sinua
Francese: Je t’aime
Giavanese: Aku tresnasliramu
Indonesiano: Saya cinta kamu
Inglese: I love you
Irlandese: Tá grá agam duit
Islandese: Ég elska þig
Latino: Te amo
Lettone: Es tevi mīlu
Lituano: Tave myliu
Norvegese (Bokmål): Jeg elsker deg
Olandese: Ik hou van jou
Polacco: Kocham Cię
Portoghese: Eu te amo
Rumeno: Te iubesc
Serbo: Volim te
Slovacco: Ľúbim Ťa
Sloveno: Ljubim te
Svedese: Jag älskar dig
Swahili: Ninakupenda
Tedesco: Ich liebe Dich
Turco: Seni seviyorum
Ungherese: Szeretlek
Zulu: Ngiyakuthanda

Preventivo di una traduzione

 Categoria: Servizi di traduzione

Nell’articolo di ieri ho introdotto l’argomento dei preventivi delle traduzioni, sottolineandone l’importanza cruciale. Secondo una statistica che ho letto di recente da qualche parte, quando un nuovo cliente ci contatta, le probabilità che poi accetti il nostro preventivo sono una su sette. Il che significa che per sette preventivi che facciamo, solo uno di essi viene accettato.
Ora, almeno nel mio caso non è proprio così, le probabilità di successo dei miei preventivi di traduzione fortunatamente sono un po’ più alte, ma ciò non ha importanza, prendiamo per buona la statistica.
È evidente che, date le scarse probabilità di successo, non ci possiamo permettere di sbagliare, non possiamo cioè inviare un preventivo poco chiaro, scritto frettolosamente e carente di informazioni essenziali.
Il mio consiglio è innanzitutto quello di inviare il preventivo di una traduzione o di altro servizio linguistico sotto forma di allegato, in carta intestata. Scrivere una e-mail chilometrica in risposta alla richiesta di un cliente, molto probabilmente lo spaventerà e non lo invoglierà a leggerla. Molto meglio rispondere brevemente e inserire le informazioni salienti nell’allegato.

Il preventivo dev’essere costruito in modo schematico, deve permettere la facile comprensione da parte del cliente e contenere tutte le informazioni relative al servizio linguistico fornito.
Un preventivo strutturato in questo modo consente al cliente di effettuare una valutazione oggettiva e impedisce che nascano equivoci o comunque rende più difficile che ciò accada.
Le informazioni che non possono mai mancare nel preventivo di una traduzione sono:
1) la descrizione del lavoro
2) la quantità di caratteri/parole/cartelle
3) il prezzo unitario e il prezzo totale con l’indicazione dei contributi previdenziali, della ritenuta d’acconto, dell’eventuale IVA e quant’altro.
4) la data di consegna
5) le modalità di pagamento
6) i nostri dati, ivi compreso l’IBAN
7) i dati del cliente
Eventuali altre informazioni utili possono essere inserite nel corpo del messaggio e-mail.

Da oggi la redazione del blog di Easy Languages va in vacanza. Torneremo a parlare di traduzione da lunedì 14 febbraio. Un saluto a tutti i nostri lettori

Autore dell’articolo:
Carla Pistilli
Traduttrice russo-italiano
Partinico (PA)

Preventivi di traduzione

 Categoria: Servizi di traduzione

Molti clienti non hanno un volume costante di traduzioni, ci chiamano una volta, magari ci confermano pure un lavoro però poi non si fanno più sentire per qualche anno o magari spariscono per sempre. La loro scomparsa non è quasi mai determinata dall’insoddisfazione nei confronti della traduzione consegnata, ma semplicemente dalla mancanza di traduzioni da farci fare.
Altri clienti invece hanno costantemente bisogno di traduzioni, fidelizzarne uno così può significare lavoro assicurato per molti anni.
Con questo non voglio dire che ci siano clienti di serie A e di serie B, i clienti sono tutti buoni. Tuttavia, è evidente che perderne uno potenzialmente ottimo sia infinitamente più doloroso.

Il problema è che quando un cliente ci contatta per la prima volta non possiamo in alcun modo sapere chi abbiamo davanti, a meno che non lo si conosca di fama. Per questo motivo, non dobbiamo fare nessun calcolo basato sulle apparenze e sulle sensazioni che ci potrebbero trasmettere il suo sito internet, il suo stile di scrittura, i commenti su di lui che troviamo in rete e cose similari. Non dobbiamo fare nessuna distinzione, dobbiamo essere sempre professionali con tutti i clienti fin dall’inizio, fin dal primissimo contatto che, solitamente, è una richiesta di preventivo. Ed è proprio qui che volevo arrivare, ai preventivi delle traduzioni.
I preventivi, anche se non c’entrano molto con il nostro lavoro nel senso più stretto della parola, in realtà ne sono una parte essenziale, il loro ruolo è assolutamente cruciale. Dall’accettazione o meno dei preventivi di traduzione dipendono le nostre sorti lavorative presenti e, qualora si tratti di clienti come quelli cui ho fatto cenno, anche future.
Domani vedremo come stilare un preventivo di traduzione efficace.

Autore dell’articolo:
Carla Pistilli
Traduttrice russo-italiano
Partinico (PA)

La traduzione degli aggiornamenti

 Categoria: Servizi di traduzione

Un paio d’anni fa venni contattato da un’azienda che aveva avuto il mio recapito da uno dei miei clienti più fedeli. Dovevano tradurre gli aggiornamenti di un corposo libretto di istruzioni di un elettrodomestico. Gli aggiornamenti riguardavano sia il modello base che le varianti più o meno accessoriate.
Dopo aver dato un’occhiata ai testi già tradotti, mi accorsi che c’erano degli errori qua e là, così, allo scopo di fare una buona impressione sul cliente e guadagnarmi la sua stima e la sua fiducia, mi offrii di dare gratuitamente una “rinfrescata” ai testi.
Quando però mi misi all’opera seriamente constatai che il lavoro del collega che mi aveva preceduto non era stato per niente accurato. Oltre ad evidenti errori di ortografia, c’erano anche errori grammaticali e, in molti casi, le scelte terminologiche erano quantomeno discutibili. La traduzione era talmente approssimativa che non poteva essere stata eseguita da un madrelingua. Anzi, probabilmente non solo chi aveva eseguito il lavoro non era madrelingua ma non era nemmeno un traduttore professionista.

A quel punto non potevo certo limitarmi ad una “rinfrescatina” del testo, occorreva revisionare il testo tradotto per intero o addirittura eseguire una nuova traduzione.
Superfluo aggiungere che non potevo certo fare gratis un lavoro di questo tipo. Mi misi il cuore in mano e mandai una e-mail al cliente con qualche esempio delle imperfezioni (tanto per usare un eufemismo) contenute nel testo tradotto. Insieme agli esempi allegai anche un preventivo per la revisione del testo tradotto. Temevo che mi avrebbe mandato a quel paese e mi avrebbe persino tolto il lavoro sugli aggiornamenti. Invece, sopresa delle sorprese, mi confermò entrambi i lavori!
Da allora abbiamo instaurato una relazione commerciale reciprocamente soddisfacente e quell’azienda è diventata uno dei miei clienti migliori. Ciò dimostra che non tutti si fanno guidare dalle logiche di prezzo, c’è ancora qualcuno che è interessato alla qualità ed è disposto a pagare per averla.
La cosa sarebbe stata un po’ più complicata qualora ci fosse stata un’agenzia tra me e il cliente ma alla fine avremmo comunque raggiunto lo scopo. Le buone agenzie di traduzione cercano sempre di avere una comunicazione chiara e fluida con i clienti poiché la fidelizzazione è fondamentale anche per loro, non solo per noi.

