Interpretazione e Mediazione

 Categoria: Attività legate alla traduzione

Alcune osservazioni terminologiche
Oggi oltre l’interpretazione di conferenza si studiano altri tipi di mediazione linguistica orale, da qui è nata l’esigenza di nuovi termini per designarli. Per quanto riguarda l’inglese il discorso si complica in quanto è sia la lingua ufficiale di numerosi paesi diversi tra loro, sia perché gli studiosi non anglofoni lo utilizzano come lingua franca. La Routledge Encyclopedia of Traslation Studies definisce i vari tipi di interpretazione: communty interpreting, conference and simultaneous interpreting, court interpreting e signed (o sign) language interpreting. La conference interpreting è una forma specializzata di interpretazione, come le forme business, community, court e signed interpreting. La court interpreting è sinonimo di legal interpreting, e comprende tutti i contesti apparentati come uffici di polizia e servizi di immigrazione, mentre l’interpretazione di tribunale in senso stretto è nota come court room interpreting.

Community interpreting viene indicato come sinonimo di dialogue e public service interpreting e definita come interpretazione prevalentemente consecutiva in ambito pubblico; per cui health, medical, healthcare, mental care, educational, social (o social service) e legal interpreting sono sinonimi di community interpreting. Il suo obbiettivo, nelle varie forme, è quello di facilitare la comunicazione in incontri bidirezionali faccia a faccia tra esponenti di un’istituzione e persone comuni, attività che in passato veniva svolto dai volontari. Invece si parla di man in the middle, middleman, mediator o mediating person per indicare in maniera generica la figura dell’interprete. In italiano con traduzione si intende qualsiasi forma di interpretazione dei segni linguistici di una lingua per mezzo di un’altra, intesa sia come processo che come tecnica; si fa anche una distinzione tra traduzione scritta e traduzione orale. Al contrario l’uso del termine interpretazione di conferenza è abbastanza consolidato ma in competizione con interpretariato; il secondo implica spesso un servizio di minore remunerazione e prestigio. Inoltre molti termini in italiano costituiscono dei calchi di espressioni inglesi, quando non vengono addirittura lasciati in lingua originale. Ad esempio per l’interpretazione dialogica si usa il termine dialogue interpreting , per l’interpretazione di comunità community interpreting, per l’interpretazione per i servizi pubblici si parla di liason e interpretazione ad hoc.

Torrese elenca quattordici mansioni che l’interprete svolge: facilitare la comunicazione e il processo di integrazione, accompagnare l’utente, ascoltare, interpretare, tradurre, aiutare, decodificare, filtrare la comunicazione tra servizio ed immigrato, animare, sostenere, informare, negoziare, conciliare e orientare. Tutte queste mansioni seguono uno scopo unico e non necessariamente generico. Favaro afferma che la mediazione agisce rimuovendo, aggiungendo, modificando poiché elimina gli ostacoli linguistici, informativi e comunicativi, che si frappongono tra l’accesso e l’uso dei servizi utili a tutti. Continua dicendo che questo servizio apporta nuovi saperi, linguaggi e informazioni e migliora la prestazione degli altri servizi in termini sia quantitativi che qualitativi; crea possibilità d’incontro intermedio e apre nuove possibilità comunicative, quindi non solo colma lacune e vuoti ma modifica e porta delle innovazioni.

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Articolo scritto da:
Rita Grillo
Interprete e traduttrice ES-IT E EN-IT
Rivodutri (Rieti)