Post-editing: opportunità o minaccia?

 Categoria: Attività legate alla traduzione

Negli ultimi anni ci si interroga sempre di più sull’impatto delle novità tecnologiche sulla società e sui diversi settori economici. La comunità dei traduttori non fa eccezione: se nel corso degli ultimi decenni i CAT tool si sono imposti come uno strumento di lavoro imprescindibile, aumentando vertiginosamente la nostra produttività e garantendo elevati livelli di coerenza grazie soprattutto all’impiego delle memorie di traduzione e dei database terminologici, negli ultimissimi anni la traduzione automatica ha fatto passi da gigante, passando da oggetto di scherno sia da parte dei traduttori professionali che del grande pubblico a causa dei suoi divertentissimi errori a strumento in grado di stravolgere il nostro settore.

Questa tecnologia, oggetto fino agli anni ’90 tutt’al più di ricerca scientifica o di applicazione nell’ambito di progetti pionieristici, ha infatti conosciuto i suoi primi impieghi commerciali solo di recente, venendo utilizzata dapprima quasi esclusivamente come metodo, utilissimo ancora oggi, per farsi rapidamente un’idea del contenuto di un sito in lingua straniera non tradotto nella propria lingua. L’utilizzo massiccio della traduzione automatica nel settore dei servizi linguistici è tuttavia un fenomeno piuttosto recente.

Risalgono infatti a pochi anni fa i primi sistemi di traduzione automatica di tipo neurale, che grazie ai propri meccanismi di apprendimento, ispirati al funzionamento del cervello umano, sono in grado di elaborare traduzioni caratterizzate da un grado di qualità e soprattutto di “naturalezza” mai visti prima.

Questo straordinario balzo in avanti qualitativo ha permesso la nascita e la diffusione di un nuovo servizio linguistico: il post-editing.

Cos’è il post-editing?
Il post-editing (noto anche come MTPE, “machine translation post-editing”) è l’intervento di modifica e miglioramento dell’output per così dire “grezzo” di un sistema di traduzione automatica da parte di un traduttore professionale umano. È innanzitutto importante chiarire che si tratta di un’attività ben diversa dalla revisione: all’interno del flusso di lavoro il post-editing va infatti a sostituire la traduzione, tanto che a esso segue un’apposita fase di revisione. Nella pratica il post-editor è chiamato a lavorare sul testo in modo decisamente più attivo rispetto al revisore.

Se definire il post-editing è relativamente semplice, per poter comprendere le radici del suo successo e capire se esso costituisce un’opportunità o una minaccia per i traduttori professionali occorre conoscere, anche solo per sommi capi, la storia della traduzione automatica e del suo impiego nell’ambito dei servizi linguistici.

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Articolo scritto da:
Emanuele Vacca
Traduttore e revisore di documenti legali e finanziari
Inglese > italiano
Roma