Autore dell’articolo:
Walter Brignoli
Traduttore spagnolo-italiano
Faenza (RA)

Conclusioni sui metodi di revisione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nell’articolo di martedì, parlando dell’editing, ho descritto uno scenario apocalittico nel quale il perfido revisore apporta delle modifiche superflue e introduce errori di vario genere in un testo tradotto in modo impeccabile. Si tratta di una forzatura che ho utilizzato per esprimere al meglio il concetto di “deresponsabilizzazione” di cui volevo parlare. È evidente che i revisori non sempre stravolgono i testi che vengono loro consegnati, anzi, il metodo dell’editing classico è molto utilizzato e, quando è svolto da professionisti, è sicuramente efficacissimo. Inoltre, in determinate situazioni, non solo è consigliabile, ma è l’unica soluzione possibile.

Se il testo da tradurre è molto lungo e la data di consegna è ravvicinata, questa è l’unica strada percorribile. Anzi, talvolta i tempi sono così stretti da obbligare il traduttore a prescindere persino dall’autorevisione poiché, per guadagnare minuti preziosi, è costretto ad inviare il materiale al revisore man mano che traduce senza nemmeno rileggerlo. Con questo non voglio certo dire che si può tranquillamente evitare di rileggere le proprie traduzioni, anzi, nell’articolo di martedì ho detto esattamente il contrario. Tuttavia, in casi di urgenza estrema, è un male necessario e inevitabile. Per limitare i danni, è quantomai auspicabile lavorare con la massima diligenza fin dalla prima riga e stabilire un rapporto di simbiosi con il revisore, il quale dovrà avvisare immediatamente il traduttore di ogni palese errore di traduzione affinché non commetta il medesimo errore nel resto della traduzione.

Vorrei terminare il mio excursus con una conclusione tanto ovvia quanto fondamentale e cioè che l’efficacia dei due metodi di revisione di cui ho parlato dipende in larga misura dal tipo di incarico ricevuto.
Se il testo è piuttosto semplice oppure i tempi di consegna sono molto stretti, la soluzione migliore è che un revisore rilegga la traduzione in tempo reale e corregga direttamente gli errori e le imperfezioni senza rimandare il testo al traduttore.
Al contrario, se il testo è molto lungo e molto “interpretativo” (ovvero la parte creativa o comunque non tecnica è molto estesa), il metodo della convalida è il più adatto poiché il testo viene sottoposto ad un controllo duplice e, l’autore delle traduzione, che è l’unico in grado di stabilire la ratio di certe scelte terminologiche o sintattiche, può mettere il veto a qualsiasi modifica proposta dal revisore poiché egli è il responsabile diretto della consegna finale.

Autore dell’articolo:
Andrea Di Biagio
Traduttore tedesco-italiano/inglese-italiano
Segrate (MI)

La convalida della traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Nell’articolo di lunedì ho introdotto brevemente i due metodi di revisione più utilizzati, in quello di martedì ho parlato in modo un po’ più approfondito dell’editing classico e in quello di oggi approfondirò il metodo della convalida della traduzione.
In questo metodo, il revisore si comporta come un traduttore che deve fornire un’opinione su una traduzione nella quale non ha avuto un ruolo attivo e per la quale non ha dovuto prendere alcuna decisione. È il primissimo lettore del testo, ma, a differenza del lettore comune il cui scopo è la pura fruizione del contenuto, il suo è la ricerca di errori ed imperfezioni nonché di accorgimenti che possano in qualche misura migliorare il testo in termini di fluidità e facilità di lettura.

Nell’apportare le modifiche che ritiene opportune, egli annota a margine di ciascuna le motivazioni che l’hanno indotto ad effettuarla. Le sue indicazioni vengono trasmesse al traduttore, il quale, dopo averle lette e valutate attentamente, decide autonomamente quali accettare e quali scartare.
Si tratta, a mio avviso, del miglior metodo di revisione, poiché, visto che l’interesse del traduttore è che il lavoro sia di elevata qualità e visto che egli ne è il responsabile diretto, in genere tende a mettere da parte il proprio orgoglio personale ed a tenere in seria considerazione le correzioni suggerite dal revisore.

Ovviamente, questo metodo di lavoro richiede molto tempo ed è più costoso dell’editing classico. Non solo perché il revisore deve motivare per iscritto tutti i cambiamenti che farebbe, ma anche perché poi il traduttore deve leggere tutti i commenti, analizzarli, prendere delle decisioni in merito ed applicarle sul file da consegnare. Se il testo è lungo, il tempo che occorre con questo metodo è di gran lunga superiore all’editing classico.
Di positivo c’è che si evitano situazioni sgradevoli, come, ad esempio, scoprire in un secondo momento che il revisore ha introdotto errori o ha cambiato frasi che andavano bene.
Inoltre, questo metodo, qualora il revisore incaricato di passare ai raggi X la traduzione sia un professionista competente, ci permette di imparare dai nostri stessi errori, che, personalmente, ritengo sia una delle migliori tecniche di apprendimento.

Autore dell’articolo:
Andrea Di Biagio
Traduttore tedesco-italiano/inglese-italiano
Segrate (MI)

Revisione delle traduzioni

 Categoria: Tecniche di traduzione

Come regola generale, dopo la traduzione e la rilettura invio sempre testo originale e testo tradotto ad un collega affinché gli dia un’occhiata. Ho accordi di collaborazione con alcuni colleghi, loro si occupano della revisione delle mie traduzioni ed io delle loro.
I testi poi tornano nelle mie mani e decido se apportare o meno le modifiche suggerite dai colleghi. Sono io ad avere l’ultima parola sulla traduzione e ne sono, di conseguenza, responsabile.
Personalmente, dopo che il revisore mi ha restituito il testo, controllo sempre le sue correzioni, anche se tanti colleghi consegnano i testi revisionati senza effettuare ulteriori controlli. Ad ogni modo, anche in questo caso, sono loro i responsabili della traduzione poiché sono loro a fatturare al cliente.

A volte però, capita che le agenzie di traduzione o i clienti, per mancanza di fiducia o perché i contenuti sono particolarmente delicati, abbiano a loro volta dei revisori.
Quando entra in campo un revisore esterno, il traduttore che ha eseguito la traduzione viene del tutto deresponsabilizzato.
Il revisore, infatti, teoricamente può anche demolire la traduzione consegnata, disintegrarla pezzo per pezzo e ricomporla a suo piacimento. Il suo intervento migliorativo (in certi casi sia chiaro), può anche rivelarsi peggiorativo poiché può introdurre errori e cambi di stile non necessari, vanificando così un lavoro che magari era ottimo.
Quando questo accade non dobbiamo né arrabbiarci né preoccuparci: con la consegna della traduzione il nostro lavoro è finito. È il revisore che ha l’ultima parola, il testo in pratica è diventato suo e con esso la responsabilità nei confronti dell’agenzia o del cliente. Noi possiamo dormire sonni tranquilli, qualsiasi reclamo o lamentela venga mossa dal cliente finale, nessuno ci verrà a cercare.

