Interpretazione e Mediazione (2)

 Categoria: Attività legate alla traduzione

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Alcune osservazioni terminologiche
Renzetti e Luatti definiscono Mediazione linguistico-culturale l’insieme delle strategie d’intervento che dovrebbero rendere più agevole la comunicazione tra soggetti o comunità appartenenti a culture diverse; invece la mediazione spontanea è, secondo loro, l’attività di accompagnamento e orientamento nei primi contatti con i servizi svolta a livello amicale o informale da una persona appartenente a una minoranza etnica presente nel territorio e a favore dei membri della stessa comunità. Si può dedurre che l’italiano abbia due diverse accezioni di mediazione: quella di agevolazione la comunicazione tra soggetti di lingua e cultura diversa e servizi italiani, e quella di interpretazione nel senso di interpreti italofoni che lavorano con lingue di grande diffusione. Dall’interprete di conferenza da sempre si pretende massima fedeltà, completezza, accuratezza, la garanzia di ripetere esattamente quanto detto dall’interlocutore principale (senza togliere o aggiungere nulla), pur sapendo che tradurre due lingue e culture totalmente diverse in maniera impeccabile è impossibile.

È sempre stato chiaro in sede di conferenza che l’interprete si è guadagnato nel tempo lo status di esperto e l’autonomia di operare delle scelte per fare funzionare la comunicazione grazie alla fedeltà, naturalità e riservatezza che offre nel suo servizio. Al contrario nell’interpretazione dialogica è impossibile essere imparziali e garantire la perfezione a causa delle differenze linguistiche e culturali degli interlocutori primari. Innanzitutto l’interprete deve essere consapevole del suo ruolo e di come si inserisce nel contesto particolare e generale in cui opera di volta in volta. Successivamente deve fare di tutto per chiamarsi fuori dalla dinamica comunicativa, dovrebbe essere consapevole dell’effetto che ha la sua presenza e rendere trasparente il suo operato ai suoi interlocutori per fargli comprendere quali delle sue tante funzioni compie l’interprete in un certo momento dell’interazione.

L’interpretazione dialogica è meno considerata rispetto alle altre tipologie di interpretazione perché in Italia se n’è avvertita la necessità quando la direzione dei flussi migratori si è invertita, le lingue più richieste non vengono insegnate nelle nostre università, le istituzioni devono accollarsi oneri non a beneficio dei propri cittadini, enti e aziende sono costretti a risparmiare in tempi di ristrettezze su un servizio che viene ritenuto accessorio ma previsto dalla legge.Inoltre c’è la mancanza di una regolamentazione della professione,di associazioni professionali forti e decise a far elaborare e valere codici deontologici e un sistema di accreditamento e di certificazione.Il motivo più grave, per cui ciò non si realizza, è la grande varietà di mansioni che l’interprete svolge nella comunicazione immediata. Professionalizzazione significa assunzione delle responsabilitàe di consapevolezza e in seguito in esigenze di formazione e di specializzazione. Significa anche riconoscimento istituzionale e sociale.

Articolo scritto da:
Rita Grillo
Interprete e traduttrice ES-IT E EN-IT
Rivodutri (Rieti)