L’intervento distruttivo (e non costruttivo) del revisore è qualcosa che è sempre accaduto e che sempre accadrà. Se nella fase di revisione non intervengono professionisti qualificati ed obiettivi, è quasi inevitabile che il testo peggiori. Anzi, oltre che inevitabile, è anche logico. Chi viene incaricato di eseguire una revisione e si rende conto che il testo che gli è stato consegnato è stato tradotto splendidamente, sente comunque il bisogno di cambiare qualcosa qua e là per dimostrare di aver lavorato. E commette il più grosso errore che possa commettere un revisore cioè cercare qualcosa che non c’è…

Autore dell’articolo:
Andrea Di Biagio
Traduttore tedesco-italiano/inglese-italiano
Segrate (MI)

Metodi per la revisione di traduzioni

 Categoria: Tecniche di traduzione

Qual è il miglior metodo per eseguire la revisione di una traduzione?
Innanzitutto, prima di affidare il testo tradotto ad un revisore, è d’obbligo eseguire una scrupolosa “autorevisione” del proprio lavoro. Durante la traduzione si commettono spesso errori di varia natura (alcuni dei quali ripetuti più volte) senza rendersene conto. Questo avviene per varie ragioni: troppa sicurezza in noi stessi, troppa fretta, scarsa concentrazione, ricerche frettolose, insufficiente preparazione sull’argomento, ecc.
Per evitare una brutta figura con il revisore che abbiamo scelto (o che ha scelto il nostro cliente), è quindi consigliabile rileggere più volte quello che abbiamo scritto.

L’ideale sarebbe far passare un giorno o due prima di procedere alla rilettura. Se non abbiamo a disposizione tutto questo tempo, dovremmo comunque “lasciar riposare” la traduzione almeno qualche ora in modo da poter “uscire” mentalmente dal testo nel quale ci siamo completamente immedesimati e riacquisire obiettività e con essa un punto di vista critico.

Dopo l’autorevisione abbiamo due opzioni: o affidiamo il testo al revisore e ci disinteressiamo completamente delle modifiche che egli apporterà, oppure chiediamo al revisore di indicarci le modifiche che secondo lui sarebbero opportune e di corredarle con dei commenti in proposito. Nel primo caso, la traduzione viene consegnata subito dopo l’intervento del revisore, nel secondo caso siamo noi ad avere l’ultima parola, poiché, dopo aver analizzato le correzioni che ci ha proposto il revisore, possiamo accettarle o rifiutarle. Come per tutte le cose, ogni metodo ha i suoi pro e i suoi contro e l’applicazione dell’uno piuttosto che dell’altro dipende da vari fattori.
Il più importante di essi è probabilmente il tempo a disposizione per la consegna.
Nei prossimi giorni continuerò a parlare di metodi di revisione, entrando più nello specifico.

Autore dell’articolo:
Andrea Di Biagio
Traduttore tedesco-italiano/inglese-italiano
Segrate (MI)

Traduttori e marketing

 Categoria: Traduttori freelance

Uno degli errori più comuni che commettiamo noi traduttori con qualche anno alle spalle è smettere di fare attività di marketing quando si raggiungono determinati obiettivi.
Quando vediamo che il lavoro arriva anche senza cercarlo e si guadagnano delle cifre che ci permettono di vivere bene e di continuare ad avere un po’ di tempo libero, generalmente tendiamo a credere che sia fatta e che da quel momento in poi potremo vivere di rendita.
Purtroppo non sempre è così e, talvolta, com’è successo a me, ci si trova a dover ricominciare tutto daccapo all’improvviso.
Anni fa iniziai a tradurre per una grossa azienda della quale non farò il nome. Dopo poco tempo, questa azienda era diventata il mio miglior cliente diretto ed avevo bisogno di pochi altri lavoretti saltuari per considerarmi pienamente soddisfatto. Lavoretti che puntualmente arrivavano perché raccoglievo i frutti dei tanti semi che avevo piantato in passato.
Smisi allora di dedicarmi al marketing per concentrarmi esclusivamente sulla mia professione di traduttore. Credevo che lavorare come traduttore non implicasse fare attività di marketing per tutta la vita. Mi sbagliavo, ma in quel momento non me ne rendevo conto. Il marketing è un aspetto dal quale non si può mai prescindere. Ci saranno momenti in cui si privilegiano maggiormente altri aspetti ma, se si vuole continuare ad essere competitivi sul mercato, occorre fare continuamente attività di marketing.

Io l’ho capito mio malgrado solo dopo che l’azienda di cui ho appena parlato ha chiuso in men che non si dica. Altrettanto in men che non si dica mi sono ritrovato senza un lavoro poiché nel frattempo anche i lavoretti saltuari erano diminuiti sempre più senza che io dessi più di tanta importanza a quanto stava accadendo.
Sono stato costretto a ripartire praticamente da zero e sul momento ho provato una sensazione di panico totale. Fortunatamente, nel giro di qualche settimana ho trovato due nuovi clienti che si soo rivelati molto buoni. Anziché sfruttare le nuove tecnologie ho utilizzato i cari vecchi canali, che secondo me sono sempre i migliori. Il primo cliente, una ditta molto grande, cercava un traduttore francese-italiano e un traduttore spagnolo-italiano (le mie lingue di lavoro) e per trovarlo ha mandato una mail a pioggia a tutti i collaboratori interni ed esterni all’azienda. Un mio amico, che lavora per quella ditta, mi ha presentato all’autore della mail e, dopo alcuni test, mi è stato proposto un accordo biennale che ovviamente ho accettato.

Molti diranno che non ho fatto molto per ottenere questo incarico poiché è come se fosse piovuto dal cielo. Non è esattamente così. È vero che ho avuto sicuramente fortuna ma è anche vero che se non avessi fatto presente a tutti i miei conoscenti che stavo cercando lavoro, probabilmente al mio amico non sarebbe venuto in mente di contattarmi. Lo stesso dicasi per il secondo cliente che mi è stato presentato da una collega traduttrice. In passato le avevo girato un po’ di lavoro quando ero pieno fino al collo e lo stesso ha fatto lei con me quando le ho fatto presente (a lei come a tutti gli altri traduttori che conosco) che avevo bisogno di lavorare.
Con questo non voglio dire che i metodi moderni siano da scartare, solo che per gente di una certa età, creare siti web o inviare di migliaia di mail di presentazione e curriculum alle agenzie di traduzioni e ai clienti diretti non sempre ripaga dello sforzo fatto, vista l’età può capitare di essere scartati a priori. Molto meglio sfruttare le conoscenze fatte nel corso del tempo.
Diverso è il discorso per i giovani traduttori, che conoscono meno persone nell’ambiente ma, in compenso, hanno molta più dimestichezza con le nuove tecnologie…

Autore dell’articolo:
Giuseppe Antonacci
Traduttore fr>it, es>it
Bordighera (IM)

Un traduttore italiano all’estero

 Categoria: Traduttori freelance

Ho dimostrato fin dalla tenerissima età una certa attitudine per le lingue. Quando alle elementari ancora non si insegnava la lingua di Shakespeare e i miei compagni erano impegnati a studiare l’alfabeto e le tabelline, io già mi dilettavo con dei librettini pieni di disegni e didascalie in inglese. Incoraggiato dai miei genitori, già dopo le scuole medie decisi che da grande avrei fatto il traduttore.
Ho fatto di tutto per imparare l’inglese alla perfezione. Liceo linguistico a Roma, scuola interpreti e traduttori a Trieste con Erasmus a Londra, viaggi piuttosto frequenti in Inghilterra, libri di narrativa in inglese, film in inglese, musica in inglese, chat in inglese, amici inglesi in Italia.
A un certo punto ho capito che per quanto lo avessi studiato e per quanto continuassi a studiarlo non avrei mai potuto impararlo alla perfezione se non avessi vissuto per qualche anno all’estero. O meglio, la lingua probabilmente avrei potuto impararla anche restando in Italia, ma per quanta roba leggessi, vedessi e ascoltassi, non avrei mai potuto conoscere fino in fondo la cultura anglosassone. E per un traduttore la cultura del luogo ha un importanza cruciale, quasi come la lingua.

Decisi di partire. E andai non solo in Inghilterra, ma anche negli Stati Uniti e visto che c’ero pure in Australia. L’inglese si sa, non è uguale in tutto il mondo. L’idea era quella di stare fuori tre/quattro anni al massimo e poi tornare in patria e vivere di rendita con le traduzioni. Con il mio curriculum e la mia abilità con le lingue avrei trovato sicuramente lavoro.
Sono passati quasi vent’anni da allora, non sono più tornato in Italia, vivo a Melbourne, faccio traduzioni tecniche e di lavoro ne ho in abbondanza. Purtroppo però nel frattempo mi è venuto il problema opposto: ho imparato troppo bene l’inglese e sto lentamente dimenticando l’italiano. Buffo, vero? Una mezza vita a studiare una lingua per cercare di impararla bene e l’altra mezza a ripassare quella che già sapevo per non scordarmela.
Per combattere il fenomeno della naturale erosione della mia madrelingua ho iniziato a fare esattamente tutto quello che facevo nella prima mezza vita: leggo libri in italiano, vedo film in italiano, ascolto musica italiana e radio italiane su internet, visito siti di informazione italiani, frequento amici italiani qua in Australia, mi collego con skype con la mia famiglia in Italia. Devo dire che tutte queste cose, oltre al cervello, fanno bene anche al cuore, soprattutto l’ultima…

Autore dell’articolo:
Vittorio Pagetti
Traduttore inglese-italiano e italiano-inglese
Melbourne, Australia

Le lingue mantengono il cervello giovane

 Categoria: Le lingue

I motivi per cui si decide di imparare una lingua possono essere davvero tanti: maggiori occasioni di lavoro, desiderio di trasferirsi all’estero, passione per le lingue in generale o per una determinata cultura, aumento delle proprie conoscenze, ecc.
Alla luce dei risultati di una recente ricerca, c’è un altro motivo molto importante da aggiungere alla lista che abbiamo appena stilato. Secondo la Dott.ssa Gitit Kavé e i suoi colleghi dell’Università di Tel Aviv, conoscere più lingue straniere aiuta moltissimo a rallentare l’invecchiamento del cervello.

Lo studio è stato condotto su persone di età compresa tra i 75 e i 95 anni ed i risultati hanno dimostrato in modo chiaro che quelle che parlavano più lingue avevano il cervello più in salute.
Per arrivare a questa conclusione l’équipe della Dott.ssa Kavé ha isolato la variabile “livello di istruzione” dalla variabile “numero di lingue parlate“. Infatti, che il livello di istruzione fosse associato in modo fortemente positivo al funzionamento del cervello era un fatto già ben noto e già dimostrato in precedenti ricerche.
Dopo una scrupolosa analisi, i ricercatori israeliani hanno verificato che anche le persone con un’istruzione bassa ma con più lingue conosciute all’attivo hanno un cervello in ottima salute.
In sostanza, se il livello di istruzione è un fattore anti invecchiamento molto importante, il numero di lingue parlate lo è ancor di più.

I risultati della ricerca non stupiscono affatto poiché non fanno altro che avvalorare un pensiero piuttosto ovvio. Chi parla più di una lingua esercita il cervello con maggior frequenza rispetto ad un individuo monolingue ed ha quindi meno probabilità di soffrire problemi della sfera cognitiva con il passare del tempo. L’uso contemporaneo di varie lingue può creare nuove connessioni nel cervello che contribuiscono al suo mantenimento.
I risultati della ricerca non sono che un primissimo passo. Altre ricerche dovranno essere fatte in altre parti del mondo riguardo a questa tematica per corroborare i risultati ottenuti dall’équipe della Dott.ssa Kavé.
Ad ogni modo, indipendentemente dall’evitare problemi cognitivi in vecchiaia, apprendere una nuova lingua è positivo a tutte le età e, qualsiasi sia il motivo che spinge a farlo, non c’è bisogno di una ricerca scientifica per affermare che se ne otterranno unicamente benefici.

Le lingue più difficili da imparare

 Categoria: Le lingue

Esistono diverse migliaia di lingue vive e una miriade di dialetti nel mondo.
Stabilire qual è la più difficile o il più difficile non è certo semplice, anzi è proprio impossibile poiché non esiste una risposta esatta, ma infinite risposte esatte.
Il grado di difficoltà di una lingua è estremamente soggettivo e dipende da molti fattori. Il primissimo è la diversità fra la lingua che si vuole studiare e la nostra. Per noi italiani è relativamente semplice imparare lo spagnolo, il francese o il portoghese a dispetto della struttura grammaticale complessa che contraddistingue queste lingue.
Al contrario, imparare il danese sarà una passeggiata per un norvegese o per uno svedese ma sarà un’impresa improba per un italiano.

L’attitudine individuale è un altro fattore importante. Alcune persone hanno un talento naturale per imparare nuove lingue, mentre altre hanno difficoltà già a partire dalle prime lezioni base. Altri fattori come l’ambiente, il metodo di studio, l’insegnante, gli strumenti utilizzati e le motivazioni giocano un ruolo decisivo nel rendere l’apprendimento di una lingua un compito più o meno facile.
Per noi italiani, a mio avviso, le lingue più difficili da imparare a livello europeo sono il basco e l’ungherese, seguiti dalle lingue baltiche e da quelle scandinave.
Un dato che salta all’occhio da questa piccola lista è che tutte quante utilizzano l’alfabeto latino, pertanto la grafia sembra non essere un fattore decisivo nel determinare la difficoltà. È un fattore sicuramente importante ma non decisivo.

Su scala mondiale, tra quelle più conosciute, secondo me le più ostiche sono il giapponese e l’arabo. Il giapponese ha due alfabeti con 46 caratteri ciascuno (quello italiano ne ha solo 21) e la sua grammatica è estremamente complessa. L’arabo non è da meno: la grafia, la grammatica, la coniugazione dei verbi, la disposizione delle parole presentano moltissime difficoltà. Secondo una recente ricerca, per imparare piuttosto bene una di queste due lingue sono necessarie almeno 2.200 ore, il che significa che se una persona decidesse di dedicare un’ora al giorno del proprio tempo tutti i giorni dell’anno (fine settimana compresi!), impiegherebbe nell’impresa più di sei anni.

Autore dell’articolo:
Marco Storri
Traduttore danese>italiano
Århus, Danimarca

La lingua del pianto

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Recentemente, alcuni ricercatori francesi della Scuola Normale Superiore del Centro Nazionale di Ricerche Scientifiche di Parigi e alcuni ricercatori tedeschi delle Università di Wurzburg e Leipzig, hanno pubblicato un articolo sulla rivista “Current Biology”, nel quale hanno descritto i risultati di una ricerca condotta su un campione di 60 neonati, 30 dei quali con genitori francesi e 30 con genitori tedeschi.
L’obiettivo della ricerca era dimostrare che i bambini, quando sono nel ventre materno, riescono a sentire le voci delle proprie madri. Non solo, sarebbero anche in grado di percepire la diversa intonazione nel parlare e di conseguenza potrebbero intuire le emozioni contenute nei messaggi vocali!

Per dimostrare la veridicità delle loro teorie hanno analizzato attentamente il pianto dei neonati e hanno riscontrato una chiara differenza fra i due gruppi. Mentre i bambini con genitori francesi piangevano con i suoni tipici di una curva melodica ascendente, quelli tedeschi lo facevano con un tono discendente, caratteristiche chiaramente identificabili nelle loro lingue native.
Secondo i ricercatori, questi risultati dimostrerebbero che i neonati non solo sono capaci di produrre melodie diverse di pianto ma che addirittura sono in grado di riprodurre la melodia tipica della lingua che hanno ascoltato durante la loro vita fetale, nell’ultimo trimestre di gravidanza. È stato infatti dimostrato che prima di detto periodo è fisicamente impossibile che ciò avvenga.

Questi dati, in contrasto con quanto sostenuto dalle teorie ortodosse, pongono l’accento sull’importanza del pianto dei bambini come base per lo sviluppo del linguaggio.
Prima di questo studio, era stato dimostrato che l’esposizione dei bambini alla lingua dei genitori influiva nelle percezioni dei primi, però si riteneva che la lingua influenzasse la produzione di suoni più tardi.

Autore dell’articolo:
Paolo Cantini
Traduttore en/de>it
Villafranca Padovana (PD)

I classici della traduzione (9)

 Categoria: Storia della traduzione

JOSÉ ORTEGA Y GASSET (1883 – 1955)
Miseria e splendore della traduzione

Alcuni dicono che sia pressoché impossibile tradurre certi pensatori tedeschi e suggeriscono che si intraprenda uno studio per verificare quali di essi possano essere tradotti e quali invece no. Tradurre non è forse un desiderio inevitabilmente utopistico? Scrivere bene è un’azione di ribellione contro la società. Il traduttore solitamente è un codardo che per timidezza ha scelto la sua professione. Come si comporterà nei confronti del testo ribelle? Forse è troppo chiedergli di essere anch’egli ribelle e per conto di altri? La codardia avrà il sopravvento e gli impedirà di contravvenire alle regole grammaticali, anzi, farà esattamente il contrario: lo scrittore tradotto verrà chiuso nel carcere del linguaggio standard.

È pertanto un’utopia ritenere che due parole di due lingue diverse che nel dizionario vengono indicate come traduzione l’una dell’altra si riferiscano proprio ai medesimi oggetti. È ovvio che due lingue nate e cresciute in ambienti distinti e con esperienze diverse, non siano congruenti.
Il pessimo utopista non perderà troppo tempo a riflettere su come si deve tradurre, inizierà a farlo senza esitare. Questo è il motivo per cui quasi tutte le traduzioni realizzate fino ad oggi non sono buone. Al contrario, il buon utopista ritiene che, anche se è auspicabile che gli uomini si liberino dalla distanza alla quale le lingue li sottomettono, è improbabile che ci si possa riuscire; e così bisogna limitarsi ad un risultato approssimativo.

La lingua pone non solo delle difficoltà nell’espressione di alcuni pensieri ma rende difficile anche la ricezione di altri, dirigendo la nostra intelligenza altrove. Occorre partire dal correggere alla radice l’idea di quello che può e quello che dev’essere una traduzione. Se essa viene percepita come un’operazione magica grazie alla quale un testo scritto in una lingua risorge all’improvviso in un’altra, siamo perduti. La traduzione non è una copia del testo di partenza, non deve ambire a divenire la stessa opera con un lessico distinto. La traduzione non fa nemmeno parte dello stesso genere letterario dell’opera dalla quale deriva. È d’obbligo porre l’accento su quest’aspetto e sostenere che la traduzione è un genere letterario a sé stante, diverso da tutti gli altri, con le proprie regole e le proprie finalità.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione”.

Tariffe di traduzione

 Categoria: Traduttori freelance

Non esiste un listino delle tariffe di traduzione valido per tutte le stagioni. I prezzi variano a seconda delle capacità, delle combinazioni linguistiche, dei settori di specializzazione, della rapidità di esecuzione, ecc. Ci sono però delle regole non scritte che sarebbe bene seguire.
Una di queste è che non è giusto (soprattutto nei confronti dei clienti ma anche nei confronti dei colleghi) che un traduttore neolaureato richieda la stessa tariffa di un traduttore con esperienza pluriennale.
Un traduttore professionista, per diventarlo, ha intrapreso un percorso lungo e difficoltoso, facendo formazione nei momenti in cui non aveva incarichi, cercando di offrire quello che la concorrenza non offriva, dando il meglio di sé sempre e comunque in ogni traduzione, ascoltando i consigli dei colleghi, sbagliando e imparando dagli errori fatti. Un traduttore appena uscito dall’università, per diligente e talentuoso che sia, non ha alle spalle il trascorso di un collega più anziano.

Ciò detto, non è nemmeno giusto che un traduttore inesperto accetti compensi da fame solo per il fatto di non avere esperienza.
Purtroppo, i casi di palese sfruttamento della manodopera sono all’ordine del giorno, gli episodi sono tutt’altro che isolati. Ad ogni modo, occorre vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e pensare che non tutto il male viene per nuocere. Talvolta, infatti, il danno derivante dall’aver accettato un incarico a un prezzo ridotto, viene più che compensato dal ritorno in termini di esperienza. Dopo aver lavorato per qualche tempo “sottocosto”, arriva un momento nel quale un traduttore non è più un traduttore neolaureato e può chiedere una tariffa di traduzione consona alle proprie capacità. Ma come si fa a capire che quel momento è arrivato e dobbiamo smettere di accettare incarichi mal retribuiti? Anche in questo caso non c’è una risposta magica, dipende dall’esperienza del singolo. Il punto cruciale credo sia l’aggiunta di valore alla traduzione che ci è stata affidata. Se il nostro apporto fa la differenza, è giusto essere ben remunerati, indipendentemente dalla nostra esperienza lavorativa e dal tipo di formazione ricevuta.

Normalmente, però, si può essere in grado di aggiungere valore ad una traduzione solo dopo anni di esperienza, nei quali ci si è formati, specializzati e si sono commessi gli errori che ci hanno permesso di acquisire le competenze necessarie ad offrire un servizio di qualità. Una volta giunti a questo traguardo, probabilmente il lavoro non ci mancherà e potremmo permetterci di dire di no se un lavoro non ci stimola. Sì perché a volte, anche se si è esperti, l’accettazione di un lavoro non è solo una questione di prezzo, ma di stimoli. Uno degli aspetti più importanti nel lavoro è l’essere motivati da ciò che si fa. Si può anche lavorare per una tariffa di traduzione bassina se ci interessa il progetto e crediamo che possa farci acquisire esperienza e rendere ancor più appetibile il nostro Curriculum Vitae. Però nel frattempo dovremo compensare con altri lavori ben remunerati se vogliamo vivere di traduzione.

Autore dell’articolo:
Stefano Mariotti
Traduttore en/fr>it
Ferruccia (PT)

Le parolacce nelle traduzioni di sottotitoli

 Categoria: Tecniche di traduzione

Pochi giorni fa mi è capitato di dover sottotitolare in italiano un cortometraggio in spagnolo. La storia era ambientata nei bassifondi di una cittadina andalusa e il linguaggio utilizzato era estremamente scurrile, tanto per usare un eufemismo.
A dispetto di aver sempre creduto nell’importanza della fedeltà al testo originale, in questa particolare circostanza ho avuto la netta sensazione che se avessi tradotto in italiano tutte le volgarità proferite si sarebbe prodotto negli spettatori un effetto diverso da quello prodotto dall’originale. Per questa ragione, d’accordo con il committente della traduzione, ho deciso di mitigare l’utilizzo delle parolacce, omettendone alcune e “addolcendo” il significato di altre.

Nonostante ciò, dopo aver visto il cortometraggio montato con i sottotitoli, l’impatto è stato comunque molto forte. La massiccia presenza di parole volgari rendeva il corto davvero difficile da digerire. La spiegazione che mi sono dato è che il linguaggio scritto ha una valenza molto superiore a quello orale. Una volgarità scritta sullo schermo assume una connotazione molto più aggressiva di una parola appena sussurrata o pronunciata frettolosamente che magari si percepisce appena.

Per ottenere l’effetto desiderato senza esagerare né in un senso né in un altro, occorre calibrare in modo adeguato la gittata delle parole, considerando che il peso semantico che hanno quelle lette è molto maggiore del peso di quelle ascoltate. Il problema è che conservare le sfumature colloquiali per mezzo di stringhe di testo ridotte è un compito tutt’altro che semplice. Tra le tante difficoltà che comporta la traduzione dei sottotitoli, rispetto alla traduzione di un testo standard quella di riflettere l’oralità attraverso una sorta di “riassunto scritto” è probabilmente quella principale, soprattutto quando il linguaggio utilizzato è molto scurrile. Per il traduttore una parolaccia è doppiamente “accia”: lo è intrinsecamente in quanto semanticamente negativa e lo è in quanto a difficoltà di traduzione, poiché spesso comporta molte più problematiche rispetto alla traduzione di una parola “normale”.

Autore dell’articolo:
Piergiorgio Cavallari
Traduttore en/es>it
Teramo

L’importanza vitale delle traduzioni mediche

 Categoria: Servizi di traduzione

Come tutti sanno, il compito di un traduttore specializzato in campo medico o farmacologico è molto delicato ed importante. Anzi, è proprio il caso di dire che il suo ruolo riveste un’importanza vitale, nel vero senso della parola. I componenti di un farmaco, il dosaggio, le controindicazioni, la posologia, il tipo di pazienti ai quali è destinato, o, ancora, le istruzioni per il montaggio e quelle per l’utilizzo di un apparecchio elettromedicale, sono testi che influiscono in modo decisivo sulla salute e sulla qualità di vita delle persone.

Quando un farmaco arriva sugli scaffali delle farmacie, significa che ha passato indenne tutte le procedure di controllo messe in atto dalla casa produttrice e dalle autorità sanitarie, che prendono tutte le precauzioni del caso, ivi compreso il controllo delle traduzioni dei testi.
A volte però il farmaco è di carattere sperimentale e viene importato direttamente da un altro paese di lingua diversa. Quando ciò avviene e della traduzione viene incaricata un’agenzia, essa dev’essere molto attenta nella ricerca dei traduttori e, successivamente, nel monitoraggio del loro lavoro.

La traduzione medica e la traduzione farmaceutica sono discipline delicatissime ma, contrariamente a quanto si potrebbe pensare d’impulso, non sono certo le uniche discipline nelle quali la vita, la salute o la sicurezza umana dipendono da un testo tradotto. Basti pensare all’aviazione o ad altri sistemi di trasporto individuali o di gruppo. Se i progetti o i manuali di manutenzione o di sicurezza di un mezzo di trasporto sono stati tradotti male, si possono generare seri problemi. O ancora, in ambito legale un piccolo errore di traduzione può compromettere un’intera causa.

In tutti questi settori e in molti altri a cui non abbiamo fatto riferimento, è di cruciale importanza che i traduttori siano veramente dei professionisti e prendano il proprio lavoro con la massima serietà possibile, poiché da esso dipendono le vite di molti loro simili.

L’Epifania, che tutte le feste si porta via

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Stanotte la Befana è passata dalle nostre case riempiendo di dolcetti le calze dei bambini buoni e di carbone quelle dei bambini cattivi. Anche con gli adulti la vecchietta non è stata equanime.
Ad alcuni ha ricordato che il giorno dopo non sarebbero dovuti andare a lavoro e avrebbero potuto prolungare le ferie per altri tre giorni, mentre ad altri, forse più cattivi ma con ogni probabilità semplicemente più sfortunati, ha ricordato di mettere la sveglia per il traumatizzante rientro sul lavoro del venerdì mattina. Costoro si consolino: è sì vero che a loro domattina toccherà l’ingrato compito di alzarsi per andare a lavoro, ma è anche vero che ad altri è andata persino peggio. Si tratta dei colleghi che non hanno mai smesso di lavorare durante tutto il periodo delle festività, e, come se non bastasse, nelle loro case la Befana non è neppure passata. Secondo lei era inutile annunciare la fine delle feste a persone per le quali le feste non erano praticamente mai iniziate…

La traduzione delle parole in dialetto

 Categoria: Tecniche di traduzione

Per un traduttore letterario, la traduzione delle parole in dialetto rappresenta sempre un grosso ostacolo. Come direbbe un nostro famoso collega “tradurre un dialetto non è un problema senza soluzione, anzi, le difficoltà derivano proprio dal fatto che esistono molte soluzioni, anche se tutte insoddisfacenti”.
Iniziamo la nostra analisi dalla definizione di dialetto. Molto sinteticamente, un dialetto è una varietà linguistica utilizzata dagli abitanti di una determinata area geografica. Più tecnicamente, per dirla con Aloiv, un dialetto è una “modalità adottata da una lingua in un certo territorio, all’interno del quale viene delimitata da una serie di isoglosse”. Una definizione meno dotta ma molto efficace è quella data da Chomsky: “Una lingua senza né passaporto né esercito”.

Perché un dialetto pone ostacoli difficili da superare? Distinguiamo tre casi:

1) il testo da tradurre è interamente in dialetto. Questo è il caso che paradossalmente presenta meno problemi. Molto semplicemente, dev’essere eseguita una traduzione dal dialetto in questione alla lingua desiderata. Meglio ancora sarebbe tradurre ad un dialetto esistente ma poco conosciuto di questa. Si otterrebbe in questo modo un doppio effetto: da un lato si rispetterebbe la scelta espressiva dell’autore (non scrivere nella lingua nazionale), dall’altro non si creerebbe un collegamento illogico tra una vicenda che si svolge in un paese straniero e un dialetto della lingua di destinazione della cui appartenenza ad una precisa zona geografica tutti i lettori sono consapevoli. La difficoltà sta nel trovare un traduttore che abbia i requisiti linguistici adeguati, ovvero conosca alla perfezione il dialetto in cui è scritta l’opera e conosca alla perfezione il dialetto verso cui occorre tradurla, cosa niente affatto scontata.

2) Nel testo sono presenti solamente alcune parole o frasi in dialetto. Anche in questo caso l’ideale sarebbe tradurre quelle parti facendo ricorso ad un dialetto poco conosciuto della lingua di destinazione. Quello che però non abbiamo detto al punto precedente è che un dialetto con queste caratteristiche spesso non esiste. In questo caso si può superare l’ostacolo giocando un po’ con le parole, in modo particolare con l’ortografia. Per esempio trasformando le “C” occlusive e le “CH” in “K”, le “SC” in “SH”, le “G” coarticolate in “J”, alcune “I” in “Y”, e così via. L’importante è che il lettore si renda conto che i personaggi parlano un dialetto coerente e diverso dalla lingua nazionale.

3) Nel testo sono presenti capitoli interi o comunque parti consistenti in dialetto. Questo è il caso più complesso per il traduttore. Come per i due casi precedenti, una soluzione ottimale sarebbe utilizzare un dialetto poco conosciuto ma, come abbiamo detto, è raro trovarne uno che lo sia realmente. Per il povero traduttore probabilmente la soluzione meno dolorosa è sostituirlo con un linguaggio marcatamente colloquiale.

Autore dell’articolo:
Letizia Gironi
Traduttrice maltese>italiano, arabo>italiano
S.Giovanni Valdarno (AR)

Il blog sulla traduzione diventa di tutti

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Nel mese di dicembre abbiamo pubblicato in rete vari comunicati stampa per dare un certo risalto mediatico all’evento odierno, ovvero l’apertura del nostro blog ai contributi esterni. Questo piccolo spazio dedicato alla traduzione è nato in sordina nel giugno 2009 ma, a distanza di circa un anno dalla sua nascita, ha iniziato ad ottenere un discreto riscontro in termini di accessi e di interesse suscitato. Per questo motivo, gli utenti del blog (per lo più addetti ai lavori) negli ultimi mesi ci hanno chiesto sempre più insistentemente di dar loro la possibilità di pubblicare articoli. Dopo aver riflettuto a lungo sul da farsi, abbiamo deciso di assecondare le loro richieste: da oggi il blog sulla traduzione diventerà di tutti, chiunque potrà dare sfogo alla propria vena di scrittore e potrà inviarci un articolo.
Si tratta di un cambio di direzione molto significativo poiché finora gli articoli sono stati scritti esclusivamente da personale interno all’agenzia. Come si suol dire: “anno nuovo, vita nuova”.

Ovviamente, non tutti gli articoli che ci arriveranno verranno pubblicati. La pubblicazione infatti non è automatica come in molti altri siti, gli articoli verranno pubblicati solo se la redazione li riterrà in linea con i requisiti minimi richiesti. In fondo agli articoli approvati, qualora gli autori lo desiderino e ne facciano richiesta, verranno inseriti i loro nomi, i loro cognomi, la provenienza e la qualifica.
Il fatto che ogni articolo sarà oggetto di valutazione permetterà di mantenere alta la qualità dei contenuti. Non ci interessa riempire le pagine del blog, il nostro obiettivo di lungo periodo è quello di far sì che esso diventi un punto di riferimento in rete per chi opera nel settore della traduzione, un luogo dove trovare informazioni utili, comunicare notizie di interesse pubblico, discutere di varie tematiche, trovare collaboratori per progetti da svolgere a più mani, dare consigli, condividere esperienze e molto altro ancora.
Affinché questo spazio acquisisca tale importanza è indispensabile che gli articoli siano scritti in modo corretto, che siano interessanti e che in redazione ne giungano molti. Solo così, chi si è occupato finora della stesura della articoli, potrà dedicarsi all’aspetto cruciale di ogni blog che si rispetti, ovvero la moderazione dei commenti, che per il momento sono disabilitati a causa della scarsità di risorse a nostra disposizione.

Ringraziamo sentitamente tutti coloro che con i loro articoli contribuiranno a far crescere il blog sulla traduzione, nella speranza che esso raggiunga quanto prima gli obiettivi che ci siamo prefissi.

Il passaggio dal vecchio al nuovo

 Categoria: Attività correlate alla traduzione

Fin dagli inizi dell’Impero Romano, gennaio era il mese dedicato a Giano (Iānus in latino), un dio che veniva rappresentato con due facce rivolte verso direzioni opposte, da cui derivava l’appellativo di Giano bifronte.
Il suo ruolo era quello di vigilare le porte (ianuae), i passaggi (iani) e i ponti: grazie alle sue due facce, ne sorvegliava contemporaneamente l’entrata e l’uscita. Da qui la simbologia gli attribuì il ruolo di protettore di tutto ciò che aveva un inizio e una fine, nonché di custode di ogni forma di passaggio e cambiamento.
La scelta di questa divinità per rappresentare il passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo non sembra quindi per niente casuale, anche se, in realtà, gennaio era dedicato a Giano ancora prima che la riforma del calendario del 46 a.C stabilisse che gennaio sarebbe diventato il primo mese dell’anno.

I romani festeggiavano la notte del 31 dicembre mangiando con gli amici miele, datteri e fichi per coprire le amarezze dell’anno appena trascorso e propiziare la dolcezza di quello in arrivo. Questa antica abitudine romana entrò poco a poco in Europa, dove, con la stessa finalità portafortuna, si iniziarono ad offrire lenticchie, delle quali si diceva che propiziassero la prosperità economica. Con il tempo, ogni nazione ed ogni regione europea ha sviluppato tradizioni e usanze proprie ma, quello che è rimasto, è la considerazione della notte di San Silvestro come un passaggio dal vecchio al nuovo.

La traduzione delle misure anglosassoni

 Categoria: Tecniche di traduzione

Le misure anglosassoni, così diverse dalle nostre, talvolta fanno incappare i traduttori in errori che causano equivoci e fraintendimenti di vario genere. Gli acri, le miglia, le iarde, i piedi, i pollici, le libbre, le once, ecc., sono misure che a noi non dicono assolutamente nulla. Cosa fare allora quando ci si trova a dover tradurre una misura anglosassone o comunque una misura che non esiste nella lingua di destinazione?
Beh, è molto semplice. Partendo dal presupposto che chi legge debba farsi un’idea precisa della misura, si dovrà esprimere il valore presente nel documento originale nell’unità di misura utilizzata nel paese del lettore. Ad esempio, qualora si debba tradurre in italiano nine feet boat (barca lunga nove piedi) occorrerà munirsi di calcolatrice e impostare l’equivalenza sapendo che un piede corrisponde a circa 30 centimetri. Una volta scoperto che la barca misura circa 2,70 metri, a seconda del contesto si può tradurre in vari modi, sia utilizzando espressioni tipo “più di due metri e mezzo” sia comunicando il valore preciso.
Quest’ultima opzione però va utilizzata con l’interruttore del buonsenso acceso. Espressioni come: “l’auto viaggiava a 241,4016 km all’ora”, “Marco pesava 152,406 kg” e il “terreno si estendeva per più di 8093,8 metri quadrati” sono assurde e, rispetto alle cifre tonde 240, 152 e 8000, non aggiungono nessuna informazione utile al lettore, ottengono solo un effetto di antipatica pignoleria.

Il consiglio che noi diamo è quello di tradurre sempre le misure anche se in certi casi ammettiamo che lo si potrebbe tranquillamente evitare. Certi traduttori talvolta lasciano volutamente le misure inglesi sulle pagine, soprattutto quando si tratta di indicazioni che non necessitano essere comprese con precisione assoluta. A meno che il lettore non sia proprio digiuno di misure, dire “la strada si inerpicava per trenta miglia in un susseguirsi di curve a gomito a picco sul mare” o “la strada si inerpicava per circa cinquanta chilometri in un susseguirsi di curve a gomito a picco sul mare” dà, in entrambi i casi, un’idea piuttosto chiara sul fatto che il percorso era lungo e tortuoso. L’informazione arriva comunque anche se non con precisione millimetrica.
Chiudiamo con una traduzione spassosa che ci è capitata per le mani proprio pochi giorni fa. Riguardava un presunto assassino che aveva ucciso la sua vittima con una pistola da 45 millimetri. 45 millimetri? Più che con una pistola gli aveva sparato con una sorta di bazooka! Il calibro della pistola era di 0,45 pollici, che non corrispondono affatto a 45 millimetri ma a 11,43.

La moralità del traduttore

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il traduttore, quando traduce, deve sapere chi è l’autore del testo, perché il testo è stato scritto, qual è il pubblico al quale si rivolge e altre informazioni ad esso pertinenti. Sapere queste cose migliora esponenzialmente i risultati del suo lavoro. Quello di cui invece deve disinteressarsi sono i contenuti. O meglio, deve nutrire grande interesse per i contenuti da un punto di vista lessicale ma disinteressarsi di essi da un punto di vista ideologico o morale.

Se non condivide le idee dell’autore o le medesime addirittura lo ripugnano, deve rimanere del tutto indifferente e tradurre con imparzialità. Non può in alcun modo tagliare passaggi, alterarli o addolcirli a suo piacimento.
Nessuno è obbligato a tradurre quello con cui non è d’accordo, però, se decide di farlo, deve farlo con la massima onestà. Al di là di scelte linguistiche dettate da ragionamenti logici che abbiano l’evidente obiettivo di migliorare la fruizione o la facilità di lettura da parte dei lettori, una frase blasfema deve rimanere una frase blasfema e lo stesso dicasi per una parola oscena o volgare, così come per un insulto.

Il traduttore deve avere una sua moralità ma nel senso del rispetto del proprio ruolo. Sebbene un traduttore possa ingannare un editore, il pubblico e persino i suoi colleghi, non può però ingannare sé stesso. Sa esattamente se l’opera che ha tradotto era superiore alle sue capacità, se non ha effettuato le verifiche che avrebbe dovuto o, peggio ancora, se ha alterato deliberatamente il significato di alcune sue parti.

Auguri natalizi in venti lingue

 Categoria: Le lingue

Afrikaans: Geseënde Kersfees
Ceco: Veselé Vánoce
Croato: Sretan Božić
Danese: Glædelig Jul
Filippino: Maligayang Pasko
Finlandese: Hyvää joulua
Francese: Joyeux Noël
Gallese: Nadolig Llawen
Indonesiano: Selamat Hari Natal
Inglese: Merry Christmas
Italiano: Buon Natale
Lituano: Linksmų Kalėdų
Norvegese (bokmål): God Jul
Olandese: Vrolijk Kerstfeest
Polacco: Wesołych Świąt
Portoghese: Feliz Natal
Slovacco: Veselé Vianoce
Spagnolo: Feliz Navidad
Svedese: God Jul
Tedesco: Frohe Weihnachten

Traduzione nel cambio di registro linguistico

 Categoria: Traduzione letteraria

Nella traduzione delle opere letterarie non è raro osservare una tendenza verso l’uso smaccatamente normativo e persino retorico della lingua d’arrivo. Il desiderio di spogliare il testo da ogni ambiguità, di far piena luce su aspetti apparentemente oscuri, di smussarne gli spigoli, talvolta conduce il traduttore a intervenire massicciamente su di esso, truccandolo in modo pesante e facendogli indossare vestiti vistosi che, troppo frequentemente, trasformano quello che in origine era bellezza imperfetta ma autentica in una bellezza artefatta e innaturale.

La mano del traduttore agisce con particolare forza nel cambio di registro linguistico. Tra i vari livelli espressivi di una lingua, quello familiare o colloquiale è quello che ne fa le spese più di frequente. Contrariamente a ciò che avviene con le parole o le espressioni chiaramente volgari o dialettali, che di solito vengono scrupolosamente rispettate, le tiepide voci familiari vengono spesso rimpiazzate da espressioni appartenenti al più diffuso linguaggio standardizzato.
L’italiano presenta a questo proposito un chiaro svantaggio poiché tende a muoversi, in genere senza transizione, tra il registro neutro e quello volgare o chiaramente tabù.
Per questo motivo, sebbene armati delle migliori intenzioni, tutti i traduttori italiani prima o poi sperimentano la difficoltà nel trovare parole che comunichino la freschezza e la qualità della lingua orale senza alzare troppo il tono della comunicazione o senza appiattirne esageratamente i contenuti. Presi tra questi due fuochi, i traduttori tendono ad aggrapparsi ad un linguaggio standard che trasforma in dolce pianura l’accidentata morfologia dell’originale.

Test di traduzione automatica

 Categoria: Strumenti di traduzione

Abbiamo sottoposto il più accreditato traduttore automatico presente in rete (avrete già capito di quale stiamo parlando) ad un test di traduzione.
Il testo che abbiamo scelto per la prova è stato un famosissimo passaggio dei “Promessi sposi” di Alessandro Manzoni.
La prima richiesta che abbiamo fatto al sistema è stata quella di eseguire la traduzione in tedesco del passaggio. Dopodiché, una volta ottenuta la versione nella lingua teutonica, gli abbiamo fatto eseguire la traduzione di questa in francese, poi dal francese verso l’inglese, dall’inglese allo spagnolo, e infine di nuovo all’italiano. Qui di seguito incolliamo i risultati dell’esperimento.

Testo originale
“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien quasi a un tratto, tra un promontorio a destra e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda ricomincia per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.”

Traduzione italiano-tedesco
“Dieser Zweig des Comer Sees schaltet nach Süden zwischen zwei ununterbrochenen Gebirgsketten, alle Buchten, abhängig von der Lodge und die Rückkehr derjenigen, die fast alle auf einmal, einer Landzunge zwischen der rechten und eine ‘ausgedehnte Küstenlinie auf der anderen Seite, und die Brücke, die die beiden Seiten verbindet es scheint, um diese Transformation noch empfindlicher auf das Auge und markiert den Punkt, wo der See endet und dann wieder auf der Adda wieder Name des Sees, wo die Banken, weg wieder Permit Wasser zu entspannen und verlangsamen in den neuen Buchten und neue Brüste.”

Traduzione tedesco-francese
“Cette branche du lac de Côme tourne vers le sud entre les deux chaînes de montagnes ininterrompue, toutes les baies, en fonction de la loge et le retour de ceux-ci, presque tous à la fois, une langue de terre entre la droite et un «vaste littoral de l’autre côté, et le pont, Il relie les deux rives semble même plus sensible à cette transformation à l’œil et marque le point où le lac se termine, puis de nouveau sur le nom Adda du lac, où les banques pour se détendre loin encore permettre à l’eau et de ralentir dans la nouvelles baies et une nouvelle poitrine.”

Traduzione francese-inglese

“This branch of Lake Como turns south between two unbroken chains of mountains, all berries, depending on the lodge and the return of these, almost all at once, a tongue of land between the right and a “extensive coastline on the other side, and the bridge, it connects the two sides seems even more sensitive to this transformation in the eye and marks the point where the lake ends, and again on the name Adda the lake, where banks to relax even further and allow the water to slow in the new bays and a new chest.”

Traduzione inglese-spagnolo
“Esta rama del Lago de Como gira hacia el sur entre dos cadenas ininterrumpida de montañas, todas las bayas, dependiendo de la casa de campo y el regreso de estos, casi todos a la vez, una lengua de tierra entre la derecha y una línea costera “extensa en el otro lado, y el puente, que conecta las dos partes parece aún más sensible a esta transformación a los ojos y marca el punto donde termina el lago, y de nuevo en el nombre de Adda al lago, donde los bancos para relajarse aún más y deje que el agua lenta en el bahías nuevo y una nueva en el pecho.”

Traduzione spagnolo-italiano
“Questo ramo del lago di Como, che volge a sud, tra due catene non interrotte di monti, tutti i frutti di bosco, a seconda del lodge e il ritorno di questi, quasi tutti in una volta, una lingua di terra tra la destra e una costa “estesa sull’altro lato, e il ponte che collega le due parti sembra ancora più sensibili a questa trasformazione negli occhi e segna il punto dove il lago finisce, e sempre in nome del lago Adda, dove le banche ulteriore rilassarsi e lasciare che l’acqua lentamente nelle baie schiena e una al petto nuovo.”

La traduzione, l’abbiamo detto più volte, non è una formula matematica. Lo scopo del test non era quello di riottenere magicamente la versione manzoniana tale e quale. Se avessimo effettuato il test con cinque traduttori umani in carne e ossa non avremmo comunque riottenuto la versione originale identica in ogni sua parte. Tuttavia, non avremmo sicuramente ottenuto l’accozzaglia sconclusionata di termini catapultati qua e là senza un minimo criterio logico che è venuta fuori. Quello che avremmo ottenuto sarebbe stato un insieme di discorsi di senso compiuto legati in modo armonioso tra loro da un preciso ordine sintattico.
Ripeteremo il test fra un annetto, almeno fino ad allora crediamo di non doverci preoccupare, nessuno di noi sta per perdere il lavoro…